Sei sulla pagina 1di 1

Espressionismo

Movimento artistico

La Vista di Toledo di El Greco,


1595/1610, precursore
dell'espressionismo.

Con il termine espressionismo si usa definire


la propensione di un artista a esaltare,
esasperandolo, il lato emotivo della realtà
rispetto a quello percepibile oggettivamente.
Questo orientamento artistico si diffuse nei
primi anni del Novecento e aveva come centro
d'irradiazione la Germania.

In senso linguistico, strettamente relazionato al


significato che la parola espressionismo evoca,
anche artisti come Matthias Grünewald ed El
Greco possono essere riletti come artisti
espressionisti, ma storicamente
"espressionismo" è un movimento culturale
europeo circoscrivibile a circa un ventennio che
coincide con i primi anni del 1900, inquadrabile
nelle cosiddette avanguardie artistiche e
sviluppato soprattutto in Germania tra il 1905 e
il 1925. Si oppone concettualmente al
razionalismo o — più precisamente —
all'architettura sachlich, detta anche
"oggettiva".

Caratteristiche del
movimento

L'espressionismo proponeva una rivoluzione


del linguaggio che contrapponeva all'oggettività
dell'impressionismo la sua soggettività
infondata.

L'impressionismo rappresenta una sorta di


moto dall'esterno all'interno, cioè era la realtà
oggettiva a imprimersi nella coscienza
soggettiva dell'artista; l'espressionismo
costituisce il moto inverso, dall'interno
all'esterno: dall'anima dell'artista direttamente
nella realtà, senza mediazioni. Il senso
dell'Espressionismo produce una ribellione
dello spirito contro la materia e quindi gli occhi
dell'anima sono la base di partenza della
poetica espressionistica.

L'occhio interno si sostituisce a quello esterno


creando, in qualche modo, una sorta di
confusione fra etica ed estetica.[1] Il nuovo
linguaggio riprende alcuni elementi romantici,
come ad esempio l'identificazione romantica fra
arte e vita. La natura dell'espressionismo è
ricca di contenuti sociali e di drammatica
testimonianza della realtà. Ma la realtà tedesca
dei primi anni del secolo è la realtà amara della
guerra, di contraddizioni politiche, di perdita di
valori ideali, di aspre lotte di classe, e proprio
questi furono i temi principali e dolorosi degli
artisti espressionisti. Inoltre gli artisti
espressionisti polemizzano contro la società
borghese, contro l'alienazione del mondo del
lavoro, contro la visione positivistica del
mondo, dello scientismo e delle leggi di
causalità. Le premesse teorico-culturali
dell'Espressionismo stanno nel pensiero di
Sigmund Freud (psicanalisi, inconscio) e del
filosofo francese Henri Bergson ("slancio
vitale", "intuizionismo").[2]

L'intento del movimento espressionista era


quello di ritrovare il dato comunicativo nell'arte,
infatti questi artisti criticheranno le correnti
passate: gli impressionisti, perché l'impressione
su cui si basavano non creava comunicabilità
con lo spettatore; i simbolisti, poiché la loro arte
piena di simbologie e riferimenti culturali intensi
e profondi non offriva una facile lettura allo
spettatore, tanto che venne definita "arte per
pochi"; i neoimpressionisti, per il loro approccio
troppo scientifico nei confronti dell'arte; il
modernismo o Liberty (che si muoverà di pari
passo), considerato come puro movimento di
gusto e moda dell'epoca. Ma la molteplicità del
movimento si evidenzia nella frattura fra la
componente cosmica, degli eternisti a caccia di
una fede nuova, quella politico-sociale degli
attivisti e quella astratto-geometrica tendente a
ricostruire nuove forme naturali.

Arti figurative

La "Fugue", di Kandinskij (1914),


considerato uno degli espressionisti
di tendenza astratta.

