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Stanley Coren.

L'INTELLIGENZA DEI CANI.

Traduzione di Roberto Sonaglia.


Copyright 1994 Stanley Coren.
Titolo originale dell'opera "The Intelligence of Dogs".
Copyright 1995 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.
Prima edizione Saggi Oscar Mondadori ottobre 1996.
Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.

Indice.
Prefazione: pagina 3.
1. I cani pensano?: pagina 6.
2. Il cane e la sua storia: pagina 31.
3. Il cane secondo i filosofi e le religioni: pagina 69.
4. Opinioni moderne sulla mente del cane: pagina 94.
5. La natura dell'intelligenza del cane: pagina 124.
6. L'intelligenza linguistica del cane: pagina 146.
7. Tipi di intelligenza canina: pagina 182.
8. L'intelligenza istintiva: pagina 202.
9. L'intelligenza adattiva: pagina 254.
10. L'intelligenza lavorativa o ubbiditiva: pagina 276.
11. Il fattore personalit: pagina 304.
12. Come migliorare l'intelligenza di un cane: pagina 335.
13. La mente del cane e la soddisfazione del padrone: pagina 373.
Bibliografia: pagina 409.

Dedico questo libro agli istruttori del Vancouver Dog Obedience Club,
e in particolare a Barbara Baker, Barbara Merkley, Emma Jilg e Shirley
Welch, che sono stati i miei primi istruttori.
Lo dedico anche ai loro meravigliosi cani da lavoro, April, Mori, Meg
e Noel, i modelli che desideravo venissero emulati dai miei cuccioli
via via che crescevano.
Prefazione.
I consueti libri sui cani - manuali di veterinaria e di addestramento
all'ubbidienza, cataloghi delle razze, eccetera - non forniscono un
quadro preciso della loro intelligenza e delle loro capacit. Mi
auguro che questo volume aiuti a colmare tale lacuna. Come psicologo,

addestratore e cinofilo appassionato, spero di dare una certa idea


delle caratteristiche mentali di ciascun cane. Far di pi: analizzer
le differenze tra le varie razze in termini
di
capacit
e
comportamenti. Prima per saranno necessari un po' di rudimenti.
Comincer col tracciare l'origine dei cani, perch ogni caratteristica
mentale dell'animale plasmata e limitata dalla sua costituzione
biologica e dalle spinte evolutive. Quindi descriver in breve come
gli scienziati hanno considerato la mente dei cani, affrontando nel
dettaglio alcune controversie circa la psicologia e la coscienza
canine. Infine, descriver i vari tipi di intelligenza e spiegher
come misurare le facolt del vostro cane. Mentre spero di mettere bene
in chiaro che nessuna razza priva di meriti, dovrebbe risultare
ovvio che non tutte le razze sono state create
uguali
come
intelligenza e doti mentali.
Non sarebbe stato possibile scrivere questo libro senza l'assistenza
di molte persone. In particolare devo ringraziare 208 giudici di
ubbidienza del cane, cio oltre la met del numero totale di tali
specialisti in tutto il Nordamerica. Ognuno di loro ha trovato il
tempo di inviarmi note e osservazioni; in molti casi, mi hanno fornito
spontaneamente lunghe analisi scritte riguardo la mente dei cani.
Oltre due dozzine di questi esperti osservatori del comportamento
canino mi hanno anche permesso di intervistarli, talvolta per molte
ore. Tutto ci mi ha aiutato a creare un quadro dell'intelligenza
lavorativa dei cani. Oltre ai giudici delle gare di ubbidienza, 63
veterinari di piccoli animali hanno risposto alle mie domande sulla
personalit dei cani e sulle bizzarrie di certe razze, mentre 14
specialisti di cani da guardia e da difesa mi hanno fornito dati e
osservazioni su esemplari dotati o meno delle qualit riguardanti la
loro area di competenza.
Inoltre,
innumerevoli proprietari di
concorrenti a gare d'ubbidienza nonch di semplici cani domestici mi
hanno raccontato, di persona o per iscritto, storie ed esperienze
particolari. Un ringraziamento molto personale va al Vancouver Dog
Obedience Club, sia agli istruttori sia ai membri, i quali mi sono
stati utili non solo come fonti preziose ma anche come buoni amici
durante il nostro lungo periodo di collaborazione. Infine vorrei
ringraziare mia moglie Joan, che ha letto e commentato il manoscritto,
ma soprattutto ha sopportato me e una casa piena di cani limitandosi a
qualche rara crisi isterica. Il suo amore e il suo appoggio sono stati
un costante conforto.
Stanley Coren.

I CANI PENSANO?
"Siamo soli assolutamente soli su questo pianeta fortuito; e fra tutte
le forme di vita che ci circondano non una, tranne il cane, ha stretto
alleanza con noi."
MAURICE MAETERLINCK.

Fa un certo effetto pensare che, trovandoci nell'et della pietra,


circa quattordicimila anni fa, e guardandoci attorno al bagliore
tremolante di un fuoco da campo, ci capiterebbe facilmente di
imbatterci in un cane molto simile a qualsiasi suo discendente
visibile oggi nelle strade delle nostre citt o accucciato ai nostri
piedi. Per centoquaranta secoli gli esseri umani e i cani hanno
condiviso cibo e spazi abitativi. In tutti questi anni i cani hanno
aiutato gli umani nella caccia e nella pastorizia. In qualche
occasione
sono stati utili come guide,
guardiani della casa,
spazzini, animali da tiro, compagni in guerra, e addirittura come
nutrimento. Sono stati animali da compagnia, addestrati come attori o
atleti per divertirci, e persino un aiuto nella psicoterapia.
Malgrado la lunga convivenza, tuttavia, il genere umano ha mantenuto
molti atteggiamenti conflittuali verso questi onnipresenti animali. In
talune epoche e zone, la gente li ha considerati leali, fedeli,
nobili, intelligenti, coraggiosi e socievoli; in altre, l'uomo li ha
descritti come codardi, sporchi, rognosi, pericolosi e inaffidabili.
Presso alcune culture e in certe epoche storiche, sono stati ritenuti
sacri: compagni degli dei, guide delle anime, angeli o addirittura
divinit essi stessi. Altre culture li hanno visti come demoni,
messaggeri di morte e incarnazioni del diavolo. In alcune regioni
essere leccati o toccati da un cane significava rimanere contaminati o
insozzati, mentre in altre epoche e localit si riteneva che tali
attenzioni favorissero la cicatrizzazione o segnalassero che una
persona era pulita, virtuosa e senza peccato.
Vista l'infinit di tempo trascorso in compagnia dei cani si potrebbe
pensare che noi uomini conosciamo tutte le risposte ai principali
interrogativi sulla loro natura e sul loro comportamento. In realt il
nostro atteggiamento
nei
loro
confronti
resta
complesso
e
contraddittorio. Possiamo viverci insieme lavorare e giocare con loro,
ma
esistono
ancora numerose domande alle quali la media dei
proprietari di cani non in grado di rispondere, e la pi importante
di esse riguarda la natura della mente canina. In qualit di
psicologo, addestratore e concorrente di gare d'ubbidienza, ho sentito
molte domande e opinioni su questioni fondamentali, come per esempio:
- I cani pensano, o sono semplicemente macchine biologiche che
reagiscono a ci che li circonda?
- Se pensano, sono coscienti come gli esseri umani?
- Ricordano cose del passato e immaginano o prevedono le cose che
avverranno?
- Comprendono il linguaggio umano?
- Hanno un sistema o mezzi per comunicare con noi (o comunque con gli
altri cani)?
- Provano sentimenti come il senso di colpa, la lealt, il senso della
protezione, o almeno emozioni semplici come la gioia e il dolore?
- Le diverse razze differiscono in quella che potremmo definire
intelligenza?
Spesso, quando qualcuno mi pone queste domande sull'intelligenza, la
coscienza
e
la
facolt
di
risolvere
problemi,
mi
trovo
involontariamente a ricordare un incidente del mio lontano passato.
Era una di quelle giornate afose di tarda primavera a Filadelfia. La
combinazione di caldo e umidit infondeva un senso di rilassamento e
di languore. Il mio esame finale (l'ultimo che avrei sostenuto
all'University of Pennsylvania) si sarebbe svolto di l a tre o
quattro settimane. Nel complesso mi sentivo fiducioso e tranquillo:

ero gi stato ammesso alla Stanford University per la specializzazione


in psicologia, ed ero in pace con il mondo. Mentre scendevo pigramente
le scale di casa, le mie fantasticherie furono bruscamente interrotte
dalla voce arrabbiata di mia madre: Penny, cos'hai combinato?.
Penny era la nostra cagnetta ai tempi del liceo, una specie di boxer,
anche se un po' troppo piccola per questa razza e senza le guance
sviluppate che ci si sarebbe aspettati. Zoppicava leggermente a causa
di un brutto incidente che quasi l'aveva uccisa da cucciola. Negli
anni aveva usato con cautela una delle zampe posteriori, il che
rendeva la sua andatura un tantino sculettante. Penny era carinissima,
ma aveva anche parecchie bizzarrie comportamentali. Una delle pi
originali consisteva nella passione per il bourbon,
anche
se
all'occorrenza si sarebbe accontentata del rye whiskey o dello scotch.
Durante le feste o le riunioni in casa nostra, gli ospiti venivano
avvertiti di non abbandonare i loro drink sul pavimento e di tenere
d'occhio il cane quando posavano i bicchieri sul tavolino. La vista di
un boxer leggermente sbronzo per gli alcolici rubati non cosa che si
dimentichi facilmente.
Entrai in cucina mentre si svolgeva il dramma: accucciata (forse
sarebbe pi corretto dire rannicchiata) in fondo alla stanza, Penny
stava fronteggiando mia madre ritta al centro del locale. Nel 99,9 per
cento dei casi mia madre una delle anime pi gentili del mondo. Quel
decimo di unit mancante, per, si esprimeva in tutta la sua potenza
esplosiva quando veniva innescato da gravi calamit, affronti sociali,
gaffe o trasgressioni da parte della famiglia. Le conseguenze della
sua brevissima furia dipendevano da fattori casuali. Se l'ambiente
circostante era relativamente spoglio, si limitava a urlare un po'
senza ulteriori incidenti, ma se le capitava di avere qualcosa in mano
o alla sua portata, lo lanciava contro l'offensore (o contro chiunque
avesse la sfortuna di trovarsi in zona). Tra i proiettili da lei
scagliati figuravano catini pieni d'acqua, meloni, pezzetti di gelato
e una variet di altri strani, seppur non letali, aggeggi. Quel giorno
si trov in mano un portachiavi di pelle, che lanci contro Penny
proprio mentre stavo entrando in cucina.
Cagnaccio!
url
e,
con
la
micidiale precisione acquisita
esercitandosi sulla prole,
centr il colpevole quadrupede
nel
deretano.
Penny
gua.
Mia
madre usc furiosa dalla stanza,
probabilmente per verificare il guaio combinato dal cane, continuando
a borbottare qualcosa sugli antenati di Penny e lanciando previsioni
sulla brevit del suo futuro.
Faccio fatica a essere severo con i cani e, siccome non avevo idea del
crimine commesso da Penny, mi avvicinai all'infelice per accarezzarle
la testa. Mi strofin addosso il muso, guardandomi con gli occhioni
castani.
Andiamo in camera mia un momento, tanto per levarci dalla linea di
tiro le suggerii, battendomi sulla gamba per invitarla a seguirmi.
Mentre attraversavamo la cucina, notai che Penny compiva una larga
deviazione attorno al portachiavi usato da mia madre come strumento
punitivo. Poi, vicino alla porta, si ferm, guard indietro verso il
proiettile e parve per qualche istante perdersi nei propri pensieri.
Quindi si lanci, afferr la custodia di pelle e usc come un fulmine
dalla cucina. Perplesso, la vidi entrare in salotto e dirigersi verso
il divano. Si diede un'occhiata alle spalle e strisci dietro lo
schienale. Vi deposit lo strumento di tortura, lo spinse fuori vista
con il muso e, soddisfatta, riemerse. Poi, con andatura infinitamente
pi rilassata, mi raggiunse ai piedi delle scale per proseguire il
tragitto verso camera mia.
Anche se questi eventi possono sembrare poco rimarchevoli, possiedono

comunque alcune implicazioni.


Se un bambino piccolo si
fosse
comportato come Penny, affermeremmo che aveva capito che in qualche
modo il portachiavi era stato per lui un veicolo di dolore. Potremmo
inoltre
ipotizzare
che il bambino prevedeva un riutilizzo di
quell'arma e sperava nascondendola, di scongiurare tale possibilit.
I processi mentali che attribuiremmo quindi al bambino implicano
previsione del futuro, pianificazione, una certa facolt immaginativa,
capacit di ragionamento, un concetto di conseguenza per il S e,
persino, l'abilit di immaginare come un altro individuo potrebbe
considerare o ignorare una determinata situazione.
Sebbene mi divertisse questo apparente atteggiamento infantile di
pianificazione del futuro, nel contempo mi rendevo conto che ci non
sarebbe dovuto accadere. Dato che stavo terminando gli studi di
psicologia, sapevo che la maggior parte dei miei professori non
avrebbero riconosciuto a cuor leggero la presenza di ragionamento
cosciente e intelligenza nel comportamento di Penny.
Avrebbero
obiettato semplicemente che i cani non posseggono tali facolt.
Avrebbero negato che coscienza di s e previsione di eventi futuri
(che senza dubbio avrebbero ammesso in un bambino nelle medesime
circostanze) fossero coinvolte in questo caso. Avrebbero detto che io
antropomorfizzavo, ossia che stavo attribuendo al cane le motivazioni
e la coscienza tipiche degli uomini ma non degli animali. Stando alle
convinzioni scientifiche del tempo, gli animali erano di fatto privi
dell'intelligenza necessaria ad affrontare
simili
ragionamenti.
Avevano ragione?
E' innegabile che nella societ odierna il cane occupi un posto
notevole e svolga un ruolo importante nella vita di molte persone. In
Gran Bretagna i cani sono oltre nove milioni, e oltre cinquantadue
milioni in Nordamerica. Si calcola che circa una famiglia britannica
su due possiede un animale domestico, e nella met dei casi si tratta
di un cane. In Nordamerica, anche nelle citt, il 20 per cento degli
abitanti ha in casa un cane. Vista questa presenza massiccia,
stupefacente che non ci venga fornita alcuna istruzione scolastica al
loro riguardo.
Oggigiorno i programmi delle elementari, oltre alla grammatica,
l'aritmetica, la geografia e la storia, tendono a includere anche
l'insegnamento di nozioni per la vita quotidiana, come l'educazione
civica, le norme nutrizionali, l'igiene personale, il comportamento in
societ, e via dicendo. Ma durante le lezioni di scienze naturali gli
alunni hanno maggiori probabilit di imparare qualcosa sulle balene, i
gufi o le rane che sui cani... anche se il giovane cittadino medio non
avr mai occasione di vedere una balena dal vivo, e gufi e rane li
incontrer solo durante le rare visite allo zoo o all'acquario. Si
presume, insomma, che tutti sappiano gi tutto ci che c' da sapere
sui cani grazie al loro rapporto con uno di questi animali, proprio o
altrui, e che quindi non siano necessari ulteriori insegnamenti.
Eppure nella stragrande maggioranza dei casi le nostre effettive
conoscenze sull'argomento sono assai limitate. Magari, quando eravamo
piccoli, i nostri genitori ci hanno raccomandato di accarezzare i cani
invece di picchiarli sulla testa. Pi grandicelli, ci hanno messo in
mano una ciotola dicendoci di dare la pappa al cane. Passato altro
tempo, abbiamo pulito i suoi bisogni o l'abbiamo portato a spasso. Poi
siamo cresciuti, ce ne siamo andati da casa e forse ci siamo presi una
bestiola tutta nostra. Qualcuno di noi avr anche frequentato un corso
di addestramento all'ubbidienza, imparando a ordinarle di fermarsi,
sedere, accucciarsi. Eppure, durante questa trafila, non uno che abbia
pronunciato una parola su come i cani pensano o comunicano, salvo
notare che uno scodinzolio rispecchia un'emozione positiva e un

ringhio una negativa.


Malgrado ci, abbiamo tutti l'impressione di capire i cani e di
conoscerne i pensieri, mentre in realt ci limitiamo a osservarli
attraverso la lente della letteratura e dello spettacolo. Per esempio,
parecchi grandi umoristi - tra cui James Thurber, Will Rogers e Ogden
Nash - hanno scritto sui cani. In questi casi estremamente comune
per gli autori far parlare in prima persona i loro eroi e descrivere
l'intera azione dal loro punto di vista. Ecco come Mark Twain presenta
il racconto di un cane in "Aileen Mavourneen": Mio padre era un san
bernardo, mia madre una collie, io per sono presbiteriana. Cos mi ha
detto mia madre;
personalmente mi
sfuggono
queste
raffinate
distinzioni.
Anche autori pi seri, come E. B. White, Louis Untermeyer, Eugene
O'Neill, John Galsworthy e persino lord Byron hanno scritto opere in
cui compaiono cani. Da ragazzi, molti di noi si sono intrattenuti con
Jack London e i suoi cani da slitta, e qualcuno forse anche con Albert
Payson Terhune e i suoi favolosi collie. Tutti racconti in cui i cani
possiedono sentimenti, capacit ragionative e intelligenza. Un passo
generico potrebbe suonare cos:
"Shep si accorse che il suo padrone era in pericolo. Glielo disse il
sangue che usciva dalla giubba lacerata di Dan, l dove l'orso lo
aveva colpito. Doveva trovare aiuto, e alla svelta. Ma dove?
Ora ricordava: il vecchio trapper che aveva la baracca nella valle era
stato gentile con lui, una volta. Forse Shep poteva fargli capire che
serviva il suo aiuto.
Si attard a leccare la faccia del padrone per fargli capire che non
lo stava abbandonando. Quando un pallido sorriso ricambi il suo gesto
d'affetto, fece il breve latrato che usava sempre per dire a Dan che
era pronto per lavorare. Lanciata un'occhiata rassicurante alle sue
spalle, l'ispido cane bruno part sulla neve alla ricerca dell'aiuto
pi vicino."
Gli scrittori di questo tenore non approfittano della nostra credulit
dichiarando che i cani sanno parlare. Piuttosto inviano al lettore
l'evidente messaggio che essi hanno coscienza e sono in grado di
ragionare, analizzare problemi, pianificare e comunicare.
Anche se non leggiamo libri, possiamo imparare quanto intelligenti
siano i cani osservandoli al cinema o in televisione. Tutto partito
da Rin Tin Tin, un bellissimo pastore tedesco. Rinty (come lo
chiamavano affettuosamente i suoi amici umani) era nato in Germania
nel 1916. Salvato da una trincea tedesca dal capitano Lee Duncan, dopo
la guerra Rinty si trasfer a Los Angeles con il suo nuovo padrone,
che lo addestr per la carriera cinematografica. Negli anni Venti
divenne una star del cinema muto in saghe come "Find Your Man", "Clash
of the Wolves", "Jaws of Steel" e "When London Sleeps". Fu anche
protagonista di alcuni serial, come "The Lone Defender", in cui il
padrone, un cercatore d'oro, viene assalito e ucciso dopo aver
scoperto una miniera. Nei successivi dodici episodi di questo serial
agli albori del sonoro, Rinty vendicatore d la caccia a Cactus Kid e
alla sua losca banda di fuorilegge.
Per parecchi anni Rin Tin Tin fu effettivamente una formidabile fonte
di guadagno per la Warner Brothers. Perci Rinty percepiva un compenso
altissimo,
superiore
a
quello
dei suoi colleghi umani.
Le
sceneggiature dei film - un misto di dramma e di commedia, con una
robusta dose di avventura e azione - erano spesso opera di autori di
vaglia come Darryl F. Zanuck. E mentre l'avvento del sonoro segn la
fine di molte carriere cinematografiche, il vigoroso abbaiare di Rinty

funzion alla perfezione con la nuova tecnologia, permettendogli di


continuare a recitare il ruolo della star fino alla morte, avvenuta
nel 1932. Parecchi altri cani proseguirono la tradizione. Il primo fu
Rin Tin Tin Jr., ma tutti quelli che ne presero successivamente il
posto furono messi in cartellone con il nome della star originale. Fu
cos per parecchi animali che lavorarono in una serie televisiva
settimanale, in cui lo scattante pastore tedesco e il suo padroncino
Rusty combattevano contro un assortimento di cattivi del West. Rinty
fu probabilmente l'unico cane attore abbastanza importante da meritare
un film biografico, anche se si trattava di una satira romanzata. Il
film, realizzato nel 1976, era intitolato "Won Ton Ton - The Dog Who
Saved Hollywood". Questo fu l'unico caso in cui il protagonista non
portava il nome di Rinty: il ruolo era sostenuto da un cane chiamato
Augustus von Schumacher.
Le molte edizioni delle avventure di Rin Tin Tin comunicavano
efficacemente allo spettatore occasionale e al cinofilo che i cani
sono intelligenti quanto gli uomini.
Rinty risolveva problemi,
superava ostacoli e portava a termine azioni ingegnose. Accorreva in
soccorso del padrone in difficolt, disarmava pericolosi fuorilegge,
portava coperte e cibo a bambini affamati, slegava le mani dello
sceriffo prigioniero, e via dicendo. Potevamo quasi vederlo pensare, e
il fatto che fuori campo ci fossero addestratori impegnati a fargli
segnali e a dirigerlo, o che parecchi montatori ammattissero per far
apparire l'azione coordinata e spontanea, non ci mai passato per la
testa. Noi sapevamo che Rinty era una cima. Credevamo che il regista
si limitasse a passargli un copione, e lui facesse il suo dovere con
intelligenza,
consapevolezza e piena coscienza.
Cos,
almeno,
sembrava.
E poi c'era Lassie...
Il cane che forse ha pi contribuito a influenzare la concezione
comune sull'intelligenza della sua specie il personaggio di un
racconto scritto da Eric Knight nel 1938. Il racconto fu in seguito
ampliato in un romanzo best-seller, e nel 1943 divenne un film
strappalacrime dal titolo "Torna a casa, Lassie". Lassie, la collie
pi famosa del mondo, non solo era affettuosa e coraggiosa ma
praticamente umana per intelligenza e comprendonio.
Di fatto, pi che di un'unica adorabile cagna, possiamo parlare di un
lungo e truffaldino succedersi di interpreti maschili. Per sette
generazioni, i cani che hanno interpretato il personaggio sono stati
tutti discendenti maschi della prima Lassie (che in realt era un cane
di nome Pal). I maschi venivano preferiti per la parte perch pi
grossi e meno timidi delle femmine. Sembra che il pubblico non abbia
mai notato la rilevante differenza anatomica. Infatti l'unica cosa di
cui ci siamo accorti che si trattava di un collie con una macchia
bianca sul muso. I cambiamenti nel mantello dovuti alle varie
sostituzioni ci sono dunque passati sotto il naso esattamente come i
segni rivelatori che Lassie non era una signorina.
Per poco Pal non manc la sua grande occasione. Il regista Fred M.
Wilcox, che esamin oltre trecento collie per il ruolo di "Torna a
casa, Lassie", scart Pal a causa di alcune riserve sul suo aspetto.
L'addestratore del cane, Rudd Weatherwax, ribatt che l'animale era
molto ben addestrato e poteva servire per le scene d'azione e gli
effetti speciali. Avendo poco tempo a disposizione, Wilcox decise di
girare
qualche
scena
prima
di
scegliere definitivamente il
protagonista.
Una
sequenza
prevedeva
che
Lassie
nuotasse
disperatamente per salvarsi dalle rapide. Partendo dal presupposto che
tutti i collie bagnati sono simili, Wilcox pensava di utilizzare le
riprese di Pal che nuotava per abbinarle a inquadrature del cane che

in seguito sarebbe stato scelto per il ruolo. Fu l che Pal dimostr


la sensibilit che avrebbe contraddistinto Lassie nella nostra mente.
La scena del nuoto fu atletica ed efficace, ma il finale fece crollare
il teatro! Pal emerse dall'acqua visibilmente esausto, senza neppure
la forza di scrollarsi l'acqua dal pelo.
Fece qualche
passo
barcollando, quindi croll davanti alla cinepresa con la testa
gocciolante tra le zampe e gli occhi chiusi. Quelle immagini furono
cos convincenti e piene di pathos che Pal ottenne il ruolo e pose le
basi di una dinastia.
Se Lassie ha avuto un considerevole impatto sulla nostra opinione dei
cani e della loro intelligenza semplicemente a causa dell'enorme
mole di materiale su di lei che ci stata propinata. In primo luogo
nove lungometraggi, poi uno show radiofonico durato quasi sei anni (
interessante notare che, anche se era Pal ad abbaiare durante la
trasmissione, gli uggiolii, gli ansiti, i ringhi e i brontolii
provenivano da attori umani). Infine fu la volta dei telefilm, durati
diciotto anni con sei differenti ambientazioni e rotazioni del cast.
Molti di quegli episodi vengono tuttora trasmessi dalle antenne
private. Fu prodotta anche una serie di cartoni animati.
Indipendentemente dai dati anagrafici degli attori, l'unica grande
star era Lassie. Un critico, parlando del primo film, defin la cagna
una Greer Garson in pelliccia. Lassie riusc a recitare con alcune
tra le maggiori stelle di Hollywood, quali Roddy McDowell, Elizabeth
Taylor, Nigel Bruce, Elsa Lanchester, James Stewart, Mickey Rooney e
molti altri di analogo livello. In ogni caso, il pubblico apprezzava
pi Lassie dei coprotagonisti. Cloris Leachman, che interpret il
ruolo della madre in una delle famiglie televisive di Lassie, not che
per far risultare il cane estremamente intelligente gli sceneggiatori
dovevano
abbassare
il livello intellettivo degli esseri umani
circostanti. L'attrice osserv: dovevano trovare delle scuse per
farci comportare da idioti, in modo che il cane potesse surclassarci.
I patiti di Lassie non ammettevano, o rifiutavano di credere, che la
maggior parte delle acrobazie, degli atti di coraggio e dei colpi di
genio non fossero spettacolari come apparivano. Quando Lassie fuggiva
sotto il fuoco delle pistole, si infilava in un labirinto di cavi
elettrici caduti, saltava fuori da finestre o balzava per abbattere un
criminale, le azioni non erano in s molto complesse e il risultato
finale veniva assicurato da un abile montaggio. Quando sembrava che si
guardasse attorno attentamente per studiare la situazione, Pal in
realt
fissava
l'addestratore
che
sventolava
un
panno
da
un'impalcatura. Gli sguardi di devozione o di intensa concentrazione
erano di solito provocati dall'addestratore che batteva sulla tasca in
cui teneva sempre qualche biscotto.
Nondimeno,
a livello psicologico, l'impatto di Lassie stato
notevole. Noi credevamo che quel cane (e per estrapolazione tutti i
cani) potesse pensare, pianificare, provare affetto, dolore, gioia e
tristezza, rammentare fatti complessi,
e persino compiere atti
punitivi. Non gliel'avevamo forse visto fare?
In assenza di un'educazione scolastica sulla natura dei cani, a
servirci da indottrinamento sono stati i film e i telefilm che
descrivono le esibizioni romanzesche di Lassie, Rin Tin Tin, Zanna
bianca, Bullet, il cane di Roy Rogers, e altri, cos come i libri che
raccontano le gesta fantastiche di Bob, Treve, Buck e i centouno
cuccioli dalmata. A paragone di questi brillanti canidi, era chiaro
che il nostro amato cagnolino non dimostrava appieno le grandi doti
intellettive che i cani possedevano, ma sapevamo che erano latenti in
lui. In qualche punto era nascosto un potenziale mentale che poteva
emergere sotto forma di un atto di eroismo o di un ragionamento

brillante.
Molti di voi staranno pensando che io sia un tantino semplicistico.
Certo, non tutto ci che sappiamo dei cani l'abbiamo appreso da film e
romanzi. In fondo, sugli scaffali delle librerie esistono dozzine di
saggi sull'argomento, che devono indubbiamente contenere informazioni
sull'intelligenza e i processi ragionativi. Eppure un'occhiata ai
titoli ci dice che essi rientrano tutti quanti in tre grandi
categorie: veterinaria, addestramento e razze.
I manuali di veterinaria esibiscono titoli del tipo: "La cura del
cane", "La salute del cane", "Il veterinario in casa", e cos via.
Trattano di nutrizione, crescita e problemi specifici dell'animale.
Anche se accennano qua e l ai danni alla personalit conseguenti alla
castrazione o riservano qualche capitolo ai problemi psicologici (il
che di solito riguarda il mordere, il rosicchiare mobili o lo sporcare
pavimenti), ben poco vi si dice dei processi ragionativi e delle
capacit mentali dei cani. Ci comprensibile, essendo la maggior
parte di tali libri scritta da veterinari che sono s esperti di
psicologia animale, ma non professionalmente formati per quanto
concerne molti aspetti del comportamento.
Il secondo grande gruppo di libri riguarda l'addestramento. I titoli
tipici sono: "Guida pratica all'addestramento del cane", "Addestra il
tuo cane giocando", "Il metodo naturale dell'addestramento dei cani,
eccetera.
Alcuni
sono
pi
specializzati,
con
titoli
come
"L'addestramento del cane
da
guardia",
"Cani
da
soccorso",
"Trasformate il vostro cane in un segugio" o "L'addestramento del cane
da caccia", mentre altri tentano semplicemente di mettere una pezza ai
problemi che nascono qualora l'addestramento all'ubbidienza fallisca:
"Risolvete i problemi del vostro cane" oppure "Aiuto! Questa bestia mi
sta facendo ammattire".
Molte
di
queste
pubblicazioni
sono
estremamente serie e utili, e descrivono tecniche d'insegnamento per
esercizi base o avanzati di ubbidienza. Purtroppo,
altre sono
piuttosto superficiali e tentano di rassicurare il lettore con frasi
del tipo: Tutti i cani,
indipendentemente dalla razza,
sono
facilmente
addestrabili
se
si
usa
il
metodo
naturale,
L'addestrabilit dei cani dipende pi dalla pazienza e dalla fermezza
del padrone che da differenze razziali congenite o Il cane come un
computer in attesa di essere programmato
da
un
addestratore
intelligente. Suppongo che se avete comprato uno di questi libri
perch possedete un jack russell terrier che vi ha fatto fuori il
fratino antico, ha ammazzato il gatto e non vi degna di uno sguardo
nemmeno se urlate il suo nome al megafono, questo sia proprio il
genere di consigli che desideravate leggere. Ma si tratta di consigli
come minimo incompleti e imprecisi. Non tengono in alcun conto le
differenze tra le varie razze in termini di tipo d'intelligenza,
temperamento e voglia di lavorare: fattori importanti per determinare
fino a che punto un particolare cane risponder all'addestramento
all'ubbidienza.
L'impostazione della maggior parte dei manuali di ubbidienza
comprensibile:
gli
autori sono esperti di addestramento,
non
specialisti di comportamento animale. Molti di loro, come Diane
Bauman, Carol Lea Benjamin, Patricia Gail Burnham, William Koehler,
Michael Tucker o Joachim Volhard (per non citarne che alcuni), sono
brillanti addestratori. Molti vantano una lunga lista di successi a
dimostrazione della loro abilit. In questo campo, invidio il loro
talento. Anche se ne i loro libri spesso non trattano delle differenze
razziali,
quando intervengono a seminari e conferenze sembrano
disposti a riconoscere che non tutte le razze sono mentalmente
equivalenti. Durante una di queste riunioni, un addestratore i cui

video mostravano soltanto border collie e pastori tedeschi al lavoro


ammise Se prendessi in seria considerazione l'idea di partecipare a
una gara di ubbidienza, eviterei qualsiasi specie di terrier..
La
maggior
parte
di
costoro
hanno
un'idea
pregiudiziale
dell'intelligenza canina che spesso determina il tipo di tecnica
d'addestramento. Alcuni ritengono che i cani posseggano ridotte
facolt di pensiero e si limitino a imparare modelli di risposta da
usare al momento giusto; altri credono che siano razionali e in grado
di usare la logica per risolvere problemi. Nel complesso per non se
la sentono di attribuire loro una coscienza e una capacit di
ragionamento reali.
Solo in pochi ritengono che i cani siano
totalmente consapevoli e che i loro processi di pensiero siano molto
simili a quelli di un bambino piccolo, differendo soltanto per
efficienza e ampiezza d'azione. Comunque la maggior parte di questi
autori limitano i commenti sull'intelligenza a poche pagine, per poi
tornare frettolosamente al loro compito fondamentale, ossia insegnare
alla gente le tecniche di addestramento.
L'ultima categoria di libri facilmente reperibili quella relativa
alle razze. Si va dai tascabili con disegnini di razze selezionate a
poderosi volumi illustrati con belle fotografie a colori di tutte le
variet conosciute. Hanno titoli del genere: "Enciclopedia dei cani",
"Il grande libro del cane", "Tutte le razze dei cani...". La loro
evidente intenzione descrivere i vari tipi di cani, la loro storia,
le taglie, il temperamento e le caratteristiche comportamentali. Molti
sono di piacevolissima lettura, soprattutto per le notizie storiche
sulle varie razze,
e certo le fotografie
sono
meravigliose.
Sfortunatamente
sono
scritti
in
maggioranza da allevatori o
rappresentanti dei club specializzati nelle singole razze: anche se
essi svolgono un eccellente lavoro nel preservare le caratteristiche
di tali razze, non nel loro interesse scrivere qualcosa di negativo
sui loro animali. Difficilmente si leggerebbe su questi libri che
molti bulldog hanno problemi respiratori cronici, che parecchie linee
genetiche di dalmata hanno una tendenza alla sordit congenita, che i
bassotti accusano spesso lesioni spinali, che molti dei costosissimi
chihuahua pi piccoli hanno problemi al ginocchio o all'anca. Per di
pi,
quando si tratta di descrivere
il
temperamento
o
le
caratteristiche
mentali delle varie razze,
questi libri hanno
universalmente la tendenza a distorcere i fatti
per
produrre
un'impressione pi favorevole. Perci non vi dicono che molti basenji
mordono senza preavviso e senza una visibile provocazione; che molti
akita inu possono essere davvero pericolosi per i bambini, a meno che
non siano cresciuti insieme; o che parecchi greyhound, per quanto
magnifici e affettuosi con le persone, diventano macchine di morte per
i gatti o gli altri cani.
Dove i libri sulle razze fanno un capitombolo nel descrivere le
caratteristiche mentali delle stesse. Direi che almeno il novanta per
cento dei cani menzionati viene definito intelligente dalla maggior
parte delle opere.
Anzi,
per alcune razze si
enuncia
tale
caratteristica come uno degli standard di giudizio. Ebbene, a meno di
non avere una concezione alquanto strampalata dell'intelligenza,
questo tipo di descrizione spesso assai ottimistica.
Prendiamo per esempio il dandie dinmont terrier. Si tratta di un
cagnolino molto particolare dallo sguardo profondo ed espressivo, alto
circa venticinque centimetri al garrese e pesante una decina di chili.
E' una tra le pi antiche razze di terrier: documentato che sui
monti Cheviot, vicino al confine tra Inghilterra e Scozia, veniva
impiegato gi agli inizi del Settecento per cacciare il tasso, la
volpe e la lontra.

Il dandie dinmont terrier deve la sua popolarit a un'opera di sir


Walter Scott. Pare che in uno dei suoi viaggi Scott abbia conosciuto
James Davidson di Hawick, proprietario di una muta di questi animali.
Lo scrittore rimase talmente colpito dall'uomo e dai suoi vigorosi
cagnolini da scriverci un romanzo, "Guy Mannering", pubblicato nel
1815 (tavola 1). Il protagonista, un allevatore, si chiamava Dandie
Dinmont, e i suoi sei immortali erano Auld Pepper, Auld Mustard,
Young Pepper, Young Mustard, Little Pepper e Little Mustard (dove
pepper, pepe, e mustard, senape, si riferivano al colore del pelo). Il
pubblico rimase affascinato da Dandie Dinmont e dalle sue bestiole,
descritte come audaci e risolute (e di fatto, se incitato, il dandie
dinmont uno dei terrier pi feroci). Scott fa dire al suo
protagonista: Non temono niente che abbia addosso una pelliccia. I
vispi cagnetti furono ben presto universalmente chiamati dandie
dinmont, dal nome del personaggio letterario, e la loro fama si sparse
ben oltre l'area in cui furono originariamente allevati.
Il problema dei dandie pu essere affrontato a livello teorico prima
ancora di considerare l'animale in se stesso. Immaginate un cane
disposto a infilarsi in un cunicolo per stanare una volpe o una
lontra. La volpe ha in genere la stessa taglia e lo stesso peso di
questo terrier, mentre una lontra pu essere tre volte pi grossa. Se
da una parte si resta impressionati da tanto coraggio, dall'altra
verrebbe spontaneo ritenere pi intelligente un cane che ragionasse
cos: E' troppo rischioso. Meglio lasciar perdere. Questa lontra non
mi ha fatto niente di male. Eppure lo standard dell'American Kennel
Club per il dandie dinmont lo descrive come indipendente, deciso,
schivo e intelligente. Se i primi tre aggettivi sono indiscutibili,
l'ultimo lascia pi perplessi.
Un addestratore all'ubbidienza cos mi ha descritto il suo rapporto
con i dandie:
"Una coppia di cinquantenni mi port un paio di questi cani da
inserire nel mio corso di principianti. Fu subito chiaro che si
avrebbe avuto pi successo tentando di addestrare a stare al passo dei
sacchi di patate. [Al livello iniziale di ubbidienza, 'stare al passo'
significa semplicemente camminare al guinzaglio in modo controllato
alla sinistra del portatore.] Se la femmina era in vena, riusciva a
camminare per qualche passo; il maschio invece si arrestava, si
lasciava trascinare per un tratto dal guinzaglio, poi si rotolava su
un fianco in modo da scivolare sul percorso con minor attrito. Nessuno
dei due guardava il portatore quando parlava, e dopo sette settimane
di scuola l'unico comando a cui rispondevano era seduto.
La
signora
continuava
a
sostenere che si trattava di cani
intelligenti. Lei e il marito li avevano acquistati dopo aver letto in
un articolo che erano i clown del mondo canino. Mi raccontava gli
episodi divertenti di cui i due cani si rendevano protagonisti tra le
pareti domestiche.
Dal momento che le bestiole mostravano una
personalit piuttosto amabile, non volli rivelarle che il motivo per
cui,
a mio avviso,
tenevano spesso un comportamento insolito
(interpretato come divertente e clownesco) era dovuto al fatto che non
avevano la minima idea di cosa ci si aspettasse da loro."
Quando sento storie del genere, mi chiedo sempre se l'errore stia nel
cane o nel padrone; nella veste di addestratore di cuccioli, noto
spesso
che
l'osservazione
del proprietario del cane fornisce
indicazioni pi attendibili sul futuro comportamento dell'animale
durante il corso di quante non ne offra l'osservazione del cane
stesso. Cos, a mo' di controllo, ho sfogliato tre numeri a caso della

Gazette, l'organo ufficiale dell'American Kennel Club. La rivista


pubblica ogni anno un elenco dei titoli di ubbidienza vinti dagli
esemplari delle varie razze. Nelle tre annate consultate, in tutti gli
Stati Uniti, non un solo dandie dinmont terrier ha vinto un titolo di
ubbidienza. Lo scarso rendimento dei cani citati nell'aneddoto appare
pertanto pi ascrivibile a una carenza intellettuale della razza che
all'inettitudine dei due proprietari.

2.
IL CANE E LA SUA STORIA.
"Gli animali non sono confratelli, non sono subalterni; sono altre
nazioni, catturate con noi nella rete della vita e del tempo."
HENKY BESTON.
In definitiva siamo tutti prigionieri della nostra fisiologia. La
struttura muscolare e ossea di cui il cane dotato fa s che sia pi
forte di un topo e pi debole di un gorilla. La fisiologia del suo
occhio rende la sua acutezza visiva inferiore a quella umana, mentre
la fisiologia del suo naso spiega perch possieda un odorato migliore.
Allo stesso modo, le facolt mentali del cane e molte delle sue
attitudini comportamentali sono determinate dalla fisiologia del suo
cervello. Il suo, come il nostro, il risultato di una specifica
storia evolutiva. Perci, per comprendere la mente del cane domestico
dobbiamo in primo luogo conoscerne le origini biologiche, l'evoluzione
e la storia.

I primi cani.
Esiste una vasta narrativa popolare sul primo cane. Secondo gli
indiani Kato della California, il dio Nagaicho cre il mondo. Dapprima
eresse quattro grandi colonne agli angoli del cielo per sostenerlo e
per scoprire la terra, poi cominci a passeggiare qua e l creando le
cose. Il mito descrive come gli uomini e le donne fossero fatti di
terra, come i ruscelli e i fiumi nascessero dalle orme di Nagaicho,
come ciascun animale fosse creato e sistemato nel posto adatto...
ciascun animale, tranne il cane. In nessun punto della storia si
accenna alla creazione del cane da parte di Nagaicho, che per ne ha
accanto uno quando inizia la sua passeggiata: dunque Dio possiede gi
un cane. Sembra che per i Kato l'idea di un essere umano che giri
senza un cane fosse impensabile, una cosa inaudita. Il cane sempre

esistito. Dopo la creazione del mondo non fece altro che accodarsi al
creatore, annusando, esplorando e ascoltando i commenti di Nagaicho:
Guarda com' pura l'acqua di questo ruscello. Vorresti berne un po',
prima che lo trovino altri animali?. Subito dopo i due si diressero
verso nord, Dio e il suo cane.
Il fascino di questo mito risiede nel fatto che comprende un elemento
di verit, nel senso che l'associazione dell'umanit con i cani
precede le prime vestigia della civilizzazione.
Per quanto ne
sappiamo,
il primo animale addomesticato fu il cane,
e tale
domesticazione avvenne migliaia di anni prima dell'apparizione della
successiva specie animale addomesticata (bovini e/o renne).
Le tracce del primo cane si perdono nel vago. Il primo reperto fossile
certo di cane addomesticato (in effetti solo una mandibola con qualche
dente) risale a circa quattordicimila anni fa. Era il compagno di un
gruppo di uomini paleolitici che vivevano nelle caverne della regione
chiamata oggi Iraq. L'importanza e l'et di questo fossile, portato
alla
luce
negli
anni
Cinquanta,
non
furono immediatamente
riconosciute. E ci perch esso apparteneva a un cane cos simile a
quelli contemporanei da convincere gli archeologi che un animale
moderno si fosse introdotto nell'antica caverna e l fosse morto.
Ammisero che l'osso potesse essere vecchio, ma non molto, essendo
sepolto appena una sessantina di centimetri sotto il suolo.
Nel 1974, tuttavia, alcuni ricercatori del British Museum di Londra
ripresero in considerazione il fossile. L'indagine scientifica si
basava su una tecnica atta a misurare la quantit di fluoro nell'osso.
(Le ossa tendono ad accumulare fluoro nel tempo in maniera prevedibile
in conseguenza dell'esposizione all'umidit del terreno.) Il test
determin un'et stimata attorno ai quattordicimila anni: la stessa
attribuita dagli archeologi al sito paleolitico della caverna.
A prima vista, quattordicimila anni possono sembrare un tempo non
eccessivo.
Dopotutto
i
dinosauri
imperversavano
sulla terra
centocinquanta milioni di anni fa. Tuttavia la nostra stessa specie,
l'"Homo sapiens", non comparve prima di trecentomila anni fa. L'Uomo
di Neanderthal dominava ancora l'Europa quarantamila anni fa, e i
primi tipi umani fisicamente indistinguibili da noi apparvero tra i
trenta e i trentacinquemila anni fa.
Le popolazioni dell'Asia
attraversarono
per prime lo stretto di Bering,
dando il via
all'occupazione umana delle Americhe, venticinquemila anni fa. E'
interessante notare come la prima traccia di agricoltura organizzata
risalga solo a diecimila anni fa: quattromila anni dopo che i cani
avevano iniziato il loro sodalizio con gli umani.
Della stessa epoca un altro ritrovamento archeologico che suggerisce
come i cani servissero da guardia e anche da compagnia. Uno scavo
nell'Europa meridionale ha portato alla luce lo scheletro di una
ragazza dell'et della pietra.
Era stata inumata nella tipica
posizione fetale dei siti cromagnonoidi (il Cro-Magnon una versione
arcaica dell'"Homo sapiens"). Questa particolare sepoltura era per un
poco diversa: attorno alla ragazza, rivolti verso quattro diverse
direzioni, c'erano quattro cani. E' difficile non pensare che non
fossero sistemati a guardia della persona cara che doveva viaggiare
nelle regioni ctonie in cos giovane et.
Prove dell'antica associazione tra umani e cani se ne trovano in
parecchi posti. In America una serie di ossa rinvenute in un sito
chiamato Jaguar Cave dimostrano che i cani condividevano le abitazioni
umane undicimila anni fa. E circa diecimila anni fa esistevano gi in
Danimarca due distinte razze di cani domestici di taglia differente.
Indicazioni di un'alleanza tra uomini e cani risalgono allo stesso
periodo in Cina. Inoltre sappiamo che cento secoli fa i cani si erano

gi sparsi per tutto il globo e si erano associati agli umani in


regione.

ogni

Gli antenati del cane.


Esistono diverse teorie sulla provenienza biologica dell'attuale cane
domestico, ma pochissimi elementi a loro sostegno. La prima traccia
della famiglia dei canidi risale a circa trentotto milioni di anni fa.
I canidi, che fanno parte del pi vasto gruppo dei carnivori,
comprendono svariate creature simili al cane, le pi note delle quali
sono il lupo, la volpe, lo sciacallo, il coyote, il dingo e il cane
selvatico. I biologi e altri scienziati sono da sempre alla ricerca
del canide che, addomesticato, divenne in seguito il cane domestico:
il lupo e lo sciacallo sono i candidati pi favoriti.
La genealogia completa del cane non ci sar mai nota, ma esistono
elementi sufficienti per chiarire qualche passaggio. I paleontologi
sono concordi nel ritenere che il precursore del cane fosse un curioso
animaletto arboricolo chiamato
"miacis".
L'animale
visse
una
quarantina di milioni d'anni fa, ossia non molto dopo l'apparizione
dei mammiferi moderni ma parecchio prima delle grandi scimmie. Il
"miacis" aveva grosso modo le dimensioni di un mustelide, con zampe
corte, coda lunga, corpo slanciato, collo abbastanza allungato e
orecchie appuntite. Oltre a essere l'antenato di tutti i canidi, il;
"miacis" lo anche degli orsi e, curiosamente, dei gatti.
Il ramo evolutivo che porta al cane prosegue con un animale detto
"cynodictis". Questa specie comparve nel pliocene, circa dodici
milioni di anni fa. Aveva artigli parzialmente retrattili, e pertanto
pu essere vissuto sugli alberi o esservi salito per proteggersi o
cacciare. Il "cynodictis" passava pi tempo al suolo del "miacis" ed
era meglio attrezzato per la corsa. Diede vita a due linee evolutive.
La prima,
il "cynodesmus",
comprendeva grossi
animali
molto
somiglianti alla iena e con qualche caratteristica felina. Sebbene
questi si siano in gran parte estinti, i cani cacciatori selvatici
africani e della Provincia del Capo sembrano discendere da loro, cos
come la moderna iena africana. Il secondo ramo era il "tomarctus", da
cui derivano tutti i canidi. A una prima occhiata il "tomarctus" ci
sarebbe apparso pi o meno simile a un cane moderno. Tuttavia alcune
caratteristiche, oltre a differenziarlo a livello anatomico, fanno
pensare che fosse meno intelligente. Va comunque tenuto presente che,
attraverso il "tomarctus", il cane domestico condivide un antenato
comune con tutti gli altri canidi, lupi, sciacalli, volpi e cani
selvatici compresi.
Oggigiorno ci sono almeno trentanove specie di canidi. Tutti i cani
domestici appartengono alla specie "Canis familiaris", estremamente
differenziata:
i
vari
club
cinofili
hanno registrato oltre
quattrocento razze e, sebbene il numero esatto delle variet attuali
sia ancora tema di discussione, alcune stime parlano di oltre
ottocento razze al mondo. Malgrado le diversit interne alla specie,
le analogie con gli altri canidi sono tali da giustificare alcuni
interrogativi. Il cane solo la versione addomesticata di uno dei
canidi selvatici? Se non lo , si evoluto da una delle altre specie
di canidi attraverso un qualche processo biologico? Un'occhiata alle
caratteristiche di alcuni canidi selvatici non certo sufficiente a
fornire una risposta definitiva, ma ci offre alcune interessanti
informazioni.

Il lupo.
In grande maggioranza, gli esperti sono convinti che i cani si siano
evoluti direttamente dal lupo. Bruce Fogle, autorevole veterinario
britannico, afferma senza esitazione: I cani sono lupi, sebbene a
volte sembrino indossare i panni dell'agnello. Se questo vero,
allora per scoprire la natura della mente e del comportamento canini
sar sufficiente studiare la mente del lupo.
Un approccio apparentemente accettabile.
Senza dubbio
i
lupi
assomigliano ai cani come struttura generale: i lupi nordici sembrano
a prima vista indistinguibili dal pastore tedesco; altri per sono pi
grossi e ricordano maggiormente gli alaskan malamute o gli husky.
All'estremo
opposto
troviamo lupi che,
per taglia e colore,
assomigliano piuttosto alla volpe. Di fronte a tanta variabilit,
riesce difficile stabilire se certi animali sono o meno lupi veri e
propri. Cos il coyote, pur membro indiscutibile della famiglia dei
canidi, viene spesso chiamato lupo della prateria malgrado alcuni
esperti lo assegnino a un gruppo nettamente separato, ben distinto dai
lupi. Ancora pi difficoltosa la classificazione di uno dei lupi pi
piccoli, il quale vanta un nome scientifico altisonante - "Canis niger
seu rufils" - ma meglio conosciuto come lupo rosso del Texas. In
alcune pubblicazioni questo canide viene classificato come volpe, in
altre come sciacallo e in altre ancora come coyote.
Gli esperti convinti che il cane sia un lupo addomesticato sostengono
che la gran variet di taglie e conformazioni sia da ascrivere a
un'analoga variet, in epoche e luoghi diversi, degli antenati lupi.
Cos, il lupo nordico avrebbe dato origine non solo al pastore tedesco
(cui tanto somigliante) ma anche all'alaskan malamute, al samoiedo e
ad altri husky, cos come al chow chow, all'elkhound, al collie, e a
variet pi minuscole quali il volpino di pomerania, lo schipperke e
il corgi. I caratteri tipici di questo gruppo comprendono muso
affilato, orecchie a punta e coda fluente (quando non stata
tagliata, ovviamente). I lupi di montagna, come quelli tibetani, hanno
il muso pi corto e vengono ritenuti gli antenati del segugio puro,
del mastiff e del bulldog. Il muso pi tozzo e squadrato e la
mandibola prominente rappresentano due tra i caratteri tipici di
questa linea.
I lupi hanno occhi del tutto particolari, ipnotici. Basta osservarli
per capire come il normale cane non sia semplicemente un lupo
addomesticato. Il primo, "Canis familiaris", ha le pupille rotonde,
mentre
parecchie variet del secondo presentano pupille ovali,
leggermente oblique che, se viste da vicino, conferiscono loro un
aspetto inquietante e per nulla canino.
Le credenze popolari sul comportamento e la personalit del lupo hanno
influito su scienziati e scrittori, facendo loro ritenere plausibile
che questo animale sia l'antenato del cane domestico. La sua immagine
tradizionale spiega il compiacimento che molti provano nel considerare
lupi addomesticati i propri cani. L'evoluzione di tale immagine in
se stessa una storia interessante.
Alla maggioranza delle persone il lupo appare dotato di forza e
nobilt. Nella nostra fantasia il grande cacciatore che batte le
pianure nevose, sotto la guida del possente capobranco. Immaginiamo
l'orda muoversi in un perfetto gioco di squadra per isolare dal branco
di renne un esemplare anziano. La grossa bestia a un certo punto si
volta per fronteggiare gli inseguitori. I suoi palchi colpiscono
selvaggiamente il lupo pi vicino. Ma, spronati e organizzati dal

capobranco, gli altri l'hanno circondata e la tengono a bada finch


uno non le balza sul dorso e con un morso le spezza il collo. Il film
scorre nella nostra mente fino alla scena finale: il branco torna
lentamente all'accampamento;
il lupo ferito viene amorevolmente
accudito e sospinto da un compagno, mentre gli altri trascinano brani
di carne di renna destinati alle femmine in procinto di figliare, e ai
cuccioli che corrono loro incontro scodinzolanti e ansiosi di farsi
narrare le ultime gesta.
In realt, questa immagine positiva e idealizzata piuttosto recente.
Per tradizione il lupo era visto come un predatore feroce
e
pericoloso. Tutti noi ricordiamo il lupo cattivo, e sappiamo che il
ragazzo del proverbio non gridava Al lupo! per annunciare l'arrivo
di un amico. Questi animali hanno quasi sempre goduto di una
reputazione terrificante.
Si credeva che rapissero i
bambini,
disarcionassero i cavalieri e utilizzassero l'efficiente struttura del
branco per attaccare spontaneamente gli esseri umani. Si riteneva che
uccidessero per il gusto di uccidere, massacrando greggi e mandrie.
Per un povero pastore o contadino, la distruzione del bestiame poteva
significare la rovina economica o addirittura la morte per fame. Ecco
perch i lupi erano cos temuti e detestati. Rappresentavano il male,
e quindi venivano ritenuti strumenti del demonio.
Forse la manifestazione pi lampante del terrore ispirato da tali
animali si ritrova in certe leggende. Il vampiro, per esempio, poteva
trasformarsi in lupo. Nel famoso "Dracula" di Bram Stoker, pubblicato
nel 1897, il conte Dracula definisce gli ululati il canto dei miei
figlioli. Altre storie legano il lupo al diavolo, specialmente i
racconti di lupi mannari in cui uomini malvagi assumono le forme
dell'animale per portare a termine i turpi disegni del demonio.
Questa nomea di pericolosit quando non di malvagit, unita alla
richiesta di pellicce, ha dato il via a campagne locali e persino
nazionali contro il lupo. Spesso i cani, come l'irish wolfhound, lo
scottish deerhound e il borzoi, hanno avuto un ruolo di primo piano
nelle stragi. Il programma americano di controllo dei predatori fu
varato nel 1915, con il lupo grigio come vittima iniziale. Il
programma ebbe un successo catastrofico: attorno al 1930 la specie era
gi scomparsa in molte regioni. Il lupo grigio, che un tempo vagava
per quasi tutto il Nordamerica, presente adesso soltanto in Alaska
e, con qualche esemplare, in una parte del Minnesota. Il lupo ha
sofferto un analogo destino in molte altre parti del mondo, come nelle
isole britanniche, cosicch parecchie specie, come il lupo delle
Falkland, risultano oggi estinte.
L'immaginario popolare nei
confronti
dell'animale
cominci
a
trasformarsi grazie all'apporto di alcuni scrittori. Per esempio,
l'americano Jack London ne propose un'immagine pi simpatica e nobile.
Insinu persino che cani e lupi fossero fratelli. La sua conoscenza
del Klondike e del comportamento canino gli consent di scrivere due
romanzi di grande successo. Nel primo, "Il richiamo della foresta",
pubblicato nel 1903, un cane viene attratto dalla natura selvaggia e
si unisce alla societ dei lupi. Invece in "Zanna bianca" (1906) un
lupo a entrare gradualmente nella societ umana. In quest'opera,
London descrive affettuosamente un legame istintivo tra uomo e lupo.
L'attuale atteggiamento positivo, assai diffuso, ha le sue radici in
un libro scritto nel 1963 da un autore canadese, Farley Mowat.
Intitolato "Mai gridare al lupo", ebbe un successo enorme e da esso fu
tratto un film. Le descrizioni che Mowat fornisce del lupo George e
della sua compagna Angeline sono icastiche dell'intera opera. Il
maschio viene definito regale, dotato di portamento e dignit.
George eccessivamente scrupoloso, premuroso nei confronti degli

altri e, entro limiti ragionevoli, affettuoso. Il tipo di padre,


aggiunge lo scrittore, la cui immagine idealizzata compare in molta
letteratura edificante, ma il cui prototipo reale ha di rado calcato
la terra camminando su due gambe.
Mowat continua ad antropomorfizzare quando chiama Angeline la moglie
di George, o la descrive come bellissima, esuberante, passionale
e diabolica quando le prendono i cinque minuti. Commenta infine:
Cominciai a nutrire una vera passione per Angeline, e vivo tuttora
nella speranza di trovare da qualche parte una femmina umana che
racchiuda tutte le sue virt.
Descrizioni simili hanno reso facile simpatizzare con il lupo,
individuarne le caratteristiche umane, identificarsi con esso e
provare apprensione per la sua sopravvivenza. Di fatto il libro di
Mowat ha svolto un ruolo fondamentale nella reazione del pubblico
contro il programma nordamericano di controllo, promuovendo persino
l'iniziativa, nel 1974, di reintrodurre il lupo grigio in una zona del
Michigan settentrionale.
Nelle regioni settentrionali della provincia canadese della British
Columbia, l'organismo dei Forestry and Conservation Services ha varato
un programma di controllo volto a proteggere alci e carib dai branchi
dei lupi. A causa del moderno atteggiamento di simpatia per i lupi,
questo programma diventato bersaglio quasi annuale di critiche e
manifestazioni di protesta. Mentre osservavo al videoregistratore le
immagini di una di queste manifestazioni, udii lo speaker magnificare
le virt del lupo, attribuendogli coraggio, lealt, compassione,
amore,
sensibilit,
senso dell'onore, intelligenza, previdenza,
altruismo e senso dell'umorismo. Malgrado la mia simpatia per questo
animale, mi trovai costretto a riavvolgere il nastro e a riascoltare
il discorso per convincermi che lo speaker non stava leggendo il
comizio elettorale di un politico.
In ogni caso, questo modo di vedere il lupo che fa prontamente
accettare a tutti la tesi che il cane domestico sia un
suo
discendente. Un animale tanto nobile merita senza dubbio il nostro
amore e la nostra amicizia.
Lo sciacallo.
Sebbene alcuni eminenti studiosi - come lo zoologo ed etologo Konrad
Lorenz, vincitore di un Nobel - ritengano il cane discendente dallo
sciacallo e non dal lupo, questa tesi non ha mai incontrato il favore
degli altri specialisti. Ho l'impressione che tale teoria sia stata
rifiutata in base a considerazioni pi fantasiose che scientifiche.
Sfortunatamente,
nessuna valida voce letteraria si levata a
contrastare la cattiva fama di cui gode lo sciacallo. Rispetto a
quelli dedicati al lupo, poi, esistono assai meno studi sul suo
comportamento e sulle sue doti mentali.
Presente soprattutto in Nordafrica e nell'Asia meridionale,
lo
sciacallo ha la reputazione di spazzino e divoratore di carogne.
L'immagine popolare quella di una bestia che si aggira per le strade
mangiando rifiuti, interiora e porcherie d'ogni genere. Si crede che
segua i predatori veri e propri, piluccando i rimasugli delle loro
vittime; che sguazzi nei mucchi di spazzatura; che bazzichi i cimiteri
per scavare le tombe poco profonde, cibandosi della carne rimasta sui
cadaveri. Lo si accusa di innumerevoli quanto sgradevoli difetti, dal
puzzare disgustosamente all'essere pigro e troppo
codardo
per
cacciarsi da solo le prede.
Vista l'immagine cos negativa, non c' da stupirsi se pochi hanno

difeso la teoria dello sciacallo antenato diretto del cane. E chi


vorrebbe credere che il proprio animaletto, l'amico fedele, la
bestiola che gira per casa e magari salta sul letto, geneticamente
un mangiatore di immondizia, un profanatore di tombe, un vigliacco
maleodorante? E' pi facile (psicologicamente) associare il nostro
cane al nobile lupo.
Si tratta comunque di idee basate su presupposti sbagliati. Lo
sciacallo pi minuto, ha un'ossatura pi leggera di quella del lupo,
e gli mancano le sue poderose armi offensive (non a caso rappresenta
una preda per i grossi felini,
soprattutto per il leopardo).
Anatomicamente, tuttavia, non presenta in pratica nessun tratto che lo
separi dal lupo o dal cane domestico, e qualsiasi accurata descrizione
della sua fisiologia e del suo comportamento si pu altrettanto bene
applicare ai lupi piccoli, al coyote o ad alcune variet di cane
domestico.
Fisicamente il cane e lo sciacallo hanno in comune una singolare
caratteristica. Molti sostengono che se in un punto qualsiasi del pelo
di un cane c' una macchia bianca, per quanto minuscola, quasi
certamente un minimo di colorazione bianca sar presente anche sulla
coda. A quanto pare lo sciacallo ha spesso macchie bianche sulla punta
della coda. Tale particolarit servita a sostenere la teoria secondo
cui i cani hanno dei geni in comune con lo sciacallo. La punta bianca
della coda si trova anche nelle volpi, ma praticamente mai nei lupi e
nei coyote.
Quanto a procacciarsi il cibo, sebbene gli sciacalli passino per
divoratori di carogne, il loro comportamento differisce poco da quello
dei lupi. Anche questi si cibano spesso di carogne, e nell'estremo
nord le loro razzie tra i mucchi di spazzatura rappresentano non di
rado un problema. In generale, gli sciacalli passano non meno tempo
dei lupi a cacciare piccoli animali, soprattutto roditori. In alcune
regioni formano branchi poco numerosi che cacciano con criteri
analoghi ai branchi di lupi. E, come lupi e volpi, partoriscono nelle
tane.
Quello che per mi colpisce di pi nello sciacallo la pupilla
rotonda, non ovale come in molti lupi, e ci gli conferisce la tipica
espressione che siamo abituati a vedere nel cane domestico.
La volpe
Tra tutti i canidi, la volpe viene considerata l'antenata meno
probabile del cane. E' caratterizzata da muso appuntito, zampe corte,
pelliccia lunga e folta, coda che da sola pu misurare dalla met ai
due terzi di testa e corpo messi insieme. E' in genere molto pi
piccola di un cane medio. Anche se la lunghezza standard arriva ai
cinquantotto centimetri,
e le variet pi grosse misurano una
quarantina di centimetri al garrese, la loro struttura esile e il
loro peso oscilla tra i due e i cinque chilogrammi. Anche il
comportamento sembra differire alquanto da quello dei cani.
La volpe assolutamente onnivora: mangia insetti, vermi, piccoli
uccelli, altri mammiferi, uova, carogne e vegetali (sono ghiottissime
di alcuni frutti). A differenza di altri membri della famiglia del
cane non insegue la preda, ma le si avvicina silenziosamente e quindi
le balza addosso, un po' come fanno i gatti. Di carattere ombroso, la
volpe a sua volta preda di lupi, linci e altri carnivori di grossa
taglia. I cuccioli vengono spesso catturati da rapaci come il falco o
l'aquila.
Altra differenza rispetto al resto dei canidi, le volpi vivono

solitarie per gran parte dell'anno e si riuniscono solo nella stagione


riproduttiva. Pur partorendo in tana, vivono all'aperto e dormono
nascoste tra le erbe o i cespugli. Qui risulta evidente la funzione
della loro splendida coda: una sorta di ampio scialle di pelliccia in
cui si avvolgono per stare al caldo.
Le correlazioni tra volpe e cane sono assai ambigue. La conformazione
cranica della maggior parte delle volpi cos differente da quella
dei cani - comprese le variet di aspetto volpino - da suggerire una
scarsa affinit tra i due canidi. Molte hanno addirittura le pupille a
fessura, il che d loro un aspetto quasi felino. Nulla di simile
osservabile in alcun cane domestico moderno. Non solo: la comune volpe
rossa, presente in Europa, Nordamerica e Nordafrica, ha un numero di
cromosomi diverso dal cane. Da ci discende che i due animali non
dovrebbero essere interfertili. Tuttavia, qualche raro resoconto da
fonti per altri versi attendibili ventila l'idea che cani e volpi si
siano occasionalmente accoppiati, producendo prole fertile. Queste
ipotesi possono essere dovute alla difficolt di classificare alcune
specie di volpi, impresa non meno ardua che classificare i lupi.
L'ibridazione probabilmente possibile con variet di volpi le quali,
a livello di struttura genetica, siano pi affini allo sciacallo o al
lupo.
A confortare la tesi della discendenza del cane domestico dalla volpe,
esiste invece l'interessante relazione di una ricerca effettuata in
Russia. Presso un laboratorio siberiano, i biologi hanno tentato di
addomesticare alcune volpi argentate, esperimento cui non era estraneo
il desiderio di farle riprodurre in cattivit per approfittare delle
loro splendide pellicce. Siccome le volpi selvatiche tendono a essere
aggressive e mordaci, si cerc di selezionarle per farle diventare
docili. Ci significava permettere soltanto alle pi mansuete di
riprodursi.
In capo a sole venti generazioni,
gli scienziati
riuscirono a ottenere volpi domestiche.
Gli esperimenti riproduttivi riservarono parecchie sorprese. A livello
comportamentale, le volpi domestiche diventarono molto simili ai cani:
presero a cercare la compagnia dell'uomo invece di rifuggirla;
cominciarono ad agitare la coda come reazione alle medesime situazioni
in cui la agitano i cani; svilupparono la tendenza a leccare il viso
delle persone, e a esibirsi in uggiolii e latrati. Si verificarono
anche importanti mutamenti fisici: le femmine iniziarono a entrare in
calore due volte all'anno, proprio come le cagne; le orecchie di
alcuni
esemplari
diventarono
pi
flosce
e di tipo canino.
Disgraziatamente per gli sperimentatori,
tutta
quest'opera
di
avvicinamento
al
cane
port anche alla comparsa di pellicce
multicolori, con conseguente abbassamento del loro valore di mercato!
L'aspetto interessante di questa ricerca che senza essere incrociate
con i cani queste volpi addomesticate hanno sviluppato, sia a livello
fisico che comportamentale, caratteristiche canine. L'impressione
che i geni che presiedono alla docilit (quelli per i quali le volpi
erano state selezionate) siano in qualche modo legati a certe altre
predisposizioni genetiche.
Simili collegamenti
incrociati
sono
abbastanza comuni in genetica. Per esempio, provato che i cani
bianchi hanno maggiori probabilit di essere sordi, il che suggerisce
che i geni associati al colore del mantello lo sono ugualmente ad
alcuni geni che controllano l'apparato sensoriale. Se ci vale per
tutti i canidi, allora il puro atto di addomesticare lupi, sciacalli o
cani selvatici dovrebbe produrre in loro caratteristiche psicofisiche
canine.
Dinghi, cani selvatici e paria.

