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Carico di collasso
di una volta a botte
in muratura esposta
ad un incendio nominale
■ Federico Carannante, Luca Ponticelli

L’abstract
con l’uso di tecniche di consolidamento, di
cui è possibile reperire una buona quantità di
Nel presente lavoro viene sviluppata una procedu- informazioni sia tecnico-scientifiche che nor-
ra analitica per il calcolo del moltiplicatore di col-
lasso di una volta a botte in muratura esposta ad mative.
un incendio nominale. Il lavoro mostra lo sviluppo Una problematica particolarmente attuale di
dell’analisi termica di una struttura a volta, consi- queste strutture è quella legata alla verifica al
derando l’intradosso della volta esposto ad un in-
cendio caratterizzato dalla curva d’incendio ISO
fuoco.
834. Anche per archi e volte la valutazione del ri-
Dall’integrazione dell’equazione di Fourier, fissate schio di incendio va effettuata, come per tut-
le condizioni ai limiti ed iniziali, si ricava il profilo di te le costruzioni, indipendentemente dal fat-
temperatura lungo lo spessore della volta al varia-
re del tempo e, quindi, anche la riduzione dello to che siano o meno soggette al controllo dei
spessore resistente della volta, secondo quando Vigili del fuoco.
previsto dall’Eurocodice 6. Applicando il Teorema Spetta al progettista stabilire il livello di sicu-
Statico e il Teorema Cinematico dell’Analisi Limite
vengono determinati rispettivamente i minoranti e rezza strutturale e decidere il grado di ap-
i maggioranti dei moltiplicatori di collasso della profondimento delle analisi in caso di manu-
volta, al variare dello spessore. Nel caso partico- fatti edilizi ospitanti attività non soggette ai
lare trattato, i maggioranti ed i minori dei moltipli-
catori di collasso vengono portati a coincidere,
controlli VV.F. e non normate. Nel caso spe-
riuscendo quindi a ricavare l’istante in cui avviene cifico, l’incendio è un’azione eccezionale
il collasso della struttura, imponendo il moltiplica- (Eurocodici e NTC 2008) e la struttura è chia-
tore di collasso unitario. mata a soddisfare il criterio di resistenza “R”,
ossia conservare la sua capacità portante
per un tempo prestabilito.

L
e strutture in muratura, i cui elemen- Nonostante le volte in muratura rappresenti-
ti orizzontali sono tradizionalmente no una tipologia costruttiva piuttosto ricor-
realizzati in legno o con archi e vol- rente nell’ambito del panorama edilizio italia-
te, rappresentano la tipologia edili- no, non sono facilmente reperibili indicazioni
zia costruttiva più antica e diffusa. su come eseguire la verifica al fuoco né in
La volta è il tipico esempio di copertura ar- normativa né in bibliografia. Al momento può
chitettonica storica, soprattutto nel panora- essere impiegato solo il metodo analitico,
ma edilizio italiano. Gran parte degli edifici in come indicato dalla circolare DCPREV
muratura è degna di interesse culturale e 12979 del 16/09/2010 e dalla successiva cir-
pertanto va conservata e preservata, anche colare DCPREV 4638 del 5/04/2013.

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Recentemente, la circolare DCPREV 4638 terme a 100 °C lungo lo spessore della vol-
del 5/04/2013 ha consentito di impiegare il ta, al variare del tempo. In questo problema
metodo semplificato dell’Annesso C dell’Eu- assial-simmetrico l’isoterma a 100°C è con-
rocodice 6 parte 1-2, “ponendo cautelativa- centrica con le superfici all’intradosso e al-
mente pari a zero la resistenza della muratu- l’estradosso della volta.
ra nella zona a temperatura intermedia”. Al crescere del tempo l’isoterma a 100°C si
Il metodo prevede l’individuazione di tre zo- sposta verso l’estradosso della volta, e di
ne nella sezione intera, in funzione delle tem- conseguenza per le ipotesi fatte prima, lo
perature raggiunte. Per gli elementi in lateri- spessore resistente della volta si riduce, fino
zio con malta di composizione generica, a che il moltiplicatore di collasso diventa uni-
l’EC6 prevede 600°C e 100°C come valori tario.
della temperatura limite. L’istante di tempo espresso in minuti, in cui
Al di sotto dei 100°C il materiale può essere la posizione dell’isoterma a 100°C rende uni-
considerato completamente resistente, al di tario il moltiplicatore di collasso, rappresen-
sopra dei 600°C il materiale non offre resi- ta la resistenza al fuoco R della volta in mu-
stenza meccanica, mentre tra i 100°C ed i ratura.
600°C il materiale ha una resistenza interme-
dia in funzione di un coefficiente “c”.
Il valore di tale coefficiente, non essendo Dominio d’interazione M-N a freddo
specificato dagli Annessi Nazionali degli Eu-
rocodici, è posto pari a zero in virtù della Si consideri una sezione trasversale rettan-
suddetta circolare DCPREV 4638. golare di un elemento resistente in muratura
Infine, con un’interessante prova ufficiale di in blocchi di laterizio. Si ipotizza che la mu-
resistenza al fuoco su una volta a botte in ratura non è resistente a trazione e si trascu-
muratura, effettuata dalla Direzione Centrale ra l’influenza della sollecitazione tagliante sul
per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica dei dominio d’interazione momento flettente-
Vigili del fuoco, è stata verificata l’affidabilità sforzo assiale.
del suddetto metodo di calcolo strutturale I materiali impiegati per la realizzazione del-
semplificato, pensato per altri elementi co- l’elemento resistente in muratura sono:
struttivi quali pareti e colonne murarie e solo • Blocchi di laterizio pieno di dimensioni
adattato all’analisi delle volte. 5,5 cm x 12 cm x 25 cm dotati di resi-
Nel presente lavoro, viene riportata una pro- stenza a compressione ƒbk (N/mm2)
cedura che consente di stimare il carico di • Malta di classe definita (M5, M10, M15,
collasso di una volta a botte in muratura, ap- M20, Md)
plicando i due Teoremi dell’Analisi Limite:
Statico e Cinematico. Dalla tabella 11.10.V del NTC 2008 si ricava
Per il calcolo della resistenza al fuoco della la resistenza a caratteristica della muratura
muratura che costituisce la volta si adotta il ƒk (N/mm2). La resistenza di progetto a com-
metodo semplificato riportato nell’appendi- pressione, per le verifiche a freddo, si ricava
ce C all’Eurocodice EN 1996-1-2 integrato dalla relazione seguente:
dalla circolare DCPREV 463, sopra menzio-
nato. ƒd = ƒk / γm (1)
Riducendo lo spessore della volta a botte, il
collasso strutturale della stessa avviene Il coefficiente parziale di sicurezza γm si rica-
quando il moltiplicatore di collasso raggiun- va dalla tabella 4.5.II del NTC 2008, ed è fun-
ge il valore unitario. Nello stesso tempo vie- zione della classe di esecuzione e dei mate-
ne riportata l’analisi termica della volta a bot- riali utilizzati (categoria degli elementi resi-
te, con cui si ricavano le posizioni delle iso- stenti e tipo di malta).

