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GIUSEPPE UNGARETTI Anni giovanili

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto, nel quartiere periferico di Moharrem Bey,[1] l'8 febbraio 1888 (ma venne denunciato all'anagrafe come nato il 10 febbraio, e festeggi sempre il suo compleanno in quest'ultima data) da genitori lucchesi. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, mor due anni dopo la nascita del poeta in un incidente sul lavoro, nel1890. La madre, Maria Lunardini, mand avanti la gestione di un forno di propriet, con il quale garant gli studi al figlio, che si pot iscrivere in una delle pi prestigiose scuole di Alessandria, la Svizzera cole Suisse Jacot.[2] L'amore per la poesia nacque durante questo periodo scolastico e si intensific grazie alle amicizie che egli strinse nella citt egiziana, cos ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti stesso ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica croata ed una badante argentina. In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicin alla letteratura francese e, grazie all'abbonamento a La Voce, alla letteratura italiana: inizia cos a leggere le opere, tra gli altri, di Rimbaud, Mallarm, Leopardi, Nietzsche, Baudelaire, quest'ultimo grazie all'amico Moammed Sceab. Ebbe anche uno scambio di lettere con Giuseppe Prezzolini. Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso che divenne sede di incontri per anarchici e socialisti.[3] Lavor per qualche tempo come corrispondente commerciale, ma realizz alcuni investimenti sbagliati; si trasfer poi a Parigi per svolgere gli studi universitari.

Soggiorno in Francia
Nel 1912 Ungaretti, dopo un breve periodo trascorso al Cairo, lasci l'Egitto e si rec a Parigi. Nel tragitto vide per la prima volta l'Italia ed il suo paesaggio montano. A Parigi frequent per due anni le lezioni del filosofo Bergson, del filologo Bdier e di Strowschi, alla Sorbonne e al Collge de France. Venuto a contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia, e analoga amicizia strinse anche con Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Picasso, De Chirico, Modigliani e Braque. Invitati da Papini, Soffici e Palazzeschi iniziarono la loro collaborazione alla rivista Lacerba. Nel 1913 mor l'amico d'infanzia Sceab, suicida nell'albergo di rue des Carmes[4] che condivideva con Ungaretti. Nel 1916, all'interno de Il porto sepolto, verr pubblicata la poesia a lui dedicata, In memoria.

In Francia Ungaretti filtr le precedenti esperienze, perfezionando le sue conoscenze letterarie e il suo stile poetico. Dopo qualche pubblicazione su Lacerba, decise di partire volontario per la Grande Guerra.

La Grande Guerra

Ungaretti durante il servizio militare

Quando nel 1914 scoppi la prima guerra mondiale, Ungaretti partecip alla campagna interventista, per poi arruolarsi volontario nel 19reggimento di fanteria, quando il 24 maggio 1915 l'Italia entr in guerra. Combatt sul Carso e in seguito a questa esperienza scrisse le poesie che, raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale), vennero stampate in 80 copie presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto. Collaborava a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti. Trascorse un breve periodo a Napoli, nel 1916 (testimoniato da alcune poesie, per esempio Natale: "Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo di strade...") [5]. Il 26 gennaio 1917 a Santa Maria la Longa (UD) scrisse la nota poesia Mattina. Nella primavera del 1918 il reggimento al quale apparteneva Ungaretti and a combattere in Francia nella zona di Champagne.

Tra le due guerre


Al termine della guerra il poeta rimase a Parigi dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d'Italia, ed in seguito come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata italiana. Nel 1919 venne stampata a Parigi la raccolta di poesie francesi La guerre, che sar poi inserita nella seconda raccolta di poesie Allegria di naufragi pubblicata a Firenze nello stesso anno. Nel 1920 il poeta spos Jeanne Dupoix, dalla quale avr due figli, Anna Maria (o AnnaMaria, come soleva firmare, con trattino alla francese), detta Ninon (17 febbraio 1925) e Antonietto (19 febbraio 1930).[6]

