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Le Baccanti

Il documento presenta un estratto della tragedia 'Le Baccanti', in cui Dioniso, figlio di Zeus, rivela la sua divinità a Tebe e provoca la follia tra le donne della città. Penteo, il nuovo re, si oppone ai culti bacchici e cerca di catturare Dioniso, ma il dio dimostra la sua potenza e il suo legame con la natura. La narrazione esplora temi di potere, follia e la lotta tra il sacro e il profano.
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Le Baccanti

Il documento presenta un estratto della tragedia 'Le Baccanti', in cui Dioniso, figlio di Zeus, rivela la sua divinità a Tebe e provoca la follia tra le donne della città. Penteo, il nuovo re, si oppone ai culti bacchici e cerca di catturare Dioniso, ma il dio dimostra la sua potenza e il suo legame con la natura. La narrazione esplora temi di potere, follia e la lotta tra il sacro e il profano.
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LE BACCANTI

Dioniso
Cadmo
Tiresia
Penteo
Agave
Coro di Baccanti
Servo Nunzio
II Nunzio
Inizio mistico/drammatico che deriva nell’orgiastico
parole in greco elaborate
Coro Baccanti orientale
Coreogra a con musica con percussioni, tribale, intorno a Dioniso.
Semicoro 1: Dioniso, glio di Zeus e Semele!
Semicoro 2: Semele, glia di Cadmo. Vedi la tomba della madre folgorata…
Semicoro 1: …i ruderi fumanti della amma di Zeus ancora viva.
Semicoro 2: Hai lasciato i ricchi terreni della Lidia e della Frigia per giungere qui, a Tebe, a
destare ululati di donne!
Semicoro 1: Sì, ululati di donne, folli, perché le sorelle di tua madre negavano la tua nascita da
Zeus…
Semicoro 2: …e tuo nonno Cadmo disse che era stata sedotta da un mortale e punita da Zeus
con la morte.
Dioniso: (ridendo) E allora? E allora? Cosa ho fatto io, Dioniso?
Coro: (in trance orgiastica) Cosa hai fatto! Fattooo! Fattoooo!
Dioniso: Ho spinto le sorelle di mia madre fuori dalle case, nel pieno del furore e del delirio, loro e
tutte le donne di Tebe! Le ho rese folli!
Coro: Folli! Folli! (ridono folli)
Dioniso: (le zittisce di colpo, le baccanti si fermano) Voglia o non voglia, la città dovrà capirlo
bene che signi ca non essere iniziata ai culti bacchici, e io devo difendere mia madre Semele,
rivelandomi ai mortali come quel dio generato da Zeus. Cadmo ha passato il potere del regno a
Pènteo, mio cugino. Lui, combattendo me, combatte un dio. E glielo dimostrerò. Per questo ho
assunto sembianze mortali. Se Tebe cercherà di scacciare le Baccanti dal monte e di riportarle
a casa, dovrà vedersela con me.
Coro: Sììì!
Dioniso: Donne, voi che avete lasciato lo Tmolo, mie compagne, andate intorno alla reggia di
Pènteo e percuotete i tamburi, sì che la città di Cadmo veda. Io andrò sul monte Citerone, a
trovare le mie nuove adepte! (ride vittorioso, esce).
Le baccanti terminano la coreogra a con le percussioni.
Entra Tiresia con il tirso in mano, vestito da baccante, guardingo, per paura di inciampare da
qualche parte, inveendo contro il servo.
Tiresia: Dove sei? Eh?(acuto) Vieni qui, imbecille, non ci sei mai quando mi servi! (resta in ascolto)
Sei qui? Eh? (colpo a vuoto)
Servo: Sì, signore, sono qui! (gag di colpi a vuoto, perché il servo parla e si sposta repentino)
Tiresia: Maledetto! Dove sei! Sei qui, eh? (colpo a vuoto) Brutto imbecille! Chiama calmo, dì che
Tiresia lo sta aspettando! (Silenzio. Tiresia gira lo sguardo a vuoto) Hai capito? (colpo a vuoto, il
servo lo schiva con agilità).
Servo: Ma perché?
Tiresia: (isterico, in acuto) Perché? Perché? (colpi a vuoto) Lo sa lui perché, cosa te ne importa a
te. Lui sa gli accordi presi da me vecchio, con lui più vecchio! (si ferma) Brandire i tirsi, vestirci
da nébridi, e cingere le nostre teste di virgulti di edera. (Si pavoneggia) Come sto?
Servo: Una favola, signore.
Cadmo: (da fuori) Ti ho sentito mentre ero in casa: saggia voce di un saggio. (Vede Tiresia
acconciato) Wow! Che bella fanciulla! (ridacchia)
Tiresia: Si, si, sfotti! Ringrazia il cielo che non ti vedo! (al servo) Com’è? Eh? (colpo a vuoto)
Rispondi imbecille!
Servo: Bella, bella! Musica per l’ingressi di Cadmo - ironico, sguaiato

