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Uberto da Bobbio, un giurista tra citt e scuole nellItalia padana del Duecento.

Una prima messa a punto per un profilo biografico


Simone Bordini

A dispetto di ogni netto distinguo tra organismi istituzionali e individui in carne e ossa, la ricostruzione della vicenda dellistituzione universitaria medievale si risolve spesso nella messa a fuoco di singole biografie di docenti. Ci vale in massimo grado per le scuole cosiddette minori1, che riuscirebbero inafferrabili se prescindessimo dai profili dei doctores legum, i quali ostentavano in ogni caso forza contrattuale propria delle istituzioni. Penso nello specifico a quelle realt mediopadane che in questa sede andremo a cogliere da un osservatorio ravvicinato: Reggio Emilia, Parma e Modena. In queste tre comunit urbane a porsi come elementi di riferimento per linsegnamento giuridico non furono, per lappunto, gli Studia o le universitates in senso proprio, bens le scholae2, presso le quali giovani discenti e maestri vivevano in simbiotico rapporto formativo e affettivo3, stretti da un vincolo contrattuale di natura privata non dissimile da quello artigiano di apprendistato, studiato in profondit in special modo per il caso bolognese4. Il punto che queste comitivae modenesi, reggiane e parmensi, formate dai docenti e dai loro rispettivi allievi, non si evolsero mai verso le forme di associazionismo con base e vertice studentesco, riconosciute come loriginale marchio di fabbrica dello Studio di Bologna5. In questo mancato sviluppo consisterebbe la nota dominante delle scuole minori6. Da rimarcare che linesistenza di un corpo stu-

Cfr. ENNIO CORTESE, Il diritto nella storia medievale, II, Il Basso Medioevo, Roma, Il cigno Galileo Galilei, 1995, p. 103-

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2 Per queste delicate questioni teminologiche, cfr. PAOLO NARDI, Dalle scholae allo Studium generale: la formazione delle universit medievali, in Studi di storia del diritto medievale e moderno, a cura di FILIPPO LIOTTA, Bologna, Monduzzi, 1999, p. 1-32. 3 MANLIO BELLOMO, Scuole giuridiche e universit studentesche in Italia, in ID., Medioevo edito e inedito, I, Scholae, Universitates, Studia, Roma, Il cigno Galielo Galilei, 1997, p. 102 ss. 4 Le analogie tra il contratto che impegnava vicendevolmente doctores e studenti e il contratto artigiano di locazione dopera sono state riscontrate da Roberto Greci, che ha evidenziato la possibile influenza esercitata da questultimo sul primo. Vedi ROBERTO GRECI, Lassociazionismo degli studenti dalle origini alla finde del XIV secolo, in Studenti e Universit degli studenti dal XII al XIX secolo, a cura di GIAN PAOLO BRIZZI - ANTONIO IVAN PINI, Studi e memorie per la storia dellUniversit di Bologna, n.s., 7 (1988), p. 21 ss. 5 ANTONIO IVAN PINI, Discere turba volens. Studenti e vita studentesca a Bologna dalle origini dello Studio alla met del Trecento, in ID., Studio, universit e citt nel medioevo bolognese, Bologna, CLUEB, 2005, p. 127. Ritenendo fuori luogo riprodurre a pi di pagina la sterminata bibliografia sullo Studium di Bologna, rimando al quadro dinsieme di CARLO DOLCINI, Lo Studium fino al secolo XIII, in Storia di Bologna, II, Bologna nel Medioevo, Bologna, Bononia University Press, 2007, p. 477-498. 6 Se la presenza di uno Studium a Reggio vanta prove inconfutabili (cfr. UGO GUALAZZINI, La scuola giuridica reggiana nel medioevo con appendice di documenti, Milano, Giuffr, 1952), dibattute sono quelle di Modena e Parma. Ha riflettutto sulla

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dentesco di riferimento determinava differenze sostanziali nel reclutamento docente e nelle dinamiche organizzative. Basti dire, che a Bologna, ma anche a Padova o presso la sua ramificazione vercellese, le forti universitates scholarium presceglievano i doctores che avrebbero insegnato presso lo Studium, quando, per converso, nei contesti dimportanza secondaria le scuole giuridiche duecentesche si configuravano ancora come familiae, costituite dal dominus-padre e dagli scholares-figli. In questi centri padani sembra attestarsi, in altri termini, una certa persistenza di modelli preuniversitari (sperimentati peraltro nella stessa Bologna nel secolo XII), che, non comportando laccorpamento degli studenti, rende le scuole giuridiche somiglianti agli ateliers7 del secolo precedente8. Naturalmente, non mia intenzione vagliare in questa sede le ragioni sottese a sviluppi tanto divergenti, ma vorrei almeno accennare alla spiegazione pi macroscopica, dicendo che, a differenziare in una tale misura la struttura dellAlma Mater da quella delle altre scuole emiliane, fu anche, se non soprattutto, il vischioso e diuturno interessamento che verso esse, gi dal loro primo insorgere, profusero le forze comunali. La presenza in queste arrembanti citt-stato di professori di fama vere vedette dellintellettualit era stimolata e contesa a suon di quattrini e franchigie, e non solo perch garantiva un ritorno di immagine ed economico9. Ai comuni servivano intelligenze capaci di dosare e sfoderare, secondo loccorrenza, quella forza del diritto che fu la vera spinta ammodernatrice della storia urbana italiana nella sua qualit di struttura di assestamento ideologico delle sempre pi onnivore ambizioni cittadine10. Per questa via, le scuole giuridiche vennero rafforzandosi in significativa simbiosi con listituto comunale, assumendo per un verso la funzione di laboratorio dei tratti identitari civici, per laltro verso la funzione di vivaio atto a rigenerare i quadri dirigenti dellapparato istituzionale. Si potr allora comprendere perch in realt siffatte, complice peraltro un numero di studenti sensibilmente inferiore rispetto a quello dello Studio bolognese, non si ambisse a incoraggiare la costituzione di universitates scholarium. Esse venivano evidentemente percepite come antagonistiche allautorit pubblica e foriere di disagi sociali11. Questa premessa mi sembrata inevitabile per introdurre la figura di Uberto Bobbio, che dei tre centri universitari sotto esame costitu un anello di giunzione. Nella messa a punto del nostro schizzo biografico procederemo tra zone dombra e poche certezze, perch poche e incerte sono le testimonianze sicure che ci restano tra le mani. Nella fattispecie, noteremo che il ritratto storico di Uberto sedimentato su due distinte tipologie di fonti. Da una parte stanno i pochi riferimenti documentari e narrativi; dallaltra parte le molteplici e talvolta ambigue o anche fuorvianti tracce disseminate nella letteratura giuridica (trattati, glosse, quaestiones)12. Posti tra loro in relazione, questi due generi di fonti, pur nella
legittimit della definizione Studium per la scuola modenese GIOVANNI SANTINI, Universit e societ nel XII secolo: Pillio da Medicina e lo Studio di Modena. Tradizione e innovazione nella scuola dei glossatori. Chartularium Studii Mutinensis (Regesta) - (Specimen 1069-1200) e in collaborazione con F. VALENTI, Chartularium Pilii Medicinensis (1169-1207...), Modena, STEM Mucchi, 1979, p. 147 ss, mentre sulla chiaroscurata vicenda parmense cfr. ROBERTO GRECI, Tormentate origini, Annali di storia delle universit italiane, 9 (2005), p. 33-46. 7 Prendo la definizione da GIOVANNA NICOLAJ, Documenti e libri legales a Ravenna: rilettura di un mosaico leggendario, in Ravenna da capitale imperiale a capitale esarcale. Atti del XVII Congresso internazionale di studio del Centro Italiano di Studi sullAlto Medioevo (Ravenna, 6-12 giugno 2004), Spoleto, Fondazione Centro Italiano di Studi sullAlto Medioevo, 2005, p. 777. 8 MANLIO BELLOMO, Tenemos por bien de fazer estudio de escuelas generales: tra Italia e Castiglia nel secolo XIII, in ID., Medioevo edito, I, p. 165 ss. e BELLOMO, Scuole giuridiche, p. 106. 9 MARIO SBRICCOLI, Linterpretazione dello statuto. Contributo allo studio della funzione dei giuristi nellet comunale, Milano, Giuffr, 1969, p. 124 e nota 62. 10 MARIO ASCHERI, I diritti del Medioevo italiano. Secoli XI-XV, Roma, Carocci, 2000, p. 133 ss. e p. 167. 11 BELLOMO, Scuole giuridiche, p. 109 ss. e ID., Tenemos, p. 168. 12 Diversi sono, ad esempio, i problemi indotti dallo scioglimento delle sigle e delle abbreviature tramite cui i giuristi vistavano i propri interventi esegetici oppure venivano citati dai colleghi coevi e posteriori. Su tali incertezze identificatorie, re-

