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23.04.2010

23.04.2010 .  -  -  . 1
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Marcello Andriola

Origini delle religioni


Tra mitologia egizia, greca,
romana e cristiana.

Marcello Andriola Parole chiave


International Institute il mito di Iside ed Osiride.
for Humankind Studies
Gruppo di Scienze Cognitive
Università degli Studi di Firenze
Via Del Proconsolo, 12
Sommario
50122 Firenze
Introduzione
E mail: marcello15@libero.it
1.1 Il mito di Iside e Osiride
1.2 La sorella di Osiride Neftys
Abstract 1.3 Il mito di Iside
Nella letteratura greca l’Egitto, con la sua religio- 1.4 Arriva Horos
ne, il suo variegato pantheon e il suo sapere enig- 1.5 La sepoltura di Osiride
matico, esercitò un potente fascino indifferente 1.6 Il culto di Osiride contribuì a dare spunti alla
alle barriere del tempo. Apparso nell’Odissea di narrazione biblica
Omero, quando Menelao narra a Telemaco il suo 2.1 Mitologia greca
ritorno a Troia, il patrimonio culturale dell’Egitto 2.2 Gli dei principali
attirò anche Pitagora, Erodoto e Platone. Secoli 2.3 Culti e credenze
dopo sarà Plutarco a riflettere sull’antica sapienza 2.4 Origini della mitologia greca
egizia, con un’opera, Iside e Osiride, che intende 3.1 Mitologia romana
svelare la sostanziale concordanza tra la dottrina 3.2 Gli dei dell’età arcaica
sacra delle divinità venerate dai faraoni, e il mito 3.3 Incorporazione di altre divinità
degli dei che dimorano nell’Olimpo. Le tradizio- 3.4 Culto, cariche e festività religiose
ni culturali cristiani affondano le loro radici nel 3.5 Il declino della religione romana
variegato mondo degli dei e delle tradizioni sia 3.6 La natura delle divinità romane
romaniche, greche ed egizie. La cultura del sa- 4.1 Dal culto di Iside a quello di Maria
cro è un “oggetto” che viene cullato dagli uomini 4.2 Origine del culto della Vergine Maria
dalla notte dei tempi. Ogni popolazione che se 4.3 La nozione di vergine
ne appropria ne vorrebbe l’esclusiva e l’origina- Bibliografia
lità. Questo è comprensibile, visto le aspettative
e l’investimento di risorse che sulla fede viene
fatto, ma non è tutta la verità. Scampoli di co-
smogonie, credenze, dei, tradizioni religiose, fe-
ste ecc. nel corso dei millenni, quasi per osmosi,
è passato, filtrato o no, da una popolazione ad
un’altra, conservandone le tracce a volte non
tanto evidenti.

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Introduzione oltre che alle credenze religiose, anche ad altri
Pare che nessun gruppo umano presente sul- fattori, quali ad esempio il livello culturale delle
la terra possa far a meno del concetto di sacro, civiltà e le condizioni climatiche. Il rituale fune-
scriveva M. Eliade (1990) “ogni manifestazione bre più complesso è quello dell’imbalsamazio
del sacro è importante, ogni rito, ogni mito, ne praticata dagli antichi egizi. Ritenendo ne-
ogni credenza, ogni figura divina riflette l’espe- cessario preservare intatto il corpo del defunto
rienza del sacro, e di conseguenza implica le per consentire alla sua anima il passaggio a una
nozioni di essere, di significato, di verità.” L’idea nuova vita, gli egiziani avevano perfezionato la
di Elide, abbastanza condivisibile, e che la co- tecnica della mummificazione, che impediva
scienza dell’uomo può manifestarsi solo se da il processo di putrefazione. Il rito funebre più
significato agli impulsi e alle esperienze che egli diffuso nelle società occidentali è la sepoltura,
vive. Mediante l’esperienza del sacro lo spirito cerimoniale antichissimo che probabilmente
umano ha colto la differenza tra ciò che si rivela celebrava in origine un ritorno simbolico alla
reale e ciò che è privo di questa qualità. Il sacro “madre Terra”, una delle divinità più grandi e po-
diventa un elemento di struttura della coscien- tenti dei popoli mediterranei. (M. Eliade, 1990)
za, e non uno stadio nella storia della coscienza.
“ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere 1.1 Il mito di Iside e Osiride
umano è in sé e per sé un atto religioso, perché Si racconta che quando Rea si unì a Crono di
l’alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno nascosto, il Sole, che se n’era accorto, lanciò
valore sacrale” (M. Eliade, 1990). contro di lei questa maledizione, di non poter
Gli antropologi pensano che una delle tap- generare figli né in un mese né in un anno. Ma
pe fondamentali che hanno portato il genere Ermes, innamorato della dea, si unì a lei; e poi,
Homo sapiens al concetto di sacro sia il rito giocando a dama con la luna, riuscì a vincerle la
dell’inumazione. Il rito funebre consiste in ceri- settantesima parte di ogni lunazione: con que-
monie, riti, usanze e credenze relative al defunto sta luce mise insieme cinque giorni, e li interca-
e alla sua sepoltura, che variano da una cultura lò all’anno di trecentosessanta giorni. Anche ai
all’altra, a seconda delle differenti concezioni re- nostri giorni gli Egiziani li chiamano “intercalari”,
ligiose circa la vita, la morte e la speranza della e li festeggiano come genetliaco degli dei. Il pri-
rinascita. I riti e i costumi funebri svolgono an- mo giorno nacque Osiride, e insieme a lui uscì
che importanti funzioni psicologiche e sociolo- dal ventre della madre una voce che diceva:
giche nei confronti dei viventi: influenzano, in- “Ecco, il signore di tutte le cose viene alla luce”.
fatti, la rete di relazioni sociali attorno ai familiari Alcuni, poi, raccontano che a Tebe un certo Pa-
del defunto. mile, mentre attingeva acqua, udì una voce dal
Ogni tipo di civiltà ha lasciato tracce e testimo- tempio di Zeus, che gli ordinava di proclamare
nianze relative a usanze e rituali funerari. Le più a gran voce che il grande re benefattore Osiride
antica forma conosciuta di sepoltura risale al era nato. Per questa ragione Crono affidò a lui la
periodo dell’Homo sapiens; durante alcuni sca- cura di allevare Osiride, e in seguito venne ce-
vi archeologici sono stati rinvenuti corpi tinti lebrata in suo onore la festa detta delle Pamilie,
di ocra inumati in posizione fetale. (B. Chierelli, simile alle Falloforie.
2003) Alcuni popoli primitivi usavano legare i Il secondo giorno nacque Arueris, che alcuni
piedi del defunto, perché temevano che il suo chiamano Apollo e altri invece Horos il vecchio.
fantasma potesse vagare senza meta. Sin dai Il terzo giorno nacque Tifone, ma la sua nasci-
tempi più antichi i rituali di pulizia e cura del- ta non avvenne nel momento dovuto e nem-
le salme (come l’uso di indumenti particolari, meno per via naturale: con un colpo squarciò
ornamenti preziosi, oggetti religiosi e amuleti) il fianco della madre e saltò fuori. Il quarto gior-
furono molto comuni. no nacque Iside, nella stagione delle piogge; e
Gli antropologi ritengono che i diversi metodi il quinto Neftys, che essi chiamano sia Fine sia
utilizzati per seppellire i defunti siano dovuti, Afrodite, e alcuni anche Vittoria. Osiride nacque

4 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


dal Sole, e anche Arueris; Iside da Ermes, Neftys
e Tifone da Crono: il terzo dei giorni intercalari
era considerato nefasto, e i re non si occupava-
no degli affari pubblici e non curavano la pro-
pria persona fino al calar della notte. Dicono
poi che Neftys sposò Tifone; che Iside e Osiride
erano innamorati al punto di unirsi nell’oscurità
del grembo materno ancor prima di nascere: e
alcuni sostengono che Arueris fosse il frutto di
questa unione, e fu chiamato Horos il vecchio
dagli Egiziani, e Apollo dai Greci.
Durante il suo regno, Osiride subito fece mutare
agli Egiziani il loro genere di vita povera e sel-
vatica, li istruì nella coltivazione dei campi, fis-
sò delle leggi, e insegnò loro a onorare gli dei.
Poi percorse tutta la terra d’Egitto e la civilizzò:
e non ebbe bisogno di armi, perché riuscì ad at-
tirare quasi tutti con l’incanto della persuasione,
con la parola unita al canto e a ogni tipo di mu-
sica, tanto che i Greci credettero di identificarlo
con Dioniso.
Durante l’assenza di Osiride, Tifone non s’arri-
schiò ad alcuna novità, dato che Iside stava di
guardia e lo sorvegliava con grande attenzione.
Ma quando Osiride fu di ritorno, egli ordì con-
tro di lui un’insidia, raccogliendo settantadue
congiurati e ottenendo la collaborazione della
regina che governava in quel tempo l’Etiopia,
Figura 1. Il dio Horus rappresentato come uomo
di nome Aso. Tifone prese di nascosto le misure
con testa di falco sormontata dalla doppia corona
del corpo di Osiride, costruì un’arca di quelle di- d’Egitto. (dis. T. Baracchi)
mensioni, molto bella e con splendidi ornamen-
ti, e poi la portò nella sala del banchetto. Tutti
la guardarono ammirati, e allora Tifone promi-
nel ventottesimo anno del regno di Osiride. Ma
se, come in un bel gioco, che l’avrebbe data in
altri dicono che questo numero indica l’età del
dono a quello che ci stesse dentro sdraiato pro-
dio, non il suo regno. Furono i Pani e i Satiri del-
prio di misura. Uno dopo l’altro provarono tutti,
la regione del Chemmis ad accorgersi per primi
ma nessuno ci entrava davvero esattamente;
della cosa e a dar notizia di ciò che era accadu-
venne poi il turno di Osiride, e quando si sdra-
to: per questo anche oggi quei turbamenti mo-
iò dentro, subito i congiurati si precipitarono a
lesti, quegli improvvisi spaventi sono chiamati
chiudere il coperchio, lo saldarono all’esterno
“panici”. Quando Iside fu informata, si tagliò una
con i chiodi e ci versarono sopra piombo fuso.
delle sue trecce e indossò una veste da lutto, là
Poi trasportarono l’arca al fiume, e la abbando-
in quel paese che da allora fino a oggi si chia-
narono alla corrente perché arrivasse al mare
ma Copto. E alcuni ritengono che questo nome
attraverso la bocca Tanitica: per questo gli Egi-
significhi “privazione”, perché presso gli Egizia-
ziani anche adesso chiamano questa bocca
ni il nostro verbo “privare” di dice koptein. Iside
“odiosa” e “abominevole”. Secondo il mito, que-
da quel giorno vagabondò senza meta, senza
sti fatti avvennero il giorno diciassette del mese
saper dove cercare, chiedendo notizie a tutti
di Athyr, quando il Sole attraversa lo Scorpione,
quelli che incontrava: persino ai bambini do-