Nel 1921 si trasfer a Marino (Roma) e collabor all'Ufficio stampa del Ministero degli Esteri. Gli anni venti segnarono un cambiamento nella vita privata e culturale del poeta. Egli ader al fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925. In questi anni egli svolse una intensa attivit su quotidiani e riviste francesi (Commerce e Mesures) e italiane (sulla La Gazzetta del Popolo), e realizz diversi viaggi in Italia e all'estero per varie conferenze, ottenendo nel frattempo vari riconoscimenti di carattere ufficiale, come il Premio del Gondoliere. Furono questi anche gli anni della maturazione dell'opera Sentimento del Tempo; prime pubblicazioni di alcune sue liriche avvennero su L'Italia letteraria e Commerce. Nel 1923 venne ristampato Il porto sepolto presso La Spezia, con una sbrigativa prefazione di Benito Mussolini, che aveva conosciuto nel1915, durante la campagna dei socialisti interventisti.[7] L'8 agosto 1926, nella villa di Pirandello, nei pressi di Sant'Agnese, sfid a duello Massimo Bontempelli a causa di una polemica nata sul quotidiano romano "Il Tevere". Ungaretti fu leggermente ferito al braccio destro e il duello fin con una riconciliazione. Nel 1928 matur invece la sua conversione religiosa al cattolicesimo, evidente nell'opera Sentimento del Tempo. A partire dal 1931 ebbe l'incarico di inviato speciale per La Gazzetta del Popolo e si rec in Egitto, in Corsica, in Olanda e nell'Italia meridionale, raccogliendo il frutto delle esperienze vissute in Il povero nella citt (che sar pubblicato nel 1949), e nella sua rielaborazione Il deserto e dopo, che vedr la luce solamente nel 1961. Nel 1933 il poeta aveva raggiunto il massimo della sua fama. Nel 1936, durante un viaggio in Argentina su invito del Pen Club, gli venne offerta la cattedra di letteratura italiana presso l'Universit di San Paolo del Brasile, che Ungaretti accett; trasferitosi con tutta la famiglia, vi rimarr fino al 1942. A San Paolo nel 1939 morir il figlio Antonietto, all'et di nove anni, per un'appendicite mal curata, lasciando il poeta in uno stato di grande prostrazione interiore, evidente in molte delle poesie raccolte ne Il Dolore del 1947 e in Un Grido e Paesaggi del 1952.

La seconda guerra mondiale e il dopoguerra


Nel 1942 Ungaretti ritorn in Italia e venne nominato Accademico d'Italia e per chiara fama professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Universit di Roma, ruolo che mantenne fino al 1958 e poi, come "fuori ruolo", fino al 1965. Intorno alla sua cattedra si formarono alcuni intellettuali che in seguito si sarebbero distinti per importanti attivit culturali e notevoli carriere accademiche, come Leone Piccioni, Luigi Silori, Mario Petrucciani, Guido Barlozzini, Raffaello Brignetti, Ornella Sobrero, Elio Filippo Accrocca. A partire dal 1942 la casa editrice Mondadori inizi la pubblicazione dell'opera omnia di Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Nel secondo dopoguerra Ungaretti pubblic nuove raccolte poetiche, dedicandosi con entusiasmo a quei viaggi che gli davano modo di diffondere il suo messaggio, e ottenendo significativi premi come il Premio Montefeltro nel 1960 e il Premio Etna-Taormina nel 1966.

Gli ultimi anni


In Italia raggiunse una certa notoriet presso il grande pubblico nel 1968, grazie alle sue intense letture televisive di versi dell'Odissea (che precedevano la nota versione italiana del poema omerico per il piccolo schermo, a cura del regista Franco Rossi).

Ungaretti nel 1968

Nel 1958 ricevette la cittadinanza onoraria di Cervia[8]. Nel 1969 fond l'associazione Rome et son histoire.[9] Nella notte tra il 31 dicembre1969 e il 1 gennaio 1970 scrisse l'ultima poesia, L'Impietrito e il Velluto, pubblicata in una cartella litografica il giorno dell'ottantaduesimo compleanno del poeta. Nel 1970 consegu un prestigioso premio internazionale dell'Universit dell'Oklahoma, negli Stati Uniti, dove si rec per il suo ultimo viaggio che debilit definitivamente la sua pur solida fibra. Mor a Milano nella notte tra il 1 e il 2 giugno 1970 per broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecip alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano. sepolto nel Cimitero del Verano accanto alla moglie Jeanne.

Poetica
L'Allegria segna un momento chiave della storia della letteratura italiana: Ungaretti rielabora in modo molto originale il messaggio formale dei simbolisti (in particolare dei versi spezzati e senza punteggiatura dei Calligrammes di Guillaume Apollinaire), coniugandolo con l'esperienza atroce del male e della morte nella guerra. Al desiderio di fraternit nel dolore si associa la volont di ricercare una nuova "armonia" con il cosmo[10] che culmina nella citata poesia Mattina (1917), o in Soldati. Questo spirito mistico-religioso si evolver nella conversione inSentimento del Tempo e nelle opere successive, dove l'attenzione stilistica al valore della parola (e al recupero delle radici della nostra tradizione letteraria), indica nei versi poetici l'unica possibilit dell'uomo, o una delle poche possibili, per salvarsi dall'"universale naufragio". Il momento pi drammatico del cammino di questa vita d'un uomo (cos, come un "diario", definisce l'autore la sua opera complessiva) sicuramente raccontato ne Il Dolore: la morte in Brasile del figlioletto Antonio, che segna definitivamente il pianto dentro del poeta anche nelle raccolte successive, e che non cesser pi d'accompagnarlo. Solo delle brevi parentesi di luce gli sono consentite, come la passione per la giovanissima poetessa brasiliana Bruna Bianco, o i ricordi d'infanzia ne I Taccuini del Vecchio, o quando rievoca gli sguardi d'universodi Dunja, anziana tata che la madre aveva accolto nella loro casa d'Alessandria:[11]

