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Aristofane

Le Nuvole

Personaggi

Strepsiade
Fidippide
Servo di Strepsiade
Allievo di Socrate
Socrate
Coro delle Nuvole
Corifeo
Discorso Più
Discorso Meno
Primo creditore
Secondo creditore
Secondo allievo di Socrate
Personaggi muti: un testimone, altri allievi di Socrate.

STREPSIADE
Uhi uhi,
santozzeus, non ho chiuso occhio neanche stanotte! ormai il gallo ha cantato da un pezzo e qui l’unico
sveglio sono io; pure i servi continuano a russare, ‘sti impuniti. Maledetta guerra, anche questo è
colpa tua! e certo non c’è rischio che si svegli presto il giovin signore che mi ronfa qui a fianco. No
no, lui scoreggia beato, tutto infagottato in cinque strati di pelliccia! e va be’, allora mi rificco sotto
e provo a russare un po’ anch’io.
Niente, non ce la faccio, non prendo sonno. Troppi pensieri che mi divorano il cervello: e paga la
biada, e paga i debiti... tutto per colpa di questo qui, di mio figlio! lui porta i capelli lunghi, il dandy,
e non pensa ad altro che alle corse di cavalli; pure in sogno li vede, i cavalli! a me, invece, mi piglia
un colpo secco ogni volta che vedo arrivare la fine del mese. E gli interessi galoppano! Tu, ragazzo,
accendi la lampada e porta qui il registro dei conti, che do una ripassatina alla lista dei creditori.
Forza, vediamo un po’ quanti soldi devo. Dodici mine a Pasia... perché dodici mine a Pasia? quand’è
che gliele ho chieste? uh, sì, è quando ho comprato quel purosangue col pedigree che costava un
occhio. Povero me, non era meglio se me lo cavavo, l’occhio?

FIDIPPIDE
Filone, stai barando! Rimani nella tua corsia, imbroglione!

STREPSIADE
Eccolo lì, eccola la disgrazia che mi ha rovinato la vita! lo avevo detto che vede cavalli pure quando
dorme.

FIDIPPIDE
Quanti giri mancano? quanti giri fanno i carri da guerra?

STREPSIADE
E io che ne so? se vuoi posso dirti quanti giri fanno le palle di tuo padre. Un sacco di giri...
“Ma io chi debbo altro che pagar sempre”1, dopo Pasia? ecco, tre mine ad Aminia per un carretto due-
cavalli e un paio di ruote.

FIDIPPIDE
Tu, porta dentro il cavallo. Ma prima bada che si rotoli nella sabbia.

STREPSIADE
Eh, rotoli... tutto a rotoli mi hai mandato, ciccino mio! e se non pago gli interessi mi spezzano le
rotule!

FIDIPPIDE
Uffa, papà, la pianti? è tutta la notte che ti agiti! si può sapere che cos’hai?

STREPSIADE
Gli agenti del fisco devono avermi nascosto delle cimici nel materasso.

FIDIPPIDE
Ma fai il bravo, lasciami dormire ancora un pochino.

STREPSIADE
E tu dormi allora, dormi! sappi però che i miei debiti te li beccherai tutti tu tra capo e collo! accidenti
a me e a quando mi sono fatto convincere a sposare tua madre! ma non stavo bene in campagna?
sporco, trasandato, stravaccato, ci avevo il miele, le bestie, le olive, non mi mancava niente. Una vita
perfetta. No, che mi devo andare a sposare con la gran dama, la nipote di Megacle l’olimpionico, il
cavallerizzo! io, uno zoticone, con quella lì, la signorinella di città, tutta elegante, tutta sciscì, una
principessina. La prima notte di nozze io sapevo di mosto, di fichi secchi, di lana grezza... di ben di
dio, insomma! lei invece una dea dell’amore, tutta creme e profumi e biancheria sexy, afrodisiaca,
succulenta, costosissima. E però che lingua! e che monte di Venere!2
Tuttavia non posso dire che non si desse da fare, a letto e al telaio. E mentre Berta filava, io pagavo
la lana, le mostravo ‘sto fuso (gesto osceno) e le dicevo: mogliettina, me lo hai fuso!
Ma che... si è spento il lume?

SERVO
Sì, padrone, è finito l’olio.

STREPSIADE
Ma che stoppino ci hai messo, bestia? vieni qui che ti gonfio!

SERVO
No, perché mi vuoi picchiare? che cosa ho fatto?

STREPSIADE
Ti avevo detto di mettere gli stoppini a risparmio energetico. E ora sparisci!
Uff, dove ero rimasto? ah, sì, la mia signora, la gran dama. Appena ci è nato ‘sto popo’ di figlio qui,
subito abbiamo cominciato a scornarci su come chiamarlo. Lei insisteva che nel nome ci fosse un
ippo: Callippide, Santippo, Calippo... Io invece volevo chiamarlo Fidonide in onore di quel gran
risparmiatore taccagno di mio padre.

1
Per rendere il tono paratragico della battuta uso Petrarca, Canzoniere 359, 34: “Ma io che debbo altro che pianger
sempre”.
2
Trasformo con qualche licenza i riferimenti cultuali ad Afrodite (Coliade e Genetillide), che del resto sottendono un
messaggio erotico.
Per farla breve, dopo esserci scannati per un bel po’ abbiamo trovato un compromesso: lo abbiamo
chiamato Fidippide. Lei prendeva in braccio il bimbo e se lo vezzeggiava: “Già ti vedo da grande,
come tuo zio Megacle, guidare il carro fino all’Acropoli alle Panatenee, col mantello lungo da
cerimonia!”, e io: “Già ti vedo da grande, come tuo babbo, a guidare le capre fino all’ovile, col
giubbotto di pelle di pecora!”
Figurarsi se ha dato ascolto a me. Risultato: ora le mie tasche hanno un febbrone da cavallo.
È chiaro, ora, perché passo tutta la notte sveglio? devo pensare a una via d’uscita. E a furia... a forza
di pensare io l’idea ce l’ho avuta. Un’ideona, una genialata. Se convinco mio figlio a darmi retta
almeno stavolta, forse sono salvo. Ora però lo sveglio. Piano pianissimo, dolcemente...
Fidippide... Fidippiduzzo...

FIDIPPIDE
Papà, che c’è adesso?

STREPSIADE
Dammi un bacino. E stringimi la mano destra.

FIDIPPIDE
Tie’. Che vuoi?

STREPSIADE
Di’ la verità: vuoi bene a babbo?

FIDIPPIDE
Ma sì, ma sì.

STREPSIADE
E quanto gli vuoi bene?

FIDIPPIDE
Ma tanto, ma tanto.

STREPSIADE
E giura.

FIDIPPIDE
E giuro.

STREPSIADE
E su cosa me lo giuri?

FIDIPPIDE
Ma non lo so! ecco, te lo giuro su Poseidone a cavallo.

STREPSIADE
No, a cavallo no! quello è il dio della mia rovina!

FIDIPPIDE
Insomma me lo dici che cosa vuoi?

STREPSIADE
Figliolo, se davvero mi vuoi bene dal profondo del cuore devi starmi ad ascoltare.

FIDIPPIDE
Ti ascolto. Embe’?

STREPSIADE
Tu devi redimerti, e subito. Abbandona la tua vita dissoluta! ho pronto per te un percorso di
conoscenza e consapevolezza.

FIDIPPIDE
Uh, nientemeno. Fammi capire che cosa mi proponi.

STREPSIADE
Ma tu mi darai retta almeno un po’?

FIDIPPIDE
Ma se ti ho detto di sì!

STREPSIADE
Oh, bene. Vieni qui, guarda. Vedi quella casupola con quella porticina?

FIDIPPIDE
Sì, e allora? più dettagli, pa’.

STREPSIADE
Quello è il Pensatoio delle anime dannat...amente sapienti. Gli uomini che ci abitano, con le loro
dissertazioni, ti convincono che il cielo è un enorme forno che ci contiene tutti, e noi siamo carbonella.
È gente che ti insegna ad aver ragione con le parole anche quando hai torto marcio. Basta pagare!

FIDIPPIDE
Ma di chi stai parlando?

STREPSIADE
Eh, di preciso non so. So solo che è un’accolita di tritapensieri, di intellettualoni belli e buoni. Un
think tank coi fiocchi. I nomi esatti, però, non li conosco.

FIDIPPIDE
Li conosco io, fidati. Gentaccia. Cialtroni palliducci, smunti e rachitici che se ne vanno in giro scalzi
a pontificare su tutto. Tu stai parlando di quell’anima nera di Socrate e di Cherefonte.

STREPSIADE
Ma sta’ zitto e non fare il ragazzotto viziato, per una volta! e se vuoi che tuo padre continui a passarti
la pagnotta e a mantenerti, fammi il santo piacere di unirti a loro e smettila di darti all’ippica!

FIDIPPIDE
No, no e no! nemmeno se mi regali Pegaso in carne e ossa!3

STREPSIADE
Ti prego, tesoro mio, luce della mia vita... vai a scuola da loro!

3
Nel testo: “nemmeno se mi offrissi i fagiani che alleva Leogora”.
FIDIPPIDE
Ma a imparare che cosa, secondo te?

STREPSIADE
Ho sentito dire che da loro ci sono entrambi i discorsi: il Discorso Più (quale mai esso sia) e il Discorso
Meno. E dicono che, tra i due, sia il Discorso Meno a vincere, con la parlantina, anche le cause più
infami. Perciò, se tu mi impari bene questo discorso ingiusto, io di tutti i debiti che ho fatto (e per
colpa tua!) non pagherò nemmeno un centesimo. Eh? che ne dici? eh?

FIDIPPIDE
Dico che te lo puoi scordare. Se assumo il colorito da zombi di quelli là, diventerò lo zimbello dei
miei colleghi cavalieri. Scor-da-te-lo.

STREPSIADE
Ah, è così? e allora – parola d’onore – tu a mie spese non mangi più! né tu né il tuo ronzino né il tuo
purosangue! fuori da casa mia, purosanguisuga!

FIDIPPIDE
E io di te me ne strafrego e vado dallo zio Megacle. Non mi lascerebbe mai scavallato, lui. Ti saluto!

STREPSIADE
Vai, vai, bravo! me la cavo da solo, cosa credi? non mi arrendo, io! ora dico due orazioncine,
raccomando l’anima agli dèi e ci vado io, al Pensatoio, a farmi una cultura! sì sì, proprio così, io ci
vado... sì sì... no no, dove voglio andare? sono un vecchio rimbecillito col cervello al rallentatore,
mentre quelli fanno discorsi ultrasottili che vanno come schegge. Non ce la posso fare. Ma d’altra
parte è l’unica idea decente che ho avuto, non ho mica altra scelta... inutile star qui a cazzeggiare, io
busso. Ohè, di casa!

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma vaff... chi rompe?

STREPSIADE
Piacere, Strepsiade figlio di Fidone e vengo da Cicinna.

ALLIEVO DI SOCRATE
Ammazza che cafone! ma che cos’hai in testa? a momenti butti giù la porta.

STREPSIADE
Uh, scusa...

ALLIEVO DI SOCRATE
Eh, scusa... ormai ci hai sconcentrati e ci hai fatto abortire la pensata.

STREPSIADE
Abbi pazienza, sono uno di campagna. Ma spiegami che cos’è questa storia dell’aborto.

ALLIEVO DI SOCRATE
Non ti spiego proprio niente, non sei degno. Solo i discepoli possono accedere a queste cose.

STREPSIADE
E allora stai sereno, puoi dirmelo: hai davanti il nuovo discepolo del Pensatoio.

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma chi, tu?

STREPSIADE
Sì, io, perché?

ALLIEVO DI SOCRATE
Mah... Io te lo dico, però guai a te se lo riveli in giro: sono misteri per adepti. Devi sapere che poco
fa una pulce ha spiccato un balzo dal sopracciglio di Cherefonte al testone di Socrate. Allora
Socrate si è ficcato in mente di misurare quanti piedi può saltare una pulce. Piedi di pulce,
ovviamente.

STREPSIADE
E come diamine ha fatto a misurarlo?

ALLIEVO DI SOCRATE
Al millimetro, caro mio. Prima ha sciolto un po’ di cera. Poi ha preso la pulce e ci ha intinto dentro
i piedi. E appena la cera si è raffreddata, voilà: due perfetti fantasmini di cera come unità di misura.
Glieli ha sfilati e, quando tu hai così delicatamente bussato, stava giusto effettuando la misurazione.

STREPSIADE
Santozzeus, che cervello raffinato!

ALLIEVO DI SOCRATE
E questo è niente. Se te ne racconto un’altra, di pensata socratica...

STREPSIADE
E quale, quale? ti supplico, dimmela.

ALLIEVO DI SOCRATE
Ieri Cherefonte lo ha... punzecchiato sulle zanzare. Voleva sapere se, secondo lui, cantano con la
bocca o col sedere.

STREPSIADE
E qual è la sua teoria sulla zanzara?

ALLIEVO DI SOCRATE
Sostiene Socrate che l’intestino della zanzara è lungo e stretto. Quindi l’aria che entra dalla bocca è
costretta a correre veloce veloce attraverso le viscere, come in un tunnel, fino allo sfintere. Poi da
quella strettoia viene catapultata fuori nel vuoto e il culo rimbomba per il risucchio.

STREPSIADE
Oooooh, una tromba! ecco che cos’è il culo della zanzara: una tromba!

ALLIEVO DI SOCRATE
Vedi? basta studiare i fenomeni...

STREPSIADE
Altro che studiare! lui il fenomeno lo ha proprio sviscerato! beato! come fa a perdere una causa in
tribunale, uno che sa tutto sul culo delle zanzare?

