Didattica Dell'inclusione
Didattica Dell'inclusione
1. DISCORSO E PRATICA
ESSERE COERENTI CON CIO’ CHE SI DICE E CIO’ CHE SI FA
Non è possibile raggiungere la conoscenza totale sennò cadrebbe nella
menzogna. Occorre essere incoerente per trasformarsi in una persona
coerente. Questa è una virtù liberatrice.
2. PAROLA E SILENZIO
GESTIRE LA PAROLA TENSIONE TRA PAROLA E SILENZIO
Si tratta di imparare a gestire la tensione che si crea tra la parola
dell’educatore e il silenzio dell’educando e viceversa. Vivere questa
tensione tra parola e silenzio non è facile. Non esistono domande stupide è
nessuna risposta è definita. E’ necessario sviluppare una pedagogia della
domanda perché quella che sentiamo è una pedagogia della contestazione
della risposta.
3. SOGGETTIVITA’/OGGETTIVITA’
GESTIRE CRITICAMENTE LA TENSIONE TRA SOGGETTIVITA’ E OGGETTIVITA’
Nessuno di noi riesce a resistere alla tentazione di minimizzare l’oggettività
e ridurla difronte al potere della soggettività onnipotente. La soggettività
crea arbitrariamente il concreto, crea l’oggettività. Prima bisogna
trasformare il cuore delle persone, e quando si avrà un’umanità bella allora
si opererà una rivoluzione anche divina. Un altro equivoco è quello di
ridurre la soggettività a un puro riflesso dell’oggettività.
4. QUI E LA’
DIFFERENZIARE IL QUI E ORA DELL’EDUCATORE DA QUI E ORA
DELL’EDUCANDO
Posso riconoscere che esiste un qui solamente perché esiste qualcosa di
diverso che è in là. E’ possibile riconoscere un qui solamente perché esiste
il suo contrario. Bisogna rispettare la comprensione del mondo, della Esiste
una differenza grande tra rimanere e partire. Per arrivare “là” bisogna
passare da “qui”.
5. SPONTANEISMO/MANIPOLAZIONE
EVITARE LO SPONTANEISMO SENZA CADERE NELLA MANIPOLAZIONE
Non c’è niente di male nel pronunciare la parola democrazia.
6. TEORIA E PRATICA
VINCOLARE TEORIA E PRATICA
Un’altra virtù importante è la relazione tra teoria e pratica devono essere
viste come unità contraddittorie e non come sovrapposizioni.
Il pensare che tutto ciò che è teorico e male è qualcosa di assurdo non c’è
motivo di negare il ruolo fondamentale della teoria, al tempo stesso la
teoria cessa di avere qualsiasi ripercussione se non esiste una pratica che la
motivi.
7. PAZIENZA E IMPAZIENZA
PRATICARE UNA PAZINZA IMPAZIENTE
Sperimentare la relazione che c’è tra pazienza e impazienza in maniera tale
da non rompere la relazione tra le due. Cabral era un uomo pratico perché
aveva la virtù di essere pazientemente impaziente e impazientemente
paziente.
8. TESTO E CONTESTO
LEGGERE IL TESTO A PARTIRE DELLA LETTURA DEL CONTESTO
Relazione tra lettura del testo e lettura del contesto. E’ una virtù che
bisogna vivere per trasmettere a gli educandi. L’esperienza di leggere la
realtà senza leggere le parole. La lettura del testo presuppone una lettura
del contesto.
IN SINTESI LE VIRTU’ DELL’EDUCATORE SONO:
1) CORENZA
2) GESTIRE TENSIONE TRA PAROLA E SILENZIO
3) SOGGETTIVITA’/OGGETTIVITA’
4) DIFFERENZA TRA QUI E ORA DELL’EDUCANDO E DELL’EDUCATORE
5) SPONTANEISMO/MANIPOLAZIONE
6) TEORIA E PRATICA
7) PAZIENZA E IMPAZIENZA
8) TESTO E CONTESTO
LA CONCEZIONE BANCARIA DELL’EDUCAZIONE E DELLA DISUMANIZZAZIONE
(capitolo 2)
La riflessione sull’educazione in quanto fenomeno umano ci rimanda a un’analisi
dell’uomo stesso. Non può esserci teoria pedagogica che non possieda un concetto
di uomo e di mondo. L’uomo come un essere nel mondo e con il mondo. La capacità
di meravigliarsi del mondo implica che egli è esso ma anche che è con esso. Essere
con il mondo significa agire in accordo con le sue potenzialità per trasformarlo.
