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USO PRIVATO DEGLI SPAZI CONDOMINIALI

Il punto di partenza � l'interpretazione e estendibilit� del seguente articolo del


CC:

Recita l'art. 1102 c.c.:


�Ciascun partecipante puo' servirsi della cosa comune, purch� non ne alteri la
destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo
il loro diritto. A tal fine puo' apportare a proprie spese le modificazioni
necessarie per il migliore godimento della cosa.�

Corte di Cassazione, sentenza 10 maggio 2004, n. 8852


Secondo i giudici: �la nozione di pari uso della cosa comune cui fa riferimento
l'art. 1102 c.c. - che in virtu' del richiamo contenuto nell'art. 1139 c.c. e'
applicabile anche in materia di condominio negli edifici - non va intesa nel senso
di uso identico e contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun
partecipante alla comunione la facolta' di trarre dalla cosa comune la piu' intensa
utilizzazione, a condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri,
essendo i rapporti condominiali informati al principio di solidarieta', il quale
richiede un costante equilibrio fra le esigenze e gli interessi di tutti i
partecipanti alla comunione�. (tra le tante Cass. 30 maggio 2003 n. 8803).

In nessun caso inoltre l'utilizzazione personale della cosa comune puo' alterare il
decoro architettonico dello stabile (Cass. 10 maggio 2004, n. 8852).

Corte di Cassazione, sentenza n. 53/2014


la Corte ha affermato che gli interventi sul muro comune, come l�apertura di una
finestra o di vedute, l�ingrandimento o lo spostamento di vedute preesistenti, sono
espressione del legittimo uso di parti comuni per gli effetti dell�articolo 1102
del Codice civile.
Im rispetto dell'art 1102 del Codice civile che consente al condomino di �servirsi
della cosa comune purch� non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri
partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto� sempre che ci� avvenga
nel rispetto dei divieti di cui all�articolo 1120 e delle norme edilizio-
urbanistiche.

Cassazione, sentenza 5122/1990


Per l�alterazione di destinazione del bene comune (limite qualitativo) la
giurisprudenza insegna che i muri perimetrali di un fabbricato condominiale
adempiono alla funzione di recingere l�edificio delimitandone il perimetro, e di
sorreggere le strutture e contenere le porte, finestre, per cui il singolo
condomino pu� utilizzare il muro comune per aprire nuove porte e finestre
(Cassazione, sentenza 5122/1990), perch� queste modifiche non incidono sulla
destinazione del muro (Cassazione, sentenza 420200/2005).

Cassazione, sentenza 14107/2012


Per il pari uso degli altri partecipanti al condominio (il limite quantitativo),
sempre secondo la giurisprudenza (Cassazione, sentenza 14107/2012), l�uso
particolare e pi� intenso che il cond�mino pu� trarre dal bene comune (il muro
perimetrale) deve essere compatibile con i diritti degli altri.

Corte di Cassazione, sentenza n. 53/2014


La Corte stabilisce pertanto che se il singolo cond�mino vuole demolire una
porzione di muro per ampliare o ricavare porte o finestre, si verifica solo un uso
pi� intenso (legittimo) che non impedisce n� limita l�altrui pari uso, precisando
anche che per queste opere, purch� che non alterino la destinazione del muro e non
impediscano l�altrui pari uso e/o non compromettano il decoro dello stabile, non
c�� alcuna necessit� di ottenere l�approvazione assembleare, trattandosi di
esercizio delle facolt� inerenti al diritto dominicale su parti comuni (si veda
anche la sentenza di Cassazione 3508/98); anche un'eventuale delibera condominiale
contraria non preclude pertanto la possibilit� di attuare la modifica,
indipendentemente dalla mancata impugnazione della stessa (si vedano anche le
sentenze di Cassazione 1554/1997 e 3508/1999).