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INIZIARE ALLA PREGHIERA OGGI:


OSTACOLI, RISORSE, PRIORIT
LUCIANO MANICARDI, monaco di Bose

La preghiera non si riduce allo spontaneo manifestarsi di un impulso interiore: per pregare,
bisogna volerlo. Non basta neppure sapere quel che le Scritture rivelano sulla preghiera:
necessario anche imparare a pregare. attraverso una trasmissione vivente (la sacra Tradizione) che
lo Spirito Santo insegna a pregare ai figli di Dio, nella Chiesa che crede e che prega (Dei Verbum
8). Cos il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2650) ci introduce al cuore del problema
concernente leducazione alla preghiera cristiana ricordando il dato elementare che, come la fede
viene suscitata dallo Spirito nellalveo di una traditio, di un processo di trasmissione (Vi ho
trasmesso quello che anchio ho ricevuto: 1Cor 15,3)1, cos anche per la preghiera, che
lespressione della fede, la sua eloquenza (il NT parla di oratio fidei: Gc 5,15). esattamente questa
pardosis, questa traditio, che rispetta e onora ci che fede e preghiera sono: un dono che viene da
Dio, o meglio, la risposta al dono di Dio che il Figlio Ges Cristo2. Del resto, gi i vangeli
attestano la comprensione della preghiera come elemento che pu essere trasmesso e insegnato:
Un giorno Ges si trovava in un luogo a pregare e, quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli
disse: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli (Lc
11,1).
Prendendo dunque spunto dalle parole del Catechismo iniziamo la nostra riflessione
sulleducazione alla preghiera cogliendo alcune dimensioni costitutive della preghiera che
rappresentano anche delle difficolt in ordine alleducazione alla preghiera. Parlando degli ostacoli
che rendono tortuoso il cammino di iniziazione alla preghiera si paleseranno di conseguenza anche
le priorit da accordare in questa operazione.

Cf. L. Manicardi, Punti fermi della trasmissione della fede, in Evangelizzare 9 (2008), pp. 539-544.
Per una problematizzazione dellidea della fede come dono cf. L.Manicardi, La fede: dono e scelta, in Servizio della
Parola 408 (2009), pp. 111-116.
2

DIMENSIONI COSTITUTIVE E PROBLEMATICHE DELLA PREGHIERA

1) La preghiera cristiana come sforzo e fatica

Una prima grande difficolt della preghiera costituita dal fatto che essa non uno
spontaneo moto dellanimo, ma opera che chiede sforza e costa fatica. Lintroduzione alla
preghiera si deve dunque scontrare con lostacolo costituito dallassunzione della fatica come
elemento necessario per una pratica di preghiera. Iniziare alla fatica in tempi in cui imperversano i
demoni della facilit e dellimmediatezza certamente problematico. Al tempo stesso questo un
punto ineliminabile del programma di iniziazione alla preghiera. Da sempre infatti la tradizione
cristiana ha affermato che la preghiera ascesi, fatica, lavoro, sforzo. Un detto dei padri del deserto
significativo: I fratelli chiesero al padre Agatone: Padre, nella vita spirituale quale virt richiede
maggiore fatica? Dice loro: Perdonatemi, ma penso che non vi sia fatica cos grande come pregare
Dio. Infatti, quando luomo vuole pregare, i nemici cercano di impedirlo, ben sapendo che da nulla
sono cos ostacolati come dalla preghiera. Qualsiasi opera luomo intraprenda, se persevera in essa,
posseder la quiete. La preghiera, invece, richiede lotta fino allultimo respiro3.
Questo aspetto ascetico della preghiera cristiana (e sottolineo: cristiana; non mi riferisco
qui allesperienza di preghiera in altre religioni) si radica nel fatto che essa non coincide con una
preghiera naturale o con linnato senso di autotrascendimento delluomo o con un vago senso
religioso. Il pregare cristiano, che si innesta, per mezzo della fede e per lazione dello Spirito santo,
nel pregare di Ges Cristo, il Figlio unigenito che ha rivelato il volto del Padre (cf. Gv 1,18), non
riducibile allo spontaneismo. Proprio perch relazionale e dialogica, proprio perch apertura
allAltro divino, la preghiera cristiana non pu essere semplicemente slancio spontaneo del cuore o
espressione del sentimento che abita nelluomo.

Agatone 9; in Vita e detti dei padri del deserto, 1, a cura di Luciana Mortari, Citt Nuova, Roma 1975, p. 117.

3
La voce di due grandi teologi e uomini di preghiera del secolo scorso ci viene in aiuto. Ha
scritto Dietrich Bonhoeffer: Imparare a pregare: unespressione che ci sembra contraddittoria.
Noi diremmo piuttosto: o il nostro cuore sovrabbonda al punto tale che da se stesso comincia a
pregare, o diversamente non imparer mai a pregare. Ma un errore pericoloso, in verit oggi molto
diffuso tra i cristiani, il pensare che luomo possa naturalmente pregare4.
E Romano Guardini: La preghiera che sgorga da un impulso interiore sembra, tutto
sommato, costituire soltanto uneccezione. Chi volesse soltanto su di essa edificare la propria vita
religiosa finirebbe probabilmente col non pregare pi, farebbe come chi volesse regolarsi in tutto
secondo lispirazione e lesperienza vissuta e fare a meno dellordine, della disciplina e del lavoro.
Una vita simile sarebbe affidata al caso. Sarebbe governata soltanto dal piacere, diverrebbe
arbitraria a fantastica e tutto ci che chiamiamo seriet, responsabilit, sicurezza scomparirebbe.
Altrettanto accadrebbe di una preghiera che volesse affidarsi soltanto alla spontaneit interiore. Chi
medita onestamente e sinceramente sui propri rapporti con Dio si accorger presto che la preghiera
non soltanto unespressione spontanea del nostro intimo, ma che essa anche e anzitutto un
servizio compiuto nella fedelt e nellobbedienza. Cos bisogna volerla e praticarla5. La preghiera
cristiana seconda rispetto alla parola che Dio ha rivolto alluomo per primo, risposta al Dio
che gli ha parlato rivelandosi, e dunque comporta un lavoro di apertura relazionale, di ascolto, di
conoscenza. Senza questo lavoro, la preghiera resta esposta allindividualismo esasperato di oggi e
rischia le derive del soggettivismo, dellemozionale, dello psicologismo.