L’uomo che è un essere che agisce non può ridursi a spettatore della realtà. Nessuno
è soggetto autentico se non fa in modo che lo sino pure gli altri, l’uomo in quanto
essere inconcluso e cosciente della sua inconclusione. L’uomo è un essere in ricerca
permanente, non potrebbe essere uomo se non cercasse. Proprio come non c’è
ricerca senza mondo. Questa ricerca implica: un soggetto, un punto di vista, un
obiettivo. Il soggetto è l’uomo stesso, il punto di partenza si trova nell’uomo-mondo,
vale a dire nell’uomo con le sue relazioni all’interno del mondo. L’uomo realizza la
ricerca con la trasformazione della realtà. L’obiettivo della ricerca è l’umanizzazione
da realizzare nell’esistenza. L’uomo ha la capacità di umanizzarsi e di disumanizzarsi e
per questo l’esistenza è vista come rischio permanente.
Adesso chiameremo l’uomo concezione bancaria dell’educazione per il quale il
processo educativo è un continuo deposito di contenuti.
-La concezione bancaria non supera la contraddizione tra educatore e educando e
questo porta soltanto ad un addomesticamento dell’uomo.
-l’educando sarebbe simile ad un calderone che viene riempito di conoscenze
-questa è una concezione falsa dell’uom. La concezione bancaria vede l’uomo come
uno spazio vuoto che viene riempito da frammenti di mondo che successivamente si
trasformano in contenuti di coscienza.
CONCEZIONE BANCARIA
-nega la realtà in divenire
-nega la relazione tra uomo e mondo
-nega la creatività dell’uomo
-nega la sua capacità di meravigliarsi del mondo, di oggettivarlo
-nega l’uomo come essere che agisce
CONCEZIONE UMANISTICA E RIPARATRICE
-non dicotomizza mai l’uomo e il mondo
-si basa sulla realtà di perenne mutamento
-stimola la creatività umana, ha una visione critica del sapere
- sa che è proprio perché può meravigliarsi del mondo che l’uomo è un essere che
agisce, riconosce l’uomo come un essere storico.
Al posto dell’uomo-cosa lotta per l’uomo-persona, ama la vita nel suo divenire.
-successivamente l’educazione diventa dialogo, comunicazione, infatti nasce un
educatore-educando e un educando-educatore, nessuno educa nessuno, nessuno si
educa solo.
Al posto di un coscienza-cosa la concezione umanistica intende la coscienza come
uno staccarsi dall’uomo verso il mondo.
-l’essenza del suo essere e sempre coscienza di.
-secondo questa visione coscienza e mondo si danno simultaneamente
-la concezione bancaria pur non potendo cancellare realmente l’intenzionalità della
coscienza riesce ad addomesticare in gran parte la sua flessibilità.
-la riflessione problematizzante dell’educazione prospettando l’uomo come
problema, richiede all’educando un atteggiamento di perenne riflessione. Egli non è
il calderone che si riempie ma un corpo cosciente che viene sfidato e risponde alle
sfide.
- mentre per la concezione bancaria ciò che importa e depositare dei contenuti
senza preoccuparsi della riflessione critica, per la concezione umanistica, la cosa
fondamentale è quella di svilupparla sempre di più.
-la concezione problematizzante sfida gli educandi con situazioni esistenziali
concrete, rivolge uno sguardo critico, affinché ciò che prima era percepito
distintamente adesso lo divenga.
-l’educazione è una vera attività umana
-gli educatori, educandi e educati con la mediazione del mondo, esercitano su di
esso una riflessione sempre più critica.
- “riflessione sul mondo mediatore” sia mondo che uomo diventano in modo
autentico essere agenti.
