Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
828 visualizzazioni32 pagine

Manuale Di Fotografia

Caricato da

Danilo Catania
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
828 visualizzazioni32 pagine

Manuale Di Fotografia

Caricato da

Danilo Catania
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd

MANUALE DI FOTOGRAFIA

PREFAZIONE
In questo manuale cercheremo di spiegare gli aspetti più importanti
del mondo della fotografia. Un mondo meraviglioso dove si può
fermare il tempo, raccogliere gli attimi della nostra vita, catturare le
immagini più belle del mondo che ci circonda e rappresentare i
sentimenti di un momento indimenticabile mediante una scatola di
poche centinaia di grammi.

LA MACCHINA FOTOGRAFICA
La macchina fotografica è un contenitore chiuso dotato di un’
apertura circolare attraverso la quale vengono impresse in una
pellicola sensibile alla luce, oppure in un sensore, delle immagini.
Esse sono influenzate da un sistema ottico chiamato obiettivo.
Le macchine fotografiche possono essere di tanti tipi. In questo
manuale ci riferiremo a quelle maggiormente usate dai fotoamatori
e cioè: Le compatte e le Reflex. Entrambi i tipi possono essere di
tipo “analogico” e “digitale”.
Le differenze tra le fotocamere analogiche e quelle digitali sono
tante. La maggior differenza sta nel tipo di supporto di salvataggio
delle foto. Le fotocamere di tipo analogico permettono di salvare le
foto mediante la classica pellicola fotochimica, mentre le digitali si
servono di un sensore elettronico ed un supporto di
memorizzazione dei dati che è una piccola scheda di memoria che
può essere di 5 tipi e che cambia in base alla marca della macchina
Ecco i tipi più usati: Compact Flash, Smart media, Secure digital,
Sony memory stick, IBM microdrive e da poco è uscita la più piccola
scheda al mondo che è la XD picture card progettata da Fuji e
Olympus.

MACCHINE COMPATTE

Le compatte:

Le fotocamere compatte sono oggi le più usate dall’utente medio


che vuole fotografare i momenti e i luoghi vissuti senza spendere
troppo. Esse hanno il corpo macchina e l’obiettivo uniti e non si
possono separare. Di solito queste macchine hanno un obiettivo di
tipo zoom per avere una maggiore varietà di visione della scena da
fotografare, sono quasi tutte autofocus (messa a fuoco automatica)

________________________________________________________________________________
Pagina 1 di 32
e in generale sono meno complete delle macchine reflex delle
quali parleremo più avanti.
La caratteristica peculiare che fa piacere le compatte all’utente
medio è (oltre al prezzo ovviamente) la loro leggerezza e
trasportabilità, una compatta infatti può pesare al massimo circa
300 grammi, mentre una reflex completa di obiettivo in media pesa
sugli 800-900 grammi. In questi ultimi mesi, c’è stato un
innalzamento nelle vendite delle compatte digitali davvero
incredibile; questo dettato dal fatto che i prezzi sono in continua
discesa e per il fatto che usando fotocamere digitali l’utente può
avere notevoli vantaggi in confronto alle analogiche. Questi
vantaggi sono: la possibilità di rivedere immediatamente la foto
scattata, la scelta istantanea di tenere o cancellare la foto scattate,
la possibilità di rivedere e salvare le foto nel proprio Pc di casa e
quindi di poterle mettere sul proprio sito personale, mandarle via e-
mail agli amici o addirittura stamparle con una buona stampante a
getto d’inchiostro. Un altro grande vantaggio è quello di poter
risparmiare denaro, in quanto possiamo far stampare allo studio
fotografico solo le foto che ci sono piaciute, quindi non siamo
costretti a pagare lo sviluppo di un rullino di foto quando molte son
venute male. Inoltre viene meno la spesa per i rullini, in quanto le
foto scattate vengono memorizzate nella scheda di memoria, che
una volta scaricate le foto nel pc, possiamo tranquillamente
cancellare e riutilizzate per le foto future. Una scheda di memoria
garantisce circa 150.000 scatti prima di dover essere sostituita.
Le compatte sono dotate di un mirino di tipo galileiano che non è
perfettamente in asse con il centro dell’obiettivo, quindi quello che
vedremo non sarà esattamente la dimensione della foto risultante,
ma solo una parte di essa, questo fenomeno viene chiamato “errore
di parallasse”. Nelle macchine digitali invece, oltre a questo mirino
ottico, solitamente si trova uno schermo LCD nella parte posteriore
della fotocamera. Mediante esso, possiamo vedere tutto quello che
in quel preciso momento stiamo fotografando ed inoltre viene usato
come indicatore di tutte le impostazioni della fotocamera, come Iso,
tempo di posa, apertura del diaframma, metodo di esposizione ecc..
Errore di parallasse

________________________________________________________________________________
Pagina 2 di 32
MACCHINE REFLEX

Sono delle fotocamere monobiettivo identificate con la sigla SLR


cioè Single Lens Reflex. Un grande vantaggio delle reflex è quello di
avere un mirino che attraverso l’obiettivo ci permette di vedere dal
95 al 100% del campo visivo inquadrato dalla fotocamera. Infatti
non avremo l’errore di parallasse che affligge i mirini delle
compatte, in quanto un sistema di riflessi (datoci
dalla deviazione dell’immagine su un vetrino
smerigliato, da uno specchio mobile inclinato a
45 gradi e raddrizzata poi dal pentaprisma) ci
permette di vedere l'immagine dritta come vista
direttamente dall’obiettivo. Mediante questo
sistema, mentre inquadriamo la nostra
immagine, lo specchio risulta abbassato e riflette
l’immagine direttamente nel mirino. Non appena
clicchiamo sul pulsante di scatto, quello specchio si alza e fa
passare l’immagine direttamente nella pellicola o nel sensore (se la
fotocamera è di tipo digitale).
Oggi le reflex possono essere di tipo manuale e automatico. Le
automatiche sono dotate di messa a fuoco automatica e manuale o
solo automatica, inoltre hanno il trascinamento della pellicola ed il
riavvolgimento automatici; le reflex digitali non avendo pellicola
hanno lo stesso schema di memorizzazione delle compatte digitali.
Le manuali sono al contrario dotate di messa a fuoco solo manuale
e la pellicola viene trascinata e riavvolta mediante una ghiera e una
levetta. Tutte le reflex dispongono di un esposimetro che misura la
luce passante dall’obiettivo. Il sistema viene chiamato TTL (Through
The Lens - Attraverso le lenti (l’obiettivo)). Questo tipo di
misurazione avviene con il diaframma aperto: non avremo infatti
________________________________________________________________________________
Pagina 3 di 32
nessun bisogno di chiuderlo manualmente perché una resistenza
elettrica simula la chiusura del diaframma in modo da permettere
all’esposimetro di calcolare perfettamente la quantità di luce che
impressionerebbe la pellicola o il sensore in modo da regolarci il
tempo di posa e l’apertura del diaframma per una perfetta
esposizione. Starà poi a noi decidere se accettare tali valori oppure
modificarli a nostro piacimento.
Le fotocamere reflex sono più professionali delle compatte in
quanto, oltre ad avere la possibilità di montare vari obiettivi, ci
permettono di avere un controllo totale della scena da fotografare
facendoci agire su tempo di esposizione, apertura del diaframma,
messa a fuoco direttamente dall’obiettivo ecc... Inoltre, grazie ad
esse, possiamo montare dei flash esterni importantissimi per le
scene notturne o con poca luce; per concludere possiamo
aggiungere che, grazie agli obiettivi, nelle reflex le foto vengono
molto più realistiche delle compatte in quanto le lenti sono più
estese e tecnicamente migliori di quelle piccole e modeste delle
compatte.
Schema ottico di una reflex

________________________________________________________________________________
Pagina 4 di 32
L’OBIETTIVO
L’obiettivo è lo strumento che permette di far passare nella
fotocamera luce ed immagini in modo da impressionare la pellicola
delle macchine analogiche o il sensore delle digitali. Esso è
costituito da un insieme di lenti, posizionate in modo tale da far
apparire il più nitide possibile le immagini che andiamo a
fotografare.

