Stoicismo
Alla figura di Alessandro Magno è associato il concetto di ellenismo, concetto storio-
grafico indicante il periodo storico compreso tra il 334 a.C. (spedizione contro i Per-
siani) e il 31 a.C. (battaglia di Azio e morte della regina Cleopatra).
L’Ellenismo in età alessandrina ha una caratteristica importante, ossia la diffusione
della civiltà greca nel Mediterraneo e nell’Eurasia orientale, dando vita ad un sincreti-
smo tra l’elemento greco e l’elemento tipico di ciascun territorio.
Pertanto, nacque una società definita ellenistica, offrente il modello culturale per le
altre culture in materia di filosofia, economia, religione, scienza e arte.
Dal punto di vista geografico, il mondo ellenistico comprendeva un’immensa area che
si estendeva dall’Italia meridionale all’India e dal Mar Nero fino all’Egitto.
La lingua parlata era il greco con dialetto attico, il quale diventò la lingua ufficiale della
politica, dell’economia e della cultura. In seguito, la cultura ellenistica si fuse con
quella romana.
Dopo la morte di Alessandro, i suoi successori (diadochi) non riuscirono a tenere unito
il suo Impero e questo si frantumò in tanti regni, detti, per l’appunto, regni ellenistici.
La lingua e la cultura greca cambiarono notevolmente in Età Ellenistica. Nacque la
lingua koiné-attica, una lingua comune che silenziò tutti i vari dialetti. Inoltre, l’Elle-
nismo aprì le porte ad un sapere di tipo scientifico, con finalità pratiche e che tenderà
ad emarginare progressivamente la filosofia.
Ciò accadde perché la filosofia nasce nella polis classica e, venendo meno questa strut-
tura, la filosofia conobbe una fase statica. Atene restò comunque il centro del dibattito
filosofico, ma il centro della scienza si instaurò ad Alessandria d’Egitto, sede di una
grande biblioteca che possedeva sale di lettura, osservatori, un giardino zoologico e
apposite sale in cui si dissezionavano i cadaveri, per il progredire delle conoscenze nel
campo dell’anatomia e nella medicina. In questo momento la medicina diventa una
scienza perdendo il substrato magico.
La matematica ebbe il massimo splendore con Euclide e il libro Elementi, commentato
in seguito da Ipazia, matematica, astronoma e filosofa gravitante intorno alla filosofia
di ascendenza neo-platonica e uccisa dai cristiani.
Nell’ambito astronomico, si contraddistinsero Aristarco di Samo, il quale elaborò un
principio di eliocentrismo, ripreso successivamente da Copernico, e Ipparco di Nicea,
che classificò le stelle fisse sulla base del loro magnitudo e teorizzò la processione
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degli equinozi; tali conoscenze confluiranno, in seguito, nell’Almagesto di Tolomeo
(«ogni corpo celeste si muove intorno ad orbite circolari, ciascuno nella sua porzione
di cielo: cielo della Terra, della Luna, del Sole e di tutti i pianeti del Sistema Solare»).
È, anche, importante ricordare Archimede, che teorizzò le funzionalità applicative della
matematica ed Eratostene di Cirene, che sostenne la sfericità della Terra riuscendone a
determinare, pur sbagliando, il diametro.
In quel periodo, le scuole di pensiero più note furono la scuola stoica, epicurea e scet-
tica, oltre alle scuole post-socratiche ateniesi sopravvissute.
Lo Stoicismo fu fondato da Zenone di Cizio e in seguito da Cleante e da Crisippo, il
quale introdusse la pratica di iniziare a contare dall’uno. Loro furono i protagonisti
principali dell’antica Stoa. In seguito, nella media Stoa si contraddistinsero Panezio di
Rodi, Posidonio e Cicerone (stoicismo romano) e infine, nella Stoa romana prevalsero
Seneca e Marco Aurelio.
Lo Stoicismo prende il nome dalla Stoa poikile di Atene, dove insegnava Zenone. Esso
era ripartito in logica, fisica ed etica, ciascuna propedeutica all’altra.