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(a) (b)

Figura 1 - Sezione resistente in muratura e diagrammi delle tensioni: a) asse neutro interno alla sezione;
b) asse neutro esterno alla sezione

La posizione dell’asse neutro, l’altezza e la base della sezione resistente vengono individuati ri-
spettivamente con le lettere γc, δ, b. Ipotizzando che il momento flettente sia positivo, le fibre
compresse della sezione si trovano al disopra dell’asse neutro
Il dominio M-N viene suddiviso in due sub-domini (a) e (b), i quali si differenziano per la posi-
zione dell’asse neutro che può essere interna od esterna alla sezione resistente (vedi figura 1 (a)
e figura 1 (b) ).
Nel caso in cui l’asse neutro è interno alla sezione resistente (figura 1.a), si verifica la parzializ-
zazione della stessa sezione, avendo ipotizzato che la muratura non resiste a compressione.
L’espressione delle sollecitazioni ultime, nel caso di asse neutro interno alla sezione (sub-domi-
no (a) ), sono date da:

Dalla prima delle (2) si ricava:

Nel sub-dominio (a) prima definito l’asse neutro γ può variare nell’intervallo ]–δ/2, δ/2, e quindi
dalla relazione (3) si ricava che lo sforzo normale ultimo Nu è nullo se Уc = – δ/2, ed invece se
Уc = δ/2, assume il valore:

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Sostituendo la (3) nella seconda delle (2) si ricava il momento flettente ultimo in funzione dello
sforzo normale ultimo per il sub-dominio (a):

Dunque, si ricava che il momento flettente ultimo è dato da una funzione parabolica dello sfor-
zo assiale ultimo. Inoltre, dalla relazione (5) si ricava che se Nu è uguale al valore dato dalla (4),
il momento flettente ultimo è uguale a:

Se l’asse neutro è esterno alla sezione, si verifica che ogni fibra risulta compressa e l’espres-
sione della tensione minima di compressione al lembo inferiore è pari:

Le sollecitazioni ultime della sezione resistente sono date da:

Dalla prima delle (8) si ricava:

Nel sub-dominio (b) prima definito l’asse neutro può variare nell’intervallo ]–δ/2,+ ∞ e quindi dal-
la relazione (9) si ricava che lo sforzo normale ultimo Nu è uguale a quello riportato nella (4) se Уc
= δ/2, ed invece se la posizione dell’asse neutro tende ad infinito (Уc → + ∞), assume il valore:

Sostituendo la (9) nella seconda delle (8), si ricava il momento flettente ultimo in funzione dello
sforzo normale ultimo per il sub-dominio (b):

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Si ottiene un legame lineare tra il momento flettente e lo sforzo normale, se l’asse neutro è ester-
no alla sezione resistente.
Se si vuole semplificare il dominio Mu – Nu è possibile adimensionalizzare le sollecitazioni ulti-
me scegliendo dei valori di riferimento di quest’ultime che possono essere assunte pari a:

Le sollecitazioni ultime adimensionalizzate sono date da:

In questo modo il dominio Mu – Nu di crisi della muratura può essere definito dai punti che ap-
partengono alle seguenti curve del piano Mu – Nu:

Il dominio Mu – Nu adimensionalizzato viene rappresentato nella figura 2. Nel caso in cui la se-
zione resistente è quella di una volta in muratura, realizzata con mattoni pieni in laterizio e mal-
ta di classe M5, si può determinare numericamente il dominio di crisi Mu – Nu, fissando i valori
dei parametri geometrici e meccanici.