L'ultima serie di canidi da prendere in considerazione quali possibili


antenati dei cani domestici sono i cosiddetti cani selvatici. Sono
caratterizzati da musi triangolari, orecchie appuntite poste nella
parte anteriore della testa, arcata sopraccigliare piatta e occipitale
marcato. Questo gruppo di cani diffuso in tutto il Medio Oriente, e
una vasta popolazione esiste in Africa, Australia e Asia meridionale
(comprese la Malesia e l'India). Purtroppo, della mente di questi
canidi ne sappiamo ancora meno rispetto a quella di lupi, sciacalli o
volpi.
La specie nota come dingo, fisicamente molto simile al lupo asiatico,
pare sia stata introdotta nel continente oceanico dai nomadi che oggi
definiamo aborigeni. Sembra che abbiano raggiunto l'Australia alla
fine dell'ultima glaciazione, quando il livello del mare era basso. E'
plausibile che a quell'epoca i dinghi fossero semiaddomesticati (in
effetti i loro padroni se li erano portati appresso deliberatamente),
per poi tornare allo stato selvatico in tempi successivi.
Quando i primi europei giunsero in Australia scoprirono che molte
famiglie aborigene tenevano cani, in genere ben curati, decisamente
apprezzati e attivamente usati per la caccia. Parecchi esploratori
notarono come questi cani fossero in pratica indistinguibili dai
dinghi selvatici. Ci non sorprende, dato che molti aborigeni si
procurano i cani rubando i cuccioli ai dinghi. Quando allevato dagli
esseri umani, il dingo diventa un cane domestico leale e fedele,
solitamente affidabile quanto le altre razze domestiche.
E' l'unico grosso mammifero carnivoro presente in Australia. Si raduna
in branchi, quasi con gli stessi criteri del lupo. Sono stati
osservati consistenti gruppi di settantacinque o pi esemplari;
tuttavia la dimensione tipica di un'orda di caccia si aggira sui
cinque o sei individui. Come il resto dei canidi, i dinghi tendono ad
allevare i cuccioli in tana (spesso utilizzando alberi cavi). E, in
comune con gli altri canidi, hanno un forte senso del territorio,
difendono il proprio e rispettano quello degli altri branchi.
I cani selvatici dell'Africa e dell'Asia sono abbastanza simi ai
dinghi; ne differiscono solo per le ossa pi pesanti e per un
complessione pi tarchiata. Mentre il dingo porta la coda tra le gambe
come i lupi, la maggior parte degli altri cani l'ha arrotolata in su,
verso il dorso. Tra le razze domestiche il basenji il pi simile,
essendo fisicamente indistinguibile dai cani selvatici di quelle
regioni dell'Africa una volta note come Cong e Sudan. Il basenji
somiglia ai cani selvatici anche perch le femmine vanno in calore una
sola volta all'anno e non due come la maggior parte degli altri
domestici.
Alcuni esperti di cani, come Michael Fox, ipotizzano che i cani
domestici possano derivare da qualche variet di cane selvatico. La
teoria che un anello mancante sotto forma di un cane selvatico tipo
basenji sia stato l'intermediario tra il lupo e il cane domestico. I
paleontologi per non hanno trovato prove fossili di tale anello
mancante. D'altra parte esistono incroci tra selvatici e domestici che
hanno prodotto razze attualmente riconosciute. Oltre al basenji,
un'altra razza con una buona dose di sangue selvatico il rhodesian
ridgeback. Si tratta di un grosso cane alto da sessanta a settanta
centimetri al garrese, pesante circa trentacinque chili. Il ceppo
originario risale a un selvatico addomesticato dagli ottentotti, o
Khoi-Khoin, una trib imparentata con i boscimani che vive nella
regione sudafricana del Capo di Buona Speranza. Alcuni di questi cani
ottentotti cosiddetti criniti (in inglese, "ridged") furono ottenuti
alla fine dell'Ottocento da Cornelius van Rooyen, un sudafricano che
organizzava safari per vivere. Egli incroci i cani con alcun razze

europee importate e ottenne quello che fu inizialmente conosciuto come


cane leone o cane van rooyen. La caratteristica distintiva del
rhodesian ridgeback una cresta sul dorso formata da peli cresciuti
in direzione opposta rispetto al resto del mantello. Questa criniera
inizia subito dietro le spalle e va assottigliandosi verso i fianchi.
E' proprio un carattere simile a collegare questa razza ai cani
selvatici. I dinghi e gli altri selvatici hanno una cresta analoga ma
non cos pronunciata, che di solito diventa visibile quando l'animale
arrabbiato, spaventato o provocato.
Se liberi da influenze umane, i cani selvatici seguono lo schema
tipico della maggior parte dei canidi. Tendono a cacciare piccole
prede in branchi organizzati, ma si coordinano anche per catturare
antilopi e gazzelle scegliendo individui giovani o malati. Comunque i
cani selvatici hanno un antico rapporto con gli uomini. Molti branchi
hanno smesso di cacciare e ora cercano il loro cibo tra i rifiuti
lasciati dagli abitanti delle citt. Questi cani vengono di solito
chiamati randagi o paria. Il nome non definisce una razza o una specie
particolare, ma soltanto cani la cui sopravvivenza dipende dai rifiuti
urbani. I paria erano ben noti in India, in Egitto e nel resto del
Medio Oriente, soprattutto agli albori dell'epoca storica. In tempi
biblici erano noti in Palestina e furono menzionati nelle Scritture.
Caratteri comuni ai cani e ai loro cugini.
Dato che lo scopo di questo libro promuovere la comprensione del
comportamento e dell'intelligenza dei cani domestici, bene prendere
in
considerazione
alcune
caratteristiche condivise dall'intera
famiglia dei canidi. Dal punto di vista fisico, tutti hanno petto
ampio e vita stretta,
il che li rende corridori velocissimi.
Posseggono tutti una fortissima capacit di distinguere gli odori, e
un buon udito. Quanto al cervello, lo zoologo Fredrick Zeuner
arrivato alla conclusione che nei canidi l'intelligenza di gran
lunga superiore a quella degli altri carnivori, compresi i grandi
felini. Dal punto di vista del comportamento, tutte le specie affini
ai cani usano metodi simili di comunicazione: stessi segnali corporali
e facciali per manifestare rabbia,
paura,
piacere, dominio e
sottomissione; tutti ululano, e sebbene l'abbaiare sia un evento raro
nell'ambiente selvaggio, imparano a farlo se allevati con cani
domestici; tutti seppelliscono ossa e cibo avanzato come riserva per i
periodi di necessit.
Tutti i canidi non disdegnano di strofinarsi occasionalmente contro
una carogna. e altre porcherie maleodoranti. Questo atteggiamento
bizzarro pare abbia a che vedere con il loro apprezzamento estetico
degli odori, che alcuni esperti hanno paragonato alla nostra passione
per la musica: non ha uno scopo reale, ma sembra procurare piacere
all'animale.
Alcuni proprietari di cani trovano questa pratica
indecente e cercano di eliminarla punendo la bestia, ma di solito con
risultati negativi. A volte si pu trovare un profumo o un altro odore
che piaccia al cane, profumo che se passato sulla gola e dietro le
orecchie eventualmente lo trattiene dal rotolarsi sul primo mucchio di
letame o di altri rifiuti puzzolenti. Ma si tratta di una pratica
talora controproducente.
La mia figliastra Kari ha una stupenda bastarda di nome Tessa, che
spesso ci accompagna nella nostra piccola fattoria. Sul retro scorre
un canaletto di drenaggio che in vari periodi dell'anno emana un odore
alquanto pungente se il liquame viene agitato. Quando il fosso emana
il massimo della puzza, Tessa alla prima occasione ci si immerge per

ricoprirsi di sporcizia, la qual cosa ci obbliga a tenerla fuori per


ore finch l'odore non diminuisce. Una volta, prima di una passeggiata
mattutina, tentai di evitare l'inevitabile tuffo pretrattando la cagna
con una lozione dopobarba. Tessa parve un tantino sconcertata; quando
aprii il cancello, invece di attendere il consueto lancio del bastone
che d inizio alle nostre passeggiate, si precipit come un fulmine
nella melma. Ritorn completamente fradicia e olezzante, pronta a
giocare. Evidentemente Tessa aveva sentito la necessit di mascherare
l'insolito profumo con qualcosa di esteticamente pi gradito alla sua
mente canina.
Tutti i membri della famiglia dei canidi, tranne la volpe, sono
altamente sociali. Molti si riuniscono in branchi per cacciare o anche
solo per compagnia. Tutti dimostrano abitudini sociali ben sviluppate.
Stabiliscono e mantengono una gerarchia di dominio incentrata sul
capobranco, e dimostrano lealt al branco e a tutti i suoi componenti.
Sono protettivi nei confronti dei cuccioli e spesso badano loro quando
la madre assente.
Tutti i canidi usano l'urina, mescolata con le secrezioni della
glandola prepuziale, per marcare i limiti del loro territorio. Nei
maschi, questo comportamento si manifesta alzando la zampa e dirigendo
l'urina verso grossi oggetti - alberi, rocce, cespugli - per piazzare
l'odore all'altezza del naso degli altri cani e spargerlo su un pi
vasto raggio. Sono stati osservati alcuni cani selvatici africani
mentre utilizzavano le zampe posteriori per raspare il pi in alto
possibile un tronco, prima di spruzzare il loro messaggio.
Alcuni esperti ritengono che
i
canidi
ricavino
un
mucchio
d'informazioni da questi segnali odorosi. Si crede che l'odore
identifichi l'urinatore, il suo sesso, l'et, lo stato di salute e ci
che ha mangiato. Determinati ormoni presenti nell'urina possono anche
informare gli altri riguardo lo stato psicologico dell'animale al
momento dell'eiezione: arrabbiato, spaventato, contento, o fresco di
accoppiamento. (Grattare il suolo vicino ai propri escrementi pare
avere lo stesso scopo, anche se fornisce meno informazioni, perch
viene utilizzato il sudore secreto dai cuscinetti delle zampe.)
Quindi, un albero o una roccia nella natura vergine, un palo o un
cancello in citt, diventano il bollettino e la rubrica mondana di
tutti i canidi della zona. Dopo avere annusato le ultime notizie, i
cani (soprattutto i maschi) lasciano il proprio contributo informativo
sovrapponendo il marchio personale al segnale precedente.
Forse la caratteristica comune pi rilevante la capacit dei canidi
di incrociarsi. Il lupo, il coyote, lo sciacallo, il dingo, il cane
selvatico e il cane domestico possono tutti quanti incrociarsi tra di
loro e mettere al mondo una prole viva e fertile. Le possibilit di
incrocio tra il cane e la volpe sono meno chiare, come ho gi
accennato: la maggior parte dei cani ignorano una femmina di volpe in
calore e, almeno per quanto riguarda la volpe rossa comune,
possibile che esistano incompatibilit genetiche.
Molti incroci tra canidi sono stati deliberatamente incoraggiati o
manipolati dagli uomini. Come gi menzionato, gli incroci di cani con
dinghi e cani selvatici sono stati numerosi. Gli eschimesi e le
popolazioni artiche incrociano regolarmente i loro cani da lavoro con
i lupi, per ottenere cani da slitta di taglia e robustezza maggiori.
Solitamente la procedura consiste nel legare una cagna in calore a un
palo, in una zona frequentata dai lupi. Spesso un lupo maschio si
ferma e usufruisce dell'opportunit, e le cagne sembrano accettare di
buon grado le attenzioni. Ovviamente, se i tempi sono duri e il cibo
scarseggia, la bestia sar piuttosto considerata una candidata per il
pranzo che per l'amore.

In Germania e in Olanda sono stati sperimentati parecchi incroci tra


pastori tedeschi e lupi europei: ne risultato il cosiddetto canelupo, animale apprezzatissimo. A un primo sguardo questi cani-lupo non
sono facilmente distinguibili dal pastore tedesco puro, e anche il
loro comportamento decisamente canino.
Si sono avuti incroci intenzionali e non intenzionali tra cani e
sciacalli.
Gli
antichi
egizi
hanno
fornito
descrizioni
particolareggiate di tali tentativi. Possedere un cane-sciacallo era
considerato di buon auspicio, in quanto ci onorava il dio con testa
di sciacallo Anubi, il dio dei morti, colui il quale aiutava i
meritevoli a raggiungere la felicit eterna. I biologi sono convinti
che l'incrocio tra cane e sciacallo abbia presieduto allo sviluppo
della razza che oggi
chiamiamo
pharaoh
hound.
Bassorilievi,
geroglifici e pitture di questi cani risalgono fino al 3000 avanti
Cristo.
Si sa qualcosa di un pharaoh hound primigenio
appartenuto
a
Tutankhamon, re dell'Alto e del Basso Egitto che visse intorno al 1350
avanti Cristo. Sappiamo anche il nome del cane: Abuwwitiyuw. Il
faraone amava guardare il suo aggraziato levriero saltellare con gioia
alla vista di una gazzella, e portarlo a caccia con s. Quando la
bestia mor, Tutankhamon ordin di seppellirlo con gli onori di un
nobile. Abuwwitiyuw fu avvolto in fine lino e adagiato in un
sarcofago; venne profumato e spalmato con unguenti conservanti, cos
da poterlo onorare davanti al dio Anubi. Una riproduzione del cane fu
addirittura collocata accanto all'entrata del sepolcro di Tutankhamon,
trovato praticamente intatto nel 1922 nella Valle delle Tombe di Luxor
da Howard Carter e lord Carnarvon.
La vera origine del cane domestico.
Con tali e tanti progenitori potenziali del cane domestico e comunanze
fisiologiche e comportamentali tra le varie specie di canidi, possiamo
trarre conclusioni definitive sulle sue origini? Alcuni biologi
dubitano che riusciremo mai a dare una risposta certa, ma la teoria
pi plausibile che il cane domestico porti in s, in varia misura, i
geni di tutti i canidi selvatici. Io credo che la domesticazione non
sia stata un evento singolo. E' invece probabilissimo che gli esseri
umani
abbiano addomesticato i cani in epoche differenti e in
differenti aree
geografiche.
E'
anche
possibile
che
molte
domesticazioni siano partite da ceppi diversi. In altre parole,
qualsiasi membro della famiglia dei canidi si trovasse in zona
diventava un candidato alla domesticazione.
Forse un gruppo di cacciatori paleolitici s'imbatt in qualche
cucciolo di lupo e lo allev. In un luogo diverso, un altro gruppo di
cacciatori aveva forse trovato qualche cucciolo di sciacallo. Altrove
ancora, qualcuno rap dei cuccioli di coyote o di cane selvatico e li
allev vicino al fuoco. Nel corso di svariate generazioni si scelsero
gli animali pi arrendevoli e utili, e ciascuno diede origine a una
razza: qui un cane-lupo nordico, l un cane-lupo asiatico, altrove un
cane-sciacallo, altrove ancora un cane-dingo, o un cane-cane selvatico
africano, o un cane-coyote... Nelle sue migrazioni da un posto
all'altro, senza dubbio la gente si portava appresso i suoi cani.
Quando il proprietario del cane-lupo e del
cane-sciacallo
si
incontravano, mentre gli uomini si scambiavano merci, beni, cibo o
ostilit, i cani (essendo cani) si scambiavano geni.
Perci i commerci e i viaggi per tutto il globo hanno creato le
numerose variet esistenti di cane domestico, e forse ciascuna di esse

ha in s il complemento genetico per giustificare la denominazione di


cane-lupo-sciacallo-coyote-dingo-volpe. Una singola razza pu essere
per il 30 per cento lupo, il 30 per cento sciacallo e il 40 per cento
dingo, mentre un'altra per il 60 per cento lupo, il 10 per cento
coyote, il 20 per cento cane selvatico e il 10 per cento sciacallo.
Mancando conoscenze specifiche sulle diverse genealogie, li chiamiamo
tutti semplicemente cani, aggiungendo la specificazione di spaniel
hound, collie, eccetera, per definire le caratteristiche visibili
delle varie mescolanze.
La ricca miscela di geni, provenienti dall'intera famiglia dei canidi,
che ha costruito il ceppo del domestico ha permesso agli esseri umani
di creare centinaia
di
razze
diverse
tramite
accoppiamenti
controllati. All'interno di questa miscela genetica l'uomo ha isolato
i geni del riporto, della punta, della cerca, del pascolare le greggi,
del fare la guardia,
e di numerose altre qualit fisiche
e
comportamentali. La storia dei cani dimostra che, se guardiamo a
fondo, di solito riusciamo a trovare specifici mix genetici che si
adattano a qualsiasi nostra richiesta; tutto quello che dobbiamo fare
trovare cani che possiedano le caratteristiche desiderate per poi
incrociarli
selettivamente e creare una nuova variet di cane
domestico.
Gli effetti della domesticazione sul cane.
Supponiamo di sapere per certo che un particolare membro della
famiglia dei canidi (chiamiamolo canide x) l'unico antenato dei cani
domestici.
Saremmo
tentati di credere che se x ha un certo
comportamento o dimostra una specifica dote mentale, gli stessi
caratteri dovrebbero ritrovarsi nei cani. Sfortunatamente non sarebbe
vero. Anche se i domestici possedessero i geni di uno soltanto tra i
canidi selvatici, essi non sarebbero per questo semplici versioni
addomesticate della variet selvatica.
Il processo
stesso
di
domesticazione ha reso i cani diversi dai loro cugini bradi, non solo
fisicamente ma anche psicologicamente.
I cambiamenti pi rilevanti sono dovuti al fatto che, nel creare
razze,
l'uomo
ha
sistematicamente selezionato basandosi sulle
caratteristiche del cucciolo. Il termine tecnico neotenia. In poche
parole, l'adulto mantiene molte delle caratteristiche dell'animale
immaturo. Questa forma di neotenia riguarda sia la fisiologia sia il
comportamento.
Fisicamente, una delle principali differenze tra i cani e i canidi
selvatici che i primi hanno muso pi corto e infantile. Il naso
un po' appiattito e in certe razze i denti si assiepano. Esempi limite
di ci sono i bulldog, i carlini, i pechinesi, gli english spaniel
toy, i boxer, eccetera, che hanno il muso schiacciato. Esempio meno
estremo, i retriever e gli spaniel. Anche in quelli a muso lungo come i greyhound, i dobermann, i levrieri afgani, i borzoi e i pharaoh
hound - il muso in proporzione pi ridotto rispetto agli antenati
selvatici.
Una seconda differenza la taglia. In generale i cani sono pi
piccoli di lupi e sciacalli. L'alano, il mastiff, il san bernardo, il
pastore dei pirenei, il terranova, l'irish wolfhound e lo scottish
deerhound sono eccezioni. Ma come dimostrer in seguito questi sono
cani appositamente progettati e allevati per la loro taglia gigante, e
rappresentano vere e proprie rarit. La stragrande maggioranza dei
domestici rimane pi piccola dei selvatici.
Anche i colori sono cambiati. I lupi, gli sciacalli e i cani selvatici

hanno una tinta relativamente uniforme, con qualche occasionale


macchia chiara sul muso, sul ventre e sulla punta delle zampe. Nei
domestici invece i colori variano enormemente. Ci sono molte pi
sfumature di bianco che in natura. Poi, gli spettacolari rossi dei
setter irlandesi, lo splendore purpureo dei kerry blue terrier, le
magnifiche
macchie
dei
dalmata e degli alani arlecchino,
o
l'affascinante complessit dei mantelli blu-merlo di certi collie a
pelo lungo e di certi shetland. All'uomo piacciono i disegni che
colpiscono, e cos ha selezionato cani in tal senso.
Mentre lupi, sciacalli e cani selvatici hanno praticamente lo stesso
tipo di mantello, pi o meno lungo e folto a seconda dei vari climi, i
cani presentano una vasta gamma ottenuta con l'allevamento selettivo.
Si pu avere un bassotto con il pelo liscio, duro e corto, oppure
lungo e morbido, oppure folto e ispido. I grossi cani da pastore, puli
e komondor, hanno un mantello bizzarro a ciocche arricciate; la massa
della pelliccia tale che se
un
esemplare
adulto
venisse
completamente rasato, il suo peso risulterebbe inferiore di quasi
cinque chili. Alcuni terrier, come il cairn e il west highland white,
hanno una doppia pelliccia composta da un manto esterno duro e
protettivo e da uno interno morbido e isolante. Alcuni, come il cane
nudo messicano, mancano praticamente di mantello, mentre i barboni
hanno un pelame che cresce in continuazione, e quindi in teoria non ha
una lunghezza massima.
Alcune varianti del manto sono state scelte per motivi artistici,
altre per la funzionalit. Un terrier dal pelo duro o ruvido risulta
meglio protetto dalle rocce aguzze attorno alle tane o dai denti della
sua preda. Il malamute ha bisogno di un mantello molto folto e
isolante per proteggersi dal clima artico. Nel barbone, invece, la
continua crescita del pelo sembra semplicemente fornirci infinite
opportunit di rimodellarlo e ripettinarlo in sintonia con i nostri
gusti mutevoli.
Quanto alle orecchie, nessun cane adulto le ha naturalmente pendule o
mozze: tutti i canidi le hanno ritte e appuntite. Invece i cuccioli di
molti cani selvatici hanno spesso le orecchie cadenti, che per si
raddrizzano appena raggiunta la
maturit.
Ovviamente
parecchi
domestici selezionati secondo la neotenia, come gli spaniel e molti
segugi, mantengono le orecchie pendule del cucciolo per tutta la vita.
Anche dal punto di vista comportamentale, i nostri animali domestici
sono pi simili ai cuccioli. Quando leccano la faccia di una persona,
atto comunissimo, in effetti stanno mimando il comportamento dei
piccoli che leccano il muso della madre per ottenere il cibo
rigurgitato. Quindi i baci del vostro cane in realt significano che
vi sta trattando come un genitore e chiedendo uno spuntino.
Altra caratteristica comportamentale del cane domestico la sua
relativa docilit. Un effetto della neotenia quello di far s che il
cane agisca come un cucciolo, e i cuccioli non sfidano i membri adulti
del branco per ottenere il predominio. In natura, i canidi in crescita
sfidano prima i membri pi piccoli e deboli del branco, quindi
risalgono la gerarchia. Dal momento che nessun essere umano vuole un
animale che minacci i suoi bambini (i membri pi piccoli del nostro
branco umano), abbiamo incoraggiato la sottomissione, la docilit e la
dipendenza cucciolesca nel cane domestico. Nelle razze di taglia pi
grande abbiamo spesso coltivato livelli di attivit inferiori a quelli
usuali nei canidi selvatici. Cani come gli alani, i san bernardo e i
terranova vengono spesso ritenuti cani da compagnia poich, se si
presenta l'occasione, si acciambellano davanti al camino per ore
intere.
Inoltre i cani domestici sono stati selezionati in modo da ridurre la

loro neofobia, ossia la paura di cose e persone nuove. Tale paura


abbastanza comune nei canidi selvatici e non facile da eliminare.
Nei domestici considerata una caratteristica negativa: per noi gli
animali neofobici sono ansiosi, apprensivi, diffidenti, vili, fifoni.
Abbiamo accuratamente scartato tali caratteri dai loro geni. Perci
siamo riusciti a creare esemplari con elevata tolleranza verso gli
estranei e capacit di affrontare situazioni nuove.
Credo che abbiamo anche selezionato animali che, come i cuccioli,
amino giocare. Chi di noi non ha riso fino alle lacrime per le
buffonate del nostro cane? E, anche se fatichiamo ad ammetterlo
pubblicamente, passiamo un sacco di tempo a giocarci insieme. Persino
il noioso pastore Henry Ward Beecher, meglio noto per la sua battaglia
a favore della riconciliazione tra Nord e Sud dopo la guerra civile
americana, se n'era accorto e osservava che il cane stato creato
specialmente per i bambini. E' il dio dello svago. Lo studioso e
critico letterario Samuel Butler va oltre, riconoscendo che i cani
esistono anche per svagare gli adulti e affermando che il pi grande
piacere di possederne uno che si pu fare i buffoni con lui, e non
solo lui non ti rimprovera, ma fa il buffone a sua volta.
L'uomo ha volontariamente destinato alcune razze a funzioni e compiti
particolari, e altre a specifici temperamenti (per esempio, alcuni
cani sono rudi e aggressivi per fare la guardia, mentre altri sono
dolci e gentili per fungere da giocattoli o compagni). Come abbiano
fatto gli uomini primitivi a scoprire che era possibile manipolare i
geni in varie linee di cani, risulta tuttora un mistero. Molto
avvenuto chiaramente per caso,
seguito da sperimentazioni
per
tentativi. Forse i primi esperimenti deliberati furono accoppiamenti
disposti dopo la scoperta che la prole di due cani con caratteristiche
desiderabili spesso ereditava le qualit dei genitori. In seguito solo
quei cuccioli che si dimostravano adatti venivano ulteriormente
incrociati.
Il processo di selezione dinamico. Molte variet descritte in
passato non esistono pi, o perch con il mutare delle epoche e delle
circostanze le loro peculiarit non interessavano pi, o perch si era
persa la purezza della razza. In un certo senso, potremmo affermare
che se i geni che compongono i cromosomi del nostro amico possono
avere avuto origine da uno, da molti o da tutti i canidi selvatici,
gli esemplari attuali sono stati tuttavia progettati e selezionati
dagli esseri umani per soddisfare le necessit e i desideri della
nostra specie. Non c' da meravigliarsi se i cani sembrano rispondere
cos perfettamente alle esigenze dell'uomo e altrettanto perfettamente
adattarsi alla nostra vita: li abbiamo creati apposta. Tuttavia, come
dimostrer questo libro, la creazione delle diverse razze ha anche
dato origine a variet differenti tra loro per intelligenza e qualit
mentali.
3.
IL CANE SECONDO I FILOSOFI E LE RELIGIONI.
"Il cane non quasi umano e non conosco peggiore insulto alla razza
canina che descriverlo cos."
JOHN HOLMES.
Un mio collega ha osservato che un libro intitolato "L'intelligenza
dei cani" potrebbe risultare molto corto. A suo parere, in qualit di
psicologo potevo semplicemente scegliere di definire l'intelligenza, o
almeno il pensiero, come qualcosa che riguarda solo l'essere umano, e
ci mi avrebbe risparmiato un sacco di lavoro e di ricerche. Molti

psicologi,
biologi ed etologi (soprattutto quelli a cui piace
definirsi comportamentisti) si regolano proprio cos. Per esempio,
in un recente saggio intitolato "Cognitive Psycology and Information
Processing",
tre psicologi (R. Lachman, J. L. Lachman e E.R.
Butterfield) affermano: Quando sono coinvolti processi mentali di
livello pi alto dissentiamo che i comportamenti umani e animali siano
necessariamente governati dagli stessi principi.
Comunque la situazione non tanto semplice, e molti eminenti
scienziati non hanno condiviso questa conclusione piuttosto negativa.
Charles Darwin, per esempio, scrisse nell'"Origine dell'uomo" che
l'unica differenza tra l'intelligenza degli esseri umani e quella
della maggior parte dei suoi cugini mammiferi inferiori di grado e
non di genere. I sensi e le intuizioni prosegue Darwin le varie
emozioni e facolt delle quali l'uomo va fiero, come amore, memoria,
attenzione, curiosit, imitazione, ragione, eccetera, possono essere
riscontrate in una fase incipiente, o talora persino sviluppata, negli
animali inferiori.
Ovviamente, n Darwin n qualsiasi persona sensibile affermerebbero
che l'intelligenza dei cani esattamente la medesima dell'uomo.
Esistono limiti obiettivi. Un cane non ha mai composto un'opera o
scritto un romanzo, n ha mai progettato un ponte o approfondito una
teoria cibernetica. Nessun cane mai stato eletto presidente o
premier di un paese.
Mentre scrivo, mi vien da pensare che farei meglio a lasciar perdere
l'argomento dei cani che occupano cariche politiche dal momento che
esistono storie di cani re. Forse la pi nota; una saga islandese in
cui si racconta di un re montanaro noto come Eystein il Cattivo, che
conquist il popolo di Drontheim e come loro monarca incoron il
figlio Onund. Il popolo c Drontheim non era affatto contento della
situazione e pose fine con la forza al regno di Onund. Per dimostrare
la sua contrariet,
Eystein torn a Drontheim,
saccheggi il
territorio ridusse il popolo in totale sottomissione. Quindi, a
completamento della vendetta, offr ai sopravvissuti una scelta assai
disonorevole: sarebbero stati governati da uno schiavo di Eystein o da
un suo cane. Il popolo vinto, com' ovvio, ritenne di poter manovrare
pi facilmente la volont di un cane. Divenuto re, l'animale (il cui
nome era Saur) si dimostr un buon governante. La saga afferma che
aveva la saggezza di tre uomini. Riferisce anche che pronunciava
una parola ogni due che abbaiava, intendendo presumibilmente che
emetteva differenti uggiolii, ringhi e altri suoni interpretabili come
idee stati d'animo diversi. La gente reag tributandogli tutta la
pompa e il rispetto dovuti a un regnante. Gli fornirono un trono,
cosicch sedesse in posizione eminente come si addice a re e lo
dotarono di insegne regali (un collare d'oro). I suoi attendenti o
cortigiani, il cui compito consisteva nel portare il re sulle spalle
quando il tempo diventava brutto, indossavano catene d'argento a
indicare la loro funzione.
Purtroppo la storia finisce maluccio, con quello che a me sempre
sembrato il risultato di un complotto contro il re cane. Ovviamente,
una
rivolta
non poteva in questo caso prevedere un semplice
assassinio, dato che ci avrebbe provocato un vendicativo ritorno di
Eystein con conseguente incoronazione di un regnante ancor meno
auspicabile. I congiurati approfittarono invece di un evento fortuito.
Un giorno i lupi fecero irruzione nel recinto del bestiame reale.
Invece di chiamare in aiuto gli armigeri, i cortigiani (traditori?)
indussero il re cane a difendere le mandrie. Con tutto il coraggio che
le saghe accordano a chi di sangue reale, il re cane si lanci
all'attacco ma, soverchiato dal numero degli avversari, venne ucciso

in battaglia. Cos fin il regno di Saur il cane.


La grande letteratura pu essere scritta "sui" cani ma non "dai" cani.
E allora, sulla scala dell'intelligenza animale o a paragone con
l'intelligenza umana, dove si collocano questi animali?
Gli scienziati, cos come le persone comuni, sono cresciuti con una
serie di atteggiamenti instillati dalla cultura in cui viviamo. Per
quanto cerchiamo di mantenere separato il nostro pensiero teoreticoscientifico dai condizionamenti culturali, filosofici e religiosi che
ci circondano, questi ultimi continuano a influenzarci in modo a volte
assai sottile. Uno dei primi psicologi americani, William James,
avvertiva che un'enorme quantit di gente ritiene di pensare mentre
invece non fa che rielaborare i propri pregiudizi. Dobbiamo renderci
conto che, essendo i cani tanto diffusi nella nostra societ,
l'atteggiamento del pubblico e delle istituzioni verso di loro
influenza il modo in cui gli scienziati affrontano persino un
argomento assolutamente oggettivo come la natura dell'intelligenza e
del comportamento del cane. Pertanto vale la pena di fermarsi un
attimo a riflettere su come gli uomini hanno considerato i cani nella
storia.
All'epoca in cui ho iniziato il mio tirocinio in psicologia, si
credeva fermamente che i cani (e tutti gli altri animali) non avessero
consapevolezza. Ci assicuravano, per esempio, che un beagle non era
una creatura consapevole e pensante, cosciente di s e capace di
emozioni, ma solo una sorta di scatola pelosa piena di riflessi,
reazioni automatiche e programmazione genetica. Ci inducevano a vedere
i cani come semplici macchine biologiche.
L'apprendimento
non
comprendeva nel cane il genere di modifiche cognitive osservate
nell'essere umano ma somigliava piuttosto a una riprogrammazione dei
riflessi
che
coinvolgeva
la
consapevolezza
non
pi
della
riprogrammazione di un computer.
Questo punto di vista dovuto in prima istanza a una serie di analisi
di Cartesio, il filosofo francese del diciassettesimo secolo noto per
i suoi contributi alla matematica, alla fisiologia e alla psicologia.
Cartesio afferma che tutti gli animali sono privi di coscienza,
d'intelligenza, o comunque di ogni caratteristica mentale paragonabile
a quelle umane. Secondo la sua teoria il cane puramente una macchina
animata. Molti psicologi e fisiologi sottoscrissero tale opinione, che
riaffiora tutt'oggi in molti documenti scientifici.
I popoli primitivi, al contrario, non avevano problemi a riconoscere
l'intelligenza al cane e gli attribuivano persino il dono della
parola. Quando gli europei cominciarono a colonizzare il Congo,
vennero a conoscenza di molte storie indigene sul cane come portatore
del fuoco, grande cacciatore e addirittura maestro. Un esempio tipico
ci viene dal popolo Nyanga, il cui eroe popolare Nkhango, si ritiene
avesse trattato con il cane Rukuba per ottenere il fuoco: il cane
avrebbe dovuto rubare il fuoco al dio Nyamurairi in cambio dell'eterna
amicizia degli esseri umani. Dopo aver fatto la sua parte Rukuba si
un a Nkhango nella caccia, e insieme conseguirono grandi successi,
persino contro una preda pericolosa come il cinghiale. A mano a mano
che l'intelligenza del cane diventava sempre pi evidente, Nkhango
prese ad affidargli compiti sempre pi importanti. Alla fine decise di
usarlo come messaggero. Rukuba invece non ci teneva affatto; preferiva
starsene comodo accanto al fuoco e, dal momento che era stato lui il
primo a procurarlo, era ben convinto di averne il diritto. Riflettendo
sul fatto che la gente lo avrebbe spedito avanti e indietro poich era
intelligente, affidabile e sapeva parlare, il cane Rukuba concluse:
Se non potessi parlare, non sarei un messaggero. Perci non parler
mai pi!. Da quel giorno in poi il cane dei Nyanga smise di parlare;

possiede ancora l'intelligenza e la capacit di farlo, ma preferisce


tacere.
Cos come i primitivi davano per scontato l'alto livello intellettivo
dei cani, altrettanto fecero i primi scienziati che studiarono il
comportamento animale. Prima di Cartesio, il pensiero scientifico
seguiva la linea tracciata dal filosofo greco Aristotele. Il vero
interesse di Aristotele era la vita stessa, non tanto l'intelligenza.
Egli era convinto che esistessero molteplici qualit di vita e che le
diverse creature testimoniassero pi o meno di ciascuna di tali
qualit. Le componenti basilari della vita animale comprendevano
aspetti fondamentali come la capacit di assumere alimenti, di
produrre prole e di muoversi nell'ambiente. Invece i rimanenti
aspetti,
tutti quanti,
erano relativi alla facolt mentale e
includevano l'abilit di percepire il mondo attraverso gli organi
sensoriali, quella di avere emozioni e motivazioni, e infine quella di
imparare, ragionare e analizzare. Anticipando l'opinione di Darwin
sull'intelligenza del cane, Aristotele ritiene che i cani e gli esseri
umani differiscano solo nel grado di possesso di certe doti mentali.
Entrambi provano emozioni, ma quelle umane sono pi complesse. Sia gli
umani sia i cani imparano, hanno memoria, risolvono problemi e
traggono vantaggio dall'esperienza, ma i primi fanno meglio ognuna di
queste cose.
Il giudizio di Aristotele era autorevole e molti grandi pensatori
concordarono con le sue idee, non ultimo san Tommaso d'Aquino. Nel
tredicesimo secolo, san Tommaso stabil come dottrina formale della
chiesa che gli esseri umani e gli animali
differiscono
solo
quantitativamente (nel grado in cui le loro facolt mentali si
esprimono) e non qualitativamente (nella natura dei processi mentali).
Ci portava qualche complicazione, poich i filosofi di quell'epoca
tendevano a considerare l'intelligenza e la coscienza come semplici
connotazioni dell'entit spirituale che chiamiamo anima. Perci per
alcuni studiosi, soprattutto cristiani, ammettere che i cani (o altri
animali) fossero intelligenti equivaleva ad ammettere che possedessero
un'anima. Una tale conclusione era semplicemente inaccettabile per i
teologi e i pensatori dell'epoca.
L'ingerenza della religione nella questione dell'intelligenza animale
fu alquanto infelice. Essa influenz l'atteggiamento scientifico sulla
psicologia del cane e soprattutto sulla sua intelligenza.
Il cane nelle religioni.
Molte religioni hanno una loro posizione riguardo al cane. In genere
lo vedono come simbolo del bene o del male, o nel ruolo di aiutante,
compagno o guardia. Si contano pochi commenti sulla sua intelligenza o
facolt mentale,
sebbene alcune credenze
sull'argomento
siano
implicite in varie narrazioni
Il giudaismo e il cane.
Gli ebrei consideravano tutti i cani estremamente immondi. Ci perch
la maggior parte di quelli in cui s'imbattevano - in particolare i
paria - si cibavano di immondizia. Vivendo fuori delle mura cittadine,
i randagi si sostentavano di rifiuti e persino di cadaveri umani. Un
esempio compare nella storia di Gezabel. Secondo la Bibbia, la moglie
del re Akhab reintrodusse l'idolatria sotto forma del culto di Baal.
La regina Gezabel, diventata poi l'epitome della donna depravata,
annoverava tra i suoi peccati la sfida ai grandi profeti Elia ed

Eliseo e il rifiuto dei comandamenti divini. Come punizione fu gettata


dalle mura della citt e lasciata in pasto ai cani. Anche se sembra si
trattasse di un episodio bizzarro e isolato,
non c'era nulla
d'insolito nel gettare cadaveri ai cani paria... soprattutto se erano
corpi di criminali o di poveri, o semplicemente non erano stati
reclamati da parenti e amici.
Qualsiasi contatto con un cadavere rappresentava una contaminazione,
in parte per motivi religiosi, in parte perch un uomo morto di
malattia poteva rappresentare un veicolo d'infezione. Perci gli ebrei
conclusero che qualsiasi animale si nutrisse in modo cos immondo
fosse a sua volta immondo. E' probabile che un ulteriore motivo di
avversione nei confronti dei cani fosse il fatto che erano adorati e
comunque altamente rispettati dagli egizi.
Gli dei del nemico
diventano facilmente i diavoli della propria religione.
Ci malgrado, i giudei nutrivano anche un'opinione positiva dei cani.
Il Talmud, autorit universalmente accettata dagli ebrei ortodossi,
insegna che i cani pur nella loro lordura devono essere tollerati:
l'accesso al cibo ritualmente immondo la ricompensa concessa da Dio
in cambio del loro silenzio la notte in cui gli israeliti avevano
intrapreso l'esodo dall'Egitto. Forse il brano del Talmud pi benevolo
quello in cui viene suggerito che il segno di protezione dato da Dio
a Caino era un cane.
Il Talmud gerosolimitano (commentario delle scritture bibliche scritto
intorno al quinto secolo dopo Cristo) una delle poche sedi in cui
viene discussa l'intelligenza dei cani. Si osserva che differiscono
dai gatti in quanto riconoscono e accettano i loro padroni, mentre i
felini no. Comunque la maggior parte dei commenti sui cani riguardano
la loro fedelt e la loro dedizione al benessere dell'uomo. Per
esempio, una delle narrazioni talmudiane del rabbi Meir racconta di un
cane da pastore che aveva visto un serpente sprizzare il suo potente
veleno nella ciotola di latte cagliato che stava per essere servito al
suo padrone e ad altri pastori. Quando l'uomo si accost alla ciotola,
il cane si par davanti abbaiando furiosamente, ma il pastore non
comprese l'avvertimento. Mentre l'uomo stava ormai per prendere il
cibo avvelenato, la bestia fece un balzo disperato e trangugi il
latte in una sorsata. Il risultato fu che il cane mor, ma salv il
padrone e i commensali. Riconoscenti per tanto eroismo, i pastori
seppellirono il fedele animale con onori e preghiere.
Il cristianesimo e il cane.
Il cristianesimo ha ereditato dal giudaismo alcuni atteggiamenti
negativi verso il cane, peraltro diluiti da parecchi racconti positivi
nelle versioni popolari della dottrina religiosa. Per esempio, poich
la narrazione cristiana della nascita di Ges si svolge in ambiente
pastorale, e i pastori utilizzano i cani, questi sono spesso presenti
nelle scene di nativit, dove non danno la minima impressione di
sporcizia. Una leggenda proveniente da Granada narra che tre cani
seguirono tre pastori a Betlemme. Qui trovarono il Bambino Ges ed
ebbero l'opportunit di fargli visita. I nomi dei tre animali erano
Cubilon, Lubina e Melampo. Il mio informatore mi ha detto che molta
gente di Granada d tuttora tali nomi ai propri cani per buon
auspicio.
L'immagine cristiana pi comune del cane quella di un compagno
fedele. Nel Libro di Tobia, nell'Antico Testamento, Tobia intraprende
un viaggio per riscuotere un debito e aiutare il padre cieco. Lo
accompagnano l'angelo Raffaele e un cagnolino. Al termine delle sue

avventure ritorna a casa, con il cane che gli corre davanti per
annunciarne l'arrivo.
La tradizione racconta che
la
bestiola
precedette Tobia anche in paradiso.
Molte vicende di santi cristiani sono legate ai cani. La leggenda di
santa Margherita da Cortona parla di una graziosa villanella che
all'et di diciassette anni venne sedotta da un giovane nobiluomo. La
devota Margherita visse con l'amante per nove anni, durante i quali
gli diede un figlio. Il loro idillio ebbe termine allorch il nobile
signore scomparve. Ma il cane dell'uomo non smise mai di cercare il
padrone e alla fine ne trov il corpo: era stato assassinato. Per
informare Margherita, la prese per l'orlo della sottana e la indusse a
seguirlo dove giaceva il suo amante. Sconsolata, la donna torn alla
famiglia, dalla quale venne per respinta per la sua relazione
peccaminosa e immorale con il nobile. Per penitenza prese il velo e
condusse una vita di tale devozione da essere santificata. Il cane le
rest accanto per sempre come conforto e compagno. L'iconografia
tradizionale di santa Margherita mostra di solito il cane che le tira
la veste, o al guinzaglio al suo fianco.
In altri casi, i cani si dimostrano estremamente sensibili alla
santit. Prendiamo per esempio la storia di Patrick MacAlpern, in
seguito san Patrizio. Intorno al 400 dopo Cristo, all'et di sedici
anni, Patrizio fu rapito da pirati irlandesi, ridotto in schiavit e
tenuto come pastore per sei anni. Suo solo compagno, un cane. Seguendo
le indicazioni di un sogno, percorse duecento miglia fino alla costa,
dove trov la nave che lo avrebbe riportato in patria, in Britannia.
La nave proveniva dalla Gallia, e il capitano si era avventurato in
acque irlandesi allo scopo di fare un carico di cani da caccia, il cui
prezzo era altissimo sui mercati europei. Non c' da sorprendersi se,
in qualit di schiavo fuggiasco senza un soldo, Patrizio venne
respinto di malagrazia quando chiese un passaggio. Tuttavia, mentre si
stava allontanando, fu richiamato. Sembra che, per aumentare al
massimo il guadagno, il capitano avesse deciso di rubare il carico di
cani invece di comprarlo. Pi di cento grossi cani da caccia irlandesi
erano ammassati nella stiva e sul ponte della nave. Sottratti ai loro
padroni e al loro ambiente familiare, quegli animali giganteschi erano
furibondi, pronti a sbranare chiunque si avvicinasse. Dei marinai
avevano notato che durante la sua breve visita Patrizio aveva parlato
ad alcuni cani, con un effetto apparentemente calmante. Perci, in
cambio dei suoi servigi - che consistevano nel nutrire le bestie,
pulire dove sporcavano e occuparsi di loro - Patrizio ottenne un
passaggio per il continente.
La nave era male approvvigionata e raggiunse una regione deserta e
depressa della Gallia con i magazzini vuoti e niente da mangiare per
cani e persone. Poich i cani valevano pi della nave, l'equipaggio la
abbandon, prese gli animali e prosegu a piedi verso l'interno. Non
trovando n abitanti n cibo, i cani e gli uomini stavano per per
morire di fame. Il padrone della nave, il quale sapeva che Patrizio
era cristiano, lo prese in giro dicendo: Se il tuo dio cos grande,
allora pregalo affinch ci invii del cibo. Patrizio cos fece, e
secondo la storia avvenne il miracolo. Apparve dal nulla un branco di
maiali selvatici. Invece di scappare, come sarebbe stato plausibile, i
suini restarono alla portata degli uomini esausti, i quali, con
l'aiuto dei cani, ne fecero strage procurando cibo per tutti.
Come
era
prevedibile
la
reputazione
di
Patrizio
aument
considerevolmente, e quando i cani furono venduti l'equipaggio gli
don cibo e soldi per aiutarlo nel viaggio.
Il rapporto di san Patrizio con i cani non si esaur in Gallia. Dopo
parecchi anni e innumerevoli peripezie, torn in Irlanda, stavolta di

sua volont e con lo scopo di predicare il cristianesimo. Fu proprio


durante questo viaggio che riebbe a che fare con i cani. A quanto
sembra, la notizia che da una nave straniera appena approdata erano
scesi uomini vestiti di bianco con il cranio rasato che salmodiavano
in una strana lingua, aveva indotto un principe irlandese di nome
Dichu a raggiungere la costa per investigare. Lo accompagnava il cane
da caccia preferito. Osservando il gruppo missionario di san Patrizio,
Dichu decise che la cosa migliore era uccidere quegli strani religiosi
e farla finita. Con un gesto della mano e un urlo aizz il grosso cane
contro Patrizio. La bestia comp un balzo furioso, ma Patrizio mormor
una brevissima preghiera ed essa si acquiet, gli si avvicin e gli
lecc la mano. Dichu fu toccato dalla scena, e alla fine aiut
validamente la missione di Patrizio in Irlanda.
Da questi episodi si desume che i cani riuscivano in qualche modo a
percepire la "petas" di Patrizio. Secondo la tradizione irlandese,
san Patrizio ricompens il loro rispetto permettendo al leggendario
Ossian (figlio dell'eroe Fingal MacCumhail) di portare con s i propri
segugi in paradiso... dove immaginiamo stiano tenendo compagnia al
cagnolino di Tobia.
Altre storie di santi mettono in forte rilievo la figura del cane
quale esempio da ammirare. Ben nota la vicenda di san Rocco, la cui
vita fu salvata dal cane fedele che gli portava pezzi di pane e badava
a lui mentre era malato di peste. Meno nota, ma assai pi vicina ai
nostri tempi, la storia di san Giovanni Bosco, morto nel 1888. Don
Bosco dedic la propria esistenza all'infanzia abbandonata, alla sua
educazione e riabilitazione. Affinch la sua opera fosse proseguita,
fond la congregazione dei salesiani. Ebbene, il cane che ebbe una
parte rilevante nella vita di don Bosco era un poderoso bastardone di
nome Grigio. La sua provenienza e il suo pedigree erano oscuri quanto
quelli dei numerosi fanciulli senza famiglia che il sacerdote cercava
di raccogliere e proteggere. Grigio, semplicemente, apparve dal nulla
e si autonomin guardia del corpo di don Bosco. Un giorno, questi
stava percorrendo una viuzza del quartiere Valdocco, a Torino, vicino
al primo ospizio che aveva aperto. D'improvviso gli si par davanti un
ladro, che lo afferr e gli chiese i soldi. Don Bosco non aveva
praticamente mai posseduto denaro proprio, in quanto tutto ci che
riusciva a ottenere lo usava subito per i suoi ragazzi, ma quando lo
disse il delinquente la prese male e minacci di accoltellarlo se non
avesse tirato fuori i quattrini alla svelta. In quella Grigio fece la
sua comparsa,
un missile grigiastro che si scagli contro il
malfattore, gettandolo a terra. Poi, ringhiando, si par tra il prete
e il suo aggressore, il quale, vista la mala parata, si diede
precipitosamente alla fuga e scomparve in fondo al vicolo.
Dopo il loro primo incontro, don Bosco adott Grigio. Da quel momento
l'animale fu sempre al suo fianco quando il sant'uomo era in pericolo,
cosa che sembrava avvenire abbastanza spesso. Parecchie volte lo
difese dagli assalti, frapponendosi tra il prete e la minaccia, e una
volta lo avvert di un'imboscata che
gli
avevano
teso
per
assassinarlo.
Grigio
si
materializzava sempre nell'attimo del
pericolo,
attendeva per assicurarsi che
tutto
fosse
tornato
tranquillo, poi scompariva per giorni. Per don Bosco era un guardiano
e un compagno nei momenti di necessit.
Finalmente l'ordine salesiano cominci a decollare. Don Bosco riusc a
convincere il governo a lasciargli gestire scuole professionali; i
suoi
progetti
educativi erano ormai liberi da interferenze e
procedevano a gonfie vele. Adesso le autorit, la popolazione locale,
i ragazzi di strada, persino la malavita non lo consideravano pi una
minaccia. Anzi, avendo riconosciuto le sue motivazioni altruistiche,

lo proteggevano. Gli eroici servigi di Grigio non erano pi richiesti.


Una sera, mentre il santo cenava nel refettorio, il cane fece il suo
ultimo ingresso. Strofin la testa contro la tonaca di don Giovanni
Bosco, gli lecc delicatamente la mano e sollev una timida zampa per
poggiargliela sul ginocchio. Poi, silenziosamente, il cagnone grigio
si allontan nella sera. Nessuno lo vide mai pi.
L'Islam e il cane.
Anche la tradizione islamica parte da un'immagine negativa del cane,
ma qui il discorso complesso, mescolato a parecchi elementi
positivi. Come per il giudaismo e il cristianesimo, la valutazione
globale che il cane sia impuro e, come nel caso del giudaismo, il
marchio sembra ascrivibile ai paria. Per i fondamentalisti islamici,
il contatto con un cane contaminante e
richiede
atti
di
purificazione. La ciotola da cui ha mangiato o bevuto va lavata sette
volte e strofinata con la terra prima di poter essere usata da un
uomo.
I branchi di randagi costituivano un grosso problema per molti centri
islamici: portavano la rabbia e altre malattie.
Peraltro,
si
riconosceva che la loro opera di spazzini assolvesse un'importante
funzione. Nella met del secolo scorso, scriveva infatti Xavier
Marmier che, per quanto sgradevoli siano questi animali, nello stato
di Costantinopoli rappresentano in effetti un male necessario. Con
buona pace della miopia delle guardie cittadine, essi ripuliscono le
vie da una notevole quantit di materiale che altrimenti andrebbe in
putrefazione, riempiendo l'aria di germi pestilenziali.
Il profeta Maometto una volta si trov alle prese con il problema dei
randagi che pullulavano nella citt di Medina. Sulle prime, Maometto
decise drasticamente che tutti quanti i cani andassero sterminati, ma
poi, riflettendoci, mitig il decreto per due importanti ragioni. La
prima era religiosa: essi rappresentavano una razza delle creature di
Allah, e solo Colui il quale aveva creato la razza poteva decretarne
la sparizione dalla faccia della terra. La seconda ragione, pi
pragmatica, era che alcune categorie di cani, soprattutto quelli da
guardia, da caccia e da pastore, svolgevano un'importante funzione per
l'uomo guadagnandosi cos il diritto all'esistenza. (Alcune leggende
sostengono che il profeta stesso possedeva un saluki con cui andava a
caccia.) Ci considerato, si sarebbero sterminati soltanto i randagi
neri,
soprattutto
quelli
con
macchie
chiare
sulle
arcate
sopraccigliari, un inconfondibile marchio del diavolo per tutti gli
arabi.
Forse il maggior riconoscimento islamico per un cane si trova nel
racconto dei Sette Dormienti narrato dal Corano (ma presente anche in
versioni cristiane), un episodio che ebbe luogo durante il breve regno
dell'imperatore romano Decio, attorno al 250 dopo Cristo.
Nel
tentativo di rafforzare la religione di stato, i cristiani e altri non
credenti vennero sistematicamente perseguitati. Nella citt di Efeso nell'odierna Turchia occidentale - sette giovani fedeli si rifugiarono
in una caverna del monte Celio. Il cane di uno di loro li segu nella
fuga. Una volta nell'antro, alcuni temevano che la bestiola, Kitmir,
abbaiasse
rivelando
il
nascondiglio
e
cercarono
quindi di
allontanarlo. A quel punto Dio diede al cane il dono del linguaggio, e
Kitmir disse: Io amo coloro i quali sono cari al Signore. Andate
dunque a riposare, e io vi far da guardia. Come gli uomini si furono
sdraiati per dormire nel profondo della caverna, il cane si accucci e
cominci a tenere d'occhio l'entrata.

Quando Decio apprese l'esistenza di uomini religiosi nascosti in


qualche grotta della zona, ordin che tutte le aperture fossero
ostruite con le pietre. Kitmir continu la sua vigilanza anche mentre
la caverna veniva murata e si assicur che nessuno disturbasse i
dormienti. Gli uomini furono dimenticati e dormirono per trecentonove
anni. Quando finalmente furono svegliati da una squadra di operai che
apriva una cava nella montagna, il cane si riscosse e permise ai suoi
protetti di ritornare nel mondo, che ora non costituiva pi una
minaccia per la loro fede. Secondo la tradizione musulmana, alla sua
morte il cane Kitmir venne accolto in paradiso.
La religiosit popolare e il cane.
Alcune credenze sul cane sono talmente diffuse da sfidare qualsiasi
tentativo di classificarle nell'ambito di una determinata religione.
Giudaismo, cristianesimo, islamismo e induismo, per esempio, ritengono
tutti che il cane avverta l'approssimarsi della morte.
Il suo ululato spesso ritenuto un presagio funesto. Quando facevo il
soldato nel Kentucky, un'anziana donna che conoscevo solo come Zia
Lila mi disse che se un cane ulula due volte in rapida successione
significa la morte in arrivo per un uomo; tre ululati, e toccher a
una donna. I cani guardano nella direzione della persona che deve
morire mi spieg. Mio padre diceva che era una fortuna se un cane
ululava dandoti le terga.
Molti altri racconti collegano il cane alla morte: da quello che narra
del lamento della bestiola di casa che, in Messico, vede il diavolo in
lotta con l'angelo custode per il possesso dell'anima di un moribondo,
alla Wild Hunt gallese, durante la quale un cavaliere fantasma e la
sua muta di spiriti a quattro zampe si presentano a reclamare l'anima
di qualche sfortunato. Invece di catalogare ulteriormente queste
credenze popolari, preferisco riferire una storia narratami dai miei
nonni dell'Europa orientale che ha in s elementi comuni a molti
pregiudizi sui cani ed utile per comprendere come tali pregiudizi si
formino in noi.
Un tardo pomeriggio, quando avevo sei o sette anni, il mio cane
Skipper - un beagle, se ben ricordo - cominci a uggiolare senza
motivo apparente. Stava fissando spaventato un angolo della stanza in
cui nulla sembrava fuori posto. Quel giorno, oltre a me, in casa
c'erano solo i miei nonni materni. Mia nonna Lena sollev lo sguardo
dal lavoro a maglia, osservando Skipper per qualche istante. Poi si
volt verso di me e disse: Vede l'angelo della morte. Il nome
dell'angelo Azrail. Quando Azrail se ne va o sopraggiunge, i cani
riescono a vederlo. Si dice che i cani abbiano una vista spirituale e
riescano a scorgere diavoli, angeli e fantasmi. Anche tu puoi, almeno
qualche volta, se guardi dove guarda il cane. Per la precisione, devi
puntare lo sguardo appena sopra la sua testa, tra le due orecchie.
Mio nonno Jacob, il quale stava ascoltando, accese uno dei sigari che
erano la passione della sua vita e prosegu la narrazione.
Se un cane coraggioso e ama davvero una persona, abbaier. Quando
un cane abbaia chiama il profeta Elia, che qualche volta interviene
per salvare una brava persona dall'angelo della morte. Talvolta,
abbaiando, il cane sveglia i fantasmi dei familiari morti, e questi
arrivano per combattere Azrail e proteggere i loro cari. Altre volte
il rumore convince l'Angelo Nero che dovr affrontare una lotta dura,
e allora se ne va, ripromettendosi di tornare quando ci saranno meno
problemi.
Cos non si dovrebbe mai far smettere a un cane di abbaiare, perch

magari sta cercando di salvare la vita a uno della famiglia... forse


proprio la tua. Quando senti il tuo cane abbaiare, assicurati che la
porta o una finestra rimanga socchiusa, cosicch Elia e i fantasmi
buoni possano entrare e Azrail, se vuole, possa sgattaiolare fuori in
fretta.
Mio nonno tir una lunga boccata dal sigaro e per qualche secondo
rimase a contemplare la brace all'estremit. Quindi prosegu: Dicono
che i cani abbiano una vita cos breve perch a volte Azrail non si d
per vinto e decide di portarsi via l'anima a ogni costo. Quando
succede, i bravi cani tentano di impedirgli di toccare la persona
amata, e in quel frangente sembra che stiano ringhiando e abbaiando al
nulla, ma in realt si stanno frapponendo tra il padrone e l'angelo.
Se lui continua ad avanzare, alcuni cani cercano sul serio di
saltargli addosso per azzannarlo,
mentre altri si limitano
a
sbarrargli il passo. Purtroppo, un solo tocco dell'angelo della morte
li uccide in entrambi i casi. Sai, davvero un esempio di coraggio da
parte del cani; e, soprattutto, di solito funziona. Vedi, l'angelo
della morte pu portarsi via una sola vita per volta, cos, quando ha
le mani ingombre dell'anima del cane, deve tornare indietro a
depositarla. Chiaramente ci significa che sta tornando a casa senza
la vittima predestinata. Comunque - e questa la parte positiva siccome il vecchio Azrail si preso una vita (ricorda che il suo
compito soprattutto questo), deve cancellare un nome dalla sua
lista. Ignoro se l'angelo ami i cani di suo o si limiti magari ad
apprezzarne il coraggio, fatto sta che spesso pare metta una croce sul
nome del proprietario. Ci significa che, se il Signore non stila
seduta stante una nuova lista, Azrail non torner per un pezzo dalla
sua vittima. Quindi, anche se a volte al cane va storta, ci significa
di solito che la persona che ha cercato di proteggere salva.
Ricordo, da parte mia, un'ondata di panico mentre attraversavo la
stanza di corsa per afferrare il cagnolino, strillando: No! Skippy,
non lo toccare! Va tutto bene... adesso scappiamo via!, mentre i miei
nonni osservavano la scena con espressione un tantino sconcertata.
Ovviamente, che l'atteggiamento fosse positivo o negativo o entrambe
le cose anche nell'ambito di una stessa religione, in generale si
conveniva
che
il
cane
possedeva intelligenza,
raziocinio e
consapevolezza; non si spiegherebbero altrimenti i numerosi racconti
di devozione e coraggio che lo vedono protagonista. Si ammetteva anche
che le sue doti mentali fossero simili a quelle umane, seppure meno
affinate o potenti. In altre parole, le differenze tra esseri umani e
bestie
erano considerate piuttosto in termini quantitativi che
qualitativi.
Il rapporto tra cane e religione stato studiato di recente da Bruce
Fogle, un veterinario che si dedicato attivamente allo studio del
comportamento canino. Fogle ha condotto una ricerca su un campione di
colleghi britannici per stabilire se le loro credenze religiose ne
influenzassero l'atteggiamento nei confronti del cane. Dapprima ha
chiesto ai vari veterinari quale fosse la loro posizione in tema di
vita dopo la morte, e ne risultato che i veterinari costituiscono
una categoria scientifica alquanto scettica: solo due su cinque,
infatti, credevano che l'essere umano avesse un'anima e che essa
sopravvivesse nell'aldil. Di questi, met accettava l'ipotesi che
anche il cane avesse un'anima immortale e potesse godere della vita
eterna. Un anno dopo, Fogle ebbe l'occasione di compiere la stessa
ricerca su un gruppo di veterinari giapponesi. La cultura nipponica
stata molto influenzata dal buddismo e dallo scintoismo, religioni
assai pi liberali delle occidentali per quanto riguarda l'anima e
inclini a riconoscere una certa forma di coscienza e santit a quasi

tutte le creature viventi. Senza eccezione, i veterinari giapponesi


interrogati riconoscevano al cane un'anima e una vita dopo la morte.
Il problema se il cane abbia l'anima ha dato il via a una controversia
tra psicologi, biologi e altri studiosi del comportamento canino. Si
creano cos due campi nettamente avversi quando si tratta
di
rispondere a una domanda scientifica chiaramente oggettiva sulla
natura e il livello di intelligenza, coscienza e capacit ragionative
del cane.

4.
OPINIONI MODERNE SULLA MENTE DEL CANE.
"I cani non sono persone vestite di pelliccia, e negare la loro natura
significa render loro un pessimo servizio."
JEANNE SCHINTO.
All'epoca
in
cui
Cartesio
si
interessava
della
questione
dell'intelligenza animale,
la
chiesa
cristiana
cominciava
a
riesaminare le proprie posizioni sull'intelligenza e la coscienza
animali. Anche se fino ad allora aveva accettato il punto di vista di
Aristotele mantenendolo fino all'epoca di sant'Agostino,
adesso
sembravano sorgere alcuni problemi. Se infatti la chiesa ammetteva che
gli animali possedessero un qualche aspetto della mente, era un po'
come ammettere che li possedessero tutti, comprese l'anima e la vita
spirituale. E se gli animali avevano un'anima, erano di conseguenza
candidati alla vita dopo la morte, paradiso compreso.
La prospettiva di animali con l'anima poneva sul tappeto molti
problemi. Se da una parte si poteva accettare la presenza in paradiso
del cane preferito (o anche del gatto), l'idea che mucche, maiali,
mosche e ragni fossero presenti il giorno del Giudizio era dura da
mandar gi per la chiesa. Un paradiso occupato da una tale collezione
di anime sarebbe risultato sovraffollato e un simile aldil non
sarebbe stato all'altezza della promessa di un'esistenza beata tale da
indurre i fedeli a seguire lo stretto e retto sentiero della virt
durante gli anni terreni. Inoltre, l'esistenza dell'anima negli
animali sollevava un'intera serie di problemi etici riguardanti
l'uccisione per fini alimentari, il lavoro forzato e l'accesso alle
chiese, al battesimo e cos via. Ci avrebbe portato al caos
filosofico e teologico.
E' importante ricordare che all'epoca di
Cartesio
la
chiesa
controllava quasi tutta la cultura e la ricerca. Aveva un enorme
potere, compresa la facolt di sopprimere le idee sgradite e di
comminare sanzioni gravissime a chi non fosse in linea con la sua
dottrina. Gli studiosi del tempo cedettero alle sue pressioni e non se
la sentirono di ammettere l'ipotesi che gli animali avessero l'anima.
Per coerenza, negare un aspetto della mente animale significava
negarli tutti; cio, rifiutando la possibilit che gli animali
avessero l'anima allo scopo di evitare un sovraffollamento in paradiso
e un problema filosofico sulla terra, dovettero anche negare la
possibilit che gli animali possedessero intelligenza, emozioni,
coscienza e tutti gli altri attributi della mente.

Il cane meccanico.
Cartesio, sempre sensibile ai dettami e alle credenze della chiesa, ne
adott in toto la posizione nel "Discorso sul metodo".
Avendo accettato come premessa fondamentale l'assenza dell'anima nelle
bestie, impieg tutte le sue doti per giustificare tale assunto sul
piano scientifico e filosofico oltrech teologico. Cominci con lo
sminuire quanti avevano opinioni opposte, notando che non c' niente
di pi potente nell'indurre le menti deboli ad allontanarsi dal retto
cammino della virt che la supposizione che l'anima degli esseri
bestiali sia della medesima natura della nostra.
L'intenzione di Cartesio era provare l'ipotesi che gli animali fossero
semplici macchine senza coscienza n intelligenza. Si era convinto che
fosse una posizione ragionevole dopo aver osservato gli automi a
grandezza naturale nei giardini reali di Saint-Germain-en-Laye, luogo
di nascita e residenza di Luigi Quattordicesimo, opera dell'ingegnere
italiano Tommaso Francini. Ogni automa era un capolavoro di meccanica
mosso da sistemi idraulici congegnati per compiere una complessa
sequenza di azioni. In una grotta, una riproduzione del mitologico
musico greco Orfeo traeva note armoniose dalla sua lira. Mentre
suonava, gli uccelli cantavano e gli animali gli saltellavano e gli
danzavano attorno. In un'altra grotta, l'eroe Perseo combatteva con un
drago; quando colpiva la testa del drago questo era obbligato a
immergersi sott'acqua. L'azione dei personaggi scattava allorch i
visitatori calpestavano determinate mattonelle del sentiero.
La
pressione dei piedi apriva valvole che permettevano all'acqua di
scorrere nelle statue attraverso una rete di tubi, causando il
movimento.
Nel trattato "L'Uomo", pubblicato nel 1664, Cartesio traccia un
parallelo tra il corpo umano e gli automi del giardino reale,
giungendo alla conclusione che i nervi del corpo umano e l'energia
motoria da essi fornita sono equivalenti ai tubi e all'acqua contenuti
nelle statue. Paragona il cuore alla sorgente dell'acqua, le varie
cavit del cervello ai serbatoi, e i muscoli ai meccanismi, alle molle
e alle pulegge che muovono le varie parti degli automi.
Cartesio dichiara che per certi aspetti il corpo umano come uno di
quegli automi: si muove in modo prevedibile ed governato da principi
meccanici. Tuttavia, non importa quanto possa essere complesso il
movimento di ogni macchina e quanto gli ingegneri abbiano reso
variabile e complicato il suo comportamento, una macchina differir
sempre da un essere umano: gli umani non possiedono solo il corpo
(controllato dalla meccanica) ma anche l'anima (controllata dallo
spirito). Avere l'anima o la mente significa avere la capacit di
pensare e di essere cosciente. Secondo Cartesio, quindi, la differenza
tra esseri umani e macchine che i primi pensano e le seconde no.
Qui Cartesio compie il passo finale, dicendo che gli animali in realt
sono solo macchine biologiche. Asserisce che qualsiasi cosa nel
comportamento
animale potrebbe essere riprodotta meccanicamente.
Inoltre, per quanto complesse, le attivit degli animali avvengono
senza alcun tipo di coscienza e di pensiero. Dopotutto, non abbiamo
bisogno di coscienza per controllare il
battito
cardiaco;

un'attivit della parte meccanica della nostra esistenza, cos come la


digestione o il respiro o molte altre funzioni del corpo. Persino
alcune attivit che sembrano richiedere ragionamento e intelligenza in
realt sono inconsapevoli (quando si toglie in fretta la mano da una
superficie bollente, per esempio, ci avviene senza alcun comando

volontario e conscio ai muscoli; anzi, la sensazione di dolore di


solito si avverte dopo che la causa stata rimossa).
Secondo Cartesio, questo il livello a cui agiscono gli animali. Sia
le funzioni fondamentali del corpo, sia l'evidente capacit di reagire
all'ambiente,
non hanno nulla a che vedere con la coscienza,
l'intelligenza, la consapevolezza di s o l'anima.
Cartesio offre molte cosiddette prove che gli animali sono semplici
macchine senz'anima. Alcune sono pure argomentazioni teologiche. Per
esempio, la marchesa di Newcastle sollev un problema che Darwin
avrebbe affrontato due secoli dopo. Chiese a Cartesio di considerare
la possibilit che animali con organi simili ai nostri potessero avere
pensieri simili ai nostri ma di un genere molto meno perfezionato.
Invece di trattare la questione in base a prove di fatto, Cartesio si
limit a trovare un modo per ribadire il suo principio di partenza. In
una lettera scritta alla marchesa il 23 novembre 1646 affermava: Non
ho niente da replicare, eccetto che se [gli animali] pensassero come
noi avrebbero un'anima immortale come la nostra. Ci improbabile
perch non c' ragione di crederlo di certi animali senza crederlo di
tutti, e molti di essi, come le ostriche e le spugne, sono troppo
imperfetti perch ci sia ammissibile.
E' un'argomentazione bizzarra. Sostiene che se un'ostrica non pu
pensare, allora neppure un cane pu farlo, poich entrambi sono
animali. Non sarebbe dunque ragionevole estendere questo principio? Se
un cane non pu pensare, allora neanche un essere umano pu farlo,
essendo entrambi animali. Inoltre la domanda della marchesa riguardava
animali con organi simili ai nostri, animali quindi come i cani, non
le ostriche. Se il punto la somiglianza, si potrebbe facilmente
rivoltare il discorso: se un essere umano pu pensare, allora potrebbe
farlo anche un cane visto che entrambi hanno organi simili? E
comunque, se la somiglianza fisiologica prova della somiglianza
spirituale, la capacit umana di pensare non pu riguardare l'ostrica
dato che quest'ultima e l'uomo sono fisicamente assai diversi. Ma
Cartesio prefer non prendere in considerazione questi ragionamenti.
Le sue altre argomentazioni sono basate su due test che dovrebbero
distinguere gli esseri pensanti dalle semplici macchine. Il primo si
fonda sull'assunto che soltanto un essere razionale e conscio pu
usare creativamente il linguaggio. Cartes dichiara che nessun animale
in grado di mettere insieme varie parole e con esse comporre una
frase. Al contrario degli animali, anche l'essere umano pi tonto
riesce quantomeno a usare il linguaggio per esprimere i propri
pensieri. E conclude che ci dimostra non solo che le bestie hanno
meno capacit ragionative di noi, ma che non ne hanno affatto. Il
capitolo
6
approfondir
la questione del linguaggio e della
comunicazione del cane,
con risultati che avrebbero sbalordito
Cartesio.
Il secondo test riguarda l'atto creativo. Gli animali e le macchine
possono fare solo ci per cui sono stati progettati. Nei giardini
reali, la statua di Orfeo non si sarebbe mai spontaneamente girata a
salutare il visitatore; poteva soltanto seguire lo schema prefissato
di strimpellare la lira. Al contrario gli esseri consapevoli possono
variare i loro atti mediante processi ragionativi. Cartesio fa notare
che per quanto molti animali mostrino pi maestria di noi in certe
azioni, gli stessi animali non ne mostrano per nulla in tante altre,
intendendo che non sono capaci di una reazione flessibile alle
situazioni attorno loro;
aggiunge che le
bestie
non
hanno
assolutamente intelligenza ed la natura ad agire in essi in base
alla predisposizione dei loro organi nello stesso modo in cui gli
ingranaggi e le pulegge condizionano le azioni degli automi.

