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Paolo Galloni

SIGFRIDO E IL NOCE DI BENEVENTO


PREMESSA
In un mio saggio precedente, al quale rimando per una pi
accurata discussione, avevo mostrato interesse per lapertura
della ricerca storica alla sperimentazione
1
. Senza nessuna
pretesa di fare scuola o di aderire a mia volta a una scuola,
non disdegno di servirmi della sperimentazione per due
ragioni penso c!e dalle sue forzature metodologic!e
apertamente e onestamente dic!iarate possano emergere
spunti interessanti per la ricerca in generale" personalmente,
trovo divertente cimentarmi in questo genere di scritto.
In questo #reve saggio tenter$ di applicare una prova c!e
!o #attezzato Prova della correlazione genealogica con
lo#iettivo di confrontare due informazioni relative ai
%ongo#ardi di &enevento, provenienti da fonti distinte e tra
loro in apparenza indipendenti, e di illuminare luna grazie
allaltra risalendo a un ipotetico antenato comune.
'ominciamo con la citazione dei due #rani oggetto della
discussione. Il primo si trova nel Chronicon Salernitanum e
riferisce c!e nel ducato di &enevento i giovani longo#ardi
appartenenti alle stirpi no#ili, in particolare si menziona il
1 Tito Livio e Snorri Sturluon a Ra!a Nui, (uaderni )edievali, *+,
pp.,,-1.+.
giovane principe /adelc!i, imparavano larte del fa##ro.
In Benevento vi ono molti "a##ri e nel tem!o
$ella ua a$olecen%a Ra$elchi viitava le loro
$imore e a!!ren$eva la loro arte& come '
cotume $ei (iovani
)
*
Il secondo passo 0 il cele#re racconto, narrato nella Vita
$i Bar#ato, dei riti pagani cele#rati dai pur #attezzati
longo#ardi di &enevento. Il manoscritto 0 datato alla fine del
secolo 1 e si riferisce a fatti avvenuti nel 2II 3&ar#ato mor4
nel 5,.6.
Nel tem!o in cui Grimoal$o teneva le re$ini $el
re(no $ei Lon(o#ar$i e uo "i(lio Romual$o
coman$ava ulle (enti $el Sannio +,- Bar#ato
$ivenne "amoo a Benvento* In .uei (iorni i
Lon(o#ar$i& e##ene lavati $alle ac.ue $el anto
#atteimo& oervan$o un antico rito !a(ano
vivevano con atte((iamenti #etiali e $inan%i al
. Chronicon Salernitanum, a cura di 7. 8esterm#erg!, Stoccolm, 19*:,
p.,." Pierandrea )oro, /uam horri$a !u(na* Elementi !er uno tu$io $ella
(uerra nell0alto me$ioevo italiano, 2enezia, Il 'ardo, 199*, pp.11*-115.
imulacro $i un animale che i chiama
vol(armente vi!era !ie(avano la chiena che
avre##ero $ovuto !ie(are $inan%i al loro
Creatore* Inoltre& non lontano $alle mura $i
Benevento& in una !ecie $i ricorren%a
a$oravano un al#ero acro al .uale
o!en$evano una !elle $i animale1 tutti coloro
che l2 i erano riuniti& voltan$o le !alle
all0al#ero !ronavano a an(ue i cavalli e i
lanciavano in una cavalcata "renata cercan$o
$i u!erari a vicen$a* A un certo !unto $i
.ueta cora& (iran$o i cavalli all0in$ietro
cercavano $i a""errare la !elle con le mani e&
ra((iuntala& ne taccavano un !iccolo !e%%o
man(ian$olo econ$o un rito em!io* E !oich3 ivi
cio(lievano voti inenati& $a .ueto "atto a
.uel luo(o $ettero il nome $i Voto& in uo ancora
o((i
4
*
: Vita $i Bar#ato, a cura di )arina )ontesano, Pratic!e, Parma, 199;,
pp.:*-:<.
