L’Irpef, acronimo di Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, è una delle forme di
tassazione più vecchie all’interno dell’ordinamento tributario italiano, nonché una delle
più importanti poiché rappresenta una delle principali fonti di finanziamento dello
Stato e contribuisce alla copertura della spesa pubblica.
L’IRPEF è un’imposta:
personale, perché colpisce in modo autonomo i redditi di ciascun contribuente;
progressiva, in quanto il reddito viene suddiviso in fasce chiamate scaglioni ad
ognuno dei quali corrisponde una diversa aliquota di prelievo. Con il termine
“aliquote” si intendono percentuali di tasse che aumentano man mano che
aumenta il tuo reddito.
Sono quattro le aliquote che si applicano ai fini del calcolo Irpef, sulla base di
altrettanti scaglioni di reddito:
o aliquota Irpef del 23% per i redditi da 0 a 15.000 euro;
o aliquota Irpef del 25% per i redditi da 15.001 a 28.000 euro;
o aliquota Irpef del 35% per i redditi da 28.001 a 50.000 euro;
o aliquota Irpef del 43% per i redditi oltre i 50.000 euro.
Le aliquote IRPEF applicate ai diversi scaglioni di reddito contribuiscono alla
progressività dell’imposta (art. 53 della Costituzione, secondo cui “tutti sono
tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
contributiva” principio di uguaglianza), il che significa che a partire dal
secondo scaglione in poi, l’aliquota IRPEF si applica solo sulla quota di reddito
che eccede l’importo dello scaglione precedente. Ad esempio, su un reddito
imponibile di 25.000 euro, l’imposta lorda è uguale al 23% dei primi 15.000 euro
più il 25% per i restanti 10.000 euro.
diretta, poiché colpisce i redditi delle persone fisiche (il presupposto dell’Irpef
è quindi il possesso di redditi, in denaro o in natura, rientranti nelle categorie
stabilite dalla legge), nello specifico:
o redditi fondiari, cioè inerenti a terreni e fabbricati situati nel territorio
dello Stato, di proprietà del soggetto e regolarmente registrati al catasto;
o redditi di capitale (utili derivanti dalla partecipazione in società, interessi
e proventi derivanti da depositi, conti correnti, obbligazioni, titoli di stato
e altri titoli, ecc.);
o redditi di lavoro dipendente, ovvero tutti i compensi (in denaro o in
natura) derivanti da rapporti di lavoro alle dipendenze e sotto la direzione
di altri. Rientrano in questa categoria anche i redditi da pensione;
o redditi di lavoro autonomo, che comprendono i redditi derivanti
dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo) di arti e professioni
(assenza del vincolo di subordinazione) o dalla commercializzazione di un
brevetto o opera d'ingegno. Un esempio classico è quello del reddito
percepito dai professionisti che operano individualmente;
o redditi di impresa, cioè i redditi derivanti dall’esercizio di imprese
commerciali (in forma individuale o associata).
Nel primo caso, il reddito d’impresa è direttamente imputato alla
persona fisica (imprenditore) e concorre alla formazione del suo
reddito complessivo insieme agli altri redditi.
Nel secondo caso*;
o redditi diversi, indicati nell’articolo 67 del Testo unico delle imposte sui
redditi (TUIR). Tale categoria comprende redditi provenienti da attività
diverse da quelle di cui si occupano le altre categorie di redditi. Fra i
redditi diversi rientrano per esempio:
le plusvalenze finanziarie (o guadagni di capitali);
le collaborazioni occasionali;
i redditi provenienti da attività oggettivamente artistica,
professionale o imprenditoriale, ma non svolta abitualmente;
i diritti di autore;
altri redditi.
La base imponibile dell’Irpef riguarda la totalità dei redditi che si sono
conseguiti nel corso dell’anno. Pertanto, l’imposta si calcola sul reddito
complessivo del soggetto ottenuto sommando tutti i redditi precedentemente
elencati.
Sono chiamate a pagare l’IRPEF (soggetti passivi):
le persone che, risiedendo sul territorio italiano, possiedono beni durevoli e
redditi prodotti in patria o all’estero;
tutti coloro che, pur non risultando residenti sul suolo italiano, producono redditi
nella penisola:
*i cosiddetti soggetti passivi impropri, ossia:
- le società di persone (S.a.s. e S.n.c.);
- le società di capitali i cui soci hanno adottato la “tassazione per
trasparenza”, ossia il sistema secondo cui gli utili e i redditi prodotti dalla
società non sono assoggettati a tassazione a livello societario, ma sono
attribuiti ai soci in proporzione alle quote di partecipazione. I soci devono,
quindi, dichiarare nella propria dichiarazione dei redditi la quota di utili di
competenza e pagare le relative imposte utilizzando il proprio scaglione
IRPEF anziché, come avviene per le società di capitali, pagare l’IRES sul
proprio reddito complessivo.