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mandava di quella cassa. E furono proprio dei nutrice del principino. Il nome del re dicono
bambini che Iside incontrò un giorno a rivelarle che fosse Malcandro, quello della regina invece
la bocca del fiume attraverso la quale gli amici secondo alcuni Astarte, per altri Saosis, secondo
di Tifone avevano abbandonato verso il mare altri ancora Nemanus, nome che per i Greci cor-
la bara di Osiride. In ricordo di questo fatto gli risponde a Athenais.
Egiziani attribuiscono ai fanciulli un potere pro-
fetico, e in particolare interpretano il futuro ba-
sandosi sulle parole lanciate a caso dai bambini 1.3 Il mito di Iside
che stanno giocando nei luoghi sacri. Iside allevava il bambino dandogli da succhiare
la punta del dito al posto del seno; e una not-
te bruciò la parte mortale del suo corpo. Poi,
1.2 La sorella di Osiride Neftys trasformatasi in rondine, prese a volare intorno
Iside poi venne a sapere che una volta Osiride si alla colonna, gemendo, fino a che la regina, che
era unito alla sorella Neftys, credendo che fos- aveva osservato la scena, quando vide il bam-
se la sua sposa Iside: lo provava la ghirlanda di bino in preda alle fiamme, si mise a gridare,
meliloto che Osiride aveva lasciato da Neftys. Si privandolo così dell’immortalità. La dea allora
mise allora a cercare il bambino nato da loro: in- si rese visibile, e chiese la colonna del tetto: la
fatti Neftys, per paura di Tifone, l’aveva esposto tolse con facilità, sfrondò i rami di erica che la
subito dopo aver partorito. Dopo una lunga e avvolgevano, e poi la avvolse in una pezza di
faticosa ricerca, finalmente lo trovò, guidata da lino, cospargendola di unguento odoroso. La
una muta di cani: e lo allevò, e il ragazzo diventò affidò poi al re e ai suoi successori, e anche oggi
la sua guardia e il suo fedele compagno. Fu chia- gli abitanti di Byblos venerano questo tronco,
mato col nome di Anubis: e si dice che faccia che si trova nel tempio di Iside. La dea si gettò
la guardia agli dei come i cani la fanno agli uo- sulla bara, e gridava tanto che il più giovane dei
mini. Di conseguenza Iside venne a sapere che figli del re ne morì. Poi prese con sé il maggio-
la bara, sospinta fuori dal mare presso la costa re, caricò la bara su una nave e partì. In seguito,
di Byblos, con l’aiuto delle onde era dolcemen- poiché il fiume Fedro fece nascere allo spuntar
te approdata in un prato di erica; l’erica, poi, in del giorno un vento troppo forte, la dea incolle-
breve tempo era cresciuta fino a diventare un rita prosciugò la sua corrente.
bellissimo, fiorente cespuglio, che si abbarbicò Quando giunse in un posto isolato e fu final-
alla bara e si avvolse intorno a essa, nascon- mente sola, subito aprì la bara, abbandonò il
dendola completamente al suo interno. Il re di suo viso su quello di Osiride e si mise a baciarlo,
quella regione restò stupefatto dalle dimensio- piangendo. Il fanciullo intanto si era avvicinato
ni della pianta: fece tagliare il fusto che avvol- piano piano alle sue spalle, e aveva visto tutto.
geva la bara, senza peraltro accorgersi della sua Quando se ne accorse, la dea si voltò piena d’ira,
presenza, e lo pose come colonna per il tetto con uno sguardo terribile. Il fanciullo allora non
della sua casa. Iside, raccontano, fu informata di resse allo spavento, e morì. C’è chi afferma inve-
ciò per ispirazione demonica della Fama: allora ce che le cose non andarono in questo modo, e
si recò a Byblos, si sedette presso una fontana, che morì cadendo in mare per caso, come si è
e stava lì a piangere sulle sue miserie, senza mai detto. Anche adesso gli vengono resi onori, per
parlare a nessuno. Solo con le ancelle della regi- la sua familiarità con la dea: quel Maneros, infat-
na si intratteneva volentieri, e intrecciava loro i ti, che gli Egiziani cantano nei banchetti, è pro-
capelli, e dal suo corpo spirava un meraviglioso prio lui. Altri sostengono invece che il fanciullo si
profumo. Quando la regina vide le sue ancelle, chiamava Palestino o Pelusio, e che dette il suo
fu presa dal desiderio della straniera, della sua nome alla città fondata dalla dea, mentre il Ma-
arte di fare le trecce e dell’ambrosia che spirava neros che viene cantato altri non sarebbe che
dal suo corpo. Così Iside fu mandata a chiama- l’inventore della musica. Alcuni affermano che
re, e divenuta intima della regina fu scelta come questo nome non vuole designare una persona,

6 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


ma rientra nelle espressioni tipiche di chi fa fe- 1.4 Arriva Horos
sta nei banchetti. “Ti auguro che tutta la tua vita Tempo dopo, Osiride venne dall’Ade per prepa-
sia felice come adesso”: sarebbe sempre questo rare Horos alla battaglia. Quando ebbe finito di
per gli Egiziani il valore dell’esclamazione “Ma- esercitarlo, gli domandò quale fosse, secondo
neros”. Così, anche l’uso di farsi passare davanti il suo parere, la cosa in assoluto più bella; e il fi-
agli occhi la figurina di un morto dentro la sua glio rispose: “Vendicare l’offesa subita dal padre
bara non ha proprio niente a che vedere con la e dalla madre”. Allora gli fece un’altra domanda,
rievocazione dei patimenti di Osiride, come al- ossia quale animale ritenesse più utile per chi va
cuni vogliono credere: in realtà, l’immagine del in battaglia; e Horos rispose: “Il cavallo”. Osiride
morto viene introdotta nelle feste perché la sua restò stupefatto, e gli chiese perché mai aves-
contemplazione sia un invito a godere del pre- se scelto il cavallo e non il leone. Horos rispose:
sente, dato che presto noi tutti saremo uguali a “Il leone è utile solo a chi ha bisogno di aiuto,
lui. Iside proseguì il suo viaggio per raggiungere mentre con il cavallo si può tagliare la strada al
il figlio Horos, che veniva allevato a Buto, dopo nemico in fuga e distruggerlo completamente”.
aver deposto la bara in un luogo fuori mano. Ma Osiride fu molto contento di queste parole, per-
Tifone, mentre andava a caccia di notte, la sco- ché dimostravano che Horos era ormai pronto
prì per caso, illuminata dalla luna; riconosciuto per la battaglia. Dice il racconto che quelli che
il corpo di Osiride, lo fece in quattordici pezzi e passavano dalla parte di Horos erano sempre
lo disperse. Quando lo venne a sapere, Iside si di più, e che andò da lui persino la concubina
mise di nuovo a cercare qua e là, attraversan- di Tifone, Tueris. Furono proprio Horos e i suoi
do le paludi su una zattera di papiro: ancora compagni a fare a pezzi un serpente che la in-
adesso, chi naviga su barche di papiro non vie- seguiva, e in ricordo di questa tradizione anche
ne attaccato dai coccodrilli, perché è questo il ora c’è l’usanza di gettare per terra una corda e
loro modo di mostrare alla dea venerazione e farla a pezzi. La battaglia durò molti giorni, e alla
sottomissione, in ricordo di quel fatto. È ancora fine vinse Horos. Tifone fu consegnato a Iside
questa leggenda a motivare la presenza in Egit- in catene; la dea, però, non solo non lo mise a
to di tanti monumenti sepolcrali di Osiride: per morte, ma lo lasciò addirittura libero. Horos non
ogni pezzo del suo corpo che riusciva a trovare, seppe accettare questa decisione: alzò le mani
infatti, Iside costruiva una tomba. Altri rifiutano sulla madre e le strappò dalla testa la corona re-
tale spiegazione, e sostengono invece che Isi- gale. Allora Ermes pose sul suo capo un elmo a
de aveva donato alle varie città delle immagini forma di testa di bue. Horos fu accusato di ille-
di Osiride da lei modellate, come simbolo del gittimità da Tifone, ma Ermes sostenne i diritti
suo corpo, perché fosse onorato da più gente. del giovane e gli dei sentenziarono in suo favo-
In questo modo, inoltre, se Tifone fosse riuscito re. Tifone, poi, fu battuto in altre due battaglie.
a sconfiggere Horos e avesse voluto cercare la Iside si unì a Osiride anche dopo la sua morte,
vera tomba, di fronte a indicazioni così dispa- e partorì un figlio prematuro e rachitico negli
rate avrebbe dovuto rinunciare al suo intento. arti inferiori, Arpocrate. È questa, più o meno, la
L’unica parte del corpo di Osiride che Iside non sintesi fondamentale del mito. Ho tralasciato i
riuscì a trovare fu il membro virile, perché era particolari più scabrosi, come l’amputazione di
stato gettato per primo nel fiume, e lì l’avevano Horos e la decapitazione di Iside, e credo di non
mangiato il lepidoto, il fagro e l’ossirinco, pro- dovertene certo spiegare il perché. Se gli Egizia-
prio quei pesci, cioè, tanto aborriti dagli Egizia- ni attribuiscono realtà a questi fatti e ne parlano
ni. Al posto del vero membro, Iside ne fece uno come di azioni veramente compiute o subite
finto, e rese sacro il fallo, a cui anche ora gli Egi- da una natura beata e incorruttibile, quella cioè
ziani dedicano molte feste. che noi riferiamo unanimemente al concetto di
divinità, allora davvero, seguendo le parole di
Eschilo, bisogna sputare e pulirsi la bocca. So
bene infatti che anche tu disprezzi quelli che