DISC5SSIONE
, a .uel luo(o $ettero il nome $i Voto& in uo ancora
o((i. )olti studiosi !anno suggerito c!e questo curioso
toponimo Voto sia in realt= da riferire non al latino votum ma
al teonimo germanico 8otan. In effetti, 8otan 0 il dio dei
%ongo#ardi prima della conversione al cristianesimo, lui 0 il
padrino dei loro successi e lui d= loro il nuovo nome. Paolo
>iacono, pur precisando di considerarla una ri$iculam
"a#ulam, narra di come i 8innili, alla vigilia della #attaglia
contro i 2andali, pregarono Godan 38otan6 di concedere
loro la vittoria. Il dio concesse loro il suo favore e li
ri#attezz$ %ongo#ardi 3lung!e #ar#e6
;
. ? altres4 noto il
forte attaccamento dei %ongo#ardi #eneventani alle proprie
tradizioni e alla propria identit= etnica
*
. 'ome !a
opportunamente ricordato 'laudio @zzara, nellanno ,55 il
; Paolo >iacono, Storia $ei Lon(o#ar$i, a cura di %idia 'apo, )ilano,
)ondadori-Aondazione 2alla, 199., pp. 1.-.*. %a vicenda 0 narrata anc!e
nellOri(o (enti lan(o#ar$orum 3Stefano 'ingolani, Storie $ei Lon(o#ar$i*
Dall0ori(ine a Paolo Diacono, /oma, 2iella, 199*, pp.;1-;.6.
* In generale, sul conservatorismo culturale longo#ardo si vedano Stefano
Gasparri, La cultura tra$i%ionale $ei Lon(o#ar$i, Spoleto, 'IS@), 19,: e
'ingolani, citato alla nota ;.
principe longo#ardo di &enevento @rec!i emana alcuni
capitoli di legge inserendoli nello stesso codice c!e contiene
la tradizione normativa longo#arda trascritta da re /otari.
@rec!i si pone esplicitamente come continuatore del regno
longo#ardo a##attuto dai Aranc!i. @nc!e il misterioso rito
praticato intorno allal#ero 0 stato interpretato in c!iave
critica come un mezzo per ri#adire la solidariet= interna di
un gruppo sociale fondato sulla condivisione di valori
tradizionali comuni
5
. @ maggior ragione congetture e
correlazioni sono utili per aggiungere contenuti a questo
primo strato interpretativo. @ppunto la figura di 8otan 0 la
pista interpretativa da seguire.
Innanzitutto la connessione tra 8otan e lal#ero 0
pertinente secondo il carme norreno 6avamal Bdino 3nome
del dio nelle fonti scandinave6 stesso 0 stato appeso a un
al#ero al fine di ottenere la sua scienza. %appeso 0 figura
5 'laudio @zzara, Il ducato di Benevento e l'eredit del regno dei
longobardi, relazione, in corso di stampa, tenuta il 7 ottobre 2000
nell'ambito del convegno "Il monastero di San Vincenzo al Volturno e la
tradizione dei Longobardi di Benevento"; Benevento, useo del Sannio, 7
ottobre 2000" la citazione 0 dalla pagina . della versione del testo gi=
disponi#ile su CCC.retimedievali.it.
oracolare per cui diventere##e pertinente perfino lequivoco
etimologico VotumD8otan.
Eon pi venerato come dio, 8otan era certamente
ricordato come figura centrale di un corpo narrativo fondante
per lidentit= longo#arda di cui Paolo >iacono ci conserva
leco. Eella mitologia germanica 8otanDBdino intrattiene
una relazione indiretta anc!e con la figura del fa##ro. %a
connessione odinica con il professionista della fucina passa
attraverso la mediazione della leggendaria stirpe dei
2olsung!i, a sua volta legata da un legame am#ivalente
allanimale c!e la Vita $i Bar#ato sostiene essere stato
oggetto di culto da parte dei %ongo#ardi, il serpente.
Il pi cele#re dei 2olsung!i 0 nelle fonti scandinave
Sigurd!, corrispondente al Sigfrido delle fonti germanic!e
continentali. Eucleo centrale della sua #iografia 0 luccisione
dellenorme serpente Aafnir, custode di un favoloso tesoro, a
lungo conteso, destinato un giorno a giacere irraggiungi#ile
nel fondo del /eno Cagneriano
<
. Aianco di Sigurd!, quale
istruttore, maestro e istigatore, c0 il nano /egin, fratello di
Aafnir, #ramoso di vendetta nei suoi confronti, avendogli
< Sa(a $ei Volun(hi, a cura di )arcello )eli, @lessandria, Fdizioni
dellBrso, 199:" versione #reve in E$$a $i Snorri& a cura di Gianna '!iesa
Isnardi, )ilano, /usconi, 19<*, pp.1,1-19..
