TOSATTI – TRATTATI TECNICO ARTISTICI
Sono la parte più originale della letteratura artistica medievale.
Spesso non si conoscono gli autori, molte volte sono monaci amanuensi che copiano e assemblano (spesso
facendo degli errori) parti di testi diversi in laboratori appositi detti cenobi. I più importanti si trovavano in
Italia a Montecassino (abate benedettino Desiderio), Saint Denis e in Germania nella zona intorno a
Strasburgo.
Il committente viene spesso citato nel proemio.
Particolarmente importanti quelli che affrontano la metodologia pratica e forniscono notizie interessanti
sulle tecniche artistiche medievali e le pratiche di bottega, mentre nel Quattrocento si sviluppa la pratica del
ricettario come raccolta di segreti.
Va inoltre ricordato che i principali autori dell’antichità come Plinio e Vitruvio non vengono mai
completamente dimenticati, ma anche Dioscoride e Isidoro di Siviglia, spesso copiati in modo fedele in
percentuali diverse; per questo occorre sempre molta cautela.
Così come i testi antichi, anche questi medievali non furono mai completamente dimenticati (Vasari
conosceva Cennini, e non era affatto scontato); però moltissimi godettero di una generale riscoperta prima
nel Settecento da Lessing (in seguito alla rivalutazione dei mestieri in seguito alla pubblicazione
dell’Enciclopedia e alla riscoperta dei primitivi) e poi nel 1800 da parte di eruditi come la Merryfield (1848)
Questi trattati conservano in sé la doppia natura di teorico e pratico. Nelle pratiche di bottega le ricette
scritte erano rare perché non tutti sapevano leggere, quindi era molto più diffusa la pratica della copiatura di
modelli.
Fondamentale poi la pratica della compilazione/copiatura che avveniva principalmente nei monasteri e che
corre lungo tutto il medioevo, grazie al quale tanti testi sono arrivati fino a noi e di cui abbiamo perso gli
originali.
La pratica del sapere in momenti come questi arrivava ad essere una forma di potere; conoscere i segreti
dell’arte poteva essere utile anche gli impresari artistici come Alcherio, visto anche il grande valore
economico di alcuni materiali usati.
Importante poi la componente alchemica molto evidente nella Mappae Clavicula
- Teofilo, De diversis artibus
Di età romanica è il primo grande testo medievale di tecniche artistiche. È una guida stilistico-tecnica con fini
didascalico-pratici. Molto famoso anche grazie alla riscoperta da parte di Lessing e Eastlake.
Il nome Teofilo probabilmente nasconde l’identità dell’orafo Roger di Helmashausen, uomo colto che però
non rinuncia alla pratica della compilazione, in genere solo per la parte finale dei singoli libri. Si parla già di
pittura ad olio. Molto probabilmente manoscritti provenienti dall’oriente greco tipo Costantinopoli, ma forse
viaggi eseguiti dallo stesso monaco in persona.
Riconosce la superiorità dei Franchi nell’arte della vetrata.
Nel testo si parla anche dei vari ambienti che un monastero dovrebbe avere per produrre varie arti (fornaci,
laboratori, vasche, officine).
Contiene un testo per la creazione di un materiale simile all’oro (oro spagnolo, ovvero l’ottone) con una
ricetta mistica a base di sangue umano. Con il medioevo infatti molti materiali diventano difficili da trovare e
cadono in disuso cave e miniere. Si studiano nuove tecniche per creare nuovi effetti e materiali sostitutivi di
quelli più cari. Per lo studio dei metalli si evince una conoscenza che proviene dal sud Italia.
Parla della tecnica di fusione del bronzo per le campane, attività che veniva svolta in alcuni monasteri che
possedevano delle loro private officine con fosse di fusione (es. SS Trinità di Venosa).
- Cennino Cennini, Libro dell’Arte
Scritto alla fine del 1300.
Affronta un dibattito all’epoca molto attuale, ovvero quale fosse il miglior modo di dipingere tra quello più
tradizionale che possiamo trovare negli affreschi di Giotto ad Assisi e nei giotteschi di quel periodo, e quello
più moderno, del Giotto più maturo “dipingere dolcissimo e tanto unito”.
Denota enorme conoscenza dei colori fin nel minino dettaglio, come la differenza tra la tempera ricavata tra
uova di galline di campagna e quelle di città.
- Giovanni Alcherio
Mlanese, agente artistico e consulente presso il cantiere del Duomo di Milano
Il suo testo è databile al 1410 e riporta copie di ricette inglesi sulla pittura su tela. Interessante capire quali
fossero i contatti tra la Lombardia e l’Inghilterra e chi arrivò per primo a certe scoperte in anticipo sulla
grande stagione rinascimentale.
- Mappae Clavicula
godette di enorme fortuna, pubblicato per la prima volta nel 1739 da Ludovico Muratori.
È un codice oggi conservato negli Stati Uniti che raccoglie la tradizione terminale di una serie di testi, di cui
tre principali.