Se le basi dell'espressionismo nelle arti


figurative sono rintracciabili nell'estetica
romantica, che ha assegnato all'opera d'arte
non più il compito di riprodurre, più o meno
fedelmente, la realtà, bensì il ruolo intermedio
tra l'artista ed il mondo, tra il sentimento e le
idee che l'opera manifesta e l'ambiente che
rappresenta, le prime avvisaglie
dell'espressionismo sono evidenti nel
Simbolismo; basta pensare al principio delle
linee curve e del colore resi in funzione dello
stato d'animo, proposto da Gauguin e ripreso
da Van Gogh che fu anche il primo, assieme ad
Hervé, a meritarsi la definizione di artista
espressionista, attribuitagli da Wilhelm
Worringer. Tra gli altri precursori non si può
dimenticare il norvegese Munch con alcune sue
deviazioni dal Simbolismo francese verso
un'intensità espressiva tipicamente nordica.
Uno degli ultimi precursori fu il belga James
Ensor, con la sua grottesca ripresa di elementi
fiamminghi.

Programma de Il Ponte, 1906,


xilografia di Ernst Ludwig Kirchner

L'Espressionismo si manifestò principalmente


in due aree diverse: in Francia nelle opere dei
Fauves (Belve) e in Germania in quelle del
gruppo Die Brücke (Ponte). Gli artisti erano
accomunati dalla volontà di esprimere tensioni,
stati d'animo e sentimenti attraverso la violenza
del colore, la sintesi della forma, l'incisività del
segno. I soggetti preferiti furono i nudi, i
paesaggi, le scene di vita quotidiana e le città.
Recuperarono tecniche da tempo in disuso,
come la xilografia (l'incisione sul legno). I pittori
detti Fauves presentarono i propri lavori al
Salon d'Automne di Parigi nel 1905. Fu un
critico del tempo, Louis Vauxcelles, ad
affibbiare loro questa definizione, considerando
le loro tele opere di "selvaggi" per l'uso
aggressivo del colore. Tra gli artisti Fauves
riuniti nella stanza centrale del Salon del 1905:
Henri Matisse, André Derain e Maurice de
Vlaminck.

In area tedesca si formarono i gruppi Die


Brücke e Blaue Reiter. Il primo nacque per
iniziativa di una piccola cerchia di artisti di
Dresda, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e
Karl Schmidt-Rottluff, i quali vollero
rappresentare la sofferenza della condizione
umana ed esaltare la spontaneità
dell'ispirazione attraverso una violenta
deformazione dei corpi, l'esasperazione dei
colori e un linguaggio incisivo, immediato, a
volte eccessivo. Il linguaggio degli
espressionisti tedeschi si fonda sull'uso di
colori violenti e innaturali e sull'uso di linee dure
e spezzate. Essi non applicano le leggi della
prospettiva e non cercano di dare l'illusione del
volume e della profondità; colori e linee sono
sufficienti a comunicare con impetuosa violenza
la visione drammatica e pessimistica che questi
artisti hanno del mondo e della società in cui
vivono. Le premesse ideologiche del
movimento furono chiarite da Ernst Ludwig
Kirchner nel manifesto "Il Ponte" (Die Brücke),
una xilografia che accompagnava la prima
mostra del gruppo nel 1906 a Dresda; il gruppo
fu attivo anche a Berlino, tra il 1911 e il 1913.
L'intenso naturalismo primordiale sospinto da
pittori quali Emil Nolde (che si aggiunge al
gruppo insieme a Max Pechstein, Otto Müller,
César Klein, Karl Hubbuch), lascerà il posto ad
una tensione sempre più ossessiva e
psicologica, che si rifletterà su descrizioni di
squallidi e grotteschi ambienti mondani e dopo
l'esperienza della prima guerra mondiale
sfocerà in una satira sociale.

Gli Espressionisti, per una connaturata


propensione a rivolgersi ad un pubblico ampio,
diedero origine ad un fenomeno che sarà tipico
del XX secolo, cioè la pubblicazione di riviste
indipendenti e autoprodotte. Organo per
eccellenza dell'espressionismo tedesco fu la
rivista Der Sturm, fondata e diretta da Herwarth
Walden e pubblicata dal 1910 al 1932, ma altre
videro la luce, come Die Aktion, del 1911.

Ecce homo (1925), di Lovis Corinth,


Museo d'arte di Basilea.

Nei decenni successivi questo movimento ha


parzialmente influenzato altri artisti. Nel 1911
Kandinskij e Franz Marc fondano a Monaco Der
Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro). Questa
esperienza, seppur ancora inquadrabile
all'interno del movimento espressionista,
spesso si risolve in una forma romantica di
orfismo, in un tentativo di unione dello spirito
del pittore con l'anima pulsante dell'universo.[1]

Tirolo (1914), di Franz Marc,


Staatsgalerie Moderner Kunst,
Monaco.

