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Luomo del Sud di Saverio Strati (compie 90 anni ad

agosto). Combattuto fra il desiderio del rientro e il rifiuto di


una societ immobile
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2/10/2014

Come molti meridionali, Saverio Strati sembra portare sulla propria persona la vita dei padri. Il passato, soprattutto,
il dolore del passato, la tradizione della sua terra, i secoli di miseria e di silenzio, la pazienza contadina e artigiana, il
pudore dei sentimenti, e persino lantica lentezza con cui il tempo trascorre nei vecchi paesi, sembra portarseli
addosso, come una consanguinea presenza, una compagnia.() Come Alvaro, Strati un uomo silenzioso,
semplice, schietto ma riservato; pi di lui mite; come lui accanito nella fedelt e nel lavoro.

In entrambi , lo stupore di chi ha affrontato , venendo di


lontano, il mare aperto del mondo moderno, risuona sulla
stessa lunghezza donda della fraternit a una tradizione in cui
essi sanno discernere tanto il valore quanto lingiustizia che
reca in s, tanto leroica dignit quanto lodiosa sopraffazione
, e che , prima ancora che del loro mondo culturale , fa parte
del loro essere.
Cos lindimenticabile Geno Pampaloni presentava lo scrittore
,nato a SantAgata del Bianco nel 1924,introducendo Tibi e
Tascia , il miglior libro di Strati (pubblicato da Vittorini per
Mondadori su segnalazione di Debenedetti), dove troviamo,
oltre che nella raccolta dei racconti desordio de La
Marchesina,quasi tutti i temi che poi svilupper nel corso della
Lo scrittore Saverio Strati
sua prolifica produzione.
A Pasquale Falco che gli chiedeva nel giugno del 1984 se
dovessero imporle di distruggere tutti i suoi libri tranne uno, quale conserverebbe per la civilt prossima ? egli
rispondeva con disincanto: Io penso che la serie dei miei racconti e dei miei romanzi non sono altro che capitoli di
un lungo romanzo Se poi lei mi domanda qual il libro che ritengo pi poetico e che mi piacerebbe salvare, non
ho nessun dubbio: Tibi e Tascia .
Lo si legge con emozione perch nella storia dei due ragazzi,raccontata dallinterno e cos ricca di stupore, di dolce
mestizia e di velato e candido amore, c la storia della nostra infanzia e la felicit della sua innocenza, delle nostre
scarpe rotte, dei piedi nudi dei pi poveri,della fatica delle nostre madri e delle donne di Calabria abituate a portare
ieraticamente pesi come antiche dee e ninfe greche, del riserbo virile e delle mani callose dei nostri padri legati alla
terra di un amore carnale. Strati ci racconta linfanzia come memoria del dolore e riesce a esprimere con asciutta
tenerezza un amore grandissimo senza nostalgia.
Come gi in Alvaro ritorna in Strati, prepotente, poetica e struggente, la presenza della madre: Cominci a
spiegare alla madre il significato di quelle figure. Ma ad un tratto sinterruppe e disse: Se io diventer anche, che
dirti?,se io diventer anche papa , non mi dimenticher mai di te, mai, mamma. Anche se diventer giudice, o
luomo pi importante del mondo, io ti vorr sempre bene, ti vorr sempre in casa mia, ma. Tu credi che io ti
dimentichi? e guard la madre con gli occhi vivissimi e pieni di amore.