ALLIEVO DI SOCRATE
Sì, però l’altro ieri si è visto rovinare una ricerca proprio a causa di un culo.

STREPSIADE
Come, di un culo?

ALLIEVO DI SOCRATE
Di un culo. Un culo di sauro.

STREPSIADE
Dài, racconta!

ALLIEVO DI SOCRATE
Gli eterni giri della luna, il suo corso immortale pensoso rimirava a bocca aperta quando, quieto da
sovra il tetto, un geco gli ha cacato nella bocca.

STREPSIADE
Un geco che caca in bocca a Socrate? che goduria pazzesca!

ALLIEVO DI SOCRATE
E senti quest’altra: ieri sera non avevamo niente da mangiare.

STREPSIADE
Ah sì? e che cosa si è inventato per portare il pane a Pensatoio?

ALLIEVO DI SOCRATE
Ha un metodo geometrico. Va al ginnasio. Raduna i ragazzi. Riga e compasso, spiega i teoremi. Li
mette a fare i compiti. Se ne va. Poi torna qui con le sporte della spesa stracolme. E ai ragazzi là in
palestra... puff! sono spariti tutti i mantelli.

STREPSIADE
Levati di mezzo, Talete! è lui il Filosofo! apri, apri il Pensatoio, veloce!

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma che ti piglia?

STREPSIADE
Mi scappa, mi scappa... mi scappa da imparare! apri ’sta porta, ché devo vedere Socrate. Aaaah,
paura! Eracle, aiutami tu!

ALLIEVO DI SOCRATE
Che ti prende adesso? sembra che abbia visto dei fantasmi.

STREPSIADE
Ma che razza di bestie sono questi qua? sono più spettrali degli Spartani che abbiamo catturato a
Pilo. E quelli là perché guardano per terra?

ALLIEVO DI SOCRATE
Loro? ricercano le cose di sotterra.

STREPSIADE
Ah, capito: ricercano cipolle. Smettete pure, vi porto le mie da campagna. Belle, grosse così!
Ma questi così piegati che fanno?

ALLIEVO DI SOCRATE
Loro scrutano il Tartaro tenebroso.

STREPSIADE
E allora perché il culo guarda il cielo?

ALLIEVO DI SOCRATE
Oh, lui mira alto e fa da sé: autodidatta in astronomia. Ma ora rientrate, forza, che Lui non vi trovi
qui.

STREPSIADE
No, aspetta, falli rimanere ancora un po’: vorrei chiedere il loro parere su un mio problemino...

ALLIEVO DI SOCRATE
Non se ne parla proprio: non possono prendere troppa aria, gli fa male.

STREPSIADE
Santi numi! mi spieghi che roba è questa?

ALLIEVO DI SOCRATE
Allora... questa è l’astronomia.

STREPSIADE
Ah, ecco... E questa qui?

ALLIEVO DI SOCRATE
Geometria.

STREPSIADE
E a che serve?

ALLIEVO DI SOCRATE
A misurare la terra.

STREPSIADE
Quella da distribuire a chi ne ha bisogno, tipo reddito di contadinanza?4

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma che cosa dici? tutta la terra, tutta.

STREPSIADE
Fantastico! questa sì che è una trovata utile: popolare e democratica.

4
Letteralmente “quella da lottizzare tra i cittadini”.
ALLIEVO DI SOCRATE
Eccola qui, la mappa di tutta la terra; la vedi? guarda, qui c’è Atene.

STREPSIADE
Ma a chi la racconti? non ci credo: non vedo neanche una giuria in seduta.

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma come non ci credi? questa è l’Attica, davvero!

STREPSIADE
Ah sì? e allora dove sono i Cicinnesi, i paesani miei?

ALLIEVO DI SOCRATE
Ci sono, ci sono: qui. E se guardi un bel po’ più lontano, a destra, ecco l’Eubea, tutta coricata per
lungo.

STREPSIADE
E certo! l’abbiamo corcata noi, grazie a Pericle! ma Sparta dov’è, piuttosto?

ALLIEVO DI SOCRATE
Eccola.

STREPSIADE
Mado’, quant’è vicina! presto, aiutateci a spostarla il più lontano possibile!

ALLIEVO DI SOCRATE
Ma su, come fanno? non è possibile!

STREPSIADE
Zeus mi è testimone: io ve l’avevo detto. Poi non venite a piangere... Oh, ma chi è quell’uomo
penzolante in quel modo?

ALLIEVO DI SOCRATE
Lui.

STREPSIADE
Lui chi?

ALLIEVO DI SOCRATE
Socrate.

STREPSIADE
Oooooh, Socrate! Socrate! dài, dammi una mano: chiamalo tu più forte.

ALLIEVO DI SOCRATE
Chiamatelo da solo, io ho da fare.

STREPSIADE
Socrate! Socratuzzo!

SOCRATE
Perché mi chiami, effimera creatura?

STREPSIADE
Be’, per cominciare potresti dirmi che ci fai lassù.

SOCRATE
Faccio l’aeròbata, fluttuo per l’Aria. E studio il Sole da vicino.

STREPSIADE
Dunque tu gli dèi non li guardi da terra ma dall’alto, seduto dentro una còrbula?

SOCRATE
Ma è ovvio. L’intelletto deve arrampicarsi in alto; e il pensiero, che è leggero leggero, deve
mischiarsi con l’aria, che è altrettanto leggera. Se fossi rimasto ancorato laggiù a osservare le cose
di lassù, non avrei mai capito nulla. Perché la terra s’imbeve tutta del succo del pensiero; un po’
come le rape.

STREPSIADE
Come? il pensiero si beve tutto il succo di rapa? dài, Socratuzzo, scendi, scendi da me: io sono
venuto qui da te a imparare un altro genere di cose.

SOCRATE
E che cosa?

STREPSIADE
Voglio imparare a parlare. Sono circondato da creditori e strozzini incarogniti: mi perseguitano, mi
pignorano tutto, mi levano pure la pelle.

SOCRATE
Ma come hai fatto ad accumulare tanti debiti senza accorgertene?

STREPSIADE
Povero me, mi ha consumato un febbrone da cavallo. Atroce, di quelli che ti spolpano. E allora ho
pensato di imparare il tuo discorso numero due: quello che non restituisce i debiti. Se me lo insegni,
ti pago qualsiasi cifra. Tu fissa un prezzo e io pago, te lo giuro sugli dèi.

SOCRATE
Ma su quali dèi vuoi giurare! inizia con l’imparare che qui da noi i tuoi dèi non sono moneta
corrente.

STREPSIADE
Davvero? avete coniato monete nuove, senza le immaginette? e che cosa ci stampate sopra?5

SOCRATE
Senti, sei sicuro di voler conoscere la verità sulle cose divine?

STREPSIADE
Ozzeus, certo! posso?

5
Nel testo: “e che cosa usate per giurare? le monete di ferro, come a Bisanzio?”.
SOCRATE
E ti piacerebbe parlare con le Nuvole, le nostre divine entità?

STREPSIADE
Più di ogni altra cosa.

SOCRATE
Ordunque adagiati sul sacro giaciglio.

STREPSIADE
Ecco, m’adagio.

SOCRATE
Ora prendi questa corona.

STREPSIADE
Ahimè, perché una corona? o Socrate, non è che mi volete sacrificare come Atamante?

SOCRATE
Ma no, è il nostro rituale! la procedura standard per i catecumeni.

STREPSIADE
E a me? che cosa me ne viene a me?

SOCRATE
Te ne viene che diventerai un mostro nel macinare le parole, una mitraglietta inesauribile, una pasta
di oratore! ma sta’ fermo, però, fermo!

STREPSIADE
Toh, che ti ho capito! ora mi infarinate, poi lievito e divento pasta!

SOCRATE
Vuoi tacere, ora? religioso silenzio e ascolta la preghiera:

O signore onnipotente, Aere immensurabile


che la terra tieni appesa in equilibrio su nel ciel,
e tu, Etere lucente, e voi sante Nuvole,
brontolampeggianti dive, or sorgete su nel ciel;
apparite, o venerande, al Profeta del Pensier.

STREPSIADE
No, aspetta, non chiamarle ancora! dammi il tempo di tirarmi su il mantello, così non mi infradicio
tutto. Accidenti a me, potevo almeno uscire di casa con la coppola.

SOCRATE
Deh, giungete, o benedette, a costui mostratevi;
che posiate dell’Olimpo sulle cime candide
o danziate con le Ninfe nei giardin d’Oceano
o del Nilo alle sorgenti con dorate anfore
attingiate, o sorvoliate la palude Meotide
o le nevi del Mimante, adesso io vi supplico:
accettate il sacrificio, il rito mio godetevi.

CORO
Andiamo, eterne nuvole,
e splendide libriamoci
dal cupo risonante padre Oceano
alle alte vette chiomeggianti d’alberi.
Noi roride, mutevoli
contempleremo cime irraggiungibili
e sacre terre irrigue
e messi e fragorosi fiumi santi
e il mare che profondo mugghia e strepita,
poiché l’occhio instancabile
dell’etere scintilla
di raggi sfolgoranti.
Scuotiamo via dal volto imperituro
il piovigginoso nembo e rimiriamo
con lungo occhio la terra di lontano.

SOCRATE
O Nuvole veramente sante, avete dunque ascoltato la mia invocazione! e tu hai udito la loro voce,
insieme al venerabile rombo di tuono?

STREPSIADE
Ho udito eccome, e le venero, nobilissime dee, ma me la faccio sotto dalla paura! e al rombo di
tuono posso rispondere solo col rombo di culo. Anzi, se mi è concesso il cesso, io andrei a
liberarmi.

SOCRATE
Sei vivamente pregato di risparmiarci le volgarità da quattro soldi tipiche di certi comici d’oggi.
Religioso silenzio, ti ho detto! vasto avanza tra i canti uno sciame di dee.

CORO
Orsù, piovose vergini,
alla terra di Pallade
fertile e molto amata un dì da Cecrope
giungiamo, ad ammirarne i forti uomini.
Riti arcani, ineffabili
qui dove il tempio s’apre agli iniziati,
e sacre cerimonie
e ricchi doni offerti agli dèi superi,
ampie navate, statue, processioni
e coronate vittime
sacrificali e feste d’ogni genere
in tutte le stagioni.
Qui, quando torna Primavera, Bromio
si celebra con canti e danze e musica
e con il grave fremere dei flauti.

STREPSIADE
In nome di Zeus, Socrate, ti prego: mi dici chi sono queste qui che hanno intonato ‘sta cosa così
santa? non è che sono anime de li mort...

SOCRATE
Ma nemmeno per sogno! sono Nuvole celesti, le grandi e potenti dee degli scioperati; sono proprio
loro che ci garantiscono le idee, il lessico, i ragionamenti, nonché l’arte di stupire, i giri di parole, la
battuta fulminante e la risposta sempre pronta.

STREPSIADE
Ah, quindi non è per la strizza che l’anima mia ha preso il volo! è già lì che cerca di sottilizzare, di
ricamare discorsi fumosi, di demolire idee a colpi di ideuzze. Vorrei tanto vederle chiaramente, ora.
Si può?

SOCRATE
Guarda da quella parte, verso il monte Parnete. Si possono già vedere mentre scendono leggere.

STREPSIADE
E dove, dove? indicamele bene.

SOCRATE
Eccole là che costeggiano quei boschi e quelle valli. Sono davvero tante!

STREPSIADE
Oh, mi prendi in giro? io non le vedo!

SOCRATE
Ma se sono già nella pàrodo!

STREPSIADE
Ah, sì, ora comincio a intravvederle.

SOCRATE
Intravvederle? bello mio, tu devi avere delle cispe grosse come zucche!

STREPSIADE
Ozzeus, sì, ora le vedo bene anch’io! o benedettissime, sono dappertutto!

SOCRATE
Non lo sapevi, eh, che fossero dee? non ne avevi la minima idea!

STREPSIADE
Ma proprio no, per Zeus! ho sempre pensato che fossero nebbia, rugiada, vapore...

SOCRATE
Per Zeus! quindi tu non sai che sono loro a nutrire quasi tutti i sofisti e i maîtres à penser: medium
magnogreci che magnano a sbafo, medici mistici, laccatidebosciatigriffatimpomatati,
ditistrambografi straziatimpani, sedicenti sciamani sciamannati. Artistoidi e intellettualucoli
nullafacenti e perdigiorno: le Nuvole li mantengono e quelli, in cambio, le infilano nei loro
capolavori poetici.

STREPSIADE
Ora capisco perché scrivono versi tipo “delle balenanti umide nuvole / l’assalto distruttor” oppure
“riccioli di Tifone centocefalo” o “sbuffanti venti di procella” o “umidi adunchi uccelli che in ciel
nuotano” o “d’acqua rovesci da roride nubi”. E, come premio, giù a scofanarsi cento cefali e
ricciole, oppure tordi in umido e carne all’uccelletto!

SOCRATE
Eh sì, tutto grazie a loro. Onesto, no?

STREPSIADE
Dimmi una cosa, però: se queste sono nuvole, com’è che sembrano donne? quelle lassù non sono
mica così.

SOCRATE
Perché, come sono?

STREPSIADE
Non so dirtelo con precisione: sembrano batuffoli di lana, ecco... comunque, non sembrano donne.
Insomma, queste qui hanno il naso!

SOCRATE
Allora rispondi alle mie domande.

STREPSIADE
Quello che vuoi, spara.

SOCRATE
Non ti è mai capitato, guardando in alto, di vedere una nuvola a forma di pantera o di lupo o di
toro? o di mandrillo, magari?

STREPSIADE
Certo che sì, ma che vuol dire?

SOCRATE
Vuol dire che diventano tutto ciò che vogliono: ad esempio, se adocchiano uno di quei capelloni
pelosi perennemente arrapati e a caccia di ragazzini, per prendere in giro quel genere di maniaci
assumono la forma di un mandrillo6.

