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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 1 anno III


12 gennaio 2011

edizione stampabile

Editoriale L.B.G. - MODERATI. IL VESTITO DI ARLECCHINO Primo Piano Walter Marossi LISTE CIVICHE MON AMOUR Citt Franco DAlfonso - IL TERZO POLO A MILANO Urbanistica Pietro Cafiero - PROMEMORIA PER UN NUOVO PGT Metropoli Valentino Ballabio - CITY USERS E RIFIUTI. CHI PAGA Lavoro Arturo Calaminici - FUTURO: LA PRODUTTIVIT DEI PADRONI Ambiente Alessandra Tami - RIPENSARE LO SVILUPPO: IL BELLO, LUTILE E IL PIL Economia Roberto Taranto - LE IMPOSTE E LE DUE TASCHE DEI CITTADINI Societ 1 Riccardo Lo Schiavo IL PD, ARMANDO DIAZ E LA L.194 Societ 2 Ileana Alesso - L.194: LA SCONFITTA DI FORMIGONI VIDEO

MARIO BOTTA IL MUSEO DEL 900


Musica Jo Stafford canta Thank you for calling

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA a cura di M. Santarpia e P. Schipani

Editoriale MODERATI. IL VESTITO DI ARLECCHINO L.B.G.


I consumatori della politica dovrebbero protestare: letichetta di moderato non risponde alla norma che prevede per unetichetta lindicazione chiara del contenuto e le sue origini. Oggi la etichetta moderato la troviamo incollata un po dappertutto e il suo significato non chiaro. Se dovessimo andare a vedere quali e quanti movimenti o formazioni politiche si autodefiniscono moderati ci perderemmo in un labirinto ideologico dove ognuno si attribuisce il moderatismo, quasi fosse una virt cardinale. Il terzo polo ci inzuppa il pane e ce lo inzuppa anche pensando alla politica locale e si lancia per le prossime amministrative in citt alla cattura di quegli elettori che, senza pensarci su molto, si autodefinirebbero moderati. Lasciamo da parte il dibattito aperto tra chi fa coincidere il moderatismo con il centrismo o viceversa perch non questa la sede ma guardiamo al futuro politico pi prossimo della citt. I fatti che condizionano ancora tutte le scelte sulle strategie per le prossime amministrative sono due: la clava che Bossi fa roteare sulla testa di tutti, le elezioni anticipate, e la minaccia di candidare un suo uomo a sindaco di Milano non accontentandosi forse di un vicesindaco per di pi a mezzadria. Le due questioni rendono comunque incerto lo scenario ma la cosa pare non preoccupare i terzo polisti (moderati) che, se imboccheranno definitivamente la strada di presentare a Milano una lista e un candidato sindaco, lo fanno soprattutto pensando alle prossime politiche non certo presi dalla brama di portarsi a casa uno o forse due consiglieri in un Consiglio che conta ormai purtroppo come il due di coppe, sia che si sieda dalla parte della maggioranza sia dellopposizione, perche a governare sono solo sindaco e Giunta. Con questo contemporaneamente si conferma il destino della politica milanese: mai per s ma sempre pensando a Roma. Detto questo, torniamo al tema: i moderati. Nello scenario milanese sembra di poter leggere che il terzo polo nasca soprattutto come contrappeso a una candidatura, quella di Giuliano Pisapia, sbilanciata a sinistra e che susciterebbe preoccupazioni tra i moderati milanesi che temono una politica locale virante al rosso e magari, perch no, un tantino rivoluzionaria e comunque con una forte influenza del Pd, partito che non ha certo brillato negli ultimi tempi nel campo delle proposte politiche. Su questultima ragione si pu anche convenire ma sul timore del rosso proprio no. Se andiamo a leggere il programma con il quale Giuliano Pisapia si presentato alle primarie, certo il contenuto rivoluzionario o estremista difficile da trovare, a meno che non sia da considerare estremismo volere servizi pubblici efficienti, voler dare una casa ai ceti meno abbienti, non essere razzisti, amare la legalit o cercare di spender bene i soldi della collettivit senza mangiarci sopra e allevare clientele, e cos via con le normali attese della maggioranza dei cittadini. I moderati temono che una nuova amministrazione metta le mani nelle loro tasche, come ossessivamente ripete Berlusconi? Difficile che possa e voglia farlo salvo reintroducendo laddizionale Irpef, e se lo far sar sulla punta delle lance dellintera citt che vede drammaticamente ridotti i servizi a cominciare dai trasporti pubblici e che si accorge di pagare comunque le tasse giorno per giorno sui biglietti del tram o sulle bollette dellacqua. Daltra parte, come ho pi volte ripetuto, il confronto tra programmi spesso simili tra loro non servir gran che allelettore per scegliere, perch dovrebbe soprattutto valutare quanto un sindaco e la sua squadra siano in grado di mantener fede alle promesse fatte - il programma - in campagna elettorale. Purtroppo i tempi che corrono e le ristrettezze di bilancio sono una sorta di assoluzione generale per gli incapaci di oggi e c una sola cosa certa: chiunque prender in mano le redini del Comune trover casse vuote e patrimonio mangiato. Se la sinistra vincer, avr il suo compito storico di sempre: chiedere lacrime e sangue per rimettere le cose a posto e vedersi cacciata da una opposizione che potr permettersi di dilapidare di nuovo il capitale ricostituito dopo essere stata eletta giocando sulla inevitabile scontento che lacrime e sangue comportano, la stagione della formica e quella della cicala. Per tornare alla strategia di una campagna elettorale vale la pena di aggiungere ancora qualche considerazione. A Milano il successo di una lista strettamente legato alla notoriet e al grado di gradimento e di affidabilit del suo leader, il candidato sindaco; quasi sempre la vittoria di un candidato stata determinata da una minoranza riflessiva, vuoi determinata nel voto, vuoi determinata nel non andare a votare; i programmi non sono decisivi perch poco noti o troppo simili. Di queste considerazioni lultima la pi importante: se la gente non guarda ai programmi, e i partiti lo sanno, per connotarsi trasferiranno in sede locale i dibattiti nazionali. Proseguir qui lo scontro sui temi sensibili e dunque si riprodurranno le divisioni che conosciamo: cattolici versus laici, cattolici di destra versus cattolici di sinistra, sinistra versus se stessa e tutte le combinazioni possibili dei quattro elementi. Probabilmente sentiremo parlare di bioetica, di coppie di fatto, di testamento biologico, di privatizzazioni sussidiarie e di tutto il resto. Dio solo sa quanto questo ci azzecchi con i trasporti che non vanno, con linquinamento, con la disoccupazione, con le scuole che vanno a pezzi e la mancanza di carta igienica degli asili, le buche nelle strade e per finire con tutti i principali problemi locali. Cos va il mondo.

Primo Piano LISTE CIVICHE MON AMOUR Walter Marossi


Puntuale come la mattanza dei capponi a Natale si aperto a sinistra il dibattito sulla lista civica. Lidea originale: per superare le liste dei partiti ritenute poco gradite dagli elettori o per giustificare alleanze contraddittorie con le proposte nazionali, si presenta una lista dal simbolo anonimo ma con forti personalit. Ancor pi originale lidea di una lista del sindaco, che qualcosa di pi della lista civica perch fa ritenere che contenga in s il meglio dello schieramento e che parte avvantaggiata dallobbligo anche per le liste concorrenti nello stesso schieramento di fare campagna per

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quel nome, solitamente lunico elemento caratterizzante del simbolo. La novit nelle grandi citt (la civica da sempre molto diffusa nei piccoli comuni dove a volte si faticava a trovare candidati), fu sperimentata per la prima volta in questo dopoguerra da due giovani promesse della politica tali Nenni Pietro e Togliatti Palmiro nelle elezioni amministrative di Roma e Napoli del 1952, quando si votava con una legge simile allattuale. A Napoli Togliatti non present la lista con Falce e Martello ma un pi accattivante Vesuvio (in pratica quello che propone Antoniazzi al PD) e favor la presentazione della lista di Arturo Labriola candidato a sindaco in pectore (in pratica quello che propone Corritore al PD). A Roma un altro giovane Francesco Saverio Nitti doveva far dimenticare il Fronte popolare ma mantenere lalleanza social comunista sperando che gli elettori moderati non se ne accorgessero: la lista cittadina aveva come simbolo il Campidoglio. Merita ricordare lo slogan degli avversari: Ti conosco mascherina, la lista cittadina la lista sovietica. A Roma vinse la DC con Umberto Tupini a Napoli Lauro. In tempi pi recenti la lista civica, non pi second hand dei partiti, di maggior successo fu quella per Trieste. Il melone (questo era il simbolo) cercher di uscire dal locale sostenendo liste civiche sparse per lItalia: a Milano sostenendo Bucalossi in una lista in cui si candid anche Bossi (5 preferenze), per fare poi liste comuni con il PSI oscillando perennemente tra destra e sinistra e sciogliersi nel berlusconismo. Anche Milano ha una sua bella tradizione di liste civiche. La prima lista civica nel 1946 fu la Lista Madonnina 7,4% (la campagna era caratterizzata dallostilit verso gli sfollati arrivati in citt), che compet con la Lista Esercenti 1,5%. Tralasciando gli anni dei partiti forti con lelezione diretta del sindaco che hanno il loro boom. Eccovene un sommario elenco anche se alcune rifiutano il termine lista civica: 1993: Lista Federalista 0,3%; Borghini Fiducia in Milano 3,7; Lista per Milano. Mani Pulite 1,4; Lista Tiziana Maiolo 0,8; Con le donne per ricostruire Milano 0,7; Lega Pensionati Lista per la Lombardia 0,6; Pensionati Lista Stroppa 0,5; Pensionati Lista Fatuzzo 0,4.

1997: Italia Federale Irene Pivetti 0,4%; Lavoratori Padani pi soldi in busta paga meno allo Stato 0,3; Milano Italia fuori dalla menzogna 0,2; Non chiudiamo per tasse Artigianato Commercio Industria 0,2; Citt Civile 0,2; Italia Unita 0,1; Patto per Milano 0,5; Pensioni e lavoro 0,3; Rinnovamento italiano per Milano 0,7; Feder Italia 0,3; Italia democratica Nando Dalla Chiesa 0,9; Lega dazione meridionale 0,9; 2001: Miracolo a Milano 1,7%; Lista Civica Milly Moratti 1,1. 2006: Lista Ferrante 7,5%, Lista (Letizia) Moratti 5,1; Uniti con Dario Fo per Milano 2,1; Lista Giovani per Milano 0,2; La tua Milano 0,2; Vivere Milano 0,2; Questa una Citt 0,1; Codacons Lista Consumatori 0,1; Lista Sante Gaiardoni 0,1; No ICI 0,1; Pensionati e invalidi 0,1; Lista Scelli SOS Italia Ambientalisti 228 voti; Europa Federale 128 voti. Sommariamente mi pare di poter dire che: 1) le liste civiche che ottengono un numero di voti significativo sono quelle con il nome del candidato a sindaco. Il cittadino le vota perch le ritiene espressione del candidato che ha scelto e anche perch sono facilmente identificabili e riconoscibili. La lista civica del sindaco toglie significato oltre che spazio elettorale ad altre liste. 2) Per il candidato a sindaco avere il sostegno di pi liste significa pi aspiranti consiglieri e pi mobilitazione. Tuttavia considerando che la maggior parte dei candidati fa fatica a ottenere il voto dei propri congiunti e che probabilmente questi elettori avrebbero votato comunque in quello schieramento forse loperazione non cos vantaggiosa. La presentazione di una lista comporta infatti una estenuante fase preparatoria tutta rivolta verso allinterno dello schieramento e un alto costo umano ed economico necessario per veicolare la novit. Inoltre le liste civiche concorrono allo stesso bacino di voti degli altri partner della coalizione mentre non paiono incidere sullastensione che infatti in costante aumento e generano quindi una forte concorrenzialit nella coalizione che si esprime con il noto meccanismo facciamo a chi la spara pi grossa. 3) Generalmente si ritiene che la qualit dei candidati delle liste civiche sia superiore a quella dei partiti ma le preferenze dicono che lelettore non se ne ac-

corge affatto anzi tra i pi trombati delle liste civiche molti sono nomi di spicco, seri professionisti nel loro mondo mentre a prendere pi preferenze sono professionisti della politica o ex qualchecosa. 4) I programmi elaborati da queste liste (rileggendoli quando possibile) sono ben fatti, ma difficilmente ne resta traccia vuoi perch durante le elezioni si bada alle preferenze vuoi perch dopo le liste tendono a dividersi in tanti piccoli gruppi. 5) Contrariamente a quello che si crede le liste civiche non si limitano alla politica amministrativa. Periodicamente qualcuno propone di dare vita a un coordinamento nazionale delle liste civiche. Lultimo tentativo con significativo successo stampa fu fatto da Alagna con Veltri, Beha e Pancho Pardi. Anche in Lombardia nel 2006 si discusse a lungo e ruvidamente se una lista civica al Senato non fosse utile allUlivo. 6) Lidea che i partiti debbano rinunciare a presentarsi per fare pi spazio alle liste civiche deriva dalla convinzione che i partiti candidino ormai solo burocrati della politica. Certo sono lontani i tempi in cui i socialisti eleggevano Vittorini, Musatti, Scalfari and Co. Tuttavia vale la pena notare che mentre i partiti si danno almeno periodicamente una forma di verifica interna del consenso (congressi, primarie) magari solo formale, il metodo assembleare plebiscitario con cui in genere si approntano le liste civiche non necessariamente migliore. 7) Guardando poi lelenco delle liste civiche degli anni passati si nota che nessuna ha avuto continuit da unelezione allaltra mentre diversi loro candidati sono passati da una lista allaltra con il dubbio che ci sia altrettanto personalismo nelle liste civiche che nei partiti. 8) Se in alcune citt la lista civica riuscita a trasformarsi in soggetto politico permanente nella pi parte dei casi un tram della politica: si sale si cerca di arrivare a destinazione, si scende si manda in rimessa fino al prossimo giro. Il candidato sindaco del centro sinistra forse farebbe bene a non occuparsi delle liste n per favorirle n per ostacolarle: tempo guadagnato, risorse risparmiate, tanto voti tra gli schieramenti non ne spostano.