Figura 2 - Domino M-N adimensionalizzato per sezione trasversale rettangolare

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Approssimazione della curva logaritmica ISO 834 con una combinazione lineare
di funzioni esponenziali

Le curve d’incendio temperatura-tempo che vengono considerate per eseguire l’analisi termica
delle strutture in generale sono quelle nominali previste dalla normativa Europea UNI EN 1991-
1-2:2004 e vengono di seguito riportate:
a) Curva temperatura-tempo normalizzata (ISO 834) che è caratterizzata dalla seguente funzione:

oppure in alternativa esprimendo il tempo in secondi e la temperatura in gradi Kelvin:

dove Θg è la temperatura raggiunta dall’incendio, “t” è il tempo e il coefficiente di trasferi-


mento di calore per convezione viene assunto pari a αc = 25W/m2 K sulla superficie esposta
all’incendio.
b) La curva dell’incendio esterna è espressa dalla seguente funzione:

oppure in alternativa esprimendo il tempo in secondi e la temperatura in gradi Kelvin:

anche in questo caso il coefficiente di trasferimento di calore per convezione è pari a


αc = 25W/m2 Ksulla superficie esposta all’incendio.
c) Curva d’incendio degli idrocarburi che viene utilizzata per rappresentare gli effetti prodotti da
incendi generati dalla combustione di idrocarburi. La funzione che caratterizza la curva d’in-
cendio da idrocarburi è data da:

oppure in alternativa esprimendo il tempo in secondi e la temperatura in gradi Kelvin:

In questo caso il coefficiente di trasferimento di calore per convezione assunto è pari a


αc = 50W/m2 K sulla superficie esposta all’incendio.
Dal confronto tra le tre funzioni che descrivono l’evoluzione dell’incendio nel tempo, si nota che
le curve d’incendio esterno e da idrocarburi, rispettivamente tendono asintoticamente all’infini-

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to ai valori di 680°C e 1100 °C. Questi valori vengono raggiunti in pratica già dopo 30 minuti. La
curva d’incendio esterno e quella degli idrocarburi possono essere descritte con un’unica fun-
zione del tipo:

dove le costanti H0, H1, H1, ξ1, ξ2 assumono i seguenti valori per la curva d’incendio degli idro-
carburi:

e per la curva d’incendio esterno le stesse costanti sono date dai seguenti valori:

La Curva ISO 834 a differenza delle altre due, è caratterizzata dalla funzione logaritmo che di-
verge per f → ∞. Questa curva ha il vantaggio di essere generica e nello stesso tempo è anche
cautelativa perché non tiene in conto della diminuzione della temperatura che si verifica in un
incendio reale per esaurimento del combustibile e per insufficienza di ventilazione.
La funzione della curva temperatura-tempo normalizzata ISO 834 può essere approssimata con
uno sviluppo in serie di Fourier, in un determinato intervallo di tempo prefissato, ottenendo un
espressione riportata come di seguito:

La curva ISO 834 si può quindi ottenere come combinazione lineare di funzioni esponenziali,
scegliendo in maniera opportuna i coefficienti ξ2 ,Hj e il numero di funzioni date dal parametro
“n”. Al crescere del numero n, ovviamente si migliora l’approssimazione con la funzione logarit-
mica che definisce la curva ISO 834.

Analisi termica della volta a botte in muratura

Si consideri una volta a botte in muratura caratterizzata da un raggio R0 sulla superficie dell’in-
tradosso, da uno spessore pari a δ, da un angolo ai reni di 30°, ed esposta ad un incendio ca-
ratterizzato da una curva temperatura-tempo nominale prevista dalla norma Europea UNI EN
1991-1-2:2004. Per seguire l’analisi termica viene scelto un sistema di riferimento cilindrico,
avente l’origine coincidente con il centro dell’arco di circonferenza e l’asse z coincidente con
l’asse geometrico della volte a botte (vedi Figura n. 3).
La superficie all’intradosso della volta, avente raggio r = R0, è esposta, per t >0, ad un flusso di
calore variabile nel tempo descritto dalla curva d’incendio, nell’ipotesi di simmetria assiale.
La superficie all’estradosso della volta, avente raggio r = R0 + δ, non è esposta all’incendio, ma

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Figura 3 - Volta a botte in muratura esposta all’intradosso ad un flusso di calore variabile nel tempo, dovuto
ad un incendio nominale

è a contatto con l’atmosfera esterne con temperatura pari a quella di riferimento. In altri termi-
ni il flusso di calore esterno non dipende dall’anomalia θ e neanche dalla variabile “z”.
Di conseguenza in ogni punto della superficie esterna della volta il flusso è costante, ma varia
solo con il tempo. In base a questa ipotesi di deduce che la funzione temperatura definita nei
punti interni e sulla superficie esterna del pilastro dipende solo dal raggio “r” e dal tempo “t”.
In questo paragrafo si ipotizza che lo scambio del calore avviene per sola convezione median-
te il coefficiente di trasferimento di calore per convezione “αc”[ W/m2K].
La condizione iniziale, per t = 0, da imporre prevede che la temperatura in ogni punto interno al-
la volta deve essere pari a quella di riferimento Trif. La temperatura di riferimento (Trif > 0) è ugua-
le a quella dell’ambiente esterno di 20°C, prima che si verifichi l’incendio.
Per ricavare il profilo di temperatura e il flusso di calore all’interno della volta al variare del tem-
po, bisogna risolvere un problema di conduzione del calore.
L’equazione differenziale di Fourier o di conduzione del calore definita nei punti interni e anche
nei punti appartenenti alla superficie esterna della volta in muratura esposta all’incendio è la se-
guente:

dove T = t (r, t) è la funzione temperatura nel muratura in laterizio che dipende dalle due varia-
bili raggio “r” e tempo “t”. I parametri ρM (T) , cM (T), kM (T) sono rispettivamente la densità, il
calore specifico e la conducibilità termica della muratura in laterizio, che sono funzione della
temperatura.

