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Catechesi sulla “Nuova cultura della famiglia cristiana”

Porto San Giorgio 24 – 27 Settembre 2009

Premessa
In occasione del conferimento del Dottorato “honoris causa” a Kiko da parte del Pontificio Istituto
Giovanni Paolo II, il 13 Maggio 2009, per il contributo dato a sostegno della famiglia cristiana, quest’anno
tratteremo nuovamente della famiglia rimandando a data prossima l’annunciata catechesi sull’Escatologia.
Ad ogni modo ne anticiperò già alcuni aspetti che illuminano il mistero della persona, del matrimonio e della
famiglia, nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.
Sottolineo che il conferimento del Dottorato “in Sacra Theologia” honoris causa da parte del Pontificio
Istituto Giovanni Paolo II è stato fatto a “Nome di Papa Benedetto XVI”, come si legge nella Bolla di
consegna.1
Vorrei iniziare leggendo alcuni passaggi della “Laudatio academica”, fatta a nome del Pontificio Istituto
Giovanni Paolo II dal Prof. Josè Noriega, nell’atto di consegna del Dottorato “in Sacra Theologia” a Kiko. 2
“Il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II conferisce oggi a Kiko Argüello il Dottorato honoris
causa in quanto riconosce una fecondità del tutto speciale per la piena valorizzazione della
famiglia come soggetto ecclesiale e sociale, in piena consonanza con il pensiero di Giovanni
Paolo II, attraverso l’itinerario di formazione cristiana post-battesimale da lui iniziato
insieme a Carmen Hernández e che ha generato frutti abbondanti in tutto il mondo.
Sono tre gli aspetti che il nostro Istituto vuole mettere in rilievo riguardo al frutto dello Spirito
nell’opera del neodottore.
1- Fecondità del Battesimo e apertura alla vita
La riscoperta della fecondità del battesimo per la vita della coppia ha avuto uno dei suoi
frutti più significativi nella riscoperta della santità dell’atto coniugale tra gli sposi. Visto
come uno dei luoghi dove Dio agisce, le coppie del Cammino hanno voluto vivere il loro amore
con una singolare apertura alla vita, sapendosi collaboratori di Dio nel generare delle
persone. In un momento di crisi e disorientamento da parte di molti, l’accoglienza senza
riserve della enciclica profetica di Paolo VI Humanae vitae da parte delle famiglie del
Cammino è stata un’autentica testimonianza per l’intera Chiesa, mostrando che, al di là delle
nostre paure o delle nostre difficoltà, è possibile vivere quanto la Chiesa segnala come specifico
del cammino di santità della coppia se c’è una comunità viva che ci accompagna.
2- Liturgia domestica domenicale e trasmissione della fede ai figli
Le famiglie del Cammino neocatecumenale hanno capito presto e adottato una forma di
liturgia domestica: ogni giorno nel matrimonio, ma ancor più specialmente tutta la famiglia la
domenica, nella celebrazione delle lodi, vissuta come uno spazio dove favorire il dialogo con
Dio in un dialogo famigliare. In questo modo, la grande missione di trasmettere la fede ai
figli ha trovato l’ambito proprio della testimonianza dei genitori, i quali aiutano i figli a capire la
rilevanza della Parola nella propria storia concreta. In ciò si dimostra come la relazione tra
genitori e figli riesca ad aiutare questi ultimi anche nel loro modo di relazionarsi con Dio che è
Padre, cioè a entrare in una relazione filiale con il Signore, così come ce lo ha fatto conoscere
Gesù. Ciò aiuta ad alzare gli occhi verso il vero Padre celeste, dal quale abbiamo veramente
ricevuto la vita e l'amore. È qui che va riconosciuta una delle ragioni principali del grande
frutto di vocazioni che le famiglie del Cammino hanno saputo portare.
3- Testimonianza delle famiglie in missione
1
Conferimento del Dottorato honoris causa - Kiko Argüello, Città del Vaticano 13 maggio 2009, a cura del Centro neocatecumenale
di Roma.
2
Cfr. anche “Conferimento del Dottorato honoris causa Porf. Pierpaolo Donati e Sig. Kiko Argüello”; Pontificio Istituto Giovanni
Paolo II, Città del vaticano, 13 maggio 2009.

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Nel contesto di una spaventosa secolarizzazione di ‘vaste zone della terra, dove la fede è in
pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento’, il Cammino
neocatecumenale ha saputo ‘rendere Dio presente in una forma singolare’: parlo della grande
testimonianza delle famiglie in missione. Si tratta di un protagonismo che viene vissuto
dall’intera famiglia come tale, portando nella parrocchia e nel mondo la testimonianza di ciò
che è una famiglia, con le sue difficoltà, ma soprattutto con le sue grandi speranze. Anzi, la
testimonianza che loro portano è la testimonianza della Trinità in missione, cioè, della
passione d’amore di Dio Trinità per l’uomo” (Prof. Josè Noriega, Laudatio Dottorato honoris
causa a Kiko Arguello, Roma, 13 maggio 2009, Memoria della Vergine di Fatima).

Introduzione
Negli ultimi anni più volte abbiamo trattato, nella Convivenza di inizio corso, del matrimonio e della
famiglia alla luce della Rivelazione, della Tradizione e del Magistero della Chiesa per aiutare e sostenere le
famiglie nel loro cammino di conversione e per poter affrontare gli attacchi che cercano di destrutturarla e di
distruggerla. Ricordo brevemente: la catechesi sull’ “Humanae Vitae” nel 1984, nel 1994 la “Lettera alle
famiglie” di Papa Giovanni Paolo II, con riferimento all’Esortazione Apostolica “Familiaris Consortio” del
1981; nel 1995 sulla Donna “Mulieris Dignitatem” di Papa Giovanni Paolo II. Nel 1997 sull’educazione
sessuale: “Amore e sessualità”, sussidio del Pontificio Consiglio per la Famiglia per i genitori
nell’educazione sessuale dei figli; nel 2001 la prima catechesi sulla “Teologia del corpo”, il prezioso tesoro
lasciatoci da Papa Giovanni Paolo II nelle catechesi del Mercoledì dal 1979 al 1984; nel 2003 abbiamo
parlato della “Trasmissione della fede ai figli”; nel 2005 abbiamo ripreso e sviluppato ulteriormente “La
bellezza della Teologia del corpo” in Giovanni Paolo II; e nel 2007 sulla “Famiglia Cristiana” esponendo le
origini degli attuali attacchi alla famiglia cristiana e l’illuminazione sull’amore nella lettera enciclica di Papa
Benedetto XVI “Deus Caritas est.3
In continuità con queste catechesi cercheremo quest’anno di approfondire altri aspetti sulla famiglia
cristiana, cercando di conoscere sempre meglio il Mistero dell’Amore divino e umano.
Come ogni anno chiedo comprensione per i limiti dell’esposizione dovendo trattare realtà complesse che ci
superano, in un tempo molto limitato, e per le lacune di altri aspetti importanti. Quanto sarà esposto sarà
tratto come sempre o da Encicliche dei Papi, o da Documenti delle Congregazioni che collaborano con il
Papa o da alcuni libri che espongono in forma più accessibile il pensiero della Chiesa. Questa catechesi vuole
essere un aiuto soprattutto ai nostri figli che sono chiamati a sostenere un duro combattimento per vivere
contro corrente soprattutto nella scuola, un aiuto alle giovani coppie, un aiuto in genere a tutte le famiglie
e a quanti sono chiamati a servire e sostenere le famiglie (presbiteri, consacrati e anche i non sposati).
Cercherò in una prima parte di esporre le radici di ogni persona e della famiglia alla luce del Mistero
della Santissima Trinità. Quindi della identità di ogni persona nell’unità-duale (come la designa Papa
Benedetto XVI4) di corpo-anima. Inoltre della sessualità come componente fondamentale e specifica di
ogni persona e della sua integrazione nella vita di ogni persona.
In una seconda parte parleremo del fidanzamento e quindi del matrimonio e della famiglia:
soffermandoci sulla paternità responsabile e sulla trasmissione della fede ai figli e dell’accompagnamento e
sostegno da parte della Madre Chiesa nella loro missione di sposi e di genitori.
In una terza parte della missione della famiglia cristiana nella Chiesa e nel mondo di oggi.
Al termine tratteremo di alcuni casi particolari di attualità.
Come sempre confido nell’assistenza dello Spirito Santo e nell’aiuto da parte della Sacra Famiglia di
Nazareth, sia per l’esposizione da parte mia che per la comprensione da parte vostra.

3
I testi di queste Catechesi sono sempre disponibili per i fratelli che lo desiderano. Basta richiederli al Centro Neocatecumenale di
Roma, di Madrid o nei diversi Centri Neocatecumenali nazionali o regionali.
4
Benedetto XVI, Deus Caritas est, Libreria Editrice Vaticana, 2006.

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Antropologia laicista: attacchi contro la famiglia cristiana
Nelle Catechesi di inizio corso precedenti abbiamo analizzato alcuni dei principali eventi che hanno
contribuito alla formazione della mentalità e della legislazione contemporanea contro la visione giudeo-
cristiana del matrimonio e della famiglia.
Dalla spaccatura creata dal Luteranesimo, all’illuminismo, alla rivoluzione francese, al positivismo derivato
dal progresso e diffusione della scienza e della tecnica, al passaggio dalla famiglia patriarcale, tipica della
cultura agricola, alla famiglia monoparentale della civiltà industriale, all’influsso della mentalità
materialistica del marxismo e della massoneria, che combattono esplicitamente la Chiesa e i valori cristiani,
al rifiuto del cristianesimo e delle radici cristiane da parte dell’Europa post bellica e post-moderna (dalla
caduta del muro di Berlino).
La legalizzazione del divorzio, del matrimonio civile, il movimento femminista, il movimento gay, la
rivoluzione sessuale del ’68, la diffusione dei contraccettivi, la legalizzazione dell’aborto, il “family planing”
o “birth control”, la introduzione dei “generi” 5, la legalizzazione delle coppie di fatto (etero e omosessuali),
il divorzio express, la diffusione e il business della pornografia: sono alcuni fattori che hanno portato agli
attacchi costanti dal punto di vista istituzionale, sociale, culturale ed economico contro il matrimonio e la
famiglia cristiana.
Tutto ha concorso al rifiuto di Dio e alla instaurazione progressiva di una mentalità laicista, come nuova
religione, nuova visione dell’uomo, in cui domina l’individualismo, prevalgono i diritti sopra i doveri: si è
creata una nuova scala di valori.
Il tutto amplificato dai mezzi di comunicazione (radio, stampa, films, televisione, internet) sempre più
potenti e amplificati, attraverso cui, spesso in forma subliminale, si crea e diffonde una mentalità e un
modello di vita sociale secolarizzato, in cui si combatte ogni visione alternativa sopratutto proveniente
dalla Chiesa.
Antropologia giudeo-cristiana: la famiglia cristiana
Contrapponendosi alla antropologia laica, la Chiesa combatte riproponendo la visione dell’uomo che viene
dalla Rivelazione: visione che non è contraria alla ragione, ma che, pur essendo razionale, supera la nostra
ragione, trattando di realtà che vanno oltre la nostra comprensione, e che ci è stata rivelata da Dio stesso
lungo la storia giudeo-cristiana.
Papa Benedetto XVI poco dopo la sua elezione, nel discorso all’apertura del Convegno Ecclesiale della
Diocesi di Roma su Famiglia e Comunità Cristiana, il 6 giugno 2005, diceva:
“Il presupposto dal quale occorre partire, per poter comprendere la missione della famiglia
nella comunità cristiana e i suoi compiti di formazione della persona e trasmissione della fede,
rimane sempre quello del significato che il matrimonio e la famiglia rivestono nel disegno di
Dio, creatore e salvatore. Questo sarà dunque il nocciolo della mia riflessione di questa sera,
richiamandomi all’insegnamento dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio” (Parte
seconda, nn. 12-16).
Il fondamento antropologico della famiglia
“Matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di
particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra
l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e
può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda
antica e sempre nuova dell’uomo su se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a
sua volta, non può essere separata dall’interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è
veramente il suo volto? La risposta della Bibbia a questi due quesiti è unitaria e
consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la
vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio: egli diventa simile a
Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama.
Da questa fondamentale connessione tra Dio e l’uomo ne consegue un’altra: la connessione
indissolubile tra spirito e corpo: l’uomo è infatti anima che si esprime nel corpo e corpo che
5
Negli incontri Mondiali sulla Donna al Cairo (1994) e a Pechino (1995), si è messa in discussione la tradizionale distinzione del
genere: uomo o donna. Si vogliono far accettare come giuridicamente riconosciuti cinque generi: uomo, donna, omosessuale,
lesbica, eterosessuale.

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è vivificato da uno spirito immortale. Anche il corpo dell’uomo e della donna ha dunque, per
così dire, un carattere teologico, non è semplicemente corpo, e ciò che è biologico nell’uomo
non è soltanto biologico, ma è espressione e compimento della nostra umanità. Parimenti, la
sessualità umana non sta accanto al nostro essere persona, ma appartiene ad esso. Solo
quando la sessualità si è integrata nella persona riesce a dare un senso a se stessa”. 6
Nella prima parte della catechesi cercheremo di approfondire questi tre aspetti indicati da Papa Benedetto
XVI nel discorso sopra riferito: 1. l’essenza più profonda dell’uomo, creato ad immagine di Dio; 2. la
connessione indissolubile tra spirito e corpo; 3. la sessualità umana.

La Santissima Trinità: radice e fonte della famiglia cristiana


Per comprendere la famiglia cristiana in tutte le sue componenti corporeo-spirituali è necessario risalire al
concetto di persona e alla finalità della persona creata. Risalire cioè alle radici costitutive del nostro
essere personale e alla finalità per cui siamo stati creati. Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo:
cercheremo di accennare ad alcune risposte che ci provengono dalla Rivelazione del Mistero della
Santissima Trinità.
Papa Giovanni Paolo II nello storico invio di 72 famiglie in missione nella Tenda di Porto San Giorgio, il 30
Dicembre 1988, ci diceva:
“…non si può proteggere veramente la famiglia senza entrare nelle radici, nelle realtà
profonde, nella sua intima natura; e questa sua natura intima è la comunione delle persone
ad immagine e somiglianza della comunione divina. Famiglia in missione, Trinità in
missione”.7
Per comprendere le radici della persona e quindi della famiglia nel Mistero della Santissima Trinità mi
servirò di un “trattato essenziale e completo di Teologia trinitaria di un teologo tedesco, Gisbert
Greshake, in cui mostra in modo convincente perché la fede nel Dio tripersonale sia il centro e il cuore
dell’essere cristiani”.8 Il testo che citerò è tratto da un libro in cui lo stesso autore presenta in forma sintetica
gli aspetti principali del suo trattato.9
“Come molto bene dice la Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II (n. 22): Dio, nel
mentre si comunica all'uomo in Cristo (e mediante lo Spirito Santo), svela nello stesso tempo
“pienamente l'uomo all’uomo”…Come dice la Sacra Scrittura, l'essere umano è creato «a
immagine e somiglianza di Dio». Se ora questo Dio non è semplicemente un essere supremo
"compatto", bensì una comunione di vita e di amore, allora ciò "deve" avere delle conseguenze
anche per l'uomo: solo guardando al Dio uni-trino possiamo riconoscere sino in fondo che
cosa la creatura dotata di spirito esattamente riproduce e a che cosa il suo essere-immagine-di-
Dio precisamente rimanda”.10
Uno dei frutti dei movimenti liturgico, scritturistico e patristico di cui abbiamo parlato lo scorso anno,
confluiti nel Concilio Vaticano II, grazie all’adozione di un linguaggio vicino alla filosofia personalistica ha
portato ad una più profonda comprensione ed esplicitazione del Mistero della Trinità. Mentre nel Medio
Evo il Mistero della Trinità era esplicitato con categorie filosofiche aristoteliche (sostanza) piuttosto
statiche, la riscoperta della Storia della Salvezza, cioè di come Dio si è rivelato, ha permesso di presentare
il Mistero della Trinità con un linguaggio più dinamico e vicino a noi con una conseguente migliore
comprensione anche dell’uomo, della sua origine e del suo destino finale. Così ne parla l’autore citato:
L'ESSERE UMANO COME "SOGGETTO SOLITARIO"
Nella misura in cui, all'inizio dell'evo moderno e per motivi che non possiamo qui elencare, la
fede nel Dio uni-trino andò scemando e perse la propria capacità di incidere sulla vita,
scomparve in larga misura anche questa concezione relazionale della persona. Dio fu

6
Discorso del Santo Padre all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma su Famiglia e Comunità Cristiana,
06.06.2005.
7
Papa Giovanni Paolo II a Porto San Giorgio, 30 Dicembre 1988.
8
Gisbert Greshake, Il Dio Unitrino, Queriniana, Brescia 2000.
9
Gisbert Greshake, La fede nel Dio Trinitario, Queriniana, Brescia 1999, p. 8.
10
Ibid., p. 10.

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concepito sempre più solo come un Dio unitario (cioè come il Dio uno indifferenziato), come
soggetto “solitario" supremo, e non più come il Dio comunionale e sociale.11
E in corrispondenza anche l'uomo si concepì come un soggetto incentrato sul proprio io.
«L'essere persona comporta necessariamente un'ultima solitudine», afferma Duns Scoto alla
soglia dell'evo moderno (Ord. III, 1, 1 n. 17), preannunciando così una immagine dell’essere
umano che ebbe in fondo conseguenze disastrose, perché le sue carenze si assommarono
ancora a un altro importante fattore.
Un tratto essenziale dell'età moderna consistette (e consiste) nel fatto che l'uomo cercò di
scalzare questo Dio unitario e aspirò a prenderne il posto perlomeno in punti importanti. Non
più Dio, bensì l'uomo deve governare, organizzare e trasformare il mondo secondo i propri
progetti. Non più la legge di Dio bensì la ragione umana costituisce la norma e conferisce
un senso e una finalità a tutto il comportamento e a t u t t a l ' a z i o n e . N o n più
l'aspirazione a una patria celeste futura vicino a Dio, bensì la volontà di creare qui e ora
una felicità terrena si impadronisce del cuore dell’uomo.12
Poiché in questo modo l’uomo cercò di prendere il posto di Dio, egli si concepì anche
coerentemente - (sulla base del nesso esistente tra immagine di Dio e immagine dell'uomo) e in
conformità alla concezione "unitaria" propostagli di Dio quale soggetto "solitario" supremo -
come soggetto "unitario", incentrato su di sé e chiuso in se stesso. Quale soggetto autonomo e
consapevole di sé egli cerca di presentarsi come "signore” di fronte a tutto il resto e di tutto
sottoporre a sé, simile a un grande "ventre" che tutto "divora" per "incorporarselo": potenza e
grandezza, competenza e riconoscimento, denaro, possesso e la massima felicità possibile.
In questo modo egli dice definitivamente addio alla concezione cristiana di persona, che si
ispira al Dio trinitario. Non più la relazionalità, lo stare-in-relazione con l'altro
contraddistinguono l'uomo, bensì la soggettività, che si pone come punto centrale e cerca da
tale posizione di dominare tutto il resto.13
Al contrario l'orientamento al Dio trinitario ci mostra qualcosa di completamente diverso: essere
persona non significa un ego solitario. L’essere persona comporta piuttosto la relazione con
l’altro14 e comporta quindi l'altro in quanto tale e la comunanza con lui. Essere persona non è
sinonimo di autodeterminazione contro l'altro, non è sinonimo di lotta per liberarsi di ogni
eterodeterminazione, ma significa divenire se stessi in e mediante l’essere-con e l’esserci gli
uni per gli altri. La Trinità appare pertanto come «il modello» per ogni convivenza sociale
egualitaria, rispettosa delle diversità.
La fede nella Trinità pone perciò fortemente in luce una doppia polarità nell’uomo: l'uomo è,
da un lato, un individuo dotato di libertà e, dall’altro lato, un membro della società umana
legato in molti modi con altri e solo assieme ad essi veramente uomo.15
DIO E’ COMUNIONE
“Già i grandi teologi Cappadoci del IV secolo affermarono che la vita di Dio è per così dire un
"pulsare" grazie al quale «dall'unità proviene la trinità e dalla trinità si ritorna all'unità».16
Sostanzialmente tali parole esprimono qualcosa di quel che in seguito sarà espresso con il
11
L’autore nella Prefazione del libro afferma: “Ho sentito anni addietro un teologo moralista (di cui purtroppo non ricordo il nome)
affermare che in quasi tutti i libri di teologia morale attuali potremmo tranquillamente sostituire il nome "Dio" con il nome
"Allah", senza che per questo le norme di comportamento e le argomentazioni ivi esposte debbano cambiare”(Ibid., p. 7).
12
Luc Baresta, L’annuncio del Paradiso sui nostri deserti, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008. In questo libro che raccomando
anche in vista della Catechesi sull’Escatolologia, l’autore, un fratello del Cammino neocatecumenale, presenta i falsi paradisi che il
mondo ha offerto ed offre ancora oggi, affascinando i giovani ma portando alla delusione e alla distruzione, cap. I: “Annunci
menzogneri del XX secolo”, pp. 25-42. L’autore sviluppa anche vari temi trattari in questa catechesi In Francese: Trouver le
Paradis dans nos déserts, Ed. Tequi, Paris 2009; In Spagnolo: El anuncio del Paraiso sobre nuestros desiertos, Caparros Ed.,
Madrid 2009.
13
Gisbert Greshake, Il Dio Unitrino pp. 48-49.
14
Essendo ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di
conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad
un’alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione (CCC 357).
15
Ibid., p. 51.
16
Gregorio di Nazianzo, Carmina Theol., I, 1, 3 (= PG 37, 413).