Ungaretti con il famoso baschetto

Il velluto dello sguardo di Dunja Fulmineo torna presente piet (da L'Impietrito e il Velluto, 1970)

La fortuna di Ungaretti
La poesia di Ungaretti cre un certo disorientamento sin dalla prima apparizione del Porto Sepolto. A essa arrisero i favori sia degli intellettuali de La Voce, sia degli amici francesi, da Guillaume Apollinaire ad Aragon, che vi riconobbero la comune matrice simbolista. Non mancarono polemiche e vivaci ostilit da parte di molti critici tradizionali e del grande pubblico. Non la compresero, per esempio, i seguaci di Benedetto Croce, che ne condannarono il frammentismo. A riconoscere in Ungaretti il poeta che per primo era riuscito a rinnovare formalmente e profondamente il verso della tradizione italiana, furono soprattutto i poeti dell'ermetismo, che, all'indomani della pubblicazione del Sentimento del tempo, salutarono in Ungaretti il maestro e precursore della propria scuola poetica, iniziatore della poesia pura. Da allora la poesia ungarettiana ha conosciuto una fortuna ininterrotta. A lui, assieme a Umberto Saba e Eugenio Montale, hanno guardato, come un imprescindibile punto di partenza, molti poeti del secondo Novecento.

EUGENIO MONTALE

Biografia
Anni giovanili
Eugenio Montale nacque a Genova, in un palazzo dell'attuale corso Dogali, nella zona soprastante Principe, il 12 ottobre 1896, ultimo dei sei figli di Domenico Montale e Giuseppina Ricci, esponenti della media borghesia genovese. Il padre era comproprietario di una ditta di prodotti chimici, la societ G. G. Montale & C., tra

l'altro fornitrice di Veneziani S.p.A., azienda presso cui era impiegato Italo Svevo[1] [2].

Formazione
Sebbene per lui vengano preferiti, a causa della sua salute precaria, i pi brevi studi tecnici in luogo di quelli classici e venga dunque iscritto nel 1915 all'istituto tecnico commerciale "Vittorio Emanuele", dove si diplomer in ragioneria, il giovane Montale ha la possibilit di coltivare i propri interessi prevalentemente letterari, frequentando le biblioteche cittadine e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna, iscritta a Lettere e Filosofia. La sua formazione dunque quella tipica dell'autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti. Letteratura (Dante, Petrarca, Boccaccio e Gabriele D'Annunzio su tutti, autori che lo stesso Montale affermer di avere "attraversato") e lingue straniere sono il terreno in cui getta le prime radici la sua formazione e il suo immaginario, assieme al panorama, ancora intatto, della Riviera ligure di levante: Monterosso al Mare e le Cinque Terre, dove la famiglia trascorre le vacanze. Scabri ed essenziali, come egli defin la sua stessa terra, gli anni della giovinezza delimitano in Montale una visione del mondo in cui prevalgono i sentimenti privati e l'osservazione profonda e minuziosa delle poche cose che lo circondano la natura mediterranea e le donne della famiglia. Ma quel "piccolo mondo" sorretto intellettualmente da una vena linguistica nutrita di queste lunghe letture, finalizzate soprattutto al piacere della conoscenza e della scoperta. In questo periodo di formazione Montale coltiva inoltre la passione per il canto, studiando dal 1915 al 1923 con l'ex baritono Ernesto Sivori, esperienza che lascia in lui un vivo interesse per la musica, anche se non si esibir mai in pubblico. Ricever comunque gi nel 1942 dediche da Tommaso Landolfi, fondatore con altri della rivista Letteratura.

Grande Guerra e avvento del Fascismo


Entrato all'Accademia militare di Parma, fa richiesta di essere inviato al fronte, e dopo una breve esperienza bellica (rimase al fronte all'incirca dal gennaio al novembre del '18) in Vallarsae Val Pusteria, viene congedato nel 1920. Negli anni tra il '19 e il '23, conosce a Monterosso Anna degli Uberti (1904-1959), protagonista femminile in un insieme di poesie montaliane, trasversali nelle varie opere, note come "ciclo di Arletta" (chiamata anche Annetta o capinera). Nel 1924 conosce la giovane di origine peruviana Paola Nicoli, anch'ella presente negli Ossi di seppia e ne Le occasioni. il momento dell'affermazione del fascismo, dal quale Montale prende subito le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Montale vive questo periodo nella "reclusione" della provincia ligure, che gli ispira una visione profondamente negativa della vita.

