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POLITICAMENTE ANNO VIII, N.

85 settembre 2013

Su Giorgio Locchi.



A chi non c pi ma che rester sempre con me



Prima di entrare in argomento, una precisazione, credo, necessaria: questo breve scritto non ha la
bench minima pretesa di esaminare per intero la ricca e originale opera di Giorgio Locchi, uno dei
pochissimi autori non-conformisti di cui davvero non si pu non essere debitori; tuttal contrario,
lintenzione che giustifica queste assai sommarie riflessioni unicamente quella dindividuare, in
via di prima approssimazione sia chiaro, la struttura fondamentale del pensiero di Locchi.
Tale struttura fondamentale a mio avviso non coincide n con una filosofia dellessere,
incentrata sul sempre-identico-a-se-stesso e sul gi-dato-una-volta-per-tutte, n con una filosofia del
divenire, il cui esito necessario non pu non essere quello di relegare il passato nella preistoria, o,
peggio, di consegnarlo al nulla dellirreversibile gi-stato, in quanto processo unitario che travolge
ogni cosa (tranne il suo stesso divenire) nel suo infermabile procedere (ecco perch per questa
filosofia la tradizione, nel senso letterale del termine, al contempo necessaria e irrilevante). N
tantomeno quella di Locchi una filosofia post-moderna (in fondo, una variante ludica della
filosofia del divenire), tutta imperniata sulla incessante costruzione/manipolazione della realt
(che in quanto totalmente costruita/manipolata smette appunto di essere realt da qui le virgolette
- per diventare semplice artificio). Detto in altro modo ancora, la filosofia locchiana non si risolve
nella mera immanenza (si tenga presente sia il sovraumanismo, cio lumano che sopravanza,
trascendendolo, il mero umanesimo, sia lirruzione sempre possibile dellorigine che spacca il
piano storico), ma neppure si rifugia in inviolabili trascendenze metafisiche. Anzi, il suo punto di
forza sta proprio e innanzitutto nel fare i conti col seppellimento della metafisica senza per questo
precipitare in una delle tante filosofie dellimmanenza.
Piuttosto, quella di Locchi una filosofia dellevento dellorigine
1
, dove per il destino storico
dellorigine ad essere appeso al destino storico dellevento. Perci lorigine non in alcun modo
lOrigine, questultima intesa come perenne fons et origo, come archeo-logia data-una-volta-per-
tutte. Al contrario, lorigine come inizio, inizia sempre e daccapo, anzi pu iniziare sempre e
daccapo, solo eventualmente, solo grazie al darsi dellevento. Soltanto cos linizio e-viene, pu e-
venire. Nelladesso dellevento, in cui tutti i tempi (passato-presente-futuro) si concentrano e
convergono, lorigine inizia e pu iniziare di nuovo, pu cio conoscere un nuovo inizio. Levento
infatti la confluenza dei tempi, essendo listante in cui la linearit del tempo viene sconvolta (ma
ci vale anche per la circolarit del tempo, essendo il circolo misura al cui interno la distensio
temporis rimane lineare) per lasciar-essere (dunque liberamente) lorigine. Quindi levento
massimamente libero, ac-cade nella e dalla libert. Nessuna necessit, insomma, lo governa.
Daltra parte, lorigine s un che di dato (altrimenti cadremmo nel post-moderno), ma, come
gi detto, non una volta per tutte, in quanto lapertura storica in cui ac-cade levento fa s che
dellorigine si dia (si possa dare) sempre un nuovo inizio, cio qualcosa appunto di storicamente
condizionato. In breve, lorigine assume volti e nomi sempre nuovi pur senza smettere mai di essere
origine che (eventualmente) re-inizia, essendo la sua identit non la scialba vuotezza di ci che