Per gli Stoici, la conoscenza delle cose si circoscriveva in ambito sensibile e non c’era
la possibilità di elevarsi a contenuti metafisici per comprendere il funzionamento degli
enti sensibili. Gli Stoici partirono dalla rappresentazione del triangolo sensibile e attra-
verso una tavola di uguaglianze e disuguaglianze, estesero la nozione di triangolo a
tutti i triangoli sensibili. Per loro l’intelletto era una tabula rasa, sulla quale dovevano
essere incisi tutti gli oggetti con cui si veniva in contatto mediante una rappresenta-
zione, che, dopo essere stata memorizzata, poteva essere utilizzata.
Ritenevano che, a differenza dell’intelletto, le impressioni sensibili fossero soggettive.
Questo era il motivo per cui era necessario l’assenso della ragione, un criterio di verità,
secondo il quale era possibile una teoria scientifica.
Gli Stoici elaborarono la teoria del lekton (significato). Se, per esempio, si dice la pa-
rola Dione, l’uomo deve separare:
1. La cosa che significa “Dione” (la parola)
2. Il significato della parola Dione
3. La persona di Dione, da intendersi come individuo in carne ed ossa
Il primo e il terzo punto sono concreti, a differenza del secondo, che è immateriale e si
interpone tra la parola e la persona fisica, in quanto segno (essenza per Aristotele).
Mentre per Aristotele la logica era propedeutica alle altre scienze, Crisippo riteneva
che essa fosse una delle scienze.
Egli divide la logica in:
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- Semiotica (studia i segni che gli uomini utilizzano per scrivere gli enunciati).
- Sintassi (si occupa del senso dell’enunciato, attraverso il quale esprimiamo i giudizi).
- Semantica (si occupa del significato vero e proprio).
A livello semiotico ha senso parlare della logica proposizionale, perché i segni non
sono altro che variabili proposizionali e connettivi, parole che, poiché introducono le
subordinate e le coordinate alla principale, rientrano nella sintassi del periodo.
La sintassi, invece, costruisce formule e assiomi per questi connettivi e le relative re-
gole.
Con la logica di Boole, riemersero le intuizioni di Crisippo. Essa è, infatti, associata al
linguaggio macchina, a quello del computer e anche ad altri campi. Boole scoprì che
sia la logica proposizionale di Crisippo, sia la sillogistica aristotelica erano compatibili
con l’algebra [Link], le analisi di Aristotele e di Crisippo erano di fatto lo
stesso tipo.
Per quanto concerne la fisica, invece, gli stoici credevano che l’intero universo e la vita
umana rispondessero a cause chiamate da altre cause, secondo una prospettiva mate-
rialistica (Democrito) che, però, non escludeva il finalismo, associato al concetto di
provvidenza (visione anticipata).
Ogni elemento, secondo gli stoici, rispondeva a questa provvidenza, ragione che go-
vernava ogni ente e lo poneva al giusto posto nel creato, consentendo, quindi, ad ogni
ente, di relazionarsi con altri enti equilibratamente.
Ciò significa che la casualità che noi vediamo è apparente, in quanto esiste la provvi-
denza, che altro non è che una logica che pervade il cosmo, determinandone l’ordine e
l’armonia.
L’etica, invece, è la disciplina in cui logica e fisica confluiscono. Per gli Stoici, essere
virtuosi significa capire che tutto ciò che avviene in modo casuale, in realtà è orche-
strato dalla provvidenza. Un uomo virtuoso, inoltre, è colui che vive secondo natura,
in quanto accetta che la provvidenza ha ordinato le cose secondo un ordine preciso. Gli
Stoici, per questo motivo, non si interessavano di politica, dal momento che credevano
che non era possibile cambiare le cose. In questo modo si riusciva a vivere felici, senza
turbamenti.
Per loro, esisteva un concetto di civitas mundi, cioè di cittadinanza mondiale che pre-
supponeva l’uguaglianza di tutti gli uomini, che si affermerà in seguito. Per gli Stoici
la distinzione è stata creata dalla società che si è conformata in una certa maniera e,
quindi, bisogna rispettare il posto nel cosmo che la provvidenza ha dato a ciascun ente.
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Gli Stoici credevano così tanto nel motto “vivi secondo natura”, che se la realtà politica
non permetteva l’esercizio della virtù, erano liberi di suicidarsi (come fu fatto da Ze-
none, Seneca e Petronio).
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