Organizzazione internazionale – modulo 1
Caratteri fondamentali del diritto internazionale
Il diritto internazionale è l’ordinamento giuridico che regola i rapporti della società internazionale/ comunità
internazionale
Società (o comunità) composta principalmente (ma non solo) da Stati
Caratteri fondamentali della società/comunità internazionale
● Composizione e valori della società/comunità internazionale
Mutamento nel tempo dei soggetti mutamento della loro composizione mutamento delle norme (contenuto e
tipo)
Diritto internazionale quindi non è Statico, ma segue i cambiamenti (quindi cambiamento delle fonti e delle
norme giuridiche internazionali)
● Pace di Westfalia (1648) Nascita del diritto internazionale classico: nascita degli Stati moderni intesi come
organizzazioni di potere (XVII sec,) e declino della chiesa romana come centro di potere temporale.
Caratteri fondamentali in questo periodo storico: gli unici soggetti sono gli Stati, posti su un piano di
uguaglianza formale e giuridica (Stati sovrani, non riconoscono altri poteri se non il proprio)
Valori del diritto internazionale classico: l’uso della forza armata è considerato lecito, per risolvere controversie
tra Stati (non esistevano norme che proibissero il loro uso)
● Fine della seconda guerra mondiale (1945) Nascita delle nazioni unite e della comunità internazionale globale
(circa 200 Stati) Divisione netta tra diritto internazionale classico e contemporaneo.
I soggetti si ampliano, non sono più esclusivamente gli Stati: società anche per gli individui
Cambiano anche i valori: divieto generalizzato di minaccia o di uso della forza la guerra non è più uno strumento
lecito per far valere la propria posizione, per conseguente debolezza e instabilità nelle relazioni internazionali.
Differenze tra ordinamento internazionale (O.I.) e statale (O.S.)
Soggetti del diritto: coloro che sono centri di imputazione di diritti e doveri, ossia delle situazioni giuridiche che
discendono dalle norme dell’ordinamento giuridico considerato.
O.S. persone fisiche e persone giuridiche (imprese, società ecc…): soggetti primari
O.I. Stati sovrani, organizzazioni internazionali e individui (soggetti secondari = soggettività limitata)
Le norme del diritto internazionale sono prodotte da individui che hanno poter all’interno degli Stati;
Se c’è un comportamento illecito da parte dello Stato, è lo Stato come ente a risentirne.
Funzioni dell’ordinamento: produzione, accertamento e amministrazione/attuazione coercitiva del diritto
O.S. produzione: legislatore (parlamento in Italia) // accertamento: autorità giurisdizionale (giudici) // attuazione
coercitiva: monopolio della forza legale (polizia) svolte da organi centrali dello Stato verticale
O.I. produzione: gli stessi soggetti (pieni) del diritto internazionale; Stati produttori e destinatari delle norme
giuridiche // accertamento sul piano interno: giudice nazionale; sul piano internazionale: solo per volontà reciproca
di Stati [accordo/arbitrato (giudice internazionale)] presupposto volontaristico // attuazione coercitiva: autotutela
(“farsi giustizia da sé”: contromisure e ritorsioni)
Persone giuridiche enti collettivi disciplinati dal codice civile
Le fonti del diritto internazionale (che producono le norme)
Fonti in senso materiale esigenze che storicamente determinano la necessità di creare norme giuridiche (es.:
necessità di mantenere la pace = divieto dell’uso della forza) Fonti di produzione giuridica: fatti o atti creatori di
norme giuridiche Nel D.I. la fonte tipica di produzione giuridica sono gli accordi e i trattati internazionali tra Stati,
con cui essi si vincolano a diritti e doveri giuridici.
Fonti in senso formale fatti/condotte/comportamenti ripetuti nel tempo dagli Stati che danno luogo a norme
consuetudinarie non scritte, vincolano tutti gli Stati della comunità internazionale, anche quelli che non hanno
concorso alla formazione di quelle norme (a differenza dei trattati che vincolano solo i soggetti che li hanno
sottoscritti); la loro esistenza venne postulata dallo ius cogens dal II dopoguerra.
Hard law: norme giuridicamente vincolanti, che stabiliscono obblighi
Soft law: norme che non stabiliscono obblighi ma promuovono condotte e raccomandazioni
La responsabilità per fatto illecito
Responsabilità personale ≠ responsabilità collettiva
● In caso di responsabilità personale, sarò chiamato personalmente a rispondere del fatto illecito che commetto;
● Se invece uno Stato compie un illecito internazionale, la responsabilità non ricade sugli individui direttamente
colpevoli ma sullo Stato stesso, che dovrà provvedere a risarcire il danno (es.: indennizzo) responsabilità
collettiva
Eccezioni: reati che la comunità internazionale ritiene molto gravi, perché mettono a rischio/ledono valori
fondamentali della comunità internazionale: crimini internazionali contro l’umanità, guerra, genocidio;
In presenza di questi reati sono previsti i profili sia di responsabilità collettiva che personale; il soggetto è imputato a
livello giuridico internazionale.
Profili di responsabilità per le organizzazioni internazionali.
Il principio di effettività
Es.: nascita di un nuovo Stato (soggetto giuridico) avviene attraverso questo principio; non è determinata da norme
giuridiche, ma dalla capacità del suddetto governo di esercitare effettivamente il controllo su una determinata
comunità territoriale.
Trova un bilanciamento nel principio di legalità del diritto internazionale, di tutela della sicurezza nazionale dei diritti
umani.
Carattere pragmatico del diritto internazionale le norme giuridiche riflettono i rapporti di forza e gli aspetti pratici
tra i soggetti della comunità internazionale.
Reciprocità delle norme internazionali Natura bilaterale di accordi, trattati e norme giuridiche, anche rispetto a fonti
“multilaterali”, scomponibili su base bilaterale.
Nel caso dei trattati internazionali è sempre lo Stato (leso) che ha subito un illecito ad agire nei confronti dell’autore
responsabile della violazione stessa.
Ma esistono trattati con obblighi erga omnes (di natura solidale; es. CIG caso Barcelona Tractions), che proteggono
valori fondamentali per la comunità internazionale in tutti gli Stati; esprimono un diritto sostanziale per ogni
membro della comunità internazionale ma anche il dovere di ogni Stato, anche se non coinvolto direttamente, di far
valere e rivendicare le conseguenze di violazioni e illeciti reazione di tutta la comunità internazionale.
Il ruolo dell’autotutela
Nonostante questi cambiamenti, l’attuazione del diritto internazionale resta ancora fondato sull’autotutela, che si
esprime attraverso:
• rappresaglie o contromisure: violazione di un obbligo internazionale adottata in risposta a illecito altrui (no forza
armata);
• ritorsioni: misure lecite ma ostili in risposta a illecito altrui;
Due visioni contrapposte del d.i. e la loro attuale coesistenza
1. Modello tradizionale o “Groziano”: regole che assicurano la coesistenza tra Stati sovrani nella società
internazionale modello egoistico, ciascuno Stato agisce per realizzare i propri interessi;
2. Modello universalistico “Kantiano”: regole fondate sull’esigenza di cooperazione, che mirano a costruire una
comunità internazionale ciascuno Stato agisce ispirato dalla solidarietà transnazionale.
Evoluzione del contenuto del diritto internazionale
Ripartizioni del diritto internazionale distinzione tra diritto internazionale pubblico e privato
1. Diritto internazionale di pace: (diplomatico consolare) evoluto enormemente, non solo piano internazionale ma
anche all’interno della società; diritto della coesistenza, della cooperazione e della regionalizzazione;
2. Diritto internazionale di guerra: diritto internazionale umanitario dei conflitti armati.
Lo Stato e le dinamiche di statualità
Gli Stati sono i soggetti primari del diritto internazionale.
Elementi tradizionali di statualità: organizzazione di governo, territorio, popolazione + capacità di intrattenere
relazioni con altri Stati; Stato inteso come soggetto sovrano e indipendente.
Caratteristiche dello Stato:
• Sovranità interna: data dall’esistenza di un apparato di governo centralizzato che esercita un controllo effettivo
nei confronti di un territorio e della comunità ivi stanziata + possesso di un territorio che non appartenga o non
appartenga più ad un altro Stato sovrano e su cui viva una comunità i cui membri non debbano obbedienza ad una
autorità esterna;
N.b. la dimensione del territorio non è una caratteristica rilevante.
• Sovranità esterna: organizzazione di governo indipendente e autonoma rispetto ad altri Stati.
La successione tra Stati
Principali categorie di mutamenti territoriali:
1. Unificazione o fusione (Tanzania, Yemen)
2. Smembramento o dissoluzione (Repubblica federale di Jugoslavia; Cecoslovacchia)
3. Incorporazione (Riunificazione due Germanie)
4. Distacco o secessione (ex Stati coloniali; Crimea/anche incorporazione; Kosovo)
Secessione: fenomeno storico-politico
Secessione democratica: A volte è frutto di un passaggio giuridicamente regolato previsto dalla costituzione dello
Stato (secessione regolata: es. Montenegro, avvenuta attraverso un referendum).
Nuova teoria: la secessione-rimedio (Bangladesh)
Prevede che le minoranze interne a uno Stato che siano completamente escluse dalla vita sociale ed economica e i
cui diritti siano brutalmente violati abbiano il diritto lottare per la propria autodeterminazione esterna e di reclamare
l’indipendenza dallo Stato oppressore, anche chiedendo assistenza a Stati terzi.
Eccezioni all’effettività del controllo sul territorio:
1. Governi in esilio: fictio iuris finché esiste la possibilità che riacquistino il controllo (es. governi durante la
supremazia nazista)
2. Stati fantoccio: Stati alle dipendenze di un altro Stato: mancanza di indipendenza (es. Cipro dalla Turchia)
3. Failed States: Stati che hanno perso il monopolio dell’uso della forza e/o non hanno più controllo sul territorio -o
parte di esso- (es. Somalia)
4. Collapsed States: Totale assenza di un apparato di governo sul territorio (es. Liberia e Sierra Leone)
Failed e Collapsed States tendono a fare ogni sforzo per cercare di preservare la soggettività internazionale delle
istituzioni vacillanti.
Il caso della Palestina
1947: nazioni unite definiscono due Stati separati, Palestina e Israele
(1948: nascita Israele)
1949: primo conflitto arabo-israeliano
1967: guerra dei sei giorni Israele invade e occupa: viene meno al piano per i due Stati indipendenti; in seguito, si
forma l’organizzazione per la liberazione della Palestina, per riavere lo Stato secondo il vecchio progetto delle Nazioni
unite
1988: dichiarazione di indipendenza della Palestina
1993: accordi di Oslo: Israele assume obblighi per il ritiro delle proprie truppe dal territorio palestinese
Dal 2005 in poi Israele si ritira formalmente dai territori occupati, ma in realtà mantiene una sorta di occupazione
nella striscia di gaza, in frontiere terrestri e aeree + reinsediamento dei coloni israeliani in Cisgiordania (ma controllo
del governo palestinese)
Controllo della striscia di gaza da parte di Hamas
2023 guerra
Hamas effettua operazioni contraria al diritto internazionale attaccando anche i civili (ma vengono attuate violazioni
e ritorsioni anche da Israele);
Situazione non chiara e identificabile: ONU riconosce Palestina come Stato (ma nel diritto internazionale è
considerata uno Stato in via di formazione, con ancora difficoltà a mantenere un governo).
Riconoscimento
Secondo il diritto internazionale è una Dichiarazione/atto unilaterale con il quale uno Stato riconosce un altro ente
come Stato indipendente si creano relazioni sociali tra i due Stati.
Teoria del riconoscimento non ha carattere costitutivo ed è contestabile da tre fattori:
• Contrasta con il principio di effettività;
• Negherebbe l’uguaglianza sostanziale formale degli Stati, perché dando diritto di riconoscere un altro Stato, lo
Stato riconoscente viene posto ad un livello superiore;
• Produrrebbe effetti pratici assurdi, per cui uno Stato sarebbe dotato di personalità giuridica solo per gli Stati che
lo hanno riconosciuto.
Effetti del riconoscimento:
• Profilo politico dimostrazione delle volontà di intrattenere relazioni internazionali con altri Stati (convenzione dei
diritti e dei doveri degli Stati, Montevideo, 1933);
• Profilo giuridico - indizio dell’esistenza dei requisiti previsti dal diritto internazionale; il riconoscimento da parte di
tali Stati può essere un elemento rafforzante per la soggettività internazionale dello Stato stesso;
- effetti giuridici prodotti (Estoppel, effetto di preclusione= se uno Stato ne riconosce un altro questo non può
più cambiare idea);
- se prematuro (ovvero dato nei confronti di un ente che ancora non è in grado di esercitare un potere di
governo consolidato su un territorio), può comportare ingerenza negli affari interni di un altro Stato.
Condizioni richieste nella prassi in materia di riconoscimento:
1. Effettivo controllo sul territorio e sulla popolazione;
2. Principio di legalità: la creazione dello Stato dev’essere avvenuta nel rispetto del diritto internazionale (ad es. non
derivante da un'aggressione armata);
3. Rispetto e opera dei diritti umani e dei diritti delle minoranze (solo talvolta);
4. Stati UE/OSCE: principio di legittimità democratica (carta di Parigi 1990)
Effetti del mancato riconoscimento:
• Se diffuso, indizio dell’assenza dei requisiti previsti dal diritto internazionale;
• Impossibilità di relazioni internazionali con Stati che non abbiano effettuato il riconoscimento.
Il caso del Kosovo: secessione e riconoscimento prematuro
Alla sua dichiarazione di indipendenza nel 2008 (non gradita da Russia e Serbia) non viene ammesso all’ONU;
Più di 100 (su 190) Stati hanno poi riconosciuto il Kosovo, ma mancato riconoscimento da parte di alcuni perché non
fa parte delle Nazioni Unite.
Successione di governi
I cambiamenti di governo, costituzionali o meno, non incidono sulla personalità giuridica di uno Stato.
Riconoscimento del governo da parte di Stati terzi, quando ritengono:
• che il governo abbia il controllo effettivo della comunità territoriale;
• che il governo sia il solo rappresentante dello Stato, e dunque con esso vanno intrattenute relazioni
internazionali.
Sovranità
Nelle relazioni tra Stati significa indipendenza. Questa corrisponde al diritto di esercitare in via esclusiva ed originaria,
entro una data porzione del globo, le funzioni dello Stato.
Contenuto della dimensione interna di sovranità:
• Potere di Imperio su individui e beni situati sul territorio dello Stato (giurisdizione):
- Imposizione di regole vincolanti;
- Potere di risolvere le controversie in maniera vincolante;
- Potere di garantire l’esecuzione coercitiva del diritto.
• Potere di utilizzare e disporre liberamente del proprio territorio
- Limite: lo Stato non può farlo se è nelle circostanze in cui l’uso del territorio si configuri come una lesione di
diritto di un altro Stato uso illecito.
• Libertà nel/Diritto di stabilire la propria organizzazione interna e la propria forma di governo
- Limite: principio di autodeterminazione dei popoli.
Dimensione esterna di sovranità: principio di uguaglianza giuridica degli Stati
• art. 2.1 Carta delle Nazioni Unite: l’organizzazione è fondata sul principio dell’uguaglianza sovrana di tutti i suoi
membri (15 Stati, di cui 5 membri permanenti: Stati Uniti, Francia, Cina, Gran Bretagna e Russia);
• Ripresa dalla dichiarazione sulle relazioni amichevoli fra gli Stati.
uguaglianza formale, non sostanziale
Rispetto della sovranità degli Stati
• ius excludendi alios → Diritto di ogni Stato di escludere altri Stati dall'esercizio di sovranità sul proprio territorio;
• Immunità degli Stati dalla giurisdizione civile per gli atti compiuti come ente sovrano (atti iure imperii);
• Immunità degli Stati dalla giurisdizione esecutiva per beni e proprietà destinati all'esercizio di pubbliche
funzioni;
• Immunità Funzionale: Immunità degli organi di uno Stato dalla giurisdizione civile e penale di uno Stato estero
per atti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni;
Eccezione: c.d. crimini internazionali che implicano sempre la responsabilità penale individuale (guerra, crimini
contro i diritti umani, genocidio, aggressione).
Il principio di non ingerenza
• Divieto di ingerirsi negli affari interni o esterni di un altro Stato (in cui si trova attenuazione o violazioni dei diritti
umani);
• Divieto di assistenza ai ribelli (ma non ai movimenti di liberazione nazionale).
Sempre più frequenti le pressioni, anche tramite organizzazioni internazionali, per la tutela dei diritti umani.
Controversi gli interventi c.d. di umanità perché non previsti dal diritto internazionale.
L’ambito spaziale della sovranità statale
Il territorio
Elemento essenziale dell’esistenza di uno Stato; porzione di terraferma soggetta al suo dominio esclusivo.
dimensione fisica entro la quale uno Stato esercita la propria sovranità.
La Delimitazione del territorio
• Per il tramite di confini o frontiere:
- Tracciati naturali (catene montuose, fiumi, mari);
- Elementi artificiali (muro, bacini artificiali);
- Elementi intangibili (coordinate, latitudine e longitudine).
• Definiti tramite trattati di delimitazione delle frontiere:
- Producono effetti erga omnes (che devono essere rispettati da tutti)🡪 tutti gli Stati devono avere confini.
Il principio dell’uti possidetis iuris
ogni Stato formatosi a seguito di decolonizzazione mantiene le frontiere dello Stato coloniale predecessore:
• Utilizzato in America Latina all'inizio dell'800
- Consuetudine locale?
- Principio generale del diritto internazionale?
• Mantenuto per la decolonizzazione dei paesi africani;
• Confermato come norma di diritto consuetudinario da alcune risoluzioni dell'AG e da alcune prONUnce della CIG.
Modalità di acquisto del territorio
1. L'occupazione di terrae nullius (oggi non esistono più)
• Acquisto a titolo originario;
• Occupazione di una porzione di terra non occupata da alcun altro Stato
- Effettuata da un'autorità Statale (non da privati);
- Accompagnata dall'animus possidendi.
• CIG, caso Sahara Occidentale (1975): territori abitati da popoli dotati di un'organizzazione sociale non sono
terrae nullis
2. La cessione
• Acquisto a titolo derivato;
• Trasferimento effettivo e pacifico di un territorio (e della sovranità su di esso) da uno Stato a un altro;
• Solitamente:
- Prevista da trattati di pace, o…
- …o dietro corresponsione di una somma di denaro
3. Annessione a seguito dell’uso della forza
• Valida un tempo, se avvenuta a conclusione delle ostilità;
• Attualmente illecita invalida e priva di effetti giuridici (no principio di effettività).
Il mare territoriale
• La parte di mare adiacente le coste di uno Stato (include le baie, i golfi e gli stretti) su cui si irradia la sovranità
dello Stato;
• Si estende fino a un massimo di 12 miglia marine dalla linea di base (art. 3 convenzione delle NU sul diritto del
Mare, UNCLOS, 1982)
- Linea di base: linea di bassa marea lungo le coste, come indicata nelle carte nautiche (art. 5 UNCLOS).
Limiti alla sovranità sul mare territoriale
1. Il diritto di passaggio inoffensivo delle navi (mercantili e da Guerra) straniere
- Purché il loro passaggio non arrechi pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero;
- Passaggio considerato offensivo in casi di:
- Uso della forza
- SpionaggioViolazione diritto interno Stato costiero, ecc…
2. Divieto di esercitare la giurisdizione penale in relazione a fatti commessi a bordo della nave straniera
- Ci sono differenze tra acque interne (fiumi e laghi) e mare territoriale
La zona contigua
Zona di mare che si estende oltre il mare territoriale, fino a 24 miglia marine a partire dalla linea di base (del m.t.)
• Zona nella quale lo Stato costiero può prevenire e/o reprimere le violazioni, entro il proprio territorio o mare
territoriale, della normativa interna in materia doganale, fiscale, sanitaria o d’immigrazione (art. 33 UNCLOS);
• La zona contigua deve essere istituita (con un atto) dallo Stato costiero (con un atto specifico, es.: Italia non ha
mai rivendicato la zona contigua), che ha il potere di ispezionare e/o impedire l’accesso a navi e imbarcazioni di
Stati terzi, se si ha il sospetto/la conferma che abbiano violato le normative nazionali nelle materie
precedentemente citate.
La piattaforma continentale
Comprende la parte sommersa della terraferma, fino all’orlo esterno del margine continentale (punto subacqueo
della terraferma che degrada verso gli abissi marini), fino a circa 150 mt. di profondità o comunque fino a
un’estensione minima di 200 miglia marine dalla linea di base, se l’orlo del margine continentale è posto ad una
distanza inferiore.
Fine:
• Diritto di sfruttamento delle risorse naturali da parte dello Stato costiero (art. 77 UNCLOS), che non deve però
ledere il diritto degli Stati terzi di posare in questa zona cavi per le telecomunicazioni o energie naturali;
• In caso di controversie si applica il principio di equità.
