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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

LINGUISTICA GENERALE
CAPITOLO 1
Molti aggettivi terminanti in –istico ∞ scienze, tecniche o complessi di attività. (142 nomi)
Linguistica = abbreviazione di SCIENZA LINGUISTICA studio scientifico che ha per oggetto la lingua.
Linguistica generale: spiega somiglianze e differenze tra le lingue.
Ipotesi sulla organizzazione e sul funzionamento delle lingue e sul loro mutamento.
Dominio vasto
Pluralità di interessi, di orientamenti e di impostazioni metodologiche.
Indagine su:
Proprietà comuni a più lingue (es. distinzione tra nomi e verbi) o a tutte le lingue (es. suono, sintassi…)
Relazioni tra lingue diverse (parentela, contatti…)
Scienza: descrizione e spiegazione.
Descrivere = osservare i fenomeni.
Spiegare = fare ipotesi su come sia la realtà che si manifesta nei fenomeni osservati.
Distinguere la realtà dalla manifestazione fisica della realtà.
Non tutta la realtà è osservabile.
In che senso la lingua è oggetto della linguistica?
Ci sono due tipi di oggetto:
1. REALE: ciò che si presenta in un insieme di dati che suscitano interesse conoscitivo.
Es. Manoscritto antico.
Ma l’esame di questo manoscritto può suscitare domande diverse a seconda del punto di vista
adottato da una certa disciplina.
I dati nei quali si manifesta l’oggetto reale sono sempre EVENTI FISICI (fonici o grafici) prodotti dal
comportamento umano. Questi attiveranno eventi mentali che a loro volta condizionano i comportamenti
individuali e sociali in un dato luogo e in una data epoca.
2. FORMALE: dipende da come si guarda all’oggetto reale.
Un oggetto reale può corrispondere a più oggetti formali a seconda se il punto di vista sia quello della
paleografia, della filologia o della linguistica.
La lingua è OGGETTO FORMALE di questa disciplina.
La lingua può assumere configurazioni diverse a seconda degli interessi specifici e delle domande che il
linguista si pone.
Oralità e scrittura
La riflessione della lingua ∞ tradizione di documenti scritti.
MA Negli ultimi decenni PRIMATO ORALITÀ.
>>> La manifestazione orale precede quella scritta nella storia, negli individui, nella storia delle lingue.
Circa solo 106 sono state affidate alla scrittura in modo adeguato da produrre letteratura.
LA SCRITTURA registra alcune caratteristiche del fenomeno sonoro ritenute essenziali per la comprensione
dei messaggi.
I sistemi di scrittura furono introdotti per FISSARE, DIFFONDERE E CONSERVARE i documenti linguistici
rilevanti per la vita pubblica di una comunità. (Leggi, testi religiosi e opere letterarie)
Sviluppi successivi stabiliti complessi di norme per redigere e leggere queste produzioni scritte.
Nasce la TRADIZIONE DELLA GRAMMATICA = tecnica da seguire per scrivere in modo
appropriato.

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Nella mentalità comune prevale l’originaria IMPOSTAZIONE PRE-SCRITTIVA ∞come una lingua deve essere.
≠ Punto di vista descrittivo: osserva la lingua così come si manifesta e cerca di capire come è fatta e come
funziona.
La linguistica descrive.
Le norme servono per:
Limitare l’anarchia = assenza di ordine
Mantenere e promuovere il ruolo della lingua come ISTITUZIONE SOCIALE.
Descrizione e spiegazione
È una SCIENZA EMPIRICA = legata a fenomeni osservabili (sonori o grafici), ma che vengono prodotti e
recepiti come eventi SEMIOTICI.
Sono costituiti come suoni o caratteri scritti che rinviano ad altro da sé.
Aliquid stat pro aliquo = qualcosa sta per qualcos’altro.
Comprendere l’evento semiotico = descrivere come una sequenza di eventi fisici sia capace di funzionare
come messaggio.
Nella comunicazione quotidiana consideriamo la GLOBALITÀ.
Es. “Vietato l’accesso”: la successione di caratteri grafici è vissuta come un messaggio.
Chi legge comprende subito che è un divieto. Non pensa alle forme di parola, ma pensa al significato.
Lo studioso di linguistica generale vuole scoprire la STRUTTURA DEL FATTO LINGUISTICO.
= Individuare l’organizzazione interna del fatto linguistico.
= studiare il dato in quanto portatore di un messaggio.
RICERCA < IPOTESI.
La realtà non osservabile (essenziale per comprendere la realtà in analisi) è sostituita dall’ipotesi formulata
dallo studioso sulla base dei dati.
L’ipotesi andrà poi verificata < continue osservazioni ed esperimenti.
Una buona ipotesi deve avere carattere predittivo = riuscire a spiegare altri fenomeni oltre a quelli
considerati in partenza.
Ipotesi = teoria scientifica.
Teoria < théoreo = contemplare, esaminare.
Vedere la struttura del reale.
LIVELLI DI ASTRAZIONE
La linguistica ha COMPITI ESPLICATIVI: non si limita a descrivere i dati, vuole spiegarli.
Spiegare = sviluppare ipotesi sulla organizzazione del fato linguistico.
Introduzione dei PROCESSI DI ASTRAZIONE.
Astrarre = togliere, staccare una caratteristica comune a più fenomeni concreti.
PRIMO LIVELLO: GENERALIZZAZIONE.
Passaggio dall’individuale al generale.
Osservazione Raccolta dati Descrizione Spiegazione.
∞ Esperienza quotidiana RICONDURRE PIÙ FENOMENI SIMILI SOTTO UN’UNICA CATEGORIA.
Una categoria consente di fare PREVISIONI su ciò che ancora non si è osservato.
L’osservazione non è sufficiente per fare una ipotesi.
Si azzardano ipotesi che sono una scommessa sulla realtà non ancora osservata.
Si devono continuare le osservazioni, lasciando aperta la possibilità di una smentita.

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Un’ipotesi è valida fino a prova contraria, ma non è mai vera in modo definitivo: una nuova conferma non
rende vera l’ipotesi, mentre una smentita la invalida.
L’affermazione, l’ipotesi iniziale determina inoltre i DATI PERTINENTI alla ricerca.
In base ai risultati di numerose altre osservazioni si apportano modifiche, precisazioni e restrizioni all’ipotesi
iniziale.
“Singolare, plurale, nome” sono comode etichette che indicano caratteristiche comuni a una classe di
elementi.
Il ricercatore non può affidarsi solo al proprio giudizio: per verificare le proprie osservazioni deve
interrogare, nelle modalità opportune, uno o più NATIVE SPEAKERS (parlante nativo della lingua
interessata).
Questo sarà l’INFORMANTE.
Queste osservazioni descrivono ma non spiegano.
Una spiegazione possibile = ipotesi di un LEGAME, una connessione di elementi.

È una proprietà non accessibile all’osservazione. Non si trova nel dato.
SECONDO LIVELLO: IPOTESI SU PROPRIETÀ NON OSSERVABILI
Proprietà nascoste all’osservazione, proprietà nascoste a fenomeni osservabili.
Sono costrutti = grandezze introdotte dallo studioso per spiegare l’organizzazione interna e la funzione del
fato linguistico.
Non sono grandezze misurabili o osservabili.
È possibile che più fenomeni siano trattati dai parlanti come REALIZZAZIONI DI UNA STESSA “Parola” che è
patrimonio comune degli interlocutori.
L’osservazione di questo aspetto suscita nello studioso alcune domande fondamentali (es. Natura di questi
elementi condivisi).
Es. Relazione sintattica: CONCORDANZA
= manifestazione MA non è la ragione del fenomeno (Perché è così?)
Si parla di LEGAME.
Il legame sintattico non si manifesta allo stesso modo nelle lingue.
TERZO LIVELLO: IPOTESI SU UNA REALTÀ NON OSSERVABILE
Concepire la LINGUA come una ORGANIZZAZIONE COMPLESSA DI PROCEDIMENTI.

Elaborano strutture (strumenti di natura fonica o grafica)
Con carica segnica (correlazione tra le forme di due piani: espressione contenuto)
Predisposti a funzionare nella comunicazione umana.
È una organizzazione che non si vede necessario fare ipotesi.
GRAMMATICA = nucleo di ipotesi sull’organizzazione interna di una lingua.
È una teoria linguistica. Non è insita nella lingua.
È un analogo funzionale: simula il funzionamento di una realtà non osservabile.
Lingua e grammatica < IDEAZIONE COSTRUTTIVA.
Il loro funzionamento pone in essere i dati osservabili.
LE LINGUE E LA LINGUA
Esistono somiglianze e differenze tra le lingue del mondo.
Es. inglese: boys love girls ≠ pueri puellas amant per lessico e morfologia.
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La COSTRUZIONE GRAMMATICALE SIMILE si manifesta con strategie diverse.


GRAMMATICA UNIVERSALE = aspetti comuni a più lingue.
Ha una valenza semiotico-funzionale.
Permette alla lingua di funzionare in quanto sistema semiotico condiviso da una comunità di
parlanti.
1950 Chomsky avviò il programma generativo.
Grammatica = ipotesi su una COMPETENZA INNATA della mente umana.
Ha una valenza biologica e psicologica.
La competenza caratterizza un parlante ideale = qualsiasi parlante.
Senza competenza = no capacità di parlare.
La COMPETENZA GRAMMATICALE si manifesta nell’ESECUZIONE. (Per le produzioni linguistiche)
In altre ricerche la grammatica = ipotesi su una caratteristica essenziale di qualsiasi lingua.
Compito della linguistica generale = indagare una dimensione universale costitutiva del fatto linguistico: le
diverse lingue hanno alcuni principi organizzativi fondamentali che lo studioso elabora e presenta come una
ipotesi sulla lingua in generale.
Punto di partenza: concezione di INDIVIDUO COME ESSERE VIVENTE, dotato di ragione e capace di
formulare un pensiero articolato che si esprime < LINGUAGGIO.
LA LINGUA COME FATTO SOCIALE
Lingua = STRUMENTO DI COMUNICAZIONE condiviso da una comunità di parlanti.
È una istituzione sociale (langue) che si manifesta negli usi individuali (parole).
Parole = realizzazione della langue.
Saussure: La linguistica generale ha il compito di descrivere la langue a partire dalle parole, la materia
osservabile.
Una comunità linguistica non è omogenea la langue recepisce molte particolarità ∞ socialità.
Il linguaggio può essere influenzato da:
Abitudini e tradizioni culturali
Limiti d’uso territoriali
Ruolo dell’interlocutore
Tema affrontato
Luogo in cui si parla

LA VARIAZIONE DELLA LINGUA è UN FENOMENO SOCIALE, NON INDIVIDUALE.


≠ Parola: ATTO VERBALE UMANO, che ha un profilo individuale e comunitario allo stesso tempo.
La lingua ha una doppia valenza sociale: patrimonio memorico condiviso da una comunità di
parlanti e fattore della propria struttura relazionale costitutiva della persona umana.
LA LINGUA E GLI EVENTI SEMIOTICI NELLA COMUNICAZIONE UMANA
I fenomeni linguistici sono eventi semiotici.
COMUNICAZIONE UMANA = scambio intenzionale di segni < mittente e destinatario.
Buon esito se destinatario comprende messaggio del mittente.
Due criteri fondamentali per classificare i segni:
1. GRADO DI INTENZIONALITÀ = controllo del soggetto che produce il segno
2. GRADO DI MOTIVAZIONE =tipo di rapporto tra il segno e la cose destinata.

INDIZIO o SINTOMO
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Fenomeno naturale, NON intenzionale.


Motivazione: causa-effetto.
Es. sbadiglio involontario = sonno
SEGNALE
Fenomeno naturale e INTENZIONALE.
Richiama il destinatario a qualcos’altro.
Es. colpo di tosse, sbadiglio volontario.
ICONA
Riproduzione analoga all’oggetto cui rinvia.
Es. Emoticons, a livello di lingua, una ripetizione o il plurale servono ad intensificare una qualità
espressiva.
SIMBOLO
Intenzionale e motivazione CULTURALE.
= risultato di una convenzione adottata in una comunità.
Es. rosso e nero = milan, rosso del semaforo = fermarsi.
SEGNO
∞ intenzionale e convenzionale // simbolo.
Tutti i simboli possono essere descritti < segni linguistici descrivere a parole.
L’inverso è possibile solo per un LIMITATO numero di segni.
Simboli = olistici (non scomponibili in singole parti capaci di combinarsi con altri elementi per formare
altri simboli.
≠ segni.
UN MODELLO DELL’ATTO COMUNICATIVO
I simboli non linguistici non variano a seconda di chi li produce o i recepisce.
Modello introdotto da Jakobson:

I FATTORI DELL’ATTO COMUNICATIVO


Un MITTENTE produce un MESSAGGIO che
arriva ad un DESTINATARIO.
È presente un CONTATTO stabilito da un
CANALE DI TRASMISSIONE fonico o grafico).
Il messaggio è riferito ad un CONTESTO ed è
formulato < CODICE CONDIVISO.
Questi rapporti sono denominati FUNZIONI.
Ogni messaggio è fato per avere queste 6
funzioni.
A volte si riconosce una GERARCHIA.
Il messaggio ha funzione:
• REFERENZIALE: è orientato a entità o eventi del mondo condiviso.
• EMOTIVA: atteggiamenti o valutazioni ∞mittente.
Questa funzione emerge soprattutto nel parlato.
• CONATIVA: si orienta verso un destinatario.
Nel discorso persuasivo questa funzione prevale su quella referenziale.
• FATICA: “Relativo al parlare”
Stabilire, mantenere o chiudere il contatto = canale di trasmissione.
Es. quando si parla al telefono “pronto?” per assicurarsi il contatto.
Anche gli intercalari hanno questa funzione riempiono silenzi per evitare di chiudere il discorso.

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• METALINGUISTICA: ∞ elementi del codice linguistico (libro = nome; nuovo = aggettivo)


Es. Se dico x, è per dire y.
• POETICA: ∞ orientato al messaggio stesso.
A dare valore al messaggio non sempre è quello che si deve dire, ma è il modo in cui lo si dice.
È presente in tutti i messaggi.
Nella poesia lirica: funzione poetica domina quella emotiva.
Nella poesia epica: funzione poetica domina quella referenziale.
Si dice che la funzione referenziale è propria del contesto. SBAGLIATO = FRAINTENDIMENTO.
LE FUNZIONI CARATTERIZZANO IL MESSAGGIO NON I FATTORI.
Ogni funzione si manifesta come una traccia nelle componenti linguistiche del messaggio.
>>> LA PORTATA COMUNICATIVA NON SI ESAURISCE NELLA FUNZIONE REFERENZIALE.
IL MODELLO DI KARL BÜHLER
Egli colloca il segno in un TRIPLICE RAPPORTO: realtà, mittente e destinatario.
Il messaggio è un SEGNO e la sua portata semiotica è diversa a seconda del fattore a cui è legato.
- Rappresenta nel contesto: è SIMBOLO.
- È espressione del parlante: è SINTOMO.
- È appello al destinatario: è SEGNALE.
≠Jakobson: aumenta fattori e funzioni, ma non precisa lo statuto semiotico del messaggio.
I segni si collocano nell’atto comunicativo.
I messaggi non sono solo una realizzazione di una langue.
La sua concezione ∞ diverso punto di vista.
La comunicazione verbale è PRAGMATICA: azione compiuta intenzionalmente.
∞ sistema di strutture = segni
Fuori dal concreto atto di comunicazione, gli elementi di una lingua sono strumenti non ancora
attivati, vaghi e indeterminati.

La comunicazione verbale è un RAPPORTO INTERPERSONALE: tra soggetti.


Ha uno scopo: persuadere, fare qualcosa, far cambiare idea agli altri < segni.
SINCRONIA E DIACRONIA
Prospettive autonome: sono modi diversi di osservare e interrogare i dati empirici (no fondamento
scientifico) osservati.
SINCRONIA: organizzazione e funzionamento delle lingue (“nello stesso tempo”)
DIACRONIA: mutamento della lingua. (“attraverso il tempo”)

CAPITOLO 2: STRUTTURE DELLA LINGUA


LINGUA COME SISTEMA DI COMUNICAZIONE
È un sistema segnico: destinato a funzionare come STRUMENTO DI COMUNICAZIONE VERBALE.
In quanto sistema insieme organizzato di elementi.
ASSE PARADIGMATICO E SINTAGMATICO
Ogni elemento verbale è scelto da una gamma di possibili candidati.
Asse sintagmatico (asse delle x: COMBINAZIONI) ≠ asse paradigmatico (asse delle y: SCELTE)
Normalmente: paradigma = forme diverse di una medesima parola.
In linguistica: paradigma = classe degli elementi che possono comparire sull’asse sintagmatico.
I paradigmi sono organizzati < PRINCIPIO DELLA NEGAZIONE.

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Ciò che viene scelto esclude tutti gli altri.


Negando affermo il contrario. (Figura retorica della Litote)
Sono costruiti dai parlanti e dipendono da vari fattori diversamene combinati di volta in volta.
L’asse sintagmatico è l’asse delle combinazioni.
La realtà fisica del suono non presenta una combinazione di elementi.
LINEARITÀ
I messaggi si manifestano come un FLUSSO CONTINUO SONORO nel tempo.
La manifestazione linguistica è LINEARE e procede dal prima al poi. C’è una sola dimensione. ≠ visivi.
Frase = successione di elementi linguistici.
Il flusso è ricondotto a unità discrete SEGMENTABILI.
STRUTTURA SINTATTICA
= Connessione degli elementi sull’asse sintagmatico.
Questa però non va ridotta a una successione di elementi.
Organizzazione non è lineare, ma GERARCHICA.
La sintassi ha il compito di manifestare la COMPOSIZIONALITÀ = principio che gestisce la combinazione
significativa degli elementi linguistici.
Il significato dell’intero si costituisce in base al significato delle parti. Ù
DOPPIA ARTICOLAZIONE
Le lingue sono sistemi più complessi rispetto ad altri sistemi di comunicazione.
Presenza della doppia articolazione.
Articolazione = segmentazione del dato linguistico in unità minori.
Segmentando si riconoscono elementi dotati di significato. Queste unità di suono o di significato sono
ricondotte a elementi del sistema linguistico ∞ PRIMA ARTICOLAZIONE.
o La componente fonica delle unità della prima articolazione può essere segmentata in unità minori.
Queste non avranno più una portata semantica. (Significato)
Serviranno per distinguere tra loro le diverse unità < CAPACITÀ DI OPPORSI.
Es. Rana = R+a+n+a.
R ≠ L; a ≠ e; n ≠ p;
LE UNITÀ DISTINTIVE R/L APPARTENGONO ALLA SECONDA ARTICOLAZIONE.
Ipotesi alla base di gran parte delle teorie fonologiche contemporanee.
La SEGMENTABILITÀ di un suono di un elemento linguistico < considerazioni teoriche, non
empiriche.
La 2° articolazione ∞ sistema semiotico.
o È ritenuta fondamentale per l’ECONOMIA DI UN SISTEMA.
o Repertorio ristretto numero articolato di unità della 1°
COPPIE MINIME: stesso suono tranne uno.
Opposizione funzionale.
RIDONDANZA
= certa ripetitività. “Straripare”
Più unità linguistiche ripetono una medesima componente semantica o una medesima informazione
grammaticale.
Serve per MANIFESTARE IL LEGAME SINTATTICO
È fondamentale per GARANTIRE LA RICEZIONE E LA COMPRENSIONE DEL MESSAGGIO.

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Es. libro nuovo = singolare, maschile.


CATEGORIZZAZIONE: capacità del sistema linguistico di fornire una IPOTESI INTERPRETATIVA SULLA
ESPERIENZA UMANA.
= cogliere un modo di essere di una realtà.
Il sistema linguistico è uno strumento per categorizzare l’esperienza.
Può avvenire in due modi:
1. PERTINENZA SEMIOTICA
2. MOTIVAZIONE = formazione di espressioni dalla struttura trasparente (capibili subito)
PERTINENZA SEMIOTICA
Per l’organizzazione di un sistema sono fondamentali le DIFFERENZE: un elemento è capace di funzionare se
si caratterizza / differisce dagli altri.
Es. “tempo” = weather, time and tense.
In italiano: DIFFERENZA SEMANTICA TESTUALE (si capisce dal contesto o si accostano espressioni come
“atmosferico, verbale, reale”).
In inglese: DIFFERENZA SEMIOTICA SISTEMICA (è insita nel sistema)
La pertinenza semiotica è relativa al sistema linguistico.
Differenza semantica istituzionalizzata.
Avere pertinenza semiotica = DARE LUOGO A DIFFERENZE NEL SISTEMA SEGNICO.
Nessun sistema linguistico è identico ad un altro: tra le lingue c’è L’ANISOMORFISMO.
= assenza di identità di forma.
Una differenza semantica è anche differenza semiotica.
MOTIVAZIONE
Ogni lingua offre un punto di vista sulla realtà.
Le formazioni motivate sono per lo più nomi.
Denominare ASPETTI ∞ COMUNITÀ LINGUISTICA.
Da una lingua all’altra può cambiare la motivazione, cioè il modo in cui si legge un aspetto della realtà.
Es. onomatopea: imitazioni linguistici di suoni non linguistici.
Italiano: bau bau, inglese: bowwow, tedesco: wau wau.
Es. sistemi di numerazione: per le lingue europee la base è un criterio decimale (80 = 8 volte 10).
in Francia però quatre-vingt ( 4 volte 20) < celtico vigesimale.
= STRATEGIA DI COSTRUZIONE DELLE UNITÀ LINGUISTICHE.
Si combinano elementi già dotati di un potenziale semantico, producendo una struttura trasparente.
Es. formazione di parole e nei composti nominali (cacciavite: strumento per cacciare/infilare una vite)
“Essere trasparenti” = se ne riconoscono le parti e si comprende il legame tra queste.
A volte, lingue lontane e prive di contatti presentano strutture omologhe, ossia dotate di una motivazione
simile.
Quella che sembra una motivazione in sincronia non lo è in diacronia.
L’assenza di trasparenza in sincronia non comporta la totale arbitrarietà in diacronia.
Si possono trovare metonimie nascoste < confronto etimologico nessi culturali ormai opachi.
Il lessico cristiano offre numerosi esempi di come lingue diverse accolgano e condividano i medesimi istituti
culturali.
Danno nomi simili in parte e in parte diversi a seconda della motivazione del modello di partenza.
ARBITRARIETÀ
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Inverso della motivazione.


