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Origine ed evoluzione delluomo


Dispensa del corso di Preistoria modulo A a.a. 2008-2009

prof. RAFFAELE CARLO DE MARINIS


UNIVERSIT DEGLI STUDI DI MILANO Dipartimento di Scienze dellAntichit Sezione di Archeologia Via Festa del Perdono 7 I 20122 Milano

Indice

1. Dal mito alla scienza: dai miti delle origini allevoluzionismo darwiniano e alla nascita dellarcheologia preistorica 1.1 LAntichit 1.2 Dal Medioevo allet moderna . . 1.3 Le scienze naturali nellet dei Lumi . . 1.5 Il trasformismo di Lamarck . . . . . . . . . . . . . . . 1.6 Darwin e la teoria dellevoluzione . . . . . . . . 1.7 Il posto delluomo nella natura ........ 1.10 Levoluzionismo dopo Darwin 1.11 Darwinismo e creazionismo 2. La Paleontologia umana 2.1 Metodi di datazione . . . . . 2.2 I fenomeni glaciali e interglaciali 2.3 Classificazione zoologica delluomo . . . . 2.4 Gli sviluppi della paleontologia umana da Darwin ad oggi . 2.5 Il falso di Piltdown 2.6 Genetisti contro paleoantropologi 2.7 Qualche nozione di anatomia comparata tra Apes e Uomo 2.8 Le strutture antropologiche fondamentali: il gesto e la parola ... ............ .... . . . . . . . 69 . . . . . . . 79 . . 80 82 .. 85 . . . . 89 92 77 .. ... . ... ....... ... .. ... ..... . 6 . . . .12 . . . . .22 26 . 31 . . . . . 33 42 . . 48 . . . .. . . 52 . .. . . 54 ..57

1.4 Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia

1.8 La dimostrazione dellalta antichit delluomo e la nascita dellarcheologia preistorica . . . 1.9 Darwin affronta il tema dellorigine delluomo . .

3 3. Dai primi Ominidi al genere Homo 3.1 I primi Ominidi 3.2 LAustralopithecus afarensis . . . . . . . . . 3.3 Altre specie di Australopiteci ..... .. . ... ...... 3.4 LAustralopithecus africanus . . . . . . . . . . . 3.5 Il significato evolutivo della bipedia . . . 3.6 Gli Ominidi si adattano a un nuovo habitat: la savana 3.7 Australopithecus / Homo habilis . . . . . . . 4. LHomo erectus 4.1 Dmanisi.135 4.2 Homo ergaster ovvero i pi antichi Homo erectus africani . 4.3 LHomo erectus dellisola di Giava . . . . . 4.4 LHomo erectus in Cina . . . . . . . . . 4.5 LHomo erectus in Europa 4.6 Il significato evolutivo dellHomo erectus . . . ..... . ... . . . . 138 . . 141 . . 155 .160 . . . . . . . 163 167 .... ... ... . . . 99 . . . . .104 . . . . . . . . .. 111 . . . . 112 . . . . .120 . . 124 . .128

4.7 Il comportamento culturale dei pi antichi membri del genere Homo . . 5. Luomo diventa cacciatore 5.1 LHomo rhodesiensis 5.2 LHomo heidelbergensis 5.3 Luomo diventa cacciatore 6. Luomo di Neandertal 6.1 Un po di storia . . . . . . . . . . .. . . . 6.2 Le caratteristiche delluomo di Neandertal . . . 6.3 Indici di umanit per i Neandertaliani. . . . . .. . .. ........

174 .176 . 181

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7. Lorigine delluomo anatomicamente moderno e lestinzione delluomo di Neandertal 8. Le radici del comportamento morale: salto ontologico o continuit evolutiva? ...200

4 ..216

Abbreviazioni .218 Abbreviazioni bibliografiche Riferimenti Bibliografici

"alla ricerca di legami profondil'uomo stato considerato sotto l'aspetto zoologico della sua natura. Ne risultato che l'uomo zoologico non continuava solo ad avere in comune con gli altri mammiferi l'organizzazione propria agli animali a sangue caldo, ma che i suoi comportamenti, con l'umanizzazione, restavano identici a quelli di un mammifero sociale, onnivoro, per il quale i condizionamenti derivanti dal territorio, dalla ricerca del cibo e dalla riproduzione continuavano a essere concepibili e interpretabili in termini zoologici. Un simile atteggiamento che pu essere indifferentemente considerato lapalissiano o pieno di un "bestialismo" eccessivo, sembra giustificarsi per due ragioni. La prima che nel corso della evoluzione umana, soprattutto dopo la scrittura, si formata una immagine non materializzata, indispensabile allo sviluppo spirituale e al progresso, ma che, in particolare nelle scienze umane, ha fatto s che l'uomo perdesse qualsiasi legame con il vasto mondo. Sull'esempio dell'antenato scimmia ci siamo sforzati di dimostrare a prezzo di quali difficolt l'immagine reale dell'antenato umano fosse emersa nell'ultimo secolo. La seconda ragione che la distanza a cui si giunti oggi fra l'uomo che tende a divenire l'unico mammifero terrestre di qualche importanza numerica e il resto del globo rende necessaria una presa di coscienza di quello che realmente l'homo sapiens, nato al tempo delle steppe per la caccia al cavallo selvatico e adattatosi a poco a poco alla locomozione seduta in un'atmosfera di petrolio bruciato. La paleontologia umana e la preistoria, che destano curiosit per motivi che vanno molto al di l del punto di vista scientifico, assumono il valore di scienze applicate quando si arriva alla constatazione che tutta l'ascesa delle civilt si realizzata con quello stesso uomo fisico e intellettuale che faceva la posta al mammut e che la nostra cultura elettronica, che ha appena cinquant'anni, si regge su un apparato fisiologico che risale invece a quarantamila anni fa. Se c' motivo di avere fiducia nelle possibilit di adattamento, tuttavia la distorsione esiste ed evidente la contraddizione fra una civilt dai poteri quasi illimitati e un civilizzatore la cui aggressivit rimasta immutata dal tempo in cui uccidere la renna significava sopravvivere." (A. Leroi-Gourhan, Il gesto e la parola, pp. 463-464).

CAPITOLO 1

Dal mito alla scienza: dai miti delle origini allevoluzionismo darwiniano e alla nascita dellarcheologia preistorica

1.1 LAntichit
Il bisogno di trovare una risposta alle domande sullorigine dellumanit e del mondo, nonch sul senso e lo scopo dellesistenza, ha certamente assillato la mente umana fin dai tempi pi remoti, da quando esiste l'uomo dotato di linguaggio articolato, autocoscienza e capacit cognitive razionali. Anche i popoli senza scrittura, le cd. popolazioni di interesse etnografico, con cui gli Europei vennero in contatto nelle Americhe, in Africa, nell'Asia settentrionale, in Australia e in Oceania, avevano elaborato sistemi di spiegazione del mondo che li circondava1 , avevano concepito miti della creazione e delle origini, cosmogonie, miti escatologici, religioni. I cacciatori e raccoglitori del Paleolitico Superiore, vissuti tra 35000 e 10000 anni fa, hanno lasciato traccia del proprio pensiero religioso nell'arte parietale, che Andr LeroiGourhan ha interpretato come "mitogramma", un insieme strutturato di simboli che esprimevano una visione e descrizione del mondo. Ma soltanto a partire dal momento in cui sorgono civilt urbane complesse, dotate di scrittura, abbiamo la possibilit di conoscere direttamente i pensieri che gli uomini avevano elaborato su temi quali l'origine del cosmo, della natura e della stessa umanit. Lo strumento con cui gli uomini della preistoria e delle pi antiche civilt hanno cercato di rispondere alle domande che essi si ponevano di fronte ai grandi fenomeni della natura o agli interrogativi sul significato della vita e della morte, sullorigine del mondo e della societ, stato e non poteva essere altrimenti - quello del mito, un racconto costruito con immaginazione e fantasia, che non intende ricostruire avvenimenti storici, ma offrire una spiegazione di ordine filosofico ed etico2. La verit del
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A. LEROI-GOURHAN, Le fil du temps. Ethnologie et Prhistoire, Paris 1983 (Fayard), p. 292 sgg. Per una rassegna esemplificativa di miti delle origini e cosmogonie cfr. Origine ed evoluzione dell'Uomo, a c. di HENRY

7 mito, quindi, non di carattere storico e scientifico. Il pensiero speculativo e filosofico dei popoli senza scrittura e delle pi antiche civilt, come quella egizia o quelle mesopotamiche, un pensiero mitopoieico. Soltanto nel corso del VI secolo a.C. nellambiente ricco di fermenti culturali della Jonia greca cominci a maturare una nuova visione razionale del mondo, nacquero allora la filosofia, la storiografia e la scienza. La liberazione del pensiero dai lacci del mito fu un processo lento e faticoso. La storiografia antica ha per oggetto un passato molto recente, del quale sono rimaste testimonianze scritte o del quale gli stessi storici sono stati spettatori. Quando gli storici antichi affrontano il tema delle origini o delle epoche pi remote della loro stessa storia non possono far altro che utilizzare come fonti i miti, le leggende, le tradizioni, a volte cercando di razionalizzarle e sistemarle criticamente. Io scrivo queste cose come a me sembrano vere, poich molte e ridicole, come a me appaiono, sono le tradizioni dei Greci, cos Ecateo verso il 500 a.C.3. Pur essendo archaiologhia una parola greca che significa scienza dellantico, gli antichi non hanno mai fatto opera di archeologia nel senso moderno del termine, vale a dire non hanno mai interrogato gli archivi storici sepolti sotto terra per ricostruire il passato, anche quello pi remoto. Il problema dell'origine dell'umanit e della sua cultura non fu oggetto di studi e di specifiche ricerche scientifiche, ma fin dall'Antichit si possono rintracciare due concezioni fondamentali che cercano di dare risposta a questi interrogativi. La prima quella di una decadenza della societ o di una caduta dell'uomo, decadenza rispetto a una felice et dell'oro, ormai tramontata per sempre (Esiodo, Le opere e i giorni, 106 sgg.), o caduta da una condizione originaria di bont e di innocenza. Secondo il racconto della Genesi l'uomo, collocato da Dio nel paradiso terrestre, decaduto prestando ascolto alle tentazioni del serpente. Nella Genesi confluiscono due storie sacre, una pi antica, detta il racconto dello Yahvista, l'altra pi recente, detta il documento sacerdotale. Soltanto lo Yahvista narra la storia del paradiso e del peccato originale, che il documento sacerdotale sembra ignorare4. Naturalmente gli avvenimenti che sono raccontati non hanno alcun carattere storico, si tratta

DE LUMLEY, 3 4

ediz. italiana a c. di G. GIACOBINI, Milano 1985, p. 21 sgg.

Ecateo, Storie, Proemio (fr. 1). J. BOTTERO, Naissance de dieu. La Bible et l'historien, Paris (Gallimard), 1986, p. 155 sgg.

8 di un mito che ha lo scopo di rispondere a una inquietante domanda: unde malum, qual l'origine del male? La propensione al male connaturata nell'uomo fin dalla sua creazione o l'uomo, creato buono, diventato malvagio? Secondo la Genesi Dio cre l'uomo al sesto giorno, modellandolo con creta tratta dalla terra, inspirandogli poi nelle narici il soffio della vita, di modo che l'uomo divenne un essere vivente; quindi lo pose in Eden, una terra pianeggiante e verdeggiante ricca di ogni genere di alberi, belli da vedere e buoni da mangiare, fra cui l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male. Dio impart al primo uomo, Adamo, l'ordine di non mangiare il frutto dell'albero della conoscenza. In seguito, mentre Adamo era immerso in un sonno profondo, Dio cre dalla sua costola la prima donna, Eva. Fu Eva a farsi indurre dal serpente, simbolo di Satana, a mangiare il frutto dell'albero proibito e lo fece mangiare anche ad Adamo. Dal quel momento Adamo ed Eva persero la loro condizione originaria di innocenza e di santit. Dio li cacci dal paradiso e gli uomini furono condannati a vivere del faticoso lavoro dei campi e a sopportare innumerevoli sofferenze. In questo racconto bisogna distillare dallinvolucro letterario il contenuto dottrinario: il dolore e la morte sono conseguenza della disobbedienza a Dio. Il racconto biblico, che tanta importanza avr nella storia della cultura occidentale, per alcuni aspetti affonda le sue radici nelle letterature mesopotamiche, in particolare in quella sumerica, la pi antica di tutte. Nel racconto epico "Enmerkar e il Signore di Aratta" un passo di una ventina di versi descrive una mitica et dell'oro, quando tutti gli uomini parlavano una sola lingua e vivevano in pace e senza pericoli, fino a quando il dio Enki con un malefizio fece cadere l'uomo da quello stato di grazia, suscitando guerre e conflitti. In un altro poema sumerico, "Enki e Ninhursag", viene descritto un paese puro, pulito e splendente, in cui non si conoscono la malattia e la morte, il paese di Dilmun. Il dio Enki ordina a Utu, il dio sole, di far sgorgare dalla terra l'acqua e di irrigare il paese, che si trasforma in un giardino lussureggiante. Il paese di Dilmun forse all'origine della concezione ebraica dell'Eden, il paradiso terrestre. Lo stesso poema sumerico getta luce sulla creazione di Eva dalla costola di Adamo. In ebraico Hawwah (Eva) significa "colei che fa vivere". Nel poema sumerico Enki si ammala e una delle parti ammalate la costola. Ninhursag crea una dea che guarisce la costola di Enki, Nin-ti, la "signora della costola", che significa anche "la signora che fa vivere", poich ti in sumerico ha il significato tanto di costola, quanto di far vivere. In ebraico

9 il bisticcio letterario perde significato, ma il fatto che nel racconto dello Yahvista la prima donna, "colei che fa vivere", nasca dalla costola di Adamo, un indizio che rivela la conoscenza della mitologia sumerica5. Anche la concezione di una duplice natura dell'uomo, formato dall'argilla, e perci miserabile e caduco, e da qualcosa di divino, dunque superiore a tutti gli altri esseri viventi, trova alcuni riscontri nella letteratura sumerica. La dea Nintu mescola all'argilla la carne e il sangue di un dio per far nascere l'uomo6. Per quanto riguarda il racconto del "peccato originale" possibile che lo Yahvista abbia utilizzato una storia pre-esistente, ma un vero parallelo nelle letterature mesopotamiche non ancora stato rintracciato. L'idea della decadenza dell'umanit presente anche nell'antica Grecia. Ne "Le opere e i giorni" Esiodo (VII secolo a.C.) racconta il mito delle diverse et dell'uomo. Nell'et dell'oro "gli uomini vivevano come dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e da sventure, n incombeva la miseranda vecchiaiala fertile terra dava spontaneamente numerosi e abbondanti frutti" (vv. 106-126). Nella successiva et dell'argento visse una seconda generazione di uomini che non veneravano gli Dei, "peggiore e per nulla simile sia nell'aspetto che nell'animo" a quella precedente (vv. 127-142). Nella terza et, l'et del bronzo, gli uomini erano violenti e terribili, in perpetua guerra (vv. 143-155). La quarta generazione di uomini, "pi giusta e divina", fu quella dell'et degli eroi, che combatterono a Tebe e a Troia. Infine, venne l'et del ferro, per Esiodo la peggiore di tutte: "mai io avrei voluto trovarmi con la quinta stirpe di uomini: meglio prima morire o essere nato prima. di giorno non cessano mai la fatica e l'inganno...." (vv. 174-201). Una diversa concezione sulle origini e il passato delluomo quella secondo cui la societ umana si sarebbe perfezionata a poco a poco grazie a sempre nuove scoperte e invenzioni. L'idea del progressivo sviluppo culturale dell'umanit, implicita anche in alcuni miti come quello di Prometeo, l'eroe civilizzatore - a questo proposito si vedano Esiodo ed Eschilo - si rintraccia nelle riflessioni di storici come Tucidide e Senofonte e di filosofi come Aristotele e soprattutto Epicuro (341-270 a.C.).
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Per tutti i riferimenti alla letteratura sumerica citati cfr. S.N. KRAMER, I Sumeri agli esordi della storia, Milano 1958, in particolare p. 138 sgg.
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J. BOTTERO, Naissance de Dieu cit., p. 214.

10 Le concezioni epicuree troveranno espressione poetica in Lucrezio (98-54 a.C.), autore del de rerum natura, che contiene in nuce la periodizzazione della storia umana in et della pietra, del bronzo e del ferro (cfr. vv. 951 e sgg., 1280 e sgg.). I primi uomini - scrive Lucrezio erano di una razza pi dura, con ossa pi robuste e pi grandi, capaci di sopportare maggiormente il freddo e il caldo, vivevano dei prodotti spontanei della natura, davano la caccia agli animali usando clave di legno o lanciando sassi con le fionde, vagavano nudi, non avevano leggi. In seguito scoprirono il fuoco, cominciarono a vestirsi di pelli animali, scoprirono l'agricoltura, costruirono capanne e adottarono l'istituto della famiglia. Nacque la religione, si costruirono altari e templi, sorsero citt e sovrani, fece la sua comparsa anche la guerra. Gli uomini scoprirono dapprima l'oro e il bronzo e soltanto in un secondo tempo il ferro: Arma antiqua manus ungues dentesque fuerunt et lapides et item silvarum fragmina rami et flamma atque ignes, post quam sunt cognita primum. Posterius ferri vis est aerisque reperta. Et prior aeris erat quam ferri cognitus usus, quo facilis magis est natura et copia maior. (libro V, vv. 1283-1288). (Le prime armi furono le mani, le unghie e i denti, le pietre e parimenti pezzi di rami degli alberi, e le fiamme e il fuoco, dopo che furono scoperti. In seguito fu scoperta la forza del ferro e del bronzo. Luso del bronzo fu appreso prima di quello del ferro, la cui natura pi duttile e di maggiore abbondanza). Un'identica concezione, esposta forse con chiarezza ancora maggiore, si trova in Cina nell'opera di Yan K'ang's (52 d.C.), che la attribuisce a Feng Hu Tzu, filosofo vissuto qualche secolo prima, all'epoca della dinastia dei Chou orientali (770-221 a.C.): "Nell'et di Hsan Yan, Shen Nung e Ho Hs, armi e strumenti erano fatti di pietra per tagliare gli alberi e costruire le case e venivano seppellite con i morti Nell'et di Huang Ti le armi e gli strumenti erano fatti di giada per tagliare alberi, costruire case e scavare il terreno e venivano seppellite con i morti; Nell'et di Y armi e strumenti erano fatti di bronzo per costruire canali e case

11 Nell'epoca attuale armi e strumenti sono fatti di ferro."7. Ma n in Grecia n a Roma e neppure in Cina si giunse mai a fare vera e propria opera di ricerca archeologica8. Le nozioni intorno al passato pi remoto dell'umanit derivavano dalla sopravvivenza di tradizioni di et precedenti, da intuizioni filosofiche e dal confronto con i popoli barbari contemporanei. Per es., Tucidide ritiene che i Greci dei tempi pi antichi avessero un grado di civilt paragonabile a quello dei barbari suoi contemporanei (Guerra del Peloponneso, I, 6). Ebbe invece un certo sviluppo presso i Greci e i Romani l'etnografia: Erodoto descrisse le trib degli Sciti e degli Etiopi, notando che questi ultimi usavano ancora armi di pietra; Diodoro Siculo descrisse i trogloditi del golfo arabico; Cesare e Tacito i modi di vita, gli usi e i costumi delle popolazioni galliche e germaniche. La nozione che nell' et degli eroi, vale a dire all'epoca della civilt micenea (II millennio a.C.), non si conoscesse ancora il ferro era diffusa nel mondo antico e traeva spunto, oltre che dai poemi omerici, in cui gli eroi combattono esclusivamente con armi di bronzo, anche da occasionali scoperte archeologiche, come, per es., nel 476-475 a.C. l'apertura della presunta tomba di Teseo nell'isola di Sciro, da parte di Cimone in ossequio alle prescrizioni dell'oracolo di Delfi: la tomba fu identificata in un piccolo tumulo che racchiudeva un corpo di grandi dimensioni e si pot constatare che la spada e la lancia erano di bronzo e non di ferro (Plutarco, Vita di Teseo, 36). D'altro canto, gi presso i Romani non si conosceva pi l'esatto significato delle punte di freccia in selce scheggiata e delle asce di pietra verde levigata, e si pensava che fossero il prodotto della caduta dei fulmini: per questo motivo venivano denominate ceraunia, che significa pietre del fulmine (dal gr. kerauns). Utilizzate spesso come amuleti, veniva loro attribuito un valore magico e terapeutico (Plinio, Naturalis historia, libri xxxiii e xxxvii)9. .

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K. CHANG, The archaeology of Ancient China, New Haven, Ct., 1968, p. 1 ss. E.D. PHILLIPS, The Greek vision of prehistory, in Antiquity, xxxviii, 1964, pp. 171-178.

Gli studi pi importanti sui ceraunia nell'antichit e in rapporto alle superstizioni medievali e alle credenze popolari, sono: E. CARTAILHAC, L'ge de la pierre dans les souvenirs et les superstitions populaires, Parigi l877; ID., La France prhistorique, ivi 1889; T. HAMY, Matriaux pour servir l'histoire de l'archologie prhistorique, i, Le mmoire de Mahudel sur les pierres de foudre, 1737, in Revue archologique, iv serie, vii, 1906, pp. 239-259; CH. S. BLINKENBERG, The thunderweapon in religion and folklore, a study in comparative archaeology, Cambridge 1911.

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1.2 Dal Medioevo allet moderna


Con la fine del mondo antico e la perdita di una buona parte del suo patrimonio letterario, storico, scientifico e artistico, i testi sacri giudaico-cristiani diventarono la fonte pressoch esclusiva per conoscere il passato degli uomini. Durante il Medioevo il pensiero storico si cristallizz intorno al racconto biblico inteso in senso letterale, cio si riteneva - e molti lo ritengono ancora oggi, ma questa interpretazione letterale non costituisce un dogma di fede che i fatti, gli avvenimenti e i personaggi del Pentateuco, fossero storicamente veri. Come conseguenza la questione delle origini umane si ridusse a una questione di cronologia biblica, sulla quale esistevano valutazioni disparate. Dai primi padri della Chiesa fino a Lutero si fornirono computi differenti, ma alla fine si realizz un consenso sulla cifra di circa 6000 anni, che ebbe larga diffusione. In As you like it (Cos se vi pare), commedia scritta da Shakespeare nel 1600, nellatto IV, scena I, 82, Rosalinda dice: No, faith, die by attorney. The poor world is almost six thousand years old, and in all this time there was not any man died in his own person, videlicet, in a love-cause (No, per carit, morite per procura. Questo povero mondo vecchio per lo meno di seimila anni e in tutto questo tempo non c stato nessuno che sia morto in persona, videlicet, per causa damore). James Ussher (1581-1656), arcivescovo di Armagh, in un'opera pubblicata postuma nel 1658, Gli Annali del mondo dalle origini dei tempi . fino alla dispersione degli Ebrei, stabil che la creazione del mondo da parte di Dio era avvenuta nel 4004 a.C. Poco dopo il vicecancelliere dell'universit di Cambridge, John Lightfoot, stabil anche la stagione e il giorno preciso della creazione, il 23 ottobre del 4004 a.C. alle nove del mattino, mentre l'uomo era stato creato venerd 28 ottobre 4004 a.C.10, giorno, mese e ora coincidevano con la data di inizio dellanno accademico! Questa cronologia continu a essere sostenuta dalle varie chiese cristiane per tutto il XVIII e XIX secolo, ma era destinata a entrare in conflitto con i progressi compiuti dalle scienze naturali. Il problema del passato pi remoto dell'umanit torn ad affacciarsi nella cultura europea con la scoperta dell'America e le grandi esplorazioni e navigazioni dell'et moderna, che
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G. DANIEL, The Idea of Prehistory cit., p. 12 sgg.

13 misero gli Europei in contatto con nuovi mondi e con popolazioni cos diverse da quelle della civile Europa da essere definite selvagge. Nello stesso tempo cominciarono a svilupparsi le scienze naturali, in particolare quelle della terra. La scoperta di una nuova umanit, gli abitanti delle Indie occidentali, poneva problemi non facili da risolvere. Gli Amerindi erano veri uomini o creature brute pi simili agli animali? E se erano veri uomini, discendevano anchessi da Adamo? La Chiesa risolse in breve tempo il dilemma, con la bolla papale Sublimis Deus emanata il 2 giugno 1537 dal pontefice Paolo III. Veniva affermato che gli Indios erano veri uomini, capaci quindi di ricevere la fede cristiana, e il fatto di ignorare la religione cattolica non poteva essere addotto a pretesto per ridurli in schiavit e privarli dei loro beni. Questa chiara presa di posizione non ebbe alcun effetto pratico, la conquista del Nuovo Mondo fu segnata dal genocidio sistematico e dalla distruzione di intere civilt11. Nonostante il riconoscimento della piena appartenenza degli Amerindi al genere umano, la conciliazione della scoperta di nuove popolazioni con i testi sacri si rivel tuttaltro che semplice. Non un caso che comparvero opere che negavano lunit del genere umano. Prendendo lo spunto da un difficile passo di Paolo, Epistola ai Romani (5, 12-14)12 e dal racconto della Genesi, Isaac de la Peyrre (1596-1676), in unopera dal titolo Praeadamitae, pubblicata anonima ad Amsterdam nel 165513, sostenne la tesi che erano esistiti uomini prima di Adamo e che il racconto biblico riguardava soltanto la storia degli Ebrei, ma non quella di tutta lumanit. Infatti, dopo luccisione di Abele, Caino prese in moglie una donna che non era sua sorella, e fond una citt. Da dove proveniva la moglie di Caino? E la fondazione di una citt non implica forse lesistenza di abitanti? Quindi Adamo sarebbe lantenato soltanto

A questo proposito lopera pi famosa che documenta gli orrori perpretati dai civilissimi Europei nei confronti delle selvagge popolazioni indigene quella di fra BARTOLOMEO DE LAS CASAS, Apologtica Historia, scirtta tra il 1552 e il 1561, ma pubblicata integralmente per la prima volta nel 1906 a Madrid; trad. italiana La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo, Feltrinelli, Milano 1959, traduzione e introduzione di Alberto Pincherle (Moravia). Riportiamo i passi in questione: 12. Il peccato entrato nel mondo a causa di un solo uomo, Adamo. E il peccato ha portato con s la morte. Di conseguenza la morte passa su tutti gli uomini perch tutti hanno peccato. 13. Prima della legge di Mos, cera gi il peccato nel mondo. Ma dove non c Legge non si dovrebbe neppure tener conto del peccato. 14. Eppure da Adamo fino a Mos la morte ha sempre dominato gli uomini, anche quelli che non avevano disubbidito come Adamo a un ordine di Dio. Il corsivo nostro.
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Lopera in latino, ma gi nel 1656 fu tradotta in inglese con il titolo Men before Adam.

14 degli Ebrei, ma non dellintera umanit. La supposizione dellesistenza dei Pre-Adamiti conferiva alla storia una nuova profondit temporale, ma lopera suscit la reazione delle autorit ecclesiastiche e fu pubblicamente bruciata a Parigi nel 1656, La Peyrre arrestato e, imprigionato in Olanda14, pens bene di ritrattare e poi di convertirsi dal protestantesimo al cattolicesimo15. La scoperta dellAmerica e i grandi viaggi di esplorazione e di circumnavigazione del globo diedero il via alla nascita delletnografia e dellantropologia. Losservazione delle tecniche di fabbricazione di manufatti in pietra scheggiata e in pietra levigata presso le popolazioni cd. primitive favor la comprensione del significato di tutta una serie di reperti che in Europa venivano scoperti casualmente e le discussioni su ceraunia e glossopetra (queste ultime erano punte di freccia di selce, che venivano ritenute denti fossili di squali o lingue di serpenti pietrificate) ebbero particolare importanza per la nascita dell'archeologia preistorica16. Michele Mercati (1541-1593), direttore dell'orto botanico vaticano, fu il primo a sostenere che le selci scheggiate e le asce di pietra levigata, che si scoprivano cos frequentemente nei campi in seguito ai lavori agricoli, erano prodotti dell'attivit umana, risalenti a popolazioni primitive ancora ignare dell'uso del metallo. Purtroppo, la sua opera, un catalogo delle collezioni di minerali, fossili, oggetti archeologici ed etnografici del papa Clemente VIII, fu pubblicata molto tempo dopo la sua morte (Metallotheca, Roma 1717). Parlando dei "ceraunia" Mercati afferma che intorno alla loro natura circolavano due opinioni, la prima, che era anche la pi diffusa, sosteneva che queste pietre fossero state prodotte dal fulmine, la seconda, sostenuta dagli storici, riteneva che si trattasse di manufatti prodotti dalluomo per percussione delle selci, quando ancora non si conosceva luso del ferro.
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I Paesi Bassi erano allepoca sotto il dominio della cattolica Spagna.

Su Isaac de la Peyrre cfr. R.H. POPKIN, Isaac La Peyrre (1596-1676) : His Life, Work and Influence, Brill, 1987; P.C. ALMOND, Adam and Eve in Seventeenth Century Thought, CUP, Cambridge 1999. Lopera di La Peyrre stata recentemente tradotta in italiano con il titolo I preadamiti, a c. di G. LUCCHESINI e P. TOTARO, Quodlibet, 2004. La storia della nascita dell'archeologia preistorica pu essere seguita attraverso i lavori di A. LAMINGEMPERAIRE, Origines de l'archologie prhistorique en France, Parigi 1964; G. DANIEL, 150 years of archaelogy, London, 1950; ID., The Idea of Prehistory, London 1962, trad. italiana Firenze 1968; ID., The origins and growth of archaeology, Harmondsworth 1967; ID., A hundred and fifty years of archaelogy, London 1975; ID., A short history of Archaeology, London 1981, trad. italiana Storia dell'archeologia, Milano 1982; O. KLINDT-JENSEN, A history of Scandinavian archaeology, Londra 1975.
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15 I ceraunia sono frequenti in Italia. Vengono comunemente chiamati frecce. Sono tagliati in una selce sottile e dura a forma di punta triangolare. Vi sono due opinioni intorno ad essi. La maggior parte delle persone crede che siano prodotti dal fulmine. Al contrario, gli storici di professione ritengono che prima delluso del ferro i ceraunia venissero prodotti scheggiando la selce molto dura per scopi militari. In effetti, i pi antichi uomini utilizzavano come coltelli delle schegge di selce. (Michele Mercati, Metallotheca, XII, cap. 16). Mercati cercava poi di conciliare i dati della Bibbia con quelli dell'antiquaria e dell'etnografia. Secondo la Bibbia lo scopritore del ferro fu Tubalcain, appartenente alla settima generazione dopo Adamo, ma anteriore al diluvio universale. Mercati formul l'ipotesi che la conoscenza del ferro dopo il diluvio fosse rimasta appannaggio di una cerchia ristretta di uomini e che invece le popolazioni che con le loro migrazioni ripopolarono la terra dopo il diluvio avessero perduto questa conoscenza e fossero ritornate all'uso di armi e strumenti di pietra. Stranamente, mentre Mercati riconobbe la vera natura delle cuspidi di freccia in selce, per quanto riguarda le asce di pietra levigata non si discost dall'opinione tradizionale che si trattasse di pietre cadute dal cielo insieme ai fulmini. Il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1607), grande botanico e mineralologo, nonostante il fatto che raffigurasse strumenti di pietra degli Indiani d'America e istituisse un paragone tra gli strumenti e le armi delle popolazioni selvagge e i ceraunia, rimase fermo all'idea che le punte di freccia in selce fossero prodotte dai fulmini (Musaeum metallicum, Bologna 1648). Ma ormai un numero sempre maggiore di antiquari confrontava i "ceraunia" con i manufatti degli Indiani d'America. Nel corso del Seicento e del Settecento si diffuse, specie in Inghilterra, Francia, Germania e ancor pi nei paesi nordici, il gusto per il collezionismo e si formarono, presso antiquari, nobili e sovrani, numerose raccolte o gabinetti di curiosit, tra i quali un posto di rilievo era occupato dagli oggetti archeologici provenienti dalle scoperte occasionali. Accanto alla figura dello storico tradizionale comparve cos quella dell'antiquario, mentre di tanto in tanto venivano effettuati veri e propri scavi, come, per es, nel 1685 quello di una tomba dolmenica a Cocherel nel dipartimento dellEure (Francia), che port al rinvenimento di asce di pietra levigata, fra cui una di giadeite. Il secolo XVIII ricco di descrizioni di scoperte di sepolture pagane (cos era denominato tutto ci che risaliva a epoca anteriore alla diffusione del cristianesimo) nell'Europa centrale: in particolare si trattava di tombe rnegalitiche e di necropoli di campi di urne.

16 L'idea che le "pietre del fulmine" fossero in realt opera dell'uomo e che le antiche popolazioni europee fossero vissute in condizioni simili a quelle dei selvaggi contemporanei, sostenuta con grande chiarezza da Antoine de Jussieu (De l'origine et des usages de la pierre de foudre, Parigi 1723). All'Accademia Reale delle Scienze de Jussieu present un'ascia di pietra levigata proveniente dai Caraibi e un'altra ascia e tre punte di freccia provenienti dal Canada e le confront con le "pietre del fulmine" della collezione reale, dimostrando che si trattava di manufatti prodotti dall'uomo. questo il primo esempio dell'utilizzo dell'etnografia per la comprensione del significato dei resti archeologici preistorici. De Jussieu si spinse ancora pi avanti. Poich nella maggior parte dei paesi in cui si rinvengono le pietre del fulmine, non vi sono cave o ciottoli che possano essere stati utilizzati per fabbricarle in loco, bisogna ritenere che uomini provenienti da regioni in cui si trovava la materia prima venissero a scambiarle con altri prodotti ed lo stesso fenomeno che si poteva osservare presso le popolazione selvagge delle Americhe. Larga eco ebbe l'opera del missionario gesuita J.F. Lafitau, Moeurs des sauvages amriquains, compares aux moeurs des premiers temps, Parigi 1724, 2 voll., lodata da Voltaire. Il padre Lafitau metteva a confronto le notizie tramandate dall'Antichit sulle popolazioni barbare e i fatti che erano stati osservati presso le contemporanee popolazioni "selvagge" del Nuovo Mondo. Anche G.L. Buffon nellopera Les poques de la nature, Parigi 1778, afferma che le pietre ritenute un tempo cadute dalle nuvole e generate dal fulmine altro non sono che i primi monumenti dell'arte dell'uomo allo stato di natura. L'idea che lo stato di natura rappresentasse una condizione originaria e un tempo comune a tutta l'umanit ampiamente diffusa nel pensiero settecentesco insieme al mito del buon selvaggio. Di un mito, infatti, si tratta, anche se senza dubbio vero che la maggior parte delle popolazioni cd. primitive accolsero con grande apertura e benevolenza gli Europei (per esserne in cambio tragicamente ripagate). Per Jean-Jacques Rousseau luomo allo stato di natura era libero e dominato dal sentimento e dallistinto. La civilt, invece, avrebbe corrotto luomo e lavrebbe reso infelice. Il mito del buon selvaggio un pretesto per la critica della societ europea del XVIII secolo, caratterizzata dalla diseguaglianza e dallasservimento dei

17 propri simili17. Il buon selvaggio di Rousseau non mai esistito, ma limportanza storica del pensiero rousseauiano, oltre che nellaver formulato lidea di democrazia, eguaglianza e libert fondate sulla legge naturale, consiste anche nel fatto di avere delineato una evoluzione della societ umana, da quella naturale e primitiva basata su famiglia, clan e trib, a quella civile dellAntichit, del Medioevo e dellet moderna e contemporanea, caratterizzata da leggi, istituzioni statali, conflitti, e soprattutto dalla propriet privata, principale causa per Rousseau dei delitti, delle guerre e dellinfelicit umana. Lidea che una societ naturale abbia preceduto, in tempi remoti, la civilt contribu a dare una nuova profondit temporale alla storia dellumanit. La cultura illuministica e l'idea di progresso nella storia, propugnata dagli Enciclopedisti e da Voltaire ma avversata da Rousseau, che invocava un ritorno alla natura - , le prime concezioni evoluzionistiche e il lento formarsi di un nuovo concetto della durata dei tempi della storia della terra e delluomo, prepararono il terreno favorevole allo sviluppo della ricerca preistorica. Inoltre, le esplorazioni e le navigazioni dellet moderna, dal doppiaggio del Capo di Buona Speranza alla circumnavigazione del globo fecero entrare gli Europei in contatto non solo con popolazioni selvagge, ma per la prima volta anche con le scimmie antropomorfe, il gorilla e lo scimpanz in Africa centrale, lorang-utang e il gibbone nel sudest asiatico. In realt gli Europei conoscevano molto male tutte le scimmie, ma certamente la scoperta delle grandi scimmie antropomorfe rivel per la prima volta agli Europei animali che mostravano una straordinaria - e per molti versi imbarazzante - somiglianza con luomo, sia dal punto di vista dellaspetto fisico che ancor pi da quello del comportamento: le scimmie antropomorfe, infatti, ridono, sono curiose, manipolano oggetti, giocano e comunicano tra loro, hanno espressioni di gioia e di collera. Nello stesso tempo ci che li divide dalluomo profondo: non hanno un linguaggio articolato e laspetto, pur presentando molte somiglianze con luomo, appare troppo bestiale per ammettere facilmente un legame di parentela. Tuttavia, la scoperta delle scimmie antropomorfe ridusse in maniera radicale labisso che fino ad allora aveva separato luomo da tutti gli altri animali. Gli antichi non conoscevano che le scimmie con la coda, i cinocefali o Cercopithecidae,

Le opere in cui Rousseau contrappone stato di natura e civilt sono il Discorso sulle origini e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini (1754) e il Contratto sociale (1762).

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18 come documentato sia da fonti scritte18 che da sculture e pitture19. Da qualche

testimonianza sembra che qualcuno gi nellAntichit avesse visto almeno il gorilla. In unopera di Claudio Eliano (175-235 d.C.), Sulla natura degli animali, c la descrizione di un animale che non pu essere che il gorilla, senza tuttavia che ne sia specificata la localizzazione geografica. Eliano riprende ci che ha scritto Cratete (II-I secolo a.C.)20, il quale a sua volta riferisce la notizia a un racconto di Pitagora. Pitagora verso il 540 a.C. viaggi in Egitto ed probabilmente qui che apprese dellesistenza di questa creatura. Nei testi e nelliconografia dellantico Egitto non incontriamo mai una scimmia antropomorfa, ma gli Egizi intrattenevano intense relazioni con le popolazioni della Nubia fino almeno alla sesta cateratta e possono aver avuto notizie riguardanti le regioni equatoriali dellAfrica centrale. Inoltre, una flotta fenicia per incarico del faraone Nechao II (610-594 a.C.) avrebbe compiuto il periplo dellAfrica partendo dal mar Rosso e arrivando al delta del Nilo dopo tre anni. Nelle soste lungo le coste del golfo di Guinea non pu essere mancata loccasione di vedere delle scimmie antropomorfe. Nel V secolo a.C. un sovranno di Cartagine, Annone, comp un viaggio oltre le colonne dErcole lattuale stretto di Gibilterra fino alla parte meridionale del golfo di Guinea. Qui incontrarono una popolazione di selvaggi: la maggior parte erano donne, avevano corpi pelosi e gli interpreti le chiamavano gorilla. Abbiamo inseguito alcuni maschi ma non abbiamo potuto catturarne neppure uno, poich erano ottimi arrampicatori e si difendevano fieramente. Comunque, riuscimmo a catturare tre donne. Esse morsero e graffiarono gli uomini che le avevano catturate, poich non volevano seguirli. Le abbiamo uccise e scuoiate per portare indietro a Cartagine la pelle. Daltra parte Erodoto stesso accenna allesistenza di montagne coperte di nevi da cui nascerebbe il Nilo, che non possono che essere quelle delle regioni equatoriali dellAfrica orientale. In conclusione, nel mondo greco grazie ai contatti con lEgitto e con i Fenici circolava qualche notizia intorno alle remote regioni dellAfrica equatoriale in cui vivevano le scimmie antropomorfe.

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Ad es. Plinio, N.H., VIII, 80.

Gi nellet del Bronzo gli affreschi di Akrotiri nellisola di Thera (Santorini) e di Cnosso a Creta mostrano figure di scimmie con la coda, probabilmente del genere Cercopithecus. In Egitto il babbuino era considerato animale sacro ed spesso raffigurato come adoratore del sole.
20

Cratete di Mallo (Cilicia), fu direttore della biblioteca di Pergamo, dove introdusse luso della pergamena.

19 Scrive Eliano: Vi un animale che chiamano onocentauro e chi lo ha visto non ritiene inverosimile che sia esistita una popolazione di Centauri e che gli scultori e i pittori siano stati menzogneri nella loro descrizione. .. simile a un uomo, la faccia circondata da folto pelame, hanno collo e petto simile a quello delluomo, hanno anche mammelle rigonfie nel petto, lomero, le braccia, le mani e il petto fino ai lombi hanno aspetto umano, mentre il dorso, i fianchi, il ventre e i piedi sono pi simili a quelli di un asino e come lasino di colore cenere, cos il basso ventre dalla parte dei fianchi ha un colore leggermente bianco. La mano ha una duplice funzione, infatti quando sia necessario andare veloci, le mani procedono innanzi prima degli arti posteriori, per cui nel correre a quattro zampe non superato dagli altri animali, ma quando ha necessit di prendere cibo o sostenere, porre, afferrare o stringere qualcosa quelli che prima erano piedi, diventano mani e allora non cammina, ma sta seduto. Lanimale ha un animo di grave asprezza, infatti se viene catturato, non tollerando la schiavit, per il desiderio di libert si astiene da qualsiasi cibo e si lascia morire di fame. Crates di Pergamo nella Mysia afferma che Pitagora abbia raccontato queste cose intorno allonocentauro21. . In questa descrizione sono notevoli le osservazioni relative alla locomozione del tipo che oggi definiamo knuckle walking e alla duplice funzione di piede e di mano delle estremit degli arti posteriori. Anche le indicazioni sul colore grigio-argentato del pelame non lasciano il minimo dubbio che lanimale descritto sia il gorilla.

Il testo di Eliano in greco. La traduzione riportata stata fatta utilizzando la versione latina pubblicata da Friedrich Jacobs, Jena, 1832. (libro XVII, 9: Animal quoddam onocentauram vocant, eamque quisquis vidit, non incredibile ducet, quod fama pervagatum est, Centaurorum nationes fuisse, neque fictores atque pictores in eorum descriptione mendaces fuisse; sed eos quoque a tempore productos, et gemina diversae naturae corpora in unum coaluisse, non negabit. Verum sive revera fuerint, sive omni cera flexibilior, et ad fingendum habilior, fama illos finxerit, tanquam dimidiato hominis et altero equi corporibus permixtis, et una conciliatis anima praetereo. De onocentaura quidem mihi nunc est animus explicare, quae auditione et fama accepi: Eam ipsam scilicet homini similem esse; et pilis prolixis faciem ejus ambiri; collum et pectus humanam speciem similitudinemque gerere; mammas quoque turgidas in pectore; humeros, brachia cubitos, manusque, ac pectus usque ad lumbum humanam figuram habere; dorsum, latera, ventrem, posteriores pedes, asininis persimiles esse, et quemadmodum asinum cinereo colore esse, at imum ventrem (ad latera) leviter exalbescere: duplicem usum ei manus praestare; nam celeritate ubi sit opus, eae praecurrunt ante posteriores pedes, ex quo fit, ut ceterorum quadrupedem cursu non superetur; ac rursus ubi habet necesse vel cibum capere, vel quicquam tollere, ponere, apprehendere, aut constringere qui antea pedes essent, manus efficiuntur, tumque non graditur, sed sedet. Animal est gravi animi acerbitate; nam si capiatur, non ferens servitutem, libertatis desiderio ab omni cibo abhorret, et fame sibi mortem consciscit. Haec de onocentaura Pythagoram narrare testatur Crates ex Mysio Pergamo).

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20 La prima segnalazione scritta delle grandi scimmie antropomorfe africane risale al 162522. Andrew Battell, un marinaio inglese fatto prigioniero dai portoghesi in Brasile dopo un naufragio nel 1559, fu costretto ad arruolarsi nelle loro truppe coloniali ed inviato in Angola, dove visse per diciotto anni. Le sue vicende avventurose insieme a una gran messe di notizie sulle popolazioni locali, la fauna e la flora di quelle regioni, furono riportate dal suo amico, geografo e scrittore, Samuel Purchas, in un libro apparso soltanto dopo la sua morte, nel 162523. Nel territorio del fiume Mayombe, che corrisponde pi o meno al Congo Brazzaville e alla regione di Cabinda nellAngola settentrionale, Battell riporta lesistenza, nella fitta foresta equatoriale, di due creature mostruose, chiamate nella lingua delle popolazioni locali Pongo quella di maggiori dimensioni ed Engeco quella pi piccola. La descrizione del Pongo, pur contenendo alcune notizie poco verosimili, permette di identificarlo con il gorilla. Here are also two kinds of monsters, which are common in these woods, and very dangerous. The greatest of these two monsters is called Pongo, in their language, and the lesser is called Engeco. This Pongo is in all proportion like a man, but that he is more like a giant in stature then a man: for he is very tall, and has a mans face, hollow eyed, with long hair upon his brows. His face and ears are without hair, and his hands also. His body is full of hair, but not very thick, and it is of a dunnish colour. He differs not from a man, but in his legs, for they have no calf. He goes always upon his legs, and carries his hands clasped on the nape of his neck, when he goes upon the ground. They sleep in the trees, and build shelters for the rain. They feed upon fruit that they find in the woods, and upon nuts, for they eat no kind of flesh. They cannot speak, and have no understanding more then a beast. The people of the country, when they travail in the woods, make fires where they sleep in the night; and in the morning, when they are gone, the Pongoes will come and sit about the fire, till it goes out: for they have no understanding to lay the wood together. They go many together, and kill many Negroes

A volte viene segnalata come prima testimonianza scritta lopera di FILIPPO PIGAFETTA, Relazione del reame di Congo et delle circonvicine contrade, Roma 1591, p. 32. Il passaggio per assolutamente generico: Scimmie, Mone e simile bestie piccole e grandi di ogni maniera si trovano nel paese chiamato Sogno, che giace sul fiume Zaire, alcune delle quali sono molto piacevoli e porgono passatempo di tempo e massimamente usate da quei Signori per diporto, rappresentando esse, tuttoch irrazionali, assai li sembianti e li modi e gli atti umani.. T. Huxley cita il testo di Pigafetta nella edizione latina stampata a Francoforte nel 1598 dai fratelli De Bry, traducendolo in inglese. Poich loriginale in italiano, il passaggio italiano ! latino ! inglese non ha certo giovato alla comprensione precisa del testo. 23 S. PURCHAS, Hakluytus Posthumus or Purchas his Pilgrimes, contayning a History of the World in Sea Voyages and Lande Travells, by Englishmen and others, London, 1625. La parte relativa a Battell fu ripubblicata nel 1901: E.G. RAVENSTEIN, (ed.), The Strange Adventures of Andrew Battell of Leigh, in Angola and the Adjoining Regions. Reprinted from "Purchas his Pilgrimes." Publications of the Hakluyt Society, Ser. 2,

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21 that travail in the woods. Many times they fall upon the elephants, which come to feed where they be, and so beat them with their clubbed fists, and pieces of wood, that they will run roaring away from them. Those Pongoes are never taken alive, because they are so strong, that ten men cannot hold one of them; but yet they take many of their young ones with poisoned arrows. The young Pongo hang on his mother's belly, with his hands fast clasped about her: so that, when the country people kill any of the females, they take the young one, which hangs fast upon his mother. When they die among themselves, they cover the dead with great heaps of boughs and wood, which is commonly found in the forests.. Risale al 1641 la prima descrizione di un orango ad opera dellanatomista olandese Nicolaas Tulp e al 1658 quella di un orango femmina da parte del medico olandese Jakob de Bondt24. Uno studio sistematico e comparativo fu realizzato nel 1699 da Eduard Tyson, autore dellopera Orangutang or the anatomy of a pigmy compared with that of a monkey, an ape and a man, London 1699, 2nd ed. 1751. Il pigmeo di Tyson in realt era un piccolo scimpanz portato a Londra dall'Angola e morto pochi mesi dopo il suo arrivo nella capitale inglese. Tyson individu 48 caratteri per cui il "pigmeo" assomigliava all'uomo e 34 per cui assomigliava alla scimmia. Tyson analizz anche un orango venuto dallIndonesia25. a partire da quest'epoca che nella lingua inglese si afferma il termine ape per indicare le scimmie antropomorfe, distinguendole dalle comuni scimmie, che sono chiamate monkey, distinzione che manca completamente nella lingua italiana. Uno scimpanz fu portato a Londra nel 1738, mentre nonostante le numerose segnalazioni precedenti, la scoperta ufficiale del gorilla avvenne soltanto nel 1846, quando due missionari inglesi spedirono a Londra alcuni scheletri di un primate di dimensioni maggiori dello scimpanz e appartenenti a una nuova scimmia antropomorfa che aveva la fama di non fuggire l'uomo e di essere particolarmente feroce, il gorilla. Nel 1855 per la prima volta un giovane esemplare di gorilla femmina arriv vivo a Londra.

No. 6, 1901, xx + 210 pp. 24 G.B. SCHALLER, L'anno del gorilla (1964), Bari 1968, p. 12 sgg.; J.C. GREENE, La morte di Adamo (1959), Milano 1971, p. 211 sgg. e pp. 235-236. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 213 sgg.; S.J. GOULD, Lo scimpanz di Tyson, in S.J. GOULD, The Flamingos smile. Reflections on Natural History, New York 1985, trad. italiana Il sorriso del fenicottero, Milano, 1987, pp. 211-225; J. MARKS 2004, pp. 24-25.
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1.3 Le scienze naturali nellet dei Lumi e linvenzione della tassonomia


Nel XVIII secolo, let dellIlluminismo, le scienze naturali conobbero un grande sviluppo. Fu allora che si cominci a conoscere in maniera pi approfondita e sistematica lambiente naturale e ad avere unidea pi precisa dellenorme variet degli organismi viventi. Lampliarsi degli orizzonti, lintensificarsi delle conoscenze, il prevalere di uno spirito razionale nello studio della natura sfociarono nella nascita della sistematica botanica e zoologica. In questo campo il merito principale dello svedese Carlo Linneo (1707-1778), che con la sua opera monumentale Systema naturae ide un sistema gerarchico di classificazione degli organismi viventi fondato sulle somiglianze e differenze, sistema che dalla distinzione pi generale, regno animale e regno vegetale, conduce via via fino alla singola specie26.. Linneo, forma italianizzata di Carl von Linn, dopo aver studiato alle universit di Lund e di Uppsala, comp viaggi di ricerca in Lapponia e nella regione di Dalarna, quindi si trasfer in Olanda per completare gli studi di medicina e fu in Olanda che diede alle stampe la prima edizione del suo Systema naturae. Fu poi in Inghilterra e in Francia. Nominato professore all'universit di Uppsala nel 1741, fece ritorno in patria, dove rimase fino alla sua morte. La sua opera Systema naturae gli procur larga fama, Linneo lavor assiduamente per arricchire e completare questo sistema di classificazione della natura, e ne fece ben dodici edizioni diverse. Per quanto non abbia viaggiato molto, Linneo si avvalse di un'ampia schiera di collaboratori, che aveva mandato in giro per il mondo a raccogliere campioni botanici e animali. Alcuni collaboratori di Linneo, ad es., parteciparono ai primi viaggi del capitano James Cook, il grande navigatore ed esploratore inglese (1 viaggio nel 1768-1771, 2 viaggio nel 1772-1775), altri non fecero pi ritorno. Per rendersi conto del graduale e progressivo ingrandirsi dell'opera di Linneo, basti pensare che le specie animali considerate erano 549 nella prima e 5897 nell'undicesima edizione. La pi importante la decima edizione, apparsa negli anni 1758-1759 in due volumi, perch vi fu introdotto per la prima volta il sistema della nomenclatura binomia per designare le specie, sistema che fu ben presto universalmente

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Sull'opera di Linneo cfr. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 155 sgg.

23 adottato e che rappresent una svolta nel campo delle scienze naturali. In precedenza, infatti, non vi erano criteri uniformi per definire le specie e da ci derivava una non piccola confusione: moltiplicazione del numero delle specie partendo da semplici variet oppure raggruppamento di specie diverse in una sola specie, se si accentuava l'importanza di un carattere piuttosto che di un altro. La nomenclatura binaria comprende il genere e la specie indicati con nomi latini: ad es., il leone nella classificazione scientifica viene designato con la formula binomia Panthera leo, in cui Panthera indica il genere, leo la specie; la tigre Panthera tigris; lorango Pongo pigmaeus, lo scimpanz Pan paniscus, luomo Homo sapiens, e cos via. La tassonomia linneana comprendeva 6 entit principali disposte in senso gerarchico, da quelle pi generali ed estese fino a quelle pi particolari che coincidono con la singola specie:
Entit tassonomica

Regno Classe Ordine Genere Specie Variet

: : : : : :

Animalia ad es., Mammalia (mammiferi) ad es. Carnivora (carnivori), Perissodactyla (perissodattili), Proboscidea (proboscidati), Primates (primati), etc. ad es., Panthera, Felis, Canis, Equus, Elephas, Homo ad es., Panthera leo, il leone; oppure Felis sylvestris, il gatto; Equus caballus, il cavallo; Homo sapiens, etc. corrisponde pi o meno al concetto di razza

Tabella 1 La tassonomia linneana

La nomenclatura trinomia comprende anche la definizione della variet o sottospecie, ad es. Homo sapiens sapiens. Nella sistematica di Linneo manca un'importante unit tassonomica, quella della famiglia. Infatti, Linneo era convinto che ogni specie costituisse una entit fissa creata da Dio e quindi inserire nella sistematica un concetto come quello di famiglia, che implica parentela, non poteva certo aiutare limprescindibile esigenza di armonizzare la scienza con la teologia. Tuttavia, se inizialmente Linneo considerava la specie come il tipo primordiale creato da Dio

24 e immutabile, tranne che per variazioni temporanee prodotte dall'ambiente e dal clima - da qui il concetto di variet - , nelle sue ultime opere ammise la possibilit che le specie potessero essersi formate per ibridazione di generi diversi. In un altro punto Linneo venne a trovarsi ai confini dell'ortodossia, quando rifletteva sulla durata della storia della terra. Era intimamente convinto che il mondo fosse molto pi antico di quanto comunemente si ammettesse in base alle sacre scritture. Gi la collocazione dell'uomo fra i quadrupedi, cio fra i mammiferi, aveva provocato violente reazioni. Alle unit fondamentali di classe, ordine, genere, specie si sono in seguito aggiunte altre unit, innanzitutto la famiglia, un gruppo di generi tra loro imparentati, e in seguito altre unit intermedie come sottotipo, sottoclasse, sotto-ordine, infra-ordine, super-famiglia o sottofamiglia. La nomenclatura scientifica in latino e si usa il suffisso idae per designare la famiglia, ad es. Hominidae, Felidae, il suffisso ea, per la super-famiglia, ad es. Anthropoidea o Hominoidea e quello inae per la sottofamiglia, ad es. Ponginae, Homininae. Attualmente si usano le seguenti entit tassonomiche (in neretto quelle fondamentali): Regno Phylum (un tempo: Tipo) Sub-phylum Superclasse Classe Sottoclasse Ordine Sotto-ordine Infra-ordine Superfamiglia Famiglia Sottofamiglia Genere Specie Variet, Razza

Nella tassonomia linneana si rivela pienamente lo spirito razionale e sistematico dellet dei

25 lumi. Alla base della classificazione per unit sempre pi ampie vi la maggiore o minore somiglianza che le innumerevoli singole specie presentano tra loro. In questo modo lincredibile e straordinaria variet degli organismi viventi animali e vegetali veniva identificata e raggruppata secondo principi logici e razionali, in base ai diversi livelli di affinit che essi presentano tra loro. Per Linneo la specie era una entit fissa creata da Dio, poich ogni individuo genera soltanto individui simili a se stesso. I diversi livelli di affinit che gli animali mostravano di possedere rispecchiavano una sorta di parentela ideale corrispondente al pensiero di Dio allatto della creazione. Soltanto un secolo pi tardi la teoria evoluzionista di Darwin consentir di comprende che la tassonomia linneana era molto di pi che una semplice classificazione in base alle reciproche somiglianze e differenze, poich rispecchiava un legame ben pi profondo esistente fra tutti gli organismi viventi, quello della comune discendenza. Un altro grande naturalista del XVIII secolo stato Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788), autore di una monumentale Histoire naturelle in 44 volumi, pubblicata a partire dal 1749 e a lungo ristampata anche nel corso del XIX secolo. A Buffon si deve la formulazione del concetto biologico di specie, che supera il criterio della somiglianza, criterio che se applicato agli organismi viventi pu rivelarsi insufficiente o problematico a causa delle differenze a volte profonde dovute al dimorfismo sessuale o agli stadi di sviluppo per gli invertebrati (larve e individui adulti) o al contrario al fatto che organismi viventi morfologicamente simili possono presentare adattamenti ecologici e comportamenti differenti e costituire quindi specie distinte. La specie costituita da un gruppo di individui che sono in grado di accoppiarsi e generare una prole fertile, capace a sua volta di riprodursi. Specie diverse possono accoppiarsi tra loro e produrre prole, che tuttavia risulter sterile. Lesempio classico quello del cavallo che feconda unasina, da cui nasce il bardotto oppure dellasino che feconda una cavalla, da cui nasce il mulo. Mulo e bardotto sono sterili. Ogni specie ogni successione di individui che si possono riprodurre con successo lun con laltro sar considerata come ununit. La specie una successione costante di individui simili che si possono riprodurre lun con laltro.

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1.4 Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia


Due nuove discipline scientifiche avranno un'importanza fondamentale per la comprensione del problema dellorigine delluomo, la paleontologia, ovvero lo studio dei fossili, e la geologia. La prima citazione di fossili risale a Senofone di Colofonie, vissuto allincirca tra 570 e 480 a.C., uno dei filosofi della scuola ionica sorta nel VI secolo a.C. nelle colonie greche dell'Asia Minore. Sembra che Pitagora - secondo quanto riporta Ovidio, Metamorfosi, XV, 60 ss. - ed Erodoto conoscessero il significato dei fossili. Ad es., Erodoto a dimostrazione della sua idea che un tempo la valle del Nilo fosse una grande e lunga insenatura marina, cita il ritrovamento di conchiglie sui monti circostanti (Erodoto, II, 11-12). L'idea medievale dei fossili come lusus naturae, giochi o scherzi di natura, si appoggiava ad Aristotele, a cui Avicenna attribuisce la teoria che i fossili fossero formazioni inorganiche prodotte da una forza interna alla terra, una non meglio precisata vis plastica. Nel Medioevo era diffusa anche l'opinione - a lungo sopravvissuta nelle credenze popolari - che i fossili fossero opera del demonio o delle streghe. Ad es., l'impronta di una conchiglia fossile in una roccia era ritenuta l'impronta dello zoccolo del diavolo. La prima comprensione della reale natura dei fossili si deve, in maniera indipendente l'uno dall'altro, a Leonardo da Vinci (1452-1514), Girolamo Fracastoro (1478-1553) e Bernard Palissy (1510-1590). Un appunto di Leonardo da Vinci, nel codice di Leicester, mostra come egli avesse chiaramente compreso la vera natura dei fossili: "Il limo dei fiumi ha ricoperto queste conchiglie fossili, penetrando anche nel loro interno, quando erano ancora sul fondo del mare presso la costa. Si pretende che queste conchiglie si siano formate sulle colline per influsso degli astri, ma - mi domando - dove sono oggi le stelle che formano sulle colline conchiglie di et e specie differenti? D'altra parte come potrebbero le stelle spiegare l'origine delle ghiaie, che sembrano essere state arrotondate dal movimento dell'acqua corrente? Come spiegare, infine, per mezzo di una simile causa la pietrificazione su queste stesse colline di foglie di piante e di alberi marini?". La natura organica dei fossili e la tesi che i fossili non potevano essere stati depositati dal

27 diluvio universale furono sostenute da Palissy, agrimensore e ceramista27 . Il suo mestiere gli forn l'occasione di compiere molte osservazioni sui terreni, le loro stratificazioni e i fossili che contenevano. Palissy espose le proprie idee sulla natura dei fossili in una serie di lezioni pubbliche tenute a Parigi nel 1575 e 1576 e in uno scritto del 1580, senza incontrare molta fortuna tra le autorit accademiche della Sorbona. Palissy finir i suoi giorni alla Bastiglia nel 1590. Doveva passare ancora un secolo prima che venisse generalmente accettata l'idea che i fossili sono resti di organismi animali e vegetali un tempo vissuti sulla terra, anche se la loro deposizione era attribuita al diluvio universale. Le scienze naturali erano costrette a cercare di conciliare le osservazioni e i dati di fatto accertati con il racconto biblico dalla creazione del mondo fino al diluvio di No, ritenuto il paradigma storico assiomatico, a cui comunque la scienza doveva rimanere subordinata. Nonostante la forza delle osservazioni scientifiche e delle scoperte che andavano accumulandosi sempre pi numerose, ci vollero secoli per liberarsi definitivamente da questo paradigma, un processo che si compiuto molto gradualmente. Il primo passo fu la consapevolezza di una nuova dimensione del tempo geologico e della enorme durata delle diverse tappe in cui si articolava la storia della terra. Il termine "giorno" della Genesi non poteva essere interpretato che in chiave metaforica. Lo sviluppo della geologia dar un contributo fondamentale alla comprensione della storia della vita sulla terra e quindi anche al problema dellorigine delluomo. Grazie alla geologia nacque una nuova concezione del tempo. Importante a questo proposito fu l'opera di Buffon, poques de la nature, Paris 1778. Per stimare l'antichit della terra Buffon fece ricorso a due calcoli. Se un sottile foglietto di ardesia - una roccia argillosa debolmente metamorfosata corrisponde a una marea, una collina con una formazione di ardesia dello spessore di centinaia di metri pu avere impiegato 14000 anni a formarsi, un arco di tempo pi del doppio dei seimila anni attribuiti dalla sacre scritture alla storia del creato. Il secondo calcolo effettuato da Buffon concerne il tempo di raffreddamento dei solidi. La terra in origine era una sfera di materia allo stato incandescente e poi si progressivamente raffreddata. Buffon fece riscaldare fino al calor bianco alcune sfere di metallo e di pietra nelle sue fucine di Montbard (Cte d'Or), il paese di cui era signore, e poi calcol il tempo di raffreddamento. In questo modo, facendo le proporzioni con le dimensioni del globo terrestre, arriv a calcolare per la
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A. LAMING-EMPERAIRE, Origines de l'archologie cit., pp. 129-130.

28 terra un'et di 75000 anni. Per Buffon era una stima minima, in realt nei suoi manoscritti si trova la cifra di 3 milioni di anni per l'et della terra. "Il grande operaio della natura il tempo: egli fa tutto". Negli Atti dell'Accademia di Digione, presso la quale Buffon present il suo libro, riportata questa frase attribuita a Buffon: "Collochiamo un certo numero di pietre miliari lungo la strada eterna del tempo". Fondamentale per la nascita della moderna geologia e la comprensione dellenorme durata dei tempi geologici fu la dottrina dellattualismo di James Hutton (1726-1797)28 . Nato a Edimburgo da famiglia benestante, dopo aver studiato legge, intraprese gli studi di medicina, laureandosi nel 1749 alluniversit di Leida, in Olanda. Non esercit mai la professione. Dapprima cre insieme a un amico unimpresa per la produzione di sale di ammoniaca secondo un procedimento di loro scoperta, poi si dedic alla ristrutturazione e gestione del podere ereditato dal padre. In questo periodo crebbe il suo interesse per la storia naturale della terra. Dopo vari viaggi, stabilitosi definitivamente a Edimburgo nel 1767, Hutton divenne un membro di quella cerchia di intellettuali che far della capitale scozzese uno dei centri pi vivaci dellIlluminismo europeo e che annoverava il filosofo David Hume, lo storico William Robertson, il poeta Robert Burns, il chimico Joseph Black, che per primo isol lanidride carbonica, leconomista Adam Smith, James Watt, inventore del primo motore a vapore. Hutton espose pubblicamente le sue teorie sulla storia naturale della terra alla Royal Society di Edimburgo nel 1785 in due conferenze, il cui testo vedr la luce nei Transactions of the Royal Society del 1788. Le teorie allora vigenti, note come nettunismo, prevedevano la formazione sedimentaria delle rocce primarie in ambiente marino e il loro successivo emergere in seguito al ritirarsi delle acque, conformemente allinterpretazione letterale della Genesi. Successivamente lerosione delle rocce primarie avrebbe portato alla formazione di quelle secondarie, caratterizzate da una stratificazione orizzontale, mentre le rocce pi recenti erano dovute ad alluvioni ed eruzioni vulcaniche. Al contrario, James Hutton era convinto che la spiegazione dei fenomeni geologici, anche di quelli pi grandiosi, doveva essere ricercata nelle stesse forze naturali che sono ancora oggi visibili in azione: erosione prodotta dalla forza del vento, dalla pioggia, dai fiumi e dal moto ondoso; trasporto e accumulo dei sedimenti

Sulla vita e opere di James Hutton si pu vedere il bel libro di Repcheck recentemente tradotto in italiano: J. REPCHECK, Luomo che scopr il tempo. James Hutton e let della terra, Milano, Raffaello Cortina, 2004.

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29 erosi; eruzioni vulcaniche e terremoti; alluvioni. In particolare Hutton dava importanza al calore interno della terra, che produceva il sollevamento e linclinazione degli strati rocciosi e linfiltrazione del magma in strati sedimentari pi antichi. Inoltre, sedimentazione, sollevamento, erosione, trasgressione marina formavano cicli che si ripetevano periodicamente. Lattualismo o uniformismo di Hutton in sostanza implicava che piccole cause, purch agenti continuamente per un lunghissimo periodo di tempo, producono effetti di grande portata. Hutton trover le prove pi eclatanti delle sue teorie nellanno stesso della pubblicazione delle due conferenze alla Royal Society. Nel giugno 1788 Hutton insieme a John Playfair, professore di matematica alluniversit di Edimburgo, e sir James Hall, chimico, perlustr in barca le coste del mare del Nord a sud di Edimburgo. Al promontorio di Siccar Point la parete della scogliera mostrava dal basso verso lalto strati grigi di scisti micacei con orientamento verticale, uno strato di grossi frammenti di scisti, strati orizzontali di arenaria rossa. Gli strati grigi con orientamento verticale in origine erano stati deposti orizzontalmente, poi furono sollevati fino quasi ad assumere un orientamento a V capovolta, quindi sottoposti allerosione e poi nuovamente sommersi dalle acque. Quindi si accumularono le arenarie rosse, che furono poi sollevate sopra il livello del mare ma senza subire inclinazioni. Tutto questo processo aveva richiesto un tempo incommensurabile. Nel 1795 Hutton pubblic Theory of the Earth, with Proofs and Illustrations, in due volumi. Per quanto dopo la sua morte, avvenuta nel 1797, gli amici Playfair e Hall si prodigassero per sostenere le sue teorie e dimostrarne la validit attraverso nuove importanti prove, le idee di Hutton non fecero molti proseliti, dal momento che erano in contrasto con lortodossia, anzi gli valsero laccusa di essere blasfemo e ateo. Nel frattempo le scoperte paleontologiche di Cuvier gettavano le basi di una nuova visione della storia della terra, incentrata sulla concezione del succedersi di sei grandi catastrofi, lultima delle quali era stata il diluvio universale. Il nuovo paradigma divenne il catastrofismo e non mancarono i tentativi di conciliare nettunismo e catastrofismo in ununica teoria. Georges-Lopold Cuvier (1769-1832) stato uno dei fondatori della moderna paleontologia29. All'et di 26 anni si stabil a Parigi, dove trov lavoro al Jardin des Plantes.

Sugli sviluppi della paleontologia nel XVIII e XIX secolo cfr. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 109 sgg.

