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LE SCHERMATURE IN

RADIOPROTEZIONE

Scopo della radioprotezione


Fare in modo che durante lesercizio di pratiche
facenti uso di sorgenti di radiazioni ionizzanti di
qualsivoglia tipo sia minima lesposizione dei
lavoratori e della popolazione

In base alle conoscenze finora (da 100 anni) accumulate


sugli effetti delle radiazioni, sono stati individuati (ed
aggiornati) valori limite di equivalente di dose a cui
corrisponde un rischio ragionevolmente basso

Effetto

Come stabilisce gli standard di radioprotezione ?


Esplosioni
nucleari

Dai dati sperimentali


incidenti

??

Esposizione al radon
nelle miniere

dose

Nella zona a basse dosi gli effetti non sono misurabili


LICRP assume che una dose, comunque piccola, produce un danno:
non vi e soglia, la curva fatta passare per lorigine

In radioprotezione vengono comunque fatte assunzioni conservative


che sono le seguenti:

esiste una relazione lineare dose-effetto per qualsiasi esposizione, da


quelle acute a quelle croniche, indipendentemente dalla intensit della
dose ricevuta: il danno proporzionale alla dose integrale assorbita
Non vi alcuna soglia sulla dose da radiazione, al di sopra della quale
leffetto si manifesta, ma al di sotto no;
tutte le dosi assorbite da un organo sono completamente additive,
indipendentemente dal ritmo di assunzione e dagli intervalli temporali
tra una assunzione e le successive;
non vi alcun meccanismo di recupero o riparo biologico alla radiazioni.

Le raccomandazioni dellICRP
nessuna attivit umana deve essere accolta a meno
che
1 la sua introduzione produca un beneficio netto
e dimostrabile
ogni esposizione alle radiazioni deve essere tenuta
2 Tanto bassa quanto ragionevolmente ottenibile
in base a Considerazioni sociali ed economiche
principio ALARA: As Low As Reasonably Achievable
3 lequivalente di dose ai singoli individui non deve
superare i limiti raccomandati
I tre principi devono essere applicati in sequenza: si passa cio
al secondo quando si si verificato il primo, e al terzo quando si
sia verificato anche il secondo.

Figure che hanno un ruolo nel sistema radioprotezione


Esercente, Datore di lavoro,Dirigente,Preposto
Esperto qualificato
Lavoratore, Popolazione
Paziente (in ambito medico, da poco)
E cose
Lavoro ad arte
Organizzatore del lavoro
Rispetto delle procedure e dei regolamenti

LIMITI DI DOSE E ZONE CONTROLLATE


All. III e IV del D.Lgs 230/95 modificato dal D.Lgs. 241/00
1. LIMITI DI DOSE PER LA POPOLAZIONE
1.1) IL LIMITE DI DOSE EFFICACE PER GLI INDIVIDUI DELLA
POPOLAZIONE E STABILITO IN 1mSv PER ANNO SOLARE.
1.2) Fermo restando il rispetto del limite, sopra indicato,
devono essere altres rispettati in un anno solare i seguenti
limiti
a) 15 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER IL CRISTALLINO
b) 50 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER LA PELLE
calcolato in media su 1cm2 qualsiasi di pelle,
indipendentemente dalla superficie esposta;
c) 50 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER MANI,
AVAMBRACCI, PIEDI E
CAVIGLIE

LIMITI DI DOSE E ZONE CONTROLLATE


1. CLASSIFICAZIONE DEI LAVORATORI
IL LIMITE DI DOSE EFFICACE PER I LAVORATORI ESPOSTI
E STABILITO IN 20mSv IN UN ANNO SOLARE.

2.1) LAVORATORI ESPOSTI (con et maggiore di 18 anni):


a)
150 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER IL
CRISTALLINO
b)
500 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER LA PELLE
calcolato in media su 1cm2 qualsiasi di
pelle,
indipendentemente dalla superficie
esposta;
c)
500 mSv di DOSE EQUIVALENTE PER MANI,
AVAMBRACCI, PIEDI E
CAVIGLIE
2.2) LAVORATORI NON ESPOSTI:

LIMITI DI DOSE E ZONE CONTROLLATE


1. CLASSIFICAZIONE DEI LAVORATORI ESPOSTI
sono suscettibili di unesposizione
superiore, in un anno solare, ad uno dei
seguenti
valori:
a) 6 mSv di DOSE EFFICACE
b) i 3/10 di uno qualsiasi dei limiti di DOSE EQUIVALENTE
fissati per il cristallino, per la pelle nonch
per mani,
avambracci, caviglie e piedi.