Caratterizza il legame tra il suono e il significato entro un segno.
Non c’è ragione per cui un suono = un significato.
Fondamentale per il potenziale semantico di una unità linguistica.
Un’area semantica della lingua tende ad accogliere immagini disparate.
SEGNI E STRUTTURE SEGNICHE DELLA LINGUA
La lingua può essere considerata un sistema segnico = no veri e propri segni strutture che funzionano
come segni nei messaggi.
Alcuni affermano che sia un Sistema di segni.
SEGNI COME EVENTI SEMIOTICI
SEGNO = evento fisico (fonico o grafico) che attiva un evento mentale (significato).
Gli individui si avvalgono dei segni per riferirsi a oggetti e situazioni del mondo condiviso.
o INTERLOCUTORI
o REALTÀ: alla quale si riferiscono e nella quale si svolge l’azione comunicativa.
MESSAGGIO = segno complesso, articolato in segni di minore complessità.
Un mittente realizza una sequenza di suoni per suscitar un certo effetto nel destinatario < strumenti che la
lingua gli offre.
Non esistono messaggi “preconfezionati”.
Segni = eventi semiotici UNITÀ DI SUONO E SIGNIFICATO < I PARLANTI SI RIFERISCONO ALLA REALTÀ.
Lingua = sistema di strutture STRUMENTI ESPRESSIVI PER COSTRUIRE MESSAGGI.
STRUTTURE DELLA LINGUA
Semiosi = relazione tra suoni e significati nella comunicazione verbale.
Lingua = sistema di correlazioni tra strategie di manifestazione (significati, immagini acustiche) e schemi
concettuali.
Correlazioni STRUTTURE: organizzano il rapporto tra suono e significato.
È ciò che permette d comprendere una sequenza di suoni come significato.
Traduco l’immagine acustica in uno SCHEMA CONCETTUALE.
Interpreto il messaggio.
Significato esplicito richiesta implicita di azione.
= STRUMENTI PER COSTRUIRE E INTERPRETARE MESSAGGI.
È astratta.
Riguarda gli aspetti essenziali del fenomeno osservato.
= modello di realizzazione fonica ∞ uno o più schemi concettuali.
Modello fonico è uno ma le valenze possono essere più di una.
>>> POLIVALENZA
∞ Isolamento parola o affiancata da altre (caffe: bevanda o chicchi)
∞ interazione con il contesto (domanda, offerta, richiesta di informazione)
Strutture sono di due tipi: UNITÀ E PROCESSI.
Es. forse = unità semplice ≠ gatti: processo perché è plurale.
I processi sono strutture particolari: non hanno immagini sonore e partecipano INDIRETTAMENTE al piano
semantico. (Es. processo di concordanza = no funzione semantica, ma sintattica.)
REPARTI ORGANIZZATIVI DELLA LINGUA E COMPETENZA LINGUISTICA
Esistono diversi reparti: ognuno si occupa di una determinata classe di strutture.
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Es. morfologia (costruzione e forma delle parole) e sintassi (combinazione delle parole).
“semielaborati testuali” = strutture che il parlante sceglie e rielabora.
1° articolazione ∞ strutture
2° articolazione ∞ fonemi
Diversi reparti = rappresentazioni delle diverse COMPETENZE dei parlanti.
FONETICO-FONOLOGICA: produzione e riconoscimento dei suoni e della loro funzione.
LESSICALE: gestione del lessico mentale (patrimonio mnemonico virtuale).
GRAMMATICALE: processi morfologici e sintattici.
Corretta combinazione delle parole e il riconoscimento delle strutture sintattiche.
PROPRIETÀ FONDAMENTALI DELLE STRUTTURE
POLIVALENZA: una struttura può avere una molteplicità di funzioni che possono essere collegate tra loro
più o meno strettamente.
Hanno una base semantica comune. (Es. andare = spostarsi, dover essere, funzionare, essere gradito,
riuscire)
Lo schema concettuale si caratterizza per INCOMPLETEZZA E INDETERMINATEZZA.
L’indicativo presente: più funzioni passato (presente storico), presente (assoluto), futuro e imperativo.
VARIANZA: pluralità di strategie di manifestazione.
Es. morfologia flessionale (are, ere, ire); essere (sono/fui/stato).
PREFERENZIALITÀ: uso prevalente
= interpretazione più probabile delle strutture che compaiono in un testo.
Es. presente che non ha sempre una valenza di presente, “è stato licenziato”.
È un uso frequente.
ENDOLINGUISTICITÀ: intralinguistico
= la struttura sintattica sembra variare meno da lingua a lingua rispetto al variare delle categorie
morfologiche e lessicali.
Le strutture sono proprie di ciascuna lingua (es. genere grammaticale).
DEITTICI
= Non dicono come è la realtà, ma rinviano direttamente ad essa.
“Volevo quello là, non questo qua” “io, ora, qui”.
Il segno rinvia direttamente alla realtà: il parlante non dice proprietà di oggetti o situazioni, ma indica
oggetti o situazioni entro un campo deittico legato all’io parlante.
Pronomi personali e quelli dimostrativi sono caratteristiche strutture deittiche.
È un sotto sistema.
Essi possono essere diversi da una lingua all’altra ma anche in una stessa lingua (codesto, questo e
quello).
CONCEZIONE DI SAUSSURE DEL SEGNO
Signe (segno) = unione inscindibile di SIGNIFICATO (signifié) E SIGNIFICANTE (signifiant).
Entrambe sono mentali, ideali.
Significante: immagine acustica.
Significato: concetto, frammento di esperienza associato ad un significante.
L’unione è di natura ARBITRARIA: la scelta del significante non è determinata dal significato.
Essa non si riduce ad assenza di motivazione.
È il significante a delimitare il significato.

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I significati esistono perché esistono i significanti.


I significanti esistono perché sono il modo in cui il significato è colto come entità distinta.
“Appartiene alla langue?”
Il segno di Saussure ha due valenze:
1. METODOLOGICA: il segno è una nozione < studioso per spiegare l’organizzazione che regge i dati
osservati (le parole).
2. PSICOLOGICA E SOCIALE: il segno è una entità psichica < patrimonio mnemonico virtuale.
Per Saussure il segno non appartiene all’atto comunicativo concreto.
Non è un evento semiotico della vita reale.
È un significato istitutivo nel sistema.
Si può sostituire “segno” con “significato” (Significato = suono che significa).
Si distingue il segno come FATTO SEMIOTICO prodotto dagli individui nella comunicazione verbale.
≠ ipotesi di segno = struttura di un sistema linguistico che impone vincoli, ma riconosce la libertà del
parlante di comunicare verbalmente la propria esperienza della realtà.

CAPITOLO 3: ELEMENTI DI FONETICA E FONOLOGIA


FONETICA: MODI DI ANALISI DEL SUONO
= Studio delle caratteristiche dei suoni della lingua.
Modi di analisi del suono sono tre:
1. ARTICOLATORIO: ∞ apparato della fonazione PRODUZIONE < mittente
Descrive la genesi dei suoni.
Analisi di più facile comprensione

2. ACUSTICO: ∞ mezzo di propagazione dell’onda sonora TRASMISSIONE = prodotto


Considera i fenomeni acustici come fenomeni fisici.
È un settore particolare della fisica acustica.

3. PERCETTIVO: ∞ sensibilità auditiva RICEZIONE < destinatario


Ricezione del fenomeno acustico e la sua interpretazione come elementi linguistici.
Attività che presiedono al riconoscimento della forma fonetica di una parola.
Si considerano anche i processi di natura psicologica che mediano tra il dato e la rappresentazione
mentale di una parola.
“Suono” = correlato auditivo di un fenomeno fisico chiamato ONDA SONORA.
I FATTORI DELL’ONDA SONORA
= Compressione seguita da una depressione nell’atmosfera < deformazione di un mezzo materiale.

FREQUENZA: numero di vibrazioni (ognuna ha compressione e depressione) in un tempo.


PERIODO: tempo impiegato per compiere la vibrazione.
LUNGHEZZA: distanza percorsa dall’onda
Se in un secondo si hanno due onde, la frequenza è di mezzo secondo.
Al diminuire della lunghezza, aumento la frequenza.
Le onde lunghe hanno una frequenza relativamente bassa ≠ onde corte
AMPIEZZA: dipende dalla pressione esercitata. Diminuisce man mano che l’onda si allontana dalla
sorgente.
>>> Caratteri delle onde semplici.
La maggior parte delle onde è però COMPLESSA = contemporaneamente più vibrazioni.
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La vibrazione del corpo intero FREQUENZA FONDAMENTALE = frequenza di ripetizione dell’onda


complessa originaria.
Le vibrazioni delle parti hanno frequenze multiple e sono chiamate ARMONICHE.
ONDA COMPLESSA PERIODICA = sintesi della fondamentale e delle armoniche. (es. nota musicale)
È la fondamentale a determinare la frequenza. Forma dell’onda < numero e forza armoniche.
ONDA NON PERIODICA = rumore. (Sono assenti i rapporti aritmetici)
IL SUONO
= correlativo auditivo dell’onda.
Frequenza e ampiezza altezza e intensità nel fenomeno acustico.
ALTEZZA: “nota”
Suoni bassi e alti
Sempre “a” rimane
La vibrazione ondulatoria varia a seconda della
conformazione del mezzo materiale, degli ostacoli
e delle interferenze incontrate. (Do di un
pianoforte ≠ do di un violoncello)
È diversa la FORMA si trasferisce nel TIMBRO.
= CONCRETA DIVERSITÀ DI SUONI
[A] [E] [I] sono differenze timbriche.
Durata della vibrazione ondulatoria DURATA
DEL SUONO.
[] Alfabeto fonetico internazionale (IPA) (1886
a Parigi)
<foot> [fu:t]
Pasta
L’ARTICOLAZIONE DEI SUONI
La successione di più cicli di chiusura e di apertura della GLOTTIDE MECCANISMO LARINGEO o
VIBRAZIONE PLICHE VOCALI.
Determina la FREQUENZA dell’onda.
In alcuni casi il meccanismo non è attivo: i muscoli delle
pliche non si contraggono e lasciano fuoriuscire aria
senza produrre ostacoli.
SUONI SORDI (p,t,k,f)
Se il meccanismo è attivo: SUONI SONORI. (b,d,g,v)
La Frequenza è inversamente proporzionale alla
lunghezza della laringe. (es. voci femminili più acute)
L’altezza = frequenza di apertura e chiusura pliche.
1° parte: polmoni e trachea INTENSITÀ
2°parte: laringe con corde ALTEZZA
3°parte: RISUONATORE TIMBRO.
Tre casse di risonanza principale: cavità orale, fosse
nasali e cavità tra denti e labbra.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Varia in base all’impiego delle sue parti (labbra, denti, alveoli, palato, velo, uvola, faringe), ai
movimenti della lingua e alla tensione muscolare.
Responsabile della forma e quindi del TIMBRO.
USI DELLE DIFFERENZE DI INTENSITÀ, ALTEZZA E DURATA
INTENSITÀ: caratterizza il fenomeno dell’ACCENTO variazioni di altezza, durata e timbro.
Accento = picco di intensità che pone in rilievo un momento del flusso fonico.
ACCENTO DI PAROLA: evidenzia una sillaba e raggiunge il picco sulla vocale.
In italiano, solitamente, la vocale con l’accento più intenso ha una durata più lunga.
L’accento di intensità può distinguere parole diverse. (Capitano, capito, subito)
L’accento non è fenomeno di DURATA (= fenomeno fisico che può variare a seconda del tipo di
suono).
La durata delle vocali è diversa: i<e; u<o.
La durata è MISURABILE e funzionale (per distinguere delle parole- inglese).
ALTEZZA: importante per le lingue orientali (cinese)
Quattro toni + una scala di 5 gradi.
Cambiando tono, cambia il significato della parola.
DIFFERENZE TIMBRICHE
Per l’articolazione dei suoni sono fondamentali alcuni fattori:
1. MODO DI ARTICOLAZIONE:
= TIPO DI OSTACOLO che si frappone all’uscita dell’aria.
o Ostacolo totale: OCCLUSIVI (p,t,d,b)
o Ostacolo parziale: CONTINUI:
FRICATIVI o spiranti: f, v, s
LIQUIDI:
• Vibranti [r]: occlusioni ed esplosioni
• Laterali [l]: occlusione centrale e aperture laterali
• Approssimanti [j;w- semiconsonanti]: intermedie tra fricative e vocali
o NASALI: il velo palatale è alzato, l’aria esce < fosse nasali.
o Ostacolo è nullo: VOCALI o VOCOIDI. [a], [e], [u]
La denominazione “vocale” e “consonante” non è basata sulla descrizione articolatoria, ma sulla funzione
che i suoni hanno nella sillaba.
Una vocale non può essere nucleo di sillaba semivocali come [i] e [o] : DITTONGHI.
2. LUOGO DI ARTICOLAZIONE: ∞ parte interessata.
= PUNTO IN CUI SI CREA L’OSTACOLO.
Bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, pre-palatali, palatali, post-palatali, velari, uvulari e laringali.
Se la lingua interviene i suoni vengono divisi in APICALI o DORSALI.
Se la regione apicale della lingua, inarcandosi verso il palato incontra gli alveoli si realizzano le
CONSONANTI RETROFLESSE.
o Nei suoni ad ostacolo nullo, il luogo si configura come GRADO E DIREZIONE
dell’innalzamento della lingua verso il palato.
Per le vocali viene considerato anche l’ARROTONDAMENTO e il GRADO DI APERTURA delle labbra.
3. APPORTO DEL MECCANISMO LARINGEO: Suoni sonori o sordi < VIBRAZIONE CORDE VOCALI
Sonori vocali + continue non fricative (approssimanti, liquide e nasali)
Sordi occlusive + fricative.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

4. TENSIONE O RILASSATEZZA DEI MUSCOLI DEL RISUONATORE


SORDA: tesa ≠ sonora: rilassata.
VOCALI
• GRADO DI INNALZAMENTO DELLA LINGUA: basse [a] o alte [i] [u].
Ci sono poi le medio-basse [vento; botte] [ɛ ; ɔ] e le medio-alte [e ; o]

• GRADO DI APERTURA DELLA BOCCA: [a]: aperta; [Ɛ; ɔ]: semiaperte; [e;o]: semichiuse; [i;u] chiuse.

• LABIALIZZAZIONE: arrotondate [o;u] o non arrotondate [e;i]. [a]= neutra.

• DIREZIONE DELL’INNALZAMENTO DELLA LINGUA:


- POSTERIORI: si innalza la parte posteriore verso il palato [ɔ ; o ; u] (botte, botte, luna)
- CENTRALI: la lingua forma una conca abbassando la parte mediana [a]
- ANTERIORI: si innalza la parte anteriore verso il palato [e; i; ɛ] ( venti, vinto, venti)

• TENSIONE VELO PALATALE: RISONANZA NASALE


Molto utilizzata in francese.

SEMIVOCALI: vocali “non vocaliche” = non hanno accento di sillaba


[i] laico; [u] rauco
[ai] e [au]: DITTONGHI.
o Ascendenti: il 2° elemento ha l’accento. (uòvo, ièri, diàvolo)
o Discendenti: il 1°elemento ha l’accento (mai, dai, guai)
Il termine “vocale” è ambiguo:
1. Indica un suono ad ostacolo nullo VOCOIDE
2. Indica il suono portatore di accento sillabico = nucleo della sillaba VOCALE
// contoide e consonante (suono che non è nucleo sillabico).
È presente una CORRELAZIONE PREFERENZIALE
Ma non sempre un vocoide è una vocale. (semivocali: vocoidi non vocalici no nuclei sillaba)
Non sempre il nucleo di una sillaba è un suono a ostacolo nullo. (nasali e liquide)
SERIE VOCALICHE
“Serie preferenziali o naturali”.
- ANTERIORE + NON ARROTONDATA: [e; i; ɛ]
- ANTERIORI + ARROTONDATE: oe (soeur) ; ɸ (peu)
- POSTERIORI + NON ARROTONDATE: ʌ (cut)

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

- POSTERIORI + ARROTONDATE: [o;u;ɔ]


- CENTRALI + NON ARROTONDATE: ɐ (bitter in tedesco)
- CENTRALI + ARROTONDATE
OCCLUSIVE
∞ Luogo di articolazione e presenza /assenza sonorità.
- B: bilabiale sonora (banca) ≠ p: bilabiale sorda (panca)
- D: alveolare sonora (dare) ≠ t: alveolare sorda (tare)
- G: post-palatale sonora (gara) ≠ k: post-palatale sorda (cara)
In determinati casi [g] e [k] possono subire una modifica di luogo mediopalatali o velari.
OCCLUSIVE ASPIRATE: occlusive sorde nelle lingue germaniche in posizione iniziale.
FRICATIVE
- Labiodentale sonora [v] ≠ sorda [f]
- Dentali sonora [z] ≠ sorda [s]
- Post- alveolari sonora [ᴣ] (jeu)≠ sorda [ʃ] (sciame)
NASALI
- Labiale: m
- Labiodentale: ɱ(anfora)
- Dentale: n (naso)
- Palatale: ɲ (gnocchi)
- Velare: ᶇ + g (post-palatale)(angolo)
Nelle lingue germaniche: la nasale velare può comparire in 3 contesti fonici:
All’interno di una parola, prima di una consonante: kingdom
Alla fine di una parola: sing
In posizione intervocalica: singing
<ng> DIGRAMMA ( fatto di due simboli grafici)
APPROSSIMANTI
SEMICONSONANTI:
- W uomo velare con arrotondamento
- J ieri palatale non arrotondata.
Intermedie tra vocali e fricative.
LIQUIDE
- VIBRANTI: alveolare [r] ; uvulare [R]
- LATERALI: alveolare [l] lana; palatale [ʎ] miglio.
AFFRICATE
Suoni complessi che si producono articolando OCCLUSIVA + FRICATIVA quasi contemporaneamente.
L’attacco è OCCLUSIVO. Si pronunciano nello stesso luogo e sono o entrambe sonore o entrambe sorde.
In francese non si trovano, in cinese ce ne sono 6, in italiano 4.
- Dentali: sonora [dz] zenzero ≠ sorda [ts] azione
- Post-alveolari: sonora [dᴣ] giardino ≠ sorda [tʃ] ciurma
L’Alfabeto Fonetico Internazionale TRASCRIZIONE LARGA
Ogni simbolo = un tipo di suono
Non è una concreta realizzazione MA una IDEALIZZAZIONE FONICA GENERICA.
Corrispondono più suoni specifici, ciuscuno con ulteriori caratteristiche.
Es.[t]: tuo ≠ [t] tipo

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Si possono perfezionare i simboli fonetici < una TRASCRIZIONE STRETTA.


Nel parlato spontaneo tali realizzazioni si caratterizzano in modo vario oppure non si riproducono.
La pronuncia di un suono infatti può anche variare < età, sesso, condizioni psico-fisiologiche.
È importante la PERCEZIONE E L’INTERPRETAZIONE
I suoni vengono ricondotti a tipi = suoni ideali del sistema linguistico.
Continuum fonico segmentato grafico.
ELEMENTI DI FONOLOGIA
= Studio della FUNZIONE DISTINTIVA dei suoni di una lingua.
= Studio dell’organizzazione complessa che regge il continuum fonico e quindi le combinazioni tra i suoni.
Sono fondamentali le DIFFERENZE (opposizioni foniche) per distinguere unità della 1°articolazione.
OPPOSIZIONI FONICHE E OPPOSIZIONI FONOLOGICHE
Ciò che interessa alla fonologia sono quei tratti che:
- DISTINGUONO UN FONO da un altro fono (= suono di una lingua)
- DISTINGUONO UN FONEMA da un altro fonema (= unità fonologica semplice)
Es. “mare” [r] o [R]
I due FONI si distinguono/si oppongono l’uno all’altro. OPPOSIZIONE FONICA
Non è ancora una opposizione fonologica.
UNA OPPOSIZIONE FONICA è FONOLOGICA quando è PERTINENTE, quando serve per distinguere le parole.
Per stabilire se una opposizione fonica è anche fonologica bisogna verificarne la pertinenza, LA FUNZIONE
nel sistema < PROVA DI COMMUTAZIONE.
Es. l’opposizione fonica tra [p] e [b] è anche fonologica: bere ≠ pere
OPPOSIZIONE FONOLOGICA:
Ha funzione DISTINTIVA entro il sistema
Distinzione di foni = distinzione di parole
È OPPOSIZIONE FONICA PERTINENTE capace di distinguere le parole (unità capaci di significare)
Gli estremi sono detti UNITÀ FONOLOGICHE.
Possono essere SEMPLICI (NON ULTERIORMENTE SEGMENTABILI) o COMPLESSE (segmentabili in unità
minori) .
Es. “pera” e “lana”: /per/ e /lan/ = complesse ≠ /p/ e /l/ = semplici.
Le unità fonologiche semplici sono detti anche FONEMI.
COPPIA MINIMA: due parole che fonologicamente si distinguono solo per UN FONEMA nella STESSA SEDE.
Per scoprire l’inventario dei fonemi in una lingua.
IN BREVE Procedimento per rivelare fonemi:
1. OPPOSIZIONI FONICHE < differenza tra foni
2. Tra le opposizioni foniche possono esserci le OPPOSIZIONI PERTINENTI capaci di distinguere
unità della prima articolazione
3. Opposizioni foniche pertinenti = OPPOSIZIONI FONOLOGICHE
4. Estremi opposizioni fonologiche = UNITÀ FONOLOGICHE
5. Unità fonologiche possono essere semplici o complesse
6. Unità fonologiche semplici = FONEMI.
Un fonema è sempre rilevato all’interno di una opposizione fonologica.
Si individua prima l’opposizione fonologica e poi il fonema.
Ciò che conta sono le differenze pertinenti.
/fonemi/.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Fonema = fascio di tratti distintivi può essere diverso dal fonema di un’altra lingua, anche se il suono è
simile.
Il fonema /n/ dell’inglese ≠ fonema /n/ italiano.
VARIANTI LIBERE E VARIANTI DI POSIZIONE
[R] e [r] = foni che realizzano lo stesso fonema.
[r] può sempre sostituire [R] e viceversa. [R] è una VARIANTE LIBERA di [r]
È il tratto VIBRANTE ≠ LATERALE.
VARIANTE = realizzazione NON STANDARD del fonema /r/
LIBERA = la sostituzione è sempre possibile. ∞ circostanze.
LEGATA = imposta dalla combinazione dei suoni di una lingua.
Es. casa e chiesa: opposizione fonica ma non fonologica.
Entrambi utilizzano fonema /k/; occlusiva sorda. MA cambia la posizione.
La [i] non può essere preceduta da una post-palatale medio-palatale.
VARIANZA COMBINATORIA ∞ contesto FONETICO-FONOLOGICO
Determina la scelta di una variante a scapito dell’altra.
Es. [s] e [z] = varianti combinatorie del fonema /s/ in italiano.
[z]: posizione intervocalica (rosa) o prima di una consonante sonora (prisma)
[s]: all’inizio di parola (sole) o prima di una consonante sorda (basta)
REGOLE FONOLOGICHE
Fonema = categoria che si realizza in una classe di foni chiamati ALLOFONI.
Gli allofoni liberi compaiono nella medesima posizione: [r] [R] [ʁ] per il fonema /r/ (la scelta è libera)
La scelta può essere anche legata al contesto /n/: forma breve per [ɳ] o [n]
A B / __Y
ASPETTI DI FONOLOGIA DELLA SILLABA E DELLA PAROLA
Le lingue differiscono per:
- Inventario dei fonemi
- Distribuzione degli allofoni
- Combinazione dei fonemi in unità maggiori Sillaba e parola
SILLABA: attacco(onset) + rima (nucleo + coda)
Nucleo: componente necessaria e sufficiente.
È rappresentato dalla componente vocalica.
L’attacco presuppone la rima. La coda presuppone il nucleo.
In italiano sono presenti sillabe:
o Con NUCLEO E RIMA, SENZA ATTACCO: an-anca
o Con ATTACCO E NUCLEO, senza coda: ca-arca
o Con ATTACCO, NUCLEO E CODA: pan-panca
Se la rima ha solo il nucleo: SILLABA APERTA.
Se la rima ha anche la coda: SILLABA CHIUSA.
Solo il nucleo è obbligatorio. La coda e l’onset sono facoltativi.
Es. solo con il NUCLEO: a- amare
In italiano:
- L’attacco può contenere fino a tre consonanti: 1° fricativa dentale [s] e 3° liquida o semiconsonante
es. strano, splendore, spiegare
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

- La coda può contenere una LIQUIDA, NASALE o semivocale.


es. arto, alto, anta, lampada.
Per le consonanti dell’attacco e della coda valgono le stesse regole per le consonanti di inizio e fine parola.
CONSONANTE GEMINATA: ha due ruoli nella struttura sillabica: compare nella coda di una sillaba e
nell’attacco della successiva.
es. affiorare.
CV= consonante- vocale è la più frequente per l’attacco. (mare, pane, cibo)
Semiconsonanti nell’onset. (ieri)
Semivocali nella coda. (rauco)
“rima”: a partire dal nucleo vocalico della sillaba tonica. (sponde- onde- feconde)

PROCESSI DI FORMAZIONE DELLE PAROLE


Il patrimonio lessicale di una lingua recepisce i bisogni comunicativi della comunità linguistica.
Per corrispondere a queste esigenze, la lingua si avvale di una serie di processi di formazione che sfruttano i
lessemi già esistenti e ne producono di nuovi.
In questi processi troviamo anche FORMATIVI LESSICALI
≠ morfemi flessionali in quanto facoltativi e non obbligatori
≠ morfemi lessicali perché non sono sufficienti a costruire una parola.