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hanno degli dei un’opinione così assurda e pri- che è immagine dell’anima di Osiride, e si sup-
mitiva. Penso però che tu capisca da sola come pone che anche il suo corpo si trovi lì: il nome
tali concezioni non somiglino affatto a quelle della città significherebbe, a seconda delle in-
fantastiche invenzioni, tanto vuote e inconsi- terpretazioni, sia “Porto degli onesti”, sia appun-
stenti, che poeti e scrittori, producendo da se to “Tomba di Osiride”. All’isoletta sacra vicino a
stessi, proprio come i ragni, delle novità prive di File, invece, non si può mai accedere, perché è
sostanza, continuano a tessere e ad allungare: sacrilegio anche solo avvicinarsi: nemmeno gli
perché all’interno dei miti è racchiuso invece un uccelli vi si posano, e i pesci stanno lontani dal-
tentativo di spiegare i propri dubbi e le proprie le sue rive. Ma una volta all’anno i sacerdoti vi
esperienze. I fisici dicono che l’arcobaleno è do- sbarcano, per compiere sacrifici funebri e per
vuto a un fenomeno di riflessione del sole, e che cingere di corone la tomba, che giace all’ombra
i suoi colori si rivelano solo se noi lo osserviamo di una medithe, pianta che supera in grandez-
contro uno sfondo nuvoloso: così per noi mor- za tutti gli olivi. Secondo Eudosso, invece, no-
tali il mito non è altro che il riflesso di una realtà nostante tutte le pretese tombe del dio spar-
trascendente, che obbliga la nostra intelligenza se per l’Egitto, il suo corpo si troverebbe solo
a rivolgersi verso altri oggetti. È questo che vuol a Busiride, sua patria natale. Non mette conto
significare il riflesso triste e luttuoso che carat- parlare di Tafosiride, perché il suo stesso nome
terizza i sacrifici egiziani, e anche l’architettura la indica come “Tomba di Osiride”. Voglio accen-
stessa dei templi, che ora si alzano verso il cielo nare invece ai riti che comportano il taglio di un
in passaggi aperti e luminosi, ora invece si ina- tronco, la lacerazione di una pezza di lino e lo
bissano in sacrestie nascoste e piene di tenebra, spargimento di libagioni, perché essi compaio-
simili a tane o a celle funerarie. no in molte cerimonie misteriche. Non solo di
questi, ma anche di tutti gli altri dei, salvo ovvia-
1.5 La sepoltura di Osiride mente quelli non generati e quindi immortali, i
Non diversa è la superstizione circolante sui sacerdoti dicono che le loro spoglie si trovano
templi di Osiride, il cui corpo, si dice, giacerebbe sulla terra, dove vengono venerate, mentre le
sepolto in diversi luoghi. Vi è una cittadina, ad loro anime splendono nel cielo sotto forma di
esempio, che chiamano Diochite, perché solo costellazioni. L’anima di Iside, per esempio, vie-
lì si troverebbe la sua vera tomba; gli Egiziani ne chiamata Cane dai Greci, e dagli Egiziani So-
più ricchi e potenti, invece, si fanno seppellire this; l’anima di Horos viene chiamata Orione e
di preferenza ad Abido, per il grande onore di quella di Tifone Orsa. Per le tombe degli animali
essere vicini nella tomba al corpo di Osiride. A sacri tutti gli Egiziani pagano la tassa stabilita,
Menfi, poi, viene allevato e custodito il bue Apis, tranne gli abitanti della Tebaide, perché questi

Figura 2. Scena dal Tempio di Luxor a Tebe, Egitto, datata intorno al 1600 a.C. e raffigurante l’Annuncia-
zione dal Dio Tath, il verbo, alla Vergine Regina , della sua generazione del figlio che verrà; l’Immacolata
Concezione da Kneph, lo Spirito Santo; la Nascita del Bambino Solare, l’Adorazione del Bambino e la
presentazione di doni da tre uomini.

8 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


non venerano alcun dio che sia mortale, ma ammiragli e di re, che sarebbero appartenuti a
solo quello che essi chiamano Kneph, in quan- epoche lontane, e che si troverebbero elencati
to non generato e quindi eterno. Nonostante a Panchea incisi a lettere d’oro. Nessuno, né gre-
tutte queste leggende e queste dimostrazioni, co né barbaro, ha mai visto questi nomi, tranne
c’è chi ritiene si tratti di casi accaduti a re e ti- il solo Evemero: probabilmente si è imbattuto
ranni: per la superiorità del loro valore e della in essi quando fece rotta verso i Pancheiti e i Tri-
loro potenza, essi furono elevati a dignità divi- filli, popoli che non ci sono mai stati in nessuna
na, e in seguito furono loro attribuiti i casi stessi parte della terra e che non esistono.
degli dei. In tal modo, il mito tramanderebbe È pur vero che presso gli Assiri si celebrano le
la memoria delle straordinarie vicende da essi grandi imprese di Semiramide, e in Egitto quelle
compiute o subite. Questo modo di sfuggire di Sesostri; e i Frigi ancora adesso danno il nome
alle difficoltà della tradizione mitica e di trasfe- di manicà alle azioni più illustri e stupefacen-
rire, non senza ragione, dagli dei agli uomini i ti, rifacendosi a Manes, uno dei loro antichi re,
dati più scabrosi, è molto facile: dalla loro par- chiamato anche Masde, che fu uomo di grande
te, infatti, costoro hanno alcune testimonianze valore e potenza. Anche Ciro e Alessandro con
offerte dal mito stesso. Gli Egiziani raccontano, le loro vittorie portarono i Persiani e i Macedoni
ad esempio, che Ermes era corto di braccia, che fin quasi ai limiti estremi della terra: ma essi ven-
Tifone aveva la pelle rossa, Horos bianca e Osiri- gono nominati e ricordati solo come re valorosi,
de nera, come se il loro aspetto corrispondesse e nient’altro. “Se poi qualcuno,” come dice Plato-
a quello umano. Inoltre chiamano Osiride capo ne “esaltato e gonfio di sé, con l’anima ardente
di eserciti, e timoniere Canopo, che si trasfor- di gioventù e di sconsideratezza miste a super-
mò, dicono, nella stella che porta il suo nome. bia” accettò di venir chiamato dio e di veder in-
La nave che i Greci chiamano Argo viene con- nalzati templi in suo onore, la sua gloria ebbe
siderata come immagine della nave di Osiride, breve fioritura; e venne poi accusato di falsità e
e posta fra le costellazioni in suo onore. Il suo di impostura, piene di sacrilega empietà.
percorso è poco distante da quello di Orione e Qual fumo svanirono effimeri a volo nell’aria, ed
da quello del Cane, che gli Egiziani ritengono ora sono strappati via dai templi e dagli altari
rispettivamente sacri a Horos e a Iside. Ma io an- come proscritti in fuga, e di loro non restano più
drei molto cauto con questa concezione, per- che le tombe e le lapidi commemorative. È per
ché essa comporta il rischio di “muovere le cose questo che Antigono il Vecchio, quando un tale
immobili” e di “far guerra”, come dice Simonide, Ermodoto nei suoi versi disse di lui “figlio del Sole
non solo “al lungo tempo passato”, ma anche e dio”, ebbe a esclamare: “Non è certo questo
“a molte razze di uomini” e a molti popoli che che pensa di me l’addetto al mio vaso da notte!”.
sono ispirati dalla devozione verso questi dei. Vi Ebbe ragione anche Lisippo, lo scultore, a biasi-
è il pericolo, insomma, di far scendere dal cielo mare il pittore Apelle perché aveva ritratto Ales-
alla terra nomi tanto grandi senza più riuscire sandro col fulmine in mano: l’aveva raffigurato
a fermarsi, e basterebbe poco per alterare e di- solo con la lancia, lui, perché lì risiedeva la vera
struggere quel senso di fede e di venerazione gloria della sua persona, quella che nessun’epo-
che tutti gli uomini hanno da sempre dentro di ca mai gli avrebbe potuto levare. Ritengo sia più
sé. In questo modo finiremmo per aprire gran- esatta, allora, l’opinione di quanti identificano le
di porte alla massa degli atei e per umanizzare vicende narrate su Tifone, Osiride e Iside non già
le cose divine, dando inoltre sfrenata libertà di con le peripezie di dei o di uomini, bensì di gran-
parola alle imposture di Evemero di Messene, di demoni. Anche Platone, Pitagora, Senocrate e
quello che inventò di sua fantasia certi scritti Crisippo, seguendo in questo gli antichi teologi,
mitologici irreali e privi di fondamento, e riuscì sostengono che i demoni possiedono una forza
a diffondere nel mondo ogni forma di ateismo. superiore a quella umana, e che ci sorpassano
Evemero ha degradato tutti gli dei riconosciu- decisamente per la potenza della loro natura: ma
ti, senza eccezione, a nomi di comandanti e di l’elemento divino che è in loro non si presenta