L’imposta calcolata applicando le aliquote previste per i diversi scaglioni è un’imposta
lorda, che si ottiene sottraendo dall’importo del reddito lordo le deduzioni fiscali o
oneri deducibili, elencati nell’articolo 10 del TIUR. Si tratta di spese sostenute dal
contribuente nel periodo di imposta, non deducibili nel calcolo dei singoli redditi, di cui
fanno parte, ad esempio, i contributi previdenziali e assistenziali, nonché le erogazioni
liberali in favore di istituzioni religiose ed enti no profit. Tuttavia, l’Irpef dovuta dal
contribuente, cioè l’imposta netta, è determinata sottraendo dall’imposta lorda le
detrazioni previste dalla normativa, che vengono riconosciute per le spese sostenute
dal contribuente oppure sono legate alla sua condizione. Tra queste rientrano:
la detrazione per il coniuge, i figli (di età pari o superiore a 21 anni) e altri
familiari a carico;
le detrazioni riconosciute a fronte di alcune tipologie di spese sostenute durante
l’anno (spese sanitarie, spese per l’istruzione, interessi per il mutuo
dell’abitazione, ecc.).
Ad esempio, per gli interessi passivi del mutuo fino a ad un massimo di 4.000 euro
viene riconosciuta una detrazione pari al 19% della spesa sostenuta.
L’IRPEF si paga con:
un acconto, in una o due rate, relativo all’anno in corso;
un saldo, che si calcola sulla base dei redditi percepiti nell’anno precedente.
L’IRPEF è un’imposta che si applica in diversi modi a seconda delle diverse tipologie di
reddito e fattispecie. Nell’ambito dei rapporti di lavoro dipendente, ad esempio, è il
datore di lavoro che, operando come sostituto d’imposta, si fa carico del pagamento
dell’Irpef, attuando un prelievo mensile in busta paga (così come per quanto riguarda i
pensionati l’imposta viene detratta dal cedolino della pensione ritenute IRPEF).
Nel caso invece dei redditi di lavoro autonomo, l’IRPEF è versata direttamente dal
lavoratore.
Per certificare tutti i redditi (di lavoro dipendente/pensione e assimilati, alcune
fattispecie di redditi di lavoro autonomo e di redditi diversi) corrisposti nell’anno
d'imposta di riferimento, i sostituti d’imposta utilizzano un documento fiscale
denominato Certificazione Unica (CU). Il modello CU, ex modello CUD, deve essere
consegnato/trasmesso dai sostituti d’imposta all’Agenzia delle Entrate tramite il
modello ordinario ed ai soggetti che hanno percepito i redditi attestati tramite il
modello sintetico entro il 16 marzo dell'anno successivo a quello in cui i redditi sono
corrisposti. Tale documento serve soprattutto ai fini della dichiarazione dei redditi in
quanto è un documento fondamentale per la compilazione del Modello 730.
Tuttavia, non tutti i redditi percepiti dal soggetto passivo concorrono a formare il
reddito complessivo. Nell’articolo 7 del TIUR, infatti, sono indicati alcuni redditi che
sono soggetti a tassazione separata. Si tratta di redditi percepiti una tantum che,
pur assumendo rilevanza fiscale al momento in cui sono percepiti, derivano da un
processo produttivo pluriennale. Costituiscono una massa imponibile autonoma,
tassata secondo norme particolari, per evitare che si sommino a quelli “ordinari”,
incrementando il carico fiscale del contribuente. È assoggettato a tassazione separata
il TFR (trattamento di fine rapporto), cioè una somma di denaro proporzionata alla
retribuzione a cui il dipendente ha diritto al termine del rapporto di lavoro,
indipendentemente dalla ragione che ha portato alla sua cessazione (pensionamento,
licenziamento o dimissioni che siano).
L'IRES (Imposta sul Reddito delle Società) è un tributo introdotto nel 2004, in
sostituzione dell'imposta sul Reddito delle Persone Giuridiche (IRPEG) in vigore fino a
quel momento. Ha come presupposto il possesso di redditi d’impresa e si ottiene
applicando al risultato della differenza fra i ricavi e i costi sostenuti in un anno (base
imponibile) un’aliquota, attualmente pari al 24% (art.77 del TUIR). A differenza
dell’Irpef, infatti, l’Ires è un’imposta di tipo proporzionale: ciò significa che la
percentuale di tassazione è costante al crescere del reddito.