Il Cavaliere azzurro fu un fenomeno di vasta


portata, nel quale il linguaggio del colore si fece
sempre più libero e intenso. Sotto l'impulso di
Kandinskij, i suoi protagonisti si volsero verso
nuovi modi espressivi, verso la creazione di
spazi immaginari, verso l'astrazione lirica e
fantastica della realtà.

Tra i maggiori esponenti dall'inizio del XX


secolo:

Edvard Munch

Ernst Ludwig Kirchner

Franz Marc

Patrick Bakker

Per l'espressionismo austriaco:

Egon Schiele

Oskar Kokoschka

Alfred Kubin

Italia

Anche in Italia non mancarono artisti che


operarono nell'ambito dell'espressionismo e in
opposizione alla cultura ufficiale dilagante. Già
nel 1926, a Torino, si riunì il Gruppo dei Sei di
Torino. Fra i protagonisti i pittori Francesco
Menzio, Enrico Paulucci, Carlo Levi e, più
isolato, Piero Martina. L'esperienza si delineò
maggiormente qualche anno più tardi con il
gruppo di Corrente, riunitosi a Milano intorno
alla rivista omonima fondata da Ernesto
Treccani nel 1938. La loro arte trovò il sostegno
delle gallerie La Bottega di Corrente, poi La
Spiga e Il Milione di Milano.

Pittori come Treccani, Renato Birolli, Renato


Guttuso, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti,
Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Giuseppe
Santomaso, Fiorenzo Tomea, Italo Valenti,
Emilio Vedova e Lorenzo Viani, e scultori quali
Giacomo Manzù e Luigi Broggini
concentravano la propria ricerca su soggetti
eticamente impegnati, rappresentati attraverso
un realismo sofferto e deformato dal linguaggio
espressionista. L'esperienza ebbe seguito
anche con la Scuola Romana di Via Cavour a
Roma che prese il nome proprio dalla via in cui
vi era lo studio dei pittori Mario Mafai,
Antonietta Raphaël e Scipione.

Presto si avvicinarono alla nuova tendenza


pittori come Renato Guttuso, Mirko Basaldella,
Corrado Cagli, Roberto Melli, Gabriele Mucchi.
L'espressionismo riaffiora nel corso del XX
secolo in varie nazioni ed in vari gruppi con
un'interpretazione che si avvicina più al
figurativismo a volte e altre volte all'astrattismo.
Negli USA, l'artista italiano Emilio Giuseppe
Dossena ne fu efficace rappresentante negli
anni settanta.

Architettura

Le singole voci sono elencate nella


Categoria:Architettura espressionista

Opera di Bruno Taut per la Expo di


Colonia del 1914.

L'influenza espressionista si può rilevare nelle


opere di Van de Velde e soprattutto in quelle di
Hans Poelzig, basti citare il Teatro Grande
berlinese (1922). Nell'architettura, il lavoro di
Erich Mendelsohn appartiene a questa
categoria. Un importante esempio della sua
opera è la torre Einstein a Potsdam, in
Germania. Altrettanto interessante è la
Chilehaus di Amburgo, capolavoro del meno
conosciuto architetto Fritz Höger.

Dal 1919 al 1926 il movimento espressionista


divampa fin quasi ad esaurire nuove soluzioni.
Negli anni successivi le contraddizioni del
linguaggio espressionistico si persero e si
stemperarono nelle rigide architetture di Emil
Fahrenkamp e di altri minori, dando quasi il
sospetto di un inquadramento nello stile
reazionario e nazionalista. Nella scultura, si può
citare Ernst Barlach come esempio.

Letteratura

Lo stesso argomento in dettaglio:


Espressionismo (letteratura).

Georg Trakl

Se il profeta del movimento espressionista in


letteratura si può considerare Max Scheler con
la sua filosofia volta alla rivalutazione della sfera
affettiva, il caposcuola fu Franz Werfel,
esaltatore della liberazione dell'uomo dai ceppi
materialistici della vita. Il travolgente
dinamismo, il superamento della realtà, i diritti
dell'irrazionale e degli istinti primordiali, l'anelito
all'amore universale costituirono la tematica
dell'espressionismo in letteratura. Fra i poeti si
ricordano:

Georg Trakl;

Else Lasker-Schüler;

Gottfried Benn;

Georg Heym.

