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Il più bel libro è il Crocefisso e chi non sa leggerlo

è il più sventurato degli analfabeti.


(S. Giuseppe Benedetto Cottolengo)

Pensieri e preghiere
(raccolti da padre Lino Pedron)
Pensieri e preghiere
(raccolti da padre Lino Pedron)



Pensieri e preghiere
Chiave
(raccolti di Lino
da padre lettura
Pedron)
Gesù Cristo crocefisso e risorto, potenza e sapienza di Dio

—  1  —

Cristo ha indicato nell’odio la radice della violenza tra gli individui e ci ha in-
vitati ad uscire dall’odio, vecchio come l’uomo, per entrare nell’amore, nuovo
come Dio.

È disgrazia fare il male, non riceverlo.

La guerra produce nemici più di quanti riesce ad eliminarne.

Finché non avremo sradicato la violenza nella nostra civiltà, Cristo non sarà an-
cora nato… La non-violenza è la forza più grande di cui dispone l’umanità. Il
mondo è stanco di odio. L’odio può essere vinto solo dall’amore. Opponendo
odio a odio, non si fa che aumentarne l’esistenza e la profondità… La bomba
atomica? L’affronterei con una preghiera. (Gandhi)

Ai nostri più accaniti oppositori noi rispondiamo così: faremo fronte alla vostra
capacità di infliggere sofferenze, con la nostra capacità di sopportare le sofferen-
ze. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Metteteci in prigio-
ne e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i
nostri figli e noi vi ameremo ancora. Ma siamo convinti che vi vinceremo con
la nostra capacità di soffrire. Gesù ha eternamente ragione. La storia è piena
delle ossa di popoli che rifiutarono di ascoltarlo. (M. L. King)


Il cristiano non può odiare. Egli è talmente una cosa sola con Dio da sposare
i suoi sentimenti, e Dio non può odiare; Dio ha dei nemici ma Dio non è ne-
mico. Egli resta sempre Padre. È l’uomo che si allontana da Dio, ma Dio non
si allontana da nessuno. Anche il cristiano può avere nemici, ma non deve mai
essere nemico di nessuno.

Mio padre ci ha insegnato a vivere la carità. Diceva che il cattolico può esse-
re odiato, ma non ha il diritto di odiare nessuno. Il cristiano possiede una sola
possibilità di risposta: carità, perdono. (G. Bachelet)

Noi siamo chiamati a cambiare civiltà, partendo da noi stessi. Dentro ciascuno
di noi c’è il progetto del santo e quello della bestia: sta a noi respingere il ri-
chiamo della bestia e far crescere la luce del santo.

Il cristiano è un uomo miserabile, ma egli sa che c’è qualcuno ancora più mise-
rabile: c’è un Mendicante d’amore alla porta del suo cuore! (P. N. Evdokimov)

Se dovessi scrivere un libro di morale, avrebbe cento pagine e novantanove sa-


rebbero bianche. Sull’ultima scriverei: l’unico dovere che conosco è quello di
amare. (A. Camus)

Parafrasi del Padre Nostro

O santissimo Padre nostro, creatore,


redentore, consolatore e salvatore nostro.

Che sei nei cieli, negli angeli e nei santi,


illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce;
infiammandoli all’amore, perché tu, Signore, sei amore;
ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine,
perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno,
dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

Sia santificato il tuo nome:


si faccia luminosa in noi la conoscenza di te,
affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici,
l’estensione delle tue promesse,


la sublimità della tua maestà
e la profondità dei tuoi giudizi.

Venga il tuo regno


perché tu regni in noi per mezzo della grazia
e ci faccia giungere nel tuo regno,
ove la visione di te è senza veli,
l’amore di te è perfetto,
la comunione di te è beata,
il godimento di te senza fine.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra


affinché ti amiamo con tutto il cuore sempre pensando a te;
con tutta l’anima, sempre desiderando te;
con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni
e in ogni cosa cercando il tuo onore;
e con tutte le nostre forze,
spendendo tutte le energie e sensibilità dell’anima e del corpo
a servizio del tuo amore e non per altro;
e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi,
trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore,
godendo dei beni altrui come dei nostri
e nei mali soffrendo insieme con loro
e non recando nessuna offesa a nessuno.

Il nostro pane quotidiano, il tuo Figlio diletto,


il Signore nostro Gesù Cristo,
dà a noi oggi:
in memoria, comprensione e reverenza dell’amore
che egli ebbe per noi e di tutto quello
che per noi disse, fece e patì.

E rimetti a noi i nostri debiti


per la tua ineffabile misericordia,
per la potenza della passione del tuo Figlio diletto
e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine
e di tutti i tuoi eletti.


Come noi li rimettiamo ai nostri debitori:
e quello che non sappiamo pienamente perdonare,
Tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo,
sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici
e devotamente intercediamo presso di te,
non rendendo a nessuno male per male
e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.

E non ci indurre in tentazione:


nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
Ma liberaci dal male passato, presente e futuro.
(San Francesco d’Assisi)

—  2  —

Tutti si meravigliano per la mia serenità. Ma io non trovo motivi per inquietar-
mi. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portare via.
Quando, dunque, abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci.
Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di
molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e
nella perdizione. L’avidità del denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; presi da
questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tor-
menti. (Prima Lettera a Timoteo 6,7-10)

Abbiamo conquistato molto benessere, ma abbiamo perduto tanto bene.

Albert Schweitzer, quando nel 1952 si recò a Oslo per ritirare il premio Nobel
per la pace, disse: “Con il progresso credevate di creare un superuomo, invece
io ho davanti a me un pover’uomo. Il progresso pretendeva di risolvere tutti i
problemi della nostra esistenza, invece ci ha resi tutti più disumani.

Sono convinto che oggi l’Europa non rappresenta né lo spirito di Dio, né il cri-
stianesimo, ma lo spirito di satana. L’Europa, infatti, è cristiana solo di nome:
in realtà essa adora il denaro. (Gandhi)


Il bene non fa rumore e il rumore non fa bene. Abbiamo bisogno di silenzio per
ritrovare noi stessi e Dio. Dobbiamo rieducarci al silenzio, all’ascolto, alla rifles-
sione. Parlando non s’impara niente, ascoltando si può imparare tutto.

Le grandi parole sono sempre nate da un profondo e prolungato silenzio. Silen-


zio per pregare e pregare per amare.

La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo. (Gandhi)

Lodi di Dio Altissimo

Tu sei santo, Signore solo Dio,


che operi cose meravigliose,
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra.

Tu sei trino ed uno, Signore, Dio degli dei,


Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.

Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,


Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
(San Francesco d’Assisi)


—  3  —

Nella vita non si può mai essere neutrali: o la nostra vita serve Cristo o serve
satana. Gesù ha detto: “Chi non è con me è contro di me, e chi non racco-
glie con me, disperde” (Mt 12,30). In ogni istante noi siamo un argomento
pro o contro Cristo.

Se il mondo non crede in Gesù Cristo, è anche perché la testimonianza di vita


del cristiano non convince.

Il dono della fede non è un privilegio, ma un impegno; il battesimo non è un


facile biglietto d’ingresso in paradiso, ma è un talento da trafficare, è un seme
che deve portare i suoi frutti.

Un cristiano che ruba pecca più di un non credente che ruba; un cristiano che
calunnia pecca più di un non credente che calunnia; un cristiano che odia pecca
più di un non credente che odia; un cristiano che frantuma la famiglia o mette
a rischio l’unità e la gioia della sua famiglia, pecca più di un non credente che
manda alla deriva la sua famiglia. Perché ciascuno deve rispondere della pro-
pria misura di grazia. Gesù ha detto: “A chi fu dato molto, molto sarà chiesto;
a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. (Lc 12,48)

Augusto Guerriero (conosciuto come “Ricciardetto”) nel 1976 scrisse su Epoca:


“Non avevo mai incontrato un santo. L’incontro con Madre Teresa mi ha profon-
damente commosso. Io le baciai le mani più volte…; nei suoi occhi splendeva la
luce del messaggio cristiano, del vero messaggio cristiano, che è l’Amore… Sentii
tutta la vanità del mondo in cui ero vissuto, delle sue passioni, delle sue lotte,
delle sue ambizioni. E avevo il sentimento acuto e doloroso di essere vissuto in-
vano. Perché vi è un solo ideale per cui valga la pena di vivere: ed è la Carità”.

Flagellatevi pure, se Dio ve lo ispira, ma prima di flagellarvi, dovete esercitare


quel tipo di mortificazione che Dio vuole da voi nell’esercizio del vostro dove-
re quotidiano. (G. Lazzati)

Preghiera

Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri cari, a
non amare soltanto quelli che ci amano.


Insegnaci a pensare agli altri, ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.
Concedici di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo
felice, protetta da te, ci sono milioni d’esseri umani, che sono pure tuoi figli e
nostri fratelli, che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame, che
muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.
E non permettere più, o Signore, che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia della miseria universale, e liberaci dal nostro egoismo.
(Raul Follerau)

—  4  —

Non basta ripetere le parole eterne del Vangelo, come non basta piantare delle
croci, se nessuno vi si lascia poi inchiodare insieme con Cristo. (P. Mazzolari)

La Chiesa sarà sempre meravigliosamente santa per grazia di Dio e scandalosa-


mente peccatrice per colpa nostra.

Il tradimento è un prezzo che anche Dio paga quando sceglie gli uomini e li
lascia liberi.

La persecuzione diventa parte inevitabile dell’esperienza cristiana non perché il


cristiano la cerchi o la voglia, ma perché chi ha scelto l’egoismo non vuole il
cristiano. Ma i cristiani non sempre sono stati perseguitati a motivo della loro
fedeltà al Vangelo. Esiste una persecuzione causata dalle prepotenze e dalle in-
tolleranze giustificate in nome di un vangelo tradito. Dio ci liberi da queste
persecuzioni che sono soltanto conseguenza del nostro peccato.

Lo scopo della vita è imparare a donare. Solo donandosi si trova se stessi, per-
ché ci si mette in sintonia con Dio; solo donando si possono risolvere i pro-
blemi dell’esistenza e della convivenza.

Non è possibile amare il padre e la madre, non è possibile amare i figli senza
amare Dio. Solo un riferimento comune al di sopra di noi, Dio, può far na-
scere l’altruismo e la gioia di vivere insieme.


Gesù presenta il sacrificio come componente della vita: “Chi non prende la sua
croce e non mi segue non è degno di me” (Mt 10,38): proprio il contrario di ciò
che comunemente si pensa. Pochi genitori educano i figli al sacrificio. Qualche
volta l’amore dei genitori verso i figli è collaborazione insipiente al divertimento
più sfrenato e immorale. “Attualmente né la scuola, né la famiglia sanno inse-
gnare alla gioventù come comportarsi. Noi vediamo riflessa in questa gioventù,
come in uno specchio, la mediocrità degli educatori”. (A. Carrel)

È mia impressione che una bomba atomica sia scoppiata presso le radici della
moralità: E responsabile, per gran parte, è la televisione, che ha ridotto la vita
a un bene di consumo. (E. Montale)

Esortazione di Paolo VI, papa

Accogliere come programma la vita cristiana diventa oggi un esercizio forte. L’abi-
tudine tradizionale delle nostre case, ordinate, semplici e austere, buone e felici,
non regge più da se stessa. Il costume pubblico, presidio delle virtù domestiche
e sociali, è in via di mutamento e, sotto certi aspetti, in via di dissoluzione. La
legalità non sempre è sufficiente alle esigenze della moralità. La famiglia è messa
in discussione nelle sue leggi fondamentali: l’unità, l’esclusività, la perennità.
Tocca a voi, sposi cristiani, a voi, famiglie benedette dal carisma sacramenta-
le; a voi, fedeli di una religione che ha nell’amore, nel vero amore evangelico,
la sua espressione più alta e più sacra, più generosa e più felice, a voi riscopri-
re la vostra vocazione e la vostra fortuna; a voi preservare il carattere incom-
parabilmente umano e spontaneamente religioso della famiglia cristiana; a voi
rigenerare nei vostri figli e nella società il senso dello spirito che solleva al suo
livello la carne.

—  5  —

Sono convinto che il nostro più grande peccato è quello di omissione: bene
non fatto, responsabilità non vissute, gesti buoni e doverosi non compiuti, im-
pegni disattesi.

L’ultimo passo della ragione umana sta nel riconoscimento che vi sono infinite
cose che la superano. (B. Pascal)

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Più tutto manca sulla terra e più troviamo ciò che la terra può darci di miglio-
re: la Croce. Più abbracciamo la Croce e più stringiamo strettamente Gesù, che
vi è attaccato. (C. De Foucauld)

Dio non esclude nessuno. Non esistono davanti a lui figli privilegiati e figli di-
menticati: in Dio c’è posto per tutti.

Se vogliamo estirpare la zizzania, cominciamo dal nostro cuore: avremo lavoro


sufficiente per impegnare una vita intera.

Il primo frutto della verità è l’umiltà: l’umiltà personale e quella collettiva di po-
polo di Dio. Se non matura il frutto dell’umiltà, spunteranno immediatamente
i frutti dell’orgoglio, dell’intolleranza, dell’intransigenza, della crudeltà.

La distanza tra noi e Dio è il peccato: la superbia, l’orgoglio, l’egoismo, l’infe-


deltà… Appena sono eliminate queste distanze, si trova Dio: sempre.

Chi ha trovato Dio, non si lascia più incantare da nulla e non si lascia più de-
ludere da nulla.

La vita c’è data per cercare Dio, la morte per trovarlo, l’eternità per possederlo.
(P. Nouet)

Esortazione di san Bernardo

Chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo ti senti piuttosto sballottare
tra procelle e tempeste che camminare sulla terra, non distogliere gli occhi dal
fulgore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dai flutti.
Se insorgono i venti delle tentazioni, se urti negli scogli delle tribolazioni, guar-
da alla stella, invoca Maria.
Se, turbato dal pensiero della gravità delle tue colpe, confuso dal deplorevole
stato della tua coscienza, atterrito dalla severità del giudizio, tu stai per farti do-
minare dalla tristezza e cadere nell’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi, pensa a Maria, invoca Maria.
Seguendo lei, non devierai; pensando a lei, non peccherai; tenendoti stretto a
lei, non cadrai.
Se l’avrai come protettrice, non avrai di che temere; sotto la sua guida, ti sarà
lieve ogni fatica; e avendola propizia, perverrai facilmente alla patria beata.

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—  6  —

Dove non trovi amore, metti amore e troverai amore (San Giovanni della Croce).

La carità è una presenza. È necessario non soltanto donare, ma donarsi (R. Follereau).

Il padre del figlio prodigo non ha aspettato che il figlio si fosse cambiato l’abi-
to, prima di aprirgli le braccia. (Lc 15)

Il cristiano crede che in Gesù di Nazaret Dio stesso ha preso la nostra carne e
ha dato al mondo una spinta opposta a quella dell’odio e della morte.

Forse, segretamente, tutti ci aspettiamo un trattamento di privilegio per il fatto


che siamo cristiani. Ma non è così. Dio non dispensa nessuno dalla fatica della
vita e dai rischi della fragilità: perché solo così egli può condurci alla salvezza.

Sembra che il Signore arrivi sempre un quarto d’ora in ritardo sul nostro orario.
Ma in realtà non è un ritardo: è soltanto un modo diverso di vedere la vita.

Essere Chiesa non significa separarsi dagli altri, ma lasciarsi accendere dal fuoco
di Dio per correre dagli altri ad annunciare l’unica grande notizia: Dio è amore.
Se non si è missionari di Dio, non si è cristiani. I “lontani” dalla Chiesa ufficia-
le possono essere vicinissimi a Dio, mentre i “vicini” alla Chiesa possono essere
lontanissimi da Dio. “Quanti lupi sono dentro l’ovile (della Chiesa) e quante
pecore sono fuori di esso”. (S. Agostino)

È meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo. (S. Ignazio d’Antiochia)

Dio non è complicato: è semplice. Non occorre difficoltà a raggiungerlo: ci vuo-


le semplicità. (Gandhi)

Il cantico di Maria

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in
Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi
tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onni-

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potente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani
vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericor-
dia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre”. (Lc 1,46-55)

—  7  —

Credere significa mettersi in viaggio, seguire, affidarsi, consegnarsi a Cristo, la-


sciarsi condurre da Cristo giorno per giorno.

Spesso la nostra fede non è il cammino dietro il Signore, ma l’assurda pretesa


che sia il Signore a fare il nostro cammino insipiente.

La croce è il cammino per uscire dall’egoismo ed entrare nell’altruismo; la croce è


lotta per demolire le pareti della nostra chiusura e diventare trasparenza di carità.

Senza educazione alla croce, al sacrificio, avremo una società sempre più violenta:
non sapremo più vivere gli uni per gli altri; non sapremo più accettare l’amma-
lato, l’anziano e il bambino; ci sarà sempre più solitudine e quindi infelicità.

L’uomo muore se passa il tempo a coltivare se stesso; vive se non pensa più a
sé, ma al fratello e a Dio. (I. Giordani)

Il dolore ci butta tra le braccia di Dio. (B. Bianchi Porro)

Vive completamente la legge di Dio soltanto chi vive la carità.

Nelle nostre confessioni dovremmo tenere sempre più presente i peccati contro la
carità e nelle nostre preghiere dovremmo dare più spazio alla preghiera per la carità.

Gesù si preoccupa di chi sbaglia e non di chi fa il bene. Chi ha la grazia di


essere nel bene, deve vivere per chi è ancora lontano dal bene. La vera disgra-

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zia è fare il male: per questo Cristo si preoccupa del peccatore. Nel cristiano
non esiste autentica bontà, se non condivide questa ansia di salvezza del Si-
gnore verso i fratelli.

Non ci si salva fuggendo dai fratelli che sbagliano, allontanando le persone dif-
ficili: ci si salva assumendo le situazioni scandalose, correndo i rischi, affondan-
do le mani nel dolore e nella miseria.

La comunità è il luogo privilegiato della presenza di Dio. Lo ha detto Gesù:


“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt
18,20). Un forte individualismo si è insinuato anche nel vivere la fede, anche
nel vivere il “giorno del Signore”, la domenica. Il Vangelo ci ricorda che Dio
è reperibile nella vittoria sull’egoismo e nell’apertura alla comunità, che il re-
capito di Dio è la comunità.

Gran parte dei difetti dei fratelli sono nella retina del nostro occhio. (I. Giordani)

Che cosa significa “parrocchia”? Parrocchia vuol dire: presenza di Cristo tra gli
uomini attraverso una comunità. (Giovanni Paolo II, papa)

In paradiso ci pentiremo di una cosa sola: di non avere amato come Cristo ci
ha amato.

La Chiesa è madre e le mamme piangono, perdonano, sperano, amano.


(P. Mazzolari)

Preghiera per la Chiesa

O Dio, nostro Padre, tu hai voluto che la tua Chiesa continuasse nel mondo
l’opera di Cristo e fosse il segno vivente di lui.
Ti preghiamo che la Chiesa, che siamo noi, imiti il suo Capo.
Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzio-
ni, così anche la Chiesa prenda la stessa via per comunicare agli uomini i frut-
ti della salvezza.
Come Cristo è stato inviato da te, Padre, a dare la buona novella ai poveri, a
cercare e salvare ciò che era perduto, così anche la Chiesa circondi d’affettuosa
cura quanti sono afflitti da umana debolezza e riconosca nei poveri l’immagine

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del suo Signore, povero e sofferente, e si metta a loro servizio con amore.
Gesù Cristo, pur essendo Dio, spogliò se stesso prendendo la natura di servo
e per noi, da ricco qual era, si fece povero. Così la Chiesa non cerchi la gloria
della terra, ma diffonda l’umiltà e l’abnegazione.

—  8  —

Dio, volendo essere lodato dagli uomini, si è lodato da se stesso; e poi ha mes-
so nelle nostre mani questa lode (i salmi) perché la facciamo nostra.
(S. Agostino)

Il cammino della fede è pieno d’imprevisti, di sorprese, perché Dio è talmente


al di là dei nostri pensieri, che dobbiamo sempre aggiustare la rotta.

Secondo il Vangelo, è ricco chiunque fonda la sua vita sul denaro o su qual-
siasi altra ricchezza; è ricco anche chi che non ha molto denaro, ma lo cerca
avidamente e lo adora.

Dio si muove nel mondo con uno stile tutto suo e secondo un calendario che
non conosce la fretta impaziente e tanto meno la violenza alle coscienze. Dio
è libero e rispetta la libertà di tutti. Saper attendere è una grande carità e ma-
turità: è la maturità della carità.

Abbiamo nelle nostre case Gesù abbandonato e rifiutato, perché oggi tutte le
miserie del mondo provengono dal fatto che nelle famiglie non esiste più l’amo-
re e con esso la pace e la gioia. (Madre Teresa di Calcutta)

Se non hai una tavola di salvataggio da gettare nelle acque, sii tu stesso una
tavola viva per i tuoi fratelli naufraghi. (H. Camara)

La bontà di Dio ci salva soltanto quando diventa nostra bontà, quando entra
dentro di noi.

Con Dio serve solo essere, vivere, fare il bene. Non ci si salva con le parole,
ma con i fatti. Non serve a niente dire sì con le parole: sono le opere che con-
tano davanti a Dio.

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Per questo credo nella verità del cristianesimo, perché la religione cristiana offre
salvezza a tutti, in qualsiasi condizione si trovino; e nello stesso tempo ammo-
nisce tutti, qualunque sia il loro ruolo o il loro prestigio. (B. Pascal)

Il pubblicano che si batte il petto non si accorge di presentare a Dio il regalo


più bello che gli possa fare, offrendogli l’occasione di manifestare la sua bontà
e la sua misericordia infinita [cf. Lc 18,13]. (B. Bro)

L’amore di Dio è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria mo-
rale, sul peccato. Quando ciò avviene, colui che è oggetto della misericordia non
si sente umiliato, ma come ritrovato e riabilitato. (Giovanni Paolo II, papa)

Le parole di Gesù: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”


(Mt 5,7) costituiscono una sintesi di tutto il Vangelo perché rivelano il mi-
stero profondo di Dio.

Preghiera

Tu, o Maria, non tieni per te la grande notizia e il grande avvenimento dell’In-
carnazione di Dio, della realizzazione delle promesse. Tu lo porti e lo comunichi
subito ad Elisabetta. Ti metti a servizio con umiltà e dedizione. Così ogni cri-
stiano non tenga per sé il dono della fede; sia un evangelizzatore, un portatore
della novità dell’amore che si dona con gratuita generosità, perché l’annuncio
di Cristo non sia mai separato dal servizio dell’uomo.
O Signore, concedi a noi di celebrare con Maria i prodigi del tuo amore e di
essere come lei i gioiosi messaggeri del tuo Vangelo e di dedicarci con umiltà
al servizio del prossimo.

—  9  —

Il primo frutto della fede è il risveglio della coscienza della dignità e della sa-
cralità della vita umana. Nella religione cristiana non è mai possibile disistimare
o emarginare la vita di qualcuno: tutti hanno una dignità ricevuta da Dio che
nessuno può mettere in discussione.

L’amore ha sempre nuove risorse.

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Non uccidiamo più né innocenti né malfattori: un Calvario è più che suffi-
ciente!

In una mia poesia dicevo a Cristo: “Ti ho cercato, ti ho sputato, ti ho bestem-


miato; tutto puoi dire di me tranne che ti ho evitato”. Questo alcuni anni fa.
Oggi dovrei scrivere tutta un’altra cosa: “Ti avevo cercato, ti avevo sputato, ti
avevo bestemmiato; tutto puoi dire di Te, tranne che Tu mi hai evitato”.
Pensavo d’essere io che non volevo evitare Cristo. In verità era Cristo che non
voleva evitare me. (G. Testori)

Un cristiano che non vuole soffrire con Cristo è un borghese comodamente


sdraiato con la pancia piena, che assiste dalla sua poltrona al supplizio di un
Innocente che muore per lui. (L. Bloy)

Se uno dovesse scrivere il Vangelo guardando la vita dei cristiani, che Vangelo
ne verrebbe fuori?

Più si è vuoti e più si ama emergere, come recipienti pieni di niente, che gal-
leggiano sulla superficie dell’acqua.

Voi e io siamo una cosa sola: non posso farvi del male senza ferirmi. (Gandhi)

Poesia

Davanti ar Crocifisso d’una chiesa,


una candela accesa
se strugge da l’amore e da la fede.
Te dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logora e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive.
Com’è bella
la fiamma d’un amore che consuma,
perché la fede resti sempre quella!
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma.
(Trilussa)

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—  10  —

Il pessimismo è peccato, è sintomo di cecità e di malattia spirituale.

Nel mio letto di dolore io sono più felice di una regina sul trono.
(Santa Bernadette Soubirous)

Dio si lascia combattere, si lascia rifiutare, ma chi ci rimette è sempre l’uomo,


perché perde la fonte della sua felicità. La felicità non è lontana da nessuno,
perché essa è l’incontro con Dio.

Bernadette Soubirous non riuscì neppure a superare l’esame di catechismo del-


la Prima Comunione. Il curato d’Ars fu ritenuto impreparato e quindi boccia-
to all’esame di teologia e, ammesso al sacerdozio, fu mandato nella più piccola
parrocchia della diocesi. Oggi è il patrono dei parroci. San Leopoldo Mandic
fu mandato a tempo pieno in confessionale, perché non si sapeva cosa fargli
fare… Conclusione chiara: l’umiltà aiuta a vedere la verità e quindi apre il cuore
a Dio. Tanti problemi di fede sono semplicemente problemi di orgoglio.

Per quanto tu scenda in basso non sarai mai più umile di Cristo. (San Girolamo)

Nell’odio tutto è irrazionale.

Cerchiamo Dio prima d’ogni altra cosa, e tutti gli altri problemi avranno una
soluzione facile.

Al termine di una vita passata nella santità, come al termine di una vita di de-
litti, la modalità per entrare in paradiso è una sola: Signore, abbi pietà di me,
perché sono un peccatore. (A. Paoli)

La dottrina sociale cristiana è applicazione della parola di Dio alla vita degli
uomini, della società e delle realtà terrene, offrendo principi di riflessione, cri-
teri di giudizio e direttrici d’azione. (Giovanni Paolo II, papa)

Max Planck, il grande studioso della luce, ha scritto: “Mi tormentano i proble-
mi della vita, della luce, e di tante cose dell’universo, ma quanto più mi tor-
menta il tuo mistero, o Cristo!”.

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Il problema più importante della vita è il problema di Dio: tutto il senso della
vita dipende dalla soluzione di questo problema.

È amando gli uomini che s’impara ad amare Dio. (C. De Foucauld)

L’uomo è stato fatto dall’Amore ed è per questo che è così portato ad amare.
(Santa Caterina da Siena)

Come in ogni frammento d’ostia consacrata c’è Cristo, così in ogni uomo c’è
Cristo. (I. Giordani)

Preghiera

O Gesù, divino Pastore delle anime, che hai chiamato gli apostoli per farne
pescatori di uomini, attrai ancora a te anime ardenti e generose di giovani, per
renderli tuoi seguaci e tuoi ministri; rendili partecipi della tua sete di universa-
le redenzione, per la quale rinnovi ogni giorno il tuo sacrificio.
Tu, o Signore, sempre vivo a intercedere per noi, dischiudi loro gli orizzonti
del mondo intero, ove il muto supplicare di tanti fratelli chiede luce di verità
e calore d’amore, affinché rispondendo alla tua chiamata prolunghino quaggiù
la tua missione, edifichino il tuo Corpo mistico, che è la Chiesa, e siano sale
della terra e luce del mondo.
(Paolo VI, papa)

—  11  —

Non fare il bene è male.

Davanti a Dio porteremo solo ciò che abbiamo donato e non ciò che abbia-
mo accumulato.

Vivere significa vivere per gli altri. (R. Follerau)

Chiunque possiede qualcosa di cui non ha bisogno, è un ladro. Gran parte della
miseria che affligge il mondo è conseguenza della nostra avidità. (Gandhi)

19
Chi ha la carità nel cuore, ha sempre qualcosa da donare agli altri. (S. Agostino)

Cristo non c’interrogherà sulla fede, ma sulle opere, perché la fede senza le
opere è morta.

La Chiesa cattolica conta, tra i suoi, migliaia di persone che hanno consacrato
la vita al servizio dei lebbrosi. Varrebbe la pena di cercare a quale fonte si ali-
menta questo eroismo. (Gandhi)

Chi vive l’amore vero e concreto verso il suo prossimo, anche se non è cristia-
no, va in Paradiso. Chi non vive l’amore del prossimo, anche se è cristiano,
non va in Paradiso.

Respingendo il prossimo si respinge Dio.

Dio è proprio là dove non sembrerebbe a nessuno di doverlo trovare; Dio è


là dove non sembra essere Dio: come sulla Croce! È proprio lui, quando pare
impossibile che sia lui. (A. Pronzato)

Nell’Eucaristia abbiamo Cristo sotto le apparenze del pane, ma qui – nei quar-
tieri poveri, nei corpi disfatti, nei bambini – noi vediamo Cristo e lo tocchia-
mo. (Madre Teresa di Calcutta)

C’è vera evangelizzazione quando un mendicante indica ad un altro dove tutti


e due possono trovare da mangiare.

La Chiesa non è un museo di oggetti del passato, ma un popolo che vive e


cammina verso la festa di Dio. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Se si potesse dire di ogni cristiano: è uno che perdona, si aprirebbe la strada


di Cristo in tante persone, e i persecutori, come Saulo, si trasformerebbero in
apostoli come Paolo.

La verità che costituisce la misura della fede è la morte di Dio per amore del
mondo… Credente è colui che ha compreso una tale possibilità e la sceglie.
(H. U. Von Balthasar)

20
Preghiera

Noi ti ringraziamo, o Padre, per i grandi segni del tuo amore che a noi si sve-
la nella creazione, nella storia dell’uomo e nella piena rivelazione del tuo Figlio
Gesù.
Per la potenza dello Spirito egli è venuto tra noi, nel grembo purissimo di Maria.
Fece del mondo la sua casa, elesse i poveri, annunciò pace e riconciliazione a
tutti e si offrì liberamente alla morte di croce.
Per amore egli è venuto, d’amore è vissuto, con amore si è donato a te e in un
gesto supremo d’amore si è sacrificato per noi.
Noi ti ringraziamo, o Padre, per questo santissimo segno.
Lo accogliamo come dono della tua misericordia che ci trasforma e ci dà un
cuore nuovo, come grazia di riconciliazione e come segno di comunione.
Per mezzo del tuo Spirito, che è Signore e dà la vita, donalo sempre sull’altare
della Chiesa e del mondo.

—  12  —

Impariamo da Maria, madre di Gesù, una lezione di vita che viene da Dio e
riguarda il mistero della donna e della madre, al quale siamo tutti indissolu-
bilmente legati e al quale è collegato il volto umano o disumano della società.
La donna, infatti, è la prima artefice della società, perché è lei, nella famiglia,
la custode e l’espressione somma di quella tenerezza, che plasma e fa crescere
ogni uomo.

La donna può trovare la gioia della sua vita non fuggendo da se stessa e dal
suo ruolo, ma riconquistando la sua femminilità nella dignità e uguaglianza
con l’uomo. Il papa Giovanni Paolo II ha scritto: “La donna – nel nome della
liberazione dal ‘dominio’ dell’uomo – non può tendere ad appropriarsi le ca-
ratteristiche maschili contro la sua ‘originalità’ femminile”.
(Giovanni Paolo II, papa, Mulieris dignitatem, 10)

Ogni madre deve ricordare che la maternità va conquistata giorno dopo gior-
no; va meritata con una fedeltà che continui e accompagni, senza mai tradirlo,
il gesto stupendo del dare la vita.

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Noi riusciamo a comprendere in parte il misterioso amore di Dio dalle tonalità
delicate e varie di quella creatura, Maria, davanti alla quale si inchinò l’angelo
dell’annunciazione. (E. Balducci)

L’aborto è tragicamente presente e diffuso da sempre nella storia dell’umanità.


Quando si ferisce la vita in un punto, si apre la porta per ferire tutta la vita
umana: finisce la dignità e crolla il rispetto verso la persona. Calpestare la vita
umana è rifiutare Dio.

Non è possibile amare il prossimo senza soffrire per il prossimo e con il pros-
simo. Non è possibile amare Dio senza soffrire per Dio e con Dio. Il Libro
dell’Imitazione di Cristo ci insegna: “Sine dolore non vivitur in amore”, senza
dolore non si vive nell’amore. E questo vale per tutti quelli che amano, nessu-
no escluso, neppure Dio.

Il Cristo è muto nel Tabernacolo: ma non tacerà per sempre. Un giorno ri-
prenderà la parola, come un tempo, e dirà: “Tutti i miei comandamenti, i miei
sacramenti, la messa, la preghiera, tutto questo, io te l’ho dato per uno scopo
solo: amare”. (Abbé Pierre)

Dio fa cose grandi con i piccoli e gli umili: tutta la Bibbia registra con stupore
che Dio si comporta sempre così.

Dio non chiama i santi, ma chiama tutti a diventare santi.

Saulo è un grande fanatico, portato all’intolleranza e alla durezza. Diventato


Paolo (che significa “poco, piccolo”), la sua vita è totalmente segnata dalla fede
in Cristo: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21), tutto
il resto per lui diventa “spazzatura” (Fil 3,8). Per lui la sola notizia da diffon-
dere nel mondo è Cristo: “Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a
voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocefisso”. (1Cor 2,2)

La miseria più grande dell’uomo è di non sapere più dove va la vita, e quindi
non sa più a cosa serve la vita. Da questa situazione può nascere qualsiasi vio-
lenza e ogni forma di disprezzo della vita. C. Péguy ha scritto: “L’uomo mo-
derno soffre di amnesia dell’eternità”.

22
Preghiera

Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo puro e traspa-


rente come l’acqua sorgiva.
Ottienimi un cuore semplice, che non indugi ad assaporare le proprie tristezze.
Un cuore magnifico nel donarsi, facile alla compassione; un cuore fedele e ge-
neroso, che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore per nessun male.
Fammi un cuore umile, che ami senza esigere di essere riamato, felice di spa-
rire in altri cuori, sacrificandosi davanti al tuo Figlio divino.
Un cuore grande e indomabile che nessuna ingratitudine possa chiudere e nes-
suna indifferenza possa stancare.
Un cuore tormentato dalla passione della gloria di Gesù Cristo.
Amen.

—  13  —

I santi sono i poveri nel cuore (cf. Mt 5,3): coloro che hanno vinto le sugge-
stioni dell’avere e si sono lasciati attirare dal fascino del donare.

La santità ha molti volti, ma ha un unico cuore: il cuore liberato dall’egoismo


e palpitante d’amore di Dio e del prossimo.

Il male dell’uomo è il peccato e quindi l’unica vera miseria dell’uomo è la per-


dita di Dio: da questa miseria nascono tutte le altre miserie e le sciagure del-
l’uomo.

Solo Cristo può dar senso alla vita e alla morte. (B. Pascal)

Attirare le persone alla fede significa condurle a Cristo, non a noi.

Fatevi ricchi con lo spirito di povertà: di quella povertà che non è miseria, ma
libertà e felicità. (G. Papini)

La gioia vera è Dio, perché solo lui è infinito e il cuore umano è sintonizza-
to sull’Infinito.

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Nessun dolore è insopportabile, quando Dio è al centro della vita.

Dio non è colui che chiede, ma colui che dà. Il comandamento: “Amerai il Si-
gnore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente” non
è un comandamento a favore di Dio, ma a favore dell’uomo. Infatti, l’uomo
è chiamato ad amare Dio, perché solo così sarà libero, felice, aperto al dono
della vita.

Preghiera

Signore Dio, tu ci hai rivelato, per mezzo dei tuoi santi apostoli, il mistero di
Cristo e la buona novella del Regno.
A loro hai concesso di predicare al mondo intero la tua misericordia immen-
sa e ineffabile.
Per i loro meriti ti chiediamo, o Signore: rendici degni di partecipare alla loro
sorte.
Guida il nostro cammino sulle loro tracce, aiutaci a imitarli nelle loro fatiche;
fa’ che, come loro, sappiamo combattere e soffrire per tuo amore.
Conserva la santa Chiesa che hai edificato sulle loro fondamenta; benedici il
tuo popolo e rendi fruttuosa questa vigna che la tua mano ha piantato nel Cri-
sto Gesù, nostro Signore.

—  14  —

Giovanni Battista è forte nella fede ed è umile: forte, quando parla di Dio,
umile, quando parla di se stesso.

Soltanto l’umile riesce ad accettare la salvezza da un altro (anche se si chiama Dio),


e soltanto l’umile riesce a parlare di Cristo senza appannarlo con il proprio orgoglio.

La felicità dell’uomo non sta nel possedere qualcosa, ma nel cedere se stesso a
chi è più grande di lui. (R. Tagore)

Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste. (G. Bernanos)

Solo Dio può salvare. La sua salvezza è un dono libero, gratuito, mai meritato
da nessuno. L’uomo può solo mettersi in condizione di riceverla.

24
Il mio Natale: dar da mangiare senza affamare nessuno, vestire senza denudare
nessuno, far vivere senza uccidere nessuno. (P. Mazzolari)

Il cristianesimo è l’unica vera grande rivoluzione della storia. (B. Croce)

L’incredibile del Vangelo è che, mentre tutto invecchia, esso diventa sempre più
giovane. (M. Pomilio)

Il limite tra il prima di Cristo e il dopo Cristo non è un confine tracciato dal-
la storia o sulla carta geografica, ma è un segno interiore che attraversa il no-
stro cuore. Finché viviamo nell’egoismo, siamo ancora oggi coloro che vivono
prima di Cristo. (J. Ratzinger)

La famiglia è la cellula della società: se essa è sana, tutto l’organismo prospera;


se essa è malata, l’intera comunità deperisce e muore. (Leone XIII, papa)

La preghiera unisce profondamente le persone e dona alla famiglia un qualcosa


di sacro, perché le colloca dentro il mistero di Dio. Madre Teresa di Calcut-
ta ha detto: “Se le famiglie tornassero a pregare insieme, avrebbero più pace.
Niente mette tanta pace, quanto la preghiera fatta insieme”.

Ogni bambino che nasce porta con sé la notizia che Dio non si è ancora stan-
cato degli uomini. (R. Tagore)

Ci sono tanti padri e tante madri che hanno figli, ma (forse!?) ci sono pochi
figli che hanno il padre e la madre. (F. De Croisset)

Preghiera

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere


grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed
eterno.
La Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assun-
ta nella gloria del cielo.
In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del miste-
ro di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra,
un segno di consolazione e di sicura speranza.

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Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha ge-
nerato il Signore della vita.
E noi, uniti agli Angeli e ai Santi, cantiamo con gioia l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli!

—  15  —

Chi non crede ha paura perché il tempo che passa è una corsa verso il nulla.
Per il credente il tempo che passa è una corsa verso l’abbraccio del Padre.

Il mondo nuovo è già iniziato: ormai sappiamo che Dio è nostro Padre, sap-
piamo che Dio non vuole distanze ma comunione; sappiamo che Dio ha un
cuore pieno di misericordia e di tenerezza: e nel cuore di Dio c’è posto per
ogni uomo, perché ogni uomo è figlio di Dio. Questa è la più bella e la più
rivoluzionaria verità del cristianesimo.

Chi è veramente vicino a Dio non si allontana dal prossimo, ma si sente spin-
to da Dio stesso ad amare di più i fratelli.

Tutti i problemi nascono dall’egoismo e tutti i problemi si risolvono soltanto


quando qualcuno fa dono di sé, della sua bontà, della sua vita. Il cristianesimo
è l’altruismo di Dio condiviso e vissuto dagli uomini.

Il momento supremo di un uomo è quello in cui s’inginocchia nella polvere e


si batte il petto e confessa tutti i peccati della sua esistenza. (O. Wilde)

Incomincia con l’annunciare ciò che Dio ti mostra e non avrai tempo per cer-
care ciò che egli ti nasconde. (A. Dumas)

Non è lecito vivere la fede come un privilegio, ma soltanto come un dono che
impegna a donare.

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Non c’è cosa più terribile dell’orgoglio, perché la vera distanza tra l’uomo e
Dio è l’orgoglio.

Se Dio è la vita e la salvezza, rifiutando Dio ci si condanna alla morte e alla


disperazione.

I Magi hanno saputo decifrare un segno astrale e si sono messi in cammino.


Per noi si tratta piuttosto di interpretare un segnale interiore, un’inquietudine,
un’insoddisfazione… Comunque, resta fondamentale il dovere di muoversi…
(A. Pronzato)

Solo uscendo dall’egoismo, usciremo dalla tristezza. Ma per vincere l’egoismo


bisogna rinascere: bisogna ricevere lo Spirito Santo, l’Amore di Dio: perché sol-
tanto Dio sa amare.

Abbiamo tanti battezzati, ma pochi cristiani! Perché? Perché le nostre famiglie


e le nostre comunità non sono così vive nella fede da far maturare il seme dei
battesimi. Quale responsabilità! (Card. L. J. Suenens)

È necessario che il battezzato verifichi ogni giorno il suo comportamento di


nato alla grazia, di figlio di Dio… per essere in ogni occasione degno delle sue
origini soprannaturali. (S. Garofalo)

Preghiera

O Signore, risveglia in ogni membro della tua Chiesa un forte slancio missio-
nario: perché Cristo sia annunciato a coloro che non l’hanno ancora conosciu-
to e a quelli che non credono più.
Suscita molte vocazioni e sostieni con la tua grazia i missionari nell’opera di
evangelizzazione.
Concedi ad ognuno di noi di sentire la responsabilità verso le missioni, e so-
prattutto di comprendere che il nostro primo impegno per la diffusione della
fede è quello di vivere una vita profondamente cristiana.

27
—  16  —

Abbiamo perso l’abitudine al silenzio, perché abbiamo paura di confrontarci


con la verità. Così non possiamo crescere: siamo condannati alla mediocrità.
(M. Pomilio)

Il silenzio è presenza di Dio e non necessariamente assenza di gente.


(M. Delbrêl)

È molto più facile convertire un peccatore incallito che far cambiare vita a un
credente sbagliato. (S. Bernardo)

Tutti siamo chiamati a vivere l’impegno, la fatica, la missione di annunciare il


bene e di soffrire per il bene.

La neutralità davanti ai problemi seri della vita non è segno di rispetto, ma in-
dice di vuoto interiore.

Le cinque vie dell’esistenza di Dio proposte da san Tommaso non bastano più.
Occorre una sesta via: la vita dei credenti. (J. Maritain)

Fabbricando la Certosa di Pavia un Visconti non cancella le taglie imposte ai


poveri del ducato milanese; come un industriale non pulisce il suo denaro do-
nando qualche milione alla parrocchia o alle Acli. Io credo talmente all’anima
dei ricchi, che sento il dovere cristiano di gridare. (P. Mazzolari)

Voglio gridare il Vangelo con tutta la mia vita: se non viviamo il Vangelo, Gesù
non vive in noi. Torniamo alla povertà, alla semplicità cristiana. Dopo dician-
nove anni passati lontano dalla Francia, ciò che mi ha colpito al ritorno è il
fatto che in tutte le classi sociali e soprattutto nella classe meno ricca, anche in
famiglie cristiane, sono enormemente cresciuti il gusto e l’abitudine alle cose
inutili e costose, insieme a una grande leggerezza e abitudine alle distrazioni
frivole e mondane. (C. De Foucauld)

Il fallimento d’Israele, il fallimento della Chiesa, il fallimento dell’uomo dipen-


de dal proprio peccato, dalla lontananza da Dio.

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Quando il mondo va male non diciamo che ci è caduta addosso una calamità,
ma che noi facciamo andar male il mondo. Se le guerre e la violenza si diffon-
dono, non diciamo che dipende dall’aria, ma dall’odio quotidiano personale e
familiare, di cui tutti siamo responsabili. La pace inizia dai singoli e dalle fa-
miglie e quindi anche la guerra inizia dai singoli e dalle famiglie.

Chi vuole riformare il mondo, cominci da se stesso.

Dio è carità: se l’uomo vive la carità, accoglie Dio; ma se l’uomo rifiuta la ca-
rità, rifiuta Dio. Dio è umiltà: se l’uomo sa mettersi gioiosamente all’ultimo
posto, lì s’incontra con Dio; ma se l’uomo è pieno di orgoglio, si mette con-
tro Dio e lo perde.
Dio è perdono: se l’uomo perdona, il cuore gli batte all’unisono con quello di
Dio; ma se l’uomo vive la vendetta, si separa dal mistero di Dio.
L’accoglienza o il rifiuto di Dio li stiamo vivendo ogni giorno: “Chi opera la
verità viene alla luce; chi fa il male odia la luce” (cf. Gv 3,20-21).
L’eternità la stiamo preparando noi stessi con le nostre scelte quotidiane.

Dio delude chi non lo conosce abbastanza; le creature deludono chi le cono-
sce troppo. (G. Thibon)

Non si ama Dio: ecco perché si è infelici! (Santo curato d’Ars)

Preghiera

O Signore, tu c’inviti ad assumerci pienamente la responsabilità della nostra


crescita umana e sociale.
Eppure sentiamo che i problemi e le aspirazioni sono più grandi di noi e che
questa nostra terra non sarà mai il regno della felicità totale e della piena rea-
lizzazione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.
Ti preghiamo di essere presente con la tua grazia nel nostro impegno, perché
ogni progresso sia un passo verso il tuo Regno, che però resterà sempre più
avanti dei nostri passi più avanzati.
Per questo attendiamo e speriamo da te il compimento dei nostri sforzi, quan-
do farai cieli nuovi e terra nuova, in cui abiterà la giustizia, la pace, l’amore e
la gioia senza fine.

29
—  17  —

Un vero cristiano fa nascere negli altri la voglia d’incontrare Dio.

La carità che assomiglia a quella di Cristo va in cerca dell’errante, sa soffrire


senza vittimismi, sa essere forte ma senza spirito di vendetta, chiama “amico”
anche Giuda.

Il sacrificio è una legge di vita. Senza capacità di soffrire per gli atri, si è soli e
si resta soli. È il vivere per gli altri che vince la solitudine umana e la riempie
di volti, di persone, di presenze.

Gesù condanna l’egoismo come la più grande stoltezza e quindi condanna ogni
educazione che non conduce all’altruismo, all’amore.

È beato, secondo il Vangelo, chi sa donare ed è instancabile nel cercare occa-


sioni per la sua carità.

Sulla croce di Cristo è iniziato un capitolo nuovo della storia del mondo e tutti
devono riconoscere che da Cristo in poi è cambiato il modo stesso di pensare
Dio. Da allora il nome nuovo di Dio è Carità. E Dio lentamente sta attirando
il mondo alla sua croce, cioè al suo amore e alla sua misericordia.

Dio non si dimostra, Dio si mostra. A un convertito, ritornato da Ars, chiese-


ro: “Che cosa hai visto ad Ars?”. Ed egli rispose: “Ad Ars ho visto Dio in un
uomo”.

Quando morì il sacerdote francese Amedeo Ayfre alcuni dissero: “Quell’uomo


ti metteva addosso la voglia di Dio”. Ci è mai successo di aver suscitato la vo-
glia di Dio in qualcuno?

Appena sono giunto a credere che c’è Dio, ho capito che non potevo fare al-
tro che vivere per lui. La mia vocazione religiosa porta la stessa data del dono
della fede. (C. De Foucauld)

La terra si è raffreddata. Tocca a noi, cattolici, ravvivarne il calore vitale che

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s’estingue; tocca a noi ricominciare l’era dei martiri. Essere martire è cosa pos-
sibile a tutti i cristiani: essere martiri è dare la vita per Dio e per i fratelli.
(F. Ozanam)

Gesù ci ha insegnato che la grande forza del mondo è la bontà: il vero forte è
l’uomo buono; è chi ha vinto la violenza dentro di sé. Il vincitore è chi dà la
vita per gli altri e non chi toglie la vita agli altri.

La Bibbia non va piegata alle nostre vedute, ma deve convertirci alle vedute
di Dio.

Se volete essere discepoli di Cristo, ricordatevi che dovete essere martiri e non
carnefici. (Voltaire)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama
è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha
mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per
mezzo lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, è lui che
ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i no-
stri peccati. (1Gv 4,7-10)

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli (Cristo) ha dato la sua vita per noi;
quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. (1Gv 3,16)

L’inferno è non amare. (G. Bernanos)

L’occhio vede bene Dio soltanto attraverso le lacrime. (V. M. Hugo)

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, tu hai messo nel cuore degli uomini una profonda
nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace; fa’ che, al di là d’ogni
ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimo-
nianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico e vero Dio e
Padre di tutti gli uomini. Amen.

31
—  18  —

Gesù ci rivela che Dio è umile. Nell’ultima Cena, prima di celebrare la prima
Eucaristia della storia, Gesù si alza da tavola e, prendendo il suo ruolo di ser-
vo, comincia a lavare i piedi agli apostoli. Pietro si fa voce dello scandalo di
tutti e gli dice: “Tu non mi laverai mai i piedi!” (Gv 13,8). Pietro dice ciò che
tutti pensiamo: noi non vogliamo un Dio umile: ma Dio è umile; noi non vo-
gliamo un Dio che si mette all’ultimo posto: ma Dio si mette all’ultimo posto;
non vogliamo un Dio senza orgoglio: ma Dio è senza orgoglio.
Saremo capaci di convertirci a questo Dio? Saremo capaci di distruggere l’idolo
costruito con le nostre mani per mettere al centro del cuore il Dio vero, il Dio
umile, il Dio che è servo di tutti gli uomini indistintamente?

L’orgoglio è il veleno della storia umana. È l’orgoglio che spacca la famiglia e


la società, che scatena le guerre, che fa piangere tanta gente, che spegne la gioia
che Dio ci aveva donato già il primo giorno della creazione.

Per rendere bella la vita dobbiamo scendere dai nostri piedistalli e metterci ai
piedi di tutti, indistintamente, in atteggiamento di servizio. Gesù ha detto:
“Voi sapete che coloro che sono considerati i governanti delle nazioni domi-
nano su di esse e i loro capi esercitano su di esse il potere. Tra voi non è così;
ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, chi vuole essere
il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo, infatti, non
è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per
molti”. (Mc 42b-45)

Dio si trova a suo agio soltanto nella povertà, perché Dio non può possede-
re. Dio è talmente dono di sé che dona tutto ciò che è e tutto ciò che ha; e
così egli è povero, l’infinitamente povero, il vero povero. La povertà di Dio è
la conseguenza del suo amore.

Non temete il peccato degli uomini; amate l’uomo anche nel suo peccato, per-
ché un tale amore si avvicina all’amore di Dio. (F. Dostoevskij)

L’umiltà è il precursore della carità, come Giovanni Battista è stato il precurso-


re del Cristo. (San Francesco di Sales)

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Preghiera

Preghiamo per coloro che a un certo punto della loro esistenza scoprono di
aver sbagliato le scelte fondamentali della vita, per chi è scontento e si sente
un fallito: non perdano la speranza per il loro futuro, accettino la realtà con
coraggio e trovino la forza di ricostruire la loro vita, sostenuti dalla fiducia in
Dio Padre che fa cose grandi anche con ciò che è debole e povero.

—  19  —

Se non bruci d’amore, molti moriranno di freddo. (F. Mauriac)

Il segno che rivela Cristo risorto in mezzo a noi è l’amore fino all’eroismo del
perdono.

C’è molta gente che sa fare la predica sul peccato, ma troppo pochi sanno far
sentire che il bene è bello, che il volersi bene è bello, che il prodigarsi è bello.
(P. Mazzolari)

Dio ama nascondersi per impegnare l’uomo.

La testimonianza è far vedere con la nostra vita un mistero invisibile agli oc-
chi di chi non crede.

Per capire il valore della salute, bisogna ammalarsi. Per capire la risurrezione di
Cristo, bisogna aver sentito odore di morte dentro di noi.

Mettiamo l’orgoglio sotto i piedi e saremo liberi, sereni e fraterni: saremo crea-
ture che vivono e testimoniano la risurrezione di Cristo.
(Beato Giovanni XXIII, papa)

Per il battesimo siamo risorti, ma per l’orgoglio siamo rimorti.


(Don Giuseppe De Luca)

Non si può staccare la verità dall’amore. Dio non è solo verità, ma anche amo-
re. Egli abita unicamente nella verità che viene dall’amore. (R. Guardini)

33
Gesù è al centro di tutto. È impossibile colpire un essere umano senza colpi-
re lui, umiliare qualcuno senza umiliare lui, maledire o uccidere uno qualsiasi
senza maledire o uccidere lui. (Léon Bloy)

Signore, non perché mi sia stato detto che tu sei il Figlio di Dio, io ascolto la
tua Parola, ma la tua Parola è bella al di sopra di ogni altra parola umana e da
questo io riconosco che tu sei il Figlio di Dio. (André Gide)

Nella vita c’è un solo modo per essere felici: vivere per gli altri. (L. Tolstoi)

Chi comincia ad amare, deve essere pronto a soffrire. (San Pio da Pietrelcina)

La verità che non è scaldata dal calore del cuore è una verità tradita. (J. Sullivan)

Preghiera

… Cristo, pensoso palpito,


Astro incarnato nelle umane tenebre,
Fratello che t’immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D’un pianto solo mio non piango più,
Ecco, ti chiamo, Santo,
Santo, Santo, che soffri.
(G. Ungaretti, Vita d’uomo)

—  20  —

Spesso noi cerchiamo Dio dove non c’è e aspettiamo da lui dei segni che non ci
darà mai. Chi cerca un Dio guerriero, un Dio trionfatore e spavaldo resterà delu-
so, perché Dio non è così. Dio vince solamente attraverso l’amore che dà la vita.

34
L’amore di Dio non va considerato come un privilegio: è fuoco che spinge a
servire, a cercare, a donare.

Dio è amore e può essere conosciuto soltanto amando come ama lui. I grandi
conoscitori di Dio sono i santi, gli apostoli della carità, gli uomini e le donne
della misericordia vissuta.

Soltanto l’amore è credibile, perché soltanto l’amore è presenza di Dio. Prova


ad accostarti al debole, al povero, al malato: sentirai la presenza di Dio. Prova a
rinnegare il tuo orgoglio, a donare gratuitamente: sentirai la presenza di Dio.

Chi stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli al-
tri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà sol-
tanto per se stesso e per le proprie idee. (D. Bonhöffer)

Nessuna vita è inutile, perché è pensata, voluta e amata da Dio. Ognuno ha un


seme di bene da gettare nel mondo: un seme unico, necessario, irripetibile.

La bontà vince sempre: segretamente è stimata anche dai cuori più freddi, più
solitari, più lontani. (San Luigi Orione)

Il grande coraggio lo si ottiene con un continuo ricominciare. Infatti coraggio


è aver paura, ma andare avanti lo stesso. (R. Bazin)

Io temo che il cristianesimo sia tentato di trascurare l’essenziale, di voltarsi ver-


so il mondo, verso il successo collettivo, verso la quantità e non verso la qua-
lità pura. Ma ricordo ciò che mi diceva Bergson: la qualità è la quantità del
domani! (J. Guitton)

Fino a quando si ama il proprio amico, non si può ancora dire se si ama Dio;
ma quando si ama il proprio nemico, allora sì che è chiaro che si ama Dio.
(S. Kierkegaard)

I non cristiani possono essere nemici di un cristiano; un cristiano è sempre il


tenero amico d’ogni essere umano; egli ha per ogni essere umano i sentimenti
del cuore di Gesù. (Beato Giovanni XXIII, papa)

La verità non rassicura nessuno: la verità impegna! (G. Bernanos)

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Preghiera

Ti rendiamo grazie, Padre d’amore e di misericordia, per il tuo Figlio Gesù: lui
che era senza peccato ha preso su di sé il peccato del mondo e attraverso il suo
sacrificio ci libera da ogni male e ci riconcilia con te.