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30 Fece una brillante carriera accademica e politica sotto Napoleone e poi anche sotto la monarchia, diventando un'autorit indiscussa e per molti aspetti anche indiscutibile. Prima di lui lo studio dei fossili era in gran parte circoscritto alle conchiglie, Cuvier diede impulso alla paleontologia dei vertebrati e all'anatomia comparata. In particolare studi i proboscidati fossili e attuali: defin un nuovo genere, il Mastodon, un elefante di grandi dimensioni vissuto nel Vecchio e nel Nuovo Continente durante il Terziario e ancora nel Pleistocene, defin una specie fossile di elefante, il mammuth (Elephas primigenius), caratterizzato da un folto pelame e adatto a climi freddi30, e distinse le due specie di elefanti attuali, quello africano e quello asiatico. Lo studio dei fossili, in particolare dei grandi mammiferi del bacino parigino (Recherches sur les ossements fossiles de quadrupdes, Parigi 1812, 4 voll.), aveva rivelato a Cuvier che un tempo la terra era stata abitata da faune molto diverse da quelle attuali, inoltre lo studio della successione delle faune fossili attraverso le stratificazioni del terreno dimostrava che faune diverse si erano susseguite nel corso del tempo e che luomo era assente nei terreni anteriori a quelli contenenti le faune moderne. Cuvier insistette molto sull'importanza dei fossili per datare gli strati geologici. Inoltre, si deve a Cuvier un'osservazione che avr grande peso sulle future ricerche: "le differenze che esistono tra gli animali fossili e quelli attualmente viventi aumentano in relazione all'et degli strati che li racchiudono, in modo che una esposizione di queste differenze diventerebbe una specie di tabella cronologica dei terreni". O ancora: "pi gli strati in cui noi troviamo le ossa fossili sono antichi, pi esse sono differenti da quelle degli animali che conosciamo al giorno d'oggi", un dato di fatto che solo la teoria dell'evoluzione sar in grado di spiegare scientificamente. Ma per Cuvier, come per Linneo, la specie era unentit fissa creata da Dio e quindi si poneva il problema di conciliare i dati della scienza con la religione cristiana. Fu cos che Cuvier, partendo dal presupposto dell'assenza di forme fossili intermedie tra le varie faune che avevano popolato la terra in tempi successivi, si oppose al trasformismo di J.-B. Lamarck e Geoffroy Saint-Hilaire. Cuvier elabor la teoria delle catastrofi, secondo la quale la storia della terra si articolava in diversi cicli caratterizzati da gruppi differenti di animali, ciascuno di questi cicli si concludeva con un cataclisma naturale che provocava lestinzione repentina di tutte le faune, mentre allinizio del ciclo successivo Dio creava una serie di nuove

Gi ai tempi di Cuvier si scoprivano frequentemente resti di mammuth in Siberia, fra cui esemplari completi, che si erano conservati intatti nel terreno ghiacciato.

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31 specie per ripopolare la terra. Fissit della specie, creazionismo e catastrofismo sono i cardini di questa teoria. La paleontologia, comunque, metteva gli studiosi di fronte a un fenomeno che richiedeva spiegazioni pi adeguate che non il catastrofismo: attraverso le successive stratificazioni della terra era possibile osservare non solo il continuo cambiamento delle forme di vita, ma anche la comparsa successiva di forme di vita sempre pi complesse. Il concetto di stratigrafia forn un altro potente strumento di conoscenza per la ricostruzione della storia della terra. La geologia stratigrafica si avvale del concetto di fossile-guida, formulato da un contemporaneo di Cuvier, William Smith (1769-1839): ogni strato geologico si caratterizza per un insieme di determinati tipi di fossili. La dottrina dellattualismo di J. Hutton e la geologia stratigrafica saranno utilizzati da Charles Lyell (1797-1875) nella prima grande opera di sintesi della geologia moderna, Principles of Geology or the modern changes of the Earth and its Inhabitants as illustrative of Geology, 3 voll., Londra,1830-1833, 18727). Scozzese di nascita, Lyell si laure a Oxford nel 1819 e inizi una serie di ricerche sul terreno in patria, in Francia e in Italia che lo porteranno dalle iniziali convinzioni ortodosse, anti-huttoniane, a comprendere la validit delle teorie di Hutton e a rivalutarlo come il padre della moderna geologia. In contrasto con la teoria del catastrofismo e della fissit della specie, propugnata da G. Cuvier, lattualismo o uniformismo, di cui Lyell si fece assertore, affermava che la spiegazione dei fenomeni geologici doveva essere ricercata nelle stesse forze naturali che osserviamo ancor oggi in azione: le piccole cause, purch agenti continuamente per un lunghissimo periodo di tempo, producono effetti di grande portata, senza alcuna necessit di ricorrere allipotesi di periodiche catastrofi naturali. lantico concetto espresso dal detto latino gutta cavat lapidem saepe cadendo. Let della terra non poteva essere di soli 6000 anni, ma incommensurabilmente pi antica.

1.5 Il trasformismo di Lamarck


Jean-Baptiste Pierre-Antoine de Lamarck (1744-1829) fu il primo naturalista a elaborare una teoria della trasformazione graduale degli organismi viventi31. Appartenente a una piccola
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Su Lamarck cfr. GREENE cit., p. 186 e ss.

32 nobilt provinciale ormai decaduta e impoverita, Lamarck dopo aver compiuto i primi studi presso i Gesuiti e aver perso il padre, nel 1761 si arruol nell'esercito, ma ben presto dovette constatare la difficolt di intraprendere la carriera militare per un giovane senza mezzi. Nel 1768 si conged e si rec a Parigi, dove pur vivendo con pochi mezzi e facendo diversi lavori, riusc a continuare gli studi. Conobbe Jean-Jacques Rousseau, svilupp un grande interesse per la botanica e nel 1778 pubblic Flore franoise, un'opera che richiamer su di lui l'attenzione di Buffon. Buffon gli affid l'educazione del figlio, che sperava di avviare lungo la strada della ricerca scientifica, e lo fece entrare all'Acadmie des Sciences. Nel 1781 Lamarck ebbe l'incarico di custode dell'erbario al Jardin du Roi, che durante la Rivoluzione Francese cambier nome, diventando prima Jardin des Plants e poi Muse Nationale d'Histoire Naturelle (1793). Al Muse furono istituite due cattedre di zoologia, affidate una a Lamarck, che si occuper degli Invertebrati, e l'altra al pi giovane Geoffroy Saint-Hilaire, che si dedicher ai Vertebrati. In otto anni Lamarck compir un imponente lavoro di revisione e classificazione degli Invertebrati, un campo degli studi fino a quel momento ancora in uno stato di grande confusione. Lamarck definir dieci classi differenti di Invertebrati, basandosi sulle caratteristiche dei loro organi fondamentali, respirazione, circolazione e sistema nervoso. Nel 1801 i risultati del suo lavoro furono pubblicati nell'opera Systme des animaux sans vertbres. Lo studio degli invertebrati port Lamarck a concepire la teoria del trasformismo, che espose nel 1802 nell'opuscolo Recherches sur l'organisation des corps vivants e nel 1809 nell'opera Philosophie Zoologique. Lamarck rimase impressionato dalla constatazione che nel regno animale vi erano delle differenze graduali tra le varie classi per quanto concerne la complessit della loro organizzazione, tali da poter formare una sorta di catena della vita, che partiva dalle forme pi semplici ed elementari per giungere attraverso una lunga serie continua di gradini fino alle forme di vita pi complesse e dotate di intelligenza, che culminano con l'uomo, collocato nel gradino pi alto. "Cittadini, andate dal pi semplice al pi complesso e avrete il filo esatto che unisce tutte le creazioni della natura, avrete un'idea precisa della loro progressione, sarete convinti che il pi semplice degli esseri viventi ha dato origine a tutti gli altri". Questa scala della progressione della vita "indica il cammino percorso dalla natura nel dar vita alle diverse forme animali".

33 Secondo Lamarck l'idea della stabilit della specie era una falsa impressione generata dalla breve prospettiva temporale considerata, limitata soltanto ai tempi storici. Ma se si considerano le specie estinte che la paleontologia cominciava a far conoscere in maniera sempre pi approfondita, si potr comprendere che le specie moderne discendono da quelle estinte. D'altra parte, poich tutti gli organismi viventi dipendono per la loro esistenza dall'adattamento all'ambiente e poich la storia della terra dimostra che l'ambiente ha attraversato continue e incessanti trasformazioni, impensabile ritenere che le specie si siano mantenute fisse e inalterate. Ci che deve sorprendere non la trasformazione delle specie, ma il fatto che alcune specie siano rimaste inalterate per lunghissimi periodi di tempo. Lamarck cerc di individuare le cause dell'evoluzione nell'uso e disuso degli organi in rapporto all'ambiente e formul la discussa teoria secondo cui i caratteri acquisiti potevano essere trasmessi alla prole. I cambiamenti climatici e ambientali determinavano nuovi bisogni e la necessit di adottare nuovi modi di vita, questi ultimi inducevano modificazioni strutturali, che si realizzavano in base al principio "la funzione crea l'organo". Le modificazioni cos acquisite potevano essere trasmesse ai discendenti. In questo modo una specie mutava gradualmente fino a diventare una nuova specie. Lereditariet dei caratteri acquisiti rappresent il punto debole della teoria di Lamarck e contribu fortemente al rifiuto dellintera teoria del trasformismo.

1.6 Darwin e la teoria dellevoluzione


Gli anni fra il 1830 e il 1859 sono quelli in cui gli studi delle scienze naturali avviati nel XVIII secolo giunsero a piena maturazione e le diverse discipline, ormai autonome e ciascuna dotata di una propria metodologia, interagirono tra loro convergendo verso la comprensione del posto delluomo nella natura: scienze naturali, in particolare la zoologia, la paleontologia, la geologia e la nascente archeologia preistorica. Charles Darwin nacque a Shrewsbury (Birmingham) il 12 febbraio 1809. Il padre Robert era un medico di agiate condizioni economiche, la madre Susannah era figlia di Josiah Wedgwood, fondatore di unindustria ceramica che acquist grande popolarit nella seconda met del XVIII secolo. La sua fabbrica fondata nel 1771 si chiamava Etruria e vi venivano applicati i principi di una suddivisione del lavoro in unit ciascuna specializzata in un

34 momento della catena operativa (preparazione dellimpasto, modellazione, cottura, decorazione, ecc.). Lambiente familiare in cui crebbe il giovane Darwin era di stampo progressista e liberale. Il nonno materno Wedgwood era stato sostenitore del suffragio universale per i cittadini maschi, favorevole alle riforme sociali e membro della societ per labolizione del commercio degli schiavi. Il nonno paterno, Erasmus, anchesso medico, coltivava le scienze naturali ed era autore di unopera, Zoonomia or the Laws of the Organic Life (1796), in cui sosteneva la tesi che le specie non dovevano essere considerate entit fisse. Charles fu avviato agli studi di medicina presso luniversit di Edimburgo, che interruppe al secondo anno, scioccato dallaver assistito a unoperazione su di un bambino (a quellepoca non vi erano anestetici e non era stato ancora introdotto luso del cloroformio). Pass quindi al Christs College di Cambridge, dove nel 1831 consegu la laurea in Scienze. A Cambridge ebbe come professori il rev. John S. Henslow (1796-1861) per la botanica e Adam Sedgwick (1785-1873) per la geologia. Fu Henslow a proporre al giovane Darwin di ricoprire il posto di naturalista di bordo sul brigantino Beagle, comandato dal capitano Robert Fitzroy, che stava per iniziare un viaggio di circumnavigazione del globo. Superata la contrariet del padre grazie allintervento dello zio Josiah Wedgwood, figlio del fondatore della fabbrica Etruria, subito dopo le feste di Natale Charles si imbarc e salpato da Plymouth il 27 dicembre 1831 far ritorno in patria il 2 ottobre 1836, dopo un viaggio durato pi di 57 mesi, quasi cinque anni. Come riconosce lo stesso Darwin nella sua autobiografia, fu lavvenimento pi importante di tutta la sua vita. Il Beagle veleggi lungo le coste del Brasile, dell'Uruguay e dell'Argentina, fino alla Terra del Fuoco, per poi risalire lungo le coste del Cile, del Per e dell'Equador e raggiungere l'arcipelago delle Galpagos. Da qui attravers tutto l'oceano Pacifico, arrivando a Tahiti e poi in Nuova Zelanda, Australia e Tasmania. Il brigantino navig, quindi, lungo le coste meridionali dell'Australia, punt poi verso l'Oceano Indiano, raggiungendo le isole Cocos e quindi le Mauritius. Dopo aver toccato Citt del Capo e doppiato il capo di Buona Speranza, attravers l'Oceano Atlantico con tappe a S. Elena, Ascensione e infine nuovamente in Brasile, da cui fece rotta verso l'Inghilterra. Lo scopo principale del viaggio del Beagle era quello di tracciare una carta dei mari ancora poco conosciuti, cartografare le coste dell'America meridionale, effettuare una serie di misurazioni cronometriche e registrare le condizioni meteorologiche di queste parti della

35 Terra e il capitano Fritzroy era appunto un esperto di cartografia e di geodesia. Il compito di Darwin era quello del naturalista di bordo, vale a dire raccogliere campioni geologici ed esemplari della flora e della fauna dei paesi che venivano toccati nel corso del viaggio. Ma, come stato scritto, questo viaggio doveva dare risultati ben pi importanti che tracciare una carta di mari e coste ancora poco conosciuti, doveva dare una risposta nuova, tale da sconvolgere il mondo, ad uno degli enigmi pi misteriosi e fondamentali: qual l'origine dell'uomo e della vita che lo circonda32. Darwin aveva portato con s il primo volume dei Principles of Geology di Lyell regalatogli dal suo professore di Cambridge, il rev. Henslow, e il 28 ottobre 1832, quando il Beagle era ormeggiato nel porto di Montevideo ricevette per posta dall'Inghilterra il secondo volume fresco di stampa, mentre il terzo e ultimo volume arriv mentre il Beagle si trovava alle Falkland. Lopera di Lyell esercit un influsso decisivo sul giovane naturalista. Durante la lunga sosta a Bahia, in Brasile, Darwin effettu alcune spedizioni nella foresta amazzonica; a Punta Alta, sempre in Brasile, scopr un importante giacimento di mammiferi fossili, alcuni di dimensioni gigantesche come il Megatherium; attravers le pampas e la Patagonia, pot osservare da vicino una popolazione primitiva come i Fuegini della Terra del Fuoco, attravers le Ande da Valparaiso in Cile a Tucuman in Argentina, ma soprattutto pot fare osservazioni nuove sulle somiglianze e differenze tra le varie specie animali e porsi domande sulle cause dell'estinzione di tante specie e sulla distribuzione geografica di specie diverse, ma affini. Ad es., Darwin fu colpito dal numero e dalle differenze tra le specie di topi che aveva trovato lungo la costa atlantica e lungo quella pacifica dell'America meridionale, rispettivamente 13 e 5. I due gruppi erano separati dalla Cordigliera delle Ande ed erano sensibilmente differenti. Secondo la spiegazione tradizionale, queste specie erano differenti perch ciascuna era stata creata da Dio e collocata in diversi ambienti, ma a Darwin si affacci un'altra possibile spiegazione: "Altrimenti si dovrebbe pensare che la differenza fra le specie nelle due regioni si sia prodotta durante un certo periodo di tempo". Nella lenta maturazione del pensiero di Darwin svolse un ruolo decisivo il soggiorno alle Galpagos nel settembre e ottobre del 1835. In questo arcipelago formato da 13 isole, esattamente alla

Su Darwin e la nascita della teoria dell'evoluzione cfr. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 293 sgg. Per la vita di Darwin cfr. A. KEITH, Darwin (1955), Milano 1965; A. DESMOND, J. MOORE, Darwin, London 1991 (traduz. italiana Darwin, Bollati Boringhieri, Torino 1992); N. ELDREDGE, Darwin alla scoperta dellalbero della vita, Codice Edizioni, Torino, 2006.

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36 latitudine dellEquatore a quasi 1000 km di distanza dalle coste dell'Equador, Darwin ebbe la possibilit di osservare la variabilit della specie, poich ogni isola aveva una differente variet di testuggine gigante e di fringuello, qui, inoltre, incontr 26 specie di uccelli ed enormi lucertole nere, le iguane, 16 specie di conchiglie terrestri e 90 specie di conchiglie marine. Per quanto la fauna e la flora delle Galpagos facessero parte della provincia americana, Darwin fu colpito dall'impressionante numero di specie nuove, proprie ed esclusive di questo arcipelago, anzi di ciascuna isola dell'arcipelago. La spiegazione pi semplice e ragionevole sembrava quella di ammettere che un numero limitato di specie avesse raggiunto le isole dell'arcipelago dal continente e che in seguito ogni specie si fosse sviluppata separatamente in ciascuna isola senza pi avere contatti fino a divenire una nuova specie distinta da quelle delle isole vicine. Darwin ebbe l'intuizione che alle Galpagos si trovava di fronte alla possibilit di comprendere ci che Herschel in una lettera a Lyell definir "il mistero dei misteri: la prima apparizione di nuovi esseri sulla terra". Al ritorno in Inghilterra, Darwin era ormai un naturalista affermato, conobbe personalmente Lyell ed Owen, il fondatore del Museo di Storia Naturale di Londra, fu nominato membro della Geological Society, di cui sarebbe diventato poco tempo dopo segretario. Nel corso del viaggio intorno al mondo Darwin aveva formato una cospicua raccolta naturalistica, comprendente piante, coleotteri, insetti e altri invertebrati, mammiferi fossili, pesci, rettili, uccelli e mammiferi, nonch molti campioni geologici. Nei primi tempi lavor per stendere la relazione da inserire nel volume curato da Fitzroy sul viaggio del Beagle, volume che sar pubblicato nel 1839 e che riscosse un grande successo. In seguito Darwin pubblicher una nuova edizione della sua parte, rivedendola e ampliandola, opera che vedr la luce nel 1845 con il titolo di Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Dopo un breve soggiorno a Cambridge, per riordinare le collezioni raccolte nel corso del viaggio intorno al mondo, Darwin si stabil a Londra in Great Marlborough Street, iniziando a lavorare intensamente. Ben presto avvert lesigenza di una famiglia e nel gennaio del 1839 spos la cugina Emma Wedgwood. I Darwin presero casa in Upper Gower Street e inizialmente ebbero una normale vita sociale, ricevendo, frequentando i salotti della borghesia colta, andando a teatro, ma ben presto si manifestarono i sintomi di una malattia che colp Charles, con malesseri, tremiti, vomiti e un generale stato di prostrazione. Questi disturbi lo afflissero per tutta la vita e non ne chiara lorigine, pi che una questione di carattere

37 psicologico potrebbe essere stata una malattia provocata da un parassita contratta durante i lunghi anni del viaggio del Beagle. Da questo momento Darwin condusse una vita appartata e nel 1842 lasci Londra per trasferirsi in una grande casa di campagna a Down nel Kent. La casa, ampia e spaziosa, aveva un frutteto, un orto e un grande prato di quasi sei ettari, lungo il cui confine sud-occidentale correva la famosa sandy walk, il sentiero sabbioso caro a Darwin, che amava percorrerlo in solitudine concentrandosi nelle sue riflessioni. Charles ed Emma ebbero otto figli, cinque maschi e tre femmine. Il maggiore, William, diventer un banchiere, la secondogenita Ann Elizabeth morir allet di dieci anni, lultimo figlio, Robert Waring, nato nel 1856 quando Emma aveva 48 anni, era affetto dal morbo di Down e mor dopo due anni. Gi nel luglio del 1837 Darwin aveva iniziato a mettere per iscritto le sue osservazioni e riflessioni su quella che cominci a chiamare "la mia teoria", sono i famosi Notebooks, i Taccuini33. . Pochi mesi prima Darwin aveva dato a diversi specialisti i materiali della sua collezione per uno studio di ciascun settore in vista di un'opera collettiva sulla zoologia del viaggio del Beagle. Ben presto John Gould, specialista degli uccelli, gli comunic che i fringuelli e i tordi delle Galpagos, per quanto simili a quelli del continente sudamericano ed anche strettamente affini tra di loro, costituivano comunque specie separate. Di fronte a questo fatto lidea della fissit della specie non poteva che vacillare. In effetti, le 14 specie di fringuelli delle Galpagos, appartenenti al genere Geospitza, rappresentano una delle prove pi evidenti di evoluzione per radiazione adattiva. Geospitza magnirostris, una specie granivora che nidifica nel terreno, partendo dal continente sudamericano, colonizz larcipelago, dando origine a sei specie terragnole, caratterizzate da un grosso e robusto becco, poich sono principalmente granivore e cercano il cibo a terra e sui bassi arbusti, e a otto specie con becco pi piccolo e pi lungo, che vivono sugli alberi e si nutrono di insetti. I caratteri morofologici e
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Per la ricostruzione della formazione e svilppo del pensiero di Darwin si veda il bel libro di E. MAYR, Un lungo ragionamento. Genesi e sviluppo del pensiero darwiniano, Bollati Boringhieri, Torino, 1994 (edizione originaria: Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1991). I taccuini di Darwin sono stati pubblicati soltanto nel 1987: P.H. BARRETT ET ALII (eds.), Charles Darwins Notebooks, 1836-1844, Cornell University Press, Ithaca, N.Y, 1987. Sono stati tradotti in italiano il cd. Taccuino Rosso e i Taccuini B ed E: C. DARWIN, Taccuini, a c. di T. PIEVANI, Laterza, Roma-Bari, 2008.

38 comportamentali si erano modificati consentendo ladattamento alle diverse nicchie ecologiche dellarcipelago, mentre lisolamento geografico aveva favorito la trasformazione della specie ancestrale in tante nuove specie. Alle Galpagos Darwin trov la risposta alla domanda come si formano nuove specie: per ramificazione ed evoluzione graduale a partire da una specie parentale. La speciazione era stata senza dubbio favorita dallisolamento geografico, un fenomeno che in seguito sar chiamato speciazione allopatrica o geografica. La lettura nel 1838 dellopera di Malthus, Saggio sul principio della popolazione (1798), sar determinante per la formulazione del concetto di lotta per la sopravvivenza e di selezione naturale. La popolazione, se non tenuta sotto controllo, continua a raddoppiarsi ogni 25 anni, ossia cresce in proporzione geometrica, quindi con un tasso molto pi elevato che non le risorse disponibili, che crescono in proporzione aritmetica. Sono ancora conservate la pagine dei Taccuini in cui Darwin calcol l'aumento di una popolazione di elefanti a partire da una sola coppia in assenza di ostacoli naturali. Darwin scelse l'esempio dell'elefante perch si tratta di una specie con basso tasso riproduttivo, in media intorno ai 28 anni. Nonostante ci, se tutti i discendenti di una sola coppia di elefanti vivessero e si riproducessero normalmente, dopo 26 generazioni, corrispondenti a circa 750 anni, ci sarebbero pi di 18 milioni di elefanti discendenti da quellunica coppia (226). Nella realt ce ne sono pi o meno soltanto due. Perch? il processo attraverso cui questi due animali sono scelti viene definendosi nella mente di Darwin come selezione naturale ed lambiente ad operare la scelta. In ogni specie il numero degli individui che sopravvivono e si riproducono piccolo in rapporto al numero degli individui che vengono generati ed lambiente che determina chi riesce a sopravvivere e a riprodursi. "Poich nascono pi individui di quanti ne possano sopravvivere, deve necessariamente esistere una lotta per l'esistenza tra individui della stessa specie, fra quelli di specie diverse e di tutti gli individui contro le condizioni fisiche della vita". Daltra parte, nel caso degli animali domestici luomo ha operato allo stesso modo della natura, sostituendosi ad essa ed applicando la selezione per mantenere le variazioni ritenute pi vantaggiose e modificando quindi le specie originarie. Darwin fu un attento osservatore delle tecniche degli allevatori, i quali sanno perfettamente che ogni individuo del branco diverso da tutti gli altri e selezionano con grande attenzione e cura i capi maschili e femminili per la riproduzione in base alle caratteristiche ritenute pi utili per un determinato scopo. In natura ogni popolazione presenta variazioni che si verificano spontaneamente, cio indipendentemente dallambiente, e sono del tutto casuali, vale a dire senza uno scopo o una

39 direzione precisa. Alcune variazioni possono essere favorevoli perch danno allindividuo una maggiore capacit di adattamento allambiente in cui vive e di conseguenza una maggiore probabilit di sopravvivenza e di lasciare una prole pi numerosa fornita di quella vantaggiosa variazione adattiva. Al contrario, gli individui con variazioni sfavorevoli hanno una minore probabilit di sopravvivenza e una minore discendenza, ragion per cui quella variazione tende a scomparire. Con il passare del tempo, da una generazione allaltra, la variazione favorevole diventer sempre pi frequente nellambito di una determinata popolazione, producendo una differenza rispetto a unaltra popolazione della stessa specie. Quando le differenze diventano numerose e le popolazioni si separano nello spazio, si originano nuove specie. Questo processo si verifica non solo nello spazio (evoluzione orizzontale), ma anche nel tempo, per cui la stessa popolazione si modifica gradualmente fino a diventare una specie differente rispetto alla propria lontana ascendenza (evoluzione verticale). Gi nel 1842 Darwin aveva messo per iscritto un primo abbozzo della sua teoria in 35 pagine e due anni dopo scrisse un testo pi ampio, di circa 200 pagine. Darwin comunic i risultati a cui era pervenuto a un gruppo ristretto di amici e colleghi: John S. Henslow, il suo professore di botanica a Cambridge, il geologo Lyell, il botanico Joseph Hooker, l'entomologo Thomas V. Wallaston, l'ornitologo John Gould, il botanico americano Asa Gray. Nel 1856 Darwin fu sollecitato da Lyell a pubblicare in unopera i risultati delle sue ricerche e i principi della teoria dellevoluzione degli organismi viventi attraverso la selezione naturale. Darwin si mise al lavoro e contava di avere bisogno ancora di qualche anno. Nel frattempo anche Alfred Russel Wallace (1823-1913), un naturalista che stava lavorando in Malesia e in Indonesia, era giunto, del tutto indipendentemente da Darwin, a conclusioni simili e nel 1858 aveva messo per iscritto le sue idee in un articolo di una ventina di pagine, dal titolo Sulla tendenza delle variet ad allontanarsi indefinitamente dal tipo originario. Wallace invi a Darwin il suo manoscritto, pregandolo di sottoporlo al giudizio anche di Lyell. Darwin ne fu abbastanza sconvolto, perch l'articolo sembrava un riassunto dell'opera che stava terminando di scrivere. Lyell e Hooker, che da tempo erano a conoscenza della teoria di Darwin, risolsero il problema presentando insieme, il 1 luglio 1858, l'articolo di Wallace e una sintesi del lavoro di Darwin sulla teoria dellevoluzione alla Linnaean Society di Londra, suscitando un enorme interesse e una grande attesa. A questo punto Darwin lavor ininterrottamente per tredici mesi alla stesura del libro che doveva renderlo celebre. Il 24 novembre 1859 venne finalmente pubblicata Sullorigine delle specie per mezzo della

40 selezione naturale. La tiratura di 1250 copie and esaurita in un solo giorno. Lopera fu continuamente ristampata e gi nel 1876 se ne erano vendute pi di 60.000 copie, una cifra incredibilmente alta per lepoca. Ben presto sar tradotta in tutte le principali lingue europee. Limpatto prodotto dalla teoria darwiniana sul pensiero e la cultura europei furono enormi. Per la prima volta veniva dimostrato scientificamente come le singole popolazioni appartenenti alle pi svariate specie di organismi viventi potevano lentamente modificarsi fino a dare origine a nuove specie grazie al ruolo determinante svolto dallambiente. lambiente che attua la selezione naturale e poich lambiente cambia in continuazione, come era stato ormai chiaramente dimostrato dalla geologia, i mutamenti ambientali orientano la direzione dellevoluzione degli organismi viventi. Senza cambiamenti climatici e ambientali non ci sarebbe stata evoluzione degli organismi viventi. Lopera, suddivisa in quattordici capitoli, affrontava il tema della variazione allo stato domestico e in natura, quello della lotta per lesistenza e della selezione naturale, cercava di spiegare in che modo si producesse la variazione, esaminava le prove a sostegno della teoria dellevoluzione come lanatomia comparata, lembriologia, gli organi rudimentali o vestigiali, la distribuzione geografica della fauna e della flora. Inoltre Darwin evidenziava anche le difficolt incontro a cui andava la teoria a causa delle grandi lacune della documentazione paleontologica. Tra le prove dellevoluzionismo Darwin adduceva le somiglianze delle strutture fondamentali delle specie appartenenti a uno stesso phylum o a una stessa classe o a uno stesso ordine. Ad es. lomologia della struttura scheletrica degli arti superiori dei vertebrati tetrapodi dimostrata dallanatomia comparata non poteva che indicare la comune discendenza di tutti i vertebrati da un antenato comune. What can be more curious than that the hand of man formed for grasping, that of a mole, for digging, the leg of a horse, the padule of a porpoise and the wing of a bat, should all be constructed on the same pattern and should include similar bones and in the same relative position?. Larto anteriore delluomo costituito da omero, ulna e radio, ossa carpali, metacarpali e falangi. Questa organizzazione riconducibile al medesimo tipo fondamentale di arto anteriore pentadattilo dei vertebrati tetrapodi e la ritroviamo nella rana, nella lucertola, nel gatto, nella talpa, nella pinna dei cetacei come il delfino e la balena o nellala del pipistrello e degli uccelli. Per quanto le singole ossa siano cambiate di forma e dimensioni nel corso del lungo tempo dellevoluzione e gli arti anteriori si siano adattati a funzioni totalmente differenti, il ritrovare il medesimo modello fondamentale di

41 organizzazione dimostra una discendenza da un remoto antenato comune. Lomologia non pu che essere il risultato di una parentela, come tutte le ricerche di anatomia comparata hanno costantemente confermato. I Mammiferi comprendono numerosi ordini e specie. Vi sono animali con collo molto lungo, come la giraffa o il cavallo, altri con collo meno lungo (ad es. lupo, leone) o corto (ad es. talpa), altri ancora praticamente quasi senza collo, come la balena, ma tutti hanno sette vertebre cervicali. Lomologia toglie credibilit allidea del creazionismo che ciascun organo di ogni specie stato creato da Dio per una particolare funzione, mentre la teoria della discendenza con modificazioni di Darwin permette di comprendere perch nonostante le profonde diversit di adattamento e di funzioni vi sia questa struttura anatomica comune. Darwin era perfettamente cosciente dellimportanza degli organi rudimentali o vestigiali a supporto della sua teoria. Quando una specie si adatta a nuove condizioni ambientali, alcuni organi ereditati perdono la loro funzione e se non adottano nuove funzioni non esercitandosi pi la pressione selettiva dellambiente nei loro confronti regrediscono progressivamente verso forme rudimentali. Questa intuizione di Darwin stata ampiamente confermata. La balena un mammifero che si adattato a vivere nel mare e non possiede arti posteriori, ma conserva nel suo corpo vestigia delle ossa del cinto pelvico e del femore. Il pitone un rettile che come tutti i serpenti ha perso gli arti anteriori e posteriori, ma conserva delle forme rudimentali dellosso iliaco e del femore. Le tartarughe hanno le costole saldate al carapace e non hanno alcuna mobilit, ma gli individui giovani conservano ancora dei residui dei muscoli intercostali. Luomo e le scimmie antropomorfe non hanno pi la coda, ma conservano le vertebre coccigee, che negli altri mammiferi e primati corrispondono allasse scheletrico della coda. Lappendice vermiforme dellintestino cieco nelluomo un organo vestigiale. E cos pure le vestigia di muscoli dellorecchio e la plica dellangolo interno dellocchio, che un residuo della membrana nittitante, la cd. terza palpebra, presente nei rettili e in molti mammiferi, che serve a proteggere locchio anche dalla luce troppo intensa. Quale esempio migliore dellocchio della talpa? Le talpe vivono sottoterra scavando cunicoli e sono cieche, il loro occhio atrofizzato, perch diventato inutile, addirittura in alcune specie la palpebra superiore si saldata a quella inferiore. Tuttavia, la struttura dellocchio di una talpa presenta tutti gli elementi fondamentali dellocchio di un mammifero. Il fenomeno diventa comprensibile soltanto se consideriamo questi organi ormai privi di funzione come

42 modificazioni di una struttura fondamentale e funzionale presente negli organismi ancestrali da cui la specie che li possiede deriva. Se le specie sono entit fisse ciascuna creata da Dio separatamente, perch mai Dio avrebbe dovuto dare alla talpa un organo del tutto inutile? Oggi le prove fornite dalla paleontologia a favore della teoria dellevoluzione sono di basilare importanza, ma allepoca di Darwin le conoscenze in questo campo, pur essendo gi molto significative, erano ancora fortemente lacunose. In pratica solo lEuropa e lAmerica settentrionale erano state indagate con una certa sistematicit, mentre la maggior parte del mondo doveva ancora rivelare alla scienza la maggior parte dei suoi tesori. Darwin si rendeva conto che nei fossili mancavano tutti quegli infiniti stadi di transizione che devono in passato aver collegato le specie strettamente affini. Mancavano gli stadi intermedi tra una specie e laltra presupposti dalla teoria della lenta e graduale modificazione degli organismi viventi. Darwin dedic ben due capitoli a questo problema, rendendosi conto della gravit delle obiezioni che avrebbero potuto essere mosse alla sua teoria alla luce della documentazione dei fossili. Darwin risolse brillantemente il problema, sostenendo due concetti basilari: 1. la fossilizazione degli organismi viventi un evento raro, che richiede circostanze favorevoli in particolare la formazione di rocce sedimentarie in ambiente marino, lacustre o fluviale - e la maggior parte degli organismi vissuti in passato ed estinti non hanno avuto la possibilit di fossilizzarsi; 2. la documentazione geologica imperfetta. Tra due strati geologici sovrapposti possono esserci lacune pi o meno lunghe. Uno strato geologico di natura sedimentaria contenente le forme di vita dellepoca fossilizzate pu essere stato interamento distrutto dai processi di erosione oppure un lungo periodo di tempo oggi pu essere rappresentato, a causa delle enormi pressioni esercitate, da un sottile strato di pochi millimetri. Lidea che si possano recuperare integralmente tutte le pagine del libro della storia geologica della terra e di conseguenza della storia della vita sulla terra illusoria. Molto andato per sempre perduto. Due anni dopo la pubblicazione dellOrigine delle specie, nei calcari del Giurassico superiore della Baviera fu scoperto un fossile che costituiva un vero anello mancante tra i rettili e gli uccelli, il famoso Archaeopterix, che aveva caratteri di un rettile (denti di forma conica, vertebre caudali di una lunga coda, ileo e ischio separati, ecc.) e di un uccello (la furcula34, ali, penne e zampa). La teoria di Darwin riceveva una clamorosa conferma. Negli anni 70

La furcula consiste di due clavicole unite nel mezzo da uninterclavicola. Per il resto il cingolo scapolare degli uccelli essenzialmente simile a quello di un rettile.

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43 del XIX secolo i paleontologi, utilizzando i fossili europei e nordamericani, cominciarono a ricostruire lalbero filogenetico del cavallo, da cui appariva una lenta e graduale evoluzione ramificata a partire da un unico antenato. Unaltra conferma delle concezioni di Darwin veniva dai fossili. Anche la visione complessiva dei dati della paleontologia conferma levoluzione degli organismi viventi: i pesci compaiono prima degli anfibi e gli anfibi prima dei rettili, i primi mammiferi si rinvengono quando i rettili si sono ormai affermati e diversificati. La comparsa degli echinodermi, dei brachiopodi, dei lamellibranchi, dei gasteropodi, dei crostacei (si pensi ai Trilobiti) precede di molti milioni di anni quella dei primi pesci.

1.7 Il posto delluomo nella natura


I primi fossili umani furono scoperti nell'Ottocento (Engis, 1828; Gibilterra, 1848; Neandertal, 1856), ma il loro significato non fu immediatamente compreso, anche se la grande antichit della specie umana era gi stata intuita da vari studiosi nel Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento. La paleoantropologia ricevette un impulso decisivo soltanto dopo la pubblicazione de L'origine delle specie e l'affermarsi dell'evoluzione degli organismi viventi come teoria scientifica. Nella sua opera Darwin non aveva preso in considerazione il problema dell'origine dell'uomo e si era limitato ad accennare che "molta luce sar fatta sull'origine dell'uomo e sulla sua storia". In una lettera indirizzata a Wallace il 22 dicembre 1857 Darwin scriveva che avrebbe evitato di affrontare il problema dell'uomo, perch essendo ancora avvolto da una gran quantit di pregiudizi, avrebbe contribuito a far respingere tutta la teoria. Il tema dell'origine dell'uomo alla luce della teoria evoluzionistica fu affrontato per la prima volta da Thomas Henry Huxley (1825-1895) pochi anni dopo la pubblicazione dell'Origine delle specie. Huxley35, dopo aver compiuto studi di medicina a Londra, entr nella marina da guerra come medico e nel 1846 si imbarc sulla fregata Rattlesnake che partiva per una crociera scientifica della durata di quattro anni nella regione malese. In questo modo Huxley
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Sulla vita e le opere di Huxley cfr. E. PADOA, Introduzione, in T.H. HUXLEY, Il posto dell'uomo nella natura e altri scritti, Milano 1956, pp. 5-48.

44 ebbe la possibilit di focalizzare i suoi interessi verso l'anatomia e la fisiologia animale, specialmente degli invertebrati. Tornato in Inghilterra si dedic a tempo pieno agli studi scientifici e nel 1854 ottenne l'insegnamento alla School of Mines e al Geological Survey e spost i suoi interessi sempre pi verso la paleontologia dei vertebrati. Strinse amicizia con il botanico Hooker, con Darwin, con Lyell. Ancor prima della pubblicazione dell'Origine delle specie, Darwin aveva discusso con Huxley della nuova teoria dell'evoluzione degli organismi viventi. Nel 1860 alla riunione dell'Associazione per il Progresso delle Scienze tenuta a Oxford, Huxley difese efficacemente la teoria evoluzionistica di fronte ai violenti attacchi del vescovo Wilberforce. Huxley svolse un importante ruolo come difensore e divulgatore dell'evoluzionismo, perch aveva compreso che era necessario che la discussione uscisse dallo stretto ambito degli specialisti per allargarsi a un pi ampio pubblico, se si voleva che la teoria venisse accettata. Nel 1863 pubblic Evidence as to Man's place in Nature, un libro diviso in tre parti, la prima dedicata alle scimmie antropomorfe e alla classificazione zoologica dell'uomo, la seconda all'uomo in relazione agli altri animali, la terza ai resti fossili dell'uomo. Attraverso l'anatomia comparata Huxley dimostr che qualunque aspetto si esaminasse - il cranio, la dentatura, lo scheletro, la mano, il piede o l'encefalo - si arrivava ad un'unica conclusione: le differenze tra l'uomo e le scimmie antropomorfe sono pi piccole di quelle tra le scimmie antropomorfe e le scimmie con la coda africane (i cercopiteci) e le altre scimmie inferiori. Ci nonostante, la demarcazione tra l'uomo e le scimmie antropomorfe netta, non ci sono forme intermedie, ma ancora pi netta la demarcazione tra il gorilla o lo scimpanz e l'orango. "L'uomo differisce meno dagli Antropoidi che non essi dalle altre famiglie dello stesso ordine". Di conseguenza se vera la teoria dell'evoluzione darwiniana e le scimmie antropomorfe, i cercopiteci e le platirrine (scimmie americane) sono rami derivati da un comune gruppo pi antico, non possibile dubitare che anche "l'uomo pu essersi originato da modifiche graduali di una scimmia antropomorfa o da un ramo derivato dalle medesime forme primitive dalle quali hanno preso origine gli antropoidi stessi.". Nella terza parte dell'opera Huxley prese in considerazione i crani scoperti nella grotta di Engis e nella valle di Neander e concluse che non potevano costituire l'anello mancante tra l'uomo e le scimmie antropomorfe. Per quanto pi primitivi di qualunque altro cranio finora noto, non erano molto lontani dall'ambito delle variazioni del cranio dell'umanit attuale. "Dove dobbiamo allora cercare questo Uomo primigenio? . forse in strati ancora pi

45 antichi, le ossa fossilizzate di una scimmia pi vicina all'uomo o di un uomo pi pitecoide di quanti finora conosciuti attendono le ricerche di un paleontologo che deve ancora nascere?". La risposta a questa domanda doveva venire pi di trent'anni dopo, quando nel febbraio 1895, quattro mesi prima della sua morte, Hooker gli scrisse che gli Olandesi a Giava avevano scoperto qualcosa che sembrava l'anello mancante e che avevano denominato Pithecanthropus erectus Dubois. Nello stesso anno 1863 in cui Huxley pubblicava il suo libro, veniva dato alle stampe un altro importante contributo concernente il problema dell'origine dell'uomo e della sua alta antichit geologica, l'opera di Ch. Lyell, The geological evidences of the Antiquity of Man with remarks on theories of the origin of species by variation, London 1863. Lyell analizz sistematicamente le prove geologiche, paleontologiche e archeologiche dell'antichit dell'uomo: le scoperte fatte nelle torbiere e nei kjkkenmddinger della Danimarca, le palafitte della Svizzera e i crannogs dell'Irlanda, i tumuli dell'Ohio nel Nord America, le scoperte di Tournal, Schmerling e Boucher de Perthes36, quelle effettuate in Inghilterra e le scoperte di Lartet a Aurignac nella Dordogna. Lyell cerc di valutare la durata dei tempi quaternari, l'et delle glaciazioni, proponendo una cifra minima di 225.000 anni. Dal ventesimo capitolo in poi pass a esaminare la teoria del transformismo o dell'evoluzione degli organismi viventi, mettendo in luce gli apporti forniti da Lamarck, Darwin e Wallace. Bisogna ricordare che nei suoi Principles of Geology, di trent'anni prima, Lyell aveva discusso la teoria di Lamarck rifiutandola. Infine, nell'ultimo capitolo, il XXIV, viene discusso il significato della teoria dell'evoluzione in relazione al problema dell'origine dell'uomo. Lyell si domanda se una volta accettata la teoria evoluzionista per il regno animale, l'uomo debba essere considerato una eccezione alla regola. Per rispondere a questa domanda, Lyell affront per prima cosa il problema della classificazione zoologica dell'uomo, esponendo il pensiero di chi come Blumenbach (1779) voleva farne un ordine a parte, o Robert Owen, che addirittura voleva riservare all'uomo una classe a s distinta da quella dei mammiferi. Dopo aver soppesato attentamente tutte le opinioni e dimostrato la fondatezza delle critiche rivolte da molti autori, da Saint Hilaire fino ad Huxley, a coloro che volevano staccare l'uomo dall'ordine dei Primati, tuttavia Lyell assunse un atteggiamento di sospensione del giudizio, non prendendo apertamente posizione sul problema dell'inclusione o meno
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Sulle prime ricerche di archeologia preistorica cfr. pi avanti al capitolo I, 8.

46 dell'uomo nel generale processo dell'evoluzione37. In Germania il medico e zoologo Ernst Haeckel (1834-1919), dell'universit di Jena, accolse subito con grande favore la teoria darwiniana dell'evoluzione delle specie e della selezione naturale, diffondendola nel mondo di lingua germanica. Nel 1866 pubblic un'opera in due volumi, Morfologia generale degli organismi, e nel 1868 Storia della creazione naturale, una raccolta di conferenze pubbliche. In entrambe le opere Haeckel applicava i principi dell'evoluzionismo darwiniano a temi quali l'origine delle specie e il significato delle somiglianze morfologiche fra specie diverse. Ad Haeckel si deve l'introduzione di termini destinati a grande diffusione e a divenire di uso corrente quali ecologia, ontogenesi e filogenesi. Attraverso gli studi di embriologia Haeckel formul una legge secondo cui l'ontogenesi una ricapitolazione della filogenesi: ogni individuo nelle diverse fasi del suo sviluppo pre-natale attraversa gli stessi stadi del passato evolutivo della sua specie. Nel capitolo XXVII della Storia della creazione naturale Haeckel affrontava il problema dell'origine dell'uomo. "L'ipotetico albero genealogico del genere umano ci si presenter da se stesso come risultato finale dell'anatomia comparata e della sistematica". Haeckel classificava l'uomo tra i primati, come gi Linneo, e ipotizz l'esistenza di uno stadio intermedio tra le scimmie antropomorfe e l'uomo, definito Pithecanthropus alalus, cio uomo scimmia senza parola. Haeckel suppose che attraverso questo "anello mancante" l'uomo derivasse dalle antropomorfe asiatiche anzich da quelle africane. Haeckel ha rappresentato il tipico scienziato positivista, sostenitore del materialismo, convinto che la scienza possa dare una risposta anche ai problemi della religione, della metafisica, dell'etica. Inoltre, applicando i principi della selezione naturale e della lotta per l'esistenza al campo sociale, il cd. darwinismo sociale, contribu alla creazione di un clima culturale e politico che in seguito si riveler nefasto per la Germania della fine del XIX e dei primi decenni del XX secolo. Nel clima culturale del positivismo il darwinismo sociale si affermer anche in campo filosofico, in particolare per opera di Herbert Spencer (1820-1903), che estese allambito della societ i principi dellevoluzione biologica: nella lotta per la sopravvivenza il successo arride ai pi forti e ai pi adatti e quindi necessario un completo liberalismo senza intervento dello
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Cfr. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 361 sgg.

47 Stato a favore dei pi deboli affinch la selezione naturale possa svolgere il suo compito benefico, che si risolver in un miglioramento della societ. In ultima analisi, i ricchi sono i pi capaci e meritevoli, i poveri sono meno adatti alla competizione e nella lotta per la vita soccombono. Nulla era pi lontano dal pensiero di Darwin di queste concezioni. Innanzitutto i Darwin e i Wedgwood (a cui appartenevano sia la madre che la moglie di Charles) erano di tradizione progressista, favorevoli al partito Whig, fautori dellabolizione della schiavit. Charles e la moglie Emma avevano una grande sensibilit nei confronti dei problemi sociali. Darwin riteneva che listinto di simpatia verso gli altri rappresentava una parte fondamentale dellistinto sociale e forn agli uomini un vantaggio adattivo, e che proprio in virt della sua cultura la specie umana poteva sottrarsi alla fondamentale legge dellevoluzione biologica, la selezione naturale. Se nelle societ primitive sopravvivono gli uomini forti e sani, nelle societ civili i membri pi deboli sono aiutati a vivere dalle istituzioni sociali e le societ civili hanno avuto maggiore successo di quelle primitive. Dopo L'origine delle specie, Darwin lavor a due nuovi libri, Sui vari modi in cui le orchidee vengono fecondate tramite gli insetti, pubblicato nel 1862, e Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico, che sar pubblicato nel 1868. Naturalmente seguiva attentamente il dibattito sull'origine dell'uomo, che aveva preso lo spunto dalla sua teoria dell'evoluzione degli organismi viventi. Darwin era in stretti rapporti di amicizia e di dialogo scientifico con Lyell e con Huxley e intrattenne una corrispondenza anche con Haeckel. Nel 1865 fu pubblicato Prehistoric Times di John Lubbock. I Lubbock erano vicini di casa di Darwin. Il padre, sir John, banchiere e matematico, era divenuto amico di Darwin e lo aveva aiutato a risolvere alcuni problemi di matematica. Il giovane Lubbock fece omaggio della sua pubblicazione a Darwin. In Prehistoric Times Lubbock divide il passato preistorico dell'uomo in quattro epoche: l'et della pietra scheggiata, l'et della pietra levigata, l'et del Bronzo e l'et del Ferro. quindi il primo studioso a suddividere l'et della pietra in Paleolitico, et della pietra scheggiata, di et pleistocenica, epoca in cui l'uomo era vissuto accanto a faune estinte come il mammuth, e Neolitico, et della pietra levigata, corrispondente ai tempi geologici pi recenti, post-glaciali, in cui le faune sono come quelle attuali e gli uomini

48 adottano l'agricoltura e l'allevamento. Quest'opera ebbe un grande successo, poich rappresentava una prima sintesi delle conoscenze conseguite dalla nascente archeologia preistorica. Lubbock ha dedicato alcuni capitoli ai kjkkenmddinger della Danimarca, alle palafitte della regione alpina, ai monumenti megalitici e a i tumuli, all'uso della pietra e del bronzo, alle faune quaternarie, all'uomo delle caverne e all'industria litica proveniente dalle ghiaie pleistoceniche delle valli fluviali come quella della Somme. Altri capitoli sono dedicati ai cosiddetti selvaggi moderni, che forniscono un utile materiale comparativo per la comprensione delle vestigia preistoriche. Infine, Lubbock discusse anche dell'antichit dell'uomo, dell'origine delle diverse razze umane e dell'applicabilit del concetto di selezione naturale all'uomo. Nel 1865 la preistoria era ormai diventata una disciplina scientifica che indagava e cercava di ricostruire gli aspetti culturali dell'umanit anteriore ai tempi storici, dal passato pi remoto fino alle soglie della storia. La sua costituzione come disciplina autonoma era lentamente maturata nella prima met del XIX secolo ed opportuno soffermarci brevemente a considerare quali siano state le principali tappe che hanno condotto alla nascita dell'archeologia preistorica.

1.8 La dimostrazione della grande antichit delluomo e i primi sviluppi dellarcheologia preistorica
Il grande sviluppo della ricerca preistorica dalla met dell'Ottocento in poi si deve al formarsi, nei primi decenni del secolo, di due indirizzi: il primo di carattere naturalistico e il secondo di carattere antiquario, spesso tra loro strettamente intrecciati, come vedremo nel caso di Boucher de Perthes. Il riconoscimento delle selci scheggiate come manufatti prodotti dall'uomo da una parte, il nuovo pensiero geologico rappresentato da Ch. Lyell dall'altra, aprirono la strada alla scoperta dell'uomo paleolitico e quindi alla dimostrazione della grandissima antichit della specie umana. Infatti, nel corso della prima met del XIX secolo si moltiplicarono le scoperte di manufatti e resti umani associati a ossa di animali estinti in contesti geologici molto antichi, di et diluviale, come allora si diceva, corrispondente al nostro Pleistocene, l'et delle glaciazioni.

49 Gi nel 1800 John Frere aveva pubblicato38 la notizia del ritrovamento, avvenuto qualche anno prima, a Hoxne nel Suffolk, di selci lavorate insieme con ossa di elefante, in uno strato ghiaioso alla profondit di oltre 3 m. Frere aveva osservato scrupolosamente la sequenza stratigrafica del terreno: 45 cm di terreno vegetale, un potente strato di argilla della potenza di 2,25 m, quindi uno strato di sabbia con conchiglie dello spessore di 30 cm, infine uno strato di ghiaie, quello che conteneva le selci scheggiate, della potenza di oltre 60 cm. Nello strato di sabbie che ricopriva le ghiaie furono rinvenuti i denti e la mascella di un grande animale di una specie estinta e sconosciuta. Non solo Frere riconobbe la natura artificiale delle selci scheggiate, ma ne comprese anche la grande antichit: "Mi sembra evidente che siano armi da guerra, costruite ed usate da una gente che non conosceva l'uso dei metalli", e ancora: "La situazione in cui furono trovate queste armi pu indurci a riferirle a a very remote period indeed even beyond that of the present world (un'epoca veramente molto remota, perfino al di l di quella del mondo presente)"39. . Nel 1826 un farmacista di Narbonne, Tournal, scavando nella caverna di Bize presso Narbonne (Aude) scopr ossa umane associate a ossa di mammiferi estinti. Nel 1833 P.-D. Schmerling, di Liegi, pubblic un'opera40, in cui si dava notizia delle scoperte fatte nella caverna di Engis: ossa umane, strumenti di pietra e ossa di animali estinti, come il rinoceronte tichorhinus e la iena delle caverne. Altre scoperte simili furono fatte in Inghilterra, nella caverna Kent's Hole presso Torquay tra il 1825 e il 1841, ma soltanto grazie all'opera di J. Boucher de Crvecoeur de Perthes che si pot arrivare alla definitiva dimostrazione dell'esistenza dell'uomo "anti-diluviano" (anteriore al diluvio universale) ovvero appartenente all'et "diluviale", come allora era denominato il Pleistocene. Tra il 1836 e il 1859 Boucher de Perthes condusse ricerche sistematiche lungo i terrazzi della Somme, in particolare nelle cave di ghiaia presso Abbeville. A partire dal 1841 la scoperta di alcune amigdale nella terrazza media della valle della Somme, nelle cave di Menchecourt, associate a fauna estinta come rinoceronte, elefante e orso delle caverne, forn la prova decisiva dellalta antichit delluomo, dimostrata dalla sua coesistenza con specie animali
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In una lettera inviata ad Archaeologia, il periodico della Society of Antiquaries. G. DANIEL, The Idea of Prehistory cit. p. 36 sgg. P.-D. SCHMERLING, Recherches sur les ossements fossiles dcouverts dans les cavernes de la province de

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50 fossili. Le sue scoperte e i suoi scritti41 furono oggetto di vivaci polemiche e le sue conclusioni vennero respinte dalla maggior parte degli studiosi francesi, ma attirarono l'attenzione dei geologi e archeologi inglesi. Nel 1858 anche in Inghilterra si era raggiunto il medesimo risultato: gli scavi nella grotta di Brixham nel Devonshire condotti da Hugh Falconer portarono alla luce manufatti di selce associati a fauna estinta. H. Falconer nel 1858 si rec ad Abbeville per conoscere Boucher de Perthes e constatare di persona che le selci provenienti dalla terrazza di 30 m erano effettivamente strumenti artificiali, prodotti dalla mano dell'uomo, e che gli strati che le contenevano erano intatti. Era questa la prima autorevole conferma alla giustezza delle tesi di Boucher de Perthes e l'anno seguente, sollecitati da Falconer, si recarono ad Abbeville anche Joseph Prestwich e John Evans. Prestwich ed Evans scoprirono e fotografarono in situ un bifacciale nelle cave di Saint Acheul. Al ritorno in Inghilterra Prestwich lesse una relazione alla Royal Society ed Evans alla Society of Antiquaries. "Quel che sembra stabilito senza alcun dubbio che in un periodo di antichit remota, anteriore a tutti quelli di cui finora abbiamo trovato tracce, questa parte della terra fu popolata dall'uomo" (Evans). Le loro conclusioni furono pubblicamente sottoscritte da Charles Lyell42. L'altro grande flone che port allo sviluppo dell'archeologia preistorica, quello di origine romantico-antiquaria, trov il clima culturale pi favorevole nei paesi nordici, in particolare in quelli scandinavi. Il Romanticismo valorizz molto le leggende e le saghe nazionali e gli antichi monumenti, come per es. quelli megalitici, spesso ancora inseriti nel paesaggio dell'Europa occidentale e settentrionale, e che circondati da un alone di mistero, esercitavano fascino e grande suggestione. Gli studiosi nordici, d'altra parte, sapevano che gli oggetti archeologici costituivano l'unica fonte di informazione per ricostruire la storia culturale del proprio paese prima dell'impero romano e dell'avvento del cristianesimo. In Danimarca, grazie anche a una precoce legislazione sulle scoperte archeologiche, si erano formate importanti collezioni, per cui storici e antiquari si trovarono di fronte al problema di
Lige, 2 voll. pi un atlante di tavole. 41 J. BOUCHER DE PERTHES, Antiquits celtiques et antdiluviennes. Mmoire sur l'industrie Primitive et les arts leur origine, Paris 1847-64, 3 voll; De l'homme antdiluvien et de ses oevres, Paris 1860. Su Boucher de Perthes e i suoi scritti cfr. A. LAMING-EMPERAIRE, Origine de l'archologie cit., p. 155 sgg.
42

G. DANIEL, The Idea of Prehistory cit., p. 40 sgg.

51 raccogliere, classificare e conservare gli antichi manufatti43. Nel 1807 Rasmus Nyerup, che in una pubblicazione apparsa nell'anno precedente aveva auspicato l'istituzione di un museo nazionale danese delle Antichit Nordiche, divenuto segretario della commissione regia per la raccolta e la conservazione delle antichit nazionali, ebbe a scrivere: Tutto ci che giunto fino a noi dal paganesimo avvolto in una densa nebbia: esso appartiene a uno spazio di tempo che non possiamo misurare. Sappiamo che pi vecchio del cristianesimo, ma se di un paio d'anni o di un paio di secoli o addirittura di oltre un millennio possiamo solo cercare d indovinarlo44. In questa frase di Nyerup sintetizzata la situazione degli studi agli inizi dell'Ottocento. Poco tempo dopo Nyerup fu sostituito nella sua carica da Christian Jorgensen Thomsen (1788-1865), che lavor alacremente per aprire al pubblico il museo. Per porre ordine tra i reperti archeologici, egli raggrupp i manufatti in tre periodi, della pietra, del bronzo e del ferro, che divent il celebre sistema delle tre et. Nel 1819 fu inaugurato il museo di antichit nordiche e negli anni seguenti Thomsen espose i criteri che aveva utilizzato nel disporre i materiali in senso cronologico, attribuendoli alle tre et successive della pietra, del bronzo e del ferro45. Si trattava di una suddivisione basata sul materiale con cui erano fabbricati gli strumenti da taglio: egli vi pervenne osservando che le tombe ormai vicine al periodo storico contenevano armi e strumenti di ferro, le tombe che sembravano le pi antiche di tutte, quelle di tipo megalitico, contenevano solo strumenti di pietra, mentre tombe a cremazione in cista litica o in urne fittili chiuse da una lastrina di pietra contenevano soltanto manufatti di bronzo e mai di ferro, per cui furono assegnate a un'et intermedia. Il suo successore, Jens Jacob Asmussen Worsaae (1821-1885) fu il primo archeologo professionista nel vero senso della parola: formul i principi dello scavo archeologico, sostenne la necessit di usare il metodo comparativo e di studiare il passato di un paese non isolatamente, ma in rapporto a quello delle altre nazioni. Fondamentali furono i suoi scavi compiuti dal 1847 nei kjkkenmddinger e negli skovmoses (torbiere) con il geologo Forchammer e con lo zoologo Steenstrup, che dimostrarono stratigraficamente la validit del
Sulla nascita e gli sviluppi dell'archeologia preistorica nei paesi scandinavi cfr. O. KLINDT-JENSEN, A History of Scandinavian Archaeology, London 1975. Su Nyerup, Thomsen e il sistema delle tre et cfr., oltre alla nota precedente, G. DANIEL, The Origins and Growth cit., p. 90 ss; ID., The Idea of Prehistory cit., p. 42 sgg. CH. J. THOMSEN, Rapido sguardo sui monumenti e sulle antichit della preistoria nordica, in Guida alle antichit nordiche, Copenaghen 1836, pp. 25-89, in danese.
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52 sistema delle tre et. In La preistoria della Danimarca, Copenaghen 1843, in danese, J.J.A. Worsaae suddivise l'et della Pietra in un periodo antico corrispondente ai kjkkenmddinger e in uno recente corrispondente all'epoca delle tombe megalitiche; l'et del Bronzo in un periodo antico caratterizzato da tombe a inumazione sotto tumulo, e in uno recente caratterizzato da tombe a cremazione; anche l'et del Ferro venne suddivisa in un periodo antico, coevo all'impero romano, e in uno recente, coevo, alle migrazioni barbariche e all'et vichinga. Il sistema delle tre et si diffuse rapidamente in Inghilterra, in Francia e in Svizzera. La guida del British Museum per il 1866 fa esplicito riferimento alla suddivisione degli antiquari nordici. In Svizzera la scoperta delle palafitte durante l'inverno 1853-54 e la loro interpretazione a opera di Ferdinand Keller46 confermarono l'importanza e l'esattezza delle classificazioni degli archeologi danesi. A. Morlot, professore di geologia all'Accademia di Losanna, scrisse un piccolo trattato che diffondeva le nuove concezioni47. Soltanto in Germania la tripartizione della scuola scandinava fu respinta dagli storici e dagli archeologi, fra cui L. Lindenschmidt, il fondatore nel 1852 del Rmisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz, e passarono alcuni anni prima che venisse generalmente accettata. In conclusione, verso la met del XIX secolo le ricerche geologiche, paleontologiche, archeologiche e quelle di matrice romantico-antiquaria si integrarono tra loro, dando origine alla moderna scienza della preistoria.

1.9 Darwin affronta il tema dellorigine delluomo


Dopo quasi dodici anni di silenzio sul tema dell'origine dell'uomo, Darwin torn a scendere in campo e pubblic nel 1871 The Descent of Man and Selection in Relation to Sex. Il punto di partenza dellanalisi di Darwin lanatomia comparata dei Mammiferi. Luomo costruito sullo stesso modello generale di ogni altro mammifero. Infatti, tutte le ossa del suo scheletro
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Mitteilungen der Antiquarischen Gesellschaft in Zrich, annate tra il 1853 e il 1879; F. KELLER, The lake dwellings of Switzerland and other parts of Europe, Londra 1878, cfr. inoltre 125 Jahre Pfahlbauforschung, in Archologie der Schweiz, II, 1979, 1, e Palafitte: mito e realt, Verona 1982.
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A. MORLOT, tudes gologiques et archologiques en Danemark et en Suisse, Losanna 1861.

53 si possono confrontare con le ossa corrispondenti di una scimmia, di un pipistrello o di una foca. Le origini delluomo sono, quindi, animali. Tra breve sembrer inverosimile che dei naturalisti informati della struttura comparata e dello sviluppo delluomo e degli altri mammiferi, abbiano potuto credere che fossero opera di atti separati di creazione. Come gi Th. Huxley ed E. Haeckel, anche Darwin sostiene che l'affinit strutturale tra uomo e scimmie antropomorfe doveva significare una loro antica parentela e quindi la derivazione dell'uomo da un ancient member, un antico membro della famiglia delle scimmie antropomorfe. A differenza di Haeckel, Darwin ritiene che l'origine dell'uomo debba essere ricercata in Africa, poich le affinit sono maggiori con scimpanz e gorilla piuttosto che con l'orango o i gibboni. Per Darwin luomo si distingue da tutti gli altri primati per tre aspetti fondamentali: 1. grande intelligenza, che significa coscienza di s, capacit di astrazione e linguaggio verbale; 2. abilit manuale e capacit di fabbricare utensili; 3. stazione eretta e locomozione bipede. Una scimmia antropomorfa che avesse cominciato a possedere anche in piccola misura queste qualit, avrebbe avuto un sicuro vantaggio rispetto agli altri primati e da questo momento la pressione continua della selezione naturale avrebbe inevitabilmente condotto alla nascita delluomo moderno. Darwin affronta anche il tema dell'origine delle razze attuali, e ritiene che nella diversificazione delle razze umane il ruolo principale sia stato svolto non dalla selezione naturale, ma da quella sessuale, che dipende non tanto dalla lotta per l'esistenza, quanto dalla lotta tra individui della stessa specie, in genere maschi, per il possesso delle femmine. La maggior parte del libro dedicata ad esaminare la selezione sessuale e i caratteri sessuali secondari in tutto il regno animale, dai crostacei fino ai mammiferi48. Darwin accentu l'importanza della selezione in relazione al sesso, poich riteneva che le differenze tra le diverse razze umane non avessero una qualche particolare utilit, cio un valore adattivo, e che di conseguenza non potessero essere ricondotte all'azione della selezione naturale. Oggi sappiamo che le cose non stanno del tutto in questo modo: le differenze razziali hanno un certo valore adattivo e sono quindi frutto, almeno in parte, della
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Sul pensiero di Darwin in relazione all'origine dell'uomo cfr. J.C. GREENE, La morte di Adamo cit., p. 368 ss.

54 selezione naturale. Soltanto due tipi di caratteristiche possono evolversi in relazione alla selezione sessuale: quelli direttamente coinvolti nella competizione tra i maschi per l'accesso alle femmine e tutta la gamma di ornamentazioni del maschio che servono a influenzare la scelta da parte della femmina. In realt selezione naturale e selezione sessuale sono pi intrecciate tra loro di quanto Darwin ritenesse. A questo punto, dopo la pubblicazione delle opere di Huxley, Haeckel e Darwin, inizi la ricerca del missing link, l'anello mancante dell'albero genealogico della specie umana, concepito da Haeckel come un essere a met strada tra le antropomorfe attuali e l'uomo e battezzato Pithecanthropus alalus, cio uomo-scimmia privo di linguaggio. Nel corso di quasi un secolo e mezzo di ricerche sono stati scoperti in Europa, Asia e Africa migliaia di resti fossili di Ominidi che consentono di tracciare il quadro, sia pure ancora lacunoso, del processo dell'ominazione.

1.10 Levoluzionismo dopo Darwin


Mentre levoluzione biologica fu rapidamente accettata dagli scienziati come un fatto evidente e chiaramente dimostrato, diversa fu laccoglienza riservata a uno dei caposaldi del darwinismo, la selezione naturale. Ben pochi naturalisti erano disposti ad accettare la selezione naturale come unica ipotesi per spiegare levoluzione e fiorirono diverse teorie di stampo neo-lamarchiano o di impronta teleologica. Negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX secolo soltanto Weismann difese la selezione naturale, realizzando diversi esperimenti per comprovarla. Per quasi un secolo la biologia evoluzionistica fu campo di battaglia tra opposte tendenze. Agli inizi del 900 avvenne un fatto importante, gravido di conseguenze, la riscoperta delle leggi di Mendel sullereditariet e la nascita della moderna genetica. H. de Vries svilupp il concetto di mutazione, si introdussero i concetti di genotipo e fenotipo e si comprese che la variazione genetica era determinata in parte da mutazioni ma soprattutto dalla ricombinazione genetica attuata grazie alla riproduzione sessuata. Pi tardi con la scoperta della struttura molecolare del DNA si verific unautentica rivoluzione nel campo della biologia, che permise di comprendere sempre pi a fondo che

55 cos un gene e in che modo avvengono le mutazioni. Ma gi negli anni 40 del XX secolo le tre discipline che si occupavano di evoluzione, la genetica, la sistematica e la paleontologia, fecero convergere le loro ricerche integrando le conoscenze acquisite per produrre una teoria unificata dellevoluzione grazie soprattutto allopera di Theodosius Dobzhansky, Ernst Mayr, George G. Simpson e Julian Huxley. Come scrisse Dobzhansky (1973) in biologia nulla ha senso se non alla luce dellevoluzione. La nuova sintesi evoluzionistica o neo-darwinismo ha rappresentato il trionfo delle concezioni di Darwin per quanto riguarda la selezione naturale, che era stato sempre il punto pi controverso e difficile da digerire per molti studiosi ancorati a tradizioni religiose fortemente radicate nella societ. La nuova sintesi accentu ancora maggiormente il ruolo del caso nellevoluzione biologica, il cui effetto quello di mantenere una grande variabilit genetica. Poche teorie scientifiche hanno ricevuto ripetute conferme e validazioni come quella della selezione naturale, non solo attraverso esperimenti di laboratorio, ma anche attraverso losservazione di fenomeni che si verificavano in natura. Gi Weisman aveva fatto esperimenti con i bruchi per osservare la selezione naturale allopera. In seguito si sono moltiplicati le sperimentazioni in laboratorio. Alluniversit del Michigan hanno utilizzato cavie di diverso colore esponendole alla predazione di una civetta e variando di giorno in giorno il colore del terreno. Il risultato fu che la civetta divorava in prevalenza cavie che avevano un colore del manto poco mimetizzato con lambiente e quindi maggiormente visibile, mentre le cavie con il colore simile a quello del terreno avevano maggiore probabilit di sopravvivere e quindi di riprodursi. Lintroduzione degli antibiotici permise di verificare gli effetti della selezione naturale. I batteri esposti allazione degli antibiotici venivano sterminati, ma non tutti. Uno su dieci milioni sopravviveva perch era portatore di una variazione genetica che gli consentiva di resistere allattacco degli antibiotici. Quindi la popolazione di batteri cambiava radicalmente, perch uccisi quasi tutti i batteri, quelli portatori della variazione favorevole potevano moltiplicarsi. Quando nel secondo dopoguerra si inizi a usare il DDT contro le mosche domestiche, le mosche furono praticamente annientate o almeno cos sembrava. A distanza di anni si visto che le mosche hanno sviluppato una resistenza al DDT, cio si verificato lo stesso fenomeno osservato con gli antibiotici e i batteri. Quelle poche mosche portatrici di una variazione

56 genetica che consentiva di sopravvivere allazione del DDT hanno dato origine a una nuova popolazione di mosche. La selezione naturale stata osservata allopera lungo larco di pi di un secolo in Inghilterra su una specie di farfalla Biston betularia. Verso la met del XIX secolo la popolazione di questa specie era composta al 99% da esemplari di colore chiaro, una esempio di mimetismo, perch una farfalla di questo colore su unalbero dalla corteccia chiara era meno facilmente individuabile dagli uccelli predatori. Gi nel 1899 la popolazione di Biston betularia era composta dal 99 % da esemplari di colore scuro. Cosa era successo? Linquinamento prodotto dallo sviluppo industriale della regione di Manchester aveva annerito la corteccia degli alberi, a questo punto essendo lambiente cambiato, il colore chiaro era diventato sfavorevole per la sopravvivenza della farfalla, mentre le farfalle di colore scuro avevano maggiore probabilit di sopravvivere e quindi di riprodursi ed avere una discendenza, conformemente alle previsioni della teoria di Darwin. Le conferme pi clamorose a favore dellevoluzione biologica provengono dalla biologia molecolare. Tutti gli organismi eucarioti, cio formati da aggregati di cellule fornite di un nucleo, hanno allinterno del nucleo il DNA, una lunga catena polinucleotidica con struttura a doppia elica, formata da desossiribosio e pentosofosfati collegati da quattro tipi di basi: Citosina, Adenina, Timina e Guanina. Queste basi sono come le lettere del codice genetico e si susseguono secondo un ordine diverso nei singoli organismi determinando tutta la variet della vita sulla terra. Nelluomo il DNA comprende tre miliardi e 200 milioni di basi distribuite in 22 coppie omologhe di cromosomi pi una coppia che diversa nelluomo e nella donna, in tutto 46 cromosomi. I cromosomi sono formati da una sequenza di geni e i geni sono segmenti di DNA (comprendenti in media circa 120000 paia di basi), quindi nelluomo ci sono circa 26000 geni. Il genoma linsieme del corredo cromosomico, il genotipo una coppia omologa di geni in cui un allele deriva dal padre, e laltro dalla madre, lallele dominante codifica la sintesi delle proteine e quindi determina le caratteristiche fenotipiche dellindividuo. Le differenze tra le specie sono differenze del DNA, cio differenti sequenze delle basi, ma gran parte della sequenza delle basi del DNA eguale in tutti gli organismi.

