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I quaderni di cinologia

La collana edita da Apeiron


raccoglie contributi innovativi legati alla relazione con il cane
Well-being
Nuovi orizzonti di benessere per il cane,
L’educazione cinofila
L’approccio cognitivo-zooantropologico
(anche nell’edizione inglese Cynophile Education),
L’arte di collaborare
La dimensione sociale del cane,
Il cane. Un mondo in gioco

Questi sono i primi titoli della collana nata nel 2014 ed edita
dalla casa editrice Apeiron.
I quaderni, scritti dall’etologo Roberto Marchesini, Direttore
di Siua, Scuola di Interazione Uomo-Animale, sono dedicati
a chi vuole approfondire uno dei legami più affascinanti che
hanno caratterizzato la nostra specie, quello con il cane.

Vivere con il cane richiede la messa a punto di una vera e


propria cultura cinofila capace da una parte di dare rispo-
ste ai bisogni del cane, nelle sue diverse espressioni indivi-
duali o di razza, dall’altra di trovare delle soluzioni riferite
agli spazi e agli stili della società nel suo complesso. In altre
parole, nella consapevolezza di vivere in un mondo che ha
lasciato alle spalle la cultura rurale, è indispensabile rico-
struire questo incontro sulla base di una nuova alleanza
che tenga conto in primis di cosa sia effettivamente un
cane.

Da qui l’esigenza di creare una linea editoriale dedicata alla


relazione con il cane nei suoi diversi aspetti, dall’educazio-
ne al vivere sociale, dal gioco al benessere. Perché vivere
con il cane può essere un’esperienza meravigliosa che la
vita ci riserva, ancora più bella se impostata attraverso la
reciproca conoscenza, il rispetto dell’etologia e dei desideri
del partner coinvolto.

Un cane ha l’anima di un filosofo


(Platone)
Una nuova alleanza

Nella nostra società vivere con il cane richiede la messa a punto di una cultura
cinofila capace da un lato di dare risposte ai bisogni del quattrozampe, nelle
sue diverse espressioni individuali o di razza, dall’altro di trovare delle soluzioni
riferite agli spazi e agli stili della società nel suo complesso.

In altre parole, nella consapevolezza guata batteria esperienziale condotta


di vivere in un mondo che ha lascia- fin dai primi mesi di vita.
to alle spalle la cultura rurale, è indi- È necessario educare il cucciolo, ma
spensabile ricostruire questo incontro allo stesso tempo bisogna educare
sulla base di una nuova alleanza che il proprietario, proprio per arrivare a
tenga conto in primis di cosa sia effet- una convergenza di stili che valorizzi
tivamente un cane. Il rischio, infatti, è un benessere condiviso nello stare in-
quello di pretendere da lui un ruolo e sieme.
un’identità che non gli appartengono. Questo è l’obiettivo che ci si pone con
I cani non sono né peluche, né bambini: l’educazione cinofila, qualcosa di più
per rispettarli occorre venir incontro della semplice educazione del cane: è
alle loro esigenze e preparare le loro un servizio di consulenza globale fina-
capacità adattative attraverso un’ade- lizzato a valorizzare la relazione.
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Educare le persone

Tutto comincia dal desiderio di avere un cane. Un cane... ma quale? E poi siamo
veramente sicuri che in quella particolare situazione sia la cosa giusta?

Mi rendo conto che non è possibile imprescindibili esigenze per il suo be-
fare il terzo grado a quanti desidera- nessere. Spesso, tuttavia, anche que-
no adottare un cane - utilizzo il termi- sti tentativi cadono nel vuoto, perché
ne “adottare” perché sempre, anche quando una persona decide di adotta-
quando lo si paga, un cane lo si adotta re un certo cane scatta come una sor-
non essendo un oggetto - anche se i ta d’innamoramento ed è assai difficile
responsabili di tanti canili e molti al- spiegargli che non fa per lui.
levatori sono estremamente scrupo- Quindi in gran parte delle circostanze,
losi prima di assecondare il desiderio anche se ovviamente non in tutte, è
delle persone. Si prodigano a spiegare necessario intervenire a posteriori per
le caratteristiche di quel cane, qua- trovare delle soluzioni di compromes-
li siano i suoi bisogni, come ci dovrà so o comunque per cercare di trovare
comportare con lui e come mettergli a le giuste convergenze che consentano
disposizione contesti, situazioni, pos- di dare benessere al cane e soddisfa-
sibilità espressive che rappresentano zione alla persona.
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Educare le persone vuol dire renderle persona anche le informazioni più
maggiormente consapevoli che il be- semplici non trovano traduzione.
nessere psicologico del loro cane è la Chi si occupa di educazione cinofila
migliore garanzia per poter poi vivere deve essere un buon consulente di
in pienezza la relazione e per metter- relazione e la sua preparazione deve
si al riparo da difficoltà di gestione e prevedere anche nozioni di base di
dai problemi comportamentali che po- comunicazione interpersonale e di ge-
trebbero comparire in futuro. stione delle situazioni critiche.
Non è un compito facile perché richie- La parte consulenziale è basata sul
de grandi doti di comunicazione, una saper fornire informazioni corrette e
notevole discrezione nell’interazione, quanto più esaustive circa i bisogni di
per evitare di essere vissuti come in- base del cane1 e le migliori prassi di ge-
vadenti la privacy, una spiccata atti- stione quotidiana, anche in relazione
tudine a coinvolgere e a farsi seguire alle caratteristiche del contesto am-
perché senza la piena alleanza della bientale e familiare.

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Per chi volesse approfondire l’argomento del benessere del cane, rimandiamo al primo quaderno
di cinologia: R. Marchesini, “Well-being. Nuovi orizzonti di benessere per il cane” (Apeiron 2014).

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Far emergere il cane

La relazione può realizzarsi solo a patto di far emergere in modo completo il


cane per far sì di costruire un incontro autentico e profondo.