—  21  —

Non lamentarti dei tuoi tempi. Se li trovi cattivi, domandati che cosa hai fatto
per renderli migliori. (T. Carlyle)

Avete taciuto abbastanza. È ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila
lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito.
(S. Caterina da Siena)

Noi siamo tutti figli dell’Altissimo. Tutti. Il più povero, il più ripugnante, un
neonato, un vecchio decrepito, l’essere umano meno intelligente, il più abiet-
to, un idiota, un pazzo, un peccatore, il più gran peccatore, il più ignorante,
l’ultimo degli uomini, quello che ripugna moralmente e fisicamente è un figlio
di Dio, un figlio dell’Altissimo. (C. De Foucauld)

Signore, ecco i veri lebbrosi: gli egoisti, gli empi, coloro che vivono nell’acqua
stagnante, i comodi, i paurosi, coloro che sciupano la vita. (R. Follereau)

La nostra generazione è una generazione di ossessi dal denaro. Qualcuno sarà


sempre venduto finché crederemo nel denaro: tutti possiamo essere oggetto di
baratto in un mondo pronto a prostituirsi per non perdere dieci lire.
(P. Mazzolari)

Pensate a voi stessi, e poi pensate a voi stessi e infine ancora a voi stessi. È il
vostro universo. Va bene. Ma allora non dite più che siete cristiani.
(R. Follereau)

Ridurre il bene al benessere è un errore fatale. Il vero male è il peccato e la


vera guarigione è il perdono dei peccati. Noi diciamo: basta la salute! Ma Cri-

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sto sa che la salute non basta. Egli è venuto a cambiare l’uomo, cominciando
dal cuore.

Una delle cause della violenza è la caduta del senso della vita. Molti non san-
no più perché vivono.

Cristo ha voluto la sua Chiesa come luogo di perdono, come casa della ricon-
ciliazione, come famiglia di peccatori che continuamente rinascono nell’espe-
rienza della misericordia.

L’odio troverà meno incredibile l’amore di Dio il giorno in cui incontrerà l’amo-
re dell’uomo. (G. Girardi)

In ogni uomo c’è quasi un’innata ostilità al dono, perché è malato d’orgoglio: e
Dio lo sa. Dio non si rassegna a lasciarci nell’orgoglio. Sarebbe il nostro infer-
no. Dio lotta e si sacrifica fino alla morte di croce per impedire l’inferno volu-
to dalla volontà ribelle dell’uomo. Non è l’uomo la vittima di Dio, ma Dio è
la vittima dell’uomo. Dio è vittima fino all’effusione del suo sangue per salvare
la nostra libertà dal tarlo dell’egoismo e dell’orgoglio.

Cristo è venuto a dirci che Dio è amore. Questa buona notizia è il cuore del
cristianesimo, è la prima verità dalla quale derivano tutte le altre verità. Quan-
do l’uomo si sente amato da Dio, la sua vita si trasforma in una festa di gioia.
La testimonianza della gioia è una caratteristica del cristiano. Anzi, la gioia è
la verifica della sincerità della sua fede. Il discepolo di Cristo respira già l’aria
della risurrezione: egli, dal calvario della vita, vede le luci dell’alba del giorno
nuovo.

Com’è buono il Signore a nasconderci l’avvenire! Che supplizio sarebbe la vita


se esso ci fosse meno sconosciuto! E invece quanto egli è buono a farci cono-
scere così chiaramente l’avvenire del cielo, che seguirà la prova terrestre!
(C. De Foucauld)

Ogni piccola azione è un avvenimento immenso, nel quale ci viene dato il Pa-
radiso e nel quale possiamo dare il Paradiso. (M. Delbrêl)

Per farmi imparare a credere al loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero

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dei canti migliori, bisognerebbe che avessero un’aria più amabile. (F. Nietzche)

Ciò che fino ad oggi è mancato ai messaggeri del cristianesimo d’ogni prove-
nienza, è la tenerezza. (Heinrich Böll, premio Nobel per la letteratura nel 1972,
Lettera a un giovane cattolico)

Preghiera

Lo Spirito di Dio dal cielo scenda


e si rinnovi il mondo nell’amore:
il soffio della grazia ci trasformi,
e regnerà la pace in mezzo a noi.
La guerra non tormenti più la terra,
e l’odio non divida i nostri cuori.
Uniti nell’amore
formiamo un solo corpo nel Signore.
La carità di Dio in noi dimori
e canteremo, o Padre, la tua lode;
celebreremo unanimi il tuo nome,
daremo voce all’armonia dei mondi.
Viviamo in comunione vera e santa,
fratelli nella fede è la speranza.
Uniti nell’amore
formiamo un solo corpo nel Signore.
Lo Spirito di Dio è fuoco vivo,
è carità che accende l’universo.
S’incontreranno i popoli del mondo
nell’unico linguaggio dell’amore.
I poveri saranno consolati,
giustizia e pace in lui si abbracceranno.
Uniti nell’amore
formiamo un solo corpo nel Signore.
(Filisetti)

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—  22  —

La preghiera non serve per convincere Dio, ma per far nascere in noi il desi-
derio di Dio e la fiducia in lui.

Il Padre nostro è chiamato “la preghiera del Signore” non solo perché l’ha in-
segnato lui, ma soprattutto perché rivela la sua vita e la sua spiritualità.

Il Crocefisso non è un uomo che muore per Dio, ma il Figlio di Dio che muo-
re per l’uomo.

Il nome di Dio Abbà, Papà, Babbo deve suscitare in noi un atteggiamento af-
fettuoso e filiale che ci fa amare Dio “quali figli carissimi”. (Ef 5,1b)

Invocare Dio come Padre nostro c’impegna a vedere il volto di Dio in ogni
creatura umana.

La fraternità è il luogo della presenza del Padre. Mio fratello è colui che è ama-
to dal Padre come me, che di fronte a Dio conta come me. Se il Padre ha una
preferenza, questa è soltanto per il figlio più debole.

L’amore che Dio ci dona non deve ritornare a lui, ma essere donato ai suoi fi-
gli: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli (Cristo) ha dato la sua vita
per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). “In
questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri pecca-
ti. Carissimi, se Dio ci ha amato così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli
altri”. (1Gv 4,10-11)

L’uomo scopre l’identità di Dio guardando Cristo e gli uomini, figli di Dio.
“Dio nessuno l’ha mai visto: l’unico Figlio, che è Dio ed è in seno al Padre,
è lui che l’ha rivelato” (Gv 1,18); “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo
gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore è perfetto in noi… Se uno
dice: ‘Io amo Dio’ e odia il suo fratello, è un bugiardo. Chi, infatti, non ama
il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il
comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”.
(1Gv 4,12.19-21)

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L’uomo è grande perché Dio si ricorda di lui e si prende cura di lui (cf. Sal
8,5). È riflettendo sul comportamento di Dio che si scopre la grandezza del-
l’uomo. Io, forse, non valgo niente per gli altri, ma valgo tantissimo per Dio:
egli ha dato la sua vita per me. (cf. 1Gv 3,16; Lc 22,20)

O credente o credulone; chi non crede in Dio, adora qualche altra cosa.

Tutto appartiene a Dio. Nulla, assolutamente nulla in questo mondo è nostro.


E allora perché avere paura? Di che avere paura? (Gandhi)

Il mondo! È un’idolatria delle cose intermedie, che fanno dimenticare le ultime.


(G. Chesterton)

Il tempo non è nulla, se non è il seme dell’eternità. (J. H. Newman)

Il Signore ha sconfitto il potere di questo mondo, consegnandosi alla morte


come schiavo.

Potreste inventare una civiltà senza croce, ma ricordatevi che sarà una civiltà
senza Dio. (P. Mazzolari)

L’uomo è sfidato a partecipare alla sofferenza di Dio per mano di un mondo


senza Dio. (D. Bonhöffer)

Quando non si ha più niente da dare perché si è dato tutto, allora si diventa
capaci di veri doni. (P. Mazzolari)

Non dobbiamo dare agli altri il nostro amore, ma l’Amore di Dio.


(M. Delbrêl)

Preghiera

Signore, volgi l’occhio della tua misericordia sopra il tuo popolo e sopra il cor-
po mistico della santa Chiesa. Non mi partirò dalla tua presenza, finché non
vedrò che tu gli faccia misericordia. O abisso di carità! Qual cuore può esser-
vi, che non scoppi, a vedere l’altezza discesa a tanta bassezza, quanta è la no-
stra umanità?

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Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra, per l’unione che hai fatta nel-
l’uomo, velando la deità con la miserabile nuvola e massa corrotta di Adamo.
Chi ne fu la cagione? L’Amore. Tu, Dio, sei fatto uomo, e l’uomo è fatto Dio.
Per questo amore ineffabile, ti costringo e ti prego di fare misericordia alle tue
creature. O eterna misericordia, tu ricopri i difetti delle tue creature. O mi-
sericordia, che esce dalla tua deità, o Padre eterno, e governa tutto quanto il
mondo con la tua potenza!
Nella tua misericordia fummo creati; per la tua misericordia fummo nuovamen-
te creati nel sangue del tuo figliuolo.
La tua misericordia ci conserva; la tua misericordia dà vita. Ella dà lume, per il
quale si conosce la tua clemenza in ogni creatura: nei giusti e nei peccatori.
(Santa Caterina da Siena, Dialogo della divina provvidenza)

—  23/1  —
(Il Padre nostro 1)

La comunità cristiana santifica il nome del Padre, quando è capace di mostrare


al mondo la presenza di Dio-Amore con la parola e con la vita. È l’amore gra-
tuito del credente verso ogni uomo che rivela al mondo il volto del vero Dio.

Il regno di Dio si concretizza nel servire e nel donare la propria vita per tutti.

La misericordia di Gesù è per tutti. Il cristiano deve vedere l’uomo con lo stes-
so sguardo di Dio ed essere veramente cattolico (universale), eliminando, per
sé e per tutti, differenze e privilegi.

La preghiera e l’ascolto della Parola sono importanti per la vita cristiana, ma


l’essenziale non è l’ascoltare e il dire, ma la concretezza del fare. La volontà di
Dio è la carità.

L’obbedienza al Padre rende liberi. La libertà, secondo il Vangelo, è l’apparte-


nenza al Signore.

Fare la volontà di Dio non è semplicemente obbedire ai suoi comandamenti


come un servo, ma vivere come figlio “rivolto al Padre”. (Gv 1,1)

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Nei suoi insegnamenti Gesù non c’insegna soprattutto che cosa deve fare l’uo-
mo per Dio, ma che cosa fa Dio per l’uomo. Nella parabola della pecora smar-
rita e ritrovata (Lc 15) egli non ci racconta che cosa deve fare il peccatore per
convertirsi, ma che cosa fa Dio per convertirlo.

I bisogni dell’uomo sono tanti, ma il Padre nostro ne sottolinea solo tre: il


pane, il perdono, la forza di non soccombere nella tentazione. In questo modo
specifica quali sono i veri bisogni dell’uomo.

Il Padre non vuole né l’ingiustizia della miseria né l’ingiustizia dell’accumulo.

“Guardati dal dire nel tuo cuore: la mia forza e la robustezza della mia mano
mi hanno procurato questo benessere. Ricordati del Signore tuo Dio, poiché
Lui ti ha dato la forza di procurarti questo”. (Dt 8,17-18)

La carità non può tollerare che ci siano dei fratelli nell’indigenza.

La bellezza delle cose non sta nel possederle, ma nel goderle insieme, trasfor-
mando le cose in relazioni.

Affannarsi per accumulare è idolatria. L’affanno è contro l’uomo, perché lo


priva della gioia di vivere. L’accumulo fa imputridire: “Mosè disse loro: nessu-
no ne avanzi per domani. Ma essi non ascoltarono Mosè e alcuni ne presero
di più per l’indomani: sorsero dei vermi e si corruppe. Mosè s’irritò contro di
loro”. (Es 16,19-20)

La richiesta del pane trova la sua verità in una situazione di bisogno urgente
e necessario. In una società sazia e sciupona come la nostra è possibile chiede-
re al Padre con sincerità il pane per l’oggi? Sì, è possibile! Ma solo se coinvol-
giamo nella richiesta milioni di uomini e intere popolazioni che lottano ogni
giorno per la sopravvivenza.

Solo il confronto con la parola di Dio rivela il peccato. L’uomo è debitore per
essenza: di fronte a Dio, dal quale ha ricevuto tutto, senza aver nulla di pro-
prio da dare in cambio; di fronte agli altri dai quali ha ricevuto tante cose che
spesso non si possono restituire, a cominciare dal dono della vita.

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Chiedere il perdono dei peccati significa riconoscere la propria impotenza, pro-
clamare la propria fiducia nella misericordia del Padre, affidarsi alla sua potenza
che crea e rinnova. (cf. Sal 51,12)

L’immagine più sconvolgente della solidarietà di Gesù con i peccatori è la Cro-


ce, dove il Figlio di Dio non solo muore per i peccatori, ma insieme con loro
e come loro. Non c’è icona del perdono di Dio più trasparente e luminosa di
questa.

“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13; Lc 5,32).


“Chiamare” non significa disponibilità all’accoglienza di chi aspetta che l’altro
venga, ma è l’iniziativa a senso unico e la ricerca della “pecora perduta, finché
non la ritrova” (Lc 15,3-7). Nell’uso evangelico, poi, “chiamare” è un invito a
partecipare attivamente alla missione. Dio chiama per mandare (cf. Mc 3,15).
La vocazione è per la missione.

Nel Padre nostro si chiede perdono per sé e per tutti. Il cristiano non prega
solo da figlio, ma sempre anche da fratello.

La risposta al perdono che Dio ci dona è il nostro perdono per i fratelli.

Il perdono di Dio è del tutto gratuito e senza misura.

Se non diamo il perdono, significa che non abbiamo accolto e compreso il


perdono ricevuto da Dio. Nel perdono dato si scopre la verità del perdono
ricevuto.

L’identità del cristiano e la sua appartenenza a Cristo è l’amore dei nemici.


Chi ama il proprio nemico è figlio di Dio, perché la parentela si riconosce
dalla somiglianza di comportamenti, d’indole, di pensieri, di natura. Amare
tutti è qualità divina. Chi la fa propria, mostra di essere veramente figlio di
Dio. Questa caratteristica divina è colta nella creazione: il sole sorge per i cat-
tivi e per i buoni e la pioggia feconda i campi dei giusti e degli ingiusti. Tale
comportamento del Padre, che dobbiamo imitare, si manifesta nella legge del-
la creazione, prima ancora che nella rivelazione evangelica.

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Il Vangelo secondo Luca c’insegna che dobbiamo amare il nemico, perché vo-
gliamo prolungare fino a lui la benevolenza di Dio: “Sarete figli dell’Altissimo,
perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. (6,35)

“Dio modellò il mondo davanti a sé, ma esso non stava ritto fino a che non
creò il perdono”. (Rabbi Eliezer)

I torti e le ragioni costituiscono un intreccio complesso e inestricabile, che solo


il perdono può risolvere.

Chi è convinto di avere solo e sempre ragione, non sarà mai un uomo capa-
ce di perdono.

“Non indurci in tentazione” non è l’espressione più felice e probabilmente non


è neppure esatta. San Giacomo lo dice espressamente: “Nessuno, quando è ten-
tato, dica: sono tentato da Dio; perché Dio non può essere tentato dal male
e non tenta nessuno al male” (Gc 1,13). Nel modo abituale del parlare degli
ebrei “entrare in tentazione” non significa semplicemente essere esposto alla
tentazione, ma soccombere in essa”.
Il termine greco peirasmos ha due significati: tentazione e prova. È chiaro che la
tentazione al male non può venire da Dio, ma la prova sì. Ogni prova aiuta a
progredire, affina lo spirito, purifica la fede, ma ogni prova è anche pericolosa:
quando non è superata è un insuccesso. La preghiera del Padre nostro sottoli-
nea questa possibilità e ci fa pregare per esserne liberati.

—  23/2  —
(Il Padre nostro 1)

Gesù è stato sottoposto alla prova nel deserto (Mt 4,1ss; Lc 4,1ss) e nella sua
passione (Mt 26,31ss; Lc 22,41ss). Le due prove sono congiunte tra loro, come
scrive Luca: “Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allon-
tanò da lui fino al momento fissato”. (4,13)

Il Padre deve liberarci prima di tutto dal male che è in noi: “Dal di dentro, cioè
dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,

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adulteri, malvagità, inganni, impudicizia, occhio cattivo, bestemmia, superbia,
stoltezza. Tutte queste cose vengono fuori dal di dentro”. (Mc 7,21-23)

Satana è il tentatore dell’uomo, Dio è il difensore: a noi la scelta tra i due.

Il Padre nostro è la preghiera dei figli, non dei servi.

La preghiera del Padre nostro non viene conclusa da una lode o da un ringra-
ziamento, ma resta sospesa in un pressante grido di miseria. (O. Clément)

Preghiera

Padre nostro che sei nei cieli,


sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori
e non lasciarci soccombere nella tentazione,
ma liberaci dal male.
(Mt 6,9-13)

Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno.
Il pane nostro, quello quotidiano,
continua a dare a noi ogni giorno,
e perdonaci i nostri peccati,
perché noi stessi perdoniamo
ad ogni nostro debitore,
e non lasciarci soccombere
nella tentazione.
(Lc 11,2-4)

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—  24  —

L’apostolato è interiorità che affiora. (C. Carretto)

L’eloquenza nasce dalla santità. (Don Huvelin)

Quando l’uomo non sa più perché vive, è aperta la strada ad ogni barbarie.

Solo nel silenzio l’uomo trova le grandi risposte e la vita si salva dalla banalità.

Nazaret è una lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, questa
meravigliosa e indispensabile condizione dello spirito. (Paolo VI, papa)

L’adorazione! Noi pensiamo che questo atteggiamento di creatura di fronte al


Creatore sia quello che ci conviene assumere – e d’urgenza – nel nostro mon-
do invertito verso l’uomo e deviato dal suo fine. È indispensabile che molti di
noi vi si consacrino: è un bisogno del Corpo Mistico! (M. Delbrêl)

Se per annunciare il Vangelo aspettiamo che le circostanze siano favorevoli,


aspetteremo fino all’ultimo giorno. (H. De Lubac)

Quando Gesù compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci,
accetta cinque pani e due pesci da un ragazzo. Probabilmente molte altre per-
sone avevano portato del pane per il viaggio, ma non lo misero a disposizione.
Gesù fece il miracolo sulla generosità del ragazzo. Se Gesù compie il miracolo
appoggiandosi al dono di un ragazzo, è evidente che, prima di intervenire, Dio
aspetta che l’uomo faccia tutto ciò che gli è possibile. L’onnipotenza di Dio,
infatti, non potrà mai mettersi al servizio della nostra pigrizia e tanto meno
del nostro egoismo.

Non è cristiano pregare Dio affinché dia il pane agli affamati, se non lo pre-
ghiamo anche perché ci liberi dall’egoismo che impedisce una giusta distribu-
zione dei beni.

Non ci sono più poveri! Ecco una comoda maniera per non scomodarsi la vita.
Ma il povero è Cristo! Se non ci sono più poveri, non c’è neanche Gesù Cri-
sto! (P. Mazzolari)

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Non tenere conto della condotta del povero. L’unico titolo a favore del prossi-
mo è la sua indigenza. Non esigere da lui nient’altro: fosse anche il più delin-
quente del mondo, se manca del necessario, cerca di saziare la sua fame. Così
ci ha comandato Cristo. (San Giovanni Crisostomo)

Non possedere è legato a non rubare. Una cosa che originariamente non sia
stata rubata deve tuttavia considerarsi proprietà rubata, se la si possiede senza
averne bisogno. (Gandhi)

Il benessere non ha creato il superuomo ma il pover’uomo. (A. Schweitzer)

Se tu hai qualcosa e non la trasformi in dono, presto ti deluderà. (A. Schweitzer)

La persona più importante del mondo è il povero. Il povero è un dono di Dio


per la gioia della nostra vita. (Madre Teresa di Calcutta)

Tante crisi e delusioni di giovani e non più giovani non si curano raddoppian-
do il cibo che non dura, ma offrendo un cibo diverso: quello che dura per la
vita eterna. (cf. Gv 6,27)

La terra non basta per l’uomo. (A. Camus)

Cristo è stato amato fino all’adorazione e odiato fino alla follia.


(Grand-Maison)

Dio si offre, ma non costringe; propone, ma non impone.

Come il seme ha bisogno della terra per germogliare e dare frutti, così la fede
ha bisogno di un cuore disponibile e orientato al dono di Dio.

Si può cercare Dio in tante maniere e per tanti motivi. Si può cercarlo per avere
vantaggi e favori: è la religione usata come tornaconto personale. Si può anche
cercare Dio spinti dal disprezzo verso il prossimo: è la religione che diventa
razzismo. Non ogni ricerca di Dio porta a Dio. A volte dietro il nome di Dio
si nasconde il nostro orgoglio, il nostro egoismo, la nostra meschinità.

L’ateo e il credente sono due individui che vedono le stesse cose secondo due
ottiche diverse: perché hanno il cuore diverso. (Pitigrilli)

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Non è quello che si riceve, ma quello che si dà, ciò che conta per la nostra
gioia. (P. Mazzolari)

Sulla terra il cuore non si corrompe, se lo s’innalza verso Dio. Se tu avessi del
grano in cantina, lo porteresti nel granaio, per evitare che marcisca. Se dunque
sposteresti il tuo grano collocandolo al piano superiore, a maggior ragione devi
preoccuparti del tuo cuore, elevandolo verso il cielo. In che modo? Attraverso
atti d’amore. Il corpo sale cambiando di posto; il cuore si eleva cambiando di
volontà. (S. Agostino)

Preghiera

O Padre, che hai mandato al mondo il Cristo, vera luce, effondi lo Spirito Santo
che sparga il seme della verità nel cuore degli uomini e li disponga all’obbedien-
za della fede, perché tutti i tuoi figli, rigenerati mediante il Battesimo, formino
l’unico popolo della nuova alleanza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

—  25  —

Per i cristiani il corpo è il volto dell’anima, l’irraggiamento dello spirito, il tem-


pio di Dio.

Ricevere l’Eucaristia è riconoscere il valore e la dignità del corpo; è credere che


questo nostro corpo fisico ha un’immensa dignità ed è destinato alla risurrezione.

Nell’Eucaristia Cristo si fa cibo per la nostra anima e ci ricorda che il nostro


corpo risorgerà. L’Eucaristia è il pegno messo da Dio nella nostra carne.

O Signore, tutto quello che gli uomini potevano farti di male, te l’hanno fatto.
Milioni di Giuda ti hanno baciato, dopo averti venduto: e non solo per trenta
denari e neppure una volta sola. (G Papini)

La minaccia peggiore per la libertà non consiste nel lasciarcela strappare – per-
ché chi se l’è lasciata strappare, può sempre riconquistarla – ma nel disimparare
ad amarla e nel non capirla più. (G. Bernanos)

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L’uomo moderno adora il lavoro delle sue mani, inchinandosi ai nuovi idoli.
E continua a giurare nel nome di Dio: quel Dio che gli ordinò di distruggere
tutti gli idoli. (E. Fromm)

Non si può onorare Dio facendo soffrire il prossimo. Non si può dar lode a
Dio con la preghiera, se la preghiera non produce carità, benignità e amore
fraterno.

La menzogna non può renderci felici. (H. Ibsen)

Abbi poco, sii molto! (G. Thibon)

Dare un pezzo di pane è più che fare un discorso, come la croce di Gesù è più
che una parabola. (S. Weil)

La potenza e l’amore di Dio sono più grandi delle nostre paure.

Il coraggio del cristiano parte dall’alto e non dal basso. Il cristiano ha la certez-
za di fede che Dio non si stancherà mai dell’uomo e che possiede sempre una
soluzione degna del suo nome.

Dio è venuto a salvare la nostra paura attraverso la fede: e la fede è abbandono


nelle mani di un altro.

Il miracolo serve per suscitare la fede nella potenza e nella bontà di Dio.

Anche tra i cristiani, pochi sanno ascoltare, pochi sanno dare attenzione al pros-
simo e a Dio. La difficoltà di ascoltare Dio non è più grande di quella di ascol-
tare il prossimo. Chi non ama il suo prossimo, non ama neppure Dio, chi non
sa ascoltare il suo prossimo, non sa ascoltare neppure il suo Dio.

Nella fede non contano i titoli umani e i piedistalli che ci facciamo noi. Il vero
piedistallo, che tutti abbiamo, è uno solo: Dio è nostro Padre. Dio vuole la no-
stra salvezza e ci ama con un amore eterno come figli carissimi.

Se fossi un medico e uno mi domandasse un consiglio, gli risponderei: crea il


silenzio! Così soltanto si può udire la parola di Dio. (S. Kierkegaard)

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Tutta la storia degli uomini non è che il terrore del secondo posto. (G. Papini)

La gloria suprema è sentirsi un nulla, adorando. (S. Kierkegaard)

Martirio di san Policarpo

Quando fu allestito il rogo, Policarpo si sciolse la cintura e depose la veste; poi


volle togliersi anche i calzari, contro il suo solito, perché sempre i fedeli cerca-
vano di toccare il suo corpo e baciare le sue membra: anche prima del martirio
era circondato di rispetto per la santità della sua vita.
Posero quindi intorno a lui i materiali preparati per il rogo. Quando stavano
per legarlo, egli disse: “Lasciatemi così: chi mi dà la forza di sopportare il fuo-
co, mi darà anche la forza di stare immobile sul rogo!”.
Allora non lo legarono, ma con le sole mani avvinte dietro la schiena, andò
incontro al martirio come una vittima scelta per il sacrificio, come un olocau-
sto gradito a Dio. Levando gli occhi al cielo disse: “Signore, Dio onnipotente,
Padre del tuo amato figlio Gesù Cristo, da cui abbiamo ricevuto la conoscen-
za del tuo nome, Dio degli angeli, delle potenze celesti, di tutta la creazione e
della stirpe dei giusti che vivono alla tua presenza, io ti benedico per avermi
giudicato degno di questo giorno e di quest’ora, per avermi concesso di entra-
re nel numero dei martiri, di partecipare al calice del tuo Cristo, per la risur-
rezione dell’anima e del corpo alla vita eterna, nell’incorruttibilità dello Spirito
santo. … Per ogni cosa ti benedico, ti lodo, ti glorifico per mezzo del sommo
sacerdote eterno, Gesù Cristo, il tuo amato figlio, attraverso il quale sia gloria
a te con lui e con lo Spirito santo, ora e per tutti i secoli. Amen”.
Quando ebbe pronunciato questo amen, terminando la sua preghiera, fu acce-
so il rogo. … Le fiamme assunsero la forma di una volta, come la vela di un
vascello gonfiata dal vento, che sembrava proteggere il corpo del martire; e lui
non aveva l’aspetto di una carne che brucia, ma di un pane che cuoce. … E noi
sentivamo un profumo simile a quello dell’incenso o d’altri aromi preziosi.
(da Il martirio di San Policarpo)

Policarpo, il cui nome significa “colui che porta molto frutto”, fu arso vivo al-
l’età di ottantasei anni il 23 febbraio 155.

50
—  26  —

È l’orgoglioso che vince oppure l’umile? È la prepotenza che fa trionfare oppu-


re la mitezza? Dio si trova nel divertimento sfrenato oppure nel sacrificio? La
gioia è frutto di soddisfazioni egoiste o di generosi sacrifici? La risposta di Gesù
è chiara. Dio è dalla parte degli umili e quindi l’umile che crede in Dio sarà
vincitore. Non sono i divertimenti che danno felicità, ma soltanto la carità che
spinge a consumarsi per ciò che veramente conta e resta in eterno.

Gesù c’invita a uscire dall’egoismo, perché è causa d’infelicità. Siamo stati crea-
ti a immagine di Dio che è amore: allora saremo felici soltanto vivendo la ca-
rità, come la vive Dio.

Quando vedi un uomo soffrire, non dire: È cattivo! Che sia pagano o giudeo,
se ha bisogno della tua misericordia, non esitare! (San Giovanni Crisostomo)

Si diventa fanatici ogni volta che ci si dimentica che Dio ci dà la consegna di


lavorare per il bene, non quella di farlo trionfare. (P. Mazzolari)

Più saremo cristiani e più saremo scomodi, diventeremo rimprovero per il mondo
senza Cristo, saremo sale che brucia sulle piaghe dell’egoismo e del peccato.

Gesù contesta la vita spesa alla ricerca del prestigio, ridotta a competizione per
emergere, consumata per dare sfogo all’orgoglio e alla presunzione. Perché dove
c’è orgoglio, c’è anche il frutto velenoso della violenza e della morte. San Gia-
como scrive: “Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?
Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?
Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite a otte-
nere, combattete e fate guerra”. (4,1-2)

Gesù affronta il vuoto orgoglio dell’uomo contrapponendogli la vera grandezza


di vivere per gli altri, di servire i fratelli, di dare la vita.

La lavanda dei piedi (cf. Gv 13) è una lezione d’amore fraterno, ma più pro-
fondamente è la rivelazione di ciò che è Dio: amore che serve, umiltà, dono
della vita.

51
Il Dio in cui crediamo è infinitamente umile. In altre parole: egli rifugge qual-
siasi prestigio. Il prestigio costituisce sempre l’inessenziale. C’è in noi un certo
bisogno di prestigio, di lustrini, di artificioso che non esiste in Dio. Dio è la
pienezza dell’umiltà. (F. Varillon)

Qualcuno crede di onorare Dio diventando intollerante, esclusivista e fanatico.


Ma Gesù non è così.

Gli uomini senza orizzonti e senza grandezza ingialliscono nella gelosia.


(P. Mazzolari)

Il cristiano deve considerare ogni essere umano come un fratello amatissimo:


se è peccatore e avversario di Dio, è un fratello malato, molto malato; si deve
avere per lui una pietà profonda e dare a lui cure fraterne. (C. De Foucauld)

Niente può renderti imitatore di Cristo, come il prenderti cura del prossimo.
Anche se tu digiunassi e dormissi per terra, ma poi non ti prendi cura del pros-
simo, tu non hai fatto niente di grande e resti lontano dal Modello.
(San Giovanni Crisostomo)

Dio ha pensato la famiglia perché fosse una, indissolubile e aperta alla vita. Ma
il peccato è entrato nella famiglia fin dall’inizio dell’umanità e ha avvelenato
la stupenda opera di Dio. Gesù difende fino in fondo l’unità della famiglia.
Questa sua posizione è comprensibile adeguatamente soltanto dentro un con-
testo di fede. Tuttavia è possibile presentare, anche a chi non crede, la coeren-
za della risposta di Gesù.

Alcuni dicono: “Ma se la famiglia è sfasciata, perché non prenderne atto? Per-
ché continuare a stare insieme?”. Con questo ragionamento, che accetta con
rassegnazione le situazioni create dagli uomini, si può arrivare ad approvare
qualsiasi cosa. Gesù c’invita a ricostruire, a ritornare all’origine e ai fondamen-
ti dell’amore, a combattere la buona battaglia con eroismo. Per vivere dignito-
samente è necessario l’eroismo dell’amore.

Il fatto più grave oggi non è la depravazione dei costumi, ma la perversione


della mente. Le teste sono folli, com’è folle una bussola che non segna più dove
sia il Nord. Non c’è più un punto di riferimento. Non si sa più perché si vive
e per chi si vive. (P. Baillon)

52
Il matrimonio deve combattere incessantemente un mostro che distrugge tutto:
l’abitudine! (H. De Balzac)

L’amore che non vuole essere fedele è una grande menzogna detta non solo a
parole, ma con tutto il corpo. (B. Häring)

Preghiera

Grazie, Signore, perché ci hai dato l’amore capace di cambiare la sostanza del-
le cose.
Quando un uomo e una donna diventano uno nel matrimonio, non appaiono
più come creature terrestri, ma sono l’immagine stessa di Dio. Così uniti non
hanno paura di niente. Con la concordia, l’amore e la pace, l’uomo e la donna
sono padroni di tutte le bellezze del mondo. Possono vivere tranquilli, protetti
dal bene che si vogliono secondo quanto Dio ha stabilito.
Grazie, Signore, per l’amore che ci hai regalato.
(San Giovanni Crisostomo)

—  27  —

I “farisei” di tutti i tempi curano scrupolosamente le apparenze, ma dietro la


loro condotta esteriore impeccabile conservano un cuore cattivo con Dio e con
i fratelli.

La Bibbia, se si usa con cuore cattivo, può diventare un mezzo per giustificare
ogni cattiveria; se si legge con il cuore di Gesù ci autorizza solo ad essere mi-
sericordiosi come il Padre nostro Dio.

Dio non è un tiranno che esige tributi e tanto meno vittime: è il Padre che ci
ama teneramente e gioisce per ogni gesto di bontà, che eleva e nobilita l’uomo.

Non si dà gloria a Dio applicando spietatamente la sua legge, ma servendo


l’uomo attraverso la legge; si onora Dio aiutando l’uomo a crescere attraverso
la legge e aprendo il cuore alla misericordia, che è lo scopo di tutta legge. “Il
sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. (Mc 2,27)

53
La domenica è il giorno per fare, con più tempo e più calma, quello che non
riusciamo a fare negli altri giorni della settimana: è la festa della risurrezione
di Cristo, la festa della preghiera fatta senza fretta, la festa della carità vissuta
in famiglia e nella comunità. Il riposo domenicale del credente non è evasione
ma impegno e apertura gioiosa all’altruismo.

Dio diventa triste davanti alla durezza del cuore che non si apre al dono di una
vita nuova e di una proposta che salva. (cf. Mc 3,5)

Il Vangelo di Gesù svuota di significato ogni religione che copre e giustifica la


cattiveria umana.

Di fronte ai miracoli qualcuno sentenzia: “È tutto isterismo collettivo!” Se fos-


se vero che l’isterismo produce guarigioni, negli stadi gremiti per ascoltare i
cantanti o per tifare per la squadra del cuore, dovrebbero avvenire miracoli e
guarigioni strepitosi. Il che non avviene; anzi, purtroppo, qualche volta… ci
scappa il morto.

La ragione è un grande dono di Dio, il razionalismo è una malattia. Ernest Na-


vet ha scritto: “Il primo dovere che ci ha imposto il principio razionalista, che
è il fondamento d’ogni critica, è di scartare dalla vita di Gesù il soprannatura-
le. Ciò porta via di colpo tutti i miracoli del Vangelo… per la semplice ragio-
ne che ciò che si racconta non è potuto accadere”. Esattamente così ragionava
l’astronomo e matematico Newcomb Simon, che all’inizio del 1903 pubblicò
uno studio per dimostrare l’impossibilità scientifica del volo per tutto ciò che
è più pesante dell’aria… Nel dicembre dello stesso anno 1903 i fratelli Wright
fecero il primo volo con il loro biplano. Per la verità, gli uccelli, che sono più
pesanti dell’aria, volano da sempre e volavano anche al suo tempo.

Se i cristiani fossero stati davvero dei soldati, sarebbero stati fucilati tutti da un
pezzo… per tradimento. (B. Marshall)

Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che prima cambi la vita di chi lo
pensa. Bisogna che si cambi in esempio. (A. Camus)

È finito il tempo di fare lo spettatore sotto il pretesto che si è onesti cristia-


ni. Troppi ancora hanno la mani pulite, perché non hanno fatto mai niente.
(P. Mazzolari)

54
Nessuno si fa ammazzare per un teorema, mentre centinaia di migliaia sono
morti per un Dio, nel quale credevano senza poterne dimostrare l’esistenza: Essi
la testimoniavano, il che vale più del dimostrarla. (G. Prezzolini)

Preghiera

O Cristo,
tu sei l’uomo:
hai lavorato con mani d’uomo,
hai pensato con mente d’uomo,
hai amato con cuore d’uomo,
hai agito con volontà d’uomo.
Nessuno come te ha mai parlato
con autorità, con libertà e dolcezza,
indicando le vie dell’amore,
della giustizia, della sincerità.
Nessuno come te ha mai parlato del mistero di Dio.
Tu ci hai reso possibile un’alta esperienza di lui.

O Cristo,
la tua squisita attenzione alle sofferenze umane,
la povertà della tua vita,
il tuo amore per i poveri, i malati,
i peccatori, gli ultimi,
la tua capacità di scrutare i cuori,
la tua lotta contro la doppiezza farisaica,
il tuo fascino di capo e d’amico,
la potenza rivoluzionaria del tuo messaggio,
la tua professione di pace e di servizio,
la tua obbedienza alla volontà del Padre,
il carattere profondamente spirituale della tua religiosità,
ci aiutano a scoprire il nostro vero volto.

O Cristo,
più conosceremo te,
più conosceremo noi stessi,
più vivremo con te,

55
più vivremo da uomini.
La fame di umanità che è in noi, la potremo realizzare solo in te.
Tu sei l’uomo per gli altri e per Dio,
l’uomo con gli altri e con Dio.
Tu sei l’Amore,
l’uomo-amore,
il Dio-amore.

—  28  —

La pazienza di Dio non è debolezza ma amore, bontà e sapienza. Solo gli umili,
però, imitano Dio e camminano sulla via della sua infinita pazienza.

Il presente di Dio è umile e dimesso, perché l’umiltà è la strada di Dio: e


l’umiltà vince, mentre la via dell’orgoglio è sempre perdente perché Dio resi-
ste ai superbi.

Non sono e non saranno le forze umane a cambiare il mondo. La salvezza vie-
ne soltanto da Dio. Il successo non è il potere, il denaro, la fama, la salute. Per
Dio il successo è l’amore: il più grande è chi ha amato e donato di più.

Dio si serve dei venti contrari per condurci in porto. (C. De Foucauld)

Di tutti gli esseri di cui si fa parola nel Vangelo, quello che invidio più d’ogni
altro è il buon ladrone. Essere stato a lato di Cristo, nel medesimo stato, du-
rante la crocifissione, mi sembra un privilegio molto più invidiabile di quello
di sedere alla destra di lui nella gloria. (S. Weil)

La debolezza dei mezzi umani è una ragione di forza. (C. De Foucauld)

Il pericolo sta in noi e non nei nostri nemici. I nostri nemici possono soltanto
farci riportare vittorie. Tornare al Vangelo è il rimedio: è ciò di cui tutti abbia-
mo bisogno. (C. De Foucauld)

Il mondo è la casa della divina Provvidenza: meno mi occupo di me e più se


ne occupa Dio. (San Giuseppe Benedetto Cottolengo)

56
Senza Dio la vita diventa uno squallido gioco d’istinto, un banale bene di con-
sumo. Di qui la noia, l’inquietudine, la droga, l’alcol, il sesso e il divertimen-
to sfrenato.

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Il dolore e la
morte non sono opera di Dio, ma sono conseguenze della libertà che Dio ha
donato all’uomo e che l’uomo ha usato contro Dio: il dolore e la morte sono
frutti del peccato.

Una società di divertimento sfrenato è una società crudele, una società di as-
sassini. (L. Necchi)

Dio non costringe nessuno a credere. Infatti, c’è luce sufficiente per chi vuol
credere; ma c’è buio sufficiente per chi non vuol credere. (B. Pascal)

Il tempo del mio ateismo fu il tempo della mia infelicità. Da quando ho ini-
ziato a credere, mi sembra di aver iniziato a vivere. (G. Papini)

Ciò che fa difficoltà agli uomini è l’umiltà di Dio che si è manifestata in Cristo, la
discrezione di Dio che lascia scatenare tutto il gioco della libertà umana fino alla
follia, la pazienza di Dio che permette il male che diventa la croce di Cristo.

Gesù ha preso, una volta per tutte, l’ultimo posto in maniera tale che nessu-
no ha mai potuto essere più in basso di lui. Ed egli ha occupato quest’ultimo
posto con tanta cura e costanza per istruirci, per insegnarci che gli uomini e la
loro stima non sono nulla, non valgono nulla. (C. De Foucauld)

Dio costruisce sul nulla. (C. De Foucauld)

Il punto di Archimede fuori del mondo è una cella di orazione dove un orante
prega con tutta la sincerità del cuore: costui muoverà la terra. (S. Kierkegaard)

Preghiera

Noi ti lodiamo e ti benediciamo, o Padre, dal quale proviene ogni paternità


in cielo e in terra.
Fa’ che mediante il tuo Figlio Gesù Cristo, nato da Donna per opera dello Spi-

57
rito Santo, ogni famiglia diventi un vero santuario della vita e dell’amore per
le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa’ che il tuo Spirito orienti i pensieri e le opere dei coniugi al bene della loro
famiglia e di tutte le famiglie del mondo.
Fa’ che i figli trovino nella comunità domestica un forte sostegno per la loro
crescita umana e cristiana.
Fa’ che l’amore, consacrato dal vincolo del matrimonio, si mostri più forte
d’ogni debolezza e d’ogni crisi.
Concedi alla tua Chiesa di compiere la sua missione per la famiglia e con la
famiglia in tutte le nazioni della terra.

—  29  —

La tristezza spesso non dipende dalla mancanza di qualcosa, ma dal possesso di


qualcosa che dovevamo donare agli altri.

Non avviene il miracolo della fraternità unicamente perché non abbiamo an-
cora capito che il fine della vita non è possedere, ma donare.

Se Dio esiste, non ho diritto di vivere come mi pare; se esistono i poveri, non
ho diritto di vivere come mi pare. (P. Mazzolari)

A tutti è richiesto uno stile di vita più sobrio, più preoccupato di fare il bene
che di possedere benessere.

Che risponderai a Dio, tu che vesti i muri e non vesti il tuo simile? Tu che
ami il tuo cavallo e non hai uno sguardo per il fratello in miseria? Tu che lasci
marcire il tuo grano e non nutri chi ha fame? (San Basilio)

La povertà consiste nel non fare più caso al denaro che alla polvere della strada.
(San Francesco d’Assisi)

Chi prende Dio sul serio può essere certo di diventare povero. (J. Daniélou)

Credere significa non pensare a modo nostro, ma arrivare a pensare e a valu-


tare come Dio.

58
Più l’uomo è senza Dio (e quindi senza grandezza), più ha bisogno del piedi-
stallo del dominio, della vanità, della prepotenza, dell’esibizione.

La vera grandezza dei discepoli di Gesù è farsi piccoli e ultimi in questo mon-
do, dando tutto se stessi come ha fatto il Maestro.

Cosa strana! Il cristianesimo che sembra teso a procurare agli uomini solo la
felicità eterna, in realtà procura loro tutta la felicità che è possibile in questo
mondo. (C. L. Montesquieu)

È più facile rinunciare alla propria gioia che al proprio orgoglio. (P. Claudel)

Un uomo pieno di sé è sempre vuoto. (G. Regigmanset)

Chi non ha capito il valore unico di Dio, non potrà mai vivere la religione con
entusiasmo, con passione, con impegno.

L’uomo è un fabbricante di idoli.

Dio ci aspetta nei fratelli: il prossimo è lo spazio per la nostra carità d’ogni
giorno.

L’amore verso il prossimo “difficile” è la vita nuova che Cristo ha portato nel
mondo; è la sfida all’odio e al male che Cristo ha lanciato.

Non è buono chi non sa esserlo con chi è cattivo. (Don Orione)

Non mi dispiace che gli uomini non siano onnipotenti. Mi dispiacerebbe se noi,
poveri uomini, non sapessimo volerci bene. L’uomo buono vale infinitamente di
più dell’uomo che crede di sapere tutto e di poter fare tutto. (P. Mazzolari)

Cari ragazzi… ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non
stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto.
(Don Lorenzo Milani)

Chi prega di più, ami di più.

59
Leggere e rileggere incessantemente il santo Vangelo per avere sempre dinan-
zi alla mente gli atti, le parole, i pensieri di Gesù, per pensare, parlare e agire
come Gesù. (C. De Foucauld)

I poveri sono i nostri signori e i nostri maestri. (San Vincenzo de Paoli)

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non disprezzarlo quando lo vedi coperto di


stracci. Dopo averlo onorato in chiesa con stoffe di seta, non lasciare che fuori
egli soffra per la miseria e per il freddo. Colui che ha detto: Questo è il mio
corpo, ha detto anche: Mi avete visto patire la fame. … Che cosa importa che
la mensa del Signore scintilli di calici d’oro, mentre lui muore di fame? Andate
incontro prima di tutto ai suoi bisogni… Che senso ha offrirgli un calice d’oro
e nello stesso tempo rifiutargli un bicchiere d’acqua? Adornando la casa del Si-
gnore, non disprezzate il fratello che si trova in miseria. Perché il tempio di
questo fratello è più prezioso del tempio di Dio. (San Giovanni Crisostomo)

Preghiera

Abbiamo coperto di discorsi l’angoscia e la collera. Abbiamo curato con belle


immagini coloro che soffrono nella carne. Abbiamo offerto parole su parole ai
poveri che gridano la loro miseria. Tu, che riduci al silenzio chi parla e non fa
nulla, potrai perdonarci?
(N. Berthet)

—  30  —

Il peccato è egoismo, schiavitù, tenebre: Dio è amore, libertà, luce.

Non cerco gloria, pane, né compassione. Ma vi chiedo in ginocchio: datemi


qualche certezza. (G. Papini)

Il cristianesimo non è certo triste: al contrario, è la buona novella per i tristi.


Ma, per i leggeri, non è certamente la buona novella, perché prima li vuole
rendere seri. (S. Kierkegaard)

60
La sacra Scrittura è sobria nei confronti di Maria; non bisogna però ingannarsi
su questo silenzio. Quando di una creatura si è detto che è Madre di Gesù e
che Gesù è Dio, non si può certo aggiungere altro a sua lode e gloria.0
(C. Charlier)

Cristo è il viaggio di Dio verso l’uomo: Cristo è Dio fatto uomo, fatto visibile.

L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che c’è un’infinità di cose che la
sorpassano. (B. Pascal)

Io credo ciecamente dove non vedo niente, perché credo a chi vede tutto. (Bossuet)

Se Dio è amore, non può essere un solitario: Dio è comunità, Dio è famiglia.

La bontà è silenziosa, ma va da un capo all’altro della terra.

In questa valle di lacrime, i santi proclamano l’avvento dell’aurora. La gente


del mondo dorme; solo i santi sono desti. La gente del mondo è triste, solo i
santi sono felici. (J. C. H. Wu)

La mancanza di fede non è come la mancanza di qualsiasi altro bene morale


o materiale. Per me è un dramma, un dramma intimo e doloroso, che mi ha
colpito alla vigilia della morte, quando l’anima non ha più forze di ricupero e
di rinnovamento. Sa che a volte, se ci penso, mi commuovo? Sì, proprio così,
mi commuovo, e piango su me stesso e sulla mia miseria. Ma quanti di coloro
che predicano la Fede, sentono la Fede come io sento la mancanza della Fede?
(Augusto Guerriero – Ricciardetto)

Non si può parlare di Dio per abitudine, ma soltanto per amore.

La crisi nelle famiglie è conseguenza di un vuoto religioso, di un buio nelle


coscienze.

Il cielo non si scala con l’orgoglio. Il cielo, cioè la felicità, è un dono di Dio
agli umili attraverso la fede in colui che Dio ha inviato sulla terra: Gesù.

I mali che ci affliggono servono a correggere quelli che ci lusingano. (J. B. Bossuet)

61
Anche nella palude nasce un fiore: non esiste situazione nella quale Dio non
possa essere salvatore.

Noi possiamo dimenticare Dio, ma Dio non ci dimentica. Noi lo possiamo be-
stemmiare: Egli non farà altro che benedirci. (P. Mazzolari)

Ogni giorno ci svegliamo schiavi per addormentarci la sera un po’ più figli tra
le braccia della divina misericordia. (P. Mazzolari)

L’insolito del cristiano è unicamente e semplicemente la somiglianza con Gesù


Cristo. Gli è stata inserita nel cuore attraverso il battesimo e deve arrivare come
a fior di pelle. (M. Delbrêl)

Noi siamo la strada di Dio, ma se il nostro battesimo è fermo, bloccato, in-


fruttuoso, gli blocchiamo la via.

Dobbiamo costruire la famiglia non sulla chimera del benessere e dell’egoismo (i


figli si ribelleranno e si drogheranno per uscire dalla vita inutile che noi stiamo
proponendo loro!), ma sulla volontà di fare il bene, del donare e del donarsi.

Lasciare buona impressione anche nel cuore di un brigante, mi pare un buon atto
di carità che, a suo tempo, porterà benedizione. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Io credo d’essere incapace d’odiare. Attraverso una lunga disciplina basata sulla
preghiera, da almeno quarant’anni, ho cercato di amare tutti. (Gandhi)

I veri credenti sono anche i giganti della carità.

Dio accoglie anche i doni che fate alla Chiesa, ma gradisce assai di più quelli
che fate ai poveri. (S. Giovanni Crisostomo)

C’è più carità in una goccia d’operosità che in un mare di chiacchiere.


(G. Semeria)

La Vergine Maria è stata sollevata in alto perché non pesava d’orgoglio.

62
Preghiera

Sii benedetto, o Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, perché mi hai
chiamato nel tuo Figlio Gesù a fare parte della tua Chiesa. Accogli l’offerta
della mia vita per l’avvento del tuo regno. Accresci in me il dono dello Spirito
che rinnovi il mio cuore e mi conformi a Cristo, tuo servo fedele e amico degli
uomini, e rendimi pienamente disponibile al servizio dei fratelli. Amen.

—  31  —

Il Natale è un invito alla povertà amata e non subita. Il Natale è una condan-
na del benessere come scopo della vita. I beni di questo mondo non sono la
soluzione del problema della vita umana. Quando le cose contano più delle
persone, è la fine della dignità umana.

Raoul Follerau incontrò Albert Schweitzer a Lambarené e gli chiese: “Quando


t’incontrerai con Cristo, che cosa gli dirai?”. Schweitzer sapientemente gli ri-
spose: “Abbasserò la testa per la vergogna. Abbiamo fatto tanto poco!”.

L’orgoglio e la ricchezza sono la fonte dei problemi e dell’infelicità; l’umiltà e


la povertà sono la loro risoluzione. La povertà che Cristo ci propone non è il
rifiuto del denaro, ma la libertà di fronte al denaro, affinché non diventi un
idolo al posto di Dio.

A Betlemme Dio ha scelto la mitezza: è la risposta alla nostra violenza e alla


nostra intolleranza. La violenza non è la soluzione dei problemi dell’uomo; è
soltanto una maschera che nasconde un’abissale debolezza. Il vero forte è pa-
ziente, il vero forte è il mite: e la pazienza e la mitezza sono la forza che scon-
figge la violenza. Ce lo garantisce Dio!

La Chiesa ha l’oro non per tenerlo, ma per dispensarlo. (S. Ambrogio)

Eterna è la frase di Pascal: Amo la povertà, perché Cristo l’ha amata. E ci sa-
ranno fino alla fine dei cristiani che ameranno la povertà con lo stesso furore
con cui il mondo ama il denaro. (F. Mauriac)

63
Purtroppo ci siamo così abituati a case senza bambini e a chiese senza poveri,
che abbiamo l’impressione di starci bene. I bambini scomodano, i poveri sco-
modano! (P. Mazzolari)

Facile il mestiere del riformatore: è uno che pensa che le cose da cambiare sia-
no sempre fuori – nella società, nelle leggi – e mai dentro l’uomo: a comincia-
re da se stesso! (T. S. Eliot)

La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Purtrop-


po siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore,
perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie.
(S. Antonio da Padova)

Credo che la vita non è un’avventura da vivere secondo le mode correnti, ma


un impegno a realizzare il progetto che Dio ha su di noi: un progetto d’amo-
re, che trasforma la nostra esistenza. (T. Merton)

Preghiere

O Maria, aurora del mondo nuovo,


Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa’ che quanti credono al tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
A lode e gloria di Dio creatore
e amante della vita.
______

64
Signore,
quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda;
quando ho freddo, mandami qualcuno da scaldare;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un
altro;
quando sono povero, guidami da qualcuno nel bisogno;
quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per
qualche momento;
quando sono umiliato, fa’ che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno
che abbia bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui
occuparmi;
quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra
persona.
(Madre Teresa di Calcutta)

—  32  —

Dio crede nell’uomo, spera nell’uomo e ama l’uomo: perché Dio è buono.

Il deserto mi riesce profondamente dolce; è bello e salutare porsi nella solitudine


di fronte alle cose eterne; ci si sente invasi dalla verità. (C. De Foucauld)

L’onnipotenza di Dio non è potere: è amore; l’onnipotenza di Dio non è do-


minio: è servizio.

La grandezza dell’uomo non sta nel proclamarsi dio, ma nel cercare il vero Dio
per adorarlo.

Noi siamo un segno del vero Dio che è umile, povero, mite e paziente, se sia-
mo umili, poveri, miti e pazienti.

65
Come noi, e più di noi, Cristo è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore
e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha
fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di
convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove
quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono es-
sere perdonati, dove tutti sono fratelli. (Paolo VI, papa)

La rinuncia al potere è molto più dolorosa che qualsiasi rinuncia al piacere per-
sonale o agli agi o alle comodità. (J. L. Mckenzie)

La salvezza di Dio è già dentro la storia umana: è presente nella vita d’ogni
giorno, ma con uno stile umile, rispettoso, discreto.

L’umiltà e la carità sono l’espressione massima di Dio; quindi chi si fa umile e


misericordioso scopre la presenza e la verità di Dio. Per altre strade non s’in-
contra Dio, ma una sua ombra.

Considerando i modelli che oggi vengono proposti dai mezzi di comunica-


zione, possiamo aspettarci una gioventù seria, onesta, laboriosa, affascinata da
grandi ideali?

Non dite mai che Dio è dalla nostra parte, ma piuttosto pregate perché noi
possiamo trovarci dalla parte di Dio. (A. Lincoln)

Il deserto è libertà, perché è austerità. Il deserto è il silenzio di tante cose inuti-


li. Il deserto è l’esperienza della povertà dell’uomo, che si ritrova solo davanti a
Dio. Oggi il mondo ha paura del deserto, ha paura del silenzio. Il bisogno del
rumore è un sintomo di paura, di problemi non risolti, di rifiuto di pensare.

Più passa il tempo e più mi accorgo che non riesco ad essere felice senza silen-
zio, senza preghiera. (Gandhi)

I nostri bambini occidentali non muoiono per fame ma per mancanza di valori.
Noi dobbiamo impedire che ai bambini sia dato soltanto “il prezzo” delle cose,
il senso della ricchezza e non il valore della vita. (R. Levi Montalcini)

Noi ci preoccupiamo di star bene più che di far bene.

66
Oggi il non conformismo può consistere nella fedeltà a una santa tradizione
derivante dalla saggezza antichissima del Vangelo. (K. Rahner)

Dio non ha nessuna intenzione di uscire dalla strada del dolore, che noi abbia-
mo aperto con i nostri peccati: Dio la fa sua, la percorre con un’umiltà e una
pazienza spiegabili solo con l’Amore infinito. Ma Dio vince: “Il terzo giorno
risorgerò”.

Da quarant’anni, da quando sono diventato cattolico, cerco di convincere i miei


fratelli di fede di una verità elementare tanto spesso dimenticata: quando si sa
che c’è un altro mondo, che la vita continua in eterno, bisogna dirlo. E quan-
do si sa che non c’è e non ci sarà mai sulla terra altra speranza per gli uomini
al di fuori della speranza cristiana, bisogna dirlo. (A. Frossard)

Pane, lavoro e Paradiso. (S. Giovanni Bosco)

Il Vangelo è un vangelo, cioè una buona notizia, perché annuncia il Paradiso.