Cartesio
non
comp
certo
le
osservazioni
sistematiche del
comportamento animale necessarie a verificare adeguatamente la sua
ipotesi. Esistono molti esempi di situazioni in cui i cani eseguono
atti creativi. Uno mi stato raccontato da un amico, proprietario di
un fox terrier di nome Charger. Mentre si preparava il caffelatte per
colazione, il mio amico si accorse di avere scaldato troppo latte e
offr l'eccesso a Charger (che era ancora cucciolo). Ne vers un poco
nel piattino e lo pos pi terra. Disgraziatamente si era scordato di
quanto fosse caldo il liquido, e quando il cane cominci a lapparlo si
scott la lingua. Da quel giorno in poi, di fronte a u'analoga offerta
Charger si avvicinava al piattino e ci metteva dentro una zampa con
cautela, evidentemente per sentire se il latte fosse bollente. Solo
dopo essersi tranquillizzata, la bestiola usava lingua. Senza dubbio,
tale comportamento non fa parte degli schemi prefissati della maggior
parte dei cani,
ma rivela piuttosto memoria, previsione delle
possibili conseguenze e risposta adeguata a una situazione.
Un altro racconto che ho sentito ha per protagonista Peggy, un grosso
terranova nero che viveva con una giovane donna. Un giorno un'amica
and a trovarli portandosi dietro il proprio cane, un maltesino bianco
di cui non ho mai saputo il nome.
Il maltese era di umore
scoppiettante
e
si
mise
a saltellare attorno al terranova,
infilandoglisi tra le grosse zampe per invitarlo a giocare. A un certo
punto il cagnolino bianco si slanci verso il bestione; Peggy,
evidentemente stufa, si limit a calare la zampona sulla schiena del
maltese. Inchiodato sul pavimento il cagnetto, nella stanza regn
qualche minuto di quiete. Ma l'animale non aveva nessuna intenzione di
placarsi
e
alla
fine
si divincol,
mostrandosi ancora pi
irrefrenabile. A un certo punto Peggy non ne pot pi. Si rizz sulle
zampe e quando la piccola peste le saett davanti l'agguant al volo
per la collottola, un po' come fanno le cagne con i piccoli. Il cane
bianco si afflosci all'istante, probabilmente per la paura, e sotto
lo sguardo attonito delle due donne il terranova si allontan deciso
dalla sala con il suo fagotto. Peggy raggiunse il bagno, lasci cadere
il maltese nella vasca (uno di quei modelli all'antica con zampe di
leone e bordi molto alti) e rimase a guardarlo per qualche istante
mentre tentava senza successo di arrampicarsi sulle sponde. Poi
trotterell in salotto e si accucci comodamente al centro della
stanza, addormentandosi mentre le due donne si rotolavano dalle
risate. Senza dubbio, di tutta la miriade di azioni che ci si potevano
aspettare da Peggy per risolvere il problema dell'ospite rompiscatole,
questa era una delle pi creative e pacifiche.
Conseguenze etiche.
Purtroppo la negazione cartesiana dell'intelligenza animale ebbe
conseguenze non solo scientifiche e intellettuali. Nel privare le
bestie delle facolt mentali superiori, Cartesio le privava anche
delle sensazioni e delle emozioni. Secondo lui, il pianto di un
animale colpito non indica
dolore,
ma
rappresenta
piuttosto
l'equivalente del rumore di molle o di ferraglia che si sente quando
si lascia cadere un orologio o qualche giocattolo a carica. Nicolas de
Malebranche, filosofo francese che approfond l'opera di Cartesio,
rispolver questo principio quando afferm che gli animali mangiano
senza gusto, si lamentano senza dolore, agiscono senza saperlo: non
desiderano nulla, non temono nulla, non sanno nulla.
Come risultato, le teorie di Cartesio vennero usate per giustificare
crudelt contro gli animali. Bernard le Bovier de Fontenelle una volta

fece visita a Malebranche nell'oratorio della rue Saint-Honor. Mentre


conversavano,
Malebranche tir un calcio a una cagna
gravida
accucciata ai suoi piedi. L'animale cacci un gemito di dolore e
Fontenelle scatt in piedi per difenderlo. Malebranche minimizz
l'incidente dicendo Non lo sai che non sente nulla?. A tempo debito,
questo modo di ragionare condusse a esperimenti in cui l'animale
veniva inchiodato per le zampe a una tavola e vivisezionato per
osservare la circolazione in un essere vivente. Chi compiangeva le
povere creature per la loro sofferenza veniva deriso e tacciato di
dabbenaggine. Dopotutto non si potevano considerare esseri senzienti:
erano soltanto macchine, smontate per essere studiate. Qualsiasi
scrupolo morale era fuori posto, non essendo reali il dolore e la
sofferenza dell'animale.
Si sarebbe tentati di liquidare questi atteggiamenti come il prodotto
dell'oscurantismo del passato. E invece punti di vista analoghi sono
riscontrabili tutt'oggi, a trecentocinquant'anni di distanza dalle
teorie di Cartesio. Per esempio,
nel 1989 P.
Carruthers sul
prestigioso Journal of Philosophy, scrisse degli animali: Dato che
le loro esperienze, compreso il dolore, sono non coscienti, le loro
pene non hanno alcuna immediata ripercussione morale. Anzi, dal
momento che tutti gli stati mentali delle bestie sono non coscienti,
le loro offese mancano persino di ripercussioni morali indirette.
E' interessante notare come gli scienziati e i filosofi di questa
opinione spesso agiscano e la pensino in modo alquanto differente
nella vita privata. La nozione estrema che solo gli esseri umani
possiedono coscienza e intelligenza e che solo il dolore e la
sofferenza umani hanno qualche significato chiaramente molto pi
difficile da adottare nella vita di tutti i giorni, soprattutto se si
vive con un animale domestico. Per esempio, la storia ci racconta che
Cartesio aveva un cane di nome Monsieur Grat: un animale viziato al
quale Cartesio parlava proprio come noialtri parliamo al nostro cane.
Si preoccupava della sua salute e delle cose che gli piacevano o meno,
e talvolta in privato rifletteva su cosa il cane potesse pensare.
Tanto interesse per una macchina non cosciente? Si pu parlare con una
specie di meccanismo a orologeria e interessarsi alla sua salute e ai
suoi gusti? Ovviamente, nelle interrelazioni quotidiane, presumere che
il suo cane avesse una coscienza era per Cartesio non solo comodo ma
forse anche inevitabile.
La posizione comportamentista.
Nella mia lunga esperienza di psicologo sperimentale, ho avuto a che
fare con molti ricercatori appassionati che si
autodefiniscono
comportamentisti:
sono
gli
eredi
filosofici
di
Cartesio.
Fondamentalmente hanno un'opinione meccanicistica del comportamento,
sebbene per la scienza moderna i meccanismi siano controllati da
neuroni, muscoli e ormoni. Lo stesso termine comportamentista indica
un approccio alle azioni animali incentrato su schemi di movimento
osservabili esternamente piuttosto che su stati interni. Parole come
desiderio, intenzione, ragione e altre che suggeriscano pensiero
cosciente
sono
escluse
dal
vocabolario
professionale
del
comportamentista.
Alcuni storici della scienza ritengono che il comportamentismo non sia
solo una risposta positivista alla visione filosofica di Cartesio, ma
anche la risposta a una situazione di imbarazzo scientifico che ha
gettato il discredito su un gran numero di psicologi agli occhi di
altri scienziati. L'incidente avvenuto all'inizio del secolo e

riguardava un cavallo ammaestrato. Hans l'Intelligente, come era


spesso soprannominato, veniva pubblicizzato come il pi formidabile
cavallo pensante, capace addirittura di far di conto. Per dimostrarne
l'intelligenza, il suo padrone gli sottoponeva un problema matematico
- semplici addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni o divisioni scrivendolo di solito su un biglietto. Il cavallo avrebbe poi eseguito
il calcolo e dato la risposta battendo per terra. Molti illustri
psicologi dell'epoca erano convinti che il cavallo stesse operando
effettivamente qualche sorta di calcolo mentale, e usarono l'abilit
di Hans come esempio clamoroso di coscienza e ragionamento animale.
Ovviamente c'era qualche scettico e anche qualche problema. Per
esempio, Hans ci metteva pressoch la stessa quantit di tempo a
risolvere problemi difficili e problemi semplici, il che sembrava
strano. In un primo tempo alcuni pensarono che ci fosse sotto qualche
trucco del proprietario. Eppure quando qualcuno che Hans non aveva mai
visto prima gli dava un problema, il cavallo riusciva a risolverlo con
facilit e correttezza anche se il padrone non era presente. Per molti
scienziati questa era la conferma dell'intelligenza del cavallo.
Parecchi psicologi di fama mondiale scrissero articoli in
cui
sostenevano di credere alle superiori facolt mentali di Hans. Ma nel
1911, Oskar Pfungst, uno psicologo meno noto, raccolse alcuni dati che
fecero scoppiare la bolla di sapone. Durante una serie di esperimenti
attentamente condotti, Pfungst riusc a dimostrare che Hans non
guardava in effetti i numeri scritti. Che cosa faceva, dunque? Sembra
che Hans in realt osservasse la persona che gli sottoponeva il
problema e reagisse ai segnali lanciati inconsciamente da essa mentre
scrutava il cavallo in attesa di verificare se si fermasse dopo il
corretto numero di battute.
Anche quando le persone cercavano
deliberatamente di nascondere le loro reazioni restando immobili o
tentando di controllare l'espressione del volto, Hans pareva comunque
in grado di scovare piccoli indizi e li usava per rispondere
correttamente. Se lo lasciavano solo o se l'interrogante non conosceva
la risposta, Hans si limitava a battere la zampa per un numero casuale
di volte.
L'intera sequenza dei fatti, soprattutto la circostanza che molti
scienziati venissero imbrogliati da un cavallo fino a convincersi che
l'animale avesse un'intelligenza speciale, divenne motivo di grave
imbarazzo per il mondo della psicologia. Quand'ero studente, il caso
di Hans l'Intelligente veniva sempre citato dai miei insegnanti quale
esempio definitivo di come qualsiasi ipotesi di facolt mentali
superiori negli animali non conducesse ad altro che all'umiliazione.
Ci vollero parecchi anni prima che mi passasse per l'anticamera del
cervello che questo atteggiamento di cautela scientifica si era spinto
ben oltre gli intendimenti, aprendo la strada alle teorie che negano
la presenza negli animali persino del pi piccolo pensiero conscio. Il
fatto che un cavallo non riuscisse a effettuare calcoli matematici era
stato usato per giungere alla conclusione che gli animali non avevano
affatto capacit ragionative. Ricordo un incidente in aula allorch
uno studente, dopo aver udito la storia di Hans, chiese: Il cavallo
non poteva ugualmente avere coscienza? Sappiamo che non sapeva
calcolare, ma non poteva pensare qualcosa come "continuer a battere
la zampa finch l'uomo sorride, poi mi fermer e lui mi far i
complimenti"? Questo tipo di pensiero cosciente non sarebbe coerente
con i risultati?. Il professore liquid la questione rispondendo:
Ci non richiede coscienza; solo una reazione a particolari
stimoli.
Ripensandoci,
mi sembra che,
a partire da questo
incidente,
un'importante motivazione non dichiarata della natura meccanicistica

del ragionamento comportamentista sia stata quella di evitare di farsi


imbrogliare da un altro Hans l'Intelligente. Il rischio di incorrere
nell'errore opposto - o, per usare un vecchio detto, gettare via il
bambino con l'acqua del bagno - non riconoscendo attivit mentali
consce quando le si incontra, non sembra preoccupare gli psicologi
comportamentisti.
La nozione scientifica dei comportamentisti secondo cui gli animali
sono semplici macchine sembra confinata nell'ambito dei loro studi di
laboratorio. Come nel caso di Cartesio e del suo compagno a quattro
zampe, l'opinione che i cani manchino di coscienza sembra crollare
appena il comportamentista lascia il laboratorio. Praticamente tutti i
biologi e gli psicologi comportamentisti che io conosco e che
possiedono un cane tradiscono un'opinione dei loro animali identica a
quella dei profani. Quando si tratta del cane di casa e di situazioni
quotidiane,
invece
che di cavie da laboratorio in condizioni
sperimentali,
sembra che gli psicologi comportamentisti trovino
comprensibilissimo - e in effetti quasi necessario - attribuire stati
mentali consci ai loro cani. Non lo dico per sottolineare l'incoerenza
di alcuni miei colleghi, ma semmai per dimostrare che la presunzione
di coscienza nei cani e negli altri animali pare funzionare persino
per coloro che non fanno altro che negarla in pubblico.
La realt che ci pare di capire un tantino meglio i nostri animali
se accettiamo che abbiano semplici sentimenti, paure desideri e
convinzioni, pianifichino, abbiano mete e cos via. Come si fa a
vivere con un cane senza pensare assetato e vuole dell'acqua quando
si avvicina a una ciotola vuota, abbaia e la spinge verso di noi con
il muso? Come si fa a non pensare vuole uscire quando ci abbaia
avvicinandosi alla porta? Quante altre frasi del genere ci vengono in
mente? Il cane non sta bene. Al cane piacciono tanto i bambini.
Il cane vuole giocare. Al cane non piace mia suocera. Il cane
contento. Al cane manca nostra figlia. Al cane non piace questa
marca di cibo. Il cane si comporta cos perch non ne pu pi dalla
fame. L'elenco potrebbe continuare all'infinito. Termini come gli
piace, vuole, gli manca, non ne pu pi implicano tutti una
vita interiore e una coscienza.
Se queste descrizioni non sono scientificamente valide secondo le
teorie psicologiche comportamentiste, perch sorprendiamo i loro
brillanti zelatori a usarle per descrivere i loro cani o persino gli
animali
di
laboratorio
quando non stanno scrivendo relazioni
scientifiche? Perch questo tipo di terminologia mentalistica ha una
forza esplicatrice e di previsione. Ci permette di selezionare le
azioni che cambieranno il comportamento del nostro cane in modo
prevedibile. Supponiamo di non usarla, ma di attenerci strettamente al
punto di vista comportamentista. Ci significa che non potremo
permetterci alcuna considerazione su esperienze o pensiero consci,
dovendo invece parlare in termini di semplice reazione a input di
stimolo e alla programmazione istintiva e genetica.
In simili
circostanze
dubito che riusciremmo a dare il minimo senso al
comportamento del cane.
Consideriamo la seguente semplice sequenza comportamentale descrittami
dalla padrona di un cane. L'animale (uno springer spaniel di nome
Rowdy) comincia con l'avvicinarsi all'armadio in anticamera. L'armadio
ha un'anta scorrevole che il cane apre con la zampa. Poi Rowdy afferra
il guinzaglio. Dal momento che la maniglia del guinzaglio appesa a
un gancio, deve saltare e dare un colpetto laterale con la testa per
sganciarla. Guinzaglio in bocca, entra nel salotto dove siede la sua
padrona. Se questa non sembra notare l'animale seduto in attesa, lo
spaniel molla il guinzaglio e abbaia. Appena la donna alza lo sguardo,

Rowdy riprende il guinzaglio e glielo deposita in grembo. Saltella


verso la porta e abbaia di nuovo. Se la padrona continua a non
muoversi, lo spaniel ritorna verso di lei, addenta un'estremit del
guinzaglio, lo scuote un paio di volte, lo lascia andare, abbaia di
nuovo e ripete il balletto verso la porta. Il significato di questo
comportamento ovvio: il cane vuole uscire a passeggio e sa come
comunicare il suo desiderio alla padrona.
Piet per il povero comportamentista che debba descrivere questa serie
di azioni. Una pura descrizione comportamentale non pu ammettere la
minima intenzionalit, e il cane non pu avere una meta cosciente a
spingerlo. Al comportamentista, almeno nei discorsi scientifici, non
consentito attribuirgli alcuna considerazione mentale di dove si trovi
il guinzaglio, nessun progetto consapevole di sganciarlo, nessuna idea
di dove possa trovarsi la padrona, nessuna concettualizzazione della
causa e dell'effetto che avviano la sequenza tra la porta e la padrona
per indurla a portarlo a spasso. Si deve invece parlare di stimoli che
innescano azioni automatiche e meccaniche, di semplici sequenze
apprese, senza componenti consce. Allora qual lo stimolo che fa
scattare la sequenza uscire a passeggio? Forse una vescica piena? In
tal caso il cane dovrebbe semplicemente liberarsi sul posto, giusto?
No esclama il comportamentista ha imparato che quel comportamento
gli procura solo una punizione.
Allora il cane non
potrebbe
semplicemente grattare alla porta, ossia l'unica barriera tra lui e
un'evacuazione impune? Perch dovrebbe passare tutto quel tempo a
trafficare intorno all'anta dell'armadio, se non ha un'immagine del
guinzaglio all'interno? Non gli mai stato ufficialmente insegnato ad
aprirla. E quand'anche gli fosse stato insegnato come aprire le porte
- e fosse spinto a farlo automaticamente alla vista della porta perch aprire proprio quella e non tutte quelle che incontra? E
ancora, perch passa accanto all'anta dell'armadio senza aprirla varie
volte durante il giorno se la sua vista innesca automaticamente la
reazione di apertura? E qual il significato del guinzaglio? Il cane
certamente non ne ha bisogno per nessuna delle sue attivit. Non ha
alcuna funzione in questa sequenza di azioni, a meno che non vi sia
una qualche connessione conscia, forse addirittura simbolica, nella
quale esso serva da intermediario per avvicinare il cane all'ambita
meta del passeggio. Se il guinzaglio costituisce una meta di per s,
perch lasciarlo cadere in grembo alla padrona invece di farci
qualcos'altro? Perch abbaiare se non per avvertire la padrona? Perch
saltellare verso la porta guardandosi indietro per vedere eventuali
reazioni? Perch...?
Il comportamentista obbligato ad analizzare ogni componente di ogni
atto senza contemplare premeditazione, ragionamento, coscienza. Un
comportamentista brillante potrebbe riuscire a compiere una simile
analisi teorica, ma ci richiederebbe l'isolamento di una moltitudine
di stimoli specifici e delle relative reazioni
automatiche
e
meccaniche. Si avrebbero miriadi di componenti individuali apprese,
ciascuna creata nel tempo con ricompense specifiche (rinforzi) che
necessiterebbero di una descrizione. Dovrebbe poi esserci una qualche
procedura per collegare insieme tutte queste reazioni cos da formare
una
sequenza integrata automatica,
non pensata,
di movimenti
muscolari. Ovviamente, qualsiasi minimo cambiamento negli stimoli
ambientali richiederebbe una riconfigurazione e un'ulteriore sequenza
stimolo-reazione. Il comportamentista dovrebbe spiegare perch il
comportamento del cane si adatta a condizioni differenti (per esempio,
quando la padrona in cucina invece che in salotto); perch l'animale
modifica il suo comportamento in maniera significativa e adeguata (per
esempio, quando la padrona non seduta Rowdy lascia cadere il

guinzaglio ai suoi piedi, mentre quando seduta glielo mette in


grembo); perch continua ad aprire l'anta dell'armadio anche dopo che
stata ridipinta e ha un aspetto e un odore diversi. Ogni minima
modifica
dovrebbe dipendere da una serie separata di stimoli,
reazioni, componenti apprese, eccetera, praticamente allo stesso modo
in cui ogni singola operazione eseguita da un programma informatico
richiede ulteriori linee di codici di programmazione e specifiche
diramazioni da quelle gi esistenti.
Parlando in modo realistico, esiste la probabilit che anche il pi
convinto comportamentista scomponga ogni singolo comportamento in
sequenze complesse come quella sopra descritta, quali che siano le
esigenze dell'orientamento teorico?
Dubito
che
uno
psicologo
comportamentista che osservi tra le pareti di casa uno schema d'azione
come quello appena analizzato dica alla moglie: Cara, il cane ha
attivato una sequenza comportamentale che si conclusa con la
deposizione del guinzaglio nelle mie mani. Credo che la prossima serie
di stimoli ai quali sar esposto avverr all'esterno della casa. Se
noi non lo permettiamo,
il cane non sar ricompensato per i
comportamenti cos a lungo indotti in lui, per cui questa sequenza di
reazioni sar ben presto estinta e smetter di essere prodotta quando
si presenter un'ulteriore opportunit. Inoltre probabile che la
pressione della vescica piena, che ritengo abbia dato il via ai
comportamenti
risultati
nel
presente schema reattivo,
presto
soverchier le proibizioni apprese sul liberarsi in casa obbligandoci
cos a pulire dove sporca. Probabilmente no. Piuttosto scommetto che
il comportamentista direbbe: Cara, il cane vuole uscire a passeggio.
Tale desiderio spiegherebbe tutti i comportamenti manifestati e anche
i futuri, come per esempio l'eccitazione e la corsa verso la porta
quando il padrone si alza con il guinzaglio in mano, nonch il
successivo agitare gioioso della coda (sempre se ammettiamo che il
cane sia in grado di provare gioia).
Restituire un'anima alla macchina.
Anche senza ricorrere alla descrizione del comportamentista fuori del
suo ambiente professionale, la semplice logica mina le basi della sua
tesi che gli animali non siano altro che macchine biologiche prive di
coscienza. Se messi alle strette, come nei convegni scientifici, i
comportamentisti dichiarano: Dal momento che non possiamo conoscere
direttamente l'esperienza soggettiva o le sensazioni di un altro
essere vivente, pi semplice partire dal presupposto che esso non ha
coscienza, sensazioni e cos via. I comportamentisti hanno scelto un
punto di vista molto specifico, basato su un metodo ragionativo che
inizia con il dubitare virtualmente di tutto per poi esaminare ci che
rimasto fuori quando tutti i dati sono stati spiegati. Cos il punto
di partenza del loro ragionamento sar che il comportamento del cane
deve mancare di coscienza e di programmazione intelligente fino a
prova contraria.
Vale la pena di notare che i comportamentisti non spingono questo
ragionamento fino all'estremo: non lo applicano cio agli esseri
umani. Se io decidessi di farlo, allora non potrei stabilire che tu
sei cosciente finch non me lo provi! Come potresti farlo? Come potrei
sapere, io, se sei effettivamente cosciente o non stai invece reagendo
in qualche complesso modo meccanico con reazioni automatiche e
programmate? Dopotutto, certi programmi di computer, e persino certi
sistemi di segreteria telefonica, ti danno l'impressione di dialogare.
E queste conversazioni non hanno niente da invidiare a certe

conversazioni da salotto sostenute con esseri umani che presumevo


coscienti. Ma i comportamentisti non spingono la loro incredulit fino
a tal segno. Al contrario, il loro punto di partenza un assunto
intoccabile: la convinzione che,
essendo loro esseri umani
e
coscienti,

logico ritenere che ogni altra creatura vivente


classificabile come essere umano allo stesso modo capace di
coscienza. La negazione della coscienza si applica solo agli animali
non umani.
Chiaramente il comportamentista potrebbe partire dall'estremo opposto.
E' altrettanto legittimo porre l'accettazione della coscienza come
posizione di partenza: cio, se gli umani sono coscienti, allora
logicamente tutti gli altri esseri vivi e reattivi devono essere
ritenuti altrettanto coscienti, a meno che non si possa provare il
contrario. Questo ragionamento ha senso quanto l'altro, ed entrambi
dovrebbero in ultima analisi essere in grado di rivelare la verit,
perlomeno nei settori in cui siano reperibili dati oggettivi.
Ora, quando dico che dovremmo partire da una presunzione di coscienza
e di previsione intelligente, non significa che dovremmo farlo alla
cieca. In questo caso va presa qualche cautela. Pensiamo innanzitutto
al Canone di Morgan, uno di quei principi quasi religiosi che si
apprendono in qualsiasi corso di psicologia o biologia dedicato al
comportamento animale. Il principio stato proposto per la prima
volta da C. Lloyd Morgan, psicologo britannico che, tra la fine
dell'Ottocento e gli anni Trenta del nostro secolo ha prodotto
numerosi testi fondamentali sulla psicologia animale. Morgan afferma:
In nessun caso possiamo interpretare un'azione come il risultato
dell'esercizio di una facolt psichica superiore se essa pu essere
interpretata come il risultato dell'esercizio di una facolt situata a
un livello pi basso della scala psicologica. I comportamentisti
hanno fatto propria questa idea, interpretandola nel modo seguente:
attribuire una coscienza agli animali non legittimo se il loro
comportamento spiegabile in qualche altro modo, in quanto la
coscienza sicuramente una facolt psichica superiore. In realt la
loro interpretazione sbagliata. A Morgan stava benissimo l'idea
della coscienza animale: ne porta persino degli esempi mutuandoli
direttamente dal comportamento del cane. Cos in "The Limits of Animal
Intelligence" descrive un cane che ritorna dalla passeggiata stanco
e affamato, entra in cucina e guarda desideroso chi sta ai
fornelli. A tale proposito Morgan dice: Per quanto mi riguarda non
sono disposto a mettere in dubbio che nell'occhio della mente abbia
un'idea pi o meno definita di un osso.
Il Canone di Morgan in realt si riferisce a situazioni nelle quali il
livello d'intelligenza attribuito a un comportamento animale va ben al
di l di quanto sia necessario per una spiegazione semplice e
ragionevole.
L'applicazione del Canone ci eviterebbe dunque di
presumere che se un cane smarrito da un giorno ritrova la via di casa
voglia dire che sa leggere una mappa, o che se un cane che riceve
normalmente il suo pasto alle sei e mezzo comincia sempre a dar segni
di fame e a girare per la cucina alle sei, ci presupponga che sa
leggere l'orologio.
Queste conclusioni tirano in ballo livelli
d'intelligenza che non sono affatto necessari per
spiegare
i
comportamenti.
L'applicazione corretta del Canone di Morgan avrebbe potuto prevenire
lo scivolone di Hans l'Intelligente. Il guaio in quel caso fu che la
prima serie di psicologi aveva concluso che il cavallo era in grado di
compiere calcoli a mente. Questa una capacit mentale superiore
negata a molti animali (compreso il sottoscritto, come si pu vedere
dal divario tra le cifre sul mio libretto degli assegni e l'estratto

conto della banca). Gli psicologi avrebbero dovuto prudentemente


chiedersi: Ha realmente bisogno di fare calcoli per fornire la
risposta esatta? Potrebbe svolgere lo stesso compito se si stesse
consciamente occupando di qualche altro aspetto della situazione?. La
risposta alle suddette domande avrebbe negato a Hans la capacit di
compiere un ragionamento aritmetico, ma gli avrebbe comunque concesso
la presenza della coscienza in altri comportamenti (come il fatto di
osservare le reazioni della gente mentre batteva con la zampa).
Con queste restrizioni in mente, vorrei avanzare una modesta proposta
di metodi alternativi per valutare il cervello dei cani e degli altri
animali. Potremmo partire dicendo che se attribuiamo coscienza e
intelligenza ad altri esseri umani non abbiamo il diritto, in assenza
di ulteriori dati, di negare le stesse cose agli animali, soprattutto
a quelli superiori come i cani. Questi animali sono forniti di un
sistema nervoso che ha la stessa conformazione generale e opera
secondo gli stessi principi fisiologici di quelli degli esseri umani.
Per i fisiologi esistono somiglianze strutturali considerevoli nel
sistema nervoso di tutti i mammiferi, a partire dall'organizzazione
complessiva
dell'encefalo
fino
alla
chimica
delle
sostanze
trasmettitrici e alle reazioni elettriche che portano le informazioni
al e dal cervello. Ci spiega, ovviamente, perch gli animali vengano
usati negli studi comportamentali e perch gli psicologi possano
avvalersi delle osservazioni compiute su un umile ratto per prevedere
il comportamento dei bambini a scuola.
Sono disposto ad ammettere che non sempre facile determinare se
coscienza e programmazione intelligente giochino qualche ruolo in un
dato
comportamento,
quando
le
uniche informazioni provengono
dall'osservazione diretta del comportamento. Probabilmente vero che,
per la maggior parte dei comportamenti, si pu discutere pro o contro
la
coscienza
senza entrare in conflitto diretto con i fatti
oggettivamente osservati. Dove ci porta tutto ci? Be', un chiaro
caso in cui l'osservazione scientifica e gli esperimenti psicologici
possono aiutare a chiarire la situazione. Queste fonti d'informazione
sono in grado di mostrarci se il comportamento dei cani e di altri
animali obiettivamente simile al comportamento degli esseri umani
che,
per
esperienza,
sappiamo
essere
accompagnato
dalla
consapevolezza. Se osserviamo una situazione in cui negli esseri umani
ha luogo un ragionamento conscio e notiamo che i cani reagiscono
praticamente nello stesso modo e sono influenzati dagli stessi
fattori, proporrei di accettare come ipotesi plausibile che il cane
sia dotato di coscienza e ragionamento intelligente. Se mettendoci (in
senso
figurato) al posto del cane riusciamo a prevederne con
precisione i comportamenti utilizzando il nostro ragionamento e la
nostra coscienza, direi che questa un'ulteriore dimostrazione di
come la coscienza e l'analisi intelligente svolgano un ruolo nel
comportamento del cane.
In ultima analisi, temo che non si possa dare una risposta definitiva
alla questione se la coscienza, la capacit di previsione, il
ragionamento, l'immaginazione e la programmazione razionale esistano
in specie diverse dalla nostra. Per di pi negli animali, tra i quali
non possibile il linguaggio difficile persino capire quale
elemento sarebbe sufficiente per provare o meno l'esistenza della
coscienza e di tutti i suoi attributi. Chiaramente, in situazioni in
cui le prove oggettive non possono dirimere la questione,
le
conclusioni devono essere fondate su una qualche forma di valutazione
logica e filosofica della situazione. Bisogna dunque affidarsi alle
inclinazioni filosofiche del singolo scienziato e dell'individuo
finch qualcuno pi intelligente dell'attuale generazione trovi i dati

che risolveranno il problema senza ambiguit.


Ho lavorato a questo capitolo durante una primavera molto grigia e
piovosa, e il giorno in cui ho finito era trascorsa quasi una
settimana senza un po' di sole degno di questo nome. Quel particolare
pomeriggio per sembrava che le nuvole si aprissero, e un fiotto di
sole irruppe dalla finestra formando una grande macchia dorata sul
parquet. Finito il lavoro, mi stavo avviando in cucina per prendere
una tazza di caff quando notai Wiz, il mio cavalier king charles
spaniel, ritto al centro del cerchio di luce. Guardava su verso la
finestra e poi gi verso il pavimento come se stesse meditando
qualcosa, poi si gir e corse fuori dalla stanza. Nel giro di qualche
secondo riapparve trascinando un grande asciugamano di spugna che
aveva preso in bagno. Lo mise al centro della macchia luminosa, lo
guard, quindi ne sprimacci un lembo arricciato con le zampe
anteriori. Dopo aver sistemato l'asciugamano secondo i suoi gusti, gli
gir intorno e si sdrai sulla sua nuova cuccia per schiacciare un
pisolino nel caldo sole pomeridiano. Se l'avesse fatto mio figlio,
avrei detto che avendo sentito il calore del sole gli era venuta
l'idea di farci un sonnellino. Poi, ricordando l'asciugamano in bagno,
era andato a prenderlo per stare pi comodo. Tutto ci richiede
intelligenza, coscienza e programmazione. Il mio cane Wiz le possiede?
Per me pi semplice riconoscere che il suo comportamento in questo
frangente era simile al comportamento cosciente di un essere umano di
fronte alla stessa situazione. In assenza di prove contrarie presumer
di avere a che fare con un comportamento conscio e intelligente anche
nel mio cane.

5.
LA NATURA DELL'INTELLIGENZA DEL CANE.
"Il mio cane pu abbaiare come un parlamentare, andarti a prendere le
cose come un galoppino, implorare come un addetto stampa e fare
orecchie da mercante come una centralinista quando squilla
il
telefono."
GERALD SOLOMON, PARLAMENTARE.
Cosa intendiamo esattamente per intelligenza dei cani? Come per
molte domande, la risposta sembra ovvia finch non ci si fa mente
locale.
Nel
linguaggio
quotidiano,
tutti
usiamo
la parola
intelligente e i suoi sinonimi sveglio, in gamba, brillante,
saggio, perspicace, eccetera. Usiamo anche i contrari stupido,
ottuso, tardo, scervellato, lento, idiota e altri per
descrivere individui e azioni particolari. Tuttavia la maggior parte
della gente,
se le si chiede di precisare cosa intenda
per
intelligenza,
sembra
non
avere
un'idea chiara sull'effettivo
significato concettuale. Quali sono i limiti dell'intelligenza? Com'
strutturata? Come facciamo a riconoscere la differenza tra un atto

guidato dall'intelligenza e uno che non lo ? Queste sono le domande


imbarazzanti cui bisogna trovare una risposta. Se incalzata, la
maggior parte della gente si aggrapper a frasi come: E' difficile
definirla, ma si riconosce quando si vede. Il che tradotto significa:
Non lo so, lasciami in pace.
In realt neppure gli psicologi hanno fatto di meglio. Nel 1926 il
Journal of Educational Psychology chiese a un certo numero di
importanti studiosi e psicologi di definire l'intelligenza. Anche se i
singoli interpellati fornirono qualche pezza d'appoggio teorica e
qualche giustificazione logica del perch la loro definizione fosse
significativa e logica, il gruppo nel complesso non fu capace di
trovare un accordo. Pi di cinquant'anni dopo, nel 1983, gli psicologi
Robert J. Sternberg della Yale University e Douglas K. Detterman della
Case Western Reserve University ci riprovarono. Sollecitarono le
opinioni di ventitr studiosi dell'intelligenza in tutto il mondo e le
riunirono insieme alle proprie in un libro intitolato "What Is
Intelligence?". C'era ancora una buona dose di disaccordo su cosa
fosse l'intelligenza e su come fosse organizzata, ma qualche progresso
era stato compiuto nel mezzo secolo trascorso dal primo tentativo.
Determinati
principi
e
interpretazioni
della
struttura
dell'intelligenza erano comuni a parecchi ricercatori, suggerendo che,
anche se la soluzione era ancora lontana, si erano fatti dei decisivi
passi in avanti.
Intelligenza generale e specifica.
Quando consideriamo ci che noto e ci che si congettura sulla
natura dell'intelligenza umana, troviamo parecchie idee che ci aiutano
a capire anche la natura dell'intelligenza canina. Un concetto
importante riguarda l'estensione dell'intelligenza. La gente in genere
crede che quando le persone sono intelligenti lo dimostrino in ogni
loro atto. Di ci mi resi conto durante un incontro con il premio
Nobel per la fisiologia e medicina David Hubel. Il suo campo
professionale riguarda fattori neurologici che ci permettono di
elaborare le informazioni visive trasmesse dall'occhio. Hubel un
ricercatore brillante, un esperto di fisiologia del cervello e del
sistema nervoso con un elevato grado di competenza nella misurazione
elettrica e chimica dei livelli di attivit neurale. Una sera, un paio
d'anni dopo l'assegnazione del premio, venne a visitare l'universit.
Si cenava insieme chiacchierando, quando cominci a raccontare come il
Nobel avesse cambiato la sua vita. Dopo averlo vinto (il che per la
maggior parte della gente costituisce una prova che il vincitore
decisamente intelligente) si era improvvisamente trovato alle prese
con persone che lo ritenevano esperto praticamente in tutto. Mi fanno
domande sulla letteratura, sulla musica, su come crescere i figli
sullo stato dell'ambiente, su come scongiurare la diminuzione della
riserva ittica nell'Atlantico; mi chiedono la soluzione ai problemi
politici mondiali, e ai conflitti religiosi. Si aspettano che abbia
un'opinione immediata e autorevole su tutti questi argomenti. Sembrano
ritenere che i Nobel siano "davvero intelligenti" e che debbano per
forza avere soluzioni e opinioni intelligenti su tutto. Sorseggi il
vino, fece un mezzo sorriso, e continu: Grazie al cielo, almeno non
si aspettano che sappia cantare e ballare!.
Questa opinione comune dell'intelligenza come capacit a tutto campo,
applicabile a ogni settore del comportamento, in effetti trova
sostenitori anche tra gli psicologi. Il pi importante di tutti fu il
britannico Charles E. Spearman, che nel 1904 pubblic un articolo dal
titolo General Intelligence Objectively Determined and Measured nel

quale osservava che sembra esistere un fattore generale d'intelligenza


(lo chiamava "g") applicabile a qualsiasi cosa un individuo faccia. Le
sue conclusioni si basavano su dati riguardanti la relazione tra vari
test di capacit mentali specifiche. Immaginiamo che una persona si
sottoponga a una dozzina di test. Se ognuno misura una capacit
mentale indipendente e separata, allora il punteggio che la persona
totalizza in ogni singolo test non sar correlato agli altri punteggi.
Perci uno pu riuscire bene nel test di aritmetica e maluccio in
quello di lessico. Una possibilit alternativa che qualche aspetto
dell'intelligenza o qualche serie di attitudini
mentali
siano
utilizzabili
in tutte le circostanze.
Questo fattore generale
d'intelligenza si applicherebbe a tutto e significherebbe che chi
riesce bene in un test probabile che raggiunga punteggi alti in ogni
altro test.
Una volta raccolti i dati su questo argomento, Spearman trov qualcosa
di intermedio tra le due possibilit. I punteggi destinati a misurare
capacit intellettuali specifiche e, si supponeva, non correlate si
dimostrarono moderatamente collegati tra di loro ossia, una persona
che riportava un punteggio superiore alla media nel test aritmetico
era probabile che lo raggiungesse anche nel test di lettura, di
memoria, e cos via. Spearman dedusse che i punteggi erano collegati
poich il fattore "g" li influenzava tutti. Tuttavia, siccome la
relazione tra i punteggi era solo di moderata entit
dovette
modificare in parte la sua convinzione iniziale, ammettendo che
l'intelligenza generale non era la sola parte in causa. Il fatto che
il risultato di un test non fosse perfettamente prevedibile in base a
un altro (vale a dire che alcuni, per esempio, riuscivano meglio nei
compiti riguardanti le parole che in quelli sui rapporti geometrici)
significava che in ogni singolo punteggio giocava un ruolo anche una
serie di capacit specifiche (che lui defin "s").
L'idea che le capacit specifiche cos come quelle generali concorrano
all'intelligenza aiuta a spiegare la mancanza di coerenza che la gente
dimostra nelle sue attitudini mentali.
Per esempio,
Napoleone
Bonaparte era senza il minimo dubbio un formidabile stratega militare.
Dimostrava anche qualche barlume di intelligenza generale, in quanto
possedeva la capacit verbale e intellettuale di attrarre le masse.
Inoltre parecchie delle sue riforme politiche, giuridiche ed educative
sono tuttora in uso. Eppure, Napoleone trad particolari carenze in
alcuni
campi.
Per
esempio,
si
dimostr decisamente stupido
nell'ordinare la disastrosa invasione della Russia che alla fine
determin il crollo del suo regime. Oppure consideriamo Albert
Einstein, premio Nobel per la fisica, le cui scoperte includono la
teoria della relativit e l'effetto fotoelettrico. Una prova della sua
intelligenza generale si ricava dal fatto che Einstein era brillante
anche con le parole, come dimostrano i suoi molteplici scritti
filosofici, nonch dotato di talento musicale quando suonava il
violoncello. Il suo tallone d'Achille era l'aritmetica elementare. La
sua capacit di addizionare e sottrarre era cos scarsa che le matrici
del suo libretto degli assegni non andavano mai d'accordo con
l'estratto conto della banca.
In tali individui coesistono zone di bassa e alta intelligenza.
Conosciamo tutti l'aneddoto del brillante giocatore di scacchi che a
scuola se l'era cavata per il rotto della cuffia e nelle conversazioni
quotidiane sembrava sperso. Abbiamo sentito la storia del grande
fisico teorico che non sa come aggiustare una valvola guasta,
dell'eminentissimo chimico ricercatore che non riesce a seguire una
semplice ricetta per cuocere una torta, del famoso generale che non sa
mantenere la disciplina tra i suoi figli, dell'illustre psicanalista

che non ha idea di cosa fare quando il suo matrimonio comincia a


vacillare. In tutti costoro coesiste la tendenza ad agire in maniera
intelligente e in maniera stupida.
La stessa cosa vale per i cani. Alcuni sembrano generalmente svegli e
capaci di apprendere pressoch tutto (dimostrando un alto "g", o
intelligenza generale), mentre altri mostrano capacit limitate e
settoriali. Le razze da caccia, come il setter o il pointer, puntano o
marcano la preda praticamente senza addestramento, mentre possono non
imparare mai a radunare il bestiame nonostante
l'addestramento
ricevuto. D'altra parte, gli shetland e i collie sembrano possedere
un'innata capacit di riunire il bestiame, ma non riescono a imparare
a puntare o a marcare la preda. Questi alti e bassi di capacit
riflettono differenze nelle abilit specifiche ("s").
Intelligenze multiple.
Il fatto che le persone abbiano capacit cos variabili ha convinto
alcuni
ricercatori
che
si
dovrebbe
seriamente
guardare
all'intelligenza come a un insieme di abilit mentali primarie,
ciascuna delle quali considerabile come una facolt a s stante o una
dimensione separata dell'intelligenza. Lo psicologo Howard Gardner di
Harvard definisce tali abilit intelligenze multiple.
Secondo
Gardner un'intelligenza una capacit di
risolvere
problemi,
costruire oggetti o produrre comportamenti logici in particolari
situazioni ambientali. Queste ultime comprendono situazioni culturali
e sociali, ma anche fisiche, geografiche e climatiche. Per Gardner
esistono sette intelligenze
fondamentali:
linguistica,
logicomatematica, spaziale musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale e
intrapersonale.
Sebbene la teoria di Gardner fosse intesa per
descrivere l'intelligenza degli esseri umani, essa comprende alcune
specifiche abilit che il cane sembra possedere, cos come altre pi
discutibili.
Partiamo
dalle
dimensioni
chiaramente a livello cane delle
intelligenze di Gardner. La prima l'"intelligenza spaziale". E'
caratterizzata
dalla
capacit
di
avere in testa un modello
dell'organizzazione del mondo circostante: dove sono posti
gli
oggetti, la distanza relativa tra due punti, e cos via. Un cane che
ricordi dove si trova il suo giocattolo preferito, dove conservate il
guinzaglio
o
dov' la sua cuccia,
manifesta questo tipo di
intelligenza.
Uno dei miei cani, un cairn terrier di nome Feldspar, aveva una buona
intelligenza spaziale. Se gli chiedevo dove si trovassero i miei
figli, correva immediatamente nel punto in cui aveva visti l'ultima
volta e si metteva ad abbaiare furiosamente. Quando erano molto
piccoli, giocavamo spesso a nascondino e di solito ero io a stare
sotto. Crescendo, affinarono le loro doti e inventarono posti sempre
pi sofisticati dove nascondersi. Vilmente, ordinavo a Feldspar di
stare con chiunque di loro si dimostrasse pi difficile da trovare in
un dato giorno. Per esempio dicevo: Guarda Ben, e il cane gli si
metteva alle costole. Al momento di cercarlo, richiamavo Feldspar e
gli chiedevo: Dov' Ben?. Il cane correva al nascondiglio e abbaiava
(di solito suscitando urla tipo Feldspar vattene! seguite da
lamentele come Pap, stai barando!). Che il cane basasse le sue
reazioni sulla memoria spaziale (piuttosto che sulla semplice ricerca
fino al ritrovamento del bambino) divenne palese quando mia figlia
Rebecca impar spiazzare padre e cane. Si nascondeva e aspettava
finch non richiamavo Feldspar, al che cambiava nascondiglio. Il cane

rispondeva in base a dove l'aveva vista l'ultima volta. Cos Feldspar


sarebbe tornato all'armadio dove la ragazzina si era inizialmente
rinchiusa, abbaiando per indicarlo, mentre lei magari si era nascosta
nel bagno. Eppure era ancora abbastanza facile da trovare, dato che si
udiva chiaramente il suo ridacchiare per come le era riuscito il
trucco.
La
seconda
dimensione
di
Gardner
attribuibile
ai
cani
l'"intelligenza corporeo-cinestetica", che corrisponde alla capacit
di muovere e coordinare abilmente il corpo, come richiesto per
dattilografare, ballare e fare sport. Mostrano questa forma di
intelligenza i cani che hanno imparato a saltare in alto o stare in
equilibrio sulla trave o a salire la scala a pioli. Certi aspetti
delle gare di ubbidienza e dei test di agilit misurano questo tipo di
intelligenza. In Canada esiste persino una gara di freestyle musicale,
l'equivalente canino del freestyle nel pattinaggio artistico, eccetto
che non affrontata da un singolo individuo pi un cane ma pu
coinvolgere anche squadre di quattro-sei persone con un numero
corrispondente di animali. La gara contempla un esercizio obbligatorio
con la musica. Quando riesce bene, sembra che cani e conduttori stiano
danzando insieme in un fluire ordinato. A volte il cane deve passare
dentro e fuori fra le gambe del conduttore, balzare tra le braccia
protese, compiere un cerchio e tornare dal suo partner, e muoversi in
sincronia con i compagni per tutta la pista. Per molti versi si tratta
delle stesse doti corporeo-cinestetiche richieste ai danzatori.
Un altro gruppo di abilit di cui il cane sembra in possesso
l'"intelligenza intrapersonale". Ci significa autocognizione, ossia
conoscere le proprie capacit e i propri limiti. Rivela questo tipo di
intelligenza un cane che esiti o rifiuti di saltare una barriera o un
fosso ritenuti troppo alti o larghi. L'intelligenza intrapersonale
importantissima, dal momento che il cane deve probabilmente usare un
processo conscio, o forse anche immaginazione, per esprimerla. Cos il
cane considera l'altezza del salto, la valuta alla luce delle sue
capacit, forse immagina quanto alto pu saltare, e cos via.
Naturalmente esistono altri modi per spiegare le azioni del cane in
queste circostanze: le verificheremo tra un attimo.
L'altro tipo di intelligenza dei cani dimostrata dal loro essere
creature sociali. Questa l'"intelligenza interpersonale",
che
comprende tendenze sociali come la capacit di accompagnarsi ad altri
o di assumere il comando e altri ruoli. Di sicuro, i cani selvatici
sanno chi comanda e rispondono appropriatamente al capobranco. I cani,
inoltre, rispondono con appositi segnali sociali agli esseri umani e
agli altri cani (come quando il vostro cane vi guarda di sotto in su e
agita la coda nella speranza che gli diate qualcosa da mangiare): sono
entrambe manifestazioni di questo tipo di intelligenza. L'intelligenza
interpersonale si rivela anche quando un cane inizia a socializzare
con altri cani o tenta di comunicare i propri bisogni a un uomo. Essa
, in altre parole, il fondamento della comunicazione: se uno non
riconosce che esistono altri individui e che il loro comportamento pu
influire direttamente su di lui, allora non ha alcun bisogno di
allacciare una comunicazione.
Verrebbe da chiedersi: perch la
competenza e la sensibilit sociali vengono gettate nel miscuglio di
abilit che chiamiamo "intelligenza"? La risposta ci riconduce alla
questione della coscienza. L'anello di congiunzione che, come hanno
inferito psicologi come Nicholas Humphrey, la coscienza e forse gran
parte dell'intelligenza superiore si sono evolute in primo luogo per
permettere agli animali di affrontare situazioni sociali. Avere a che
fare con individui della propria specie prevedere le loro azioni,
comprendere i loro motivi o i loro scopi, trovare un compagno adatto,

controllare il comportamento della prole sono secondo Humphrey le cose


pi complicate che un animale dovr mai affrontare. Non sorprende
quindi che il cervello debba sviluppare un gran numero di capacit per
affrontare queste sfide.
Prendiamo un animale che abbia tutto ci che desidera al mondo. Ha
arti per spostarsi, la capacit di afferrare e muovere oggetti, validi
sistemi sensoriali per ricevere stimoli e informazioni dall'ambiente,
oltre a qualche forma di elaborazione delle informazioni e delle
decisioni nel cervello. Ci che manca, tuttavia, l'occhio interiore
della coscienza. Paragoniamo questa creatura a un'altra identica sotto
ogni aspetto con in pi la coscienza, quell'occhio interno che le
permette di scandagliare gli stati della propria mente. A livello
puramente comportamentale, le due creature possono nel complesso
apparire indistinguibili. Entrambe possono sembrare molto intelligenti
e manifestare comportamenti emozionali, compresi quelli che noi
chiamiamo desiderio, umore o passione. La differenza che
nell'animale inconsapevole i comportamenti sembrano limitarsi ad
accadere, innescati da una sorta di pilota automatico psicologico,
mentre nell'animale conscio le attivit intelligenti sono accompagnate
da una certa consapevolezza dei relativi processi di pensiero. In
particolare,
nell'animale
conscio
la
stimolazione
visiva

accompagnata da una percezione conscia e le emozioni da un sentire


conscio. In tal caso l'occhio interno della coscienza sorveglia queste
attivit e di fatto legge la mente dell'individuo. Da ci l'animale
conscio ricava una nozione di se stesso. Tale autocoscienza rende
anche pi facile dare un senso alle azioni degli altri individui.
L'animale conscio riesce a immaginare cosa potrebbero sentire gli
altri o come potrebbero reagire a una determinata situazione, e
ottiene ci elaborando ipotesi realistiche sulla vita interiore degli
altri, basandosi sulla propria autocoscienza e immaginandosi come
reagirebbe in una situazione analoga. In sostanza, la coscienza del
proprio stato gli ha fornito la capacit pratica di leggere la mente
altrui. Nel migliore dei casi ci potrebbe aprire la porta a reazioni
positive, come la simpatia, la compassione e la fiducia, ma anche al
tradimento, all'inganno e alla falsit. Secondo questa teoria, quindi,
essere un animale sociale efficiente richiede sia intelligenza che
coscienza. Se tale teoria vera, possiamo perdipi aggiungere a mo'
di
corollario
che la pura e semplice esistenza di complesse
interazioni sociali dovrebbe costituire la prova che un animale
possiede sia coscienza che intelligenza.
Mentre
le
dimensioni
dell'intelligenza
finora descritte sono
abbastanza ovvie nei cani, altre sono pi discutibili. La prima
l'intelligenza musicale. Questa serie di capacit potrebbe essere
attribuita ai cani se esistesse la prova che sono in grado di
apprezzare almeno certi aspetti della musica, come per esempio
l'armonia. Osservando le gare di freestyle sopra descritte, dove cani
e conduttori si muovono o danzano al ritmo della musica, non ho mai
scorto una prova che i cani tengano effettivamente il tempo della
musica. Sanno muoversi con i loro conduttori adattando i movimenti a
quelli dell'uomo, ma non sviluppano autonomamente alcuna reazione
ritmica.
Perci
l'illusione della danza deriva dalla reazione
dell'essere umano al tema musicale.
Certi aneddoti tentano di convincerci che i cani siano davvero in
grado di reagire alla musica. Mi sono sentito dire cose come: Al mio
cane piace tanto la musica da camera di Mozart, e anche la musica
classica in generale. Quando l'ascolto, entra nella stanza e si sdraia
accanto agli altoparlanti. Se passo al rock tende invece a lasciare la
stanza. Ovviamente si stenta a capire se un tale comportamento

rifletta apprezzamento per la musica, o se invece certi suoni


amplificati
elettronicamente
risultino
spiacevoli
ai
timpani
dell'animale.
Mi stato spesso raccontato di cani che cantano. Un certo basset
hound, mi dicono, si mette a ululare quando la sua famiglia umana si
raduna intorno al piano per intonare canti di Natale. Apparentemente,
il cane ulula solo quando i padroni cantano all'unisono e la smette
quando smettono loro. Dovremmo ritenere che questo cane faccia
musica e pertanto sia dotato di intelligenza musicale? Non ho prove
per scartare tale possibilit;
tuttavia,
basandomi
su
altre
considerazioni mi sembra improbabile. Sappiamo che i cani selvatici e
i lupi si uniscono in coro per ululare o guaire. Si ritiene che questa
sia una forma di comunicazione; vocalizzazioni canine per dire sono
qui o facciamo parte dello stesso branco, piuttosto che tentativi
musicali.
D'altra parte,
quando ero
adolescente
cercavo
di
accompagnare il mio canto con un ukulele, Tippi, il mio incrocio tra
un beagle e un fox terrier, era solito ululare disperatamente come
attaccavo a esercitarmi. Sebbene ci non riflettesse necessariamente
un punto di vista musicologico da parte sua, tutti gli altri membri
della mia famiglia erano convinti che Tippi fosse un valido critico
musicale!
Il successivo aspetto da considerare l'"intelligenza
logicomatematica. Nell'uomo la capacit di risolvere problemi, usare
tecniche matematiche, trovare soluzioni scientifiche e cos via. In
ogni caso, tale aspetto dell'intelligenza deve essere modificato,
chiarito, in qualche modo delimitato, prima che abbia qualche senso
applicarlo in ambito canino. Detta in soldoni, i cani non producono
scienza.
Non risolvono problemi
algebrici,
n
si
impegnano
nell'astrazione di complessi principi e regole generali per spiegare
il funzionamento del mondo naturale. Ci pone senza dubbio un limite
alla loro intelligenza in questo campo.
Tuttavia non dovremmo tagliare fuori il cane quando si parla di questa
serie di capacit. Esso sicuramente in grado di risolvere problemi e
applicare strategie razionali a situazioni nuove. Ma quando si tratta
di considerare le relazioni che riguardano quantit o dimensioni, che
fanno parte del regno della matematica, di solito si afferma che i
cani mancano della facolt di pensare in questi termini. Per esempio
Samuel Johnson, scrittore inglese del diciottesimo secolo, critico e
compilatore del primo dizionario della lingua inglese, in un'occasione
nega che i cani possiedano delle attitudini in questo settore
dell'intelligenza. Avete mai osservato chiedeva Johnson che i cani
non hanno la capacit di fare confronti? Un cane prende un pezzo di
carne piccolo con la stessa prontezza con cui ne prende uno grande,
avendoli davanti entrambi.
Daniel Greenberg, direttore di Science and Government Report,
suggerisce un facile esperimento per smentire l'opinione di Johnson e
dimostrare come i cani sappiano operare paragoni logici in termini di
quantit. Prima di tutto, si preparano delle palle grandi e piccole di
carne trita (per cani grossi come i pastori tedeschi o i rottweiler,
le prime avranno le dimensioni di una palla da tennis, le seconde di
una palla da ping-pong; per i cani piccoli come gli yorkshire o gli
schnauzer nani, le dimensioni corrisponderanno rispettivamente a
quelle di una palla da golf e di una biglia). Mentre il cane guarda,
posate una polpetta grande e una piccola sul pavimento della cucina.
Scoprirete
che l'animale di solito manger quella pi vicina,
indipendentemente dalle dimensioni. Sebbene questa scelta sembri
indicare che non in grado di valutare e paragonare le grandezze, in
realt si tratta di semplice opportunismo, il quale riflette una

mentalit che onora il proverbio Meglio un uovo oggi che una gallina
domani: la polpetta pi vicina semplicemente pi facile da
raggiungere. D'altra parte, se si modifica la distanza tra il soggetto
e il boccone cosicch entrambe le palline siano ugualmente distanti da
lui, quasi invariabilmente sceglier per prima la pi grande. Ci
dimostra capacit di paragonare le quantit e di formulare un piano
d'azione basato su una valutazione matematica, per quanto primitiva.
Esistono altre occasioni in cui i cani sembrano esercitare un giudizio
quantitativo. Mi hanno raccontato l'episodio di due tizi che erano
andati a caccia di anatre assistiti da un golden retriever di nome
Buck. Nel pomeriggio, mentre i cacciatori stavano tornando al loro
furgone, si accorsero di avere dimenticato i berretti vicino al
nascondiglio. Il padrone di Buck gli aveva insegnato a riportare
qualsiasi oggetto gli venisse indicato, sicch invece di tornare sui
propri passi l'uomo sped Buck a riprendere i berretti. I due
copricapi, uno da baseball e l'altro da cowboy, si trovavano accanto.
Mentre il padrone lo osservava, il cane cerc sulle prime di afferrare
con i denti il cappello da cowboy e poi, insieme, quello da baseball.
Non riuscendoci, lasci andare il pi grosso e prese per primo il
berretto da baseball, ma ancora non riusciva a trattenerli entrambi
contemporaneamente. Mollato il berretto, si mise a studiare per
qualche istante i due oggetti. Alla fine, Buck prese il berretto da
baseball e lo lasci cadere dentro il cappello da cowboy. Quindi us
una zampa anteriore per comprimerlo all'interno. Infine afferr il
cappello grande usandolo a mo' di cesto e, scodinzolando tutto
allegro, riport gli oggetti ai due cacciatori.
Chiaramente il cane si era impegnato nella soluzione di un problema
logico; in sovrappi, tale soluzione aveva richiesto un giudizio
quantitativo e relazionale. Ricordiamo che il cane aveva infilato il
copricapo pi piccolo in quello pi grande, invece di tentare il
contrario,
dimostrando
di aver compiuto una valutazione delle
dimensioni.
I cani riescono ad andare addirittura oltre questo genere
di
valutazioni, a un punto tale che si potrebbe quasi dire che sanno
davvero contare. Un pomeriggio di primavera stavo partecipando a una
gara di ubbidienza a Vancouver Island, nella British Columbia. Per
quel giorno avevo finito e stavo passeggiando in un grande campo nelle
vicinanze in compagnia di uno degli altri concorrenti e del suo
adorabile labrador femmina di nome Poco. L'uomo aveva con s una sacca
piena di grossi riportini di gomma; mi spieg che li avrebbe usati per
dimostrarmi che la sua cagna sapeva contare.
Sa contare con una certa sicurezza fino a quattro, e fino a cinque
con qualche occasionale errore spieg. Le mostro come funziona.
Scelga un numero da uno a cinque.
Scelsi il tre. Mentre la cagna lo osservava, il suo padrone lanci tre
riportini nell'erba alta del campo, a distanze e in direzioni
differenti. Dopo che mi fui inginocchiato per verificare che gli
oggetti non fossero visibili al cane dal punto di partenza, il mio
compagno disse semplicemente: Poco, prendi,
senza alcun'altra
indicazione. Il labrador si diresse verso l'oggetto lanciato per
ultimo, lo raccolse e lo riport. Il suo padrone lo prese e poi
ripet: Poco, prendi. L'animale ripart in caccia dell'oggetto
successivo. Dopo esserselo fatto riportare, il padrone comand di
nuovo: Poco, prendi. Il cane ripart per il terzo e ultimo oggetto.
Ripresolo dalla bocca del cane, l'uomo ordin ancora: Poco, prendi.
A questo punto il cane si limit a guardarlo, abbai una volta, si
pose alla sua sinistra nella consueta posizione al piede e si sedette.
L'uomo si gir verso di me e disse: Poco sa di averli riportati tutti

e tre e che non ce ne sono pi. Tiene il conto a mano a mano. Quando
terminano i riportini me lo comunica con un'abbaiata da "Ci sono
tutti,
stupido" e poi si prepara a eseguire eventuali
altre
istruzioni.
Ripetemmo l'esercizio per quasi mezz'ora aumentando fino a cinque il
numero dei riportini, mentre io e un altro spettatore li lanciavamo e
spedivamo il cane a prenderli in una sorta di esperimento per scoprire
se qualcosa nel modo in cui erano lanciati o nei comandi influenzasse
il risultato. Una volta addirittura gettammo una serie di oggetti in
modo tale che il cane vedesse dov'erano atterrati ma il lanciatore ne
ignorasse il numero, non potendo cos fornire indizi involontari al
cane come era successo con Hans l'Intelligente. Nessuna di queste
variazioni parve cambiare la situazione, e il cane non sbagli mai,
neppure con cinque riportini.
Sebbene nessuno intenda inferire che i cani siano esseri matematici o
logici,
sarebbe giusto ammettere che essi
posseggano
qualche
inclinazione in tal senso. Nello specifico, la capacit di paragonare
quantit e di contare sono le basi della matematica, e la capacit di
risolvere problemi imprevisti dimostra logica e ragionamento.
L'ultima delle intelligenze di Gardner l'"intelligenza linguistica".
Qui Cartesio sembra rialzare la cresta. Ovviamente i cani non sanno
parlare e produrre un linguaggio, e quindi non sono certo in grado di
attingere alti livelli di espressione. Ma se un cane poeta rester una
fantasia, negare che abbiano capacit linguistiche sarebbe spingersi
troppo in l.
Per gli esseri umani l'argomento dell'intelligenza linguistica del
cane importante, poich noi ovviamente desideriamo comunicare con i
nostri animali; ed chiaramente importante anche per i cani poich
sono animali sociali e un'organizzazione, una struttura sociale non
pu esistere senza qualche forma di comunicazione. Quanto pi sono
complesse le strutture e le attivit sociali, tanto pi complesso il
linguaggio la comunicazione richiesti. In natura, i cani e i lupi
organizzano la caccia in gruppo, mantengono posizioni sociali nel
branco e distribuiscono i compiti, come la cura dei cuccioli gi
svezzati ma troppo giovani per cacciare. Tutto ci indica la presenza
di un sistema di comunicazione sufficientemente ricco. Dal punto di
vista filosofico, l'argomento del linguaggio animale stato il fulcro
delle diatribe sulla capacit degli animali non umani di pensare e
avere coscienza. Per tutti questi motivi mi sembra giusto dedicare pi
tempo all'intelligenza linguistica dei cani che agli altri aspetti
trattati nel presente capitolo.

6.
L'INTELLIGENZA LINGUISTICA DEL CANE.
"Nessuno come un cane
conversazione".
CHRISTOPHER MORLEY.

sa

apprezzare

la

straordinariet

della

tua

Il linguaggio una caratteristica che abbiamo sempre considerato


prettamente umana. Includendo la facolt linguistica tra gli elementi
necessari per stabilire se l'intelligenza sia presente in un animale,
Cartesio ha tagliato fuori tutti gli esseri viventi tranne l'uomo.
Tuttavia, gli anni Settanta del nostro secolo hanno assestato un colpo
letale alla convinzione cartesiana secondo cui le specie non umane non
posseggono il linguaggio. Gli psicologi Beatrix e Allen Gardner hanno
aperto la breccia ricorrendo a uno scimpanz. Sapevano che erano stati
operati numerosi tentativi per insegnare a parlare agli scimpanz
allevandoli come bambini,
con la solita quotidiana esposizione
intensiva al linguaggio umano. Sfortunatamente, il pi riuscito di
tali esperimenti aveva prodotto un vocabolario primitivo formato di
sole quattro parole. I Gardner ritenevano che i fallimenti precedenti
fossero dovuti al fatto che molti addestratori si aspettavano che gli
animali parlassero davvero. Poich la maggior parte dei primati (e
certamente i cani) mancano del controllo tipicamente umano della
lingua, delle labbra, del palato e delle corde vocali, non era da
escludere - pensavano i due studiosi - che essi non siano in grado di
usare il linguaggio parlato anche se hanno la capacit mentale di
padroneggiare altri aspetti della comunicazione.
Allo scopo di
scavalcare il problema della componente vocale dell'espressione, i
Gardner cominciarono a insegnare a uno scimpanz il linguaggio
americano dei segni (ASL) usato dai sordi. L'ASL impiega i segni con
le mani invece dei suoni vocali, e gli scimpanz imparano facilmente a
muovere le dita. Il primo esemplare dei Gardner, una scimpanz di nome
Washoe,
riusc
ad
apprendere
un ampio vocabolario di oltre
centocinquanta segni. Era in grado di formare semplici frasi, seguire
regole grammaticali di base e mettere insieme idee originali. Questa e
altre capacit suggerirono che la scimmia avesse sviluppato una
conoscenza linguistica equivalente a quella di un bambino di due anni
e mezzo o tre.
Altri ricercatori sono andati oltre. Usando simboli di plastica al
posto delle parole, David Premack riuscito a insegnare alla sua
scimpanz Sarah a leggere e scrivere con propriet. Sue SavageRumbaugh e i suoi colleghi dello Yerkes Laboratory hanno insegnato a
due scimpanz (Sheman e Austin) a scrivere con una speciale tastiera
sulla quale ogni tasto rappresentava una parola o il simbolo di una
parola. Dopo un po', la capacit linguistica degli scimpanz era
arrivata a un livello tale che i due potevano addirittura scambiarsi
dei messaggi scritti. Tali messaggi vertevano su argomenti di notevole
rilievo per loro. L'uno poteva, mediante la scrittura, chiedere
all'altro di scegliere l'attrezzo corretto per estrarre il cibo da
determinati
posti
in cui lo sperimentatore l'aveva racchiuso.
L'attrezzo giusto sarebbe stato passato all'animale pi vicino, ed
entrambi
avrebbero
poi
condiviso
il
bottino
ottenuto
in
collaborazione.
Non tutti gli psicologi concordano sul fatto che segni e segnali
prodotti da scimpanz, gorilla e altri primati siano effettivamente
linguaggio. Alcuni obiettano che manca della complessit del vero
linguaggio umano. A me sembra che la differenza sia di livello
piuttosto che di sostanza. Per la maggioranza degli antropologi, per

esempio, la capacit di un popolo primitivo di addizionare e sottrarre


costituirebbe la prova di una conoscenza matematica di base, anche se
un criterio pi severo di giudizio della capacit matematica come,
diciamo, la conoscenza della divisione e della moltiplicazione o
addirittura dell'algebra - lo escluderebbe. Molti comportamentisti che
vogliono negare il linguaggio alle scimmie sembrano aspettarsi da loro
la padronanza dell'equivalente linguistico del calcolo prima di
poterli portare ad esempio di linguaggio non umano.
A me sembra che il modo migliore per affrontare la questione del
linguaggio negli esseri non umani sia considerarlo negli stessi
termini del linguaggio di un bambino piccolo. Noi attribuiamo ai
bambini la capacit linguistica quando sanno solo qualche parola e
gesto, ma sono gi in grado di comunicare desideri e stati d'animo.
Infatti il "Webster's Tenth New Collegiate Dictionary", che registra
gli
usi pi frequenti dei termini,
riporta come parte della
definizione di linguaggio non solo suono udibile, articolato, con
un significato, prodotto dall'azione degli organi vocali, ma anche
mezzo sistematico di comunicare idee o sentimenti con l'uso di segni
convenzionali, suoni, gesti o simboli di significato noto, il che
sicuramente include la maggior parte del materiale qui discusso.
Recentemente ho sfogliato il MacArthur Communicative Development
Inventory, che contiene una scheda per testare la capacit di
linguaggio dei bambini intorno ai due anni. Washoe, lo scimpanz dei
Gardner, o Sarah, quello di Premack, avrebbero certamente ottenuto un
punteggio molto alto in base a questa scala. Se i punteggi alti, in
tale scala, indicano capacit linguistica nei bambini, sembra corretto
applicare un'interpretazione analoga quando si tratta di scimpanz.

Linguaggio recepito dal cane.


Va tutto bene se si parla di linguaggio nei primati non umani, ma che
dire del linguaggio nei cani? Qui dobbiamo fare una distinzione che
Cartesio sembra aver tralasciato: i livelli primari dello sviluppo del
linguaggio riguardano la sua comprensione piuttosto che la sua
produzione. La capacit di produrre suoni o segnali per comunicare con
gli altri viene dopo quella di comprendere il
linguaggio,
e
rappresenta un livello superiore nella graduatoria delle abilit
linguistiche.
La cosiddetta capacit dei cani di assimilare il linguaggio
piuttosto
buona,
come

evidente
quando
essi
rispondono
appropriatamente a messaggi parlati. Consideriamo per esempio il
seguente minidizionario compilato osservando i miei cani.
Ogni
messaggio presentato insieme alla descrizione delle azioni che
dimostrano che esso stato colto dall'animale. Ovviamente, alcuni
vocaboli e formule appartengono a un mio linguaggio personale. Inoltre
non tutti i miei cani rispondono a tutti i messaggi: dipende dal loro
livello di addestramento. Peraltro questo elenco incompleto comprende
solo parole che uso deliberatamente per ottenere risposte dai cani e
omette quelle che essi riescono a capire ma alle quali non chiedo
formalmente di rispondere.
"Abbraccio": il cane si solleva con le zampe sulle mie cosce per
permettermi di accarezzarlo senza chinarmi.
"Al piede": il cane cammina alla mia sinistra o torna a sedersi alla
mia sinistra.
"Alzati": il cane si alza in piedi.

"Andiamo": il cane mi segue, ma non necessariamente nella posizione al


piede alla mia sinistra.
"Apri la bocca": il cane apre la bocca affinch io possa pulirgli i
denti.
"Asciugare": il cane raggiunge il centro della cucina e aspetta di
essere asciugato dopo una passeggiata sotto la pioggia.
"Aspetta": il cane smette temporaneamente l'attivit in corso, ma
continua a fissarmi.
"Bravo cane": un'espressione di lode che di solito provoca uno
scodinzolio.
"Calma": il cane rallenta il passo o si arresta per diminuire la
tensione del guinzaglio.
"Cattivo": questo un termine di disapprovazione che di solito fa
rannicchiare il cane e lo fa uscire dalla stanza.
"Cerca": il cane segue l'odore indicato (parte di un esercizio di
cerca).
"Chi vuole fare una passeggiata?": il cane va verso la porta e
aspetta.
"Chi vuole fare un giro?": fuori, il cane corre verso il furgone e
aspetta di salire (se in casa, va verso la porta e attende).
"Chi vuole mangiare?": il cane corre in cucina e si piazza davanti
alla sua ciotola.
"Chi vuole un biscotto?": il cane corre verso un mobile di cucina, in
attesa di un biscotto per cani.
"Cuccia": il cane entra nella sua cuccia.
"Cuccioli": lo uso al posto dei singoli nomi quando sto parlando a pi
cani. Ognuno reagisce come se fosse il suo nome.
"Da me": un cane che trotterella in giro ritorna nei paraggi del mio
fianco sinistro, pressappoco nella posizione al piede.
"Dammi la zampa": il cane solleva la zampa pi vicina alla mia mano.
"Dammi un bacio": il cane mi lecca la faccia.
"Dentro": il cane passa attraverso una porta aperta o un cancello
nella direzione indicata da un gesto della mano.
"Dietro": usato solo in macchina, fa s che il cane si sposti dal
sedile anteriore al posteriore.
"Di fronte": il cane si mette in posizione davanti a me (fa parte
dell'addestramento all'ubbidienza).
"Dov' il bastone?": il cane va a prendere il bastone.
"Dov' Joannie?": il cane va dritto nella stanza in cui si trova mia
moglie.
"Dov' la palla?": il cane va a prendere la palla.
"E' ora di pulirsi gli occhi": lo uso solo per il mio spaniel. Piazza
la testa nella mia mano sinistra, e io compio il rituale di togliergli
lo sporco attorno agli occhi.
"Eretto": il cane prende una posizione al piede eretta (parte
dell'addestramento all'ubbidienza).
"Fermo l": di solito accompagnato da un cenno della mano, fa s che
il cane resti quieto in un'area determinata.
"Fuori": il cane esce dalla stanza o dalla cuccia.
"Gira": il cane mi gira intorno fino alla posizione al piede.
"Gi": il cane si sdraia.
"Gi dalle scale": il cane scende la rampa che si trova di fronte.
"Guardami": avverte il cane di tenere gli occhi su di me.
"Immobile": variante o rafforzamento di resta, viene usato durante
la tolettatura con il rastrello scioglinodi o qualche altro attrezzo.
Il cane si blocca e mantiene la posizione malgrado il momentaneo
disagio.
"Lascia": il cane allenta la pressione sull'oggetto che tiene in

bocca, in modo che io possa prenderglielo.


