Michael Hudson - Vita e Pensiero
Argomenti trattati
Michael Hudson - Vita e Pensiero
Argomenti trattati
“Michael Hudson è sicuramente il più innovativo, e a mio avviso il più importante storico
economico dell'ultima metà del secolo”
David Graeber, docente di Antropologia alla London School of Economics.
“Michael Hudson rivela il vero significato di “E rimettici i nostri debiti”. Ha molto più a che fare
con la scacciata dei prestatori dal tempio di quanto i prestatori di oggi vorrebbero farvi sapere.”
Steve Keen, preside della School of Economics, Politics, and History alla Kingston University.
“Michael Hudson è il miglior economista del mondo … I miei lettori spesso mi chiedono come
possono imparare l'economia. La mia risposta è quella di passare molte ore sui libri di Hudson. La
imparerete meglio di ogni premio Nobel dell'Economia”
Paul Craig Roberts, sottosegretario al Tesoro dell'Amministrazione Reagan.
L'intervista al professor Michael Hudson che ho qui tradotto col suo gentile consenso, è stata
condotta all'Università di Pechino per la Second World Conference del 7 maggio 2018. L'intervista
è stata concessa a Lau Kin Chi della Global University for Sustainability.
Ringrazio Patrick Boylan (US Citizens for Peace & Justice e Comitato No-War) per la revisione di
alcune parti specifiche della traduzione (i cui eventuali errori rimangono comunque di mia
responsabilità). Pur avendo integrato alcune ellissi o troncature, ho cercato di mantenere il più
possibile il tono discorsivo, quasi un flusso di coscienza, dell'intervista.
-.-.-.-.
Sono nato a Minneapolis, che è l'unica città al mondo che è stata una città trotzkista. Durante gli
anni Trenta era un centro trotzkista e i miei genitori lavoravano per Leon Trotzki in Messico.
Quando avevo tre anni mio padre fu incarcerato sulla base dello Smith Act come prigioniero
politico perché teneva sugli scaffali opere di Lenin e Marx e per essere uno dei leader dello sciopero
generale di Minneapolis del 1934-1936. Così sono cresciuto conoscendo membri della Rivoluzione
Russa, membri del Comitato Centrale ai tempi di Lenin.
Quando mio padre uscì di cella ci trasferimmo a Chicago dove si trovò un lavoro di curatore delle
Traffic World and Traffic Supply News. Si era laureato all'Università del Minnesota con un Master in
Business nel 1929, e arrivò la Grande Depressione. Avrebbe voluto andare in America Latina e
diventare miliardario ma quando arrivò la Grande Depressione pensò che il capitalismo non era
giusto e così diventò trotzkista e divenne curatore del Northwest Organizer, che era il giornale dei
lavoratori. Così mentre crescevo venivano a casa i vecchi membri del Partito Comunista Tedesco,
Americani, e mi raccontavano le storie della rivoluzione così che quando divenni più grande ci si
aspettava che avrei capeggiato una rivoluzione, se le condizioni erano quelle giuste. Così nella mia
adolescenza si discuteva quali fossero le giuste condizioni rivoluzionarie.
Ma a quel tempo non ero così tanto interessato alla politica. Ero attratto dalla fisica, dalla chimica e
sempre di più dalla musica.
Poi andai all'Università di Chicago, che era un istituto superiore per bambini dotati. Mio padre
aveva il più alto QI del sistema penitenziario federale, mi hanno detto. Così hanno pensato: questo
ragazzino deve essere sveglio e mi hanno fatto un test e mi hanno messo in una scuola molto buona.
Il mio anno più formativo fu il decimo, quando avevo quattordici anni. Avevamo un insegnante di
scienze sociali di destra, Curtis Edgett. Iniziò a darmi del “rosso”. Teneva un cartello sulla lavagna:
“Friggeteli tutti come in Rosenberg”. I Rosenberg erano le spie staliniste, ma quando gli chiesi “A
cosa si riferisce, ai comunisti?”, rispose: “No, mi riferisco agli Ebrei”.
Be', lui mi poteva chiamare stalinista, comunista. Ma avevamo anche un compagno [veramente]
stalinista, Danny Landau. Lui mi dava del fascista perché io ero trotzkista. Così alle superiori ero la
voce ragionevole di centro. E' stato l'unico periodo della mia vita in cui mi sono trovato nel centro.
Io e i miei amici entravamo in classe e i miei compagni portavano le opere di Lenin e le mettevano
sui banchi accanto per poterle citare.
Quando mio padre era in prigione, una delle cose che aveva fatto era stata quella di compilare un
dizionario di tutte le cose che Lenin e Trotzki avevano detto su vari soggetti. Alzavo la mano e
l'altro professore chiedeva quando Lenin aveva detto questo e io rispondevo nel volume 6 a pagina
322 e i miei compagni “sì, sì, è così”. Mi piace essere odiato da quelli di destra perché questo mi ha
fatto avere molti amici e così mentre lo stalinista mi chiamava fascista e i fascisti mi chiamavano
comunista, io reclutavo molti membri per il gruppo socialista giovanile di Chicago.