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1.11 Darwinismo e creazionismo: caso e necessit o disegno intelligente?


Nel 1543 veniva pubblicata lopera pi importante di Nicol Copernico, De revolutionibus orbium coelestium, nella quale si affermava, in contrasto con la concezione tolemaica fatta propria da Tommaso dAquino e dalla Chiesa, che la terra non era al centro delluniverso, ma ruotava insieme agli altri pianeti intorno al sole. Quasi un secolo dopo Galileo dimostrava la validit del sistema copernicano nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), ma sar costretto allabiura49. A distanza di un secolo e mezzo, Georges-Louis Buffon (1778) e James Hutton (1788) dimostrarono, con argomenti diversi, che la terra non era vecchia di 6000 anni, come si riteneva sulla base della Bibbia, ma incomparabilmente pi antica. Nel 1859 con la teoria dellevoluzionismo Charles Darwin poneva le premesse per dimostrare che luomo, lungi dallessere stato creato direttamente da Dio, discendeva da un antenato scimmiesco. Le conquiste della scienza moderna faticarono molto ad essere ammesse dalla Chiesa. Tuttavia, in nessun passo della Bibbia si sostiene che la terra posta al centro delluniverso. Galileo fu condannato per eresia perch la Chiesa riteneva che la teoria copernicana fosse contraria allinsegnamento della Bibbia. In realt i teologi cattolici avevano fatto propria la concezione aristotelico-tolemaica delluniverso ed questo il motivo per cui Galileo fu condannato, laver contestato lipse dixit degli aristotelici e il principio dautorit50. Il racconto biblico secondo cui il mondo, le piante, gli animali e luomo furono creati in sei giorni pu essere inteso in senso metaforico, non certo letterale, oppure, come gi Galileo sosteneva, si tratta di un linguaggio ordinario e popolare usato da Dio per farsi capire dagli uomini del tempo, mentre il linguaggio scientifico, rigoroso ed esatto, lo stesso linguaggio usato da Dio quando ha creato luniverso. Diversa la questione dellorigine delluomo. In questo caso laccordo tra pensiero religioso ed evoluzionismo si rivela molto pi difficile e complesso. I creazionisti e i catastrofisti seguaci di Cuvier respinsero la teoria di Darwin, che comunque

Sul processo a Galileo v. G. DE SANTILLANA, Processo a Galileo, Milano 1960 (titolo originale The Crime of Galileo, Chicago University Press, 1955).
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L. GEYMONAT, Galileo Galilei, Torino, 19572, p. 86 e ss.

58 guadagn un consenso crescente nel campo delle scienze naturali per la forza e la solidit delle prove che andavano accumulandosi in suo favore. A questo punto utile esaminare qualera la posizione di Darwin nei confronti della religione. Inizialmente Darwin era convinto della fissit della specie, aderiva alle tesi sostenute nella teologia naturale di Paley e credeva nel creazionismo. Dopo il ritorno dal viaggio intorno al mondo a bordo del Beagle, Darwin gradualmente abbandon il creazionismo e cominci a elaborare la teoria dellevoluzione. Come scrisse nella sua Autobiografia lincredulit si insinu molto lentamente nel mio spirito, ma fin col diventare totale. Abbracci dapprima una posizione teista, e infine, pur con dubbi e incertezze, adott una posizione agnostica nei confronti della religione. Il termine agnosticismo era stato creato da Th. Huxley nel 1869 per indicare una posizione di sospensione del giudizio per quanto riguarda i tradizionali problemi metafisici, irrisolvibili da un punto di vista scientifico e razionale. Nel 1851 Darwin perse la sua secondogenita e figlia prediletta Annie, di soli 10 anni, probabilmente a causa della tubercolosi. Darwin stesso assistette ininterrottamente la figlia per quasi due mesi a Malvern (Worcestershire), mentre la moglie in stato avanzato di gravidanza non poteva muoversi dalla loro residenza di Down House. La morte di Annie fu una tragedia che lo scosse profondamente e che certamente contribu ad accelerare e in un certo senso radicalizzare il suo rifiuto della religione51. La moglie Emma era credente e praticante e Darwin cerc sempre di attenuare le sue posizioni in merito alla religione per non offendere la di lei fede, ma dopo la morte della piccola Annie rese esplicito il suo distacco dalla religione tradizionale e da quel momento non partecip pi alle funzioni religiose insieme ai familiari. La Natural Theology di William Paley, pubblicata nel 1802 e letta da Darwin quando era studente a Cambridge, sosteneva che luniverso con tutte le sue meraviglie e bellezze, e a questo proposito si faceva ricorso allargomento della complessit e perfezione di un organo come locchio umano, non poteva che essere la manifestazione del disegno intelligente di un artefice soprannaturale, la prova dellesistenza di una Causa Prima dotata di intelligenza. Di fronte a queste argomentazioni Darwin manifest un atteggiamento scettico e razionalista e fece proprio lantico argomento di Epicuro: la natura del mondo non stata affatto disposta

Tutta la vicenda accuratamente ricostruita da R. KEYNES, Casa Darwin. Il male, il bene e levoluzione delluomo, Einaudi, Torino, 2007 (titolo originale Annies Box, Fourth Estate, London, 2001).

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59 per noi dal volere divino, tanto il male di cui piena (Lucrezio, de rerum natura, V, 198199). A Darwin il disegno intelligente appariva in realt un disegno pieno di imperfezioni e soprattutto di crudelt. In una lettera a Hooker, del 13.07.1856, riferendo un commento di Huxley sulla riproduzione sessuata di certe meduse Darwin scrisse: quale libro potrebbe scrivere un cappellano del diavolo sulle opere della natura cos rozze, piene di sprechi, grossolanamente erronee, meschine ed orribilmente crudeli. In una lettera al botanico americano Asa Gray, del 22.05.1860, Darwin cos si esprime: Quanto allaspetto teologico della questione, esso mi risulta sempre doloroso. Non avevo alcuna intenzione di scrivere da ateo, ma devo confessare che non riesco a vedere prove di disegno e benevolenza tuttintorno a noi cos chiaramente come le vedono altri, e come io stesso vorrei vedere. Mi sembra che nel mondo ci sia troppa infelicit. Darwin citava il caso degli icneumonidi, imenotteri simili alle vespe, che immobilizzavano le loro vittime, i bruchi, per cibarsi del loro corpo ancora vivo. A questo proposito si potrebbero moltiplicare gli esempi, la femmina del ragno che dopo laccoppiamento aggredisce e divora il maschio, i batteri che provocano malattie uccidendo non solo gli adulti ma anche piccoli bambini innocenti, lorrendo meccanismo della catena alimentare. La crudelt della vita nella natura enorme. Si sopravvive a prezzo di grandi sofferenze e molte vittime. Nella stessa lettera Darwin esprimeva il suo scetticismo sulla possibilit di conciliare il disegno provvidenziale di Dio con la sofferenza: Il fulmine uccide un uomo, buono o cattivo che sia, per effetto dellazione enormemente complessa delle leggi naturali.. Si pu ritenere che Dio avesse ucciso deliberatamente quelluomo? Molte persone, o addirittura la maggior parte di esse, lo credono io non posso crederlo e non lo credo. E possibile affermare che quando diamo un calcio a una pietra o quando una foglia cade da un albero, era gi stato stabilito, ancor prima che fossero gettate le fondamenta delluniverso, dove esattamente quella pietra o quella foglia sarebbero andate a cadere? In questo senso largomento non ha alcun interesse per me. Pi tardi, nellAutobiografia, alle obiezioni di coloro che ritengono la sofferenza uno strumento di Dio per lelevazione morale delluomo e la sua redenzione, una prova a cui Dio sottopone luomo per indirizzarlo verso la salvezza, Darwin risponder con una osservazione di fondamentale importanza: come spiegare la sofferenza degli animali e degli innocenti? Nessuno mette in dubbio che nel mondo c molta sofferenza. Qualcuno tenta di spiegarlo,

60 per ci che concerne luomo, immaginando che la sofferenza serva alla sua elevazione morale. Ma il numero degli umani sulla terra del tutto irrisorio rispetto a quello degli altri esseri senzienti, i quali spesso soffrono assai senza per la possibilit di unelevazione morale52. Limportanza delle osservazioni di Darwin deriva dalla prospettiva del naturalista quale egli era e dalla considerazione che il male e la sofferenza non riguardano soltanto luomo, ma tutti gli organismi viventi. Con Darwin e la sua teoria dellevoluzione lidea di Cartesio che gli animali siano soltanto delle macchine (e il dolore degli animali qualcosa come il cigolio di un ingranaggio) e che soltanto luomo sia dotato di unanima razionale derivante direttamente da Dio, cade per sempre. Darwin ha, infatti, dimostrato come levoluzione non riguardi solo la morfologia e la fisiologia degli organismi viventi, ma anche i comportamenti e le facolt mentali (memoria, stati emotivi, attenzione, curiosit, forme di linguaggio, ecc.) presenti con diversi gradi di complessit in tutti gli animali. Per Darwin la selezione naturale ha valore adattivo, cio determina un migliore adattamento allambiente, ma non teleologica, cio orientata verso un determinato scopo o fine. Questo principio per il quale ogni lieve variazione, se utile si mantiene, stato da me denominato selezione naturale per indicare la sua analogia con la selezione operata dalluomo. Levoluzione un processo graduale, casuale e imprevedibile, privo di qualsiasi finalit. Darwin si pose il problema della difficolt di concepire luomo come il risultato di un mero caso e di una cieca necessit. Nel 1876 nella sua Autobiografia scrisse: Mi sembra che un altro ordine di considerazioni, un elemento di raziocinio pi che di sentimento, possa avere maggior peso nel far pensare allesistenza di Dio. Si tratta dellestrema difficolt o meglio dellimpossibilit di concepire questo immenso e
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Darwin ha svolto le sue riflessioni di naturalista intorno a un tema che in campo filosofico aveva una lunga tradizione da Epicuro a Leibniz: come conciliare la presenza del male nel mondo con lesistenza di un Dio creatore onnipotente, onnisciente e infinitamente buono? La posizione di Epicuro sintetizzata da una famosa argomentazione: Dio vuole togliere i mali ma non pu, oppure pu ma non vuole, oppure non pu e non vuole, oppure vuole e pu. Se vuole e non pu, impotente, il che non pu essere in Dio. Se pu e non vuole, malvagio, il che parimenti contrario a Dio. Se non pu e non vuole, nello stesso tempo impotente e malvagio, quindi non pu essere Dio. Se vuole e pu, e ci sarebbe confacente a Dio, come spiegare lesistenza del male e perch Dio non lo toglie?. La pi ampia e sistematica risposta a questa impostazione fu quella di GOTTFRIED W. LEIBNIZ , Saggi di Teodicea sulla bont di Dio, la libert delluomo e lorigine del male (1710). Teodicea la dottrina della giustizia di Dio. Secondo Leibniz Dio ha creato il migliore dei mondi possibili, dal momento che in quanto ente perfettissimo non pu aver creato qualcosa di imperfetto. Ci che luomo, dotato di libero arbitrio, considera come un male, in realt un bene che concorre allarmonia di tutto luniverso secondo un disegno divino che per gli uomini rimane inconoscibile. La teoria del migliore dei mondi possibili fu oggetto della pungente ironia di Voltaire (Dictionnaire Philosophique, Ginevra, 1764, 1769, ad vocem Bien, Tout est bien). Il problema della teodicea sar trattato anche da F.M. Dostoevskij ne I fratelli Karamazov.

61 meraviglioso universo, compreso in esso luomo con la sua capacit di guardare lontano sia nel passato che nel futuro, meramente come il risultato del cieco caso o della necessit. Quando considero questo, mi sento portato a pensare ad una Prima Causa avente un intelletto in certo senso simile a quello delluomo, e questa potrebbe essere una concezione teista. Essa era abbastanza fortemente radicata nella mia mente allorch scrivevo lOrigine delle specie, ma da allora un po alla volta, fra molte fluttuazioni, si via via affievolita.Il mistero dellorigine prima di tutte le cose mi appare insolubile da parte delluomo ed perci che devo limitarmi ad essere un agnostico. E ancora: Il vecchio argomento che ci sia un disegno alla base delle manifestazioni naturali viene a cadere ora che stata scoperta la selezione naturale.. Mi sembra che nella variabilit degli esseri organici e nellazione della selezione naturale non vi sia nulla di maggiormente predestinato che nella direzione dei venti. Luomo, quindi, frutto del caso. Nei Notebooks N, 115, Darwin annot: che le circostanze abbiano dato allape il suo istinto non meno meraviglioso del fatto che abbiano dato alluomo il suo intelletto. Dai passi riportati emerge con chiarezza che Darwin non era insensibile al bisogno di riconoscere nella storia della vita e nelluomo uno scopo, un significato, un principio ordinatore, ma la sua onest intellettuale lo conduceva a respingere fuori dal campo della scienza, che significa conoscenza razionale della natura e delluniverso, qualsiasi visione consolatoria. La genetica moderna ha ampiamente dimostrato la correttezza della posizione di Darwin dal punto di vista scientifico. La selezione opera sulle variazioni e le variazioni sono casuali: - nel processo riproduttivo sessuale avvengono errori di copiatura del DNA; - dalla coppia diploide di cromosomi omologhi si forma un gamete aploide mediante il crossing over, cio lo scambio di materiale genetico tra i due alleli; - un solo gamete maschile su miliardi riesce a fecondare la cellula uovo. Questi sono tutti processi casuali, di tipo stocastico, cio probabilistico-statistico, e non ci sono leggi che determinano una direzione piuttosto che unaltra. Di conseguenza i processi evolutivi, che hanno come punto di partenza la variazione, sono casuali e imprevedibili. Accanto alle tendenze di tipo positivistico e materialistico, esemplificate da Haeckel o a

62 quelle agnostiche per quanto riguarda i riflessi dell'evoluzionismo sulle problematiche di tipo filosofico o "metafisico", proprie ad es. di Huxley e dello stesso Darwin, ebbe non poca importanza un filone che potremmo definire di tipo spiritualistico o finalista. Il botanico americano amico di Darwin e convinto sostenitore della teoria dell'evoluzione, Asa Gray, pubblic un saggio53, in cui sosteneva che la dottrina della variazione e della selezione naturale non minava in alcun modo le fondamenta della teologia naturale. L'ipotesi della derivazione delle specie non era contraria, secondo Gray, ad alcuna idea relativa alla creazione del mondo della natura. Infatti, basta ammettere che i meccanismi e le operazioni della natura si compiono in virt di forze messe in atto fin dal principio della creazione, e inoltre si pu anche accettare lidea che di tanto in tanto vi sia stato un intervento diretto di Dio per orientare il processo dellevoluzione. Lo stesso Lyell, che esit a lungo prima di accettare la teoria di Darwin, nel 1863 concludeva il suo libro sull'antichit dell'uomo scrivendo: "Bisognerebbe piuttosto dire che lungi dall'avere una tendenza materialista, l'ipotesi dell'introduzione sulla terra a epoche geologiche successive, prima della vita, poi della sensazione, quindi dell'istinto, infine dell'intelligenza propria dei mammiferi superiori cos vicini alla ragione e infine della ragione perfettibile dell'Uomo stesso, ci offre il quadro del predominio sempre crescente dello spirito sulla materia". Il pi convinto assertore di una evoluzione finalistica fu Alfred R. Wallace, che si allontaner sempre pi dal darwinismo. Wallace sostenne che le capacit intellettuali e il senso morale dell'uomo non avrebbero mai potuto svilupparsi soltanto in seguito alle mutazioni e alla selezione naturale. Bisognava ammettere un intervento esterno, soprannaturale, una intelligenza superiore che avrebbe guidato lo sviluppo dell'evoluzione fino all'apparizione dell'uomo54. Concezioni analoghe saranno in seguito espresse da Robert Broom, lo scopritore di molti fossili di Australopitechi, e dal padre gesuita Teilhard de Chardin (1881-1955), secondo cui

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A. GRAY, Natural Selection not inconsistent with Natural Theology, London 1861, 55 pp.

Sulle concezioni di Wallace cfr. l'interessante saggio di G. SCARPELLI, Il cranio di cristallo. Evoluzione della specie e spiritualismo, Torino 1993, p. 21 ss. e p. 125 ss.; cfr. anche J.C. GREENE, La morte di Adamo cit. p. 364 ss.

54

63 tutta levoluzione della vita sulla terra sarebbe orientata verso la comparsa delluomo55. Paradossalmente, proprio negli Stati Uniti, paese dei pi spettacolari progressi scientifici, si radicato il creazionismo, sostenitore dellinterpretazione letterale del racconto biblico della creazione e della giovane et della terra. Si tratta di un movimento religioso e politico, sostenuto dai fondamentalisti cristiano-evangelici, promotori di vere e proprie crociate contro il darwinismo. Alcuni stati adottarono leggi che vietavano linsegnamento scolastico delle teorie di Darwin ed rimasto celebre il processo Scopes, un insegnante che viol queste disposizioni, a Dayton nel Tennessee. Il processo si apr nel 1925 e John Thomas Scopes fu condannato a unammenda di 100 dollari. Nel 1927 la Corte Suprema annull la condanna per un cavillo tecnico, ma soltanto nel 1968 la legge che vietava linsegnamento dellevoluzionismo venne dichiarata incostituzionale56. A questo punto il movimento creazionista, invocando la libert di pensiero, cerc di far passare la tesi delle pari opportunit, cio chiese che fosse sancito lobbligo dellinsegnamento nelle scuole della dottrina del creazionismo accanto alla teoria dellevoluzione. Nel 1987 la Corte suprema federale pose fine alla controversia vietando agli Stati di imporre lobbligatoriet dellinsegnamento del creazionismo. Nonostante ci, negli ultimi venti anni ha acquistato sempre maggior peso il movimento neocreazionista, che ammette levoluzionismo, ma non la dottrina darwiniana della selezione naturale. Levoluzione della vita sulla terra sarebbe guidata da un disegno intelligente esterno allordine naturale ed avrebbe un fine e una direzione precisa, la comparsa delluomo. Il problema che i neo-creazionisti sostengono che le loro tesi sono scientificamente dimostrabili. Il neo-creazionismo diventato un movimento molto influente, appoggiato oltre che dalla chiesa evangelica di stampo fondamentalista, anche dal movimento politico neo-conservatore, e gode di forti finanziamenti. La saldatura tra creazionisti e politici conservatori ha portato alla nascita delletichetta di teo-con, a cui si in seguito affiancata anche quella di atei devoti, cio di politici non credenti ma conservatori, che sostengono le posizioni religiose

Autore di molte opere dedicate a questo tema, pubblicate per lo pi postume: Le phnomne humain, L'apparition de l'homme, La vision du pass, Le milieu divin, L'avenir de l'homme, L'nergie humaine, L'activation de l'nergie, La place de l'homme dans la nature.
56

55

Legge presente non solo nel Tennessee, ma anche in altri stati come la Florida e lOklahoma.

64 fondamentaliste per motivi di opportunismo nella lotta politica57. I neo-creazionisti hanno fatto breccia in alcuni stati come il Kansas, lAlabama, lOhio, il New Mexico, il Nebraska. Recentemente il presidente americano Gorge Bush ha proposto di mettere sullo stesso piano nei programmi scolastici linsegnamento del darwinismo e del neocreazionismo. Un riflesso di questa situazione si avuto anche in Italia nel 2004, con il tentativo di sopprimere dai programmi scolastici della scuola elementare e media linsegnamento dellevoluzionismo di Darwin, tentativo andato per ora a vuoto di fronte allondata di proteste del mondo scientifico58. Fenomeni simili si sono verificati anche in Inghilterra, dove alcune scuole finanziate dallo stato e sponsorizzate anche da privati hanno tolto linsegnamento del darwinismo dai programmi scolastici, sostituendolo con il creazionismo. Nonostante le proteste di illustri scienziati, come Richard Dawkins di Oxford, e perfino di alcuni vescovi anglicani, il primo ministro inglese Blair si rifiutato di intervenire, invocando la necessit di diversificare il sistema scolastico. La Chiesa cattolica si oppose per lungo tempo alle teorie evoluzionistiche. Il Concilio Vaticano I nel 1870 condann la teoria dellorigine delluomo ab irsuto simio, da un irsuto scimmione. Di fatto, tuttavia, un numero crescente di scienziati di fede cattolica accettava levoluzionismo. Nel 1950 con lenciclica Humani generis Pio XII affermava che levoluzionismo poteva essere oggetto di ricerche e di discussioni da parte di scienziati e di teologi per quanto riguarda lorigine del corpo umano, mentre doveva ritenersi vincolante per il cattolico che lanima fosse stata creata direttamente da Dio. In realt, di fronte alle sempre pi evidenti prove scientifiche della validit della teoria darwiniana, le classi colte del mondo cattolico e protestante hanno accettato levoluzionismo. Il 22 ottobre 1996 in un messaggio inviato alla Pontificia Accademia delle Scienze Giovanni Paolo II ha sostenuto che il punto di vista scientifico e quello religioso sullorigine delluomo non sono inconciliabili. Levoluzionismo viene accettato non pi come una semplice ipotesi tra le tante, ma come una teoria pienamente confermata. Luomo rappresenta comunque un salto ontologico nella storia della vita sulla terra. La notizia di questo messaggio fu
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In Italia il rappresentante pi noto di questa schiera Giuliano Ferrara. Tentativo avvenuto quando era ministro della Pubblica Istruzione e dellUniversit Letizia Moratti.

58

65 pubblicata in prima pagina dal New York Times (25 ottobre 1996) e suscit una grande eco59. E opportuno riportare ampi passaggi dello scritto di Giovanni Paolo II: Tenuto conto dello stato delle ricerche scientifiche a quell'epoca e anche delle esigenze proprie della teologia, l'Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell' "evoluzionismo" un'ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell'ipotesi opposta. Pio XII aggiungeva due condizioni di ordine metodologico: che non si adottasse questa opinione come se si trattasse di una dottrina certa e dimostrata e come se ci si potesse astrarre completamente dalla Rivelazione riguardo alle questioni da essa sollevate. Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell'Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare pi la teoria dell'evoluzione una mera ipotesi. degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all'attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata n provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per s un argomento significativo a favore di questa teoria. Il Magistero della Chiesa direttamente interessato alla questione dell'evoluzione, poich questa concerne la concezione dell'uomo, del quale la Rivelazione ci dice che stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1, 28-29). .l'individuo umano non deve essere subordinato come un puro mezzo o come un mero strumento n alla specie n alla societ; egli ha valore per se stesso. una persona. Grazie alla sua intelligenza e alla sua volont, capace di entrare in rapporto di comunione, di solidariet e di dono di s con i suoi simili. . in virt della sua anima spirituale che la persona possiede, anche nel corpo, una tale dignit. Pio XII aveva sottolineato questo punto essenziale: se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l'anima spirituale immediatamente creata da Dio ("animas enim a Deo immediate creari catholica fides nos retinere iubet", Enciclica Humani generis, AAS 42, 1950, p. 575). Di conseguenza, le teorie dell'evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verit dell'uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignit della persona. Con l'uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un
Il naturalista S. Jay Gould ha commentato molto positivamente questo messaggio: cfr. S.J. GOULD, I distinti magisteri di scienza e religione, in I fossili di Leonardo e il pony di Sofia, Il Saggiatore, Milano 2004, pp. 273-286 e le note a pp. 41759

66 salto ontologico, potremmo dire. Tuttavia, proporre una tale discontinuit ontologica non significa opporsi a quella continuit fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull'evoluzione dal piano della fisica e della chimica? La considerazione del metodo utilizzato nei diversi ordini del sapere consente di conciliare due punti di vista apparentemente inconciliabili. Le scienze dell'osservazione descrivono e valutano con sempre maggiore precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all'ambito spirituale non oggetto di un'osservazione di questo tipo, che comunque pu rivelare, a livello sperimentale, una serie di segni molto preziosi della specificit dell'essere umano. L'esperienza del sapere metafisico, della coscienza di s e della propria riflessivit, della coscienza morale, della libert e anche l'esperienza estetica e religiosa, sono per di competenza dell'analisi e della riflessione filosofiche, mentre la teologia ne coglie il senso ultimo secondo il disegno del Creatore. Questa certamente la posizione pi avanzata assunta dalla Chiesa per quanto riguarda levoluzionismo darwiniano, ma linterpretazione esatta delle parole di papa Wojtyla ha dato luogo a una serie di controversie - a cui possiamo accennare solo brevemente - riaccendendo la polemica sullinconciabilit tra evoluzionismo darwiniano e religioni rivelate. Secondo il cardinale Ratzinger, ora papa Benedetto XVI, il darwinismo relativismo nichilistico, ma possibile conciliare la fede nel Dio provvidenziale e la scienza, dal momento che la scienza in grado di fornire prove dellesistenza del disegno intelligente. Il punto fondamentale della controversia tra scienza e determinate posizioni religiose proprio questo: che lesistenza del cd. disegno intelligente sia dimostrabile scientificamente. Il cardinale di Vienna Christoph Schnborn, ha pubblicamente sostenuto, sul New York Times del 7 luglio 2005, che il pensiero di Giovanni Paolo II non era stato correttamente inteso e che la teoria dellevoluzione biologica rimane una ipotesi, non una certezza, anzi levoluzione darwiniana, vale a dire un processo di variazioni casuali e selezione naturale, senza lesistenza di un disegno predisposto dal Creatore, certamente falsa. Al cardinale Schnborn ha replicato su The Tablet del 5 agosto 2005 il gesuita padre George Coyne, direttore dellosservatorio astronomico del Vaticano e consigliere scientifico di Giovanni Paolo II, criticandone le affermazioni. Attualmente il dibattito sulla conciliabilit tra evoluzionismo darwiniano e religione trova largo spazio sulla grande stampa quotidiana con interventi di biologi, naturalisti, filosofi e storici della scienza. Appare chiaro, comunque, che si stanno
419 (titolo originale: Leonardos Mountain of Clams and the Diet of Worms, Vintage Books, New York, 1999).

67 diffondendo nella societ europea forse per contagio da quella americana posizioni antievoluzionistiche e che nei media dato largo spazio anche a voci anti-darwiniane improntate alla pi crassa ignoranza dei reali problemi scientifici60.

A questo proposito citiamo la recente pubblicazione di G. ROSA ALBERONI, Il dio di Michelangelo e la barba di Darwin, Rizzoli, Milano, 2007, con prefazione del cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace e del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Si tratta di un lavoro intriso di fanatismo e del tutto privo di senso scientifico. Non bisogna ignorare il fatto che vi sono biologi e antropologi, che pur essendo credenti e a volte anche cattolici, respingono il cd. disegno intelligente e tengono nettamente distinti i due campi, quello della scienza, che non pu fare ricorso al soprannaturale per spiegare i fenomeni osservabili, e quello della fede. Cfr., ad es., C. DE DUVE, Singularities. Alle origini della vita, Longanesi, Milano 2008. Diamo alcune indicazioni bibliografiche per chi volesse ulteriormente documentarsi sul tema dei rapporti tra evoluzione darwiniana e religione e pi in generale tra scienza e fede: O. FRANCESCHELLI, Dio e Darwin. Natura e uomo tra evoluzione e creazione, Donzelli editore, Roma, 2005; F. FACCHINI, Lavventura delluomo. Caso o progetto?, edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2006; T. PIEVANI, Creazione senza Dio, Einaudi, Torino, 2006; O. FRANCESCHELLI, La natura dopo Darwin, Donzelli editore, Roma, 2007.

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68

CAPITOLO 2

La paleontologia umana

La paleontologia umana o paleoantropologia la disciplina che studia gli Ominidi fossili. Per ricostruire e comprendere il processo evolutivo bisogna disporre di una datazione relativa e assoluta dei reperti e collocarli nel loro contesto ecologico originario. La ricostruzione delle condizioni climatiche e ambientali in cui vissero gli Ominidi e la loro datazione possibile grazie all'ausilio di altre discipline scientifiche come la geologia, la mineralogia, la paleontologia e la palinologia (studio dei pollini); per meglio comprendere lo psichismo, il modo di vita e le forme di relazione sociale dei pi antichi uomini indispensabile l'archeologia preistorica che studia i manufatti e l'evolversi delle tradizioni culturali. La paleoantropologia fa quindi parte di un complesso sistema di ricerche interdisciplinari, il cui scopo comune la ricostruzione dell'evoluzione fisica e culturale del genere umano. La paleontologia cerca di ricostruire la filogenesi delle diverse specie, ma mentre in biologia la specie definibile come una popolazione di individui in grado di accoppiarsi e generare prole fertile, in paleontologia la definizione di specie va incontro a grandi difficolt, che spiegano in parte la miriade di classificazioni diverse proposte dai vari autori. Innanzitutto, non possibile la verifica sperimentale, cio la prova biologica della interfecondit e quindi della appartenenza effettiva di organismi fossili a una medesima specie. La classificazione dei fossili deve basarsi su criteri di carattere morfologico, con tutti i limiti che ci comporta, per di pi accentuati dal fatto che la documentazione fossile degli Ominidi spesso molto frammentaria e raramente si dispone di scheletri completi e ben conservati. Inoltre, mentre la documentazione biologica concerne organismi viventi attuali, quella fossile si dispone lungo un considerevole arco di tempo e in questa ampia escursione cronologica possibile osservare la gradualit dei cambiamenti attraverso cui le specie si trasformano. Se si disponesse di una documentazione fossile completa, risulterebbe arbitrario delimitare delle unit specifiche in

69 un continuum evolutivo, poich ciascun individuo risulterebbe co-specifico con i propri immediati antenati e i propri immediati discendenti. La specie paleontologica, quindi, non soltanto una entit definita nello spazio, ma anche nel tempo, una cronospecie. molto difficile stabilire con certezza fino a che punto le specie definite in paleontologia siano effettivamente dei validi taxa. I criteri per definire una specie fossile sono la morfologia, la distribuzione spaziale e la cronologia. Nel caso dei fossili ominidi frequente che il problema della classificazione risulti ulteriormente aggravato da vari fattori quali l'incompletezza della documentazione - ad es. per interi periodi non si dispone di fossili oppure sono in numero troppo esiguo o troppo frammentari o la difficolt di ottenere una datazione sufficientemente sicura.

2.1 Metodi di datazione


Per lo studio della filogenesi degli Ominidi i metodi di datazione pi importanti sono quelli radiometrici, integrati dalla biostratigrafia e dalla stratigrafia paleomagnetica e pi recentemente dalle stime dellet della divergenza evolutiva rese possibili dalla genetica, il cosiddetto orologio biomolecolare. Le datazioni radiometriche sono datazioni assolute, cio forniscono date in anni solari a partire da oggi, anche se con un margine di errore statistico pi o meno ampio a seconda dei metodi e dei singoli campioni utilizzati. I metodi radiometrici si basano sul fatto che determinati elementi chimici come ad es. il carbonio, luranio o il potassio, hanno isotopi naturali instabili, cio radioattivi, che quindi sono soggetti a decadimento con un tempo di dimezzamento sufficientemente ben conosciuto. Il tempo di dimezzamento (semiperiodo o vita media, half life) il periodo di tempo in cui il numero degli isotopi radioattivi si riduce della met. Il decadimento radioattivo costante per ciascun elemento e non influenzato da fattori ambientali e neppure dal tipo di sostanza di cui lelemento fa parte. I metodi di datazione radiometrica sono il potassio-argon (40K 40Ar), le tracce di fissione, il disequilibrio radioattivo
234

U/230Th, lidratazione dellossidiana, la risonanza dello spin degli

elettroni, la racemizzazione degli amminoacidi. Questi metodi hanno diversi campi di applicazione in paleoantropologia.

70 Potassio / Argon Questo metodo si pu applicare a ceneri vulcaniche e a rocce di origine effusiva come lava, basalti, graniti, tufi, feldspati, trachiti, pomici, andesiti, rioliti. La maggior parte delle rocce e dei minerali contengono potassio. Dei tre isotopi del potassio, uno radioattivo (40K) e costituisce lo 0,01167 % del potassio presente sulla terra. Ha un semiperiodo di un miliardo e duecentocinquanta milioni di anni (T = 1,25 x 109). L89% del decade in
40 40

K decade in
40

40

Ca e l11%

Ar, un isotopo stabile. Alle alte temperature di uneruzione vulcanica, tutto K, viene rilasciato,
40

largon accumulato in precedenza in una roccia per decadimento del decadimento del
40 40

mentre dopo leruzione e la solidificazione della roccia eruttata, riprende il processo di K in


40

Ar e largon riprende quindi ad accumularsi. Il rapporto tra

Ar e

K funzione diretta del tempo trascorso dal momento di raffreddamento della roccia e

quindi la misurazione del contenuto di 40Ar e 40K di una roccia consente di stabilire lepoca in cui avvenuta la sua solidificazione. Affinch la datazione sia valida necessario che il campione non abbia acquisito oppure non abbia perso 40Ar nel corso del tempo. Latmosfera contiene lo 0,93 % di argon e quindi si pu verificare contaminazione nel corso del tempo. Il tasso di contaminazione pu essere calcolato misurando leventuale presenza di due isotopi dellargon (38Ar e 36Ar), che sono presenti in percentuali note nellargon atmosferico. Alcuni minerali, invece, possono perdere argon in seguito a fenomeni di carattere fisico e chimico e quindi sono meno adatti alle datazioni con questo metodo. Il limite inferiore delle datazioni potassio/argon, inizialmente di circa 500 ka61, stato notevolmente abbassato con i perfezionamenti della tecnica, ma tanto pi il campione recente tanto pi il metodo diventa impreciso e di scarsa utilit, avendo una deviazione standard che diventa eguale o quasi eguale alla data stessa. Non esiste un limite superiore per questa tecnica di datazione, che trova il suo miglior campo di applicazione in geologia e per stabilire let stessa della terra. Il primo fossile di Ominide datato col metodo 40K/40Ar stato, nel 1959, il cd. Ziniantropo di Olduvai, una forma di Australopiteco robusto o Parantropo. Successivamente il metodo stato costantemente perfezionato e grazie ad apparecchiature sempre pi sensibili attualmente non si utilizza pi un campione di roccia ma un singolo cristallo, che dopo bombardamento

Dora in poi utilizzeremo le seguenti abbreviazioni: 1 ka (kilo-annum) = 1000 anni, 1 Ma (mega-annum) = un milione di anni. Quindi 3 Ma significa tre milioni di anni fa, 200 ka significa 200.000 anni fa.

61

71 con neutroni che trasforma lisotopo stabile 39K in 39Ar - viene fuso ad alta temperatura in vuoto, mentre uno spettrometro di massa misura i due gas rilasciati, 39Ar e 40Ar. La datazione di singoli cristalli consente di non utilizzare cristalli che in base al loro aspetto fisico sono da ritenere in deposizione secondaria e non primaria, quindi pi antichi del campione che si intende datare. Il radiocarbonio Il metodo di datazione del radiocarbonio stato ideato dal chimico americano Willard F. Libby (1908-1980) verso la fine degli anni 40 del XX secolo. comportamento del
14

Libby studi il

C nellatmosfera, nellidrosfera, nella litosfera e nella biosfera. Il

carbonio per combustione in ossigeno forma lanidride carbonica (CO2), presente nellatmosfera. Nellacqua CO2 si trova in soluzione, nella litosfera il carbonio sotto forma di carbonato di calcio o di magnesio, mentre nella biosfera un costituente fondamentale di ogni organismo vivente. Esistono due isotopi stabili del C, 12C e 13C .
13 12

C ha 6 protoni e 6 neutroni e peso atomico 12

e costituisce il 98.9 % di tutto il carbonio; C rappresenta l1.1 % del carbonio, mentre il 14C costituisce appena l1.18 x 10-10 % di tutto il carbonio, vale a dire una parte per miliardo. A causa dei vasti movimenti dellatmosfera il radiocarbonio si distribuisce uniformemente per cui vi una percentuale costante di 14C in rapporto a 12C. Altezza, latitudine e longitudine non influenzano il tasso di concentrazione del 14C nellatmosfera, che quindi uniforme su tutto il globo. Di conseguenza nellanidride carbonica che si forma nellatmosfera si riproduce la medesima proporzione tra sar 14CO2 anzich 12CO2. Tutti gli organismi viventi assorbono direttamente o indirettamente
14 14

Ce

12

C: su un miliardo di molecole di anidride carbonica una C dallatmosfera.

Infatti, lanidride carbonica e lacqua sono il materiale utilizzato dagli organismi autotrofi per la produzione di carboidrati sia mediante la fotosintesi sia per mezzo di reazioni chimiche. Gli organismi produttori assorbono CO2 dallatmosfera, acqua dal terreno e grazie allenergia della radiazione solare producono carboidrati: CO2 + H2O ! CH2O + O2. In parole pi semplici le piante assumono anidride carbonica dallatmosfera e acqua dal terreno e le trasformano in nutrimento liberando ossigeno. Come conseguenza della catena alimentare gli organismi eterotrofi si nutrono di quelli autotrofi - tutti gli organismi viventi contengono radiocarbonio nella stessa proporzione di

72 quello atmosferico. Dopo la morte dellorganismo, cessa lassunzione di radiocarbonio dallatmosfera e quello presente nellorganismo, come tutte le sostanze radioattive, va incontro al decadimento naturale, cio si disintegra secondo un ritmo fisso. Conoscendo il semiperiodo del 14C, si pu calcolare quanto tempo trascorso dalla morte dellorganismo, misurando il 14C residuo. Il radiocarbonio permette di datare i resti di qualsiasi organismo vegetale o animale o comunque materiali che siano stati generati da organismi viventi, che siano cio di origine biologica. Tra i materiali pi diffusi nellambito delle datazioni radiocarboniche sono: il legno, qualunque resto vegetale carbonizzato e in particolare i carboni che derivano da focolari o da strutture lignee incendiate, semi, frutti, foglie o qualunque altra parte di un organismo vegetale; formazioni sedimentarie di origine organica come le torbe, gli acidi umici dei suoli, fanghi lacustri organogeni; resti animali quali ossa, pelli, corna, gusci di conchiglie marine; tutti i manufatti fabbricati dalluomo con materiali che siano resti di organismi vegetali o animali (legno, ossa, corno, cuoio, pelle). Per quanto riguarda i gusci dei molluschi, sono affidabili le datazioni effettuate su conchiglie marine, poich il carbonio presente nel carbonato dei gusci deriva dallanidride carbonica in soluzione negli oceani, che in equilibrio con quella dellatmosfera, mentre per i molluschi terricoli e di acqua dolce non si conosce la composizione isotopica del carbonio utilizzato, che deriva dalla litosfera e pu comprendere carbonio di origine fossile. Le datazioni radiocarboniche possono estendersi da oggi fino a un limite superiore teorico di 70.000 anni, in pratica si riesce a utilizzare fino a 45-50.000 anni BC e quindi utile per la datazione del Paleolitico Medio e Superiore. La serie delluranio Altri metodi di datazione radiometrica sono il disequilibrio dellU/Th e le tracce di fissione. Il metodo delluranio-torio ha un limite di circa 350 ka da oggi e quindi utilizzato per quei contesti che sono pi antichi del limite superiore del radiocarbonio e pi recenti del limite inferiore di applicabilit del potassio-argon. Si pu utilizzare per datare concrezioni calcaree, crostoni stalagmitici, conchiglie marine, coralli e ossa. Le tracce di fissione permettono di datare rocce vulcaniche effusive e in genere il metodo viene utilizzato per confermare o integrare le datazioni potassio-argon.

73 I reversal paleomagnetici La magnetostratigrafia si rivelato uno strumento di datazione molto utile per la paleoantropologia. I parametri del campo magnetico terrestre (intensit, direzione, declinazione) sono in continuo cambiamento e nel passato erano molto diversi da quelli attuali. Alla base della magnetostratigrafia vi sono le fluttuazioni della direzione del campo magnetico, che attualmente per convenzione definito di polarit normale, ma che in passato poteva essere inversa. I cambiamenti di direzione del campo magnetico avvenuti in passato si chiamano reversal paleomagnetici. La sequenza delle inversioni del campo magnetico conosciuta abbastanza bene nel dettaglio per gli ultimi 5 Ma e in misura pi generica fino a 80 Ma. Negli ultimi 5 Ma si sono verificati due lunghi periodi di polarit normale e due di polarit inversa. Allinterno di questi periodi vi sono per degli eventi di pi breve durata (poche migliaia di anni o al massimo 20 ka) in cui la polarit si era invertita. Le rocce vulcaniche e alcune stratificazioni sedimentarie hanno conservato una magnetizzazione residua che ci indica la direzione del campo magnetico nellepoca in cui si sono raffreddate o sedimentate. E stata cos possibile, a partire dagli anni 60, la costruzione di una stratigrafia paleomagnetica in cui i reversal principali e gli episodi di breve durata sono stati datati mediante metodi radioattivi. La cronologia di questi episodi stata costantemente raffinata grazie a sempre nuove datazioni. Lutilit per la paleoantropologia consiste nel fatto che in una sequenza stratigrafica se si dispone di uno o pi strati costituiti da rocce vulcaniche suscettibili di datazioni radiometriche, lintera sequenza pu essere raccordata con la magnetostratigrafia.

74

Tabella II la cronologia paleomagnetica, in nero i periodi di polarit normale, in bianco quelli di polarit inversa

75

Ere Quaternario

epoche Olocene Pleistocene Pliocene

da 0,01 ad oggi da 2 a 0,01 Ma da 6 a 2 Ma verso la fine del Pliocene compare il genere Homo al limite tra Miocene e Pliocene compaiono i primi Ominidi grande diffusione delle scimmie antropomorfe compaiono in Africa le prime scimmie catarrine

Miocene Terziario Oligocene Eocene Paleocene Cretaceo Mesozoico Giurassico Triassico Permiano Carbonifero Devoniano Siluriano Ordoviciano Cambriano

da 23 a 6 Ma da 38 a 23 Ma da 54 a 38 Ma da 65 a 54 Ma

compaiono le prime forme di Primati radiazione adattiva dei Mammiferi alla fine del Cretaceo estinzione in massa dei Dinosauri Massima diffusione dei Dinosauri Prime forme di Mammiferi

da 225 a 65 Ma

Paleozoico

da 570 a 225 Ma

primi rettili primi anfibi prime forme di pesci primi vertebrati Trilobiti (artropodi marini) dai batteri agli organismi pluricellulari

Precambriano o Proterozooico

da 4600 a 570 Ma

Tabella III

le ere geologiche

76

Il Quaternario, da 2 Ma ad oggi, si suddivide in Pleistocene e Olocene e il Pleistocene in inferiore, medio e superiore:


anni da oggi in Ma

Olocene 0,012
superiore
Fine delle glaciazioni

0,130

medio

crono Brunhes polarit normale

Pleistocene

0,778

Limite Matuyama / Brunhes

inferiore

Polarit inversa (crono Matuyama)

1,98 / 1,78 Tabella IV Suddivisioni del Quaternario

Episodio di polarit positiva di Olduvai

77

2.2 I fenomeni glaciali e interglaciali


Dal punto di vista climatico il fenomeno dominante degli ultimi milioni di anni nella storia della terra stato il progrssivo raffreddamento, che ha inizio gi nel corso del Miocene ma raggiunge il suo apice verso la fine del Pliocene e per tutto il Pleistocene. In questepoca nei periodi di forte abbassamento della temperatura si formano imponenti masse di ghiaccio alle calotte artiche e antartiche, nonch alle maggiori altitudini. Il primo quadro sistematico delle glaciazioni stato fatto da Albrecht Penck e E. Brckner, grazie allo studio dei depositi morenici delle Alpi bavaresi, che consent di identificare quattro glaciazioni denominate nellordine dalla pi antica alla pi recente Gnz, Mindel, Riss e Wrm, dal nome di alcuni corsi dacqua affluenti di destra del Danubio62. Due glaciazioni mal definite sono state riconosciute prima di quella di Gnz: Donau e Biber. Ogni periodo glaciale stato seguito da un interglaciale caratterizzato da clima caldo e durante ogni glaciazione vi stata unalternanza di periodi di freddo intenso e di altri di clima pi temperato denominati interstadiali. Gli interglaciali sono designati dal nome della glaciazione immediatamente precedente e di quella immediatamente successiva: Gnz/Mindel, Mindel/Riss e Riss/Wrm. La nomenclatura di Penck e Brckner ha costituito il modello della cronologia del Quaternario non solo in Europa, ma in tutti i continenti. Nel corso degli anni 50 del XX secolo Cesare Emiliani63 apr una nuova strada alla ricerca dei cambiamenti climatici ciclici della terra, quella dei rapporti isotopici dellossigeno. Lo studio delle carote estratte dal fondo degli oceani mostrava unalternanza di specie di foraminiferi e altri micro-organismi marini di ambiente freddo e di ambiente temperato o caldo. Le diverse sezioni della carota potevano essere datate mediante il radiocarbonio, la serie delluranio o il paleomagnetismo. Inoltre, analizzando la differente composizione chimica del guscio di questi micro-organismi, si poteva tracciare una curva delle variazioni del tasso di frequenza dellisotopo stabile
18

O rispetto allaltro isotopo stabile

16

O. Queste

variazioni sono una conseguenza delle variazioni della temperatura e dellestensione o contrazione delle masse di ghiaccio ai poli. Infatti, nei periodi freddi lacqua che evapora e che poi rimane intrappolata sotto forma di ghiaccio ai poli, contiene un tasso minore di 18O,
A. PENCK, E. BRCKNER, Die Alpen im Eiszeitalter, Leipzig, 1-3, 1901-1909. Cesare Emiliani (Bologna 1922 Palm Beach 1995) pu essere considerato il fondatore della paleo-oceanografia. Laureatosi a Bologna nel 1945, si trasfer negli U.S.A. nel 1948, insegnando dapprima alluniversit di Chicago e poi a quella di Miami
63 62

78 che pi pesante, e quindi lacqua degli oceani si arricchisce di 18O, mentre nei periodi caldi avviene il contrario, diminuisce il tasso di 18O e aumenta quello di 16O. In questo modo stato possibile stabilire che il numero dei periodi freddi o glaciali erano pi numerosi di quanto era stato stabilito attraverso lo studio dei depositi morenici. Nel solo Pleistocene medio e superiore, cio negli ultimi 780 ka anni, vi erano stati 9 periodi glaciali e 10 interglaciali e altri 8 glaciali e 9 interglaciali nel Pleistocene inferiore. Gli stadi isotopici dellossigeno (Oxygen Isotopic Stages, dora in poi abbreviatoOIS) sono numerati a partire dallOlocene o post-glaciale, che riceve il n. 1, quindi tutti gli interglaciali sono dispari e i glaciali pari64. La cronologia dellOIS ha sostituito quella tradizionale creata da Penck e Brckner, le cui etichette sono cadute in disuso, ma non del tutto. Infatti, per il Pleistocene medio avanzato e il Pleistocene Superiore, lo studio della sequenza dei terrazzi fluviali, dei cicli sedimentari, dei depositi stratificati dei ripari sotto roccia e delle grotte, insieme allo studio dei complessi faunistici e alle analisi polliniche, aveva condotto a una dettagliata articolazione cronologica, che trova una buona corrispondenza negli OIS. Ad es, OIS 2, tra 24 e 11 ka, corrisponde a una sequenza di ben undici oscillazioni climatiche, dal Wrm IV fino al Dryas III, con cinque interstadiali temperati e cinque o sei fasi fredde. LOIS 3, tra 57 e 24 ka, corrisponde allinterpleniglaciale Wrm II - Wrm III con sei interstadiali e cinque fasi fredde. LOIS 5, tra 127 e 71 ka, viene suddiviso in 5 a-e e OIS 5 e corrisponde allinterglaciale Riss/Wrm, mentre OIS 5 a-d corrisponde alla prima parte della glaciazione wrmiana.

C. EMILIANI, Pleistocene temperatures, in Journal of Geology, 63, 1955, pp. 538-578; ID., Temperature and age analysis of deepsea cores, in Science, 125, 1957, pp. 383-385; ID., Isotopic palaeotemperatures, in Science, 154, 1966, pp. 851-857; ID., The significance of deep sea-cores, in D. BROTHWELL, E. HIGGS (eds.), Science in Archaeology, London 1969, pp. 109117. La curva OIS costantemente in progress e non possibile in questa sede citare la letteratura di aggiornamento.

64

79

2.3 Classificazione zoologica delluomo


Un pannello del museo di storia naturale di Londra mostra con chiarezza e semplicit la classificazione zoologica dell'uomo. Tutti gli esseri umani sono dei Vertebrati, infatti come tutti i vertebrati abbiamo una spina dorsale. Gli esseri umani sono mammiferi, infatti come tutti i mammiferi abbiamo peli o capelli, ghiandole che producono latte e tre ossa separate nella parte media dell'orecchio. Gli esseri umani sono primati, infatti come tutti i primati abbiamo unghie alle dita delle mani e dei piedi, un pollice opponibile e quattro incisivi nella mascella superiore e quattro in quella inferiore (mandibola). Gli esseri umani sono apes (scimmie antropomorfe), infatti come tutte le antropomorfe non abbiamo coda, le scapole sono poste sul dorso e non lateralmente ed abbiamo un modello a Y dei solchi sulla superficie masticatoria dei molari. Nella sistematica zoologica, quindi, l'uomo appartiene all'ordine dei primati e per comprendere la filogenesi umana necessario fornire qualche notizia sulla sistematica dei primati. Il termine "primati", dal latino primas, -atis, primato, superiorit, compare per la prima volta nella decima edizione (1758-1759) del Systema naturae di Linneo per designare un ordine di mammiferi comprendente le scimmie e l'uomo. L'ordine dei Primati si suddivide in due sub-ordini, le Proscimmie e le Scimmie o Antropoidi (Anthropoidea). Le Proscimmie comprendono i lemuri, i loris e i tarsi suddivisi a loro volta in numerose famiglie. Le Scimmie si suddividono in due infra-ordini, Platyrrhini o Scimmie del Nuovo Mondo, caratterizzate dal setto nasale largo e narici laterali divergenti, e Catarrhini o Scimmie del Vecchio Continente, caratterizzate da setto nasale stretto. Le Scimmie catarrine comprendono due superfamiglie, Cercopithecoidea, scimmie quadrupedi e con coda, ed Hominoidea, questultima comprendente tre famiglie, Hylobatidae (i gibboni, il siamang ed altre specie che vivono nell'arcipelago indonesiano, nella penisola malese e in Indocina), Pongidae ed Hominidae. I Pongidi, ovvero le grandi scimmie antropomorfe (great apes), comprendono l'orango (Pongo pygmaeus), che vive nelle foreste di Sumatra e del Borneo; il gorilla (Gorilla gorilla), lo scimpanz (Pan troglodytes, lo scimpanz di taglia maggiore, e Pan paniscus, lo scimpanz pigmeo o bonobo, che alcuni considerano una specie distinta). Il gorilla e le diverse specie di scimpanz abitano le foreste vergini dell'Africa equatoriale. Gli Ominidi sono rappresentati da un'unica specie vivente, Homo sapiens, distinta in numerose

80 variet e in grado di occupare tutti gli ambienti naturali della terra. Oggi sempre pi frequentemente usata una diversa classificazione degli Hominoidea, cio uomini e grandi scimmie antropomorfe, una classificazione di tipo cladistico, vale a dire basata sulla filogenesi, avvalorata anche dalle analisi di comparazione del DNA delle diverse specie, che permette di stabilire quando si sono verificate le divergenze evolutive. Nella classificazione cladistica la superfamiglia degli Hominoidea suddivisa in due famiglie, Hylobatidae, vale a dire i gibboni, e Hominidae, questultima a sua volta in diverse sottofamiglie: Ponginae (gli oranghi), Gorillinae (i gorilla), Homininae, comprendente sia lo scimpanz che luomo. Un inconveniente di questa classificazione il fatto che la famiglia degli Ominidi, termine tradizionalmente riservato agli umani, viene a comprendere sia gli umani che tutte le grandi scimmie antropomorfe, contravvenendo a una lunga e consolidata tradizione di studi e creando notevole confusione per i non addetti ai lavori. Quindi continueremo a usare il termine Ominidi per indicare la famiglia che comprende solo quelle specie che si iscrivono nella linea filogenetica umana.

2.4 Gli sviluppi della paleontologia umana dopo Darwin


Per molti decenni dopo la pubblicazione de L'Origine delle specie e de L'origine dell'uomo le scoperte di fossili umani furono molto poche e questo ebbe unainfluenza negativa sulle concezioni del processo dell'antropogenesi formulate dagli stessi sostenitori della teoria dell'evoluzione. A parte le sepolture di uomini di Neandertal rinvenute tra il 1908 e il 1911 in Francia, la paleontologia umana pot disporre solo della calotta cranica e del femore di Trinil (1891), della mandibola di Mauer (1907), del cranio di Broken Hill (1921), mentre il cranio di un bambino di Australopiteco scoperto a Taung nel 1924 non fu ammesso come Ominide dalla scienza ufficiale. A ci si aggiunse il grave episodio del falso di Piltdown (1912-1915), che disorient la paleoantropologia per circa quarant'anni. Solo nel 1929 inizi il primo ventennio d'oro per la paleontologia umana. Nel 1929 si scoprirono i primi resti di fossili umani del Pleistocene Medio a Chu Ku Tien in Cina, dove i ritrovamenti continuarono fino al 1937. Nello stesso tempo ripresero le ricerche degli olandesi a Giava e tra il 1931 e il 1933 si recuper unimportante serie di crani a Ngandong e tra il 1937 e il 1941 a Sangiran. In Europa risale al 1933 la scoperta del cranio di Steinheim, in

81 Germania, al 1935 quella dei primi frammenti del cranio di Swanscombe in Inghilterra, al 1929 e al 1935 quella dei crani di Saccopastore in Italia. Importanti ritrovamenti di uomini di Neandertal e di uomini anatomicamente moderni furono fatti tra il 1931 e il 1933 nelle grotte del monte Carmelo in Palestina, a Skhul e a Tabun. Infine, Robert Broom riprese le ricerche nel Sudafrica e tra il 1936 e il 1948 scopr i pi antichi fossili di Ominidi allora conosciuti a Sterkfontein, Kromdraai e Swartkrans, mentre R. Dart effettu nuovi rinvenimenti a Makapansgat. Nel 1959 con il ritrovamento del cranio di Zinjanthopus boisei da parte di Louis e Mary Leakey nello strato I di Olduvai e la sua datazione con il nuovo metodo del K-Ar radioattivi a 1,75 Ma inizi una nuova stagione di grandi scoperte e questa volta soprattutto in Africa, nelle regioni attraversate dalla Great Rift Valley. Le scoperte a Olduvai continuarono ancora per alcuni anni, ma una nuova promettente regione fossilifera fu individuata nel 1967 da Richard Leakey. Mentre stava volando dal Kenya all'Etiopia, fece una deviazione dalla rotta normale per sorvolare il lato orientale del lago Turkana (ex lago Rodolfo). Guardando dal finestrino, si rese conto che non stava volando sopra una regione vulcanica, come era opinione diffusa, ma su una regione di rocce sedimentarie incise dai fiumi, unarea ideale, quindi, per la ricerca dei fossili. Richard Leakey organizz una serie annuale di campagne di ricerca, che tra il 1968 e il 1976 portarono alla scoperta, a Koobi Fora e a Ileret, di una quantit impressionante di resti di Ominidi pleistocenici e pliocenici. In seguito Richard Leakey estese le sue indagini alla riva occidentale del Turkana, dove fece scoperte altrettanto clamorose, come il cd. cranio nero e il ragazzo del Turkana. Dal 1973 al 1976 una spedizione franco-americana inizi l'esplorazione delle gole di Hadar, nella depressione dell'Afar in Etiopia, rinvenendo, tra l'altro, il famoso scheletro di Lucy. Dal 1974 al 1979 Mary Leakey diresse le ricerche a Laetoli in Tanzania, che portarono alla scoperta delle impronte lasciate dagli Ominidi pliocenici. Quelle africane sono certamente le scoperte pi numerose e pi clamorose - e continuano tutt'ora con un ritmo intenso - ma anche in Asia e in Europa si sono verificati importantissimi ritrovamenti: a Giava nella localit gi nota di Sangiran ed in alcuni nuovi siti; in Cina ancora a Chu Ku Tien e in alcune localit della regione di Lantian, a Yunxian, Hexian, Mapa, Dali e Yungniushan; a Petralona e pi recentemente a Apidima in Grecia; nella caverna dell'Arago in Francia; ad Atapuerca in Spagna; a Dmanisi in Georgia; a Ceprano e Altamura in Italia. Come abbiamo detto in precedenza, per quasi settant'anni i sostenitori dell'estensione della

82 teoria dell'evoluzionismo anche all'uomo avevano ben pochi reperti di Ominidi fossili per convalidare il loro assunto e ricostruire la filogenesi umana, almeno nelle sue linee principali. Nella ricostruzione del processo di ominazione e nell'interpretazione dei fossili comunque disponibili ebbero un peso determinante le diverse correnti del pensiero evoluzionistico, che cominciarono a manifestarsi fin dalla pubblicazione de L'origine delle specie. Come abbiamo gi detto nel capitolo precedente, accanto alle tendenze di tipo positivistico e materialistico, esemplificate da Haeckel o a quelle agnostiche per quanto riguarda i riflessi dell'evoluzionismo sulle problematiche filosofiche o di tipo "metafisico", proprie ad es. di Huxley, ebbe non poca importanza un filone che potremmo definire di tipo spiritualistico o finalista, rappresentato dal botanico americano amico di Darwin e convinto sostenitore della teoria dell'evoluzione, Asa Gray, e soprattutto da Alfred R. Wallace, che si allontaner sempre pi dal darwinismo, e in seguito dal padre gesuita Teilhard de Chardin.

2.5 Il falso di Piltdown


nel contesto del prevalere dell'idealismo contro il positivismo a cavallo del XIX e del XX secolo, dei continui attacchi portati alla teoria darwiniana dell'evoluzione e dell'affermarsi della concezione di una evoluzione teleorientata, capace di riconciliare scienza e religione, che possiamo comprendere come sia maturato, anche presso ricercatori delle pi diverse estrazioni ideologiche, un orientamento della paleontologia umana che possibile definire "pitecofobia", cio l'allontanamento in un passato geologico sempre pi remoto del momento in cui si separata una linea ominide indipendente da quella delle scimmie antropomorfe. In questo modo la nostra parentela con le scimmie antropomorfe o era negata o risaliva a un'et talmente antica da perdere gran parte del suo significato. Lidea che un profondo e insuperabile abisso separava luomo da tutti gli animali era cos profondamente radicata che non si riusciva ad accettare che lumanit abbia potuto emergere gradualmente dal mondo animale. La battuta del vescovo Wilberforce (Preferite essere imparentato a una scimmia da parte di vostro nonno o da parte di vostra nonna?) e della moglie del vescovo Worcester (Discendere da una scimmia, mio caro, speriamo che non sia vero! Ma se lo fosse, preghiamo che non si sappia), esprimevano uno stato danimo ampiamente diffuso nella societ vittoriana.

83 I maggiori rappresentanti dell'antropologia agli inizi del XX secolo furono in Inghilterra Arthur Keith (1866-1955) e Grafton Elliott Smith (1871-1937). Inizialmente Keith, medico e anatomista, in base ai suoi studi aveva concluso che il primo carattere umano a comparire doveva essere stata la bipedia e che il processo di encefalizzazione si sarebbe sviluppato soltanto in un momento successivo. Di parere opposto era Elliott Smith, convinto che per prima cosa si fosse sviluppato un grande cervello, quando ancora i nostri antenati vivevano sugli alberi, e che la stazione eretta e l'andatura bipede si fossero sviluppate soltanto in seguito, quando i nostri antenati scesero dagli alberi. Arthur Keith, tratto in inganno dalla errata datazione dell'uomo di Galley Hill, attribuito agli inizi del Pleistocene, abbandon le sue convinzioni iniziali ed accett la teoria di Elliott Smith: lo sviluppo di un grande cervello doveva risalire gi al Pliocene e la formula "il cervello apre la strada" orient gli studi di paleoantropologia e l'interpretazione dei fossili di Ominidi. A questo punto il terreno era pronto per la beffa di Piltdown65. Un avvocato dilettante di paleontologia, Charles Dawson, rinvenne in una cava a Piltdown alcuni frammenti di teca cranica umana che consegn a Arthur Smith Woodward (1864-1944), conservatore del Dipartimento di Geologia del British Museum e specialista di pesci fossili, con il quale era in contatto. Le ricerche proseguirono nell'estate del 1912 con la partecipazione dello stesso Woodward e occasionalmente anche del padre Teilhard de Chardin. Furono rinvenuti tre frammenti di parietale appartenenti allo stesso cranio e in seguito alla presenza del solo Dawson una mezza mandibola sul fondo della cava. In base al livello degli strati di ghiaia da cui provenivano e alla quota del terrazzo fluviale in cui la cava era ubicata, i resti furono attribuiti al Pleistocene inferiore o al Pliocene. Woodward battezz un nuovo genere di Ominide, l'Eoanthropus dawsoni66, che presentava la singolare caratteristica di possedere un neurocranio di grande capacit e di aspetto moderno e una mandibola completamente scimmiesca, ma con la strana particolarit di possedere molari con unusura piatta, di tipo umano. La scoperta ebbe una certa risonanza sulla stampa e il 18 dicembre 1912 Woodward e Dawson presentarono ufficialmente la nuova specie di Ominide alla Geological Society di

Su Keith, Elliott Smith e la vicenda del falso di Piltdown cfr. J.S. WEINER, The Piltdown Forgery, Oxford University Press, London 1955; J. READER, Gli anelli mancanti. L'avventura della paleoantropologia, (1981), Milano 1983, p. 51 ss.
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Eoanthropus luomo dellalba, dawsoni in onore dello scopritore.

84 Londra. Nell'agosto del 1913 Teilhard de Chardin rinvenne nella cava il canino che si adattava perfettamente alla mandibola, un canino del tutto scimmiesco, mentre nel gennaio del 1915 Dawson rinvenne in una localit vicina frammenti di occipitale e di frontale che attribu alla stessa specie. La teoria di Elliott Smith ed ora anche di Arthur Keith secondo cui l'encefalizzazione, l'acquisizione di un grande cervello, costituiva la prima tappa del processo che condurr all'uomo, sembrava confermata dai ritrovamenti paleontologici. A questo punto Keith collocava l'origine della famiglia degli Ominidi nell'Oligocene, quando si sarebbe verificata la divergenza tra il ramo delle scimmie antropomorfe e quello degli Ominidi, da cui si sarebbero poi staccati alcuni rami secondari destinati all'estinzione, dapprima quello del Pitecantropo di Giava, in seguito quello dei Neanderthaliani, mentre l'Eoanthropus rappresentava un ceppo molto vicino alla linea propriamente umana, che nel corso del Pleistocene avrebbe condotto direttamente all'uomo moderno. Molti autorevoli studiosi di primatologia e paleontologia umana dubitarono seriamente dell'associazione tra il cranio e la mandibola: G. Miller, W. K. Gregory (1876-1970), A. Hrdlicka (1869-1943), M. Boule (1861-1942), H.F. Osborn. In seguito, per, alcuni (Hrdlicka, Boule, Osborn) accettarono la nuova paradossale specie o comunque attenuarono il loro rifiuto, principalmente per il fatto che la strana associazione tra un cranio di tipo umano e una mandibola scimmiesca veniva a ripetersi nel secondo sito individuato da Dawson nel 1915. Per quarantanni luomo di Piltdown cre un quadro falso della filogenesi umana. Nel 1925 la maggior parte della comunit scientifica non comprese il carattere ominide del cranio di Australopiteco scoperto a Taung e il Pithecanthropus erectus di Giava e luomo di Neanderthal diventavano rami secchi dellevoluzione del genere umano, senza alcun rapporto con la linea che avrebbe condotto alluomo moderno. Nel 1943 un paleoantropologo di grande caratura, Franz Weidenreich, ammoniva di eliminare Piltdown dal catalogo degli uomini fossili, ma soltanto anni dopo Kenneth Oakley sottopose al dosaggio del fluoro i reperti, dimostrando che il cranio umano e la mandibola scimmiesca erano molto pi recenti della fauna estinta proveniente dalle ghiaie del terrazzo fluviale di Piltdown. A questo punto l'associazione di un cranio moderno e una mandibola scimmiesca diventava insostenibile, poich era fuori discussione che in epoche recenti le scimmie antropomorfe in Inghilterra non erano mai esistite. Nel 1953 John Weiner riesamin

85 accuratamente i reperti dell'Eoanthropus e scopr che la mandibola era stata modificata artificialmente, limando i molari e il canino, eliminando il processo coronoideo e limando la sinfisi mandibolare. Inoltre, sia la mandibola che il cranio erano stati colorati artificialmente per dar loro la stessa patina delle ossa fossili che si rinvenivano nella cava di Piltdown. L'Eoanthropus usciva definitivamente di scena. Non mai stato possibile appurare con certezza chi fosse l'autore del falso. I maggiori sospetti ricadono ovviamente su Dawson, ma non si potuto stabilire se egli ag da solo o insieme a qualcun altro. In quest'ultimo caso la lista dei sospettati comprende Elliot Smith, il geologo W. Sollas e perfino lo scrittore Arthur Conan Doyle, ma soprattutto Teilhard de Chardin. Questultimo studi teologia al seminario dei Gesuiti di Ore Place a Hastings, non distante da Piltdown, dove nel 1912 sar ordinato sacerdote. Fin dal 1909 era divenuto amico di Dawson e sembra significativo il fatto che nelle sue opere non abbia quasi mai menzionato Piltdown, come se sapesse che si trattava di un falso67.

