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Ungaretti

Il documento riassume la vita e l'opera del poeta Giuseppe Ungaretti. Nato in Egitto nel 1888, Ungaretti visse a Parigi e Firenze dove fu influenzato dalla poesia simbolista e futurista. Combatté nella prima guerra mondiale da cui trasse ispirazione per le sue prime raccolte. Le sue opere esplorano temi come la morte, il tempo e la natura umana.

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Ungaretti

Il documento riassume la vita e l'opera del poeta Giuseppe Ungaretti. Nato in Egitto nel 1888, Ungaretti visse a Parigi e Firenze dove fu influenzato dalla poesia simbolista e futurista. Combatté nella prima guerra mondiale da cui trasse ispirazione per le sue prime raccolte. Le sue opere esplorano temi come la morte, il tempo e la natura umana.

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Ungaretti

LA VITA
- NASCITA: 1888, Alessandria d’Egitto, dove i genitori, provenienti dai dintorni di Lucca, gestivano un
forno di pane
- EDUCAZIONE: frequentò la scuola più prestigiosa di Alessandria, un istituto svizzero di lingua francese
improntato agli studi letterari al quale si iscrivevano coloro che desiderassero avere un’educazione di stampo
internazionale
- VIAGGI: a Parigi, dove venne a contatto con la poesia decadente e simbolista, e poi in Italia, dove - a
Firenze - strinse rapporti con alcuni esponenti del movimento futurista, grazie ai quali pubblicò alcune poesie
sulla rivista letteraria Lacerba
Ungaretti si arruolò come volontario e partecipò alla Prima guerra mondiale spinto dal desiderio di
sviluppare il sentimento di appartenenza a una patria; inviato a combattere sul Carso, fece però diretta
esperienza della durezza della guerra, che gli ispirò le liriche confluite nella raccolta Il porto sepolto, per la
quale qualche anno dopo ottenne la prefazione di Mussolini.
Tali liriche, insieme ad altre, in Allegria di naufragi [19], dunque in Allegria [31].
Al termine della guerra tornò a Parigi, dove si sposò.
In seguito, si trasferì a Roma e aderì al manifesto del partito fascista di Gentile - convinto che la dittatura
potesse rafforzare la solidarietà nazionale - , dunque compose le liriche confluite nella raccolta Sentimento
del tempo [33].
Fu poi insegnante universitario di letteratura italiana, prima in Brasile e poi a Roma, presso La Sapienza
(incarico dal quale fu temporaneamente sospeso, a causa della sua vicinanza al fascismo, dopo la caduta di
Mussolini).
La Seconda guerra mondiale e alcuni lutti privati (come la morte del fratello e quella del figlioletto
Antonietto) lo segnarono profondamente, inducendolo a comporre le liriche confluite nella raccolta Il dolore
(47), alla quale seguirono altre 3 raccolte (La terra promessa, Un grido e paesaggi, Il taccuino del vecchio).
Morì di broncopolmonite a Milano (1970), di rientro da un viaggio negli USA (dov’era andato a ritirare un
premio internazionale).

POETICA
Ungaretti vede la poesia come strumento di conoscenza (sia del mondo esterno che di quello interiore) che
si sostituisce alla razionalità della scienza.
La poesia, per essere sincera, dev’essere un atto confessione: così comprendiamo il senso del titolo che
Ungaretti volle affibbiare alla sua intera produzione lirica, ossia “Vita d’un uomo”, per connotare un’opera
di confessione in cui il senso nascosto delle cose sia illuminato dalla poesia, che ha il compito di far luce
sulla vita di tutti (secondo una concezione per cui nella propria vita è possibile riconoscere quella degli altri).
L’invito implicito a riconoscerci come parte di un tutto, ricorda l’esortazione pascoliana all’affratellamento e
l’indagine di Leopardi, che vede gli uomini come figli tutti uguali della Natura.
Non è un caso che Ungaretti sia stato affascinato dall’ideologia socialista, e dalla morale cristiana.
Ne deriva che il poeta sia una sorta di sacerdote in grado di cogliere i nessi segreti tra le cose, e che la poesia
di Ungaretti istituisca legami spesso impensati tra le cose (tendenza, avviata dai Decadenti, che sarà propria
dell’Ermetismo, corrente che si sviluppa in Italia a partire dagli anni ’30 del ‘900, e che propugna una
concezione della poesia per cui non vi è più alcuna distinzione tra questa e la vita. La poesia ermetica si
rivolge infatti a un numero ristretto di persone, è analogica e allusiva, nei casi più estremi indecifrabile).
La poesia si fa essenziale, sintetica, simile a una formula magica, in grado di puntare al cuore delle cose
(questo almeno per Il porto sepolto).
Lo stesso stile è influenzato da questa concezione della poesia: ai versi tradizionali si sostituiscono versi
perlopiù brevi (brevità in Ungaretti da ricondurre anche a ragioni pratiche, legate al supporto scrittorio su
cui annotare delle “rivelazioni”), con la conseguenza di una sintassi frantumata ma lineare, paratattica,
spesso nominale (l’assenza del verbo sfuma i contorni, già labili, della realtà, non più fenomenica, ma
ontologica), in cui non di rado avviene che una singola parola, enfatizzata al massimo, coincida col verso
stesso.