Citt IL TERZO POLO A MILANO Franco DAlfonso

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Tradizionalmente il terzo posto da diritto alla medaglia di bronzo, spesso meglio accettata di quella dargento, che sa sempre un po di sfiga e di perdente, mentre un buon terzo posto visto come una tappa verso la vittoria assoluta alle edizioni successive. Sar per questo motivo che periodicamente tanti aspirano al terzismo anche in politica, piazzarsi bene per candidarsi a essere lalternativa prossima futura, in generale con fortune alterne, come avvenne con la Terza Internazionale sovietica (anche se, vista la tradizione della casa, quella elimin direttamente precedenti e successori), con il Terzaforzismo socialdemocratico degli anni settanta, con la Terza via di Tony Blair e via dicendo. NellItalia con il sistema politico eternamente in crisi evolutiva, il terzismo sta vivendo una nuova grande stagione con il Terzo polo di Casini Fini Rutelli, anche se le fortune restano sempre alterne. Anche a Milano lesordio del Terzo Polo si caratterizzato per il bronzo, che si materializzato per nelle facce di tanti che pensavano di avere la possibilit di rifarsi una verginit politica o pi semplicemente di fare un altro giro al Luna Park inventandosi la candidatura di Gabriele Albertini che per cacciare la Moratti avrebbe dovuto essere appoggiato anche dalla sinistra responsabile non si sa di che (probabilmente del ventennio di sconfitte elettorali), dimenticandosi del piano parcheggi, della svendita dellAem, delluso della Scala e delle iniziative culturali milanesi come promo di Pirelli Re e altre piccole avvedute scelte dellamministratore di condominio che volle farsi sindaco. Un sondaggio che lo dava al 13,5% contro il quaranta a testa abbondante di Moratti e Pisapia unito, dice qualcuno, alla ventilata comparsa di qualche dossier confezionato secondo i dettami del metodo Boffo, nonch a qualche promessa sul futuro arrivo di qualche lettera affettuosa e personale del dott. Letta (Caro xx, sia io che il presidente Berlusconi siamo profondamente dispiaciuti di non avere potuto procedere alla sua nomina a xxxx, ma siamo certi che presto etc

etc) hanno portato al precipitoso ritorno alla revisione note spese l eurodeputato condominiale azzerando in un attimo le alchimie di tanti e le speranze di pochi. Ma lennesimo insuccesso del tatticismo senza strategia pu portare al ritorno alla politica, che fatta da scelte convinte che vanno difese con altrettanto convinte battaglie politiche. La crisi del bipartitismo e la regressione del Pdl a Forza Italia alleata con la Lega ha aperto uno spazio politico e non geografico o tattico al centro e il tentativo dei Terzopolisti di essere in partita passa tutto dalla politica, dalle scelte e non dai personalismi, tanto a Roma con Berlusconi quanto a Milano con Letizia Moratti. La valentia di Casini e Fini come dei loro sostenitori milanesi si misura sulla capacit di rendere chiara la distanza di convinzioni sul rispetto delle istituzioni, sulle politiche della accoglienza e dellassistenza, sulle scelte economiche e non (solo) sugli interpreti delle stesse: in poche parole, pi che con manovre ed alchimie elettorali il Terzo polo si trova a dover manifestare con chiarezza le scelte che lhanno portato a contrapporsi alla destra populista e leghista e a chiedere il consenso su questo. Anche a Milano il Terzo Polo sta quindi cercando di manifestarsi evidenziando le tante differenze con la politica dellattuale sindaco che, come ricordano in pochi, fu eletto sulla base di un programma che segnava anche una cesura politica con le amministrazioni precedenti (chi si ricorda la Moratti Kadima, emula della Livni in Israele?) e che rimasto inapplicato per il 98%. Una Moratti che si gettata nelle braccia della Lega abiurando senza batter ciglio a quanto anche i suoi pi stretti collaboratori avevano realizzato lascia uno spazio politico moderato privo di rappresentanza. E a questo mondo che, senza intraprendere scorciatoie, si rivolge la nuova aggregazione terzopolista, con serie possibilit di successo: lo stesso sondaggio che di fatto bocciava il tentativo di sfondamento con Albertini evidenziava tuttavia lesistenza di

uno spazio politico significativo, dando al 9,5% un altro candidato del terzo Polo, solo pochi punti meno del pi noto ex sindaco. Credo che la presenza di un solido Terzo Polo nel prossimo Consiglio Comunale potr rendere possibile il ritorno allalleanza politica tra centro moderato e sinistra riformista che, quando si realizzata, ha coinciso con i migliori periodi di vita politica e sociale della nostra citt. Se vero che il sistema elettorale tende a escludere la presenza centrista (che infatti rinasce regolarmente dopo lavvio della legislatura per scissione) altrettanto vero che il Sindaco eletto direttamente in grado, se ne capace, di rendersi interprete direttamente di questa possibile alleanza politica che ne rafforzerebbe comunque la propria azione. E non parlo volutamente di tutte le valutazioni numeriche, che pure sono importanti, che dicono che la presenza di un terzo polo impedirebbe la vittoria della Moratti al primo turno e preparerebbe la sua successiva sconfitta al ballottaggio: se non si verificasse una convergenza politica almeno su alcune scelte di politica amministrativa, per esempio sulla citt dei diritti e dei doveri di cui parla tanto Pisapia quanto chi si richiama al Terzo polo, ogni accordo o alleanza precedente o successivo sarebbe effimero e strumentale. Come disse una volta Vittorio Feltri, Letizia Moratti una signora molto decisa a non si sa cosa e il sistema di relazioni e poteri in cui inserita rende possibile la sua stessa esistenza, a prescindere da contenuti e programmi. Chi ambisce a sostituirla o semplicemente a vivere una politica e una citt diversa da quella (non) pensata da Donna Letizia, questo non se lo pu permettere, deve esplicitare valori e idee nei quali crede. Per la prima volta dopo oltre un decennio, la sinistra riuscita a farlo con la candidatura di Giuliano Pisapia: se rinascer anche un centro politico a Milano le buone notizie potrebbero non finire qui.

Urbanistica PROMEMORIA PER UN NUOVO PGT Pietro Cafiero


Si avvicina il 14 febbraio. San Valentino. Potremmo quindi parlare di come la ricorrenza di un martire cristiano si sia evoluta nel consumistico rito della festa degli innamorati. Oppure ragionare su uno degli eventi pi sanguinosi nella storia della malavita organizzata, la strage di San Valentino, avvenuta il 14 febbraio 1929, quando Al Capone e la sua banda sterminarono i rivali capeggiati da Bugs Moran. E invece vogliamo occuparci, con una certa dose di masochismo (visto che il primo numero dellanno nuovo), ancora una volta di PGT. Perch il 14 febbraio 2011 scadono i termini per lapprovazione definiva dello strumento urbanistico, pena il suo decadimento. Se non lo si approva entro quella data, bisogner iniziare tutto da capo, dopo le prossime elezioni. Senza escludere la possibilit di un commissa-

riamento. A meno di interventi salvagente della Regione. Al momento si discute di come discutere le osservazioni (pi di 4.000) presentate dai cittadini e dalle associazioni. Quindi ad oggi non sappiamo se il PGT verr approvato (i meglio informati pubblicamente dichiarano che ovviamente s, ci mancherebbe e poi in privato ti confidano che non passer mai ed meglio cos), n in che forma (ovvero se e come verr modificato dalle osservazioni). Pertanto mi stato chiesto di ragionare a prescindere. Di provare a fissare quelli che sono i punti di un ipotetico PGT alternativo a quello attuale. Una sorta di promemoria per un nuovo PGT o per modificare profondamente quello che verr (?) approvato. Per motivi pratici ho cercato di utilizzare come traccia il PGT in discussione, che rimane nel bene e nel male lunico elemento con cui confrontarsi. Una piccola considerazione a margine. I limiti del PGT sono da ricercarsi nella Legge Regionale 12/2005, da cui lo strumento discende. Pertanto anche questo piccolo esercizio accademico rispetta le stesse regole del gioco. Un piano efficace, per essere tale, dovrebbe essere costituito di poche norme, chiare e non aggirabili. Con la consapevolezza che soldi pubblici non ce ne sono e, per realizzare i servizi necessari, serve un Comune forte e autorevole, che sia capace di concedere ai privati in nome di una pubblica utilit reale e non di facciata. La prima questione quella delle aree dei grandi progetti urbani, quelle su cui si imposta veramente la strategia di trasformazione della citt, per dirla come Cesare Macchi Cassia. Il PGT chiama ATU queste aree: ambiti di trasformazione urbanistica. Quelle che fanno la citt. Ma anche quelle che si fanno con i quattrini dei grandi investitori. Il concetto base quello gi presente n I nove parchi per Milano di Pierluigi Nicolin - di ricavare da ogni area un parco urbano compatto e permettere edificazione tuttintorno. Questi ambiti sono anche gli unici da cui si pu ricavare housing sociale a costo zero per il Comune. Quindi la mia proposta di confermare la norma come , ma eliminando la possibilit di fare altro rispetto

alledilizia pubblica. Al limite si possono rivedere i perimetri e specificare meglio le opere da realizzare a scomputo oneri, invece di lasciare libera iniziativa ai privati. Ma per questo ci vuole un efficace piano dei servizi. La perequazione nasce come strumento per acquisire aree a standard a costo zero. Visto che i soldi non ci sono, mi sembra una norma di buon senso. Ma vale solo per questi interventi e non deve andare ad alimentare il Borsino delle volumetrie. E non deve valere per il Parco Sud. O per le fasce di rispetto. In altri termini se questo un piano di ispirazione liberale non ha senso introdurre un principio egualitario per cui tutte le aree devono esprimere un diritto edificatorio. Dove sta scritto? Da quel che mi ricordo di aver studiato a scuola la cultura liberale sostiene la specificit e la diversit di ogni individuo ed il socialismo reale che ci vuole tutti uguali. Quindi per coerenza se sono proprietario di unarea agricola, liberalmente parlando, me la tengo cos come . Ne consegue che il Borsino per le volumetrie non deve esistere se non per le aree destinate a standard dal piano dei servizi di cui sopra. E le volumetrie devono essere spendibili solo per densificare gli ATU (cos salviamo pure questo neologismo). Vogliamo lindice unico e lindifferenziazione funzionale? Va bene, ma solo per il Tessuto di Recente Formazione, che va comunque ridefinito nei suoi perimetri e nelle sue modalit di intervento (certe norme sullallineamento dei nuovi edifici a quelli esistenti se non modificate potrebbero portare a strade-canyon). Nel centro storico si procede solo per piani attuativi e per buonsenso (difficile, ma non impossibile metterlo su carta). Il piano dei servizi del PGT la classica montagna che ha partorito un topolino. Grande mole di indagini (ma fatte come?) e un apparato progettuale indegno di uno studente di urbanistica del primo anno. Guardate le schede dei NIL (Nuclei identit locale) se non ci credete. Anche qui non serve inventare nulla di strano. Basta specificare quali servizi servono (scusate il bisticcio di parole) realmente per ogni area (continuiamo pure chiamarle NIL, ma anche Ernesto,

se preferite) e avere la capacit (volont?) di inserirli per la maggior parte negli ATU (quindi con maggiore probabilit di essere realizzati). Ai servizi si lega il tema dei trasporti. Le dieci velleitarie linee della metropolitana annunciate in realt sono, nella migliore delle ipotesi linee tramviarie. Ma se dobbiamo fidarci di quanto detto, anche in queste pagine da Marco Ponti, il tram antieconomico e in epoca di pochi dan meglio convogliare le risorse in mezzi pi flessibili, in attesa che il Cipe ogni tanto sblocchi qualche fondo per la metropolitana. Del traffico il PGT non parla, delegando al piano omonimo la risoluzione di tutti i problemi. Io mi limito a due righe. Ecopass? S, ma con giudizio. Strisce blu? Togliere quelle in zone periferiche che sono comparse negli ultimi mesi. Tunnel? No, grazie. Il tema del verde sempre a rischio di demagogia. C un termine che mi piace molto, verdolatria, che sintetizza in modo efficace latteggiamento da evitare. A Milano manca il verde? Forse, ma non realizzando un fazzoletto verde in ogni buco libero che si risolve il problema. Il verde deve avere un senso ed essere fruibile. Meglio quindi pochi parchi urbani che tanti giardinetti. In teoria quelli previsti dagli ATU bastano. Inoltre non credo che a Milano le ciclabili avranno mai grande successo manca la cultura -, ma di sicuro realizzarne tratti isolati che non collegano nulla, il modo migliore per far passare la voglia a quei pochi temerari. Termino con una domanda. Il PGT ha norme o strategie che riguardano il settore produttivo? Forse ho letto male io le tante pagine, ma non mi sembra di aver visto nulla di specifico. E va bene che ormai Milano una citt di servizi, va bene che siamo in epoca postindustriale, va bene che siamo tutti troppo fighetti per andare a lavorare in fabbrica, insomma va bene tutto, ma contemplare la possibilit remota ed eventuale che sul territorio comunale si possa pure in via del tutto eccezionale e teorica produrre qualcosa proprio uneresia? Vien da pensare che Marchionne non abbia tutti i torti