Una caratteristica molto importante di un


obiettivo è la sua lunghezza focale, che è la
distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il
piano focale (cioè il piano della pellicola o il
sensore). La lunghezza focale determina il
rapporto di riproduzione: maggiore sarà la
focale e maggiore sarà l’ampiezza
dell'immagine che verrà impressa nella
pellicola o nel sensore.

La focale caratterizza, insieme al diametro dell’obiettivo, la


“luminosità” dell’ottica. Questa misura è la massima capacità
dell'obbiettivo di trasmettere la luce verso la pellicola o il sensore
ed è data dal rapporto tra la lunghezza focale e il diametro della
lente frontale. Il valore che ne scaturisce è indicato sugli obiettivi
con un numero preceduto dalla lettera “f”, (esempio f/2.8, f/3.5
ecc…). Quindi se, ad esempio, il diametro di un obiettivo è di 35mm
e la sua focale è di 50mm, l’apertura relativa sarà pari a 50:35 e
quindi f/1.6. Ora facciamo un altro esempio: prendiamo una
fotocamera con un obiettivo del diametro di 50mm e con una
distanza focale di 300mm, in questo caso avremo un rapporto
300:50 quindi una "luminosità" dell'ottica di f/6. In questo caso il
nostro obiettivo non sarà molto luminoso, infatti più alto è il numero
dopo la lettera “f” e meno "luminoso" sarà l'obiettivo. Da questo
esempio possiamo comprendere perché i teleobiettivi che vediamo
allo stadio hanno quella lente frontale così grande: semplicemente
per sopperire all'enorme lunghezza dell'obiettivo.

Un'altra caratteristica importante che varia da obiettivo a obiettivo


è l’Angolo di campo. Possiamo definire “Angolo di Campo” l'angolo
formato dai due raggi di luce intersecanti con il vertice del 2° punto
focale principale. Questo angolo, oltre che ad essere dipendente
dalla lunghezza focale, dipende anche dalla dimensione della
pellicola e del sensore. Ad esempio, un obiettivo di 50mm avrà un

________________________________________________________________________________
Pagina 5 di 32
angolo di campo di 46°, quindi noi vedremo la scena con questa
ampiezza, questa angolatura; invece un 300mm avrà un angolo di
soli 8°. Questo ci fa capire che minore è la focale e più ampio è
l’angolo di campo (come spiegato in figura).

Gli obiettivi si distinguono in: Normali, Grandangolari, Fish-Eye,


Teleobiettivi, Macro e Zoom. Nella prossima lezione parleremo di
Normali e Grandangolari.

OBIETTIVO NORMALE E GRANDANGOLO


L'obiettivo normale è quello che ci rende l'immagine molto simile,
proporzionalmente, a quella che vede
l'occhio umano e ha una focale che va da
40 a 50mm. Questo tipo di obiettivo è un
po' snobbato dai fotografi professionisti che
gli preferiscono la coppia di obiettivi 35mm
(moderato grandangolo) e 85mm (piccolo
teleobiettivo, adatto specialmente per i
ritratti)

Il grandangolare è l'obiettivo che consente di inquadrare ampie


vedute. Infatti il suo angolo di campo è molto più ampio degli altri e
si può arrivare persino a coprire un angolo di 110° (con il 15mm), e
si usa principalmente per foto panoramiche o per fotografare più
oggetti possibili con un singolo scatto. La
sua focale va da 15 a 35mm.

OBIETTIVI: FISH EYE E TELEOBIETTIVO


Il Fish Eye è una specie particolare di
grandangolare che usa focali cortissime,
________________________________________________________________________________
Pagina 6 di 32
anche di 6mm e può ricoprire un angolo di campo di 180° e anche
maggiore! La sua caratteristica è quella di distorcere l’immagine
creando foto circolari. Sono obiettivi molto costosi e non vengono
usati quasi mai dai fotoamatori.

Il teleobiettivo al contrario dei grandangolari, non riprende la


scena nella sua vastità, ma usa la sua lunga focale per riprendere
oggetti molto lontani isolandoli dal resto della scena. Usando un
teleobiettivo montato su una reflex, è
come se stessimo guardando la scena con
un cannocchiale. La loro lunghezza focale
varia da 70mm fino a 2000mm circa. Sono
obiettivi molto pesanti e quelli a focali
elevate vengono utilizzati specialmente
per fotografia naturalistica e sportiva. Una
caratteristica particolare che hanno è di
appiattire la prospettiva alle lunghissime
focali: ad esempio inquadrando due
barche a vela che stiano procedendo nella nostra stessa direzione
ma distanti tra di loro, dalla foto sembrerà siano vicinissime e
quindi con la distanza "appiattita".

OBIETTIVI: MACRO E ZOOM

L’ Obiettivo macro è un ottica molto particolare.


Questo obiettivo permette di mettere a fuoco soggetti molto
ravvicinati, fino a pochi centimetri dall’obiettivo. Possono
comunque essere usati anche per riprese a distanze normali
senza alcun problema.
I modelli più diffusi sono il 50 e il 100mm oltre a quelli
zoom.

Lo Zoom è un tipo di obiettivo che permette di variare la focale


mediante il movimento a
stantuffo di una ghiera o
mediante un motore elettrico
che sposta le lenti all’interno
di esso. Questa possibilità di
________________________________________________________________________________
Pagina 7 di 32
allargare o restringere l’angolo di campo è vantaggiosa
specialmente per non dover cambiare frequentemente gli obiettivi
potendosi adattare a diverse inquadrature. Ci sono vari tipi di zoom
e ogni "classe" di obiettivi ha il suo relativo zoom: ci sono gli zoom
tele che vanno da 70-300mm, i grandangolari come il 15-30mm poi
ci sono zoom che vanno da un medio grandangolare ad un piccolo
tele tipo il 24-70mm. Ad oggi gli zoom sono gli obiettivi più usati dai
fotoamatori.

________________________________________________________________________________
Pagina 8 di 32
DIAFRAMMA

Come già visto nel capitolo “L’obiettivo” sappiamo che con “f” si
indica l’apertura relativa di un obiettivo e
che più piccola è……più luminoso sarà un
obiettivo. Quindi un’apertura f/2.8 farà
passare più luce di una f/11 ecc.

Il dispositivo che è capace di modificare


la quantità di luce che passa attraverso
l’obiettivo si chiama “diaframma”. Il tipo più usato oggi è il
cosiddetto “a iride” per via della somiglianza all’iride dell’occhio
umano. Esso è posizionato al centro dell’obiettivo ed è costituito da
lamelle mobili, posizionate in modo da potersi restringere ed
allargare per regolare la grandezza del foro dal quale passa la luce.

In molti obiettivi le lamelle sono 6 e sono posizionate su un anello


che a sua volta è collegato alla ghiera di controllo esterna o al
dispositivo elettronico degli obiettivi autofocus, che permettono di
modificarne l’apertura direttamente dalla macchina in modo
elettronico. Nella ghiera manuale viene riportata la scala delle
aperture che genericamente è la seguente ma può variare in base
al tipo di obiettivo: f1/4 - f/2 - f/2.8 - f/3.5 - f/4 - f/5.6 - f/8 - f/11
- f/16 - f/22 - f/32 - f/45 - f/64 questi valori indicano quante volte
la lunghezza del diametro delle aperture reali è compresa nella
lunghezza focale. Ad esempio, un apertura f/11 ha un diametro pari
a 1/11 della lunghezza focale, quindi se ad esempio consideriamo
una focale di 50mm (nel formato 35mm) il diametro dell’apertura
reale è dato dalla seguente divisione “50:11= 4,5”quindi avremo
un diametro reale di 4,5mm.