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termine teologico tecnico di "pericoresi" (che significa all'incirca abbracciarsi e compenetrarsi
reciprocamente) …il Figlio è completamente nel Padre e con il Padre, il Padre completamente
nel Figlio e con il Figlio, e ambedue trovano la loro unità mediante il vincolo dello Spirito…
Quel che appartiene all'uno appartiene anche all'altro, quel che l'uno ha lo possiede anche
l'altro, quel che uno fa lo fa assieme agli altri e negli altri.
La fede nel Dio trinitario cambia tutta la concezione della realtà. Non si tratta più
dell'unità della sostanza, dell'essere-in-sé e dell'essere-per-sé, né si tratta dell'essere-
collettivo, in cui tutte le distinzioni vengono cancellate, bensì alla luce del Dio uni-trino il
mondo relazionale, della persona si manifesta come il paradigma decisivo per comprendere
la realtà e per trovarsi bene in essa. L'essenza più profonda della realtà risulta essere la
relazione, l’essere-in-relazione. La realtà più alta e vera sia nel campo creaturale e più ancora
nel campo divino è l'essere insieme gli uni con gli altri, io sono tanto più me stesso quanto
più sono un tu per altri17 e sto in relazione con essi, e viceversa.
Comunque sia, solo mediante un "terzo" e di fronte a lui, l’io e il tu arrivano ad essere il noi
comune. Perciò non il rapporto io-tu, vale a dire il"dialogo” è l’elemento fondamentale del
vero amore, bensì il rapporto io-tu-egli (lei/esso), vale a dire il "trialogico".18
L'ESSERE UMANO AD IMMAGINE DEL DIO TRINITARIO
Si diventa persona in senso pieno mediante il reciproco libero riconoscimento, nell’essere
l’uno con l'altro e nell’essere l’uno per l'altro. L'altro appartiene perciò essenzialmente al
proprio essere-persona. Solo nell'altro e mediante l'altro arrivo a me stesso, la mia vita
diventa ricca, piena e completa 19 . Precisamente questo "leggiamo" nel Dio trinitario”.
Questa conoscenza è una conseguenza della fede nel Dio uni-trino”.20
“In tal modo si arrivò anche a nuove prospettive assai pratiche: se l'unica vita divina si attua
precisamente nello scambio fra le tre persone divine, fra il Padre, il Figlio e lo Spirito, allora
questo significa che l'unità e la molteplicità, l'unità e la multiformità, l'unità e la diversità sono
parimenti originarie, ugualmente importanti anzitutto in Dio e poi anche – secondo la
menzionata corrispondenza tra immagine di Dio e immagine dell'uomo – fra di noi. Ciò
comporta delle conseguenze tutt'altro che ovvie.
Pensiamo solo alle tante comunità e istituzioni sociali in cui viviamo o che conosciamo. Quasi
dappertutto in esse l'unità, la conformità, l'uniformità sono più apprezzate della pluralità,
della multiformità21 e degli atteggiamenti diversi. Così avviene anche nella chiesa. Ma così
non avviene solo nella chiesa! E’ una tentazione permanente di qualsiasi comunità, a
cominciare dal matrimonio e dalla famiglia fino allo stato e alla società, quella di non voler
(o di non poter) sopportare la diversità dell'altro, di non rispettarla, accettarla, riconoscerla e
a aprezzarla. E’ più facile e più comodo sopprimere la multiformità; sbarazzarsi dei

17
Si comprende perché Gesù dice: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la
troverà (Mt.16,26). “Il quale [= Cristo], pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso (lett: «si vuotò di se stesso») …umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil
2,6-8).
18
Op. cit., p. 37.
19
Ibid., p. 34. Da Tommaso d'Aquino in poi la persona in Dio viene quindi concepita come "realitas subsistens", cioè come pura
relazionalità reciproca.
20
Ibid., p. 43.
21
Vedi l’invito di Papa Benedetto XVI nella lettera ai Sacerdoti ad accettare la multiformità nella pastorale: “Mi è caro rivolgere ai
sacerdoti, in quest’Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai
giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. Lo Spirito nei suoi doni è
multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate… ma ci
dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”. E nell’Omelia della veglia di Pentecoste
nell’incontro con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità, il 6 Giugno 2006, affermava: “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme
– lo vediamo qui. Ma in Lui molteplicità e unità vanno insieme. Egli soffia dove vuole. Ed è anche proprio qui che la multiformità
e l'unità sono inseparabili tra di loro. Egli vuole la vostra multiformità, e vi vuole per l'unico corpo, nell'unione con gli ordini
durevoli – le giunture – della Chiesa, con i successori degli apostoli e con il successore di san Pietro. Non ci toglie la fatica di
imparare il modo di rapportarci vicendevolmente; ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell'unico corpo e nell'unità
dell'unico corpo. È proprio solo così che l'unità ottiene la sua forza e la sua bellezza”.

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dissidenti, porre l'unità al di sopra di tutto”. 22 Solo la relazione con l’altro permette di trovare il
proprio pieno caratte personale.
La "disuguaglianza", la "diversità" sono precisamente una condizione per uno scambio
vitale reale fra i “disuguali" che arrivi alla profondità dell’essere, sono un presupposto per il
completamento e l’arricchimento, per la reciproca correzione e la reciproca sollecitazione. 23
“La conoscenza del Dio uni-trino ci mostra che l'unità è lecita solo se si attua nella
multiformità: nell'essere-con, nel riconoscimento dell’altro, nello scambio con lui e nel
completamento di sé per mezzo suo. E la multiformità è a sua volta lecita solo se di volta in
volta il diverso e, quindi, la ricchezza delle variazioni, tendono all'unità dell'amore mediante
il dono e l’accoglimento reciproci (cosa che tra gli uomini comporta anche la messa critica in
discussione e la ricerca conflittuale del vero e del giusto)”. 24
TRINITARIZZAZIONE: IL FINE DELLA CREAZIONE
Se Dio è communio e se l'uomo fu creato come immagine dí questo Dio, risulta chiaro anche
qual’è l'ultima destinazione dell'uomo: l'uomo è chiamato a diventare quel che Dio già da
sempre è, cioè communio, comunione, scambio vitale, per partecipare un giorno per tutta
l'eternità alla communio piena del Dio Trinitario…
Perciò il "divenire communio" è il compito centrale della vita dell’uomo, per questo viviamo…
Per questo ci vuole la nostra azione, perché solo se all'attuazione della communio fra Dio e l’uomo
partecipano tutti e due, donando e ricevendo, tale communio si attua realmente come comune stare
in relazione: Dio, pertanto, non è solo colui che dona. Per dirla in termini paradossali: Dio dà
anche "da fare" per poter ricevere dall’azione creaturale la riposta dell’amore. Ogni dono fatto da
Dio all'uomo è sempre anche un compito, una abilitazione, un invito a cooperare. Ciò vale in
primo luogo del dono supremo fatto da Dio all'uomo: nel mentre Dio offre la comunione con sé, la
sua offerta diventa subito un invito ad attuare tale dono, cioè a cooperare al fine della creazione,
vale a dire alla comunio di questa con Dio.
E la communio presenta una doppia direzione per l'uomo: essa è sia comunione con Dio che
comunione con il prossimo e con tutta la creazione. Le due cose sono tra loro strettamente
collegate.
Precisamente questa communio in due direzioni, meglio ancora il duplice e unico divenire-
communio dell'uomo è, secondo la concezione cristiana, il contenuto e il fine del tempo e della
storia… Tale dato originario e congenito, essendo nello stesso tempo un appello rivolto alla
libertà deve pure essere liberamente realizzato.
E l’attuazione della libertà finita significa essenzialmente “maturazione”, cioè realizzarsi
nel tempo e nella storia: nel suo cammino attraverso il mondo, l'uomo deve liberamente
divenire più comunione, scambio di vita e di amore, al fine di pervenire a una maggiore
somiglianza con Dio. Per questo Dio dà tempo.25

LA CHIESA «ICONA» DELLA TRINITÀ


“Tutti siano una sola cosa», suona il testamento di Gesù: «Come Tu, Padre, sei in me e io
sono in te» (Gv 17,21). Cioè la communio, in cui il Dio trino esiste, deve essere impressa nella
comunità dei discepoli redenti da Cristo e divenire attraverso di essa universale.
Questo è la Chiesa che, nata grazie all'azione dello Spirito della Pentecoste, deve da allora in
poi essere, dice il concilio Vaticano II: «come sacramento, ossia segno e strumento
dell'intima comunione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (LG 1).26

22
Ibid., p. 44.
23
Ibid., p. 45.
24
Ibid., p. 46.
25
Ibid., p. 61.
26
Ibid., p. 91.

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Lo Spirito Santo essendo quella persona divina che crea l’unità e fa straripare la vita divina,
è per la Chiesa il “principio” che unisce e nello stesso tempo distingue (più esattamente an-
cora: che distingue per unire e che unisce per distinguere). 27
Lo Spirito Santo è il garante del fatto che l'unità del popolo di Dio non si attua in maniera
uniformistica, bensì nella molteplicità delle svariate forme e doni (carismi), nonché il garante
del fatto che tale molteplicità del diverso forma un'unità grazie al reciproco scambio. Perché
questa è appunto l'unità trinitaria, non l'uniformità, e neppure una addizione e una somma
dei differenti, ma la convivenza e la solidarietà di persone distinte. La communio si verifica
come "unità pericoretica", cioè come una comunione in cui ognuno partecipa alla peculiarità
dell’altro.28
A proposito della “Comunione dei Santi” il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:
“ Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri. …
Pertanto, il bene di Cristo è comunicato a tutte le membra; ciò avviene mediante i sacramenti
della Chiesa ”. “ L’unità dello Spirito, da cui la Chiesa è animata e retta, fa sì che tutto quanto
essa possiede sia comune a tutti coloro che vi appartengono” (CCC 947).

La persona: uni-dualità di anima-corpo


Ogni persona creata “ad immagine di Dio”, e perciò chiamata a vivere in relazione, in comunione con Dio e
con gli altri, è un essere “uni-duale” – come afferma Papa Benedetto XVI – in cui “spirito e materia si
compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà”. 29 Vediamo alcune
considerazioni dal punto di vista filosofico e della Rivelazione.
Il corpo nell'antichità: il corpo una realtà inferiore30
Molti filosofi antichi ritenevano che il corpo fosse una realtà inferiore, assoggettata allo
spirito. C'erano dottrine che affermavano, molto tempo prima di Gesù, l'importanza primaria
della dimensione spirituale e razionale dell'uomo rispetto a quella materiale, fino a giungere al
disprezzo della corporeità, perché si pensava che l'anima dell'uomo fosse ordinata al divino,
mentre il corpo alla terra, quindi qualcosa di transitorio, che andava in qualche modo perduto.
La visione greco-ellenistica della persona umana è dualistica. Platone concepiva il corpo come
"il carcere dell'anima", la quale vi era stata precipitata per castigo divino; introdotta nel
corpo doveva rimanerci per un certo tempo, in una sorta di transizione negativa, per poi
ritornare definitivamente in contatto con il divino. Di qui la sofferenza nel portare il
proprio corpo e l'attesa del momento nel quale l'anima venisse finalmente liberata da questa
zavorra.
È accaduto, nei primi secoli della Chiesa, che alcuni Padri siano stati attratti da queste
prospettive filosofiche, soffermandosi a volte su una concezione dualistica della persona
umana. C'è stato un forte influsso del platonismo sul cristianesimo, ed alcuni teologi sono stati
condizionati da queste teorie.
Papa Giovanni Paolo II in una Catechesi sulla teologia del corpo denuncia questa mentalità erronea diffusa
all’interno del cristianesimo:
Accusare il corpo come fonte del male è una tentazione che ci viene dalla tradizione
manichea, nata dal dualismo mazdeo. Il manicheismo ritiene che la materia sia la fonte del
male, e perciò condanna tutto ciò che è corporale, in particolare il sesso, dato che attraverso
la procreazione perdura l’imprigionamento delle anime nella materia… Un atteggiamento
manicheo dovrebbe portare ad un ‘annientamento’, se non reale, almeno intenzionale del corpo,
27
“Lo Spirito Santo è un principio interiore di vita nuova che Dio dà, invia, concede. Ricevuto mediante la fede e il battesimo,
egli abita nel cristiano, nel suo spirito e anche nel suo corpo . Questo Spirito, che è lo Spirito del Cristo, rende il cristiano figlio di
Dio e fa abitare il Cristo nel suo cuore. Sostituendosi al principio malvagio della carne, lo Spirito diviene nell’uomo un
principio di fede, di conoscenza soprannaturale, di amore, di santificazione. Non lo si deve estinguere, né contristare. Unendo al
Cristo, egli fa l’unità del suo corpo (Nota Bibbia di Gerusalemme, Rm 5,5).
28
Ibid., pp. 94-95.
29
Benedetto XVI, Deus Caritas est, n. 5.
30
Autori Vari, Che male c’è? La sessualità nella vocazione all’Amore, Ed. Porziuncola, Assisi 2007, p. 11 ss.

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ad una negazione del valore del sesso umano, della mascolinità e femminilità della persona
umana, o perlomeno soltanto alla loro ‘tolleranza’ nei limiti del ‘bisogno’ delimitato dalla
necessità della procreazione... Il modo manicheo di intendere e valutare il corpo e la sessualità
dell’uomo è essenzialmente estraneo al Vangelo e non conforme al significato esatto delle
parole del Discorso della montagna pronunciate da Cristo.... In verità, è nel cuore che sta il
problema: è il cuore che è stato sconvolto dal peccato, non il corpo. Se il corpo sembra
‘ribelle’, è perché il cuore dell’uomo ha perso la ‘rettitudine’ delle origini (Catechesi, 22 ottobre
1980).
“Dopo il primo millennio, l'apertura dell'Occidente al pensiero di Aristotele, consente una
visione più evoluta, equilibrata e "realista" del rapporto corpo-spirito.
Nel XIII secolo, S. Tommaso, integrando sapientemente la visione aristotelica nell'antropologia
teologica cristiana, elabora una dottrina che resterà valida anche nei secoli successivi; in essa si
afferma l'unità inscindibile di anima e corpo – l'uomo è uno spirito incarnato e il corpo è la
condizione di esistenza dell'anima, non più un ostacolo nel cammino verso la perfezione, il bene
e l'amore, e la positività del corpo come luogo dove scegliere il bene e relazionarsi con gli
altri.31
Dal Rinascimento ai nostri giorni
Nel Rinascimento assistiamo – in una specie di reazione ad una visione negativa e
penitenziale della corporeità, quale quella rilevabile in alcuni movimenti pseudo-religiosi del
medioevo – ad una rivalutazione del corpo umano. L’umanesimo rinascimentale pone l'uomo
al centro del mondo, al centro della creazione e ne esalta il valore, l'aspetto, le forme corporee,
la forza e l'intelligenza. Michelangelo – e tanti altri grandi umanisti del Rinascimento – descrive
nelle sue opere la bellezza e la bontà immanenti dell'uomo, la sua forma fisica e la sua possenza.
Tra il '700 e ‘800 troviamo nuove correnti di pensiero e di produzione artistica, come il
naturalismo – che intende descrivere “tutto ciò che è umano”, dal corpo dell'uomo alla sua vita
e alle sue passioni, il romanticismo – nel quale il sentimento e l'estetica prendono il posto della
ragione, nella letteratura e nella pittura, per arrivare, infine, all'età contemporanea che esalta
la corporeità umana, al punto da giungere ad un vero e proprio culto del corpo, atteggiamenti
che vanno dall'igienismo al salutismo, dal culturismo all'estetismo, etc. 32
Il corpo nella cultura attuale
Noi viviamo dunque in un tempo nel quale il corpo è sempre più al centro, sempre più percepito
nella sua dimensione fisica e, al tempo stesso, stiamo perdendo di vista il legame inscindibile
del corpo con la persona, stiamo assistendo allo sganciamento del corpo dallo spirito,
dall'etica, dal sacro.
Non ci interessa più sapere qual è il significato religioso del corpo, la sua verità ultima, il suo
senso profondo, ci basta che sia in buona salute, che faccia colpo, che seduca.
Ed assistiamo anche ad un'ulteriore fase, in questo processo di separazione: non solo il corpo
viene distanziato dallo spirito, ma anche dalla psiche, cioè dai sentimenti, dalle motivazioni,
dalle decisioni.33
Potremmo qui ricordare il problema – anche psichiatrico – delle perversioni sessuali, della
pedofilia, degli abusi e della violenza sui minori del quale conosciamo le derive, ma forse
potremmo anche parlare dell'erotismo come accentuazione dell'istinto sessuale: c'è una realtà
che fa parte del nostro corpo che oggi viene così enfatizzata fino a diventare ossessione.
L'ossessione è un'idea ritornante che non esce dalla testa, talmente invasiva da provocare stati di

31
Che male…, pp. 24-25.
32
Nella catechesi sulla famiglia del 2007 abbiamo esposto i principali eventi ed ideologie che hanno concorso a destrutturare la
famiglia ai nostri giorni, per influsso del marxismo materialista in Europa e in Russia e di un liberalismo sfrenato negli Stati
Uniti. E’ impossibile richiamare in questa Catechesi quelle ideologie, ma è bene, soprattutto per i giovani, conoscerle per il
combattimento che sono chiamati a sostenere nella società odierna.
33
Che male…, p. 31.