IL PROFESSORE UNIVERSITARIO COME EDUCATORE (capitolo 3)
L’essere umano ragionando sul tempo è riuscito ad attraversarlo facendo un passo
decisivo nella storia della cultura.
-ha avuto inizio la sua individualizzazione
-si arricchisce questa manifestazione del suo spirito creatore, e si proietta nel campo
della storia e della cultura.
-l’attività docente ha un’attitudine puramente umana
-tutte le volte che si è persa nel formalismo ha compromesso l’essenza stessa della
comunicazione umana. Se perde il senso di comunicazione e si riduce a comunicato,
l’attività docente perde in egual misura il significato in ordine alla formazione che la
natura umana reclama ad essa.
-quando parliamo dell’attività docente si considera la sua azione educatrice
determinate condizioni storiche, sociali, economiche, culturali hanno compromesso
l’essenza formatrice riducendola a procedimenti formali.
- oggi la società brasiliana reclama l’identificazione del prof universitario come figura
dell’educatore. Il prof diventa educatore autentico nella misura in cui è fedele al suo
tempo e al suo spazio.
-siamo una società che sta transitando velocemente da una forma chiusa ad una
forma aperta però ciò gioca un ruolo di contraddizioni.
Stiamo vivendo da un’epoca ad un’altra dal vecchio al nuovo. Tra il vecchio che cerca
di preservarsi e il nuovo in lotta per affermarsi.
-una delle note fondamentali della società brasiliana è la democratizzazione e con
essa l’emergere del popolo nella vita politica nazionale.
- non esiste però una democratizzazione fondamentale, che inserendosi in una
società chiusa non metta in rilievo posizioni inattuali per la sua ineguatezza rispetto
alle nuove domande.
-non per questo il dialogo democratico che nasce dalla ragione genera ragione, deve
convertirsi in una forma anti-spirituale che nega la fede.
- il professore di cui la società brasiliana ha bisogno o si inserisce criticamente nel
cambiamento della società e si presenta come maestro DEL momento o rimane un
ingenuo professore NEL momento.
Un professore nel momento raramente ese dall’ovvietà e si addentra in un’avventura
intellettuale. Teme la ribellione del giovane, ribellione che dovrebbe apparire come
una sfida.
-se spetta all’università la formazione dell’élite esse devono essere adeguate al
momento che si sta vivendo formate con capacità critica.
-quindi l’educatore universitario/professore deve avere lucidità, responsabilità,
umiltà, apertura al mondo. Perché occupandosi del reale e ancora di più
dell’universale non si senta in contraddizione.
-non siamo pessimisti nei confronti della generalizzazione del professore/educatore
nell’università brasiliana verso la proponderanza di professori.
MALAGUTI CAP 1
INCLUSIONE E CONTESTI EDUCATIVI INCLUSIVI
1.1 QUADRO DI RIFERIMENTO
-L’evoluzione si realizza nel caos
-l’educazione comporta la capacità di intessere relazioni di fiducia con l’obiettivo
di promuovere competenze, autonomie, accettazione delle differenze ecc..
-viene fatta una prima analisi delle condizioni attuali in cui vivono persone con
disabilità.
-bisogna orientare l’agire dei professionisti verso due direzioni: progetti e
programmi di intervento specifici per persone adulte e giovani in tutti gli ambiti,
avvio di programmi fin dalla prima infanzia.
1.2 L’OTTICA DELL’EDUCAZIONE INCLUSIVA
-l’inclusione non considera solo categorie predefinite, sposta l’attenzione non
solo sul singolo ma sulla trasformazione dei contesti.
-inclusione e integrazione sono termini usati come sinonimi e quindi
sovrapponibili. Però non sono la stessa cosa-
-la radice del costrutto inclusione ripensa la sua cultura in funzione di una
partecipazione di tutti.
-l’integrazione storicamente si riferisce alla persona e al suo deficit come fattore
interno e come causa principale delle difficoltà.
