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16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (1° parte) – Lo Spazio Bianco

Un labirinto è un
edificio costruito
per confondere
gli uomini; la
sua architettura,
ricca di
simmetrie, è
subordinata a
tale fine.

Racconta lo scrittore Jorge Luis Borges ne L’immortale e le sue parole, per


quanto dedicate a un luogo immaginario, sembrano adattarsi perfettamente al
fascino che il lettore prova, ancora prima di leggere, semplicemente sfogliando le
pagine di un fumetto come Sharaz-De.

Le tavole di Sergio Toppi rifuggono dalle convenzioni fumettistiche diballoon e


vignette: ogni pagina costituisce una sfida alle consuetudini dei linguaggio del
fumetto. Il suo adattamento, con una cornice e le storie dai contorni spazio-
temporali imprecisati, sviluppa un tono onirico che si riverbera sia nella storia
dell’astuta schiava sia nei racconti che ella narra ogni sera al re Shahrīyār.
Questi ultimi paiono nascere proprio come miraggi, elementi narrativi che
emergono dalle nebbie del tempo e vi ritornano al momento della loro
conclusione. Visivamente, le immagini del fumettista milanese prendono
forma e si sciolgono in un flusso continuo di composizione e
scomposizione, di armoniosi contrasti e raffinate simmetrie.

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16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (1° parte) – Lo Spazio Bianco

La raccolta orientale, con il suo carico di poetico esotismo e impalpabile


magia(almeno dal punto di vista occidentale), si sviluppa sul filo sottile che separa
la storia antica dalla finzione fiabesca, così come le pagine di Toppi fondono in
una perfetta soluzione di continuità elementi visivi che appartengono alla
narrazione ed elementi geometrici e astratti. Le forme della storia e della realtà
(uomini, animali, architetture e spazi naturali) sono insomma completate da una
moltitudine di segni ornamentali (linee, trattini, arabeschi, ecc.) che muovono,
riempiono, complicano il tessuto grafico-narrativo, lo sospendono in una
dimensione incantata al limite dell’imperscrutabilità.

Spesso le architetture grafiche risultano talmente ardite, l’ordito dei segni tanto
complesso al primo sguardo, che il lettore sembra condannato a perdersi al loro
interno, proprio come accade al visitatore nel labirinto.
Anche se ricorrere alla metafora del labirinto per descrivere l’esperienza di
fruizione di un testo estetico – in questo caso un fumetto – non è un’operazione
del tutto originale, ci sembra una suggestione adatta a rendere conto di quel
(piacevole) senso di smarrimento che si prova a leggere l’opera di Sergio
Toppi.

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16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (1° parte) – Lo Spazio Bianco

TRA SHARAZ-DE
E ARIANNA:
PAGINA DOPO
PAGINA

I racconti della schiava Sharaz-De al suo re, tradotti in emozioni disegnate dallo
stile inconfondibile dell’autore, ci catapultano in un universo narrativo dotato di
leggi visuali proprie, abitato da volumi neri che si affastellano sul bianco della
pagina, in maniera via via differente.
E, proprio mentre siamo lì in cerca di significato, ci accorgiamo che esso si sta
dispiegando davanti a noi, come un filo d’Arianna nero in un labirinto bianco.
Accade nel momento in cui le forme, che credevamo in disordine, si rivelano
solidali le une con le altre (il bianco con il nero, il vuoto con il pieno, il segno e la
parola…), offrendoci perfette traiettorie figurative. Basta seguirle, ricomporle
nell’impatto dei volumi e dei corpi, per essere accolti da personaggi colossali,
luoghi fantastici, tempi mitici.

Se da un lato, rinunciando spesso


alla divisione in vignette, Toppi
nega a chi legge la rassicurante
logica planare del fumetto
tradizionale (la striscia, la
sequenza, etc.), dall’altro conforta
le certezze di qualsiasi lettore
occidentale, laddove il racconto,
all’interno della tavola, si sviluppa
comunque con un inizio posto in
alto a sinistra, per poi procedere
verticalmente o diagonalmente, a
seconda dei casi, verso il basso.
Tutto ciò non deve tuttavia far
pensare che l’organizzazione della
pagina non segua le regole del
linguaggio fumettistico, anziToppi
Sharaz-De, p.19
dimostra di avere completa
padronanza del materiale che

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16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (1° parte) – Lo Spazio Bianco

plasma. È proprio l’organizzazione della pagina a essere il “filo di Arianna”


proposto al lettore per ricostruire i significati del racconto.