3.1) CATEGORIA A:

3.2) CATEGORIA B: I LAVORATORI ESPOSTI NON


CLASSIFICATI IN
CATEGORIA A

LIMITI DI DOSE E ZONE CONTROLLATE


1. CLASSIFICAZIONE E DELIMITAZIONE DELLE
AREE DI LAVORO
4.1) ZONA CONTROLLATA: Ogni area di lavoro in cui, , sussiste
per i lavoratori in essa operanti il rischio di superamento di uno
qualsiasi dei valori indicati al 2.1.

4.2) ZONA SORVEGLIATA: Ogni area di lavoro in cui, , sussiste


per i lavoratori in essa operanti il rischio di superamento di uno
dei limiti di dose fissati per le persone del pubblico, ma che non
debba essere classificata Zona Controllata

Con la nuova normativa (successiva al 1995) le


classificazioni di aree e personale sono molto
meno interconnesse: ad esempio un lavoratore
pu superare il limite per le persone del
pubblico lavorando in pi aree in nessuna
delle quali, da sola, sussista il rischio di
superarlo

La classificazione supera il mero carattere di presa


datto di una situazione rigida e acquista il significato,
pi rispondente ad un criterio di prevenzione, di
attenzione su di una particolare situazione

DIMINUZIONE DELLESPOSIZIONE
ALLE RADIAZIONI IONIZZANTI
E POSSIBILE AGIRE SU TRE FATTORI
1. TEMPO DI ESPOSIZIONE
1. DISTANZA DALLA SORGENTE
1. INTERPOSIZIONE DI BARRIERE
(SCHERMATURE)

PROGETTAZIONE DI SCHERMATURE
1. SCEGLIERE I LIVELLI DI RADIAZIONE
CHE SI DESIDERA OTTENERE NEGLI
AMBIENTI PROTETTI

1. ANALIZZARE LE CARATTERISTICHE DEL


CAMPO DI RADIAZIONE
1. PROGETTARE LE BARRIERE
1. FARE DEGLI ACCORGIMENTI PER LE
SOLUZIONI DI CONTINUITA

1. SCELTA DEI LIVELLI DI RADIAZIONE


NEGLI AMBIENTI PROTETTI
ANALISI DELLA DESTINAZIONE DEI LOCALI

DETERMINAZIONE DEI LIVELLI DI RATEO


DESPOSIZIONE O DI DOSE IN BASE AI LIMITI DI DOSE

1. PRINCIPIO DI OTTIMIZZAZIONE
2. FATTORE DI OCCUPAZIONE T
3. FATTORE DI SICUREZZA

PRINCIPIO DI OTTIMIZZAZIONE
TUTTE LE DOSI dovute a esposizioni mediche per scopi
radiologici,
ad
eccezione
delle
procedure
radioterapeutiche, DEVONO ESSERE MANTENUTE AL
LIVELLO
PIU
BASSO
RAGIONEVOLMENTE
OTTENIBILE
E
COMPATIBILE
CON
IL
RAGGIUNGIMENTO
DELLA
INFORMAZIONE
DIAGNOSTICA RICHIESTA, tenendo conto di fattori
economici e sociali; il principio di ottimizzazione riguarda
la scelta delle attrezzature, la produzione adeguata di
uninformazione diagnostica appropriata
Art.4 D.Lgs. 187/00

FATTORE DI OCCUPAZIONE T
E UNA FRAZIONE DEL TEMPO DI UTILIZZAZIONE
DELLA SORGENTE, IN CUI LAMBIENTE
CONSIDERATO E OCCUPATO DA PERSONE

FATTORE DI SICUREZZA
SI E SOLITI AUMENTARE LO SPESSORE DELLE
SCHERMATURE, O LA CAPACITA SCHERMANTE ,
PER FAR FRONTE ALLE APPROSSIMAZIONI
CHE SI INTRODUCONO NEI CALCOLI