I miei genitori avevano lavorato per Leon Trotzki in Messico come molta altra gente a Minneapolis,
così ero molto soddisfatto di essere in una posizione antagonistica e in qualche modo essere in
posizione antagonista non mi ha mai nuociuto.
Ma il mio interesse era la musica, a quel tempo, e io studiavo pianoforte e di fatto studiavo per
diventare direttore d'orchestra.
Quando mi sono laureato nel 1959 all'Università di Chicago, la mia laurea fu in Filologia
Germanica e Storia della Cultura, ma mentre ero là studiavo anche a tempo pieno musica,
soprattutto le opere di Heinrich Schenker, il musicologo tedesco.
Nel 1960, quando la vedova di Leon Trotzki, Natalia, morì, il suo esecutore testamentario, Max
Schachtman, mi assegnò i diritti d'autore, dicendo che visto che ero un figlioccio di Trotzki, dovevo
mettere su una casa editrice. Così mi misi a scrivere. Ebbi una corrispondenza con György Lukács,
il critico di letteratura ungherese, e lui mi concesse i suoi diritti d'autore e arrivai a New York,
pensando che avrei messo su una casa editrice mentre studiavo direzione d'orchestra con Dimitri
Mitropoulos, che era il direttore della New York Philharmonic.
Be', non trovavo nessuno che mi aiutasse per la pubblicazione di questa o quell'opera. Per tradurre
le sue opere Lukács insisteva perché io prendessi un suo studente, Arthur Kahn. Fu una traduzione
disastrosa. Io volevo correggerla ma lui rifiutava ogni correzione, così decisi più o meno di lasciar
perdere.
Poi avvenne una cosa che cambiò la mia vita. L'amico migliore con cui ero cresciuto si chiamava
Gavin MacFadyen. Forse lo conoscete, perché è un famoso documentarista, cineasta e fondatore del
Centro di Giornalismo Investigativo a Londra. Mi aveva fatto conoscere Terence McCarthy, un
comunista irlandese che aveva tradotto le Teorie sul Plusvalore di Marx. Un pomeriggio
discutemmo dei cambiamenti dei livelli dell'acqua in America. Il ciclo delle macchie solari e il
livello dell'acqua sarebbero saliti e scesi causando una perdita di raccolti che avrebbe portato a
un'emorragia di denaro nei mercati azionari e obbligazionari, causando una crisi finanziaria
periodica. Ai miei occhi questo era così bello, così estetico che decisi sui due piedi di diventare un
economista e Terence disse che sarebbe diventato il mio mentore se io avessi letto tutta la
bibliografia delle Teorie sul plusvalore di Marx.
Questo è il motivo per cui finii per incontrare la maggior parte dei commercianti dei libri più rari di
economia di New York City. Finii per lavorare part-time per Augustus Kelley, come curatore ed
estensore di introduzioni di alcune ristampe di classici di economia che che lui pubblicava. Come
compenso per le introduzioni, mi dava dei libri. Avevo una grande biblioteca, compresi molti autori
americani protezionisti, molti economisti che sono scomparsi dall'usuale storia del pensiero
economico.
Nel frattempo dovevo trovarmi da vivere. Ero arrivato a New York con solo 15 dollari in tasca e nel
1959, con 15 dollari, come sapete, potevo fare poco. Spendevo qualcosa per un hotel lercio nel
Greenwich Village. Poi una volta feci una passeggiata e arrivai a un bar con musica folk e pensai:
“Oh, bello! Musica folk! Entriamo!”. Entrai per sentire una chitarra. Una persona mi si avvicinò e
disse: “Ah, Huck Hudson!”. Quando ero giovane mi chiamavano Huck perché il libro favorito di
mio padre era Huckleberry Finn di Mark Twain. Era John Herold, che era stato a casa mia a
Chicago mentre andava all'Università del Wisconsin, per far visita al mio amico Gavin. Era
diventato un cantante folk. Mi offrì di stare da lui finché non avessi trovato un lavoro e un alloggio.
Così mi trasferii dall'hotel a casa sua nel giro di una notte, e trovai un posto come dattilografo in
Francese per Wonder Bread.
Questo avvenne perché ero andato a un'agenzia di collocamento e l'unica cosa che sapevo fare io e
che non sapeva fare la maggioranza degli altri era battere a macchina velocemente in Francese e in
Tedesco. Così l'ho fatto per un po' e poi decisi di iscrivermi a un corso di economia e prendermi un
master alla New York University.
Il vantaggio della New York University era che gli insegnanti erano tutti part-time e quindi non gli
interessava il mio cervello ma solo i miei soldi. Questo mi andava bene. Così mi tenni il cervello e
non me lo feci lavare.
Mi chiesero: “Hai qualche background in economia?”.