2.6 Controversie sulla data di inizio della linea evolutiva ominide: genetisti contro paleoantropologi
L'idea che l'origine della linea evolutiva degli Ominidi fosse molto antica sar il filo conduttore delle ricerche di un allievo di Keith, Louis Leakey. Nel 1932 L. Leakey attribu ad alcuni crani frammentari di tipo moderno rinvenuti a Kanjera e a una mandibola rinvenuta a Kanam, entrambe localit del Kenya occidentale, una datazione all'inizio del Pleistocene, ma fu dimostrato che le sue conclusioni erano errate: i resti di Kanjera erano molto recenti e la mandibola di Kanam non apparteneva a un uomo di tipo moderno. In un libro pubblicato nel 1934, Adam's Ancestors, Leakey present un albero genealogico della specie umana in cui la divergenza evolutiva tra Ominidi e scimmie antropomorfe era collocata nell'Oligocene, esattamente come aveva gi fatto Arthur Keith. Vent'anni dopo, la posizione di Leakey non era cambiata di molto: nella edizione del 1953 la divergenza evolutiva tra Ominidi e Pongidi
La posizione di Teilhard de Chardin in relazione al falso di Piltdown accuratamente analizzata da S. J. GOULD in tre saggi riuniti poi in Quando i cavalli avevano le dita (1983), Milano 1984, pp. 201-252. Lopinione maturata da Gould che Teilhard abbia architettato la frode insieme a Dawson o perlomeno che fosse a conoscenza del fatto che Piltdown era una frode, ma mantenne il silenzio.
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86 era collocata all'inizio del Miocene e soprattutto verso la fine del Miocene si sarebbe verificata una divergenza tra il ramo delle Neoanthropinae, conducente direttamente all'uomo moderno, e i rami delle Australopithecinae e delle Palaeoanthropinae, comprendente quest'ultimo tutti i fossili di Homo erectus e di Homo neanderthalensis, considerati rami secchi destinati all'estinzione. Molto pi tardi Leakey attribu alla famiglia degli Ominidi i resti di una scimmia antropomorfa africana, il Kenyapithecus wickeri, del Miocene medio (circa 14 Ma). Leakey continu a manifestare l'opinione che gli Australopitechi non appartenevano alla linea evolutiva che avrebbe condotto all'uomo moderno e che un giorno si sarebbe rinvenuto il genere Homo in strati geologici molto antichi, risalenti al Pliocene. Leakey non era l'unico a cercare l'origine della famiglia degli Ominidi cos indietro nel tempo. Negli anni '60 e '70 del XX secolo i pareri sull'epoca in cui avrebbe avuto inizio una distinta linea evolutiva ominide erano molto discordi. Alcuni autori la ponevano nell'Oligocene (teoria delle protocatarrine) o addirittura in epoca pi antica (teoria delle proscimmie). Un autorevole paleontologo come Bjorn Kurtn sostenne la tesi che la linea ominide da un lato, quella delle scimmie antropomorfe e delle scimmie catarrine dall'altro si fossero separate pi di 35 Ma fa, al passaggio dall'Eocene all'Oligocene68. Ma la teoria che ebbe il pi largo consenso stata quella dei pre-brachiatori: da Ominoidei primitivi, arboricoli ma pre-brachiatori, si sarebbero sviluppate, da una parte le scimmie antropomorfe, in cui prevalsero la brachiazione, un completo adattamento alla foresta tropicale e una dieta fondamentalmente vegetariana, dall'altra gli Ominidi, a stazione eretta e locomozione bipede, onnivori e progressivamente adattatisi all'ambiente della prateria. La divergenza evolutiva si sarebbe verificata nel corso del Miocene medio e superiore. Nel Miocene superiore venivano ipotizzate quattro linee evolutive distinte: driopiteci, ramapiteci, oreopiteci e gigantopiteci69. Il Dryopithecus, caratterizzato da grandi canini e robusta mandibola, rappresenta certamente l'antenato diretto dei Pongidi africani, mentre il Ramapithecus (databile a 14 Ma in Africa e a
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B. KURTN, Non dalle scimmie, (1971), Torino 1972.

L'Oreopithecus, i cui resti scoperti in Toscana (nella miniera di Baccinello presso Grosseto) mostrano qualche tendenza ominide nel bacino, stato definito un vero paradosso anatomico; comunque, era certamente un brachiatore e appartiene a una linea estinta. Il Gigantopithecus, noto solo attraverso denti e mandibole ritrovate in Asia (databili tra 10 e 2-1 milioni di anni fa, in parte contemporaneo di Ominidi gi umani, e forse da mettere in relazione con la linea evolutiva che condurr all'Orango.

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87 12-7 Ma in Asia) sarebbe stata la prima specie classificabile come Ominide per la forma dell'arcata dentaria, l'assenza di diastma, la morfologia dei denti. Il Ramapithecus, mangiatore di erbe, semi, radici, bulbi, piante grasse, viveva in un ambiente di foresta rada o savana boscosa, intorno a laghi o lungo fiumi70. La savana boscosa era ritenuta - e ancor oggi ritenuta - l'habitat in cui si sono svolte le tappe iniziali del processo dell'ominazione: n foresta tropicale n aperta prateria, ma un ambiente di transizione, con alberi sufficienti per fornire cibo e rifugio dai pericoli dei carnivori predatori e nello stesso tempo con ampi spazi aperti in cui sperimentare nuovi modi di locomozione e nuove risorse di cibo, la culla ideale per l'evoluzione degli Ominidi, combinando la sfida e l'incentivo delle praterie aperte con la sicurezza della foresta (J.R. Napier). L'origine della famiglia degli Ominidi veniva quindi individuata nel Miocene mediosuperiore e si pensava che il Ramapithecus potesse essere alla base della linea evolutiva che avrebbe condotto alle Australopitecine. A questo punto si apr una controversia tra paleoantropologi e biologi. Dal momento che il meccanismo alla base dell'evoluzione costituito dalle mutazioni geniche, gli studi di biologia molecolare possono dare un contributo determinante alla ricostruzione delle maggiori o minori affinit e della maggiore o minore distanza genetica tra le diverse specie. Il numero dei cambiamenti intervenuti nella struttura delle proteine, degli aminoacidi e del DNA in ciascun ramo evolutivo costituisce un'indicazione del tempo trascorso dal momento del formarsi di una divergenza evolutiva, il cosiddetto orologio bio-molecolare. Dal punto di vista genetico uomo, scimpanz e gorilla sono molto simili, pi di quanto non appaia dal punto di vista morfologico. Dai dati biomolecolari risultava chiaramente che essi formano un gruppo nettamente separato dalle scimmie antropomorfe asiatiche, orango e ilobatidi, mentre appariva pi difficile comprendere quali fossero le loro precise relazioni. Se l'anatomia comparata aveva indotto a classificare l'uomo in una famiglia distinta rispetto a gorilla e scimpanz, la genetica offriva un quadro differente, in cui le reciproche relazioni filogenetiche tra uomo, scimpanz e gorilla non apparivano in modo del tutto chiaro. Nel 1967 Vincent Sarich e Allan Wilson71 confermarono, attraverso le analisi immunologiche di
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Per il Ramapithecus classificato come Ominide cfr. D. PILBEAM, The Evolution of Man, New York 1970, p. 100 e ss.; E.L. SIMONS, Gli antichi parenti delluomo, in Le Scienze, 51, novembre 1972, p. 61 e ss. V. SARICH, A. WILSON, Immunological timescale for hominid evolution, in Science, 158, 1967, pp. 12001203.
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88 una proteina del siero sanguigno, l'albumina, quanto era gi stato in precedenza appurato e cio che l'uomo e le scimmie antropomorfe africane sono pi vicini tra loro che non rispetto all'orango, ma non furono in grado di stabilire il preciso grado di affinit tra uomo, gorilla e scimpanz, per cui proposero che la divergenza evolutiva tra le tre specie si fosse verificata nello stesso momento. Inoltre, basandosi sulla distanza immunologica dell'albumina del sangue nei Primati, proposero che la separazione di una distinta linea evolutiva dell'uomo e delle antropomorfe africane non potesse risalire pi indietro di 5 Ma, una data molto pi recente di quanto i paleantropologi avevano finora proposto. Gli studi successivi72 hanno utilizzato la comparazione della sequenza degli aminoacidi in proteine omologhe, quella dei cromosomi mediante diverse tecniche di banding, la comparazione della sequenza del DNA nucleare e mitocondriale, l'ibridazione DNA-DNA. I risultati non sono sempre concordanti, ma dalla maggior parte di essi emerge che le maggiori affinit si riscontrano tra uomo e scimpanz, che dunque costituiscono una stretta unit filogenetica divergente rispetto a quella del gorilla. In ogni caso le strettissime relazioni genetiche tra uomo, scimpanz e gorilla sono state ulteriormente confermate, differendo queste tre specie per meno del 3% del loro DNA, una differenza piccola se si pensa che il genoma (l'insieme del corredo cromosomico) umano comprende circa 3,2 miliardi di coppie di basi. Secondo i calcoli di C.G. Sibley e J.E. Ahlquist, basati sull'informazione proveniente dall'ibridazione DNA-DNA, la divergenza evolutiva tra scimmie del Vecchio Continente (Cercopitecidi) ed Hominoidea si sarebbe verificata tra 33-32 e 27-26 Ma; il ramo degli Ilobatidi si sarebbe staccato tra 22-21 e 18-17 Ma, la divergenza tra orango e antropomorfe africane risalirebbe a un periodo tra 16 e 13 Ma. Tra 10 e 8 Ma si stacc la linea evolutiva del Gorilla e a un periodo compreso tra 7,7 e 5,8 Ma risale l'ultimo antenato comune tra scimpanz e uomo. Per quanto l'orologio bio-molecolare esprima soltanto un ordine di grandezza, questi dati portavano ad escludere nella maniera pi categorica che abbia potuto esistere una linea evolutiva ominide gi nel corso del Miocene. Inizialmente, le conclusioni dei biologi non furono accettate dai paleoantropologi, nella maggior parte dei casi convinti che il Ramapithecus potesse appartenere alla linea ominide,

Cfr. i contributi di diversi autori a Genetic clues of relatedness, in The Cambridge Encyclopedia of Human Evolution , Cambridge 1992, pp. 293-321 e bibliografia a pp. 482-483.

72

89 ma in seguito le cose hanno cominciato a cambiare. Grazie anche a nuove scoperte di fossili pi completi, stato possibile stabilire che il Ramapithecus non era affatto un Ominide, bens la forma femminile del Sivapithecus, una specie con forte dimorfismo sessuale da porre nella diretta ascendenza dell'orango. Tra laltro, le ricostruzioni fatte si basavano su reperti del tutto frammentari e si sono rivelate alquanto imprudenti. A questo punto i fossili confermavano le conclusioni raggiunte dai biologi. Nessun fossile di Ominide stato finora scoperto in strati geologici anteriori al limite tra Miocene e Pliocene.

2.7 Qualche nozione di anatomia comparata tra Apes e Ominidi


Le problematiche poste dalla paleontologia umana richiedono necessariamente che anche i lettori di formazione non scientifica si familiarizzino con qualche nozione di anatomia comparata tra uomo e scimmie antropomorfe73. Partendo dal cranio, possibile osservare che il rapporto tra neurocranio e ossa facciali (splancnocranio) completamente diverso nell'uomo e nei Pongidi: nell'uomo il neurocranio grande in confronto alle ossa facciali, nei Pongidi avviene il contrario. Nell'uomo le ossa facciali sono poste al di sotto del neurocranio, nei Pongidi sporgono molto in avanti rispetto al neurocranio. L'architettura della scatola cranica differente: nell'uomo il frontale si innalza quasi verticalmente al di sopra delle orbite, la volta cranica elevata, l'osso occipitale descrive una curva arrotondata, l'area nucale piccola ed rivolta verso il basso; nei Pongidi la fronte appiattita e sfuggente allindietro, la volta cranica bassa (platicefalia), l'occipitale presenta un'area nucale molto estesa e rivolta posteriormente. Questa differenza espressa dal rapporto tra la distanza tra inion e opisthion e tra inion e lambda, nelle antropomorfe intorno a 1,96 e nell'uomo inferiore a 1. La differenza di altezza della volta cranica espressa dall'indice di altezza sopra-orbitaria, FB/AB, in cui B il punto di massima altezza del cranio, A il punto del piano di Francoforte sulla verticale di B, F il punto del piano passante per il margine superiore dell'orbita e parallelo al piano di Francoforte sulla verticale di B: il rapporto in media 0,69 nell'uomo e 0,45 nello scimpanz.
73

A questo proposito cfr. W.E. LE GROS CLARK, The Fossil Evidence for Human Evolution, Chicago, 19642; B.G. CAMPBELL, Human Evolution: an Introduction to Man's Adaptations, Chicago 1966, trad. ital. Storia evolutiva dell'uomo, Milano 1974, p. 77 sgg.; L. AIELLO, C. DEAN, Human Evolutionary Anatomy, London 1990.

90 Il cranio dell'uomo in norma occipitale presenta un profilo quasi pentagonale, con la larghezza massima verso l'alto, quello dei Pongidi ha un profilo a tenda con la larghezza massima verso la base. Nei Pongidi i rilievi sopra-orbitari sono molto spessi e formano un forte toro continuo. Molto importante la posizione del foro occipitale (foramen magnum): nell'uomo quasi al centro della base cranica, in modo che la testa possa rimanere in equilibrio al di sopra della colonna vertebrale, nei Pongidi spostato verso la parte posteriore del cranio, per cui tutto il peso della testa cade in avanti rispetto alla colonna vertebrale ed quindi necessario possedere muscoli nucali molto potenti in grado di controbilanciare il peso in avanti della testa. Nell'uomo il foro auditivo esterno posto al disotto dell'arcata zigomatica, nei Pongidi lungo il suo prolungamento. La mandibola umana presenta la protuberanza del mento, il ramo ascendente ha un'altezza che circa il doppio della sua larghezza, l'incisura mandibolare ampia e il condilo mandibolare e il processo coronoideo sono ben sviluppati. Nei Pongidi il mento assente e la simfisi mandibolare anzich verticale obliqua verso l'interno e presenta un toro mandibolare e la cosiddetta placca scimmiesca. Il rapporto altezza/larghezza del ramo ascendente inferiore a 1,5 (uomo 2,06; gorilla 1,44). La forma dell'arcata dentaria parabolica nell'uomo, a U nei pongidi, per cui nell'uomo i molari sono allineati con i premolari, ma non con il canino, mentre nei pongidi molari, premolari e canini sono allineati e paralleli. Nell'uomo gli incisivi formano con i canini una curva continua, senza alcuna interruzione; nei Pongidi gli incisivi sono posti pi in avanti rispetto ai canini e separati da uno spazio vuoto chiamato diastma. Per quanto riguarda la dentatura, la formula dentaria la stessa tra uomo e pongidi, 2.1.2.3, cio considerando una emi-arcata abbiamo due incisivi, un canino, due premolari e tre molari, complessivamente 32 denti. Nell'uomo gli incisivi sono piccoli, nei Pongidi pi grandi e pi larghi. Il canino dei Pongidi grande, ha forma conica, punta aguzza e sopravanza tutti gli altri denti; nell'uomo il canino ha una forma spatulata e tende a diventare pi simile a un incisivo. Nei Pongidi il canino un'arma di difesa ed notevolmente maggiore nei maschi che nelle femmine (dimorfismo sessuale); negli uomini non c' dimorfismo sessuale per quanto riguarda il canino. Poich i canini dei Pongidi sono molto sporgenti rispetto agli altri denti, per poter chiudere la bocca i

91 canini devono sovrapporsi e ci consentito dal diastma, lo spazio libero tra canini e incisivi nella mascella e tra canini e P3 nella mandibola. Nei Pongidi i canini mantengono sempre la punta aguzza, mentre presentano delle faccette di usura laterale a causa dello sfregamento tra loro; nell'uomo, invece, la punta del canino soggetta all'usura piatta al pari della superficie masticatoria di tutti gli altri denti. Nell'uomo i premolari sono bicuspidi ed hanno una sola radice; nei Pongidi il primo premolare inferiore (P 3), correlato funzionalmente con il canino superiore, unicuspide e P3 e P4 inferiori hanno due radici. Nei Pongidi i molari inferiori hanno cinque cuspidi separate da solchi a forma di Y, mentre i molari superiori hanno quattro cuspidi. Nell'uomo i molari inferiori e superiori hanno quattro cuspidi, tranne M1 inferiore, che ha cinque cuspidi. Nei pongidi le dimensioni dei molari sono crescenti da M1 a M3, cio dall'avanti all'indietro; nell'uomo si verifica il contrario e M3 pi piccolo di M1 e M2. Un'altra differenza importante lo spessore dello smalto, nell'uomo maggiore che nei Pongidi. Per quanto riguarda lo scheletro postcranico le principali differenze tra Uomo e Pongidi sono le seguenti: nei Pongidi la lunghezza degli arti superiori maggiore di quella degli arti inferiori; l'indice intermembrale (omero + radio / femore + tibia x 100) 66-73 nell'uomo, 104110 nello scimpanz, 120-133 nel gorilla, 140-150 nel gibbone. le ossa del bacino (pelvis): nell'uomo la parte superiore (osso iliaco) pi ampia e pi corta e tende ad assumere la forma di un bacino per meglio sostenere i visceri addominali, mentre nei pongidi molto pi stretta e pi alta; nell'uomo la zona di articolazione con il sacro pi in basso e nello stesso tempo pi lontana dall'articolazione con il femore (acetabulo), per cui il peso si scarica sulla gamba in modo pi diretto. In veduta laterale si pu osservare come l'osso iliaco presenti la cresta superiore accentuatamente incurvata, mentre nei Pongidi solo leggermente ricurva; nell'uomo l'incisura sacro-iliaca profonda, nei pongidi larga e poco profonda. nei Pongidi l'osso ischiatico pi lungo e pi stretto, nell'uomo pi corto e pi largo; nei Pongidi il pube poco sporgente, nell'uomo decisamente sporgente. l'articolazione del femore con l'acetabulo e con la tibia differente tra uomo e Pongidi. Nei Pongidi femore e tibia risultano allineati per cui il peso si scarica dal collo del

92 femore sul condilo interno del ginocchio, mentre nell'uomo il femore e la tibia formano un angolo, per cui il peso si scarica dal collo del femore al condilo esterno del ginocchio. Di conseguenza, nell'uomo il condilo esterno pi grande di quello interno, nei Pongidi avviene il contrario.

2.8 Le strutture antropologiche fondamentali: il gesto e la parola


Con un'opera che ha fatto epoca, Le geste et la parole, I. Technique et langage, Paris 1964; II. La mmoire et les rhytmes, Paris 1965 (traduz. italiana, Torino 1977), Andr LeroiGourhan ci conduce a "una presa di coscienza di ci che realmente l'Homo sapiens, nato al tempo delle steppe per la caccia al cavallo selvatico e adattatosi a poco a poco alla locomozione seduta in un'atmosfera di petrolio bruciato". Leroi-Gourhan dimostra quanto luomo sia profondamente radicato nella storia della vita sulla terra. Il suo ragionamento, volto a definire le strutture antropologiche fondamentali, parte da lontano, alla ricerca delle condizioni che, nel lento svolgersi dellevoluzione degli organismi viventi sulla terra, hanno gradualmente reso possibile l'emergere dell'umanit. Negli animali vi una organizzazione funzionale basata su organi di relazione e orientamento, deputati alla raccolta delle informazioni, organi di presa per l'acquisizione del cibo e organi di locomozione per potersi muovere nell'ambiente. Si tratta di un insieme sinergico sottoposto alla legge delle correlazioni, per cui ogni modificazione di un termine presuppone quello degli altri due. Tra gli animali possibile osservare una distinzione fondamentale tra: organismi a disposizione radiale, che hanno, in genere, forma circolare o a vaso di fiori, nei quali gli organi di presa e di relazione sono distribuiti su gran parte della superficie del corpo, mentre gli organi di locomozione appaiono poco sviluppati; organismi a simmetria bilaterale e campo di relazione anteriore: in questo caso gli organi di presa e di relazione sono collocati nella parte anteriore del corpo, che ha forma allungata, mentre gli organi di locomozione hanno una disposizione simmetrica bilaterale nella parte medio-posteriore del corpo lungo un asse longitudinale. Negli animali a simmetria bilaterale si sviluppano forme di tecnicit legate alla cattura e alla dissezione del cibo e nelle forme pi evolute anche alla costruzione di ripari.

93 Nell'evoluzione dei Mammiferi, esclusi quelli adattatisi alla vita acquatica, si verifica una netta divergenza di tendenze funzionali per quanto concerne il campo di relazione anteriore. La prima quella degli erbivori, animali che si specializzano nel consumo di erbe e piante erbacee e nella locomozione veloce. Gli erbivori si specializzano per la marcia veloce e di conseguenza perdono del tutto l'integrazione degli arti anteriori con il campo anteriore di relazione. Questo ha comportato la perdita di qualunque tecnicit manuale da parte degli arti anteriori: tutte le operazioni tecniche si concentrano intorno alla bocca e i denti si specializzano uniformemente (cfr. incisivi dei ruminanti e degli equidi, zanne degli elefanti e dei cinghiali, corni nasali e frontali dei rinoceronti, ecc.). In alcuni casi l'esclusione degli arti anteriori dalle operazioni tecniche ha come conseguenza lo sviluppo di strumenti facciali, ad es. la proboscide degli elefanti. La seconda tendenza funzionale propria dei carnivori e degli onnivori, animali con prensione locomotrice, caratterizzati cio da organi di presa poco specializzati, che svolgono nello stesso tempo anche una funzione locomotrice. Questi animali hanno denti multiuso e differenziati e mantengono la primitiva pentadattilia. Gli arti anteriori vengono utilizzati a fini di tecnicit manuale e non solo di locomozione. In ogni ordine, le specie che sviluppano maggiormente le capacit di presa, tendono ad acquisire la possibilit di una stazione eretta. Il legame tra la parte anteriore (la testa) e gli arti anteriori (le mani) molto stretto, ma la tecnicit manuale rimane tributaria di quella facciale. organismi a disposizione radiale Radiata gli organi di relazione, di presa e di locomozione sono distribuiti su gran parte della superficie del corpo ad es., echinodermi organismi a simmetria bilaterale e campo di relazione anteriore Bilateralia disposizione simmetrica bilaterale degli organi di locomozione organi di relazione e di presa nella parte anteriore del corpo si suddividono in Invertrebati e Cordati Insetti Invertrebati Chelicerati

94 Crostacei Pesci Anfibi Cordati Rettili Uccelli Mammiferi

Perdita dellintegrazione tra campo di relazione anteriore e arti anteriori, che si specializzano nella marcia veloce ad es. tutti gli Ungulati (Perissodattili, Artiodattili, Proboscidati) Mammiferi gli arti anteriori hanno funzione locomotrice e nello stesso tempo di organi di presa, la cui tecnicit rimane tributaria di quella facciale ad es. Carnivori, Roditori, Insettivori, Primati Nei Primati, a differenza di tutti gli altri Mammiferi, la presa manuale diventa l'azione dominante, anche se la locomozione quadrupede, quadrumane o del tipo knuckle-walking. Tutti i primati sono capaci di raddrizzarsi e di liberare braccia e mani per compiere gesti di carattere tecnico. Esiste una significativa correlazione tra sviluppo del pollice della mano e radice del canino: pi il pollice sviluppato in lunghezza, pi sviluppata la stazione eretta e pi sono ridotte le dimensioni dei canini e pi la faccia appare meno "bestiale". Soltanto collocandola lungo queste tendenze evolutive, possiamo comprendere l'assoluta originalit organica dell'uomo. Nell'uomo avviene la separazione completa tra gli arti anteriori e la funzione locomotoria: la mano si specializza per la presa e le azioni tecniche, il piede si specializza per la marcia in stazione eretta sul suolo. Di conseguenza nel campo anteriore la mano compie le azioni tecniche senza pi intervento degli organi facciali, che possono specializzarsi in un'altra direzione, quella del linguaggio. La traiettoria evolutiva che ha condotto alluomo pu sintetizzarsi nella formula: il piede libera la mano, la mano libera la parola.

95
Funzione locomotoria Si svolge mediante gli arti anteriori e posteriori svolta interamente dagli arti posteriori Campo di relazioni anteriore organi facciali Hanno funzioni tecniche, anche se ridotte rispetto agli altri mammiferi Si specializzano nel linguaggio

gli arti anteriori

Scimmie e scimmie antropomorfe

Uomo

La presa manuale dominante, ma non esclusiva, gli arti anteriori sono utilizzati anche per la locomozione La presa manuale esclusiva e compie azioni tecniche senza intervento degli organi facciali, gli arti anteriori non servono pi alla locomozione

La catena delle operazioni compiute mediante la mano costituisce una tecnica che viene memorizzata. Nell'animale la memoria tecnica un automatismo determinato dall'istinto, cio ereditaria, geneticamente determinata, e quindi caratteristica non tanto del singolo individuo quanto della specie. Anche negli animali, specialmente nei mammiferi e negli uccelli, esiste un altro tipo di memoria, che Leroi-Gourhan chiama di educazione: i singoli individui apprendono determinate tecniche per esperienza personale o attraverso l'esempio di altri individui della stessa specie e nel corso della vita accumulano una serie di conoscenze che vengono memorizzate, ma che non sono trasmissibili per via genetica alla discendenza. Negli animali la memoria soprattutto ereditaria e in misura minore conseguenza dell'apprendimento. Nell'uomo vi sono proporzioni totalmente differenti tra memoria istintiva e memoria di educazione: la prima rappresenta soltanto l'infrastruttura dei processi operativi ed ridotta, la memoria di educazione costituisce la quasi totalit della memoria, per cui l'individuo dipende totalmente dal gruppo sociale. La memoria di educazione la somma delle conoscenze possedute dal gruppo sociale, interamente calata nel linguaggio e si trasmette da una generazione all'altra non pi come una sequenza di gesti da imitare, ma come una serie di simboli e di valori attraverso l'uso del linguaggio articolato. La parola un utensile verbale, isolabile dalla bocca che l'emette, cos come l'utensile artificiale isolabile dalla mano che l'ha prodotto.

96
Animale Memoria tecnica Uomo
rappresenta solo dei processi

Ereditaria, caratteristica di Costituisce la maggior parte ridotta e ogni singola specie, della memoria linfrastruttura un automatismo operativi determinato dallistinto

memoria

Si forma per apprendimento presente nei mammiferi e Costituisce la quasi totalit della e non trasmissibile per via negli uccelli, ma ridotta memoria e si trasmette solo per via genetica ai discendenti extragenetica attraverso il linguaggio. Rappresenta la somma delle conoscenze possedute dal gruppo sociale, per cui lindividuo dipende totalmente dal gruppo sociale

Le strutture antropologiche fondamentali sono, quindi, da una parte il tecnicismo manuale, la capacit di fabbricare utensili (l'Homo faber) - ricordiamo a questo proposito laffermazione di Benjamin Franklin: Man is a tool-maker - , dall'altra il linguaggio verbale, la capacit di astrazione e l'attivit simbolica insite nelle propriet del linguaggio umano (Homo sapiens). La formula sintetica di Leroi-Gourhan, il gesto e la parola, esprime efficacemente queste due strutture fondamentali della condizione umana. Leroi-Gourhan ha dimostrato lo stretto legame tra il gesto tecnico e il linguaggio. L'attivit tecnica stata resa possibile dalla stazione eretta e dalla locomozione bipede, che hanno liberato la mano da qualunque necessit diversa dalla tecnicit, la mano ha liberato la parola, quindi inseparabilit tra attivit motoria, attivit tecnica e attivit verbale. Le caratteristiche essenziali della condizione umana sia biologiche che comportamentali e culturali, non sono apparse all'improvviso tutte insieme, ma si sono formate gradualmente nel corso di un processo evolutivo durato qualche milione di anni, uno spazio di tempo che ci sembra enorme, ma in realt molto piccolo rispetto a quanto normalmente si verifica nell'evoluzione degli animali. Alla luce di questa presa di coscienza di che cosa realmente l'uomo, possiamo cercare di definire con pi precisione i concetti di Ominide e di Homo. Gli Ominidi sono una famiglia di Primati che hanno acquisito la stazione eretta e una locomozione fondamentalmente bipede, nonch una dentatura di dimensioni ridotte rispetto alle scimmie antropomorfe, in particolare per quanto riguarda il canino. La famiglia degli Ominidi comprende diversi generi: Ardipithecus, Australopithecus, Paranthropus e Homo.

Memoria di educazione

97 Homo un genere di Ominide che ha acquisito un neurocranio di dimensioni maggiori rispetto a tutti gli altri generi di Ominidi e la capacit di fabbricare utensili, dando con ci origine al formarsi di una tradizione culturale. Con la fabbricazione degli utensili ha inizio l'evoluzione culturale prima ancora che l'evoluzione biologica abbia condotto all'uomo anatomicamente moderno. Per circa due milioni di anni l'evoluzione culturale proceder parallela a quella biologica e sar molto lenta, perch dominata dai ritmi biologici, in particolare dal processo di accrescimento del neurocranio. Homo sapiens la specie umana attuale ed alcuni dei suoi immediati antenati, con cui il processo di "modernizzazione" dell'anatomia umana giunge a conclusione e vengono acquisite tutte le facolt psichiche che contraddistinguono l'umanit attuale: un linguaggio verbale con una struttura grammaticale e sintattica complessa, capace di organizzare la realt esterna ed interna secondo esigenze logiche insite nel linguaggio stesso, di compiere cio opera di astrazione e di produzione di simboli. Dal momento in cui la documentazione archeologica dimostra l'esistenza dell'attivit simbolica e della creazione artistica, nonch di tutta una serie di preoccupazioni, come ad es. la sepoltura dei propri defunti, che non sono strettamente inerenti al procacciamento del cibo e alla riproduzione, l'evoluzione culturale dominata dai ritmi biologici viene sostituita da un'evoluzione culturale dominata dai fenomeni sociali. L'uomo anatomicamente moderno l'unica specie di Ominide e l'unico membro del genere Homo attualmente esistente sulla terra.

98

CAPITOLO 3

Dai primi Ominidi al genere Homo

Resti di primati classificabili come Ominidi e databili tra 5 e 2 Ma sono stati scoperti nella Great Rift Valley dallEtiopia fino alla Tanzania e nel Sud-Africa. In nessuna altra regione della terra sono venuti alla luce Ominidi fossili pi antichi di 2 Ma. La previsione di Darwin che lorigine delluomo dovesse essere ricercata in Africa stata, quindi, pienamente confermata. Per quanto la genetica abbia dimostrato che le differenze tra la specie umana e lo scimpanz sono piccole, soltanto l1,27 % del patrimonio genetico74, abbiamo visto che lassoluta originalit organica delluomo capace di trasmissione extragenetica della cultura stabilisce comunque un abisso profondo tra noi e le scimmie antropomorfe. Ma le qualit umane non sono emerse allimprovviso, si sono sviluppate lentamente e gradualmente a partire da antenati scimmieschi. Certamente ancora pi piccole di quelle tra scimpanz e uomo devono essere state le differenze genetiche tra la specie umana attuale e gli Ominidi vissuti tra 5 e 2 Ma e la documentazione paleontologica dimostra che sono esistiti generi e specie di Ominidi che dal punto di vista tassonomico occupano una posizione intermedia tra le scimmie antropomorfe e luomo, dimostrando ancora una volta lesattezza della teoria darwiniana, di una evoluzione lenta e graduale a partire da un ancient member delle scimmie antropomorfe. Oggi non esistono pi creature simili ai pi antichi Ominidi, tutte le specie si sono estinte, ma una di queste specie ha avuto una discendenza che ha condotto al genere Homo e quindi allumanit attuale.

74

Il che corrisponde a circa 38 milioni di basi.

99

3.1 I primi Ominidi


I primati sono animali di clima tropicale e di ambiente forestale. Circa 40 milioni di anni fa comparvero in Africa i pi antichi primati superiori o scimmie; al loro habitat naturale esclusivamente arboreo, le scimmie devono lo sviluppo di un cervello di grandi dimensioni, di una mano col pollice opponibile alle altre dita e di una visione binoculare stereoscopica. Infatti, una vita condotta permanentemente a 20 o 30 m dal suolo esige una vista, una prensione manuale, una locomozione e una capacit mentale di grande efficacia e precisione. Le scimmie antropomorfe, come lo scimpanz e il gorilla, pur vivendo nella foresta, trascorrono molto tempo al suolo ed hanno sviluppato forme di socialit complesse. Levento di speciazione che condurr alla formazione di una distinta linea ominide si colloca alla fine del Miocene e nel corso dei Pliocene, tra 7 e 5 milioni di anni fa, quando il clima del globo cominci a raffreddarsi. In seguito, tra 3 e 2 Ma, la progressiva riduzione della foresta e l'estensione della savana e della prateria costituiranno il periodo critico nella storia evolutiva degli Ominidi, durante il quale si verificher una rapida selezione naturale a favore degli Ominidi a pi avanzata bipedia, capaci di camminare a grandi passi, di correre e di procurarsi una maggiore variet di cibo, in particolare la carne, praticando lo sciaccallaggio o sviluppando tecniche di cattura. Soltanto a partire dal 1959, grazie alla datazione dello strato I di Olduvai effettuata con il nuovo metodo del K-Ar, si ebbe per la prima volta unidea abbastanza precisa della effettiva durata dei periodi geologici pi recenti della storia della terra interessati dalla comparsa degli Ominidi e poi del genere Homo. Il periodo tra 4 e 2 milioni di anni cominci ad essere conosciuto nel corso degli anni 70 grazie alle sensazionali scoperte del Turkana e di Hadar, fra cui il celebre scheletro di Lucy, ma fino a pochi anni fa del periodo tra 6 e 4 milioni di anni si aveva soltanto qualche reperto frammentario, come un piccolo frammento di mandibola scoperto nel 1967 a Lothagam (Kenya), e datato a 5,6 Ma, un frammento di omero scoperto nel 1965 a Kanapoi (Kenya) o un primo molare inferiore da Lukeino (Kenya), scoperto nel 1974. Tra il 1992 e il 2001 si verificata una serie di importanti scoperte che gettano nuova luce sulla pi antica storia degli Ominidi e sullevento cladogenetico che ha separato la linea evolutiva degli scimpanz e degli Ominidi. Il periodo tra 6 e 4 milioni di anni fa ora documentato da numerosi resti fossili attribuiti a Ominidi, rinvenuti in Kenya e in Etiopia e in

100 un caso nel Ciad. Trattandosi di scoperte recenti, le classificazioni proposte sono ancora incerte e non possibile disporre di un chiaro quadro tassonomico n tanto meno di una sicura comprensione del significato filogenetico di questi reperti. Il pi antico il Sahelanthropus, databile forse a 6,5 Ma, la cui classificazione come Ominide del tutto incerta, verso i 6,2 5,6 Ma si data lOrrorin e tra 5,8 e 4,4 lArdipithecus, mentre intorno a 4 Ma compare lanamensis, la specie pi antica di Australopithecus. Orrorin tugenensis I paleontologi francesi Brigitte Senut e Martin Pickford hanno annunziato nel dicembre 2000 di avere scoperto nei precedenti mesi di ottobre e novembre nella regione delle Tugen Hills, distretto di Baringo, in Kenya, in strati geologici della formazione di Lukeino datati tra 6,2 e 5,6 Ma, tre frammenti di femore, un frammento di omero, due frammenti di mandibola, una falange e diversi denti isolati, in tutto tredici resti appartenenti ad almeno cinque individui. Gli autori della scoperta hanno assegnato questi fossili a un nuovo genere di Ominide, Orrorin tugenensis, soprannominato "Millennium man" o Millennium Ancestor. Nella lingua Tugen Orrorin significa luomo delle origini, mentre il nome della specie si riferisce alla regione in cui stata effettuata la scoperta. La parte prossimale del femore robusta, la testa del femore molto larga stata giudicata di aspetto umano in rapporto al collo. Queste caratteristiche hanno fatto ipotizzare che il femore appartenesse a una creatura bipede, anche se non mancano tratti primitivi da primate quadrupede. Le dimensioni, inoltre, sembrano indicare una statura maggiore di quanto ci si potesse attendere per unepoca cos remota e per un Ominide cos antico. I molari sono piccoli e con smalto spesso, il canino grande e appuntito, con sfaccette di sfregamento contro il PM inferiore. Gli autori della scoperta ritengono che Orrorin sia sulla linea diretta che condurr al genere Homo attraverso un genere intermedio, battezzato Praeanthropus, che include Australopithecus anamensis, qualche esemplare di Hadar gi attribuito allAustralopithecus afarensis e il celebre cranio KNMER 1470, Homo rudolfensis. Questa interpretazione si basa sulla convinzione che per comprendere la filogenesi umana debba essere data maggiore importanza allevoluzione dello scheletro piuttosto che a quella del cranio e dei denti. B. Senut e il suo gruppo vedono due linee divergenti nei pi antichi bipedi, una Orrorin Praeanthropus Homo, caratterizzata da una andatura bipede perfettamente eretta, laltra

101 caratterizzata da una andatura bipede con le gambe flesse e dallabilit di arrampicarsi sugli alberi, tipica della maggior parte delle specie dei generi Australopithecus e Paranthropus. LArdipithecus ramidus non solo sarebbe da escludere dalla filogenesi umana, ma sarebbe addirittura da collegare alla linea evolutiva delle scimmie antropomorfe africane, scimpanz e gorilla. Queste affermazioni sembrano premature sia per lassenza di prove a favore della teoria proposta sia per lincertezza che domina nella classificazione dei pi antichi Ominidi a causa delle condizioni frammentarie dei resti finora scoperti. Ardipithecus ramidus Ad Aramis, nella regione del medio Awash (Etiopia) 17 resti di Ominidi fossili sono stati scoperti nel 1992 e nel 1993 in formazioni geologiche comprese tra i tufi vetrosi di Gala, datati 4,39 0.03 Ma, e i tufi basaltici di Daam-Aatu, ancora non datati75 . I resti sono stati attribuiti a una nuova specie denominata in un primo momento Australopithecus ramidus (ramid nella lingua Afar significa radice) e comprendono numerosi denti, frammenti di omero, radio e ulna, la parte destra di una mandibola, frammenti della base del cranio (occipitale e temporale). All'inizio del 1995 sono stati rinvenuti pi di cento resti, comprendenti resti cranici e postcranici di un unico individuo conservato per circa il 45%, fra cui le ossa di un piede praticamente completo. La nuova specie di Australopiteco presenta molte caratteristiche nei denti, nel cranio e nello scheletro postcranico prossime allo scimpanz e sembra quindi essere la pi simile allo scimpanz fra tutte quelle finora conosciute. Ad es., il foro auditivo esterno piccolo, la dentatura anteriore robusta, adatta a mordere e strappare. I molari sono pi grandi che in uno scimpanz, ma pi piccoli di quelli degli Australopiteci, e la dimensione degli incisivi rispetto ai molari indica che ha avuto inizio un processo di riduzione della dentatura anteriore. I canini sono pi grandi rispetto a quelli degli Australopiteci, presentano uno smalto pi spesso rispetto a quelli degli scimpanz e faccette di sfregamento contro il PM inferiore, come nellOrrorin. La posizione dei condili occipitali e del foramen magnum76 sembrerebbe indicare che il ramidus era un bipede, quindi
La polarit magnetica negli strati sottostanti i tufi basaltici inversa ed quindi possibile stabilire che i sedimenti contenenti i fossili di ominidi si sono depositati nell'intervallo tra gli episodi con polarit positiva di Nunivak (4,48 Ma) e di Cochiti (4,29 Ma).
76 75

Nella parte anteriore e non posteriore della base cranica.

102 un Ominide. Le ossa del braccio e dellavambraccio per la loro robustezza dimostrano unabilit di arrampicatore sugli alberi. I nuovi resti del 1995, ancora in corso di studio, sembrano confermare una locomozione bipede, ma differente rispetto a quella di qualunque altro Ominide conosciuto. Per questo motivo Tim White e la sua quipe hanno ritenuto necessario attribuire questi resti fossili non solo a una nuova specie, ma anche a un nuovo genere, battezzato Ardipithecus ramidus. Dallo studio dei resti di legni fossilizzati, dei semi e della fauna stato possibile stabilire che l'ambiente in cui visse il ramidus era boscoso e non aperta savana. Le ossa del ramidus, al pari di quelle di altre specie di mammiferi fossili, recano i segni lasciati dai denti dei carnivori. Tra il 1997 e il 2001 nuovi importanti resti di Ardipithecus sono stati scoperti sempre nella regione del medio Awash, lungo il bordo occidentale della Rift Valley, nelle localit di Digiba Dora, Asa Koma, Alayla VP-2, Saitune Dora e Amba East, in strati geologici databili tra 5,8 e 5,2 Ma, in parte quindi contemporanei con lOrrorin tugenensis del Kenya. I resti comprendono una emi-mandibola destra, frammenti di clavicola, omero e ulna, frammenti di falange della mano e del piede e denti isolati. Y. Haile-Selassie, che ha studiato i reperti, ritiene che i denti presentino un mosaico di caratteristiche primitive e derivate, queste ultime condivise con i successivi Ominidi ed assenti in tutte le scimmie antropomorfe fossili e attuali. In particolare il canino inferiore costituirebbe la pi antica documentazione dellevoluzione verso un canino incisiviforme, carattere esclusivo degli Ominidi. Al contrario, il canino superiore di Orror tugenensis ancora abbastanza primitivo e privo di caratteri derivati. LArdipithecus rappresenta, perci, un taxon ominide che per le sue caratteristiche primitive ancora molto prossimo allantenato comune di scimpanz e uomo, ma ormai posteriore allevento cladogenetico che ha prodotto le due linee evolutive divergenti che condurranno alluomo e allo scimpanz. Sono probabilmente da ricollegare allArdipithecus alcuni resti frammentari rinvenuti negli anni 60. Innanzitutto, un frammento di corpo mandibolare destro, che conserva il primo molare, e le cavit alveolari del P4 e degli altri due molari, rinvenuto a Lothagam (West Turkana). La sua et compresa tra 5,8 e 5,6 Ma. Dal punto di vista metrico e morfologico non si differenzia dal ramidus e dall' afarensis.

103 Da Mabaget proviene un frammento della parte prossimale dell'omero di un individuo subadulto, probabilmente femminile, rinvenuto nelle formazioni di Chemeron, a occidente del lago Baringo (Kenya). La datazione verso 5,1 Ma. Le dimensioni sono piccole, la morfologia, caratterizzata da una testa ellittica e non globosa come nelle antropomorfe, sembra indicare l'appartenenza a un Ominide. Da Tabarin, sempre nella formazione geologica di Chemeron, proviene un frammento di corpo mandibolare che conserva il primo e secondo molare. Lo smalto dei denti ispessito e le cuspidi sono basse. Dall'usura della superficie masticatoria stato dedotto che l'individuo poteva effettuare un movimento rotatorio delle arcate e che di conseguenza il canino doveva essere ridotto. La datazione di questo frammento verso 5,0 Ma. Come per lOrrorin, anche per lArdipithecus non possibile formulare giudizi sicuri, finch il materiale non sar pubblicato in maniera completa e non soltanto conosciuto attraverso brevi notizie preliminari. La definizione di una esatta tassonomia e posizione filogenetica dei resti fossili attributi ad Ominidi vissuti tra 6 e 4 Ma inoltre particolarmente ardua per vari motivi: la frammentariet e lincompletezza dei documenti, il fatto che non conoscendo i caratteri dellantenato comune dello scimpanz e degli Ominidi, difficile stabilire quali caratteri siano primitivi e quali derivati. Secondo gli studi di genetica bio-molecolare la separazione da un antenato comune della linea ominide e di quella dello scimpanz si sarebbe verificata esattamente in questo arco di tempo, tra 7 e 5 Ma, ma non sappiamo se lantenato comune fosse pi simile allo scimpanz attuale oppure pi simile a un ominide e questo fatto genera grande incertezza nellinterpretazione dei resti fossili molto prossimi allevento cladogenetico. Australopithecus anamensis Da Kanapoi, sul lato occidentale del lago Turkana, proviene un frammento di omero scoperto nel 1965. In seguito ulteriori resti comprendenti una mandibola, un mascellare incompleto, un frammento di tibia e una serie di denti sono stati scoperti nel 1994 da Meave Leakey. L'et degli ominidi di Kanapoi stata circoscritta al periodo tra 4,121 e 3,9 Ma77.

I livelli fossiliferi appartengono alla parte inferiore di una serie di sedimenti di origine fluviale. Le argilliti di base (claystones) sono state datate a 4,121 0.004 Ma. I livelli sedimentari con i fossili umani sono sigillati dal tufo di Kanapoi, che si trova 20 m al di sotto del tufo di Lokochot datato a 3,5 Ma e del basalto di Kalokwanya datato a 3,41 004 e 3,11 0,004 Ma. In base a correlazioni con le sequenze del bacino del Turkana stato stabilito che la parte inferiore della sequenza di Kanapoi doveva essere anteriore al tufo di Moiti, datato a 3,9 Ma.

77

104 Una dozzina di resti di Ominidi della stessa epoca e molto simili a quelli di Kanapoi sono stati scoperti nel 1982, 1988 e 1995, sempre dall'quipe di Meave Leakey, a Allia Bay, lungo il lato orientale del lago Turkana. Questi resti comprendono frammenti di mandibola e di mascellare, di radio e diversi denti. Successivamente stato possibile datare anche il tufo di Kanapoi a 4,07 0.02 Ma, ottenendo la conferma delle precedenti valutazioni cronologiche. Solo la mandibola KNM-KP 29287 proviene da un paleosuolo immediatamente sopra il tufo di Kanapoi e quindi ha una data leggermente posteriore. Tra il 1995 e il 1997 nuovi resti di Ominidi fossili sono stati rinvenuti sia a Kanapoi che a Allia Bay. In base ai fossili di Kanapoi e di Allia Bay, Meave Leakey e collaboratori hanno definito una nuova specie di Australopiteco, denominato Australopithecus anamensis (nella lingua turkana anam significa lago). La mandibola dell'anamensis ha una forma a U, con molari, premolari e canino allineati e paralleli, l'arcata dentaria del mascellare ha la classica forma quasi a ferro di cavallo come nelle scimmie antropomorfe. La sinfisi mandibolare fortemente inclinata posteriormente e forma un lungo piano dietro gli incisivi, con un toro superiore sviluppato e uno inferiore ben sviluppato (placca scimmiesca). Tuttavia, a differenza che nelle scimmie antropomorfe i canini non sopravanzano fortemente gli altri denti e non hanno forma conica, bens spatulata come negli Ominidi, inoltre assente qualsiasi forma di diastma. Lo smalto dei molari pi spesso che nel ramidus. La morfologia della tibia indica una locomozione bipede. Si conserva parte del gomito, lestremut distale dellomero, che risulta essere di tipo umano e non pongide. Il capitato, il pi voluminoso osso della regione carpale, di tipo ominide e si differenzia nettamente da quello delle antropomorfe. Le dimensioni dei denti e della mandibola mostrano un chiaro dimorfismo sessuale, evidente soprattutto nella dimensione dei canini. In conclusione, l'Australopithecus anamensis certamente un Ominide per l'acquisizione della locomozione bipede e per le caratteristiche dei denti, ma presenta ancora molti caratteri primitivi comuni alle antropomorfe mioceniche ed attuali.

3.2 LAustralopithecus afarensis


Resti di Ominidi databili al periodo compreso tra 3,8 e 3,0 Ma sono stati scoperti in diverse

105 zone della depressione dellAfar in Etiopia: Hadar e medio Awash nelle localit di Belohdelie e Maka; a Koobi Fora (Turkana orientale) e a Lomekwi (Turkana occidentale) in Kenya; a Laetoli nel nord della Tanzania. Questi Ominidi sono stati classificati come appartenenti alla specie afarensis del genere Australopithecus. Alla stessa epoca appartengono le impronte di Ominidi rinvenute a Laetoli. L'area di Laetoli si trova 25 km a sud di Olduvai, nella parte meridionale della piana di Serengeti, siamo nel territorio dei Masai e in lingua masai Laetoli significa giglio rosso. In precedenza era conosciuta con il nome di Garusi, il fiume che da Laetoli scorre verso sud gettandosi nel lago Eyasi. Nel 1935 Louis Leakey vi raccolse un canino che attribu a un cercopiteco e che soltanto nel 1979 venne riconosciuto come appartenente a un Australopiteco adulto. Nel 1939 l'antropologo tedesco L. Kohl-Larsen rinvenne un frammento di mascellare di ominide conservante due premolari e separatamente un M3 in uno strato di arenaria lungo una falesia 500 m a nord-ovest del punto in cui il fiume Garusi entra nel lago. Nel 1974 Mary Leakey riprese le ricerche nella regione. Nel 1975 e 1976 furono scoperti numerosi resti di Ominidi, soprattutto denti, ma anche due mandibole (LH 4) e resti di scheletro di un bambino di quattro anni (LH 21). I fossili provengono dall'unit superiore degli strati di Laetoli, una formazione dello spessore di 50 m, ricca di orizzonti a lapilli e blocchi vulcanici e di strati di tufo, ed erano compresi tra due strati di tufo datati rispettivamente 3,77 Ma e 3,59 Ma. Nel 1976 Andrew Hill per primo riconobbe impronte di uccelli e di mammiferi su una superficie esposta dall'erosione. Negli anni 1977-1979 furono individuate sette zone con impronte sulla sinistra del fiume Garusi dislocate su una lunghezza di 4,5 km. Non tutte sono state indagate. Impronte di Ominidi sono venute alla luce nel 1977 nel sito A, datato a 3,6 Ma, e nel 1978 e 1979 nel sito G, dove sono state rinvenute due file di impronte lunghe 50 m e distanti circa 25 cm l'una dall'altra. Queste ultime sono state scavate prima da Tim White e poi da Ron Clarke e Mary Leakey. La conservazione delle impronte dovuta a un complesso di circostanze del tutto particolari. Il vicino vulcano Sadiman ha eruttato ceneri leggere contenenti grandi quantit di natrocarbonatite, subito dopo l'eruzione una serie di precipitazioni atmosferiche ha raffreddato le ceneri appena deposte e subito dopo animali e Ominidi hanno camminato sopra gli strati di cenere ancora bagnata, lasciando le loro impronte. La superficie con le impronte si poi asciugata al sole e la natrocarbonatite reagendo con l'acqua si cementificata, conservando le impronte. Questa dinamica si ripetuta pi volte e il succedersi della caduta di ceneri e della

106 pioggia atmosferica ha creato in uno spessore di soli 20 cm quindici superfici sovrapposte in cui si sono conservate le impronte. Sulle superfici con impronte fossili sono state osservate orme di antilopi, gazzelle, giraffe, elefanti, rinoceronti, cavallo tridattilo, suidi, iena, babbuino, lepre, uccelli, insetti. Su alcune superfici possibile riconoscere perfino le impronte delle gocce di pioggia. Nel sito G le orme lasciate dagli Ominidi sono 22 in una fila e 12 nell'altra. Le prime sono lunghe 18,5 e larghe 8,8 cm e la distanza tra loro di 38,7 cm. Nella seconda fila le impronte sono lunghe 21,5 e larghe 10 cm, mentre la falcata di 47,2 cm; all'interno delle impronte ve ne sono altre pi piccole appartenenti a un bambino. Le impronte lasciate dagli Ominidi hanno un contorno e una sagoma di tipo umano. Il tallone arrotondato, l'arco plantare ben sviluppato, l'alluce rivolto in avanti e non divergente. L'andatura quella di un individuo bipede che procede a grandi passi. Tenendo conto che la lunghezza del piede in genere corrisponde al 15% dell'altezza di un individuo, si pu calcolare che l'individuo adulto pi grande fosse alto 140 cm, quello pi piccolo 120 cm. Sembra quindi possibile concludere che queste impronte siano state lasciate da due adulti, uno di dimensioni maggiori dell'altro, probabilmente maschio e femmina, e forse anche da un bambino che seguiva le orme dell'adulto pi grande. Questa interpretazione stata criticata come non sicura da Ron Clarke, secondo cui l'impronta di un tallone pi piccolo all'interno dell'orma di maggiori dimensioni sarebbe stata prodotta artificialmente nel corso della rimozione del riempimento delle impronte a mazzuolo e scalpello da parte di Mary Leakey. Secondo Clarke il fatto che queste impronte fossero maggiori si deve semplicemente al leggero scivolamento del piede sulla cenere resa sdrucciolevole dalla pioggia. Inoltre, per Ron Clarke le impronte hanno una morfologia simile a quella che possono lasciare anche le antropomorfe. Nelle impronte dell'individuo di maggiori dimensioni dietro la punta dell'alluce vi un'altra impronta simile a quella di un dito, che potrebbe essere stata lasciata dalla giunzione metatarso - falangi. Lo studio dei calchi presi da Clarke ha condotto Yvette Deloison, del Museo di Storia Naturale di Parigi, a riconoscere nelle impronte le tracce di un piede simile a quello di una scimmia antropomorfa, ad es. il peso sembra scaricato sul lato del piede, il calcagno sarebbe appuntito e sono assenti le impronte delle singole dita tranne l'alluce. Nel 1985 Clarke effettu un esperimento con due scimpanz, un maschio e una femmina, costringendoli a camminare su due piedi sulla sabbia umida. La femmina cammin

107 nervosamente affondando le dita nella sabbia e con l'alluce divaricato, il maschio, al contrario, cammin pi tranquillo con l'alluce molto spesso allineato alle altre dita. Secondo Clarke l'esperimento avrebbe dimostrato che le impronte di Laetoli potevano essere state lasciate da un piede con alluce leggermente divergente. Linterpretazione di Clarke, tuttavia, non ha avuto molto seguito tra gli studiosi, che per la maggior parte riconoscono nelle impronte di Laetoli la prova dellesistenza di un primate bipede, cio un ominide. La specie afarensis stata definita per la prima volta da Donald Johanson e Tim White nel 1978 al simposio di Stoccolma per il bicentenario della morte di Linneo, utilizzando i fossili di Laetoli e di Hadar, questi ultimi di gran lunga pi numerosi. Le scoperte pi importanti sono state effettuate a Hadar negli anni 1973-1979 da parte di una missione franco-americana diretta da Maurice Taieb, Donald Johanson e Yves Coppens. Le ricerche condotte nelle gole dei fiumi Kada Hadar, Sidi Hakoma, Garsela Dora e Ounda Hadar, tutti affluenti dellAwash, hanno portato alla scoperta di circa 350 fossili di Ominidi, che sono riferibili da un minimo di 35 a un massimo di 65 individui. La gola scavata dallHadar profonda 140 m ed ha portato in esposizione i sedimenti (argille, sabbie, ghiaie, limi) accumulatisi per circa un milione di anni in un bacino lacustre il cui fondo era formato da eruzioni basaltiche di lava. La formazione geologica di Hadar comprende tre membri principali denominati dallalto verso il basso Kada Hadar, Denen Dora e Sidi Hakoma. Agli strati di sedimentazione fluviale e lacustre sono intercalati livelli di tuffiti e di basalti che hanno consentito di eseguire datazioni radiometriche con il metodo del K-Ar. Labbinamento delle date radiometriche con la stratigrafia paleomagnetica ha permesso di stabilire una cronologia pi dettagliata delle formazioni geologiche di Hadar. Inizialmente l'unit inferiore, SH, stata datata tra 4,05 e 3,6 Ma, quella media, DD, tra 3,6 e 3,2 Ma e quella superiore, KH, tra 3,2 e 2,7 Ma. In seguito, nuove datazioni effettuate con tecniche pi avanzate78, hanno condotto a una revisione della cronologia: l'unit inferiore si colloca tra 3,4 e 3,22 Ma, quella media tra 3,22 e 3,18 e quella superiore tra 3,18 e 2,92 Ma. I fossili di Hadar sono quindi pi recenti di quelli di Laetoli. I reperti di Ominidi fossili di Hadar recano la sigla AL. I pi importanti sono i seguenti:
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AL 128-33: frammento di mandibola sinistra, dalla sezione inferiore dell'unit SH;

Single crystal 40Ar/39Ar.

108 AL 199 e 200: frammento di palato e palato con tutta larcata dentaria completa dallo strato inferiore dellunit Sidi Hakoma (SH 1), databile tra 3,4 e 3,22 Ma; AL 128 e 129: giuntura del ginocchio, da SH 1; AL 277-1: frammento di mandibola sinistra dalla sezione superiore di SH 3; AL 266: mandibola frammentaria, conservante i molari e i premolari, dalla parte basale dello strato SH upper; AL 333: la prima famiglia, resti di almeno tredici individui dallo strato Denen Dora 2, databile tra 3,2 e 3,18 Ma; vi sono mandibole, mascelle, ossa craniche, ossa del piede, frammenti di omero, femori, ossa della mano, ecc. AL 188: mandibola da DD 3, databile tra 3,2 e 3,18 Ma; AL 288: Lucy, scheletro conservato per circa il 40% di un individuo femminile giovane, dallo strato pi basso dellunit Kada Hadar (KH 1), databile poco dopo 3,18 Ma. AL 444-2: un cranio maschile quasi completo, privo della mandibola, dalla sezione superiore dell'unit KH I resti pi primitivi provengono da SH 1. Larcata dentaria di AL 200 ha una forma ad U e presenta il diastma tra canino e incisivi e gli incisivi sono larghi e a spatola, tuttavia il canino fortemente ridotto rispetto a quello dello scimpanz e non sporge oltre la linea degli altri denti. Per quanto la forma dellarcata complessivamente a U, si osserva linizio di una curvatura, come dimostrato dal fatto che la larghezza del palato allaltezza del P3 minore che allaltezza di M2, mentre nello scimpanz eguale. AL 128-129 comprende la parte distale del femore e quella prossimale della tibia di un singolo individuo, e poich la giuntura del ginocchio di tipo umano e non scimmiesco il condilo laterale ellittico e non sferico -, dimostrano che era gi stata acquisita la stazione eretta e la locomozione bipede. Di straordinario interesse il gruppo AL 333, comprendente circa 200 resti riferibili ad almeno 9 adulti e 4 bambini, rinvenuti in uno strato sottile di argilla fine limosa, insieme a resti di pesci e di roditori, ma non di altri animali. La concentrazione di un numero cos elevato di resti di Ominidi un fatto eccezionale. Non un accumulo causato da animali carnivori, poich mancano i segni che normalmente i predatori lasciano sulle ossa delle loro vittime. Potrebbe trattarsi di un gruppo di Ominidi sorpreso da unimprovvisa alluvione, e i

109 cui corpi sono stati trascinati fino a unarea aperta e pianeggiante, dove le ossa si sono poi depositate, ricoprendosi lentamente di argilla fine. AL 288, soprannominato Lucy, comprende 52 resti frammentari di una giovane donna. Di particolare importanza la conservazione delle ossa del bacino (sacro, ileo, ischio). Dallesame della dentatura stata calcolata unet intorno ai ventanni. La statura stata valutata intorno ai 100/110 cm. La conservazione di consistenti parti dellomero e del femore ha permesso di calcolarne la lunghezza in 23,5 e 28 cm, con un indice omero-femorale di 83,9, pi prossimo ai valori umani che a quelli delle scimmie antropomorfe (nelluomo 6873, nello scimpanz 104-110, nel gorilla 120-133). Tra il 2000 e il 2003 a Dikika stato scoperto uno scheletro quasi completo di una bambina di soli tre anni, soprannominata la figlia di Lucy. La datazione intorno ai 3,3 Ma. Lafarensis presenta un polimorfismo di caratteri, in parte scimmieschi, in parte umani in proporzioni eguali. Innanzitutto nei fossili attribuiti a questa specie si riscontrano individui adulti dellaltezza di ca. 130-140 cm e 45 kg di peso ed altri di circa 100-110 cm di altezza e 27-30 kg di peso, nonch notevoli differenze nella dimensione dei canini. Secondo D. Johanson, T. White e B. Kimbel si tratta di una sola specie caratterizzata ancora da dimorfismo sessuale, come nelle scimmie antropomorfe; secondo altri autori (Y. Coppens, R. Leakey, P. Tobias) sarebbero presenti due specie distinte di Ominidi. Lafarensis aveva certamente stazione eretta ed andatura bipede. Lo dimostrano tutte le caratteristiche del bacino, langolo del collo femorale, la giuntura del ginocchio. Nel complesso la pelvi decisamente pi simile a quella delluomo che non a quella dei Pongidi: losso iliaco basso e largo, incurvato lateralmente, ma non in maniera cos ampia come nelluomo, permette linserzione di un gluteo potente capace di mantenere in equilibrio il busto sulle gambe. Losso sacro largo e ricurvo, lincisura sacro-sciatica ampia, lacetabulo ha una posizione obliqua; caratteri ancora primitivi sono la curvatura meno marcata del bordo anteriore dellileo, che piatto rispetto a quello delluomo. Gli arti presentano aspetti pitecoidi. Le articolazioni della spalla sono maggiormente rivolte verso lalto, come negli arrampicatori. Il femore ancora corto, mentre lomero di aspetto pi simile a quello delluomo. Le gambe risultavano, quindi, pi corte, ma non come nei Pongidi. Le dita della mano sono sottili e leggermente ricurve, cos come sono ancora ricurve quelle del piede. Anche nel piede troviamo la coesistenza di aspetti umani e pitecoidi: le ossa

110 del calcagno e dellastragalo sono ben sviluppate, le dita del piede sono corte e lalluce allineato con le altre dita come nelluomo, ma i metatarsi sono pi lunghi, come nelle scimmie antropomorfe. Questo polimorfismo di caratteri stato valutato in maniera differente. Secondo O. Lovejoy e B. Latimer i caratteri primitivi rappresentano leredit evolutiva del passato, ma non avevano implicazioni funzionali particolarmente significative e la bipedia dellafarensis era ottima. Secondo R. Susman, J. Stern e W. Jungers lafarensis si arrampicava molto agilmente sugli alberi e la sua bipedia era imperfetta. Braccia lunghe, gambe corte, statura bassa, dita delle mani e dei piedi ricurve sono caratteri che facilitano larrampicarsi sugli alberi, abilit che doveva avere ancora grande importanza. Certamente lafarensis passava molto tempo sugli alberi e soprattutto dormiva sugli alberi. La migliore prova dellesistenza di Ominidi bipedi tra 4 e 3 milioni di anni fa stata fornita dalle impronte di Laetoli. Il cranio stato ricostruito da T. White e B. Kimbel utilizzando tredici frammenti del gruppo AL 333. La scoperta nel 1993 di un cranio quasi completamente conservato (AL 444-2) ha mostrato che questa ricostruzione era sostanzialmente valida. Il cranio laspetto pi chiaramente pitecoide dellafarensis: neurocranio piccolo, toro sopraorbitario marcato, forte prognatismo facciale, cavit orbitarie grandi e distanti tra loro, apertura nasale ampia. La capacit cranica dellesemplare ricostruito valutata in ca. 350 cm3, ma il cranio maschile quasi completo scoperto in seguito ha una capacit di poco pi di 500 cm3. La mandibola molto robusta e mostra ancora la placca scimmiesca, la curvatura dellarcata dentaria non pi a U come nelle scimmie antropomorfe, ma non ancora arrotondata e regolarmente parabolica come nelluomo: presenta uno stadio intermedio, come dimostrano le mandibole AL 266 e AL 400. Quella di Lucy ha una forma a V. La dentatura mostra aspetti tipicamente ominidi nella forma dei molari e dei premolari. Il P3 di Lucy non unicuspide come nei Pongidi, ma presenta un abbozzo di metaconide, quindi un inizio di un processo di molarizzazione. Il canino di AL 333 X-3 pi simile a quello delluomo che non a quello dello scimpanz. Gli aspetti pi primitivi si incontrano nei resti provenienti dallo strato SH 1 (AL 199 e 200), con forma dellarcata dentaria a U, presenza di diastma, dentatura anteriore molto robusta, canino sporgente e pi simile a quello dello scimpanz che non a quello delluomo. Lesame microscopico delle usure della superficie masticatoria ha mostrato che lafarensis era sostanzialmente frugivoro e si cibava

111 prevalentemente di frutta e di fogliame. Le caratteristiche ancora in parte primitive del piede sono state confermate dalla scoperta di un Ominide a Sterkfontein presso Krugersdorp nel Sud Africa, soprannominato Little Foot, datato dapprima verso 3,3 Ma - quindi contemporaneo dell'afarensis e poi verso 4 Ma. Nel 1978 il prof. P. Tobias aveva deciso di iniziare l'esplorazione dei depositi pi antichi, le unit 3 e 2 della formazione di Sterkfontein. Nel 1992 fu fatto saltare con la dinamite un ampio campione di breccia ricca di fossili di carnivori e di cercopiteci. Ron Clarke nel 1994 esaminando i fossili provenienti da questa breccia identific alcune ossa del piede di un Ominide, con caratteristiche in parte pitecoidi, in parte umane. Il nuovo Ominide fu etichettato StW 573. Tre anni dopo Clarke trov altre ossa del piede e frammenti delle due tibie dello stesso individuo sempre tra i fossili recuperati negli anni precedenti. A questo punto Clarke pens che il resto dello scheletro potesse essere ancora intrappolato nella breccia della grotta e fece ispezionare la superficie in esposizione per cercare se fosse visibile la sezione di una tibia di Ominide. Dopo due giorni furono individuate le sezioni di due tibie e di una fibula incassate nella breccia. Il lavoro di rimozione della breccia port alla luce nel 1998 le due tibie, la fibula, due femori, e in seguito un omero, una mandibola e un cranio. Il proseguimento dei lavori nel 1999 ha portato alla luce le ossa di un avambraccio e della mano. Nella breccia del membro 2 di Sterkfontein vi quindi lo scheletro completo di un Ominide con ogni probabilit simile all'afarensis, che attende di essere completamente recuperato. Per ora si conoscono le caratteristiche delle ossa del piede e della mano. Il piede aveva ancora delle capacit prensili ed era adatto ad arrampicarsi sugli alberi. Le falangi della mano hanno una curvatura simile a quella dell'afarensis. Nel cranio l'occipite presenta un inion pronunciato e appuntito. L'arco zigomatico massiccio a differenza che nel successivo africanus.

3.3 Altre specie di Australopiteci


Australopithecus bahrelghazali M. Brunet ha scoperto presso Koro Toro nella regione di Bahr el Ghazal nel Ciad un frammento di mandibola di Australopithecus databile sulla base del contesto bio-stratigrafico tra 3,5 e 3 Ma. Il frammento comprende la parte anteriore della mandibola con tutti i

112 premolari, i canini e un incisivo, nonch gli alveoli degli altri tre incisivi. I canini sono grandi e di forma spatulata, i premolari sono bicuspidi, la faccia interna della regione della sinfisi ha un piano alveolare sub-verticale con due tori trasversali piccoli. Vi sono quindi affinit, ma anche differenze con l'afarensis. La scoperta dimostra che nel Pliocene medio-avanzato gli ominidi erano distribuiti attraverso la fascia dei terreni boscosi e della savana dall'Africa orientale fino all'Africa centrooccidentale, oltre che dall'Africa orientale fino al Sud Africa. Australopithecus garhi Le ricerche nella regione del medio corso del fiume Awash, nella depressione desertica dellAfar (Etiopia), condotte dalluniversit di Berkeley (J. D. Clark e T. White), hanno portato alla scoperta di alcuni resti di Ominidi databili a circa 2,5 Ma, un periodo ancora mal documentato in Africa orientale. I ritrovamenti sono stati effettuati nella zona di Bouri e provengono dal membro Hatayae della formazione di Bouri. Nel 1996 sono stati rinvenuti frammenti di femore e di omero di un individuo che doveva essere alto poco meno di 1,5 m; nel novembre 1997 Y. Haile-Selassie rinvenne a 275 m di distanza, sempre nella stessa formazione geologica, i frammenti del cranio di un secondo individuo, comprendenti parte della scatola cranica e del mascellare. Il cranio stato utilizzato per definire una nuova specie, Australopithecus garhi, lAustralopiteco della sorpresa (garhi nella lingua Afar significa sorpresa). La sorpresa consiste nel fatto che questo Ominide possedeva molari e premolari molto grandi, ma anche incisivi e canini di dimensioni superiori a quelle di tutti gli Australopiteci finora conosciuti. Il rapporto tra la dimensione della dentatura anteriore e la dimensione della dentatura iugale paragonabile a quello che si riscontra nellafarensis, nellafricanus ed anche nelle pi antiche specie di Homo. Il cranio presenta un marcato restringimento post-orbitario e una capacit bassa, di circa 450 cm3. Non possibile stabilire se ossa post-craniche e il cranio appartengano alla stessa specie, anche se la cosa sembrerebbe probabile. Il femore pi lungo di quello dellafarensis e dellafricanus e si avvicina a dimensioni umane, mentre le dimensioni dellomero dimostrano che questo Ominide aveva ancora braccia molto lunghe, come lafarensis e lafricanus. Nei pressi dellarea in cui sono venuti alla luce i resti dei due Ominidi e sempre nella stessa formazione geologica, sono state trovate ossa di antilope frantumate con una pietra per estrarne il midollo.