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Tiresia: (sconcertato) Più di me!?
Cadmo: (ironico) Oh no, non oserei tanto! Faccio del mio meglio… (al servo) Va', penso io al
nostro vecchio saggio… (il servo va via, Cadmo lo guarda andare via, poi si sistema come una
donna). Eccomi qua, sono pronto con l’abito dedicato al dio. È glio di mia glia, e dunque noi,
come possiamo, dobbiamo esaltarlo. (Si guarda intorno) Beh, dove si danza? Dove si poggia il
piede e si scuote la testa bianca? (fa dei passi frenetici di danza). Guidami tu Tiresia, tu che sei
sapiente. Ti assicuro che non m stancherò, con il mio tirso, di battere la terra notte e giorno. Mi
sono scordato, molto volentieri a dirla tutta, di essere vecchio! (Si dimenano entrambi in una
danza sguaiata)
Tiresia: A me succede lo stesso: mi sento ringiovanito e ho voglia di danzare!
Cadmo: Vogliamo andare sul monte in carrozza?
Tiresia: Oh no no no, non renderemo uguale onore al dio.
Cadmo: Allora vuol che ti porti per mano come un bimbo?
Tiresia: Siii, così il dio ci guiderà senza fatica!
Cadmo: (guardandosi intorno indispettito) Ma in città siamo i soli a baccheggiare?
Tiresia: E si, è chiaro che noi siamo saggi, gli altri no.
Cadmo: Ben detto! E allora basta con gli indugi, a erra la mia mano, noi siamo uomini, e anche
se siamo vecchi, onoriamo gli dei!
Tiresia: Si dirà che non ho nessun riguardo per la vecchiaia, visto che mi accingo a danzare con
l’edera in capo? Ma il dio non distingue se tocca danzare al giovane o al vecchio; vuole uguali
onori da tutti, vuol essere esaltato!
Cadmo: Andiamo Tiresia. Poiché sei cieco alla luce, ti farò io, parlando, da veggente. (scorge
qualcuno) Ma che succede? Ah, sta arrivando Pènteo, glio di mia glia Echìone. È sconvolto!
Che gli è successo? Musica elettronica, evocazioni vocali e di chitarra elettrica, suoni animali
Entra Pènteo, che non si accorge dei due.
Pènteo: (irato) Canaglie, vili canaglie, ecco cosa sono! Sciocche donne che hanno lasciato le loro
case per riunirsi sui monti! E per cosa? Per danzare e onorare ‘sto dio spuntato adesso, ‘sto
Dioniso… e chi lo conosce? Chi è? Da dove spunta? Brutte zozze! Con la scusa di adempiere
al rito di Bacco, si concedono ai maschi, onorando così Afrodite! Eh, ma io ne ho acciu ate un
bel po’, e ora macerano in carcere con lue mani legate. Alle altre, scappate sul monte, ci
penserò io a far loro passare la voglie di baccheggiare! (Parla al pubblico in modo più
con denziale) Dicono che è arrivato uno straniero, un ciurmatore della Lidia, coi riccioli lunghi,
profumati (ironizza), con gli occhi di Afrodite, e sta con le donne della mie terra, notte e giorno.
Va dicendo che Dioniso è un dio, che fu cucito un giorno nella coscia di Zeus, che col bagliore
della folgore diede fuoco a lui e alla madre che aveva rinnegato il connubio divino. Questa roba
non merita la forca? (denigra) E lo straniero, chiunque sia… trascendere così! (si accorge dei
due vecchi) E ‘sti fenomeni, da dove vengono? Tiresia l’indovino, che va baccheggiando col
tirso, e mio nonno con la nébride striata addosso?! Ma siete impazziti? Alla vostra età. Con i
capelli bianchi vi divertite a scimmiottare le donne per compiacere chi?
Tiresia: Ascolta Pènteo: non ti vantare presumendo che essere a capo di un regno, di una
potenza assoluta. E non pensare che, se pensi qualche cosa, tu debba essere per forza
saggio, eh? Un dio è venuto su questa terra. Accoglilo, baccheggia, liba, incoronati il capo.
Non pensare che con la forza riuscirai a far rimanere caste le donne. Bisogna guardare alla
natura di ciascuna: una donna casta non si corromperà neppure in mezzo ad un’orgia! Vedi, tu
godi, quando alla tua porta c’è tanta gente che ti onora. Così anche lui, penso che si
compiaccia degli onori. Io e Cadmo, dunque, che tu be eggi, ci veleremo d’edera, danzando;
una coppia di vecchi, ma danzare giova. Né, indotto dalle tue parole, combatterò col dio.
Cadmo: Il consiglio di Tiresia è giusto. Resta con noi. Se non ci credi che questo è un dio, devi
dirlo lo stesso: a erma che lo è, con una splendida menzogna, in modo che Semele appaia
madre di un dio, sicché nasca per noi e per tutta la stirpe grande onore. Vieni, fatti incoronare
la testa con l’edera…
Pènteo: Giù le mani! Vai tu a baccheggiare, senza contaminarmi con la tua demenza! (a Tiresia,
minaccioso) E a te… la farò pagare cara! (chiama un servo) Ehi, tu, vieni qui! Vai dove ‘sto
vecchio predice il futuro e distruggi ogni cosa, subito! E voi, soldati, andate a caccia dello
straniero e eminato che sta distruggendo le nostre donne e i nostri talami. Portatemelo qui, in
ceppi, lo farò lapidare, così capirà quanto è amara l’orgia qui a Tebe! (esce).
Tiresia: Sciagurato, non sai quello che dici. Eri fuori di senno: ora sei pazzo. Andiamocene,
Cadmo, andiamo noi a pregare per lui, a nché il dio non faccia qualcosa di terribile.
(S’incamminano) Reggi me, che io reggo te. Sarebbe brutto cadere: due vecchi…
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Coro orgiastico, percussioni, “guizzo orientali”, trance