La funzione del diaframma però, non è solo quella di far passare più
o meno luce, infatti controllando il diaframma, si può controllare la
profondità di campo (cioè la zona nitida che sta prima e dopo il
punto di messa a fuoco)più il diaframma sarà chiuso (numeri di “f”
maggiori) e più estesa sarà la profondità di campo e viceversa con
aperture maggiori (numeri di”f” piccoli) la zona di nitidezza sarà
minore.

Nelle macchine fotografiche digitali, il diaframma di solito si può


controllare direttamente dalla macchina stessa, mediante il
monitorino LCD posizionato sul dorso. Basterà cambiare il valore di
”f” mediante i pulsanti e sarà il sistema elettronico poi a spostare le

________________________________________________________________________________
Pagina 9 di 32
lamelle in modo da far allargare o restringere il diaframma in base
alle nostre esigenze.

L'OTTURATORE

La quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo e che va a finire


al sensore o alla pellicola, si può controllare oltre che dal diaframma
(che si apre e si chiude per dosare la quantità di luce), anche da un
dispositivo che regola il tempo in cui essa impressiona la pellicola o
le cellule del sensore. Il suo nome è “Otturatore”.

Esistono due tipi di otturatore, i “centrali” e quelli “a


tendina”.L’otturatore centrale si trova al centro dell’obiettivo ed è
costituito da lamelle, (un po’ come il diaframma) le quali scivolando
tra di loro, aprono e chiudono il passaggio della luce per un
determinato tempo che possiamo scegliere noi mediante un
sistema meccanico o elettronico che varia in base al tipo di
macchina fotografica. L'otturatore a tendina ècostituito da due
pellicole semirigide (tendine) avvolte da tre rocchetti che al
momento dello scatto scorrono tra di loro regolate dal tempo di
esposizione che impostiamo; la prima, (che in posizione iniziale
impedisce il passaggio della luce), scopre una piccola fessura
rettangolare che viene dopo richiusa dalla seconda tendina con un
movimento scorrevole orizzontale(o verticale in base alla
macchina). Se il tempo di esposizione è breve, la seconda tendina
avrà un ritardo molto piccolo rispetto alla prima e la seguirà da
vicino.

LA PELLICOLA
La pellicola è l’elemento in cui vengono immagazzinate le foto che
scattiamo. Essa registra l’immagine mediante la proprietà
fotochimica dei materiali con la quale è costituita. Le categorie di
materiale sensibile ci permetto di classificare tre tipi di pellicole:
“quelle bianco e nero”, “quelle a colori” e “le invertibili a colori”. Poi
ci sono quelle a sviluppo immediato che ha creato la polaroid, che
però è un tipo speciale che viene usato pochissimo al giorno d’oggi.

________________________________________________________________________________
Pagina 10 di 32
Ogni pellicola ha una caratteristica molto importante che è il “grado
di sensibilità”. Essa è definita come la capacità di reagire più o
meno rapidamente all’azione della luce. Le pellicole ad alta
sensibilità si usano in condizioni di luce scarsa, quando dobbiamo
specialmente fotografare soggetti non proprio fermissimi. Le
pellicole molto sensibili però hanno un compromesso, oltre che a
darci la possibilità di fotografare con luce scarsa in modo più rapido
di quelle poco sensibili, hanno il difetto di creare più “grana” nella
foto che verrà sviluppata. Maggiore sarà la sensibilità e maggiore
sarà la quantità di grana che avrà la foto. La scala per misurare il
tipo di pellicola che usiamo è l’”ASA” o “ISO”. Una pellicola da 800
Iso, avrà una sensibilità doppia di una a 400 Iso. Questo ci permette
di calcolare con precisione quanto dobbiamo esporre la pellicola
dato che a parità di condizioni di luminosità, un tempo di posa di
1/50 di secondo con montata una Iso 100 sarà più o meno uguale
ad 1/100 di secondo con montata una Iso 200. Le pellicole sono
prodotti che col tempo si deteriorano fino al momento in cui
diventano inutilizzabili. Questo dipende anche da come vengono
conservate. Una pellicola che viene tenuta in un luogo con molte
variazioni di calore, o con molta umidità, potrebbe durare anche
meno del tempo indicato dalla casa che l’ ha creata.

IL SENSORE

Mentre nelle fotocamere tradizionali troviamo la pellicola, in quelle


digitali al suo posto si trova il sensore. Esso è un elemento
fotosensibile, che trasforma i segnali luminosi in segnali elettrici.
Oggi in commercio esistono tre tipi di sensori, CCD, CMOS e
FOVEON.

La grandezza del sensore varia da fotocamera a fotocamera. Ad


esempio nella maggior parte di fotocamere compatte esso ha una
misura di 1/1.8” che corrisponde a 5,32x7,18 mm indifferentemente
dal numero di pixel che possa contenere, per questo nonostante
una compatta abbia un sensore di 5 o 6 megapixel non potrà mai
eguagliare il dettaglio che ha una foto scattata da una fotocamera
digitale reflex di uguale numero di pixel, ma di maggiore grandezza
del sensore. Infatti ad esempio, le Canon Eos 10D, D30, D60 e 300D
usano un sensore da 6 megapixel che ha la misura di ben 15,1x22,7
mm.

________________________________________________________________________________
Pagina 11 di 32
Un fotogramma della pellicola normale è di 24x36mm, per questo
se montiamo un obiettivo normale su una reflex digitale, a causa
dalla differenza di grandezza del fotogramma, dovremo moltiplicare
la focale per un valore di circa 1.6 per le Canon Eos e di 1.5 per le
Nikon. Questo ci permetterà di trasformare un obiettivo normale, in
un medio tele, ma sarà svantaggioso se vorremmo usare la
macchina con obiettivi grandangolari in quanto ad esempio un
24mm diventa un 38mm, infatti 24x1.6= circa 38mm.

Da poco sono state introdotte da Canon due fotocamere che hanno il sensore di grandezza 24x36,
uguale al fotogramma ottenibile con le reflex analogiche, la Canon 1D e la 1Ds. Tuttavia queste
fotocamere (dal costo di 4000 e 8000 euro) ancora costano in modo inaccessibile al fotoamatore che
fa della fotografia una passione.
Caratteristica importante di ogni sensore, oltre alla grandezza, sono il numero dei pixel. Ogni
sensore manda alla memoria della fotocamera, delle immagini che sono costituite da pixel, essi non
sono altro che tanti minuscoli puntini, che compongono la nostra foto. Maggiori essi sono e più
grande viene l’immagine. Per una stampa 10x15 ci vuole minimo una fotocamera da 2.1 megapixel
(1600x1200 pixel) per ottenere una foto con ottimo dettaglio, per una 13x18 ci vuole da 3
megapixel (2048x1536) e per una 20x30 ci vuole almeno una 6 megapixel (3072x2048). Stiamo
parlando ovviamente di stampe a livello ottimale con risoluzione di stampa pari a 300dpi (punti per
pollice), cmq potremmo ottenere discreti risultati anche con 150 o 200 dpi e una minore risoluzione
del sensore. Qui mostriamo la tabella con i valori delle stampe a livello ottimale e discreto dei
maggiori formati di stampa con i corrispettivi pixel necessari:

Formato Ottimale (300dpi) Discreto (150dpi)