I lessemi strutturati si ottengono < altri lessemi per mezzo di procedimenti di formazione delle parole.
COMPOSIZIONE E COMBINAZIONE
Composizione: due lessemi si combinano producendo una nuova struttura.
Solitamente il risultato è UNIVERBATO, cioè viene trattato come una sola parola.
Nella maggior parte dei composti, un lessema ha il ruolo di base e stabilisce la classe lessicale del risultato.
Si parla in questi casi di COMPOSTI DETERMINATIVI.
In altri composti i due lessemi hanno un RAPPORTO DI COORDINAZIONE e la classe lessicale del composto
non è predicibile dai suoi componenti. (Calzamaglia, saliscendi)
In italiano abbiamo composizioni di vario tipo, ma la maggior parte dei risultati rientra nella categoria
“sostantivi”.
I principali tipi:
- Sostantivo + sostantivo: capostazione, madrepatria.
- Sostantivo + aggettivo: cassaforte, pellerossa.
- Aggettivo + sostantivo: altopiano, bassorilievo, buonsenso.
- Verbo + sostantivo (Complemento oggetto): cacciavite, girarrosto, paravalanghe, salvavita.
- Verbo + verbo: saliscendi, toccasana.
- Preposizione + nome: dopopranzo, dopopartita, doposci.
- Aggettivo + aggettivo: pianoforte, nerazzurro.

Ci sono composti determinativi che si riferiscono ad una persona o ad un animale e hanno una struttura
particolare.
COMPOSTI ESOCENTRICI: manifestano una proprietà, mentre l’elemento determinato è implicito.
Es. Pettirosso: uccellino caratterizzato da una macchia rossa sul piumaggio.
In italiano essa è collata sul petto, mentre in tedesco viene vista più vicina alla gola (Rotkelchen Kehle:
gola). In questo caso si parla anche di SINEDDOCHE (parte per il tutto).
Molti nomi propri nella letteratura popolare e folclorica sono costruiti come composti esocentrici:
Biancaneve era chiamata così per la sua pelle “candida come la neve”.
COMBINAZIONI DI PAROLE Scuola-bus, uomo-radar, giornata-no (sostantivo), usa-e-getta (aggettivo).
Tra le componenti vi è un legame meno forte della composizione.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

= Sequenza lessicalizzata di parole che conservano una parziale autonomia, ma costituiscono una unità
con funzione sintattica.
La formazione di parole composte è usata in molte lingue come strategia alternativa alla formazione di
sintagmi con un certo grado di lessicalizzazione.
In questo caso due o più elementi capaci di formare parole autonome (wind e mill) sono uniti in
una parola composta (windmill), dove il determinante precede il determinato.
L’italiano ha l’espressione “mulino a vento” COMPOSTO SINTAGMATICO: il risultato è un’unità che ha
delle caratteristiche del sintagma libero e del composto.
Ha caratteri del sintagma perché le due parole “mulino” e “vento” sono prese in autonomia e il
collegamento è manifestato dalla preposizione “a”.
Ha dei caratteri del composto perché si coglie una solidarietà tra la base mulino e il modificatore
vento.
Il significato dell’espressione tende ad essere afferrato immediatamente come un’unica rappresentazione
(una immagine semplice), piuttosto che il risultato della combinazione del concetto “mulino” e del concetto
“vento”.
Per questo si può dire che in “mulino a vento” c’è una tendenza alla lessicalizzazione.
A testimoniare la tendenza di questo sintagma a essere colto come un’unità lessicale è lo sviluppo di usi
metaforici. (“Essere un mulino a vento = persona facile a cambiare idee e propositi”).
La struttura nome base + a + nome modificatore è frequente in italiano e può avere diverse significazioni.
Spesso il modificatore specifica il tipo di energia impiegata per far funzionare l’oggetto indicato
dalla base (pistola ad acqua)
In altri casi il modificatore significa una caratteristica del denotato (serpente a sonagli, freni a
tamburo).
È possibile che nell’evoluzione della lingua la solidarietà tra le due componenti di un composto lessicale
aumenti e il composto evolva in un LESSEMA ELEMENTARE.
Es. Petrolio e gasolio non sono più considerati composti: non si coglie più la presenza di una base olio
preceduta da un modificatore.
Es. Pomodoro: sostantivo (pomodori), ma nell’italiano popolare (pomidoro). Era il frutto dalla buccia gialla
d’orata, oggi il suo colore di riferimento non è l’oro, ma il rosso.
Es. Chiaramente: evoluzione del latino sintagmatico clara mente. In origine era un ablativo di moto
(mente=ablativo di mens- disposizione, modo), poi viene modificato con l’aggettivo clare (forma
dell’avverbio di modo con morfo –e),spesso confusa con aggettivo plurale clarae < clara.
Per mantenere la struttura dell’avverbio di modo essa evolse in clara mente, una struttura univerbata.
COMPOSIZIONE E RIDUZIONE DI STRUTTURE
Il meccanismo della composizione è produttivo in lingue come il tedesco e le lingue slave, mentre l’italiano
sfrutta la composizione sintagmatica.
L’inglese ha una posizione mediana: in molti casi mantiene l’ordine “determinante + determinato”, senza
univerbalizzazione (non risulta una parola complessa). Garden door ≠ Gartentür.
La riduzione è produttiva soprattutto dal 20° secolo.
PAROLE MACEDONIA: Un caso particolare di composizione, ma molto diffusa negli ultimi decenni.
Mots valise in francese, Schachtelwörter in tedesco.
= Manifestazione di più morfemi lessicali in un amalgama, nel quale i confini tra le parti sono sfumati.
= fusione di parola.
Si considerano maggiormente le parti componenti, più che il risultato, nel quale i confini tra le due parti
sono sfumati.
Es. Blending; stagflation (stagnation e inflation assenza di crescita del prodotto interno lordo in presenza
di inflazione), smog (smoke + fog), brunch (breakfast+lunch), telecast (television + broadcast).

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In italiano la forte produttività di questo procedimento è testimoniata dalle soluzioni proposte nel
linguaggio giornalistico: Confindustria, democristiano..
La formazione di parole mediante riduzione della struttura si ha anche nelle sigle wasp, radar e laser.
Questi elementi sono avvertiti come LESSEMI CANONICI.
Da laser, per esempio light amplification by stimulated emission of radiation to lase.
La riduzione in unità lessicale è il fenomeno opposto alla composizione. È produttiva soprattutto dal
Novecento.
Bici, auto, tele vengono ridotte al primo elemento. ≠ Fahrrad è ridotta a Rad, secondo elemento.
Già negli anni dopo la Prima Guerra Mondiale nell’inglese americano erano diffusi elementi come pneu, Flo,
Japs, mentre nell’inglese britannico lab e gym.
Queste riduzioni oggi non sono più legate allo slang, ma fanno parte dell’inglese dell’uso comune.
PREFISSAZIONE
In italiano i prefissi danno luogo a parole che per lo più appartengono alla medesima classe lessicale della
base. (Es. verbi: attrarre, detrarre, ritrarre, sottrarre; correre: addocorrere, decorrere, percorrere)
Negli aggettivi: in o post inutile, inusuale, inattivo, postmoderno.
Nei sostantivi: pre, post.
Strutture come audio, filo, tele, video, paleo, euro, psico, socio hanno una sistematicità ristretta a certe
aree del lessico.
Tali strutture vengono chiamati PREFISSOIDI: in origine non erano prefissi, ma lessemi. Esse hanno
sviluppato, in seguito anche il funzionamento del prefisso.
LESSEMI LATENTI: morfemi lessicali che si manifestano in una parola solo se vi sono prefissi o suffissi.
Il lessema che si avrebbe senza formativi è detto “latente”, nascosto.
Es. orare adorare, perorare; ludere deludere, colludere, illudere; vadere invadere, evadere,
pervadere.
Anche *scandere scendere con riduzione ascendere, discendere.
DERIVAZIONE
La derivazione è un tipo di formazione che incrementa la base lessicale, trasferendo di solito la parola in
un’altra parte del discorso.
Derivazioni avvenute già in latino:
- “prefisso + habere” prefisso + hibere: adibire, esibire, inibire, proibire
(ad + habere adibére > italiano adibire [presente con suffisso –isc-, adibisco /-i /-e)
- “prefisso + dare” prefisso + dere; ex + dare edere, da cui editio, editor (> it. edizione, editore)
- “prefisso + facere” pref. + ficere > italiano
Per derivare parole si impiegano diverse strategie:
• USO DI SUFFISSI
Come –os- che forma aggettivi (altezzoso, rissoso)
Come –ion- che forma sostantivi da verbi (accensione, traduzione)
Come –ezz- che forma sostantivi da aggettivi (altezza, bellezza)
Non cambia la parte del discorso il formativo –in- in postino, mentre il passaggio si ha in imbianchino
(imbiancare), attacchino (attaccare).
Questo –ino non va confuso con il suffisso che forma nomi alterati (finestrino).
A differenza del prefisso, il suffisso è capace di individuare la parte del discorso cui appartiene una parola.
Un suffisso contiene le informazioni “grammaticali”.
La chiusura di una parola è quindi portatrice di gran parte delle informazioni che permettono di classificare
la parola stessa:
- la parte sinistra (radice) contiene informazioni sulla semantica specifica del lessema,
- la parte destra (desinenza) dà informazioni astratte, indica le categorie generiche che si
manifestano in una parola.
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• DERIVAZIONE ZERO
Quando non intervengono formativi lessicali e il lessema riceve le proprietà flessionali della classe di
arrivo.
Es. aggettivo snello snellire applicando al lessema la morfologia flessionale del verbo.
CONVERSIONE: se il cambio di classe lessicale non comporta una modifica della fonologia della parola.
= cambia la classe lessicale, non cambia la forma.
Es. aggettivi e infiniti sostantivati in italiano (i giovani, gli anziani, il leggere)
Essa caratterizza piuttosto lingue a flessione ridotta, come l’inglese che fa derivare verbi da sostantivi senza
aggiungere suffissi, ma aggiungendo solo il “to” all’infinito. (bottle to bottle)
In tedesco la conversione è sfruttata soprattutto nel passaggio dall’infinito del verbo al sostantivo.
Casi più frequenti in italiano:
- Infinito > nome: l’ammontare, il dovere, il potere, il sapere
- Aggettivo > nome: chimico, meccanico
- Participio > aggettivo > nome: deputato
- Participio > nome: il reagente (chimico)
- Participio > preposizione: durante, nonostante (< non ostante; non + ostare).
- C’è un ma - Senza se e senza ma.
Mi dia pure del lei.
• RETROINFORMAZIONE
Si attua riducendo o togliendo un formativo lessicale che compare nella manifestazione di un lessema
strutturato.
È molto produttiva in inglese: inflation to inflate.
Può anche non comportare un cambio di classe lessicale: togliendo i prefissi si ha flation, to flate (usati nel
giornalismo per indicare un saliscendi di inflazione e deflazione.
• FORMAZIONI PARASINTETICHE
= combinazione di un prefisso con una derivazione zero.
Es. innevare < neve + in- + morfo flessionale verbo.
Es. rincarare < incarare oggi desueto che viene a sua volta da caro. (agiunta di in, rinforzato da re, la cui
vocale è caduta per semplificazione)
Si può dire che è una derivazione perché per produrre il cambio di classe lessicale ha richiesto l’intervento
di un prefisso, il quale ha aggiunto del semantismo di “azione” indicato dal verbo.
• APOFONIA
= variazione della vocale della radice.
Procedimento oggi non più produttivo: e per i verbi, o per i sostantivi. Inglese: sing, sang, sung.
La derivazione non si applica a tutta la portata semantica di un morfema lessicale.
Es. freddo: può significare anche emotivamente indifferente freddezza (≠ temperatura)
A volte per compiere una derivazione semantica si cambia la base lessicale: femminile è aggettivo di donna.
Da acqua deriva sia acqueo che idrico.
ALTERAZIONE
È un tipo di formazione molto importante in italiano, nello spagnolo, nel portoghese, nelle lingue slave e in
quelle baltiche.
Gli alterati in italiano sono:
- Diminuitivi: - ino/ello preceduti da ic /er porticina, fuocherello. Altri: casetta, librotto.

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Elementi come c/er sono INTERFISSI ANTESUFFISSALI.


Essi non significano direttamente, ma in via mediata: hanno la funzione di connettere il morfema lessicale
al suffisso alterativo.
- Accrescitivi: -one macchinone
- Vezzeggiativi: - uccio/uzza calduccio, pietruzza.
- Peggiorativi: - accio/azzo libraccio, linguaccia, andazzo.
Sono possibili combinazioni di suffissi: i diversi formativi degli alterati possono combinarsi tra loro.
Ci sono: due formativi del diminuitivo (fiorellino, casettina); l’accrescitivo del peggiorativo (linguaccione);
intensificazione dell’alterazione (libricino ino ino).
Il senso dell’alterazione può variare a seconda dell’uso:
Atteggiamento positivo, affettuoso nel diminuitivo (cafferino, bel pranzetto) o nell’accrescitivo
(amiconi)
Sminuimento, svalutazione nel diminuitivo (libricino da quattro soldi)
“Diminuitivo di modestia”: ho qui un pensierino
Funzione ironica: facci un pensierino.
LESSEMI LATENTI
DERIVAZIONE COME EREDITÀ STORICA:
Un lessema strutturato spesso non è l’esito di un processo di formazione delle parole, ma è la
continuazione di una parola costituita in epoche diverse o introdotta per contatto con un’altra lingua.
Es. affidabile: derivato di affidare o resa italiana di reliable.
Es. fruibile < fruire verbo intransitivo, ma nella prosa di Leonardo è transitivo.
Es. potabile < potare latino, bere. ≠ potare in italiano, gli alberi, che in latino è potabilis. (sono omonimi)
È necessario ricorrere ad una diacronia.
Lessemi latenti: hanno un morfema lessicale –rog che nell’italiano contemporaneo non è un lessema
elementare (non esiste rogare). Questo verbo è però necessario per la formazione di altri verbi.
I lessemi latenti non si trovano solo nei verbi. Vi sono aggettivi come ineffabile che presenta il morfema eff-
Questa parola si caratterizza per l’applicazione contemporanea del prefisso (in) e del suffisso (abil).
Questo lessema latente emerge solo nell’aggettivo negativo (non esiste effabile) formazione
parasintetica.
SINTEMI
Composti sintagmatici sono tendenzialmente motivati: il significato complessivo è costituito dai significati
delle parti.
I sintagmi sono caratterizzati da COMPOSIZIONALITÀ.
≠ sintemi: unità lessicali complesse con costituenti dotati di autonomia semantica in altri contesti.
significato unitario non deriva dalla somma dei significati dei costituenti.
Es. “Coda di paglia” è un sintema. “sedia di paglia” è un sintagma.
SINTEMA = UN TUTTO SOLIDALE. ≠ In un sintagma si può sostituire un elemento con un altro che ha la
stessa funzione. (Es. manuale di fisica, di chimica..)
In un sintagma il significato della combinazione risulta dai significati delle parole che la
compongono.
Sintema e sintagma sono gli estremi opposti nella SCALA DI LESSICALIZZAZIONE dei rapporti sintagmatici.
1°: lessicalizzazione massima; 2° minima lessicalizzazione.
Certi sintemi possono servire come modello per la costruzione di altri sintemi < sostituzione di una o +
componenti. (cortina di bamboo, di ferro)
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Nei sintagmi la scomponibilità è elevata, mentre nei sintemi è bassa.


I sintagmi non sono mere realizzazioni di una costruzione sintattica: ogni parola convoca il paradigma delle
unità lessicali con le quali si combina nell’asse sintagmatico.
Es. formattazione di serie di continuazioni prevedibili (del disco, non del parmigiano).
Ogni sintagma ha un grado minimo di tendenza alla lessicalizzazione.
FUNZIONI LESSICALI: Tra lessema e sintagma
Funzioni lessicali: relazioni che descrivono in generale il rapporto di una parola X con una combinazione di
parole f(x).
Se x è l’aggettivo nuovo e f è nuovo di zecca, la relazione tra X e f(x) è data dalla funzione lessicale
dell’intensificazione.
La stessa relazione si può riscontrare in molti altri casi: ricco sfondato, bianco come la neve.
La funzione lessicale fa emergere un RAPPORTO DI INVARIANZA DI SENSO, che in questo caso è “molto”.
La sua espressione, però, varia a seconda dell’aggettivo scelto.
VARIANTI LEGATE: diverse espressioni della funzione lessicale (di intensificazione.)
Una funzione lessicale è l’elemento generico di più lessemi specifici.
Essa costituisce un paradigma di unità che servono ad esprimere la portata semantica.
Es. prendere –una decisione; prestare –aiuto; trarre- una conseguenza < “porre in atto”.
La loro predisposizione come parametri della funzione lessicale è una valenza non preferenziale del
semantismo che questi lessemi hanno nel sistema.
LESSICO DA CONTATTI INTERLINGUISTICI
Nella comunicazione vi è interferenza quando i parlanti alternano espressioni di più lingue o dialetti.
Le interferenze possono produrre un contatto di lingue: il modello in A è ripreso da una replica in B.
Contatto con altre lingue = condizione naturale di esistenza di una lingua storica.
Ci sono diversi tipi di replica: prestito ( entrambe facce unità) e calco (strutturale: ripresa struttura modello
o semantico= ripresa uso del modello).
La replica imita il suono e un senso del modello.
Soprattutto le classi aperte del lessico (sostantivi, aggettivi, verbi) recepiscono elementi di altre lingue e
dialetti.
L’influsso lessicale più evidente di una lingua sull’altra è dato dai PRESTITI: la parola di una lingua
costituisce il modello per la costituzione di una parola in un’altra lingua.
Es. sport < inglese, ma la pronuncia nelle due lingue è diversa, così come il sistema delle opposizioni
fonologiche minime.
L’area semantica della parola italiana è diversa da quella inglese (vuol dire anche divertimento). L’italiano
ha sviluppato poi altre valenze “prenderla sportivamente”, “per sport = per passatempo”, tipo sportivo.
Inoltre “sport” è la base per derivare aggettivi, avverbi, aggettivi composti (antisportivo), al femminile è poi
la base per una derivazione zero che dà luogo ad un sostantivo: la polisportiva abb. Società polisportiva.
Sport è una parola diversa dall’originale sport inglese.
Esempi di prestiti che dal latino sono entrati in inglese e in altre lingue d’Europa durante i primi secoli dopo
Cristo.
- sky, take (dall’antico nordico) ecc.;
- change, joy (dal francese medievale);
- altar (dall’italiano moderno) ecc.;
- potato, tomato (da lingue caraibiche)
- sherry (dallo spagnolo Xerez);

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

- ratio (dal latino moderno).


