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Decadentismo Qudro Storico

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Decadentismo - Quadro generale e contesto storico

Lo statista Agostino Depretis, capo del Governo italiano per ben nove mandati, concepì ed attuò nel tardo
Ottocento la politica del Trasformismo, che consisteva nel disfare e ricostruire maggioranze al di fuori di ogni
logica di partito. Il sistema annullò rapidamente l’organizzazione stessa del Parlamento, e diede modo ai
deputati di praticare i propri interessi economici a scapito del benessere dello Stato. Tale situazione,
naturalmente, giovò ai detentori della ricchezza - ai capitalisti industriali e ai proprietari terrieri - ma non fece
che esasperare i già tesi rapporti tra la classe dirigente e il proletariato. Le masse popolari presero ulteriore
coscienza del proprio ruolo, quindi dei propri diritti e della propria forza. Il Governo, dal canto suo, non seppe
o non volle interpretarne i fermenti come un impulso di rinnovamento sociale; li considerò, bensì, un nemico
da combattere con ogni mezzo, non esclusa la violenza militare che di fatto esercitò.

Decadentismo e Simbolismo
Inevitabilmente, una condizione politico-sociale tanto critica finì per condizionare l’intera cultura di fine
Ottocento. Più che altro si innescò una crisi di coscienza, che pur non producendo alcuna istanza di
rinnovamento, dubitò delle scienze e della ragione positivista. Una così profonda sfiducia determinò quel
senso di angoscia, di solitudine e d’impotenza che fu il carattere distintivo della nuova spiritualità, già
affermatasi in Francia e in altre parti d’Europa con il nome di Decadentismo.

Gli elementi fondamentali del pensiero decadentista furono quanto meglio illustrati da tre noti studiosi del
tempo: il tedesco Friedrich Nietzsche, il francese Henrri-Louis Bergson, e l’austriaco (inventore della
psicanalisi) Sigmund Freud. I tre, per un verso o per l’altro, condannarono le idee progressiste del positivismo
ed affermarono le capacità istintive dell’uomo sulla sua razionalità. Designarono la poesia quale unico
mezzo capace di svelare il grande mistero della vita, la chiave per esplorare quella recondita dimensione
della psiche umana dove hanno sede i più incontrollabili istinti naturali.

L’inconscio - come fu definito da Freud nei suoi attenti studi (egli lo definì scientificamente riconoscendone il
ruolo nel Decadentismo) - divenne così il fulcro dell’ideologia decadentista, e la poesia il suo principale
oggetto. «La poesia è la più alta forma di conoscenza, l’atto vitale più importante; deve cogliere le arcane
analogie che legano le cose, scoprire la realtà che si nasconde dietro le loro apparenze esteriori, esprimere i
presentimenti e i trasalimenti ineffabili che affiorano al fondo dell’anima. Per questo è concepita come pura
illuminazione, messaggio che giunge da una zona remota, opposta all’esperienza usuale, e come espressione
simbolica. Non rappresenta più immagini o sentimenti concreti, rinuncia al racconto, alla proclamazione di
ideali; la parola non è usata come elemento del discorso logico, ma per la sua virtù evocativa e suggestiva. È
come una musica che suscita una vibrazione indefinita, una sorta di rivelazione.» Sul piano linguistico il
Decadentismo adottò in larga misura il metodo del simbolismo, cioè si avvalse di immagini emblematiche per
spiegare sensazioni altrimenti inaccessibili. Raggiunse la massima propagazione quando coinvolse nei suoi
dettami gran parte della narrativa europea, i cui maggiori rappresentanti furono senz’altro il francese Joris-
Karl Huysmans, l’inglese Oscar Wilde e l’italiano Gabriele D’Annunzio. Grande rilievo ebbero poi Giovanni
Pascoli e Antonio Fogazzaro, ma soprattutto Luigi Pirandello e Italo Svevo (pseudonimo di Aron Hector
Schmitz).

La sensibilità decadentista, sebbene fosse una fase culturale chiaramente transitoria, fu terreno fertile per
molte nuove forme letterarie nate e diffusesi nei primi decenni del Novecento.

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