1772x1181 pixel 886x591 pixel
10x15
13x18 2302x1535 pixel 1151x765 pixel
20x30 3543x2362 pixel 1772x1181 pixel

I FILTRI

In fotografia la luce agisce in due modi diversi. Quando colpisce il


sensore o la pellicola si comporta come un fascio di particelle
(fotoni); ma prima, mentre sta passando attraverso l'obiettivo o un
altro materiale trasparente, si presenta come un movimento
ondulatorio.
La luce visibile è uno spettro continuo composto da diverse
lunghezze d'onda. Nello spettro visibile, che rappresenta solo una
parte del più ampio spettro elettromagnetico, percepiamo le diverse
lunghezze d'onda attraverso differenti colori Nonostante la luce
proveniente da fonti, quali il Sole, sembri priva di colore (infatti
viene chiamata luce bianca) in effetti è composta da tutte le
lunghezze d'onda dello spettro visibile, cioè da tutti i colori.
________________________________________________________________________________
Pagina 12 di 32
Queste diverse lunghezze d'onda (o colori), come altre
caratteristiche, possono essere separate tra loro per mezzo dei filtri.
I filtri sono dispositivi traslucidi posti in modo da trasmettere la luce
selettivamente rispetto al colore, all'onda di movimento o alla
quantità, così da incidere sulla pellicola in modo predeterminato.
Nei prossimi paragrafi esamineremo dettagliatamente la natura
della luce e la sua selezionabilità, e alcuni metodi d'uso dei filtri
nella fotografia.

I FILTRI II

Natura ottica dei filtri


Per loro natura, tutti i filtri agiscono sottraendo luce o colore.
Ovverosia, rimuovono parte della luce che li attraversa e, quindi,
modificano l’esopsizione. Il modo in cui agiscono dipende dalle loro
caratteristiche di assorbimento e riflessione e dalla loro capacità di
rifrazione.

Slittamento della messa a fuoco


I filtri di spessore considerevole presentano un problema di messa a
fuoco rispetto l'obiettivo "libero": sbilanciando la messa a fuoco
dell'obiettivo di un terzo del loro spessore. Quindi, usati davanti
all'obiettivo, lo fanno accomodare verso il soggetto. Nell'uso
normale questo slittamento si può ignorare, diventa importante solo
a distanze di messa a fuoco molto brevi, come nella
macrofotografia.
La migliore soluzione di questo problema è quella di mettere a
fuoco solo dopo che i filtri sono stati sistemati, se è possibile. Nel
lavoro che richiede un notevole ingrandimento, è meglio evitare il
problema, eseguendo la filtratura cromatica tra la fonte di luce e il
soggetto, piuttosto che di fronte all'obiettivo della macchina

EFFETTI OTTICI DELLA SOVRAPPOSIZIONE DI FILTRI


I filtri non dovrebbero essere posti sull'obiettivo più di uno per volta,
per una serie di ragioni. Tra queste è primario l'effetto cumulativo di
un aspetto della luce riflessa: la luce viene riflessa dalle superfici
secondo il proprio angolo d'incidenza (ossia, l'angolo con cui il
raggio di luce colpisce la superficie).Quando un raggio di luce
colpisce una superficie trasparente, come quando passa dall'aria al
vetro, viene riflesso relativamente poco; ma quando la colpisce con
un angolo inferiore, la percentuale riflessa è maggiore. Usando un
solo filtro, con qualsiasi tipo di superficie, questo effetto si nota
________________________________________________________________________________
Pagina 13 di 32
poco. Ma se si usano diversi filtri sull'obiettivo (ciascuno di essi ha
due superfici riflettenti) la perdita di luce che ne risulterà, in
esposizione, potrebbe essere notevole. Inoltre, esiste una tendenza
alla riflessione della luce ripetuta all'interno del filtro, tra le due
superfici dello stesso. Questa luce, deviata dal suo percorso
originale, potrebbe colpire la pellicola come un bagliore interno e
diminuire il contrasto dell'immagine. A causa degli angoli
d'incidenza, questi effetti sono più evidenti quando si usano
obiettivi grandangolari. Dunque, gli effetti cumulativi possono
essere piuttosto significativi.

QUANDO USARE I FILTRI


I filtri non sono necessari per tutte le riprese fotografiche. Infatti
molte, se non la maggioranza, possono essere eseguite senza filtri,
con ottimi risultati. Dunque, quando vengono usati senza necessità,
certamente la qualità dell'immagine ne soffre. Quando si inizia a
fotografare in bianco e nero, è utile osservare il soggetto attraverso
una successione di filtri colore, per vedere se qualche colore
produce un miglioramento apparente nella separazione della
luminosità relativa. Nella fotografia a colori di panorami, vale la
pena di tentare l'uso di un filtro polarizzatore per vedere se così
migliora la resa del cielo, o se viene eliminata la foschia. Sia nella
fotografia in bianco e nero sia in quella a colori, quando sono
presenti riflessi visibili nella scena conviene provare se con un filtro
polarizzatore l'immagine migliora. Per quanto riguarda la fotografia
digitale, se si fotografa a colori o in bianco e nero non ha
importanza, in quanto il bianco e nero che viene prodotto dalla
fotocamera, è solo una conversione fatta da quest’ultima e si può
benissimo fare anche in postproduzione tramite un programma di
fotoritocco. Quindi conviene fotografare a colori con i filtri inseriti e
poi modificarne se necessario l’effetto con il programma di foto.
Alle volte potrebbe sembrare fastidioso usare un filtro ma, se
questo è scelto accuratamente, i suoi vantaggi superano
decisamente gli svantaggi. Si consiglia di seguire questi
suggerimenti base:
1. Un filtro dovrebbe essere usato solo quando serve.
2. . Il tipo di filtro deve essere quello adeguato allo scopo
prefissato.
3. . All'atto dell'acquisto occorre fare attenzione alla qualità della
marca (i filtri di vetro più economici possono risultare un
misero affare).

________________________________________________________________________________
Pagina 14 di 32
4. Il filtro deve essere montato correttamente.5. Sul vetro
smerigliato e con le macchine reflex, la messa a fuoco finale
deve essere effettuata con il filtro già inserito sull'obiettivo.

SCELTA DEL FILTRO


I filtri sono disponibili nei tipi quadrati in gelatina incollata tra due
vetri e poi esistono i filtri di vetro. Le gelatine potrebbero essere i
filtri colore preferibili per la maggior parte degli usi: infatti, sono
talmente sottili da causare ben pochi problemi ottici. Sono
economici, e con buona cura durano parecchio; possono essere
trasportati facilmente in notevoli quantità, grazie al loro peso
contenuto. Comunque, non possono essere puliti e vengono
danneggiati facilmente da impronte e graffiature. Inoltre, se si deve
lavorare all'umido, si ricordi che la gelatina è solubile.
Il tipo a gelatina incollata nel vetro è di lunga durata e si può pulire,
ma è piuttosto costoso e, se cade, si può rompere o dividere;
trasportandone parecchi potrebbero risultare pesanti e ingombranti.
I filtri polarizzatori sono quasi sempre di questo tipo.
Alcuni filtri speciali sono disponibili solo in vetro di particolare
qualità. In questo caso non esiste scelta del tipo, eccetto per la
marca o lo spessore. Si dovrebbero usare solo i migliori filtri in
vetro, e non dovrebbero essere più spessi del necessario (per pulire
i filtri di vetro, si devono spazzolare leggermente tutte le particelle
di polvere e quindi è necessario alitare sul vetro prima di lucidarlo
leggermente con un panno soffice, proprio come si fa con gli
obiettivi).