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Si tratta di un’equazione differenziale alle derivate parziali non lineare, nella funzione incognita
temperatura, che si può risolvere solamente in casi particolari in cui le funzioni dei parametri ter-
mici assumono espressioni particolari che semplificano la struttura dell’equazione.
Facendo riferimento a quanto riportato nell’Eurocodice EC6, si evidenzia che le proprietà termiche
e meccaniche della muratura in generale variano con la temperatura.
In particolare, nell’appendice D del testo sopra citato, vengono riportati quattro diagrammi, adi-
mensionalizzati rispetto al valore che si ha a 20°C, [figure D.1.(a), D.1.(b), D.1.(c), D.1.(d)], relativi ai
parametri calore specifico, conducibilità termica e densità che sono funzione della temperatura.
Vengono distinti 4 diagrammi in base all’intervallo in cui varia la densità del materiale a tempe-
ratura di 20°C.
Per il caso preso in esame di muratura in laterizio, la densità è di 1720 kg/mc e quindi viene con-
siderata come riferimento la figura D.1.(b), in cui l’intervallo delle densità varia da 1600 kg/mc a
2000 kg/mc.
Si nota in questo diagramma che al crescere della temperatura il calore specifico della muratu-
ra a 20°C è di circa 1020 J/kg K, cresce bruscamente a 100°C fino a raggiungere 23460 J/kg K,
e dopo decresce rapidamente, ritornando nuovamente a 1020 J/ kg K a circa 400°C e rima-
nendo costante fino a 1200°C.
La conducibilità termica della muratura a 20°C è di circa 1,00 W/m K, cresce fino a 4,00W/m K
quando si raggiunge la temperatura di 100°C, e dopo decresce fino ad annullarsi alla tempera-
tura di 1200°C.
La densità invece si dimezza a 100°C e resta costante fino alla temperatura di 1200°C.
In una prima fase del calcolo si assumono per semplicità questi parametri costanti con la tem-
peratura, e quindi l’equazione di conduzione del calore diventa:

In questo modo si ottiene un ‘equazione differenziale lineare che può essere risolta con i meto-
di classici dell’ Analisi Matematica. I valori scelti per ρM, cM, KM, sono di seguito riportati:

Il coefficiente di conducibilità termica scelto è minore di quello fissato a temperatura ambiente


dall’EuroCodice perché in letteratura scientifica si considera il valore medio di 0.70 W/m K.,
mentre per gli altri due parametri è stato scelto il valore a 20°C previsto dalla norma.
Le condizione ai limiti valide per i punti appartenenti rispettivamente per l’intradosso e l’estra-
dosso della volta sono le segue

dove Θg è la temperatura del gas in vicinanza dell’elemento esposto al fuoco che può essere
calcolata utilizzando una delle tre funzioni riportate precedentemente, relative alle curve tempe-

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ratura-tempo nominali, αcl è il coefficiente convettivo sulla superficie esposta all’incendio pari a
25W/m2K , e αc è il coefficiente convettivo sulla superficie non esposta all’incendio pari a
9W/m2K.
In questo caso, la funzione Θg relativa alla curva d’incendio nominale ISO 834, viene approssi-
mata con una combinazione lineare di 2 funzioni esponenziali, nel seguente modo:

dove assumono i seguenti valori:

Scegliendo questi valori si ottiene una funzione che si discosta non molto da quella logaritmica
della ISO 834, commettendo un errore percentuale compreso nel ±2% nell’intervallo di tempo
compreso tra 3 e 120 minuti, e un errore minore del 20% nell’intervallo da 0 a 3 minuti.
La condizione da imporre nell’istante iniziale, per t = 0, è la seguente.

dove Trif è la temperatura di riferimento indicata sopra. La soluzione del problema differenziale
lineare con condizioni ai limiti non omogenee, caratterizzato dall’equazione (26), dalla condizio-
ne ai limiti (28) e da quella iniziale (31), si ottiene come somma di un integrale particolare e di
una soluzione al problema differenziale omogeneo associato a quello sopra descritto, ovvero
avente condizioni ai limiti omogenee.

La funzione temperatura è quindi data da:

dove Th (r, t) è la soluzione del problema omogeneo associato e è un’integrale particolare che
in questo caso è dato da:

Le funzioni ƒ0 (r), ƒ1 (r) ƒ2 (r) devono soddisfare le seguenti equazioni di campo:

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Inoltre queste funzioni devono soddisfare le seguenti condizioni ai limiti all’intradosso della volta:

In questo caso il gradiente della temperatura calcolato sulla superficie dell’intradosso della volta
è entrante nel volume della volta e quindi per poter considerare positivo il flusso di calore uscen-
te, bisogna scrivere: q = kM ∇T (r=R0). All’estradosso della volta invece il gradiente della tempe-
ratura è concorde con il versore uscente dalla superficie e quindi si ha
q = – kM ∇T (r=R0 + δ). Pertanto le condizioni ai limiti diventano:

La funzione TH (r, t) relativa al problema differenziale omogeneo associato deve soddisfare le


seguenti equazioni:

L’integrale particolare Tp si ottiene risolvendo le equazioni differenziali ordinarie (34) con le con-
dizioni ai limiti (35) e (36). Risolvendo l’equazioni differenziali (34) si ricavano le funzioni
ƒ0 (r), ƒ1 (r) ƒ2 (r) come di seguito riportato:

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dove J0 e Y0 sono rispettivamente funzioni di Bessel di prima e seconda specie di ordine zero,
è l’unità immaginaria, C0, D0, C1, D1, D2,sono le costanti di integrazione che vengono ricavate
dalle condizioni ai limiti (35) e (36) e i parametri Ω(i)1 Ω(i)2 sono uguali a:

Le due costanti d’interazione C0, D0 sono uguali a:

dove le costanti d’integrazione per brevità non vengono riportate.