La zona economica esclusiva
Zona che si estende fino a un massimo di 200 miglia marine dalla linea di base, in cui lo Stato costiero gode di:
• Diritti esclusivi per l’esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, presenti sia nelle
acque sovrastanti il fondo del mare (notevole rilevanza nelle attività di pesca), sia nel suolo e sottosuolo marino;
• Giurisdizione per l’installazione di strutture, la ricerca e protezione dell’ambiente;
• Potestà legislativa relativa a tali attività;
• Poteri coercitivi per il rispetto delle norme emanate.
L’alto mare
Zona di mare in cui vige un principio di libertà: res communis omnium; non è sottoposto alla sovranità di nessuno
Stato, ma ogni Stato gode di:
• Libertà di navigazione e di sorvolo, di posare cavi sottomarini, costruire installazioni consentite dal diritto
internazionale, di pesca e di ricerca scientifica;
• Giurisdizione esclusiva sulle proprie navi.
Limiti alla giurisdizione esclusiva sulle proprie navi in alto mare
Ogni Stato può:
• ispezionare navi straniere per accertarne la nazionalità o verificare che non commettano attività illecite (es.
pirateria o tratta di schiavi, cfr. Art. 110 UNCLOS);
• Inseguire e catturare ogni nave impegnata in atti di pirateria o tratta di schiavi, ed esercitare la propria
giurisdizione penale sull'equipaggio (cfr. artt. 99-105 UNCLOS);
• inseguire e catturare navi (di altri Stati) sospettate di aver violato le proprie leggi e i propri regolamenti in una
zona sottoposta alla propria sovranità (art. 111 UNCLOS).
Uso della forza come extrema ratio (circostanza estrema)
Lo spazio aereo
Spazio aereo sovrastante il territorio dello Stato
• Ogni Stato ha giurisdizione piena ed esclusiva sullo spazio aereo sovrastante il proprio territorio (Conv. Parigi
1919);
• La sua estensione comprende tutto lo spazio che arriva fino al termine dell'atmosfera o, pragmaticamente, fino
all'altezza massima raggiungibile da un aereo;
• Necessario il consenso dello Stato territoriale per l'attraversamento da parte di aeromobili
Eccezione: Permesso preventivo non necessario per gli aeromobili civili e commerciali degli Stati contraenti della
Convenzione di Chicago sull'aviazione civile internazionale (ICAO)(quasi tutti gli Stati del mondo)
Ma: diverso per gli aerei militari
Il cyberspazio
Spazio nuovo determinato dalle tecnologie:
• Realtà immaginaria «navigata» dagli utilizzatori di sistemi informatici, che presenta una certa rilevanza anche in
materia di sicurezza degli Stati (cyber-sicurezza);
• Tesi dell'indipendenza del cyberspazio (Johnson e Post, Stanford Law Review, 1996)? 🡪 Oggi superata
• Meglio inteso come mezzo di comunicazione, sottoposto alla relativa disciplina giuridica.
I limiti all’esercizio della sovranità territoriale
Limiti: principio generale
La sovranità/libertà sul territorio (di un certo Stato) non deve pregiudicare i diritti e le libertà di un altro Stato.
4 limiti/obblighi da rispettare in materia di Stati terzi:
1. Obblighi di utilizzazione da parte di uno Stato del proprio territorio;
2. Obblighi di trattamenti di cittadini stranieri e loro beni;
3. Limiti all’esercizio della giurisdizione (solo cenni);
4. Diritti umani.
1. Limiti all’utilizzazione del territorio
Ogni Stato è obbligato ad:
• Usare il territorio in modo non pregiudizievole per altri Stati o aree non sottoposte alla giurisdizione di alcuno
Stato
- Principio di tutela dell’ambiente; danno ambientale che grava anche su altri Stati 🡪 CIG, parere sulla liceità
della minaccia e l’uso delle armi nucleari;
- Valutazione impatto ambientale e obblighi di due…..
- Utilizzazione di acque comuni.
2. Il trattamento degli stranieri e dei loro beni
Distinzione tra cittadini e stranieri il cittadino ha la cittadinanza, lo straniero no.
• Nel diritto internazionale, l’acquisizione della cittadinanza è definita in diversi modi, ma principalmente in ambito
di cittadinanza effettiva stabilisce che ci debba essere un legame genuino tra lo Stato e l’individuo cittadino, che
deve avere in esso il centro dei suoi interessi (residenza, attività professionali, nucleo familiare);
• Obbligo di trattamento particolare dovuto agli stranieri in quanto «appartengono» ad un altro Stato; quindi,
hanno doveri di fedeltà verso quello Stato;
• Obblighi dello Stato territoriale di non facere:
- Rispettare i doveri di fedeltà dello straniero (obblighi di natura politica e militare);
- Protezione dello straniero e dei suoi beni (standard minimo di trattamento) /diniego di giustizia;
- Obblighi specifici di protezione nei confronti degli organi di Stati stranieri e loro beni (esempio missioni
diplomatiche e consolari) rilevanza verso beni e persone (organi) di Stati stranieri che hanno un certo valore;
- Ammissione stranieri (immigrazione) no obblighi specifici ogni Stato è “libero” di decidere la propria politica
migratoria rispetto ai propri interessi politici, ma obbligo di rispetto diritti umani standard.
La protezione diplomatica
Istituzione molto rilevante: protezione del singolo cittadino (individuo/persona giuridica)= protezione diplomatica;
serve per riparare ad un illecito subito da un cittadino di quello Stato all’estero.
Giurisprudenza internazionale ha trattato questo tema in tre casi internazionali:
• ICJ, caso Nottebohm (Liechtenstein v. Guatemala) (50)
• ICJ, caso Barcelona Traction, Light and Power Company, Limited (Belgium v. Spain) (60/70)
• ICJ, caso Ahmadou Sadio Diallo (Republic of Guinea v. Democratic Republic of the Congo) ('90-'00)
«Testo» di riferimento: Draft articles on Diplomatic Protection (2006)
Draft, Art. 1 Definition and scope "For the purposes of the present draft articles, diplomatic protection consists of the invocation
by a State, through diplomatic action or other means of peaceful settlement, of the responsibility of another State for an injury
caused by an internationally wrongful act of that State to a natural or legal person that is a national of the former State with a
view to the implementation of such responsibility."
Tre condizioni generali cumulative (devono sussistere tutte e tre) alla base della protezione diplomatica:
1. Sussistenza di un atto illecito di uno Stato a danno di un individuo di un altro Stato (es.: violazione di una norma
sul trattamento dello straniero);
2. Danno effettivo a una persona fisica o giuridica con la cittadinanza/nazionalità dello Stato protettore (Stato leso:
Stato di cittadinanza dello straniero);
3. La persona deve avere esaurito tutti i rimedi previsti dall'ordinamento interno dello Stato territoriale
- funzione residuale della protezione diplomatica occorre il previo esaurimento di tutti i rimedi interni possibili;
- se lo straniero ha la possibilità di agire direttamente presso sedi giurisdizionali internazionali contro lo Stato
offensore devono essere esperiti anche tali rimedi.
Superate queste tre condizioni, diritto dello Stato di agire in protezione diplomatica decisione di discrezionale dello
Stato (può anche decidere di non agire).
Nella Giurisprudenza Italiana:
• potrebbero esserci norme interne dello Stato che impongono l'esercizio della protezione;
• La persona fisica/giuridica è solo beneficiaria per il diritto internazionale non ha il diritto di ottenere la protezione.
Eventualmente ≠ per il diritto interno
Scopo della protezione diplomatica:
Attuazione della responsabilità dello Stato che ha commesso la violazione Cessazione dell'illecito e riparazione del
danno.
Modalità della protezione diplomatica:
• Mezzi pacifici: proteste, negoziati o altri mezzi diplomatici, ricorso a istanze giurisdizionali, contromisure
- no minaccia/uso della forza Art. 2 (4) NU
• Nazionalità della pretesa continuativamente, dal momento del pregiudizio a quello della presentazione ufficiale
del reclamo (artt. 5, 10).
Cittadinanza: 1) persone fisiche
• Ai sensi della legge dello Stato che invoca la responsabilità
- Legame effettivo della persona con lo Stato:
• Caso Nottebohm (Liechtenstein c. Guatemala) legame effettivo, altrimenti non opponibile;
• Draft 2006 il criterio vale solo in caso di doppia o plurima cittadinanza (artt. 6,7), nei rapporti fra gli Stati di cui
l'individuo è cittadino
• apolidi/rifugiati Stato di residenza può esercitare la protezione diplomatica
Nazionalità: 2) persone giuridiche
• In linea di principio lo Stato di costituzione (incorporation) - ICJ, Barcelona Traction, Light and Power Company,
Limited (Belgium v. Spain)
• Eccezione: salvo che la società sia controllata da cittadini di Stati diversi da quello di costituzione e la società non
svolga attività rilevanti in tale Stato Stato ove si trovino la sede gestionale e quella finanziaria
La tutela di beni stranieri
Espropriazioni e nazionalizzazioni (incertezza della disciplina giuridica, non regolato con precisione nel diritto
internazionale) Prassi della decolonizzazione
• Contestazione da parte degli Stati in via di sviluppo dell'istituto della protezione diplomatica;
• Stati latino-americani: inserzione nei contratti con imprese straniere della clausola di rinuncia, da parte delle
imprese, alla protezione del proprio Stato (clausola «Calvo»);
• Un eventuale clausola di rinuncia alla protezione diplomatica contenuta in un contratto stipulato dallo Stato
territoriale e un investitore straniero non impedisce di ricorrere alla protezione diplomatica;
• Limiti: (pubblica utilità) / no carattere discriminatorio /obbligo di indennizzo (accordi di compensazione globale).
L’immunità (degli organi) dello Stato dalla giurisdizione degli Stati esteri (cenni)
N.B. Questi due paragrafi non saranno oggetto di verifica
• Immunità degli Stati dalla giurisdizione civile per gli atti compiuti come ente sovrano (atti iure imperii)
• Immunità degli Stati dalla giurisdizione esecutiva per beni e proprietà destinati all'esercizio di pubbliche funzioni
Immunità Funzionale:
Immunità degli organi di uno Stato dalla giurisdizione civile e penale di uno Stato estero per atti compiuti
nell'esercizio delle proprie funzioni
Eccezione: c.d. crimini internazionali che implicano sempre la responsabilità penale individuale
Altri soggetti (destinatari delle norme) del diritto internazionale
1) I movimenti insurrezionali
Gruppi di ribelli che riescano ad ottenere il controllo effettivo su una porzione di territorio, con la finalità di divenire
Stato con azioni armate.
• Tradizionale ostilità al riconoscimento di soggettività internazionale, perché minacciano i medesimi Stati:
- Arrecano un vulnus alla comunità statale;
- Divieto di assistenza militare da parte di Stati terzi (ma non divieto di altri tipi di assistenza) nei loro
confronti, norma spesso violata per ragioni di politica estera.
La soggettività internazionale degli insorti
Requisiti per il riconoscimento:
• Controllo effettivo su una porzione di territorio;
• Apparato organizzativo responsabile delle attività dei membri del gruppo;
• Conflitto di sufficiente intensità e durata (soglia applicazione diritto umanitario).
Caratteristiche della soggettività degli insorti:
• Transitoria, temporanea
• Limitata solo alcune nome sono applicabili*
• Cruciale/fondamentale il riconoscimento da parte di Stati terzi:
- Da parte di Stati terzi e/o dello Stato in cui ha luogo il conflitto armato interno;
- Volontà di riconoscere la soggettività degli insorti, e di intrattenere relazioni con essi;
- Conferma dell'esistenza dei requisiti per la soggettività internazionale.
* Norme internazionali applicabili agli insorti
• Norme di diritto internazionale umanitario applicabile ai conflitti non internazionali (es.: Art. 3 comune alle 4
Convenzioni di Ginevra 1949; Protocollo II 1977);
• Obbligo di accordare ai cittadini di Stati terzi il trattamento previsto dal diritto internazionale;
• Obbligo di rispettare le immunità e di proteggere gli organi di Stati esteri;
Il diritto dei conflitti armati e degli insorti
Alcune regole consuetudinarie applicabili:
• Art. 3 comune alle Convenzioni di Ginevra 1949
• Protezione dei civili e, in generale, di coloro i quali non prendono parte alle ostilità
• Mezzi e metodi di combattimento
• Responsabilità penale individuale per le violazioni gravi del diritto dei conflitti armati
Alcune fonti convenzionali:
• Convenzione dell’Aia del 1954 sulla protezione della proprietà culturale nei conflitti armati e relativi Protocolli
(1954 e 1999);
• Secondo Protocollo Addizionale del 1977 alle Conv. Ginevra 1949;
Applicabili a condizione che (Artt. 34-36 CVDT):
• Le norme siano suscettibili di indirizzarsi agli insorti;
• Gli insorti abbiano manifestato la volontà di partecipare al trattato, anche mediante comportamenti concludenti.
2) I movimenti di liberazione nazionale (MLN)
Gruppi organizzati che rappresentano popoli in lotta per realizzare il proprio diritto all'autodeterminazione esterna
- Lotta di liberazione legittimata dal diritto internazionale
• Contro:
- Dominio coloniale
- Regime razzista
- Occupazione straniera
Il principio di autodeterminazione dei popoli
Capovolge l’ottica tradizionale basata sulla sovranità degli Stati
Autodeterminazione interna libertà di scegliere liberamente i propri governanti (non tutelata dal diritto
internazionale)
Autodeterminazione esterna libertà da ogni oppressione esterna (consolidata in tre casi)
Nuovo parametro per valutare la legittimità del potere
I tre aspetti normativi del principio di autodeterminazione dei popoli:
1. Postulato anticoloniale (autodeterminazione esterna)
2. Divieto all’instaurazione e mantenimento di regimi di occupazione straniera (autodeterminazione esterna)
3. Liberazione da un regime che pratica la segregazione razziale (autodeterminazione esterna e interna)
Il principio NON si applica alle minoranze nazionali, religiose e culturali (a meno che non siano oppresse);
Il principio NON IMPLICA di per sé autodeterminazione esterna (indipendenza, associazione con altro Stato, ecc.).
Diritti e obblighi discendenti dal principio di autodeterminazione
• Per lo Stato oppressore
- Divieto di impedire l'esercizio del diritto di autodeterminazione
• Per i MLN
- Diritto di liberarsi dal dominio dello Stato oppressore
- Diritto che gli Stati terzi non aiutino lo Stato oppressore
• Per gli Stati terzi
- Divieto di assistenza allo Stato oppressore
- Obbligo assistenza MLN (non militare)
Requisiti della Soggettività internazionale dei MLN:
• Legittimazione politica della lotta
• Apparato istituzionale che possa gestire le relazioni internazionali (cfr, Art. 96.3 del I Prot. Addizionale del 1977
alle Conv. Ginevra)
Non necessari:
• Controllo effettivo del territorio
• Riconoscimento da parte di Stati terzi
Le norme consuetudinarie applicabili ai MLN
• Diritto all’autodeterminazione dei popoli
• Diritto dei conflitti armati internazionali
• Diritti dei trattati
• Norme sulle immunità e sulla protezione dei rappresentanti del MLN da parte di Stati esteri
3) La Santa Sede
Organizzazione di governo della Chiesa Cattolica
• Diversa giuridicamente dallo Stato di Città del Vaticano: base territoriale sulla quale esercita la propria sovranità;
• Diritto di stipulare accordi internazionali (tra cui i «concordati» che regolano i rapporti tra l’Italia e la santa sede);
• Membro di alcune organizzazioni internazionali;
• Diritto di inviare e ricevere agenti diplomatici;
• Immunità della Santa Sede e dei suoi organi dalla giurisdizione straniera (cfr. Cassazione, caso Marcinkus).
4) Sovrano Militare Ordine Di Malta (SMOM)
• In passato, dotato di sovranità territoriale
• Oggi ha sede a Roma
• Svolge attività ospedaliera e caritativa
• Limitata soggettività internazionale, per ragioni storiche e in virtù del suo ruolo umanitario
• Intrattiene relazioni diplomatiche con alcuni Stati
• Gode dell'immunità dalla giurisdizione straniera e di esenzioni fiscali
5) Comitato Internazionale Della Croce Rossa (CICR)
organismo riconosciuto a livello internazionale perché stipula diversi accordi internazionali
• Nato a Ginevra nel 1863 come ente privato di diritto svizzero
• Sprovvisto di sovranità territoriale
• Limitata soggettività internazionale, in virtù del suo mandato
• Promuove stipulazione accordi con gli Stati e rispetto delle Convenzioni in materia di diritto conflitti armati (diritto
internazionale umanitario)
• Inviolabilità della sede
• Diritto di stipulare accordi internazionali
• Privilegi e immunità paragonabili a quelli normalmente accordati alle organizzazioni intergovernative
• Personalità riconosciuta dagli Stati e da tribunali internazionali (es.: Caso Simic (TPIJ: 1999)
6) Le organizzazioni internazionali (OI)
Enti collettivi creati dagli Stati su base volontaria mediante appositi trattati internazionali, c.d. trattati istitutivi
• Cooperazione effettuata tramite Apparato/struttura organico stabile, che persegua le finalità indicate nel trattato
istitutivo, solitamente costituito da:
- Un segretariato permanente
- Un organo assembleare
- Un organo esecutivo
Soggetti derivati -perché derivano dagli Stati- i cui poteri si informano al principio di specialità (fini statutari, no
poteri diversi da quelli attribuiti dagli Stati)
Diverse dalle ONG, la cui attività è disciplinata dal diritto interno
Soggettività internazionale delle O.I.
• Due criteri (caso Riparazioni, CIG 1949):
- Intenzione, da parte degli Stati membri, di creare un ente autonomo e Indipendente da essi, dotato delle
competenze necessarie a svolgere le funzioni attribuitegli;
- Effettive autonomia e indipendenza dell'organizzazione dagli Stati membri.