1.2.2 INTEGRAZIONE, INCLUSIONE IN ITALIA: PROSPETTIVE EVOLUTIVE
-il processo di integrazione in Italia fin dall’origine ha assunto uno sguardo sociale
-nel settore della pedagogia e della didattica speciale, il processo di integrazione
ha fondato i suoi presupposti su un modello pedagogico e didattico che teneva in
considerazione sia la persona che tutti gli strumenti.
-secondo il modello italiano l’integrazione è stata riferita a un processo attivo
coinvolgendo tutti gli elementi di un gruppo.
-al bambino con disabilità veniva chiesto di costruirsi secondo soluzioni
personali, la propria autonomia, la propria identità in relazione all’ambiente
biologico e sociale.
- la presenza di coetanei permette di imparare attraverso imitazione.
- nonostante ciò l’integrazione si è realizzata in modo disomogeneo fondata su
un modello medico di matrice compensativa e deterministica.
-successivamente si ebbe un passaggio da integrazione a quello di inclusione.
1.3 L’OTTICA DEL DIRITTO
-l’approvazione da parte delle nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità
è un evento storico perché si abbandona la visione della non abilità come
malattia e opera un cambiamento di natura culturale.
- la convenzione riconosce che le persone con disabilità sono discriminate e
hanno mancanza di pari opportunità a causa dei pregiudizi e delle barriere,
limitando la loro partecipazione all’interno della società.
1.4 L’OTTICA DELLA SALUTE
-anche nell’ambito della riabilitazione e della salute sono presenti notevoli
cambiamenti che spostano l’asse da una visione biomedica ad una visione bio-
psico-sociale
- si passa da una visione che identifica la disabilità solo e unicamente come
legata a specifiche caratteristiche e a prestazioni individuali deficitarie, a una in
cui i fattori individuali intrecciano fattori culturali, che interagiscono con fattori
educativi.
1.5 L’OTTICA DEL DESIGN FOR ALL
-l’inclusione si collega a una prospettiva internazionale sia nell’accettazione
europea di design for all, sia di quella statunitense di universal design
-la progettazione universale realizza prodotti, comunicazioni e ambienti che
possano semplificare la vita. Bisogna partire dall’ambiente, eliminando le
barriere architettoniche e sociali. Si tratta di una prospettiva che si basa
sull’ambiente.
-devono essere usabili da più persone possibili con benefici per persone di ogni
età con diverse forme di disabilità.
7 principi cui gli ambienti educativi dovrebbero attenersi:
-uso equo
-uso flessibile
-uso semplice e intuitivo
-informazioni percettibili
-tolleranza per l’errore
-minimo sforzo fisico
-dimensioni e spazio adeguati all’approccio e all’uso
Le persone con disabilità hanno il diritto di trovare ambienti comuni e fruibili.
CAPITOLO 3
3.1 PROGETTARE L’EDUCAZIONE INCLUSIVA
ORIZZONTI DI SENSO
-le normative nazionali europee e internazionali sottolineano l’importanza di
avviare azioni in collaborazione con le famiglie per sostenere la genitorialità.
- i genitori, il singolo o il caregiver rappresentano un punto di riferimento dal
quale partire per creare relazioni.
-l’organizzazione strutturale e la pianificazione di interventi educativi di qualità
possono divenire fattori di protezione e orientare in modo positivo il bambino e
la sua famiglia.
-L’educatore deve conoscere alcuni elementi come:
modelli organizzativi
deve conoscere le famiglie e le loro evoluzioni
i livelli di sviluppo di un bambino
presenza di disturbi evolutivi o disabilità
metodologie e strategie più efficaci
3.2 EDUCAZIONE INCLUSIVA PER LA PRIMA INFANZIA (IECE) E SISTEMA DI
EDUCAZIONE E ISTRUZIONE INTEGRATO: FUTURE DIREZIONI
- in Italia il processo di accoglienza dei bambini con disabilità nei servizi educativi
per la prima infanzia risale a gli anni 70.
Si ha il passaggio da:
-dal diritto all’assistenza e alle cure sanitarie
-al diritto all’educazione in un contesto extrafamiliare già dai primi anni di vita
-la legge 6 dicembre 1971 n 1044 crea i presupposti per un nuovo rapporto tra
famiglia e società.