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 9


riva da “demone” per definire indifferentemente
sia gli uomini di valore sia gli inetti:
Demonico uomo, ti accosta: perché tanto temi
gli Argivi?
Oppure e quando sferrò il quarto attacco, di un
demone al pari, e poi ancora…
O donna demonica, dimmi, qual torto ti fece re
Priamo e i figli, che tanto t’infuria la brama di
dare rovina alla solida rocca di Troia?
E ciò vuol significare che i demoni hanno una
natura composita e incostante, che determina
anche le loro azioni. Per questo Platone fa cor-
rispondere agli dei olimpi la destra e il dispari,
e ai demoni il contrario. Senocrate1 ritiene inol-
tre che i giorni nefasti e quelle feste in cui ci si
sferza e ci si batte il petto nelle lamentazioni,
oppure si digiuna e si pronunciano maledizioni
e scurrilità, non siano volti ad onorare dei o de-
moni buoni; ci sarebbero invece, nell’atmosfera,
degli esseri enormi e dotati di grande forza, ma

1 Senocrate succedette a Speusippo nella conduzione dell’Ac-


cademia, si dice a seguito di un’elezione. Ma fu votato da una
Figura 3. Col. James Churchward. maggioranza risicata, dopo un probabile scontro politico-
ideologico di cui possiamo immaginare i contorni, ma del
mai puro e omogeneo, bensì determinato sia quale non abbiamo versioni realmente attendibili. C’entrava
anche la politica, ovviamente, e l’oggetto del contendere era
dalle caratteristiche intrinseche dello spirito, sia l’atteggiamento degli ateniesi nei confronti dell’espansione
dalle attitudini sensoriali del corpo, e come tale macedone. Come Speusippo era stato compagno di Aristote-
passibile di percezioni piacevoli o dolorose. Gli le, e lo aveva seguito anche nella permanenza ad Asso. Con lo
elementi di disordine connessi con tale ibridismo stagirita, quindi, condivise molte vicessitudini, studi, ricerche
ed infinite discussioni. I due si separarono quando Aristotele
intervengono a limitare con intensità diverse le venne chiamato alla corte di Filippo per educare l’allora tredi-
facoltà dei singoli demoni. Esistono, infatti, anche cenne Alessandro Magno. Tornato ad Atene, Senocrate dires-
tra loro, come tra gli uomini, profonde differenze se l’istituzione per 25 anni, dal 339 al 314 a.C.. Fu stimato dagli
di qualità. Le storie dei Giganti e dei Titani che si ateniesi, a differenza di Aristotele filomacedone, per avere re-
sistito alla tentazione di accettare un cospicuo finanziamen-
cantano in Grecia, per esempio, e certe empietà to da parte di Alessandro Magno. La fonte della notizia è in
compiute da Crono, oppure la lotta di Pitone con Cicerone (Tusc. 5. 32). «Senocrate, dopo che i legati gli ave-
Apollo, gli esilii di Dioniso o le peregrinazioni di vano portato, da parte di Alessandro, cinquanta talenti, che
Demetra, non sono certo diversi da quei racconti costituivano una cospicua somma di denaro per quei tempi,
soprattutto ad Atene, condusse i legati a cena nell’Accademia.
su Osiride, Tifone e altri ancora, che a tutti è con- » Ed accettò solo una piccola parte della donazione, più per
cesso conoscere liberamente. Ma anche quanto probità che per orgoglio personale o nazionale. Non riteneva
rimane nascosto all’interno dei riti misterici e su che l’Accademia necessitasse di tanto denaro e non credeva
cui le cerimonie iniziatiche mantengono il più che i regali fossero realmente a fondo perduto. Senocrate, in-
somma, sospettava che dietro alla generosità di Alessandro
assoluto riserbo, perché non si può rivelare alla si nascondesse qualche disegno politico di strumentalizzazio-
gente, è determinato dalle medesime ragioni. ne dell’Accademia. Basta questo per accreditare l’immagine
Anche Omero distingue sempre gli eroi dalla di uno Senocrate onestissimo e tutto d’un pezzo? Forse no,
gente comune chiamandoli con epiteti come ma la saggezza del comportamento è fuori questione. Non
rifiutando del tutto, non si fece nemici astiosi. Non accettando
“deiformi”, oppure “simili agli dei”, e ancora “dotati del tutto, evitò di avere grossi debiti di riconoscenza, salvando
di senno divino”, e usa invece l’attributo che de- quindi l’autonomia dell’istituzione.

10 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


oscuri e malevoli, che godono di queste cose, e in cielo. Essi credevano che avrebbero ereditato
una volta che abbiano ricevuto tali tristi onori la vita eterna, proprio come aveva fatto lui….”
non pensano più a fare altro male. Quelli utili La venuta di Osiride fu annunciata da Tre Uomi-
e buoni, invece, sono chiamati da Esiodo “santi ni Saggi: le tre stelle Mintaka, Anilam, e Alnitak
demoni” e “protettori degli uomini”: ricchezza nella fascia di Orione, che punta direttamente
essi danno, ed è questo un onore da re. alla stella di Osiride all’est, Sirio (Sothis), indica-
Queste nature, che stanno fra dei e uomini, tore della sua nascita….
Platone le chiama “interpreti e ministri”, perché Certamente Osiride fu un Messia proto-tipico,
hanno il compito di riferire lassù le preghiere e come anche un Hostia divorata. La sua carne
le richieste degli uomini, e di portare sulla terra veniva mangiata nella forma di cialde di grano
gli oracoli e le grazie degli dei. Empedocle, poi, della comunione, la “pianta della Verità”…
afferma che anche i demoni devono scontare Il culto di Osiride contribuì con un certo nu-
gli errori e le colpe di cui si siano macchiati: mero di idee e frasi alla Bibbia. Il 23° Salmo ha
il cielo li insegue pur anche nel mare, copiato un testo Egizio che invocava Osiride il
e il mare li sputa alla terra, e nei raggi Buon Pastore per condurre il morto ai “verdi pa-
del sole mai stanco la terra li getta, scoli” e “calme acque”della terra nefer-nefer, per
e il sole di nuovo nei gorghi del cielo: restituire l’anima al corpo, e per dare protezione
l’un l’altro li cedono, sempre aborriti; nella valle delle ombre della morte (la Tuat).
quando poi hanno avuto la giusta punizione e La Preghiera del Signore fu prefigurata da un
si sono purificati, allora possono riprendere il inno Egizio ad Osiride-Amen che iniziava: “O
posto e il grado che a loro assegna la natura. Amen, O Amen, che sei in cielo”. Amen veniva
invocato anche alla fine di ogni preghiera.
1.6 Il culto di Osiride contribuì Come esclama ingenuamente Col. James Chur-
a dare spunti alla narrazione chward, “Gli insegnamenti di Osiride e di Gesù
sono meravigliosamente simili. Molti passi sono
biblica completamente identici, parola per parola”
Le leggende di Osiride/Horus vanno indietro di Massey fornisce i dettagli riguardo alla somi-
migliaia di anni, e molti durante i millenni han- glianza tra l’Osirianesimo ed il Cristianesimo:
no creduto che Osiride fosse una persona reale; Per esempio, in uno dei molti titoli di Osiride in
alcuni sostenevano che egli fosse vissuto fino a tutte le sue forme e luoghi egli viene chiamato
22.000 anni fa. Il culto di Osiride, Iside e Horus “Osiride nell’ostensorio”… Nel rituale Romano
era diffuso nel mondo antico, inclusa Roma. Nel l’ostensorio è un contenitore trasparente nel
mito Egizio, Horus ed il suo Padre di una volta – quale viene esibita l’ostia o vittima… Osiride
e – futuro, Osiride, sono frequentemente inter- nell’ostensorio da solo dovrebbe essere sufficien-
cambiabili, come in “Io e mio Padre siamo uno te a mostrare che l’Egizio Karast (Krst) è il Cristo
solo”. Riguardo ad Osiride , Walker dice: originale, e che i misteri Egizi furono continua-
Di tutti gli dei salvatori adorati all’inizio dell’era ti in Roma dagli Gnostici e Cristianizzati. Osiride
Cristiana, Osiride può aver contribuito più det- era anche il dio della vite ed un grande maestro
tagli di qualsiasi altro alla figura di Cristo in itinerante che civilizzò il mondo. Egli era il gover-
evoluzione. Già molto antico in Egitto, Osiride natore ed il giudice dei morti. Nella sua passione,
fu identificato con quasi ogni altro dio Egizio Osiride fu vittima di complotto ed ucciso da Set
ed era in procinto di assorbirli tutti. Egli aveva e “i 72”. Come quella di Gesù, la resurrezione di
ben più di 200 nomi divini. Egli era chiamato Osiride servì a fornire speranza a tutti perché po-
il Signore dei Signori, Re dei Re, Dio degli Dei. tessero fare altrettanto e diventare eterni.
Egli era la Resurrezione e la Vita, il Buon Pastore, Il “figlio” di Osiride o incarnazione rinnovata,
Eternità e Immortalità, il dio che fece “rinascere Horus, condivide in comune con Gesù quanto
gli uomini e le donne”. Budge dice, “Per gli Egizi, segue:
dal primo all’ultimo, Osiride era il dio-uomo che • Horus era nato dalla vergine Isis-Meri il 25 Di-
soffrì, e morì, e risorse, e regnava eternamente