Coro Baccanti orientale: (tutto orgiastico) Hai sentito? Hai udito? Giunse a te quanto fu detto?
(da ripetere con ritmi percussivi)

Odo l’insolenza verso Bacco, glio di Semele, il primo degli dei nelle corone della gioia!
Questi sono i suoi pregi:
danze, cori, musiche, ilarità,
tregua degli a anni, quando il gusto della vite
in divine mense arride
e fra l’edera festiva
il cratere
dolce sonno infonde!
Il glio del sommo Zeus
rallegra le feste,
egli a poveri e ricchi dà
pari gioia del vino, che
scevra è d’ogni dolore.
E detesta invece colui
che di notte e di giorno
sdegna il vivere lieto.
Ma non sta lungi
da chi sdegna la norma!

Entrano i soldati che portano Dioniso in ceppi, mentre Pènteo esce dalla reggia.
1° Soldato: Pènteo, ecco qui la preda, ma non è stato necessario attaccarla, mio re.
2° Soldato: È stata una era mansueta, non ha neppure tentato di fuggire.
3° Soldato: Sì, si è consegnato tranquillo e sorridente, si è lasciato legare e trascinare, fermo,
facilitandoci il compito.
1° Soldato: Io, per riguardo, gli ho detto: straniero, ti arresto per ordine di Pènteo, mi ha mandato
con ordini precisi…
2° Soldato: Invece, le Baccanti che abbiamo arrestato e messo in carcere, sono scomparse: le
catene dei piedi si sono sciolte, si sono aperti i chiavistelli, senza l’intervento di nessuno.
3° Soldato: L’uomo venuto a Tebe è tutto pieno di miracoli. A te pensare al resto.
Pènteo: (stizzito dalla gentilezza dei suoi soldati verso Dioniso) Scioglietegli le mani! È preso al
laccio, non è così veloce da sfuggirmi. (I soldati eseguono. Pènteo lo scruta girandogli intorno).
Brutto non sei davvero di persona, straniero: chioma uente che scende giù no alla schiena,
piena di fascino; la pelle, mantenuta bianca nell’ombra: la bellezza ti serve per andare a caccia
di Afrodite. Innanzitutto dimmi chi sei, da che stirpe provieni.
Dioniso: la mia patria è la Lidia.
Pènteo: E chi ti ha inviato qui?
Dioniso: Dioniso, glio di Zeus.
Pènteo: (ironico) Ah… lì c’è uno Zeus che crea nuovi dei?
Dioniso: No, è lo stesso Zeus che si unì con Semele proprio in questa terra.
Pènteo: E ti a da riti sacri di notte, mentre dormi?
Dioniso: No. Faccia a faccia.
Pènteo: Mmm… e che riti sono, come avvengono?
Dioniso: Sono segreti per chi non è iniziato.
Pènteo: Ah, bene, vuoi rendermi curioso…. Il dio lo hai visto, dici: beh, com’era?
Dioniso: Come pareva a lui, non certo a me!
Pènteo: Altra schivata! Non è una risposta. Compi i riti di notte o di giorno?
Dioniso: Di notte: ha un che di sacro, il buio.
Pènteo: Così funziona meglio l’insidia e il vizio.
Dioniso: L’osceno puoi trovarlo anche di giorno.
Pènteo: (terribile) Devi scontarli i tuoi so smi per di!
Dioniso: E tu la tua ignoranza e l’empietà!
Pènteo: Bullo e scaltro a parlare, il Baccante!
Dioniso: (ironico) Oooh! E che pena avrò? Che vuoi farmi di orribile?