La modalità organizzativa dominante in Sharaz-De è sicuramente il layout


“poster” 1 , che si manifesta ogniqualvolta la tavola tende a essere percepita
come un’unica immagine. A sua volta, il layout “poster” si può categorizzare
in tavole con o senza vignette.

Prendiamo ad esempio pagina 19. 2


La tavola si sviluppa sia in direzione orizzontale, su tre strisce (il castello e il
cavallo; un muro di cinta o un bosco; una vignetta nera), sia in direzione verticale
(i due personaggi centrali; il pugnale), ma l’occhio del lettore non percepisce
questi momenti separatamente, bensì come un unicum. Solo una volta affrontata
la lettura dei balloon e delle didascalie, la sequenza temporale e causale diventa
chiara e la lettura può dunque ripetersi secondo uno schema standard di alto-
sinistra/basso-destra (torneremo più avanti sul ruolo della componente verbale nel
racconto).

Nel layout “poster” con vignette,


una tecnica che Toppi mostra di
padroneggiare è
l’incrustation(Groensteen,
p.100), che proprio come
nell’italiano “incrostazione” va a
indicare la stratificazione di
vignette. Nella pagina
precedentemente analizzata, la
vignetta nera in basso
rappresenta il primo strato, al
quale si sovrappone l’immagine
dei due uomini, a loro volta
“incrostati” dall’immagine del
pugnale.

Sharaz-de, p.29

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Tipicamente, l’incrustationtoppiana prevede un’immagine di sfondo e la


sovrapposizione di vignette di varie dimensioni sulla parte rimasta bianca, come
succede a pagina 114, che analizzeremo in seguito.
A pagina 29 abbiamo invece un esempio di layout “poster” senza vignette: le
“donne che l’età poneva al sicuro” sono rappresentate con un movimento fluido,
senza precise scansioni spaziali.
Se nelle tavole con vignette il tempo, pur imprecisato, scorre in avanti, in queste
ultime sembra quasi soffermarsi, decelerare quasi fino a fermarsi, ma senza
fermarsi davvero. 3

AI CONFINI DEL LABIRINTO, AI MARGINI DELLE VIGNETTE

Abbiamo detto che il layout “poster” è la modalità organizzativa principale, tuttavia


Toppi non disdegna layout più semplici, dove le vignette possano creare una sorta
di griglia. La pagina 18 (la seconda della cornice) si presenta divisa equamente in
due strisce orizzontali, la superiore corrispondente a una singola vignetta,
l’inferiore divisa in due vignette di diverse dimensioni.

Qui un primo elemento di interesse, tipico di Toppi, è la porosità dei margini della
vignetta: i suoi personaggi li trascendono continuamente, rendendo le tavole
vibranti di vita e quasi tridimensionali.

Un secondo elemento, forse non immediatamente percepibile ma segno di grande


maestria, è la varietà di inquadrature utilizzate. Nella vignetta superiore, per
esempio, la mezza figura di Shahriyar ha un taglio frontale, nella vignetta in basso
a sinistra la figura intera dell’intendente è inquadrata obliquamente dall’alto e nella
vignetta in basso a destra il re Shahzaman è ripreso con un primo piano, un semi-
frontale dal basso.

Ma l’analisi non può fermarsi semplicemente al riconoscimento di uno stilema. Se


infatti considerassimo questi “movimenti di macchina” un puro virtuosismo
formale, sminuiremmo il lavoro dell’artista. Toppi, nonostante la sua
raffinatissima arte grafica, è un fumettista esperto, che del medium conosce
alla perfezione ogni aspetto, e sa coordinare la narrazione testuale e quella
visiva.
La prima didascalia recita:

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Sharaz-De, p.18

“Shahriyar” era
il nome di uno di
essi, assai
valoroso e di
fiero carattere”.

Essendo una narrazione a focalizzazione zero, l’autore utilizza l’inquadratura più


neutra o normale possibile, l’oggettiva orizzontale (Barbieri 1991, p.135), che
possiamo definire anche frontale. Quando, però, si entra nel dialogo tra un
superiore (il re) e un suo sottomesso (l’intendente), la differente angolazione delle
vignette provvede a un surplus di significato: la perentorietà della decisione del re
sovrasta i possibili consigli dell’intendente, che viene guardato letteralmente
dall’alto in basso. All’artigiano del fumetto non servono ulteriori spiegazioni,
perché l’organizzazione interna di ogni singola vignetta e la loro successiva messa
in sequenza sono motivate da precise scelte narrative.