FILTRI D'ASSORBIMENTO UV
La radiazione ultravioletta (UV) è quella porzione di spettro
elettromagnetico, adiacente alle lunghezze d'onda blu visibili, che si
estende molto oltre i limiti della visione umana. Nonostante la
maggior parte dell'ultravioletto sia assorbito dal vetro, le lunghezze
d'onda più lunghe, prossime alle più corte del blu visibile, sono
trasmesse dagli obiettivi di vetro e registrate dalle pellicole e dai
sensori. Quindi, l'UV-vicino, com'è chiamato, risulta in modo
impercettibile nel blu visibile, creando la presenza di un'area
d'ambiguità.
Il fenomeno dell'UV-vicino è di particolare interesse per i fotografi
che operano all'esterno, poiché la luce solare è ricca di ultravioletto.
Nonostante l'occhio umano non possa vederlo, le pellicole e i
sensori registrano il fenomeno, esprimendolo in un blu addizionale
oppure in uno strato di magenta, quasi un rosso porpora. I filtri
progettati per eliminare l'ultravioletto hanno parecchie utilizzazione
________________________________________________________________________________
Pagina 15 di 32
nella fotografia in esterni.

Fotografia in altitudine.
Alle quote più basse, l'ultravioletto in eccedenza viene assorbito
dall'atmosfera, ma nell'aria fine di montagna l'assorbimento è molto
inferiore. A quote superiori i 1500-2000 m, l'ultravioletto in
eccedenza potrebbe essere visibile nelle fotografie, come una
dominante magenta su rocce invece grigie neutre. Un filtro
d'assorbimento dei raggi ultravioletti, come un Kodak Wratten 1A
oppure, in casi estremi, un più forte 2C, assorbirà l'ultravioletto che
causa questo problema. L'1A è il filtro meglio noto come skylight.
La velatura di distanza, in altitudine, a volte è causata dalla
presenza, nell'atmosfera, di radiazioni ultravioletto-vicino. Mentre
l'occhio umano non le nota, la pellicola o il sensore le registra come
un velo blu, di solito fastidioso.

Effetti colore.
La fotografia all'ombra completa sotto un cielo blu, o durante
giornate leggermente nuvolose, presenta una serie di blu poco
piacevoli, in quanto la luce ha una temperatura del colore troppo
alta. Il filtro skylight 1A corregge questo effetto, oltre a rimuovere
qualsiasi ultravioletto presente

I FILTRI MAGGIORMANTE USATI


SKYLIGHT: filtro ambrato viene usato per ridurre le eccessive
dominanti azzurre che si ottengono all'ombra sotto ad un cielo
azzurro. U.V.: assorbe i raggi ultravioletti invisibili all'occhio umano
ma che possono dare una dominante blu sulla pellicola o sul
sensore, esso viene comunemente usato anche per proteggere la
lente frontale dell'obiettivo in quanto è un filtro assolutamente
trasparente.
FILTRI DI CONVERSIONE BLU/AZZURRI: vengono usati per
aumentare la temperatura del colore ottenendo un tono più
[Link] AMBRATI PER BILANCIAMENTO: diminuiscono la
temperatura colore e permettono di ottenere toni più caldi.
Impiegato solitamente alla presenza di superfici riflettenti. In
fotografia si dice “Alta temperatura” per indicare la tendenza al blu,
“Bassa temperatura” per indicare la tendenza all'arancione e al
[Link] POLARIZZATORE: viene usato per eliminare i riflessi
delle superfici riflettenti tipo vetro o acqua. Si usa anche per
esaltare il colore del cielo aumentandone la densità del colore. Poi
ci sono i filtri speciali che sono:SOFT SPOT: produce al centro una
zona nitida e i contorni [Link] FIELD: diviso in due, per
________________________________________________________________________________
Pagina 16 di 32
metà è composto da vetro neutro, l’altra è composta da lente
aggiunta; può sfuocare una parte di immagine o mettere a fuoco
due soggetti a distanza [Link] FILTER: vela di bianco tutta
l'immagine

FLASH
Il lampeggiatore elettronico è la sorgente di luce
artificiale più comune in fotografia. Colore reciso,
versatilità, maneggevolezza e potenza, sommata
alla vasta gamma di accessori disponibili, sono
caratteristiche non riscontrabili nelle lampade a
incandescenza né in quelle alogene al quarzo. I
lampeggiatori elettronici si possono suddividere
in due gruppi principali: lampeggiatori
monoblocco e unità da studio, oltre ovviamente ai
flash incorporati.

I flash monoblocco sono piccoli e maneggevoli. I modelli più potenti


sono in grado di far fronte a una varietà di compiti diversi, dal
bilanciare la luce ambiente rischiarando le zone d'ombra al fornire
l'illuminazione principale. Gli impulsi luminosi di un flash elettronico,
generati all'interno di una lampada riempita di gas, sono molto
brevi: circa 1/1000 di secondo, o meno con lampeggiatori
monoblocco e 1/250 - 1/1000 di secondo con lampeggiatori da
studio. Un rivestimento color paglierino garantisce che la
temperatura di colore della luce si accordi con le pellicole per luce
diurna. La maggior parte delle fotocamere SRL è dotata di un
otturatore a tendina che deve essere completamente aperto prima
dell'irradiazione del lampo. Ciò si verifica, a seconda del tipo di
fotocamera, grazie al contatto di sincronizzazione X oppure con
tempi di otturazione inferiori a 1/250 di secondo. Per la
sincronizzazione con un otturatore centrale, generalmente si può
scegliere un tempo qualsiasi.
I lampeggiatori monoblocco più semplici sono di formato tascabile.
Si applicano alla slitta dotata di contatto della fotocamera e hanno
un'intensità luminosa modesta e non regolabile. L'esposizione viene
calcolata manualmente in relazione alla distanza dal soggetto. Unità
più sofisticate possono avere potenza variabile (di solito 1, 1/2, 1/4,
1/8, ecc.), esposizione automatica computerizzata con fotocellula
che determina la durata del lampo, rapida ricarica, e ulteriori
caratteristiche come una testa "zoom" che modifica l'ampiezza del
fascio di luce in funzione dell'angolo di campo dell'obiettivo, un
lampeggiatore secondario, e accessori vari per ammorbidire,
________________________________________________________________________________
Pagina 17 di 32
orientare e colorare la luce emessa. La potenza erogata dalle unità
più costose e versatili equivale a quella di un piccolo lampeggiatore
da studio.. L'esposizione è calcolata dal sistema di esposizione
automatica della fotocamera, che bilancia l'energia luminosa del
lampeggiatore con la luce ambientale. Alcune fotocamere
sofisticate, in condizioni di scarsa luminosità, usano il flash con
l'autofocus: il flash emette un primo lampo esplorativo per
determinare la distanza di messa a fuoco; un secondo lampo
illumina poi il soggetto.
Uno dei principali svantaggi del flash monoblocco sta
nell'impossibilità di poter vedere in anticipo gli effetti del lampo,
che si possono soltanto immaginare sulla base di precedenti
esperienze.
Una delle funzioni più utili di un flash monoblocco è quella di
rischiarare le zone scure quando la luce ambientale è dura e getta
ombre forti e sgradevoli. I flash utilizzati in esterni come luce
secondaria - talvolta dotati di esposimetro incorporato .- vanno
montati sulla fotocamera. Occorre un lampo appena sufficiente a
illuminare le ombre, il che avviene di solito con circa due stop al di
sotto dell'esposizione per la luce ambiente. Per calcolare
l'esposizione del flash, trovate con il regolo del lampeggiatore il
valore di diaframma normale per quella distanza: diminuitelo di due
stop e impostate di conseguenza il tempo di otturazione sulla luce
ambiente. Se i tempi sono più rapidi della velocità di
sincronizzazione X, coprite il flash con un tessuto bianco - uno
strato per ogni dimezzamento del tempo di otturazione. Una tecnica
analoga viene impiegata per bilanciare la luce proveniente
dall'esterno con l'illuminazione degli interni, ma, per ottenere un
effetto naturale, si devono sovraesporre di circa uno stop le vedute
sull'esterno e sottoesporre di uno o due stop gli interni nei pressi di
una finestra. Per un'illuminazione di interni più convincente, potete
rendere morbida e diffusa la luce del lampeggiatore puntandolo
verso una parete o un soffitto chiari. Su una superficie bianca, la
perdita di luminosità sarà pari a circa uno stop. Se state scattando
fotografie a colori, scegliete una parete o un soffitto di tonalità
neutra. Il lampo riflesso migliora anche i ritratti, se paragonato al
lampo diretto.