In letteratura scientifica vengono riportati vari metodi per risolvere analiticamente l’equazione di
conduzione del calore (Trasformata di Laplace, Conforming Mapping, etc), ma in questo caso
l’integrale del problema omogeneo associato viene ricavato utilizzando il metodo di separazio-
ne delle variabili. La funzione Tχ (r, t) è quindi data da:

dove ϕ (r) è una funzione del raggio e ψ (r) è una funzione del tempo.
Sostituendo la funzione (44) nelle equazioni (37), (38) e (39) si ricava:

e la seguente equazione per la funzione ψ (r):

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La soluzione generale dell’equazione (48) è:

L’equazione (45) è un equazione differenziale di Bessel, la cui soluzione è data da:

dove J0 e Y0 sono rispettivamente funzioni di Bessel di prima e seconda specie di ordine ze-
ro A, B sono costanti d’integrazione. Anche in questo caso la costante è nulla perché la fun-
zione di Bessel Y0 diverge in corrispondenza del centro della sezione circolare.
Sostituendo la soluzione (50) nelle condizioni ai limiti (46) e (47), si ricava il seguente sistema
omogeneo nelle incognite A. B:

Affinché il sistema algebrico (51) abbia soluzione diversa da quella banale, è necessario che si
annulli il determinante della matrice dei coefficienti dell’incognite A, B del medesimo sistema,
riportato di seguito:

Bisogna risolvere un equazione trascendente nell’incognita ω che viene indicata con:

Le radici di quest’equazione g (ω) = 0 rappresentano un infinità numerabile che vengono deno-


tate con ωm, m= 1,2,...N e producono gli autovalori o valori caratteristici indicati con λm= – ω m
2

Le corrispondenti auto funzioni o funzioni caratteristiche sono uguali a:

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La soluzione del problema differenziale associato è data dalla funzione:

dove le costanti d’integrazione Am vengono determinate sostituendo la soluzione (55) nella con-
dizione iniziale (40). Considerando la soluzione (33), la condizione (40) diventa la seguente:

Ricordando che le autofunzioni sono ortogonali tra loro, ovvero l’integrale del prodotto di due
autofunzioni diverse esteso al dominio della sezione a corona circolare è nullo, si ricavano le co-
stanti d’integrazione Am come di seguito riportato:

La soluzione del problema differenziale non omogeneo è quindi uguale a:

La sommatoria delle funzioni di Bessel può essere arrestata ad un numero non inferiore a 20 per
ottenere una soluzione con una buona approssimazione.
Applicando la soluzione (58) è possibile determinare la mappatura termica lungo lo spessore
della volta a botte, esposta ad un incendio nominale caratterizzato dalla curva ISO 834, al va-
riare del tempo. Se si considera una volta realizzata con una sola fila di mattoni in laterizio, lo
spessore della stessa è pari a 12 cm, e fissato il raggio pari a 0.93 m, si traccia il diagramma
della funzione g (ω), che consente di determinare numericamente gli autovalori o valori caratte-
ristici ω m ∀ m ∈{1, 2,...N}
2

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Figura 4 - Diagramma della funzione g (ω)

Fissato il valore del numero di armoniche pari a 30, si riportano nella seguente tabella i valori
delle costanti d’integrazione Am associate ai corrispondenti autovalori ω m. Queste costanti d’in-
2

tegrazione definiscono l’ampiezza delle autofunzioni ϕm (r), mentre la forma dipende dagli auto-
valori.

Tabella 1 - Radici degli Autovalori e costanti d’integrazione

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Figura 5 - Variazione della temperatura con il tempo, fissato il valore della variabile r
(Trasferimento di calore per sola convezione)

Figura 6 - Profilo della temperatura lungo il raggio per istanti di tempo fissati.
(Trasferimento di calore per sola convezione)

Ricavati gli auto valori e le autofunzioni, applicando la formula (58), si ricava la funzione tempe-
ratura che dipendente dalla variabile raggio “r” e dal tempo “t”. Si traccia il diagramma della
temperatura fissando il valore di “r” e confrontando l’andamento rispetto alla curva ISO 834 del-
l’incendio nominale. Dopo si traccia il digramma della temperatura lungo lo spessore della vol-
ta in muratura, in istanti di tempo differenti e rispettivamente per “t” pari a 5 min, 10 min, 20 min,
30 min e 55 min.

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Calcolo dei minoranti dei moltiplicatori di collasso di una volta a botte in muratura
con l’applicazione del Teorema Statico dell’analisi limite

Si consideri una volta a botte in muratura caratterizzata da un raggio R0 sulla superficie dell’in-
tradosso, da uno spessore pari a δ, da una lunghezza pari a L, valutata lungo l’asse, e da un an-
golo α ai reni di π/6 , caricata dal peso proprio e da due forze concentrate, applicate all’estra-
dosso della trave posizionate simmetricamente ad una distanza d0 pari a 50 cm, dalla sezione
in chiave della volta. Per determinare le caratteristiche della sollecitazione interna dovute ai ca-
richi applicati sulla volta a botte, viene scelto un sistema di riferimento cilindrico, avente l’origi-
ne coincidente con il centro dell’arco di circonferenza e l’asse z coincidente con l’asse geome-
trico della volte a botte (figura n. 7).
La funzione del carico dovuto al peso proprio della volta è costante ed ha un’andamento non li-
neare lungo la coordinate cartesiana x, mentre le forze concentrate F vengono amplificate tra-
mite il moltiplicatore k. L’obiettivo è quello di determinare il valore di k che determina il collasso
della volta a botte in muratura.
Si ricava in una prima fase la funzione del carico dovuto al peso proprio della struttura in mura-
tura. Il peso complessivo della volta a botte è pari a:

Figura 7 - Sezione trasversale della volta a botte in muratura sollecitata dal peso proprio e da due forze
concentrate applicate sull’estradosso della struttura, simmetricamente rispetto alla sezione in chiave

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L’angolo che definisce il punto di applicazione del carico è:

La funzione del carico dovuto al peso proprio della muratura viene calcolata come rapporto tra
il peso del concio elementare di ampiezza pari a ds = (R0+δ/2)dθ e l’intervallo elementare dx:

Ricordando le formule di trasformazione tra le coordinate cilindriche e quelle cartesiane si ha:

Sostituendo la (62) nella (61) si ricava:

Si ricava infine la seguente espressione del carico dovuto al peso proprio della muratura:

Fissando i seguenti parametri geometrici e il peso specifico della muratura:

si ottiene il seguente diagramma del carico dovuto al peso proprio:

Figura 8 - Funzione carico ripartito sulla volta a botte dovuto al peso proprio della muratura

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Figura 9 - Struttura isostatica equivalente della volta a botte in muratura sollecitata dal peso proprio
e da due forze concentrate applicate sull’estradosso

La funzione carico adimensionalizzata è data da:

È da notare che il parametro q0 rappresenta il valore del carico ripartito da considerare se l’ar-
co tende ad una trave ad asse rettilineo. Infatti, se il raggio della volta R0 tende ad infinito, x ten-
de a zero, e il carico q tende a q0.
Per applicare il teorema statico dell’analisi limite, bisogna individuare le caratteristiche della sol-
lecitazione interna staticamente ammissibili, ovvero in equilibrio con i carichi esterni e che sod-
disfano anche l’equazioni di compatibilità plastica.
La struttura ad arco risulta tre volte iperstatica, essendo incastrata in corrispondenza delle se-
zioni ai reni. Viene scelta come struttura isostatica equivalente quella riportata nella figura 5.3,
in cui le incognite iperstatiche sono due X1 e X2, data la simmetria della geometria e dei cari-
chi applicati rispetto alla sezione in chiave.
Si ricavano le funzioni delle caratteristiche della sollecitazione interna M N T dovute ai carichi
agenti sulla struttura.
Per il principio di sovrapposizione degli effetti, valido in elasticità lineare e in ipotesi di piccoli

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spostamenti, la funzione sforzo normale è uguale alla somma degli sforzi normali dovuti ai vari
carichi applicati sulla struttura:

Gli sforzi assiali dovuti alle incognite iperstatiche sono:

Lo sforzo assiale dovuto alla forza k F è:

Lo sforzo assiale dovuto al carico ripartito q(x) non uniforme è:

La funzione taglio si ottiene dalla somma delle funzioni taglio dovute ai singoli carichi applicati:

Le funzioni taglio dovute alle incognite iperstatiche sono:

Il taglio dovuto alla forza k F è:

Il taglio dovuto al carico ripartito q(x) non uniforme è:

La funzione momento flettente si ottiene dalla somma delle funzioni momento flettente dovute
ai singoli carichi applicati:

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Le funzioni momento flettente dovute alle incognite iperstatiche sono:

La funzione momento flettente dovuta alla forza k F è:

La funzione momento flettente dovuta al carico ripartito q(x) non uniforme è:

Ricavate le funzioni delle caratteristiche della sollecitazione interna, si scrivono le equazioni di


compatibilità plastica nelle sezioni della volta in cui le sollecitazioni possono assumere i valori
massimi. Le sezioni che vengono scelte sono quelle ai reni, quelle in cui vi è il punto di applica-
zione delle forze concentrate e la sezione in chiave. Trascurando la presenza del taglio, nelle
queste sezioni resistente prima individuate, si deve imporre che la coppia M-N sollecitante de-
ve essere interna o al massimo deve appartenere al dominio di crisi M-N della sezione resisten-
te in muratura. Il dominio di crisi M-N adimensionalizzato è già stato ricavato nel paragrafo 3 e
qui si riporta l’espressione analitica:

Dove

sono rispettivamente il momento flettente ultimo e lo sforzo normale ultimo della sezione resi-
stente.