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 11


cembre in una grotta/mangiatoia con la sua suoi “testimoni” ed erano chiamati “Anup” e “Aan”
nascita annunciata da una stella all’Est e con la (i due “Giovanni”).
presenza di tre saggi. • Egli fece miracoli, esorcizzò i demoni e resusci-
• Il suo padre terrestre era chiamato “Seb” (“Jo- tò El-Azarus (“El-Osiris”), dai morti.
seph”). • Horus camminò sull’acqua.
• Egli era di discendenza regale. • Il suo epiteto personale era “Iusa”, “colui che
• All’età di 12 anni, egli fu un insegnante bambi- diventa sempre figlio” di “Ptha”, il “Padre”. Egli fu
no nel tempio, e a 30, egli fu battezzato, dopo così chiamato il “Santo Bambino”.
essere scomparso per 18 anni. • Egli pronunciò un “Sermone della Montagna”
• Horus fu battezzato nel fiume Eridano o Iaru- ed i suoi seguaci raccontarono i “Detti di Iusa”.
tana (Giordano) da “Anup il Battista” (Giovanni il • Horus fu trasfigurato sul Monte.
Battista), che fu decapitato. • Egli fu crocifisso tra due ladri, sepolto per tre
• Egli ebbe 12 discepoli, due dei quali furono i giorni in una tomba, e risorto.
• Egli era anche la “Via, la Verità, la Luce”, il “Mes-
sia”, “L’Unto Figlio di Dio”, il “Figlio dell’Uomo”, il
“Buon Pastore”, l’”Agnello di Dio”, “La Parola (Ver-
bo) fatta carne”, la “Parola della Verità”, ecc.
• Egli era “il Pescatore” ed era associato col Pesce
(“Ichthys”), l’Agnello ed il Leone.
• Egli venne per portare a compimento la legge.
• Horus era chiamato “il KRST”, o “l’Unto”.
• Come Gesù, “si riteneva che Horus avrebbe re-
gnato mille anni”.
In aggiunta, scritte circa 3.500 anni fa, sui muri
del Tempio a Luxor c’erano immagini dell’An-
nunciazione, Immacolata Concezione, Nascita
ed Adorazione di Horus, con Thoth che annun-
cia alla Vergine Iside che lei concepirà Horus; con
Kneph, lo “Spirito Santo” che impregna la vergine;
e con l’infante e la presenza di tre re, o magi, che
portavano doni. In aggiunta, nelle catacombe a
Roma ci sono pitture del bebè Horus che viene
tenuto dalla vergine madre Iside – la “Madonna
con Bambino” originale. Come dice Massey:
“Fu l’arte gnostica che riprodusse l’Hathor-
Meri ed Horus dell’Egitto come la Vergine ed il
bambino-Cristo di Roma… Voi poveri idioti, di-
cevano gli Gnostici [ai primi Cristiani], voi avete
confuso i misteri antichi per la storia moderna, e
avete accettato alla lettera tutto quello che era
solo inteso in modo mistico.”
Inoltre, A. Churchward riferisce un altro aspetto
Figura 4. Busto di Zeus. Descritto a volte come giu-
dice imparziale, a volte come dio scostante e ven-
della religione Egizia trovato nel Cattolicesimo:
dicativo, nella mitologia greca Zeus era la massima Noi vediamo nelle antiche chiese Cattoliche,
divinità dell’Olimpo, signore del cielo e del fulmine, sopra l’altare principale, un triangolo equilatero,
padre degli dei e dominatore degli uomini. Questo e dentro di esso un occhio. L’aggiunta dell’oc-
antico busto greco in marmo è esposto al Museo chio al triangolo ebbe origine in Egitto, “l’occhio
archeologico nazionale di Napoli. che tutto vede di Osiride”.-

12 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


Genealogia degli dei greci
Caos

Nyx Erebo Gea Urano Etere Emera

TITANI Ecatonchiri Erinni Meliadi Afrodite

Ciclopi Giganti Eros

Temi Crono Febe Oceano Giapeto Iperione

Crio Rea Ceo Teti Tia Mnemosine

GLI DEI Leto OCEANINE Elio Selene Eos

Estia Poseidone Zeus Demetra Pleione Meti Asia Muse

Ade Era Epimeteo


Persefone Atena Atlante

Apollo
Efesto Ebe
Pleiadi Iadi Prometeo Pandora
Artemide
Ilizia Ares

Deucalione Pirra
Semele Coronis Ermes

Dioniso Asclepio Pan GLI UOMINI


Design Edizioni Altravista

Figura 5. Genealogia degli dei greci. Il pantheon greco si è costituito in epoca omerica ma i greci sentirono
il bisogno di stabilire la genealogia dei loro dei nell’VIII secolo a.C. Nel poema Teogonia, Esiodo fa la prima
classificazione degli dei, stabilisce le paternità, addirittura la creazione dell’universo.

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 13


2.1 Mitologia greca tura, inventarono storie, note come miti. Que-
Insieme delle credenze e delle pratiche rituali ste favole spiegavano tutto sulle storie degli dei
dei greci antichi, la cui civiltà si formò intorno che erano incarnazioni di potenze della natura
al 2000 a.C. La mitologia greca, che compren- o altri aspetti di vita sociale. Questi dei aveva-
de principalmente un corpus di narrazioni e no difetti umani (avidità, gelosia, collera, ecc...)
leggende riguardanti gli dei, si sviluppò piena- come anche forze sovrumane. Erano sia corretti
mente tra il IX e l’VIII secolo a.C., nel periodo in tra di loro e con gli  esseri umani e sia estrema-
cui comparvero l’Iliade e l’Odissea di Omero e mente trasgressori e imprevedibili. Gli dei greci
la Teogonia di Esiodo. Gli antichi greci, nel loro erano archetipi che rappresentavano aspetti
tentativo di spiegare e capire l’universo e la na- idealizzati del complicato spirito umano. Que-
ste sono alcune delle principali e piú famose
figure mitiche, nel tentativo di spiegare il passa-
to mitico della Grecia, che é molto interessante
per ogni visitatore che vuole visitare e capire i
luoghi antichi.
La mitologia greca presenta alcune caratteri-
stiche distintive: gli dei mostrano sembianze e
sentimenti umani e, diversamente da religioni
antiche quali l’induismo o l’ebraismo, non con-
tiene rivelazioni o dottrine spirituali; anche le
pratiche e le credenze erano molto varie, pri-
ve di un testo sacro e di sovrastrutture formali
come il clero.

2.2 Gli dei principali


Secondo la tradizione, gli dei greci dimoravano
sul monte Olimpo, in Tessaglia, dove formavano
una società gerarchizzata conformemente alla
loro autorità e ai loro poteri; potevano tuttavia
muoversi liberamente nel mondo, e alcuni sin-
goli dei vennero associati a tre domini principa-
li: il cielo, il mare e la terra.
I dodici dei principali, generalmente detti ‘Olim-
pi’, erano Zeus, Era, Efesto, Atena, Apollo, Arte-
mide, Ares, Afrodite, Estia, Ermes, Demetra e
Poseidone. Ade generalmente non era consi-
derato appartenente all’Olimpo, poiché gover-
nava gli inferi, dove viveva con la sposa Perse-
fone. Dioniso, dio del vino e della vita naturale,
Figura 6. Era. Era. Divinità suprema della mitolo- spesso era accompagnato da divinità minori
gia greca, Era è la sorella e sposa del padre degli come satiri, centauri e ninfe; a lui erano dedica-
dei, Zeus. Dea del matrimonio e della maternità, te numerose feste, e in alcune regioni divenne
rappresentava una visione idealizzata della donna, importante quanto Zeus.
ed era venerata in molte città della Grecia, soprat-
tutto a Creta, dove sorgeva un grande tempio a
lei dedicato, che la leggenda vuole fosse costrui- 2.3 Culti e credenze
to dagli Argonauti. La statua di Era qui riprodotta, La mitologia greca sottolineava la debolezza
che risale al 470 a.C., si trova al Museo archeologi- umana in contrasto con le grandiose e terribili
co nazionale di Paestum. forze della natura. I greci consideravano immor-

14 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


tali i propri dei e ritenevano sia le loro stesse vite sica. Gli stessi greci antichi fornirono qualche
sia le manifestazioni naturali interamente di- spiegazione sullo sviluppo della loro mitologia:
pendenti dal volere divino; generalmente, i rap- nella Storia sacra, Euemero, mitografo vissuto
porti tra dei e uomini erano amichevoli, ma gli intorno al 300 a.C., registrò la credenza diffusa
dei riservavano severe punizioni ai mortali che secondo cui i miti erano distorsioni della storia
esibivano comportamenti inaccettabili come e gli dei erano eroi glorificati oltre misura. Nel V
autocompiacimento o soverchia ambizione, secolo a.C. il filosofo Prodico di Ceo insegnava
oppure sfoggiavano eccessive ricchezze. che gli dei erano personificazioni di fenomeni
In Grecia la mitologia si intrecciava con tutti gli naturali come il Sole, la Luna, i venti e le acque;
aspetti della vita: ogni città era consacrata a un Erodoto, storico greco anch’egli vissuto nel V se-
dio o a un gruppo di dei, per i quali i cittadini co- colo a.C., credeva invece che molti rituali greci
struivano templi; durante le feste regolarmente fossero stati ereditati dagli egizi. Con l’evolu-
dedicate agli dei, che si tenevano sotto la super- zione della civiltà greca, soprattutto durante il
visione dei governanti della città, i poeti recitava- periodo dell’ellenismo, che iniziò intorno al 323
no o cantavano leggende e storie di argomento a.C., anche la mitologia subì mutamenti. Le nuo-
mitologico; infine diverse parti della casa erano ve filosofie e l’influenza delle civiltà confinanti
dedicate ad alcuni dei in particolare: poteva es- provocarono una modificazione graduale delle
serci, ad esempio, un altare di Zeus nel cortile, credenze religiose, lasciando tuttavia intatte le
mentre Estia veniva onorata presso il focolare. caratteristiche essenziali e le leggende delle di-
Pur non avendo un’organizzazione religiosa uf- vinità greche.
ficiale, i greci veneravano alcuni
luoghi sacri: Delfi era sede di un
importante santuario dedicato ad
Apollo, che ospitava il celebre ora-
colo che i viaggiatori interrogava-
no per conoscere il futuro. Ciascun
luogo sacro era rappresentato da
un gruppo di sacerdoti che pote-
vano essere anche autorità delle
comunità e che interpretavano le
parole degli dei, ma non avevano
conoscenze o poteri particolari.
Oltre alle preghiere i greci offriva-
no spesso sacrifici agli dei, in ge-
nere animali come i montoni.