Metropoli CITY USERS E RIFIUTI. CHI PAGA Valentino Ballabio


Se la Lombardia pu ritenersi a buon diritto una regione relativamente virtuosa anche sul versante della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (tenuto conto che il raffronto con la regione pi dissoluta in materia nemmeno si pone!) resta da spiegare perch il suo capoluogo lo sia mediamente molto meno. Ci si aspetterebbe infatti che la

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capitale della regione pi importante del Paese dia lesempio come certamente avviene in altri campi - e riesca a trascinare una buona pratica che, oltre ad avere importanti ricadute sul piano ecologico ed economico, rappresenta un indicatore significativo di maturit collettiva. Infatti la media della regione si attesta sul 48%, con punte di oltre il 70% in alcuni piccoli comuni e circa il 50% in comuni medi come Bergamo e Lecco, mentre Milano citt raggiunge appena il 32%. Met di tale frazione costituita dalla carta, mentre lumido ridotto a percentuali marginali. Naturalmente la spiegazione di tale divario risiede in ragioni oggettive, che vanno oltre la buona volont degli abitanti, e in parte degli stessi amministratori, e sono invece da ricercare nella maggior complessit della vita metropolitana che intreccia in modo stretto le funzioni abitative con molteplici attivit economiche e commerciali, di servizio e di tempo libero. Responsabili ne sono in larga parte le centinaia di migliaia di cosiddetti city users che raggiungono quotidianamente la citt portandovi, insieme a lavoro e reddito, anche inquinamento, traffico e appunto rifiuti. Circa i primi due fattori si tuttavia cercato di contrastare il disagio, sia pure parzialmente e inadeguatamente, con l ecopass e parcheggi riservati; invece sul versante dei rifiuti del tutto mancata qualsiasi misura di incentivazione / disincentivazione. Quale incentivo a effettuare la raccolta differenziata, ad esempio, pu avere un lavoratore dipendente pendolare allorch la tassa rifiuti individuale gli viene addebitata nel paese di provenienza mentre quella legata al posto di lavoro

viene pagata dalla ditta? E gli artigiani e operatori vari che hanno sede legale in provincia? Il tasso di differenziazione della raccolta rifiuti legato non solo alleducazione e sensibilit ambientale bens anche alla prospettiva di riduzione dei costi di smaltimento. I comuni virtuosi infatti possono dimostrare una correlazione positiva tra risultati della raccolta differenziata, abbattimento dei costi di smaltimento e ammontare della relativa tassa, accompagnando un argomento tangibile alle pur doverose campagne di educazione e informazione. Per contro Milano si sobbarca, a carico del proprio bilancio comunale, lonere aggiuntivo pagando a proprie spese il noto principio non c tassazione senza rappresentanza! Non sarebbe allora il caso di rimettere le cose a posto rendendo finalmente coerenti i diritti/doveri formali (votazione e tassazione, legate allanagrafe) con quelli sostanziali (effettivo uso della citt e dei suoi servizi, pesantemente influenzato dal pendolarismo)?Si tratterebbe allora di spostare, almeno in parte, la tassazione verso una istituzione metropolitana che, considerando finalmente i city users quali cittadini a tutti gli effetti, compensi oneri e vantaggi, fatte salve le competenze organizzative dei singoli comuni nonch, a Milano, di un decentramento amministrativo autentico che riesca a raggiungere in modo capillare i quartieri e le diverse realt di vicinato. Ragionando su questo tema (analogamente a quanto riguarda territorio, mobilit, inquinamento, regime delle acque, risparmio energetico, ecc.) la logica non pu che portare allo sbocco politico-amministrativo del livello istituzio-

nale metropolitano. Come ha notato Gian Maria Bernareggi: un contributo sostanzioso alla soluzione del problema potrebbe essere dato dallistituzione di un governo locale di livello sovracomunale con competenza sullintera area metropolitana: la Citt Metropolitana che, sulla carta, dovrebbe esistere da quasi ventanni. In questo modo lesternalit generata dalla PNR (popolazione non residente) giornaliera sarebbe, nella terminologia degli economisti, internalizzata, nel senso che i suoi componenti per lo meno, quelli provenienti dallarea metropolitana riceverebbero lo status di residenti nel territorio del nuovo ente, eliminando il problema alla radice.(*) Purtroppo si tratta di unipotesi del tutto teorica stante la pervicace inerzia di pressoch tutto lo schieramento politico a mettere mano ad una riforma sempre annunciata (ancora la legge delega sul federalismo fiscale - n. 42/2009 art. 23 contiene, con la cadenza delle grida spagnolesche, lennesima disciplina per la prima istituzione delle citt metropolitane) e invece nei fatti contraddetta mediante lo smembramento di nuove province. Pure la speranza che razionalit e funzionalit possano ancora riaffacciarsi - almeno nelle intenzioni di un programma elettorale non andrebbe abbandonata nel momento in cui la sempre sottovalutata ingegneria istituzionale viene a cadere nientemeno che nelle mani dei progettisti addetti ai lavori dellOfficina!
(*)

G.M. Bernareggi, Pendolari e non solo, un problema per le finanze del Comune, Arcipelagomilano, n.1/2009

Lavoro FUTURO: LA PRODUTTIVIT DEI PADRONI Arturo Calaminici


Assai lodevolmente Repubblica ha cercato nei giorni scorsi di riportare la discussione sulla Fiat ai dati di realt dellazienda. In particolare sono stati esposti quelli riguardanti il numero di auto prodotte per ogni stabilimento italiano ed estero, il numero dei dipendenti per ogni fabbrica e quindi stata calcolata la loro produttivit, caso per caso e paese per paese. Abbiamo appreso, da questi dati, penso ufficiali, cio tratti dalla stessa azienda, che la produttivit Fiat in Italia disastrosamente bassa, meno del 30% di quella delle fabbriche polacche e molto inferiore anche di quelle brasiliane. Se tutto ci vero e se vero anche che il costo del lavoro complessivo delle imprese metalmeccaniche oggi in Italia si attesta mediamente (sarebbe bene conoscere esattamente il dato Fiat) attorno al 15%, massimo al 20%, allora c qualcosa che non funziona in questo confuso baccanale mediatico e politico, e qualcosa di non convincente nelle proposte dellazienda, negli accordi stipulati e nel confronto con e tra i sindacati. Allora, se questi dati sono veri, si schiude un altro universo di ragioni, di problemi e di domande, a cui finora si mancato di dare risposte chiare. Sono, infatti, proprio i dati che Marchionne presenta per giustificare la sua rivoluzione (conservatrice), che mettono lui e la sua politica aziendale in una posizione diversa, trasformandolo da grande accusatore a potenziale grande accusato. Naturalmente assieme ai managers che lo hanno preceduto e al Governo, questo di Berlusconi come quelli precedenti, tutti grandi elemosinieri, coi soldi dei contribuenti, della pi grande, ora solo nellimmaginario collettivo, azienda italiana. Labisso che separa la produttivit della Fiat italiana dalle altre aziende automobilistiche ma anche dalle stesse Fiat estere, non pu essere spiegato con nessuno dei fattori che sono stati sollevati nel dibattito pubblico e sui quali dovrebbe abbattersi la normalizzazione

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padronale. Non centrano nulla (o quasi) la maggiore pausa di dieci o quindici minuti, lassenteismo (di cui peraltro non abbiamo dati precisi), la mensa da spostare a fine turno, lo straordinario non contrattato, ecc. Tutte assieme queste questioni potrebbero al limite spiegare scostamenti assai pi contenuti e, eventualmente risolte, risollevare la produttivit di un dieci/quindici per cento. Labisso deve perci essere spiegato con altri argomenti. E questi argomenti non chiamano in causa i lavoratori, se non come le pi dirette e principali vittime. Chiamano in causa altri soggetti, quelli che abbiamo richiamato prima: i padroni, innanzitutto, e poi la politica e i Governi. Sono loro che devono rispondere, invece di accusare. Com potuto accadere che questa grande azienda, simbolo di unintera nazione, giaccia ora tanto stremata, cos svuotata, cos totalmente obsoleta, e quindi impossibilitata a competere e del tutto fuori mercato? Di questa deriva di svuotamento e marginalizzazione, che certamente dura da molti anni, certamente da pi di quelli che vedono al timone dellazienda il manager italo-canadese, ma che non escludono neppure questo suo pi recente periodo, sono loro (Lor Signori) che devono rispondere non i lavoratori. Mi pare che si debba ragionare di pi e meglio sui dati, traendone da essi le logiche conseguenze e ristabilendo le vere responsabilit in questa vicenda cruciale

e significativa. Forse, per cercare di capire questo immane disastro e provare a porvi qualche rimedio, bisogner spostare lattenzione su altri problemi. Forse, ma assai pi plausibilmente, sono mancati per tempo i necessari, ineludibili investimenti e ammodernamenti; forse, e assai pi plausibilmente, ci sono state gravi insufficienze nella organizzazione del lavoro e dei processi produttivi, forse si mancato, come tutti dicono, di offrire al mercato modelli nuovi e pi appetibili. Sarebbero quindi venuti meno proprio quei compiti che attengono, ed esclusivamente, ai managers (altro che eroi moderni!). Sorgono responsabilit, quindi, che puntano il dito verso chi oggi con insolente arroganza, non mitigata neppure dalla esibita bonariet del pulloverino, agita gli ammennicoli (che altro quelle cose - pause, ecc.- non sono, alla luce della gravit e dimensione del disastro presente!) e tacciono invece sulle questioni pi sostanziali e sulle loro colpe, non ultima quella che oggi si sta consumando sotto i nostri occhi allibiti, di una messa in scena che vorrebbe far apparire come gran salvatore della patria e padre severo, che finalmente impone di prendere linevitabile medicina a chi invece, per conservatorismo si ostina ad allontanare da s il calice amaro. E in atto, a mio avviso, una impostura che non possiamo consentire; un imbroglio anche della nostra intelligenza che non possiamo quietamente sopportare.

Quei dati, se non siamo presi noi stessi in una sorta di incantamento della nostra ragione, che ci fa apparire chiaro e corrispondente ai fatti reali, ci che invece solo una nostra eccitata astrazione, arrovesciano totalmente il discorso e il ruolo dei diversi soggetti in campo. E difficilmente, se quei dati non vengono puntualmente spiegati e analizzati, si pu credere a una seria politica di risanamento e sviluppo; difficilmente, con tutto linvocato principio di realt che vogliamo (e dobbiamo), quella medicina pu essere trangugiata. Daltra parte, che ci possa essere un errore di fondo nel mio ragionamento, lo temo davvero. Infatti questo argomento, di un gap di produttivit talmente spaventoso che non se ne possa dare principalmente la colpa agli operai, mi pare di non averlo riscontrato in nessuno dei commenti che ho letto, salvo nellarticolo come sempre pregevole di Scalfari di inizio anno, ma anche in questo pezzo non con levidenza e la centralit che a me pare meritare. Perfino, e questo s che mi allarma, nelle dichiarazioni dello stesso leader della Fiom questo fatto viene taciuto. Il buon Landini, se mi posso permettere, invece di dire battute di dubbio effetto, buone per riempire di inutili polemiche i giornali, tipo la catena di montaggio come cura necessaria per certi politici, farebbe bene a portare la discussione e la battaglia sindacale sulle questioni di sostanza e sulle responsabilit di chi effettivamente ce lha.