Aafnir sottratto la sua parte di tesoro. /egin non 0 solo
leducatore di Sigurd!, 0 anc!e il fa##ro del re, il pi a#ile
di tutti gli uomini, un nano di statura, saggio, feroce ed
esperto nei sortilegi
,
. F lui c!e suggerisce a Sigurd! di
scavare una #uca nel sentiero c!e conduce alla fonte dove la
mostruosa serpe si a##evera quotidianamente, nascondercisi
dentro per colpire Aafnir a tradimento. %impresa va a #uon
fine, anc!e grazie alle indicazioni di un misterioso vecc!io
#ar#uto c!e consiglia alleroe di scavare altre fosse per fare
defluire il venefico sangue del drago.
Il vecc!io #ar#uto 0 da identificarsi con Bdino, 8otan per
i germanici continentali. %e vicende dei 2olsung!i sono
scandite dalle periodic!e comparse di Bdino, quasi sempre
in incognito, nel ruolo di consigliere o aiutante. 'i$ accade
per lottima ragione c!e loro, i 2olsung!i, sono la sua stirpe.
Fgli si colloca al vertice del loro al#ero genealogico, essendo
padre di Sigi, #isnonno di Sigmund, padre di
Sigurd!DSigfrido.
7na prima evidenza 0 su#ito da registrare leroe 0 sia
, Re(inmal& in E$$a*Carmi norreni& a cura di 'arlo @l#erto )astrelli,
Airenze, Sansoni, 19*1, pp.1**-151, p.1**.
allievo del fa##ro sia in stretto rapporto con il serpente, un
rapporto c!e non 0 di semplice rivalit=, ma #ifronte come lo
sono spesso le situazioni dai connotati iniziatici. Il
Chronicon Salernitanum e la Vita $i Bar#ato cominciano a
sfiorarsi.
%e tradizioni germanic!e forniscono racconti c!e
confermano la profonda affinit= sim#olica tra la fucina,
luogo di produzione del metallo, e lantro dove il serpente
vive custodendo il metallo prezioso. @lla fine del secolo 1II
Sassone Grammatico scrive le Geta Danorum, un grandioso
intreccio di storia e leggenda, sulla cui scena, tra centinaia di
personaggi, transitano tre importanti serpenticidi Arot!one,
Aridlevo e /egnero. Il primo a##atte un mostruoso serpe
mentre rientra alla tana dopo essersi dissetato a una
sorgente. (uesto dettaglio avvicina limpresa di Arot!one a
quella di Sigurd! 0 il ric!iamo dellacqua c!e costringe il
serpente a uscire dal rifugio, ed 0 quando si allontana
momentaneamente dalloro su cui vive adagiato e con cui si
identifica c!e leroe pu$ affondare il colpo fatale.
Aridlevo 0 il figlio di Arot!one e la sua impresa replica
quella paterna. Fntram#i conquistano un tesoro custodito su
unisola da un serpente mostruoso ed entram#i lo affrontano
coperti da una pelle di #ue per difendersi dal veleno
9
.
%impresa di /egnero
1+
si discosta invece dalle due
precedenti perc!G la motivazione non 0 un tesoro, ma la
li#erazione dai flagelli c!e una coppia di serpi, donati dal re
di Svezia alla figlia e cresciuti a dismisura, infliggono al
regno con il loro fiato pestilenziale c!e #rucia le colture. In
unaltra versione del medesimo racconto, tuttavia,
ricompiono sia loro sia la protezione offerta dal cuoio
#ovino. Si tratta della Sa(a $i Ra(narr #rache7$i7cuoio& un
testo norreno c!e si propone come ideale continuazione della
Sa(a $ei Volun(hi. Il protagonista, /agnarr, protetto da
a#iti di cuoio, !a la meglio su un serpente le cui dimensioni
crescono insieme al quantitativo di oro c!e custodisce
11
.