+ De coloribus et mixtionibus, risalente al XII secolo, scritto in versi, molto fortunato e copiato. Parla della
stesura del colore in tre fasi (tono locale, profilatura in tono scuro e sfumatura più chiara) ai fini della
scansione plastica, metodo raccomandato anche da Teofilo e fino a Cennino Cennini.
+ Il secondo è la traduzione di un testo alchemico in greco del IV secolo, che gli regalò anche tanta fortuna e
ampia circolazione
+ Il terzo è un testo sulla composizione, molto probabilmente ripreso da un ricettario di epoca ellenistica
La copia più antica che conosciamo risale all’età carolingia e comprende anche una copia di Vitruvio.
- De coloribus e artibus romanorum
scritto i versi e firmato da Eraclio, un nome probabilmente fittizio. Si era pensato fosse l’imperatore Eraclio I,
protettore degli alchimist, ma ipotesi subito scartata. Composto intorno al decimo secolo in Italia
nordorientale, contiene notizie importanti sulla pittura, soprattutto quella libraria, ma anche notizie sulla
ceramica da cui attinse Teofilo.
- De arte illuminandi
conservato a Napoli in copia trecentesca ma sicuramente più antico. Si occupa dei colori della miniatura e
riprendendo anche Plinio parla dei tre colori principali, ovvero nero, bianco e rosso. Molto importante
perché l’autore conosce miniature di altissimo livello e di grande capacità narrativa, anche ironica, di stile
franco-svevo-bolognese e sarebbe interessante comprenderne come le ha viste.
- Memoria del magisterio de fare finestre de vetro di Antonio da Pisa, maestro vetraio.
Testo conservato ad Assisi nel Sacro Convento, dove probabilmente gli è stato commissionato quando lavorò
per le vetrate della Basilica, introducendo il nuovo tipo di finestra istoriata con figure di santi sovrapposte.
L’autore gravitava nella bottega di Agnolo Gaddi e conosceva Cennino. Anche lui si occupa di pittura su vetro
ma si limita ai compiti progettuali, mentre Antonio dà istruzioni a livello esecutivo e consigli molto originali
come l’utilizzo di vetri e colori molto chiari. Si ottiene così un perfetto ritratto della divisione del lavoro tipica
della bottega medievale.
Stranamente consiglia a chi vuole intraprendere questa carriera di stanziarsi in un luogo, cosa strana perché
le maestranze vetraie erano itineranti.
- Manoscritto di Strasburgo
distrutto nel 1870 ma recuperato in copia da Eastlake.
L’assemblatore (probabilmente un pittore tedesco, vista la dimestichezza con certe ricette) ha raccolto tre
ricettari
+ Un manoscritto di Enrico da Lubecca del 1262
+ Un manoscritto di Andrea de Colmar, a sua volta derivato da uno latino, in cui parla di colori per tela
+ Nel terzo si parla di pittura ad olio con affinità riscontrabili anche con Cennino. Rispetto alle altre due
questa è sicuramente più originale
- Tabula de vocabulis e sinonimis et equivocis colorum (1382-1431)
Eccezionale raccolta riportata da Merrifyeld,del notaio parigino Jean Lebegue, colto cancelliere reale,
umanista e consulente artistico di Jean de Bery, in seguito procurò per il cantiere del Duomo di Milano
diverse maestranze nordiche come il Maestro delle Ore del maresciallo Boueieaut.
Collezione di ricette di grandi artisti contemporanei (Michelino da Besozzo o Giovanni da Modena) o del
passato
- Livre de portraiture di Villard de Honnecourt
Esempio rarissimo di trattato medievale illustrato, con tantissime copie di edifici o sculture, o motivi
ornamentali.
- Codice senese datato 1437, ma scritto alla fine del Trecento
+ Ricettario di colori per miniatura i Bernardino da Siena
+ Ricettario misto che comprende anche il De coloribus et mixtionibus in volgare
+ Scala di misure del corpo umano tipo Vitruvio forse da ricondurre al pittore Buffalmacco
+ Trattato per maestri vetrai
- Manoscritto veneziano
Grande raccolta di ricettari di varia provenienza, scritte in tempi diversi tra Venezia, Ferrara, Milano e
Novara, comprendente anche annotazioni fiamminghe e svizzere. Ricette copiate che probabilmente hanno
fonti in comune con altri manoscritti e alcune annotazioni originali, non solo di carattere tecnico-artistico ma
anche alchemico, anche se incomplete.
- Manoscritto di Bologna
Studiato da Merryfield. Grandiosa raccolta di ricette ordinate per colori (81 solo per l’azzurro) per vetri,
mosaici e tinture varie. Sicuramente non è stato scritto da un artista, forse da un monaco, in ogni caso il
codice ha subito l’attività di un copista che ha uniformato tutte le fonti da cui ha attinto per creare un
prodotto omogeneo.