STREPSIADE
E se, puta caso, vedono un ladro di fondi pubblici che cosa fanno?

SOCRATE
Lo additano subito trasformandosi in lupi.

STREPSIADE
Dunque è così che funziona! ecco perché ieri ne ho viste alcune a forma di conigli: devono aver
avvistato quel gettascudo armiamociepartite di Cleònimo.

SOCRATE
E ora, come puoi vedere, sono diventate donne perché hanno visto Clìstene.

6
Aggiorno le metafore animali: mandrillo per l’originale centauro, conigli per cervi.
STREPSIADE
Gloria a voi, o mie Signore! levate anche per me la vostra celeste possente voce, o Sovrane del
Tutto!

CORO
Salute a te, o vecchio bacucco che vai a caccia di parole alate. E tu, sacerdote di quisquilie e
pinzellacchere, che cosa possiamo fare per te? tra tutti gli astrofilosofi rampanti che si vedono in
giro, solo a te e a Pròdico noi diamo ascolto; a lui perché è un intellettualino tutto precisino, a te
perché te ne vai in giro scalzo a fare il duro, lanci a tutti occhiate di superiorità e ti pavoneggi di
essere amico nostro.

STREPSIADE
Madre terra, che voce hanno! santa, profonda, sovrumana!

SOCRATE
Certo, perché loro sole sono dee, e tutto il resto sono palle.

STREPSIADE
Ri-Madre Terra, mi stai dicendo che per voi Zeus Olimpio non è un dio?

SOCRATE
Di quale Zeus vai blaterando? Zeus non esiste.

STREPSIADE
Ma che dici? chi è che fa piovere, allora? avanti, spiegamelo!

SOCRATE
Loro, è evidente. E ora te lo dimostro con una prova schiacciante: di’ un po’, hai mai visto piovere
senza nuvole?

STREPSIADE
No, mai.

SOCRATE
Appunto: se fosse Zeus dovrebbe far piovere a ciel sereno, quando loro non ci sono.

STREPSIADE
Però! questa sì che è una dimostrazione efficace. Certo che ero proprio fesso, io, a credere che Zeus
si mettesse a pisciare in un colabrodo! ora però voglio sapere chi produce il tuono facendomi
tremare di paura.

SOCRATE
Sempre le nuvole. Il tuono lo producono quando rotolano giù.

STREPSIADE
E in che modo? una più azzardata dell’altra, le tue teorie.

SOCRATE
Quando sono stracariche d’acqua e sono costrette a muoversi, per forza di cose tendono a cadere
giù, come se fossero ubriache di pioggia; allora si scontrano una contro l’altra ed esplodono.
STREPSIADE
Sì, ma chi è che le costringe a muoversi? Zeus!

SOCRATE
Ti dico che Zeus non c’entra nulla: è un vortice d’aria che le costringe.

STREPSIADE
Vortice? ecco, questa qui me l’ero persa: niente più Zeus, ora è Vortice che regna al suo posto. Però
non mi hai ancora spiegato niente di questa faccenda del rimbombo dei tuoni.

SOCRATE
Ma vuoi stare attento? ti ho appena detto che le nuvole, quando sono piene d’acqua, sbattono tra di
loro ed esplodono per il gonfiore.

STREPSIADE
E perché io dovrei credere a una roba del genere?

SOCRATE
Ora te lo dimostro con un esempio che ti riguarda direttamente: ti è mai capitato, alla Festa Grande
delle Panatenee, di rimpinzarti di fagioli con le cotiche e di accorgerti, dopo un po’, che la pancia
comincia ad agitarsi, a contorcersi e a scoppiettare?

STREPSIADE
Opperbacco, sì! improvvisamente delle fitte mostruose, un intorcinamento tremendo e poi quella
zuppa esplode come un tuono! oh, rumori atroci! prima piano (tatà! tatà!), poi sempre più forte
(ratatà! ratatatà!) e poi, quando finalmente caco, vien giù un temporale (ratatatatatatatatà! booom!
craaaac!) come il loro.

SOCRATE
E dunque riflettici: se dalla tua piccola pancia vengon fuori scoregge del genere, non ti sembra
naturale che l’aere infinito produca tuoni così potenti?

STREPSIADE
Adesso è tutto chiaro! quindi lassù ci sono i cumulonembi e quaggiù (si carezza il ventre) i
culonembi! e spiegami un’altra cosa: il fulmine, coi suoi lampi di fuoco, da dove viene? e,
soprattutto: perché alcuni di noi li incenerisce e altri li bruciacchia appena e li lascia vivi? è
senz’altro Zeus che lo manda contro gli spergiuri.

SOCRATE
Razza di vecchio rincoglionito deficiente, ma da che era geologica vieni? oppure vivi sulla luna? se
dovesse colpire gli spergiuri, vuoi spiegarmi come è possibile che siano ancora vivi, nell’ordine: 1.
quello che aveva promesso che non avrebbe mai lasciato la sua fazione; 2. quello che aveva giurato
sul cuore immacolato di Atena che non avrebbe mai fatto cadere il governo; 3. quello che, parola
d’onore, mai un’alleanza con quelli là; 4. quello che aveva scritto “tranquilli: domani è sereno” e
invece l’indomani alluvione; 5. quello...7

STREPSIADE
Fermatelo! credo di aver capito.
7
Qui pure aggiorno. Nel testo: “se è vero che colpisce gli spergiuri, perché non ha incenerito né Simone né Cleonimo
né Teoro? eppure sono spergiuri al massimo grado”.
SOCRATE
E Zeus, invece di incenerire ‘sta gente, i fulmini li scaglia sui suoi stessi templi, o sulle querce
secolari. Ma che problemi ha, il tuo saggio Zeus? che fa, una quercia: spergiura?

STREPSIADE
Guarda, mi sa che mi hai convinto. Però allora che cos’è il fulmine?

SOCRATE
Quando si alza in cielo un vento secco che rimane imprigionato in mezzo alle nuvole, le gonfia
dall’interno come fossero vesciche. Poi, quando è troppo compresso, esce con violenza e le
squarcia, incendiandosi da sé e provocando enormi scintille.

STREPSIADE
È vero! una volta mi è successa la stessa cosa alla festa di Santozzeus. Stavo arrostendo un
sanguinaccio ma mi ero dimenticato di bucherellarlo. Quello si gonfia si gonfia si gonfia e alla fine
mi esplode in faccia smerdandomi tutto.

CORIFEO
Tu, uomo, che brami ricevere da noi sconfinata saggezza
Immagina che beatitudine in Grecia e ad Atene ti aspetta
Se solo saprai nel tuo cuore atteggiarti da gran Pensatore
Studiare a memoria i cavilli, apprender la sopportazione.
Tutto il giorno a passeggiare, a tollerare scalzo il freddo
Senza gana di mangiare o crogiolarti dentro al letto.
Niente vino né palestra, bando a queste frivolezze
Chiodo fisso nella testa l’obiettivo di trionfare
Nelle guerre della lingua sbalordendo il tribunale.
Questo spetta a un uomo onesto: intortare, buggerare.

STREPSIADE
Bah, se si tratta di avere testa dura, pensieri che levano il sonno e stomaco abituato a sopravvivere
con quattro foglie di cicoria, dove sta il problema? sono l’uomo per voi, potete pure prendermi a
martellate.

SOCRATE
E non crederai a nessun altro dio al di fuori dei nostri? il Caos – che qui regna sovrano, come vedi –
, le Nuvole, la Lingua. La nostra Trinità, non uno di più.

STREPSIADE
Guarda, tutti gli altri, se li incrocio per strada, neanche li saluto. Basta sacrifici e libagioni, basta
incenso.

CORIFEO
E allora forza, dicci che cosa possiamo fare per te. Se ci onori e ci veneri e ti impegni a fare il furbo,
vedrai che ti andrà di lusso.

STREPSIADE
O mie Signore, è davvero poca roba quello che vi chiedo: voglio essere il più bravo a parlare di
tutta la Grecia, far mangiare la polvere a tutti gli altri.
CORIFEO
Per noi si può fare: d’ora in poi, in assemblea, nessuno farà approvare più mozioni e delibere di te.

STREPSIADE
No no, a me di far passare mozioni e delibere non me ne può fregare di meno. Io voglio solo
stravolgere la giustizia a mio vantaggio e sfuggire ai creditori.

CORIFEO
Questo vuoi, questo avrai; non desideri poi gran che. Coraggio, allora: mettiti nelle mani dei nostri
ministri.

STREPSIADE
Eccomi, mi fido ciecamente. Del resto sono costretto, per colpa dei cavalli purosangue e di un
matrimonio succhiasangue.

Con fiducia consegno il mio corpo


ai ministri del mio nuovo culto.
Mi facessero quel che gli pare
bastonare assetare affamare
mi obbligassero al gelo e all’arsura
mi suonassero come un tamburo.
L’importante è che riesca a sfuggire
ai miei debiti e ai miei creditori.
Tutti devono pensare
ch’io sia un fine parlatore:
inventore di parole
falso astuto spudorato
imbroglione temerario
delinquente consumato.
Lazzarone stracciapalle
intrigante furbacchione
lurido voltagabbana,
impunito, spia, volpone.
Filisteo millantatore
testimone senza fede
leguleio seccatore
mitraglietta di parole.
Ciarlatano viscidone
che di palle non si stanca
imputato recidivo
che ogni volta la fa franca.
Se per strada mi incontrate
e così mi salutate
di me potete far ciò che volete:
se ciò vi fa godere
tritate le mie carni
con spezie e con sapori
e fatene salsicce
da servire alla tavola
dei fini Pensatori.
CORO
Che tempra, che coraggio
possiedi, o zoticone!
Se il nostro magistero
saprai seguire, sappi
che somma fino al cielo la tua gloria
eterna splenderà in mezzo ai mortali.

STREPSIADE
Cosa mi aspetta, dunque?

CORO
Al nostro fianco per l’eternità
avrai vita beata
e invidia in mezzo agli uomini.

STREPSIADE
Un dì vedrò davvero tutto questo?

CORO
Senz’altro. E ogni giorno processioni
di gente alla tua porta, dall’esperto
a consultarsi, a chiedere consigli
su cause su denunce su querele
e giri di denaro ed altri affari
degni della tua mente sopraffina.

CORIFEO
E ora tu, Socrate, valuta i prerequisiti del vecchio e illustragli il programma. Scuoti la sua mente,
metti alla prova la sua intelligenza.

SOCRATE
Forza, fammi vedere che cosa sai: dopo aver stilato il tuo profilo in ingresso, potrò andare
all’attacco con le mie innovative strategie.

STREPSIADE
Ohé, che intenzioni hai? non è che vuoi radermi al suolo?

SOCRATE
Ma no, ti faccio solo qualche domandina. Hai buona memoria?

STREPSIADE
A seconda, Santozzeus, a seconda: se mi devono soldi, ricordo tutto. Se devo soldi, ahimè, scordo
tutto.

SOCRATE
E nel fraseggio ti destreggi?

STREPSIADE
Mi destreggio nel borseggio.
SOCRATE
Sì, ma tu vuoi imparare a parlare. Come pensi che farai?

STREPSIADE
Tranquillo, ti stupirò.

SOCRATE
E va bene, proviamo. Stai pronto, ora ti getto lì un problema di astronomia e tu devi afferrarlo al
volo.

STREPSIADE
Ah, funziona come coi cani?

SOCRATE
Ma che razza di villico ignorantone è quest’uomo? vecchio, mi sa che con te funzionano solo le
legnate. Ecco, a proposito: se uno ti carica di bastonate tu che fai?

STREPSIADE
Mi faccio bastonare. Poi, quando ha finito, mi cerco i testimoni; e poi lo denuncio.

SOCRATE
Forza, togliti il mantello.

STREPSIADE
Perché? che cosa ho fatto di male?

SOCRATE
Niente, però da noi si entra senza mantello.

STREPSIADE
Ma non è mica una perquisizione!

SOCRATE
Non rompere e toglitelo.

STREPSIADE
Me lo tolgo, me lo tolgo. Tu però dimmi: se farò il bravo alunno e studierò duro, a quale dei tuoi
allievi potrò essere accostato?

SOCRATE
Non ti si riuscirà a distinguere da Cherefonte.

STREPSIADE
Ecco, spiccicato a un morto vivente! andiamo bene...

SOCRATE
Piantala di dire idiozie e vieni dentro con me, veloce!

STREPSIADE
Ho paura a entrare così senza niente nel tunnel dell’orrore. Dammi almeno dei dolcetti da gettare ai
fantasmi!
SOCRATE
Schiena dritta e entra, muoviti!

CORO
Ora vai, cuor di leone,
in buon’ora, tanti auguri!

Possa avere ciò che cerca,


questo vecchio temerario.
Giunto al fin della sua vita
or s’accinge a nuova impresa
vagheggiando giovinezza
e perseguendo la saggezza.