(G. Gozzelino)

Non potevo stare tra gente che diceva di attendere la vita eterna, il ritorno di
Cristo in gloria, il mondo nuovo… con la stessa indifferenza con cui si aspet-
ta il tram. (I. Silone)

La vera preghiera non è quando Dio sta ad ascoltare ciò che noi gli domandia-
mo; ma quando l’orante continua a pregare fino a che sia egli colui che ascolta:
che ascolta ciò che Dio vuole. (S. Kierkegaard)

Se amo il mondo come lo ama Dio, già con questo lo sto cambiando: è già
mutato un primo frammento del mondo, che è il mio cuore. (P. Dimitri)

Preghiera

Signore Gesù! Eccoci pronti a partire per annunciare ancora una volta il tuo
Vangelo al mondo, nel quale la tua arcana ma amorosa provvidenza ci ha po-
sti a vivere!
Signore, prega, come hai promesso, il Padre, affinché per mezzo tuo ci mandi
lo Spirito Santo, lo Spirito di verità e fortezza, lo Spirito di consolazione, che

67
renda aperta, buona ed efficace, la nostra testimonianza.
Sii con noi, Signore, per renderci tutti uno in te e idonei, per tua virtù, a tra-
smettere al mondo la tua pace e la tua salvezza.
Amen.
(Paolo VI, papa)

—  33  —

Dio ha rivelato il suo nome a Mosè: “Io sono colui che sono!” (Es 3,14). Il
verbo “essere” in ebraico corrisponde al nostro “esserci”: essere presente, essere
attivo, essere accanto per aiutare.

Il dolore, frutto del peccato, è diventato il luogo in cui Dio si fa conoscere e


il mezzo per vincere e superare la devastazione del peccato.

Dio si preoccupa della nostra salvezza prima che della nostra salute.

Il dolore non va mai pensato come una punizione che viene da Dio ma visto
come un richiamo ad affrettare il tempo della nostra conversione, per essere
salvati per l’eternità. Il dolore e la morte sono come due campanelli che ci suo-
nano costantemente accanto, affinché ci ricordiamo che siamo in un mondo
provvisorio e segnato dal peccato.

Il più grande peccato è credere che vi possa essere un peccato più grande della
misericordia di Dio. (P. Mazzolari)

Le infedeltà all’amore si perdonano moltiplicando l’amore. (P. Mazzolari)

L’aspetto più difficile di tutto l’annuncio cristiano è credere all’amore e alla


bontà di Dio. Dio è Amore e non potrà mai cambiare. Non sarà mai Dio a
respingerci.

Ci vorrebbero molti buoni preti (e anche buoni cristiani) non per predicare, ma
per prendere contatto, farsi amare, ispirare stima, fiducia, amicizia, rendere possi-
bile un avvicinamento, dissodare la terra prima di seminare. (C. De Foucauld)

68
La carità noi non la facciamo. Dio, e Dio solo, può fare la carità. Noi dobbia-
mo chiedergliela, noi dobbiamo riceverla. (M. Delbrêl)

Devo essere fedele al mio proposito ad ogni costo: voglio essere buono, sempre
buono, con tutti buono. (Beato Giovanni XXIII, papa)

I peccati più gravi spesso non sono le cattiverie, ma il bene non fatto. L’omis-
sione del bene è il peccato più diffuso e meno confessato.

Il bene non s’impone a sassate (cf. Gv 8,1-11).Il mondo non si cambia a fuci-
late. Per la fede si muore martiri, ma non si fa morire. Non si diventa buoni
combattendo i peccati degli altri, ma i propri.

Non dobbiamo ritenerci buoni solo perché gli altri non conoscono i nostri
peccati.

I veri buoni non disprezzano nessuno, ma si mettono al servizio di tutti, buo-


ni e cattivi.

Eccomi tra voi: ho messo il mio cuore vicino al vostro cuore.


(Beato Giovanni XXIII, papa, Ai carcerati)

Non mi sono mai chinato a raccogliere il sasso che mi venne gettato dall’una
o dall’altra parte della strada. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Gesù è l’amore di Dio che entra nel nostro peccato e nella nostra morte per
distruggerli.

Il cristianesimo non ha inventato la croce, ma il coraggio di portarla (R. Plus).

L’idea dell’inferno non è legittimata né dal giudizio, né dal castigo di Dio, ma


dalla libertà umana. Dio non può salvare l’uomo contro sua voglia e non può
forzarlo a entrare in Paradiso. L’uomo è libero di scegliere i tormenti fuori di
Dio, piuttosto che la beatitudine in Dio. L’uomo ha, in qualche modo, diritto
all’inferno: perché è libero. (N. A. Berdjaev)

Non c’è che una tristezza: quella di non essere santi! (L. Bloy)

69
Preghiera

Vieni, Spirito Santo,


dono pasquale del Signore risorto,
riempi la Chiesa della tua potenza di vita.
O amore infinito del Padre e del Figlio,
donaci di credere e annunciare
la lieta notizia che Dio ci ama.
Tu che fai del pane il corpo di Cristo
e del vino il sangue versato,
ravviva in noi la memoria dei suoi misteri
e trasformaci in offerta eucaristica,
a gloria di Dio, per la vita del mondo.
Rinnova il volto della terra
sfigurato da così grandi mali;
sostieni con forza fino al compimento
i progetti di bene della famiglia umana. Amen.

—  34  —

Siamo delusi di tutto, ma non di Dio. E la delusione di tutto ci spinge a Dio,


ci porta a Cristo che ci dà il senso della vita.

Se vogliamo far crescere la gioia nel mondo, non moltiplichiamo i divertimenti,


ma le occasioni di carità, perché siamo stati creati per la carità e non saremo mai
felici se non vivremo la carità. Infatti, vivere è vivere per gli altri; chi vive per sé
è morto: l’egoista potrà raccogliere qualche momentaneo piacere, ma non troverà
mai la gioia. Vivere è tendere la mano, è abitare nel cuore dei fratelli attraverso
l’amore del servizio e dell’attenzione. Mentre il mondo si accanisce nei suoi logori
egoismi, i cristiani tornino alla limpida sorgente di gioia che è la carità fraterna.

Chi è il mio prossimo? Un tempo il prossimo era il vicino, quello della tua
tribù, del tuo villaggio. Gli altri erano stranieri, estranei, nemici. È col cristia-
nesimo che l’imperativo morale si generalizza fino a prescrivere di amare il ne-
mico. Anzi, a non avere più nemici. (F. Alberoni)

70
L’amore di me è un amore rubato. Era destinato agli altri e io l’ho distolto. Così
l’amore di me crea le sofferenze umane, tutte le sofferenze umane. La sofferen-
za del bambino che si lascia a casa perché è ingombrante e quella dell’uomo
deriso perché è troppo vecchio… La sofferenza del disoccupato che vorrebbe
lavorare e quella del lavoratore che rovina la salute per una paga irrisoria… La
sofferenza del padre che raduna la sua famiglia in una sola stanza accanto a un
villino vuoto. E quella della mamma i cui bambini hanno fame, mentre accan-
to si buttano via i resti di un banchetto… (M. Quoist)

Non è nella santa Eucaristia che i nostri fratelli, che non vanno mai in chie-
sa, troveranno il Signore. È in noi che lo incontreranno, nella misura in cui i
nostri atti, le nostre parole e i nostri gesti saranno la viva espressione della Sua
presenza dentro di noi. (H. Perrin)

“Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio… Dio non ha manda-
to il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salva-
to per mezzo di lui” (Gv 3,16-17). Dio è amore, è bontà infinita, è tenerezza
commovente, è misericordia irresistibile che vuole salvare tutti. Questa è la ve-
rità più bella del cristianesimo, questo è il volto amabile di Dio, che Gesù ci
ha fatto conoscere. Ma questa è anche la verità che incontra più difficoltà nel
cuore degli uomini; questa è la verità più tradita dai cristiani.
Nel Cristo crocefisso noi vediamo il dramma di Dio che non è capito, che non
è creduto, che non è amato.

L’opera di Graham Greene non è che un commento alla parola divina: non
giudicate! Non giudicate il mondo che vi sembra abbandonato da Dio: perché
esso è abitato da Dio. Non giudicate l’umanità che in apparenza ha ucciso Dio:
perché essa è salvata da Dio. Non giudicate la sconfitta di Dio calpestato nelle
sue istituzioni, deriso nella debolezza dei suoi sacramenti: perché la potenza e
la gloria di Dio vi sono presenti. (C. Möller)

Il bene è in tutti: manca solo il coraggio di usarlo. (L. Tolstoi)

Preghiere

Signore, fa’ pure di me quello che vuoi, anche la morte accetto con soddisfa-
zione e contento, perché così piace a te. Tu sei del resto il centro, la sintesi, il
termine ultimo di tutti gli ideali miei. Ma che almeno io muoia nel tuo santo

71
nome. Le forze che mi hai dato per lodarti e farti amare sulla terra, le riserbe-
rò per amarti e per lodarti con più ardore in cielo.
(Beato Giovanni XXIII, papa)

Salve, Regina, donna missionaria

Salve, Regina, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell’ardo-
re che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Anche se la vita
ci lega ai meridiani e ai paralleli dove siamo nati, fa’ che sentiamo ugualmente
sul collo il fiato delle moltitudini che ancora non conoscono Gesù. Spalancaci
gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo. Non impedire che
il clamore dei poveri ci tolga la quiete. E liberaci dalla rassegnazione di fronte
alle tante sofferenze del mondo. O clemente, o pia, o dolce Vergine, Maria.
(don Tonino Bello)

Maria, stella dell’evangelizzazione

O Maria, il mattino della Pentecoste, tu hai sostenuto con la preghiera l’inizio


dell’evangelizzazione,
intrapresa dagli apostoli sotto l’azione dello Spirito Santo. Con la tua costante
protezione continua a guidare anche oggi, in questi tempi di apprensione e di
speranza, i passi della Chiesa che, docile al mandato del Signore, si spinge con
la “lieta notizia” della salvezza verso i popoli e le nazioni d’ogni angolo della
terra. Orienta le nostre scelte di vita, confortaci nell’ora della prova, affinché,
fedeli a Dio e all’uomo, affrontiamo con umile audacia i sentieri misteriosi del-
la missione, per recare alla mente e al cuore di ogni persona l’annuncio gioioso
di Cristo Redentore dell’uomo.
O Maria, Stella dell’evangelizzazione, cammina con noi! Amen.
(Giovanni Paolo II, papa)

—  35  —

«Gesù ci ha detto: “Io vado a preparare un posto per voi. Tornerò e vi prenderò
con me”» (Gv 14,2-3). Noi siamo ottimisti per questa promessa di Gesù.

Ciò che più amo nel cristianesimo è la speranza. (C. Péguy)

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La nostra vita è la vigilia di una festa stupenda preparata dalla fatica, dalla bon-
tà, dalla carità.

Siamo felici perché nel buio abbiamo visto la Luce, nella confusione abbiamo
trovato la Via, Gesù.

Da quando so che la vita ha uno scopo, non ho più paura. (A. Frossard)

Il paradiso e l’inferno cominciano già in questa vita: dipende da come viviamo.

L’uomo ha bisogno di qualcosa che sia diverso dalla terra. (A. Camus)

Bisognerebbe arrivare a capire perché il cristianesimo ha prodotto tanta e tanta


gente che ha amato i poveri e soprattutto i lebbrosi. (Gandhi)

Studia pure le cose di questo mondo, ma guardale con un occhio solo; con
l’altro occhio guarda costantemente la luce eterna. Ascolta gli scienziati, ma
ascoltali con un orecchio solo: l’altro sia sempre pronto ad ascoltare Dio.
(A. M. Ampère, Lettera al figlio)

Gesù vuole che la sua risurrezione si veda attraverso la nostra vita. La fede ha
bisogno di testimonianza, di esempi. Un ateo, dopo aver osservato per anni il
lavoro umile e silenzioso di padre Jacques Loew nel porto di Marsiglia, gli dis-
se: “Jacques, se Dio esiste, certamente assomiglia a te”.

Essere buoni è un’avventura più grande e ardita che fare il giro del mondo in
una barca a vela. (G. Chesterton)

Non è possibile impegnarsi nell’apostolato, senza essere anime di preghiera.


(Madre Teresa di Calcutta)

È il cuore che sente Dio, non la ragione. Ed ecco che cos’è la fede: Dio sensi-
bile al cuore, non alla ragione. (B. Pascal)

L’apostolato dei discepoli di Gesù deve partire sempre dall’umiltà e continuare


a liberarsi dall’idolatria dei mezzi per nutrirsi della povertà della fede. La Chie-
sa è chiamata a raccogliere tutti i popoli nella fede, usando soltanto la forza
dell’umiltà e dell’obbedienza alla Parola del Risorto.

73
La forza di Pietro non sta nelle risorse della sua umanità, ma nella garanzia
incrollabile della Parola di Dio. La storia dei Papi, che sono i successori del-
l’umile pescatore di Galilea, va letta sempre alla luce dell’illuminante episodio
di Gv 21 e di quelle definitive parole di Gesù.

Comandare significa amare e servire, “appunto come il Figlio dell’uomo, che


non è venuto per farsi servire, ma per servire”. (Mt 20,28)

Un giorno il papa Paolo VI si rivolse al suo amico Giuseppe Prezzolini per ave-
re da lui un consiglio sui modi migliori per entrare in dialogo con i lontani e
per rendere credibile la Chiesa ai suoi contemporanei. Lo scrittore toscano gli
rispose: “Santità, non c’è che un mezzo. Gli uomini di Chiesa devono essere
soprattutto buoni e mirare a uno scopo soltanto: creare degli uomini buoni.
Di gente intelligente il mondo è pieno, quel che ci manca è la gente buona.
Formarla è il compito della Chiesa: per attirare nuovamente gli uomini al Van-
gelo, tutto il resto è secondario”.

Anche per il papa, come per Gesù, il sinedrio è sempre convocato e il tribunale
siede in permanenza. Tutti l’abbiamo giudicato, una, due, tante volte: tutti ci
crediamo in diritto di giudicarlo. Se un giorno gli uomini gli andassero incon-
tro da ogni strada cantandogli “osanna”, quel giorno il papa non sarebbe più il
papa, cioè colui che tiene il posto di due Crocefissi: di cui uno col capo in giù,
perché non si credeva degno di essere equiparato al Maestro. (P. Mazzolari)

Preghiera

Gesù ha piantato la croce sulla terra, ma Pietro la radica in cielo, solidamente


attaccato mediante le verità eterne. Gesù pende con tutto il suo peso verso la
terra come un frutto sul ramo. Ma Pietro è crocefisso come su un’ancora spro-
fondato nell’abisso e nella vertigine. Rovesciato, guarda quel cielo di cui ha le
chiavi, il regno che riposa su Cefa. Vede Dio, e il sangue dai piedi gli cade a
goccia a goccia sul volto.
Per suo fratello Paolo ormai è finita: l’ha preceduto come l’epistola precede il
Vangelo, e sta al suo fianco. I loro corpi sono una grande pietra, l’uno accan-
to all’altro, attendono il creatore. Roma beata, fondata per la seconda volta su
tali fondatori!…
Agnello di Dio che hai promesso il tuo regno ai violenti, accogli il tuo servo

74
Paolo che ti porta dieci talenti, cinque che tu gli hai affidato e gli altri guada-
gnati da lui. Tu sei un padrone esigente, austero con chi ti ama, tuttavia dona-
gli il suo Dio poiché egli non ti ha donato a metà il suo povero cuore! Padre
Abramo, estingui la sete di questo folgorato!
(P. Claudel)

—  36  —

L’uomo è stato ingannato. Sì, siamo stati ingannati e ancora oggi si continua
a ingannare dicendo che il benessere e il divertimento danno la felicità. Non è
vero: non è il benessere che rende felici; ciò che rende felici è il bene.
(Abbé Pierre)

Ho trovato Dio il giorno in cui ho perso di vista me stessa. (S. Teresa d’Avila)

Le tribolazioni, le malattie, i disagi sono mali d’esilio, sono avvisi di lontanan-


za. Nella vita del credente essi diventano un’esaltante e impegnata attesa del-
l’incontro definitivo con Dio.

Se avete paura dell’amore, non fatevi mai sacerdoti… Se avete paura della gen-
te, non dite mai Messa! Perché, quando cominciate a dir Messa, lo Spirito di
Dio si sveglia come un gigante dentro di voi e infrange la serratura del vostro
santuario privato e chiama tutta la gente del mondo, affinché entri nel vostro
cuore. (T. Merton)

Il prete è vero quando scompare; quando, dietro di sé, lascia indovinare e tra-
sparire Qualcuno. (P. Mazzolari)

C’è poca fede perché c’è troppo egoismo e cupidigia. Amore e fede cammina-
no insieme.

È vero uomo e vero cristiano solo chi sa amare donando la vita, chi sa espro-
priarsi vivendo per gli altri.

In paradiso si porta solo quel che si dona. (F. Ozanam)

75
Il più grande è chi dà di più, chi serve di più, chi intuisce di più i vuoti del
prossimo e li riempie della propria carità

Il cristiano è chi comincia per primo la novità della bontà. E con un solo mo-
tivo: perché così ha amato Cristo.

Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte. (S. Ignazio di Loyola)

Il mio compito è amare la sofferenza di tutti quelli che vivono o vengono at-
torno al mio letto e mi danno o mi domandano l’aiuto di una preghiera.
(B. Bianchi Porro)

Se un tempo bastavano cinque prove per l’esistenza di Dio, oggi l’uomo le ri-
tiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la
vita di coloro che credono in Dio. (J. Maritain)

Riuniti nella Chiesa, dobbiamo testimoniare che il Figlio è venuto dal Padre e
a lui è ritornato per la nostra salvezza e per quella del mondo. È attraverso il
nostro amore, la nostra semplicità, il nostro senso del sacrificio che il mistero
del Dio vivente, Padre, Figlio e Spirito Santo, viene annunciato al mondo, e
la grazia di Dio viene esistenzialmente proclamata per tutti gli uomini. Dav-
vero non dobbiamo avere altra ambizione che quella di far riconoscere il Si-
gnore, perché sappiamo che l’itinerario della coscienza umana procede sempre
dal Volto mascherato al Volto riconosciuto. Poveri uomini, tutti portiamo nel
cuore il Volto mascherato del Dio vivente: immaginiamo Dio come un carne-
fice, come un despota, e il Volto terribile che noi stessi abbiamo inventato ci
terrorizza e ci impedisce di conoscere quel Volto che vuole svelarsi a noi nel-
l’amore. Bisogna che la potenza dello Spirito spezzi la nostra sufficienza, per-
ché diventiamo capaci di accettare il Volto dell’amore da sempre chinato sul
mondo per far sorgere in esso volti liberi e fraterni, splendenti di luce e di ri-
conoscenza. (M.-J. Le Guillou)

Preghiera

O Dio, tu vuoi che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza
della Verità; guarda quant’è grande la tua messe e manda i tuoi operai, perché

76
sia annunciato il Vangelo ad ogni creatura e il tuo popolo, radunato dalla paro-
la di vita e plasmato dalla forza dei sacramenti, proceda nella via della salvezza
e dell’amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

—  37  —

L’ottava opera di misericordia è rallegrare le persone tristi.

Voglio veder ridere. Un cristiano non ha alcun motivo per essere triste e ne ha
tanti per essere contento. (S. Ignazio di Loyola)

Il diavolo fa grande tripudio, quando può togliere la gioia dello spirito al servo
di Dio. (S. Francesco d’Assisi)

Abbiamo dimenticato Dio: questo è il vero male; il resto è solo conseguenza.


(A. Solzenicyn)

La famiglia è fatta per accogliere Dio e quindi l’assenza di Dio significa il falli-
mento dello scopo della famiglia. La maturità di coscienza dei genitori cristiani
sta proprio nel sentirsi manifestazione di Dio: paternità e maternità sono due
modi che Dio ha scelto per presentarsi al mondo.

È cristiana la famiglia nella quale umilmente si vive la fede, ricordando che Dio
agisce sempre nel solco della pazienza e della coerenza.

Ogni bambino che nasce ci porta la notizia che Dio non si è ancora stancato
degli uomini. (R. Tagore)

Non c’è amore là dove la scelta non è irrevocabile. (A. De Saint-Exupéry)

Un bambino non ancora nato e non voluto è la creatura più povera e più in-
difesa. (Madre Teresa di Calcutta)

Solo se costruiremo una comunità veramente fraterna e unita sentiremo la Ri-


surrezione dentro di noi.

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Vivete in modo tale da essere la dimostrazione di Dio. (Madre Teresa di Calcutta)

Ciò che è l’anima nel corpo, questo devono essere i cristiani nel mondo.
(Lettera a Diogneto)

Il cristiano lavora per far crescere l’universo e per far spuntare la nuova crea-
zione attraverso un travaglio caotico e doloroso, pieno di speranza e d’affanni:
travaglio però che non è quello di un’agonia, ma di un parto. (J. Mauroux)

La ricerca di popolarità è un segno di debolezza.

Al cardinale Benelli chiesero: “Che cosa c’è da fare per uscire da questa situa-
zione di difficoltà?”. Rispose: “Non c’è niente da fare, c’è tutto da essere: es-
sere cristiani veri”.

C’è una cosa più importante della tua azione: la preghiera; c’è una forza più
efficace della tua parola: l’amore. (C. Carretto)

Chi vuol fare qualcosa, trova un mezzo; chi non vuol far nulla, trova una scusa.
(Proverbio arabo)

L’apostolato e la propaganda non hanno nulla in comune. Il vero apostolato


testimonia per mezzo della vita e questa testimonianza attira al pari della gioia.
(J. Saliège)

Considero la fede come un dono soprannaturale di Dio, ma non ho mai tra-


scurato alcun mezzo per rafforzarla in me sempre di più e per cacciare ogni
dubbio che la potesse insidiare. (A. Volta)

Io non ho la fede, ma vorrei averla: considero la fede come il più prezioso bene
di cui si possa godere in questo mondo. (A. France)

Dio è morto ma, ma l’uomo non è diventato ateo. Questo silenzio del trascen-
dente, congiunto alla permanenza del bisogno religioso presso l’uomo moderno,
ecco il grande enigma oggi e ieri. Dio tace e tutto in me esige Dio! (J.-P. Sartre)

78
Preghiera

Gesù, ascoltami. Io non sono nativo del cielo e so bene che in paradiso l’uni-
co autoctono sei tu: vorrei tanto raggiungere il tuo paese e prendervi la citta-
dinanza, per sempre.
(J.-Y. Quellec)

—  38  —

La religione cristiana è per la gioia dell’uomo.

Portate sempre la gioia. Il bene va fatto con gioia: se siete tristi, non potete
parlare di Dio a nessuno, perché Dio è felice. (Madre Teresa di Calcutta)

Sapete perché sono sempre contento? Perché non ho mai trovato un motivo
vero per essere triste. (Beato Giovanni XXIII, papa)

O uomini, è inutile che cerchiate in voi stessi il rimedio per le vostre miserie.
Tutto il vostro lume può soltanto arrivare a capire che in voi non troverete la
soluzione. (B. Pascal)

Spegnete la speranza della Risurrezione e tutto il mondo batterà i denti!

Essere diventati più profondi è il privilegio di quanti hanno sofferto. (O. Wilde)

L’uomo è infelice, perché non sa di essere felice. (F. Dostoevskij)

La felicità non è in noi, né fuori di noi. La felicità è in Dio: sia fuori sia den-
tro di noi. (B. Pascal)

La violenza nasce dall’odio e l’odio è il segno distintivo di satana. La violenza


genera altra violenza. Per uscire da questa spirale infernale ci vuole qualcuno
che interrompa la catena, ci vuole qualcuno che ami per primo e accetti d’es-
sere vittima senza essere assassino. Questo qualcuno è Dio. Egli ci ha amato
fino a diventare vittima.

79
Il vero cristiano può essere odiato, ma non può odiare: esattamente come ac-
cade per Dio.

Per Gesù un’azione è buona solo quando esce da un cuore buono: altrimenti
è una finzione, un’ipocrisia.

Se nostro dovere è l’amore del prossimo, noi dobbiamo ricordare che anche la
Chiesa è prossimo, anzi è il nostro prossimo per eccellenza. (Paolo VI, papa)

Non appoggiarti all’uomo: deve morire: Non appoggiarti all’albero: deve secca-
re. Non appoggiarti al muro: deve crollare. Appoggiati a Dio, a Dio soltanto.
Lui rimane sempre! (S. Francesco d’Assisi a S. Chiara)

Dicono che l’umiltà possieda un terribile potere! (F. Dostoevskij)

La vita mondana l’ho frequentata e la conosco: è la vita più pazza e più infe-
lice che si possa immaginare. (Padre Eligio)

La morte dovrebbe essere la cosa più bella, se noi amassimo veramente Dio.
(P. Claudel)

Non esiste peccato più grave di quello che consiste nel negare il peccato stesso.
Il peccato d’oggi sta nell’aver perso il senso del peccato. (Pio XI, papa)

Se Dio non esiste, tutto è permesso. (F. Dostoevskij)

Le parole della Vergine che mi rimasero più impresse nel cuore, furono quelle
con cui la Madre del Cielo chiedeva che non si offendesse più Dio, nostro Si-
gnore, che è già troppo offeso! Oh, come vorrei che risuonasse in tutto il mon-
do, e che tutti ascoltassero questa voce! (Lucia dos Santos, veggente di Fatima)

Dopo la confessione, a Sant’Elena, prima di morire, Napoleone Bonaparte dis-


se: “Ho fatto pace con tutta l’umanità!”.

80
Preghiera

Signore Gesù, che muori in croce per la nostra salvezza, contempliamo con
sguardo di pietà la tua agonia, in unione alla Madre addolorata e ai santi.
Tu ci riveli il Dio ricco di misericordia che non ha esitato a consegnarti nelle
nostre mani.
O uomo dei dolori, fratello da tutti abbandonato, hai preso su di te l’iniqui-
tà del mondo
e ti sei fatto per ognuno avvocato di perdono, riparando il nostro peccato col
tuo amore.
Rendici partecipi della tua dedizione, capaci di sentire compassione per l’uomo
ferito e umiliato dal male.
Accogli nel tuo cuore l’umanità lacerata e rinnovala con la vita del tuo Spiri-
to. Amen.

—  39  —

Inebriato dai successi giovanili mi sentivo infallibile e quindi ero crudele. Ma


sulla paglia marcia del lager avvertii in me il primo fievole battito del bene.
(Solzenicyn, da “Arcipelago Gulag”)

Sono insoddisfatto dei falsi valori di questo secolo e ho capito che c’è solo
un’alternativa: quella proposta duemila anni fa presso il mare di Galilea e sulla
collina del Golgota… I vecchi dèi pagani venivano tutti rappresentati in ter-
mini di potere terreno, di ricchezza, potenti ma mediocri e lascivi. La croce
invece per la prima volta ha rivelato Dio in termini di debolezza, d’umiltà,
di sofferenza e, da un punto di vista umano, di assurdità. Da allora abbiamo
visto questo Dio rappresentato nell’agnello, che è la più timida, mite e vulne-
rabile creatura vivente. Agnello di Dio! Così si è cantato con gioia attraverso
i secoli! (M. Muggeridge, Giornalista televisivo inglese, battezzato nella fede cat-
tolica a 79 anni)

Quant’è lontana dal Vangelo la civiltà dei divertimenti, del tutto-svago, del sem-
pre-nuovo, del tutto-facile. Il Vangelo è questo: “Smetti di pensare a te stesso!”:
e sarai umile, sereno, paziente, generoso: saprai perdonare e sorridere a tutti:
niente ti turberà perché Dio ti basterà sempre.

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Il più bel libro è il Crocefisso e chi non sa leggerlo è il più sventurato degli
analfabeti. (S. Giuseppe Benedetto Cottolengo)

L’uomo è uno scolaro e il dolore è il suo maestro. (Gandhi)

Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli uomini.


(S. Giovanni Crisostomo)

La bontà vigilante, paziente e longanime arriva ben più in là e più rapidamente


che non il rigore e il frustino. Non soffro neanche illusioni o dubbi su questo
punto. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Ho imparato mediante amare esperienze una lezione suprema: a preservare la


mia rabbia; e come il calore che non si disperde si converte in energia, così
la nostra rabbia dominata può trasformarsi in una forza capace di muovere il
mondo. (Gandhi)

Quando l’ossessione economica ha afferrato un uomo, non c’è più nulla di sa-
cro, neanche la famiglia, neanche la religione. (P. Mazzolari)

La famiglia non deve assorbire al punto tale da diventare un ostacolo ad ama-


re Dio. È Dio lo scopo della vita e la famiglia sarà sempre un mezzo per ri-
spondere a Dio. Non avremmo san Francesco d’Assisi se non avesse avuto il
coraggio di rompere i legami con un modo banale di essere nella famiglia, per
riprendersi la libertà di amare Dio sopra ogni cosa.

Si può essere superbi anche nel bene. E più si è buoni, più è alle porte la ten-
tazione della superbia. (G. De Luca)

Il senso della mia pochezza e del mio niente mi ha sempre fatto buona com-
pagnia, tenendomi umile e quieto. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Perdiamo molte battaglie, perché preghiamo poco. (Giovanni Paolo I, papa)

Incaricare i dodici apostoli di conquistare il mondo sembra una follia, invece


è onnipotenza.

82
Il mondo ci fa paura quando lo combattiamo con i suoi stessi mezzi: violen-
za con violenza, orgoglio con orgoglio, torto con torto, dispetto con dispetto,
cattiveria con cattiveria… Ma il mondo non fa più paura quando lo si com-
batte con i mezzi di Dio: mansuetudine, pazienza, sacrificio, perdono, genero-
sità, preghiera.

Per fare del bene non ho mai avuto bisogno di polemizzare con nessuno.
(Dionigi l’Aeropagita)

Preghiera

Maria, tu doni al mondo la consolazione, Gesù Cristo.


Donalo anche a me, perché sia il mio amico, la mia guida,
il mio tutto.
Donami il tuo ascolto, la tua partecipazione al mistero pasquale,
la tua fede ai piedi della croce.
Donami un amore appassionato come il tuo, per l’umanità
e per la Chiesa.
Perché tu sei madre.

—  40  —

Noi crediamo che molte delle tristi crisi spirituali e morali di persone educate
e inserite nell’organismo ecclesiale, siano dovute al languore e forse alla man-
canza di una regolare e intensa vita di orazione, sostenuta fino a ieri da sagge
abitudini esterne, abbandonate le quali l’orazione è spenta: e con essa la fedel-
tà e la gioia. (Paolo VI, papa)

Per me la predicazione più efficace del sacerdote è sempre stata la sua vita. Un
buon prete non ha nulla da dirmi: io lo guardo e ciò mi basta. (F. Mauriac)

Niente è più banale del male. A dispetto di tutti i romanticismi, la bassezza


non s’identifica mai con la felicità. (G. Thibon)

Nel mondo manca la pace, perché la pace manca nei cuori. Non è per fatalismo che
vengono le guerre, ma per un’esplosione d’inquietudine che contagia tanta gente.

83
A che serve tanta scienza se non sai più perché vivi?

Ogni religione predica il dovere di amare Dio e ogni credente è convinto di


amare il suo Dio. Ma la novità portata da Cristo è quella di amare Dio e il
prossimo come due realtà inseparabili. Per cui: Vuoi sapere quanto ami Dio?
Guarda quanto ami il prossimo! Vuoi sapere se credi in Dio? Guarda come trat-
ti il prossimo! Vuoi sapere se la tua preghiera a Dio è vera? Verifica se ti spin-
ge ad amare di più il tuo prossimo! «Se uno dicesse: “Io amo Dio” e odiasse il
suo fratello, è un mentitore. Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede,
non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo
ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il fratello”». (1Gv 4,8)

Gli uomini cercano un posto per Cristo nella storia, invece è la storia che deve
cercare il suo posto in Cristo. (G. Papini)

In lui (Cristo) e solo in lui si capisce chi è Dio e chi è l’uomo: che cos’è la
vita e la morte. (B. Pascal)

È efficiente non chi fa tanto, ma chi fa con Dio.

Se la vita interiore è nulla, per quanto si abbia zelo, buone intenzioni e tanto
lavoro, i frutti sono nulli. (C. De Foucauld)

Spesso ho pensato quale tormento noi uomini dobbiamo essere per Dio, noi che
ad ogni momento siamo lì a importunarlo con le nostre piccole angustie... Inve-
ce di stare a predicare il dovere di pregare Dio, non sarebbe più giusto ricordare
agli uomini il privilegio immenso di poter parlare con Dio? (S. Kierkegaard)

La preghiera non può lasciare immutata la vita.

La fede è la forza del credente perché ci permette di far nostra la forza di Dio.

Il nostro periodo è il più loquace della storia. (F. Sheen)

Il dono più grande non è fatto di cose, ma di noi stessi: allora anche l’ultima
creatura ha qualcosa da donare. (P. Mazzolari)

Chi ha fede, sa attendere. (P. Mazzolari)

84
Preghiera

Padre santo,
creatore del mondo e fonte della vita,
con la risurrezione del Figlio tuo Gesù,
hai posto sulla tua opera il sigillo della vita:
noi cantiamo la vittoria del tuo amore.
In questo primo giorno della nuova creazione,
effondi il tuo Spirito sull’umanità intera,
perché i popoli ti riconoscano loro Dio
e vivano nella concordia e nella pace.
Tu che hai gradito il sacrificio del tuo Figlio,
concedi a noi, che celebriamo i santi misteri,
di diventare in lui offerta viva
a lode della tua gloria.
La tua Parola e il Pane eucaristico
ci sostengano sulla via della missione,
nell’attesa della domenica senza tramonto.
Amen.

—  41  —

L’uomo è creato per imparare ad amare Dio e il prossimo, ma l’amore è dono


di sé, quindi l’amore è anche sacrificio, è libertà conquistata, è presenza di Dio,
perché ogni amore vero deve farci assomigliare di più a Dio che è Amore. Pur-
troppo l’uomo ha deviato, ha fatto un’opzione contraria: l’amore è diventato
istinto, libertinaggio, narcisismo, sfruttamento, sensazione senza riferimento alla
profondità interiore dell’uomo.

Gesù c’invita ad abbandonare le visioni infantili e puerili di Dio: Dio vendicativo,


lontano, opprimente: sono tutte letture sbagliate della divinità. Il suo vero nome
è Padre. È un nome che evoca fiducia, abbandono, sicurezza, ottimismo.

Non dobbiamo pregare per portare Dio dalla nostra parte (Dio è già per noi!),
ma per avere la fede e la forza di metterci dalla sua.

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La vita di un uomo non dipende da quanto ha, ma da quanto dà; non da
quanto possiede, ma da quanto ama.

Disegnare focacce non placa la fame. (Proverbio cinese)

I paesi di forte densità cristiana detengono una ricchezza enorme, a fianco dei
paesi non cristiani, privi di mezzi materiali. La risposta che sarà data a quest’im-
menso problema potrebbe determinare l’avvenire del cristianesimo.
(R. Schutz, priore di Taizé)

L’ateismo, col suo odio contro Dio, può essere più vicino alla fede che non l’in-
differenza del mondo occidentale, che non è né caldo né freddo e che quindi
sarà vomitato dalla bocca di Dio. (F. Sheen)

La vita presente non è la festa, ma l’attesa della festa. Questa è la verità che re-
dime la morte e anticipa, nella speranza, la vita del mondo che verrà. È la verità
che fa giustizia di tutte le situazioni: malati e sani, ricci e poveri, intelligenti e
sprovveduti… sappiano che queste situazioni appartengono al mondo dell’atte-
sa. È la verità che ha aperto il cristianesimo all’amore d’ogni uomo: l’infelice, il
lebbroso, il portatore di handicap contano quanto i sani, anzi vengono chiamati
beati, perché più degli altri possono capire la speranza e vivere l’attesa.

Il mondo moderno vive una specie di rimozione collettiva del pensiero della
morte e, di conseguenza, la vita di quaggiù si riduce a un tentativo folle di in-
ventare un paradiso in terra. Ma la sofferenza, la malattia, la morte demolisco-
no e demoliranno sempre ogni tentativo di fermare il presente e costringeranno
a cercare al di là del presente.

I cristiani sono chiamati a ricordare l’eternità. Per questo devono vivere in


modo tutto nuovo il rapporto con le persone, con le cose, con la malattia, con
la morte.

L’attesa dell’eternità non è un anestetico che ci addormenta, ma uno stimolo


che ci spinge a trafficare il presente nella logica dell’amore di Dio.

L’egoismo è la causa di molte malattie; l’altruismo, l’amorevolezza, il perdono


e l’autodisciplina ne sono la cura. (F. Sheen)

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La morte è la cosa più preziosa che è stata data all’uomo. L’empietà suprema
è usarla male. (S. Weil)

Preghiera

Ti benediciamo, Signore Gesù,


perché con la tua pasqua hai redento il mondo.
In questo giorno santo,
la Chiesa radunata nel tuo nome
confessa che tu sei il Signore,
vincitore del peccato e della morte,
e sorgente della vita nello Spirito.
Uniti nel tuo amore redentore,
gustiamo il dono della santa Eucaristia:
nutra la nostra preghiera,
il servizio apostolico e la comunione fraterna,
per essere in te offerta a Dio gradita.
Rendici profeti dell’amore
e umili servitori della riconciliazione,
in cammino verso la Pasqua del tuo regno. Amen.

—  42  —

Soltanto i poveri, diceva Bernanos, possiedono il segreto della speranza. A loro


appartiene il paradiso. E viceversa, non c’è impedimento più forte a riconosce-
re la venuta di Dio di quello rappresentato dalla nostra presunta “potenza”. A
questa “potenza” il volto di Dio non può che apparire “velato” dalla nube del-
l’angoscia. Perciò il Cristo proclama: “Beati i poveri!”
(J.-B. Metz, Avvento di Dio)

La presenza a se stessi nel rimorso è sterile, ma la presenza a Dio nel penti-


mento è feconda. Da un lato c’è l’isolamento, dall’altro la comunione: il pen-
timento è un atteggiamento d’amore. (R. Guelluy)

Ora che la fede è basata in Cristo e la legge evangelica è stabilita in quest’era di


grazia, non è più necessario consultare Dio, né che egli parli o risponda come al-

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lora (nel Primo Testamento). Infatti, donandoci il Figlio suo, che è la sua unica e
definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta e non ha più nulla da rivela-
re. Questo è il senso genuino del testo in cui san Paolo vuole indurre gli Ebrei a
lasciare gli antichi modi di trattare con Dio secondo la legge mosaica, e a fissare
lo sguardo solamente su Cristo: “Dio che aveva già parlato nei tempi antichi mol-
te volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi
giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1). Perciò chi volesse ancora
interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni non solo commetterebbe
una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente
in Cristo e va cercando cose diverse e novità. Dio, infatti, potrebbe rispondergli:
“Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”
(Mt 17,5). (San Giovanni dalla Croce, Salita al monte Carmelo, Libro 2, cap. 22)

Niente è più freddo del cristiano che non si cura della salvezza degli altri.
Chiunque può essere utile al prossimo, se vuole compiere la sua parte… Non
offendere Dio. Se dici che il sole non può splendere, gli fai torto; se dici che
il cristiano non può far del bene, offendi Dio e lo rendi bugiardo. È più faci-
le, infatti, che il sole non scaldi e non brilli, che un cristiano non risplenda; è
più facile che la luce sia tenebra, che accada questo… Non può la luce di un
cristiano restare nascosta, non può restare nascosta una fiaccola così splendente.
(San Giovanni Crisostomo, Omelia 20 su Gli Atti degli apostoli)

Non scandalizziamoci più, scioccamente, delle attese interminabili che ci ha im-


posto il Messia. Ci volevano le fatiche terribili e anonime dell’uomo primitivo,
e la lunga bellezza egiziana, e l’attesa inquieta d’Israele, e il profumo lentamen-
te distillato delle mistiche orientali, e la sapienza sempre più raffinata dei greci
perché il Fiore potesse sbocciare sullo stelo di Jesse e dell’umanità.
(p. Teilhard de Chardin, Inno all’universo)

Si agisce sugli altri più con quello che si è che con quello che si fa.
(G. Thibon, Il pane d’ogni giorno)

Prima di testimoniare, bisogna essere. Quando si è veramente, allora la testimo-


nianza viene da sé, in maniera spontanea. La testimonianza s’irradia in modo
del tutto naturale da un essere che vive in pienezza. (L.-M. de Saint-Joseph)

Chiunque esce da casa sua, come i pastori del Natale, e apre le sue porte, di-

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versamente dagli abitanti di Betlemme, finisce sempre con lo scoprire di esse-
re al centro di un prodigio. La sconcertante nascita di Gesù distoglierà da lui
i sapienti e i farisei di tutti i tempi. Il mistero di questo bambino ha sempre
sfidato il cuore degli uomini. Gli angeli e i pastori, e più tardi gli apostoli e la
Chiesa lo annunciano come “il Signore”. Gesù, avvolto in fasce o disteso sulla
croce, è sempre il segno di Dio con noi.

Riferisce il Vangelo che, dopo aver messo al mondo il Cristo, la beata Maria
sempre vergine l’avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia. Giustamente
nacque lungo il cammino colui che veniva a insegnarci la via. Ha voluto ripo-
sare in una stretta mangiatoia colui che veniva a preparare per noi i vasti spazi
del regno celeste. Ha voluto essere avvolto non in fasce di seta e tessute d’oro,
ma in fasce grossolane, colui che veniva a restituirci la veste dell’immortalità.
Ha accettato di essere costretto in una culla colui che veniva a liberare i nostri
piedi e le nostre mani perché potessimo compiere il bene. Che dire di fronte
a tutto ciò, fratelli? Dobbiamo esclamare col salmista: “Che cosa renderò al Si-
gnore per tutto quello che mi ha donato?”. (da un’Omelia del IX secolo)

Da quando Dio si è fatto uomo abbiamo capito che è meglio essere uomini
che angeli.

Un neonato è un essere che non parla. E tuttavia il bambino che giace nella
mangiatoia è la suprema Parola di Dio, con la quale Dio ci dice tutto. Questo
bambino che è sostenuto dagli altri, è lui a portare il mondo. Eleva l’uomo e lo
invita a salire in alto per avere parte all’intimità con Dio e regnare sull’universo.
Natale, festa dell’infanzia: non ritorno al paradiso innocente ma gioia di sentirsi
dire da Dio: in Gesù Cristo, sarò per te Padre e tu sarai per me figlio. (cf Eb 1,5)

Abbandonando il linguaggio delle parole Dio si è comunicato attraverso un


bambino povero, avvolto in fasce, che non sa ancora parlare; si comunica attra-
verso un condannato, disteso su una croce, che non può parlare. Si comunica
nella debolezza e nel silenzio. Silenzio eloquente, che è ormai per ogni uomo
la testimonianza e la prova che Dio non ha taciuto. E l’ultima parola di Dio è
sempre Gesù; solo Gesù ci fa capire la verità, perché è lui stesso la Verità. Ma
come la luce suscita l’ombra, così la Parola di Dio, che è Cristo, è segno di
contraddizione e spesso viene rifiutata.

89
Preghiera

Salva la tua creatura, Signore, l’uomo che porta l’immagine tua: uomini schia-
vi, oppressi, malati, uomini senza nessuna speranza, turbe di Lazzari intorno
ai palazzi, morenti in mezzo ai deserti! E altri uomini empi e rapaci, tutti in
peccato, sedotti e perduti, e leggi ingiuste, torture, violenze e sempre il giusto
che paga e muore: fa’ della Chiesa un paese di liberi, una splendida città di
salvati. (D. M. Turoldo)

—  43  —

Proclamare che è Natale significa affermare che Dio, attraverso il Verbo fatto
carne, ha detto la sua ultima parola, la più profonda e la più bella di tutte; l’ha
immessa nel mondo e non potrà più riprendersela, perché si tratta di un’azio-
ne decisiva di Dio, perché si tratta di Dio stesso presente nel mondo. Ed ecco
ciò che dice questa parola: “Mondo, ti amo! Uomo, ti amo!” … Questa parola
d’amore fatta carne viene a dirci che fra il Dio eterno e noi deve stabilirsi una
comunione personale la cui intimità è quella di un faccia a faccia e di un cuo-
re a cuore, una comunione personale la cui esistenza è già un fatto, così che
l’unica cosa che possiamo fare contro di essa è sottrarci al bacio d’amore che già
brucia le nostre labbra… Finché dura quell’istante, breve e lungo insieme, che
è la storia dopo Gesù Cristo, l’uomo è invitato a prendere a sua volta la parola
nel mondo per dire, tremando d’amore a quel Dio che, uomo come lui, sta al
suo fianco: “Io…”. Ma non è neppure necessario aprire la bocca: Basta abban-
donarsi silenziosamente all’amore divino che è con noi da quando il Figlio di
Dio ha aperto gli occhi alla luce di questo mondo. (K. Rahner)

Fedele è Dio che si fece nostro debitore non perché abbia ricevuto qualcosa da
noi, ma perché ci ha promesso cose davvero grandissime. Pareva poco la pro-
messa: Egli volle vincolarsi anche con un patto scritto, come obbligandosi con
noi con la cambiale delle sue promesse perché, quando cominciasse a pagare ciò
che aveva promesso, noi potessimo verificare l’ordine dei pagamenti.
Dio promise la salvezza eterna e la vita beata senza fine con gli angeli e l’ere-
dità incorruttibile, la gloria eterna, la dolcezza del suo volto, la dimora san-
ta nei cieli e, dopo la risurrezione, la fine della paura della morte. Queste le

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promesse finali verso cui è volta tutta la nostra tensione spirituale: quando le
avremo conseguite, niente più cercheremo, niente più domanderemo… E per-
ché gli uomini credessero, oltre al patto scritto, Dio volle anche un mediatore
della sua fedeltà. E volle che fosse non un principe qualunque o un qualunque
angelo o arcangelo, ma il suo unico Figlio, per mostrare, per mezzo di lui, per
quale strada ci avrebbe condotti a quel fine che aveva promesso. Ma era poco
per Dio fare del suo Figlio colui che indica la strada: rese lui stesso via perché
tu camminassi guidato da lui sul suo stesso cammino.
(S. Agostino, Commento al Salmo 109)

Dio, vedendo il mondo sconvolto dalla paura, interviene sollecitamente per ri-
chiamarlo con l’amore, invitarlo con la grazia, trattenerlo con la carità, strin-
gerlo a sé con l’affetto. (San Pietro Crisòlogo, dal Discorso 147)

Eva, sviata dal messaggio del diavolo, disobbedì alla parola divina e si alienò da
Dio. Maria, guidata dall’annuncio dell’angelo, obbedì alla parola divina e meri-
tò di portare Dio nel suo grembo. Quella si lasciò sedurre e disubbidì, questa
si lasciò persuadere e ubbidì. In tal modo la vergine Maria poté divenire avvo-
cata della vergine Eva. (S. Ireneo, Contro le eresie)

Maria e la Chiesa, ambedue madri, ambedue vergini, ambedue concepiscono


per opera della Spirito Santo, senza concupiscenza, ambedue danno al Padre
figli senza peccato. Maria senza alcun peccato ha generato al corpo il Capo, la
Chiesa nella remissione di tutti i peccati ha partorito al Capo il corpo. Tutt’e
due sono madri di Cristo, ma nessuna delle due genera il tutto senza l’altra…
Anche la singola anima fedele può essere considerata come Sposa del Verbo
di Dio, madre, figlia e sorella di Cristo, vergine e feconda. È detto dunque in
generale per la Chiesa, in modo speciale per Maria, in particolare anche per
l’anima fedele, dalla stessa Sapienza di Dio che è il Verbo del Padre: “Fra tut-
ti questi cercai un luogo di riposo e nell’eredità del Signore mi stabilii” (cf Sir
24,12). Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale è
Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di
Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino
alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eter-
nità. (Beato Isacco della Stella, dal Discorso 51)

Signore, tu ci hai amato per primo, perché noi ti amassimo: non che tu avessi
bisogno del nostro amore, ma perché noi non potevamo essere ciò per cui ci

91
hai creati se non amandoti… Il tuo amore è lo stesso Spirito Santo che procede
dal Padre e dal Figlio, colui che dall’inizio della creazione aleggia sulle acque,
ossia sulle menti fluttuanti dei figli degli uomini, donandosi a tutti, tutto a sé
attirando, ispirando, favorendo, allontanando ciò che è nocivo, provvedendo
ciò che è utile, unendo Dio a noi e noi a Dio.
(Guglielmo, abate di Saint-Thierry, La contemplazione di Dio)

Non fare gran caso se uno è per te o contro di te, ma preoccupati piuttosto
che Dio sia con te in tutto quel che fai. Abbi buona coscienza e Dio saprà ben
difenderti.
Se tu sai tacere e sopportare, sperimenterai senza dubbio l’aiuto del Signore.
Quando uno si umilia per i suoi difetti, placa facilmente gli altri e dà soddi-
sfazione a coloro che gli sono ostili.
Dio protegge e libera l’umile, lo ama e lo consola; egli si china verso l’umile,
gli elargisce grazia abbondante e dopo l’umiliazione lo innalza nella gloria.
Egli rivela all’umile i suoi segreti e dolcemente lo attrae e l’invita a sé.
L’umile, quando ha ricevuta un’umiliazione, rimane bene in pace, perché sta
fisso in Dio e non nel mondo.
Non credere di aver fatto alcun progresso se non ti ritieni inferiore a tutti.
Mantieni anzitutto in pace te stesso e così potrai pacificare gli altri. L’uomo
operatore di pace giova più dell’uomo dotto.
L’uomo buono e sereno volge tutto al bene.
Sii zelante prima con te stesso e così potrai essere zelante anche con il tuo prossimo.
Tu sai bene scusare e colorire le tue azioni, ma non vuoi accettare le scuse degli
altri. Sarebbe più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello.
Se vuoi essere sopportato, sopporta anche tu gli altri.
(Imitazione di Cristo, Libro 2, dai capitoli 2-3)

Preghiera

Ti lodiamo, Signore Gesù Cristo, Dio che hai salvato gli uomini. Non ti chie-
diamo di ripetere in noi la tua nascita nel corpo, ma di incorporare in noi la
tua invisibile divinità, come allora facesti in modo singolare con Maria e ora
fai spiritualmente con la Chiesa.
Fa’ che ancora la nostra fede ti concepisca; che la mente, libera dalla corru-
zione, ti partorisca; che l’anima, sempre visitata dalla potenza dell’Altissimo, ti
contenga.

92
Non nascere da noi, ma rivelati in noi. Sii veramente per noi l’Emmanuele,
Dio con noi. Degnati di restare tra noi e di lottare per noi. Solo così vincere-
mo. Amen.
(dal Sacramentario Mozarabico)

—  44  —

Il Verbo di Dio, il Signore nostro Gesù Cristo, nella pienezza dei tempi si è
fatto uomo tra gli uomini per unire la fine con il suo principio, cioè l’uomo a
Dio. (S. Ireneo, Contro le eresie, Libro 4,20,4)

Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitar-
ci alla vita eterna.

“Ogni mio desiderio sta davanti a te” (Sal 37,10). Non davanti agli uomini che
non possono percepire il cuore, ma davanti a Te sta ogni mio desiderio. Se il
tuo desiderio è davanti a lui, il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo
desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la
tua preghiera. L’apostolo, infatti, non a caso afferma: “Pregate incessantemente”
(1Ts 5,17). S’intende forse che dobbiamo stare continuamente in ginocchio o
prostrati o con le mani levate per obbedire al comando di pregare incessante-
mente? Se intendiamo così il pregare, ritengo che non possiamo farlo senza in-
terruzione. Ma v’è un’altra preghiera, quella interiore, che è senza interruzione,
ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato (che è il ri-
poso in Dio), non smetti mai di pregare. Se non vuoi interrompere di pregare,
non cessare di desiderare. Il tuo desiderio è continuo, continua è la tua voce.
Tacerai, se smetterai di amare… La freddezza dell’amore è il silenzio del cuore,
l’ardore dell’amore è il grido del cuore. Se resta sempre vivo l’amore, tu gridi
sempre; se gridi sempre, desideri sempre; se desideri, hai il pensiero volto alla
pace. (S. Agostino, Commento al salmo 37)

Dio, Signore e Creatore dell’universo, colui che ha dato origine a ogni cosa e
tutto ha disposto secondo un ordine, non solo ama gli uomini, ma è anche
longanime. Ed egli fu sempre così, lo è ancora e lo sarà: amorevole, buono,
tollerante, fedele; lui solo è davvero buono. (Lettera a Diognèto)

93
Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo
spirito di Maria per esultare in Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo
la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima
riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la ca-
stità con intemerato pudore. Ogni anima che potrà mantenersi così, magnifica
il Signore come magnificò il Signore l’anima di Maria, e il suo spirito esultò
in Dio Salvatore.
Come avete potuto leggere anche altrove: Magnificate il Signore con me (cf Sal
33,4), il Signore è magnificato non perché la parola umana possa aggiungere
qualcosa alla grandezza del Signore, ma perché egli viene magnificato in noi.
Cristo è l’immagine di Dio: perciò l’anima che compie opere giuste e pie, ma-
gnifica l’immagine di Dio a somiglianza della quale è stata creata, e mentre la
magnifica, partecipa in certo modo alla sua grandezza e si eleva.
(S. Ambrogio, Commento su san Luca, cap. 2)

“Maria disse: l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio,
mio Salvatore” (Lc 1,46). Dice: Il Signore mi ha innalzato con un dono così
grande e così inaudito che non è possibile esprimerlo con nessun linguaggio: a
stento lo può comprendere il cuore nel profondo. Levo quindi un inno di rin-
graziamento con tutte le forze della mia anima e mi do, con tutto quello che
vivo e sento e comprendo, alla contemplazione della grandezza senza fine di
Dio, poiché il mio spirito si allieta dell’eterna divinità di quel medesimo Gesù,
cioè del Salvatore, di cui il mio seno è reso fecondo con una concezione tem-
porale. (San Beda il Venerabile, Commento su san Luca, 1,46-55)

Svegliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. “Svegliati, o tu che dormi, destati
dai morti e Cristo t’illuminerà” (Ef 5,14). Per te, dico, Dio si è fatto uomo.
Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato
dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del
peccato. Una perpetua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata elargita
questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato
con la tua stessa morte. Saresti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti
perito, se non fosse venuto. (S. Agostino, dal Discorso 85)

Avendo un Figlio unico, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso
il figlio dell’uomo figlio di Dio. Cerca il merito, la causa, la giustizia di questo,
e vedi se trovi mai altro che grazia. (S. Agostino, dal Discorso 85)

94
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la
tristezza nel giorno in cui nasce la vita che distrugge la paura della morte e
dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la cau-
sa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e
della morte, non avendo trovato nessuno libero da colpa, è venuto per la libe-
razione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore,
perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato
alla vita. (San Leone Magno +461, dal Discorso 1 per il Natale)

O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito
Santo, perché nell’infinita misericordia con cui ci ha amato, ha avuto pietà di
noi e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo
(cf Ef 2,5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.
(San Leone Magno +461, dal Discorso 1 per il Natale)

Deponiamo dunque “l’uomo vecchio con la condotta di prima” (Ef 4,22) e,


poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunciamo alle opere del-
la carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura di-
vina, non voler tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna.
Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce
del regno di Dio. Con il Battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo!
Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole
e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo
pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo.
(San Leone Magno +461, dal Discorso 1 per il Natale)

Preghiera

O Dio, che in modo mirabile ci hai creato a tua immagine, e in modo più
mirabile ci hai rinnovato e redento, fa’ che possiamo condividere la vita divi-
na del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana. Egli è
Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli. Amen.