Ambiente RIPENSARE LO SVILUPPO: IL BELLO, LUTILE E IL PIL Alessandra Tami


A fine anno periodo di bilanci, consuntivi e previsionali. Leggendo alcuni commenti sulla finanziaria, sulle scelte operate, sugli interventi previsti, anche su quotidiani economici significativi, stato riportata la richiesta, pur troppo soddisfatta, dei sindaci di poter continuare a usare gli oneri di urbanizzazione per le spese correnti: e questo dopo un tragico novembre che ha visto i fiumi esondare, e fare notevoli danni, semplicemente perch a) le aree naturali in cui potevano uscire sono state spesse urbanizzate, b) strade, cortili lastricati, edilizia abitativa diffusa, anche superiore alle richieste (vedi quanto invenduto) hanno consumato suolo e cementificato il terreno, rendendo pi veloce il riempimento dei fiumi, in quanto non c' area che assorbe, e nello stesso tempo le secche saranno maggiori, in quanto non c' pi il rilascio graduale. Nonostante i richiami ai danni di una cementificazione crescente, si mantiene una norma che ha favorito, da quando in vigore (soprattutto governi Berlusconi) solo la speculazione edilizia e ha danneggiato il paesaggio italiano, vero bene comune e giacimento dell'Italia. Fino a 15 anni fa gli oneri di urbanizzazione potevano essere utilizzati solo per spese in conto capitale, ovvero strade, servizi, fogne, acquedotto a servizio delle zone urbanizzate: destinarle a spese correnti equivale alla scelta di una famiglia che si vende la casa per finanziarie le spese giornaliere superflue. E' necessario ripensare, ristrutturare il vecchio. Tenendo conto che le case italiane sono state spesso costruite dopo la guerra e hanno mediamente 50 anni e pi, si pu notare che per le imprese edilizie ci sarebbe sufficiente lavoro per renderle adeguate in termini di servizi, di riduzione dei consumi energetici, ecc, e i comuni potrebbero trarne vantaggi prevedendo un minimo contributo su tali interventi. Guardando le periferie delle citt si nota che non tutto bello e da mantenere: ristrutturare, risanare, attraverso un lavoro che faccia partecipare i cittadini creerebbe ricchezza per tutti, senza occupare nuove aree verdi e tutelando perci anche "le generazioni future". Inoltre, come il maggior esperto di slow food, (Petrini) osserva, posto che il cibo italiano uno dei fattori di competitivit della nostra economia, occorre rimettere l'agricoltura al centro del progetto di sviluppo. Un'agricoltura attiva, con sufficienti spazi vitali, nelle logiche della nuova politica agricola comunitaria (PAC), rappresenterebbe anche una soluzione al tema del mantenimento e della cura del verde. Il problema di avere

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aziende agricole redditizie, anche grazie a fonti integrative di reddito, che possono venire dalle energie alternative, come il fotovoltaico, ma questo posto non sul terreno, ma in alto, sui tetti e sulle serre, in modo che la terra resti coltivabile e gli agricoltori possano integrare i redditi agrari, per definizione legati all'andamento dei mercati. Oscillazioni dei prezzi, insieme alle differenze fra prezzo alla produzione e prezzo sui banchi dei supermercati sono fattori che richiedono adeguate strategie di attacco, da un rapporto di filiera pi attento tra distribuzione e produzione, che deve considerare la necessit di far sopravvivere l'agricoltura e di non accaparra-

mento di tutto il margine da parte degli intermediari. Nello stesso modo per una edilizia pi ecocompatibile occorre ripensare la creazione dei centri commerciali: occupano aree verdi che potrebbero meglio essere destinate all'agricoltura, mentre fanno morire i centri delle piccole (e grandi) citt; ristrutturare i centri storici, sia con aree pedonali, ma anche con edifici destinati a parcheggi, (senza fare buchi in aree ricche di acqua e quindi con problemi spesso difficili di impermeabilizzazione), con aree destinate allo shopping razionali, salverebbe il verde e l'economia dei piccoli centri.

Come suggeriscono le iniziative per il passaggio da indicatori dell'andamento dell'economia che superino i limiti del PIL, in modo da considerare anche il consumo di risorse naturali ora non misurato, ripensare all'agricoltura come fattore di sviluppo economico e non considerare solo l'industria e l'edilizia, risponderebbe anche all'esigenza di rilanciare l'economia dopo la pesante crisi determinata dalle scelte estreme di finanziarizzazione dell'economia stessa. Ma occorre buona volont, attenzione al bene comune e non solo all'interesse individuale di breve periodo. La scelta difficile, ma necessario ripensare il nostro modello di sviluppo.

Economia LE IMPOSTE E LE DUE TASCHE DEI CITTADINI Roberto Taranto


Per fortuna che non si sono messe le mani nelle tasche degli italiani! Fine anno e inizio di un nuovo anno; il momento di tirare le somme su quanto abbiamo avuto in tasca nel 2010 e di fare il budget 2011 per i pi precisi tra di noi. In tale operazione non ci pu non suonare nelle orecchie uno dei leitmotiv pi ripetuti dai nostri governanti, in linea con limpostazione markettara secondo la quale a forza di insistere su un concetto esso diventa per incanto vero: questo governo ha affrontato la crisi senza mettere le mani nelle tasche degli italiani! Alcuni dati usciti a cavallo tra il 2010 e il 2011 smentiscono clamorosamente tale asserzione. Innanzitutto a met dicembre lOCSE ha pubblicato i dati sulla pressione fiscale dei paesi membri, misurata dal rapporto tra valore delle imposte versate e PIL nel 2009; sulla base di tali dati, ampiamente ripresi dai quotidiani e dai vari commentatori, lItalia si colloca ora al terzo posto tra i paesi membri per livello di pressione fiscale: siamo terzi dopo Danimarca e Svezia con il 43,5% del PIL, mentre la media dei Paesi OCSE ben 10 punti sotto (33,7%). Se si tiene conto anche del sommerso il dato rettificato supera il 51% ed anchesso superiore a quello dellanno precedente. Tale dato dipende in gran parte dal forte calo del PIL del 2009 che al denominatore rispetto al prelievo fiscale che al numeratore del rapporto. Resta il fatto che un paese come il Belgio - da anni in crisi politica e istituzionale ha nello stesso periodo ridotto di un punto la pressione fiscale e che le difficolt economiche sono state comuni a tutti i paesi occidentali. Le voci non provenienti peraltro da uomini di governo - sulla possibile introduzione di una patrimoniale per annullare il peso del deficit pubblico non ci rallegrano circa le prospettive future a partire dalla situazione odierna. In ogni caso gli impegni presi con gli italiani allatto delle elezioni di ridurre le imposte sono stati clamorosamente disattesi dai partiti che le hanno vinte. Per quanto riguarda gli aumenti di costi attesi per il 2011, stimati in almeno 1000 a famiglia in media, una parte di essi legata a incrementi riguardanti tariffe di servizi in concessione, cio dipendenti da decisioni governative o regionali. Mi riferisco in primis ai trasporti ferroviari e, in particolare, quelli relativi ai pendolari il cui costo in Lombardia stato aumentato del 10% in gennaio e lo sar di un altro 10% in primavera, aumento dipendente dal rispetto di alcuni parametri di qualit. Ma anche i trasporti stradali graveranno di pi sulle tasche degli utenti. Le autostrade, infatti, aumenteranno in media di pi del 6%, dopo un aumento di poco pi del 2% deciso nel 2010. Assai pi elevati della media sono tuttavia gli aumenti che riguardano autostrade riguardanti la Lombardia: spicca tra tutti la Torino - Milano, croce dei cittadini lombardi che per circa un decennio hanno affrontato tale tratta in condizioni penose per i lavori in corso senza che ci impedisse anche in quel periodo la concessione di aumenti tariffari. Nel 2011 tale autostrada ha ottenuto, sulla base delle condizioni di concessione in corso, un aumento di oltre il 12%, dopo adeguamenti tariffari del 15% verificatisi nel 2010. In misura un po minore, ma sempre significativa, sono state aumentate le tariffe della tratta Milano Napoli (+ 5,8%) e la Milano - Venezia (+7,6%). Anche lRC auto aumenter in misura ancora da definire, mentre atteso lincremento del prezzo del biglietto ATM a Milano, preconizzato anche da rappresentanti dellautorit locale per non essere da meno degli incrementi delle tariffe dei pendolari. Sulla base di tali dati, ancora provvisori, il cittadino che ragiona ha poco da consolarsi per le roboanti assicurazioni che gli vengono propinate dai membri del governo circa linvarianza delle tasse pagate. Ci che conta per lui che la sua tasca sempre pi vuota per decisioni che direttamente o indirettamente toccano la responsabilit pubblica. Meditate gente, meditate.

Societ 2 IL PD, ARMANDO DIAZ E LA L.194 Riccardo Lo Schiavo

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L'Esercito Austro-Ungarico annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantit ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoch per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei pi potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Il capo di stato maggiore dell'esercito, il generale Diaz (1) Non a caso il comandante in capo di allora, Armando Diaz - informato di una travolgente avanzata italiana che, evidentemente, non aveva ordinato n era a conoscenza si stesse sviluppando tuff la testa nella cartina geografica, alla ricerca del teatro della sua rivincita. E poich faticava a individuare il luogo della battaglia, chiese soccorso agli uomini dello Stato Maggiore che gli stavano intorno: Ma Vittorio Veneto ndo cazzo st ? (2) di fatto fu una battaglia minore in quanto l'esercito avversario era prossimo al collasso e si arrese rapidamente alle truppe italiane in avanzata (3). Ecco rischiamo proprio di ritrovarci in questa situazione, la controparte potrebbe cedere da un momento allaltro o gi crollata ma non ce ne vogliamo accorgere e a Roma nella sede del PD: Partito Democratico via SantAndrea delle Fratte, 16 00187 Roma Tel: 06/695321, rischiano proprio di trovarsi come Diaz davanti alla cartina geografica nellalto comando italiano alla fine della prima guerra mondiale. E di questi giorni la notizia che il Celeste stato sconfitto in tribunale, non in consiglio regionale: Ma l'auspicio di Formigoni s'infrange ora nella stroncatura del Tribunale Amministrativo Regionale, che ha dichiarato illegittima l'intera disciplina impartita dalla Regione per contrasto con la legge stata-

le 194, e annullato la delibera lombarda del 22 gennaio 2008. A ricorrere al Tar, facendo leva sull'articolo 117 della Costituzione che riserva alla competenza legislativa dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili o sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, erano stati 8 medici con la Cgil della Lombardia, rappresentati dagli avvocati Vittorio Angiolini, Ileana Alesso e Marilisa D'Amico . (4) I soliti giudici comunisti mangiapreti atei e portatori della cultura della morte. Non si era mai visto che un Governatore di Regione, mal consigliato da un gruppo di integralisti, desse linee guida di applicazione di una legge nazionale, mai i principi della Chiesa si sarebbero fatti trovare in situazione tanto difficile. E si sentito il consueto assordante e ripetitivo silenzio del PD su di un tema fondamentale quanto scomodo, su cui non si riesce a evidenziare una posizione chiara, che non ovviamente quello della settimana o il giorno in cui si deve interrompere purtroppo una gravidanza. Per pedanteria sono andato sul sito del PD nazionale e ho trovato come ultime dichiarazioni quelle da comizio dellOn. Livia Turco datate 3 Gennaio 2011 "La 194 va applicata non interpretata". Nelle proposte programmatiche alla voce salute non c nulla inquietante. manca pure nella tag cloud del sito, e allora un tab! Sul sito di pdlombardia.it se digiti sanit nella casella di ricerca appare la scritta nessun risultato eppure il budget di Regione Lombardia all80% fatto dalla Sanit. Scrive Marina Corradi su Avvenire del 16.12.2008: () laborto da bere quasi invisibile, ha la stessa efficacia pragmatica della cultura che teorizza leliminazione dei figli malformati e la soppressione dei malati in stato vegetativo (). Domando ma chi mai ha professato la cultura della morte? Perch associare un partito politico in evoluzione a un movimento di necrofili? E facile sparare sulla croce rossa specie

quando lambulanza non ha nemmeno acceso le sirene lampeggianti. La questione, di difficile soluzione, parlarsi, da quando i due gameti si incontrano vita! Ma se sai che questa vita sar una non vita interromperla non eugenetica. La sera dell'8 novembre 1917 Diaz fu chiamato, con Regio Decreto, a sostituire Luigi Cadorna nella carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano. Egli disse in proposito: Assumo la carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito. Conto sulla fede e sull'abnegazione di tutti. E ancora, sulla condizione dell'esercito: L'arma che sono chiamato a impugnare spuntata: bisogner presto rifarla pungente: la rifaremo. Recuperato quello che rimaneva dell'esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto, organizz la resistenza sul monte Grappa e sul fiume Piave. Memore della esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentr molte funzioni ai sottoposti, riservandosi un ruolo di controllo. (5) Ma quel che pi grave sono le nostre truppe sul Piave che non reagiscono come se il passaggio del testimone di comando da Cadorna a Diaz non sia mai avvenuto. E possibile, probabile che il PD si trovi in queste condizioni e proprio su questi temi opportuno e necessario che si rinserrino le truppe e che ne esca un nuovo leader. Come possibile che non si riesca a trovare una persona che sappia sintetizzare un nuovo pensiero innovatore? E inaccettabile che a fronte di una sentenza di tale portata da parte del PD ci sia il silenzio. Alla fine sono i soliti giudici a fare politica. (1) (2) (3) (4) Wikipedia ( ://sitoaurora.splinder.com/post/1 8931578) Wikipedia (http://milano.corriere.it/milano/n otizie/cronaca/11_gennaio_2/20110 102NAZ22_11181180913187.shtml ) Wikipedia

(5)