CORIFEO
Miei cari spettatori, con voi sarò sincero
nel nome di Dioniso che mi ha cresciuto al canto.
Confido di ottenere il primo premio e la corona
e fama di sapiente, perché ho avuto l’ardire
di riproporre a voi, pubblico competente,
questa commedia arguta, profonda, intelligente:
a mio modesto avviso la mia opera migliore
che tanto m’è costata in lavoro ed in sudore.
Quando l’ho messa in scena la volta precedente
sono stato sconfitto da colleghi volgari.
Non me lo meritavo, e la colpa è tutta vostra,
giuria di qualità indegna del mio impegno.
Ad ogni modo io non ho intenzione di tradire
tutti quelli tra voi che dimostrano buon senso.
Sono passati anni da che, su queste scene,
portai due miei caratteri, il Casto e lo Zozzone
ch’ebbero un gran successo davanti a una platea
composta da persone che è un onore ricordare.
Ma al tempo io non ero che una ragazzetta vergine
che non aveva ancora diritto a partorire;
così esposi il mio pargolo, il frutto del mio amore,
e un’altra lo raccolse, e voi l’aveste a cuore,
allevandola educandola, e così, da quel momento
tra voi e me c’è un patto di stima e di rispetto.
E dunque come Elettra, la nobile eroina,
questa commedia cerca adeguati spettatori,
onesti, raffinati; e saprà, al momento giusto,
distinguere e gioire del ricciolo fraterno.
Guardate come è savia, com’è pudica e pura:
primo, non è venuta con quell’affare in cuoio
cucito sul davanti, gigante e rosso in punta
per far ridere i bimbi; non prende in giro i calvi,
non si dimena in danze lascive e indecorose,
non mette in scena i soliti vecchiacci brontoloni
o personaggi simili, o gag di terza mano;
niente effettacci scenici, fiaccole rutilanti
o grida belluine: niente di tutto questo.
Conta, la mia commedia, soltanto su se stessa,
sul nerbo dei suoi versi. E io che son poeta
di rango superiore e di cranio luccicante
non mi presento in scena a spargere le trecce
morbide in petto, tronfio della mia acconciatura,
per poi ripropinarvi, pigliandovi per fessi
la stessa spazzatura con titoli diversi.
Sto sempre a lambiccarmi, a pensare e ripensare
per darvi nuove storie, idee originali,
sottili, intelligenti, brillanti, mai banali.
Vergin di servo encomio, colpii Cleone al cuore
quand’era sfolgorante e pareva un immortale;
però codardo oltraggio non volli esercitare
quando lo seppi steso, gelido, orizzontale.
Guardate invece gli altri, se hanno lo stesso gusto:
Eupoli, Ermippo, Frìnico, con lazzi sempre uguali,
(rubati per lo più da mie sapide intuizioni)
si scagliano su Iperbolo ora che è già in rovina,
e insultano sua madre. Vigliacchi e anche copioni!
E dunque se vi piacciono le gag di questa gente
vi prego di non ridere mai delle mie battute.
Se invece è il mio teatro che incontra il vostro gusto
avrete sempre fama di gente di buon gusto.

CORO
Superba Altezza, Zeus
sovrano dei celesti,
giunga per primo, danzi il nostro coro;
e poi il forte signore del tridente
che scuote brutalmente terra e mare;
e ancora nostro padre, Etere sommo
glorioso venerando
che nutre e dona vita a tutto il mondo;
e, sfavillante auriga,
infine giunga Sole
che coi suoi raggi fulgidi
la terra intera abbraccia,
dio grande per gli uomini
dio grande per i numi.

CORIFEO
Spettatori raffinati, fate un poco di attenzione:
voi ci avete maltrattate e siamo qui per far reclamo.
Più di tutti gli altri dèi noi serviamo alla città;
voi però non ci onorate, non ci fate libagioni
come se non fosse vero che vi diamo protezione.
Devo farvi qualche esempio? quando c’è una spedizione
fatta un po’ a cazzo di cane, noi tuoniamo e diluviamo.
Quando avete eletto capo il cuoiaio Paflagone
noi ci siamo rabbuiate, accigliate, ribellate:
“tonando il tenebroso aëre dividemmo”8,
la luna su nel cielo stravolse la sua rotta,
il sole d’improvviso spense la sua lanterna
e minacciò furente di non darvi più luce
finché fosse stratego Cleone il farabutto.
E voi, nemmeno a dirlo, Cleone avete eletto.
Si ha proprio l’impressione che domini in Atene
l’arte di far cazzate in parlamento.
Però gli dèi vi amano e tutti i vostri sbagli
li sanno trasformare in giovamento.
E pure in questo caso riusciremo a rimediare:
se beccate nuovamente gli avvoltoi come Cleone
con le mani nel bottino, a intascare una tangente,
infilate il loro collo stretto stretto nella gogna.
E vedrete che le cose, anche stavolta, qui ad Atene,
nonostante i vostri errori, torneranno ad andar bene.

CORO
Assistimi tu pure
Signore delio, Apollo
che domini la rupe alta di Cinto;
e tu beata Artemide che abiti
un tempio tutto d’oro laggiù in Efeso
dove con rito splendido ti onorano
le vergini di Lidia;
e tu, signora della nostra terra,
Atena, dea dell’egida
patrona, protettrice; e tu che domini
le vette del Parnaso
e splendi tra le fiaccole
fulgido tra le menadi,
dio della festa, Dioniso.

CORIFEO
Eravamo già a due passi dal raggiunger casa vostra
quando abbiamo incontrato la Luna
che ci ha chiesto di darvi un messaggio.
Dà i saluti, innanzitutto, agli Ateniesi e agli alleati
ma ci tiene che sappiate che ce l’ha con voi da matti
per i torti che le fate, mentre lei vi fa del bene
con i fatti e non solo a parole:
quando è piena vi fa risparmiare
il denaro delle torce, e dite al vostro servitore:
“dolce e chiara è la notte stasera,
non accendere, offre la luna”.
E poi mille altri favori, dice lei, ma voi che fate?
non sapete nemmeno contare
incasinate i giorni nel lunario

8
Cfr. Leopardi, Ultimo canto di Saffo, 13
e annullate i sacrifici già fissati in calendario,
cosicché gli dèi s’incazzano perché restano a digiuno
per festività soppresse e se la prendono con Luna.
E poi siete davvero inopportuni:
quando c’è da celebrare un solenne sacrificio
voi invece che cosa celebrate?
improbabili processi e sessioni di torture;
ma quando i celesti sono in lutto
e restano lontani dalle offerte
perché piangono la morte di Memnone o Sarpedone,
giù da voi gran bevute e casino.
Noi però ci vendichiamo e, per esempio, a Iperbolo
Delphica lauro cinto, gli diluviamo in testa
scippandogli la corona e rovinandogli la festa.
Così non lo dimentica, alla prossima occasione,
che i giorni della vita dei mortali
li regola la nostra amica Luna.

SOCRATE
Per il Respiro Cosmico, per il Caos, per l’Aere! io uno così cafone incapace tonto e smemorato non
lo avevo mai visto! deve imparare due stronzatine e un secondo dopo si è già dimenticato tutto, buio
totale. Proviamo un po’ a riportarlo alla luce, va’... Strepsiade, dove sei? vieni qui fuori e portati la
branda.

STREPSIADE
Le cimici non vogliono.

SOCRATE
E datti una mossa! ecco, mettila giù e ascolta.

STREPSIADE
Ci sono.

SOCRATE
Dunque, di tutte le cose che nessuno ti ha mai insegnato quale vuoi imparare adesso? metrica,
parole o ritmi?

STREPSIADE
Il sistema metrico. L’altro giorno un sarto9 mi ha fregato di parecchi metri...

SOCRATE
Ma non dicevo in quel senso. Preferisci il trimetro o il tetrametro?

STREPSIADE
Io veramente preferirei un mezzòlitro. Di quello buono, mi raccomando.

SOCRATE
Che cosa stai dicendo?

9
“Mercante di farina” nel testo.
STREPSIADE
Vuoi scommettere che il mezzòlitro coincide col tetrametro?

SOCRATE
Ma vai a fare in culo! sei rozzo e ignorante come una cornacchia. A uno così non bastano dieci vite
per imparare i ritmi.

STREPSIADE
E che me ne faccio dei ritmi? mi danno da mangiare i ritmi?

SOCRATE
Forse no, però in società fai un figurone se sai distinguere un dattilo da un anapesto.

STREPSIADE
E che roba è?

SOCRATE
Dunque, vediamo, come te lo spiego? dattilo in realtà vuol dire dito...

STREPSIADE
Dito? questo?

SOCRATE
Caprone maleducato!

STREPSIADE
O So’, ma lo vuoi capire che non è questa la roba che voglio imparare?

SOCRATE
E cosa, allora, cosa?

STREPSIADE
E dai, che lo sai! il discorso più ingiusto.

SOCRATE
Ah, quello? quello dopo: prima le basi. Vediamo, ad esempio, se sai distinguere correttamente i
quadrupedi maschili.

STREPSIADE
Per chi mi hai preso? li so i maschili. Allora... montone, capro, toro, cane, pollo...

SOCRATE
Pollo, eh?

STREPSIADE
Sì, pollo, perché?

SOCRATE
E la femmina come la chiami?

STREPSIADE
Be’, sempre pollo.

SOCRATE
E no, non va bene. Devi distinguere.

STREPSIADE
E come?

SOCRATE
Pollo lui, polla lei.

STREPSIADE
Polla? mi piace, per l’Aere! già solo per questa lezione, la prossima volta che vado in campagna ti
riempio la credenza di bellissimi finocchi.10

SOCRATE
Ecco, di nuovo l’errore: hai fatto finocchio maschile.

STREPSIADE
Ma perché? non è il finocchio?

SOCRATE
Riflettici: finocchio ti sembra maschio?

STREPSIADE
No, in effetti.

SOCRATE
Dunque non può finire in o.

STREPSIADE
Di conseguenza, se ho capito bene, Cleònimo è finocchia. O devo chiamarlo direttamente
Cleònima?

SOCRATE
Comunque sui nomi bisogna lavorare ancora parecchio. Forza, qualche nome proprio femminile.

STREPSIADE
Li so, li so! Lisetta, Filomena, Claretta, Maddalena...

SOCRATE
Bene. E maschili?

STREPSIADE
Filippo, Andrea, Nicola...11

SOCRATE

10
Il testo presenta – qui e oltre, nella scena tra Strepsiade e il primo creditore – un gioco di parole intraducibile con il
termine kàrdopos (“madia, credenza”). Nel tentativo di mantenere lo spirito, l’inserimento dell’ortaggio è mia pura
responsabilità.
11
Aggiorno i nomi. Nell’originale: Lisilla, Filinna, Clitagora, Demetria e Filosseno, Melesia, Aminia.
Bestia, e questi sarebbero maschili?

STREPSIADE
Qui da voi non sono maschili?

SOCRATE
Ma certo che no! se incontri Nicola per strada, come lo chiami?

STREPSIADE
E come vuoi che lo chiami? Nicola! Nicolaaa!

SOCRATE
Lo vedi? con la a, come se fosse donna.

STREPSIADE
E ne ho le prove: non ha fatto il servizio militare, quella! ora però piantiamola coi nomi, li ho
imparati.

SOCRATE
Consentimi di dubitarne. Adesso ho da fare un attimo, tu sdraiati qui.

STREPSIADE
A fare?

SOCRATE
A riflettere sui tuoi problemi.

STREPSIADE
Ma non là sopra, ti supplico! non posso riflettere per terra?

SOCRATE
Non c’è altro modo, zitto e stenditi.

STREPSIADE
Povero me, i debiti alle cimici li pagherò tutti.

CORO
Attenzione, concentrazione,
e girati qua,
e rigirati là.
Attenzione, meditazione,
se ti assalgono i dubbi,
fai un salto ed oplà:
trova una nuova idea,
cambia la strategia,
caccia il sonno dagli occhi,
fuggi la sua malìa.

STREPSIADE
Ahichedolòr ahichedolòr!
CORO
Che t’affligge? che t’assilla?

STREPSIADE
Povero me, son morto! dalla branda
strisciano a mozzicarmi ostili cimici
e i fianchi mi divorano
e l’anima mi ciucciano
e le palle mi stracciano
e nel mio culo scavano
il canale di Corinto.
È la fine, già lo so!

CORO
Eh, che lagna! esagerato!

STREPSIADE
Lagna, dici? ho perso i soldi
perso il mio bel colorito
persi il cuore e le infradito
perso il sonno, sempre sveglio
a cantare i miei dolori
non c’è verso, sono perso
son contate le mie ore.

SOCRATE
Tu! che fai? non pensi?

STREPSIADE
Io? perbacco se penso!

SOCRATE
E che cosa hai pensato?

STREPSIADE
Ho pensato: mi lasceranno vivo almeno un brandello di carne ‘ste cimici?

SOCRATE
Tu finirai in malora.

STREPSIADE
Perché, non ci sono già?

CORO
Non fare il rammollito e mettiti sotto. Devi scoprire come recuperare i tuoi soldi con un’idea
truffaldina, con un imbroglio.

STREPSIADE
Accidenti a me, come lo scopro se mi copro? che cos’è, passa qualcuno a buttarmi l’idea sotto le
coperte?
SOCRATE
Forza, vediamo un po’ che cosa combina questo qui. Ohé, tu! dormi?

STREPSIADE
Io? no, giuro!

SOCRATE
Trovato qualcosa?

STREPSIADE
Macché, nulla.

SOCRATE
Nulla nulla?

STREPSIADE
Nulla. Anzi, un cazzo: questo che tengo in mano.

SOCRATE
Vuoi coprirti? e muoviti a pensare qualcosa!

STREPSIADE
Ma qualcosa che? dai, Socrate, e dimmelo tu!

SOCRATE
No. Cerca dentro te stesso ciò che desideri e quando l’hai trovato dimmelo.

STREPSIADE
Lo sai benissimo quello che desidero, te l’ho detto mille volte: trovare il modo di non pagare i
debiti.

SOCRATE
E allora forza, copriti: sgombra la mente, alleggeriscila, e poi analizza i tuoi affari ad uno ad uno.
Indaga, sviscera. Lentamente, minuziosamente.

STREPSIADE
Povero me, che ansia!

SOCRATE
Non ti agitare. Se qualche problema ti pare senza via d’uscita, tu lascialo perdere e passa ad altro.
Poi, dopo un po’, tornagli addosso con la mente, shakeralo per bene e infine domalo.