Eelle imprese di Arot!one, Aridlevo e /agnarr la funzione
protettiva contro il veleno e il calore sprigionati dal serpente
viene svolta dalle pelli e dai cuoi #ovini. In un certo senso il
loro scopo 0 quello rendere leroe pi simili al rivale. Infatti,
il corpo dellavversario 0 ricoperto di scaglie insensi#ili ai
9 Sassone Grammaatico, Geta $ei re e $e(li eroi $anei, a cura di %udovica
Hoc!, Iorino, Finaudi, 199:, 2I, I2, 1+, p..<5.
1+ Ivi, I1, I2, pp.;51-;5:.
11 Sa(a $i Ra(narr, a cura di )arcello )eli, )ilano, Iper#orea, 199:,
pp.:<-:,.
fendenti e ai dardi, #enc!G, per fortuna, ci sia sempre anc!e
una minima area vulnera#ile. In due casi su tre pelli e cuoio
sono esplicitamente #ovini e in due casi su tre il mostro si
nutre di #ovini. %a serie dei nessi autorizza lipotesi c!e
esista unequivalenza sim#olica tra la protezione delleroe, la
corazza del serpente e le preferenze gastronomic!e del
rettile, vale a dire, in ultima analisi, tra cuoio e pelle del
mostro. Bra, proprio il cuoio 0 il materiale pi
frequentemente impiegato per la fa##ricazione degli
indumenti con cui i fa##ri si proteggevano il corpo durante il
lavoro nella fucina. 2ediamo allora riaffiorare la parentela
tra il fa##ro e il serpente c!e si era gi= intravista dietro la
consanguineit= di /egin e Aafnir. Fssa, inoltre, sem#ra
partecipare dellaffinit=, appena affiorata, tra serpenticida e
serpente sulla #ase di una speculare quasi-invulnera#ilit=, in
un caso acquisita, nellaltro connaturata. (uesta impressione
!a #isogno di una dimostrazione pi solida. Per questa
ragione ritorniamo ai 2olsung!i.
? noto c!e il Sigfrido della Can%one $ei Ni#elun(hi non
pu$ essere ferito da nessuna arma perc!G dopo aver ucciso il
drago si 0 immerso nel suo sangue. Gli rimane solo un punto
vulnera#ile tra le scapole a causa di una foglia di tiglio c!e l4
era caduta mentre si #agnava
1.
. Il sangue ardente del drago
morto non uccide pi, ma diventa #alsamo dinvulnera#ilit=.
>altronde, in un modo c!e pu$ variare nelle diverse fonti,
coloro nelle cui vene scorre il sangue dei 2olsung!i sono
dotati di una qualc!e caratteristica c!e rimanda direttamente
al serpente. Secondo Snorri Sturlusson, Sigmund figlio di
2olsung sare##e stato in grado di #ere veleno senza danno e
c!e i suoi figli Sinfiotli e Sigurd! avre##ero avuto la pelle
cos4 dura da risultare anc!e nudi invulnera#ili al veleno.
1:

In realt= i serpenticidi 2olsung!i sem#rano avere il
serpente inscritto nel codice genetico. Eella Sa(a $i Ra(narr
#rache7$i cuoio il protagonista sposa @slaug, figlia di
Sigurd!. Siccome @slaug, rimasta orfana, 0 cresciuta presso
dei miseri contadini /agnarr stenta a credere c!e lei sia
davvero la figlia delluccisore di Aafnir. @llora la ragazza,
c!e 0 in attesa di un figlio, lo avverte c!e il #am#ino rec!er=
impresso su di sG un segno c!e riveler= la sua appartenenza
alla stirpe dei 2olsung!i c!i lo fisser= negli occ!i vedr= un
serpente riflesso nelle sue pupille. @l neonato viene imposto
1. I Ni#elun(hi, a cura di %aura )ancinelli, Iorino, Finaudi, 19<., p.1.5,
3v.9+;6.
1: E$$a $i Snorri, pp.191-19..
il nome di Sigurd!-occ!i-di-serpe
1;
.
(uesto dato non 0 isolato. 7na variante della medesima
tradizione 0 infatti presente anc!e in Sassone Grammatico.