Risposi: “No, il mio background è in musica e storia culturale”. Il mio mentore a Chicago in storia
culturale era stato Eugen Jolles che mi aveva introdotto ai lavori di Spengler e di Egon Friedell,
Nitzsche e altri autori. Quella era la letteratura su cui mi ero formato.
Mi iscrissi alla NYU e ottenni un lavoro presso la Saving Banks Trust Company, che era una delle
tante banche commerciale in cui le casse di risparmio mettevano le proprie riserve. Allora c'erano
135 casse di risparmio a New York e adesso non ce n'è più nemmeno una, sono state tutte
cannibalizzate, sono state tutte comprate dalle banche commerciali. Ma allora il mio lavoro era
quello di seguire i risparmi a New York, come crescevano esponenzialmente e metterli a confronto
con i prestiti per mutui ipotecari. Il grafico di questi depositi era come un battito cardiaco. I depositi
nelle casse di risparmio crescevano ogni trimestre quando venivano pagati i dividendi. Così vedevo
chiaramente che fondamentalmente la gente lasciava i propri risparmi in banca a crescere
automaticamente, esponenzialmente, con gli interessi. E vidi che questo riciclo di debiti fruttiferi
finiva nel mercato del mattone per alzare il prezzo delle case.
Il mercato immobiliare è una cosa che non viene insegnata in nessun corso di economia degli Stati
Uniti. L'80% dei prestiti in America, in Inghilterra e in gran parte dell'Europa sono mutui
immobiliari, ma nei libri di testo su cui si studia economia è come se le banche imprestassero invece
i soldi all'industria. Le banche non imprestano un centesimo all'industria per investire in beni
capitali e assumere le persone. Imprestano soldi per acquisire le industrie, per subentrarvi, per
cannibalizzarle e farle a pezzi, ma non per creare capitale. Imprestano su ipoteca, fondamentalmente
imprestano su garanzia di beni, case, locali commerciali, azioni, obbligazioni o altri beni. Così capii
che il quadro di come funziona la finanza era completamente diverso da come me lo insegnavano
alla NYU e nei libri di testo.
Dovetti seguire un corso di finanzia bancaria insegnato da un professore greco ideologizzato,
Stephen Rousseas, che non aveva mai lavorato in una banca - nessuno dei miei professori aveva mai
lavorato in una banca e tutto ciò che sapevano veniva esclusivamente dai libri di testo - e aveva un
articolo di una persona che poi divenne mio amica, Hyman Minsky, la cui idea era che il ciclo degli
affari potesse essere spiegato dalle riserve che le casse di risparmio mettevano nelle banche
commerciali e che sarebbero state imprestate all'economia.
Io dissi: “Guardi, quello che lei chiama “sistema delle banche commerciali” è una banca, la banca
dove lavoro io, e noi non imprestiamo un bel niente all'economia. Noi compriamo obbligazioni”.
Così mi rifilò un C+ e mi disse che non avevo capito i libri di testo [1]. Compresi che c'era una
contraddizione assoluta tra come funzionava l'economia reale e ciò che era spiegato nei libri di
testo. Lavorai per il Savings Banks Trust per tre anni. Nel dicembre del 1964 finii i miei corsi e
andai a lavorare come economista alla bilancia dei pagamenti della Chase Manhattan Bank. Fu
l'impiego più formativo che abbia mai avuto, perché la bilancia dei pagamenti è un altro argomento
che non viene insegnato all'università. In seguito io l'ho insegnato alla New School, ma
all'università non si fa cenno alla bilancia dei pagamenti. Solo a una teoria monetaria semplicistica.
Dopo aver finito i corsi, quello che dovevo fare era scrivere la tesi. Terence McCarthy mi suggerì di
farla sul concetto di produttività, perché ce ne sono di diversi - cosa è produttivo, cosa è
improduttivo. C'era un professore all'Università di New York, Solomon Fabricant, proprio come
nella parola “fabbricare”. Era il capo del National Bureau of Economic Research.
Andai nel suo ufficio e lui mi disse: “La prima cosa che voglio che tu faccia, è che tu entri nella
CIA. Io sono un reclutatore”.
Mi mostrò il primo rapporto della CIA pubblicato in America quando la CIA era stata resa pubblica.
Era sulle riserve d'oro della Russia e diceva che la Russia di suo non aveva abbastanza oro nei
fiumi e nelle sue miniere per essere degna di credito.
Ci diedi un'occhiata e dissi: “Lei sa che è tutta una menzogna. Lavoro per la Chase Manhattan
Bank. Un nostro cliente è l'Anaconda Copper Co. Anaconda ha comprato lingotti d'oro dalla Russia
e quei lingotti d'oro non erano fatti dall'oro che viene setacciato nei loro fiumi. Sono un
sottoprodotto elettrolitico della raffinazione del rame. Ciò che dovreste quindi fare è prevedere la
produzione di rame della Russia. Quando si raffina il rame elettroliticamente l'oro e l'argento si
depositano sul fondo ed è questo residuo che è responsabile della maggior parte delle riserve d'oro,
non solo della Russia ma anche di altri produttori di rame come il Cile”.