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3.4 LAustralopithecus africanus


Per larco di tempo tra 3 e 2,4 Ma la pi importante documentazione di Ominidi fossili proviene dal Sudafrica, mentre quella dellAfrica orientale, cos ampia e significativa per le epoche precedenti, tra 3 e 2,4 Ma lacunosa e frammentaria. Negli strati della fine del Pliocene del Sudafrica sono stati scoperti numerosi resti di Ominidi, databili tra 3 e 2,5 Ma e attribuibili per la maggior parte a ununica specie, l'Australopithecus africanus. Il nome fu introdotto da Raymond Dart, professore di anatomia alluniversit del Witwatersrand, che nel 1925 pubblic il cranio fossile di un bambino rinvenuto lanno prima a Taung. Le ricerche sugli Ominidi sudafricani furono riprese da un medico di origine scozzese, Robert Broom (1868-1951). Dopo aver esercitato la professione di medico in Australia, Broom si trasfer nel 1897 nel Sudafrica, dove per molti anni fece il medico condotto, ma nello stesso tempo coltiv anche gli studi di anatomia comparata e di paleontologia. La scoperta di Taung aveva stimolato il suo interesse per la paleoantropologia. Broom condivideva linterpretazione che del fossile di Taung era stata data da R. Dart. Insegn per cinque anni zoologia e geologia al Victoria College di Stellenbosch, costituendo importanti raccolte di fossili provenienti dai bacini del Karoo. Nel 1934, allet di 66 anni, ritiratosi definitivamente dallattivit di medico, fu nominato conservatore paleontologo del Transvaal Museum di Pretoria. Allo scopo di ottenere nuovi fossili di Ominidi condusse ricerche nelle cave di calcare dei dintorni di Pretoria e in quelle nei pressi di Krugersdorp, una sessantina di km a ovest di Pretoria. In cima alla collina di Sterkfontein, a 10 km da Krugersdorp, vi erano alcune caverne con brecce ossifere ed in una di queste era attiva una cava di calcare. Due studenti di R. Dart, G.W.H. Schepers e H. le Riche, vi recuperarono diversi resti fossili di babbuino e di altri animali, che mostrarono a Broom. Le ricerche furono quindi indirizzate nella caverna principale di Sterkfontein, destinata a diventare uno dei luoghi fondamentali per lo studio delle origini umane. Le caverne di Sterkfontein Sterkfontein una bassa collina sulla destra del fiume Bloubank, allinterno della riserva

114 naturalistica Isaac Edwin Stegmann, 9,5 km a nord-ovest di Krugersdorp nel Gauteng. A poco pi di un km verso sud-ovest si trova Swartkrans e a 1,6 km verso nord-est Kromdraai, entrambe importanti localit fossilifere. Le caverne di Sterkfontein sono ubicate a 1480 m di quota, presso la sommit della collina che raggiunge i 1486 m. Il nome significa strong fountain e deriva dal nome del vecchio ufficio postale posto allincrocio stradale. Sulle colline dolomitiche intorno a Krugersdorp vi sono altre tre importanti localit che hanno restituito fossili di Ominidi: Gladysvale, Drimolen e Coopers. Nel 1999 tutta questarea stata iscritta dallUnesco nella World Heritage List. Le caverne di Sterkfontein e di altre localit della valle del Bloubank e della regione del Gauteng si aprono nel calcare dolomitico pre-Cambriano e sono di origine carsica; la loro formazione risale a circa 20-30 milioni di anni fa in seguito alla lenta azione dellacqua della falda freatica contenente in soluzione ossido di carbonio, che con lacqua forma acido carbonico, il quale infiltrandosi nelle spaccature e nelle fessurazioni scioglie lentamente il carbonato di calcio della roccia dolomitica dando origine a cavit sotterranee. Quando allincirca cinque milioni di anni fa la falda freatica si abbass, le acque superficiali continuarono la loro azione di dissolvimento della dolomite e percolando nelle cavit precedentemente formatesi depositarono il carbonato di calcio sotto forma di stalattiti e stalagmiti, mentre al di sotto della falda si formavano nuove cavit pi profonde. In seguito i processi di erosione e di dilavamento della superficie portarono alla formazione di aperture, attraverso cui penetravano nelle caverne sotterranee terra, detriti rocciosi e ossa di animali, che si accumulavano costituendo un deposito di versante (talus). Lo stillicidio del carbonato di calcio ha cementato lentamente il deposito, trasformandolo in una roccia di colore arancio bruno denominata breccia. Alla fine, con il progredire dellerosione della superficie, la volta delle caverne parzialmente crollata e spazzata via, portando in esposizione i depositi di breccia. Le caverne di questa regione non furono quindi abitate dagli Ominidi, ma le ossa degli Ominidi come di altri animali quali iene, felini, scimmie e antilopi, sono finite nelle caverne in seguito ai fenomeni di dilavamento o in seguito a cadute accidentali nelle strette aperture che funzionavano da inghiottitoio. Le caverne di Sterkfontein si sviluppano per un centinaio di metri su due livelli. Quello superiore in collegamento con la superficie attraverso numerose aperture, quello inferiore, a 40 m di profondit, ospita un lago sotterraneo e presenta numerose formazioni stalattitiche e

115 stalagmitiche. Una parte delle caverne visitabile dal pubblico: attraverso lingresso meridionale si scende in unampia camera (tourist cave), che conduce a una sala con grandi stalattiti che pendono dal soffitto e un lago sotterraneo dalle acque di una chiarezza cristallina. Le popolazioni locali attribuiscono a queste acque propriet medicamentose, in particolare per la cura della cecit. Prima di raggiungere il lago vi un deposito di breccia collassato dal livello superiore. Proprio al di sopra di questo deposito si trova un pozzo lungo e stretto che conduce alla vecchia cava di calcare e ai massicci depositi di breccia che sono oggetto delle ricerche da parte della Palaeo-Anthropological Research Unit delluniversit del Witwatersrand. La scoperta delle brecce ossifere di Sterkfontein avvenuta tra il 1895 e il 1897. Nel 1895 Hans P. Thomasset apr una cava per il calcare. Nel 1896 litaliano Guglielmo Martinaglia, cercatore doro e di calcare, per la prima volta trov lingresso della caverna facendo brillare con lesplosivo il deposito che lostruiva. Un gruppo di collegiali del Marist Brothers College di Johannesburg vi recuper nel 1895 i primi fossili di animali. Una compagnia mineraria apr una cava per lo sfruttamento della breccia, che veniva estratta con la dinamite e bruciata nei forni per produrre calce, mentre la breccia che non aveva valore commerciale veniva accumulata in scarichi nei pressi della cava. Fin dal 1897 David Draper indusse la compagnia a proteggere il livello inferiore delle caverne dalle distruzioni vandaliche da parte di cercatori di stalattiti e di fossili. Gi a Dart, in seguito alla scoperta di Taung, erano state inviate ossa fossili di Sterkfontein, ma avendole giudicate pi recenti rispetto a Taung R. Dart non vi intraprese alcuna ricerca. Quando Robert Broom visit per la prima volta Sterkfontein il 9 agosto 1936 vide su un tavolo una piccola esposizione di fossili che erano offerti in vendita ai visitatori domenicali delle caverne. Le ricerche a Sterkfontein hanno conosciuto quattro fasi. La prima tra il 1936 e il 1939 fu condotta da R. Broom con laiuto di Schepers e port alla scoperta dei primi fossili di Ominidi. Il 17 agosto del 1936 venne alla luce un calco endocranico naturale, che conservava i 2/3 anteriori e la sommit del cranio. Nei giorni successivi furono recuperati la base del cranio, parte dei parietali e del frontale, del mascellare e la mandibola. Nel settembre del 1937 sempre nella stessa cava, ma in un punto differente e stratigraficamente inferiore furono scoperti un mascellare femminile con quattro denti ben conservati, parte della faccia di un adulto maturo con i denti molto consumati, la parte distale di un femore, un osso del polso. La scoperta nel 1937 di una mandibola infantile, giudicata da Broom differente da quella di

116 Taung, lo indusse ad attribuire i fossili di Sterkfontein a un nuovo genere denominato Plesianthropus transvaalensis, letteralmente quasi uomo del Transvaal. Nel 1939 i lavori della cava di Sterkfontein furono interrotti a causa della caduta del prezzo della calce. La seconda fase delle ricerche vede ancora protagonista R. Broom, che dietro incoraggiamento del generale Jan Smuts e con lassistenza di John T. Robinson, riprese le indagini nel 1947 nel luogo in cui era stato scoperto il primo cranio. Furono subito trovati nuovi resti di Australopithecus, fra cui un cranio quasi completo (Sts 5), rotto in due pezzi durante lestrazione dalla breccia ma tra loro combacianti. Venne soprannominato Mrs. Ples perch ritenuto femminile. La scoperta fece epoca, poich finalmente si aveva il cranio ben conservato di un individuo adulto di Australopithecus africanus e si poteva stabilire con sicurezza che laspetto del bambino di Taung una volta divenuto adulto non sarebbe stato quello di uno scimpanz o di un gorilla, come pretendevano gli oppositori di R. Dart, ma di un vero Ominide. Una placchetta di metallo sulla parete della Old Lime Quarry ricorda il punto della scoperta del cranio 5 e alluscita della visita turistica delle caverne di Sterkfontein stata collocata una statua in bronzo di R. Broom che tiene fra le mani il cranio di Mrs. Ples. Gli Ominidi scoperti in queste due prime fasi sono contrassegnati dalla sigla STS, assommano a circa un centinaio e sono conservati al Transvaal Museum di Pretoria. Nuove ricerche a Sterkfontein furono condotte tra il 1956 e il 1958 da C. K. Brain e J. T. Robinson. Brain scopr nei livelli superiori utensili di pietra scheggiata e nuovi resti di Ominidi che saranno attribuiti a un nuovo genere, Telanthropus, e in seguito al genere Homo. Con il 1966 ebbe inizio la quarta fase delle ricerche a Sterkfontein sotto la direzione del prof. P. V. Tobias, successore di Dart nella cattedra di anatomia alluniversit del Witwatersrand, con lassistenza sul campo di Alan Hughues fino al 1991, e in seguito, dal 1991 sotto la direzione del dr. Ron Clarke. Dal 1966 ad oggi le ricerche non si sono mai interrotte. La famiglia Stegmann ha donato alluniversit del Witwatersrand le caverne di Sterkfontein, che sono aperte al pubblico per una visita turistica. E possibile osservare larea degli scavi ed stato allestito un piccolo museo. Gli Ominidi scoperti dal 1966 in poi ammontano ad oltre 600 e recano la sigla STW. Gli scavi delluniversit del Witwatersrand hanno inoltre recuperato migliaia di ossa di animali fossili, oltre 300 frammenti di legno fossilizzato e qualche migliaio di utensili litici, per la maggior parte provenienti dagli strati superiori. Tra le scoperte pi importanti, oltre a quelle

117 recentissime avvenute nel membro 2 gi precedentemente ricordate, vi un cranio relativamente ben conservato di Australopithecus africanus, rinvenuto nel 1989 nel membro stratigrafico 4 (STW 505) ed uno scheletro parziale di adulto maschio (STW 431), sempre dal membro 4. Dal pi recente membro 5 proviene il cranio STW 53, scoperto nel 1976 ed attribuito ad Homo habilis. La precisa datazione degli Ominidi fossili scoperti nelle brecce ossifere delle caverne sudafricane ha sempre costituito un problema di difficile soluzione. Innanzitutto, bisogna tenere presente che molti ritrovamenti effettuati prima del 1966 sono privi di precise indicazioni stratigrafiche. Quando Broom volle riprendere le sue ricerche nel 1947, la Historical Monuments Commission neg il permesso, poich Broom non aveva nella sua quipe un geologo competente. Broom riteneva di essere lui stesso un competente geologo e di conoscere le caverne con brecce ossifere del Sudafrica meglio di qualunque altro. Forse aveva ragione, tuttavia la geologia dei riempimenti di queste caverne si riveler di estrema complessit. Broom inizi egualmente le sue ricerche e la questione venne appianata con lintervento del generale Smuts e con la scoperta del cranio di Mrs. Ples. La geologia delle caverne sudafricane fu in seguito studiata accuratamente da T.C. Partridge e C. K. Brain, mentre la fauna venne studiata da R.F. Ewer, F. Lavocat e in seguito da Elisabeth Vrba. Nelle caverne di Sterkfontein sono stati distinti 6 membri o unit, 5 in quelle di Makapansgat, Swartkrans e Kromdraai B est. La caverna di Taung venne completamente distrutta prima che potessero essere effettuati studi geologici e paleontologici. I riempimenti delle cavit carsiche sono molto complessi, poich in seguito ai crolli strati recenti possono trovarsi sia al di sotto che al di sopra di strati pi antichi, e in seguito a infiltrazioni nelle fenditure dei depositi a breccia resti fossili recenti possono apparire allo stesso livello di altri pi antichi. Ci spiega laspetto a volte eterogeneo della fauna, con miscuglio di forme pi antiche e pi recenti. A queste difficolt si aggiunge il fatto che mancano materiali di origine vulcanica per effettuare datazioni radiometriche. Le indicazioni cronologiche pi sicure vengono dalla combinazione del metodo biostratigrafico con quello del paleomagnetismo. I pi antichi Ominidi sudafricani - Little Foot, di cui abbiamo gi parlato - sono stati scoperti nel membro 2 di Sterkfontein, che viene datato tra 3,6 e 3,2 Ma. I resti di Australopithecus africanus provengono dal membro 3 di Makapansgat, che la polarit inversa e le faune

118 collocano tra 3,3 e 2,9 Ma, e dal membro 4 di Sterkfontein, caratterizzato da polarit normale (crono Gauss) e da faune confrontabili con quelle databili tra 3,0 e 2,6 Ma in Africa orientale. Recentemente stato fatto un tentativo di datazione del membro 4 di Sterkfontein con il metodo ERS (risonanza elettromagnetica dello spin), utilizzando lo smalto dei denti dei bovidi, ma il risultato di 2,1 0,5 Ma appare un po recente rispetto a quanto sembrerebbe indicato dalla fauna. I resti di Australopithecus/Paranthropus robustus provengono dal membro 5 di Sterkfontein, dal membro 3 di Kromdraai, dal membro 1 di Swartkrans e da Drimolen, caratterizzati da polarit inversa (crono Matuyama) e da fauna collocabile alla transizione Pliocene-Pleistocene e allinizio del Pleistocene, quindi tra 2,6/2,0 e 1,5/1,0 Ma. Alcuni resti di Paranthropus dalle unit 2 e 3 di Swartkrans sono pi recenti del membro 5 di Sterkfontein e possono scendere fino a 1 Ma. Recentemente alcuni autori hanno ringiovanito tutta la cronologia di Sterkfontein, sostenendo che il membro 2 non pu essere pi antico di 3 Ma e che il membro 4 sia da collocare tra 2,5 e 1,5 Ma. Anche se numerosi problemi circa la sua esatta datazione e la sua eventuale contemporaneit, almeno a partire da un certo momento, con altre forme pi avanzate di Ominidi, non possono per ora essere risolti in modo definitivo, gli esempi pi notevoli di Australopithecus africanus (o gracilis), quelli di Makapansgat e Sterkfontein, databili al periodo di polarit normale di Gauss tra 3,0 e 2,6 Ma, presentano una bipedia permanente, dimostrata dal bacino di tipo umano, largo e svasato, con losso iliaco corto e ampio, unincisura sciatica ben sviluppata e una spina iliaca antero-inferiore molto robusta. Altri aspetti del bacino differiscono dalluomo, come la marcata svasatura verso lesterno dellosso iliaco e la proeizione in avanti della spina iliaca antero-superiore, che sembrano indicare una bipedia meno perfetta che nell'uomo. La morfologia del femore e la posizione del foramen magnum del cranio confermano la bipedia dellAustralopithecus africanus. Particolarmente importante STS 14, poich comprende oltre al bacino anche molte vertebre. Le vertebre lombari sono sei, una pi che nelluomo. L'altezza di questo australopiteco calcolata intorno a 1-1,25 m; il peso sui 20-30 kg. LAustralopithecus africanus aveva ancora braccia molto lunghe lindice omero-femorale in media 88 e dita della mano e dei piedi ricurve, tutti aspetti pitecoidi che indicano una abilit di arrampicatore sugli alberi. Il cranio mostra tendenze umane pi modeste: la faccia proiettata in avanti rispetto al

119 neurocranio, il rapporto tra neurocranio e splancnocranio pi simile a quello delle scimmie antropomorfe che non a quello delluomo, la capacit cranica (che oscilla tra i 370 e i 518 cm3) molto bassa, ma pi alta, relativamente alle dimensioni corporee, che in qualsiasi Pongide (tra parentesi sono riportate le stime iniziali successivamente corrette): STS 71 STS 19/58 STS 37-38 STS 5 STW 505 Makap 1 Taung 370 cm3 (428) 436 435 485 518 500 20 440 (625)

La media, escluso Taung, di 457,33 cm3. Nonostante questi aspetti primitivi, vi sono anche caratteri morfologici pi evoluti rispetto allAustralopithecus afarensis e di tipo prettamente umano: l'arcata dentaria parabolica, la dentatura, con premolari e molari ridotti rispetto agli incisivi e ai canini, delinea per la prima volta una chiara tendenza verso l'onnivoria. Rispetto allafarensis premolari e molari sono pi grandi, e i denti anteriori un po pi piccoli, mentre lusura dei canini, che sono di dimensioni pi ridotte, non produce margini taglienti ed assente il diastma canino-premolare e canino-incisivo. Le dimensioni dei denti denunciano lesistenza di un dimorfismo sessuale. Lingrossamento della dentatura posteriore indica un cambiamento nella dieta, con cibo pi duro da masticare. Lanalisi microscopica della superficie dei molari mostra graffiature e fossette che sembrano prodotte dalla masticazione di sottili particelle abrasive contenute in molte foglie e frutti, un modello di usura della superficie masticatoria simile a quello degli scimpanz e dei gorilla, che come noto si nutrono sopratutto di fogliame e frutta. Tuttavia, lanalisi della composizione chimica dello smalto dei denti condotta su quattro campioni da Matt Sponheimer e Julia Lee-Thorp, delluniversit di Citt del Capo, in particolare la determinazione del tasso di 13C, ha mostrato valori intermedi tra quelli dei mangiatori di frutta e inferiori a quelli degli animali che si nutrono di erbe e di carici. Il dato sembra dimostrare che gli Australopiteci non mangiavano soltanto frutta e fogliame, ma anche piante erbacee oppure animali erbivori e di conseguenza bisogna ritenere che si muovessero dagli alberi nella savana per nutrirsi di radici o di semi di qualche pianta erbacea o per praticare lo sciaccallaggio.

120 incerto se l'Australopithecus africanus fabbricasse strumenti, ma molto probabile che usasse strumenti naturali, in particolare pietre naturalmente scheggiate, ossa lunghe e pesanti, denti e corna animali, bastoni di legno (la cosiddetta cultura osteodentocheratica di R. Dart o fase protoculturale), anche se nessuna conclusione definitiva stata raggiunta su questo argomento.

3.5 Il significato evolutivo della bipedia


Per quanto la bipedia avvicini lafarensis e lafricanus alluomo, le differenze con il genere Homo, pur senza considerare neurocranio e statura, sono ancora molto significative: gli Australopiteci hanno gambe relativamente corte, le articolazioni del ginocchio meno sviluppate, piedi ancora abbastanza piatti e con falangi leggermente incurvate, braccia ancora molto lunghe, spalle pi mobili, dita della mano lunghe e ricurve. Erano, quindi, creature a stazione eretta e locomozione bipede, ma che si muovevano con unandatura diversa dalla nostra e ancora capaci di utilizzare gli arti anteriori per arrampicarsi e muoversi rapidamente sugli alberi. La comparsa della bipedia ha segnato linizio di un percorso evolutivo che condurr al genere Homo e alla nostra stessa specie. In principio era il piede, con questa affermazione si apre il libro Our species, dellantropologo americano Marvin Harris. La differenziazione del piede dalla mano ha reso possibile landatura bipede al suolo, la caratteristica fondamentale di tutti gli Ominidi. Gi Darwin nel 1871 aveva compreso che questo era stato il cambiamento decisivo, poich consentiva di avere le mani libere per trasportare cibo e oggetti. Le mani e le braccia difficilmente avrebbero potuto perfezionarsi in maniera tale da poter costruire armi o scagliare con precisione pietre e lance fino a quando fossero state utilizzate in maniera abituale per la locomozione e per sostenere il peso del corpo. A differenza degli Ominidi, le grandi scimmie antropomorfe, scimpanz, gorilla, orango, sono quadrumani, hanno cio un piede prensile, che si differenzia poco dalla mano e sono perci brachiatori o camminatori sulle nocche, non quadrupedi. Lantenato comune degli Scimpanz e degli Ominidi non era certamente un quadrupede, sar stato un brachiatore o un knuckle walking. La comparsa dellandatura bipede, che rappresenta linizio della storia evolutiva degli Ominidi, si ricollega alle modifiche ambientali verificatesi in Africa verso la fine del Miocene

121 e nel corso del Pliocene: lareale delle foreste si ridusse e si espanse quello delle praterie erbose e della savana. In questo nuovo habitat non potevano sopravvivere brachiatori o camminatori sulle nocche, che infatti rimasero confinati nella foresta pluviale a occidente della Rift Valley. Nellambiente della savana boscosa o in quello della savana aperta potevano sopravvivere soltanto primati quadrupedi, come i babbuini, oppure scimmie antropomorfe che avessero adottato un nuovo modo di locomozione, la bipedia, e questi furono gli Ominidi. Il percorso dellevoluzione determinato non solo dalla pressione selettiva dellambiente, ma anche da ci che un organismo vivente nella sua realt effettiva, in altri termini dal suo passato evolutivo. Poich i nostri antenati, lancient member comune a scimpanz e Ominidi, certamente non erano quadrupedi, ma brachiatori o camminatori sulle nocche, la via obbligata per adattarsi a vivere in un ambiente aperto come la savana era la bipedia79. La documentazione fossile ci insegna che gli Ominidi diventarono bipedi molto tempo prima di essere dotati di un grande cervello, cio di diventare intelligenti nel senso umano del termine, ma qual il significato della bipedia dal punto di vista di un migliore adattamento allambiente, quali vantaggi adattivi e quindi di maggiori probabilit di sopravvivenza la nuova forma di deambulazione procurava? Le ossa delle dita delle mani e dei piedi ancora leggermente ricurve, la lunghezza dellomero di poco inferiore a quella del femore, quindi braccia lunghe e gambe corte, statura ancora bassa sono tutte caratteristiche che rendono agevole arrampicarsi velocemente sugli alberi e dimostrano che per i pi antichi bipedi arrampicarsi sugli alberi era ancora estremamente importante. Ma nello stesso tempo la morfologia del femore e del bacino, larticolazione del ginocchio e la morfologia delle ossa del piede ci parlano del fatto che gli Ominidi vissuti tra 5 e 3 Ma erano capaci di andatura bipede al suolo e che acquisirono questa capacit prima ancora di sviluppare un cervello di dimensioni maggiori rispetto a quello di una scimmia antropomorfa. Anche la dentatura aveva cominciato ad acquistare caratteristiche umane e ad allontanarsi per forma e dimensioni, per lo spessore dello smalto e per le dimensioni relative di alcuni denti in rapporto ad altri dalla dentatura tipica delle grandi scimmie antropomorfe. Ci indica funzioni masticatorie differenti e quindi una dieta almeno in parte differente. Qual il significato evolutivo della bipedia? Quali vantaggi comporta lacquisizione della
Gi dagli alberi: il romanzo di ROY LEWIS, Il pi grande uomo scimmia del Pleistocene (1960) racconta esperienze e tribolazioni di una famiglia: il padre ambizioso proiettato verso il futuro, lo zio Vania convinto che scendere dagli alberi sarebbe un grave errore e insiste a rimanere arboricolo.
79

122 bipedia ai fini del procacciamento del cibo, della difesa dai predatori, della possibilit di avere una discendenza pi numerosa? La differenziazione del piede dalla mano vuol dire avere le mani liberate dalle funzioni della locomozione e quindi libere di manipolare, fabbricare utensili e trasportare cose e cibo, come gi Darwin aveva compreso. Tuttavia, la fabbricazione di utensili comparir soltanto dopo qualche milione di anni dalla prima comparsa della bipedia e inoltre abbiamo visto come i pi antichi Ominidi fossero ancora legati, almeno in parte, a una vita arboricola e avessero una grande abilit e certamente la necessit di arrampicarsi sugli alberi per sfuggire ai predatori. La bipedia non solo si affermata prima della capacit di fabbricare utensili, ma anche prima che gli Ominidi si diffondessero nella savana. Se un primate avesse dovuto diventare bipede dopo essersi diffuso nella savana, non ne avrebbe mai avuto la possibilit perch si sarebbe rapidamente estinto in quanto facile preda per i carnivori. La bipedia, infatti, non il modo di locomozione pi efficiente per spostarsi rapidamente in un habitat aperto, i quadrupedi sono di gran lunga pi veloci dei bipedi. Nel 1981 Owen Lovejoy ha proposto una teoria sul perch della stazione eretta e della bipedia. Secondo Lovejoy il sistema di locomozione non pu essere considerato separatamente da tutte le altre caratteristiche del comportamento, perch fa parte di una strategia globale di sopravvivenza ed soltanto in questottica che possiamo comprenderne il significato. Per quanto riguarda la riproduzione nel mondo animale esiste una stretta correlazione tra tasso di natalit e cure parentali: pi basso il tasso di natalit, pi intense sono le cure parentali, pi alto il tasso di natalit, pi scarse sono le cure parentali. Le grandi scimmie antropomorfe hanno un tasso di natalit minimo, un figlio ogni cinque o sei anni, e quindi le cure parentali assumono grande importanza, perch da esse dipende la sopravvivenza dei piccoli e la continuit della specie. Allestremo opposto, gli animali che producono enormi quantit di uova, ad es. i molluschi o i pesci, non prestano alcuna cura parentale alla prole. In questo caso lunica possibilit di perpetuare la specie quella di produrre grandissime quantit di uova, la quasi totalit andranno perdute, ma almeno alcune potranno giungere fino alla maturit. Inoltre, c un rapporto tra basso numero di nascite e maggiori cure parentali da una parte e un cervello di maggiori dimensioni, maggiore intelligenza ed una dipendenza pi prolungata della prole dai genitori dallaltra. In altre parole, piccolo numero di figli, pi intense cure parentali, maggiore sviluppo del quoziente di intelligenza, infanzia prolungata e comportamenti sociali complessi sono strettamente

123 collegati e interagiscono tra loro con un effetto di feed-back. Poich le scoperte paleontologiche hanno dimostrato che la bipedia comparsa qualche milione di anni prima della fabbricazione di utensili artificiali, la vecchia ipotesi che collegava locomozione bipede e fabbricazione di utensili deve essere accantonata. Le ragioni della bipedia devono essere altre. Gli scimpanz hanno un figlio ogni 5-6 anni, perch una femmina non pu allevare pi di un figlio per volta. Un tasso di natalit cos basso costituisce un rischio di estinzione. Secondo Lovejoy la bipedia degli Ominidi strettamente connessa a un maggiore tasso di natalit. Gli Ominidi hanno aumentato la natalit, le nascite sono diventate pi ravvicinate e una madre stata in grado di allevare due o tre figli per volta. Questo ha comportato una forte diminuzione della mobilit della femmina e richiesto una maggiore cooperazione sociale allinterno del gruppo. Se la femmina si sposta di meno, ha bisogno dellaiuto del maschio per lapprovvigionamento del cibo. La spartizione del cibo consente questa nuova strategia riproduttiva. I maschi si sarebbero fatti carico di rifornire le femmine di cibo, liberandole dal gravoso compito della ricerca del cibo e consentendo loro di avere pi tempo per curare la prole. Ma per trasportare il cibo e condividerlo, il maschio deve possedere landatura bipede e avere le mani libere. Poich la sopravvivenza dei piccoli dipende dal livello delle cure parentali, la capacit di trasportare il cibo e di condividerlo aumenta notevolmente il livello delle cure che la madre pu fornire ai figli. Se i maschi nutrono le femmine e i piccoli, lintervallo tra le gestazioni pu essere notevolmente ridotto. Ma perch mai un maschio avrebbe dovuto approvvigionare di cibo la femmina e i suoi cuccioli? Ci possibile soltanto se si formano dei legami permanenti tra il maschio e la femmina e il legame di coppia presuppone altri cambiamenti significativi: la scomparsa dellestro nella femmina, e quindi la scomparsa della competizione violenta tra i maschi per laccesso alle femmine, una ricettivit sessuale permanente della femmina, una differenziazione epigamica che favorisca le scelte individuali, ad es. la comparsa di un seno voluminoso nelle femmine che compensa la perdita dellestro visibile, tipico dei primati. Da qui a dire che nasce lamore tra luomo e la donna il passo breve. Questa teoria stata in voga per alcuni anni, ma contraddetta da una serie di fatti. Se fosse vero che gi in questepoca remota fosse scomparso nelle femmine lestro, non si spiegherebbe la permanenza di un buon grado di dimorfismo sessuale, documentato dai resti fossili degli Australopiteci. Un seno femminile voluminoso, tipico della specie umana

124 anatomicamente moderna, non pu che essere in relazione allallattamento della prole: infatti, una volta scomparso il prognatismo facciale, il neonato rischiava il soffocamento durante la suzione, quindi esiste una correlazione precisa tra seno piatto e prognatismo facciale e seno voluminoso e faccia ortognata. Il voluminoso seno femminile della nostra specie non pu che essere unacquisizione recente. Pi convincenti sembrano altre teorie proposte per spiegare ladozione della stazione eretta e della locomozione bipede da parte degli Ominidi. Verso la fine del Miocene e nel corso del Pliocene la compatta e densa foresta pluviale andata incontro a una progressiva riduzione e frammentazione, gli spazi lasciati liberi dalla foresta sono stati occupati dalla savana boscosa, un ambiente di transizione, e in seguito dalla savana aperta. Per una specie arboricola e frugivora come i nostri antenati la riduzione della copertura arborea ha comportato una dispersione delle risorse alimentari in tanti nuclei separati luno dallaltro da spazi aperti pi o meno estesi. Per ottenere la stessa quantit di cibo era necessario spostarsi frequentemente da un sito allaltro attraversando spazi aperti e per questi spostamenti la locomozione bipede a grandi passi era senza dubbio un modo di deambulazione pi efficiente del camminare sulle nocche tipico dello scimpanz e del gorilla. Col diffondersi delle praterie e delle savane a spese della foresta molte grandi scimmie antropomorfe andarono incontro allestinzione e soltanto una specie riusc ad adattarsi alle nuove condizioni, camminando velocemente su due piedi per raggiungere i gruppi isolati di alberi e i nuclei residui di foresta. La bipedia ha certamente consentito altri vantaggi, come poter trasportare cibo sugli alberi, trasportare i piccoli durante gli spostamenti, guardare al di sopra delle erbe alte della prateria per meglio controllare lambiente e segnalare la presenza di eventuali pericoli, diminuire lo stress termico riducendo la superficie corporea esposta alla radiazione solare.

3.6 Gli Ominidi si adattano a un nuovo habitat, la savana


Il genere Paranthropus (Australopiteco robusto) Dalle caverne con brecce ossifere del Sudafrica proviene anche un Ominide diverso dallAustralopiteco, per il quale Robert Broom coni il termine di Paranthropus, individuando una specie robustus a Kromdraai e una specie crassidens a Swartkrans. In

125 seguito queste due specie vennero riunite insieme, attribuendole al genere Australopiteco e si parl di tipo robusto in contrapposizione al tipo gracile rappresentato dallafricanus. Pi recentemente si tornati ad adottare la vecchia denominazione di Paranthropus creata da Broom, ma riunendo gli esemplari di Kromdraai e Swartkrans in ununica specie robustus. Ominidi fossili simili al Paranthropus robustus sono stati scoperti, a partire dal 1959, anche nellAfrica orientale, dapprima nel livello I di Olduvai, da cui proviene il cranio classificato da Louis Leakey come Zinjanthropus boisei, e poi in altre localit, sopratuttto del Turkana. Questi esemplari sono ora riuniti in una specie ritenuta diversa da quella sudafricana, ma attribuita allo stesso genere, Paranthropus boisei. Le prime scoperte furono effettuate nel 1938 a Kromdraai da parte di un ragazzo, Gert Terblanche, e vennero a conoscenza di R. Broom che riusc ad acquistare un palato, una mandibola priva del ramo ascendente, alcuni denti e a recuperare sul luogo del rinvenimento frammenti di temporale ed altri due denti. Con questi materiali Broom pot ricostruire parzialmente un cranio. Nel febbraio del 1941 a brevissima distanza dal punto del primo ritrovamento Broom scopr una mandibola di bambino dellet di circa tre anni, non ben conservata, ma con lintera serie dei denti da latte tranne il primo incisivo. Venne alla luce anche una serie di ossa post-craniche: frammenti di un omero e di unulna, metacarpi, falangi e un astragalo. Nel 1948 Broom lavor a Swartkrans insieme a Wendell Philipps delluniversit della California. Qui furono scoperti gran parte di una mandibola, molari e incisivi superiori isolati, parte di un palato e delle ossa della faccia di un individuo probabilmente femminile. Continuando i lavori con lassistenza di John Robinson, nellaprile 1949 venne alla luce una mandibola e nel giugno dello stesso anno i resti di tre crani. Broom attribu questi fossili a una nuova specie, Paranthropus crassidens, che significa quasi uomo dai grossi denti. Nel 1992 una nuova caverna con resti di Ominidi stata scoperta da A. W. Keyser a Drimolen, circa 7 km a nord di Sterkfontein. Fino ad ora sono stati rinvenuti pi di 80 resti di Ominidi, fra cui un cranio completo anche di mandibola (DNH 7), scoperto nellottobre 1994, una mandibola con tutti i denti (DNH 8), diversi frammenti di mandibole e mascellari e di ossa del bacino e degli arti. Molti sono i denti isolati. La quasi totalit dei reperti appartiene al Paranthropus robustus, ma alcuni frammenti del cranio e della mandibola di un individuo giovane sono di Homo non meglio specificato.

126 NellAfrica orientale sono stati scoperti resti appartenenti al genere Paranthropus a Olduvai e a Peninj in Tanzania, a Chesowanja e a Ileret (Turkana orientale) in Kenya, nella valle dellOmo e a Konso in Etiopia. I ritrovamenti dellAfrica orientale sono meglio databili di quelli sudafricani. Nel 1959 la scoperta del cosiddetto Ziniantropo nel sito FLK I dello strato I di Olduvai forn loccasione per la prima datazione di un Ominide con il nuovo metodo del KAr. La sua et risult di circa 1,75 Ma. Dal sito TK-BK II nello strato superiore, datato tra 1,4 e 1,2 Ma, provengono altri resti di Parantropo (OH 28). Nella regione di Ileret, lungo la costa orientale del lago Turkana, R. Leakey ha scoperto tre importanti crani di Parantropo nel sito 10, databili tra 2 e 1,5 Ma (KNM-ER 406, 407 e 732). Sempre R. Leakey nel 1964 aveva scoperto a Peninj, a ovest del lago Natron, una magnifica mandibola di Parantropo in strati della formazione Humbu, databili verso 1,6 Ma. Resti di Parantropo sono stati rinvenuti nella bassa valle dellOmo nella formazione di Shungura. Dal livello F del sito 57, datato tra 1,99 e 1,93 Ma, proviene una mandibola frammentaria e dal livello D del sito 18, datato tra 2,6 e 2,12, una mandibola quasi completa. Questultima, gi definita come Paraustralopithecus aethiopicus, ed ora Paranthropus aethiopicus, rappresenta una forma ancestrale del Parantropo, al pari del cosiddetto cranio nero scoperto da R. Leakey a Lomekwi nel West Turkana (KNM-WT 17000) e datato verso 2,5 Ma. I ritrovamenti dellAfrica orientale dimostrano che il genere Paranthropus ha cominciato a comparire verso 2,5 Ma e che le specie robustus del Sudafrica e boisei dellAfrica orientale erano ampiamente diffuse soprattutto tra 2 e 1,5 Ma, ma hanno continuato a persistere fino a 1 Ma, dopo di che si sono estinte. Erano quindi contemporanee delle pi antiche forme di Homo.
localit Kromdraai Kromdraai Swartkrans Swartkrans Drimolen Olduvai stato Sudafrica Sudafrica Sudafrica Sudafrica Sudafrica Tanzania Anno scoperta 1938 1941 1948 1949 1994 1959 DNH 7 DNH 8 OH 5 Sigla Descrizione resti Palato, mandibola, denti, fr.i temporale Mandibola di bambino, fr.i omero e ulna, metacarpi, falangi, astragalo Mandibola, fr.i ossei facciali Mandibola, resti di 3 crani Cranio mandibola Mandibola completa Cranio dal sito FLK I Denominazione Et in Ma originaria Paranthropus 2,0-1,5 robustus Paranthropus 2,0-1,5 robustus Paranthropus 2,0-1,0 crassidens Paranthropus 2,0-1,0 crassidens Paranthropus 2,0-1,5 robustus Zinjanthropus 1,75 boisei

127
Olduvai Peninj Ileret Valle Omo Lomekwi (WT) Tanzania Tanzania Kenya Etiopia Kenya WT 17000 1959 1964 OH 28 ER 406 ER 407 ER 732 Dal sito TK-BK II Mandibola completa Cranio Cranio cranio Mandibola cranio 1,4 1,2 1,6 2,0 1,5 Para2,6 2,12 australopithecus aetiopicus cranio nero 2,5

La caratteristica fondamentale del Parantropo il potente apparato masticatore, caratterizzato da molari e premolari molto grandi, di dimensioni maggiori di qualsiasi altro Ominide, da premolari molarizzati, e da una forte riduzione della dentatura anteriore: incisivi e canini sono molto piccoli sia rispetto alla dentatura iugale sia in assoluto. Correlate a questo potente apparato masticatore lo Ziniantropo fu soprannominato nut-cracker, schiaccianoci sono la forma e le dimensioni della mandibola, dal momento che denti grandi hanno radici grandi: laspetto massiccio, con un corpo mandibolare molto robusto e ramo ascendente largo e alto. Le arcate zigomatiche sono robuste, lunghe ed espanse in fuori. La megalodontia del Parantropo richiedeva necessariamente una muscolatura di notevole robustezza: i muscoli temporali, avendo a disposizione come superficie di attacco un piccolo neurocranio, dovevano incontrarsi sulla sommit del cranio agganciandosi a una cresta ossea, mentre i masseteri richiedevano arcata zigomatica e mandibola dalla struttura massiccia. La potenza dei muscoli temporali dimostrata dalla presenza di una cresta sagittale e quella dei masseteri dalla larghezza e robustezza delle ossa zigomatiche. Questo apparato masticatore cos potente tipico di una dieta vegetariana coriacea. Anche laumento della superficie masticatoria dei molari e premolari, le loro cuspidi basse e tozze e laspetto piatto in seguito allusura indicano una dieta vegetariana comprendente non solo fogliame ed erbe, ma anche radici, tuberi e bacche. Il parantropo aveva dimensioni corporee maggiori dellAustralopithecus africanus e poteva raggiungere un'altezza di 1,5 m e un peso di ca 40-60 kg. Anche la capacit cranica in media maggiore di quella dellafricanus: KNM-WT 17000 410 cm3 KNM-ER 732 KNM-ER 406 OH 5 506 510 10 530

128 SK 1585 KNM-ER 1805 530 582

La media di 511 cm3, contro i 457 dellafricanus. Tuttavia, questo dato deve essere considerato in relazione alle maggiori dimensioni corporee. Nel complesso vi un maggiore aumento della dimensione delle ossa facciali e della mandibola che non del neurocranio. Nel Parantropo si riscontra un chiaro dimorfismo sessuale, maggiore che nellafricanus. La cresta sagittale del cranio tipica dei maschi (ad es. SK 46, 48, 83, KNM-ER 406 e 1805, OH 5) e risulta assente nelle femmine (ad es. KNM-ER 407 e 732, DNH 7, TM 1517). Inoltre, nei maschi le ossa della faccia hanno una forma scodellata, nelle femmine sono piatte. Le dimensioni dei denti, in particolare del canino superiore e del primo molare, sono maggiori nei soggetti maschili. Per quanto riguarda lo scheletro post-cranico non vi sono differenze sostanziali rispetto allAustralopithecus africanus, a parte le dimensioni e la maggiore robustezza delle ossa. Il Parantropo aveva senza dubbio una stazione eretta e unandatura bipede, come dimostrato dalla posizione avanzata del foro occipitale e dalla morfologia del bacino e del femore. In conclusione, Paranthropus robustus e Paranthropus boisei costituiscono una linea ominide divergente da quella umana e destinata a estinguersi. Da un esame statistico dei resti di Australopithecus africanus e di Paranthropus robustus risulta che nel parantropo era maggiore la mortalit infantile o in et molto giovane. Per gli esemplari di africanus da Taung, Sterkfontein e Makapansgat stata calcolata una durata media della vita di 22 anni circa, per il Paranthropus da Swartkrans e da Kromdraai la media scende a 17 anni circa. dimostrabile poi dai fori riscontrati sulla scatola cranica (per es. a Swartkrans sullesemplare SK 54, appartenente a un individuo giovanile) che i parantropi erano preda frequente dei felini come il leopardo.

3.7 Australopithecus / Homo habilis


Il periodo tra 2,5 e 1,8 Ma non ancora ben conosciuto per quanto riguarda gli Ominidi fossili. I ritrovamenti finora effettuati sono in genere molto frammentari e manca un reperto sufficientemente completo come Lucy, Little Foot o altri Australopiteci di Sterkfontein. Dalla

129 documentazione disponibile appare comunque chiaro che in questo periodo si verificato il secondo grande avvenimento nellevoluzione degli Ominidi, lespansione della capacit cranica. Poich lencefalizzazione una caratteristica fondamentale del genere Homo, gli Ominidi vissuti in questo periodo che non siano riconducibili allAustralopiteco robusto vengono classificati nel genere Homo. La pi antica specie del genere Homo finora conosciuta fu definita da Louis Leakey, Philip Tobias e John Napier in un articolo pubblicato su Nature del 4 aprile 1964. Lidentificazione di questa nuova specie si basava su una serie di resti frammentari rinvenuti da L. e M. Leakey nella gola di Olduvai tra il 1960 e il 1963. I resti provenivano dal Bed I e dalla parte inferiore e media del Bed II e comprendevano i seguenti esemplari: OH 7: una mandibola quasi completa con 13 denti conservati (manca solo il secondo molare sul lato destro, mentre il terzo molare non era ancora spuntato), un molare superiore, frammenti di ossa parietali fra cui il parietale sinistro quasi completo, 21 ossa della mano e del polso, riferibili a un individuo giovane, un ragazzo di ca. 11-12 anni, rinvenuto nel 1960 nel sito FLK NN 1, parte media del Bed I, con unet quindi di poco posteriore a 1,75 0.03 Ma; OH 8: ossa quasi complete di un piede e una clavicola di un individuo ritenuto in un primo tempo adulto, rinvenute a breve distanza di OH 7, ora si pensa che possano appartenere allo stesso individuo di OH 7; stessa et del precedente; OH 6: un premolare inferiore, un molare superiore e frammenti di cranio dal sito FLK I, lo stesso che ha restituito il cranio di Zinjantropo, parte mediana del Bed I, datato 1,75 0.03 Ma; OH 13, soprannominato Cinderella: mandibola quasi completa, frammento di mascellare destro con cinque denti, frammenti della volta cranica (parietale destro e occipitale), di un individuo di ca. 15-16 anni, rinvenuti nel 1963 nel sito MNK II, nella parte medio-inferiore del Bed II, poco sopra il tufo eolico II A; la datazione verso 1,65 Ma; OH 16: cranio parzialmente conservato con parte dei due parietali, delloccipitale e del frontale, un frammento della parte prossimale dellulna, riferibili a un individuo in et tardo adolescenziale, ca. 15-16 anni, soprannominato George, rinvenuto nel 1963 nel sito FLK II, nella parte inferiore del Bed II, circa un metro al di sopra del tetto del Bed I, datato verso 1,7 Ma.

130 In seguito, altre scoperte sono state effettuate a Olduvai. Nel sito DK I, alla base del Bed I, con una datazione intorno a 2 /1,9 Ma, nel 1968 sono venuti alla luce i resti molto frammentari di un cranio (OH 24), che fu soprannominato Twiggy, industria litica olduvaiana e un circolo di pietre che secondo i Leakey furono intenzionalmente collocate per predisporre un riparo. Ben presto altri reperti fossili di Ominidi sono stati attribuiti allHomo habilis. Innanzitutto quelli scoperti da Richard Leakey a Koobi Fora nellEast Turkana: la mandibola KNM-ER 1802 e il cranio KNM-ER 1470, rinvenuti nel membro inferiore della formazione di Koobi Fora, 35 m sotto il tufo KBS, datato tra 1,88 e 1,60 Ma e quindi con unet intorno ai 2/1,9 Ma. Il cranio stato rinvenuto nel 1972 in circa 300 frammenti sparsi in superficie e la sua posizione stratigrafica stata stabilita in base al sedimento ancora aderente alle ossa. il cranio KNM-ER 1813, proveniente dalla base del membro superiore della formazione di Koobi Fora, al di sopra del tufo KBS, datato verso 1,88 Ma, quindi con unet intorno a 1,8 Ma. Conserva il mascellare con il palato e undici denti. Inizialmente molti studiosi non hanno accettato la nuova specie, ritenendo che lhabilis non fosse altro che un Australopiteco con una capacit cranica leggermente superiore. In effetti, le capacit craniche degli Ominidi di Olduvai sono state calcolate a partire da reperti molto frammentari. Ma in seguito la scoperta del cranio KNM-ER 1470, splendidamente conservato e di notevole capacit, ha contribuito a far accettare la nuova specie. Resti molto frammentari di Ominidi fossili rinvenuti nei depositi fluvio-lacustri delle formazioni di Shungura, nella valle dellOmo, sono stati attribuiti a Homo habilis. Provengono dalle unit E, datata intorno a 2,12 /2,06 Ma; F, datata tra 1,99 e 1,93 Ma (una mandibola e denti isolati); G, datata tra 1,93 e 1,8 Ma (cranio L 894-1). Da tutti questi livelli proviene anche industria litica di tipo olduvaiano (siti 57, 71, 84 e 123). Nel 1985 Donald Johanson e Tim White hanno scoperto a Olduvai, nel sito DDH (Dik-Dik Hill), alla base del Bed I, frammenti di cranio, un omero, ulna, radio, femore e un frammento di tibia di un individuo femminile adulto (OH 62), che sono stati attribuiti allHomo habilis. Per la prima volta era disponibile un buon numero di parti dello scheletro post-cranico che con i suoi caratteri ancora primitivi dimostrava che lhabilis era effettivamente molto simile allAustralopiteco gracile. Infine, nel 1992 il riesame da parte di Andrew Hill di un frammento di temporale, scoperto a

131 Chemeron nella regione del lago Baringo nel 1967 e datato a 2,4 Ma, ha permesso la sua attribuzione al genere Homo, mentre nel 1996 il team dellInstitute of Human Origins diretto da D. Johanson ha rinvenuto a Hadar nella regione dellAfar in un livello geologico poco al di sotto di ceneri vulcaniche datate a 2,33 0.07 Ma una mascella di Homo (AL 666-1), associata a industria litica di tipo olduvaiano. Anche una mandibola rinvenuta a Uraha nel Malawi, in un deposito datato tra 2,5 e 2,3 Ma, e un primo molare inferiore scoperto nel West Turkana (WT 42718) in un contesto datato intorno ai 2,3-2,4 Ma, sono stati attribuiti al genere Homo. Inoltre, lHomo habilis stato identificato anche nel Sud-Africa: un cranio frammentario proviene dal membro 5 di Sterkfontein (STW 53) ed un altro da Swartkrans (SK 80/847). La comparsa del genere Homo stata quindi retrodatata da 1,8 fino a 2,4 Ma, ma non ancora chiaro se per ca. 600.000 anni vi sia stata ununica specie di Homo, lhabilis per lappunto, oppure pi specie, come sono inclini a ritenere molti studiosi. Infatti, gli Ominidi di questo periodo presentano molte differenze tra loro. Inizialmente interpretate come segno della persistenza di un forte dimorfismo sessuale, la maggior parte degli studiosi attualmente ritiene che costituiscano la prova dellesistenza di almeno due specie diverse di Homo. Dal punto di vista morfologico, ed anche per quanto riguarda la sua posizione cronologica, Homo habilis rappresenta uno stadio intermedio tra le Australopithecine e lHomo erectus. La caratteristica decisiva per includerlo nel genere Homo la maggiore capacit cranica rispetto alle Australopitecine. Per quanto il cd. Rubicone cerebrale sia stato collocato diversamente a seconda degli autori (700 cm3 per Franz Weidenreich, 750 per Arthur Keith, 800 per Henry Vallois) e per quanto non esistano chiare linee di divisione per questo aspetto tra Pongidi, Ominidi non umani e forme pi arcaiche di Homo, in considerazione del forte grado di variabilit allinterno di ogni singola specie, comunque chiaro che con lhabilis si verificato un forte aumento della capacit cranica, tale da giustificare la sua inclusione nel genere Homo. I valori calcolati sono i seguenti: OH 7: OH 24: OH 13: 647 cm3 secondo P. Tobias (710 secondo R. Holloway e 590 secondo M. Wolpoff) 594 cm3 (secondo Tobias e Holloway) 500 cm3 (638 secondo Tobias)

ER 1470: 752 cm3 secondo Holloway, 775 secondo altre stime

132 ER 1813: 510 cm3 (secondo Holloway) La media, 600 cm3, risulta nettamente superiore a quella delle Australopitecine. Ma anche altri aspetti morfologici dimostrano che Homo habilis era un Ominide pi avanzato di Australopithecus africanus: la diminuzione della dimensione dei molari, che sono di forma meno larga e pi allungata, un minore prognatismo facciale, la mascella e la mandibola sono pi piccole rispetto alle Australopitecine. La scoperta di parte delle ossa dello scheletro post-cranico di un individuo femminile avvenuta nel 1985 ad Olduvai (OH 62) ha dimostrato, tuttavia, che gli arti superiori erano ancora relativamente lunghi, il femore corto, la statura molto bassa. Quindi Homo habilis doveva essere ancora un agile arrampicatore degli alberi, come le Australopitecine. Che il corpo dellHomo habilis non fosse molto diverso da quello dellAustralopiteco gracile dimostrato anche dalle ossa della mano e del piede rinvenute a Olduvai. Le falangi di OH 7 e OH 8 non sono incurvate come quelle dei Pongidi, ma neppure diritte come quelle delluomo, bens presentano una moderata curvatura che li pone a un livello intermedio. La falange terminale del pollice, piuttosto larga, pi simile a quella delluomo che non a quella di un Pongide ed anche langolo formato dal pollice con lindice mostra un grado intermedio tra quello di un Pongide e quello di un uomo. Le ossa del piede di OH 8 hanno metatarsi molto robusti e il calcagno spostato verso il lato esterno del piede invece che allineato al centro di gravit ed anche la posizione dellastragalo indica che la trasmissione del peso del corpo al piede non avveniva come nelluomo. Caratteri tipicamente umani sono invece la curvatura longitudinale e transversale dellarco plantare e lallineamento dellalluce alle altre dita del piede. Lhabilis era quindi un bipede, ma la sua andatura non era ancora del tutto simile a quella delluomo. Grande importanza per linclusione dellhabilis nel genere Homo ha avuto la scoperta che la pi antica industria litica risale allo stesso arco cronologico, tra 2,4 e 1,8 Ma, e la constatazione a Olduvai dellassociazione tra questa industria litica, denominata olduvaiana, e i resti attribuiti allHomo habilis. Da questo fatto deriva il nome attribuito alla specie, dietro suggerimento di Raymond Dart, che voleva sottolineare come questo Ominide fosse in grado di fabbricare utensili artificiali. Un altro fatto rilevante stata la dimostrazione della coesistenza di due specie di Ominidi appartenenti a due generi distinti, lhabilis e il Parantropo, che si evolsero una accanto allaltra.

133 Ma ormai la maggior parte dei paleoantropologi concorda sul fatto che i reperti attribuiti a Homo habilis presentano un tale grado di variabilit da non poter essere attribuiti a ununica specie. Bernard Wood ha attribuito il celebre cranio ER 1470 e il frammento cranico del lago Baringo a una nuova specie, Homo rudolfensis, contemporanea dellhabilis. Rispetto allhabilis il rudolfensis ha denti di maggiori dimensioni, la faccia notevolmente pi larga e un potente apparato masticatorio e per quanto possa sembrare paradossale anche un cervello pi grande.

134

CAPITOLO 4

LHomo erectus

Nel 1891 il medico olandese E. Dubois scopr a Trinil nellisola di Giava una calotta cranica e l'anno successivo nello stesso strato un femore che attribu a una specie intermedia tra le scimmie antropomorfe e luomo e che nel 1894 battezz utilizzando per il genere il termine creato da Haeckel - Pithecanthropus erectus. La denominazione era giustificata dai caratteri primitivi della calotta cranica, che permetteva comunque di stimare una capacit cranica di circa 900 cm3, quindi intermedia fra quella delle scimmie antropomorfe e quella dell'uomo, e dalle caratteristiche perfettamente umane del femore che senza ombra di dubbio apparteneva a un individuo capace di stazione eretta e di locomozione bipede. Tra il 1929 e il 1937 numerosi resti fossili di un Ominide simile furono rinvenuti negli scavi di Zhoukoudian80 presso Pechino e furono assegnati alla specie Sinanthropus pekinensis. Nel frattempo a partire dal 1936 e fino al 1941 si effettuarono nuove scoperte a Giava nelle localit di Sangiran e Modjokerto da parte di Ralph von Koenigswald. Negli anni 40 e 50 del XX secolo diversi studiosi (Weidenreich, Mayr, Le Gros Clark, Howell) sostennero che luomo di Giava e quello di Pechino appartenevano alla stessa specie e che inoltre non vi erano motivi per considerarli membri di un genere differente da quello delluomo. Venne cos definito il taxon Homo erectus, a cui saranno attribuiti anche fossili umani venuti alla luce a Ternifine in Algeria e nella gola di Olduvai in Tanzania, nonch reperti europei di vecchia scoperta come la mandibola di Mauer. Homo erectus fu quindi considerato una specie umana diffusa in tutto il vecchio continente e intermedia tra gli Australopiteci e luomo di Neandertal. A partire dal 1973 le ricerche condotte nella regione del lago Turkana portarono al rinvenimento di fossili umani attribuiti allHomo erectus di et considerevolmente pi antica di tutti quelli in precedenza conosciuti. In seguito alcuni studiosi hanno ritenuto che queste pi antiche forme presentassero differenze rispetto agli esemplari asiatici tali da giustificare la loro attribuzione a una specie
80

Nella vecchia letteratura il nome scritto Chu Ku Tien o Chou Kou Tien.

135 distinta denominata ergaster, lasciando il termine di erectus ai soli fossili asiatici, in base ai quali il taxon fu definito per la prima volta. Inoltre, anche i reperti europei e africani attribuiti in un primo tempo a Homo erectus, come la mandibola di Mauer, il cranio e le mandibole dell'Arago o i reperti frammentari di Bilzingsleben, o il cd. Uomo della Rhodesia sono stati attribuiti a una specie distinta, che riprende la vecchia denominazione originariamente creata per la mandibola di Mauer, Homo heidelbergensis. A questa ulteriore suddivisione hanno contribuito anche le nuove importanti scoperte di Atapuerca in Spagna. Quindi, mentre un tempo si riunivano molti fossili asiatici, africani ed europei in una sola specie, ora vengono attribuiti a tre specie distinte di Homo: ergaster, heidelbergensis ed erectus. Infine, altri autori hanno staccato dalla specie heidelbergensis i reperti africani, raggruppandoli nel taxon Homo rhodesiensis. Al contrario, secondo altri autori le differenze tra reperti africani, asiatici ed europei sono espressione di una semplice variet geografica o razziale di una medesima specie, lHomo erectus appunto. Ci sembra che per il periodo fino a 600/500 ka sia preferibile abbandonare la tesi di specie diverse, anche se indubbiamente le differenze andarono accentuandosi nel corso del tempo. Con la comparsa dellHomo erectus osserviamo per la prima volta la diffusione degli Ominidi al di fuori dellAfrica. In relativamente poco tempo la nuova specie raggiunse regioni molto lontane dallAfrica orientale come la Cina e lIndonesia da una parte, il Maghreb, la Spagna e lItalia dallaltra. Ma le scoperte effettuate a Dmanisi in Georgia a partire dal 1991 hanno complicato il quadro delle migrazioni dei pi antichi Homo fuori dallAfrica.

4.1 Dmanisi
I listo di Dmanisi si trova nella Georgia meridionale, 85 km a SW della capitale Tbilisi. Negli anni 80 del XX secolo furono intrapresi scavi archeologici volti a esplorare gli edifici di un villaggio medievale. Ben presto ci si rese conto che i pozzi e le cantine medievali erano state scavate entro sabbie tufacee, ceneri vulcaniche e un suolo calcareo che restituivano una ricca fauna fossile. La scoperta nel 1991 di una mandibola umana diede il via a unesplorazione sistematica del deposito. La sequenza stratigrafica e la cronologia del sito sono venute perfezionandosi con il progredire delle ricerche. Attualmente la stratigrafia del deposito

136 pleistocenico viene articolata in due unit principali, che poggiano su uno strato di basalto molto potente: B 2, deposito di ceneri sigillato al tetto da un suolo calcareo. Ha polarit inversa. B 1, sabbie con lenti carbonatiche alla base. Ha polarit inversa. A 2, franco sabbioso tufaceo di colore bruno scuro. Ha polarit normale. A 1, sabbia tufacea nera. Presenta polarit normale, la datazione allincirca simile a quella del basalto sottostante. Basalto Masavera (dal nome del fiume che scorre alla base del promontorio di Dmanisi). Presenta polarit normale ed ha una datazione di 1,85 Ma. Lunit stratigrafica A e il basalto corrispondono allepisodio di Olduvai (1,98-1,78 Ma), la superficie di erosione che segna il contatto tra le unit A e B corrisponde probabilmente al reversal che segna il ritorno alla polarit inversa del crono Matuyama. In ogni caso lunit B anteriore a 1,2 Ma, ma le caratteristiche del complesso faunistico indicano chiaramente unet appena successiva alla fine dellepisodio di Olduvai, quindi intorno a 1,75/1,7 Ma. Dallunit stratigrafica B provengono fauna, industria litica di tipo olduvaiano, e molti resti umani (crani, mandibole, denti, resti scheletrici post-craniali), appartenenti ad almeno quattro individui, di cui tre adulti e un subadulto. I crani sono quattro (D 2280, 2282, 2700, 3444), le mandibole quattro (D 211, 2600, 2735, 3900). Lo studio dei resti umani ha permesso di attribuire la mandibola D 2735 al cranio D 2700, la mandibola D 211 al cranio D 2282 e la mandibola 3900 al cranio 3444. Inoltre, dei resti scheletrici postcranici quelli dellindividuo adolescente sono certamente riferibili al cranio D 2700/D 2735. Gli ominidi venuti alla luce a Dmanisi appartengono certamente al genere Homo e in virt della loro datazione sono tra i pi antichi finora noti. Lattribuzione a un taxon specifico piuttosto ardua. Alcuni hanno proposto la denominazione di Homo georgicus81.

Su Dmanisi cfr. soprattutto i contributi pi recenti: M. CALVO-RATHERT ET ALII, New paleomagnetic data from the hominin bearing Dmanisi paleo-anthropologic site (southern Georgia, Caucasus), in Quaternary Research, 69, 2008, pp. 91-96; G. P. RIGHTMIRE, D. LORDKIPANIDZE, A. VEKUA, Anatomical descriptions, comparative studies and evolutionary significance of the hominin skulls from Dmanisi, Republic of Georgia, in Journal of Human Evolution, 50, 2006, pp. 115141; SANG-HEE LEE, Is variation in the Cranial Capacity of the Dmanisi Sample Too High To Be From a Single Species?, in American Journal of Physical Anthropology, 127, 2005, pp. 263-266; D. LORDKIPANIDZE ET ALII, Postcranial evidence

81

137 Gli uomini di Dmanisi hanno una capacit cranica ancora piccola, al di sotto del limite inferiore dellHomo erectus e pi vicina a quella dellhabilis: D 2280: 775 cm3 D 2700: 600 cm3 (trattandosi di adolescente la capacita da adulto sar stata leggermente superiore, intorno a 618-625 cm3) D 2282: 650-660 cm3 D 3444: 625 cm3 D 2280 un soggetto maschile, cos come D 2700, gli altri due sono probabilmente femminili. La media di 669 cm3 comunque superiore a quella dellhabilis (600 o secondo altri 610 cm3). La morfologia del cranio presenta molti aspetti primitivi che richiamano lHomo habilis, in particolare ER 1813, che ha unet appena un po pi antica di Dmanisi. Le arcate sopraorbitarie sono ispessite, la faccia appare di dimensioni ridotte, loccipite arrotondato, ma D 2280, che un maschio, ha un profilo angolato e richiama maggiormente ER 3883, uno dei primi rappresentanti dellHomo erectus/ergaster africano. Il piano occipitale pi o meno eguale a quello nucale, come avviene nellHomo erectus. Il dimorfismo sessuale abbastanza pronunciato, a giudicare dalle dimensioni pi piccole dei soggetti femminili (D 2282 e D 3444). Dove gli uomini di Dmanisi si allontanano maggiormente dallhabilis nella forma e nelle dimensioni degli arti inferiori: le dimensioni dellomero in rapporto al femore sono di tipo umano e cos pure lindice crurale (lumghezza della tibia/lunghezza del femore), anche il piede di tipo moderno. Quindi gli ominidi di Dmanisi erano perfettamente adatti alla locomozione bipede sul terreno e non ci sono pi caratteristiche anatomiche da porre in relazione a una vita sugli alberi, come ancora si verificava per lhabilis. Le ossa dei mammiferi rinvenuti a Dmanisi mostrano segni di macellazione da parte delluomo. Quindi gli uomini di Dmanisi erano in grado di procurarsi la carne, grazie a unaccresciuta capacit di sciacallaggio. Rimarchevole anche il fatto che il cranio D
from early Homo from Dmanisi, Georgia, in Nature, 449, 2007, pp. 305-310; D. LORDKIPANIDZE ET ALII, The earliest toothless hominin skull, in Nature, 434, 2005, pp. 717-718.

138 3444, appartenente a una donna adulta non giovane, era completamente sdendato, al pari della mandibola 3900, ma certo che i denti sono stati persi tutti in vita e che il soggetto sopravvissuto per qualche tempo a questa grave menomazione. Ha potuto sopravvivere soltanto grazie allaiuto ricevuto dai membri del gruppo, un fenomeno che incontreremo frequentemente con luomo di Neandertal. In conclusione, gli uomini di Dmanisi mostrano un mosaico di caratteri anatomici in parte simili a quelli dellhabilis e in parte a quelli dellerectus. Una vera forma di transizione tra le due specie, che tuttavia non ancora documentata in Africa. Non c dubbio comunque che i membri del genere Homo hanno cominciato a uscire fuori dallAfrica prima che lHomo erectus/ergaster si fosse pienamente sviluppato.

4.2 Homo ergaster ovvero lHomo erectus africano


Lasciando da parte le molteplici e diversificate opinioni sulla tassonomia dell'Homo erectus, certo il fatto che esso costituisce il secondo grande stadio evolutivo del genere umano, per il quale erano in passato di uso corrente varie denominazioni, tutte equivalenti, come protoantropi, arcantropi, pitecantropi. Fino a non molto tempo fa si pensava che le forme pi arcaiche di erectus derivassero dall'Homo habilis, ma la questione cronologica si molto complicata. A Olduvai nel Bed I, datato tra 1,85 e 1,7 Ma, si conoscono solo Homo habilis e il Paranthropus boisei, nella parte inferiore del Bed II vi ancora Homo habilis (OH 16), poi vi una cesura faunistica e lambiente da molto umido e piovoso diventa pi caldo e pi secco, vale a dire compare il paesaggio della savana aperta. Questo evento mal datato, ma si pensa che la parte medioinferiore del Bed II sia da porre verso 1,65 1,6 Ma. OH 13 e OH 14 forse sono da ascrivere gi a Homo erectus e non a Homo habilis. Nelle formazioni di Koobi Fora, nel West Turkana, i primi esempi di Homo erectus (ER 3733) compaiono nella parte inferiore del membro superiore, posteriore al tufo KBS, datato verso 1,88 Ma e anteriore al tufo Okote datato 1,64 Ma. Nella parte inferiore del membro superiore vi sono, per, anche resti attribuiti ad Homo habilis (ER 1813). Quindi un panorama ancora poco chiaro e piuttosto complicato. Sembra che verso 1,7 Ma Homo habilis e Homo erectus siano stati contemporanei. Tutto ci potrebbe essere anche frutto dei margini di errore delle datazioni radiometriche, se non della

139 imprecisione di alcune datazioni o addirittura della posizione stratigraficamente incerta di alcuni reperti. Riassumendo, i primi rappresentanti di una nuova specie del genere Homo successiva al rudolfensis e forse solo in parte anche allhabilis sono conosciuti finora soltanto nella regione del lago Turkana in un periodo che compreso tra lepisodio del reversal magnetico di Olduvai (1.98 1.78 Ma) e il tufo Okote datato a 1,64 Ma. Questi resti di Ominidi umani sono stati rinvenuti nel membro superiore della formazione di Koobi Fora nellEast Turkana, che divisa dal membro inferiore dal celebre e controverso tufo KBS, correlabile grazie alle date radiometriche e al paleomagnetismo con lepisodio di Olduvai. Al tetto del membro superiore si trovano i tufi di Karari a Koobi Fora e di Chari a Ileret, che sono stati datati a 1.32 0.10 e 1.22 0.01 Ma ed in questo intervallo che sono compresi alcuni reperti come KNM-ER 3833 e a Olduvai OH 9. Altri esemplari appartenenti alla stessa formazione geologica provengono dal West Turkana. I principali reperti sono: KNM-ER 3733, un cranio frammentario, ritenuto femminile, comprendente anche parte della faccia e della mascella, ma privo della mandibola, rinvenuto a Koobi Fora nella parte inferiore del membro superiore, pu avere unet intorno a 1.7 1.6 Ma; KNM-ER 1808, uno scheletro incompleto di un individuo giudicato femminile, rinvenuto in sedimenti sottostanti ai tufi di Okote a Koobi Fora (sito 103), quindi pi antico di 1.64 Ma; KNM-ER 730, mandibola frammentaria e frammenti di cranio rinvenuti nellarea 103, nei pressi della riva del lago, nella stessa posizione stratigrafica del precedente; KNM-WT 15000, uno scheletro quasi completo di un ragazzo di et stimata intorno a 11-12 anni, rinvenuto nel 1984 a Nariokotome, sul lato occidentale del Turkana, in sedimenti datati a 1,53 Ma e depositatisi su un tufo datato a 1.63 Ma; KNM-ER 992, mandibola da Ileret, sito 3, dalla parte superiore della formazione superiore di Koobi Fora; KNM-ER 3883, un cranio comprendente tutte le orbite, ma privo del mascellare, rinvenuto a Ileret nella parte superiore del membro superiore di Koobi Fora, compresa tra tufi datati a 1,64 Ma e i tufi di Chari e Karari datati 1.39 Ma; SK 847, cranio frammentario, dai livelli superiori di Sterkfontein; OH 9, calotta cranica scoperta nel 1960 nel sito LLK II, nel Bed II superiore di

140 Olduvai, datato verso 1.4 1.3 Ma; Konso (Etiopia), una mandibola associata a industria acheuleana, con unet di 1.4 Ma. OH 13 (Cinderella) e OH 14 dal Bed II medio di Olduvai, con unet di circa 1.65 1.60 Ma, attribuiti da L. Leakey e P. Tobias ad Homo habilis, secondo altri autori potrebbero appartenere gi ad Homo erectus arcaico. Le caratteristiche principali dei pi antichi erectus sono le dimensioni corporee notevolmente accresciute rispetto agli Australopiteci e allHomo habilis e rudolfensis e paragonabili a quelle delluomo moderno, nonch linizio di un marcato processo di encefalizzazione, cio di un aumento delle dimensioni del cervello. Le ossa degli arti superiori, soprattutto quelle dell'avambraccio (ulna e radio), si accorciano, mentre il femore e la tibia si allungano un poco. Si raggiungono cos le proporzioni propriamente umane e nello stesso tempo si raggiungono anche le dimensioni dell'uomo moderno per quanto riguarda l'altezza. Il ragazzo di Nariokotome, un soggetto maschile di circa 11-12 anni, era gi alto 168 cm ed avrebbe raggiunto un'altezza di 180 cm, se non superiore. La robustezza delle ossa per maggiore rispetto a quella dell'uomo moderno. Il cranio diventa pi lungo, losso frontale pi ampio, le ossa craniche pi spesse, la faccia pi verticale, le orbite pi grandi, lapertura nasale pi ampia e le ossa nasali pi prominenti, cio si forma un naso esterno come nell'uomo moderno. Il rapporto tra neurocranio e splancnocranio ormai radicalmente cambiato rispetto alle scimmie antropomorfe e ai pi antichi Ominidi come gli Australopiteci, per cui le ossa facciali si collocano al di sotto della scatola cranica. Queste caratteristiche differenziano profondamente i primi Homo erectus da tutti gli Ominidi precedenti, compresi Homo rudolfensis e Homo habilis, e ne fanno i primi veri rappresentanti del genere Homo. Peculiare di Homo erectus uno spesso toro sopraorbitario. La volta cranica bassa, il frontale separato dal toro sopraorbitario da un solco ed sfuggente allindietro. Loccipitale forma un angolo acuto, la squama occipitale pi grande di quella nucale e tra le due corre una protuberanza trasversale (toro occipitale), a cui si attaccavano i muscoli del collo. Le capacit craniche stimate sono: KNM-ER 3733 KNM-ER 3883 848 cm3 804 cm3 (minimo)

KNM-WT 15000 909 cm3 (stima come adulto)

141 OH 9 1067 cm3

La media di 907 cm3, nettamente superiore a quella dellhabilis (600 cm3). A partire da 1,6 Ma e forse anche un poco prima, si erano ormai sviluppate quasi tutte le caratteristiche dell'uomo moderno tranne una, quella che ci distingue da tutti gli altri animali, il nostro cervello. Il ragazzo di Nariokotome il pi completo Ominide finora rinvenuto. L'et stata stimata inizialmente in circa 11-12 anni poich le suture craniche non erano ancora saldate e fuse, le cartilagini del femore non ancora saldate e soprattutto per il fatto che era appena spuntato il secondo molare. L'area di Broca nel cervello - uno dei centri che presiedono alle facolt del linguaggio - appare gi sviluppata, ma il canale della spina dorsale piccolo rispetto alle dimensioni dell'uomo moderno. Ci significa che aveva una minore quantit di tessuto nervoso e quindi un controllo meno sofisticato e meno flessibile di alcuni muscoli e di alcune funzioni, in particolare improbabile che potesse emettere i suoni articolati che caratterizzano il linguaggio umano. L'Homo erectus il primo uomo uscito dai confini dell'Africa, come dimostra la sua

diffusione nell'Asia orientale e in Europa. Dall'associazione pi volte riscontrata tra erectus e manufatti di pietra scheggiata, sappiamo che Homo erectus/Homo ergaster cre una nuova industria litica, quella del bifacciale (o amigdala), che a Olduvai compare per la prima volta nella parte medio-superiore del Bed II, verso 1,5-1,4 Ma. Poich le culture a bifacciali sono note in Europa fin dalle fasi antiche, dobbiamo dedurre che vi furono portate da uomini appartenenti alla specie Homo erectus/ergaster. NellAsia orientale, al contrario, non attestata la cultura del bifacciale, almeno durante il Pleistocene medio, e ci pu interpretarsi come prova del fatto che la diffusione degli Ominidi in Asia sia avvenuta prima che in Africa si passasse dalla pebble culture a quella del bifacciale, cio prima di 1,5/1,4 Ma. I pi importanti reperti di Homo erectus del Pleistocene medio sono tra l'altro, per il loro numero e la loro completezza, proprio quelli asiatici, di Giava e della Cina.

