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Le Madonne di Raffaello

Raffaello realizzò molteplici versioni delle Madonne in corrispondenza del suo mutamento di stile.
Quasi tutte le Madonne sono caratterizzate da una struttura piramidale e da una peculiare
delicatezza data anche da un’espressività molto naturale. E’ ripreso il classicismo e la
monumentalità della Vergine.

LA MADONNA DELLA SEGGIOLA

E' un olio su tavola e si trova a Vienna. Commissionata da Leone X.


Il nome reale è la Madonna con il Bambino e San Giovannino ma è anche detta La Madonna della
seggiola.
E' una delle opere più riprodotte nella storia dell'arte.
Si riproduce la Madonna seduta su un trono e a 3/4 infatti possiamo vedere il bracciolo della
seggiola. La Madonna in primo piano tiene in braccio Gesù Bambino.
San Giovanni è situato in secondo piano e lo si riconosce dalla croce.
Tutte le figure sono monumentali e seguono l’andamento tondo della tavola. Lo si vede dalla testa
piegata della vergine, la circolarità del braccio e la posizione di San Giovannino. La semplicità della
Vergine cattura l’attenzione poiché raffigurata in abiti quasi comuni: ha un copricapo e uno scialle
verde, sembra una mamma comune. La circonferenza si riprende nel pomello del trono. La luce si
intuisce, il piede di Gesù bambino ha un parallelismo perfetto con la cornice. Il bambino è enorme,
cicciottelle e si ha tanta umanità.
L'altezza del bambino occupa quasi l'intera opera.

LA MADONNA DEL GRANDUCA

La Madonna del Granduca è appartenuta Ferdinando III di Toscana nel 1800 per questo viene
chiamata così si narra che si era talmente affezionata a questo vera che la portava in giro conserte
viaggi. In questo opera vediamo in primo piano la vergine monumentale con il bambino entrambi
hanno due aureole sottilissime e vediamo che Raffaello ci parla di un tema universale dove coglie la
doppia natura spirituale e terrena personaggi sacri. L'insolito sfondo scuro sembra anticipare il 600
e fa risaltare le figure sebbene lo sfondo che ora è omogeneo prima sulla destra era collocata una
finestra. Vediamo il bambino che stringe la vergine porta la sua mano sul suo petto e i piedi si
muovono nello spazio. Le mani della vergine sono ben definite e la veste rossa sul suo petto e a
forma di cuore per simboleggiare la passione di Cristo. Da Leonardo Raffaello ha ripreso la finezza
della luminosità e la Madonna è impercettibilmente ruotata verso sinistra il suo movimento è
bilanciato da quello di Gesù che supera ogni rigidezza compositiva suggerendo la profondità
spaziale la vergine inoltre indossa un velo blu.

LA MADONNA DEL CARDELLINO

Il dipinto fu realizzato su commissione di ricco commerciante fiorentino, Lorenzo Nasi, attualmente


conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. La tecnica impiegata da Raffaello è la pittura a olio
su tavola, ed il dipinto misura 107 centimetri per 77.
Il dipinto de la Madonna del Cardellino si caratterizza per un paesaggio di sfondo rurale, in
lontananza si vedono i monti e le vallate ed un ruscello attraversato da un ponte, uno scenario che
dona tranquillità e serenità.
La Vergine in primo piano è seduta su un masso, la veste è di colori accesi, l’abito rosso
simboleggia la passione di Cristo mentre il mantello blu la Chiesa, con la mano sinistra regge un
libro. Lo sguardo della Madonna è rivolto verso i due fanciulli, presenta una leggera torsione del
busto, alla sua destra San Giovanni che regge con le mani un cardellino sorretto con la mano destra
dalla Vergine, mentre tra le gambe è appoggiato Gesù Bambino mentre accarezza l’uccellino.
Lo sfondo richiama lo sfumato di Leonardo.
I corpi sono volumetrici e la composizione è equilibrata.
Il dipinto nella metà del ‘500 a causa di un crollo subì notevoli danni frantumandosi in vari pezzi,
venne realizzato un primo restauro da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. Nel 2000 si è avviato un
nuovo restauro completato 2008.

LA MADONNA SISTINA

L’opera è stata realizzata su commissione di papa Giulio II per la chiesa di San Sisto a Piacenza.
L’elemento centrale che vi è rappresentato nel quadro è l’apparizione grandiosa della Vergine al
papa san Sisto I.
Il papa, ammaliato e rimasto estasiato particolarmente dalla vista di questo miracolo, mette la tiara
(il copricapo tipico del papa) a terra nella parte in basso a sinistra del quadro e osserva il fenomeno
che gli si presenta davanti agli occhi come se fosse uno spettacolo teatrale (reso dall’apertura a
sipario che circonda il contesto).
A destra del quadro, la donna vestita con delle vesti colorate tra il verde, arancione e bianco è Santa
Barbara, la quale sta guardando i due angioletti che si trovano nella parte bassa del quadro e che
danno un’aria molto più umana al quadro stesso.
Alle spalle di Santa Barbara si trova una torre: questo edificio infatti è semplicemente il luogo in
cui, stando alla storia, Santa Barbara è stata rinchiusa dal padre prima di essere martirizzata.
Altro elemento molto interessante è la balaustra di legno che separa il mondo celeste da quello
terreno e corrisponde all’elemento a cui si appoggiano gli angioletti, quasi a rendere più marcato il
contrasto tra i due mondi.
Alcune letture lasciano intendere che questo spessore ligneo potrebbe richiamare ad un omaggio
alla bara di Giulio II, poiché quest’ultimo è morto durante l’esecuzione dell’opera stessa.
La Vergine è l’elemento fondamentale e principale di tutto il quadro: costei domina tutta la scena al
di sopra delle nubi e viene rappresentata come una delle prime figura intera che troneggia sulle nubi
e che guarda direttamente lo spettatore.
Ai piedi della vergine ci sono due puttini curiosi appoggiati su una balaustra probabilmente la bara
di Giulio II morto durante l’esecuzione dell’uomo. Lo splendore di questa Vergine è così alto che
verrà presa successivamente come modello per moltissime opere future.