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ansietà o azioni compulsive. Questa ossessione per il sesso, presente nel nostro tempo, ha
qualcosa di insolito e di esagerato.34
Nel nostro breve viaggio nella "storia del corpo" siamo partiti dal corpo "carcere
dell'anima", per scoprire che il corpo è strumento dello spirito e per giungere al "culto del
corpo", dove il corpo non è più una realtà spirituale, è il luogo dell’esperienza. E così siamo
passati dall'anima che disprezza il corpo a un corpo senz'anima, da un corpo sottomesso allo
spirito a un corpo che non ha più una dimensione spirituale, perché la felicità inizia e
finisce con il corpo e le sensazioni che questo produce.35
Papa Benedetto XVI mi pare possa concludere questo breve excursus storico con questo testo
della sua prima Enciclica “Deus Caritas est”: «Il modo di esaltare il corpo a cui noi oggi
assistiamo è ingannevole. L'eros degradato a puro sesso diventa merce, una semplice cosa,
che si può comprare e vendere, anzi l'uomo stesso diventa merce.
In realtà ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano che non è più integrato
nel tutto della libertà della nostra esistenza. Non è più espressione viva della totalità dei nostro
essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico» (n. 5). Appare evidente,
oggi, l'esigenza di ridare un'anima al corpo dell'uomo. E’ quanto tenteremo di fare, aiutati dai
dati della Rivelazione cristiana.36
Gesù e il corpo
La novità straordinaria è che in Gesù Cristo Dio ha un corpo: Dio, che è Spirito, ha voluto
avere un corpo come il nostro. Dicevano i Padri della Chiesa: "Caro cardo salutis", cioè la
carne è diventata il luogo cardine della nostra salvezza. Dio, assumendo la nostra carne, ci
risana, ci guarisce, ci rende simili a Lui.
Egli si è rivestito in tutto – fuorché del peccato – della nostra natura umana37 e tutto ciò che
Egli raggiunge viene risanato. Attraverso un corpo di carne – il corpo storico di Gesù – Dio
annulla la distanza tra il cielo e la terra, così come oggi Egli si rende presente nel suo Corpo
eucaristico. Dopo l’evento dell’ Incarnazione, il corpo diviene lo strumento attraverso il quale
Lui può comunicare con gli altri, può trasmettere la vita, può guarire, addirittura rimettere i
peccati. Anche oggi con il suo corpo Gesù ci raggiunge: lo Spirito nell’Eucaristia trasforma il
pane in corpo, dato per amore.
Il corpo nella teologia di San Paolo
San Paolo quando scrive ai Tessalonicesi, uno dei primi testi post-pasquali, si esprime così: «Il Dio
della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo38, si
conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (lTs 5,23). Egli parla di
pneuma (spirito), psyché (anima) e soma (corpo) e sembra quasi un’antropologia: lo spirito è la
dimensione trascendente insita nell'uomo, la psiche – o anima – è la sua mente, la sua razionalità,
il mondo delle sue decisioni, il soma è invece la sua realtà corporea, strettamente unita alle
precedenti. Tutto deve essere custodito dai credenti per l'incontro ultimo con il Signore.
Scrivendo ai Corinti Paolo li esorta a glorificare Dio nel loro corpo, esprimendosi in una vera e
propria "teologia del corpo": «…Il corpo non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è
per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non
sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... Non sapete che il vostro corpo è tempio dello
34
Vedi il boom del mercato della pornografia, oltre che i programmi hard della televisione mediante il facile accesso attraverso
Internet. Se l’ossessione diventa vizio rischia di distruggere psicologicamente e spiritualmente una persona, come la droga (N.d.a.).
35
Che male…, p. 15.
36
Ibid., p. 33.
37
Cosi nella IV Preghiera eucaristica: «Egli si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato dalla Vergine Maria; ha condiviso in
tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana».
38
Il Catechismo della Chiesa cattolica specifica: “Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così San Paolo prega
perché il nostro essere tutto intero, “spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore” (1Ts 5,23). La
Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima. “Spirito” significa che sin dalla sua creazione l’uomo è
ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio. (CCC
367). La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di “profondità dell’essere” (“in visceribus”: Ger
31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio (CCC 368).

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Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati
comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,13 ss).
Il corpo del cristiano, dal momento in cui Dio si è unito a lui in Cristo, non è più semplicemente
un corpo, ma è membro dello stesso "corpo di Cristo", è tempio dello Spirito Santo, è
"proprietà" di Dio che lo ha salvato ed è quindi destinato alla Risurrezione. Il cristiano è
dunque chiamato a glorificare Dio nel proprio corpo – non fuori di esso o nonostante esso – e
vivere il proprio corpo in un continuo orientamento a Lui: il corpo, infatti, è per il Signore.
Il corpo, per San Paolo, diviene così anche il luogo nel quale rendere culto a Dio, il luogo del
sacrificio: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1).39 Il
nostro corpo di carne è dunque abitazione di Dio, è spazio dove rendergli culto: nel
cristianesimo, la corporeità non è più ostacolo all'incontro con il divino, ma è il tempio dove
Dio stesso pone il suo Spirito ed ama abitare.40
L'uni-dualità della persona umana
Per concludere, Papa Benedetto XVI sintetizza bene quanto abbiamo fin qui illustrato: «La fede
cristiana ha considerato l'uomo sempre come un essere uni-duale nel quale spirito e materia si
compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà». 41
"Essere uni-duale significa che l'anima e il corpo sono una cosa sola. Carne e spirito, in questa
concezione, acquistano "una nuova nobiltà"; il corpo non è più nemico dell'uomo, non è il
carcere dell’anima. Pertanto ogni azione non è più solo un accadimento corporeo, ma un atto
spirituale, coinvolge i livelli più alti del mio essere. Dal momento che il corpo non è più solo
materia o qualcosa di biologico, i gesti compiuti da esso hanno una pregnanza anche
psicologica, spirituale e trasmettono molto di più di ciò che appare. Una stretta di mano è un
segno di amicizia, è un desiderio di incontro, è una disponibilità al dialogo, è un interesse a
conoscerti. Ancora, ogni gesto fatto all'altro tocca non solo il corpo, ma anche lo spirito,
anche la sua psiche: un abbraccio non è solo l'espressione di una mia esigenza o il toccare la
sua esteriorità corporea, ma è un raggiungere l'altro anche nel suo spirito, nei suoi sentimenti.
In modo analogo nel fare violenza fisica a qualcuno: non feriamo solo il suo corpo, non feriamo
solo la sua psiche, tocchiamo la sua anima.42

La sessualità: “uomo e donna lo creò”


Negli Orientamenti educativi “Sessualità umana: verità e significato” presentato nella catechesi di inizio
corso del 1997 si afferma:

L'amore e la sessualità umana43
“L'uomo è chiamato all'amore e al dono di sé nella sua unità corporeo-spirituale.
Femminilità e mascolinità sono doni complementari, per cui la sessualità umana è parte
integrante della concreta capacità di amore che Dio ha iscritto nell'uomo e nella donna. «La
sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di
manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l'amore umano». «Il
corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso della
creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione, come in tutto l'ordine naturale,
ma racchiude fin "dal principio" l'attributo "sponsale", cioè la capacità di esprimere
l'amore: quell'amore appunto nel quale l'uomo-persona diventa dono e – mediante questo

39
Nella catechesi di inizio corso sul “valore salvifico della sofferenza” del 2006 abbiamo trattato dell’insegnamento della Chiesa,
specialmente nell’Enciclica “Salvifici doloris” di Papa Giovanni paolo II, sul culto spirituale nei nostri corpi che consiste nel
compiere la volontà di Dio in ogni situazione anche di sofferenza, di malattia o vecchiaia, come nel donare noi stessi nell’amare
e servire gli altri uniti a Gesù Cristo.
40
Che male…, p. 45.
41
Benedetto XVI, Deus Caritas est, n. 5.
42
Che male…, pp. 46-47.
43
Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1995.

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dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere». Ogni forma di amore sarà sempre
connotata da questa caratterizzazione maschile e femminile (n.10).
La sessualità umana è, quindi, un bene: parte da quel dono creato che Dio vide essere «molto
buono» quando creò la persona umana a sua immagine e somiglianza, e «uomo e donna li
creò» (Gn 1,27).
In quanto modalità di rapportarsi e aprirsi agli altri, la sessualità ha come fine intrinseco
l'amore, più precisamente l'amore come donazione e accoglienza, come dare e ricevere.
Quando tale amore si attua nel matrimonio, il dono di sé esprime, tramite il corpo, la
complementarità e la totalità del dono; l'amore coniugale diviene, allora, forza che
arricchisce e fa crescere le persone; quando invece manca il senso e il significato del dono
nella sessualità, subentra «una civiltà delle "cose" e non delle "persone"; una civiltà in cui le
persone si usano come si usano le cose. Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può
diventare per l'uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori» (n. 11).44
Peccato originale e fómite della concupiscenza
Parlando della sessualità dobbiamo tener sempre presente il disordine introdotto dal peccato originale.
Così lo espone il Catechismo della Chiesa Cattolica:
“La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della Redenzione
operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell’uomo e
del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un
certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta “la
schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo (Eb 2,14)”.
Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo
dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi” (CCC 407).
Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al
mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l’espressione
di san Giovanni: “il peccato del mondo” (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche
significata l’influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle
strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini ( CCC 408).
La drammatica condizione del mondo che “giace” tutto “sotto il potere del maligno” ( 1Gv 5,19)
fa della vita dell’uomo una lotta (CCC 409).45
Esponendo la dottrina sul Battesimo, il Catechismo specifica:
Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati
personali, come pure tutte le pene del peccato (CCC 1263).
Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le
sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere,
ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o,
metaforicamente, l’incentivo del peccato (“fomes peccati”): “Essendo questa lasciata per la
prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente
con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, “non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le
regole” (2 Tm 2,5)” (CCC 1264).
Sul sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo aggiunge:
“… La vita nuova ricevuta nell’iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza
della natura umana, né l’inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza, la quale
rimane nei battezzati perché sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana,
aiutati dalla grazia di Cristo. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e
della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci” (CCC 1426).

44
Sessualità umana, nn. 10-11.
45
“Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin
dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere
senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della
grazia di Dio” (Nota a CCC 409).

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Non è quindi la sessualità in sé che costituisce il problema, il campo di combattimento, ma il nostro cuore da
dove escono prostituzioni, impudicizia… Questo è un campo di combattimento per tutta la vita in cui
cresce e matura la nostra libera adesione al Signore, al suo Spirito Santo che viene a scacciare e sostituire
nel nostro cuore il potere del maligno seduttore, “ingannatore e omicida dal principio”, con il suo germe di
santità che ci fa vivere come figli di Dio e che farà risuscitare anche i nostri corpi. 46
Con queste premesse vediamo come Karol Woitila nel 1969 parla della sessualità nel suo libro “Amore e
responsabilità”,47 un testo di quasi 50 anni fa, ma che rimane di attualità e può essere di grande aiuto ai
giovani, ai fidanzati, alle coppie, e anche ai presbiteri e catechisti nella loro missione di sostegno alla
famiglia.
Per limite di tempo riporterò solamente il capitolo sulla concupiscenza, rimandando al libro per gli altri
aspetti sull’innamoramento, l’affettività e l’emotività. Molto utile per le coppie l’Appendice del libro
“Sessuologia e morale” in cui tratta delle difficoltà nei rapporti coniugali.

LA CONCUPISCENZA CARNALE48
“La vita in comune di due persone di sesso diverso implica tutta una serie di atti in cui l'uno è il
soggetto e l'altro l'oggetto.
I problemi che ci interessano in quest'opera, e soprattutto in questo capitolo, ci spingono ad
esaminare bene sia gli atti esterni che quelli interni. Due comandamenti del Decalogo, il
sesto, («Non fornicare») e il nono («Non desiderare la donna d'altri») attraggono già la
nostra attenzione. Si tratta di atti che hanno per oggetto la persona di sesso diverso, la persona,
non il suo sesso. La differenza dei sessi crea soltanto un problema morale particolare.
Mentre la persona dovrebbe essere oggetto d'amore, il sesso che si manifesta soprattutto nel corpo,
e che perciò è percepibile dai sensi, apre la via alla concupiscenza. La concupiscenza carnale è
strettamente legata alla sensualità. L'analisi della sensualità ci dimostra che la concupiscenza
è una reazione al corpo in quanto possibile oggetto di godimento. Noi reagiamo ai valori
sessuali del corpo per mezzo dei sensi e questa reazione è «orientata». Tuttavia, non si
identifica con la concupiscenza. Si limita a dirigere la psiche del soggetto verso quei valori
«interessandolo» ad essi, oppure «assorbendolo» in essi. E’ molto facile passare da questa
prima tappa alla reazione sensuale della tappa successiva, che è già la concupiscenza.
Nel caso della concupiscenza, il soggetto si volge decisamente verso questi valori. Qualche
cosa in lui comincia a tendere verso di essi, ad attaccarsi ad essi, e si scatena un processo
impetuoso, che lo porta infine a volere quei valori. La concupiscenza carnale non è ancora
questo volere, ma tende a diventarlo. Questa facilità, chiaramente percettibile di passare da una
tappa all'altra, dall'interesse al desiderio, dal desiderio al volere, è all'origine di grandi
tensioni nella vita interiore della persona; e questo è appunto il campo d'azione della virtù
di continenza.
La concupiscenza cerca la propria soddisfazione nel corpo e nel sesso attraverso il
godimento. Nel momento stesso in cui l'ha ottenuto, ogni at teggiamento del soggetto
nei confronti dell'oggetto finisce e l'interesse scompare fino al momento in cui il desiderio
si desterà nuovamente. La sensualità si esaurisce nella concupiscenza. Nel mondo
animale, in cui l’istinto di procreazione, associato di norma a quello di conservazione della
specie, regola la vita sessuale, il fatto che la reazione di concupiscenza si esaurisca così, non
determina nessun inconveniente. Nel mondo delle persone, invece, in questa occasione
sorge un grave pericolo di natura morale.49
La concupiscenza carnale spinge, e con molta forza, all'avvicinamento dei corpi, alla
convivenza sessuale; ma non uniscono l'uomo e la donna come persone umane, non
46
Cfr. Nota 27.
47
Il testo da me citato è tratto dalla III edizione italiana (la prima edizione è del 1969): Karol Wojitila, Amore e responsabilità,
Marietti, Torino 1980.
48
Amore e responsabilità, pp. 108- 126.
49
Si moltiplicano alla televisione i programmi di studio sul comportamento sessuale degli animali. Lo studio scientifico in sé può
essere encomiabile, non lo è invece quando è presentato quasi come modello o giustificazione del comportamento sessuale
dell’uomo.

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costituiscono il valore che viene dall'unione di due persone, non rappresentano l'amore nel
vero senso della parola (cioè nel senso etico). Al contrario, la vicinanza carnale e la
convivenza sessuale, nate come solo effetto della concupiscenza carnale, rappresentano la
negazione dell'amore tra persone umane, perché alla loro base si trova, così caratteristica per
la pura sensualità, la reazione verso il «godimento». E’ necessario che questa reazione sia
inclusa nell'onesto e giusto atteggiamento verso la persona umana – ed è proprio questo che si
chiama integrazione.50

LA STRUTTURA DEL PECCATO


Si deve sottolineare che, dal punto di vista della struttura del peccato…, né la sessualità, né il
desiderio carnale, da soli, sono peccato.
Così la teologia, basandosi sulla Rivelazione, considera la concupiscenza del corpo come una
conseguenza del peccato originale… La verità sul peccato originale spiega questo male
fondamentale e universale che impedisce all'uomo di amare semplicemente e
spontaneamente, trasformando il suo amore della persona in desiderio di godimento.
Il limite tra il desiderio sensuale attuale e il volere è tuttavia netto… La concupiscenza del
corpo, che cerca continuamente di indurre la volontà a varcarne il limite, è stata giustamente
chiamata «fomite in peccato». Dal momento in cui la volontà acconsente, dal momento in cui
comincia a volere quel che avviene nella sensualità e ad accettare il desiderio carnale, l'uomo
stesso comincia ad agire, in un primo tempo interiormente – in quanto la volontà è la fonte
immediata51 degli atti interni – e in seguito esteriormente. Qui incomincia il peccato.
Grazie a questo dinamismo, la reazione della sensualità segue il proprio corso, anche nel
caso in cui la volontà non soltanto non acconsenta, ma si opponga. Un atto di volontà, diretto
contro il risveglio della sensualità, in genere non ha effetto immediato. Abitualmente, la
reazione della sensualità prosegue fino alla fine nella propria sfera psichica, cioè nella sfera sen-
suale, anche se, nella sfera volitiva, ha incontrato una netta opposizione. Nessuno può esigere
da se stesso che le reazioni della sensualità in lui non si manifestino oppure cedano le armi
quando la volontà rifiuta di acconsentirvi, anzi oppone il proprio rifiuto. Questo è importante
per la pratica della virtù di continenza.
«Non volere» è diverso da «non sentire», «non provare»
Questa sottolineatura è importante soprattutto per gli adolescenti e i giovani, ma anche per noi adulti: ci
sono alcuni che si scandalizzano dei moti della carne verso l’altro sesso o dei pensieri impuri, in fondo non
accettando la nostra condizione di persone sessuate: la Tradizione della Chiesa sempre ha insegnato a
distinguere il motu primo (l’impulso sessuale istintivo di attrazione verso l’altro sesso) dal motu secundo,
che è acconsentire al primo istintivo impulso senza dominarlo e integrarlo nella propria realtà di persona.
Questa confusione porta alcuni (sposati o a volte anche giovani presbiteri) a cedere le armi di fronte agli
impulsi istintivi pensando erroneamente che mai riuscirà a dominarli. Quanto detto vale anche per chi ha
delle tendenze omosessuali.
“Per questo, analizzando la struttura del peccato, non conviene attribuire eccessiva
importanza alla sensualità e alla concupiscenza del corpo. La sola reazione spontanea della
sensualità, il solo riflesso di concupiscenza, non sono un peccato e lo saranno soltanto se
interviene la volontà. La volontà conduce al peccato quando è mal orientata, quando si lascia
guidare da una errata concezione dell'amore. In questo consiste la tentazione, che apre la via
all'«amore colpevole».
Il peccato nasce allora dal fatto che l'uomo rifiuta di subordinare il sentimento alla persona
e all'amore e, al contrario, lo subordina al sentimento.

50
Ibid., p. 110.
51
Dio disse a Caino: «Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto [il tuo volto]? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato
alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo» (Gn 4,7). Anche Gesù afferma: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì
contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori
dal di dentro e contaminano l’uomo» (Mc 7,20 ss.).

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 14


Il soggettivismo dei valori ci propone un'altra suggestione: è buono quel che è piacevole. La
tentazione del piacere e della voluttà sostituisce allora la visione di una felicità vera.