• Indicatori → Es. L'organizzazione prende a maggioranza decisioni vincolanti per tutti i membri
• Organizzazioni che non soddisfano tali requisiti - organi comuni degli Stati membri (non sono autonomo centro
d'imputazione di diritti e obblighi)
Norme internazionali applicabili:
Le O.I. sono destinatarie di alcune norme consuetudinarie
• Possono stipulare trattati:
- Disciplina dei privilegi e delle immunità dei funzionari
- Trattati concernenti le attività proprie dell'organizzazione
• Immunità dalla giurisdizione degli Stati per le PROPRIE attività
• Diritto alla protezione di propri funzionari da parte degli Stati nei quali esercitano le loro FUNZIONI
La C.D. Protezione Funzionale diritto ad una riparazione a seguito di un illecito
• casoRiparazionI (CIG 1949):
- Le OI hanno diritto di ottenere riparazione per danni SUBITI dagli Stati (membri o terzi) ai beni
dell’organizzazione o ai suoi agenti
- Anche quando lo Stato offensore è lo Stato di nazionalità della vittima
- Ma non riparazione per danni subiti dai funzionari come individui (protezione diplomatica / STATO DI
CITTADINANZA)
La posizione dell’individuo nel diritto internazionale tradizionale
• Diritto volto a disciplinare le relazioni tra Stati
• Anche quando aveva per effetto la protezione degli individui
- Norme sui trattamento cittadini stranieri e dei loro beni
- Trattati di abolizione della schiavitù
- Trattati di tutela delle condizioni dei lavoratori
- Trattamento delle minoranze
L’individuo e il diritto internazionale umanitario
• DIU originato dalla logica statale
• Volto a disciplinare la condotta dei conflitti armati
• Protegge coloro i quali non prendono parte, o non prendono più parte, alle ostilità
• Regole sull’utilizzo di mezzi e metodi di combattimento
• Per lungo tempo applicabile solo ai conflitti tra Stati, non alle guerre civili (salvo alcuni elementari principi)
I crimini contro l’umanità
• Capovolgimento della logica tradizionale
• Introdotti dall’accordo di Londra, istitutivo del tribunale di Norimberga, art. 6 lett. C
- Crimini commessi contro qualsiasi popolazione, anche la propria o quella di Stati alleati
- Limite: solo se collegati in qualche modo al conflitto armato
Reati molto gravi: l’intera comunità internazionale si ritiene lesa
Gli sviluppi normativi
• Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (9 dicembre 1948)
• Dichiarazione universale dei diritti umani (10 dicembre 1948)
• Numerosi trattati in materia di diritti umani
• Diritto di ricorso individuale dinanzi a comitati di esperti o organi giurisdizionali
• Responsabilità penale individuale per i c.d. Crimini internazionali
Crimini internazionali: crimini che ledono i valori fondamentali della società internazionale
La soggettività internazionale dell’individuo
La situazione contemporanea
• Individuo titolare di diritti
- Presentare ricorso contro le violazioni dei propri diritti da parte degli Stati
• Individuo destinatario di obblighi di comportamento
- Divieto di commettere crimini internazionali
Il diritto di ricorso individuale
Le origini storiche:
Ricorsi alla corte di giustizia centroamericana
Ricorsi di sindacati e datori di lavoro all’oil
Diritto di petizione delle minoranze territoriali alla sdn
Alcuni strumenti in materia di diritti umani che prevedono il diritto di ricorso:
Patto internazionale dei diritti civili e politici comitato dei diritti umani
Convenzione europea sui diritti umani corte edu
Convenzione americana sui du corte interamericana dei du
Natura del diritto di ricorso individuale
● Diritto di azione conferito dal diritto internazionale
● Direttamente agli individui che abbiano subito violazioni ad opera di Stati parte al relativo trattato o destinatari
della relativa risoluzione
● A prescindere dall’esistenza e dal contenuto di un’apposita normativa interna
Limiti del diritto di ricorso individuale
• diritto di presentare il ricorso, non di partecipare al relativo procedimento di discussione
• lo Stato interessato può rifiutare che l’organo preposto esamini il suo comportamento
• assenza di meccanismi di attuazione coercitiva dell’esito del ricorso
• procedure rudimentali e diverse da quelle domestiche
• esito non vincolante
Eccezione procedure dinanzi ad organi giurisdizionali (es. Corte edu, a seguito dell’entrata in vigore del protocollo
n. 11)
Importanza del diritto di ricorso individuale
• Progresso significativo rispetto al precedente modello Stato-centrico
• Diritto concesso alle persone fisiche in quanto esseri umani, a prescindere dalla loro nazionalità
• Tendenziale rispetto dell’esito del ricorso da parte degli Stati coinvolti
La responsabilità penale individuale per crimini internazionali
condotte solitamente tenute da organi dello Stato o con la loro partecipazione, o tenute in un contesto di violenza
diffusa e generalizzata
➢ crimini di guerra
➢ crimini contro l’umanità
➢ genocidio
➢ aggressione
➢ tortura
definiti e punibili in virtù di norme consuetudinarie (talvolta riprodotte in strumenti convenzionali)
I tribunali penali internazionali «ad hoc»
• L’ordinamento internazionale si è fatto direttamente carico della punizione di alcune categorie di crimini
internazionali
• Procedimenti svolti in virtù di norme incriminatrici di natura propriamente internazionale
• Copiosa giurisprudenza, utile per comprendere l’esistenza e la portata di norme consuetudinarie
• Convinzione che certi crimini non possono restare impuniti
• Hanno aperto la strada alla cpi e alla repressione domestica dei crimini internazionali
La corte penale internazionale (CPI)
• istituita dallo statuto di roma del 1998, entrato in vigore il 1° luglio 2002
• tribunale penale permanente
• organizzazione internazionale indipendente con sede a l’Aia
• composta da vari organi: la camere, la procura, la cancelleria, l’assemblea degli Stati parte (asp)
Giurisdizione della CPI
• Crimini aggressione (esercitabile dopo il 2017, previa decisione dell’asp), genocidio, crimini di guerra, crimini
contro l’umanità
• Commessi sul territorio di uno Stato parte o da un cittadino di uno Stato parte
• Indagini avviate proprio motu dalla procura riguardo a specifici casi o su richiesta (deferimento) del CdS o di uno
Stato parte riguardo a certe situazioni
• Natura complementare rispetto alle giurisdizioni domestiche, agisce solo in caso di indisponibilità degli Stati
Poteri del CDS in relazione alla CPI
• potere di attivare la giurisdizione della corte deferendo una situazione, con risoluzione ex cap. Vii della carta delle
nu (art. 13 statuto di roma): utilizzato nei casi del darfur e della libia
• potere di richiedere che le indagini della corte non siano avviate o siano interrotte per un periodo di un anno,
rinnovabile (art. 16 statuto di roma): utilizzato nel 2002 tra grandi perplessità
Non sono ancora soggetti del diritto internazionale:
1) Le imprese multinazionali (IMN)
«Un ente economico che opera in più di un paese, o un raggruppamento di enti economici che operano in due o più
paesi, quale che sia la loro forma giuridica nello Stato della sede, o nello Stato in cui si svolge l'attività, e sia che esse
siano prese in considerazione singolarmente o collettivamente» (Sottocommissione diritti umani, ONU)
• Rilevante impatto politico ed economico, soprattutto sui paesi in via di sviluppo
• Gli Stati sono riluttanti a riconoscere loro alcuna forma di soggettività internazionale
• Tuttavia, le IMN appaiono destinatarie di alcuni diritti (es.: diritto internazionale degli investimenti; limitato diritto
di ricorsi, ICSID ecc..) e si pone il problema incrementare la loro accountability per violazioni diritti umani
2) le organizzazioni non governative (ONG)
• Associazioni internazionali, di varie tipologie
• Composte da persone fisiche o giuridiche private
• Svolgono un'attività internazionale di interesse generale, senza fine di lucro
• Scopo di influenzare o modificare l'operato degli Stati o di altri soggetti di diritto internazionale
• Parte della c.d. società civile internazionale
• Incertezza sul loro status internazionale
• Tuttavia, le ONG appaiono destinatarie di alcune norme internazionali applicate indirettamente
Importanza odierna delle ong
• Controllano l’adempimento del diritto da parte degli Stati, e talvolta si surrogano ad essi
• Collaborano sempre più intensamente con le organizzazioni internazionali (soprattutto con le nu)
• Partecipano ad alcuni negoziati internazionali
• Sfruttano i vantaggi dei moderni mezzi di comunicazione
Fonti del diritto internazionale
Fonti elencate dall’articolo 38 dello statuto della CIG:
a) Trattati internazionali
b) Consuetudine internazionale e convenzioni internazionali
c) Principi generali riconosciuti dalle nazioni civili
d) Decisioni giudiziarie e dottrina (strumenti sussidiari)
} assenza di gerarchia eccezione: ius cogens, norme imperative
+ Atti unilaterali degli Stati aventi natura normativa
+ Fonti previste da accordi
Rapporti tra fonti
• Principio di specialità (lex specialis derogat legi generali)
Es.: un accordo tra due o più Stati può derogare una norma consuetudinaria
• Principio cronologico (lex posterior derogat priori)
Es.: una nuova consuetudine può derogare un trattato precedente, e viceversa
La consuetudine internazionale
È una prova di una pratica generale accettata come diritto dagli Stati (prassi espressione di diritto)
Fonte spontanea che emerge attraverso un processo non formalizzato Creazione inconsapevole e involontaria
(Kelsen)
- Effetto secondario della condotta degli Stati nelle relazioni internazionali
- Processo spontaneo
- interessi economici, politici, sociali degli Stati
Teoria volontaristica superata
consuetudine come accordo tacito tra le parti Prassi come prova dell’esistenza della volontà inespressa
una norma giuridica deve necessariamente venire dalla volontà di uno o più soggetti, per questo è difficile provare
l’universalità della consuetudine
• Fatta propria della CIG nel caso Lotus
➢ Teoria dell’obiettore persistente
Stato che, sin dall'inizio, si è opposto in maniera persistente ed inequivocabile alla formazione di una norma
consuetudinaria (cfr. obiter dicta della CIG nei casi Diritto d'Asilo e Pescherie Norvegesi) non è vincolato a quella
norma.
Superata:
- oggi la consuetudine vincola tutti i soggetti, inclusi quello che non abbiano partecipato alla sua formazione
- Impraticabile esaminare l'atteggiamento di tutti gli Stati
Gli elementi della consuetudine
Il processo di formazione di norme consuetudinarie richiede la presenza di due elementi:
• elemento oggettivo o materiale
- Esistenza di una prassi generalizzata e diffusa (usus o diuturnitas)
• elemento soggettivo o psicologico
- Convinzione da parte degli Stati che quella prassi corrisponda a diritto o sia dettata da necessità sociali (opinio
iuris sive necessitatis)
L’elemento oggettivo: la prassi
• in particolare, il comportamento degli Stati interessati dalla norma
• Diffusa e uniforme
- Ma comportamenti difformi possono addirittura confermarne l’esistenza, se percepiti come violazioni della
norma o accompagnati da giustificazioni (concetto di logica giuridica)
L’elemento soggettivo: opinio juris
• All’inizio, la prassi deve essere percepita come doverosa (opinio necessitatis) per esigenze politiche, economiche,
militari ecc…
• successivamente, in assenza di significative opposizioni, la prassi viene percepita come imposta dall’esistenza di un
obbligo giuridico (opinio iuris)
Formazione della norma consuetudinaria
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Rapporti tra i due elementi e loro relativa importanza
• usus determinante laddove esistono interessi contrastanti
– Es. Piattaforma continentale
• opinio iuris ac necessitatis determinante laddove esistono esigenze logiche o morali
– Es. Disciplina dello spazio atmosferico, o proibizione del genocidio, o c.d. Clausola martens
Il fattore tempo
è un elemento relativo ➢ è tanto più breve quanto più è diffusa e uniforme una certa prassi tra i membri della
società internazionale
Rilevazione delle consuetudini
Possibili elementi di prova:
• Documenti diplomatici degli Stati
• Posizioni espresse dagli Stati in seno a conferenze multilaterali
• C.d. Interventi volontari degli Stati
• Giurisprudenza internazionale
• Legislazione e giurisprudenza nazionali
• Trattati internazionali
Circolarità nell’individuazione delle consuetudini
Le consuetudini locali o particolari
• operanti solo nei rapporti reciproci tra Stati di una determinata area geografica (cfr. CIG, caso diritto d’asilo)
• Anche solo tra due Stati (cfr. CIG, caso diritto di passaggio)
• Devono essere accettate da tutte le parti interessate
• Onere della prova della sua esistenza in capo allo Stato che la invoca (controtendenza rispetto al principio iura
novit curia)
Importanza della consuetudine
• Aree in cui si delineano nuovi interessi economici (es. Diritto del mare)
• Settori in cui vi sono marcati conflitti politici e istituzionali (es. Disciplina del diritto di veto in seno al CdS)
• Modifiche e specificazioni del diritto consuetudinario esistente
Fonte di produzione giuridica che consente l’esistenza di un quadro normativo unitario per l’ordinamento giuridico
internazionale.
Le convenzioni di codificazione
Vantaggi dei trattati:
• garantiscono la certezza del diritto
• Norme espressamente accettate dagli Stati
Codificazione = azioni e procedimenti il cui scopo e possibile risultato consistono nell’elaborazione di norme
giuridiche vincolanti codificazione strictu sensu (improbabile in pratica) vs. codificazione che integra e specifica la
norma consuetudinaria
Sviluppo progressivo del diritto internazionale
Commissione di diritto internazionale (CDI)
• Organo sussidiario dell’AG delle NU, composta da 34 esperti
• Promuove la codificazione e lo sviluppo progressivo del diritto internazionale
• Elabora progetti di convenzioni internazionali, da sottoporre all’AG o a conferenze diplomatiche, su temi vari:
Es. – Diritto dei trattati
– Relazioni diplomatiche e consolari
– Responsabilità degli Stati per illeciti internazionali
Rapporti tra codificazione e diritto consuetudinario
1. Effetto dichiarativo la codificazione si limita a trascrivere le norme consuetudinarie esistenti
2. Effetto di cristallizzazione la codificazione porta a compimento il processo di formazione di una norma
consuetudinaria, e ne chiarisce il contenuto
3. Effetto creativo la codificazione crea una nuova regola consuetudinaria, corrispondente alla norma inserita nella
convenzione di codificazione
Codificazione mediante risoluzioni non vincolanti
Formulazione autoritaria in forma scritta delle norme vigenti nella società internazionale, in particolare ad opera
dell’AG.
Vantaggi:
– Procedura più rapida e snella
– Partecipazione più ampia tramite l’adozione per consensus
Prova dell’esistenza di una norma consuetudinaria esistente o di un’opinio iuris degli Stati (CIG, parere sulla liceità
della minaccia e dell’uso delle armi nucleari)
I trattati internazionali
Accordo tra due o più soggetti del diritto internazionale per:
- Regolare (costituire, modificare o estinguere) tra di loro dei rapporti giuridici
- Creare norme vincolanti nei loro rapporti
• nomen iuris
• È fonte di diritto internazionale particolare
• Qual è la norma sulla produzione giuridica rilevante?
• Esiste una tipologia di trattati? No, si distingue per:
1. numero di parti: bilaterale / multilaterale
2. oggetto: codificazione / produzione di nuove norme
3. possibilità di aderire dopo la sua conclusione; aperti / chiusi
4. tipi di regole: materiali (sostanziali) / formali (strumentali)
Il diritto dei trattati
- What is the Law of Treaties?
- The Vienna Convention on the Law of Treaties (1969) (VCT) governs written treaties for States parties
- It was adopted on 23 May 1969 and opened for signature on 23 May 1969
- The Convention entered into force on 27 January 1980
- The Vienna Convention on the Law of Treaties (1969) and customary international law
Nozione di trattato
Incontro di volontà
«un accordo internazionale concluso in forma scritta fra Stati e disciplinato dal diritto internazionale, contenuto sia in
un unico strumento sia in due o più strumenti connessi, e quale che sia la sua particolare denominazione»
Conv. Vienna 1969, art. 2 lett.
Esistono anche:
- trattati fra Stati e organizzazioni internazionali, o fra queste tra loro (Cfr. Conv. Vienna 1986)
- trattati conclusi in forma tacita o verbalmente
Gli accordi internazionali
2 principali procedimenti in stipulazione dei trattati:
1. solenne (normale)
2. semplificato (informale)
Differenza: il momento in cui si determina il consenso dello Stato a obbligarsi internazionalmente vincolarsi al
trattato:
- immediatamente al termine del negoziato (forma semplificata)
- in una fase successiva (forma solenne)
scelta libera; limiti semmai nel diritto internazionale
Le fasi del procedimento di stipulazione degli accordi
1. Negoziazione (entrambe le forme): i rappresentanti degli Stati concordano il contenuto dell’accordo e le regole da
inserire nel testo scritto; per concludere con successo un negoziato serve il consenso di tutti i partecipanti;
2. Firma (entrambe le forme): conclude la negoziazione; nella forma semplificata serve solo questa per concludere
l’accordo (e vincolare lo Stato), mentre nella forma solenne ha il solo fine di autenticare il testo (serve la ratifica);
3. Ratifica (forma solenne): necessaria solo nel procedimento solenne, conferma la validità del trattato e l’adesione
dello Stato; è regolata dal diritto interno dello Stato; se tra firma e ratifica scorre del tempo, in quel periodo lo
Stato deve comunque comportarsi in maniera conforme al trattato;
3a - Adesione (forma solenne): manifestazione di volontà ad aderire ad un trattato pur non avendo partecipato al
negoziato e può avvenire solo se il trattato è aperto ed ha quindi una clausola di adesione; altrimenti necessario
consenso degli Stati originari contraenti;
4. Perfezionamento: Scambio delle ratifiche -in genere per trattati bilaterali- e deposito delle ratifiche (entrambi
forma solenne): al raggiungimento del n. minimo di ratifiche il trattato entra formalmente in vigore.
Entrata in vigore dell’accordo
Di solito è il testo stesso a prevedere il momento della sua entrata in vigore (raggiungimento di una certa data o di
un dato numero di ratifiche); in mancanza di espressa disposizione: art. 24 Cdt richiede che il consenso sia espresso
da tutti gli Stati che hanno partecipato al negoziato.
Art. 25 Cdt: possibile che gli Stati concordino fra loro l’applicazione provvisoria del trattato, in casi di particolari
ragioni di urgenza.
Art. 102 carta ONU: scoraggia i trattati segreti e invita a registrarli presso l’apposito ufficio.
Competenza a stipulare
Regolata dalle costituzioni degli Stati e dai trattati istitutivi nelle organizzazioni internazionali
In Italia (p. solenne) intervengono:
- Presidente della Repubblica (atto della ratifica)
- Parlamento (per trattati* -più importanti- di natura politica, regolamenti giudiziari, variazioni del territorio ecc)
- Governo (la formula; determina la politica estera)
*per questi serve una legge del parlamento: ha il controllo democratico legge di autorizzazione alla ratifica
potere delle regioni ma 2 limiti: possono trattare solo sulle loro competenze e hanno altri vincoli
Competenza delle regioni e delle province autonome
«nelle materie di sua competenza la regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad
altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato»
Art. 117, 9° comma cost.
- vale anche per le province autonome di Trento e Bolzano
- legge 131/2003 attuazione:
- sottoposti ai precisi vincoli (cost., diritto UE, diritto internazionale, materie art.117, 3° comma cost.9)
- complessi adempimenti procedurali volti a scoraggiare l’esercizio di queste competenze da parte di regioni e
province autonome.
Dinamiche, ambiti di applicazione e rapporti trattati – Stati terzi
1. Regola fondamentale: pacta sunt servanda ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere eseguito in buona
fede; la mancata esecuzione del trattato comporta un illecito internazionale;
2. Una parte non può invocare le disposizioni del suo diritto interno per giustificare la mancata esecuzione;
3. Irretroattività dei trattati: i trattati non hanno effetto retroattivo, ovvero non obbligano una parte per quanto
riguarda eventi avvenuti e/o conclusi prima della loro data di entrata in vigore;
4. Applicazione territoriale: il trattato vincola gli Stati interessati interamente in tutto il loro territorio;
5. Il trattato vincola le parti, ovvero solo chi liberamente lo ha stipulato (≠ consuetudine);
6. Un trattato non crea obblighi per uno Stato terzo se questo non dà il suo consenso; i diritti invece si “presumono”,
essendo dei benefici, fino a indicazione contraria.
Problema della riserva
il regolamento del trattato si applica sempre integralmente a tutte le parti ad esso contraenti?
Riserva: dichiarazione unilaterale fatta da uno Stato al momento di adesione a un trattato, con cui mira a modificare
o escludere l’effetto giuridico di alcune disposizioni del trattato nella loro applicazione a tale Stato.
Fonti della disciplina
- Diritto consuetudinario
- Conv. di Vienna
- Guida alla prassi della commissione del diritto internazionale
Principi della disciplina
- Integrità dei trattati: le riserve sono formulate nella negoziazione/firma del trattato solo se esso lo permette
espressamente; se non lo permette, lo Stato viene escluso dal trattato (metodo usato in passato ma non favoriva
l’adesione ai trattati);
- Flessibilità: se non è specificato, le riserve si possono applicare rilevandole secondo vari fattori e ammesse se
compatibili con lo scopo del trattato (usata oggi, facilita l’ampia partecipazione ai trattati multilaterali).
Tipi di riserve
1. Riserve eccettuative: escludono l’applicazione di alcune disposizioni del trattato a livello giuridico
(es. art. IX convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio riserva Stati Uniti)
2. Riserve modificative o interpretative: modificano l’effetto giuridico di alcune disposizioni del trattato
(es. art 12 su diritti civili e politici riserva Italia
≠ dichiarazioni interpretative: diverse nell’effetto giuridico che lo Stato intende produrre accetta le disposizioni
solo se interpretate in un certo modo e non subordina il suo consenso a quella determinata interpretazione.
Evoluzione disciplina delle riserve nella prassi internazionale
- nel diritto internazionale classico
- principio della integrità dei trattati
- la formulazione di una obiezione alla riserva da parte anche di solo uno Stato impediva allo Stato che aveva posto
la riserva di divenire parte del trattato
parere CIG del 1951 su riserve alla convenzione sul genocidio
- principio di universalità e flessibilità dei trattati
- una riserva può essere formulata all’atto della ratifica anche se la relativa facoltà non è espressamente prevista nel
testo del trattato purché essa “sia compatibile con l’oggetto e lo scopo del trattato”
- un altro Stato contraente può contestare la riserva in quanto incompatibile con l’oggetto e lo scopo del trattato; se
non c’è accordo il trattato non entra in vigore tra i due Stati (obiezione di inammissibilità ha carattere bilaterale)
le riserve nella convenzione di Vienna del 1969
formulazione riserve (art. 19)
- uno Stato può formulare riserve al momento della firma, ratifica, accettazione, approvazione o adesione al
trattato;
- sulla possibilità di apporre riserve in una fase successiva alla manifestazione del consenso (c.d. Riserve tardive)
criterio unanimità
principio accolto da guida alla prassi 2011
ammissibilità riserve (art. 19)
le riserve sono considerate ammissibili purché:
- non siano espressamente vietate dal trattato
- il trattato non disponga il divieto di riserve
- non siano incompatibili con l’oggetto e lo scopo del trattato
formulata per iscritto e comunicata agli Stati contraenti (art. 23)
effetti delle riserve (artt. Da 20 a 23)
▪ accettazione
- in generale non richiesta per le riserve ammissibili; è necessaria solo se è espressamente richiesta dal trattato;
- nel caso di riserve non previste dal trattato occorre accettazione degli Stati (criterio compatibilità riserva con
l’oggetto e lo scopo del trattato).
▪ obiezioni:
- periodo concesso di presentazione entro un anno/12 mesi
- portata (generali o specifiche)
- motivi (anche politici)
effetti obiezioni
- secondo queste disposizioni l’obiezione ad una riserva non impedisce l’entrata in vigore del trattato tra i due Stati,
salvo che lo Stato che ha formulato l’obiezione non abbia chiaramente espresso un’intenzione contraria
(innovativa su questo punto rispetto a parere CIG 1951);
- obiezioni «qualificate» - accompagnate da dichiarazione di contrarietà all’entrata in vigore del trattato (ex art. 20,
par. 4 let. B conv. Vienna);
- obiezioni «semplici» non accompagnate da dichiarazione contraria all’entrata in vigore del trattato, ma solo della
riserva.
quando uno Stato formula una riserva ritenuta inammissibile (perché vietata dal trattato o perché incompatibile con
l’oggetto e lo scopo del trattato) l’effetto non è quello di impedire l’applicazione della clausola coperta dalla riserva,
né di precludere l’entrata in vigore del trattato per lo Stato che ha effettuato la riserva; l’unica conseguenza è invece
l’invalidità della riserva apposta (principio utile per inutile non vitiatur).
