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ANICIUS MANLIUS SEVERINUS BOETHIUS PHILOSOPHIAE CONSOLATIO ROMAE IN AEDIBUS ATHENAEL ANICIO MANLIO SEVERINO BOEZIO LA CONSOLAZIONE DELLA FILOSOFIA Introduzione, testo, traduzione @ note a cura di Raifaello Del Re EDIZIONI DELL'ATENEO ROMA 198, Cnt by Edo! dt en Rom ie re Printed in Italy ia Ruger Boh, 12/6 INTRODUZIONE BOEZIO E «LA CONSOLAZIONE DELLA FILOSOFIA» Anicio Manlio Severino Boezio ® di que filosofi che, ‘ome voleva Pltone, atterero all'amministrnione dele ‘ose pubblic. Seneca era stato minstro di Nerone; Boezio, wissuto quando Vimpero romano di oridente non aveva pit'un Augusto ed era dominio dei bacbac, pest) elissii servigl al e Teodorco, Nato circa Penno 480, dalla nobile famiglia Anici, i nostro pessonaggo ebbe «rent an console (aris ancors molto onoriica, benché pratice ‘mente ridota llombra di un nome); fuze i pit atvi © utorevoli senator, e, postedendo la personae fiduia del {ovrano goto, fu pure ivetto della importantssima digits «di magiteroffciornm, la gual, istvlta sin dal tempo di Dioclesiano, equivaleva quai alls funzone di Gran Cancel Hire. Si pub die con sicureza storica che egli, pure essen do vomo di studi, fa nondimeno anche politico solerte; ¢ susiduamente operd per il bene dello stato, © soprattutto {ei suoi Roman, ormal soggett al eongustatore germanico, scciocché esi potessero godere tutto il benessere posible, te altredconservastero, per quanto i tempi consentivano, i loro presioso parimonio spirituale e cultusle. La politic, ‘ad ogni modo, non era per Boevio alto che una estrinse. ‘urine pati di quel culto dell sapenss che epi consi derava come il compito principale della sua vita. Era addot trinatssiao in Glosofia ein lerteratur, e doctas sermoner triusgue linguse, scbbene, probabilmente, non fosse msi stato in Atene (Come atseriscono tardive natizie), ¢ non averse frequentato Accademia (ancora superstite, ma desti- ‘ Introbaone rata ormai ¢ quella chiusura che awwenne poco dopo Ia morte di Boeio steso}; ed excelleva poi spiceatamente ne ls matematics, nella musica e nelatronomia, cost da pote cxsere stimato vomo eoeiclopedico, e non alla guise di ‘radii sonza ingegno come un Marsano Capella, ma pivt tasto di un Plotareo, non meno del quale aveebbe meritaro dallo Scaigero Tappellativo di tovias sepentize ocellas. Si intendeva anche di arti moccaniche; e prepard Jui stesso ‘due mitabili clessidre che Teodarico elle mandare in dono fs Gundibeldo te dei Burgundl. Le delisie di std eletssii si univan dungue eon gli conari, con Je rlecheaze, con la influente potenza, ¢ alist coi confrt familia (unottima moglie, Rusticiana, e due figli che foron creat consoli esi pute in siovanssima et), afar di Boexi un uomo, come sl usa die, veramente fice, ‘Ma Ii stesso fu pol insgne esempio di quella mutabi- lia della fortuns onde Ia sua filosofia To avevs oertamente reso ben consipevale gid in anticipo, Nel fiore della maru- rit, eadde in disgraaia per aver pres Te difee del senaore Albino, contro il quale era state sivolta wn'accus di cosp- ‘sone con Ia Corte di Bisanzio per 'abbatimento del domi- rio gotico, a ci mal volentie’ soggiaceva Iai. Si consi- der® dungue Boesio come eotreo; e ne segul, con Tessent- mento di quello stesso vile senato di ca eli ere memo © autorevoistine sosteitoe, Ia condanna di lui alfesilio © alls prigionia, Ofeure le vicende del proceso; non ben chiara la fondatezea maggiore o minore dell'ccusa. Probsbilmente, To statista era innocente nel senso che non aveva pater. Pato a una congiura, — se pure una congiura vera e propria icra stata; — msi pud presumere con sieureraa che I'm ipendenan i Roma dai bazbari era da Jui vagheggiata int rmamente come un ideale degno, quando le czcostanze lo Intaduione 7 peamettestero, di essere tradoto in reat il titolo, datos {al Gibbon, di "be lai ofthe Roreasr whore Cato or Tally could bave acknowledged for their countrymen” & gis ‘to, Ad ops! modo, non pare che il processo conto d Tul fia stato regolae, Eyli non pot®discolparsi,e venne confi rato in un laogo che probsbilmente era sito nel press di Paviss ¢ dopo cia un anno di prgiona, durante il quale, onostante i diagi Jo squallore del sue stato, compose il libro immorale« Sulla consolarone della flosfia », venne crudelmente verso nel 324. 11 Iuogo della morte, che do- vette essere il Inogo steso del confino e della reclusione, viene indcato da un crnista col nome dager Calventianas fi tratterh di quellanico quartiore peiferico di Pavia che ra appunto chiamato Caloentia! Dl savio che aveva ssputo cos) nobilmente soffrire & rorire Is leggenda postriore fece addvitura un martre ctistiana, Ors, che cristiano epi fos, in vita ¢ in morte, non €® dublie; © certe opinion dissonanti del secolo corso, quando cf fu persing chi, opponendost alla wd ione, nepd al flosofo Pappartenenss alla nostra. Chiesa, ‘ovvero pretese che epi fosee stato cristiano solo di nome, non tiovane alcun credit, Ela questione, moss dal fatto, cerlamente capace di susctar meravgla in molt letor, che la Conzolatio tace di Cristo ¢ del Vangel, pod dies thiusa, Che da Boerio fosse profeats, non solo esterior mente, ma pur con la mente e col cuore, In fede eattlic, induce anche dalla pertinenea di Iu alla stispe Anica, git dd tempo convert, ¢ dalle intime relarioni di Iai stesso col ctcolo di Simmaco; rsulta anche dallesame approfon 1 Cte. ato « ode» del Copy in « Dicionnae Libro Primo 1, che composi un tempo carmi con zlo di giovane, ‘ora, shim, sono eostreto, mise, «toni met [Ecco che le Camene, lncere, mi detan Jo sctitto «gli elegi mi eigana di vero piant il volo Quest, almeno, non furono da nestun terrore persuste sccocché non seyuisero, compagne, la mia va FFurono gloria di mi giovinesza verde ¢ flice ‘oF consclno il mio fto di tvete vecchio, (Che Ia vecchiezza venne, affrettata dai mali, Yun tratto; e il dolor wolle Verh che gli si convenivs Sul mio capo si sparge un'intempestva canisie, la pelle afflosiaa tema sul corpo esaust, 0 falice la motte che non s'nsetice neg ann dole, ma viene at mesti che Vhan chiamata spesso! [Abi quanto sorda invece nega ella il suo orecchio agli fli « ricusa di chiudete,eruda, gli occhiplangemti! Mente infda fortuna mi clargiva fuss beni, un’ora triste quasi mi aves sommerso i capo. Os che, oscura, ba mutato falacemente il voto, 1 vita empin procra spraitssmi indi. © perché, amici miei, mi chiamtste esa volte felice? _ Chi ® eaduto non era stable nel suo sta, % 10 5 2 2 Booth Props. Come Le I Hace dum mecum tactus ipse repotarem quetimo- riamque lncrimabilem sti officio sigoarem, adsttsse faihi supra uerticem isa est muller reuerendi admo- dum uultus, oculis ardentibus et ult communem Fpominam uslentiam perspicaibus, colore wivido atque Inerhaust ugoris, quamuis ia aeutplena foret ut nullo ‘modo nosttae crederetur actats, statura_discretinis fambigeae, Nam none quidem ad communem sese hom fnum mensuram cobibebst, sane vero pulsre caelum summi vettcis cacumine uidebatur; quae com altias put extulset, ipsum etiam caelum penetrabat respi ‘entiumgue hotninum frsteabarur intuitum, Vesteserant tenussimis fis subtit artifiio, indissolubili_ materia pevfectae, quis, uti pose eadem prodente copnout, suis fmanibus ipsa texueret, Quarum speciem, velutlfumosas imagines let, caligo quacdim neglectae vetustatis, cbduxerat, Hacum in extremo magne ** Graeeum, in Supremo vero "©, legebarur intexcum. Atgue inter uteaique liters in salarum modum gradus quidam inst ‘nit widebantur quibus ab inferire ad superus elemen- fm euset ascensus. Eandem tamen vestem vioentoram (quotundam scideront manus et particlas quas quisque potuit aberulerat. Et destera quidem lus libelos, Scepirum ero sinstra gestabat. 