Rispose: “Ho capito, va bene. Non sei fatto per la CIA”.
Non riuscivo a credere che non conoscesse il mio background, ma questo non aveva importanza.
Gli dissi comunque che volevo scrivere la mia tesi sul concetto di produttività, perché ero
interessato all'economia classica. In quanto marxista, avevo visto come il marxismo era venuto fuori
dall'economia classica, dall'economia dei Fisiocratici francesi, Adam Smith, John Stuart Mill, e così
via. Il concetto di flusso circolare è sempre stato fondamentale per me, il concetto che l'economia è
un sistema, e l'analisi dei sistemi, che stava diventando popolare giusto negli anni Sessanta.
Fabricant disse: “Queste teorie non hanno valore. Se queste teorie fossero state rilevanti, oggi
avrebbero avuto successo e sarebbero finite nei libri di testo. Se una teoria non è più seguita è
perché è morta in una lotta darwiniana per l'esistenza, ed è irrilevante”.
Così andai a parlare con un professore di cui ero diventato amico, un ex comunista che insegnava
ciclo di business, Gerhart Bry. Era profugo dalla Germania. Discutemmo su alcuni libri che andai a
comprare da dei librai e feci la mia tesi su Erasmus Peshine Smith, quello che aveva scritto il
Manuale di Economia Politica che divenne la dottrina del Partito Repubblicano nel 1853. Avevo
deciso di fare la tesi sul protezionismo americano col prof. Bry e non ebbi nessun problema a
prendermi il PhD finché arrivai agli orali.
Di nuovo, la NYU non aveva nessuno che insegnasse finanza bancaria full-time a Washington
Square, che è il centro della NYU. Così pensai che c'era invece un professore di finanza bancaria
nei quartieri alti, Walter Haines, che aveva scritto un libro di testo. Pensai che doveva conoscere il
sistema bancario. Passai gli orali con tutti i professori con cui avevo studiato, storia economica,
sviluppo del terzo mondo, ma invece il tizio della finanza bancaria mi disse che non sapevo nulla
delle banche, che la mia idea di come funzionassero le banche non aveva nulla a che vedere con ciò
che era scritto nei libri di testo e così dovetti ripetere gli orali dopo aver studiato un mondo fittizio.
Divenni allora consapevole del fatto che l'economia accademica è molto fittizia. Non ha nulla a che
vedere con la realtà. Era veramente una teoria riguardante un universo parallelo, a dire che se se il
mondo funzionasse proprio così, allora la distribuzione della ricchezza sarebbe equa, tutti avrebbero
ciò che gli spetta, nessun guadagno sarebbe immeritato, tutto sarebbe perfetto e bisognerebbe
accettare il mondo così com'è. E io non avevo mai accettato il mondo così com'era, per via di come
ero cresciuto. Come ho già detto, quando ero giovane a Chicago pensavo che gli anni della Seconda
Guerra Mondiale erano stati quelli in cui chiunque poteva essere buttato in galera, perché tutti quelli
che passavano per casa nostra erano stati messi in galera durante la guerra, per il tentativo di indire
uno sciopero o perché erano di sinistra e solo più tardi capii che c'erano veramente combattimenti in
corso e che non mettevano in cella le persone solo perché leggevano Marx o perché erano leader
radicali.
Lavorai alla Chase Manhattan fino al 1967, poi dovetti lasciarla per finire la tesi. Ci misi un anno.
Alla Chase ero diventato lo specialista nel bilancio dei pagamenti dell'industria petrolifera.
Quando iniziò la guerra del Vietnam e l'escalation, il presidente Johnson nel gennaio del 1965,
proprio dopo che ero entrato in banca nel dicembre del 1964, emise la legge della limitazione
volontaria - in realtà obbligatoria - degli investimenti esteri, impedendo alle compagnie americane
di investire più del 5% della crescita degli investimenti dell'anno precedente. Ma l'industria
petrolifera era contraria.
Andarono da David Rockefeller e gli dissero: “Dobbiamo convincere il governo che stiamo
spennando le altre nazioni così velocemente, che siamo capaci di sfruttarle così rapidamente, che
lasciarci continuare ad investire all'estero è veramente d'aiuto alla bilancia dei pagamenti USA. Ci
puoi aiutare con delle statistiche?”.
Così David Rockefeller mi chiese di studiare la bilancia dei pagamenti dell'industria petrolifera.
Rockefeller mi disse: “Non vogliamo che lo faccia il dipartimento Gas & Oil della Chase, perché
sarebbero visti come lobbisti. Nessuno sa chi è lei, così lei è neutrale. Vogliamo sapere come stanno
veramente le cose, e se vanno come pensiamo che vadano, pubblichiamo quello che lei scriverà; se
non ci piace ce lo terremo per noi, ma per favore ci dica come stanno le cose”.