Societ 1 L.194: LA SCONFITTA DI FORMIGONI Ileana Alesso


Tra tutte le dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia contro il Tar a seguito dellannullamento delle linee guida regionali - di cosiddetta attuazione della legge 194, sulla interruzione di gravidanza- non pu essere sfuggito il silenzio assordante su un eventuale appello al Consiglio di Stato. Quel che emerge da quelle dichiarazioni non tanto quel che affermano ma soprattutto quel che tacciono e la questione che se la Regione Lombardia impugnasse in appello la sentenza del Tar si esporrebbe a unaltra sonora bocciatura da parte del Consiglio di Stato dato che ben arduo sostenere che un atto regionale possa modificare una legge nazionale. Questo ha ricordato a chiare lettere alla Regione il TAR accogliendo integralmente il ricorso di otto medici e della Cgil Lombardia. Come avvocato e

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componente del collegio legale che insieme ai colleghi prof. DAmico e Angiolini ha difeso le loro ragioni, non posso tacere del fatto che il Tar: 1) ha ribadito che la legge 194 ha un contenuto costituzionalmente vincolato poich il legislatore nazionale ha tutelato e bilanciato i diritti fondamentali sia della donna che del concepito come riconosciuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 35 del 1997; 2) ha ricordato che lequilibrio giuridico individuato dal legislatore nazionale nel 1978 contempera la tutela giuridica del concepito (ricompresa nellart. 2 della Costituzione sui diritti inviolabili delluomo) con i casi in cui pu essere sacrificata per evitare gravi pericoli alla salute e alla vita della madre (articolo 3 della Costituzione e successive pronunce della Consulta che impongono di

dare prevalenza al bene salute di chi sia gi persona rispetto a chi persona deve ancora diventare); 3) ha sottolineato i limiti della competenza regionale e la palese violazione da parte della Regione Lombardia dellart. 117 della Costituzione che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni sia in termini di accesso che in termini di erogazione delle medesime; 4) ha evidenziato che se il legislatore nazionale ha previsto il termine per laborto terapeutico che ricordiamo, pu essere fatto solo in caso di grave pericolo di vita e di grave pericolo per la salute della donna- la Regione non pu stabilire il termine ultimo delle 22 settimane per accedere alla prestazione sanitaria;

5) ha specificato che se il legislatore nazionale non ha fissato il termine ultimo perch ha riservato alla paziente e al medico la valutazione e le procedure di loro competenza; 6) il legislatore nazionale ha riservato al medico la facolt di rivolgersi ad altri specialisti e non pu la Regione imporgli il ricorso allo psichiatra e alla firma congiunta di altri medici per poter essere autorizzato a eseguire lintervento. Inoltre, e forse questa unaltra ragione che ha determinato la ferita narcisistica della Regione Lombardia, che la pronuncia del Tar evidenzia quale il confine - non superabile - tra la competenza dello Stato e quella delle Regioni ai sensi della costituzione e della riforma federalista del titolo V. E questo un principio molto importante che torner utile, a noi, tenere presente.

Scrive Marco Romano


Sono contrario a che il candidato sindaco della sinistra, Giuliano Pisapia, presenti un programma. Pisapia ha avanzato la propria candidatura senza l'appoggio preventivo di nessuna forza politica organizzata, chiedendo di dare fiducia alla sua persona a partire dalla cognizione che i suoi sostenitori avevano del suo carattere, della sua personalit, della sua vita, e che lo hanno scelto per questo. Quello che Pisapia spero mi offra l'onest intellettuale, e l'onest intellettuale in se stessa una virt rara, consiste nell'avere su ogni argomento i propri punti di vista ma essere anche disposti, al momento nel quale in effetti occorra prendere decisioni con conseguenze amministrative e dunque sulla vite degli altri, a rimetterle in discussione ascoltando anche pareri diversi, quelli dei quali forse non ha conosciuto neanche l'esistenza prima di venire eletto. Fischkin ha fatto curiosi esperimenti, mostrandoci come un gruppo di persone, chiuso in una stanza a dibattere seriamente e a fondo su un problema, cambi spesso la propria idea in seguito alla conoscenza di nuovi argomenti prima insospettati: d'altra parte tutti noi ci formiamo spesso un'opinione sulla base delle nostre conoscenze, spesso inevitabilmente non del tutto approfondite - del resto queste nostre opinioni servono soprattutto per creare un legame simbolico con i nostri interlocutori, non per prendere effettivamente decisioni che al momento non ci competono - sicch il metodo suggerito da Fischkin sembra quello giusto per affrontare problemi quando Pisapia sia sindaco, ascoltare i pareri anche di quanti non sembrano pensarla come noi ed essere capaci di scegliere i propri interlocutori senza pregiudizi ma soltanto sulla base di una nuova fiducia personale - e per questo occorre intelligenza - proprio come i suoi elettori hanno scelto lui. Ed infatti per questo atteggiamento intellettualmente libero che apprezzo di Pisapia, per quanto lo conosco. Un programma al contrario la registrazione dei propri pregiudizi - li avr anche Pisapia - ma, quel che peggio, un programma viene steso come registrazione dei pregiudizi di tutti quelli che debbono dargli il proprio appoggio, nel caso i diversi partiti sulla scena politica milanese e gli altri tre candidati sindaci presentati alle primarie, che ritengono di dovere in questo modo marcare in modo inequivocabile la propria presenza e il proprio sostegno Ma invece vorrei proprio che questo governo - se mai ci fosse - sia in tutto e per tutto un governo di Giuliano Pisapia, un governo continuamente aperto su ogni sorta di problemi, mano a mano che dovessero presentarsi, in piena libert di scelta, e non messo l con il presupposto di attuare un programma patchwork che registra quanto i soci hanno preteso di inserire per vedersi riconosciuti come membri a pieno titolo della coalizione. Vorrei ricordassimo l'esperienza recente del governo Prodi, se dall'esperienza possiamo trarre qualche lezione

Scrive Alberto Maffi


Ho visto con soddisfazione il video in cui Pisapia, affiancato dagli altri candidati, annuncia la nascita di "Officina per Milano". Mi chiedo e chiedo a Pisapia e sodali (e mi rivolgo soprattutto, per competenza professionale e sensibilit artistica, all'arch. Boeri) se non ritengano opportuno che vengano fin d'ora segnalati problemi urbanistici di Milano da includere nella loro futura azione di governo. Do per scontato che la risposta sia positiva e inizio subito a scrivere pro

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domo mea. In questi giorni di frenetica attivit nelle strade milanesi si improvvisamente posto mano, dopo che per 65 anni non si era fatto assolutamente nulla, a una ristrutturazione della piazza degli scavi del c.d. palazzo imperiale romano (che si trova, per chi non lo sapesse, fra via Brisa, via Ansperto, via Vigna, via Gorani e via Morigi, ma stranamente non considerata una piazza). Si sta procedendo a una radicale ristrutturazione dello spazio stradale, tracciando nuovi profili di strade,costruendo marciapiedi, predisponendo l'alloggiamento di alberi ecc. fondamentali. Il primo, che ha una notevole rilevanza dal punto di vista del metodo, che nessuno ha interpellato gli abitanti del quartiere e in particolare delle case cui fanno capo i nuovi tracciati viabili. E' stata invece esposta, affiggendola alla cancellata che protegge gli scavi archeologici, una planimetria della piazza cos come risulter a lavori ultimati. Ora, a me piacerebbe che la nuova amministrazione comunale, se avr Pisapia

alla testa, interpellasse gli abitanti di una zona dove si procede a un mutamento rilevante della facies urbanistica prima di decidere i lavori e non mettendoli davanti al fatto compiuto, per di pi sbeffeggiandoli esponendo il piano dell'opera gi decisa in alto loco (oppure, come il solito in Italia, bisogna costituire il comitato di protesta, dare fastidio, per non dire di manifestazioni pi virulente ?). Vengo cos al secondo difetto, questo sostanziale. A mio parere un intervento sulla pavimentazione e la viabilit di uno spazio in piena citt romana antica ha senso solo dopo che si definita la struttura che sintende dare alla piazza. In questa piazza si trovano appunto i cospicui resti del c.d. palazzo imperiale, cio il monumento romano pi importante della citt, nonch la c.d. torre di Ansperto, che, dopo il crollo della torre di Pavia, avvenuto credo una quindicina d'anni fa, stata ingabbiata con impalcature, ormai del tutto arrugginite, e lasciata in completo abbandono. Ci a dimostrazione di una vergognosissima incuria non solo da parte della Soprintendenza archeologica, ma

anche e soprattutto del Comune di Milano, che non si nemmeno sognato di cercare lui quei quattro soldi necessari a restaurare un monumento, che, a sua volta, risulta una delle pi importanti (e rare) testimonianze dell'architettura medievale a Milano. Aggiungo che la maggior parte della superficie della piazza attualmente adibita a parcheggio: quindi sarebbe facilissimo proseguire lo scavo del "palazzo imperiale", visto che, appunto dopo 65 anni di letargo, le pubbliche autorit cittadine sembrano essersi improvvisamente accorte della situazione di degrado di questo gioiello del centro storico. Credo che a nessuno possa sfuggire quale importanza potrebbe avere, anche in vista della mitica Expo, un serio intervento sull'intera struttura della piazza, che collegata naturalmente al complesso di S. Maurizio, al circo romano, a S.Ambrogio ecc. Invece cosa fa il Comune? Si limita a fare un progetto di nuova pavimentazione, sparge qualche albero a pioggia, come se ci trovassimo in qualche anonimo slargo di periferia.

RUBRICHE MUSICA
Questa rubrica curata da Palo Viola @arcipelagomilano.org

Il titolare della rubrica ci invia questo articolo di Mattia Petrilli I concerti di capodanno e la nostra piccola provincia
Ormai da diversi anni, la RAI festeggia il primo gennaio trasmettendo il concerto dalla Fenice di Venezia, intorno alle 12:30. Intanto il resto del globo si sintonizza con il Musikverein di Vienna, addobbato di splendide fantasie floreali, dove i mitici Wiener Philharmoniker si cimentano nei tradizionali walzer della premiata ditta Johann Strauss & Sons. La domanda nasce spontanea, e si discusso gi molto a riguardo perch tutto il mondo apre lanno con le note del Bel Danubio Blu o della Marcia di Radetzky, e invece lItalia si comporta diversamente, mandando in differita il concerto di Vienna, in coda a quello di Venezia? Vorrei dire la mia. Piccola premessa: intendiamoci, niente da dire sullesecuzione della Fenice diretta da Daniel Harding, il concerto stato molto buono, lorchestra ha suonato molto bene, i cantanti chi pi chi meno si sono espressi con qualit (ha spiccato la Rancatore). Eppure, e non me ne vogliano gli amici e colleghi della laguna, doveroso riconoscere la supremazia viennese: i Wiener sono i Wiener! inarrivabili per il colore del suono, la leggerezza, la precisione, i virtuosismi Questanno poi sono stati diretti da Franz Welser-Moest, che ha dato allesecuzione unaurea pacata, soave, sublime, esaltando lorchestra, a volte senza dirigerla neppure, cercando differenze dinamiche estreme, un suono profondo e leggero, fraseggi lunghi ed emozionanti: e lintesa delle parti era perfettamente coesa. Il concerto da Vienna un evento ormai secolare, una tradizione che continua da anni, che pu sembrare conservatrice e chiusa in se stessa, ma che invece a mio modo di vedere sintomo di grande globalizzazione e di estrema modernit. Un messaggio a tutto il globo, un messaggio di musica, di cultura, di qualit, di bellezza! Un messaggio per tutti, diretto a tutti, che tutta Europa e gran parte del mondo ricevono contemporaneamente! Simbolicamente importante, necessario in questo momento storico e sociale di profonda divisione in cui razzismo, xenofobia e chiusura sono ancora cos presenti nei governi e nelle societ mondiali suona quasi rivoluzionario! LItalia invece sembra prendere le distanze: si chiude agli altri, non si sintonizza con questo messaggio universale, e fa per s, nel nome della tradizione italiana, nel nome della supremazia musicale del nostro paese, dei nostri compositori, dei nostri musicisti, dellOpera Italiana, snobbando invece una cultura e una tradizione musicale, quella dei walzer viennesi, tacciandola come frivola, ripetitiva, inferiore Volendo dire la verit, volendo fare le pulci e confrontare i due eventi, mi verrebbe da affermare la forte diversit e novit che il programma di Vienna ha segnato rispetto alle edizioni precedenti,

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con le stupende coreografie dei balletti austriaci, cos delicati, ammiccanti, eleganti, mentre la Fenice ha riproposto il solito repertorio nazional-popolare introdotto dallinno di Mameli, con un cast impreziosito dal ballerino di Maria de Filippi, Kledi Kadiu, visivamente impacciato, e improbabili stacchetti free-style di tre individui che avrebbero dovuto, considerando lorario di pranzo, provvedere almeno alla depilazione della propria panza. Altra differenza abnorme, il pubblico: a Vienna attento, rispettoso, in unestasi raccolta e generosa, soprattutto variopinto, con austriaci vestiti dei loro costumi tradizionali, con giapponesi in kimono, con volti provenienti dalle culture arabe, indiane, asiatiche a Venezia invece molto rumoroso, rigorosamente veneto, assolutamente non educato, che ha saputo rovinare lestatica atmosfera che direttore e coro avevano saputo ricreare applaudendo durante lultima, lunga, delicatissima nota del V pensiero oppure applausi scroscianti e urla da stadio (credo di aver riconosciuto la voce di Aldo Busi, presente nel pubblico, che sbraitava bravoooo alla fine dei brani) che ad esempio hanno distrutto la raffinata intenzione conclusiva della Rancatore nellaria Oh mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini, quasi a voler dimostrare, urlando e applaudendo per primi, che conoscono il brano e sanno esattamente quando finisce non rendendosi per conto che in questo modo disintegrano la magia scaturita da un cos poetico diminuendo o calando.