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Fissando i seguenti valori geometrici e del peso specifico della muratura: R0 = 0,93m, α = π/6, L
= 2,00m, γ = 1720 daN/m3 e facendo variare lo spessore della volta in muratura, si ricavano i va-
lori corrispondenti del moltiplicatore staticamente ammissibile k e delle sollecitazioni (momento
flettente e sforzo assiale) nelle sezioni caratteristiche prima individuate.
Per ragioni di simmetria si verifica che le sollecitazioni valutate nelle sezione θ = α, e = π–α sono
uguali tra loro, così come pure nelle sezioni θ = θF e θ = π – θF .
Le disequazioni (79) scritte nelle sezioni di cui sopra, sono state ottenute esprimendo le condizioni di
equilibrio e quelle di ammissibilità plastica. Applicando il teorema statico, si deve determinare il mas-
simo della funzione obiettivo, nel rispetto del sistema di disequazioni (79). In questo caso la funzio-
ne obiettivo è proprio il moltiplicatore k del carico variabile agente sulla struttura, che è dato dalle due
forze concentrate F, applicate simmetricamente sull’estradosso della volta. Il valore del carico così
determinato è un minorante del carico di collasso della struttura. Si riportano nella tabella 2 i molti-
plicatori e le sollecitazioni.
Dalla figura 10, si ricava che il collasso della volta, per i carichi fissati e la geometria della volta
scelta, si ottiene riducendo lo spessore della volta fino a raggiungere lo spessore di 8 cm.
Questo risultato può essere utilizzato per determinare il carico di collasso della volta esposta
sulla superficie all’intradosso ad un incendio nominale caratterizzato dalla curva ISO 834.
In particolare, l’Eurocodice 6, prevede che il calcolo del carico di collasso della volta può esse-
re determinato, non considerando ai fini della capacità portante la parte dello spessore della vol-
ta in cui la temperatura è superiore a 100°C.
In altri termini si riduce lo spessore della volta, con l’evoluzione dell’incendio, in funzione della
temperatura raggiunta all’intradosso della volta stessa.
Fissando le proprietà meccaniche della muratura e i carichi applicati, è possibile diagrammare
la funzione moltiplicatore staticamente ammissibile k, facendo variare lo spessore della volta e
anche il raggio della superficie all’intradosso. Il punto d’intersezione del diagramma della fun-
zione ks (δ,R0), con il piano di equazione ks= 1, fornisce l’ampiezza dello spessore della volta
per il quale si verifica il collasso.

Tabella 2 - Moltiplicatori di collasso e sollecitazioni ultime nelle sezioni caratteristiche


della volta al variare dello spessore

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Figura 10 - Diagrammi delle funzioni del moltiplicatore di collasso staticamente ammissibili al variare dello
spessore della volta e del raggio della superficie all’intradosso

Calcolo dei maggioranti dei moltiplicatori di collasso di una volta a botte in muratura
con l’applicazione del Teorema Cinematico dell’analisi limite

Si consideri una volta a botte in muratura, avente le stesse caratteristiche geometriche e mec-
caniche di quella considerata per calcolare il moltiplicatore di collasso con il teorema statico del-
l’analisi limite. La condizione di carico agente sulla volta è la stessa del paragrafo precedente.
Per applicare il teorema cinematica dell’analisi limite, viene scelto un cinematismo di collasso
ammissibile per la struttura, per determinare il moltiplicatore di collasso, e che viene riportato
nella figura 11. Si tratta di una struttura costituita da un arco a cinque cerniere che apparente-
mente presenta due gradi di libertà indipendenti, ma per ragioni di simmetria rispetto alla se-
zione in chiave, ha un solo grado di libertà. Le cerniere plastiche vengono posizionate in corri-
spondenza delle sezioni di incastro e di applicazione dei carichi concentrati e nella sezione in
chiave (Figura 11).
Il grado di libertà del cinematismo è l’angolo infinitesimo φ1, da cui si ricavano gli altri sposta-
menti infinitesimi u1, v1, v2 e anche l’angolo φ2, come di seguito riportato:

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Figura 11 - Cinematismo di collasso ammissibile per la volta a botte

Dove i parametri geometrici riportati nella (80) sono dati da:

La funzione spostamento verticale v(χ), relativa al cinematismo scelto e riportato nella figura 11,
è data dalla seguente espressione:

La funzione carico dovuto al peso proprio è riportata nella (64) e che qui richiamiamo:

Note le funzioni spostamento, carichi ripartito dovuto al peso proprio e i carichi concentrati, si

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può calcolare l’Energia di Dissipazione Esterna dovuta proprio ai carichi applicati sulla struttu-
ra, nel seguente modo:

Si ottiene una funzione che dipende dai parametri geometrici, dai carichi applicati e dall’unico
grado di libertà φ1. Per determinare il moltiplicatore di collasso cinematicamente ammissibile, si
deve ricavare l’Energia di Dissipazione Interna della struttura. Per semplicità si considera solo
l’energia di dissipazione flessionale, concentrata in corrispondenza delle sezioni in cui si forma-
no cerniere plastiche. Si trascura quindi l’energia di dissipazione di tipo membranale della volta
e anche l’energia elastica presente nei tratti di volta in cui non vi è la crisi del materiale.
Si ipotizza che nella sezione in cui si forma la cerniera plastica, la coppia sollecitante momento
flettente e sforzo assiale deve appartenere al dominio di crisi della sezione resistente, riportato
nel paragrafo 2. In questi punti il momento flettente è minore di Mu,0 e quindi si utilizzano i rap-
porti tra il momento ultimo presente nella sezione resistente e quello massimo Mu,0, ricavati con
il Teorema Statico dell’Analisi Limite (riportati nella tabella n.2), per determinare l’Energia di Dis-
sipazione Interna. Si riporta di seguito l’espressione di questa funzione in forma compatta, sen-
za esplicitare i vari termini presenti:

Si ottiene così una funzione che dipende delle proprietà meccaniche della muratura scelta e dal-
l’unico grado di libertà φ1.
Uguagliando l’Energia di Dissipazione Esterna con quella Interna, si ricava il moltiplicatore cine-
maticamente ammissibile per la volta a botte:

I valori dei moltiplicatori cinematicamente ammissibili kc, ottenuti facendo variare lo spessore
della volta a botte, sono di seguito riportati:

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Figura 12 - Valore della resistenza caratteristica al fuoco, fissata la geometria


e la resistenza del materiale della volkta a botte

Si ottengono valori superiori ai moltiplicatori staticamente ammissibili ks, ma molto vicini a que-
st’ultimi.
A vantaggio di sicurezza si possono considerare i moltiplicatori ks, quelli effettivi di collasso per
la struttura considerata. Il collasso della volta considerata avviene quando lo spessore della se-
zione resistente si riduce a 8cm a cui corrisponde un moltiplicatore di collasso pari 1.

