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Definizione di DA PONTE nelle sue memorie: dice che il finale è un dramma nel dramma, ha addirittura un

suo intreccio. Ha un inizio e una conclusione molto marcati, ha una tonalità di impianto, che troviamo
all’inizio e alla fine. A questo finale partecipano tutti i partecipanti arrivando in scena uno dietro l’altro
finché non entrano tutti, quando ci sono tutti si chiama CONCERTATO conclusivo. I personaggi possono
anche uscire ed entrare durante il finale, quando cambiano i personaggi presenti sul palcoscenico cambia la
scena. Nel finale ci sono più scene. Non c’è il recitativo semplice, può esserci duetti, terzetti, pezzi semplici
e recitativi accompagnati. Può mutare l’andamento, il metro e le tonalità in relazione a quella di impianto e
anche l’organico varia. Dal punto di vista della poesia si possono usare metri diversi. Nel 700 non c’è uno
standard nella successione di movimenti lenti, veloci ecc. di solito all’interno dei finali abbiamo momenti
contemplativi, elementi di immobilità. Ma non c’è uno standard su dove questi elementi si trovano. Il
quadro di stupore. Nel Don Giovanni il momento contemplativo sta a metà, quando l’orchestra è al minimo
per creare una sorta di canto a cappella. C’è sempre la reazione ad un colpo di scena. Ciò che cambia è la
posizione. La posizione del colpo di scena, soprattutto da ROSSINI in poi diventa fissa con: movimenti
veloci iniziali, colpi di scena, quadro di stupore, movimento veloce conclusivo o stretta. Nel finale, la parte
lenta e veloce sta alla differenza della reazione di gruppi di personaggi al colpo di scena. Il finale del primo
atto comincia quando nella casa di Bartolo, un medico, tiene la sua pupilla, che vuole sposare per la dote.
Lei invece è innamorata del conte di Almaviva, nelle vesti di un povero, si veste da soldato per entrare nella
casa di Bartolo, che però è dispensato da ospitarlo. Nel massimo della confusione arrivano le forze
dell’ordine che vorrebbero arrestare il conte, momento di stupore, tutti immobili tranne il barbiere Figaro,
che conosce la situazione, dopo abbiamo lo stretto e il crescendo rossiniano, con la ripetizione di una stessa
cellula, con aggiunta di strumenti e aumento di intensità. Scena e aria finale abbiamo anche la presenza del
coro e di numerosi altri personaggi come in Cenerentola e La SONNAMBULA di Bellini. Scena di recitativo
ampia, aria, colpo di scena e poi la Cabaletta conclusiva. È un’opera semiseria, deriva da un balletto
pantomimo. La trama in un paese con la presenza di un fantasma e il giorno prima delle nozze di due sposi
arriva una persona esterna al paese e si tratta di Rodolfo, conte figlio del vecchio proprietario del castello.
Rodolfo prende dimora alla locanda del paese e cede alla bellezza di Amina. Arriva quello che i paesani
credono un fantasma, ma è Amina che era sonnambula. Rodolfo non approfitta dello stato della giovane. I
paesani però vedendola nella stanza di Rodolfo pensano che abbia tradito il promesso sposo e quindi non si
sposano più. Nell’atto dopo il promesso sposo dà in dietro l’anello di fidanzamento e vuole sposare
un’altra, che gli è infedele. Poi dopo si rivede Amina sonnambula su un cornicione e Rodolfo ha modo di
dimostrare ai paesani la verità sul fantasma. Amina viene svegliata e poi c’è la parte veloce dell’aria, la
Cabaletta.