1
Origine che per Locchi non ha nulla a che fare con pre-istoriche, vaghe e oscure provenienze metafisiche, bens con
larcaico mondo indoeuropeo; sullargomento cfr. G. Locchi, Prospettive indoeuropee, Settimo Sigillo, Roma 2010 e gli
altri suoi scritti Il mito cosmogonico degli indoeuropei e Dumzil e gli indoeuropei contenuti in Id., Definizioni,
SEB, Milano 2006, rispettivamente pp. 69-85 e 159-171.
mera uniformit sempre uguale a se stessa
2
, ma la capacit (potenza) di differenziarsi in virt del
suo destino storico o, per dirla altrimenti (ma dire la medesima cosa), della sua natura
destinale
3
.
Eppure, proprio perch appesa allevento, lorigine pu conoscere labbuiamento, leclissi
momentanea o persino il definitivo tramonto. Si tratta di un punto della massima importanza perch
da un lato, nella lotta tra compossibili non pu essere negata unevenienza del genere (il tramonto
senza pi aurore); dallaltro, una tale evenienza taciterebbe una volta per tutte la possibilit
dellevento di ri-manifestare lorigine e quindi congelerebbe, alla lettera, la storia, decretandone la
fine, perch una storia impossibilitata ad essere sorpresa (la libert) da una nuova irruzione
dellorigine altro non sarebbe che stanca e astratta riproposizione del medesimo, un divenire mai
pi scosso da possibili conflitti o agguati.
Alla luce di quanto detto, in ogni caso non si d, perch non pu darsi, un rassicurante destino
dellorigine, immune da ogni deriva negativa. la libert dellevento a esigere questo prezzo. Ed
la tragicit dellorigine ci di cui qui si parla, il dilemma incomponibile che da sempre
laccompagna, che ne segna drammaticamente la storia.
Da qui quella che Locchi chiama teoria aperta della storia
4
, in cui passato, presente e futuro
sincrociano e dove soprattutto la storia diventa il regno dei compossibili e quindi del conflitto tra
opposte tendenze epocali (ri-generazione dellorigine o suo velamento).
Ma in tutto ci che ne delluomo e della sua libert? Il ruolo delluomo solo passivo? Luomo
un semplice spettatore di una storia di trionfi o catastrofi che in ogni caso non lo riguarda perch
nulla vi pu? No. Senza ovviamente cadere nel volontarismo (laico o cristiano che sia), luomo ha
in sorte il compito pi gravoso, del quale dispone liberamente attraverso unaltrettanto libera
decisione. Pu rammemorare lorigine, in tal modo mantenendo aperto uno spazio per la sua
possibile epifania, s che si possa nuovamente dare il suo evento, oppure combatterla, e cos
favorire la vittoria della tendenza opposta. questo il crinale sul quale si decider il nostro destino,
affinch il pi lontano passato sia ancora in grado di essere il nostro pi grande avvenire.



Giovanni Damiano



POLITICAMENTE ANNO VIII, N. 85 settembre 2013

2
Vedi al riguardo M. Heidegger, Identit e differenza, Adelphi, Milano 2009, in particolare p. 29.
3
Il giusto concetto di identit intende loriginaria coappartenenza del diverso nelluno, il quale uno
contemporaneamente anche il fondamento della possibilit del diverso (M. Heidegger, Schelling. Il trattato del 1809
sullessenza della libert umana, Guida, Napoli 1994, p. 143). Identit e differenza stanno insomma in reciproca,
costitutiva relazione, appunto coappartenendosi. Pertanto la natura dellorigine non alcunch di naturale (nel senso
di fissit chiusa a ogni differenza) ma consiste nella sua destinalit, cio nel suo essere storicamente aperta allevento.
4
Cfr. G. Locchi, Nietzsche, Wagner e il mito sovrumanista, Akropolis-L.E.D.E., Roma 1982, pp. 56-59. Ma si tenga
ben presente tutta la prima parte di questopera per la quale una volta tanto il termine fondamentale non n retorico n
inappropriato.