Fra i prosatori ricordiamo:

Franz Kafka;

Heinrich Mann;

Alfred Döblin.

Teatro

L'Espressionismo teatrale, partendo da un


punto fortemente critico nei confronti
dell'ordine sociale, si realizzò in opere
violentemente satiriche nel genere comico e di
negazione totale e spesso pessimistica nel
genere tragico. La scenografia tese a strappare
lo spettatore dalla concretezza della realtà per
trascinarlo nella visione interiore del poeta; gli
attori ricorsero a effetti di voce e di gesto che
cercavano di trasportare i personaggi su un
piano mistico e simbolico. Fondamentali furono
il rifiuto dell'impressionismo fotografico,
l'atteggiamento dinamico anziché statico nei
confronti della realtà, la ricerca dell'essenza
assoluta e non del particolare, il perseguimento
dell'irrazionalismo e del lirismo estatico.
L'Espressionismo teatrale si sviluppò
soprattutto negli anni che vanno tra il 1918 e il
1927.
Tra i maggiori esponenti ricordiamo:

Ernst Toller;

Carl Sternheim;

Frank Wedekind;

Georg Kaiser;

Walter Hasenclever.

Se il padre dell'Espressionismo in Germania fu


Wedekind, all'estero fu soprattutto Strindberg
con i suoi calvari spirituali e i drammi da
camera ad imprimere una guida per un
espressionismo puro. L'Espressionismo teatrale
inseguirà una purificazione dell'uomo, cercando
in ogni ambito di vita una certa libertà. Se le
prime rappresentazioni partirono da drammi
fiabeschi-mitologici e religiosi, in seguito
l'Espressionismo affrontò le tematiche della
guerra proponendo opere pacifiste. Nel
dopoguerra L'Espressionismo trionfò anche se
perdette una sua necessità interiore, sfociando
nel teatro epico e sociale brechtiano.

Cinema

Lo stesso argomento in dettaglio: Cinema


espressionista.

Le stesse caratteristiche di onirismo


allucinatorio e distorsione visiva si ritrovano
nella cinematografia espressionista; il film più
rappresentativo è sicuramente Il gabinetto del
dottor Caligari, di Robert Wiene del 1920.
Fondamentale fu pure il capolavoro di Fritz
Lang "Metropolis".

Musica

La rivista Der Blaue Reiter ebbe tra i suoi


collaboratori anche tre musicisti: Arnold
Schönberg, Alban Berg e Anton Webern. Ma le
origini dell'espressionismo musicale sono di
qualche anno anteriore; le sue prime
manifestazioni si possono indicare nel
"Secondo quartetto" (1907), nel "Buch der
hängenden Gärten" (1907), su testi di Stefan
George, e nel dramma Erwartung ("Attesa",
1909) di A. Schönberg. Comunque il
"melodram" (melologo) Pierrot Lunaire del 1912
di Arnold Schönberg è ormai universalmente
considerato come il manifesto
dell'Espressionismo musicale e questa data è,
da alcuni, considerata come data di nascita
della atonalità, anche se l'archetipo della
musica espressionistica viene considerato il
Wozzeck di Berg. Tipici della musica
espressionista sono la tecnica atonale o
pantonale, l'adozione dello Sprechgesang o
canto parlato, e, specie in Erwartung, la
concezione dell'opera d'arte come espressione
dell'Urschrei, grido originario dell'anima in
preda all'orrore e all'angoscia. Nacque per
stabilire una corrente artistica che investiva
pittura, teatro e musica. Come un
rappresentativo dell'espressionismo astratto
contemporaneo, l'artista statunitense Todd
Williamson cerca di creare un ponte tra la
pittura espressionista e l’espressionismo
musicale.[3]

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Ultima modifica 16 giorni fa di un utente…

PAGINE CORRELATE

Ernst Ludwig Kirchner


pittore, scultore e incisore tedesco

Die Brücke
gruppo di artisti dell'avanguardia tedesca

Arte moderna
stile e la concezione dell'arte propri di q…

Il contenuto è disponibile in base alla licenza CC BY-


SA 3.0 , se non diversamente specificato.

Privacy • Desktop