Ha segnato il passaggio da un’organizzazione fondata su un modello
custodialistico a un’organizzazione fondata su un modello educativo e di cura.
-per rispondere alle richieste di apprendimento di bambini con disabilità sono
stati introdotti i PEI (piani educativi individualizzati).
-l’istituzione di servizi educativi per la prima infanzia non si è attuata in modo
omogeneo persistono ancora delle criticità sul piano della gestione.
-la legge del 13 luglio 2015 n 107 introduce anche il sistema integrato di
educazione e istruzione per le bambine e i bambini in età compresa dalla nascita
fino ai 6 anni.
-questa legge si pone l’obiettivo di rafforzare il concetto di “scuola inclusiva”,
attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti. Questa legge non apporta
indicazioni specifiche in riferimento alla disabilità nel settore dell’educazione.
-l’inclusione scolastica è attuata mediante la definizione e la condivisione del
(PEI) che è parte integrante del (PI) progetto individuale.
Il PEI è parte integrante del PI si fonda su analisi che utilizzano il punto di vista
medico, su base biopsicosociale quale incipit per la definizione dei dispositivi
educativi didattici. Nell’ambito del PEI nell’ottica di una scuola inclusiva la
progettazione e l’azione educativa sono esercitate dai docenti titolari o dal
consiglio di classe dove si attuano strategia didattico-educative per il successo
formativo. Nel sistema di educazione e di istruzione integrato non vengono
indicate azioni specifiche volte alla promozione dell’inclusione educativa per la
prima infanzia.
Ad oggi in Italia non esistono piani nazionali concertati fra sistema sanitario ed
educativo e rarissimi sono i servizi integrati fra cure sanitarie d educative che
sostengono la genitorialità fin dalla primissima infanzia secondo la prospettiva
dell’educazione inclusiva.
L’inserimento all’interno dei poli per l’infanzia, di servizi di accoglienza per i
genitori potrebbe colmare il vuoto di servizi e azioni di sostegno non solo in
termini di parent training ma anche di parent support.
-progettare l’inclusione comporta una pianificazione complessiva dei contesti di
apprendimento, e non si riferisce solo al singolo progetto individualizzato.
-la progettazione secondo l’educazione inclusiva dovrebbe essere inserita
all’interno di un quadro politico, giuridico, economico, istituzionale, condiviso.
3.3 LE FAMIGLIE COME PARTENER DI PROGETTO
COMPETENZE E RESPONSABILITA’ INDIVUDALI E COLLETTIVE
-l’arte di intessere relazioni educative si impara da molti fattori come: esperienza
conoscenza di modelli teorici contemporanei, evolutivi ecc…
-un ultimo ingrediente consiste nella predisposizione, nel desiderio, nella volontà
e nella responsabilità che si decide o meno di assumere quando si intraprende
una funzione educativa.
-alcune qualità escono fuori tramite l’esperienza, gli errori e da confronti con i
colleghi.
-in presenza di condizioni di disabilità il percorso individuale e familiare può
divenire fonte di preoccupazione, disorientamento e confusione.
-il nucleo all’interno del quale è inserita una persona con disabilità, percepisce
ogni giorno la necessità di occuparsi in modo del proprio familiare.
-questa considerazione ha portato all’idea di dover sostituire anche all’interno
delle istituzioni scolastiche e educative il ruolo del genitore con u sostegno
costante che lo sostituisce.
-chi opera con bambini piccoli si confronta quotidianamente anche con i loro
nuclei di riferimento primari.
-il sostegno alla genitorialità si esercita in una forma attiva e sinergica, con luoghi
che valorizzano le risorse delle famiglie.
-operare e progettare in sinergia con i genitori facilita la possibilità di offrire punti
di vista ampi sulle problematiche connesse alla disabilità evidenziandone le
complessità sotto il profilo emotivo, relazionale, sociale e pratico.
-la collaborazione può assumere modalità e significati diversi a seconda delle età
dei bambini e dei servizi all’interno della quale sono inseriti.