Problema della successione
Quando uno Stato si sostituisce ad un altro nel governo di un territorio è vincolato dai trattati stipulati dal suo
predecessore e in vigore in quel territorio?
Fonti: diritto consuetudinario e Convenzione di Vienna
- Solo per alcuni trattati vale il principio di continuità (le norme giuridiche dello Stato predecessore si trasferiscono
allo Stato successore) 🡪si applica ai trattati localizzabili o che costituiscono regimi territoriali, hanno ad oggetto
l’utilizzo del territorio (per dare stabilità).
- Limite: caratterizzazione prevalentemente politica del trattato (es.: basi militari, o NATO in Italia);
- Al principio di continuità sottostanno anche i trattati per i diritti umani.
Ipotesi di successione
- Distacco di territorio: secessione o smembramento
- Accorpamento di territori: incorporazione e fusione
- Mutamento radicale di governo
Regola generale: Tabula Rasa (di discontinuità): il nuovo Stato non è vincolato dai trattati stipulati dallo Stato
precedente; conv. del 1978: vale soltanto per gli Stati sorti dal processo di decolonizzazione, per gli altri vale il
principio di continuità.
La regola consuetudinaria prevede che la regola di tabula rasa sia prassi per tutti.
Problema dell’interpretazione dei trattati
quando un trattato è in vigore chi e come interpreta le sue disposizioni?
Interpretazione: attività con cui si chiarisce il senso della portata di una norma giuridica
• Fonti: diritto consuetudinario e art. 31-33 convenzione di Vienna 1969
• Attori: Stati, giudici internazionali, giudizi nazionali
• Metodi:
- Soggettivo / subbiettivistico (superato): preminente l’intenzione delle parti rispetto a ciò che c’è di oggettivo
nella norma;
- Oggettivo / obbiettivistico: la volontà delle parti deve risultare dalla letture del testo e in base al suo senso
ordinario.
• Tecniche: letterale, sistematica, teleologica, estensiva/analogica vs. restrittiva, evolutiva
Le cause di nullità ed estinzione
Nullità o invalidità
Cause:
1. violazione manifesta delle norme interne sulla competenza a stipulare il trattato
2. Vizi della volontà a vincolarti al trattato
3. Illiceità dell’oggetto del trattato
1. violazione manifesta di una norma fondamentale di diritto interno
Manifesta= oggettivamente evidente per Stati che agiscano secondo la prassi e in buona fede
trattati conclusi in violazione dell’art. 80:
• Invalidi dal punto di vista internazionale
• Incostituzionali dal punto di vista interno
• Violazione insanabile
2. vizi del consenso
• errore su fatti o situazioni essenziali per il consenso dello Stato erronea rappresentazione della realtà che ha
portato lo Stato a stipulare quel trattato;
• Dolo: comportamento doloso da parte di altro Stato partecipante ai negoziati;
• Corruzione del rappresentante dello Stato da parte di altro Stato partecipante ai negoziati;
assoluti:
• Violenza sul rappresentante dello Stato mediante atti o minacce
• Violenza sullo Stato, minaccia o uso della forza in violazione della carta delle NU
3. illiceità del contenuto: contrasto con norme di ius cogens
Trattati che sebbene regolarmente stipulati, contengono disposizioni contrarie a norme imperative di diritto
internazionale
Nullità assolute ≠ nullità relative nelle prime, la causa non può essere sanata, mentre nelle seconde sì.
Nullità assolute:
1. Violenza sul rappresentante dello Stato
2. Violenza sullo Stato
3. Illiceità del contenuto
⇩
Invocabili da qualsiasi Stato
Investono l’intero trattato
Insanabili
Ex tunc
Nullità relative:
1. Errore
2. Dolo
3. Corruzione
4. Violazione delle norme interne sulla competenza
⇩
Invocabili solo dalla «vittima»
Possono limitarsi a certe clausole
Sanabili
Ex tunc (ma effetti giuridici restano)
Cause di estinzione secondo la CVDT
Estinzione= circostanze che portano al cessare degli effetti giuridici del trattato:
• Estinzione per comune volontà delle parti
• Denuncia o recesso
• Inadempienza del trattato
• Impossibilità sopravvenuta
• Mutamento radicale delle circostanze (principio rebus sic stantibus)
• Sopravvenienza di norme di ius cogens contrarie
Inadempienza del trattato: nel caso, l’altra parte può sospendere o estinguere il trattato a seconda dei casi
Cause di sospensione secondo la CVDT
Sospensione= trattati temporaneamente inefficaci:
• cause specifiche di sospensione
- Condizione sospensiva o accordo sospensivo
- Stipulazione di un nuovo trattato sulla stessa materia
- Impossibilità temporanea ad osservare le norme contenute nel trattato
• non disciplina:
- Successione tra Stati?
- Effetti di un conflitto armato?
Lo Ius Cogens
Le norme imperative del diritto internazionale: lo ius cogens
Tutelano valori fondamentali per la comunità internazionale inderogabili, la loro violazione comporta un crimine
/ illecito grave alla comunità internazionale.
Le origini storiche della nozione di ius cogens
Tratteggiata da alcuni studiosi già nel XVIII secolo, come ius naturae o ius necessarium
Promossa negli anni ’60 da:
- Paesi in via di sviluppo argine al colonialismo
- Paesi del blocco socialista strumento per rafforzare la coesistenza tra Est e Ovest
Recepita nella Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati del 1969
Cristallizzata nel diritto consuetudinario
Art. 53 - Disciplina e definizione di ius cogens:
• norma accettata e riconosciuta come inderogabile dalla comunità degli Stati “nel suo complesso”
• modificabile solo da norma successiva della stessa natura
• nuovi trattati contrari ad una norma di ius cogens sono nulli (nullità invocabile solo da Stati che siano parte del
trattato in questione, art. 64)
Art. 66(a):
Giurisdizione obbligatoria della CIG (salvo arbitrato) per le controversie sull’esistenza e l’interpretazione di norme di
ius cogens
Differenze con la disciplina convenzionale:
• Applicabile anche a Stati che non abbiano ratificato la Convenzione di Vienna;
• Nullità di un nuovo trattato invocabile anche da Stati che non sono parte del trattato in questione;
• Possibile che sia dichiarata la nullità delle sole disposizioni contrarie allo ius cogens, lasciando intatto il resto del
trattato;
• No giurisdizione obbligatoria della CIG in caso di controversie.
Caratteristiche:
• Accettata e riconosciuta come norma imperativa dalla comunità internazionale nel suo complesso;
• Opinio iuris «qualificata».
Difficoltà:
• Nessuna fonte contiene un elenco esaustivo delle norme di ius cogens esistenti;
• Mancanza di prassi giurisprudenziale sulla nullità di un trattato per contrarietà a norme di ius cogens.
Norme ius cogens:
● Divieto dell’uso della forza armata
● Proibizione della tortura
● Principi fondamentali del diritto internazionale umanitario
● Diritto di accesso alla giustizia
Prassi in materia di ius cogens
Mancata applicazione come causa di nullità dei trattati
Guida per il comportamento degli Stati:
- In negativo Funzione deterrente e preventiva (Jimenez de Arechaga)
- In positivo Parametro dell’ordine pubblico internazionale
Effetti diversi dalla nullità dei trattati
- Divieto di procedere al riconoscimento di nuovi Stati formatisi in violazione di norme di ius cogens (Commissione
arbitrale per l’ex-Jugoslavia)
- Inammissibilità di riserve ai trattati che siano contrarie a norme cogenti (CIG, Attività armate nel territorio della
RDC, Congo-Ruanda)
- Divieto di procedere all’adempimento di un trattato se tale adempimento comporta la violazione di una norma di
ius cogens (Tribunale Federale Svizzero, casi Bufano e Sener; etc.)
- Limite alla discrezionalità del CdS delle Nazioni Unite (ICTY, Tadić (merito); Corte Suprema Federale Svizzera)
- Limite all’immunità degli Stati dalla giurisdizione estera (Corte d’Appello USA, Princz; Corte di Cassazione Italiana)
- Attribuzione della giurisdizione penale universale per la repressione di crimini internazionali, giacché proibiti da
norme cogenti (ICTY, Furundžija)
- Nullità delle norme domestiche contrarie a norme di ius cogens (ICTY, Furundžija).
Modulo 2
Divieto di uso della forza e il sistema di sicurezza collettiva dell’ONU
Contenuto fondamentale → regola collocata nell’ONU (Art. 2 par. 4 Carta dell’ONU)
Divieto dell’uso della forma armata
Eccezioni:
• la legittima difesa, sia individuale sia collettiva
• da parte delle nazioni unite attraverso misure implicanti l’uso della forza (peacekeeping operations, cap.7 carta
ONU)
ONU
• Sede: New York
• Organizzazione universale più importante 194 Stati membri
• Necessaria per l'evidente fallimento della Società delle Nazioni (1920-1946), che non è riuscita a prevenire lo
scoppio della Seconda guerra mondiale - obiettivo: mai più guerre distruttive;
• Creazione: Conferenza di San Francisco (25 aprile-26 giugno 1945) → Carta delle Nazioni Unite (+ Statuto CIG),
trattato istitutivo multilaterale, che istituisce un’organizzazione;
• Regole volte a riconoscere il ruolo predominante delle grandi potenze (in particolare la composizione del Consiglio
di sicurezza);
• Le finalità principali dell'ONU: mantenimento della pace e sicurezza internazionale.
3 organi principali
• Assemblea Generale: congresso democratico al quale partecipa ogni Stato membro (ogni Stato ha 1 voto);
• Consiglio di sicurezza (organo esecutivo): vi partecipano solo 15 Stati membri, di cui i Permanent Five, i cinque
vincitori della WW2 → Cina, Russia, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, hanno il diritto di veto; i restanti dieci membri
sono eletti a rotazione ogni due anni;
• Segretariato: organo amministrativo burocratico, cui capo è il Segretario Generale (mandato di 5 anni).
• + altri organi, es. le agenzie specializzate
L’Assemblea Generale (AG)
• Composta da rappresentanti di tutti gli Stati membri, ciascuno avente diritto di voto (uno Stato, un voto);
• Discute e si pronuncia su tutte le questioni riguardanti i fini e le attività dell'Organizzazione con 2 limiti:
1. le azioni in materia di mantenimento pace e sicurezza internazionale: competenza del CdS;
2. litispendenza controversie tra Stati (CIG).
• Adotta le decisioni più importanti a maggioranza qualificata di ⅔, le altre a maggioranza semplice;
• Le delibere non hanno natura vincolante (eccezione: quelle relative alla «vita interna» dell'Organizzazione; es.
bilancio - art. 17; regolamento organi) → hanno natura raccomandatoria, esortano gli Stati a prendere certe
decisioni ma non creano obblighi giuridici.
Consiglio di sicurezza (CdS)
• 15 membri, di cui 5 permanenti (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) e gli altri eletti ogni/per un periodo di
2 anni dall'AG;
• Competenza in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
• Delibere adottate col voto favorevole di 9/15 membri;
• Diritto di veto dei 5 membri permanenti sulle delibere che riguardino questioni sostanziali;
• Adotta raccomandazioni (non vincolanti) ex Cap. VI o decisioni (obblighi vincolanti, hanno la priorità su qualsiasi
altro obbligo esistente) ex Cap. VII.
→ le delibere adottate dal CdS hanno la precedenza rispetto a quelle della AG.
Consiglio economico e sociale (ECOSOC)
ECOSOC → 54 membri, eletti dall'AG per 3 anni (rinnovo 1/3 ogni anno)
- Competente in materie specifiche
- Istituisce, coordina e promuove l'operato di agenzie specializzate e organi sussidiari
(Sistema delle NU)
L'ECOSOC ha la competenza principale nelle materie economiche, sociali, culturali, educative e sanitarie, e di
coordinamento dell'attività economica e sociale dell'ONU e delle varie organizzazioni ad esse
collegate (agenzie specializzate).
Gli obiettivi dell'ECOSOC sono stabiliti dall'art. 62 Carta ONU: programmare lo sviluppo economico e l'assistenza
tecnica e finanziaria ai PVS, e promuovere studi su questioni economiche, sociali, culturali e sanitarie.
Istituisce le commissioni regionali e funzionali.
Consiglio di amministrazione fiduciaria → cessò attività nel ‘94, si occupava dell’indipendenza degli Stati.
Segretariato
Il Segretariato dispone di un vasto apparato burocratico per lo svolgimento delle proprie funzioni,
Guidato dal Segretario Generale (SG), in carica per 5 anni ed eletto dall'AG su proposta del CdS.
Eletto nel 2021 per un secondo mandato (fine 2026).
I funzionari, sotto la guida del SG, lavorano in maniera indipendente rispetto ai loro paesi di provenienza e sono
legati all'organizzazione da un rapporto d'impiego definito dall'AG.
Per assicurare la loro indipendenza, i funzionari ONU godono di immunità funzionali.
A vigilare sul corretto svolgimento dei rapporti tra NU e funzionari c'è un sistema di giustizia amministrativa che
prevede, dal 2009, due gradi di giudizio: il Tribunale del contenzioso amministrativo e il Tribunale d'appello.
Oltre che a New York, Ginevra, Vienna e Nairobi, l'ONU ha uffici sparsi in tutto il mondo. Impiegano circa 40.000
funzionari in più di 140 paesi.
Corte Internazionale di Giustizia (CIG)
• Organo giudiziario principale
• 15 giudici eletti dall'AG e dal CdS
⮚ In CdS, necessario il voto favorevole di 8 membri
⮚ Niente diritto di veto
• Funzione Contenziosa: Rende sentenze vincolanti rispetto alle controversie tra Stati che abbiano accettato la sua
competenza e di essere esaminate da essa consenso delle parti
• Funzione Consultiva: Rende pareri consultivi su questioni giuridiche, su richiesta dell'AG o del CdS, o di altri
organi o agenzie, autorizzati dall'AG, nelle materie di loro competenza.
Obiettivi e attività principali ONU (Art. 1 Carta ONU)
1. mantenere la pace e la sicurezza
2. promuovere la soluzione pacifica delle controversie internazionali
3. sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni in base ai principi di uguaglianza e di autodeterminazione dei popoli
4. promuovere la cooperazione economica e sociale
5. promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali
6. promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti (art. 11.1)
7. promuovere il rispetto per il diritto internazionale (Preambolo) e incoraggiare lo sviluppo progressivo del diritto
internazionale e la sua codificazione (art. 13.1.b)
⇩
Codificazione e sviluppo progressivo del diritto internazionale
• Trattati internazionali, discussi e adottati in seno all'AG
⮚ es.: Genocidio, Diritti Umani, ecc...
• Progetti elaborati dalla Commissione di Diritto Internazionale (CDI), spesso trasformati in trattati, o considerati
espressione del diritto consuetudinarie
es.: Diritto dei trattati, responsabilità degli Stati, protezione diplomatica, ecc...
• Dichiarazioni di principio dell'AG, con funzione di guida e impulso allo sviluppo di diritto e consuetudine
es.: Relazioni amichevoli fra gli Stati, definizione di aggressione, ecc...
⇩
7 principi fondamentali
(Carta ONU art.2 ★Dichiarazione AG 2625/1970 su relazioni amichevoli e cooperazione tra Stati)
1. Uguaglianza sovrana degli Stati
2. Non ingerenza affari interni
3. Divieto minaccia e uso della forza
4. Soluzione pacifica delle controversie
5. Autodeterminazione dei popoli
6. Diritto/dovere cooperazione
7. Buona fede
Mantenimento della pace e della sicurezza internazionale
A. Divieto della minaccia e dell'uso della forza armata per iniziativa unilaterale degli Stati (art. 2.4)
• Salva l'ipotesi di legittima difesa (individuale e collettiva) contro un attacco armato, finché il CdS non abbia
adottato le misure necessarie (art. 51)
• Salve le misure previste dal Capitolo VII della Carta (es. ex art.42) (Sistema di sicurezza collettivo)
B. Monopolio dell'uso della forza armata da parte del CdS
• In caso di minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione (art. 39) il CdS può deliberare:
- Art. 41 → misure non implicanti l'uso della forza
- Art. 42 → misure implicanti l'uso della forza
- Art. 43 e seguenti → prevedevano «sulla carta» la costituzione dell'esercito delle NU (mai realizzato)
La prassi del CdS si è quindi indirizzata in due direzioni:
1. Operazioni di mantenimento della pace (peacekeeping operations, costituite attraverso la messa in prestito di
parte delle truppe nazionali da parte degli Stati che decidono di partecipare all’operazione di pace);
2. Autorizzazione all’uso della forza.
Uso della forza nel diritto internazionale “classico o arcaico”
• Uso della forza armata era comunemente ammesso come mezzo per la soluzione delle controversie;
• La guerra come fenomeno normale della vita di relazione internazionale è anche una condizione giuridica (Stato
di guerra), dalla quale discendono delle conseguenze;
• XIX sec. sviluppo dello ius in bello (diritto dei conflitti armati/diritto internazionale umanitario) → sviluppo dello
ius ad bellum, condizioni all'uso della forza/disciplina della condotta ostilità.
Divieto di ricorso alla forza armata
• Con la fine della Prima Guerra mondiale, si assiste ai primi tentativi di limitare l’uso della forza armata;
• Patto Società delle Nazioni: obbligo di sottoporre controversie a regolamento arbitrale o giudiziale prima di
ricorrere alla forza. Dopo la sentenza, obbligo di attendere 3 mesi prima di iniziare le ostilità (cooling off);
• Patto Briand Kellogg (Parigi, 27 agosto 1928) condanna della guerra. Sprovvisto di organi e di un sistema di
sicurezza collettivo a garanzia del divieto;
• Lo ius ad bellum diventa ius contra bellum.
Forza internazionale o forza interna?
- l’uso della forza all’interno del proprio territorio non è del tutto indifferente per il diritto internazionale;
Il CdS, ai sensi art 39, potrà determinare che tale uso della forza all’interno del territorio di uno Stato costituisca
una «minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali»;
- Ricorso a mezzi pacifici per soluzione controversie, corollario del divieto di uso della forza.
Divieto di Minaccia
● Non solo l’uso della forza è vietato, ma anche la minaccia di usare la forza:
– Esplicito annuncio dell’impiego delle armi
– La sussistenza di una minaccia non dipende dal tipo di arma il cui impiego è minacciato
● Nel parere sulla liceità della minaccia o dell’uso delle armi nucleari (CIG 1996) la Corte non ha escluso la
possibilità per gli Stati di ricorrere alla minaccia o all’impiego di armi nucleari «in circostanza di estrema legittima
difesa in cui sia messa in discussione la sopravvivenza stessa dello Stato.» di fatto ammettendo la legittimità a fini
dissuasivi dell’arma nucleare.
Il ricorso alla forza armata in legittima difesa
Art 51 🡪 diritto naturale di legittima difesa (principio consuetudinario)
• Misure proporzionali all’attacco e allo scopo di respingerlo (caso Nicaragua)
• Funzione unicamente difensiva:
- Non è possibile occupare il territorio dello Stato che abbia attaccato, salvo che sia strettamente necessario
- La legittima difesa cessa quando interviene il CdS (con misure efficaci)
- La legittima difesa cessa quando sia Stato respinto l’attacco armato
Requisiti della legittima difesa
1) Necessità: il ricorso alla forza è l’extrema ratio. Non ci sono altre soluzioni possibili;
2) Immediatezza: l’azione deve essere immediata;
3) Proporzionalità: obiettivo è respingere l’attacco, non di punire.
N.B.: A questi elementi, il DI contemporaneo richiede in aggiunta il rispetto dello ius in bello (Diritto internazionale
umanitario).
La nozione di attacco armato
a) l’invasione o l’attacco armato da parte di uno Stato, del territorio di un altro Stato, o l’occupazione militare;
b) il bombardamento, o l’uso di qualsiasi altro mezzo offensivo, da parte delle forze armate di uno Stato del
territorio di un altro Stato;
c) il blocco navale dei porti e delle coste di uno Stato, effettuato dalle forze armate di un altro Stato;
d) l’attacco contro il territorio, il mare territoriale o le forze aeree o navali di un altro Stato;
e) l’uso delle forze armate di uno Stato dislocate nel territorio di un altro Stato, in virtù di un accordo con lo Stato
ricevente, in violazione delle condizioni previste dall’accordo, o qualsiasi estensione della loro presenza sul
territorio dello Stato oltre il termine finale dell’accordo;
f) il fatto che uno Stato acconsenta all’utilizzazione del proprio territorio, da parte di un altro Stato, per perpetrare
atti di aggressione contro uno Stato terzo;
g) l’invio, da parte di uno Stato o per suo conto, di bande armate, gruppi, irregolari o mercenari, che compiono
azioni armate contro un altro Stato di gravità tale da essere assimilate ad uno degli atti sopra citati, oppure il
sostanziale coinvolgimento di uno Stato in tali azioni armate.