Aggiunse: “Può fare alle compagnie petrolifere tutte le domande che vuole. Compileranno i moduli
che progetterà per le statistiche. Le diamo un anno di tempo per far tutto”.
Per me era meraviglioso. Il petrolio era il settore chiave internazionale. Saltò fuori che mediamente
un dollaro investito all'estero dalle compagnie petrolifere ci metteva 18 mesi a ritornare
all'economia USA. Il periodo di rientro era veramente veloce.
Il rapporto che scrissi fu messo sulla scrivania di ogni senatore e di ogni rappresentante degli Stati
Uniti e io fui celebrato per essere l'economista dell'industria petrolifera. Insomma, questa cosa mi
aveva insegnato tutto sulla bilancia dei pagamenti che, come dicevo, è un argomento che non viene
insegnato in nessuna università. Così, fatto ciò completai la tesi e sviluppai una metodologia per
l'intera bilancia dei pagamenti statunitense. La maggior parte delle statistiche della bilancia dei
pagamenti veniva cambiata quando era adattata ai conti del prodotto nazionale lordo. Lì i conti
trattano le importazioni e le esportazioni come se fossero pagate in contanti. Così se fate un milione
di dollari di esportazione di grano si assume che immettiate un milione di dollari nell'economia. E
se esportate un milione di dollari di armi, di equipaggiamento militare, tutto torna indietro.
Ciò che invece trovai era che solo una porzione delle esportazioni torna indietro in realtà. E le
importazioni hanno costi nella bilancia dei pagamenti ancora più bassi se comparati al loro valore
nominale. Ad esempio, tutte le importazioni di petrolio in America provengono da compagnie
americane, così se pagate cento dollari di petrolio, un terzo è per i profitti, un terzo è per i salari e
un terzo è per le infrastrutture estrattive, che sono comunque acquistate da società USA che le
esportano nel paese produttore di petrolio.
Le persone con cui ero a più stretto contatto per quello studio erano della Standard Oil, che è
sempre stata molto vicina ai Rockefeller, come sapete bene. Così riesaminai le statistiche e gli
chiesi:
“Dalla bilancia dei pagamenti non riesco a capire dove la Standard Oil estrae il profitto. Fa profitto
producendo petrolio, cioè alla fine del ciclo di produzione? O lo fa vendendolo alle stazioni di
servizio, cioè alla fine della vendita al dettaglio?”.
Il tesoriere della Standard Oil rispose:
“Ah ah, ti posso dire dove lo facciamo. Lo facciamo proprio qui nel mio ufficio”.
Chiesi come: “Che nazioni ci posso vedere qui dentro? Non ci vedo l'Europa, non ci vedo l'Asia,
non ci vedo l'America Latina o l'Africa”.
Rispose: “Ehi, non vedi che proprio alla fine delle indicazioni paese per paese degli introiti
internazionali c'è una cosa chiamata “internazionale”?”.
Risposi: “Certo, e questo mi ha sempre confuso. Dov'è? Credevo che tutti quei Paesi stranieri
fossero l'internazionale”.
Mi spiegò allora che “internazionale” indica quelle nazioni che non sono in realtà nazioni. Sono la
Liberia e Panama, nazioni che usano esclusivamente il Dollaro statunitense e non la loro valuta.
Così l'industria del petrolio non corre alcun rischio valutario. Sono bandiere di convenienza e non
mettono nessuna tassa sugli utili. Mi spiegò che la Standard Oil vendeva il suo petrolio a un prezzo
molto basso dal Vicino Oriente alla Liberia, a Panama o al Lagos, o ovunque ci fosse una bandiera
di convenienza e nessuna tassa sugli utili. Poi loro lo rivendevano ad un prezzo molto alto alle sue
raffinerie in Europa e in America, a un prezzo talmente alto che queste affiliate downstream non
facevano nessun utile. Così non c'erano tasse da pagare. Nonostante tutti gli investimenti petroliferi
statunitensi in Europa non c'erano tasse da pagare perché il costo certificato delle compagnie
petrolifere era altissimo. E invece pagavano così poco per barile alle nazioni del Terzo Mondo,
come l'Arabia Saudita, che queste si prendevano solo una royalty. La Standard Oil e le altre
compagnie petrolifere USA - e anche le compagnie minerarie - non guadagnavano nulla là, perché
vendevano ad un prezzo bassissimo. Tutti i profitti venivano formalmente generati in Liberia o
Panama. Che sono non-stati.
Questo mi permise di avere una precisa idea di ciò che la gente oggi chiama “lavaggio del denaro”.
In uno degli ultimi mesi di lavoro alla Chase Manhattan, nel 1967, stavo salendo al mio ufficio al
nono piano e un uomo entrò nell'ascensore e mi disse:
“Stavo proprio venendo nel suo ufficio, Michael. Questo è un rapporto. Sono del Dipartimento di
Stato”. Pensai che questo significasse “sono della CIA”.