1. ANALISI DELLE CARATTERISTICHE


DEL CAMPO DI RADIAZIONE
SORGENTI IN GENERE
APPARECCHIATURE CONTENENTI SORGENTI
MACCHINE RADIOGENE
BISOGNA IDENTIFICARE IL TIPO E LINTENSITA DELLE
RADIAZIONI. LE CARATTERISTICHE PIU IMPORTANTI
SONO:
LO SPETTRO ENERGETICO
LINTENSITA MEDIA
LA DISTRIBUZIONE GEOMETRICA

1. PROGETTARE LE BARRIERE
VALUTAZIONE DEL TIPO, DELLA GEOMETRIA E
DELLO SPESSORE DEI MATERIALI DA UTILIZZARE
ATTITUDINE DEL MATERIALE AD ASSORBIRE

RADIAZIONE
ECONOMICITA
IL PESO
LA ROBUSTEZZA STRUTTURALE
PROBLEMI VARI, DI INGOMBRO, INFIAMMABILITA
E EVAPORAZIONE (per schermi in paraffina o acqua)

1. SOLUZIONI DI CONTINUITA
PER SORGENTI DI NOTEVOLE PERICOLOSITA E
IMPORTANTE CONSIDERARE IL PROBLEMA
DELLA CONTINUITA DELLE SCHERMATURE:

APERTURE PER ACCESSO


FORI PER CAVI E/O TUBI
EFFETTO CIELO

PORTE SCHERMANTI

LABIRINTI

EFFETTO CIELO ESEMPIO DI RADIAZIONE DIFFUSA


DIRETTA VERSO LALTO
LA RADIAZIONE VIENE
DIFFUSA DALLARIA IN
ZONE APPARENTEMENTE
PROTETTE DA SCHERMI

ESEMPIO DI ACCESSO A
LABIRINTO
I CAMPI DI RADIAZIONE
DIMINUISCONO PER RIFLESSIONI
SUCCESSIVE E DECRESCONO
ALLONTANANDOSI DALLE
SUPERFICI DIFFONDENTI

ZONA ESPOSTA ALLA


RADIAZIONE DIRETTA

TIPI DI SCHERMATURE
SCHERMATURE PRIMARIE:

ATTE AD ATTENUARE IL
FASCIO UTILE

SCHERMATURE SECONDARIE: QUELLE PER LA PROTEZIONE


DALLE RADIAZIONI DIVERSE DAL FASCIO UTILE

RADIAZIONI ATTORNO AD UNA SORGENTE DISTINTE IN:


PRIMARIA:
DIRETTAMENTE DALLA SORGENTE
UTILE:
DA DIAFRAMMA O DA LIMITATORE DI SORGENTE
DISPERSA:
NON UTILE MA PARASSITA E SECONDARIA
PARASSITA:
DALLINVOLUCRO IN DIREZIONE DIVERSA DA
SECONDARIA:
DIFFUSA:

QUELLA DEL FASCIO UTILE


DALLINTERAZIONE PRIMARIA-MATERIA
DEVIATA DALLA DIREZIONE PRIMARIA A CAUSA
DELLINTERAZIONE CON LA MATERIA (BARRIERE)

1. SCHERMATURE DI PARTICELLE CARICHE


EFFETTI DA CONSIDERARE
PERDITA DI ENERGIA PER IONIZZAZIONE
E PER ECCITAZIONE
PRODUZIONE DI RADIAZIONI SECONDARIE
PENETRANTI
DIFFUSIONE COULOMBIANA (raramente)

1.1 PARTICELLE CARICHE PESANTI

PERDITA DI ENERGIA CONTINUA


PROFONDITA DI PENETRAZIONE (RANGE)

SCHERMO DI SPESSORE MAGGIORE DEL


MASSIMO RANGE DELLE PARTICELLE

1.2 ELETTRONI
PERDITA DI ENERGIA PER:
IONIZZAZIONE
IRRAGGIAMENTO
PRODUZIONE DI FOTONI
Z
dE
dE


E

dx
dx
800

rad
ion

UTILIZZO DI MATERIALI LEGGERI (A BASSO Z) PER


DIMINUIRE LA PROBABILITA DI IRRAGGIAMENTO.
I FOTONI PRODOTTI ( e spettro teorici) SONO
SCHERMATI DA UN SECONDO STRATO OPPORTUNO

2. SCHERMATURE PER FOTONI


I FOTONI NON IONIZZANO DIRETTAMENTE LA
MATERIA MA INTERAGISCONO CON ESSA
ATTRAVERSO TRE EFFETTI:
1. FOTOELETTRICO
2. COMPTON
3. PRODUZIONE DI COPPIA
QUESTI EFFETTI PRODUCONO SECONDARI
CARICHI CHE IONIZZANO E FOTONI DIFFUSI IN
VARIE DIREZIONI.