2.4 Origini della


mitologia greca
La mitologia greca si sviluppò
probabilmente dalle religioni pri-
mitive degli abitanti di Creta. Nel
corso del tempo, da un iniziale
animismo queste credenze si ar-
ticolarono in una serie di leggen-
de riguardanti oggetti naturali,
animali e dei dall’aspetto uma- Figura 7. Gregorio de Ferrari - Giunone e Argo. Giunone, sposa di
Giove e regina degli dei, era considerata la protettrice delle donne
no, alcune delle quali confluiro-
e della maternità. In questo dipinto, opera del Tintoretto, Giove af-
no nella mitologia greca clas- fida a Giunone Ercole neonato.

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 15


3.1 Mitologia romana e molti elementi della mitologia greca e, in se-
Insieme degli elementi mitologici che costitui- guito, ad esempio al tempo delle Metamorfosi
rono il patrimonio culturale degli antichi roma- di Ovidio, temi sviluppati dai mitografi ellenisti-
ni dalla fondazione di Roma fino alla diffusione ci. Ma anche quando la mitologia greca si fece
del cristianesimo. In realtà le attestazioni mito- strada trovando equivalenze e corrispondenze
logiche nella cultura latina sono perlopiù tarde riconoscibili nell’ambito della cultura romana,
e tutte letterarie, mentre la religiosità romana al suo interno poterono essere filtrati soltanto
era strettamente connessa più con l’aspetto quegli elementi che esulavano dalla mentali-
cultuale, privato e pubblico, del sacro che con tà speculativa greca e dalla impostazione so-
la sua rappresentazione narrativa, al punto da ciale della polis. Poiché infatti la storia romana
far definire la religione romana una religione era quella della progressiva affermazione di
‘demitizzata’. una potenza forte sulle altre, e la religiosità la-
Formalmente, la religione nell’antica Roma era tina identificava il sacro con lo stato, le figure
il frutto della combinazione di tradizioni prero- e i miti che si affermarono furono quelli che
mane, proprie delle genti italiche ed etrusche, meglio rappresentavano e legittimavano tali
sulle quali si innestarono credenze eterogenee atteggiamenti. Pertanto Roma non conobbe
miti cosmogonici o teogonie che giustificasse-
ro l’ordine universale e sociale, ma miti civili e
storici che rappresentavano le origini della ci-
viltà latina, come il mito di Enea o i racconti su
Muzio Scevola, Orazio Coclite, il ratto delle sabi-
ne e le oche del Campidoglio. Le stesse figure
dei primi re di Roma, dal fondatore Romolo e
dal legislatore Numa Pompilio fino a Tarquinio
il Superbo, si collocano nello spazio intermedio
fra storia e mito, e paiono ad alcuni piuttosto
maschere funzionali che figure reali.

3.2 Gli dei dell’età arcaica


La religione romana arcaica distingueva due
tipologie di dei, detti di indigetes e di novensi-
les; gli indigetes erano gli dei romani autoctoni,
trenta dei quali venivano onorati con festività
speciali, mentre i novensiles erano divinità assi-
milate in epoche successive.
Le più antiche divinità romane comprendeva-
no, oltre agli indigetes, una serie di divinità spe-
cifiche, o numina, designabili genericamente
come “divinità custodi” o “ausiliarie”, i cui nomi
riflettevano le parole indicanti le attività duran-
te le quali venivano invocati; il culto che veniva
loro tributato era accomunato a quello rivolto
Figura 8. Affresco: Marte e Venere. Marte e Vene- alle divinità maggiori. Essendo queste divinità
re in un affresco di Pompei conservato presso prive di una identità personale definita, più che
il Museo Archeologico di Napoli. I romani attri- una forma di politeismo, la religione latina anti-
buirono a queste due divinità il corredo mitolo-
gico degli dei greci Ares e Afrodite, inseparabili
ca è stata definita come “polidemonismo”.
amanti. Di qui, il tema della loro unione che tan- Gli dei rappresentavano distintamente le ne-
ta fortuna ebbe nell’arte romana. cessità pratiche della vita quotidiana, secondo

16 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


le esigenze della comunità alla quale apparte- italiche, altre originariamente greche. In segui-
nevano: a loro venivano scrupolosamente of- to, le principali divinità romane vennero identi-
ferti sacrifici rituali e le loro immagini venivano ficate con quelle del pantheon greco, dalla cui
esposte intorno a tavole imbandite, in simbolici tradizione assimilarono anche le caratteristiche
banchetti detti lectisternia, cui venivano ‘invi- funzionali e le narrazioni mitiche.
tate’ di volta in volta le divinità che si volevano Anche nella tipologia dei templi l’architettura
maggiormente vicine alla comunità nel fran- romana riflette la ricettività della città verso tut-
gente specifico. Così, Giano veniva chiamato a te le religioni del mondo conosciuto. Il tempio
vegliare sulle porte e i passaggi, Vesta sul foco- di Iside e Serapide nel Campo Marzio, costrui-
lare, i Lari proteggevano i campi e la casa, Pale i to in stile egizio per ospitare il culto ellenizzato
pascoli, Saturno la semina, Cerere la crescita del della divinità egizia Iside, riflette l’eterogeneità
grano, Pomona la frutta, Conso e Opi il raccolto. dei monumenti religiosi romani.
Anche Giove, re degli dei, veniva onorato per
l’aiuto che le sue piogge dispensavano a colti- 3.4 Culto, cariche e festività
vazioni e vigneti. Importanti fin dai tempi più religiose
antichi erano gli dei Marte e Quirino, spesso L’identificazione tra la gestione dello stato e la
affiancati: Marte era dio della gioventù e della pratica del culto era tale, per i romani, che le
guerra, mentre Quirino, che veniva identificato cariche religiose assunsero fin dalle origini una
con Romolo, era probabilmente il patrono del- valenza giuridica e politica: dai collegi augurali
la comunità armata nei periodi di pace. Figura e pontificali, preposti rispettivamente alla divi-
principale del pantheon primitivo era la triade nazione e all’esecuzione dei riti, al rex sacrorum
formata da Giove, Marte e Quirino (i cui tre sa- e al pontifex maximus, le due massime funzioni
cerdoti, o flamines, possedevano la massima della Roma monarchica e della Roma imperiale,
autorità), assieme a Giano e a Vesta. identificati rispettivamente con il re e l’impe-
La tradizione ascrive alla stirpe reale dei Tarquini ratore. Tra le più importanti festività religiose
la successiva instaurazione della Triade Capito- romane vi erano i saturnalia, i lupercalia, gli
lina, composta da Giove, Giunone e Minerva, la equiria e i ludi saeculares. In epoca imperiale
costruzione sul colle Aventino di un tempio de- i Saturnali, che in precedenza erano celebrati
dicato a Diana e l’introduzione dei Libri Sibillini, dal 17 al 19 dicembre, si celebravano per set-
che contenevano profezie sulla storia del mon- te giorni, dal 17 al 23 dicembre: tutte le attività
do; secondo la leggenda, Tarquinio il Superbo s’interrompevano, agli schiavi veniva concessa
acquisì i Libri Sibillini alla fine del VI secolo a.C. una temporanea libertà, si scambiavano doni
dalla Sibilla cumana. e l’allegria regnava ovunque. I lupercalia erano
un’antica festività originariamente in onore di
3.3 Incorporazione di altre Luperco, dio pastorale degli italici. Si celebra-
divinità va il 15 febbraio nella grotta del Lupercale, sul
L’assimilazione degli dei onorati dai popo- colle Palatino, dove si credeva che i leggendari
li confinanti avvenne contemporaneamente fondatori di Roma, i gemelli Romolo e Remo,
all’espansione della potenza romana: i romani fossero stati allattati da una lupa. Gli equiria, ce-
generalmente tributavano alle divinità dei ter- lebrati in onore di Marte il 27 febbraio e il 14
ritori conquistati i medesimi onori riservati alle marzo, erano caratterizzati soprattutto da corse
divinità romane native, invitando formalmente di cavalli nel Campo Marzio. I Ludi o giochi se-
le divinità a prendere dimora nei nuovi santuari colari, che comprendevano spettacoli atletici e
romani e permettendo agli stranieri di conti- sacrifici, si tenevano a intervalli irregolari, tradi-
nuare a osservare i propri culti. Oltre a Castore zionalmente ogni cento anni circa, per indicare
e Polluce, i territori conquistati arricchirono il l’inizio di un nuovo saeculum, o era; la tradizio-
pantheon romano con Diana, Minerva, Ercole, ne, tuttavia, venne spesso disattesa.
Venere e altre divinità minori, alcune delle quali

