Sei sulla pagina 1di 13

Paolo e Francesca: la storia di un’anima

W.Blake
I peccator carnali
• Siamo nel II cerchio dell’Inferno dantesco, il
primo dei quattro in cui sono puniti gli
incontinenti, ovvero coloro che non riuscirono
a sottomettere i propri istinti, anche se in sé
non riprovevoli, alla ragione.
• Qui hanno sede i peccator carnali, che la
ragion sottomettono al talento, travolti in
morte così come in vita da una bufera infernal,
che mai non resta.
Amor …..
• In mezzo a questa schiera larga e piena, così
fitta e disordinata da ricordare gli stormi di
stornelli che nella stagione fredda migrano da
noi, Dante distingue alcune anime che
procedono in volo l’una dietro l’altra, come le
gru che volano faccendo in aere di sé lunga
riga e cantando lor lai.
…di nostra vita dipartille
• Tra loro donne antiche e cavalieri, tutti morti per amore, alla vista
dei quali Dante prova profonda pietà e compartecipazione:
• Semiramis, imperatrice di molte favelle, regina assira, che al vizio di
lussuria fu sì rotta che libito fè licito in sua legge;
• Didone, colei che s’ancise amorosa e ruppe fede al cener di Sicheo;
• Cleopatras lussuriosa, morta suicida;
• Elena, per cui tanto reo tempo si volse, che fu cioé causa della
guerra di Troia;
• il grande Achille, che per amore di Polissena, figlia di Priamo, fu
attirato in un tranello e ucciso;
• Paris, il rapitore di Elena, ucciso secondo una tradizione per mano di
Filottete;
• e, infine, Tristano, che, innamorato di Isotta, venne ucciso dallo zio
Marco, re di Cornovaglia.
Quali colombe dal disio chiamate
• L’attenzione di Dante viene però attratta da due spiriti
che si distinguono rispetto a tutti gli altri perché insieme
vanno e paion sì al vento esser leggieri.
• Dante chiede a Virgilio di poter parlare con loro e il
poeta latino gli dice di pregarli di persona, in nome di
quello amor che i mena.
• E quali colombe dal disio chiamate/con l’ali alzate e
ferme al dolce nido/vegnon per l’aere, dal voler
portate;/cotali uscir da la schiera ov’èDido,/a noi
venendo per l’aere maligno,/ sì forte fu l’affettuoso
grido, queste due anime, ancora unite da amore nella
morte come lo furono in vita.
Paolo e Francesca
• Le due anime sono Francesca da Polenta da
Ravenna e Paolo Malatesta da Rimini, fratello
di Gianciotto Malatesta, marito di Francesca.
• La cronaca racconta che, innamoratasi del
cognato Paolo, venne sorpresa dal marito e
trucidata con l’amante (1283-4).
• A parlare per entrambe le anime è Francesca, di
cui Dante sottolinea con ogni mezzo la
gentilezza di modi e d’animo
La voce degli amanti
• Francesca ringrazia innanzitutto Dante della pietà che
mostra nei loro confronti, dicendogli che, se le loro
preghiere potessero valere presso Dio, intercederebbe
per lui.
• Francesca rievoca poi la propria terra di origine,
Ravenna, e la propria storia d’amore con Paolo,
scandendola in tre tappe fondamentali, che coincidono
con tre terzine che contengono gli assunti fondamentali
dell’amore stilnovista: a condurre gli amanti al peccato
e alla morte, novità sconcertante per il Dante
stilnovista, è stato Amore.
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
• Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,/ prese costui-
dice Francesca- de la bella persona/ che mi fu tolta, e’l
modo ancor m’ffende, ovvero l’intensità di questo
amore ancora mi soggioga.
• L’amore di Paolo, afferma Francesca, nasce dalla sua
bellezza.
• Amore e gentilezza d’animo sono tutt’uno e Paolo,
che è animo gentile, accoglie amore, che nasce dalla
bellezza di Francesca.
• (cfr. Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre amore o
Dante, Amore e il cor gentil sono una cosa)
Amor, ch’a nullo amato amar perdona
• Amor, ch’a nullo amato amar perdona,/-continua
Francesca- mi prese del costui piacer sì forte,/che, come
vedi, ancor non m’abbandona.
• Analogamente Francesca, da anima gentile qual è, non
può non corrispondere all’amore di Paolo e anche il suo
amore nasce a sua volta dalla bellezza di Paolo e
continua, come quello del suo amante, oltre la morte.
• Amore non tollera quindi che, se si è amati ,non si
riami.
• Cosa dunque, se a guidarli è stato Amore, li ha condotti
alla perdizione?
Amor condusse noi ad una morte.
• Amor condusse noi ad una morte, dice Francesca chiudendo
il proprio racconto. E’ stato dunque Amore a condurli al
peccato e alla perdizione.
• Dante, china lo sguardo, sopraffatto dalla pietà, ma anche
perché ha bisogno di capire come questo loro amore,
fondato sulle leggi dell’amor cortese e stilnovista, si sia
potuto trasformare in peccato e condanna eterna.
• Ecco perché chiede a Francesca di entrare nei particolari, di
spiegare: Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,/ a che(per
quali fatti) e come (in che modo) concedette amore/che
conosceste i dubbiosi disiri?
Noi leggiavamo un giorno per diletto…
• Il racconto di Francesca ci trasporta nell’ambiente di un castello medievale,
nel clima raffinato e colto di una corte, dove i precetti e le regole dell’amor
cortese sono perfettamente intonati ai modi di vita.
• I due cognati siedono vicini intenti alla lettura di un romanzo d’avventure
amorose, che ha come protagonisti Lancillotto e Ginevra.
• Leggere l’amore segreto dell’eroe arturiano spinge i due cognati, che forse
non hanno ancora coscienza del proprio amore o che ancora non lo hanno
confessato a se stessi, a sguardi furtivi, a pallori, fino a che, nella scena del
bacio di Lancillotto, la passione divampa e la fiamma d’amore si trasforma
in peccato.
. Ad istigare il loro amore e, nel contempo, a rendersene garante (insomma il
Galeotto del loro amore) è la storia d’amore che i due cognati stanno
leggendo.
L’amore-virtù
•• Dunque,
Dunque,perperDante,
Dante,l’amore
l’amorevero
veroèèquello
quelloche
che
non
nonha habisogno
bisognodidisensibile
sensibiledilettazione,
dilettazione,nénédidi
corresponsione.
corresponsione.
•• L’amore
L’amore vero
vero èè l’amore-virtù
l’amore-virtù, non
non l’amore-
l’amore-
passione,
passione,nemmeno
nemmenouna unapassione
passioneche
chesisinutre
nutreoo
crede
crededidinutrirsi
nutrirsididivirtù.
virtù.
•• IlIl recupero
recupero dello
dello stilnovo
stilnovo ee dell’amore
dell’amore
stilnovista
stilnovista èè dunque
dunque aa Dante Dante possibile
possibile
condannando
condannandol’amore
l’amorepassione.
passione.
La pietà di Dante
• La condanna teorica dell’amore-passione non
impedisce a Dante di provare una pietà
profonda e sincera per i due amanti, per la loro
fragilità, nella quale riconosce quella di ogni
uomo.
• E, sopraffatto dall’emozione, cade a terra
svenuto.