RACCOLTE POETICHE
- Il porto sepolto→Allegria di naufragi→Allegria
Le liriche composte sul fronte di guerra (spesso annotate su fogli di carta e riposte nello zaino), corredate di
indicazioni spazio-temporali (il che conferisce alla poesia un taglio diaristico), confluiscono prima nella
raccolta Il porto sepolto, e poi, con alcune aggiunte e modifiche, in Allegria di naufragi e successivamente in
Allegria.
Analizzando i tre titoli:

- IL PORTO SEPOLTO: il primo allude a quanto in ciascuno di noi è nascosto e può venire alla luce solo
immergendosi nei più profondi abissi, proprio come il porto sommerso di Alessandria (di cui il poeta sente
parlare da due amici), risalente a un’epoca in cui Alessandro Magno non aveva ancora dato il suo nome alla
città. Alessandria d’Egitto è patria della cultura greca Ellenistica, e gli Ellenisti sono i primi a sperimentare la
via della BREVITAS, cioè dei componimenti brevi che si discostano dai monumentali poemi epici,
soffermandosi invece su aspetti del mito che a molti erano o sarebbero sfuggiti
- ALLEGRIA DI NAUFRAGI: il secondo è ossimorico e simbolico, dal momento che associa la
condizione umana a quella dei naufraghi che, scampati al pericolo, esultano e si abbandonano alla speranza
in un domani migliore (spesso confortati dall’idea di Dio)
- ALLEGRIA: con il terzo titolo il poeta intese stemperare la negatività implicita in quello precedente,
sottolineando maggiormente l’elemento positivo dell’opposizione.
I titoli sono fondamentali nella poesia di Ungaretti: si pensi a Il porto sepolto, senza il quale il “vi” iniziale
sarebbe quanto mai oscuro, o a Soldati, in cui è solo il titolo a rendere esplicito e a circoscrivere il primo
termine di paragone (soldati) nella metafora impiegata (uomini-foglie).
Queste liriche sono accomunate dal sentimento di attaccamento alla vita, rafforzato dalla consapevolezza
dell’ineluttabilità della morte, e dall’anelito a un paese di uomini fraterni e liberi.
Vi prevalgono infatti, al di là di una serie immagini legate all’infanzia del poeta in Egitto, temi
autobiografici quali il nomadismo e, soprattutto, l’esperienza della guerra.
L’opera è suddivisa in cinque sezioni, intitolate:
1) Ultime (in quanto vi confluiscono raccolte precedenti al 1916 e ancora legate alla poesia precedente)
2) Il porto sepolto (dal titolo di una poesia)
3) Naufragi (dal titolo di una poesia)
4) Girovago (dal titolo di una poesia)
5) Prime (in quanto preludono alla successiva stagione poetica).