Pènteo: Per prima cosa, ti taglio quei riccioli morbidi.
Dioniso: (terribile) La mia chioma è sacra: la cresco per il dio.
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Pènteo: Secondo. Lascia quel tirso, consegnalo.
Dioniso: È di Dioniso: strappamelo tu.
Pènteo: terzo: sarai guardato a vista in carcere.
Dioniso: Mi scioglierà il dio. Vede ciò che subisco. È qui, vicino.
Pènteo: (ironico) Ah sì? E dov’è? Per quanto guardi, non lo vedo.
Dioniso: È con me. Tu sei un empio e non lo vedi.
Pènteo: (furente) Questo disprezza Tebe e me: prendetelo! (i soldati si avvicinano)
Dioniso: Legarmi?!
Pènteo: Legarti, sì! Sono io che comando.
Dioniso: (ride) Non sai cosa vuoi, che fai, chi sei.
Pènteo: Pènteo, glio d’Agave; Echìone il padre.
Dioniso: Rechi pianto e sventura nel tuo nome.
Pènteo: Vattene! Legatelo nelle carceri, al buio! Falle lì, le tue danze!
Dioniso: Vado. Ma se non devo subire, non subirò. Quanto a te, Dioniso esigerà la pena di questi
oltraggi, perché è lui, che facendomi torto, metti in ceppi. (Esce portato via dalle guardie,
Pènteo va nella reggia).
Coro delle Baccanti orientali
Quale, quale collera
manifesta Pènteo, glio di Echìone,
mostro non umano, sanguinario,
avverso agli dei!
Tu, Dioniso, da Zeus nascesti!
Agita l’aureo tirso,
vieni nostro sire,
frena l’empietà dell’omicida!
Frena Pènteo!
Evoè venera te,
e verrà per baccheggiare nelle danze,
guidando le Baccanti vorticanti,
le Baccanti vorticanti! Sì!
(Si ode dall’esterno la voce di Dioniso)
Dioniso: (esce libero dai ceppi) Che succede, perché siete prostrate a terra? Forza, alzatevi senza
paura!
Corifea: Con che gioia ti rivedo! Ero sola senza di te.
Dioniso: (le fa una carezza) Credevi ch’io marcissi in quel carcere?
Corifea: No, certo! Ma come hai fatto a liberarti?
Dioniso: Da solo, senza sforzo.
Corifea: Ma non avevi le mani legate?
Dioniso: E infatti l’ho be ato! Credeva di legarmi. Ma Il Dio è intervenuto, facendogli vedere un
fantasma al posto mio. Lui brandì l’arma e credette di colpire me, ma in realtà fece un buco
nell’aria! (ride). Dopodiché torno tranquillamente da voi. È la lotta di un uomo contro un dio:
un’impresa temeraria, quanto impossibile. (Sente dei passi) Oh, ma ecco che arriva. Chissà
cosa dirà.
Entra Pènteo
Pènteo: Mi è capitato un guaio: lo straniero, appena arrestato, mi è sfuggito. (Vede Dioniso) Ma
sei qui! Che signi ca? Come hai fatto a uscire?
Dioniso: Fermati e calmati.
Pènteo: Come hai fatto a uscire? (ai soldati) Tutte le porte si chiudano! È un ordine!
Dioniso: Ascolta prima quell’uomo: viene dal monte e ti porta notizie. Io non ti scappo, no:
rimango qui.
Nunzio: Pènteo, sovrano di Tebe, ho lasciato il Citerone, e sono corso qui.
Pènteo: Con quale notizia?
Nunzio: Le Baccanti. Le ho viste. Fanno cose tremende in preda a una follia spaventosa!