PROFONDITA’ DI CAMPO

________________________________________________________________________________
Pagina 18 di 32
Quando mettiamo a fuoco su un soggetto presente nella foto, si
ottiene anche una zona più o meno nitida che si estende in
profondità sia dietro che davanti ad esso. Dietro in misura minore.
Si ha quindi un “campo” entro il quale ogni cosa presente
nell’inquadratura viene considerata a fuoco. L’estensione in
profondità di questa zona viene chiamata “profondità di campo”.

Al di qua e al di là dei limiti della profondità di campo si ha un


deterioramento della nitidezza della foto. Avere il controllo della
profondità di campo, è molto importante per il fotografo in quanto
può scegliere determinati punti della foto da far risultare nitidi e
altri che magari non servono o fanno distogliere lo sguardo dal
soggetto principale li può voler completamente sfocati. Tipico
esempio è quello del ritratto dove la persona risulta perfettamente
nitida e lo sfondo completamente sfocato.

L’estensione della profondità di campo di pende da tre fattori: la


distanza di ripresa, l’apertura del diaframma e la lunghezza focale
dell’obiettivo. Dato che la lunghezza focale determina l’apertura del
diaframma ai vari valori “f” ( f è data dal rapporto tra lunghezza
focale e diametro effettivo del diaframma), possiamo dire che la
________________________________________________________________________________
Pagina 19 di 32
profondità di campo quindi dipende dalla distanza di ripresa e
dall’apertura effettiva del diaframma. La profondità di campo è più
estesa quando il diaframma è più chiuso, (infatti in questa
condizione i coni che compongono la foto sono più piccoli) e minore
quando esso è più aperto. Quindi se vogliamo mettere a fuoco una
persona e far si che lo sfondo sia molto sfuocato basterà fare la
messa a fuoco sul soggetto principale aprendo molto il diaframma.

La profondità di campo viene ampliata aumentando la distanza tra


obiettivo e soggetto della foto, per effetto di diminuzione del
rapporto di riproduzione. Essa varia con il quadrato delle distanze,
quindi se raddoppiamo la distanza di ripresa, si quadruplica la
profondità di campo. Essa raddoppia invece quando raddoppiamo il
numero “f” cioè quando chiudiamo ad esempio il diaframma da f/4
a f/8. Con obiettivi tele spinti, ad esempio il classico 300mm,
avremo una profondità di campo minore di un 50mm, a parità di
apertura del diaframma, in quanto esso ingrandisce di più i coni che
compongono la foto e quindi automaticamente si riduce
l’estensione della profondità di campo ed è anche più facile avere
foto mosse proprio per questo motivo.

C’è da dire che nelle fotocamere digitali compatte, il discorso varia


in quanto un sensore è circa un quarto delle dimensioni di un
fotogramma della pellicola 35mm, questo significa che la profondità
di campo di una fotocamera digitale a parità di diaframma, è
quattro volte maggiore di quella del formato 35mm. Quindi ad
esempio, se con una fotocamera analogica scattate con diaframma
f/8 per avere una discreta profondità di campo, con una digitale
avrete lo stesso risultato con f/4.

________________________________________________________________________________
Pagina 20 di 32
MESSA A FUOCO

differenza tra immagine messa a fuoco (sopra) e sfocata (sotto).


La nitidezza di una foto solitamente è un aspetto importante per la
riuscita di essa. A volte però il fotografo può voler rendere nitide
una o più parti dell’immagine, ma sfocarne altre per ottenere un
effetto voluto. Tipico esempio è il ritratto di una persona dove essa
è perfettamente nitida e lo sfondo è sfuocato. Le fotocamere quindi
sono dotate di un dispositivo di messa a fuoco che può essere
manuale o automatico (autofocus). Ma vediamo in cosa consiste
questa comune operazione di mettere a fuoco un oggetto.
L’immagine a fuoco di un soggetto che viene proiettata sul sensore
o sulla pellicola mediante il passaggio nell’obiettivo, è costituita da
moltissimi punti che costituiscono i vertici di altrettanti coni.
Possiamo dire che in realtà essi non sono proprio veri e propri punti,
ma bensì cerchi microscopici che interferiscono nei bordi gli uni con
gli altri. Essi si chiamano “cerchi di confusione”. Più essi sono piccoli
e maggiore risulterà la nitidezza della foto che formano. Se la
messa a fuoco risulta imprecisa, questi cerchi si formano al di qua o
al di la del piano del sensore o della pellicola e quindi i cerchietti
risultano più larghi facendo perdere nitidezza alla foto. Ovviamente
ad occhio nudo vediamo nitide anche quelle foto che hanno i cerchi
________________________________________________________________________________
Pagina 21 di 32
di confusione non proprio microscopici. Diciamo che un fotogramma
24x36 può essere considerato nitido quando il diametro del cerchio
di confusione non supera 1/30 di mm. I dispositivi che permettono
di mettere a fuoco possono essere manuali dove la messa a fuoco è
regolabile manualmente direttamente e solo dall’obiettivo nella
quale c’è inserita una ghiera con dei valori in metri, oppure
automatici o autofocus, dove la messa a fuoco viene fatta
direttamente dalla macchina non appena clicchiamo sul pulsante di
scatto a mezza corsa. In quel momento la macchina mediante un
sistema automatico composto da microsensori CCD mette a fuoco
la foto automaticamente. A volte il sistema autofocus può non
essere molto preciso, ad esempio in condizioni di scarsissima
luminosità, oppure quando il soggetto che vogliamo a fuoco è
nascosto ad esempio da barre sottili. In quel caso la macchina
mette a fuoco i punti più vicini e quindi le barre ansicchè il soggetto
principale. Per evitare un inconveniente del genere si può impostare
la macchina in modalità manuale oppure se non abbiamo questa
funzione, possiamo mettere a fuoco un oggetto che si trova alla
stessa distanza del soggetto principale cliccando a mezza corsa sul
pulsante di scatto e tenendolo premuto spostiamo l’inquadratura
sul soggetto che è dietro le sbarre e a quel punto scattare.

LA COMPOSIZIONE

Il metodo di disporre gli elementi che compongono la foto in modo


che risultino gradevoli ed interessanti all’osservatore viene
chiamata “Composizione”.

Una giusta inquadratura del soggetto può far scaturire a chi osserva
la foto un emozione, può attrarre l’occhio, far rimembrare qualcosa
del passato ecc… Le fotocamere digitali, aiutano molto a costruire

________________________________________________________________________________
Pagina 22 di 32
le immagini nel miglior modo, in quanto il risultato può essere
subito visto sul monitor lcd e se la foto è composta male possiamo
subito cancellarla e rifarla.