Attacco armato indiretto
Si dibatte in dottrina se sia possibile ricorrere alla legittima difesa in caso di attacco armato indiretto, che si verifica
quando:
• Uno Stato organizza, assiste, incita, finanzia, istiga o tollera -nel proprio territorio- attività sovversive o
terroristiche dirette contro un altro Stato;
• Da parte di Gruppi individuali (es. terroristi) a prescindere dal collegamento con uno Stato determinato.
Legittima Difesa contro Non-State Actors: es. contro ISIS
Legittima difesa collettiva
Lo Stato aggredito ha il diritto richiedere supporto:
• Ogni Stato ha il diritto di ricorrere all’uso della forza per soccorrere un altro Stato che abbia subito un attacco
armato;
• Necessario il previo consenso (es. Trattato di alleanza difensiva) o la richiesta dello Stato aggredito;
• Lo Stato vittima determina se e quando ha subito un attacco armato (cfr CIG, caso Nicaragua);
• Il DI non riconosce l’esercizio del diritto di legittima difesa collettiva in assenza della richiesta di aiuto da parte
dello Stato che si considera vittima di un attacco armato.
Legittima difesa preventiva (anticipata o preclusiva)
• «Preventive», «Anticipatory» o «Preemptive», Self defence
• Sufficiente l’«imminenza» dell’attacco (c.d. anticipatory self defence)?
Anticipatory Self Defence ammissibile (dottrina Bush) solo se: a) l’attacco sia imminente (occorrono prove); b)
non vi sia altro mezzo per impedirlo; c) l’uso della forza sia proporzionato.
• La legittima difesa «preclusiva» è ammessa nel diritto internazionale? (c.d. preemtive self defence)
🡪 No. Sicuramente non sufficiente la «possibilità» paventata che si verifichi un attacco armato: preclude la
possibilità futura di un attacco ma il solo sospetto di un attacco non è abbastanza 🡪 Problema: possibili abusi
Il sistema di sicurezza collettivo dell’ONU
Cap.7 della Carta Delle Nazioni Unite disciplina il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (obiettivo
principale del CdS).
In caso di Violazione della pace - minaccia della pace - atti di aggressione il CdS può attivare il cap. 7 e agire secondo
alcune misure specifiche.
Due eccezioni al generale divieto dell'uso della forza armate nella Carta ONU:
1. Legittima difesa individuale e collettiva;
2. Sistema di sicurezza collettivo ex cap. VII misure implicati l’uso della forza decise dal CdS.
• La prassi dell'ONU, seppur legittima e consolidata, si discosta dalla lettera della Carta (l'autorizzazione all'uso della
forza e l'istituzione di azioni di forza: le operazioni di peacekeeping);
• La prassi degli Stati «extra-Carta ONU»: la legittima difesa «preclusiva» e l'intervento umanitario.
La legittima difesa è proporzionale rispetto all’attacco, non lo supera in punizione necessità e immediatezza
Non esamineremo le regole dello Ius in bello (diritto internazionale umanitario, che si applica durante i conflitti
armati con misure protettive per i civili) ma quelle dello Ius ad bellum.
Il sistema di sicurezza collettivo
Presupposti dell’azione del CdS ex capitolo VII
• Art.1 § 1: mantenere pace e sicurezza internazionale e a questo fine possono prendere misure per reprimere atti
di aggressione e rimuovere le violazioni della pace;
• Art.2 § 4: Divieto di ricorso unilaterale all'uso della forza;
• Art.24 § 1: Monopolio dell'uso legale della forza affidato al CdS e conseguente responsabilità del mantenimento
della pace.
• Art. 39 della Carta delle NU (disciplina il monopolio):
- Minaccia alla pace
(es. violazione generalizzata diritti umani o atti di terrorismo)
- Violazione della pace
- Atto di aggressione
• Discrezionalità nell'accertamento dei presupposti: è una valutazione «politica»;
• Possibile esercizio del diritto di veto da parte dei P5 possono opporsi alla identificazione in uno dei requisiti
presupposti all’azione (in una situazione seppur grave può essere considerata la non azione);
• Assenza di un controllo giudiziario di legittimità sulle decisioni del CdS (problema: chi controlla il «controllore»?);
Il CdS è quindi sciolto da vincoli problema.
Cosa può fare il CdS?
L’adozione di misure non implicanti uso forza
• In caso di minaccia o violazione della pace, o di aggressione: Art. 39 → il CdS può usare i poteri del Cap. VII della
Carta ONU;
• Art. 40 → per evitare l’aggravarsi della situazione e prima di fare raccomandazioni o decidere misure, il CdS può
invitare le parti a conformarsi a misure provvisorie. Il CdS terrà conto dell'eventuale non esecuzione di tali misure
provvisorie (es. cessate-il-fuoco).
• Art. 41 misure non implicanti l'uso della forza, es.:
- interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree,
postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche;
- Misure atipiche: Istituzione di tribunali penali internazionali.
✔ Efficacia dipendente dalla collaborazione degli Stati
✔ Tradizionalmente contro Stati
• Recentemente contro individui o gruppi di individui (c.d. smart sanctions)
(es. Confisca o congelamento di beni e proprietà; divieto di circolazione)
• Se le misure dell’art. 41 non bastano, si passa a quelle dell’art. 42, implicanti l’uso della forza.
Le sanzioni economiche
hanno subito un evoluzione:
• inizialmente generalizzate e quindi adottate contro un intero Stato indiscriminatamente lesive dei diritti umani
delle popolazioni (Embargo);
• Poi Smart Sanctions, sanzioni “mirate”; non colpiscono l’intero Stato ma sono individuali, rivolte contro
determinate persone fisiche o giuridiche.
- Questa evoluzione è volta a limitare gli effetti negativi delle sanzioni generalizzate nei confronti della
popolazione civile, non necessariamente complice o responsabile delle violazioni attuate dallo Stato.
Tre tipi di sanzioni ‘intelligenti’
• Embargo di ami
• Confisca di beni e fondi bancari
• Divieto di spostamento / di viaggio
Principali target di queste sanzioni sono i gruppi terroristici nelle black lists e i loro affiliati e finanziatori.
Con quale procedura vengono adottate?
• Il CdS istituisce dei Comitati (organi sussidiari) che gestiscono un certo regime sanzionatorio.
Il più famoso: l'Al-Qaeda and Da'esh Sanctions Committee;
• I Comitati, sulla base di informazioni ricevute dall'intelligence degli Stati (USA soprattutto), inseriscono i
nominativi di individui in un'apposita lista (blacklist);
• Con una ris. vincolante, il CdS necessita e quindi impone agli Stati membri di attuare, nel proprio ordinamento, le
sanzioni nei confronti degli individui listati (blocco dei beni ecc...).
possibili problemi in caso di errori (casi di omonimia) o sanzioni prive di fondamento: dal 2010, nel secondo caso, il
diretto interessato può contestare la sanzione subita.
Come avviene la rimozione di un nominativo dalla blacklist?
Per tutti i Comitati:
• Lo Stato di nazionalità può inoltrare una richiesta al Comitato;
• L'individuo, dal 2006, può chiedere al proprio Stato di cittadinanza di inoltrare la richiesta al Comitato (tramite il
meccanismo intergovernativo del Focal Point).
Per il Comitato Al-Qaeda/Da'esh:
• Lo Stato di nazionalità può inoltrare la richiesta al Comitato;
• L'individuo (dal 2008, sentenza Kadi) può rivolgersi direttamente all'ufficio dell'Ombudsman (mediatore civile
efficace).
L’uso della forza da parte del CdS
• Art. 42 → misure implicanti l'uso della forza:
- Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell'articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate
inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per
mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale;
- Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri
di Membri delle Nazioni Unite.
• Art. 43 e ss.→ ‣ Accordi speciali tra NU e Stati membri
‣ Esercito NU sotto il comando del CdS } inoperanti
‣ Comitato di Stato maggiore NU
• Art. 53 (Cap. VIII) → Accordi regionali
Il Consiglio di Sicurezza utilizza, se del caso, gli accordi o le organizzazioni regionali per azioni coercitive sotto la
sua direzione. Tuttavia, nessuna azione coercitiva potrà venire intrapresa in base ad accordi regionali o da parte di
organizzazioni regionali senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.
Autorizzazione CdS uso della forza armata
• Mancata attuazione dell'art. 43ss. della Carta (c.d. esercito delle NU);
• Impossibilità per le NU di effettuare autonomamente operazioni implicanti l'uso della forza;
• Per prassi il CdS autorizza all'uso della forza (art. 42) in favore di Stati Membri
- Inizio con l'intervento in Corea con le Ris, 82, 83, 84 del 1950
- Ris. 678 del 1990 per l'intervento contro l'Iraq
• Fondamento giuridico consuetudinario, ritenuto conforme allo spirito del Cap. VIl della Carta;
• Oltre all'autorizzazione uti singuli, la Carta contempla espressamente autorizzazione in favore di accordi o
organizzazioni regionali (Art. 53 della Carta) NATO, Unione Africana, ecc..
Operazioni di Peacekeeping
• Non sono esplicitamente previste dalla Carta dell’ONU
• Questione fondamento giuridico
• Compito di garantire la cessazione delle ostilità fra le parti in lotta
• 1948 United Nations Truce Supervision Organization in the Middle East (ONUST): osservatori militari non armati
• 1956 creazione UNEF I: forza militare deliberata dall'AG (Crisi di Suez) con il compito di garantire la cessazione
ostilità ritiro truppe britanniche, francesi e israeliane dal territorio egiziano; operare come cuscinetto tra gli
eserciti egiziano e israeliano;
• Modello tradizionale: separare i contendenti, impedire scontri armati;
• Dagli anni 1990, proliferazioni di operazioni (seconda generazione): operazioni multifunzionali.
Non solo personale militare e nuovi compiti: assistenza umanitaria, assistenza elettorale, monitoraggio diritti
umani, amministrazione civile.
Caratteristiche delle operazioni di Peacekeeping di tipo Classico (UNEF I)
1. Personale militare messo a disposizione delle Nazioni Unite da parte degli Stati membri;
2. Dislocato in aree di crisi, occorre il consenso dello Stato territoriale ospite (dove avverrebbe l’operazione);
3. Sotto l'autorità esclusiva del CdS (solo raramente dell'AG) CdS responsabile direzione a livello politico; Segretario
Generale direzione esecutiva e comando delle forze; comando logistico al Capo della Missione;
4. Possono ricorrere alle armi solo per legittima difesa;
5. Agiscono sempre in maniera neutrale e imparziale (anche se inviati in contesti di conflitti civili, non possono
prendere le parti di nessuno; possono solo interporsi per evitare altri attacchi e proteggere la popolazione civile)
ma:
Operazioni di Peacekeeping Robusto
• Tentativi di operazioni di peace-enforcement, con compiti di attuazione coercitiva della pace
(es. per neutralizzare gruppi ribelli che possono rappresentare una minaccia);
• fallimentari: es. UNOSOM II Somalia
• OPK Robusto: Rapporto Brahimi
• Ampliamento della possibilità di usare la forza al di là della legittima difesa (banco di prova: operazione
MONUC/MONUSCO in Congo: invio di una Intervention Brigade (Ris. 2098/2013))
• Protection Mandate inserito dal CdS: incarico di proteggere la popolazione civile.
In caso di inerzia del CdS?
• La pubblica condanna del comportamento illecito da parte di altri organi delle NU (soprattutto l'AG) o da parte di
altre OI (Es. UA, CdE, OSCE...);
• Contromisure pacifiche su base individuale da parte degli Stati Necessità di coordinamento tra le azioni di più
Stati;
• Alcuni Stati hanno preteso di agire sulla base del c.d. intervento umanitario ricorso alla forza armata in caso di
violazioni gravi e sistematiche di norme fondamentali (es. Bombardamenti NATO Belgrado per il Kosovo nel 2000)
Tali azioni sembrano essere inammissibili alla luce del diritto internazionale contemporaneo.
Intervento umanitario e responsabilità di proteggere
• Dibattito intorno all'ammissibilità dell'intervento umanitario da parte di Stati (al di fuori del sistema della Carta
ONU) per reagire alla massiccia violazione di diritti umani;
• Esistenza di una norma nel D.I. classico che permetteva tale tipo di intervento (quadro generale molto diverso: uso
della forza legittimo);
• Con l'adozione della Carta ONU si è affermato divieto uso della forza che conosce solamente le due eccezioni
menzionate;
• Al di fuori dell'intervento umanitario, si è cercata una risposta contro le massicce violazioni di diritti umani nella
c.d. Dottrina della Responsabilità di proteggere (Responsibility to Protect): necessità di agire con i mezzi più
appropriati al fine di proteggere le popolazioni da genocidio, crimini di guerra, crimini contro umanità, violazione
sistematiche dei diritti fondamentali, ecc…
• Tale dottrina però richiede il rispetto della Carta ONU.
I bombardamenti NATO del 2000: un intervento… umanitario?
Gli insuccessi dell’ONU
• Parziale insuccesso del sistema di sicurezza collettiva
⮚ «Blocco» del CdS durante la guerra fredda e ora?
⮚ Effetti del diritto di veto
• Scarso successo delle politiche di disarmo e di riduzione del gap economico tra Stati
• Eccessiva burocratizzazione
• Eccessiva durata delle discussioni in relazione allo scarso peso di molte risoluzioni sulle relazioni politiche
internazionali e sulla vita interna degli Stati.
Importanza dell’ONU
• Foro indispensabile di diplomazia multilaterale
• Successi nei campi della decolonizzazione, dei diritti umani, della tutela dell’ambiente, dello sviluppo del diritto
internazionale, ecc.
• L’appartenenza all’Organizzazione è diventata una prova di legittimazione per qualunque Stato
• Graduale coinvolgimento degli attori non statali nella vita della comunità internazionale
• Collaborazione con le organizzazioni regionali
Responsabilità internazionale dello Stato
Regole primarie ≠ secondarie
● Quando sorge la responsabilità internazionale? quali sono gli elementi costitutivi dell’illecito internazionale
• Quando, da chi, e attraverso quali procedure può essere invocata?
• In che cosa consiste, una volta accertata, la commissione di un illecito internazionale e la sua attribuibilità a un
determinato soggetto si tratta di stabilire quali sono le conseguenze giuridiche che sorgono?
• In quali circostanze è esclusa?
La disciplina tradizionale
Per lo più, diritto consuetudinario
Responsabilità internazionale dello Stato per gli illeciti commessi dai suoi organi
- Soprattutto in materia di trattamento degli stranieri
- Rari casi di responsabilità degli individui (es Pirateria e crimini di guerra)
🡪 Natura bilaterale della responsabilità:
1. Obbligo per lo Stato responsabile di fornire riparazioni allo Stato leso (compensazione economica, materiale)
2. Diritto dello Stato leso di reagire con contromisure implicanti o meno l’ uso della forza
La disciplina attuale
Frutto del lavoro di codificazione della CDI
- Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati del 2001 (Draft Articles on the Responsibility of States for
Internationally Wrongful Acts)
- Progetto di articoli sulla responsabilità delle organizzazioni internazionali del 2011 (Draft Articles on the
Responsibility of International Organizations)
Norme c.d. primarie (= che impongono agli Stati obblighi sostanziali) non sono incluse nel progetto della CDI.
Norme c.d. secondarie:
- Condizioni necessarie perché insorga la responsabilità di uno Stato
- Conseguenze della responsabilità di uno Stato
Norme Primarie/secondarie
Grazie ad Ago si è distinto tra:
Norme primarie, ossia l’insieme delle norme internazionali che pongono obblighi di natura sostanziale in capo agli
Stati, e
Norme Secondarie, ossia le norme internazionali che stabiliscono:
1. Le condizioni al cui verificarsi può dirsi che c’è stata violazione di una norma primaria e dunque un illecito
internazionale;
2. Le conseguenze che discendono da tale violazione.
Il Diritto della responsabilità degli Stati è appunto fatto da queste norme secondarie: un corpus giuridico autonomo
del diritto internazionale spazio marchio facoltà.
Responsabilità degli Stati per fatto illecito: Testo di riferimento
Progetto di Articoli sulla Responsabilità degli Stati per Illeciti internazionali, approvato in seconda lettura (Il Progetto
che noi studiamo non è quello di Ago, che non è Stato approvato, bensì quello di Crawford) nel 2001 dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite.
Non è uno strumento vincolante di fonte pattizia, nonostante questo, è vincolante nella maggioranza delle norme
perché riflette le norme del diritto consuetudinario 🡪 indirettamente vincolante
Struttura del progetto di articoli Cdi
I. atto internazionalmente illecito dello Stato: in questa parte sono indicate le condizioni, soggettive e
oggettive, in presenza delle quali sorge la responsabilità dello Stato (viene stabilito quando un fatto è
internazionalmente illecito e in presenza di quali condizioni esso può essere attribuito a uno Stato);
II. il contenuto della responsabilità internazionale dello Stato: in questa parte sono contenuti gli articoli relativi
alle conseguenze giuridiche che discendono dalla commissione dell’illecito internazionale;
III. messa in opera della responsabilità internazionale: criteri per individuare lo Stato (o gli Stati) che può reagire
all’illecito e quali sono le modalità attraverso cui si attua la reazione.
Quali sono le norme in materia di illecito ricavabili dall’art. 1 degli articoli CDI?
Every: nessuna distinzione tra diversi tipi di obblighi derivanti dal diritto internazionale, siano essi di natura pattizia o
consuetudinaria. Nessuna distinzione tra illeciti, delitti e crimini;
Of a State: Il comportamento deve potere essere attribuito a uno Stato (c.d. elemento soggettivo dell’illecito);
Internationally: irrilevanza delle violazioni del diritto interno, anche se non è escluso che uno Stato possa essere
chiamato a risponderne davanti a un tribunale nazionale (se mai le norme internazionali rileveranno per stabilire se
esiste immunità);
Wrongful: esclusa la responsabilità per atti leciti (es. attività pericolose che possono causare danni per l’ambiente)
Escluso anche l’ambito delle controversie che riguardano la interpretazione di una norma internazionale;
Entails the international responsibility of that State: La norma non indica nessun ulteriore presupposto, al di fuori
della commissione di un illecito da parte dello Stato, affinché sorga la responsabilità internazionale. La responsabilità
internazionale esiste indipendentemente da dolo o colpa (la colpa può essere eventualmente prevista come requisito
per il sorgere della responsabilità dalla stessa norma violata indipendentemente dal fatto che la violazione avvenga
nei rapporti tra due Stati, facendo sorgere una obbligazione bilaterale tra di essi (es. diritti umani);
«Of that State»: Non è comunque esclusa la responsabilità di altri Stati che abbiano partecipato alla commissione
dell’illecito. La norma infine non identifica lo Stato o gli Stati, ovvero altri soggetti nei cui confronti la responsabilità è
dovuta, né include il danno quale elemento dell’illecito.
Gli elementi costitutivi dell’illecito (art. 2 del progetto)
Presupposto per il sorgere della responsabilità internazionale dello Stato è la commissione di un illecito.
Nel regime ordinario di responsabilità si ha illecito quando concorrono due condizioni, l’una di natura soggettiva e
l’altra oggettiva:
Condizione soggettiva: la condotta attiva o omissiva che è posta in essere dall’individuo deve essere attribuibile allo
Stato criteri di imputazione
Condizione oggettiva: la condotta deve essere:
a) contraria ad un obbligo internazionale, ossia antigiuridica;
b) non giustificabile per la presenza di specifiche circostanze che se provate precludono l’esistenza dell’illecito;
c) può anche non aver causato danni materiali
(questione controversa se la condotta debba anche aver causato un danno materiale o morale ad altro soggetto
internazionale, ma per lo più si tende a negare la necessità di questo elemento che non è specificato tra quelli
costitutivi dell’illecito, salvo che sia la stessa norma primaria a richiederlo).
Criteri di attribuzione dell’illecito allo Stato
In quali casi il comportamento di un individuo impegna la responsabilità dello Stato secondo gli articoli CDI?
1. Quando l’individuo riveste formalmente la qualifica di organo dello Stato;
2. Quando l’individuo che ha commesso l’illecito è un soggetto privato (persona fisica o giuridica) cui sono state
delegate funzioni pubbliche (art 5);
3. Quando l’individuo, pur non avendo nessun tipo di legame con lo Stato, ha agito a) perché istruito dallo Stato
ovvero b) sotto la direzione e il controllo del medesimo (art 8);
4. Quando l’individuo ha agito in totale autonomia, ma lo Stato ne ha approvato o fatta propria la condotta (art 11).
1) Definizione di Organo dello Stato: chiunque partecipi all’esercizio del governo in maniera ufficiale, non a titolo
privato; come stabilisco l’esistenza dello status di organo? Legislazione interna, prassi dello Stato e altri criteri a
livello di diritto internazionale;
2) Individuo privato a cui viene delegato l’esercizio del governo: problema cosa si intende per delegazione delle
prerogative pubbliche di governo? Es: Imprese a partecipazione pubblica oppure dipendenti di imprese di
sicurezza privata cui è affidato l’incarico di garantire il servizio di vigilanza e sicurezza in istituti penitenziari o
negli aeroporti nella misura in cui questi individui, agendo in tale qualità, esercitano poteri disciplinari o di
Polizia.