A DISTANZA: il mezzo è la grafia.
A CONTATTO: la pronuncia imita quella originale (questo presuppone una situazione di contatto)
I prestiti fino all’epoca moderna sono per lo più a contatto.
Oggi si danno vari casi:
- La base per la pronuncia è la grafia (secondo la norma della lingua d’arrivo): bus,
shampoo ecc.
- Per lo più si imita la pronuncia di origine: p.es. boom, computer (imitazione della
pron.ingl.).
Spesso la base del prestito è IRRICONOSCIBILE:
Budget che è entrato in tutte le lingue < francese bougette “sacchetto”, quando g era una affricata.
Tennis < tenes francese, un termine legato alla pallacorda.
Pedigree < pe de gru
Esempi di prestiti a contatto:
Via strata “strada pavimentata” antico ingl. si ebbe stret (con e lunga) > street
(strata > a.a.ted.strazza > Straße; neerl.mod. straat. ; per a > e, cfr. ingl.let, ted.lassen).
caupo “oste” (cauponari “mercanteggiare“) > a.a.ted. koufo > Kauf;
> antico ingl. ċeap > cheap;
> russo kupit’.
gr.diskos > lat. discus
> a.a.ted. tisc > ted. Tisch
> a.ingl. disc > dish.
gr. kyriaké
> a.ingl. cirice > church ;
anche: ted.Kirche, russo cerkov’
gr. (kyriaké) ekklesía > lat. ecclesia (domini)
> it. chiesa, fr. église, sp. Iglesia
gr. basiliké > lat./it. basilica
> rumeno biserica, lituano baznicia
gr. πρεσβύτερος (presbyteros) > lat.presbyterus > a.fr. Prestre > prêtre; cfr. ingl.mod. priest
,ted.mod.Priester.
gr. papás
> lat. papa
> rus. pope
gr.episkopos > lat.episcopus
> a.ingl.biskop > bishop
cfr. italiano vescovo
cfr. francese évêque
Nelle lingue germaniche sono entrati anche suffissi molto vitali e produttivi che hanno ampliato le grandi
possibilità di formazione delle parole: suffisso –arius er in tedesco e in inglese (teacher, Lehrer)
Molti usi recenti di prefissi apparentemente “latini” in italiano (es. pre- , super- pro-) sono invece basati su
modelli inglesi.
Occorre distinguere la lingua che dà il prestito dalla lingua che originariamente ha diffuso gli
elementi.
INTEGRAZIONE DEI PRESTITI RECENTI
Consideriamo il processo dell’italiano.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Il significante del modello alloglotto (che in uno stesso territorio parla o documenta una lingua diversa da
quella ufficiale della maggioranza) può essere adattato:
Sul piano fonetico (sovrapposizione della base articolatoria dei due sistemi)
Sul piano fonologico.
L’adattamento è condizionato dalla conoscenza della lingua modello da parte di chi opera il prestito.
INTEGRAZIONE FONOLOGICA:
Quando il modello presenta fonemi che nella lingua di arrivo non sono presenti, l’integrazione può avvenire
in vario modo:
Arricchimento fonologico della lingua di arrivo
Acquisizione di un nuovo fonema
Il tutto porta ad una RIDEFINIZIONE DEL SISTEMA.
Si possono avere FONEMI INDOTTI: condotti entro una lingua.
A volte la lingua di arrivo riprende il suono del modello e si introduce un nuovo fonema.
Si ottiene una resa molto vicina al modello, con integrazione nulla del prestito: es. beige e garage, con la
fricativa prepalatale importata dal francese.
Oppure può accadere che sia introdotta nella lingua di arrivo una NUOVA DISTRIBUZIONE DI UN
ALLOFONO: stop, snob, sport, smog, crack.
Esse presentano una consonante occlusiva (p,b, t,d, k,g) in posizione finale, che in italiano non è prevista.
Per influsso del prestito un certo suono acquisisce una nuova posizione.
In altri casi, si hanno FONI DIVERSI PER UN FONEMA:
Se si tiene conto della fonetica della lingua di arrivo, cambia la realizzazione di un fonema = cambia
la pronuncia. (s z davanti ad una nasale in italiano)
Può succedere che nella realizzazione di un allofono si tenga conto non delle distribuzioni della lingua
modello, ma di quelle della lingua di arrivo: es. smog e snob c’è una fricativa sonora (s, z)
Nella lingua di arrivo manca il fonema e il fono straniero è sostituito da un fono indigeno, che
realizza un altro fonema: club /KlƐb- francese/ o /klab/ è realizzato diversamente nelle diverse fasi
di integrazione del prestito e a seconda della varietà di italiano che lo ha accolto.
INTEGRAZIONE GRAMMATICALE:
Nella lingua di arrivo il prestito può ricevere trattamenti grammaticali diversi:
INSERIMENTO DELLA PAROLA IN UNA CATEGORIA LESSICALE CORRISPONDENTE: boom e crack
sono sostantivi sia nel modello, sia nella replica.
REDISTRIBUZIONE: un aggettivo inglese diventa un sostantivo in italiano (big, il big) oppure è una
forma di infinito che diventa sostantivo (relax, il relax).
INTRODUZIONE DI MORFEMI DELLA LINGUA DI ARRIVO: Nell’integrazione della parola si usano
morfemi flessionali della lingua di arrivo.
Un caso tipico è la formazione in –are di molti verbi che l’italiano introduce come prestiti.
Es. chat chattare.
RIDUZIONE DEI COMPOSTI:
Ci sono anche i fonemi di riduzione dei comporti: night-club night.
Nel composto inglese night è determinante di club, ma nelle lingue romanze l’ordine è inverso: è il secondo
elemento ad essere determinante (sala da pranzo), ma in inglese è dining-room.
//cocktail-party, camping-ground
Queste riduzioni non vanno confuse con le abbreviazioni del composto riscontrabili anche nel modello:
blue-jeans jeans; boy-scout scout.

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È possibile distinguere i casi solo < COMPETENZA.


Ci sono casi di ADATTAMENTO GRAFICO, che si verificano con i prestiti più diffusi: goal e nylon gol e
nailon, ovvero con adattamento rispetto al criterio fonetico proprio dell’italiano.
L’adattamento può verificarsi anche con i DERIVATI che la lingua di arrivo ha costruito con i propri suffissi:
jeep gippone; Darwin darviniano, jeanseria, clubmania.
Si parte da una parola straniera che può essere accolta senza modifiche grafiche.
Può avvenire che dal prestito si proceda all’ulteriore formazione di derivati o composti.
GENERE GRAMMATICALE:
La scelta del genere grammaticale dei sostantivi può avvenire < criteri diversi.
Genere naturale
Struttura del vocabolo: tiene conto delle desinenze e delle equivalenze tra suffissi (-tion
zion/sion - femminile)
Presenza o assenza di vocaboli contigui (a contatto, vicino): budget è maschile perché in italiano c’è
il bilancio. Se questo vocabolo manca, l’italiano tende a recepire il prestito come maschile, il genere
grammaticale non marcato.
Un’analisi di alcuni aspetti consente di vedere la complessità del fenomeno del prestito.
È opportuno distinguere:
ACCLIMATAMENTO: aspetto sociale
Un prestito si diffonde nell’uso e si stabilizza come item della lingua di arrivo. (computer, chat)
INTEGRAZIONE: aspetto strutturale.
Un prestito si orienta ad assumere caratteristiche fonologiche e morfologiche della lingua di arrivo.
I CALCHI
La ricezione di parole da altre lingue avviene anche attraverso il calco.
CALCO SEMANTICO: una parola, già presente nella lingua, acquista un nuovo senso per influsso di una
parola di un’altra lingua (goal: rete; star: stella, classe “eleganza” < class)
- Corner > angolo (ma anche corner kick > calcio d’angolo)
- summit > vertice (ma anche summit conference / meeting > conferenza al vertice o alla vetta /
incontro al vertice)
- class > classe “eleganza” (avere classe)
- réaliser > to realize > realizzare “rendersi conto”
- to support > supportare “sostenere”
- stella (nel senso ‘star’)
- Toro, orso (in Borsa < bull, bear market)
CALCO STRUTTURALE: la “forma intera” di un’espressione modello viene trasposta nella replica.
La struttura lessicale di un’unità di un’altra lingua è il modello per una nuova parola, che viene
costruita con strumenti della lingua di arrivo. (skyscraper: grattacielo)
Il calco strutturale è PERFETTO quando vi è uno stretto legame al modello imitazione fedele.
Calchi nella storia delle lingue europee:
o gr.peristasis > lat. circumstantia (cfr. anche ted.mod. Umstand (sul latino); russo obstojatel’stvo (sul
greco)
o gr.ekdidonai > lat. edere (cfr.ingl.mod. editor > to edit)
ted ausgeben / Ausgabe (< editio); russo izdavat’ / izdat’ / izdanie

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

o gr.sympátheia > lat.compassio > ant.franc.compassioun > ingl.compassion


cfr. ted Mitleid (sul latino), russo sostradanie (sul greco) ingl sympathy è prestito dall’ant.franc.
sympathie
Calchi strutturali in epoca più recente:
- fuorilegge < ingl. outlaw;
- altoparlante < loudspeaker;
- grattacielo < sky scraper
- tavola rotonda < round-table;
- lavaggio del cervello < brainwashing
- piedipiatti < flatfoot
- fuoco amico < friendly fire
- (muovere in) territorio positivo / negativo < (to push into) positive / negative territory.
Si osserva che tanto più il calco è perfetto, tanto più la lingua mutuante tende a riprodurre la struttura della
lingua che offre il modello.
Questo lo troviamo quando le due lingue presentano strutture analoghe oppure quando la ripresa del
modello conduce a infrangere le tendenze tipiche della lingua ricevente.
INNOVAZIONI nei processi formativi.
Es. Knight errant < chevalier errant, ma l’inglese ha costruito un composto dove il secondo membro è
aggettivo, mentre di solito in inglese l’aggettivo precede il nome.
Es. free trade libero mercato, riprende l’ordine del modello inglese.
Solitamente, però, il calco non è perfetto: CALCO STRUTTURALE IMPERFETTO.
Le strutture della lingua ricevente condizionano la forma del calco.
Il rapporto con il modello è meno stretto: c’è una imitazione approssimativa, nella quale uno degli
elementi del modello è riprodotto più liberamente.
Es. brainwashing: lavaggio del cervello, round-table: tavola rotonda.
Es. Skyscraper Wolkenkratzer; latino Patria Vaterland.
L’osservazione dei fenomeni di contatto tra le lingue nell’Europa Occidentale mostra l’importanza
determinante del latino come denominatore comune della civiltà europea occidentale.

DALLA LESSICOLOGIA ALLA LESSICOGRAFIA


LESSICOLOGIA: studio scientifico del lessico, della sua organizzazione e del suo cambiamento nel tempo.
LESSICOGRAFIA: studio ed elaborazione di tecniche per raccogliere, organizzare e descrivere il lessico di
una lingua. Per mezzo di queste tecniche si redigono dizionari di vario tipo.
SEMANTICA LESSICALE
I lessemi sono connessi tra loro anche mediante rapporti basati sul senso.
Il termine “senso” è inteso come VALENZE POSSIBILI DI UN LESSEMA, ACCEZIONE, ossia una certa
predisposizione a funzionare nei testi producendo un effetto nella comunicazione verbale.
“Ciascuno dei diversi significati che un vocabolo può avere per effetto dell'evoluzione semantica o per l'uso
che se ne fa nei diversi ambiti di esperienza e di attività.
Relazioni semantiche tra sensi di lessemi (Collegano un senso di un lessema con un senso di un altro
lessema) si distinguono in:
- IPERONIMIA VS IPONIMIIA
Ad un lessema di senso generico (iperonimo) si riconducono altri lessemi di senso specifico (iponimi).
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Es. depurare disinfettare, disinquinare; sovrano re, principe, imperatore, granduca.


CO-IPONIMI: I lessemi che condividono lo stesso iperonimo.
- SINONIMIA: relazione tra simili.
La sinonimia è una somiglianza parziale di senso (abbinare, accoppiare; ventre, pancia).
- ANTONIMIA: relazione tra opposti.
L’antonimia collega parole di senso contrario (alto e basso; amico e nemico; salire e scendere).
Nella lingua di uso comune, la sinonimia si configura come una somiglianza limitata ad alcuni aspetti del
senso. La sinonimia completa è rara e si riscontra soprattutto nel linguaggio specialistico.
La sinonimia è limitata:
o Dal dominio d’uso di un lessema: una parola può appartenere a un lessico specialistico oppure alla
lingua d’uso comune.
Es. Cloruro di sodio ∞ sale da cucina; lombaggine ∞ colpo della strega.
Sinonimie accettabili solo nell’uso comune: accoglie tecnicismi, attribuendo loro un senso approssimativo
lontano dall’uso specialistico.
o Dal registro della conversazione: formale o informale
o Dagli stereotipi verso individui o istituzioni.
La SOSTITUZIONE è un criterio decisivo per verificare la sinonimia: se due espressioni sono accettabili nel
medesimo testo, c’è un rapporto di SOMIGLIANZA TRA SENSI.
Dottore e medico possono essere considerati sinonimi nell’uso familiare, non in quello specifico.
Ogni sinonimo ha una CONNOTAZIONE DIVERSA: es. sbirri e poliziotti possono essere considerati sinonimi,
ma non si possono sostituire sempre, in quanto sbirri ha una connotazione negativa.
Componente del senso ∞ atteggiamenti (emozioni e valutazioni) assunti dal mittente verso a
realtà messa a tema nel discorso.
A loro volta i sensi di un lessema possono legarsi tra loro in vario modo.
Si distingue:
- Senso proprio: concreto, letterale (volpe: animale selvatico)
Il senso che psicologicamente e/o statisticamente è considerato tipico per un dato lessema.
- Senso figurato: interpretazione di un0altra esperienza. (volpe: astuto)
Le categorie del senso proprio servono per categorizzare (“classificare”) un’altra esperienza
(accapigliarsi ‘disputare, litigare a parole’: qui la contesa è verbale, non più fisica).
- Senso esteso: estensione del senso, che non si allontana dal senso proprio.
Accapigliarsi: prendersi per i capelli azzuffarsi = venire alle mani ≠ uso figurato: contesa verbale, non
fisica.
Alpino ∞ Alpi paesaggio alpino ∞ alta montagna.
Molti lessemi sono inoltre caratterizzati da OMONIMIA: due o più strutture si avvalgono della medesima
strategia di manifestazione.
Es. miglio = pianta < milium o unità di misura < milia.
I due lessemi hanno origini diverse e per questo si tengono distinti, pur avendo il medesimo
significante.
Es. coccolone: accrescitivo di coccolo, oppure accrescitivo di coccola nel senso arcaico “percossa”.
Può avvenire che nella medesima parola, nel corso della storia, sviluppi sensi molto distanti tra loro, che
non hanno nulla in comune.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Le aree semantiche si scindono e si attribuisce al nuovo senso un lessema autonomo.


Settore dei LESSICOGRAFI, autori e compilatori dei dizionari d’uso.
Autorità competenti della secessione.
Es. Bolla: rigonfiamento o sigillo omonimi lemmi distinti nel dizionario.
Es. Banda < germanico bandwa “segno, segnale”. Ha sviluppato tre vocaboli distinti (lato,parte + gruppo di
individui+ striscia, segnale) a seconda di determinate vie intraprese nel passato. Essi non consentono la
trattazione di banda come un unico lemma.
Sono lemmatizzate: registrate con tre entrate diverse.
A volte lo sviluppo omonimico non è riconosciuto e due aree semantiche eterogenee sono mantenute
sotto lo stesso lemma. Per esempio nelle lingue germaniche una parola: Nail/ Nagel = Unghia + chiodo.
Antica somiglianza tra i due sensi: “estremità appuntita vista come la punta delle dita”.
La predisposizione di un lessema ad avere più sensi possibili è un aspetto della POLIVALENZA FUNZIONALE
DELLE STRUTTURE LINGUISTICHE.
Per cogliere il senso di un lessema nell’uso concreto, è spesso sufficiente considerare gli altri lessemi
presenti.
I lessemi sono fatti per lavorare insieme nel testo.
Il senso, automaticamente inteso, non è racchiuso nelle parole, prese isolatamene da un inventario, ma
emerge considerando l’interazione tra le parti del tutto.
TIPOLOGIA DEI DIZIONARI
Si considerano gli aspetti della macrostruttura (lemmario) che racchiude le voci di un dizionario.
Microstruttura: modo in cui le voci vengono registrate e descritte nei dizionari.
Le informazioni sono individuate, redatte e presentate secondo una serie di pratiche condivise dalla
lessicografia, disciplina che ha per obiettivo la raccolta del lessico di una lingua allo scopo di compilare
dizionari.
Un dizionario, o vocabolario, è un’opera che registra i lessemi e i formativi lessicali di una lingua.
Ciascun elemento:
o È presentato < LEMMA: forma base.
o Segue la sezione GLOSSA, nella quale, a seconda del tipo di dizionario, si trova un insieme
organizzato di informazioni.
In base alla sua funzione, un dizionario può:
Essere monolingue o bilingue;
Registrare i lemmi della lingua comune o di linguaggi specialistici;
Riguardare la lingua standard oppure una varietà non standard (dialetti, gerghi, lessico familiare);
Essere in ordine alfabetico o seguire un’altra organizzazione.
I dizionari SEMASIOLOGICI: dal lemma ai sensi.
La descrizione prevede l’avvio dalla voce (lemma) e conduce alla definizione e descrizione dei sensi.
La tipologia di questo tipo di dizionari è vasta: molti sono incentrati su aspetti specifici delle voci e
presentano un’organizzazione particolare.
o Dizionari dell’uso
o Ortografici e inversi (in ordine alfabetico, ma dall’ultima parola)
o Etimologici (descrivono percorso storico di quella parola)
o Ragionati (organizzano il lessico in famiglie di vocaboli: un lemma base da quale si ricavano altri
vocaboli, a volte semanticamente eterogenei pane, impanatura, panettiere, pandoro)
o Della sillabazione, della pronuncia e delle rime.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Ci sono poi i dizionari ONOMASIOLOGICI: dal senso ai lemmi.


Si prende l’avvio da un significato, rappresentato da una parola, e si cercano altre parole che siano
a esso in qualche modo collegato.
Sono specifici, ristretti ad un campo di analisi.
o Dizionari per immagini (propongono nomenclatura divisa per ambiti) adatti per
l’apprendimento di una lingua straniera, ma si limitano all’inventario dei nomi + immagini
o Metodici: raggruppano il lessico in famiglie di vocaboli omogenei per area semantica. (Lemma =
iperonimo con una serie di iponimi sotto)
o Dei sinonimi e dei contrari:
Questi sono a loro volta di vario tipo: alcuni indicano parole che condividono un senso
(ubriacone, beone), altri considerano le differenze di senso di parole affini semanticamente
(fiume, torrente, ruscello)
Nella lingua d’uso quotidiano si tende ad affermare che una parola è sinonima di un’altra, ma questa
affermazione non è del tutto corretta.
La sinonimia, ma anche la antonimia riguarda un senso di un lessema, non il lessema in tutto il suo
potenziale significativo.
Es. scorretto disdicevole, sconveniente ∞ atteggiamento ≠ sbagliato, errato ∞ compito.
Terza tipologia: dizionari SINTAGMATICI:
o Valenziali
La valenza è impiegata soprattutto nella trattazione dei verbi. Indica i “posti argomentali”: numero,
ordine e qualità degli argomenti.
Es. leggere: può essere intransitivo (1 posto argomentale) o transitivo (2 posti argomentali).
In base alla qualità degli argomenti il soggetto è umano, l’oggetto è un documento scritto oppure
un’opera o eventi.
Il significato (i sensi diversi del verbo) cambia a seconda di un’analisi della valenza attenta alla qualità
degli argomenti.
o Delle costruzioni e delle collocazioni
Costruzioni: Mettono in luce le combinazioni obbligatorie di elementi. (attento a, capace di)
Queste informazioni sono decisive per i dizionari destinati a un pubblico di apprendenti non
madrelingua. Un filone particolare di questi dizionari si trova in inglese (phrasal verbs).
Collocazioni: non hanno una ragione grammaticale, ma sono radicate nell’usi.
Es. soffiare, tirare ∞ vento e aria; cadere ∞ pioggia e neve; forte non può andare con neve, ma con
nevicata.
In alcuni casi vi è una ragione semantica, mentre in molti casi la scelta non ha una motivazioni
semantiche, ma è data dalla solidarietà tra lessemi che porta a preferire una combinazione rispetto ad
un’altra.
I dati delle costruzioni sono essenziali per combinare i lessemi in modo corretto, le informazioni
sulle collocazioni sono necessarie per combinare i lessemi in modo appropriato.
o Idiomatici
Le informazioni contenute nei dizionari specifici possono essere rilevate anche nei dizionari d’uso.
Nelle versioni più recenti, infatti, abbiamo un amalgama di prospettiva semasiologica e sintagmatica.
I LEMMI NEL DIZIONARIO MONOLINGUE
Un dizionario monolingue dell’uso organizza le voci in quattro reparti:
1. AREA DELL’ENTRATA
Contiene il lemma + informazioni sulla sillabazione e la pronuncia.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Per l’italiano si indica subito la vocale con accento di parola: anòdino.


Altri dizionari invece registrano prima il lemma e dopo, tra parentesi, presentano la divisione in sillabe
indicando contemporaneamente la vocale con accento di parola. (a-nò-di-no)
Per i prestiti acclimatati non del tutto integrati per la pronuncia, si fa ricorso ai simboli dell’API (club)
2. AREA DELL’INFORMAZIONE GRAMMATICALE
Informazione grammaticale accompagna il lemma e contiene i dati sulla classe lessicale (nome, verbo,
aggettivo) e sulla morfologia flessionale (genere e numero). Per i verbi si precisano le varie forme
irregolari, precedute dal nome del tempo verbale e da indicazioni sulla valenza. Es. mangiare nel
dizionario Sabatini-Coletto : v.tr. [sogg-v-arg (complemento oggetto)] oppure v.int. [sogg-v]
Nello Zingarelli: A v.intr e B v.tr. gerarchia con lettere dell’alfabeto che iniziano da capo.
3. AREA DELL’INFORMAZIONE SEMANTICA
È il nucleo di una voce del dizionario. E generalmente articolata in 3 componenti:
- Definizione: ogni definizione precisa un senso di una voca.
Si articolano in definiendum (voce portata a lemma) e definiens (rende esplicito il senso,
distinguendolo da eventuali altri.
Il definiens è strutturato variamente a seconda della prassi e della lessicografia.
Si possono avere definizioni di vario tipo:
PER SINONIMI
Nei dizionari italiani di epoca moderna < Vocabolario della Crusca, si faceva ricorso ai sinonimi
circolarità: definiendum nel definiens. ( focoso = di fuoco)
Nei dizionari contemporanei la definizione rinvia spesso ad un’altra definizione.
Si crea una RETE DI RIMANI INTERNI AL DIZIONARIO che illustrano i rapporti tra lessemi in una
lingua.
Es. vivere: avere vita, essere in vita vita: complesso delle proprietà come nutrizione, respirazione…
che caratterizzano la materia vivente e la distinguono dalla materia non vivente. Ma nello Zingarelli
abbiamo ancora questa circolarità “vivente”, che invece viene superata nel Sabatini-Coletti.
ARISTOTELICA: tramandata dalla logica classica come il tipo autentico di definizione.
Procede per genus proximum et differentiam specificam pone prima un termine generico
(iperonimo) e poi un termine specifico, che esprime le qualità del definiendum rispetto agli altri
elementi dello stesso genere.
Es. cane e gatto: partono con un genus proximum comune “mammifero domestico dei Carnivori”,
poi differiscono.
Queste definizioni sono buone perché consentono di analizzare le componenti del senso e di
utilizzarle per individuare somiglianze e differenze tra i sensi di un lessema e tra i diversi lessemi.
PER NEGAZIONE DI ANTONIMI
Utilizzate soprattutto per i casi più difficili.
Es. morire: cessare di vivere, perdere la vita.
Presuppone una definizione adeguata di vita.
Forse i continui rimandi non sono casuali, ma servono a descrivere che il senso dei lessemi deve fare i conti
con la realtà dell’esperienza: non c’è morte senza vita.
Il lessico è intriso di realtà.
Una definizione rende esplicito un senso di un vocabolario.
- Impieghi tipici (esempi d’uso)

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Integrano la definizione.
- Fraseologia
Completano l’informazione semantica.
Es. pioggia nel suo senso figurato: “gran quantità di cose che scendono dall’alto”.
Esiste poi una quarta area per i sostantivi e gli aggettivi ∞ alterati, formazioni avverbiali (-mente)
4. AREA DELLE INFORMAZIONI COMPLEMENTARI
Queste informazioni accompagnano i diversi sensi di un lemma, che possono essere raggruppati in:
- Etimologia e datazione
Si riduce ai cenni sull’origine di una parola e sul percorso compiuto per entrare nel vocabolario.
La datazione è riferita alla prima attestazione di una parola: ha carattere ipotetico ed è soggetta a
revisione, perché si basa su osservazioni empiriche.
- Marche d’uso
Consentono di individuare l’ambito che caratterizza un dato uso di una parola.
Sono molto importanti.
Es. scemo: “tardo di mente” cretino, stupido ma anche “privo, mancante” ∞ Ariosto. Sciocco
nell’uso toscano vuol dire “senza sale”
- Sinonimi e contrari
lago [là-go] ant. laco s.m. (pl. -ghi)
Area dell’entrata: lago [là-go] ant. laco ; area dell’informazione grammaticale: s.m. (pl. -ghi)
Informazione semantica:
1 Grande massa d'acqua, generalmente dolce, che occupa una depressione del suolo e non
comunica direttamente col mare: […] le rive, la superficie, il fondo del l.; pesce di l. […]
• 2 (al pl.) Zona ricca di laghi; andare ai l. […]
• 3 [est.] grande quantità di liquido sparso: […] essere in un l. di sudore; è stato ritrovato in un l. di
sangue
Informazioni complementari: ETIM lat. Lacum, sec. XIII
CLASSIFICAZIONE DEI SENSI DI UN LEMMA E USI DEL VOCABOLARIO
Nella microstruttura di una voce lessicografica i sensi possono essere ordinati in base a criteri differenti.
• Ordine TEMPORALE: tiene conto della nascita di un senso.
• Ordine LOGICO: il senso proprio precede i sensi figurati, le estensioni e gli sviluppi < calco
semantico.
• Ordine basato sulla DIFFUSIONE: tiene conto della frequenza d’uso.
Risente delle preferenze degli attori.
Un dizionario = ipotesi sulla struttura del lessico di una lingua.
Le definizioni si prestano a manipolazioni. Secondo Luca Serianni, infatti “la definizione è il luogo in cui
l’ideologia del lessicografo, di norma occultata o dissimulata, ha la possibilità di affiorare alla superficie.”

CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE


Profilo storico: L’esigenza di classificare e quindi mettere in ordine il variegato e multiforme insieme delle
lingue umane cominciò nel 16° secolo, con l’invenzione della stampa e l’allargamento degli orizzonti delle
conoscenze geografiche.
Mostrarono quanto fosse diverso il mondo a livello di lingue, morfologia e sintassi.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Piano piano i tentativi di classificazione delle lingue assunsero una dimensione più ampia e
scientificamente affidabile ci si rese conto di alcuni fatti prima inattesi.
Difficoltà nell’elencazione delle lingue: difficile distinguere se due parlate sono due lingue
diverse o due varietà della stessa lingua.
Somiglianza di alcune lingue rispetto ad altre: ma la cosa più interessante era trovare
somiglianze tra lingue molto lontane geograficamente e forti diversità tra lingue di terrori
vicini.
I primi viaggiatori: mercanti e missionari andavano nei paesi lontani e acquisivano l’esperienza di lingue
e culture precedentemente ignote al mondo europeo.
Furono loro i primi a notare somiglianze tra parole di alcune terre lontane e le parole della loro lingua.
Filippo Sassetti, mercante ed esploratore fiorentino del 16° secolo aveva notato in India parole che per
senso e suono erano simili all’italiano (Dio, serpe, sette, otto, nove).
Un orientalista aveva rivelato la somiglianza di alcune parole persiane con quelle inglesi (brother,
daughter).
INIZIO REDAZIONE GRAMMATICHE, REPERTORI, VOCABOLARI DI LINGUE fino ad allora trascurati.
Per la classificazione delle lingue si utilizzò il Padre Nostro. Si compilarono raccolte sempre più ampie di
traduzione di questo testo.
Risultò anche che alcune lingue rimandavano a un’ascendenza comune immediata e facilmente
individuabile.
17° e 18° secolo concentrazione su famiglie di lingue strettamente collegate definendone i rapporti in
modo preciso: lingue romanze, ugro-finniche, semitiche.
Importanti progressi metodologici.
18° e 19° secolo:
o Intensificazione degli scambi linguistico-culturali
o Approfondimento interesse per la cultura e letteratura dell’India
o Emerse l’esistenza di un’ampia famiglia linguistica che comprendeva numerose lingue dell’Europa
e dell’Asia: LINGUE INDOEUROPEE.
A questa contribuirono numerosi studiosi: inglesi (William Jones), tedeschi (Franz Bopp) e danesi (Rask).
Con Franz si fece un salto di qualità: si passò dal confronto di singole parole alla comparazione organica
della struttura linguistica.
Egli presentò nel 1816 una MONOGRAFIA del sistema verbale di varie lingue indoeuropee. A lui si deve
anche l’espressione “Grammatica comparata”, che indica una nuova metodologia di studio < CONFRONTO
SISTEMATICO tra le strutture grammaticali delle lingue.
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE
Esistono più modalità di classificazione < numerosità delle lingue, ma esistono due classificazioni ritenute
più significative:
- Classificazione GENEALOGICA
- Classificazione TIPOLOGICA
Noi analizzeremo solo quella Genealogica.
Fase 1: COMPARAZIONE confrontiamo le attestazioni delle varie lingue e ne verifichiamo la
corrispondenza formale e semantica.
Si può riscontrare una lingua comune più antica in molti casi, il latino.
La lingua madre ha subito cambiamenti e trasformazioni diverse nelle varie regioni in cui era parlata: da
una primitiva fase unitaria (impero romano) più varietà, ciascuna con una propria fisionomia.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Es. Lingue Romanze o Neolatine: conoscendo l’ascendente comune, è possibile delineare le modalità delle
trasformazioni che hanno toccato le singole parole.
In genere abbiamo delle continuazioni regolari della parola latina: ognuno dei fonemi ha assunto la
forma romanza attesa. (c + a in francese champ)
Si ha una parentela genealogica quando DUE O PIÙ LINGUE RIMANDANO A UN ASCENDENTE
COMUNE vicino, o lontano nel tempo.
Es. Lingue Germaniche: diversità rispetto alle neolatine perché in questo caso non si ha una
documentazione della fase unitaria a cui risalgono.
Si attua quindi una RICOSTRUZIONE per ricondurre la diversità attuale a una forma originaria
comune che sia in grado di spiegare in modo convincente come si è passati da una fase unitaria
precedente a una varietà successiva.
Si utilizza l’asterisco prima della parola per fare capire che è una ricostruzione.
Questo metodo di lavoro ci permette di risalire a ordini di parentela ancora superiori esiste una lingua
comune tra latino e *lingua originaria delle lingue germaniche (spesso gotico): LINGUE INDOEUROPEE.
Non basta però la rivelazione di una somiglianza superficiale, occorre verificare che i fonemi delle lingue in
questione si presentino nello stesso ordine e vi siano corrispondenze fonetiche regolari < altre
comparazioni.
Le parole possono passare facilmente da una lingua all’altra (prestiti).
Per avere una motivata e certezza della parentela genealogica di due o più lingue: ESAME DEI MORFEMI
LEGATI e MODALITÀ DI FORMAZIONE DELLE PAROLE.
La lingua ricostruita non può avere la pretesa di essere trattata allo stesso modo di una lingua naturale.
La nostra ricostruzione si basa solamente sul materiale che ci è pervenuto.
La forma ricostruita è per definizione una forma ipotetica: serve come modello a cui rifarsi per
spiegare il rapporto che collega più forme storiche.
Non c’è la pretesa di riprodurre con assoluta esattezza una situazione ormai irraggiungibile.
Sono una proiezione di forme storiche a una fase prestorica i simboli usati dagli studiosi sono cambiati,
così come è cambiato il nostro modo di scrivere.
LE LINGUE DEL MONDO
Si risale ad una FASE LINGUISTICA UNITARIA, risalente al 3 millennio a.C. < comparazione e ricostruzione.
Molte lingue indoeuropee hanno tradizioni letterarie che iniziano secoli prima dell’era cristiana e la
comparazione individua con nitidezza alcune corrispondenze fonetiche regolari che consentono di
ricostruire una fase anteriore a quella documentata.
Per le lingue prive di tradizioni letterarie/scritte è difficile stabilire l’esistenza di vincoli o ricostruire fasi
perdute, è arduo e rischioso fare collegamenti.
Alcune scuole, infatti preferiscono limitarsi a registrare un grande numero di piccoli raggruppamenti,
spesso costituiti da poche lingue o da un’unica lingua.
Molti studiosi si sono impegnati a cogliere legami tra lingue indoeuropee e altre famiglie linguistiche, ma i
risultati non sono riusciti a convincere in modo definitivo.
Diversi indoeuropeisti espressero l’impossibilità di trovare collegamenti tra indoeuropeo e altre famiglie
linguistiche.
- Si sono cercati legami con le LINGUE SEMITICHE per ragioni culturali: la cultura occidentale nella
sua fase più antica aveva trovato nelle lingue classiche e semitiche delle espressioni.

- Alfredo Trombetti cercò di dimostrare la MONOGENESI DEL LINGUAGGIO: la discendenza di tutte le


lingue del mondo da un’unità originaria. Ma la sua teoria non ebbe successo.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

- TEORIA DEL NOSTRATICO: Delineare connessioni tra indoeuropeo e altre famiglie linguistiche
limitrofe (caucasica, uralo-altaica, camito-semitica, dravidica).
Propongono raffronti tra parole di cultura confronto limitato al lessico e non alle strutture
grammaticali.

- Joseph Greenberg cercò di definire un numero limitato di famiglie linguistiche dalle dimensioni più
ampie.
A lui si deve la COMPARAZIONE MASSICCIA: operare sulla base di un numero più ristretto di macro
famiglie.
Si osservano parentele “genealogiche” fra lingue.
Per esempio in Europa vi è una “famiglia” indeuropea e una “famiglia” uralica.
Vi rientrano quasi tutte le lingue che oggi formano lo “spazio linguistico” europeo.
[N.B. Non consideriamo le migrazioni degli anni recenti]
Le lingue – anche molto diverse per genealogia – possono entrare in contatto. In questo modo lingue anche
molto lontane assumono alcuni aspetti simili.
LINGUE INDOEUROPEE
1. INDO-IRANICO: si suddivisero poi in
- Lingue Iraniche: farsi (lingua ufficiale Iran), dari, pashto (lingua ufficiale Afghanistan), osseto
- Lingue Indiane: hindi, urdu, bengali, pali
2. ARMENO ( < Bibbia) Occidentale e orientale.
3. Lingue anatoliche: tutte estinte
4. GRECO: lingua di più lunga tradizione.
5. ALBANESE
6. ITALO-CELTICHE:
Lingue italiche: la principale è il latino continuato nelle lingue romanze (o «neolatine»). Esse sono:
portoghese, spagnolo, catalano, provenzale, francese, sardo, italiano, ladino, rumeno, osco-umbro ∞
Italia centrale.
Tradizionalmente divise in
o Lingue romanze occidentali
o Lingue romanze orientali
Una posizione mediana ha l’italiano e i dialetti d’Italia tra le linee Spezia-Rimini e Roma-Ancona.
Lingue Celtiche sono divise in 2 gruppi:
Lingue celtiche insulari (continuate)
Ramo gaelico: gaelico: Irlanda (Éire) gaelico scozzese: Scozia (Alba) gaelico mannese: Man (Mannin)
Ramo britannico: Gallese – in Galles (Cymru), Bretone – in Bretagna (Breizh), Cornico – in Cornovaglia
(Kernow)
- Il gallese è la lingua con il maggior numero di parlanti (ca. 500.000).
- Segue il bretone (ca. 200.000). Infine il gaelico (ca. 100.000 per l’Irlanda, ca. 60.000 per la Scozia).
- Il cornico avrebbe ancora 500 parlanti, il manx ca. 30 (secondo il censimento 2011 in UK).
Lingue celtiche continentali (estinte)
Vi sono documentazioni di queste lingue nei territori europei soprattutto a occidente:
gallico (Francia, Svizzera, Italia sett., Germania sudoccid.)
leponzio (territori dei laghi lombardi e ticinesi)

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

celtibero (penisola Iberica)


gàlato (isola linguistica celtica in Anatolia, fino al IV d.C.).
7. GERMANICO sono divise in 3 gruppi:
Occidentale:
antico alto tedesco (dal VIII sec.) (alemanno, bavarese – regioni meridionali)
antico sassone (Germania sett.)
antico inglese:
– Anglico (soprattutto dal VII a metà VIII); Sassone occidentale (da metà VIII all’XI sec.)
Lingue occidentali oggi: inglese, tedesco e neerlandese.
Sono tre lingue pluricentriche = a ciascuna corrisponde più di uno standard /= più di una lingua
ufficiale/
Per il neerlandese: la varietà dei Paesi Bassi – chiamata in italiano anche olandese – e il fiammingo – nelle
Fiandre)
Settentrionale: antico nordico (in ingl. Old Norse) – ca. IX-X
Attualmente parlate sono: Islandese, Svedese (Svezia e Finlandia), Danese (anche in Groenlandia), Feringio
(isole Fær Øer), Norvegese (due varietà standard: bokmål [= ‘lingua letteraria’: bok = book; mål = lingua] e
nynorsk [ny = new; norsk = norvegese].
Orientale:
• Sono lingue estinte.
• Di questo gruppo fa parte il gotico, la lingua germanica di più antica attestazione (IV secolo).
• In gotico è la Bibbia tradotta (dalla versione greca) da Wulfila (IV sec).
8. BALTICO: tre varietà: antico prussiano (estinto nel 17° secolo), lituano e il lettone.
9. SLAVO 3 gruppi:
Orientale: russo, bielorusso, ucraino
Occidentale (il polacco, il ceco, lo slovacco, il serbo-lusaziano)
Meridionale: il bulgaro, il macedone, lo sloveno, il serbo-croato.
LINGUE NON INDOEUROPEE
Europa:
Lingue antiche e moderne che non rientrano nel gruppo indoeuropeo, né in altre famiglie presenti
attualmente in Europa (semitico, uralo-altaico).
Es. Etrusco + retico/elimo in alcune parti dell’Italia + eteo-cipriota nel territorio greco.
Molto importante è il BASCO: parlato da + di 1 milione di persone nella zona nord-orientale della Spagna
fino ai confini con la Francia pirenaica.
Ha carattere che lo differenziano in modo netto dalle altre lingue dell’Europa.
Origine ipotetica: estrema sopravvivenza di una famiglia linguistica.
In Europa (in Russia e in Turchia) vi sono anche lingue altaiche: gruppo turco (turco, tatàro, azero).
N.B. Il gruppo turco è ben rappresentato in Asia: kazako, turkmeno, uzbeko, kirghizo e altre.
(in Asia, altre lingue altaiche importanti sono le lingue mongole).
Asia:
FAMIGLIA AFRO-ASIATICA:
Sottofamiglia semitica: divisa in 3 gruppi:
- Gruppo ORIENTALE: rappresentato dall’accadico (lingua assiri e babilonesi in Mesopotamia) e
dall’eblaita
- Gruppo NORD-OCCIDENTALE: rappresentato dall’ugaritico, cananaico (con varietà come il fenicio,
l’ebraico – lingua di gran parte dell’Antico Testamento- e l’aramaico)
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

- Gruppo MERIDIONALE: rappresentato dall’arabo (lingua semitica più diffusa, del Corano) e
dall’etiopico.
– Vengono chiamate anche “Camitiche” sono principalmente: egiziano e berbero, arabo,
amarico, ebraico, aramaico.
Sottofamiglia EGIZIANA: lingua dell’antico Egitto, scritta in geroglifici.
Dal 3° secolo d.C. è continuata nel COPTO, che usa grafia < alfabeto greco + ricca tradizione di testi cristiani.
Con l’invasione araba il copto è stato sostituito con l’arabo, ma sopravvive nelle chiese.
Sottofamiglia LIBICO-BERBERA: insieme di varietà parlate dalle popolazioni autoctone dell’Africa
Settentrionale. Tradizione scritta iniziata da poco.
Sottofamiglia CUSCITICA: parlata nelle zone del Corno d’Africa (somalo, oromo, galla, beja, afar)
Numerose somiglianze sia nella struttura grammaticale, sia nel lessico. Ma è difficile definire la natura dei
legami reciproci.
Modello più adatto per interpretare le concordanze: LEGA LINGUISTICA.
Lingue originariamente diverse avvicinate tra loro dall’espansione dell’influenza semitica.
Sottofamiglia CIADICA: lingue parlate nell’Africa Centrale (Ciad, Nigeria, Camerun).
Molto importanti il hausa, lo yoruba e l wolof.
Sottofamiglia OMOTICA: lingue parlate tra le sorgenti del Nilo e il sud dell’Etiopia.
Alcuni le considerano una varietà orientale del Ciadico.
FAMIGLIA URALO-ALTAICA:
Vastissimo raggruppamento, la famiglia uralica comprende a sua volta due categorie: le lingue ugro-
finniche e il gruppo samojedo.
UGRO-FINNICHE:
Gruppo finnico:
o finnico-permiano (lingue minori nella Russia europea, come il mari, il komi ecc.)
o balto-finnico (finnico, estone, carelio ecc.)
o lappone dialetti
o Il ramo del Volga ceremisso e mordvino.
Gruppo ugro: comprende l’ungherese, magiaro, il mansi e il chanti (<ch> = [x]).
SAMOJEDO: varietà linguistiche parlate nel nord della Siberia.
Sono lingue prive di tradizione letteraria e in generale declino.
Tra i vari dialetti troviamo notevoli diversità.
Famiglia altaica:
o Lingue turche: si estende dall’Europa all’Asia centrale, fino ai confini della Cina.
Si suddividono in Occidentali vs Orientali.
La varietà più nota è il turco, lingua ufficiale della Turchia. Vanta un’importante tradizione letteraria
(turco ottomano).
o Lingue mongoliche: vasto gruppo di lingue parlate soprattutto nell’Asia centrale.
o Gruppo manciu-tunguso: Manciuria e Siberia manchu sostituito dal cinese.
La possibilità di un collegamento con il coreano e il giapponese è stata molto discussa.
Le somiglianze tra tutte queste famiglie si situano nell’ambito della struttura morfologica e in alcune
caratteristiche fonetiche (armonia vocalica: lo stesso suffisso può presentare vocalismi diversi, adattandosi
al vocalismo della radice), ma non vale per tutte le lingue.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Lingue Caucasiche:
Gruppo di lingue che hanno in comune la collocazione geografica nell’area del Caucaso.
Designazione negatica: non possono essere classificate in una delle grandi famiglie che circondano
area.
Difficoltà < presenza lingue di cultura con una tradizione letteraria alle spalle e secoli di studio (georgiano)
e presenza di lingue ancora poco esplorate.
Si individuano due o tre gruppi, a seconda se si suddivide il gruppo settentrionale in nord-occidentale e
nord-orientale.
L’altro gruppo è quello meridionale, nel quale fanno parte il georgiano, il mingrelio, il lazo, mentre nel
gruppo settentrionale troviamo il circasso, il ceceno e le varietà del gruppo daghestano.
Caratteristiche comuni nel sistema fonologico:
Elevato numero di consonanti vs basso numero di vocali.
Flessione nominale con sviluppo di casi localistici.
Osseto: lingua indoeuropea.
Lingue dravidiche:
Gruppo di lingue parlate prevalentemente nelle regioni meridionali dell’India.
Nel Sud dell’India e in Sri Lanka abbiamo le lingue più diffuse: telugu, tulu, tamil, canarese.
La grammatica comparata di queste lingue è molto progredita, grazie allo studio di numerosi specialisti,
soprattutto inglesi.
Lingue sino-tibetane o indo-cinesi:
Comprende diverse lingue e si estende in una zona vastissima.
Si suddivide in tre gruppi:
- Tibeto-birbano (Hymalaya Birmania): comprende il tibetano, l’assamese e il birmano.
- Orientale o sino-siamese: comprende numerosissime varietà tra cui il thai (in Thailandia) e il cinese
(compresi i suoi dialetti, che vengono classificati in 7 o 10 gruppi).
Il mandarino è il dialetto di Pechino, ma sta assumendo forma veicolare di tutta la Cina.
- Settentrionale (alcune varietà in via di estinzione)
La particolare struttura di queste lingue pone grosse difficoltà allo sviluppo di grammatica comparata.
ALTRE LINGUE:
Lingue Paleo-siberiane: la parentela è ancora da definire.
Lingue austro-asiatiche.
Lingue antiche dell’Asia.
Il burusaski, nel Pakistan Settentrionale. Lingua isolata.
Lingue Andamanesi, nel golfo del Bengala.
Africa:
LINGUE BANTU: vasto raggruppamento che comprende numerose lingue dell’Africa centro-meridionale.
La sua grammatica comparata ha raggiunto livelli di notevole profondità.
“bantu” = uomini
Classificazione minuta < determinato numero di prefissi. (16)
I prefissi vengono premessi a tutti gli elementi della frase (verbo –li per il passato; -na per il
presente.
GRUPPO KHOISAN: Lingue delle popolazioni khoi e san (ottentotti e boscimani) dell’Africa sud-occidentale.
Caratterizzate da alcune singolarità fonetiche: presenza dei CLIC.
Fenomeni ottenuti facendo schioccare la lingua contro i denti o contro il palato,

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Sandawe: lingua della Tanzania.