- Sentimento del tempo


- TEMPO: In questa raccolta cambia la concezione del tempo, prima lineare e frammentato in una serie
“paratattica” di istanti atti a fissare l’attimo della folgorazione (il momento in cui si rivela l’essenza della
vita), ora invece concepito come durata, come processo ininterrotto di morte e rinascita.
- LUOGO: Città che non a caso fa da sfondo a molte di queste liriche è Roma, dove il contrasto tra la
grandezza monumentale, riconducibile ai fasti del passato, e la consunzione degli edifici ora sparsi per la
città rende evidente come il fluire del tempo trasformi ogni cosa.
- PROTAGONISTI: Protagoniste di molte liriche sono pure alcune divinità greco-romane, una su tutte
Crono, la personificazione del tempo; ricorrenti, infine, le “metamorfosi del tempo”, ossia l’analisi del
mutare delle ore (da mattina a sera) e delle stagioni (dall’estate - stagione di pienezza vitale privilegiata da
Ungaretti, sebbene vista come contenente già il seme della morte, e da D’Annunzio – alla primavera).
Su questa concezione del tempo come durata agisce l’influenza (ravvisabile a livello stilistico e tematico) di
Petrarca (che tramite la memoria e il culto dell’antico intende ripristinare il mondo classico) e di Leopardi
(che ha chiaro il concetto di evoluzione/involuzione della civiltà).
Così si spiega anche il ritorno, in questa raccolta, a forme metriche tradizionali (in primis l’endecasillabo):
come se, dopo averlo distrutto, Ungaretti intendesse far rinascere il verso.
In questa raccolta, oltre alla ricorrente e metaforica tematica del viaggio, è particolarmente presente anche la
tematica amorosa (che esplode nelle liriche estive e vitalistiche, non dissimilmente da quanto accadeva
nell’Alcyone di D’Annunzio).
A temperare questa tematica interviene il motivo religioso: in una serie di Inni d’invocazione a Dio si rivela
la tensione contraddittoria tra la purezza e il peccato, lo spirito e la materia.

- Il dolore
Questa raccolta, successiva alla Seconda guerra mondiale, si fa voce del tormento collettivo (la guerra) e di
quello personale (la morte del fratello e del figlio di nove anni: l’autore afferma di aver conosciuto la morte
da vicino e per davvero nel momento in cui questa gli aveva strappato “la parte migliore”).
Si tratta di una sorta di diario poetico vicino alla confessione in cui ritorna il tema della morte e del dolore da
essa causato, dolore che sembra attenuarsi solo nell’illusione (“foscoliana”) di poter proseguire un colloquio
con chi, pur non più fisicamente presente, trova altri modi per palesarsi (ad esempio, in un’ombra vicino al
letto).
La tragedia individuale si risolve in quella dell’intera nazione (la guerra), che spinge a ricercare l’umana
solidarietà offesa dagli orrori bellici.
Si tratta della raccolta che l’autore, per sua stessa ammissione, maggiormente apprezza, figlia di “un dolore
che non finirà più di straziarmi”.

ULTIME RACCOLTE
- La terra promessa risponde al progetto, incompiuto, di un melodramma con musiche e cori, incentrato
sulla vicenda allegorica di Enea, alla ricerca di una nuova terra e in perenne contrasto tra dovere e passione.
- In Un grido e paesaggi prevale la tematica del silenzio, metafora di solitudine.
- Le poesie de Il taccuino del vecchio si riagganciano a La terra promessa, ma con alcune differenze: lo
schema mitico viene meno e lascia spazio alla prima persona del poeta, che traccia un bilancio della sua
esperienza umana e poetica; così la “terra promessa” di Enea finisce sempre più per identificarsi con la fine
della vita a cui il poeta si avvicina.

BRANI
Girovago - IL PORTO SEPOLTO
Il titolo fa riferimento alla condizione esistenziale del poeta, che, privo di radici, non è in grado di trovare un
punto di riferimento stabile o un luogo sicuro che possa accoglierlo.
È un tema già affrontato nella poesia "In memoria", attribuita all'amico arabo Moammed Sceab. Stavolta la
ricerca di una "dimora" è riferita a se stesso, Ungaretti la trasforma metaforicamente in un percorso della sua
ricerca poetica e delle ragioni individuali da cui è guidata.
Le prime tre strofe contengono, in forma autobiografica, delle dichiarazioni di sradicamento, di estraneità
dell'individuo rispetto alle cose.
Ai versi 12-15 attraverso la figura retorica dell'anacoluto è visibile il carattere sofferto e faticoso di questa
esperienza.
L'idea della nascita, o meglio della rinascita, è da associarsi a quella dell'Eden, di un paradiso terrestre in cui
l'individuo possa ritrovare la propria identità, perduta insieme con l'innocenza.
La ricerca di "un paese innocente" allude così al motivo del viaggio verso una felicità naturale che non è
stata ancora raggiunta.