Le modalità più comuni sono 6:
-comunicazione
-sostegno alla genitorialità
-stimolare sviluppi e apprendimenti
-volontariato
-azioni condivise
-collaborare con la comunità
La partecipazione dei genitori ad attività comuni con i loro figli facilita
l’acquisizione di competenze sociali e comunicative e migliorano lo sviluppo
cognitivo (aumentano lo sviluppo di competenze di literacy)
-l’educazione inclusiva per essere praticata nei contesti ha bisogno di
progettazione, pianificazione, con persone competenti. Bisogna trovare delle
modalità didattiche e strategie che fondino l’azione educativa sui nuclei tematici
e sugli obiettivi comuni a tutti i bambini, come il sistema integra di bambine e
bambini in età compresa dalla nascita fino ai 6 anni.
3.3.1 PRIME COMUNICAZIONI E DIRITTO ALLA LETTURA
-la questione della prima alfabetizzazione alla lettura concerne un nucleo
fondante degli obiettivi relativi alla primissima e alla prima infanzia.
- i compiti delle educatrici e degli educatori è quello di trovare metodologie e
strumenti che possano raggiungere obiettivi trasversali. Dovrebbero stimolare il
piacere del gioco, della scoperta, della sperimentazione ecc...
-la promozione delle competenze di literacy (alfabetizzazione e acquisizione di
conoscenze di lettura e di scrittura) quale parte continua del processo educativo
durante l’arco della vita è oggetto di una recente revisione dell’UNESCO
-L’UNESCO sostiene un approccio globale e integrato alla literacy con attenzione
ai giovani e agli adulti, sottolineando 4 azioni chiave (pagina 120).
Gli interventi nella primissima e nella prima infanzia devono coinvolgere famiglie
e molteplici ambienti di apprendimento, partendo dal presupposto che la scuola
non è l’unica agenzia educativa di riferimento.
-UNESCO 2017 Hanemann 3 componenti, 3 gruppi di lavoro inizialmente
coinvolge solo educatori e genitori in un secondo momento solo i bambini,
successivamente sia bambini che genitori così sottolineò che la promozione di
alleanze fra famiglia e comunità diventa un fattore di protezione per lo sviluppo
delle successive competenze di literacy.
-in Italia invece si stanno creando progetti di carattere inclusivo, di
sperimentazione sociale volti a creare comunità attorno a libri.
-Un primo documento essenziale sui diritti alla lettura per bambini con disabilità
è stato prodotto dal national joint comitee for the communication needs of
persons whit severe disabilities, esso dichiara che tutte le persone
indipendentemente dalla complessità delle loro disabilità hanno il diritto
fondamentale di usare la stampa.
- successivamente ha redatto la carta dei diritti sulla comunicazione riferita a
persone con disabilità complesse.
-l’editoria in riferimento alle disabilità in Italia ha creato dei libri in cui sono
presenti fra i protagonisti, bambini e adulti con disabilità in una chiave che li
valorizzi e promuova la conoscenza e i diritti.
-la promozione della lettura non riguarda l’agire internazionale dell’educatrice
nel predisporre percorsi mirati al singolo piuttosto usa i libri come mediatore di
relazioni e ambienti di apprendimento capaci di rispondere ai bisogni educativi di
tutti i bambini. Il libro è uno strumento che permette di promuovere: incanto,
stupore, curiosità, desiderio, coraggio, intelligenze.
-come accade nei servizi educativi competenti, il libro può essere costruito nel
corso dell’anno dando avvio ad attività creative da condividere durante il
percorso di crescita.
3.4 PROMUOVERE IECE (APPARTENENZA, IMPEGNO E APPRENDIMENTO DEL
BAMBINO) ANCHE PER BAMBINI CON ASD (AUTISMO)
-tutti i bambini hanno diritto ad accedere ai servizi educativi e di cura. I
disturbi dello spettro autistico rappresentano una sfida importante per
l’adeguamento del sistema educativo.
-in particolare si evidenzia il ruolo fondamentale del contesto familiare, con
educativo, scolastico e sociale per favorire il positivo sviluppo globale
(biopsicosociale) dei bambini.