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loro esiguit numerica, consentono di inseguire gli spostamenti del mobilissimo giurista di origini emiliane, restituendoci lidea di una sorta di lucerna iuris in scala minore, capace comunque di irradiare e far brillare la propria scienza a centinaia di chilometri di distanza dallItalia. Squaderniamo, dunque, in rapida successione i dati eloquenti della vita professionale di questo maestro. Dellanno e del suo luogo di nascita nulla sappiamo o quasi, se non che la vulgata erudita lo vorrebbe parmense. Dovendo tuttavia poggiare sul dato concreto, siamo indotti a denunciare linesistenza di un solo atto che attesti un tale indicatore anagrafico. Senza produrre ragioni in tutto convincenti, anche padre Ireneo Aff, nelle sue tardosettecentesche Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, fece venire alla luce Uberto a Parma, derivandone il cognome dalla famiglia indigena De Bovi, documentabile per il Duecento attraverso la Cronica di Salimbene de Adam, dove, in riferimento allanno 1266, si trova citato appunto un dominus Rolandus Guidonis Bovis, affiliato alla parte imperiale13. Nondimeno, la circostanza che lo stesso Salimbene menzioni nel proprio racconto sia il De Bovi sia il Bobbio, utilizzando, intendo dire, i due distinti cognomi quasi in simultanea e dando prova cos di voler differenziare intenzionalmente un gruppo parentale dallaltro, mi pare un segnale che va nella direzione di smontare la supposizione prodotta dallAff. Pare ragionevole viceversa lipotesi formulata, sempre alla fine del secolo XVIII, da Girolamo Tiraboschi nella sua Storia della letteratura italiana14 e in seguito fatta sua da Friedrich Carl von Savigny, secondo la quale la nativit parmense di Uberto non era da mettersi in dubbio, sebbene il giurista venisse ricondotto per via di sangue a unagnazione emigrata a Parma dalla piacentina Bobbio15. Riguardo allanno di nascita il quadro indiziario non tende a migliorare. Non avendo a disposizione notizie esatte su questo stadio biografico, il discorso sintreccia per forza di cose con quello dei ritmi dellistruzione medievale. Sulla formazione superiore del giovane Uberto stato, con cognizione di causa, ventilato un rapporto stretto con lambiente felsineo16, nello specifico con linsigne scuola di Jacopo Balduini (m. 1235), che, gi allievo di Azzone, distill i propri saperi anche ad altri allievi destinati a folgoranti carriere (Accursio, Odofredo Denari, Benedetto dIsernia, Guido de Cumis, Enrico da Susa detto lOstiense, Sinibaldo Fieschi, salito poi al soglio pontificio come Innocenzo IV)17, esibendo loro quella notevole vocazione processualistica che fu poi anche di Uberto e che lo condusse a fare da capostilativamente al caso di Bobbio, cfr. almeno CARMELO ELIO TAVILLA, Homo alterius: i rapporti di dipendenza personale nella dottrina del Duecento. Il trattato de hominiciis di Martino da Fano, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1993, p. 134 ss. e nota 119, p. 217, CORTESE, Il diritto nella storia, II, nota 71 a p. 418 ss., P. PERUZZI, Da un manoscritto miscellaneo ad una raccolta di quaestiones. Prima descrizione del ms. Roma, Biblioteca Nazionale, Vittorio Emanuele 1511, in Die Kunst der Disputation. Probleme der Rechtsauslegung und Rechtsanwendung im 13. und 14. Jahrhundert, hrsg. MANLIO BELLOMO, Mnchen, Oldenbourg, 1997, p. 210, MARTINO SEMERARO, Osberto da Cremona. Un giurista dellet del diritto comune, Roma, Viella, 2000, p. 12, 28 ss. e nota 12, nota 16 a p. 30 ss., p. 45, 50 e MANLIO BELLOMO, I fatti e il diritto. Tra le certezze e i dubbi dei giuristi medievali (secoli. XIII-XIV), Roma, Il cigno Galileo Galilei, 2000, p. 43. 13 Vol. I, Parma, Stamperia reale, 1789 [rist. anast. Sala Bolognese, Forni, 1969], p. 81 e SALIMBENE DE ADAM, Cronica, nuova edizione critica a cura di GIUSEPPE SCALIA, Roma-Bari, Laterza, 1996, I, p. 540 ss. 14 Vol. IV/2. Dallanno MCLXXXIII fino allanno MCCC, p. 383 ss., dato alle stampe la prima volta a Modena nel 1774 (Societ Tipografica), ma consultato nelledizione veneziana del 1823 (Tipografia Molinari). 15 FRIEDRICH CARL VON SAVIGNY, Storia del diritto romano nel Medio Evo, prima versione dal tedesco dallavvocato Emmanuele Bollati con note e giunte inedite, Torino, Gianini e Fiore, 1857 [rist. anast. Roma, Multigrafica, 1972], II, p. 309. 16 Se la notizia della formazione di Uberto sotto le redini di Jacopo Baldovini dotata di fondamento, da meglio circostanziare sarebbe quella relativa a un suo insegnamento civilistico bolognese, deducibile da EDUARD MAURITS MEIJERS, Un centenaire oubli, in ID., tuds dhistoire du droit, publies par les soins de ROBERT FEENSTRA - HERMANN FREDERICK WILHELM DAVID FISCHER, Leyde, Universitaire Pers, 1959, III, p. 249 ss., nota 4 a p. 251-252 e nota 5. 17 NICOLETTA SARTI, Un giurista tra Azzone e Accursio. Iacopo di Balduino (...1210-1235) e il suo Libellus. instructionis advocatorum, Milano, Giuffr, 1990, p. 62, 67 ss. e note 229-231.

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pite a tutto un filone di libelli propedeutici allavvocatura di grande momento nel corso del secolo XIII, soprattutto al di fuori di Bologna. Attenendoci alle fonti di natura documentaria, le notizie pi risalenti relative al Bobbio non le recuperiamo per n a Bologna n a Parma, bens a Reggio Emilia. Qui, il 10 luglio del 1211, compare tra i testimoni della permuta di un bene fondiario che interess il potente monastero di San Tommaso18. In due atti rogati il 7 ottobre dellanno successivo, il suo nome invece per la prima volta preceduto dal titolo di dominus, allorch, in qualit di sindaco, per conto dei consoli e del consiglio reggiano, fu eletto a rappresentare la citt di fronte al comune di Como, con lo scopo di addivenire a profittevoli accordi commerciali tra le due citt19. Tale qualifica, che designa senzaltro il conseguimento di un titolo accademico20 e che potrebbe anche indicarci che il neolaureato gi tenesse un magistero21, permette di fissare allincirca al 1190 la data di nascita di Uberto, chiudendosi a quel tempo un corso normale di studi intorno ai ventuno anni, che let che ipotizziamo il nostro avesse appunto nel 1211. Facile immaginarsi in questo giro di tempo il giovane parmense, fresco di titolo accademico, motivato e con idee cristalline circa il proprio cammino. Gli impegni di responsabilit, effettivamente, non gli mancavano. Il 27 giugno del 1212 lo rintracciamo in palacio Comunis a vestire i panni di procuratore della locale autorit governativa per dirimere una controversia in materia di acque, insorta tra il solito monastero di San Tommaso e i vicini22. Ricapitolando, tra il 1211 e il 1212, Uberto si trov dunque
18 ARNALDO TINCANI, Regesto del monastero di San Tommaso, in ID., Il monastero di San Tommaso di Reggio, Reggio Emilia, SRSS, 2002, n. 145 p. 297. 19 Liber Grossus Antiquus Communis Regii (Liber Pax Constantiae), a cura di FRANCESCO SAVERIO GATTA, Reggio Emilia, Tipografia Goretti, 1944-XII, I, nn. CXXXI-CXXXII p. 245-246. 20 ROBERT FEENSTRA, Legum doctor, legum professor et magister comme termes pour designer des juristes au moyen ge, in Actes du colloque Terminologie de la vie intellectuelle au moyen ge (Leyde-La Haye 20-21 septembre 1985), d. OLGA WEIJERS, Turnhout, Brepols, 1988, p. 73. 21 Notizie di civilisti definiti domini sono recuperabili gi alla met circa del secolo XII, come si ricava da ENNIO CORTESE, Legisti, canonisti e feudisti: la formazione di un ceto medievale, in Universit e societ nei secoli XII-XVI, Atti del nono Convegno internazionale del Centro di studi di storia e darte di Pistoia (Pistoia, 20-25 settembre 1979), Pistoia, Centro Italiano di Studi di Storia e dArte, 1982, p. 226 ss. 22 TINCANI, Regesto n. 149 p. 299. Tra i testimoni indicati nellatto, compare dominus Guidotto de Sasso, da indentificarsi con lomonimo arciprete della pieve reggiana di Modolena (sicuramente per il periodo 1217-1225), con lomonimo canonico del capitolo di Parma (sicuramente per il periodo 1222-1229), con lomonimo prevosto di Borgo San Donnino (1214-1235) e, pi tardi, con lomonimo canonico a Biella. In un periodo immediatamente precedente, canonico parmense e prevosto fidentino fu Ugolino da Sesso, poi vescovo di Vercelli (1214-1235), che alcuni hanno ipotizzato potesse essere lo zio di Guidotto (Enciclopedia diocesana fidentina, 1, I personaggi, a cura di DARIO SORESINA, Fidenza, Agraf, 1961, p. 23 ss). Da notare che Ugo precorse i passi di Guidotto anche per ci che concerne larcipretura modolenese, controllata dal 1063 dal monastero di San Tommaso, che, nel secolo XIII, fu a lungo guidato da religiose provenienti dal clan di Sesso. E noteremo altres che, a precedere Ugo come canonico e magister presso la cattedrale di Parma e come prevosto mitrato a Fidenza (1196-1203), fu Gerardo Da Sesso, che poi sinvol verso una brillante attivit legatizia, nel corso della quale, tra laltro, non si dimentic del capitolo parmense approvandone le consuetudini. In definitiva, dietro agli spostamenti di Gerardo, Ugo e Guidotto si scorgerebbe un rodato circuito di tappe (conchiuso tra Parma, Reggio e Fidenza e, sembra di capire, aperto meno rigidamente al Piemonte), che riprova implicitamente quanto la famiglia Da Sesso fosse abile nel calpestare e far traballare non soltanto il palcoscenico politico di Reggio Emilia. Per ricostruire la biografia di Guidotto, sar utile mettere in comunicazione i dati presenti in: ARCHIVIO CAPITOLARE DI PARMA (dora in poi ACPr), Secolo XIII, doc. 755, 757, 762, 768, 857; TINCANI, Regesto, n. 189 p. 316 ss, n. 190 p. 318, n. 191 p. 318 ss, n. 196 p. 322, n. 197 p. 323, n 201 p. 324, n. 202 p. 325, n. 214 p. 331, n. 215 p. 331, n. 217 p. 332, n. 219 p. 332 ss, n. 220 p. 333, n. 226 p. 335; IRENEO AFF, Storia della citt di Parma, Parma, Stamperia Carmignani, 1793 [rist. anast. Sala Bolognese, Forni, 1980], III, Appendice, n. XLII p. 340 ss. (ma ora Monasterium de Vivo Fonte. Le pargamene medievali di S. Paolo fuori le mura in Roma, a cura di ELDA BIGGI, Ricc di Fornovo di Taro, Studio Guidotti, 2006, p. 57, Q7 a p. 101-103), n. XLVI p. 344. Delle badesse sessiane ha scritto TINCANI, Il monastero, p. 198 ss.; di Ugolino DOMENICO MAFFEI, Fra Cremona, Montpellier e Palencia nel secolo XII. Ricerche su Ugolino da Sesso, in ID., Studi di storia delle universit e della letteratura giuridica, Goldbach, Keip, 1995, p. 9-30; Addenda et emendanda p. 523 ss., mentre del rapporto tra Parma e Gerardo MARIA CIPOLLONE, Gerardo da Sesso vescovo eletto di Novara, Albano e Milano,