Eel li#ro I1 delle Geta Danorum incontriamo Sivardo
3latinizzazione di Sigurd!6, figlio naturale di /egnero. Il
nome della madre non viene specificato, tuttavia il nesso con
i 2olsung!i diventa evidente quando Sivardo, gravemente
ferito, 0 soccorso e guarito da un individuo di altezza
eccezionale il quale c!iede come ricompensa per il suo
intervento terapeutico c!e il guerriero gli dedic!i tutti i
nemici c!e in #attaglia cadranno sotto i suoi colpi. Poi gli
sparge una strana polvere sugli occ!i e nelle pupille
diventano visi#ili le sagome di due serpenti
1*
.
Il misterioso guaritore di Sivardo ricorda il vecc!io con la
#ar#a fluente c!e suggerisce a Sigurd! di scavare tante
#uc!e e non una sola come vorre##e /egin. %accostamento
0 in realt= o##ligato, perc!G in entram#i i casi si tratta di
Bdino, il dio cui appartengono i morti in #attaglia. Il patto
c!e Sivardo si vede proporre in cam#io della vita non 0 poi
dunque troppo strano.
In epoca cristiana Bdino non 0 importante come oggetto
1; Sa(a $i Ra(narr, p.*,.
1* Sassone Grammatico, I1, I2, 1., p.;5;.
di culto, ma come elemento fondamentale in una rete di
correlazioni mitologic!e. %a sua figura opera allinterno di
una tradizione narrativa ancora capace di trasmettere dei
valori. Il serpente 0 un segno ricorrente nei 2olsung!i, stirpe
odinica 0 nella loro #iografia, ma 0 anc!e impresso nel loro
corpo sia nellaspetto della serpe negli occ!i c!e in quello
dellinvulnera#ilit= al veleno. @ttraverso i 2olsung!i,
dunque, affiora un nesso sia tra BdinD8otan e i fa##ri sia tra
il dio e il serpente.
@ncora nella Sa(a $ei Volun(hi, durante il #anc!etto di
nozze di SignJ, sorella di Sigmund, entra nel salone un
vecc!io incappucciato, assai alto e or#o da un occ!io. F
naturalmente il dio, di cui si narra a##ia ceduto un occ!io in
cam#io di unaccresciuta sapienza. >avanti ai commensali
stupiti il vecc!io conficca una spada nel tronco dellal#ero
c!e cresce al centro della stanza. Eessuno riesce ad estrarla
tranne Sigmund. F cos4 c!e egli entra in possesso di Gram,
la miglior spada del mondo, larma con cui Sigurd! uccider=
Aafnir
15
. @ttraverso Gram si profila un rapporto tra Bdino e il
nano fa##ro, fratello del serpente. Il nano /egin, infatti,
15 Sa(a $ei Volun(hi& op. cit., pp.1:9-1;1.
riforgia per Sigurd! la spada rotta in due pezzi" nel riassunto
della vicenda fornito da Snorri e dal carme eddico
Re(inmal, invece, la paternit= di Gram 0 interamente
attri#uita al nano
1<
.
'on il tramite di questal#ero al centro della stanza
torniamo ai %ongo#ardi. %al#ero in cui il vecc!io or#o e
incappucciato conficca la spada 0 replica dellal#ero cosmico
e odinico al quale il dio stesso 0 stato appeso. %al#ero
cosmico, Kggdrasil nei testi scandinavi e Irminsul per i
Sassoni sc!iacciati da 'arlomagno, 0 spesso un frassino.
Proprio un palo di frassino 0 tra i pilastri della#itazione di
%opic!i, un avo di Paolo >iacono. Fgli, dopo un travagliato
viaggio,
(iune alla caa $ove era nato8 era vuota e
a##an$onata& tanto che non aveva !i9 tetto e
$entro era !iena $i rovi e $i !ini* L2 ta(li: e tra
le !areti trov: un (ran$e "raino e a .uello
a!!ee la ua "aretra*
;<
1< E$$a $i Snorri& op. cit., p.1,;" Re(inmal& op. cit., p.1*, 3v.1+96.
1, Paolo >iacono, ed. cit., p...1. Per un #el commento di questo passo
'ingolani, pp.191-19:.
CONCL5SIONE
Il serpente e lal#ero nella Vita $i Bar#ato e
lapprendimento dellarte del fa##ro nel Chronicon
Salernitanum !anno in una rete mitologica con BdinoD8otan
in veste di minimo comune denominatore lantenato comune
c!e permette di metterli in relazione tra loro in quanto aspetti
della cultura e dellidentit= etnica dei %ongo#ardi
#eneventani.