2.1 FASCI DI FOTONI IN BUONA GEOMETRIA


IPOTESI INIZIALI:
FASCIO MONOENERGETICO
PROBABILITA DI INCIDENZA SUL RIVELATORE NULLA
PER UN FOTONE DIFFUSO
ASSORBIMENTO ESPONENZIALE

STRATO EMIVALENTE

SEV

N(x) N0ex

s1/ 2
N0 2 N0e
s ln2
1/2

2.2 FOTONI IN CATTIVA GEOMETRIA


CASO PIU ATTINENTE ALLA REALTA IN QUANTO LO
STESSO PAZIENTE RAPPRESENTA UN MEZZO DIFFUSIVO

FATTORE DI ACCUMULAZIONE (BUILD UP)= B

I FOTONI INTERAGENTI
CON LA MATERIA NON
VENGONO RIMOSSI
DAL FASCIO

MATERIALI UTILIZZATI PER


SCHERMATURE DI RADIAZIONE EM
LA SEZIONE DURTO PER EFFETTO FOTOELETTRICO HA
UNA FORTE DIPENDENZA DAL NUMER ATOMICO (Z45)
MATERIALI PIU EFFICIENTI HANNO:
ALTO Z
ALTA DENSITA
1. PIOMBO: SCARSA RESISTENZA MECCANICA, BASSO
PUNTO DI FUSIONE, ALTA TOSSICITA E COSTO.
2. FERRO O ACCIAIO: MEDIO Z, MEDIO COSTO,
ROBUSTEZZA STRUTTURALE, FACILE LAVORAZIONE
MECCANICA.
3. CALCESTRUZZO: PER ACCELERATORI, IMPIANTI IN CUI
SI UTILIZZA IL Co60. EVENTUALMENTE CARICATO: CON
MATERIALI INERTI DI DENSITA E/O Z MEDIO PIU ALTO
(BARITE, ILMENITE, TRUCIOLI DI FERRO,)

MATERIALI UTILIZZATI PER


SCHERMATURE DI NEUTRONI

1. MATERIALI IDROGENATI: RALLENTANO I NEUTRONI PER


DIFFUSIONE ELASTICA. ASSOCIATI CON MATERIALI AD
ELEVATA SEZIONE DURTO DI CATTURA PER NEUTRONI
TERMICI (BORO, PARAFFINA, POLIETILENE, ACQUA)

PARAFFINA: INFIAMMABILE, BASSO P.TO DI FUSIONE,


DETERIORAMENTO DA RADIAIZONE
POLIETILENE: COSTOSO, BUONE CARATTERISTICHE
MECCANICHE
ACQUA: PERDITE PER EVAPORAZIONE E INFILTRAZIONE

AL CRESCERE DELLENERGIA E IMPORTANTE LA


PRESENZA NEL MATERIALE SCHERMANTE DI ELEMENTI
MEDI O PESANTI
1. CALCESTRUZZO: PUO CONTENERE FINO AL 67% IN PESO
DI IDROGENO

CALCOLO DELLE SCHERMATURE


ESISTONO VARI MODELLI PER IL CALCOLO
DELLE SCHERMATURE. SI BASANO SU UNA
SERIE DI PARAMETRI:
1.
2.
3.
4.

TIPO DI BARRIERA PROTETTIVA ( primaria /secondaria)


CARICO DI LAVORO (W), espresso in mAmin/sett
FATTORE DI USO DELLA BARRIERA (U)
FATTORE DI OCCUPAZIONE DEGLI AMBIENTI A VALLE
BARRIERA (T)
1. DISTANZA DELLA BARRIERA PROTETTIVA DALLA
SORGENTE DI RADIAZIONE
1. LIVELLO DI IRRADIAZIONE RICHIESTO A VALLE DELLA
BARRIERA

TABELLE NUMERICHE DEI FATTORI DI USO


RACCOMANDATI DALLA ICRP
TIPO DUSO

ESEMPI

TOTALE

Pavimento (per gli impianti


di radiologia dentaria),
pareti, soffitto della sala
RX esposti al fascio diretto

PARZIALE

1/4

Porte e pareti non esposti


direttamente, pavimento dei
stanze di radiologia
dentaria.