Soggiorno a Firenze
Montale giunge a Firenze nel 1927 per il lavoro di redattore ottenuto presso l'editore Bemporad. Nel capoluogo toscano gli anni precedenti erano stati decisivi per la nascita della poesia italiana moderna, soprattutto grazie alle aperture della cultura fiorentina nei confronti di tutto ci che accadeva in Europa: le Edizioni de La Voce; i Canti orfici di Dino Campana (1914); le prime liriche di Ungaretti per Lacerba; e l'accoglienza di poeti come Vincenzo Cardarelli e Umberto Saba. Montale dopo l'edizione degli Ossi del 1925, nel 1929 chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux (ne sar espulso nel 1938 per la mancata iscrizione al partito fascista); nel frattempo collabora alla rivista Solaria, frequenta i ritrovi letterari del caff Le Giubbe Rosse conoscendovi Carlo Emilio Gadda e Elio Vittorini, e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni di ricerca poetica. In questo contesto prova anche l'arte pittorica imparando dal Maestro Elio Romano l'impasto dei colori e l'uso dei pennelli. Nel '29 ospite nella casa di Drusilla Tanzi (che aveva conosciuto nel '27) e del marito, lo storico d'arte Matteo Marangoni,[3] casa dove due anni prima gli avevano presentato anche Gerti Frankl. La vita a Firenze per si trascina per il poeta tra incertezze economiche e complicati rapporti sentimentali; legge molto Dante e Svevo, e i classici americani. Fino al 1948, l'anno del trasferimento a Milano, egli pubblica Le occasioni e le prime liriche di quelle che formeranno La bufera e altro (che uscir nel 1956). Nel 1943 pubblica a Lugano la raccolta di poesieFinisterre grazie all'interessamento dell'avvocato e poeta dialettale Pino Bernasconi, e del critico letterario Gianfranco Contini, assieme alla raccolta Ultime cose di Umberto Saba, dato che in Italia vi era censura della dittatura fascista[4]. Montale, che non si era iscritto al Partito fascista e dopo il delitto Matteotti era stato firmatario del manifesto crociano, prova subito dopo la guerra ad iscriversi al Partito d'azione, ma ne esce pochissimo tempo dopo.

Soggiorno a Milano
L'argomento della mia poesia (...) la condizione umana in s considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ci non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volont, di non scambiare l'essenziale col transitorio (...). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realt che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia (E. Montale in "Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)", Milano 1976)
L'ultima tappa del viaggio di Montale nel mondo Milano (dal 1948 alla morte). Diventato collaboratore del Corriere della sera, scrive critiche musicali e reportage culturali da vari paesi (fra cui il Medio Oriente, visitato in occasione del pellegrinaggio di Papa Paolo VI in Palestina). Scrive altres di letteratura anglo-americana per la terza pagina, avvalendosi anche della collaborazione dell'amico americano Henry Furst, il quale gli invia molti articoli su autori e argomenti richiesti dallo stesso Montale.[5]. Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi (di dieci anni pi anziana di lui) con rito religioso a Montereggi, presso Fiesole (Marangoni era morto nel 1958).

Nel 1956, oltre a La bufera era uscita anche la raccolta di prose Farfalla di Dinard. Per tornare al "viaggiare" , l'antologia dei suoi reportage porta il titolo di Fuori di casa (1969). Ma il mondo di Montale in particolare la "trasognata solitudine", come la definisce Angelo Marchese, del suo appartamento milanese di via Bigli (dove sar ancora amorevolmente assistito, alla morte di Drusilla, da Gina Tiossi).

Ultimi anni
Le ultime raccolte di versi, Xenia ('66, dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, morta nel 1963), Satura ('71) e Diario del '71 e del '72 ('73), testimoniano in modo definitivo il distacco del poeta - ironico e mai amaro - dalla Vita con la maiuscola: pensai presto, e ancora penso, che l'arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato (Montale,Intenzioni. Intervista immaginaria, Milano '76). Sempre nel '66 Montale pubblic i saggi Auto da f, una lucida riflessione sulle trasformazioni culturali in corso. Anche se poeta trasognato e "dimesso", anche stato oggetto di riconoscimenti ufficiali: lauree ad honorem (Milano '61, Cambridge '67, Roma '74), nomina a senatore a vita nel '67 per i meriti in campo letterario, e premio Nobel nel '75. Nel pieno del dibattito civile sulla necessit dell'impegno politico degli intellettuali, Montale continu ad essere un poeta molto letto in Italia. Nel 1976 scrisse il commiato funebre al suo collega defunto, il salernitano Alfonso Gatto. Eugenio Montale muore a Milano la sera del 12 settembre 1981, un mese prima di compiere 85 anni, nella clinica San Pio X, dove si trovava ricoverato per problemi derivati da unavasculopatia cerebrale. Viene sepolto nel cimitero accanto alla chiesa di San Felice a Ema, sobborgo nella periferia sud di Firenze, accanto alla moglie Drusilla.