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a rappresentare le ragioni di due alte istituzioni cittadine, le quali e la cosa non pare fortuita trovavano un comune denominatore nella famiglia di incrollabile fede ghibellina dei Da Sesso23, influente tanto presso listituzione comunale quanto presso quella religiosa. Si apre dopo di ci il primo periodo parmense di Uberto, al quale riconducibile con provata certezza il debutto nelle aule scolastiche. Latto prodotto a Parma nel 1214 in cui il Bobbio (che in quelloccasione depone come testimone) detto a un tempo dominus e doctor legum appare inequivocabile24. Due anni pi tardi il suo nome, preannunciato solo dalla qualifica dominus, appare a Modena insieme a quello di diversi altri testimoni di una scrittura rogata in platea comunis, che disponeva alla pubblica autorit modenese di restituire Carpi e Montebaranzone al vescovo di Parma, Obizzo Sanvitale. appurato che a Parma Uberto si trovasse anche nel 1218, quando, presso il palazzo vescovile, il giudice Guido da Bagnolo in veste di delegato di Onorio III, ricevette i sindaci avversi del comune di Parma e di Ferrara25. Inferiamo invece da un atto conservato presso larchivio capitolare di Modena e pubblicato dallAff grazie a una segnalazione del Tiraboschi che, nel 1227, Uberto fu scelto come iudex per volont del podest pavese Torello da Strada per decidere in merito a una disputa tra listituzione comunale e il vescovo Grazia (1224-1236), personaggio piuttosto noto a chi studia la storia dellUniversit bolognese26. Fu nel corso di quello stesso anno che il Bobbio venne a quanto pare completando il De positionibus27, opera focalizzata sul dibattito processuale e, nello specifico, sulla fase delludienza in cui le parti in causa accusa e difesa venivano a ricostruire il fatto in forma dialogica28. Abbiamo gi lasciato intendere che il giurista emiliano fu tra i massimi esperti del tempo delle fasi e della prassi del procedimento (titoli come Libellus sive cavillationes o Libellus cautelae et doctinae parlano chiaro29), competenze che gli tornarono certo propizie nella periodica attivit di delegato dei massimi magistrati cittadini, nei momenti in cui si trov a disporre le sorti di delicati negoziati, come la pace siglata tra Cremona e Parma nel 122830. Limpressione che Uberto non venisse destinato casualmente a ricoprire incarichi cos scottanti. Mestiere e attitudini specialistiche pesavano in simili scelte, dal momento che ne andava della reputazione, se non delle sorti stesse della citt; ci riproverebbe una volta di pi le fatali e proficue interconnessioni tra la legalis sapientia, fosse lalto Professorenrecht, fosse la dottrina dei pratici, e lattivit di governo31.

Aevum. Rassegna di scienze storiche linguistiche e filologiche, 60 (1986), p. 227-230 e EAD., Gerardo da Sesso, legato apostolico al tempo di Innocenzo III, ivi, 61 (1987), p. 377 ss. 23 Sulla quale, si veda ANDREA GAMBERINI, La citt assediata. Poteri e identit politiche a Reggio in et viscontea, Roma, Viella, 2003, p. 148-154. 24 ACPr, secolo XIII, doc. DLXXII. 25 LUIGI SIMEONI - EMILIO PAOLO VICINI, Registrum privilegiorum Comunis Mutinae, Reggio Emilia, Tipografia moderna, 1940, I, n. 123 p. 276 ss., n. 133-134 p. 288 ss, n. 136 p. 291 ss. 26 AFF, Storia della citt, III, p. 135 ss. 27 ENNIO CORTESE, Il Rinascimento giuridico medievale. Seconda edizione riveduta, Roma, Bulzoni, 1996, p. 77 ss. 28 Si veda MASSIMO VALLERANI, I fatti nella logica del processo medievale. Note introduttive, Quaderni storici, n.s., 108 (2001), p. 670. 29 Per un elenco delle opere del Bobbio sintersechino IRENEO AFF, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Parma, Stamperia reale, 1789 [rist. anast. Sala Bolognese, Forni, 1969], I, p. 87 ss., ANGELO PEZZANA, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani raccolte da Ireneo Aff e continuata da Angelo Pezzana, Parma, Ducale Tipografia, 1827 [rist. anast. Sala Bolognese, Forni, 1973], II, p. 37 e SAVIGNY, Storia del diritto, II, p. 310 ss. 30 AFF, Memorie, I, p. 84, che rimanda a un rogito del notaio Mainfredo. 31 ENRICO ARTIFONI, Tensioni sociali e istituzioni nel mondo comunale, in La Storia. I grandi problemi dal medioevo allet contemporanea, a cura di NICOLA TRANFAGLIA - MASSIMO FIRPO, Torino, UTET, 1986 [nuova edizione con bibliografia aggiornata, Milano, Garzanti, 1993], II, p. 461-91, p. 496. Circa ruolo politico dei doctores in et comunale, cfr. SARA MEN-

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Le notizie parmensi fino ad ora elencate restano importanti nella misura in cui vanno a delimitare nel tempo lesperienza di Uberto in questa citt. Trattenendosi il Bobbio a Parma tra il 1214 e il 1228, troviamo infatti una conferma indiretta della sua presenza in loco nel 1226, un anno-tornante e irto di conseguenze per la storia universitaria locale e italiana. In quel fatidico momento, per ordine di Federico II, fu trascritto il primo corpus di norme comunali parmensi32, che conflu poi nello statuto cittadino del 1255, pubblicato per volont del protosignore Giberto da Gente. Come docente di diritto, come esperto in materia criminalistica e statutaria (lo provano le ripetute citazioni nelle Quaestiones statutorum di Alberto da Gandino33 e nel Commentarium de statutis di Alberico da Rosciate)34, lecito figurarsi che il Bobbio venisse interpellato per dare man forte alla compilazione di questo primo abbozzo di ordinamento comunale, in cui fra laltro contenuta una rubrica, di non facile interpretazione, consacrata alla protezione degli studenti forestieri e dei loro beni posti in territorio parmense, che, anche se non direttamente favorita da Uberto, fu senzaltro favorevole alla sua scuola35. Vi fosse o meno il suo zampino in quello statuto, un fatto che Federico II potesse essere realmente interessato alla partecipazione di un giurista di quel valore allatto della redazione delle leggi di una citt strettamente collegata allImpero, cos come era interessato a immettere in quella stessa realt amministrativa fidati podest. In ogni caso fu, questa del 1226, una norma relativamente alla quale non stato mai chiarito quanto possa avere influito la presenza dal 1224 sulla cattedra vescovile di Parma del pocanzi citato Grazia, canonista ed ex arcidiacono a Bologna, citt nella quale, dal 1219, godette del privilegio di laureare gli studenti, grazie a Onorio III36, lo stesso pontefice che accord al prelato di Modena una sorta di giurisdizione sugli scolari vagamente ispirata alla costituzione Habita37. Quanto alla pi generale storia delle universit italiane, il 1226 un anno topico per il provvedimento imperiale preso il 12 luglio da Borgo San Donnino, odierna Fidenza38. Questa decisione, fissata