STREPSIADE
Socratuzzo, quanto t’amo!

SOCRATE
Vecchio, cosa...

STREPSIADE
Ce l’ho! la truffa, l’idea antidebitoria!
SOCRATE
Illustramela.

STREPSIADE
Che te ne pare se...

SOCRATE
... se?

STREPSIADE
Se noleggiassi una fattucchiera tèssala per tirar giù di notte la luna dal cielo, e poi la tenessi
nascosta in uno di quei cofanetti sferici di make up per signora...

SOCRATE
E che cosa te ne faresti?

STREPSIADE
Te lo dico io: gli interessi non si pagano a fine mese?

SOCRATE
Sì, e allora?

STREPSIADE
Come si fa a sapere quando è fine mese se non c’è più la luna?

SOCRATE
Eh, dai, mica male questa! ora però te ne butto lì una più difficile: metti che uno ti cita in giudizio
per un debito di cinque talenti...

STREPSIADE
Cinque talenti?!

SOCRATE
Sì sì, cinque talenti. E tu come fai ad annullare la causa? dimmelo: come?

STREPSIADE
Eh, come... non lo so, come... qui bisogna pensarci bene...

SOCRATE
No, no. Se l’idea non decolla, non devi soffocarla e metterla alle strette in questo modo. Dalle
spago, falla librare per l’aere e poi...

STREPSIADE
Eureka! ascolta quest’idea per annullare la causa e poi ammettilo: è la pensata più geniale del
mondo!

SOCRATE
Sentiamo quest’idea.

STREPSIADE
Hai mai visto nelle bancarelle degli erboristi quelle belle pietre trasparenti con cui accendono il
fuoco?

SOCRATE
Intendi le lenti di cristallo?

STREPSIADE
Esatto. Ecco, mentre il cancelliere è lì che registra la causa contro di me, io con una di quelle potrei
piazzarmi lì davanti a una certa distanza e sparargli il sole proprio sul foglio, facendo squagliare la
mia accusa. Embe’, che ne dici?

SOCRATE
Per le Grazie, ingegnoso!

STREPSIADE
Uh, come godo! ho mandato in fumo un debito di cinque talenti!

SOCRATE
Su, non perder tempo e afferra subito questa.

STREPSIADE
Questa che?

SOCRATE
Ti devi difendere in un processo ma non hai testimoni a favore, è praticamente persa: come fai a
ribaltare la sentenza?

STREPSIADE
Tutto qui? facilissimo.

SOCRATE
Davvero? dimmelo, allora.

STREPSIADE
Altroché se te lo dico. Mentre si sta ancora discutendo la causa precedente alla mia, corro a
impiccarmi.

SOCRATE
Che razza di idiozia!

STREPSIADE
No no, ho ragione invece: voglio proprio vedere chi mi porta in tribunale, se son morto!

SOCRATE
Sei un deficiente. Vattene a quel paese, non ti insegno più!

STREPSIADE
Ma perché? in nome degli dèi, Socrate, non fare così!

SOCRATE
E che dovrei fare? anche quando riesci a imparare una cosa che è una, subito te la dimentichi. Su,
forza: dimmi la prima cosa che hai imparato!

STREPSIADE
Dunque, la prima... vediamo un po’, la prima qual era? mica quella roba dei finocchi? no... eppure
la sapevo, la prima...

SOCRATE
Alla malora! cibo per i corvi devi diventare, rimbambito d’un vecchiaccio! (si fa da parte)

STREPSIADE
Ahimè, e adesso che cosa mi aspetta, povero disgraziato? i giochi di prestigio con la lingua non li
ho imparati e ora sono rovinato. Nuvole, datemi voi un buon consiglio.

CORO
Il consiglio che ti diamo, vecchio, e di mandar qui a imparare un figlio di età adatta, se ce l’hai.

STREPSIADE
Ce l’ho un figlio, ce l’ho, e della meglio gioventù. Però a scuola non ci vuol venire, che posso farci?

CORO
Che puoi farci? costringilo, no?

STREPSIADE
E come? ha dei muscoli così, e un’energia... aggiungeteci pure che ha sangue blu da parte di madre.
Però ora basta, vado a prenderlo. E se si rifiuta, parola d’onore che in casa mia non ci mette più
piede! (a Socrate) Tu aspettami dentro, torno subito.

CORO
Ti rendi conto, Socrate,
di quanta grana facile
puoi ricavare subito?
E questo grazie a chi? ma a noi, le Nuvole,
noi sole tra gli dèi. Quell’uomo è pronto
a fare tutto ciò che tu gli ordini.
È tocco, è sciroccato,
ha tutta l’aria di uno che ha sniffato.
E tu lo vedi bene, quindi celere:
pàppati quel che puoi, ma fallo in fretta:
casi di questo genere
ci metton nulla a tramutarsi in... cenere.

STREPSIADE
Giuro sulla Nebbia, tu qui dentro non ci stai più! cammina, vai a scroccar cibo sotto il portico di tuo
zio Megacle!

FIDIPPIDE
Papà, che ti prende? quanto è vero Zeus Olimpio, tu ti sei bevuto il cervello!

STREPSIADE
Ma senti questo! sentilo: Zeus Olimpio! tu sei tutto scemo. Grande e grosso e credi ancora a Zeus?
FIDIPPIDE
Ma che ti ridi? che c’è da ridere?

STREPSIADE
Rido perché ho appena realizzato che sei un bambinetto e ti bevi ancora le storielle vecchie come il
cucco. Però adesso ci penso io a te. Vieni qui, avvicinati, così finalmente impari qualcosa. Forza: ho
da dirti una cosetta che ti farà diventare uomo. Però mi raccomando, tientela per te.

FIDIPPIDE
Eccomi. Che c’è?

STREPSIADE
Hai appena giurato su Zeus, no?

FIDIPPIDE
Certo.

STREPSIADE
Lo vedi, ora, come è bello imparare? mio caro Fidippide, Zeus non esiste.

FIDIPPIDE
No? e chi esiste, allora?

STREPSIADE
Vortice regna, dopo aver tolto di mezzo Zeus.

FIDIPPIDE
Ma sei fuori?

STREPSIADE
Da’ retta a me, è così.

FIDIPPIDE
E chi lo dice?

STREPSIADE
Socrate di Melo. E pure Cherefonte, che è capace di misurare il salto delle pulci.

FIDIPPIDE
E tu ti sei talmente rincoglionito da credere ai deliri di quei due pazzi invasati?

STREPSIADE
Bada a quel che dici! e non azzardarti a offendere gente sveglia come quella! loro sì che sono due
dritti, che per risparmiare non vanno mai dal barbiere, non usano mai il sapone, non vanno
nemmeno ai bagni a darsi una sciacquata. Sciacquati tu la bocca quando parli di loro! tu che
scialacqui tutti i miei beni come se fossi già morto! e ora veloce, fila a scuola al posto mio! marsch!

FIDIPPIDE
Guarda che da quelli là non si può imparare niente di buono.
STREPSIADE
Scherzi, vero? da loro puoi imparare l’intero scibile umano. Così capirai una buona volta quant’è di
grana grossa la tua ignoranza. Ma aspettami qui un attimo.

FIDIPPIDE
Ahimè, che farò? il padre mio vaneggia. Se sia più utile farlo interdire da un tribunale per manifesta
insanità mentale oppure discutere del suo delirio con i becchini...

STREPSIADE
Ecco, tu questo come lo chiami? forza, dimmelo!

FIDIPPIDE
Pollo.

STREPSIADE
Molto bene. E questa?

FIDIPPIDE
Pollo.

STREPSIADE
Ah, li chiami allo stesso modo? sei ridicolo! da ora in poi, questa la chiamerai polla e questo pollo.

FIDIPPIDE
Polla, eh? dunque sono queste le perle di dottrina che hai appreso lì dentro, da quelle due titaniche
teste di rapa?

STREPSIADE
Queste e molte altre. Però appena imparate le scordavo una per una: tutti gli anni che ho addosso mi
pesano.

FIDIPPIDE
A quanto pare ti pesava addosso anche il mantello. Dove è finito? disperso?

STREPSIADE
Disperso? no, dispensato in pensate.

FIDIPPIDE
E le tue ciabatte che fine hanno fatto, fesso che non sei altro?

STREPSIADE
Ti rispondo alla Pericle: le ho sacrificate per la causa. E adesso muoviti, andiamo. Se devi fare
l’ennesima belinata, almeno stavolta l’avrai fatta per dar retta a tuo padre. Che poi me lo devi: avevi
appena sei anni, balbettavi ancora e mi convincesti a comprarti un carrettino da corsa alla festa di
Santozzeus. Io ti diedi retta e spesi così la mia prima paga da giudice popolare. Ah, se me lo
ricordo...

FIDIPPIDE
E va bene. Ma un giorno ti pentirai di tutto questo.

STREPSIADE
Oh, bravo che ubbidisci. Qui, Socrate, qui. Vieni fuori, ti ho portato mio figlio. Eccolo: non ne
voleva sapere, ma l’ho convinto.

SOCRATE
Ma su, è ancora un ragazzotto! Non è ancora adatto ad essere elevato in alto con le nostre corde.

FIDIPPIDE
Tu invece sei perfetto. Con una corda al collo, però.

STREPSIADE
Carogna, che fai? mandi a mori’ ammazzato il tuo maestro?

SOCRATE
Sentilo, “còòrdalcòòllo” che pronuncia da scemo, a labbra spalancate! quando mai uno così
potrebbe imparare a farsi assolvere in una causa, o a citare a processo qualcuno, o a rendere
credibile il vuoto pneumatico? però è anche vero che, a forza di lezioni pagate a peso d’oro, c’è
riuscito persino Iperbolo...

STREPSIADE
Tu non preoccuparti e pensa a istruirlo. È intelligente di natura. Per dirti: quand’era un bambinetto
alto così se ne stava dentro casa a plasmare casette, a intagliare barchette, a costruire carrettini di
cuoio; e con la scorza delle melegrane faceva dei ranocchietti che erano uno spettacolo. A me ora
basta che impari quei due discorsi lì: il Più (per quel che vale) e il Meno, che usando argomenti
ingiusti stende al tappeto il Più. E se bisogna sceglierne solo uno, a tutti i costi il Discorso Meno.

SOCRATE
Lo imparerà da solo, facendo da spettatore ai due discorsi in persona. Io me ne vado.

STREPSIADE
Sì, ma mi raccomando: deve saper confutare qualsiasi forma di argomento giusto. (rientra in casa
sua)

DISCORSO PIÙ
E vieni, vieni fuori! mostra agli spettatori la tua faccia da schiaffi!

DISCORSO MENO
Vuoi batterti qui, dunque? a me va benissimo. Più gente mi ascolta, più ti straccio.

DISCORSO PIÙ
Stracciarmi tu? e chi saresti?

DISCORSO MENO
Un discorso.

DISCORSO PIÙ
Sì, ma il discorso meno.

DISCORSO MENO
Ti batto comunque, anche se ti vanti di essere più forte.

DISCORSO PIÙ
E con quali trucchi?

DISCORSO MENO
Inventandomi teorie sempre nuove.

DISCORSO PIÙ
E certo: ne spuntano come funghi, per soddisfare ‘sti deficienti!

DISCORSO MENO
Loro? ma se sono dei genî!

DISCORSO PIÙ
Ti faccio male di brutto!

DISCORSO MENO
Ah sì? e come fai?

DISCORSO PIÙ
Mi basterà dire cose giuste.

DISCORSO MENO
E io le nego e sostengo il contrario. Ti dirò: secondo me la Giustizia nemmeno esiste.

DISCORSO PIÙ
Non esiste? ma che ti salta in mente?

DISCORSO MENO
E dove sarebbe? sentiamo.

DISCORSO PIÙ
Presso gli dèi.

DISCORSO MENO
Ma davvero? e se esiste la Giustizia, com’è che non si è abbattuta su Zeus quando ha incatenato suo
padre?

DISCORSO PIÙ
Oi oi, che nausea! eccolo che sale... presto, una bacinella!

DISCORSO MENO
Sei solo un vecchio cialtrone rintronato.

DISCORSO PIÙ
E tu un donaculo senza pudore.

DISCORSO MENO
Sono rose le tue offese.

DISCORSO PIÙ
E un buffone!
DISCORSO MENO
Corone di amorosi gigli.

DISCORSO PIÙ
E un impiccababbi.

DISCORSO MENO
Neanche ti accorgi che mi stai ricoprendo d’oro.

DISCORSO PIÙ
O tempora! non molti anni fa ti avrei ricoperto di piombo...

DISCORSO MENO
Ora invece mi ricopri di gioielli.

DISCORSO PIÙ
Quanto sei arrogante!

DISCORSO MENO
Quanto sei vecchio.

DISCORSO PIÙ
Per colpa tua non c’è più un ragazzo che abbia voglia di andare a scuola. Un bel giorno, però, gli
Ateniesi se ne accorgeranno di che cosa insegni a questi imbecilli.

DISCORSO MENO
Sei squallido e incartapecorito, mi fai pena.

DISCORSO PIÙ
Tu invece sei bello florido, non c’è che dire. E pensare che un tempo te ne andavi in giro a fare
l’accattone in stile eroe euripideo, tipo Telefo, tiravi fuori dalla tua bisaccia logora ideuzze
smozzicate e sputacchiavi sentenze.

DISCORSO MENO
Mamma mia, che cosa mi stai ricordando: un genio!

DISCORSO PIÙ
Un mentecatto, invece: tu e la città che ti ingrassa per corrompere i suoi ragazzi!

DISCORSO MENO
Non crederai di fargli da maestro tu, che vieni da un’altra era geologica?

DISCORSO PIÙ
Proprio così invece. Questo giovane va salvato, non addestrato a chiacchierare e basta.