2) Larte dellascolto

Liniziazione alla preghiera implica leducazione allascolto. Se il Dio biblico il Dio che
parla, il credente colui che ascolta. Ascoltare significa fare spazio alla presenza di un Altro ed
entrare nella relazione di filialit con il Padre nel Figlio Ges Cristo per mezzo dello Spirito. E
4
5

D. Bonhoeffer, Pregare i Salmi con Cristo, Queriniana, Brescia 1969, p. 63.


R. Guardini, Introduzione alla preghiera, Morcelliana, Brescia 19948, p. 10.

4
questo significa che unadeguata educazione alla preghiera dovr far spazio al silenzio. E proprio
per questo il silenzio dovrebbe abitare, nei tempi opportuni, la liturgia (Per promuovere la
partecipazione attiva si osservi, a tempo debito, il sacro silenzio: Sacrosanctum Concilium 30),
dove appare chiaramente che il silenzio non una pura passivit, ma unattivit, unazione interiore
e comune (assembleare) al tempo stesso, anchesso liturgia. Il silenzio, che spesso al cuore
della ricerca spirituale di molte persone che si volgono ad esperienze religiose orientali o esoteriche,
ha tutto il suo spazio nella preghiera cristiana. Esso non ricerca di tranquillit psicologica, ma
abbandono radicale dellorante alla Parola che non cessa di chiamarlo al dono di s. Esso dunque
esige un lavoro, una fatica, cos come laccoglienza della Parola. Solo grazie al silenzio il credente
pu essere educato a cercare e trovare il Signore non solo fuori di lui, ma in lui, a dare corpo
allesperienza dellinabitazione della vita divina in lui (Gv 14,23) e a praticare la liturgia interiore,
la santificazione della presenza di Cristo nel suo cuore (1Pt 3,15), a cogliere il proprio corpo come
tempio di Dio (1Cor 3,16-17; 2Cor 6,16).
Lascolto devessere considerato un caposaldo delleducazione alla preghiera cristiana che
non un monologo autocentrato, ma ricerca di una relazione e di un dialogo con Colui che ha
parlato per primo e che solo attraverso lascolto possibile conoscere e amare.

3) Linteriorit

La preghiera ha bisogno di una vita interiore. Occorre pertanto, nel lavoro di educazione alla
preghiera, favorire linstaurarsi nella persona di una dialogicit interiore, della capacit di pensare e
riflettere, di attenzione e concentrazione, di porsi domande, di creare ponti tra esteriorit e
interiorit. Se la preghiera giudicare e decidere con Dio (come suggerisce il termine ebraico per
preghiera, tefillah), essa chiede alluomo di sviluppare i movimenti umanissimi di riflessione, di
conoscenza di s, di lucidit e vigilanza per giungere anche al discernimento di s e della realt.
Nessuna fretta di insegnare forme o metodi di preghiera: pi urgente e importante educare

5
lumanit della persona a conoscersi e pensarsi davanti a Dio. Del resto, questo linsegnamento
che ancora una volta ci proviene dai Salmi: in essi, lorante pensa la propria vita, in situazioni
determinate, davanti a Dio, per arrivare a vivere in obbedienza alla volont di Dio, per integrare
nella fede situazioni drammatiche ed esperienze dolorose.
In tempi segnati dal primato dellesteriorit e dellapparire, di colonizzazione dellinteriorit,
di esibizione della sfera interiore e di pornografia dellanima, importante accordare spazio e peso
alla vita interiore, alluomo nascosto del cuore di cui parla la prima lettera di Pietro (3,4), alle
umanissime dimensioni che consentono alla preghiera di svilupparsi come manifestazione di una
persona unita e integrata6.

4) La dimensione comunitaria e storica

Un ultimo aspetto che va posto chiaramente in luce, soprattutto in questi tempi di


individualismo esasperato, di narcisismo e di ricerche spirituali che nientaltro sono se non
celebrazioni del s, che la preghiera cristiana chiama ad uscire da s per vivere nella giustizia e
nellamore nella storia e nella compagnia degli uomini. Nessun ripiegamento intimistico, nessuna
evasione dalle responsabilit storiche ed esistenziali: la preghiera non nido, tana, rifugio, luogo di
benessere personale. Luomo che prega anche luomo che sceglie e che paga in prima persona il
prezzo delle sue scelte fatte in conformit alla parola di Dio ascoltata, meditata e divenuta luce per
il suo cammino. La preghiera anche personale avviene sempre nellalveo dellalleanza, dunque nella
grande compagnia della chiesa tutta, cos come nella preghiera la persona, portando tutta se stessa,
vi porta anche le sue relazioni, le condizioni storiche in cui vive, vi porta il suo mondo. E al mondo
e alla vita la preghiera rimanda il credente con il compito di illuminarli con la luce della volont di
Dio.

L. Manicardi, La vita interiore oggi. Emergenza di un tema e sue ambiguit, Qiqajon, Bose 1999.

6
PRIORIT NELLINIZIAZIONE ALLA PREGHIERA

Le quattro dimensioni costitutive della preghiera cristiana sopra ricordate rappresentano


oggi altrettanti aspetti problematici in ordine alla loro trasmissione. Ma la priorit delle priorit in
ordine delliniziazione alla preghiera riguarda la sfera dellinteriorit, riguarda lattivazione di uno
spazio interiore. Riguarda cio una dimensione umana, che potrebbe sembrare un preliminare alla
preghiera e alla vita secondo lo Spirito, ma senza cui la preghiera non pu avvenire. Credo che si
debba prestare la massima attenzione a tre movimenti prettamente umani oggi ostacolati dal clima
culturale in cui viviamo. Questi i tre obiettivi da perseguire nelliniziazione alla preghiera:
1) la capacit di ascoltare; 2) la vita interiore; 3) il pensare.

1) La capacit di ascoltare

La preghiera cristiana inizia con lascolto. E lascolto un movimento umano, umanissimo7,


il cui apprendimento richiede un percorso. Si tratta di imparare a distinguere tra ascoltare e sentire.
Ascoltare atto intenzionale, voluto, deciso. Se sentire meccanico, ascoltare una decisione che
impegna tutto lessere umano e ha come obiettivo di comprendere laltro. Cos ascoltare implica
concentrazione, attenzione, preparazione, non improvvisazione. Richiede profondit, in quanto
lascolto non si limita alle parole ma al linguaggio del corpo, alla sofferenza profonda dellaltro,
allinvisibile che agisce laltro e si manifesta nelle parole e nei gesti, nei tic linguistici e corporei.
Ascoltare esige che si rompa con i pregiudizi, con le etichette e le precomprensioni. Ascoltare atto
di purificazione delle idee che abbiamo sullaltro. Laltro non una categoria, ma un volto preciso e
unico. La sua unicit rinvio al mistero che lo preserva dallessere totalmente compreso e definito.
Riconoscere le paure e le aspettative, i pregiudizi e le precomprensioni che inficiano il nostro
ascolto essenziale per poter contemplare la terra vergine che laltro. Lascolto poi, che anche e
7

Cf. D. Novara, Lascolto si impara. Domande legittime per una pedagogia dellascolto, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1997; F. Torralba Rossello, Lart de savoir couter, d. Privat, Toulouse 2008.