Inoltre, l’Ires è personale, perchè commisurata alla capacità contributiva delle persone
giuridiche, e globale, in quanto grava sul reddito complessivo del soggetto passivo.
L’imposta sul reddito delle società viene pagata da più categorie (soggetti passivi):
Le società di capitali (S.r.l., S.p.a. e S.a.p.a.) residenti nel territorio dello Stato;
Le società europee residenti in Italia;
Le società cooperative e di mutua assicurazione residenti nel territorio dello
Stato;
Gli enti non commerciali e commerciali, che siano pubblici o privati, residenti in
Italia;
Le società e gli enti non residenti nel territorio dello Stato.
Restano esclusi dal pagamento di questa imposta gli organi e le amministrazioni dello
Stato, quindi le Regioni, le Province ed i Comuni.
Il calcolo della base imponibile Ires varia in base al tipo di attività esercitata:
Per determinare il reddito d'impresa delle società e degli enti commerciali
residenti, si parte dall'utile o dalla perdita risultante dal conto economico, cui
occorre apportare le variazioni in aumento o in diminuzione;
Per calcolare il reddito complessivo degli enti non commerciali residenti, si
sommano i redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi conseguiti nel
periodo d'imposta, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione;
Il reddito complessivo delle società e degli enti commerciali non residenti è
formato soltanto dai redditi prodotti in Italia.
Inoltre, alcune attività e alcuni settori sono stati disciplinati in maniera particolare e
godono di regimi particolari di tassazione. Questo significa che ai fini della
determinazione del reddito di impresa, tali soggetti non seguono il regime ordinario di
tassazione, ma un regime fiscale “ad hoc”. Uno dei casi più “famosi” è quello delle
imprese residenti nel territorio dello Stato o dotate di stabile organizzazione in Italia ed
operanti nel settore marittimo, che possono usufruire di un particolare regime di
tassazione forfetaria denominato “tonnage tax” (cioè “tassa sul tonnellaggio”). Tale
strumento, volto al rilancio del settore navale nazionale, prevede che le navi non
debbano più essere tassate in funzione dei guadagni che i loro gestori ne ricavano,
bensì in funzione del volume del carico.
Una volta ottenuto il reddito imponibile, si procede al versamento dell'imposta
secondo le scadenze previste.
L’imposta Ires è suddivisa in saldo e acconto.
Di norma, il versamento dell’Ires avviene nel seguente modo: tutte le società soggette
all’imposta effettuano i pagamenti del saldo Ires entro l’ultimo giorno del sesto mese
successivo alla chiusura dell’anno di riferimento.
Il valore dell’acconto è pari all’100% dell’Ires dovuta per l’anno precedente. I
pagamenti dell’acconto possono essere divisi in due rate, rispettivamente del 40% e
del 60%.
Inoltre, il TIUR disciplina anche la tassazione consolidata o di gruppo, che colpisce
il risultato di quest’ultimo considerato come un’entità economica.
Sono riconosciuti due particolari regimi opzionali di tassazione consolidata:
Il consolidato nazionale (artt. 117-129), che consente di effettuare il calcolo
dell’Ires considerando l’insieme delle società che hanno aderito alla tassazione
consolidata. L’imposta sul reddito verrà così calcolata partendo da una sola
base imponibile, unica e relativa alla somma delle singole basi imponibili legate
ai redditi delle società coinvolte. Tale regime di tassazione, irrevocabile e di
durata triennale, non obbliga al consolidamento di tutto il gruppo: l’opzione può
essere esercitata anche soltanto da alcune delle società del gruppo;
Il consolidato mondiale (artt. 130-142), che rappresenta l’estensione della
tassazione di gruppo a livello internazionale. L’imponibile è determinato dalla
somma algebrica dei redditi imponibili conseguiti da tutte le imprese estere
controllate, considerati proporzionalmente alla quota di partecipazione al
capitale e agli utili in esse detenuta dalla capogruppo residente. L'opzione è
vincolante per un periodo non inferiore a 5 esercizi.
Infine, gli articoli 167-168 del TIUR prevedono un particolare regime fiscale (c.d.
regime di tassazione per trasparenza) applicabile nel caso in cui un soggetto residente
in Italia detenga, direttamente o indirettamente, una partecipazione di controllo o di
collegamento in un’impresa estera ubicata in un Paese diverso da quelli elencati
nell’art. 168 bis. I profitti conseguiti da una società controllata dislocata in zone a
bassa fiscalità (c.d. paradisi fiscali) sono attribuiti agli azionisti residenti in misura
proporzionale alla quota di partecipazione al capitale. L’obiettivo è quello di
contrastare fenomeni elusivi a livello internazionale.