DISCORSO MENO
Ma lo senti, che idiozie? qui, bello, qui! vieni da me!

DISCORSO PIÙ
Guai a te se lo sfiori!
CORO
Basta! invece di litigare e insultarvi, fate così: tu spiega che cosa insegnavi ai ragazzi di un tempo, e
tu presenta la tua nuova educazione. Lui ascolterà il vostro dibattito, farà le sue valutazioni e poi
sceglierà in che scuola andare.

DISCORSO PIÙ
A me va bene.

DISCORSO MENO
Pure a me.

CORO
Avanti dunque, chi parla per primo?

DISCORSO MENO
Lui, gli cedo la parola. Tanto, qualsiasi cosa dica, lo infilzerò con neologismi e discorsetti à la
page. E alla fine, se continua a brontolare, le mie pointes lo pungeranno come vespe. Avrà tutto il
muso e gli occhi tumefatti e andrà ko.

CORO
Ed ecco, siòre e siòri, i lottatori
armati fino ai denti di parole,
di gran pensate, di aforismi e fole.
Inizia la finale di cultura:
uno sconfitto, un solo vincitore.
Qui si parrà la lor nobilitate
il gioco si fa duro: via alla gara!

CORIFEO
O tu che con virtute
intrecciavi ai nostri avi
corone di buon senso,
da’ voce ai tuoi valori
nel modo che ti aggrada,
e fa’ che ci sia chiaro
qual è la tua natura.

DISCORSO PIÙ
Ora vi racconterò com’era l’educazione ai bei tempi andati, quando quello di tendenza ero io, che
diffondevo le mie idee di giustizia, e il rispetto era norma. Innanzitutto i giovanotti dovevano stare
zitti, neanche un fiato. Poi i ragazzi dello stesso quartiere li vedevi camminare insieme per la strada
in fila ordinata, per andare a lezione di musica; e senza mantello, anche quando la neve veniva giù
come farina. E guai a strusciare lascivi le cosce, mentre il maestro insegnava loro canti come “O
Pallade tremenda distruttrice” o “Un grido che giunge da lungi”, che loro dovevano intonare
rispettando la melodia tradizionale, quella tramandata dai padri. E se qualche buffone si lanciava in
quei gorgheggi o arrangiamenti inascoltabili che vanno tanto di moda adesso, semplicemente veniva
caricato di mazzate per vilipendio alle Muse. A ginnastica, quando stavano seduti, i ragazzini
dovevano tenere le gambe unite e ben distese, senza torturare crudelmente quelli che allungavano lo
sguardo da fuori. Poi, quando si alzavano, era loro dovere spianare la sabbia, assicurandosi di non
lasciare alla vista degli spasimanti l’impronta delle loro fresche chiappette. A quei tempi nessun
ragazzo si sarebbe mai depilato il basso ventre, cosicché intorno ai gioielli fioriva una soffice e
rugiadosa peluria, come piccole mele cotogne... E ancora, nessun ragazzo si sarebbe proposto per
primo a un corteggiatore facendo la voce languida o sbattendo gli occhietti da cerbiatto. E ai
banchetti i giovani non si azzardavano a sottrarre agli anziani i bocconi migliori, non si
ingozzavano, non ridevano sguaiatamente e non accavallavano le gambe.

DISCORSO MENO
“Odore d’ombra! odore di passato! odore d’abbandono desolato!” 12 Che vecchiume! profluvio di
spille démodé a forma di cicala, sagra del bue bruciacchiato alla festa del patrono!

DISCORSO PIÙ
E allora? è con queste cose che è stata educata la generazione dei maratonòmachi. Tu invece ai
giovani d’oggi insegni subito a dimenarsi avviluppandosi addosso il mantello. Che nervi, alle
Panatenee, quando devono danzare e non riescono nemmeno a sollevare lo scudo più su
dell’uccello. Bel rispetto per la dea Atena!
Forza, ragazzo, dammi retta: scegli me, che sono il Discorso Più. Imparerai a disprezzare la piazza,
a tenerti lontano dai bagni pubblici, a vergognarti di ciò che deve provocare vergogna; a infuriarti
con chi ti sfotte, a cedere il posto quando c’è un anziano, a non maltrattare i tuoi genitori. In buona
sostanza, a non fare arrossire la statua della dea Verecondia. Non andrai a caccia di ballerine, che
mentre te ne stai a fissarla sbavando una di quelle troiette non ti lanci una mela morsicata e tanti
saluti alla tua reputazione! E non risponderai male a babbo; non lo chiamerai Matusa13 per farlo
sentire vecchio, perché è invecchiato per nutrire te come un pulcino.

DISCORSO MENO
Come no, ragazzo... tu da’ retta a ‘sto qui e – giuro su Dioniso – diventerai un bamboccione e tutti ti
chiameranno bietolone e mammoletta.

DISCORSO PIÙ
Tutt’altro: sarai uno splendore, un fiore! e il tuo tempo lo passerai in palestra, non certo in piazza a
blaterare fesserie piacevoli quanto l’ortica nelle mutande, come fanno i giovani d’oggi. Non ti
lascerai invischiare in questionucce meschine, viscide e fetenti. No, tu te ne andrai al parco
dell’Accademia, tra gli olivi sacri, a fare le gare di corsa con altri bravi ragazzi assennati come te. E
profumerai di mughetto, di dolce far niente, di fiori di mandorlo a primavera, quando il platano
mormora all’olmo riempiendo di gioia il tuo cuore.

Se farai ciò che ti dico


e ai miei valori volgerai il pensiero
possiederai per sempre
possente il petto, sano il colorito,
larghe le spalle, non lunga la lingua
sode le chiappe, piccolo il pisello.
Se però segui la moda
che al giorno d’oggi impera
avrai, per cominciare,
giallastro il colorito,
spalle da cocorita
e petto largo un dito;
però lingua gigante,
chiappa floscia e cadente
e fava da elefante
12
G. Gozzano, La signorina Felicita, 28-29.
13
Giapeto nel testo.
(lunghissima e indecente
come una votazione in parlamento).
Costui ti farà credere
bello l’osceno, osceno il bello, e infine
sarai contaminato
da tutte le manie dei pervertiti.

CORO
O nobile sapienza
turrita, di virtù fortificata!
O fior di temperanza
che spiri dolce dalle sue parole!
O te beata, gente che vivesti
al tempo degli antichi!
Rispondi adesso, tu che sei in possesso
di ispirazione caustica e sottile.
Ma bada che sia roba originale:
ha fatto un figurone il tuo rivale.

CORIFEO
Ora ti serve un ricco armamentario
di piani ed argomenti formidabili
se intendi sgominare il tuo avversario
e non farti coprire di ridicolo.

DISCORSO MENO
Mfff, finalmente! stavo per soffocare dalla voglia di parlare. Se adesso non gli demolisco tutte
queste idee mi si intorcinano le budella. Ora, perché secondo voi gli intellettualoni mi chiamano
Discorso Meno? perché io per primo – che dico? primissimo! – ho avuto il colpo di genio di
confutare le leggi e la giustizia. Riuscire a vincere quando si hanno gli argomenti più deboli,
quando si ha apertamente torto, vale più di tutto l’oro del mondo! e tu, sta’ a sentire come gli
sgretolo la pedagogia che tanto venera. Cominciamo da quest’idea che vadano aboliti i bagni caldi:
allora, mi vuoi spiegare che cos’hai contro i bagni caldi?

DISCORSO PIÙ
Non c’è niente di peggio: rammolliscono l’uomo.

DISCORSO MENO
Eccolo là, subito all’angolo in balìa dei miei colpi! rispondimi: tra i figli di Zeus, secondo te chi è il
più valoroso? quello che ha saputo affrontare più fatiche?

DISCORSO PIÙ
Ma Eracle, non c’è gara.

DISCORSO MENO
Già, e quando mai hai visto acqua fredda ai Bagni d’Eracle? eppure è mai esistito qualcuno più
coraggioso di lui?

DISCORSO PIÙ
Eccole: ecco le tipiche argomentazioni insensate dei ragazzi che ogni giorno riempiono i bagni e
svuotano le palestre.
DISCORSO MENO
Ancora: tu disapprovi pure le discussioni in piazza, io invece le caldeggio. Se fossero una cosa
negativa, Omero non avrebbe fatto pronunciare discorsi in piazza a Nestore e a tutti gli altri sapienti
come lui. Veniamo ora all’esercizio della lingua: secondo questo qui i giovani dovrebbero
astenersene, mentre io sostengo l’opposto. E poi predica la castità, che è un consiglio ancora
peggiore di quell’altro già pessimo. Ti risulta che la castità abbia mai giovato a qualcuno? forza,
vediamo se riesci a contraddirmi.

DISCORSO PIÙ
Molte volte, invece. Ad esempio, è grazie ad essa che Peleo ricevette in dono una spada.

DISCORSO MENO
Una spada, nientemeno! bel premio da pezzente! Iperbolo, il mercante di lucerne, con la sua
spudoratezza e malizia ha fatto i milioni e questo mi viene a parlare di spade!

DISCORSO PIÙ
Però è grazie alla sua castità che Peleo ha ottenuto in moglie Teti.

DISCORSO MENO
Come no? e lei lo ha piantato. Ovvio, a letto era un gentleman, sotto le lenzuola una noia mortale.
Le donne vogliono essere spolpate, vogliono lo stallone! ma che te lo dico a fare, tu sei un vecchio
ronzino... Quanto a te, giovanotto, valuta bene tutte le conseguenze e privazioni che una vita
morigerata comporta: niente ragazzini, niente donne, niente partite a beer pong,14 addio mangiate
bevute risate. E secondo te, senza queste cose, vale la pena di vivere? ma approfondiamo meglio
certe necessità – diciamo così – fisiologiche. Hai combinato un gran casino: ti sei innamorato di una
tipa sposata e sei stato beccato in flagrante coito. Se non sei capace di difenderti con le parole, sei
bell’e fottuto. Se invece entri a far parte del mio club, potrai assecondare i tuoi istinti: gioca e ridi,
stai senza pensieri, non fermarti davanti a nulla. E se qualche marito ti sorprende dentro sua moglie,
tu gli obietterai che non hai fatto nulla di male. Portagli l’esempio di Zeus: nemmeno lui riesce a
resistere alla passione per le donne. E tu che sei mortale puoi mai essere più forte di un dio?

DISCORSO PIÙ
E se, putacaso, per averti dato retta si trova con un rafano tanto così su per il culo mentre gli
sciolgono i peli pubici con la brace rovente? ecco: se dovesse andare in questo modo, che cosa
obietterebbe a chi lo chiama rottinculo?

DISCORSO MENO
E se anche lo fosse? che ci sarà poi di male?

DISCORSO PIÙ
Non vedo cosa potrebbe esserci di peggio!

DISCORSO MENO
Che avrai da dire, se ti straccio pure su questo campo?

DISCORSO PIÙ
Che vuoi che dica? starò zitto e basta.

14
Il gioco del còttabo nel testo.
DISCORSO MENO
E allora rispondi: gli avvocati sono una genìa di...

DISCORSO PIÙ
... rottinculo.

DISCORSO MENO
Concordo. E i tragici?

DISCORSO PIÙ
Rottinculo.

DISCORSO MENO
Ben detto. E i politici?

DISCORSO PIÙ
Rottinculo.

DISCORSO MENO
Bravo. Ti rendi conto, adesso, di aver detto una fesseria? o vuoi un’altra conferma? guarda gli
spettatori. E guardali!

DISCORSO PIÙ
Sì, sì, li sto guardando.

DISCORSO MENO
E che cosa vedi?

DISCORSO PIÙ
Santo cielo, hai ragione! sono quasi tutti rottinculo! uh, quello lo conosco! pure quello! e pure
bellicapelli, lì!

DISCORSO MENO
E dunque che mi dici?

DISCORSO PIÙ
Ti dico che ho perso. Discorso Meno, m’hai menato. In nome degli dèi, andate a farvi fottere e
prendetevi il mio mantello. Passo al nemico.

SOCRATE
Allora, che vuoi farne di questo tuo figlio? te lo ripigli o vuoi che gli insegni a parlare?

STREPSIADE
Istruiscimelo, pure a frustate. Mettigli il morso, come ai cavalli. Una mascella affilagliela per
addentare le cause più tenere, ma l’altra per tritare quelle più dure.

SOCRATE
Tranquillo: verrai a ritirarti un sofista perfettamente accessoriato.

FIDIPPIDE
Forse. Però con l’itterizia e con un’aria triste da sfigato.
CORO
Coraggio adesso, entrate
ma ho come l’impressione
che tu dovrai pentirti
di questa decisione.

CORIFEO
Eccoci, caro pubblico,
ad illustrarvi tutti i beneficî
che spetteranno ai giudici
se a noi daranno il premio, come è logico.
Prima cosa: quando giunge il momento più propizio
per arare i vostri campi, noi faremo venir pioggia
per voi soli in anteprima, e quel che resta a tutti gli altri.
E poi sorveglieremo
i vostri filari di vite
perché, carichi di grappoli,
non debbano soffrire mai la sete
né la pioggia più del lecito.
Se però qualche mortale offende noi divine
badi bene a quanti mali pioveranno da quassù:
tanto per cominciare, il suo podere
non produrrà né vino né alcun frutto.
A furia di fiondate
gli spaccheremo tutto, ogni germoglio
di ulivo, non avrà una goccia d’olio.
E se solo lo becchiamo a costruir mattoni
per mettere su casa, pallettoni
di ghiaccio sputeremo giù dal cielo,
secchiate d’acqua contro le sue tegole
fino a ridurle in briciole.
Se gli salta il ghiribizzo di convolare a nozze
(o lui o un suo parente o un suo sodale)
gli pioveremo in testa tutta notte a catinelle
spegnendogli le torce e le fiammelle.
E così, giurati cari,
decidete con coscienza,
ma lasciateci ripetere
una timida avvertenza:
votare i nostri avversari
è lecito, è vostro diritto;
però se non vince Aristofane
potreste anche rimpiangere
l’arsura dell’Egitto.