3.4.1 IL PIANO DELLE PRATICHE INCLUSIVE
-L’aspetto che principalmente incide sulla qualità di vita del bambino è del suo
nucleo di riferimento è la dimensione dell’inclusione. L’ambiente deve essere in
grado di rispondere ad esigenze molto particolari.
-un aspetto fondamentale è operare affinché siano avviate azione atte a
promuovere competenze di base, di autonomia, di scelta ducando il bambino
con ASD a prendere decisioni, ad avere gli strumenti per comunicare per vivere
nella realtà sociale.
- il disturbo dello spettro autistico non è solo infantile e il bambino diventerà
giovane, adulto e infine anziano.
Ad oggi la mancanza di un quadro organico porta disorientamento nei genitori he
agiscono in solitudine o con contesti che forniscono delle informazioni parziali.
- Il divario ancora presente in Italia fra il modello di intervento precoce per i
bambini con ASD e quello che sottende i servizi educativi per la prima infanzia
non permette di delineare una prospettiva sinergica che favorisca modalità
integrate fra cure sanitarie e educative.
- Il supporto e la collaborazione dei servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e
dell’adolescenza è fondamentale per la pianificazione del PEI (PIANO
EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO) PAG 131
- Ls cornice giuridica, le risorse umane disponibili in ambito educativo,
l’esperienza di gestione dei nidi e scuole dell’infanzia, possono rappresentare
puti qualificanti della realtà italiana e strumenti in grado di garantire ai
bambini con ASD interventi educativi funzionali al loro sviluppo e al
raggiungimento della maggiore autonomia possibile.
- E’ ancora frequente osservare esperienze non allineate con le conoscenze
disponibili sul funzionamento degli alunni con ASD e con le linee guida basate
sulle evidenze. La formazione del personale è dunque una variabile non
secondaria.
3.4.2 DIREZIONI POSSIBILI DI LAVORO
Da oltre 40 anni in Italia l’educazione di bambini con disabilità è affidata a
sistema dell’istruzione e non a quello nazionale sanitario.
- Determinare se un intervento abilitativo è appropriato o meno per un
bambino è un compito difficile.
- E’ più verosimile prevedere che azioni riabilitative facciano da supporto
all’intervento psico-educativo, che deve essere attivato da personale
specializzato anche nell’ambito del sistema scolastico educativo.
- La sfida dell’educazione inclusiva prevede non l’adeguamento ai metodi
riabilitativi di rifiuto apriori, ma la progettazione dei contesti e un dialogo
costante e concentrato fra tre ambiti: educativo-scolastico, familiare,
sanitario-riabilitativo. E’ indispensabile progettare, pianificare, organizzare il
percorso di inclusione educativa in sinergia con gli attori del territorio.
- E’ necessaria una progettazione adeguata, organizzazione precisa delle attività
didattiche.
- La maggioranza dei bambini con ASD non è in grado di acquisire da sola gli
apprendimenti che per gli altri sono intuitivi da comprendere.
- Per esempio per segnalare quando finisce un compito, lo si può fare
insegnando che esso terminerà al suono di un timer, mostrando la foto di un
orologio.
- Il sussidio di natura visuo- spaziale è indispensabile.
- Definire gli obiettivi e le metodologie, strategie più funzionali dal punto di
vista didattico.
- Altro elemento importante sono i compagni, importanti affinché l’inclusione
travalichi gli spazi dell’ambito educativo e scolastico.
- Per un bambino con ASD la scarsa iniziativa sociale, difficoltà di
comunicazione così come una gamma ristretta e ripetitiva di attività danno
luogo ad un minor numero di occasioni di apprendimento e di comprensione
dell’ambiente circostante.
- Il bambino con ASD rischia di avere meno occasioni di vivere in modo attivo,
esperienze attraverso le quali costruire la propria comprensione delle persone
e degli eventi e del mondo che lo circonda. (IECE)
- Bisogna dunque predisporre in contesti naturali ed eterogenei piani di lavoro
che si pongono l’obiettivo di produrre apprendimenti e possibili sviluppi,
anche per bambini con ASD.