IL VERO SIGNIFICATO DELLA CASTITA’


Non si può comprendere la castità se non in rapporto con la virtù d'amore. Essa ha come
compito quello di affrancare l’amore dall’atteggiamento di godimento egoistico.
La castità è la «trasparenza» dell'interiorità, senza la quale l'amore non è amore e non può
esserlo fino a che il desiderio di godere non viene subordinato alla disposizione ad amare in
tutte le circostanze.
Molto spesso, si interpreta la castità come un freno cieco alla sensualità e agli slanci carnali,
che respinge i valori del corpo e del sesso nel subcosciente, dove attendono l’occasione di
esplodere. E’ una falsa concezione della virtù della castità. Se viene praticata in questo modo,
la castità crea realmente il pericolo di simili «esplosioni». A causa di questa opinione (che è
falsa), si pensa che la virtù di castità abbia un carattere puramente negativo, che sia un seguito
di «no».
Al contrario, essa è inizialmente un “sì” da cui in seguito risultano dei «no».
L’essenza della castità consiste nel non lasciarsi «distanziare» dal valore della persona e
nell'innalzare a suo livello ogni reazione ai valori del corpo e del sesso. Questo richiede un
considerevole sforzo interiore e spirituale52 perché l'affermazione del valore della persona
può essere solo il frutto dello spirito. Lungi dall'essere negativo e distruttore, questo sforzo è
positivo e creativo «dell'interiore». Non si tratta di distruggere i valori del corpo e del sesso
nella coscienza, respingendone l'esperienza nel subcosciente, ma di attuare una integrazione
durevole e permanente; i valori del corpo e del sesso, devono essere inseparabili dal valore
della persona.
La castità vera non può condurre al disprezzo del corpo né alla svalutazione del matrimonio e
della vita sessuale. È il risultato di una falsa castità, e fino ad un certo punto ipocrita, e più
ancora dell'impurità. Si può riconoscere e sperimentare il pieno valore del corpo e del sesso solo
a condizione di aver innalzato questi valori a livello del valore della persona.53 E questo è
precisamente essenziale e caratteristico della castità. Così, solo un uomo e una donna casti
sono capaci di provare un vero amore".
La castità non conduce al disprezzo del corpo, ma indica un certo atteggiamento di modestia
del corpo.
Il corpo umano deve essere umile nei confronti della grandezza rappresentata dalla persona,
perché essa è appunto quella che dà la misura vera dell'uomo. Il corpo umano deve essere umile
nei confronti della grandezza dell'amore, deve essergli subordinato, ed è la castità che conduce a
questa sottomissione. Senza la castità, il corpo non è subordinato all'amore vero, al
contrario, cerca di imporgli le proprie leggi, di dominarlo; il godimento carnale, in cui vengono
vissuti i valori del sesso, si arroga la parte essenziale nell'amore delle persone, e in questo
modo lo distrugge. Ecco perché è necessaria l’umiltà del corpo.

52
La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo
comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice. “La dignità dell’uomo richiede
che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per
mera coazione esterna. Ma l’uomo ottiene tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù delle passioni, tende al suo fine con
scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti” (CCC 2339).
“La castità conosce leggi di crescita la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato.
L’uomo virtuoso e casto si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie
il bene morale secondo tappe di crescita” (CCC 2343).
53
I nostri giovani vanno messi in guardia dalle “relazioni virtuali” che spesso ingenuamente stabiliscono attraverso Internet (il
“chat”). A parte il fatto che queste relazioni costituiscono un autentico pericolo, come è stato da più parti denunciato, ad esempio
riguardo a “Facebook” o simili, tali relazioni non sono mai personali, non possono sostituire l’incontro e una relazione con persone
vere.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 15


L’educazione alla sessualità
In continuità con l’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI nell’Enciclica “Deus
Caritas est”, esponendo il Mistero dell’Amore di Dio e dell’amore umano afferma:
«Diventa evidente che l'eros54 ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo
non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella
beatitudine a cui tutto il nostro essere tende» (DCE, n. 4).
«Sì, l'eros vuole sollevarci “in estasi” verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma
proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di
guarigioni» (DCE, 5).
«Questo non è rifiuto dell'eros, non è il suo “avvelenamento”, ma la sua guarigione in vista
della sua vera grandezza» (DCE, n. 5).
Ciò significa che eros deve fare amicizia con agape, deve trasformasi fino ad unirsi e diventare
maturo in agape. Ciò significa, per rimanere nel nostro discorso, che il nostro corpo – con tutto
ciò che possiede di naturale e di positivo – deve unirsi al nostro spirito, collaborare con esso
fino a diventare un corpo aperto allo spirito. In questo modo, anche l'unione sessuale,
paradossalmente, può diventare un momento di profonda e reciproca donazione, un momento
dove far crescere la fiducia mutua affidandosi l'uno all'altro, superando la mera
soddisfazione fisica o la semplice esigenza biologica.
A questo, l'uomo, in quanto essere uni-duale, è chiamato: a vivere quella unità di anima e
corpo, di eros e agape, di spirito e materia, che si chiama gioia, beatitudine, pienezza di vita:
«L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida
dell’eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita. Se l'uomo
ambisce di essere solamente spirito e vuoi rifiutare la carne come una eredità soltanto
animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d'altra parte, egli rinnega lo
spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua
grandezza» (DCE, n. 5).
La Chiesa ricorda ai genitori il diritto-dovere di trasmettere ai propri figli una educazione sessuale integrata
nell’amore vicendevole prima che la ricevano deformata da compagni o dalla scuola:
I DIRITTI-DOVERI DEI GENITORI NELL’EDUCAZIONE SESSUALE DEI FIGLI55
Nella Familiaris consortio, il Santo Padre Giovanni Paolo II lo riafferma: «Il diritto-dovere
educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com'è con la trasmissione della
vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l'unicità del
rapporto d'amore che sussiste tra genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che
pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato»; fatto salvo il caso,
accennato all'inizio, della impossibilità fisica o psichica.
Tale dottrina poggia sull'insegnamento del Concilio Vaticano II ed è anche proclamata dalla
Carta dei Diritti della Famiglia: «Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno l'originario,
primario e inalienabile diritto di educarli; essi... hanno il diritto di educare i loro figli in
conformità con le loro convinzioni morali e religiose».
Questo diritto implica anche un compito educativo: se di fatto non impartiscono un'adeguata
formazione alla castità, i genitori vengono meno ad un loro preciso dovere; né essi
mancherebbero di essere colpevoli pure qualora tollerino che una formazione immorale o
inadeguata venga impartita ai figli fuori casa.
Non possiamo dimenticare, comunque, che si tratta di un diritto-dovere, quello di educare, che i
genitori cristiani in passato hanno avvertito ed esercitato poco, forse perché il problema
non aveva la gravità di oggi; o perché il loro compito era in parte sostituito dalla forza dei
modelli sociali dominanti e, inoltre, dalla supplenza che in questo campo esercitavano la
Chiesa e la scuola cattolica. Perciò, la Chiesa ritiene che sia un suo dovere contribuire, anche
54
“All'amore tra uomo e donna, che non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo s'impone all'essere umano, l'antica
Grecia ha dato il nome di eros” (Bdenedetto XVI, Deus Caritas est, n. 3).
55
Sessualità umana, 41-47.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 16


con questo documento, a ridare ai genitori fiducia nelle proprie capacità e aiutarli a
svolgere il loro compito.
I genitori: padre e madre sono chiamati ad assumere i loro ruoli. Oggi si è creata una confusione dei ruoli.
Il padre declina facilmente la sua responsabilità di educatore dei figli alla madre, sulla quale ricade tutto il
peso della educazione dei figli, con ripercussioni molto negative. I figli hanno bisogno delle due figure del
padre e della madre:
“Come l'esperienza insegna, l'assenza del padre provoca squilibri psicologici e morali e
difficoltà notevoli nelle relazioni familiari, come pure, in circostanze opposte, la presenza
oppressiva del padre, specialmente là dove è ancora in atto il fenomeno del «machismo»,
ossia della superiorità abusiva delle prerogative maschili che umiliano la donna e inibiscono lo
sviluppo di sane relazioni familiari.
Rivelando e rivivendo in terra la stessa paternità di Dio (cfr. Ef 3,15), l'uomo è chiamato a
garantire lo sviluppo unitario di tutti i membri della famiglia: assolverà a tale compito mediante
una generosa responsabilità per la vita concepita sotto il cuore della madre, un impegno
educativo più sollecito e condiviso con la propria sposa (cfr. Gaudium et Spes, 52), un lavoro
che non disgreghi mai la famiglia, ma la promuova nella sua compattezza e stabilità, una
testimonianza di vita cristiana adulta, che introduca più evidentemente i figli nell'esperienza
viva di Cristo e della Chiesa” (Da Familiaris consortio, 25).
Il pudore e la modestia56
La pratica del pudore e della modestia, nel parlare, agire e vestire, è molto importante per
creare un clima adatto alla maturazione della castità, ma ciò deve essere ben motivato dal
rispetto del proprio corpo e della dignità degli altri. Come si è accennato, i genitori devono
vegliare affinché certe mode e certi atteggiamenti immorali non violino l'integrità della casa,
particolarmente attraverso un cattivo uso dei mass media.
Come ho fatto presente in altri anni, è compito dei genitori vigilare affinchè le figlie vestano in modo
decente soprattutto per partecipare alla Celebrazione dell’Eucaristia in Comunità. Le figlie possono non
essere coscienti del fatto di stimolare gli appetiti sessuali con un certo modo di vestirsi e di maquillage,
esponendosi a gravi pericoli come riportato dalle cronache, ma i genitori lo sanno e hanno la missione di
educarle. Questo vale anche per i figli.57

Le due vocazioni all'amore: il matrimonio e la verginità


La vocazione alla verginità e al celibato58
La Rivelazione cristiana presenta le due vocazioni all'amore: il matrimonio e la
verginità. Le due situazioni sono inseparabili: «Quando non si ha stima del matrimonio,
non può esistere neppure la verginità consacrata; quando la sessualità umana non è
ritenuta un grande valore donato dal Creatore, perde significato il rinunciarvi per il Regno
dei Cieli».
Alla disgregazione della famiglia segue la mancanza di vocazioni; invece dove i genitori sono
generosi nell'accogliere la vita, è più facile che lo siano anche i figli allorché si tratti di
offrirla a Dio: «Occorre che le famiglie tornino ad esprimere generoso amore per la vita e si
56
Sessualità umana, n.56.
57
Nella catechesi sulla “Trasmissione della fede ai figli” facevo presente: Le figlie vanno seguite e curate in modo particolare.
Nella società in cui viviamo, con la aggressività sessuale costante nei mezzi di comunicazione, nelle pubblicità, nelle mode è facile
che le figlie, per non sentirsi in difficoltà con le amiche e con i compagni di scuola o di collegio, vogliano adeguarsi allo stile delle
altre ragazze. Le figlie infatti, adottando mode e costumi del tempo nel vestire, nel presentarsi agiscono molte volte ingenuamente,
senza sapere che certi atteggiamenti e certe mode sono provocatorie per i ragazzi. I genitori sono chiamati ad essere realisti, e a
parlare alle figlie dei pericoli in cui si mettono con certi comportamenti o certe mode di vestire (come minigonne esagerate o
ombelichi scoperti) se non vogliono trovarsi poi con la sorpresa di vederle un giorno incinte o peggio ancora di scoprire che hanno
abortito. La mentalità corrente di falso senso della libertà non si addice a dei cristiani, chiamati ad essere un segno di popolo
sacerdotale, consacrato a Dio, con una missione di salvezza per questa generazione. Adeguarsi al mondo, alle mode, è tradire la
chiamata e l’elezione del Signore su di noi e sulle nostre famiglie, e quindi sui nostri figli e sulle nostre figlie. Soprattutto i genitori
curino che le figlie siano vestite in modo decente e dignitoso quando partecipano alle Celebrazioni in Comunità.
58
Sessualità umana, 34.

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pongano al suo servizio innanzitutto accogliendo, con senso di responsabilità non disgiunto da
serena fiducia, i figli che il Signore vorrà donare»; e portino a compimento questa accoglienza
non solo «con una continua azione educativa, ma anche col doveroso impegno di aiutare
soprattutto gli adolescenti e i giovani a cogliere la dimensione vocazionale di ogni esistenza,
all'interno del piano di Dio... La vita umana acquista pienezza quando diventa dono di sé:
un dono che può esprimersi nel matrimonio, nella verginità consacrata, nella dedizione al
prossimo per un ideale, nella scelta del sacerdozio ministeriale. I genitori serviranno
veramente la vita dei loro figli, se li aiuteranno a fare della propria esistenza un dono,
rispettando le loro scelte mature e promuovendo con gioia ogni vocazione, anche quella
religiosa e sacerdotale».

Il fidanzamento
Preparazione remota:
Il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo alla preparazione remota al matrimonio dice:
“Perché il «Sì» degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia
delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al matrimonio è di
fondamentale importanza. L’esempio e l’insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie
restano il cammino privilegiato di questa preparazione. Il ruolo dei pastori e della comunità
cristiana come «famiglia di Dio» è indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani
del matrimonio e della famiglia, tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono
l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione. «I
giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla
propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni;
così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto
fidanzamento alle nozze» (GS, 49)” (CCC 1632).

Preparazione prossima:
Il fidanzamento si può paragonare ad un tempo di noviziato 59: in alcune regioni si inizia il percorso del
fidanzamento ufficiale con una benedizione prevista dalla Chiesa 60 all’interno delle due famiglie. Si
tratta di un tempo importante e decisivo per la propria vita da vivere con serenità, e in particolare
comunione con Dio perché guidi i passi dei due nel conoscersi mutuamente, nella sincerità, nella verità,
manifestando oltre alle virtù anche i propri limiti e difetti.
Fidanzamento: castità e rapporti prematrimoniali
La libertà nella relazione61
Quando inizia un storia d'amore non sappiamo se avrà un futuro, se sarà coronata da un
matrimonio. Il fidanzamento serve proprio per poter compiere questo discernimento: due
persone possono percorrere un tratto di strada insieme, conoscersi, amarsi sempre più
profondamente e scoprire la gioia di un desiderio e di una chiamata a condividere con l'altro la
propria vita.
Ma può anche darsi che il partner sia una brava persona alla quale sento di volere molto bene,
con il quale sono cresciuto nel cammino percorso, senza che emergano però quegli ulteriori
elementi che portano a pensarci insieme per tutta la vita: nel caso scoprissimo che ci vogliamo
molto bene ma non siamo fatti per stare insieme per tutta la vita dovremmo avere la
possibilità di sciogliere con serenità questo legame che si è rivelato comunque importante:
"Possiamo rimanere amici, ma la vita ci ha riservato altre strade": anche se con una certa dose
59
Il Noviziato alla Vita consacrata (Religiosa) è un tempo di preghiera intensa, di riflessione, di prova, aiutati da un Direttore
spirituale (chiamato normalmente Maestro) per discernere assieme se la vocazione sia autentica, se viene da Dio o se invece è
provocata da altri motivi. Al termine del Noviziato, che può durare un anno o due, l’aspirante alla vita consacrata avrà la conferma o
meno della sua chiamata da parte dei formatori.
60
Rituale Romano, Benedizionale, Cap XVII: “Benedizione dei fidanzati”, nn. 606-627.
61
Che male…, p. 154 ss.

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di sofferenza, possiamo affrontare con sufficiente serenità questo cambiamento e mantenere un
ricordo positivo dell'esperienza vissuta e della persona incontrata.
Questa è la "libertà nella relazione": l'esperienza del fidanzamento dovrebbe essere una
sorta di "porta girevole": devo potere entrare in questa relazione e devo poterne uscire
(perché non so fin dall'inizio se sarà la relazione che condurrà al matrimonio) con sufficiente
libertà, al momento giusto, conservando il ricordo di un'esperienza costruttiva, senza che il
dolore associato a questa terminazione diventi traumatico. Questo è possibile se si sono
custoditi i giusti livelli di comunicazione.
I rapporti sessuali nel tempo del fidanzamento riducono notevolmente questa libertà, perché
le persone sono coinvolte ad un livello molto profondo e parlano una dimensione fisica che va
oltre quella che è la relazione reale.
Capita a volte che i due partners abbiano già compreso che non possono continuare a stare
insieme, ma il coinvolgimento sessuale che hanno instaurato non li lascia liberi di concludere
il legame. In molti casi, quella "porta girevole" diventa una porta bloccata: per uscire bisogna
scardinarla, facendosi spesso del male.
In modo particolare per la donna – specialmente in una relazione dove per la prima volta ha
dato totalmente se stessa nel rapporto sessuale – diventa difficile accettare che il bene prezioso
della verginità, sia stato donato in una relazione che non continuerà; e si fa di tutto perché il
fallimento non avvenga: si comincia con il "ci prendiamo un periodo di tempo" per poi
tornare insieme per qualche mese; poi vedendo che ancora non funziona ci si prende un altro
periodo, e così via: diventano relazioni a "fisarmonica" in un andirivieni dove mancano
ormai presupposti e motivazioni per restare insieme ma manca anche il coraggio per dire a
se stessi: basta! Questo andirivieni può durare anche mesi o anni, fino al punto in cui la
relazione finisce per esasperazione: si soffre molto e diventa faticoso se non impossibile poter
mantenere una relazione di amicizia con la persona con cui si stava. Proprio a motivo del
livello di intimità raggiunto (toccare il corpo è toccare la persona) non corrispondente alla
verità della relazione, in molti casi rimane l'amarezza interiore che nasce dalla sottile percezione
di essersi stati "usati", amarezza che spesso si trasforma in rabbia, chiusura: diventa difficile
ricordare l'esperienza come qualcosa di costruttivo, e forse solo dopo molto tempo si possono
recuperare alcuni aspetti.62
La qualità della relazione
E’ dunque fondamentale interrogarsi sulla reale qualità e consistenza della relazione
affettiva che sto vivendo, la quale deve essere vagliata attraverso alcuni criteri per rendersi
conto se ho tra le mani qualcosa di realmente prezioso (possiamo usare l'immagine dell'oro)
oppure qualcosa che gli assomiglia (luccica) ma non ha la consistenza che credevo.
Non è così insolito sentire emergere, dopo un po' di tempo che si è iniziata una relazione, la
questione cruciale riguardo ai rapporti sessuali: in alcune coppie uno dei due prende
l'iniziativa e se l'altro manifesta ritrosia o perplessità, arriva l'esplicita chiarificazione: "Io
sento che ti voglio bene, che sei tutto per me, ma se non viviamo anche questo aspetto [rapporti
sessuali] non so se me la sento di continuare questa storia". Frasi come questa, o simili,
tradotte significano che, di fatto, "il rapporto sessuale con lei è più importante di te": infatti,
se non posso averlo sono disposto a perdere anche tutta la relazione con te.
Il fatto di avere rapporti sessuali nel fidanzamento non è un diritto per nessuno: si tratta
piuttosto di compiere un cammino, per individuare insieme i valori e cercare le motivazioni che
stanno alla base della relazione, in modo che possa crescere su basi solide: "se ti dico no, è solo
perché voglio custodire il nostro rapporto affettivo: ti voglio davvero bene e desidero far