Allegria di naufragi - IL PORTO SEPOLTO


L'opera sembra quasi essere un invito a non mollare mai di fronte alle avversità della vita.
Ma c'è di più.
La poesia ci dice chiaramente che ogni evento traumatico o un qualcosa di devastante travolge l'uomo, egli
per natura ritrova la sua forza vitale per riprendere il proprio viaggio della vita.
L'istinto di sopravvivenza, o forse ancor di più l'animo umano sembra fatto apposta per dare il meglio di sé a
livello di forza ed energia dopo un "naufragio", quando cioè l'uomo è travolto completamente dagli eventi e
tutto sembra perduto.
Il titolo della poesia presenta la parola "allegria".
Ciò può apparire come un controsenso.
Un naufrago, cioè colui che ha subito qualcosa di devastante, come può essere allegro?
In realtà l'allegria è intesa come lo stato d'animo di un uomo che dopo essere sopravvissuto rinasce, risorge e
si rimette all'opera per ricominciare a vivere dopo la tempesta.
Il confronto con quanto è avvenuto e si è subito, è quindi ciò che fa scattare la "molla", facendo ritrovare lo
slancio necessario per ripartire nel migliore dei modi, con rinnovata energia.
"Allegria di naufragi" è chiaramente frutto delle esperienze di Ungaretti durante la guerra.
La similitudine è evidente: come il naufrago sopravvive al disastro navale, così un soldato quale era
Ungaretti riprende a vivere intensamente la propria vita dopo essere sopravvissuto alla guerra.
Questa poesia contiene un insegnamento importantissimo: bisogna trovare in ogni dolore e in ogni evento
negativo la forza che abbiamo dentro di noi per continuare a vivere e ad assaporare la vita, nonostante tutto.

La madre - SENTIMENTO DEL TEMPO


La madre, verte sul tema del rapporto tra vita terrena e vita ultraterrena.
Ungaretti riflette sulla propria morte.
La morte darà modo al poeta di ricongiungersi con la madre.
Ungaretti immagina che quando si troverà davanti a Dio per essere giudicato, la madre intercederà per lui,
attraverso la preghiera, presso il Signore per ottenere, con gli atteggiamenti abituali di determinazione ed
umiltà che aveva in vita, la salvezza del figlio.
In lei vi è la stessa ansia di salvezza per il figlio provata per se stessa in punto di morte e solo quando avrà
ottenuto per lui il perdono divino potrà voltarsi a guardare il figlio.
La figura della madre amorosa subentra, nella conclusione della poesia, alla madre credente.
Nella poesi, inoltre, la dimensione degli affetti è subordinata all’ambito dei valori morali e di conseguenza
l’atteggiamento della madre è severo nelle prime strofe della lirica per divenire negli ultimi versi affettuoso e
colmo di amore per il figlio.
Ungaretti torna frequentemente sul ricordo del passato, attraverso l’uso delle similitudini (come una volta,

come già ti vedevo, come quando spirasti) e stabilisce un legame di continuità, attraverso il futuro incontro
con la madre nella sfera dell’eternità.
La morte non ha più i toni drammatici dell’Allegria, ma è solo un passaggio da superare per ottenere la
salvezza e la gloria eterna.
Un profondo sentimento cristiano pervade la poesia e fa sì che l’immagine dell’oscurità non faccia parte
della morte ma al contrario della vita, la cui fine comporterà la caduta di quello che Ungaretti definisce
“muro d’ombra”, che la separa dalla luce divina.

Di luglio - SENTIMENTO DEL TEMPO


Il soggetto, posticipato al verso 8, è l'estate, segue la descrizione degli effetti dell'arsura estiva resi più
evidenti dall'allitterazione iniziale ("strugge forre", "sparge spazio").
Il primo verso, è costituito da un verbo "forte" associato a particelle monosillabiche ("su ci si butta lei") e
introduce un ritmo aggressivo e spezzato.
Il periodare è breve, basato su rapide sequenze enumerative.
Dopo l'introduzione del soggetto il ritmo si placa e si allenta perché il poeta, dopo aver descritto l'azione
dirompente dell'estate, riflette sugli effetti prodotti da tale azione.
L'azione distruttiva dell'estate finisce per estendersi, dalle realtà naturali ("forre", fiumi, scogli"), all'intera
dimensione spaziale ("spazio, mete"), impedendo di distinguere le linee di confine a causa della luce
accecante ma anche per la nebbiosa del sole estivo.
Il lento fluire del discorso si racchiude in un finale macabro, come se si riuscisse a vedere lo scheletro di un
cadavere, come se la natura fosse stata scarnificata.

Non gridate più - IL DOLORE


Arrivato a questo punto, Ungaretti non può che rivolgersi dunque a chi ha vissuto e superato le terribili
tragedie dei lunghi anni di conflitto. A tutti coloro che sono riusciti a vederne la fine, Ungaretti rivolge una
sorta di preghiera, invitando i vivi a riscoprire il valore della pietà. Gli imperativi che compongono il testo
non vanno intesi come ordini violenti, ma come esortazioni pietose.