ZINGER, Giuristi e politica nei comuni di popolo. Siena, Perugia e Bologna, tre governi a confronto, Roma, Viella, 2006 e EAD., Forme di implicazione politica dei giuristi nei governi comunali italiani del XIII secolo, in Pratiques sociales judiciares dans les villes de lOccident la fin du Moyen ge, tudes runis par JACQUES CHIFFOLEAU - CLAUDE GAUVARD - ANDREA ZORZI, cole Franaise de Rome, Roma 2007, p. 191-241. 32 AMADIO RONCHINI, Prefazione, in Statuta communis Parmae ab anno MCCLXVI ad annum circiter MCCCIV, a cura di AMADIO RONCHINI, Parma, Fiaccadori, 1859, I, p. IV. 33 FRANCO CORDERO, Criminalia. Nascita dei sistemi penali, Roma-Bari, Laterza, 1985, p. 186, 209 e VALLERANI, I fatti nella logica, p. 680. Per lopera scientifica del Gandino, cfr. DIEGO QUAGLIONI, Alberto da Gandino e le origini della trattatistica penale, Materiali per una storia della cultura giuridica, 29 (1999), p. 49-63. 34 MANLIO BELLOMO, Problemi di diritto familiare nellet dei comuni. Beni paterni e pars filii, Milano, Giuffr, 1968, nota 41 a p. 28, p. 75-79 e nota 15, p. 81, 83 ss. e ANDREA ROMANO, Le quaestiones disputatae nel Commentarium de Statutis di Alberico da Rosciate, in Le quaestiones disputatae, saggi di ANDREA ROMANO, Reggio Calabria, Parallelo, 1975, p. 75-180; quaestiones 114, 117, 139, 173. 35 Statuta communis Parmae, p. 43. 36 Lepiscopato di Grazia stato giudicato abbastanza anonimo e inferiore alle attese da ANDREA PADOVANI, Due magister Gratia, in Panta Rei. Studi dedicati a Manlio Bellomo, a cura di ORAZIO CONDORELLI, Roma, 2004, IV, p. 305, in raffronto allesplosiva e, per certi versi, rivoluzionaria precedente esperienza arcidiaconale, sulla quale si veda LORENZO PAOLINI, La figura dellArcidiacono nei rapporti tra lo Studio e la citt, in Cultura universitaria e pubblici poteri a Bologna dal XII al XV secolo. Atti del 2 Convegno (20-21 maggio 1988), a cura di OVIDIO CAPITANI, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1990, p. 31-71 e ELENA BRAMBILLA, Genealogie del sapere. Universit, professioni giuridiche e nobilt togata in Italia (XIII-XVII secolo). Con un saggio sullarte della memoria, Milano, Unicopli, 2005, p. 24-32. 37 CARLO GUIDO MOR - PERICLE DI PIETRO, Storia dellUniversit di Modena, Firenze, Olschki, 1975, I, p. 8, 10 ss. 38 Cfr. Monumenta Germaniae Historica, Constitutiones et acta imperatorum et regum, II. Inde ab. a. MCXCVIII usque ad a. MCCLXXII, hrsg. LUDEWICUS WEILAND, Hannoverae, 1896, n. 107 p. 136-139. Riporta lepisodio anche RYCCARDUS DE SANCTO GERMANO, Chronicon regni Siciliae, in M.G.H., Scriptores, XIX, hrsg. GEORG HEINRICH PERTZ, Hannoverae, 1866 [Stuttgart, Hiersemann, 1989], p. 346.

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appunto non lontano da Parma, and accentuando i toni del contrasto tra limperatore e Bologna, avviati due anni prima con la fondazione dello Studium napoletano. In concreto, Federico II band le dodici citt che, per fronteggiarlo, avevano ricomposto la Lega Lombarda e, aspetto di non secondaria importanza, soppresse i loro Studia. Era chiaro che si colpiva il gruppo per colpire Bologna. Non casuali, a questo punto, furono i diplomi, firmati nel giugno di quel fatidico 1226 sempre nella fatidica Borgo San Donnino, con cui limperatore favor e ricompens il comune alleato di Modena39. E non casuale fu altres che, da questa severa misura antibolognese, la scuola di Modena e quella della filoimperiale Reggio Emilia (in un vicino passato gi grandi centri di studio del diritto feudale)40 traessero forza. Una forza che non riusciamo a quantificare con precisione, ma possiamo comunque derivare dallasprezza dei toni con cui Azzone, probabilmente tra il 1225 e il 1230 (possibile anno della sua morte)41, andava reputando addirittura illegittimo nonch sleale linsegnamento del diritto sul suolo reggiano e modenese42 sulla base della Vita sancti Petronii e del falso privilegio Teodosiano, nei quali erano affermati i presupposti per affermare Bologna citt regia e, perci, legittimata a possedere uno Studio43. Evidentemente, laffermato doctor bolognese contestava alle due citt contermini di strappare allievi e denaro alla scuola di diritto pi antica dEuropa, offrendo magari pi allettanti condizioni di studio e di insegnamento. Tra i larvati effetti del provvedimento di Fidenza, dunque presumibile trovasse posto quello di mettere sotto lala protettrice dellimperatore le scuole giuridiche del tridente, costituito da Modena, Reggio e Parma (e, per ovvie ragioni di devozione partitica, stretto in alleanza a Cremona)44, che aveva dimostrato una coriacea lealt allimperatore dinanzi alla rifondazione della Lega Lombarda (1226)45. Quello che veniva cos configurandosi era un avamposto emiliano a tre piazze dello Studio di Napoli, pronto a dare battaglia allAlma Mater46.

GIOVANNI SANTINI, Universit e societ a Modena tra il XII e il XIII secolo, in Universit e societ, p. 359 ss. Per i due diplomi, cfr. LUIGI SIMEONI - EMILIO PAOLO VICINI, Registrum privilegiorum comunis Mutinae, Modena, Aedes muratoriana, 1949, II, n. 264-265 p. 67-74. 40 Si pensi allapparato ai Libri feudorum compilato da Pillio da Medicina e alla Summa feudorum attribuita al reggiano Iacopo Colombi, anche se tale paternit stata attribuita ad Accursio da PETER WEIMAR, DieHandschriften des Liber feudorum und seiner Glossen, in Rivista internazionale di diritto comune, 1 (1990), p. 75 ss., p. 83 ss. e ID., Jacobus Columbi, in Lexicon des Mittelalters, 5, Mnchen und Zrich, 1991, p. 257 ss. 41 A. I. PINI, Federico II, lo Studio di Bologna e il Falso Teodosiano, in ID., Studio, universit e citt, p. 75 e ID., Manovre di regime in una citt-partito. Il falso Teodosiano, Rolandino Passaggeri, la Societ della Croce e il barisello nella Bologna di fine Duecento, ivi, p. 85 ss. Sulle motivazioni sottese alla fabbricazione di questo falso si veda anche GINA FASOLI, Il falso privilegio di Teodosio II per lo studio di Bologna, in Flschungen im Mittelalter. Internationaler Kongress der Monumenta Germaniae Historica, (Mnchen, 16-19 September 1986), Hannover, Hahnsche Buchhandlung, 1988, I, p. 627-641. 42 A riportare la stizzita opinione di Azzone Odofredo (m. 1265), cosa che ci spinge a ritenere tuttaltro che esaurita, nei decenni successivi alla morte di Azzone, la vivacit delle due scuole emiliane. Cfr. NINO TAMASSIA, Odofredo. Studio storicogiuridico, in ID., Scritti di storia giuridica, pubblicati a cura della Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Padova, Padova, CEDAM, 1969, II, p. 394. 43 Unidea gi esposta da SAVIGNY, Storia del diritto, I [1854], p. 552, poi argomentata in ANTONIO IVAN PINI, Origine e testimonianze del sentimento civico bolognese e in ID., Unagiografia militante: San Procolo, San Petronio e il patronato civico di Bologna medievale, pubblicati entrambi in ID., Citt. chiesa e culti civici in Bologna medievale, Bologna, CLUEB, 1999, p. 211 ss., p. 231, p. 265-270. 44 OLIVIER GUYOTJEANNIN, Podestats dmilie centrale: Parme, Reggio et Modene (fin XIIe - milieu XIVe sicle), in I podest dellItalia comunale. Parte I. Reclutamento e circolazione degli ufficiali forestieri (fin XIIe-milieu XIVe sicle), a cura di JEAN-CLAUDE MAIRE VIGUEUR, Roma, cole Franaise de Rome, 2000, I, p. 354, 357. 45 DAVID ABULAFIA, Federico II. Un imperatore medievale, Torino, Einaudi, 1993, p. 130 ss. 46 Sulla politica universitaria federiciana, si veda GIOVANNI DE VERGOTTINI, Lo Studio di Bologna, lImpero e il Papato, in ID., Scritti di storia del diritto italiano, a cura di GUIDO ROSSI, Milano, 1977, II, p. 697-792, JACQUES VERGER, La politica universitaria di Federico II nel contesto europeo, in Federico II e le citt italiane, a cura di PIERRE TOUBERT - AGOSTINO PARAVICINI

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Che sia dunque intuibile una contrapposizione tra lo Studio bolognese e le altre scuole giuridiche emiliane chiaro e persino normale, perch difficile sempre stato assai difficile tenere su livelli distinti la storia delle universit e la ragione di stato. A Modena, solo per portare lesempio vicino, nel corso del 1247 diversi studenti parmensi furono catturati e consegnati a Federico II dopo essere stati maltrattatti e derubati per rappresaglia nei confronti della loro citt dorigine, improvvisamente risvegliatasi guelfa e resasi quindi protagonista, tra il 1245 e il 1247, di unaperta ribellione contro limperatore, che si trov suo malgrado a interpretare proprio in questo teatro il prologo alla sua uscita di scena, in un crescendo di fallimenti precipitati luno appresso allaltro, come in un fragoroso effetto domino, verso levento clou di Vittoria47. Ma torniamo al nostro itinerario biografico, ricordando che, tra il 1228 e il 1229, Uberto da Bobbio, che con ogni probabilit a questa latitudine cronologica era gi qualcuno, raggiunse una Vercelli appena munita di Carta studii. Il suo arrivo in citt in quei mesi, motivato verosimilmente da una chiamata, convince a riconoscerlo tra gli inauguratori della cattedra di diritto civile presso il locale Studio48. Nella neonata istituzione scolastica la sua fama venne presto consolidandosi e amplificandosi. Del resto, in quellambiente elettrizzato dallinedita e prestigiosa esperienza universitaria, dovette trovarsi a proprio agio visti i nomi che circolavano, a lui noti e familiari in modo tutto particolare. Si trattava, difatti, di uomini che evocavano le terre e gli ambienti emiliani appena abbandonati. Tanto per capirci, suoi compagni di lavoro furono il modenese Uberto di Bonaccorso (allievo di Azzone, come il Balduini, maestro di Bobbio)49 e il reggiano Giuliano da Sesso, in quella sede come lettore del Digestum vetus e del Codex50, ma anche in qualit di ufficiale e nipote del vescovo Ugolino da Sesso (1214-1235)51. A Vercelli si respirava, insomma, una certa aria di casa, una casa in cui Ugolino era il capofamiglia; e siccome si sar ormai inteso che la vita di ogni giurista trascina con s quella degli altri come in una specie di mulinello o di reazione a catena biografica che, anello dopo anello, va delineando uno spaccato in cui ogni contatto ne genera altri dieci e ogni spostamento non mai accidentale , sar bene fissare