“Vogliamo calcolare quanti soldi gli USA potrebbero fare se fondiamo delle filiali bancarie e
diventiamo la banca per tutti i proventi del crimine nel mondo”. Continuò: “Ci siamo fatti l'idea che
possiamo finanziare (e me lo diceva in un ascensore), possiamo finanziare la guerra del Vietnam se
tutti i proventi della droga, tutti i soldi del crimine entrano in America. Può calcolare quanto
potrebbe essere?”.
Così passai tre mesi a calcolare quanti soldi arrivavano in Svizzera dal commercio della droga,
quanto era il volume del commercio di droga in dollari. Mi aiutarono con ogni sorta di statistica a
riguardo e dissero:
“Possiamo diventare la capitale criminale del mondo e questo finanzierebbe il Dollaro e ciò ci
permetterebbe di affrontare le spese per sconfiggere il comunismo in Vietnam e da altre parti. Se
non facciamo così quelli che lanciano le bombe arriveranno a New York”.
Così divenni uno specialista in riciclaggio! Nient'altro mi avrebbe potuto formare meglio per capire
come funziona l'economia mondiale. Avevo tutti i dati statistici che volevo, avevo l'aiuto delle
persone del governo che mi spiegavano come lavorava la CIA con il commercio di droga e con altri
criminali e sequestratori di persone per raccogliere fondi che così rimanevano fuori dal bilancio
ufficiale e il Congresso non doveva quindi dare la sua approvazione quando decidevano di uccidere
persone o sponsorizzare una rivoluzione. Su questo erano totalmente aperti con me. Mi accorsi che
non avevano mai eseguito un controllo di sicurezza su di me.
Come ho detto, volevo fare uno studio della bilancia dei pagamenti di tutti gli Stati Uniti. Andai a
lavorare da Arthur Andersen, che all'epoca era una delle Big Five di accounting negli USA. Poi fu
condannata per frode quando venne coinvolta nello scandalo Erron e fu chiusa. Così passai un anno
applicando la mia analisi al deficit della bilancia dei pagamenti. Quando finalmente finii, trovai che
l'intero deficit nella bilancia dei pagamenti negli anni Sessanta, dalla guerra del Vietnam, l'intero
deficit della bilancia dei pagamenti erano spese militari all'estero. Il settore privato del commercio e
degli investimenti era in perfetto pareggio; turismo, commercio, investimenti erano esattamente in
pareggio. Tutto il deficit era militare.
Consegnai quindi le mie statistiche. Il mio boss, Mr. Barsanti, entrò da me tre giorni più tardi e
disse:
“Ho paura che dobbiamo licenziarti”.
Chiesi: “Che è successo?”.
Rispose: “Be', lo abbiamo fatto avere a Robert McNamara” (che era il Segretario alla Difesa e poi
divenne una persona persino più pericolosa alla Banca Mondiale, che probabilmente è più
pericolosa per il mondo dell'esercito degli Stati Uniti. Ma questa è un'altra storia). Mr. Barsanti
disse che McNamara aveva affermato che Arthur Andersen non avrebbe più avuto un solo contratto
governativo se avesse pubblicato il mio rapporto.
In tutti i Pentagon Papers che poi saltarono fuori sul regime di McNamara non c'è nessuna
discussione sui costi per la bilancia dei pagamenti della guerra del Vietnam. Ma questo era proprio
ciò che stava portando via l'oro all'America. Alla Chase Manhattan dal 1964 fino a quando la
lasciai, ogni venerdì la Federal Reserve se ne veniva fuori coi suoi obiettivi, le sue statistiche
settimanali. Noi tracciavamo le riserve d'oro. Tutti parlavano del generale de Gaulle che incassava
oro, perché il Vietnam era [di fatto] una colonia francese e i soldati americani e l'esercito dovevano
utilizzare le banche francesi, i dollari perciò arrivavano in Francia e de Gaulle li incassava come
oro. In realtà la Germania incassava ancora più oro di de Gaulle, ma di questo non si parlava [2].
Così potevo vedere che le spese per la guerra stavano causando un'emorragia d'oro dall'America.
C'erano tre persone, note come il Columbia Group, che dicevano che la guerra del Vietnam stava
distruggendo il sistema monetario americano così come lo conoscevamo. Il gruppo era composto da
Terence McCarthy, il mio mentore, Seymour Melman, un professore della School of Industrial
Engineering della Columbia University, dove anche Terence insegnava, e c'ero io.
Fondamentalmente giravamo per New York City a tenere conferenze.
Il primo articolo che scrissi fu per Ramparts Magazine, ed era intitolato Il Setaccio del Dollaro, su
come la guerra del Vietnam stava buttando l'America fuori dal sistema aureo, cosa che fece, come si
sa, nel 1971 quando il presidente Nixon in agosto decretò un embargo sull'oro. Nel frattempo portai
il mio studio sulla bilancia dei pagamenti alla Business School della New York University e loro mi
dissero: “Oh, grande! Lo pubblichiamo”. Così riuscii a farlo pubblicare immediatamente.