Può sembrare un paradosso ma l’educa- Facciamo un esempio: il cane è un pre-


tore ha come primo obiettivo quello di datore e non ci si può meravigliare se
far emergere il cane, cercando di porta- mette in atto comportamenti di questo
re in secondo piano quelle idee, pretese tipo, nell’assurda pretesa di conside-
e aspettative che vengono proiettate rarlo un bambino. Occorre indirizzare il
sull’animale per mancanza di cultura ci- suo comportamento predatorio su tar-
nofila. Il cane deve diventare per il pro- get che siano soddisfacenti per lui e nel-
prietario un “centro di interesse”, vale lo stesso tempo non costituiscano un
a dire un prossimo che va capito nelle problema per il proprietario. Non è ne-
sue caratteristiche di soggettività e di- gando la natura del cane che si riuscirà
versità, solo così può attivarsi una vera ad evitare comportamenti fastidiosi o
relazione. L’educatore deve aiutare la che ci mettono in difficoltà. Un discor-
persona nel difficile compito di accetta- so analogo può essere fatto riguardo
re il cane per quello che è sotto il profilo alla razza, che non specifica solo delle
etologico, che non significa asseconda- caratteristiche esteriori ma delle pro-
re tutte le sue manifestazioni ma partire pensioni e delle attitudini che vanno co-
dai comportamenti normali impostando nosciute e incanalate in comportamenti
le corrette prassi di relazione. sostenibili.
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Rispetto a questa esigenza globale che proprio perché comprese nella propria
coinvolge l’intero nucleo di accoglienza emotività, per poi andare a intervenire
del cane - prospettiva cinofila - al fine quando il cane sta già facendo un guaio
di creare i presupposti di base dell’in- o si sta mettendo nei pasticci. Questo
contro, in Siua ci si è concentrati a pre- non significa essere morbosamente ri-
disporre “attività di relazione”, utili a volti al cane, ma mantenere sempre un
favorire l’incontro che rappresenta la occhio attento su quello che può succe-
condizione propedeutica a ogni attività dere. Questo vuol dire prevenire il suo
di educazione del cane. bisogno di fare la pipì per portarlo fuori
Far emergere il cane significa, per esem- e insegnargli a non sporcare in casa, ri-
pio, accrescere l’attenzione del proprie- chiamarlo per mantenere la sua atten-
tario sul proprio cane. Il nemico numero zione durante un’attività o una passeg-
uno è proprio la disattenzione perché, giata, eludere la sua naturale distrutti-
soprattutto quando il cane è ancora un vità evitando che arrivi a prendere gli
cucciolo, bisogna prevenire le situazio- oggetti che non vogliamo siano rovina-
ni problematiche e non correre ai ripari ti, vigilare sui suoi comportamenti per
quando si presentano. assicurare la sua stessa incolumità.
Spesso le persone manifestano un’ecci- Spesso le persone non sanno che avere
tazione molto superficiale alla presen- a che fare con un cucciolo significa ar-
za del cane, ma poi lo perdono di vista, marsi di pazienza e di attenzione.

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Educare significa far germogliare

L’approccio cognitivo zooantropologico si basa su una “concezione pedagogica”


dell’educazione cinofila, che significa dare un indirizzo allo sviluppo del cucciolo
per favorirne l’adattamento e la piena realizzazione del suo talento.

L’educazione cinofila ha pertanto l’obiet- colare cucciolo – tenendo conto dei suoi
tivo di creare le migliori condizioni per- talenti e delle sue carenze - in grado di
ché l’espressione etologica del cane pos- indirizzare le sue propensioni, canaliz-
sa realizzarsi in modo quanto più com- zandole all’interno di comportamenti
pleto e coerente possibile, vale a dire sostenibili. In questo senso, l’educazio-
possa emergere - “educere” in senso ne cinofila è un investimento finalizzato
evolutivo quindi con il significato di ger- al futuro del cane e alla valorizzazione
mogliare, crescere - in pienezza in quel della relazione. Il tutto in una logica in-
particolare soggetto. terna di corretto inserimento del cane
Tale obiettivo si ottiene da una parte in- all’interno del nucleo familiare ma pari-
tervenendo sul proprietario, per sensibi- menti di capacità di questa relazione di
lizzarlo circa i bisogni e le caratteristiche portarsi all’esterno, ovvero di rapportar-
di quel cane, dall’altra predisponendo un si con altre persone e altri cani, in modo
percorso evolutivo ad hoc per quel parti- compatibile con le norme di convivenza.
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La concezione pedagogica si basa su 2) Educare significa favorire e indiriz-
tre principi: zare il processo di crescita psicolo-
1) il cane come punto di partenza, ov- gica di un cucciolo, basandosi sui
vero considerare le sue caratteri- periodi di sensibilità dell’età evolu-
stiche come germogli evolutivi; tiva e sulle caratteristiche intrinse-
2) il cane come itinerario, vale a dire che di quel cane, sia in termini di
adeguare le diverse esperienze lacune da colmare che di talenti da
all’età evolutiva del cucciolo; sviluppare.
3) il cane come meta, che significa 3) La pedagogia cinofila pone il cane
considerare l’intero progetto edu- al centro, che non significa lascia-
cativo come un investimento per il re il cucciolo alla libera espressio-
suo futuro. ne ma fortificare il suo carattere in
1) Occorre partire dalle caratteristi- una logica di buona convivenza con
che etologiche - la natura del cane l’uomo.
dev’essere il principio guida chiama- L’educazione in questa accezione
to a informare ogni nostra azione - non è la costruzione di una sorta
per poi tenere in considerazione i ta- di galateo espressivo a beneficio
lenti di razza e infine valutare le ca- dell’essere umano ma, in linea con
ratteristiche individuali: l’educazio- quanto avviene in natura, diventa
ne è il processo che dà un indirizzo la fortificazione del carattere indi-
a queste peculiarità, valorizzandole viduale attraverso la predisposizio-
e rendendole adeguate e compatibili ne di esperienze utili per quel par-
rispetto al contesto di vita del cane. ticolare soggetto.

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Individuare obiettivi comuni

Cane e persona devono trovare un punto di incontro, l’educazione cinofila deve


pertanto individuare degli obiettivi comuni che si realizzano nella quotidianità
della vita insieme.

L’educatore dev’essere prima di tutto vi strategici” importanti per il futuro


un consulente di relazione capace di del cane quali:
trovare le migliori soluzioni per quel a) la prosocialità, ossia la capacità di
cane, nei suoi connotati individuali e di affrontare le relazioni sociali;
razza, in quella particolare situazione b) l’equilibrio, ovvero il disciplinare i
contestuale e familiare. talenti e colmare le lacune;
Si tratta di un compito non facile, c) l’integrazione, vale a dire favorire
che richiede apertura e disponibilità la propensione adattativa agli am-
nell’ascoltare le richieste, flessibilità bienti in cui si troverà a vivere;
nel trovare le migliori soluzioni per il d) la resilienza, ossia la capacità di
caso particolare, intuizione nel saper ammortizzare le difficoltà e di ave-
leggere anche il non detto o il sottin- re autonomia;
teso, discrezione nel raccogliere infor- e) la riflessività, ovvero la tendenza
mazione e dare consigli. a non lasciarsi prendere dall’impul-
Il primo elemento che si prende in con- sività e possedere una flessibilità
siderazione è la definizione di “obietti- cognitiva.
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Se è vero che l’educatore può imposta- e come viene realizzata la passeggiata,
re delle attività educative e quindi favo- se incontra altre persone o altri cani o
rire certe esperienze, è altrettanto vero meno. L’approccio pedagogico si basa
che la crescita psicologica e comporta- perciò su attività di relazione, capaci di
mentale del cane è un processo che si dar vita a una condizione di “educazio-
compie nella quotidianità. ne permanente”.
In altre parole il cane viene educato dal- A fronte di tutto questo, è evidente
lo stile complessivo di relazione, vale a che l’educatore ha il compito non solo
dire: nel modo in cui si imposta il gio- di educare il cane in modo diretto at-
co e nella scelte degli oggetti a cui può traverso degli esercizi, che diventano a
avere accesso, nello stile di interazione tutti gli effetti delle attività evolutive,
- per esempio nel livello di autonomia ma deve altresì mostrare le corrette
o nel grado di morbosità affettiva - e prassi di gestione ordinaria del cane ed
di affiliazione, nelle abitudini che gli si essere in grado di dare risposte di inte-
dà nel vivere di tutti i giorni, nei luoghi grazione del cane in quella particolare
frequentati come dove riposa, man- situazione.
gia, staziona per la maggior parte del In altre parole: il vero educatore del
tempo, se esce con frequenza o meno cane è sempre il proprietario.