Le conclusioni

Il carico di collasso della volta a botte, viene determinato applicando i due Teoremi dell’Analisi
Limite: Statico e Cinematico, facendo variare lo spessore della stessa volta.
Per il calcolo della resistenza al fuoco si adotta il metodo semplificato riportato nell’appendice
C all’Eurocodice EN 1996-1-2 integrato dalla circolare DCPREV 4638.
Il metodo prevede la parzializzazione della sezione resistente in funzione dei valori della tempe-
ratura massima raggiunta nella sezione trasversale. In particolare, per le murature in elementi ar-
tificiali e malta, la norma europea prevede che al di sotto dei 100°C il materiale può essere con-
siderato pienamente resistente; al di sopra dei 600°C il materiale non offre resistenza meccani-
ca, mentre tra i 100°C ed i 600°C il materiale ha una resistenza intermedia che, non essendo
specificata dall’Eurocodice né dagli Annessi Nazionali degli stessi, può essere cautelativamen-
te posta pari a zero in virtù della circolare DCPREV 4638.

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Figura 13 - Resistenza al fuoco della volta in muratura: R30

Si calcola il moltiplicatore di collasso della volta a botte, riducendo lo spessore della stessa, fi-
no a che non si raggiunge il valore unitario del moltiplicatore di cui sopra. Nello stesso tempo
dall’analisi termica riportata nel paragrafo 4, si ricavano le posizioni delle isoterme a 100 °C lun-
go lo spessore della volta, al variare del tempo. In questo problema assial simmetrico l’isoterma
a 100°C è concentrica con le superfici all’intradosso e all’estradosso della volta.
Al crescere del tempo, l’isoterma a 100°C si sposta verso l’estradosso della volta e, di conse-
guenza, per le ipotesi fatte prima, lo spessore resistente della volta si riduce, fino a che il molti-
plicatore di collasso diventa unitario. L’istante di tempo espresso in minuti, in cui la posizione
dell’isoterma a 100°C rende unitario il moltiplicatore di collasso, rappresenta la resistenza al fuo-
co R della volta in muratura.
Con riferimento ai valori geometrici e del peso specifico della muratura:
R0 = 0,93 m, α = π/6, L = 2,00 m, γ = 1720 daN/m3, facendo variare lo spessore δ della volta in
muratura, si ricavano i valori corrispondenti del moltiplicatore staticamente ammissibile kc e del
moltiplicatore cinematicamente ammissibile ks. Si nota che il collasso della volta a botte avvie-
ne quando lo spessore efficace della stessa diventa 8 cm, ovvero si è avuta una riduzione di 4
cm della sezione resistente. Dalle figure n.12 e n.13, si rileva che la resistenza al fuoco è di 30
minuti.
Il metodo indicato può essere utilmente impiegato per la verifica analitica di volte a botte in mu-
ratura di vario spessore.

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Gli Autori

Federico Carannante - Laureato in Ingegneria civile indirizzo strutture nel 2003, ha svolto attività di ricerca presso
l’Università di Napoli “Federico II”nell’ambito della meccanica dei materiale e della teoria delle strutture. Ha consegui-
to nel 2007 il dottorato di ricerca in Scienze e Tecnologie Aerospaziali indirizzo biomedico presso la Seconda Università
di Napoli e nel 2013 ha conseguito un secondo dottorato in Ingegneria delle Costruzioni presso L’Università degli Studi
di Napoli “Federico II”. Funzionario direttivo del C.N.VV.F. dal 2008, è stato assegnato al Comando VVF di Oristano fino
al 2010. Attualmente è in servizio, quale direttore antincendi, presso l’Ufficio Centrale Ispettivo di Roma. E’ coautore di
alcune pubblicazioni scientifiche e atti di convegno su riviste internazionali e nazionali, nonché di un libro sull’analisi
non lineare delle strutture in cemento armato.

Luca Ponticelli - Laureato in ingegneria civile indirizzo strutture, è dal 2002 funzionario direttivo del Corpo Nazionale
dei Vigili del fuoco.
Dopo aver prestato servizio presso il Comando Provinciale di Massa Carrara, si è trasferito a Roma presso la Direzione
Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica dove ha ricoperto il ruolo di vicario dell’Area Mezzi, Materiali, DPI
ed Impianti Tecnologici e di responsabile del settore Resistenza al fuoco.
È attualmente responsabile del settore Reazione al fuoco.
È componente di gruppi UNI, e di numerosi comitati scientifici nazionali, non ultimo della cabina di regia per la predi-
sposizione del Codice di Prevenzione Incendi.
Ha partecipato ad emergenze in ambito italiano (L’Aquila 2009 ed Emilia Romagna 2012) ed internazionale (Nepal 2015).
È autore di libri e pubblicazioni scientifiche nel settore della prevenzione incendi e delle costruzioni, ivi incluse le opere
provvisionali in emergenza.

Bibliografia

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ria condotto presso i laboratori sperimentali dei ficiale degli Annessi Nazionali degli Eurocodici”
Vigili del fuoco di Capannelle, scaricabile dal – D.M. 16/02/2007: “Classificazione di resistenza
link: http://www.vigilfuoco.it/aspx/download_fi- al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di
le.aspx?id=19616 opere da costruzione”
– Boley, B.A.,Weiner, J.H., Theory of thermal – D.M. 14 gennaio. 2008. Testo Unico sulle Co-
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pp.148-171, 2009 structures - Part 1-2: General rules - Structural
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