Questo mi fece ottenere l'invito a tenere una lezione alla Graduate Faculty della New School for
Social Research di New York.
In quel periodo stavo analizzando la guerra del Vietnam, dovevo analizzare il prezzo del rame. Ogni
soldato in Vietnam usava una tonnellata di rame all'anno. In un certo senso era come se si
combattessero l'un l'altro con lingotti di rame. Stavo quindi cercando di prevedere i prezzi del rame
osservando l'aumento delle truppe, una tonnellata di rame per ogni soldato, e la previsione che il
prezzo del rame sarebbe salito. Così per un certo periodo fui conosciuto come Mr. Copper, Signor
Rame. Come dicevo, Anaconda era un grande cliente della Chase e Kennecott era un cliente di
Citibank ed erano un gruppo di mercanti che amavano solo il rame. Io amo il rame e quando un
capo del gruppo disse “L'alluminio e un metallo di merda”, io sentii come loro che era bello il rame.
Nel 1968 l'oggetto principale dei furti negli Stati Uniti era il rame. La gente si portava via le
grondaie in rame delle chiese, così come i fili che entravano nelle case. I ladri si portavano via ogni
pezzo di rame perché i prezzi salivano, così mi resi conto del fenomeno di riciclo e della misura in
cui le fonti del metallo non erano solo le miniere ma il riciclo di varie cose.
Finii lavorando per un po' per la Continental Oil come loro economista e mentre facevo ciò
comprarono su mia raccomandazione la compagnia del rame di Baghdad, perché vedevo che la
guerra sarebbe andata avanti ancora per un po'. Si misero anche nel ramo immobiliare.
Bene, poi si spostarono nel Connecticut e io decisi di fare il professore alla New School perché non
avevo mai avuto un corso di teoria commerciale e l'unico modo per imparare una cosa è insegnarla.
Così tenni un corso di teoria commerciale e venni assunto come membro della facoltà a tempo
pieno nel 1970 per insegnare analisi del reddito nazionale, dove usavo le Teorie sul Plusvalore di
Marx come mio libro di testo. Ciò fece infuriare il capo del dipartimento, Robert Heilbroner, che di
Marx aveva un'idea che riguardava soltanto ciò che prendeva a colazione e come si sentiva dopo e
se aveva veramente avuto una tresca con la sua governante. Non c'era un gran che di analisi
economica. E lui era furioso che io insegnassi Reddito Nazionale.
Mi diceva: “Sei un mascalzone di Wall Street! Devi sapere che solo un terzo degli studenti di
economia viene dal business, un terzo sono studenti stranieri delle Nazioni Unite e un terzo sono
più o meno radicali di sinistra”.
Dava per scontato che io ero lì per gli studenti di business. Non discussi mai nemmeno una volta di
politica alla New School. Capii che l'idea che Heilbroner aveva del marxismo era lo stalinismo, in
un senso molto grezzo. E portò dentro uno stalinista, Steve Hymer, allo scopo esplicito di fargli
insegnare teoria commerciale. E io dissi: “Molto bene! Allora insegnerò teoria monetaria e
bancaria”.
Hymer faceva proselitismo per l'LSD. Diceva agli studenti di prendere l'LSD e poi ascoltare i suoi
corsi. Circa un anno dopo il suo arrivo, andò al meeting di Montreal dell'American Economic
Association, fece prendere l'LSD ai suoi studenti e li fece stare a testa in giù. Mentre tornava a New
York finì con l'auto sotto un camion e il suo gruppo morì. E' veramente pericoloso prendere l'LSD
quando si guida.
Gli studenti stranieri venivano nel mio studio e mi chiedevano: “Ma quel tizio è della CIA? Perché
mai vuole che noi assumiamo LSD se non perché vuole farci espellere o farci arrestare o diventare
spie? Lei che dice?”. Così io ero quello con cui loro si confidavano e ciò spinse ancor più
Heilbroner a pensare che io ero un infiltrato di Wall Street.
Hudson: Come ha detto Samir Amin al meeting di ieri, la Cina è l'economia che tenta di essere
l'eccezione al modello economico occidentale. Quel modello sta forzando una scelta tra civiltà e
barbarie. L'Occidente si sta muovendo rapidamente verso la barbarie economica e il militarismo.
Come si può vedere, il programma di austerità dell'Euro sta distruggendo l'Economia europea. Gli
Stati Uniti stanno tagliando le tasse ai ricchi, mentre indebitano tantissimo la classe lavoratrice.
L'unico Pese che è indipendente e non accoglie i consigli della Banca Mondiale e del Fondo
Monetario Europeo è la Cina.
Così speriamo di fare ciò che possiamo per rendere l'economia cinese sufficientemente resistente.
Cosa che significa come la Cina sarà in grado di gestire il suo mercato immobiliare, il suo debito, il
suo sistema fiscale.