Le opere
Le raccolte di versi contengono la storia della sua poesia: Ossi di seppia (1925); Le occasioni (1939); Finisterre (1943); Quaderno di traduzioni (1948); La bufera e altro (1956); Farfalla di Dinard (1956); Xenia (1966); Auto da f (1966); Fuori di casa (1969); Satura (1971); Diario del '71 e del '72 (1973); Sulla poesia (1976); Quaderno di quattro anni (1977); Altri versi (1980);Diario Postumo (1996; su quest'ultima opera stato manifestato il dubbio di non autenticit da parte di alcuni studiosi).[6]

Ossi di Seppia
Il primo momento della poesia di Montale rappresenta l'affermazione del motivo lirico. Montale, in Ossi di seppia (1925) edito da Piero Gobetti, afferma l'impossibilit di dare una risposta all'esistenza: in una delle liriche introduttive, Non chiederci la parola, egli afferma che possibile dire solo "ci che non siamo, ci che non vogliamo", sottolineando la negativit della condizione esistenziale. Lo stesso titolo dell'opera designa l'esistenza umana, logorata dalla natura, e ormai ridotta ad un oggetto inanimato, privo di vita. In tal modo Montale capovolge l'atteggiamento fondamentale pi consueto della poesia: il poeta non pu trovare e dare risposte o certezze; sul destino dell'uomo incombe quella che il poeta, nella lirica Spesso il male di vivere ho incontrato, definisce "Divina Indifferenza", ci che mostra una partecipazione emotiva del tutto distaccata rispetto all'uomo. La prima raccolta di Montale usc nel giugno del 1925 e comprende poesie scritte tra il 1916 e il 1925. Il libro si presenta diviso in otto sezioni: Movimenti, Poesie per Camillo Sbarbaro,Sarcofaghi, Altri versi, Ossi di seppia, Mediterraneo, Meriggi ed ombre; a questi fanno da cornice una introduzione (In limine) e una conclusione (Riviere). Il titolo della raccolta vuole evocare i relitti che il mare abbandona sulla spiaggia, come gli ossi di seppia che le onde portano a riva; qualcosa di simile sono le sue poesie: in un'epoca che non permette pi ai poeti di lanciare messaggi, di fornire un'interpretazione compiuta della vita e dell'uomo, le poesie sono frammenti di un discorso che resta sottinteso e approdano alla riva del mare come per caso, frutto di momentanee illuminazioni. Le poesie di questa raccolta traggono lo spunto iniziale da una situazione, da un episodio della vita del poeta, da un paesaggio, come quello della Liguria, per esprimere temi pi generali: la rottura tra individuo e mondo, la difficolt di conciliare la vita con il bisogno di verit, la consapevolezza della precariet della condizione umana. Si affollano in queste poesie oggetti, presenze anche molto dimesse che non compaiono solitamente nel linguaggio dei poeti, alle quali Montale affida, in toni sommessi, la sua analisi negativa del presente ma anche la non rassegnazione, l'attesa di un miracolo. L'emarginazione sociale a cui era condannata la classe di appartenenza, colta e liberale, della famiglia, acuisce comunque nel poeta la percezione del mondo, la capacit di penetrare nelle impressioni che sorgono dalla presenza dei paesaggi naturali: la solitudine da "reclusione" interiore genera il colloquio con le cose, quelle della riviera ligure, o del mare. Una natura "scarna, scabra, allucinante", e un "mare fermentante" dal richiamo ipnotico, proprio del paesaggio mediterraneo. Il manoscritto autografo di Ossi di Seppia attualmente conservato presso il Fondo Manoscritti dell'Universit di Pavia.

Le occasioni
In Le occasioni (1939) la poesia fatta di simbolo di analogia, di enunciazioni lontane dall'abbandono dei poeti ottocenteschi. Il mondo poetico di Montale appare desolato, oscuro, dolente, privo di speranza; infatti, tutto ci che circonda il poeta guardato con piet e con misurata compassione. Simbolica la data di pubblicazione, 14 ottobre 1939, poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Il fascicolo di poesie dedicato a una misteriosa I.B, iniziali della poetessa e dantista americana Irma Brandeis, di origini ebraiche e perci costretta a rimpatriare dopo la promulgazione delle leggi razziali. La memoria sollecitata da alcune "occasioni" di richiamo, in particolare si delineano figure femminili, per esempio la fanciulla conosciuta in vacanza a Monterosso, Annetta-Arletta (gi presente negli Ossi), oppure Dora Markus, della omonima poesia: sono nuove "Beatrici" a cui il poeta affida la propria speranza.[7] La figura della donna, soprattutto Clizia (senhal di Irma), viene perseguita da Montale attraverso un'idea lirica della donna-angelo, messaggera divina. I tratti che servono per descriverla sono rarissimi, ed il desiderio interamente una visione dell'amore fortemente idealizzata, che non si traduce necessariamente in realt. Nel contempo il linguaggio si fa meno penetrabile e i messaggi sono sottintesi, e anche se non di un ermetismo irrazionale, espressione di una sua personale tensione razionale e sentimentale. In Le occasioni la frase divenne pi libera e la riflessione filosofica, molto presente nella poesia di Montale, diviene pi vigorosa. Il poeta indaga le ragioni della vita, l'idea della morte, l'impossibilit di dare una spiegazione valida all'esistenza, lo scorrere inesorabile del tempo (Non recidere, forbice, quel volto).