62
Purtroppo la cultura della nostra società incita e favorisce i rapporti sessuali liberi, ignorando i drammi e le ferite che si
favoriscono: molti giovani dopo vari tentativi di rapporti sessuali in cerca dell’amore autentico e della felicità, constatando di essere
stati utilizzati, credono che l’amore cui aspirano non sia possibile e si rifugiano in pornografia, o nell’alcool, o nella droga per
dimenticare questo fallimento esistenziale dell’aspirazione all’amore. Spesso queste delusioni amorose causano risvolti violenti
come lo stupro, la violenza sull’ex amante o addirittura, in certi casi, anche l’omicidio.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 19


crescere questo amore". Una rinuncia a questo livello, basata sulla riflessione e sui valori, è il
segno che la persona è davvero impegnata a costruire un futuro per la coppia. 6 3
La castità e arrivare vergini al matrimonio è segno e manifestazione di un amore che matura nel senso
giusto, nel dominio dei propri istinti, nel rispetto per la persona dell’altro, della sua diversità e alterità. E’
bene proporre ai nostri figli figure di giovani santi che hanno combattuto la battaglia della verginità ed
hanno vinto con l’aiuto del Signore, fino a dare la loro vita per il vero amore al prossimo: tra i tanti cito la
vita di Santa Maria Goretti64 e la nuova riscoperta della figura di San Luigi Gonzaga.65
Riguardo alla scelta del marito o della moglie San Giovanni Crisostomo consiglia:
“Quando ti affanni e vai alla ricerca del marito, prega. Di' a Dio: ‘Disponi chi vuoi tu’. Affida
a lui la cosa e, onorato da te con questo onore, te lo ricambierà. Due cose bisogna fare:
affidarsi a lui e cercare uno come egli lo vuole, modesto, saggio”.66
Sottolineo questi due consigli di San giovanni Crisostomo: è importante chiedere a Dio ma anche cercare:
le due cose sono importanti, evitando un atteggiamento troppo passivo che impedisce ad alcuni giovani di
sposarsi con la tentazione di vivere rifugiato nella propria famiglia.
“Il fidanzamento è il tempo del «discernimento» in questo senso rigorosamente teologico:
discernere la volontà di Dio circa la donna/l’uomo che Dio intende donarmi come sposa/sposo.
Il detto di Gesù: «Ciò che Dio ha unito…» va preso in tutta la verità di ciò che dice: il vincolo coniugale
è posto in essere dal Padre stesso mediante il segno sacramentale, sempre – suppositis supponendis –
efficace. È questa la ragione più profonda della fedeltà ed indissolubilità matrimoniale.
Poiché il sacramento è celebrazione che riguarda persone concrete, è Dio stesso che unisce
Giovanni e Maria, Pietro e Marta … Cioè: è Dio stesso che mediante i santi segni sacramentali
dona Maria a Giovanni e, reciprocamente, Pietro a Marta. E solo Dio può compiere alla radice
un tale dono, dal momento che – come insegna Paolo – noi non siamo proprietà di noi stessi.
Maria, Marta, Giovanni… acconsentono ad essere donati [= consenso matrimoniale].
Sulla base di questa dottrina cattolica del matrimonio io penso che si possa e si debba parlare di
una ‘vocazione di Giovanni ad essere marito di Maria e reciprocamente’ [come Tobia era
‘destinato’ a Rachele].
I doni di Dio infatti hanno tutti origine dal suo amore eterno”. 67
I genitori hanno la missione di aiutare i propri figli a saper distinguere l’innamoramento, talora
scatenato dall’attrazione o seduzione fisica, sessuale, dall’amore a una persona concreta che
comporta una relazione profonda e duratura. L’insistenza da parte dei genitori e dei Catechisti perché i
giovani trovino un fidanzato o una fidanzata del Cammino è per facilitare una condivisione della
vita matrimoniale e della famiglia riscoperti nell’iniziazione cristiana. Ciò non toglie la possibilità di
sposare qualcuno che vive la fede in qualche movimento o nuova realtà approvata dalla Chiesa, ma
certamente è da sconsigliare una relazione con un pagano (a meno che non accetti di entrare nella
Chiesa) e ancor più sconsigliare una relazione con giovani di altri fedi o religioni.
Riguardo alla scelta del coniuge Papa Pio XI nella Lettera Enciclica “Casti Connubii” affema:
“Rispetto poi alla preparazione prossima di un buon matrimonio, è di somma importanza la
diligenza nella scelta del coniuge; da essa infatti dipende molto la felicità o l'infelicità
futura del matrimonio, potendo l'un coniuge essere all'altro di grande aiuto a condurre nello
stato coniugale una vita cristiana, oppure di grande pericolo e di impedimento. Affinché
63
Che male…, pp. 154-159.
64
Maria Goretti, di Dino de Carolis, Ed. San Paolo 2008. Una ragazza vissuta in situazioni di estrema povertà, emigrazione,
profondamente unita a Gesù Cristo di cui esprimeva i sentimenti nella sua vita di servizio e di amore, diventa martire della
passione di un giovanotto che da tempo la circuiva e assicurerà il perdono e il suo amore all’assassino che si convertirà.
65
Ribelle di Dio (San Luigi Gonzaga), di Giorgio Papasogli, Ed. Ancora, Milano 1991: “L’autore è riuscito a delineare il profilo di
San Luigi Gonzaga in grado di riscattare il santo dai “convenzionalismi artificiosi e a senso unico” di un’agiografia che lo aveva
allontanato quasi del tutto dalla gioventù di cui fu proclamato modello e protettore” (dal retrocopertina).
66
Giovanni Crisostomo, Vanità. Educazione dei figli. Matrimonio, Città nuova editrice, Roma 1997, p. 130.
67
Il testo citato è del Card. Carlo Cafarra in risposta ad una mia consultazione dell’agosto 2005 sulla vocazione personale al
matrimonio. Al termine del parere conclude: “Quanto sopra non si trova nel Magistero, che si limita sempre alle affermazioni
fondamentali. Ma è pienamente coerente colla dottrina della Chiesa sul matrimonio, e quindi può essere insegnato. È il famoso
argomento «ex analogia fidei»”.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 20


dunque non abbiano per tutta la loro vita da pagare la pena di una scelta inconsiderata, chi
desidera sposarsi sottoponga a matura deliberazione la scelta della persona, con la quale
dovrà poi sempre vivere; ed in questa deliberazione abbia anzitutto riguardo a Dio ed alla
vera religione di Cristo, poi a se stesso, al coniuge, alla futura prole, come pure alla società
umana e civile, la quale nasce dal matrimonio come da propria fonte. Implori con fervore il
divino aiuto, perché possa scegliere secondo la cristiana prudenza, e non già spinto del cieco e
indomito impeto della passione, o dal puro desiderio di lucro, o da altro men nobile impulso,
bensì da vero e ordinato amore, e da sincero affetto verso il futuro coniuge, cercando nel
matrimonio quei fini appunto per i quali esso fu da Dio istituito. Non tralasci infine di
richiedere il prudente consiglio dei genitori sulla scelta da fare: anzi di questo faccia gran
conto, affinché mediante la loro maggiore esperienza e matura conoscenza delle cose umane,
abbia ad evitare dannosi errori, e ottenga pure più copiosamente, nel contrarre il matrimonio, la
divina benedizione del quarto comandamento: ‘Onora il padre e la madre (che è il primo
comandamento con la promessa): affinché tu sia felice e viva lungamente sopra la terra’" (Pio
XI, Casti Connubii).

Il sacramento del matrimonio


L’amore coniugale68
L'unione matrimoniale è caratterizzata dalla volontà di donazione personale intima, che
chiamiamo amore. Il Concilio Vaticano II ha affermato chiaramente che «il matrimonio è
l'intima comunità di vita e d'amore, da Dio voluta e strutturata per la trasmissione della
vita umana, che s'instaura in virtù del consenso delle parti» (GS 48).
Dal momento stesso della creazione, il matrimonio è indicato all'uomo e alla donna come
compito attraverso il quale realizzare la vocazione intima e fondamentale: essere, e quindi
agire, a immagine di Dio che è Amore.
Questo patto, per sua natura, mira a far crescere l'amore e a proteggerlo dagli ostacoli che gli
si oppongono, permettendogli di realizzare una sua qualità intrinseca: l'eternità, se così si può
dire per una realtà comunque umana, che però mostra di avere in sé qualcosa di ultra-umano.
L'amore, infatti, si muove tra il tempo, che produce cambiamenti interni ed esterni alla
persona, e l'eternità, che gli conferisce quel valore assoluto e totalizzante, capace di
arricchire la persona in termini di unicità e vitalità.
Benedetto XVI afferma: «Tra l'amore e il Divino esiste una qualche relazione: l'amore promette
infinità, eternità – una realtà più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro
esistere. [...] L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in
quella del tempo. La sua promessa mira al definitivo: l'amore mira all'eternità. Sì, amore è
"estasi", ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino,
come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e
proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (DCE, nn. 5-6).
Intendere l'amore come estasi, cioè come uscita da sé affidata come compito all'amante, indica
un cammino progressivo di purificazione: l'esperienza insegna infatti che non sempre si è
capaci di amare, perché in determinate situazioni risulta assai difficile uscire da sé e bisogna
avere l'umiltà e la pazienza di volerlo fare e di voler imparare a farlo.
Questo intento si scontra con la tendenza generalizzata a considerare l'amore come una realtà
che si impone al soggetto: così facendo, però, si confonde l'amore con l'innamoramento,
cioè si prende la parte (l'innamoramento) per il tutto (l'amore), senza capire che la fatica del
rapporto è necessaria, perché concorre a far crescere e maturare la capacità di amare. (cfr.
Amore e responsabilità, pp. 64-68).
Al contrario, il superamento di sé, motivato non dall'egoismo, ma dal desiderio di donazione
nato dall'amore, è quanto mai arricchente e, di conseguenza, anche gratificante per il
soggetto, perché mette in azione un reale sviluppo delle sue facoltà. A ragione l'ultimo Concilio

68
Carla Rossi Espagnet, Famiglia & libertà, Edizioni Ares, 2007 (presentazione del Cardinal Caffarra), p.39 ss.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 21


insegna che «l'uomo [...] non può ritrovarsi pienamente se non tramite il dono sincero di sé»
(GS 24), facendo eco all'insegnamento dell'Apostolo: «Ricordatevi delle parole del Signore
Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (At 20,35). Su questo punto,
Giovanni Paolo II ha scritto bellissime parole: «L'uomo non può vivere senza amore. Egli
rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene
rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se
non vi partecipa vivamente». Nel matrimonio, l'amore, oltre a essere pienamente umano, cioè
sensibile e spirituale, è totale in quanto assume le caratteristiche della fedeltà,
dell'indissolubilità e della fecondità".69
“Nel Nuovo Testamento il matrimonio, senza perdere nulla delle caratteristiche dell'istituzione
originaria, viene proiettato nell'orizzonte di un amore più grande, quello di Cristo, che giunge fino al
dono totale della vita per la salvezza del genere umano. Il matrimonio è una delle realtà che
rendono attuale l'opera della salvezza che Cristo ha compiuto, è uno dei sacramenti della Chiesa:
questo è un dogma della fede cattolica. Per capirne il significato è fondamentale riprendere il brano
della Lettera agli Efesini (5, 21-33) nel quale San Paolo ammonisce gli sposi cristiani a modellare il
loro amore reciproco secondo quello intercorrente fra Cristo e la Chiesa e, ancor di più, rivela
come l'amore degli sposi sia contenuto nell'amore di Cristo sposo e della Chiesa sposa, e quindi
non ne sia solo un'immagine, ma una realtà che gli appartiene.70
San Paolo parla dell'unione matrimoniale come di un mistero («questo mistero è grande», Ef
5,32) già nell'ordine naturale della creazione, assunto poi da un mistero ancora più grande,
quello dell'unione tra Cristo e la Chiesa («lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa»,
5,32)71. Per questo motivo, gli sposi sono chiamati a una reciproca donazione senza riserve, che,
non raramente, richiede un eroismo reale, benché nascosto”.72
“Per la Chiesa Cristo si è fatto uomo; per salvare l'umanità ha sofferto nel suo corpo ed è
morto, ed è poi risorto corporalmente. Nella suprema libertà e potenza del suo amore divino
Cristo ha scelto una via «incarnata», perché fosse il suo vero corpo umano a trasmettere la verità
del suo amore spirituale, divino e umano. L'amore corporeo-spirituale degli sposi cristiani in
quanto tale è inserito nel mistero del processo salvifico che unisce Cristo e la Chiesa, sia
perché entrambi gli sposi vi appartengono in virtù del battesimo, sia perché essi vivono nel loro
rapporto una donazione corporeo-spirituale analoga a quella di Cristo per la Chiesa, e della
Chiesa per Cristo.73
La grazia sacramentale del matrimonio consente di superare l'egoismo, non solo nelle sue
forme più gravi, ma anche in quelle lievi, in cui esso è quotidianamente mescolato al vero
amore. Il cuore umano, evidentemente, necessita di tale aiuto, per non rimanere invischiato nelle
trappole dell'amor proprio, assai difficili da individuare e da combattere senza un aiuto esterno
che sia, allo stesso tempo, intimo alla persona stessa: in definitiva, senza la grazia di Dio.74

Minacce alla comunione coniugale


Tra le varie minacce che insidiano e mettono a rischio quotidianamente l’amore coniugale: l’orgoglio
personale, l’amor proprio che porta al giudizio, al rancore, al non perdono. Se non si supera, grazie alla
conversione di ogni giorno sostenuta dalla Parola, dall’Eucaristia, dal Sacramento della Riconciliazione
69
Famiglia & libertà, 23-29. In proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica: “L’amore coniugale comporta una totalità
in cui entrano tutte le componenti della persona – richiamo del corpo e dell’istinto, forza del sentimento e dell’affettività,
aspirazione dello spirito e della volontà –; esso mira a una unità profondamente personale, quella che, al di là dell’unione in una
sola carne, conduce a non fare che un cuore solo e un’anima sola; esso esige l’indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca
definitiva e si apre sulla fecondità. In una parola, si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato
nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto di farne l’espressione di valori propriamente cristiani” CCC
1643).
70
Cfr. R. Penna, La lettera agli Efesini. Introduzione, versione e commento, EDB, Bologna 1988; A. Augello, Il rapporto tra marito e
moglie secondo l'antropologia naturale e soprannaturale di Efesini 5, 21-33, in «Vivarium» 1 (1993), pp. 437-465; H. Schlier, La
lettera agli Efesini, Paideia, Brescia 1973.
71
Per un'esposizione ordinata delle varie interpretazioni di questo brano, cfr A. Miralles, Il matrimonio, cit., pp. 101-112.
72
Famiglia & libertà, 39-40.
73
Già alcuni Padri della Chiesa avevano esplicitato questi contenuti, tra cui San Giovanni Crisostomo, in L'unità delle nozze, a cura
di G. Di Nola, Città Nuova, Roma 1984, p. 101.
74
Famiglia & libertà, 40-45.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 22


in comunità, l’orgoglio ferito porta a chiudersi in se stessi e a creare una barriera quasi invalicabile tra i
coniugi. Spesso il rifiuto prolungato del rapporto coniugale è conseguenza della chiusura all’altro nel
proprio spirito che si manifesta nella chiusura al dono di sé all’altro (anche nel rifiuto o nella sopportazione
dell’atto coniugale). Esplicito questa minaccia con un testo del Cardinal Carlo Caffarra. 75
“Questo amore può crescere e conservarsi solo a determinate condizioni. Vorrei indicarvi le
principali.
La prima e la più importante è l'umiltà: essa è veramente la sorella gemella dell'amore.
Chi vuole possedere ed usare l'altro? Colui che si ritiene superiore all'altro, nel suo orgoglio.
Mentre il vero amore, il dono di sé all'altro, è il più grande atto di umiltà: “Tu sei così grande,
così prezioso che meriti non meno che io ti doni me stesso/a”. Ecco, vedete: l'amore coniugale è
la più grande umiltà. Senza l'umiltà, l'amore muore.
«Non bisogna dare ascolto alla voce che grida dentro: perchè devo essere sempre io a
cedere, a umiliarmi? Cedere non è perdere, ma vincere; vincere il vero nemico dell'amore che
è il nostro orgoglio». Quanti matrimoni sono falliti per mancanza di umiltà! Essa avrebbe
impedito che i piccoli muri di incomprensione e di risentimento divenissero vere barriere,
ormai impossibili ad abbattersi.
La seconda condizione perché l'amore coniugale si conservi e cresca è la misericordia, la
capacità del perdono. Vorrei richiamare, in primo luogo, la vostra attenzione su una verità
della nostra fede. Il Signore ha condizionato il suo perdono al perdono che noi concediamo
al nostro prossimo. Forse non riflettiamo abbastanza su tutto questo. Egli poteva mettere molte
altre condizioni: ne ha messa una sola. Egli arriva fino a dire che userà con noi la stessa
misura che noi useremo col prossimo.
Tutto questo è vero per ogni rapporto umano, ma vale in modo davvero singolare fra gli sposi,
per una ragione molto semplice: perché singolare è l'amore che regna fra loro. Come si può
dire di amare una persona se non si è capaci di perdonarla? Infatti, poiché si tratta di una
persona umana, prima o poi essa sbaglia, poiché sbagliare è una proprietà della nostra natura
umana. E allora che fare di fronte alla persona che sbaglia? Il vero amore non ha dubbi:
perdonarla e dimenticare. Quanti matrimoni sono stati distrutti dalla mancanza di
perdono! Un perdono rifiutato persino quando era stato umilmente richiesto.

Difficoltà nel rapporto coniugale


Come abbiamo visto nella “Teologia del corpo”, l’aspetto più importante del matrimonio è la comunione
degli sposi che, per la grazia del Sacramento, si donano totalmente l’uno all’altro nel dono del proprio corpo,
della propria sessualità, ed è in questo contesto di mutuo amore che Dio ha voluto chiamare all’esistenza
nuove creature, chiamate a divenire figli di Dio per la eternità.
Ma è proprio nel campo della comunione, e dell’atto coniugale che lo esprime, che si trovano talora delle
difficoltà, dato che amare l’altro significa volere il suo bene, amarlo come è, anche con i suoi limiti e difetti,
ciò che comporta un morire a se stessi.
Come ho già accennato, per determinate difficoltà di tipo fisiologico o psicologico nel rapporto coniugale
può essere di aiuto il capitolo: “Problemi del matrimonio e dei rapporti coniugali”, in appendice al libro
“Amore e responsabilità”, di Karol Woitila.76
Ricordo anche alcuni passaggi della Catechesi sui Tre Altari della famiglia alla Traditio, in cui si invitano
gli sposi a vivere con particolare rispetto l’atto coniugale, come cosa sacra, perchè attraverso di esso Dio
comunica la vita.
“Una cosa che abbiamo visto è che molte coppie non funzionano bene perché non fanno l'atto
sessuale in conformità con la volontà di Dio. Questo è fonte di moltissime sofferenze e
insoddisfazioni di ogni tipo: sessuali, affettive, ecc.
Perciò nel Cammino neocatecumenale dobbiamo aiutare le coppie a fare l'atto sessuale
santamente, in modo che il letto matrimoniale sia veramente un altare. Non è facile, ma
75
Carlo Caffarra, Creati per amare, Cantagalli, Siena 2006, pp.72-74. Molto buono e consigliabile il secondo volume dello stesso
autore: L’amore insidiato, Cantagalli, Siena 2008.
76
Amore e responsabilità, Op. cit., pp.204-209.