Del romanzo parla anche Walter Pedull nel suo Il Novecento segreto di Giacomo Debenedetti, il professore di
origine ebrea che tenne la cattedra di letteratura italiana a Messina tra non pochi ostracismi per la sua popolarit e
autorevolezza tra gli studenti nei primissimi anni cinquanta : Eravamo gi a Roma quando Strati pubblic Tibi e
Tascia. Debenedetti si disse contento. Saverio aveva scritto un bel romanzo, Nello stesso tempo Tibi e Tascia lo
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aveva deluso. Il finale terribile e tuttavia, come dire?, amorale. Il protagonista abbandona tutti, un giudice lo
manterr agli studi pi alti, Tibi in altri termini Saverio -pubblicher
romanzi . Lalter ego di Saverio lascia il paese, la bambina di cui
innamorato, la madre che si sfianca in tremendi lavori e gli amici
inseparabili, per poter scrivere un bel libro e ottenere il successo artistico.
Tranne che per questo, il romanzo bellissimo, specialmente dove
Saverio trasforma in fiaba , genere infantile e profetico,la realt come
nella scena in cui Tibi osserva incantato larrivo della prima auto nel suo
paese. I bambini di Saverio fanno capire meglio dei grandi che cos il
Sud, lo stupore della sua realt e la concretezza dei suoi sogni.
Il finale piacque invece al compianto Pasquino Crupi : Nelle verdi e sazie
campagne del Mezzogiorno gli uomini non ebbero mai et : nacquero
adulti. Non esistono fanciulli , ossia esseri umani lontani dalla fatica . Chi
ha avuto sorte di nascere tra il sudiciume di una vecchia coperta si
affaccia sulla via col fratellino in braccio ( Tascia) o va a raccogliere olive (
Tibi), mentre preme alle spalle la necessit di salire in montagna a
guardare le pecore : in attesa ci si rende utili, magari suonando le
campane della chiesa. E si lotta per un mondo migliore , trasformandolo
Giacomo Debenedetti, scrittore, saggista e critico
letterario italiano con limmaginazione . Come il piccolo Tibi, che , con laiuto di un giudice,
rompe la prigione delle proprie montagne e scende in paese : simbolo di
una generazione che si affranca dalla servit della gleba.
Strati nelle sue prime opere narrative per comunicare ed esprimere lanima del popolo usa la lingua del popolo
minuto, il basso parlato come lui lo chiama: una lingua povera, sempre basata sugli stessi pochi verbi, su
esclamazioni che indicano mancanza di parole . E specifica : Da Noi lazzaroni in poi si avverte una maggiore
complessit, una maggiore padronanza nelluso della lingua. Il popolo parla in un modo se rimasto sempre al
Sud, isolato, tagliato fuori dalla vita nazionale, parla in un altro modo, pi ricco ed evoluto quando si muove e fa
nuove esperienze di vita e di cultura.

Lo scrittore riesce a fare un impasto , una lingua presa dal parlato sulle
orme di Verga e di Francesco De Sanctis. Un linguaggio infarcito di
parole dialettali di origine greca , latina, spagnola , francese e anche
tedesca. Sedimenti lasciati dalla storia delle dominazioni straniere . Strati
richiama la tesi del Rohlfs che sosteneva che il dialetto calabrese di
origine classica, soprattutto quello della costa jonica . Ed allora perch io
non dovrei usare delle voci che ha gi usato Omero e che ancora sono
usate dalla gente ? La vera matrice del mio narrare sta nei raccontatori di
favole che da ragazzo ascoltavo senza mai saziarmene. Soprattutto le
donne sapevano raccontare. Passavano immediatamente da un fatto
allaltro, da un personaggio allaltro e allargavano il racconto inserendoci
una serie di minuti racconti. Laver assorbito questa maniera di narrare
stato importante per me. Forse dentro di me rimasta la formazione
culturale parlata() Sopra ogni libro mi ha da sempre interessato
lOdissea di Omero. In quel libro c la cultura viva di noi mediterranei, di
noi meridionali. Goethe osservava nel suo Viaggio in Italia che si capisce
Omero solo quando si arriva nel Sud dItalia . Noi Mediterranei siamo pi
Il meridionalista Pasquino Crupi
vicini ad Omero che agli scrittori moderni tedeschi o inglesi .
Non si deve dimenticare che Saverio Strati, dopo le elementari ,riprende
gli studi a ventun anni. Grazie allaiuto di uno zio dAmerica, che mand il
danaro sufficiente, studi a Catanzaro da privatista, conseguendo al Galluppi a 25 anni la maturit classica. Lo
ricorda con grande orgoglio : Nessuno deve dimenticare che fino a ventun anni sono stato semianalfabeta;