La poesia si apre con un’adynaton, figura retorica che consiste in un’iperbole in forma di paradosso
("Cessate di uccidere i morti" v. 1).
Nella prima strofa il poeta porta avanti un invito generale perché si cessi di essere violenti e di gridare, nelle
parole, nelle azioni, in una guerra che è arrivata persino a profanare le tombe. Con le loro grida, col loro
prevaricarsi a vicenda, gli uomini altro non fanno che soffocare la debole voce dei morti, tanto da arrivare a
vanificare il loro sacrificio. Il poeta domanda agli uomini di superare le divisioni, facendo silenzio per poter
ascoltare le parole di chi non c’è più, e la sua insistenza è sottolineata dal ritorno in anafora di “non gridate”
e dei “se” in apertura dei vv. 3 e 4.
Alle grida degli uomini, che sono sinonimo di barbarie, si contrappone la presenza muta dei morti: i vivi
urlando trasmettono odio, i morti tacendo sussurrano pace.

La visione complessiva dell’umanità è in questa poesia una visione ormai sfiduciata: il distacco tra i vivi e i
morti sembra ormai troppo grande per essere colmato. Significativi in questa direzione sono i versi
conclusivi del componimento: l’erba non cresce dove passa l’uomo, può invece verdeggiare rigogliosa solo
dove nessun piede la schiaccia (può essere, tramite una personificazione, “lieta”). E la violenza dei piedi
umani, negli anni appena conclusisi, si è rivelata con ancor più forza: la Seconda guerra mondiale ha rivelato
quanto spregevole possano essere gli uomini tutti, nel loro complesso.

La poesia si gioca dunque complessivamente sul contrasto tra i vivi, che possono uccidere persino coloro che
già sono morti con le loro urla barbariche, e i morti, che invece tramite il loro sussurro provano a veicolare
un senso di pace e a restituire agli uomini un po’ di quella dignità perduta.

Natale - IL PORTO SEPOLTO


Il poeta qui palesa il suo desiderio di non volersi immergere nel clima di allegria che caratterizza il Natale,
non ha voglia di stare in mezzo alla folla, è stanco, e l’unica cosa che desidera sarebbe di colpo trasformarsi
in un oggetto da lasciare lì, da dimenticare.
Vuole stare da solo, abbandonato da tutti, davanti al focolare.

Tutto ho perduto - IL DOLORE


Temi chiave della poesia sono:
- L’elemento autobiografico
- Il dolore per la morte del fratello
- Il tema della memoria e dell’infanzia



Viene impiegato il verso libero in strofe di terzine e quartine alternate.


L’ultimo legame con l’infanzia di Ungaretti era il fratello.
Perso quello, crede d’aver perso tutto.
Ora ha piena consapevolezza del dolore e non potrà più abbandonarsi ad un grido, alla spensieratezza, a ciò
che provano i bambini.
Non resta che il ricordo del piacere dell’infanzia, e perciò cresce l’angoscia, la disperazione.

Soldati - IL PORTO SEPOLTO


Temi chiave della poesia sono sicuramente:
- Il senso di solitudine desolata e di abbandono
- La precarietà e la fragilità dell’esistenza
Ancora una volta possiamo parlare di “titolo zero”, dal momento che non sapremmo a cosa fa effettivamente
riferimento tutto il componimento se esso non fosse presente.
Si assimila la vita di un soldato alla fragilità di una foglia d’autunno.
L’intera poesia è formata da un complemento di paragone retto da un verbo comune, il cui uso impersonale
sottolinea una condizione di anonimato, ad accentuare il senso di solitudine desolata e di abbandono che
accomuna le vite dei soldati.

Mattina - IL PORTO SEPOLTO


Temi chiave della poesia, forse più famosa di Ungaretti, sono:
- Il senso di infinito e di eterno
- La poesia come improvvisa folgorazione e illuminazione
Mattina è l’esito estremo della ricerca poetica ungarettiana di sintesi e riduzione.
Arrestandosi sulle soglie del silenzio, egli cerca di raggiungere l’assoluto.
Due ternari, di cui il primo sdrucciolo e composto di quattro sillabe.
Quattro parole di cui due monosillabi, che danno luogo a due sole emissioni di voce.
La scena appare investita di una luce immensa che riverbera dall’intera estensione dello spazio.
In questo modo, io e tutto si fondono, relativo e infinito.
Ungaretti, così, traduce una sensazione di pienezza e beatitudine quasi sovrannaturale, che non può essere
definita in termini logici o razionali.