STREPSIADE
Uno... due... tre... quattro... cinque. Cinque giorni alla fine del mese, la notte della luna vecchia e
nuova: la data dell’angoscia e del terrore! la data del riflusso... di interessi! i miei creditori, uno per
uno, giurano che mi denunceranno e mi manderanno sul lastrico. Eppure non mi pare di chiedere
chissà che: interessi più leggeri, una piccola dilazione, uno sconticino. Ma quelli niente: dicono che
in questo modo non rivedranno mai i loro soldi e mi insultano, mi danno del farabutto, minacciano
di portarmi in tribunale. Avanti, facciano pure, adesso: la cosa non mi tange nemmeno un po’, se
Fidippide ha imparato a parlare come si deve. Be’, ora busso al Pensatoio e lo scopro subito.
Giovane! no, dico: giovane!

SOCRATE
Salute, Strepsiade.

STREPSIADE
Salute a te, Socrate. Per prima cosa, questo è per te: a fine corso, un pensierino per il maestro è
d’obbligo. E dimmi: mio figlio l’ha imparato quel discorso lì? sai, quello che hai messo in scena
poco fa.

SOCRATE
L’ha imparato.

STREPSIADE
Hurrah! gloria alla Frode, onnipotente Regina del mondo!

SOCRATE
Ora saresti in grado di cavartela in qualunque processo.

STREPSIADE
Anche in presenza di testimoni che mi hanno visto prendere soldi in prestito?

SOCRATE
Pure meglio! pure se ce ne fossero mille!

STREPSIADE
Ordunque leverò possente un grido
gridando “guai a voi, vili usurieri”!
piangete calde lacrime, strozzini,
e rimpiangete i vostri capitali,
voi e le vostre rendite filiali.
Non mi potrete più fare alcun male:
cresce tra le mie mura
un figlio assai valente
di lingua bipenne fulgente
che sarà la mia fortezza
della casa la salvezza
rovina dei nemici
sollievo dagli affanni
dai malanni di papà.
Su, corri dentro, chiamalo,
portalo qui da me.
O figlio, figlio figlio
esci dal colonnato
tuo babbo ti ha chiamato
ascoltami, o figliolo.

SOCRATE
Ecce homo.

STREPSIADE
Luce dei miei occhi!

SOCRATE
Riprenditelo e levati di torno.

STREPSIADE
Osanna al mio figliolo, alé alé alé!
Ti si nota subito il colorito malaticcio, che felicità! e basta un’occhiata per riconoscere
l’atteggiamento da rompicoglioni bastian contrario! ti risplende negli occhi quella tipica aria
ateniese da “ma dici a me? ehi, con chi stai parlando? dici a me?...”. E quell’espressione da vittima
offesa, poi, quando è chiaro che sei stato tu a offendere e prevaricare. E lo sguardo! puro cipiglio
attico d.o.p.! ora però vedi di salvarmi, dopo che mi hai rovinato.

FIDIPPIDE
Ma insomma, che cos’è che ti fa paura?

STREPSIADE
Il giorno della luna vecchia e nuova.

FIDIPPIDE
Ah sì? esiste un giorno del genere?

STREPSIADE
Certo: è il giorno in cui depositeranno una cauzione e mi faranno causa.

FIDIPPIDE
E se ti fanno causa la perdono. Non è possibile che un solo giorno si sdoppi in due.

STREPSIADE
Non è possibile?

FIDIPPIDE
E no che non lo è. Una donna può forse essere vecchia e giovane allo stesso momento?

STREPSIADE
Eppure la legge è questa.

FIDIPPIDE
Ho l’impressione che la gente non abbia ben chiaro che cosa intenda il legislatore.

STREPSIADE
E che cosa intende?

FIDIPPIDE
Orbene, lo spirito democratico del vecchio Solone...

STREPSIADE
Che c’entra ora Solone con la luna vecchia e nuova?
FIDIPPIDE
C’entra, perché fu lui a stabilire che le citazioni in tribunale avvenissero in due giorni: l’ultimo di
luna vecchia e il primo di luna nuova. In questo modo i depositi di denaro avvenivano il primo del
mese, col novilunio.

STREPSIADE
Ho capito, ma perché inserire anche l’ultimo del mese? a che serve?

FIDIPPIDE
Serve, caro il mio ingenuotto, per consentire agli accusati di mettersi d’accordo con gli accusatori il
giorno prima: di conciliare, insomma. Altrimenti, fin dall’alba del novilunio, ha inizio il loro
calvario debitorio.

STREPSIADE
Sì, però i magistrati potrebbero comunque ritirare le cauzioni il primo del mese. Perché il giorno
prima?

FIDIPPIDE
Sono un po’ come gli ispettori del controllo qualità carni quando si organizza un banchetto
pubblico: con la scusa di assicurarsi che l’indomani sia tutto in regola, il giorno prima assaggiano
per bene i pezzi migliori.

STREPSIADE
Bravo, bravissimo! e voi, sfigati, che ci fate tutti lì ammassati come deficienti? una miniera d’oro
per noi sapienti, ecco che cosa siete! massa di zucche vuote, pecoroni, teste di coccio! per me,
invece, e per questo mio figlio, per celebrare i nostri recenti successi, qui ci vuole un bell’encomio.
Ecco, canto:

“Saggio Strepsiade
o te beato
uomo assennato
sapiente nato.
Qual figlio nobile
hai educato
ed allevato
o te beato!”
Questo diranno
i miei amici
e i Cicinnesi
tutti invidiosi
quando con l’arte
della parola
in tribunale
saprai trionfare.
Ma adesso entriamo
figlio diletto
un gran banchetto
ti voglio offrir!

PRIMO CREDITORE
Eh no, non esiste proprio che un uomo debba buttar via ciò che è suo! la verità è che avrei dovuto
far meno il signore all’inizio, per non avere queste rogne adesso. Ora per riavere i miei soldi mi
tocca portarti qui come testimone, e oltretutto inimicarmi un cittadino. Ma un ateniese d’onore non
permette che si calpestino i suoi diritti, e io non getterò mai la mia patria nella vergogna! citerò
Strepsiade (bussa)...

STREPSIADE
Chi è?

PRIMO CREDITORE
... per il giorno di luna vecchia e nuova.

STREPSIADE
Ecco! testimone! testimoni tutti: ha parlato di due giorni! e perché mi citi?

PRIMO CREDITORE
Per le dodici mine che hai preso da me per comprare quel cavallo pezzato?

STREPSIADE
Che? un cavallo? avete sentito? lo sapete tutti che io odio l’ippica.

PRIMO CREDITORE
Quant’è vero Zeus, ma sì! e hai giurato per tutti gli dèi che me le avresti restituite.

STREPSIADE
Quant’è vero Zeus, ma no! allora il mio Fidippide non aveva ancora imparato il Discorso
Maialtappeto.

PRIMO CREDITORE
E questo ti consente di negare il debito?

STREPSIADE
E vorrei ben vedere! altrimenti che ci guadagno ad averlo fatto studiare?

PRIMO CREDITORE
Sei disposto a negarlo anche giurando sugli dèi in un tribunale?

STREPSIADE
Scusa, quali dèi?

PRIMO CREDITORE
Zeus, Ermes, Poseidone...

STREPSIADE
Ma sì, giuriamo! e ci aggiungo pure tre monetine, una per ogni dio. Giusto per il piacere di giurare a
ca...

PRIMO CREDITORE
Brutto blasfemo, ti concio per le feste!

STREPSIADE
Mi sa che l’unica cosa da conciare, qui, è la pelle della tua panza. Ci si potrebbe ricavare un bel
bongo...

PRIMO CREDITORE
Che fai, sfotti pure?

STREPSIADE
... oppure un otre: qui ci stanno minimo sei o sette pinte.

PRIMO CREDITORE
No no, per il sommo Zeus e per gli dèi tutti, tu non la scampi! io ti rovino!

STREPSIADE
Non sai quanto mi fanno ridere di gusto, i tuoi dèi. Quelli che giurano su Zeus, poi, sono un
autentico spasso per gli intellettuali come me.

PRIMO CREDITORE
Stai sicuro che prima o poi la paghi. Ora rispondi e facciamola finita: il denaro me lo restituisci o
no? così me ne vado...

STREPSIADE
Tranquillo: se hai ancora un attimo di pazienza ti rispondo chiaro chiaro (rientra in casa).

PRIMO CREDITORE
Che dici: paga? eh? che dici?

STREPSIADE
Dov’è quel tizio che vuole denaro da me? ah, eccoti. Dimmi: che cos’è questo?

PRIMO CREDITORE
Questo? un finocchio.

STREPSIADE
Ecco, lo sapevo. E un caprone come te ha pure il coraggio di chiedermi soldi? io non restituirei
neanche un centesimo a uno che le finocchie le chiama finocchi.

PRIMO CREDITORE
Che storie sono queste? paghi o no?

STREPSIADE
E no, pare proprio di no. Allora, te ne vai? aria, circolare!

PRIMO CREDITORE
Io me ne vado, ma sappi che andrò a depositare la cauzione per il processo, dovesse essere l’ultima
cosa che faccio.

STREPSIADE
Bravo, così oltre alle dodici mine ci rimetti pure quella. E tutto ciò perché sei talmente stolto da
sostenere che le finocchie sono maschi. Quanto mi dispiace!

SECONDO CREDITORE
Me misero! me tapino!

STREPSIADE
Uff, chi è che si lagna così? pare un dio di una brutta tragedia di Carcino.

SECONDO CREDITORE
A che giova sapere il mio nome? sono solo un disgraziato.

STREPSIADE
Be’, vai a disgraziare altrove.

SECONDO CREDITORE
“O demone crudele! / o sorte che hai distrutto / dei miei cavalli il carro! / o Pallade, mio lutto!”

STREPSIADE
Che male ti ha fatto questo demone sfasciacarrozze?

SECONDO CREDITORE
Invece di prendermi in giro, di’ a tuo figlio di restituirmi il denaro che mi deve. Sono già
abbastanza nei guai, in questo periodo...

STREPSIADE
Di quale denaro stai parlando?

SECONDO CREDITORE
Di quello che gli ho prestato.

STREPSIADE
Ah. Allora mi sa che hai ragione: sei nei guai.

SECONDO CREDITORE
E io che ho detto, per dio! sono caduto mentre guidavo i cavalli!

STREPSIADE
Toh, un asino che cade da cavallo! tu farnetichi, mio caro.

SECONDO CREDITORE
Dunque volere indietro i propri soldi significa farneticare?

STREPSIADE
Una cosa è certa: tu non stai bene.

SECONDO CREDITORE
Ma perché?

STREPSIADE
Perché ho l’impressione che ti sia andato in pappa il cervello.

SECONDO CREDITORE
Io invece ho l’impressione che tu finirai in tribunale, se non mi restituisci il mio denaro.
STREPSIADE
Ora rispondimi, però, a questa domanda: secondo te Zeus fa piovere ogni volta acqua nuova, oppure
il sole tira su da terra sempre la stessa?

SECONDO CREDITORE
Come? ma cosa vuoi che ne sappia io? e soprattutto cosa vuoi che me ne freghi?

STREPSIADE
E ti pare giusto riavere indietro il denaro se non sai niente di meteorologia?

SECONDO CREDITORE
Ho capito: non hai un soldo. Ma pagatemi almeno gli interessi.

STREPSIADE
Che? gli interessi? che razza di roba è?

SECONDO CREDITORE
Ah, non lo sai? non è difficile: è quella roba che fa crescere di mese in mese il denaro da restituire,
quando hai chiesto un prestito.

STREPSIADE
Capito. E il mare, allora? il mare oggi è cresciuto o è uguale rispetto al passato?

SECONDO CREDITORE
Ma no, è sempre uguale. Non vedo per quale ragione dovrebbe crescere.

STREPSIADE
E com’è questa storia? il mare, con tutta l’acqua dei fiumi che ci scorrono dentro, non cresce, e tu,
carogna, cerchi di farmi credere che deve crescere il tuo denaro? via da questa casa, svelto!
portatemi la frusta!

SECONDO CREDITORE
Siete tutti testimoni...

STREPSIADE
Sei ancora qui? sparisci! al galoppo, purosangue!

SECONDO CREDITORE
E non è un sopruso questo?

STREPSIADE
Più veloce! o ti aggancio questa frusta al buco del culo e ti faccio filare come un carro da corsa!
ecco, scappa!

CORO
Per la serie: “che succede
a invaghirsi della frode”
oggi noi assisteremo
alla sorte di quel vecchio.
Non intende restituire
i soldi che gli hanno prestato.
Ma statene certi: ben presto
a questo novello sofista
capiterà un accidente
che gli servirà da memento.
Credo che stia per trovare
proprio quello che voleva:
un figliolo formidabile
nell’arte di demolire
le regole della giustizia,
di umiliare gli avversari
in qualsiasi situazione
sovvertendo ogni morale.
Giungerà forse a sperare
che perda la voce il suo erede.

STREPSIADE
Uhi uhi! vicini, parenti, compaesani, affini! aiuto, fate qualcosa! le sto buscando di santa ragione!
ahiahi, botte in testa, botte in faccia! maledetto, picchi tuo padre?

FIDIPPIDE
Puoi dirlo, o padre.

STREPSIADE
Vedete? lo ammette: mi picchia.

FIDIPPIDE
Già. E di brutto.