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avete la grazia dello Spirito Santo, che avete ricevuto nel sacramento del matrimonio. Se vi
mettete davanti al Signore, come Tobia e Sara, vedrete che Lui vi aiuta con la sua grazia e
sperimenterete l'azione di Dio in voi.
Il piacere sessuale nell'atto coniugale è un dono meraviglioso che Dio ha messo dentro
quest'atto di donazione mutua, di unione amorosa aperta alla vita e sostenuta dallo Spirito
Santo77. Così come nell'atto del mangiare Dio ha messo un gusto, nell'amore matrimoniale Dio
ha messo l'attrazione sensuale tra uomo e donna e il piacere sessuale come doni meravigliosi.
Voi sposi ricevete da Dio un aiuto particolare, una forza, una grazia sacramentale dello
Spirito Santo per vivere questo nella santità.
Perciò dovete avere un grande rispetto per l'atto sessuale coniugale.
Nessuna coppia deve farlo senza prima essersi messa davanti al Signore e aver pregato,
perché anche l'atto sessuale coniugale, questo modo di donarsi mutuamente dello sposo e della
sposa, è segno della donazione di Cristo alla sua Chiesa e della Chiesa a Cristo: due in una
sola carne. Lì appare l'unità, la comunione di Dio e dell'uomo, non attraverso un’mmagine
soltanto spirituale, ma attraverso un’unione fisica.
Attenzione dunque a non cedere in certi errori gravi. Alcune donne fanno ricatto sessuale al
proprio marito. Gli dicono: "Io mi dono sessualmente a te se dimostri che mi ami essendo come
io voglio. Oggi non sei stato sufficientemente gentile con me; mi hai fatto questo e quello, che
sai che io non sopporto. Oggi, dunque, niente. Non voglio. Così impari". D'altra parte, alcuni
mariti non hanno nessun rispetto per la moglie. Pensano solo a se stessi. Esigono
egoisticamente che la moglie stia sempre a loro disposizione, senza guardare come si trova lei.
L'atto sessuale coniugale è un dono che Dio vi ha dato proprio per aiutarvi nel vostro
matrimonio, nella vostra unione spirituale e affettiva. Perciò dovete farlo. Quelli di voi che,
per diversi motivi, passate molto tempo senza fare l'atto sessuale coniugale, mettete a rischio il
vostro matrimonio, perché non vivete il sacramento come Dio l'ha pensato e voluto.78

La famiglia cristiana
Formare un popolo che canti la gloria di Dio
Mediante la comunione di persone, che si attua nel matrimonio, l'uomo e la donna danno
inizio alla famiglia.
Nella Traduzione latina della Bibbia, conosciuta come “Vulgata”, opera in gran parte di San Girolamo,
in uso nella Chiesa dall’anno 400 al 1975 quando fu promulgata la “Neovulgata”, quindi punto di
riferimento teologico e liturgico per più di 1500 anni, nel libro di Tobia si legge:
Prima di accostarsi con Sara, Tobia, in ginocchio, fa questa preghiera: “…Ed ora Signore tu sai
che non per lussuria prendo questa mia sorella, ma per il solo amore alla posterità nella quale
si benedica il tuo Nome per i secoli dei secoli” (…Et nunc, Domine, tu scis quia non

77
CCC 2362: «Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente
umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi»
(GS, 49). La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: "Il Creatore stesso... ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli
sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando
tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una
giusta moderazione" (Pio XII, Discorso del 29 ottobre 1851).
78
Sono molti i testi dei Padri su questo argomento. Ne cito solamente due: uno di San Giovanni Crisostomo: “La moglie che intende
praticare la continenza contro il volere del marito non solo priva dei premi che spettano alla continenza, ma si rende anche
responsabile della sua fornicazione, e viene accusata ancor più di lui. Come mai? Perché, privandolo dell’unione legittima lo
spinge nel baratro della lussuria” (in Gregorio di Nissa - Giovanni Crisostomo, La verginità, Città Nuova Editrice 1990, pag. 220).
Un altro testo, attribuito allo Pseudo-Girolamo: “Ho sentito dire ed ho visto con i miei occhi molti matrimoni naufragati per aver
ignorato che con la pratica della castità si è dato occasione all'adulterio; infatti mentre uno si astiene dal rapporto legittimo, l'altro
è spinto ad illeciti legami. E non so, in tal caso, chi più gravemente accusare e chi sia maggiormente colpevole, se il marito che,
respinto dalla moglie, commette fornicazione o la moglie che, respingendo il marito, in un certo senso lo ha costretto a fornicare. Il
senso dell’atteggiamento di Paolo, riguardo al problema è insomma questo: che la castità sia praticata con la ponderata decisione di
entrambi i coniugi o che altrimenti da parte di entrambi si assolva il comune debito coniugale”..

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luxuriae causa accipio sororem meam, sed sola posteritatis dilectione, in qua
benedicatur nomen tuum in saecula saeculorum) (Tobia 8,7-9).79
Come esplicita Papa Giovanni Paolo II nella Lettera alle Famigle (cfr. n. 8) la formazione della Famiglia
che scaturisce dall’amore fecondo del matrimonio è in vista di cooperare con Dio per dare la vita ad un
popolo che benedica il suo Nome per l’eternità, la Chiesa, il popolo di Dio, che ha la missione di essere
come un “Sacramento” di salvezza per l’umanità (LG.1).

La genealogia della persona80


Con la famiglia si collega la genealogia di ogni uomo: la genealogia della persona. La
paternità e la maternità umane sono radicate nella biologia e allo stesso tempo la superano.
L'Apostolo, «piegando le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità e maternità nei
cieli e sulla terra prende nome», pone in un certo senso dinanzi al nostro sguardo l'intero mondo
degli esseri viventi, da quelli spirituali nei cieli a quelli corporali sulla terra. Quando dall'unione
coniugale dei due nasce un nuovo uomo, questi porta con sé al mondo una particolare
immagine e somiglianza di Dio stesso: nella biologia della generazione è inscritta la
genealogia della persona.
Affermando che i coniugi, come genitori, sono collaboratori di Dio Creatore nel
concepimento e nella generazione di un nuovo essere umano non ci riferiamo solo alle leggi
della biologia; intendiamo sottolineare piuttosto che nella paternità e maternità umane Dio
stesso è presente in un modo diverso da come avviene in ogni altra generazione «sulla terra».
Infatti soltanto da Dio può provenire quell'«immagine e somiglianza» che è propria
dell'essere umano, così come è avvenuto nella creazione. La generazione è la continuazione
della creazione (PIO XII, Humani Generis: AAS 42, 1950, 574).
Così, dunque, tanto nel concepimento quanto nella nascita di un nuovo uomo, i genitori si
trovano davanti ad un «grande mistero» (Ef 5, 32). Anche il nuovo essere umano, è chiamato
all'esistenza come persona, è chiamato alla vita «nella verità e nell'amore». Tale chiamata non si
apre soltanto a ciò che è nel tempo, ma in Dio si apre all'eternità. Questa è la dimensione della
genealogia della persona che Cristo ci ha svelato definitivamente, gettando la luce del suo Vangelo
sul vivere e sul morire umano e, pertanto, sul significato della famiglia umana.
Dio «vuole» l'uomo come un essere simile a sé, come persona. Ogni uomo, è creato da Dio «per
se stesso» (GS 24). Ciò riguarda tutti, anche coloro che nascono con malattie o minorazioni.
Nella costituzione personale di ognuno è inscritta la volontà di Dio, che vuole l'uomo
finalizzato in un certo senso a se stesso. I genitori, davanti ad un nuovo essere umano, hanno, o
dovrebbero avere, piena consapevolezza del fatto che Dio «vuole» quest'uomo «per se stesso».
Ciò riguarda assolutamente tutti, anche i malati cronici ed i disabili.81 Nel disegno di Dio,
tuttavia, la vocazione della persona va oltre i confini del tempo. Va incontro alla volontà del
Padre, rivelata nel Verbo incarnato: Dio vuole elargire all'uomo la partecipazione alla sua
stessa vita divina. Cristo dice: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in
abbondanza» (Gv 10,10).
Il volere umano è sempre e inevitabilmente sottoposto alla legge del tempo e della caducità.
Quello divino invece è eterno. «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo – si
legge nel Libro del profeta Geremia –; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger
1,5). La genealogia della persona è pertanto unita innanzitutto con l'eternità di Dio, e solo

79
La traduzione della Nuova Vulgata dice: “Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione.
Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».
80
Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 9.
81
«La Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà.
Contro il pessimismo e l'egoismo, che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana sa scoprire lo
splendore di quel "Sì", di quell'"Amen", che è Cristo stesso. Al "no" che invade ed affligge il mondo, contrappone questo vivente
"Sì", difendendo in tal modo l'uomo e il mondo da quanti insidiano e mortificano la vita» (Giovanni Paolo II, Esort. Apost.
Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 30). Malati e anziani disabili curati con amore dai figli e nipoti anche se talvolta
sembrano un peso in realtà sono una grazia che contribuisce in modo unico alla maturazione spirituale di tutta la famiglia,
soprattutto dei piccoli e dei giovani.

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dopo con la paternità e maternità umana che si attuano nel tempo. Nel momento stesso del
concepimento l'uomo è già ordinato all'eternità in Dio. (“i figli non nati sono in Cielo”)

Paternità e maternità responsabili: retta interpretazione82


Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto per molti anni dal Card. Alfonso Lopez Trujillo, al quale
va la riconoscenza di tutta la Chiesa per il lavoro svolto a favore della famiglia (Convegni mondiali della
Famiglia, edizioni di testi, ecc…) ed in particolare quella del Cammino neocatecumenale al quale è sempre
stato molto vicino, nel 2006 ha scritto un Documento sulla retta interpretazione del termine “paternità
responsabile” usato già da Papa Paolo VI nella “Humanae Vitae”, ma la cui interpretazione purtroppo in
larghi strati della chiesa è stata completamente travisata. Faccio presenti alcuni passaggi del Documento:
“16. La comparsa del termine «responsabilità» in riferimento alla procreazione è un dato
recente. Nei millenni passati, pur in assenza del termine, non mancava il concetto, eppure la
responsabilità del procreare si concretizzava nella disponibilità ad accogliere ogni figlio che
si affacciava alla vita e nel farsi carico della sua educazione.
Lo sviluppo delle conoscenze in relazione con i processi biologici, attraverso i quali avviene la
trasmissione della vita umana, ha portato con sé una nuova situazione e con essa, la necessità di
riflettere nuovamente sulla responsabilità che spetta all'uomo e alla donna riguardo alla
procreazione.
Il termine «paternità responsabile» o «procreazione responsabile» è comparso perciò in
tempi relativamente recenti, all'interno della riflessione morale cattolica, con un significato
ben preciso e ben diverso da quello che, nell'area del mondo occidentale – ma non solo in
esso – stava avanzando sotto la denominazione di Birth Control o di Family Planning.
A fondamento della concezione di responsabilità nella trasmissione della vita umana, il
Concilio Vaticano II pone il concetto di procreazione come collaborazione con l'amore di Dio
creatore, da cui deriva per i coniugi la condizione di « cooperatori di Dio». La qualifica di
«interpreti» dell'amore di Dio creatore apre la via ad ulteriori e precise esigenze. I coniugi
infatti devono, per poter «interpretare» quell'amore, conoscere quale è in concreto il progetto di
Dio su di loro come genitori, cioè interrogarsi su ciò che è richiesto loro, oggi, circa la
responsabilità di sposi e di possibili genitori. Si esclude quindi ogni atteggiamento egoista e
più ancora ogni atteggiamento contrario alla vita, chiedendo agli sposi una seria e
responsabile considerazione di ciò che Dio chiede loro.
Per la soluzione del problema morale della paternità e maternità responsabile, cioè per una
fondata valutazione della moralità dei vari comportamenti sessuali di coppia, la
Costituzione Pastorale Gaudium et spes ha avuto cura di formulare il criterio basilare a cui
fare riferimento. E lo fa in due momenti: nel primo, formulando un criterio di portata
generale, valido in ogni ambito dell'agire umano: «Il carattere morale del comportamento non
dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato
secondo criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana
e dei suoi atti».
In secondo luogo applica questo criterio generale alla realtà del matrimonio: indica la necessità
di attuare «in un contesto di vero amore» e in modo che si rispetti «il significato totale
della mutua donazione e della procreazione umana». Ma concretamente, escludendo – così
farà l’Humanae vitae – ogni mezzo contraccettivo e rispettando l'unione tra l'elemento
unitivo e quello procreativo in ogni atto coniugale, la legittimità della continenza periodica
(cioè dell'uso del matrimonio solo nei periodi non fertili) quando ci sono cause
proporzionate ad esso.

Procreazione e moralità coniugale


17. L'Humanae Vitae situa la vocazione alla paternità nel contesto delle condizioni
economiche, psicologiche e sociali; «la paternità responsabile si esercita, sia con la
deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la

82
Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia e procreazione umana, Libr. Ed. vaticana, Roma, 13 Maggio 2006.

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decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare
temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita» (HV 10).
Nei decenni successivi al 1968, il problema ha conosciuto una profonda evoluzione anche a
livello di coppia. Prima si poneva nei termini di come regolare onestamente la fecondità della
coppia. Oggi si imposta in relazione alle grandi questioni mondiali citate e, nei paesi ricchi e
come conseguenza del forte impatto che hanno avuto le campagne pubblicitarie contraccettive,
come una questione orientata a diminuire la popolazione autoctona e di conseguenza come
problema di come stimolare efficacemente la fecondità.
Come conseguenza è in atto un cambiamento nel modello di famiglia e anche della
coniugalità. Infatti è dominante la realtà di sposi con un solo figlio o, al massimo, due. Ciò
significa che il compimento di atti coniugali potenzialmente procreativi, è nulla più che una
specie di somma di brevi parentesi all'interno di una intera vita coniugale volutamente resa
sterile. Il fatto sta ad indicare evidentemente un grave oscuramento del valore della
procreazione.83 Guardando poi ai mezzi a cui si ricorre per evitare di avere figli, mezzi che
includono non soltanto la contraccezione, ma anche l'aborto, appare chiara l'eclissi di ogni
riferimento a Dio nella visione predominante, oggi, sulla procreazione responsabile. Di qui la
necessità di una esposizione chiara, decisa ed integrale della dottrina cristiana sulla
famiglia, la sessualità e la procreazione.84

I metodi naturali
Vorrei fare una chiarificazione riguardo ai “metodi naturali” di regolazione delle nascite. Abbiamo visto
come dall’“Humanae vitae” la Chiesa riconosce la liceità del ricorso ai periodi infecondi quando esistano
“seri motivi” per distanziare le nascite. Abbiamo pure esposto come la Chiesa ha sentito il bisogno di
intervenire e chiarire l’autentico significato del ricorso ai metodi naturali. Purtroppo in molti libri e anche
nella prassi si presenta il ricorso ai metodi naturali come un sistema per decidere quando e quanti figli
avere, per cui si parla praticamente di “pillola cattolica”.85
Un ulteriore problema si pone quando si pretende di fare dei corsi sui metodi naturali nei corsi
prematrimoniali, a cui si invitano sia fidanzati che coppie. Nei “Corsi prematrimoniali” promossi dal
Cammino, centrati sul kerygma e sul Sacramento del matrimonio, c’è anche una sessione in cui si invita
qualche medico cattolico sulla fisiologia della sessualità e sui ritmi di fecondità della donna, invitando ad
approfondire questi temi nei Centri specializzati (normalmente Diocesani o interparrocchiali) sui “metodi
naturali”, sempre verificando che seguano le norme date dal Magistero. La Familiaris Consortio incoraggia
i fidanzati e le copie alla conoscenza della corporeità e dei suoi ritmi di fertilità per meglio vivere
l’aspetto unitivo e procreativo del matrimonio.

83
Il Cardinal Carlo Cafarra in un articolo chiarisce “Si è iscritto con ragione che l'ipocrisia è l'ultimo omaggio che il vizio rende
alla virtù, e che l'inganno è l'ultimo riconoscimento che l'errore rende alla verità. Anche tutto questo è successo puntualmente col
termine e col concetto di Paternità responsabile. Questo fatto costituisce uno degli inganni più incredibile costruiti dalla cultura
contemporanea. L'inganno consiste nel presentare la Paternità responsabile come diritto che la donna ha di decidere in qualche
modo della sua fertilità. L’ ingannò è sottile e mai come in questo caso l'uso indebito di un termine costruito dentro la gran
tradizione antropologica ed etica del cristianesimo, ha finito usandosi contro l'uomo. Enunciato in questa maniera Paternità
responsabile è uguale ad autodeterminazione della donna, sembra non presentare ostacolate alcuna, per di più, si esibisce come
promozione della libertà della persona. Ma, in realtà, nasconde l'idea che la facoltà sessuale ed il suo esercizio non hanno in sé
né per sé significato alcuno a non essere quello che ciascuno che gli attribuisce. Dentro il concetto di Paternità responsabile
pertanto, si introdursi anche la legittimazione dell'aborto e della sterilizzazione. Al quale va unito quello finisco di "salute
riproduttiva" e, coerentemente, il correlativo diritto alla stessa.(in Consejo Pontificio para la Familia, Lexicòn, Ed. Palabra, Madrid
2004, pag 945 ss.)
84
Lino Ciccone, in un commento su paternità e maternità responsabile precisa: “Su questo punto è forte il rischio di gravi equivoci.
Di «procreazione responsabile», infatti, si parla oggi correntemente in tutte le sedi e in tutti gli ambienti, anche in documenti di
governi e di organi e di organismi internazionali. Tale terminologia ha preso il posto di quella da tempo, ín uso, cioè
«birthcontrol», anche se questa non è del tutto scomparsa, sempre però nel significato tradizionale di riduzione delle nascite. In
concreto: oggi, spesso per «procreazione responsabile» si intende l'avere solo uno, o al massimo due figli. Irresponsabilità è
considerato l'averne di più, perché, si ripete, così si accresce l'inquinamento dell'ambiente, contribuisce all'aumento di una
popolazione già eccessiva e cose del genere” (Lino Ciccone, "Paternità e maternità responsabile”, in: Pontificio Consiglio per la
Famiglia, Vademecum per i Confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale, 1997, pag. 112 ss.).g….
85
Nel retro di un opuscolo “cattolico” sui metodi naturali è scritto: “l’aborto non è il solo metodo per limitare le nascite”, lasciando
sottintendere che ci sono anche metodi legali e riconosciuti.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 27


“La scelta dei ritmi naturali comporta l'accettazione del tempo della persona, cioè della
donna, e con ciò l'accettazione anche del dialogo, del rispetto reciproco, della comune
responsabilità, del dominio di sé. Accogliere poi il tempo e il dialogo significa riconoscere il
carattere insieme spirituale e corporeo della comunione coniugale, come pure vivere l'amore
personale nella sua esigenza di fedeltà. In questo contesto la coppia fa l'esperienza che la
comunione coniugale viene arricchita di quei valori di tenerezza e di affettività, i quali
costituiscono l'anima profonda della sessualità umana, anche nella sua dimensione fisica. In
tal modo la sessualità viene rispettata e promossa nella sua dimensione veramente e pienamente
umana, non mai invece «usata» come un «oggetto» che, dissolvendo l'unità personale di anima e
corpo, colpisce la stessa creazione di Dio nell'intreccio più intimo tra natura e persona”. 86
“Non c'è dubbio che tra queste condizioni si debbano annoverare la costanza e la pazienza,
l'umiltà e la fortezza d'animo, la filiale fiducia in Dio e nella sua grazia, il ricorso frequente
alla preghiera e ai sacramenti dell'Eucaristia e della riconciliazione (cfr. Ibid., 25). Così
corroborati, i coniugi cristiani potranno mantenere viva la coscienza del singolare influsso che
la grazia del sacramento del matrimonio esercita su tutte le realtà della vita coniugale, e quindi
anche sulla loro sessualità: il dono dello Spirito, accolto e corrisposto dai coniugi, li aiuta a
vivere la sessualità umana secondo il piano di Dio e come segno dell'amore unitivo e fecondo di
Cristo per la sua Chiesa.
Ma tra le condizioni necessarie rientra anche la conoscenza della corporeità e dei suoi ritmi di
fertilità. In tal senso bisogna far di tutto perché una simile conoscenza sia resa accessibile a
tutti i coniugi, e prima ancora alle persone giovani, mediante un'informazione ed una
educazione chiare, tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti. La
conoscenza poi deve sfociare nell'educazione all'autocontrollo: di qui l'assoluta necessità della
virtù della castità e della permanente educazione ad essa. Secondo la visione cristiana, la
castità non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana: significa piuttosto
energia spirituale, che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa
promuoverlo verso la sua piena realizzazione.
Paolo VI, con profondo intuito di sapienza e di amore, altro non ha fatto che dare voce
all'esperienza di tante coppie di sposi quando ha scritto nella sua enciclica: «Il dominio
dell'istinto mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché
le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per
l'osservanza della continenza periodica. Ma questa disciplina, propria della purezza degli
sposi, ben lungi dal nuocere all'amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore
umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano
integralmente la loro personalità arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita
familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce
l'attenzione verso l'altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l'egoismo, nemico del vero amore,
ed approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri. I genitori
acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l'educazione dei
figli» (Humanae Vitae, 21).87
Per aiutare le coppie nell’esercizio della paternità e maternità responsabili il Santo Padre ha affidato al
Pontificio Consiglio per la Famiglia il compito di preparare un sussidio per i Confessori. I Pastori sono
coscienti del fatto che l’esercizio della paternità responsabile comporta in certi momenti un
combattimento per comprendere e obbedire alla volontà di Dio, combattimento che può comportare
anche delle cadute. E’ per questo che la Chiesa, come Madre e Maestra, dona l’aiuto del Sacramento della
Riconciliazione in cui il Signore stesso si piega sulla nostra debolezza e costantemente ci rialza e fortifica
per compiere la sua volontà. Lo spirito del Documento indica che la “legge del Signore” non è una
imposizione inumana e impossibile, ma indica un cammino che è possibile percorrere appoggiati a Lui.