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Un progetto ritagliato sulla situazione specifica

Il progetto pedagogico deve pertanto essere studiato facendo riferimento alla


condizione specifica sia in termini di peculiarità del cucciolo sia in relazione al
contesto adattativo.

Una volta stabiliti gli obiettivi strategi- zionargli un vestito adeguato. I primi
ci del percorso educativo, occorre poi momenti sono fondamentali perché
procedere alla costruzione specifica del nell’età giovanile il cucciolo è una
progetto che si basa: spugna e ogni esperienza influenza il
1) sulle caratteristiche specifiche del suo sviluppo. L’educazione si concen-
cucciolo, poiché gli obiettivi fanno tra soprattutto nel periodo che va dal
riferimento a tendenze e vocazioni momento dell’adozione - a circa 9 set-
o carenze e bisogni che sono pecu- timane - ai primi 15 mesi di vita, mo-
liari per ogni soggetto; menti fondamentali per impostare il
2) sulle peculiarità della situazione in carattere del cane.
termini ambientali, familiari, conte- Non bisogna lasciar passare troppo
stuali, poiché l’educazione è altre- tempo e sarebbe auspicabile che la
sì un percorso d’integrazione e di persona che adotta un cucciolo come
adattamento al mondo. va dal veterinario a fare profilassi sa-
L’educatore è pertanto come un sarto nitaria allo stesso modo si rivolgesse
che deve come prima cosa prendere le a un educatore per affrontare nel mi-
misure del proprio cliente per confe- gliore dei modi i primi passi.
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L’educatore cinofilo deve pertanto ave- sovrapposizioni e in piena collabora-
re una preparazione molto articolata, zione, evitando di occuparsi di attività,
anche se specifica nel riguardare l’età come la preparazione performativa o
evolutiva del cane. il lavoro sulle problematiche compor-
Di certo uno degli aspetti più impor- tamentali dei cani adulti, che richie-
tanti nella preparazione dell’educato- dono altre competenze e che quindi
re cinofilo riguarda la capacità di fare vanno delegate ad altri professionisti.
una corretta valutazione delle caratte- D’altro canto il lavoro dell’educatore è
ristiche del cane, avendo nel suo baga- di primaria importanza e lo sarà sem-
glio professionale tanta esperienza e pre di più con l’avvento di una crescen-
non solo l’aver partecipato a un corso te sensibilizzazione rispetto alla con-
di formazione. vivenza con il cane nella quotidianità
L’umiltà è una qualità fondamentale, sociale.
perché deve sempre sentire il deside- Non va dimenticato peraltro che l’edu-
rio di approfondire e migliorare la pro- catore agisce su un’area di intervento
pria preparazione. Anche la flessibilità molto delicata perché sono proprio
è un presupposto centrale in questo questi primi mesi che vanno a struttu-
lavoro perché l’educazione cinofila rare il carattere di base del cane, quel-
non è un’attività standardizzata e ri- le fondamenta sopra le quali verranno
petitiva ma un servizio che va sempre inserite tutte le esperienze successive.
riferito alla situazione specifica. Inoltre i primi momenti sono essenzia-
Le capacità relazionali sono inoltre li per dare un’impostazione anche alla
qualità imprescindibili e non solo nel relazione perché non si sono ancora
rapporto con il proprietario. L’educa- prese cattive abitudini, non facili poi
tore deve saper lavorare in rapporto da correggere, e soprattutto si può
con altre figure professionali, senza usufruire dell’entusiasmo iniziale.

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L’approccio cognitivo zooantropologico

È fronte di tutte queste considerazioni che all’interno del nostro Istituto di


ricerca e formazione (Siua) alla metà degli anni ’90 è sorta una riflessione
sull’approccio che ha dato vita a un nuovo modello capace di coniugare tradi-
zione e innovazione in cinofilia.

L’approccio cognitivo zooantropologico La rivoluzione cognitiva pone in evi-


(cz) si propone di individuare il modo denza l’importanza di considerare gli
migliore per rispondere a un’esigenza animali come entità dotate di una piena
sociale emergente nella società me- soggettività e non come burattini mos-
tropolitana e nello stesso tempo per si da fili, quale si evince nell’imposta-
adeguare la didattica alle nuove teorie zione classica o behaviorista.
riguardanti il comportamento animale. La zooantropologia dal canto suo pone
Il vivere con il cane nella società me- in primo piano l’importanza di conside-
tropolitana richiedeva un apprendistato rare la relazione come punto centrale
adattativo molto articolato e quindi la da valorizzare ma altresì da adeguare
predisposizione di esperienze molto spe- in senso cinofilo per evitare forme di
cifiche e differenti da quelle tradizionali. antropomorfizzazione.
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L’approccio cognitivo zooantropologi- cognitivo il comportamento è, vi-
co nasce dalla sintesi di queste due di- ceversa, l’esito di un’elaborazione
scipline - scienze cognitive e zooantro- complessiva della mente del cane,
pologia - che negli ultimi due decenni in altre parole una manifestazione
del Novecento hanno creato il terre- che ricorda più un quadro che un
no fertile per lo sviluppo di un nuovo interruttore;
modo di incontrare il cane. 2) avere un approccio zooantropolo-
Per comprendere l’approccio cogniti- gico significa ritenere la relazione
vo-zooantropologico (cz) è indispen- il punto di partenza di ogni evento
sabile analizzare questi due termini sia interattivo che performativo,
e tradurli in parole semplici, pur nella sia educativo che abilitativo. La
consapevolezza di operare inevitabili relazione rappresenta qualcosa di
semplificazioni: estremante prezioso che va sem-
1) avere un approccio cognitivo si- pre tutelato a prescindere e che ha
gnifica prima di tutto interpreta- una priorità su tutto; secondo l’ap-
re il cane attraverso un modello proccio zooantropologico, il cane
di descrizione e spiegazione della non può essere considerato uno
sua espressione del tutto differen- strumento ma un partner, di conse-
te da quei modelli che ritengono guenza ogni intervento educativo
il comportamento come frutto di che venga condotto nei suoi riguar-
automatismi diretti del tipo stimo- di deve considerare il cane come
lo-risposta. Secondo l’approccio fine e non come mezzo.

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Un approccio interpretativo

Per comprendere l’approccio cognitivo-zooantropologico occorre pertanto, pri-


ma di entrare nella definizione della didattica, conoscere come tale paradigma
descriva e spieghi i processi di apprendimento.