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LA PAGINA, UNITÀ DEL RACCONTO

La simbiosi tra narrazione testuale e grafica è evidente anche a pagina 114,


dove Toppi sceglie di utilizzare tre vignette che si sviluppano in verticale per la
rappresentazione di un “gigante smisurato”.

Nella pagina precedente, il


protagonista ha scambiato l’elmo
di rame per una cupola, e solo in
seguito, pian piano, si rende
conto di essere di fronte a un
gigante. Quest’esperienza di
graduale agnizione è integrata
dalla successione di vignette
che, zoomando all’indietro sul
corpo del gigante di rame (dal
primo piano alla figura intera) e
adottando una soggettiva dal
basso (in relazione con
l’immagine piccola e “sfuocata”
del protagonista), ne accentuano
l’imponenza e simultaneamente
forniscono un senso di paura e
timore, ribadito poi nella
didascalia (“tremavo come una Sharaz-De, p.114

foglia di fronte a quella


spaventosa apparizione…”).

La tavola, all’apparenza molto semplice nella sua organizzazione interna, si


dimostra così frutto di uno studio approfondito sugli effetti delle inquadrature
e delle angolazioni e, non da ultimo, anche del montaggio. Se andiamo a
riguardare le tre vignette, ci rendiamo infatti conto di una certa fluidità di forme che
sembrano scorrere da una vignetta all’altra. È questo il risultato dell’utilizzo di una
sequenza “panoramica continua”.

Si ha una sequenza del genere quando un personaggio si muove tra vignette,


apparendo così in ognuna di esse, mentre lo spazio narrativo intorno si sviluppa
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come un’unica immagine, ignorando gli spazi bianchi di divisione.


Tornando alla nostra tavola, possiamo vedere come la rupe che nasconde il
gigante si sviluppi in modo continuo, come se i margini fossero inesistenti, mentre
il personaggio si rivela gradualmente, imponendo all’inquadratura di zoomare
all’indietro muovendosi verso destra.

Questa fusione di stasi e moto è proprio ciò che permette a Toppi di sopperire a
movimento e tridimensionalità in un medium “fisso” come il fumetto, non solo
prendendo in prestito tecniche cinematografiche – tipicamente angolazioni e
inquadrature – ma applicando forme che solo esso ha. Toppi, insomma, sfrutta al
meglio le possibilità offerte e pone l’attenzione sull’essenza stessa del medium,
sulla sua capacità di sintesi degli opposti.

Il linguaggio fumettistico è, infatti, contemporaneamente lineare e


simultaneo, scandito e unificato, fermo e in movimento, e attraverso le sue
opere, di cui Sharaz-Derappresenta l’apice, l’autore fornisce a tutti, anche a
distanza di quasi quarant’anni, una lectio magistralissu cosa significhi
essere non un narratore, non un disegnatore, ma un fumettista.
Ma il nostro viaggio nel labirinto diSharaz-De non è ancora finito. Grazie allo
studio dei dispositivi con cui il racconto, inquadratura dopo inquadratura, pagina
dopo pagina, “intrappola” il lettore, possiamo spingerci al livello successivo
dell’analisi: capire come questi stratagemmi espressivi alimentino tensioni ed
emozioni in chi legge.

Lo faremo nella seconda parte della nostra disamina.

Abbiamo parlato di:


Sharaz-De – Le mille e una notte
Sergio Toppi
Edizioni NPE, 2017
272 pagine, cartonato, colori – 29,90€
ISBN: 9788888893860

Bibliografia
Assoc. Hamelin (a cura di). Sergio Toppi – il segno della storia. Black Velvet 2009.
Barbieri, Daniele. I linguaggi del Fumetto. Bompiani 1991.
Barbieri, Daniele. Il pensiero disegnato.Coniglio Editore2010.

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16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (1° parte) – Lo Spazio Bianco

Calvino, Italo. Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo


millennio.Mondadori 1988.
Dallavalle, Sara. “Esperienze grafiche di Dino Battaglia e Sergio Toppi”
Groensteen, Thierry. Système de la bande dessinée.PUF, 1999.
Lo Bianco, Fabrizio. Sergio Toppi – nero su bianco con eccezioni. Black Velvet
2009.
Trucco, Daniele. “Verticalità diagonale: Sergio Toppi e il suo mondo senza tempo“

1. Molti dei termini tecnici sono tratti da “List of Terms for Comics Studies” di Andrei
Molotiu. ↩

2. Per le pagine citate del racconto il riferimento è all’edizione NPE. ↩

3. Esempi di incrustationsi moltiplicano nel racconto “Ho atteso mille anni”, dove
il colore rende chiaramente più facile distinguere i vari strati grafici. ↩

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