"Mollalo": il cane sputa qualsiasi cosa abbia in bocca.
"No": il cane si blocca interrompendo qualsiasi azione.
"[Nome del cane] ognuno dei miei cani conosce il proprio nome e a quel
suono gira la testa verso di me e aspetta ulteriori istruzioni.
"Okay": indica che un esercizio finito e che l'ultimo comando
stato dato. Il cane rompe le file e si avvicina per ricevere i
complimenti.
"Permesso": usato quando un cane mi blocca il passaggio, per esempio
quando steso di traverso davanti a una porta. Allora si alza e si fa
da parte, almeno finch non sono passato.
"Prendilo": il cane riporta un oggetto che si trova davanti a lui.
"Proteggi": il cane si mette tra me e qualsiasi persona nelle
vicinanze, abbaiando minacciosamente.
"Resta": il cane rimane nella posizione fino a nuovo ordine.
"Ring": il cane aspetta vicino al ring degli esercizi finch non lo
faccio entrare.
"Rotola": il cane si sdraia sul dorso per farsi grattare la pancia.
"Salta": il cane salta oltre l'oggetto o l'ostacolo indicato.
"Seduto": il cane si siede.
"Seduto dritto": il cane si siede sulle zampe posteriori con le
anteriori sollevate nella posizione tradizionale di richiesta.
"Su": il cane balza sopra la superficie indicata.
"Su il collare": il cane alza il muso per permettere di infilargli il
collare.
"Su per le scale": il cane sale le scale.
"Svelto": uso questa parola quando il cane un nuovo ospite in casa.
Una volta appresa, cercher il posto adatto per orinare o defecare.
"Tana": il cane va ad aspettarmi nel mio studio.
"Tira Su": il cane alza la testa per permettermi di raggiungere
l'anello sul collare.
"Trova il guanto": il cane riporta un guanto caduto, fuori vista
(parte di un esercizio ufficiale di ubbidienza).
"Trovalo: il cane trova un oggetto con il mio odore tra un gruppo di
oggetti (parte di un esercizio ufficiale di ubbidienza).
"Vai": il cane si allontana da me nella direzione indicata.
"Via": il cane si sposta dal luogo in cui si trova, ovunque sia.
"Via il collare": il cane abbassa la testa per permettere di sfilargli
il collare.
"Vicino": usato quando si cammina, fa s che il cane rimasto indietro
si avvicini.
"Vieni": il cane viene a sedersi davanti a me.
"Vuoi giocare?": il cane corre in circolo, abbaia e si acquatta
dimenandosi festoso.
"Zitto": il cane smette di abbaiare.
Questa lista di oltre sessanta comandi incompleta, come ho detto; ho
solo elencato le voci usate frequentemente, tralasciando quelle che
producono risposte non indotte dall'addestramento. La parola bagno,
per esempio, fa s che il mio cairn terrier vada a cercare un posto
dove nascondersi, mentre il mio cavalier king charles spaniel si
limita a raggiungere la porta del bagno in attesa dell'inevitabile.
Sono sicuro che rispondono anche ad altre parole, come lezione, ma
le reazioni sono meno prevedibili. J. Paul Scott, uno psicologo che ha
studiato approfonditamente i cani in qualit di direttore dell'Animal
Behavior Laboratory di Hamilton Station, Mount Desert Island, Maine,
ha ipotizzato che i cani possano imparare a distinguere pi di cento
parole pronunciate dall'uomo.

La capacit di assimilare il linguaggio dimostrata dai miei cani


comprende anche un certo numero di gesti o segnali (l'equivalente del
linguaggio dei segni). Molti di essi possono semplicemente sostituire
normali messaggi parlati,
mentre altri forniscono
informazioni
insostituibili per chiarire un comando vocale. Quindi esiste un
segnale della mano per vieni, due diversi per gi e due per
seduto (a seconda che il cane sia al mio fianco o a una certa
distanza), un segnale per al piede, come durante le passeggiate al
mio fianco sinistro, uno per resta e un altro per via. Ci sono due
segnali manuali separati per chiamare un cane nella posizione al
piede, a seconda che voglia che il cane giri dietro di me o meno. Ci
sono anche due segnali per alzati, a seconda che il cane sia in
movimento o seduto. Uso anche numerosi segnali direzionali: punto il
dito a destra o a sinistra per mostrare la direzione da prendere in un
salto; indico destra, sinistra o centro per far capire quale oggetto
deve essere riportato in risposta al comando prendilo; indico una
certa porta o un cancello o un'apertura per il comando dentro o
fuori; batto su una superficie per indicare dove desidero che vada
il cane in risposta a comando su; indico la direzione nella quale
voglio che corra dopo il comando vai. Un altro segnale indica dove
si trova l'odore che voglio fargli seguire dopo il comando cerca
un ulteriore segnale traccia una linea immaginaria che il cane non
deve varcare dopo il comando fermo l.
Bench mi sia concentrato solo su suoni e segnali volontari, anche
vero che i cani riconoscono il linguaggio del corpo (Per uno psicologo
il linguaggio del corpo si riferisce a come ci muoviamo e alle
posizioni che assumiamo, e persino alle espressioni facciali. Ci
varia con il mutare delle nostre emozioni, e anche a seconda delle
differenti situazioni sociali. I cani sono molto sensibili alle
sfumature del linguaggio corporeo. Se siete arrabbiati, anche se non
con lui, o state cercando di reprimere i vostri sentimenti, potreste
ritrovarvi con il cane che sgattaiola via con la coda tra le gambe
come se avesse fatto qualcosa di sbagliato. Tl cane sta semplicemente
reagendo ai vostri segnali inconsci.
Durante
le
lezioni
di
addestramento dei cani notiamo spesso che, se un conduttore o un
proprietario teso, sembra che il cane non lavori molto bene o non
impari molto: anche lui sembra teso e a disagio. Abbiamo un modo di
dire per esprimere questo fenomeno: La tensione corre lungo il
guinzaglio. Significa che il cane capta i segnali inconsci del
linguaggio corporeo del padrone e reagisce di conseguenza. Ovviamente
cercare di isolare tutti gli impercettibili segnali che il cane riceve
e a cui risponde sarebbe difficile. In generale, comunque, la sua
capacit di interpretare il linguaggio del corpo dovrebbe essere
riconosciuta
come
fatto
addizionale
della
sua
capacit di
comunicazione.
Linguaggio prodotto dal cane.
Tutti questi segnali e messaggi parlati costituiscono un linguaggio
con il quale trasmettere informazioni al cane. Tuttavia i cani sono
anche in grado di comunicare con noi e, come noi, lo fanno usando sia
vocalizzazioni, sia segnali, sia gesti. Alcuni segnali sono universali
per quasi tutti i cani e forse anche per i lupi, gli sciacalli e i
cani selvatici, mentre altri sono limitati a un singolo ambito
domestico (un po' come un dialetto locale). I segnali universali sono
stati raccolti in numerose opere; una quella compilata da Douglas
Kirk per un'associazione chiamata Animals for the Performing Arts,

partendo dall'idea che la gente di spettacolo che lavora con i cani,


usati di solito come attori per il cinema e la televisione, ha bisogno
di sapere ci che gli animali tentano di comunicare. Anche gli
psicologi hanno approfondito questo settore, scoprendo che i cani
comunicano su tre argomenti principali. Il primo riguarda il loro
stato emotivo. Il secondo, le relazioni sociali con tematiche su
dominanza, situazione sociale e territorio. Infine, i cani comunicano
per esprimere voglie e desideri. E' in quest'ultimo campo che essi
sono pi variabili e pi pronti a mostrare linguaggi o segnali
appresi.
- Vocalizzazioni.
Gli esseri umani hanno il difetto di non ascoltare attentamente i loro
cani, non riuscendo pertanto a distinguere bene il significato delle
loro emissioni sonore. L'orecchio umano cos insensibile alle voci
dei cani che non esiste nemmeno un accordo sul suono di base. Per gli
anglofoni, i cani fanno bauuau, vuff-uff o arf-arf; per gli spagnoli,
cau-cau (con la c gutturale alla tedesca); per gli olandesi, vaf-vaf;
per i francesi uoa-uoa; per i russi, gav-gav; per gli ebrei, hav-hav;
per i tedeschi, vau-vau; per i cechi, haff-haff; per i cinesi, uunguung.
Ma quando gli scienziati pongono attenzione ai suoni emessi dai cani,
riescono a identificare un certo numero di vocalizzazioni differenti
con diverse sfumature di significato. Vorrei elencarne alcune con una
traduzione approssimativa e qualche indicazione sul contesto in cui
vengono usate.
Esistono un paio di attributi principali da considerare. Il primo
l'altezza del suono. Nell'abbaio e in altre emissioni, i suoni gravi
indicano di solito minaccia, rabbia e possibile aggressione, mentre i
pi acuti sogliono significare paura, dolore o, se meno aspri, piacere
o festosit. Gli psicologi hanno isolato queste stesse caratteristiche
nel parlare umano. Quando gli uomini sono arrabbiati, l'altezza della
voce tende a diminuire; se hanno paura diventa stridula, acuta, e le
parole rimangono spezzettate. Le nostre voci assumono anche un tono
cantilenante, per esempio quando si parla a neonati e bambini. Janet
Werker, psicologa canadese, riuscita a dimostrare che la gente
riesce a capire se un individuo sta parlando con un adulto o con un
bambino, anche se le parole usate sono esattamente le stesse, solo dal
cambiamento di tono e dall'altezza della voce. Il secondo attributo
la frequenza del suono. Quelli ripetuti spesso a ritmo veloce indicano
un certo grado di eccitazione e urgenza. I suoni diradati o non
ripetuti indicano un livello inferiore di eccitazione o uno stato
d'animo passeggero. Anche la durata importante. I suoni acuti brevi
indicano spesso paura o dolore, mentre gli stessi ripetuti a ritmo pi
lento indicano allegria o pregustazione del piacere. In generale, i
suoni pi prolungati denotano intenzionalit, un comportamento che sta
per verificarsi, tipo il ringhio lungo e grave che precede l'attacco.
- Tipi di abbaio.
"Rapido, continuo, altezza media": Riuniamo il branco! C' un
problema in vista! Qualcuno entrato nel nostro territorio!.
"Continuo, ma un po' pi lento e basso": L'intruso [o il pericolo]
molto vicino. Pronti alla difesa!.
"Prolungato e incessante, con intervalli da moderato a lungo tra ogni
emissione": C' qualcuno, qui? Sono solo e ho bisogno di compagnia.
Questa la reazione pi frequente all'essere lasciato solo per un
lungo periodo.
"Uno o due netti, altezza media": Ciao a tutti!. E' il pi tipico

suono di saluto.
"Singolo, breve e netto, altezza medio-bassa": Fermo l!. Viene
lanciato spesso da una madre per disciplinare i cuccioli; ma pu anche
indicare fastidio in qualsiasi cane, per esempio quando lo si disturba
nel sonno o gli si tira il pelo durante la spazzolatura.
sfumature o minimi cambiamenti nella vocalizzazione possono indicare
significati alquanto diversi. Sono analoghi ai piccoli mutamenti di
inflessione della voce umana. La semplice frase E' pronto diventa la
domanda E' pronto? se la nostra inflessione sale alla fine della
frase invece di diminuire. Simili cambiamenti sono evidenti nelle
sequenze di abbai singoli o brevi:
"Singolo, netto, breve, altezza medio-alta": Cosa succede? oppure
Eh?. E' un suono di sorpresa, di trasalimento. Se viene ripetuto due
o tre volte, il suo significato cambia in Venite a vedere! per
avvertire di un avvenimento insolito. Questo stesso tipo di abbaio, ma
non altrettanto breve e netto, significa Vieni qui!. Molti cani lo
utilizzano davanti alla porta per chiedere di uscire. Diminuire
l'altezza fino a un tono medio pi rilassato significa Splendido! o
altre esclamazioni simili. Il mio cairn terrier, per fare un esempio,
il quale adora saltare, lancia questo singolo abbaio di gioia quando
gli faccio fare il salto in alto. Altri cani lo fanno quando si d
loro la ciotola del cibo.
"Guaito singolo o abbaio brevissimo e acuto": Ahia!. E' la reazione
a un dolore improvviso, inaspettato.
"Serie di guaiti": Mi fa male! o Sono spaventato a morte!. E' la
reazione a un dolore acuto o a una forte paura.
"Abbaio balbettante, altezza media": se un abbaio fosse scritto
vraff, questo tipo sarebbe ar-vraff. Significa Giochiamo!.
"Abbaio crescente": un po' difficile a descriversi, anche se una
volta sentito inconfondibile. Si tratta solitamente di una serie di
abbai ciascuno dei quali inizia a media altezza per
crescere
bruscamente in acutezza: quasi un abbaio-guaito, anche se non cos
alto. E' un suono giocoso, usato durante i giochi turbolenti; rivela
eccitazione e lo tradurremo con Mi sto divertendo come un matto!.
- Tipi di ringhio.
Il ringhio pu esistere da solo, oppure per aggiungere una nota di
minaccia all'abbaio.
"Ringhio sommesso, basso": Attento a te! o Sta' indietro!. Usato
come minaccia, di solito fa spostare chi lo ascolta lasciando pi
spazio al cane.
"Ringhio-abbaio, basso": un ringhio che si trasforma in abbaio.
Significa
Sono
arrabbiato
e pronto a combattere!.
Avverte
chiaramente che importunare il cane porter a un'aggressione.
"Ringhio-abbaio, medio-alto": Sono preoccupato [o spaventato] ma
intendo difendermi. E' la minaccia di un animale meno sicuro, ma che
molto probabilmente reagir se provocato.
"Ringhio ondulato": va da un'altezza medio-bassa a una medio-alta, con
l'aggiunta di un semi-abbaio nel momento in cui si fa pi acuto.
Significa Sono terrorizzato. Se ti avvicini posso combattere o
scappare.
E' il suono aggressivo/spaventato di un cane molto
insicuro.
"Ringhio rumoroso, con la dentatura coperta": Che bel gioco! Mi sto
divertendo!. Di solito fa parte di una sequenza gioco e pu essere
alternato a una serie di
abbai
balbettanti.
Indica
intensa
concentrazione, come durante il tiro alla fune o il gioco della lotta.
- Altre vocalizzazioni.

"Uggiolio sommesso": Mi fa male! o Ho paura. E' comune sentire


questo verso nello studio del veterinario quando il cane
sta
soffrendo, o quando un animale timido si trova in un posto sconosciuto
che gli ispira minaccia. E' la fotocopia sonora del piagnucolio dei
cuccioli infreddoliti, affamati o in difficolt.
"Uggiolio pi forte, pi prolungato": Per favore, dammi... o
Vorrei.... Un cane lo usa in genere quando attende il cibo o per
farsi mettere il guinzaglio, o quando cerca di attirar l'attenzione
del padrone, eccetera.
"Sospiri": questa vocalizzazione, invariabilmente accompagnata dallo
sdraiarsi con la testa sulle zampe anteriori, pu aver due significati
a seconda del contesto e di determinate espressioni facciali. Con gli
occhi mezzi chiusi, un segno di piacere che significa Sono contento
e adesso mi piazzo qui. Con gli occhi completamente aperti un segno
di disappunto allorch qualcosa di atteso non si realizzato, da
interpretare come Ci rinuncio!.
"Latrato": il suono caratteristico dei segugi durante la caccia.
Viene di solito interpretato come Seguimi!, Prendiamolo!, Diamoci
sotto!.
"Guaito-uggiolio": pi che altro una serie di uggiolii con un guaito
finale prolungato.
In genere significa Sono solo, Mi sento
abbandonato! o C' nessuno in giro?.
"Ululato": Sono qui!, Questo territorio mio!, Mi sono accorto
che ci sei!. Un animale sicuro di s spesso ulula per annunciare la
sua presenza o in risposta a un guaito-uggiolio di un altro cane. Alle
orecchie umane pi sonoro di un guaito-uggiolio, che viene spesso
descritto come triste.
"Squittio": suona grosso modo come un ar-ou-uou-uou... a brevi
intervalli. E' una manifestazione di piacere spontaneo ed entusiasmo
che significa Non sto nella pelle! oppure Andiamo!. Un cane di
solito fa cos quando sta per accadere qualcosa che gli piace da
matti.
"Ansito": Andiamo!. E un segno di eccitazione.
I cani riescono a imparare anche vocalizzazioni specifiche. Per
esempio,
l'abbaio con cui rispondono al comando parla suona
qualitativamente differente da uno spontaneo. Altrettanto si pu dire
dell'abbaiare dei cani poliziotto e da difesa. Ad alcuni si possono
persino insegnare suoni particolari per situazioni specifiche, dai
semplici abbai, squittii o ringhi,
a suoni pi complessi che
somigliano a jodel o a tentativi di discorso. Per esempio, la
psicologa Janet Werker ha un barboncino che durante il giorno resta
solo in casa. Ogni sera, quando rientrano i membri della famiglia, di
solito lo salutano con un tono allegro e cantilenante. Dopo un po' il
cane ha imparato un arl-rou imitativo che adesso usa spontaneamente
quando arrivano i padroni. Comunque questa vocalizzazione riservata
soltanto alla famiglia e mai a estranei.
Anche i cani usano il corpo per comunicare messaggi sociali ed
emotivi. La coda, gli occhi, le orecchie e la bocca, tutto ci parla, e
la postura complessiva del corpo aggiunge ulteriori informazioni atte
a modificare il messaggio trasmesso.
- Coda.
La posizione della coda un importante indicatore dello stato sociale
e psichico del cane. Ovviamente ci saranno alcune variazioni a seconda
della posizione naturale della coda: un west highland white terrier
terr la sua appendice a forma di carota pi alta di quella setosa e

ondeggiante di un golden retriever; la coda in posizione rilassata del


greyhound ancora pi bassa.
"Quasi orizzontale, tesa all'indietro ma non rigida": un segno di
attenzione. Si pu pi o meno tradurre con Qui sta per succedere
qualcosa che m'interessa.
"Perfettamente orizzontale, all'indietro": una posizione iniziale di
sfida quando il cane incontra un estraneo o un intruso. All'incirca
significa Vediamo di stabilire chi il capo qui.
"In alto a quarantacinque gradi": il tratto di un cane dominante o
che sta imponendo il suo dominio, e si traduce con: Qui il capo sono
io.
"In alto,
leggermente curva verso il dorso": Sono qualcuno.
Espressione dell'animale dominante e sicuro di s.
"Pi bassa della linea orizzontale, ma sempre a una certa distanza
dalle zampe": Sono rilassato!, Va tutto bene!.
"Bassa, vicina alle zampe posteriori": cambia significato a seconda
della postura del cane. Se le zampe sono dritte e la coda spazza
leggermente a destra e a sinistra, vuol dire Non mi sento molto bene
o Sono un pochino depresso. Se le zampe sono lievemente piegate
verso l'interno con una leggera curva del dorso verso il basso
significa Mi sento un po' insicuro, specialmente in una situazione
sconosciuta.
"Tra le zampe": Sono spaventato! oppure Non farmi del male!. E'
comune soprattutto in presenza di un cane o di una persona dominante,
e significa anche Accetto il mio ruolo di inferiorit nel branco e
non cerco di sfidarti.
Le informazioni fornite dalla posizione della coda sono condizionate
da parecchi fattori:
"Pelo ritto lungo la coda": segno di aggressivit. Pu modificare
qualsiasi significato della posizione della coda. Perci con la coda
perfettamente dritta significa Se vuoi, sono pronto a combattere,
mentre con la coda leggermente alta o sopra il dorso significa Non ho
paura di te e combatter per provarti che sono il capo.
"Coda fortemente arcuata e tenuta alta": caratteristica dei cani
somiglianti ai lupi, come i pastori tedeschi, ha pi o meno lo stesso
significato del pelo ritto sulla coda.
Precede una
possibile
aggressione.
Lo
scodinzolio
pu
manifestarsi
semplicemente come segno di
eccitazione, il cui grado viene indicato dal vigore e dalla velocit
del movimento. Nel giudicare l'eccitazione si deve badare alla
velocit indipendentemente dall'ampiezza del movimento. Un cane da
caccia con una coda folta e ondeggiante sembra muoverla di pi di
quanto non faccia un terrier con la sua carota (nel quale terrier
uno scodinzolio furioso sembra poco pi che un tremolio). Tuttavia in
entrambi i casi la rapidit significa semplicemente Sono eccitato.
Comunque l'ampiezza dell'ondeggiamento della coda di ogni singolo cane
fornisce altre informazioni.
"Scodinzolio leggero": Di solito un saluto, una specie di Ciao a
tutti. Viene spesso dedicato al padrone con il significato: Vedo che
mi stai guardando.
Ti piaccio,
vero?,
ed
una
risposta
all'attenzione sociale.
"Scodinzolio ampio": Mi piaci. Si manifesta sovente durante il gioco,
quando un cane finge di attaccare un altro, balzando, ringhiando e
abbaiando. Lo scodinzolio serve per assicurare che tutto per gioco.

In molti contesti significa anche Sono contento.


"Scodinzolio lento con coda a mezz'asta": durante l'allenamento, lo
interpreto come Sto cercando di capirti. Vorrei capire quello che
desideri, ma non riesco proprio a immaginarlo. Quando il cane
finalmente risolve il problema, di solito la velocit e l'ampiezza
dello scodinzolio aumentano considerevolmente.
Lo scodinzolio un gesto prettamente sociale. In un certo senso ha la
stessa funzione del sorriso umano. Gli esseri umani, pare, sfoggiano
la maggior parte dei loro sorrisi quando c' qualcuno che li guarda o
quando pensano a qualcosa o qualcuno di speciale. Lo scodinzolio dei
cani sembra avere le stesse propriet. Il cane scodinzola per una
persona o un altro cane. Pu scodinzolare a un gatto, a un cavallo, a
un topo. quando da solo non lo fa mai alle cose inanimate. Un cane
scodinzola per esprimere gratitudine quando gli presentiamo la ciotola
del cibo, ma se entra in cucina e trova la ciotola piena si avvicina e
mangia altrettanto allegramente senza muovere la coda, a parte qualche
eventuale tremito di eccitazione. Ci indica che lo scodinzolio
inteso come comunicazione, linguaggio. Cos come noi non parliamo ai
muri, i cani non scodinzolano alle cose che non siano chiaramente vive
e socialmente reattive.
Nella maggior parte delle razze la coda tende ad assottigliarsi verso
l'estremit, e in molte compare una caratteristica punta bianca.
Accade spesso anche nella volpe, nello sciacallo nel cane selvatico e
nel dingo. Alcuni biologi evoluzionisti hanno suggerito che lo scopo
di questa zona chiara sia rendere pi visibili i segnali fatti con la
coda. In alcuni lupi la coda caratterizzata da una punta scura, che
ovviamente ha la stessa funzione visiva. Va da s che i cani cui
stata mozzata la coda sono svantaggiati: l'assenza di questo mezzo
fondamentale di comunicazione pu diminuire la capacit di scambiare
informazioni con altri cani.
Passando all'estremit opposta, molti elementi suggeriscono che il
modo in cui il cane usa gli occhi, tiene le orecchie e muove la bocca
deputato a fornire informazioni e a modificare il comportamento
degli altri cani e degli esseri umani che interagiscono socialmente
con lui.
- Orecchie.
Come per la coda, le posizioni delle orecchie devono essere giudicate
a seconda della loro normale postura quando l'animale rilassato. I
cani con le orecchie mozzate o molto lunghe danno maggiori difficolt
d'interpretazione.
"Orecchie dritte o leggermente in avanti": Che cos'?. E' un segno
d'attenzione in reazione a un rumore o quando l'animale sta valutando
una situazione nuova. Accompagnate da testa leggermente inclinata e
bocca rilassata o appena aperta, il significato cambia in Questo
proprio interessante oppure Questo non lo capisco ed associato
all'osservazione di un evento insolito. Se invece sono accompagnate da
denti scoperti e naso arricciato, una minaccia da parte di un cane
sicuro di s.
"Orecchie schiacciate indietro contro la testa": Sono spaventato
oppure Ho intenzione di difendermi da un possibile attacco. Di
solito associato a una minaccia di qualche genere.
"Orecchie leggermente all'indietro": in un cane con le orecchie a
punta, come il pastore tedesco, in questa posizione le orecchie si
girano leggermente verso l'esterno. E' un atteggiamento sospettoso e
ambivalente: Non mi piace. Sono pronto a combattere o a scappare.

- Occhi.
Esistono due
dominanza.

segnali

oculari principali,

ed entrambi riguardano la

"Sguardo diretto negli occhi": Chi ti credi di essere? e Ti sfido


per avere il dominio. Di solito fa parte di un confronto sociale ed
il comportamento di un cane dominante.
"Occhi sfuggenti per evitare uno sguardo diretto": Accetto che il
capo sia tu e Non voglio guai. E' la reazione a una sfida da parte
di un cane pi sottomesso.
- Bocca.
Il cane, in questo caso, non pu produrre la
espressioni umane. Tuttavia ne esistono parecchie
importanza.

vasta gamma di
di fondamentale

"Bocca rilassata e leggermente aperta": la lingua pu essere appena


visibile o posata sui denti inferiori: l'equivalente del sorriso
umano. Significa Sono contento e rilassato.
"Sbadiglio": questo probabilmente il segnale pi equivocato. Gli
uomini lo interpretano in genere come segno di fatica, di noia; in
realt un segnale di stress, da tradurre con Sono teso, ansioso,
irritabile.
"Labbra incurvate a esporre alcuni denti, bocca quasi chiusa": il
primo segno di minaccia.
"Labbra incurvate a mostrare i denti pi grossi, qualche piega nella
zona sopra il naso, bocca parzialmente aperta": Se fai qualcosa che
io interpreti come una minaccia, potrei anche morderti. E' il secondo
stadio di minaccia del cane, ma pu anche indicare paura. Provocarlo
rischia di scatenare un'aggressione.
"Labbra incurvate a esporre non solo la dentatura ma anche le gengive
superiori, pieghe visibili sopra il naso": Sparisci!. Rappresenta lo
stadio pi elevato di minaccia, allorch un cane pronto a lanciare
un attacco violento. Se mai vi trovaste alle prese con questo
atteggiamento, non dovete girarvi e scappare di corsa: il livello di
rabbia cos alto che qualsiasi movimento scatenerebbe una reazione
di inseguimento e attacco. Invece, abbassate leggermente gli occhi
(posizione oculare di lieve sottomissione), aprite un pochino la bocca
(che
aggiunge
una
leggera
sfumatura
di
controminaccia)
e
indietreggiate lentamente.
In tutte le espressioni di minaccia, il ripiegamento delle labbra
provoca una certa apertura della bocca e l'impressione che l'angolo
della bocca sia stato spinto leggermente in avanti. L'espressione
viene modificata se l'angolo della bocca spinto indietro
o
leggermente
in basso,
il che indica una componente di paura
nell'atteggiamento aggressivo. L'animale pu scegliere comunque di
attaccare, o anche di scappare se affrontato con decisione. Quindi la
bocca tirata indietro modifica la minaccia dominante in qualcosa sul
tipo di Mi fai paura, ma combatter se costretto.
- Corpo e zampe.
Il cane usa il corpo e le zampe per esprimere una quantit di cose
diverse. Ancora una volta gli atteggiamenti principali riguardano la
sfera sociale.
Il cane si accuccia con le zampe anteriori tese, il posteriore
sollevato e la testa vicino a terra": la classica posizione che

significa Giochiamo!.
"Posizione eretta a zampe rigide, o lento movimento in avanti a zampe
rigide": Qui comando io! e Ti sfido!. Un cane dominante usa questa
posizione per asserire la propria autorit e la volont di combattere
per essa.
"Corpo leggermente inclinato in avanti, piedi uniti": Accetto la
sfida e sono pronto a combattere!.
"Il cane rotola su un fianco o espone la pancia": Non litighiamo,
Non sono una minaccia per te o Prendo atto che qui comandi tu. E'
una reazione sottomessa per evitare il conflitto. Molti cani la
adottano in modo rilassato e soddisfatto quando sono vicini al loro
capobranco. Quando il vostro cane rotola sul dorso per farsi grattare
la pancia, in effetti vi sta accettando come capo del branco.
"Il cane mette la testa sulle spalle di un altro cane, o le zampe sul
suo dorso": Voglio che tu sappia chi il capo qui. Questi gesti
vengono usati comunemente dai cani dominanti, dai capibranco e dai
cani che aspirano a diventarlo.
"Afferrare con la bocca": avviene nei rapporti uomo-cane quando
l'animale abbocca la mano del conduttore, o il guinzaglio mentre si
cammina. Afferrare con la bocca pu rappresentare un segnale di sfida
al dominio e mostra che il cane non accetta l'uomo come capobranco.
"Il cane posa una zampa sul ginocchio del padrone": Ehi, sono qui
oppure Dammi retta. Questa ricerca di attenzione ha molte varianti,
tra le quali zampettare per aria davanti al padrone o strusciargli la
testa sotto la mano.
"Pelo ritto sul dorso e sulle spalle": un segno di preaggressione.
Una cresta di pelo ritto lungo il dorso significa Non mi provocare,
sono arrabbiato!. Quando il pelo ritto si estende alle spalle, vuol
dire Ce l'ho con te e preannuncia un attacco. In alcuni lupi si nota
una spiccata linea di pelo nero lungo il dorso e talora anche sulle
spalle, presumibilmente fatta apposta per attirare lo sguardo su
questo tipo di segnali.
"Il cane siede con una zampa anteriore leggermente sollevata": un
altro segnale di tensione, ma unito a insicurezza. Significa Sono in
ansia, a disagio e preoccupato.
"Il cane rotola sul dorso, strofinandosi contro il suolo": questo
comportamento talvolta preceduto dallo sfregamento del naso allorch
il cane spinge il muso e se possibile il petto contro il terreno per
strofinarli, oppure si strofina il muso dagli occhi al naso con la
zampa anteriore. Mi piace considerare questi movimenti come un
cerimoniale di soddisfazione. Spesso seguono il pasto o avvengono
quando il padrone comincia a preparare il cibo. Ma a volte si verifica
anche in attesa di altre attivit piacevoli o subito dopo.
"Grattare il terreno e smuovere zolle con le zampe": di solito avviene
quando il cane ha defecato, ma pu aver luogo anche in altre
occasioni. I cani hanno ghiandole sotto i cuscinetti delle zampe che
forniscono ciascuna un ben preciso odore. Ci che il cane intende dire
in questo caso : Tutti dovrebbero notare che sono stato qui. Sto
lasciando il mio biglietto da visita. "Orinare": significa Questo
territorio mio, Questo oggetto mio, Sono nei paraggi. Il
marchio
odoroso viene di solito lasciato su oggetti verticali
piazzando l'odore a livello del naso del cane che passer di l e
permettendogli di diffondersi pi ampiamente nell'aria. I cani orinano
sui segnali degli altri cani. Se l'animale orina su un altro cane o su
una persona, il messaggio cambia in un'asserzione di dominio oltre che
di possesso.
Molti

di questi segnali riescono alquanto ovvi quando li si vede,

ma

alcuni sono difficili da descrivere a parole.


Questi segnali sono effettivamente linguaggio?
Dal momento in cui il bambino risponde per la prima volta al suo nome
girandosi
a
guardare
chi
l'ha chiamato,
gli psicologi gli
attribuiscono una rudimentale capacit linguistica. Ai primi stadi di
sviluppo il linguaggio ricettivo - cio la capacita del bambino di
comprendere il linguaggio parlato e gestuale altrui - viene utilizzato
come indicazione principale della capacit di linguaggio del bambino.
Inoltre, anche se la prima parola non viene pronunciata prima del
dodicesimo mese, alcuni psicologi asseriscono che piangere, fare
versetti e balbettare ha un contenuto linguistico e di comunicazione,
dal momento che queste manifestazioni veicolano piacere, dispiacere e
alcune informazioni sulle necessit del bambino. In se stesse le prime
parole sono solo approssimazioni del linguaggio reale, come il na na
che mia figlia usava per intendere la nonna, o il mik di mio figlio
per avvertire che aveva sete. Altri suoni infantili svolgono anch'essi
una funzione di comunicazione; siano essi un uggiolio di attesa o un
sospiro di eccitazione, essi trasmettono informazioni sullo stato del
bambino e sono assolutamente analoghi a quelli prodotti dai cani in
circostanze simili.
Insieme con le vocalizzazioni, gli psicologi riconoscono i gesti quali
componenti del linguaggio. Per esempio, il MacArthur Communicative
Development Inventory - come ho detto prima, una scala per valutare lo
sviluppo linguistico nei neonati - contiene un'intera sezione dedicata
ai gesti di comunicazione, che esso considera linguaggio. Questi gesti
comprendono fra gli altri: indicare oggetti o eventi interessanti,
fare ciao con la mano quando una persona se ne va, stendere le braccia
verso l'alto per segnalare il desiderio di essere presi in braccio, e
persino schioccare le labbra per dimostrare che qualcosa ha un buon
sapore. Certamente il linguaggio comunicativo dei cani equivale a
questo per complessit.
Sia per i cani sia per i neonati, il vocabolario recepito maggiore e
pi affidabile di quello prodotto. I messaggi compresi da cani e
neonati sono in prevalenza quelli che contengono informazioni sullo
stato del mondo e sulle cose che noi vorremmo facessero. Quando un
bambino risponde correttamente alla richiesta Dammi la mano, gli
riconosciamo qualche capacit linguistica; senza dubbio, quindi, una
risposta corretta del cane a Dammi la zampa rappresenta un'abilit
equivalente. Il linguaggio emesso sia dai bambini piccoli sia dai cani
quasi esclusivamente di natura sociale in quanto tenta di ottenere
risposte dagli altri individui. Nei cani per la verit il linguaggio
emesso pi complesso che nei bambini, in quanto enfatizza la
dominanza e le relazioni gerarchiche oltre che gli stati emotivi e i
desideri del comunicatore. I bambini non iniziano tentativi di
comunicazione sulla dominanza e la sottomissione prima di un'et ben
pi avanzata.
Il paragone tra discorso infantile e comunicazione canina comincia a
incrinarsi quando si arriva alla grammatica o alla sintassi. Per dirla
in modo semplice, la sintassi legata al fatto che nel linguaggio
umano i significati possono mutare nel momento in cui mutiamo la
sequenza di segnali o parole. Pertanto esiste un'evidente differenza
tra uno squalo mangiatore di uomini e un uomo mangiatore di squali,
anche se tre elementi vocali - uomo, squalo e mangiatore - sono
gli stessi. A un certo punto, tra i diciotto e i ventiquattro mesi, i
bambini normali cominciano a usare frasi di due parole e durante

questo periodo iniziano a sviluppare una serie rudimentale di regole


grammaticali. I cani non sembrano sensibili alla grammatica e alla
sintassi, ma piuttosto trattano ogni stringa di suoni come un'unit
linguistica singola, fissa.
Dove si situa quindi il linguaggio dei cani, dal punto di vista del
linguaggio umano? Be', i miei cani hanno un linguaggio recepito di
circa sessantacinque parole o frasi e circa venticinque segnali o
gesti per un vocabolario recepito totale di circa novanta messaggi.
Hanno un linguaggio prodotto di circa venticinque vocalizzazioni e
circa trentacinque gesti corporei, per un vocabolario prodotto totale
di circa sessanta voci. Non rivelano alcuna presenza di sintassi o
grammatica. Se fossero bambini ci corrisponderebbe al normale livello
di linguaggio raggiunto a diciotto-ventidue mesi di et. Gli scimpanz
che hanno imparato il linguaggio dei segni riescono a ottenere
punteggi equivalenti a quelli di un bambino di circa trenta mesi.
Ignoro se la capacit di linguaggio dei cani che ho appena descritto
si avvicini al loro effettivo limite potenziale. Non conosco studi che
tentino di determinare quale sia la loro piena capacit di assimilare
e produrre. Di sicuro, se si partisse con un dobermann, un barbone o
un pastore tedesco, i quali hanno grandi capacit di apprendere e
memorizzare, il vocabolario ottenuto sarebbe considerevolmente pi
ampio di quello dei miei cagnolini addestrati in modo pi informale, e
comunque meno addestrabili. Sarebbe interessante un giorno condurre un
esperimento ufficiale.
In ogni caso, negare l'intelligenza linguistica ai cani mi sembra
privo di fondamento. Se riconosciamo il linguaggio ai bambini di
diciotto-ventidue mesi e se il cane dimostra una capacit parallela ed
equivalente, allora con buona pace di Cartesio dovremmo concedere ai
cani un certa intelligenza linguistica. Forse non sono pronti a
concorrere al premio Pulitzer, ma ragionevole ammettere che possono
comunicare tra loro e con noi grosso modo allo stesso livello della
nostra prole all'et di due anni o gi di l.

7.
TIPI DI INTELLIGENZA CANINA.
"Puoi dire qualsiasi stupidaggine a un cane, e lui ti restituir
sguardo che dice: Mio Dio, hai RAGIONE! Io non ci sarei
arrivato".
DAVE BARRY.

uno
MAI

Il sodalizio tra i cani e gli uomini si basa sul fatto che i primi
svolgono funzioni che ci sono utili. Alcune di queste sono di tipo
pratico; altre sono di natura pi personale e psicologica. Tra le
funzioni pratiche pi comuni troviamo: difendere propriet e persone
(cani poliziotto e da guerra); aiutare nella caccia (scovare la preda,
frullarla, stanarla, riportarla); custodire (occuparsi delle pecore,
del bestiame, delle renne e persino delle oche e delle papere);
trasportare (trainare carretti o slitte, portare carichi); cercare e
trovare oggetti, persone o sostanze (cani da cerca, antidroga,
antigas, da tartufo); salvare (cani da soccorso in mare e da valanga);
assistere i disabili (cani per ciechi, per sordi e da ospedale). A
livello psicologico, la funzione pi comune dei cani la compagnia.

Negli ultimi anni tale funzione stata estesa come integrazione della
terapia di prevenzione e cura per gli anziani soli o psicologicamente
disturbati. L'elenco sopra riportato, pur incompleto, dimostra quante
doti differenti siano richieste ai cani. Alcune - come cacciare,
seguire tracce e cercare - riflettono aspetti del comportamento
normale nei cani selvatici e nei loro parenti, e perci sono
probabilmente ereditarie o istintive; altre - come guidare i ciechi implicano un accurato addestramento.
Forse il modo migliore per stabilire il grado
e
la
natura
dell'intelligenza canina osservare come essa si manifesti nel corso
delle varie attivit, sia private che a vantaggio dell'uomo. Esistono
tre differenti dimensioni di intelligenza manifesta (l'intelligenza
complessivamente misurabile del cane):
adattiva,
lavorativa
e
istintiva.
Intelligenza adattiva.
Nel linguaggio di tutti i giorni, quando parliamo di intelligenza di
solito ci riferiamo alla capacit di apprendere e di risolvere
problemi. Perci quando Paulette riesce a risolvere complessi problemi
matematici diciamo: Che ragazzina sveglia!. Se Paul riesce a
recitare a memoria qualsiasi poesia dopo averla letta solo un paio di
volte, diciamo: Dev'essere un ragazzino intelligentissimo!. Di
solito si definisce "capacit di apprendimento" il
numero
di
esperienze necessarie a un individuo per codificare qualcosa in una
memoria relativamente permanente. Gli individui con buona capacit di
apprendimento
hanno
bisogno
di
pochissima esposizione a una
particolare
situazione
per
formarsi
associazioni
e
memorie
utilizzabili. Definiamo "soluzione dei problemi" la capacit di
superare ostacoli con il ragionamento, raggruppare frammenti di
informazione in una risposta corretta o scoprire nuovi modi di
applicare informazioni gi apprese a situazioni ambientali nuove. I
migliori solutori di problemi necessitano di meno tempo per trovare
soluzioni, e hanno meno false partenze o vicoli ciechi. Apprendere e
risolvere
problemi
sono
le
dimensioni
dell'intelligenza che
tradizionalmente vengono valutate
e
registrate
sulle
pagelle
scolastiche dei bambini.
Negli
esseri
umani
e
negli animali queste capacit formano
l'"intelligenza adattiva", dal momento che permettono agli individui
di
adattarsi all'ambiente o forniscono loro gli strumenti per
modificarlo al fine di soddisfare i propri bisogni. Esempi quotidiani
di intelligenza adattiva sono, per gli esseri umani, imparare come
vendere meglio un prodotto o come cucinare un determinato cibo, e per
gli animali selvatici come scovare la preda o occuparsi dei piccoli.
Se i problemi si presentano frequentemente, le soluzioni vengono
immagazzinate nella memoria (apprese) cosicch l'individuo sar in
grado di scegliere pi rapidamente la risposta migliore quando
successivamente si trover di fronte a situazioni simili. Perci
l'apprendere e il risolvere problemi interagiscono rendendo
il
comportamento pi efficiente.
Robert Sternberg uno psicologo della Yale University che ci ha
notevolmente illuminati sull'intelligenza umana. In una parte del suo
lavoro
teorico ha analizzato l'intelligenza adattiva nell'uomo,
scoprendo che si pu suddividere in diverse parti o componenti. Per
questo motivo ha deciso di usare l'etichetta generale di "intelligenza
composita" invece di quella di "intelligenza adattiva" usata qui.
Secondo l'analisi di Sternberg, un'importante serie di componenti

dell'intelligenza adattiva sono le "metacomponenti", dove il prefisso


"meta", dalla radice greca che significa livello pi alto o
trascendente, sta a indicare che queste servono a controllare o
organizzare un gran numero di componenti
pi
specifiche.
Le
"metacomponenti" sono i meccanismi che gli individui usano per
programmare ed eseguire compiti,
per selezionare strategie
di
comportamento o di soluzione dei problemi. Di fronte a problemi e
situazioni nuove, le persone forti in quest'area dell'intelligenza di
solito sviluppano rapidamente piani d'azione utili a guidare il loro
comportamento
futuro.
L'intelligenza
adattiva
contiene
anche
"componenti esecutive", comprendenti la capacit di scegliere le
azioni e i metodi specifici necessari a eseguire materialmente un
compito. Perci le componenti esecutive riguardano la capacit di
portare avanti i progetti e di rendere, appunto, esecutive le
decisioni
prese
dalle
metacomponenti.
Seguono le "componenti
acquisitive",
ovvero i
processi
di
apprendimento
di
nuove
informazioni, tra i quali figurano quelli che permettono all'individuo
di immagazzinare nuove conoscenze e di distinguere tra informazioni
pertinenti e non pertinenti. In parole povere, gli individui con buone
componenti
acquisitive
imparano
rapidamente.
Esistono
anche
"componenti ritentive", che permettono agli individui di prelevare
efficacemente informazioni dalla memoria. Infine Sternberg nota che
l'intelligenza adattiva contiene "componenti di trasferimento", che
permettono alle informazioni apprese in una situazione di essere
trasferite o applicate a una situazione nuova.
Uno
dei
vantaggi
di guardare l'intelligenza adattiva secondo
quest'ottica che si scorgono pi chiaramente le effettive capacit
mentali coinvolte: pianificare il comportamento, selezionare azioni
specifiche, imparare o ricuperare informazioni e applicarle alla
situazione del momento. In un cane l'intelligenza adattiva dovrebbe
rappresentare ci che il cane in grado di fare per se stesso e
manifestarsi nell'efficienza con cui apprende e risolve i problemi.
Dar un semplice esempio.
Un giorno, una persona in visita a casa mia rest un po' sorpresa nel
vedere Flint, il mio cairn terrier, spingere verso di me la ciotola
vuota dell'acqua sul pavimento della cucina. Flint la spingeva di una
trentina di centimetri e poi mi fissava in attesa. Se io non reagivo,
la spingeva di qualche altro centimetro verso di me, poi tornava a
fissarmi. Ripet l'azione alcune volte finch non gli chiesi: Vuoi un
po' d'acqua, Flint?.: Rispose con un abbaio e si mise a scodinzolare
mentre mi guardava riempire la ciotola. Appena gliela posai al solito
posto, Flint si fece una gran bevuta e poi trotterell allegramente
fuori della stanza. A parte il fatto che il mio ospite era convinto
che tale comportamento dovesse coinvolgere una considerevole quantit
di pensiero, programmazione e comprensione da parte del cane, si
trattava in effetti di un perfetto esempio pratico di intelligenza
adattiva. La sequenza di apprendimento era piuttosto semplice e
comprendeva
eventi non pianificati nell'ambiente del cane.
La
modificazione adattiva del comportamento di Flint probabilmente aveva
avuto inizio un giorno in cui aveva trovato la ciotola quasi vuota e,
mentre cercava di leccare le ultime gocce, aveva sospinto l'oggetto
sul pavimento. Essendo di metallo, la ciotola aveva emesso un
particolare rumore contro il suolo ruvido. E' probabile che all'udirlo
mi recassi a riempirla, premiando Flint con l'acqua tanto desiderata.
Dopo alcune ripetizioni di tale sequenza, le componenti acquisitive
della sua intelligenza gli avevano permesso di operare un'associazione
tra il rumore metallico della ciotola vuota e la
conseguente
opportunit di dissetarsi.
Le componenti ritentive gli avevano

consentito di ripescare quell'associazione e forse di ricordare che


rumori pi alti e pi forti di solito fanno s che io reagisca pi
rapidamente. Ora, tutte le volte che la ciotola vuota, le componenti
esecutive lo portano a scegliere un'attivit che produca il rumore
metallico, nella fattispecie spingere la ciotola con il naso. Se Flint
tentasse la stessa azione con un'altra persona o cercasse di ottenere
cibo extra spingendo la ciotola della pappa, allora manifesterebbe le
componenti di trasferimento della sua intelligenza adattiva.
Intelligenza lavorativa o ubbiditiva.
Quando pensiamo all'intelligenza del cane, spesso immaginiamo un cane
che esegue complessi esercizi di ubbidienza in un ring o su una
passerella. Ci vengono in mente anche animali altamente addestrati,
come i cani poliziotto, da guida, da pastore, da cerca, da soccorso,
mentre compiono i loro complessi doveri in modo intelligente e
sofisticato. La vista di un cane che segue i comandi e i segnali del
padrone, e al tempo stesso esegue con rapidit e sicurezza un
incarico,
ci d l'impressione di essere di fronte al culmine
dell'intelligenza canina. Quando un cane dimostra di intendere il
significato di un particolare comando rispondendo appropriatamente,
dimostra
altres
un
aspetto
molto pi importante della sua
intelligenza manifesta o misurabile: importante perch se i cani non
rispondessero al controllo e al comando umano non ci sarebbero utili
n sarebbero in grado di eseguire i compiti pratici per cui li
apprezziamo. Dato che queste qualit dell'intelligenza si palesano
anche nelle gare di ubbidienza, dove i cani devono eseguire esercizi
appresi ubbidendo ai comandi impartiti dall'uomo, potremmo comodamente
definire questo aspetto "intelligenza ubbiditiva". Per, trattandosi
anche dell'intelligenza necessaria a eseguire compiti nel mondo reale
sotto la guida di un capo, potremmo parimenti chiamarla "intelligenza
lavorativa".
Parrebbe logico ipotizzare che i cani con i pi alti livelli di
capacit di apprendimento e soluzione dei problemi abbiano anche la
massima intelligenza lavorativa o ubbiditiva. Ma non cos. Molti
cani con un'intelligenza adattiva elevata sembrano relativamente
indifferenti ai tentativi umani di insegnare loro esercizi
di
ubbidienza; il pi semplice comando pu lasciarli del tutto perplessi.
D'altra parte alcuni cani con livelli appena moderati di intelligenza
adattiva sono in grado, con giusta forma di addestramento, di svolgere
assai bene lavori di ubbidienza e persino di eseguire esercizi
estremamente complessi.
Lavorare con efficacia sotto la guida dell'uomo richiede, ovvio, che
un cane abbia quantomeno abbastanza
intelligenza
adattiva
da
immaginarsi quali comportamenti ci si aspetti da lui se riceve un
determinato comando. Decifrare il significa di una certa parola o
segnale , dal suo punto di vista, soltanto un altro problema da
risolvere. Addestratori esperti dicono spesso che la parte pi dura
dell'addestramento dei cani per gare di ubbidienza ad alto livello
riuscire a far capire loro che cosa ci si aspetta. Per esempio, uno
degli esercizi che il cane deve essere in grado di eseguire per
guadagnarsi il titolo di Utility Dog dell'American Kennel Club
richiede che a un singolo comando l'animale vada direttamente verso un
mucchio di riportini sparsi sul terreno e poi con il solo fiuto scelga
l'oggetto toccato per ultimo dal conduttore, lo prenda e glielo
riporti. Il compito di per s non molto difficile, una volta che il
cane abbia capito cosa gli si chiede. Purtroppo, in assenza capacit

di linguaggio di maggior livello che permetterebbero il passaggio


diretto delle istruzioni dall'addestratore al cane, l'essere umano pu
solo fornire indizi delle proprie pretese, lasciando all'animale il
problema di immaginarsi cosa effettivamente si intenda con il comando
trovalo. Molte volte il processo di comunicazione pi simile a una
sciarada, con il conduttore che fornisce indicazioni diverse e il cane
che cerca una variet di soluzioni differenti. Un addestratore in
gamba riesce a fornire le indicazioni migliori, ma il cane deve
comunque comprenderle perfettamente e trovare la soluzione da solo,
imparando la risposta abbastanza bene per riutilizzarla in occasioni
successive.
Tuttavia una buona intelligenza adattiva non sufficiente a garantire
che un cane reagisca in modo affidabile a comandi di ubbidienza o di
lavoro.
La qualit che conta veramente
il
desiderio,
la
disponibilit del cane a svolgere attivit apprese o a risolvere
problemi improvvisi sotto la direzione del conduttore. Questo un
fattore di personalit piuttosto che di intelligenza (nel capitolo 11
ritorner sull'importanza della personalit come elemento determinante
nel
comportamento).
Poi,
nell'ambito
delle
variabili
dell'intelligenza, il cane deve essere in grado di concentrarsi su un
compito per una ragionevole quantit di tempo. Ci importante nel
lavoro di ubbidienza perch scoprire il significato di un nuovo
comando non sempre riesce al primo colpo; si devono fare parecchi
tentativi e sono richieste numerose sessioni di pratica per imprimere
l'associazione nella memoria del cane. Perci non solo l'attenzione
deve essere focalizzata sul compito, ma il cane deve anche essere
costante e non annoiarsi o scoraggiarsi troppo facilmente. Deve essere
anche mentalmente elastico. Se la prima risposta a un comando non
viene premiata, deve mostrare abbastanza flessibilit da provare
un'altra strategia, senza ripetere l'errore precedente. Collegata a
questa e altrettanto necessaria la capacit di resistere alle
distrazioni. Il cane ha bisogno di controllo mentale per soffocare
altre attivit e per padroneggiare le sue reazioni a viste, suoni e
odori interessanti. Senza tale controllo si distrarr facilmente
durante le sessioni di addestramento. Secondo gli psicologi, questa
capacit di resistere alle distrazioni una caratteristica ricorrente
negli esseri umani molto intelligenti. Lavorare sotto la direzione di
un addestratore implica inoltre delle interazioni sociali tra uomo e
cane: il cane deve possedere sufficienti capacit di comunicazione;
deve riconoscere che il conduttore sta cercando di comunicare con lui
e reagire a segnali e suoni intesi a guidarne il comportamento e a
dirgli se l'azione in corso corretta.
Se l'intelligenza adattiva misura ci che un cane riesce a compiere
per se stesso, l'intelligenza lavorativa o ubbiditiva la misura di
quanto
riesce a compiere per gli esseri umani.
Ci parrebbe
sottintendere che l'intelligenza lavorativa sia importante soltanto
nei cani domestici; invece esiste un parallelo nei canidi selvatici.
L'intelligenza lavorativa contiene una componente sociale. Dal punto
di vista utilitaristico degli uomini, essa riflette le risposte al
padrone umano, ma dal punto di vista canino la risposta al
capobranco. In natura, la maggior parte dei canidi caccia in gruppo;
le attivit sono coordinate dal capobranco, l'individuo dominante o
alfa. Ogni animale del branco impara a prendere direttive dal capo e
apprende il proprio ruolo nella caccia. Queste sono le stesse
componenti di apprendimento e di controllo sociale che entrano
nell'intelligenza ubbiditiva dei cani.

Intelligenza istintiva.
Esiste
una
forma
di intelligenza che raramente prendiamo in
considerazione. Comprende tutte le capacit e i comportamenti che
fanno parte della nostra programmazione genetica. Per i cani ammonta a
una porzione consistente delle loro abilit.
La gente decisamente pigra e anche abilissima nel trovare il modo di
ridurre la propria mole di lavoro. Ho gi accennato al fatto che
particolari razze di cani sono state inventate mediante appositi
programmi di selezione. Agli albori della storia del cane domestico,
l'uomo
cap
che
incrociando
cani
con
determinati
tratti
comportamentali desiderabili si riusciva talora a sviluppare una linea
filetica che portava nei geni tali comportamenti. Tramite queste
ibridazioni,
abbiamo deliberatamente
costruito
la
forma,
la
dimensione, il colore e il temperamento, selezionando anche certe
caratteristiche comportamentali.
Consideriamo il chesapeake bay retriever. La razza ha avuto inizio da
due cuccioli, un maschio rosso e una femmina bianca, entrambi salvati
nel 1807 dal naufragio di una nave inglese al largo delle coste del
Maryland. Crescendo, diventarono buoni cani da riporto e vennero
incrociati tra di loro. Anche i migliori retriever della cucciolata
vennero incrociati tra di loro, con qualche occasionale incrocio con
retriever particolarmente
validi
della
zona.
Dopo
parecchie
generazioni erano stati creati i chesapeake bay retriever, una razza
uniforme e di aspetto inconfondibile. E, ancora pi importante, la
razza aveva le caratteristiche comportamentali che i cacciatori
avevano cercato di incoraggiare.
I chesapeake riportano
quasi
automaticamente, e la razza viene oggi molto apprezzata per avere i
migliori esemplari da riporto per la caccia in zone dove i cani devono
attraversare tratti di acqua fredda.
In altri casi la selezione genetica non stata effettuata in base a
un comportamento specifico, come il riporto, ma piuttosto per un
insieme di capacit. Di ci un esempio la storia degli spaniel. La
parola "spanyell" risale alla fine del dodicesimo secolo, quando fu
usata per denominare un cane probabilmente importato in Inghilterra
dalla Spagna (lo span di spaniel starebbe a indicare il paese
d'origine). Questi animali erano gi popolari in Irlanda poich i
cacciatori ne avevano scoperto l'utilit nel riportare gli uccelli
dall'acqua. Documenti della met del Trecento riferiscono di incroci
selettivi sistematici per gli spaniel. Una linea fu selezionata per la
sua capacit di lavorare particolarmente bene in acqua, e venne
operato un incrocio separato per spaniel da terra. Gli attuali
american water spaniel e irish water spaniel derivano dalla selezione
delle capacit di riporto dall'acqua; le razze pi note risultate
dall'incrocio selettivo degli spaniel da terra sono i cocker spaniel,
cos chiamati perch erano soliti cacciare le beccacce ("woodcock" in
inglese), e gli springer spaniel, che venivano usati per spingere
("Spring", in inglese) la selvaggina nelle reti. Altri specialisti del
lavoro a terra, meno noti, sono i sussex spaniel e i clumber spaniel.
Che
si
possano
incrociare
selettivamente
questi
cani
per
caratteristiche come lavora bene in acqua oppure lavora bene a
terra
significa che i geni selezionati comprendono un gruppo
piuttosto vasto di comportamenti identificabili.
Molti comportamenti canini sembra siano geneticamente determinati, e
pertanto
possono
essere
controllati
dall'incrocio
selettivo.
L'abbaiare un altro esempio. Se un cane abbaia o no, quanto spesso e
in quali circostanze, sono tutti aspetti sottoposti a un alto grado di
controllo genetico. Il genetista L. F. Whitney ha notato che mentre la

maggior parte dei segugi abbaiava quando seguiva un odore, alcuni rari
esemplari non lo facevano. Incrociando selettivamente questi ultimi,
ha prodotto dei segugi silenziosi.
Forse l'esempio pi eloquente di controllo genetico del comportamento
canino scientificamente monitorato proviene da due ricercatori di
Harvard degli anni Trenta. Il loro studio riguardava i dalmata. I
membri di questa razza venivano talvolta soprannominati cani da
carrozza, per via della lo evidente simpatia per i cavalli e della
tendenza a correre sotto carri e carrozze, caratteristiche per le
quali furono selettivamente incrociati nell'Ottocento. Secondo la moda
del tempo la posizione ideale era un punto sotto l'assale anteriore
del veicolo, con il cane che correva vicinissimo agli zoccoli del
cavallo. In effetti, tanto pi stava vicino agli zoccoli, tanto pi
riteneva buona la sua posizione. Ovviamente un cane che corresse sotto
il centro del carro o sotto l'assale posteriore aveva una posizione
poco valida e la peggiore era quando il cane correva dietro il carro.
I ricercatori furono avvantaggiati dal fatto di essere in contatto con
un allevamento che per oltre venticinque anni aveva addestrato i
dalmata a correre con i carri. Notarono che alcuni cani (chiamiamoli
A) preferivano la posizione valida, altri le posizioni meno valide.
Quando furono esaminate le registrazioni, si scopr che la prole
dell'incrocio tra due animali A era probabile adottasse a sua volta
una buona posizione, pi della prole dell'incrocio tra un A e un B. Il
risultato peggiore si otteneva da due individui B.
Come
era
prevedibile quest'ultimo gruppo era il pi ristretto, dato che
l'allevatore non aveva interesse a sviluppare una linea di dalmata che
assumesse automaticamente una posizione sbagliata.
Le capacit che un cane eredita, sia tramite l'azione di persone che
manipolano artificialmente il corredo genetico tramite la selezione
naturale, diventano le caratteristiche che determinano le differenze
tra le varie razze. Queste capacit geneticamente determinate e queste
predisposizioni
comportamentali
costituiscono
l'"intelligenza
istintiva" del cane: gli aspetti della struttura mentale che possono
trasmettersi di generazione in generazione mediante i meccanismi
biologi dell'ereditariet. Alcuni aspetti dell'intelligenza istintiva
possono sono essere specifici, come la tendenza ad abbaiare o meno, o
la tendenza a riportare o meno; altri possono essere molto generali e
vasti,
e
forse possono influenzare l'attivit complessiva nel
risolvere i problemi,
nell'ubbidire e in
altri
aspetti
del
comportamento.
Interazioni.
Se il cane manifesta tre differenti tipi di intelligenza (adattiva,
lavorativa e istintiva), qual la pi importante, quella che domina
il
comportamento?
Queste
differenti forme di intelligenza si
influenzano in qualche modo a vicenda? Ho gi detto che si impone un
minimo di livello di intelligenza adattiva per produrre qualsiasi
intelligenza lavorativa o ubbiditiva misurabile, ma anche che non
significa
necessariamente
che un cane con scarsa intelligenza
ubbiditiva abbia anche poca intelligenza adattiva. Tuttavia resta un
po' pi complesso stabilire come l'intelligenza istintiva interagisca
con le altre. Certamente la maggior parte delle razze possiede qualche
forma di intelligenza istintiva che le rende speciali. Ci si
rifletter
in
un
particolare
schema
di capacit,
abilit,
predisposizioni comportamentali, e cos via. Ma alcuni cani sembrano
pi di altri dominati dalla loro intelligenza istintiva, e in certe

razze essa non produce una singola capacit preminente.


Il dobermann e il barbone, per esempio, non mostrano capacit
istintive molto pronunciate, tali da distinguerli dalle altre razze.
Entrambi hanno una grandissima capacit adattiva e lavorativa, eppure
i professionisti che hanno addestrato i dobermann a custodire le
pecore e i barboncini a cacciare topi e animali nocivi riferiscono
come i cani abbiano trovato l'apprendimento parecchio difficoltoso e
pesante. Inoltre, anche una volta completati gli addestramenti,
assai probabile che il risultato finale non sia soddisfacente. I cani
saranno in grado di svolgere la mansione, e probabilmente lo faranno
benino, ma non si distingueranno mai in tal senso.
Il collie e il manchester terrier, al contrario, non solo hanno ben
note e definite dimensioni di intelligenza istintiva, ma il loro
comportamento dominato dai seguenti schemi reattivi geneticamente
determinati. Il collie non solo in grado di custodire il gregge
quasi automaticamente, ma vuole farlo e sfrutta ogni possibile
occasione, anche se ci significa correre in cerchio attorno a tutti i
membri della famiglia per tenerli in gruppo come se fossero pecore,
quando essi vorrebbero semplicemente spostarsi dalla porta di casa
alla macchina parcheggiata. Allo stesso modo, i manchester terrier non
hanno bisogno di farsi insegnare a cacciare topi, ratti e altri
parassiti: cacciano istintivamente e cercano di attaccare qualsiasi
cosa piccola in movimento. Tale comportamento cos forte che
interrompono persino il pasto per inseguire un topolino di pezza
lanciato davanti a loro. Questi cani necessitano di pochissimo
addestramento
per
riuscire
a
valorizzare appieno le proprie
potenzialit. Per addestrare un manchester terrier a custodire il
gregge, e un collie a cacciare topi praticamente impossibile. E'
molto pi probabile che il primo si metta a cacciare le pecore o le
loro ombre, e il secondo cerchi di riunire in gruppo tre topi
piuttosto che assalirli.
Sembra esistere una sorta di schema sistematico nel modo in cui le
intelligenze adattiva e istintiva sono distribuite tra le varie razze
di cani. In senso generale, gli animali dotati di dimensioni di
intelligenza istintiva meno chiaramente definite sembrano compensare
con livelli pi alti di intelligenza adattiva. Di contro, i cani con
dimensioni fortemente definite di intelligenza istintiva sembrano
spesso meno flessibili nella gamma comportamentale, il che anche
tipico di un animale con minor intelligenza adattiva. Questa sembra
essere una scelta operata dagli uomini nel creare le varie razze. Pare
che
gli
esseri
umani
preferiscano
sacrificare
una
parte
dell'intelligenza adattiva in certe razze allo scopo di ottenere
esemplari che richiedano un minore addestramento per svolgere bene
determinate funzioni. Significa che un cane il cui comportamento sia
veramente specialistico in un certo campo,
con un'intelligenza
istintiva chiara e spiccata per certi compiti, probabilmente
attrezzato al meglio per quello specifico campo di attivit e potrebbe
non adattarsi bene ad ambienti diversi in cui tali comportamenti non
siano possibili o apprezzati. D'altra parte un cane senza capacit
istintive salienti pu avere un'intelligenza adattiva in qualche modo
migliore e, a seconda della sua personalit e di alcuni altri fattori,
potrebbe rappresentare la scelta giusta per situazioni in cui i
compiti ai quali viene chiamato e gli ambienti cui sia necessario
adattarsi siano complessi e variati.