7
sempre ascolto di s, di ci che laltro suscita in noi, dei movimenti del nostro cuore e delle
emozioni che ci abitano, richiede tempo. Occorre prendersi tempo per ascoltare. La fretta nemica
dellascolto. Lascolto chiede pazienza, il rimettersi ai tempi dellaltro: dare ascolto dare tempo
allaltro, dare parola allaltro, , infine, dare vita allaltro perdendo un po della propria vita, del
proprio tempo e delle proprie energie. Lascolto esige tempo perch anche la comprensione lo esige
e i tempi dellespressione e della comprensione spesso non coincidono. Ed esige tempo perch
anche la risposta lo esige. Ascoltare unarte perch diviene atto di ospitalit verso laltro. Occorre
avere uninteriorit sgombra per potervi far entrare laltro, per scavare in s uno spazio di
accoglienza dellaltro. E ascoltare implica anche che noi ridimensioniamo e sgonfiamo il nostro
ego. Lascolto esige pudore, la discrezione di chi accoglie le parole dellaltro che ci sta facendo
fiducia consegnandoci le sue confidenze. Lascolto unascesi che chiede di sapersi decentrare dal
proprio ego per non essere distratti e occupati dalle proprie sofferenze e dai propri pensieri e
divenire cos grembo accogliente per laltro che pu trovare rigenerazione dal nostro ascolto.
Lascolto esige dunque il fare silenzio, non semplicemente il tacere, ma il silenzio come azione
interiore che rimuove le interferenze profonde allaccoglienza genuina dellaltro. Ascoltare significa
inoltre discernere, vagliare, operare una scelta fra gli elementi che accompagnano il messaggio
dellaltro. Lascolto diviene ermeneutica.
Quanto detto sullascolto indica che essenziale per leducazione alla preghiera
lintroduzione alla vita interiore.

2) La vita interiore

Educare alla preghiera implica il lavoro di mettersi a servizio dellattivazione di uno spazio
interiore affinch la persona possa compiere quel cammino di conoscenza di s che sempre si
accompagna, nella tradizione cristiana, al parallelo itinerario di conoscenza di Dio. La vita interiore
unesigenza umana che non pu essere messa a tacere. La vita interiore un appello, una

8
chiamata. La storia della fede e della salvezza inizia con quel cammino di Abramo che s di uscita
da una terra ma soprattutto cammino interiore. Le parole di Gen 12,1 lek lek sono invito a uscire
dalla terra, ma anche e soprattutto ad andare verso se stesso: va verso te stesso, significa
letteralmente lespressione ebraica. Questo appello, chiamato a divenire desiderio della persona8, d
inizio a un vero e proprio pellegrinaggio interiore, al viaggio pi lungo e difficile, quello del
conoscere se stessi. Viaggio che esige coraggio, il coraggio di chi si apre alle novit che possono
nascere inoltrandosi in s, accettando di mettere a nudo il proprio cuore, di vedere gli enigmi del
proprio cuore. Interiorit significa capacit di interrogarsi, ben sapendo che proprio della vita
umana linterrogazione su di s, la domanda che gi orienta il cammino e gi veglia sulla risposta,
significa attenzione e vigilanza, capacit di volere e reggere silenzio e solitudine. Tutto questo un
preliminare umano assolutamente indispensabile per una vita spirituale e di preghiera.

3) La capacit di pensare

In particolare risulta decisivo aiutare una persona (penso soprattutto a dei giovani) ad
apprendere larte di pensare. Spesso il giovane, quando afferma di pensare si riferisce
inconsciamente non ad unattivit (qual quella del pensare), ma a una passivit, allessere
attraversato, come un cavo vuoto, da sentimenti, idee, immagini, rumori, pensieri che si rincorrono
e si succedono disordinatamente e non producono dunque nulla di positivo. Il lavoro educativo oggi
dovrebbe prendere sul serio il compito di iniziare al pensiero come attivit, come lavoro9. Pensare
attivit che richiede anzitutto attenzione, la tensione interiore verso un fine, concentrazione per
imprimere in noi le tracce della realt, quindi esige capacit di memoria, per elaborare le esperienze
vissute e non lasciarsene agire. Ma esige anche capacit di immaginazione, che la facolt umana

Voglio ardentemente conoscere Dio e la mia anima (Agostino, Soliloqui I,2,7); O Dio, chio mi conosca, chio
conosca te (Soliloqui II,1).
9
Cf. E. Morin, I sette saperi necessari alleducazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano 2001; H. Arendt, La vita
della mente, Il Mulino, Bologna 1987.

9
pi adatta per rapportarci al futuro10, quindi la capacit di giudizio, di valutare situazioni e realt per
poter arrivare ad agire in modo non sconsiderato, ma cosciente e ponderato.
Questi elementi mi sembrano oggi particolarmente precari e, al tempo stesso, mi pare che
rappresentino delle urgenze nel lavoro educativo.

CONTENUTI E FORME DELLEDUCAZIONE ALLA PREGHIERA

In vista delleducazione alla preghiera occorrer poi sviluppare degli elementi che stanno
nello spazio di una formazione segnata dalla riflessivit. La riflessivit indica che luomo
chiamato a pensare ci che vive mentre lo vive, a leggere criticamente tutto ci che fa sapendovi
vedere e leggere se stesso, quasi sviluppando un terzo occhio capace di vedere se stesso, quasi
guardando se stesso dallesterno e cos conoscersi e migliorarsi. Per usare unimmagine
ampiamente usata dai Padri, possiamo ricorrere allimmagine dello specchio. Nel gioco di riflesso
che lo specchio attua, lumano si vede cos come e nellimmagine che gli viene rimandata si
innesta non solo la possibilit per luomo della riflessione su di s, ma anche lilluminazione dello
Spirito santo che orienta limmagine che luomo vuol far emergere, immagine somigliante a Cristo.
Lespressione migliore di questo gioco in cui umano e spirituale convergono nellindicare una via di
cambiamento, anzi, di conversione, alla persona, si trova nel passo di Paolo in Rm 8,16: Lo Spirito
stesso testimonia insieme (symmartyre) al nostro spirito che siamo figli di Dio. Vi specularit tra
Spirito (maiuscolo, in senso teologico) e spirito (minuscolo; in senso antropologico).
Ora non ci resta che accennare brevemente e sommariamente ad alcuni di questi specchi
spirituali che ci mostrano quali siamo umanamente e che ci invitano ad accogliere lo Spirito santo
nel nostro spirito umano e a lasciarcene guidare. Ben sapendo che coloro che sono guidati dallo
Spirito di Dio costoro sono figli di Dio (Rm 8,14) e che la preghiera cristiana avviene grazie allo

10

Cf. L. Manicardi, Limmaginazione: potenza di Dio, potenzialit delluomo, Qiqajon, Bose 2010.