95
—  45  —

La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù,


cioè la scuola del Vangelo. Qui s’impara a osservare, ad ascoltare, a meditare, a
penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione
del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi
senza accorgercene, a imitare…
In primo luogo essa c’insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del
silenzio, atmosfera mirabile e indispensabile dello spirito: mentre siamo stordi-
ti da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nell’esagitata e tumultuosa vita
del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci a essere fermi nei buoni
pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di
Dio e le esortazioni dei buoni maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari
sono il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita,
la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.
Qui compendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la fa-
miglia, cos’è la comunione d’amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo
carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce e insostituibile l’edu-
cazione in famiglia, c’insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale…
(Paolo VI, papa, dal Discorso tenuto a Nazaret il 5 gennaio 1964)

Venne Dio nella carne per rivelarsi anche agli uomini che sono di carne, e per-
ché fosse riconosciuta la sua bontà manifestandosi nell’umanità. Manifestandosi
Dio nell’uomo, non può esserne nascosta la bontà. Quale prova migliore della
sua bontà poteva dare se non assumendo la mia carne? Proprio la mia, non la
carne che Adamo ebbe prima della colpa.
Nulla mostra maggiormente la sua misericordia che l’aver egli assunto la nostra
stessa miseria. Signore, che è quest’uomo perché ti curi di lui e a lui rivolgi la tua
attenzione? (cf Sal 8,5; Eb 2,6). Da questo sappia l’uomo quanto Dio si curi di
lui, e conosca che cosa pensi e senta nei suoi riguardi. Non domandare, uomo,
che cosa soffri tu, ma che cosa ha sofferto lui. Da quello a cui egli giunse per te,
riconosci quanto tu valga per lui, e capirai la sua bontà attraverso la sua umani-
tà. Come si è fatto piccolo incarnandosi, così si è mostrato grande nella bontà; e
mi è tanto più caro quanto più per me si è abbassato. Si sono manifestate – dice
l’Apostolo - la bontà e l’umanità di Dio nostro Salvatore (cf. Tt 3,4). Grande certo
è la bontà di Dio e certo una grande prova di bontà egli ha dato congiungendo
la divinità con l’umanità. (San Bernardo abate, Discorso 1 per l’Epifania)

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Deus homo factus est ut homo fieret Deus: Dio si è fatto uomo perché l’uo-
mo diventasse Dio. (S. Ireneo)

Mirabile scambio! Il Creatore ha preso un’anima e un corpo, è nato da una vergine;


fatto uomo senza opera d’uomo, ci dona la sua divinità. (Liturgia del 1 gennaio)

Lo Spirito Santo attesta nell’intimo del nostro spirito e grida nei nostri cuori:
“Abbà, Papà” (Gal 4,6) e parla attraverso di noi, come dice la Scrittura: “Non
siete voi che parlate, ma parla in voi lo Spirito del Padre” (Mt 10,20).
(San Basilio, dal trattato “Su lo Spirito Santo”, cap. 26)

Come il Padre si rende visibile nel Figlio, così il Figlio si rende presente nel-
lo Spirito. Perciò l’adorazione nello Spirito indica un’attività del nostro animo,
svolta in piena luce. Lo si apprende dalle parole dette alla Samaritana. Essa,
infatti, secondo una concezione errata del suo popolo, pensava che si dovesse
adorare in un luogo particolare, ma il Signore, facendole mutare idea, le disse:
Bisogna adorare nello Spirito e nella Verità (cf. Gv 4,23), chiaramente definendo
se stesso “la Verità”. (San Basilio, dal tratto “Su lo Spirito Santo”, cap. 26)

Sempre in ogni istante abbiate presente che bisogna amare Dio e il prossimo:
Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente; e il prossimo
come se stessi (cf. Mt 22,37.39). Questo dovete sempre pensare, meditare e ri-
cordare, praticare e attuare. L’amore di Dio è il primo come comandamento,
ma l’amore del prossimo è il primo come attuazione pratica. Colui che ti dà
il comando dell’amore in questi due precetti, non t’insegna prima l’amore del
prossimo, poi quello di Dio, ma viceversa. Siccome però Dio tu non lo vedi
ancora, amando il prossimo ti acquisti il merito di vederlo; amando il prossi-
mo purifichi l’occhio per poter vedere Dio, come chiaramente afferma Giovan-
ni: Se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? (cf.
1Gv 4,20)… Tu dunque ama il prossimo e guardando dentro di te donde na-
sca questo amore, vedrai, per quanto ti è possibile, Dio… Amando il prossimo
e prendendoti cura di lui, tu cammini. E dove ti conduce il cammino se non
al Signore, a colui che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima,
con tutta la mente? Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo l’ab-
biamo sempre con noi. Aiuta dunque il prossimo con il quale cammini, per
poter giungere a colui con il quale desideri rimanere.
(S. Agostino, dai “Trattati su Giovanni”, 17)

97
Dio si fa perfetto uomo, non cambiando nulla di quanto è proprio della natura
umana, tolto, s’intende, il peccato, che del resto non le appartiene. Si fa uomo
per provocare il dragone infernale avido e impaziente di divorare la sua preda
cioè l’umanità del Cristo. Cristo in effetti, gli dà in pasto la sua carne. Quella
carne però doveva tramutarsi per il diavolo in veleno. La carne abbatteva total-
mente il mostro con la potenza della divinità che in essa si celava. Per la natu-
ra umana, invece, sarebbe stata il rimedio, perché l’avrebbe riportata alla grazia
originale con la forza della divinità in essa presente. Come, infatti, il dragone,
avendo istillato il suo veleno nell’albero della scienza, aveva rovinato il genere
umano, facendoglielo gustare, così il medesimo, presumendo divorare la carne
del Signore, fu rovinato e spodestato per la potenza della divinità che era in
essa. (San Massimo il Confessore, abate, dai “500 Capitoli”, Centuria 1)

La Provvidenza misericordiosa, avendo deciso di soccorrere negli ultimi tempi il


mondo che andava in rovina, stabilì che la salvezza di tutti i popoli si compis-
se in Cristo… Entri dunque nella famiglia dei patriarchi la grande massa delle
genti, e figli della promessa, ricevano la benedizione come stirpe di Abramo…
Tutti i popoli rappresentati dai tre magi, adorino il Creatore dell’universo…
Tutto questo si è realizzato, quando i tre magi, chiamati dai loro lontani paesi,
furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della ter-
ra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò,
nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita
tutti al Cristo. In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l’un l’altro.
Risplenderete così come figli della luce nel regno di Dio, dove conducono la
retta fede e le buone opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo che con Dio Pa-
dre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.
(San Leone Magno +461, dal Discorso 3 per l’Epifania)

Preghiera

O Dio, che in questo santo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle
genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo co-
nosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria. Per Cristo
nostro Signore. Amen.

98
—  46  —

Fratelli carissimi, il Signore nostro Gesù Cristo, creatore eterno di tutte le cose,
oggi nascendo da una madre si è fatto nostro salvatore. È nato per noi oggi li-
beramente nel tempo per introdurci nell’eternità del Padre. Dio si è fatto uomo,
perché l’uomo diventasse Dio. Perché l’uomo mangiasse il pane degli angeli, il
Signore degli angeli si è fatto uomo…
L’uomo ha peccato ed è divenuto reo: Dio è nato come uomo perché fosse li-
berato il reo. L’uomo cadde, ma Dio discese. Cadde l’uomo miseramente, di-
scese Dio misericordiosamente; cadde l’uomo per la superbia, discese Dio con
la grazia. (S. Agostino, dal Discorso 13)

Il Padre dell’immortalità inviò nel mondo il Figlio e Verbo immortale , che venne
tra gli uomini per lavarli nell’acqua e nello Spirito e, per rigenerarci nell’anima e
nel corpo alla vita eterna, insufflò in noi lo Spirito di vita e ci rivestì di un’arma-
tura incorruttibile. Se dunque l’uomo è immortale, sarà anche dio. Se nell’acqua
e nello Spirito Santo divenne dio attraverso la rigenerazione del Battesimo, dopo
la risurrezione dai morti viene a trovarsi anche coerede di Cristo… Chi scende
con fede in questo lavacro di rigenerazione, rinuncia al diavolo e si schiera con
Cristo, rinnega il nemico e riconosce che Cristo è Dio, si spoglia della schiavitù
e si riveste dell’adozione filiale, ritorna dal Battesimo splendido come il sole ed
emettendo raggi di giustizia; ma, e ciò costituisce la realtà più grande, ritorna fi-
glio di Dio e coerede di Cristo. A lui la gloria e la potenza insieme allo Spirito
santissimo, benefico e vivificante, ora e sempre, per tutti i secoli. Amen.
(Dal “Discorso sull’Epifania” attribuito a S. Ippolito, sacerdote)

Guardate lo strano diluvio, più grande e più prezioso del diluvio che venne al
tempo di Noè. Allora l’acqua del diluvio fece perire il genere umano; ora in-
vece l’acqua del Battesimo, per la potenza di colui che è stato battezzato, ri-
chiama alla vita i morti. Allora la colomba, recando nel becco un ramoscello
di ulivo, indicò la fragranza del profumo di Cristo Signore; ora invece lo Spi-
rito Santo, scendendo in forma di colomba, ci mostra il Signore stesso, pieno
di misericordia verso di noi.
(San Proclo, vescovo di Costantinopoli, dal Discorso per l’Epifania, 7).

“Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” (Sal 2,7). Il Padre afferma che il Figlio
che è Dio prima del tempo e da lui generato, è generato oggi, volendo signifi-

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care che nel Cristo accoglieva noi come figli adottivi. Il Cristo, infatti, poiché si
è fatto uomo, ha assunto in sé tutta la natura umana. Il Padre ha il suo proprio
Spirito e lo dà di nuovo al Figlio, perché anche noi lo riceviamo da lui come
ricchezza e fonte di bene… Il Figlio ha ricevuto lo Spirito Santo per rinnovare
l’uomo completamente e riportarlo alla sua prima grandezza.
(San Cirillo di Alessandria, vescovo, dal Commento su Giovanni, Libro 5, cap. 2)

Non ho mai preso in considerazione altro che la religione cattolica, proprio a


causa dell’Incarnazione. (F. Mallet-Joris)

La mentalità atea è una mentalità senza Dio. Per essa Dio ha cessato d’essere
oggetto d’opposizione, di disprezzo o di curiosità, e non esiste altro che a tito-
lo di pura menzogna. (M. Delbrêl, Che gioia credere)

La maggior parte degli uomini vive in un perpetuo rinvio, rimandando a un


ipotetico domani, che non viene mai, i cambiamenti necessari e le azioni de-
cisive. (P. Charles)

Se do da mangiare a un fratello che ha fame, devo farlo anzitutto perché ha


fame, e perché la reazione istintiva di un uomo di cuore, insieme al precetto
evangelico, lo esigono, e non perché quell’uomo diventi cristiano. Un puro atto
di carità senza calcoli, del resto, sarà la migliore evangelizzazione: quando una
persona dona con semplicità, senza neppure una sfumatura di quell’impercet-
tibile ricatto che anche l’uomo più ingenuo arriva sempre ad avvertire, è più
facile riconoscere in essa la presenza di Gesù Cristo. (R. Girault)

Tutto il Vangelo è la buona notizia della carità: l’amore è stato reso possibile e
rimane possibile, attraverso la croce e nella croce. (M. Delbrêl, Che gioia credere)

L’umiltà è la virtù più indispensabile nella ricerca della verità. (S. Weil)

Per ciascuno di noi c’è un tempo per crescere e un tempo per diminuire. Ora
prevale lo sforzo costruttore dell’uomo, ora l’annientamento mistico. Ciò che
importa sapere, è che queste diverse forme di santità sono semplicemente le
sfumature del medesimo spettro luminoso. (P. Teilhard de Chardin)

100
Lasciarsi vivere significa vedersi morire. (V. Ghika)

L’eccesso di cibo e di sonno è più pericoloso della loro scarsità.


(A. Carrel, L’uomo questo sconosciuto)

Se Gesù nel Vangelo ama di un amore del tutto particolare i peccatori, non è
certo a causa del loro peccato, ma perché hanno bisogno di essere perdonati e
guariti, perché sono disponibili all’amore di Dio. (Cl. Geffré)

L’uomo preferisce una schiavitù comoda ad una libertà esigente.

L’esercito spirituale dei credenti, che porta avanti il combattimento della qua-
resima attraverso il digiuno e la preghiera, il duello silenzioso di un uomo so-
litario che lotta contro il male e contro la morte, il coraggio di un eremita che
attira su di sé gli spiriti cattivi per liberare i suoi fratelli, i cristiani che into-
nano in questo mondo il cantico della fornace (cf. Dan 3,51-90), il più umile
gesto di penitenza e l’esorcismo balbettante di una preghiera, ecco ciò che con-
ta prima di tutto nella gigantesca tensione tra il mondo decaduto e il mondo
che viene… (O. Clement)

Preghiera

Signore, guarda a questo nostro tempo e proteggi il tuo seme nell’umanità.


Quando noi ricordiamo la tua nascita, ci dicono: “Ma via, cristiani, un po’ di
ritegno! È da bambini cantare certe canzoni!”… Dovremmo fare silenzio per
essere sicuri di rimanere vicino a te? A te, che ci porti ad essere come bambi-
ni, ma c’invii con la testa più alta delle loro idee; a te, che ti offri al fallimento
dei calcoli umani e denunci la trappola in cui il nostro tempo è caduto! Esso
ci crede fermi alla memoria del Natale, e non vede la luce della Pasqua che ci
fa camminare! (P. de la Tour du Pin)

101
—  47  —

La nostra luce può ricevere splendore dalla fiamma di Cristo per essere in gra-
do di partecipare consolazione e sicurezza. Egli vive come sorgente di luce in
mezzo a noi, per mezzo del suo splendore le cose s’illuminano e in tal modo il
Cristo rende visibili a sé gli uomini e il mondo. (K. Barth)

La Chiesa deve stare col Cristo crocefisso, quindi dalla parte di tutti i crocefissi,
gli umiliati, i deboli, gli oppressi. Il suo trionfo non è quello imperiale di certi
affreschi rinascimentali ma quello umile e sofferente della croce, il vero trionfo
che libera e salva. (G. Ravasi)

Non c’è comunità cristiana senza la conoscenza e dunque senza la predicazione


del Cristo, dal momento che non c’è fede senza predicazione (cf. Rm 10,14).
(S. Lyonnet)

A battere le mani, sappiamo il suono delle due mani insieme. Ma qual è il suo-
no di una sola mano? (Proverbio indiano)

La Chiesa è la comunità vivente del vivente Gesù Cristo risorto. (K. Barth)

Il Battesimo, l’Eucaristia, la Parola sono tre grandi presenze di Cristo nella


Chiesa e nell’esistenza del cristiano. Attorno a questi sacramenti della salvezza
devono ruotare la catechesi, la liturgia, la vita cristiana. (G. Ravasi)

Padri e maestri, io mi domando: Che cos’è l’inferno? Io affermo che è il tor-


mento di non essere capaci d’amare. (Dostoevskij)

San Paolo menziona molto brevemente il suo rapimento in cielo e in quest’oc-


casione dice l’essenziale sulla vita cristiana. Io conosco un uomo in Cristo. Il
rapimento non è una grazia particolare, per nulla indispensabile e mai cercata.
Ogni battezzato è, invece, quest’uomo in Cristo. (Evdokimov)

Le virtù cristiane che fluiscono dall’amore sono la speranza che vince il pessimi-
smo, la dolcezza e il rispetto che piegano l’odio e il fanatismo, la coerenza che
permette di rispondere a chi ci chiede ragione della speranza che è in noi, la co-
stanza che sa sostenere lo spirito anche nelle oscurità della prova. (G. Ravasi)

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Alza la testa, Gerusalemme (Chiesa). Guarda la folla immensa di coloro che co-
struiscono e di coloro che cercano. Nei laboratori scientifici, nei centri di ricer-
ca, nelle fabbriche, nei deserti, nell’enorme crogiolo sociale, li vedi, questi uo-
mini che si affaticano? Ebbene, tutto ciò che per merito loro diviene fermento
d’arte, di scienza, di pensiero, tutto questo è per te. Apri dunque le braccia e
il cuore; accogli come il tuo Signore Gesù, il flusso della linfa umana. E salvala
poiché, senza il tuo sole, essa si disperderà follemente in rami sterili.
(Teilhard de Chardin)

Quando io pregavo dal profondo del cuore, tutto ciò che mi circondava mi ap-
pariva sotto un aspetto affascinante: gli alberi, le erbe, gli uccelli, la terra, l’aria,
la luce…, tutte le cose pregavano e cantavano gloria a Dio. Comprendevo al-
lora il linguaggio della creazione e vedevo com’era possibile conversare con le
creature di Dio. (dal Racconto di un pellegrino russo)

Una volta che abbiamo conosciuto la Parola di Dio (che in Gesù Cristo si è
fatta carne) non abbiamo il diritto di non riceverla: una volta che l’abbiamo
ricevuta non abbiamo il diritto di non lasciarla incarnare in noi; una volta che
si è incarnata in noi non abbiamo il diritto di conservarla per noi: noi appar-
teniamo, da quel momento, a coloro che l’attendono. (M. Delbrêl)

Il problema che non mi lascia mai tranquillo è quello di sapere che cosa sia
veramente per noi oggi il cristianesimo e anche chi sia Cristo… Il problema è:
Cristo e il mondo diventato adulto. (D. Bonhöffer)

Invece di parlare di Dio a tuo fratello, perché non parli a Dio del tuo fratello?
(D. Bonhöffer)

Preghiera

Ti benediciamo, Padre santo,


per averci donato il Figlio tuo Gesù.
Egli ci amò fino alla fine
e diede la vita per noi
per riunirci nella tua famiglia.
Ascolta ancora la sua preghiera
che ora t’innalza per bocca nostra:

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Padre, custodiscili nel tuo amore,
siano anch’essi una cosa sola
come tu in me e io in te.
Accetta il sacrificio della nostra vita fraterna,
le gioie e le sofferenze che condividiamo,
l’impegno a vivere riconciliati.
Anima col tuo Spirito le nostre comunità,
perché rimangano nel tuo amore
e abbiano la pienezza della tua gioia.
Amen.

—  48  —

La Chiesa una, santa, cattolica, apostolica è la Chiesa di Gesù Cristo… La


Chiesa di Gesù Cristo è caratterizzata nel mondo dall’unità nella libertà, dal-
la santità nella povertà, dalla cattolicità nella scelta dei deboli e dall’apostolato
nella sofferenza. (J. Moltmann)

Le beatitudini (Mt 5,1-12) celebrano la priorità della grazia di Dio che sceglie
i poveri per attuare il suo disegno di salvezza, perché “Dio ha scelto ciò che nel
mondo è stolto… è debole… è ignobile e disprezzato…, perché nessun uomo
possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,27-29); ma sono anche una verifica del-
l’impegno d’ogni coscienza cristiana la quale si deve fondare sulla pietà genuina
che non si gloria della propria sapienza, della propria ricchezza e fortezza, ma
che è umile riconoscimento della potenza e della bontà di Dio: “Chi si vanta
si vanti nel Signore” (1Cor 1,31). (G. Ravasi)

La rivelazione della volontà di Dio è questa: l’uomo è liberato per obbedire in-
tegralmente all’unico Signore ed è liberato per amare in modo attivo e incondi-
zionato il proprio fratello senza discriminazioni etniche e religiose. (R. Fabris)

Il cantico di Maria (Lc 1,46-55) potrebbe esprimere alla perfezione la spiritualità


della liberazione. Testo d’azione di grazie per i doni del Signore, esprime umil-
mente la gioia di sapersi amati da lui; ma allo stesso tempo è uno dei testi di

104
maggiore contenuto politico e liberatore del Nuovo Testamento. Questa azione
di grazie e questa gioia sono strettamente legate all’azione di Dio che libera gli
oppressi e umilia i potenti. Il futuro della storia è nella linea del povero e dello
sfruttato. La liberazione sarà opera dello stesso oppresso, ma in lui è il Signore
che salva la storia. La spiritualità della liberazione avrà come punto di partenza,
la spiritualità degli anawim (poveri, oppressi, sfruttati…). (G. Gutierrez)

Questa è la vera liturgia, il vero culto che i credenti rendono a Dio e in que-
sto senso la Chiesa li incita a tutte le opere di carità, di pietà e d’apostolato
attraverso le quali diviene manifesto che i fedeli di Cristo non sono di que-
sto mondo e tuttavia sono la luce del mondo e rendono gloria al Padre da-
vanti agli uomini.
(Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Liturgia, n. 15)

La vostra fede, libera da ogni sospetto di dominio e dalla pura abilità verbale,
con la forza dello Spirito indicherà agli uomini la via della salvezza.
(Teodoreto di Ciro)

Come la luce non è il sole eppure è del sole così l’uomo è segno di Dio pur
non essendo Dio: Noi siamo i raggi della verità, non Lui che è la verità. Come
la luce del sole che non è il sole. (Ebrat en-Nai’ni)

L’appello alla purezza della spiritualità, della fede, della contemplazione e del-
l’amore costituisce il monito costante e primario d’ogni chiesa. (G. Ravasi)

Io credo che se un giorno diventerò cristiano sul serio, dovrò vergognarmi so-
prattutto, non di non esserlo diventato prima, ma di aver tentato prima tutte
le scappatoie. (S. Kierkegaard)

Le idee fisse sono come i crampi ai piedi: il miglior rimedio è il camminarci


sopra. (S. Kierkegaard)

105
Preghiera

Ti ringraziamo, Padre,
per i grandi segni d’amore
che ci offri nella vita del tuo Figlio Gesù.
Egli è venuto tra noi per amore,
ha predicato il vangelo ai poveri,
ha guarito le infermità del corpo e dello spirito,
si è fatto commensale con i peccatori.
Rendici sensibili al dolore degli uomini
e disponibili alle loro necessità.
La contemplazione del Costato trafitto
diventi in noi sorgente di solidarietà.
Ti offriamo la nostra riparazione,
che si fa operosa nella carità fraterna
e nell’annuncio del vangelo;
accogli il nostro sacrificio spirituale
e uniscilo all’oblazione eucaristica di Cristo.
Amen.

—  49  —

Fa’, o Signore, che i nostri discorsi non siano come i fiori che oggi sono nel
campo e domani sono gettati nel forno: anche se il loro splendore fosse più
grande di quello di Salomone. (S. Kierkegaard)

Il cristianesimo non è una forma di autorealizzazione. Gesù non era Narciso.


Il Vangelo presuppone che io rinunci a me stesso, che il mio cuore non s’in-
curvi su se stesso e che io accetti le possibilità derivanti dal mio nuovo orien-
tamento verso qualcosa fuori di me. Il Vangelo non è concentrico ma eccen-
trico. (H. Cox)

È curioso notare che il vocabolo mammona deriva dalla radice stessa della parola
amen, il verbo ebraico della fede: è il fare affidamento su una cosa morta, è un
porre la fiducia non nel Dio vivente bensì su una realtà inerte. (G. Ravasi)

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Contro l’aggressione continua della civiltà del benessere il cristiano è invitato
oggi a costruire la genuina scala dei valori delle scelte. Incubi, stress, angoscia
nascono da questa maniacale ricerca di feticci, di cose, di denaro e di godi-
mento immediato. Le cose e l’allegria sono dotate di senso solo quando sono
inserite in un quadro autentico di valori. Chi si lega col cuore alle cose morte
diventa partecipe del loro destino. (G. Ravasi)

A chi oggi cerca, in obbedienza alla parola di Dio, di riflettere e parlare di Dio
e dell’uomo, si presenta il difficile compito di percorrere lo stretto sentiero che
passa tra due forme di titanismo. Una, quell’antica, che risale a Costantino e
consiste nella costrizione del potere politico al servizio del regno di Cristo, viene
oggi scartata, poiché di fatto la Chiesa finalmente ha perso ogni potere. L’altra,
invece, consiste nell’identificazione tra il progresso tecnico del mondo e lo svi-
luppo del regno di Dio. Entrambi sono solo aspetti dell’identico integralismo,
il primo clericale, il secondo laico. Entrambi cercano di procurare al regno del
Crocefisso una potenza terrena, perché entrambi mescolano regno terreno e re-
gno divino. Gli antichi hanno costretto il tempo davanti al trono di un’eternità
in loro potere; i moderni seguono il tempo, convinti di raggiungere con ciò la
salvezza. (H.-U. von Balthasar)

La mistica non è un’esperienza estatica e privilegiata, è la piena maturità della


fede. (Th. Merton)

La libertà è il grande dono e il grande rischio sul quale l’uomo è chiamato a


realizzarsi. Contro ogni tentazione di riduzione di questo dono sia bloccandolo
sia condizionandolo anche per un cosiddetto “fin di bene”, la Bibbia ci richiama
al rispetto della libertà d’ogni uomo. Dobbiamo aiutare l’uomo a crescere nella
pienezza della conoscenza e della volontà perché compia poi la sua scelta. Dob-
biamo rispettare questa opzione, anche quando non la condividiamo, partecipan-
do allo stesso ottimismo di Dio che attende fino all’ultimo istante che l’uomo
lo cerchi anche magari passando attraverso itinerari assurdi. (G. Ravasi)

Ecco il sacrificio dei cristiani: formare insieme uno stesso corpo in Gesù Cristo.
La Chiesa celebra questo mistero tanto frequentemente col sacramento dell’al-
tare: essa vi impara che, in ciò che offre, è essa stessa offerta. (S. Agostino)

Il filo della storia non dev’essere ridotto ad un succedersi superficiale d’eventi,

107
ad una nomenclatura di dati e di date. È, invece, il luogo in cui Dio rivela se
stesso e il suo messaggio; l’attenzione ai segni dei tempi è, perciò, essenziale al
fedele. (G. Ravasi)

La Chiesa è chiamata a prendere la stessa via del Cristo: quantunque per com-
piere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è fatta per cercare la
gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnega-
zione… Essa circonda, come il Cristo, col suo amore, quanti sono afflitti dal-
l’umana debolezza… Dalla virtù del Signore risorto trova forza per vincere con
pazienza e carità le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà e per rivelare al
mondo con fedeltà il mistero di lui. (Concilio Vaticano II, LG 8)

Nessuno diminuisca la Chiesa disertandola, per non diminuire il corpo di Cristo


anche di un solo membro… Non private il vostro Salvatore delle sue membra,
non dilaniate, non disperdete il suo corpo. (Didaché n. 1)

Siediti alla tavola dei peccatori e Cristo sederà alla tua tavola. Riconosciti pec-
catore e Cristo mangerà con te. Sii con i peccatori al banchetto del tuo Signo-
re e tu non potrai più essere peccatore. (S. Pier Crisologo)

Preghiera

O Gesù, sacerdote misericordioso,


che entrando nel mondo ti sei offerto al Padre:
Ecco, io vengo a fare la tua volontà;
rafforza in noi questa disposizione
che animò il tuo cuore di Figlio.
Alla tua obbedienza d’amore
uniamo l’offerta della nostra obbedienza,
anche quando domanda un più grande distacco.
Accetta la nostra vita
che desideriamo offrirti
fino al sacrificio totale di noi stessi.
Il tuo Spirito ci renda attenti alla tua volontà
in ogni circostanza della vita,
e la tua grazia ci muova a fraterna dedizione
perché venga il tuo regno d’amore.
Amen.

108
—  50  —

Come la peccatrice all’ombra del tuo vestito possa io rifugiarmi e abitarvi per
sempre. Come colei che nella sua paura trovò forza e guarigione, guariscimi
dalle mie fughe per paura; che in te trovi forza! Che dal tuo mantello mi la-
sci guidare fino al tuo corpo, perché possa cantarti meno indegnamente! Il tuo
mantello, Signore, è continua medicina, la tua forza nascosta nella tua veste
risiede. Basta un po’ di saliva delle tue labbra e meraviglia di luce si opera nel
fango! (S. Efrem siro, diacono)

L’accoglienza della croce non è puro esercizio ascetico, né tanto meno abnega-
zione masochista da “flagellanti” fanatici, è invece orientata verso il vero “trova-
re”, verso la gioia della donazione per la costruzione di un mondo nuovo. Non
è un semplice “perdere”, ma un “perdere per trovare”, come il Cristo che “in
cambio della gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce” (Eb 12,2).
(G. Ravasi)

Se non puoi avere la vita che desideri, cerca almeno questo per quanto sta in
te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente, con troppe parole e in
un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estra-
nea. (C. Kavafis)

Non stanchiamoci mai di lodare un Re e Signore di tanta maestà, il quale ci


ha preparato un regno che mai finirà, in cambio di qualche piccola sofferenza
avvolta in mille gioie e che domani avrà termine. Sia egli benedetto sempre!
Amen, amen! (S. Teresa d’Avila)

La sposa dice che il suo diletto è un semplice mazzetto di mirra: per amore di
lui, ella è pronta a trovare leggere tutte le sue sofferenze. Per me chi ama è un
mazzo di fiori: la forza dell’amore vince i dolori più atroci.
(S. Bernardo, Commento al Cantico 4,6).

Passa certamente l’aspetto di questo mondo deformato dal peccato. Dio prepara
una nuova abitazione e una terra nuova in cui abita la giustizia e la cui felicità
sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono dal cuore de-

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gli uomini… E sarà liberata dalla schiavitù della vanità tutta quella realtà che
Dio ha creato appunto per l’uomo. (Concilio Vaticano II, GS, 39)

L’uomo non è solo sentimento, è intelligenza, volontà, azione. Tutto l’uomo


deve lasciarsi invadere dal seme fecondo che è la Parola di Dio, Cristo Gesù.
La liturgia bizantina esclama: “Come sorgente per la vita eterna tu inondi il
mondo con la tua efficace Parola, con il tuo purissimo Sangue, con l’acqua glo-
riosa del tuo Spirito. (G. Ravasi)

Bisogna condividere la pazienza di Dio che non conosce l’intransigenza, il ra-


dicalismo, l’integralismo ma che attende lo sviluppo verso il bene della storia.
Purtroppo spesso i credenti sono travolti da un’ansia apocalittica, sono giudici
implacabili, incapaci di rispettare, pronti perfino ad invocare pene di morte,
eliminazione, torture a fine esemplare. Il Libro della Sapienza, invece, c’insegna
che “il padrone della forza, Dio, giudica con mitezza e, con tal modo di agire,
insegna al suo popolo che il giusto deve amare gli uomini”. (G. Ravasi)

Muhammad Iqbal, fondatore del Pakistan moderno, ha scritto quest’esame di


coscienza utile per tutti e strutturato su una protesta di Dio nei confronti del-
l’uomo (Io – tu): “Il mondo ho creato di una sola argilla e di una sola acqua.
Tu Tartari, Negri, Persiani creasti! Io in seno alla terra ho creato purissimo ac-
ciaio. Tu spade, frecce, fucili creasti! Tu fredde asce creasti per i germogli, tu
chiudesti in gabbia melodie d’uccelli!”. (G. Ravasi)

La Bibbia è la celebrazione della maturità umana e spirituale, dell’intelligenza


critica, della formazione globale e non solo teologica dell’uomo. Non è leci-
to ricorrere ad attenuanti o a motivazioni pietistiche per ostacolare il progres-
so autentico della cultura, della scienza, del pensiero e della teologia, perché è
l’uomo intero, con lo splendore delle sue doti, che deve giungere a Dio, deci-
dendo il suo destino con libertà e sapienza. (G Ravasi)

La maturità interiore è un valore inestimabile e ogni credente deve lottare con-


tro ogni forma d’oppressione, d’oscurantismo, di superficialità per far crescere
ogni uomo in sapienza e grazia. Le realtà terrestri, umane, scientifiche, culturali
e spirituali sono raggi dello splendore divino. Favorire arti, scienze, filosofia, ri-
cerca religiosa ecc. è collaborare al progetto “cosmico”, cioè armonico, che Dio
ha tracciato nell’essere. (G. Ravasi)

110
Perché io ho paura delle persecuzioni di quanti pongono fiducia in una banca
e la loro sicurezza in una polizza d’assicurazione? La vita non si può comperare
con un assegno; le sue azioni sono alte, non pagabili in denaro. (E. Cardenal)

Preghiera

Signore Gesù,
pane vivo disceso dal cielo,
c’hai affidato il memoriale della tua Pasqua,
convito che anticipa il tuo giorno glorioso.
Con gioia accogliamo dalle tue mani
il dono del tuo Corpo e del tuo Sangue,
cibo di vita e bevanda di Spirito Santo,
che ci fa tuoi commensali,
membra vive della tua santa Chiesa.
Tu c’inviti all’Eucaristia
per assumerci nella tua offerta al Padre
insieme alle speranze e alla passione del mondo.
Fa’ che assecondiamo
lo slancio oblativo del tuo Cuore
per essere tuoi testimoni adoranti
e pane spezzato per la vita del mondo.
Amen.

—  51  —

L’Eucaristia è un prodigio che fiorisce da quel prodigio d’inesauribile amore che


è il mistero pasquale. Dio nell’Eucaristia di Gesù prende sul serio la propria vo-
lontà d’alleanza, cioè la decisione di stare realmente tra gli uomini, di accoglierli
come figli, di attrarli nell’intimità della sua vita. (Card. C.M. Martini)

La tenerezza di Cristo deve diventare stimolo per vincere l’aridità delle relazio-
ni a cui ci ha abituato una società sempre più gretta ed egoista. L’attenzione
all’altro, la delicatezza sono sentimenti profondamente cristiani. Nascono e si
alimentano all’amore.

111
Il Sì e l’Amen sono il terreno sicuro sul quale poggiamo. Perdiamo continua-
mente di vista in questo tempo sconvolto la ragione per la quale merita vive-
re. C’è consentito vivere continuamente vicino a Dio e in sua presenza e allora
non c’è più niente d’impossibile per noi non essendoci niente d’impossibile per
Dio. Nessuna potenza terrena può toccarci senza il volere di Dio e la miseria
e il pericolo ci portano più vicino a Dio. (D. Bonhoeffer)

Attraverso un teofania pedagogica Elia riceve una nuova missione chiarificatrice


sul senso della sua vita (1Re 19,9.11-13). Dio non è solo il fuoco che finora il
profeta ha annunciato ma anche la tenera brezza dell’amore e del silenzio. Alle
sorgenti d’Israele sul Sinai, nella solitudine desertica, sotto il segno del vento
“che non sai da dove venga né dove vada (Gv 3,8) Elia scopre un nuovo aspet-
to del mistero di Dio. È necessario ritornare più spesso alle radici della nostra
vocazione attraverso il silenzio, è necessario riprendere la sostanza della nostra
missione, è necessario vedere altra luce nel mistero di Dio e nel nostro. Ed è
così che otteniamo la pace e la forza per riprendere il cammino dell’esistenza. È
quella che i teologi della tradizione orientale chiamano esichìa (lett. silenzio).
Elia impara nella riflessione a superare la semplificazione di Dio, ne scopre il
mistero complesso. Perde, così, la visione unilaterale di Dio e degli uomini.
Siamo invitati a superare il semplicismo, il fanatismo settario, l’integralismo,
l’autocompiacimento farisaico, la superficialità. Siamo invitati ad essere aperti,
umili, tolleranti, discreti, dolci come il Dio della brezza. La tempesta, la vio-
lenza bruta non è Dio, anzi, come insegna il Vangelo (Mt 14,22-23), è il male
che Cristo piega come se fosse una forza demoniaca. (G. Ravasi)

La Chiesa deve denunciare il male e l’ingiustizia, ma il suo destino primario è


quello di annunciare il suo Signore.

Il concetto dell’amore è in quella leggenda ebraica che dice: Un contadino si


trovava con altri in un’osteria. Dopo essere stato a lungo in silenzio, si rivolse
ad un compagno e gli chiese: Di’ un po’, mi vuoi bene o no? L’altro rispose:
Ti voglio molto bene. E il contadino: Tu mi dici che mi vuoi bene, eppure
non sai di che cosa ho bisogno. Se tu mi amassi lo sapresti. Infatti, amare gli
uomini significa conoscerne i bisogni e soffrire le loro pene.
(dalla Leggenda di Baal-Schem)

112
Dobbiamo sempre rischiare su Dio e sull’uomo, al di là d’ogni delusione.
(E. Mounier).

La verità non ha nulla a che vedere col numero di persone che essa persuade.
(P. Claudel)

La fede è gioia, adesione, perdono, speranza e pace. Chi vuole la religione solo
come l’esecuzione di un sistema di leggi dimentica che essa è prima di tutto
grazia e libertà interiore. (G. Ravasi)

La vera autorità non si fregia di titoli pomposi, di privilegi, d’artificiosi osse-


qui, ma si manifesta abbassandosi come ha fatto il Cristo venuto per servire.
Questo codice dell’autorità cristiana deve essere davanti agli occhi di tutti i fe-
deli. (G. Ravasi)

Contro gli squilibri devozionalistici, contro la tentazione delle superstizioni o dei


surrogati religiosi, il fedele deve richiamare se stesso all’autenticità della sua fede
fondata sul primato del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. (G. Ravasi)

Preghiera

Volgiamo lo sguardo a te,


Gesù dal costato trafitto,
che nello Spirito ti sei offerto al Padre.
Dal tuo fianco sgorga l’acqua viva
e il sangue della nostra redenzione.
La tua gloriosa ferita ci ha guarito,
la tua volontà d’amore ci ha santificato.
Donaci di partecipare alla tua redenzione
con l’offerta della nostra vita.
Insieme con noi accogli
le sofferenze e le attese del mondo.
Seguendo te, buon Pastore,
che hai dato la vita per noi,
partecipiamo al tuo amore solidale
perché la salvezza raggiunga ogni uomo.
Amen.

113
—  52  —

È come un povero che non ha mangiato da tre giorni e i suoi abiti sono strac-
ciati e così egli appare davanti al re; ha forse bisogno di dire cosa desidera? Così
sta il fedele davanti a Dio, egli stesso è una preghiera.
(M. Bubber, I racconti dei Chassidim)

Con l’incarnazione del Figlio di Dio, come scrive S. Kierkegaard, le due sfere,
prima antitetiche, di Dio e dell’uomo sono entrate in collisione. Ma non per
uno scontro o un’esplosione, bensì per un abbraccio. Siamo invitati perciò a
cercare Dio non in orizzonti nebulosi, ma nella quotidianità della storia e nel
volto dei fratelli in cui Cristo si fa presente. (G. Ravasi)

La persona di Cristo è la chiave di volta della storia universale e del destino


d’ogni uomo. (G. Ravasi)

Il cristiano è per i suoi fratelli un uomo che ama le cose del mondo nel loro
valore e nella loro realtà offrendo all’umanità la vitalità inesauribile della sua
ricchezza spirituale. Il suo atteggiamento d’ottimismo nei confronti della scienza,
della cultura, della tecnica, il suo caloroso desiderio d’accoglienza e di rispetto
si accompagna alla convinzione che egli ha di portare al mondo non soltanto
“una novella”, ma “la buona novella del Regno”. (G. Ravasi)

Il vero cristianesimo è un canto dell’universalismo, della fratellanza tra i popoli


non solo sulla base di motivi filantropici ma soprattutto perché Dio ama tut-
ti e tutti sono redenti dal sangue del suo Figlio. È un canto del dialogo e del
rispetto per i valori disseminati nel terreno delle varie culture e delle differenti
ricerche religiose e umane. (G. Ravasi)

La gioia della ricerca e la gioia che emana dalla fede dovrebbero essere i conti-
nui connotati del credente che pure attraversa l’oscurità delle notti senza stelle
e delle prove senza luce. (G. Ravasi)

Bisogna avere antenne sensibili per captare la voce di Dio. Come diceva il poeta
francese Corneille: “Appena la luce comincia a sbocciare, io mi devo svegliare
per riconoscerti e benedirti”. (G. Ravasi)

114
Il mistero del rifiuto e del male che scaturisce dalla libertà umana è una parte
dell’impasto della vita e della storia. Non deve scandalizzare né provocare odi
o crociate. Ci deve invece rendere missionari e persone intelligenti come i ser-
penti anche se semplici come le colombe (Mt 10,16).
(G. Ravasi)

“Convertirsi è l’esigenza fondamentale e totalitaria con la quale gli uomini sono


posti di fronte a Dio e chiamati a rispondere al Vangelo di Gesù Cristo, al mes-
saggio di Dio nell’ora della salvezza” (R. Schnackenburg). Non si tratta quindi
di un invito ad un lugubre aspetto penitenziale, né di un appello al sentimen-
to (“provate dispiacere per i vostri peccati”), né di un invito psicanalitico alla
sublimazione della coscienza. Non è neppure una semplice esortazione pragma-
tica contro l’ingiustizia o il pietismo o il legalismo. È invece l’uomo integrale,
mentalità e attività, che deve rispondere a Dio che lo chiama ad un’inversione
di rotta. La conversione è la sintesi dell’intera esperienza cristiana. (G. Ravasi)

La conversione è il radicale mutamento di se stessi per acquistare la dimensio-


ne della vita del Cristo. (G. Ravasi)

Il movimento pasquale di Dio nei confronti dell’uomo si ha con il dono della


grazia battesimale: dal sepolcro di pietra risorge il Cristo glorioso, dal sepolcro
d’acqua rinasce l’uomo nuovo (cf. Rm 6).
(G. Ravasi)

Al centro dell’annuncio cristiano c’è un Dio che scandalosamente vuole essere


vicino all’uomo fino a raggiungere il livello più basso, la morte dello schiavo.
Ed è proprio in quest’atto supremo della libertà e dell’amore di Dio che si at-
tuano la salvezza e la liberazione dell’uomo. (G. Ravasi)

“Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48): la veri-
fica del proprio impegno spirituale non va fatta su un modello di santo ma su
Dio stesso. Il cristiano ha un ideale infinito da raggiungere. Il battezzato è un
uomo che ha ricevuto l’ordine di diventare Dio. Niente di meno!

115
Preghiera

Ti benediciamo, Padre,
in unione a Gesù, tuo Figlio,
innalzato da terra per la nostra salvezza.
Dal suo costato aperto
accogliamo il dono dello Spirito,
che purifica dal peccato e rinnova nella carità.
Rendici disponibili a seguire Gesù
nella sua oblazione per la salvezza del mondo.
Ti offriamo questo giorno,
dono del tuo amore e tempo di salvezza.
Accogli le fatiche e le speranze della Chiesa,
le gioie e i dolori dell’intera umanità.
La nostra vita, crocifissa con Cristo,
diventi servizio sacerdotale
per l’avvento del tuo regno.
Amen.

—  53  —

Al centro della spiritualità cristiana c’è il Cristo morto e risorto, nostra sapienza
e forza. La verifica della nostra vita deve attuarsi sul Vangelo, come test unico
e ineliminabile.

Sul peccato e sul male del mondo risplende sempre la luce dell’amore di Dio.
(F. Mauriac)

L’uomo porta spesso a Dio solo un pesante fardello d’infedeltà come l’Israele
antico: “Tutti i capi di Giuda, e i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro
infedeltà” (2Cr 36,14). Ma a questa miseria che è radice di desolazione e d’in-
giustizie e che genera un mondo squilibrato e assurdo Dio risponde con il per-
dono perché l’ultima parola di Dio non è la morte ma la vita.

La coscienza del proprio limite e della propria miseria è il primo passo per acco-

116
gliere l’amore, è il primo passo verso Cristo Salvatore. Scoperta la propria mise-
ria, si deve scoprire anche lo splendore della misericordia e dell’amore di Dio.

La visione cristiana della vita è come la croce di Cristo nella rilettura fatta da S.
Agostino: il braccio orizzontale accoglie l’intera umanità e la sua realtà mentre
quello verticale c’indirizza a Dio; ma i due bracci sono intimamente connessi
nel cuore di Cristo uomo e Dio.

Il Dio della libertà, il vero Dio, non si conosce dalla potenza e dalla gloria che
egli manifesta nel mondo ma dalla sua impotenza e agonia sofferte sul legno
della vergogna, sulla croce di Gesù Gli dei del potere e dell’opulenza, che vi-
vono nel mondo e nella storia, stanno dall’altra parte della croce, perché è in
loro nome che Gesù è crocefisso. (J. Moltmann)

L’Agnello di Dio non è venuto come Leone o Lupo. Egli ha percorso la via
stretta e ci ha donato la speranza di poter evitare ogni umano titanismo per
essere con lui nell’amore. (H. von Balthasar)

L’amore esige una continua crescita e una continua liberazione da scorie e da


limitazioni.

Dopo Dio considera ogni uomo come Dio. (Detto dei mistici cristiani orientali)

L’adesione autentica a Cristo trasforma il cristiano in missionario.

La missione della Chiesa è la stessa missione di Cristo: condurre tutti al Padre.


(Mt 28,16-20)

I sacramenti costituiscono la Chiesa. Essi soltanto fanno uscire la comunità cri-


stiana dalle dimensioni umane e ne fanno la Chiesa. (P. Florovskij)

Gesù ha frantumato tante illusioni e speranze false e ci obbliga a riconoscere la


sua vera natura. Ha offerto come struttura fondamentale l’amore e la donazio-
ne sino alla morte. Attraverso la sua Pasqua ci ha dato anche il senso ultimo
di quest’amore e ha provocato l’amore dell’uomo.

L’uomo è come uno scalatore che a causa di uno spuntone roccioso non vede

117
la vetta che può perciò essere immediata o ancora lontana. La speranza lo in-
vita a continuare, la pigrizia lo fa rientrare: così è la scelta del proprio destino.
E talora è necessaria la spinta di un altro. (B. Russel)

L’uomo non è degno di Dio, ma non è incapace di esserne reso degno. È inde-
gno di Dio di unirsi all’uomo miserabile, ma non è indegno di Dio di levarlo
dalla sua miseria. (B. Pascal, Pensieri, n. 484)

Fate il possibile per allontanare il pensiero della vostra miseria, fissandolo sulla
misericordia di Dio. (S. Tersa d’Avila)

La fede in Cristo è autentica non in quanto nasce da un miracolo, ma in quan-


to è generata dalla croce. (B. Pascal)

La santità non consiste nel fatto che l’uomo dà tutto se stesso, ma nel fatto che
il Signore prende tutto, in un certo senso anche a dispetto di colui che egli ha
scelto. (A. Von Speyr)

Dio non impartisce ordini, ma rivolge inviti, appelli: Ascolta, Israele! Ai decreti
di un tiranno risponde una sorda resistenza; all’invito del Signore del convito
la gioiosa accettazione di chi ha orecchi: L’eletto è uno che apre liberamente la
mano per ricevere il dono. (P. Evdokimov)

Preghiera

O Padre di misericordia,
tu hai voluto Maria, madre di Gesù,
intimamente associata all’opera della salvezza
e presente nella Chiesa
con la sua materna intercessione.
Concedi a noi di aderire con lei alla tua parola
e di vivere al servizio di te e dei poveri,
magnificando la tua misericordia
che innalza gli umili
e colma di beni gli affamati.
In unione a lei, nostra madre,
ti offriamo la preghiera,

118
il ministero apostolico e il servizio di carità
come culto spirituale a gloria del tuo nome.
Amen.

—  54  —

Dio non esaudisce tutti i nostri desideri, ma è fedele a tutte le sue promesse.
(D. Bonhoeffer)

Non mettere mai opposizione tra la preghiera e qualsiasi altra espressione della vita
di fede, perché il Regno di Dio non è diviso in se stesso. (A. M. Besnard)

Sia la teologia che la filosofia si trovano sprovvedute e senza parole dinanzi a


questo insieme complesso del male e della sofferenza umana causata dalla na-
tura, dalle persone e dalle strutture. C’è troppo dolore innocente e assurdo da
poter essere razionalizzato eticamente o teologicamente. La storia è testimone
dell’impotenza dell’uomo a realizzare il sogno di una società umana senza do-
lore. (Schillebeeckx)

Da sola la sofferenza non è creativa, deve prima diventare feconda, dar vita
alla speranza. È il momento in cui ci si accorge che perché il deserto diven-
ti giardino non basta strappare spine e cardi, bisogna piantare fiori e alberi da
frutto. (R. Alves)

Sappiamo che Gesù Cristo venendo al mondo, si è considerato e si è offerto


a Dio come olocausto e come vera vittima, che la sua nascita, la sua vita, la
sua morte, la sua risurrezione, la sua ascensione e la sua presenza nell’Eucari-
stia e il suo stare eternamente alla destra è un solo e unico sacrificio; sappia-
mo che tutto ciò che è avvenuto in Gesù Cristo deve avvenire in tutte le sue
membra. (B. Pascal)

Ci viene fatta, spesso e a ragione, la critica di essere i becchini di un Dio mor-


to e non i testimoni del Dio vivente. Dobbiamo riconoscere il valore di questa
critica e chiederci se la nostra mancanza di gioia dipenda dal fatto che siamo
cristiani o non piuttosto dal fatto che non lo siamo veramente. (P. Tillich)

119
La gioia cristiana non è solo emozione psichica, è il segno della fede nella vi-
cinanza di Dio che è lo Sposo assiso al banchetto della nostra umanità, è il se-
gno che siamo destinatari e annunciatori di un messaggio che si chiama Van-
gelo, cioè “annuncio gioioso”.

La vera religione non è legale o pietistica, non è lettera, ma spirito, non è im-
posizione esterna d’azioni o di gesti sacri ma atto d’amore. L’alleanza tra Dio
e l’uomo è equiparabile alla relazione tenerissima che s’instaura con l’alleanza
matrimoniale, un’alleanza fondata non sulle tavole di pietra, ma sulle tavole di
carne del cuore e della coscienza.

Tu, o Dio, abiti per sempre nell’anima di coloro che non ti domandano mai nul-
la e ti amano con tutto il cuore: è lì la tua vera dimora. (Tulsidas, poeta indù)

Ogni sette giorni Israele deve ricordarsi che il suo Dio è un Dio liberatore, che
pose fine ad una dura schiavitù e che continua a ergersi verso tutte quelle po-
tenze che vogliono opprimere il suo popolo. (Wolff )

Il bene non si spegnerà mai sulla terra da quando la Parola di Cristo ha semi-
nato nel mondo l’amore, seme che non inaridisce, ma germoglia, cresce e di-
venta albero maestoso. (F. Mauriac)

Nessuno si salva per le sue opere ma per la fede e la grazia. Tuttavia le opere
devono essere il frutto che spunta in chi ha accolto nella fede il Regno di Dio
dentro di sé.

Per cogliere il mistero della persona di Gesù, bisogna aprirsi al Gesù reale e
non ridurlo al ritratto che c’eravamo fatto di lui. La potenza di Gesù è legata
e la sua parola è resa inefficace, quando non incontra un ascolto attento, una
disponibilità alla fede. (J. Radermakers).

Nessuno è in grado di porgere agli altri Dio e il suo Regno, nemmeno il cre-
dente a se stesso. Ma per quanto da ciò possa sentirsi giustificata anche la man-
canza di fede, ad essa resta sempre appiccicata addosso l’inquietudine del “forse
però è vero”. Tanto il credente quanto il non credente, ognuno a suo modo,
condividono dubbio e fede. (Card. J. Ratzinger).

120
Noi cristiani non potremo mai pronunciare le parole ultime della fede se pri-
ma non avremo pronunciato le parole penultime della giustizia, del progresso e
della civiltà. (D. Bonhoeffer).

Abbiamo mai cercato di amare Dio là dove non giunge più a noi nessun’onda
colma d’entusiastico sentimento, dove non è più possibile confondere se stes-
si e il proprio slancio vitale con la voce di Dio, dove sembra quasi di morire
per un tale amore e dove quest’amore appare come la morte e la negazione
assoluta e ci sembra quasi di gridare nel vuoto e nell’assenza totale di chi ci
ascolti? (K. Rahner)

Preghiera

O Emmanuele, Dio con noi,


che nasci uomo tra gli uomini,
noi veniamo ad adorarti
con Maria, Giuseppe e i pastori.
Ti sei caricato delle nostre debolezze,
hai condiviso la nostra condizione,
per portarci la gioia della vita divina.
Facci entrare nella tenerezza del Natale,
esperienza dell’amore che rende fratelli.
Al tuo “Ecco io vengo” uniamo il nostro,
aprendoci alla volontà del Padre
e al generoso servizio dei poveri,
che hai prediletto con la tua venuta.
La tua nascita vinca le nostre discordie,
plachi la violenza delle guerre,
porti un’era di giustizia e di pace.
Amen.

121
—  55  —

Se la Buona Novella della vostra Bibbia fosse scritta anche sul vostro volto, voi
non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perché si creda nell’autorità
di questo libro: le vostre opere, le vostre azioni dovrebbero rendere quasi su-
perflua la Bibbia perché voi stessi dovreste continuamente costituire la Bibbia
nuova. (F. Nietzche)

Responsabilità e libertà sono concetti che si corrispondono reciprocamente. La


responsabilità presuppone la libertà e questa non può consistere se non nella
responsabilità. La responsabilità è la libertà data agli uomini unicamente dal-
l’obbligo che li vincola a Dio e al prossimo. (D. Bonhoeffer)

Il credente dev’essere posseduto da un continuo furore per Dio e furore per


l’uomo. (W. Blake)

Dio chino sulla creatura che sale fino a lui si affatica con tutte le sue forze per
renderla felice e illuminarla. Come una madre egli scruta la sua creatura. Anche
se i miei occhi non sanno ancora percepirlo. Non è forse necessaria tutta la du-
rata dei secoli perché il nostro sguardo si apra alla luce? (Teilhard de Chardin)

Credere significa ricercare il centro dell’uomo non in se stessi ma fuori, nell’altro


e in Dio, avere il coraggio di essere un Dio-“arlecchino” (H. Cox) o il Cristo-
“idiota” di Dostoevskij che non abbandona mai gli uomini, che preferisce gli
emarginati, che sa sopportare e ha imparato a perdonare, che è rivoluzionario,
ma non discrimina mai, che è deriso e considerato pazzo pur manifestando una
sapienza che non confonde. (L. Boff )

Il bambino, cioè l’essere più debole, è l’oggetto primario dell’impegno e del-


l’attenzione dell’autorità. Accogliere tutte le creature piccole e povere è come
accogliere il Cristo e Dio, è l’atto di culto più alto. Ma contemporaneamente,
proprio perché il piccolo è segno d’abbandono e di spoliazione dall’orgoglio,
egli deve diventare nostro maestro e guida, nostra autorità. (G. Ravasi)

La verità è una sola ma ha molte facce come un diamante. (Gandhi)

Ogni uomo è portatore di Dio e della verità. (B. Pascal)

122
L’uomo ha la possibilità e il diritto di vivere il sesso, ma il sesso da solo è quali-
tà animale e biologica e come tale è cieco e istintivo. L’uomo ha la possibilità di
esaltare il sesso con l’eros che è passione, estetica, sensibilità, cosa impossibile per
l’animale. Ma l’eros da solo può essere egoistico e riduttivo dell’altro ad oggetto.
L’uomo, solo tra tutti gli esseri, può vivere l’amore che trasforma sesso ed eros
in una comunione perfetta, in un segno vivo dell’amore di Dio. (G. Ravasi)

Non basta possedere la Bibbia, bisogna leggerla, non basta leggere la Bibbia,
bisogna crederla, non basta credere la Bibbia, bisogna viverla.