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nessuno deve dimenticare che sapevo lavorare bene da mastro muratore , che sapevo lavorare bene anche da
contadino . Tutti questi fatti hanno formato e temprato il mio animo, mi hanno fatto imparare a narrare cose che
sembrano mie ma che invece sono di tutti i lavoratori del Sud e direi del mondo . Insomma il mio vero maestro
stato il lavoro duro , a giorni massacrante . Io suggerirei a tutti gli scrittori di lavorare un poco con le braccia.
Capirebbero tante cose di pi , sarebbero meno nevrotici. Daltro canto non era questa la lezione di Tolstoj?
Dalle Memorie del mondo sommerso alvariano si passa alle Memorie del sottosuolo o di una casa di morti di
Dostoevskij. Gli scrittori russi hanno dato molto a Strati . Come loro anchegli si annulla nei personaggi che narra.
Un concetto che ribadisce al fraterno compagno di studi universitari , lindimenticabile Carmelo Filocamo, in una
lettera del 25 marzo 1954 .

Ero andato pi di ventanni fa a casa del preside perch voleva farmi vedere da
vicino il carteggio con lamico di una vita. Si tolse gli occhiali e con la sua voce
roca e baritonale me la lesse con tante altre, interrompendosi pi volte per la forte
emozione: Mio caro Carmelo non passato un mese , n un giorno stavolta per
rispondere alla tua lettera. Poche ore fa lho ricevuta ed ora ti scrivo. So che mi
conoscete abbastanza bene , ma non del tutto. Ti assicuro , non del tutto. N sono
soltanto quel Saverio della Marchesina e della Rigalia e della Quercia. Ma
c dellaltro , assai pi bello ed interessante che nessuno di voi ha letto e chiss
quando leggerete. E dellaltro che scrivo di giorno in giorno, con la stessa serenit
di prima, ma con altra praticit . Carmelo , ventanni passati con la zappa nelle
mani e la cazzuola e la falce , e le sofferenze , non si cancellano cos. E non sar
Firenze a cancellarle n Roma n Messina. La nostra Calabria, i nostri contadini i
nostri lavoratori, tutti gli uomini , di ogni grado , di ogni condizione sono dentro di
me . E parlo con essi, per delle ore , per delle settimane e me li porto dentro per
anni e poi escono , con un parto doloroso. Gli ambienti intellettuali puzzano al
mio naso . Puzzano ! E ne esco inorridito, se ci entro. E ogni giorno che passa mi
accorgo che quelli che parlano di contadini ed operai , per aver letto libri, per
Tibi e Tascia il
averne sentito parlare, dicono delle fesserie. Per conoscere i contadini bisogna
libro che Strati ritiene il pi poetico tra i essere stati contadini e non costruirli, come si vuole. Bisogna avere lanimo dei
suoi libri.
contadini . Bisogna avere quella loro religione, quella loro logica, quel loro senso
pratico . Ed io ce lho . E non perch labbia letto su Gramsci, tanto per dire , o su
Lenin o su Tostoi, ma perch io sono quello che fa la gara nella Rigalia. E di queste cose , caro Carmelo , potrei
parlarti. E quanti massari e massaie e pastori e pastore , e muratori e calzolai e ragazzi e ragazze scalzi e nudi
sono dentro di me . E non li vado scavando con la zappetta , ma vengono essi e si offrono e mi dicono : Ed ora
tocca a me . A me.
A momenti temo che finisca prima che possa dire tutto. Ma se vivr ancora ventanni , vedrai che sapr fare lo
zappatore della Rigalia . E non mi fa paura il lavoro , ch i miei muscoli sono ben forti .
Ho scritto di getto. Non so cosa abbia detto . Tu mi scuserai .
Una lettera scritta da Firenze dove Strati era andato nel 1954 per preparare la tesi di laurea sulle riviste del primo
Novecento e dove inizia a pubblicare i primi racconti sul Nuovo Corriere di Bilenchi , su Il Ponte e Nuovi
Argomenti . Non si laure mai, ma scrisse tantissimo .