[Cambio luce rossa]

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COREOGRAFIA delle baccanti tebane.
In scena, le Baccanti sono addormentante. Agave è svegliata dal muggito dei buoi, si alza, con un
grido di guerra sveglia le compagne. Le Baccanti si alzano, assonnate, poi guardinghe e si
sistemano come per una guerra. Agave agita il tirso, invocando Bacco, glio di Zeus. Le Baccanti
rispondono con grida selvagge, poi si lanciano su tori e vitelli, dilaniandoli, mangiandone le
membra con gusto e sadismo. Tutto è sangue.

Agave: (folle) Cagne mie veloci, gli uomini ci danno la caccia; forza, seguitemi brandendo il tirso!
Metteremo tutto a sacco; rapineremo i loro gli, ruberemo loro tutto!
Baccanti: Sì! Andiamo!
Corrono via come furie, con grida acute.
rimane musica [Cambio luce]
Nunzio: Gli uomini rapinati, infuriati, prendevano le armi, ma non riuscivano a colpire nessuna di
loro, mentre le donne, scagliando i tirsi, li ferivano, facendoli fuggire. Ma con loro c’era un dio.
Ora quel dio, chiunque sia, sire, lo devi accogliere in città. A quanto ho sentito, ha molti pregi,
ma più di tutti, uno: il vino, che sopisce il dolore degli uomini. Se il vino non c’è, non c’è
Afrodite e per i mortali non c’è nulla di piacevole. (Esce)
Pènteo: Ora basta. Non ho più indugi. (Ai soldati) Andate alle porte Elettre, e radunate e portatemi
qui soldati a piedi e a cavallo. A ronteremo queste donnacce, subire ancora passerebbe ogni
misura.
Dioniso: Ancora! Ancora non sei convinto Pènteo. Bacco non ammetterà che tu cacci le Menadi
dai monti dell’orgia.
Pènteò: (ironico) Senti tu, ringrazia il cielo che te la sei scampata. O vuoi che ti punisca ancora?
Dioniso: Invece di fare lo sbru one, sacri ca al dio.
Pènteo: Certo, sacri cherò vittime femmine, farò una strage sul Citerone!
Dioniso: Hai sentito il nunzio! Farete la stessa ne di quegli uomini, e la vergogna sarà qui, nel
voltare i vostri scudi bronzei di fronte ai tirsi delle Menadi.
Pènteo: Non sai proprio stare zitto!
Dioniso: C’è una via per sistemare tutto.
Pènteo: E Qual è? Fare lo schiavo alle schiave?
Dioniso: Le donne le riporto qui, senza armi.
Pènteo: Finiscila! Portatemi le armi!
Dioniso: Vuoi vederle sui monti? Anche se vai di nascosto ti scovano…
Pènteo: Già, questo è vero. Allora allo scoperto.
Dioniso: Allora ti guido? Ti metti in cammino? musica lenta, insinuante, leggermente folle
Pènteo: (ci ri ette un attimo) Conducimi subito.
Dioniso: Mettiti una veste da donna…
Pènteo: Eh?!
Dioniso: Se ti vedono come una donna, non ti uccidono.
Pènteo: Vero. La sai lunga tu. Il tuo consiglio è giusto, ma… io mi vergogno.
Dioniso: (amichevole): Dai, vengo in casa con te, ti aiuto io. Intanto una bella parrucca sulla testa,
e poi un peplo no ai piedi…
Pènteo: (ironico) Nient’altro?
Dioniso: Tirso e pelle screziata di cerbiatto.
Pènteo: (scontento) No, di vestirmi da donna non me la sento…
Dioniso: È meglio che cercarsi guai con guai.
Pènteo: E come passo per Tebe non visto?
Dioniso: Ti guido io: faremo vie deserte. Sono a tua completa disposizione…
Pènteo: (lo guarda a lungo) Non sono certo di accettare ciò che mi consigli. Devo pensarci… ( poi
entra nella reggia).
Dioniso: (soddisfatto) Povero sciocco! È nella rete! Andrà dalle Baccanti e sarà punito con la
morte! Ma è solo l’inizio con quello sbru one! Ora lo farò uscire di senno! Beh, no a quando
ragiona bene un abito da donna non se lo mette. Desidero che sia lo zimbello di Tebe,
trascinato per la città sotto femminee spoglie. Metterà il vestito nel quale scenderà, ucciso da
sua madre, nell’Ade: allora riconoscerà il glio di Zeus, Dioniso! (guarda verso la reggia)
Pènteo, esci di casa su, fatti vedere, tutto vestito come una Baccante, pronto a spiare tua
madre e le sue donne! (Pènteo appare in scena travestito) Wow, sembri proprio una glia di
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Cadmo…( lo guarda bene, girandogli intorno) Però… ecco, qui il nastro non sta come
dovrebbe… e qui ti si è allentata la cinta…
Pènteo: Con quale mano si prende il tirso?
Dioniso: Nella destra, e solleva, insieme, il piede destro. Hai cambiato idea: mi compiaccio.
Adesso è quello che dev’essere.
Pènteo: Bene. Portiamo armi?
Dioniso: No, meglio di no. Distruggeremmo i templi delle Ninfe e i luoghi di Pan. Basta
nascondersi tra gli alberi. Segui me, che ti guido e ti salvo. Ma tornerai portato a braccia… da
tua madre.
Pènteo: In pompa magna! Una goduria!
Dioniso: Oh, sì! La tua fama raggiungerà le stelle! Nel vero senso della parola!