La religione è il sospiro dell’anima in un mondo senz’anima. (C. Marx)

Non esistono creature insignificanti agli occhi di Dio. (Dostoevskij)

È impossibile rimanere sempre davanti all’immagine del Dio prediletto ad agi-


tare lampade rituali, è possibile invece agitare davanti al nome del proprio Dio
la lampada ardente del proprio amore. (Tukaram, mistico indù del XVII secolo)

Lavorare a ben pensare: ecco il principio della morale. (B. Pascal)

Non in un luogo va cercata la presenza di Dio ma negli atti, nella vita, nel
comportamento. Se tutto questo è secondo Dio, se si compie in conformità al
suo precetto, poco importa che tu sia in casa o in piazza, poco importa che
tu ti trovi a teatro: se tu servi il Verbo di Dio, tu vivi alla sua presenza, non
dubitare. (Origene)

Se ho passato in vita mia un sol giorno senza di Te, io mi pento della vita, per
quel giorno e per quell’ora! (Rumî, mistico sufita, 1207-1273)

Ho perso l’infanzia, ma la posso riconquistare attraverso la santità. (Bernanos)

Col nome “Padre” sulle labbra Gesù esprime la certezza che per lui la morte non
è l’ultima realtà ma che da parte di Dio si attende la vita. (K.H. Rengstorf )

Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo. (Sofocle)

Il vero Bello e il vero Amore è Dio e tutto ciò che vi è di bello e d’amabile al

123
mondo è una manifestazione della sua bellezza e del suo amore. Tutte le volte
che scorgiamo un essere bello o innamorato, le pupille del nostro intelletto do-
vrebbero essere rivolte verso di Lui e in direzione di Lui protendersi il nostro
intimo. (Al-Kasciani, mistico persiano morto nel 1330)

Preghiera

O Padre,
che hai accolto dalle braccia di Maria
il tuo Figlio presentato al tempio,
primizia di una vita interamente offerta,
accogli anche noi,
perché, santificati dalla sua oblazione,
viviamo alla tua presenza
per la salvezza dei nostri fratelli.
Sul Calvario hai unito alla passione del Figlio
la compassione della madre
e l’hai associata al suo sacrificio;
accetta l’offerta della nostra croce quotidiana,
il lavoro apostolico e la preghiera,
quale compimento in noi
della passione di Cristo
per la redenzione del mondo.
Amen.

—  56  —

Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo creatore. Impara a conoscere il
cuore di Dio nelle parole di Dio, perché tu possa desiderare più ardentemen-
te i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima s’accenda per i beni del
cielo. (S. Gregorio Magno, papa, +604, Lettera 31,54)

Signore Gesù, aiutaci perché ti amiamo di più, aumenta l’amore, infiammalo,


purificalo. Tu non sei l’amore crudele, così da essere solo un oggetto, indiffe-
rente se uno ti ami o no. Tu sei il perfetto amore che scaccia il timore (1Gv

124
4,18). Tu sei quell’amore che ama chi manifestamente ti ama e lo educhi per-
ché ti ami di più. (S. Kierkegaard)

La cosa più grande che avviene tra Dio e l’anima è amare ed essere amato. Da
questo dialogo d’amore nasce l’Adamo perfetto. (S. Gregorio di Nissa)

La risurrezione di Gesù non è una Pasqua privata di un privato Venerdì san-


to, bensì l’origine della soppressione del Venerdì santo universale, soppressio-
ne di quell’abbandono del mondo da parte di Dio. Perciò la risurrezione di
Cristo non è solo il primo caso della risurrezione dei morti e rivelazione del-
la divinità di Dio nei confronti del non-essere ma è anche la fonte della vita
risorta di tutti i credenti ed è la conferma di quella promessa che si adempi-
rà in tutti e si dimostrerà irresistibile nei confronti del carattere mortale della
morte. (J. Moltmann)

Gesù Cristo costituisce l’ultima e l’unica possibilità di salvezza per gli uomini.

L’angoscia dell’uomo è stata esattamente definita dalla filosofia esistenzialista mo-


derna come il prodotto di un incontro col nulla. Nonostante i suoi narcotici,
le sue droghe, i suoi piaceri, la sua superficialità, l’uomo rabbrividisce davanti
al suo destino di morte, al suo limite. Da quest’ossessione ci libera con lenta
pedagogia l’annuncio pasquale cristiano che ogni domenica dovrebbe risuonare
non solo nelle nostre chiese ma anche nei nostri cuori.

Il primato di Dio e della sua grazia combatte i volontarismi, le ricerche ango-


sciose e frenetiche, l’illusione dell’auto-salvezza ma combatte anche le dispera-
zioni e la morte interiore della coscienza e della speranza.

Il peccato è povertà d’amore, il perdono è ricchezza d’amore.

Il mistero dell’uomo peccatore è un mistero aperto che può essere squarciato


dall’amore. Non abbiamo nessun diritto di misurare quel mistero col nostro
metro altezzoso di uomini perbene e giusti. Un deserto interiore può fiorire in
un modo mirabile e inatteso. È per questo che Dio attende l’uomo sino all’ul-
timo istante con un ottimismo che dobbiamo condividere.

125
Cristo è il Salvatore non attraverso un trionfo imperiale ma attraverso il dono
della vita per le persone amate da salvare.

La teologia cristiana insegna giustamente che Gesù è vero Dio e vero uomo,
non una mescolanza, per quanto ben riuscita, dei due. Egli è pienamente di-
vino e pienamente umano. L’umanità di Cristo non è solamente molto impor-
tante, è essenziale come la sua divinità. (H. Cox)

La vocazione cristiana è rinuncia e distacco. L’area in cui questa frattura si deve


realizzare passa all’interno del cuore e comprende tre zone: distacco dai beni
materiali, da affetti troppo incombenti e da indecisioni e superficialità. Il disce-
polo, pur vivendo nella trama concreta sociale è senza guanciale, senza padre e
senza nostalgia del passato. (G. Ravasi)

La vera gioia non è nel potere e nel successo, non è nello spettacolare trionfo
del bene, ma nell’essere figli amatissimi del Padre.

Il missionario è l’uomo della Parola non della propaganda. Egli annuncia una
salvezza integrale ed è per questo che cerca il bene totale, fisico e interiore, del-
l’uomo: “Curate i malati e dite: È vicino a voi il regno di Dio!”. (Lc 10,9)

Nella dialettica apostolica della missione e dell’istituzione non bisogna disprez-


zare o rigettare sconsideratamente le istituzioni, le “opere”, le organizzazioni be-
nefiche che hanno favorito il contatto umano e che, di fatto, sono il supporto
delle testimonianze evangeliche. Ma il missionario intuisce il pericolo vicinissi-
mo di attaccarsi a questi vantaggi, a questa potenza e di essere indotto ormai
a lottare per l’espansione, la conservazione o la riconquista del suo prestigio e
della sua autorità. (M.-D. Chenu)

Ad un pagano che gli chiedeva di fargli vedere Dio, san Teofilo d’Antiochia ri-
spose: “Fammi vedere il tuo uomo e io ti mostrerò il mio Dio”. Con ciò voleva
dire che l’uomo, “creato ad immagine di Dio”, è un riflesso del mistero divino e
che ambedue sono ineffabili. La ragione profonda dell’Incarnazione non si trova
nell’uomo ma in Dio, nel suo desiderio di divenire uomo e di fare dell’umanità
una teofania (manifestazione di Dio), cioè il luogo prediletto della sua presenza.
Ciò si trova mirabilmente espresso nella liturgia, la quale chiama Dio Filantropo,
“che ama gli uomini”. Il suo amore è teso verso il massimo della comunione.

126
Con o senza caduta, sta di fatto che Dio ha creato il mondo per esservi Uomo
e perché l’uomo vi diventi dio per grazia, partecipe delle condizioni della vita
divina: immortalità e casta integrità dell’essere. (P. Evdokimov)

Preghiera

Cantiamo la tua risurrezione,


Signore Gesù, vincitore della morte,
che riporti al mondo la gioia della vita.
Tu vivi nella gloria del Padre,
e continui ad offrire il tuo sangue per noi,
dono d’amore eternamente gradito;
alla tua oblazione pasquale uniamo la nostra,
per vivere la vita nuova che ci hai acquistato.
Insegnaci a credere nel mistero fecondo
del seme che muore per dare la vita.
O Sacerdote eterno
che riconduci a Dio l’umanità lontana,
attira tutti gli uomini a te,
rendili vincitori contro ogni forma di morte,
e guidali a Dio sul cammino della pace.
Amen.

—  57  —

Abbiamo mai fatto veramente l’esperienza della grazia? Non vogliamo alludere,
si badi, ad un generico sentimento di devozione o ad un’esaltazione religiosa,
di tipo festivo, e nemmeno ad una qualunque consolazione intrisa di dolcezza,
ma all’esperienza della grazia vera e propria, cioè a quella visitazione dello Spi-
rito Santo, del Dio Trino, che in Cristo, grazie alla sua incarnazione e immo-
lazione in croce, è divenuta realtà. (K. Rahner)

La nascita e la crescita del vero cristiano non fioriscono da una radice sociolo-
gica ma da una forte esperienza di fede e d’amore.

127
Davanti agli occhi di Dio ha maggior peso la bontà di pochi che la cattiveria
di molti.

Il Gesù storico era l’uomo che aveva il potere di rivolgersi a Dio come Abbà e
che rendeva partecipi del Regno peccatori e pubblicani, autorizzandoli a ripe-
tere quest’unica parola: Abbà, Papà.

Dio è un amico e con lui ci si può comportare con il coraggio, l’audacia e la


libertà con cui ci si rivolge ad un amico vero e genuino abbandonando timo-
ri, esitazioni e convenzioni. Dio è così intimo dell’uomo che può essere anche
importunato. (cf. Lc 11,1-13)

La preghiera cristiana dev’essere calibrata e purificata, liberandola da scorie sen-


timentalistiche o dalle glaciali incrostazioni dell’abitudine e della monotonia.

La Chiesa non può contentarsi d’alcuna terra promessa in modo terrestre, ma


deve costantemente spingersi fino all’orizzonte successivo. La Chiesa è un cor-
po di nomadi permanenti perché ha la visione di una città il cui artefice e co-
struttore è Dio. In breve, la Chiesa è un popolo che vede visioni e che ha spe-
ranze… In un mondo di città pianificate, coordinate, razionalizzate deve esserci
un popolo che sogni e che speri. (H. Cox)

In questo mondo rigorosamente retto da leggi economiche, calibrato da calco-


latori elettronici, soddisfatto di sé e del benessere fisico, la Chiesa dev’essere un
segno di “umanità”, di spiritualità, di trascendenza, di divinità.

Ogni conoscenza è figlia dell’amore. Amo, ergo sum, amo, quindi esisto… Per-
ciò ecco le lucide parole di S. Gregorio per definire Dio: Tu che il mio cuore
ama. (P. Evdokimov)

La parola di Dio è come un fuoco che brucia le nostre freddezze, è come una
spada che elimina le esitazioni, è come un segno che ci getta nel futuro e nella
decisione, è come un’energia che c’impegna alla corsa, è come un lievito che fa
esplodere la massa grigia dell’ipocrisia. (G. Ravasi)

L’atteggiamento umile, che sa porsi al livello di tutti gli uomini, non è solo una
virtù umana, ma è anche una dote autenticamente religiosa.

128
Rabbì Moshe Löb diceva: Com’è facile per un uomo povero confidare in Dio;
in chi altro potrebbe confidare? E com’è difficile per un uomo ricco confidare
in Dio. Tutti i suoi beni gli gridano: Confida in me!
(M. Buber, I racconti dei Chassidim)

Il cristiano dev’essere sempre in prima fila nella difesa della libertà, dei diritti,
della dignità d’ogni uomo perché è suo fratello.

La paura picchiò alla porta. La fede andò ad aprire. Non c’era nessuno.
(L. Santucci)

La mia vita si svolge tra questi due momenti, come tra due poli opposti: la mia
povertà e la tua sovrabbondante misericordia. Donde il mio sospiro e il mio gri-
do: Veni, Domine, et noli tardare, vieni, Signore, e non tardare! (P. Mazzolari)

Liberaci, o Signore, dalle sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste.
(S. Teresa d’Avila)

Cambiare il mondo e cambiare ancora il mondo cambiato. (B. Brecht)

La liturgia è integralmente realtà… Abbraccia tutto quanto esiste: angeli, uomini,


cose, tutti i contenuti e tutti gli avvenimenti della vita. Ogni realtà: la naturale affer-
rata dalla soprannaturale, la creata rapportata e fecondata dall’increata. (R. Guardini)

Padre celeste, quando il pensiero di te si sveglia nell’anima nostra, fa’ che non si
svegli come un uccello sbigottito e disorientato che svolazza qua e là, ma come
un bambino che si desta col suo sorriso celeste. (S. Kierkegaard)

Di una cosa sola dobbiamo avere paura, cioè della paura. (Roosvelt)

La mia immortalità è indispensabile, perché Dio non vorrà commettere un’ini-


quità e spegnere del tutto il fuoco d’amore dopo che questo si è acceso per
lui nel mio cuore… Io ho cominciato ad amarlo e mi sono rallegrato del suo
amore, è possibile che Lui spenga me, e la mia gioia e ci converta a zero? Se
c’è Dio, anch’io sono immortale. (Dostoevskij, I demoni)

129
Preghiera

Vieni, Spirito santo,


dono pasquale del Signore risorto,
riempi la Chiesa della tua potenza di vita.
O amore infinito del Padre e del Figlio,
visita la nostra famiglia;
donale di credere e annunciare
la lieta notizia che Dio ci ama.
Tu che fai del pane il corpo di Cristo
e del vino il sangue versato,
ravviva in noi la memoria dei suoi misteri
e trasformaci in offerta eucaristica,
a gloria di Dio, per la vita del mondo.
Rinnova il volto della terra
sfigurato da così grandi mali;
sostieni con forza fino al compimento
i progetti di bene della famiglia umana.
Amen.

—  58  —

Nessuno libera nessuno. Nessuno si libera da solo. Gli uomini si liberano nel-
la comunione. (P. Freire)

I cristiani risiedono ognuno nella propria patria ma come stranieri ospitati che
adempiono i loro doveri di cittadini e subiscono tutte le loro imposizioni. Ogni
terra straniera è la loro patria e ogni patria è per loro una terra straniera.
(Lettera a Diogneto).

Signore Gesù, gli uccelli hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma tu non
hai dove posare il capo. Tu non hai avuto un tetto su questa terra: tuttavia eri
tu l’unico luogo segreto in cui l’uomo peccatore potesse trovare rifugio. Anche
oggi tu sei il rifugio: quando il peccatore corre a te, si nasconde in te, è nasco-
sto in te, allora egli è eternamente difeso, perché l’amore nasconde la moltitu-
dine dei peccati. (S. Kierkegaard)

130
Il cristiano dev’essere seriamente impegnato nelle sue responsabilità sociali. È
solo con questa fedeltà al suo lavoro e alle potenzialità di sviluppo dei suoi doni
interiori, umani e religiosi, che egli prepara l’avvento del Regno di giustizia e
di verità. (G. Ravasi)

I segni che Dio semina nella storia sono solo una provocazione per la nostra
conversione. (G. Ravasi)

Due uomini bestemmiavano la morte, perché non la comprendevano. E chi la


può comprendere? Uno guardò alla morte di Cristo: e ciò che vide bastò perché
comprendesse anche la propria morte. Infatti, si è compresa e compresa bene,
se si dice al Cristo morente: ricordati di me quando verrai nel tuo regno. E a
questo morente il Figlio dell’uomo, il quale condivise il nostro destino di morte
e lo redense per la vita, disse: Oggi sarai con me in paradiso. E questo lo dice
anche a noi. E affinché questa notizia della beatitudine della nostra morte non
ci privi di quel santo timore, nel quale appunto dobbiamo operare la beatitu-
dine della nostra morte, all’altro malfattore disse… niente. Il buio e silenzio
di morte che sovrastarono questa morte, ci ricordano che la morte può essere
pure l’inizio della morte eterna. (K. Rahner)

Dopo la Pasqua, il centro non si trova più, per il credente, nell’avvenire. Il cen-
tro della storia è già raggiunto nella vita e nell’opera di Gesù. (O. Cullman)

La vittoria sul male avviene attraverso la donazione totale della morte. (G. Ravasi)

A differenza di Simeone non si dice che Anna aspetta Gesù. Il Liberatore è


presente; unica cosa da fare è di annunciarlo a tutti coloro che sono ancora
nell’attesa del Liberatore di Gerusalemme (Lc 2,38). Anna si colloca così nella
storia come colei che supera l’antico per assumere il compito dei tempi nuovi,
l’annuncio. (M. Galizzi)

Il messaggio del Vangelo deve più sistematicamente essere messo in confronto


e in apertura verso le culture, le civiltà, le attese umane e non conservato sol-
tanto nell’integrità di una Chiesa o di un gruppo. (G. Ravasi)

Dio non entra solo nel nostro spazio, entra nella stessa nostra carne, nel nostro

131
limite, la morte; egli percorre tutta la nostra miseria per redimerla, purificarla e
per riportare l’umanità a tutto il suo splendore di “stirpe di Dio”. (G. Ravasi)

Sì, Dio ci segue passo passo. Tu magari non te n’accorgi. Ci sono delle volte
in cui bisogna dirgli che se ne vada, come se fosse un mendicante, perché si
allontani un momento, ma poi ritorna di nuovo… Andate via, Signore, lascia-
te che io mi diverta… Voi mi date noia. Signore, lasciatemi. Ma non va via. È
abituato agli insulti. (Julien Green)

I cristiani sono capaci di installarsi comodamente persino sotto la croce di Cri-


sto. (Bernanos)

Preghiera

Padre,
glorifica il tuo Figlio innalzato in croce,
perché il tuo Figlio glorifichi te.
In obbedienza d’amore tutto ha compiuto;
ora, elevato da terra, fa’ che diventi
il cuore del mondo e la gloria del creato.
Battezza la nostra umanità
nell’acqua e nel sangue
sgorgati dal suo Costato trafitto;
ferisci con il tuo amore il nostro cuore
perché anche in noi
si compia il mistero della trasfissione.
Accetta l’offerta di noi stessi
e consumaci al servizio dei fratelli;
non si fermi il torrente d’amore
scaturito dal Cuore del tuo Figlio,
e tutte le genti bevano con gioia
alla fonte della salvezza.
Amen.

132
—  59  —

È un piacere ascoltare il silenzio di san Giuseppe. (Th. Hardy)

Il silenzio è una grande persecuzione; anche se silenziosi, mai i santi hanno ta-
ciuto! (B. Pascal)

Solo il silenzio è grande, tutto il resto è debolezza. (A. de Vigny)

Un silenzio attivo e costruttivo che c’estrae dalla bolgia di parole vane, perver-
se, inutili, stupide di cui siamo utenti e attori (cf. Gc 3) ci fa diventare uomini
più saggi e credenti più limpidi. (G. Ravasi)

Il sogno, in cui la persona entra quasi come in un area mistica e in un canale


di conoscenza diverso e inatteso, è in realtà nella Bibbia un simbolo di rivela-
zione divina. (G. Ravasi)

I negri americani oppressi non hanno escogitato argomenti filosofici per dimo-
strare l’esistenza di Dio perché per loro Dio non era un’idea metafisica, era il
Dio della storia, il fedele liberatore degli oppressi. Gesù non era una parola di
Dio astratta, ma era la Parola di Dio fatta carne venuta nella linea umana di
Davide per offrire senso alla storia e libertà agli oppressi. (H.J. Cone)

Un tempo essere distaccato significava disinteressarsi delle cose e il non pren-


derne che il meno possibile. Ora essere disinteressato significherà sempre più
superare ogni verità e ogni bellezza grazie alla forza dell’amore che portiamo
ad esse. (Teilhard de Chardin)

L’amore vince ogni desiderio e ogni tentazione di possesso. (G. Ravasi)

La vocazione del profeta è una vocazione per la parola che è “spada e freccia”
(Eb 4,12; Is 49,2), cioè una realtà che prende l’iniziativa dato che si tratta di
armi non difensive ma offensive. (G. Ravasi)

Annunciare il Cristo attraverso la molteplicità delle circostanze e con le proprie


caratteristiche è il compito d’ogni credente.

133
La vocazione cristiana è radicale, nulla è messo tra parentesi, nulla è inutile,
tutto è prezioso e santo. (G. Ravasi)

Tutti i fedeli di qualsiasi stato e grado sono chiamati alla pienezza della vita
cristiana e alla perfezione della carità. Per raggiungere questa perfezione i fedeli
usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché
seguendo l’esempio di Lui e fattisi conformi alla sua immagine, in tutto obbe-
dienti alla volontà del Padre, si consacrino, con tutta l’anima alla gloria di Dio
e al servizio del prossimo.
(Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium n. 40)

Il credente rifiuta quel rassicurante compromesso che permette di amare Dio


senza perdere di vista Mammona. (F. Mauriac)

La Chiesa, unità organica, è il Corpo di Cristo. Non si tratta di una definizione


analogica e neppure simbolica, ma è espressione vera della natura della Chiesa.
Essa significa che la struttura organizzata, visibile della comunità ecclesiale non
è altro che la rivelazione e l’attuazione del Corpo di Cristo. (A. Schmemann)

La sofferenza, il peccato, il limite sono realtà che circondano e penetrano la


Chiesa. La speranza, la fortezza e la fiducia devono, quindi, diventare qualità
del credente. La Chiesa è il Corpo di Cristo, è via del Regno, è anticipazione
della salvezza e del giudizio. Vivendo in essa e operando per essa dobbiamo
pregustare e manifestare i nuovi cieli e la nuova terra, l’amore e la gioia del
Risorto. (G. Ravasi)

Nulla ti turbi, nulla ti rattristi, tutto passa, Dio non muta. La pazienza ottiene
tutto. Chi possiede Dio non manca di nulla: solo Dio gli basta.
(S. Teresa d’Avila)

Ognuno cerca la mano del compagno e dice: Io sono, tu sei, noi siamo perché
l’altro gli faccia da specchio e gli dica: Io sono, tu sei, noi siamo.
(Michaelstaedter).

È bello essere spossati e affaticati dalla ricerca del vero per tendere le braccia
al Liberatore. (B. Pascal)

134
In Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. (Fray Luis de Léon)

La tristezza è entrata nel mondo con Satana. (Bernanos)

Preghiera

Gesù, Signore nostro,


tu ci chiami a convertirci al Vangelo
e ad incamminarci con te verso la Pasqua.
Sentiamo il peso dei nostri peccati,
ma tu puoi vincere la durezza del nostro cuore
col tuo sguardo di misericordia.
Convertici, e saremo convertiti.
Fa’ rivivere in noi la grazia del battesimo
che c’ha trasfigurato in te
e c’impegna all’obbedienza della fede.
Il nostro cuore convertito
sia sacrificio gradito a Dio
e dono d’amore ai fratelli.
La tua grazia rinnovi tutti gli uomini,
e li unisca alla tua oblazione pasquale
a gioia e gloria del Padre.
Amen.

—  60  —

Purtroppo la storia dell’umanità fino al tempo presente è soprattutto la storia


dell’adorazione degli idoli, dai primitivi idoli d’argilla e di legno, fino ai mo-
derni idoli dello Stato, del capo, della produzione e del consumo, santificati
dalle benedizioni di un Dio idolizzato. (E. Fromm)

Maria nell’intero suo essere ed esistere appartiene a Dio (è il senso dell’Imma-


colata Concezione) ed è, perciò, la prima creatura appartenente a Cristo (1Cor
15,23) ad essere, come il Figlio, completamente immersa in Dio in una comu-
nione totale. È questa l’“assunzione di Maria in anima e corpo”, cioè nella sua
totalità, in Dio. (G. Ravasi)

135
Se il Cristo che redime è l’immagine perfetta di Dio invisibile, Maria diventa
l’immagine perfetta dell’umanità divinizzata. (J. Mouroux)

L’Assunzione di Maria al cielo è un messaggio di speranza nei confronti del


bene che è destinato a prevalere, della vita che annienterà la morte, della po-
vertà che rovescerà superbi, potenti e ricchi. Bisogna fare una scelta di campo
per il bene, per la vita, per la povertà come ha fatto Maria. (G. Ravasi)

L’Assunzione è la celebrazione del ricupero totale in Dio dell’essere umano.


Maria è il segno e l’anticipazione del nostro destino di gloria. La speranza del-
la nostra assunzione deve accompagnare l’oscuro cammino nel deserto dell’esi-
stenza quotidiana e nell’agonia ultima della morte. (G. Ravasi)

Le estrose scelte di Dio passano attraverso gli umili, i poveri, gli sconfitti per
instaurare il Regno dei cieli. (G. Ravasi)

La povertà di cuore e di vita, vissuta dal Cristo e da sua madre, è la vera forza
dirompente, superiore alle potenze militari ed economiche. (G. Ravasi)

Il “cielo”, o sfera divina, è situato nella croce in cui il Padre è presente in Gesù
e manifesta il suo amore. (J. Mateos)

Signore, fa’ vedere ai tuoi fedeli come realmente “le loro opere li seguono” nel
tuo regno… Se non si renderanno conto di questo, saranno come operai pigri
senza lo stimolo di un compito da svolgere. (P. Teilhard de Chardin)

Non è la morte che viene a chiamarmi, è il buon Dio.


(S. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo)

La prima cosa che, come cristiani, dobbiamo fare per metterci accanto all’uomo,
peccatore e fragile, che ha ceduto alla tentazione del Maligno, è sentirci obbligati
a riformare la nostra vita, a ricuperare, prima di tutto, in pieno la nostra dignità
di figli salvati per la misericordia di Dio perché è questo che ci rinnova nella mis-
sione di misericordia per la quale siamo chiamati. (Card. Carlo Maria Martini)

Siamo ancora lontani dal momento in cui la nostra coscienza potrà essere certa
di aver fatto tutto il possibile… per offrire a chi delinque la via di un riscat-

136
to e di un nuovo inserimento positivo nella società… I dati che sono sotto gli
occhi di tutti ci dicono che questa forma punitiva in genere riesce solo in par-
te a far fronte al fenomeno della delinquenza. Anzi in vari casi i problemi che
crea sono maggiori di quelli che tenta di risolvere. Ciò impone un ripensamen-
to in vista di una qualche revisione… La pena, la prigione hanno un senso se,
mentre affermano le esigenze della giustizia e scoraggiano il crimine, servono al
rinnovamento dell’uomo, offrendo a chi ha sbagliato una possibilità di riflettere
e cambiare vita per reinserirsi a pieno titolo nella società.
(Giovanni Paolo II, papa, 9 luglio 2000)

L’autorità che si fonda solo o principalmente sulla minaccia o sul timore di


pene o sulla promessa o attrattiva di premi, non muove efficacemente gli esseri
umani all’attuazione del bene comune.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Enciclica Pacem in terris, n. 28)

Se il malato non è al centro dell’Ospedale, al centro degli interessi di tutti gli


operatori, religiosi in prima fila, allora altri si mettono al suo posto. Non è raro
negli ospedali vedere emergere la centralità del medico o dell’amministrativo, o
del sindacalista o del religioso: tutti usurpatori.
Umanizzare l’Ospedale non è come stendere una mano di vernice sulle pareti di
una casa; non è qualcosa da fare in più, in aggiunta! È un’azione che rovescia i
rapporti, le comunicazioni, il potere, la vita affettiva, in quanto rapporti, potere,
comunicazioni e sentimenti sono rivolti al malato, al suo benessere: il malato
al centro dell’Ospedale umanizzato, e finalmente può ricevere risposte non solo
scientifiche o tecniche, ma anche umane. (Fra Pierluigi Marchesi o.h.)

Plures efficimur quoties metimur a vobis: sanguis martyrum semen christiano-


rum - Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei
martiri è seme di (nuovi) cristiani. (Tertulliano, Apol. 50,13; CCL 1,171)

Con che cosa si può distruggere l’uomo? Con la politica senza principi. Con
la ricchezza senza lavoro. Con l’intelligenza senza sapienza. Con gli affari senza
morale. Con la scienza senza umanità. Con la religione senza fede. Con l’amo-
re senza il sacrificio di sé. (Gandhi)

Il lavoro è il sale della nostra giornata. L’unica medicina, dopo la pietà, che
guarisce la solitudine della giornata e della vita. (Il Solco. Spigolature dagli scritti
di don Primo Mazzolari per ogni giorno dell’anno, EDB)

137
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchia-
vano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi erano antipati-
ci. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fa-
stidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non
ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno
a protestare”. (Bertold Brecht)

Preghiera

O Maria, al mattino della Pentecoste, tu hai sostenuto con la preghiera l’inizio


dell’evangelizzazione, intrapresa dagli apostoli sotto l’azione dello Spirito Santo.
Con la tua costante protezione continua a guidare anche oggi, in questi tempi
d’apprensione e di speranza, i passi della Chiesa, che docile al mandato del Si-
gnore, si spinge con la “lieta notizia” della salvezza verso i popoli e le nazioni
d’ogni angolo della terra.
Orienta le nostre scelte di vita, confortaci nell’ora della prova, affinché, fede-
li a Dio e all’uomo, affrontiamo con umile audacia i sentieri misteriosi della
missione, per recare alla mente e al cuore d’ogni persona l’annuncio gioioso di
Cristo Redentore dell’uomo.
O Maria, Stella dell’evangelizzazione, cammina con noi! Amen.
(Giovanni Paolo II, papa)

—  61  —

Noi amiamo perché siamo stati amati.

“In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio
unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per mezzo di lui”. (1Gv 4,9)

La croce di Cristo è il segno della Pasqua, della gloria e dell’amore di Dio per
noi. (G. Ravasi)

Nella croce di Cristo non solo si scioglie l’opposizione tra mondo terreno e
mondo divino, tra uomo e Dio, ma anche l’opposizione tra morte e vita.
(G. Ravasi)

138
Il cuore della fede cristiana è l’esaltazione di Cristo sulla croce, non l’esaltazio-
ne della croce.

La “discesa” del Cristo, attraverso la totale spoliazione dell’amore, raggiunge


l’abisso dell’umanità divenendo il più povero dei poveri, il più schiavo degli
schiavi, per assumere in sé l’umanità intera sino all’ultima frontiera.

La povertà, nel senso biblico, è la disposizione totale dell’essere umano al pro-


getto che Dio sta compiendo nell’umanità e nella storia, è il sottrarsi alla ten-
tazione dell’autosufficienza e della cupidigia della ricchezza che è idolatria.

Ho perso l’infanzia e non la potrò riacquistare che attraverso la santità.


(Bernanos)

La nostra Chiesa è la Chiesa dei santi. Per essere un santo quale vescovo non
darebbe il suo anello, la mitra e il pastorale, quale cardinale non darebbe la sua
porpora, quale pontefice tutto il suo patrimonio temporale? Chi non vorrebbe
avere la forza di correre questa meravigliosa avventura? Chi l’ha compreso una
volta, è penetrato nel cuore della fede cattolica, ha sentito trasalire nella sua car-
ne un tremore diverso da quello della morte, una speranza sovrumana. Tutto il
grande apparato di sapienza, di forza, di docile disciplina, di magnificenza e di
maestà della Chiesa non è nulla di per sé se la santità non lo anima.
(Bernanos, Jeanne relapse et sainte)

I santi non sono l’eccezione ma la norma dell’esistenza cristiana.

I santi sono la dimostrazione della possibilità del cristianesimo. (A. von Speyr)

Cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi.
(Didaché)

La santità non è vocazione privilegiata per mistici ma lo sbocco naturale della


fede e dell’amore d’ogni credente. Bisogna togliere, perciò, dalla santità cristia-
na quel velo di eccentricità, di esasperazione, di “anormalità” che ha alimentato
secoli di agiografia e di predicazione. (G. Ravasi)

Raccogli l’acqua di Cristo, quell’acqua che loda il Signore. Raccogli da più


luoghi l’acqua che lasciano cadere le nubi dei profeti. Chi raccoglie acqua dal-

139
le montagne e la convoglia verso di sé, o attinge alle sorgenti, lui pure, come
le nubi, la riversa su altri. Riempine dunque il fondo della tua anima, perché
il tuo terreno sia innaffiato e irrigato da proprie sorgenti. Si riempie chi legge
molto e penetra il senso di ciò che legge; e chi si è riempito può irrigare altri.
La Scrittura dice: “Se le nubi sono piene d’acqua, la rovesciano sopra la terra”
[Qo 11,3)]. (S. Ambrogio, Lettere 2,4-5)

Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché man-
ca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le uni-
versità d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e
là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con que-
ste parole: Ahimé, quale gran numero di anime, per colpa vostra, è escluso dal
cielo e cacciato all’inferno!
Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di
questo, per poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In ve-
rità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione
delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro
cuore e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero total-
mente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del
loro cuore: “Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?” (At 9,6). Mandami
dove vuoi, magari anche in India.
(San Francesco Saverio, patrono delle missioni, 1506-1552)

Il male che più d’ogni altro devono evitare quelli che pascono le pecore di Cri-
sto è quello di ricercare i propri interessi invece di quelli di Gesù Cristo, as-
servendo alle loro brame coloro per i quali fu versato il sangue di lui… Dietro
a lui, unico Pastore, anche i pastori sono pecore in un unico gregge. Tutti ha
reso pecore sue egli che per tutti accettò di patire e, al fine di patire per tutti,
si è fatto lui stesso agnello. (S. Agostino)

Preghiera

Cristo Gesù, innalzato come Signore attraverso la croce con la quale ci dai for-
za e potenza per vivere operando la pace e la riconciliazione in mezzo agli uo-
mini, sii benedetto nei secoli!

140
—  62  —

La felicità non sta nell’essere amati: può creare solo soddisfazione e vanità. La
felicità è nell’amare. (Thomas Mann)

Non essere amato è una sfortuna; non saper amare è una tragedia.
(Albert Camus)

Non sa dire dei sì ai fratelli chi non sa dire dei no e se stesso.


(Raniero Cantalamessa)

Figlie carissime, molti dei nostri santi padri e colonne della Chiesa non subiro-
no il martirio… Io penso che ciò sia accaduto perché vi è un altro martirio, il
martirio dell’amore, nel quale Dio, mentre sostiene in vita i suoi servi e le sue
serve perché si spendano per la sua gloria, li rende insieme martiri e confessori.
Io so che a questo martirio sono chiamate le Figlie della Visitazione, e per di-
sposizione di Dio lo soffriranno le più fortunate, che l’avranno chiesto… Dite
il vostro totale sì a Dio e ne farete la prova. Infatti, l’amore divino immerge la
sua spada nelle parti più intime e segrete dell’anima e ci separa da noi stessi.
Ho conosciuto un’anima che l’amore ha separato da quanto le era più caro non
meno che se i persecutori a colpi di spada le avessero separato lo spirito dal
corpo… Ma questo vale per le persone magnanime, che non tenendo nulla per
sé, tengono fede all’amore, perché il nostro Dio non intende concedere questo
martirio ai deboli, poveri d’amore e di costanza, e lascia che conducano la loro
vita a passo mediocre, purché non si allontanino da lui; infatti, non forza mai
la libera volontà. (Santa Giovanna Francesca di Chantal, 1572-1641)

Si ottiene di più dal cuore umano offrendogli fiducia e rispetto, piuttosto che
circondandolo di disprezzo e di sospetti e dimostrando che è indegno e igno-
bile. (P. Charles)

Ciò che veramente conta è aderire all’azione divina, rintracciata ovunque, e tan-
to più degna di adorazione quanto più il nostro destino è sottratto alla nostra
previsione e al nostro controllo. (P. Teilhard de Chardin)

Non è organizzando il mondo che saremo innestati sulle nozze della Chiesa, ma

141
portando dentro di noi ciascuno degli uomini di questo mondo e offrendo loro
non un’organizzazione di vita, ma il diritto di vivere nella nostra vita.
(M. Delbrêl, Che gioia credere)

La sposa non genera opere d’arte nell’euforia e nella solitudine ma figli di Ada-
mo dei quali deve fare dei figli di Dio con la sua carne e la sua anima.
(M. Delbrêl, Che gioia credere)

Il mio unico ideale è essere il servo, la serva, a cui il Signore dona il posto che
vuole nel proprio cuore e che desidera soltanto questo: essere fedele.
(P. Teilhard de Chardin)

L’uomo a volte diventa capace di un ruolo eroico soltanto per la fiducia con
cui gli si chiede di assumerlo. (P. Charles)

Ogni fronte rivolta verso la luce è circondata da un’invisibile aureola.


(P. Charles)

Dio si è fatto uomo. I vagiti di un bambino restituiscono al mondo la gioia: poi-


ché il Figlio di Dio ha preso la nostra carne, tutte le speranze sono possibili.

È sempre un altro a darci la sola certezza di cui abbiamo bisogno, quella d’esse-
re e di valere qualcosa: “Tu mi ami, dunque esisto”. Così è per l’umanità. Essa
non conosce il proprio volto. Ma Dio “sposa” la nostra condizione con un ma-
trimonio non di ragione, ma di vero amore: “Come gioisce lo sposo per la spo-
sa, così il tuo Dio gioirà per te”. Nello sguardo di Cristo l’umanità dimentica
il suo nome di “Abbandonata” e “Devastata” e impara il suo vero nome, che è
anche il suo destino: “Gioia di Dio e compagna dell’Eterno”. (cf. Is 62,1-5)

Cristo è come una miniera ricca d’immense vene di tesori dei quali, per quanto
si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi
filoni di ricchezza. Perciò san Paolo dice del Cristo: “In Cristo si trovano na-
scosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3) nei quali l’anima
non può penetrare se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna
ed esterna. Infatti, da quel poco che è possibile sapere in questa vita dei mi-
steri di Cristo, non vi si può giungere senza aver sofferto molto, aver ricevuto
da Dio numerose grazie intellettuali e sensibili e senza aver fatto precedere un

142
lungo esercizio spirituale, poiché tutte queste grazie sono più imperfette della
sapienza dei misteri di Cristo, per la quale servono di semplice disposizione. Oh,
se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze
e della sapienza di Dio, se non entrando dove sono più numerose le sofferen-
ze d’ogni genere riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! Come chi
desidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare vera-
mente nello spessore della Croce!
(San Giovanni della Croce, 1542-1591, Cantico spirituale, strofe 36-37)

Preghiera

Dammi, o Signore, una buona digestione e, naturalmente,


anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo con il buon umore necessario
per mantenerla.
Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri,
i lamenti
e non permettere che io mi crucci per quella cosa troppo invadente
che si chiama “io”.
Dammi il senso del ridicolo.
Concedimi la grazia di comprendere gli scherzi, affinché conosca
nella vita un po’ di gioia
e possa farne partecipi gli altri. Amen.
(San Tommaso Moro)

—  63  —

Quando la parola di Dio ci raggiunge, l’esilio è vinto, Dio ritorna a cammina-


re sulle nostre strade, la terra ridiventa il giardino di delizie ove è ancora pos-
sibile alla creatura intrattenersi con il suo Creatore: “Quando leggo la divina
Scrittura, Dio torna a passeggiare nel Paradiso terrestre” [S. Ambrogio, Epist.
49,3]. (Card. Carlo Maria Martini)

L’autore del Vangelo è l’autore dell’uomo. Gesù Cristo venne a salvare tutto l’uo-
mo, essere misto di corpo e di spirito. La legge della grazia e dell’amore doveva

143
entrare e impossessarsi sia della parte spirituale, come della parte corporea della
natura umana… affinché tutto quanto v’era d’umano e le ossa aride stesse po-
tessero sentire la volontà del loro Creatore ed esserne vivificate. (A. Rosmini)

È con satana che la tristezza e l’inquietudine disperata entrano nel mondo.


(Bernanos)

La massima sventura è la solitudine tant’è vero che il supremo conforto, la re-


ligione, consiste nel trovare una compagnia che non inganna, Dio. La preghie-
ra è uno sfogo come con un amico. Tutto il problema è dunque questo: come
rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri. (C. Pavese)

Gesù, ci sia concesso di diventare tuoi contemporanei, vederti come e dove sei
passato sulla terra e non nella deformazione di un ricordo vuoto. (S. Kierkegaard)

Il trono eterno promesso a Davide è caduto nel nulla tremila anni fa, ma è vero
che durante tremila anni non è mai venuta meno la speranza di un messia da-
vidico in Israele… Gesù è morto sulla croce come tante migliaia di schiavi, ma
da venti secoli il mondo non può cancellarne l’immagine. (S. Quinzio)

Bisogna parlare, diventare capaci di ascoltare e di informarsi poiché nessuno ha del-


le risposte definitive. Anche attraverso utopie si deve affermare la volontà di vivere
da uomini liberi ma entrati tra loro in comunione, di non essere trattati e di non
trattare gli altri come oggetti ma come soggetti responsabili. (Y.-M. Congar)

Quello che insidia e avvelena in genere la nostra felicità è di sentire così vi-
cini il fondo e la fine di tutto quanto ci attrae: sofferenze delle separazioni e
dell’usura, angoscia del tempo che passa, terrore davanti alla fragilità dei beni
posseduti, delusione di giungere tanto presto al termine di quello che siamo e
abbiamo. (P. Teilhard de Chardin)

Il problema che non mi lascia mai tranquillo è quello di saper chi sia il Cri-
sto. (D. Bonhöffer)

Io attendo Dio con ingordigia. (Rimbaud)

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Cristo stesso non può fare nulla di più santo, di più grande, di migliore della
santa Messa. (S. Alfonso de’ Liguori)

Se conoscessimo il valore del santo sacrificio della Messa, quanto maggiore im-
pegno metteremmo per parteciparvi assiduamente ed intensamente!
(Santo curato d’Ars)

Adamo è anche ciascuno di noi in quanto soccombe alla tentazione dell’auto-


sufficienza e dell’autodivinizzazione. Adamo è sia nostro padre sia nostro figlio.
Adamo è la nostra particolare situazione esistenziale di peccatori. (M. Michel)

Gesù, riassumendo in sé tutte le caratteristiche dell’uomo, ripete l’esperienza


d’Adamo, messo di fronte all’alternativa di satana. Gesù, riassumendo in sé “tut-
te le nostre debolezze” (Eb 4,15), ripete la nostra quotidiana esperienza d’uo-
mini messi di fronte alle proposte d’orgoglio, d’egoismo, di potere. E riappare,
dopo la galleria oscura della prova, come segno dell’umanità nuova, “il nuovo
Adamo, Spirito datore di vita” [1Cor 15,45]. (Gianfranco Ravasi)

Anche il cristiano, come ogni uomo, risiede in un territorio limitrofo tra il Bene
e il Male, in una zona di brigantaggio. (Graham Greene)

Nessun male riuscirà mai a cancellare il mistero iniziale dell’uomo, perché non
vi è nulla che possa abradere l’indelebile marchio di Dio… I sacramenti rifanno
la natura primaria dell’uomo: lo Spirito Santo c’è restituito nella consacrazione
battesimale e nel crisma dell’unzione. La penitenza è un trattamento terapeuti-
co di purificazione, l’Eucaristia apporta il fermento dell’immortalità. La potenza
stessa della Risurrezione si unisce alla natura umana. (P. Evdokimov)

Preghiera

Sii benedetto, o Dio nostro Padre,


che invii a noi il tuo Spirito,
perché possiamo essere in Cristo
avvocati e intercessori del tuo popolo.
Ci poniamo davanti a te,
dalla parte del tuo Figlio
che fu commensale con i peccatori;

145
e per tutti, giusti e ingiusti,
imploriamo la tua misericordia.
In comunione d’amore con lui
che donò la vita per ottenerci il tuo perdono,
ti offriamo, Padre, la vita dei nostri fratelli,
la sofferenza di chi è lontano da te,
di chi porta il peso del proprio peccato.
Insieme con loro accogli anche noi
che ti benediciamo per la tua misericordia. Amen.

—  64  —

Dio, l’unico, il volto adorabile che si nasconde dietro agli enigmi del cosmo,
si è rifiutato di essere soltanto il Dio di pochi mistici o di pochi avventurieri
dell’assoluto: ha scelto di essere il Dio del popolo della pianura, un Dio vivente
per ogni uomo, per la prostituta e il pubblicano, per l’artigiano, il contadino e
il pastore, per l’uomo della città e delle fabbriche. Per questo ha reso noto ad
Israele che non avrebbe più manifestato la sua decisione di rendersi presente
agli uomini per mezzo del fuoco, ma per mezzo della parola, attraverso i suoi
profeti. Sta qui la novità radicale della rivelazione biblica. Il fuoco di Dio ormai
ci raggiunge attraverso la sua parola. Ma, attenzione! Non si tratta di qualsiasi
parola, pronunciata da qualsiasi pseudo-profeta. Il nostro tempo è pieno di voci
seducenti o tonanti che privano della libertà interiore quelli che le ascoltano,
asservendoli a progetti totalitari o mistificatori. Si tratta invece di una parola
di cui ogni coscienza onesta può percepire la carica di verità. Non è una parola
che fulmina, ma accade che giunga a trafiggere il cuore. A suo modo, brucia le
coscienze, ma per risvegliarle e liberarle. (A.-M. Besnard)

Signore non sono solo, non sono per nulla solo: sono circondato da una folla
invisibile! Padre infinito di tutti gli uomini, pastore delle moltitudini che pullu-
lano nella sterminata terra gialla della Cina, e si affollano nelle isole giapponesi!
Padre dell’Africa, dei buddisti e dei devoti di Krishna dipinti di blu, Padre di
tutti quelli che attendono! Che tu sia benedetto, Signore, per questo compito
immenso e sovrano di cui hai caricato le mia braccia. (P. Charles)

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Invece di impadronirti della libertà umana, l’hai allargata ancora di più. Hai
dunque dimenticato che l’uomo preferisce la pace e anche la morte alla libertà
di distinguere il bene e il male? Nulla è più seducente per l’uomo del libero
arbitrio, ma anche nulla è più doloroso. E invece di principi solidi che avreb-
bero tranquillizzato per sempre la coscienza umana, hai scelto nozioni vaghe,
strane, enigmatiche, che vanno al di là delle nostre forze, e così facendo hai
agito come se non amassi gli uomini, tu che eri venuto a dare la vita per loro!
Hai accresciuto la libertà umana invece di sequestrarla, e così hai imposto per
sempre all’essere morale i tormenti della libertà. Ci sono soltanto tre forze che
potrebbero soggiogare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli: il mi-
racolo, il mistero, l’autorità! Ma tu le hai rifiutate tutte e tre, dando tu stesso
l’esempio… Noi abbiamo corretto la tua opera fondandola sul miracolo, sul
mistero e sull’autorità. E gli uomini si sono rallegrati d’essere di nuovo condotti
come un gregge, liberati da quel dono funesto che causava loro tante pene…
Perché dunque vieni ad intralciare la nostra opera? Perché rimani in silenzio,
fissandomi col tuo sguardo dolce e penetrante?
(F.-M. Dostojevskij, I fratelli Karamazov)

Le vostre azioni diaboliche sono sulla misura dei vostri nervi fragili e il Satana
del vostro strano rituale è la vostra stessa immagine deformata, perché il de-
voto della carne è il Satana di se stesso. Il nemico vi guarda ridendo, ma non
ha messo su di voi il suo artiglio. Non è nei vostri libri pieni di sciocchezze, e
non è nelle vostre bestemmie e neppure nelle vostre ridicole maledizioni. Non
è nei vostri sguardi avidi, nelle vostre mani perfide, nelle vostre orecchie piene
di vento. È inutile che lo cerchiate nella carne più segreta che il vostro sprege-
vole appetito attraversa senza saziarsi… Ma nella preghiera del solitario, nel suo
digiuno e nella sua penitenza, nell’estasi più profonda e nel silenzio del cuore,
lì il nemico è presente. Avvelena l’acqua lustrale, arde nel cero sacro, respira
nell’alito delle vergini, si nasconde nel flagello e nel cilicio, guasta tutte le vie.
Mente sulle labbra che si aprono per dispensare la parola della verità, persegui-
ta il giusto fra i tuoni e i lampi dell’estasi beatifica, lo raggiunge persino tra le
braccia di Dio. Perché disputare alla terra tanti uomini che vi brulicano come
vermi, aspettando che essa li inghiotta di nuovo domani? Quel gregge cieco va
da solo al suo destino. L’odio del Satana è riservato ai santi.
(G. Bernanos, Sotto il sole di Satana)

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore. (San Giovanni della Croce)

147
Tutti sappiamo che l’amore e l’amicizia sono veramente profondi solo quando
è possibile rimanere in silenzio con l’altro. Finché si ha bisogno di parlare per
mantenere il contatto, si può essere tristemente sicuri che il rapporto è ancora
superficiale; così, se vogliamo pregare Dio, dobbiamo sentirci bene accanto a
lui, in silenzio. (A. Bloom)

Il Cristo entra nelle nostre vite come il vomere di un aratro, ma il terreno dei
nostri desideri è duro e oppone resistenza. (P. Charles)

L’amore insegna come perseverare nella preghiera. (A. Louf )

Chi fa il primo passo è sempre colui che è abbastanza ricco di spirito da esse-
re superiore alle azioni degli uomini e da trovare le parole che riallacciano un
rapporto, senza perdere la propria dignità. (J. Perrin)

Preghiera

Io desidero te, soltanto te, Signore: il mio cuore lo ripeta senza fine. Sono falsi
e vuoti i desideri che continuamente mi distolgono da te. Come la notte nel-
l’oscurità cela il desiderio della luce, così nella profondità della mia incoscienza
risuona questo grido: Io desidero te, soltanto te! Come la tempesta cerca fine
nella pace, anche se lotta contro la pace con tutta la sua furia, così la mia ri-
bellione lotta contro il tuo amore eppure grida: Io desidero te, soltanto te!
(Tagore)

—  65  —

Accade solo una volta l’anno, ma accade: il mondo attorno a noi fa prorompere
la sua forza nascosta, e in un certo modo rivela se stesso. Allora spuntano i fio-
ri, gli alberi da frutto, e i prati si coprono di corolle, l’erba e il grano crescono.
C’è un improvviso slancio di vita, un’esplosione di quella vitalità segreta che
Dio ha collocato nel mondo materiale. Tutto questo è un esempio di ciò che il
mondo può fare ad un comando di Dio. La terra si trasformerà un giorno in

148
un mondo nuovo di luce e di gloria in cui vedremo gli angeli e i santi. Senza
l’esperienza delle primavere precedenti, chi avrebbe potuto pensare che avreb-
be potuto prevedere due o tre mesi prima che la natura, che sembrava morta,
sarebbe diventata così splendida e varia?… Lo stesso si verificherà per quella
primavera eterna che tutti i cristiani attendono: anche se tarda a venire, arri-
verà. Aspettiamola, perché “verrà e non tarderà” (Eb 10,37). Diciamo dunque
ogni giorno: “Venga il tuo regno!”. Il che equivale a dire: “Mostrati, Signore,
tu che siedi in mezzo ai cherubini, manifestati. Risveglia la tua potenza e vieni
a liberarci” [Salmo 80,3)]. (J.H. Newman)

O Dio, che cosa vedo? Il redentore del mondo appeso ad una croce, e tutto
sfigurato; sono i nostri peccati che hanno ridotto in questo modo colui che
ha creato il cielo, la terra e il mare. Quel volto così bello, su cui risplende la
grazia, che gli spiriti più santi hanno tanto desiderato, ora è simile al sole che
scompare nel buio, avvolto nelle tenebre di un’eclissi profonda. In luogo d’Elia
e Mosè ci sono due briganti, la voce del cielo tace, risuonano gli insulti, l’estasi
di san Pietro si trasforma in pianto. Si vede soffrire il cielo, la terra e ogni cosa.
Trasfigura, Signore, tutti i nostri piaceri. Converti finalmente i nostri cuori di
pietra. (Lazare de Selve)

Il volto di Cristo rappresenta per sempre l’icona vivente dell’amore. Questo vol-
to dei volti, questo volto di un uomo, sfigurato per amore e trasfigurato dal-
l’amore, è il volto stesso di Dio. (O. Clément)

Il volto di Dio ha saputo dirmelo solamente un santo nel sorriso del suo ulti-
mo addio. (J. Vuaillat)

Chi non è capace di perdonare non è capace d’amare. (M. Thurian)

È una cosa molto banale il voler apparire agli occhi degli altri. Io voglio avere
il mio giardino segreto, dove dare appuntamento all’Amore. Voglio una santità
che rimanga fra me e te, mio Dio, raggiunta soltanto attraverso un comporta-
mento filiale. (A. Valensin)

Per morire all’orgoglio, bisogna vivere mentalmente ai piedi degli altri. È que-
sto l’unico modo di esercitare l’autorità nella Chiesa. (G. Huyghe)

149
Ricordarsi dei dimenticati è mettersi accanto a Dio che non dimentica nessuno.
(V. Ghika)

Quando manchiamo di misericordia separiamo violentemente una creatura da


Dio. (S. Weil)

Mentre il Misericordioso stava vicino al pozzo, una samaritana si mise la brocca


sulle spalle e andò ad attingere acqua, uscendo da Sicar, la sua città. Come non
dire beata la partenza e beato il ritorno di quella donna? Uscì nella sua impu-
rità e ritornò senza macchia, figura della Chiesa. Abituata ad attingere alla vita
come una spugna, uscì portando la sua brocca e ritornò portando Dio. Chi non
dirà beata questa donna? O piuttosto chi non venererà colei che è venuta dalle
nazioni? Figura della Chiesa, infatti, essa riceve gioia e redenzione.
(Romano il Melode, Inni, XIX, 4-5)

Il tempio di Gesù è fatto di “pietre vive”, come dice san Pietro. “Dove due o
tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Si tratta sempre del
corpo di Cristo che cresce nell’umanità così spesso incapace di trasparenza. È
un tempio di volti, di mani, di cuori e di spiriti, che va continuamente costrui-
to attraverso l’incontro, la condivisione, l’ascolto comune del Vangelo e l’azione
di grazie compiuta insieme...
Prima di essere un edificio di pietra, la Chiesa è fatta di uomini. Non pensa-
te con questo che io non ami quei simboli della fede e dell’amore che sono
le cattedrali, e anche le più piccole chiese delle nostre campagne. Ma questi
gioielli di pietra scolpiti da un’anima cristiana hanno bisogno, ad ogni gene-
razione, di essere vivificati dagli uomini dei tempi nuovi. Altrimenti di quale
Dio sarebbero il segno? E che ruolo svolgerebbe questo Dio nella società de-
gli uomini? Pensando alle parole di Gesù sul sabato, viene spontaneo aggiun-
gere: “Le chiese sono fatte per gli uomini e non gli uomini per le chiese”. Il
tempio di Gesù è vivo, quando un’assemblea cristiana è viva, non importa se
in una bella chiesa, o intorno alla tavola nelle nostre case. Il tempio di Gesù
vive quando questi uomini e queste donne lasciano che il fermento del Vange-
lo diventi operante nella loro vita. Il tempio non è mai costruito una volta per
sempre. Perché Dio che lo abita non si lascia rinchiudere in esso. Colui che ha
condotto Israele verso la terra promessa, ama il vento che scuote le tende, e le
partenze al levar del sole. Gesù ha percorso le strade di Gerusalemme e della
Palestina, e ha detto d’essere la via. Il tempio è ormai dappertutto, impalpabile

150
e inafferrabile come la luce. Il segreto del suo invisibile costruttore è la parola
risurrezione. (G. Bessière)

Il mondo è intossicato da nazionalismo malsano, fondato sulla razza e sul san-


gue, in contraddizione col Vangelo.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Preghiere

Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra, per l’unione che hai fatta nel-
l’uomo, velando la deità con la miserabile nuvola e massa corrotta d’Adamo.
Chi ne fu la cagione? L’amore. Tu, Dio, sei fatto uomo, e l’uomo fatto Dio. Per
quest’amore ineffabile, ti costringo e ti prego di far misericordia alle tue crea-
ture. O eterna misericordia, tu copri i difetti delle tue creature. O misericor-
dia, che esce dalla tua deità, o Padre eterno, e governa tutto quanto il mondo
con la tua potenza! Nella tua misericordia fummo creati; per la tua misericor-
dia fummo nuovamente creati nel sangue del tuo figliuolo. La misericordia ci
conserva; la tua misericordia dà vita. Ella dà lume, per il quale si conosce la
tua clemenza in ogni creatura: nei giusti e nei peccatori.
(Santa Caterina da Siena, Dialogo della divina Provvidenza)
______

O Padre, principio e modello d’unità e di vita, fa’ di noi una cosa sola come
il tuo Figlio è una cosa sola con te; il tuo Spirito ci renda perfetti nell’amore,
perché il mondo creda in Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo nostro Si-
gnore. Amen.