8.
L'INTELLIGENZA ISTINTIVA.
"Ogni bambino deve imparare l'universo daccapo. Ogni cucciolo di cane
porta l'universo dentro di s. Gli umani hanno esteriorizzato il loro
sapere immagazzinandolo nei musei, nelle biblioteche: i cataloghi di
quanto hanno appreso. Il sapere dei cani insito nel sangue e nelle
ossa."
DONALD MCCAIG.
Probabilmente non sapremo mai per certo come i cani e gli uomini
abbiano allacciato per la prima volta la loro relazione personale e
lavorativa.
E'
comunque
probabile
che non sia stato l'uomo
inizialmente a scegliere il cane, ma piuttosto il secondo a scegliere
di restare con il primo. Come gi detto, il sodalizio cominci ben
prima che si sviluppasse un'agricoltura vera e propria. Vista la
limitata
attenzione per l'igiene in quell'epoca,
attorno agli
accampamenti dovevano esserci mucchi di ossa, brandelli di pelle e
altri resti di prede. Senza dubbio i progenitori dei cani - sempre
alla ricerca di cibo - impararono che aggirandosi intorno agli abitati
potevano arraffare qualche boccone senza impegnarsi in una vera e
propria caccia. E anche se i primitivi non si preoccupavano molto
della pulizia e dell'igiene, il cibo in decomposizione puzzava e
attraeva insetti fastidiosi. E' quindi probabile che l'uomo tollerasse
i cani intorno al perimetro degli accampamenti visto che agivano
praticamente da spazzini. Questa funzione si protrasse per secoli e
secoli,
ed

tuttora
svolta
dai randagi in molte regioni
sottosviluppate.
Il cibo rappresentava una preoccupazione per gli uomini primitivi come
per i cani. Probabilmente i nostri progenitori pensarono bene che
fosse interessante avere dei cani nei paraggi, e non solo perch
eliminavano i rifiuti. Dopotutto i cani sono creature viventi,
composte in gran parte di proteine e assolutamente commestibili. Senza
dubbio ai nostri antenati cacciatori venne l'idea che, se i tempi
diventavano duri e la selvaggina grossa scarseggiava,
potevano
facilmente uccidere e divorare i quadrupedi cos convenientemente
sistematisi nei dintorni.
Le ossa di cane ritrovate nei siti
paleolitici mostra tracce di taglio e inequivocabili segni di denti
umani, a indicare che qualche volta il visitatore arrivato per la cena
era diventato la cena.
Per quanto un contemporaneo cresciuto nella civilt occidentale possa
trovare ripugnante l'idea di mangiare i cani, la pratica continu ben
oltre l'epoca preistorica ed esiste tuttora. Molti epicurei greci e
romani erano grandi estimatori della carne canina e scrissero numerose

ricette per cucinarla. In Messico, cani piccoli come il chihuahua e il


cane nudo messicano erano un cibo popolare e venivano allevati a tale
scopo. Gli indigeni del Nordamerica mangiavano spesso i cani, a volte
per piacere, a volte per necessit. I samoiedi (il cui nome ora
attribuito ai bei cani bianchi cos popolari in Occidente) usavano i
loro cani non solo per trainare le slitte nell'Artico ma anche come
cibo.
La necessit ha spesso indotto la gente a cibarsi dei cani. Nel 1870,
durante l'assedio di Parigi nella guerra franco-prussiana, i cittadini
a corto di cibo si arrangiarono mangiando cani (tra le altre cose). Il
giornalista e politico radicale inglese Henry Du Pr Labouchre visit
la citt e conobbe persone benestanti che potevano ancora permettersi
di comprare la carne, anche se era solo carne di cane. Dichiar che
essa era gradevole e la classific cos: Lo spaniel come l'agnello;
il barboncino di gran lunga il migliore; il bulldog coriaceo e
insapore.
Nelle Hawaii e in tutta la Polinesia e Micronesia, non solo la carne
di cane era molto apprezzata, ma i denti, il pelo e la pelle venivano
usati come capi di abbigliamento e ornamenti. I cani venivano allevati
come cibo ed erano nutriti con ortaggi, e per questo motivo venivano
spesso soprannominati cani poi (il "poi" una purea di radice di
taro). Gli esemplari giovani erano i pi pregiati e venivano cucinati
come il maiale, infilando pietre arroventate nella cavit addominale
eviscerata e poi avvolgendo il tutto in foglie, oppure arrostendo la
carne sulla brace. Nel 1880, alcuni hawaiani fondarono un'associazione
di mangiatori di cani a Lahainia. Per prima cosa catturarono tutte le
bestie senza medaglietta che riuscirono a trovare, poi le ripulirono e
le ingrassarono un po'. Infine, l'11 giugno, festa nazionale hawaiana,
diedero un banchetto. Un quotidiano riport la dichiarazione di uno
degli organizzatori: Quel giorno saranno serviti solo cani e patate
dolci.
I cinesi considerano tuttora la carne del chow chow una prelibatezza.
Secondo la credenza popolare,
i cani con mantello nero
sono
considerati pi nutrienti e provvisti di una migliore qualit di
grasso per friggere. Non difficile trovare allevamenti di cani,
macellerie canine e ristoranti specializzati in tutta la Cina moderna
e nei paesi limitrofi. Durante le Olimpiadi del 1988 a Seul, il
governo eman un decreto provvisorio che vietava ai ristoranti della
capitale di servire piatti a base di cane, temendo che un tale men
offendesse
i
visitatori occidentali.
A causa della pressione
dell'opinione pubblica, tuttavia, poco dopo la conclusione delle
Olimpiadi la carne di cane fu rimessa sul mercato e nelle macellerie
locali si tornarono a vedere cani appesi.
Se il cane vi interessa solo come fonte di cibo, allora la questione
della
sua
intelligenza
non
si pone.
Chi vorrebbe pietanze
intelligenti? Non desiderereste altro che un animale lento (che non
bruci grassi o diventi coriaceo con l'esercizio fisico), non troppo
intelligente da renderne difficile la cattura. Quindi non stupisce che
i cani usati soprattutto come cibo possano essere stati i ritardati
del regno canino. Sembra che praticamente tutti i visitatori della
Polinesia e della Micronesia che hanno scritto sui cani poi locali
abbiano
anche
fatto
delle
osservazioni
sulla loro mancanza
d'intelligenza. In "A Voyage Around the World" (scritto nel 1777),
Johann Georg Adam Frster, uno dei naturalisti al seguito del capitano
Cook, descrisse i cani dei mari del Sud come pigri e ottusi. In
particolare comment:
"Quel giorno cenammo per la prima volta con una zampa di cane

arrosto

che
sapeva
esattamente
di
montone,
era
assolutamente
indistinguibile... In Nuova Zelanda e nelle isole tropicali dei mari
del Sud i cani sono gli animali pi stupidi e tonti che si possa
immaginare: non sembrano avere nemmeno un punto di
vantaggio,
intellettivamente parlando, sulle nostre pecore."
Nel 1967, il direttore dello zoo di Honolulu, Jack L. Throp, lanci un
progetto per ricreare il cane polinesiano,
ormai completamente
scomparso non solo per via delle tendenze gastronomiche locali ma
anche per l'incrocio con cani introdotti dagli europei. Il progetto
era d'interesse puramente storico tenendo conto della descrizione dei
primi esploratori come Frster, probabilmente non sorprende che la
razza rinata non abbia ottenuto grande popolarit. Bene o male, un
cane tonto e indolente non risveglia entusiasmo, per quanto saporito
possa eventualmente essere.
Cani da allarme e cani da guardia.
La funzione di un cane da allarme evidente dal nome. L'abbaiare un
efficacissimo segnale
di
avvertimento,
un
segnale
destinato
originariamente a radunare il branco per affrontare un problema o un
possibile intruso. L'abbaio viene naturale alla maggior parte dei cani
indipendentemente dalla taglia. E' ovvio che, se si vuole un cane da
allarme, se ne preferisce uno sveglio che abbai e non uno letargico e
placido. Lo scrittore e poeta scozzese Walter Scott ricevette un
consiglio sui cani da allarme da una fonte quantomai affidabile. Scott
aveva iniziato la carriera di avvocato nello studio legale del padre.
Il suo debutto in tribunale fu la difesa vittoriosa di un ladro.
Costui - colpevole, tra parentesi, del crimine per il quale era
accusato e anche di molti altri - regal a Scott la seguente perla di
saggezza: Tenga sempre un cane piccolo che abbai invece di uno
grosso: si presume che quest'ultimo sia un guardiano pi minaccioso,
ma pu darsi che passi gran parte del tempo a dormire. La taglia non
conta, l'importante il rumore. Scott accett il consiglio e tenne
sempre dei terrier, cagnolini vigili, sempre pronti ad abbaiare a
qualsiasi rumore o persona che si avvicini.
Il primo impiego ragionato dei cani per le loro caratteristiche
comportamentali fu molto probabilmente destinato alle funzioni di
guardia e di allarme. Per gli uomini preistorici il mondo era un luogo
piuttosto ostile. Svariate bestie li braccavano come prede, e gli
accampamenti rappresentavano facili bersagli. Un predatore furtivo,
specialmente
se
attaccava
nottetempo
quando
gli
abitanti
dell'accampamento dormivano, poteva rappresentare un grave pericolo.
Altrettanto pericolosi erano gli attacchi di altre bande di uomini,
sia per sottrarre cibo, merci, donne e bambini, sia in seguito a
conflitti tribali.
Ma i cani che si aggiravano attorno
agli
accampamenti
alla
ricerca di cibo facevano un gran trambusto
all'avvicinarsi di un predatore o di un gruppo di estranei. Oltre ad
allertare per tempo gli abitanti, l'allarme poteva anche indurre chi
si avvicinava a scegliersi altrove vittime meno guardinghe. Quando fu
chiaro che rendevano gli accampamenti pi sicuri, i cani cominciarono
a servire non solo da spazzini ma anche da guardiani.
E' probabilissimo che la
prima
caratteristica
comportamentale
selezionata dagli uomini sia stata la tendenza ad abbaiare. La prima
domesticazione dei cani presumibilmente inizi con l'adozione di
cuccioli di lupo o di sciacallo, e si suppone che quelli che si
dimostravano buoni custodi abbaiando a ogni rumore venivano tenuti

nell'accampamento e destinati all'incrocio. Quelli che non assolvevano


questa funzione potevano sempre finire in pentola.
Esistono innumerevoli esempi di cane da allarme che hanno servito
efficacemente l'uomo. Per esempio, nel 1572, durante la guerra di
indipendenza dell'Olanda contro la Spagna, gli spagnoli lanciarono un
attacco notturno a sorpresa per catturare il comandante nemico, il
principe Guglielmo d'Orange. L'attacco era ottimamente pianificato:
seicento uomini scelti capeggiati da un certo Julien Romero. La
sorpresa fu totale. Le sentinelle vennero trucidate, e gli spagnoli
massacrarono centinaia di olandesi. Un drappello guidato dallo stesso
Julien si diresse verso la tenda del principe. Questi e le sue guardie
erano immersi nel sonno, ma un cagnolino che dormiva sempre sul letto
con il principe si dimostr la migliore sentinella. Reagendo come si
conviene a un cane da allarme, cominci ad abbaiare furiosamente ai
passi che si avvicinavano. Una volta sveglio, Guglielmo ebbe appena il
tempo di balzare su un cavallo che teneva sempre sellato e a darsi
alla fuga. Le sue guardie, i servi, il palafreniere e due suoi
segretari - che in effetti erano riusciti ad avvicinarsi ai cavalli
appena qualche istante dopo il principe - furono tutti passati per le
armi. Joi Lathrop Motley, che riferisce l'incidente in "Rise of the
Dutch Republic", commenta: Se non fosse stato per la vigilanza del
cagnolino, Guglielmo d'Orange, sulle cui spalle poggiava tutto il peso
delle fortune del suo paese, entro una settimana sarebbe stato
condotto a una morte ignominiosa. Da allora e fino giorno della sua
morte, il principe tenne un cane della stessa razza nella sua camera
da letto. Spesso le statue del principe lo raffigurano con un
cagnolino ai piedi.
Ogni sorta di evento pu risvegliare la funzione di allarme nella
maggior parte dei cani. Ci sono cos tante storie di cani che hanno
avvertito le persone della presenza di animali selvatici, predatori e
ladri, che tali racconti hanno perso il gusto della novit. Esistono
anche numerosi aneddoti di persone salvate dal fuoco, da perdite di
gas, inondazioni o altre catastrofi, grazie all'allarme lanciato dai
cani. Eccone uno insolito.
Stephen Marks stava tentando di attraversare l'oceano Pacifico su una
piccola barca a vela dallo scafo di legno, con uno schnauzer nano di
nome Major come unico compagno. Le ore erano lunghe e la situazione
atmosferica non era di molto aiuto. Aveva gi incontrato due violente
tempeste che lo avevano costretto per ore al timone. Appena tornata la
calma, il navigatore esausto era caduto addormentato. Fu svegliato di
soprassalto
dall'abbaiare
forsennato
di
Major.
Completamente
disorientato, Stephen non capiva cosa non andasse, ma not che Major
guardava verso la stiva. Ispezionandola, scopr che la tensione
generata dalla tempesta aveva provocato una brutta falla nel fasciame
e che lo scafo stava imbarcando acqua. Lavorando freneticamente,
Stephen costru una rappezzatura provvisoria, e con la pompa al
massimo regime la situazione si stabilizz. Risalito sul ponte, fece
rotta per le Filippine che erano l'approdo pi vicino. Tuttavia
l'eccitazione dell'incidente e lo sforzo di turare la falla si
sommarono al suo stato gi debilitato, e Marks si riaddorment. Non
chiaro quanto abbia dormito, ma fu di nuovo svegliato dall'abbaiare
insistente di Major. Tornato nella stiva, scopr che la toppa
provvisoria era rotta e l'acqua continuava a penetrare nella barca.
Stavolta fece una riparazione pi sicura e il mattino dopo prese terra
sano e salvo. Sono sicuro che Major mi ha salvato la vita disse. Se
non mi avesse svegliato la prima volta dopo essersi accorto della
falla e la seconda dopo che la toppa era saltata, sono certo che avrei
dormito finch il ponte non fosse finito sott'acqua.

Se vero che la maggior parte dei cani abbaia quando avviene qualcosa
d'insolito,
alcune razze sono per pi vigili di altre.
Per
raccogliere informazioni sull'argomento ho interpellato quattordici
esperti undici dei quali specializzati in addestramento per difesa
personale e della propriet, e gli altri tre collaboratori della
polizia. Nel complesso sono emerse quindici razze ritenute migliori
per
l'allarme;
nelle
seguente lista sono elencate in ordine
decrescente di efficienza.
1. Rottweiler.
2. Pastore tedesco.
3. Scottish terrier.
8. Chihuahua.
9. Airedale terrier.
10. Barbone (medio o nano).
11. Boston terrier terrier.
12. Shihtzu.
13. Bassotto.
14. Silkyterrier.
15. Fox terrier.
Tutte queste razze sono eccitabili e abbaiano vigorosamente alla
presenza di un estraneo o in molte situazioni che ritengono fuori
dell'ordinario. Per quanto riguarda i tipi apparentemente meno portati
per l'allarme, anche se i miei consulenti hanno dichiarato che la
maggior parte dei cani sono abbastanza allerta e lanciano l'allarme
quasi sempre, esiste in effetti qualche razza un po' meno adatta allo
scopo. Non tutti gli esperti erano completamente d'accordo, ma almeno
la met ha dichiarato le seguenti dodici razze meno pronte a lanciare
l'allarme (sono elencate partendo dalle meno atte):
1. Bloodhound.
2. Terranova.
3. Sanbernardo.
4. Basset hound.
5. Bulldog.
6. Bobtail.
7. Clumber spaniel.
8. Irish wolfhound.
9. Scottish deerhound.
10. Carlino.
11. Husky siberiano.
12. Alaskan malamute.
Ovviamente, se cercate un cane che resti quieto e non disturbi,
qualsiasi cosa accada nei paraggi, questi rappresentano la scelta
migliore.
Se lanciare l'allarme una funzione protettiva vitale, l'ovvio
passaggio successivo quello da cane da allarme a cane da guardia. La
sua funzione di intervenire fisicamente se un intruso disturba la
propriet o entra in un territorio o assale una persona. Un buon cane
da guardia naturalmente aggressivo con qualsiasi estraneo entri nel
suo territorio e si mostra in ogni caso sospettoso nei confronti degli
estranei. Pu attaccare se minacciato o provocato. Pu anche limitarsi
a tenere gli intrusi a distanza abbaiando, ringhiando e adottando un
atteggiamento palesemente aggressivo.
Le reazioni aggressive di un cane da guardia efficiente sono stimolate
dalle stesse cose che innescano l'aggressione nei lupi e negli altri

canidi selvatici. La territorialit la causa pi comune. La maggior


parte dei cani da guardia minacciano fisicamente chiunque a loro
avviso stia invadendo il loro territorio. E' a questo istinto
territoriale che ci si affida quando si ricorre a un cane per
proteggere magazzini e fabbriche da ladri o vandali. La procedura
normale semplicemente quella di liberare i cani da guardia dopo le
normali ore di ufficio, cosicch possano aggirarsi tra gli edifici o
le aree da controllare. I cani considerano tali zone come loro
territorio e agiscono d'istinto per proteggerlo,
pattugliandolo
sistematicamente varie volte durante la notte. Reagiscono anche ai
rumori o ad altri disturbi. Inoltre, difendono fisicamente la zona da
qualsiasi intruso.
I cani sono impiegati come guardiani da tempi immemorabili. Gli
antichi romani tenevano spesso, incatenati presso la porta dei cani
molto aggressivi. (Se un cane alla catena o confinato in uno spazio
angusto diventa nettamente pi aggressivo.) Non stupisce che molte
case esponessero cartelli di avvertimento sotto forma di piccoli
mosaici, con la figura di un cane ringhioso incatenato e la scritta
Cave canem.
In aggiunta alla reazione fondamentale di difesa territoriale, i lupi
e gli altri canidi selvatici si riuniscono per difendere il branco o
al segnale del capobranco che ritiene pericoloso un intruso. Sono
questi gli istinti apprezzati nei cosiddetti cani da attacco, cani da
guardia che reagiscono spontaneamente o su comando inseguendo e
attaccando qualsiasi persona entri nel loro territorio o sia indicata
dal padrone. Un cane poliziotto, per esempio, addestrato ad
attaccare in due situazioni: quando si accorge che il padrone in
pericolo o a un apposito segnale. Secondo gli addestratori di cani da
difesa, i cani da guardia naturali hanno bisogno di pochissimo
addestramento per l'innesco della reazione aggressiva; piuttosto,
necessitano
di
allenamento per poter rispondere affidabilmente
all'ordine di interruzione, nonch per dirigere l'aggressivit contro
i bersagli corretti. Quindi, se le doti associate alla guardia fanno
parte dell'intelligenza istintiva, il controllo delle stesse richiede
anche una certa intelligenza lavorativa e ubbiditiva.
L'efficacia
dei
cani
da
guardia
indiscutibile.
Esistono
letteralmente migliaia di racconti su animali che hanno protetto
l'incolumit o la propriet del padrone. Lasciatemi fare un esempio
toccante risalente al 79 dopo Cristo e scoperto dagli archeologi che
scavavano le ceneri vulcaniche tra le rovine di Pompei.
Durante gli scavi, gli studiosi rinvennero il corpo di un cane steso
sopra quello di un bambino. La parte pi importante della storia era
raccontata dal collare. Il cane, di nome Delta, aveva salvato la vita
del suo piccolo padrone, Severino, tre volte. La prima aveva agito
come un cane da soccorso, trascinandolo fuori dall'acqua e salvandolo
dall'annegamento. Poi Delta aveva combattuto contro quattro uomini che
tentavano di rapire il padroncino. Infine Delta lo aveva salvato
dall'aggressione di un lupo quando si trovava a Ercolano durante una
visita al tempio di Diana. Evidentemente Delta gli stava facendo la
guardia quando avvenne la catastrofe. L'eroico animale stava tentando
ancora una volta di proteggere il giovane padrone usando il proprio
corpo come scudo contro i lapilli che eruttavano dal vulcano, quando
entrambi furono sopraffatti dai gas velenosi. Quasi duemila anni fa,
Delta sacrific s stesso nel disperato tentativo di onorare ancora
una volta il suo ruolo di cane da guardia.
I cani da guardia non sono infallibili, e il problema principale
insegnare loro a distinguere tra estranei innocui e intrusi ostili.
Ogni anno si verificano numerosi casi di bambini morsi da questi

animali, i quali hanno interpretato il loro approccio come una


minaccia. Una storia interessante narra che la fondazione della chiesa
anglicana stata forse accelerata dalla cattiva interpretazione di
una situazione da parte di un cane. Il fatto avvenne intorno al 1530,
quando il conte di Wiltshire fu inviato in Vaticano con una supplica
in cui si chiedeva l'annullamento del matrimonio tra Enrico Ottavo e
Caterina d'Aragona, per permettere al re di sposare Anna Bolena. Il
conte si era portato il suo cane appresso all'udienza, e quando il
papa tese la gamba affinch il conte potesse baciargli il piede,
l'animale lo interpret come un'aggressione e, con il riflesso
fulmineo del cane da guardia, attacc la sacra pantofola. Il risultato
dell'incontro fu descritto da uno storico del tempo come turbolento:
lo stato d'animo del pontefice andava decisamente al di l del
semplice fastidio o indignazione... chiamiamolo pure furore! Non
conosciamo con certezza quale effetto ebbe quest'incontro sulla
decisione finale, dato che molto contavano anche le considerazioni
politiche, ma siamo bene informati su come lord Wiltshire sia tornato
in patria senza il sospirato annullamento. Sappiamo anche che la
reazione di Enrico fu quella di porre fine alla sua adesione alla
chiesa cattolica fondando quella anglicana con a capo il re, in modo
da garantire a se stesso la soddisfazione dei propri desideri. Viene
spontaneo chiedersi se ci sarebbe accaduto se il cane del conte si
fosse astenuto dall'azzannare il piede di Sua Santit nell'erroneo
tentativo di proteggere il padrone.
- Cani da guerra.
Per le loro qualit aggressive i cani sono stati anche utilizzati come
macchine da guerra. Gli egizi, i romani, i galli e i celti impiegavano
di preferenza i mastini. I mastini di oggi, o mastiff, sono bestie
piuttosto grosse; ne conosco uno che pesa sui centodieci chili e gioca
con una pietra di dodici come gli altri giocano con la palla. Una
versione arcaica del mastino, nota come molosso, pesava intorno ai
centoquaranta chili ed era famosa per le sue tendenze aggressive.
Questi animali venivano rivestiti con armature provviste di punte
acuminate per ferire i cavalli o i fanti nemici. Alcuni, addestrati a
inseguire uomini e cavalcature, portavano lance agganciate sul dorso;
altri, addestrati a correre sotto i cavalli, portavano in groppa
contenitori di pece bollente. In altre parole, questi animali erano
l'equivalente antico dei nostri missili terra-terra.
Prima dell'epoca delle armi da fuoco, i cani da guerra costituivano
una forza militare importante. Terrorizzavano la fanteria e spesso
erano molto efficaci contro la cavalleria. I celti addestravano i loro
cani a mordere le froge dei cavalli, facendogli sbalzare i cavalieri.
Questa tattica si dimostr validissima per neutralizzare la cavalleria
romana durante l'invasione della Britannia. Anche le trib germaniche
facevano valido uso dei cani da guerra. Attila utilizzava molossi
giganti e anche talbot, precursori del nostro bloodhound. In seguito i
cani da guerra svolsero un ruolo essenziale nel conflitto tra gli
spagnoli e le popolazioni indigene del Centro e Sudamerica. I cani da
guerra furono forse utilizzati al meglio dai cimbri, una trib
germanica
alleatasi con i teutoni e altre trib per compiere
incursioni in territorio romano. Con l'aiuto dei loro grossi cani, i
cimbri sconfissero i romani nel 113,109,107 e 105 avanti Cristo. Alla
fine i romani affiancarono due tra i loro migliori comandanti, Gaio
Mario e Quinto Lutazio Catulo, che nel 101 avanti Cristo affrontarono
l'esercito dei cimbri e dei loro alleati vicino a Vercelli. In questo
scontro i cimbri furono sgominati; tuttavia l'inseguimento del nemico
e persino la presa di possesso de campo vennero ritardati di quasi

mezza giornata dai cani da guerra cimbri, che proseguirono il


combattimento malgrado la sconfitta dei loro padroni.
I cani riapparvero sui campi di battaglia durante la prima guerra
mondiale, impiegati dai tedeschi come sentinelle. Durante il conflitto
entrarono in servizio, nelle parti avverse, oltre settantacinquemila
cani.
I francesi ne sfruttarono soprattutto l'udito finissimo.
Piazzavano sentinelle a quattro zampe in vari punti del fronte, di
solito in coppie distanti tra loro una trentina di metri. Se i cani
lanciavano l'allarme o ringhiavano per segnalare un intruso o una
qualche attivit umana esterna alle trincee, il conduttore segnava la
direzione dello sguardo degli animali e poi utilizzava le due linee di
vista
per
fare
la
triangolazione
del
punto
da segnalare
all'artiglieria. In questo modo furono localizzati e distrutti un gran
numero di postazioni di artiglieria, mitragliatrici e bunker tedeschi.
Alcune stime calcolano in oltre duecentomila i cani usati nella
seconda guerra mondiale. Oltre al servizio di guardia e messaggeria e
al lavoro di ricerca e soccorso, i cani vennero utilizzati prima
dell'avvento del radar per segnalare alle navi l'avvicinarsi di aerei.
Cani soprannominati "parapups" (cani paracadutisti) venivano spesso
inviati con le truppe aviotrasportate per montare la guardia agli
accampamenti
(anche se dovevano essere gettati di forza fuori
dall'aereo perch si rifiutavano di
lanciarsi
spontaneamente).
Entrambe le parti utilizzavano kamikaze canini. Due volte durante la
tentata invasione tedesca della Russia gli attacchi delle colonne
corazzate naziste furono sventati dai cani. Dopo averli addestrati a
entrare nei carri armati e nei veicoli corazzati per cercare cibo i
russi agganciavano mine elettromagnetiche sul dorso degli animali
mezzi morti di fame e li lasciavano andare appena i carri nemici erano
in vista. La stessa tattica venne utilizzata dai giapponesi, che
attaccavano ai cani dei carri contenenti bombe da cinquanta libbre e
li spedivano all'interno degli accampamenti del nemico.
Pi di recente, i cani sono stati impiegati nel conflitto coreano,
durante la guerra del Vietnam e persino durante il conflitto del Golfo
contro l'Iraq. In Vietnam, sono stati introdotti per bloccare i
sabotaggi e i furti nelle installazioni americane. Nel giro di sei
mesi, le azioni di furto o danneggiamento diminuirono del cinquanta
per cento.
Per essere un buon cane da guardia, un animale ha bisogno di qualcosa
di pi del senso del territorio e della tendenza ad aggredire. Un
chihuahua rappresenta un efficace strumento d'allarme quando abbaia
fragorosamente, ma, per quanto coraggiosa e leale, una bestiola di un
chilo e mezzo scarso non pu certo fermare un intruso. Gli schnauzer
nani, i fox terrier, gli scottish terrier, i west highland white
terrier e i cairn terrier possiedono tutti la volont di difendere il
territorio o il branco, nonch il coraggio di attaccare fisicamente un
intruso. Per nessuno di loro un cane da guardia efficiente poich
un calcio ben assestato metterebbe subito fine all'attacco. La mole e
la forza fisica sono importanti quanto il temperamento nel determinare
il valore di un cane da guardia.
Gli stessi esperti che hanno catalogato le razze adatte all'allarme
hanno anche fornito un elenco di quelle da guardia, basando la loro
valutazione sull'aggressivit del temperamento, sulla forza fisica,
sul coraggio e sulla resistenza al
contrattacco.
Sono
state
selezionate tredici razze da almeno met degli esperti, che per non
ne hanno specificato il grado di efficienza.
Bullmastiff.
Dobermann.

Rottweiler.
Komondor.
Puli.
Schnauzer gigante.
Pastore tedesco.
Rhodesian ridgeback.
Kuvasz.
Staffordshire terrier.
Chow chow.
Mastiff.
Pastore belga / malinois / tervuren.
Indipendentemente l'uno dall'altro,
tre dei miei esperti hanno
proposto un outsider, affermando che il barbone standard pu essere un
cane da guardia efficientissimo; secondo loro solo un po' carente di
stazza. L'ostacolo principale risiede nell'opinione comune che il
barbone sia un cane di lusso, un bello senz'anima, apprezzato
dunque solo per il suo aspetto. Uno dei miei esperti ha scritto:
"Una delle funzioni principali del cane da guardia la deterrenza.
Dev'essere in grado di respingere un attacco mostrandosi un duro. I
barboni possono essere abbastanza tosti e aggressivi come guardie, ma
non hanno le physique du rle e ci riduce la loro efficacia. Un
pastore tedesco imbranato sarebbe un deterrente pi valido, in quanto
la gente associa questa razza i cani poliziotto e da guardia ed
quindi meno incline a sfidarli."
Cani da caccia.
Il rapporto tra uomo e cane nato quando i nostri progenitori erano
quasi esclusivamente dipendenti da un'economia venatoria. Fu proprio
nella caccia che i cani cominciarono mostrare le loro insostituibili
capacit. E fu proprio per la caccia che gli uomini cominciarono a
selezionare particolari razze con molteplici e utili caratteristiche,
imparando quindi che era possibile
modificare
sistematicamente
l'intelligenza istintiva dell'animale. I cani sono stati utilizzati in
ogni fase della caccia. I loro compiti comprendevano: individuare gli
animali inseguirli, ucciderli e portarli al padrone.
Si nota una rilevante somiglianza tra le tecniche di cacci dei lupi e
quelle degli uomini primitivi. Le componenti sono le stesse: ricercare
la preda, indicarne la posizione agli altri membri del gruppo,
circondarla ed eventualmente spingerla verso un compagno che aspetta
in agguato. Se in natura tutte queste attivit sono coordinate dal
capobranco, nel processo di domesticazione dei cani il suo ruolo
stato assunto dal conduttore. Sappiamo che in epoche remote come il
paleolitico i cani venivano impiegati per spingere la preda nelle
trappole, gi da precipizi o in luoghi dove gli uomini attendevano con
archi e frecce. Gli uccelli venivano frullati dopo che gli uomini si
erano messi in posizione di tiro, oppure verso reti sistemate
strategicamente. Queste stesse tecniche vengono tuttora utilizzate da
molte trib primitive africane. Gli animali selvatici (in particolare
i maiali selvatici) vengono sospinti da uomini e cani verso una
barriera di reti, dove i cacciatori li attendono con le lance in
resta.
- Cani da fucile.
Oggigiorno i cani da caccia pi conosciuti sono i cosiddetti cani da

fucile: pointer, spaniel, setter e retriever. Ognuna di queste variet


stata accuratamente programmata per compiti specifici tramite
l'incrocio selettivo. Il termine cane da fucile appropriato, dal
momento che le doti di questi moderni cacciatori
sono
state
selezionate per farne degli assistenti in quel tipo di caccia dove le
prede vengono abbattute con armi da fuoco. Per esempio, i pointer sono
stati sviluppati di pari passo con l'invenzione del fucile ad
avancarica. Per usare efficacemente l'arma, il cacciatore aveva
bisogno di un cane che lo conducesse silenziosamente al nascondiglio
della preda e gliene indicasse la posizione. I pointer sono dotati di
udito e olfatto ben sviluppati; sanno inoltre muoversi con lentezza e
precisione, senza far rumore. Strisciano attraverso il sottobosco
senza provocare il minimo allarme, la testa alta ad annusare le piste
trasportate dal vento. Una volta che il pointer ha scoperto la preda,
si blocca mantenendo la testa immobile e spesso anche l'intero corpo,
puntando la selvaggina con una zampa anteriore sollevata. A volte i
cacciatori usano una muta di due cani. Uno solo pu segnalare la
direzione in cui localizzata la preda, ma non la distanza. Due si
possono invece impiegare per calcolare la triangolazione, proprio come
i cani da trincea francesi: il punto in cui le linee dei due sguardi
si incrociano corrisponde al bersaglio. E' stato documentato che un
buon pointer in grado, se necessario, di mantenere una punta per
oltre un'ora. Ci si dimostrato particolarmente utile al tempo dei
fucili ad avancarica, in quanto lasciava al cacciatore il tempo di
avvicinarsi e frullare gli uccelli in modo da avere la possibilit di
colpirli con un'arma monocolpo. Era importante che il cacciatore non
fallisse, poich per ricaricare un fucile del genere occorreva oltre
un minuto.
Gli scienziati ritengono che la punta sia in realt una specie di
corto circuito o sovraccarico nervoso che blocca l'animale in tale
posizione un momento prima di balzare sulla preda, Un comportamento
analogo
stato osservato nei lupi: un animale dominante pu
immobilizzarsi segnalando la posizione della preda finch il resto del
branco non si riunisca e la individui a sua volta. Un lupo tuttavia
mantiene la punta per pochi secondi, un minuto al massimo.
Anche se l'addestramento rende il comportamento del pointer pi
preciso e controllabile, la tendenza a puntare innata, e ci
facilmente verificabile sventolando una penna d'uccello davanti a un
cucciolo di pointer. Ho visto un cagnolino di dodici settimane
assumere la classica posizione di punta una volta posto di fronte a
una tale stimolazione, anche se, non aveva avuto alcun addestramento
venatorio.
Il miglioramento delle armi da caccia ha richiesto modifiche nei cani.
I fucili a retrocarica permettevano una maggiore frequenza di colpi e
la tecnologia aveva reso pi precisi i tiri a lunga distanza. C'era
l'esigenza di cani pi rapidi e intelligenti e gli allevatori
risposero sviluppando il setter. Il termine deriva dalla parola
inglese "sitter" (che si siede), poich il compito del cane quello
di fermarsi e sedersi fissando il punto in cui si trova la preda. Una
volta lasciata la posizione seduta, il setter si avvicina alla preda
con un movimento sinuoso o ondeggiante, mentre la coda viaggia da una
parte all'altra sempre pi veloce. Questo sventolio della coda
permette al cacciatore esperto di stabilire con una certa precisione
quando l'uccello lascer il nascondiglio per prendere il volo.
Cacciare con gli spaniel meno disciplinato ma pi eccitante. Sono
adatti soprattutto per lavorare nel sottobosco
o
su
terreni
acquitrinosi. Perlustrano il terreno mantenendosi a breve distanza dal
cacciatore ma, pur cercando la preda, non danno alcun avviso di averla

trovata. Le armi da fuoco moderne rendono possibile questo tipo di


caccia pi rapido ma meno prevedibile; tuttavia, se lo scopo quello
di tornare con il carniere zeppo, gli uccelli vengono frullati verso
le reti invece che davanti ai cacciatori. Gli spaniel vengono anche
utilizzati come battitori; in epoca pi antica snidavano gli uccelli
per i falconi addestrati, o lepri e conigli per i greyhound.
Verso la fine del Settecento cambi lo stile di caccia. La densit
della
popolazione
era aumentata e la campagna era fortemente
disboscata. Questo port a sviluppare il sistema di caccia in base al
quale i cacciatori percorrono allineati il campo, sparando a uccelli
come pernici e fagiani a mano a mano che si alzano in volo. Tale
procedura richiedeva cani che individuassero gli uccelli abbattuti e,
su comando, li riportassero senza danneggiarli. E, sebbene fosse
possibile insegnare il riporto a pointer, setter e spaniel, venne
creato uno specialista: il retriever.
Nelle zone paludose o lacustri, i cani come il labrador retriever si
dimostrano particolarmente utili perch amano l'acqua. Si impiegano
anche per cacciare da postazione, dove attendono allegramente per ore
di poter seguire la traiettoria degli uccelli per poi ripescarli
dall'acqua. Certo la capacit dei retriever di seguire le traiettorie
e individuare il punto di caduta di un oggetto stupefacente. Basta
aggirarsi in un parco cittadino, in un assolato pomeriggio estivo, e
osservare i labrador o golden retriever seguire le traiettorie di
palle o frisbee e afferrare questi oggetti al volo, per convincersi
che devono essere equipaggiati di una sorta di tracciatore radar.
Quando un cane riporta la preda intatta al suo compagno di caccia,
esibisce la variante di un comportamento osservato nei
canidi
selvatici. Si sono visti lupi riportare alla tana il cibo per nutrire
le femmine, i lattonzoli e persino i compagni lasciati di guardia alle
tane mentre gli altri sono fuori a caccia.
- Segugi.
Cacciare con i cani da seguita molto diverso che cacciare con i cani
da fucile. Per cominciare, di solito i cani da seguita si impiegano in
branco. I singoli individui in genere non ricevono l'attenzione e
l'addestramento di un cane da fucile, ed improbabile che vengano
tenuti in casa quando non stagione di caccia. I pointer, i setter,
gli spaniel e i retriever sono complemento dell'arma del cacciatore,
mentre i segugi (o hound) non richiedono nessun cacciatore: cacciano e
uccidono da soli.
Ci sono due tipi completamente diversi di cani da seguita anche se
talvolta vengono usati insieme. Il primo comprende i segugi a vista,
come il greyhound, il whippet, il levriero afgano e il borzoi (un
tempo noto come wolfhound russo). Come dice il loro nome, queste
variet cacciano a vista: individuata la preda, la catturano con
incredibile velocit (e poi li uccidono). Saluki e levrieri afgani
sono stati impiegati nella caccia di antilopi e gazzelle, ma anche di
volpi e lepri. Tra i segugi a vista figurano alcuni esemplari che sono
tra i pi grossi e coraggiosi del mondo canino. Lo irish wolfhound
gigante e lo scottish deerhound venivano usati per cacciare alci,
carib e persino leoni. Gi nel quarto secolo i romani conoscevano gli
irish wolfhound, di cui ci hanno lasciato delle descrizioni; li
apprezzavano per la ferocia e il coraggio,, utilizzandoli spesso nei
combattimenti dei gladiatori.
Il compito pi importante assegnato ai segugi a vista era liberare le
zone popolate dai lupi. In Russia, per esempio, la caccia al lupo
cominciava con cacciatori a cavallo, ognuno dei quali portava al
guinzaglio tre borzoi perfettamente identici, non solo per colore ma

anche per taglia e complessione. Il rumore prodotto dai cacciatori in


arrivo di solito faceva uscire il lupo allo scoperto; a questo punto,
venivano sciolti i guinzagli ad apertura rapida e i cani partivano
all'inseguimento. In una caccia perfetta, il compito dei cani era
quello di tenere il lupo per il collo finch non arrivava il
capocaccia per finirlo con il coltello. Tuttavia, nella ferocia della
caccia il lupo veniva spesso ucciso dai cani stessi.
La stretta somiglianza tra i cani non aveva solo fini estetici ma
anche pratici. Se un cane era pi veloce degli altri e arrivava ad
affrontare il lupo da solo, poteva rimanere facilmente ucciso, mentre
una squadra di tre che arrivava contemporaneamente era in grosso
vantaggio.
Questi animali svolsero il loro lavoro con tanta efficienza che gran
parte della selvaggina di grossa taglia fu completamente eliminata
dalle zone abitate. Infatti a causa loro i cervi, gli alci, i lupi e i
grossi felini si estinsero nelle isole britanniche e furono quasi
sterminati nel resto d'Europa. Come risultato, i cani non servirono
pi. Per esempio, l'irish wolfhound veniva usato per cacciare, oltre
al lupo, anche il gigantesco alce irlandese, la cui altezza di
centottanta centimetri al garrese ispirava scarso timore a quei cani
enormi, che a loro volta raggiungevano il metro e venti. Con la
sparizione della selvaggina grossa, dunque, si estinse praticamente
anche la razza canina, e solo l'iniziativa del capitano George A.
Graham, uno scozzese dell'esercito britannico, permise il recupero
degli ultimi esemplari nel 1862. La razza venne ripristinata, anche se
con un'altezza minore (solo novanta centimetri al garrese): rimaneva
comunque il cane pi grosso in assoluto. In modo analogo, lord
Colonsay salv lo scottish deerhound dall'estinzione nei primi anni
dell'Ottocento,
parecchio
dopo la sparizione del grosso cervo
scozzese.
Il secondo tipo di cane da seguita il segugio da pista (o a fiuto).
Questi cani usano l'odorato per seguire le tracce della selvaggina e
comprendono foxhound, beagle, basset hound, harrier, coonhound e anche
bloodhound. Di solito la loro mansione consiste nel cacciare animali
nocivi o parassiti che i contadini vogliono eliminare in quanto
danneggiano il raccolto e uccidono piccoli animali da cortile. In
Europa essi includono volpi, tassi, conigli e lepri; in Nordamerica,
all'elenco si possono aggiungere procioni, linci, puma e opossum. In
Gran Bretagna, come altrove, la caccia dietro mute di questi segugi
diventata una tradizione.
I segugi da pista sono stati sistematicamente ibridati per il fiuto
finissimo, il desiderio di seguire le tracce e il tipo di voce. Le
loro ampie narici puntano in avanti e verso il basso, permettendo loro
di cogliere odori nelle correnti d'aria che salgono dal terreno. Tali
odori provengono dai punti in cui le zampe della selvaggina hanno
toccato il suolo, dai luoghi dove si strusciata contro le rocce o il
sottobosco, e anche dalle particole di pelle e pelo che gli animali
perdono continuamente. La capacit di fiutare dei segugi davvero
rimarchevole: il cane medio ha nel naso all'incirca duecentoventi
milioni di recettori dell'odore contro i cinque milioni dell'uomo.
Infatti, se potessimo rimuovere e distendere le membrane sensoriali
che ricoprono l'interno del naso di un cane a fiuto, la superficie
totale sarebbe superiore alla superficie totale del corpo del cane!
Tuttavia,
un fenomeno detto adattamento olfattivo ha
prodotto
importanti limitazioni alla sua capacit di fiuto. Quando si entra in
una stanza si pu cogliere un odore leggero: una colonia, un mazzo di
fiori, il caff che bolle... Nel giro di pochi minuti, per, non ci si
accorge pi di questi sentori per via dell'adattamento olfattivo

provocato dell'assuefazione dei recettori. La stessa cosa avviene ai


segugi. Come comportamento tipico, quando un segugio percepisce un
odore comincia ad abbaiare e a seguire la traccia. Ma per un odore
forte l'adattamento olfattivo si verifica dopo due soli minuti,
facendo s che l'animale perda la capacit di sentirlo. A questo punto
il cane tace e alza la testa per inspirare una boccata di aria neutra,
permettendo ai recettori nasali di riacquistare la loro funzionalit.
Ecco perch i segugi operano in branchi. Di volta in volta, alcuni
cani fiutano e abbaiano, mentre altri corrono silenziosi con il
branco. I vari membri si danno il turno nel seguire la pista, perci
non dovrebbe esserci un momento in cui tutti siano contemporaneamente
in riposo.
L'abbaiare
dei
segugi
durante
l'inseguimento
estremamente
importante. La sua funzione principale permettere ai cacciatori di
conoscere in ogni momento la posizione del branco. Il numero di cani
che abbaia in un determinato momento e l'intensit del rumore
forniscono
altre
indicazioni
sull'intensit
e
la freschezza
dell'odore, e di conseguenza su quanto sia vicina la preda. I segnali
prodotti dal corno da caccia possono poi esercitare un certo controllo
sui movimenti del branco.
Il suono emesso da un branco che abbaia pu essere abbastanza
melodioso, e i cacciatori qualche volta selezionano apposta dei segugi
che producano le combinazioni di toni pi armoniose. Per esempio, nel
1615, Gervase Markham spieg nel suo libro "Country Contentments" come
si potevano armonizzare vari branchi di segugi per ottenere diversi
accordi. Se si desiderava una muta con un abbaiare dolce, raccomandava
di scegliere qualche grosso cane dalla voce solenne e profonda [...]
necessario come il basso di una corale, poi un numero doppio di voci
tonanti e acute, che saranno i controtenori, poi qualche voce dolce e
chiara, che rappresenter la parte intermedia. Infine suggeriva di
aggiungere una coppia o due di beagle dal canto lieve, che come
piccoli soprani gorgheggeranno in mezzo a loro in modo da produrre
una sinfonia equilibrata.
I segugi a fiuto sono stati progettati e riprogettati per soddisfare
determinati requisiti. Per esempio, il foxhound e il beagle sono stati
creati per correre con cacciatori a cavallo, il primo per la volpe, il
secondo per lepri o conigli. La loro velocit provocava vivaci e a
volte pericolose esibizioni di equitazione, e la normale caccia si
trasformava in una cavalcata selvaggia attraverso le campagne. I
foxhound sono stati creati esclusivamente per le volpi, quindi
ignoreranno gli altri odori e seguiranno sempre la traccia pi fresca.
Sono incredibilmente resistenti e vigorosi. Saltano siepi, muri e
staccionate, si infilano nella boscaglia fitta e corrono finch esiste
il pi piccolo sentore da seguire. Durante la stagione di caccia in
Gran Bretagna (di solito da settembre ad aprile), un branco attivo
riesce a correre dai sessanta ai cento chilometri per battuta, e di
solito ne avvengono due a settimana.
Al contrario, altri segugi a fiuto come i basset hound sono stati
appositamente selezionati bassi e pesanti perch nell'inseguimento a
conigli e tassi non distanzino i cacciatori che seguono a piedi. Ne
risulta una caccia pi tranquilla, meno spettacolare, e anche molto
meno pericolosa.
Intorno al 1960, ho seguito un periodo di addestramento nell'esercito
americano a Fort Knox, nel Kentucky. In quel periodo, soprattutto
grazie al mio amore per i cani, ho conosciuto alcune persone che
vivevano nelle zone rurali non lontane dalla caserma. Uno dei miei
conoscenti locali mi invit a una caccia alla volpe fissata per un
venerd pomeriggio di pieno inverno. Gi mi immaginavo la scena:

uomini in abiti da caccia rossi con alti stivali scintillanti, in


groppa a cavalli ben strigliati, lanciati a tutto gas dietro una muta
di segugi eccitati, tutti guidati dal suono lugubre del corno del
capocaccia. La realt fu alquanto diversa. La caccia era stata
organizzata da un vecchio che tutti chiamavano Zio Tyler. Parecchi
avevano contribuito al branco con i propri segugi, per la maggior
parte a coppie. Quattro erano chiaramente foxhound; c'erano anche un
paio di segugi bluastri, una coppia di beagle, un bloodhound, qualcosa
che poteva essere un coonhound nero e marrone, uno strano esemplare
che non avevo mai visto prima e che mi dissero essere un drever, pi
una coppia di generici segugi di razza mista. La star del gruppo era
un redbone hound di nome Hamilton, passato agli onori della cronaca
locale per la sua capacit di trovare gatti selvatici e costringerli a
rifugiarsi sugli alberi. Nel complesso erano pi di una dozzina.
La caccia cominci a piedi, con gli uomini che conducevano i cani sul
pendio di un monte dove le volpi creavano qualche problema agli
abitanti. A un certo punto i cani ne percepirono l'odore e attaccarono
ad abbaiare e a tirare i guinzagli. Nella luce morente, furono sciolti
e la muta part a razzo con grande baccano. Circa venti minuti dopo
eravamo seduti quasi in vetta al monte attorno a un gran fuoco in un
punto liberato dalla neve. I cani continuavano la caccia senza la
guida umana mentre i sei uomini e io stavamo seduti a guardare Zio
Tyler che riempiva boccali di bourbon. Bevevamo il liquore lentamente,
fumavamo e ascoltavamo la musica dei segugi che vagava nella notte.
Ogni tanto qualcuno raccontava una breve storia che cominciava con
Ricordo quando.... Ma perlopi la notte era piena dell'abbaiare
lontano dei segugi, accompagnato dal crepitio della legna sul fuoco.
-Terrier.
L'ultimo dei cani specializzati nella caccia il terrier. Il termine
deriva da terra e suggerisce la peculiare abilit di questo cane:
inseguire la selvaggina nella tana o in qualche crepa naturale del
terreno per poi stanarla e ucciderla. Secondo un allevatore scozzese
di terrier i pregi di questa razza sono essenzialmente il mantello e
il coraggio. Il mantello molto duro e ispido protegge il cane dalle
abrasioni allorch si infila tra le rocce e nelle tane di volpi e
tassi; lo protegge anche dai morsi furibondi degli animali braccati. E
il cane ha bisogno di coraggio allo scopo di lavorare completamente da
solo, spesso sottoterra, al buio, in situazioni in cui la ritirata
difficile se non impossibile e la sua vita dipende dalla destrezza nel
combattere. Molti terrier sono morti intrappolati per la loro smania
di allargare il passaggio in cui si erano infilati, o sepolti nella
battaglia finale con la loro preda.
L'allevatore scozzese si dimenticato di
menzionare
un'altra
caratteristica essenziale: l'abbaio.
Un terrier efficiente deve
abbaiare alla minima sollecitazione. E' il suo latrare furioso che
avverte i cacciatori dove si trova la tana. E' il suo abbaiare
sotterraneo che dice ai cacciatori dove scavare per scoprire la preda.
I primi terrier non abbaiavano con prontezza e dovevano indossare
collari con campanelli per guidare gli uomini. Sfortunatamente, molti
finivano strangolati se i collari restavano impigliati in qualche
sporgenza
sotterranea;
altri morivano perch i cacciatori non
riuscivano a sentire il tintinnio dei campanelli quando la volpe e il
cane si perdevano nel sottosuolo.
I terrier si distinguono per un altro motivo: danno la caccia ai ratti
e ad altri animali nocivi. Le persone che non hanno un'esperienza
diretta ritengono che i derattizzatori pi efficienti siano i gatti.
Invece, se i gatti vanno benissimo per uccidere i topolini - attivit

che richiede pazienza e furtivit - i ratti sono spesso troppo grossi


e feroci per loro. Molte razze di terrier sono state appositamente
selezionate per l'eliminazione dei ratti. Dal momento che in genere
questi cani finiscono la preda afferrandola per il collo e dando un
paio di scossoni per spezzarlo, sono stati selezionati con mascelle
eccezionalmente
potenti
rispetto alla taglia.
Tutt'oggi molti
contadini si servono dei terrier per uccidere i ratti, specialmente
nelle regioni coltivate a grano e granturco: in genere riempiono le
tane di fumo o di gas, oppure ci infilano furetti per far uscire i
ratti allo scoperto, dove i terrier possano ammazzarli. Manchester
terrier, scottish terrier, cairn e west highland white terrier, fox
terrier e bullterrier sono tutti derattizzatori di prima classe.
Persino il piccolo yorkshire non se la cava male.
Per apprezzare
quanto
possano
essere
efficienti
i
terrier
nell'uccidere i topi da fogna, dobbiamo tornare all'epoca vittoriana
quando il combattimento dei ratti era uno sport popolare soprattutto
tra le classi inferiori, ma faceva proseliti anche tra i giovani delle
classi superiori. Terrier e topi venivano calati in buche profonde
dove combattevano fino alla morte. Si facevano scommesse sulla
sopravvivenza dei cani o dei ratti e sul tempo che i cani migliori
avrebbero impiegato per finire un certo gruppo di roditori. Ci sono
giunti vari documenti che descrivono alcuni di questi terrier.
Sappiamo per esempio che un campione di lotta fu Tiny, un bullterrier
pesante appena due chili e mezzo. Una sera Tiny uccise cinquanta ratti
(alcuni dei quali grossi quasi quanto lui) in ventotto minuti e cinque
secondi. Il suo proprietario stimava che Tiny avesse ucciso oltre
cinquemila ratti nella sua carriera di sterminatore, il che ammonta
grosso modo a una tonnellata e mezzo di roditori!
La propensione a cacciare animali nocivi e lo schema di attacco fanno
parte dell'intelligenza istintiva legata al corredo genetico. Tutti i
proprietari di terrier sanno che possono portare il cane a un
parossismo di eccitazione solo illuminando il pavimento con una torcia
e agitando il raggio. Un piccolo bersaglio in movimento provoca
automaticamente la reazione di inseguimento. Il mio cairn terrier
Flint aveva nove anni quando venne portato per la prima volta in
campagna. Avevamo comprato una piccola fattoria e l'intercapedine
sotto la vecchia casetta era diventata rifugio di parecchi piccoli
animali. Un pomeriggio osservai con stupore Flint inseguire un
opossum, afferrarlo per il collo e spezzarglielo con un violento
strattone. Si trattava di un vecchio cane sempre vissuto in citt, che
non aveva mai affrontato le situazioni per le quali i terrier sono
stati originariamente ibridati! Tuttavia, appena si era presentato lo
stimolo appropriato, la programmazione genetica di Flint era entrata
immediatamente in funzione.
Cani da pastore.
Uno degli usi pi massicci cui sono destinati i cani la custodia
degli armenti al pascolo. Persino nei paesi in cui i cani sono
considerati immondi o disprezzati per motivi religiosi, il loro
contributo al lavoro dei pastori ritenuto insostituibile. Mentre
tipi come il puli o il komondor sono fondamentalmente cani da guardia
che restano con il gregge per proteggerlo dai predatori, il compito
pi diffuso dei cani da pastore quello di tenere insieme pecore,
oche, bovini (per non dimenticare capre, maiali, renne e anatre), e
farli spostare in punti prestabiliti.
I cani hanno ereditato la capacit di raggruppare in branco dai canidi

selvatici che cacciano in gruppo. L'attivit coordinata del branco


mirata a tenere insieme un gruppo di potenziali prede e spingerlo in
punti prestabiliti per poi isolare il singolo animale da attaccare e
uccidere. Questi comportamenti venatori si basano su cinque istruzioni
geneticamente programmate. Le prime due riguardano il posizionamento
attorno alla preda designata: la numero uno ordina che, una volta
avvistata la preda, ogni lupo le si avviciner pi o meno alla stessa
distanza; la numero due, dice che ogni lupo rester equidistante dai
compagni di destra e di sinistra. La messa in pratica di queste
istruzioni produce uno schema di accerchiamento decisamente elegante e
complesso, con il branco a formare un circolo quasi perfetto che va
restringendosi con il procedere della caccia.
Come fa un unico cane pastore a porre in atto le istruzioni genetiche
intese a guidare i movimenti di un intero branco? Dall'infanzia in
poi, un cane pastore cerca di tenere raccolto in gruppo tutto quello
che si muove. Mi stato raccontato di cani che spontaneamente si sono
messi a radunare non solo le pecore ma anche polli e persino bambini,
Una signora mi ha riferito che il suo border collie ha tentato di
radunare degli insetti che attraversavano il suo vialetto. Un'altra,
che il suo shetland ha tentato di riunire le increspature di una
pozzanghera. Tutto questo gran raggruppare rappresenta il tentativo di
adempiere
le
prime
due
istruzioni
genetiche
relative
all'accerchiamento durante la caccia. Il problema di un animale che
agisce da solo che tenta di fare il lavoro di una dozzina di lupi,
seguendo l'intero schema come se incarnasse ogni membro del branco.
Innanzitutto decide la distanza corretta che il branco dovrebbe tenere
dal gregge.
Poi corre intorno per occupare le posizioni
che
normalmente sarebbero tenute dai compagni. E, mentre a turno occupa le
posizioni vuote, nelle quali fa una pausa, accerchia e compatta il
gregge con un ampio movimento circolare, spingendo verso il centro le
pecore poste sulla fascia esterna.
La terza istruzione venatoria geneticamente programmata riguarda le
imboscate. Quando un branco di lupi impegnato in una caccia, a volte
un singolo individuo si allontana dagli altri e si
nasconde.
Acquattato, attende che i compagni sospingano le prede verso di lui.
Ci spiega la tendenza dei cani pastore a correre e a buttarsi a terra
fissando il gregge. In effetti sta recitando la parte del lupo
incaricato dell'imboscata. L'occhio, o lo sguardo, del cane sembra
ipnotizzare qualsiasi pecora tenti di allontanarsi dalle altre e tende
a mantenerla in posizione. Tuttavia nel momento in cui il gregge
ricomincia muoversi unito, il cane riprende immediatamente le azioni
che mimano l'accerchiamento dei lupi.
La quarta istruzione genetica presiede alla guida del gregge. E' noto
che i lupi conducono i branchi di bufali, antilopi o cervi in siti in
cui il movimento viene ostacolato dalle caratteristiche del terreno,
come rupi o specchi d'acqua. Una volta bloccate le vie di fuga,
diventa pi semplice isolare un individuo. I lupi ottengono tale
risultato facendo brevi corse frontalmente agli animali, i quali
fuggono nella direzione opposta. Il percorso di ritirata pu essere
corretto anche mediante morsi alle zampe o ai fianchi dei fuggiaschi.
I cani pastore usano la stessa procedura per controllare gli elementi
del gregge.
Un esempio divertente di questo comportamento ci vieni offerto da un
bovaro delle fiandre,
un grosso cane proveniente dal
Belgio,
specializzato nel radunare il bestiame. Lucky, il bovaro in questione,
fu regalata a Ronald Reagan subito dopo l'elezione a presidente degli
Stati Uniti. Lucky tentava continuamente di tenere sotto controllo il
presidente, mordicchiandogli le gambe, almeno in un caso fino a farlo

sanguinare. Salt anche addosso alla signora Reagan sbattendole contro


lateralmente, come fanno talvolta i cani pastore per spingere il
bestiame in una determinata direzione. Le foto dei giornali con il
presidente e consorte pascolati dalla cagna erano imbarazzanti e,
malgrado fosse amata, alla fine Lucky venne esiliata nel ranch
californiano di Santa Barbara, dove avrebbe potuto pascolare animali
invece che politici.
L'ultima istruzione nella programmazione che guida i cani pastore
legata all'organizzazione sociale naturalmente adottata dai lupi. Ogni
branco ha un leader battezzato alfa dagli studiosi. Il capo inizia e
controlla i vari spostamenti del branco, e tutti gli altri lo
osservano con attenzione e lo imitano. Ci mantiene coordinato il
branco e assicura un'efficiente organizzazione per
la
caccia.
Ovviamente per i cani il lupo alfa il pastore. Questi conta
sull'intelligenza ubbiditiva e lavorativa del cane per
poterne
controllare il comportamento istintivo. In effetti l'uomo ha bisogno
di insegnare al cane appena una dozzina di comandi per mantenere il
pieno controllo.
"Qui": il cane si avvicina al pastore.
"Fermo": il cane smette di fare quello che sta facendo.
"Va' a destra" o "Va' a sinistra": il cane si muove nella direzione
indicata, essendo i movimenti in relazione alla posizione del gregge.
"Gira a destra" o "Gira a sinistra": il cane deve iniziare la manovra
di accerchiamento.
"Gi": attiva la posizione di imboscata; il cane si butta a terra e
fissa il gregge.
"Vicino": il cane corre pi vicino al gregge.
"Via": il cane si sposta a una certa distanza dal gregge.
"Piano" o "Svelto": questi comandi sono usati per controllare la
velocit o il vigore di qualsiasi attivit il cane stia svolgendo.
"Basta": il segnale di abbandonare il gregge e tornare al fianco del
pastore.
Questi comandi si possono impartire verbalmente, con cenni della mano,
con un fischietto, o con una combinazione dei diversi sistemi. E'
sorprendente come questo breve elenco di comandi, insieme con le
cinque
istruzioni geneticamente programmate,
sia sufficiente a
orchestrare i complessi comportamenti che permettono a un uomo e un
cane di controllare da soli grossi branchi di animali. Senza il cane,
la gestione, la custodia e il raggruppamento del bestiame non
sarebbero forse mai stati possibili, il che significa che lo sviluppo
dell'agricoltura come base economica di molte societ umane sarebbe
stato ritardato o addirittura interrotto.
Alcune razze vantano un'intelligenza istintiva che permette loro di
eccellere in particolari situazioni lavorative o con particolari
animali. I collie (il cui nome deriva dalla pecora di montagna con le
zampe e il muso neri nota come colleys), i border collie e gli
shetland sono particolarmente efficaci con le pecore. I pastori belgi,
i tervuren, i malinois, i pastori tedeschi, i bearded collie e i
pastori della brie sono abbastanza grandi da fornire protezione contro
lupi, coyote e altri predatori. I welsh corgy (sia il cardigan che il
pembroke) sono stati specificamente selezionati di taglia minuscola
cosicch, quando mordono le zampe del bestiame per indirizzarlo e i
loro protetti rispondono con i calci, gli zoccoli passino sopra la
testa del cane lasciandolo illeso.
Cani da tiro.

Oggigiorno, quando si parla di cani utilizzati come bestie da


trasporto, alla maggior parte delle persone vengono in mente i cani da
slitta, talora chiamati husky, delle regioni polari. La parola husky
deriva dal termine dello slang americano esky, eschimese; agli
eschimesi si attribuisce l'invenzione della slitta trainata da cani.
Questi particolari animali si riconoscono facilmente. Derivano dallo
spitz, hanno orecchie a punta, mantello folto, ispido e voluminoso, e
una coda caratteristica: una spazzola folta elegantemente arricciata
sul dorso. I cani da slitta comprendono le seguenti razze: alaskan
malamute, samoiedo, husky siberiano, keeshond ed elkhound.
Le mute vengono organizzate praticamente come i branchi di lupi; c'
un capo (qualche volta chiamato re) i cui movimenti servono a
coordinare l'attivit degli altri componenti del tiro. I membri della
muta tendono a prestare attenzione quasi esclusivamente a lui, senza
dar troppo retta al guidatore umano. Da qui le numerose storie di
slitte che viaggiavano per conto loro quando i conduttori cadevano o
non riuscivano a montare abbastanza in fretta. La parte che i cani da
slitta hanno svolto nella vita dei nativi artici nordamericani, come
gli Inuit, e anche nei moderni insediamenti del Grande Nord, stata
raccontata molte volte, al punto da assumere un aspetto quasi
folcloristico. Molto meno noto, oggi, il fatto che i cani una volta
venivano comunemente usati come animali da soma in altre parti del
mondo, per trainare piccoli carri o trasportare pesi. Animali come il
terranova, il pastore dei pirenei, il san bernardo e il segugio del
bernese erano assai apprezzati da ortolani,
macellai,
casari,
tessitori, calderai, fornai e cos via per la forza e la resistenza
nel trainare carri. Per esempio, nell'Inghilterra del diciottesimo e
dell'inizio del diciannovesimo secolo, il pesce (che richiede un
trasporto piuttosto rapido) veniva inviato su carri da Southampton a
Londra. Un carro tipico era trainato da una muta di quattro terranova
e poteva portare da centoquaranta a centottanta chili di pescato,
oltre al conducente. Nella citt di Berna, un segugio del bernese
riusciva tranquillamente a trainare da solo il carro di un tessitore
con un carico di ben pi di mezzo quintale di tessuti (oltre al peso
del veicolo). Anche i cani piccoli, agganciati in mute, erano trattori
piuttosto
efficienti.
Un tiro di quattro foxhound riusciva a
trasportare un uomo di media corporatura su un carro leggero alla
velocit di venti chilometri orari.
Per il povero il cane rappresentava il miglior mezzo di trasporto
possibile. Facile a procurarsi, abbastanza piccolo da tenere in casa,
poteva sopravvivere con rimasugli di qualsiasi cibo fosse disponibile.
Oltre a trainare le merci, i cani facevano bravamente la guardia alla
mercanzia quando il venditore
si
allontanava
dal
carro,
e
all'abitazione mentre la famiglia dormiva.
Oggi i cani continuano a fungere da bestie da soma in molte parti del
mondo. In Inghilterra per questa pratica ora proibita per legge.
Nel 1824 fu fondata la Society for the Prevention of Cruelty to
Animals, e da allora i suoi membri conducono vaste campagne contro la
crudelt verso i cani. Tra i comportamenti crudeli citati dalla SPCA
c'era il loro uso come bestie da soma. Anche se si sottoline che
molti di quei cani erano ben tenuti, e vitali per la sopravvivenza dei
poveri che non potevano permettersi orsi o asini, l'SPCA fu facilmente
in grado di documentare alcuni esempi clamorosi di crudelt, che
furono poi utilizzati per una campagna di stampa e per fare pressione
sul parlamento. A met dell'Ottocento l'SPCA riusc a far approvare
una legge che proibiva l'uso dei cani
per
il
trasporto
e
congiuntamente venne istituita una tassa sui cani: il risultato

immediato si rivel disastroso per la popolazione canina. In tutta


l'Inghilterra ebbero luogo spaventosi massacri di cani, non pi
abilitati a tirare i carri, ma tassabili. A Birmingham vennero
trucidati un migliaio di quadrupedi, e un'analoga carneficina si
registr a Liverpool. A Cambridge le strade erano costellate di cani
morti. Poich stavano diventando un pericolo per la salute, il gran
conestabile di Cambridge organizz una sepoltura i
massa
per
quattrocento cani.
Altri cani specializzati.
Nel mondo attuale l'uso di cani che trae vantaggio dall'uno o l'altro
aspetto
della
loro
intelligenza
istintiva

divenuto
pi
diversificato. Un rapido campionario di alcune di queste carriere
canine contemporanee comprende:
"cani per ciechi": guidano i non vedenti attorno agli ostacoli,
avvertono dei veicoli in arrivo e permettono loro di muoversi in modo
indipendente anche in ambienti urbani complessi;
"cani per sordi": avvertono i padroni di suoni come il campanelli
della porta o del telefono, o il fischio della pentola a pressione;
"cani da valanga": utilizzati per rintracciare individui sepolti sotto
valanghe di neve o macerie;
"cani da soccorso": riportano persone o oggetti dall'acqua, portano
gomene alle imbarcazioni arenate e trascinano piccoli natanti verso i
soccorritori;
"cani antidroga e antibomba": usano il loro fiuto per individuare
materiali di contrabbando. Una variazione sul tema sono i cani da
tartufo,
usati
dagli
appassionati di questa leccornia.
Sono
preferibili ai maiali, impiegati tradizionalmente, per due motivi: i
cani hanno un odorato pi acuto e non amano il sapore dei tartufi,
cos c' meno rischio che se li mangino prima dell'arrivo del padrone;
"cani da intrattenimento": comprendono cani da corsa, cani ballerini e
cani attori.
Quando si vedono cani svolgere queste sofisticate funzioni riesce
difficile immaginare che i loro complessi comportamenti siano in
effetti prodotti dalla stessa intelligenza istintiva che presiede al
fare la guardia, al custodire il bestiame e al cacciare. Per esempio,
la particolare capacit di difendere o avvertire altri membri del
branco viene modificata tramite l'addestramento, cosicch un cane per
sordi avvertir il padrone che il campanello sta suonando; il
comportamento di ricerca e soccorso dipender esattamente dalle stesse
capacit coinvolte nella caccia e nel riporto, e via dicendo. Per i
compiti pi complessi, le capacit istintive devono semplicemente
essere modificate e poste sotto il diretto controllo umano. Ci si
ottiene con l'addestramento,
e la riuscita
del
processo
di
apprendimento dipende sia dall'intelligenza adattiva sia da quella
lavorativa o ubbiditiva del cane.
Cani da compagnia.
I cani adempiono un'altra importante funzione nella vita umana: quella
della compagnia, un compito che non sembra richiedere particolare
intelligenza
istintiva ma dipendere piuttosto dalla personalit
dell'animale.

Si scoperto che gi nell'Egitto predinastico esisteva una domanda di


cagnolini, usati apparentemente solo per la compagnia. Disegni,
pitture e sculture di tali animali dimostrano che i primi cani
esclusivamente da compagnia furono il maltese o il volpino. Molte
altre razze come il cavalier king charles spaniel e l'english spaniel
toy sviluppati in Inghilterra, e il pechinese sviluppato in Cina, non
avevano altra funzione che quella della compagnia.
Nelle varie epoche i cani da compagnia sono stati vittime di un
pregiudizio nei confronti dei cani non produttivi. Il carlino, per
esempio, rintracciabile gi nel 400 avanti Cristo, quando sembra sia
stato allevato per fare compagnia ai monaci di un monastero tibetano.
In epoca vittoriana questa razza fu una volta attaccata duramente da
un quotidiano inglese. L'articolista sosteneva che queste bestie erano
assolutamente inutili e proclamava che i migliori addestratori erano
stati totalmente incapaci di far cacciare alcunch a un carlino.
Chiaramente la capacit dei cagnolini di recare conforto e piacere ai
loro proprietari non era considerata una caratteristica utile da
questo pragmatico signore.
Oggi l'opinione cambiata. Si riconosce che, come compagni, i cani
soddisfano certe necessit di gioco nei bambini. E siccome forniscono
affetto e possibilit di interazioni sociali agli individui di tutte
le et, vengono spesso prescritti nelle terapie psicologiche. Bambini
con difficolt di comunicazione, adulti con problemi depressivi o di
interazione sociale e anziani che soffrono di isolamento e solitudine,
sono stati tutti aiutati dalla compagnia di un cane. In effetti
provato che le reazioni di stress vengono ridotte dal contatto con i
cani. Gli psichiatri James Lynch e Aaron Katcher, della University of
Pennsylvania, hanno dimostrato che quando una persona accarezza un
cane amato il battito cardiaco rallenta, il respiro si regolarizza, la
tensione muscolare si allenta: in altre parole, i segni fisici dello
stress cominciano a scomparire. Diversi altri studi indicano che gli
anziani che vivono con i cani hanno meno problemi di salute e
richiedono un numero inferiore di visite mediche rispetto ai coetanei
senza cani. Pi di recente, la ricercatrice Erica Friedman ha studiato
il tasso di sopravvivenza di persone ospedalizzate per gravi problemi
cardiaci. Ha scoperto che, a un anno di distanza dalla cura, la
percentuale di proprietari di cani ancora vivi era oltre quattro volte
superiore a quella di chi non possedeva un cane. Sembra che la
presenza in casa di un animale da compagnia possa effettivamente
allungare la vita!

9.
L'INTELLIGENZA ADATTIVA.

"Ho conosciuto cani, in special modo cuccioli,


mentali stupide quasi quanto quelle umane."
ROBERT BENCHLEY.

che hanno reazioni

Se l'intelligenza istintiva di un cane rivela quali comportamenti e


quali capacit sono preprogrammate nel codice genetico dell'animale,
l'intelligenza adattiva concerne le conoscenze, le qualit e le
capacit generali che un cane riesce ad acquisire durante la vita.
L'intelligenza adattiva formata da due principali componenti. La
prima la "capacit di apprendimento", ossia fino a che punto un
animale pu apprendere nuove associazioni. Esistono svariate forme di
apprendimento. L'"apprendimento da osservazione" quello casuale,
naturale, che permette determinate associazioni tra causa ed effetto,
ma non richiede il coinvolgimento diretto da parte dell'osservatore.
Cos un cane impara che l'avvicinarsi del padrone al frigorifero pu
preludere a qualcosa da mangiare e anticipa l'evento entrando in
cucina e facendo notare la propria
presenza.
L'"apprendimento
ambientale" implica lo sviluppo di una specie di mappa mentale o di
rappresentazione dell'ambiente circostante, compresa la localizzazione
di oggetti comuni, dei luoghi in cui si trovano determinate persone o
si svolgono determinate attivit. L'"apprendimento sociale" serve per
rispondere ai segnali emotivi e sociali sia umani che canini. La
comprensione del linguaggio riguarda la capacit del cane di imparare
segnali verbali umani. Infine, l'"apprendimento dei compiti" richiede
il coinvolgimento attivo del cane, si svolge spesso per tentativi e
come risultato finale lo porta a reagire ai segnali che possano
comportare una ricompensa. Un semplice esempio quando il cane
risponde correttamente al comando seduto e vien compensato con una
carezza o una piccola ghiottoneria.
Strettamente collegata alle varie dimensioni dell'apprendimento la
memoria. Come gli individui sono differenti in prontezza e grado di
apprendimento, differiscono anche nella memoria a breve e lungo
termine. La "memoria a breve termine" primo stadio essenziale di
qualsiasi processo informativo. Sono certo che vi capitato di
chiedere un numero telefonico - a una centralinista, a un amico - e
poi lo avete composto immediatamente. Quel numero era immagazzinato
nella memoria a breve termine; ma se avete trovato occupato e avete
riagganciato per poi ritentare, probabilmente ve lo siete dimenticato.
I trenta secondi intercorsi tra il momento in cui avete ricevuto il
numero e lo avete composto, e quello in cui avete cercato di rifarlo,
sono stati sufficienti a farlo scomparire dalla memoria breve termine.
La
"memoria
a lungo termine" sembra coinvolgere una capacit
relativamente illimitata di immagazzinare informazioni e renderle
praticamente permanenti. Come hanno dimostrato gli psicologi, le
informazioni che possono essere trattenute nella memoria per cinque
minuti hanno oltre il 50 per cento di possibilit di essere richiamate
correttamente un mese pi tardi, il 40 per cento un anno dopo.
L'altra
importante
dimensione
dell'intelligenza adattiva la
"capacit di risolvere problemi", cio di trovare le soluzioni
corrette che permettono all'individuo di aggirare gli ostacoli fisici
e concettuali che bloccano l'accesso alle ricompense. Esistono due
aspetti di questa capacit. Il primo riguarda l'abilit di programmare
e selezionare i comportamenti che possono portare alla soluzione. Il
secondo, quella di ricordare altre strategie o informazioni apprese,
mutuate
da precedenti soluzioni per applicarle alla situazione
attuale.
Se la razza in genere
un
buon
indicatore
della
natura

dell'intelligenza istintiva del cane, l'intelligenza adattiva dipende


da individuo a individuo.
L'ibridazione per
ottenere
un'alta
intelligenza adattiva pi problematica di quella che intende
selezionare una
o
due
specifiche
serie
di
predisposizioni
comportamentali, e pertanto, per determinare al meglio l'intelligenza
adattiva di qualsiasi cane necessario sottoporlo a un vero e proprio
test. Questo non deve necessariamente aver luogo in un laboratorio, n
deve per forza essere condotto da un professionista; per ottenere
risultati precisi per importante eseguirlo con attenzione.
Per chi desideri misurare l'intelligenza adattiva, ho elaborato il
C.I.Q., che misura il Q.I. dei cani. Si compone di dodici problemi o
sottotest che coprono l'intero spettro dell'intelligenza adattiva.
Cinque sottotest riguardano la capacit di soluzione dei problemi,
mentre gli altri sette si riferiscono all'apprendimento e alla
memoria.
Alcuni, come il test 1, sembreranno fin troppo facili per certi cani
(credetemi sulla parola: per alcuni piuttosto difficile); altri sono
un po' pi ardui per molti animali. Tutti i test si basano su
procedure ufficiali di laboratorio e di verifica sul campo, modificate
in modo tale da renderle facilmente gestibili e da non richiedere
grandi attrezzature.
Il C.I.Q., ovvero come misurare il quoziente d'intelligenza dei cani.
Le sottosezioni del C.I.Q. sono piuttosto semplici e per la maggior
parte dovrebbero risultare un'esperienza divertente. I cani tendono a
prenderci gusto perch non sanno che li state analizzando e pensano si
tratti
di
un gioco.
Essendo relativamente indipendenti l'uno
dall'altro, questi test possono essere effettuati separatamente e in
qualsiasi ordine. Ci vale per tutti tranne che per i test 7 e 8
(memoria a breve e lungo termine), che andrebbero effettuati nella
stessa sessione, il test 7 per primo. Non indispensabile farli tutti
lo stesso giorno; anzi, poich molti richiedono bocconi di cibo per
motivare il cane, sarebbe meglio suddividerli in due o tre sessioni.
Ci eviter all'animale di saziarsi e di stancarsi, influenzandone il
rendimento. L'intero C.I.Q. dura da trenta minuti a un'ora, a seconda
sia del cane sia dell'esaminatore. In alcuni test necessario
attendere che il soggetto risponda correttamente, perci alcuni cani
richiederanno un po' pi di tempo.
Una certa preparazione da parte dell'esaminatore sveltir le cose. La
maggior parte dei test non richiede una grande attrezzatura a parte il
guinzaglio e il collare. Un cronometro sarebbe utile in diversi casi,
anche se pu bastare un orologio con i secondi. Il test 2 richiede una
lattina vuota. Per il test 4 necessario un grande asciugamano da
bagno; per il 6, un tovagliolo. Il test 9 richiede una tavola di legno
e una pila di libri pesanti o qualche mattone. Il 12 necessita di un
grosso pezzo di cartone. Dovreste anche tenere a portata di mano
qualche ghiottoneria. Scegliete qualcosa che piaccia veramente al
cane, cos da motivarlo a risolvere i problemi. Se non risponde ai
comandi seduto e resta, alcuni test (per esempio, 2, 7, 9 e quasi
sicuramente 12) saranno pi facili con l'aiuto di un assistente che
tenga il cane in posizione all'inizio di ogni test.
Perch il C.I.Q. sia valido sono necessari alcuni requisiti. Prima di
tutto, il cane deve avere almeno un anno di et, anche se alcune razze
pi precoci (la maggior parte dei cani di grossa taglia) possono
sostenere il test gi intorno ai nove-dieci mesi. In ogni caso vi
raccomando di non avere fretta. Sarebbe un peccato giudicare un cane

poco intelligente solo perch troppo giovane per esprimere al meglio


le sue capacit. Inoltre il cane dovrebbe aver vissuto per almeno tre
mesi con la persona che lo esamina (il suo attuale padrone o un membro
della sua famiglia), altrimenti i test 1, 5 e 10 non saranno validi.
E' anche preferibile che il soggetto abbia vissuto nello stesso posto
per almeno dieci settimane, altrimenti non sar valido il 3. Infine,
l'analisi del C.I.Q. basata sulla prima esecuzione. Comunque il test
non dovrebbe essere tentato pi di due volte (ai fini del punteggio,
s'intende),
anche se alcuni trovano interessante
osservare
i
cambiamenti di comportamento in certi test, mentre altri test sembrano
tradursi in piacevoli esperienze di socializzazione. Qualcuno mi ha
riferito di aver ogni tanto ripetuto alcuni passaggi per puro
divertimento.
Indipendentemente da quanto avviene durante i test (che il cane si
comporti meglio o peggio di quanto vi aspettate), restate calmi. Non
stategli addosso, non alzate la voce, non mostratevi infastiditi o
eccitati. Prendete ogni test come un piccolo gioco e fate in modo che
anche il cane la veda cos. Alcune prove prevedono che incoraggiate il
cane a fare qualcosa, altre che ve ne stiate tranquilli, altre ancora
che facciate un po' l'attore mentre gli spiegate il da farsi.
(Su ogni test va calcolato il tempo e relativo punteggio).
Scheda per punteggio del C.I.Q.
1. Apprendimento da osservazione (andare alla porta): tempo ...;
punteggio ...;
2. Soluzione di problemi (cibo sotto lattina): tempo ...; punteggio
...;
3. Attenzione e apprendimento ambientale (riorganizzazione della
stanza): tempo ...; punteggio ...;
4.
Soluzione di problemi (cane sotto asciugamano): tempo ...;
punteggio ...;
5. Apprendimento sociale (sorriso): tempo ...; punteggio ...;
6. Soluzione di problemi (cibo sotto tovagliolo): tempo ...; punteggio
...;
7. Memoria a breve termine (trovare cibo dopo breve intervallo): tempo
...; punteggio ...;
8. Memoria a lungo termine (trovare cibo dopo intervallo maggiore):
tempo ...; punteggio ...;
9. Soluzione di problemi (riportare da sotto una barriera): tempo ...;
punteggio ...;
10. Comprensione del linguaggio (nome / falso nome): tempo ...;
punteggio ...;
11. Processo di apprendimento (insegnare "di fronte"): tempo ...;
punteggio ...;
12. Soluzione di problemi (aggirare barriera): tempo ...; punteggio
...;
Punteggio totale: tempo ...; punteggio ...;
- Esecuzione del test.
Usando la scheda come modello (potete fotocopiarla),
punteggio dei singoli test sulle righe corrispondenti.

scrivete

il

Test 1.
Il primo test misura l'"apprendimento da osservazione", applicato a
un'associazione quotidiana che il cane dovrebbe avere elaborato
semplicemente vivendo nella sua casa attuale. Fornisce un facile punto

di partenza per testare l'intelligenza adattiva.