Coreogra a Baccanti Orientali


(ritmo vocale sussurrato e ossessivo)

Coro: Giustizia venga e si palesi armata qua, uccida, fendendogli il collo, questo terrigeno glio di
Echìone che legge e dio non ha.
Corifea: Lui, che in un impeto empio illegittimo, con temerario animo folle va contro i tuoi bacchici
riti e le orge che compie la madre sua, e vuole vincere ciò ch’è invincibile. Nessuna replica per
questa morte c’è.
Coro: Giustizia venga e si palesi armata qua, uccida, fendendogli il collo, questo terrigeno glio di
Echìone che legge e dio non ha.
Corifea: Appari toro! Mostra le teste, tu drago! Leone tu fuoco-spirante sii! Vieni con ilare volto,
Dioniso, e a chi preda le Menadi getta la rete: già quella mortifera torma di Menadi lo tiene in
sua balìa.
Entra il II Nunzio.
Nunzio: Casa di Cadmo, anche se schiavo, ti compiango.
Corifea: Che c’è? Rechi notizie dalle Menadi?
Nunzio: È morto Pènteo, il glio di Echìone.
Le Baccanti orientali esultano con grida acute di gioia.
Corifea: Dioniso, un dio grande ti mostri tu!
Nunzio: Come? Che dici? Ti rallegri della triste sorte dei miei padroni? Non resterai impunita!
Corifea: Ora Dioniso, non Tebe governa me. Ma dimmi; quale fu la sua ne?
Nunzio: Quando, lasciati i sobborghi di Tebe, uscimmo sulle rive dell’Asolo, cominciammo a salire
sul monte Citerone, Pènteo e io, e davanti lo straniero che ci faceva da guida. In silenzio, per
vedere non visti. Ci fermammo a una conca scoscesa, percorsa d’acqua e ombreggiata dai
pini. Le vedemmo. Le Menadi sedevano con le mani occupate in deliziosi lavori: chi sistemava
il tirso, chi faceva una nuova corona, chi cantava un canto bacchico.