86
Familiaris Consortio, n. 32.
87
Familiaris Consortio n. 33

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 28


VADEMECUM PER I CONFESSORI88

1. Scopo del documento


Con questo Vademecum ad praxim confessariorum si intende pure offrire un punto di
riferimento per i penitenti sposati affinché possano trarre sempre maggiore profitto dalla
pratica del sacramento della Riconciliazione e vivere la loro vocazione a una paternità-
maternità responsabile in armonia con la legge divina autorevolmente insegnata dalla
Chiesa. Servirà pure per aiutare coloro che si preparano al matrimonio.
Con il presente documento si intende soltanto offrire dei suggerimenti e orientamenti per il
bene spirituale dei fedeli che si accostano al sacramento della Riconciliazione e per far
superare le eventuali divergenze ed incertezze nella prassi dei confessori.

2. L'insegnamento della Chiesa sulla procreazione responsabile89


4. La Chiesa ha sempre insegnato l'intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto
coniugale reso intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina
definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità
matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del
matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce
il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana.
5. Una specifica e più grave malizia morale è presente nell'uso di mezzi che hanno un effetto
abortivo, impedendo l'impianto dell'embrione appena fecondato o anche causandone
l'espulsione in una fase precoce della gravidanza.
6. E’ invece profondamente differente da ogni pratica contraccettiva, sia dal punto di vista
antropologico che morale, perché affonda le sue radici in una concezione diversa della persona e
della sessualità, il comportamento dei coniugi che, sempre fondamentalmente aperti al dono
della vita, vivono la loro intimità solo nei periodi infecondi, quando vi sono indotti da seri
motivi di paternità e maternità responsabile.
La testimonianza delle coppie che da anni vivono in armonia con il disegno del Creatore e
lecitamente utilizzano, quando ve ne sia la ragione proporzionatamente seria, i metodi
giustamente detti «naturali», conferma che gli sposi possono vivere integralmente, di comune
accordo e con piena donazione le esigenze della castità e della vita coniugale.

3. Orientamenti pastorali dei confessori


1. Per quanto riguarda l'atteggiamento con i penitenti in materia di procreazione responsabile,
il confessore dovrà tener conto di quattro aspetti: a) l'esempio del Signore che «è capace di
chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale,
sul peccato»; b) la prudente cautela nelle domande riguardanti questi peccati; c) l'aiuto e
l'incoraggiamento al penitente affinché raggiunga il sufficiente pentimento e accusi
integralmente i peccati gravi; d) i consigli che, in modo graduale, spingano tutti sul cammino
della santità.
2. Il ministro della Riconciliazione abbia sempre in mente che il sacramento è stato istituito per
uomini e donne che sono peccatori. Egli accoglierà, dunque, i penitenti che accedono al
confessionale presupponendo, salvo manifesta prova in contrario, la buona volontà – che
nasce da un cuore pentito e umiliato (Salmo 50,19), benché in gradi diversi – di riconciliarsi con
il Dio misericordioso.90

88
Pontificio Consiglio per la Famiglia, Vademecum per i Confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale, 1997. “Il
presente Vademecum trae la sua origine dalla particolare sensibilità pastorale del Santo Padre, il quale ha affidato al Pontificio
Consiglio per la Famiglia il compito di preparare questo sussidio per venire in aiuto ai Confessori… Con l'esperienza maturata sia
come sacerdote che come Vescovo, egli ha potuto constatare l'importanza di orientamenti sicuri e chiari a cui i ministri del
sacramento della riconciliazione possano fare riferimento nel dialogo con le anime” (Pontificio Consiglio per la Famiglia, Morale
coniugale e Sacramento della penitenza, Riflessioni sul “Vademecum dei Confessori” Libreria Editrice Vaticana, 1988 da p. 206 ss.
89
Pontificio Consilgio per la Famiglia, Vademecum per i Confessori…

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 29


5. Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti circa le trasgressioni in sé gravi della legge di
Dio e far sì che desiderino l'assoluzione e il perdono del Signore con il proposito di rivedere e
correggere la loro condotta. Comunque la recidiva nei peccati di contraccezione non è in se
stessa motivo per negare l'assoluzione; questa non si può impartire se mancano il sufficiente
pentimento o il proposito di non ricadere in peccato.
9. La «legge della gradualità» pastorale, che non si può confondere con «la gradualità della
legge»,91 che pretende di diminuire le sue esigenze, consiste nel chiedere una decisiva rottura
col peccato e un progressivo cammino verso la totale unione con la volontà di Dio e con le sue
amabili esigenze.
10. Risulta per contro inaccettabile il pretestuoso tentativo di fare della propria debolezza il
criterio della verità morale. Sin dal primo annunzio della parola di Gesù, il cristiano si accorge
che c'è una «sproporzione» tra la legge morale, naturale ed evangelica, e la capacità dell'uomo.
Ugualmente comprende che riconoscere la propria debolezza è la via necessaria e sicura per
aprire le porte della misericordia di Dio.
11. A chi, dopo aver peccato gravemente contro la castità coniugale, è pentito e, nonostante le
ricadute, mostra di voler lottare per astenersi da nuovi peccati, non sia negata l'assoluzione
sacramentale. Il confessore eviterà di dimostrare sfiducia nei confronti sia della grazia di
Dio, sia delle disposizioni del penitente, esigendo garanzie assolute, che umanamente sono
impossibili, di una futura condotta irreprensibile, e cioè secondo la dottrina approvata e la prassi
seguita dai Santi Dottori e confessori circa i penitenti abituali.
13. Speciale difficoltà presentano i casi di cooperazione al peccato del coniuge che
volontariamente rende infecondo l'atto unitivo. In primo luogo, occorre distinguere la
cooperazione propriamente detta dalla violenza o dalla ingiusta imposizione da parte di uno
dei coniugi, alla quale l'altro di fatto non si può opporre. 92 Tale cooperazione può essere lecita
quando si danno congiuntamente queste tre condizioni:
- l'azione del coniuge cooperante non sia già in se stessa illecita; - esistano motivi
proporzionalmente gravi per cooperare al peccato del coniuge; - si cerchi di aiutare il coniuge
(pazientemente, con la preghiera, con la carità, con il dialogo: non necessariamente in quel
momento, né in ogni occasione) a desistere da tale condotta.
14. Inoltre, si dovrà valutare accuratamente la cooperazione al male quando si ricorre all'uso dei
mezzi che possono avere effetti abortivi.93
90
«Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello
del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che
non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento
dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore» (CCC 1465).
91
Papa Giovanni Paolo II nella Esortazione Apostolica Familiaris Consortio (n. 34) in proposito dice: «Anche i coniugi, nell'ambito
della loro vita morale, sono chiamati ad un incessante cammino, sostenuti dal desiderio sincero e operoso di conoscere sempre
meglio i valori che la legge divina custodisce e promuove, e dalla volontà retta e generosa di incarnarli nelle loro scelte concrete.
Essi, tuttavia, non possono guardare alla legge solo come ad un puro ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla
come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. "Perciò la cosiddetta 'legge della gradualità', o cammino
graduale, non può identificarsi con la 'gradualità della legge', come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge
divina per uomini e situazioni diverse. Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla santità nel matrimonio e questa
alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno, confidando
nella grazia divina e nella propria volontà". In questa stessa linea, rientra nella pedagogia della Chiesa che i coniugi anzitutto
riconoscano chiaramente la dottrina dell’Humanae Vitae come normativa per l'esercizio della loro sessualità, e sinceramente si
impegnino a porre le condizioni necessarie per osservare questa norma».
92
«E ben sa altresì la Santa Chiesa, che non di rado uno dei coniugi patisce piuttosto il peccato, che esserne causa, quando, per
ragione veramente grave, permette la perversione dell'ordine dovuto, alla quale pure non consente e di cui quindi non è colpevole,
purché memore, anche in tal caso, delle leggi della carità, non trascuri di dissuadere il coniuge dal peccato e allontanarlo da esso»
(Pio XI, Enc. Casti Connubii, AAS 22, 1930, 561.
«Dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. Tale cooperazione si verifica quando l'azione compiuta,
o per la sua stessa natura o per la configurazione che essa viene assumendo in un concreto contesto, si qualifica come partecipazione
diretta ad un atto contro la vita umana innocente o come condivisione dell'intenzione immorale dell'agente principale» (Giovanni
Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 74).
93
«Dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. Tale cooperazione si verifica quando l'azione
compiuta, o per la sua stessa natura o per la configurazione che essa viene assumendo in un concreto contesto, si qualifica come
partecipazione diretta ad un atto contro la vita umana innocente o come condivisione dell'intenzione immorale dell'agente principale»

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 30


[Ricordo che in caso di cooperazione all’aborto si è colpiti immediatamente dalla scomunica dalla Chiesa –
scomunica latae sententiae – che solo il Vescovo o un Sacerdote da lui delgato può assolvere].
15. Gli sposi cristiani sono testimoni dell'amore di Dio nel mondo. Devono pertanto essere
convinti, con l'aiuto della fede e persino contro la sperimentata debolezza umana, che è
possibile con la grazia divina osservare la volontà del Signore nella vita coniugale. È
indispensabile il frequente e perseverante ricorso alla preghiera, all'Eucaristia e alla
Riconciliazione, per ottenere la padronanza di sé.94
16. Ai sacerdoti si chiede che, nella catechesi e nella guida degli sposi al matrimonio, abbiano
uniformità di criteri sia nell'insegnamento, sia nell'ambito del sacramento della
Riconciliazione, nella completa fedeltà al magistero della Chiesa, sulla malizia dell'atto
contraccettivo. I Vescovi vigilino con particolare cura al riguardo: non raramente i fedeli sono
scandalizzati da questa mancanza di unità sia nella catechesi sia nel sacramento della
Riconciliazione.

La trasmissione della fede


La famiglia come scuola e ambito di santità
La chiamata alla santità si configura, per gli sposi cristiani, come una chiamata a santificarsi
nelle ordinarie situazioni della vita coniugale, perché la vocazione soprannaturale si innesta
nelle realtà umane divinizzandole.
Alla luce di questi insegnamenti emerge il grande valore della famiglia come ambito e scuola
di santità per le nuove generazioni che in essa acquisiscono i fondamenti delle virtù umane e
cristiane: in famiglia si impara a pregare e ad avere fiducia in Dio, non solo perché sono i
genitori a insegnare le prime formule della fede ma, soprattutto, perché il loro amore è
veramente l'immagine di Dio e i bambini recepiscono questo contenuto in modo vitale,
senza che nessuno lo spieghi loro. L'unità tra i genitori trasmette la fiducia nell'amore e
nella vita, e quindi in Dio creatore: quest'esperienza rende i figli sereni e capaci di affrontare
le difficoltà esterne.
Al contrario, la disunione in famiglia genera nei figli insicurezza e timore di fronte a tutto ciò
che li circonda: come potranno fidarsi di qualcuno, se i loro stessi genitori sono inaffidabili,
perché non riescono a mantenere fede all'impegno di reciproco amore? Anche se un bambino
non è sempre in grado di articolare questo pensiero, intuisce comunque che dovrebbe esistere
amore dove invece sperimenta disunione, e ne soffre. È in famiglia che nascono le vocazioni
cristiane alla vita sacerdotale, laicale, religiosa; i genitori sono i piu profondi conoscitori dei
figli, e, pertanto, possono meglio di chiunque altro indirizzarli nella scelta del loro stato di vita.
Se sono buoni cristiani, non allontaneranno i figli dalla strada della donazione totale a Dio e al
prossimo, né da quella di un matrimonio cristiano solido e fecondo: «I coniugi cristiani sono
cooperatori della grazia e testimoni della fede reciprocamente e nei confronti dei figli e degli
altri familiari. Essi sono per i loro figli i primi araldi della fede ed educatori; li formano alla
vita cristiana e apostolica con la parola e con l'esempio, li aiutano con prudenza nella scelta
della loro vocazione e favoriscono con ogni diligenza la vocazione sacra eventualmente in essi
scoperta» 95.

(Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 74).


94
In un Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile il 1 marzo 1984 Papa Giovanni Paolo II afferma:.
«Sarebbe un errore gravissimo concludere... che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un "ideale" che deve poi
essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell'uomo; secondo un "bilanciamento dei vari beni in
questione". Ma quali sono le "concrete possibilità dell'uomo?" E di quale uomo si parla? Dell'uomo dominato dalla
concupiscenza o dell'uomo redento da Cristo? Poiché è di questo che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo. Cristo ci ha
redenti! Ciò significa: Egli ci ha donato la possibilità di realizzare l'intera verità del nostro essere; Egli ha liberato la nostra
libertà dal dominio della concupiscenza. E se l'uomo redento ancora pecca, ciò non è dovuto all'imperfezione dell'atto redentore di
Cristo, ma alla volontà dell'uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da quell'atto. Il comandamento di Dio è certamente
proporzionato alle capacità dell'uomo: ma alle capacità dell'uomo a cui è donato lo Spirito Santo; dell'uomo che, se caduto nel
peccato, può sempre ottenere il perdono e godere della presenza dello Spirito».
95
AA 11.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 31


Riguardo alla Trsmissione della fede ai figli in seno alla famiglia cristiana, cito alcuni passaggi della
“Dissertatio” o discorso pronunciato da Kiko nell’atto di conferimento del Dottorato “In Teologia”
all’Istituto Giovanni Paolo II:

Le Lodi della Domenica mattina: celebrazione domestica


Il Cammino Neocatecumenale ha potuto operare ciò che ha fatto sino ad ora – famiglie
ricostruite, numerosi figli, vocazioni alla vita contemplativa e al sacerdozio… – solo attraverso
quest’opera di ricostruzione della famiglia. Vorrei qui accennare brevemente a come si fa
questo nel Cammino, educando le famiglie alla preghiera e alla trasmissione della fede ai
figli: sono i genitori infatti, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, che “hanno
ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangelizzare i loro figli” (n. 2225).
Dopo che Dio si è manifestato al suo popolo sul monte Sinai, come l’unico Dio esistente, e gli
ha comandato di amarlo “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, aggiunge
immediatamente: “E questo lo ripeterai ai tuoi figli quando sarai in casa tua e quando sarai in
viaggio, quando ti corichi e ti alzi”… “E quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: ‘Che
significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme’, gli dirai: ‘Eravamo schiavi di
faraone in Egitto e il Signore ci ha fatto uscire dall’Egitto con mano potente. Il Signore ha
realizzato davanti ai nostri occhi grandi segni e prodigi contro Faraone e contro la sua casa e ci
ha fatto uscire di là per condurci nella terra che aveva promesso sotto giuramento ai nostri
padri’” (cf Dt 6,4ss).96
Questo testo, che è stato così importante per il popolo ebraico durante i secoli e che ha
mantenuto la famiglia ebrea unita, fa comprendere l’importanza che ha per i genitori il fatto
di trasmettere la fede ai figli e fa anche capire che questo comando divino è dato ai genitori
e non può essere delegato a nessun’altro. Sono loro che debbono raccontare ai figli l’amore che
Dio ha avuto per loro.97
Il Cammino neocatecumenale, in quanto iniziazione cristiana nelle diocesi e nelle parrocchie,
insegna oggi alle coppie anche a trasmettere la fede ai figli, soprattutto in una celebrazione
familiare, in una liturgia domestica.
La famiglia cristiana, diciamo loro, ha tre altari: il primo, la mensa della santa eucaristia,
dove Cristo offre il sacrificio della sua vita per la nostra salvezza; il secondo, il talamo nuziale,
dove si attua il sacramento del matrimonio e si dà la vita ai nuovi figli di Dio, talamo nuziale da
tenere in grande onore e gloria; il terzo altare è la mensa della famiglia, dove essa mangia
unita, benedicendo il Signore per tutti i suoi doni. Attorno a questa stessa tavola si fa la
celebrazione domestica, nella quale si passa la fede ai figli.
In questa celebrazione i genitori pregano i salmi delle lodi con i figli, leggono le Sacre Scritture
e domandano loro: "Cosa dice a te, per la tua vita, questa parola?" E' impressionante vedere
come i figli applicano la parola di Dio alla propria storia concreta. Alla fine il padre e la madre
dicono una parola di commento, partendo dalla propria esperienza, e invitano i figli a pregare
per il Papa, per la Chiesa, per quelli che soffrono, ecc. Poi si prega il Padre nostro e si danno la
pace; e la celebrazione si conclude con la benedizione dei genitori su ciascuno dei figli.
Come abbiamo accennato, oggi è di vitale importanza per la famiglia cristiana una celebrazione
familiare, una liturgia domestica, dove possano incontrarsi, almeno una volta alla settimana, le
due generazioni – figli e genitori – e dove possano pregare e dialogare mettendo la parola e il
Signore Gesù risorto al centro.
La nostra società sta destrutturando la famiglia: nei tempi (ritmi di lavoro e orari scolastici), nei
componenti (coppie di fatto, divorzio, ecc.), nei modi di vivere, ma soprattutto attraverso una
cultura che ci attornia contraria ai valori del Vangelo.
96
Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? [Prescrizioni per la Pasqua] Voi direte loro: È il sacrificio
della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case» (Es
12,26).
97
Per i primi cristiani trasmettere la fede ai figli, attraverso le Sacre Scritture, che si adempiono in Cristo Gesù, è stata la missione
primordiale. Troviamo testimonianza di ciò nella 2a Lettera di Paolo a Timoteo: “Persevera in quello che hai imparato e creduto, sapendo
da chi l’hai appreso (dalla madre Eurinice) e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture” (2 Tim 3,14-15). E questa tradizione si è
mantenuta, in forme diverse, lungo i secoli, nelle famiglie cristiane. Ne danno testimonianza numerosi fanciulli e giovani martiri.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 32


Noi siamo convinti che la vera battaglia che la Chiesa è chiamata a sostenere nel terzo
millennio, la vera sfida che deve assumere, e dove si gioca il futuro, è la famiglia.