Ma come si compone una foto in modo da farla sembrare bella? Uno


degli errori che si fanno maggiormente è penalizzare la foto
creando uno sfondo confuso. Nell’eccitazione dello scatto, il
fotografo a volte non controlla bene lo sfondo e mette in risalto solo
il soggetto principale. Quindi e ci si ritrova con una bottiglia di
plastica, o altre cose che inquinano la foto e non ci si accorge
durante lo scatto che dietro al soggetto principale ci sono altri
soggetti che non c’entrano nulla con la foto. Il metodo più semplice
per evitare questo errore è quello di inquadrare prima la scena per
vedere se ci sono elementi che possono disturbare e dopo averli
rimossi, posizionare il soggetto principale nella zona libera. Se non
fosse possibile toglierli ( ad esempio, un “segnale stradale” )
basterà cambiare leggermente posizione, o zoomare al fine di
tagliare l’intruso.

Un altro errore si ha quando il soggetto principale è troppo vicino ai


bordi della foto. Una persona o qualunque altro soggetto, quando
viene fotografato troppo vicino ai bordi della foto, fa notare che
l’inquadratura è stata tagliata troppo da vicino. Invece si dovrebbe
lasciare lo spazio per far respirare il soggetto principale. La
soluzione è molto semplice, basta muoversi indietro o zoomare in
modo più “grandangolare” per creare lo spazio necessario per
ottenere la giusta composizione. Scattando foto di persone, se
proprio dobbiamo tagliare l’inquadratura per mettere in primo piano
il soggetto, ricordiamo di tagliare l’immagine della persona lungo
una delle sue giunture, ad esempio tra braccio e spalla. Un taglio
del genere è più armonioso di un taglio a metà braccio lasciando un
pezzo di esso fuori dell’inquadratura…

Regola molto importante per le foto di tramonti marini o foto con


orizzonte, è quella di non farlo “pendente”. Una foto con orizzonte
pendente è il più grave errore che si possa fare. Per fortuna nella
fotografia digitale, possiamo servirci di un programma qualunque di
fotoritocco per raddrizzarlo.

I fotografi principianti, tendono a infilare nelle foto più elementi


possibili per fare la foto con tanti dettagli…. Niente di più sbagliato!
Quando in una foto ci sono troppi soggetti non correlati tra di loro, il
flusso visivo della foto si perde, e la mente gironzola per la foto
senza trovare l’elemento su cui concentrarsi.
________________________________________________________________________________
Pagina 23 di 32
La famosa “regola dei terzi”.

La regola base per una corretta composizione è la cosiddetta regola


dei terzi. Guardando attraverso il mirino o lo schermo lcd, bisogna
tracciare ipoteticamente quattro linee equidistanti, due in verticale
e due in orizzontale, che divideranno l’immagine in nove settori. Il
soggetto principale deve stare in uno dei 4 incroci che verranno
formati dalle linee.

Le linee guida:

Quando scattiamo una foto, a volte può essere utile inglobare in


essa delle linee che portano lo sguardo verso un determinato punto.
Come ad esempio le ombre di una staccionata che portano ad un
boschetto, oppure anche le linee che ci sono nelle strade. Queste
linee rendono interessante la foto perché “guidano” lo sguardo e
attirano l’attenzione di colui che guarda la foto.

Le cornici naturali:

A volte si può comporre una foto incorniciandola grazie a qualche


elemento che abbia la capacità di formare una specie di cornice
naturale. Come ad esempio i rami di un albero orizzontali e verticali
vicini che fanno da cornice ad un panorama. Oppure un recinto che
incornicia un campo ecc…. Queste cornici danno profondità alla foto
e le donano un aspetto particolare e bello da vedere.

La profondità:

Una foto che inquadri solo un oggetto lontano o un panorama, a


volte può risultare un po’ piatta ed evasiva. Per migliorarla basta
inquadrare un soggetto più vicino assieme allo sfondo, per ottenere
maggiore profondità dell’immagine.

Prospettive insolite:

Fotografare un monumento, una chiesa o un qualunque luogo, è di


facile fattura. Ad esempio, se andiamo in Francia e vogliamo
fotografare la torre Eiffel, è normale fotografarla di fronte, magari
con un grandangolare per prenderla tutta. Ma una foto del genere è
troppo semplice. Cerchiamo di fotografarla da un punto particolare,
in modo da renderla diversa e uscire dalla solita routine. Stupiremo
chi guarda la foto. Bisogna sorprendere, non copiare mai.

________________________________________________________________________________
Pagina 24 di 32
IL BILANCIAMENTO DEL BIANCO

La sensibilità dei colori delle nostre normali fotocamere digitali non


è paragonabile a quella dell’occhio umano, di conseguenza per
poter avvicinare il più possibile questa soglia cromatica alla realtà,
alcuni sensori della fotocamera, si occupano di bilanciare il più
possibile il valore del “bianco”, in base al tipo di illuminazione che
compone la scena. Questo perché la luce ha diverse temperature
basate sul tipo di illuminazione presente.
Le fotocamere digitali hanno normalmente questa impostazione
regolata su “automatico” quindi se scattiamo una foto di notte o
con molta luce, sarà la fotocamera che automaticamente regolerà il
sensore in base alla temperatura della luce. A volte però può
accadere che questo sistema automatico fallisca, in particolare
accade quando nella scena sono presenti vari tipi di illuminazione,
anche con piccolissime variazioni. Per questo la maggior parte delle
moderne fotocamere digitali hanno dei modi reimpostati del
bilanciamento del bianco. I più comuni sono “fluorescente, Notte,
Giorno, Tungsteno”. In base al tipo di luce, impostiamo il
bilanciamento del bianco più adatto. In molti modelli di fotocamere
digitali, è presente il bilanciamento del bianco manuale. Questo tipo
di bilanciamento si esegue fotografando un foglio di carta bianco,
illuminato dalla luce ambiente presente dove dobbiamo scattare la
foto. In questo modo la fotocamera bilancerà la temperatura di
colore min base a quella presente nel foglio fotografato.
In alcune fotocamere prosumer, è presente un comando che regola
la temperature del bilanciamento del bianco, in base ad una scala in
gradi Kelvin che rispecchiano la temperatura di colore delle più
comuni sorgenti di luce. Regolando manualmente questa
temperatura, si possono ottenere delle foto perfettamente
mbilanciate.

________________________________________________________________________________
Pagina 25 di 32
________________________________________________________________________________
Pagina 26 di 32
GLOSSARIO TERMINI TECNICI A-Z

Angolo di campo: La quantità di scena che può essere vista dal


fotografo. Dipende dalla focale dell’obiettivo.

Adattatore:. È un piccolo alimentatore che si usa per collegare la


camera alla rete domestica per scaricare le foto digitali nel pc senza
consumare le pile.

AE/AF blocco: L’abilità di bloccare l’esposizione o la messa a fuoco


su un punto e poi scattare sullo stesso o su un altro punto
dell’inquadratura mantenendo gli stessi valori.

Apertura massima: La massima apertura del diaframma che fa


passare maggior luce attraverso l’obiettivo.

Apertura: L’apertura del diaframma, regolabile manualmente o


automaticamente, dipende dal tipo di fotocamera.

Bilanciamento colore: Regolazione delle tonalità di colore che


compongono la foto.

Bilanciamento del bianco. Controllo automatico o manuale che


regola la temperaura della luce al fine di impostare la fotocamera
per I diversi tipi di luce che illuminano la scena.

CCD: Tipo di Sensore che trasforma segnali luminosi in elettrici.

CMOS: Sensore simile al CCD ma con tecnologia diversa. Anche


leggermente meno costoso.

CompactFlash. Popolare scheda elettronica che viene usata per


immagazzinare le foto dopo essere state elaborate dal sensore.

Compensazione esposizione: L’abilità di regolare l’esposizione di


uno o 2 stop per schiarire o scurire leggermente la foto.

Compressione: Processo che permette di ridurre il peso in kilobyte


della foto.