[Cambio luce] si sente un canto femminile


Appare la scena descritta, poi appaio i tre uomini.
Pènteo: Straniero, qui, nel punto dove siamo, non riesco a vedere quelle bastarde Menadi, se
salgo in alto, allora sì che potrò vedere le loro turpi operazioni.

Musica e coreogra a, in cui con cambio di luce, Dioniso fa salire Pènteo su una scala o un gradino
alto). Le Menadi lo vedono, si alzano di scatto come delle ere.

Dioniso: (che intanto si è rifugiato in platea, urla) Ragazze, quello che ride di voi, di me e dei
nostri riti è lì tra voi: fate vendetta!
Le Menadi lo vedono, si alzano di scatto, si lanciano come delle ere in tondo in ordine sparso,
no ad avvicinarsi a Pènteo e a lanciargli pietre, altre vibrano i tirsi.

Agave: Su, mettetevi intorno, Baccanti, a erratelo!


Fanno Cadere Pènteo a terra, lo battono.
Pènteo: (togliendosi la fascia in testa) Madre! Madre sono io! Tuo glio! Pènteo!, che partoristi
nella casa di Echìone. Madre, abbi pietà di me, non uccidermi ti prego! Non uccidere tuo glio!
Agave: Forza Baccanti!

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Si curvano su di lui e lo sbranano. Agave prende la testa e fanno una danza di vittoria orgiastica.
Vanno via nel fondo a poco a poco.
[Cambio luce] riappare il Nunzio con le baccanti asiatiche.
Nunzio: Bella vittoria davvero: di lacrime! Io me ne vado via dalla sventura, prima che Agave arrivi
alla reggia. L’equilibrio e il rispetto per gli dei: gli uomini dovrebbero essere saggi e farne
tesoro.
Appare Agave, col capo di Pènteo.
Agave: (trionfante) Ecco! Guardate! Guardate il mio trofeo! L’ho preso io, senza rete, a mani nude!
Coro: (sadico e ntamente incuriosito) Che hai preso? Dicci…
Agave: (Soddisfatta e sadica) Ho preso un cucciolo di leone selvaggio: eccolo!
Coro: Da sola?
Agave: (orgogliosa) Oh, no! Dopo il mio primo colpo, mi aiutarono le mie sorelle. Lieta la caccia fu.
Coro: Ah… che chioma! È vero! È una era selvatica! Si vede dalla chioma (sghignazzano).
Agave: Dioniso sarà ero di me, di Agave. Ne sono era, grande opera fu la mia caccia! Cittadini
di Tebe! venite, venite tutti a vedere il leone che abbiamo preso, io e le mie sorelle, a mani
nude! Lo abbiamo fatto a pezzi! Padre, padre, dove sei? Chiamatelo, che venga subito a
vedere! E Pènteo, mio glio? Gli farò inchiodare la prede davanti la nostra casa!
Entra Cadmo, trascinando un sacco.
Cadmo: L’ho trovato smembrato lungo i pendii del monte Citerone. Non c’era un pezzo nello
stesso posto, ed è stato di cile trovarli tutti. Tornavo dai luoghi delle Menadi, col vecchio
Tiresia, ero già dentro la cinta delle mura, quando udii le urla delle mie glie. Tornai indietro,
verso la montagna, e vidi Autònoe, la madre d’Atone, e Ino: percosse dall’estro, vagavano tra
le macchie, misere. Qualcuno mi disse che Agave, boccheggiando è tornata qui. E infatti la
vedo: spettacolo tristo.
Agave: (lo scorge, si avvicina vittoriosa col suo trofeo) Padre, puoi essere ero di me e delle mie
sorelle. Guarda! Porto con me questo trofeo che ho conquistato, e intendo che venga appeso
alla tua casa. Accoglilo e invita i tuoi amici al banchetto.
Cadmo: Non posso guardare il lutto che è stato creato da mani sciagurate! Che bella vittima che
o ri agli dei, ahimè! Piango le tue sventure e le mie. Bacco, il dio, ci ha rovinati, con un colpo
che varca ogni misura, anche se giusto.
Agave: (sconcertata) Com’è scontrosa la vecchiaia! Cosa c’è che non va? Che c’è di triste?
Cadmo: Guarda verso il cielo, ti sembra cambiato?