Non si tratta di una scelta metodolo- mente verso un fine di migliore gestio-
gica, nel senso opzionale del termine, ne della realtà. Il processo di apprendi-
non più che scegliere l’universo coper- mento perfeziona una dotazione solu-
nicano rispetto a quello tolemaico. tiva, capace di risolvere la lacuna tra lo
Avere un approccio cognitivo significa stato del soggetto e l’obiettivo: pertan-
spiegare lo stesso universo, il compor- to non è aperto da uno stimolo e non
tamento animale, ma attraverso un mo- è chiuso da un rinforzo, bensì è aperto
dello differente. In un’interpretazione da un desiderio e chiuso dal raggiungi-
cognitiva si apprende per costruire un mento del fine.
nuovo strumento adattativo; il moven- La dotazione solutiva o conoscenza è
te è sempre un obiettivo non raggiun- sempre il frutto di un lavoro comples-
gibile, potremmo chiamarlo desiderio o sivo della mente che prova, attraverso
fine, che può emergere da un’infinità di una molteplicità di operazioni, a co-
motivazioni, non ultima quella sociale. struire la soluzione partendo sempre
L’apprendimento è perciò il moto della dalle dotazioni che possiede.
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L’interpretazione zooantropologica con- go che costruisce con lei fin dal periodo
sidera la relazione come punto di par- della gestazione, rappresenta il modello
tenza, per cui qualunque espressione di base di ogni rapporto con la realtà
del cane - collaborativa, performativa, esterna che quindi viene ripresentato
ubbiditiva - viene considerata come ogni volta che il soggetto deve intera-
frutto della relazione e non come esito gire con il mondo. Potremmo pertanto
di una strumentalizzazione. Pertanto dire che l’interpretazione dei processi
anche la didattica viene impostata su di apprendimento seguono una matrice
base relazionale. cognitivo-relazionale, dove l’altro è sem-
In un’interpretazione zooantropologi- pre presente (altro-con-sé) e non può
ca si apprende sempre immergendosi essere ridotto al ruolo di controparte.
all’interno di un milieu relazionale, vale Proprio come la madre che rappresenta
a dire l’apprendimento è sempre un un obiettivo verso cui tendere, un filtro
essere-in-relazione anche quando ap- attraverso il quale interpretare il mon-
parentemente il soggetto è solo con se do, una base sicura ovvero il volano
stesso o davanti a un problema che gli di centrifugazione, l’altro è sottinteso
pone la realtà inanimata. nel processo di apprendimento anche
Il motivo è molto semplice: per un mam- quando non è esplicitato nella figura di
mifero la relazione con la madre, il dialo- un maestro.

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Non propriamente un metodo

Molti confondono l’approccio cognitivo-zooantropologico cz con un metodo di


lavoro, paragonandolo al metodo gentile o a quello tradizionale, in realtà non si
tratta di una metodologia ma di un modello.

L’approccio cognitivo-zooantropologico propriamente a una scelta particolare di


non è un metodo di lavoro ma un pa- didattica - ritenuta migliore sotto il pro-
radigma di interpretazione, ovvero un filo dei risultati, del proprio modo di la-
modo specifico per spiegare: vorare o di una posizione etica - quanto
1) perché il cane in determinate situa- piuttosto di interpretare i processi di ap-
zioni ponga in atto un certo com- prendimento in modo differente e con-
portamento; seguentemente predisporre delle meto-
2) come si mettano a punto nella sua dologie d’insegnamento che rispondano
mente quelle dotazioni di cono- pienamente all’identità del cane alla
scenza e competenza che lo porta- luce di tale approccio.
no poi ad agire in quel modo. Nell’approccio cz l’apprendimento non è
Per tale motivo è sbagliato paragonar- subito in modo passivo dal soggetto ma
lo ad altri metodi di lavoro che, anche si realizza attraverso il pieno protago-
nella loro diversità applicativa, insistono nismo ossia con il favore del cane, che
sulla spiegazione classica di matrice be- acquisisce nuove conoscenze perché
haviorista. Nel parlare di approccio co- inserite all’interno di uno scambio affet-
gnitivo-zooantropologico, in educazione tivo-relazionale e basate su obiettivi che
o in istruzione cinofila, non ci si riferisce egli stesso condivide.
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Se, per esempio, si ritiene che un pro- Allo stesso modo, se si ritiene che il
cesso di apprendimento sia mosso da processo di apprendimento dia luogo
un obiettivo del soggetto e non da un a una conoscenza e non a un condizio-
mero stimolo esterno, nell’illustrare il namento, vale a dire non strutturi un
modello descrittivo ed esplicativo (il automatismo ma dia al soggetto una
come e il perché) non si seguirà il clas- dotazione che come una mappa possa
sico schema stimolo-risposta-rinforzo essere utilizzata in modo flessibile e
(triade behaviorista) ma quello di provata come ricetta solutiva in situa-
obiettivo-comprensione-soluzione. Di zioni analoghe, anche la predisposizio-
conseguenza nella didattica si lavore- ne della didattica cambia perché non
rà sull’ingaggio motivazionale ovvero si attende che casualmente il soggetto
sul coinvolgimento. metta in atto il comportamento utile
Se si ritiene che il processo di appren- ma lo si rende protagonista del proces-
dimento sia un evento sostenuto e fa- so solutivo.
vorito dall’affettività e dal milieu colla- L’approccio cz non è un metodo ma,
borativo, si strutturerà la didattica in cambiando il modello interpretativo
modo tale da valorizzare al massimo la dell’apprendimento, trasforma inevita-
relazione collaborativa. bilmente l’impostazione didattica.

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Il cane come soggetto

L’educatore cinofilo deve considerare la “soggettività” perché ogni cane è


speciale e unico, non è l’esemplare di un modello e ogni suo comportamento è
espressione di questa singolarità.