—  66  —

Non appena giunse in mezzo a noi, il redentore dell’umanità si recò subito,


ancora nel seno di sua madre, presso il suo amico Giovanni. Si vide allora il
vasaio visitare l’argilla, il re andare ad abitare sotto la tenda del soldato, il pa-
drone entrare nella capanna dello schiavo. Quando dal seno materno, Giovan-
ni lo vide nel seno materno, tentò di infrangere i limiti della natura… Ecco
ciò che vi è di straordinario in questo mistero: non è ancora nato e parla sus-

151
sultando nel grembo di sua madre; non è ancora venuto alla luce e proferisce
minacce; non è ancora in grado di gridare e si fa capire a gesti, non è ancora
iniziato alla vita e predica Dio; non vede ancora la luce e indica il sole; non è
ancora messo al mondo e cerca di correre avanti. Non può sopportare di rima-
nere rinchiuso, quando viene il Signore; non può attendere il traguardo della
nascita e cerca di infrangere la prigione delle viscere, si sforza di indicare il sal-
vatore che viene e con i sussulti grida: “Ecco colui che spezza le catene: perché
sono ancora legato? È venuto colui che con una parola ha organizzato l’univer-
so: perché devo attendere i termini della natura? Uscirò, correrò davanti a lui,
griderò a tutti: Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
Tutto questo dicono i sussulti di Giovanni, o meglio, le sue parole.
(da un’Omelia attribuita a san Giovanni Crisostomo)

Il secondo Adamo (Cristo) è entrato nella discendenza del primo, è passato per
la via attraverso cui devono passare gli uomini segnati dal peccato originale – la
sofferenza e la morte - e ha trasformato ogni cosa. (R. Guelluy)

Abbiamo il dovere di conoscere tutto ciò che non abbiamo il diritto di rifiu-
tare. (S. Weil)

Ciascuno ha il proprio filtro, che porta con sé dappertutto, e attraverso il quale


raccoglie, nella massa indefinita dei fatti, quelli che sono più idonei a confer-
mare i suoi pregiudizi. (H. de Lubac, Nuovi Paradossi)

C’è sempre stata una vigna che il Padre non ha mai cessato di coltivare. Già
nell’amore d’Adamo ed Eva è prefigurato l’amore del Cristo per la sua Chiesa:
questo, dice l’apostolo, è “un grande mistero” (Ef 5,32).
(H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa)

Sappiamo che cosa significhi amare qualcuno con tutto il cuore; conosciamo la
gioia, il calore che scaturisce non solo dall’incontro, ma dal semplice pensiero
della persona amata. In questo modo dobbiamo cercare di amare Dio.
(A. Bloom)

L’orgoglio è lo splendore della stupidità. (V. Ghika)

Narciso è forse più lontano da Dio di Caino. (V. Ghika)

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Battezzati, siamo illuminati, illuminati, siamo figli di Dio. Figli di Dio, ricevia-
mo un dono perfetto, possediamo l’immortalità… Battezzati, liberati dai peccati
la cui oscurità faceva ostacolo allo Spirito Santo, abbiamo l’occhio dello spiri-
to libero, trasparente, luminoso, capace di vedere Dio, poiché lo Spirito Santo
è stato effuso su di noi dall’alto del cielo. Penetrati da questo raggio eterno,
possiamo vedere la luce eterna. Perché il simile ama il simile; ciò che è santo è
amato dalla fonte d’ogni santità che è essenzialmente luce. Voi, infatti, eravate
tenebre, e ora siete luce nel Signore. (Clemente Alessandrino, Il pedagogo, 1,6)

Attraverso il Cristo che muore sulla croce, l’umanità che egli raccoglie in sé rin-
nega se stessa e muore. Ma il mistero è ancora più profondo. Colui che porta
in sé tutti gli uomini è abbandonato da tutti. L’uomo universale muore solo.
Pienezza dello spogliamento e perfezione del sacrificio! Ci voleva questo abban-
dono, persino da parte del Padre, per operare la riunione.
Mistero di solitudine e mistero di lacerazione, unico segno efficace della riu-
nione e dell’unità, spada santa che arriva fino a separare l’anima dallo spirito,
ma per farvi penetrare la vita universale. Signore tu sei il più solo di tutti, ep-
pure sei tutto in tutti!
Attraverso il legno della croce, dice sant’Ireneo, l’opera del Verbo di Dio è di-
venuta manifesta a tutti: egli ha aperto le braccia sulla croce per radunare tut-
ti gli uomini. Due braccia tese, perché ci sono due popoli dispersi su tutta la
terra. Una sola testa al centro, perché c’è un solo Dio al di sopra di tutti, in
mezzo a tutti e in tutti. (H. de Lubac)

La morte ci spossessa totalmente di noi stessi per metterci nelle mani delle po-
tenze del cielo e della terra. Questo è l’aspetto estremo del suo terrore…, ma
per il mistico è anche il colmo della sua beatitudine. (P. Teilhard de Chardin)

Ci sono delle sofferenze che non sono croci che salvano, ma pesi insopportabili
che schiacciano l’uomo; ci sono sofferenze che stroncano e spingono alla ribellione.
Queste sofferenze sono un male, uno scandalo, come il peccato. (R. Voillaume)

Chi ha riposto la propria speranza nella menzogna ha tutto da temere dalla


Verità. (P. Charles)

Fuggire ogni pericolo significa fuggire ogni responsabilità; significa rifiutare ogni
vocazione. E tutti i pericoli del mondo non devono dispensarci da un’azione
divenuta necessaria. (H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa)

153
Preghiera a san Giuseppe

O san Giuseppe, custode di Gesù, sposo purissimo di Maria, che hai trascorso
la vita nell’adempimento perfetto del dovere, sostentando col lavoro delle tue
mani la sacra famiglia di Nazaret, proteggi propizio noi che fiduciosi ci rivol-
giamo a te. Tu conosci le nostre aspirazioni, le nostre angustie, le nostre spe-
ranze: a te ricorriamo perché sappiamo di trovare in te chi ci protegge. Anche
tu hai sperimentato la prova, la fatica, la stanchezza; ma il tuo animo, ricolmo
della più profonda pace, esultò di gioia per l’intimità con il Figlio di Dio a te
affidato, e con Maria, sua dolcissima Madre. Aiutaci a comprendere che non
siamo soli nel nostro lavoro, a saper scoprire Gesù accanto a noi, accoglier-
lo con la grazia e custodirlo fedelmente come tu hai fatto. E ottieni che nella
nostra famiglia tutto sia santificato nella carità, nella pazienza, nella giustizia e
nella ricerca del bene. Amen.
(Beato Giovanni XXIII, papa)

—  67  —

Le lacrime di Gesù furono come la pioggia, e Lazzaro come il grano, e il se-


polcro come la terra. Lazzaro si alzò come il grano, uscì e adorò il Signore che
l’aveva richiamato alla vita… Gesù rese la vita a Lazzaro e morì al suo posto.
Perché quando l’ebbe tratto dal sepolcro ed ebbe preso posto alla sua tavola,
ricevette la propria sepoltura attraverso il simbolo dell’olio che Maria versò sul
suo capo. (S. Efrem, Commento al Vangelo concordante)

L’“ora” di Gesù abbraccia la passione, la risurrezione e l’ascensione. Si tratta di


un’unica realtà che Giovanni presenterà sotto il profilo della glorificazione e
come l’espressione totale dell’amore del Padre per gli uomini. È l’ora benedetta
della trasparenza di quest’amore per coloro che “volgeranno lo sguardo a colui
che hanno trafitto”, e si potrà attingere ad esso nella misura in cui si cerche-
rà di vivere come fratelli di Gesù, facendo della propria vita una condivisione
della sua. (J. Bodson, Pensieri sul Vangelo di Giovanni)

Mi sembra di aver compreso, o almeno di aver intuito profondamente, che co-


s’è l’amore infinitamente libero e che cos’è la misericordia, che Bernanos chia-

154
mava “la dolce pietà di Dio”, oceano senza sponde. Di fronte al prontuario dei
peccati, alle tariffe stabilite con minuzia farisaica, risuonano le sei parole che
nel Vangelo bastano a spazzar via tutte le miserie e tutte le vergogne di una
povera vita: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Qualunque cosa quell’uomo o
quella donna abbia fatto, non rimane più nulla: tutto è possibile a Dio, tutto
gli è possibile, anche aver già perdonato ogni cosa - quale mistero! – prima di
qualsiasi pentimento. (F. Mauriac)

Gli uomini si criticano a vicenda, perché ciascuno cerca una rivincita per la
propria piccolezza; ma per poter pronunciare un giudizio che salva le persone
rispettando la verità, bisogna avere un animo talmente grande da abbracciare
tutti gli uomini. (G. Nossent)

Ciò che il primo Adamo ha distrutto, il secondo (Cristo) lo ricostruisce, e


l’umanità raggiunge la propria perfezione nella giustizia del Figlio dell’uomo.
(P. Charles)

L’uomo non è libero nella misura in cui non dipende da niente e da nessuno:
è libero nella misura in cui dipende da ciò che ama, ed è schiavo nella misu-
ra in cui dipende da ciò che non può amare. Il problema della libertà non si
pone in termini d’indipendenza, ma d’amore. La forza del nostro amore deter-
mina la nostra capacità di essere liberi. (G. Thibon)

Preghiera

Signore Gesù,
nostro Buon Pastore,
rendici partecipi dell’amore
e della sofferenza del tuo cuore
per il gregge che il Padre ti ha affidato,
soprattutto per le pecore più deboli,
quelle che si sono smarrite
lungo i sentieri della vita,
quelle che non conoscono la strada
per giungere a te
ed entrare nel tuo ovile.
Rinnova in noi la meraviglia e la gioia
per il privilegio immeritato

155
di aver ricevuto il dono della fede in te
e di essere membra vive della Chiesa.
Donaci il desiderio grande
di offrire a vicini e a lontani il tesoro
che arricchisce e illumina la nostra vita,
dal quotidiano nella famiglia
e nelle occupazioni,
fino agli estremi confini della terra.
Rendici “missionari in ginocchio”:
la comunione con te,
nella celebrazione
e nell’adorazione dell’Eucaristia,
sia sorgente da cui sgorga
la passione di portare ad ogni uomo
la conoscenza di te e del tuo Vangelo.
Sia il gesto d’amore più puro
che possiamo compiere
verso ogni fratello e sorella,
cominciando dai nostri famigliari e amici.
Ci sostenga l’esempio
dei santi missionari della nostra terra.
Ci accompagni l’intercessione di Maria,
dal cui cuore e grembo di Madre
ti abbiamo ricevuto.
Amen.

—  68  —

In campo spirituale, ogni volontà seria d’unione è già un passo realmente com-
piuto verso l’unione, perché accresce la carità, che già per sua natura unisce.
(H. de Lubac, Nuovi paradossi)

Ci vuole coraggio per amare la verità. Questo è uno dei motivi per cui la ve-
rità non è amata. (H. de Lubac, Nuovi paradossi)

Uno dei peggiori tradimenti del Vangelo consiste nel nascondere e consumare
l’ingiustizia sotto le apparenze della carità. (H. de Lubac, Nuovi paradossi)

156
Signore, ti amo sopra ogni cosa… in generale; ma in questo breve minuto che
passa, amo di più una sigaretta estera… o anche una nazionale.
(M. Delbrêl, Che gioia credere)

Un pensatore cristiano dei primi secoli racconta che una notte fece un sogno.
Miriadi d’uccelli svolazzavano sotto una rete tesa ad una certa distanza dal suo-
lo. Tentavano continuamente di prendere il volo, ma urtavano nella rete e ri-
cadevano a terra. Era uno spettacolo triste, angoscioso. Ma ad un certo punto
un uccello si ostinò a lottare contro la rete finché, ferito e sanguinante, riuscì
a spezzarla e prese il volo verso l’azzurro. Un alto gridò si levò dal popolo de-
gli uccelli e con un fruscio d’innumerevoli ali si precipitarono verso la fendi-
tura, verso lo spazio senza limiti. Gesù, ricoperto di sangue, ha spezzato la rete
del destino. L’impossibile è ormai al centro della fede cristiana e dell’umanità.
Non come una facile certezza che intorpidirebbe gli uomini. Non è nello stile
di Gesù evitare all’uomo d’essere uomo. Il suo grido, come d’uccello inafferra-
bile, vuole aprire a tutti lo spazio… (G. Bessière)

Correvano tutti e due insieme. Ma l’altro discepolo fu più svelto di Pietro e


arrivò per primo al sepolcro. Entrambi corrono più in fretta che possono, ma
nella Chiesa l’amore è sempre più veloce del ministero. Si accorge più in fret-
ta di quello che bisogna fare, e s’impegna sempre con generosità. Il ministero,
anche quando procede con la massima rapidità, non può raggiungere l’amore.
Il ministero deve farsi carico di tutti, deve cercare di portare avanti tutti, deve
tener conto di tutti, deve sforzarsi di agire nel modo più uniforme. Non può
andare al Signore soltanto con quelli che camminano più in fretta, deve preoc-
cuparsi di tutto il gregge che gli è stato affidato, non deve abbandonare i len-
ti e i tiepidi. L’amore consiste nella generosità: in questo è più rapido… Ma
l’amore non è un pazzo che corre in maniera insensata. Entrambi corrono in-
sieme. L’amore rimane in contatto col ministero e a sua disposizione, ma nello
stesso tempo lo trascina. (H. Urs von Balthasar)

La vera sfida d’oggi è fra due grandi esclamazioni di speranza: “In piedi, dan-
nati della terra!” e “Cristo è risorto!”. Tutto il resto è il vano brusio di una sag-
gezza ormai superata, che non ha più nulla da offrire alla sete degli uomini.
(P.-H. Simon)

In un’epoca caratterizzata più che mai da messaggi sensibili, che si rivolgono

157
all’uomo attraverso le forme, i colori, i suoni, la musica, le immagini, la tele-
visione, la pubblicità, sarebbe molto pericoloso pretendere di fare a meno di
qualsiasi evocazione sensibile di quel mondo invisibile a cui dobbiamo essere
presenti con tutta la nostra fede. (R. Voillaume)

Se vogliamo conoscere il vero volto di Dio, bisogna che l’amore sia già pre-
sente nella nostra vita, perché Dio è amore. I due discepoli di Emmaus hanno
cominciato con l’invitare il viandante sconosciuto a fermarsi con loro nella lo-
canda, e soltanto allora hanno potuto riconoscerlo. (Cl. Geffré)

Facciamo molta fatica a renderci conto che il Cristo, in qualche modo, cam-
mina ancora in mezzo a noi, e con la mano, con lo sguardo o con la voce ci
fa cenno di seguirlo… Egli agisce attraverso le nostre facoltà e attraverso le cir-
costanze della vita. (J.-H. Newman)

Si può indurre qualcuno a credere nel Dio cristiano soltanto facendoglielo amare,
e si educa all’amore soltanto nella misura in cui si ama la persona che si vuol
educare e quel Dio che si cerca di proporre al suo amore. (R. Guelluy)

Facciamo tesoro di ciò che ogni giorno e ogni ora che passa c’insegna. Quello
che ci sembra oscuro quando ci viene incontro, quando è passato riflette il sole
di giustizia. Facciamo in modo di imparare almeno per il futuro, ad avere fede
in ciò che non vediamo. Il mondo sembra andare col suo solito passo. Non c’è
niente di celeste sulla faccia della società; non c’è niente di celeste nelle notizie
del giorno; sui volti della gente, o dei grandi, o dei ricchi, o degli affaristi, non
c’è niente di celeste; e neppure nei discorsi di quelli che sanno parlare, nelle
azioni dei potenti, nei consigli dei saggi, nelle decisioni dei superbi, nel lus-
so dei signori. Eppure lo Spirito di Dio, per sempre benedetto, è presente. La
presenza del Figlio eterno, molto più luminosa e potente di quando, rivestito
della nostra carne, abitava sulla terra, la sua presenza è con noi. Non dimenti-
chiamo mai questa divina verità: più la mano di Dio è nascosta, più è potente;
più è silenziosa, più è temibile… Il Signore era con Giuseppe, era con Davide,
e nei giorni della sua carne era con gli apostoli; oggi è con noi nello Spirito.
E poiché lo Spirito divino supera immensamente la carne e il sangue, il Signo-
re risorto e glorioso è molto più potente di quando appariva sotto la figura di
un servo; il Verbo eterno, che ha trasfigurato nello Spirito la propria umanità,
può donarci virtù, grazia, benedizione e vita con più abbondanza di quando era
nascosto sotto quest’umanità, e sottoposto alla tentazione e alla sofferenza; la

158
fede è più benedetta della visione; e noi siamo oggi più altamente privilegiati;
più degni d’essere chiamati re o sacerdoti di Dio e del Padre suo, dei discepoli
stessi che vedevano e toccavano il Cristo. (J.-H. Newman)

Non si accede al regno di Dio per mezzo di uno studio supplementare o di


un’osservanza più scrupolosa dei precetti: il Regno esige una vera rinascita.
(H. Van den Bussche, Giovanni)

Preghiera

O Dio, allontanarsi da te significa cadere. Rivolgersi a te significa alzarsi. Ri-


manere in te significa avere durata nella sicurezza. O Dio, abbandonarti signi-
fica morire. Ritornare a te significa svegliarsi a nuova vita. Dimorare in te si-
gnifica vivere. (S. Agostino)

—  69  —

Un uomo dalla mente angusta teme sempre i cambiamenti. Si sente sicuro sol-
tanto quando le cose vanno come sono sempre andate, e ha un timore quasi
morboso del nuovo. Per lui nulla è più penoso di una nuova idea.
(M.-L. King, La forza di amare)

È impossibile stabilire dei rapporti d’amore al di fuori della verità. (L. Lochet)

Il problema di Dio è indissociabile dal problema del Cristo. (E. Rideau)

Un miracolo non infrange le leggi del mondo decaduto, ma ristabilisce le leggi


del regno di Dio. (A. Bool)

Una vita interiore che non conducesse alla fiducia sarebbe un fallimento; ma
una vita interiore che non partisse dalla fiducia sarebbe sbagliata fin dal prin-
cipio, e quest’errore iniziale avrebbe conseguenze funeste. (P. Charles)

Noi non possiamo confonderci: spezziamo il pane e riconosciamo il Signore. Egli


si lascia riconoscere soltanto qui, per noi che non dovevamo vederlo nella carne,
e che tuttavia dovevamo mangiare la sua carne. Tu che credi in lui, chiunque

159
tu sia, tu che non porti invano il nome di cristiano, tu che non entri in chiesa
per caso, tu che ascolti le parole di Dio con timore e speranza, troverai nello
spezzare del pane una confortante certezza. L’assenza di Dio non è un’assenza.
Abbi fede, egli è con te, anche se non lo vedi. (S. Agostino, Sermone 235)

Che cosa significa toccare se non credere? Con la fede, infatti, tocchiamo il
Cristo ed è meglio raggiungerlo nella fede piuttosto che toccarlo con le mani
senza credere in lui. Non è stato un grande vantaggio quello di poter toccare
il Cristo: i giudei l’hanno toccato quando l’hanno arrestato, quando l’hanno
messo in catene, quando l’hanno crocefisso: ma toccandolo male l’hanno per-
duto. Tu, Chiesa cattolica, toccalo con la fede! Se pensi che Cristo è soltanto
un uomo, l’hai toccato sulla terra. Ma se credi che il Cristo Signore è uguale
al Padre, allora lo tocchi quando “è salito al Padre”. E questo avverrà, per noi,
quando l’avremo compreso. In passato egli è salito al cielo una volta per sem-
pre, ma per noi, oggi, “sale” ogni giorno. (S. Agostino, Sermone 246)

Si è destato dai morti il Figlio di Dio, nostro fratello, si è levato, libero e vitto-
rioso: ha immerso il nostro destino nel suo, per colmarlo della sua luce. Su di
lui nel buio sono passate le grandi acque battesimali del dolore e della morte,
e ora, dal profondo della sua passione, si leva su di noi l’alba della Pasqua. La
storia straordinaria si è compiuta: primo figlio del Regno, il Cristo vive pres-
so Dio; ma il suo esodo umile e nascosto il Figlio unigenito lo comincia di
nuovo per ogni uomo. Non cerchiamo le sue tracce fuori della nostra vita: egli
cammina sulle nostre strade, ma al di là della morte troveremo ancora lui ad
attenderci sull’altra riva. (Commissione francofona cistercense)

O Gesù, vero pane e solo nutrimento sostanziale delle anime, riunisci tutti i
popoli attorno alla tua tavola. Nutriti di te e da te, o Gesù, gli uomini saran-
no forti nella fede, gioiosi nella speranza, attivi nelle molteplici opere di carità.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Questo tempo pasquale sarà una sola festa per me, in cui, più calmo nell’intima
gioia dell’anima mia, verrò gustando le vostre dolcezze, non mi staccherò dal
vostro festino d’amore. (Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Soltanto attraverso la morte, la terra può sfuggire alla sofferenza e al peccato.


La morte è la morte, con tutto il suo orrore, eppure in fin dei conti è l’unica

160
realtà che ci apre gli orizzonti della speranza, perché in questo mondo limitato
è impossibile vivere pienamente. (A. Bloom)

Il Signore ci lascia nell’incertezza circa la nostra eterna salute, ma ci fornisce


dei contrassegni che bastano alla nostra calma interiore, e che fanno fiorire la
letizia. (Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Donandosi ai cristiani nel pane eucaristico, il Cristo li riunisce nell’unità del


suo corpo. È in questo senso che si può dire: se la Chiesa fa l’Eucaristia, l’Eu-
caristia fa la Chiesa. La condivisione del medesimo pane e del medesimo ca-
lice in un determinato luogo unisce i fedeli al Cristo totale, unendoli tra loro
con tutti quelli che partecipano del medesimo pane, in ogni tempo e in ogni
luogo… La comunione è dunque la sorgente e la forza d’ogni vita comunitaria
tra cristiani. (Gruppo di Dombes, L’unità passa attraverso l’Eucaristia – documento
redatto da 32 teologi e pastori cattolici e protestanti nel 1972)

Il primo tesoro della mia vita è la fede, la santa fede schietta ed ingenua dei
miei genitori e dei miei buoni vecchi. Sarò scrupoloso e austero con me stesso
perché in nessun modo la purezza della mia fede patisca danno alcuno.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

“Le pecore ascoltano la mia voce”… (Gv 10,1-10)”. È ascoltando Gesù, familiariz-
zandosi col suo accento, che si scopre nel maestro un pastore e si diventa sue peco-
re. Il rapporto tra pastore e pecora apre una fase diversa da quella caratterizzata dal
rapporto tra discepolo e maestro. Il pastore nutre la sua pecora, la porta sulle spalle,
la conduce al riparo. C’è un aspetto di particolare tenerezza in questa relazione…
Il pastore “chiama per nome le sue pecore e le conduce fuori”. Prima di com-
piere la sua missione pastorale, prima di guidare il gregge, Gesù procede al ri-
conoscimento personale d’ogni pecora. Il rapporto personale ha una specie di
primato sul ministero.
“Io sono la porta delle pecore…”. Gesù non dice: Io sono la porta dell’ovile.
Anche qui l’accento è posto sul rapporto personale.
“Se uno entra attraverso di me…”. Bisogna dunque passare per questa porta.
Bisogna, per così dire, “attraversare” Gesù Cristo che è la porta immensa, ma
anche la “porta stretta”. Per passare attraverso di lui, bisogna adattarsi alle sue
dimensioni. Bisogna ingrandirsi e dilatarsi, bisogna abbassarsi e ridursi alla mi-
sura del Cristo. (Un monaco della Chiesa orientale)

161
Preghiera

Signore Gesù, ci troviamo nuovamente riuniti, convocati dalla tua parola per
celebrare la santa Eucaristia; essa è un dono immenso che scandisce e colora
la nostra settimana ponendola tutta sotto il segno della tua santa Risurrezione.
Oggi la tua salvezza, Gesù, è per noi invito ad ascoltare le Scritture, per non
lasciarci ingannare da tutto quanto è apparenza, benessere egoista e schiavitù
dell’avere, del potere, dell’apparire...
Sii benedetto, Signore, che fai verità con la tua parola potente, nella nostra
vita. Amen.
(D.M. Turoldo)

—  70  —
(La preghiera del Signore: Il Padre nostro).

Il Padre nostro è la preghiera cristiana fondamentale. Dunque è da questa pre-


ghiera del Signore che possiamo capire che cos’è la preghiera. La preghiera del
cristiano è parlare con Dio chiamandolo Abbà, Papà, Babbo.

“La preghiera è un intimo rapporto d’amicizia, un trattenimento con colui da


cui sappiamo di essere amati”. (Santa Teresa d’Avila)

La preghiera è una necessità fondamentale d’ogni uomo e soprattutto del cristiano;


è il respiro d’ogni anima credente. La preghiera non umilia l’uomo, ma lo esalta,
perché ne rivela la sua grandezza: l’uomo è l’interlocutore privilegiato di Dio.

“La preghiera e il colloquio con Dio sono il bene sommo, perché è unione con
lui”. (San Giovanni Crisostomo)

La preghiera è il linguaggio della nostra fede.

“L’orazione del Signore (il Padre nostro) è veramente la sintesi di tutto il Van-
gelo”. (Tertulliano)

“Il Padre nostro è il più chiaro e il più completo riepilogo del messaggio di
Gesù”. (Joachim Jeremias)

162
“Tutte le parole che noi diciamo pregando non esprimono altro se non quanto
è racchiuso in questa preghiera insegnataci dal Signore, se la recitiamo bene e
convenientemente”. (S. Agostino)

“La preghiera del Padre nostro è perfettissima... Nella preghiera del Signore non
solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma
anche nell’ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non
solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti”.
(San Tommaso d’Aquino)

Gesù c’insegna la vita nuova con le sue parole e ci educa a chiederla con la
preghiera. Dalla rettitudine della nostra preghiera dipende la rettitudine della
nostra vita.

Gesù ha proibito una preghiera fatta soltanto di parole (Mt 6,7), ma ci ha in-
segnato una preghiera fatta anche di parole.

“La vera preghiera non è nella voce, ma nel cuore. Non sono le nostre paro-
le, ma i nostri desideri a dare forza alle nostre suppliche. Se invochiamo con la
bocca la vita eterna, senza desiderarla dal profondo del cuore, il nostro grido è
un silenzio. Se senza parlare, noi la desideriamo dal profondo del cuore, il no-
stro silenzio è un grido”. (S. Agostino)

Il Padre nostro è questo silenzio diventato il grido di tutto l’uomo e di tutti


gli uomini.

Le prime comunità cristiane pregano la Preghiera del Signore tre volte al giorno
(Didaché 8,3) in sostituzione delle diciotto benedizioni della preghiera ebraica.
Il Padre nostro è una preghiera essenzialmente comunitaria.

“Il Signore c’insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti, egli non dice
Padre “mio” che sei nei cieli ma Padre “nostro”, affinché la nostra preghiera salga,
da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa”. (San Giovanni Crisostomo)

Dal quarto secolo la preghiera di Gesù è collocata nel cuore della celebrazio-
ne della Cena del Signore. Essa è preceduta da queste parole: Obbedienti alla

163
parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire... Sen-
za questo precetto esplicito del Signore nessuno avrebbe mai avuto l’ardimento
di chiamare Dio: Padre nostro. Senza Cristo non avremmo mai saputo d’essere
realmente figli di Dio e partecipi della natura divina e, dunque, non avremmo
mai saputo quanto Dio ci ama.

—  71  —
(Padre nostro che sei nei cieli)

Fin dalle prime parole la Preghiera del Signore c’introduce negli orizzonti im-
mensi del mistero di Dio e dell’uomo. Il Signore del mondo è il Dio dell’uo-
mo, il suo Creatore, il suo Padre.

“L’amore ha impedito a Dio di restare solo”. (san Tommaso d’Aquino)

Noi possiamo invocare Dio come Padre perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto
uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere.

“L’espressione Dio Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stes-
so Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo
nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome
del Padre”. (Tertulliano)

Attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci è
rivelato il Padre.

“O uomo, tu non osavi levare il tuo volto verso il cielo, rivolgevi i tuoi occhi
verso la terra, e, ad un tratto, hai ricevuto la grazia di Cristo: ti sono stati ri-
messi tutti i tuoi peccati. Da servo malvagio sei diventato un figlio buono...
Leva, dunque, i tuoi occhi al Padre... che ti ha redento per mezzo del Figlio e
di’: Padre nostro!”. (S. Ambrogio)

La preghiera del Padre nostro deve sviluppare in noi il desiderio e la volontà


di somigliargli.

164
“Bisogna che quando chiamiamo Dio “Padre nostro”, ci ricordiamo del dovere
di comportarci come figli di Dio”. (San Cipriano)

“Non potete chiamare vostro Padre il Dio d’ogni bontà, se conservate un cuo-
re crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l’impronta della
bontà del Padre celeste”. (San Giovanni Crisostomo)

“È necessario contemplare incessantemente la bellezza del Padre e impregnarne


l’anima”. (San Gregorio di Nissa)

Per recitare convenientemente il Padre nostro dobbiamo avere un cuore umile e


confidente che ci fa diventare come bambini (Mt 18,3) perché il Padre si rivela
solo ai piccoli. (Mt 11,25)

“Chi recita il Padre nostro tratta con Dio come con il proprio Padre, in una
tenerezza specialissima di pietà”. (San Giovanni Cassiano)

“Padre nostro: questo nome suscita in noi, contemporaneamente, l’amore, il fer-


vore nella preghiera e anche la speranza di ottenere ciò che stiamo per chiedere.
Che cosa, infatti, Dio può negare alla preghiera dei suoi figli, dopo che ha loro
concesso, prima di tutto, d’essere i suoi figli?”. (S. Agostino)

L’espressione che sei nei cieli non indica un luogo, ma la maestà di Dio e la sua
presenza nel cuore dei credenti.

Ben a ragione queste parole: “Padre nostro che sei nei cieli” s’intendono riferi-
te al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto, chi prega
desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca. (S. Agostino)

Gesù ci dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà
e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. (Gv 14,23)

Il cielo, la casa del Padre è la vera patria verso la quale siamo in cammino e
alla quale apparteniamo.

165
—  72  —
(Sia santificato il tuo nome)

Il nome, nel linguaggio della Bibbia, esprime l’essere, il carattere, la funzione di


colui che lo porta. Il nome di Dio è Dio stesso come l’abbiamo conosciuto dal
Figlio Gesù. Sul finire della sua vita terrena Gesù ha detto al Padre: “Ho fatto
conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. (Gv 17,6)

Domandare che il nome di Dio sia santificato vuol dire chiedere che egli sia
conosciuto da tutti come il Santo, colui che è totalmente diverso da ogni altro
essere, “il solo che possiede l’immortalità, che abita in una luce inaccessibile; che
nessuno tra gli uomini ha mai visto né può vedere”. (1Tm 6,16)

Nella Bibbia Dio è proclamato: Santo, Santo, Santo (Is 6,3). La triplice ripetizio-
ne indica l’assoluta santità di Dio: Egli è santissimo. Gesù c’insegna che Dio è il
primo a santificare e glorificare se stesso: “Padre, glorifica il tuo nome! Venne al-
lora una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”. (Gv 12,28)

Dio glorifica il suo nome compiendo meraviglie nell’opera della creazione e nel-
la storia della salvezza. Dio parla così nel libro di Ezechiele: “Io agisco non per
riguardo a voi, gente d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi ave-
te disonorato tra le genti presso le quali siete andati. Santificherò il mio nome
grande, disonorato tra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti
sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la
mia santità in voi davanti ai loro occhi. (Ez 36,22-23)

Questa glorificazione del nome di Dio si compie definitivamente nel Figlio di


Dio. Gesù dice: “Padre, io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera
che mi hai dato da fare”. (Gv 17,4)

La glorificazione del nome del Padre è la più grande gioia di Gesù. “In quello
stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: Io ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti
e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto”. (Lc 10,21)

Nell’acqua del Battesimo noi siamo stati santificati nel nome del Signore nostro
Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio (1Cor 6,11). Ne consegue che dob-

166
biamo santificare in noi il nome di Dio manifestando ciò che siamo diventati
in Cristo. Gesù ci rivela la nostra identità e il nostro agire: “Voi siete la luce
del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si
accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché
faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davan-
ti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro
Padre che è nei cieli”. (Mt 5,14-16)

Glorificare Dio è splendere della sua luce riflettendola sul mondo. È la missio-
ne della Chiesa: “Cristo è la luce delle genti, e questo santo Concilio, aduna-
to nello Spirito Santo, ardentemente desidera che la luce di Cristo, splendente
sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni
creatura”. (Concilio Vaticano II, LG 1)

Nell’ultima cena Gesù dice ai suoi discepoli: “In questo è glorificato il Padre
mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. (Gv 15,8)

L’apostolo Pietro ci esorta: “La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile,
perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere
giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio”. (1Pt 2,12)

Domandiamo che il nome di Dio sia santificato in noi dalla nostra vita. Infat-
ti, se viviamo con rettitudine, il nome di Dio è benedetto; ma se viviamo nel-
la disonestà, il nome di Dio è bestemmiato, secondo quanto dice l’apostolo:
“Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra i pagani” (Rm 2,24). Noi,
dunque, preghiamo per meritare d’essere santi com’è santo il nome del nostro
Dio”. (San Pietro Crisòlogo)

“Quando diciamo: ‘Sia santificato il tuo nome’ chiediamo che sia santificato in
noi, che siamo in lui, ma anche negli altri che non si sono ancora lasciati rag-
giungere dalla grazia di Dio; ciò per conformarci al precetto che ci obbliga a
pregare per tutti, perfino per i nostri nemici. Ecco perché non diciamo espres-
samente: il tuo nome sia santificato ‘in noi’; non lo diciamo perché chiediamo
che sia santificato in tutti gli uomini”. (Tertulliano)

Questa prima domanda del Padre nostro compendia anche le altre sei doman-
de seguenti.

167
—  73  —
(Venga il tuo regno)

Il regno di Dio è l’argomento essenziale della predicazione di Gesù. I Vange-


li sinottici (Matteo, Marco e Luca) parlano un centinaio di volte del regno di
Dio o del regno dei cieli.

Davanti a Pilato, Gesù dichiara: “Il mio regno non è di questo mondo”.
(Gv 18,36)

Il regno di Dio non è come i regni di questo mondo. Non è conquistato e con-
servato con le armi, non è il risultato di un successo politico o elettorale. Il re-
gno di Dio è la forza dell’amore di Dio che solleva il mondo dalla perdizione alla
salvezza. “Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato
il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per
mezzo di lui” (Gv 3,16-17). “Ringraziamo con gioia il Padre chi ci ha messi in
grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui, infatti, che ci ha liberato
dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel regno del suo Figlio diletto, per opera
del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati”. (Col 1,12-13)

Il dominio regale e salvifico di Dio si realizza mediante la liberazione dal pec-


cato, che è il rifiuto della signoria del Padre che è nei cieli.

Gesù dice a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua
e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”. (Gv 3,5)

Dopo la sua risurrezione Gesù si mostrò vivo agli apostoli apparendo loro per
quaranta giorni e parlando del regno di Dio (At 1,3) e disse loro: “Mi è stato
dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le na-
zioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, inse-
gnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi
tutti i giorni, sino alla fine del mondo”. (Mt 28,18-20)

Il regno di Dio non si esaurisce nella storia del mondo, ma avrà il suo vertice,
quando Gesù verrà come re a pronunziare l’ultimo giudizio di salvezza o di con-

168
danna: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli,
si sederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti,
ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e
porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra. Allora il re dirà a quelli
che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il
regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo...”. (Mt 25,31-34)

San Paolo dopo aver parlato della risurrezione dei morti, continua così: “Poi sarà
la fine, quando egli (il Cristo) consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridot-
to al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna, infatti, che egli re-
gni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad
essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi... E
quando tutto gli sarà sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a colui che
gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti”. (1Cor 15,24-28)

La Gerusalemme celeste sarà “la dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà
tra loro ed essi saranno il suo popolo ed egli il Dio-con-loro. E tergerà ogni la-
crima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,3-4). Così si concluderà la storia
del regno di Dio che noi invochiamo recitando il Padre nostro.

L’avvento del regno di Dio è per tutti gli uomini, perché per tutti è morto Cri-
sto, il quale vuole attirare tutti a sé. (Gv 12,32)

Gesù ha detto: “Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua mes-
se!” (Mt 9,38)
e: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condur-
re; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”.
(Gv 10,14-16)

Questa ansia di Cristo deve diventare la nostra. Dobbiamo pregare e operare per-
ché tutti entrino nel regno di Dio. Il regno di Dio non è ancora completamente
realizzato nelle singole persone, nelle famiglie, nella Chiesa e nella società. Non
basta emettere sterili lamenti sui mali del mondo. Dobbiamo contribuire con
tutte le nostre possibilità a realizzare il regno di Dio, che è “regno di verità e di
vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, d’amore e di pace”.
(dal Prefazio della solennità di Cristo Re)

169
Il regno di Dio deve venire in tutto il suo splendore alla fine dei tempi. Perché
noi credenti vogliamo pensare con terrore a quei momenti definitivi nei quali
si manifesta in tutta la sua potenza l’amore del Padre? Il cristiano aspetta con
amore la manifestazione della gloria di Cristo a conclusione della sua vita ter-
rena. (cf. 2Tm 4,8)

Dicendo “Padre, venga il tuo regno” noi chiediamo a Dio che l’opera di salvez-
za giunga a felice compimento per tutti gli uomini.

—  74  —
(Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra)

La volontà del Padre nostro è “che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla
conoscenza della verità”. (1Tm 2,4)

Il suo comandamento, che compendia tutti gli altri e ci manifesta la sua volon-
tà, è che ci amiamo gli uni gli altri, come lui ci ha amato. (Gv 15,12)

“Dio ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà... il disegno di ricapito-


lare in Cristo tutte le cose... In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati
predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme
alla sua volontà”. (Ef 1,9-11)

Dicendo: Padre, sia fatta la tua volontà noi chiediamo con insistenza che si rea-
lizzi pienamente questo disegno della benevolenza di Dio sulla terra, com’è già
realizzato in cielo.

Entrando nel mondo, Cristo dice: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua vo-
lontà” (Eb 10,5-7). E durante la sua vita terrena ci ha detto: “Io non cerco la
mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 5,30); “Io faccio
sempre le cose che gli sono gradite”. (Gv 8,29)

Quale sia la volontà del Padre, Gesù l’ha detto con chiarezza: “Questa è la vo-
lontà del Padre mio, che io non perda nulla di quanto lui mi ha dato, ma lo
risusciti nell’ultimo giorno. Questa, infatti, è la volontà del Padre mio, che

170
chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna; io lo risusciterò nel-
l’ultimo giorno”. (Gv 6,37-40)

Il cristianesimo si distingue dalle altre religioni anche per l’importanza che at-
tribuisce alla vita morale come conseguenza della fede religiosa. La volontà di
Dio è che siamo felici: “State sempre lieti” (1Ts 5,16). E la felicità nasce dal-
l’osservanza dei comandamenti di Dio: “Se osserverete i miei comandamenti,
rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio
e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la
vostra gioia sia piena”. (Gv 15,10-11)

La volontà di Dio è il suo infinito amore per noi. L’uomo che fa la volontà di
Dio non è un debole, ma un uomo che ha il coraggio di vivere in armonia con
Dio e con se stesso e il coraggio di amare gli altri come Cristo li ama. La via
del male è la via dei deboli. La via del bene invece è la via di coloro che rice-
vono da Dio la forza di amare sempre tutti, anche i nemici.

Nella preghiera della sua agonia, Gesù fa totalmente la volontà del Padre: “Pa-
dre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la
tua volontà”. (Lc 22,42)

Gesù Cristo “ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mon-
do perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro”. (Gal 1,4)

Nella lettera agli Ebrei leggiamo che Gesù “pur essendo Figlio, imparò tuttavia
l’obbedienza dalle cose che patì”. (5,8)

Noi siamo radicalmente incapaci di obbedire a Dio e di fare la sua volontà. Solo
uniti a Cristo e sorretti dalla potenza dello Spirito Santo possiamo fare sempre
ciò che piace al Padre (Gv 8,29). Scrive Origene: “Aderendo a Cristo, possiamo
diventare un solo Spirito con lui e così compiere la sua volontà; in tal modo
essa sarà fatta perfettamente in terra come in cielo”.

Con l’espressione come in cielo così in terra Gesù c’insegna a riempire la terra
di cielo, ad anticipare nel profondo del nostro spirito la pace della patria cele-
ste, a riempire di eterno ogni attimo della vita.

171
Noi preghiamo: Sia fatta la tua volontà affinché tutti gli uomini siano docili
alla voce di Dio e giungano alla salvezza per la gloria del Padre. San Giovanni
Crisostomo scrive: “Gesù Cristo comanda ad ogni fedele che prega, di farlo con
respiro universale, cioè per tutta la terra. Egli, infatti, non dice ‘sia fatta la tua
volontà’ in me o in voi, ma ‘in terra, su tutta la terra’; e ciò perché dalla terra
sia eliminato l’errore e sulla terra regni la verità, sia distrutto il vizio, rifiorisca
la virtù, e la terra non sia diversa dal cielo”.

Gesù c’insegna: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei
cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. (Mt 7,21)

—  75  —
(Dacci oggi il nostro pane quotidiano)

Durante la sua vita mortale Gesù nutrì le folle con la parola di Dio, ma sen-
tì ugualmente forte il problema della fame e della mancanza di pane: “Sento
compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non
hanno da mangiare. Se li mando digiuni alle proprie case, verranno meno per
via; e alcuni di loro vengono da lontano”. (Mc 8,2-3)

Nel Padre nostro Gesù ci esorta a chiedere il necessario sostentamento della vita,
non da egoisti, ma secondo lo spirito del Vangelo. Leggiamo nel Vangelo se-
condo Matteo: “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che
mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la
vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli
del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre
vostro che è nei cieli li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi,
per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi
affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavo-
rano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua
gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che
oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di
poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa
berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;
il Padre vostro che è nei cieli, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il

172
regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquie-
tudini. A ciascun giorno basta la sua pena”. (Mt 7,25-34)

Noi siamo figli di Dio Padre che conosce i nostri bisogni e provvede: non abbia-
mo motivo di affannarci. Gesù ci dice: “Chi tra voi al figlio che gli chiede un
pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se dunque voi
che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro
che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”. (Mt 7,9-11)

Il richiamo del Padre nostro e di tutto il Vangelo alla provvidenza del Padre che
è nei cieli ci ricorda che le cose necessarie alla vita sono dono della creazione di
Dio il quale ha messo le cose buone da lui create a disposizione di tutti. Il Con-
cilio Vaticano II ci insegna che “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa
contiene all’uso di tutti gli uomini e i popoli, così i beni devono, secondo un
equo criterio, essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna
la carità... Perciò l’uomo, usando questi beni, deve considerare le cose esteriori
che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel
senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri. Del resto a
tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alle
proprie famiglie. Questo ritennero giusto i Padri e Dottori della Chiesa quando
hanno insegnato che gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri e non sol-
tanto con il loro superfluo” (Concilio Vaticano II, GS, 69). A questo proposito il
Concilio ricorda una frase dei Padri: “Nutri chi è moribondo per fame, perché
se non l’hai nutrito, l’hai ucciso”. (Concilio Vaticano II, GS 69)

Se dobbiamo essere disposti a dare la vita per gli altri, a maggior ragione dob-
biamo dare loro le cose di cui hanno bisogno. “Egli (Cristo) ha dato la vita per
noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ric-
chezze di questo mondo e vedendo suo fratello in necessità gli chiude il pro-
prio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole
né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,16-18). “Se un fratello o
una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice
loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non dà loro il necessario
per il corpo, che giova?”. (Gc 2,15-16)

Non basta aiutare gli amici, i buoni, quelli che chiedono con garbo, buona edu-

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cazione e umiltà. Ma “se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete
dagli acqua da bere; perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il
Signore ti ricompenserà” (Pr 25,21-22; Rm 12,20). Il cristiano si “vendica” dei
suoi nemici facendo loro del bene. Il bene fatto ad un indegno è come fuoco
bruciante che lo porta a conversione.

L’amore che dona deve essere generoso e lieto “perché Dio ama chi dona con
gioia”. (2Cor 9,7)

Questa quarta richiesta del Padre nostro riguarda però anche un altro pane e
un’altra fame. “L’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca
del Signore” (Dt 8,3), cioè della sua Parola e del suo Soffio. Non esiste solo la
fame di pane e la sete d’acqua, esiste la fame di Dio (Am 8,11). Quindi il senso
specificamente cristiano di questa domanda riguarda il Pane di vita: la Parola di
Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia. “L’Eu-
caristia è il nostro pane quotidiano... La virtù propria di questo nutrimento è
quella di produrre l’unità, affinché, resi Corpo di Cristo, divenuti sue membra,
siamo ciò che riceviamo... ma anche le letture ascoltate ogni giorno in chiesa
sono pane quotidiano, e l’ascoltare e recitare inni è pane quotidiano. Questi sono
i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terreno”. (S. Agostino)

Alla folla che lo cercava dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù disse: “In verità,
in verità, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete man-
giato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quel-
lo che dura per la vita eterna... Io sono il pane della vita... Io sono il pane vivo
disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io
darò è la mia carne per la vita del mondo... Se non mangiate la carne del Figlio
dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo
giorno... Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. (Gv 6,26-58)

Il Padre nostro è recitato nella Messa come la preghiera migliore per la prepara-
zione alla comunione con il Cristo, pane di vita eterna.

L’uomo vive la vita umana e la vita divina: ha bisogno del pane della terra e
del pane del cielo.

174
—  76  —

(Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori)

Noi non possiamo amare Dio se non amiamo i fratelli: “Se uno dicesse: ‘Io amo
Dio’ e odiasse il suo fratello è un mentitore. Chi, infatti, non ama il proprio
fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento
che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”. (1Gv 4,20-21)

Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli, il nostro cuore si chiude e la sua du-
rezza lo rende impermeabile all’amore misericordioso del Padre. Concretamente,
chi non desidera perdonare il fratello non desidera neppure essere perdonato da
Dio. Come esiste un solo amore per Dio e per il prossimo, così esiste un solo
perdono dato e ricevuto. Il grande ostacolo al perdono è la superbia e la falsi-
tà. Giusto risulta solo colui che riconosce i suoi peccati e implora da Dio il suo
perdono come dono non meritato. (Lc 18,9-14)

“Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è
in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli, che è fedele e giusto, ci perdonerà
i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato
facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi”. (1Gv 1,8-10)

Non è possibile nascondersi allo sguardo di Dio (Sal 139,11-12). Gesù invita
tutti a venire coraggiosamente alla luce (Gv 8,12), a mettere a nudo le proprie
piaghe perché egli è il medico (Mt 9,12) e diagnostica la nostra malattia non
per terrorizzarci, ma per guarirci e ridarci la gioia di essere salvati. (Sal 51,14)

Noi non siamo capaci di rimettere i debiti ai nostri debitori. Solo il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo che abitano in noi possono donarci la capacità stessa
di Dio di perdonare.

Non è in nostro potere non sentire più il rancore e dimenticare l’offesa, ma lo


Spirito può darci la capacità di trasformare il rancore in compassione e il ricordo
dell’offesa in desiderio di intercedere per chi ci ha offeso. Quando domandava-
no a santa Bernadette di Lourdes se ricordava i tanti tormenti e le persecuzioni
che aveva dovuto subire al tempo delle apparizioni, lei rispondeva: “Io non me
ne ricordo”. Non è questione solo d’impegno e di buona volontà, è questione

175
soprattutto di grazia di Dio: ecco perché lo chiediamo nella preghiera al Padre.
Quindi noi non riusciremo a perdonare se Dio stesso non ci fornisce la grazia
del perdono: è il suo perdono che diventa nostro e che noi offriamo al prossimo
gratuitamente dopo averlo ricevuto gratuitamente da Dio. (Mt 10,8)

Il nostro peccato e l’esperienza del perdono di Dio devono diventare una scuola
di vita per perdonare ai nostri fratelli. San Gregorio Magno parlando del peccato
dell’apostolo Pietro e del perdono ricevuto da Gesù, scrive: “Colui che sarebbe
stato il pastore della Chiesa doveva imparare dal suo peccato come doveva esse-
re misericordioso con gli altri. Prima, perciò, Dio rivelò Pietro a se stesso e poi
lo mise a capo degli altri, affinché conoscesse dalla sua debolezza con quanta
misericordia doveva compatire la debolezza degli altri”.

L’ultimo gesto di Gesù sulla croce fu la proclamazione del perdono verso tutti:
“Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. (Lc 23,34)

Quante volte dobbiamo perdonare? A questa domanda il buon senso umano ha


risposto così: La prima volta si perdona, la seconda si condona, la terza si ba-
stona; oppure: Chi perdona una volta è buono, chi perdona la seconda è santo,
chi perdona la terza è matto.
Cosa risponde Gesù? Ascoltiamo il Vangelo: “Allora Piero si avvicinò a Gesù e gli
disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di
me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino
a settanta volte sette” (Mt 18,21-22); ossia, sempre, di tutto cuore e con tanto
amore. Solo quando Dio smetterà di perdonare avremo il diritto di non perdo-
nare: e non succederà mai, perché “la sua misericordia è eterna”. (Sal 136)

Il perdono ci fa simili a Dio. Dio perdona perché è grande, intelligente e buo-


no. L’uomo, quando non perdona, è piccolo, stupido e cattivo.

L’apostolo Paolo c’esorta ad imitare Dio nostro Padre: “Scompaia da voi ogni
asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate in-
vece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come
Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli ca-
rissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha
dato se stesso per voi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 4,31-32;
5,1-2); “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di

176
misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi
scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”. (Col 3,12-13)

Il cristiano deve essere seminatore d’amore e di perdono, ad imitazione di Dio


suo Padre.

—  77  —
(Non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male)

Il racconto della passione di Gesù ci fa capire il significato della parola indurre.


Nel Getsemani, gli apostoli sono esposti al pericolo di entrare nella tentazione
di cedere a satana. Non c’indurre in tentazione significa perciò: Fa’ che non en-
triamo nella tentazione, cioè nella situazione critica di chi comincia ad essere
affascinato dal male. Il diavolo è nemico sleale e si trasforma in angelo di luce
(2Cor 11,14) presentando il male come bene e il bene come male.

Gesù ci esorta: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è


pronto, ma la carne è debole”. (Mt 26,41)

San Paolo scrive: “Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Ri-
vestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo... Pre-
gate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello
Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i
santi”. (Ef 6,10-18)

La vittoria contro satana è possibile solo con la preghiera. È per mezzo della
preghiera che Gesù è vittorioso sul tentatore nel deserto e nel Getsemani.

Dio permette che ci assalgano tentazioni d’ogni genere, ma con la preghiera ci


dà l’aiuto per resistere e uscirne vittoriosi e collaudati nel bene. “Dio è fedele
e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi
darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”. (1Cor 10,13)

L’invocazione liberaci dal male andrebbe corretta in liberaci dal Maligno, come

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leggiamo anche nella preghiera sacerdotale di Gesù in Gv 17,15: “Non chiedo
che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno”.

Il Padre nostro ci fa chiedere prima il perdono dei peccati commessi, poi ci fa


domandare di evitarli in avvenire, con l’invocazione: Liberaci dal male, liberaci
dal Maligno.

Il male viene dal Maligno che ha introdotto il peccato nel mondo, essendo omi-
cida fin dal principio. (Gv 8,44)

Scrive S. Ambrogio: «Il Signore che ha cancellato il vostro peccato e ha perdona-


to le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del
diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico che suole generare la colpa,
non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. “Se, infatti, Dio
è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31)».

Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo anche di essere libera-
ti da tutti i mali di cui egli è l’artefice e l’istigatore. Così prega la Chiesa ogni
giorno nella celebrazione eucaristica: “Liberaci, o Signore, da tutti i mali, con-
cedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre
liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata
speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”.

Conclusione

A proposito del Padre nostro, santa Teresa d’Avila dice: “C’è da lodare Dio nel
considerare la sublime perfezione di questa preghiera evangelica. Come si vede
che fu insegnata da quel Maestro! Ognuno può servirsene secondo i suoi par-
ticolari bisogni, perché in poche parole racchiude tutto quanto si può dire... Io
ne sono tutta meravigliata e mi pare che avendo questa preghiera non ci debba
occorrere altro libro, bastandoci essa sola”.