5 ‘Quae ubipocicas Musas uidit nostro ddsstentes toro fleibusgue meis verbs dictates; commota paulisper te torvisinflammata Iuminibus: « Quis,» inguit, « has Bossi, Ls comslaone dele floroie Lt 2 1 ‘Mentre fo maditavo fea me e me quese cose, ¢ con Jn scritura segnavo Ia mia lacrimevole lamentels, mi sembrd che fosse venuta a fermarsi sopre il mio capo supa donna dal volto ait amabile, daplioxchi ardent © perspicai oltre Ja comune capacith deg womini, dalla camagione di color vivo ¢indicante wn vigoreincseusto, = seblene ella si mostrase tanto avanti negli anni che Jn pessun modo si potova crdere appartneate allt nop» stra, — dala statra ambigua e dffclmentegiudiabile,*/ alas, ora si limitava alla comune misura deglt won fora pareva tocar i ciclo con la soinmith dela testa; ¢ ‘quando ell levava in alto il apo, pentrava nel cielo ste. soc deladevs I vist degli uomini ce a guardnvano, Fat fc te di tenuissini fill di materia indssolubile erano Te sue che ella (come io venni poi a sapere perch ella me desima ebbe a rvelarmelo) aveva itessoto con Te sue pro- rie mani. L'spetto delle vest stesee era, come sule aces deze perl ptture espaste al Fumo, offuscata da una certa ‘ligne propia di cose vetutee tascurate, Nel loro mat- fine pit bono cu taro un Heo, oe marge 1 superiore un ©. E cra Tuna e Valea letters apparivan segnati a mo! di scala cont gradini attraverso 4 quali i potera lie dalelemento inferiore al superior, Per altro, Ia veste medesima era stata lcersta dalle mani Ai cert emp, che ne avevan portato vin tutte le parti- celle che potevano. E la destra di lei reggeva dei Hiri, a Sinisa uno scettt. Quindo ella vide le Muse della poesia che stavan preso al mio letto suggetivan parole si miei plant, fa toceata per un po! da commosione; ,jnfiammata negli occhi fats torv, disse: «Chi he petmesso che si nccostasero # questo malato queste 10 15 2 2 oath Pilon. Comoe, LT scenicas mercttculas ad hune aegrom peomisit accedere, {quae dolores eius non modo nulls remedis foueren, ‘uerum duleibus isuper alerent venenis? Hae sunt enim quae infructuoss.affectaum spinis uberem fructibus Tationis segetem nectat hominsmgve mentes assufa dunt morbo, non Uberant. At si quem profanum, wi Teulgo solitum obis, landtise vestiae detraherent, fninus moleste ferendum potarem: hil guippe in eo rostrac operse Teederentur. Hane vero Eleaticis atque ‘cidemics studisinnatstem? Sed bite potius, Sitenes ‘que in exitiom ules, meisque cum Mosis curandum sanandomgue relingite.» Tis ile chorus increpitus deiecit humi_maestior volkum confessusque rubore verecundiam limen wists fncest, At ego, cuiss acies lcrimis mersa caligaret nee dinosere possem, quaenam hace esset mulier tam imperiosae aucroriatis, obsipuilsuque in terram eliza quidnam delnceps esset actura exspectare tac tus coepi, Tum ill propius aecedens in exirems lectuli imei parte consedit’ meumque intuens uuleum lucty fravem atqoe in humum macrore deectum his versibus dde nortrae mentis perusbatione conguesta est un Hou quam praecipiti mersa profundo ‘Mens hebet et propeia luce recta ‘Tendit in externas ine tencbras, ac, Le comslcone dle lta 1 » suildtnelle da teatro, che non solo non poston medi: cae il suo dolore con alcun rimedio, ma per di pid lo slimentano con deli veleni? Tavero, son proprio esse che uccidano con le spine infrutfere degli affetti In esse dell rapione feconds di frat, © avvezzan le menti degli vomini alla malats, nonché liberate da essa, Ad ogni modo, se le voste lsinghe mi soursesero qualche profano, come vi seeade di slito,stimerei Is cosa meno molesta'a sopportarsyglacché in lui non sarebbe punto 10 1s 25. Boe Phitoorh, Contr, LT m Had aliter trstitise nulls disslutis haustcacham ct ad cognoscendam medicantis faciem mentem recep. Tague ubi in eam deduxi ocolos intuitumque defixi, respicio nutrcem meam, cuius ab adolesceotia laribus bucrstus fueram, Philosophiam. « Et quid,» inquam, “cto in bas ext nostri slitadines, © miu magisra Dirt, sopero candine delapsa’uenisti? An ut tu ‘quogue mecum res falss criminationibus agiteris? “An, »inquit ills, «te, alumne, desererem nee saris fam quem mel nominis inuidia sustlisti, communicato tecum labore parirer? Atgui Philosophise fas non erat incomitatum relingvere iter innocents; meam scilicet ciminationem uereer et quasi novum aliquid acciderit, pethortescerem? None enim primum censes spud impro- bos mores lacesitam periulis esse sapiensiam? Nonne pod veteres quoque ante nosti Platonis sctaem mx fgnum ssepe cettamen cum stulttse temeriate certau fos eodemgue superstte praceptoreius Socrates inius {we vicoriam mortis me adstante promeruit? Caius Ipereditatem cum deincepe Epicuteum unigus ae Stoicum ceterique pro sua quiegue parte raptum ire molirentut smeque relamantem renitentemque uelu in partem pra dee traherent, uestem quam meis texueram manibus Aisederont abreptisque ab ea panaiculis toum me sii essisse credentes abste, In qulbus quoniam qoaedam oes, La comlcone dele fois LT »s um Sele in odo non deo lene dela inex, | repr Fn deli rene fn esos pet eon tere vio dll hemi cute con nan an cou, gunds ei vk gl oi ie fnuo i lett und, vedo mi ute, a Ho nel cuts nero een in dlfcleta, «Be? © dist «Tu dong o usta dt vi vent, dhecndendo dle luge cl ia guste aad Seto wot © vs! pe ete ake tu peep con ie sai ae aed?» £0 che fo pote! Ici» rigre «ano mio, o fre a meno die on, precip dela ot fui, quel poo chet no conte neste perdi wus dl io none? Eppa, to to alla Filosofia lasciarsemza compagnia il cammino di un fnnocente: dovrei forse aver pars dicuna mia inctimi nizione, e inorrdire, come se mi foste sccadta ora squalcoss di nuovo? Credit che appunto ora per le prima volta la sapienze sia stata, in mezzo ai costimi ‘malvap, sottoposta a molest pericli? Non & forse vero reso gli antici, prima delle del mio Pl one. con la temerith della stltezs,e che, mente Pla ‘ane-viver, il suo maestro Secrate cnsegel, con la mia ‘contendere in una grande compe: ~"” ‘di una morte ingivsta? E quando > pot it volgo degli Bpicurei e deg Stoic ¢ tant alti, bye 2 si soperavino Gascon per la un parte pe fr raping | © tascinwvano anche me, che protestavo © resstevo,” ‘come parte dela preda,lloa ess Iacerazono la vest che fo avevo intesuto con le mie proprie mani ¢, strappe- ost habits westgiawidebantur, meos esse familiares inprudentia rata nonaullos eorum profanae muktudinis errore pervert. | 36 10 5 Bost Phioaph Comsat. Le 1 (Quod si nce Ansxagorse fogam nec Socratis ene rum nee Zenonis tormenta, quoniam sunt peregrina rouisti, at Canoe, at Seness, at Soranos, quorum nec pervetoste nec inclebris memoria est, sire potuist ‘Quos nihil aliad in cladem detrasit nisi quod nostris roribus insttati studiie improborum —disimilii uidebanter, Ttaque nihil est quod admire, si in hhoe tae silo” czcumflantibus apitemur procellis, quibus hoc maxime propositum est, pessiis displicere. Quorum quidem tametsi est mumeromus exercitus, spetendus tamen est, quoniam nollo duce regitur, sed errore tantum temete ac passim Tymphanteeaptatur Qui si quando contea nos aciem struens.ualentior Incubuerg, nostra quidem dix copias suas in arcem contahit, ili vero circa dvjpiendas inutile. sarcinulas fecupaati, At nos desuper inridemus vilssima rerum iquaegue rapientes secri tuies furios! rumultus eoque ‘allo muniti quo grassantistlttiaeadspirare fas non st wv Quisauis composite serenus acve 20. Fata eub pedibus epit superbum Fortunamque twens vtramque rectus Tauiewum potuit tenere voltum, [Nom illum tabies minaeque poati ‘Versum funditue exaptenis aestum 25. Nee ruptis quotiens uagus eaninis ‘Forget fumificos Vesaeuss ignes Boctio, Le coslaione delle flooie Lf ” tine dei perzttni, se ne andarono,credendo che io tte inora fossipatsta in loro possess, E poiché in loro si vedevanotalune vestigia del mio sbito, Pumana rolex, ‘timando che ess fossero miei famiglia, condannd aleun 4i Toro in conform di'un erzore della molttudine profana 1. E se poi non conosci,né Fesilio di Anssspors né il veleno di Socrate, né le torture di Zenone, perché sono cose sttaniere, esd puoi aver saputo dei Gani, dei Seneca, dei Soran, 1a cui memoria non &né vefurtisiona ‘né poco celebre. Nien'lto li tase alle rovina se nos iL fato che, educa nel nostri costami,sembravan molto issimili dai gust degli vomini malvagi. Peranto, non hal da meraviliaei se in questo mare della vita siamo i da procelle spirant ll"intomna noche sopratutto cl proponiamo di dipiacee ai pessimi. Ad ogni modo, sebbene Tesercito_ di costoro_sia_numeroso, & pit da spremare, poiché fon & retto da alcun condattiero, ma ‘io, di qua e di Ii. E se pot questo esercio,schirandosi contro di noi, casas con gran forz, Ia nosta con- otter, dal canto suo, racoglie nella rocea le proprie truppe, laddove color sertana cccupati nel sacchepgate inwtilt'bogagivzci. Ma noi dall'alto ci ridiam di lore ienti a repr le cose pitt vill, restandocene sicuri tutto quel furioso tumulto, e fotifcati con un vallo tale che Ja stoieza ne suolattentai non pu arsivarc w CChtunque, ben regolando ta vita, si mise sotto f pledi il Fato alter, 13 2 2 Bost Phiooph, Conolat. Le 1 ‘At celaas salt fire tures “dents ula fulminie move. Quid tantum miserd saeuor eytannos Mirantur sine virbus furentes? 