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I TRE VOLTI DELL’ANTICRISTO1

II brano evangelico di Lc 21, 5-19 non ci annuncia ne una novità, né una scoperta: il mondo
va male, ore tragiche incombono sull’umanità.
Quasi due millenni or sono Cristo disse: «Del Tempio e dei Templi costruiti dalla mano
dell’uomo non rimarrà pietra su pietra [...]. Vedrete popoli scagliarsi contro popoli, incontrerete
opposizioni e persecuzioni, sorgeranno dei falsi profeti [...]. Non vi turbate della desolazione che vi
circonderà, non pensate neppure alle parole da dire in vostra difesa; non un capello della vostra testa
cadrà, vincerete con la vostra perseverante pazienza» (cfr. Lc 21, 5-19).
Due millenni hanno confermato ora per ora, istante per istante, la verità di queste parole;
esse sono sospese minacciosamente nei cieli, e oggi le viviamo. Segni appaiono nei cieli, segni
appaiono sulla terra, gente contro gente, cristiani contro cristiani, fratelli musulmani contro fratelli
musulmani, compagni contro compagni, e la desolazione di una terra che va inaridendosi. Di questo
stato di cose l’uomo è responsabile e ognuno di noi ha parte in questa responsabilità.
Il cristianesimo è milizia, il cristianesimo è una chiara presa di posizione nell’esistenza di
fronte ai «molti che verranno in nome mio dicendo: sono io l’atteso, il tempo è giunto, ma voi non
seguiteli» (Lc 21, 8).
Questi molti Anticristi possono, nel nostro tempo, esser sintetizzati in tre forme, in tre nomi.
Uno è l’edonismo: bramosia del benessere e del piacere, avidità del guadagno e della
ricchezza, desiderio del quieto vivere, del pingue pascere, del tranquillo dormire. A esso dobbiamo
contrapporre la certezza che l’uomo non è solo carne, che non è un bruto, ma che è anima, spirito,
coscienza, intelletto e che non può acquietarsi nel pascolare il fango della terra.
L’altro nome è la paura: paura dell’uomo, dell’aria che respiriamo, dei poteri terreni, della
persecuzione, della morte. Il Maestro ci dice: «Non temete coloro che hanno il potere di uccidere il
corpo, temete colui che uccidendo il corpo ha il potere di funestare la parte più vera del vostro
essere, l’anima» (cfr Lc 12, 4-5; Mt 10, 28).
Il terzo volto dell’Anticristo, il più atroce e il più inguaribile, è il fanatismo religioso.
Quando gli uomini si scaglieranno contro gli uomini in nome di Dio che a tutti è Padre, quando la
mano dei sacerdoti si alzerà a benedire le armi omicide, allora è segno che l’abominazione ultima è
entrata nel Santuario.
Ognuno di noi potrà considerare in se stesso a quale di questi volti appartiene, di quale è
schiavo; allora ognuno potrà liberare se stesso, e liberando se stesso libererà coloro che lo
circondano.
Se siamo schiavi delle ricchezze, ricordiamoci che esse sono pula che il vento spazza.
Distribuiamo quanto abbiamo, procuriamo di far sorridere intorno a noi, finché sorridere si può,
siamo generosi, divinamente prodighi: «Da’ a chi ti chiede, non domandare il tuo a chi te lo toglie!»
(Lc 6, 30), dice il Maestro. Contro la cieca avidità del denaro, contro la folle e cieca cupidigia che
muta i figli di Dio in lupi intenti a strapparsi un osso, facciamo della nostra ricchezza, del nostro
benessere, un’arma per vincere la battaglia della luce.
Se siamo angosciati dalla paura, dalla paura di morire, dalla paura per i nostri figli, dalla
paura per i nostri vecchi, ripetiamoci: qual male massimo può recarci l’uomo se non la morte? Ma
cos’è la morte se non il volo verso la verità inconcussa, verso la giustizia senza violazione? Non
lasciamoci spaventare da niente e da nessuno.
Se nel nostro cuore divampa lo spirito del fanatismo, diciamoci che la fede non è un segno
di separazione e di discordia, che Dio è l’unione e la concordia dei cuori e delle menti. Qualunque
sia la nostra religione, qualunque sia la nostra idea politica, esse valgono la religione e le idee
politiche dei nostri fratelli. Guardiamoci dallo spirito fanatico, dallo spirito di violenza che ci fa
guardare una parte dell’umanità come nemica di Dio. Dio non ha nemici, e nessuno potrà esserci
nemico se guardiamo a tutti gli uomini con gli occhi del Padre.
Questi tre aspetti dell’Anticristo dei nostri tempi vanno affrontati con perseverante pazienza.
Affrontati e superati prima di tutto nell’ambito della nostra personale esperienza. La lotta nello
spirito di Cristo è prima di tutto intima, completa, assoluta e ha per base il riconoscimento dell’unità
spirituale dell’umanità. I falsi profeti, i nemici del padrone della messe seminano il loglio nel buon
grano, acciocché classe sia nemica a classe, uomo sia lupo all’uomo.
L’acquisizione della coscienza cristiana invece rende spontaneo l’atteggiamento che ci fa
dire: quello che è mio non è mio, ma di chi ha bisogno; quello che io so, non lo so per me ma per
comunicarlo a chi non sa; quello che possiedo lo possiedo per distribuirlo, perché io sono l’altro,
perché io non conto ma conta il fratello. Nell’opposizione avviene la divisione tra classe e classe,
uomo e uomo, e infallibilmente ci si incammina per la strada che conduce alla distruzione.
Con la perseverante pazienza impariamo a rinunciare a noi stessi per trasfonderci nell’altro:
apprenderemo ad agire secondo coscienza, in ogni uomo ci sarà volontà d’amore, l’uomo non sarà
più costretto ad aver paura del fratello che gli dorme accanto, nessuno avrà torto perché nessuno
avrà ragione.
In quest’ora, che è una delle più tragiche della storia dell’umanità, ognuno è chiamato
personalmente ad affrontare le tre forme dell’Anticristo con perseverante e ferma pazienza.
«Siate svegli, non temete nessuno, nessuno potrà nuocervi se camminerete verso la verità
con perseverante pazienza» (cfr. Lc 21, 19).
Queste parole sono rivolte a quegli uomini che non cercano una soluzione spinti da paura,
ma che, coraggiosi e forti, bruciati dal desiderio di superare se stessi, conservano nel cuore la
speranza di una via d’uscita, la fiducia in una soluzione che nasca nelle menti non inquinate dalle
tre forme dell’Anticristo. Questi saranno capaci di portare la loro forza per la costruzione del
Tempio in se stessi; a loro la luce divina concederà ciò che bramano.
1
Giovanni Vannucci, «I tre volti dell’anticristo», 33 a domenica del tempo ordinario. Anno C, in La Vita senza fine, 1a ed. Centro
studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985, Pag. 222-225.