BAGLIANI, Palermo, Sellerio, 1994, p. 129-143 e MANLIO BELLOMO, La scienza del diritto al tempo di Federico II, in ID., Medioevo edito e inedito, II, Scienza del diritto e societ medievale, Roma, Il cigno Galileo Galilei, 1997, p. 39-62. 47 Chronicon Parmense ab anno MXXXVIII usque ad annum MCCCXXXVIII, a cura di GIULIANO BONAZZI, RIS2, IX/IX, Citt di Castello, Scipione Lapi, 1902-1904, p. 14. Restiamo sempre in questo incandescente torno di tempo, per richiamare un episodio che tocca un altro caposaldo della pars Imperii, Siena, citt in cui, nel 1246, il vicario imperiale della Tuscia, Federico dAntiochia, attu una politica di respiro universitario di chiara matrice sveva. Non si potrebbe commentare altrimenti la disposizione, data dal luogotenente di Federico II allesecutivo della citt toscana, tramite cui simponeva il rientro da Bologna degli studenti e dei mercanti senesi. Lapertura di uno Studium cittadino per gli scolari tornati in patria, e non solo per quelli, diventava cos unurgenza, peraltro presto concretata, come danno a intendere le fonti cittadine, dove il termine Studium fece capolino dal 1247. Cfr. PAOLO NARDI, Linsegnamento superiore a Siena nei secoli XI-XIV. Tentativi e realizzazioni dalle origini alla fondazione dello Studio generale, Milano, Giuffr, 1996, p. 55, 58 ss. 48 ROSALDO ORDANO, Listituzione dello Studio di Vercelli, in LUniversit di Vercelli nel Medioevo. Atti del secondo Congresso Storico Vercellese (Vercelli, Salone Dugentesco, 23-25 ottobre 1992), Vercelli, Societ Storica Vercellese, 1994, p. 179 ss., p. 184 ss. e ISIDORO SOFFIETTI, Linsegnamento civilistico nello Studio di Vercelli: un problema aperto, ivi, p. 228. Sullo Studium medievale di Vercelli cfr. inoltre CARLA FROVA, Citt e Studium a Vercelli (secoli XII e XIII), in Il pragmatismo, p. 91-104. 49 A quel tempo avrebbe scritto la sua maggiore opera, Praeludia et exceptiones, ove ammette di avere insegnato a Vercelli de mandato maiestatis imperialias, senza tuttavia precisare la data dinizio dellimpegno preso: SOFFIETTI, Linsegnamento civilistico, p. 233 ss. e LUCIA SORRENTI, Due giuristi attivi a Vercelli nel primo Duecento: Omobono da Cremona e Giuliano da Sesso, Rivista di Storia del Diritto Italiano, 66 (1993), p. 427, p. 436. 50 SORRENTI, Due giuristi, p. 427 e EAD., Tra scuole e prassi. Giuliano da Sesso e il suo Libellus Quaestionum, Roma, Il cigno Galielo Galilei, 1999, p. 89. 51 ANGELO MERCATI, Per la storia letteraria di Reggio Emilia, Atti e memorie della regia deputazione di storia patria per le province modenesi, 12 (1919), p. 22 ss.

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in un rapido fermoimmagine la figura di questo grande esponente della cultura e della politica vercellese duecentesca. Del curricolo scientifico dellalto prelato sappiamo oggi pi di due o tre cose, tenendo sottocchio il prezioso affresco fattone da Domenico Maffei. Di parentela reggiana, formatosi forse a Bologna (ma a questo punto perch non proprio a Reggio o Parma o Modena), Ugolino Da Sesso pare esercitasse la propria docenza dapprima intorno alla cattedrale di Cremona, poi a Montpellier e, infine, presso quello studio palentino che fu, come sappiamo, fortemente voluto da re Alfonso VIII52. Ho gi avuto modo di affermare altrove che ci che accadde tra Palencia e Vercelli quasi un ventennio, in cui lecclesiastico reggiano visse tra Parma, Reggio e Fidenza, avanzando con risolutezza nella carriera presenta diverse smagliature, sulle quali sar giusto tornare in unapposita trattazione53. Mentre senzaltro il caso di accentuare, in questo momento, la sua statura di uomo di potere, soprattutto nella veste, perfettamente indossata, di interlocutore non diremo privilegiato, ma nemmeno di circostanza di Federico II. Copiose sono le impronte disvelate dalla documentazione pubblica attinente al periodo del suo mandato pastorale. Per farsene unidea sommaria, si scorra lindice del volume quinto dei Regesta Imperii editi da Johann Friedrich Bhmer54, che d modo di intravedere come i rapporti tra lo Svevo e il vescovo vercellese dovessero andare ben al di l delle semplici richieste di presenze testimoniali, comunque tuttaltro che fortuite o rare55. Sia sufficiente aver presente che, allindomani della scomunica delle citt riunite nella Lega Lombarda, comminata il 10 giugno 1226 da Parma da un gruppo di prelati legati a Federico56, il sovrano si trov di nuovo a passare per la citt emiliana e, in quella occasione, venne scortato dal suo vicario Giacomo di Carisio e da Ugolino da Sesso; e aver presente altres lattiva partecipazione del vescovo di origini reggiane alla costituzione stessa dello Studium vercellese, che anche se dipese dal-

Cfr. MAFFEI, Fra Cremona, Montpellier, soprattutto p. 15, 17, 27. Danno fiato allipotesi della docenza castigliana ANGORUON, Aux origines de linfluence des glossateurs en Espagne, in ID., Etudes sur la diffusion des doctrines juridiques mdivales, VI, London 1987, p. 325, mentre avrebbe bisogno di ulteriori riscontri secondo ANTONIO GARCA Y GARCA, El renacimento de la teora y la prctica jurdicas. Siglo XII, in Renovacon intelectual del Occidente europeo (siglo XII), XXIV Semana de Estudios Medievales (Estella, 14-18 de julio de 1997), Pamlpona, 1998, p. 107. Sulla questione cfr. anche AQUILINO IGLESIA FERREIROS, Rex superiorem non recognoscens. Hugolino de Sesso y el Studium de Palencia, Initium. Revista Catalana dHistria del Dret, 3 (1998), p. 1-205. 53 SIMONE BORDINI, Studium e citt. Alcune note sul caso reggiano (secoli XI-XIII), in Medioevo reggiano. Studi in ricordo di Odoardo Rombaldi, a cura di GINO BADINI - ANDREA GAMBERINI, Milano, Franco Angeli, 2007, nota 164 a p. 187 ss., nota 164 a p. 187 ss., dove mi sono permesso di complicare il quadro fondamentale tracciato dal Maffei attraverso elementi di riflessione aggiuntivi (che presto vaglier ulteriormente sulla scorta di altre notizie reggiane) in ordine alla presenza di Ugolino in Emilia. Senza rimestare nel deja dit, avvertir delle tre principali conclusioni cui sono pervenuto: 1) lesperienza di Ugolino come canonico della cattedrale di Parma va racchiusa con ogni probabilit tra i picchetti cronologici del 1206 e del 1211; 2) a Parma egli non esib mai la qualifica di magister, che invece lo distingue in un atto del 1214, che lultimo anno della prevostura fidentina, inziata nel 1202/1203; 3) tra il 1206 e il 1212 guardacaso il medesimo spettro di tempo in cui Ugolino canonico a Parma testimoniata la compresenza nel Reggiano di un suo omonimo, arciprete della pieve di Modolena, che identificherei senza timori con il nostro. 54 JOHANN FRIEDRICH BHMER, Regesta Imperii V. Jngere Staufer 1198-1272. Die Regesten des Kaiserreichs unter Philipp, Otto IV, Friedrich II, Heinrich (VII), Conrad IV, Heinrich Raspe, Wilhelm und Richard. 1198-1272, hrsg. JOHANN FRIEDRICH BHMER - JULIUS FICKER - EDUARD WINKELMANN - PAUL ZINSMAIER - PAUL-JOACHIM HEINIG - MONIKA KARST, Innsbruck, 1881-1983. 55 Data, ad esempio, al 23 febbraio del 1219 un atto emanato a Spira da Federico II, imperatore in pectore, in cui troviamo il fedele suo venerabile Ugolino a Ivrea per applicare la sentenza sovrana a un litigio insorto tra il vescovo di quella citt e alcuni cives, rei di averlo depredato. In quel caldo luglio del 1226 Ugolino compare inoltre tra i testimoni di diversi privilegi concessi o confermati dallo Staufen proprio da Borgo San Donnino (al monastero cistercense di Santa Maria della Colomba; a Enrico di Savona e figli; al monastero di Fontevivo) e da Parma (al cenobio di Chiaravalle). Si veda BHMER, Regesta imperii, V, 1,1, n. 985, n. 1643 (anche AFF, Storia della citt, III, Appendice, n. L p. 349 ss), n. 1651, n. 1660 e AFF, Storia della citt, III, p. 349 ss. (anche Monasterium de Vivo Fonte, p. 62 ss., Q 9 p. 106 ss). 56 M.G.H. Constitutiones et acta, II, n. 105 p. 132-134.
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la migrazione en masse delluniversitas scholarium di Padova57, non pot concretarsi sul piano istituzionale se non attraverso lazione bilaterale svolta dal comune e dalla massima carica religiosa cittadina58. Di qui forte limpressione che, con Ugolino, i Da Sesso mettessero le mani su Vercelli, venendo cos a stabilire un asse sul quale scivolavano giocoforza interessi comuni tra la citt piemontese e Reggio Emilia, citt sessiana per antonomasia. A tanto zio corrispose un nipote adeguatamente scaltro. Ghibellino senza macchia, Giuliano da Sesso rest sfigurato nelle cronache del tempo dalla livida furia moralizzatrice di Salimbene de Adam59, che non riusciva a perdonargli di avere agito come longa manus di re Enzo nella carneficina dei filopapali Fogliani60. Oltre che animoso uomo di partito, Giuliano fu pratico61 e docente di diritto e, come tale, autore tra laltro di un Libellus quaestionum che, per qualche tempo, dovette avere buona circolazione e che vede il nome di Uberto da Bobbio e del suo allievo Omobono Morisio (anchegli docente a Vercelli) ripetutamente e variamente citati62. Sar il caso di rammentare che, in termini tecnici, la quaestio un metodo di discussione codificato nei tre momenti successivi del pro, del contro e della solutio: in estrema sintesi, il professore si impegnava a introdurre un caso, a valutarne le eventuali e contrapposte soluzioni, per poi tirare le somme e giungere allinterpretazione finale, che scioglieva il problema63. Una tale tecnica non nacque certo intorno a questi anni, ma vero per che si diffusero nel primo Duecento trattazioni sistematiche come quello di Giuliano da Sesso, nella quale degna di menzione, per il discorso che stiamo conducendo, soprattutto la questione denominata Quidam scolaris et sacerdos, di recente sviscerata da Lucia Sorrenti. In essa Uberto in persona a porsi in pari tempo come risolutore e protagonista del caso illustrato. A grandi linee, la questione cos sintetizzabile: uno studente di condizione ecclesiastica ferito a Vercelli da un cittadino indigeno e, per essere prontamente risarcito del danno subito, intende eludere il processo penale, senonch Uberto ha gi avviato la causa denunciando il crimine al podest, cui compete, pur nel rispetto del privilegio del foro studentesco, la giurisdizione in campo criminale. Nella quaestio il