5 Nec speressliguid nec extimeseas, Exarmaveris impotenis irom. ‘At guisqols tepidus pauet uel optat, ‘Quod non st stabilissuique ius, “Abiect clipewm locoque mots 10 Nectie gua valent trai eatenam. v Sentisne,” inguit, « hace argue snimo inlabuncur two, an veg Apa? Quid fles, quid lacrimis manus? "Beata, wh rate veo, Si operam medicantis expecta, oportet uulnus detepss.» “Tum ego colleto in wires animo: «Anne adhue act admonitione nec per se satis eminet fortune in nos sacuientis aspertas? Nibilne te jpsa loci facies rmouet? Hecine ext bibliothees, quam cerisimam tibi redem nortris in lacibus ipsa delegeras? In qua mecum racpe.residens de humanarum divinarumque rerum scientia discerebar? Tals habitus taligque valtus erat, fam tecum natarse secrete mater, cum mihi serum bias radio deceiberes, cum mores nostro ttiusque uitae tationem ad caclentis ordinis exempla formares? Haecine pracmia referimes tibi cbsequentes? Atqui tu ane ‘ententiam Pltonis ore sanxist: beats fre res publica, ostio, Le contains dele Havolia Le » « diritto guardindo ambo le sort poté seibare invtto il proptio voto, Tui non minacce né fotia del mare, che dal fondo sconvolt fut eagits, 1 quei fuochi fumifei che wscendo fuori dei forni svot Vesuvio vibra, © la stada del fulmine brian, che suol ferir torn als, moverenno! © perché glinfelici iran tanto i ttanni che infuran senza forse? Se eu non sper, e non paventi nla, dlisarmerai Ia loro ira impotent, Ma chi, chi trepidando teme 0 rama, perché non & padton di sé, né stable, Iascia lo sudo e dlsertando il posto foggiaeatene onde esser tascinato, Ww “Hai ts dengue » soggiunse pot «censo di queste cose, ffluisono esse ne anime tuo, 0 si come ‘Tasino che ascolta la lira? O perchéplangi,perché ti bagni di lacrime? “Peels, non Jo cere nella mente Se aspetti Fopera del medico, cccorse che tu mani- fest a ton ferta, Alora io, raccogliendo le forzedell'nima, dssi « Ma che forse Is crodeltt della fortuna che infieisce contro preoti, sostent il dbattio di fronte al giudisio del Re, e sluscit a ottenere che il monopelio non venste impos, E tai Paolino, womo consolare, le cui rcchezze ers- ro gi state divorate, con Ia speranza ¢ embirione, dalle cagne di Palazo, fuor delle faci stesse di color che stavano con Ja bocra spslancata, Eperché Albino, anche Tui consoldt2? non fosse colpito da pena in seguito a un'accusa gid pregindicta, mi. esposi_aledio del dela tore Cipriano, O non sembra che io abbia accumulato su di me abbastanzagrandi dicordie? Ma ave dovuto essere pil sicro prsio gl lst propio perché per amore dela piustaia gon mi ero rservato presto i cottigini ‘nessun meszo per essere pit sicuro. E per opera di quali delatori sono stato colpta? Tra coxoro, Basilio, destnuito una volts dal serisio del Re, fx cosetto a enunciare i mio nome dalla necessith che aveva di pagare i suoi debit, Opiione poi, © Gaudensio, poiché la giustnia punitiva del Re aveva decretao, a causa delle lore innurerevolt ¢ molteplici frodi, che andassero in slo, non volevano obbedie, si salvaguarderono con Yasilo di un sseo tempio: suputo oi dal Re, questi di spose per edito ch, se essi non partisero da Ravenna 10 13 20 30 Boch Phzopb Conolat. bef fas esse arbitror vel oceuuise uertetem vel concesisse mendaciurs. Verum id quoque modo sit, two. sapien thumque fudicio sestimandum telinguo. Cuivs rei setiem atque veritatem, ne lntere postros, queat, silo etiam rmemorinegee mandaui ‘Nam de compote falso liters, quibas libertatem arguor sperase Romanam, quid attiset dicere? Quarum fraus aperta.patuiset, si nobis ipsorum confessione dlatorum, quod in omnibus negotis maximas vires abet, uti cuss. Nam quae sperartreliqua liberas potest? Atque utinam posset wll Respondissem Can terbo, qui eum a Galo Caesire Germanic filo conscius contra se factae coniuratonis fuse diceretur: ‘Si ego’, inguit, ‘sistem, to nesses.” Qua in re non ia sensus rostror mseror hebetauie ut impios sclerata contra virtue querar mito, sed quae speraurinteffcise ‘uchementer admizor. Nam deteriora velle nostri fuerit fortasse defectus, posse contra innaceatiam, quae sele ratus quisque concepert inspectante deo, monste simile fst. Vide hud iniuria tvorum quidam famlirium (quesivits ‘Si quidem deus, inguit, ‘st, unde mala? Bona vero unde, si non es?” Sed fas fuert nefaros Thomines qui bonorum omaium osiusque senatus sane Jpuinem petent, nos etiam, quos propugnare fenatuique uiderant, perditum ire voluise. Sed_ num idem de. patribus quoque _merebamur? Meminisi, tt opinor, quoniam me dictum quid facturumque practens semper ipsa diigebas, meminist, inquar, Veronae cum rex auidvs xii communis “maiestatis crimen in Albinum delatae ad cunetom senatus ordiner Bors, La coilaone dele flsoie 11 6 tentto il giorno presritto, dovessero essere espulsi con Ja fronte segnata da un march. Che cosa si pote sgaiungete a tale severti? Eppure, proprio in quel gior- no, la denuncia che quei medesmiavevan fatto del mio nome venne accolta. Che diremo dunque? E questo che hha meritato Tatvita mia? Ovvero la condanna prec dente resegiusti quali accusator!? Ela fortuna dungue ron si vergogna affato, se non per Teere le accuse rivolte conto Vianecenss, almeno almeno per ls vil degli ceusatoi? Ma wuoi conoseere in compendio il delito di cui sono sccusto? Si afferma che io ho voluto la salvezza el Senato, E desieri di sapere in qual modo? Ci. si Jmputa il crimine di avere impedito a un delaore la | presentaione di document itesi a provar che il Senato sarebbe stato 00 di lesa mest, (Che cosa danqve ne pens cu, Macstra? Doved respin- ere questa accusa, per non far vergogna ate? Ma ver: mente io voli tutto cd, © non cesierd mai di volerl, Confesser8? Ma ho gid cessato di porte impedimenti al delatore! O dovrd chiamar delino Taver desidersto Ia salvezza di quellordine? Esso, a dit vero, avers foto 4, col suoi decreti che mi concernevano, che «id fost dliuo. Senonché, In stolteza, che sempre mentisce & 6 medesima, non pub mutare i meriti dei fat; con formandomi, al pensiero-diSocrate, non pensa_mi_sia Iecito, 0 nasconder-la-veriti,.0-ammettere una bu ‘Ma comungue stia cid, lascio che ne facian Ia stima il iivio tuo e quello dei sapieai. E perché il corso iT vero andamento di questa faccenda non possino rest scost a poster, ho tutto affidato anche alla memoria scritta della mia pena, 10 13 20 2 30 Beet Phioaph, Const. 1. cele mult, une innocent sensu quanta tel perl secure defender. Sis me hee et wera protere e falls uinguam me! aude face. Minit him quslam todo se pobasconscienine seem, Shoten cotetndo quis ito rept fame pret. SElinocenannontam qis exept cues lds; pro ete itu prea fal elt poenas is Er car vunguum feo manila confeno ta ies hl in sine somone oon abs tel ise igen vor ant vel fortoae concio iets moralbe incerta sbitere? St ialumnare Stes sees wl scedote inp og glo, {Toni omnibus act sti deere, poste fenen ene, confess famen conics poet None quot fre pastoun mls procl a ge Inder eb sudlum’ propenat in sensu. ort provcipoigue data O mets de sil ctinine cine pote coin! Cour dipiaten euos ipl eam ul deere ident ut uti seer adie foenent, Ob eatin tae slp," cncan use ment tnt,Atgl et Sta nobis cme ‘erent pli eer ei me pl tr sb rls one sctgl com eae fa non ert Tost com atu eogittonbuaque adie es Pylagrcom id tov ep. Nec canueicat ull Snore me spntoum prin cpu, quem 0 in anc exellenam componbat connie do fase Precis pesca, inocem domi, hosesinoram cows eizorum, ser elm aunts et Hee a0 2 Boao, Le comelaione dele fioria L. 1 a Inia, che cosa pud importami di palate di quelle levtere falbamente fabricate, per mezzo delle quali mi sl accusa di avere sperato la liberti romana? La frode evidence delle letere stesse si sarchbe senz'ltto mani- festats, se fo avessi potuto valermi della confessione, siustappunto, del delator, cosa che hn massina eff coca in ttl gli afar. Inf, qual liber simane, in ‘ui si posta sperare? E volesse Io che ne foste sper: bile anche una picola parte! Avrei sport con un motto Ai Caio, che, essendo accussto da Grio Cesare, figio i Germanico, di compliih in wna congiura ordita con {10 Gaio sess, rispose: « Se io ne avessiavuto la con spevoleza, tu on ne avresti spat nulla». Ein questa mia faccenda non ha potuto il dolore ottundere a tal punto i miei sensi da far sche 4o mi lament della mac- chinazine seellerata di pertone empie canto le vit; ma viceverst mi meravilio grandemente che est sian iusciti a compere eid che speravana. aver, il voler ‘cose cattive appatiene fore alle nostre natutall manche- volezze; ma il fato che, al cospetto di Dio, qualungue scellerato abbia il pocere ei mandate a effetto conto gli Tu, fnnocenti eid che ha dlsegnato appaze davveromo- struow. Siché, non a torto uno del tuoi ach intimi ddomand®: « Se.c.un Dio, donde. provengono i mali? E se Dio non c, donde provengona i-beni? » Ma si consenta pore che vomiai nefasi, che schiedono il san ave di tute i buont e di tuto il senat, abbian volute ‘mandir in roving anche me, che avevan visto combatere wha sppunto per i buonl. Ma ef meritavame Io stesso tratta-, 2 ienio anche dai senator? Te sori ql che penso, fs aches in peron, sere pcsente, mi doped) Bor, La comtolcone dle fsfin eT » ‘contenuti ne libel mie. E tu, di certo, ha dsto, ci i tuoi merit rispeto al bene comune, cose vere $1, ma poche al confronto della meltitudine dei tuoi