10
Spirito santo: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in
modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili (Rm 8,26).

1) La conoscenza della Bibbia

Alla radice della preghiera cristiana vi la Parola di Dio contenuta nelle Scritture. Pertanto
essenziale trasmettere la conoscenza delle Scritture: infatti, lignoranza delle Scritture ignoranza
di Cristo (Dei Verbum 25, citando Gerolamo). Occorre introdurre nellarte della lettura spirituale
delle Scritture per dare consistenza alla ritrovata centralit della Bibbia nella vita dei cattolici dopo
il Concilio Vaticano II. La grande tradizione della chiesa parla sovente di iniziazione ai sacramenti
e lattua in varie forme. Delliniziazione alla fede fa parte per anche liniziazione alla parola di
Dio. Il cristiano deve essere reso capace di leggere e capire la parola della Scrittura sacra11. La
lectio divina la forma tradizionale di approccio alla Scrittura che cerca di fare della lettura del
testo biblico lascolto di una parola vivente, dellatto di lettura lingresso in una relazione con il
Signore che parla attraverso la pagina biblica. Aperta dalla preghiera con linvocazione allo Spirito,
la lettura del testo (lectio) si prolunga nellapprofondimento del senso teologico-spirituale dello
stesso (meditatio) per giungere alla risposta orante alla Parola (oratio) e sfociare nella
contemplazione (contemplatio). La dinamica della lectio divina il movimento di sistole e diastole
della preghiera: con la lectio e la meditatio lorante fa emergere il messaggio del testo, mentre con
loratio e la contemplatio risponde alla Parola coinvolgendosi in prima persona e leggendo la
propria vita personale ed ecclesiale alla luce della Parola di Dio12. La lectio divina esperienza
spirituale teologicamente solida e sicura, pedagogicamente accessibile a tutti e quanto mai efficace
nella maturazione della fede13: essa consente al credente di avere quellassiduit con la Parola di
Dio che lo plasma quale orante facendo di lui un uomo capace di ascolto.

11

CEI Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, La Bibbia nella vita della chiesa, n. 27.
E. Bianchi, Pregare la Parola. Introduzione alla lectio divina, Gribaudi, Torino 199011.
13
La Bibbia nella vita della chiesa, n. 31.
12

11
Porre la Scrittura al cuore della vita di preghiera aiuter il passaggio dalle spiritualit (al
plurale), spesso impastate di devozionalismi, allunica spiritualit cristiana che nel battesimo ha la
sua figura necessaria e sufficiente e nella Scrittura il suo fondamento genuino14. Aiuter il formarsi
di un retto sensus fidei che sosterr in modo robusto la pratica della preghiera cristiana. Il Card.
Ratzinger, nel discorso tenuto al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee nel 1995 afferm:
Come possibile ascoltare la voce di Dio? La risposta semplice: noi ascoltiamo Dio ascoltando
la sua parola dataci nella Sacra Scrittura La lectio divina lelemento fondamentale nella
formazione del senso della fede la lectio divina ascolto di Dio che parla con noi, con me.
Questo atto delludire esige una profonda attenzione del cuore, una disponibilit non solo
intellettuale, ma integrale delluomo intero. Dunque, la lectio divina come maestra di sensus fidei.
Questa formazione si fonda sul fatto che la Bibbia va intesa come uno specchio, uno
specchio dellumano, uno specchio in cui noi possiamo rifletterci e grazie a cui possiamo veder
riflessa su di noi la parola di Dio che ha la capacit di cambiarci. Ha scritto Gergorio Magno: La
Sacra Scrittura si presenta agli occhi della nostra anima come uno specchio, in cui possiamo
conoscere ci che in noi c di bello e di brutto, possiamo verificare il nostro progresso e quanto
siamo lontani dalla meta. La sacra Scrittura racconta le imprese dei santi e stimola i cuori fiacchi e
deboli ad imitarli. E, mentre richiama alla memoria le loro azioni vittoriose, rafforza le nostre deboli
membra per affrontare la lotta contro il male. Le sue parole rendono meno trepidante nel
combattimento il nostro spirito, che si vede posti di fronte i trionfi di tanti valorosi. Qualche volta,
poi, non solo ci descrive le loro vittorie, ma ci rende note anche le loro sconfitte, affinch possiamo
ricavare dalla vittoria dei forti lesempio da imitare e vedere nella sconfitta ci che dobbiamo
temere15. Il lavoro di riflessivit nella lettura della Bibbia ben espresso dal testo di Eb 4,12-13.
La Parola di Dio non solo parla a noi, ma di noi. Mentre la leggiamo essa ci legge; mentre la
comprendiamo, comprendiamo noi stessi; mentre la interpretiamo, essa ci interpreta. Dice Eb 4,1213: La parola (ho lgos; maschile) di Dio viva, efficace e pi tagliente di ogni spada a doppio
14

15

L. Manicardi, Dalle spiritualit alla vita nello Spirito santo, in Qol 100 (2002), pp. 16-17.
Gregorio Magno, Commento a Giobbe, 2,1,1.

12
taglio; essa penetra fino al punto di divisione dellanima e dello spirito, fino alle giunture e alle
midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi creatura che possa nascondersi
davanti a essa (enpion auto; pronome maschile riferito a lgos), ma tutto nudo e scoperto agli
occhi suoi (cio, della parola) e ad essa noi dobbiamo rendere conto. Secondo questo passo la
parola di Dio ha occhi che scrutano il credente che la scruta; la parola di Dio ri-guarda il credente.