SANTE BORTOLAMI, Da Bologna a Padova, da Padova a Vercelli, in LUniversit di Vercelli, p. 35-75. GERMANA GANDINO, Lo Studium di Vercelli tra contesto e tradizione, in Carta Studii. et Scolarium Commorancium, in Studio Vercellarum 4 aprile 1228. Intorno al primo documento della Universit medievale di Vercelli, a cura di GISELLA CANTINO WATAGHIN - SAVERIO LOMARTIRE, Alessandria-Novara-Vercelli, Universita degli studi del Piemonte orientale Amedeo Avogadro, 2005, p. 60 ss., p. 67 e ISIDORO SOFFIETTI, Contributo per la storia dello Studium di Vercelli nel secolo XIII, Rivista di Storia del diritto italiano, 65 (1992), p. 244 e nota 12. 59 SALIMBENE, Cronica, I, p. 482. 60 Proprio a Giuliano attribuita la lettera inviata da Reggio, con cui Federico II veniva informato dei tragici fatti da un anonimo inquisitore imperiale: Historia diplomatica friderici secundi sive Constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum eius: accedunt epistolae paparum et documenta varia, a cura di JEAN-LOUIS-ALPHONSE HUILLARD-BRHOLLES, VI/1, Parisiis, H. Plon, 1860 [rist. anast. Torino, Bottega dErasmo, 1963], p. 374 ss. e MERCATI, Per la storia letteraria, p. 20 ss. 61 Nel 1242 lo troviamo a Reggio per offrire, insieme Jacopo Colombi, un parere in favore del capitolo cattedrale contro i canonicis irrequietis di Rivalta, mentre nel suo Libellus quaestionum o disputatorius lui stesso a menzionare la propria esperienza reggiana come avvocato. Si vedano rispettivamente GUALAZZINI, La scuola giuridica, n. XVI p. 138 ss. e FEDERICO MARTINO, Giuristi di scuola e pratici del diritto a Reggio e a Padova. Il ms. Olomouc C. O. 40, Quaderni catanesi di di studi classici e medievali, 8 (1986), p. 426. 62 SORRENTI, Due giuristi, p. 415-450 e EAD., Quaestiones di scuole giuridiche vercellesi in un trattato di Giuliano da Sesso, in Die Kunst, p. 224 ss. 63 Sulle quaestiones la letteratura copiosa e mi limiter, pertanto, a indicare soltanto i pi o meno recenti ANNALISA BELLONI, Le questioni civilistiche del secolo XII. Da Bulgaro a Pillio da Medicina e Azzone, Frankfur am Main, Klostermann, 1989, BELLOMO, I fatti e il diritto e MASSIMO VALLERANI, Il diritto in questione. Forme di dubbio e produzione del diritto nella seconda met del Ducento, Studi medievali, 1 (2007), p. 1-40.
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problema specifico che si pone se la parte offesa possa o meno intentare unazione civile, essendo ormai in corso il procedimento penale. In prima persona, Uberto introduce il fatto ed espone i pro (linammissibilit della coesistenza dei due differenti processi) e i contra (la liceit della coesistenza di udienze penali e civili). Tralasciando gli aspetti squisitamente giudiziari, interessa anzitutto registrare che, grazie a questo passaggio del Libellus, veniamo a sapere con chiarezza che, a Vercelli, Uberto Bobbio dovette sperimentare un insegnamento giuridico capace di innestare sulla teoria dei libri giustinianei lesercizio pratico delle quaestiones, che potevano assumere, come nellesempio preso in considerazione, la forma di uno scambio di opinioni, nel caso specifico intrattenuto tra lo studente ferito e Uberto. Questo a rinsaldare la sensazione che il giurista arrivato da Parma fosse uno studioso calato a pi pari sulla realt fattuale e assai abile nel tradurre in soluzione dunque in postulato ci che sperimentava sulla propria pelle64, operando sporadicamente a servizio del tribunale podestarile, che a tutti gli effetti il luogo preferenziale allinterno del quale prendevano forma vitale alcuni dei casi che i giuristi trasformavano in questioni da dibattere presso laula scolastica65. Le quaestiones erano, insomma, materia ancora calda e pulsante, che diventava, attraverso lesame critico approntato dai giuristi, una lente dingrandimento puntata sulla realt per notomizzarla e trarne regole e panacee66. Da Vercelli il nome di Uberto dovette risuonare Oltralpe. lo statutista Alberico da Rosciate a narrare della sua convocazione alla corte di Parigi, dove, sicuramente dopo il 122867, fu interpellato dalla regina Bianca di Castiglia, vedova da un paio di anni di Luigi VIII. La regnante chiedeva lumi in ordine alla liceit della tutela del figlio (contestatale da alcuni nobili, ma ritenuta conforme alla legge da Uberto), divenuto poi re come Luigi IX il Santo68. Se dalla Francia si ricorreva a un parere del giurista padano, significa che, tralasciando pregresse connessioni tra il milieau intellettuale parigino e quello vercellese69, su quella materia egli doveva essere per lo meno ferrato. Dopo questa breve avventura Uberto riapprod a Vercelli, dove lo incontriamo a far fede in un atto rogato il 2 luglio del 1230, ma era gi tem-

64 Cfr. LUCIA SORRENTI, Uberto da Bobbio e la giurisdizione sugli scolari. Una quaestio sui limiti di esercizio del foro privilegiato, Rivista Internazionale di Diritto Comune, 4 (1993), p. 211-219. 65 SORRENTI, Due giuristi, nota 23 a p. 420, nota 36 a p. 423 ss., p. 430 ss. e nota 70. 66 Tuttaltro che sporadiche erano le occasioni in cui, introducendo la quaestio agli allievi, il dominus annunciava che quel determinato problema era stato discusso in un processo []; oppure che la disputa di un tema gli stata richiesta da un avvocato []; oppure che di una quaestio non opportuno dare la soluzione, perch sul factum vi un processo in corso e di questo bene attendere la conclusione: BELLOMO, Introduzione, a ID., I fatti e il diritto, p. 15 ss. Le stesse quaestiones potevano poi fuoriuscire dal flessibile recinto dellaula scolastica per diventare diritto pratico, scelte concrete di politica giudiziaria esposte in forma di consilia, a loro volta reversibili in questioni, come ricorda VALLERANI, Il diritto in questione, p. 30. 67 FROVA, Citt e studium, p. 100 ss. 68 Dellepisodio narrato da Alberico hanno scritto TIRABOSCHI, Storia della letteratura italiana, IV/2, p. 394 e AFF, Memorie, I, p. 84, da rettificare con SAVIGNY, Storia del diritto, II, p. 309, e ne hanno trattato poi, tra gli altri, GIGLIOLA VILLATA DI RENZO, La tutela. Indagini sulla scuola dei glossatori, Milano, Giuffr, 1975, p. 204 e nota 184 e ANDR GOURON, Odonnances de rois de France et droits savants (XIIIe-XVe sicles), in ID., Juristes et droits, p. 861. Su Luigi IX, cfr. il classico JACQUES LE GOFF, San Luigi, Torino, Einaudi, 1996. 69 Ponendosi sul ct ecclesiastico, non va dimenticato in proposito il caso di magister Cotta, canonico in utroque iuris perito del capitolo di SantEusebio, che ci documenta per la fine del secolo XII stretti rapporti culturali tra la Chiesa vercellese e lambiente correlato alle forti scuole teologiche parigine. Sappiamo dal suo testamento (datato 1194), che, probabilmente non solo, il Cotta si rec a Parigi al fine di emendare i codici utili (quindici in tutto) allo studio della divina scienza, testi che, rientrato in Italia, avrebbe devoluto alla biblioteca del suo capitolo. Nello spazio in cui condusse la propria esperienza filologica il dotto canonico entr probabilmente in contatto con grandi intellettuali parigini del tempo, quali Pietro Lombardo, il suo allievo Erberto di Bosham, Grard de la Pucelle e Thomas Becket. Cfr. CARLA FROVA, Teologia a Vercelli alla fine del secolo XII: i libri del canonico Cotta, in LUniversit di Vercelli, p. 311-333, p. 313 ss., p. 321 ss. e EAD., Citt e Studium a Vercelli, p. 94 ss.