fat. Ri- ‘puardo alls onorevoleza 0 faleith delle accuse rivet ‘ontzo dite, hai rammentato cose a tutti note. Cieea la scelleraggine © le fri dei dlatosi, mx giustemente pen: samt di doverne toccae asia brevemente, giacché este son meglio pit abbondantemente dlchiartte « gran voce dalla Boecs del volgo, che fe In rcognisione di tutto. Hal pare spreso con veemenza Pato ingiust del Senato. E ti sei are doluto della incriminasone che haan fatto di me, e bai pur pianto evi danni subi per 1a tua sipuazioneoffesa,Tnfine, il two dolore awvamp® contro Ia foreana, et lamentsti del fatto che non ven: ono attrbuiti prem adeguati ai ment, Da wltimo, hai ‘espresso i vott di una Musa incllerta, che prega acioe- ché quella pace che regge il cielo repga anche la tera. j. (Ma, a dir vero, poiché incombe sopra di te un molte- ~ fae Tillisione"™ 1 tascinano qua e It in ditetinl divese, non Porno ancora, data In tua presente dispsizione dintllett, toccartieffcacemente rimedi pit. validi, Peranto ute: ("> remo per un poco medicine pid leni, accocché quelle,o! » art dhe, per Value di perturbasioni tai da pro- dorze addiritura un gonfiore, si sono induite, un foe alguanto blando, a rammolisi~ cos da poter poi scoglere Ie forza di un medicamento pid.aspeo vw Quando oppresso dai roesi i Febo il Canero bruca, gan) 10 15 Soci Phlosopb. Comat. LT ‘ca est,» inguit. «Nam id etiam paulo ante cece nist, hominesque tantum divinae exortes curse esse deplorasi, Nam de ceteris quin ratone regerentu, nihil moucbare, Papee autem! Vebementer admiror car in tam salubri sententia locatos aegrote Verum tdtius pererotemrs nescio quid abeste_conieeto. ‘Sed dic mihi, quoniam deo mondum regi_non snbigi, quibos etiam gubernaculis regatur adverts? » Vix,» inguam, « rogaonis toae sententiam noseo, hedum ad inguista rexpondere queam. » «Num me, » inguit,« fefelitaberse aliquid, per quod, veut hiante valli bore, in animm um’ pertubationom morbus repetit? Sed dic mihi, meminisine, quis sit rerum fins, quoue tote naturre tendat intentio? » « Andie ram,» inguat, « sed. memoriam mucror bebetnit.» ‘Atul seis unde cunctaprocesserint? » «Noi,» inquam, deumgue esse respondi. « Et qui fier! poest, Boe, La conlcon delle forte a 1 a allor ehi dit gran semi uttani soli, a Cerere deluso, i rvolgs alle querce, Mai non cetear nel boeco purpureo le viole ‘quando i campi, stridendo, ‘squassa TAguilon fiero. INé cerear con mano avida tea) primaveil se wuo frie dll wes in aurunao ei porta Baceo invece i suoi doi, Divide i tempi adatali Dio, caseano al sw ulficio, 1 Tascia mai confonderst i tomi che dispose, Coa, cid che precipice lascin Forde fiseo non plunge a let fine. vw « Anaituto, permet che io acca, con un po! di do- mande, astggio © prova dello suo della tua mente, per poterintendere quale debba essere Ia manera della Je! fut cura? » «Domandami pure» dissi io «tutto oid O/ che vorri, fo ti risponderd.» E lei: « Credi tu che fi ‘questo mondo sia govemato a vanvera dal caso fortuic, © sci convinto che esso sia sttoposta in quilche modo aa Roe bb cedior 10 15 Bont, Conc, Phioeoph. Le f ut pip costo quis it rerum Gi gprs? Verum 1 peubutonum more ch lenin et, ut mowete Guide aco inne post, comulle stem signe forum exstipae non post Selon sre op ein nae, case emis? » «Gals» gam, « memein? » ui par bs syria pre? > «Hoe fneogny an eee me sla atonal animal ate torte? Scio ed me ese conte» Eel « Nile hod te ee soul?» « NL » ‘Tan co Ing, «mor ut lam nel mana casa id ie n none des Quire peisine Sal aegis tate toner wel atom rencandae cowpitcs inves Nam oni sui oblsone confor {iio ee ealen feet expla popes bonis ese Cobos: Quoniam to ut at rerum Sis gros, equan omnes. atc neon potent, (cee Boe, La coolacone dela frais LT 6 al regime della rapione? » « Ma certo» risposi, « Non ite asaltamente cadets che coe tanto ben deter ‘inate nel loro andamento si muovano fortuitamente €.( alla cies, ma bens conosco che fio crestore alla sua Opera; © non vers) mai-giomo che posta allon tana da questa verace dotting, » Coal & disse Ie, e Tafatt tu stesso exprimesti pocticamente cid poco fa, ¢ ti lamentast insieme del fato che gli vomini sol, tuo avvito, sono privi della cura di Dio, Delle alee eesture, ivero, tu non dabi- tavi affato che esse sian governate dalla Regione. Mac- hE! Mi meraviglio molto, non sapendomi spiegare per ‘hé ty, pur fondato in una convinione cot slutare sa non di meno malato, Ma srutimo le cote pit. profonde ‘mente; ho il sospetto che ti manchi non «0 che! ‘Ma dimmi: poiché tu non dubiti che il mondo sia eto da Dio, osservi ales con quali messi di govern ‘exo sia ret? » E fo: «A stento capiaca il cantenuto della tua domands, nonehé poter rispondere alla que- stione. » — « Mi son forse ingznnata» relic lei «nel pensre che ci sain te una manchevoleze, per via della ‘quale, come straverso una breccia che si apts nel muro di una forieza, il malanno det rurbamenti 8 insineato nell'snimo tuo? Ma dimmi: ti sicordi tu qual sia i fine delle cose, ¢ dove tenda To scOpadl tata la natura?» 4 Avevo ben udito ed; » rsposi «ma il dolore ba inde- bolto 1a mis memoria». « Eppuse, sai tu donde eutto 2 proceduto? » «Lo s0% diss io; e rispost che quel: principio 2 Dio, ‘; subito intond il canto sepuente: x «Tu che regi il mondo tuto con ordinamento perenne, | Ta, fattor di cielo e di tere, che il tempo dill eer fai scorrere ¢ stando immoto presti movimento a ogni che non git da cause estranee prendesti Timpulso a comporre opera della materia flatuante, bens) dalla Forma, sittin te, del Sommo Bene, da og ivi le core . a ™ Bouhi Phiooph. Conse, 1 117 10 15 2» In semet reditura meat mentemque profundam Gircuit et similiconuertit imagine cat, ‘Tu causis animas paribus witecque minores Prouchis et Jeuibus sublimes cutribus aptans In caclum terramque seris, quas lege benigna Ad te conversa reduc face igne revert Da, pater, ugustam ment conscendere sedem, Das fontem lustre Loni, de luce reperta In te conspicuos animi defigere uius. Dissice terense nebular et pondera molis ‘Atgque tuo splendore mica! Tu natnque serenum, ‘Tu requies tranquil pis, te cermere fis, Princpiam, uector, dox, semita, terminus idem, x Quon igive que st imprest, qe et eves ont fxs ui, none Semonncanda tes Sona ince feliciais perfecto conse s Tn os Ad primum aver inguiendumy an ligued. ha tod bona gale paulo ante dfn! i ora rat po sen ps ec ee Cas coptations inago dei. Sd guinea sigue fcc velit uidan oom font bontum nega exe noe esi giod infec ene dur, Ht inane Bor, La comtlacone dels floraia LIE vs tutte Tu tra dal modellosupesno, Tu steso, belissimo, nella mente il mondo bello recando e formando a Te simile, al pereto intero ingiungi di produrre parti pefete “Tw coi numeri conneti gli element, e second i feddo con Te famine, il seeco e Yumido, 1 che il foceo puro on fogea in alto, ovvero il gran peso non tet la eee git gi ‘Tu nel mezzo della triplice natura inserisei pr VAnima che move tutto, ¢ Pacconci spandendola in consone ‘membra. Ela, sprtta, quando ha racolto quei mati in due gi, prende a tomare in se stess, dintorno alla Mente suprema incerta, ¢ moto al cielo secondo consinil modelo, Tu con pari cause gener Je anime, e le vite inferior, eben alto trasportandale sopra leggetissr cae, Je cospargi in terra ein cielo; poi con una legge benigna Te fal itonate da ‘Te, come redvci fochi, Iss, Fa, Padke, che Ja mis mente s'inali alla Tua sede sugusta, che veppa la sorgente del Bene e rttovi la Luce, « quindl figga Io sguardo lcido delfanimo in Tel Distrugl le nebbie ei pesi di questa terrena mia mole, ¢ brilla del Too splendore! Tu solo sei serenith sei tipo peri pits Te sorgere & ultimo fine! Sei principio, sei motors, lue, via, termin Tu stesso! x Poiché dungue tu bai vedo qual sia Ia forma del bene imperfetto, ed anche qual sia quella del bene per- 6 Bout Phlosoph Conte. LIL 10 1s 2 25 tone perfect inperfectum esse pechiberur. Quo fit wt si Jn quoibet genere inperfectum quid esse uideatur, in co perfectum quoque aliquid esse necesse sit. Eteaim perfectione sublata, unde illud quod inperfecurm peti bbetur exsiterit ne fingi quidem potest. Neque enim ab deminutis inconsommatisque natura rerum coepit cexordium, sed ab integris absolutsque procedeas in hace extrema atque effete disbitur. Quod i, ui paulo ante monstrauimus, est qaedam boni fragilis inperfecta felicitas, ese aliquam soldam perfctamaue non potest dobitar.» « Fiemissime, » inquam, « werisimeque con: clusum est 9. «Quo vero,» inguit, «habit, ite considers. Deum rerum omnium principe bon exe «communis humanoram conceptio probat animorum. Nam cum nihil deo melius excogtari quent, id quo meli nil est bonum esse quis dubitet? Tea uero bonum esse \ ddeum ratio demonstrat, ut perfectum quoque ia 0 bonum esse consineat. Nam ai tale st, rerum