Scegliete un momento della giornata in cui di solito non andate a
passeggio con il cane. Assicuratevi che sia sveglio e nella stessa
stanza in cui vi trovate. Quando vi guarda, prendete silenziosamente
il cappotto, le chiavi e il guinzaglio (se lo usate), poi rimanete
dove siete senza muovervi verso la porta. Se il cane corre verso la
porta o vi si avvicina eccitato o interessato, segnate 5. In caso
contrario andate alla porta e fermatevi. Se il cane vi segue in attesa
di uscire, segnate 4. In caso contrario, mettete la mano sulla
maniglia e giratela pi volte facendo rumore. Se il cane si avvicina,
segnate 3. Se presta qualche attenzione alle precedenti attivit ma
non si avvicina n a voi n alla porta, segnate 2. Se non presta
alcuna attenzione, segnate 1.
Test 2.
Questo un test di "soluzione di problemi". Sono necessari una
lattina vuota (di dimensioni analoghe alla normale pappa per cani),
qualche ghiottoneria e un cronometro (o un orologio con i secondi).
Prima di tutto mostrate al cane un pezzetto di cibo e lasciateglielo
annusare. Poi, con fare teatrale, poggiate i boccone per terra e
copritelo con la lattina capovolta. Fate partire il cronometro e
incitate il cane a prendere il boccone. Se spinge via la lattina e
prende il cibo in cinque secondi o meno segnate 5. Tra i cinque e i
quindici secondi, segnate 4. Tra i quindici e i trenta, segnate 3. Tra
i trenta e i sessanta, segnate 2. Se tenta una o due volte, annusando
attorno alla lattina, ma non prende il boccone dopo un minuto, segnate
1. Se non fa il minimo sforzo per prenderlo, segnate 0.
Test 3.
Questo un test di "attenzione e apprendimento ambientale". Mentre il
cane fuori di casa, voi o il vostro assistente spostate i mobili di
una stanza che gli familiare. Per esempio, portate qualche altra
sedia, spostate un grosso mobile al centro, mettete un tavolino in un
angolo insolito, spostate un tavolo da parete in mezzo al locale,
eccetera. Assicuratevi che almeno cinque cose siano chiaramente
differenti. Poi lasciate entrare il cane, fate partire il cronometro e
rimanete fermi. Se il cane nota che c' qualcosa di diverso entro
quindici secondi, iniziando a esplorare e annusare ogni cambiamento,
segnate 5. Se nota la differenza e osserva ogni cosa entro quindicitrenta secondi, segnate 4. Da trenta a sessanta, segnate 3. Se si
guarda intorno con cautela, sembra notare la differenza, ma non
esplora nessun cambiamento, segnate 2. Se passa un minuto e ignora le
novit, segnate 1.
Test 4.
Serve a misurare la "capacit di risolvere problemi". Ci vuole un
grande asciugamano da bagno, o una piccola coperta, o un panno pesante
di misura analoga. Prima di tutto assicuratevi che il cane sia sveglio
e vivace, quindi fategli annusare l'asciugamano. Con un movimento
deciso ma tranquillo (esercitatevi da soli per un paio di volte),
gettate l'asciugamano sulla testa del cane in modo da coprirlo almeno
fino alle spalle. Fate partire il cronometro e osservate in silenzio.
Se si libera nel giro di quindici secondi, segnate 5. Tra i quindici e
i trenta, segnate 4. Fra i trenta e i sessanta, segnate 3. Tra il
minuto e i due minuti, segnate 2. Se il cane non toglie l'asciugamano
dopo due minuti, segnate 1.
Test 5.
Questo un test di "apprendimento sociale". Scegliete un momento in
cui il cane sia seduto a una distanza di due metri circa da voi, ma
non ordinategli
esplicitamente
di
restare
seduto.
Fissatelo
intensamente negli occhi. Quando vi guarda, contate mentalmente fino a

tre e poi fate un largo sorriso. Se il cane vi si avvicina


scodinzolando, segnate 5. Se si avvicina lentamente o fino a un certo
punto senza scodinzolare, segnate 4. Se si alza in piedi - o passa
dalla posizione sdraiata a quella seduta - ma senza spostarsi, segnate
3. Se si allontana da voi, segnate 2. Se non vi presta attenzione,
segnate 1.
Test 6.
Questo test di "soluzione di problemi" simile al 2, ma un po' pi
difficile. La differenza principale sta nel fatto che richiede una
maggiore
intelligenza nel manovrare gli oggetti.
Ci vuole un
tovagliolo (non il grande asciugamano usato nel test 4). Mostrate al
cane
un
boccone prelibato: un biscotto per cani perfetto.
Lasciateglielo annusare e assicuratevi che lo guardi per almeno cinque
secondi; poi, con gesto teatrale, piazzate il cibo sul pavimento e
gettategli sopra un tovagliolo. Fate partire il cronometro e incitate
il cane a prendere il boccone. Se lo recupera in quindici secondi o
meno, segnate 5. Dai quindici ai trenta, segnate 4. Dai trenta ai
sessanta, segnate 3. Tra il minuto e i due minuti, segnate 2. Se ci
prova ma poi rinuncia, segnate 1. Se non ci prova neppure entro due
minuti, segnate 0.
Test 7.
E' un test sulla "memoria a breve termine" e andrebbe immediatamente
seguito dal test 8. Effettuatelo in una stanza di media grandezza che
non sia piena di mobili o altri impedimenti. Bisogna procurarsi una
ghiottoneria che non abbia un odore molto forte, altrimenti la
capacit di fiuto influir sul risultato. Se il cane non risponde con
affidabilit al comando seduto, procuratevi un assistente che lo
tenga. Per iniziare mettetegli il guinzaglio e fatelo sedere in mezzo
alla stanza. Mentre vi guarda, mostrategli il boccone. Pu anche
annusarlo. Poi, con movimenti teatrali (ma senza far rumore) piazzate
il boccone in un angolo assicurandovi che il cane veda dove lo avete
messo. Portate l'animale fuori dalla stanza, fategli fare un giro in
tondo, quindi riportatelo al centro del locale. Tra l'uscita e il
rientro non dovrebbero intercorrere pi di quindici secondi. Levate il
guinzaglio e fate partire il cronometro. Se il cane va direttamente al
boccone, segnate 5. Se annusa sistematicamente lungo il perimetro
della stanza e trova il boccone, segnate 4. Se ha l'aria di cercare a
casaccio ma trova comunque il boccone entro quarantacinque secondi,
segnate 3. Se sembra cercare ma non trova entro quarantacinque
secondi, segnate 2. Se non fa nessuno sforzo per trovare, segnate 1.
Test 8.
Questo un test sulla "memoria a lungo termine" e dovrebbe essere
effettuato subito dopo il test 7, cui collegato. La situazione
identica; assicuratevi per di sistemare il boccone in un angolo
diverso da quello usato nel test sulla memoria a breve termine.
Portate il cane fuori dalla stanza e tenetecelo per cinque minuti. Poi
riportatelo al centro, togliete il guinzaglio e fate partire il
cronometro. Se il cane va direttamente al boccone, segnate 5. Se si
dirige nell'angolo in cui aveva trovato il primo boccone e poi si
sposta rapidamente verso quello giusto,
segnate 4.
Se annusa
sistematicamente lungo il perimetro della stanza e trova il boccone,
segnate 3. Se ha l'aria di cercare a casaccio ma trova comunque il
boccone entro quarantacinque secondi, segnate 2. Se sembra cercare ma
non trova entro quarantacinque secondi, segnate 1. Se non fa nessuno
sforzo per trovare, segnate 0.
Test 9.
Questo test riguarda la "capacit di soluzione dei problemi e di
manipolazione". E' necessario costruire una specie di tavolo basso,

ottenibile con una tavola di legno poggiata su due pile di libri o


oggetti che facciano spessore. Aggiungete qualche altro volume sulla
tavola per fare peso, in modo che il cane non possa muoverla
(un'enciclopedia sarebbe perfetta). Il fine quello di creare una
struttura troppo bassa perch il cane possa infilarci il muso, ma
sufficientemente alta per lasciar passare le zampe. Un'altezza di
sette-otto centimetri adatta a cani piccoli o medi. In alternativa,
pu funzionare anche un divano basso.
Assicurandovi che il cane vi osservi da vicino, mostrategli il
boccone, lasciateglielo anche annusare, quindi con i soliti movimenti
esagerati posatelo sotto la tavola. Fate partire il cronometro e
incitate il cane a prendere il cibo. Se il cane usa le zampe e riesce
a recuperare il bottino entro sessanta secondi, segnate 5. Se ci
avviene dal minuto ai tre minuti, segnate 4. Se adopera solo il muso e
non riesce a prenderlo, oppure usa le zampe ma non riesce a prenderlo
entro tre minuti, segnate 3. Se non usa le zampe ma si limita ad
annusare, oppure fa un paio di tentativi con il muso poi lascia
perdere, segnate 2. Se dopo tre minuti non ha fatto il minimo
tentativo di recupero, segnate 1.
Test 10.
E' un test sulla "comprensione del linguaggio". Il cane dovrebbe
starsene comodamente disteso ad almeno un paio di metri da voi. Con il
tono di voce che usate di solito per chiamarlo, dite: Frigorifero.
Se il cane tradisce la seppur minima intenzione di avvicinarsi,
segnate 3. Se non si muove, dite con lo stesso tono: Cinema. Se si
avvicina, segnate 2. Se continua a non rispondere chiamatelo per nome
(unito al comando vieni). Se si avvicina o mostra l'intenzione di
farlo, segnate 5. In caso contrario chiamatelo una seconda volta, e se
si avvicina segnate 4, altrimenti 1.
Test 11.
Questo test si riferisce
al
vero
e
proprio
"processo
di
apprendimento". Ovviamente il modo migliore di analizzarlo consiste
nel verificare fino a che punto il cane impara concretamente qualcosa.
A tale scopo ho scelto un comando conosciuto da pochi cani: Di
fronte. L'ordine richiede al cane un comportamento probabilmente
altrettanto poco familiare dell'ordine stesso: il cane deve alzarsi
dalla posizione al piede, fare un passo avanti, girarsi verso di voi e
quindi sedersi con il naso davanti alle vostre ginocchia. (Tra
parentesi un esercizio che talvolta si rivela utile, cosicch
potrebbe essere opportuno inserirlo nel repertorio del cane dopo
essersene serviti per il test di apprendimento.) Per
ottenere
risultati precisi dovete seguire alla lettera le istruzioni, sia per
quanto riguarda il numero delle ripetizioni, sia per lo schema dei
movimenti durante l'addestramento. Questo test comporter un tempo un
po' pi lungo degli altri: circa dieci minuti
se
arriverete
direttamente alla fine.
E' necessario un bel sacchetto di buoni bocconi. Dovrete anche fare al
cane un sacco di complimenti durante questa breve sessione di
addestramento/verifica. Iniziate con il cane seduto nella solita
posizione al piede, cio alla vostra sinistra. (Parto dal presupposto
che gli abbiate gi insegnato a sedersi al vostro fianco; in caso
contrario, provvedete subito. Ogni programma di ubbidienza inizia con
il comando seduto perch una cosa che ogni cane civilizzato deve
conoscere, e perdipi necessaria per non farvi ammattire.) Il cane
deve indossare il solito collare con guinzaglio.
-Prove da 1 a 3: cominciate con il dare a voce alta il comando di
fronte, accompagnato da un gesto, ossia battetevi leggermente la mano
sulla coscia. (Se usate gi l'espressione di fronte per qualche

altro scopo, scegliete un comando alternativo come qui davanti.)


Naturalmente il vostro cane non sa di cosa stiate parlando: guidatelo
nella posizione, facendo un passo in avanti con il piede destro e
tirandolo anteriormente con il guinzaglio per farlo alzare e avanzare
di un passo; poi fate un passo indietro con il piede destro tirando il
guinzaglio in modo che il cane giri in senso orario verso di voi. Con
un cane grosso sar eventualmente necessario un ulteriore passo
indietro. Poi costringete il cane nella posizione seduta di fronte a
voi.
Lodatelo immediatamente e/o dategli il boccone prelibato.
Riportatelo nella posizione al piede di fianco a voi e ripetete questo
esercizio per le prove 2 e 3.
- Prove da 4 a 5: sono uguali alle precedenti, tranne che dovete
fermarvi un secondo dopo il comando di fronte e poi cercare di far
arrivare il cane nella relativa posizione effettuando solo movimenti
minimi o nulli della gamba destra.
- Prova 6: questa una prova-test. Date il comando di fronte, ma
non tentate di far muovere il cane. Se si sposta dal vostro fianco
alla posizione richiesta, non importa quanto maldestramente, segnate 6
e considerate il test terminato. Se non si vedono movimenti dopo
cinque secondi, consideratela un'altra prova di addestramento: guidate
il cane in posizione e ricompensatelo.
- Prove e test successivi: fate altre dieci prove di addestramento
come la 4 e la 5, poi tentate con una prova-test come la 6. Se il cane
effettua la manovra durante la prova-test, segnate 5. In caso
contrario fate altre dieci prove. Alla fine, ripetete il test per
l'ultima volta: se compie l'esercizio senza aiuto da parte vostra non importa quanto lentamente o disordinatamente - segnate 3. Se il
cane si gira verso di voi ma non si siede, segnate 2. Se si alza al
comando di fronte ma non gira, segnate 1. Se resta seduto, segnate
0.
Test 12.
Questo test un compito di "soluzione di problemi" abbastanza
difficile, perch richiede che il cane si distragga da un soggetto a
cui interessato. Sono necessari alcuni preliminari. Ci vuole un
grosso pezzo di cartone, alto abbastanza perch il cane non tenti di
saltarlo. Praticate un'apertura verticale a cinque centimetri dai
margini superiore e inferiore, larga circa otto centimetri. Puntellate
il cartone con due appoggi laterali (altri due pezzi di cartone, due
scatole o due sedie sotto le quali non possa passare). Piazzate il
cane di fronte alla barriera (fatevi aiutare da qualcuno a tenerlo, se
necessario) e attirate la sua attenzione in modo che vi guardi
attraverso la fessura verticale. Con gran gesticolare, mostrategli il
solito cibo e posatelo sul pavimento a circa mezzo metro dalla
fessura, lontano dalla portata della sua zampa. Nel momento in cui
fate scattare il cronometro, dite all'aiutante di lasciare il cane e
incoraggiate l'animale a prendere il cibo. Se il cane gira intorno
alla barriera e prende il boccone entro quindici secondi, segnate 5.
Tra i quindici e i trenta secondi, segnate 4. Fra i trenta e i
sessanta, segnate 3. Se non ha ancora preso il boccone dopo sessanta
secondi, smettete di incitarlo e restate fermi nelle vicinanze, sempre
con il cronometro in funzione. Se il cane prende il boccone da uno a
due minuti dopo, segnate 2. Se tenta di raggiungerlo infilando la
zampa nella fessura e poi lascia perdere, segnate 1. Se non fa nessun
tentativo dopo due minuti, segnate 0.
- Interpretazione dei risultati del C.I.Q..
L'interpretazione dei risultati del C.I.Q. semplicissima.
- 54 o pi punti: questo cane va considerato eccezionale. Un animale

con un simile livello di intelligenza raro, e meno del 5 per cento


degli esaminati del nostro gruppo standard (una media di tutte le
razze testate) ha raggiunto questo punteggio.
- Da 48 a 53 punti: si tratta di un cane superiore con intelligenza
altissima.
- Da 42 a 47 punti: si colloca ai livelli medio-alti dell'intelligenza
e dovrebbe riuscire a svolgere praticamente tutti i compiti che di
solito vengono richiesti a un cane.
- Da 30 a 41 punti: questo risultato indica un'intelligenza media. Un
cane a questo livello pu mostrare occasionali lampi d intelligenza,
ma per altri compiti pu rivelarsi mediocre.
- Da 24 a 29 punti: siamo a livelli bassi. Sebbene a volte il cane
possa agire in modo abbastanza intelligente, nella maggior parte dei
casi bisogner lavorare duro per fargli capire cosa gli si chiede.
- Da 18 a 23 punti: porrei
il
cane
al
limite
inferiore
dell'intelligenza. Un cane a questo livello si adatter difficilmente
alle necessit della vita quotidiana e alle aspettative del suo
padrone. Tuttavia, in un ambiente strutturato e privo di tensioni, pu
integrarsi abbastanza bene.
- Meno di 18 punti: i cani con un punteggio inferiore a 18 sono
nettamente carenti in molte aree dell'intelligenza adattiva.
Vivere con un animale simile pu essere estremamente difficile.
Razze e intelligenza adattiva.
All'interno di ogni razza esiste una grande variabilit in termini di
intelligenza adattiva. Purtroppo non sono stati testati abbastanza
cani con il C.I.Q. per permettere conclusioni definitive su tutte le
razze. Peraltro, nel corso della mia esperienza con il C.I.Q., alcune
delle razze pi popolari si sono comportate benissimo. I punteggi pi
alti in assoluto sono stati ottenuti da (in ordine alfabetico):
dobermann, pastore tedesco, norwegian elkhound, barbone (medio, nano e
toy),
puli e shetland.
Questi cani eccellono sia nel
campo
dell'apprendimento e della memoria, sia nel settore della soluzione
dei problemi.
Curiosamente, una comparazione dei punteggi relativi ai test di
apprendimento e memoria (soprattutto 1, 3, 7, 8) con quelli relativi
alla soluzione dei problemi (in particolare 2, 4, 6, 9,12) indica che
alcune
razze eccellono in un settore e non nell'altro.
Cani
estremamente validi sotto l'aspetto dell'apprendimento e della memoria
ma non altrettanto lesti quando si tratta di risolvere i problemi sono
(in ordine alfabetico): beagle, border collie, bovaro delle fiandre,
golden retriever, labrador, malinois, pastore belga, segugio del
bernese, tervuren e welsh corgi (cardigan e pembroke).
I cani particolarmente in gamba nel settore della soluzione di
problemi ma meno dotati in quello dell'apprendimento e della memoria
comprendono parecchi terrier e razze da lavoro. Tra i terrier
brillanti solutori di problemi figurano: australian, cairn, fox (sia a
pelo liscio sia a pelo ruvido), kerry blue e west highland white. I
cani da lavoro con analoghe capacit sono: alaskan malamute, husky
siberiano e samoiedo. Altre razze con un buon livello di capacit di
risolvere problemi sono: basenji, chihuahua, schipperke e tutti gli
schnauzer (medio, gigante e nano).
Quest'analisi ci fa capire che l'intelligenza adattiva in realt il
prodotto di due forme di intelligenza assai diverse. Le capacit di
apprendere e memorizzare non presuppongono necessariamente quella di
risolvere i problemi. Mentre alcune razze possiedono entrambe a

livelli elevati, altre possono distinguersi in una ma essere mediocri


nell'altra. Oltre a ci, all'interno di ogni razza esistono individui
svegli e individui ottusi.

10.
L'INTELLIGENZA ADATTIVA O UBBIDITIVA.
"Addestrato o no, il cane sar sempre 'suo' fino a un certo punto."
CAROL LEA BENJAMIN.
Qualsiasi cinofilo non solo vi dir che le varie razze differiscono
moltissimo per intelligenza, ma vi terr anche una conferenza sui
meriti di alcune e i limiti di altre. Costoro usano la parola
intelligenza per intendere addestrabilit, e le loro valutazioni
riguardano l'intelligenza lavorativa o ubbiditiva.
Ecco qualche
esempio del tipo di commenti sulle razze riscontrati in varie
pubblicazioni sui cani. Il giornalista Peter Jennings sul malamute:
Il loro cervello [] come un sasso di fiume; il veterinario Michael
Fox sui setter irlandesi: Sono cos tonti che si perdono anche al
guinzaglio; lo scrittore Donald McCaig: I border collie sono molto
intelligenti, svelti, insomma straordinari. Alcuni si sperticano in
lodi per certe razze. Ecco l'addestratore di cani da lavoro Morton
Wilson: Tutti i dobermann dovrebbero essere chiamati "Einstein".
Forse un commento un po' eccessivo. Forse sono un po' scarsi in
matematica, ma potrebbero certamente prendere una laurea in qualsiasi
altra disciplina. Altri sono assolutamente catastrofici. Prendiamo lo
scrittore E. B. White sul bassotto: Un giorno o l'altro, se ne avr
la possibilit, scriver un libro, o meglio un avvertimento, sul
carattere e il temperamento del bassotto e sul perch non pu e non
deve essere addestrato. Preferirei addestrare una zebra a tenere in
equilibrio una clavetta piuttosto che indurre un bassotto a eseguire
il pi facile dei comandi.
Il presupposto che sta dietro questi commenti che alcune razze sono
facilmente addestrabili mentre altre sono senza speranza. La maggior
parte degli esperti sono disposti a concedere che ogni cane possieda
un certo livello d'intelligenza istintiva tale da renderlo utile
all'uomo. D'altra parte presuppongono che alcune razze siano troppo
lente o intrattabili per essere in grado di imparare compiti al di
fuori della loro programmazione ereditaria. E' vero? Le razze si
differenziano cos tanto a livello di intelligenza lavorativa e
ubbiditiva?
Esistono dati sulle differenze razziali?.

Il mio campo la ricerca psicologica, perci quando mi Sono trovato


di fronte alla questione razza/intelligenza,
sono partito
dal
presupposto che gran parte degli studi sistematici di laboratorio deve
aver comparato le varie razze in base all'intelligenza, e che io non
dovevo far altro che studiare la letteratura scientifica allo scopo di
determinare l'intelligenza relativa delle varie razze. Purtroppo ci
non si dimostrato vero.
Avrei dovuto capire fin dal primo momento che il lavoro era troppo
enorme per poter essere svolto in un laboratorio nelle attuali
condizioni.
Poniamo
che per valutare l'intelligenza lavorativa
relativa di ogni razza sia necessario un campione di dieci cani onde
controllare le variazioni individuali. Poi, per, molti addestratori e
conduttori dichiarano che esistono differenze anche tra maschio e
femmina, cos per andare sul sicuro portiamo pure il campione a venti:
dieci maschi e di femmine. Ci significa che per esaminare le 134
razze attualmente registrate dall'American Kennel Club bisognerebbe
testare 2680 cani. Anche se un ricercatore li comprasse a prezzi
scontati - diciamo 350 dollari l'uno - il conto ammonterebbe a 938.000
dollari, e questo senza contare il costo del canile, dei veterinari,
delle medicazioni, del cibo, del personale e via dicendo.
Una volta procurati i cani, il ricercatore dovrebbe addestrarli
sistematicamente per poterne testare l'intelligenza lavorativa o
ubbiditiva. Non c' bisogno di portare ogni cane ai massimi livelli,
il che richiederebbe centinaia se non migliaia di ore, come ben sa
ogni addestratore e conduttore; ma ogni cane dovrebbe comunque
completare
un
programma
minimo di addestramento standard per
raggiungere un livello in cui le differenze tra le razze diventino
apprezzabili una volta che i cani sono sottoposti a test. Questo
livello pi o meno l'equivalente di quanto ci si aspetta che faccia
un cane dopo un corso di ubbidienza per principianti avanzati. Un
corso tipico (sia per cuccioloni che per principianti avanzati) di
solito richiede un'ora alla settimana per una decina di settimane,
ossia dieci ore di istruzione. Partendo dal presupposto che durante la
settimana, tra una lezione e l'altra, il proprietario medio addestra
il suo cane circa dieci minuti al giorno esclusa la domenica, si
aggiunger un'altra ora settimanale, portando l'addestramento a una
ventina di ore effettive. Se il cane deve completare due corsi
(cuccioloni e principianti avanzati) per conseguire il livello minimo
di addestramento per un test affidabile, significa che ogni animale
richiede circa quaranta ore di addestramento: vale a dire un'intera
settimana di lavoro per ciascuno. Per i 2680 cani da testare, posto di
dedicarvi
cinquanta
settimane
all'anno,
il
ricercatore
si
assicurerebbe un impiego remunerativo per quasi cinquantaquattro anni.
Pi realisticamente, dal momento che i cani morirebbero, sarebbe un
lavoro per l'eternit! E questi calcoli non tengono neanche conto del
tempo necessario a nutrirli, farli muovere, strigliarli e pulire dove
sporcano.
Stimo comunque che, con una squadra di venticinque persone e uno
stanziamento di tre milioni e mezzo di dollari all'anno per un periodo
di tre o quattro anni, questo progetto potrebbe essere portato a
termine con una spesa totale di 14 milioni di dollari. E se qualche
dirigente di un ente cinofilo americano, canadese,
britannico,
australiano, o qualunque altro, mi sta leggendo e per caso si ritrova
una somma simile da stanziare per la ricerca, sarei lieto di accettare
un contributo per dare il via al progetto!
Quando mi sono reso conto che non esistevano dati e che per ottenerli
ci voleva un budget di ricerca superiore alla cifra annuale spesa da

molti paesi per la ricerca medica in campi come il cancro, le malattie


cardiache o l'Aids, ho capito che avrei dovuto ricorrere a strategie
diverse nella speranza di ottenere le informazioni necessarie. Mi
venuto in mente che una possibile fonte di dati sull'intelligenza
lavorativa e ubbiditiva era forse rappresentata dalle relazioni delle
prove di ubbidienza.
Le relazioni delle prove di ubbidienza.
Sia l'American Kennel Club (A.K.C.) sia il Canadian Kennel Club
(C.K.C.) descrivono lo scopo delle prove d'ubbidienza praticamente con
le stesse parole. I regolamenti dell'A.K.C. stabiliscono: Lo scopo
delle prove di ubbidienza dimostrare l'utilit del cane di razza
pura come compagno dell'uomo [...].; L'obiettivo di base delle prove
di ubbidienza produrre cani addestrati e condizionati a comportarsi
sempre - in casa, nei luoghi pubblici e in presenza di altri cani - in
un modo che dia lustro allo sport dell'ubbidienza. Ci significa che
ai cani non si insegnano semplicemente dei trucchi: gli esercizi
specifici testati nel ring di ubbidienza dovrebbero piuttosto servire
a indicare l'addestrabilit dei cani e la loro disponibilit ad agire
sotto il controllo del padrone. Cio, le prove di ubbidienza valutano
esattamente gli stessi comportamenti che definiscono l'intelligenza
lavorativa e ubbiditiva.
Al
primo
livello
delle gare di ubbidienza,
i requisiti di
addestramento sono piuttosto semplici. Per il grado di cane da
compagnia il soggetto deve solo saper camminare sotto controllo nella
posizione al piede;
sedersi,
sdraiarsi e alzarsi a
comando;
avvicinarsi quando viene chiamato; restare fermo in un posto per un
paio di minuti quando glielo si ordina. Un cane che ha conquistato
questo grado ha dimostrato i requisiti minimi necessari per essere un
buon compagno sotto il controllo del padrone. A livelli pi alti di
competizione le pretese aumentano. Nelle gare open, per esempio, i
cani devono riportare e compiere salti in alto o in lungo a comando.
Nelle gare di utilit i cani devono trovare e riportare oggetti usando
il fiuto, riportare un particolare oggetto lasciato cadere, rispondere
a segnali o a comandi verbali e cos via. A questi livelli, comunque,
ogni razza fisicamente in grado di portare a termine i vari
esercizi.
Anche se alcune razze hanno fiuto migliore e altre
un'istintiva tendenza al riporto, tutte posseggono abbastanza fiuto e
riportano abbastanza bene da eseguire i compiti richiesti in ognuno di
questi gradi di ubbidienza. Ci significa che la prestazione di ogni
singolo cane dipender dal grado di assimilazione degli esercizi e
dalla misura della sua disponibilit a lavorare per l'uomo.
Inoltre, nei regolamenti delle prove di ubbidienza figura un altro
requisito grazie al quale ci sono delle buone probabilit che i dati
derivati dalle gare forniscano le informazioni necessarie per valutare
l'intelligenza lavorativa relativa dei cani. Il regolamento stabilisce
che a tutti i concorrenti di uno stesso corso si richiede di eseguire
gli stessi esercizi sostanzialmente nello stesso modo per poter
paragonare e valutare la qualit relativa delle varie prestazioni. Il
che significa che, indipendentemente dalla razza, tutti i cani
eseguono gli stessi esercizi allo stesso modo, eccetto gli adeguamenti
nel salto in alto e in lungo a seconda delle taglie. Perci, anche se
il grado di controllo effettivo inferiore a quello che esisterebbe
in un laboratorio, dovrebbe sussistere sufficiente uniformit nelle
prove per permettere valide comparazioni tra le razze.
L'A.K.C. pubblica periodicamente le relazioni delle sue gare di

ubbidienza. Ho ottenuto i dati di un intero anno di gare negli Stati


Uniti,
ovvero quasi duemila prove di
ubbidienza
comprendenti
approssimativamente 125000 concorrenti e l'assegnazione di oltre
11.000 gradi di ubbidienza.
Con questo magnifico database
mi
immaginavo di riuscire a distinguere facilmente le razze migliori
dalle peggiori,
osservando come se l'erano cavata nelle gare.
Chiaramente le razze che non si erano conquistate un solo grado di
ubbidienza nel corso dell'intero anno sarebbero state tra le peggiori
in termini di intelligenza ubbiditiva e lavorativa.
Questa ipotesi ha prodotto il seguente elenco: dandie dinmont terrier,
american foxhound, english foxhound, lakeland terrier australian kelpy
e harrier. Le razze con un solo grado di ubbidienza nell'arco
dell'anno comprendevano: english spaniel toy,
bullterrier nano,
tibetan spaniel,
sussex spaniel, tibetan terrier, otter hound,
vendeen, canaan dog e komondor. Le dieci razze che avevano superato il
maggior numero di gradi di ubbidienza erano: golden retriever,
shetland, pastore tedesco, labrador, rottweiler, barbone, dobermann,
border collie, cocker spaniel e collie.
Osservando le razze di questo elenco, mi sono reso conto di essere
stato troppo semplicistico nella mia analisi. Per esempio, l'otter
hound non aveva conquistato alcun grado di ubbidienza nell'anno in
esame, mentre il golden retriever ne aveva conquistati 1284, uno
scarto enorme. Ma quell'anno erano registrati circa 670000 golden
retriever viventi presso l'A.K.C. contro i 300 otter hound. Anche se
questa variet fosse stata la pi brillante e ogni esemplare avesse
superato un grado di ubbidienza nell'anno in esame, avrebbe potuto
totalizzare solo 300 gradi di ubbidienza. D'altra parte, perch ci
fossero 1284 golden retriever con gradi di ubbidienza, solo 2 su 1000
erano dovuti uscire vincitori. Cani relativamente rari non possono
accumulare tanti gradi di ubbidienza come le razze pi diffuse.
Tuttavia in quei dati c'erano altre informazioni che sconfessavano
questa ipotesi della maggior diffusione di una razza. Per esempio, si
contavano circa 570000 beagle viventi iscritti all'A.K.C., contro i
200000 dobermann registrati. Ciononostante quell'anno 466 dobermann
avevano vinto gradi di ubbidienza, a fronte di 34 beagle. In altre
parole, anche se i beagle erano quasi tre volte pi comuni dei
dobermann, come razza rappresentavano meno di un decimo nei gradi di
ubbidienza. Ci indubbiamente suggeriva una differenza reale fra
queste due razze.
Ho cercato con maggior cura mezzi alternativi di analisi per ottenere
una classifica significativa delle razze. Sfortunatamente, ogni metodo
aveva le sue controindicazioni. Per esempio, le persone che possiedono
cani di razze diffusissime spesso li tengono solo per compagnia e
quindi meno probabile in percentuale, vedere i loro cani durante
prove di ubbidienza. Il contrario accade con i proprietari di cani di
razze relativamente rare, che farebbero carte false per far concorrere
i loro animali, forse nella speranza di incrementare la diffusione
della razza. Ci significa che le semplici statistiche, come la
percentuale di cani registrati che superano i gradi di ubbidienza, non
tengono in sufficiente conto la diffusione delle razze per permettere
una classifica realistica.
Che cosa dicono gli esperti.
A questo punto mi sono ritrovato con la scrivania ingombra dei
risultati di ore e ore di analisi dei dati di gare di ubbidienza.
Cominciavo davvero a perdere un po' la speranza. Sicuramente, doveva

esserci un modo di trovare una risposta usando le informazioni e le


comparazioni ricavate da tutte quelle prove. Doveva esserci un modo
per
limitare
le
comparazioni
ai
soli
cani che gareggiano
effettivamente allo scopo di stabilire quali
razze
forniscano
prestazioni migliori. Forse potevo chiedere suggerimenti a qualche
giudice delle gare di ubbidienza. Poi ho avuto un'illuminazione:
dovevo parlare con tutti i giudici con cui potevo entrare in contatto.
Queste persone sono abituate a osservare e a valutare le prestazioni
dei cani in condizioni controllate e non raro che certi weekend
dedichino dalle dodici alle venti ore a questa occupazione. Inoltre,
gran parte dei giudici sono addestratori e dunque trascorrono altre
ore ancora a osservare e a lavorare con i cani. Se c'era una categoria
di persone che, grazie alla sua vasta esperienza, aveva accumulato
conoscenze sulle prestazioni relative delle varie razze era dunque
proprio questa.
Ho stilato un elenco dei giudici di ubbidienza dei Kennel Club
americano e canadese, e ho spedito un questionario a ogni giudice del
Nordamerica. Il questionario era piuttosto lungo e complicato. In
primo luogo chiedevo una classifica delle 74 razze pi diffuse in base
ai vari aspetti dell'intelligenza e della capacit. Poi una serie
finale di quesiti sollecitava l'opinione dell'interpellato su quali
razze avrebbe classificato come le dieci pi intelligenti e le dieci
meno intelligenti.
Con mio stupore, 208 esperti - circa la met dei giudici abilitati in
Nordamerica - hanno risposto al mio questionario. Di questi, 199 hanno
fornito indicazioni complete in tutte le sezioni del questionario.
Inoltre, circa un quarto degli interpellati ha accluso lettere e
annotazioni, molte delle quali contenevano riflessioni sul modo di
pensare dei cani. Altri hanno aggiunto ulteriori dati statistici che
mi hanno aiutato a correggere la posizione di determinate razze.
Infine, dopo un'analisi preliminare, ho telefonato a una ventina di
giudici per interviste di approfondimento, le quali mi hanno permesso
di chiarire alcuni argomenti e osservazioni nonch di interpretare
alcune classifiche.
- Classifica delle razze in base all'intelligenza lavorativa e
ubbiditiva.
Prima
di
descrivere
quanto
ho imparato dagli esperti circa
l'intelligenza ubbiditiva e
lavorativa,
vorrei
parlare
degli
avvertimenti fornitimi dai giudici. Tutti riconoscevano l'esistenza di
nette differenze nell'intelligenza e nell'addestrabilit delle varie
razze; tuttavia, anch'essi avevano notato la presenza di numerose
variazioni individuali tra i cani. Si erano accorti che anche nelle
razze pi ottuse alcuni cani lavoravano benissimo, mentre in alcune
razze brillantissime certi individui non dimostravano la minima
capacit di apprendere o eseguire. Un giudice mi disse: Molto dipende
dalla persona che addestra il cane. Puoi partire con una razza ottusa
e renderla piuttosto sveglia se sei un addestratore in gamba. Ci che
in effetti descriveva questo esperto era l'intelligenza manifesta,
cio la somma totale di tutte le dimensioni dell'intelligenza presenti
in un cane. Proprio come negli esseri umani, alcuni cani non
sviluppano mai appieno il loro potenziale psicologico. La differenza
tra le varie razze, quindi, si basa sulla facilit con cui ciascuna
consegue un certo livello di prestazione e sul massimo assoluto che ci
si aspetta da un cane di una determinata razza. I buoni addestratori
riescono a ottenere parecchio da qualsiasi razza; trovano per
ovviamente il compito pi semplice se partono da una dotata di
un'elevata intelligenza lavorativa e ubbiditiva.

Confrontando i dati, mi ha colpito in particolare il grado di


unanimit tra i vari giudici, il che suggeriva come differenze reali
fossero correntemente osservate tra le varie razze. Per esempio 190
giudici su 199 hanno piazzato il border collie tra i primi dieci! E
171 hanno incluso lo shetland nel gruppo dei migliori, 169 il barbone,
167 il pastore tedesco, mentre altri 167 hanno dichiarato il golden
retriever uno dei dieci cani pi addestrabili. Un po' meno accordo
esisteva su quali razze dimostrassero la pi scarsa intelligenza
ubbiditiva e lavorativa. Su 199 giudici, 121 hanno definito il
levriero afgano una delle razze peggiori a livello di ubbidienza, 99
hanno citato il basenji e 81 il chow chow.
La Classifica a fine capitolo riunisce le 133 razze di cui sono stati
raccolti dati adeguati, classificate per intelligenza lavorativa o
ubbiditiva dal primo al settantanovesimo posto. I cani che condividono
la stessa posizione hanno punteggio identico. Come era prevedibile, a
met (un livello medio di ubbidienza) i ranghi sono pi serrati.
Genericamente parlando, i cani da pastore tendono ad avere il
punteggio massimo e i segugi il minimo; comunque esistono razze pi
intelligenti e pi ottuse anche all'interno di questi gruppi.
Che dire delle razze miste, dei bastardi? Qui i giudici, il cui
compito valutare il comportamento dei cani di razza pura, hanno
ostentato
minor
sicurezza.
Del
gruppo
da
me
intervistato
successivamente, chi era anche addestratore e teneva lezioni di
ubbidienza
era incline a ritenere possibile fare previsioni e
classifiche approssimative anche con i cani di razza mista. Secondo
l'opinione generale di questi esperti, assai probabile che un cane
di sangue misto agisca come la razza a cui assomiglia di pi, perci
un incrocio tra un beagle e un barbone somigliante di pi al primo
probabilmente agir grosso modo come un beagle. Se assomiglia di pi
al secondo, tender a comportarsi come un barbone. Basandomi sulla mia
esperienza, mi dichiaro d'accordo. La mia figliastra Kari possiede un
bastardo di nome Tessa, molto somigliante alla madre pastore tedesco.
Tessa dimostra la stessa elevata intelligenza lavorativa o ubbiditiva
che mi aspetterei da un pastore tedesco. D'altra parte moltissime
razze miste rivelano predisposizioni e comportamenti caratteristici di
entrambe
le razze di provenienza.
Quanto pi un cane appare
fisicamente frutto di una mescolanza, tanto pi il suo comportamento
sar un misto dei caratteri comportamentali dei genitori.
- Interpretazione della classifica.
Anche con i cani di razza pura, comunque, la semplice classifica non
in effetti sufficiente per prevedere come se la caveranno le varie
razze. Una differenza di punteggio tra 30 e 3 significa realmente una
differenza notevole nella prestazione del cane? La seguente guida
all'interpretazione aiuter
a
chiarire
il
significato
della
classifica.
Da 1 a 10 sono i cani pi intelligenti in termini ubbiditivi
lavorativi. La maggior parte degli esemplari di queste razze comincia
a dimostrare comprensione di nuovi semplici comandi in meno di cinque
tentativi e li ricorda senza grande
necessit
di
esercizio.
Ubbidiscono al primo comando del conduttore il 95 per cento delle
volte o pi. Inoltre rispondono ai comandi pochi secondi dopo, anche
quando il padrone a una certa distanza. Sono senza dubbio le razze
migliori relativamente a questa dimensione
dell'intelligenza
e
sembrano i grado di imparare bene anche con addestratori inesperti o
poco validi.
Da 11 a 26 sono eccellenti cani da lavoro. L'addestramento a imparare
semplici comandi comporta tra le 5 e le 15 ripetizioni. I cani

ricordano tali comandi abbastanza bene, anche se migliorano con


l'esercizio. Rispondono al primo comando l'85 per cento delle volte o
pi. Quanto ai comandi pi complessi, talvolta si riscontra un leggero
ritardo, occasionalmente apprezzabile, prima che il cane risponda.
Questi ritardi si possono eliminare con l'esercizio. I cani in questa
posizione di classifica possono anche rispondere un po' pi lentamente
quando il conduttore a una certa distanza. Nondimeno, praticamente
qualsiasi addestratore riesce a ottenere prestazioni valide, anche con
poca pazienza o esperienza.
Da 27 a 39 sono cani da lavoro sopra la media. Anche se iniziano a
mostrare una comprensione preliminare di semplici nuovi compiti dopo
una quindicina di tentativi, in media necessitano di 25 ripetizioni
per una prestazione decente. I cani di questo gruppo beneficiano
enormemente
di esercizio extra soprattutto nelle fasi iniziali
dell'apprendimento; una volta appresa una determinata abitudine, se la
ricordano piuttosto bene. Di solito rispondono al primo comando il 70
per cento delle volte o pi e la loro affidabilit dipende dalla
quantit di addestramento ricevuto. Tutto considerato, questi cani si
comportano
come gli eccellenti cani del secondo gruppo,
solo
rispondono in modo meno coerente e spesso c'
un
intervallo
percettibile
tra il comando e l'esecuzione.
Non risponderanno
affidabilmente oltre una certa distanza dal conduttore, e se questi
molto distante possono anche non rispondere affatto. Un addestramento
scarso da parte di conduttori inesperti o un trattamento severo e
impaziente producono prestazioni decisamente scarse.
Da 40 a 54 sono cani medi in termini di intelligenza lavorativa e
ubbiditiva.
Durante l'apprendimento cominciano a dimostrare una
rudimentale comprensione della maggior parte dei compiti dopo 15-20
ripetizioni; tuttavia una buona prestazione ottenibile tra i 25 e i
40 tentativi. Con un esercizio adeguato, questi cani mostrano buona
capacit di memorizzare e beneficiano moltissimo di esercizio extra
nella parte iniziale. In assenza, tendono a perdere le abitudini
apprese. Rispondono al primo comando pi del 50 per cento delle volte,
ma prestazione e affidabilit dipendono dalla quantit di esercizio e
di
ripetizioni
durante
l'addestramento.
Rispondono assai pi
lentamente delle razze dei primi gruppi. Sono sensibilissimi alla
distanza del padrone. Se questi abbastanza vicino, i risultati sono
molto pi affidabili; a mano a mano che questi si allontana la
prestazione peggiora. Al di l di una certa distanza (anche non
eccessiva) bisogna ripetere molte volte i comandi o alzare la voce per
farsi ubbidire.
Per queste razze
fondamentale
la
qualit
dell'addestramento. Gli addestratori particolarmente in gamba riescono
a far rendere questi cani ai livelli delle razze migliori, mentre i
meno abili, specie se impazienti, rischiano di rovinarli.
Da 55 a 69 si possono definire discreti quanto a capacit lavorative e
ubbiditive. In certi casi ci vogliono anche 25 ripetizioni prima che
mostrino un barlume di comprensione di fronte a un nuovo comando, e
solo dopo 40-80 tentativi l'esecuzione diventa accettabile. Persino a
questo punto le abitudini possono apparire labili. Con molta pratica
extra e un gran numero di ripetizioni si riuscir finalmente a
inculcare loro il significato dei comandi e a ottenere prestazioni
affidabili. Altrimenti tenderanno a comportarsi come se avessero
dimenticato cosa ci si aspetta da loro. Occasionali sessioni di
rinforzo sono necessarie per mantenere la prestazione a un livello
accettabile. Con un livello medio di addestramento, questi cani
rispondono al primo comando solo il 30 per cento delle volte. Inoltre
lavorano meglio quando gli addestratori sono molto vicini. Per lo pi
appaiono distratti e sembrano darsi da fare soltanto quando ne hanno

voglia. I proprietari di questi animali passano un sacco di tempo a


urlargli dietro, dato che sembrano assolutamente imperturbabili se c'
molta distanza tra loro e il conduttore. Chi possiede questi cani di
solito giustifica il loro comportamento con gli stessi argomenti che i
proprietari di gatti usano per spiegare l'apatia dei loro animali,
definendoli indipendenti, riservati, facilmente annoiati dai
tentativi di disciplina, e cos via. Non sono assolutamente razze
adatte a chi possegga un cane per la prima volta. Un addestratore
esperto, con un bel po' di tempo a disposizione e tanta attenzione
ferma ma affettuosa, otterr una buona risposta; ma durer ugualmente
fatica a ottenere prestazioni affidabili, se non occasionalmente.
Da 70 a 79 sono le razze giudicate pi ostiche, con il grado pi basso
di intelligenza lavorativa e ubbiditiva. Durante l'addestramento
iniziale, hanno bisogno anche di 30 o 40 ripetizioni prima di riuscire
a sospettare vagamente cosa ci si attenda da loro. Non di rado questi
cani richiedono oltre cento iterazioni degli esercizi di base, spesso
diluite in parecchie sessioni di addestramento. Anche cos la loro
esecuzione pu sembrare lenta e incerta. Una volta apprese le cose,
gli esercizi vanno
ripetuti
spesso;
altrimenti

come
se
l'addestramento si fosse volatilizzato e fosse la prima volta che
hanno a che fare con l'esercizio. Alcuni giudici ritengono queste
razze pratica mente inaddestrabili, mentre secondo altri le difficolt
stanno nel fatto che, con conduttori medi, le sessioni iniziali di
apprendimento non sono state continuate abbastanza a lungo da rendere
permanenti i comportamenti. Una volta appresa l'abitudine, queste
razze continuano a tradire improvvisi cali di comprensione. Tendono a
reagire al primo comando meno del 25 per cento delle volte. Talora si
allontanano dal conduttore come se ignorassero volontariamente il
comando o rifiutassero l'autorit del padrone. Quando rispondono, lo
fanno spesso molto lentamente e sembrano incerti o infastiditi dal
loro compito.
Alcuni sono discreti lavoratori al guinzaglio e
inaffidabili quando slegati. Tra tutte le razze, sono quelle pi
bisognose di conduttori competenti ed esperti. Gli addestratori medi
spesso rimangono subito frustrati dal palese atteggiamento anarchico e
indisciplinato, ma anche i pi competenti devono mettere a dura prova
le proprie capacit.
E' importante sottolineare che esiste una forte relazione tra il
conduttore e la prestazione finale del cane, e ci particolarmente
riscontrabile nelle razze pi ostiche. Per esempio, Barbara Baker,
addestratrice del Vancouver Dog Obedience Training Club, possiede uno
staffordshire bull terrier di nome Meg. Gli staffordshire come razza
sono classificati al quarantanovesimo posto,
cio nella fascia
inferiore del gruppo medio. Malgrado ci, Barbara riuscita ad
addestrare Meg ai pi alti livelli di competitivit, ottenendo i
titoli americano e canadese di campione di utilit e di ubbidienza. Un
anno ha conseguito il terzo miglior punteggio nelle gare di ubbidienza
in Canada, distanziando dozzine di brillanti border collie, barboni,
pastori tedeschi e golden retriever.
Ci si potrebbe chiedere se Meg rappresenti un colpo di fortuna. Forse
Barbara semplicemente inciampata nell'Einstein degli staffordshire
bull terrier. Non questo il caso: solo pochi anni prima, Barbara
aveva addestrato un altro staffordshire di nome Mori, diventato il
numero otto nelle gare canadesi di ubbidienza. Questi cani non erano
stati selezionati per le loro particolari caratteristiche; erano stati
scelti come semplici animali domestici da un'addestratrice eccellente
e paziente, che poi aveva proceduto a dimostrare che con un lavoro
adatto anche una razza giudicata difficile poteva fornire prestazioni
di prim'ordine.

Nel momento in cui scrivo, i miei cani personali sono un cairn terrier
(trentacinquesimo in classifica) e un cavalier king charles spaniel
(quarantaquattresimo). Entrambi forniscono buone prestazioni in gara
(dovute in gran parte all'assistenza di addestratori come Barbara
Baker, Barbara Merkley ed Emma Jilg), ma durante le lezioni di
ubbidienza tenute da me personalmente che mi rendo conto di quanto la
posizione in classifica sia riflessa dal loro comportamento. Per
esempio, una volta una signora iscrisse il suo labrador (settimo in
classifica) a una delle nostre classi di principianti. Dopo la lezione
regolare passai qualche tempo con il cane. In un'ora aveva imparato i
fondamenti dei sette comandi iniziali di ubbidienza: cosa che il mio
cairn terrier era riuscito a fare solo dopo dieci settimane di
addestramento intensivo.
Continuer a curare e addestrare le mie razze di cani poich ne adoro
il temperamento, l'aspetto, la taglia e lo stile di comportamento. Ma
qualche volta,
quando torno su un particolare
esercizio
per
venticinque volte con il mio cavalier king charles spaniel, ripenso
alla reattivit di quel labrador nero. Tuttavia i miei cani si sono
dimostrati addestrabili con una quantit sufficiente di tempo e di
esercizio e, malgrado qualche volta la gente mi lanci occhiate
perplesse, divertite e persino di compatimento quando entro nel ring
di ubbidienza con i miei animali poco brillanti, le loro prestazioni
sono abbastanza buone e affidabili da rendermi felice e permettermi di
godere la competizione.
Classifica dei cani in base all'intelligenza lavorativa e ubbiditiva.
1. Border collie.
2. Barbone.
3. Pastore tedesco.
4. Golden retriever.
5. Dobermann.
6. Shetland.
7. Labrador.
8. Papillon.
9. Rottweiler.
10. Australian cattle dog.
11. Pembroke welsh corgi.
12. Schnauzer nano.
13. English springer spaniel.
14. Tervuren.
15. Schipperke.
Pastore belga.
16. Collie.
Keeshond.
17. Kurzhaar.
18. Flat-coated retriever.
English cocker spaniel.
Schnauzer medio.
19. Spaniel britannico.
20. Cocker spaniel.
21. Weimaraner.
22. Malinois.
Segugio del bernese.
23. Volpino di pomerania.
24. Irish water spaniel.
25. Vizsla.

26. Cardigan welsh corgi.


27. Chesapeake bay retriever.
Puli.
Yorkshire.
28. Schnauzer gigante.
Cane d'acqua portoghese.
29. Airedale terrier.
Bovaro delle fiandre.
30. Border terrier.
Pastore della brie.
31. Welsh springer spaniel.
32. Manchester terrier.
33. Samoiedo.
34. Field spaniel.
Terranova.
Australian terrier.
American staffordshire terrier.
Gordon setter.
Bearded collie.
35. Cairn terrier.
Kerry blue terrier.
Setter irlandese.
36. Norwegian elkhound.
37. Affenpincher.
Silky terrier.
Pinscher nano.
Setter inglese.
Pharaoh hound.
Clumber spaniel.
38. Norwich terrier.
39. Dalmata.
40. Soft-coated wheaten terrier.
Bedlington terrier.
Fox terrier a pelo liscio.
41. Curly-coated retriever.
Irish wolfhound.
42. Kuvasz.
Cane da pastore australiano.
43. Saluki.
Spitz finnico.
Pointer.
44. Cavalier king charles spaniel.
Drahthaar.
Black-and-tan coonhoun.
American water spaniel.
45. Husky siberiano.
Bichon fris.
English spaniel toy.
46. Tibetan spaniel.
English foxhound.
Otter hound.
American foxhound.
Greyhound.
Griffone a pelo duro.
47. West highland white terrier.
Scottish deerhound.
48. Boxer.
Alano.

49. Bassotto.
Staffordshire bull terrier.
50. Alaskan malamute.
51. Whippet.
Shar-pei.
Fox terrier a pelo ruvido.
52. Rhodesian ridgeback.
53. Ibizan hound.
Welsh terrier.
Irish terrier.
54. Boston terrier.
Akita inu.
55. Skye terrier.
56. Norfolh terrier.
Sealyham terrier.
57. Carlino.
58. Bulldog francese.
59. Griffone di bruxelles.
Maltese.
60. Piccolo levriero italiano.
61. Chinese crested dog.
62. Dandie dinmont terrier.
Vendeen.
Tibetan terrier.
Japanese chin.
Lakeland terrier.
63. Bobtail.
64. Pastore dei pirenei.
65. Scottish terrier.
San bernardo.
66. Bullterrier.
67. Chihuahua.
68. Lhasa apso.
69. Bullmastiff.
70. Shih tzu.
71. Basset hound.
72. Mastiff.
Beagle.
73. Pechinese.
74. Bloodhound.
75. Borzoi.
76. Chow chow.
77. Bulldog.
78. Basenji.
79. Levriero afgano.

11.
IL FATTORE PERSONALITA'.
"Le

cose

che

sconvolgono

un

terrier

possono passare praticamente

inosservate a un alano."
SMILEY BLANTON.
Come i maestri di scuola, gli istruttori di ubbidienza si sentono dire
in continuazione: Il mio cane molto intelligente e capace di
imparare qualsiasi cosa. Se combina poco durante le sue lezioni
perch.... Qui segue una giustificazione reperibile nel seguente
elenco: 1) non interessato a imparare questo tipo di cose, 2) si
annoia molto facilmente, 3) troppo indipendente, 4) ha cose pi
importanti in testa, 5) non sopporta gli altri cani (la gente, i
rumori, la luce, i muri...), 6) si distrae molto facilmente, 7)
stato incrociato per diventare un cane da caccia (da pastore, da
guardia, da compagnia...), non da ubbidienza, 8) troppo timido
(dominatore, incostante, rilassato, spensierato, depresso, maniacale,
pigro...), 9) un capo, non un esecutore.
Le motivazioni insomma sono infinite e la conclusione sempre la
solita: il cane non manca di intelligenza, sono piuttosto i tratti
della sua personalit a interferire con le capacit di apprendimento.
Se queste sono spesso scuse dettate dal timore che l'amata bestiola
sia in realt mentalmente subnormale, esiste un fondo di verit
nell'affermazione che la personalit di un cane importante quanto
l'intelligenza nel determinare se risponder ai comandi umani e
lavorer per il suo padrone. Ecco perch ho separato l'argomento
dell'intelligenza adattiva, che riflette la capacit di apprendere e
risolvere i problemi,
da quello dell'intelligenza ubbiditiva e
lavorativa. Molti giudici da me interpellati hanno sottolineato
l'importanza della personalit, spesso legata al sesso dell'animale.
La
cultura
attuale considera rozzo,
preconcetto,
sessista e
politicamente
scorretto
parlare
di
differenze
sessuali
nel
comportamento, nella personalit o nell'intelligenza, soprattutto
negli esseri umani. Tuttavia esistono differenze ben visibili nel
comportamento dei cani maschi e femmine, almeno in certe razze, per
quanto riguarda la soluzione dei problemi e l'ubbidienza. Fisicamente,
i maschi sono spesso pi grossi, forti e vigorosi delle femmine. In
alcune razze, dobermann e labrador in particolare, i maschi riescono
molto meglio nei test di soluzione dei problemi come quelli descritti
nel capitolo 9. Al contrario, le femmine di queste razze riescono
molto meglio nell'ubbidienza e nel lavoro. Un giudice, elencandomi le
dieci variet migliori per ubbidienza, ha annotato vicino alla voce
dobermann: Soltanto le femmine, i maschi tendono a essere troppo
testoni e son pi difficili da gestire.
Non accade altrettanto in tutte le razze. Nei terrier non pare esserci
differenza tra maschi e femmine sia nell'intelligenza adattiva sia
nell'ubbidienza, e anche le variazioni di personalit non sono cos
marcate come negli esemplari da caccia e da lavoro. Nei segugi non
esistono variazioni notevoli di personalit: le femmine sono un po'
pi
socievoli,
ma
non si apprezzano differenze tra i sessi
nell'intelligenza misurabile nelle attivit di ubbidienza.
L'importanza della personalit.
Alcuni giudici hanno riconosciuto nella personalit uno dei fattori
principali che influiscono sulla prestazione lavorativa del cane. Uno
di loro mi ha scritto: In un cane la volont di lavorare per l'uomo
che conta, non quanto intelligente. I terrier non riescono bene
nell'ubbidienza solo perch sono stati creati per essere indipendenti
e solitari. Posto che a loro non importa niente delle reazioni umane

al loro comportamento, non raggiungono buoni risultati nel ring anche


se sono bestie molto sveglie. I cani pastore, come gli shetland e i
border collie, riescono bene perch vogliono lavorare per l'uomo e
appaiono infelici se qualcuno non dice loro cosa fare.
Un altro giudice ha commentato: il miglior cane da ubbidienza un
golden
retriever ottuso.
Anche un golden ottuso abbastanza
intelligente da capire cosa gli si chiede e fa del suo meglio per
compiacervi. Altro aspetto importante: non si annoia e non si distrae
facilmente. Siccome non cerca di immaginarsi cosa stia succedendo, non
si inventa risposte nuove e finisce con il rifare tale e quale ci che
gli hanno insegnato.
Gli allevatori e gli addestratori usano di
rado
il
termine
personalit per i cani, considerandola una sorta di etichetta
mentale che presuppone troppa coscienza e caratteristiche troppo
umane. Tendono invece a usare il termine temperamento, reputato un
po' pi oggettivo o neutro. Era questo il vocabolo usato da Clarence
Pfaffenberger,
uno dei primi a stabilire che lo studio della
personalit di un cane fondamentale per certe funzioni lavorative e
ubbiditive.
Clarence
Pfaffenberger

stato
un
vero pioniere nel campo
dell'istruzione e della selezione dei cani per ciechi. A met degli
anni Quaranta, quando cominci a dedicarsi a questa attivit, solo il
9 per cento dei soggetti sottoposti ad addestramento terminava con
successo il programma. Pfaffenberger, scontento della scarsit dei
risultati, cominci a elaborare una serie di test - dedicati in
particolare all'intelligenza adattiva e alla capacit di apprendimento
e di soluzione dei problemi - per stabilire quali cani potessero
imparare meglio i complessi compiti di ubbidienza legati alla guida
dei ciechi. Ben presto si rese conto che l'intelligenza non era
sufficiente: a non superare il corso erano anche cani con capacit
adeguate o addirittura eccellenti di apprendimento e soluzione dei
problemi. Pfaffenberger si accorse che, per essere un buon cane da
guida, un animale deve possedere non solo un'intelligenza adeguata, ma
anche una serie appropriata di tratti della personalit. Evidentemente
alcuni tratti permettono di sfruttare appieno l'intelligenza adattiva
e istruire perfetti esemplari da lavoro e da ubbidienza, mentre altri
impediscono di raggiungere livelli utili di efficienza. Partendo da
questa considerazione, egli cominci a selezionare e incrociare sia
per la personalit sia per l'intelligenza; alla fine degli anni
Cinquanta aveva aumentato dal 9 al 90 la percentuale dei cani che
completavano con successo il programma.
Genetica e personalit.
Molti
fattori
associati
alla
personalit
sono
determinati
geneticamente: ossia, l'uomo pu ibridare per le caratteristiche della
personalit nello stesso modo in
cui
pu
farlo
per
altre
caratteristiche
comportamentali,
come
quelle
che
compongono
l'intelligenza istintiva di un cane. Molti animali, usati soprattutto
come
cani da compagnia,
sono stati selezionati tanto per il
temperamento quanto per la loro taglia. Gli spaniel, o quelli con
sangue spaniel nelle vene, sono stati spesso selezionati per la loro
mansuetudine. Un esempio estremo il cavalier king charles spaniel.
Come ho gi accennato, uno dei miei cani un cavalier king charles
spaniel di nome Wiz. I piccoli spaniel toy, come il cavalier, sono
noti in Europa fin dal sedicesimo secolo e da allora, apprezzati per
la socievolezza e la mancanza di aggressivit, sono diventati i cani

da casa preferiti. Sono presenti nelle opere di grandi artisti come


Tiziano, Van Dyck, Velzquez, Vermeer e Hogarth (per citarne solo
alcuni). Nella maggior parte dei; dipinti appaiono come cani di casa o
graziosi ornamenti. Come facile dedurre dal loro nome, re Carlo
Secondo d'Inghilterra in parte responsabile della loro popolarit.
Carlo adorava questa razza e l'aveva ibridata appositamente per farne
un delicato animale domestico. In cambio, i cavalier ebbero la libert
di scorrazzare nel palazzo durante tutto il suo regno (1660-1685).
Nel corso di una visita in Inghilterra, mi stata raccontata una
storia sul cavalier king charles spaniel che dimostra quanto Carlo
fosse attaccato ai suoi cani. Non molto tempo fa, un signore inglese
si rec in un tribunale londinese accompagnato dal suo cavalier. Entr
direttamente nell'aula in cui si celebrava la causa
che
gli
interessava.
Appena il giudice vide la coppia,
interruppe il
procedimento e con voce tonante ordin che il cane venisse subito
allontanato dall'aula. Il padrone protest: Chiedo scusa, Vostro
Onore, ma mi risulta che tutti i cavalier king charles spaniel abbiano
libero accesso al Consiglio della Corona. Suppongo che con ci si
intenda che se uno di loro gratta al portone di Buckingham Palace gli
deve essere consentito l'ingresso. Inoltre, in base a un privilegio
concesso da re Carlo Secondo e mai revocato, i cavalier hanno un
titolo reale. Pertanto sono ammessi in tribunale e non possono essere
allontanati
da
alcun palazzo reale o governativo o da altre
istituzioni operanti sotto la protezione o per mandato della Corona.
Ho ragione di ritenere che ci includa i tribunali. Chi mi ha
raccontato la storia mi assicur che il giudice,
preso
alla
sprovvista, alla fine consent al cavalier di rimanere in aula.
Malgrado qualche cronaca indichi che alcuni membri della nobilt
usavano mute di questi piccoli spaniel a fini sportivi, trovo
difficolt a figurarmelo. La mia figliastra Kari ha descritto con
estrema efficacia la razza quando ha definito Wiz una spugna
d'affetto. I cavalier ricercano in continuazione l'affetto, mostrano
poca competitivit e praticamente nessuna aggressivit. Da notare che
questi tratti caratteriali sono comuni a tutti gli esemplari della
razza in cui mi sia mai capitato di imbattermi.
Il caso del cavalier king charles spaniel non unico. Durante il suo
programma di ibridazione per cani da guida Pfaffenberger teneva delle
accurate relazioni. Siccome ciascuno veniva testato sia per la
personalit
sia
per l'intelligenza,
si cre una meravigliosa
opportunit di valutare se tali caratteristiche avessero una base
genetica.
Le
sue
relazioni rivelano che molti aspetti della
personalit, compresa la disponibilit a lavorare per l'uomo, sono
trasmessi geneticamente. Si poteva prevedere la personalit di una
cucciolata in base a quella del padre e della madre. Pfaffenberger
classific la disponibilit al lavoro in base a una scala da 0 a 5. In
un caso accoppi un cane di nome Odino, con un punteggio di 5, con una
femmina, Gretchen, di punteggio 4. Se il temperamento dei genitori
fosse passato alla prole,
allora i cuccioli
avrebbero
avuto
temperamenti oscillanti tra questi due valori.
Infatti, quando
Pfaffenberger esegu il test sui sei cuccioli scopr che quattro
avevano ottenuto 5 e due 4.
La componente genetica della personalit spiega anche certe differenze
regionali tra le razze. Per esempio, i dobermann e i rottweiler
allevati in Nordamerica tendono a essere pi tranquilli e meno portati
all'aggressione dei loro consanguinei cresciuti in Europa. Ci sembra
ascrivibile a un volontario tentativo degli allevatori nordamericani
di addolcire un po' le razze, laddove gli europei apprezzano e
selezionano il cosiddetto temperamento focoso, come dire le tendenze