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po di muoversi verso altri lidi70. Dapprima fece ritorno nella citt natale, poi si trasfer a Modena. Un documento parmense del 13 luglio del 1233, in cui si menziona la vendita di unabitazione que fuit Uberti de Bobio71, fa pensare che il giurista raggiungesse la citt della Ghirlandina nel momento in cui le attivit dinsegnamento, interrotte nel periodo 1224-1231 a causa delle lotte tra Modena e la filopapale Bologna, erano riprese a spron battente da un paio di anni72, grazie anche alle politiche condotte dal podest Gerardo Albini, parmense e ghibellino73. In questa sede il Bobbio fu collega di Uberto di Bonaccorso (gi incontrato a Vercelli) e di Alberto da Pavia74. Insieme a questi docenti, nel 1234 lo incrociamo come testimone di un atto rogato nel palazzo comunale con al centro il risarcimento di un debito allautorit civica75. A quanto ci consta, Modena fu soltanto una meta di passaggio prima della definitiva rentre a Parma, presso cui la presenza di Uberto attestata (da fonti narrative e tarde)76 nel 1237, allorquando, come advocatus del podest77, promise allambasciatore del comune di Ravenna laiuto dei parmensi, dei modenesi e dei cremonesi contro linvisa Bologna, non appena si fosse spento il fronte pavese sul quale Parma e Cremona erano allora impegnate contro Milano. La tradizione78 vorrebbe che, fino alla morte, avvenuta entro il giugno del 124579, Uberto non si spostasse pi dalla citt natale, quanto meno per ragioni lavorative. Ciononostante, sapendolo poco incline ai lunghi soggiorni e allapice della propria carriera, meraviglia che Uberto si trattenesse a Parma cos a lungo, pur traendo sicura soddisfazione da un insegnamento impreziosito da allievi del calibro di Simone di Brion, futuro papa Martino IV80. Non possiamo per pronunciarci a riguardo di suoi ulteriori spostamenti, se non altro perch parrebbe ostinato appoggiare la strada, suggerita con estrema caute-

70 ROSALDO ORDANO, I Biscioni, a cura di ROSALDO ORDANO, Torino, Biblioteca Storica Subalpina, 1976, II/2, n. CCXLII p. 16, da riferirsi al doc. n. CCXLI. 71 La casa, posta nella vicinia Santa Maria (dunque, nel polo urbano ove si erge la cattedrale), fu venduta al prezzo di 65 lire imperiali da dominus Ugo quondam domino Petro de Suspiro. Cfr. ACPr, Secolo XIII, doc. CMXLI. 72 JOHANNES DE BAZANO, Chronicon Mutinense (aa. 1188-1363), a cura di TOMMASO CASINI, in Rerum Italicarum Scriptores2, XV/IV, Bologna, Zanichelli, 1917, col. 560, dove, allanno 1232, scritto che lo Studio cittadino recuperatum fuit. 73 Quando Uberto raggiunse Modena, la locale scuola aveva poco a che vedere con quella dimpronta filopapale del periodo precedente di cui trattano MOR, DI PIETRO, Storia dellUniversit, I, p. 7-13, ma ci non ha impedito al Santini di supporre che Uberto parteggiasse per il guelfismo, e ci sulla base di una violenta sparata del parmense contro lattivit feneratizia (trattasi di una glossa a D. 22.1.37, contenuta nel Ms. Paris. B. N. lat. 4458, f. 311 rb.), nella quale sarebbe ravvisabile la coesistenza nello Studio di Modena, ghibellino, di giuristi con orientamenti politici contrapposti: SANTINI, Universit e societ a Modena, p. 360 ss. Ci si dimenticava tuttavia che una delle Constitutiones Regni Siciliae, promulgate da Federico II prima dellarrivo di Uberto a Modena, sintitolava De usurariis puniendis e non andava certo per il sottile nei confronti dei prestatori con interesse, bollati come lupi rapaces e angeli pessimi. Cfr. ANTONIO MARONGIU, Politica e diritto nella legislazione di Federico II, in Il Liber Augustalis di Federico II di Svevia nella storiografia, antologia di scritti a cura di Anna Laura Trombetti Budriesi, Bologna, Ptron, 1987, p. 71 ss. Per il testo della disposizione, vedi Historia Diplomatica Friderici, I/1 [1852], p. 5. 74 MOR, DI PIETRO, Storia dellUniversit, I, p. 11; II, p. 329. 75 GIROLAMO TIRABOSCHI, Biblioteca modenese o notizie della vita e delle opere degli scrittori natii negli Stati del Serenissimo signor Duca di Modena, Modena, Societ Tipografica, 1781, I, p. 49 e SIMEONI, VICINI, Registrum privilegiorum, n. 304-305 p. 154-157. 76 Cfr. HIERONYMUS RUBEUS, Historiarum Ravennatum libri decem cum indice amplissimo, VI, Venezia, Aldo Manuzio, 1572 [poi ex typographia Guerraea, 1589], p. 412 e BONAVANTURA ANGELI, Historia della citt di Parma et descrittione del fiume Parma, Parma, Viotti, 1591 [rist. anast. Sala Bolognese, Forni, 1969], p. 116 ss. 77 Sullimpegno avvocatizio dei doctores, cfr. SBRICCOLI, Linterpretazione, p. 53 ss. 78 AFF, Memorie, I, p. 85 ss. 79 Lo evinciamo dal testamento del canonico Gerardo Manente, steso nel giugno del 1245, dove si cita unabitazione appartenuta a Ugone da Cremona et quondam Domini Uberti de Bobio. Si veda ACPr, sec. XIII, doc. MLXX. 80 SALIMBENE DE ADAM, Cronica, II, p. 744.

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la dal Bhmer81, che portava a identificare con Uberto da Bobbio il misterioso docente di diritto civile denominato magister U., assegnato da Federico II a Vercelli su petizione della stessa citt piemontese dopo la battaglia di Cortenuova82. Sappiamo oggi che supposizioni fondate, ma non risolutive, spingono verso lidentificazione di U. con Uberto di Bonaccorso83, ma, forse perch il nodo non stato ancora perfettamente sciolto, lepisodio esercita ancora una certa facolt di seduzione. Ad ogni buon conto, accogliere leventualit dubbia del Bobbio o quella pi logica dellaltro Uberto cambia poco, quando andiamo a focalizzare lattenzione sul dato che la questione in gioco fa trasparire. Alludo alla sollecitudine manifestata dallimperatore nel gestire il reclutamento degli insegnanti di diritto nelle citt schierate dalla sua parte, che autorizza a immaginare Federico II come una specie di deus ex machina, che spinge e forza per eterodirigere la scelta dei podest e dei docenti, entrambe categorie impegnate a costruire, applicare e diffondere unidea uniformante del diritto e, quindi, di stato. Sia come sia, nel suo secondo periodo parmense Uberto non rest con le mani in mano, tant vero che proprio in questi anni potrebbe cadere la redazione del Libellus cautelae. Questo ci che inducono a credere le prime supposizioni che Nicoletta Sarti, che del trattato sta curando ledizione per il Consiglio Nazionale Forense, ha enucleato e voluto con inusuale generosit condividere, fornendomi alcune delle episodiche e velate notizie biografiche disseminate nellopera. Attingendo ad esse, veniamo a sapere, ad esempio, che Uberto decise di misurarsi con il trattato su imbeccata di un godereccio (optimus potator) allievo inglese (tale Mauritius) e che fu motivato nella stesura dalleloquente ambizione di disporre una regola dellars advocatorum che fosse equiparabile a quella che San Benedetto da Norcia aveva approntato per il proprio ordine monastico. Composto probabilmente negli ultimi anni o mesi di vita, il Libellus cautelae potrebbe essere ritenuto dunque il simbolico lavoro di una vita, nel senso del pi rappresentativo dellintero percorso professionale e della concezione pratica di diritto di Uberto. Con ci viene a chiudersi a dire il vero, restando spalancata a nuove suggestioni e ulteriori verifiche la nostra storia, non prima per di avere detto che, nei decenni successivi alla morte, troveremo ancora un Uberto da Bobbio in circolazione in area emiliana. Si tratta del figlio del giurista, che i Registri Vaticani dicono canonico presso la cattedrale di Modena negli anni Ottanta del Duecento84. Degli studi, della carriera, della sorte di questultimo restiamo alloscuro, ma molto facile pensare che la sua figura sia stata per sempre adombrata da quella del padre. Tentiamo ora di andare al cuore della geografia degli spostamenti tracciata da Uberto da Bobbio nel corso della sua non lunghissima esistenza (ca. 1190-1245), che, lo si sar intuito, laspetto che ho teso a privilegiare nella mia comunicazione. Dietro un curriculum a dir poco significativo, conchiuso nelle mete di Reggio, Modena, Parma e Vercelli, sintuiscono in effetti relazioni che vanno al di l della professione docente e che, come binari, riuscirono a guidare forse a predefinire le carriere di alcuni docenti. Insomma: come possibile che chi insegnava a Reggio finisse spesso a Vercelli, Modena e talora a Napoli? Anche se tali tappe non venivano rispettate esattamente in questo ordine, diversi docenti che si trovarono a legere presso le citt ora elencate finirono per avere destini accademici convergenti. Vi sarebbe