omaium princeps esse non potetit. Erit enim eo prastantive sliguid perfectum possdens bonvm. quod hoe privs argue antiquivs ewe videsur; omnia mamgue perfcta sinus integris proce esse claruerunt. Quare ne in ‘infinitum ratio prodea,confitendum est sommum deur summi perecique bon! esse plenissimum. Sed perfecum bbomum ueram esse besttadinem constitsims; wera oes, La comolaone dele fori L 11D ao ene renner apeltone dich E's rope pou Ge [haere emer nan emenn SESS Bo cue po fea eins wey peda non relano nga Conte Te vei Sit de wma tan a che Ul Hee ‘Shu, eth esos ome tone a tut ben om ST ng In, tt cb de deed impere v Skate input pect Wal ove uw din Siar Ge pa, One sve ey ee gia ace dt Segoe soni iene, neo ome cba ente so gu gers qu cea pres Inf tt pen, on od ee ee ee tte Cond dr" mame ben compe, bal, presided cnc ner ¢ pre, ven pol cadet, Sine ql ope cee ¢ ual coma se oe ee ae Gls pete net tet on foo ibe ie a pre une fed al ¢ pe Fen aC gus ondane» da don i et er Ti omnes rt dove qu fl bit, Che io, Pipe ute le es ome, ®ben povato {ts conesone comune cae ment uae Blt, dre che non ti pod concep nla che sia igre Sibi ponte die che quo a ae 2 ced boom? dl pre aloe dite fo ino anatenaoe le tpee Secaiat ie al 2 bine arate nea the Es Toner now pou ane Pane mm Bout Poot. Comma, L 11 10 Fe 2» 2 iginar beatnudinem in summo deo sitam este necesse it.» « Accipio, » inguam, «nec est quod contradic ullo modo quest.» «Sed’quaeso » inquit, «te, vide ‘quam id sancte etque inuolailiter probes quod boot sommi summum deum diximus esse plenissimum. » “ dist fo. ‘ offre, 0 VEtme con Ja sua riva rutile, ‘0 Vndo, asat vicino al mondo aldo, ‘che mesce piewe Blanche e piette verd, — we spat pd dar luce allocchio, anal vippit sprofonda nella lor notte i ciehi ani. (Questo che piace ed eccita le menti, Je terra ia eaverne ifime i nett lo Splendor che di guida e forza al cel, evita il buio di anime in rovina ‘Ma quella luce, — chi poteh guardsrla rnegherh che il febéo raggio sa fulgido! » x «Son daccoedo,» dts fo « pacché tutta questa tat- tavione sta ben sereata in un nesso di ragonisaldissime.» E lei « E quanto apprezzera poi il conoscere che cose i bene, stetio? » — « Infinitament, » rispost io Teplacché cos mi avverrd di conoscere del pari anche dio, che 8 giuttappunco il Bene.» E lel « Ebbene, apr 'rvelatt cid con ragionamenti verncissmi, purché restn ferme quelle conclusion che abbiam sicavato poco fay — «Certo che testeanno,» — E let «Non ti rmostrammo forse come quelle cose che son desiderate ai pit non postano esser beni vei ¢ perfett proprio perché differieono tt loro, e come, dato che all'una di fesse manca Is presenza della, esse non postan rare tun bene pieno ¢ complete? E non mostrammo dala parte che i a i vero bene solo quando le cose suddete Siracolgono come in una forms unica ¢ in un'efficaca 10 BocthisPhiooph, Consol. Le IIT 10 3 20 dem esse unum atgue bonum simi ratione concedas; cadem namgue substantia ext eorum quorum naturaliter non ext diversus effector.» «Negare,» inguam, “ liberasse il re in pericola alla peste sa dellespite, aid ped quel rematort Ja pozioge avean bevuto, « ind, fatt pors, it pane tramutato avevane in ghiande, [alla resta in lor dintero, poiché perser corpo © voce. Sol Ia mente intattageme sul prodigio che subisce. (© man troppo, troppo deboe, © pur troppo deboliexbe, che, sebben cangin le membra, ‘non sun poi eangiare i corit Dentro sta Tumnan vigore, chiuso come in rocessicos Co moggior potenzatolgone 20 Bost Pioorb Comal LIV oom a sé quegli alti cosi © levem simium manum Nee potentiagramina, Membra quae valeant lies, Cords uertere non alent! 5 Totus est hominum vigor Arce conditus abdita Hace uenena potentus Detrahunt hominem sibi Dia gute penitus meant 10. Nee nocentia eorpori Meats wulnere seeuiunt, » wv Tom ego: «Fateor, > inguam, «nec iniurla dict ideo vitioss,tametsi humsni corporis speciemaseruent, in belvas tamen animorum qualitate materi; sed quorum 15 atrox scelertaque mens bonorum permice saeuit, id ipsum cs liste nolustem. » « Nec Het,» inquit, « ut conuenienti monstabiwur loco, Sed tamen sid ipeun quod cit licere creditur auferatur, magna ex parte sceleratorum hominum pocna relevetur. Etenim quod 20 incredible cuiquam forte uideaut, infeliiores est recess est malos, cum cupita perfecernt, quam sl ex quae eupiant implere non possne, Nam si miserum est Boe, La colton des Horie LY a che crudeli addentro penetrano, «pur non nocendo al earpo, anal ferscono la mente. » wv E fo « Ammetto che & cos, ¢ vedo bene che non = tort si dice che { visi, bench€ conserving Paspetta i un corpo umano, tutavia, per la qualich deli nimi loro, vengono mutari in bese; ma avrei pur voluto che coloro Ia cui mente atroce escllerata inferse, pro: ccrando rovina ai buoni, non avesero avuto questa pos sibilih di far male.» — «Ma non Than,» replied lei « come tsi dimostrerd nel momento adatto, Ma ttta: via, se si topiese loro proptio cid che sembra sia loro lecito, in gran parte Ia pena degli uomini selerati ne utctebbe alevata, Difti, — cosa che forse « qual= uno potrebbe apparze incredible, — i cattivi son di pecessith pit infeiei quando han compiuts” quel” che bramavano, che nel caso in cul non poesano mandare a pieno effetto cid che desiderane. Invero, se infelicd Fever voluto il male, inflict maggiore & Taver potuto farle. Gizeehé, seman tal capaci, Tefficsca di quell’ felice wolere non rarebbe operate eranto, mentre cascuno dei malvagi ha Ja sot propria inflict, & necessariamente tripice la digraia che abbacte quanti t vedi volere wn delito, potelo complete, plenamente compitlo. » — To: «Consento con te; ma desidero pure vivamente che di questa degra: 2a codestt tll abbiano a essere scevti ben pret, pet endo la possi di perpetare il delito,» E lei « Ess 2a 10 15 2 23 Suh Phiwop. Como, 1V wolulsse peau, potuisve miserus est, sine quo uoluntatis miserae langueret effects. Traque cum sua singulis rivera sit, tilt infortunio neesse est urgeantur quos ideas sels well, pose, peficere.» «Accedo,» ingvar, «sed uti hoe infortunio cto careant patrandi sceleris powsibilitete desert uchementer exopto. » « Carebunt,» fnguit, « ocius quam uel tu forstan velis ve ill sese acstiment este carituros. Neque enim est aliquid in tam breuibus vitae metis ita serum quod exspectare Jongum immortals praesertim animus putet: quorum magna pet et excelsa facinorum machina sepentino aque insperato saepe fine destritur, quod quidem iis mise tise modum esti ‘Nam si nequitia miseros fact, miseior sit necesse st diuturnior quam; quosinfelicssimos esse indica, fi non corum malviam saltem mors extrema finite. Exenim si de prauiais infortunio vers conelusimus, infinitam Tiguet ese miseriam quam este constat severnamn ». Tum ego: «Mira quidem,» inguam, «et concessa diffcis inlato, sedis cam quae prive concesta sunt nimium consenire cognosco. » « Recs,» Inguit, « estimas. Sed qui concksiont eecedere durum. tat, seguum et uel falsum align praccesice emonstret uel collocationem propositionum non esse cffcacer necestariae concusionie ostendat;lioquin concessis praccedentibus nihil proms est quod de orto, La conden dell Hosa Le W 28. se ne libereranno pit presto dl quanto tu forse non voglia, © di quanto essi non pensino! Tnfat, in questi tanto ‘revi limit della vita non nulla di cod tardiva che aleuno,e sopratutto anima immortal, abbia a stimar- re Tanga Dattesa;e le grand speranze ¢ Yalta macchina delle scellezaggini di costo vengono spesso distrute con una fine repentioae inaspettata il che pone davwero ‘un termine alla loro infelici Taft, se Ia nequisa rende inflict, necessatiamente Jha da eser it inflice chi pit a lungo & iniguo; € sidichecei costo come i pit infec se alla Jor eat veria non ponte fermine per lo méno la more. Ifa fe siamo giunt a conclusion! veralsspeto lla dsgracia Aelfniquih,& ben charo che infinta& Tingelicie di eui 2 nota Ia durata eterna.» E io «La dedusione & certo singolare ¢ difficile ad ammettersi; ma riconosco che ‘essa si aceorda pienamente con quanto stato ammesso prima.» E lei «Tu giodichi retamente. Ma chi trove duro Taccedere a tal conclusione ha Tobblig, o ai pro- vvare che prima sla stato presupposto aleunché di flea, (© di mostrare che la disposiione dele proposizioni non produce una conclusione necessatia; allimenti,accettate le premesse, epi non avra proptio alcun motivo di con testare In dedusione ster E a dir vero, anche quel che sto per dire potebbe sembrare non meno strana, ‘ma pore risulta egualmente necessario da cid che si & presupposto.»