2) I Salmi

Liniziazione alla preghiera non pu non passare attraverso lassunzione di familiarit con i
Salmi, che costituiscono lossatura dellofficiatura quotidiana della chiesa. Anche i Salmi, secondo
la tradizione cristiana, agiscono come uno specchio. Scrive Atanasio di Alessandria: Mi sembra
che i Salmi diventino per chi li canta come uno specchio perch possa osservare se stesso e i moti
della propria anima, e recitare i Salmi con tali sentimenti16. E ancora: Il Salterio porta scritti e
impressi in s i moti di ciascuna anima e il modo con il quale essa cambia e si corregge affinch chi
inesperto, se vuole, possa trovare e vedere come unimmagine di tutto questo nel Salterio e
plasmare se stesso come l scritto Nel libro dei Salmi chi ascolta impara a conoscere i moti
della propria anima e, dopo aver conosciuto le passioni che lo fanno soffrire e lo tengono
prigioniero, pu ancora ricevere da questo libro un modello di ci che deve dire. E cos non si
accontenta di ascoltare distrattamente, ma impara che cosa deve dire e fare per curare la propria
passione17.
La liturgia quotidiana della chiesa intessuta della preghiera dei Salmi. Per quanto (come
vedremo) siano stati spesso sentiti nella tradizione cristiana come una preghiera difficile, tuttavia i
Salmi sono sentiti anche come irrinunciabili da parte della chiesa. Essi non sono solo un libro di
preghiere, ma una vera e propria scuola di preghiera attraverso la quale pu avvenire una
iniziazione al mistero della preghiera. Mi limito ad indicare alcuni nodi che emergono dalla
16
17

Atanasio di Alessandria, Linterpretazione dei Salmi 12.


Ibidem, 10.

13
preghiera liturgica dei Salmi e che costituiscono anche i punti essenziali delleducazione alla
preghiera attuata dalla liturgia.

2.1. Lascolto della parola di Dio

I Salmi esprimono al meglio la realt del Dio che insegna alluomo a pregare: al cuore del
Canone del Primo Testamento, i Salmi contengono la parola di Dio, sono parola di Dio rivolta
alluomo, ma essi, in quanto preghiera, sono anche, pi che mai, parola delluomo rivolta a Dio. Il
Salterio evidenzia laspetto teandrico di tutta la Scrittura e ricorda che la preghiera prima di tutto
ascolto della parola di Dio. La parola uscita dalla bocca di Dio dispiega la sua costituiva dialogicit
grazie alla sua accoglienza nel cuore di un singolo o in seno ad una comunit e alla risposta che da
l sale a Dio. Risposta che preghiera liturgica e personale. Insomma, i Salmi rivelano che la
preghiera cristiana nasce dalla parola di Dio contenuta nelle Scritture: Se la liturgia parla la lingua
delle Scritture, con il tempo il credente, attraverso la preghiera liturgica, potr nutrirsi della Parola,
memorizzarla, fino a creare in lui una mens biblica, un cuore biblico e dunque anche una preghiera
segnata dal primato della Parola18.

2.2. Linteriorizzazione

La liturgia educa alla preghiera favorendo linteriorizzazione della parola di Dio ascoltata, il
farla propria, il comprenderla, nel senso etimologico di cum-prehendere, interiorizzare, fare spazio
in s, proprio come i Salmi, preghiera di altri, esterna, vengono assunti e pregati sempre pi in
prima persona. Questo significa che la liturgia deve saper alternare con sapienza momenti di parola
e momenti di silenzio. Parlando del canto dei Salmi presso gli antichi monaci egiziani, Giovanni

18

G. Boselli, La formazione alla preghiera, in La formazione liturgica (a cura di Andrea Grillo), Atti della XXXIII
Settimana di Studio dellAssociazione Professori di Liturgia, Camposanpiero (Padova), 28 agosto 2 settembre 2005,
Edizioni liturgiche, Roma 2006, p. 176.

14
Cassiano rileva che il canto dei Salmi era intervallato da una pausa di preghiera silenziosa e che il
numero non elevato di Salmi pregati era dovuto al fatto che di essi si cercava lintelligenza
spirituale, la comprensione del senso profondo di ci che si diceva, in obbedienza alle parole di
Paolo: Pregher con lo spirito, ma pregher anche con lintelligenza (1Cor 14,15; Gerolamo:
Psallam spiritu, psallam et mente)19.

2.3. Linterpretazione

La liturgia tende anche ad educare alla preghiera come atto ermeneutico, come
interpretazione del testo, come creazione di legame tra la parola di Dio e la vita, tra parola di Dio e
soggettivit dellorante. Per questo la preghiera liturgica dei Salmi (sempre sentita, dicevamo gi
sopra, come difficile) si dotata di strumenti per aiutare linterpretazione cristiana dei Salmi: i tituli
psalmorum, le antifone e le collette salmiche20. Circa queste ultime dicono i Principi e norme per la
Liturgia delle Ore: Le orazioni sui Salmi hanno il fine di aiutare coloro che li recitano a
interpretarli in senso soprattutto cristiano Cos, terminato il Salmo, e fatta una pausa di silenzio,
lorazione raccoglie e conclude i sentimenti di coloro che hanno recitato il Salmo (n. 112). Dal
Salmo, che gi preghiera, nasce una nuova preghiera: nella liturgia la preghiera si trasmette non in
modo passivo, ma creativo, dinamico. La preghiera genera preghiera. Attraverso lesercizio
dellascolto, dellinteriorizzazione e dellinterpretazione, la liturgia educa a una preghiera che crea
nel credente uno spazio di accoglienza per il Signore e per la comunione con lui. In questo modo, la
liturgia educa il cristiano ad andare oltre la liturgia per raggiungere nella preghiera la comunione
con Dio21.

2.4. Lunit fra preghiera e vita


19

Cassiano, Institutiones II,5.11.


P. Salmon, Les tituli psalmorum des manuscrits latins, Cerf, Paris 1959 ; P. Verbraken, Oraisons sur les 150
Psaumes, Cerf, Paris 1967; A. Rose, Les psaumes voix du Christ et de lEglise, Lethielleux, Paris 1981.
21
Boselli, art. cit., p. 182.
20