Atti compiuti dall’organo ultra vires (art. 7)
Il fatto che l’organo abbia agito ultra vires (ovvero contravvenendo alle istruzioni ricevute, o agendo al di fuori della
propria competenza, o in contrasto con le prescrizioni del diritto interno relative alla competenza) non esonera lo
Stato dalla sua responsabilità secondo il diritto internazionale. (CASO MALLEN)
La regola è stabilita al fine di garantire le relazioni tra Stati.
Per poter ammettere tale forma di responsabilità, evidentemente di carattere oggettivo dello Stato per gli atti
commessi da suoi funzionari o organi al di fuori dei limiti della loro competenza, occorre che essi abbiano agito
almeno apparentemente come funzionari o organi competenti oppure che, nel loro agire, abbiano fatto uso di poteri
o mezzi propri della loro qualità ufficiale.
Iter logico
- Accertare se le persone o entità che hanno posto in essere il comportamento vietato dal diritto internazionale
rivestono la qualità di organo dello Stato secondo il suo diritto interno;
- Nel caso in cui la verifica del primo requisito abbia dato esito negativo (e quindi se i soggetti che hanno posto in
essere la condotta illecita non sono qualificabili come organi dello Stato secondo il suo diritto interno) occorre
accertare se si tratti di persone o gruppi di persone ad essi assimilabili («equated»). Infatti in questo caso l’insieme
dei suoi comportamenti (tranne quelli compiuti evidentemente a titolo esclusivamente privato), è attribuibile allo
Stato ai fini della sua responsabilità internazionale.
- Quando anche la seconda verifica abbia dato esisto negativo, occorre verificare se la persona ha agito su
istruzione ovvero sotto direzione o il controllo dello Stato (art. 8 degli articoli CDI).
Problema dell’organo di fatto (art. 4.2):
Stabilire quali siano gli elementi di fatto in presenza dei quali può ritenersi esistente, tra lo Stato e la condotta di
individui che non hanno la qualità di organi in base al diritto interno, un rapporto tale da giustificare l’attribuzione
allo Stato di tale condotta.
Ipotesi generale: un organo di fatto è un individuo che agisce dietro istruzioni di organi dello Stato.
Altre ipotesi di organo de facto:
1. Stati o governi fantoccio
2. Gruppi paramilitari che hanno agito dietro la direzione dello Stato
3. Gruppi terroristici finanziati/controllati da Stati
1. Stati fantoccio
enti i quali, benché apparentemente dotati delle caratteristiche proprie di uno Stato sovrano, risultano in realtà
sottoposti al controllo effettivo di un altro Stato. La creazione di tali enti è avvenuta, in genere, a seguito di
occupazioni militari del territorio di uno Stato.
Elementi di fatto rilevanti al fine di stabilire la natura di Stato o governo «fantoccio» di un dato ente:
- impulso determinante dello Stato straniero alla sua creazione;
- dipendenza economica;
- presenza in posti chiave nell’amministrazione di soggetti nominati da Stato straniero;
- dipendenza politica.
es. repubblica Cipro del Nord dipendente dalla Turchia
2. Gruppi paramilitari
Gruppi armati di individui dotati di una organizzazione interna più o meno sviluppata.
Uno Stato può creare gruppi paramilitari (caso Serbia) o avvalersi di gruppi già esistenti (caso Nicaragua).
Qual è il grado di controllo che lo Stato deve esercitare per determinarne la responsabilità?
Ipotesi del controllo effettivo della CDG
Altra ipotesi: è necessario un controllo non effettivo, ma generale, complessivo (caso ex Iugoslavia).
3. Gruppi terroristici
Necessaria la dimostrazione del controllo dello Stato o se fatta propria da esso successivamente.
Altra ipotesi: anche quando non si può dimostrare, il solo fatto che lo Stato non lo abbia prevenuto (nemmeno la
formazione stessa del gruppo terroristico) può essere considerato responsabile.
Elemento oggettivo dell’illecito: Violazione di un obbligo internazionale
Art.12: Si ha violazione di un obbligo internazionale se il comportamento di uno Stato non è conforme a quanto gli è
richiesto dall’obbligo in questione, qualunque sia l’origine o la natura dell’obbligo.
Quali sono le fonti degli obblighi internazionali?
● Consuetudini
● Trattati
Distinzione tra categorie di obblighi
Il Progetto di Articoli redatto da Ago nel 1996 distingueva gli illeciti internazionali a seconda che essi fossero Stati
compiuti in violazione di:
1) Obblighi di condotta: la norma violata impone allo Stato di tenere un determinato comportamento;
2) Obblighi di risultato: la norma violata impone allo Stato di assicurare un certo risultato;
+ obblighi di prevenzione
Per stabilire se una norma di diritto internazionale esiga, per il suo adempimento, una condotta o un risultato,
occorre basarsi sulla interpretazione della norma stessa. Un elemento di valutazione risiede nella rilevanza che
assume la discrezionalità dello Stato nell’adempiere l’obbligo.
Due Diligence
Il concetto di due diligence viene quindi elaborato proprio al fine di mitigare, con riferimento alle condotte di
individui, la portata dell’adesione ad una concezione oggettiva della responsabilità dello Stato.
La diligenza nel diritto internazionale non ha nulla a che fare con il concetto di colpa.
Essa non rappresenta un elemento soggettivo della responsabilità, ma è piuttosto oggetto di uno specifico obbligo la
cui violazione comporta la commissione di un illecito, il quale quindi si concretizza non tanto al verificarsi del danno
che lo Stato aveva l’obbligo di prevenire, quanto piuttosto nella mancata adozione, secondo diligenza, di tutte le
misure idonee ad evitarlo.
🡪 Es. concetto evocato per la prima volta nel caso dello stretto di Corfù: responsabilità dell’Albania per i gravi danni
riportati da due navi della marina militare britannica e dal loro equipaggio, in seguito all’urto e all’esplosione di due
mine che non erano state segnalate dalle autorità albanesi. Queste ultime erano appunto accusate non tanto di
avere causato l’evento, quanto di non avere posto in essere le misure idonee a prevenirlo. In particolare, esse non
avevano avvertito le navi britanniche del pericolo, pur essendo nelle condizioni e avendo la capacità di farlo; secondo
la ricostruzione operata dagli esperti nominati dalla Corte, infatti, le autorità costiere albanesi non potevano non
sapere che nella zona interessata dello Stretto di Corfù erano state posate delle mine, a prescindere da chi le avesse
collocate.
Conseguenze dell’illecito
Una volta accertata l’esistenza di una violazione del diritto internazionale e individuato lo Stato che ne risponde, si
pone il problema di stabilire il contenuto della responsabilità internazionale o, in altre parole, di definire quali
conseguenze giuridiche il diritto internazionale collega alla commissione del fatto internazionalmente illecito.
Contenuto della Responsabilità internazionale
Nuovo rapporto giuridico tra lo Stato che ha offeso e lo Stato leso. Il contenuto di questo rapporto è il regime di
responsabilità internazionale, ossia l’insieme degli obblighi giuridici che incombono sullo Stato autore dell’illecito
(primo tra tutti l’obbligo di riparazione) e i diritti, facoltà ed obblighi, che incombono sullo Stato che ha subito tale
illecito.
Il regime della responsabilità è diviso in tre capitoli:
- Norme generali sulle conseguenze dell’illecito.
- Disciplina delle diverse forme di riparazione (restitutio in integrum, risarcimento, soddisfazione).
- Conseguenze della violazione di norme imperative di carattere generale.
Una volta accertato l’illecito:
- obblighi dello Stato autore
- diritti, facoltà e obblighi che sorgono in capo allo Stato che ha subìto l’illecito (Stato leso) 🡪 Nuovo rapporto
giuridico (di responsabilità internazionale)
Obblighi dello Stato autore dell’illecito
1) obbligo di cessazione del fatto illecito (art. 30 a);
2) obbligo di offrire adeguate garanzie di non ripetizione dell’illecito (art. 30 b);
3) obbligo di fornire una riparazione integrale del pregiudizio derivante dell’illecito (art. 31).
1 e 2 ) Cessazione illecito e garanzie di non ripetizione
L’obbligo sussiste quando la violazione ha natura continuata e si protrae nel tempo.
3) Riparazione
Fornire integrale riparazione significa rimuovere tutte le conseguenze negative dell’illecito, comprensive sia dei danni
materiali (suscettibili di valutazione pecuniaria) che di quelli morali (offesa all’onore o alla dignità di un altro Stato,
sofferenze inferte ad individui).
Inizialmente (progetto 1996) in forma di diritto dello Stato leso, ora (articoli 2001) obbligo in capo allo Stato autore
dell’illecito.
Le forme di riparazione
Si articolano in 3 forme, a seconda della situazione creata dall’illecito e dalle caratteristiche del pregiudizio causato:
a) restituzione in forma specifica (restitutio in integrum)
b) restituzione per equivalente (risarcimento economico, monetario)
c) soddisfazione
N.B. La rimozione delle conseguenze negative dell’illecito è realizzata, a seconda dei casi, attraverso una sola delle
forme previste o attraverso una combinazione delle medesime e lo Stato leso può avere un ruolo nella scelta tra
le diverse forme di riparazione disponibili.
a) Restituzione in forma specifica
Ristabilire per quanto possibile la situazione esistente prima della commissione dell’illecito, come se esso non fosse
stato commesso. Diverse forme: abrogazione di un atto legislativo o annullamento di una decisione giudiziaria che
siano contrari al diritto internazionale.
b) Restituzione per equivalente
Se la prima non è applicabile, lo Stato responsabile è tenuto a fornire una riparazione per equivalente, ovvero a
versare un compenso economicamente equivalente ai danni.
Es. Muro Palestina: la corte dice che Israele deve restituire le terre e altre proprietà tolte dalla costruzione del muro;
Se la distruzione non è possibile Israele deve compensare i danni subiti.
c) Soddisfazione
Se non è possibile attuare le restituzioni (in integrum e per equivalente), gli articoli CDI prevedono l’obbligo per lo
Stato responsabile di fornire la c.d. soddisfazione.
Soddisfazione: riparazione di danni di natura morale, non suscettibili di valutazione economica, derivanti da illeciti
commessi contro l’onore, la dignità, il prestigio dello Stato o violazione di diritti umani.
Es. riconoscimento della violazione, scuse formali, versamento di una somma (non per equivalente, ma simbolica di
denaro), onori alla bandiera, punizione degli autori materiali dell’illecito.
La soddisfazione deve comunque essere proporzionata e non deve avere l’effetto di costringere lo Stato responsabile
dell’illecito ad un’umiliazione.
La messa in opera della responsabilità internazionale
Chi è legittimato ad attivarla e pretendere l’esecuzione di obblighi di riparazione? 🡪 Lo Stato leso
Chi è lo Stato leso?
In base al progetto, abbiamo tre categorie di Stati che possono pretendere la messa in opera:
a) Stato leso
b) Stato specialmente leso (in alcuni casi)
c) Stato diverso da quello leso (ma titolato a pretendere ...*)
a) Stato leso/specialmente leso
ha diritto ad invocare la responsabilità di un altro Stato se l’obbligo violato è dovuto nei confronti di:
• quello Stato individualmente (es. trattato bilaterale)
• un gruppo di Stati che comprendono quello Stato, ma la violazione dell’obbligo riguarda:
- specialmente quello Stato (es. trattato multilaterale diritti umani, tutela dell’ambiente...) ….
- …o è di natura tale da modificare radicalmente la posizione di tutti gli altri Stati nei confronti dei quali
l’obbligo sussiste rispetto al successivo adempimento dell’obbligo. Tutti gli Stati si considerano lesi
(es. trattati di disarmo nucleare).
Lo Stato specialmente leso è quello che ha subito un pregiudizio particolare, una lesione di un proprio diritto.
Se parliamo delle norme del diritto consuetudinario:
1. Obblighi derivanti da norme imperative (ius cogens, al centro)
2. Obblighi erga omnes
3. Obblighi derivanti dalle norme consuetudinarie in generale (fascia esterna)
Nozione di Stato leso che si ricava dall’art. 42
I categoria: violazione di norme basate su un rapporto “reciproco” - lo Stato leso è il titolare del diritto soggettivo
corrispondente all’obbligo violato (lett.a);
II categoria: violazioni di obblighi di natura non sinallagmatica, ossia obblighi solidali - lo Stato specialmente leso è
quello colpito particolarmente dalla violazione [inquinamento in alto mare: lo Stato le cui coste sono state
particolarmente interessate anche se tutti gli Stati hanno in interesse alla protezione dell’ambiente marino; interessi
collettivi per l’intera comunità internazionale (erga omnes) o per la cerchia di Stati (erga omnes partes)];
III categoria: violazione di obblighi “integrali”, di origine convenzionale, come quelli derivanti dalle convenzioni in
materia di disarmo o che stabiliscono zone denuclearizzate, la cui violazione muta radicalmente la posizione di tutti e
ciascuno.
c) Stato diverso da quello leso
Quando parliamo delle modalità con cui gli Stati possono reagire agli illeciti, dobbiamo distinguere le misure dello
Stato (specialmente) leso contromisure;
e quelle dello Stato diverso da quello leso misure lecite
Contromisure
Violazioni del diritto internazionale (di obblighi int. dovuti nei confronti dello Stato autore dell’illecito) che però sono
giustificate dall’illecito. Forma di reazione che lo Stato leso può adottare affinché l’autore adempia ai propri obblighi
derivanti dall’illecito. Esse non hanno carattere afflittivo – non sono cioè strumenti per punire lo Stato autore
dell’illecito– ma hanno piuttosto funzione strumentale.
Devono essere provvisorie, reversibili e proporzionate al pregiudizio subito.
Limiti: si applicano quelli di carattere generale, oltre a quello del rispetto di alcuni obblighi di importanza
fondamentale nel campo del diritto internazionale umanitario, nonché quello della proporzionalità.
Obblighi non pregiudicabili delle contromisure:
• Impediscono la minaccia o l’uso della forza
• Mai violare le norme di ius cogens e gli obblighi in materia di diritti umani e di diritto internazionale umanitario
≠ Ritorsioni: comportamenti non amichevoli ma che non violano obblighi internazionali misure lecite
Responsabilità aggravata
Quando è violata una norma ius cogens conseguenze particolari e aggravate
Fa sorgere in capo a tutti gli Stati diversi dal responsabile due obblighi aggiuntivi (oltre alle normali conseguenze
dell’illecito) di solidarietà:
1. obbligo di cooperazione per porre fine all’illecito;
2. obbligo di non riconoscere come legittima la situazione creata dalla grave violazione e l’obbligo di non prestare
assistenza/aiuto allo Stato responsabile per il mantenimento della situazione.
Cause di esclusione dell’illecito (o di giustificazione)
Il diritto internazionale consuetudinario ammette che il ricorso a determinate circostanze eccezionali possa escludere
il carattere illecito del comportamento di uno Stato contrario ad un obbligo internazionale.
Il progetto di articoli codifica in proposito il dir. int. consuetudinario e prevede 6 cause di esclusione dell’illecito:
1. Consenso dello Stato leso (20 Progetto CDI): a condizione che sia stato prestato validamente; sia chiaramente
accertato e non sia presunto; sia antecedente alla commissione dell’atto (se successivo costituisce rinuncia o
acquiescenza); il comportamento del secondo Stato non ecceda i limiti posti dal consenso dello Stato avente
diritto. Naturalmente, il consenso non può operare in presenza di una violazione di norma di ius cogens;
2. Legittima difesa (21 Progetto CDIe art. 51 Carta delle NU);
3. Contromisure (22 Progetto CDI);
4. Forza maggiore (23 Progetto CDI): il verificarsi di una forza irresistibile o di un evento imprevisto al di fuori del
controllo dello Stato, che rende materialmente impossibile adempiere all’obbligo giuridico;
5. Estremo pericolo (distress)-(24 Progetto CDI): Esclude l’illecito quando l’autore dell’atto non ha altro modo
ragionevole in una situazione di estremo pericolo, di salvare la propria vita o quella delle persone affidate alle sue
cure. Non opera se: Lo Stato ha causato la situazione di estremo pericolo col proprio comportamento; L’atto
poteva creare un pericolo comparabile o maggiore di quello esistente;
6. Stato di necessità (25 Progetto CDI): Pericolo grave ed imminente per un interesse essenziale dello Stato.
Limiti: gli obblighi vanno rispettati in ogni caso; eventuali danni vanno comunque riparati
(Eccetto per: Legittima difesa, consenso dello Stato leso e contromisure).
Norma imperativa: le cause di esclusione dell’illecito non possono mai essere invocate per giustificare la violazione di
norme di ius cogens.
Responsabilità delle organizzazioni internazionali
A livello di fonti pattizie, le O.I. non sono parte di trattati sulla protezione dei diritti umani, anche se sono i maggiori
“promoter” degli accordi su questi.
Qual è il regime che regola la responsabilità delle OI? Fino al 2000, non esiste un corpo di regole codificato.
Progetto di Articoli sulla Responsabilità delle Organizzazioni Internazionali (ARIO), adottato nel 2011
Struttura del Progetto:
Gli elementi costitutivi dell’illecito
Il contenuto della responsabilità
L’attuazione della responsabilità
Aspetti positivi:
1. Adotta una concezione unitaria di responsabilità
2. È inquadramento giuridico della prassi in materia
3. Adotta un approccio generalista e a vocazione universale
Critiche:
1. Copia del progetto sulla responsabilità degli Stati (OI ≠ Stati)
2. La prassi in materia è scarsa
3. Non tiene conto del principio di specialità delle OI (che differiscono l’una dall’altra)
Problema: attribuzione della colpa
Nel momento in cui si prende parte alle op. di peacekeeping, si è sì membri della OI, ma continuano a essere organi
dello Stato di appartenenza della truppa;
Natura doppia
Secondo l’opinione comune la condotta va attribuita allo Stato di appartenenza, ma la questione resta aperta.
Problema maggiore: difficilmente le OI rispondono davanti a tribunali internazionali.
Caso in esame:
Epidemia di colera, Haiti, 2010
Missione di peacekeeping: stabilizzazione del contesto politico
I locali dove stazionavano i peace keepers dal Nepal, malati di colera, non erano costruiti in sicurezza e le feci dei
malati vennero riversate nel fiume.
🡺 Si diffusero nel paese (anche per il collasso del sistema sanitario)
🡺 Morirono 9000 persone a causa del colera
Le Nazioni Unite? Inserirono semplicemente nel regolamento dei controlli sanitari per il colera dei peace keepers
+ ispezioni senza preavviso.
Solo nel 2016 il segretario generale e l’AG si rivolsero al segretario haitiano e porsero delle scuse
🡺 MA rimane generico, non ammette esplicitamente la loro responsabilità, si scusa solo per la sofferenza subita
dagli haitiani + fondo “Trust Found”, di natura volontaria (donazioni minime).
Elemento oggettivo = Norme violate:
- Non inquinamento del territorio dello Stato
- Diritto alla salute e alla vita
Elemento soggettivo= la colpa è attribuibile alle Nazioni Unite? Sì
- Mancanza di uno screening per il colera
Contenuto della responsabilità= 3 obblighi che dovrebbero sorgere in capo alle NU
Obbligo di riparazione: non è Stato assolto
Richiederebbe: Una bonifica delle acque (fatto)
Risarcimento delle vittime e dello Stato haitiano (non avvenuto)
La soddisfazione c’è stata parzialmente: le scuse sono state ambigue, ha chiesto solo scusa per le sofferenze, manca il
riconoscimento dell’illecito.
Altro problema: inerzia degli Stati lesi e non, e scarsa applicazione del meccanismo interstatale di attuazione
dell’illecito.
La risoluzione delle controversie internazionali
È di fatto una possibilità che hanno gli Stati per risolvere le controversie tra di loro, non con le OI Immunità assoluta
(problema legato alla scorsa lezione.)
Sul piano dei Tribunali Internazionali non ne abbiamo uno che abbia la giurisdizione per giudicare le NU;
Possibilità: Eventuali tribunali interni (es. Corte di giustizia dell’UE, che può mettere sotto giudizio i membri della UE).
Prima della Carta ONU:
- Legittimo ricorso alla forza come mezzo per imporre la soluzione desiderata
- Non necessario attuare previ mezzi pacifici di soluzione
A volte gli Stati facevano ricorso a mezzi pacifici (es. arbitrato internazionale)
Il tutto cambia dalla Carta dell’ONU con il divieto dell’uso della forza con le due eccezioni che già conosciamo.