| «Ma che cosa 2 questo? » domendsi.Rispore: « Che { malvapi son pi felci quando pagano Ia pena che goa Joa nessuna pena Ii copisca per mano della giutss,» «NE or io mi preparo a dimostrare cid che « chie- essa pub venire in ment, ciod che col castigo i costa. Ms Boot Pioropb. Comat, LW 10 6 2 2 Inlatone cavsetur. Nam hoe quoque quod dicam non tines minum uideatur, sed ex his quae sumpta sunt aeque est necessarium, » « Quidaam? » inguam. « Feli- lores,» inguit, «esse improbos supplicia lentes quam si cos nulla justitiae potna coerceat. Neque id mune molior quod cuivis veniat in mentem, corigi ultone paves mores et ad rectum supplicit terrore dedvci, ceteris quogue exemplum esse culpanda fuglendi, sed tlio quodam modo infliciores este improbos arbitror Iimpunitos, tametsi lla ratio correctionis, nulls respects habearur exempli.» « Et quis ert,» ingu spracter hos alias modus? » Et ills: « Bonos, » ingu ‘esse feces, males uero miseros nonne concessimus? » Ta eit,» inguam. «Si igitr,» ingult, « miseriae ‘uivspam bonum aliguid addatar, nonne feliior est co ‘uius prs ac slitaria sine eulusguam boat admixtione risen it? » «Sic,» inguam, « videtur.» «Quid si idem misero gui cunciscaeat bons, practer ex quibus riser ert malim alivd fuer adnerum, noane multo elcior co censendus es cus infortunium bont parte cipatione releuatur? » « Quidni?» inguam. « Sed pani Jmprobos iustum, impunitos vero elabi iniquum esse ranifestum est.» «Quis id neget? » «Sed. ne illed quidem, » ait, «quisquam negubit bonum esse _omne ‘quod iustum est contrague quod inistum est malum. » Liquere respond. « Habent igitur improbi, cum puniun- ori, La conlcone dela Yrs 1 1V 2 ravi si correggono © vengon ridotti a retiudine, propeio atuaverso i terror della pena, ¢ che It pena tessa eerve di esempio anche agl alti perché rfvggano dalle szioni colpevoi; — ma_sostengo che imal Sono. pit-inflc, se impunii, anche soxto un eeraltro inguam, «has pss adie rationes.» « diss io, — « E coloro che son mesivevol i castigo, tu non dubit che siano misex?? » — « Simo Sccordo » diss jo. «Se tu dunque avessi uffiio a indice, a chi penserest si dovesseinfiggere una pena, 4 colul che avese fatto il toro, oa col che Io averse subito? » — « Non ho alcun dubbio» spo « che dare! soddisfrione alla vittima per memo della sofferenza ellaator delloffrs,» — «Dungse, chi fve il torto Ai parnehbe pit misero di chi Io ricevette.» — « Ci vien di conseguenra» rsposi. «Da oi, dunque, come pore da altzerapiol fondate sul principio che la diso- rest di sua propria natura rende infect, — si vede che ‘torte arrecato&chiechessa non ® inflict di chi lo rice vey ma di chi lo areca.» — « Si vede bene» diss io, « Eppure, opsiiorno, lei « li orator agiscono in modo contraio Si sforeano, infat, di sseitar compas: slone per coloro che han sublto un trattamento gravoso « alfliggente, mente la compisione saebbe pit guste mente dovsts a coloro che Vhanno info; costo dovrebbero esser condott in giudizio da accusatori non adirati ma piuttosto favorevolie pieni di compassone, 1 guisa di mali condott dal medic, — acciocché potes sero topiersi col taglio della ponzione la alata dela colpa. Ein tal modo V'opera dei difensori verre a per dere ogni signifiato, oppure, se volesse giovare agli vomini, si volgercbbe ad assumer Taspetto di accusa. EE gli stess malvagi, se fosse loro consentito di veder pet qualche fessurina la vitth abbandonata, e si acor sgessero di potersi Uberare dalle somure dei vii atta. verso i torment della pena, ottenendone in compenso Vonesti, — neppur terzbbero quei castghi in conto i torment, ¢ ana scusercbbero Topera dei difensori e 22 Boubt Phiowoph. Conca. 1V ‘atone cart, Nam su oporum angi, twas Auidam est quasi motbus animorum, cum acgtos corpore rinime dignos odio sed potivs miseratone iudicemus ‘multo magis non insequend sed miserandi sunt quorum 5 mentes omni languore atrocior urget improbita, v (Quid tanios iouat excite motus Et propria fatum sllctare manu? Si mortem petits, propinguat ipsa Sponte sua uolures nee remoratur equos 10 Quos serpens Jeo tiris ursus aper Dente petunt, idem se amen ense petunt ‘An distant quia disidentque mores, Iniusas aces et fora bella movent Alersque wolunt peice tcis? 15 Non est sta satis sscutise ratio Vis apcam merits wicem refere? Dilige jure bonot et miseresce mali.» v Hic ego: « Video », inguam, « quae st uel elicias ‘uel misria in ipsis proborum argue improborum mets Bacio, Le comolcione delle Hsofis L1V 2 si mercer interamente alle mani dg acct oe iad. i conseguncs, non rela press i sg lca posto per Poti. T boo infty, ch I oierebe, alvoché ton fone exremamente sto? E Gal pare, dare ican cone iraionevole. Ifa a vino goat Tlann denna come Tinferma deol tralia el compo, ondunque,-~ datecode ir Ia pelcopo non coo mertevoh 605 i pe _dicompassione, — ben maggiormente si debban eom=pa re, non pesegure con aversion, clo Te cui ment fono opprese dalla salva, morbo pid troce di qua Sit inermi f wv A che giova destar grand! moti fe di nostra propria mano sllecitare il destino? Se morte ceca, lel tessa avvicinasi, volentrosa,né fren quel suck eavll veloc Lor che da seri e tg, ors e cigali, foro assalati col dente, di spada tra loro feviscons. Forse perch i costumi hanno dissimili fe dlscordi, inigue muovono spedizioal ¢ guerse atroct €e vopliono pesit con ari mutue? Per tna tal eradelts, son vi & eapione adepuata Woo! tu date # ciascun quel ehepli merita? ‘Ama degnamente i buon’, del cattvi abbi plea! » v ‘A questo punto io « Vedo bene » ss «qual flict (© miseria sia riposta nei rspetivi meritio demerit dei 2 Boutbit Pitoorb Cont. 1. 1 10 13 20 onstituts. Sed in hae ipes fortuna population aii Doni maliue inesse perpendo. Neque enim sepientun ‘uisguam ex inops ignominiosusque esse mali, poivs quam pollens opibus, honore reuerendus, potentia wilds, in sua permanens urbe floret. Sie enim dative testaiosque sopintia tractaturofficium, cum in contin. ‘gentes populos regentium quodam modo. beatitudo transfondiver, cum pracsertin carer, nex ceteague Icgalium tormenta poenarurm petnicisis potus eiibus, propter quos etiam constituta sunt, debeantue. Cut hace iginar versa uice mutentur sclerumgue suppliia bons remant, preemia uirutum mali rapiant, ‘uchementer ‘imiror, uaeque tam inivstae confusions ratio wideatur ‘x te scire desidero. Minus etenim mitarer, si miscer omnia forutis eaibus crederem. Nune stuporem meura dens rector exaggerat. Qui cum saepe bonis iueunda, malis aspera contzaque bonis dua tribuat, malls optata concedat, nisi causa deprehenditur, quid ext quod « fortis casbus differ videsur? » «Nee mira,» inguit, «si quid ondinis ignorata ratione temeratien confusumque credetur. Sed ta quamuis causam tantee Aispsiionis ignores, amen quoniam bonus mundum Fecior temperat,recte find cuneta ne dubites Boni, La comclacone dela fcaie LV 25 virtuoso det malvagi. Ma considero che in questa stssa forvana quale la intende il popolo c’ pur quileosa di buono © df eattivo, Difet, nessuno det ssggi prefer rebbe essere esule, povero, marcato de ignominia, piut tosto che vivere in florid stato, restando nella sua cite, abbondantemente fornito di richeze, rispetiosamente ‘onorato, dtato di forte potenza. Il compito della sapien. za si esplic, invero, con pid splendore © con pid chiara testimoaianzs quando Ia felcitdpiena del govemanti si sfonde in qualche modo nel popolo, © copratutto ‘quando Te prigione, Ja pena eapitale,e gli altsitormenti compresi nelle pene legal, toccano piutort ai citadini gravemente nocivi, proprio per i quali, ani, queste Sanzioni sono state stable. Perehéviceversa queste cose sian capovolte, perché le pene spettntt ai del gravin sui buoni,e 1 malvagi al contraio subino i premi dovuti alls vir, — fo me lo domando con gran maravigli, € esidero di sapr da te qual sa Ia ragione di a sifatto sconvelgimento! Meno, certamente, me ne stuprei se credessiche tutte le cose si mescolino per effeta di «asi fotuti Ma il fatto che Dio i Reggitor, a di vero, acresce sttaordinariamente i mio stupore. E poiché Eli spesso atribisce ai buoni cose iets, a ctv cose splacevoi, e, per conto, alte volte assegna ai buoni avversit, ai cat quel che desiderano, — orbene, se «i cid non si copie Ia causa, perché tall vicende davreb ‘ero parr differenti da casi formisi? E lei «Ms non ct st pud meravigliae se une cose, quando si ignora In regola del suo ordine razinale,vien credutasoggetts al caso confusn, Tu perd, quantungue Jgnori Ia cause di sl grande assetto di cose, non devi 256 Bowbi Pilnopb.Comaat, LV v Si quis Arctoi sider nest Propingua summo eardine Ibi, Cur legat tardus plastea Bootes ‘Mergatque seras aequore flan, 5 Cam nimis celeres explicet ors, Legem stupebic aetheris lt, Pallet plense cornua lunae Infect metis nocti opacte Quaegue fulgnti texert ore 10 Confusa Phoebe detegst att, CCommouet gentes publicus eror TLassintgue crebris pulsibus sera [Nemo miratur flaming Cosi Lites frementirundetefseeu 15. Nee niuis duram frigore mole Fervente Phocbi