STREPSIADE
Maledetto! parricida! criminale!

FIDIPPIDE
Vai così, di più, insultami ancora! Lo sai che mi piace.

STREPSIADE
Culo spanato!

FIDIPPIDE
Sì, inondami di petali di rose!

STREPSIADE
Davvero bastoni tuo padre?

FIDIPPIDE
Non solo ti bastono, ma ti dimostrerò anche, quanto è vero Zeus, che bastonarti è cosa buona e
giusta.

STREPSIADE
Che tu sia stramaledetto! come può essere giusto picchiare il proprio padre?

FIDIPPIDE
Ora te lo spiego. E ti batto anche a parole.

STREPSIADE
E in che modo mi batterai su una cosa del genere?

FIDIPPIDE
Nel modo più facile. Scegli tu l’arma: quale dei due?

STREPSIADE
Quale dei due che?

FIDIPPIDE
Quale dei due discorsi: il Più o il Meno?

STREPSIADE
Eh, caro mio, ti ho fatto istruire proprio bene a parlare contro giustizia, se adesso vuoi dimostrarmi
che è cosa buona e giusta per un padre essere bastonato da suo figlio.

FIDIPPIDE
Fidati, che ti convinco. Ora ascoltami e vedrai che resterai senza parole.

STREPSIADE
E sentiamo che cos’hai da dire. Voglio proprio vedere...

CORIFEO
O vecchio, sarà meglio che ti inventi
qualcosa che lo possa contrastare.
Mi sa che questo qui ha un’arma segreta,
oppure non sarebbe tanto tronfio.
Non so che cosa sia, però è lampante
che c’è un motivo se è così arrogante.
Ora per prima cosa è il caso che tu spieghi
a noi Nuvole la causa che vi ha fatti litigare.

STREPSIADE
Sì, ora vi dico come è cominciata. Come sapete, eravamo a pranzo per festeggiare e a un certo
punto io gli ho chiesto di prendere la lira e cantare un’aria di Simonide, quella che racconta di
quando Pecoro il lottatore, il “Montone di Egina”, fu tosato di brutto con pelo e contropelo. E non
mi risponde, questo qui, che l’uso di cantare e suonare a tavola è antiquato, che è roba da mondine?

FIDIPPIDE
Proprio così. E già lì avrei dovuto cominciare a riempirti di calci e pugni! ma roba da matti,
propormi di cantare mentre mangio... ma che credevi, di aver invitato a pranzo una cicala?

STREPSIADE
Ecco, lo sentite? anche prima mi ha detto così. E ha pure aggiunto che Simonide è un pessimo
poeta. Vi rendete conto? io in un primo momento ho sopportato. A fatica, ma ho sopportato.
Quando però gli ho chiesto di prendere un rametto di mirto e di recitarmi qualcosa di Eschilo,
sapete che cosa mi ha risposto? “Oh, già: Eschilo. Numero uno, Eschilo: nella classifica dei poeti
chiassosi, confusionari, ampollosi e tromboni, Eschilo numero uno!”. Figuratevi, io in quel
momento credo di aver avuto tre o quattro microinfarti uno appresso all’altro. Tuttavia tengo di
nuovo a bada la rabbia e gli dico: “Va bene, allora recitami un pezzo di questi poeti d’oggi. Quello
che vuoi tu: tanto sono tutti capolavori, a quanto pare”. E lui subito attacca una tirata di Euripide in
cui un fratello si tromba la sorella, figli della stessa mamma, santozzeus ci scampi e liberi! a quel
punto non ci ho visto più e l’ho aggredito con insulti di ogni genere. Sapete come vanno queste
cose: una parola tira l’altra e alla fine lui mi salta al collo e comincia a pestarmi, a strozzarmi, a
riempirmi di calci e sganassoni... insomma, mi ha sbriciolato a mazzate.

FIDIPPIDE
Il minimo, per chi non ama quel sommo genio di Euripide.

STREPSIADE
Sommo genio quello? ma se è un... ma lo vedi che non... no, meglio se sto zitto, sennò ricominci
con le legnate...

FIDIPPIDE
E se ricomincio faccio solo bene!

STREPSIADE
Ah sì? è questa la tua idea di bene? spudorato! a me, a tuo padre! io che ti ho tirato su cercando di
interpretare ogni tuo suono, quando sapevi solo balbettare. E se dicevi a io capivo e ti davo da bere,
e se dicevi pru ti davo da mangiare. Per non parlare di quando sentivo ca-ca: prima che avessi finito
una sillaba, ti avevo già portato fuori e ti tenevo finché non la facevi tutta. Però poco fa, mentre mi
strangolavi, quando io ho urlato e supplicato “basta! ti prego! me la faccio sotto!”, non mi pare che
tu mi abbia portato fuori: no, hai osato lasciarmi lì, senza fiato, a cacarmi addosso!

CORO
Guarda quanti ragazzi interessati
col cuore in gola, pronti ad ascoltare
ciò che replicherà questo pischello.

CORIFEO
O vecchi, dopo quel che ha combinato,
se riesce con le ciance a farla franca
la vostra pelle non varrà un... pisello.
E adesso a te, inventore
di cocktail di parole:
devi usare la persuasione
se vuoi ottenere ragione.

FIDIPPIDE
Ma come mi piace avere questa familiarità con idee argute e di tendenza e poter permettermi di
disprezzare le leggi e la tradizione! quando avevo in testa soltanto i cavalli, non riuscivo a mettere
quattro parole in fila senza fare un errore. Ma ora che Egli ha posto fine a quella mia fallace
condizione, ora io m’accompagno solo a pensieri sottili, a concioni e a circonvoluzioni, e sono
ragionevolmente certo di saper dimostrare che è giusto punire il proprio padre a suon di mazzate.

STREPSIADE
Ma per carità di Zeus, torna ai tuoi cavalli allora! preferisco mantenere un’intera scuderia piuttosto
che farmi tritare di botte!

FIDIPPIDE
Non ti servirà a niente cercare d’interrompermi. Riprendo il filo e ti domando: quand’ero piccolo mi
picchiavi?

STREPSIADE
Certo, ma perché ti volevo bene e mi prendevo cura di te.

FIDIPPIDE
E dunque dimmi: non è forse giusto che io ti voglia bene in ugual misura? se picchiare significa
voler bene, ovvio che devo picchiarti, no? perché al tuo corpo possono essere risparmiate le botte e
al mio no? eppure anch’io sono nato libero. Parafrasando Euripide: “Piangono i figli e tu credi che
non debba piangere il padre?”. Tu dirai che questo è l’uso, che coi bambini si fa così. E io potrei
agevolmente replicare che i vecchi sono bambini al quadrato. Anzi, è naturale che i vecchi le
prendano più dei giovani, nella misura in cui sarebbe naturale che sbagliassero meno di quelli.

STREPSIADE
Ma non esiste al mondo che la legge permetta una cosa del genere!

FIDIPPIDE
E non sarà stato forse un uomo come te e come me quello che un tempo, per la prima volta,
convinse gli antichi a istituire per legge che non si fa? e dunque perché mai io non dovrei avere il
diritto di stabilire per il futuro una legge nuova? una legge che consenta ai figli di restituire le
legnate ai padri. Mi voglio rovinare: per tutte le botte che abbiamo già preso, la nuova legge non
prevede retroattività. Via, passate in cavalleria, maxi-condono. Ma da oggi... da oggi faremo come i
galli. Facci caso: i galli si difendono dai propri padri, ci combattono proprio. E sono poi così diversi
da noi, i galli? (a parte il fatto che loro non devono scrivere la legge di bilancio, ovvio)

STREPSIADE
Allora, se vuoi comportarti davvero come i polli, perché non mangi anche tu merda e non dormi
dritto sopra un palo?

FIDIPPIDE
Non ci provare, caro mio: non è la stessa cosa. Socrate sarebbe d’accordo con me.

STREPSIADE
Lascia perdere Socrate e non picchiarmi per non dover poi rimproverare te stesso in futuro.

FIDIPPIDE
In che senso?

STREPSIADE
Nel senso che un giorno, quando avrai un figlio, vorrai il diritto di picchiarlo come io ho picchiato
te.

FIDIPPIDE
Bravo, e se non ne avrò? le mie lacrime di bambino saranno state inutili e tu, sul letto di morte,
sghignazzerai di me.

STREPSIADE
Uomini, coetanei, temo che abbia ragione lui e non so più che cosa rispondere. Bisognerà
patteggiare con questi qui. Quel che è giusto è giusto: se ci comportiamo male, è evidente che
dovremo buscarle anche noi.
FIDIPPIDE
E c’è un altro punto su cui voglio invitarti a riflettere.

STREPSIADE
Ecco, sono morto.

FIDIPPIDE
No, al contrario: ti aiuterà a sopportare meglio ciò che ti sta capitando.

STREPSIADE
E come? fammi capire quale altro grande favore intendi farmi.

FIDIPPIDE
Picchio anche mamma. Proprio come te. Sei contento?

STREPSIADE
Ma che dici? sei pazzo? questo è un crimine ancora più orrendo!

FIDIPPIDE
Oibò, non sei d’accordo...
dunque adesso mi tocca
tirar fuori il Discorso
Meno per dimostrarti
che è giusto e necessario
menare pure mamma?

STREPSIADE
Come posso impedirlo?
ricordati soltanto:
se arrivi a questo punto
niente potrà evitare
a te e al Discorso Meno
di seguire il maestro
Socrate nella strada
di una morte violenta.

E voi, Nuvole! voi siete la causa di tutto quello che mi è successo! io mi fidavo ciecamente di voi...

CORO
Eh no, non ci provare! tu sei stato
a volgerti ad azioni disoneste.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

STREPSIADE
Ma io sono solo un vecchio zoticone. Perché non mi avete avvisato, invece di illudere un povero
ignorante?

CORO
Queste noi siamo, questo noi facciamo:
appena ci accorgiamo
che un uomo s’invaghisce
di azioni disoneste,
suadenti lo spingiamo
incontro alla rovina.
Così si rende conto
che è meglio non smarrire
il timore degli dèi.

STREPSIADE
Severo ma giusto, o Nuvole. Ahimè, non dovevo fare di tutto per tenermi il denaro che avevo preso
in prestito. Ora però, figliolo mio caro, vieni con me ad accoppare quella carogna di Cherefonte e
soprattutto Socrate, che hanno imbrogliato sia te che me.

FIDIPPIDE
No, non potrei mai fare niente di male ai miei maestri.

STREPSIADE
Sì che puoi, puoi! fai il volere di Zeus, dio dei padri!

FIDIPPIDE
Ma ti senti? “Zeus, dio dei padri”. Ma quanto sei antico. Dunque ‘sto Zeus alla fine esiste?

STREPSIADE
Esiste, esiste!

FIDIPPIDE
E no che non esiste! è stato annientato da Vortice, che regna sovrano.

STREPSIADE
Non è vero che è stato cacciato! lo ammetto, ci ho creduto, ma non so nemmeno io perché. Forse è
colpa delle volute di queste colonne15 che mi hanno confuso. Che disperato che sono: ti credevo
divina e sei solo di pietra.

FIDIPPIDE
Altroché se sei confuso! be’, io ora vado e ti lascio solo coi tuoi deliri da demente.

STREPSIADE
E già, deliri. È proprio vero: solo un demente poteva ripudiare gli dèi per dar retta a Socrate. Ermes,
mio carissimo, non avercela con me, non distruggermi. Perdonami, ti prego: mi hanno mandato
fuori di testa a suon di chiacchiere. Piuttosto, consigliami tu che sei pratico: che faccio, li cito in
tribunale o cosa? se hai una proposta migliore ti ascolto... uh, grande idea! niente processo: fuoco!
tanto fuoco, e subito, al palazzo dei ciarlatani! qui, Xantia, qui subito! porta la scala e il piccone! se
vuoi bene al tuo padrone, aiutami a salire sul Pensatoio e a buttargli giù il tetto. Tutto il palazzo gli
facciamo crollare, a quelli! a me una torcia! una torcia accesa, presto! oggi gliela faccio pagare a
modo mio, a questi cialtroni pieni di boria!

ALLIEVO DI SOCRATE
Ahiahi, ahiahi!

15
Il testo parla di un orcio, che in greco è “dinos” come il vortice.
STREPSIADE
A te, o fiaccola! ardi! fiammeggia! brucia!

ALLIEVO DI SOCRATE
Vecchio, sei impazzito? che cosa fai?

STREPSIADE
Che cosa faccio? una sottile dissertazione! metto a fuoco alcune idee di astronomia insieme alle
travi del palazzo!

SECONDO ALLIEVO DI SOCRATE


Aiuto! chi è che ci brucia casa?

STREPSIADE
Quello a cui avete fregato il mantello.

SECONDO ALLIEVO DI SOCRATE


Tu ci ammazzi!

STREPSIADE
È esattamente quel che intendo fare – se il piccone fa il suo dovere e non tradisce; o se non cado giù
prima e mi tronco l’osso del collo.

SOCRATE
Tu? che diamine fai sul mio tetto?

STREPSIADE
“Faccio l’aeròbata, fluttuo per l’Aria. E studio il Sole da vicino.”

SOCRATE
Sventurato me, morirò soffocato!

SECONDO ALLIEVO DI SOCRATE


Me disgraziato, morirò abbrustolito!

STREPSIADE
Sì! così imparate a bestemmiare gli dèi e a guardare il culo alla luna!

CORIFEO
Incalza, bastona, colpisci!
ne hai tutte le ragioni.
Ma quella più importante
rimane che, da uomini,
(ora lo sai) osarono
offendere gli dèi.

CORO
Trema tutto, crolla il tetto!
su, ragazze, riverenza
e poi rapide all’uscita.
Per oggi si è ballato a sufficienza.