OCEANIA:
LINGUE MALEO-POLINESIANE: (Austronesiane) Madacascar Indonesia.
Due grandi gruppi al loro interno:
- Lingue indigene di Taiwan
- Lingue Maleo-polinesiache: occidentali (indonesiano, malese, giavanese, malgascio) e centro-
orientali (Nuova Guinea, Nuova Zelanda, hawaiano, tahitiano)
Nonostante la frammentazione geografica, la dispersione e il livello ancora iniziale dell’esplorazione
linguistica, queste lingue presentano una discreta compattezza e per alcuni rami si possiede una
grammatica comparata ampiamente sviluppata.
ALTRE LINGUE DELL’OCEANIA:
- Lingue papuane (lingue indigeni Nuova Guinea e isole Oceania)
- Lingue della Tasmania
- Lingue australiane
AMERICA:
Numero elevato di parlate, che occupa uno spazio molto esteso e presentano una notevole
frammentazione.
L’atteggiamento degli studiosi è incerto tra il raggruppamento di tutti gli idiomi in un0unica famiglia e la
suddivisione in molti gruppi.
Per alcune lingue lo studio scientifico è ancora a un livello poco sviluppato.
Esistono tuttavia dei raggruppamenti accettati dalla maggior parte degli studiosi:
- Lingue Na-Dene nell’America del Nord
- Caraibico nell’America centrale coste settentrionali Sud America
- Quechua e aymarà nell’America Meridionale
- Araucana in Cile
- Tupi-guaranì in Brasile
SOCIOLINGUISTICA:
Gran parte degli elementi di un sistema linguistico hanno “varianti” che sembrano libere (sostituibili), ma in
realtà non sono tali, perché sono legate a usi differenti.
P.es. stanza – camera (lessico); mal di capo – mal di testa (composto sintagmatico); arRoma andai – sono
andato a Roma (morfologia e sintassi); club (non [klʌb], ma [klab] / [klɛb] / [klœb], con vocale bassa – con
vocale mediobassa anteriore arrotondata o no] (ricezione dei prestiti).
• Tali differenze hanno ragioni “sociali” (riguardano il rapporto fra lingua e comunità dei parlanti).
Il termine “italiano” indica un’area di parlate situate storicamente: nella Penisola italiana, in Svizzera (Ticino
e zone dei Grigioni), in Corsica, nei centri – soprattutto urbani - dell’Istria e della Dalmazia.
Nota: si ricorderà che l’area dell’italiano appartiene all’area linguistica romanza, divisa in Romània
occidentale e Romània orientale.
Le linee Spezia-Rimini ( Massa-Senigallia) e Roma-Ancona.
• Le parlate italiane a Nord di questa linea appartengono alla Románia occidentale (gallo-romanze,
venete).
• Le parlate italiane comprese tra la linea Massa-Senigallia e la linea Roma – Ancona comprendono il
toscano e l’area «mediana» (Marche centrali, Umbria, alto Lazio).
• Le parlate a sud della linea Roma – Ancona appartengono alla Románia orientale (in cui rientra
anche l’area romanza balcanica – vedi soprattutto il rumeno odierno).
Spazi linguistici nell’area romanza:
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

• Aree della Romània occidentale: portoghese, castigliana, catalana, francese, italiana (a nord di La
Spezia-Rimini), sarda, reto-romanza [romancio, ladino dolomitico, friulano].
• Aree della Romània orientale: dialetti it. centro-meridionali, daco-rumeno (e istro-rumeno,
megleno-rumeno, aromeno ecc.).

VARIAZIONE LINGUISTICA
L’esistenza di più varietà nella lingua è un dato di fatto.
Le variazioni possono essere di natura diversa: temporali o spaziali.
Il modo di parlare è diverso a seconda dell’ambiente in cui ci si trova.
Il linguaggio può variare < estrazione sociale, cultura, modo in cui si rivolge, volontà di esprimersi in
modo più o meno formale.
Non è difficile identificare le differenze sul piano fonetico e di conseguenza la provenienza geografica e il
livello sociale dell’interlocutore.
In genere è possibile stabilire dopo poche frasi da dove proviene e il suo livello culturale.
L’uso di una lingua è sensibile ai fattori della situazione comunicative - p.es. il luogo, il gruppo sociale,
l’argomento, il controllo sulla produzione linguistica [formalità, informalità].
• Certe variazioni dell’uso si possono legare alla variazione di questi fattori (ho mal di testa / ho mal
di capo).
Tante modalità di realizzazione della stessa lingua.
Al di là delle differenze però c’è la PERCEZIONE che parliamo tutti la stessa lingua: apparteniamo alla
medesima comunità linguistica e la CONSAPEVOLEZZA che una stessa lingua può presentare al suo interno
una serie di varietà.
In una lingua si distinguono le seguenti varietà:
1. VARIETÀ DIACRONICHE: la lingua varia e si modifica nel tempo.
2. VARIETÀ DIATOPICHE: la lingua è realizzata in modo diversi nello spazio (no dialetto, ma diverse
modalità on cui una lingua è realizzata in un dato territorio.)
3. VARIETÀ DIASTRATICHE: la lingua è realizzata in modi diversi a seconda dell’appartenenza
socioculturale del parlante o degli ambienti sociali.
4. VARIETÀ DIAFASICHE: varietà legate agli scopi della comunicazione e al rapporto con gli
interlocutori (tenere un tono più basso o più familiare)
5. VARIETÀ DIAMESICHE: legate al mezzo di comunicazione usato. (scrivere romanzo ≠ telegramma;
parlare alla radio ≠ familiari)
Le varietà diatopiche, diastratiche e diafasiche si pongono sull’asse sincronico: sono di natura diverse da
quelle diacroniche.
VARIETÀ DIASTRATICHE
Vi sono scelte espressive in rapporto con un gruppo sociale.
P.es. ci sono group languages, varietà di una cultura underground (“linguaggi della mala” e così via). Ma la
barra in italiano riguarda l’istruzione, la “moda”, non la classe sociale (ci sono ricchi ignoranti e poveri
istruiti).
• L’italiano popolare caratterizza i “semicolti” (con un’istruzione scarsa).
La nascita della sociolinguistica: 20° secolo < linguista americano Labov e il linguista inglese B.Bernstein.
Affinamento dei metodi e presa di coscienza dei fini e dell’ambito della materia.
La percezione dell’esistenza di variazioni della lingua correlate al livello culturale dei parlanti è di antica
data.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Lo studio delle variazioni della realizzazione della lingua ∞ ambienti e livello socioculturale:
SOCIOLINGUISTICA.
Si contrappone alla linguistica teorica.
Studia le diverse modalità di realizzazione della lingua a seconda delle differenti tipologie di parlanti.
Studio focalizzato sulle parole e non sulla lingua (langue).
È considerata un ramo della linguistica e non della sociologia, la quale studia l’azione della lingua
sulla società e non il comportamento della lingua.
È comunque una distinzione sottile e non chiara.
La sociolinguistica ha spesso caratteri empirici: il punto di partenza per una indagine sociolinguistica è
L’INDIVIDUAZIONE DI UNA COMUNITÀ LINGUISTICA = insieme di parlanti che si riconoscono nell’uso di un
medesimo codice parlano la stessa lingua.
L’esistenza di varietà linguistiche all’interno di una comunità linguistica è un qualcosa di differenziato.
L’uso di una varietà non mette in discussione l’appartenenza ad una comunità linguistica.
L’appartenenza primaria è alla lingua, non alla sua varietà.
Un parlante può utilizzare per tutta la giornata una varietà regionale socialmente marcata, ma ciò non
gli impedisce di sentire le notizie al telegiornale.
La lingua non è un codice unitario, ma un REPERTORIO DI CODICI e di varietà.
COMPETENZA COMUNICATIVA: capacità di utilizzare la lingua in modo appropriato a seconda delle
situazioni.
COMMUTAZIONE DI CODICI: passare liberamente da un codice all’altro, avendo padronanza di più codici.
Può avvenire anche senza una reale motivazione. (bilingui)
Un concetto fondamentale da cui partire è il PRESTIGIO.
Per un linguista tutti gli atti linguistici dovrebbero avere lo stesso valore e la stessa dignità, ma di fatto una
varietà può essere sentita più prestigiosa di un’altra.
Es. la parlata di Firenze ai tempi di Manzoni era la varietà più prestigiosa. Il prestigio di questa lingua era
messo in luce fin dagli anni di Dante (lingua più vicina al volgare illustre). Doveva diventare la lingua della
letteratura.
PRESTIGIO MANIFESTO: alcune varietà linguistiche hanno un prestigio riconosciuto in modo immediato e
generale. È condiviso dall’intera comunità di parlanti.
PRESTIGIO COPERTO: casi in cui prevale una varietà substandard. (es. linguaggio pieno di parolacce vs colto
ed elegante degli insegnanti)
STANDARD: La varietà di maggior prestigio, che si afferma come modello da seguire per una comunità di
parlanti.
L’allontanamento dallo standard < incapacità del parlante di attenersi alle regole non ha un dominio
della lingua, non è in grado di esercitare un controllo in modo spontaneo.
Chiare indicazioni sul livello culturale del parlante.
La deviazione rispetto allo standard può essere più o meno ampia.
STANDARDIZZAZIONE: non è un fenomeno proprio delle lingue moderne. Era già presente nelle antiche
lingue di cultura (latino e greco).
L’alto livello di standardizzazione permise loro (< tradizione grammaticale + scuole) di rimanere stabili e di
diffondersi in spazi molto ampi.
Per quanto riguarda l’italiano di oggi, lo standard si pone su BASE SOVRAREGIONALE (≠ altre lingue dove lo
standard = lingua colta). Viene insegnata nelle scuole, è presentata da grammatiche normative ed è diffusa
< mezzi radiofonici e televisivi e stampe.
L’italiano Standard:
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

• “Standard” è l’uso linguistico che l’intera comunità dei parlanti riconosce come corretto.
Si può dire che è il modello di lingua proposto nelle grammatiche e nei vocabolari, usato in modo
consapevole dalle persone istruite, soprattutto quando scrivono (il controllo è minore nel parlato).
Oggi sarebbe difficile far coincidere una delle varietà parlate in Italia con lo standard.
L’italiano standard è basato fondamentalmente sulla TRADIZIONE LETTERARIA, via via aggiornata e
accresciuta con le acquisizioni lessicali subentrate nel tempo.
Una lingua può possedere più varietà che sono considerate standard da diversi ambiti di parlanti.
Es. varietà del portoghese in Brasile, varietà rispetto alla lingua di Lisbona. (lessicale, fonetica, grafica)
Nel 1990 si è firmato un accordo tra tutti i Paesi di lingua portoghese per fissare un’ortografia comune.
L’esistenza di varietà comporta per il parlante la possibilità di fare delle scelte.
! una determinata deviazione dello standard che non dipende dalla scelta del parlante non è una
variazione. (es. se non riesce a realizzare un det. Fonema)
Le varietà linguistiche possono trovarsi nella fonetica, nella morfologia, nella sintassi o nel lessico.
La deviazione dello standard si situa soprattutto nella sintassi e nella fonetica.
Inchiesta di Labov: ∞ realizzazione di /r/ nell’inglese di NY < livello sociale.
Intervistò alcuni dipendenti di tre magazzini diversi (Saks, Macy’s, Klein) i parlanti di livello socioculturale
più basso tendevano a non pronunciare /r/, ma a sostituirla con una vocale indistinta o un allungamento
della vocale precedente.
“fourth floor”: condizioni più naturali possibili.
LINGUE SPECIALI
- Quando gruppi specifici di parlanti usano varietà della lingua nazionale fortemente definite e
articolate
- Quando l’uso di una determinata varietà diventa un tratto distintivo di un determinato gruppo
sociale.
SOCIOLETTO E IDEOLETTO
Una lingua speciale diventa “SOCIOLETTO” quando diventa una sottovarietà articolata e strutturata.
Quando la scelta di quella determinata varietà ricorre con regolarità e non è lasciata alla libera iniziativa del
parlante, non è più un atto di parole.
Può definire una classe sociale e un insieme di persone che hanno determinate caratteristiche in
comune. (lingua dei giovani vs anziani).
L’uso di queste varietà spesso dipende da una scelta consapevole degli appartenenti al gruppo, volta a
esplicitare la propria identità.
Anche la differenza etnica può riflettersi nell’uso della lingua.
Su questa base infatti è stata contrassegnata la lingua di molti afroamericani come AAVE (African American
Vernacular English), caratterizzata per esempio dalla mancanza di copula, doppia negazione e differente
realizzazione delle fricative.
IDIOLETTO: varietà linguistiche che investono solamente la lingua parlata di un determinato individuo.
LINGUE SETTORIALI
Sono caratteristiche di settori particolari dell’attività umana o di gruppi professionali.
L’interesse delle lingue settoriali è il passaggio di informazioni il più rapido, preciso ed efficiente possibile.
Ricche di tecnicismi.
In una seduta parlamentare o in un testo legislativo, per esempio, si trovano FORMULE RICORRENTI E
TERMINI DESUETI o completamente assenti nel linguaggio comune.
Lo stesso discorso può valere per un testo di informatica o per una cronaca sportiva.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Il livello di specializzazione di una lingua può essere tale da rendere impossibile la comunicazione
con chi non fa parte della cerchia di iniziati di quel settore.
GERGHI
Gergo= lingua speciale che ha l’obiettivo di creare un vincolo di solidarietà e complicità tra un gruppo di
persone.
Non permettere la comprensione al di fuori della cerchia di persone.
Diventa spesso una lingua segreta.
Equivalente francese è l’argot, slang in inglese e germania in spagnolo.
Un gergo francese: verlan parigino dire le parole con le sillabe in ordine inverso (envers).
In ambito italiano abbiamo diversi esempi di gerghi ∞ situazioni locali, professioni (Gai in Val Camonica).
Il lessico nella maggioranza dei casi è costituito da parole della lingua nazionale usate con valore translato +
prestiti di altre lingue.
Contini ha studiato l’antico gergo diffuso tra gli spazzacamini della valle: fornisce un elenco di termini
=gerghi.
Tra il 16° e il 19° secolo il gergo della malavita (furbesco < furbo =borseggiatore, ladro) ebbe una grande
importanza.
VARIETÀ DIAFASICHE
∞ Contesto + situazioni in cui il parlante si trova. (≠ condizioni socioculturali del parlante)
Le variabili diafasiche dipendono dal parlante stesso., il quale viene sollecitato ad operare determinate
forme linguistiche invece di altre.
C’è differenza tra lettera molto formale ad un docente, conversazione tra padre-figlio, e sms inviato agli
amici.
Differenza a livello di morfologia, sintassi e lessico.
Formule come introduzioni o conclusioni “Mi permetto di disturbarla, la prego cortesemente” non
compariranno mai negli sms tra amici.
La variazione diafasica comporta L’USO DI DIFFERENTI REGISTRI: a seconda del contesto ci sarà un uso più
o meno formale.
Presume un parlante capace di dominare più registri, e l’ampiezza dei registri che il parlante sa
usare è proporzionale alla sua estrazione culturale e alla sua preparazione linguistica.
Anche l’uso di un lessico tecnico può rendere più marcata la differenza di un registro.
Si distinguono 4 REGISTRI:
- SOLENNE: in occasioni solenni con lessico aulico (incontri con personaggi istituzionalmente
importanti, inaugurazione dell’anno accademico)
- FORMALE: in tesi di laurea o in conferenze.
- MEDIO: quello del parlato, in situazioni che impongono una certa correttezza e proprietà di
linguaggio (esame universitario o colloquio di lavoro)
- COLLOQUIALE: nella conversazione familiare.
Anche la distinzione tra lingua scritta e lingua parlata ha una sua rilevanza nella scelta del registro da
usare.
La lingua scritta presuppone una maggiore cura formale + non coincide mai del tutto con il parlato
+ saranno utilizzati vari registri a seconda delle circostanze e delle finalità.
FORMULE ALLOCUTIVE
La scelta tra “ciao, salve e buongiorno” sottolinea il diverso grado di familiarità che si ha nei confronti di
una persona necessità di usare un registro più o meno formale / rispettoso.
Nel caso del saluto l’uso linguistico italiano codifica in maniera abbastanza precisa questa variazione.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

All’uso delle diverse forme di saluto corrisponde il pronome con cui ci si rivolge all’interlocutore:
ciao (tu); buongiorno (Lei); salve (forma neutra che non indica confidenza, ma neppure eccessivo
distacco).
Nell’uso dei pronomi allocutivi l’italiano distingue tra:
- FORMA CONFIDENZIALE: tu come pronome confidenziale (solidarietà).
- FORMA DI CORTESIA: Lei come pronome di cortesia (potere)
Il Lei si è imposto anche in funzione di soggetto recentemente. (non si dice più Ella – forma aulica o
reverenziale)
Inoltre nel rivolgersi a più persone si dovrebbe usare il loro, ma questa sta uscendo dall’uso ed è sostituito
con il voi.
L’uso dei pronomi allocutivi può essere SIMMETRICO (quando i due interlocutori usano lo stesso pronome)
o ASIMMETRICO (quando i due interlocutori usano pronomi diversi): esempio il professore con gli studenti.
La situazione attuale non corrisponde del tutto alla situazione dei decenni passati: fino all’inizio del 20°
secolo, l’uso del voi era uso normale anche nei rapporti familiari, il Lei era presente tra persone di
condizione sociale elevata e il tu tra persone di estrazione modesta.
Tutto questo è ritrovabile nei Promessi Sposi:
- Lucia Renzo e madre: voi
- Agnese Lucia: tu
- Padre Cristoforo Renzo: tu, ma viceversa: lei. ≠ Lucia: voi.
La differenza di sesso ha la sua importanza nella scelta del pronome allocutivo.
- Renzo e i suoi amici: tu
- Voi tra familiarità di persone di elevata estrazione sociale. (Don Rodrigo e Conte Attilio)
La situazione più o meno analoga in altre lingue europee: al tu e lei dell’italiano corrispondono tu e Usted
in spagnolo, mentre tu e voi distinzione tra tu e vous in francese.
Il tedesco usa come forma confidenziale il du e come forma di cortesia il Sie (terza persona plurale).
In giapponese ritroviamo una codificazione molto precisa della distinzione tra le due forme, anche a livello
di lessico e nella coniugazione formale.
Nelle lingue antiche questa distinzione non esisteva. (latino e greco)
È cominciata a manifestarsi negli ultimi seocli dell’Impero (rivolgersi all’Imperatore con il vos).
La distribuzione del pronome di cortesia rispetto al pronome confidenziale non è dettata solo da scelte
linguistiche, ma anche da ABITUDINI E CONVENZIONI SOCIALI.
Oggi la distinzione si sta riducendo tende a prevalere la forma confidenziale. (tu è ampiamente diffuso).
Diverso e interessante è il caso dell’inglese DIFFUSIONE DI YOU
Durante la dominazione normanna e favorito dalla diffusione di traduzioni di poemi epici in antico
francese.
Ha soppiantato il pronome thou (Bibbia o preghiere).
La forma di cortesia si esprime < uso di onorifici ≠ pronome. (Mister, Officer, Proferror, Father.
L’allocuzione con il semplice nome personale è equivalente all’allocuzione italiana con il tu.
Variazioni diafasiche: Fattori della variazione sono:
• Il rapporto fra gli interlocutori (familiare, informale, formale, “frozen”, cfr. Joos 1958); gli usi
formali sono caratterizzati da maggior “controllo sociale” (occhio a come parli);
• L’argomento (LSP, lingue speciali): gli interlocutori possono essere esperti, semi-esperti, non
esperti.

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VARIETÀ DIATOPICHE
Variazioni diatopiche: Fattore della variazione è il luogo (i cosiddetti dialetti).
• A - In diatopia distinguiamo (per l’Italia) un dialetto locale (es. il dialetto di Lodi) da una comunità (o
koiné) dialettale (p.es. il lodigiano);
• B - La variazione riguarda anche l’italiano: vi sono diversità nell’italiano regionale e nell’italiano
dell’uso medio (anche “neostandard”).
• Non è toccato dalla variazione diatopica l’italiano standard.
Il cambiamento della grammatica in atto è dovuto alla pressione delle forme della lingua dell’uso comune,
che ha dato luogo al cosiddetto italiano dell’uso medio (Sabatini) o neostandard (Berruto).
Questa varietà di italiano non va confusa con l’italiano popolare (o lingua dei gruppi semi-colti): p.es.
persuàdere, dissuàdere, Vada pure, L’amico che gli ho detto di aiutarmi non è arrivato. A lui ci ho detto di
stare attento. Dove è che si paga il tic?
Lo studio di queste varietà può essere condotto secondo criteri differenti:
- STUDIO DIACRONICO: mira a spiegare come si siano prodotte le differenziazioni dialettali su un
determinato territorio.
Ha strette relazioni con la linguistica storica e può essere considerato parte di essa
- STUDIO SINCRONICO: mira a definire le varietà regionali, stabilendone il rapporto reciproco, i
confini e il prestigio.
Ha strette relazioni con la sociolinguistica e con la geografia linguistica.
Lo studio dei dialetti propone problematiche spesso complesse DIALETTOLOGIA
Questa sotto-disciplina ha acquisito negli ultimi decenni uno statuto autonomo nell’ambito della linguistica.
Viene proposta in molte università come materia di studio a sé.
La definizione di dialetto da un punto di vista storico è abbastanza semplice.
In un territorio si creano varietà locali, che si allontanano sempre di più tra loro fino a diventare parlate
fortemente diversificate e successivamente delle lingue autonome. (lingue romanze)
Nelle varie zone dell’Impero si diffuse innovazioni e trasformazioni che differenziarono sempre di
più le parlate locali fino a che da un’unica lingua diffusa nel territorio (latino), si generarono varietà
romanze.
Le lingue neolatine di oggi (francese, italiano, spagnolo) in origine erano varietà locali che hanno
assunto una fisionomia sempre più precisa e si sono imposte come lingue della cultura e della scrittura.
Questo modo di delineare le vicende di porta a formulare due considerazioni:
1- Una varietà locale può elevarsi al rango di una lingua.
2- C’è una CONTINUA FRAMMENTAZIONE di un’originaria unità linguistica del territorio.
Le varietà locali si differenziano continuamene tra di loro fino a diventare incomprensibili.
Questo processo contrasta le normali esigenze comunicative di una società umana: dal momento che ogni
villaggio parla una propria varietà, incomprensibile al villaggio vicino, la possibilità di comunicare,
scambiare idee e allacciare relazioni diventa limitata.
Accanto al processo di frammentazione deve coesistere un PROCESSO DI RIAGGREGAZIONE, che
porta alla diffusione di una VARIETÀ DI RIFERIMENTO COMUNE.
Dialetto e lingua
Spesso la linea che separa dialetto e lingua è sottile e indefinibile.
Quelle che oggi definiamo come “lingue romanze” erano in origine varietà locali, dialetti.
Nell’impero romano ci saranno state sicuramente differenze anche a livello regionale, ma la lingua usata
negli atti pubblici e per la letteratura era il LATINO UFFICIALE.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Esso però si andava sempre più allontanando dagli usi locali.


IL LATINO ECCLESIASTICO si poneva come varietà intermedia tra i due estremi delle lingue.
Era il latino della Chiesa.
Nell’impero infatti, con la diffusione del Cristianesimo, il messaggio cristiano e l’evangelizzazione dovevano
toccare tutti i ceti della società, anche i più umili e meno colti.
S.Agostino nel 5° secolo (Padre della Chiesa, scrittore e interprete con una notevole preparazione
linguistica), affermò esplicitamente in alcune prediche di dover VENIRE A FORME DI COMPROMESSO,
utilizzando espressioni estranee alla lingua più raffinata perché lo scopo era quello di portare i fedeli alla
salvezza e non di parlare in maniera elegante, ma incomprensibile.
Il latino parlato in Africa o in Gallia rimase la varietà di una lingua comune fino al 9° secolo quando si prese
atto della divaricazione tra le due varietà.
Nell’813 (Concilio di Tours): i Padri incoraggiarono il Clero a pronunciare le omelie nelle Chiese in lingua
romanza o germanica, ovvero la lingua che tutti conoscevano e praticavano.
I vescovi dovevano tradurre le omelie affinché tutti potessero capire più facilmente il contenuto dei
“discorsi”.
Il latino era diventato ormai una lingua completamente diversa da quella parlata.
La ROTTURA TRA LATINO LETTERARIO E VARIETÀ PARLATE diventerà completa con il Giuramento di
Strasburgo nel 842.
Giuramento tra i figli di Ludovico I- imperatore del Sacro Romano Impero: Carlo il Calvo e Ludovico
il Germanico strinsero un’alleanza contro Lotario.
La formula del giuramento venne pronunciata in franco e in antico francese e venne pronunciata
dai sovrani e poi fatta ripetere alle truppe.
Da quel momento si aprì la strada per L’AFFRANCAMENTO DELLE VARIETÀ LOCALI.
Esse in pochi decenni assunsero il rango di lingue con una propria letteratura e una propria tradizione.
La percezione di appartenenza ad una unità culturale ha fatto sì che in ogni momento della storia fosse
rilevabile il desiderio di non permettere che il solco tra la varietà parlata e il latino si allarghi
eccessivamente.
L’esistenza di una struttura politica comune (Impero Romano) rendeva più facile questa coesione,
nonostante la diffusione di documenti scritti corrotti.
Pur essendo analfabeta Carlo Magno decise di fondare (grazie all’aiuto di una delle persone più dotate del
suo tempo, il monaco Alcuino di York) una scuola e di dare l’avvio a una RIFORMA che riportasse il latino a
una forma meno alterata, più comune.
Già il Giuramento di Strasburgo porta de segni della rinnovata influenza del latino sulla nascente lingua
francese: fradre e salvare (fredre e salver frère e sauver).
La lingua è percorsa da FORZE E CORRENTI SPESSO CONTRASTANTI tra loro, ma che si saldano in una
DIALETTICA CONTINUA DI INNOVAZIONE E DI CONSERVAZIONE.
Correnti conservative + innovative nelle lingue.
Es. greco: tradizione che si prolunga da 3 millenni e mezzo in una sostanziale continuità.
o Formazione di una comunità linguistica greca con differenziazioni dialettali all’interno
o Processo di progressiva frammentazione delle varietà dialettali
o Avvio alla formazione di lingue comuni regionali
o Preminenza progressiva della varietà ateniese < prestigio culturale
o Formazione di una lingua comune (Koiné) dopo la conquista di Alessandro Magno: era basata sulla
varietà ateniese senza tratti locali
o Sparizione antiche varietà locali (assorbite nella Koiné)

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

o Formazione di nuove varietà locali sulla base del Koiné


o Dialettica tra lingua scritta e parlata (dimotiki) con il prodursi di 5 varietà di lingua (scritta, mista,
parlata, uso colto e uso più basso
o Proporsi di una varietà comune o NEK (nuova lingua comune): Dimotiki senza eccessi.
VARIETÀ DIAMESICHE
ASSE DI VARIAZIONE DIAMESICO
Il termine diamesico si riferisce alla variazione del “mezzo”, cioè della sostanza impiegata – fonica (parlato)
oppure grafica (scritto). A tale variazione può essere legata una variazione delle scelte espressive:
– Il parlato è non pianificato (unplanned)
– Nel parlato è presente l’interlocutore
– Il parlato è molto più ricco dello scritto: p.es. può comunicare di più atteggiamenti del
parlante, p.es. perché ha l’intonazione
Le varietà si intersecano e si sovrappongono:
Una varietà può collocarsi all’incontro di più assi di variazione. Per esempio, il “dialetto” è spesso avvertito
come una varietà diafasica “bassa”. Una gamma maggiore verso l’alto hanno però alcune varietà come il
veneziano (che è anche vera e propria lingua scritta).
Un “dialetto” può avere inoltre una valenza diastratica: può avvenire che, in presenza di uno o più estranei,
gli individui ricorrano alla parlata che li “connota” come appartenenti ad una comunità ristretta (“in-
groupness”, dinamica che accresce la coesione verso l’interno e l’esclusione verso l’esterno del gruppo).
LINGUE FRANCHE, PIDGIN E CREOLI
Quando gruppi di popolazioni che parlano lingue diverse vengono a contatto per creare la possibilità di
comunicazione nascono LINGUE MISTE.
Permettono una scambio di informazioni essenziali.
Presentano un vocabolario ricco di elementi eterogenei + morfologia e sintassi semplificata.
LINGUA FRANCA: una di queste lingue che si diffuse fino al 19° secolo. Denominata anche “sabir”.
Basata principalmente sull’italiano lingua veicolare del bacino mediterraneo (intensa attività mercantile
di Genova e Venezia). + termini spagnoli, turchi e arabi.
Lingua nobilitata anche da un uso letterario: ritrovabile in una famosa scena di Molière.
PIDGIN: nasce per rendere possibile una comunicazione tra individui che parlano lingue diverse.
L’orgine di questa parola è oscura.
Sono lingue commiste tra lingua europea (ilpiù delle volte inglese)+ lingua di un popolazione indigena.
Si diffusero in particolare verso la fine del 19° secolo con l’incontro tra lingue delle popolazioni coloniali e
quelle delle popolazioni locali.
Varie forme di Pidgin si diffusero in tre aree:
- Sud-Est Asiatico: chinglish (cantonese+ inglese)
- Area Caraibica
- Area melanesiana (tok pisin della Nuova Guinea)
È impossibile trattare i vari pidgin come lingua unitaria: hanno nascita e storia diversa.
I pidgin della Melanesia < massiccia emigrazione di popolazioni melanesiane in Australia per lavoro.
Una volta rientrati nella loro patria hanno continuato a parlare quel tipo di lingua per rendere più spedita la
comunicazione tra le isole melanesiane.
Anche i pidgin hanno come caratteristica iniziale una morfologia e una sintassi semplificata, spesso
elementare, e un lessico che risulta un misto di entrambe le lingue con notevoli adattamenti fonetici.
In genere si ha un’eliminazione dei morfemi flessivi, i quali vengono sostituiti da termini funzionali.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Quando un pidgin assume una stabilità e diventa la lingua madre viene chiamato CREOLO.
Con il termine creolo si intende una delle due lingue ufficiali di Haiti (oltre al francese).
In realtà è il tok pisin: insegnato nelle scuole, diffuso nei mezzi di comunicazione ed è utilizzato nell’azione
di governo. È la seconda lingua più diffusa nella Nuova Guinea.
BILINGUISMO E DIGLOSSIA
BILINGUISMO: situazione in cui due lingue sono compresenti nella stessa comunità.
Se le lingue sono più di due si parla di plurilinguismo.
Il bilinguismo pone problemi a livello INDIVIDUALE (modalità di apprendimento della seconda lingua,
diversa competenza) e ISTITUZIONALE.
La presenza di più lingue di pari prestigio dovrebbe garantire al parlante la possibilità di utilizzare la lingua
che preferisce, MA nello stesso tempo le normali esigenze di comunicazione rendono impossibile
perseguire questa linea ideale. (Bilinguismo= patrimonio comune di tutti gli abitanti di un territorio.)
Il bilinguismo obbliga a scelte non sempre facili e non sempre condivise. Esse riguardano:
Attività del governo: scrittura della costituzione statale e leggi.
Attività giuridiche: uso della lingua in occasioni ufficiali
Attività scolastiche: strategie insegnamento.
Da un punto di vista linguistico, esso favorirà FENOMENI DI INTERFERENZA O DI CONVERGENZA.
BILINGUISMO MONOCOMUNITARIO: Una comunità può usare una o l’altra lingua senza differenze di
funzione (Lussemburgo)
BILINGUISMO BICOMUNITARIO Due comunità, ciascuna con la propria lingua, fanno “switching” quando
entrano in contatto (Provincia Autonoma di Bolzano, Italia: italiano - tedesco).
DIGLOSSIA: situazione in cui una delle due lingua ha un prestigio culturale superiore e l’uso della seconda
lingua è ristretto all’uso familiare o locale.
In Italia si ha per esempio una situazione di diffusa diglossia in diverse regioni: la parlata locale è riservata
ad un ambito più ristretto, mentre l’italiano è la lingua dell’uso pubblico e ufficiale.
Fenomeni di diglossia si hanno in Paesi arabofoni per esempio, dove troviamo sensibili diversità tra la lingua
classica (arabo standard) e i vari dialetti arabi, tale da rendere precaria la comunicazione.
Anche la Grecia si è trovata a lungo in una situazione di diglossia istituzionale con la contrapposizione tra
lingua colta vs lingua dell’uso corrente.
La questione è divenuta particolarmente acuta quando la Grecia ha riconquistato la propria
indipendenza come Stato autonomo e si è posta il problema della lingua ufficiale.
Alla fine si è arrivati alla soluzione di compromesso del NEK, la varietà intermedia.
Una comunità linguistica gestisce due codici i cui domini funzionali non si sovrappongono (complementary
distribution; come “vero-falso”):
Vi è un codice per gli usi formali e un codice per gli usi informali, “bassi”.
Esempio tipico: il tedesco svizzero [scritto] e il dialetto [parlato].
In Italia, valeva per il rapporto tra lingua e dialetti fino a circa 50 anni fa. L’italiano è lingua parlata solo dalla
metà del XX secolo. Prima, si parlavano soprattutto i dialetti. L’italiano era parlato solo entro gruppi ristretti
e di rango sociale molto elevato.
Consideriamo un dialetto e una lingua come due codici autonomi, distinti.
In quasi tutte le regioni d’Italia c’è dilalìa tra lingua standard/regionale e dialetto:
1: parziale sovrapposizione funzionale negli usi (intersezione tra lingua e dialetto in certi usi); il dialetto
è codice “basso”, la lingua è codice “alto” e “basso”.
2: Distanza strutturale (sono chiari i confini, p.es. milanese e italiano).
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DIALETTIA SOCIALE:
• Si ha dialettia sociale nell’area toscana, soprattutto nelle città, e in molti dialetti “mediani” (tra cui
il romanesco). Roma e Firenze sono centri di dialettia sociale.
• La dialettìa sociale si distingue dalla dilalìa perché non vi è coscienza della distanza strutturale
(L’olio franto – è toscano o italiano?).
• Come la dilalia, e contrariamente alla situazione di diglossia, vi è una parziale sovrapposizione (si
può usare dialetto o lingua in certi ambiti d’uso).
Il rapporto tra lingua e dialetto in italiano è passato dalla diglossia alla dilalia in tutte le regioni italòfone,
con l’eccezione di quelle interessate da dialettia sociale.
L’italiano parlato, formatosi negli ultimi 50 anni, ha fatto pressione sulla norma, fino a pochi anni fa basata
per lo più sull’uso dello scritto entro gruppi sociali ristretti e colti.
MORFOLOGIA
Assenza di uso del passato remoto: italiano regionale settentrionale. È sostituito dal passato
prossimo (Sono arrivato ieri sera) o dal trapassato prossimo (Due anni fa ero stato in Svezia).
Altri caratteri dell’it. del Nord:
– Questa cosa qui/qua, quella roba là – questo e quello sono rafforzati da qui/qua, là.
– Alle congiunzioni si aggiunge che: la volta che ero andato / quando che ero andato in Svissera…
– Il nome proprio ha l’articolo: la Gina, la Teresina;
– Mica l’ho detto io! Mi piace niente quello che vieni fuori a dire… / Hai mica visto Luigi? / [mica senza
la negazione; uso avverb di niente],
– Uso esteso di phrasal verbs: metti su il golf.
FONETICA
L’italiano del Nord distingue più nettamente i confini di parole, rispetto all’italiano del centro.
Non c’è raddoppiamento sintattico (l’haddétto ammé, atté, allui).
• Le vocali medio-alte e medio-basse non sempre sono tenute distinte: va bène, cento e vènti, ma:
ho preso le bòtte, il vino è nella bótte.
• A Trento: questa cosa non ha ['sènzo].
• Secondo il “zindaco” non c’è il “conzenzo” sull’ “inzalata”: centro-sud. Sono in “quindisci”.
Ordine delle parole:
A Roma andai ≠ Andai a Roma
Sono andato arRoma ≠ Sono andato a Roma
Il libro di fisica tieni? ≠ Hai il libro di fisica? , Il libro di fisica, ce l’hai?
CONCLUSIONE: LA LINGUA COM REPERTORIO DI VARIETÀ
Non c’è “un” sistema fisso, identico per tutti i parlanti.
I membri di una comunità linguistica gestiscono la lingua diversamente a seconda di come varia la
situazione comunicativa (diatopia, diafasia, diamesia, diastratia).
Il sistema è sensibile alle circostanze dell’uso.
Una descrizione empirica della “lingua come è usata” (language in use) deve essere analisi di
“microsistemi” in variazione.

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CAMBIAMENTO LINGUISTICO
PREMESSA GENERALE
Le lingue cambiano continuo trasformarsi della lingua.
Esso è avvertito già nel giro di un paio di generazioni.
Quando si tenta di precisare il come e soprattutto il perché del cambiamento linguistico, ci si rende conto
che la questione è complessa e presenta tratti misteriosi.
Quello del cambiamento è uno degli aspetti più dibattuti della linguistica: varietà di interpretazioni e di
opinioni.
Corso di linguistica generale di Saussure, nel quale si sosteneva l’immutabilità della lingua.
Il fatto che le lingue cambino è INSITO NELLA NATURA STESSA DELLE LINGUE.
Lingua: innumerevole insieme di atti linguistici, prodotti da una moltitudine di parlanti.
≠ somma delle norme che si trovano nelle grammatiche o dei vocaboli nei dizionari.
Non è un sistema fossilizzato, ma un CORPUS che accresce giorno per giorno.
Non è unitario, comporta varietà assai ampie.
È del tutto naturale in questa prospettiva che si creino modificazioni e trasformazioni.
È in questa complessità e variabilità che il parlante sceglie ciò di cui ha bisogno per esprimere al meglio le
proprie idee e le proprie necessità comunicative.
Il cambiamento può essere dettato da una serie di fenomeni: dal suo modo di articolare i fenomeni, dalla
scelta delle parole.
Il vero problema è nel PERCHÉ queste sue innovazioni vengono assunte ad un certo momento come parte
integrante del sistema.
Le ragioni possono essere diverse, ma in molti casi sono inspiegabili:
Prestigio: parola o articolazione di un fonema/modo di dire è percepito come proprio di una varietà alla
quale viene attribuito un certo prestigio.
Si mette in modo un movimento di imitazione, il sui esito può essere l’imporsi di quella particolare
variante come forma comune.
Altre ragioni possono essere: Difficoltà ad articolare un determinato fonema, Volontà di ridare regolarità a
settori del sistema morfologico, completare una sezione del lessico ritenuta non più adeguata per
esprimere pensieri o concetti.
1. Le TRASFORMAZIONI di un sistema linguistico non sono NÉ OBBLIGATE NÉ PREVEDIBILI.
Se fossero prevedibili sarebbero già presenti nel sistema.
Un certo stadio A sarà sostituito da un certo stadio B, quando osservo che lo stadio A più antico è ormai
minoritario e lo stadio B si sta propagando in maniera sempre più ampia.
Possono essere spiegate solo le trasformazioni già avvenute.
Un sistema linguistico è un insieme estremamente complesso di elementi collegati tra loro, ma in ogni
sistema si possono trovare incoerenze e contraddizioni. (solo se si studia < prospettiva sincronica)
Anche se è possibile individuare certe tendenze in alcuni casi, non è possibile affermare che quelle
tendenze saranno seguite in casi analoghi.
Es. superamento del sistema di declinazione nominale: avvenuto nelle lingue romanze e germaniche
(in francese e inglese) con un’organizzazione basata su sintagma + sostantivo (du frère, of brother),
mentre nelle lingue indoarie dell’India si è passati ad un sistema sostantivo + postposizione, altre
(slave) hanno mantenuto la situazione originaria.
2. Le FORZE CHE PORTANO AL CAMBIAMENTO sono spesso DIFFICILI DA DETERMINARE.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Possono nascere all’interno del sistema e proporsi in modo spontaneo (eliminare ridondanze) oppure
possono essere favorite da situazioni esterne al sistema (rapporti con altre lingue, trasformazioni
culturali).
La lingua è percorsa da tensioni contraddittorie.
Alle tensioni che portano al cambiamento (stampa, scrittura creativa) possono opporsi forze e
istituzioni che tendono alla conservazione. (es. scuole)
Ci sono teorie che tendono all’eliminazione delle parole straniere, mentre altre, più aperte, favoriscono
un arricchimento del lessico < imprestito.
In genere tra le opposte correnti si istituisce una SINTESI, in altri casi si ha una prevalenza di una o
dell’altra corrente.
Ci sono momenti in cui il sistema rimane pressoché inalterato per secoli, poi epoche di trasformazione
rapida e impetuosa fino ad una generale riorganizzazione del sistema.
Ci sono epoche dove prevalgono FORZE CENTRIPETE (lingua rimane fedele al modello del centro) o
dove prevalgono FORZE CENTRIFUGHE con una conseguente dissoluzione dell’unità linguistica
originaria.
È importante sottolineare che NESSUNA FASE DI VICENDA LINGUISTICA è DEFINITIVA.
Una lingua può passare da uno stadio B a C , ma anche da C a B.
3. Le FORZE che portano ad un CAMBIAMENTO sono di solito INTERNE alla comunità dei parlanti.
È la comunità dei parlanti a decidere che un nuovo stadio debba sostituire uno stadio precedente.
La storia ha dimostrato che gli interventi dall’esterno sono in genere inefficaci: es. un re che impone
una norma linguistica.
Essa sarà rispettata nei documenti ufficiali, ma la comunità continuerà a parlare nel modo usuale.
Una norma linguistica non può avere l’ufficialità di una legge, anche perché non si vede quali mezzi
potrebbe avere una autorità per fare rispettare i suoi provvedimenti.
GENERALIZZAZIONE:
• L’osservazione, anche ripetuta, non è ancora sufficiente per condurre a un’ipotesi
• A questo scopo occorre generalizzare = astrarre un aspetto che è comune a una serie di fenomeni
osservati.
Si basa su:
• Osservazione
• Raccolta dei dati
• Descrizione
• Spiegazione
NELLA FONETICA DIACRONICA:
• Confrontare forme di lingue imparentate
• Trovare le corrispondenze
• Descrivere la corrispondenza con una generalizzazione (se in X c’è A, allora in Y c’è B)
• Verificare la validità della generalizzazione (deve valere per altri casi, non osservati prima)
• Cercare di spiegare le “eccezioni” con un’altra generalizzazione).

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- lat [kt] > it <tt> (cioè una [t] allungata)


- lat [kt] > fr <it> (in antico fr [i] era una semivocale come in it. lei o
ingl. say)
- lat [kt] > sp <ch> (affricata [tʃ] – cfr. l’iniziale di it. <cera>).
- it. suono rappresentato da <tt>
- fr. suono rappresentato da <it>
- sp. suono rappresentato da <ch>
Lat [-kt-]: it. <tt> : fr. <it> : sp. <ch>
NOTA BENE:
[ ] contengono simboli di suoni
< > contengono simboli di lettere dell’alfabeto (grafemi)
Ipotesi sul mutamento:
Il nesso [kt] diventa difficile da articolare:
• [k] è posteriore (una “velare”), [t] è anteriore (una “dentale”) [k] e [t] si avvicinano e si fondono
in [tʃ] (palatalizzazione) oppure[k] tende ad articolarsi dove si articola [t]
– si assimila a [t] in italiano
– prende pronuncia vocalica in francese ([i] si articola vicino a [t])
PREDECTIVE POWER: capacità di prevedere altri casi
• Per essere una regola generale deve valere anche per casi non ancora considerati:
P.es. lat. octo : it. otto : fr huit : sp ocho; lat. directum : it. diritto : fr droit : sp derecho
MA
Aactum : it. atto : fr acte apparente “eccezione” alla regola.
• Altra spiegazione: non appartiene al lessico che continua direttamente il latino in francese antico.
Fa parte del lessico erudito, che tende a mantenere le forme del latino (cfr. it. scempio, esempio <
exemplum).
REGOLARITÀ DEGLI SVILUPPI FONETICI
È importante la regolarità degli sviluppi fonetici poiché fornisce un primo indizio su una possibile
connessione genealogica tra due o più lingue.
Se consideriamo una serie di parole latine inizianti per /fl/ flumen (fiume), flamma (fiamma), flos (fiore).
/fl/ è diventato /fj/ in italiano.
Tuttavia in italiano abbiamo numerose parole con /fl/ fluviale, flagello, floreale, inflazione..
Sono parole con alle spalle termini latini e questi furono presi direttamente dal latino, alcuni anche in epoca
moderna e vengono chiamati CULTISMI.
Sono parole che hanno una storia diversa alle spalle: sono state assunte dal latino quando ormai il processo
di trasformazione /fl/ -> /fj/ si era concluso.
Inoltre se notiamo bene, alcune parole /fj/ in italiano hanno una base germanica.
Es. fiasco < gotico flasko, fiammingo < germanico flaming.
I prestiti germanici in Italia sono affluiti < tre strati successivi (gotico, longobardo, franco) a partire dal 5
secolo d.C.
In quel periodo il trapasso fonetico /fj/ era ancora in corso.
Questo passaggio è valido solo per l’italiano. Nelle altre lingue il nesso si è mantenuto inalterato o
si è trasformato in modi diversi. ( ch in francese si legge ʃ )
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

LE TRASFORMAZIONI FONETICHE NON SONO UNIVERSALI, MA HANNO UNA VALIDITÀ LIMITATA E


DEFINITA NEL TEMPO E NELLO SPAZIO.
LEGGI FONETICHE
I motivi che portano ad una trasformazione fonetica sono vari.
Il più semplice è l’opportunità di semplificare nessi che ad un certo punto il parlante trova difficile
realizzare.
Es. in epoca latina: costante difficoltà nel pronunciare –tl- Sostituito con –cl.
Anche nelle trasformazioni secondarie si ha questa evoluzione: diminuitivo di vetus è vetulus, che nella
lingua parlata diventa vetlus veclus = vecchio.
Ma anche –cl- risultava difficile da pronunciare nella lingua più elevata ANAPTISSI.
Inserimento di una vocale tra le due consonanti trasformazione della struttura sillabica rispetto
alla forma primaria. (3 sillabe, anziché due)
In molti casi non è possibile determinare la motivazione del cambiamento: questo non significa che non è
esistita, ma solo che la documentazione non ci mette in grado di capire il perché del fenomeno.
ADOZIONE: momento finale di un cambiamento fonetico.
Può paragonarsi alla sostituzione o alterazione di un carattere in una macchina da scrivere.
La discussione sul problema fu alimentata dal fatto che la centralità delle leggi fonetiche fu assunta come
principio fondamentale dalla scuola dei Neogrammatici.
Questi diedero alla regolarità delle trasformazioni fonetiche un carattere di necessità assoluta.
Le trasformarono in leggi vere e proprie, la cui validità era accostata alla validità delle leggi
chimiche e fisiche.
Differenze rispetto a queste leggi: IMPREVEDIBILITÀ e VALIDITÀ
Mentre le leggi chimiche e fisiche si comportano in maniera sempre uguale e il loro esito è prevedibili, le
leggi fonetiche agiscono in modo cieco e possono essere verificate solo dopo che sono avvenute.
Inoltre la loro validità non è universale, ma ristretta nello spazio e nel tempo.
L’avvenimento di una legge fonetica non comporta necessariamente il ripetersi di quella stessa
legge fonetica in un’altra situazione.
CI SONO DELLE ECCEZIONI ALLE LEGGI FONETICHE?
I Neogrammatici rivendicano alle leggi fonetiche il carattere DELL’INECCEPIBILITÀ.
Le leggi fonetiche non possono ammettere eccezioni.
Se si constata che in una forma una legge non viene applicata, questo dipende:
- Dalla presenza di una legge fonetica secondaria che contrasta quella principale
- Carenza delle nostre documentazioni
- Quella parola rappresenta una innovazione o un prestito.
Il germanico presenta nel consonantismo una serie di tratti che lo differenziano nettamente da tutte le
altre lingue indoeuropee.
Questa differenza discende da una generale trasformazione del consonantismo indoeuropeo
originario.
LEGGE DI GRIMM: legge di generale trasformazione.
Prima mutazione consonantica o mutazione consonantica germanica perché abbraccia l’intero
territorio delle lingue germaniche.
Esempi con /t/: esito germanico fricativa interdentale sorda /ϴ/ rappresentato con il segno <p/b>
dell’alfabeto runico.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Ci sono esempi dove la legge di Grimm sembra non aver avuto luogo o abbia portato esiti difformi da quello
previsto.
Non si deve tener conto dei casi in cui l’allontanamento dall’esito atteso < sviluppi successivi interni
all’evoluzione delle singole lingue germaniche.
Abbiamo due DIVERSE MODALITÀ DI TRATTAMENTO:
1. In alcuni casi il fonema indoeuropeo rimane inalterato.
2. In altri casi la fricativa sonora /d/ /ϴ/.
Le occlusive sorde fricative sorde germaniche: p > f, t>b o p (ϴ); k > x/h
Le occlusive sonore occlusive sorde : b> p, d>t, g>k
it. dente (lat dentem) lituano dantìs russo zub зуб (passaggio successivo di d a з) ma tooth, (<
germanico *tanþ- caduta di n e prolungamento della vocale a che diventa o lunga [oscuramento
della vocale])
lacrima (da dacrima, cfr. greco dakryma δάκρυμα) ma tear
latino gelu; ma … cold;
latino genu (italiano ginocchio) greco gony γόνυ ( ma … knee)
it agro (latino ager ‘campo’) ma ingl. acre ted Acker
Occlusive sonore aspirate fricative sonore
Spesso le lingue germaniche e le lingue slave hanno parole simili con b d g
o (es brother, russo brat; bear, russo brat’)
Non si tratta di b d g indoeuropee che diventano p t k nelle lingue germaniche. Sono altre consonanti.
come sonore aspirate nelle lingue indo-iraniche (persiano, sanscrito ecc.)
come sorde aspirate nel greco
hanno comportamenti vari nel latino (che qui è irregolare)
sono sonore semplici (cioè b d g) nelle lingue germaniche, baltiche e slave
La /t/ germanica è sempre preceduta da una fricativa.
Il mantenimento della situazione antica ∞ abitudini fonetico-fonologiche delle lingue germaniche antiche,
che non ammettono la presenza di due fonemi fricativi consecutivi.
La presenza di una fricativa primaria (presente nella fase più antica) o secondaria (dovuta alla
mutazione) ha inibito la normale evoluzione del secondo fonema del nesso, che non ha subito
mutamenti.
Si è verificato il fenomeno di DISSIMILAZIONE PREVENTIVA: fenomeno di dissimilazione che viene impedito
prima ancora di verificarsi.
In un’altra serie di esempi si osserva che il fonema che dovrebbe essere trattato secondo la legge di Grimm
si trova sempre in un contesto fonetico particolare: è sempre in un ambiente fonetico sonoro.
L’accento indoeuropeo non cade mai sulla sillaba immediatamente precedente il fonema.
All’origine della differenza di trattamento c’è una diversa posizione dell’accento indoeuropeo.
Tra maschile e femminile c’è una collocazione diversa dell’accento: sulla sillaba radicale nel termine
maschile vs sillaba desinenziale nel termine femminile. (suocero e suocera)
Le parole germaniche corrispondenti hanno h nel maschile e g nel femminile.
Legge di Grimm ripresa dalle slides:
Nel I a.C. vi sono già alcuni prestiti latini che entrano nelle lingue germaniche senza questo fenomeno:
P.es. Caesar > kaisar (in seguito ted. Kaiser) (da kaisar > sl. car’ [tsar']
Quindi nel I a.C. il fenomeno non era più operante (perché caesar non vi è stato sottoposto)

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

• [p] [t] [k] > [f] [θ] [x]/[h]


• p è bilabiale
• t è dentale
• k è velare (o post-palatale).
Le occlusive sorde ie. diventano fricative sorde nelle lingue germaniche.
Le occl.sonore ie. Diventano occlusive sorde nelle lingue germaniche:
sonora : sorda
• labiale [b] : [p]
• dentale [d] : [t]
• velare [g] : [k]
Le occlusive sonore aspirate indeuropee (attestate nell’area indo-iranica) diventano occlusive sonore
semplici nelle lingue germaniche
ie. > germ.
h
• Labiale [b ] > [b]
• Dentale [dh] > [d]
h
• Velare [g ] > [g]
• Nota: ie. [bh] [dh] [gh] > greco [ph] [th] [kh] ; > slavo [b] [d] [g]
Quando due sonore aspirate in sillabe successive, la prima passa a sonora semplice; con bh > b, si ha
bandhati)
Greco e germanico cambiano i suoni, ma mantengono le distinzioni:
• son.asp.>son.
• son.>sorde
• sorde>fricative sorde
Lo slavo e il baltico cambiano una serie di suoni e perdono le distinzioni:
• sonore > sonore
• sonore aspirate > sonore
PADRE NOSTRO
Fæder ure þu þe eart on heofonum; Si þin nama ġehalgod / to becume þin riċe /ġewurþe ðin willa on
eorðan / swa swa on heofonum>.
Note fonetiche
• <Fæder> : <d> è una fricativa interdentale sonora.
• Il segno <ċ> è un’affricata palatale sorda. È pronunciata all’incirca come il suono iniziale di
cheese.
• Il segno <ġ> corrisponde, all’incirca, al suono iniziale di yesterday.
La conferma che è l’accento indoeuropeo a produrre la diversità di trattamento viene dall’ANALISI DEI
VERBI la cosiddetta LEGGE DI VERNER, dal nome del linguista danese che l’ha formulata.
Il perfetto indoeuropeo era caratterizzato da una forma del singolare con vocalismo pieno e accento sulla
sillaba radicale e il resto del paradigma con forma a grado ridotto e accento sulla desinenza.
Molte forme germaniche di preterito riflettono in maniera fedele questa diversità. (zoh- zugum)
La modalità esatta con cui questa evoluzione si è esercitata è stata variamente discussa.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Si tratta di un PROCESSO GENERALE per cui il carattere sonoro del contesto fonetico e la mancanza di
protezione < presenza accento sulla sillaba precedente perdita sordità della fricativa (trasformata in
sonora).
Lo svolgimento della legge di Grimm è avvenuto e l’originario /t/ /p-b/
Poi subì il passaggio in /d/
In entrambi i casi (Grimm e Verner) non si hanno eccezioni, ma CONDIZIONAMENTI CHE LIMITANO o
IMPEDISCONO lo svolgersi del trattamento fonetico atteso.
Oltre ad avere delimitazioni nello spazio e nel tempo, le leggi fonetiche hanno anche DEI LIMITI NEL
CONTESTO FONETICO-FONOLOGICO in cui si svolgono.
Questa osservazione ne limita ancora di più il carattere universale e sottolinea la sua
imprevedibilità,
Anche il CONDIZIONAMENTO FONETICO è una legge.
La legge di Verner è una legge fonetica diversa, ma ha gli stessi caratteri di legge come quella di Grimm.
Le “leggi fonetiche” permettono spesso di stabilire una cronologia dei mutamenti linguistici.
La legge di Verner è successiva a quella di Grimm.
La legge di Verner inoltre, ci riporta a una fase linguistica dove vi era L’ACCENTO LIBERO INDOEUROPEO,
ovvero l’accento poteva collocarsi su qualsiasi parte della parola.
Successivamente: accento regolato da diverse norme (radicale dei verbi, iniziale dei sostantivi).
Tuttavia non sempre i fatti linguistici risaltano con chiarezza.
Le motivazioni per cui una legge fonetica o non si svolge o trova riscontro potrebbe essere una
documentazione non completa o non evidente.
Questo però non sottintende l’esistenza di eccezioni.
Il motivo per cui dal latino c si abbia una sorda e una sonora non è chiaro. Non vi sono ragioni fonetiche o
semantiche enigma irrisolto o le forze e le correnti che portano al cambiamento non risiedono solo nelle
trasformazioni fonetiche.
In una lingua, i mutamenti fonetici seguono tendenze generali (indeterminate).
Sono mutamenti sistematici. Sono tendenze generali. Per questo si chiamano (per semplicità) «leggi».
Operano se la comunità linguistica adotta il cambiamento.
Es. Gli spostamenti nell’articolazione delle consonanti germaniche rispetto alle altre lingue indeuropee.
“indoeuropeo” : qui significa una tendenza comune nelle lingue della famiglia indoeuropea. Le lingue
germaniche si distinguono per il trattamento delle consonanti.
Una delle leggi fonetiche dell’indo-europeo:
Descrive il rapporto fra le lingue germaniche nella loro attestazione più antica e le altre lingue
indo-europee.
Si confrontano fra di loro i dati delle fasi più antiche delle lingue considerate.
Si considera il lessico originario, non quello acquisito per contatto.
Prima contestazione:
Si individuano corrispondenze regolari (che si presentano sistematicamente e non solo
casualmente). Ossia:
Là dove in una lingua A c’è un suono x in una lingua B c’è un suono y.
Le corrispondenze regolari mettono in luce somiglianze fra lingue.
La somiglianze viene spiegata ricorrendo all’ipotesi della parentela.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Come le lingue romanze continuano il latino, così alcuni ritengono che le lingue germaniche, slave, italiche
ecc. siano la continuazione di uno stadio unitario, detto “indo-europeo” (o “indeuropeo”).
Si considerano le lingue germaniche di antica attestazione:
• orientali (gotico)
• settentrionali (antico nordico)
• occidentali (antico sassone, antico alto tedesco, antico inglese).
Tre tratti rilevanti per la descrizione di p, t, k:
1. sono consonanti sorde
2. il modo di articolazione: consonanti occlusive
3. il luogo di articolazione: p è bilabiale, t è alveo-dentale, k è post-palatale (o velare)
[f] - [θ] - [x] / [h]
Tutte sono sorde.
Modo di articolazione: sono fricativi, perché l’ostacolo all’uscita dell’aria è parziale.
Per il luogo di articolazione, [f] è labiodentale, [θ] è interdentale, [x] è postpalatale e [h] è laringale.
Vediamo alcune corrispondenze tra lingue germaniche e latino.
[p]: lat. pater : got fadar ; lat plenus : got fulls, a.ingl full, lat piscis : a.nord. fiskr, a.ingl fisċ.
[t] lat trēs : got þreis, a.ingl þrī; lat mentum : a.ingl mūþ; lat tū : a.ingl þū (> thou)
[k] lat pecus : got faíhu, a.ingl feoh (> fee); lat centum : a.ingl hund
N.B. ingl hundred risulta dalla combinazione di hund + red – per qs. ultima cfr got raþjō (cfr lat ratio) =
hundred “numero di cento”].
kw hw (“labio-velare”, come qu- in quando) : latino quod antico inglese hwæt
Sonore aspirate indo-iraniche: Consideriamo ora il sanscrito (indo-iranico).
[bh] [dh] [gh] per convenzione rappresentano consonanti sonore aspirate.
[bh]: scr bhrātar- : a.ingl brōþor, got brōþar; scr bharami : a.ingl beru (> bear)
[dh]: scr bandhati: a.ingl / got bindan
[gh]: scr stighnoti: a.ingl stigan, got steigan.
“Le occlusive sonore aspirate presenti in sanscrito e iranico corrispondono a occlusive sonore germaniche”.
Le corrispondenze rilevate si possono considerare l’esito di un mutamento fonetico regolare.
Eccezione occlusiva sorda fricativa sorda
• Lat noctem : a.ted naht; a.ingl naeht
• Lat hostem : a.ted gast
• Lat. piscem : a.ingl. fisk
• Se è preceduta da una fricativa, l’occlusiva sorda non muta.
E questa fricativa può essere ie. (cfr. s in piscem) o essere sorta in germanico in seguito alla I rotazione
conson. (cfr. h in naeht).
ANALOGIA
Per i Neogrammatici l’azione cieca e imprevedibile delle leggi fonetiche è temperata dall’azione
dell’analogia.
= possibilità che il parlante modifichi forme o parole in modo discordante rispetto agli esiti fonetici attesi
per allinearle ad altre forme del paradigma o per creare collegamenti con altre parole semanticamente
affini.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

• È la tendenza a «seguire» la maggioranza («fare come» gli altri).


• Il paradigma di una parola può fare pressione su una forma «irregolare» e «riallinearla».
Così l’azione di una legge fonetica è cancellata.
Es. il plurale dei nomi in –o < forma dell’antico nominativo latino in –i.
Se la vocale era preceduta da /c/ o /g/ palatalizzazione della consonante precedente /tʃ/. (amici, medici)
Ma in molti casi questa non avviene fuochi, giochi, falchi /k/.
Il parlante ha riallineato la forma del plurale a quella del singolare.
-ci era sconosciuto negli aggettivi < tre forme di riferimento: antico, antica, antiche ≠ 1 per i sostantivi.
-go è prevalsa la forma in –ghi (aghi, laghi, luoghi con eccezione di asparagi e Magi- specializzazione
semantica nel plurale)
Nel testi d’italiano arcaico si trovano fluttuazioni più ampie, anche l’uso corrente trova delle incertezze su
alcuni plurali.
Nei nomi terminanti in –arius l’esito normalmente atteso sarebbe –aio: notarius -> notaio.
Al plurale manca una motivazione fonetica per un passaggio del genere: la –i del tema si confondeva con la-
i desinenza.
Dovremmo avere notari MA l’analogia ha eliminato la difficoltà creando il plurale notai.
Nel caso di denarius invece, è stata la forma del plurale a prevalere.
Lo stesso discorso vale per i verbi: dove troviamo un gioco di alternanza tra desinenze inizianti o meno per
vocale palatale dovremmo avere paradigmi verbali con forme palatalizzate vs non palatalizzate.
Es. piango, piangi, dico, dici MA pago, paghi, spacco, spacchi.
Attorno al 4 secolo a.C. le –s- intervocaliche sono diventate –r- FENOMENO DEL ROTACISMO.
Latino honor honoris < honos honoris
Le antiche /e/ /o/ brevi del altino dovrebbero avere un esito diverso in italiano ∞ posizione tonica.
In sillaba aperta posizione tonica ie, uo (piede, nuovo); e, o in posizione atona (pedone, novità)
ma: veniamo, muore, ma: moriamo). Ma: chiede, chiediamo, nuoto, nuotiamo; suono, suoniamo / soniamo;
suonare / sonare).
• Nom sing dæġ ‘giorno’ (genit dæġes ; dat dæġe), pl. dagas (genit daga, dat dagum)
In seguito: sing dæġ plur dagas
• Per analogia si applica una regola generale: il plurale si forma aggiungendo il morfo –s alla forma
del singolare. dæġ / plur dæġs
In seguito si scrive day / days dove la grafia segue la pronuncia.
L’antologia non si attua solamente all’interno dei paradigmi: possono essere modificate anche parole
singole.
Es. andito < trasformazione di ambitus o aditus ∞ andare.
Il motivo che determina la scelta di una forma a scapito di un’altra o l’intervento su una serie di
paradigmi rispetto ad un’altra è DIFFICILMENTE PREVEDIBILE.
Il parlante interviene per sistemare e regolarizzare il paradigma dei verbi di uso relativamente raro, mentre
accetta la difficoltà di quelli di uso frequente.
Il principio dell’analogia ha conseguenze importanti:
• Il parlante PARTECIPA CREATIVAMENTE all’evoluzione della lingua.
• La trasformazione non è governata solo da forze che agiscono ciecamente, ma è CONTINUAMENTE
SOTTOCONTROLLO di una comunità di parlanti che opera trasformando la lingua e adeguandola
alle proprie necessità creative.

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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

CREATIVITÀ:
L’esito dell’intervento dei parlanti non è prevedibile facilmente.
L’analogia interviene in modo imprevedibile.
Il parlante partecipa creativamente all’evoluzione della lingua.
IMPORTANZA EURISTICA DELLE LEGGI FONETICHE
La possibilità di riconoscere una regolarità dei mutamenti fonetici è un mezzo potente anche per
raccogliere informazioni sulla storia e sull’evoluzione delle lingue.
Il fatto che certi eccessi siano stati temperati o eliminati nella discussione successiva non può che avere
favorito una maggiore esplorazione dei fatti linguistici.
La presenza o meno di una legge fonetica ci può fornire indicazioni sulla provenienza di una parola.
Fonemi indoeuropei /bh /, /dh/ f in inizio parola e b o d in interno di parola . ≠ lingua osco-umbro:
sempre f.
Potremmo dire che le parole con –f- intermedia hanno una origine straniera.
L’indizio fonetico completa una serie di indizi che già considerazione sociolinguistiche e dialettologiche
farebbero emergere.
Può succedere che una lingua si avvale di prestiti per introdurre nuove sfumature e per dare vita a una
specializzazione semantica.
FONETICA E FONOLOGIA DIACRONICA
Una trasformazione fonetica se comporta solo una differente realizzazione di un fonema, non comporta il
cambiamento del sistema nel suo complesso e non dà vita a riorganizzazioni.
FONOLOGIZZAZIONE E DEFONOLOGIZZAZIONE
FONOLOGIZZAZIONE: riorganizzazione del sistema linguistico che porta al costruirsi di nuovi fenomeni o
fonemi.
Es. quella che precedente era una variante combinatoria non è più un semplice allofono, ma assume
pienamente il ruolo di fonema.
Es. latino /g/ era sempre velare: stessa pronuncia in gallus, gula, gelu, gigno.
Ma la lingua tende ad evitare passaggi troppo bruschi ogni fonema è condizionato e preparato dal
fonema seguente.
La realizzazione dell /g/ di gallus ≠ gelu
Questa leggera differenza di realizzazione (VARIANTE COMBINATORIA) ha provocato nel tempo una
divaricazione delle due realizzazioni: la /g/ davanti ad una vocale palatale diventa [dᴣ] di gelo.
Diversa realizzazione del fonema, ma non tale da mettere in discussione gli equilibri del sistema.
[g] e [dᴣ] possono coesistere come due varianti allofoniche.
Altri fenomeni invece sono stati determinanti: ci sono stati fonemi che hanno assunto l’esito in [dᴣ]:
- /Dj/ raggio < radius, giorno < diurnus
- /j/ consonantica interno di parola -> maggiore < maiorem, peggio < peius
- /j/ in inizio di parola: già < iam, gennaio < ienuarius
A questo punto si ha l’acquisizione di un nuovo fonema.
Es. c latina in francese: ancora più complesso.
1 unico fonema antico MA tre esiti diversi a seconda della vocale che segue:
- /k/ se dopo o, u : coude
- /s/ se davanti c’è e,i: cité
- /ʃ/ se davanti c’è a : chanter
Ciascuno degli esiti ha un fonema diverso.
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Linguistica Generale 1 – Denise Riva

Le forme erudite presentano versioni più vicine al latino scritto. Le leggi fonetiche non sempre
intervengono o intervengono in modo parzialee. Cfr. exemplum > scempio – ma: esempio (forma dotta),
esemplare.
Il caso inverso della fonologizzazione è la DEFONOLOGIZZAZIONE: due fonemi originari si confondono in un
unico fonema.
Es. l’antico indiano prevedeva tre fonemi fricativi /s/, /ʃ/ , /s con puntino sotto/
Nessuna delle lingue indoarie attuali ha mantenuto la situazione antica.
Abbiamo i tre fonemi originari confusi in due o un unico esito.
La defonologizzazione è la PERDITA DEL TRATTO DI QUANTITÀ nel passaggio dal latino alle lingue romanze.
In latino esisteva una correlazione precisa tra vocali brevi e lunghe. La quantità era uno dei tratti pertinenti
al fonema.
Nel latino parlato si sente sempre meno la distinzione tra vocali brevi e lunghe ad un certo punto
sparisce.
RIORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA: esso avviene in due modi diversi a seconda delle aree.
In una parte del territorio (Sardegna) ogni vocale breve si confonde con la rispettiva lunga
Altrove il processo calorizza il diverso grado di apertura timbrica (vocali lunghe timbro più chiuso).
Un tratto ridondante diventa un tratto fondamentale.
ASSIMILAZIONE E DISSIMILAZIONE
ASSIMILAZIONE: processo che porta alla semplificazione del nesso nella trasformazione fonetica.
∞ tendenza di evitare salti troppo bruschi nella catena fonetica.
Es. in, con + portare importare, comportare.
Es. ct tt: nocte notte. In questo caso riguarda il LUOGO DI ARTICOLAZIONE (la c si adegua alla dentale
successiva).
Possono essere assimilazioni:
• Regressive o anticipatorie: il secondo fonema prevale e detta la direzione del cambiamento.
vedi octo > it otto; lactem > it. latte);
a[d] me > ammé ; (io) e tu : [ettu] < et tu.
Il cosiddetto «raddoppiamento fonosintattico» dell’italiano standard e delle varietà centrali lascia la
«traccia» di una consonante poi assimilata alla successiva.
• Progressive: è il primo fonema che determina il cambiamento
quanno < quando (in varietà romanze dell’Italia del sud la dentale [d] di quando si assimila alla
nasale precedente).
L’assimilazione può anche essere a distanza: i due fonemi che subiscono il processo non devono essere
necessariamente congiunti.
Es. latino circat (va in cerchio) cerca in italiano , cherche in francese ( non cerche).
DISSIMILAZIONE: fenomeno inverso all’assimilazione.
Un fonema si modifica per differenziarsi da altri fonemi simili presenti nello stesso contesto
fonologico.
Un fonema si distingue da un altro simile nella catena fonetica della parola.
Esempio: arborem > albero per evitare r vicine; peregrinu(s) > pellegrino; venenum > veleno (in cauda
venenum); Bononia > Bologna
A volte, al posto di una assimilazione si ha una METATESI, ovvero uno scambio di posizione tra suoni.
Lat. periculum , miraculum > ital pericolo miracolo – queste sono forme erudite («cultismi».)

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