aggressive.
Partendo dal lavoro di Pfaffenberger, altri hanno cominciato a
interessarsi alla personalit dei cani. Alcuni erano interessati a
testare i tratti della personalit che
producono
buoni
cani
poliziotto, da guida e da ospedale. Nacquero cos un gran numero di
tecniche diverse per valutare la personalit. Uno dei migliori sistemi
fu elaborato da Jack e Wendy Volhard, che lo applicarono alla
selezione di cani che potessero adattarsi allo stile di vita e alle
esigenze dei futuri padroni.
Per elaborare il test proposto nel presente libro mi sono basato su
alcuni test preesistenti, come quelli di Pfaffenberger, dei Volhard e
della Hearing Dog Society, che si occupa di cani per non udenti. Ho
appositamente modificato i loro sistemi di punteggio allo scopo di
misurare parecchi
fattori
della
personalit
che
influenzano
l'intelligenza lavorativa o ubbiditiva. I risultati del test della
personalit
ubbiditiva
(Obedience
Personality
Test,
O.P.T.)
stabiliscono quante probabilit avr un cane di lavorare di buon grado
per il proprio padrone.
Test della personalit ubbiditiva.
La valutazione dell'intelligenza che presiede alla soluzione dei
problemi e all'apprendimento ricavata dal test C.I.Q. del capitolo 9
richiedeva che il cane avesse circa un anno di et e fosse vissuto con
l'esaminatore per almeno tre mesi. L'analisi della personalit ha
altre esigenze. Primo, questo tipo di test riesce meglio se il cane
piuttosto giovane. Solitamente i cuccioli raggiungono una personalit
formata intorno ai sette mesi, in pratica l'et in cui possono
lasciare la loro cucciolata e trasferirsi dai nuovi padroni. Pi il
cane invecchia, pi le sue risposte rifletteranno quanto ha imparato
piuttosto che la sua personalit innata. Oltre gli otto mesi circa di
et, buona parte del test rischia di essere meno affidabile. Se avete
un animale adulto, ancora possibile trarne utili informazioni;
tenete solo presente che alcuni elementi del test rischiano di
provocare risposte apprese. Inoltre, alcuni esami relativi alla
dominanza sociale riusciranno pi difficili con un cane pi adulto.
Vi sono altre differenze tra il test dell'intelligenza adattiva e
quello della personalit. Nel primo era importante che l'analizzatore
fosse una persona ben conosciuta al cane, preferibilmente il suo
padrone; alcune prove richiedevano anche un ambiente molto familiare.
Nel test della personalit avviene l'esatto contrario. L'analizzatore
deve essere un estraneo, e le persone di famiglia meglio se ne
stiano in disparte, fuori vista o al massimo partecipino in veste di
assistenti. Inoltre, il soggetto non dovrebbe conoscere l'ambiente e
non avere la minima distrazione. Non necessario allontanarsi da
casa: basta effettuare il test in una stanza che il cane ha
frequentato raramente.
Un'ulteriore differenza tra il test dell'intelligenza adattiva e
quello della personalit che quest'ultimo deve essere condotto
esattamente nella sequenza qui presentata, e andrebbe completato in
un'unica sessione, che richieder grosso modo una ventina di minuti.
Procuratevi quindi tutto il materiale in anticipo. Vi servir un
cronometro o un orologio con i secondi; una pallottola di carta
accartocciata, delle dimensioni di una palla da tennis, una lattina di
birra vuota in cui avrete infilato cinque o sei monete, tappando poi
il buco con nastro isolante; un tovagliolo o uno strofinaccio a cui
sia stata attaccata una cordicella lunga circa due metri e mezzo, una

sorta di guinzaglio; un ombrello, possibilmente uno di quelli che si


aprono con un meccanismo a molla; un boccone di cibo odoroso
(formaggio, salame, fegato, eccetera) e due bocconi di cibo meno
profumato (biscotti per cani, croste di pane, eccetera); una matita e
una copia della scheda riprodotta nella nota 1. Sar anche necessario
un assistente: se il cane vi conosce, sceglietene uno che non gli sia
familiare e fategli condurre il test. Ricordate, indispensabile che
il test sia condotto da un estraneo.
La prova va fatta in un momento della giornata in cui di solito il
cucciolo attivo. Meglio sarebbe prima di un pasto, dal momento che i
cuccioli tendono a diventare letargici appena mangiato e potrebbero
rispondere in modo meno appropriato al test sull'attrazione del cibo.
Verificate che il giorno del test non sia successo niente di insolito,
come una visita dal veterinario, una sverminatura o anche solo
un'eccitazione eccessiva. Le risposte del cucciolo devono essere le
pi normali possibili.
- Esecuzione del test della personalit ubbiditiva.
Ricordate di effettuare i singoli test uno dopo l'altro, in un
un'unica sessione. Scrivete tutti i punteggi su una copia del modello
riportato alla seguente scheda.
Scheda per il test della personalit ubbiditiva.
1. interesse sociale (approccio): punteggio ...; A ...; S ...;
2. interesse sociale (seguire): punteggio ...; A ...; S ...;
3. Dominanza sociale (immobilizzazione): punteggio ...; A ...; S ...;
4. Dominanza sociale (perdono): punteggio ...; A ...; S ...;
5. Dominanza sociale (perdita di controllo): punteggio ...; A ...; S
...;
6. Disponibilit al lavoro (riporto, prova 1): punteggio ...; A ...; S
...;
7. Disponibilit al lavoro (riporto, prova 2): punteggio ...; A ...; S
...;
8. Sensibilit al tocco: punteggio ...; A ...; S ...;
9. Reazione al rumore: punteggio ...; A ...; S ...;
10. Reazione a nuovi stimoli: punteggio ...; A ...; S ...;
11. Risposta al cibo: punteggio ...; A ...; S ...;
12. Stabilit (reazione a stimoli minacciosi): punteggio ...; A ...; S
....
Totale punteggio ...
Totale segno A ...
Totale segno S ....
Test 1.
I primi due test servono a misurare l'"interesse sociale". Entrambi
stabiliscono quanta attenzione riserva il cucciolo agli esseri umani e
la qualit di tale attenzione. Un cane che non sia attratto dall'uomo
sar un soggetto difficile per l'addestramento e non reagir in modo
affidabile ai comandi, in quanto il requisito minimo per qualsiasi
addestramento che il cane presti attenzione all'addestratore.
Questo primo test misura la disponibilit ad accostare una persona
sconosciuta. L'esaminatore - che il cucciolo non conosce - si
inginocchia e si siede sui talloni (la diminuzione della statura rende
la persona meno minacciosa). L'assistente porta il cucciolo nella
stanza (non per la collottola, mi raccomando poich questo lo
intimidirebbe) e lo piazza a poco pi di un metro dall'esaminatore, di
fronte a lui. Questi deve subito chiamarlo. E' importante che non

vengano
pronunciati
il
nome del cane n la parola vieni.
L'esaminatore dovrebbe invece attirarlo cantilenando o pronunciando
giocosamente per esempio le parole cucciolo cucciolo cucciolo,
battendo leggermente le mani. Per un cane un po' pi adulto
importante usare solo variazioni su una parola come cucciolo ed
evitare qualsiasi nome, comando o vocabolo che il cane possa gi avere
imparato.
Se il cane si avvicina immediatamente, 3 punti. Se si avvicina
esitando, 2 punti. Se arriva subito ma poi salta sull'esaminatore o
gli mordicchia le mani, oppure se non si avvicina affatto, 1 punto.
Saltare,
afferrare con la bocca o mordicchiare sono segni di
aggressivit e indicano che il cane potrebbe in seguito rifiutarsi di
eseguire gli ordini; non muoversi indica invece paura o una risposta
sociale molto bassa, che render difficile l'addestramento. Per
un'ulteriore interpretazione, osservate la coda durante il test. Se
alta, mettete una A accanto al punteggio; se bassa, mettete una S.
Se il cane si dimostrato molto timido durante il test, l'esaminatore
deve avvicinarglisi lentamente e fargli annusare la mano, dandogli poi
una pacca affettuosa o una grattatina prima del test successivo.
Test 2.
Questo secondo test di "interesse sociale" verifica l'"attenzione e la
disponibilit a seguire un essere umano", o a stare con lui, che in
pratica significa accettarne la supremazia in una situazione non
minacciosa. L'esaminatore si alza lentamente accanto al cucciolo, poi
si allontana, incoraggiando il cane con cucciolo cucciolo cucciolo
(non il nome) e battendo le mani sulle cosce. Ripeto, specialmente se
si tratta di un cane pi adulto, bisogna usare solo la parola
cucciolo, non vieni, andiamo, o altre parole che il cane possa
avere gi appreso. Se il cane segue prontamente, segnate 3 punti. Se
segue esitando, 2 punti. Se non segue, oppure segue immediatamente ma
cammina tra i piedi, e addenta o mordicchia le caviglie, 1 punto. Come
nel test 1, la coda alta richiede un segno A, la coda bassa S.
Test 3.
I test 3, 4 e 5 valutano la "dominanza sociale". Il primo una
misurazione diretta della "dominanza o sottomissione", che in ultima
analisi determiner la disponibilit ad accettare la supremazia umana
in situazioni meno spontanee del test 2: in pratica, verifica come il
cane reagisce quando socialmente o fisicamente
obbligato
a
sottomettersi o a ubbidire. Quest'obbligo fisico di solito un
passaggio delle prime lezioni di ubbidienza, come quando il cane viene
materialmente costretto nella posizione seduta o sdraiata.
Per cominciare,
l'esaminatore si
inginocchia
e
fa
rotolare
delicatamente il cane sul dorso ( importante che l'animale stia con
la colonna vertebrale sul pavimento e le zampe in alto, e non su un
fianco). A questo punto, l'assistente fa partire il cronometro.
Esercitando con la mano una pressione sufficiente sul petto per
tenerlo immobile, l'esamimatore fissa il cane negli occhi. Se il cane
distoglie lo sguardo,
non bisogna forzare il contatto visivo.
L'espressione dell'esaminatore deve essere dolce,
non severa o
minacciosa. Bisogna restare in silenzio fino alla fine del test.
Quando l'assistente segnala che sono passati trenta secondi, la prova
finita e il cucciolo va rilasciato immediatamente.
Il punteggio basato sul comportamento durante i trenta secondi di
immobilizzazione. Se il cane inizialmente lotta ma poi lascia perdere,
3 punti. Se non lotta ma sostiene in parte lo sguardo, 2 punti. Se non
lotta ma tenta di evitare lo sguardo, oppure se si divincola, oppure

tenta di mordere o ringhia, 1 punto. Se lotta in continuazione per


tutti i trenta secondi, fate un segno A, se non lotta affatto fate un
segno S.
Test 4.
Quest'altro test dedicato alla "dominanza sociale" riguarda
il
"perdono", un altro tratto della personalit importante ai fini
dell'addestramento all'ubbidienza o al lavoro. Un cane che mostri
rancore o assuma un'aria offesa e tenga il broncio dopo essere stato
corretto o obbligato a fare qualcosa contro la sua volont, sar
difficile da addestrare.
Il test 4 comincia con l'esaminatore inginocchiato e il cucciolo fatto
sedere di fronte a lui. L'animale non deve trovarsi direttamente di
faccia, ma a un angolo di circa 45 gradi. L'esaminatore comincia ad
accarezzarlo dolcemente e con gentilezza. Le carezze partono dalla
cima della testa e arrivano con movimento uniforme fino alla coda. Nel
frattempo parla dolcemente al cane, avvicinando la faccia in modo che
il cucciolo gliela possa leccare se lo desidera. Se il cane si fa pi
vicino e tenta di leccargli la faccia o si dimena e lecca la mano, 3
punti. Se il cane si rotola e poi lecca le mani, oppure salta addosso
all'esaminatore con le zampe, 2 punti. Se il cane ringhia, addenta o
mordicchia o cerca di allontanarsi dall'esaminatore, 1 punto. Saltare,
dare zampate, addentare o ringhiare richiedono un segno A; rotolarsi o
allontanarsi, un segno S.
Test 5.
Questo test sulla "dominanza sociale" misura la risposta alla "perdita
di controllo". In questo caso, il cane viene messo in una posizione in
cui non ha pi il minimo controllo di s. Durante l'addestramento e le
attivit quotidiane, gli accadr spesso di essere messo in posizioni
in cui il suo controllo sia limitato; per esempio, le visite dal
veterinario o dal tolettatore, o quando viene esaminato dal giudice
durante un'esposizione.
Bisogna sollevare il cane (ecco un'altra ragione per cui pi facile
testare i cuccioli). L'esaminatore si china sull'animale, che
voltato nella direzione opposta, e poi con le palme delle mani e le
dita
intrecciate
lo
solleva a pochi centimetri dal terreno.
L'assistente avvia il cronometro. Dopo trenta secondi il cane viene
rimesso a terra.
Se mentre sollevato il cane rilassato e non si divincola, o se
lotta brevemente e poi smette, 3 punti. Se non lotta ma, appena
rimesso al suolo, piange, ringhia o scappa, 2 punti. Se, mentre
sollevato, piange e lotta disperatamente, e soprattutto se ringhia o
morde, 1 punto. Una lotta accanita richiede un segno A; uggiolare o
scappare via dopo essere stato posato richiede un segno S. Prima di
passare al test successivo, l'esaminatore deve parlare gentilmente al
cane e accarezzarlo o grattarlo. Ovviamente, se avete a che fare con
un cane pi adulto e di grosse dimensioni, potrete modificare il test;
per esempio, passandogli un asciugamano sotto la pancia e sollevandolo
con l'aiuto dell'assistente. Se il cane troppo grosso per essere
sollevato, saltate questo test e segnate un punteggio di 2.
Test 6 e 7.
Il 6 riguarda il riporto e descrive la "disponibilit a lavorare con
gli esseri umani". Alcuni addestratori sostengono che il riporto il
miglior test per cani da guida, da ubbidienza e altri cani da lavoro.
Il test 7 una semplice ripetizione del test 6.
L'esaminatore s'inginocchia e il cucciolo viene piazzato con il dorso

verso di lui, proprio davanti alle sue ginocchia. Facendo saltellare


una pallottola di carta (un po' pi piccola di una palla da tennis)
davanti al cane, lo stuzzica usando incoraggiamenti come La vuoi?
Riesci a prenderla?, con voce allegra. Bisogna sollecitare nel cane
l'interesse per l'oggetto.
Appena mostra la minima attenzione,
l'esaminatore lancia la, pallina a circa un metro davanti al cane.
Quando il cane va verso la palla, l'esaminatore arretra di un metro.
Se il cucciolo prende la palla, l'esaminatore deve invitarlo a
riportarla. Se ci avviene, il cane va molto lodato. Se non avviene,
l'esaminatore deve attirare l'attenzione del cane e poi alzarsi a
raccogliere la palla (o seguire il cane se scappato via con essa).
Qualunque sia la risposta del cane, l'esaminatore deve rimettersi
esattamente nella stessa posizione e ripetere la procedura (questo
il test 7).
I criteri di punteggio per entrambi i test sono gli stessi. Se il cane
insegue la palla e poi torna con o senza di essa, 3 punti. Se
raggiunge la palla e poi si ferma senza tornare, oppure se comincia a
inseguirla e poi perde interesse, 2 punti. Se insegue la palla, la
raccoglie e poi scappa via, 1 punto e un segno A. Se non insegue la
palla, 1 punto e un segno S.
Test 8.
Misura la "sensibilit al tocco". L'addestramento all'ubbidienza
comprende spesso un intervento fisico per correggere il cane, come per
esempio strattonare il guinzaglio per provocare un momentaneo disagio
con il restringimento dello strangolo. Un animale relativamente
insensibile a tale disagio non risponder bene alle correzioni e sar
difficilissimo da controllare. Un cane troppo sensibile pu impaurirsi
o
affliggersi per queste lievi correzioni e incontrare quindi
difficolt durante l'addestramento.
Questo test richiede un graduale aumento della pressione delle dita.
L'esaminatore dovrebbe esercitarsi in anticipo schiacciando l'indice
di una mano tra il pollice e l'indice dell'altra, contando fino a
dodici e aumentando lentamente la pressione fino a raggiungere la
massima possibile. Non si devono usare le unghie. Quando si riusciti
a farlo in maniera uniforme e regolare, si pu cominciare il test.
L'esaminatore afferra un orecchio del cane tra il pollice e l'indice
e, come detto sopra, conta fino a dodici aumentando gradualmente la
pressione. Appena il cucciolo mostra il pi piccolo segno di dolore si volta, tenta di allontanarsi o di mordere - bisogna subito
diminuire la pressione, lodarlo e accarezzarlo festosamente. Se
all'apparire della prima reazione il conteggio era tra cinque e otto,
3 punti. Con un conteggio di tre o quattro, 2 punti e un segno S; di
nove o dieci, 2 punti e un segno A. Con un conteggio di uno o due, 1
punto e un segno S; di undici o dodici, 1 punto e un segno A.
Test 9.
Questo test valuta la "reazione al rumore". Un cane che si allarmi
eccessivamente per i rumori si distrarr troppo facilmente e perder
la concentrazione durante l'addestramento. Una reazione di paura
preannuncia un cane diffidente. Nessuna reazione pu indicare mancanza
di attenzione o distrazione, ma anche sordit. La sordit pi
diffusa tra i cani di quanto i normali padroni tendano ad accorgersi.
Alcune razze, come bullterrier, sealyham terrier, dalmata, e i cani
bianchi o con molto bianco sul mantello, sono soggetti a sordit
congenita o l'acquisiscono durante lo sviluppo. Anche altre razze come
fox terrier, foxhound e scottish terrier lamentano una tendenza
ereditaria alla sordit, ma il problema non legato al colore del

mantello. La sordit in un cane rischia di passare inosservata,


specialmente se avete un cane abbastanza sveglio che si basa su
stimoli visivi. Se un cane non mostra alcuna reazione a questo test,
dovete fargli controllare l'udito.
Il cane va voltato nella direzione opposta alla fonte sonora, senza
pi toccarlo fino al termine della prova. L'assistente deve rimanere
fuori del campo visivo del cane e tenere in mano una lattina
contenente qualche moneta. Quando il cane in posizione, l'assistente
agita vigorosamente la lattina per tre volte, facendo molto rumore,
poi si immobilizza, sempre tenendosi fuori vista. Se il cane mostra
interesse e va verso il suono, o ascolta e gira incuriosito la testa
nella sua direzione anche se inizialmente sembra allarmato, 3 punti.
Se il cane localizza il rumore ma rimane sul posto e abbaia, 2 punti e
un segno A. Se il cane ignora il suono, 1 punto. Se il cane va
direttamente verso il rumore e abbaia, 1 punto e un segno A. Se si
rannicchia o indietreggia o cerca di nascondersi, 1 punto e un segno
S.
Test 10.
Questo test misura la "reazione a novi stimoli": nel nostro caso a un
oggetto non minaccioso ma estraneo. Dal momento che un cane deve
lavorare e rispondere ai comandi del suo padrone in una variet di
situazioni in cui possono verificarsi eventi nuovi e sconosciuti
(almeno dal punto di vista del cane), un ottimo esemplare da
ubbidienza e da lavoro risulter pi facilmente da un cucciolo
fiducioso e curioso,
che da uno che reagisce timorosamente o
aggressivamente.
In questo test, l'assistente sta da un lato con in mano il capo della
cordicella cui ha attaccato un tovagliolo. Poi strattona il panno
verso di s (il tovagliolo dovrebbe muoversi perpendicolarmente
davanti al cane). L'assistente trascina il tovagliolo cinque o sei
volte, poi si ferma. Questo test di tanto in tanto provoca reazioni
estreme, dal tentativo di uccidere il cencio al fuggire in preda al
panico, e una volta mi stato riferito un tentativo di accoppiarsi
con il tovagliolo. Se il cane guarda l'oggetto e mostra curiosit
avvicinandosi ed esplorandolo, 3 punti. Se lo ignora, 3 punti e un
segno S. Se abbaia, 2 punti; se durante l'abbaio la coda in alto, un
segno A, se la coda in basso o tra le zampe, un segno S. Se il cane
attacca, ringhia, morde o minaccia l'oggetto, 1 punto e un segno A. Se
striscia via o si nasconde, 1 punto e un segno S.
Test 11.
Questo test misura la "risposta al cibo". Bench sia possibile
addestrare i cani usando le sole lodi, numerosi studi scientifici
hanno dimostrato che essi imparano pi velocemente e sono pi felici e
pi affidabili nel lavoro se addestrati usando qualche ghiottoneria,
specialmente durante le prime fasi di apprendimento. Questi bocconcini
prelibati di solito vengono eliminati gradualmente nelle ultime fasi,
una volta fissati i comportamenti desiderati. Anche chi contrario a
usare il cibo nell'addestramento spesso vi ricorre in caso di esercizi
complessi. Se un cane non mostra interesse a questo tipo di premio,
sar molto difficile da addestrare.
Tenendo in mano un pezzetto di cibo odoroso, come salame, fegato cotto
o formaggio aromatico, l'esaminatore lo fa annusare al cane con la
mano chiusa in modo da non permettergli di addentarlo. Dopo qualche
istante, l'esaminatore molla il boccone e permette al soggetto di
mangiarlo. Poi, sotto lo sguardo del cane, mette un boccone nella mano
a coppa semichiusa e la tende. Se il cane infila il muso nella mano

per raggiungere il cibo, gli si permette di mangiarlo. Infine


l'esaminatore mostra al cane un altro boccone e, tenendolo ben
visibile tra le dita, abbassa la mano verso il cane e poi gira su se
stesso di 360 gradi, continuando ad agitare la mano lentamente ma
senza dare incoraggiamenti verbali. Se il cane fruga nella mano nella
seconda parte del test e segue l'esaminatore mentre ruota, 3 punti. Se
si mostra interessato al cibo ma non tenta di prenderlo dalla mano
nella seconda parte del test, o non segue durante l'ultima parte, 2
punti. Se non mostra alcun interesse per il cibo, 1 punto. Se ringhia
o abbaia in qualsiasi istante del test, mettete un segno A.
Test 12.
Il test finale riguarda la "stabilit". Un po' come il test 10, misura
la reazione del cane a un nuovo stimolo. In questo caso per tale
stimolo si manifesta d'improvviso,
dirompente e pu
essere
considerato minaccioso. Il test permette cos una valutazione della
fiducia e del modo di reagire del cane.
Mentre il cane occupato con il test 11, l'assistente si mette a un
paio di metri dall'esaminatore e dal cane, immobile, silenzioso e
senza intromettersi, con in mano un ombrello chiuso (preferibilmente
uno con l'apertura a molla).
Quando il test 11 terminato,
l'esaminatore calma per qualche
istante
il
cane
parlandogli
dolcemente, poi si sposta in modo che il cane si trovi tra lui e
l'assistente. Questi tiene d'occhio il cane attentamente. Quando
l'animale guarda davanti a s o verso l'assistente (vale a dire non si
rivolge
speranzoso
verso l'esaminatore per avere altro cibo),
l'assistente fa scattare la molla dell'ombrello, o lo apre con un
gesto improvviso e poi lo appoggia sul pavimento. L'assistente deve
poi rimanere immobile, senza assolutamente incrociare lo sguardo del
cane. Se il cane reagisce ma si riprende in un attimo e poi si
avvicina per esplorare l'ombrello, 3 punti. Se si alza e abbaia senza
per avvicinarsi all'ombrello, 2 punti e un segno A. Se tenta di
scappare o di nascondersi, ma incoraggiato verbalmente si avvicina
all'ombrello, 2 punti e un segno S. Se non ha alcuna reazione, 1
punto. Se reagisce aggressivamente, abbaiando, ringhiando e/o tentando
di lanciarsi contro l'ombrello, 1 punto e un segno A. Se prova a
scappare o a nascondersi e non si riesce con incoraggiamenti verbali a
farlo tornare verso l'ombrello, 1 punto e un segno S.
- Interpretazione dei risultati.
L'interpretazione dell'O.P.T. dipende sia dal punteggio totale sia dal
numero di segni A e S.
Da 34 a 36 punti: i cani in questa fascia sono i migliori per il
lavoro di ubbidienza. Se un animale riporta questo punteggio e ha pi
segni (aggressivo) che S (sottomesso), siete alle prese con un
elemento energico e attivo che accetter di buon grado la supremazia
umana e si adatter bene alle nuove situazioni. E' un cane equilibrato
e affronter in maniera fiduciosa e sensata la maggior parte delle
situazioni.
Ha
un
notevole
potenziale
per
l'apprendimento
dell'ubbidienza o di compiti di lavoro. Se ha otto o pi segni A,
forse un po' indisciplinato e ci vuole un addestramento all'ubbidienza
per trasformarlo da una piccola peste in un cane felice e ben
inserito.
Se ci sono pi segni S che A, ecco il cane dei vostri sogni per il
lavoro d'ubbidienza: uno che sembrer comprendere ogni vostra parola e
si far in quattro per compiacervi. Questo tipo di cane un po' pi
tranquillo e non cos sicuro di s come il cane con pi segni A, ma ha
tutti i numeri per diventare un buon cane da lavoro o da ubbidienza o

anche da compagnia.
Da 29 a 33 punti: anche i cani a questo livello sono potenzialmente
degli eccellenti animali da ubbidienza e lavoro. Il successo dipende
da come vengono trattati. Un cane con questo punteggio e una
predominanza di A molto sicuro di s e tende al dominio. Va trattato
con mano ferma e non gli va mai lasciato credere di essere il capo del
branco, altrimenti comincer a montare in serpa e a ignorare il suo
conduttore. E' forse un po' troppo volitivo per un padrone alle prime
armi, ma se addestrato con un controllo fermo e costante, verr molto
apprezzato nel ring di ubbidienza. Un cane con questo punteggio, ma
con una predominanza di S, manca un po' di sicurezza. Richiede di
essere addestrato con mano pi leggera e con grandi complimenti e
ricompense. Se non lo spingete troppo soprattutto durante le prime
fasi dell'addestramento, e se non lo correggete troppo, potrete ancora
produrre un buon cane da lavoro e da ubbidienza. Sebbene sia portato
per un ambiente tranquillo e senza sorprese, prender gradualmente
confidenza con nuove situazioni se sarete costanti e lo rassicurerete
durante l'addestramento. Diventer un ottimo cane da casa.
Da 19 a 28 punti: questi cani meglio riservarli a conduttori
esperti. Con un addestramento adatto possono trasformarsi in buoni
cani da lavoro e da ubbidienza. Addestrati in modo sbagliato (o non
addestrati), rischiano di diventare un disastro. Se avete un cane con
un punteggio simile e una maggioranza di A, si tratta di un individuo
dominante che, se provocato, user l'aggressione o la minaccia di
aggressione. Questo tipo di cane, tuttavia, risponde a una conduzione
molto ferma e costante. In tal caso e se sistemato in un ambiente
domestico formato da adulti, pu trasformarsi in un buon cane da
lavoro e in un amico fedele che rispetta il padrone. I cani di questa
categoria hanno di solito una personalit energica ed estroversa, ma
anche una forte tendenza alla supremazia e al dominio; sono quindi
troppo attivi per conduttori anziani, e assolutamente troppo dominanti
per famiglie con bambini piccoli. I loro problemi maggiori sono il
senso d'indipendenza e l'attitudine a prendere il comando, con il
risultato che spesso ignorano i padroni e fanno i loro comodi,
chiaramente indifferenti a rabbuffi e correzioni. In un ambiente
mutevole e rumoroso, questo tipo di cane si distrarr facilmente. Pu
anche mordere quando si sente minacciato o frustrato.
Se contate una maggioranza di segni S, il cane pu essere in qualche
modo migliorato. Essendo estremamente sottomesso, richieder uno
speciale trattamento per conquistare fiducia in se stesso e poter
agire bene fuori di casa. Sebbene impari a rispondere ai comandi del
padrone, riuscir meglio in un ambiente strutturato. Non adattandosi
facilmente
ai
cambiamenti e alla confusione,
pu dimostrarsi
incostante quando lontano dall'ambiente che gli familiare o quando
richiesto di agire in condizioni di caos e rumore. Questo cane si
spaventa facilmente e ci mette parecchio ad abituarsi a un nuovo
ambiente e a nuove persone. Di solito innocuo con i bambini e morde
solo se molto innervosito o minacciato fisicamente. Questo animale
pi adatto a una vita tranquilla e ordinata che al trambusto e
all'eccitazione di gare, viaggi o cambiamenti in genere.
Da 12 a 18 punti: i cani con questi punteggi sono estremamente
problematici. Richiedono conduttori esperti e un sacco di lavoro. Se
gran parte dei segni sono A, l'animale fortemente dominante con
notevoli tendenze aggressive. Non accetta con facilit la supremazia
umana. E' continuamente in lotta per il dominio, morde se minacciato
ed quindi del tutto inadatto a una casa con bambini. Pu tuttavia
diventare un ottimo cane da guardia o da allarme, in quanto minaccia e
attacca chiunque non mostri dominio e supremazia su di lui. In altri

settori pu essere troppo aggressivo per essere


addestrato
e
controllato.
I cani con questi punteggi ma con una maggioranza di S sono un po' pi
difficili da descrivere poich hanno un paio di possibili profili di
personalit. Alcuni sono estremamente indipendenti,
mostrano un
completo disinteresse per la gente e non gradiscono effusioni e
smancerie. Con questo cane difficile instaurare il genere di
relazione necessaria per addestrarlo o anche per tenerlo come cane da
compagnia. Per alcuni cani da lavoro tipo husky una simile personalit
pu essere di vantaggio, in quanto devono saper operare in modo
pressoch indipendente: sarebbe disastroso se fossero sempre l a
voltarsi indietro per controllare se il padrone nelle vicinanze
mentre sono imbrigliati in una muta di cani da slitta. Tuttavia, in
gran parte delle situazioni questi cani non rispondono con sufficiente
attenzione agli umani per poter essere bene addestrati.
L'altro profilo della personalit
riguarda
l'animale
pauroso,
incostante o diffidente. Questi soggetti si spaventano facilmente e
talora ci vogliono ore o giorni per calmarli. Una volta spaventati da
una certa persona o situazione, la ricorderanno per tutta la vita, e
se ci riavranno a che fare mostreranno panico e disagio. Con otto o
pi segni S, il vostro cane pu farsi prendere dal panico e mordere
per paura. Questi animali non si addestrano bene, essendo cos
facilmente travolti dal loro stesso terrore e dall'insicurezza. Anche
se possono dimostrarsi buoni cani da compagnia in una casa tranquilla
e dove non si pretenda molto da loro, vivranno una vita di paure e
timidezze.
E' la combinazione di personalit e intelligenza a fare un buon cane
da lavoro e da ubbidienza. Un animale con un buon punteggio nella
soluzione dei problemi e nell'apprendimento, e che in pi si collochi
in uno dei due gruppi migliori per la personalit, ha elevate
probabilit di diventare un eccellente cane da ubbidienza, che lavora
bene sotto la guida dell'uomo. Se il vostro cane appartiene a una
razza che i giudici di solito classificano ai minimi livelli per
l'intelligenza lavorativa e ubbiditiva, ma che ha un buon profilo
O.P.T.
e una sufficiente intelligenza
adattiva,
probabilmente
possedete uno dei rari esemplari di quella razza che lavoreranno bene.
Se il vostro cane non ha un profilo ottimale di personalit o
intelligenza, non disperate: si pu far qualcosa per migliorare la
situazione.
12.
COME MIGLIORARE L'INTELLIGENZA DI UN CANE.
"Il cane riuscito raramente a innalzare l'uomo al proprio livello di
intelligenza, ma l'uomo spesso riuscito ad abbassare il cane al
proprio."
JAMES THURBER.
Come per gli esseri umani, l'intelligenza dei cani non immutabile ma
pu essere influenzata dall'educazione e dal tipo di vita. Ciascuna
delle quattro principali dimensioni che influiscono sull'intelligenza
manifesta - intelligenza istintiva, adattiva, ubbiditiva e lavorativa,
personalit - pu essere sviluppata. La maggior parte delle tecniche
che descriver in questo capitolo funzionano meglio con i cuccioli
(sebbene a un certo numero risponderanno anche adolescenti e giovani
adulti), e molte dovrebbero essere applicate appena il cane fa il suo
ingresso in una casa.

Potenziamento della personalit.


Due aspetti della
personalit
svolgono
un
ruolo
importante
nell'intelligenza ubbiditiva e lavorativa. Il primo la propensione
per le persone e implica il prestare attenzione alle azioni umane e
cercare un rapporto sociale con l'uomo. Il secondo la disponibilit
ad accettare la supremazia umana, invece di lottare per il dominio e
il controllo.
Per plasmare la personalit del vostro cane meglio cominciare con un
cucciolo. Sottoponendo la vostra nuova bestiola alle appropriate
esperienze in vari periodi critici della sua vita, potete di fatto
modellare il suo carattere in modo che in seguito dia supporto alla
capacit lavorativa e ubbiditiva. Per il padrone medio, il periodo pi
critico tra le sette e le dodici settimane di et.
Un cucciolo dovrebbe restare nella cucciolata per circa
sette
settimane. In questo periodo sviluppa la sua identit canina impara a
riconoscere i cani come oggetti sociali e a
padroneggiare
i
comportamenti di base necessari per interagire con gli altri cani. Il
contatto sociale durante questo periodo importante, e deve essere
potenziato artificialmente se la cucciolata piccola (uno o due
individui). Ci comporta che altri cani (non aggressivi) vengano
presentati al cucciolo per migliorare le loro capacit di contatto e
contrastare il relativo isolamento sociale di una cucciolata piccola.
Se non possibile l'accesso ad altri cani, sembra che funzioni allo
scopo anche il contatto umano, sotto forma di una o due sedute
quotidiane di dieci minuti, durante le quali giocare, toccarlo,
parlargli e grattarlo.
Il momento ottimale in cui prelevare un cane dalla cucciolata per
accoglierlo in casa la settima settimana. Entro le successive cinque
settimane, se il cane ha avuto sufficienti rapporti e interazioni con
gli esseri umani, comincer ad accettarli come membri del suo branco.
E' questa accettazione a consentirgli di interagire bene con le
persone. I cuccioli che non ricevono abbastanza contatto umano durante
questo periodo crescono con un carattere difficile. Non ubbidiscono
agli ordini del padrone e spesso si rivelano un fallimento come cani
da lavoro e da ubbidienza.
Sottoporre il cane alla compagnia delle persone con cui vivr crea i
legami sociali migliori e pi saldi. Se ci non possibile, il
giocare quotidianamente con persone qualsiasi servir quantomeno a
instillare nella sua psiche l'importanza degli esseri umani. I
sentimenti positivi cos sviluppati possono poi essere trasferiti con
successo al nuovo padrone.
Quando il cane esce dalla condizione di cucciolo, esistono ulteriori
sistemi pratici per
potenziarne
la
personalit.
Anche
cani
naturalmente dominanti (con parecchi segni nella A dell'O.P.T.)
possono arrivare ad accettare la supremazia e il controllo umano
felicemente e definitivamente. L'et rimane tuttavia un fattore
importante, e i passi necessari vanno intrapresi quando il cane pi
giovane possibile. Inoltre i relativi esercizi vanno ripetuti, almeno
occasionalmente, per tutta la vita dell'animale. Essi rappresentano la
base di un programma di modifica del comportamento che pu sviluppare
nel
vostro
compagno le caratteristiche pi desiderabili della
personalit.
"Contatto fisico". Il contatto non si limita alle semplici carezze o
coccole che facciamo per compiacere il cane o noi stessi, ma
piuttosto un toccare sistematico indirizzato all'intero corpo del
cane. Esso mima il modo in cui mamma cagna lecca e tocca i suoi

cuccioli, un comportamento che contribuisce a stabilire un legame


emotivo, ed al tempo stesso un'espressione della dominanza materna e
del controllo sulla cucciolata. Il significato di questi contatti non
muta durante l'et adulta: tra i cani selvatici e i lupi, un membro
dominante del branco, come il capo, pu dare musate, annusare o
toccare a suo piacimento ciascun compagno di rango
inferiore.
Permettendo
questo comportamento,
gli altri membri del branco
segnalano l'accettazione della sua supremazia. Come per la madre e i
suoi piccoli, tuttavia, il contatto stabilisce anche un positivo
legame emotivo tra chi tocca e chi toccato.
Ricordate di toccare il vostro cane quasi quotidianamente, e tutti i
familiari, soprattutto i bambini, dovrebbero imparare questo rituale.
La procedura da seguire molto semplice. Mentre parlate con dolcezza,
pronunciando spesso il suo nome, mettetelo seduto o in piedi di fronte
a voi. Prendetegli la testa tra le mani, carezzategli o lisciategli
orecchie, collo e muso, sempre a due mani, guardandolo negli occhi.
Poi fate scivolare entrambe le mani lungo il collo, la schiena e i
fianchi; risalite leggermente sul petto e quindi lungo le zampe
anteriori. Se il cane seduto, rimettetelo sulle quattro zampe con
gentilezza; grattategli piano la pancia e la schiena e poi scendete
gi per gli arti posteriori fino alla punta delle zampe. Infine fate
scorrere le dita rapidamente e delicatamente sulla coda (o la regione
della coda, se il cane l'ha mozza). Terminate riprendendo la testa del
cane e pronunciando il suo nome in tono allegro. L'intera routine
richiede dai trenta ai sessanta secondi soltanto, e il vostro cane
probabilmente apprezzer l'attenzione.
Un ulteriore beneficio di questa procedura che toccando regolarmente
tutto il cane imparerete a conoscere il suo corpo e noterete
immediatamente qualsiasi gonfiore o tumefazione insoliti. Il mio cairn
terrier
deve la vita al fatto che gli ho scoperto in tempo
un'escrescenza, permettendo al veterinario di rimuoverla prima che si
diffondesse e procurasse danni irreparabili.
Un tipo di contatto alternativo la spazzolatura, che richiede la
stessa procedura sistematica. Lo spazzolare una forma pi vigorosa
del toccare, e rende pi manifesta la dominanza di chi la compie. Ha
inoltre il vantaggio di migliorare l'aspetto del cane e di evitare di
riempirvi la casa di pelo se avete una razza che lo perde. Ricordate
solo di parlargli durante la spazzolatura, pronunciando spesso il suo
nome.
"Manipolazione e immobilizzazione". Per stabilire pi saldamente il
vostro dominio e la vostra supremazia,
dovreste manipolare
e
immobilizzare il cane periodicamente, tenendolo nella posizione che
per i canidi selvatici significa sottomissione all'autorit di un
membro dominante del branco.
Se cominciate quando cucciolo,
incontrerete poca resistenza e il cane accetter prontamente questa
indicazione del vostro rango. Se gi adulto, servir una mano pi
ferma.
E' sufficiente immobilizzare il cane periodicamente per uno o due
minuti. Parlandogli gentilmente, tenetegli le mascelle chiuse per
qualche secondo. Poi spingetelo sul fianco e tenetelo cos per quasi
un minuto. Se nel frattempo il cane non solleva le zampe, alzategliele
in una posizione pi sottomessa e fate s che puntino verso l'alto
rotolandolo sulla schiena. Mentre lo fate fissatelo dritto negli
occhi. Quando il cane volta la testa, potete terminare l'esercizio e
complimentarvi con lui finch non agita la coda. (I cani dominanti
fissano i cani di rango inferiore, e i cani di rango inferiore
manifestano l'accettazione dell'autorit guardando altrove.)
Occasionalmente,
tirate con delicatezza il cane verso di
voi

afferrandolo per la collottola o per la pelle ai lati del collo. Se


piccolo, vi baster sollevarlo per quindici venti secondi. Questi
semplici atti imitano il modo in cui una madre maneggia e controlla i
cuccioli.
"Imporre la gerarchia del branco". Ci sono alcuni comportamenti che
caratterizzano il capobranco e i suoi sottoposti. Il capo ha la prima
scelta di qualsiasi cibo, dorme ovunque gli pare, entra per primo in
qualsiasi
apertura o in un nuovo territorio e pu pretendere
attenzione in qualsiasi momento. Se il vostro cane accetta voi (e la
vostra famiglia) come capobranco, sar un membro soddisfatto del
gruppo, bench di rango inferiore, e molto pi disponibile ad
accettare ordini. Dovete rinforzare la vostra supremazia esercitando
le prerogative del capobranco.
Come capo non dovreste mai permettere al cane di correre fuori da una
porta o passare da un cancello prima di voi. Quando il cane riposa in
un posto preferito, fatelo spostare di tanto in tanto. (Io dico
semplicemente: Permesso e lo faccio allontanare di qualche passo.
Dopo un po' di volte per il cane permesso comincia a significare
spostati.) Appena ha eseguito di buon grado, lodatelo e lasciatelo
tornare alla posizione originale, se lo desidera. Di tanto in tanto,
portate via al cane un oggetto o del cibo: meglio cominciare a farlo
quando ancora cucciolo e un'aggressione meno probabile o, in ogni
caso, pi controllabile. Fatto ci, lodatelo per non essere stato
aggressivo, restituitegli l'oggetto o dategli un boccone extra.
Infine, non bisogna permettere al cane di fare capricci e di attirare
l'attenzione abbaiando o mettendovi le zampe addosso. Se lo fa,
immobilizzatelo silenziosamente sul dorso o su un fianco e fissatelo
negli occhi per qualche istante.
"Esercizi di attenzione e remissivit". Gli esercizi precedenti erano
destinati a modificare i comportamenti legati alla dominanza. Un'altra
serie invece destinata a forgiare l'attenzione del cane per le
azioni dell'uomo e la sua accettazione del controllo. Il primo passo
nell'assunzione del controllo su un cane insegnargli il suo nome:
ecco perch dovete ripeterlo in continuazione mentre eseguite gli
esercizi precedenti. Anzi, cercate di pronunciare sempre il nome del
cane
prima di accarezzarlo,
dargli da mangiare,
salutarlo o
intrattenere un qualsiasi rapporto con lui. Se ci viene fatto
regolarmente, nella sua mente il nome comincia a significare: sta per
succedere qualcosa che mi riguarda. In tal modo, correr subito a
guardarvi ogniqualvolta udr il suo nome.
Forse il comando pi importante da insegnare seduto: fa s che il
cane cessi volontariamente ogni altra attivit e si metta in una
posizione ottimale per ulteriori attivit. Insegnare questo comando a
un cucciolo molto gratificante,
perch viene appreso
quasi
automaticamente. Agitate semplicemente un pezzetto di cibo per un paio
di volte davanti a lui, quindi dite il suo nome seguito dalla parola
seduto. Nel frattempo, sollevate la mano con il cibo appena dietro
la testa del cucciolo. Alla maggior parte dei cani verr naturale
sedersi, poich tale posizione permette loro di continuare a guardare
la mano. Se il cucciolo non si siede, piegategli gentilmente le zampe
posteriori sotto il sedere. In un modo o nell'altro, appena si
seduto dategli il boccone e fategli i complimenti. Successivamente,
senza tenere cibo in mano, ripetete la sequenza nome - seduto - mano
sopra la testa. Quando il cane si siede, premiatelo ancora con un
boccone e qualche lode. Dopo una decina di ripetizioni, allorch avr
imparato a sedersi con il comando e il gesto, potrete probabilmente
eliminare il segnale con la mano e utilizzare il solo comando verbale.
Una volta assimilato, il comando seduto pu essere usato per

abituare il cane a ubbidire ad altri comandi. A tale scopo non


dovreste mai regalare nulla al cane. Prima di dargli da mangiare,
fatelo sedere; prima di accarezzarlo, fatelo sedere;
prima di
lasciarlo uscire, fatelo sedere; e cos via. In seguito quando il cane
avr imparato altri comandi oltre a seduto potrete alternarli prima
di dargli quello che vuole. In queste situazioni il cane sta in realt
imparando che prima deve rispondere a voi, il capo, e solo dopo
otterr qualcosa.
Il cane deve sentire che voi avete "sempre" il controllo. Ci
significa che non dovete mai chiedergli di fare qualcosa se non siete
sicuri che riuscir a eseguire l'azione richiesta. Ovviamente un cane
addestrato ubbidisce agli ordini, ma prima di raggiungere questo
stadio voi o chi per voi dovete essere nella posizione di imporre il
comando. Per chiarire: non dite gi se non siete abbastanza vicini
fisicamente
da
costringere
il cane nella posizione sdraiata.
Analogamente, finch non risponde affidabilmente, non chiamatelo se
non al guinzaglio. Ci vi permette, se non reagisce prontamente, di
tirarlo verso d voi come un pesce che ha abboccato all'amo. Bisogna
insomma convincere il cane che i vostri comandi non sono richieste o
preghiere o l'inizio di una trattativa, ma precise istruzioni che
vanno eseguite. Nello stesso tempo, ogniqualvolta il cane esegue,
anche se l'avete costretto fisicamente, necessario lodarlo o
ricompensarlo in qualche modo. Cos facendo, il cane comincia a
collegare il lavoro per voi a qualcosa di gradito. Rammentate: mai
metterlo in situazioni in cui sia molto probabile che si comporti male
o vi disubbidisca.
Una volta insegnati alcuni comandi di base, vanno messi in pratica
regolarmente ma a casaccio. Mentre camminate con il cane, chiamatelo e
fatelo sedere; mentre guardate la televisione, fatelo sedere o
sdraiare. Questa ripetizione casuale importante, non solo per
impratichirlo nei comandi ma anche per rafforzare l'idea che l'animale
deve prestarvi attenzione e seguire le istruzioni senza tante storie.
Come ho gi notato, modificare la personalit di un cane per attenuare
i comportamenti di dominanza e
aumentare
l'attenzione
e
la
sottomissione nei vostri confronti pi semplice quando l'individuo
giovane. Tuttavia le medesime procedure hanno efficacia anche con cani
pi anziani. Prendiamo il caso di Bradley, un labrador giallo che un
giorno fece la sua comparsa in uno dei miei corsi di ubbidienza
trascinandosi dietro la sua padrona. Bradley era un cane bellissimo,
ma non prestava praticamente la minima attenzione alla padrona o a suo
marito, e pass l'ora di lezione a combattere con il guinzaglio,
avventandosi, abbaiando e minacciando qualsiasi cosa gli capitasse
vicino. Al termine della sessione presi da parte la coppia e salt
fuori che Bradley era stato recuperato da un canile. Aveva circa
quattro anni e i suoi padroni non sapevano nulla del suo passato.
Viveva con loro da quasi tre mesi e aveva sempre mostrato questo
atteggiamento di dominanza, rifiutandosi di rispondere al pi semplice
dei comandi. Sono sicuro che l'0PT avrebbe dato come risultato una
fila zeppa di segni nella A, indicando aggressivit e dominanza.
Spiegai ai due signori che dovevano modificare la personalit di
Bradley se volevano riuscire a tenerlo sotto controllo. Se non
riconosceva la loro supremazia, l'addestramento all'ubbidienza si
sarebbe risolto in una perdita di tempo e denaro. Per prima cosa
insegnai alla coppia come immobilizzare Bradley a terra. Dovevano
inginocchiarsi al suo fianco mentre lui stava in piedi e, passandogli
sotto con le braccia afferrare le zampe sul lato opposto e tirare
verso l'esterno (lontano da s): l'azione fa s che il cane cada sul
fianco con le zampe nella direzione opposta al conduttore. Dissi loro

di piazzare Bradley in questa posizione e impedirgli di rialzarsi


(anche a costo di sedergli addosso) per un minimo di cinque minuti e
per due volte al giorno. Dovevano anche praticare due volte al giorno
gli esercizi di contatto descritti sopra. In sovrappi, prima di
mangiare, Bradley doveva rispondere alla parola seduto, anche se ci
significava costringerlo a forza.
Questo regime continu per due settimane, durante le quali Bradley
impar il comando standard di ubbidienza gi, che gli ordinava di
sdraiarsi. Anche se a casa l'esercizio gi non incontrava ormai pi
resistenza, imporre a Bradley di sdraiarsi alla presenza di altre
persone e di altri cani era tutt'altra questione. Inizialmente i suoi
conduttori dovettero utilizzare il guinzaglio per mantenerlo in
posizione. La resistenza a questo comando non atipica nei cani
dominanti - ricordate che la posizione gi rappresenta un atto di
sottomissione - e proprio per questo si tratta di un'istruzione
particolarmente importante. Una volta che un cane ha imparato il
significato di gi, fargli ripetere questo esercizio diventa una
riasserzione del dominio umano, oltre che un utile sistema per
interrompere qualsiasi altra attivit. Perci, a casaccio, durante le
passeggiate o mentre gironzolava per casa, si costrinse Bradley nella
posizione sdraiata: il tempo di immobilizzazione era di solito breve,
ma ogni tanto si esigeva che mantenesse la posizione per un intero
minuto. Se disubbidiva al comando, veniva fatto rotolare su un fianco
e il conduttore lo fissava negli occhi per circa quindici secondi. Se
si scagliava o abbaiava contro un'altra persona o un altro cane,
veniva immediatamente piazzato nella posizione sdraiata.
Alla fine della quarta settimana, i mutamenti comportamentali erano
gi tangibili: Bradley guardava i padroni quando parlavano e sembrava
pi controllato durante i corsi di ubbidienza. Alla fine delle dieci
settimane del corso regolare, i padroni erano meravigliati del loro
nuovo cane.
E' importante notare che, specialmente nel caso di animali adulti, non
tutti i cani reagiscono rapidamente e positivamente come Bradley.
Dopotutto era un labrador, e gli esponenti di questa razza sono
intelligenti e reattivi. Imporre la dominanza, l'attenzione e il
controllo a un terrier adulto riuscirebbe molto pi difficoltoso e i
progressi potrebbero richiedere tre mesi o pi, invece delle quattro
settimane servite a Bradley per cambiare personalit. Tuttavia, spesso
il gioco vale la candela, poich per qualsiasi tipo di controllo sul
comportamento
del cane dovete per prima cosa ottenere la sua
attenzione e poi la sua spontanea sottomissione.
Un cane gi sottomesso, con molti segni nella S dell'O.P.T., non
richieder molto lavoro per instaurare il dominio. A un soggetto
simile, tuttavia, saranno molto utili gli esercizi di contatto e
spazzolatura per rinsaldare i legami con il conduttore. Un cane pi
sottomesso avr bisogno anche di parecchi esercizi di attenzione e
sottomissione, in quanto concentrarsi sul padrone lo distrarr dal
proprio stato emozionale talvolta identificato con la paura. Il cane
comincer quindi a sviluppare una certa fiducia in se stesso. Un
addestramento sistematico serve anche a rassicurare i cani paurosi,
insegnando
loro come rispondere e a chi rispondere.
Le cose
prevedibili sono cose sicure, e questi cani cercano sicurezza e
tranquillit.
Potenziamento dell'intelligenza istintiva.
Questa

forma

di

intelligenza

la pi difficile da influenzare in

quanto coinvolge predisposizioni genetiche. Ovviamente gli allevatori


che si occupano della selezione delle razze riescono a influenzare
l'intelligenza istintiva delle generazioni future osservando
le
capacit e il temperamento dei candidati a genitori, ma la maggior
parte della gente si limita a comprare il cane da un allevatore e deve
vivere nel presente. Nondimeno, sebbene i proprietari di animali non
possano influire sull'intelligenza istintiva, possono per essere al
corrente delle sue conseguenze. Certo, se un cane nasce da genitori
che hanno conseguito titoli di ubbidienza,
ci sono gi delle
indicazioni circa il potenziale genetico del cucciolo a livello di
intelligenza lavorativa e ubbiditiva. Ci mostra anche che gli
allevatori si preoccupano del temperamento, della personalit delle
prestazioni, non solo dell'aspetto. Quando si ha a che fare con cani
da lavoro e sportivi, se i genitori hanno ricevuto delle attestazioni
si parte ovviamente da un migliore presupposto per ottenere cuccioli
con caratteristiche innate di caccia e riporto.
Indipendentemente dai modelli di comportamento che il vostro cane pu
avere ereditato geneticamente, esistono in genere delle possibilit di
variare tali comportamenti, sebbene alcune modifiche dell'intelligenza
istintiva abbiano pi successo di altre. Il grado di riuscita dipende
dalla singola razza e dal tipo di cambiamenti che volete apportare.
Per esempio, pi facile rendere una razza attiva ancora pi attiva
che rendere pi attiva una razza tranquilla. Al contrario, rendere una
razza normalmente tranquilla ancora meno attiva pi facile che
rendere pi tranquilla una razza attiva. Un cane molto socievole
(beagle, cocker spaniel o golden retriever) facile renderlo ancora
pi socievole, cos da fargli tollerare o persino apprezzare folle di
gente e un'infinit di contatti
umani.
Riuscirci
con
razze
geneticamente pi schive (afgano, chihuahua, chow chow o schipperke)
assai pi arduo: molti di questi cani diventano irritabili, timorosi,
se non aggressivi, quando sono circondati da molta gente o soggetti a
troppa attenzione da parte di estranei. In poche parole, ci vuole poco
o nessuno sforzo per cambiare una razza in una direzione che aumenti
le sue tendenze istintive, mentre ci vuole moltissimo impegno per
cambiare una razza in una direzione opposta alle sue tendenze
naturali.
Altri problemi
nascono
quando
ci
si
dimentica
lo
schema
dell'intelligenza istintiva del proprio cane. Tutti i cani, quando
maturano, si sviluppano secondo l'impostazione genetica della propria
razza, a meno che una serie di esperienze estreme o un addestramento
molto
mirato
interferiscano
con
tali
tendenze.
Conoscere
l'intelligenza istintiva di una razza e gli elementi che innescano
particolari comportamenti geneticamente programmati, pu permettervi
di scegliere condizioni di addestramento ottimali: dove, cio, gli
stimoli che attivano comportamenti ereditari siano assenti.
I segugi a vista, per esempio, inseguono cose in movimento. Pertanto,
tentare di far lavorare o addestrare il vostro greyhound, whippet,
saluki o levriero afgano in un posto affollato, come un parco pieno di
bambini e cani che corrono, render l'operazione pi difficile. Se
volete addestrare all'aperto,
utilizzate un posto relativamente
deserto. Una stanza tranquilla andrebbe anche meglio, non offrendo al
cane alcun orizzonte da scrutare. Rimuovere eventuali distrazioni
visive permetter al vostro segugio a vista di concentrare tutta la
sua attenzione su di voi e su qualsiasi esercizio stiate tentando.
Sfrutterete la sua reattivit agli stimoli visivi
usando
una
gestualit ampia e teatrale durante l'addestramento,
invece di
affidarvi ai soli comandi vocali.
I segugi a fiuto (beagle,
bloodhound o
basset
hound)
sono

relativamente indifferenti agli stimoli visivi ma facilmente distratti


dagli odori, soprattutto quelli di bestiame, animali selvatici o altri
cani. Di conseguenza, l'addestramento di queste razze procede con meno
intoppi e l'apprendimento pi rapido se si opera in spazi chiusi o
su superfici pavimentate periodicamente spazzate o
lavate.
Le
distrazioni sono assicurate se si addestra in una stalla o su un'aia,
su un terreno frequentato spesso da altri cani, in un campo dove
pascolano cavalli o bestiame, o in luoghi ricchi di uccelli e
selvaggina. Con un segugio, basta un'unica distrazione per vanificare
un'intera sessione di addestramento, perch il cane concentrer tutta
l'attenzione sul suo naso. (Alcuni addestratori sostengono di riuscire
a risolvere il problema ungendo il naso del cane con brillantina,
bagnoschiuma o creme profumate, partendo dal presupposto che il loro
profumo coprir i pi attraenti odori naturali.) I segugi a fiuto
incontrano difficolt nell'apprendere i segnali manuali: con il naso
sempre per terra, rischiano di non vedere i loro conduttori. Per
queste razze preferibile un addestramento basato su comandi vocali.
I terrier si lasciano distrarre da piccoli animali nelle vicinanze o
da luci e riflessi in movimento sul pavimento, in quanto ci fa
scattare la loro predisposizione alla caccia. Di conseguenza i
migliori luoghi di addestramento per i terrier non devono avere zone
luminose con ombre in movimento (come nei pressi di un albero in un
giorno di sole e vento). Meglio addestrare quando il sole basso,
oppure al chiuso. Un posto pieno di mosche, api o altri insetti
provoca nei terrier tentativi di dare zampate o di addentare che
interferiscono con il lavoro. Decisamente inadatti i sistemi di
addestramento all'ubbidienza che ricompensino con grandi feste una
corretta
esecuzione.
Molti
terrier
sono
facilmente travolti
dall'eccitazione e tendono a
dedicare
una
minore
attenzione
all'esercizio successivo. La migliore prestazione si ottiene con un
addestramento estremamente calmo e tranquillo, pi con ricompense a
base di cibo o carezze che con esagerate smancerie. Quando ho
cominciato a fare l'addestratore d'ubbidienza, la mia insegnante era
Emma Jilg. Aveva un meraviglioso barbone nano di nome April. Una sera,
una studentessa del corso chiese come migliorare l'attenzione del suo
cane ai comandi durante l'addestramento.
Emma illustr
alcune
tecniche, poi us April come esempio pratico. Prima ordin al cane:
Guardami, poi invit la classe a chiamarlo. I dodici studenti lo
chiamarono allettanti,
gesticolarono,
agitarono pezzi di cibo,
esibendosi in vari gesti bizzarri e clowneschi. L'elegante barboncino
rimase immobile, lo sguardo intento incatenato a quello di Emma. Dopo
che tutti ebbero ammesso l'inanit dei loro tentativi, Emma spieg:
Questi
esercizi
di
focalizzazione
dell'attenzione dovrebbero
funzionare con qualsiasi cane. Si avvicin a me e al mio cairn
terrier Flint, che per tutto il tempo aveva ruzzolato avanti e
indietro, eccitatissimo. Mi mise un braccio intorno alle spalle e
disse: Naturalmente sar pi dura per il proprietario di un terrier.
I terrier sono troppo interessati a tutto per starsene seduti
tranquilli e rivolgere la loro attenzione a una sola persona.
Entrambi guardammo Flint, che avrebbe dovuto essere ancora sotto il
comando di restare al mio fianco seduto: stava invece facendo i salti
mortali per attirare l'attenzione di April con inviti al gioco e una
serie di latrati sbarazzini.
Molte razze sportive vengono meglio addestrate in aree libere da
uccelli. Una volta, durante una gara di ubbidienza indoor, un fagiano
fin intrappolato nella grande palestra. Come tipico della sua specie,
il volatile tent di evitare il contatto con la gente e i cani e si
mise a passeggiare su una trave sporgente sopra il ring. Nel bel mezzo

del suo esercizio di ubbidienza un kurzhaar, che nei giorni precedenti


si era comportato abbastanza bene in gara, vide o annus l'uccello.
Distolse immediatamente l'attenzione dal conduttore, il quale balz
letteralmente sul cane quando questo si immobilizz per puntare
l'uccello. Piume, batuffoli di pelo, persino pezzi di giornale agitati
dal vento tendono a produrre gli stessi effetti in questa razza. Per
addestrare questi cani sono quindi pi raccomandabili aree esterne
senza cartacce o posti al chiuso. Vanno evitati anche indumenti
svolazzanti, come camicioni, sciarpe, cravatte o frange: durante una
gara di ubbidienza ho visto un setter irlandese novizio immobilizzarsi
nella tipica posizione di caccia davanti all'allegro cappello piumato
di una spettatrice!
Le razze da pastore sono distratte spesso dalle persone che si
aggirano in gruppo,
e praticamente sempre dal bestiame.
Sono
particolarmente controindicati i luoghi in cui giocano i bambini:
dev'esserci qualcosa nei gruppi di bambini che fa scattare una
reazione pastorale in questi cani... I posti senza troppa gente sono i
migliori per addestrare queste razze, ma se proprio dovete lavorare in
un luogo affollato, sceglietene uno in cui la gente tenda a muoversi
pi piano e non si riunisca in gruppi. C' da dire di buono che le
razze da pastore si adattano assai rapidamente ai rumori di fondo,
riuscendo a lavorare in condizioni che metterebbero in difficolt
altri tipi di cane.
Le variet da guardia sono esattamente l'opposto, dal momento che
vengono spessissimo distratte dai rumori. Suoni forti o improvvisi
tendono a sollecitare reazioni che vanificano qualsiasi tentativo di
addestramento. Vanno evitati i luoghi in cui adulti o bambini corrono,
poich
una
persona che scappa pu attivare la reazione di
inseguimento-attacco.
- Intelligenza fluida e cristalizzata.
Albert Einstein per molti l'epitome del genio. Non a caso definiamo
Einstein una persona quando vogliamo sottolinearne l'intelligenza.
Lo immortaliamo stampando la sua immagine
sulle
magliette
e
raffiguriamo nei fumetti lo stereotipo dello scienziato geniale
disegnandolo con una grande criniera di capelli. Eppure se Albert
Einstein non fosse mai andato a scuola, non avesse mai imparato a
scrivere e non avesse mai appreso i fondamenti della matematica, non
avrebbe
compiuto
nessuna
delle
sue celebri scoperte.
Anzi,
probabilmente i suoi contemporanei
l'avrebbero
giudicato
poco
intelligente dimenticandolo rapidamente dopo la sua morte.
Come pu una variazione di circostanze far s che un uomo venga
reputato un genio oppure un ignorante? La risposta va cercata nella
natura
dell'intelligenza.
Ciascuna
dimensione dell'intelligenza
discussa in questo libro pu essere divisa in due parti. Gli psicologi
chiamano la prima componente "intelligenza fluida". Essa si riferisce
al potenziale intellettivo innato in un individuo, ed riflessa dalla
velocit con cui questi apprende, dalla sua capacit di immagazzinare
conoscenze, dall'efficienza con cui affronta specifici problemi.
L'intelligenza
fluida determinata dalla struttura genetica e
neurologica: fattori fisiologici come le dimensioni e la chimica del
cervello, il numero di neuroni nella corteccia, il numero di fibre
nervose dei neuroni, e cos via. L'intelligenza fluida fissa i limiti
della
capacit cognitiva,
stabilendo il tetto oltre il quale
l'intelligenza non pu andare. L'intelligenza fluida di Einstein era
il suo potenziale di apprendimento e di soluzione dei problemi.
La seconda componente di ogni tipo di intelligenza l'"intelligenza
cristallizzata",
riferita ai processi
mentali
che
richiedono

componenti apprese. Essa include l'abilit linguistica e matematica,


la capacit di imparare strategie di soluzione dei problemi, e via
dicendo.
Rappresenta
il
totale di quanto una persona impara
dall'educazione scolastica e dalle esperienze di vita.
L'"intelligenza manifesta"
l'intelligenza
misurabile
di
un
individuo, quindi la somma delle intelligenze fluida e cristallizzata.
Per fare un esempio basato sulle corse automobilistiche, supponiamo
che la velocit media di un'auto durante una gara rappresenti
l'intelligenza manifesta. Ovviamente, la velocit determinata in
parte dai fattori meccanici del veicolo, ossia l'intelligenza fluida,
e in parte dalle capacit apprese del pilota e dei tecnici al box,
ossia l'intelligenza cristallizzata. L'auto non pu superare i suoi
limiti meccanici di velocit, indipendentemente dalla bravura della
squadra. Analogamente, non arriver mai vicina al suo potenziale se le
capacit apprese del pilota e dei meccanici non sono all'altezza.
Per portare un altro esempio, un individuo mentalmente ritardato non
riuscir
mai
ad
avere
la
piena padronanza del linguaggio,
indipendentemente dalla durata o dalla qualit dell'insegnamento. Qui
il limite posto dalle scarse possibilit dell'intelligenza fluida.
Analogamente, una mente con un Q.I. pari a 200 potrebbe non acquisire
mai
il
linguaggio se non viene sottoposta a una sistematica
comunicazione verbale con gli altri esseri umani. Qui la limitazione
posta dalla mancanza di esperienze che aumentino l'intelligenza
cristallizzata.
Per
semplificare:
l'intelligenza cristallizzata
esprime le conquiste della mente; l'intelligenza fluida esprime il
potenziale della mente.
Alcune attivit dipendono pi dall'intelligenza fluida, altre si
affidano maggiormente all'intelligenza cristallizzata. I matematici e
i fisici teorici sono di solito persone con un'elevata intelligenza
fluida che fornisce loro maggior acutezza nella soluzione creativa dei
problemi,
e molti di loro arrivano ai massimi livelli
della
professione in et relativamente giovane. Gli storici, gli economisti
e gli psicologi tendono a raggiungere i massimi risultati in et pi
tarda,
in
quanto
la padronanza di queste discipline dipende
maggiormente dall'accumulo di conoscenze e dall'apprendimento di
tecniche specifiche, cio dall'intelligenza cristallizzata.
In un cane, l'intelligenza fluida riflessa dalle capacit di
apprendimento e di soluzione dei problemi misurate nel capitolo 9.
L'intelligenza
cristallizzata
rappresenta
quanto
un
cane
effettivamente sa, compresa gran parte della sua comprensione del
linguaggio umano (e tutte le risposte ai comandi di ubbidienza e di
lavoro). Molti giudici di ubbidienza da me interpellati per questo
libro ritengono che nei cani l'intelligenza cristallizzata sostenga il
peso maggiore,
e solo pochi esemplari esprimano pienamente il
potenziale della loro intelligenza.
- Come potenziare l'intelligenza fluida di un cane.
Sar difficile a credersi per i non addetti, ma possibile alterare
gli aspetti neurologici e fisici del cervello di un cane operando
direttamente sulla sua intelligenza fluida.
I fattori ambientali che incidono sugli aspetti strutturali del
cervello di un cane fanno sentire massimamente i loro effetti nel
primo periodo della sua vita. Il pi evidente di questi fattori la
nutrizione. Nel primo anno di vita un'alimentazione bilanciata
fondamentale. In sua assenza le cellule nervose del cervello non si
svilupperanno correttamente: esso avr un peso e un volume inferiori
alla norma, e non funzioner altrettanto bene. Gli animali denutriti
si comporteranno in modo meno intelligente per il resto della vita.

Mettiamo che non abbiate potuto controllare l'alimentazione della


femmina che ha partorito il vostro cane. In questo caso necessario
essere estremamente attenti alla salute e alla dieta dell'animale,
soprattutto durante il primo anno di vita. Molti animali vengono
nutriti
con
gli
avanzi della tavola.
Ci pu garantire la
sopravvivenza (anche se non una salute ottimale) a un cane adulto, ma
verosimilmente inadeguato per un cucciolo. Bisogna fornire al cane
una dieta bilanciata. Molti cibi e biscotti per cani a buon mercato
soddisfano questa necessit, mentre altri pi costosi sono meglio
bilanciati.
Inoltre un sacco di libri spiegano
come
nutrire
adeguatamente il cane senza ricorrere alle scatolette.
Se la maggior parte delle persone non hanno difficolt ad accettare
che i fattori nutrizionali possano influenzare la crescita e le
funzioni cerebrali, sono invece pi restie a credere che anche le
esperienze di vita dell'animale sortiscano un'analoga influenza. Gli
psicologi sperimentali hanno notato che gli animali cresciuti in casa
(siano essi cani, gatti o topi) sembrano in grado di imparare pi
rapidamente e di risolvere i problemi con maggiore efficienza degli
animali allevati in laboratorio. Ovviamente gli animali da laboratorio
mangiano cibo scientificamente bilanciato, per cui non la dieta a
fare la differenza. Ci che conta che gli animali cresciuti in casa
vivono esperienze pi variate. La maggior parte degli animali da
laboratorio passano molta della loro vita in una gabbia o in una
cuccia, con la compagnia al massimo di un altro paio di bestie. A
paragone, la media degli animali domestici ha avuto a che fare con
molti ambienti differenti, semplicemente passando da una stanza
all'altra o in viaggio con i padroni. L'animale domestico vive un
maggior numero di rapporti sociali, per esempio quando qualcuno va a
far visita ai familiari. L'animale domestico chiamato a risolvere
molti problemi quotidiani, a imparare dalle attivit dei padroni ci
che sta per succedere, e cos via. In altre parole, la sua mente
cresce pi attiva - elaborando informazioni, apprendendo e cercando
soluzioni ai problemi - di quella degli animali da laboratorio.
Sono state condotte importanti ricerche sull'effetto dell'esperienza
sulla funzione e la struttura cerebrali. E' risultato che soprattutto
le esperienze in tenera et possono foggiare la fisiologia del
cervello. Su questo argomento sono stati condotti esperimenti per pi
di trent'anni presso la Berkeley University in California, nei
laboratori degli psicologi Mark Rosenzweig, David Krech ed Edward
Bennett. Costoro hanno dimostrato che gli animali che vivono in
condizioni ambientali aride, socialmente isolati, esposti a un basso
livello di stimoli luminosi e sonori e con opportunit limitate di
esplorazione e interazione con l'ambiente, tendono a dare risultati
mediocri nei test di apprendimento e soluzione dei problemi. Esemplari
della medesima cucciolata che sono stati allevati in un ambiente
stimolante, con una certa quantit di giocattoli, un'architettura
complessa, altri animali con i quali interagire, problemi da risolvere
e stimoli costantemente diversi, riescono molto meglio nei test di
apprendimento e di soluzione dei problemi. Quando sono stati esaminati
i soggetti provenienti da ambienti fertili, si scoperto che in
effetti avevano un cervello pi grosso e pi pesante di quello degli
animali da laboratorio. La loro corteccia cerebrale era pi spessa e
mostravano anche una concentrazione maggiore di determinati enzimi
cerebrali fondamentali, legati alla trasmissione delle informazioni da
e verso varie aree del cervello.
Lo psicologo William Greenough della University of Illinois ha
studiato
a
fondo
gli effetti dell'esperienza sulla struttura
cerebrale, riuscendo a dimostrare che vivere in un ambiente dove

devono essere prese molte decisioni e dove esistono cose nuove da


esplorare, cambia effettivamente lo schema d'impianto della corteccia.
Le informazioni vengono trasmesse tra le cellule cerebrali tramite
prolungamenti che si dipartono dal corpo cellulare. I prolungamenti
che introducono informazioni provenienti da altri neuroni si chiamano
"dendriti", mentre quelli che portano informazioni ad altri neuroni si
chiamano "assoni" o "neuriti". Quanto maggiore il numero totale di
prolungamenti che entrano ed escono dalla cellula, tanto maggiore la
quantit di informazioni che la cellula riesce a ricevere, elaborare e
trasmettere. La maggior stimolazione e le esperienze pi variate
provocate dalla vita in un ambiente complesso sembrano produrre la
crescita di nuovi prolungamenti nelle cellule nervose, oltre a nuove
connessioni ("sinapsi") con altre. Pare che gli animali con un gran
numero di prolungamenti ottengano prestazioni migliori in un'ampia
gamma di funzioni psicologiche: in altre parole,
appaiono pi
intelligenti.
Un aspetto particolarmente interessante della ricerca di Greenough
che il numero di connessioni sembra aumentare anche negli animali
adulti pi anziani, i quali, sottratti a un ambiente con stimoli
scarsi e limitate possibilit comportamentali, siano stati trasportati
in un ambiente pi fertile. Ci` significa che l'opportunit di
riplasmare il cervello di un animale dura per tutta la vita.
Esistono molti modi per potenziare l'intelligenza fluida di un cane.
Le tecniche pi semplici comprendono l'esposizione a nuovi ambienti e
a nuove stimolazioni in condizioni controllate e sicure. Il maggior
aumento
delle
dimensioni
del
cervello
e
della complessit
dell'impianto si verifica quando le esperienze fertili avvengono
durante il primo anno di et del cane, ma pu continuare per tutta la
vita.
Predisporre un programma di potenziamento per un cane giovane in
realt piuttosto semplice. Appena si porta a casa il cucciolo (di
solito a sette settimane di et) bene dotarlo di un collare piatto
con la fibbia (assicuratevi che sia comodo, ma abbastanza stretto da
non scivolare dalla testa quando lo si tira). Poi lasciate che il cane
si aggiri per casa, ma controllato a vista. Un modo semplice e
automatico per presentargli situazioni nuove attaccare al collare un
guinzaglio leggerissimo di un paio di metri, agganciandolo alla vostra
cintura nelle ore in cui siete sveglio e insieme al cane. Ogni volta
che intendete spostarvi, annunciatelo al cucciolo dicendo il suo nome,
poi fate quello che dovete fare.
Inizialmente sar necessario
obbligarlo a seguirvi senza farsi tirare, ma dopo un paio di giorni vi
verr dietro senza bisogno di aiuto. In questo periodo lodatelo e
accarezzatelo spesso per rassicurarlo. Dopo un po', il cane vi seguir
anche senza il guinzaglio semplicemente udendo il suo nome.
Questo programma di comportamento fornisce al cucciolo una serie di
esperienze molto pi variate che se restasse semplicemente chiuso
nella cuccia, in cucina o in cortile. Affronter continuamente imprese
come salire le scale o girare intorno a un mobile. Subir anche
un'infinita variet di stimoli, con il variare dell'aspetto, del
rumore e dell'odore delle diverse stanze, ma soprattutto quando i
padroni escono di casa e lo portano con loro in luoghi differenti.
Per
assicurargli
esperienze formative,
soprattutto durante la
giovinezza, bisognerebbe lasciarlo solo il meno possibile. Cercate di
portarvelo appresso quando andate in giro, sia a piedi che in
macchina. Se possibile, fate conoscere al cucciolo ambienti nuovi,
come parchi, negozi, altre case, eccetera. Assicuratevi per di non
lasciare "mai" il cane senza guinzaglio durante queste uscite, a meno
che non si trovi al sicuro in un luogo chiuso, come l'automobile.