- La sostanziale differenza tra un intervento abilitativo ed uno educativo
consiste nel riuscire in contesti eterogenei a potenziare funzioni cognitive,
motorie, sensoriali, ecc.. (pagina 138)
- E’ auspicabile organizzare i contesti predisponendo organizzazioni flessibili ma
strutturate, di rispettare le caratteristiche peculiari del bambino con ASD.
- Infine è indispensabile attraverso procedure di osservazione, comprendere in
che misura le attività predisposte per tutti i bambini possano o meno divenire
occasione di apprendimento anche per i bambini con ASD.
3.4.3 PRIME COMUNICAZIONI E LITERACY
-le parole esprimono presupposti e orientamenti che si intendono perseguire.
-la questione dei linguaggi e della comunicazione è centrare nella società
odierna.
-acquisire linguaggio significa acquisire esperienza, produrre comunicazioni
che migliorino il modo di essere di percepire il mondo circostante.
A tal fine è fondamentale organizzare gli ambienti, strutturare gli spazi, fornire
la possibilità di identificare messaggi e segnali chiari per coloro che hanno
profili di funzionamento davvero particolari come nei bambini con ASD.
-l’ipotesi di Baron Cohen è che nei bambini autistici non si sviluppi in modo
tipico la capacità di concepire che le altre persone conoscono, vogliono,
sentono e credono qualcosa e che questo deficit metarappresentativo dia
luogo a vere e proprie anomalie comunicative e di comportamento sociale.
-l’uso della parola non è una semplice aggiunta alla struttura personale, bensì
una componente essenziale che condiziona e modella il divenire stesso
dell’uomo. La comunicazione e il linguaggio sono componenti totali
dell’esistenza dell’uomo.
-l’emergent literacy riguarda tutti i differenti modi in cui gli esseri umani
comunicano.
-l’insieme delle abilità motorie, visuo-spaziali, cognitive, emotive, sociali di
acquisizione di simboli e di vocaboli costituiscono quelle che Swan definisce
come competenze di emergent literacy. Porre attenzione al processo della
lettura fin dalla prima infanzia permette di preparare il bambino al successivo
apprendimento formale. Le competenze individuali del bambino
interagiscono con contesti familiari da cui è circondato e l’ambiente risulta
vitale per lo sviluppo della lettura.
I primi significati arrivano al bambino attraverso la musicalità della parola,
questa memoria sonora lo accompagnerà per tutta la vita.
Il bambino che non sa ancora parlare accoglie su di sé le mani di chi si prende
cura di lui, risponde alle sollecitazioni, anticipa con i sorrisi compiaciuti
momenti più emozionante e momenti più divertenti.
Dunque esistono libri le il bambino legge con il corpo. La scrittura e la lettura
nelle fasi iniziali dell’acquisizione presentano una certa indipendenza e un
certo grado di dissociazione funzionale.
Chambers parla della creazione di un ambiente di lettura favorevole. L’autore
sostiene che sia fondamentale creare questa tipologia di ambiente, al fine di
aiutare in modo competente bambini e ragazzi a divenire lettori appassionati
e riflessivi.
L’accesso alla lettura e alla comunicazione specie se autonoma quando un
bambino presenta disturbi del neurosviluppo può essere difficoltosa o
impossibile. Alcune evidenze dimostrano però un aumento della
comprensione delle storie e dl coinvolgimento dei pari nella condivisione
della lettura se si utilizzano sistemi di comunicazione aumentativa alternativa
(CAA). L’area della comunicazione iniziale include tutto il lavoro necessario a
coinvolgere il bambino partendo dai suoi interessi e dai minimi spazi di
aggancio e a modificare e sensibilizzare l’ambiente affinché possa meglio
sostenere lo sviluppo comunicativo. Oggi ci sono approcci integrati e globali.
Sono rari gli studi che descrivono gli esisti delle attività mirate a tutti i bambini
in relazione ai processi di apprendimento in presenza di disabilità e di ASD.
Anche nel panorama italiano si sta affermando una nuova cultura in molti
contesti: quello della riabilitazione cognitiva, l’ecosistema familiare quello
educativo e quello scolastico.