Accettare il carattere soggettivo non gnitivo” - che il soggetto si costruisce


significa negare una propensione ge- modificando conoscenze precedenti
netica o le influenze che provengono ogni qualvolta si trovi di fronte a un
dall’ambiente di sviluppo: obiettivo che non riesce a raggiungere
1) l’educatore deve conoscere molto con le dotazioni che possiede.
bene le razze e le vocazioni-attitudi- Apprendere significa pertanto costruir-
ni di queste, perché rappresentano si gli strumenti che consentano di rag-
dei modelli di riferimento; giungere i propri obiettivi.
2) l’educatore deve sempre riferirsi Per questo diciamo che la soggettività
all’ambiente di vita perché lì sono si esprime attraverso delle disposizioni
presenti gli stimoli, le opportunità, - vale a dire dei desideri, degli orienta-
gli incentivi e i vincoli di espressio- menti, degli stati emozionali - che dan-
ne e quindi di esercizio comporta- no all’individuo un’effettiva presenza
mentale. nel momento, un coinvolgimento - un
Partire dal soggetto non significa di- ingaggio motivazionale - che lo renda
menticare l’importanza dell’influenza protagonista sia nell’espressione com-
genetica, per definizione predetermi- portamentale che nell’apprendimento.
nata, e di quella ambientale che inevi- Molti a questo punto diranno che an-
tabilmente plasma il profilo individuale. che loro in fondo lavorano attraverso
Secondo il modello cognitivo queste il coinvolgimento e la trasformazione
determinazioni genetiche e ambientali del cane come protagonista anzi, ri-
non sono dei fili che muovono un im- marcheranno che non è possibile inse-
maginario “animale burattino” ma sono gnare alcunché senza l’ingaggio moti-
degli strumenti o dotazioni - ovviamen- vazionale.
te determinati nelle loro caratteristiche A maggior ragione rispondo allora che
- che l’individuo utilizza con flessibilità, non ha senso che continuino a spiega-
libertà applicativa, creatività. re quello che fanno attraverso il mo-
Le dotazioni genetiche e ambientali dello degli automatismi: rimanendo
non sono automatismi ma sono stru- ancorati a questo approccio interpre-
menti con un range più o meno ampio tativo non sono in grado di strutturare
di possibilità funzionali e applicative, una didattica cognitiva più coerente
che pertanto prevedono una sogget- perché consapevole.
tività che di volta in volta definisca la Molte persone dicono di lavorare con
modalità d’uso. approccio behaviorista mentre in real-
Le dotazioni sono cioè “conoscenze” - tà lavorano in modo cognitivo - per il
da questa parola deriva il termine “co- semplice fatto che il cane stesso li por-
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ta sulle proprie corde comportamenta- sunto. Volendo schematizzare possia-
li - ma lo fanno senza consapevolezza, mo dire che i cambiamenti più rilevanti
continuando a spiegare quello che av- riguardano questi concetti:
viene secondo la triade stimolo-rispo- 1) il principio di soggettività, che rileva
sta-rinforzo e continuando a pensare come ogni individuo utilizza le pro-
che il risultato dell’apprendimento sia prie dotazioni in modo libero, flessi-
un condizionamento e non una cono- bile e creativo perché in qualunque
scenza. Ma in tal modo limitano le pos- momento ne è titolare;
sibilità didattiche perché svincolano 2) il concetto di conoscenza, che a
ogni apprendimento dalla soggettività differenza del modello condiziona-
nel tentativo di spiegare il cane come mento considera la dotazione, sia
se fosse una macchina mossa da degli innata che appresa, uno strumen-
automatismi e non un soggetto titola- to che può essere utilizzato in una
re delle proprie dotazioni. Nel tenta- molteplicità di modi proprio come la
tivo di rincorrere la messa a punto di mappa di una città;
singoli automatismi si perde di vista 3) la valutazione sistemica dell’espres-
l’intero sistema. sione comportamentale, che mette
La consapevolezza interpretativa si in discussione l’idea di automatismi
traduce in un modello esplicito che in- separati, per proporre invece un
forma la didattica, perché non basta modello dove le diverse composizio-
dire che “il cane pensa” ma occorre tra- ni possono variare continuamente,
durre quest’affermazione in un model- sia in modo funzionale che strut-
lo che consenta di suggerire le migliori turale, dove cioè tutto è potenzial-
prassi didattiche coerenti con tale as- mente connesso con tutto.

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L’approccio cognitivo

La didattica cognitiva si differenzia da quella behaviorista perché considera


l’apprendimento il frutto di una tensione dell’individuo verso un obiettivo che
non riesce a raggiungere.

Si tratta pertanto di un intero sistema posto che ogni fenomeno comporta-


che viene coinvolto sulla base di un mentale sia espressione (manifestazio-
orientamento complessivo (proiettarsi ne) di uno stato mentale, ovvero dell’atti-
verso una meta), di un posizionamento vazione momentanea di una parte di un
specifico nel qui e ora, di un fare affida- sistema comprendente più componenti
mento alle risorse operative e solutive (emozionali, motivazionali, rappresenta-
possedute. zionali, funzionali), organizzate in rete.
Pensare che a muovere l’animale sia uno Lo stato mentale può essere cosciente,
stimolo, che agisca come su una fonte ma non necessariamente, pertanto non
che si limiti a reagire, non rende giustizia è la coscienza che fonda il principio co-
alla tensione proattiva e alla continua gnitivo. Esistono componenti disposizio-
iniziativa che caratterizza il cane. nali, come le motivazioni e le emozioni,
L’approccio cognitivo pone il motore che pongono il soggetto nel “qui e ora”
del comportamento nell’iniziativa del e caratterizzano l’azione e il campo di
soggetto, non ritenendolo mai un’entità agibilità del soggetto come: rincorrere,
esclusivamente reattiva. La didattica co- raccogliere, fuggire, attaccare. A queste
gnitiva si basa su un paradigma interpre- si affiancano le componenti elaborative,
tativo completamente diverso da quello come le rappresentazioni e le funzioni
behaviorista, pertanto è indispensabile cognitive, che hanno il compito di spe-
comprendere il modello che spiega tale cificare il modo espressivo, vale a dire
proattività - da dove nasca l’iniziativa e dare contenuti alle azioni - come i target,
quella tensione verso un obiettivo - per gli evocatori, i significati, le coreografie.
dettagliare la didattica. La proattività nasce dall’unione di tali
L’approccio cognitivo parte dal presup- componenti.
20
Il modello deve aiutare a predisporre Per comprendere le basi dell’appren-
una didattica in grado di valorizzare la dimento secondo il modello cognitivo
soggettività, di tener conto delle do- da me proposto è necessario prendere
tazioni che il soggetto possiede, delle in considerazione tre prospettive d’in-
caratteristiche della tensione dell’indi- dagine, utili solo per mettere a fuoco
viduo verso un obiettivo, delle variabili meglio i processi di apprendimento;
che influenzano il qui e ora del sogget- tali prospettive pertanto vengono in-
to, così importante per comprendere quadrate in modo separato solo per
atteggiamenti, predisposizioni e pro- facilitarne l’illustrazione, giacché in
iezioni nell’azione. L’apprendimento in realtà si tratta di un unico fenomeno:
questa prospettiva è una crescita com- l’apprendimento.
plessiva del soggetto - una tensione
che modifica le risorse interne - verso Le tre prospettive del modello da me
gli obiettivi che il suo stato disposizio- identificato sono le seguenti:
nale fa emergere di volta in volta nella 1) apprendere come attivare un diffe-
relazione con l’ambiente. renziare evolutivo;
L’apprendimento è pertanto il frutto di 2) apprendere come risolvere un pro-
un dialogo tra le caratteristiche identita- blema e costruire nuove conoscenze;
rie del cane e il campo di possibilità che 3) apprendere come mettere insieme
l’ambiente gli offre. Esattamente come le componenti in composizioni re-
la chioma di un albero rispecchia le op- sponsabili ciascuna di un’espressio-
portunità di luce attraverso le caratteri- ne e nel loro insieme dell’identità
stiche specifiche della propria essenza. complessiva del soggetto.