La bufera e altro
Sono componimenti riguardanti temi di guerra e di dolore pubblicati nel 1956. Nel poeta ligure confluiscono quegli spiriti della "crisi" che la reazione anti-dannunziana aveva generato fin dai Crepuscolari: tutto ci che era stato scritto con vena ribelle nel brulicante mondo poetico italiano tra le due guerre, in lui diventa possibilit di scoprire altre ragioni per essere poeti.

Xenia e Satura
Negli ultimi anni Montale approfond la propria filosofia di vita, quasi temesse di non avere abbastanza tempo "per dire tutto" (quasi una sensazione di vicinanza della morte); Xenia (1966) una raccolta di poesie dedicate alla propria moglie defunta, Drusilla Tanzi, amorevolmente soprannominata "Mosca" per le spesse lenti degli occhiali da vista[8]. Il titolo richiama xenia, che nell'antica Grecia erano i doni fatti all'ospite, e che ora dunque costituirebbero il dono alla propria moglie. Le poesie di Xenia furono pubblicate insieme alla raccolta Satura, con il titolo complessivo Satura, nel gennaio 1971. Con questo libro - scrive Marco Forti nel risvolto di copertina dell'edizione Mondadori - Montale ha sciolto il gran gelo speculativo e riepilogativo della Bufera e ha ritrovato, semmai, la variet e la frondosit, la molteplicit timbrica, lo scatto dell'impennata lirica e insieme la "prosa" che, gi negli Ossi di seppia, costituirono la sua sorprendente novit.

La poetica e il pensiero
Montale ha scritto relativamente poco: quattro raccolte di brevi liriche, un "quaderno" di traduzioni di poesia e vari libri di traduzioni in prosa, due volumi di critica letteraria e uno di prose di fantasia. A ci si aggiungono gli articoli della collaborazione

al Corriere della sera. Il quadro perfettamente coerente con l'esperienza del mondo cos come si costituisce nel suo animo negli anni di formazione, che sono poi quelli in cui vedono la luce le liriche della raccolta Ossi di seppia. La poesia per Montale principalmente strumento e testimonianza dell'indagine sulla condizione esistenziale dell'uomo moderno, in cerca di un assoluto che per inconoscibile. Tale concezione poetica approfondita negli anni della maturit, ma mai rinnegata non attribuisce alla poesia uno specifico ruolo di elevazione spirituale; anzi, Montale al suo lettore dice di "non chiedere la parola", non "domandare" la "formula" che possa aprire nuovi mondi. Il poeta pu solo dire "ci che non siamo": la negativit esistenziale vissuta dall'uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico. A differenza delle "illuminazioni" ungarettiane, Montale fa un ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni pi indefinite. Egli cerca una infatti soluzione simbolica (il "correlativo oggettivo", contemporaneamente adottato da Thomas Stearns Eliot) in cui la realt dell'esperienza diventa una testimonianza di vita. Proprio in alcune di queste immagini il poeta crede di trovare una risposta, una soluzione al problema del "male di vivere": ad esempio, il mare (in Ossi di seppia) o alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita. La poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere. Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignit e del tentativo pi alto di comunicare fra gli uomini. L'opera di Montale , infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralit, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessit dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignit la propria fragilit, incompiutezza, debolezza. Montale non credeva all'esistenza di leggi immutabili e fisse che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica che avesse la pretesa di dare un inquadramento generale e definitivo, la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure. Per il poeta la realt segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneit, un malessere esistenziale. Questa condizione umana , secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verit delle cose, il senso nascosto dell'esistenza. Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all'altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo il poeta, dal malessere esistenziale, e dall'attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita. In Ossi di seppia il muro il simbolo negativo di uno stato di chiusura e oppressione, mentre i simboli positivi che alludono alle possibilit di evasione, di fuga e di libert, sono l'anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete. Nelle raccolte successive il panorama culturale, sentimentale e ideologico cambia, e quindi risulta nuova anche la simbologia. Per esempio nella seconda raccolta, Le occasioni, diventa centrale la

figura di Clizia, il nome letterario che allude alla giovane ebrea-americana Irma Brandeis, (italianista ed intellettuale) amata da Montale[9], che assume una funzione "angelico-salvifica" e dalla quale possibile aspettare il miracolo da cui dipende ogni residua possibilit di salvezza esistenziale.

UMBERTO SABA

Biografia
Umberto Saba nacque il 9 marzo 1883 a Trieste, da madre ebrea, Felicita Rachele Cohen e da Ugo Edoardo Poli, di nobile famiglia veneziana e agente di commercio. Edoardo si era convertito alla religione ebraica in occasione del matrimonio, avvenuto nel 1882, ma essendo cittadino italiano ed irredentista, le autorit asburgiche lo costrinsero a lasciare la citt abbandonando la moglie in stato di gravidanza. In Italia fu vittima della persecuzione razziale per via della sua origine ebraica, cerc rifugio prima a Parigi, poi a Roma sotto la protezione di Ungaretti ed infine a Firenze, ospite diMontale.

