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Mitologia greco - romana


Achille

Condottiero dei Mirmidoni alla guerra contro Troia, figlio del re Peleo e della dea marina
Tetide, era un semidio. Leggendario eroe greco, il personaggio principale del poema di Omero. Fra gli
episodi pi celebri, si ricorda qui lagguato a Troilo. Il pi bello, oltre che il pi valoroso tra gli eroi omerici,
viene rappresentato coi capelli biondi e gli occhi lucenti; rappresentato in un primo tempo barbuto, poi
imberbe, in moltissime opere dell'arte greca, etrusca e romana (pitture, mosaici, sarcofagi, ecc.). Achillee
erano dette, secondo Plinio il Vecchio, le statue di giovani in nudit eroica, armati di lancia.

Giovanni Battista Tiepolo


Atena impedisce ad Achille di
uccidere Agamennone

Tomba dei Tori a Tarquinia


Agguato di Achille a Troilo

J.Auguste Dominique Ingres


Achille e l'amante Patroclo

Apollo

Dio del sole delle arti (e per questo messo in relazione con le Muse), una delle dodici
divinit dellOlimpo. Viene raffigurato come un bellissimo giovane con il capo coronato di alloro, pianta a
lui consacrata, simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il dio fosse nato. Suoi
attributi tipici erano l'arco e la cetra. Altro suo emblema caratteristico il tripode sacrificale, simbolo dei
suoi poteri profetici. Animali sacri al dio erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare
la musica e il canto), e ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. E
ancora il gallo, come simbolo dell'amore omosessuale, diversi, infatti, gli uomini di cui il dio s'innamor.

Statua del primo secolo


Apollo
Con in mano una lira, uno dei suoi
simboli tipici.

Jean Broc
La morte di Giacinto
La triste storia d'amore con il
principe spartano Giacinto.

Andrea Sacchi
Marc'Antonio Pasqualini coronato da
Apollo

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Arpie Nella mitologia greca, le arpie (lett. "le rapitrici", dal


verbo greco harpazein, "rapire") sono creature mostruose,
con viso di donna e corpo d'uccello.
L'origine del loro mito deve forse ricondursi a una personificazione
della tempesta.
Nelle isole Strofadi del mar Ionio ci furono alcuni mostri, le arpie,
in forma di uccello, ma col volto di vergine, che potevano parlare le
lingue umane. Erano sempre insaziabili, spinte da fame rabbiosa, e
strappavano di mano a chi mangiava il cibo con gli artigli adunchi.
(Liber Monstrorum).

Gustave Dor
Illustrazione di per la Divina
Commedia.
Dante cita le arpie nel Canto XIII
dell'Inferno.

Andrea del Sarto


Madonna delle Arpie (part.)

Franois Perrier
Illustrazione di un episodio dellEneide
Enea e i suoi compagni combattono le
Arpie.

Attene

Secondo le Metamorfosi di
Ovidio, il principe cacciatore, durante una
battuta di caccia scorge Diana presso una fonte.
Per questo viene tramutato da lei in cervo.
Rappresentato con questi attributi: cervi
fuggenti, azzannati dai cani, e molli fanciulle al
bagno. Dallinizio del Cinquecento, Il bagno di
Diana e delle Ninfe aveva fornito ai pittori un
buon pretesto per mostrare nudi femminili in
paesaggi ricchi di contrasti tonali.
Tiziano
Diana e Atteone

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Domenichino,
Diana e Atteone

Parmigianino
1523, saletta
segreta della Rocca
dei conti Sanvitale a
Fontanellato
Diana e Atteone

Bacco In greco, Diniso, Dio del vino, un giovane con il capo coronato di vite, con una coppa di
vino o un grappolo duva in mano. Nel corteo di Bacco a volte compaiono fanciulle che danzano,le
Baccanti, e Satiri che suonano il flauto. A volte Bacco accompagnato da Arianna, che sar sua sposa.