Presentate il cucciolo al maggior numero di persone e di animali


possibile. Fargli incontrare persone facile, in quanto tutti amano i
cuccioli o i cani giovani. Fate attenzione, per, quando presentate il
cane a bambini piccoli i quali, senza rendersene conto, sono sovente
troppo rudi. Presentate spesso il cucciolo ad altri cani, sempre sotto
controllo.
Durante i primi mesi,
i cuccioli hanno un
odore
particolare, un feromone che spiega agli altri cani che si tratta di
un giovane. La maggior parte degli esemplari normali reagiscono a
questo feromone comportandosi con riguardo, ma non datelo per assodato
a meno che non conosciate molto bene l'altro cane.
Tutte queste interazioni sociali e questi cambiamenti ambientali
forniscono stimoli aggiuntivi. Le interazioni sociali, i giocattoli e
gli
oggetti
da maneggiare,
le nuove situazioni,
sono tutti
semplicemente dei problemi da risolvere. Alla fine, gli stimoli
dovrebbero
apportare
i benefici individuati dalle ricerche di
laboratorio: la dimensione e il peso del
cervello
dovrebbero
aumentare, cos come il numero di connessioni nervose, determinando di
conseguenza
un
incremento
dell'efficienza
cerebrale
e
dell'intelligenza fluida.
- Come potenziare l'intelligenza cristallizzata.
Se l'intelligenza cristallizzata contiene tutto ci che un individuo
ha imparato in vita sua, risulta ovvio che quanto pi un cane impara
tanto pi tale intelligenza si potenzier.
L'apprendimento non
necessita di un'istruzione programmata: le esperienze formative a cui
sottoporrete il cane per migliorarne l'intelligenza fluida forniranno
anche l'occasione di migliorare quella cristallizzata. Tuttavia,
alcune attivit sistematiche si sono dimostrate estremamente utili per
espandere questo aspetto della capacit mentale. Potete facilmente
introdurre tali attivit nella vita quotidiana con il cane.
La prima cosa da fare parlargli. Per parlare non intendo quel tono
giocoso o affettuoso usato da molti quando hanno a che fare con un
cane; ma piuttosto rivolgersi a lui quando si intraprendono attivit
che riguardino da vicino la sua vita. Ripetete frasi semplici che
preannuncino determinate attivit,
come andiamo
a
fare
una
passeggiata prima di uscire. Prima di allacciare il guinzaglio dite:
Su il guinzaglio; prima di toglierlo: Gi il guinzaglio. Prima di
salire o scendere le scale dite: Su per le scale o gi per le
scale. Quando volete che il cane vi segua in cucina, dite: Andiamo
in cucina. E l'elenco pu continuare.
Lo scopo di tutto ci incrementare il vocabolario recepito dal cane,
aumentando il numero di parole e di segnali di sua conoscenza.
Pertanto usate sempre le stesse parole o frasi. Quando gli date da
mangiare, non importa se usate la parola pappa oppure la frase chi
vuole mangiare? o la cena sar servita in terrazza, quello che
conta

che scegliate una sola parola o frase e la usiate


definitivamente. (Quando il cane sar cresciuto, potrete introdurre
dei sinonimi, anche se qualche volta creano confusione.) Inoltre
molto importante che ogni parola o frase riguardi un'azione unica. Se
usate la parola fuori quando uscite dalla porta o volete far uscire
il cane, non utilizzate la stessa parola quando volete togliergli
qualcosa dalla bocca. L'intenzione quella di fargli comprendere che
a determinati suoni umani corrispondono determinati avvenimenti.
In breve tempo, comincerete a notare che il cane risponde alle parole
di uso frequente. Andiamo a fare una passeggiata far s che
l'animale si avvicini alla porta, su il guinzaglio gli far
sollevare la testa per lasciarvi raggiungere l'anello del collare,
andiamo far s che il cane vi guardi e si disponga a seguirvi, e

cos via.
Ogni frase comincer a suscitare azioni specifiche,
dimostrando che il cane ha imparato e garantendovi ulteriore controllo
sul suo comportamento.
Esistono altri semplici metodi per incrementare la comunicazione
recepita dal cane. Ogni volta che gli parlate, ricordate di usare il
suo nome. Alla fine il nome diventer il segnale che il suono
successivo ha un significato che lo riguarda. Se possedete pi di un
cane, scegliete una seconda parola che li comprenda tutti, un nome di
gruppo. Io uso cuccioli per indicare che sto parlando con tutti
loro. Qualsiasi parola va bene: ho sentito persone usare ragazzi,
ragazze, truppa, cani, bestiacce e canidi (quest'ultima
usata da un biologo per chiamare la sua coppia di alani). Solo, siate
costanti anche con i nomi.
Durante le prime fasi di vita del vostro cane, potete iniziare quello
che io chiamo autoaddestramento. Rappresenta la primissima parte
dell'addestramento all'ubbidienza, ma non comprende un'istruzione
formale. Se per esempio avete a che fare con un cane di nome Rover,
osservate attentamente le attivit del cucciolo quando interagite con
lui. Se sta per avvicinarsi a voi, dite: Vieni, Rover; se sta per
sedersi, dite: Rover, seduto. Alla fine di ogni azione, lodate il
cane come se avesse compiuto quelle azioni su vostro comando. Sar
insomma
come
etichettare
ogni
singola
attivit: dopo poche
ripetizioni, la parola significher quell'azione nella mente del cane
(gli psicologi lo chiamano "apprendimento per contiguit"). A questo
punto ci vorr poco a trasformare la parola in un comando. In qualche
caso, non sar necessario ulteriore addestramento; in altri, dopo aver
svolto
il
lavoro di base con l'addestramento per contiguit,
basteranno una o due ripetizioni del comando, per esempio vieni,
unite a una dimostrazione di quanto si vuole (tirando il cane per il
guinzaglio), e il gioco fatto.
L'apprendimento per contiguit particolarmente utile; quando state
insegnando a un cane attivit difficili o impossibili da imporre. Per
esempio, quando addomestico un cane e lo porto fuori a passeggio,
appena si accuccia per evacuare pronuncio il comando svelto,
ripetendolo un paio di volte durante l'operazione. Poi il cane viene
lodato non appena ha finito. Dopo un paio di settimane, usare svelto
come comando fa s che l'animale si metta ad annusare in giro per
scegliersi un posto dove fare i bisogni. In tal modo alcuni aspetti
dell'evacuazione possono essere tenuti sotto controllo.
I miei cani sanno che l'espressione fermo l significa che se ne
devono restare tranquilli, senza fare troppo trambusto,
in un
particolare punto della stanza o della casa. Diversamente da seduto
e gi, il comando non riguarda una specifica posizione: non mi
interessa se si muovono, purch restino tranquilli in una determinata
zona. Questo un altro comando che insegno con l'autoaddestramento.
Quando i cani sono tranquilli, dico la frase: Fermo l, cuccioli, e
poi accarezzo ognuno di loro ripetendo: Fermo l. Dopo un certo
numero di ripetizioni, udendo il comando fermo l, i cani vanno alla
ricerca
di
un
posto comodo dove sedersi e sdraiarsi oppure
semplicemente si mettono a osservare le attivit che si svolgono
attorno a loro.
L'autoaddestramento
rende
pi
facili anche altri processi di
apprendimento. Se si usano contemporaneamente un comando vocale e un
segnale
manuale
durante l'addestramento,
il cane imparer ad
associarli entrambi
con
il
comportamento
desiderato
tramite
l'apprendimento per contiguit. In breve tempo, scoprirete che il cane
risponde sia all'uno che all'altro.
Una delle cose pi importanti che un cane apprende durante queste

prime interazioni che i suoni prodotti dal suo padrone hanno un


significato. Qualche volta dicono al cane ci che sta per succedere;
altre volte gli pongono problemi che deve risolvere per ottenere una
ricompensa sotto forma di lodi o di buoni bocconi. Per molti cani,
questa conquista concettuale avviene quando comincia l'addestramento
ufficiale all'ubbidienza. Insegnando al cane i comandi seduto, al
piede, vieni, gi, eccetera, gli state anche insegnando che i
suoni e i segnali da voi utilizzati sono problemi dei quali pu
imparare la risposta. Prima il cane lo capisce, pi semplice sar
l'addestramento.
Gli psicologi definiscono questo procedimento imparare a imparare.
Quando si presenta un problema a un animale da laboratorio, il
processo iniziale di soluzione richiede molti tentativi. Dopo un certo
numero di problemi, per, sembra che l'animale lavori con maggiore
efficienza. Comincia a imparare le risposte a nuovi problemi pi
rapidamente e facilmente. Questo schema vale anche per gli esseri
umani. Imparare una lingua straniera pu essere piuttosto difficile,
ma impararne una seconda riesce pi facile, e l'apprendimento di una
terza persino pi rapido ed efficace. Gli studenti delle ultime
classi delle superiori sono convinti che i corsi siano in qualche modo
diventati pi facili. In realt non vero, ma lo studente ha imparato
a imparare, e ci rende meno faticoso acquisire nuove conoscenze.
Analogamente, un cane impiegher un certo tempo a digerire comandi
semplici come seduto, gi, resta, e tuttavia lo stesso cane ne
imparer di ben pi complessi, come riportare o saltare, a un ritmo
pi veloce quando sar cresciuto. In altre parole, quanto pi allenate
il cane a fare, tanto pi velocemente imparer a imparare e tanto pi
facilmente riuscirete a insegnargli cose nuove. Che cosa insegnate al
cane non fa molta differenza; la sua capacit di apprendimento
migliorer sia con l'imparare trucchetti, come alzarsi su due zampe o
mettersi a pancia in su, sia con l'insegnamento degli esercizi di
ubbidienza da gara.
Uno dei sistemi migliori per arricchire l'esperienza del vostro cane e, incidentalmente, migliorare la vostra visione della vita - il
gioco. I giochi di riporto sono stimolanti e utili. Solo, ricordate di
usare parole come acchiappa o prendilo quando lanciate e lascia
o fuori quando gli togliete l'oggetto di bocca. I giochi di caccia
all'oggetto (ogni tanto lasciate vincere il cane) sono divertenti e
aumentano la sua attenzione nei vostri confronti. Anche i giochi che
lo fanno abbaiare (dite parla o proteggi come autoaddestramento
all'abbaio) o che lo eccitano molto (come fare la lotta o farlo
rotolare) sono utili perch vi permettono di insegnare le parole
basta, smettila e no: dite la parola, rafforzatela obbligando il
cane nella posizione gi, e poi lodatelo per aver smesso.
Durante il gioco bisogna stare attenti a non permettere mai al cane di
fingere un attacco o di usare i denti. Non agitategli le dita in
faccia inducendolo a prenderle con la bocca. Non giocate a guardie e
ladri con lui. Questi comportamenti potenziano la dominanza nel cane e
influenzano negativamente la sua personalit. La regola d'oro : non
fate giochi con un cane adulto che possano infastidirvi, ferirvi,
spaventarvi o preoccuparvi, specie in presenza di un bambino.
Secondo Konrad Lorenz, esperto di psicologia animale e premio Nobel,
quando giocano gli animali imparano a maneggiare sia gli oggetti
inanimati sia quelli sociali. Per Lorenz il gioco arricchisce la mente
del cane poich lo pone di fronte a situazioni inconsuete in cui deve
sviluppare comportamenti nuovi o innovativi, accelerando cos la
crescita mentale e l'esperienza. Se scegliete bene il gioco da giocare
con il vostro cane, creerete certamente un animale pi intelligente.

13.
LA MENTE DEL CANE E LA SODDISFAZIONE DEL PADRONE.
"Se i cani fossero in grado di parlare, forse troveremmo
difficile andare d'accordo con loro come con la gente."
KAREL CAPEK.

altrettanto

Volete veramente un cane intelligente? Sicuro! risponderebbero quasi


tutti. Pensi che mi piacerebbe un cane tonto che mi gira per casa?
La risposta, per, merita un po' pi di riflessione. Certe persone
vogliono un cane intelligente per lo stesso motivo per cui vogliono il
computer pi grosso e potente dell'ufficio, la macchina sportiva pi
veloce e scattante, oppure lo stereo, il videoregistratore, la
macchina fotografica con il maggior numero di tasti e comandi. Costoro
vogliono il meglio, e ritengono che un articolo che offra la pi ricca
versatilit e la massima quantit di funzioni debba essere il
migliore. Tuttavia, operare su un computer molto sofisticato non solo
arduo - senza contare che richiede maggiore studio - ma addirittura
si finisce per rendersi conto che le possibilit dell'apparecchio
eccedono di gran lunga il fabbisogno personale dell'utente. Allo
stesso modo, imparare a usare una macchina fotografica al massimo
livello della tecnologia richiede un sacco di tempo, e un operatore
che non desideri dedicarvi troppe energie si ritrova foto molto pi
scadenti di quelle che avrebbe ottenuto con un apparecchio pi
semplice, meno costoso e meno versatile, che offre meno optional ma
anche minori possibilit di sbagliare.
Verso la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, gli
psicologi hanno fatto una scoperta sorprendente. Hanno notato che per
molti mestieri un'intelligenza elevata costituisce in realt un
ostacolo, soprattutto nel caso di un lavoro ripetitivo nel quale sia
necessario compiere le stesse azioni o prendere le stesse decisioni
parecchie volte durante la giornata, o nel quale il ritmo di attivit
sia lento. In queste condizioni, un individuo con un'intelligenza
generale superiore fornir di fatto prestazioni peggiori di una
persona con minor intelligenza. L'individuo pi brillante non solo
fornir prestazioni meno buone, ma sar anche meno soddisfatto del suo
lavoro complesso.
Per tutto ci esistono molte spiegazioni.
Gli individui molto
intelligenti hanno bisogno di un maggior numero di stimoli, di
continue sfide e di un'attivit pi variata. In assenza di ci si
annoiano e a questo punto diventano negligenti, arrivando persino a
inventarsi dei giochi per svagarsi mentre lavorano.
Quando si
accorgono di commettere troppi errori perch la loro mente non
concentrata, o devono ammettere di non lavorare bene come i colleghi,
diventano frustrati e infelici (uno stato che contribuisce a sua volta
ad aumentare l'inefficienza.
Al contrario,
gli individui meno
brillanti si annoiano meno facilmente. Prestano parecchia attenzione
al flusso di informazioni del momento e al compito da svolgere.
Accettano soltanto piccole sfide e limitate deviazioni dal normale
andamento dell'attivit. Avere a che fare con obiettivi pi ristretti
fornisce stimoli sufficienti a mantenerli vigili, rappresenta una
fonte di soddisfazione e permette loro di essere pi appagati dal

proprio lavoro. Per di pi, poich non condividono con gli individui
pi intelligenti il malessere interiore generato dalla noia, il loro
lavoro pi preciso e la loro produttivit pi alta.
Come gli esseri umani, i cani intelligenti riescono peggio in
circostanze in cui animali meno dotati eccellono. La cosa pi
importante far coincidere le caratteristiche dell'animale con le
esigenze del padrone. Il temperamento, il livello di attivit e di
intelligenza, tutto deve adattarsi allo stile di vita della sua
famiglia d'adozione. Se il vostro scopo competere ai pi alti
livelli nelle gare di ubbidienza, scegliete un cane con la massima
intelligenza lavorativa e ubbiditiva. Se volete che svolga un compito
preciso, come cacciare, cercare, fare la guardia, custodire il gregge,
uccidere topi o quant'altro, scegliete un cane la cui intelligenza
istintiva lo guidi in queste attivit. Scegliere un cane da compagnia,
invece, pi complicato.
I pro e i contro di un cane intelligente.
Un cane con una elevata capacit di apprendimento impara molto pi
facilmente le cose riguardanti il suo ambiente, e crea pronte
associazioni tra gli stimoli cui sottoposto e i risultati di
determinate attivit.
Gli animali con una buona
capacit
di
apprendimento assimilano rapidamente la routine domestica. Siamo tutti
creature abitudinarie, e un cane sveglio impara le abitudini della sua
famiglia e le anticipa. Per esempio, un cane intelligente impara alla
svelta che quando il padrone indossa il cappotto e prende il
guinzaglio, la sequenza comportamentale successiva contempler la
frase Vuoi andare a fare una passeggiata? seguita dal movimento in
direzione della porta e dalla grande gioia dell'uscita. Il cane meno
intelligente non altrettanto reattivo. Probabilmente non se la
sentir di abbandonare la sua comoda posizione al centro della stanza
o magari assumer un'espressione vaga,
come a chiedersi: Sta
succedendo qualcosa?.
Se il cane intelligente pu essere pi reattivo e quindi un miglior
compagno, esso impara tuttavia anche a cogliere certi indizi che sono
solo vagamente correlati a determinati eventi. Per esempio, dal
momento che prendere il guinzaglio per andare a fare una passeggiata
di solito preceduto dall'indossare il cappotto, il cane sveglio pu
cominciare a reagire gi a questa vaga associazione. Non appena il
padrone indossa il cappotto per andare dal droghiere, il cane eccitato
pu avvicinarsi e abbaiare verso la porta. Certi cani intelligenti
sono in grado di prevedere gli eventi cos bene da diventare vere e
proprie pesti. Il semplice avvicinarsi alla porta potrebbe innescare
la previsione di una passeggiata. La padrona di un barbone medio mi
disse che non poteva usare il verbo uscire neppure in conversazioni
casuali senza che il cane corresse alla porta abbaiando. Quando la
padrona cominci a compitare la parola, gli ci vollero solo poche
settimane per imparare che il suono u-esse-ci-i-erre-e aveva lo stesso
significato di uscire, e correva ugualmente alla porta.
Il cane intelligente impara rapidamente anche altre correlazioni, lo
si voglia o no. Se in qualche caso il rumore dell'apertura del
frigorifero stato seguito da un buon boccone, potreste ritrovarvi
con il cane tra i piedi ogni volta che lo aprite, o persino ogni volta
che entrate in cucina. Quando il cane intelligente si accorge che
state
maneggiando
spazzole
o
altro materiale per il bagno,
probabilmente sparir in qualche nascondiglio, e scoprirete che un
cane di solito cos ubbidiente si rifiuta di rispondere ai vostri

richiami.
Mi sono stati raccontati moltissimi aneddoti su cani intelligenti come
dobermann, labrador, barboni, pastori tedeschi, che hanno fatto
ammattire
i
padroni con la loro rapidit di apprendimento e
l'efficienza nel risolvere i problemi. Cani di questo genere imparano
ad aprire porte abbassando la maniglia con la bocca, riescono a
inventarsi trucchi per penetrare negli armadietti pi bassi in cerca
di biscotti o altre leccornie, o magari si comportano in maniera
bizzarra per attirare l'attenzione. Poich sono molto svegli, sono in
grado di cavarsela in un sacco di situazioni problematiche.
Un comportamentista che lavora con cani difficili mi ha rivelato che
il pi delle volte gli esemplari con atteggiamenti problematici sono
soggetti intelligentissimi. In parte il motivo sta nel fatto che i
cani svegli capiscono subito quale esatto comportamento garantisce
loro le maggiori ricompense. Per gran parte dei cani, soprattutto le
razze socievoli, ogni forma di attenzione umana gratificante. Il
problema che noi tendiamo a focalizzare l'attenzione su un cane
quando fa qualcosa di male, cio qualcosa che non vogliamo che
faccia, piuttosto che quando fa qualcosa di buono, cio qualcosa che
vogliamo che faccia. Per esempio, alcuni tentano di far smettere di
abbaiare il proprio cane dandogli biscotti per distrarlo dalla causa
che ha innescato in lui questa reazione. Ci che non capiscono che
in realt stanno ricompensando il cane: dopo qualche ripetizione di
questa sequenza, i cani veramente intelligenti impareranno che se
abbaiano avranno un biscotto. Quindi tenderanno a farlo con pi
frequenza e vigore.
Qualche volta, i padroni addestrano i cani a comportarsi in maniera
anche peggiore. Prendiamo la storia di Arnold, un barboncino nano.
Quando la padrona di Arnold era da sola dedicava grande attenzione al
cane.
Tuttavia,
come parecchi di noi,
badava assai pi
ai
comportamenti sbagliati che a quelli corretti. Un comportamento
particolarmente indesiderato, che aveva concentrato su Arnold un sacco
di attenzione, era stata la sua abitudine di fare la pip sul letto,
malestro che ormai la padrona era certa di aver scongiurato. Ma,
quando cominci ad andarla a trovare il fidanzato, la donna inizi a
prestare minor attenzione al cane. Ricordando quanto interesse verso
di lui avesse sollevato la pip sul letto, si dimostr abbastanza
brillante da immaginare che quel comportamento avrebbe prodotto
risultati simili anche in quell'occasione. Il finale ovvio: tutte le
volte che la padrona introduceva in casa un ospite maschile, il cane
si dirigeva verso la camera da letto con intenzioni bellicose. Era un
metodo infallibile.
Le conseguenze di insegnare per inavvertenza
un
comportamento
indesiderato a un cane intelligente non sono sempre cos innocue. Il
padrone di un pastore tedesco si era accorto che il cane stava tenendo
in bocca la mano del figlio. Preoccupato che ci potesse evolversi in
un comportamento mordace o di dominanza, si avvicin al bambino e gli
consigli di accarezzare il cane,
pensando cos di
distrarre
l'animale. Invece il cane impar che un modo per venire accarezzato
era quello di afferrare con la bocca la mano di qualcuno. Il tragico
risultato fu che in seguito il pastore tedesco prese in bocca la mano
di un piccolo estraneo, il bambino reag in preda al panico, e il cane
spaventato lo fer.
L'aumento del livello di attivit e del numero di persone in casa
accresce anche la possibilit di correlazioni fortuite. Per il cane
intelligente ci significa che avr maggiori opportunit di assimilare
cose utili per l'adattamento alla vita quotidiana, ma anche di
imparare comportamenti bizzarri o fastidiosi. Prendiamo il caso di

Prince, un border collie la cui pi grande gioia nella vita era


correre all'aperto. Tutte le volte che qualcuno stava per uscire di
casa, Prince gli correva dietro nel tentativo di guadagnare l'esterno.
Una volta, quando gi Prince stava lanciandosi come un matto verso
l'uscita, la porta a zanzariera si chiuse di colpo e il cane fin con
l'infilarsi nella rete metallica. Ricompensato dal fatto di aver
raggiunto comunque l'esterno, il border collie impar da quest'unica
esperienza che poteva ricavarsi una porta personale correndo a tutta
velocit contro la zanzariera. Dopo diverse riparazioni, i padroni
montarono una robusta barriera di rete metallica a prova di Prince.
Frustrato da questo nuovo sviluppo, l'animale cominci ad aggirarsi
per la casa e not che molte delle finestre aperte erano protette
dalla stessa zanzariera. Fu semplice per questo cane intelligente
concludere che si potevano usare le finestre per uscire. Ben presto
ogni finestra aperta del pianterreno divenne il bersaglio delle corse
disperate di Prince verso le gioie degli spazi aperti, con grande
delusione e rammarico dei padroni.
Come Prince, molti cani dotati di cervello - pastori tedeschi,
rottweiler e simili - utilizzano la loro considerevole capacit di
soluzione dei problemi inventandosi sistemi per uscire di casa. Sono
anche abbastanza svegli da interpretare qualche insuccesso come
successo parziale, cosicch quel determinato comportamento verr
mantenuto. Perci il cane intelligente che, grattando il muro vicino
alla porta di casa, nota che si stacca l'intonaco, giunger alla
conclusione che perseverando si potrebbe produrre un varco dal quale
uscire. I risultati saranno muri e parquet rovinati oppure stipiti e
rifiniture strappati da porte e finestre, provocando conti salati e
risentimento nei confronti del cane.
E' assai pi improbabile che un cane meno intelligente faccia questo
tipo di associazioni mentali ed difficilissimo che generalizzi le
conoscenze acquisite per applicarle ad altri obiettivi. Al contrario
far pochissimi tentativi e, se questi falliranno o avranno scarso
successo, tender a lasciar perdere. Poich il cane poco intelligente
non riesce a trovare la soluzione, si limita ad accettare lo status
quo.
Per lo stesso motivo meno probabile che i cani poco dotati prendano
cattive abitudini basate su correlazioni fortuite. Inoltre si adattano
molto meglio a essere lasciati soli. Tanto per cominciare non si
annoiano molto facilmente. Quando un cane si annoia, comincia a
cercare sistemi per divertirsi, magari scavando l'imbottitura del
divano. I cani intelligenti imparano alla svelta che quando i padroni
non sono in giro, determinati comportamenti normalmente proibiti o
puniti diventano possibili. I padroni di cani intelligenti scopriranno
prima o poi che quando sono in casa il cane non fa mai niente di
insolito, mentre tutto diventa un gioco meraviglioso una volta che
sono usciti per andare al lavoro.
Con una conduzione sbagliata possibile far impazzire un cane
intelligente. In una famiglia numerosa, tanti individui di et diversa
e con diverso grado di attenzione condividono la responsabilit del
cane. In questi frangenti, l'animale deve spesso sopportare una
variet di situazioni e di istruzioni confuse e incoerenti. Bambini,
adolescenti e adulti distratti spesso non si accorgono di comunicare
in modo sbagliato con lui. Un cane di normale intelligenza, in grado
di capire ci che succede attorno a lui, rischia di rimanere stressato
di fronte a pretese umane impossibili.
Una volta mi raccontarono una storia interessante su un golden
retriever di nome Shadow. Lo iscrissero a un corso di ubbidienza per
principianti
e
di solito era la mamma della grande famiglia

proprietaria del cane ad accompagnarlo. Come c'era da aspettarsi da


una razza di altissima intelligenza lavorativa, il cane compiva grandi
progressi sotto la conduzione precisa e costante della donna. Aveva
imparato piuttosto bene tutti i comandi di base ed era rapido e
reattivo. Per qualche ragione, per, la signora non pot presenziare
alla penultima lezione e si fece sostituire dal figlio diciassettenne.
Sembrava che il cane incontrasse difficolt durante le sessione di
lavoro e l'istruttrice si avvicin per capire quale fosse il problema.
Vediamo come si comporta Shadow disse. Chiese al giovane conduttore
di lasciare il cane in piedi e di piazzarsi davanti a lui a un paio di
passi di distanza. Adesso ordinagli di sedersi lo istru.
Dai, Shadow, siediti comand il ragazzo. Il cane strascic le zampe
incerto, mentre il padrone si lamentava: Vede, non ha idea di che
cosa gli sto chiedendo. Poi il cane fece una cosa stranissima: si
acquatt in una specie di posizione seduta con il petto abbassato e in
avanti e, sempre con il posteriore a terra, strisci verso il ragazzo
guaendo.
Mentre questi,
disgustato,
stava per avvicinarsi al
retriever, l'istruttrice cap cosa stava succedendo. La comunicazione
del ragazzo era cos imprecisa che aveva dato a Shadow tre comandi in
conflitto tra di loro: vieni, seduto e gi (nella frase inglese
Come on, Shadow, sit down il cane aveva isolato "come", "sit" e
"down"). L'intelligentissimo e laboriosissimo animale aveva cercato
disperatamente di compiere le tre azioni insieme, adottando quel
bizzarro atteggiamento. Il guaito del cane indicava tensione e
incertezza. Il fatto che l'animale era troppo dotato per un
conduttore cos scarso e incoerente. Mettere un animale con un tale
cervello in situazioni simili quotidianamente potrebbe causare un
deterioramento sia della personalit sia delle prestazioni.
Trovai la storia di particolare interesse perch poco tempo prima
avevo avuto la dimostrazione che un cane meno intelligente non avrebbe
provato altrettanta tensione nelle medesime circostanze.
Nel mio corso di ubbidienza per principianti, una madre e il figlio
adolescente stavano addestrando una coppia di bulldog. La madre era
piuttosto precisa con i cani, mentre il ragazzo era privo di
interesse, approssimativo e, come spesso accade, usava le parole
composte tipo "come on" e "sit down" che avevano provocato il
comportamento stravagante di Shadow. I bulldog tuttavia reagivano con
molta minor tensione. Indipendentemente dal numero di vocaboli usati
per istruirli, rispondevano sempre ed esclusivamente all'ultimo.
Perci, quando udivano "come on", "sit down", i due si mettevano nella
posizione sdraiata. L'inferiore capacit intellettuale della razza non
permetteva ai due cani di razionalizzare l'intera sequenza di parole,
aggirando in questo modo la necessit di far coesistere le parti in
conflitto.
Al contrario i cani applicavano il cosiddetto principio del recente,
il quale afferma che si tende a ricordare meglio e a elaborare pi
facilmente le informazioni ricevute per ultime. Per esempio, se una
persona stanca sta ascoltando una storia o una conversazione, spesso
si accorge che se anche riesce a riconoscere e a comprendere l'ultima
frase pronunciata, si dimenticata la parte iniziale del discorso. E'
come se le informazioni precedenti semplicemente non esistessero. I
cani meno intelligenti operano sovente a questo livello. Per quanto
ci riesca estremamente frustrante per chi tenti di addestrarli a una
sequenza complessa di comportamenti, la cosa risulter provvidenziale
in un ambiente affollato,
rumoroso e caotico.
Il cane
meno
intelligente percepisce s il rumore e la confusione, ma ignora tutto
tranne lo stimolo pi recente. Con un solo argomento per volta da
elaborare, la vita meno confusa e non esistono problemi di

conflittualit da risolvere. Perci il cane molto pi felice


adatta assai meglio che se fosse pi intelligente.
Vivere con un cane non molto dotato.

si

I cani meno intelligenti causano qualche problema, ovviamente, ma


spesso le loro difficolt derivano dal fatto che non hanno la minima
idea di ci che si vuole da loro. Per queste razze pi tarde, spesso
sufficiente un corso base d'ubbidienza per far capire che quei buffi
suoni emessi dal padrone hanno un significato e che rispondere
correttamente pu portare una ricompensa. Il padrone di un bulldog mi
ha raccontato che la partecipazione a un corso aveva del tutto
cambiato la sua vita con il cane. Prima del corso, si comportava come
se noi non esistessimo. Non ci rispondeva affatto e continuava per il
suo verso come se fossimo invisibili. Adesso quando parlo mi guarda.
Viene quando lo chiamo e si siede o si sdraia quando glielo dico. Non
desidero nient'altro da un cane da compagnia.
Per vivere e lavorare bene con un cane non molto dotato, bisogna
tenere a mente parecchie cose. (Per gli scopi di questa trattazione,
un cane si considera non molto dotato se classificato sotto il
quarantacinquesimo
posto
dello
schema
di classifica in base
all'intelligenza lavorativa. Gran parte dei consigli che verranno dati
qui, tuttavia,
funzionano con qualsiasi cane abbia problemi a
comprendere quello che succede e cosa si vuole da lui.)
- "Addestrate precocemente". Bisogna iniziare a insegnare al cane meno
dotato i comandi di base (vieni, seduto, al piede, alzati,
resta) il pi presto possibile, cio non appena lo si porta a casa e
comunque prima dei sei mesi di et. In molte razze, un cane di un anno
ha gi perso gran parte della sua duttilit e fissato stabilmente i
suoi modi di essere. Invece, persino razze praticamente intrattabili
da adulti (come beagle e boxer) rispondono bene all'addestramento
precoce e possono essere domati se presi da cuccioli.
Un altro motivo per addestrare precocemente, anche per quanto riguarda
le razze pi intelligenti, che facile correggere un cucciolo senza
ricorrere a misure drastiche. Lo si pu costringere con gentilezza
nella posizione seduta o sdraiata spostandogli materialmente le zampe
e il corpo,
laddove la stessa azione richiederebbe una forza
considerevole nel caso di un akita inu o di un bullmastiff di oltre
quarantacinque chili. Per di pi, l'uso della forza viene interpretato
da molte razze come un'aggressione e
alcune
possono
reagire
violentemente a loro volta. L'addestramento precoce, fermo ma non
duro, pu evitare problemi. Quanto pi grosso un cane diventer da
adulto, tanto prima si deve cominciare a farlo ubbidire ai comandi di
base.
- "Siate coerenti". Bisogna esserlo il pi possibile, usando ogni
volta esattamente le stesse parole e gli stessi segnali. Anche tenere
sempre lo stesso tono di voce utile, cos come addestrare il cane
nello stesso posto e pi o meno alla stessa ora del giorno finch i
comandi non sono stati ben assimilati.
I cani amano le cose prevedibili. Se vivete in un ambiente domestico
dove
la
giornata ha un ritmo regolare ed esistono programmi
relativamente fissi,
la maggior parte dei cani si
troveranno
benissimo. La regolarit e la costanza sono particolarmente utili con
cani non molto svegli e anche un po' sottomessi o timidi.
- "Siate espliciti". Ogni volta che vi rivolgete al cane, prima di
dare qualsiasi comando iniziate sempre con il suo nome. Ci gli

insegna a prestarvi attenzione e gli fa capire che le successive


informazioni
lo
riguardano.
E'
particolarmente
utile
usare
contemporaneamente un comando vocale e un segnale manuale, poich
questa prassi fornisce al cane due possibilit di cogliere i comandi e
di rispondere.
- "Cominciate in una situazione tranquilla". Avviate l'addestramento
in un luogo privo di distrazioni: ci aiuta il cane a concentrarsi su
di voi. In seguito, quando il cane ha imparato le regole di base,
l'addestramento pu proseguire in luoghi pi rumorosi e affollati.
Cominciate mantenendo un contatto fisico. Restate sempre abbastanza
vicini al cane in modo da correggerlo direttamente. Anche dopo che ha
iniziato a imparare le regole di base, tenetelo al guinzaglio durante
l'addestramento cos da restare in contatto fisico e mantenere un
certo controllo. Pi avanti potrete aumentare la distanza e infine
eliminare il guinzaglio.
- "Tenete sessioni di addestramento brevi". Per il vostro bene e per
quello del cane, sono consigliabili sessioni brevi. Il cane risponde
molto meglio a una serie di sessioni brevi, intervallate da pause, che
a una sola lunga. Alcune delle razze pi attive, come i segugi,
traggono beneficio da una bella corsa o da altri esercizi prima di una
sessione di addestramento.
- "Siate
pazienti".
La
pazienza

estremamente
importante
nell'addestramento di un cane poco dotato. Ce ne vuole un sacco per
non arrendersi quando, durante un corso, si vede l'elegante signora
annoiarsi alla brillante prestazione del suo barboncino, mentre voi
siete ancora l ad aspettare che nello sguardo del vostro cane brilli
il primo barlume di comprensione. Tenete solo presente che la
ripetizione, l'esercizio e la pazienza prima o poi pagano, e che alla
fine otterrete un cane affidabile quanto uno di razza pi facile ad
addestrarsi. Non sentitevi frustrati se il vostro cane non reagisce
immediatamente. Esiste un detto tra gli addestratori: Il modo pi
semplice per rendere nervoso un cane rendere nervoso il suo
padrone.
Effettivamente,
in
questo caso il cane comincia a
preoccuparsi pi dell'arrabbiatura del padrone che di quello che sta
cercando di imparare.
- "Fategli fare esercizio". Esercizi di ripasso possono rendersi
necessari durante tutta la vita del cane poco intelligente. Non deve
trattarsi necessariamente di vere e proprie sessioni di addestramento,
ma piuttosto di rinforzi nel caso in cui il cane non risponda a un
comando in una situazione quotidiana. Rimettetegli il guinzaglio,
tenetegli un paio di lezioni lodandolo moltissimo per una buona
prestazione, ma correggendolo con fermezza in caso contrario; poi
sganciate il guinzaglio e proseguite con le normali attivit. In
questo modo i comandi di controllo fondamentali diventeranno parte
della
vita
del cane e,
indipendentemente dalle sue capacit
intellettuali innate, risponder in modo prevedibile e affidabile. Le
lezioni di ripasso con tante ricompense per le buone prestazioni
rinforzano nella mente del cane anche l'idea che ha qualcosa da
guadagnare ubbidendo ai vostri comandi.
- "Siate elastici". Tenete conto della costituzione fisica del vostro
cane. Un basset hound non risponder mai con la rapidit e la
precisione di un border collie, non perch non sappia cosa si vuole da
lui o perch non abbia voglia di rispondere, ma semplicemente perch

la sua particolare struttura fisica non gli permette


rapidamente.

di

reagire

pi

- "Siate decisi". Uno dei maggiori problemi che la gente incontra


nell'addestrare gli animali che sono cos graziosi: difficile fare
i decisi con carlini e pechinesi, quando ti guardano con quell'aria
tenera e indifesa. I comandi vanno comunque imposti, soprattutto
durante le prime fasi dell'addestramento. Se il cane non risponde a
comandi che gi conosce, necessario costringerlo. Le correzioni
devono essere decise e il cane va costretto fisicamente a eseguire
quanto gli avete chiesto. Non siate duri o aggressivi; ma state
tranquilli che finir sempre per fare quello che gli avete detto.
Queste razze pi difficili devono imparare che ogni comando finisce
solo quando terminata una certa azione.
- "Concedete ricompense". Indipendentemente da come stato eseguito
il comando - dal cane per conto suo o con il vostro aiuto - lodate il
cane alla fine della prestazione. Anche dopo che ha imparato i
comandi, non dimenticate di fargli i complimenti di tanto in tanto,
giusto per assicurarvi che il comportamento appreso rimanga bene in
mente.
Nel lodare il cane, siate prodighi e affettuosi. Non sentitevi falsi e
stupidi quando tubate: Che cane intelligente! oppure Che brava
cagnetta!, mentre grattate il petto o la testa della bestiola, perch
il vostro cucciolo ne rimarr deliziato. Con le razze pi difficili,
spesso funziona meglio una ricompensa in cibo. Qualche biscotto in
tasca vi fornir una fonte costante di
ghiotti
stimoli
per
l'allenamento, o anche solo una ricompensa quando il cane risponde
durante le attivit normali.
Vivere con un cane dotato.
Sorprendentemente, cani pi svegli (quelli che nella classifica
dell'intelligenza lavorativa sono al trentesimo posto o un po' oltre)
necessitano di un addestramento di base ancor pi delle razze meno
brillanti. Senza addestramento, questi cani sono molto difficili da
gestire. La maggior parte dei consigli precedenti valgono anche per i
cani
pi
capaci;
tuttavia
per loro esistono raccomandazioni
specifiche.
- "Addestrate precocemente e in modo continuativo". Come per i cani
meno dotati, auspicabile un'istruzione precoce almeno per i comandi
di base. Tuttavia, quanto pi la razza intelligente, tanto pi a
lungo il cane risponder all'addestramento. Cos, se difficile
addestrare un boxer dopo il primo anno di vita, un pastore tedesco o
un barbone manterranno sempre un alto grado di addestrabilit. E
laddove un cane pi tardo si limiter a conservare abbastanza intatte
per il resto dell'esistenza le abitudini apprese da cucciolo, un cane
pi intelligente potr anche imparare nuove abitudini e aggiungerle
alle precedenti. Ci significa che se sarete trascurati e smetterete
di insistere affinch tutti i comandi vengano eseguiti, l'animale
intelligente capir che le condizioni sono cambiate e che non pi
necessario applicare le vecchie regole. Quindi bisogna trattare ogni
comando che impartite al cane intelligente come se facesse parte di
una sessione di addestramento. Se non risponde in modo adeguato,
correggetelo e poi lodatelo. Ricordate sempre la sequenza: comando,
correzione, lode. Il cane pu evitare la correzione rispondendo

appropriatamente, ma ricever comunque una lode al termine.


Iniziate l'addestramento quando il cane giovanissimo, ma non abbiate
fretta. Assicuratevi sempre che abbia assimilato completamente quanto
gli avete insegnato, ripassando le lezioni precedenti. Quando conosce
tutti i comandi di base, ha imparato a imparare. Approfittate di
questa capacit e iniziate a insegnargli comandi nuovi. Per esempio,
giochetti come sollevarsi sulle zampe posteriori, rotolarsi, fingersi
morto, pregare, abbaiare a comando, eccetera. Il cane intelligente
deve capire che c' sempre qualcosa da imparare e che, cos facendo,
sar ricompensato. Ci lo manterr attento nei vostri confronti e con
la mente attiva.
Questo tipo di cani non deve mai ottenere niente senza lavorare. Anche
se avete solo intenzione di coccolarlo, fatelo avvicinare e sedere su
comando prima di accarezzarlo o giocare con lui. In tal modo gli viene
ricordato in continuazione che rispondere ai suoni e ai segnali
generati
dagli uomini rappresenta la via pi sicura verso la
ricompensa. Durante tutto l'addestramento siate costanti nei comandi e
nelle pretese. Il cane intelligente considera i vari comandi come
problemi o rebus da risolvere, e nel cercare la risposta dimostra di
volersi guadagnare lodi e attenzione. Non cambiate queste regole e non
rovinate il piacere del gioco.
- "Controllate le emozioni". I cani intelligenti si accorgono pi
degli altri dello stato emotivo dei padroni. Pertanto, fate attenzione
e controllate le emozioni quando avete a che fare con un cane
intelligente. Non scaricate mai la rabbia su di lui. Riconoscendo il
vostro stato d'animo, reagir con una risposta di aggressione-difesa,
ma, anche se non lo facesse, serberebbe memoria del vostro sfogo e
questo
ricordo
potrebbe
indebolire
l'attaccamento nei vostri
confronti.
Ovviamente altrettanto importante non ferire
mai
fisicamente il cane durante le correzioni. Cercate di prevedere in che
modo una correzione potrebbe fargli male e assicuratevi che non
succeda inavvertitamente. Per esempio, se addestrate un cane con
orecchie lunghe e cadenti, badate che strattonandolo non si impiglino
nel guinzaglio o nel collare.
Non tradite mai paura davanti a uno di questi cani. Un pastore
tedesco, un dobermann, un rottweiler, un barbone, o un'altra razza
intelligente riconoscono la paura quanto la rabbia e sono abbastanza
lesti e grossi da usare questa facolt a loro favore. Diventeranno
testardi e inefficienti, e potranno anche contestare il vostro
dominio. Sebbene avere a che fare con un cane grosso vi renda nervosi,
siate costanti e insistenti. Con fermezza, ma senza abusare, imponete
ogni comando. Un modo per evitare problemi insegnare i comandi gi
e gi, resta quando ancora un cucciolo. La posizione gi
significa sottomissione nella mente del cane, come abbiamo gi detto;
una volta che si sdraiato, vi ha riconosciuto come capobranco.
Emozioni che non mai necessario frenare sono la gioia o la
soddisfazione.
Quando lodate il cane,
siate il pi possibile
affettuosi e generosi: il modo migliore per controllare la maggior
parte dei cani.
- "Osservate attentamente il comportamento del cane". Un animale
intelligente dovrebbe rispondere rapidamente a tutti i comandi.
Ovviamente un terranova sar pi lento di un barboncino nano, ma
appena imparati i suoi compiti si muover con tutta la prontezza che
gli permettono la taglia e la costituzione. I cani intelligenti vanno
incitati a muoversi con rapidit e corretti quando
rispondono
lentamente come se non avessero risposto affatto. Spesso una reazione

lenta rappresenta semplicemente il tentativo del cane di scoprire cosa


riesce a guadagnare provandoci. Ricordate di far sempre seguire la
lode alla correzione.
Un errore comune la tendenza a sopravvalutare un cane intelligente.
Assicuratevi invece che abbia capito a fondo, prima di correggerlo
quando non risponde. Pretendere troppo e troppo velocemente da un cane
molto dotato provoca parecchia tensione e pu fargli perdere la
motivazione all'apprendimento.
- "Non sovraccaricatelo". Un cane pu imparare una gran quantit di
cose e bisognerebbe insegnargliene il pi possibile, ma non insistete
troppo su ogni singolo comando. I cani intelligenti si annoiano
facilmente con le ripetizioni, laddove esse sono necessarie per
mantenere attive e allerta le razze meno brillanti. Devono esserci
intervalli di giorni o persino di settimane nei quali non testate il
cane su nessuno dei comandi gi appresi: insegnategli piuttosto cose
nuove, ma non ripassate comandi o esercizi vecchi.
- "Fornite stimoli adeguati al cane". E' un piacere vivere con un cane
intelligente che lavora, ma gli servono molti stimoli mentali.
L'addestramento ne fornisce alcuni, ma si impone anche qualche
diversivo. Attivit fisica, passeggiate in luoghi inconsueti dove
abbia la possibilit di esplorare, avvicinare gente nuova, o anche
portarvelo dietro quando uscite per delle commissioni aiuteranno a
mantenergli la mente sveglia e attiva. Se avete un cane intelligente
che mostra comportamenti problematici, chiedetevi se non si stia
annoiando. Potrebbe mettersi a scavare, rosicchiare, saltare e cercare
di scappare perch ritiene queste attivit pi interessanti che
ciondolare in giro per tutto il giorno in attesa che torniate a casa.
Sul fronte opposto, alcuni cani intelligenti e attivi, come il pastore
belga e il tervuren, si sovreccitano con poco, e ci li distoglie
dall'addestramento. Per questi necessario un luogo familiare e
tranquillo durante l'addestramento. In ogni caso, quando finito il
periodo di istruzione, ci vuole anche un po' di eccitazione per
rendere il cane felice.
Cambiamenti dell'intelligenza nel corso della vita.
Prima dei cinque mesi di vita, l'elettroencefalogramma dimostra che le
reazioni elettriche del cervello del cucciolo sono ancora immature.
Dopo circa sette settimane, invece, tra lo schema reattivo del
cervello del cucciolo e quello dell'adulto la differenza minima. Per
tale motivo, si potrebbe pensare che un cane di quell'et possieda
circuiti cerebrali sufficienti per utilizzare
appieno
la
sua
intelligenza fluida, e che la capacit di imparare cose nuove sia
totalmente attiva. Ma non del tutto vero.
I cani e gli esseri umani sono praticamente identici nel modo in cui
la loro intelligenza cambia nel corso della vita. Negli uomini
l'intelligenza manifesta aumenta rapidamente
tra
l'infanzia
e
l'adolescenza,
raggiungendo probabilmente il massimo intorno ai
diciotto-diciannove
anni.
Le
misurazioni
mostrano
variazioni
trascurabili di capacit tra i quindici e i venticinque anni,
dopodich ha inizio un declino lento e graduale dell'intelligenza
fluida. L'intelligenza cristallizzata, invece, essendo basata su
quanto un individuo ha appreso, non raggiunge il massimo prima dei
quarant'anni circa, e in certe persone quest'aspetto dell'intelligenza
si incrementa per tutta la vita. Lo stesso criterio vale per i cani,

solo che i tempi sono pi brevi. I cani incrementano l'intelligenza


manifesta fino ai tre-quattro anni di et. Dopodich l'intelligenza
fluida comincia a declinare.
Nella fisiologia del cane anziano avvengono notevoli cambiamenti. Dopo
i quattro-cinque anni, il cervello comincia a perdere peso e volume a
un ritmo che va dal 2 al 5 per cento all'anno. Quindi il cervello di
un labrador di dodici anni pu pesare il 25 per cento in meno di
quando aveva quattro anni. Questa diminuzione della massa cerebrale
dovuta soprattutto alla perdita di alcune interconnessioni tra le
cellule
cerebrali,
ma
in
parte
potrebbe
addebitarsi a un
malfunzionamento e a una diminuzione delle cellule cerebrali stesse.
Con la perdita di interconnessioni nervose, la velocit con cui le
informazioni passano da un punto all'altro rallenta. Il labrador di
quattro anni invia informazioni dagli occhi e dalle orecchie al
cervello a una velocit di 360 chilometri orari; in un labrador di
dodici anni la velocit diminuisce a 80 chilometri orari.
Si verificano ulteriori mutamenti, come la riduzione del flusso
sanguigno al cervello, che utilizza il 20 per cento circa del flusso
sanguigno in partenza dal cuore. Anche il ritmo della metabolizzazione
dell'ossigeno diminuisce. (Durante l'attivit nervosa le cellule
cerebrali consumano ossigeno; solo i muscoli ne consumano di pi.)
Anche il sistema sensoriale subisce alterazioni. L'udito si deteriora,
soprattutto per quanto riguarda le frequenze pi alte. Alcune razze,
come i retriever e certi cani da pastore,
tendono a perdere
completamente l'udito. Si verifica anche un calo della vista, in
quanto i recettori dell'occhio si deteriorano e il cristallino e la
cornea si annebbiano. Con la diminuzione dell'udito e della vista, il
cane pu non accorgersi dell'arrivo di una persona, e quindi reagire
in maniera irritata quando viene toccato improvvisamente. Anche il
senso del gusto si attenua, in particolare la capacit di distinguere
il dolce dal salato. L'olfatto sembra il senso pi resistente alle
ingiurie del tempo, ma alla fine diminuisce anch'esso.
L'et in cui questi cambiamenti assumono una progressione visibile
dipende in qualche modo dalla genetica del cane. In senso generale, i
cani piccoli vivono pi a lungo e mostrano pi tardi i segni
dell'invecchiamento. Perci gli effetti dell'et in un cagnolino di
dieci chili non appaiono fino a undici anni e mezzo, mentre nei cani
di taglia media del peso di venticinque chili circa appaiono verso i
dieci anni. I cani grossi (da venticinque a quaranta chili) cominciano
a mostrare i danni dell'et intorno ai nove anni, e nelle razze
giganti (di peso superiore a quaranta chili) l'invecchiamento
visibile intorno ai sette anni e mezzo. In media, i cani vivono altri
due anni dopo la comparsa dei primi cambiamenti. Esiste un margine di
un paio d'anni, sia in pi che in meno, in tutte queste stime. Inoltre
la genetica pu apportare altre variazioni. Per esempio un cairn
terrier, che pesa circa una decina di chili, ha un'aspettativa di vita
attorno ai tredici-quattordici anni. Un barboncino nano, invece, pur
essendo grosso modo della medesima taglia, pu arrivare a quindicisedici anni, mentre un cavalier king charles spaniel delle stesse
dimensioni vive solo una dozzina d'anni.
Tutti questi cambiamenti hanno come conseguenza una diminuzione
dell'intelligenza manifesta nel cane anziano. Risponde in minor misura
ai comandi. Reagisce pi lentamente e sembra che qualche volta si
dimentichi le cose. Ovviamente diventa pi difficile insegnargli
novit.
E' possibile controbilanciare l'invecchiamento del vostro cane. La
prima tecnica, e la pi semplice, consiste nell'insegnargli i comandi
di base usando sia la voce che i segni. In questo modo si pu

ricorrere a uno dei due metodi, nel caso scemi la vista oppure
l'udito. Un'istruttrice del nostro club, Barbara Merkley, aveva uno
stupendo shetland di nome Noel. A tredici anni, Noel partecip a una
gara d'ubbidienza per veterani, comportandosi bene e traendo un gran
piacere dal ritrovarsi ancora in un ring. Nessuno degli spettatori che
non conoscevano Noel si accorse che era del tutto sordo ( e lo era
ormai da pi di un anno). Barbara non faceva altro che usare i segnali
manuali che il cane aveva imparato insieme con quelli vocali. Grazie
alla previdenza di Barbara, Noel usc impettito dal ring portando con
orgoglio una coccarda rosa tra i denti, a un'et che equivaleva ai
novant'anni di un essere umano.
La seconda tecnica per controbilanciare l'invecchiamento del cane
riguarda l'apprendimento precoce e la ripetizione.
Quando invecchiano, i cani si comportano pi o meno come gli uomini: i
loro ricordi pi vivi sono quelli di giovent, il loro comportamento
diventa pi infantile. Perci un animale a cui siano stati insegnati i
comandi di base molto presto risponder pi lentamente con il passare
degli anni, ma continuer a eseguirli. Tuttavia esistono eccezioni.
Per esempio, mi hanno raccontato di un golden retriever che si era
sempre comportato con sufficiente autocontrollo durante le passeggiate
senza guinzaglio insieme con il suo padrone. Nell'ultimo anno di vita,
per, sembrava sentirsi pi sicuro e rilassato se camminava al
guinzaglio, come quando aveva imparato per la prima volta la posizione
al piede.
Anche la ripetizione utile per il cane anziano. Una volta che abbia
stabilito uno schema quotidiano e regolare di attivit, manterr tale
schema anche in vecchiaia. La semplice ripetizione di comportamenti
consueti permette all'animale di adattarsi al normale funzionamento
dell'ambiente familiare, oltre a infondergli sicurezza e farlo sentire
a suo agio.
I cani possono imparare anche da anziani, solo ci vogliono molto pi
tempo e pazienza. Se avete stabilito un buon rapporto con il vostro
cane, possibile addestrarlo a qualsiasi et usando alcune delle
tecniche che ho consigliato per i cani meno intelligenti. Recentemente
ho visto un cairn terrier di nome Whistler conquistarsi il primo grado
di ubbidienza all'et di dodici anni. Aveva iniziato l'addestramento
solo un anno prima. Whistler uscito scodinzolando dal ring come un
cucciolo orgoglioso, e se il padrone avesse avuto una coda sono sicuro
che avrebbe scodinzolato con altrettanta soddisfazione.
- Shotgun.
Un cane anziano sempre lo stesso cucciolo che avete allevato; solo
che manca di vigore e mostra qualche segno di logoramento. Per
illustrare quest'asserzione, vi racconter la storia di Shotgun.
Shotgun era un grosso labrador color cioccolato. Al suo padrone, Fred,
era sempre piaciuto cacciare uccelli acquatici quando viveva sulla
costa orientale. Trasferitosi nella splendida campagna della British
Columbia, nel Canada occidentale, gli parve un'ottima idea procurarsi
un cane da fucile e rimettersi a cacciare. Ma le cose non andarono
esattamente cos. Shotgun aveva solo sette mesi quando il lavoro
riport Fred in citt. Poco dopo, Fred si spos, e quando Shotgun
aveva circa due anni il suo padrone e la moglie Clara ebbero la prima
bambina, Melissa. Per una ragione o per l'altra, l'addestramento di
Shotgun alla caccia non era mai cominciato. Shotgun divenne un cane
cittadino. Impar la routine della vita casalinga. Vide la famiglia
crescere: in sei anni erano nati altri due figli, Steven e Daniel.
Anche se Shotgun non era mai stato addestrato alla caccia, aveva
seguito un corso d'ubbidienza per cuccioloni che si teneva nella

chiesa locale e quindi conosceva tutti i comandi di base. Il suo ruolo


era principalmente quello di giocattolo per i bambini e di compagno
per Fred e Clara, nonch quello di sentinella infallibile che lanciava
l'allarme quando udiva un rumore ignoto o sospetto.
Il tempo passava e Shotgun aveva ormai undici anni, l'et della
vecchiaia per un labrador. Si muoveva pi lentamente e aveva smesso di
saltare sul divano. Gli piaceva fare lunghe dormite, anche se talvolta
si lasciava trascinare in qualche gioco movimentato dai ragazzi, che
per lui erano una responsabilit personale. Correva pi lentamente,
per, e non saltava pi cos in alto per afferrare la palla o il
frisbee. Inoltre si stancava facilmente. Stava perdendo l'udito, e
rispondeva pi lentamente e con minor precisione ai comandi imparati
tanti anni prima. Ma molte cose erano rimaste le stesse. Conosceva
l'ora della passeggiata e si fermava in attesa davanti alla porta ogni
pomeriggio alle tre, quando i ragazzi tornavano da scuola. Di notte
continuava a dormire al centro del soggiorno e, come aveva sempre
fatto, compiva un giro di ricognizione della casa ogni ora circa:
infilava il muso nelle camere dei ragazzi e poi controllava Fred e
Clara prima di riguadagnare la sua postazione in soggiorno.
Una notte d'estate, Shotgun si svegli con la sensazione che qualcosa
non andasse. C'era del fumo e, se le finestre non fossero state
aperte, tutta la casa sarebbe stata invasa dal fumo tossico di
qualcosa che bruciava. Il cane cominci ad abbaiare furiosamente per
svegliare gli abitanti, ma non ebbe risposta. Muovendosi con la
rapidit che gli permettevano le ossa artritiche, entr nella stanza
di Fred e Clara. Il suo abbaiare non valse ancora a svegliarli
cosicch, con grande sforzo, salt sul letto piazzando la zampa
anteriore sul petto di Fred e abbaiando a gran voce. Fred si svegli
faticosamente; poi, resosi conto del fumo, svegli la moglie. Corsero
nella camera dei due maschietti, ne presero uno a testa, e scapparono
verso l'esterno della casa ormai in preda alle fiamme. Entrambi
chiamarono urlando Melissa, la primogenita di nove anni, convinti che
il trambusto l'avrebbe svegliata facendola fuggire dalla sua camera.
Appena raggiunto il giardino anteriore, si voltarono: quasi tutta la
casa era avvolta dalle fiamme. I pompieri stavano arrivando, ma di
Melissa nessuna traccia. Fred cerc di rientrare in casa, ma il calore
dell'incendio era insostenibile e lo costrinse a tornare indietro.
Shotgun era ancora all'interno. Forse in qualche parte del suo vecchio
testone si era messo a contare, accorgendosi che uno dei suoi protetti
mancava all'appello. Si trascin lentamente nella stanza di Melissa, e
la trov ritta in mezzo al fumo, terrorizzata e piangente. Abbai e si
diresse verso la porta, ma Melissa non capiva o era troppo confusa per
seguirlo. Allora il cane afferr dolcemente la manica della camicia da
notte e cominci a tirare la bambina verso la porta. Il lato anteriore
della casa era assolutamente inaccessibile, cos il vecchio cane
cambi direzione, per met trascinando e per met guidando la
ragazzina spaventata verso l'uscita sul retro. Quando le fiamme
stavano per raggiungerli, si ritrovarono di fronte alla porta a
zanzariera chiusa con un semplice gancio. Fosse stato pi giovane e
agile, Shotgun avrebbe magari cercato di sfondare la rete della
zanzariera, ma in quel momento gli appariva come una barriera
impenetrabile. Melissa,
troppo intontita per aiutarlo,
restava
impietrita. Per un attimo Shotgun abbandon la manica e si alz sulle
zampe posteriori, quindi spinse il gancio per sbloccarlo (una tecnica
che gli aveva procurato aspre reprimende tanti anni prima quando, da
giovane, l'aveva usata per aprire la porta e dirne quattro a un fox
terrier rompiscatole che entrava sempre nel cortile per scavare
nell'orto).

I movimenti di Shotgun non erano abili come un tempo, e nello spingere


il gancio con il muso si lacer la pelle. Ma tenne duro. Il gancio
usc dall'anello e la porta si apr. Shotgun riafferr la manica di
Melissa e la trascin al centro del cortile, prima di lasciarla andare
per leccarsi le zampe ustionate. Poco dopo, quando arrivarono i vigili
del fuoco, trovarono Melissa avvinghiata al collo del cane. La
ragazzina piangeva sommessamente accarezzandogli il muso sanguinante,
dove il gancio della porta lo aveva ferito.
Shotgun era vecchio, lento e meno resistente che nel passato. Eppure
era ancora il protettore della casa, e aveva messo la sua intelligenza
e capacit di risolvere i problemi completamente al servizio della
sicurezza e del benessere dei padroni.
Certamente vecchio non
significa ottuso, inutile o esaurito. Shotgun quella notte aveva
dimostrato la sua grande intelligenza. Aveva capito che qualcosa non
andava e poi era riuscito a risolvere il problema di svegliare i
padroni per avvertirli. Si era accorto che mancava un bambino e aveva
trovato una risposta al dilemma di come portarlo fuori dalla casa. Di
fronte alla porta principale bloccata dal fuoco, aveva trovato una
soluzione alternativa, e davanti al gancio della porta posteriore
aveva risolto l'ultimo problema trovando il modo di scappare. I cinque
esseri umani che formavano il suo branco, la sua famiglia, i suoi
padroni,
tutti
dovevano
la
vita alla capacit di elaborare
informazioni e di risolvere problemi di quel vecchio cervello.

Bibliografia.
Per saperne di pi sui cani in generale si consigliano B. Fogle, "The
Dogs Mind", London, Pelham Books, 1990, e R. A. Caras, "A Dog Is
Listening", New York, Simon and Schuster, 1993. Entrambi questi autori
hanno scritto anche altre opere sui cani,
sempre
ricche
di
informazioni e di piacevole lettura.
Per notizie sul comportamento dei cani in rapporto a quello degli
altri canidi selvatici sono preziose, per quanto un po' tecniche, le
opere di R. F. Ewer, "The Carnivores", Ithaca, Cornell University
Press, 1985, e di M. W. Fox, "Behaviour of Wolfes, Dogs and Related
Canids", London, Cape, 1985. R. Fiennes e A. Fiennes, in "The Natural
History of Dogs", London, Weidenfeld and Nicolson, 1968, offrono
un'interessante trattazione generale, mentre K. Lorenz, "E l'uomo

incontr il cane", Milano, Adelphi, 1975, affronta questo argomento in


modo informale ma molto divertente.
La massima autorit in materia di genetica del comportamento E. O.
Wilson, "Sociobiologia. La nuova sintesi", Bologna, Zanichelli, 1979;
mentre la trattazione pi classica su questo argomento in rapporto ai
cani il libro di J. P. Scott e J. C. Fuller, "Genetics and the
Social Behavior of the Dog", Chicago, University of Chicago Press,
1965.
Una breve ma valida esposizione sulla domesticazione dei cani si trova
in F. E. Zeuner, "A History of Domesticated Animals", New York, Harper
and Row, 1963; un'accurata introduzione alla storia del cane figura
nel libro di C. I. A. Ritchie, "The British Dog", London, Hale, 1981.
La questione della coscienza animale stata dettagliatamente trattata
in numerose opere di D. R. Griffin: fra le pi recenti, "Animal
Minds", Chicago, University of Chicago Press, 1992. Altrettanto valido
il lavoro di D. Radner e M. Radner, "Animal Consciousness", Buffalo,
Prometheus, 1989. "Mindwaves: Thoughts on Intelligence, Identity and
Consciousness", a cura di C. Blackemore e S. Greenfield, London,
Oxford University Press, 1987, presenta un'interessante raccolta di
teorie contrastanti.
La comunicazione animale viene affrontata
con
l'ottica
dello
specialista da J. R. Krebs e R. Dawkins in un capitolo del volume
"Behavioral Ecology: An Evolutionary Approach", Sunderland, Mass.,
Sinauer, 19842. Anche M. W. Fox, "Understanding Your Dog", New York,
Coward-McCann, 1982, offre un'eccellente trattazione dell'argomento
con specifica attinenza al cane. Interessante l'approccio al medesimo
aspetto in rapporto alla comunicazione umana proposto da K. Lorenz,
"Studies in Animal and uman Behavior", Cambridge, Harvard University
Press, 1971.
Le differenze di comportamento e di personalit nelle varie razze sono
analizzate in B. Hart e L. Hart, "The Perfect Puppy", New York,
Freeman, 1988, e in D. F. Tortora, "The Riht Dog for You", New York,
Simon and Schuster, 1980.
Le due teorie dell'intelligenza umana che sono servite da modello per
la mia analisi dell'intelligenza canina sono esposte in H. Gardner,
"Formae Mentis. Saggio sulla pluralit della intelligenza", Milano,
Feltrinelli, 1989, e in R. J. Sternberg, "The Triarchic Mind: A New
Theory of Human Intelligence", New York, Viking, 1988.
I test per misurare l'intelligenza e valutare la personalit dei cani
sono stati elaborati in base a una serie di manuali utilizzati da
varie associazioni per l'addestramento di cani per ciechi, di cani per
sordi e cani da soccorso. In alcuni casi manuali e informazioni mi
sono stati gentilmente forniti da membri di queste associazioni; altri
me li sono procurati presso l'American Kennel Club Library di New
York. (Questa biblioteca accessibile a tutti e il suo personale
estremamente disponibile. E' la migliore fonte di pubblicazioni
relative ai cani in cui mi sia mai imbattuto, e la consiglio vivamente
a chi seriamente intenzionato a studiare tale materia.) Per i miei
test mi sono basato anche su W. A. Luszki e M. B. Luszki, "How to Test
Your Dog's IQ", New York, Tab Books, 1980. Una storia dei primi passi
per l'elaborazione di test destinati a valutare l'intelligenza e il
temperamento dei cani si trova in C. J. Pfaffenberger, "The New
Knowledge of Dog Behavior", New York, Howell, 1963. I fondamenti
teorici di molti test sono contenuti nel gi citato volume di Scott e
Fuller. Numerose riviste offrono un panorama di scritti divulgativi
pi recenti sull'argomento. Fra i pi utili ricordiamo: G. T. Fisher e
W. Volhard, "Puppy Personality Profile", in AKC Gazette, marzo 1985,
pagine 36-42; M. Bartlett, "Puppy Aptitude Testing", in AKC Gazette,

marzo 1979, pagine 31-42; G. R. Johnson, "Temperament Testin Adult


Dogs for Service Work", in Off-Lead, aprile 1980, pagine 27-30; H.
G. Martin, "Assessing Temperament", in Off-Lead, settembre 1978,
pagine 14-17; K. Phelps, "Evaluating Litters", in AKC Gazette, marzo
1985, pagine 43-47; K.L. Justice-March, "Hearing Dog Test", in OffLead, settembre 1985, pagine 34-37; R. Fjellanger, R. Gimre e T.
Owren, "Behavior Analysis of the Dog", prima parte in Off-Lead,
febbraio 1988, pagine 20-23, e seconda parte in Off-Lead, marzo
1988, pagine 15-20; W. Handel, "The Psychological Fundamentals of
Character
Evalaution",
in
Rocky
Mountain Schutzhund Tales,
settembre-ottobre 1981, pagine 7-12.
Un'opera che contiene informazioni tecniche circa
gli
effetti
dell'invecchiamento sulle facolt mentali quella di L. Bustad,
"Animals, Aging, and the Aged", Minneapolis, University of Minnesota
Press, 1980; un approccio pi divulgativo (con consigli su come
comportarsi con un cane anziano) invece offerto da B. Hershhorn,
"Active Years for Your Aging Dog", New York, Hawthorn, 1978.
Infine chi interessato al folclore sui cani non pu trovare di
meglio che M. Leach, "God Had a Dog", New Brunswick, Rutgers
University Press, 1961, e P. Dale-Green, "Lore of the Dog", Boston,
Houghton Mifflin, 1967.