15
In particolare i Salmi insegnano lunit fra preghiera e vita. Essi non sono altro che vita e
storia messe in preghiera, cio davanti a Dio: dire che i salmi insegnano a pregare significa che
insegnano a vivere le situazioni quotidiane davanti a Dio. Forse questa la loro valenza pi
significativa. Essa implica infatti lunit della persona umana: lungi da scissioni fra spirituale e
materiale, fra piano intellettuale e piano della prassi, il vero soggetto della preghiera salmica il
corpo. Non solo nel senso che il corpo si impegna nella preghiera con diverse posizioni di preghiera
(stare in ginocchio, prostrarsi faccia a terra, battere le mani, alzare gli occhi al cielo, danzare, ecc.),
ma nel senso che tutto luomo (con tutto il suo essere e tutto il suo mondo) implicato nella
preghiera. La lode pu essere designata cos: Tutte le mie ossa diranno: Chi come te,
Signore? (Sal 35,10). Lunit tra preghiera e vita comprende anche lintrinseco rapporto fra
piano personale e piano comunitario: lorante dei salmi non dice io senza dire al tempo stesso
noi, senza cio sapere che il ringraziamento per il beneficio da lui ottenuto dovuto al suo
inserimento nel popolo dellalleanza, che il peccato da lui commesso e per cui innalza una supplica
a Dio, ha ripercussioni sullinsieme del corpo comunitario in cui inserito (cf. Sal 51, 20-21), ecc.
Comprende poi il rapporto organico dellorante con la natura, con il creato, che a sua volta loda
Dio con il suo linguaggio non verbale (Sal 8; 19; ecc.) e al cui cuore luomo si situa come cocreatura e, infine, il pieno inserimento nella storia, nel problematico rapporto di Israele con le genti,
con gli altri popoli.
La valenza storica ed esistenziale dei Salmi trova espressione in una preghiera che si snoda
allinterno di un dinamismo fondamentale costituito dalla bipolarit di lode e di supplica. Non solo
la lode e la supplica sono i due polmoni fondamentali della preghiera, ma lintero Salterio
strutturato in modo tale che in esso, nella sua organizzazione finale, presenta un cammino dalla
supplica alla lode, dalla tenebra alla luce, dunque un cammino pasquale dalla morte alla vita. I
Salmi insegnano che nella preghiera la lode sempre lorizzonte inglobante di ogni supplica, perch
questa suppone sempre la confessione di fede nel nome di Dio, e che la supplica tende sempre alla
lode, cio al ristabilimento della piena relazione con Dio: lespressione ancora lo loder! del

16
levita esiliato (Sal 42-43) pu essere estesa a tutta la preghiera che cammino verso la pienezza
della comunione con Dio.
Insomma, i Salmi sono non solo un magistero inesauribile per la preghiera cristiana, ma
anche un costante appello alla sua conversione da forme anchilosate, edulcorate, atrofizzate. Con
linfinita gamma di linguaggi che essi presentano (silenzio, lacrime, gemito, grido, sussurro, dialogo
interiore, risa, stupore, confidenza, ) essi ricordano che la preghiera relazione con Dio, ma
relazione vissuta, concreta, quotidiana, esistenziale, storica. Ricordano che la preghiera vita
davanti a Dio.

3) Il silenzio e la solitudine

La preghiera abbisogna di un tempo e di uno spazio. Abbiamo gi ricordato lessenzialit


dellapprendimento della pratica del silenzio e della solitudine. La tradizione monastica afferma che
la cella specchio del monaco e che la cella esteriore, la cella in muratura rinvio alla cella
interiore, alla cella del cuore. Lo spazio esterno rinvia allo spazio corporeo e allinteriorit del
monaco. Custodire la cella in realt custodire il cuore, vegliare, conoscere le proprie tentazioni,
combatterle, entrare nella lotta spirituale. La cella il vero luogo della lotta: per il monaco, fuggire
questo moltiplicando letture, ascoltando musica, lavorando al computer, anestetizzare e bloccare
la valenza rivelativa e maieutica che la cella potrebbe svolgere nei suoi confronti. La cella, ovvero,
uno spazio di solitudine e un tempo di silenzio, consentono di imparare i fantasmi che ci abitano, i
demoni che ci agitano, le tentazioni che ci assalgono. Guglielmo di S. Thierry pone in relazione la
cella esteriore e quella interiore. La cella esteriore quella in cui abita la tua anima con il tuo
corpo, quella interiore la tua coscienza, dove deve abitare, pi intimo di ogni tua profondit, Dio
con il suo Spirito. La cella esteriore poi non ti nasconda, ma ti protegga22.

22

Guglielmo di Saint-Thierry, Lettera doro 105-106.

17
4) Lesame di coscienza

In che consiste la storia di ogni tua giornata? Prendi in esame le tue abitudini di cui fatta:
sono il risultato di innumerevoli piccole vigliaccherie e pigrizie o invece del tuo coraggio e del tuo
ingegnoso raziocinio?23. Nietzsche sembra qui riecheggiare lantica tradizione filosofica
dellesame di coscienza che dallo stoicismo pass al cristianesimo e al monachesimo. Lesame di
coscienza aiuta luomo a rendersi conto della sua debolezza, dei suoi errori e lo immette nella via
della correzione. Si legga questo testo di Seneca: Aver coscienza delle proprie colpe il primo
passo verso la salvezza. Mi sembra che Epicuro abbia parlato molto bene; infatti, chi non sa di
peccare non vuole correggersi; bisogna che tu ti riconosca in errore prima di correggerti24. Non ci
vuol molto, anche se ci vuole qualcosa di decisivo, per fare il passaggio e la trasposizione cristiana
di questo passo. Seneca scrive: Io mi metto sotto processo ogni giorno25. Alla sera, prima di
andare a letto, scruto lintera mia giornata e controllo tutte le mie parole e azioni, senza
nascondermi nulla, senza passar sopra a nulla26. Si tratta di interrogarsi su ci che si vissuto, sulle
reazioni avute nei rapporti con gli altri, e porre tutto questo davanti alla parola di Dio e allo sguardo
del Signore, per non cadere nei perfezionismi moralistici. Qui potremmo dire che il quotidiano, la
quotidianit lo specchio che riflette per noi la nostra immagine e ci permette di esporci alla parola
del Signore. Anche qui, si tratta di una pratica trasformativa, tesa a un cambiamento, alla
conversione.
Un aiuto per questo lavoro pu essere un diario, ovvero, la narrazione di s mediante
lesercizio della memoria e della scrittura. Antonio, nella Vita scritta da Atanasio consiglia di fare

23

F. Nietzsche, La gaia scienza, 4/308, in Idem, La gaia scienza, Idilli di Messina e Frammenti postumi 1881-1882,
(Opere di Friedrich Nietzsche V,II), Adelphi, Milano 19912, p. 211.
24
Seneca, Lettere a Lucilio 28,9.
25
Seneca, Lira, III,36,3.
26
Ivi.

18
lesame di coscienza per iscritto: Che ciascuno annoti per iscritto le azioni e i movimenti della sua
anima, come se dovesse farli conoscere agli altri27.