4.3 LHomo erectus dellisola di Giava


Un gran numero di crani, mandibole e denti, e in misura minore di ossa lunghe, di Homo

142 erectus venuto alla luce nellisola di Giava. La loro precisa datazione stata ed ancora oggetto di controversie, sia perch le condizioni per le datazioni radiometriche sono meno felici rispetto alle formazioni geologiche dellAfrica orientale, ricche di materiali di origine vulcanica regolarmente stratificati, mentre a Giava molti dei materiali di origine vulcanica sottoposti a datazione sono in giacitura secondaria, sia perch i resti fossili umani nella maggior parte dei casi non sono stati rinvenuti in situ nel corso di ricerche e scavi regolari da parte di geologi e paleontologi, bens rinvenuti da contadini nel corso di lavori agricoli o da addetti agli scavi e successivamente consegnati agli studiosi o addirittura venduti da parte di raccoglitori locali, con il risultato che permangono gravi incertezze sulla loro effettiva posizione stratigrafica. Eugne Dubois (1855-1940)82, lo scopritore dei primi Ominidi fossili di Giava, coltiv la passione per la paleontologia fin da bambino; dopo aver studiato medicina per sette anni, nel 1882 divent lettore di anatomia alluniversit di Amsterdam, ma entrato in contrasto con il proprio professore, nel 1887 diede le dimissioni e si arruol come sottotenente medico nellesercito olandese coloniale. La sua scelta era stata dettata da una precisa intenzione, quella di condurre ricerche paleontologiche in Indonesia, allora sotto il dominio coloniale dellOlanda. Nellautunno 1887 si imbarc con la famiglia alla volta di Sumatra, iniziando a prestare servizio presso lospedale militare di Pajakoemboe. Nello stesso tempo si dedicava alle ricerche di fossili nelle vicine grotte di Boea. Ben presto convinse le autorit governative a concedergli di passare alla riserva attiva e di dedicarsi a tempo pieno alle sue ricerche paleontologiche, ottenendo anche i mezzi necessari per condurle su larga scala. Nel marzo 1890 si trasfer nellisola di Giava, stabilendo la sua base a Tulang Agung e inizi ad effettuare una serie di prospezioni del territorio per individuare i siti fossiliferi pi promettenti. Ottenuti come mano dopera i condannati ai lavori forzati e come assistenti due sergenti dellesercito, si mise subito al lavoro. Lanno prima in una caverna presso Wadjak era stato scoperto un cranio umano fossile, Dubois vi riprese le ricerche e nel maggio 1890 scopr un secondo cranio ed altri frammenti, ma questi resti umani erano associati a fauna recente ed erano troppo moderni per costituire lanello mancante che Dubois andava cercando. Ben presto la sua attenzione fu attirata dai depositi fossiliferi della zona del vulcano

Su Dubois cfr. G.H.R. VON KOENIGSWALD 1955, capitolo primo; J. READER, Gli anelli mancanti, Milano 1983, pp. 35-50; F. SMAH, A.-M. SMAH, T. DJUBIANTONO, Ils ont dcouvert Java, Jakarta 1990, pp. 2-15.

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143 Lawu-Kukusan, attorno al quale scorrono il fiume Solo-Bengawan e il suo affluente Madiun. Nel novembre 1890 a Kedung Brubus venne alla luce un frammento di mandibola con il P3 destro e la cavit del canino. Poco a sud del villaggio di Trinil presso unansa del fiume Solo lattenzione di Dubois fu attirata da un deposito dello spessore di 15 m che lerosione del fiume aveva portato in esposizione e l concentr le sue ricerche, iniziando gli scavi nellagosto-ottobre 1891. Fece aprire una trincea quasi circolare di 12 m di diametro, entro cui lavoravano 50 forzati sotto la sorveglianza dei sergenti Kriele e de Winter, che ogni 15-20 giorni imballavano i fossili scoperti e li spedivano a Tulang Agung, dove Dubois li esaminava e classificava. In settembre fu trovato un dente e in ottobre una calotta cranica di Ominide. Non chiaro se Dubois fosse presente al momento della scoperta. Inizialmente egli pens che i due reperti fossero da attribuire a uno scimpanz fossile. I lavori furono ripresi nel maggio 1892 e continuarono fino ad ottobre. Fu aperta una nuova trincea a monte della precedente, lunga 24 m e profonda 8 m. Nel mese di agosto, nello stesso strato che aveva restituito la calotta cranica, a circa 12-15 m di distanza, fu scoperto un femore e nellottobre un altro dente. Nonostante che le ricerche proseguissero nel 1893 e nel 1894 su scala ancora maggiore non fu pi rinvenuto alcun altro resto fossile umano. La scoperta del femore, che era di tipo perfettamente umano, fece comprendere a Dubois che la calotta e i denti non potevano appartenere a una scimmia antropomorfa, ma dovevano essere attribuiti a una creatura intermedia tra luomo e la scimmia, lanello mancante ipotizzato da Haeckel. Nel 1894 Dubois descrisse il ritrovamento in un opuscolo pubblicato a Batavia, lattuale Gjakarta, dal titolo Pithecanthropus erectus. Eine menschenhnliche bergangsform aus Java. Rientrato in Olanda nel 1895, Dubois present i suoi ritrovamenti a diversi congressi internazionali: nel 1895 a Leida, nel 1896 a Berlino, nel 1898 a Cambridge. Tutti riconobbero la grande importanza della scoperta si trattava dei primi fossili di Ominide scoperti al di fuori dellEuropa - , ma non tutti rimasero convinti dellinterpretazione che ne dava Dubois: secondo alcuni si trattava di una scimmia antropomorfa, secondo altri di un vero membro del genere umano, altri ancora mettevano in dubbio lassociazione tra la calotta cranica, i denti e il femore. Dubois ottenne un posto di professore di mineralogia e geologia alluniversit di Amsterdam, ma di fronte alle critiche rivoltegli si isol sempre di pi dalla comunit scientifica, rendendo difficile la consultazione diretta dei reperti da parte di altri studiosi.

144 Importanti scoperte di Ominidi fossili ripresero a Giava nel 193183. Il geologo ter Haar stava lavorando alla carta geologica delle colline Kendeng ed aveva posto la sua base a Ngandong, un piccolo villaggio sul fiume Solo, 10 km a nord di Trinil. Nellagosto 1931 scopr casualmente un importante deposito ricco di fossili nella terrazza di 20 m al di sopra del fiume. Nel settembre furono condotti i primi scavi e la fauna fossile venne inviata a Bandung, sede del Servizio Geologico. Qui, W.F.F. Oppenoorth aprendo le casse trov due crani umani e si rec quindi subito a Ngandong per un sopralluogo: al suo arrivo era gi stato trovato un terzo cranio. Gli scavi continuarono nel 1932 e tra gennaio e novembre vennero alla luce altri otto crani. Nel mese di giugno, nel corso di un sopralluogo al sito, ter Haar e von Koenigswald poterono scavare personalmente il cranio n. VI, uno dei pi completi. Oltre ad undici crani, furono rinvenute due tibie, ma nessunaltra parte dello scheletro e neppure una mandibola. Gli scavi di Ngandong fruttarono 25000 fossili animali, fra cui molti bufali dacqua, buoi selvatici e lo Stegodon, un elefante asiatico pleistocenico. La fauna appariva pi recente di quella di Trinil H.K.84 e gli stessi resti umani mostravano di essere pi evoluti rispetto al Pithecanthropus erectus di Dubois. Il protagonista delle successive scoperte fu il paleontologo tedesco Gustav Heinrich Ralph von Koenigswald. Nato a Berlino nel 1903, studi in diverse universit tedesche e nel 1931 fu assunto come paleontologo dal governo coloniale olandese per la redazione della carta geologica di Giava. Nel 1934 von Koenigswald scopr il sito di Sangiran, 60 km a occidente di Trinil e ne comprese le grandi potenzialit per la ricerca di fossili umani. Sangiran era gi conosciuta per la sua abbondanza di fossili ed era stata visitata anche da Dubois nel 1893. Il cd. Sangiran dome una grande collina a forma di cupola, a nord di Surakarta, tra il vulcano Lawu Kukusan a est (m 3265) e il Merapi a ovest (m 3141), nella valle del fiume SoloBengawan, lungo un suo affluente, il Kali Tjemoro, che lattraversa completamente. La collina presenta al centro una vasta depressione pi o meno circolare, una conca del diametro di 4 km, come se fosse il cratere di un vulcano. Gli agenti atmosferici ed il piccolo fiume Kali Tjemoro, che si aperto un passaggio attraverso la collina, hanno portato in esposizione tutta

Sulle scoperte degli anni 30 del XX secolo cfr. G.H.R. VON KOENIGSWALD 1955, capitolo terzo; F. SMAH, A.-M. SMAH, T. DJUBIANTONO, Ils ont dcouvert Java, Jakarta 1990, pp. 21-26; Le Pithecanthrope de Java, a c. di F. SMAH e D. GRIMAUD-HERV, Les Dossiers dArchologie, N 184, luglio-agosto 1993.
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H.K. labbreviazione di Haupt Knochenschicht, strato fossilifero principale.

145 la sequenza stratigrafica, comprendente cinque unit principali: le ghiaie superiori, tufi, conglomerati e arenarie con la fauna di Trinil, le argille lacustri nere con la fauna allora detta di Djetis, uno strato di breccia vulcanica, il banco calcareo a Balanus, le sabbie e argille marine di colore verde azzurro. Qui era finalmente possibile avere un quadro chiaro della successione dei depositi dalla fine del Pliocene a gran parte del Pleistocene. Von Koenigswald inizi subito le ricerche a Sangiran, ma alla fine del 1934 vennero meno i finanziamenti per la nuova carta geologica e i lavori furono interrotti. Dietro consiglio di Teilhard de Chardin, che proprio in quel periodo era di passaggio a Giava per visitare i luoghi in cui era stato scoperto il pitecantropo, von Koenigswald si rivolse alla Carnegie Institution di Washington, il cui presidente, J. C. Merriam, era un paleontologo. Divenuto Research Associate della Carnegie Institution, von Koenigswald pot riprendere i lavori nel 1937 con un congruo finanziamento e le scoperte non si fecero attendere: nel 1937 vennero alla luce prima un frammento di mandibola e poi una calotta cranica a Bapang, nel 1938 loccipitale e i parietali di un nuovo cranio a Tanjung, nel 1939 la parte posteriore di un cranio e parte del mascellare e della mandibola e poi un nuovo frammento di mandibola, nel 1941 il frammento di una mandibola di grandi dimensioni. La seconda guerra mondiale port allinterruzione delle ricerche, Giava fu occupata dai Giapponesi e von Koenigswald inviato in un campo di internamento (von Koenigswald aveva la nazionalit danese). Finita la guerra, dopo un breve periodo di lavoro allAmerican Museum of Natural History, allinizio del 1948 von Koenigswald accett la cattedra di paleontologia alluniversit di Utrecht e fece ritorno in Olanda. Le ricerche a Sangiran continuarono solo occasionalmente: una nuova mandibola fu scoperta nel 1952 ed unaltra ancora nel 1960. A von Koenigswald si deve la formazione dei primi specialisti indonesiani di paleoantropologia, come lantropologo Teuku Jakob e il geologo S. Sartono, che continuarono le ricerche a Sangiran. Tra il 1963 e il 1981 sono venuti alla luce quasi 30 nuovi reperti, fra cui quattro crani e una mandibola. Nel 1963 una calotta cranica a Tanjung e nel 1965 a Pucung, al 1969 risale la scoperta sempre a Pucung da parte di un contadino che stava zappando la terra di un cranio con le ossa facciali e il mascellare superiore, denominato Sangiran 17. I ritrovamenti di fossili umani sono proseguiti nellultimo quarto di secolo e i resti di Homo erectus da Sangiran ammontano a pi di un centinaio, nella maggior parte provenienti dalla parte settentrionale e da quella orientale della conca. Nel maggio 1993 un cranio completo ma privo di mandibola (Sangiran 50) stato rinvenuto a

146 Tanjung, nel settembre dello stesso anno una calotta cranica a Grogolwetan, nel febbraio del 1996 unaltra calotta cranica a Sendangbusik e nellaprile unoccipitale a Bapang. A Sangiran stato costruito un museo che espone alcuni tra i pi importanti ritrovamenti dellarea. Nel dicembre 1996 tutta larea stata dichiarata dallUnesco patrimonio dellumanit e iscritta nella World Heritage List. Nuovi siti fossiliferi di Giava hanno restituito resti di Ominidi: Sambungmacan, da cui provengono due calotte craniche e un frammento di tibia, e Ngawi, dove stata scoperta una calotta cranica nel 1988. Un dente e frammenti di parietale provengono dalle ricerche effettiate negli anni 1977-1978 a Patiayam. Molto singolare il recupero nel 1999 della calotta cranica Sambungmacan 3. Il proprietario di un negozio di minerali, fossili e cose di storia naturale in New York acquist una partita proveniente dallIndonesia nel marzo 1999. Ripulendo un fossile tutto incrostato di fango, si trov tra le mani la calotta cranica di un uomo fossile. Secondo T. Jakob il cranio sarebbe stato scoperto nel 1997 tra Poloyo e Chemeng nel distretto di Sambungmacan nel corso di lavori di estrazione di sabbia dal letto del fiume Solo ed esportato clandestinamente. La controversa datazione dellHomo erectus di Giava Le formazioni plio-pleistoceniche dellarea di Surakarta e del fiume Solo nella parte centrale di Giava, dove sono state effettuate quasi tutte le scoperte di Ominidi fossili dellisola, comprendono alcune grandi unit, la cui interpretazione e datazione ha dato luogo a continue controversie85. Durante il Pliocene lisola di Giava non era ancora emersa dal mare e a questepoca risalgono le formazioni superiori di Kalibeng/Puren, costituite da marne gialle, la cui polarit risultata inversa, cui seguono argille blu e argille sabbiose di colore verde azzurro, depositatesi in un mare poco profondo, sigillate da un banco calcareo a conchiglie di Balano, cui segue uno strato a Corbicula, che indica una regressione del mare. Il tufo inferiore I stato datato con le tracce di fissione a 2,99 0.47. Alla base delle argille blu stato individuato un reversal magnetico che potrebbe corrispondere allepisodio di Runion (2,29 Ma) e la polarit normale continua nel banco calcareo86.
Per un chiaro e sintetico quadro generale cfr. C. HERTLER, Y. RIZAL (ed.), Excursion guide to the Pleistocene hominid sites in Central and East Java, Frankfurt am Main-Bandung 2005. 86 Secondo altri autori il reversal potrebbe corrispondere allepisodio di Olduvai (2,0 1,78 Ma), ma la correlazione sembra poco probabile.
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147 A nord e a sud del bacino cominciano a emergere i primi rilievi collinari e si forma una laguna. Con la breccia vulcanica inferiore (Lower Lahar Unit), che contiene ancora diatomee e conchiglie marine, ma registra la prima comparsa di mammiferi continentali, ha inizio la formazione geologica successiva, denominata di Pucangan/Sangiran, di una potenza variabile da 80-100 fino a 200 m, costituita da argille nere di sedimentazione lacustre, suddivise in una parte inferiore e in una medio-superiore da uno strato intermedio giallo di origine marina. Le argille nere hanno polarit inversa o intermedia e quindi corrispondono al crono Matuyama, ma il Lahar inferiore ha polarit normale e la sua datazione a 1,81 0,04 permette di correlare l unit allepisodio di Olduvai, che segna linizio del Pleistocene87. Allinterno delle argille nere vi sono undici livelli di tufo, il penultimo dei quali presenta un reversal paleomagnetico. Dalla parte inferiore della formazione di Pucangan proviene una fauna detta di Satir, che comprende un mastodonte, un ippopotamo, un cervo e una tartaruga gigante. Le analisi polliniche confermano il carattere palustre dellambiente. Dalla parte medio-superiore della formazione di Pucangan proviene la fauna fossile denominata inizialmente di Djetis e poi Ci Sat e inoltre diversi frammenti di fossili umani. Tra i Proboscidati compare lo Stegodon, che sostituisce il mastodonte, e vi sono cervidi, bovidi, e un grande felino. Lambiente pi secco ed evidente che vi stata una immigrazione di nuove specie dal continente asiatico in una fase in cui labbassamento del livello del mare dovuto a un raffreddamento del clima aveva creato un collegamento di terraferma tra le isole di Giava e Sumatra e la penisola malese. Al seguito di questa fauna giunto anche luomo88. Tra la formazione di Pucangan/Sangiran e quella soprastante di Kabuh/Bapang vi uno strato di separazione (Grenzhorizont o Grenzbank), di polarit inversa, formato da un conglomerato calcificato molto duro, comprendente elementi marini spezzati, come coralli, molluschi, conchiglie di Balano. E in questo momento che avviene il definitivo riempimento della laguna grazie al sollevamento delle colline di Kendeng a nord e dei monti a sud. Poco sotto il Grenzhorizont vi il reversal magnetico precedentemente ricordato (tufi 10 e 11), che potrebbe corrispondere allepisodio di polarit normale di Cobb (1,2 Ma). La formazione di Kabuh/Bapang ha spessore variabile da 6 a 50-70 m ed caratterizzata da

E.A. BETTIS III ET ALII, Landscape development preceding Homo erectus immigration into Central Java, Indonesia: the Sangiran Formation Lower Lahar, in Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 206, 2004, pp. 115-131. 88 Secondo i autori alcuni resti umani, fra cui il frammento di cranio Sangiran 31 e di mandibola Sangiran 6 provengono dalle argille nere inferiori. Il cd. bambino di Modjokerto scoperto nel 1936 vicino a Perning proviene da un livello corrispondente alle argille nere inferiori della formazione di Pucangan/Sangiran.

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148 cinque cicli sedimentari di origine fluviale intercalati da stratificazioni di origine vulcanica. Alla base vi un livello di argilla sterile, cui segue il primo ciclo comprendente una fauna che corrisponde a quella di Trinil H.K. Le sabbie e argille di deposizione fluviale della formazione sono divise da tre strati di tufo (inferiore, medio e superiore). Tra il Grenzbank e il tufo superiore la polarit prevalentemente inversa, ma vi sono numerosi reversal che rendono il quadro poco chiaro, il pi importante verso la base e potrebbe corrispondere allepisodio di Jaramillo (1,049 0,97 Ma). Il tufo superiore presenta un reversal paleomagnetico che dovrebbe segnare il limite Matuyama/Brunhes, datato a 0,787 Ma, poich tutta la successiva sedimentazione, corrispondente allultimo ciclo sedimentario, ha polarit normale. La fauna di Trinil comprende, oltre a Stegodon, due specie di tigre, il rinoceronte, cervidi, antilopi, grandi bovidi. La successiva fauna, detta di Kedung Brubus, presente nella stratificazione soprastante al tufo inferiore e mostra larrivo di nuove specie continentali (rinoceronte unicorno, tapiro indiano, la iena, cervidi, bovidi, suidi. Il paesaggio quello di una boscaglia aperta, il clima pi secco. Un dettagliato studio della geologia di Sangiran stato effettuato da unquipe indonesiana e giapponese, che ha individuato il reversal magnetico che segna linizio del Pleistocene medio non nel tufo poco al di sotto del Grenzbank, ma nel tufo superiore della formazione di Kabuh. stata inoltre confermata la posizione stratigrafica delle tectiti, gi scoperte da von Koenigswald ed utilizzate per la datazione dell Homo erectus di Giava. Queste tectiti appartengono a uno sciame australo-asiatico originatosi dallimpatto di un grande asteroide nellarea della penisola indocinese, tra Laos e Cambogia, uno dei pi recenti eventi catastrofici che hanno colpito la terra. A seguito dellimpatto, questi oggetti di vetro sono stati proiettati nellatmosfera e sono poi ricaduti su unarea piuttosto vasta comprendente lAsia sud-orientale, parte dellOceania e lAustralia. stato possibile datare la formazione di queste tectiti, e quindi anche dellimpatto dellasteroide, mediante i metodi del K/Ar e dellAr/Ar, nonch delle tracce di fissione, che hanno fornito concordemente unet compresa tra 710 e 830 ka, fissata poi a 803 ka. Fatto ancora pi importante, la posizione stratigrafica di queste tectiti ben conosciuta grazie a due carote sottomarine ottenute al largo delle Filippine, nelle quali sono state rinvenute verso la fine dellOIS 20, circa 12000 anni prima del limite Brunhes/Matuyama, reversal magnetico con cui ha inizio lOIS 19. La posizione stratigrafica delle tectiti rinvenute a Sangiran tra il tufo superiore e quello medio ben si accorda quindi con

149 lindividuazione del limite Brunhes/Matuyama nel tufo superiore della formazione di Kabuh/Bapang89. Un limite erosivo separa la formazione di Kabuh da quella di Notopuro/Pohjajar, costituita da sabbie e brecce vulcaniche. La polarit magnetica normale. La fauna fossile denominata fauna di Ngandong, dal terrazzo di 20 m sopra il fiume Solo di quella localit, e comprende ancora lo Stegodon. Accanto a rinoceronti, ippopotami, buoi selvatici, cervidi, suidi, vi erano bufali dacqua con uneccezionale apertura tra le estremit delle corna, di oltre due metri, fatto che indica un paesaggio meno fittamente alberato rispetto a quello tropicale, quindi un clima meno caldo e meno umido, e ci confermato dalla presenza di un airone tipico delle latitudini pi settentrionali della Cina90. Datazioni effettuate su ossa della fauna di Ngandong con il metodo dei rapporti isotopici delluranio hanno confermato la pertinenza al Pleistocene medio-superiore degli strati di Notopuro (OIS 8 o 6). Segue, infine, il complesso della fauna di Punung, che costituisce un cambiamento importante rispetto a tutti i complessi precedenti, poich non annovera mammiferi estinti, mentre comprende quelle specie caratteristiche del sud-est asiatico fino al pi intenso impatto antropico dei tempi recenti, che ne ha determinato in gran parte la scomparsa: lelefante asiatico, lorso indonesiano, il gibbone, lorango, il rinoceronte di Giava, il tapiro malese, la tigre. Il clima era caldo e umido e il paesaggio quello della foresta pluviale. Le datazioni radiometriche indicano per la fauna di Punung unet compresa tra 128 15 e 118 3 ka, corrispondente allultimo interglaciale (OIS 5). Di conseguenza la fauna di Ngandong pi antica e deve risalire alla fine del Pleistocene Medio o al limite con quello superiore91. E stata spesso criticata la datazione di 1,65 0,03 Ma ottenuta con il metodo del 40Ar/39Ar per un orizzonte ricco di pomice vulcanica posto 2 m al di sopra del punto di ritrovamento, nel 1974, dei crani S 27 e S 31 nelle argille nere inferiori della formazione di Pucangan92. In realt, se linizio della formazione di Pucangan/Sangiran correlabile con lepisodio di Olduvai, come ormai appare chiaramente dimostrato, questa datazione perfettamente compatibile con lo schema appena illustrato, mentre non viene ritenuta valida da coloro che

M. LANGBROEK, W. ROEBROEKS, Extraterrestrial evidence on the age of the hominids from Java, in Journal of Human Evolution, 38, 2000, pp. 595-600. Altri ricercatori non ritengono provata la posizione stratigrafica delle tectiti, alla luce delle datazioni radiometriche della formazione di Kabuh/Bapang: cfr., ad es., R. LARICK ET ALII, Early Pleistocene 40Ar/39Ar ages for Bapang Formation hominins, in PNAS, 28, 2001, pp. 4866-4871. 90 G.H.R. VON KOENIGSWALD 1967, pp. 90-93. 91 K.E. WESTAWAY ET ALII, Age and biostratigraphic significance of the Punung Rainforest Fauna, East Java, Indonesia, in Journal of Human Evolution, 54, 2007, pp.

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150 pongono la fine della formazione proprio verso quella data93. Infine, stato datato, sempre con il metodo
40

Ar/39Ar, lo strato di breccia vulcanica di

Modjokerto da cui proverrebbe il cranio infantile rinvenuto nel 1936. Quale sia leffettiva posizione stratigrafica del cranio di Modjokerto rimane molto incerto. Gi attribuito alla base della formazione di Pucangan, era stato poi assegnato alla formazione di Kabuh per la sua polarit normale. Il cranio infantile di Modjokerto (P V), sarebbe lominide pi antico rinvenuto a Giava, se si accetta la sua provenienza da unarenaria conglomeratica di origine vulcanica corrispondente alla breccia vulcanica alla base della formazione di Pucangan, provenienza sostenuta da von Koenigswald. Il raccoglitore locale autore della scoperta in un sopralluogo insieme a T. Jacob - effettuato a distanza di 39 anni! - ha riconfermato questa provenienza. Al contrario, secondo Sartono in base alle note prese al momento della scoperta la fauna associata al cranio sarebbe stata di tipo Trinil e non di tipo Djetis e quindi P V sarebbe da associare alla formazione di Kabuh. La datazione della breccia vulcanica alla base della formazione di Pucangan effettuata con il metodo
40

Ar/39Ar ha fornito unet di 1,81 0,04 Ma e la polarit positiva

confermerebbe la correlazione con lepisodio di Olduvai94. In questo caso non solo il cranio infantile P V sarebbe coevo dellHomo habilis e dellHomo rudolfensis, ma la migrazione dei primi Ominidi umani fuori dallAfrica avrebbe dovuto verificarsi in data ancora anteriore. Tutto ci sembra in contrasto con le caratteristiche del cranio infantile di Modjokerto. La sua et stata valutata da 2 fino a 5 anni ed avendo una capacit cranica di circa 650-700 cm3, da adulto avrebbe potuto raggiungere una capacit di 800-950 cm3 (a secondo dellet che viene assegnata al soggetto), un dato che appare compatibile con le forme pi antiche di Homo erectus, ma non con Homo habilis o rudolfensis. quindi probabile che lattribuzione alla cd. arenaria del monumento, corrispondente alla parte inferiore della formazione di Pucangan/Sangiran non sia fondata. Recentemente stata condotta una accurata ricerca per accertare lesatta posizione stratigrafica del ritrovamento attraverso lesame di tutti i documenti disponibili ed stato stabilito che il cranio del bambino di Modjokerto proviene da uno strato di arenaria tufacea 20 m al di sopra del punto indicato da Jacob, quindi nella parte

C.C. SWISHER III ET ALII, Age of the Earliest Known Hominids in Java, Indonesia, in Science, 263, 1994, pp. 118-1121. R. LARICK ET ALII, Early Pleistocene 40Ar/39Ar ages for Bapang Formation hominins, in PNAS, 28, 2001, pp. 4866-4871. 94 C.C. SWISHER III ET ALII, Age of the Earliest Known Hominids in Java, Indonesia, in Science, 263, 1994, pp. 118-1121; G. CURTIS, C. SWISHER, R. LEWIN 2000.
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92

151 superiore della formazione di Pucangan/Sangiran. Una datazione effettuata con le tracce di fissione assegna a questo livello unet di 1,43 0,15 Ma95. Dalle argille nere inferiori della formazione di Pucangan proverrebbero le mandibole S 5, S 6 e i crani S 27 e S 31, dalle argille nere medio-superiori la mandibola S 9. In realt i fossili umani di Sangiran la cui posizione stratigrafica stabilita con una certa sicurezza provengono dalla parte superiore della formazione di Pucangan. La polarit normale della parte finale della formazione e il fatto di trovarsi al di sotto del cd. Grenzbank con cui inizia una polarit negativa, che caratterizza tutta la parte medio-inferiore della formazione di Kabuh, suggerisce fortemente una correlazione con lepisodio di Jaramillo. Dagli strati inferiori della formazione di Kabuh provengono la calotta cranica di Trinil e quelle di Sangiran S 2, S 3, S 10, S 12. La maggior parte dei fossili umani trovati a Sangiran si daterebbe quindi tra 1,2 e 0,787 Ma. Dagli strati medio-superiori provengono la mandibola di Kedung Brubus e il cranio S 17, databili quindi alla fine del Pleistocene inferiore e allinizio del Pleistocene medio, vale a dire tra 0,9 e 0,6 Ma. I dodici crani di Ngandong sono stati rinvenuti in strati appartenenti alla formazione di Notopuro, del Pleistocene medio/superiore, tuttavia tenendo conto che i crani presentano un certo grado di abrasione superficiale, possibile che siano stati trasportati da correnti fluviali che hanno eroso strati pi antichi. Comunque, come abbiamo visto precedentemente la fauna di Ngandong pi antica di 128 ka. Sulla datazione dei crani di Ngandong si accesa unennesima controversia. Swisher III e Curtis hanno sottoposto a datazione ESR e alla serie delluranio denti di bovidi della fauna di Ngandong raccolti sia nel sito eponimo che in quello di Sambungmacan ottenendo un range da 53,3 4 fino a 27 2 ka, rendendo lHomo erectus di Ngandong contemporaneo delluomo anatomicamente moderno96. Pi recentemente tre crani di Ngandong sono stati sottoposti a datazione mediante spettrometria raggi gamma, un metodo non distruttivo, stabilendo unet minima di 40 ka e un

O.F. HUFFMAN ET ALII, Relocation of the 1936 Mojokerto skull discovery site near Perning, East Java, in Journal of Human Evolution, 50, 2006, pp. 431-451. 96 C.C. SWISHER III ET ALII, Late Homo erectus of Java: Potential Contemporaneity with Homo sapiens in Southeast Asia, in Science, 274, 1996, pp. 1870-1874. Cfr. Anche il commento di ANN GIBBONS, ibidem, pp. 1841-1842. Valutazione fortemente critica di R. GRN e A. THORNE, Dating the Ngandong Humans, in Science , 276, 1997, no. 5318, pp. 1575 1576. Cfr., inoltre, G. CURTIS, C. SWISHER, R. LEWIN, Java Man. How Two Geologist Changed the History of Human Evolution, London, 2000.

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152 limite superiore intorno a 60-70 ka97. Queste date sono in contrasto con la datazione allultimo interglaciale della fauna di Punung, posteriore a quella di Ngandong, e con precedenti datazioni radiometriche che assegnavano alla formazione di Notopuro/Pohjajar contenente la fauna di Ngandong unet di 250 ka. Se fossero vera una datazione tra 60 e 27 ka, non si capisce perch un buon campione di ossa della fauna di Ngandong non sia datata con il radiocarbonio, che potrebbe fornire una conferma decisiva. Inoltre, se dobbiamo assegnare Ngandong allOIS 3, vale a dire allinterpleniglaciale wrmiano in termini di cronologia europea, le successive faune di Punung e di Wadjak diventerebbero di et olocenica98, il che molto improbabile in virt del forte stato di fossilizzazione, che indica comunque unet pleistocenica.

Caratteristiche dellHomo erectus di Giava Gli Ominidi fossili di Giava hanno ricevuto denominazioni differenti. Pithecanthropus erectus fu sostituito a partire dagli anni 50 da Homo erectus. In precedenza R. von Koenigswald aveva attribuito al cranio del bambino di Modjokerto il nome di Pithecanthropus modjokertensis e F. Weidenreich design il cranio rinvenuto a Sangiran nel 1939 come Pithecanthropus dubius. Ancora R. von Koenigswald nel 1945 classific la mandibola rinvenuta a Sangiran nel 1941 come Meganthropus palaeojavanicus ed il termine di Megantropo stato in seguito applicato ad altri fossili di Giava come la mandibola S 8 e i crani S 27 e 31. Sartono e/o Jacob hanno coniato il termine di Homo palaeojavanicus per indicare il Megantropo. Alcuni autori hanno visto nel Megantropo un Australopiteco robusto. Tutte queste denominazioni sono attualmente cadute in disuso e i fossili di Giava vengono attribuiti a ununica specie Homo erectus e nelle differenze di robustezza e di dimensioni che avevano portato alla definizione del Megantropo oggi si tende a riconoscere un fenomeno di dimorfismo sessuale. Inizialmente i crani di Giava sono stati designati con la sigla P (= Pithecanthropus) I-VIII e le mandibole con la sigla P A-F. Poich la quasi totalit delle scoperte si verificata a Sangiran,

Y. YOKOYAMA, C. FALGURES, F. SMAHA, T. JACOB, R. GRN, Gamma-ray spectrometric dating of late Homo erectus skulls from Ngandong and Sambungmacan, Central Java, Indonesia, in Journal of Human Evolution, 55, 2008, pp. 274278.!
97

153 oggi si utilizza una numerazione progressiva con la sigla della localit, S 1, S 2, S 3 ecc. Per orientarsi nelle vecchie e nuove denominazioni utile uno specchietto riassuntivo dei principali reperti:
crani Vecchie denominazioni Pithecanthropus erectus Pithecanthropus erectus Pithecanthropus erectus Pithecanthropus robustus Pithecanthropus modjokertensis

Localit Trinil Sangiran Sangiran Sangiran Modjokerto Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran

Anno 1891 1937 1938 1939 1936 1963 1965

Sigle PI T2 P II S2 P III S3 P IV S4 PV P VI P VII PD P VIII S 10 S 12 S 14 S 15 S 17 S 18 S 19 S 20 S 26 S 31 S 38 S 50

1969

1979 1981 1993 Anno 1890 1936 1939 1941 1952 1960 1973 1973

Fr.i di base cranica Fr.o di mascellare Cranio e mascellare Fr.i di cranio Fr.i di cranio Fr.i di cranio Fr.i di cranio Fr.i di volta cranica Calotta cranica Cranio con mascellare Vecchie denominazioni Pithecanthropus erectus Pithecanthropus dubius Meganthropus palaeojavanicus Meganthropus palaeojavanicus Fr.o ramo destro con P3-4, M2-3 Ramo destro con M 3 Fr.o con I 2, P 3, M 3

Localit Kedung Brubus Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran Sangiran

Sigle P A P B S1 S5 MA S6 MB S8 P C S9 P E S 21 P F S 22

Per quanto in passato i numerosi resti di Ominidi rinvenuti a Giava abbiano ricevuto differenti denominazioni e collocazioni tassonomiche, la maggior parte degli studiosi attualmente concorde nel ritenere che appartengano tutti a una sola specie, Homo erectus, nella quale possibile riconoscere tre stadi di sviluppo. Lo stadio pi antico comprende i fossili provenienti dalla parte inferiore della formazione di Pucangan, databili quindi intorno a 1,6 1,4 Ma. Per questo stadio non si dispone di alcun cranio completo. La parte posteriore del cranio S 31 mostra caratteri primitivi, come uno
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Da esludere una collocazione nel corso dellOIS 2, corrispondente allultimo massimo glaciale, poich si tratta di faune che indicano un clima caldo e umido.

154 spessore molto forte (in media pi di 12 mm), una carenatura sagittale che ha fatto supporre la presenza di una vera e propria cresta sagittale (in realt la regione sagittale presenta due fratture parallele, che possono dare questa impressione, ma la presenza di un forte toro angolare sembra escludere una cresta sagittale), un toro occipitale fortemente sviluppato, una volta cranica larga e piatta. Il frammento di mandibola S 6 ha unaltezza e una robustezza fuori del comune per un membro del genere Homo, ma per il resto la morfologia tipicamente umana (la dimensione relativa dei denti, come ad es. P4, tra laltro con una sola radice, la met di M1, presenza di un rudimentale tuberculum geniale, una spina per linserzione dei muscoli che regolano i movimenti della lingua, compresi quelli che consentono il linguaggio). I resti di Ominidi provenienti dagli strati superiori della formazione di Pucangan (ca. 1,4 1,1 Ma), dal Grenzbank e dalla formazione di Kabuh (ca. 1,1 0,6/,5 Ma) costituiscono lo stadio classico dellHomo erectus di Giava99. La forma del cranio presenta una volta lunga e appiattita, un frontale sfuggente, un occipitale nettamente angoloso con un forte toro trasversale, una carena sagittale, linee temporali alte, larghezza massima spostata verso il basso e verso la parte posteriore del cranio, profilo a tenda in norma occipitale, e infine un forte toro sopra-orbitario con restringimento post-orbitario del frontale e contorno birsoide del cranio in norma verticale. Soltanto S 17 conserva quasi completamente le ossa della faccia, mentre S 4 comprende la parte posteriore del cranio e il mascellare e gli si potrebbe adattare la mandibola S 1. Il mascellare S 4 presenta tratti primitivi come il diastma tra canino e incisivo, il secondo molare maggiore del primo (ma il terzo pi piccolo), il canino sporgente dalla fila dei denti. Le capacit craniche sono: S4 T2 S2 S 10 S 12 S 17 908 cm3 940 813 855 1059 1004 et ca. 1,0 0,9 Ma et ca. 1,0 0,9 Ma et ca. 1,0 0,9 Ma et ca. 1,2 1,3 Ma

La media di 929,8 cm3, di poco superiore a quella dellergaster africano. Lo stadio pi evoluto comprende i crani di Sambungmacan 1 e 3, quello di Nagwi, tutti senza preciso contesto geologico, e gli undici crani di Ngandong, provenienti dalla terrazza di 20 m
Per uno studio anche comparativo cfr. G.P. RIGHTMIRE, The Evolution of Homo erectus, Cambridge University Press 1990, in particolare il capitolo 2 p. 10 e ss.; R.G. KLEIN 1995 (1989), p. 152 e ss.
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155 sul fiume Solo. La forma del cranio pur essendo ancora lunga mostra caratteri pi evoluti: il frontale maggiormente curvo, la volta cranica pi alta e pi ampia, locccipitale pi arrotondato. Anche la capacit cranica decisamente aumentata: Sambungmacan 1 Sambungmacan 3 Ngandong 1 Ngandong 6 Ngandong 12 1035/1100 cm3 917 1172 1251 1090

La media di 1093/1106 cm3 in armonia con let geologica pi recente di questi crani.

4.4 LHomo erectus in Cina100


In Cina la farmacopea tradizionale fa ricorso a ossa di drago (Lung Ku) e a denti di drago (Lung Ya), che non sono altro che ossa e denti fossili, che vengono ridotti in polvere e utilizzati per preparare pozioni medicamentose. Questa tradizione ha alimentato lo scavo e il commercio dei fossili. Nel 1903 Max Schlosser pubblicando la collezione di fossili formata dal naturalista tedesco K.A. Haberer con lacquisto di ossa e denti di drago nelle drogherie cinesi, segnal la presenza di un molare superiore di Ominide. Era la prima prova dellesistenza di un uomo fossile in Cina. Lo svedese J. G. Andersson, geologo poi dedicatosi anche allarcheologia e stabilitosi a Pechino nel 1914 come esperto minerario al servizio del governo cinese, nel 1921 inizi scavi alla ricerca di resti fossili nella collina Chi Ku San (osso del pollo) nei pressi del villaggio di Zhoukoudian, 42 km a sud-ovest di Pechino. Durante un sopralluogo i locali gli segnalarono unaltra collina dalla parte opposta, dove era possibile trovare fossili di maggiori dimensioni, Lung Ku San, ovvero collina ossa del drago. Andersson trasfer subito gli scavi in questa collina. Il materiale raccolto sotto la direzione del connazionale dr. Otto Zdansky, paleontologo, fu poi trasferito in Svezia per essere classificato e studiato. Soltanto nel 1926, in occasione di una riunione per la visita del principe ereditario di Svezia a Pechino, Zdansky rese noto il fatto che tra i fossili provenienti da Zhoukoudian
Per la storia delle scoperte cfr. R. VON KOENIGSWALD 1967, p. 48 e ss. J. READER 1983, p. 93 e ss. Per i ritrovamenti: X. WU, F. E. POIRIER, Human Evolution in China. A Metric Description of the Fossils and a Review of the Sites, Oxford University Press, New York Oxford 1995 (con tutta la bibliografia precedente, in particolare i lavori di F. Weidenreich per Zhoukoudian).
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156 erano stati trovati due denti umani. Il ritrovamento dest un fortissimo interesse nel dr. Davidson Black (1884-1934), professore di anatomia allUnion Medical College di Pechino, unistituzione sovvenzionata dalla fondazione Rockfeller. Black, dopo aver studiato in Canada, suo paese natale, e in Inghilterra con il prof. Elliot Smith, si era trasferito in Cina e coltivava una passione per la ricerca delluomo fossile. Aveva gi effettuato scavi senza successo in alcune grotte in Cina e nel Siam. Egli convinse listituto Rockfeller a sovvenzionare con larghezza di mezzi gli scavi a Zhoukoudian per due anni. I lavori sul campo erano condotti dal dr. B. Bohlin. La prima campagna si svolse nel 1927 e port alla scoperta di un molare inferiore di Ominide, non molto distante dal punto in cui erano stati ritrovati gli altri due da O. Zdansky. In base a questo solo ritrovamento Black defin una nuova specie, Sinanthropus peckinensis, letteralmente uomo cinese di Pechino. Nonostante che dopo due anni di scavi i resti umani ritrovati fossero nel complesso piuttosto modesti (frammenti di mandibole, un frammento di omero, altri denti, frammenti di frontale e di parietale), Black riusc a convincere la fondazione a creare a Pechino un centro studi per le ricerche geologiche e paleontologiche in Cina (Cenozoic Research Laboratory), rinunciando per parte sua allambizioso progetto di una spedizione svedese-americana-cinese nel Turkmenistan. Bohlin, partito per il Turkmenistan, fu sostituito nella terza campagna, quella del 1929, dal dr. C. Pei Wen-Chung, a cui si deve la scoperta della prima calotta cranica completa, che venne ufficialmente presentata a una riunione della Societ Geologica della Cina il 28 dicembre dello stesso anno. In questo periodo giunse a Pechino il padre Pierre Teilhard de Chardin, che collabor agli scavi e alle ricerche a Zhoukoudian. Gli scavi continuarono ogni anno. Il 14 marzo 1934 il dr. Black mor improvvisamente per un infarto e la direzione delle ricerche fu assunta da Teilhard de Chardin. Nel 1935 fu chiamato come Visiting Professor di anatomia allUnion Medical College e come direttore del Laboratorio il prof. Franz Weidenreich (1873-1948). Weidenreich aveva studiato con il prof. Schwalbe in Germania ed era stato professore a Strasburgo, Heidelberg e Frankfurt an Main. Nel 1933 quando il nazismo sal al potere in Germania, Weidenreich si trovava negli Stati Uniti per una serie di conferenze e decise di non rientrare in Germania. Ottenne un incarico come professore alluniversit di Chicago e nel 1935 accett lofferta che veniva da Pechino. Weidenreich continu lopera di Black e si accinse a studiare accuratamente lingente

157 materiale paleoantropologico che era andato accumulandosi con le campagne di scavo. La situazione politica della Cina costrinse ad interrompere gli scavi nel 1937 e Weidenreich si dedic al completamento degli studi nel Laboratorio. Nel 1941 lasci la Cina per gli Stati Uniti, portando con s i calchi dei fossili e tutta la documentazione. Nel dicembre del 1941 i fossili, che erano custoditi al Cenozoic Research Laboratory di Pechino, furono presi in consegna, dietro richiesta cinese, da un reparto di marines dellambasciata americana a Pechino, che doveva imbarcarsi a Chinwangtao sulla President Harrison che navigava al largo della Cina. Nel frattempo era il 7 dicembre 1941 avvenne lattacco giapponese a Pearl Harbour e il reparto americano, arrivato a Chinwangtao fu fatto prigioniero dai giapponesi. Da questo momento nessuno ha pi visto i fossili di Zhoukoudian e nessuno in grado di dire che fine abbiano fatto. Ad occidente di Pechino si trovano le colline occidentali, una serie di bassi rilievi con direzione nord-est sud-ovest. Si tratta di una zona ricca di cave di pietra, di miniere di carbone ed anche di templi (gli otto Grandi Templi). Ai piedi di queste colline, 42 km a sudovest di Pechino, abbiamo il piccolo villaggio di Zhoukoudian. La collina Ossa del drago, costituita da roccia calcarea, subito a nord del villaggio. Lungo la sua fronte settentrionale erano state aperte cave di pietra che avevano portato in esposizione i depositi di riempimento delle caverne e delle fenditure prodotte dallazione delle acque sul calcare. La caverna maggiore (localit 1) appariva ormai come unampia e profonda fenditura aperta sul versante settentrionale per una lunghezza di 140 m e riempita da depositi della potenza di una cinquantina di metri, su una profondit di 40 m a est e di soli 2,5 m ad ovest. Lentrata originaria della caverna doveva essere rivolta verso nord-est e il soffitto era in gran parte crollato gi in et pleistocenica. Nel deposito sono stati riconosciuti 17 strati principali. Alla base del terzo strato a partire dallalto vi sono grossi blocchi di crollo. Tra lo strato 7 e 8 un crostone stalagmitico divide la parte superiore da quella inferiore del deposito. Gli strati dall11 in poi si trovano solo in un diverticolo verticale profondo almeno una ventina di metri. Il deposito costituito prevalentemente da brecce, limi, sabbie e ghiaie, che comprendono molte lenti di ceneri, anche di considerevole spessore, e abbondante fauna fossile. Lo strato 13 ha polarit negativa ed quindi anteriore a 787 ka (limite Brunhes/Matuyama). Nello strato 7 stato riscontrato un reversal magnetico, che in un primo momento si ritenuto potesse corrispondere allepisodio di Biwas III, datato 390 ka, ma che alla luce delle ultime

158 datazioni radiometriche dovrebbe essere pi antico. Le analisi polliniche indicano che gli strati 11-13 si sono depositati in un periodo con freddo in aumento e NAP > AP; gli strati 810 indicano un periodo temperato caldo; lo strato 7 si deposto in un periodo pi caldo dellattuale, lo strato 6 segna un picco di freddo, lo strato 4 temperato caldo, mentre negli strati superiori la temperatura appare in netta diminuzione. I primi resti umani compaiono con lo strato 11, da cui provengono i crani 2 e 3, e poi si trovano in quasi tutti gli strati tranne lo strato 6, che per ha restituito un focolare con ceneri, e nei primi due. La maggiore frequenza di resti umani si ha negli strati 8-9, al di sotto del crostone stalagmitico, e negli strati 3 e 4. Una prima serie di datazioni ottenute con diverse tecniche (serie delluranio, tracce di fissione, termoluminescenza, risonanza elletromagnetica) sembrava indicare che il deposito risaliva nel suo insieme al Pleistocene medio, fatta eccezione per gli strati pi bassi, a partire dallo strato 13, che per non avevano restituito resti umani. Le pi recenti datazioni radiometriche indicano, invece, che il deposito risale al Pleistocene Medio soltanto per la parte posteriore al crostone stalagmitico che separa gli strati 7 e 8 e che di conseguenza tutti i resti umani provenienti dagli strati 8-11 debbono essere datati al Pleistocene inferiore, forse tra lepisodio di Jaramillo (1,07 Ma) e il limite Brunhes/Matuyama (0,787 Ma)101.

strati 1 2 3

Prime date radiometriche U/Th 230 + 30/-23 256 + 62/-40 260 + 80/-50

nuove date radiometriche 421+100 40 414 13

resti umani

clima fresco e secco temperato freddo, alla base grossi blocchi di crollo, OIS 12 ?

cranio V, due mandibole 4 FT 299 55 TL 292 26 TL 312 28 5 6 7 Reversal magnetico (limite Brunhes/Matuyama ?) cranio IV, fr.o di mandibola 486 +34 28 584 +104 -61 cranio I

temperato caldo

freddo caldo

Per ulteriori datazioni, che confermano il quadro presentato, G. SHEN ET ALII, High precision U-series dating of Locality 1 at Zhoukoudian, China, in Journal of Human Evolution, 41, 2001, pp. 679-688,

101

159
crostone 8 9 10 U/Th > 300 ESR 418 FT 462 45 TL 417-592 11 12 13 erosione polarit negativa ESR 578 crani VI, X, XI, XII e tre mandibole cranio XIII, una mandibola, primi manufatti crani II e III freddo freddo caldo secco caldo temperato fresco caldo

Gi von Koenigswald e Weidenreich avevano riconosciuto le strette affinit tra Pithecanthropus erectus e Sinanthropus pekinensis e la appartenenza di entrambi al genere Homo. In seguito furono attribuiti a una sola specie, Homo erectus. Dopo la fine della seconda guerra mondiale le ricerche condotte in Cina hanno portato alla scoperta di nuovi documenti riferibili allHomo erectus in diverse localit. Nel 1964 nella collina di Gongwangling, 17 km a est della citt di Lantian nello Shaanxi, sono stati rinvenuti una calotta cranica, frammenti di mascellare e di mandibola, in uno strato di argilla limosa grigia laminata dello spessore di 2,6 m. La fauna e le analisi polliniche indicano un clima pi caldo dellattuale e la polarit negativa attribuisce lo strato al Pleistocene inferiore con unet maggiore di 787 ka. E questo il pi antico Ominide finora rinvenuto in Cina. Un cranio completo, privo della faccia, un frammento di mandibola e una serie di denti sono stati scoperti nel 1980 nella grotta Longtandong, sul versante settentrionale dei monti Wanjiashan, nello Hexian. Il deposito di riempimento della grotta risale al Pleistocene Medio e lo strato da cui provengono i resti umani stato datato a 194 16 ka con la TL e tra 150 e 270 ka con lU/Th. Due crani piuttosto deformati sono stati scoperti nel 1989 e nel 1990 in un terrazzo del fiume Quyuan nello Yunxi, insieme a industria litica scheggiata e a fauna della parte centrale del Pleistocene medio. Nel 1993 nella caverna Tangshan presso Nanjing, 250 km a nord-ovest di Shanghai, sono venuti alla luce due crani di Homo erectus, uno M ed uno F. Mentre in un primo tempo erano stati datati 150 ka, stata recentemente effettuata la datazione U/Th dello strato di calcite al di sotto del quale sono stati rinvenuti i due crani. La datazione stata effettuata alluniversit del Queensland dal prof. Ken Collerson utilizzando una nuova spettrometria di massa a

160 ionizzazione termica. E risultato che i crani sono pi antichi di 580 ka e probabilmente hanno unet minima di 620 ka. In conclusione, le pi recenti datazioni indicano che l Homo erectus in Cina pi antico di quanto finora comunemente ammesso e nello stesso tempo sembra che lidea che l Homo erectus nelle sue forme tipiche fosse presente in Cina fino ad epoche relativamente recenti, quali ad es. 250 ka, debba essere abbandonata.

4.5 LHomo erectus in Europa


La famiglia degli Ominidi si formata in Africa e da l si diffusa in Asia e in Europa. Quando i primi Ominidi sono passati dall'Africa in Asia e in Europa e di quale genere e specie di Ominidi si trattava? Non si ha fino ad ora alcuna prova che una qualche specie di Australopitecina o l' Homo habilis abbiano lasciato l'Africa disperdendosi anche in Asia o in Europa. Ma abbiamo gi visto che verso 1,75 Ma un uomo di tipo intermedio tra lhabilis e i primi erectus si trovava in Georgia. A parte il caso di Dmanisi i pi antichi fossili di Ominidi al di fuori dell'Africa che sia possibile datare con sufficiente grado di approssimazione risalgono a circa 1,6 1,5 Ma in Asia e a 1 Ma o poco dopo in Europa. Nell'area pi prossima all'Africa, il Vicino Oriente e la regione del Caucaso si hanno documenti decisamente pi antichi, che indicano la via seguita dai primi ominidi migrati fuori del continente africano. A Ubeidiya, sulla riva destra del Giordano, poco a sud del lago Tiberiade, un deposito del Pleistocene inferiore della potenza di 150 m, ha restituito una industria di tipo Olduvaiano nei livelli inferiori e di tipo Acheuleano in quelli superiori. Tutta la serie stratigrafica presenta polarit inversa ed pi antica di 1 Ma. In base alla fauna l'et stimata intorno a 1,4 Ma. Sono stati scoperti anche resti umani, ma troppo frammentari per essere classificati con sicurezza (due frammenti di parietale, uno di temporale e due denti). Sette km pi a sud stato scoperto un nuovo sito, Erk-el-Ahmar, in cui antichi depositi lacustri di argilla, limo e sabbia, hanno restituito oltre a ossa animali una industria litica comprendente nuclei e schegge di selce, e utensili di tipo olduvaiano. Il deposito non contiene materiale vulcanico adatto a datazioni radiometriche, ma stato possibile ricostruire il profilo magnetico che presenta diversi reversal e datare la formazione con i manufatti olduvaiani a un periodo tra 2 e 1,7 Ma. Nel complesso lEuropa ha iniziato a essere popolata dagli Ominidi molto tempo dopo

161 lAfrica e lAsia, ma si discute ancora in quale preciso momento del Pleistocene siano comparsi in Europa i primi rappresentanti del genere Homo. Secondo i sostenitori della cronologia corta ci si sarebbe verificato soltanto a partire dal Pleistocene Medio, cio da 778 ka, sopratutto nel corso dellOIS 13, tra 528 e 478 ka. I sostenitori della cronologia lunga affermano, invece, che gli Ominidi sono comparsi in Europa gi nel corso del Pleistocene inferiore. A sostegno di questa tesi vengono addotti siti in Spagna, Francia, Italia, Belgio, Germania, Boemia e Russia da cui proverrebbero industrie su ciottolo del tipo Pebble culture rinvenute in formazioni geologiche con date comprese tra 1.5 e 1.0 Ma o tra 1.0 e 0.5 Ma. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la natura di manufatti di questi utensili su ciottolo appare dubbia e a volte le stesse date non sono stabilite con sicurezza. Il dibattito si riacceso con la scoperta degli Ominidi della Grande Dolina di Atapuerca in Spagna, associati a unindustria su ciottolo, e del cranio di Ceprano nel Lazio. Ad Atapuerca gli scavi iniziati nel 1981 nella Trinchera Dolina hanno portato alla scoperta nel 1994 di un importante gruppo di resti di Ominidi. Il giacimento della Trinchera Dolina presenta una sequenza stratigrafica di undici livelli. I pi recenti, TD 11 e 10, hanno restituito una ricca industria litica del Paleolitico Inferiore di tecnica levalloisiana; TD 8 un livello ricco di resti di carnivori ed erbivori del Pleistocene Medio; TD 7 formato da sabbie di deposizione fluviale; TD 6 ha restituito indutria litica su ciottolo ed anche bifacciali (cos si pensava in un primo momento), fossili umani e abbondante fauna. TD 5 e 4 sono stati investigati su unarea molto ristretta, ma si sono rivelati ricchissimi di fauna del Pleistocene Inferiore; da TD 4 provengono quattro manufatti relativi a industria litica scheggiata, che sarebbero le pi antiche testimonianze della presenza delluomo nel sito. In un primo tempo il livello TD 6 era stato datato verso 500 ka, dal momento che il limite Matuyama-Brunhes veniva identificato nel sottostante livello TD 2/3. Il fatto che in TD 6 si verificasse la scomparsa del genere Mimomys, sembrava confermare questa cronologia. Studi successivi hanno rivisto la stratigrafia paleomagnetica del sito, collocando il livello TD 6 nel Pleistocene Inferiore, poich la polarit magnetica inversa, quindi presumibilmente anteriore al limite M/B ed presente Mimomys savini. Inoltre, sembra che i bifacciali inizialmente attribuiti al livello TD 6 non abbiano una provenienza del tutto sicura. La datazione di TD 6 sarebbe quindi anteriore a 787 ka. Da TD 6 provengono numerosi frammenti umani riferibili ad almeno 6 individui. I resti

162 comprendono un frammento di mandibola con due molari di un individuo di circa 14 anni; un frammento di frontale e di mascellare, quasi certamente appartenenti allo stesso individuo, un bambino di circa 10-11 anni, forse femminile; un frammento di mascellare di bambino di circa 3-4 anni; un frammento di temporale; diversi denti isolati; una ottantina di frammenti di parti dello scheletro (costole, clavicole, vertebre, ossa lunghe degli arti superiori e inferiori e ossa del piede) di almeno sei individui differenti. Il frontale e mascellare del bambino di 10-11 anni (ATD 6-3) sono stati utilizzati da J.L. Arsuaga per definire una nuova specie, Homo antecessor, che sarebbe il pi antico uomo penetrato in Europa, fatta eccezione per Dmanisi in Georgia. La creazione di una nuova specie non sembra giustificata, tanto pi che stata effettuata in base a resti piuttosto frammentari e per di pi appartenenti a un soggetto non adulto. Le caratteristiche degli Ominidi della TD 6 sono volta cranica bassa con fronte appiattita, marcato torus sopraorbitario, corpo mandibolare di spessore ridotto e denti iugali piccoli. La capacit cranica stimata intorno ai 1000 cm3 e il soggetto potrebbe essere femminile. Le striature dello smalto dei denti denunciano stress dovuti a deficienze nutritive o a malattie. Diversi resti umani recano segni di taglio. Ad es., su un frammento di parietale (ATD 6-16) sono stati osservati 12 segni di taglio paralleli. Sono gli stessi segni di macellazione e di scarnificazione osservabili sui resti di fauna dello stesso livello, quindi probabile che si tratti di cannibalismo, il pi antico caso sicuramente attestato. Per quanto la maggior parte dei frammenti del cranio di Ceprano siano stati raccolti nel 1994 fuori contesto in seguito a lavori di scasso del terreno con un bulldozer, stato possibile individuare lo strato di giacitura originaria grazie al rinvenimento di alcuni frammenti in situ. Il cranio proviene da uno strato argilloso di origine colluviale praticamente sterile. A. G. Segre ed E. Segre Naldini hanno ricostruito la sequenza stratigrafica del bacino di Ceprano, da cui risulta che lo strato argilloso sottostante alla serie di sabbie, argille e ghiaie con clasti vulcanici di leucite-augite databili fino a 700 ka, e soprastante alla serie senza piroclasti leucitici, anteriore a 700 ka e databile fino a 1060 110 ka. La datazione del cranio si colloca quindi intorno a 800-900 ka. Uno strato sottostante alle argille contenenti il cranio ha restituito una industria litica arcaica, a choppers, e con una fauna comprendente Mammutus trogontherii, datato verso 980 100 ka. I ritrovamenti di Atapuerca e di Ceprano dimostrano che le regioni mediterranee dellEuropa

163 sono state raggiunte e popolate dagli Ominidi molto prima che non lEuropa continentale. Mentre in questultima gli Ominidi si sono diffusi nellinterglaciale o interstadiale tra 528 e 478 ka (OIS 13), a sud dei Pirenei e a sud delle Alpi il popolamento pu avere avuto inizio anche 300 ka prima. Il cranio di Ceprano appartiene a un soggetto adulto, di circa 20-40 anni, probabilmente maschile. La capacit cranica di circa 1185 cm3. La volta cranica bassa, il frontale sfuggente allindietro, loccipitale forma un angolo marcato e vi un toro occipitale transverso. Il toro sopraorbitale massiccio e continuo, la costrizione post-orbitale moderata. Il cranio non molto lungo, mentre piuttosto largo per cui lindice cefalico indica brachicrania, un fatto del tutto insolito a questo livello cronologico e specifico. La volta cranica non presenta carenatura sagittale e i parietali sono solo debolmente inclinati verso lalto.

4.6 Il significato evolutivo dellHomo erectus


L'Homo erectus, dalle forme africane pi arcaiche, il cd. ergaster, a quelle asiatiche secondo alcuni l' Homo erectus "stricto sensu" - e a quelle europee (Ceprano e il cd. Homo antecessor), si caratterizzano principalmente per l'acquisizione di una corpo sostanzialmente di tipo umano in senso moderno, con alta statura e un rapporto intermembrale come nelluomo moderno, la cassa toracica non pi a imbuto rovesciato ma a botticella, un naso prominente, la riduzione della dentatura jugale e di conseguenza delle dimensioni della mandibola, la diminuzione del prognatismo e soprattutto un cervello di maggiori dimensioni rispetto a tutti i precedenti Ominidi, anche se ancora inferiori rispetto all'umanit attuale. Sono, quindi, uomini a capacit cranica ridotta, in altre parole non erano pi Ominidi quasi del tutto simili a una scimmia antropomorfa, ma neppure uomini come noi. Il processo di encefalizzazione che osserviamo in Homo erectus si accompagna anche ad una maggiore capacit di progettazione e costruzione e uso degli strumenti (v. i bifacciali) e ad una pi prolungata dipendenza della prole dai genitori. Nelle scimmie antropomorfe il periodo di dipendenza dalla madre, l'et dello svezzamento, il periodo di sviluppo infantile e giovanile e l'et di raggiungimento della maturit sono molto pi rapidi che non nell'uomo e questa differenza dei ritmi di sviluppo dimostrata dai

164 differenti modelli di eruzione della dentatura permanente e dal diverso tasso di accrescimento del cervello dopo la nascita: nelle scimmie antropomorfe il primo molare permanente della mandibola spunta tra i 3 e i 4 anni, in media verso i 3,3 anni, nell'uomo soltanto tra i 5 e i 7 anni, in media verso i 6 anni; nelle antropomorfe tra 5 e 7 anni sono spuntati i due incisivi e tra 5,5 e 7 anni il secondo molare, tra 5,5 e 8,5 anni i due premolari, mentre il canino spunta soltanto tra 6,5 e 9 anni, il terzo molare l'ultimo dente a spuntare tra 8,5 e 11 anni. Nell'uomo il modello differente sia per quanto riguarda la durata del periodo di formazione della dentatura permanente sia per quanto riguarda l'ordine con cui i denti spuntano. Anche nell'uomo M1 il primo dente permanente a spuntare e M3 l'ultimo, ma l'ordine degli altri denti differente, in particolare il secondo molare spunta solo dopo il canino, verso i 12 anni, e i premolari tra i 10 e i 14 anni, mentre nelle antropomorfe M2 spunta prima dei premolari tra 5,5 e 7,5 anni. Il terzo molare spunta molto tardi, tra i 15 e i 22 anni. nelluomo il cervello alla nascita ha una dimensione pari al 25 % di quella delladulto, nelle scimmie antropomorfe pari al 40 %; alla fine del primo anno di vita nelluomo il cervello raggiunge il 50 % delle dimensioni di quello di un adulto, nelle scimmie antropomorfe l80 %; quindi i tempi di sviluppo del cervello sono fortemente differenti e implicano per la specie umana un lungo periodo di completa dipendenza dai genitori. Una pi prolungata dipendenza della prole dai genitori strettamente correlata alla necessit di un pi prolungato periodo di apprendimento: l'apprendimento del linguaggio, della cultura e delle complesse regole della vita sociale che consente all'individuo di diventare adulto e di sopravvivere. Poich tutti gli aspetti che regolano il cosiddetto corso della vita, cio le varie tappe del ciclo vita-morte, sono correlati tra loro, la conoscenza del modello di eruzione della dentatura permanente pu consentire inferenze anche su altri aspetti del ciclo, come dimensioni del cervello, et di raggiungimento della maturit sessuale e perfino longevit media. In base ai dati finora acquisiti possiamo dire che il modello di sviluppo della dentatura permanente nei pi antichi Ominidi come gli Australopiteci, era sostanzialmente simile a quello delle scimmie antropomorfe, mentre l' Homo erectus si trova in una posizione intermedia: il primo molare nel ragazzo di Nariokotome era spuntato intorno a 4,6 anni, in media un anno pi tardi che nelle antropomorfe e nell'Australopiteco, ma un anno prima che

165 nell'uomo; il secondo molare era spuntato verso i 9 anni, in media 2,5 anni dopo che in un antropomorfa e 2-3 anni prima che nell'uomo attuale. Tutti gli altri denti erano gi spuntati prime del secondo molare tranne che il dente del giudizio, esattamente come nell'uomo, ma diversamente dalle antropomorfe e dagli Australopiteci. Altri aspetti dimostrano che lerectus era realmente intermedio tra i pi antichi Ominidi e l'uomo moderno: ad es., la riduzione del dimorfismo sessuale, che ancora molto forte nei pi antichi Ominidi, ora rientra nei valori prossimi a quelli dell'uomo attuale. Ci significa che presso l' erectus la competizione violenta tra i maschi per accedere all'accoppiamento con le femmine doveva essere diminuita o scomparsa del tutto. Un altro aspetto importante che collega l' Homo erectus all'umanit attuale la forma della cassa toracica. Le antropomorfe e i pi antichi Ominidi, come l'Australopiteco e lo stesso Homo habilis, avevano costole a sezione arrotondata e una cassa toracica a forma di imbuto rovesciato, stretta in alto e molto larga in basso. Questa forma in relazione alle dimensioni molto grandi degli intestini. L'uomo, invece, ha costole a sezione appiattita e una cassa toracica a forma di botte, con intestini di dimensioni ridotte. Gli intestini molto grandi sono tipici degli animali che hanno una dieta vegetariana, perch devono digerire una grande quantit di cibo vegetale. I carnivori hanno intestini pi piccoli. L'uomo moderno onnivoro ed ha intestini che sono pi piccoli rispetto a quelli delle scimmie antropomorfe. Lo scheletro di Nariokotome ha permesso per la prima volta di comprendere con precisione che il corpo dell' Homo erectus era fondamentalmente simile a quello dell'uomo moderno - a parte la robustezza - tanto per le dimensioni quanto per la forma. La gabbia toracica di tipo umano e di conseguenza bisogna ritenere che anche la dieta non fosse pi esclusivamente vegetariana. Questi fatti, pi l'accertato allungamento del periodo di dipendenza infantile, dimostrano che il modo di vita dell' Homo erectus si era allontanato da quello dei pi antichi Ominidi e aveva imboccato una strada che andava nella direzione dell'umanit attuale. Dal punto di vista culturale l' Homo erectus africano ed europeo l'autore di una industria litica, denominata acheuleana, che si contraddistingue per la produzione di bifacciali, a volte accuratamente ed elegantemente lavorati. Questa industria compare per la prima volta in Africa circa 1,5 Ma e per pi di 1 Ma permane pi o meno inalterata, senza apprezzabili cambiamenti. I ritmi dell'evoluzione tecnologica furono quindi straordinariamente lenti. Molto controversa la questione se l' erectus fosse capace di controllare ed utilizzare il fuoco. Prove sicure in questo senso mancano prima di 500 - 400 ka, quindi possibile che soltanto le

166 pi tarde ed avanzate forme di Homo erectus abbiano imparato a controllare il fuoco, una delle maggiori conquiste culturali dell'umanit. Le lentezze dell'evoluzione culturale dell' erectus, anzi la sua sostanziale staticit, indicano abbastanza chiaramente che le capacit intellettive e linguistiche, per quanto dovessero essere notevolmente superiori a quelle delle scimmie antropomorfe, dovevano essere ancora ben lontane da quelle dell'umanit moderna. A questo punto, considerando gli alti costi in termini metabolici richiesti all'organismo per mantenere un cervello di grandi dimensioni - e quello dell' erectus era tale rispetto non solo alle antropomorfe ma anche ai primi Ominidi - , ci si pu domandare quale fosse il vantaggio evolutivo di questa prima fondamentale tappa del processo di encefalizzazione. Una maggiore intelligenza significa maggiore capacit di elaborare informazioni e maggiore capacit di interazioni sociali e ci comporta una pi elevata capacit di sfruttamento delle risorse dell'ambiente e una pi alta probabilit di sopravvivenza. L'aumento delle dimensioni del cervello deve essere stato strettamente correlato anche alla capacit di percorrere rapidamente lunghe distanze. Spostarsi pi rapidamente significa percorrere pi ampi spazi e avere maggiori probabilit di trovare cibo, ma anche - in un ambiente tropicale come quello della savana - andare incontro al rischio di uno stress termico. Per evitare questo rischio l' Homo erectus ha sviluppato un nuovo modo per mantenere la temperatura corporea stabile. Innanzitutto, la stazione eretta e l'andatura bipede riducono la superficie corporea colpita direttamente dalla radiazione solare, ma di per s non erano sufficienti: per poter percorrere velocemente lunghe distanze nella savana stato necessario acquisire un sistema di termoregolazione basato sulla perdita del mantello peloso, l'aumento delle ghiandole sudoripare e un'abbondante sudorazione. Per riprendere il titolo di un celebre libro dellantropologo, Desmond Morris, l' Homo erectus ha cominciato a diventare una "scimmia nuda". L'evaporazione del sudore abbassa la temperatura corporea e produce un effetto refrigerante. Grazie a questo meccanismo era possibile aumentare senza rischi il livello di attivit in un ambiente tropicale. Secondo il biologo polacco Konrad Fialkowski anche l'aumento delle dimensioni del cervello ha contribuito a diminuire il rischio di stress termico per gli uomini che si erano adattati a vivere nella savana102.
K. FIALKOWSKI, A Mechanism for the Origin of the Human Brain: A Hypothesis, in Current Anthropology, 27, 1986, pp. 288-290; ID., On the Origin of the Human Brain: Preadaptation versus Adaptation, in Current Anthropology, 28, 1987, pp. 540-543.
102

167

4.7 Il comportamento culturale dei pi antichi membri del genere Homo


A partire da 2,4 Ma compaiono in Africa orientale le pi antiche industrie litiche, in particolare a Kada Gona nella zona dellHadar (sito 72) (regione dellAfar in Etiopia) e nella valle dellOmo, sempre in Etiopia (siti 71 e 84 nel membro E, siti 57 e 123 nel membro F), oltre che nel Turkana occidentale (formazione di Nachukui). Anche se si tratta di piccoli ciottoli scheggiati e di schegge, ancora poco caratterizzati dal punto di vista morfologico e tecnologico, costituiscono i primi strumenti artificiali fabbricati da un Ominide, che si ritiene fosse lHomo habilis. Lindustria olduvaiana, rinvenuta in diversi livelli del Bed I di Olduvai, datato tra 1,9/1,85 e 1,7 Ma, e a Koobi Fora nel tufo KBS (1,88 1,7), caratterizzata da choppers, poliedri, pezzi sferoidali, schegge ritoccate e denota un nuovo grado di complessit culturale. Dagli stessi livelli che hanno restituito lindustria olduvaiana provengono due Ominidi, il Paranthropus boisei e lHomo habilis, ma si ritiene che solo questultimo sia lautore dei manufatti litici. LOlduvaiano ora attestato anche a Dmanisi in Georgia, unitamente a consistenti resti di Homo erectus arcaico, in un contesto datato verso 1,75 Ma. Sempre ad Olduvai, dal Bed II inferiore e medio, tra 1,7 e 1,6 Ma, proviene lindustria dellOlduvaiano evoluto, che accanto al persistere dei tipi precedenti di manufatti, si caratterizza per laumento degli sferoidi e dei chopping-tools e la comparsa dei primi protobifacciali. Dal Bed II inferiore e medio provengono resti di Ominidi attribuiti ancora a Homo habilis (OH 16, 13, 14), ma a Koobi Fora livelli della stessa et hanno restituito i primi esemplari di Homo ergaster/erectus (cfr. ER 3733). A partire da 1,5/1,4 Ma si diffondono le industrie a bifacciali dellAcheuleano inferiore, che sono associate allHomo ergaster/erectus. Sia lOlduvaiano che lOlduvaiano evoluto e lAcheuleano inferiore sono spesso associati a grandi quantit di ossa animali, specialmente erbivori, e di pietre. Sull'interpretazione di questi accumuli stato formulato un ampio ventaglio di proposte. L' Homo habilis e lHomo ergaster/erectus erano cacciatori oppure scavangers in competizione con iene ed avvoltoi? La risposta a questa domanda pu venire, oltre che dalle considerazioni sulle implicazioni relative al modo di sussistenza che l'anatomia dei pi antichi rappresentanti del genere Homo presuppone, anche e sopratutto dall'archeologia.