21
Apprendere come differenziale evolutivo

Apprendere significa crescere, ma farlo utilizzando in un modo specifico le ri-


sorse a disposizione: ogni processo di sviluppo è un investimento evolutivo e
come tale sposta le risorse in un particolare germoglio, togliendole ovviamente
da altri.

All’inizio il soggetto presenta un ampio chioma di un albero si sviluppa laddove


orizzonte di possibilità evolutive, po- è presente la luce.
tremmo immaginarlo come tanti ger- Nel caso del sistema cognitivo la luce
mogli che spingono per poter cresce- corrisponde al “gradiente di attivazio-
re, e in tal senso parliamo di “condizio- ne” di una componente: con quanta
ne di virtualità” ovvero di possibilità. frequenza e con quanta forza quella
Nello stesso tempo è evidente che, se componente viene suscita:
le strade evolutive che possono essere 1) perché trova nell’ambiente e nella
intraprese sono pressoché infinite, le relazione occasioni di espressione;
risorse evolutive sono limitate. 2) perché, essendo già forte in quel
Questo significa che ogni volta che un soggetto, trova molte opportunità
germoglio prende forza e cresce paral- o elementi che gliela suscitano o
lelamente toglie risorse alla crescita di ricordano.
altri. In altre parole ogni investimento Per esempio, più una motivazione o
evolutivo è anche un disinvestimento, una rappresentazione viene richia-
ogni crescita una decrescita. mata attraverso l’attività, l’intera-
Questa consapevolezza ci porta a con- zione, la presenza di opportunità,
siderare l’apprendimento come una cre- l’intervento di richiami (elicitatori)
scita differenziale esattamente come la tanto più cresce.
22
Una delle domande fondamentali che modo diretto detto comportamento;
ci dobbiamo pertanto porre riguar- c) trova nell’ambiente delle opportuni-
da come avvenga l’attivazione di una tà e delle gratificazioni che la rendo-
componente, giacché ogni volta che no fortemente competente a dare
una componente viene attivata non piacere al soggetto e scarsamente
solo questa si manifesta in un compor- dispendiosa nella messa in pratica.
tamento ma altresì si rafforza renden- Pertanto attraverso il gioco, l’esempio,
do successivamente più probabile quel l’esonero, l’ingaggio o la suscitazione
particolare comportamento. diretta da parte dell’ambiente è possi-
Una componente può essere attivata bile far crescere una componente at-
perché: traverso la sua attivazione e parallela-
a) viene richiamata da una condizio- mente diminuirne altre per sottrazione
ne o un elemento presente nell’am- di risorse cognitive.
biente che la elicita in modo diret- La didattica cognitiva al riguardo si
to, come il movimento suscita il preoccupa di intervenire sulla relazio-
predatorio; ne e sull’ambiente per dare un indiriz-
b) viene rammentata attraverso il zo di crescita, sapendone l’importanza
comportamento di una contropar- nell’attivazione del differenziale evo-
te sociale che orienta o mostra in lutivo.

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Apprendere come risolvere un problema

La tensione del soggetto verso determinati obiettivi lo porta inevitabilmente a


confrontarsi con dei problemi: l’apprendimento è il modo attraverso cui il sog-
getto costruisce nuove dotazioni solutive.

L’apprendimento è un modo per au- il gattino rincorra farfalle: la differenza


mentare la propria efficacia nell’inte- sta tra la struttura motivazionale dei
razione con l’ambiente. Per tale motivo due soggetti, basata sulla tendenza col-
possiamo dire che il soggetto è spinto lezionista dell’uomo e quella predatoria
ad apprendere ogni qualvolta si trova del gatto. Il desiderio, spesso esplicitato
di fronte a un problema e non ha una in un obiettivo preciso, nasce pertanto
soluzione efficace a portata di mano. dal rapporto tra la struttura motivazio-
Va detto che in una visione cognitiva nale del soggetto e ciò che l’ambiente
il problema non nasce in modo diret- rende possibile. Posti su una spiaggia,
to dalla realtà esterna bensì dall’in- bambino e gattino raccoglierebbero o
terazione tra il mondo e i desideri del rincorrerebbero target differenti per-
soggetto. Potremmo dire che se il sog- ché cambia il campo di possibilità.
getto non avesse desideri non avrebbe Ad ogni modo per l’approccio cogniti-
problemi. Ma se è vero che i problemi vo il primo motore dell’apprendimento
nascono dai desideri, occorre chiedersi è l’obiettivo che il soggetto si pone. Se
l’origine di questi ultimi, giacché spes- tra l’obiettivo e lo stato del soggetto c’è
so si dà per scontata l’oggettività degli una lacuna - una distanza o un vincolo -
obiettivi quando, al contrario, questi emerge un problema: l’apprendimento
sono il frutto della soggettività. Se pon- è il lavoro attivo della mente per risol-
go su un prato un bambino e un gattino vere detto problema, che mira a porta-
- cioè sullo stesso ambiente - è facile re lo stato del soggetto in sovrapposi-
che il bambino raccolga margherite e zione con l’obiettivo.
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Il processo solutivo fa sì che per ap- Quando una ricetta solutiva si avvicina
prendere occorra prima di tutto com- alla soluzione del problema il soggetto
prendere, vale a dire definire i requisiti ne modifica in parte le caratteristiche
strutturali e situazionali del problema. in modo da raggiungere la soluzione.
Per tale motivo in una visione cogniti- L’euristica pertanto non è altro che una
va l’apprendimento richiede delle do- conoscenza precedente che, utilizzata
tazioni interpretative, vale a dire come come “tentativo solutivo” e accomoda-
aspetti fondamentali: ta nel processo di soluzione, dà luogo
a) uno stato emozionale coerente con a una nuova conoscenza. L’apprendi-
il problema; mento come processo si chiude quan-
b) un livello di attivazione (arousal) do il soggetto ha raggiunto l’obiettivo e
adeguato al grado di attenzione, re- determina la formazione di una nuova
attività, concentrazione richiesta; conoscenza ossia di una nuova dotazio-
c) delle rappresentazioni interpretati- ne solutiva utilizzabile in modo flessi-
ve riferite al problema. bile in altri problemi. Per questo nella
Una volta compreso il problema il sog- didattica cognitiva ci si preoccupa non
getto fa delle prove solutive ma, a dif- solo dello stato emozionale del sog-
ferenza dell’interpretazione behaviori- getto ma altresì del “piano prossimale
sta, non fa tentativi casuali ma utilizza d’esperienza” ossia dell’insieme di co-
delle ricette solutive (euristiche) vale noscenze che il soggetto possiede e
a dire delle modalità di soluzione già che pongono quel soggetto in una pre-
sperimentate in altre occasioni simili. cisa condizione esperienziale.

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Apprendere come comporre

L’espressione del cane non è mai un semplice meccanismo motorio (display) ma


uno stato complessivo del sistema cognitivo che prevede la chiamata in causa
di più componenti.