OCCASIONALE

1/16

Soffitto delle sale non


esposto direttamente

TABELLE NUMERICHE DEI FATTORI DI


OCCUPAZIONE RACCOMANDATI DALLA ICRP
TIPO DI
OCCUPAZIONE
TOTALE

PARZIALE
OCCASIONALE

ESEMPI

Sale comandi, uffici, corridoi


e sale dattesa abbastanza
grandi, camere oscure, locali
di abitazione

1/4
1/16

Corridoi di transito,
magazzini, servizi igienici
per personale esposto
Ripostigli, scale, ascensori
automatici, servizi igienici
utilizzati da personale non
esposto, strade e marciapiedi

ESEMPIO DI CALCOLO DI UNA BARRIERA


PRIMARIA PER UN APPARATO A RAGGI X
CARICO DI LAVORO W [mAmin/sett]
RAPPRESENTA LA CARICA CHE
PASSA IN MEDIA NEL TUBO IN
UNA SETTIMANA.

PIU GRANDE E W

MAGGIORE E LESPOSIZIONE

LO SPESSORE DELLE BARRIERE


DIPENDE DAL CARICO DI LAVORO

t max
B
K
W U T
2
d

MASSIMA INTENSITA DI
X ESPOSIZIONE
PERMESSA

=
t max OLTRE LA BARRIERA

W U T =

PRIMARIA

MISURA ESPOSIZIONE
CHE SI HA IN MEDIA IN
UNA SETTIMANA A UNA
DISTANZA FISSA

1 2

C
k
gs
e
t
t C
k
gm

u
n
i
t

m
A
m
i
n m
A
m
i
n
2
m
s
e
t
t

ESEMPIO DI CALCOLO DI UNA BARRIERA


SECONDARIA PER UN APPARATO A RAGGI X

RADIAZIONE
DI FUGA
DIFFUSA

CALCOLO DELLO SPESSORE DI UNA BARRIERA


SECONDARIA PER LA RADIAZIONE DI FUGA
LICRP RACCOMANDA DI UTILIZZARE UNA CUFFIA DI
SPESSORE TALE DA RIDURRE LESPOSIZIONE A 1m DAL TUBO

FATTORE DI
TRASMISSIONE
DELLA BARRIERA
SECONDARIA

d2
t max
X

T t
t fuga

FATTORE DI TRASMISSIONE IN FUNZIONE DEL NUMERO DI


STRATI EMIVALENTI (SEV)
SEV(cm) DI CALCESTRUZZO O (mm) DI PIOMBO IN FUNZIONE
DELLENERGIA DEI FOTONI
N.B.: SUPPONENDO UN'ATTENUAZIONE DI TIPO ESPONENZIALE
VALIDA CERTAMENTE NEL CASO DI UN TUBO RX

CALCOLO DELLO SPESSORE DI UNA BARRIERA


SECONDARIA PER LA RADIAZIONE DIFFUSA
FATTORE DI UTILIZZO U=1
CORPO DIFFONDENTE A d=0.5m DALLA SORGENTE

WUT/d2 = WT/0.52 = 4WT

INTENSITA DI ESPOSIZIONE AD 1m DAL FANTOCCIO SIA


W
T 1 W
T
UGUALE AL 0.1%: 4

2
2
d
1
0
0
0
2
5
0

d
s
s
LEGGE DEL QUADRATO DELLA DISTANZA (d ds)

X

t max
BBs
WT
250ds2

CONFRONTO TRA SPESSORE DELLE DUE BARRIERE


(PER RADIAZIONE DI FUGA E DIFFUSA)
SE DIFFERISCONO PER UN NUMERO MINORE DI TRE STRATI
EMIVALENTI (CALCOLATI AD ENERGIA RAD. PRIMARIA)

SI AGGIUNGE UN SEV ALLO SPESSORE MAGGIORE

SE DIFFERISCONO PER PIU DI TRE STRATI EMIVALENTI

SI UTILIZZA LO SPESSORE MAGGIORE