In definitiva il messaggio che ne esce a mio avviso molto dannoso, soprattutto poco consono alla situazione culturale in cui versa lo stivale: affermare ora la superiorit della cultura del Bel Paese, esaltare lOpera italiana e i suoi teatri, come dire che tutto va bene, quando invece la nave sta andando inesorabilmente, e neanche poi tanto lentamente, a fondo. Il 2011 celebrer i 150 anni dellUnit dItalia, ne esalter larte, la cultura, le tradizioni ma limmagine che mi sorge invece il tentativo subdolo di approfittare della situazione, dellevento, della data, per nascondere la polvere e lo sporco sotto i tappeti. Sarebbe invece doveroso dare un messaggio onesto e costruttivo, che sia di monito, e che per altro Daniel Harding ha giustamente, e non credo inconsapevolmente, lanciato nel momento di salutare il pubblico a fine concerto: Grazie allItalia per la Cultura che ci ha regalato. Io mi auguro che presto si possa ringraziare lItalia per la Cultura che ci regala fino ad allora, cara Rai, facci iniziare lanno alla grande, facci cominciare dal si bemolle del Bel Danubio Blu e della Marcia di Radetzky, facci sentire cittadini del mondo facci ascoltare i Wiener! Mattia Petrilli Appuntamenti da non perdere * luned 17: alla Scala concerto straordinario di Eugenij Kissin con un programma interamente listziano per il bicentenario della nascita del grande pia-

nista e compositore che cade nellottobre di questanno * marted 18: al Conservatorio, per la Societ del Quartetto, il Quartetto darchi Takcs di Budapest con un bel programma dedicato a Haydn (op.74, n.1), Bartk (n. 3) e Mendelssohn (n. 3, op 13) * mercoled 19: sempre al Conservatorio, per la Societ dei Concerti, un trio di giovani bravissime concertiste (Laura Gorna violino, Cecilia Radic violoncello e Laura Manzini pianoforte) esegue musiche di Haydn, Clara Wieck e Smetana (il famoso trio in sol minore) * gioved 20: al Teatro Dal Verme per i Pomeriggi Musicali concerto diretto da Andrea Battistoni con Fernando Caida Greco al violoncello, con due belle opere di Haydn: il Concerto per violoncello e orchestra in re maggiore e la Sinfonia n. 96, detta il Miracolo, precedute dalla Simple Symphony di Britten * il 20, 21 e 23 allAuditorium di largo Mahler lOrchestra Verdi diretta da Xian Zhang eseguir la Messa da Requiem (soli, coro e orchestra) di Giuseppe Verdi * infine luned 24 e sabato 29 al Conservatorio, per le Serate Musicali, due ottimi concerti rispettivamente della pianista siberiana Elisso Virsaladze, con un programma tutto dedicato a Schumann, e del duo di Geza HosszuLegocky e Marta Argerich, violino e pianoforte, con un programma che per il momento una sorpresa.

ARTE
Questa rubrica a cura di Virginia Colombo @arcipelagomilano.org

Joseph Kosuth da Lia Rumma


Dopo la mostra di Ettore Spalletti, che inaugur il nuovo spazio della galleria, Lia Rumma, signora delle gallerie italiane, chiese a un amico di vecchia data di crearle qualcosa site specific, concepito appositamente per il nuovo, grande, enorme spazio della galleria in via Stilicone. Ecco comparire in scena Joseph Kosuth, artista concettuale americano. Lentrare nello spazio al pian terreno gi unesperienza. Un cubo tutto nero, modificato apposta per loccasione, avvolto nella penombra, in cui spiccano grandi frasi al neon, i Texts for Nothing. Frasi prese niente meno che dal lavoro di Samuel Beckett del 1954, che appunto presta il titolo anche allinstallazione. Texts for Nothing un lavoro basato su una selezione di frasi, in inglese e in italiano, composto da 19 opere singole realizzate in neon bianco a luce calda e ricoperte di nero. Alcune perfettamente leggibili, altre in modo un po sfocato, per cui lo spettatore deve cercarsi il proprio ottimale punto di vista per leggerle. Se per anni questi testi sono stati poco considerati dalla critica drammaturgica beckettiana, per Kosuth invece sono sempre stati un punto di partenza fondamentale. Un lavoro quasi parallelo, quello svolto da Beckett e Kosuth: in entrambi larte e la sua creazione mostrano un forte legame nella relazione con il significato. Beckett affronta la questione del significato a partire dalla sua assenza, Kosuth al contrario si concentra nella produzione del significato. Un lavoro peraltro senza fine, un processo che inizia ma che pu procedere allinfinito, continuando per continua assenza. Costituendo linguaggio in s, il lavoro si autodescrive come unassenza, unassenza dalla quale possono fluire le nostre domande sul significato ha spiegato Kosuth. Nessuno ha mai detto che larte contemporanea fosse facile. La mostra continua poi al primo e secondo piano con una raccolta di nove opere storiche di Kosuth, An Uneven Topography of Time/UnIrregolare Topografia del Tempo, il cui soggetto principale il tempo, dal 1971, anno in cui l'artista aveva inaugurato la prima galleria della Rumma a Napoli, a oggi.

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Si possono trovare quindi le famose sedie, nella serie delle Eighth Investigations, 1971; gli altrettanti celebri orologi, le definizioni di tempo, oggetto e orologio tratte dal dizionario, e ancora neon e foto su Art as Idea as Idea, 1966. Un lavoro cervellotico, difficile da capire a un primo impatto, ma cos larte concettuale e il lavoro di Kosuth,

che ha dagli anni Sessanta ha esplorato il significato e la produzione del linguaggio. Una mostra sicuramente interessante, suggestiva, che porta a far riflettere sul significato di alcune categorie, come quella del tempo, e sul messaggio che larte concettuale di oggi vuole esprimere.

Joseph Kosuth, Texts for Nothing, Galleria Lia Rumma, via Stilicone 19, Orari: da marted a sabato, dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14.30 alle 19:00 Ingresso libero.

Benvenuto, Novecento!
Dopo tre anni di lavori, progetti e polemiche si finalmente inaugurato il Museo del Novecento nello storico palazzo dellArengario, completamente rinnovato, con oltre 5 mila metri quadrati di spazio per ospitare le oltre 400 opere delle Civiche Raccolte milanesi. Grande evento mondano stata linaugurazione stessa, avvenuta il 6 dicembre, alla quale hanno partecipato volti noti della cultura e della politica milanese. Un progetto innovativo e futuristico, pi unistallazione che unarchitettura, come racconta Italo Rota, architetto responsabile del progetto. Grandi vetrate, scalone a spirale che ricorda il Guggenheim di New York, nicchie e passerelle che collegano lArengario col primo piano di Palazzo Reale. A coronamento di questo edificio lenorme Neon di Lucio Fontana, progettato nel 1951 per la IX Triennale, ed esposto in una terrazza vetrata che domina la piazza del Duomo e diviene faro e simbolo del museo stesso. E poi un ristorante nella Torre, un bookshop ben fornito e spazi per la didattica, oltre che luoghi in cui possibile sostare. Un museo come non ce nerano mai stati a Milano, ma che oltre ai pregi inconfutabili, tra cui quello di raccogliere in un solo luogo pezzi fondamentali della storia artistica milanese ma non solo, si porta dietro, quasi inevitabilmente, uno stuolo di polemiche. A cominciare proprio dallinizio del percorso espositivo. Dopo un ingresso avveniristico, con armadietti luminosi e monitor appesi al soffitto, si sale lenorme rampa spiraliforme che conduce ai vari piani del museo. Ma c un primo problema. Sulla sinistra, quando meno te lo aspetti, ecco comparire lenorme tela del Quarto stato di Pellizza da Volpedo, prelevata dalla sede storica della Galleria darte moderna e messa in una nicchia dal fondo nero. Proprio questa nicchia divenuta oggetto di questioni e polemiche. Una collocazione poco adatta, troppo poco visibile per un quadro di quella importanza, significato e dimensioni. Dovrebbe aprire idealmente il percorso storico artistico. Si trova relegato in un punto di passaggio: quasi ci si passa davanti senza accorgersene, anche per il fondo troppo scuro su cui posto. Il percorso prosegue poi in modo pi funzionale. Aprono le danze alcune opere della collezione Jucker, prima conservata a Brera; la favolosa serie dei quadri di Boccioni, Carr, Balla e degli altri Futuristi, con la famosissima scultura di Boccioni Forme uniche nella continuit degli spazi, esposte in sale con pannelli color crema e colonne di marmo. Si prosegue poi con gli anni Venti e Trenta e le sale monografiche di Morandi, De Chirico, Martini.Il percorso continua in ordine cronologico. Il ritorno allordine del gruppo di Novecento, gli antagonisti della Scuola Romana, i Chiaristi, De Pisis. Si incontrano poi, in un continuo dentro e fuori un po labirintico, Manzoni e Burri, il Gruppo T, lArte Povera, Marino Marini. Lucio Fontana ha una sala tutta per s che si affaccia sul celebre Neon e dove possibile ammirare, nel mezzanino, il famoso soffitto realizzato da lui nel 1956 per la sala da pranzo dellHotel del Golfo di Procchio allIsola dElba, decorato con segni, tagli e incisioni operati direttamente sullintonaco fresco e riempiti di colori puri. Soffitto che ha subito rocambolesche vicende e che stava per essere distrutto nel corso di un radicale intervento di ristrutturazione delledificio. Solo la Soprintendenza di Brera e la Fondazione Fontana con il loro intervento, hanno permesso il salvataggio del soffitto. Al centro delledificio scorre un imponente impianto di doppie scale mobili. Un po centro commerciale, un po Centre Pompidou. Una parte molto importante quella dedicata allarte davvero contemporanea, che ospitata nel piano superiore di Palazzo Reale, collegato da una passerella che conduce in sale grandi e adatte alle dimensioni fuori misura di certe opere. Rotella, Pistoletto, la Land art, la Pop art, larte concettuale, istallazioni ottiche e reali in cui lo spettatore pu entrare e lasciarsi stordire dai giochi di specchi, luci, suoni. Finalmente a Milano un museo di arte contemporanea degno di questo nome, nel cuore della citt. Con un ultimo interrogativo. E Casa Boschi-Di Stefano? Moltissime opere esposte al museo provengono da quello straordinario ambiente espositivo che era la casa dei coniugi Boschi. Certo, questo trasferimento era gi in programma fin dai tempi della loro donazione, ma sicuramente la fisionomia di questa casa-museo radicalmente cambiata e forse anche snaturata. Rimane Savinio, simbolo della casa, ma se ne sono andati importanti e altrettanto significativi Sironi, De Chirico, Manzoni e Fontana. Come fare per non cambiare la fisionomia della casa-museo ma allo stesso tempo permettere di avere una visione globale della storia artistica del Novecento? Questa lardua questione. Per ora ci accontentiamo di questo nuovo e veramente attuale museo, gratuito fino al 28 febbraio. Museo del Novecento, Palazzo dell Arengario, Piazza Duomo, Orari: lun 14.30 - 19.30, mar mer ven dom 9.30 19.30 giov sab 9.30 - 22.30 Ingresso gratuito fino al 28 febbraio 2011

Al-fann. Larte della civilta islamica

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A Palazzo Reale esposta, fino al 30 gennaio 2011, una straordinaria scelta di opere provenienti dalla collezione alSabah degli sceicchi del Kuwait Nasser Sabah Ahmed al-Sabah e Hussah Sabah Salem al-Sabah. Trecentocinquanta pezzi preziosi e raffinati, scelti tra gli oltre 26.000 della collezione completa. Collezione raccolta a partire dal 1975, dai due coniugi, costruendo negli anni un percorso interessante e vario, che va a coprire temporalmente e geograficamente un universo molto ampio, dal VII al XVII secolo, dalla Spagna all Oriente. E linizio di una avventura straordinaria e probabilmente irripetibile, fatta di intelligenza, amore, competenza, lungimiranza, curiosit, dice con entusiasmo il curatore della mostra, Giovanni Curatola. E nel 1983, in occasione della Festa Nazionale del Kuwait, che gli sceicchi offrono al loro Paese, e al mondo intero, il prestito permanente della loro Collezione al museo Nazionale del Kuwait, in unapposita ala destinata a ospitare milleduecento eccezionali opere darte islamica. Le opere provengono da tutto l'universo arabo, in un arco cronologico che va dall'antichit fino alle dinastie dei tre Imperi: Ottomano, Safavide e Moghul.