BHMER, Regesta imperii, V, 1,1, n. 2314. La questione trattata in una missiva federiciana spedita dopo il 1238, quando, in seguito alla batosta di Cortenuova, Vercelli era venuta riappacificandosi con lo Staufen: KANTOROWICZ, Federico II, imperatore, Milano, Garzanti, 1976, p. 460. 83 Nel 1240 il Bonaccorso si trovava a Vercelli per comporre una controversia in materia di acque sollevatasi allinterno della famiglia Avogadro, rivestendo in quelloccasione il ruolo di assessor e consiliarius. Vedi ARCHIVIO DI STATO DI VERCELLI, Famiglia Avogadro di Quinto, Pergamene, n. 2, citato da SOFFIETTI, Linsegnamento civilistico, p. 231 ss. 84 Registres de Martin IV (1281-1285), ed. FRANOIS OLIVIER-MARTIN, Paris, Bibliothque des coles franaises dAthnes et de Rome, 1901-1935, nota 521 a p. 249.
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da chiedersi per quale ragione tali coindicenze si presentarono cos frequentemente negli anni in cui Uberto da Bobbio insegn, che poi linterrogativo che abbiamo fino adesso rimandato o mai apertamente formulato. Uscendo finalmente allo scoperto, diremo che la risposta che possiamo dare a un tanto pesante quesito che il sistema di alleanze costruito dalle citt filoimperiali fungesse da sfondo ai movimenti di un preciso giro di doctores legum, i quali, per ragioni le pi varie e per convenienze garantite, si trovarono avvinti a uno schieramento politico. naturalmente lungi da me lidea di proporre leggi deterministiche daltra parte sempre fuori luogo per let medievale riguardo a questi intrecci. So bene che i docenti di diritto, soprattutto se di grande fama, in anni in cui il diritto dava e toglieva forza alle istituzioni politiche, potevano muoversi per attrattiva economica e ambizione. Ciononostante, il reiterarsi di certe coincidenze di luoghi e di nomi invita a riflettere. Qualcuno potr obiettarmi che, rispetto a Parma, Reggio, Modena e va da s a Napoli, Vercelli non fu sempre dalla parte di Federico II, ma pur vero che nella citt piemontese la famiglia, reggiana e schierata con la corona, dei Da Sesso fu potente sia nelle stanze dei bottoni (Ugolino) sia dentro lo Studio (ancora Ugolino e Giuliano). possibile, in sostanza, che questa influente casata emiliana potesse istituire un ponte privilegiato, per non dire un asse di ferro, tra Vercelli e Reggio-Parma, tutte citt con cui Ugolino ebbe peraltro saldi legami85. Ci detto, non pare azzardato pensare a questo fronte di citt universitarie filoimperiali come a una specie di idra con una testa maggiore, lo Studium di Napoli, e una serie di teste di dimensione inferiore, che sarebbero le scuole minori preesistenti o di nuova fondazione, prosperate in seguito alla genesi dello Studio partenopeo. Tutti questi centri di studio erano annodati non solo da possibili e recenti legami politici, ma anche da unidea del diritto sensibile e gi sintonizzata per autonoma tradizione alla volont e alle intenzioni di Federico II86. Si trattava di una corrente giurisprudenziale che, pur rivolta alla tradizionale esegesi del Corpus iuris civilis, non era per nulla rinchiusa in s stessa87, ma, vivacizzata da intelligenze aperte allempirismo, andava intersecando lattivit teorica con quella battagliera del foro per scolpire dalla materia grezza della realt assiomi e soluzioni utili soprattutto nelle aule di giudizio88. Questa forte apertura al mondo dei tribunali si ripercosse anche nellattivit didattica, laddove venne esprimendosi attraverso lutilizzo in aula della tecnica delle quaestiones e nella produzione di una libellistica dedicata89. Un tale versante giuridico esperienziale lo si potrebbe connettere, cos, al tono funzionariale e meno ambizioso sul piano scientifico della cultura giuridica di ambito non-bolognese che le scuole filoimperiali di Parma e di Reggio come anche, in massimo grado, la scuola di Pavia capitale90 espletavano tradizionalmente da quando, in tempi preuniversitari, il diritto, masticato dentro o attor-

Sulle basi storiche della fedelt tra queste quattro citt e sul ruolo mediatorio svolto da Cremona al fine di smussare gli spigolosi rapporti tra le comunque ghibelline Modena e Reggio, cfr. MASSIMO VALLERANI, I rapporti intercittadini nella regione lombarda tra XII e XIII secolo, in Legislazione e prassi istituzionale nellEuropa medievale. Tradizioni normative, ordinamenti, circolazione mercantile (secoli XI-XV), a cura di GABRIELLE ROSSETTI, Napoli, Liguori, 2001, p. 235 ss., p. 238, 241, 259 ss. Si noti che membri del lingaggio sessiano tornano pi volte nei sei volumi dei Biscioni, i libri iurium vercellesi editi a cura di GIULIO CESARE FACCIO - M. RANNO - ROSALDO ORDANO, Torino, Miglietta, 1934-1994. 86 GIROLAMO ARNALDI, Fondazione e rifondazioni dello studio di Napoli in et sveva, in Il pragmatismo, p. 105-123 e MANLIO BELLOMO, Federico II, lo Studium a Napoli e il diritto comune nel Regnum, in ID., Medioevo edito e inedito, III, Profili di giuristi, Roma, Il cigno Galileo Galilei, 1998, p. 139-156. 87 GIOVANNI SANTINI, Giuristi collaboratori di Federico II. Piano di lavoro per una ricerca dquipe, in Il Liber Augustalis, p. 346. 88 CORTESE, Il Rinascimento, p. 78. 89 BELLONI, Le questioni civilistiche, p. 59. 90 Per inquadrare limportanza del sacro Palatium pavese quale vertice organizzativo della giustizia regia dallet longobarda fino al primo secolo XI, cfr. ANTONIO PADOA SCHIOPPA, La cultura giuridica, in Storia di Pavia, II, Lalto Medioevo, a cura di Banca del Monte di Lombardia, Milano, Industrie grafiche pubblicit, 1987, p. 219-235.

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no alle cattedrali, tornava essenziale alla formazione retorico-giuridica dellalto funzionariato vescovile o imperiale91. Da questa tradizione poco libresca rampollarono nel Duecento scuole orientate, rispetto a Bologna, a forgiare pratici piuttosto che docenti-intellettuali. riconosciuto, infatti, che questi giuristi mediopadani nipoti di quellancora magmatico universo di giureconsulti che, nel passato matildico, avevano acceso la fiammata romanistica preirneriana costituissero una corrente alternativa, giacch rivolta allazione processuale e allavvocatura, come testimonia peraltro quella trattatistica procedurale che, creata dal nulla alla fine del secolo XII, trov il suo apogeo nel pieno Duecento92. In tal senso verrebbe perci a rafforzarsi la similitudine tra le funzioni ricoperte dallo Studio di Napoli e quelle ricoperte dalle scuole minori93, quasi che lurgenza di formare un preparato personale statale per cui lo Studio partenopeo (sorta di Alma Mater del sud Italia, con chimeriche velleit di rimpiazzare quella del nord) era stato fondato si venisse irradiando insieme alla sua idea di un diritto dallimpostazione professionalizzante94 in area padana, in centri distanti dai confini della Sicilia dal punto di vista geografico, ma non da quello politico. Ebbene, tra i numi di questa nouvelle o, forse meglio dire, ancienne vague della scienza legale vi furono anche Uberto da Bobbio, il modenese Uberto di Bonaccorso, il piacentino Ugolino Fontana, Accursio da Reggio, il cremonese Omobono Morisio, e, pi tardi, Martino da Fano, Jacopo dArena e Guido da Suzzara. Docenti vicini di casa che presero talvolta la rotta di Napoli e dellItalia meridionale, dove influenzarono il pensiero dei giuristi di quelle terre95, come a dire che, dal bacino di professori che sciamavano presso le scuole di diritto padane e soprattutto emiliane, limperatore attinse per istruire i futuri amministratori del Regnum Siciliae96. Non stupirebbe allora se, dispensando il proprio insegnamento in citt predisposte da un identico orientamento politico ad accogliere un certa idea di cultura giuridica, Uberto da Bobbio potesse costituire uno dei nodi di questo macroscopico intrico relazionale in cui si fatica a disgiungere, nei singoli docenti che ne facevano parte, la vicenda scientifica da quelle politica governato in qualche modo da Federico II. Ho cos lambito solo la scorza di un filone investigativo che meriterebbe forze congiunte e collettive per essere meglio problematizzato, magari attraverso ricerche che vadano a sondare la morbida sovrapponibilit non sempre in asse, non sempre immediata tra il bacino di reclutamento podestarile e quello di circolazione dei legis doctores, i quali, agendo pur sempre in autonomia, finirono di fatto per muoversi intorno agli stessi centri di studio, operando scelte di campo sul piano professionale che risultarono condizionate da quella estesa rete (non istituzionalizzata) intercittadina e interuniversitaria che loro stessi, con il trascorrere del tempo, spostandosi di regione in regione, interferendo con le autorit civiche, avevano provveduto a intrecciare e affinare, facendosi forti della tendenza a relazionarsi connaturata al transnazionalismo anzi, alluniversalismo della scienza giuridica romana97.

Cfr. CINZIO VIOLANTE, Anselmo (da Besate), in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Treccani, I, 1961, p. 407-409. CORTESE, Il Rinascimento, p. 27 e ID., Il diritto nella storia, II, p. 117. 93 ENNIO CORTESE, Scienza di giudici e scienza di professori tra XII e XIII secolo, in Legge, giudici, giuristi. Atti del Convegno (Cagliari 18-21 maggio 1981), Milano, Giuffr, 1982, p. 117 ss. e ID., Legisti, p. 275 ss. 94 ARNALDI, Fondazione e rifondazioni, p. 112. 95 MANLIO BELLOMO, Sulle tracce duso dei Libri legales, in ID., Medioevo, I, p. 130 ss. 96 SANTINI, Giuristi collaboratori, p. 346 ss. 97 HAROLD JOSPEH BERMAN, Diritto e rivoluzione. Le origini della tradizione giuridica occidentale, Bologna, 2006, p. 167 e BELLOMO, Societ e istituzioni, p. 417.
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