Quegli anni fiorentini ritornano in un bellissimo racconto , I grandi ricordi, pubblicato in una raccolta del 1994 ( il suo
silenzio dura da ventanni) per leditore Manni , Il vecchio e lorologio. Ritorna la pensione di Anna Maria Ichino che
aveva ospitato anche Umberto Saba e Carlo Levi e dove Strati conosce una ragazza svizzera che studiava in Italia
e che sposer nel 1958 andando a vivere in Svizzera fino al 1964. Rientrato in Italia andr a vivere a Scandicci
dove ancora soggiorna alla vigilia dei suoi novantanni che compir il 16 agosto di questanno. Pagine intense
,ricche di poesia , di sentimenti mediterranei rappresi nelle storie che si dipanano con il consueto asciutto e scarno
realismo narrativo ( lirismo laico per Geno Pampaloni) e dove la presenza della morte avanza spudorata e passa
come unombra e lo fa tremare per la paura: Laltro giorno , mentre camminavo in via Maggio , mi capit di
scorgere la mia vecchia padrona di casa che ritenevo gi morta da un pezzo .Camminava a fatica, un piede dietro
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laltro con angosciante lentezza. A tratti si fermava per prendere
fiato e poggiava la mano al muro del palazzo che le stava accanto
.Passai dallaltro marciapiede , per evitarla e insieme per
osservarla. Ricordai in un baleno i giorni trascorsi nella sua casa
antica e fredda, il primo anno che arrivai a Firenze . Ricordai i
suoi discorsi e le confidenze che la signorina mi faceva , quando
si rese conto che non ero figlio di briganti .
-Laggi , laggi , ci sono ancora i briganti ? mi aveva chiesto
una sera.
()Era un tipo orgogliosa della sua citt e della sua discendenza.
() Era bisognosa di farsi ascoltare, di avere qualcuno in casa
per non sentirsi sola , altrimenti langoscia le serrava il cuore.
Lidea di morire senza che i vicini se ne accorgessero non le dava
pace e la induceva a trascorrere gran parte della notte , specie
dinverno , a luce accesa e a occhi spalancati. () Di colpo decido
di andarla a trovare. Mi ci metto davanti e le dico : Buongiorno ,
signorina Mi riconosce?
Il critico letterario Geno Pampaloni
Si ferma , poggia la mano al muro . Mi fissa con i suoi occhi chiari
e spenti e mi domanda impaurita: -Cosa vuole da me? Mi lasci in
pace Sono una povera vecchia che non ha soldi nel
portamonete. Era molto agitata. Tremava. Capii che aveva paura di essere derubata e senza aggiungere altro andai
via con uno sconforto grande quanto il cielo dentro di me.

Ho incontrato una sola volta Saverio Strati. Nel maggio del 1986,
quando a Bovalino, su invito di Tot Delfino , venne a ricordare
Corrado Alvaro , nel trentennale della morte , facendo una
indimenticabile lettura di Gente in Aspromonte :Corrado Alvaro
puntualizz lo scrittore scrisse Gente in Aspromonte mentrera
inviato speciale in Germania . Vivere in Germania avr avuto i suoi
effetti, in parte positivi e in parte anche negativi. Stando in
Germania , la nostalgia della sua terra faceva da richiamo ; lo
stimol certamente a raccontare sul filo della memoria . Insomma
la memoria di Alvaro si accese e tutto quanto aveva visto e
assorbito e vissuto da bambino nel suo paese affior con trepidante
emozione e si fiss sulla carta bianca, come la neve sulla terra
durante una vera e intensa nevicata . Il ricordo di mondo visto tanto
tempo avanti si scioglieva dentro la fantasia di Alvaro e diventava
poesia. Il lato negativo potrebbe essere che egli, da uomo portato
alla riflessione , sia stato influenzato , anzi soggiogato dalla grande
cultura e letteratura tedesca . Mentre viveva in Germania ebbe
Corrado Alvaro
contatti personali con Benjamin, con Brecht, e lesse le opere dei
grandi scrittori di lingua tedesca , da Kafka a Roberto Walsen, da
Doblin a Joseph Roth, dai fratelli Mann e Hermann Hesse . Questi
autori , pi che la tradizione italiana e meridionale ( Verga , Capuana , De Roberto , lo stesso Pirandello e Padula)
ebbero , a mio avviso , un grande influsso nellopera successiva a Gente in Aspromonte .Se infatti leggiamo
Ventanni soprattutto nelle prime cento pagine abbiamo la sensazione di trovarci in mano il romanzo di uno scrittore
mitteleuropeo e pi precisamente di Joseph Roth.Io credo che Alvaro sia grande e nuovo narratore quando riesce a
immergersi nel suo mondo dorigine: e ritengo che di questo fatto egli stesso avesse per istinto coscienza.
Sulle orme dello scrittore di San Luca e quasi a replica di Gente in Aspromonte, Strati scrive Gente in viaggio
(raccolta di racconti) ma si rende ben presto conto che non pu restare prigioniero del suo mondo dorigine,
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sradicato come in Noi lazzaroni. I meridionali immigrati, pur avendo risolto il problema economico ,devono ora
integrarsi: Il cielo era lucido e il paesaggio bello . Mi soffermai sul vano della porta e ammirai il mondo circostante
e feci dei confronti col Sud. Pensai a mia madre, pensai ai miei. Dovevo scrivere a mia madre . Le scrissi , infatti ,
dopo pochi giorni. Dovetti fare lo scrivano anche per il bracciante del sogno e per altri due. Leggevo le lettere che
ricevevano da casa e loro mi dicevano cosa dovevo raccontare di loro, della fatica, dei soldi che spedivano.. Sapevo
dei figli , della moglie, dei compaesani, di tutto il paese. ( ) Andai a buttarmi nella cuccetta con un peso indefinibile
sul cuore .Tristezza, rabbia , voglia di comunicare ai miei le mie prime impressioni e dire che qualcosa di nuovo era
avvenuto , che se non altro il lavoro non era da bestie da soma come a Montalto .