Agave: È più splendido e diafano che mai.
Cadmo: Sei ancora in preda a quel tumulto?
Agave: Non capisco. Ma è come se tornassi in me, mutata, in qualche modo, dentro.
Cadmo: allora posso parlarti?
(Agave annuisce)
Cadmo: Ricordi il tuo sposo?
Agave: (orgogliosa) Echìone, Il re degli Sparti.
Cadmo: E quale glio hai avuto da lui?
Agave: (orgogliosa) Pènteo.
Cadmo: In braccio hai quella testa… di chi è?
Agave: D’un leone, dissero le cacciatrici.
Cadmo: Guardalo bene, non è faticoso.
Agave: (lentamente, con timore di vedere qualcosa di spaventoso): O dèi, che vedo? Cos’ho nelle
mani?
Cadmo: (addolorato) Lo saprai meglio se lo ssi: avanti! Ti pare un leone?
Agave: (rabbrividisce) Oddio, questo è il capo di Pènteo… (rabbiosa) chi l’ha ucciso? Com’è nelle
mie mani?! Parla!
Cadmo: Tu lo uccidesti, con le tue sorelle.
Agave: (incredula e confusa) E dov’è morto?
Cadmo: Sul monte Citerone. Venne per schernire il dio coi vostri riti.
Agave: E noi… come siamo arrivate lassù?
Cadmo: Folli! La città era in preda al delirio.
Agave: E il corpo amato di mio glio, Padre?
Cadmo: L’ho trovato io a stento, e l’ho portato qui.
Agave: (disperata) Ma perché, perché?
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Cadmo: Non rese omaggio al dio, come voi. Questi coinvolse dunque tutti nella stessa rovina, voi
con lui, segnando il crollo della mia casa. Ora sarò cacciato e disprezzato, Cadmo il grande,
che seminò la stirpe tebana, mietendo poi quella splendida messe. (con dolore) Pènteo, caro
nipote, non verrai più a toccare questo mio mento con la tua mano, ad abbracciarmi, a
chiamarmi “padre di mia madre” e dirmi: “Chi ti fa torto, chi t’ingiuria? Dimmelo, chi ti oltraggia,
io saprò castigarlo.” Adesso, misero sono io, sventurato tu, fa pena tua madre, le sorelle e i
congiunti. Se qualcuno disprezza gli dei, guardi questa morte e creda.
Appare Dioniso ex machina.
Dioniso: Tu! Cambierai l’aspetto umano in drago, tua moglie Armonia si trasformerà in una serpe.
Secondo l’oracolo di Zeus, sarai capo di barbari e distruggerai molte città. Ma quando
distruggeranno l’oracolo di Apollo, Ares ti porterà nell’isola dei beati, per sempre. Te lo dico io,
Dioniso, che non nacqui da un mortale, ma da Zeus. Se non foste stati stolti, ora avreste la
felicità, in alleanza con il glio di Zeus.
Cadmo: Pietà, Dioniso: siamo colpevoli.
Dioniso: Ora è tardi.
Cadmo: Sì, l’abbiamo capito, ma tu esageri. Un dio, nell’ira, non eguagli gli uomini!
Dioniso non risponde
Agave: Padre, è deciso l’esilio triste per noi! E io andrò senza di te! Cacciata dalla patria, dove
andrò?
Cadmo: Figlia mia, non lo so: tuo padre non può più aiutarti.
Agave: Io piango per te. Tremendo è questo scempio che a questa tua casa il Dio Dioniso recò.
Dioniso: Tremendo è stato l’oltraggio che ho subito da voi: a Tebe il mio nome fu umiliato.
Agave: Addio, padre mio.
Cadmo: Addio, glia mia.
Agave: Vado via in esilio, lontano da qui. Vorrei andare lontano dal Citerone, e vorrei che sui tirsi
di Bacco cadesse l’oblìo: ad altre Baccanti la cura.
Coro:
Sono molte le sorti che il cielo ci dà
E compiono eventi inattesi gli dei,
Né ciò che credemmo, diviene realtà;
Risolve le cose incredibili un dio.
Così questa storia è nita.

2 temi principali:
- tema orientale piu arabesco, voci femminili, frammenti melodici, linee.
- tema tebano piu animalesco, primordiale, crudo
per dioniso: creare un quadro sonoro potente ed epico
commenti ironici su cadmo.
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