Missione della famiglia


Papa Giovanni Paolo II, nell’Omelia di Porto San Giorgio del 30 dicembre 1988, che ricordavo sopra, ce
ne ha affidato il pressante incarico. Con tanta forza ci ha detto:
“Dovete, con tutte le vostre preghiere, con la vostra testimonianza, con la vostra forza, dovete aiutare
la famiglia, dovete proteggerla contro ogni distruzione. Se non c'è un'altra dimensione in cui l'uomo
possa esprimersi come persona, come vita, come amore, si deve dire anche che non esiste altro luogo,
altro ambiente in cui l'uomo possa essere più distrutto. Oggi si fanno molte cose per normalizzare
queste distruzioni, per legalizzare queste distruzioni; distruzioni profonde, ferite profonde
dell'umanità. Si fa tanto per sistemare, per legalizzare. In questo senso si dice ‘proteggere’. Ma non si
può proteggere veramente la famiglia senza entrare nelle radici, nelle realtà profonde, nella sua
intima natura; e questa sua natura intima è la comunione delle persone ad immagine e somiglianza
della comunione divina. Famiglia in missione, Trinità in missione”.98

E Papa Benedetto XVI


“Consapevoli della grazia ricevuta, possano i coniugi cristiani costruire una famiglia aperta alla vita
e capace di affrontare unita le molte e complesse sfide di questo nostro tempo. C'è oggi
particolarmente bisogno della loro testimonianza. C'è bisogno di famiglie che non si lascino
travolgere da moderne correnti culturali ispirate all'edonismo e al relativismo, e siano pronte
piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società.
Nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio, il servo di Dio Giovanni Paolo II ha scritto
che "il sacramento del matrimonio costituisce i coniugi e i genitori cristiani testimoni di
Cristo "fino agli estremi confini della terra", veri e propri "missionari" dell'amore e della
vita" (cfr. n. 54). Questa missione è diretta sia all'interno della famiglia – specialmente nel
servizio reciproco e nell'educazione dei figli –, sia all'esterno: la comunità domestica, infatti, è
chiamata ad essere segno dell'amore di Dio verso tutti. È missione, questa, che la famiglia
cristiana può portare a compimento solo se sorretta dalla grazia divina. Per questo è necessario
pregare senza mai stancarsi e perseverare nel quotidiano sforzo di mantenere gli impegni assunti
il giorno del matrimonio” (Benedetto XVI, Angelus, 8 Ottobre 2006).
Il Signore chiama “ogni famiglia” delle Comunità alla testimonianza e missionarietà nel proprio
ambiente, tuttavia fin dai primi anni ha chiamato alcune famiglie a rendersi disponibili come “famiglie
itineranti”, dal 1986 come “famiglie in missione” nelle zone più scristianizzate e più povere del mondo, ed
ultimamente altre famiglie alla “Missio ad gentes” in contesti pagani: Papa Giovanni Paolo II e poi Papa
Benedetto XVI in varie Udienze hanno benedetto ed appoggiato con la loro parola queste missioni delle
famiglie che hanno dato frutti di conversione e di santità sia all’interno delle famiglie stesse: nella copia
e nei figli, sia nella evangelizzazione ricostruendo molta gente distrutta, famigle e aprendo il cammino di
iniziazione cristiana in nuove comunità neocatecumenali.
“ Ci vuole una fede profonda per camminare nel mondo di oggi come famiglia, ci vuole una
fede coraggiosa per attuare nel mondo di oggi questo disegno di Dio proprio della famiglia,
questo disegno di amore della vita che è proprio di ogni famiglia, che è la sua vocazione. Ci
vuole una grande fede per camminare come famiglia sulle tracce, sulle orme della Sacra
Famiglia; e far camminare gli altri, le altre famiglie. Io, carissimi fratelli e sorelle, insieme ai
miei fratelli Vescovi e sacerdoti, auguro a voi tutti questo cammino nella fede come famiglie, e
vi auguro che questo cammino nella fede sia esempio, sia attrattiva per le altre famiglie del
mondo di oggi, come per noi, come per voi modello ed esempio è la Sacra Famiglia di
Nazareth: Gesù, Maria e Giuseppe. Vi dò la benedizione.” (Papa Giovanni Paolo II Castel
Gandolfo 28/12/1986
“Oggi tuttavia è particolarmente alle famiglie che si rivolge la nostra attenzione. Oltre 200 di
esse stanno per essere inviate in missione; sono famiglie che partono senza grandi appoggi

98
L’Osservatore Romano, 31 dicembre 1988.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 33


umani, ma contando prima di tutto sul sostegno della Provvidenza divina. Care famiglie, voi
potete testimoniare con la vostra storia che il Signore non abbandona quanti a Lui si
affidano. Continuate a diffondere il vangelo della vita. Dovunque vi conduce la vostra
missione, lasciatevi illuminare dalla consolante parola di Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e
la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta", ed ancora "Non affannatevi
dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini" ( Mt 6, 33–34). In un
mondo che cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda roccia
su cui costruire l’edificio della propria esistenza e che la fiducia in lui riposta non è mai vana.
La santa Famiglia di Nazaret vi protegga e sia vostro modello. Io assicuro la mia preghiera per
voi e per tutti i membri del Cammino Neocatecumenale, mentre con affetto imparto a ciascuno
l’Apostolica Benedizione”. (Papa Benedetto XVI, Roma 01/12/2006).

Il Cammino e la Comunità sostengono la famiglia


A conclusione di questa Catechesi sul matrimonio e la famiglia vorrei sottolineare l’importanza del
Cammino neocatecumenale e della propria Comunità come sostegno alla famiglia, sia per le difficoltà
che incontra al suo interno (marito-moglie; genitori e figli; parenti, malati, anziani), sia nell’affrontare le
sfide dell’ambiente contrario al matrimonio cristiano (pornografia, divorzio, ecc.) e alla famiglia (contro la
vita: figli numerosi, assitenza agli anziani).
Come abbiamo visto le difficoltà principali per assumere e vivere la propria realtà sessuale integrata nella
vita personale, per un fidanzamento casto, per vivere la comunione tra gli sposi, per dare alla luce i figli
“che Dio vuole dare”, educarli e passare loro la fede in modo che entrino pure loro a far parte del popolo di
Dio, sono costituite dalla presenza del peccato in noi e dalle seduzioni del demonio “menzognero e
omicida dal principio”. Per questo è necessario un cammino di conversione quotidiano, illuminati dalla
Parola di Dio, alimentati dalla Celebrazione dell’Eucaristia, sostenuti dal Sacramento della
Riconciliazione, partecipando progressivamente ai principali Misteri della vita di Cristo nelle varie tappe
dell’anno Liturgico. Questa è la base, il fondamento su cui può fondarsi e crescere un matrimonio e una
famiglia cristiana alimentata e partecipe dell’Amore di Dio.
Il Signore ci ha fatto il dono di chiamarci al Cammino neocatecumenale, un itinerario di iniziazione
post-battesimale per far rivivere in noi i tesori del Battesimo, e questo in una Comunità concreta di
fratelli e sorelle chiamati assieme a noi.
Ma il Cammino non è come una catena di montaggio, che alla fine dà automaticamente un prodotto
garantito. Il Cammino si realizza in un personale e intimo dialogo con Dio, in una adesione libera alla sua
Parola nei fatti della propria vita (personale, familiare e comunitaria). San Giovanni Crisostomo diceva ai
Neofiti (recentemente battezzati) dopo anni di catecumenato: “Tutti siete entrati nella vasca battesimale,
ma non tutti vi avete lasciato l’uomo vecchio”. Voi potete ingannare noi (catechisti), ma non potete
ingannare Dio. Questo vale anche per coloro di noi che abbiamo finito il Neocatecumenato da anni: prima o
poi arrivano fatti che mettono alla prova la nostra fede (all’interno del matrimonio o della famiglia, o
problemi di malattie o di vecchiaia): allora la nostra fede è passata al crogiolo per verificare se in noi c’è
autentico amore a Dio e al prossimo o se invece c’ è amore a noi stessi. Chi non ha conseguito un
profondo e personale rapporto con Gesù Cristo aderendo liberamente alla predicazione, alla Parola e alla
sua grazia nei Sacramenti prima o poi crolla (lascia il Cammino e forse anche la Chiesa): con le sole forze
umane non possiamo entrare nella Croce. Chi rifiuta liberamente l’amore di Dio che ha cominciato a
conoscere ed è causa di scandalo per i piccoli si condanna all’inferno.
Anche con questa catechesi il Signore ci invita tutti alla fedeltà alla sua chiamata attraverso il Cammino, a
“non disertare l’assemblea” perché sostenuti gli uni con gli altri possiamo compiere la missione che ci
ha affidato: la salvezza del matrimonio e della famiglia (cellula base della Chiesa e della società) in una
società che la vuole far sparire.

Alcuni casi particolari


Figli ribelli
A proposito di figli “difficili” richiamo quanto detto nella Catechesi del 2007:

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 34


Talora è inevitabile che un figlio sia ribelle99o passi una crisi in rivolta contro i genitori (e normalmente
contro Dio e la comunità): è importante che i genitori sappiano leggere anche questi fatti come una parola
di Dio per loro e per la loro famiglia. Guardare alla Famiglia di Nazareth, “esperta nel soffrire”, li aiuterà
a crescere nell’umiltà e ad avere un rapporto più profondo con Dio mediante la preghiera. Come si è detto
negli scorsi anni è importante che i genitori si mostrino fermi nell’esigere dai figli un comportamento
consono ad una famiglia cristiana; talora mettere alla porta un figlio che vive in modo dissoluto, lo può
aiutare a rientrare in se stesso e a salvarsi.
Affinché la fede dei genitori divenga fede dei figli richiede sempre la loro libera adesione a quanto hanno
ricevuto. A questo proposito ricordo quanto detto da Papa Benedetto XVI:
Il rapporto educativo è per sua natura una cosa delicata: chiama in causa infatti la libertà
dell’altro che, per quanto dolcemente, viene pur sempre provocata a una decisione. Né i
genitori, né i sacerdoti o i catechisti, né gli altri educatori possono sostituirsi alla libertà del
fanciullo, del ragazzo o del giovane a cui si rivolgono.
E specialmente la proposta cristiana interpella a fondo la libertà, chiamandola alla fede e
alla conversione.
Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia
presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come
definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza
della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, rendendo
ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio "io".
Dentro a un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la
luce della verità; prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della
sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire
con gli altri qualcosa in comune (Benedetto XVI, “Alla Diocesi di Roma”, 06.06.2005).
Altro problema per le nostre famiglie riguarda l’atteggiamento da tenere verso figli o parenti che invece
di sposarsi in Chiesa scelgono il matrimonio civile o addirittura di convivere (matrimonio di fatto). A
questo proposito esponiamo il pensiero della Chiesa (citerò tre documenti del Magistero per offrire la
possibilità di informarsi più a fondo). Importante nelle Comunità in questi casi evitare giudizi sul
comportamento delle differenti famiglie, confidando nella “grazia di stato” che Dio dà ad ogni famiglia
per discernere l’ atteggiamento da tenere “caso per caso” sempre nel rispetto della Verità nella Carità.

Azione pastorale di fronte ad alcune situazioni irregolari

Unioni di fatto: attenzione e avvicinamento pastorale100


Un atteggiamento di comprensione nei confronti della problematica esistenziale e delle scelte
delle persone che vivono un’unione di fatto è legittimo, e in alcune circostanze un dovere.
Alcune di queste situazioni devono perfino suscitare vera e propria compassione. Il rispetto
della dignità delle persone non è messo in discussione.
Tuttavia, la comprensione delle circostanze e il rispetto delle persone non equivalgono a una
giustificazione. In tali circostanze, conviene piuttosto sottolineare che la verità è un bene essenziale
99
Sono interessanti i quattro tipi di figli di cui parla l’Hagadà (il libro che viene letto durante la Pasqua ebraica). Il "figlio che non
sa domandare": un bambino il cui desiderio di conoscenza è assopito, ciò che accade intorno a lui lo lascia indifferente e non stimola
la sua curiosità a tal punto da non sentire la necessità di domandare. E’ compito del genitore prendere l’iniziativa ed intavolare una
conversazione per primo in modo da offrirgli degli stimoli. Il figlio "semplice", il cui desiderio di conoscere è vivo e si esprime
verbalmente attraverso le domande. E’ necessario, quindi, che i suoi genitori siano preparati nel rispondere adeguatamente alle
sue domande. Il figlio "saggio" come colui che non solo possiede già un certo bagaglio di conoscenze ma mostra anche segni della
propria responsabile attitudine primariamente nei confronti della religione. Ciò che i genitori insegnano a questo "genere" di figlio
attraverso la Pasqua riguarda innanzitutto la trasmissione del concetto che la fede ebraica si basa sull’esperienza vissuta dai propri
antenati con l’uscita dall’Egitto e la fine della propria schiavitù, e non su principi filosofici rigurdanti la natura divina. Il figlio
"malvagio". Egli tende ad escludersi dalla famiglia e dalla collettività ebraica; infatti, nella hagadà, egli domanda
simbolicamente: "quale valore a ciò per voi"? e non "per noi"?. Il suo comportamento e le sue scelte sono determinate da un unica
considerazione: se ciò gli procurerà un piacere personale. E’ necessario dare risposte a tale figlio in tutta serenità e solennità in
modo da renderlo partecipe dell’atmosfera festiva e renderlo consapevole della felicità e del beneficio spirituale e non solo fisico
che se ne trae in modo da ottenerne almeno il rispetto
100
Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia, matrimonio e “unioni di fatto”, Libreria Ed. Vaticana, 2000.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 35


delle persone e un fattore d’autentica libertà. L’affermazione della verità non costituisce
un’offesa, ma è al contrario una forma di carità, di modo che il “non sminuire in nulla la salutare
dottrina di Cristo” sia “eminente forma di carità verso le anime”, a condizione che questa sia
accompagnata “con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel trattare
con gli uomini”. I cristiani devono pertanto cercare di comprendere le cause individuali, sociali,
culturali e ideologiche della diffusione delle unioni di fatto. Bisogna ricordare che una pastorale
intelligente e discreta può, in certi casi, contribuire alla riabilitazione “istituzionale” di queste unioni.
Le persone che si trovano in questa situazione devono essere prese in considerazione, caso per caso
e in maniera prudente, nel quadro della pastorale ordinaria della comunità ecclesiale, mediante
un’attenzione ai loro problemi e alle difficoltà che ne derivano, un dialogo paziente e un aiuto
concreto, specialmente nei confronti dei figli (n. 49).

Cattolici uniti col solo matrimonio civile101


E' sempre più diffuso il caso di cattolici che, per motivi ideologici e pratici, preferiscono
contrarre il solo matrimonio civile, rifiutando o almeno rimandando quello religioso. La loro
situazione non può equipararsi senz'altro a quella dei semplici conviventi senza alcun vincolo,
in quanto vi si riscontra almeno un certo impegno a un preciso e probabilmente stabile stato di
vita, anche se spesso non è estranea a questo passo la prospettiva di un eventuale divorzio.
Ricercando il pubblico riconoscimento del vincolo da parte dello Stato, tali coppie mostrano di
essere disposte ad assumersene, con i vantaggi, anche gli obblighi. Ciò nonostante, neppure
questa situazione è accettabile da parte della Chiesa.
L'azione pastorale tenderà a far comprendere la necessità della coerenza tra la scelta di vita
e la fede che si professa, e cercherà di far quanto è possibile per indurre tali persone a regolare
la propria situazione alla luce dei principi cristiani. Pur trattandole con grande carità, e
interessandole alla vita delle rispettive comunità, i pastori della Chiesa non potranno purtroppo
ammetterle ai sacramenti (n. 82).

Il problema dei figli delle famiglie in situazioni irregolari102


Nell'ambito dell'azione pastorale verso le famiglie irregolari o difficili, si pone spesso anche il
problema dei figli, della loro educazione nella fede e della loro ammissione ai sacramenti
dell'iniziazione cristiana.
La comunità cristiana deve mostrare grande apertura pastorale, accoglienza e disponibilità
nei loro confronti: essi, infatti «sono del tutto innocenti rispetto all'eventuale colpa dei
genitori». Per parte loro i genitori, al di là della loro situazione matrimoniale regolare o meno,
rimangono i primi responsabili di quella educazione umana e cristiana alla quale i figli
hanno diritto. Come tali, vanno aiutati e sostenuti dall'intera comunità cristiana e in particolare
dai suoi responsabili. In occasione della richiesta dei sacramenti per i figli, la comunità
cristiana sia particolarmente attenta a cogliere questa opportunità per una discreta ma puntuale
opera di evangelizzazione innanzitutto dei genitori, per aiutarli a riflettere sulla loro vita alla
luce del Vangelo, per invitarli a “regolarizzare”, per quanto possibile, la loro posizione, per
esortarli e accompagnarli nel loro compito educativo.103

101
Familiaris Consortio, n. 82, e Direttorio per la Famiglia, della CEI.
102
CEI, Direttorio di pastorale familiare, Roma 1993, n. 116.
103
I nonni si offrano a dare l’educazione alla fede che i genitori non sono in grado di dare ai loro figli.

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 36


Sommario

CATECHESI SULLA “NUOVA CULTURA DELLA FAMIGLIA CRISTIANA” 1

Premessa 1

Introduzione 2
Antropologia laicista: attacchi contro la famiglia cristiana 3
Antropologia giudeo-cristiana: la famiglia cristiana 3

La Santissima Trinità: radice e fonte della famiglia cristiana 4


L’essere umano come “soggetto solitario” 5
Dio è comunione 6
L’essere umano ad immagine del Dio Trinitario 6
Trinitarizzazione: il fine della creazione 7
La Chiesa “Icona” della Trinità 7

La persona: uni-dualità di anima-corpo 8


Il corpo nell’antichità: il corpo una realtà inferiore 8
Dal Rinascimento ai nostri giorni 9
Il corpo nella cultura attuale 9
Gesù e il corpo 10
Il corpo nella teologia di San Paolo 10
L’uni-dualità della persona umana 11

La sessualità: “uomo e donna lo creò” 11


L’amore e la sessualità umana 11
Peccato originale e fómite della concupiscenza 12
La concupiscenza carnale 13
La struttura del peccato 14
Il vero significato della castità 15
I diritti-doveri dei genitori nell’educazione sessuale dei figli 16

Le due vocazioni all’amore: il matrimonio e la verginità 18


La vocazione alla verginità e al celibato 18
Il fidanzamento 18
Preparazione remota 18
Preparazione prossima 18
Fidanzamento: castità e rapporti prematrimoniali 19
La libertà nella relazione 19
La qualità nella realzione 20

Catechesi Famiglia 2009 – 23 Settembre 2009 Pagina 37


Il sacramento del matrimonio 21
L’amore coniugale 21
Minacce alla comunione coniugale 23
Difficoltà nel rapporto coniugale 24

La famiglia cristiana 25
Formare un popolo che canti la gloria di Dio 25
La genealogia della persona 25
Paternità e maternità responsabile: retta interpretazione 26
Procreazione e moralità coniugale 27
I metodi naturali 28

Vademecum per i Confessori 29


1. Scopo del documento 29
2. L’insegnamento della Chiesa sulla procreazione responsabile 29
3. Orientamenti pastorali dei confessori 30

La trasmissione della fede 32


La famiglia come scuola e ambito di santità 32
Le Lodi della Domenica mattina: celebrazione domestica 32

Missione della famiglia 33


Il Cammino e la Comunità sostengono la famiglia 34

Alcuni casi particolari 35


Figli ribelli 35
Azione pastorale di fronte al alcune situazione irregolari 36
Unioni di fatto: attenzione e avvicinamento pastorale 36
Cattolici uniti col solo matrimonio civile 36
Il problema dei figli delle famiglie in situazioni irregolari 37

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