Per Strati il riscatto del Sud deve arrivare dallo stesso Sud. E
questo il motivo dominante di Noi lazzaroni con un finale
tragico che a tanti critici non piacque ma che per lo scrittore
lemblema del destino di un uomo del Sud : Di un uomo
sottolinea Strati che s formato moralmente in un mondo
sano e che suo malgrado fa del male senza saperlo. Aveva
avuto un figlio da una donna che aveva posseduta solo per
bisogno sessuale. Questo suo figlio, che mai incontra, emigra
e fa il racket delle braccia a Torino . Da un uomo onesto
nasce un delinquente che finisce morto ammazzato. Tutto
sommato la punizione- sconfitta del nostro operaio
intellettuale. B non mi piacerebbe chiudere la mia vita con
una sconfitta di questo tipo. Nemmeno un destino come quello
del Diavolaro mi piacerebbe avere. Anche Il Diavolaro uno
sconfitto. Forse mi sento pi vicino a Leo de Il Selvaggio di
Santa Venere. Uomo operoso che si preoccupa di creare
SantAgata del Bianco, lAffruntata anni 40 lavoro e strutture moderne in modo che i giovani non siano pi
costretti a emigrare .
Da scrittore impegnato con questi ultimi romanzi sfocia in una
sorta di realismo sociale, in un nuovo meridionalismo.
Il progetto di una moderna azienda agricola portata avanti da Leo Arcadi nel Selvaggio di Santa Venere non sar
realizzato. Il figlio decide di abbandonare il Sud: Al diavolo il Sud e tutti quelli del Sud che aspettano anni dopo
anni la manna , invece di rivoltarsi , invece di appiccare fuoco ai politicanti ottusi e disastrosi pi del terremoto () e
capivo che il male sta in noi stessi e piantai nel pi bello mio padre e partii . Girai mezza Italia , fui in Francia , in
Svizzera, in Germania , e ora mi sono sistemato in Emilia dove lavoro da carpentiere e faccio attivit politica e me
ne strafotto di non aver studiato .
Combattuto tra il desiderio di ritornare al Sud con il senso di colpa di aver tradito la propria terra e il rifiuto di una
societ immobile come quella meridionale prende corpo luomo nuovo di Strati. Tre generazioni a confronto con la
parte dellio narrante affidata a Dominic che si confronta ora con il nonno ora con il padre in una distinzione che
non appare mai netta ma che sembrano costituire una sorta di trinit laica della famiglia meridionale : Lui aveva
succhiato il sapere che sapeva da suo padre () e io succhiavo il sapere che era sapere di suo padre e suo
insieme . Sotto sotto , a rifletterci bene , io non ero uno ma tre : nonno, padre e figlio , ero .
Come si vede tutti i personaggi di Strati sono dei personaggi-problemi e chi non abituato al suo linguaggio,
distante anni luce dalle classi colte, si sente intimorito e quasi insultato . Ma un linguaggio che racchiude la storia
di una vita, di una ricerca poetica tutta intrisa di una robusta musicalit morale e della dignit delle mani come il
muratore della Teda, in quella lunga invernata a Terrarossa, nel cuore del vecchio Aspromonte. Anni ed anni di
lavoro incessante alla ricerca- scrisse Pampaloni- della lingua della realt , sulla frontiera inquietante tra il mondo
moderno, ingiusto ma necessario e il vecchio mondo del sud, remoto e struggente nella sua sfortunata
saggezza.
Le pagine di uno dei suoi ultimi racconti Insonnia ne danno la conferma e ci fanno sentire Strati sempre accanto.
Nonostante i suoi novantanni continua con la sua fervida fantasia a tornare tra noi, nella sua Calabria alla quale