La preghiera insegnataci da Cristo è la sintesi della fede, è preghiera sublime e


sicura, sazia l’anima e la libera da ogni ansia e paura dell’ignoto e del Maligno.
È un grido di certezza nell’amore di Dio, “Padre di tutti, che è al sopra di tut-
ti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”. (Ef 4,6)

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—  78  —

C’impegniamo non a riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per


amarlo. Per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non
è amabile, anche quello che pare rifiutarsi all’amore, perché dietro ogni volto e
sotto ogni cuore c’è il volto e il cuore di Dio-Amore. (Don Primo Mazzolari)

Oh, se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze
e della sapienza di Dio se non entrando dove più numerose sono le sofferenze
d’ogni genere riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! Come chi de-
sidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare veramen-
te nello spessore della croce!… Per accedere alle ricchezze della sapienza divina
la porta è la croce. Si tratta di una porta stretta nella quale pochi desiderano
entrare, mentre sono molti quelli che amano i diletti a cui si giunge per suo
mezzo. (San Giovanni della Croce, 1542-1591)

Io desideravo ardentemente che fiumi di fede, di speranza e di carità dalle tue


fonti, o mio Salvatore, si versassero in me. Avevo sete di povertà, di castità, d’ob-
bedienza e domandavo di essere da te tutto lavato, vestito e ornato. Quindi, dopo
che avevo osato giungere al tuo cuore dolcissimo ed estinguere in esso la mia
sete, tu mi promettevi una veste intessuta di tre parti, che potevano proteggere
la nudità della mia anima e che fossero sommamente adatte a questa missione:
erano la pace, l’amore e la perseveranza. Rivestito di questo indumento di sal-
vezza, io avevo fiducia che nulla mi sarebbe mancato, ma ogni cosa si sarebbe
realizzata per la tua gloria. (San Pietro Canisio, 1521-1597)

La carità è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce
al cielo. Chi cammina nella carità non può errare, né avere timore. Essa guida,
essa protegge, essa fa arrivare al termine. (San Fulgenzio di Ruspe)

Nelle tenebre e nell’ignoranza di questa vita lo Spirito Santo è luce illuminante


per i poveri in spirito; egli è la carità che trascina, egli la dolcezza che affascina,
egli è la via dell’uomo a Dio, egli l’amore di chi ama, egli la devozione, egli la
pietà. Egli rivela ai fedeli, in un crescendo di fede, la giustizia di Dio, quando
dà grazia su grazia e fede illuminata alla fede che nasce dall’ascolto.
(Guglielmo, abate del monastero di Saint Thierry)

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Nutriamo in noi il desiderio di ascoltare la sua voce; preghiamo perché ci sia
dato di avere un orecchio attento e un cuore disponibile. Egli non chiama tutti
gli uomini allo stesso modo; ci chiama uno per uno, in maniera sempre perso-
nale. (J.-H. Newman)

Non mi occorre adoperare forme dure per tenere il buon ordine. La bontà vi-
gilante, paziente e longanime arriva ben più in là e più rapidamente che non
il rigore e il frustino. E non soffro neanche illusioni o dubbi su questo punto.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Il mondo della creazione e quello della redenzione non sono due realtà con-
trapposte. Entrambi sono sottoposti alla signoria del Cristo. Servire il Cristo,
Signore del mondo (e questa è la vocazione della Chiesa) implica dunque che
ci si ponga al servizio della creazione e del mondo. (Cl. Geffré)

Al di sopra di tutte le opinioni e i partiti che agitano e travagliano la società e


l’umanità intera, è il Vangelo che si leva.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Se vogliamo entrare nella vera preghiera, quella che ottiene tutto, dobbiamo di-
staccarci da tutti i nostri interessi per non vedere che Dio solo.
(R. Voillaume, Pregare per vivere)

Non c’è memoria senza amore. (V. Ghika)

Non scoraggiatevi. La verità della vita consiste nella speranza sicura che il sole
finirà col dissipare tutte le nuvole. (P. Teilhard de Chardin)

Ciò che il Signore non è riuscito a realizzare nei limiti del suo corpo sensibile e ma-
teriale, lo realizza nel suo corpo mistico, nella moltitudine di coloro che gli appar-
tengono e attraverso i quali vuole continuare ad agire e a rivelarsi. (P. Charles)

La gioia dipende dall’amore. Se avrete un grammo d’amore, avrete un grammo


di gioia. Se il vostro amore supera ogni misura, così sarà anche la vostra gioia.
(John Wu)

Gli uomini sono giusti con gli altri soltanto quando li amano. (Joubert, Pensieri)

L’odio fa sempre più male a chi odia che non a chi è odiato. (G. Thibon)

180
Preghiera

Signore, poiché siamo lontani dalla tua gioia, abbiamo bisogno sempre più for-
te della tua misericordia. Poiché non ti amiamo abbastanza, abbiamo necessità
di tutto il tuo amore.
Signore, ama tutti, anche se indegni, perché tutti nascondiamo il nostro pianto.
Ama tutti, anche se ribelli, perché tutti siamo assaliti da timori.
Ama tutti, anche se condannabili, perché non v’è nessuno tra noi che non tor-
turi se stesso…
Ama i tuoi preti, o Cristo, amali tutti e non solo i puri e gli ardenti, ma an-
che quelli che ti seguono a guisa di servitori rassegnati, anche quelli che dubbi
e tentazioni consumano, anche quelli che ripetono le tue parole di fuoco come
lo scolaro stanco ripete la lezione tante volte imparata e mal ricordata.
Ama tutti, o Cristo, ama queste esiliate e contristate creature, alle quali, un
giorno, anche tu volesti assomigliare e che, nonostante, non riescono ancora a
rassomigliarti.
Ama, infine, anche questo tuo supplicatore, che osa invitarti a quell’irresistibile
Amore che ti condusse, te Dio, a nascere nel fango e a morire nel sangue.
(Giovanni Papini)

—  79  —

Dio è con noi soltanto attraverso la carità. “Spezza il tuo pane con l’affamato,
introduci in casa i miseri, senza tetto, vesti chi è nudo … Allora la tua luce sor-
gerà … Allora invocherai il Signore ed egli ti risponderà. Se toglierai di mezzo
a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’af-
famato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua
oscurità sarà come il merigggio”. (Isaia 58,7-10)

Chi ha poca carità vede pochi poveri. Chi ha molta carità vede molti poveri.
Chi non ha carità non vede nessuno. (Don Primo Mazzolari)

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo
nelle sue membra, cioè nei poveri. Non onorare Cristo qui in chiesa con stoffe
di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre. Colui che ha detto: “Questo è il

181
mio Corpo”, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da
mangiare”. (S. Giovanni Crisostomo)

“Mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete” (Gv 14,19b). Davvero non c’è paro-
la più importante e più decisiva da ascoltare e da ricevere. Con essa ci è dato
tutto, ci è donata e garantita la nostra stessa vita. “Voi”, tutti voi, a cui la sacra
Scrittura disse: “Morirete”, il secondo Adamo, che ha preso su di sé la maledi-
zione di questa morte, dice: “Vivrete”. Voi vecchi, voi malati, voi che state per
essere abbandonati dalla vita fisica e voi che, nella polvere a cui siete ritornati,
non udite più nessuna delle parole pronunciate dagli uomini, poiché Cristo vive,
voi vivrete! Liberati dal tempo, dalla malattia e dal nulla, vivrete. Tornerete alla
vita, quando Gesù Cristo vi chiamerà. La sua voce vi darà orecchie per ascolta-
re, e sarà tanto forte che nessun sonno potrà trattenervi.
“Viene l’ora, anzi è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio,
e coloro che l’avranno udita vivranno” (Gv 5,25). La morte non è l’ultima parola.
Il vostro nome che egli pronuncerà sarà l’ultima e la prima parola. (Th. Riebel)

Abbandonati a noi stessi, noi ricadiamo continuamente in tutte le forme d’egoi-


smo e d’egocentrismo che ci separano dagli altri e da Dio, ci chiudono in noi
stessi e ci oppongono gli uni agli altri. Soltanto lo Spirito di Gesù, cioè lo Spi-
rito Santo, può insegnarci a superare ogni genere d’egoismo individuale o col-
lettivo, per unirci veramente nella comunione di un unico amore.
(B. Besret, Liberazione dell’uomo)

Come mai non avete riflettuto sul fatto singolare che soltanto i cristiani sono
uomini che possiedono la gioia e che nella fede non trovano mai delusione ma
interesse, amore e stupore sempre nuovi? (P. Claudel)

Le nostre sventure sono la semente delle nostre gioie.


(Th. Merton, Nessun uomo è un’isola)

Non dobbiamo disprezzare la preghiera di domanda, perché sulla capacità di


pregare in questo modo si misura la realtà della nostra fede. (A. Bloom)

L’ascensione del Cristo è la nostra elevazione; quanto più alta è la gloria del capo,
tanto più può innalzarsi la speranza del corpo: lasciamo dunque prorompere la
nostra gioia. (S. Leone Magno, Primo discorso sull’ascensione del Signore)

182
Preghiera

Spirito Santo, Dio d’Amore,


vieni come un vento potente nelle nostre cattedrali,
scuoti i nostri campanili,
apri le nostre parrocchie, sveglia i nostri gruppi…
Entra nelle case più lussuose così come nelle più umili dimore.
Riempi la terra della tua luce, delle tue consolazioni, del tuo amore.
Vieni, Spirito d’amore, porta al mondo la freschezza del tuo soffio creatore.
Come nel primo mattino del mondo,
avvolgi tutti gli uomini con la luce della tua grazia
e il fuoco della tua presenza.
E avviaci tutti sulla strada che conduce alla vita.
Divino Consolatore delle nostre pene,
fascino profondo di solitudini feconde,
moltiplicatore di tutte le nostre gioie,
germe d’ogni vita spirituale,
aleggia ancora su tutto l’universo
come all’inizio planavi sulle acque dell’abisso
da cui scaturì il mondo nuovo.
Riempi l’universo della tua pienezza;
assorbi la nostra povera umanità
nel mistero del tuo amore divino,
e nei nostri cuori di carne
imprimi il sigillo delle promesse del Padre.
Amen.

—  80  —

Dal “Pensiero alla morte” di Paolo VI, papa.


“Sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di rico-
noscenza, anzi di gratitudine. Questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli,
i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo,
un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno di essere
cantato in gaudio e gloria: la vita, la vita dell’uomo! Né meno degno d’esaltazione

183
e di felice stupore è il quadro che circonda la vita dell’uomo: questo mondo im-
menso, misterioso, magnifico; questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi,
dalle mille bellezze e dalle mille profondità. Perché non ho studiato abbastanza,
esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabi-
le distrazione, quale riprovevole superficialità! Tuttavia, almeno in extremis, si
deve riconoscere che quel mondo, che è stato fatto per mezzo di Lui (Cristo),
è stupendo. Ti saluto e ti celebro all’ultimo istante, con immensa ammirazione;
e, come si diceva, con gratitudine. Tutto è dono; dentro la vita, dentro la natu-
ra e l’universo, sta la Sapienza; e poi, lo dirò in questo commiato luminoso, sta
l’Amore! La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la
sua maggior parte, di un Dio Creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nei
cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a te, o Padre!”. (Paolo VI, papa)

Bisogna andare incontro alla realtà di domani non con dei sogni, ma con delle
forze, con la forza dello Spirito Santo.
La preghiera è un impegno. Non possiamo pregare veramente per qualcuno, se
non saremo pronti ad aiutarlo noi stessi. (A. Bloom)

Io credo che l’uomo non ha bisogno di droga e d’illusione, ma di verità e d’amo-


re. Io credo che il vero benessere deve essere prima nell’anima e poi nelle ta-
sche. Io credo che l’ingiustizia è inevitabile se non si vede le cose come Dio ci
ha insegnato a vederle. (G. Papini)

Il cristiano non ha dimora permanente quaggiù. Ma la sua libertà non è eva-


sione. Egli si mantiene libero per meglio servire. Ha rinunciato al mondo come
tentazione ma Dio gli ha ridato il mondo come vocazione al servizio degli uo-
mini. (Cl. Geffré)

Più l’uomo vorrà essere responsabile di se stesso, più dovrà sentirsi obbligato,
se non vuole distruggersi, ad accettare le realtà divine e umane che definiscono
il suo vero destino. (R. Voillaume)

Tu porti la responsabilità dei fratelli: non sarai mai abbastanza consapevole di


questo. Ricordati che pregando con tutto il cuore e con tutto l’impegno tu fai
il massimo che puoi fare per salvare e santificare quegli uomini la cui sorte spi-
rituale Gesù ha ritenuto di legare alla tua misera collaborazione. (R. Voillaume)

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Lo Spirito Santo non verrà mai meno nella Chiesa. La sua testimonianza farà
sempre di essa il sacramento di Gesù Cristo. La Chiesa ci donerà sempre la pre-
senza del Signore, e attraverso i meriti dei suoi figli non cesserà di riflettere la
Sua gloria. (H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa)

Se dunque fin d’ora, per aver ricevuto il dono dello Spirito, noi gridiamo: “Abbà,
Padre”, che cosa avverrà dopo la risurrezione dai morti, quando lo vedremo a
faccia a faccia? Quando da tutte le membra sgorgherà un canto d’esultanza, un
inno di glorificazione a colui che ci avrà fatto risorgere e ci avrà donato la vita
eterna? Ci renderà simili a lui e porterà a compimento la volontà del Padre,
perché farà l’uomo ad immagine e somiglianza di Dio.
(s. Ireneo di Lione, Contro le eresie, Libro V, 8,1)

Per formare dei discepoli non basta il fascino, ci vuole una dottrina. (P. Charles)

Ciò che il Signore ha sempre esaudito nella preghiera, è la speranza. (J.-F. Six)

Giovanni Battista accoglie attorno a sé i peccatori, ma sono loro che vanno da


lui a chiedergli quello che devono fare. Gesù invece si mette a percorrere la Ga-
lilea e va a cercare i peccatori: il movimento si è rovesciato. In questa inversione
sta tutto il cristianesimo. (J. Guillet)

Dio ama ciascuno di noi come se fossimo l’unico al mondo.

Siamo obbligati a predicare, perché predicare significa dire pubblicamente qual-


cosa a proposito di Gesù Cristo, Dio e Signore: non si può amarlo e tacere.
(M. Delbrêl, Che gioia credere)

Beato chi giudica se stesso con la massima severità con cui giudica gli altri.
Più beato ancora chi si mostra severo con se stesso e indulgente verso gli alti.
E ancora più beato chi giudica se stesso ed evita del tutto di giudicare gli altri.
(Lanza del Vasto)

Il Padre ha detto una sola parola: suo Figlio. E la dice sempre, in un eterno
silenzio. È nel silenzio che l’uomo la deve ascoltare… La cosa più necessaria
per avanzare nelle vie di Dio è far tacere il proprio desiderio e la propria lin-
gua di fronte alla grandezza di Dio, che preferisce a tutte le parole il silenzio
dell’amore. (S. Giovanni della Croce)

185
La predicazione è più che un insegnamento: è parola che opera ciò che dice in
coloro che l’accolgono, è strumento di salvezza, perché il regno di Dio consiste
precisamente nell’ascoltare la Parola e nel metterla in pratica. (P.-Y. Emery)

Preghiera

Signore, tutto patisti, tutto donasti, tutto pagasti; nessun cuore d’uomo potrà
mai immaginare che manchi ancora uno iota alla parte che ti sei assunta nel-
l’opera del riscatto. Dopo la tua risurrezione doveva incominciare la nostra ri-
surrezione… Ma noi siamo rimasti - dico i più – inerti e muti e freddi, cioè
siamo rimasti simili a cadaveri, siamo rimasti morti. (G. Papini)

—  81  —

Come l’ultima Cena fu per i discepoli non già convito riposato e gioioso ma
vigilia e anticipato conforto per quello che avrebbero dovuto soffrire nella pas-
sione, così i cristiani, non devono sentire la Comunione soltanto come intimo
e giubilante possesso della Divinità perennemente incarnata, ma come prepa-
razione e consolazione delle pene e delle miserie che ogni alba annuncia sulla
strada dell’uomo. (Giovanni Papini)

Maria, appena ebbe ricevuto Gesù, andò in fretta a darlo a Giovanni. Anche
noi, appena ricevuto Gesù nella Santa Comunione, andiamo in fretta a darlo
alle nostre Sorelle, ai nostri poveri, agli ammalati, ai moribondi, agli emargina-
ti, ai respinti. (Madre Teresa di Calcutta)

Se non sai riconoscere Cristo nei poveri, non saprai riconoscerlo neppure nell’Eu-
caristia, perché un’unica fede illumina i due misteri. (Madre Teresa di Calcutta)

Ogni vero rapporto con Cristo conduce verso il prossimo. (R. Schutz, priore di Taizé)

L’egoismo è la sintesi di tutta la nostra potenza di negazione. Ci sono molte


vite inutili che avrebbero potuto, con un po’ di generosità, diffondere tanta luce
intorno a sé. (P. Charles)

186
Il seminatore non avrebbe gettato il seme se non fosse stato sicuro che, malgra-
do tutti gli ostacoli, quei chicchi di grano esposti a tanti rischi avrebbero finito
per produrre una buona messe. Gesù è uscito a seminare, ha donato la propria
vita con tanta generosità nonostante le opposizioni; questo significa che ha in
sé un’energia capace di vincere tutte le resistenze: la potenza del regno di Dio.
(J. Guillet, Gesù di fronte alla sua vita e alla sua morte)

Nessuna patria può pensare che il figlio del carpentiere le appartenga. Nessuna
sinagoga, nessuna chiesa può rinchiudere in se stessa Gesù. I popoli santi, siano
essi l’antico Israele o il nuovo popolo dei battezzati, devono continuamente con-
vertirsi e abbattere le mura che tendono a costruire intorno a sé, per camminare
verso quei luoghi sempre nuovi dove Gesù vuol compiere il miracolo dell’uma-
nità rinnovata. Bisogna che ci chiediamo se Gesù è il profeta della nostra vita,
se è il profeta della nostra chiesa. Fin dai più antichi libri della Bibbia si vede
chiaramente che i profeti non sono né uomini del tempio, né servi del palazzo.
Sono uomini liberi, radicati in Dio e nell’umanità. Gesù appartiene alla razza
ardente e scomoda dei profeti! Con la sua vita e la sua morte. Lasceremo che
squarci le nostre chiese, per aprirle alle aurore di Dio? (G. Bassière)

Attraverso il potere esercitato sui corpi, i miracoli provano il potere che Dio ha
sui cuori. (B. Pascal, Pensieri)

Anche quando stiamo preparando da mangiare, bisogna che i nostri atti siano
animati dalla fede, una fede altrettanto necessaria come se dovessimo risuscitare
un morto. (M. Delbrêl, Che gioia credere)

Il dono dello Spirito non è una forza ricevuta per compiere opere personali: è
l’annientamento di sé fino a diventare lo strumento dell’Altissimo.
(G. von Le Fort, La donna eterna)

Per alcuni, Dio è colui che permette di dormire tranquilli, è la parola rassicu-
rante che dispensa da ogni ricerca. Per altri è colui che strappa gli uomini alla
“falsa pace” in cui, come affermava Pascal, il mondo era immerso prima del
Cristo. (H. de Lubac)

La vera solitudine purifica l’anima e la spalanca ai quattro venti della generosità.


La falsa solitudine chiude la porta a tutti gli uomini e si esaurisce nelle proprie
sciocchezze. (Th. Merton, Nessun uomo è un’isola)

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Il nostro tempo ha voluto scorgere in Gesù il grande riformatore sociale, che
vede le miserie e le sofferenze degli uomini e cerca di alleviarle. È vero, ma non
è tutto. Chi ha uno spirito caritatevole e sensibile ai problemi sociali, vorrebbe
diminuire il dolore, e se possibile sopprimerlo. S’impegna quindi per ottenere
che si provveda adeguatamente ai bisogni degli uomini, si prevengano le disgra-
zie, si favorisca un’esistenza tranquilla e ordinata, in modo che la terra sia abi-
tata da creature felici, belle, sane d’anima e di corpo… Per Gesù la sofferenza
è anche qualcosa di molto profondo, che arriva fino alle radici della vita stessa,
identificandosi col peccato e con l’allontanamento da Dio. Gesù la vede come un
punto d’intersezione per lo meno possibile, come un’apertura verso Dio; come
una conseguenza del peccato, ma anche come un mezzo di purificazione e una
via per ritornare a Dio. (R. Guardini, Il Signore)

Preghiera

Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini,


vero pane dei figli: non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunciato, in Isacco dato a morte,
nell’Agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
(Dalla sequenza della Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo)

—  82  —

Il perdono è uno dei temi dominanti della predicazione di Gesù: appartiene all’es-
senziale del cristianesimo a tal punto che chi non perdona non è in comunione
con Cristo. Gesù stesso non è altro che il perdono di Dio offerto all’umanità.

Il comandamento del perdono è il primo, non l’undicesimo.

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L’avvenire appartiene a quelli che amano, non a quelli che odiano. Il demonio
ha invaso la terra con l’odio: fate rivivere prepotentemente l’amore. Tanti sono
ancora violenti, perché non sono stati finora abbastanza amati. (Pio XII, papa)

Noi dobbiamo organizzare la pace, così come altri organizzano la guerra.


(M. J. Metzer)

Un cristiano deve fare la pace, anche quando venissero a mancare le “ragioni della
pace”. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine,
quando non c’è tornaconto, né connivenza, né interesse... Se altri odiano, non è
una ragione per odiare anche noi. Si vince il male col bene: questo è il coman-
damento di Dio. Gli altri sono comandamenti di uomini. (P. Mazzolari)

Prendi il largo verso le regioni sconosciute del tuo essere segreto; liberato dalla
paura, gusterai un giorno la pace che Dio stesso pone dentro di te.
Prendi il largo: abbandona la tua vita alla corrente della fede; se hai il corag-
gio di partire, le onde ti porteranno in mare aperto, in un battesimo di schiu-
ma e di sole.
Prendi il largo alla voce di colui che sostiene il tuo slancio; gli abissi del mare
sono pronti ad inghiottirti, ma Dio calma le onde e fa tacere l’uragano.
Prendi il largo, immergiti nel cuore di una vita fremente di speranza; vedrai le-
varsi l’aurora senza tramonto che inonda con la sua gloria il nostro mondo tor-
mentato. (Commissione francofona cistercense)

Le abitudini sono la morte d’ogni vera tradizione, come d’ogni vera vita. Sono pa-
rassiti che attaccano l’organismo vivente della tradizione e divorano la sua sostanza,
trasformandola in un vuoto formalismo. (Th. Merton, Nessun uomo è un’isola)

L’azione specifica della purezza consiste nell’unificare le energie dell’anima in una


passione unica, straordinariamente ricca e intensa. L’anima pura è quella che, su-
perando la molteplice e disgregante attrazione delle cose, tempra la propria unità
(cioè matura la propria spiritualità) alla fiamma della semplicità divina.
(P. Teilhard de Chardin, L’inno all’universo)

Amare sempre e in ogni caso, è la via miglior per salvare sicuramente qualcuno,
in qualche parte del mondo. (M. Delbrêl, Che gioia credere)

189
Nella sofferenza è nascosta, con un’intensità estrema, la forza ascensionale del
mondo. Il problema sta tutto nel liberarla, rendendola cosciente del suo signifi-
cato e del suo potere. (P. Teilhard de Chardin, L’inno all’universo)

Mio Dio, perdonami di non aver amato gli amici sconosciuti incontrati lungo
la strada, di non aver aperto i loro cuori pesanti e chiusi su cui l’acqua fredda
dei giorni è caduta a goccia a goccia. (Claudine Chonez)

L’insegnamento di Gesù (nel discorso della montagna: Mt 5-7) si rivolge ad uo-


mini che la buona notizia ha già strappato alla potenza di Satana, che già vivo-
no nel regno di Dio e ne irradiano il tipico carattere. Si rivolge ad uomini che
hanno ricevuto il perdono, che hanno trovato la perla preziosa, che sono stati
invitati alle nozze, che attraverso la fede appartengono alla nuova creazione, al
mondo nuovo di Dio. Si rivolge ad uomini nella cui vita ha fatto irruzione la
grande gioia di cui parla la parabola del tesoro nascosto nel campo; l’uomo che
lo trova si allontana pieno di gioia e sacrifica tutto quello che possiede. Si ri-
volge ai figli prodighi a cui il Padre spalanca di nuovo le porte della sua casa.
Fin da oggi, dice loro Gesù, potete vivere nel tempo della salvezza. Ma questo è
anche il tempo della volontà di Dio, con tutte le sue esigenze. Perché presenza
del regno significa entrata in vigore del diritto voluto da Dio per il mondo che
viene. Chi dice diritto di Dio dice volontà santa e perdono sovrano: il perdono
chiama ad un dono, quello di tutta la propria vita. Ecco ciò che dice Gesù, e
non esita ad usare l’imperativo: “Devi!”. Adesso devi realmente rinunciare alla
collera, eliminare lo sguardo impuro, cercare la sincerità perfetta, amare il tuo
nemico. Soltanto a partire dalla generosità del dono divino si possono compren-
dere le parole esigenti di Gesù. (J. Jeremias, Il discorso della montagna)

Preghiera a Cristo re della pace

Signore Gesù, re della pace, ti preghiamo per la pace nel mondo, con la voce
di tutti gli uomini.
Noi facciamo nostra la voce dei vivi e dei morti; dei morti, caduti nelle tre-
mende guerre passate, sognando la concordia della pace del mondo; dei vivi,
che a quelle sono sopravvissuti, portando nel cuore la condanna per coloro che
tentassero di rinnovarle; dei vivi che ancora sono costretti a combattere e che
aspettano con ansia la pace; di tutti i giovani del mondo che sognano, a buon
diritto, una migliore umanità.

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Noi facciamo nostra la voce dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, di tutti
coloro che anelano alla giustizia, alla dignità della vita, alla libertà, al benesse-
re e al progresso.
Noi facciamo nostra la voce che sale dal sangue di milioni di uomini, da innu-
merevoli e inaudite sofferenze, da inutili stragi e immense rovine. E ti preghiamo:
non più la guerra, ma la pace guidi le sorti dei popoli e dell’intera umanità.
O re della pace, aiutaci a conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace,
insegnaci ad amare la pace, a servire la causa della pace, a fondare la pace nel
tuo amore e nell’amore del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini.

—  83  —

Colui che è misericordia vuole che tu sia misericordioso, e colui che è giustizia vuo-
le che tu sia giusto, perché il Creatore brilli nella sua creatura. (San Leone Magno)

Gli imperi, la Grecia, Roma, la cultura scientifica moderna sono come dei raz-
zi che salgono nel buio e si spengono. Una sola realtà continua a splendere da
Abramo fino ad oggi: la verità eterna comunicata agli uomini. Tra crisi e mi-
nacce questa verità non viene mai meno. (J. Guitton)

Il mondo sarà meraviglioso, finché ci saranno persone capaci di meravigliarsi.


(R. Voillaume)

Rallegriamoci di non possedere, ma di avere per poter donare. (C. de Foucauld)

Cristo ha talmente fatto sua la nostra umanità da imparentarsi con ogni uomo.
(Y. de Montcheuil)

La religione per alcuni è soltanto una componente domenicale della vita, un


formale ossequio alle tradizioni di famiglia, un comodo pretesto per non pro-
vare l’inquietudine e la fatica della personale conquista della verità, come se la
fede costituisse una specie di garanzia, in base alla quale l’uomo si possa ritenere
esentato dal dovere di sudare il proprio pane spirituale. (E. Balducci)

191
L’episodio dei due discepoli in cammino verso Emmaus (Lc 24,13-35) è un’im-
magine esemplare dell’incontro che la Chiesa nell’Eucaristia fa con il suo Signo-
re. L’esperienza di quei due diventa la nostra esperienza. Essi esprimono bene la
situazione dell’uomo contemporaneo, sfiduciato per il tramonto di false sicurezze
e di facili speranze… alla ricerca di significati da dare alla vita, d’ideali per cui
lottare, credere e sperare. Gesù si avvicina a loro, si fa compagno di viaggio…
e cammina con loro… In filigrana vi leggiamo i momenti essenziali dell’incon-
tro salvifico con Cristo che si compie nell’Eucaristia: Cristo cammina sulle stra-
de dell’uomo; con la sua parola convoca e manifesta il senso della vita; il pane
spezzato è nutrimento e rivelazione; l’incontro con Cristo riempie il cuore di
speranza e dà coraggio per annunciarlo vivente nel mondo.
(C.E.I., Eucaristia, comunione e comunità, n. 5)

Chi può dire che cosa Dio farebbe di noi se avessimo il coraggio, sulla sua pa-
rola, di seguire fino in fondo i suoi consigli e di abbandonarci alla sua provvi-
denza? (P. Teilhard de Chardin, L’inno all’universo)

La testimonianza di tutti i grandi contemplativi cristiani è unanime: qualun-


que sia la strada seguita da ciascuno, essi percepiscono sempre l’unione con Dio
come reale, di una realtà più esistenziale, più solida e più certa che qualsiasi altra
esperienza del mondo fisico. In questo senso, è vero che i contemplativi sono i
più realisti degli uomini. (R. Voillaume)

Rinunciare per amore a quello che si sarebbe potuto essere è un modo bellissi-
mo di rendere omaggio a Dio. (P. Teilhard de Chardin)

Dio si presenta e si dona agli uomini con una realtà e una ricchezza molto di-
versa, secondo la fede, la fedeltà, la purezza che trova in ciascuno.
(P. Teilhard de Chardin)

La legge antica poneva la giustizia come norma che doveva regolare il rapporto
tra gli uomini. Come l’altro si comporterà con me, così io mi comporterò con
lui. Posso rispondere alla violenza con la violenza, alla cattiveria con la cattive-
ria. La giustizia consiste nel rendere ciò che è stato dato, né di più né di meno,
e nel difendersi naturalmente da tutto ciò che costituisce una minaccia. Il Cri-
sto dice: Questo non basta. Finché ti limiti a restituire con giustizia, non esci
dall’ingiustizia. Finché obbedisci alla volontà di rendere colpo per colpo, di ri-

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spondere ad ogni attacco, di vendicare ogni ingiustizia, diventerai sempre più
ingiusto, perché la passione oltrepassa inevitabilmente i limiti. Senza contare che
la pretesa stessa di stabilire una sanzione è un’ingiustizia, perché va al di là dei
poteri dell’uomo. Chi vuole rendere male per male non ripristina mai la giusti-
zia. Quando guardiamo al torto subito, l’ingiustizia si risveglia nel nostro cuore
e ci spinge a colpire a nostra volta.
Per uscire da questo circolo vizioso bisogna spezzare le catene che ci legano le
mani e trovare un punto di vista superiore da cui dominare ciò che accade. Bi-
sogna introdurre una forza nuova nella questione: invece dell’affermazione di
sé, l’oblio di sé; invece della cosiddetta giustizia, la libertà creativa. L’uomo può
diventare giusto solamente cercando qualcosa di più della giustizia. Di più non
soltanto sul piano quantitativo, ma anche sul piano qualitativo. Bisogna cercare
una forza che distrugga il potere dell’ingiustizia e della violenza, che crei uno
spazio in cui la violenza si trovi disarmata: l’amore. (R. Guardini, Il Signore)

Pregare per qualcuno significa essere presenti contemporaneamente a Dio e al-


l’uomo, realizzando un perfetto equilibrio tra questi due amori.
(G. Thibon, Il pane di ogni giorno)

Non essere nulla per essere al proprio vero posto nel tutto. (S. Weil)

Preghiera

Quando ero giovane, le mie preghiere a Dio dicevano: “Signore, dammi la for-
za di cambiare il mondo”.
Quando fui vicino alla mezza età, mi resi conto che non avevo cambiato nien-
te. La mia preghiera allora diceva: “Signore dammi la grazia di cambiare quelli
che mi stanno vicini, la famiglia e gli amici”.
Ora che sono vecchio, la mia preghiera è: “Signore fammi la grazia di cambia-
re me stesso!”
E se dall’inizio avessi pregato per questo, non avrei sprecato la mia vita.
(Anonimo indiano)

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—  84  —

Vides Trinitatem, si caritatem vides! Vedi La Trinità, se vedi la carità! (S. Agostino)

Dio non ha le nostre ripugnanze: Dio non ha ripugnanze, perché Dio è amore.
(F. Mauriac)

Le cose umane si capiscono studiando, le cose di Dio si capiscono amando.


(B. Pascal)

L’occhio e l’ala di una farfalla bastano per annientare un ateo. (Diderot)

Se Dio vedesse le rappresentazioni che gli uomini si fanno di lui, ne provereb-


be sgomento. (E. Renan)

Il mistero non è un muro, ma un orizzonte. Il mistero non è una mortificazio-


ne dell’intelligenza, ma uno spazio immenso che Dio offre alla nostra sete di
verità. (A. De Saint Exupéry)

Un maomettano era con padre Gabric e guardava una Sorella, che fasciava con
tanto amore le piaghe di un lebbroso. La Suora non parlava, ma agiva raccolta.
Il maomettano si rivolse al padre e gli disse: “Per tutti questi anni ho creduto
che Gesù fosse un profeta ma oggi capisco che è Dio perché ha messo tanto
amore nelle mani di questa Sorella”. (Madre Teresa di Calcutta)

Non prendiamo a pretesto gli odi fratricidi che lacerano certi popoli per sottrar-
ci alle nostre responsabilità immediate. Oggi stesso, fosse anche nei confronti di
due o tre persone soltanto, dobbiamo prendere la decisione di amare nel nome
di Gesù. Questo amore si caratterizza sempre come il superamento di una bar-
riera, di una ripugnanza, di un’incompatibilità umana. Come l’amore di Cristo
per noi che ha dovuto abbattere il muro di separazione che ci teneva lontani
da Dio e a lui estranei. Siano rese grazie a colui che “per mezzo della croce ha
distrutto in se stesso l’inimicizia”, come dice san Paolo (Ef 2,16): questa è l’ere-
dità che egli ci ha lasciato e che dobbiamo fare nostra, se vogliamo continuare
a dirci discepoli di Gesù. (A. Besnard)

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Voi tutti che vi combattete e siete ancora troppo divisi per potervi riconoscere,
conservate la vostra fede nella causa che ritenete giusta. E domani forse, con
sorpresa, scoprirete che nulla vi oppone e che potete amarvi.
(P. Teilhard de Chardin)

Se non brucia, l’anima muore. (A. Audra)

La fedeltà totale è la prova dell’amore. (G. Thibon)

L’amore della verità è un’infanzia perenne, fresca, deliziosa. E i misteri più alti
il Signore li rivela ai fanciulli, e li tiene nascosti agli intelligenti e ai così detti
sapienti del secolo. (Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Non pensare mai a te. È questa la vera povertà. (Marietta Martin)

Elevazione alla Santissima Trinità

Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente,


per fissarmi in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da te, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora preferita e il luogo del ripo-
so; che io non ti lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla tua azione creatrice.
O mio amato Cristo, crocefisso per amore, vorrei essere una sposa del tuo Cuore;
vorrei coprirti di gloria e ti chiedo di rivestirmi di te stesso, di immedesimare la
mia anima con tutti i movimenti della tua Anima, di sommergermi, d’invadermi,
di sostituirti a me, affinché la mia vita sia un’irradiazione della tua vita. Vieni
nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da te. Poi, attraverso tutte le not-
ti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre te e restare sotto la tua
grande luce. O mio Astro amato, incantami, perché non possa più uscire dallo
splendore dei tuoi raggi.
O Fuoco consumatore, Spirito d’amore, scendi sopra di me, affinché si faccia
della mia anima come un’incarnazione del Verbo, ed io sia per Lui un’aggiunta
d’umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

195
E tu, o Padre, chinati sulla tua piccola creatura, coprila con la tua ombra, e non
guardare in lei che il Diletto nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.
O miei TRE, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui
mi perdo, mi consegno a voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contem-
plare, nella vostra luce, l’abisso delle vostre grandezze.
(Elisabetta della Trinità [1880 – 1906], 21 novembre 1904)

—  85  —

L’odio è il più grande peccato.

La verità che è il cardine del cristianesimo è questa: il nostro amore verso il Si-
gnore è misurato con la stessa misura del nostro amore verso il prossimo. È la
qualità della fraternità che decide la qualità del rapporto con Dio.

Un credente vive prima di tutto nella sua famiglia la novità della fede. La fami-
glia è il centro d’ogni problema e il centro della risoluzione d’ogni problema.
Se le famiglie sono malate, anche la società è malata; se le famiglie fossero nella
pace, tutta la società sarebbe nella pace. È nella famiglia che s’impara ad amare
e, purtroppo, anche ad odiare.

Dio, condannando l’adulterio, sottolinea il valore della famiglia e della fedeltà.


Ma questa è una caratteristica di Dio. Collegando famiglia e fedeltà, Gesù ci ri-
vela che la famiglia è il volto umano di Dio, la sua manifestazione in terra.

Molti figli non arrivano a Dio, o ci arrivano con molta difficoltà, perché in fa-
miglia non hanno fatto l’esperienza della paternità e maternità come espressione
della bontà, generosità, altruismo, dedizione a Dio. Giovanni Bachelet, figlio di
Vittorio assassinato dalle brigate rosse, ha detto più volte ai suoi familiari e a
tutti: “Ora noi dobbiamo vivere il perdono che ci ha insegnato papà!”. L’esem-
pio di un padre è vita per i figli.

Avete compiuto una scelta assai felice ponendo Gesù Cristo risorto al centro
dell’attenzione del Convegno e di tutta la vita e la testimonianza della Chiesa

196
in Italia. La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli
apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è
affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “muta-
zione” accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente
nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù
di Nazaret, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero
universo; per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione della
testimonianza cristiana, dall’inizio fino alla fine dei tempi.
(Benedetto XVI, papa, Quarto convegno ecclesiale nazionale, Verona 19 ottobre 2006)

La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare


perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita,
ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo.
(Benedetto XVI, Verona 19 ottobre 2006)

Tocca a noi – non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo
Spirito Santo – dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interroga-
tivi della nostra gente. Se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande
servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo, perché è
presente ovunque l’insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità
di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo.
(Benedetto XVI, papa, Verona 19 ottobre 2006)

Vorrei sottolineare come , attraverso questa multiforme testimonianza, debba


emergere soprattutto quel grande “sì” che in Cristo Gesù Dio ha dato all’uo-
mo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza;
come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo. Il
cristianesimo è, infatti, aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle
culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza.
San Paolo nella Lettera ai Filippesi ha scritto: “Tutto quello che è vero, nobile,
giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo
sia oggetto dei vostri pensieri” (4,8). I discepoli di Cristo riconoscono pertanto
e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come
la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell’uomo, la libertà
religiosa, la democrazia. (Benedetto XVI, papa, Verona 19 ottobre 2006)

L’opera d’evangelizzazione non è mai un semplice adattarsi alle culture, ma è

197
sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazio-
ne e risanamento, un’apertura che consente di nascere a quella creatura nuova
(2Cor 5,17; Gal 6,15) che è frutto dello Spirito Santo.
(Benedetto XVI, papa, Verona 19 ottobre 2006)

Preghiera semplice di san Francesco

Signore, fa’ di me
uno strumento della Tua Pace:
dov’è odio, ch’io porti l’Amore,
dov’è offesa, ch’io porti il Perdono,
dov’è discordia, ch’io porti l’Unione,
dov’è dubbio, ch’io porti la Fede,
dov’è errore, ch’io porti la Verità,
dov’è disperazione, ch’io porti la Speranza,
dov’è tristezza, ch’io porti la Gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.
O divino Maestro, fa’ che io non cerchi tanto
di esser consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Perché, dando, si riceve;
perdonando, si è perdonati;
morendo, si risuscita alla Vita.

—  86  —

La salvezza, come tutto ciò che innalza la natura umana, non può essere che il
frutto di una collaborazione. Collaborazione ineguale, dove tu, o Signore, hai lar-
gito quasi tutto e a noi chiedi quasi nulla. Ma senza quell’atomo di adesione del-
l’uomo, perfino la tua onnipotenza è impotente a salvarci. (Giovanni Papini)

I nemici della Chiesa non possono farle altro che bene. Il vero nemico della
Chiesa è dentro di noi: è il peccato. (C. De Foucauld)

198
Gesù ci ha comandato di amarci scambievolmente. Non ci ha comandato di
piacerci l’un l’altro. Se aspettiamo che alcune persone ci diventino gradite o at-
traenti prima di cominciare ad amarle, non cominceremo mai. (T. Merton)

Senza un intimo e assiduo contatto con Cristo non può esserci né santità né
apostolato. L’apostolo, sacerdote o laico, dovrà dunque dare il primo posto, tra
i valori della sua esistenza, alla preghiera, al raccoglimento silenzioso, all’orazio-
ne e a tutto ciò che li alimenta. (Card. Suhard)

La nostra gioia è il mezzo migliore per predicare il cristianesimo.


(Madre Teresa di Calcutta)

Per farmi imparare a credere al loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero
dei canti migliori, bisognerebbe che avessero un’aria più contenta. (Nietzsche)

Il mondo propone il piacere, mentre Dio propone la gioia, frutto d’amore.


Dio, che ha scelto Betlemme e il Calvario, è coerente con se stesso: la ricchez-
za, il potere, la salute, la cosiddetta fortuna non risolvono il problema della
gioia dell’essere umano.

Più tutto mi mancherà quaggiù, più troverò l’Unico necessario. (C. De Foucauld)

La Chiesa degli ultimi tempi offrirà a chi ha fame non le pietre ideologiche dei
sistemi, né le pietre teologiche dei catechismi; offrirà invece il pane degli angeli
e il cuore del fratello offerto come nutrimento puro. (P. N. Evdokimov)

Gli sposi, dopo un po’ di tempo, rischiano di affondare in un egoismo a due:


sono i figli che li aiutano a superarlo. Insieme si donano ai figli, alla loro edu-
cazione: e per essi, insieme si dimenticano. (M. Quoist)

Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definiti-


ve, che oggi sono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in
realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita,
in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare
consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la perso-
na umana e la sua formazione vengono i nostri “no” a forme deboli e deviate
d’amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ra-
gione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi “no” sono
piuttosto dei “sì” all’amore autentico, alla realtà dell’uomo com’è stato creato da

199
Dio. Voglio esprimere qui tutto il mio apprezzamento per il grande lavoro for-
mativo e educativo che le singole Chiese non si stancano di svolgere in Italia,
per la loro attenzione pastorale alle nuove generazioni e alle famiglie… Tra le
molteplici forme di questo impegno non posso non ricordare, in particolare, la
scuola cattolica, perché nei suoi confronti sussistono ancora, in qualche misura,
antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non più giustificabili,
nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l’attività.
(Benedetto XVI, papa, Quarto convegno ecclesiale nazionale, Verona 19 ottobre 2006).

Gesù ci ha detto che tutto ciò che avremo fatto ai suoi fratelli più piccoli lo
avremo fatto a Lui (cf. Mt 25,40). L’autenticità della nostra adesione a Cristo si
verifica dunque specialmente nell’amore e nella sollecitudine concreta per i più
deboli e i più poveri, per chi si trova in maggior pericolo e in più grave diffi-
coltà… È importante dunque l’azione pratica, ma conta ancora di più la no-
stra partecipazione personale ai bisogni e alle sofferenze del prossimo. Così, cari
fratelli e sorelle, la carità della Chiesa rende visibile l’amore di Dio nel mondo
e rende così convincente la nostra fede nel Dio incarnato, crocefisso e risorto.
(Benedetto XVI, papa, Verona 19 ottobre 2006)

Preghiera

Padre mio, io m’abbandono a te;


fa’ di me quello che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me,
io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
perché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature;
non desidero nient’altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il donarmi, il rimettermi nelle tue mani,
senza misura, con confidenza infinita,
perché tu sei il Padre mio.
(C. De Foucauld)

200
—  87  —

La grandezza suprema del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un
rimedio soprannaturale contro la sofferenza, ma un impiego soprannaturale del-
la sofferenza. (S. Weil)

La santità è proposta a tutti, grandi e piccoli, uomini e donne; è proposta come


realmente possibile. Anzi, come doverosa. La santità è per tutti. (Paolo VI, papa)

Su questa terra ci sarebbe un posto dignitoso per tutti gli uomini se le nostre
mani fossero meno egoiste e rapaci, se i nostri piedi non pestassero più terra di
quella che è necessaria. (P. Mazzolari)

Solo la vita eterna è importante. Il cristiano è al mondo per dire questa parola.
Solo la speranza di non morire giustifica l’esistenza della Chiesa e la predicazio-
ne del Vangelo. (L. Accattoli)

Se la risurrezione di Cristo è vera (come lo è) e se è vera l’intera rivelazione


cristiana antica e neotestamentaria (come lo è), allora i fatti della storia umana
vanno visti nella stessa luce nella quale Cristo li ha veduti, quando, sulla stra-
da di Emmaus, spiegava le Scritture ai discepoli non credenti, rattristati e di-
sattenti. (G. La Pira)

L’ateismo, escludendo Dio, esclude una meta alla vita e quindi condanna la per-
sona ad una vita senza significato.

Seminando egoismo, si raccoglie disperazione.

Solo nel dono di sé, si fa esperienza di Dio. Nell’esperienza di Dio s’illumina la


vita e si trova il motivo della fraternità e una grande pace.

Beati quelli che sanno ascoltare in profondità, perché vedranno Dio! A noi sem-
bra incredibile che Dio ci parli, eppure egli lo fa ininterrottamente.
Perché allora non udiamo la sua voce? Semplicemente perché non stiamo in ascol-
to, non siamo sulla lunghezza d’onda della sua parola. (Card. L. J. Suenens)

201
Senza Cristo non si capisce chi siamo e dove andiamo; non si capisce né la vita,
né la morte. (B. Pascal)

Come ho scritto nell’Enciclica “Deus caritas est” (cf. n. 28-29), sui rapporti tra
religione e politica Gesù Cristo ha portato una novità sostanziale, che ha aperto
il cammino verso un mondo più umano e più libero, attraverso la distinzione e
l’autonomia reciproca tra lo Stato e la Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che
è di Dio (cf. Mt 22,21). La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un va-
lore universale, particolarmente necessario nel mondo d’oggi, ha qui la sua ra-
dice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico.
Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politi-
ca, la cui anima è la giustizia, e le offre ad un duplice livello il suo contributo
specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio
se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata da ciò che è confor-
me alla natura d’ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che
è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine
sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di
anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria
sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c’è per la Chiesa uno spazio assai
ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle. Il
compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine
nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che ope-
rano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della
più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi
con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa
e animati dalla carità di Cristo. (Benedetto XVI, papa, Verona 19 ottobre 2006)

Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et


onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato si’, mi’ Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo fra-
te Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum
grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et
pretiose et belle.

202
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne
tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua. la quale è multo utile et humile et pre-
tiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed
ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et go-
verna, et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.
Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sosten-
gono infrmitate et tribulatione. Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace, ka da Te,
Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu
homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no
‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humi-
litate.

—  88  —

Alla fine c’è soltanto una cosa che conta: essere un santo. (G. Greene)

Farsi umili, non significa sotterrare i propri talenti. Non significa fare il viso
mesto. Non significa fuggire dalle responsabilità. Farsi umili significa liberarsi
dall’ansia d’ogni stima umana e avere la serena coscienza che ciascuno di noi
vale tanto quanto vale davanti a Dio.

Se non metterai il tuo io sotto i piedi, non sarai mai un uomo libero.
(Beato Giovanni XXIII, papa)

Ho ricevuto due lettere della stessa forza: in una si diceva che ero un grande san-
to, nell’altra che ero un ipocrita. La prima non mi aggiunge niente, la seconda
non mi toglie niente: davanti a Dio si è quel che si è e nulla di più.
(Santo curato d’Ars)

203
Farsi umili significa mettere il primo pensiero nel servire: è grande chi serve,
chi dona, chi si consuma, chi entra nel mistero dell’amore senza aspettarsi al-
cuna ricompensa.

Tutta la vita degli uomini è segnata dal terrore di arrivare secondi.

Nessuno può aumentare la propria statura. I tacchi posticci delle nostre superbie
ingannano soltanto gli uomini. A Dio arriveremo con i piedi scalzi.

Dio mi ha insegnato ad amare. Ho imparato da lui, solo da lui.


(Madre Teresa di Calcutta)

Più scopriamo la bontà di Dio e più sentiamo bruciarci dentro il nostro assur-
do egoismo e la nostra stridente diversità. Più guardiamo la bontà di Dio e più
capiamo d’essere cattivi.

Dio reagisce al nostro peccato aumentando il suo amore.

Il peccato, la fuga sembra che accenda in Dio una fiamma di più intenso amore, un
desiderio di riaverci e di reinserirci nel suo piano di salvezza. (Paolo VI, papa)

Gesù c’insegna che l’uomo è il tesoro di Dio e che Dio non si rassegna, quando
l’uomo si smarrisce. Dio farà sempre di tutto per ritrovare la sua pecora smar-
rita, la sua dramma perduta, il suo figlio lontano che sperpera la vita nella de-
gradazione. (cf. Lc 15)

L’uomo sta male lontano da Dio, la vita è amara senza il Padre, la terra è in-
sopportabile senza il cielo.

Il dolore, le prove, le delusioni hanno una funzione provvidenziale: tutto è fra-


gile quaggiù per spingerci verso Dio, per ricordarci che Dio solo è proporzio-
nato al vuoto del cuore umano.

La bontà vera spesso per noi è incomprensibile. Si capisce Dio solamente quando
si comincia a vivere la sua bontà. “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché
Dio è amore” (1Gv 4,8). Solo chi ama veramente conosce Dio veramente.

204
Ognuno vorrebbe la bontà di Dio solo per sé, a proprio favore. Questa è gelo-
sia egoista: non è amore ma mancanza d’amore.

Tanta gente è lontana dalla Chiesa perché allontanata dalla nostra pretesa di
avere Dio esclusivamente per noi. Per fortuna nostra e loro, Dio resta il Padre
misericordioso che vuole nella sua casa tutti i suoi figli.

È possibile andare all’inferno, ma non è facile: perché Dio non lo vuole e farà
di tutto per salvarci.

È per l’uomo ugualmente dannoso conoscere Dio senza conoscere la propria


miseria e conoscere la propria miseria senza conoscere il Redentore che potrà
guarirlo. Una sola di queste conoscenze produce o la superbia dei filosofi, che
hanno conosciuto Dio ma non la propria miseria, o la disperazione degli atei,
che conoscono la loro miseria senza il Redentore. (B. Pascal)

Si sale solamente quando si scende. (S. Francesco di Sales)

Preghiera

Padre santo,
creatore del mondo e fonte della vita,
con la risurrezione del Figlio tuo Gesù,
hai posto sulla tua opera il sigillo della vita:
noi cantiamo la vittoria del tuo amore.
In questo primo giorno della nuova creazione,
effondi il tuo Spirito sull’umanità intera,
perché i popoli ti riconoscano loro Dio
e vivano nella concordia e nella pace.
Tu che hai gradito il sacrificio del tuo Figlio,
concedi a noi, che celebriamo i santi misteri,
di diventare in lui offerta viva
a lode della tua gloria.
La tua Parola e il Pane eucaristico
ci sostengano sulla via della missione,
nell’attesa della domenica senza tramonto.
Amen.

205
—  89  —

Esistono delle persone che per accumulare denaro fanno sacrifici incredibili:
perché noi, che conosciamo il vero tesoro della vita (cf. Mt 13,44), non fac-
ciamo altrettanto? Osserviamo il comportamento di “alcuni” cristiani: quando
si tratta delle cose di Dio, guardano l’orologio (guai se una messa dura cinque
minuti più del solito!), guardano l’orario (guai se una pratica religiosa intralcia
uno spettacolo televisivo o, peggio ancora, una partita di calcio!). Ciò significa
che le cose di Dio sono paurosamente svalutate. Se ci dessero cinquanta euro
(e forse anche meno!) per andare a messa, le chiese sarebbero strapiene anche
nei giorni feriali e qualcuno andrebbe a messa più volte al giorno. Cristo vale
meno di cinquanta euro!?

Chi non crede, giustamente ride di noi e si fa beffe della religione, ma la colpa
è nostra. Se agissimo con convinzione e determinazione nella vita di fede, tante
persone rifletterebbero e s’interrogherebbero seriamente sul valore delle nostre
scelte e comprenderebbero l’importanza che Dio ha nella nostra vita.

Il denaro è un ottimo servo, ma un pessimo padrone.

Chi è il signore della nostra vita? Quante volte l’orgoglio, e soltanto l’orgoglio, è
il nostro vero padrone; quante volte l’interesse umano è la molla di tutte le nostre
azioni; quante volte il denaro è il vero dio al quale sacrifichiamo tutto e tutti!

Le famiglie si dividono per un’eredità, gli anziani sono emarginati perché non
producono, i diversamente abili sono rifiutati perché sono un peso e non un
reddito. L’uomo non vale per quello che possiede o per quello che produce, ma
perché è figlio di Dio.

Se uno spoglia chi è vestito, si chiama ladro. E chi non veste il nudo, quando
può farlo, merita forse un altro nome? (San Basilio)

Quando si è fatta la scelta dei poveri, si è sempre sicuri, doppiamente sicuri, di aver
fatto una buona scelta. Si è scelto come Gesù e si è scelto Gesù. (H. De Lubac)

La vera disgrazia è l’egoismo.

206
Sono persuaso che se Cristo tornasse, benedirebbe la vita di molti che non han-
no mai sentito il suo nome, ma che con la loro vita sono stati esempio vivente
delle virtù da lui stesso praticate. (Gandhi)

Preghiera

Ti ringraziamo, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché nel tuo Figlio Gesù
hai rivelato il mistero del tuo amore.
Dal suo Cuore aperto sulla croce
noi accogliamo, in unione a Maria,
il dono dell’alleanza e l’effusione dello Spirito
nel segno del sangue e dell’acqua,
per essere servi fedeli
e popolo sacerdotale nel tuo regno di carità.
Uniti a Cristo riparatore,
noi ci offriamo a te, umili collaboratori
del tuo disegno di salvezza.
Amen.

—  90  —

La vita è un paradiso, ma gli uomini non lo sanno, o meglio, non vogliono sa-
perlo. (F. Dostoevskij)

Esiste tanto bene, ma spesso non sappiamo vederlo: siamo portati a rilevare il
poco che ci manca e non siamo capaci di gioire per il tanto che già abbiamo.
E così saremo inguaribilmente scontenti.

Molti ringraziano la Befana perché mette i doni nella calza, ma non ringraziano
mai Dio che ha dato loro i piedi da mettere nelle calze. (Chesterton)

I ciechi sanno leggere in alfabeto “Braille” che spesso i vedenti non sanno legge-

207
re. La nostra vita è scritta con l’alfabeto dell’amore di Dio, che è umile, delicato,
paziente: per questo solamente la fede può leggere i messaggi di Dio.

Invece di dare lezioni al prossimo, cerchiamo di correggere i nostri difetti: pro-


babilmente non ci basterà tutto il tempo della vita.

È facile chiedere, è difficile e raro dire grazie.

Non si ricorda tanto che i primi cristiani andassero in estasi, quanto che si
amassero trai loro: essi avevano accolto, fresco, fresco, il testamento di Gesù.
(C. Lubich)

Una certa mentalità unisce volentieri cristianesimo e potenza. Ma se il Signo-


re, con la sua venuta, ha innalzato gli umili e abbassato i potenti, possiamo noi
cercare ancora un’alleanza con i forti? (R. Schutz, priore di Taizé)

Due mani giunte ottengono molto di più di due pugni chiusi. (E. Câmara)

Se non pregassi non farei niente! (Madre Teresa di Calcutta)

Una giornata senza preghiera è una giornata persa. (Giovanni Paolo I, papa)

Le preghiere e le opere buone che partono da un cuore orgoglioso e presuntuoso


non hanno alcun valore. Il fariseo al tempio (Lc 18,9-14) non prega Dio, ma
contempla vanitosamente se stesso. Non ama né Dio né il prossimo, ma solo se
stesso. Ed ecco la conseguenza terribile: l’orgoglio lo porta a disprezzare il pub-
blicano. E il disprezzo degli altri è cattiveria e peccato grave.

Per amare occorre essere capaci di rinunciare a se stessi. (M. Quoist)

Come non c’è amore vero verso Dio senza la carità verso il prossimo, così non
è facile ascendere fino a Dio se un prossimo non ci mostra un segno qualsiasi
della divina bontà. (P. Mazzolari)

Ogni vero rapporto con Cristo conduce verso il prossimo.


(R. Schutz, priore di Taizé)

208
Preghiera

Ti benediciamo, Padre santo:


tu ci chiami in Cristo alla comunione con te
e ci fai partecipi della tua opera di salvezza.
Ti offriamo la nostra vita
perché nel tuo Figlio diventi sacrificio
che lava il peccato del mondo.
Accogli la nostra povertà
che, unita a quella dei fratelli,
invoca la pienezza della tua misericordia.
Trasformaci con la forza dello Spirito
e rendici uomini di giustizia e di pace,
perché tutti credano al tuo amore
e giungano alla pienezza del tuo regno.
Amen.

—  91  —

Il mondo ha dimenticato – nel suo agitarsi tra destra e sinistra - che esiste un
Alto e un Basso. (F. Werfel)

Il cristiano preferirà sempre essere incudine piuttosto che martello, derubato che
ladro, ucciso che uccisore, martire che tiranno. (S. Francesco di Sales)

La nostra fiducia, il nostro ottimismo, la nostra speranza non hanno motivazio-


ne umana: la Chiesa vince credendo in Dio e, quando crede, è vittoriosa, anche
se viene crocefissa. Esattamente come Gesù Cristo.

Umanamente parlando, la crocifissione di Cristo è un fallimento, ma secon-


do il criterio di Dio è la massima vittoria, perché è il momento della massi-
ma carità.

Il caso è una zuppa fatta dai furbi, ma soltanto gli sciocchi la mangiano.
(V. M. Hugo)

209
L’Eucaristia è la più grande di tutte le meraviglie operate da Cristo, è il docu-
mento del suo amore immenso per gli uomini. (S. Tommaso d’Aquino)

Se non sai riconoscere Cristo nei poveri, non saprai riconoscerlo neppure nell’Eu-
caristia, perché un’unica fede illumina i due misteri. (Madre Teresa di Calcutta)

In una celebrazione dell’Eucaristia veramente vissuta si vede tutta la novità del


Vangelo.

La fede non ammette di essere raccontata, dev’essere vissuta. Allora si diffonde


da sé. (Gandhi)

Preghiera

Padre di misericordia,
che nel battesimo ci unisci
alla morte e risurrezione di Cristo
e ci chiami a condividere il suo amore salvifico
in una vita di oblazione,
donaci di cooperare all’azione riparatrice
che il tuo Spirito suscita nella Chiesa.
Trasformaci in Cristo, servo degli uomini,
e donaci un cuore simile al suo;
fa’ che siamo offerti e disponibili
per annunciare la tua misericordia.
La tua parola sostenga la nostra fede
fino al giorno in cui, con i nostri fratelli,
vivremo con te nella gioia eterna.
Amen.