Oggi: obbligo di cercare una soluzione pacifica mediante negoziati, inchieste, mediazione, conciliazione, arbitrato,
regolamenti giudiziari, interventi di organizzazioni o accordi regionali o altri mezzi pacifici. (art. 33 carta ONU)
La carta affida agli organi ONU diversi ruoli (AG e CdS possono indicare soluzioni o adottare raccomandazioni, SG può
agire da mediatore).
Obbligo di soluzione pacifica delle controversie
⮚ Obbligo di risolvere controversie in buona fede
⮚ Obbligo di provare vari mezzi di soluzione disponibili (es.: art.33 Carta NU)
⮚ Libertà nella scelta dei metodi (consenso delle parti essenziale)
⮚ In caso di fallimento, obbligo di continuare a ricercare una soluzione pacifica (never ending obligation)
⮚ Astenersi da ogni azione che potrebbe aggravare la situazione
Controversia: disaccordo su un punto di diritto o di fatto, una contraddizione, un’opposizione tra tesi giuridiche o di
interessi tra due soggetti.
Distinzione tra estinzione e soluzione di una controversia
Estinzione della controversia: si produce quando il disaccordo delle parti viene meno.
Soluzione della controversia: Concetto giuridico. Si ha quando il conflitto di interessi è composto e le pretese
contrapposte sono appianate. La soluzione è sempre riconducibile alla volontà delle parti.
2 mezzi di soluzione:
1. L’accordo fra le parti in lite (il cui raggiungimento può essere facilitato tramite i c.d. procedimenti diplomatici es.
attraverso procedimenti diplomatici);
2. La decisione (sentenza o lodo arbitrale) di un terzo che, per volontà delle parti in lite, produce effetti vincolanti.
Differenza più profonda con l’ordinamento interno/nazionale: in ambito internazionale si basa tutto sempre sul
consenso/volontà delle parti
Varie procedure di soluzione
mancanza di un’attività giurisdizionale centralizzata e istituzionalizzata
Procedimenti diplomatici per giungere ad un accordo tra le parti:
1. Negoziati
2. Inchiesta
3. Buoni uffici
4. Mediazione
5. Conciliazione
Procedimenti giudiziali o arbitrali :
1. Arbitrato: costituzione di un tribunale arbitrale
2. Regolamento giudiziale: ricorso a un tribunale internazionale preesistente (CPGI, CIG, ITLOS, ecc.)
Procedimenti diplomatici
Negoziato
Dialogo diretto tra le parti in lite, dopo il quale si arriva a delle concessioni reciproche ed è gestito in totale
autonomia dalle parti. Obbligatorio ai sensi di alcuni trattati, prima di passare ad altri mezzi.
🡺 Amichevole
🡺 Non essendoci un terzo, è squilibrato a favore della parte più forte
Il negoziato può avere 3 esiti:
1) Fallimento completo Situazione di stallo
2) Soluzione tramite accordo
3) Determinazione tramite accordo di altro procedimento (es. inchiesta, conciliazione, arbitrato o davanti a una
corte ecc.)
Buoni uffici
Presenza di un terzo, che è tendenzialmente una figura autorevole, capace di ottenere il rispetto da entrambe le
parti, ma ha un ruolo molto limitato. Ha il solo obiettivo di facilitare l’apertura del negoziato, non suggerisce nessuna
soluzione per la controversia.
Mediazione
Presenza di un terzo, che ha più rilevanza. Spesso affidata a capi di Stato, grandi personalità o ad OI.
Mediatore: parte attiva nel tentativo di riconciliare le opposte pretese delle parti e nell’indicare/suggerire
informalmente i termini della soluzione.
Inchiesta
Affidata a un organo internazionale, costituito solitamente da esperti indipendenti È più istituzionalizzata come
soluzione, ma poco diffusa nelle controversie bilaterali. Obiettivo di accertare i fatti in maniera imparziale.
Utilizzata con frequenza soprattutto per inchieste di fact-finding (es. incidenti aerei, violazione di diritti umani...).
Conciliazione
Si avvicina alla mediazione, ma è più articolata perché il terzo spesso è una commissione di conciliazione, che
esamina non solo gli elementi di fatto ma accerta anche quelli di diritto (≠ Mediatore, che non accerta nulla nel
campo del diritto)
Obiettivi:
- Elucidare le questioni della controversia
- Raccogliere le informazioni necessarie (anche tramite un inchiesta)
- Indurre le parti ad un accordo
Propone formalmente una soluzione della controversia, non vincolante per le parti. La creazione della commissione
di conciliazione avviene tramite accordo tra le parti.
Procedimenti giudiziali o arbitrali
Giurisdizione fondata sull’accordo delle parti (clausola arbitrale o di regolamento giudiziale);
Pongono fine alla controversia con una decisione giuridicamente vincolante per le parti (sentenza / lodo arbitrale).
Arbitrato
Sono le parti a decidere la composizione della Corte; Scelgono anche il diritto applicabile e le regole di procedura.
Il tribunale arbitrale è creato solo dopo l’insorgere della controversia.
Strumento più utilizzato in passato.
Tanto frequente che era Stato creata una Corte Permanente di Arbitrato:
2 modi di attribuzione della giurisdizione a un tribunale arbitrale:
1. Compromesso arbitrale (creata al momento)
1. Clausola compromissoria contenuta in un trattato o in un trattato generale d’arbitrato (preesistente)
clausola o trattato possono essere completi o incompleti (pactum de contraendo)
Regolamento giudiziale
Composizione della Corte, diritto applicabile e le procedure sono prestabiliti. Organo di natura permanente o
semipermanente.
Giurisdizione: deve essere fondata sull’accordo
Corte Internazionale di Giustizia (CIG)
Corte permanente creata nel 1945, composta da 15 giudici eletti per 9 anni da AG e CdS:
- Organo giudiziario principale dell’ONU e della comunità internazionale;
- Attività disciplinata dallo Statuto CIG allegato alla Carta dell’ONU;
- ≠ dalla Corte penale internazionale: sempre sede sempre all’Aja, ma giudica solo la responsabilità penale
internazionale dei singoli individui per commissione di crimini internazionali.
Funzioni della CIG:
1. Funzione Contenziosa: risolvere le controversie internazionali tra Stati;
La corte è aperta a tutti (e solo a) gli Stati parte allo Statuto CIG (tutti i membri ONU);
3 condizioni cumulative all’esercizio della giurisdizione da parte della CIG:
1) ci deve essere una controversia interstatale;
2) le parti devono essere Stati e aver ratificato lo statuto CIG (=essere parte dell’ONU);
3) le parti devono aver prestato un consenso (accettando la giurisdizione della CIG) ulteriore per poter attribuire
la giurisdizione alla Corte, che può essere previo o successivo all’insorgere della controversia.
🡪 forme di accettazione della giurisdizione:
1) con un accordo di compromesso o accordo speciale successivo alla nascita della controversia;
2) in via preventiva con Clausola compromissoria inserita in un trattato/tratt. di regolamento giudiziale;
3) o con Clausola opzionale: ogni Stato può accettare una volta per tutte la giurisdizione obbligatoria
della CIG (c.d. Dichiarazione facoltativa di giurisdizione obbligatoria Dichiarazione unilaterale)
tale clausola opera esclusivamente a condizione di reciprocità;
4) Altro: Forum prorogatum, accettazione tacita o implicita concretizzatasi presentandosi direttamente
davanti alla CIG.
🡪 Procedura:
1. Notifica alla Corte del Compromesso;
2. In caso di giurisdizione obbligatoria (es. se entrambe le parti hanno accettato clausola opzionale), la
CIG può essere attivata su istanza di una delle parti (requête o application);
3. Seguono 2 fasi
- Fase scritta: mémoire-contremémoire / réplique-duplique
- Fase orale: presentazione eventuali testimoni o esperti - arringhe (pleadings, plaidoiries)
4. Adozione della decisione: dispositivo + motivazioni, eventuali dichiarazioni individuali o opinioni
dissenzienti dei giudici.
2. Funzione Consultiva: rendere pareri agli altri organi delle NU in relazione a questioni di natura giuridica.
Aperta all’AG e al CdS, che possono richiedere alla CIG un parere su qualsiasi questione giuridica (art 96 Carta
NU, art 65 ss Statuto CIG).
Altri organi dell’ ONU e istituti specializzati, qualora autorizzati dall’AG, possono richiedere un parere ma
solamente su questioni giuridiche rientranti nella competenza dell’organo richiedente.
I pareri della CIG non sono vincolanti, ma godono del prestigio e dell’autorità della Corte.
Altri Tribunali internazionali permanenti o semipermanenti
- Tribunale internazionale per il Diritto del Mare (ITLOS)
- Corti che si occupano di diritti umani (es. Corte Europea dei Diritti Umani; Corte Interamericana dei Diritti Umani)
- Organi giudiziari dell’ Unione Europea (Corte di Giustizia UE)
- Tribunali penali internazionali (es. CPI; TPIY; TPIR; Corte Speciale Sierra Leone; Tribunale Speciale Libano
Il controllo internazionale
Affidato ad appositi organi (composti da diplomatici o esperti)
- Consiglio dei Diritti Umani delle NU
- Comitato sui Diritti Umani
- Organizzazione Internazionale del Lavoro
Procedure:
- Esame di rapporti periodici
- Ispezione
- Controllo quasi giudiziale
- Controllo preventivo
Ragioni per l’istituzione di meccanismi di controllo
Erosione del dominio riservato degli Stati in molti settori,
ad es.:
- Protezione delle minoranze
- Diritti dei lavoratori
- Diritti umani
- Protezione dell’ambiente
Obblighi internazionali di natura solidale, non basati sulla reciprocità.
Necessario un meccanismo per incoraggiare gli Stati a rispettare le regole.
Esito comunque non vincolante.
Responsabilità delle imprese multinazionali (IMN)
• Sede legale in un paese, delocalizzazione soprattutto in paesi in via di sviluppo
• Artefici di gravi violazioni dei diritti umani, diritto ambientale ecc.
• Collocazione delle imprese multinazionali nell’ordinamento internazionale: ad oggi, le imprese non sono soggetti
di diritto internazionale e quindi non sono destinatarie né di diritti né di obblighi derivanti da esso.
• Problema: sono gli Stati a essere considerati responsabili per le violazioni dei diritti umani portati a termine dalle
imprese.
Quadro normativo in materia di Business and Human Rights
Strumenti di soft law (atti non caratterizzati da effetti giuridicamente vincolanti 🡪 approccio volontaristico)
Assumono comunque un’importanza fondamentale: nonostante la loro non vincolatività, detti strumenti hanno avuto
l’effetto di favorire un’evoluzione giuridica caratterizzata dall’implementazione di obblighi più stringenti sia nei
confronti degli Stati che delle imprese.
Qual è il loro valore giuridico?
- Linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 1976 e revisionate
nel 2011;
- Dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell’ Organizzazione
Internazionale del Lavoro nel 1977 (limitato al diritto dei lavoratori)
- Principi Guida delle NU in materia di diritti umani e imprese (2011)
(2005: identificazione degli standard di condotta delle imprese e ricostituzione degli obblighi degli Stati in
materia)
Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha «approvato» i Principi guida con la risoluzione 17/4 del 16 giugno 2011.
Si fondano su tre pilastri :
1. I pilastro (State duty to protect): l’obbligo degli Stati di proteggere i diritti umani
Obblighi positivi: adozione di misure necessarie per prevenire e reprimere gli abusi commessi da imprese private
(obblighi di c.d. due diligence)
Obblighi negativi: astensione dal violare i diritti umani
Piani d’azione nazionali su imprese e diritti umani:
⮚ Testimoniano la capacità dei Principi Guida di fungere da fattore di impulso per il progressivo adeguamento
degli ordinamenti nazionali;
⮚ Strumenti funzionali all’individuazione, da un lato, delle lacune e degli ostacoli che negli ordinamenti
impediscono l’attuazione delle loro disposizioni, e dall’altro lato, a facilitare la convergenza della prassi statale
verso standard condivisi;
⮚ L’Italia ha adottato il suo PAN nel 2016 lo ha aggiornato nel 2018 e ha avviato il lavoro per l’adozione di un
secondo piano di azione che è succeduto al primo alla scadenza nel 2021.
2. II pilastro (corporate responsibility): la responsabilità dell’impresa di rispettare i diritti umani
🡪 Nuova tendenza del diritto internazionale diretta a stabilire anche a carico delle imprese standard di condotta
da rispettare nel proprio operato.
Le imprese devono:
1. Evitare di causare o contribuire all’impatto negativo sui ditti umani (es. rilascio di sostanze nocive) e intervenire
nel caso tali impatti si verifichino;
2. Cercare di prevenire o mitigare gli impatti negativi sui diritti umani direttamente collegati alle loro operazioni,
prodotti o servizi, in virtù di un rapporto commerciale.
Corporate Human Rights Due Diligence:
• Processo con cui l’impresa identifica, previene e mitiga i propri impatti negativi sui diritti umani e rende conto del
modo in cui affronta il problema;
• Ha ad oggetto gli impatti negativi sui diritti umani che l’impresa può causare o contribuire a causare attraverso le
proprie attività o che possono essere direttamente collegati alle sue operazioni, ai suoi prodotti o servizi
attraverso le proprie relazioni commerciali ;
• Varietà in termini di complessità in base alla dimensione dell’impresa, al rischio di gravi sui danni umani, alla
natura e al contesto delle sue operazioni.
3. III pilastro (access to remedy): accesso alle misure di rimedio
L’accesso a un rimedio effettivo può essere garantito anche attraverso organismi non giurisdizionali e non Stati di
risoluzione delle controversie.
Al fine di assicurare l’effettività di un rimedio, tutti i meccanismi di reclamo a carattere non-giudiziario, statali e
non-statali, dovrebbero essere (Principio Guida ONU n. 31):
• legittimi;
• accessibili;
• prevedibili;
• equi;
• trasparenti;
• compatibili con i diritti;
• fonte di apprendimento continuo;
• basati sulla partecipazione e sul dialogo.
Cosa sono i Punti di Contatto Nazionale (PCN)?
- Esempio di meccanismo non giurisdizionale di risoluzione delle controversie istituiti in attuazione delle Linee
Guida OCSE;
- Gli Stati istituiscono i PCN allo scopo di ricevere e gestire i reclami in merito a violazioni delle linee guida da
parte delle imprese;
- Offrono attività di mediazione e di conciliazione diretta a trovare una soluzione consensuale tra le parti e
conforme ai principi delle Linee Guida;
- Il PCN italiano, istituito in seno al Ministero dello sviluppo economico, ha il compito di favorire l'efficacia delle
Linee Guida OCSE anche con l'attività di gestione delle istanze che provengono da coloro che ritengano che
un'impresa provochi o rischi di provocare con la propria condotta un impatto negativo.
La strada inaugurata dai Principi Guida delle NU su imprese e diritti umani ha condotto nell’ultimo decennio a una
Triplice evoluzione giuridica:
1) Normative nazionali che impongono l’obbligo di adottare la Human Rights Due Diligence;
2) Directive Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D) dell’Unione Europea;
3) Negoziazione di un trattato internazionale in materia di impresa e rispetto dei diritti umani.
• Proposta UE relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità adottata dalla Commissione
europea il 23 febbraio 2022:
• Il 15 marzo 2024, il Consiglio dell’UE ha raggiunto il consenso sulla direttiva. Questo accordo è Stato oggetto di
ampie deliberazioni politiche, che hanno portato a un testo di compromesso che limita la portata legislativa
originariamente proposta.
• La CS3D richiede alle aziende di impegnarsi in un processo di due diligence approfondito che comprenda
l’identificazione, la valutazione, la prevenzione e la mitigazione degli impatti negativi sugli esseri umani e
sull'ambiente.
• Negoziazione di un trattato vincolante in materia di Business and Human Rights 🡪 avrà effetti diretti sulle imprese
con sede legale nell’UE, ma anche sulle imprese fuori dall’UE che hanno un certo fatturato derivante da essa.
Caso pratico: la responsabilità di Facebook e il genocidio dei Rohingya in Myanmar
Il popolo dei Rohingya e origine degli scontri in Myanmar
• Minoranza di origine musulmana stanziata nello Stato nord-occidentale del Rakhine in Myanmar.
• La popolazione birmana li percepisce come immigrati irregolari, aspetto che, unitamente a caratteristiche
etnico-religiose, ha promosso un diffuso sentimento di avversione verso la minoranza e motivo per cui sono Stati
sottoposti a decenni di discriminazioni e persecuzioni da parte dello Stato.
• Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha definito i Rohingya come «uno dei popoli più
discriminati al mondo, se non il più discriminato».
La pulizia etnica dei Rohingya del 2017
• In un contesto di decenni di discriminazione sistemica perpetrata nei confronti dei Rohingya dalle autorità del
Myanmar, il 25 agosto 2017 un gruppo armato Rohingya noto come Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA) ha
attaccato una serie di obiettivi militari e di sicurezza nel nord dello Stato di Rakhine.
• Le forze di sicurezza del Myanmar, guidate dall'Esercito, conosciuto anche come Tatmadaw, hanno iniziato ad
attaccare sistematicamente l'intera popolazione Rohingya nei villaggi dello Stato di Rakhine settentrionale (c.d.
«clearence operations»)
• Nei mesi successivi, più di 702.000 persone, oltre l’80% dei Rohingya che vivevano nel nord dello Stato di Rakhine
all'inizio della crisi, sono fuggite nel vicino Bangladesh.
Il ruolo di Facebook nelle atrocità commesse dalle forze armate del Myanmar contro i rohingya
• In Myanmar Facebook, dal 2012 in avanti, ha rappresentato per un gran numero di utenti non solo l’unico mezzo
di accesso alla rete, ma anche la sola fonte di fruizione delle informazioni.
• Tra il 2012 e il 2017, utenti legati all’esercito birmano avevano riempito Facebook di contenuti antimusulmani e di
fake news, come quelle che i Rohingya fossero “invasori” e che stessero preparando un colpo di Stato di matrice
islamista.
• Ben prima del 2017 la piattaforma aveva ricevuto ripetute comunicazioni e visite da parte di attivisti locali per i
diritti umani che l’avevano messa in guardia su quanto stava accadendo. In sintesi, Facebook sapeva o avrebbe
dovuto sapere che, nel periodo precedente la campagna di pulizia etnica, gli algoritmi avevano favorito l’enorme
diffusione di contenuti pieni di odio contro i Rohingya, ma non vi pose rimedio, preferendo continuare a fare
profitti.
Il diritto dei Rohingya ad un rimedio effettivo
Facebook contribuì al grave impatto negativo sui diritti umani dei Rohingya e, di conseguenza, secondo gli standard
del diritto internazionale, avrebbe la responsabilità di fornire un rimedio effettivo alla comunità colpita.
Ma sono passati sei anni da quando Meta contribuì alle terribili atrocità perpetrate contro i rohingya e nonostante sia
Stato uno dei più clamorosi casi di coinvolgimento di una piattaforma social in una crisi dei diritti umani, i Rohingya
stanno ancora attendendo riparazioni.
Il caso Germania contro Italia e la questione dell’immunità
Problema dell’immunità:
Sovranità statale c’è una biforcazione tra immunità degli Stati e degli organi degli Stati stranieri (immunità
diplomatiche)
La prima rende uno Stato non giustiziabile da una corte straniera, la seconda riguarda gli atti commessi dai singoli
(capi di Stato, governo, MAE e altri organi speciali) immunità personale (ratione personae)/ immunità funzionale
(ratione materiae)
Le immunità che spettano agli Stati
Diretta conseguenza del principio di non ingerenza e corollario della sovranità statale è che essendo soggetti sovrani,
gli Stati non possono giudicare ed essere giudicati da altri Stati.
L’immunità è sempre rinunciabile.
Fonti: Norme consuetudinarie Convenzione delle NU (2004) a cui hanno partecipato 23 Stati (anche Italia), ma che ad
oggi non è ancora entrata in vigore.
Immunità dalla giurisdizione civile degli Stati stranieri: punti fondamentali
Diritto classico: l’immunità assoluta: par in parem non habet iudicium;
Oggi è affermata l’immunità ristretta (o relativa);
● Distinzione tra atti iure imperii (atti commessi dallo Stato nelle sue azioni pubbliche statali) e atti iure
gestionis (aventi carattere privatistico, es. investimenti);
● Ampliamento delle funzioni statali alle attività commerciali;
● Giurisdizione civile = non penale perché uno Stato, soggetto “astratto”, non può avere responsabilità penale,
che è solo individuale.
Regola affermatasi su impulso della giurisprudenza italiana e belga, negandone l’immunità quando lo Stato agisce in
maniera privata. Nuova consuetudine: si guarda alla natura dell’atto compiuto dallo Stato (è stata confermata poi da
quella convenzione delle NU del 2004).