San Martino del Carso - IL PORTO SEPOLTO


Temi chiave della poesia sono:
- Gli effetti distruttivi della guerra
- La pietosa memoria di chi è sopravvissuto
La guerra ha portato via al poeta non solo gli affetti, ma anche i luoghi, ormai ridotti “a qualche brandello di
muro”.
Il suo cuore, ormai, può essere assimilato ad un cimitero di persone, case, paesaggi, in cui il ricordo di
nessuno di essi svanirà mai, anche se, nella realtà, quest’ultimi sono andati per sempre distrutti, perduti.
Per quanto angosciante possa essere il posto che osserva, del tutto diverso rispetto a prima, il luogo più
angosciato rimarrà lo stesso cuore di Ungaretti.
Come Veglia, anche questa poesia, dunque, contiene immagini di desolazione e morte, tutte e due legate alla
guerra.

Veglia - IL PORTO SEPOLTO


Temi chiave della poesia sono, sicuramente:
- L’orrore della guerra
- La deformazione espressionistica
- L’istinto naturale dell’attaccamento alla vita
Sono impiegati versi liberi: è pura poesia di parola, non vi è punteggiatura, non vi è sintassi.
Viene descritta la notte in cui Ungaretti fu costretto a stare sdraiato accanto ad un compagno di guerra morto,
con la bocca spalancata, rivolta verso la luna piena.
Nel corso di quella notte comprende di non essere mai stato tanto attaccato alla vita, visti gli orrori della
guerra, e soprattutto la morte.
Tutto l’orrore della guerra viene dipinto attraverso quest’immagine.
I participi passati assolvono a una funzione di rima e si caratterizzano nell’immobile fissità di una
deformazione espressionistica.
La protesta verso la guerra conduce il poeta ad apprezzare sempre di più, oltre che la vita, l’amore.

Il porto sepolto - IL PORTO SEPOLTO


Temi chiave della poesia che dà il titolo alla raccolta sono:
- La sostanza profonda della poesia
- Il motivo del naufragio
- Il nulla e l’infinito
Il primo verso indica l’arrivo del poeta in un luogo non specificato, che non conosceremmo se non avessimo
il titolo del componimento.
Si tratta di titolo zero, è parte integrante del testo.
Quel luogo è inaccessibile a molti, misterioso e corrisponde al mistero della vita, che il poeta coglie ma non
riesce ad esprimere.
Si allude forse ad una sorta di immersione purificatrice dell’autore nelle acque primigenie, a cui segue la
risalita in superficie.
Tornato dal porto sepolto, il poeta, adesso risorto, rinato, può offrire ai lettori le sue poesie.
Ma la poesia è ciò che di più misterioso ci possa essere.
Il nulla di cui si parla, in ultimo, può essere considerato l’equivalente dello “spazio infinito dell’assenza”,
dove “niente” e “tutto” si fondono divenendo, così, sinonimi.
L’ossimoro nulla-inesauribile è, quindi, la condizione essenziale della poesia.

In memoria - IL PORTO SEPOLTO


La poesia apriva la raccolta Il porto sepolto ed è incentrata sul tema dello sradicamento.
Quelli utilizzati sono versi liberi.
Il componimento si apre con un nome, Mohammed Sceab, l’amico arabo di Ungaretti conosciuto in Egitto e
ritrovato a Parigi, con cui intratteneva discussioni interminabili su Baudelaire e Nietzsche, i suoi autori
prediletti, prima che morisse suicida, nella stessa stanza d’albergo in cui soggiornavano.
Era un giovane dalle idee chiare e discendente di capi politici e militari arabi, figure importanti dell’epoca.
Si era tolto la vita poiché non aveva più una patria.
Certo, amava la Francia, ma non era francese, né si sentiva a suo agio nella tenda dei suoi, ascoltando il
Corano.
Non sapeva esternare, come Ungaretti, i suoi sentimenti, le sue emozioni, attraverso la poesia, motivo per il
quale le sue ferite, secondo l’autore, restavano aperte, diventando via via voragini, fino a logorarlo dentro e a
spingerlo a desiderare la morte.
La vicenda di Mohamed consente di introdurre uno dei temi fondamentali della raccolta, quello dell’esilio,
inteso come perdita irrimediabile di ogni punto di riferimento, che la poesia ha il compito di sublimare.
Il suicidio dell’amico comprende il destino dello stesso poeta, corrispondendo a un’analoga ricerca di valori,
che si conclude tragicamente, talvolta, con l’incapacità di comunicarli.

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