Preghiera per i sacerdoti

Signore Gesù, presente nel santissimo Sacramento, che hai voluto perpetuare la
tua presenza tra noi per il tramite dei tuoi sacerdoti, fa’ che le loro parole sia-
no sempre le tue, che i loro gesti siano i tuoi gesti, che la loro vita sia fedele
riflesso della tua vita.
Che essi siano quegli uomini che parlano a Dio degli uomini, e agli uomini di

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Dio. Che non abbiano paura del dover servire, servendo la Chiesa nel modo in
cui essa ha bisogno di essere servita.
Che siano uomini testimoni dell’eterno nel tempo, camminando per le strade
della storia con i tuoi stessi passi e facendo a tutti del bene.
Che siano fedeli ai loro impegni, gelosi della propria vocazione e della propria
donazione, specchio luminoso della loro identità, e che vivano nella gioia per
il dono ricevuto.
Te lo chiedo per la tua madre Maria santissima: lei che è stata presente nella tua
vita, sarà sempre presente nella vita dei tuoi sacerdoti. Amen.

Preghiera per le vocazioni

In comunione con tutti i giovani del mondo, eleviamo la nostra preghiera al Pa-
drone della messe perché moltiplichi gli operai del Vangelo, nella certezza che vorrà
esaudire quanto il Signore Gesù espressamente ci ha ordinato di fare.

Dio nostro Padre, Ti affidiamo i giovani e le giovani del mondo, con i loro pro-
blemi, aspirazioni e speranze.
Ferma su di loro il tuo sguardo d’Amore e rendili operatori di Pace e costruttori
della civiltà dell’Amore: chiamali a seguire Gesù, tuo Figlio.
Fa’ loro comprendere che vale la pena di donare interamente la vita per Te e
per l’umanità.
Concedi loro generosità e prontezza nella risposta.
Accogli, Signore, la nostra lode e la nostra preghiera anche per i giovani che,
sull’esempio di Maria, Madre della Chiesa, hanno creduto alla tua Parola e si
stanno preparando ai sacri Ordini, alla professione dei consigli evangelici, al-
l’impegno missionario.
Aiutali a comprendere che la chiamata che Tu hai dato loro è sempre attuale e
urgente. Amen.
(Benedetto XVI, papa)

211
—  92  —

Occorre fronteggiare, con determinazione e chiarezza d’intenti, il rischio di scel-


te politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antro-
pologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo
alla tutela della vita umana, in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte
naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di
introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme d’unione che contribuirebbero
a destabilizzarla, oscurando il carattere peculiare e il ruolo sociale insostituibile
della famiglia e del matrimonio… Quest’impegno e questa testimonianza fan-
no certamente parte di quel “sì” che come credenti in Cristo diciamo all’uomo
amato da Dio.
(Benedetto XVI, papa, Quarto convegno ecclesiale nazionale, Verona 19 ottobre 2006).

Il vescovo di Ninive sant’Isacco, che nel 670 abbandonò la sua diocesi per riti-
rarsi a condurre vita eremitica sulle montagne, fu uomo umile e di grande sensi-
bilità. In uno dei suoi numerosi trattati ha scritto: “Sii un perseguitato, ma non
un persecutore. Sii un crocefisso, ma non un crocefissore. Sii un oltraggiato, ma
non un offensore. Sii un calunniato, ma non un calunniatore. Come non può
essere fermata una fonte ricca d’acqua con un pugno di polvere, così non può
essere vinta la misericordia del Creatore dal male delle creature”.

Liturgia e missione sono inseparabili. C’è un movimento dialettico che va dalla


vita ai sacramenti e dai sacramenti alla vita: dall’incontro con Dio a quello con
i fratelli. L’atto liturgico non è solo un punto d’arrivo… È soprattutto un punto
di partenza: offre luce e forza per dare un senso nuovo al vivere d’ogni giorno.
Dal sacramento si esce inviati agli uomini. È come se ci fosse detto: “Andate e
comunicate agli altri il dono ricevuto. Gridate sui tetti la bella notizia che Dio
ci ama e ci salva”. Si va ai fratelli con la carica che viene dall’aver sperimenta-
to l’amore del Cristo che si dona. L’esistenza rimane segnata da quel dono…
Già l’autore della Didaché scriveva: “Se condividiamo il pane del cielo, come
non condivideremo il pane della terra?”. All’assemblea ecumenica di Nairobi è
venuto fuori quest’altro slogan incisivo: “C’è vera evangelizzazione, quando un
mendicante indica ad un altro dove entrambi possono trovare da mangiare”. Chi
vive la liturgia si sente preso in questa dialettica stringente. Sente che deve fare
il ponte tra Eucaristia e vita. (M. Magrassi)

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Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non intera-
mente pensata, non fedelmente vissuta. (Giovanni Paolo II, papa, 20 maggio 1982)

La donna toccò il mantello di Gesù e fu guarita, fu liberata dal suo male. Noi
invece tocchiamo e riceviamo ogni giorno il corpo del Signore, ma le nostre fe-
rite non guariscono. Se siamo deboli non dobbiamo attribuirlo al Cristo, ma alla
nostra mancanza di fede. Se, infatti, un giorno, passando per la strada, egli re-
stituì la salute ad una donna che si nascondeva, è evidente che oggi, dimorando
in noi, egli può guarire le nostre ferite. (San Pietro Crisòlogo, Sermone 43)

Ogni mercanteggiamento con Dio è idolatria. (P. Charles)

Ci succede troppo spesso di non avere più fede nella nostra fede.
(H. de Lubac, Nuovi paradossi)

L’affetto verso certe creature poco attraenti o ripugnanti, che rappresentano an-
ch’esse una chiamata di Dio posta sul nostro cammino, è molto possibile, mol-
to umano, molto sincero, come dimostra l’esperienza. È il sale di tutti i nostri
affetti e attraverso di esso, forse molto più che attraverso tutti i nostri sforzi di
preghiera e d’azione, noi rendiamo il mondo migliore e più felice.
(P. Teilhard de Chardin)

Dio perdona. La prova di questo perdono è il modo in cui Gesù accoglie i pec-
catori. C’è una corrispondenza tra ciò che Dio fa e ciò che fa Gesù. Se Gesù
perdona è perché sa che cosa Dio attende da lui, sa che cosa Dio ha deciso nel
proprio cuore. (J. Guillet)

Vorremmo non peccare mai, mentre l’atteggiamento fondamentale che ci rende-


rebbe liberi consiste nell’imparare a farsi perdonare. (R. Voillaume)

Perdonami se mi sento così sola, mentre tu sei con me. (M.-C. Pichaud)

Beato chi veglia in povertà di cuore, l’amore di Dio è il suo regno. Beato chi
non mostra mai i pugni, il fiore di Dio cresce nelle sue mani. Beato chi soffre
per amore, il sangue di Dio scorre nelle sue vene. Beato chi cerca la giustizia,
il cuore di Dio gli si offre. Beato chi continua a perdonare, la gioia di Dio è il
suo segreto. Beato chi sa vedere con occhi di bambino, il volto di Dio si rive-
la al suo sguardo. Beato chi dona la propria vita per la pace, le braccia di Dio

213
lo attendono. Beato chi rischia tutto per me, il canto di Dio lo accoglierà fe-
stoso. (A. Lebret)

Dio non è mai indietro. In qualunque direzione si volgano i nostri passi, lo ve-
diamo sempre davanti a noi, che ci chiama e ci viene incontro. (H. de Lubac)

Predicare il Vangelo ad ogni creatura significherà per alcuni recarsi presso un’al-
tra razza o un’altra classe sociale, e per altri restare tra le persone della propria
classe o della propria razza. (M. Delbrêl, Che gioia credere)

Gli apostoli partirono a due a due. La nostra vita è una perpetua partenza, in
un chiaro mattino di primavera. È sempre primavera per Dio ed è sempre mat-
tino, e gli apostoli sono sempre giovani; la partenza è sempre un inizio.
(L. Cerfaux, Il discorso missionario di Gesù)

Mi lascerò schiacciare, ma voglio essere paziente e buono fino all’eroismo. Solo


allora sarò meritevole di partecipare al sacerdozio di Gesù Cristo.
(Beato Giovanni XXIII, papa, Il giornale dell’anima)

Preghiera

Signore, le nostre colpe ci sembrano spesso leggere e i nostri peccati trascurabili.


Facci vedere come ogni particolare dei tuoi comandamenti ha la sua importanza,
e rendici pienamente fedeli, senza meschinità e grettezza di spirito, alla tua legge,
che è quella dell’amore. Tu che ci ami e ci salvi nei secoli dei secoli. Amen.

—  93  —

Il cuore di Gesù ha veramente trepidato per la pecora perduta. E poiché egli è


il Dio fatto uomo, ci rivela un mistero inaccessibile, facendoci conoscere qual-
cosa di ciò che attraversa il cuore di Dio, quando uno pecca, cioè quando un
uomo si smarrisce, perché il peccato consiste sempre nello sbagliare felicità. Il
cuore umano di Gesù è diventato depositario dell’angoscia di Dio per i pecca-
tori… Se Dio ci ha parlato della perfezione del suo amore servendosi di senti-
menti molto umani, significa che voleva dirci qualcosa. La parabola della pecora

214
perduta ci suggerisce due aspetti caratteristici dell’amore misericordioso di Dio:
si tratta di un amore sollecito e attivo. Dio conosce quel timore benedetto che
nasce dall’amore, come lo conoscono tutti quelli che hanno amato veramente
nella loro vita: il timore di perdere ciò che si ama… Dio non si accontenta di
attendere il peccatore, ma gli va incontro. (C. Geffré)

Non dobbiamo installarci nella vita presente. Il cristianesimo porta con sé la proi-
bizione di stabilirsi quaggiù. Il cristianesimo è la dottrina di un passaggio e di
un cammino. Chi s’installa cessa d’essere cristiano nello spirito. (I. Hausherr)

L’autorità rispettata è quella che s’impone per il servizio che rende.


(J. Laplace, Il prete alla ricerca di se stesso)

Chi non attende nulla non è capace di fare veramente attenzione a qualcosa.
(G. Thibon, Il pane di ogni giorno)

È possibile che noi sottovalutiamo la grazia del Cristo che opera nella Chiesa,
ma può anche dominare in noi la convinzione d’essere gli eletti, la certezza che
coloro che sono nella Chiesa sono anche i figli del Regno… La fede c’insegna
che la grazia di Dio non si limita alla Chiesa visibile, ma percorre tutte le strade
del mondo, e può trovare dovunque dei cuori in cui operare la salvezza sopran-
naturale. Noi cattolici, dunque, non abbiamo assolutamente il diritto di pensa-
re, per il fatto che siamo figli della Chiesa, che la grazia e la carità divina si tro-
vino soltanto nei nostri cuori. Anzi, dobbiamo sempre accettare di sentirci dire
che i figli del Regno possono essere tra coloro che sono rifiutati, mentre altri,
provenienti dai luoghi più diversi, e che apparentemente non erano chiamati,
saranno gli eletti. Dobbiamo sentirci doppiamente spinti all’umiltà dalla grazia
di appartenere alla Chiesa. Da un lato perché dobbiamo dirci: non siamo del
tutto come dovremmo essere, se questa grazia vivesse e agisse veramente in noi.
Dall’altro, perché l’appartenenza alla Chiesa non ci garantisce l’elezione. Dun-
que la grazia che abbiamo ricevuto sia piuttosto per noi un motivo d’umiltà, in
modo che attraverso quello che c’è stato dato porti veramente frutto per la vita
eterna. (K. Rahner, Prediche bibliche)

Non ascoltare i tuoi genitori se ti danno un ordine contro la patria. Ma non


ascoltare la patria se ti dà un ordine contro Dio! (S. Agostino, Sermoni, IX, 8)

L’uomo è un pellegrino alla ricerca del proprio cuore, del proprio essere più

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profondo. Là Dio ci viene incontro, e soltanto a partire di là potremo a nostra
volta andare incontro agli uomini. (A. Louf )

Un sacrificio fatto a metà vale ben poco. Avessimo anche donato tutti i tesori
dell’universo, se ci resta un soldo, il nostro dono è vano. È l’ultimo soldo che
compra Dio. (G. Thibon)

Colui che ebbe pietà di tutti gli uomini, colui che tutto e tutti comprese, avrà
pietà di noi; egli è il solo giudice: verrà nell’ultimo giorno e domanderà: “Do-
v’è la figlia che si è sacrificata per una matrigna tisica e cattiva, per i bambini
che non erano suoi fratelli? Dov’è la figlia che ebbe pietà del suo padre terreno,
e non ebbe orrore di quell’odioso ubriacone?”. E dirà: “Vieni! Ti ho perdonata
una volta… ti ho perdonata una seconda volta… E anche ora i tuoi peccati ti
sono rimessi, perché hai molto amato”. E perdonerà così alla mia Sonia. Le per-
donerà. Lo so… L’ho sentito poco fa, quando sono stato da lei!… Giudicherà
tutti, e perdonerà tutti: buoni e cattivi, saggi e mansueti… E quando avrà pen-
sato a tutti gli altri, allora verrà il nostro turno: “Avvicinatevi anche voi, ci dirà:
avvicinatevi, voi ubriaconi; avvicinatevi, voi depravati!”. E ci dirà: “Siete porci,
portate l’impronta della bestia; ma venite lo stesso!”. E i saggi e i benpensanti,
esclameranno: “Signore, perché accogli anche quella gente?”. Ed egli risponderà:
“Io li accolgo, o saggi, io li accolgo, o benpensanti, perché nessuno di loro si è
ritenuto degno di questo favore…”. E ci tenderà le braccia e noi ci precipitere-
mo… e scoppieremo in singhiozzi… e comprenderemo tutto… Anche Caterina
Ivanovna capirà… Signore, venga il tuo regno!”.
(F. Dostojevskij, Delitto e castigo)

Voi che piangete, voi che soffrite, voi che avete fame e sete di qualcosa di diver-
so e di nuovo, la buona notizia del Vangelo è che la felicità è alla vostra porta,
se comprendete che il dono attuale dell’amore di Dio è più grande del vostro
dolore e della vostra insoddisfazione. (Cl. Geffré)

Il Vangelo non manca di ricordarci che il sale può perdere il proprio sapore. E
se noi viviamo più o meno tranquilli in mezzo al mondo, questo può significare
che il nostro zelo è molto ridotto. (H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa)

Prima di essere una speranza per il futuro, la vita eterna è un impegno per il
presente. (H. de Lubac)

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Un aspetto dell’umiltà consiste nel riconoscersi solidali nel male. Quando uno è
infedele all’amore, l’altro sa bene di avere una parte di responsabilità: se avesse
amato meglio, forse l’altro non avrebbe peccato.

È impossibile stabilire un rapporto d’amore al di fuori della verità. Ed essere veri


significa apparire quello che si è ed esprimere quello che si pensa. (L. Lochet)

Preghiera

Come il lebbroso, con il tuo issopo, purificami dalle mie impurità!


Come la ragazzina, figlia di Giairo, fammi vivere, Signore!
Come la suocera di Pietro, guariscimi perché sono malato!
Come quel ragazzo, figlio della vedova, rimettimi in piedi!
Come Lazzaro, chiamami con la tua voce, e liberami da ciò che mi
tiene legato!
Perché sono morto per il peccato e prostrato dalla malattia.
Rialzami dalla mia desolazione, perché canto le tue lodi!
Te ne prego, Signore della terra e del cielo, vieni in mio aiuto e
mostrami la via per camminare verso di te!
(J. de Saroug)

—  94  —

Oggi come ieri e domani la sola cosa vera, urgente, quella che ci permetterà di
costruire il mondo con tutte le nostre energie è quella d’amare Cristo, di far-
lo amare, di dargli il nostro povero cuore misero e straziato, di ritornare a Lui,
alla sua persona, senza perdersi in chiacchiere, in intere pagine di relazioni, dove
Cristo non è nominato, ma annegato, soffocato da astrazioni e concetti.
(Jacques Loew)

La prima cosa che interessa è quella di essere abbagliati dalla gioia di credere.
La fede non è un giogo, è una gioia: “Esultate di gioia!”, ecco il ritornello di
tutto il Vangelo. Maria nel suo Cantico “esalta il suo Dio ed esulta di gioia”.
I primi discepoli di Gerusalemme, giorno dopo giorno, con un cuor solo “fre-
quentavano assiduamente il tempio, e spezzavano il pane nelle loro case, esul-

217
tando di gioia”. E san Pietro scrive: “ (Cristo) voi lo amate senza averlo veduto;
in lui voi ora credete, senza vederlo ancora, esultando di una gioia ineffabile e
gloriosa” (1Pt 1,8).
L’essenziale oggi è fare uomini e donne felici, sì, felici di vivere il mistero di
Cristo e quindi di annunciarlo. Ma per questo occorre penetrare, contemplare
queste parole: “Il Verbo si è fatto carne, e ha stabilito la sua dimora tra noi”.
Per questo, forse, occorre aver conosciuto l’incredulità, per questo forse occor-
re aver fatto la scoperta di Dio, di questo Dio più grande di tutto, questo ab-
bagliamento. “Ho incontrato Dio, egli esiste, e non mi ci sono abituato”, dice
André Frossard.
Dopo aver scoperto quest’abbagliamento che Dio ci dà, quando sappiamo che egli
è presente, che il mondo non è come un immenso buco nero, occorre scoprire
che questo Dio è amore, e che “Dio, non potendo farsi conoscere, ha pensato
di farsi nascere” (P. Claudel) per essere in mezzo a noi. Occorre infine scopri-
re che questo Dio che ha pensato di “farsi nascere”, continua a vivere nella sua
Chiesa; e che la Chiesa è Gesù Cristo d’oggi, Gesù Cristo continuato.
Sì, io vi dirò, dopo aver riflettuto a lungo, dopo aver sentito dire che è forse
un’impostazione platonica, io affermo davanti a voi, sì, davanti al mondo inte-
ro, se occorre, che io ho un’anima… ed essa è fatta per essere abitata da Dio.
Dio vuole abitare in ciascuno di noi. È vero, può darsi che, dicendo questo, io
e tutti noi siamo dei ritardati, forse la nostra età mentale – ci saranno certamen-
te psicologi che ce lo diranno – è quella di un fanciullo di otto anni; ebbene,
accetto la diagnosi! Infatti, nel Vangelo di Gesù si legge: “Ti benedico, Padre,
Signore del Cielo e della terra, perché ti sei rivelato ai piccoli e hai nascosto
queste cose ai saggi e ai prudenti”. (Jacques Loew)

Il messaggio di Gesù, umanamente parlando, è folle. Se oggi uno parlasse come


Gesù, sarebbe considerato un pazzo da mandare dallo psichiatra. Il suo messag-
gio non è per quelli che pensano di sapere tutto; quelli che credono di possedere
il potere, la forza e la scienza per trasformare il mondo, non capiranno che la
follia del suo messaggio è il dono dello Spirito e la conversione dei loro cuori.
Questo messaggio è per chi è ferito, per i piccoli e i poveri, per quelli che at-
tendono la liberazione e la buona notizia. (J. Vanier, Non temere)

Poiché Dio è nostro Padre, deve sopportarci nonostante la gravità delle nostre
colpe. Deve perdonarci, quando ritorniamo a lui come il figlio prodigo. Deve
consolarci nella prova. Deve nutrirci come si conviene ad un Padre come lui.
(S. Teresa d’Avila, Il cammino della perfezione)

218
Il buon Dio mi fa trovare ovunque la felicità: questa gioia non viene che da lui,
e da lui solo. Anzi, credo di poter dire che la gioia è lui: per questo motivo non
cambia mai. (suor Maria Angelica di Gesù)

Per tutti Cristo rappresenta una risposta. È a lui che pensava Dio, quando discu-
teva col suo amico Giobbe. Non gli offriva un trattato sulla sofferenza ma quel
gran Cristo in croce fra le braccia di suo Padre, come lo raffigurano le antiche
miniature. E adesso è lui che c’interroga. Può mancare di senso questo dolore
assunto dall’innocente? (M. Vinowska)

La vera unione che devi cercar di raggiungere con le creature che ti attraggono
non si realizza andando diritto ad esse, ma convergendo con esse in Dio.
(P. Teilhard de Chardin)

Che cosa significa avere fede? Significa tendere il braccio e afferrare, al di là del
tumulto dei nostri sentimenti, la mano di Dio. Una mano che ormai sappiamo
essere sempre tesa… Ogni madre conosce il potere di una semplice stretta della
sua mano su un bambino agitato dalla febbre o spaventato da un brutto sogno.
È come se la distensione e la pace passassero a goccia a goccia nella creatura
sconvolta, che per un momento vive al ritmo di un altro cuore. Un cuore che
forse non è più coraggioso e sicuro, ma è carico d’affetto e disponibile.
Anche quando la morte si avvicina, l’unica cosa che si può fare per chi è assali-
to dall’angoscia è tenergli la mano. È come se lo si conducesse con mano sicura
negli ultimi passi della sua prova, senza sapere come, in modo che superi quel
tratto di strada senza lasciarsi atterrire dalle maschere dell’ombra e dai demoni
generati dalla solitudine e dalla sofferenza. (A.-M. Besnard)

Una caratteristica della vita cristiana: tanto più si ringiovanisce quanto più si
corre. Ci si stanca nella misura che la nostra risposta è lenta, è pigra. Nella mi-
sura che noi cioè dipendiamo dalla natura, subiamo il peso dell’età, ma nella
misura che dipendiamo dalla grazia ci rinnoviamo. Quanto più si dipende dalla
grazia, tanto più si ringiovanisce, tanto più si acquista forza. Isaia ce l’insegna
magnificamente: “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano
e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come
aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi (40,30-31).
(D. Barsotti, Il Signore è uno)

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Preghiera

Senza gioia sono da tempo


le nostre feste, Signore:
non abbiamo più grazia a celebrare gli amori,
solo stordimento o frastuono:
mai tanti divertimenti
e mai tanto disperati, e soli.
Dio della gioia, ritorna!
Ritorni la steppa a fiorire
e anche i più scoraggiati
riprendano a sperare.
Amen.
(D.M. Turoldo)

—  95  —

Non c’è un grande missionario che non sia stato un uomo di preghiera e d’in-
tercessione. “Avanti, e pensiamo al nostro Salvatore!”, diceva san Domenico ai
suoi compagni di viaggio. “E lo si sentiva gemere e sospirare. Dovunque si tro-
vasse, parlava sempre di Dio o con Dio, e invitava i fratelli a fare lo stesso”,
raccontano quelli che andavano con lui. Durante le sue preghiere notturne, lo
si sentiva mormorare: “Signore, abbi pietà del tuo popolo! Che ne sarà dei pec-
catori?”. E quando celebrava la messa, “le lacrime gli scorrevano abbondante-
mente sul volto”.
Anche sant’Ignazio non ha altra arma: il suo straordinario quaderno di appun-
ti registra con precisione matematica il numero dei pianti durante la messa e
la preghiera.
Queste lacrime di sant’Ignazio e di san Domenico coincidono con la loro piena
maturità, con un periodo fitto di fondazioni e d’attività apostoliche in terre lontane.
Il loro atteggiamento è il più logico: si prega per ottenere da chi è più grande
di noi ciò che si sa di non poter raggiungere da soli. “La messe è molta, ma gli
operai sono pochi”, dice Gesù; noi aggiungeremmo subito: dunque bisogna la-
vorare il doppio. Il Signore invece conclude: “Pregate dunque il padrone della
messe che mandi operai nella sua messe”. Soltanto quel “dunque” basterebbe a

220
radicarci nella preghiera e nella parola di Gesù: la sua vita, le sue notti di pre-
ghiera dopo l’attività della giornata sono il commento più eloquente a queste
sue affermazioni. (J. Loew)

La paura bussò alla porta. La fede andò ad aprire. Non c’era nessuno.
(M.-L. King, La forza di amare)

Dio continua a seminare la sua parola nel cuore degli uomini. Molti la odono,
ma pochi la comprendono. Non basta udire la parola di Dio perché essa ger-
mogli nel nostro cuore e porti frutto. Questa è la lezione più profonda della
parabola del seminatore. La parola di Dio è in grado di trasformare la nostra
vita, ma la sua efficacia non è automatica: la sua crescita dentro di noi dipende
da noi. Siamo noi che facciamo della nostra vita un sentiero sterile, un luogo
sassoso, un terreno coperto di spine o una terra buona che accogliere il seme
nei suoi solchi aperti. L’originalità del Dio cristiano, quando parla all’uomo,
consiste nel fatto che lo possono comprendere soltanto coloro che lo accolgo-
no nella fede con tutto il loro cuore, con tutto il loro essere, con tutta la loro
vita. (Cl. J. Geffré)

Non si rende nessun servizio ad un apostolo considerandolo come “una grande


personalità religiosa”; non di rado l’incredulità religiosa comincia proprio da qui.
Ciò che contraddistingue l’apostolo non è il suo valore umano, la sua creatività
spirituale, la sua influenza religiosa, ma la chiamata di Gesù Cristo, la missione
che ha ricevuto, il sigillo che gli è stato impresso.
L’apostolo non parla in nome proprio, ma in nome di Cristo. Non si lascia gui-
dare dalla propria scienza o dalla propria esperienza, ma dalla parola di Dio e
dalla missione ricevuta. È colmo di Cristo, impregnato del suo pensiero. Il Si-
gnore è la sostanza della sua vita. Lui egli porta, non in virtù della propria espe-
rienza religiosa personale, ma perché il Signore lo ha scelto per questo.
(R. Guardini, Il Signore)

Più si è uniti al prossimo, più si è uniti a Dio. Voglio ricordare un’immagine


significativa che si trova nei Padri della Chiesa. Supponete un cerchio tracciato
per terra. Immaginate che questo cerchio sia il mondo; il centro Dio; e i raggi,
le diverse vie, i diversi modi di vivere degli uomini. Quando i santi, desidero-
si di avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, si avvicinano gli
uni agli altri, più si avvicinano a Dio. … Così è la carità.
(Doroteo di Gaza, Istruzioni VI, 78)

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Soltanto un cuore capace d’amore umano può preferire autenticamente l’amore
di Gesù ad ogni altro affetto. (G. Huyghe)

La santità non è uno sport in cui trionfano gli eroi, ma un’avventura di mise-
ricordia, in cui i piccoli e gli umili sono colmati di doni…; ciò che conta è la
convinzione gioiosamente accettata di una profonda miseria, che la misericordia
di Gesù salva continuamente. (G. Huyghe)

Ciascuno di noi è molto migliore e molto peggiore di quello che pensano i suoi
vicini. (R. Guelluy)

Nel rapporto con gli altri non saremo mai troppo dolci e troppo buoni nel
nostro modo di fare. La dolcezza è la prima delle forze e forse la prima delle
virtù. (P. Teilhard de Chardin)

La zizzania d’oggi può domani trasformarsi in grano; l’eretico d’oggi può di-
ventare un fedele; chi è stato fino a questo momento un peccatore può unirsi
ai giusti. Se la pazienza di Dio non venisse in aiuto alla zizzania, la Chiesa non
avrebbe né l’evangelista Matteo – preso tra i pubblicani – né l’apostolo Paolo
– preso tra i persecutori. Il discepolo Anania, di cui narrano gli Atti, cercava
di strappare il buon grano, quando, inviato da Dio a Saulo, accusava san Paolo
dicendo: “Ho udito tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli”, il che significava:
strappa la zizzania! Perché mandare la pecora, che io sono, al lupo; l’uomo pio,
che io sono, al maledetto? Perché indirizzare un missionario della mia statura al
persecutore? Anania vedeva Saulo, mentre il Signore vedeva già Paolo; Anania
parlava del persecutore, mentre il Signore sapeva che si trattava di un missiona-
rio, l’uomo lo giudicava zizzania destinata all’inferno, mentre il Cristo vedeva in
lui l’apostolo scelto da Dio, e già lo collocava nel granaio del cielo.
(S. Pietro Crisòlogo, Sermone 97)

Poiché tu li vuoi liberi, dicono che non parli. Poiché prendi un volto umano,
dicono che ti nascondi. Poiché punti sui deboli, dicono che sei morto. Poiché
sei un Dio paziente, dicono che dormi. Poiché il tuo Spirito è inafferrabile, di-
cono che tutto va male. Poiché non accetti d’essere complice, dicono che non
servi a niente. Poiché non schiacci nessuno, dicono che non ti hanno offeso.
Poiché non sei un Dio qualsiasi, dicono di te qualsiasi cosa. Poiché ci hai crea-
ti a tua immagine, sei anche tutto ciò che dicono. Mio Dio, non avrai pietà di
me? (P. Fertin)

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L’unico titolo che vale agli occhi di Dio è il compimento della sua volontà.
(S. Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di Matteo, 44,1)

Preghiera

Dio Padre di misericordia, il tuo unico Figlio, morente sulla croce, ha dato a
noi come madre nostra la sua stessa madre, la beata vergine Maria; fa’ che sor-
retta dal suo amore, la tua Chiesa, sempre più feconda nello Spirito, esulti per
la santità dei suoi figli e riunisca tutti i popoli del mondo in un’unica famiglia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

—  96  —

Rimanere piccoli significa riconoscere il proprio nulla e attendere tutto dal buon
Dio, come un bambino attende tutto da suo padre. (S. Teresa di Lisieux)

Lo spirito dell’infanzia è quell’atteggiamento che fa vedere in ogni incontro il


Padre celeste. (R. Guardini)

Dio attende con pazienza che io voglia finalmente acconsentire ad amarlo.


(S. Weil)

Si perdona tanto quanto si ama. (F. de La Rochefoucauld)

Quando non si dà valore alla vocazione al celibato, non se ne dà neppure alla


vocazione al matrimonio. (M. Thurian)

La grazia è il disegno sovranamente generoso, del tutto imprevedibile e miseri-


cordioso del Padre, che vuole salvare tutti gli uomini chiamandoli ad essere suoi
figli adottivi nel Cristo Gesù. (Ch. Baumgartner)

Distaccare il nostro desiderio da tutti i beni e attendere. L’esperienza prova che


quest’attesa è colmata. Si trova allora il bene assoluto. (S. Weil)

L’unione col Cristo avviene per mezzo del cibo che egli ci ha dato, come segno
evidente del suo amore per noi. Per questo egli ha voluto unirsi a noi, fare di

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noi il suo corpo, in modo che fossimo una cosa sola con lui come il corpo è
unito alla testa. Questo è il segno del più grande amore.
(S. Giovanni Crisostomo, Omelie su san Giovanni evangelista)

Gli ipocriti non si accontentano d’essere malvagi come tanti altri; vogliono an-
che passare per buoni, e con la loro falsa virtù fanno sì che gli uomini non osi-
no più fidarsi di quella vera. (Fénelon)

Che valore ha una vita virtuosa se è priva d’amore e di misericordia? (Th. Merton)

Vegliare significa vivere a fondo l’oggi del Cristo in noi. (A.-M. Besnard)

È un dovere specificamente cristiano quello di crescere, anche davanti agli uo-


mini, e di far fruttare i propri talenti anche naturali. (P. Teilhard de Chardin)

Fratelli, interrogate il vostro cuore, analizzate il vostro intimo, vedete quanto


amore si trova in voi, e accrescetelo. Cos’è più prezioso dell’amore? Secondo voi
qual è il suo prezzo e come stabilirlo? Il denaro e i beni che possiedi costitui-
scono il valore del tuo patrimonio. L’amore che hai dentro di te costituisce il
valore della tua vita stessa. (S. Agostino, Sermone 34,7)

Diciamo spesso che non siamo nulla, che siamo la miseria stessa, la spazzatura
del mondo. Ma ci rimarremmo molto male se gli altri ci prendessero in parola
e ripetessero pubblicamente le nostre affermazioni. Facciamo finta di tirarci in-
dietro e di nasconderci, ma in realtà ci aspettiamo che gli altri ci corrano dietro
e ci cerchino… La vera umiltà non si mette in mostra, e non dice quasi mai
parole umili, perché non desidera soltanto nascondere le altre virtù, ma anche
e soprattutto nascondere se stessa. … A mio avviso, dunque, è meglio non pro-
nunciare parole d’umiltà, o pronunciarle soltanto quando corrispondono ad un
vero sentimento interiore; non abbassiamo gli occhi se non umiliando il nostro
cuore, non facciamo finta di voler essere ultimi se nel nostro intimo non lo vo-
gliamo. È una regola tanto generale che non ritengo sia possibile fare delle ec-
cezioni. (S. Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota, III, c. 5)

Il Cristo rese testimonianza alla verità, ma non volle imporla con la forza a coloro
che la respingevano. (Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulla libertà religiosa, 11)

224
L’uomo che vive secondo lo Spirito diffonde intorno a sé serenità e pace, diven-
ta un creatore di vita, di giustizia, di bellezza. (O. Clément)

A volte noi crediamo di cercare Dio. Ma è sempre lui che ci cerca e spesso si
fa trovare da chi non lo cercava affatto. (H. de Lubac)

Rivolgendosi ad Abramo, Dio lo invita alla povertà: “Lascia la tua terra”. Nel
corso dei secoli, fino alla storia che viviamo oggi, questa parola segna tutte le
grandi partenze verso Dio, tutti i grandi interventi di Dio che arricchiscono gli
uomini di vita nuova. “Lascia” è la parola dell’esilio, che ha spogliato il popolo
d’Israele; è la parola che il Signore ha rivolto al giovane ricco; è la parola che
gli apostoli hanno accolto e a cui hanno obbedito. (J.-G. Ranquet)

La sclerosi di una teologia deriva generalmente da una canonizzazione frettolosa


di una mentalità e di un linguaggio appartenenti ad una cultura particolare, ai
quali si conferisce un valore universale. (R. d’Ouince)

Preghiere

Ti rendiamo grazie, o Dio, Padre nostro, per il tuo Figlio Gesù Cristo: egli è
venuto tra noi come colui che serve, e ci dona di servirlo ponendoci al servizio
dei fratelli. Amen.
____

Signore, Dio nostro, nella luce e con la forza dello Spirito Santo, Gesù di Na-
zaret ci dona la chiave per comprendere le Scritture. Apri il nostro cuore alla
sua parola e aiutaci ad annunciare il messaggio della tua grazia per la salvezza
di tutti i fratelli. Tu che vivi e regni per i secoli dei secoli. Amen.
____

Signore, sposo della tua Chiesa, rendici disponibili alla tua parola, perché pos-
siamo accogliere la novità dell’alleanza che tu vuoi stringere con noi. Liberaci
dalla vecchiaia dello spirito e del cuore, tu che sei fonte di vita sempre nuova e
di giovinezza eterna. Amen.

225
—  97  —

Il peccato del prossimo è ancora più difficile da sopportare della sua libertà,
perché distrugge la nostra comunione con Dio e con i fratelli. Si tratta della
rottura della comunità che Gesù Cristo ha istituito tra noi. Ma è anche l’occa-
sione in cui può manifestarsi tutta la potenza della grazia per quelli che sanno
portare il peccato dei fratelli. Non disprezzare il peccatore, ma avere il coraggio
di “portarlo”, significa, infatti, non considerarlo come un perduto, riuscire ad
accettarlo e tenergli aperto, con il perdono, l’accesso alla comunità. … Poiché il
Cristo ha portato e accettato noi peccatori, anche noi possiamo, a nostra volta,
portare e accettare i peccatori nella sua Chiesa, fondata sul perdono dei pecca-
ti. Non dobbiamo più giudicare i peccati degli altri, ma c’è dato di sopportarli.
… Ogni colpa personale è un carico e un’accusa che pesa su tutta la comunità;
per questo la Chiesa accoglie con gioia ogni nuovo dolore e ogni nuovo fardello
che deve portare per colpa dei suoi membri: perché così si vede giudicata degna
di portare e di perdonare i peccati. (D. Bonhoeffer, La vita comune)

La “disonesta ricchezza” (Lc 16,9) è la ricchezza di questo mondo… Se desideri


la vera ricchezza, vai a cercarla altrove! Guarda Giobbe spogliato di tutto: egli la
possiede in abbondanza, perché il suo cuore è colmo di Dio. Ha perduto ogni
cosa, eppure presenta a Dio le sue lodi come altrettante perle preziose. Da quale
tesoro può trarre queste perle, dal momento che non possiede nulla? Non pos-
siede nulla, e tuttavia è un vero ricco! Quanto alle altre ricchezze, è la menzogna
che ha dato loro questo nome. Tu le possiedi: molto bene. Tuo padre aveva una
grossa fortuna e tu hai ereditato: è legittimo. La tua casa è colma del frutto delle
tue fatiche: non ti rimprovero. Ma ancora una volta te lo ripeto, non chiamare
“ricchezze” tutte queste cose. Dare loro questo nome significa già amarle, e se
le ami, perirai con esse. Donale, e non perirai; dalle ai poveri, e sarai ricco; se-
mina, e mieterai. Queste cosiddette ricchezze sono menzognere e ingannatrici,
portano con sé miseria e precarietà. Dal momento in cui le possiedi, non hai
più riposo: “Un ladro potrebbe rubarmele… Il mio servo potrebbe rapinarmele,
dopo essersi sbarazzato di me…”. No, se fossero vere ricchezze ti darebbero la
pace. Mio Dio, ciò che vogliamo sei tu, a te ci appoggiamo, sicuri di non per-
derti e di non perire: tu sei la nostra unica ricchezza! (S. Agostino)

226
Saluto alle virtù

Ave, regina sapienza,


il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa e pura semplicità.
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa umiltà.

Signora santa carità,


il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa obbedienza.
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore,
dal quale venite e procedete.

Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,


che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
chi anche una sola ne offende,
non ne possiede nessuna
e le offende tutte e ognuna
confonde i vizi e i peccati.

La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.

La santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.

227
La santa umiltà
confonde la superbia,
tutti gli uomini che sono nel mondo,
similmente tutte le cose che sono nel mondo.

La santa carità
confonde tutte le diaboliche
e carnali tentazioni e tutti i timori carnali.

La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
e tiene il suo corpo mortificato
per l’obbedienza allo spirito
e per l’obbedienza al proprio fratello;
e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
così che possono fare di lui quello che vogliono,
per quanto sarà loro concesso
dall’alto dal Signore.

E saluto voi tutte, sante virtù,


che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli, fedeli a Dio li rendiate.
(San Francesco d’Assisi)

228
—  98  —

Nella parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore
della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sor-
gente pura e perenne della vita spirituale.
(Concilio Vaticano II, Costituzione sulla divina Rivelazione, 21).

L’azione missionaria non è opera di conquista, è la presentazione di un messag-


gio, l’umile e gioiosa condivisione di una fede. L’accoglienza che viene solleci-
tata non ha valore se non è libera. (R. d’Ouince)

La santità può sedere su un trono, dove tutti riconoscono che le difficoltà che
incontra sono grandissime. Oppure può nascondersi sotto le vesti di un mendi-
cante, dove spesso si è più propensi a cercarla. Ma nessuno sa se ci vuole maggior
forza per resistere al demone dell’orgoglio o a quello dell’invidia. (L. Lavelle)

Con la tua misericordia mitighi la giustizia; per misericordia ci hai lavato nel
Sangue; per misericordia volesti conversare con le tue creature. O pazzo d’amo-
re! (S. Caterina da Siena)

Desiderate la somiglianza con Dio? Volgete a me il vostro sguardo e cammina-


te dietro a me. Voi pensate che non potevo acquisire nulla, perché ero già Dio?
Ma è questo il Dio che vi ho rivelato? Il Dio dei sapienti di questo mondo, che
basta a se stesso e non ha bisogno di niente? Il mio amore per voi è andato ben
al di là degli schemi della vostra filosofia. Infatti, non mi è bastato essere Dio;
nella mia pienezza mi mancava la vostra povertà, e in un solo modo ho voluto
manifestarvi la mia divinità: lasciandola per farmi vostro servo. Perché vi sforzate
di salire al Padre senza passare attraverso di me? Io sono la via di Damasco, e al
di fuori di me non ci sono altre strade; io sono la porta, e chi cerca di saltare il
muro non può essere che un ladro, anche se tenta di rubare la vita eterna.
(H. Urs von Balthasar, Il cuore del mondo)

Molti purtroppo non capiscono certi sacrifici assoluti: non comprendono per-
ché si debba dare di più del necessario, o perché si offra tutto in una volta sola.
L’immolazione del sacerdozio o della vita religiosa sembra loro una prodigalità
assurda, uno sperpero irragionevole. (P. Charles)

229
Dobbiamo sempre prestare attenzione agli assalti del demonio. Possiamo sperare
che ci lasci senza tentazioni, lui che non ha rinunciato a tentare Gesù Cristo?
(San Serafino di Sarov)

Un’autentica liturgia vissuta prende tutto l’uomo per trasformare la sua esistenza
concreta e lo restituisce arricchito all’esistenza quotidiana. La degna partecipazio-
ne all’Eucaristia educa ad essere coerenti nella società, evitando un atteggiamento
passivo o di rassegnazione, per affrontare l’incontro, il dialogo e il servizio dei
fratelli, dopo che si è sperimentato l’amore del Cristo che si dona.
(Consiglio permanente della CEI, 1/5/77)

Come Cesare cerca la propria immagine su una moneta, così Dio cerca la pro-
pria nella tua anima. Il Salvatore dice: Rendi a Cesare quello che è di Cesare.
Che cosa vuole da te Cesare? La sua immagine. Che cosa vuole da te il Signo-
re? La sua immagine. Ma l’immagine di Cesare è scolpita su una moneta, men-
tre l’immagine di Dio è dentro di te. Se la perdita di una moneta ti rattrista,
perché hai perso l’immagine di Cesare, a maggior ragione non dovrebbe farti
piangere l’aver disprezzato l’immagine di Dio che è in te?
(S. Agostino, Sermone 24 sui Vangeli)

Non si può essere in comunione col Cristo se non nella misura in cui ci si
mantiene in comunione con tutti gli uomini, e in particolare con i propri ne-
mici. (J. Lasserre)

Soltanto la virtù, soltanto la bontà può rimproverare il vizio: quando i malvagi


cercano di farlo, usurpano un ruolo che non spetta loro. (S. Agostino)

Quelli che comandano possono non indicare sempre i propri motivi, ma non
hanno il diritto di non averne. Non possono dispensarsi dal riflettere con il pre-
testo che l’esecuzione spetta ad altri. (P. Charles)

Gesù non nomina l’amore molto più spesso di quanto non facesse già l’Antico
Testamento, ma ama ed è amato. L’amore che egli suscita ed esige, l’amore che
lo divora e che egli diffonde intorno a sé, i suoi gesti d’amore più ancora che le
sue parole, tutto questo costituisce la rivelazione definitiva dell’amore, il segreto
del cuore di Dio. (J. Guillet)

230
Denigrare è la passione dei mediocri. (A. de Lamartine)

Il pentimento di una peccatrice può arrivare ad essere più puro della santa igno-
ranza di una vergine. (V. Ghika)

Per raggiungere il proprio scopo, la maggior parte degli uomini è più capace di
un grande sforzo che di una lunga perseveranza. (La Bruyère)

Preghiera

Concedimi, o Dio misericordioso, di desiderare con ardore ciò che tu approvi,


di cercarlo con prudenza, di riconoscerlo secondo verità, di compierlo in modo
perfetto, a lode e gloria del tuo nome.
Metti ordine nella mia vita, fammi conoscere ciò che vuoi che io faccia, conce-
dimi di compierlo come si deve e com’è utile alla salvezza della mia anima.
Che io cammini verso di te, Signore, seguendo una strada sicura, diritta, pra-
ticabile e capace di condurre alla meta, una strada che non si smarrisca tra il
benessere o tra le difficoltà.
Che io ti renda grazie, quando le cose vanno bene, e nelle avversità conservi la pa-
zienza, senza esaltarmi nella prosperità e senza abbattermi nei momenti più duri.
Che io mi stanchi d’ogni gioia in cui tu non sei presente, che non desideri nul-
la all’infuori di te.
Ogni lavoro da compiere per te mi sia gradito, Signore, e insopportabile senza
di te ogni riposo.
Donami di rivolgere spesso il mio cuore a te, e quando cedo alla debolezza, fa’
che riconosca la mia colpa con dolore e con fermo proposito di correggermi.
Signore, mio Dio, donami un cuore vigile, che nessun pensiero curioso trasci-
ni lontano da te; un cuore nobile che nessun indegno attaccamento degradi;
un cuore retto che nessun’intenzione equivoca possa sviare; un cuore fermo che
resista ad ogni avversità; un cuore libero che nessuna passione violenta possa
soggiogare.
Concedimi, Signore mio Dio, un’intelligenza che ti conosca, uno zelo che ti
cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti
attenda con fiducia, e una fiducia che alla fine arrivi a possederti.
(San Tommaso d’Aquino)

231
—  99  —

Sai chi ha revocato il decreto celeste che doveva scatenare una catastrofe sul no-
stro popolo? domandò Baal-Shem a Rabbi Nahaman di Horodenko. Te lo dirò
io. Né tu né io, né i sapienti né i grandi capi spirituali. Le nostre litanie, i nostri
digiuni non hanno avuto nessun effetto. È una donna, una donna del popolo
che ci ha salvato. Ed ecco come. È venuta alla sinagoga e si è messa a piangere
cantilenando: “Signore dell’universo, non sei tu forse nostro padre? Perché non
ascolti i tuoi figli che t’implorano? Vedi, io sono madre. Ho cinque bambini. E
quando li vedo versare una lacrima, mi si spezza il cuore. Ma tu, padre, hai molti
figli. Tutti gli uomini sono figli tuoi. E tutti piangono. Anche se il tuo cuore è
di pietra, come puoi restare indifferente?”. E Dio le ha dato ragione.
(E. Wiesel, Celebrazioni hassidiche)

Quelli che pensano di possedere qualcosa quaggiù, più che possederla, ne sono
posseduti; e quelli che si lasciano guidare dall’amor proprio sono prigionieri di
se stessi.

Se gli occhi del Signore scrutano i malvagi e i buoni (Pr 15,3), se dall’alto del
cielo il Signore guarda continuamente ai figli degli uomini, per “vedere” se esi-
sta un saggio, se c’è uno che cerchi Dio (Sal 13,2), bisogna concludere, fratelli,
che ogni ora dobbiamo essere vigilanti. (Regola di san Benedetto, 7)

Ama e fa’ quello che vuoi. (S. Agostino)

Solo conforto, che basta alla nostra tranquillità interiore, il sapere che Gesù
salvatore è ben più sollecito di noi della salvezza delle anime: che egli le vuole
salvare per la nostra cooperazione, ma chi le salva intimamente è la sua grazia:
e la sua grazia non mancherà nell’ora opportuna. (Beato Giovanni XXIII, papa)

Si sente spesso dire che la rinuncia è l’aspetto negativo del cristianesimo. Forse
sarebbe meglio dire che è il rovescio necessario dell’amore. (B.-M. Chevignard)

Le istituzioni migliori nelle mani d’uomini ingiusti e senza amore genereranno


sofferenza e miseria, mentre istituzioni tecnicamente meno perfette, ma affida-

232
te a uomini di cuore, capaci di rispettare la personalità dei lavoratori, potranno
forse promuovere più efficacemente il bene comune. (R. Voillaume)

Non è umiltà il riconoscersi miserabili, è semplicemente buon senso; ma è umil-


tà volere e desiderare che gli altri ci considerino e ci trattino come tali.
(S. Francesco di Sales)

Il Padre celeste non ha plasmato le membra dei suoi figli perché fossero lacera-
te dai ferri, né la loro anima perché fosse ferita dalla schiavitù. Ha riunito gli
uomini in famiglie, e tutte le famiglie sono sorelle; li ha riuniti in nazioni, e
tutte le nazioni sono sorelle; e chiunque separa le famiglie dalle famiglie, le na-
zioni dalle nazioni divide ciò che Dio ha unito: compie l’opera di satana. Ciò
che unisce le famiglie alla famiglie, le nazioni alle nazioni, è in primo luogo la
legge di Dio, la legge della giustizia e della carità, e la legge della libertà, che
anch’essa è legge di Dio. Senza la libertà, infatti, che unione sarebbe tra gli uo-
mini? Sarebbero uniti come il cavallo al suo cavaliere, come la frusta del pa-
drone alla pelle dello schiavo. Se dunque qualcuno vi dirà: Voi mi appartenete,
rispondetegli: No, noi apparteniamo a Dio, nostro Padre, e al Cristo, il nostro
unico Signore. (F. Lamennais)

L’amore del prossimo è la prima manifestazione pratica dell’amore di Dio.


(J. Onimus)

Oggi, per accostarsi all’angoscia e allo smarrimento del mondo, ci vogliono dei
cristiani difficili; dei cristiani che non si lasciano prendere dall’impazienza, che
non distribuiscono benedizioni affrettate, ferendo sia la dignità del cristianesimo
che la dignità dei non cristiani, che vedono in questo modo di fare un’annes-
sione ingenua o violenta. In vista di una consacrazione futura di tutto l’apporto
positivo del mondo moderno, bisogna che i cristiani si familiarizzino con tutto
ciò che non è nato da loro, in un lungo processo d’accostamento e di scoperta,
con un atteggiamento aperto, attento, umile e mai socialmente chiuso… devo-
no muoversi come un esercito che va a combattere in campo aperto, senza mai
perdere il contatto col terreno d’azione, e dialogare con coloro che vogliono rag-
giungere. Come colui che sedeva alla tavola dei pubblicani e viveva in mezzo ai
pescatori del lago di Tiberiade, con grande scandalo dei farisei. (E. Mounier)

233
Le azioni più gradite a Dio sono quelle in cui l’interesse personale cede il posto
alla carità. (M.-J. Lagrange)

La conversione di un uomo è il compimento di una speranza di Dio. (Ch. Péguy)

Preghiera

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,


umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
dì caritate, e giuso, intra ‘mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi dimanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Canto XXX III)

234
—  100  —

In un recente passato si dava spesso alla croce un significato troppo negativo,


non sufficientemente inserito in una visione complessiva del mistero pasquale,
e guastato a volte da un gusto abbastanza sospetto della sofferenza. A questo
s’accompagnava in molti casi una concezione di servizio troppo clericale. È bene
che tutto ciò sia venuto alla luce. Ma ora c’è da temere che in alcuni cristiani
manchi radicalmente il significato paolino del conflitto tra la “carne” e lo “spi-
rito”, o il senso giovanneo del “mondo”. E di conseguenza quello della rottura
che ogni impegno cristiano richiede. (P.-R. Régamey)

Quali segni soprattutto il mondo aspetta dalla Chiesa? In primo luogo il segno
della povertà. Come si può affermare che si attende un’altra vita, che si attende
Dio, se si riempie la propria esistenza al punto da non lasciare spazio a nien-
t’altro se non alle preoccupazioni di quaggiù? (R. Voillaume)

Vi sono alcuni che danno poco del molto che hanno e per essere ricambiati, e
questo desiderio segreto avvelena il loro dono.
Vi sono altri che hanno poco e danno tutto. Essi credono nella vita e nella ge-
nerosità, e le loro mani non sono mai vuote.
C’è chi dà con gioia, e questa gioia è la sua ricompensa.
C’è chi dà con rimpianto, e questo rimpianto lo rattrista.
E c’è chi dà senza provare né rimpianto né gioia, inconsapevole della propria
virtù, costoro sono come il mirto laggiù nella valle, che sparge nell’aria il suo
profumo. Attraverso le loro mani Dio parla, e attraverso i loro occhi sorride
alla terra.
È bene dare se ci chiedono, ma è meglio capire, quando non ci chiedono nul-
la; e per chi è generoso, cercare chi riceverà il dono è una gioia più grande del
dono stesso.
Che cosa vorresti mai trattenere? Tutto quanto possiedi sarò dato un giorno. Per
questo dà oggi, perché la stagione dei doni sia tua e non dei tuoi eredi.
Si dice spesso: “Vorrei dare, ma soltanto a quelli che lo meritano”. Non fanno
così le piante del tuo orto, né le greggi del tuo pascolo. Esse danno per vivere,
perché tenere è morire.
Senza dubbio, chi è degno di ricevere i suoi giorni e le sue notti, è degno di
ricevere tutto da te.

235
E chi ha meritato di bere all’oceano della vita, merita di dissetarsi al tuo ruscel-
lo (Khalil Gibran, Il profeta)

In passato, prima della venuta divina del Salvatore, anche i santi avevano paura
della morte, e tutti piangevano i morenti come se fossero destinati alla corru-
zione. Ma dopo che il Salvatore ha risuscitato il proprio corpo, la morte non
spaventa più, tutti coloro che credono nel Cristo non la temono, e preferiscono
morire che rinnegare la propria fede. Sanno che, morendo, non periscono, ma
vivono, e che la risurrezione li renderà immortali.
(S. Atanasio, Trattato sull’Incarnazione del Verbo, 27)

Quando si ha il cuore libero da qualsiasi amarezza e colmo di sincera amicizia


per il prossimo, allora soltanto gli altri possono accettare osservazioni e inse-
gnamenti. (R. Schutz)

Dobbiamo imparare a riconoscere tutte le grazie che Dio ci fa, ma non dobbia-
mo pensare d’averle meritate. (L. Lavelle)

La croce non è facoltativa né per il mondo né per noi. Accettare la croce e por-
tarla è la parte maggiore del nostro lavoro. (M. Delbrêl)

Bisogna che l’anima spezzi tutti i legami che la uniscono alle cose finite per sco-
prire l’infinito, che si distacchi dall’apparenza per trovare l’essere, e dall’io per
trovare Dio. (L. Lavelle)

Dove manca la preghiera c’è un buco nell’opera divina, un buco che rimane
aperto nonostante tutto quello che si cerca di ricamarci sopra. (P. Charles)

Come il denaro si moltiplica usandolo, lo stesso avviene per la fede in Cristo:


se si conserva passivamente nel proprio cuore, non rimane neppure quella che
era, ma diminuisce fino a scomparire. Se invece si fa lavorare per mezzo della
Scrittura, e si fa in modo che sia continuamente risvegliata da predicazioni assi-
due e vivificata da opere buone, non solo si moltiplicherà, ma non cesserà mai
di crescere per tutta la nostra vita.
(Omelia anonima sulla parabola dei talenti, PG 56,941).

236
Brilleranno lacrime umane negli occhi di Dio, quando si apriranno per noi le
porte del paradiso. (D. Rimaud)

Il capovolgimento della conversione non è opera umana: Dio solo conosce le vie
che, dal di dentro, conducono a lui… Dobbiamo dunque comprendere che il
nostro primo compito e la nostra prima efficacia risiedono in una supplica insi-
stente e costante a Dio perché agisca nel segreto dei cuori. (J. Loew)

Se viviamo nella Chiesa dobbiamo fare nostre le preoccupazioni della Chie-


sa d’oggi. E dobbiamo aderire alla sua dottrina al livello d’elaborazione a cui è
giunta oggi. (H. de Lubac)

La presenza di Dio non è più legata ad un luogo, ma all’umanità gloriosa del


Cristo, il tempio definitivo, cioè il Cristo totale; nella sua realtà personale e nel
suo corpo mistico, è Gesù il luogo dell’adorazione “in Spirito e Verità”.
(J. Daniélou)

Preghiere

Ciò che è lo sposo per la sposa che ama, il sovrano nel suo regno, la sentinel-
la che veglia sulla rocca, ciò che è il pilota al timone della nave, tutto questo,
Signore, tu sei per me.
Ciò che è la fontana nel giardino, e la lampada accesa nel buio, e il tesoro nello
scrigno, ciò che è la manna nell’arca, tutto questo, Signore, tu sei per me.
Ciò che è il rubino sull’anello, ciò che è il miele nel favo, e la luce della lanter-
na, e la mamma in una casa, tutto questo, Signore, tu sei per me.
Ciò che è il sole nell’ombra, e l’immagine nello specchio, ciò che è il frutto ma-
turo sul ramo e la rugiada sull’erba, tutto questo, Signore, tu sei per me.
(E. Susone)
_____

Signore, abbi pazienza con me. Ricordati dell’edera che hai creato e che fiorisce
soltanto in autunno, quando tutte le altre piante hanno già dato il loro frutto.
(G. Chopiney)

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Padre Lino Pedron
Scuola Apostolica del Sacro Cuore
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