Testimonianze che esprimono la molteplicit delle realt artistiche del mondo islamico, ispirate e contagiatesi vicendevolmente dagli influssi delle civilt susseguitesi nel corso dei secoli, in un reciproco scambio di ispirazioni e influenze. La civilt romana, quella bizantina, indiana, cinese e persiana offrono e ricevono stimoli e influssi, mirabilmente raccolti in mostra. E in mostra vari e diversi sono gli oggetti esposti, come anche i materiali, fragili e preziosi come il vetro o le stoffe antiche, ma anche saldi e possenti come la pietra dei capitelli. La mostra si divide in due parti: la prima met consiste in un percorso cronologico scandito in quattro momenti, dagli albori fino ai tre grandi imperi. Nella seconda parte si approfondiscono temi importanti e ricorrenti in tutta larte musulmana, di ogni Paese. Calligrafia, decorazione geometrica, motivi ad arabeschi fino ad arrivare allarte figurativa. Ci tiene a sottolinearlo il curatore, bisogna smentire il luogo comune di una pretesa iconoclastia musulmana. Chiude la mostra una sezione dedicata ai gioielli, incredibili e magnifici, che faranno sognare di sicuro ogni donna. Gioielli da vera regina. Insomma un percorso tra unarte diversa e lontana dalla nostra, ma che in

fondo qualcosa in comune ce lha. Basti pensare alle pagine del Corano e di libri e manoscritti, mirabilmente miniate, come i nostri codici medievali, o alle iscrizioni incise nella pietra dei portali o sulle pietre tombali. Qualcosa di molto vicino alla nostra storia. Non mancano tappeti da mille e una notte, pugnali e spade in cui sono incastonate pietre di inestimabile valore, oggetti da toeletta e quotidiani, dalle posate agli scacchi. Una mostra itinerante, perch questi oggetti viaggeranno dall'Austria al Canada alla Corea, per permettere a tutto il mondo di ammirare questa incredibile collezione. Un viaggio che ha anche un doppio senso pi profondo, poich Islam e Occidente sono sempre stati caratterizzati da un rapporto dinamico, a volte pacifico, a volte meno, ma comunque sempre caratterizzato da scambi reciproci: e l'arte islamica proprio questo, un crogiuolo di culture. Perch come dice la collezionista - la cultura rapporto. Al-Fann. Arte della civilt islamica fino al 30 gennaio 2011, Palazzo Reale, piazza Duomo Orari: 9.30-19.30, lun 14.30-19.30, giov e sab 9.30-22.30 Biglietti: intero 9, ridotto 7.50.

Filippo Lippi e il nuovo capolavoro per Milano


Per lottavo anno il Museo Diocesano di Milano porta in citt liniziativa Un Capolavoro per Milano. Una sola opera, significativa e importante, esposta in uno spazio riservato del museo, per permettere di osservare al meglio il capolavoro prescelto. Dopo nomi importanti come Caravaggio, Van Gogh e Mantegna, solo per citarne alcuni, il turno di fr Filippo Lippi, pittore fiorentino. Lopera proviene dal Museo Civico di Prato, ed la bella Nativit con San Giorgio e San Vincenzo Ferrer, datata 1456 circa. Unopera su tavola, tradizionale ma innovativa al tempo stesso. Leleganza dei personaggi, avvolti in morbidi manti, lespressione tenera e assorta insieme, lelemento naturale e naturalistico dello sfondo. Elementi che rendono questa opera affascinante e misteriosa. Il nucleo della scena senza dubbio la Sacra Famiglia. Giuseppe, accovacciato, le mani giunte, in preghiera davanti a quel figlio cos speciale; la Vergine, bellissima col suo profilo perfetto e nobile, intreccia il suo sguardo a quello del figlio, deposto a terra sullo stesso manto della madre. Un bambino tenero e paffuto che tende le braccia verso Maria, ma con unespressione del volto severa, quasi gi conoscesse il destino che lo aspetta. Sullo sfondo pastori inginocchiati, suonatori di corni e cornamuse, cori di angeli adoranti che cantano levento straordinario, il figlio di Dio nato sulla terra. Il paesaggio stesso speciale. Una distesa di rocce, una terra arida scavata a gradoni, che fa venire in mente gli innovativi paesaggi giotteschi. La scena risulta immobile, come cristallizzata, con i personaggi fermi nelle loro pose eterne, immersa in un silenzio denso di preghiera e novit. Due per sono i personaggi che Lippi aggiunge a questa scena sacra, inediti nel tema della Nativit. Il primo San Vincenzo Ferrer, sulla destra, abbigliato con labito tipico dei domenicani, un libro aperto in mano e lo sguardo rivolto verso un Cristo clipeato. E lelemento inquietante che rompe con questa armonia silenziosa proprio il versetto scritto su quel libro, Temete Dio perch verr lora del Suo giudizio. Un monito apocalittico, spiegabile forse con le angosce vissute da Lippi stesso. Monaco, pittore, dopo aver lavorato negli stessi cantieri toscani di Masaccio e aver conosciuto la lezione di Paolo Uccello e Donatello, nel 1456 incontra la monaca Lucrezia Buti, bellissima dicono le fonti, di cui si innamora. Da questo amore illegittimo nascono Filippino, pittore anche lui, e una figlia. Ecco il perch di un monito cos duro, che nasceva da un profondo senso di colpa, dovuto al fatto che i due amanti avevano tradito e abbandonato i loro voti monastici. E proprio Lucrezia e Filippino furono i modelli per la Vergine e il Bambino, in un continuo scambio tra amore sacro e profano, commovente omaggio alla sua famiglia. Inoltre la presenza di San Vincenzo spiegabile anche con la canonizzazione del santo avvenuta solo un anno prima e per questo motivo la sua figura fu richiesta formalmente dai committenti dell opera, i domenicani di San Domenico a Prato. Laltra figura uno strano San Giorgio, con armatura e vessillo ma senza drago ai piedi. E proprio questo santo pu essere letto anche come un san Michele arcangelo, ma senza ali, che nellApocalisse vince il drago, simbolo del male, proprio come san Giorgio. Insomma unopera che rompe con liconografia tradizionale, densa di significati. Addirittura ci sono delle corrispondenze con le Rivelazioni trecen-

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tesche di Santa Brigida di Svezia. Una bella opera, adatta pi che mai al prossimo periodo natalizio e a una visita con la famiglia. Con un occhio di riguardo anche ai pi piccoli, per i quali vengono

realizzati ad hoc laboratori e attivit didattiche la domenica pomeriggio.

La Nativit di Filippo Lippi

16 novembre 2010-30 gennaio 2011 Museo Diocesano di Milano corso di Porta Ticinese, 95 Orari: marted - domenica ore 10-18 Costi: intero 8, ridotto 5, marted 4

I nuovi volti della scultura contemporanea


Alla Fondazione Pomodoro fino al 30 gennaio 2011 in programma la mostra La scultura italiana del XXI secolo. Una mostra bella davvero, di quelle che vale la pena vedere. Ricca, interessante, interattiva, colorata. Nei grandi spazi della Fondazione si cercato di ricostruire il percorso svolto dalla scultura in questi ultimi anni. Chi si aspetta per una mostra piena di statue in marmo, gesso o bronzo, con i soliti soggetti neoclassici da museo, rimarr profondamente deluso. E sconcertato. A partire dai materiali. Chewing gum, copertoni, led, coriandoli, animali impagliati, piante, unghie finte, perfino le ombre sono incluse tra i materiali presenti nelle didascalie a descrizione delle opere. La scultura del XXI secolo pu essere fatta da qualsiasi cosa. E se il visitatore ostinato volesse mettersi a cercare qualcosa fatto con i materiali canonici della scultura (e ci sono), lo troverebbe anche, ma rimarrebbe lo stesso sconvolto dalla scelta molto poco classica dei soggetti. A cinque anni di distanza dalla mostra La scultura italiana del XX secolo ecco la sua ideale continuazione con unesposizione ospitante ottanta tra gli artisti italiani pi famosi e quelli emergenti. Una bella sfida per gli organizzatori e per chi si vuole imbarcare nellimpresa (a volte disperata) di capire in che direzione sta andando la scultura di oggi. Una mostra che vuole volutamente aprire e lasciare aperte domande e interrogativi, a partire proprio dal soggetto. Scultura il termine pi esatto per definire quello che il curatore Marco Meneguzzo ci propone? O forse non sarebbe meglio usare altri termini, da intersecare tra loro, come installazioni, architetture ed esperienze visive? Insomma una disciplina da definire di nuovo, tenendo conto dei suoi strumenti e dellibridazione dei linguaggi. Non c pi nulla di certo, non i soggetti, non di sicuro i materiali. Ci si pu cos trovare ad ammirare il cavallo tassidermico appeso al muro (senza testa) del solito Cattelan, per poi passare al bellissimo Il grande volante VIII di Corneli, creato con stampi in acciaio, lampade e ombre (quelle sul muro, che creano limmagine finale, di nessuna consistenza fisica), per giungere alluomo fatto di chewing-gum rosa shocking di Maurizio Savini (esperienza anche olfattiva). Una variet di materiali reperibili nella vita quotidiana ma soprattutto deperibili, come gli intrecci di carta di Stefano Arienti o il cubo di coriandoli di Lara Favaretto. Basterebbe un nulla per distruggerli, niente a che vedere con la solidit delle statue del passato che hanno attraversato i secoli per giungere fino a noi. Ma dopo tutto il solito problema dellarte contemporanea, in ogni sua forma. Come si fa a definire cosa arte e cosa non lo ? Ci sono ancora materiali nobili da preferire per creare unopera darte? Sicuramente no. Bisogna solo mettersi nellottica giusta, avere una mente aperta e dimenticarsi di cosa ci hanno insegnato a scuola. E finita lera del marmo, delle veneri e degli eroi mitologici. O meglio, se ci sono ancora non hanno sicuramente pi quel significato. E lora di accettare larte dei nostri tempi, non solo quella passata per una lunga e forzata storicizzazione. E non detto che si debbano per forza perdere tutti i nostri punti di riferimento. Un esempio? Il famosissimo David di Donatello presente anche qui. Solo che rosa, ha un seno abbondante e si chiama Donatella. La scultura italiana del XXI secolo fino al 20 gennaio 2011 Fondazione A.Pomodoro via Solari, 35 Orari: mercoled - domenica dalle 11 alle 19. Gioved dalle 11 alle 22. Costi: intero 8,00 . Ridotto 5,00 Ingresso libero la seconda domenica del mese

Dali superstar a Milano


Una folla da prima cinematografica ha invaso Palazzo Reale in questi giorni. Folla allinaugurazione, folla alla apertura al pubblico della mostra. E non poteva essere diversamente trattandosi di una super star dellarte, Salvador Dal, a Milano dopo 50 anni dallultima rassegna. La mostra, aperta il 22 e intitolata Dal. Il sogno si avvicina un interessante panoramica su un aspetto poco analizzato della sua opera, il rapporto con il paesaggio, quello della sua terra natia, la Catalogna, le scogliere dellAlto Ampurdn, il golfo di Cadaques. La mostra, divisa in stanze tematiche un viaggio alla scoperta di un Dal non solo surrealista eccentrico ma anche poeta mistico e religioso. A modo suo. Dal nasce a Figueres, vicino a Girona nel 1902. Figlio di un notaio, inizia a dipingere gi da ragazzino con una tecnica che si avvicina ai neo impressionisti. Studia allAccademia di Belle Arti di Madrid da dove per viene cacciato dopo pochi anni per il suo comportamento troppo sovversivo. Da quel momento inizia a formarsi il vero Dalpersonaggio. Baffi a manubrio, abbigliamento stravagante, uscite e dichiarazioni ancor pi eccentriche. Si lega a Bretn e ai surrealisti. I suoi amici hanno contribuito alla storia dellarte e della cultura del Novecento:conosce Picasso, incontra Freud, lavora con Bunuel, Man Ray, collabora con Hitchcock, amico fraterno di Garcia Lorca, che, disse Dal, tent di farlo diventare il suo amante. Lincontro che cambi davvero la sua vita fu quello con Gala, sua futura moglie, musa, gemella, parte mancante di lui. Incontro galeotto, perch Gala era sposata col poeta surrealista e amico di Dal Paul Eluard. Questo fu solo il primo di una lunga serie di scandali. Personaggio fuori dal comune, stato un artista straordinario, completo. Pittore, scrittore, sceneggiatore e co-regista di film, disegna abiti per famosi stilisti, fa scene e costumi per balletti teatrali, produce un suo profumo, disegna gioielli, mobili, fu vetrinista speciale in un grande magazzino di New York. Gir anche degli spot pubblicitari. La differenza tra me e i surrealisti che io sono surrealista disse. Questa dichiarazione, insieme a molte altre, gli valse il ben servito dal gruppo di Bretn.