168 Il modo di vita tipicamente umano prima della rivoluzione neolitica quello dei cacciatoriraccoglitori. Poich lapparizione delle prime industrie litiche coincide con la comparsa dei primi segni di un processo di espansione delle dimensioni del cervello e del nuovo genere Homo, e con la comparsa di associazioni tra utensili artificiali e accumuli di ossa, si pensato inizialmente che questi siti corrispondessero a campi-base in cui venivano portati prodotti vegetali e carne per spartire il cibo tra i vari membri del gruppo sociale. Gli scavi di Olduvai, condotti da Louis e Mary Leakey, hanno fornito la prima importante documentazione di paleosuperfici con accumuli di industria litica e ossa spezzate di diverse specie di erbivori. Mary Leakey ha interpretato questi ritrovamenti come siti di macellazione (ad es. il sito FLK N 6, del Bed I superiore, con resti di elefanti) o come superfici di abitato pertinenti a un campo-base degli antichi Ominidi, che avevano acquisito un comportamento da cacciatoriraccoglitori (ad es. i siti DK 3 del Bed I inferiore; FLK NN 1 e 3 e FLK del Bed I medio, FLK N 1-2 del Bed I superiore). Il sito FLK I ha restituito 40000 ossa e 2647 pietre scheggiate. Un cerchio di pietre nel livello I inferiore del sito DK3 sarebbe stato la base di una capanna costruita con ramaglie e frasche. Non viene neppure escluso luso del fuoco. Fino alla met degli anni 70, partendo dal presupposto che la caccia era la fondamentale forma di adattamento delluomo allambiente, il comportamento dei primi membri del genere Homo era considerato completamente umano. La teoria della caccia fu consacrata al convegno della Wenner-Gren Foundation a Chicago nel 1966, Man the Hunter, e ladozione di un modo di sussistenza basato sulla caccia sarebbe stata la principale forza direttrice dellevoluzione degli ominidi umani. Verso la met degli anni 70 Glynn Isaac, che ha condotto ricerche nei siti del Turkana orientale, muovendosi inizialmente nellottica delle concezioni di Mary Leakey, cominci a dare una nuova impostazione al problema del comportamento dei primi membri del genere Homo. Isaac ha definito tre tipi di siti: tipo A, siti in cui si trova industria litica, ma scarsi resti animali. Sarebbero delle officine litiche, luoghi in cui si fabbricavano gli strumenti di pietra scheggiata. tipo B, siti in cui lindustria litica associata ai resti ossei di un solo animale, in genere di grandi dimensioni. In questo caso si tratterebbe di siti in cui gli Ominidi sfruttavano le carcasse di animali morti di morte naturale o abbandonate dai predatori, macellandole e asportando le diverse parti. tipo C, siti caratterizzati da accumulo di industria litica e di ossa di animali diversi, che

169 costituivano i campi-base degli Ominidi, in cui i maschi trasportavano i resti animali e le donne i prodotti della raccolta (frutti, semi, vegetali commestibili). Nel campo-base si praticava la spartizione del cibo. La nuova proposta di G. Isaac la teoria della spartizione del cibo, teoria con la quale laccento viene messo non tanto sulluomo cacciatore quanto sulla capacit di cooperazione, che un aspetto ben pi fondamentale della condizione umana che non la caccia. La spartizione del cibo portato quotidianamente al campo-base, luogo sociale per eccellenza, implica una grande capacit di cooperazione tra tutti i membri del gruppo. Se poi la carne fosse ottenuta per mezzo della caccia o piuttosto per mezzo di unattivit di sciacallaggio rimaneva una questione difficile da risolvere. Per una corretta interpretazione dei siti con accumulo di ossa animali e utensili artificiali indispensabile che siano condotti scavi scientificamente molto accurati. Il sito 50 di Karari, nella pianura alluvionale a est del lago Turkana, scavato da Glynn Isaacs negli anni 19781980, uno di questi siti, scelto per dare risposta agli interrogativi precedentemente posti ed stato da subito al centro del dibattito. Ubicato nei pressi di un fiume con andamento meandreggiante, lungo le cui rive crescevano alberi e cespugli, vi stata portata alla luce una paleo-superficie di circa 200 m2, risalente a 1,5 Ma, quindi dellepoca dei pi antichi Homo ergaster/erectus. Sono stati recuperati 2000 frammenti di ossa animali e 1500 reperti di pietra lavica. L'industria litica appariva concentrata in due "aree di attivit". stato possibile operare qualche refitting e questo fatto indica che gli utensili erano stati fabbricati in loco, sfruttando i ciottoli di lava. Le ossa non soltanto erano state spezzate a colpi di pietra per aprirle, ma recavano anche segni di taglio prodotti dal margine tagliente degli utensili di pietra. I segni di taglio lasciati sulle ossa indicano un'attivit di macellazione. Le ossa animali erano state portate in quel luogo dagli uomini e tutta l'area scavata interpretabile come un campo-base temporaneo di un piccolo gruppo di una dozzina di individui. L'ipotesi centrale formulata da Glynn Isaacs quella della spartizione del cibo e della divisione del lavoro tra maschi e femmine: i primi si dedicavano alla ricerca della carne, le femmine praticavano la raccolta del cibo vegetale e probabilmente anche di larve di insetti e uova di uccelli. L'ipotesi della spartizione del cibo presuppone non solo una divisione del lavoro, ma un contesto sociale del tutto diverso da quello delle scimmie antropomorfe e dei pi antichi Ominidi, un contesto caratterizzato da una rete di interazioni e di reciprocit, di legami "familiari" e di scambi, possibili solo grazie a una comunicazione pi complessa e pi intensa di quella di tutti gli altri

170 Primati. Rimane aperto e di difficile soluzione per questi periodi cos antichi il problema dei modi in cui gli Ominidi si procuravano la carne. Sono possibili diverse ipotesi: caccia, sciacallaggio, ma anche una combinazione di entrambi. Grazie alla capacit di cooperazione e all'uso di utensili di pietra, gli uomini potevano avere successo nella competizione con gli animali "spazzini". Ad es., avvistata una carcassa osservando il volteggiare nel cielo degli avvoltoi, potevano raggiungerla rapidamente e mentre alcuni tenevano lontano con bastoni o con lancio di pietre gli avvoltoi o le iene, altri con utensili di pietra dal bordo tagliente, operavano la dissezione della carcassa, asportando soprattutto gli arti superiori e inferiori, per poi rientrare velocemente al campo-base portando con s le parti staccate dalla carcassa. Gli utensili di pietra come choppers, chopping tools e vari tipi di schegge erano indispensabili per poter lacerare la pelle molto dura di animali dalle grandi dimensioni e per poter dissezionare rapidamente una carcassa. L'aumento delle dimensioni del cervello rispondeva quindi alla necessit di comportamenti tecnologici, culturali e sociali pi complessi rispetto a quelli dei primi Ominidi, comportamenti derivanti in ultima analisi da una dieta non pi esclusivamente vegetariana, ma onnivora, una dieta in cui la carne cominciava a svolgere un ruolo di primo piano. Non avrebbe senso ridurre il comportamento dei primi Homo ergaster/erectus per quanto riguarda la sussistenza a un puro e semplice sciacallaggio, paragonabile a quello degli animali che vivono recuperando cibo dalle carogne degli animali uccisi e abbandonati dai predatori o morti per cause naturali. L. Binford, con un libro che fece epoca, Bones, ancient men and modern myths (1981), sottopose a critica radicale le interpretazioni delle paleosuperfici di Olduvai, sostenendo che erano stati proiettati in un passato remoto modelli di comportamento culturale tipici delluomo anatomicamente moderno. Binford convinto che l'uomo cacciatore sia un fenomeno molto recente, strettamente connesso all'invenzione del linguaggio articolato e all'uomo anatomicamente moderno. Per quanto ricca di spunti metodologicamente importanti, lopera di Binford si spinge tuttavia a un estremo opposto, quando nega perfino agli uomini di Neandertal un comportamento da veri cacciatori. Secondo Binford i pi antichi rappresentanti del genere Homo non sarebbero stati in competizione con le iene per lo sfruttamento delle carogne, sarebbero stati soltanto dei "profittatori marginali", ovvero avrebbero frequentato i luoghi in cui i carnivori avevano abbandonato le carcasse delle loro prede, frantumando le

171 ossa con le pietre per estrarne il midollo. Binford, inoltre, respinge anche la nozione di campo-base poich non ci sarebbero prove che il cibo venisse trasportato in questi presunti campi-base e le paleosuperfici di Olduvai non sarebbero affatto suoli di abitato. A seguito dellopera di Binford, Glyn Isaac ha parzialmente rivisto le sue concezioni, adottando una posizione pi cauta. Fare archeologia di periodi estremamente remoti pu essere paragonato abbastanza bene a un viaggio di esplorazione. Quando troviamo strati risalenti a 2 milioni di anni e contenenti resti archeologici, abbiamo attraversato un oceano di tempo e siamo arrivati allequivalente di un nuovo mondo... I nostri ritrovamenti suscitano meraviglia e curiosit, ma in primo luogo noi, come Colombo, siamo pronti a interpretarli nei termini dei nostri preconcetti. Possiamo pensare di essere nelle Indie, quando in realt siamo ai margini di un continente sconosciuto. Spostandoci verso unimmagine differente di ci che in causa, immaginiamo di guardare dentro un pozzo profondo. Al di l dellorlo superiore debolmente illuminato, loscurit si estende lontano da chi osserva ma in queste profondit c uno sprazzo di luce sullacqua. Se il pozzo non troppo profondo, aguzzando la vista possiamo forse vedere una figura una figura collocata in un contesto poco familiare, ma pur sempre una figura familiare. Familiare, poich il nostro stesso riflesso. La ricerca archeologica del passato pi remoto ha recentemente sperimentato momenti simili di verit. Sta sorgendo la coscienza che in parte noi abbiamo usato larcheologia e la pi antica documentazione come uno specchio con cui ottenere immagini pi o meno familiari di noi stessi. Il concetto di campo-base stato sostituito con quello di central place foraging system, un luogo centrale di approvvigionamento del cibo, che corrisponde a quei siti maggiori con dense concentrazioni di strumenti, ossa complete e ossa spezzate, mentre non del tutto dimostrabile la spartizione del cibo e neppure una occupazione di lunga durata da parte degli Ominidi. I dati certi finora acquisiti sembrano dimostrare che vi coincidenza tra comparsa dei primi strumenti artificiali di pietra e comparsa dei primi membri del genere Homo, cio di Ominidi dotati di un cervello di maggiori dimensioni. Homo habilis e poi Homo ergaster/erectus hanno sfruttato leconomia naturale utilizzando la tecnologia, ma senza quelle interazioni sociali complesse rese possibili da un linguaggio pienamente sviluppato. Le pietre hanno cominciato a essere spezzate e scheggiate per produrre margini taglienti, cio

172 strumenti adatti a tagliare. Le analisi microscopiche dei manufatti hanno mostrato attraverso lo studio delle tracce duso che gli utensili erano impiegati principalmente per macellare carcasse di animali e per tagliare il legno, cio per fabbricare altri utensili di legno, e in misura minore per tagliare steli di vegetali o per procurarsi del cibo o per confezionare dei giacigli. Tagliare il legno poteva servire a fabbricare bastoni da scavo, strumenti che consentivano di accedere a risorse sotterranee come tuberi e radici sepolti in profondit, di cui la savana particolarmente ricca, e non accessibili ad altri primati. Le analisi delle ossa, di animali di piccole dimensioni come le gazzelle e di animali di grandi dimensioni come elefanti e ippopotami, hanno evidenziato segni dovuti ai tagli della macellazione, tagli di distacco della carne dalle ossa, tagli effettuati per asportare pelli. I pi antichi uomini avevano accesso alle carcasse di grandi animali erbivori, ne asportavano pezzi e li trasportavano in quei luoghi centrali, in cui si sono accumulate ossa e utensili. Ci stato reso possibile dallinvenzione di utensili con un margine tagliente. Quindi, evidente il vantaggio adattivo dei primi strumenti artificiali nellapprovvigionamento di un cibo di grande valore nutritivo come la carne e il midollo osseo. Luso di un equipaggiamento tecnologico anche semplice ha rappresentato una differenza significativa nelle strategie di adattamento e sopravvivenza rispetto ad altri primati e ad altri animali. I pi antichi utensili non sono armi. Le armi a disposizione dei primi uomini rimanevano pietre da lancio e grossi bastoni di legno da usare come una clava. Quali sono le implicazioni sociali e culturali dei primi strumenti? La fabbricazione di strumenti artificiali anche semplici richiedeva facolt cognitive e abilit da apprendere durante il processo di crescita. Ci viene facilitato dal prolungamento della dipendenza infantile e giovanile, il che significa un legame con la madre pi lungo e pi intenso. Il sistema sociale che comincia a svilupparsi con luso di utensili artificiali una sorta di luogo centrale di raccolta del cibo. La comunicazione di informazioni diventa pi vantaggiosa che nella vita di qualunque altro primate non umano. In questo modo la selezione naturale cominci a favorire levoluzione di quelle facolt mentali che avrebbero reso possibile il linguaggio verbale. I grandi siti in cui si trovano concentrazioni di ossa e di strumenti sono focolai di vita sociale. In questi luoghi il cibo era stato pi volte portato per il suo consumo. Sono stati indicati come campi-base, basi domestiche, luoghi centrali di raccolta del cibo. Inizialmente non necessario il linguaggio per trasmettere le cognizioni necessarie alla

173 fabbricazione degli strumenti. Si impara a fabbricarli innanzitutto alternando osservazione e tentativi personali. Gli strumenti pi antichi indicano un comportamento socialmente appreso? Sono strumenti opportunistici piuttosto che oggetti fabbricati conformandosi a un modello socialmente prescritto, non vi sono segni di forme fissate arbitrariamente e segni di stile, quindi una mentalit di tipo ancora non- umano, anche se queste creature sono coinvolte in comportamenti che ora sono caratteristici soltanto degli esseri umani. Questi nostri antenati non erano umani, ma gli aspetti del loro sistema di sopravvivenza (fabbricazione di strumenti, consumo di carne, luogo centrale di raccolta e spartizione del cibo) hanno creato una situazione in cui gli individui erano sottoposti a modelli di selezione naturale che trasformarono i loro discendenti in ci che noi ora siamo. I fabbricanti dei pi antichi strumenti hanno cominciato a lasciare immondezzai, a formare un record archeologico. Probabilmente il lancio di pietre come proiettili per allontanare avvoltoi da una carcassa stata la strada che ha condotto alla fabbricazione degli strumenti. Le pietre a volte si spaccavano ed era possibile osservare che si produceva un margine tagliente. Le pietre spaccate fornite di margine tagliente cominciarono a essere usate per tagliare la pelle degli animali morti e per staccare la carne dalle ossa. Il passo successivo stato quello di battere con forza una pietra contro unaltra e di utilizzare le schegge affilate e taglienti come strumento per macellare una carcassa. Una scheggia di roccia pu tagliare come unaffilata lama dacciaio. Gli utensili di pietra consentivano agli Ominidi di fare con le mani ci che gli altri animali facevano con i denti. Quando si passati dallo sciacallaggio alla caccia? LHomo erectus il protagonista del passaggio dallOlduvaiano allAcheuleano intorno a 1,5/1,4 milioni di anni fa, ma lindustria del bifacciale rimane poi statica per quasi un milione di anni. Con i bifacciali compaiono nella tecnologia due fattori determinanti: ideazione di un modello e fabbricazione non secondo il principio del minimo sforzo, ma secondo uno schema prestabilito. La capacit di visualizzare oggetti che ancora non esistono il marchio distintivo della cultura umana e si chiama immaginazione. Combinata con i ricordi del passato e lesperienza del presente, permette di formulare piani per il futuro.

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CAPITOLO 5

Luomo diventa cacciatore

Nel corso del Pleistocene Medio, allincirca tra 500 e 300 ka, compaiono sia in Africa che in Europa nuove specie di uomini, che proseguono il trend evolutivo gi delineatosi con lHomo erectus, non solo si registra un ulteriore ragguardevole incremento delle dimensioni del neurocranio, che raggiunge anche 1300 cm3, ma inizia a modificarsi larchitettura della scatola cranica, in particolare la larghezza massima del neurocranio si sposta dalla base verso le regioni parietali. Questi uomini dotati di un cervello di grandi dimensioni, ma che mantengono nella forma del cranio ancora alcuni caratteri primitivi e che costituiscono una transizione tra la specie erectus e luomo di Neandertal o quello anatomicamente moderno, venivano un tempo raggruppati sotto letichetta di Homo sapiens arcaico. Attualmente si preferisce abbandonare questa etichetta e riconoscere una specie europea denominata Homo heidelbergensis, ancestrale alluomo di Neandertal, ed una specie africana denominata Homo rhodesiensis, ancestrale alluomo anatomicamente moderno.

5.1 Homo rhodesiensis


Nel 1921 nella Rhodesia settentrionale (ora Zambia) a Broken Hill (ora Kabwe) nel corso dei lavori di estrazione di minerali di piombo e di zinco in una miniera a cielo aperto, lavori che avevano intercettato un sistema di caverne, venivano alla luce molte ossa che finivano regolarmente distrutte, ma a un certo punto, a 50 m di profondit verso il fondo della caverna, fu scoperto un cranio insieme ad altre ossa, fra cui resti del bacino e una tibia. I resti umani, inviati in Inghilterra insieme alla fauna e allindustria litica venute alla luce, furono descritti come Homo rhodesiensis. Il cranio molto ben conservato. La volta cranica alta e ampia, la larghezza massima non pi alla base ma tende a spostarsi verso lalto, la parte superiore delloccipitale sale

175 verticalmente anzich avere andamento obliquo, la capacit cranica di ben 1280 cm3. Caratteri primitivi sono il frontale sfuggente allindietro e il forte toro sopraorbitario. Sorprendentemente i denti presentano carie diffuse, una patologia che non viene quasi mai riscontrata in et pleistocenica. A causa delle circostanze della scoperta e dellassenza di chiare e verificabili indicazioni stratigrafiche non possibile assegnare unet precisa al cranio di Broken Hill, tuttavia certamente di et medio pleistocenica, databile quindi tra 778 e 130 ka, pi probabilmente verso i 400 ka. Un cranio per molti aspetti simile stato scoperto nel 1976 a Bodo nella regione del medio corso dellAwash in Etiopia. In questo caso la datazione si colloca verso 600 ka. Il cranio non completo come quello di Broken Hill, in particolare manca tutta la regione occipitale. E stata fatta una stima della capacit cranica oscillante tra 1100 e 1300 cm3. Insieme a resti di fauna comprendente antilopi, babbuini e cavalli, le cui ossa mostrano chiari segni di macellazione, stata rinvenuta anche unindustria acheuleana. Diverse parti della scatola cranica delluomo di Bodo presentano segni di taglio, per cui si formulata lipotesi che luomo possa essere stato vittima di pratiche di cannibalismo a scopo alimentare. Altri importanti ritrovamenti attribuibili a Homo rhodesiensis e databili a fasi avanzate del Pleistocene medio sono il cranio di Saldanha presso Hopefield (Citt del Capo, Sudafrica), rinvenuto nel 1953, con una capacit cranica di ca. 1200-1250 cm3, i resti frammentari di Eyasi (Tanzania), rinvenuti nel 1935 e 1938, la cui capacit cranica stimata in 1285 cm3, e il cranio quasi completo rinvenuto nel 1973 a Ndutu (Tanzania), associato a industria acheuleana e databile verso 400 ka. La capacit cranica di 1100 cm3, ma potrebbe trattarsi di un soggetto femminile. Similmente al cranio di Kabwe, anche quello di Ndutu ha la parte superiore delloccipitale che sale verticalmente anzich piegarsi obliquamente in avanti come avviene nellHomo erectus.

5.2 Homo heidelbergensis


I fossili di Ominidi appartenenti al genere Homo rinvenuti in Europa in contesti databili al Pleistocene Medio, un arco di tempo di pi di 600 ka, possono suddividersi fondamentalmente in due gruppi, quelli pertinenti alla prima met del Pleistocene Medio, tra 775 e 427 ka, e

176 quelli pertinenti alla seconda met, tra 427 e 127 ka. Al primo gruppo appartengono un frammento di tibia e alcuni denti da Boxgrove, la mandibola di Mauer; loccipitale di Vertesszlls e i reperti della Caune de lArago in Francia, presso la regione dei Pirenei. Boxgrove, nel West Sussex (England) un deposito con bifacciali, fauna e aree di attivit, databile intorno a 500 ka (OIS 13). A Mauer, presso Heidelberg, una mandibola fu rinvenuta nel 1907 in una cava di sabbia alla profondit di 24 m dal piano di campagna; la polarit magnetica normale, la fauna e la microfauna indicano una fase di clima caldo nella prima parte del Pleistocene Medio, probabilmente lo stadio OIS 13. La mandibola di Mauer molto grande e robusta, con ramo ascendente largo e basso rispetto a quello delluomo moderno, lapofisi coronoide ottusa, linsenatura tra processo coronoideo e condilo mandibolare poco profonda a differenza che nelluomo moderno, le branche orizzontali alte e massicce, con assenza completa di mento. La sinfisi mandibolare molto spessa, obliqua verso linterno anzich diritta e presenta un toro mandibolare. Per quanto le dimensioni dei molari siano ridotte rispetto a ominidi pi antichi, sono ancora molto robusti e il secondo molare maggiore del primo e del terzo, un aspetto primitivo. I molari conservano, sia pure in forma ridotta, la quinta cuspide. Molto importante una caratteristica della mandibola di Mauer, una forma incipiente taurodontismo, che sar poi un tratto tipico delle popolazioni europee neandertaliane. Loccipitale di Verteszlls presenta forte spessore, forma angolata e un toro occipitale continuo, tutte caratteristiche che rimandano a Homo erectus, da cui per si differenzia per le dimensioni che sembrano indicare una scatola cranica di capacit nettamente maggiore. La caverna dellArago si trova nei pressi di Tautavel, nella Francia sud-occidentale, ed ha restituito oltre 50 resti umani: 2 mandibole (A II e XIII), un cranio incompleto (A XXI + A XLVII), un mascellare sinistro, un osso iliaco sinistro (A XLIV), 3 femori, 3 peroni, un metatarso e una falangetta, 35 denti pertinenti ad almeno 7 individui, di cui 4 adulti e 3 bambini, rispettivamente di circa 3, 7 e 10 anni. Nel deposito della caverna sono state distinte cinque unit fondamentali, comprese tra un crostone stalagmitico alla base ed un secondo crostone stalagmitico al tetto. Nelle unit IV-I sono presenti dodici livelli e suoli dabitato. I resti umani provengono dal livello G alla base dellunit III e sono associati a unindustria di tipo Tayaciano antico. Le datazioni effettuate con diversi metodi (U/Th, ERS, TL) hanno dato

177 risultati contrastanti. Lunit III nel suo complesso, comprendente quattro strati di sabbie interstratificate con quattro livelli di occupazione, collocabile nello stadio OIS 12 (0.478 0.427 ka) in base alla fauna, tipica del Pleistocene Medio, ma con persistenza di forme arcaiche, indicante un clima freddo e secco. La microfauna, ad es., comprende specie di roditori che vivono attualmente in ambiente artico. Il livello E, soprastante quello con i resti umani, ha restituito unindustria litica dellAcheuleano medio, con bifacciali amigdaloidi, ovalari e lanceolati, molti raschiatoi e manufatti ottenuti con tecnica levallois. Gli Ominidi fossili europei della seconda met del Pleistocene Medio Tra 427 e 300 ka (OIS 11-9) abbiamo alcuni ritrovamenti di resti di Homo ben datati, come Swanscombe in Inghilterra, Bilzingsleben e Steinheim in Germania, e Sima de los Huesos ad Atapuerca. Alla fine di questo periodo probabile che appartenga il cranio di Petralona e forse anche quello di Apidima in Grecia. I frammenti del cranio di un soggetto femminile adulto giovane sono stati rinvenuti a pi riprese nella cava di Barnfield Pit presso Swanscombe, tra Dartford e Gravesend nel Kent, sulla sponda meridionale del Tamigi circa 30 km a sud di Londra. Un occipitale fu scoperto nel giugno 1935 e a 7 m di distanza un parietale sinistro nel marzo del 1936; il parietale destro, completo, venne alla luce nello stesso livello a 15 m di distanza nellagosto 1955. I tre frammenti provengono dallo stesso livello, presentano lo stesso grado di mineralizzazione e le ricerche sul dosaggio del fluoro hanno confermato la loro associazione con la fauna del Pleistocene medio rinvenuta nello stesso livello. La dispersione dei frammenti si spiega con la natura stessa del sito, un terrazzo fluviale: le ossa del cranio, non ancora ben saldate tra loro, sono state trascinate dalla corrente del fiume e depositate in punti differenti. Il deposito della terrazza di 30 m sopra il livello attuale del Tamigi comprende una sequenza della potenza di 14 m che poggia su sabbie di et terziaria ed articolata in nove unit principali. Dallalto verso il basso abbiamo: 1. terreno superficiale, con resti di industria neolitica; 2. ghiaie superiori con industria litica del Musteriano di tradizione acheuleana e fauna di clima freddo (glaciazione di Wrm); 3. limi e franco-sabbioso superiori (upper brick earth) con fauna di clima caldo nella parte superiore (interglaciale Riss-Wrm) e freddo in quella inferiore (glaciazione di Riss), industria del Paleolitico inferiore con bifacciali ovalari dellAcheuleano superiore;

178 4. deposito di soliflussione, sterile, databile agli inizi della glaciaizone di Riss; 5. ghiaie medio-superiori, clima fresco; 6. ghiaie medio-inferiori con fauna di clima caldo, i resti umani e industria litica dellAcheuleano medio, con bifacciali lanceolati, schegge ritoccate e rare schegge di tecnica Levallois; 7. superficie di erosione; 8. limo di esondazione fluviale, clima temperato; 9. franco-sabbioso inferiore (lower loam), con fauna calda, conchiglie terrestri e industria acheuleana e clactoniana; 10. ghiaie inferiori con fauna di clima caldo e industria litica clactoniana; 11. ghiaie basali con fauna di clima freddo e industria litica clactoniana. Il livello che ha restituito i resti umani databile a una fase avanzata dellinterglaciale Mindel-Riss, correlabile con lOIS 9 (334 300 ka). Una datazione sulle ossa animali effettuata con il metodo del disequilibrio delluranio ha fornito una data maggiore di 272 ka. Del cranio di Swanscombe si conservano loccipitale e i due parietali perfettamente combacianti, con le dentellature delle suture ben conservate. Mancano il frontale e le ossa della faccia. La curvatura del parietale indica che la volta cranica era ancora bassa e in veduta occipitale il cranio mostra un contorno con la massima larghezza a met altezza, cio verso la base del parietale, quasi sub-circolare e non pentagonale come nelluomo moderno. La larghezza delloccipitale notevole, anche questa unindicazione che allontana il cranio di Swanscombe dalluomo anatomicamente moderno. Il profilo delloccipitale arrotondato, come nelluomo moderno e diversamente dalluomo di Neanderthal, e il toro occipitale poco sviluppato, ma presenta una fossa sopra-iniaca come nelluomo di Neanderthal. La capacit cranica stimata di circa 1275-1325 cm3, ma potrebbe essere anche inferiore, intorno ai 1250 cm3. Il cranio di Steinheim offre lopportunit di conoscere anche la parte facciale di un Homo della stessa epoca. Steinheim an der Murr si trova pochi km a nord di Stuttgart. Nelle cave di ghiaia e di sabbia aperte sul terrazzo della Murr si scoprivano frequentemente ossa di mammiferi pleistocenici che il proprietario K. Sigrist donava regolarmente alla Wrttembergische Naturaliensammlung di Stoccarda. Il 24 luglio 1933 il signor Sigrist comunic a F. Berckhemer, conservatore capo delle collezioni naturalistiche del museo, il rinvenimento di un cranio umano. Fu inviato immediatamente sul posto un assitente del

179 museo che estrasse il cranio dalla sua posizione originale. Il deposito del terrazzo nel punto della scoperta presentava la seguente stratigrafia: 1. terreno superficiale; 2. strato di loess, dello spessore variabile da 1,5 a 2 m; 3. strato di ghiaie fluviali, di spessore variabile fino a 4 m, a fauna fredda, con abbondanti resti di Mammuthus trogontherii e Mammuthus primigenius; 4. sabbie miste a ghiaia, dello spessore fino a 2,6 m, con numerosi resti di fauna di clima caldo: Elephas antiquus, Rhinoceros merckii, Bos primigenius, Bufalus arni; in questo strato, alla profondit di 7,5 m dal piano di campagna, fu rinvenuto il cranio umano; 5. potente formazione di ghiaie inframezzate a letti marnosi e sabbiosi, a fauna calda come le sabbie soprastanti, dello spessore di 8 m; nella parte pi bassa a pietrisco riappare la fauna fredda. In base a considerazioni biostratigrafiche, lo strato da cui proviene il cranio databile a uno stadio avanzato dellinterglaciale Mindel-Riss (OIS 9). Il cranio privo della mandibola, per il resto quasi completo, ma mentre il lato destro intatto, quello sinistro lacunoso ed ha subito una leggera distorsione insieme al palato. Sembra trattarsi di un sogetto femminile di et adulta, ma giovane, intorno ai 25 anni. La volta cranica bassa, il frontale sfuggente allindietro, anche se di forma leggermente bombata. Loccipitale mostra una curvatura arrotondata manca del tutto lo chignon neandertaliano e manca uno spesso toro trasversale, mentre presente la depressione sopra-iniaca, un tratto tipicamente neandertaliano. In norma occipitale il profilo del cranio appare intermedio tra quello dei neanderthaliani e quello delluomo anatomicamente moderno, la larghezza massima si colloca verso la parte inferiore dei parietali, e la volta cranica mostra una leggera carenatura saggitale. Vi un forte toro sopraorbitario continuo, che si estende fino alla parte pi esterna delle orbite. In norma verticale si pu osservare un restringimento post-orbitario abbastanza marcato, ma non cos forte come nellHomo erectus. Lapofisi mastoide ridotta, come nel Neandertal. La capacit cranica stimata intorno ai 1100 cm3 (1145-1175 secondo Howell, 1070 secondo altri autori). La faccia piuttosto piccola e il prognatismo appare di grado modesto, come nelluomo moderno. Sotto lorbita losso mascellare presenta la fossa canina. Lapertura nasale molto larga, come nel Neandertal, ma le ossa nasali sono piccole. Le dimensioni dei denti sono di tipo moderno, in particolare il M3 notevolmente ridotto. La parte basale delloccipitale incompleta e manca tutta larea intorno al foramen magnum.

180 Sembra trattarsi di un allargamento artificiale, dal momento che il cranio fu raccolto con molta cura e nellarea in cui giaceva non vi era alcuna delle porzioni mancanti. Di conseguenza F. Berchkemer ritenne che si trattasse di una mutilazione intenzionale. Anche la lacuna della regione temporale destra stata attribuita a un colpo violento inferto prima della morte. Il pi importante sito europeo del Pleistocene medio per i fossili umani senza dubbio la Sierra de Atapuerca, una piccola collina dellaltezza massima di 1079 m, 15 km ad est di Burgos nel nord della Meseta spagnola, in un punto strategico per il passaggio dal bacino dellEbro a quello del Duero. Lungo i fianchi di questa collina si aprono alcune caverne che hanno restituito importanti testimonianze di vita preistorica. La Cueva Mayor un complesso sistema carsico che si sviluppa per pi di un km. Un percorso difficile, che passa da grandi sale alte 20 m fino a una galleria bassa in cui bisogna strisciare lungo il suolo, conduce a mezzo km dallentrata a una grande sala detta Sala dei Ciclopi, in un angolo della quale si apre un pozzo verticale di 13 m di profondit in fondo al quale si accede a una piccola cavit, la Sima de los Huesos (il pozzo delle ossa). Il suolo formato da argilla molto fine. Vi sono state rinvenute migliaia di ossa di orso ridotte a frammenti piccoli e irriconoscibili. Un ingegnere minerario, Trinidad Torres, studioso di orsi fossili, stato il primo a condurre ricerche nella Sima de los Huesos nel 1976, ma tra i resti di orso recuperati emerse un frammento di mandibola umana (AT-1), poi altri due frammenti di mandibola (AT-2, AT-3), alcuni denti e frammenti di ossa craniche. A tuttoggi sono stati scoperti pi di 2500 resti umani nella Sima de los Huesos, pertinenti a tutte le diverse parti dello scheletro. In base ai denti il numero minimo di individui rappresentati di 32 soggetti. Tutti i resti sono pi o meno contemporanei, essendo stati rinvenuti nello stesso strato. Limportanza eccezionale di questa scoperta consiste non solo nellavere fornito un cranio completo di mandibola ed altri distretti scheletrici completi, ma anche e sopratutto nel fatto di dare la possibilit di studiare la variabilit di unintera popolazione del Pleistocene medio. Infatti, il campo di variabilit sia nelle dimensioni che nella morfologia si dimostrato abbastanza ampio ed molto istruttivo dal punto di vista metodologico; infatti, se alcuni degli Ominidi de la Sima de los Huesos fossero stati scoperti in siti differenti sarebbero stati attribuiti, da antropologi di tendenza splitter, a specie diverse. Tra i reperti pi importanti vi sono tre crani scoperti nel 1992: il cranio 5 (AT-700)

181 comprende anche la mandibola ed appartiene a un soggetto femminile, la capacit di 1120 cm3; il cranio 4 (AT-600), privo della faccia e della mandibola, probabilmente un individuo maschile, la capacit grande, 1390 cm3; il cranio 6 di un bambino di circa 11 anni. Negli uomini di Atapuerca il cranio ha un frontale non molto sfuggente, la parte superiore delloccipitale maggiormente sviluppata e sale quasi verticalmente, la larghezza massima non pi verso la base, ma verso i parietali. La presenza di una deperessione soprainiaca una caratteristica che ritroveremo nelluomo di Neandertal. Le prime datazioni basate sulla serie delluranio e lESR avevano indicato unet di circa 300 ka, ma nuove pi accurate datazioni basate sul disequilibrio radioattivo delluranio indicano una et maggiore di 350 ka. Infine, un breve cenno al cranio di Petralona, in Grecia. Si tratta di un cranio completo scoperto nel 1960 allinterno di una grotta ad Halkidiki presso Petralona (Salonicco). Era inglobato in una matrice stalagmitica ed privo di contesto.

5.3 Luomo diventa cacciatore


Per il Pleistocene Medio i siti pi significativi ai fini della comprensione del comportamento culturale dell' Homo heidelbergensis e dellHomo rhodesiensis nonch delle loro variet pi evolute sono non tanto quelli africani quanto quelli europei, come ad es. Boxgrove nel sud dell'Inghilterra, la caverna dell'Arago in Francia, Nortarchirico in Basilicata, Bilzingsleben in Germania e soprattutto Torralba e Ambrona in Spagna. Ambrona-Torralba I due siti all'aperto di Ambrona e Torralba si trovano a due km di distanza l'uno dall'altro nella piccola valle del fiume Ambrona, nella Vecchia Castiglia, 156 km a nord-est di Madrid. Sono ubicati sulla terrazza di 40 m sulla sinistra il primo e sulla destra del fiume il secondo, a ca. 1115 m slm. Torralba vicino alla sorgente del Jalon, un affluente dell'Ebro. Il fiume ha intagliato un massiccio calcareo che costituisce una delle poche connessioni tra la Vecchia e la Nuova Castiglia. La valle dell'Ambrona rappresenta una via di comunicazione naturale tra la Meseta centrale e la valle dell'Ebro. Le prime scoperte furono effettuate a Torralba nel 1888 per la messa in opera di condutture

182 idriche in occasione della costruzione della ferrovia. Dal 1907 al 1913 vi effettu scavi sistematici il marchese di Cerralbo, che scopr anche il vicino sito di Ambrona, dove si limit ad eseguire soltanto qualche sondaggio. La fauna, che comprendeva una trentina di elefanti fra cui l'Elephas antiquus e in misura minore l'E. meridionalis - , e inoltre rinoceronte, bovidi, cervidi e cavallo, fu studiata da E. Harl, la geologia dell'area da F. Palacios. Dal 1961 al 1963 F.C. Howell riprese le ricerche nella valle dell'Ambrona, scavando a Torralba un'area di 5000 m2, e conducendo ad Ambrona uno scavo di dimensioni pi limitate. Nel 1980-1981 Howell insieme a L.G. Freeman complet lo scavo di Ambrona, raggiungendo un'estensione complessiva di 6000 m2. Dell'quipe facevano parte E. Aguirre per lo studio paleontologico e K.W. Butzer per quello geologico. Le formazioni pleistoceniche che racchiudono i resti paleontologici e archeologici poggiano su marne di et triassica. Vi sono stati distinti tre complessi, inferiore, medio e superiore. I complessi medio e superiore sono sterili dal punto di vista paleontologico e archeologico e sono separati da quello inferiore da un suolo rosso di forte spessore, attribuito all'interglaciale Mindel-Riss. Il complesso inferiore si articola in quattro unit sedimentarie dello spessore complessivo di una dozzina di metri. Le unit I e II sono formate da ghiaie, argille e limi di origine colluviale, l'unit III da marne palustri e l'unit IV da ghiaie, sabbie e limi. I livelli archeologici sono documentati dalla fase Ic-Id fino alla fase IVd. La fauna pubblicata comprende Elephas antiquus, E. trogontherii, Dicerorhinus hemitoechus, Bos primigenius (pochi esemplari), Equus, Cervus, Rangifer, Dama, Predama, Felis cf. leo, Canis cf. lupus e molta microfauna (uccelli, roditori, piccoli mammiferi). Le analisi palinologiche indicano un paesaggio dominato da Pinus silvestris, Artemisia e graminacee. Le percentuali di pino variano da livello a livello, e da 50 o 70% arrivano fino a 90% nelle fasi pi temperate. Anche alcuni resti di legno trovati a Torralba durante gli scavi del marchese de Cerralbo sono di pino. L'industria litica in selce, quarzite e calcare, pi raramente in calcedonio e diaspro, e comprende un'alta percentuale di bifacciali e di hacheraux. Le schegge sono per la maggior parte prive di ritocco, vi sono raschiatoi laterali, grattatoi, lame ritoccate, perforatori e qualche caso di bulino. Il rapporto strumenti su scheggia - bifacciali di 3 a 1. I nuclei sono rari. Sembra quindi che gli strumenti fossero confezionati altrove e portati dagli uomini sul sito. La maggior parte dei bifacciali sono stati fabbricati con la tecnica della percussione diretta, ma sono stati osservati anche diversi casi di bifacciali rifiniti con la tecnica del percussore

183 tenero. La forma pi comune dei bifacciali a Torralba e ad Ambrona quella amigdaloide con l'estremit distale irregolare. In entrambi i siti il numero degli hacheraux superiore a quello dei bifacciali. Alcune ossa sono state deliberatamente scheggiate per farne degli strumenti. Negli scavi Cerralbo sono stati raccolti diversi frammenti di legno lavorato. Uno, conservato per la lunghezza di 1,5 m, ha l'estremit appuntita e una sezione rettangolare dello spessore di 2 cm, altri frammenti hanno sezione piatta o piano-convessa. Secondo Cerralbo un frammento di legno con la punta indurita dal fuoco sarebbe stato trovato dentro le ossa di un elefante. Non sono stati rinvenuti focolari, ma sono numerosi i carboni, i legni e le ossa bruciate, che documentano la conoscenza del fuoco e la capacit di utilizzarlo. Per quanto concerne la cronologia, i dati geologici e biostratigrafici indicano concordemente il Pleistocene Medio. Secondo Howell e Butzer i due siti di Torralba e Ambrona sono da collocare nel Mindel avanzato, mentre secondo F. Bordes e F. Prat risalirebbero a un'et pi recente, il Riss I, in base alle caratteristiche dell'industria litica e dei cavalli. Tuttavia, l'assenza di tecnica levalloisiana tenderebbe a escludere una datazione posteriore alla fine del Mindel/Riss. I nuovi studi condotti da geologi spagnoli sembrano avvalorare la data pi antica. C. Gamble ha collocato i due siti nell'ambito degli stadi isotopici 11-10-9, corrispondenti all'interglaciale Holstein (Mindel-Riss) con l'intermezzo di un glaciale di breve durata (OIS 10). La quantit delle ossa animali rinvenute e la loro distribuzione e associazione con strumenti di pietra scheggiata, osso e legno, nonch la natura stessa dei luoghi dimostrano che Ambrona e Torralba erano siti di macellazione degli animali da parte degli uomini. A Torralba sono stati rinvenuti i resti di almeno 75 elefanti, per lo pi E. antiquus dalle zanne lunghe e diritte. Soltanto un cranio era pressoch integro e nei suoi pressi sono stati trovati allineati due femori e una zanna. Gli altri crani erano tutti frantumati probabilmente per estrarne il cervello. Durante gli scavi del 1909-1911 a Torralba sarebbe stato rinvenuto un semicerchio formato da crani di elefante. Gli accumuli costituiti dalle ossa disarticolate e spezzate degli elefanti non possono spiegarsi con cause naturali. Negli scavi condotti da Howell stato effettuato il rilievo planimetrico di tutti i manufatti in pietra scheggiata, hacheraux, bifacciali, raschiatoi laterali, schegge e utensili su scheggia, di tutte le ossa animali, dei resti di legno, delle concentrazioni di carboni, delle pietre. In un rilievo pubblicato si pu osservare in un'area di una dozzina di m2, i resti disarticolati di un elefante. A breve distanza due altre concentrazioni

184 di ossa comprendono parti di elefanti pi piccoli e di altri animali distribuiti casualmente. Evidentemente gli animali di dimensioni minori venivano completamente fatti a pezzi, mentre agli animali di grandi dimensioni come un elefante adulto era prelevata la carne, ma la carcassa veniva lasciata in situ. In un caso a Torralba sono state rinvenute le ossa del lato sinistro di un elefante, mentre quelle del lato destro erano sparse nelle vicinanze. Howell ha interpretato questa inusuale disposizione, immaginando che gli uomini dopo avere macellato il lato destro, devono avere rivoltato l'elefante. Nello scavo di Ambrona nel 1963 furono trovati allineati una zanna, due femori e due tibie appartenenti a un unico grande elefante. Questa disposizione chiaramente intenzionale e pu essere dovuta unicamente all'azione dell'uomo. Una possibile spiegazione stata fornita da Howell: poich gli elefanti erano affondati nel fango e la zona era paludosa, l'allineamento di queste grosse ossa rassodava il terreno e forniva agli uomini una sorta di passerella. Se appare certo che gli animali rinvenuti a Torralba e ad Ambrona sono stati macellati dagli uomini, pi problematico rispondere alla domanda: come sono morti gli elefanti? Torralba e Ambrona sono la prova dell'esistenza della caccia ai grandi mammiferi durante il Pleistocene Medio? Negli stessi strati che hanno restituito i resti animali e gli strumenti di pietra scheggiata sono stati rinvenuti numerosi carboni sparsi ampiamente per tutta l'area e che documentano inequivocabilmente l'uso del fuoco. Non vi sono veri focolari, d'altra parte l'area era a quell'epoca paludosa. Clark Howell ha prospettato una ricostruzione di ci che pu essere accaduto. In autunno gli animali erbivori cominciavano a migrare verso sud, alla ricerca di terre pi calde, passando attraverso il corridoio naturale della valle del fiume Ambrona. Due bande di uomini della specie Homo heidelbergensis, comprendenti ciascuna pochi adulti maschi, una mezza dozzina di donne, numerosi adolescenti, ragazzi e bambini, per un totale di pi o meno una trentina di persone, si incontravano sulle pendici della valle e riunivano le loro forze per una battuta di caccia grossa. Sul fondo valle il fiume scorreva formando una serie di meandri e vi erano aree paludose e aree a prateria. Sfruttando la direzione del vento che soffiava da nord-ovest, un gruppo di cacciatori paleolitici con l'uso del fuoco spinge una mandria di elefanti verso le zone paludose, mentre un altro gruppo di cacciatori d fuoco alla vegetazione lungo la riva del fiume per impedire agli elefanti di attraversare il fiume e raggiungere il terreno asciutto. Gli elefanti che finiscono sul terreno paludoso affondano nel

185 fango e non riescono pi a liberarsi. I cacciatori devono solo aspettare che l'animale sia esausto per i tentativi di uscire dalla palude e a questo punto lo finiscono a colpi di lance di legno e con lanci di pietre. Altri ricercatori hanno contestato questa interpretazione, ritenendo che gli uomini del Pleistocene Medio fossero ancora fermi allo stadio dello sciacallaggio, cio si sarebbero limitati a sfruttare le carogne abbandonate dai predatori. Nel caso di Torralba e Ambrona, questi potevano essere i luoghi dove gli elefanti andavano a morire. L'interpretazione di Howell certamente la pi convincente. Infatti, gli elefanti non erano prede di carnivori e nella fauna rinvenuta sono rappresentati elefanti di diversa et, adulti e giovani. La conformazione dei luoghi, una valle che costituiva la via naturale di comunicazione tra la Meseta e la valle dell'Ebro, dimostra che si trattava certamente di un punto di passaggio per le mandrie di erbivori che migravano. Inoltre, alcuni fortunati ritrovamenti recenti dimostrano l'esistenza gi a quest'epoca di lance di legno e quindi indirettamente la pratica della caccia ai grandi mammiferi. Schningen A questo proposito sono significativi i ritrovamenti di Schningen in Germania, tra Hannover e Magdeburgo, al limite tra il bassopiano settentrionale e i primi rilievi ercinici. Depositi torbosi risalenti all'interglaciale Mindel-Riss (OIS 9-11, ca. 427 300 ka) hanno conservato fauna e manufatti di legno, oltre naturalmente a industria litica. Nel sito 13 di Schningen sono state rinvenute una lancia appuntita a entrambe le estremit, lunga 78 cm e tre lance in legno di abete rosso (Picea excelsa) lunghe 2,3 - 2,5 m. La punta accuratamente lavorata era ricavata dalla parte del legno pi duro e pi denso della base dell'albero. Una di queste lance stata trovata accanto all'osso pelvico di un cavallo. Un'altra lancia in legno della medesima epoca venne scoperta nel 1911 a Clacton on Sea nell'Essex: si tratta di un frammento comprendente la punta, lungo ancora 38,5 cm, in legno di tasso. A Bad Cannstatt nel Wrrtemberg, alla periferia nord-orientale di Stuttgart e a una quindicini di km a sud di Steinheim, in strati di travertino risalenti alla parte pi recente dellinterglaciale Mindel-Riss (OIS 11-9), sono stati rinvenuti tre luoghi di frequentazione da parte delluomo con utensili di pietra e ossa animali frantumate, che indicano chiaramente operazioni di macellazione di bisonte, Bos primigenius, cavallo, rinoceronte, cervidi, tasso e castoro. In una delle localit sono stati rinvenuti numerosi frammenti di lance di legno e

186 tracce delluso del fuoco. In conclusione, gli uomini del Pleistocene Medio avanzato dell'Europa centro-occidentale praticavano la caccia grossa, di conseguenza dovevano avere sviluppato delle tecniche di caccia e una organizzazione sociale che prevedesse la cooperazione tra bande, la distribuzione dei compiti tra uomini, donne, anziani e adolescenti, la spartizione del cibo. Un altro interrogativo di grande importanza concerne il fatto se questi uomini fossero in grado di accendere il fuoco oppure se sapevano soltanto ottenerlo da fonti naturali e poi conservarlo, trasportando le braci in un contenitore adatto, ad es. in una palla di argilla. Bilzingsleben Il sito paleolitico presso Bilzingsleben, ubicato su un promontorio che domina la valle del fiume Wipper, tributario della Saale, principale affluente dell'Elba, in Turingia (Germania orientale), venuto alla luce in una cava sfruttata fin dall'inizio del XX secolo ed era noto ai paleontologi per i resti di fossili animali e vegetali conservati dai suoi strati di tufo. Nel 1969 D. Mania vi individu un livello archeologico importante e inizi scavi sistematici. Nel 1974 e nel 1976 furono scoperti frammenti di cranio attribuiti ad Homo erectus, in seguito anche denti, appartenenti a tre individui, due adulti e un bambino. Bilzingsleben risale alla fase pi recente dell'interglaciale di Holstein. Gli uomini vivevano ai bordi di un piccolo lago e i resti della loro frequentazione del sito sono stati conservati dalla deposizione di sabbie e di carbonati lacustri da parte di una fonte e infine sigillati da una crosta molto dura di travertino. Lo scavo ha interessato un'area di 600 m2 e al suo interno 355 m2, ricchi di resti di rinoceronti ed elefanti, sono stati oggetto di una indagine pi esaustiva. In questo caso la distribuzione dei manufatti, che giacevano in deposizione primaria, ha consentito una serie di osservazioni importanti. Dalle ossa lunghe di elefanti e rinoceronti si ricavavano schegge di osso per percussione su un'incudine.

187

CAPITOLO 6

Luomo di Neandertal

Durante l'ultimo stadio della glaciazione rissiana (OIS 6, ca. 186-130.000 anni fa), l'interglaciale Riss-Wrm (OIS 5e, ca. 130-115.000 anni fa), la prima parte della glaciazione di Wrm (OIS 5d-4, ca. 115-58.000 anni fa) e l'interpleniglaciale wrmiano (OIS 3, tra 58.000 e 30.000 anni fa), i documenti degli uomini fossili diventano molto pi abbondanti e completi, soprattutto in Europa. In tutta Europa, nel Vicino Oriente e in parte dell'Asia centrale (fino allUzbekistan) diffuso l'uomo di Neandertal. I reperti pi significativi sono quelli scoperti in Francia (almeno 25 localit, fra cui La Chapelle-aux-Saints, La Ferrassie, La Quina, Le Moustier, Saint Csaire), nella penisola iberica (almeno 8 localit, fra cui Gibilterra), in Italia (una dozzina di localit, fra cui Saccopastore e il Circeo), nel Belgio (4 localit, fra cui Engis e Spy), in Germania (7 localit, fra cui la valle di Neander), in Moravia e Slovacchia (almeno 5 localit), in Croazia (Krapina, grotta di Vindija), in Ucraina (5 localit), nei Monti Zagros iracheni a Shanidar, in Palestina (caverne di Tabun, Amud, Kebara) e nell'Uzbekistan a Teshik-Tash. Un po di storia103 Il nome deriva dalla gola di Neander, un orrido pittoresco tra Elberfeld e Dsseldorf, profondo 53 m, sul cui fondo scorre un affluente di destra del Reno, il Dssel. In questa gola amava ritirarsi a scrivere e a comporre Joachim Neumann (1650-1680), autore di canti liturgici, che adott come secondo nome una forma grecizzata del proprio cognome, Neander, ed in suo onore che quella parte della valle del Dssel venne chiamata Neanderthal104.
Sulla storia della scoperta e delle prime interpretazioni cfr. J. READER 1983, p. 19 e ss.; Cacciatori neandertaliani, pp. 12-16 (G. Giacobini); J. TATTERSALL 1995, pp. 74 e ss.
104 103

Secondo la grafia dellepoca, quando in tedesco valle si scriveva con lh: thal. Per molto tempo i

188 Lungo i fianchi dirupati della valle si aprono diverse caverne, la maggiore delle quali, posta a circa 20 m di altezza sopra il fondovalle - Neandershhle o Feldhofer Grotto - era destinata a diventare celebre. Nell'agosto 1856 vi furono condotti lavori per sfruttarla come cava di calcare. Un deposito di argilla di due metri di spessore la ostruiva quasi completamente. Gli operai cominciarono a rimuovere il deposito e alla profondit di circa 1,5 m si imbatterono in un gruppo di ossa. Il proprietario pens che si trattasse di ossa di orso delle caverne e ordin di tenerle da parte, comunicando la notizia al dr. Johann K. Fuhlrott, insegnante presso il ginnasio di Elberfeld ed appassionato di scienze naturali. Fuhlrott (1804-1877) prese in consegna i reperti, comprendenti una calotta cranica, una clavicola, una scapola, due omeri, due femori, parte del bacino, alcune costole, e fece un sopralluogo alla caverna, interrogando gli operai, per raccogliere tutte le notizie sulle circostanze della scoperta. La caverna era stata ormai completamente svuotata del deposito originario. probabile che le ossa recuperate appartenessero a una singola sepoltura, come si pu evincere anche dalle notizie orali sulla scoperta raccolte da Fuhlrott presso gli operai. Sembra, infatti, che per primo sia apparso il cranio nei pressi dellentrata della grotta e subito dopo le altre ossa poste sullo stesso piano del cranio. Fuhlrott studiando le ossa comprese che si trattava di un tipo umano primitivo, ancora sconosciuto, e si rivolse ad Hermann Schaffhausen, professore di anatomia all'universit di Bonn, per avere un parere autorevole. Nel giugno 1857 entrambi presentarono l'eccezionale ed enigmatico ritrovamento a una riunione della Societ di Storia Naturale del Reno Prussiano e della Westfalia a Bonn105. Fuhlrott sostenne l'antichit dell'uomo di Neandertal, basandosi su due argomenti, la profondit alla quale era stato rinvenuto, criterio certamente inaffidabile, e la profonda mineralizzazione delle ossa, argomento di maggior peso, poich ne dimostrava lo stato fossile. Lassenza di qualsiasi contesto dalla caverna non furono recuperate ossa di animali o manufatti poneva comunque difficolt insormontabili per una datazione precisa. Schaffhausen, che era convinto che non fosse dimostrata la concezione della fissit della specie, mise in rilievo che pur essendo umano, lo
paleoantropologi hanno utilizzato la forma originaria del nome e scritto uomo di Neanderthal o Homo neanderthalensis, come si pu leggere nella maggior parte dei testi della prima met del XX secolo. In seguito si progressivamente imposto luso di scrivere Neandertal, secondo quella che la moderna grafia del termine valle in tedesco. FHLROTT e SCHAAFFHAUSEN, Korrespondenzblatt, n. 2, pp. 50-52, in Verhandlungen des naturhistorischen Vereins der Preussischen Rheinlande und Westfaliens, 1857; SCHAAFFHAUSEN, ibidem, t. 14, 1857, pp. XXXVIII-XLII.
105

189 scheletro era differente da qualunque altro finora conosciuto. Gli aspetti che colpirono maggiormente erano la calotta cranica, di grandi dimensioni, ma bassa e fornita di inusuali rilievi sopraorbitari quali si ritrovano soltanto nel gorilla, e la robustezza delle ossa. La conclusione fu che i resti dovevano appartenere a un membro di un'antica popolazione di aspetto primitivo e selvaggio che aveva abitato la regione insieme ad animali ora estinti prima che venisse occupata dagli antenati degli attuali abitanti. La successiva pubblicazione di Schaaffhausen, corredata da accurati disegni delle ossa, attir l'attenzione degli studiosi inglesi e il suo articolo venne tradotto nel 1861 dall'anatomista George Busk106. Gi nel 1860 Charles Lyell, leminente geologo inglese, aveva visitato la caverna di Neandertal, accompagnato dal dr. Fuhlrott, che gli mostr loriginale della calotta cranica e gli don un calco107. Lyell mostr il calco ad Huxley, che lo commenter nella sua celebre opera del 1863, Mans Place in Nature. Nel 1864 il geologo William King utilizz il ritrovamento per definire una nuova specie umana, Homo neanderthalensis, una specie distinta da quella umana attuale per le caratteristiche pi primitive della calotta cranica, ma pur sempre appartenente al nostro stesso genere108. Al contrario, in Germania l'interpretazione di Schaaffhausen venne generalmente respinta e sotto l'influsso prima di F. Mayer, un collega di Schaaffhausen a Bonn, e poi di Rudolf Virchow prevalse l'opinione che i resti dovessero attribuirsi a un individuo di et recente affetto da deformazioni patologiche. Secondo Mayer, anche in considerazione di presunti aspetti mongoloidi, poteva trattarsi di un cavaliere cosacco ferito in combattimento durante le guerre napoleoniche e rifugiatosi nella caverna di Feldhofer, dove trov la morte. Queste interpretazioni furono spazzate via definitvamente dal paleoantropologo tedesco Gustav Schwalbe nel 1901, che tuttavia ribattezz i resti dell'uomo di Neandertal Homo primigenius. Nel frattempo era avvenuta la scoperta del Pitecantropo di Giava e Schwalbe propose una filogenesi umana di tipo lineare, dallancient member della famiglia delle scimmie antropomorfe al Pitecantropo e da questi al Neandertal e infine allHomo sapiens. Numerosi nuovi ritrovamenti dimostrarono l'antichit e l'effettiva esistenza di un tipo umano differente da quello attuale. In realt gi prima del 1856 erano stati scoperti resti umani
D. SCHAAFFHAUSEN, On the Crania of the most Ancient Races of Man, in Natural History Review, 1861, 1, p. 283 e ss. 107 C. LYELL 1863, p. 76. 108 W. KING, The Reputed Fossil Man of the Neanderthal, in Quarterly Journal of Science, 1864, 1, pp. 88-97.
106

190 attribuibili al Neandertal, ma i tempi non erano ancora maturi per riconoscerne il significato. Nel 1828 fu rinvenuto un cranio infantile associato a fauna pleistocenica e industria litica musteriana nella caverna di Engis in Belgio, nel 1848 un cranio di individuo adulto in una caverna di Gibilterra, la Forbes Quarry. In seguito le scoperte si moltiplicarono, in particolare tra il 1886 e il 1899 e tra il 1905 e il 1912109. Negli anni 1911-1913 Marcelin Boule pubblic uno studio dettagliato ed esaustivo della sepoltura de La Chapelle-aux-Saints, rinvenuta nel 1908, fornendo uninterpretazione che per molti anni rester come un punto di riferimento fondamentale110. Purtroppo, Boule esasper gli aspetti primitivi e "scimmieschi" del Neandertal, ricostruendo in modo non esatto le parti mancanti dello scheletro ed attribuendogli un'andatura non perfettamente eretta come quella dell'uomo moderno: il collo e la testa piegati in avanti, le gambe un po' flesse, il piede poco arcuato che appoggiava al suolo solo sul lato esterno, l'alluce divaricato. L'uomo di Neandertal veniva, quindi, escluso dalla diretta ascendenza umana, opinione che sar condivisa anche da Arthur Keith. Paradossalmente, mentre nel XIX secolo vi era chi vedeva nei resti di Neandertal deformazioni patologiche, ora studiosi come Boule, Keith ed Elliott Smith non si resero conto che l'uomo della Chapelle-aux-Saints era affetto da gravi deformazioni artritiche che avevano colpito la colonna vertebrale, fatto che, associandosi a una serie di pregiudizi radicati (proprio in quegli anni entrava in scena il falso di Piltdown), li condurr a interpretazioni del tutto errate. E sorprendente che ancora nella quarta edizione (1952) del famoso manuale Les Hommes Fossiles, Henri H. Vallois non si discosti sostanzialmente da molte delle interpretazioni che aveva dato quarantanni prima M. Boule. Inizialmente la discussione sulluomo di Neandertal si accentrata intorno al fatto se potesse essere considerato un membro della nostra stessa specie o se si trattasse di una specie differente dalluomo attuale o di un individuo affetto da gravi patologie. Una volta acclarata la sua pertinenza al nostro stesso genere, il Neandertal fu considerato dagli antropologi evoluzionisti di tendenza materialista come una specie a s stante, che occupava nella
109 110

Cfr. Una tabella dei ritrovamenti in S. SERGI 1959, pp. 94-95.

M. BOULE, LHome fossile de la Chapelle-aux-Saints, Annales de Palontologie Humaine, tomi 6-8, Paris, 1911-1913.

191 filogenesi umana una posizione intermedia tra quella dellerectus e quella delluomo attuale. Al contrario, i sostenitori della grande antichit della specie sapiens e della validit delluomo di Piltdown consideravano che tanto lerectus quanto il Neandertal non potevano essere antenati delluomo moderno, ma costituivano rami collaterali destinati allestinzione. La scoperta degli uomini fossili della Palestina diede lavvio a nuove interpretazioni. A. Keith e T. Mc Cown misero in evidenza una mescolanza di caratteri neandertaliani e moderni in misura differente da soggetto a soggetto e scartata lipotesi di trovarsi di fronte a ibridi, formularono lipotesi che fossero realmente intermediari tra il Neandertal e luomo moderno, in altre parole in via di differenziazione nella direzione dellHomo sapiens. Diversamente, Theodosius Dobzhansky sostenne che gli uomini della Palestina costituivano la prova di una ibridazione tra Neandertal e sapiens, tesi che fu accolta anche da Ernst Mayr111. In questo caso Neandertal e sapiens dovevano essere sottospecie di ununica specie e si cominci a designarle come Homo sapiens neanderthalensis e Homo sapiens sapiens, mentre gli uomini del Pleistocene medio avanzato furono designati come Homo sapiens arcaico. Entr in uso anche la distinzione tra Neandertal classici, quelli dellEuropa occidentale con caratteri fortemente specializzati di adattamento a un clima glaciale, e Neandertal orientali o progressivi, quelli del Vicino Oriente, con caratteri di maggiore affinit con il sapiens, di cui avrebbero potuto essere i progenitori. Pi recentemente, in seguito a numerose scoperte archeologiche ed anche paleoantropologiche, stato meglio messo a fuoco il problema della transizione dal Neandertal alluomo attuale in Europa e si tornati a considerarli come due specie distinte, interpretazione rafforzata dalle prime analisi del DNA delluomo di Neandertal. Le caratteristiche delluomo di Neandertal112 Gli uomini di Neandertal avevano statura di 1,6-1,65 m ca., con andatura perfettamente
111

E. MAYR 1970, pp. 703-705.

Sulluomo di Neandertal la bibliografia molto ampia, elenchiamo le opere pi recenti che abbiamo utilizzato: M. OTTE (ed.), LHomme de Neandertal, vol. 1-8, Eraul, Lige; R. KLEIN 1989, p. 207 ss.; E. TRINKAUS, P. SHIPMAN, The Neandertals: Changing the Image of Mankind, A. Knopf, New York 1993; C. STRINGER, C. GAMBLE, In Search of the Neandertals: Solving the Puzzle of Human Origins, Thames & Hudson, London 1993; I. TATTERSALL, The Last Neanderthal. The Rise, Success and Mysterious Extinction of Our Closest Human Relatives, Mac Millan, New York 1995; C. STRINGER, R. MCKIE 1996, p. 44 ss.