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rimasto fedele per una vita , senza nostalgia: Ricordo che quando si era ragazzi , di tutti noi compagni di giochi e
di scuola , solo Vincenzo veniva gi al mare, bench fosse pi
povero di tutti noi . ma sua madre era ammalata abbastanza
gravemente di reumatismi e doveva farsi sotterrare , secondo i
consigli del medico , nella sabbia infuocata. Doveva fare
almeno un mese di cura ; ma ne faceva dieci-dodici giorni, con
due bagni di sabbia il d invece di uno . Si portava dietro anche
il figliolo, perch non aveva cuore di lasciarlo al paese mentre
lei stava sola a mare, come se andasse divertirsi. Si sistemava
in una capannuccia di frasche , insieme ad altri campagnoli
malati degli stessi disturbi e l dormiva e li si seppelliva nella
sabbia e restava a testa scoperta sotto i raggi cocenti del sole.
Si scioglieva il sudore e alla fine si sentiva bene.() Vincenzo
quando ritornava su in collina pareva un altro : come se rientrasse da Roma e da Parigi . Mi raccontava per un anno
le cose belle che aveva viste e imparate e che gli avevano suscitato meraviglia e gioia. ( ) Sua madre qualche
volta comprava una libra di sarde che friggeva ed erano cos buone, uhm! ()Pensavo a questi racconti di
Vincenzo, mentre sono steso e teso sul letto e la notte silenziosa . Ho limpressione che gli anni non siano
trascorsi , tanto viva la voce del vecchio compagno di giochi dentro di me; chiaro ogni segno del suo viso di
fanciullo. Ora non so nulla di lui uomo , proprio nulla . Nemmeno se morto , e pu darsi che sia anche morto .
Non so se sposato con figli e coltiva i campi come suo padre , o vive da emigrato allestero come tantissimi altri .
Non conosco niente della sua vita di adulto ; ma lui ragazzo dentro di me e ride a crepapelle . Dentro di me ,
mentre non mi riesce di dormire e seguo con struggente invidia il lento e normale respirare degli altri che dormono
tranquilli , senza affanni , senza fantasmi nella mente . () Se fossi solo mi alzerei e camminerei per le strade
deserte , o leggerei. Accenderei la luce e leggerei . Non posso muovermi e questo buio mi opprime.() Soffro le
pene di Tantalo, dato che il bisogno di muovermi pi forte di me . Ma non possonon posso !
E leterna condizione delluomo a tutte le latitudini che ritorna, con il rifugio nei ricordi vivi dellinfanzia che hanno in
s la forza della vita e fanno da contrappunto allinesorabile scorrere degli anni che appesantisce il corpo e
stordisce la mente. Sarebbe bello , invece, uscire di notte , aspettando lalba, e camminare per le strade deserte ,
ascoltando sulla spiaggia il respiro profondo dello Jonio, e lasciandosi affondare nel tempo .
Con la sua scrittura , che si nutre dei succhi delloralit di una terra dura e dai colori irripetibili, Saverio Strati segna
con forza il passaggio da una insondabile ricchezza di sentimenti quando si era poveri ad una povera condizione
interiore in una societ sempre pi affascinata dal consumismo e che ti fa incontrare solo pochi volti autentici e
tante maschere di anime morte.

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