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In mostra, i paesaggi aridi catalani sono usati come sfondo teatrale alla miriade delle immagini-feticcio preferite da Dal: telefoni giganti, orologi molli, grucce, formiche, giocatori di baseball, limmancabile Gala e le uova. Uova da cui era ossessionato, secondo la sua teoria del molle e del duro. E un uovo gigante infatti accoglie il visitatore in mostra, a contenitore della prima opera del percorso, una super surrealista Venere di Milo con cassetti. E pon pon di pelliccia. Nelle varie stanze prende forma un Dal meno conosciuto. Non solo il surrealista ossessionato dalla sessualit e dai fluidi corporei ma soprattutto il fine conoscitore delle tecniche pittoriche e della storia dellarte, sperimentatore delle nuove scoperte ottiche. Dal profeta del clima bellico, lui, pittore apolitico per scelta e anzi opportunista. Quando scoppia la guerra civile spagnola, nel 1939, Dal va in esilio volontario in America e in Italia, dove ha la possibilit di approfondire il Rinascimento italiano, per lui la massima espressione della perfezione. Tutte le sue opere sono disseminate

di riferimenti culturali, anfore antiche, busti e statue greche, citazioni-parodieomaggio a Velazquez, Michelangelo, Leonardo. Sconvolto dal lancio della bomba atomica, si innamora dellatomo, della fisica e i paesaggi diventano post atomici, le particelle atomiche compaiono nelle sue opere. Punto forte dellesposizione la ricostruzione del salotto surrealista da abitare (la prima versione a Figueres), la stanza col volto di Mae West, la diva americana degli anni Trenta. Dopo aver visto la sua foto su una copertina Dal crea un vero salotto, in cui il visitatore invitato a sedere sul Dalilips, divano a forma di rosse labbra carnose, vero oggetto di design prodotto in serie. Intorno un camino a forma di naso e boccoli biondi come tende, mentre un proiettore permette allo spettatore di vedersi in contemporanea sulla parete di fronte. Secondo esplicita volont di Dal. Lultima stanza mostra un Dal che non ti aspetti, cattolico ma agnostico al tempo stesso, su sua ammissione. Un crocifisso sospeso, angeli in una terra apoca-

littica, il volto di Gala, ormai morente, a indicare la spiritualit di un uomo che anelava a toccare il cielo, a trovare una strada per comunicare con Dio. Conclude il percorso il cortometraggio animato e inedito Destino, con i disegni creati nello studio Disney nel 1946 e realizzato per la prima volta nel 2003. Un mondo surreale, popolato dalle sue fantasie e ossessioni. Una chicca per la prima volta in Italia. Le opere provengono soprattutto dal Teatro-museo di Dal a Figueres, monumento e trionfo del kitch che progett e costru lui stesso e dove volle farsi seppellire, nel 1989. Non una retrospettiva n una mostra antologica. Unoccasione per conoscere meglio un artista troppo spesso banalizzato. Dal. Il sogno si avvicina. Dal 22 settembre al 30 gennaio 2011. Palazzo Reale. Orari: marted- domenica 9.30/19.30 luned 14.30/19.30 gioved e sabato 9.30/22.30 Biglietti. Intero: 9 . Ridotto 7,5

TEATRO questa rubrica a cura di Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org


Riaprono i teatri per la stagione 2011, ecco una panoramica generale delle prime settimane di Gennaio con tre appuntamenti da non mancare. Prima raccomandazione importante: affrettarsi a prendere i biglietti per Vollmond, regia di Pina Bausch, in scena al Piccolo Teatro di Milano dal 10 al 13 febbraio, i biglietti raggiungeranno il sold out con la stessa velocit della Trilogia di Servillo. Tra i lavori pi recenti della Bausch, Vollmond suddiviso in due atti e dimostra l'impeccabile lavoro sull'immagine del teatro danza della coreografa tedesca meglio nota come l'artista degli artisti. Anche se non una delle sue opere migliori, riuscire a partecipare a un suo spettacolo sicuramente un'esperienza indimenticabile. Al Teatro Ringhiera, una settimana con una tra le interpreti giovani migliori del momento - Arianna Scommegna. Vanno in scena due suoi monologhi, Cleopatrs (fino al 16 gennaio), con la regia di Gigi Dall'Aglio e La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce (16 gennaio alle 16.00), con la regia di Gabriele Vacis. Cleopatrs il primo di tre lamenti di morte di Cleopatra, Erodiade e la Madonna, tre testi firmati Giovanni Testori. Cleopatra viene mostrata ai nostri occhi in versione lombarda cos come con La Molli, il monologo di Molly Bloom che chiude l'Ulisse di Joyce, la Scommegna intreccia sottilmente la sua parte Milanese. La Scommegna buca lo schermo, un baluardo della recitazione femminile, cattura l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine e oltre, uscendo dalla sala e andando verso casa. Assolutamente da non perdere. Dal 12 al 16 gennaio al Teatro della Cooperativa va in scena Diventare Uomo Frammenti estremi di donne albanesi, gi in scena l'anno scorso all'Elfo Puccini. Letture di sceneggiatura, reportage e testo letti da Lucia Vasini ed Emanuela Villagrossi accompagnate dalle foto di Alex Majoli e la musica di Gaetano Liguori. L'idea di questo lavoro della giornalista del Corriere della Sera Livia Grossi, andata in Albania nel 2005 per realizzare un reportage sulla condizione della donna nello specifico delle vergini giurate, donne che decidono di diventare uomo per portare avanti il ruolo dell'ultimo uomo della loro famiglia. All'Out Off torna lAdalgisa di Gadda con la regia Loris fino al 13 febbraio, all'Elfo continua The History Boys fino al 23 gennaio. Mentre al Pim Off continua il progetto Re_Form. Per tutto il mese di gennaio ospiter Zaches Teatro con un laboratorio e la presentazione di due spettacoli della compagnia. Tra i suoi membri German Allue Jauregui ex danzatore della compagnia ULTIMA VEZ-WIM VANEKEYBUS. Dall'11 al 23 gennaio 'Na specie de cadavere lunghissimo, con Fabrizio Gifuni da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico con la regia di Giuseppe Bertolucci. Per quanto riguarda le giovani compagnie, debutta allo Spazio Tertulliano La Sposa del Diavolo dal 13 al 16 e dal 20 al 23 gennaio, con drammaturgia di Irene Petra Zani e regia di Fulvio Vanacore per la Compagnia delle Furie.

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CINEMA
questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani @arcipelagomilano.org

SE MI LASCI TI CANCELLO
[Eternal Sunshine of the Spotless Mind, USA, 2004, 108] di Michel Gondry con: Jim Carrey, Kate Winslet, Tom Wilkinson, Mark Ruffalo, Elijah Wood, Kristen Dunst
Pagine strappate, non mi ricordo di averlo fatto, dice Joel Barish (Jim Carrey) osservando il suo diario. in treno: quella mattina, un impulso improvviso lha spinto a disertare il lavoro per andare sulla spiaggia di Montauk. Inizia cos Se mi lasci ti cancello [Eternal Sunshine of the Spotless Mind, USA, 2004, 108] di Michel Gondry. Joel non comprende il perch, ma il desiderio di raggiungere quella spiaggia profondo. Lungo il tragitto incontra Clementine (Kate Winslet); limmediata complicit tra i due fa pensare che non siano l per caso, quasi come se non fosse la prima volta che si incontrano. Forse, in quelle pagine strappate, cera un disegno, una frase, un ricordo comune. In effetti, proseguendo sulla strada disegnata da Charlie Kaufman, Pierre Bismuth e Michel Gondry sceneggiatori del film scopriremo presto che Joel e Clem avevano una storia. Poi, quando la relazione si spezzata, per eliminare il dolore dei ricordi, i due hanno scelto di rivolgersi alla societ Lacuna Inc.: specializzata in cancellazione del passato. La regia si sofferma forse qualche minuto di troppo sul ruolo di questa societ, la cui attivit si pu rendere in modo chiaro attraverso una frase di Friedrich Nietzsche: Beati gli smemorati perch avranno la meglio anche sui loro errori. Curioso che a citarla, nel film di Gondry, sia la segretaria della Lacuna Inc. Mary Svevo (Kristen Dunst) con quel cognome che rimanda ai viaggi nella memoria affrontati da Zeno Cosini, e alla sua nietzchiana (di nuovo Nietzche?) convinzione secondo cui il tempo non quella cosa impensabile che non sarresta mai. Da me, solo da me, ritorna [Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923]. Nel film, allora, il ruolo della societ Lacuna serve da contorno per raccontare qualcosaltro. Il Jim Carrey di Se mi lasci ti cancello, cos come aveva fatto nel ruolo di Truman [The Truman Show, Peter Weir, 1998], protagonista di una fuga. Truman scappava sognando unaltra vita, preferendo il buio nascosto dietro a una porta misteriosa piuttosto che la prigionia di Seahaven; Joel fugge nel labirinto della sua mente, stavolta aggrappandosi allimmaterialit dei ricordi per sconfiggere il buio della dimenticanza. Quello che noi vediamo linvenzione onirica creata dalla mente di Joel. Niente ha pi senso: veniamo immersi in unorgia di ricordi, con tempi e spazi che si cavalcano e scavalcano. Joel si perde ricordando il suo passato; Clementine il suo filo di Arianna che lo tiene lontano dalloblio. Cerca di nascondere Clem nei suoi ricordi pi remoti, evitandone la cancellazione. La percezione del protagonista si materializza e diventa immagine per i nostri occhi. Ma guardando ci sentiamo smarriti. Non capiamo pi dove sia linizio e dove la fine (sempre se esiste un inizio e una fine). Siamo persi allinterno di una sceneggiatura che pareva averci preso per mano, inizialmente, per poi abbandonarci nella ragnatela creata da Joel e Clem. Una ragnatela parente di quella tessuta in Spider [David Cronenberg, 2002, 98] da Dennis Cleg (Ralph Fiennes) nellesplorazione della sua mente, notando come realt e memoria sono concetti flessibili, dai confini fluidi. Il titolo originale del film di Gondry Eternal Sunshine of the Spotless Mind una raffinata citazione dellopera Eloisa to Abelard [1717] di Alexander Pope, che pu essere resa in italiano con infinita letizia della mente candida; decisamente pi calzante del vile titolo scelto per la versione italiana. Ma, nonostante tutto, linfinita letizia raggiungibile attraverso la persistenza della memoria, grazie alla quale la mente candida rifiuta loscurit. Il tempo, tramite i ricordi, ritorner in maniera ciclica anche per Joel e Clem (cos come per Zeno). Torneremo su quella spiaggia a Montauk assieme a loro ma che sia linizio o la fine questa volta le pagine del diario non saranno strappate. E, tutto sommato, non sar il dimenticare gli errori a garantire beatitudine, ma la consapevolezza che quegli errori torneranno anche loro in maniera ciclica poich fanno parte del loro amore. Paolo Schipani Il film, proiettato ieri (11 gennaio 2011) rientra nella rassegna Cinesofia Incontri di Cinema e Filosofia organizzata da Apollo SpazioCinema e Fondazione San Raffaele. Programmazione e dettagli a questo link: ://narrabilando.blogspot.com/2010/10/c inesofia-milano.html

AMERICAN LIFE
di Sam Mendes [USA Regno Unito, 2009, 98] con John Krasinski, Maya Rudolph, Carmen Ejogo, Catherine O'Hara, Jeff Daniels
Ben e Verona sono una coppia di giovani adulti di trentaquattro anni che inaspettatamente scopre di aspettare un bambino. La vicinanza con i genitori di Ben il motivo per cui vivono in Colorado e il loro supporto ci che si aspettano per colmare le incertezze legate a questa attesa destabilizzante. I genitori sono la scossa che smuove le loro vite. La loro bizzarra e inattesa decisione di trasferirsi per due anni ad Anversa causa un terremoto nelle vite dei protagonisti. La colonna a cui sono appoggiati viene meno. Lunica soluzione che si prospetta, per evitare un fallimento personale, cercarne altrove una nuova. Siamo completamente privi di vincoli uno scenario da sogno, ci confida Verona. Come non invidiarli. Non hanno obblighi lavorativi, le loro professioni che non sono limitate dalle mura di un ufficio. Verona e Ben partono quindi per un intenso e imprevedibile viaggio formativo durante il quale, con lo sguardo ingenuo che li contraddistingue, cercano la ricetta per diventare buoni genitori. Il ragionamento per esclusione quello che decidono di adottare, non potendo anticipatamente sapere che tipo di genitori diverranno, tappa dopo tappa, comprendono quali, senza dubbio, non vogliono essere. Le figure illusorie

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che trovano lungo il percorso aiutano a cementificare quelle instabili basi che avevano al momento della partenza Away we go il titolo dellopera originale ed inspiegabile questa insipida trasformazione per il mercato italiano in American Life. Lautentico andiamo via ci comunica adeguatamente la voglia di ricerca da parte dei due protagonisti di un piccolo angolo di felicit. American Life lultimo film realizzato

da Sam Mendes. Lo stesso che, poco pi di dieci anni fa, ha esordito cinematograficamente con il capolavoro American Beauty, che gli subito valso lOscar per la miglior regia. La sceneggiatura il frutto di quel formidabile genio di Dave Eggers, per riprendere il titolo del suo libro pi celebre. Il connubio tra il regista e lo scrittore ci regala limmagine di unAmerica fragile e impaurita che cerca, con soluzioni infi-

nitamente diverse, leffimera creazione di una campana invisibile sotto cui proteggersi. Marco Santarpia In sala a Milano: Cinema Eliseo 15:30 17:50 20:20 22:30; Cinema Apollo 12:50 14:50 16:45 18:40 20:40 22:30; UCI Cinemas Bicocca 22:30

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MARIO BOTTA IL MUSEO DEL 900


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