112

192 eretta; le ossa del femore, del radio, della clavicola sono molto pi robuste di quelle dell'uomo attuale e denotano una potente muscolatura. Come conseguenza di una forma di adattamento a un clima freddo, il corpo era di aspetto tozzo, con spalle molto larghe e gambe e avambraccio corti. L'indice crurale, che esprime il rapporto tra lunghezza della tibia e quella del femore, era poco meno di 79 presso i Neandertaliani, un valore prossimo a quello di popolazioni attuali che vivono in climi particolarmente rigidi, come i Lapponi e gli Esquimesi, mentre le popolazioni che vivono in ambienti di clima caldo tropicale, come i Masai, hanno un indice crurale che pu raggiungere il valore di 87. La struttura corporea dei Neandertaliani era, quindi, adatta a conservare il calore e denota un tipo umano specializzato per la vita in ambienti dal clima molto rigido come quello dellultima glaciazione. Altri aspetti morfologici confermano questo fatto, ad es. la grande ampiezza delle cavit nasali, che permetteva all'aria inspirata di riscaldarsi pi rapidamente prima di pervenire ai polmoni. La differenza fondamentale con l'uomo moderno si coglie non tanto nella struttura del corpo, per quanto vi siano differenze, ad es. in alcuni aspetti dellosso iliaco e dellosso pubico, della scapola e della clavicola, ma soprattutto nella morfologia del cranio. Caratteri salienti del neurocranio sono il frontale non elevato, basso e sfuggente, la platicefalia, grande lunghezza e larghezza con notevole capacit (da 1300 a 1740 cm3, la media stimata in ca. 1520 cm3, quindi superiore a quella dell'uomo attuale), il contorno ovale in norma verticale con restringimento post-orbitario, il contorno subcircolare in norma occipitale con larghezza massima a livello della met altezza dei parietali, l'occipite a forma di chignon, cio con un profilo angoloso e la protuberanza occipitale alta, un forte toro occipitale orizzontale e non incurvato come nell'uomo moderno, una caratteristica depressione soprainiaca, il processo mastoide piccolo. L'iper-sviluppo dei seni frontali e mascellari ha determinato la formazione di una massiccia arcata sopra-orbitaria continua e un forte sviluppo della regione nasomascellare, cio una mascella molto grande e proiettata in avanti (forte prognatismo mediofacciale). Caratteristica ed esclusiva del Neandertal la morfologia della regione facciale, il cui profilo del mascellare in norma frontale quasi diritto e non concavo come nell'Homo erectus e nell'uomo moderno. La mandibola, molto robusta, priva di mento. Gli incisivi sono pi grandi che nell'uomo attuale ed hanno una caratteristica forma a paletta; i premolari e i molari presentano un ingrandimento della cavit pulpare (taurodontismo) e radici in genere fuse. Tra il M3 e il ramo

193 ascendente della mandibola c' un caratteristico spazio libero (diastma retromolare). Mentre i reperti dell'interglaciale R/W presentano ancora una certa variabilit, quelli di et wrmiana dell'Europa occidentale, compresa l'Italia, hanno un altissimo grado di somiglianza morfologica, superiore a quanto in genere si riscontra in una variet razziale dell'uomo moderno. Questa grande uniformit potrebbe essere stata una delle cause che portarono all'estinzione dell'uomo di Neandertal. Con l'uomo di Neandertal si trovano per la prima volta resti fossili di adulti in et avanzata, il che significa certo un miglioramento delle condizioni di vita legato allo sviluppo culturale, e inoltre appaiono le prime chiare testimonianze di sepolture intenzionali e di riti magicoreligiosi. L'uomo di Neandertal viveva di caccia e di raccolta del cibo. La dieta di un animale rivelata dal tasso di concentrazione di 13C e di 15Nitrogeno, nei carnivori alto quello di 15Nitrogeno, negli erbivori quello di 13C. Le analisi condotte sul collagene delle ossa di neandertaliani per determinare le concentrazioni di
13

C e di

15

Nitrogeno hanno dimostrato che la loro dieta era

quella di un carnivoro a met strada tra un lupo, che consuma quasi esclusivamente carne, e una volpe, che accanto alla carne consuma occasionalmente anche frutti, grani e fogliame. La dieta dei Neandertaliani comprendeva unalta proporzione di proteine di animali erbivori di grandi dimensioni, che vivevano in spazi aperti, come bovidi, renna e mammuth113. Si discusso molto e si discute tuttora sulle tecniche di caccia utilizzate dal Neandertal. Tra la tesi estrema di L. Binford (1981), che il Neandertal fosse ancora un animale spazzino, necrofago, pi che un cacciatore, e quella opposta che fosse un cacciatore altamente specializzato, la documentazione archeologica sembra indicare una via di mezzo: i Neandertal erano dei veri cacciatori, ma non molto specializzati, potevano cacciare o anche sfruttare come sciacalli qualunque preda si trovasse nel loro territorio, senza praticare una forma specializzata di caccia, come seguire le migrazioni dei branchi, per es. delle renne - il che sarebbe stata una fonte inesauribile di cibo - e concentrarsi su alcune specie piuttosto che su altre. Erano piuttosto stanziali e rimanendo permanentemente tutto l'anno nella stessa area potevano andare incontro a forti stress nutrizionali in determinate stagioni dell'anno. Questo

H. BOCHERENS ET ALII, New isotopic evidence for dietary habitus of Neandertals from Belgium, in Journal of Human Evolution, 40, 2001, pp. 497-505.

113

194 fatto sembra confermato dall'analisi dei denti. Un'analisi condotta su 300 resti neandertaliani ha riscontrato un tasso del 40% di ipoplasia, una patologia che consiste in un mancato sviluppo completo dei denti e che causata da stress nutrizionali nei primi sette anni di vita. I Neandertaliani cacciavano utilizzando lance di legno, sulle quali potevano anche essere montate delle punte di selce. Non avendo tecniche di lancio a distanza quali quelle consentite dall'arco o dal propulsore, dovevano affrontare gli animali a distanza piuttosto ravvicinata, quasi in un corpo a corpo. Se ci era possibile grazie alla loro straordinaria robustezza, anche vero che probabilmente a questa pratica si deve l'alto numero di lesioni traumatiche che si riscontrano sulle ossa degli uomini di Neandertal. Il riparo di La Quina in Francia documenta l'utilizzo di un'altra tecnica di caccia, che consisteva nello spingere gli animali verso punti ristretti o verso un dirupo al cui piede si trovavano appostati in agguato altri cacciatori. Infatti, alla base del dirupo di La Quina sono state rinvenute ammucchiate molte ossa di bovidi, cavallo e renna, macellati sul posto dopo essere stati uccisi molto probabilmente in questa maniera. In Europa occidentale i Neandertaliani cacciavano soprattutto cervidi nella prima fase del Wrm, bue primigenio, bisonte e cavalli durante la seconda fase pi fredda e secca, mentre alle latitudini pi meridionali la principale preda era lo stambecco. Del mammuth nei depositi archeologici sono rappresentate soprattutto le ossa di individui giovani. Occasionalmente anche l'orso poteva essere oggetto di caccia. I mammiferi di media taglia come cervo, renna, stambecco, camoscio, erano trasportati interi al campo base e qui scuoiati e macellati. Animali di dimensioni maggiori come il Bos primigenius e il bisonte venivano macellati nel luogo di abbattimento, dove veniva poi abbandonata la colonna vertebrale, mentre gli arti erano trasportati al campo base114 . La presenza di bruciature all'estremit delle ossa lunghe fa ritenere che a volte la carne venisse cotta alla brace. Il ritrovamento di focolari ben strutturati nei siti di abitazione dimostra che gli uomini di Neandertal non solo avevano il pieno controllo dell'uso del fuoco, ma che erano in grado di riprodurlo.

114

Sulla caccia e il deprezzamento delle prede cfr. M. PATOU in I cacciatori neandertaliani, pp. 73-75.

195 Indici di umanit per i Neandertal Numerosi documenti archeologici dimostrano che gli uomini di Neandertal si prendevano cura dei propri simili nel caso in cui fossero rimasti feriti o disabili, e che, inoltre, seppellivano i propri morti115. La Chapelle-aux-Saints una piccola grotta di forma sub-circolare in cui nel 1908 fu scoperto lo scheletro di un individuo adulto maturo, dell'et di ca. 40 anni, deposto in una fossa scavata nel substrato calcareo, lunga 1,45 e larga 1 m, profonda 30 cm, una sepoltura intenzionale. Lo scheletro era disteso sul dorso, la testa rivolta verso ovest, il braccio destro ripiegato e quello sinistro diritto, mentre le gambe erano ripiegate verso il lato destro. Vicino alla testa vi erano ossa animali, molte delle quali recavano segni dell'azione del fuoco, al pari del sedimento circostante. L'uomo di questa sepoltura era ormai vecchio per l'epoca e aveva subito una serie di traumi e malattie: una frattura alla mandibola, la perdita di gran parte dei denti, una grave forma di artrite deformante. Per sopravvivere cos a lungo in quelle condizioni, qualcuno doveva provvedere a fornirgli il cibo, poich certamente non poteva pi andare a caccia, e probabilmente era necessario pre-masticare il cibo prima di darglielo, nonch assisterlo nei movimenti e negli eventuali spostamenti. Non si tratta di un caso isolato. Nel luglio 2000, a Bau l'Aubesier, una caverna della Vaucluse, in Provenza, stata scoperta una mandibola appartenuta a un individuo che aveva perso i denti a causa di un'infezione e che era sopravvissuto a questa patologia per diversi anni. La sopravvivenza sarebbe stata impossibile senza l'aiuto del gruppo al quale apparteneva. Il cibo per un individuo cos debole doveva essere preparato, cotto, tagliato e forse anche pre-masticato da qualcuno che lo assisteva. vero che una persona senza denti pu consumare cibo molto soffice, come molluschi, lumache ed anche vermi, se necessario, ma non risulta che i Neandertaliani facessero uso di questo genere di cibo. La caverna di Bau lAubesier ha restituito anche una importante documentazione sull'uso controllato del fuoco e sull'organizzazione dello spazio domestico, nonch sull'industria litica. Il livello di occupazione risale all'ultimo interstadiale rissiano (OIS 7), ca. 200.000 anni fa116.
115

Sulle sepolture neandertaliane cfr. B. VANDERMERSCH, Le pi antiche sepolture, in AAVV., La religiosit nella preistoria, Jaca Book, Milano 1991, pp. 21-53; A. DEFLEUR, Les Spultures Moustriennes, CNRS Ed., Paris 1993.
116

S. LEBEL, E. TRINKAUS, M. FAURE, P. FERNANDEZ, C. GURIN, D. RICHTER, N. MERCIER, H. VALLADAS, G.

196 L'individuo n. 1 della caverna di Shanidar117 sopravvisse fino a ca. 40 anni nonostante le sue gravi infermit: cieco all'occhio sinistro, affetto da artropatia grave, il braccio destro atrofizzato ed amputato dell'avambraccio. Certamente non avrebbe potuto sopravvivere fino a 40 anni, se non fosse stato assistito e nutrito. In cambio forse faceva qualche lavoro con la mano sinistra e con la bocca, la fortissima usura della dentatura anteriore, letteralmente fino alla radice, indica che probabilmente masticava le pelli per conciarle. Questi esempi sono la chiara testimonianza di forti vincoli sociali e affettivi tra i membri dei gruppi neanderthaliani, la cui esistenza ulteriormente avvalorata dal fatto che l'uomo di Neanderthal seppelliva i propri morti ed aveva gi elaborato un rituale funerario. Le pi importanti sepolture neanderthaliane sono state scoperte nella caverna di Shanidar in Iraq, in quella di Kebara in Palestina, a Teshik Tash nell'Uzbekistan, a La Chapelle aux Saints, La Ferrassie, Le Moustier, Rgourdou e al Roc de Marsal in Francia. Tutte le sepolture neanderthaliane finora conosciute risalgono al Wrm, a partire da ca. 70.000 anni fa. La sepoltura n. IV di Shanidar, posta stratigraficamente sotto le sepolture I, III e V e quindi pi antica, di un individuo adulto di genere maschile deposto in posizione rannicchiata sul fianco sinistro, allinterno di una nicchia formata da grossi blocchi di pietra. Gli scavatori presero sei campioni di terreno, che furono poi sottoposti ad analisi palinologica da parte di Arlette Leroi-Gourhan. Accanto ai pollini arborei e non arborei rinvenuti in tute le campionature fatte nella grotta, nel caso dellarea delle sepoltura Shanidar IV furono rinvenuti abbondanti pollini di fiori appartenenti a sei generi di tre famiglie differenti. Questi pollini non apparivano sparsi, bens raggruppati a decine o a centinaia. Secondo Arlette LeroiGourhan nessuna causa naturale quale vento, ruscellamento, uccelli pu avere prodotto quella concentrazione di pollini in una parte cos profonda della caverna. La conclusione pi probabile che il defunto sia stato collocato su un letto di rami di arbusti e fiori118.

A. WAGNER, Comparative morphology and paleobiology of Middle Pleistocene human remains from the Bau de l'Aubesier, Vaucluse, France, in PNAS, September 25, 2001, vol. 98, no. 20, pp. 11097-11102. Gli scavi in questa caverna sono diretti da un paleontologo canadese, Serge Lebel, dell'Universit del Quebec di Montreal. Dell'quipe fanno parte Erik Trinkaus, della Washinghton University di St. Louis ed altri studiosi francesi, tedeschi e portoghesi.
117

Su Shanidar cfr. E. TRINKAUS, The Shanidar Neandertals, Academic Press, New York-London 1983. ARL. LEROI-GOURHAN, Le Neanderthalien IV de Shanidar, in BSPF, LXV, 1968, 3, pp. 79-83.

118

197 I forti legami sociali e affettivi, di cui la pratica della sepoltura dei morti e l'assistenza fornita ai propri simili colpiti da gravi traumatismi o da gravi malattie invalidanti documentano concordemente l'esistenza, pongono in maniera acuta il problema delle capacit linguistiche degli uomini di Neandertal. I suoni del linguaggio articolato dell'uomo moderno sono resi possibili dalle corde vocali poste nella laringe, le quali imprimono delle vibrazioni al flusso d'aria espirata, vibrazioni che sono poi ulteriormente modulate nella bocca producendo le vocali, mentre le consonanti sono prodotte articolando le vocali con le labbra (labiali), la lingua e i denti (dentali), la lingua e il palato ( gutturali). Negli uomini moderni la laringe posta pi in basso rispetto all'uomo di Neandertal e quindi la faringe, cio il canale che sta tra il palato molle e l'epiglottide e nel quale avviene la fonazione risonante, molto pi lunga che nel Neandertal. Nello scheletro della sepoltura di Kebara si conservato integralmente l'osso ioide, a cui si attaccano i muscoli della gola e che quindi svolge unimportante funzione nel linguaggio. L'osso ioide di Kebara del tutto simile a quello umano. Certamente i Neandertaliani avevano un linguaggio verbale, ma probabilmente con suoni differenti da quelli dell'uomo moderno. Il linguaggio verbale non consiste soltanto nell'emissione di suoni articolati, bens nell'associare a determinati suoni un determinato significato e la codificazione di questa associazione avviene nella corteccia cerebrale. Il linguaggio verbale richiede quindi facolt elevate di astrazione e simbolizzazione. A favore del fatto che l'uomo di Neandertal possedesse un linguaggio verbale abbastanza sofisticato, anche se differente da quello dell'uomo moderno, parlano altre evidenze, alcune di carattere biologico, altre di carattere archeologico. Il suono articolato richiede precisi movimenti da parte della lingua che sono controllati da due fasci di nervi che passano attraverso i canali ipoglottidi alla base del cranio. Questi due fori nell'uomo moderno sono pi grandi che nel gorilla, nello scimpanz, negli Australopiteci e nellHomo erectus, perch devono alloggiare un fascio di nervi pi consistente. La larghezza di questi canali nel Neandertal paragonabile a quella dell'uomo moderno. quindi probabile che l'uomo di Neandertal fosse dotato di linguaggio, ma probabilmente strutturalmente diverso da quello dellumanit attuale. Nel 1996 a Divje Babe I, una caverna nella valle della Idrijca (Slovenia occidentale) presso Sebrelje, stato scoperto un flauto ricavato da un femore di un giovane orso. La caverna ha

198 un deposito della potenza di 12 m, risalente al Pleistocene superiore e in corso di scavo dal 1980. Dallo strato 2, datato 35300 700 e 36000 1000 BP, provengono punte d'osso e altri reperti aurignaciani. Gli strati 3-7, costituiti da pietrisco e con numerosi fenomeni di crioturbazione nella parte superiore (strati 3-5), hanno restituito industria litica musteriana. Lo strato 6 ha una datazione radiocarbonica di 43400 1200/1400 BP. Gli strati 2-7 appartengono all'interpleniglaciale (OIS 3). Lo strato 8 ha restituito industria litica musteriana ed ha due datazioni radiocarboniche: 45100 1500/1800 e 46000 2000 BP. La parte pi profonda del deposito attribuibile al periodo tra il primo pleniglaciale wrmiano (OIS 4) e l'ultimo interglaciale. Il flauto, scoperto nel 1995, proviene dalla parte superiore dello strato 8 ed stato rinvenuto a una profondit di 2,7 - 2,8 m dalla superficie, a 15 m dall'entrata della caverna e a breve distanza da un focolare, con resti di carboni, ceneri e ossa animali bruciate. Non vi sono dubbi sulla sua pertinenza al Musteriano e sulla sua datazione. Il reperto ha una lunghezza di 11,5 cm - la lunghezza originaria doveva essere intorno ai 14 cm - e conserva ancora due fori circolari intatti e altri due frammentari alle due estremit. I fori sono regolari ed allineati tra loro, hanno un diametro di 9 mm. incerto quale sia la parte prossimale e quella distale dello strumento a causa delle rotture delle due estremit. Il centro del primo foro distante 1,75 cm dal centro del secondo foro, che a sua volta dista dal centro del terzo foro 3,45 cm. La distanza tra terzo e quarto foro di 2,6 oppure di 3 cm: l'esatta posizione del quarto foro incerta a causa delle lacune del reperto. Sulla faccia opposta in corrispondenza del terzo foro si trova un altro foro, conservato solo parzialmente, ma incerto se si tratti effettivamente del foro del pollice. Se cos fosse, l'imboccatura dello strumento andrebbe collocata dalla parte di quello che abbiamo descritto come quarto foro. In linea generale, la disposizione dei fori corrisponde bene alla posizione delle dita ed del tutto verosimile che si tratti del pi antico strumento musicale finora ritrovato. notevole il fatto che la distanza tra il secondo e il terzo foro sia il doppio di quella tra il primo e il secondo. In questo caso avremmo una scala diatonica minore con quattro note: "mi, fa, sol, la". Alcuni autori (Nowell, d'Errico) hanno espresso l'opinione che i fori non siano stati prodotti dall'uomo, ma dal rosicchiamento dell'osso da parte di animali. A sostegno di questa ipotesi vengono addotti numerosi esempi di ossa animali che recano fori circolari prodotti dalle morsicature di animali. Tuttavia, la considerazione che sicuramente tre, ma molto probabilmente quattro fori sono allineati, che il diametro dei fori eguale, che la distanza dei fori corrisponde alla spaziatura di una scala musicale, che nonostante la presunta masticazione

199 dell'osso da parte degli animali non vi sono altri segni che comprovino questo fatto, rendono questa ipotesi estremamente improbabile. Un flauto presuppone che i Neandertaliani producessero musica e quindi possedessero facolt di astrazione e simbolizzazione come quelle richieste dal linguaggio verbale.

200

CAPITOLO 7

Lorigine delluomo moderno e lestinzione delluomo di Neandertal

Tra 200 e 100 ka vi era una relativamente grande variet di Ominidi umani in diverse parti del Vecchio Continente: uomini di Neandertal in Europa, uomini anatomicamente moderni in Africa, Homo erectus di forme evolute nell'Estremo Oriente. Dopo 30 ka in tutto il Vecchio Continente troviamo soltanto uomini anatomicamente moderni. Per spiegare questa trasformazione sono state proposte due teorie. La prima nota come modello della continuit multiregionale o teoria del candelabro. Fu avanzata per la prima volta da Franz Weidenreich nel 1940119, in seguito sostenuta da Carleton Coon (1962) ed ora da Milford Wolpoff, delluniversit del Michigan e da Alan Thorne delluniversit di . Secondo Weidenreich tutta lumanit ha attraversato gli stessi stadi evolutivi, prima quello dellHomo erectus e poi quello delluomo di Neandertal, ma secondo cinque linee autonome e indipendenti in Asia, nel Sud-Est asiatico e in Australia, in Africa e in Europa. Levoluzione dellHomo erectus di Zhoukoudian avrebbe dato origine alla moderna razza mongoloide, quello di Giava, di cui si conoscono forme pi arcaiche (Trinil e Sangiran) e forme pi evolute (Ngandong), sarebbe allorigine della razza australoide, mentre lattuale razza negroide subsahariana discenderebbe dallHomo erectus africano. La razza caucasoide si sarebbe originata in Europa e nel Vicino Oriente per evoluzione delluomo di Neandertal. Tutte queste linee filetiche, per quanto si siano incrociate luna con laltra, non si sarebbero evolute con lo stesso ritmo, per cui gli Aborigeni australiani rappresenterebbero una forma pi primitiva rispetto alla razza bianca. Le tesi di Weidenreich furono riprese e spinte allestremo da Coon nel suo libro The Origin of Races, pubblicato nel 1962 e dedicato alla memoria di

201 Weidenreich. Coon sosteneva che tutta lumanit attuale poteva essere suddivisa in cinque sottospecie, caucasoidi (la cd. razza bianca), negroidi, mongoloidi, australoidi e capoidi (Boscimani e Ottentotti) e che questa suddivisione poteva essere riconosciuta gi nellHomo erectus del Pleistocene medio e superiore. Le cinque sottospecie si sarebbero evolute in maniera parallela e indipendente luna dallaltra fino a raggiungere il grado di Homo sapiens, ma con ritmi differenti. Il phylum dei Caucasoidi sarebbe stato il primo a pervenire allo stadio di Homo sapiens, seguito da quello dei mongoloidi, poi dai negroidi e per ultimo dai capoidi e dagli australoidi. forse superfluo sottolineare le chiare implicazioni razzistiche delle tesi di Coon, dal momento che le differenze dei livelli di civilt riscontrate nelle differenti popolazioni venivano implicitamente ricondotte al precoce o tardivo raggiungimento dello stato sapiens da parte delle cinque sottospecie. Non a caso negli U.S.A. i fautori della segregazione razziale cercarono di trovare nellopera di Coon un sostegno scientifico alle loro tesi. Tuttavia, il mondo scientifico americano reag abbastanza concordemente allopera di Coon, che caduto in totale discredito fu costretto ad abbandonare il suo insegnamento a Yale. La teoria del candelabro fu ripresa nel 1977 da A. Thorne e poi da M. Wolpoff e Wu Xinzhi, dellIstituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia di Pechino, ma con argomentazioni in parte differenti da quelle di Coon120. LHomo erectus (o ergaster) si sarebbe diffuso dall'Africa in Asia e in Europa a partire da 2 Ma e in seguito si sarebbe verificata una evoluzione parallela che avrebbe condotto alle diverse variet razziali attuali: da Homo erectus dell'Indonesia alle popolazioni australiane, da Homo erectus della Cina ai moderni Asiatici orientali, da Homo erectus/ergaster dell'Africa alle moderne popolazioni africane a sud del Sahara, mentre Homo erectus/heidelbergensis attraverso l'uomo di Neandertal avrebbe contribuito geneticamente in maniera significativa alle moderne popolazioni europee, unitamente a popolazioni immigrate dall'Africa e dall'Asia occidentale. A supporto di questa teoria si adduceva il fatto che nelle diverse regioni del Vecchio Continente possibile riconoscere una continuit morfologica nell'arco degli ultimi 2 Ma. Il fenomeno della comparsa della nuova specie Homo sapiens non si sarebbe verificato in una

FRANZ WEIDENREICH, The Neanderthal Man and the ancestors of Homo sapiens, in American Anthropologist, 42, 1940, pp. 375-383; ID., Facts and speculations concerning the origin of Homo sapiens, ibidem, 49, 1942, pp. 187-203. 120 M.H. WOLPOFF, WU XINZHI, A. THORNE, Modern Homo sapiens origins: a general theory of hominid evolution involving the fossil evidence from East Asia, in The Origins of Modern Humans, 1984, pp. 411-483; A. THORNE, M.H. WOLPOFF, The multiregional evolution of Humans, in Scientific American, April 1992, pp. 28-33; M.H. WOLPOFF, Homo erectus et les origines de la diversit humaine, in Aux origines dHomo sapiens, Paris 1991, pp. 97-155 ; WU XINZHI, Continuit volutive des hommes fossiles chinois, ibidem, pp. 157-179.

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202 sola regione e una sola volta, bens in tutte le principali regioni in cui si era diffuso lHomo erectus attraverso uno stadio intermedio spesso denominato Homo sapiens arcaico. La differenza importante rispetto alle tesi di Coon consiste nel ritenere che vi sia stato un costante flusso genico tra le popolazioni vicine, altrimenti popolazioni geograficamente del tutto isolate una dallaltra avrebbero finito per produrre specie differenti. In sostanza, unevoluzione parallela di popolazioni con diversa dislocazione geografica, ma allinterno di ununica specie. In conclusione i sostenitori della continuit multiregionale ritengono che la documentazione fossile dimostri che nelle diverse regioni del Vecchio Continente sia possibile osservare lidentica traiettoria evolutiva Homo erectus Homo sapiens arcaico - Homo sapiens anatomicamente moderno e che inoltre le peculiari caratteristiche che distinguono le attuali razze umane si comincino ad intravedere nelle singole regioni attraverso tutto questo percorso evolutivo, per cui sarebbero non tanto fenomeni recenti dovuti alla dispersione delluomo moderno nel mondo, quanto il risultato di una lunga storia evolutiva in loco. Unaltra teoria sullorigine delluomo moderno fu esposta per la prima volta da William Howells: lHomo sapiens anatomicamente moderno sarebbe comparso in epoca abbastanza recente in Africa per evoluzione dalle locali forme avanzate di Homo erectus e in seguito si sarebbe diffuso in Asia e in Europa rimpiazzando tutte le locali popolazioni di Ominidi, dalluomo di Neandertal dellEuropa occidentale alle pi tarde forme di Homo erectus dellAsia orientale. Howells denomin questo modello ipotesi dellarca di No. Nel 1986 gli studi di genetica condotti da Allan Wilson, Rebecca Cann e Mark Stoneking, delluniversit di Berkeley, sembrarono corroborare questa ipotesi121. La ricerca venne condotta sul DNA mitocondriale, poich ha soltanto 16500 coppie di basi a differenza del DNA del nucleo contenuto nei cromosomi, che comprende qualcosa come tre miliardi di coppie di basi. Lo studio del DNA mitocondriale delle attuali popolazioni umane indicava una omogeneit molto forte con scarsa variazione genetica e poich il pi alto tasso di variazione stato riscontrato nelle popolazioni africane attuali, ci significa che nellAfrica a sud del Sahara gli uomini moderni hanno avuto pi tempo per accumulare le variazioni e di conseguenza che luomo moderno in queste regioni pi antico. Inoltre, la minore variet genetica riscontrata nelle popolazioni non africane dovuta al fatto che i gruppi che hanno
121

R.L. CANN, M. STONEKING, A. WILSON, Mitochondrial DNA and Human Evolution, in Nature, 325, 1987, pp. 31-36.

203 colonizzato lEuropa e lAsia partendo dallAfrica erano portatori solo di una parte del pool genico complessivo delle originaria popolazione africana e per effetto della cd. deriva (drift) genica vi stata una graduale riduzione della variabilit. Poich la nascita delluomo moderno si sarebbe verificata in Africa e il DNA mitocondriale trasmesso soltanto dalla madre, la teoria venne ribattezzata teoria dell Eva africana, per il fatto che il DNA mitocondriale si trasmette esclusivamente per via materna. Nel 1988 gli antropologi Christopher Stringer e Peter Andrews, del British Museum, utilizzarono i nuovi dati genetici e quelli paleontologici per sostenere lorigine africana delluomo moderno, sviluppando il modello out of Africa, basato essenzialmente su pochi punti122: le popolazioni di Homo erectus/ ergaster originarie dellAfrica e diffusesi in Asia ed Europa, rimasero geneticamente isolate e la loro evoluzione locale condusse alla formazione di nuove specie: il Neandertal in Europa, le forme classiche di Homo erectus nellAsia orientale e sud-orientale; luomo anatomicamente moderno comparso in unarea che comprende lAfrica meridionale, lAfrica orientale e il Vicino Oriente; luomo anatomicamente moderno migrato fuori dallAfrica ed ha occupato progressivamente tutto il Vecchio Continente, rimpiazzando completamente le locali popolazioni senza alcuna forma di ibridazione. I primi studi sul DNA mitocondriale furono eseguiti su un campione numericamente piuttosto ridotto, ma in seguito il numero degli individui testati salito a 4000 unit e il risultato non cambiato: nelle moderne popolazioni umane dellEuropa, dellAsia, dellAustralia, dellOceania e delle Americhe il tasso di variazione del DNA mitocondriale pi basso che nelle popolazioni africane a sud del Sahara. Per valutare lepoca di formazione della specie umana anatomicamente moderna e la sua diffusione fuori dallAfrica si consider un tasso di mutazione del 2-4 % ogni milione di anni e di conseguenza lorigine delluomo moderno poteva essere collocata tra 140 e 290 ka e la sua uscita dallAfrica tra 90 e 180 ka. Si tratta di stime approssimative e non bisogna trascurare il fatto che se si adottasse un tasso di

C.B. STRINGER, P. ANDREWS, Genetic and Fossil Evidence for the Origin of Modern Humans, in Science, 239, 1988, pp. 1263-1268. Cfr. inoltre C. STRINGER, R. MCKIE 1996.

122

204 mutazione soltanto un po pi basso lepoca in cui visse lEva africana verrebbe a cadere nel range cronologico dellHomo erectus e questo potrebbe essere un argomento a favore della teoria della continuit multiregionale. A sostegno della teoria del rimpiazzamento totale sono intervenuti gli studi sul DNA del Neandertal. Svante Paabo ed altri ricercatori sono riusciti ad estrarre segmenti di DNA dalle ossa di alcuni scheletri di Neandertal, fra cui quelle del ritrovamento eponimo, e confrontandolo con il DNA dellumanit attuale ritengono che la differenza sia tale da dover escludere che Neandertal ed uomo anatomicamente moderno possano aver fatto parte di ununica specie. La divergenza evolutiva tra Neandertal ed uomo moderno risalirebbe a pi di 400 ka123. Mentre in Europa i pi antichi ritrovamenti di uomini anatomicamente moderni risalgono a circa 35 ka, nel Vicino Oriente le grotte della Palestina hanno restituito sepolture di uomini moderni molto pi antiche. Gli scavi condotti da B. Vandermeersch nella grotta di Qafzeh hanno portato alla luce le sepolture di 6 adulti e 8 bambini nei livelli XXII e XXI del vestibolo, caratterizzati da industria litica musteriana. Inizialmente datati tra 59 e 68 ka, successive datazioni con il metodo della termoluminescenza hanno assegnato a queste sepolture unet compresa tra 100 e 90 ka. Negli anni 1931-1932 furono scoperte le sepolture di 7 adulti e 3 bambini nella grotta di Skhul nel monte Carmelo. Anche in questo caso uomini di tipo moderno, definibili come Proto-Cro Magnon, erano associati a industria musteriana. Gi datati verso 55-35 ka, le nuove datazioni assegnano loro unet compresa tra 93 e 65 ka (ESR) oppure intorno a 119 ka (TL)124. Le sepolture neandertaliane della Palestina, venute alla luce nelle grotte di Tabun, di Amud e di Kebara, sempre in contesti culturali di tipo levalloiso-musteriano o di musteriano evoluto, sarebbero in parte pi antiche (Tabun)125 e in parte pi recenti (Amud e Kebara, databili

M. "#$%&'(!)*!'+,%-(!#*.*!'/01$+2(!0*!"#)$%$+2"$(!1*!'+,%-"$%&(!'*!3))4,(!!"#$%"&'(#)*+!,* -"./"$0"-*#$%*'("*1&232$*14*51%"&$*(/5#$-(!6"))!56(!7558(!99*!75:;6*! H. VALLADAS ET ALII, Thermoluminescence dating of Mousterian Proto- Cro-Magnon remains from Israel and the origin of modern man, in Nature, 331, 1988, pp. 614-616; R. GRN, C. STRINGER, F. MCDERMOTT, R. NATHAN, N. PORAT, S. ROBERTSON, L. TAYLOR, G. MORTIMER, S. EGGINS, M. MCCULLOCH , U-series and ESR analyses of bones and teeth relating to the human burials from Skhul, in Journal of Human Evolution, 49, 2005, pp. 316-334. H.P. SCHWARCS, J.J. SIMPSON, C. STRINGER, Neandertal skeleton from Tabun: U-serie data by gamma-ray spectometry, in Journal of Human Evolution, 35, 1998, pp. 635-645; R. GRN, C. STRINGER, Tabun revisited: revised ESR chronology
125

123

124

205 nellambito della prima parte della glaciazione wrmiana, tra 70 e 45 ka). Sembrerebbe quindi che con il raffreddamento climatico gli uomini moderni abbiano abbandonato la Palestina e vi si siano insediati gli uomini di Neandertal provenienti dallEuropa orientale. Questa ipotesi pu essere valida per i Neandertaliani di Amud, datati mediante TL e ESR a 50 ka, e di Kebara, datati mediante TL a 60 4 ka, mentre i Neandertaliani del livello C della grotta di Tabun, gi datati con il 14C a 40,8 e 51 ka, alla luce delle date ESR (100 ka) e TL (170 ka), sembrano molto pi antichi. Quindi lalternanza uomo di Neandertal / uomo moderno si sarebbe verificata pi volte nella stessa regione126. In Africa orientale e meridionale abbiamo documenti paleontologici e archeologici delluomo anatomicamente moderno pi antichi che in ogni altra parte del Vecchio Continente. Il cranio KNM-ER 3884, rinvenuto nel 1976 a Ileret nel membro Chari della formazione di Koobi Fora, comprende gran parte dei parietali, dei temporali e delloccipitale, la regione sopraorbitaria quasi completa e parte della mascella con tutti i denti. Appartenente a un individuo adulto, ha una capacit cranica di ca. 1400 cm3. Il toro sopra-orbitario, per quanto non molto forte, lunico tratto arcaico, per il resto il cranio ha un aspetto moderno127. Dallo stesso livello del cranio proviene un femore (KNM-ER 999), che a parte la sua robustezza, presenta caratteristiche moderne. Le datazioni U-Th e U-Pa effettuate su due frammenti del cranio e sul femore indicano una data tra 250 e 300 ka. Morfologicamente simili al cranio di Ileret sono quelli di Florisbad, nel Sudafrica, e di Laetoli OH 18, in Tanzania. Florisbad un cranio frammentario attribuito a un soggetto femminile ed stato recentemente datato mediante ESR a ca. 250 ka. Il cranio di Laetoli proviene dalla formazione di Ngaloba ed stato datato mediante U-Th tra 129 e 108 ka128. Uno dei ritrovamenti pi importanti per questo periodo cruciale dellevoluzione del genere Homo quello fatto nel 1967 nella valle dellOmo in Etiopia dalla spedizione congiunta franco-americana-kenyota diretta, per quanto riguarda il gruppo kenyota, da Richard

and new ESR and U-series analyses of dental material from Tabun C1, in Journal of Human Evolution, 39, 2000, pp. 601612. 126 Cfr. O. BAR YOSEF, B. VANDERMEERSCH, Premiers hommes modernes et Nandertaliens au Proche-Orient: chronologie et culture, in J.-J. HUBLIN, A.-M. TILLIER (eds.), Aux origines dHomo sapiens, PUF, Parigi 1991, pp. 217-250. 127 G. BRUER, R.E. LEAKEY, E. MBUA, A first report on ER 3884 cranial remains from Ileret, East Turkana, in Continuity or Replacements? 1991; G. BRUER, The KNM-ER 3884 Hominid and the Emergence of Modern Anatomy in Africa, in Humanity from African Naissance to Coming Millennia, pp. 191-198.

206 Leakey129. Negli strati della formazione di Kibish fu rinvenuto un cranio (Omo 1), mentre altri due furono scoperti in superficie. La formazione di Kibish comprende 5 unit numerate da V a I a partire dallalto. Il cranio Omo 1 stato rinvenuto nella parte superiore dellunit I, i cui tufi erano troppo recenti per una datazione U-Th. Le conchiglie di un livello inferiore a quello del cranio sono state datate con la serie U-Th a ca. 130 ka, mentre la parte superiore dellunit III al di l delle possibilit di datazione con il radiocarbonio e le conchiglie dellunit IV sono state datate con il 14C a 37 ka. Una data tra 130 e 100 ka quindi possibile per il cranio Omo 1, che mostra caratteristiche moderne: frontale elevato, volta cranica alta, regioni parietali espanse, occipite arrotondato; la mandibola presenta il mento, i denti sono moderni per forma e dimensioni. La capacit cranica superiore a 1400 cm3. Le ossa dello scheletro postcranico provenienti dallo stesso livello (costole, vertebre, ossa della mano e del piede, omero, tibia, ecc.) hanno una morfologia completamente moderna. Il cranio Omo 2, il cui contesto stratigrafico non sicuro, nonostante la grande capacit cranica (1430 cm3) ha un aspetto pi arcaico per la maggiore robustezza, loccipite a chignon, la volta cranica pi bassa. Nel 1999 e poi negli anni 2001-2003 il sito del ritrovamento dei crani Omo I e II stato nuovamente investigato da unquipe delle universit di New York, dello Utah e di Canberra. Oltre al ritrovamento di altri resti dellinidividuo Omo I, stato possibile datare con precisione un livello di ceneri vulcaniche di poco sottostanti al livello da cui provengono i resti umani, ottenendo una data di 196 ka130. Quindi i crani Omo I e II risalgono a ca. 190-195 ka, una data pi antica di quanto finora si riteneva. Poco tempo prima era stata effettuata unaltra importante scoperta a Herto nellarea del medio corso dellAwash nella regione dellAfar in Etiopia. Da livelli datati mediante
40

Ar/39Ar a 154-160 ka provengono un cranio pressoch completo, frammenti di un secondo

cranio e un cranio parziale di un bambino di ca. 6-7 anni. Il cranio completo ha una capacit di 1450 cm3 e la sua morfologia appare quasi del tutto moderna: il toro sopraorbitario poco sviluppato, il frontale alto, la volta cranica convessa e arrotondata, mentre loccipitale forma

Per un quadro delle pi antiche forme di uomo anatomicamente moderno in Africa v. G. BRUER, Lhypothse africaine de lorigine des hommes modernes, in J.-J. HUBLIN, A.-M. TILLIER (eds.), Aux origines dHomo sapiens, PUF, Parigi 1991, pp. 181-215. 129 R.E.F. LEAKEY, K. BUTZER, M.H. DAY, Early Homo sapiens remains from the Omo river region of South-West Ethiopia, in Nature, 222, 1969, pp. 1132-1138; M.H. DAY, The Omo human skeletal remains, in The Origin of Homo sapiens, F. BORDES ed., Paris 1972, pp. 31-35.

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207 un angolo131. I resti umani sono stati rinvenuti in ununit sabbiosa alla base della parte superiore del Membro Herto della formazione di Bouri, insieme a industria litica e a carcasse di grandi mammiferi, in particolare ippopotami e bovidi. Lindustria litica comprende bifacciali di forma ovale e allungata, hacheraux, entrambi a volte prodotti a partire da schegge Levallois, grattatoi, schegge ritoccate, lame, nuclei e viene attribuita a una fase di transizione tra lAcheuleano e la Middle Stone Age africana. I resti faunistici presentano numerosi cutmarks e fratture da percussione. Pienamente moderni appaiono i resti umani scoperti in alcune grotte intorno alla foce del fiume Klasies (Sudafrica) in un contesto culturale attribuibile alla Middle Stone Age africana. I resti umani, comprendenti 5 mandibole frammentarie, due frammenti di mascellare, alcuni frammenti di calotta cranica, denti e resti scheletrici postcranici, provengono dai pi antichi livelli di occupazione, caratterizzati da unindustria litica di dbitage levallois, denominata tipo Pietersburg, e datati allultimo interglaciale, ca. 125 115 ka, e intorno a 90 ka. Le conchiglie marine provenienti da questi livelli hanno un rapporto isotopico dellossigeno (180/160) tipico di acque molto calde come quelle di un periodo interglaciale. La maggior parte dei resti umani provengono dai livelli datati verso 90 ka. Le mandibole hanno un mento chiaramente definito, mentre il frontale privo dello spesso torus sopra-orbitario caratteristico dellHomo erectus e delluomo di Neandertal. Una sepoltura di uomo anatomicamente moderno stata scoperta nel 1994 a Taramsa, una collina presso Dendera in Egitto, nel corso degli scavi diretti da Pierre M. Vermeersch, delluniversit di Lovanio in Belgio. La localit era in et preistorica un centro di estrazione di chert, una variet di selce utile per la fabbricazione di strumenti. Allinterno di un pozzo, era stata collocata la sepoltura di un bambino di circa 8-10 anni di et; la posizione in cui era stato deposto molto singolare: appoggiato contro la parete in posizione seduta, con la faccia rivolta verso est e la testa rivolta verso lalto, il braccio sinistro disteso lungo il fianco e quello destro piegato dietro il dorso. La sepoltura stata datata verso 55 ka e lanalisi preliminare condotta sullo scheletro indica che si tratta di un individuo pienamente moderno, anche se presenta ancora qualche tratto arcaico nella morfologia dellavambraccio e della faccia.

I. MC DOUGALL, F.H. BROWN, J.G. FLEAGLE, Stratigraphic placement and age of modern humans from Kibish, Ethiopia, in Nature, 433, 2005, pp. 733-736. 131 T.D. WHITE, B. ASFAW, D. DE GUSTA, H. GILBERT, G.D. RICHARDS, G. SUWA, F. CLARK HOWELL, Pleistocene Homo sapiens from Middle Awash, Ethiopia, in Nature, 423, 2003, pp. 742-747; J. DESMOND CLARK ET ALII, Stratigraphic, chronological and behavioural contexts of Pleistocene Homo sapiens from Middle Awash, Ethiopia, ibidem, pp. 747-752.

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208 Limportanza del ritrovamento, oltre che per lepoca a cui risale, dipende anche dal fatto che si trova lungo la rotta che luomo moderno ha dovuto percorrere nella sua diffusione al di fuori dellAfrica verso il Vicino Oriente e lEuropa. Altrettanto importanti sono le precoci documentazioni in Africa di aspetti culturali quali lindustria litica su lama, lo sviluppo dellindustria su osso, il microlitismo, lutilizzo sistematico delle risorse delle acque interne e di quelle marine lungo le coste, ad es. la pesca e la raccolta dei molluschi, e infine segni materiali di comportamenti altamente simbolici, tutti elementi che denotano un comportamento moderno solitamente associato al Paleolitico superiore europeo e alluomo anatomicamente moderno. Per quanto siamo ancora ben lontani dallavere un quadro chiaro degli sviluppi culturali durante la Middle e la Late Stone Age in Africa, alcuni siti ben datati e scientificamente indagati forniscono alcuni sicuri punti di riferimento. Tra i siti pi importanti vi la caverna di Blombos, lungo la costa sudafricana, 100 miglia a ovest del fiume Klasies. Gli scavi sono diretti dal prof. Chris Henshilwood. La parte superiore del deposito di et recente, quindi uno strato sterile di sabbia gialla, residuo di unantica duna, copre il deposito della Middle Stone Age. Da questi livelli, datati tra 100 e 70 ka, provengono 7 denti di tipo moderno, fra cui alcuni decidui e un incisivo non ancora spuntato di un bambino di circa 5 mesi attestano la presenza di bambini piccoli e quindi indirettamente delle donne nella caverna. Sempre in questi livelli sono stati rinvenuti migliaia di pezzi di ocra (ematite rossa), molti dei quali mostrano segni di raschiatura per produrre evidentemente polvere. Vi sono anche pezzi di ocra che hanno la forma di gessetti. Luso dellocra in polvere o in gessetti strettamente connesso a un comportamento di tipo simbolico caratteristico delluomo moderno: con locra ci si dipingeva il corpo, oppure si coloravano le vesti, locra aveva anche un significato rituale nei riti di passaggio e nelle cerimonie della sepoltura dei defunti. Inoltre, locra poteva servire anche per conciare le pelli. Recentemente nella caverna di Blombos stato rinvenuto un pezzo rettangolare di ocra su cui erano stati incisi con una punta di pietra una serie di rombi in modo da formare un motivo ornamentale. E questo il pi antico documento di arte finora scoperto. Nella caverna di Blombos stata rinvenuta industria litica su lama ed anche industria su osso, ad es. punteruoli dosso che potevano essere usati per fare fori nelle pelli. La materia prima dei manufatti litici una roccia dura che si trova solo a una ventina di miglia di distanza. Fra i

209 resti di pasto vi sono ossa di pesci di grandi dimensioni e gusci di molluschi marini132. Gli uomini che vivevano nelle caverne alla foce del fiume Klasies avevano una dieta comprendente selvaggina, molluschi, vegetali. Cacciavano antilopi, foche, pinguini. I resti umani sono stati rinvenuti mescolati ai resti di pasto e ai rifiuti di cucina, alcuni frammenti di cranio erano anneriti dal fuoco ed alcune ossa mostravano chiari segni di taglio. Tutto ci ha fatto pensare a pratiche di cannibalismo. Nel corso di una fase fredda datata ca. 70-65 ka le caverne del Klasies furono abitate da una popolazione che praticava una scheggiatura laminare e lamellare, fabbricava strumenti a dorso su lame sottili e strumenti microlitici come segmenti a dorso. La materia prima utilizzata proveniva da ca. 20 km di distanza. Questa industria stata denominata Howiesons Poort ed conosciuta in diverse localit del Sudafrica (Nelson Bay Cave, Paardeberg). Unimportante industria su osso, con arpioni, coltelli e ami, e una pratica diffusa della pesca documentata dai rifiuti di pasto, in cui abbondano i resti di pesci, stata scoperta in due siti vicini nei pressi di Katanda, nello Zaire orientale, verso il confine con lUganda, lungo i terrazzi del fiume Semliki, che scorre subito a ovest del Ruwenzori e si immette nel lago Alberto. I due siti, scavati da J. Yellen e A. Brooks, sono stati datati a 90-80 ka. In conclusione, in Africa luomo anatomicamente moderno e gli aspetti culturali ad esso collegati risultano essere pi antichi che in ogni altra parte del mondo. Quindi, i documenti paleontologici, le industrie litiche, nonch altri aspetti culturali e gli studi del DNA convergono per confermare la teoria out of Africa: lHomo sapiens ha avuto origine in Africa e da l si diffuso in altre parti del mondo, rimpiazzando completamente altre specie di Ominidi, dalluomo di Neandertal in Europa alle forme pi recenti di Homo erectus nellEstremo Oriente asiatico. Questultimo aspetto della teoria forse quello che ha suscitato le maggiori controversie. Soltanto in Europa la documentazione archeologica cos ampia da poter studiare in maniera approfondita la diffusione delluomo anatomicamente moderno e i problemi della scomparsa delluomo di Neandertal, mentre in altre regioni come lAsia orientale, lIndonesia e lAustralia il quadro ancora fortemente lacunoso e presenta molti margini di incertezza.

F. DERRICO, C. HENSHILWOOD, M. VANHAEREND, K. VAN NIEKERKE, Nassarius kraussianus shell beads from Blombos Cave: evidence for symbolic behaviour in the Middle Stone Age, in Journal of Human Evolution( 48, 2005, pp. 324.

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210 Da un punto di vista teorico la sostituzione delluomo di Neandertal da parte delluomo moderno pu essere avvenuta secondo processi differenti: 1. evoluzione locale dal Neandertal alluomo moderno; 2. immigrazione delluomo moderno, che venendo in contatto con il Neandertal ne determina la rapida e totale estinzione come conseguenza della sua superiorit tecnologica o come conseguenza della diffusione di malattie verso le quali il Neandertal non aveva difese immunitarie; 3. dopo limmigrazione delluomo moderno in Europa, il suo contatto pi o meno prolungato con le popolazioni neandertaliane determina fenomeni di acculturamento e di ibridazione o di assorbimento. La prima ipotesi non pi accettabile alla luce sia dei dati archeologici che di quelli paleoantropologici. La seconda ipotesi quella che gode attualmente del maggior numero di sostenitori, ma anche la terza ipotesi contiene elementi che sembrano trovare conferma nella documentazione archeologica. Innanzitutto, appare ormai chiaro che non vi stato un rimpiazzamento rapido e totale e una scomparsa pi o meno improvvisa delluomo di Neandertal. Il processo stato lento e di lunga durata almeno diecimila anni - e differente da una parte allaltra dellEuropa. Sulla ricostruzione del quadro di questo processo permangono molti elementi di incertezza, dovuti sostanzialmente al fatto che le datazioni radiocarboniche anteriori a 30-35 ka non sono molto affidabili. Si ritiene in genere che lAurignaciano, a cui comunemente associata la diffusione delluomo moderno, abbia unorigine medio-orientale e sia comparso dapprima nellEuropa sud-orientale, a partire da 45 ka, come risulterebbe dalle grotte di Bacho Kiro, livello 11, e di Temnata in Bulgaria e dai siti di Istallsk in Ungheria e di Willendorf in Austria. Le datazioni tra 46 e 40 ka di questi siti non sono comunque sicure, ad es. il livello 11 di Bacho Kiro stato datato a > 43 ka con il
14

C, ma nuove datazioni effettuate con lAMS hanno

fornito date comprese tra 38 e 34 ka e Istallosko 37,85 0.9 anzich 44,3 BP. Uomini anatomicamente moderni si conoscono in Romania a Pestera cu Oase, con una datazione a 35,2 ka133; a Pestera Muierii verso 30-29 ka e a Cioclovina verso 29 ka134. Tutti

E. TRINKAUS, S. MILOTAB, R. RODRIGOC, G. MIRCEAB, O. MOLDOVAND, Early modern human cranial remains from the Pestera cu Oase, Romania, in Journal of Human Evolution, 45, 2003, pp. 245-253; H. ROUGIER, S. MILOTA, R. RODRIGO, M. GHERASE, L. SARCINA, O. MOLDOVAN, J. ZILHAO, S. CONSTANTIN, R. G. FRANCISCUS, C. P. E. ZOLLIKOFER, M. PONCE DE LEON, E. TRINKAUS, Pestera cu Oase 2 and the cranial morphology of early modern Europeans, in PNAS, 104, 4, 2007, pp. 1165-1170.

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211 questi ritrovamenti sono privi di contesto archeologico. Comunque, tra 40 e 35 ka lAurignaciano sembra essersi diffuso lungo la via danubiana fino allEuropa centrale e dallarea medio danubiana allItalia settentrionale e quindi alla Francia meridionale e alla Spagna settentrionale (Catalogna e regione cantabrica). A nord e a sud di questo asse di diffusione est-ovest troviamo complessi culturali, definiti di transizione tra Paleolitico Medio e Paleolitico Superiore, come lo Szeletiano nellUngheria settentrionale, in Moravia e in Slovacchia; lUluzziano nella penisola italiana; lo Chatelperroniano in Francia dal sud-ovest fino allo Yonne. Questi complessi di transizione si sono sviluppati certamente dai precedenti complessi musteriani, ma accanto agli elementi di continuit vi sono elementi di novit, che possono ricondursi a un influsso esercitato dalla cultura aurignaciana (ad es. adozione della scheggiatura laminare e comparsa di oggetti di ornamento). Cosa sappiamo sulle popolazioni umane dei complessi di transizione e su quelle dei pi antichi complessi aurignaciani? Purtroppo molto poco. Lunico individuo riferibile con sicurezza allo Chatelperroniano stato scoperto a St. Csaire in Francia: datato a 36 ka, senza dubbio un neandertaliano. Anche i denti rinvenuti nei livelli chatelperroniani della grotta della Renna ad Arcy sur Cure sono di tipo neandertaliano. Analogamente alcuni denti decidui provenienti dai livelli uluzziani della Grotta del Cavallo in Puglia sono attribuibili alluomo di Neandertal. Per quanto riguarda i complessi di transizione dellEuropa centrale, i ritrovamenti di resti umani sono pi frammentari e problematici. Un frammento di mascellare attribuibile alluomo di Neandertal stato rinvenuto nel livello inferiore della grotta di Sipka in Cecoslovacchia, insieme a unindustria di tipo musteriano denticolato, quasi del tutto priva di scheggiatura levalloisiana ma con una forte componente anche di tipi del Paleolitico superiore. Il complesso si data allinterstadiale di Hengelo (ca. 40/39000 BP). Anche la mandibola neandertaliana di Sveduv Stul, in Moravia, proviene da un livello musteriano datato allinterstadiale di Hengelo. Nella grotta di Kulna, sempre in Moravia, il livello 6-a, caratterizzato da unindustria litica musteriana senza scheggiatura levalloisiana, ma con presenza di scheggiatura laminare e di grattatoi spessi, non ha restituito resti umani, ma dal sottostante livello musteriano 7-a provengono frammenti di un mascellare e di parietali e

A. SOFICARU, A. DOBOS E. TRINKAUS, Early modern humans from the Pestera Muierii, Baia de Fier, Romania, in PNAS, 103, n. 46, 2006, pp. 17196-17201.

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212 molari decidui, che sono stati attribuiti alluomo di Neandertal, mentre secondo altri autori non presenterebbero caratteri neandertaliani. Infine, alcuni resti di Neandertal sono stati rinvenuti nel livello G 1 della grotta di Vindija, in Croazia, caratterizzato da un complesso a punte foliate bifacciali e dalla compresenza di tipi musteriani e del Paleolitico superiore, quali grattatoi frontali su lama, bulini, due zagaglie dosso, una di tipo Mladec ed unaltra a base fessa. Lo strato G 1 stato datato mediante AMS a 33000 400 BP. In conclusione, i complessi di transizione dellEuropa centrale, databili tra 40 e 33 ka sono da riferire alluomo di Neandertal, come daltra parte ipotizzabile anche in considerazione del loro legame filetico con le culture del Paleolitico Medio. Anche lo Chatelperroniano e lUluzziano sono da riferire alluomo di Neandertal. Per lo Chatelperroniano rimane il dubbio delluomo di Combe Capelle. Nel riparo del Roc de Combe Capelle, in Dordogna, nel 1909 fu scoperta una sepoltura umana nei livelli chatelperroniani, ma i dati precisi di scavo fanno difetto e la fossa per la sepoltura potrebbe essere stata scavata entro i livelli chatelperroniani e quindi essere posteriore allo Chatelperroniano, anzi molto probabilmente si tratta di una sepoltura di et gravettiana, tra 28 e 25 ka. Luomo di Combe Capelle, conservato al museo di Preistoria e Protostoria di Berlino, and perso nel bombardamento che distrusse il museo durante la seconda guerra mondiale, ma recentemente ne sono stati recuperati quattordici frammenti che hanno consentito di ricostruire parzialmente il cranio135. Pur essendo senza dubbio un uomo di tipo anatomicamente moderno, presenta alcuni tratti pi arcaici, quali il frontale un po sfuggente, un certo spessore dei rilievi sopra-orbitari e una mandibola praticamente priva di mento prominente. Luomo dei complessi Proto-Aurignaciani quasi del tutto sconosciuto. Un frammento di mandibola sinistra con un molare, appartenente a un soggetto giovane, proviene dal livello 11 della grotta di Bacho Khiro, gi datato a > 43 ka ed ora tra 38 e 34 ka (AMS). Dei resti umani due adulti e un giovane - scoperti nei livelli proto-aurignaciani della grotta di el Castillo, nella regione cantabrica, non sappiamo nulla, perch sono ormai perduti. Dai livelli aurignaciani della caverna del Vogelherd, nella Germania sud-occidentale, che hanno restituito alcune tra le pi antiche opere darte mobiliare, provengono anche resti umani di tipo anatomicamente moderno. Un cranio e una mandibola dal livello V, datato 31.400

213 1100 BP, e un cranio dal successivo livello IV, datato 30.730 750 BP. Questultimo presenta un forte spessore dei rilievi sopra-orbitari e inoltre ha la caratteristica di essere brachicefalo, ragione per cui stato in genere ritenuto pi recente. In effetti, datazioni effettuate con il 14C hanno recentemente confermato che i resti umani sono addirittura di et postglaciale. Il gruppo pi consistente di resti umani attribuibili allAurignaciano dellEuropa centrale proviene dalle grotte di Mladec, in Moravia. Scoperti tra il 1881 e il 1922, la loro esatta posizione cronologica rimane incerta, ma probabile che risalgano allinterstadiale di Denekamp, tra 32 e 28 ka, ed anche la loro associazione con manufatti di tipo aurignaciano dubbia. La maggior parte di questi reperti stata distrutta alla fine della seconda guerra mondiale dai nazisti in ritirata, che diedero alle fiamme il castello di Mikulov, in cui erano conservati. La popolazione di Mladec si caratterizza per uno spiccato dimorfismo sessuale: i soggetti maschili hanno una volta cranica non molto elevata, un occipitale che ricorda la morfologia neandertaliana, ossa craniche molto spesse, arcate sopraccigliari di forte spessore; quelli femminili sono di aspetto pi gracile e non presentano tratti arcaici. NellEuropa occidentale allAurignaciano viene associato luomo di Cro Magnon. Il ritrovamento eponimo, avvenuto nel 1868, non ben datato. Le sepolture di quattro adulti 3 maschi e una femmina e di un neonato si trovavano in fondo alla grotta, nel livello J o I, nella parte pi alta del deposito archeologico. Sicuramente posteriori allAurignaciano II, la loro precisa datazione su base archeologica impossibile, ma recenti datazioni radiocarboniche mediante AMS hanno fornito unet di ca. 28000 BP. Anche le numerose sepolture delle grotte dei Balzi Rossi, attribuite allAurignaciano, non sono databili con precisione. La complessa situazione dei ritrovamenti a cavallo tra Paleolitico Medio e Superiore ha dato luogo a differenti interpretazioni. Sembra, comunque, innegabile che i contatti tra uomo di Neandertal ed uomo moderno, definibile forse come proto-Cro Magnon, abbiano dato luogo non solo a fenomeni di acculturamento, con la formazione di quei complessi misti di cui abbiamo parlato, ma anche a fenomeni di ibridazione, almeno occasionali. La cultura proto-aurignaciana fa una precoce comparsa nella regione cantabrica e in Catalogna, ma in tutto il resto della penisola iberica a sud della valle dellEbro la cultura
A. HOFFMANN, D. WEGNER, The rediscovery of the Combe-Capelle skull, in Journal of Human Evolution, 43, 2002, pp. 577-581.
135

214 musteriana e luomo di Neandertal si sono mantenuti fino a ca. 27 ka. LEbro sembra aver costituito una vera e propria frontiera biologica e culturale. Non ci sono stati fenomeni di acculturamento e una cultura tardo musteriana ha continuato a persistere per diecimila anni. Dalla caverna di Figueira Brava in Portogallo provengono resti neandertaliani datati a 31 ka, mentre nella caverna di Zafarraya stata scoperta una mandibola neandertaliana completa, in un livello di poco pi antico di 27 ka: lultimo dei Neandertal finora conosciuto. Dopo 28 ka, anche nella penisola iberica si diffonde una cultura aurignaciana evoluta, che porta alla definitiva scomparsa del musteriano. A questo punto in tutta Europa si affermato luomo moderno. Una recente scoperta ha riaperto il problema delle forme di contatto e della permeabilit della frontiera genetica tra uomo moderno e uomo di Neandertal, riproponendo linterrogativo se luomo di Neandertal abbia contribuito al pool genico dellumanit attuale. A Lagar Velho, nella valle di Lapedo, nel Portogallo centrale, lavori di terrazzamento condotti con un escavatore meccanico hanno portato in esposizione il deposito archeologico di un riparo sotto roccia. Nel dicembre 1998 stata rinvenuta la sepoltura di un bambino nella parte occidentale del riparo e sono iniziati gli scavi diretti dal dott. Joao Zilhao, dellIstituto Portoghese di Archeologia, mentre per lanalisi dei resti umani stato invitato a collaborare il prof. Erik Trinkaus. Le ricerche condotte nel sito durante il 2000 e il 2001 hanno portato alla luce un ricco deposito stratificato del Gravettiano e del Solutreano, 15 m pi a est rispetto al luogo della sepoltura. Il deposito al di sotto della sepoltura risultato sterile. La sepoltura risale a ca. 24,5 ka ed contemporanea dei livelli gravettiani. Gli scavi hanno documentato accuratamente il rituale funerario: dopo aver scavato una fossa poco profonda, vi stato bruciato sul fondo un ramo di pino, poi stato deposto il piccolo defunto avvolto in una pelle tinta di ocra rossa, in posizione distesa, con il piede sinistro sopra quello destro. Al collo il bambino portava un pendaglio ricavato da una valva di Littorina obtusata, mentre in origine doveva avere un copricapo con cuciti canini di cervo. Poich i lavori di terrazzamento avevano asportato il cranio della sepoltura, frammenti del cranio e quattro canini di cervo forati sono stati trovati a tre metri di distanza dalla sepoltura. Attorno alla spalla destra e ai piedi vi erano ossa di cervo, mentre fra le gambe sono state ritrovate le ossa di un coniglio, che costituivano offerte funerarie136. Si stima che al momento della morte il bambino avesse circa 4 5 anni. La singolarit del

215 ritrovamento consiste nel fatto che lo scheletro mostra una mescolanza di caratteri moderni, predominanti, come ad es. il mento prominente, ed altri che possono essere ricondotti a uneredit neandertaliana, come la grande robustezza delle ossa e il valore basso dellindice crurale, cio del rapporto tra la lunghezza della tibia e quella del femore. Anche il rapporto tra la lunghezza del radio e quella dellomero di tipo neandertaliano. Per un bambino di quellet le ossa appaiono di straordinaria robustezza. Un altro aspetto singolare langolo formato dalla sinfisi mandibolare con la linea delle gengive, che, analogamente a quanto si verifica nei Neandertal, appare molto meno ampio che nelluomo moderno. La sepoltura di Lagar Velho sembra quindi documentare che tra uomo moderno e Neandertal si sono verificati incroci. Poich tra lultimo Neandertal della penisola iberica e il bambino di Lagar Velho intercorre una distanza di alcune migliaia di anni, Lagar Velho non pu essere la conseguenza di un incrocio diretto e come tale avrebbe potuto essere sterile, come avviene quando si incrociano due specie diverse - , ma pu soltanto discendere da una popolazione ibrida che persistita per migliaia di anni. Se il Neandertal e luomo moderno hanno dato luogo a ibridi fecondi, vuole dire che non costituiscono due specie distinte, ma soltanto due variet razziali, sia pure molto distanti luna dallaltra, allinterno della stessa specie. Questa interpretazione sostenuta da E. Trinkaus e J. Zilhao non accettata dalla maggior parte degli antropologi.

136

E. TRINKAUS, C. DUARTE, Who were the Neanderthals?, in Scientific American, April 2000;

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CAPITOLO 8

Le radici del comportamento morale: salto ontologico o continuit evolutiva?


Lady Anna: Scellerato, tu non conosci alcuna legge, n di Dio, n degli uomini: non vi belva tanto feroce che non abbia qualche senso di piet. Riccardo: Io non ne ho alcuno, quindi non sono una belva. (Shakespeare, Riccardo III, atto I, scena II)

Levoluzione della mente e del linguaggio un tema difficile da affrontare. Ancora pi arduo quello delle origini della coscienza morale e della natura buona o malvagia delluomo, libero di scegliere tra il bene e il male, specialmente dopo gli orrori del XX secolo, dalle inutili stragi della guerra di trincea nel primo conflitto mondiale ai campi di sterminio, ai bombardamenti a tappeto di inermi popolazioni civili e al lancio della bomba atomica su due centri popolosi del Giappone. Per molti il confine tra luomo e lanimale un abisso incolmabile e quindi levoluzione darwiniana pu s spiegare levoluzione del corpo, della forma fisica, ma non il sorgere della coscienza morale e di elevate facolt cognitive. Quindi la comparsa della spiritualit rappresenta un salto ontologico, per riprendere lespressione di Giovanni Paolo II. Ma anche per molti studiosi agnostici o apertamente atei, come Thomas Huxley o Richard Dawkins, non c stata evoluzione delletica, che sarebbe solo una patina superficiale prodotta dalla civilt su una natura umana sostanzialmente egoistica e amorale derivante dal nostro passato animale. Anche per Freud nelluomo esiste un conflitto tra natura e cultura. Le facolt spirituali delluomo nascono e si sviluppano nel cervello, tanto le capacit cognitive della mente e il linguaggio verbale quanto le emozioni, laffettivit e le pulsioni. La

217 documentazione paleontologica mostra con chiarezza levoluzione graduale del cervello. Dai 500 cm3 dellAustralopiteco ai 700 dellHomo habilis, dai 900-1000 dellHomo erectus ai 1300-1700 delluomo di Neandertal e delluomo anatomicamente moderno, il quoziente di encefalizzazione passato da 2,4/2,5 a 7,0, vale a dire si triplicato. Parallelamente la documentazione archeologica mostra levoluzione dei processi di fabbricazione degli strumenti, in particolare delle tecniche di scheggiatura o sgrossatura per ottenere un tagliente: dai choppers forniti di un taglio corto e irregolare prodotto con poche e semplici percussioni dirette al bifacciale ottenuto mediante sgrossatura di un nucleo e successivo ritocco fino ad avere contorni regolari e un taglio rettilineo, dalla elaborata tecnica levalloiso-musteriana, che prevede laccurata scheggiatura di tutta la periferia e di tutta la faccia superiore del nucleo per poter staccare schegge di forma predeterminata per giungere alla scheggiatura laminare e alla produzione mediante ritocco di un amplissimo ventaglio di strumenti differenti. Il costante accrescersi delle capacit tecnologiche di tutta evidenza. A ci si aggiunga in ordine di comparsa luso controllato del fuoco e poi la capacit di riprodurlo, la fabbricazione di armi da getto in legno come le lance, la costruzione di ripari e di abitazioni, la sepoltura dei morti, la nascita dellarte. Nellevoluzione della mente non quindi possibile individuare un salto ontologico, un big bang da cui ha tratto origine lintelletto umano con tutte le sue straordinarie elevate capacit di immaginazione e raziocinio, al contrario la paleontologia umana ci dimostra che i cambiamenti sono lenti, continui e graduali. E forse possibile individuare un salto ontologico per quanto riguarda la coscienza morale? Di due cose non cesser mai di stupirmi, il cielo stellato sopra di me, la coscienza morale dentro di me. Cos Immanuel Kant, che riteneva che della metafisica non si potesse avere conoscenza scientifica, ma che Dio fosse un postulato della coscienza morale presente nelluomo. Come e quando luomo diventato un essere morale? (capitolo non finito)

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Abbreviazioni
A Arago, caverna presso Tautavel, in Francia AL Afar Locality AP Arborean Pollen AT Atapuerca BC Before Christ BP Before Present (per quanto riguarda il 14C per convenzione 1950 AD) D Dmanisi DD Denen Dora, membro intermedio della formazione di Hadar DNH Drimolen Hominid ER East Rudolf ESR Electron Spin Resonance FT Fission Tracks (tracce di fissione) Gl glaciale Igl interglaciale Ist interstadiale Ka kilo annum = 1000 anni KBS tufo Kay Behrensmeyer, a Koobi Fora nel Turkana orientale, dal nome della geologa di Yale che lo individu KH Kada Hadar, membro superiore della formazione di Hadar KNM Kenya National Museum KP Kanapoi LH Laetoli Hominid Ma Mega Annum = 1 milione di anni M 1-2-3 Molari inferiori M 1-2-3 Molari superiori NAP non arborean pollen OH Olduvaid Hominid OIS Oxygen Isotopic Stage PM 3-4 premolari inferiori PM 3-4 premolari superiori

219 R/W interglaciale Riss/Wrm SH Sidi Hakoma membro inferiore della formazione di Hadar SK Sterkfontein StW Sterkfontein, ominidi delle ricerche delluniversit del Witwatersrand TD Trinchera Dolina (Atapuerca) TL Termoluminescenza WT West Turkana