Primi anni
Visse una malinconica infanzia, velata dalla mancanza del padre. Venne allevato per tre anni dalla balia slovena Gioseffa Gabrovich Schobar, detta "Peppa" (conosciuta anche come Peppa Sabaz), che avendo perso un figlio, rivers sul piccolo Umberto tutto il suo affetto che il bambino ricambi, tanto da considerarla, come egli stesso scrisse, madre di gioia. Sar in suo onore, e in onore delle radici ebraiche materne, che il poeta sceglier lo pseudonimo di Saba (in ebraico la parola significa "pane"). Quando la madre lo rivolle con s, il poeta ebbe il suo primo trauma di cui tratter nelle poesie raccolte sotto il titolo Il piccolo Berto (1926). Crescer quindi con la madre e due zie, una vedova e l'altra nubile, impegnate nella conduzione di una bottega di mobili ed oggetti usati. Frequent, con scarso rendimento, il Ginnasio Dante Alighieri, dove fu promosso ma gli venne sconsigliato di proseguire gli studi al liceo. Si iscrisse in seguito all'Imperial Regia Accademia di Commercio e Nautica, che abbandoner a met anno.

Universit
Nel 1903 si trasfer a Pisa per frequentare l'universit. Dapprima segu corsi di letteratura italiana tenuti dal professore Vittorio Cian, ma lasci presto questi corsi per seguire quelli diarcheologia, tedesco e latino. Nell'estate del 1904, a causa di un litigio con l'amico Chiesa, cadde in forte depressione e decise di ritornare a Trieste. Scriveva intanto versi e qualche articolo per i giornali locali. Il 14 luglio 1905 apparve sul quotidiano di Trieste Il Lavoratore un articolo sulle esperienze fatte durante un viaggio, compiuto a piedi, nel Montenegro. In questo

periodo frequent il Caff Rossetti, luogo storico di ritrovo per giovani intellettuali, dove conobbe il futuro poeta Virgilio Giotti. L'anno successivo lasci Trieste per recarsi a Firenze dove rimase per due anni frequentando i circoli artistici "vociani" della citt, e conobbe fra gli altri Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini. Durante uno dei rari ritorni a casa, conobbe Carolina Wlfler, la Lina delle sue poesie, che divent in seguito sua moglie. Essendo cittadino italiano, pur abitando nell'Impero austro-ungarico, nell'aprile del 1907 part per il servizio militare destinato a Salerno. Nasceranno da questa esperienza i Versi militari. Ritornato a Trieste nel settembre del 1908 si mise in societ con il futuro cognato per gestire due negozi di articoli elettrici e il 28 febbraio, con rito ebraico, spos Lina. L'anno successivo nacque la figlia Linuccia.

Primi libri di poesie


Nel 1911 pubblic, a proprie spese e con lo pseudonimo di Saba, il suo primo libro, Poesie, con la prefazione di Silvio Benco a cui fece seguito, nel 1912, nelle edizioni della rivista La Voce la raccolta Coi miei occhi (il mio secondo libro di versi), in seguito nota come Trieste e una donna. Risale a questo periodo l'articolo Quello che resta da fare ai poeti dove il poeta propone una poetica sincera, senza fronzoli e orpelli contrapponendo il modello degli Inni Sacrimanzoniani a quello degli scritti dannunziani. L'articolo, presentato per la pubblicazione alla rivista vociana, venne per rifiutato in seguito al veto di Scipio Slataper e sar pubblicato solamente nel 1959. Complet anche l'atto unico Il letterato Vincenzo concorrendo ad un premio organizzato dal Teatro Fenice: l'opera, incentrata sul rapporto tra un poeta e la giovane Lena madre di suo figlio, fu criticata e si rivel un fiasco. Per superare un periodo di crisi dovuto al tradimento della moglie, nel maggio 1913 il poeta si trasfer con la famiglia dapprima a Bologna, dove collabor al quotidiano Il Resto del Carlino, e nel febbraio del 1914 a Milano, dove assunse l'incarico di gestire il caff del Teatro Eden. Il soggiorno milanese ispirer La serena disperazione.