soluier asta Hic enim causes cernere prompuum est, Ile Intentes pectora turbans. Cuneta quae rara provehie aetas 20 Stuperque subitis mobile wulgus, (Cedatinscitae nubiles err, CCessent profecto mira uideri » vw Ta est,» inguam; sed cum tui muneris sit Itentium serum cnusas evaluere velatsque caligine Bowtie, Lt comelaone dele foie LV a allato dubitare, dato che il mondo & regolato da un Reggitore buono, che tutto avviene in retta maniera, WQiee Se taluno non sche le stelle ‘Arturo hanno il cammin press il Polo, — o'Peché mova il carro Boote 4, lento, © tadi vimmerga nel mar, 210 mente fa al veloce levata, — (,, spin dalla Tege del cil a 1% Semi dco di lina vinpilléa, °° "7G. inferato dal buio notin, ">| quegl asi ors Febe discopre >?) cio" che, offascati, eld col suo lume, P+ turba un pubblico errore le gent 1 brome tempestan di cop Ma nessun si stupisee che il Coro x5¥* batta {flue frementi sul Fido, © che mole gelata di neve si disciolgn col ealdo det Sol Quis fat, le cause son chine: |, aseoste, pertorbano i coor Cid che sorge di redo nel tempo, «imprevisto, del volgo & stupor, — sc Terror dellinsienzs «i disipa, cesserh di rembrare miabile! » vw «vero; » dss io « ma poiché 2 compito tuo cavar fuori e dissovere le cause delle cose nascoste, € spiegar 28 10 13 25 BoctbisPBoeph, Const. LIV cexplicare rationes, quacso uti quae hine decernss, quo: niam hoc me:miracolum maxime perturba, edisseas.» Tom illa paulisper arridens: « Ad rem me,» inquit, omnium quacsita maximam woeas, cui vie exhaust quiequam satis sit. Talis namgue materia est ut una dubitatione sucisa innamerabiles alise uelut hydrse capita succrescant, nec ullus fuerit modus, nisi quis eas viuacssimo ments igne coerceat. In hac enim de prouidentise simpliciate, de fac serie, de sepentiis casbus, de cognitione se pracdestinatione diuina, de abitrit Ubertate quaeri slet, quie quanti onetis.snt ipse perpendis, Sed quoniam hace quoque te nose quaedam medicinge tuae porio est, quamuam angusto Timite tempors suept tren aliquid delibare conabimur. (Quod site muse carminis oblectamenta delectant, bane pores paulisper diferas voluptatem, dum nexss sbi cordine contexo rations.» « Vt Hbet,» ingoam, use uelut ab alio orsa principio ia diseruit: | end, leloo forme, dalla sabi dela Mente diving Quest, ead nel ree della-en-vemplci dee rina il suo gover delle ove in una moltepiceregls, |? EE questa rele, quando ven gurdta ents la putea | stessa della dvina Tntelligenz, st chiams Provvidenss; 20 oct Pbpb Consol. LIV 10 15 2 Quae diversa esse facile Higebit, si quis vtriusque vim mente conspexert. Nam prouidentia est ipsa ill iuina rato in summo omaium principe constituta quae cuncta disponit; fatum vero inhaerens rebus mobilibue isposiio per quam prouidentia suis quaeque nectit cvdinibs. Providenia namgve cuneta paris quamuie divers quamuisifinita complectiarfatum vero singula Aligerit in rorum locisformis 2c temportbus dstibuta, ut haee temporals ordinis expicatio in divinae. ments ‘dunata prospectum prouideni sit, eadem uero adunatio digesta etque expliata temporibus farum wocetse. Quae lier diverse sins, alterum tamen pendet ex aero, Ordo ramque fatalis ex prouidentiae. simplcitate procedt. Siout enim artfex faciendae tei formam mente praccpiens rouet opesiseffectum, et quod simplcter practens Fleque prospeserat, per temporsles ordines duit, ite deus prouidenia "quidem singulariter-stabiltenque facienda disponit, fato uero hace ipsa quae disporuit rmultipicier ae temporaliter administat, ‘Siue igtur amulanibus quibusdam providentiae divin spiniibue favum exercetar seu anima seu tota inseriente natura seu caclestibus serum motibus seu angelica uirtute seu daemonum varia sollenia sea aliqubur horum seu omnibus fatal scree texitur, illad certe manifest est immobilem simplicemque gerendarum formam rerum esse prouidentam, fatum wero eoram quae diuina simpli Docc, La colons delle Hoaie LV 201 quando invece vien sferia alle cose che essa muove € ispone, & deta dagliantchi Fat. E come queste due cose"sian diverse, rsulta con chiara evidenzs, se si contempla con la mente Ia forza all'una ¢ dellalra, Infati, Ia Provvidensa ® quel stessa Ragione divna, stabilmente collocata nel Prin: tie sommo delluniverso, che dispone Te cose tutte fpette queste cose stssecollocando ciascuna nel suo ordi= ne appropriato Difati, La Provvidensa abbracia le cose tutte, pet quanto diverse, per quanto infinite, gualmente; il ato, invece, pone ia moto le cose singole, distibuite rei Jor Iuoghi, nelle loro forme, nei tempi loro, di modo che questo svolgimento dellotdine temporae, raccelto rela visione della Mente dvina, & prowvidena, ¢invece Ja stessa unione, riparita ¢ svolta net val tempi, si chiama fato. E benché Prowvidenza e Fato sano diversi, ton tuttvia rexiprocamente dipendenti, Infati, Vordine fatale procede dalla semplicia della Provvidena. Inver, come V'artefice, concependo in antcpo la forma della cost che si deve faze, di corto allexecssione dell oper, sviluppe attavetso Tordine temporale quel che avers semplicements ¢ in un sal momento vedito in pro: spetto, — cost Dio con le provvidenza dspone singoae mente e sabilmente le coe che sono da fats, € col fato repola effectivament, in guisa molteplice e nella succes: sone del tempo, quelle cose stsse che ha dsposto. Dun- ‘que sa che il Eto compia il proprio ulfiio per mezzo i cert spirit obbedienti agli ordi della Prowvidenz, sia che In erie fatale sia tensuta per mezz0 delnia, ie 22 Bouhi Piosops. Comal LV 10 1B ciuas gerenda disposuit mobilem aeeum atqve ordinem temporalem, Quo fit ut omala quae fato.subsunt prouidentiae quoque subiecta sint, cui ipsum etiam subiacet farum, quacdam ero quae sub prouidentia locats sunt ft serem superent. Ea uero runt quae prac ‘propingua diuniat sabilter fea fatale ordinem mobi litatis excedunt. Nem ue orbivm crea eundem cardinem ‘ese uertetium gui est intimus ad simplicatem rmedictatis aceditcxterorumgue ext locttorum velit cardo quidam citea quem vereentar exe, eximus vero malore ambite rotatus quanto a puncti media indiiduitatedisedt tanto amplioribus spats expliata, si quid vero ili se medio conectat et societ, in simplitatem cogitue diffandique ac diffluere ces, simili ratione quod longius a prima mente discedt sioribus fati nexibus implicuur ac tanto aliquid fa liberum est quanto illum rerum cardinem wicinius ptt ‘Quod si superse ments haserit mia, motu cazens faxi quoque supergreditur necessitate, Tgitur wii ext fad intlleccum satiocinaio, ad id quod est id quod signitur, ad setenitatem tempus, ad punctum medium cireulus, ita est fati series mobili ad prouidentiae stabilem simplictatem. Ea serie caclum ac sidera rmouet, clementa in se inuicem temperat et aera oct, Ls comolaione delle Hoa LV 20 (© mediante il servgio della natura inter, 0 per via dei ‘mori celesti degli ast, o per viet angelica, o per effetto Bost Piooph, Cont. LV rr 2 1 ve’ bgepv wal nde’ Eraxetey Puro cltum Iumine Phocbum ‘Mellflot canit ovis Homerus Qui tamen intima wiscere terete 5 Non ualet aut pelagi rediorum Infirma pereumpere fue ‘Haud sic magni conditor orbs; Hie ex alto cuncta tueni lla terra mole resistunt, 10. Non nox atris nubibur obstat Quee sint, quae fuerint veniantque ‘Wao mentis cern in its; un Tun qo: «Bs, inquam, difilore ramus anata confer. «Qannn, » ng, visto? Tam enim que persubere conic. > Ninian,» Inguam, «adverse ac tepugnare dee. prcnosere untuena dum et exe all irate, Name Seuncts prompidt dus eau fall modo pote, tocive neene ot gud pouidenta, frum ene Proelest Quare sats on foto Bor, Le contlaions dele ros LV 2s 1 mero, uel dolce poeta canta dello splendid Febo che ben vede tutto © ode tuto, Ei perd col lume def raggi ron vale a squatciare Ie vscere ellintima tera e del mar. [Non coi Autor delle cose A Lal che ogni cosa dall'ako ‘ve, né terra fa estacalo né notte con auvole. Quel che &, quel che fu e che sank scorge con unico penser; poche Eli sol guarda tutto, pool ben dslo Sole vrsce un To allore: « Foco che suovamente » dissi «son con- foro da uolincertema ancor pit difficoltesa di quella di prima. » E leis « Ma qusl 2 codesta incerteza? Tafati, 3 snagino che cose ti turba.» fo: « Mi sembra che troppo sian contrat ¢ ipo ino tra di loro questi due punt, che Iddo conosca da prima ratte Te cose, e che vi sia un qualche libero abi tio, Infati, se Tao guseda in prospeto tutte le’ cose ‘© non pub ingannard in nessun modo, deve necesara: mente awenize cid che la Prowidenza prevede che svern,Percid, se Egliconosce in anticipo dalle, ‘on sol i fat degli vomini, ma anche i loro disepai e Je 6 Bout Piosops. Cone, LV 10 13 2 2 ‘modo sed etiam consiliausluntaesque praenosct, nulla crit arbi Iibertas; neque enim vel faceum alied lla vel qutliber exsstre poterituolunta