Quando vediamo un comportamento - a una recita. L’apprendimento è pertanto


l’unica entità oggettivamente valutabile un processo di organizzazione delle risor-
- noi osserviamo espressioni emozionali, se presenti, un po’ come se nell’apprendi-
livelli di attivazione, ambivalenze motiva- mento si mettesse in un particolare ordi-
zionali, etc. insomma qualcosa che asso- ne le dotazioni cognitive - ovvero le diver-
miglia di più a una composizione di ele- se componenti - che il soggetto possiede.
menti piuttosto che una semplice espres- Apprendere è un po’ come fare una torta
sione motoria. dove non basta avere gli ingredienti ne-
Il comportamento assomiglia pertanto a cessari ma altresì saperli mettere insieme
una recita dove sono chiamati in causa in un certo modo grazie a una ricetta. La
più attori, ciascuno caratterizzante la sin- ricetta è impalpabile ma ciò nondimeno
golarità di quella particolare espressione. necessaria esattamente come gli ingre-
Spesso in un comportamento ripetuto dienti cosicché quando mangiamo una
notiamo nelle diverse espressioni pic- torta stiamo gustando non solo degli in-
cole variazioni degli attori presenti, così gredienti ma anche il pacchetto d’infor-
come è frequente che uno stesso attore mazione che ha messo insieme gli ingre-
(componente) partecipi a recite differenti dienti in un certo qual modo.
(comportamenti). Le componenti pertanto non si presen-
L’approccio cognitivo utilizza pertanto tano mai da sole ma sempre composi-
un modello connessionista e non asso- zionate in connessioni multiple e il com-
ciazionista, vale a dire prevede una fluidi- portamento è l’espressione di questo
tà dei sistemi di connessione dove tutto complesso non dei singoli elementi, così
è virtualmente connesso con tutto e in come noi gustiamo la torta non il singolo
più modi differenti. Apprendere è per- ingrediente, che potrebbe se composizio-
tanto costruire le connessioni prevalenti, nato in altro modo dare un risultato orga-
quelle che con più facilità danno origine nolettico diverso.
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L’approccio cognitivo dà molta impor- che spiega che quanto più alcune com-
tanza all’informazione che organizza ponenti vengano attivate insieme tanto
il sistema cognitivo nel suo complesso più probabile sarà l’attivazione sincro-
(l’identità dell’individuo) ma altresì le na nel futuro. Allo stesso modo si pos-
diverse espressioni nelle sue caratte- sono realizzare organizzazioni sequen-
rizzazioni prevalenti. ziali, veri e propri diagrammi di flusso
A differenza di una visione meramen- capaci di trasformare i singoli display in
te associativa, nella lettura cognitiva pattern prevalenti.
parliamo di reti di connessione tra gli L’organizzazione definisce inoltre i pa-
elementi, dove ogni rete è responsa- rametri di vincolo della componente
bile del comportamento espresso, che rispetto a un certa rete, per cui pos-
dipende pertanto dall’attivazione di più siamo avere componenti molto vinco-
componenti e il cui risultato è sempre late e quindi disciplinate (per esempio
emergente da un certo numero di ele- il predatorio solo su un certo target) e
menti, non necessariamente sempre li componenti libere o degenerate (per
stessi. Allo stesso modo ogni compo- esempio la collaborazione in tanti modi
nente può partecipare a più network differenti).
dando luogo a espressioni comporta- La didattica cognitiva è pertanto atten-
mentali differenti. Apprendere signifi- ta a definire il tipo di organizzazione del
ca pertanto costruire queste reti met- sistema, sia preoccupandosi del sistema
tendo insieme gli elementi attraverso nel suo complesso sia definendo le pre-
la legge neurobiologica della sincronia valenze espressive di quel soggetto.

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L’approccio zooantropologico

Apprendere significa stare in relazione, vivere una certa condizione affettivo-


relazionale che ci porta a fare determinate esperienze e non altre.

L’apprendimento è sempre un viag- perciò su una concezione relazionale


gio nell’incognito, giacché si apprende dei processi di apprendimento, consi-
proprio per conoscere qualcosa che si derando la costruzione della relazione
ignora, ma per questo motivo nell’ap- come propedeutica a qualunque forma
prendimento si ripropone quello stesso di educazione del cucciolo.
modello affettivo che il cucciolo ha spe- Per la zooantropologia non si educa il
rimentato nella relazione con la madre. cucciolo per la relazione ma, al contra-
Nell’apprendimento si affina anche il rio, si costruisce la relazione per educa-
modello relazionale perché, essendo un re il cucciolo. In questo senso l’educa-
processo che si svolge all’interno della zione cinofila nell’approccio cz si basa
relazione, l’individuo deve necessaria- sulla “centripetazione relazionale”, vale
mente adeguare il suo “porsi in viag- a dire il portare il cane e la persona a
gio” al canone relazionale vigente. rivolgersi l’uno verso l’altra - in senso
Secondo l’approccio zooantropologico, etologico ossia rispettando le caratte-
che mira a far emergere la specificità ristiche del cane - al fine proprio per
etografica del cane, occorre costrui- favorire il passaggio educativo. Questo
re un canone di relazione che non sia significa impegnare parte del lavoro
improntato sull’antropomorfizzazione per costruire questa relazione e favo-
del cane ma sulle stesse corde relazio- rire un’attenzione reciprocata, capace
nali vigenti nella relazione materna. di rendere più immediata e coerente la
L’approccio zooantropologico si basa comunicazione educativa.
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L’approccio zooantropologico intervie- di equilibrarle aiutando la persona a in-
ne in modo deciso sulla relazione per fa- traprendere anche le dimensioni poco
vorirne un’evoluzione equilibrata, con- espresse nel proprio rapporto. Vi sa-
sapevole, congrua e responsabile. ranno dimensioni di relazione enfatiz-
Inutile dedicarsi al cane come se fosse zate da mitigare e dimensioni di rela-
un’entità isolata enucleandolo dal con- zione carenti da implementare: il tutto
testo relazionale e situazionale in cui attraverso attività che siano piacevoli
si trova a vivere. L’educazione cinofila per il cane e per la persona. Ma atten-
non è - torno a ripetere – l’educazione zione: il cane non può essere costretto
del cane ma l’educazione di una siste- in un ruolo che non corrisponda ai suoi
mica relazionale. connotati etologici. La persona inoltre
Uno dei principi che guida l’approccio deve avere una profonda consapevo-
zooantropologico si basa sull’adegua- lezza dell’importanza della relazione,
mento dell’assetto complessivo di rela- evitando atteggiamenti di banalizzazio-
zione evitando che al cane siano desti- ne o di negligenza.
nate strettoie di ruolo: il cane bambino, Favorire la relazione significa anche
il cane che mi vuole bene, il cane da evitare che il cucciolo rimanga in una
mostrare, il cane strumento, il cane da condizione infantile di attaccamento,
gioco. Esistono pertanto più dimensio- giacché un buon profilo relazionale si-
ni di relazione, che non sono sbagliate gnifica anche aver raggiunto un buon li-
di per sé ma diventano scorrette allor- vello di autonomia. Per questo l’approc-
quando sono rappresentate in modo cio zooantropologico dedica gran parte
unico nel rapporto. del proprio tempo alla crescita armoni-
Il lavoro dell’educatore è anche quello ca della relazione.