Immunità e controversie in materia di lavoro
Altra eccezione
Convenzione Europea sull’Immunità degli Stati (1972, in vigore dal 1976 e ratificata da 8 Paesi) adotta un approccio
progressista basato sulla nazionalità del lavoratore e sul luogo delle prestazioni:
• Se il lavoratore ha la nazionalità dello Stato straniero l’immunità sussiste sempre
• Se il lavoratore ha la nazionalità dello Stato territoriale o vi risiede abitualmente, l’immunità è esclusa
- Le immunità sussistono sempre quando le funzioni svolte dal soggetto riguardano particolarmente l’esercizio del
potere pubblico;
- Sono coperti da immunità dall’esecuzione (non possono essere pignorati) anche i beni che lo Stato possiede per
l’esercizio delle proprie funzioni sovrane;
- Non quelli a titolo privato (es per investimenti)
- Distinzione molto complessa
- Denaro in conti bancari in mancanza di destinazione specifica del conto è coperto.
Controversie relative al risarcimento di danni derivanti da crimini internazionali
Le immunità coprono sia dalla giurisdizione (disciplina sulla base del diritto) che dall’esecuzione (attuazione
dell’eventuale sentenza).
Responsabilità extracontrattuale derivante da gravi violazioni dei diritti umani
In questo caso, lo Stato è coperto dalle immunità? Teoricamente sì
Frammentazione dell’approccio delle corti (Corte Italiana no, in rottura con le regole e la maggioranza degli altri Stati)
Immunità delle OI = problema Non esiste un tribunale dove queste possano essere convenute in giudizio
Immunità tendenzialmente assoluta (anche per norma consuetudinaria)
Questa cade nelle controversie di lavoro nella misura in cui l’OI non si è dotata di un organo interno per occuparsi
delle controversie in materia di lavoro;
Ad oggi, quasi tutte le OI hanno al loro interno ad es. Tribunali internazionali Amministrativi, che sono volti a
disciplinare queste controversie.
Caso Germania VS Italia
Il Caso Ferrini
Il sig. Luigi Ferrini, arrestato nell’agosto del 1944 e deportato in Germania come lavoratore forzato, ha citato in
giudizio la Germania davanti il Tribunale di Arezzo in Italia il 23 Settembre 1998. Il tribunale si è dichiarato
incompetente per difetto di giurisdizione essendo la Germania coperta dall’immunità giurisdizionale (iure imperii).
Ferrini si oppose e si è arrivati fino in Cassazione che con la storica sentenza del 2004 ha dichiarato che le corti
italiane hanno giurisdizione sulle domande di compensazione poiché il crimine è Stato commesso in Italia (tort
exception) e perché non c’è l’immunità per uno Stato che ha commesso crimini per il diritto internazionale.
Il crimine è iniziato in parte in Italia e le immunità non coprono lo Stato che commette crimini internazionale
La Cassazione cerca coraggiosamente di creare una nuova eccezione.
Secondo la Corte non esiste un’immunità assoluta di uno Stato straniero dalla giurisdizione territoriale di altro Stato,
allorché si registrino comportamenti «di tale gravità da configurare, in forza di norme consuetudinarie di diritto
internazionale, crimini internazionali, in quanto lesivi, appunto, di quei valori universali di rispetto della dignità
umana che trascendono gli interessi delle singole comunità statali»: La deportazione e l'assoggettamento ai lavori
forzati devono considerarsi crimini di guerra.
Argomenti delle corti italiane contro l’immunità dello Stato
1) Processi relativi a crimini internazionali che minacciano l’umanità intera e minano le stesse fondamenta della
coesistenza internazionale. I crimini inoltre sono Stati commessi in Italia (tort exception);
2) La tutela di diritti fondamentali è affidata e garantita da norme inderogabili al vertice dell’ordinamento
internazionale che prevalgono su ogni altra disposizione anche di carattere consuetudinario ius cogens tra cui
quella dell’immunità 🡪 priorità assoluta; Riconoscere l’immunità in questi casi si pone in contrasto con le norme
fondamentali la cui protezione è essenziale. Punto di rottura dell’esercizio tollerabile e legittimo della sovranità
statale;
3) Imprescrittibilità dei crimini e universalità della giurisdizione anche civile;
4) Il conflitto tra i due tipi di norme immunità e ius cogens va composto dando la prevalenza alle norme di rango più
elevato;
4) È irrilevante che al momento non sia ancora prevista una eccezione alla immunità degli Stati perché queste
condotte disumane «segnano il punto di rottura dell’esercizio tollerabile di sovranità»;
5) Consapevolezza di contribuire in tal modo all’emersione di una regola del diritto internazionale consuetudinario
con il sostegno della dottrina.
Conseguenze:
- aumento di casi in cui vittime trascinano in giudizio la Germania;
- Le Corti iniziano a non riconoscerne l’immunità e si hanno una serie di sentenze in cui la condannano a pagare
+ processi di esecuzione coercitiva e forzata;
- Confisca dei beni tedeschi in Italia (es. Villa Vigoni);
- La Germania inizia allora a trascinare l’Italia davanti alla CIG (2008) per la violazione delle norme sulle immunità di
natura consuetudinaria. La Germania si appoggia alla Convenzione europea per la risoluzione pacifica delle
controversie (1957) (II categoria delle forme di accettazione della giurisdizione della CIG).
3 febbraio 2012, sentenza CIG -largamente criticata- dichiara immuni dalla giurisdizione civile gli atti compiuti dagli
Stati iure imperii in virtù dei principi di diritto internazionale. Dà quindi ragione alla Germania e rigetta l’argomento
avanzato dall’Italia per 2 motivi:
1) difetto di prassi: non esiste una consuetudine che prevede l’eccezione per crimini internazionali
2) mette a confronto due norme di diversa natura: procedurale, quella sull’immunità, e sostanziale, quella in
materia di crimini)
in sintesi:
nel caso Ferrini la Cassazione ha fatto soccombere la regola dell’immunità sulla base di tre argomenti:
- Gerarchico (sul piano internazionale)
- Last resort argument non c’erano altri rimedi per le vittime che rivolgersi alle corti italiane per ottenere
riparazione)
- Tort exception (immunità esclusa per illeciti civili nello Stato del foro ex Convenzione UN)
Secondo la CIG gli argomenti adottati dall’Italia erano fallaci giacché:
- Argomento gerarchico non vale nel rapporto tra norme sostanziali e procedurali
- È sempre possibile un negoziato ed un accordo tra Germania e Italia
- La tort exception non è diritto generale e non vale per illeciti civili derivanti da atti di guerra
Quesito di legittimità costituzionale = Riconoscere l’immunità della Germania, non è contrario all’art. 2 e 24 della
nostra costituzione? (Diritti della persona, accesso alla giustizia).
Nuova sentenza dalla C. Di Cassazione: risponde in senso affermativo, è in contrasto con i nostri principi
Anticostituzionale Va contro alla CIG
Nuovo ricorso di nuove vittime
Reazione della Germania del 2022: di nuovo chiama l’Italia davanti alla CIG.
Altri Stati stanno emergendo, seguendo l’esempio dell’Italia (es. Brasile e Corea del Sud).
Diritto internazionale e ordinamenti giuridici interni: il problema dell’adattamento
Le impostazioni dottrinali
Dottrine in materia di rapporti tra diritto internazionale e ordinamenti interni:
1. Teoria Monista “nazionalista”
2. Teoria Dualista
3. Teoria Monista “internazionalista
Il Monismo nazionalista
Non esiste una distinzione tra diritto internazionale e diritto interno, ma il diritto internazionale è un’emanazione del
diritto interno.
Sono quindi più importanti le norme del diritto nazionale/interno Diritto internazionale come mera proiezione verso
l’esterno delle norme statali diritto statale esterno, pronto a cedere il passo in caso di incompatibilità
Autore principale: Johann Jacob Moser
Favorevole alle grandi potenze
Teoria ispirata da un forte nazionalismo
Il Monismo internazionalista
Difeso da giuristi come Hans Kelsen, Alfred Verdross, Georges Scelle.
Postula l’esistenza di un ordinamento giuridico unitario.
In questo caso però prevalgono le norme internazionali su quelle del diritto interno.
Le norme del diritto internazionale sono direttamente applicabili negli ordinamenti interni.
I soggetti del diritto internazionale e quelli del diritto interno non sono diversi .
Teoria ispirata all’internazionalismo e al pacifismo.
Il Dualismo (o pluralismo)
L’ordinamento giuridico internazionale è autonomo e distinto dai sistemi giuridici interni.
Differenze:
- soggetti
- fonti di produzione giuridica
- contenuto delle norme giuridiche
È necessario che le norme internazionali siano “trasformate”, adattate e recepite in norme interne
Teoria ispirata da un moderato nazionalismo + dottrina volontarista
Autori: Heinrich Triepel, Dionisio Anzilotti.
L’adattamento del diritto interno al diritto internazionale
Adattamento: processo necessario per le regole del diritto internazionale perché per divenire operative devono
essere applicate dai soggetti che agiscono nell’ordinamento interno.
Gli Stati sono liberi di decidere se e come modificare il proprio ordinamento interno per adattarsi al diritto
internazionale.
Due metodologie per l’adattamento
Gli Stati che decidono di adattarsi possono seguire due strade:
1) Adattamento automatico (già presente nell’ordinamento interno): incorporazione automatica del diritto
internazionale nel diritto interno (per effetto di una norma interna, di rango variabile) possibile solo per quelle
norme “self-executing”, che non hanno bisogno di essere completate. Molto utilizzata dagli Stati del mondo per
adattarsi al diritto internazionale consuetudinario (es. Italia); alcuni lo scelgono anche per il diritto pattizio (es.
Francia);
2) Adattamento ad hoc (per ogni norma nuova servirà una nuova legge che la adatti): per effetto di specifiche norme
interne; due metodi:
3) Adattamento normativo ad hoc (c.d. procedimento ordinario): riproduzione del contenuto della norma
internazionale nella norma interna, stabilendone dettagliatamente gli effetti nell’ordinamento interno;
4) Adattamento automatico ad hoc (c.d. procedimento speciale o di rinvio): norma interna di rinvio a quella
internazionale (evita di trascrivere il contenuto).
Rango delle norme internazionali nei sistemi interni
Solitamente, stesso rango dell’atto che ha provveduto all’adattamento del diritto interno rispetto alle norme
internazionali. In caso di contrasto tra norme interne ed internazionali “recepite” applicazione dei tradizionali criteri
(gerarchico, cronologico, di specialità).
Ordinamento italiano e diritto internazionale
Adattamento a 3 fonti, disciplinate dalla nostra costituzione:
1. Diritto consuetudinario (art. 10 costituzione)
2. Diritto pattizio (art. 117 1c “)
3. Diritto dell’UE (art. 11 “)
Due questioni: con quale procedura le norme internazionali entrano nell’ordinamento italiano? con quale rango?
1. Ordinamento italiano e Diritto consuetudinario:
Art.10 comma 1 Cost.: «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale
generalmente riconosciute»
Meccanismo di adattamento automatico permanente («Trasformatore permanente»)
Illegittimità costituzionale delle norme contrarie di rango inferiore
Rango di norma costituzionale.
Eccezioni: teoria dei contro-limiti (art. 2 e 24 della Costituzione): i principi fondamentali della Costituzione
prevalgono sempre in caso di contrasto.
2. Ordinamento italiano e trattati
Adattamento dei trattati in genere avviene tramite ordine di esecuzione.
Procedimento di adattamento automatico ad hoc. Per ogni trattato occorre una procedura, una legge specifica
che ne recepisca il contenuto. Nella maggior parte dei casi si sceglie optare per l’adattamento speciale con rinvio,
con un ordine di esecuzione (citazione del trattato)
Rango determinato dalla materia disciplinata dal trattato
Vantaggi: si evitano errori, traduzioni poco accurate
Non sempre fattibile: quando i trattati contengono norme self-executing In questi casi, occorre un’integrazione
normativa attraverso un adattamento normativo ad hoc per consentire l’applicazione della norma
Il parlamento deve autorizzare la ratifica e l’ordine di esecuzione della norma
La legge interna che verrà adottata riporterà il testo integrale del trattato
Meccanismi di adattamento e norme self-executing
Norme self executing: Direttamente applicabili, cioè norme che non richiedono ulteriori specificazioni o modifiche
delle norme interne per poter trovare applicazione.
Adattamento normativo ad hoc opportuno per norme che non siano self executing
Adattamento automatico ad hoc conveniente per norme self executing
Necessità di circoscrivere la nozione di norma non self executing a 3 ipotesi ben precise:
1. Quando un trattato attribuisce una semplice facoltà;
2. Quando una norma, pur imponendo degli obblighi, si riferisce a organi o procedure che non esistono nel diritto
interno, pertanto occorre crearli per poter applicare la norma;
3. Quando la sua applicazione comporta particolari adempimenti di carattere costituzionale.
Rango dei Trattati nel sistema delle fonti
In generale hanno il rango dello strumento normativo che ha provveduto alla loro attuazione: posizione interposta
tra la Costituzione e la legge ordinaria.
Prevalgono gli obblighi internazionali sulla legislazione interna:
- Presunzione di conformità del diritto interno
- Criterio di specialità
- Eventuale illegittimità costituzionale per contrasto con normativa interna di pari rango (trattato diventa parametro
interposto: il giudice solleva quesito di costituzionalità per violazione dell’art. 117. Il contrasto è quindi tra la legge
ordinaria e l’art. 117 che ha recepito il trattato internazionale)
Il caso Regeni: conclusioni del corso
Febbraio 2016: Giulio Regeni viene trovato morto, recante gravi segni di tortura.
Collaborazione autorità italiane e egiziane, ma già qui abbiamo i primi tentativi delle autorità egiziane di insabbiare il
caso (es. Incidente, a sfondo sentimentale) ma con teorie non possibili se comparate alle autopsie (il fatto che sia
stato torturato fino alla morte).
Causa della morte: azione volontaria (rottura dell’osso del collo).
Prima fase di cooperazione: già primi tentativi di depistaggio.
Richiamo per consultazione dell’ambasciatore italiano al Cairo (non è l’interruzione dei rapporti diplomatici).
Il richiamo sortisce qualche effetto: in questo periodo abbiamo la fase più intensa di collaborazione (2017).
Elementi di prova che saranno decisivi per la formativa dei carabinieri in cui si cita la colpevolezza di 4 agenti della
sicurezza interna egiziana.
L’anno si conclude con il tentativo fallito di recuperare i video della metro del Cairo che hanno ripreso Regeni per
l’ultima volta.
Nemmeno la richiesta di avere accesso ai tabulati telefonici dei cellulari presenti sia quando R. era ancora in libertà
sia quelli collegati alla zona in cui era Stati trovato (CIGlio della strada tra il Cairo e Alessandria) ha buon esito.
Quarta fase: Registro degli indagati
Costoro sono ancora imputati per reati di omicidio, sequestro e lesioni personali aggravate.
Perché non è citata la tortura? perché il reato di tortura in Italia non esiste nel 2016, al momento della commissione
dei fatti non erano punibili per questo (lo si introduce nel 2017).
2020: chiusura delle indagini e rinvio a giudizio dei 4 indagati (altri elementi di prova e che la procura italiana avrebbe
voluto condividere con l’Egitto).
Non ha mai voluto collaborare: per loro i 4 agenti non erano gravati da nessun indizio di colpevolezza.
L’Italia va avanti quindi da sola nelle indagini e nel processo penale.
Questo processo penale si blocca subito: per poterlo continuare occorrerebbe avere la prova che le persone imputate
siano a conoscenza dei reati di cui sono accusate in contumacia, (es. latitante) non si è potuto procedere con il
processo penale.
Non viene comunicato dall’Egitto dove questi abitano.
Senza questa norma, il processo sarebbe Stato archiviato.
Il processo inizia in assenza di imputati (con una serie di limiti penali).
Organi statali sono accusati di norme interne della legislazione italiana.
Valutazione giuridica: L’Egitto è responsabile internazionalmente?
Elemento oggettivo
Disposizione ONU in materia di tortura:
1. Divieto di tortura
2. Obbligo di prevenire e di reprimere atti di tortura
3. Obbligo di cooperazione e assistenza giudiziaria
Ogni Stato deve prendere provvedimenti e nessuna circostanza eccezionale può essere invocata in giustificazione
della tortura (norma ius cogens).
Due condizioni perché si parli di tortura:
1. Scopo: specifico (intimidire, punire o estorsione di informazioni)
2. Deve essere un pubblico ufficiale
Inchiesta imparziale ogni volta che ci siano le ragioni per credere che sia avvenuta da parte dello Stato dove si è
svolta la tortura (quindi il primo Stato che ha l’obbligo di iniziare una procedura penale è l’Egitto, non l’Italia).
Art.7: aut dedere, aut indicare Lo Stato o estrada l’autore che si trova nel proprio territorio, o può giudicarlo. L’Italia
dovrà, se il processo procederà, richiedere l’estradizione dei 4 agenti all’Egitto (portarli in Italia per di fatto incarcerati
qui). Se l’Egitto non dovesse concederlo, sarebbe obbligato comunque a giudicarlo.
Violazione art.9: impone a tutti gli Stati parte di accordarsi l’assistenza giudiziaria più vasta possibile.
Gli Stati devono cooperare e scambiarsi elementi di prova.
Obbligo non adempiuto dall’Egitto.
Elemento soggettivo
L’Egitto è imputabile di condotta illecita? Agenti dello Stato + omissioni da parte dello Stato
Qualora gli atti di tortura non fossero stati commessi da agenti dello Stato: sì (mancata prevenzione)
Anche se fossero atti ultra vires: commessi da organi ma eccedendo le loro competenze risponde lo Stato comunque.
Chi può attuare la responsabilità dell’Egitto? L’Italia (Stato specialmente leso), ma anche tutti quegli Stati tutelati da
queste norme erga omnes (Stati diversi da quello leso).
Violazioni di norme consuetudinarie, collettive e erga omnes.
Violazioni di norme sul trattamento degli stranieri: norma reciproca, non collettiva.
Può essere fatto valere solo dall’Italia.
Requisiti per agire in protezione diplomatica
1. Legame di cittadinanza
2. Previo esaurimento dei ricorsi interni
Clausola compromissoria: In questo caso questa esiste art.30 della Conv. CAT
Qualsiasi controversia in materia di applicazione della condizione, se non risolvibile tramite negoziato, è sottoposta
all’arbitrato a richiesta di uno di questi Stati.
Qualora nei 6 mesi seguenti a questa richiesta non si è giunti a un accordo, una delle due parti può ricorrere alla CIG
(Né Italia né Egitto hanno posto riserva)
Negoziato Arbitrato CIG
Qual è stata la reazione dell’Italia fino ad ora?
Ha adottato finora solo ritorsioni, non contromisure:
- Richiamo per consultazioni dell’ambasciatore italiano al Cairo
- L’Italia non ha votato l’Egitto come Stato parte al Consiglio dei diritti umani delle NU
- Il c.d. emendamento Regeni (Legge del Parlamento italiano del14 luglio 2016, n. 131, di conversione del
decreto-legge n. 67 del 2016)
- L’Italia interviene nell’ambito UPR dell’Egitto, raccomandando che sia fatta giustizia nel caso Regeni(novembre
2019) e in altre occasioni sia in seno al Consiglio dei diritti umani che all’Unione europea per richiedere maggiore
cooperazione
- Istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta (dicembre 2019) e avvio del procedimento penale
Sentenza della Corte costituzionale: incostituzionalità norma cpp per contrasto con la CAT (parametro interposto),
in base all’art. 117 1c Cost.
Le azioni a disposizione dei familiari di Regeni
- Non esistono rimedi giurisdizionali accessibili ai familiari della vittima a livello internazionale
- Sul piano nazionale: azione civile di risarcimento del danno?
No: immunità dello Stato egiziano (piano pubblico)
Differenze con il caso Ferrini:
a) la Germania non ha mai conteStato il fatto di aver commesso i crimini
b) non è Stato commesso su territorio italiano
c) il grado di “gravità” del caso Regeni non è comparabile a quello Ferrini (all’interno di tutta una serie di crimini
internazionali compiuti dalla Germania durante il Terzo Reich).
Punti principali esame:
- Elementi costituenti dell’illecito
- Le conseguenze
- Modalitá di attuazione della responsabilità (distinzione Stato leso, diverso, specialmente leso e i diversi mezzi
che hanno a disposizione)
- Regime di resp. Aggravata (obblighi speciali e ulteriori al normale regime)
- Uso della forza
- Misure che non implicano l’uso della forza
- Mezzi diplomatici e giurisdizionali
- Competenza della CIG
Dizionario acronimi:
AG= Assemblea Generale (delle Nazioni Unite)
ASP= Assemblea degli Stati Parte (della CPI)
CIG= Corte Internazionale di Giustizia
CDI= Commissione di Diritto Internazionale
CDS= Consiglio Di Sicurezza
CPI= Corte Penale Internazionale
CVDT= Convenzione di Vienna sui Diritti Dei Trattati
DIU= Diritto Internazionale Umanitario
ECOSOC: Consiglio Economico e Sociale
(Corte) EDU= Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
IMN= Imprese Multinazionali
MLN= Movimenti di Liberazione Nazionale
NATO= Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord
(O)NU= (Organizzazione delle) Nazioni Unite
OCSE= Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico
OI= Organizzazioni Internazionali
ONG= Organizzazioni Non Governative
OPK= Operazioni di Peace Keeping
UNCLOS= Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare