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Storia della Sicilia


normanna

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Voce principale: Storia della Sicilia.

La storia della Sicilia normanna ha origine


con la conquista normanna dell'Isola, iniziata
nel 1061 con lo sbarco a Messina al tempo in
cui essa era dominata da potentati e
governatori musulmani, e si conclude con la
morte dell'ultima esponente della famiglia degli
Altavilla di Sicilia, Costanza, nel 1198. Nel 1130
la dominazione normanna instaurerà un regno
nell'Isola con Ruggero II: la corona verrà poi
cinta da Guglielmo I, Guglielmo II e infine da
Tancredi, scelto dai Normanni (appoggiati dal
papato) in opposizione ai diritti di Enrico VI di
Svevia. La morte di Guglielmo II lascerà però
campo ad Enrico e alla moglie Costanza
d'Altavilla, figlia di Ruggero II. Nel 1194 la
corona andò ad Enrico (vedi Storia della Sicilia
sveva) e, dopo la sua morte, al figlio Federico
II, re di Sicilia nel 1198 a soli quattro anni.

I Normanni nel panorama



europeo

Lo stesso argomento in dettaglio:


Conquista normanna dell'Italia
Meridionale.

All'inizio dell'XI secolo erano attivi in Europa


numerosi gruppi di avventurieri provenienti
dall'Europa del Nord che spesso esercitavano il
mercenariato o il brigantaggio. Come
mercenari, i Normanni erano assai incostanti,
prendendo ora le parti dell'uno ora dell'altro, e
talvolta combattendo per due parti opposte
contemporaneamente. L'impero bizantino se
ne servì in occasione della spedizione di
Giorgio Maniace in Sicilia. In qualche caso
attaccarono i cristiani di rito greco dell'Italia
meridionale, a ciò sollecitati dal Papa. In altre
occasioni, i Normanni compirono incursioni
negli stessi Stati pontifici[1].

Tra questi guerrieri v'era Tancredi di Altavilla e i


figli di questi, tra cui Roberto, detto "il
Guiscardo" e Ruggero[1]. Roberto fu uno dei
protagonisti della battaglia di Civitate (1053), in
conseguenza della quale papa Leone IX fu
preso prigioniero per nove mesi. Nel 1059 papa
Nicola II acconsentì ad una conquista
normanna del meridione d'Italia, mentre il
Guiscardo, dal canto suo, disconobbe l'autorità
del vescovo di Costantinopoli (il Grande
Scisma tra le due chiese è del 1054). Il papato
rivendicava la signoria feudale sulla Sicilia,
sostenendo di averla ricevuta da Costantino,
dono che sarebbe stato ribadito dai re
carolingi. Inizialmente i Normanni accettarono
l'investitura feudale da parte del Papa, per poi
però orientarsi ad una conquista senza
vincoli[2].

La conquista normanna …

Ruggero alla battaglia di Cerami del


1063

La Sicilia su cui giunsero i Normanni, nel 1061,


aveva rappresentato una sorta di modello tra le
"province" che orbitavano intorno
all'espansione araba del IX secolo. Essa, infatti,
era stata conquistata in seguito al jihād
promosso da Asad ibn al-Furat nell'827, per
quanto intorno al 1040 tanto la Sicilia islamica
che i dominati musulmani sparsi nel Meridione
d'Italia erano ormai entrati in crisi, soprattutto
dopo il fallimento dell'offensiva contro la
Calabria del 1031[3].

Diretta conseguenza della disfatta araba in


Calabria fu il tentativo bizantino di
riconquistare l'isola. A portare avanti il progetto
c'era Giorgio Maniace e i Normanni giunsero
inizialmente al suo soldo: tra il 1037 e il 1045, la
spedizione riuscì a giungere fino a Troina. Fu a
questo punto che vari capi militari arabi
fondarono poteri autonomi, finché Ibn al-
Thumna, rivale di Ibn al-Hawwās, emiro di
Castrogiovanni, non ricercò l'ausilio dei
Normanni stanziati tra Puglia e Calabria. Quelli
che egli considerava solo dei mercenari
finiranno per prendere l'isola e fondare il futuro
regno di Sicilia[4].

I Normanni dunque si affacciarono in Sicilia in


un momento di crisi degli Arabi di Sicilia: il
potere sull'isola risultava frammentato tra
diverse famiglie impegnate a formare emirati
indipendenti a Mazara, Girgenti e Siracusa, in
un contesto che risultava ormai isolato dal
Nord Africa. Un primo sbarco normanno in
Sicilia avvenne per iniziativa di Ruggero I
d'Altavilla, al quale, in accordo col fratello
maggiore, venne affidata la maggiore
responsabilità dell'impresa, dopo la vittoria sui
Greci di Calabria. Questo primo sbarco
comportò l'utilizzo di appena una sessantina di
cavalieri.[2]

Ruggero I riceve le chiavi di Palermo


(dipinto nella sala gialla di Palazzo
dei Normanni)

Dopo queste prove generali, Roberto il


Guiscardo e il fratello minore Ruggero posero
d'assedio Messina nel 1061 e lì stabilirono il
loro quartier generale, provvedendo ad
innalzare nuove fortificazioni. Nel 1063 nei
pressi del fiume Cerami (un affluente del Salso)
Ruggero sconfisse un esercito di arabi siciliani
e africani, in cui cadde anche il Qaid di
Palermo, Arcadio[5].

Nel 1064, Ruggero, installando una serie di


guarnigioni, si era già impossessato della Sicilia
nord-orientale e di un grosso bottino, che
divise con il fratello maggiore.[2]

Dopo aver conquistato Cerami, Troina ed altre


città, si impadronirono di Catania nel 1071 e di
Palermo nel 1072. Erano ben armati, anche se
scarsi di numero, e avevano l'appoggio della
marina pisana[6].

Il nuovo Stato

indipendente

Lo stesso argomento in dettaglio: Contea di


Sicilia.

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti a Palermo

Già con la conquista di Palermo vengono fissati


i ruoli su cui si fonderanno i futuri rapporti di
potere: i musulmani avrebbero conservato i
propri giudici, mentre Roberto si attribuisce il
titolo di malik, la parola che in arabo indica il re,
come testimoniano i numerosi tarì d'oro, le
monete da lui coniate. Nel portare a termine
l'opera di conquista, il Gran Conte Ruggero si
preoccupa di installare vescovi francesi nel
territorio: l'alleanza con papa Urbano II ha
condotto a quell'esperienza unica di privilegio
concesso dal papa ai Normanni, investiti della
sua fiducia nella scelta dei vescovi sull'isola,
che fu l'Apostolica legazia. Diverso è il peso
che viene dato alle diverse popolazioni:
musulmani e cristiani di rito basiliano vengono
iscritti nelle platee (cioè nelle liste contenenti
un inventario dei possedimenti e degli abitanti
relativi) come "villani": a loro non è concesso
portare armi addosso e sono anche negati i
diritti politici. Inoltre, devono pagare un canone
sulla terra, che è divisa a parecchiate
(corrispondenti ad una misura variabile, che va
dai 14 ai 50 ettari). Da questa politica, risultano
favoriti gli immigrati latini, in particolare i
lombardi, provenienti per lo più dai territori
della Marca Aleramica.

Ruggero I favorì la politica di ripopolamento


dell'isola, con genti di origine nord europea,
franco-provenzale, bretone, normanna, inglese
e con numerosi coloni provenienti da
Campania, Puglia e Calabria. Questo enorme
processo migratorio prosegui per tutto il
periodo medievale. Di rilievo, con il matrimonio
con l'aleramica Adelasia del Vasto, un copioso
afflusso di genti longobarde provenienti dal
Piemonte, soprattutto dal Monferrato e
dall'Italia settentrionale.

Impronte di rilievo lasciarono le colonie gallo-


italiche, come quella di San Fratello che fu fatta
stabilire accanto alla popolazione greca che
orbitava intorno al monastero sotto i
musulmani. Tale colonia non fu tra le più
numerose, ma incise sul dialetto, che fu gallo-
italico fino al 1922, quando, a seguito di una
frana, l'abitato fu parzialmente trasferito ad
Acquedolci[7]. La presenza lombarda ebbe
grande effetto anche in altri paesi interni della
Sicilia orientale, come Nicosia, Aidone, Piazza
Armerina, Randazzo e Sperlinga, che
rientravano nei possedimenti degli Aleramici di
Sicilia e dove esistono ancora oggi ricche
testimonianze sia nella struttura della rete
viaria che nella parlata galloitalica[8].

Nel 1101, muore Ruggero. Nel 1112, in piena


reggenza, sua moglie, Adelaide del Vasto (il cui
matrimonio con Ruggero è il frutto dell'alleanza
tra Normanni e Aleramici), insedia la capitale
dell'isola a Palermo: i grandi feudi non vengono
più ammessi e l'isola diviene una sorta di
grande demanio a disposizione della regina (a
lei, ad esempio, è riservata la caccia).

Il culto cristiano …

I Normanni portarono il culto cristiano latino


sull'isola. È però vero che l'occupazione
normanna dell'isola si ammantò della veste di
crociata anche per opportunità politica: fu
nell'ottica della riconquista cristiana delle terre
in mano agli infedeli che Ruggero pretese da
papa Urbano II la legazia, sulla base della quale
egli poté sovrintendere alla riorganizzazione
del Cristianesimo isolano[9]. Le prime sedi
vescovili furono istituite agganciandosi ai più
grossi centri esistenti, con la sola eccezione di
Troina, scelta quando ancora l'insediamento
era seminale, e che cedette ben presto la
palma a Messina. Troina fu per lungo tempo un
caso unico di sede vescovile distante dal
mare.[9] Bisogna anche sottolineare che
Ruggero e Adelaide favorirono non poco
l'istituzione e la costruzione di monasteri di rito
greco, comunque sottomessi a vescovi latini,
ma poi riuniti sotto l'autorità dell'archimandrita
del Salvatore di Messina e ciò proprio mentre
l'ellenismo stava retrocedendo nel Meridione
d'Italia.

La nascita del Regno di



Sicilia

Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di


Sicilia.

Nel Natale del 1130, Ruggero II d'Altavilla a


Palermo, Prima Sedes, Corona Regis et Regni
Caput, cingeva la corona di re di Sicilia.
Cominciava così un regno caratterizzato dalla
convivenza di varie etnie e diverse fedi
religiose, una specie di stato con un primo
parlamento, un vertice amministrativo (la
Magna Curia) e l'organizzazione del catasto
secondo una moderna concezione. Furono
affidati feudi ai propri vassalli, tra cui anche la
contea di Ragusa a Goffredo d'Altavilla. A
Palermo Ruggero attrasse intorno a sé i migliori
uomini di ogni etnia, come il famoso geografo
arabo al-Idrisi (Idrīsī o Edrisi), lo storico Nilus
Doxopatrius e altri eruditi. Il Re mantenne nel
regno una completa tolleranza per tutte le fedi,
razze e lingue. Egli fu servito da uomini di ogni
nazionalità, come l'anglonormanno Thomas
Brun nella Curia, il greco Christodoulos nella
flotta e il bizantino Giorgio di Antiochia, che nel
1132 fu fatto amiratus amiratorum (in effetti
comandante in capo).

I confini nel 1160, sotto Ruggero II,


massima espansione del Regno

Ruggero rese la Sicilia la potenza dominante


del Mediterraneo Ruggero, che aveva unito al
regno i territori dell'Italia meridionale,
sopprimendo diverse rivolte, espanse la sua
influenza verso la sponda africana. Grazie ad
una potente flotta, costituita sotto diversi
ammiragli, effettuò una serie di conquiste sulla
costa africana (1135 - 1153), che andavano da
Tripoli (Libia) a Capo Bon (Tunisia) e Bona
(Algeria). Ruggero II creò in quei due decenni
un "Regno normanno d'Africa" che divenne un
"protettorato" siciliano, sostenuto in parte dalla
residua piccola comunità cristiana nel nord
Africa.[10]

Ai due Ruggero, e al breve interregno di


Simone, successe nel 1154 Guglielmo I (detto il
Malo) e nel 1166 Guglielmo II (detto il Buono), i
quali tentarono di opporsi alle mire
dell'imperatore Federico Barbarossa, deciso ad
annientare il Regno dei Normanni in Sicilia. Un
matrimonio di stato fra Enrico VI, figlio
dell'imperatore Federico Barbarossa, e
Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II, nel
1185 aprì la strada alla conquista sveva. In
mezzo ci fu il regno di Tancredi di Sicilia (1189-
1194) nipote di Ruggero II.

L'epoca svevo-normanna …

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia


della Sicilia sveva.

Il Cancelliere Aulico ricevuto alla


corte di Federico II, a palazzo della
Favara con letterati, artisti e studiosi
siciliani

Nel 1194, con la morte di Guglielmo III, re per


pochi mesi, il regno passò a Enrico VI e
Costanza con la morte del marito nel 1197,
divenne regina di Sicilia fino alla morte nel
1198, quando il regno passò al figlio di 4 anni
Federico II di Svevia, sotto la tutela papale.
Federico visse a Palermo, con diversi tutori fino
al 1208 quando quattordicenne assunse
ufficialmente il potere. Nel 1212 pose la corona
del regno di Sicilia sul capo del figlio di un anno
Enrico VII (che era nato a Palermo) come
coreggente e partì per la Germania per
rivendicare la corona di imperatore del Sacro
Romano Impero che ottenne due anni dopo.
Federico seguì in prima persona le sorti del
regno di Sicilia fino alla morte nel 1250 quando
divenne reggente il figlio Manfredi di Sicilia.

Luoghi di influenza …

I normanni a Catania …

Catania, sotto la dominazione normanna, ebbe


un periodo di rinnovato splendore sotto la
guida del vescovo benedettino Ansgerio voluto
dallo stesso Gran Conte Ruggero.

I normanni a Messina …

Con le conquiste normanne, la città di Messina


ebbe sviluppo demografico e si ristabilì un
moderato sviluppo economico con
ripercussioni culturali e artistiche. Al secolo la
città ricopre un ruolo politico e socio-
economico rilevante sia per la Sicilia che per la
Calabria. Ciò equipara la città ad altri centri
siciliani importanti quali, Catania, Siracusa e
alcune città calabresi. Inoltre Messina ottenne
nel 1172 con Guglielmo I di Sicilia numerosi
privilegi legati alla istituzione della prima
Magna Curia[11]. Il periodo vede l'aumentare
degli scambi di merce per via navale, con un
notevole commercio paragonabile alla sede del
Regno di Sicilia, Palermo.

I normanni a Palermo …

Palazzo dei Normanni

La rilevanza della civiltà normanna a Palermo è


visibile attraverso gli edifici più importanti della
città, come la Chiesa della Martorana e la
Cappella Palatina. Il geografo arabo Idrisi, nel
libro dedicato a re Ruggero ha lasciato la
testimonianza di questo magnifico periodo di
fasti e ricchezza culturale[12].

Anche fuori della città, di incomparabile


bellezza restano testimoni dell'epoca
normanna il Duomo di Cefalù del 1131 ed il
Duomo di Monreale del 1174.

I normanni a Siracusa …

Nel 1086, inizia la dominazione normanna a


Siracusa, divenuta caposaldo della cacciata
araba dall'isola. La città diviene una roccaforte
militare, grazie alla sua posizione strategica. La
politica del re Ruggero determina, inoltre, la
costruzione di nuovi quartieri nell'isola e il
rimaneggiamento della cattedrale nonché il
restauro di diverse chiese, seguendo una
politica di rinascita cristiana.

I rapporti con gli arabi …

Tarì, moneta d'oro con iscrizioni


arabe coniata da Ruggero II di Sicilia
a Palermo.

La conquista normanna dell'isola non coincise


con l'eliminazione dell'elemento musulmano,
numericamente ancora consistente, malgrado
le molte migrazioni verso il Maghreb, la Spagna
musulmana e l'Egitto. I Normanni, sul piano
politico, economico e giuridico, conservarono
alcuni elementi dell'organizzazione musulmana
e alcuni elementi dell'architettura araba, come
testimoniano a Palermo alcuni edifici e chiese e
soprattutto il palazzo reale normanno detto "la
Zisa".

Il dibattito tra gli studiosi è stato


prevalentemente incentrato sull'entità e sulla
stessa origine di questi apporti: Michele Amari,
ipotizzando una comunità col passato islamico,
sosteneva che i Normanni avessero a modello
gli emiri Kalbiti; di recente, Jeremy Johns
distingue tra l'eredità del passato islamico della
Sicilia e specifici elementi nordafricani quali il
dīwān, la firma reale, la scrittura reale,
l'architettura e la decorazione dei palazzi
importati dall'Egitto fatimide solo dopo
l'istituzione del Regno nel 1130[13].

Vittorio Noto, condividendo la tesi di K.A.C.


Creswell, espressa nel saggio: L'architettura
islamica delle origini, sostiene che
“lʼarchitettura arabo-normanna” è una
definizione impropria, poiché gli arabi, nomadi
per origine e vocazione, non furono mai
portatori di una propria architettura, ma
assimilarono la cultura mediorientale e
neoellenica dei paesi islamizzati durante la loro
avanzata, elaborando varie ed originali, sintesi
architettoniche, legate ai diversi imperi. Inoltre
non rimangono a Palermo tracce di grandi
architetture riferibili con certezza al periodo
della dominazione saracena. I monumenti
siculo-normanni dei secoli XI e XII ancorché
con sincretismi dei mondi, latino-bizantini ed
islamici, hanno una identità euromediterranea
del tutto originale e tale da costituire un
capitolo a parte nella storia dell'architettura
medievale. Georges Marçais, eminente arabista
francese dopo alcune analisi comparate tra i
monumenti siciliani ed i coevi magrebini e
spagnoli dei secoli XI e XII nel suo:
L'architecture musulmane d'occident, formulò
lʼipotesi che gli edifici palermitani di questo
periodo, siano stati impropriamente
considerati, arabo-normanni, poiché con lʼuso
di questo termine, non solo si trascura lʼorigine
e lʼaspetto caratteristico nord europeo delle
strutture in elevazione, ma altresì si
definiscono di stile arabo, anche le architetture
delle chiese bizantine che invece possiedono
caratteri costruttivi ed architettonoci originali,
diversi e storicamente ben definiti. Queste
osservazuini sono state, in diversi scritti,
enunciate sin dalla fine dell'Ottocento da illustri
viaggiatori-archeologi come: il francese Girault
De Prangey, lʼinglese Gally Knigth e il tedesco
Goldshmdt.

La cultura …

L'arte …

Lo stesso argomento in dettaglio: Arte


della Sicilia normanna.

L'architettura …

Lo stesso argomento in dettaglio:


Architettura normanna in Sicilia e
Architettura arabo-normanna.

Note

Bibliografia

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