Prima guerra mondiale


Umberto Saba, refrattario a schieramenti politici ma tendente all'interventismo per le sue origini triestine, arriva a collaborare con Il Popolo d'Italia diretto da Benito Mussolini. Allo scoppio della grande guerra venne richiamato alle armi dapprima a Casalmaggiore in un campo di soldati austriaci prigionieri, poi come dattilografo in un ufficio militare, e infine, nel1917, al Campo di aviazione di Taliedo, dove venne nominato collaudatore del legname per la costruzione degli aerei. Risale a questo periodo la lettura di Nietzsche e il riacutizzarsi delle crisi psicologiche, per le quali, nel 1918, verr ricoverato nell'ospedale militare di Milano

Attivit

Umberto Saba

Terminata la guerra e ritornato a Trieste, dopo aver fatto per parecchi mesi il direttore di un cinematografo del quale era proprietario suo cognato e scritto alcuni testi pubblicitari per la Leoni Films, rilev la libreria antiquaria Maylnder, in societ con Giorgio Fano e grazie all'eredit della zia Regina. Ne rimase presto unico proprietario, dal momento che Fano gli cedette la sua quota. Prendeva intanto corpo la prima redazione del Canzoniere che vedr la luce nel 1922 con il titolo Canzoniere (1900-1921), che raccoglieva tutta la sua produzione poetica in redazione leggermente modificata in confronto alla bozza del 1919. Sempre nel 1922 strinse amicizia con Giacomo Debenedetti, ed inizi a collaborare alla rivista Primo Tempo, sulla quale apparvero alcune sezioni del nuovo libro, Figure e canti, che verr pubblicato nel 1926. Inizi a frequentare i letterati riuniti intorno alla rivista Solaria che, nel maggio 1928, gli dedic un intero numero. Fra il 1929 e il 1931, a causa di una crisi nervosa pi intensa delle altre, decise di mettersi in analisi a Trieste con il dottor Edoardo Weiss, lo stesso diItalo Svevo. Fu Weiss, allievo di Freud, che con la Rivista italiana di psicoanalisi introdusse in Italia gli studi del medico viennese. Con lo psicanalista, Saba indag la sua infanzia, e rivalut il ruolo della sua nutrice. La critica intanto andava scoprendo il poeta e i nuovi giovani scrittori e poeti, come Giovanni Comisso, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Sandro Penna, cominciavano a considerarlo un maestro.

Seconda guerra mondiale


Nel 1938, poco prima del secondo conflitto mondiale, a causa delle leggi razziali, fu costretto a cedere formalmente la libreria al commesso Carlo Cerne e ad emigrare in Francia, aParigi. Ritornato in Italia alla fine del 1939, si rifugia prima a Roma, dove Ungaretti cerca di aiutarlo, ma senza risultato, e poi nuovamente a Trieste, deciso ad affrontare con gli altri italiani la tragedia nazionale. Dopo l'8 settembre 1943 fu per costretto a fuggire con Lina e la figlia Linuccia, e a nascondersi a Firenze, cambiando spesso appartamento. Gli sar di conforto l'amicizia di Montaleche, a rischio della vita, andr a trovarlo ogni giorno nelle case provvisorie,

e quella di Carlo Levi. Uscir intanto a Lugano, con una prefazione di Gianfranco Contini, la raccolta Ultime cose, aggiunta poi nella definitiva edizione del Canzoniere, che uscir a Torino, edita da Einaudi, nel 1945.

Dopoguerra

ll busto di Umberto Saba nel Giardino Pubblico di Trieste

Negli anni del dopoguerra Saba visse per nove mesi a Roma e poi a Milano dove rimase per circa dieci anni, tornando periodicamente a Trieste. In questo periodo collabor al Corriere della Sera, pubblic da Mondadori Scorciatoie, la sua prima raccolta di aforismi e Storia e cronistoria del Canzoniere. Nel 1946 Saba vinse, ex aequo con Silvio Micheli, il primo Premio Viareggio per la poesia del dopoguerra, al quale seguirono nel 1951 il Premio dell'Accademia dei Lincei e il Premio Taormina, mentre l'Universit di Roma gli confer, nel 1953, la laurea honoris causa. Ormai noto e di grandezza riconosciuta, Saba ebbe un avvicinamento "religioso", si convert poi al cattolicesimo e si fece battezzare, mentre il suo matrimonio non venne convertito per mancanza di adeguata preparazione.

Morte e sepoltura
Nel 1955, stanco e malato, e sconvolto per la malattia della moglie, si fece ricoverare in una clinica di Gorizia, dalla quale usc solo in occasione del funerale della moglie, mancata il 25 novembre 1956. Saba muore nove mesi dopo, il 25 agosto 1957, mentre sta lavorando alla stesura diErnesto, rimasto incompiuto e pubblicato postumo.

Poetica
Pur essendo considerato tra i maggiori poeti del Novecento, Saba molto difficilmente classificabile all'interno di correnti letterarie. Lo stile "umile" che lo caratterizza, l'amore conflittuale per la propria citt, l'autobiografismo sincero, il

senso della quotidianit, sono per caratteristiche a lui generalmente riconosciute, insieme a un tono profondamente malinconico. Paziente di Edoardo Weiss, e talvolta fortemente oppresso da sofferenze psichiche, a livello critico infatti indicato un suo senso tormentato di fragilit interiore, all'interno per di un "registro colloquiale" che comunque appartiene anche alla tradizione della letteratura italiana.[1]