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 17


3.5 Il declino della religione mitologia romana, come dell’ellenica, è l’astra-
romana zione e la personificazione; anche il nume degli
L’influenza della mitografia ellenistica sulla let- Elleni è il riflesso di un fenomeno della natura,
teratura latina e la diffusione della filosofia gre- o la concretizzazione di un’idea; e anche al Ro-
ca tra i romani di buona cultura condussero mano come al Greco ogni nume appare sotto
al declino progressivo degli antichi riti civili, a forma di persona, come prova il concetto che
partire dal I secolo a.C. Una riforma del sistema ogni deità è maschio o femmina, e l’invocazio-
religioso venne condotta dall’imperatore Au- ne al nume ignoto “Sei tu dio o dea, maschio o
gusto, egli stesso pontifex maximus e membro femmina?”. Quindi la profonda convinzione che
di tutti gli ordini sacerdotali, il quale promosse si debba gelosamente serbare segreto il nome
un recupero dell’antica religione a salvaguardia del vero genio tutelare del comune, affinché
della stabilità sociale; durante questo periodo non lo apprenda il nemico, e chiamando il dio
acquistò importanza il mito, cantato nell’Eneide con il suo nome, non l’attiri di là dai confini. Un
di Virgilio, che faceva risalire le origini di Roma residuo di questo potente concetto è partico-
all’eroe Enea, superstite della guerra di Troia. larmente unito alla più antica e più nazionale
Con l’impero si accentuò ulteriormente la ten- delle divinità, cioè a Marte. Se poi si considera
denza a identificare il divino con lo stato, per- che l’astrazione, fondamento di ogni religione,
sonificato nella figura dell’imperatore: come cerca sempre d’innalzarsi a sfere più elevate e di
già Giulio Cesare, ancor prima della fondazione penetrare sempre più profondamente nell’inti-
dell’impero, furono divinizzati Augusto, Claudio, ma natura delle cose, si deve riconoscere che
Vespasiano e Tito; dopo Nerva, soltanto a po- le immagini della fede romana fluttuano in una
chi imperatori non fu concesso questo omag- plaga incredibilmente vicina alla terra, e in una
gio. Durante l’impero acquisirono popolarità e specie di crepuscolo dell’intuizione e dell’idea.
diffusione culti stranieri, come l’adorazione del Se per il Greco ogni fenomeno espressivo si
dio persiano Mitra; infine, nonostante le perse- allarga rapidamente e si vivifica in un gruppo
cuzioni che si estesero dal regno di Nerone a d’immagini, – quindi in un cielo di leggende e di
quello di Diocleziano, il cristianesimo riuscì ad idee – per il Romano invece si arresta al concet-
affermarsi e venne persino incoraggiato uffi- to fondamentale nella sua originaria e limitata
cialmente sotto Costantino il Grande (324-337). immutabilità. La religione romana non ha, nel-
Tutti i culti pagani vennero infine proibiti nel le sue scarse e aride creazioni, nulla che anche
392 con il cosiddetto editto di Costantinopoli, lontanamente possa contrapporsi al culto apol-
promulgato dall’imperatore Teodosio I. lineo, trasfigurazione di ogni bellezza corporea
e morale, né alla divina ebbrezza dionisiaca, né
ai profondi ed arcani riti etonici, né al simboli-
3.6 La natura delle divinità
smo dei misteri. Essa ha anche l’idea di un “dio
romane cattivo” (Vediovis), della divinità della malaria,
Nella sua monumentale Storia di Roma (1854- della febbre, dei morbi e forse anche del furto
1856) l’insigne storico tedesco Theodor Momm- (laverna), e la coscienza di apparizioni di fanta-
sen analizza le origini e le caratteristiche della smi (lemures), ma tutto ciò non vale a produrre
religione romana. Alla base di essa, secondo lo quel sacro orrore del terribile e dell’ignoto, a cui
studioso, vi sono concetti di personificazione e tende l’anima umana, né a spingere il pensie-
astrazione, ma anche il bisogno di un ordine e di ro verso l’incomprensibile, o personificarlo con
una classificazione ispirati alla divisione di per- il male, che si trova nella natura e nell’uomo, e
sone e cose secondo le linee del diritto privato. che è pure un aspetto che non deve manca-
Tra le più antiche divinità romane si annoverano re nella religione, se in essa deve interamente
quelle della semente, del lavoro dei campi, del estrinsecarsi e manifestarsi tutto l’uomo.
suolo, del confine: tra queste il più “speciale e Nella religione romana non vi sono segreti eccet-
proprio dei romani” è il Giano bifronte, il dio che tuato il nome degli dei della città, dei Penati; e
veglia sulle porte e i passaggi. La sostanza della

18 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


anche la natura di queste divinità era del resto
nota a tutti. La teologia nazionale romana fa-
ceva ogni sforzo per intendere e ridurre a facile
comprensione tutti i fenomeni e i loro caratteri;
ordinarli secondo una propria terminologia, e
classificarli schematicamente secondo la divi-
sione di persone e di cose che era alla base del
diritto privato, affinché ciascuno potesse da sé
invocare con esattezza gli dei secondo la classe
e la serie a cui appartenevano, o indicarne (indi-
gitare) la giusta invocazione alla moltitudine. Da
questi concetti derivati dalla più ingenua sempli-
cità, che sta tra il venerando e il ridicolo, nacque,
in sostanza, la teologia romana. Alle più antiche
e più sante divinità di Roma appartengono le
astrazioni rappresentative della semente (sae-
turnus), del lavoro dei campi (ops), del suolo (tel-
lus), del confine (terminus). La figura divina più
speciale e propria dei Romani, anzi l’unica forse
per cui fu inventata una statua nazionale italica,
è il bifronte Giano; e tuttavia non c’è in questa
immagine che l’idea indicante la scrupolosa re-
ligiosità dei Romani, che prima di iniziare qua-
lunque azione dovevano, prima di ogni altro dio,
invocare “lo spirito dell’apertura”, e nello stesso
tempo la profonda consapevolezza che, prima
di tutto era necessario procedere per ordine e
per serie nell’idealismo divino dei Romani, men- Figura 10. Krishna danza sulla sottomessa Kaliya
tre invece gli dei degli Elleni, strettamente per- Naag nel fiume Yamuna, mentre le mogli stanno
sonali, esistevano necessariamente ciascuno per pregano per la sua misericordia.
se stesso. Forse il più intimo e il più devoto culto
della religione romana è quello che si consacra-
va ai geni protettori che vigilavano sulla casa, sul elevato concetto degli elementi ideali si fonda-
focolare e sulla camera, cioè nel culto pubblico vano la tendenza pratica e quella utilitaria della
quello di Vesta e dei Penati, nel culto delle case religione romana, come si rileva dal calendario
gentilizie, quello degli dei dei boschi e dei cam- delle feste già accennate. Il Romano altro non
pi, dei Silvani, e più ancora quello delle divinità chiede ai suoi dei che l’aumento del patrimonio,
domestiche, dei Lasi o Lari, a cui regolarmente l’abbondanza del raccolto e la prosperità nella
veniva offerta una porzione del cibo, e davanti ai pastorizia, nella navigazione e nel commercio; è
quali, fino ai tempi di Catone il Maggiore, il padre per questo che presso i Romani sono onorati il
di famiglia, non appena rimesso il piede in casa, dio della fede serbata (deus fidius), la dea della
prima di ogni altra cosa, soleva compiere le sue sorte e della fortuna (fors, fortuna), il dio del com-
devozioni. Ma questi numi domestici e campe- mercio (Mercurio), tutte divinità sorte dai bisogni
stri occupavano nella gerarchia degli dei l’ultimo elementari dell’uomo.La rigorosa parsimonia e la
posto anziché il primo. Non era la più vasta e più speculazione commerciale erano troppo profon-
generale astrazione, ma la più semplice e la più damente radicate nello spirito romano, perché la
individuale, quella in cui lo spirito di devozione loro rappresentazione divina non dovesse riflet-
trovava il suo più vivo nutrimento. Su questo non tersi nelle sfere più intime della religiosità.