nis! quam nescia fall: prouidenta diva pracsensert, Nam si alionsum quam provisae sunt detorqueri lent, non iam tit foruri firma prascienta, sed opiio pots incerta, quod de deo credere nelasjadico. Neqve enim illam prabo rationem qua Se quidsm eredunt hune qotestonis nodam posse dissolusre. Aiunt enim non ideo quid este cuca ‘rum, quoniam id provdentiafuturom ese prospexeri sed e'contrario potivs, quoniam quid futurum est, id uinam providentiam Iatere mon posse cogue modo ‘neessarium hoc in contrarim rlabipartem, neque em necesse esse contingere quae providentur, sed necesse esse qune faturs sunt prouidesi—quasl uero quae caivs rei czusa sit, preesciensiane fuwurorum necesiats an faturorum necssitasprouidentia, laboretst, ae non lad demonstrate nitamar, quogue modo sere beat ordo ‘ausarum, necessarium esse euentum pracsitatum rerum, ctiam si praesientiafurris rebus eveniend necessitate ‘non uideatr inferrefEtenim si quispiam sedest, opinio- rem quae eum sodote conectat veram este neceste st; argue € converso rursus, si de quopiam vers sit opinio ‘quoniam sedet, eum sedere neces est. In uttogue igtut ecessitsines, in hoc quidem sedend, at vero in sltero veritatis. Sel non idcirco quisque sedet_quoniam uer xt oplnio, sed hace pots vera est quoniam queria sedere pracesi. Ita eum causa uesiatis ex altera parte Bosse, Le couslaione delle foie Le ¥ om ee Reet woes Seto eure Pie eo ete oat eae cee eee Sorel tates atdinoe ae Selecta er emerey fale aoa ane al gars alc erento oe aks feats foes bares ear a ete ecg Preteen opera ee net nl cnet Ca cn po es eee Pas amas pees ciate Cats ab elon yee eee ee Soe eo a a a Soe ee ae Se ae ee oe ia ie ecasnauie te eeas ee ee eo ee eee ae eee ee rae cecal eee onde ge rae ee acne ee oe ee ee ec cen Gh wii Mere we Sl Se See Se ees 8 owt Phoorb Conaat, 1. V 10 3 2» procedat, inest amen communis ia utrague necesita Smilin de prouidentia furursque sebus satiocnati patet. Nam etiam si iderco quoniam future sunt, prouidentur, non vero ideo quoniam prouidentor eue- unt, hilo minus tamen ab deo vel venture prouideri vel proaisa necesse est euenive, quod ad perimendam sbitrit Thertatem solum satis est. Tam vero quam Draeposterum est ut aeternae prascientie temporal ‘rerum cuentus causa esse dicatur! Quid est autem aliud arbitra ideo deum future quoniam sunt euentura prouidete, quam putare use lim aciderant causan summac ilius esse prouidentiae? Ad hace sicuti eum quid esse sci, Id ipsum esse neces est, ita cum quid futuram novi, id ipsum farurum esse necese est. Sic fic jgitur ut’ eventos pracecitae rei nequeat etal Postremo si quid aliquis aliosum arque sexe res habet cxistimet, id non modo scientia non est, sed est opinio fallax ab scentoe uertate longe divers, Quare si quid Fea fururom est ut eius certus ac necessariue non it ‘vents, id eventarum ese pros qu pote? Siut ‘enim scientia ipsa imperminta est falsitat, ita id quod ab ea concipitur esse alter atgue concipitar nequit Ea namque causa est cur mendacio scentia creat, quod ocd, La contaione dele fora Le V » siede. E cos, mentre la causa della vetita procede da ‘ana parte sola, pur rattevia in entrambe le parti & insta ‘una comune necessit Conclusion’ simi si possono evidentemente deduce circa la Provvidenza € Je cose future. Infat, ae anche fesse ton prevedute proptio perché debbono’accadere, sma tuttaia non accidono perché vengon prevedute, — rnondimeno & pur necessario che, o le cose venture sino dda Dio prevedute, che, prevedte da Di, debbana acca deze, — il che basta da solo a distruggcre Ia liberti dl Parbtrio. Ma_quanto-&-poi-assurdodit_che P'accadere delle cose temporali sia causa delleterna presciena! r che Taio preveda Ie cove future, perché hanno da avvenive, e il eredere che Je cove che una volt sono accadote sian causa dell ‘suprema preveggenza di Lui? Inolre cost come, quando io so che qualosa&, neces sariamente questa cosa stessa deve essere, appunto cos, ‘quando so che qualcosa sar, necessariamente questa cosa stessa sa. Onde consegue, pertanto, che Pascadere di ‘una cose saputa io anticpa non si pud evitare. Infine, se qualcuno penss diversimente da quel che & lo stato «di una cosa, ei non solo non ® sien, ma 2 unt pinion fallace ass diffeente dalla verita propia dell scienza. Percid, se qualche cosa sat3 in tal guise che il suo accadere son sia né certo né necessatio, — come 8 potrh conoscer da prima che essa accadei? Come infatt Ja sienzastessa non & mai mescolata a fal, cos quel che da essa 2 coneepito non pud essere in altro modo da come & concepito, Invero, Ja causa per cui le scienaa ® scevra da ogni menzogna ste propio nel fatto che ci soo Bow Piooph Cone LV 10 2 se ita fem quamque habere necesse est uti eam sexe Iabere scientia compzchendit. Quid igitur? Quonam modo deus hace incerta future prasnosct? Nam ineuitabilter evenrura censet quae etiam non euenite possibile est, falitur; quod non sentire modo nef ext, sed etiam voce proferce. At s ita uti rant ita ea future css decernit, ut aeque vel feria uel non fieti posse cognoseat, quae est hace presccnts, que ail cettum, ikl stabile comprehendit? Aut quid hoe refert clue Ese, pags dla ‘alps nlieeonis, tovndo!Iegiout ra pespetnente ‘pemue: — Teeter! aro dnnay fame, punto det aul deli fon uncer fe e um ete erat — Ti Tio, gant che, per aver stato alla pre di Katona, fa tat du Aol © {stato tel Tat, dope un iting rode perennerene Fepto.— Cost Bow crs qu, sao le Dani, ett and inguen et che empsions sempre ne que del Inf reni ditgoed ss LIV, Me p26 12 gl soi: 8 i pats Sear, che lente credorana fue por maa fe. Da Vigo (Georg. 136) &chnmato apne fide Satur tls LV, Pr 2 ug 224 128 dom sels idem bas omnibus sider ee Tes: logs che ans considera coe But ter quel che tigueds | dow Mem. Il Bichner espunge i pre del oe Bie poe sen dee si va al primo ts devant Sl sxondo. Pee me, cote per Rand, tse pub sndee cost ea I secondo em fe ong itso plo. TLV, De 2, pag. 250, 2, Pltonr le. Pla. Gore 48 (e ache lei, 1341 St oot eb Jn ttn ques rnone toora Hnpoters © nflcd a et, le potent fei dt To, che legamo alle prose 2« 3 et queso 1V ir, o flee ‘modo sic, ance aelfandanento dog, i penseo cot loguntenete expres dh Pistone appt eel Gorge LIV, Pe 3, pup 236, Dy trp Bll lees ope. LIV, M. 3, pe, 286 6.19, Neri dui Ue, co deo da Nest, mantgna promontorio dela Tse et. Oris. Trt. 13,01 Str aro dace Neos). LWW, M3, pag. 238, 2 dee: Ie mage Cie, Ne LX del Odise eal Boslo sista is qua came, nea come elt muse ia port let el cmpges di Uline. Lee, dh oh toga sonore lec + peseran dala etamefs,« pot foche fr reste quel compan alle forme una. Neb Bete fara, Ce & muta sempre simnlo dela volt alti, che ‘pune duce Toone » endsone beta LIV, M3, pag. 23,716, ae ate Meno, EW, Pe 8 pg 28 © 18, cca Ble, soa i Baer, leage eet, tobe cool le dice edente cae eee, i Note ete of exgtcbe a hog sarbie di eadure TW ML1 Thine gab sononte (lianbo). LAC? “Datos emo J tn einen miore © dt we fasnite ee LMM. 3 Distco compose di wn endecasilabo saltico © di on dimen US LTEM. 4 Disico compose dur dinezo lanbio ele too di va fermen GU LMLM. 3 Dimes anspestco catlettico (parteniaco o1ve- res purmii) SSO TITM.6 Selfzo codecs 32 1 meni dele Pbicrphise Comaeio. LTM7 Disko eamposto dt un timeto gibico € a vw dineuo lanbie selec LMS Glico. Gow — uw [MEAL 1 Trinero diss cleo i hun con an pote IV (neue ible) OS oO ew we TMI M 2 Dineuo sapesico eats. LTIM.3 Distico composto di un iwimeto giambico ce lec een penta dopa. aL WN LEAL A Disko compors i un Tasco € al ua da si akmanio. ew Ue LTM. 3 “Dineto dnapetko exalaicn (premio). LEM. 6 Disko campos“ vn tea skmanio dat ‘en pertain (orerona team datlico ale) © fo diner fonco sctletin, LIMM.7 Vero bats CU TU Le LTITM.8 Disco campos dF un Soden minor © ive Sine gins LTLM.9 Exanao dion a wow io LTDA 10” Neto i eat Semon Ycode 0 sf fico eodenabs = Uwe LMM Colmbe SLU L Slew LMM 2 Glee OL Ue LIVN.1 Disieo canpon dun terse datilko ace twleico e-dsn dieio pac, 1 met dale Pixos Conltio 33 L.IV.M.2. Disco compono di ux dinceo woo sate leeo e un dace ono selena LIVM3 Gino Siw oe LIV M4 Diss compost Sun falco dun pentane epics UU LAL) “Didi eens A on ven formato de on tech, dan spondeo (6 deta) e wa sila fnga (cut ‘vent coir peateninere el seg un adi, — e dun secondo (ovo in cut ue gn hl dm slab tnge (cotioete eto petenimea) sos pte sep du un adi. LIM. 6 ‘Disco sna seule. LIV MY” Safco endzwllibe. Alle foe del see det atid hm whine HO US LVM Disco dese, LVL 2 Texwmeie Gales cult, Lv aM.3 “Dimewo anspentio tealei LVM4 Gloom Se oe ELVM.3. vero fomito de op tczimeto daily el songisnge dime sori enleticn, MH we wo INDICE Introducione Boethii Philosophiae Consolationis Liber 1 Note critche ed esegetiche I mets della Philosophiae Consolatio u am v v pag. 24 0 128 24 286 339