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Seguire il modello materno

La prospettiva relazionale indica che apprendere significa essere in relazione


anche quando la relazione non è evidente.

Nei mammiferi il primo referente di rienziale nell’ambiente circostante;


apprendimento è la madre che costi- b) assolvendo i bisogni di base del
tuisce di fatto l’ambiente di apprendi- cucciolo determina un esubero mo-
mento del soggetto. tivazionale che si esprime nel gioco
La relazione con la madre rappresenta che rappresenta la prima palestra
l’archetipo non solo del modus relazio- di apprendimento;
nale ma altresì di quello dell’apprendi- c) sollecitando l’interesse esperien-
mento. ziale del cucciolo attraverso l’orien-
La madre interviene nei processi di tamento su particolari target e
apprendimento del cucciolo attraver- quindi operando un primo differen-
so un’azione che potremmo definire di ziale evolutivo facendo emergere
favoreggiamento: certe cose e mettendone in ombra
a) attraverso l’effetto base sicura, che altre.
rassicurando il cucciolo ne rende Chi si propone come educatore deve
possibile la centrifugazione espe- seguire queste tre coordinate.
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Inoltre la madre agisce in modo diretto zione di modelli attraverso la sua
sui processi di apprendimento: espressione comportamentale;
1) definendo, tra sé e il cucciolo, una 4) agendo in modo magistrale attraver-
“zona di crescita prossimale” ovve- so dimostrazioni, presentazione di
ro uno spazio evolutivo che il cuc- scacchi, inibizioni e chiusure, solle-
ciolo riempie attraverso il dialogo e citazioni espressive ed esperienziali,
l’interazione continua con la madre; definizione di regole sociali, costru-
2) strutturando uno spazio espressivo zione di modelli di comunicazione.
per il cucciolo ovvero ingaggiando-
lo o consentendogli certi compor- Come una madre, l’educatore dovrà
tamenti piuttosto che altri e così essere rassicurante e fungere da mo-
facendo impostando lei stessa un dello, dovrà liberare le energie del cuc-
differenziale evolutivo; ciolo e indirizzarle facendolo diventare
3) definendo delle aree di imitazione protagonista della sua crescita, dovrà
che vanno dalla semplice osmosi di predisporre un ambiente sicuro e ric-
stati disposizionali e di stili fino a co di opportunità esperienziali, avere
forme più complesse di presenta- al primo posto il bene del cane.

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PETICO: rispetta il tuo animale. Sempre.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale


si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.”
Gandhi

Chi ama gli animali non permetterebbe mai di riservargli un trattamento inumano.
Un rispetto che deve esistere dal momento che il nostro animale entra a far parte
della nostra famiglia, al triste momento in cui ci lascerà per sempre. Questa è la mo-
tivazione che ha spinto Petico ad individuare e perseguire negli anni una soluzione
valida che promuovesse una cultura etica del distacco. Un’alternativa al semplice
“smaltimento” che nel rispetto della legge preservi la dignità e il rispetto dell’anima-
le. La normativa vigente in Italia infatti, prevede che le spoglie debbano essere smal-
tite come “sottoprodotto” tramite incenerimento o in impianti che le trasformano in
farine e, successivamente, termodistrutte.
Ma molto spesso i padroni di animali, giunti al doloroso momento della separazione,
non sono a conoscenza del terribile trattamento a cui la spoglia sarà destinata.

Da qui nasce il valore del progetto Petico (“Pet + Etico = Petico”), che persegue la ge-
stione del distacco dal proprio animale domestico, rifiutando di considerare i nostri
compagni di vita come un rifiuto da smaltire, riconoscendo i nostri animali domestici
come soggetti di cui preservare la dignità e il ricordo.

COME FUNZIONA

L'accoglienza La cremazione La restituzione


e il ritiro personalizzata delle ceneri

I servizi di Petico di distinguono in cremazioni personalizzate e cremazioni collettive,


e offrono la possibilità di trasformare il distacco dal proprio animale in un semplice
ed etico gesto d’amore, rispettando un protocollo certificato che non prevede mai
l’utilizzo di mezzi meccanici. Entrambi i servizi sono svolti con il massimo della no-
stra attenzione, professionalità e dignità dal momento del ritiro della spoglia alla sua
cremazione.

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Il servizio di cremazione etica personalizzata è contraddistinto dalla restituzione
delle ceneri. La cremazione avviene all’interno di un forno che può contenere un
massimo di tre spoglie, ognuna delle quali contraddistinta da un gettone metallico
che consente e garantisce con certezza l’individuazione delle ceneri che vengono
restituite in un’urna personalizzata.

Da quest’anno Petico ha integrato il servizio di cremazione etica collettiva, che a


differenza della cremazione personalizzata, non presuppone la restituzione delle ce-
neri ma condivide il medesimo processo etico in tutte le sue parti.

Per il quinto anno consecutivo Petico ha rinnovato la convenzione con A.N.M.V.I.,


Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, per promuovere insieme la scelta
della cremazione etica. Petico e Medici Veterinari insieme per offrire un alternativa
allo smaltimento come rifiuto del proprio animale.

Petico Srl è una realtà unica in Italia per servizi offerti che, grazie ad una capillare
struttura logistica, alle proprie sedi e agli impianti di proprietà, garantisce la coper-
tura in gran parte del territorio nazionale.
Da sempre attenti al raggiungimento e mantenimento di elevati standard di sicurez-
za e qualità, abbiamo anche intrapreso l’iter per la certificazione di tutto il processo
dal ritiro della spoglia alla consegna delle ceneri, garantendo personale qualificato,
rispetto delle norme e del nostro codice etico.

PER INFORMAZIONI SUL NOSTRO SERVIZIO


Telefono +39 010 9131055 (lun-ven / 9-12.30 14.30-18)
Servizio urgenze +39 347 4425292
Info Mail: federicotedesco@petico.it
www.petico.it

Petico Srl, azienda leader in Italia nella cremazione animale assistita e personalizzata,
nasce nel 2007 ad Arenzano (GE) dalla ventennale esperienza di

con la finalità di rendere possibile una separazione etica dal proprio animale domestico.

Petico garantisce la copertura in gran parte del territorio nazionale attraverso


una struttura ramificata che copre tutto il Nord e Centro Italia fino a raggiungere il Lazio
grazie agli impianti di cremazioni siti ad Arenzano, Rho e alla collaborazione con
la divisione logistica del Gruppo Eco Eridania SpA di cui Petico fa parte.
ISBN 978-88-87690-10-1

9 788887 690101