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 19


4.1 Dal culto di Iside a quello di 4.2 Origine del culto della
Maria Vergine Maria
La vera immacolata concezione è stata quella di Storia della “vergine” Maria: secondo la leggen-
Iside e non di Maria, ed ecco un resoconto delle da, un messaggero angelico avvertì Giuseppe
due cose: la prima riguarda il “mito” di Iside ed Osi- e Maria del parto prodigioso. La storia, invece,
ride, con Osiride ucciso da Seth ed Iside che con- vede le cose diversamente. Dal tempo di re Da-
cepisce Horus congiungendosi ad Osiride (che vide, in Palestina, la dinastia di Abiatar era inse-
tuttavia manca di genitali). La seconda è l’usanza diata nell’alta gerarchia ecclesiastica. La stirpe di
in vigore presso gli ebrei 2000 anni or sono, che Sadoc era al primo posto nella scala gerarchica
spiega il concetto di “immacolata concezione”. ereditaria e quella di Abiatar al secondo. Oltre ai
Mito di Iside ed Osiride e nascita di Horus: Osi- tradizionali titoli sacerdotali gli Esseni (la setta
ride portò la civiltà agli uomini, insegnò loro alla quale apparteneva anche Gesù) conserva-
come coltivare la terra e produrre il vino e fu vano anche i nomi degli arcangeli del vecchio
molto amato dal popolo. Seth, invidioso del fra- testamento nella loro struttura governativa, per
tello, cospirò per ucciderlo. Egli costruì in segre- cui il sacerdote Sadoc, o Zadok, era anche l’ar-
to una bara preziosa fatta appositamente per cangelo (arcangelo significa capo degli angeli,
il fratello e poi tenne un banchetto, nel quale dove angelo è il messaggero) Michele, mentre
annunciò che ne avrebbe fatto dono a colui il sacerdote Abiatar (che all’epoca era Simeo-
al quale si fosse adattata. Dopo che alcuni eb- ne l’esseno) era anche l’arcangelo Gabriele (in
bero provato senza successo, Seth incoraggiò ebraico “uomo di Dio”), colui che dette la sua
il fratello a provarla. Appena Osiride vi si ada- approvazione al parto di Maria e convinse Giu-
giò dentro il coperchio venne chiuso e sigillato. seppe a non lasciare la donna già incinta. Giu-
Seth e i suoi amici gettarono la bara nel Nilo, seppe e Maria erano rei di aver violato le regole
facendo annegare Osiride. del matrimonio dinastico ebraico, che prevede-
Questo atto simboleggerebbe l’annuale inon- va l’unione tra gli sposi solo in particolari perio-
dazione del Nilo. Iside con l’aiuto della sorella di dell’anno. Gli sposi, infatti, secondo le regole
Nefti riportò Osiride alla vita usando i suoi po- ebraiche, si univano in matrimonio due volte, a
teri magici. Prima che si potesse vendicare, Seth distanza di un anno, durante il quale vi era una
uccise Osiride, fece a pezzi il suo corpo e na- sorta di periodo di prova, e solo dopo il secon-
scose le quattordici (secondo alcune fonti: tre- do matrimonio la moglie perdeva la qualità di
dici o quindici) parti in vari luoghi. Iside e Nefti almah, cioè giovane donna, termine che viene
trovarono i pezzi (eccetto i genitali, che erano erroneamente tradotto nella Bibbia moderna
stati mangiati dal pesce Ossirinco). Ra mandò con “vergine” (da cui l’errore di credere che Ma-
Anubi e Thot ad imbalsamare Osiride, ma Iside ria fosse vergine anche dopo avere avuto dei
lo riportò in vita. Successivamente Osiride andò figli). Maria e Giuseppe, invece, violarono tali
negli inferi per giudicare le anime dei morti, e regole poiché Maria partorì in marzo (la diffe-
così venne chiamato Neb-er-tcher (“il signore renza è data dal fatto che gli ebrei utilizzavano
del limite estremo”). Il figlio che Osiride ebbe da un calendario lunare), prima del secondo matri-
Iside, Horus, quando fu abbastanza grande af- monio. Per cui Maria concepì come almah, ma
frontò Seth in battaglia, per vendicare la morte partorì anche come almah. Poiché il figlio dei
del padre. Il combattimento fu lungo e cruen- nobili Giuseppe e Maria era il discendente del-
to, Horus perse un occhio nella battaglia e Seth la linea dinastica davidica, il sacerdote Abiatar
un testicolo. Il conflitto fu interrotto dagli altri decise di procedere ugualmente con il secondo
dei, che decisero in favore di Horus e diedero a matrimonio, applicando le normali regole, pri-
lui la sovranità del paese. Seth fu condannato e ma fra tutte quella che nessun contatto fisico
bandito dalla regione. In altre versioni le due di- era permesso finché non era trascorso un certo
vinità si riconciliarono, rappresentando l’unione tempo dalla nascita del bambino, fu così che
dell’Alto e Basso Egitto. Giuseppe “fece secondo che l’angelo del Signo-

20 . Imana . L’uomo, la natura e il tempo


re gli aveva comandato e ricevette sua moglie: Santo femminile, e quelli di loro che abbraccia-
Ma egli non la riconobbe finche ebbe partorito rono il cristianesimo, e dai quali discendono gli
il suo figliolo primogenito” (Vangelo di Matteo gnostici clementini del II secolo, facevano del-
1:24-25). la Vergine Maria il ricettacolo di questo Spirito
Tuttavia la nascita di Gesù al di fuori delle re- Santo, che essi chiamavano Michael, che in se-
gole dinastiche comporto il rifiuto degli ebrei guito divenne l’arcangelo Michele. Quest’ulti-
ortodossi di riconoscerlo come legittimo erede. mo creò Adamo per ordine della Madre di tutti i
Mentre gli ebrei occidentalizzati vedevano in viventi. Nella versione talmudica della creazione
Gesù il futuro messia, gli ortodossi riconosceva- l’arcangelo Michele, che corrisponde a Prome-
no tale titolo a Giacomo, il secondogenito nato teo, crea Adamo dalla polvere non per ordine
secondo le regole dinastiche. della Madre di tutti i viventi, ma per ordine di
Jahvè. Jahvè soffia in lui la vita e gli dà come
4.3 La nozione di vergine compagna Eva che, simile in ciò a Pandora, ap-
La nozione di “vergine” attribuita abitualmen- porta sciagure al genere umano.
te a Maria non è unicamente cristiana, ma Michal però era la donna che sposò Caleb, è
appartiene anche alle religioni precedenti. La rappresentava la dea del mare locale; ma Mi-
stessa Kore greca era considerata vergine. Il chal e Miriam (cioè “goccia nel mare”) sono la
cristianesimo ha però considerato la vergini- stessa persona, che acquista un diverso nome,
tà in senso puramente fisico (in fondo il cri- così come Giacobbe che, quando sposò Ra-
stianesimo moderno nasce da Paolo di Tarso chele sacerdotessa della colomba, divenne Iš-
che era solo un soldato romano!), snaturando Rachel, o Israel, cioè “l’uomo di Rachele”, poiché
il significato di un termine che faceva invece a quell’epoca erano gli uomini ad acquisire il
riferimento a una radice, quella del latino vir nome della moglie, e non viceversa. È quindi
e vires, che significa soltanto forte o potente evidente che in origine lo Spirito Santo aveva
(quindi legato a un dio). attributi femminili.
Allo stesso modo Sansone nacque da una ver- La Vergine Maria era il recipiente fisico (il Santo
gine, con l’intervento del Signore, così come Graal) che raccolse il seme divino, e per gli gno-
viene raccontato nel libro dei Giudici. Le stesse stici “Maria” significava “del mare”. Lo Spirito San-
circostanze si ripetono alla nascita di Samuele, to maschile è un errore prodotto della gramma-
l’ultimo dei giudici, e di Isacco, figlio di Abramo. tica latina (spiritus è maschile) e dell’avversione
In realtà nei Vangeli di Marco e Giovanni, che dei cristiani primitivi per le divinità femminili. Il
pure descrivono molti miracoli di Gesù, non vi è concepimento da parte di un principio maschi-
traccia della nascita miracolosa di Cristo. L’evan- le è illogico è questo è l’unico esempio in tutta
gelista Matteo afferma la verginità della madre la letteratura latina. Gli gnostici identificarono
di Gesù basandosi su una profezia di Isaia che, a lo Spirito Santo con Sofia, “Sophia”, la Saggezza,
ben vedere, si riferisce in realtà a qualcosa che che è femminile. Nella Chiesa cristiana primitiva
dovrà accadere in tempi diversi e, soprattutto, il Credo veniva recitato solo durante il battesi-
non parla affatto di una “vergine”. La parola usa- mo (che è di origine egiziana), cerimonia di ini-
ta da Isaia, cioè almah, deve essere tradotta più ziazione al mistero cristiano dapprima riservata
propriamente con fanciulla, ragazza. Oltre a ciò agli adulti. E anche la celebrazione dei misteri
nell’antico testamento non esiste altra profezia Greci, su cui si modellarono quelli cristiani, non-
attestante la verginità di Maria e la prodigiosa ché di quelli druidici, era preceduta dalla ceri-
nascita di Gesù. Gli evangelisti Marco e Giovan- monia del battesimo.
ni hanno ignorato del tutto questa circostanza, Mentre i nazareni, seguaci del primitivo pensie-
ma hanno precisato che Maria ebbe altri figli. ro di Gesù e Giacomo, non parlavano affatto di
Un ulteriore errore è dato dal fatto che lo Spirito verginità da parte di Maria, né di aspetti mira-
Santo in realtà è femminile. Gli Ebioniti, mistici colistici legati alla nascita di Gesù. Nel testo ori-
Esseni del I secolo d.C., credevano in uno Spirito ginale della profezia di Isaia, dove si legge che

23.04.2010 . Origini delle religioni - Marcello Andriola . 21


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resto è pacifico che Maria, oltre a Gesù, ebbe Editore, Firenze;
altri figli. - (2006). Aggressività umana, risvolti in etologia e in
Vorrei aggiungere che la Chiesa avrebbe volen- antropologia, “Antropos & Iatria”, Gennaiomarzo,
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tieri negato anche il matrimonio di Maria con - (2006). “Le origini neurobiologiche dell’ansia”, Angelo
Giuseppe, ma gli artisti non potevano ignora- Pontecorboli Editore, Firenze;
re la fonte diretta dei vangeli. Nondimeno, non - (2006). The anthropological principles of creativity,
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un legame fisico fra Giuseppe e Maria. Per tale - (2007) Prime culture della regione mediterra-
ragione Giuseppe veniva generalmente raffigu- nea, “Ceglie Plurale”, Ceglie M. (BR) dal n. 56 al 60
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alla famiglia, non raramente addirittura come Laboratorio di Ricerca e Sviluppo in Psicologia,
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un infermo appoggiato ad una stampella, a dif- - (2008). L’Istinto costruttivo: come l’Uomo ha modifica-
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