AMBITI E RISORSE DELLINIZIAZIONE ALLA PREGHIERA

I luoghi di educazione alla preghiera sono anche i luoghi di trasmissione della vita. Come
potrebbe essere diversamente se la preghiera vita vissuta davanti a Dio, accoglienza della vita
divina nella vita umana, apertura delluomo al mistero della vita divina? Vi certamente tutta la
legittimit e anche la necessit (soprattutto in tempi di grave ignoranza di fede e di confusione circa
le cose spirituali, soprattutto circa ci che lo spirituale cristiano) di ambiti istituzionali quali le
cosiddette scuole di preghiera, che trasmettono la conoscenza di metodi e forme e forniscono un
importante supporto sul piano dottrinale, ma uneducazione alla preghiera autentica solo se una
mistagogia, unintroduzione al mistero della vita divina28. La preghiera infatti un evento che
sfugge completamente alla riduzione tecnica. Questo significa che leducazione alla preghiera ha
bisogno di testimoni, pi che di maestri; di servi della Parola, pi che di esegeti; e che si nutre di
fede semplice, di umanit autentica e di umile apertura allazione dello Spirito. Si tratta infatti di
porsi pudicamente a servizio dellindicibile relazione di unaltra persona con il Signore. Questa
relazione un mistero che riflette il mistero stesso di Dio, e noi parliamo di mistero quando
qualcuno o qualcosa si rivela a noi a partire dal suo intimo, dalla sua verit profonda, dalla sua
interiorit. Le porte del mistero si aprono solo dal suo interno: non si pu penetrare nel mistero
dallesterno, in maniera invadente o intrusiva. Ogni mistero, poi, e cos anche il mistero divino,
quando si apre e si consegna alluomo, non cessa di essere mistero: pi si entra nel mistero, pi esso
si approfondisce e diviene affascinante. Cos come, pi si entra nella vita di preghiera, pi questa
vita si approfondisce e diviene affascinante.

27

Atanasio, Vita di Antonio 55,9.


Cf. P. Giannoni, Come provocare attenzione e accompagnare entro lesperienza della preghiera cristiana, in
Servizio della Parola 350 (2003), pp. 31-40.

28

19
Alla luce di quanto detto ricordo semplicemente tre ambiti delleducazione alla preghiera.
Ambiti che sono anche grandi risorse.

1) La famiglia

La famiglia cristiana il primo luogo delleducazione alla preghiera (Catechismo della


Chiesa Cattolica n. 2685). Nello spazio famigliare pu avvenire leducazione alla preghiera del
bambino: assolutamente necessario che i credenti educhino alla preghiera non il giovane o il
ragazzo, ma che questa pedagogia sia fatta sul bambino. I genitori non dovrebbero dimenticarlo: il
bambino che, attraverso la preghiera, invitato a scoprire la sua natura dialogica, il bambino che
deve imparare a sentirsi amato da Dio, e amato bene da chi gli Padre e Madre anche quando
lesperienza familiare pu difettare su questo punto, il bambino che deve iniziare, proprio per la
sua capacit contemplativa naturale fino ai 13-14 anni, ad esercitarsi a stare davanti a Dio come a
una presenza invisibile ma reale29. Pregare insieme al bambino o narrargli episodi evangelici sono
pratiche con cui i genitori lo fanno entrare nel movimento di riconoscimento della presenza amante
del Signore. Il genitore che si fa narratore del vangelo diviene anche testimone, e testimone
autorevole presso il figlio: del resto il potenziale religioso del bambino ben noto e attende solo
metodi adeguati che sappiano raggiungerlo e valorizzarlo30. Riporto un brano della testimonianza di
una madre che narra come cerca di educare alla fede il suo bambino (di quattro anni): Per parlargli
di Ges scelgo sempre un momento di particolare tenerezza: o quando sta andando a letto, oppure
quando seduto sulle mie ginocchia, o durante una passeggiata nella quale ci diamo la mano, noi
due soli. Bisogna che egli percepisca un clima di amore31. E quando ladolescente ormai
impermeabile alle parole dei genitori, ci che resta lesempio, la testimonianza della vita, la
29

E. Bianchi, Giovani ed educazione alla preghiera, in Vocazioni 6 (1986), p. 16.


Si pensi al Centro di Catechesi infantile fondato da Sofia Cavalletti a Roma, che propone, ispirandosi ai principi
educativi di Maria Montessori, una catechesi narrativa che nella figura del buon Pastore ha il suo centro catalizzatore e
che porta bambini piccoli (a partire dai tre anni) a conoscere e ad entrare in contatto diretto con il testo biblico e con i
testi liturigci.
31
Bernadette e Bernard Chovelon, Lavventura del matrimonio. Guida pratica e spirituale, Qiqajon, Bose 2004, p.177.
30

20
fedelt allo spirito del vangelo e alla preghiera: anche se sembra che non la veda, o se la nega, non
ha importanza. Rester segnato per il futuro32.

2) La paternit spirituale

La relazione di paternit (o accompagnamento) spirituale fondamentale nellopera di


iniziazione alla preghiera. Si tratta di una relazione umana tra due persone in cui pu avvenire quel
travaso di esperienza dal pi anziano o esperto al pi giovane o inesperto che consente di iniziare o
di approfondire il cammino spirituale cristiano sfuggendo ai rischi del soggettivismo, del fai da te,
dello spontaneismo. una relazione asimmetrica, a simbolica paterna, ed essenziale che il padre
spirituale sia un uomo capace di trasmettere vita: un uomo provato, che ha esperienza umana e
spirituale e sa farne dono, comunicarla. Non affatto necessario che sia un teologo o un
intellettuale, ma che abbia il dono del discernimento, la capacit della misericordia e della carit, la
disponibilit alla fatica dellascolto che consente alla persona che si affida alla sua guida di
manifestarsi, di svelarsi con piena fiducia sapendosi accolto e non giudicato33. Allinterno di questo
ambito cos delicato e prezioso, pu avvenire la personalizzazione dellesperienza della preghiera:
educare alla preghiera significa aiutare linverarsi del dono di Dio nellunicit irripetibile della
persona. Le difficolt nella preghiera, i periodi di non senso e di aridit della preghiera, la necessit
di unevoluzione della preghiera in una nuova fase della vita, le crisi che intervengono nel cammino
di fede, sono situazioni che allinterno della relazione di paternit spirituale, segnata da fiducia e
discrezione, possono essere affrontate ed elaborate con la necessaria delicatezza e il dovuto rispetto.
A mio parere, laccompagnamento spirituale luogo di trasmissione della fede e di
educazione alla preghiera di cui oggi viene sentito particolarmente il bisogno, in particolare da parte

32
33

Ibidem, p. 180.
Cf. E. Bianchi, Il padre spirituale, in Parola, Spirito e Vita 39 (1999), pp. 247-259.