Contatto caldo: clip sopra la macchina fotografica sul quale viene


inserito il flash, in modo da far sincronizzare il flash con l’otturatore.

________________________________________________________________________________
Pagina 27 di 32
Diaframma: un insieme di lamelle che dosano l’intensità della luce
che colpisce il sensore o la pellicola.

Distanza focale: La distanza che va dal centro ottico della lente


frontale, al piano focale quando la messa a fuoco e su infinito.

Docking station. Piccola base usata per appoggiare la fotocamera


su di essa e trasferire le foto al pc senza collegare cavetti alla
fotocamera.

Doppia esposizione: due immagini sovrapposte nello stesso


fotogramma.

Download. Trasferire le foto dalla fotocamera al pc.

Esposizione: L’azione che permette di far risultare una foto non


troppo scura o troppo chiara mediante la giusta regolazione di
tempo e diaframma.

Esposizione automatica: funzione della fotocamera che permette di


modificare in modo automatico in base alle varie situazioni la giusta
apertura del diaframma, la velocità dell’otturatore per ottenere la
giusta esposizione.

Firewire. Nuova porta nel pc capace di trasferire in modo


velocissimo le foto dalla fotocamera al pc.

Flash automatico. Flash elettronico che mediante una cellula


fotosensibile determina la giusta potenza per far ottenere alla
macchina la giusta esposizione

Flash card reader: Accessorio che permette di trasferire le foto dalla


fotocamera al pc mediante la scheda di memoria, senza collegare la
fotocamera al pc.

Flash, fill. Flash usato per riempire le ombre, dotato di bassa


potenza.

Flash, ring. Speciale anello/flash che viene usato per le foto macro.

Flash, slave. Flash distaccato dalla fotocamera che scatta quando


scatta il flash principale, grazie ad un sensore.

________________________________________________________________________________
Pagina 28 di 32
Frame Rate. Il numero di foto che possono essere scattate in un
dato intervallo di tempo.

f-stop. Designazione numerica (f/2, f 2.8, ecc.) che indica la


dimensione dell’apertura.

GIF. Tipo di immagine compressa, con massimo 256 colori, molto


indicata per il web.

Grandangolare: Obiettico con ampio angolo di campo.

Impugnatura verticale: Accessorio che si mette sotto la fotocamera


per scattare le foto verticali più comodamente.

Interpolazione. In una foto l’interpolazione aggiunge pixel


all’immagine in modo da ingrandirla con minor perdita di qualità.

IrDA. Interfaccia di trasferimento dati al pc mediante porta ad


infrarossi, quindi senza l’ausilio di cavi.

ISO: Sensibilità del sensore o della pellicola alla luce.

JPEG: formato di immagine compressa.

Landscape: Foto scattata in orizzontale.

LiOn: Pile al litio

Macro: Tipo di fotografia che si basa sui soggetti piccolissimi come


gli insetti.

Matrix: Tipo di esposizione che si basa su una griglia contenente le


zone che compongono la foto.

Megapixel. Una foto o un sensore con un milione di pixel.

Memory stick. Tipo di memoria usata da Sony.

Messa a fuoco: Processo che permette di rendere nitido un punto o


tutta la foto.

________________________________________________________________________________
Pagina 29 di 32
Mirino: Finestrella posizionata nella parte posteriore della
fotocamera dalla quale si guarda per vedere la composizoone della
foto.

MPEG. Formato digitale progettato dal “Motion Pictures Expert


Group.”

Multi-megapixel. Foto o sensore con più di 2 milioni di pixel.

NiCad. Pile nickel cadmio

NiMH. Pile nickel metal idrato.

Numero guida: Unità di misura della potenza del flash.

NTSC. Standard video Americano per vedere le immagini in TV.

Otturatore: componente della macchina che si apre o chiude in


modo da dosare il tempo in cui il sensore o la pellicola vengono
impressionati dalla luce.

PAL. Standard Europeo per vedere le immagini in TV.

Panorama. Foto composta da diverse fotografie della stessa zona in


modo da creare un angolo di campo molto ampio, anche di 360
gradi.

Parallasse: differenza di inquadratura tra il mirino della fotocamera


compatta e quello che vede realmente l’obiettivo.

Pixel. Il più piccolo elemento che esiste in un’immagine digitale.

Porta USB. Porta che permette di trasferire le immagini nel pc.

Portrait: Scatto in verticale.

Posa B:. L’abilità della fotocamera di esporre la foto per tutto il


tempo che viene premuto il pulsante di scatto.

Priorità di tempi: Tipo di esposizione automatica che permette di


regolare il tempo dell’otturatore manualmente e la macchina
regolerà l’apertura del diaframma per una corretta esposizione.

________________________________________________________________________________
Pagina 30 di 32
Priorità di diaframma: Tipo di esposizione automatica che permette
di regolare l’apertura del diaframma manualmente e la macchina
regolerà il tempo dell’otturatore per una corretta esposizione.

Profondità di campo: La distanza tra il più vicino e il più lontano


punto che appare abbastanza nitido nella foto. Essa dipende
dall’apertura del diaframma, dalla focale e dalla distanza del
soggetto

Prosumer. Fotografo Pro, che può esser inserito tra professionista e


amatore.

Red-eye reduction (anti occhi rossi): Modalità che permette di


limitare l’effetto occhi rossi nelle foto scattate con flash.

Refresh: Il tempo trà scatto, scrittura e prossimo scatto.

Risoluzione: Indicazione del numero di pixel che compongono la


foto. Maggiori sono i pixel e più grande risulterà la foto.

RGB. Sistema di colore usato maggiormente delle fotocamere


digitali che usa i colori rosso verde e blu per ottenere tutte le
sfumature di colore necessarie per ottenere una foto realistica..

Rumore: Pixel sull’immagine che rendono la foto granulosa.

Scala di grigio: Serie di 256 toni che compongono la foto in bianco e


nero.

Scanner: Dispositivo collegato al computer che permette di salvare


foto reali mediante una lampada che scansiona la foto.

SLR: Tipo di fotocamera che permette di vedere la scena


direttamente attraverso l’obiettivo grazie ad un sistema di lenti e di
uno specchio.

SmartMedia. Tipo di carta elettronica che permette di


immagazzinare foto.

Sottoesporre: Esporre la foto in modo che risulti troppo scura.

Sovraesporre: Esporre la foto in modo tale da farla risultare troppo


chiara.
________________________________________________________________________________
Pagina 31 di 32
Spot: Autoesposizione basata solo sul centro del mirino, in modo da
regolare i parametri solo sul soggetto inquadrato al centro

Stop: Tipo di settaggio che indica uno scatto nella ghiera di


apertura del diaframma, oppure in quella dei tempi. Esempio, da f/2
e f/4 c’è uno stop e tra 1/8 e 1/16 di secondo c’è uno stop.

Teleobiettivo: Obiettivo che permette di ingrandire soggetti lontani


a discapito dell’angolo di campo abbastanza piccolo.

TIFF. Popolare formato di immagine usato in fotografia digitale.

TTL. O Thru the lenses, sta a significare “quello che vedi è quello
che sta vedendo l’obiettivo.

Upload. Inserire le foto nel pc dalla fotocamera.

URL (Uniform Resource Locator). Indirizzo web.

Velocità Otturatore: la velocità del dispositivo che mediante


l’aperutra e chiusura delle tendine, regola il tempo di esposizione.

VGA. Risoluzione di 640 x 480.

Zoom: Obiettivo che permette di cambiare la focale.

Puoi leggere questa lezione direttamente su:


[Link]

Fotografia Digitale by Pastrugni

________________________________________________________________________________
Pagina 32 di 32

Potrebbero piacerti anche