Ciò che sto tentando di fare è la stessa cosa che David Harvey ha cercato di fare col discorso di ieri:
far leggere ai marxisti cinesi il volume secondo e, specialmente, il volume terzo del Capitale dove
Marx discute le dinamiche della finanza.
Il marxismo è molto più del primo volume del Capitale. Bisogna leggere il secondo e il terzo
volume e specialmente l'elaborazione di Marx nelle bozze che ci ha lasciato per il secondo e il terzo
volume, cioè le sue Teorie sul Plusvalore dove discute della storia del pensiero economico che ha
portato a lui. Si capirà allora che Marx fu l'ultimo grande economista della tradizione classica.
Mostrò che il capitalismo stesso è rivoluzionario, il capitalismo stesso porta avanzamenti, e
chiaramente lui si aspettava che portasse al socialismo, come in verità sembrava nel XIX secolo.
Invece non sta succedendo questo. Tutto è cambiato con la Prima Guerra Mondiale dopo la quale si
è avuta un'economia anti-classica, che di fatto era un'economia anti-marxista. La battaglia della
teoria marginalista, della teoria austriaca, la battaglia per l'economia-spazzatura che abbiamo oggi,
tutto ciò è fondamentalmente una battaglia contro il marxismo, perché Marx aveva mostrato le
conclusioni logiche dei Fisiocratici, di Adam Smith, di John Stuart Mill, di Ricardo e Malthus. La
conclusione di tutto ciò era la sintesi che aveva fatto lui. Negli Stati Uniti fu poi sviluppata da
persone come Thorstein Veblen e Simon Patten. Così spero di poter contribuire ad aiutare
l'economia cinese ad evitare la dinamica e i processi di finanziarizzazione che stanno distruggendo
l'Occidente.
Hudson's early career at Chase Manhattan Bank observing the balance of payments exposed him to the realities of financial strategies used in global imperialism. His analysis of the US' departure from the gold standard and the subsequent financial maneuvers revealed to him the strategic use of financial policies in reinforcing US dominance, which contradicted the overly simplistic explanations provided in formal education .
Hudson's work provided a critical reevaluation of global financial systems, revealing the strategic use of financial policies and balance of payments to maintain imperial dominance. His insights into the interconnectedness of military expenditures, dollar cycles, and international lending practices have reshaped our understanding of how finance is used as a tool of global influence, offering a more nuanced perspective of power dynamics typically obscured by conventional economic narratives .
Hudson's insight into the real estate lending market highlighted that 80% of loans were directed towards mortgages rather than industrial capital, a reality overlooked by economic textbooks. This disconnect revealed that academic teachings did not reflect the true nature of financial operations in the market, where banks focus on asset-backed lending rather than productive investments .
Hudson asserts that economic theory cannot be separated from history as it is essentially a history of economic developments. He criticizes the academic detachment of theoretical models from historical context, stressing that understanding the fluidity of economic history is essential for realistic and applicable economic theory, which helps unveil the political motivations masked by so-called objective mathematics .
Michael Hudson challenges traditional economics by critiquing its reliance on theoretical models detached from real-world facts. Unlike traditional academia, which bases concepts on models, Hudson derives concepts from concrete facts, much like Marx emphasized. He questions the established economic science taught in universities by confronting it with 'stubborn facts' that demonstrate the interconnectedness of economic events .
Hudson drew parallels between ancient debt cancellation practices, such as those in Babylon, and contemporary economic issues like unpayable personal debts. He identified these ancient practices as foundational to understanding the need for systemic economic resets—canceling debts to prevent socioeconomic crises, akin to modern financial bailouts, suggesting continuity in economic thought and policy necessity .
Hudson argued that the creation of money historically served the purpose of controlling debt rather than facilitating commerce. Historical practices involved using money primarily within state-controlled systems, like palatial economies, not for market exchanges. This challenges traditional beliefs about money's origin and highlights its role in structuring societal relationships and obligations .
The US's departure from the gold standard in 1971, described by Hudson, was a financial strategy to free US currency from gold constraints, allowing for greater flexibility in international monetary policy. This decision facilitated the use of the dollar in global trade and finance, boosting US economic strategy by allowing the manipulation of foreign dollar reserves and maintaining economic influence without the limitations imposed by gold reserves .
Michael Hudson highlighted that the actual practice of banks was to provide loans based on mortgages and guarantees, contrary to textbook teachings that banks lend to industries for capital investments. He noted that this misalignment was not addressed in academic settings, revealing a gap between real-world financial operations and academic theory, which often did not account for major elements like the balance of payments or the accurate functioning of financial cycles .
Michael Hudson observed that US military spending abroad resulted in a flow of dollars into European and Asian economies, which these countries then loaned back to the US by buying Treasury bonds. This created a cycle where foreign central banks were effectively financing US military expenses and their own potential encirclement by US military bases, which was a cunning form of financial imperialism .