21
dei giovani34, e che oggi deve essere sviluppato. Esso consente di innestare la preghiera e la fede in
un tessuto relazionale umano e personale, in uno scambio interpersonale in cui la tradizione perde
i connotati un po generici e indecifrabili per il giovane e acquista un volto concreto, accessibile e
amabile.

3) La liturgia

Emmanuel Lvinas, interrogandosi sul nesso esistente fra educazione e preghiera35,


ovviamente allinterno dellebraismo, si volge giustamente alla preghiera comunitaria: Quale che
sia il senso ultimo della preghiera, quali che siano le sue altezze o le sue profondit, la preghiera
collettiva che apre questo senso ultimo allaudace tenerezza di alcuni36. La liturgia appare
magistero per la preghiera personale. Anche Ges ha ricevuto la preghiera del suo popolo e ha
imparato a pregare frequentando la sinagoga37, e noi sappiamo che le radici della liturgia cristiana
affondano in quella ebraica38.
Ecco allora che la domanda sul soggetto che pu insegnare la preghiera ci porta a volgere lo
sguardo alla liturgia. La liturgia il luogo decisivo anche se non esclusivo nel quale il cristiano
educato alla preghiera39. Ricorda ancora il Catechismo della Chiesa Cattolica: La missione di
Cristo e dello Spirito Santo che, nella Liturgia sacramentale della Chiesa, annunzia, attualizza e
comunica il Mistero della salvezza, prosegue nel cuore che prega. I Padri della vita spirituale
talvolta paragonano il cuore a un altare. La preghiera interiorizza ed assimila la Liturgia durante e
dopo la sua celebrazione. Anche quando vissuta nel segreto (Mt 6,6), la preghiera sempre

34

Cf. S. Pagani, Educare i giovani alla fede, in Rivista del Clero Italiano 5 (1988), pp. 327-342. Sul problema della
educazione dei giovani alla preghiera cf. F. Floris, Giovani e preghiera: obiettivo e proposta educativa, in La
preghiera. Bibbia, teologia, esperienze storiche, a cura di Ermanno Ancilli, I vol., Citt Nuova, Roma 1988, pp. 457514.
35
E. Lvinas, ducation et prire, in Idem, Difficile libert, Albin Michel, Paris 1963, pp. 374-379.
36
Ibidem, p. 375.
37
R. Aron, Cos pregava lebreo Ges, Marietti, Casale Monferrato (Al) 1982.
38
Cf. p. es., L. Bouyer, Eucharistie. Thologie et spiritualit de la prire eucharistique, Descle, Tournai 1968,
soprattutto pp. 21-136.
39
Boselli, art. cit., p. 171.

22
preghiera della Chiesa, comunione con la Santissima Trinit (n. 2655). Laffermazione del ruolo
pedagogico decisivo della liturgia in ordine alla preghiera universalmente condivisa ed
particolarmente importante, perch ricorda ci che mai pu essere dimenticato affrontando il nostro
problema; ovvero che il soggetto che educa alla preghiera Dio stesso nella forza dello Spirito e
che attraverso la liturgia Dio dispiega la sua pedagogia educando il suo popolo alla preghiera.
Infatti, il soggetto della liturgia cristiana Dio stesso, la liturgia opus Christi (Sacrosanctum
Concilium 7), nella liturgia lo Spirito santo il pedagogo della fede del popolo di Dio
(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1091). Certo, tutto questo avviene nella chiesa e la chiesa
soggetto integrale dellazione liturgica, ma essa resta sempre la destinataria e non lartefice
dellopus salutis che si realizza nella liturgia. Pertanto la chiesa rimane sempre anche la destinataria
delleducazione alla preghiera, perch nella liturgia Dio, anzitutto, che insegna ai suoi figli a
pregare40. A questo proposito opportuno ricordare che la preghiera della chiesa non denominata
solamente con il termine ormai invalso di liturgia (azione comune di cui la chiesa soggetto), ma
che essa stata definita fin dallantichit opus Dei, azione di Dio41. In altre parole, mentre la chiesa
celebra la liturgia, essa si mette anche alla scuola dellazione pedagogica di Dio che la inizia alla
preghiera. Linvocazione tratta dal Sal 51(50) che apre lUfficio divino vuole inculcare la
consapevolezza che Dio che allorigine della preghiera: Signore, apri le mie labbra e la mia
bocca proclamer la tua lode (Sal 51,17). La liturgia ci conduce dunque allaffermazione fondante
e imprescindibile che Dio la condizione di possibilit della preghiera del cristiano42, anzi che la
preghiera fondamentalmente opera di Dio, essendo lui che apre le labbra dellorante.
Il rimando alla liturgia, quindi, situa nella corretta prospettiva teologica il discorso circa
leducazione alla preghiera e ricorda che il vero educatore alla preghiera lo Spirito di Dio, Dio
che agisce per mezzo del suo Spirito. Ricorda Evagrio Pontico: Se vuoi pregare, hai bisogno di Dio

40

Ibidem, p. 172.
Si veda il capitolo Opus Dei, del saggio di I. Hausherr, tudes de spiritualit orientale, Pontificium Institutum
Studiorum Orientalium, Roma 1969, pp. 121-144.
42
Boselli, art. cit., p. 176.
41

23
che dona la preghiera a chi prega43. E Giovanni Climaco: Tu raccogli tutte le tue forze e Dio
penser a insegnarti come pregare. Non possiamo imparare a ben pregare in altra scuola che in
quella stessa orazione che ha per maestro lo stesso Dio: non infatti possibile, per vedere,
modellarsi sulla bocca che parla e per sua natura non vede. Dio, che insegna alluomo la scienza,
il solo che possa insegnare la preghiera; ed elargendola a chi prega, benedice gli anni del giusto44.

Conclusione

Liniziazione alla preghiera non coincide con uneducazione morale o dottrinale, ma


piuttosto uneducazione spirituale, ovvero, uneducazione umana integrale, che tiene conto
delluomo nelle sue dimensioni personali, relazionali e nella sua collocazione storica. Pi che mai
oggi occorre avere questa attenzione alla dimensione antropologica per poter aiutare il formarsi di
uno spirito di preghiera autenticamente cristiano e non una sua caricatura spiritualistica. Quanto
alleducatore essenziale che sempre, nel suo operare, cerchi di trasmettere e di narrare quellamore
che la realt ultima e affascinante del Dio cristiano. La realt che lo rende capace di parlare a tutta
la vita di ogni uomo, che lo rende credibile e affidabile. Tale che ad esso ci si pu rivolgere con la
preghiera.

43
44

De oratione 58.
Scala Paradisi XXVIII.