Tiziano
Bacco e Arianna

Velasquez
Il Trionfo di Bacco

Michelangelo
Bacco

Centauri

Sono esseri selvaggi e rozzi, met uomini e met cavalli, che vivono sulle montagne e
si nutrono di carne cruda. Sono legati a numerosi episodi mitologici. Mostri dal busto a forma umana dalla
testa alla vita, innestato su un corpo di cavallo. Presenti nell'iconografia dal tardo Miceneo, sono
rappresentati tradizionalmente come cacciatori. La pi famosa leggenda che si racconta sui Centauri
quella della loro sconfitta da parte dei Lapiti, un popolo della Tessaglia. I miti ci tramandano anche che i
Centauri furono decimati da Eracle e scacciati dalla Tessaglia furono confinati nelle pendici del monte
Pindo.

Ciclopi

Sono delle figure della mitologia greca, divinit gigantesche con un occhio solo.
Creature prodigiose, vengono descritti come alti conoscitori dell'arte della lavorazione del ferro e
sono considerati gli aiutanti di Efesto, il dio del fuoco. Omero d solo il nome di uno di loro,
Polifemo, che fece prigioniero Odisseo (Ulisse) e i suoi compagni.

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Annibale Carracci
Polifemo

Giulio Romano
Polifemo

Mosaico in Sicilia
Ulisse offre il vino a Polifemo
Nelle pitture pompeiane della Casa di Sirico e in
quella degli Amorini dorati, i Ciclopi sono
rappresentati come esseri umani dai volti silenici,
con chiome abbondanti e arruffate ed hanno due
occhi: i caratteri pastorali prevalgono su quelli
mostruosi.

Guido Reni
Il ratto di Deianira

Tivoli
Centauro Vecchio

G. B. Cipriani
Chirone educa Achille al tiro con l'arco

Clori

Ninfa amata da Zefiro. Il poeta romano


Ovidio opera una fusione tra la leggenda greca di Clori
e la tradizione italica di Flora (antica dea italica della
primavera, presente nelle raffigurazioni di Venere).
Attributi: fiori in mano, coroncina sul capo ecc.
Botticelli ,
La Nascita di Venere
Zefiro e Clori spargono rose sulla Dea.

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Botticelli,
La primavera
Part. Zefiro e Clori

Jacopo Amigoni
Clori e Zefiro

Cupido

In greco, Eros, figlio di Venere, il dio


dellamore. rappresentato come un bambino o un
giovinetto bendato (perch lamore cieco), con arco
e frecce; pi raramente con fiori o una lira o con una
face accesa che gli fiammeggiava in una delle mani. In
et ellenistica la sua figura diviene pi molle,
femminea, sempre pi infantile, finch venne
rappresentato come un putto alato. A questo periodo
Botticelli,
risale anche la nascita del mito di Amore e Psiche.

La Primavera Part. Cupido

Lorenzo Lotto,
Venere e Cupido

Piero della Francesca,


Cupido bendato

Jacopo Zucchi
Psiche scopre l'identit
dell'amante e fa cadere una
goccia di olio bollente.

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Antonio Canova
Amore e Psiche

Museo del Louvre


Diana cacciatrice

Diana E una delle dodici divinit dellOlimpo, chiamata dai Greci Artemide, la sorella di Apollo.
Cacciatrice e signora delle fiere, la dea della natura selvaggia. Custode della verginit e della purezza,
governa anche la fertilit femminile, protegge le giovani spose e le partorienti. talora identificata con la
dea infernale Ecate e con la Luna. L'iconografia la ritrae come cacciatrice, con il chitone (un corto vestito di
stoffa leggera), arco, frecce, calzari e una muta di cani; il suo carro d'oro trainato da cerve. In altre
raffigurazioni, in cui appare come Ecate, la dea impugna una fiaccola.

Domenichino
Diana

Correggio
Diana cacciatrice

Ipogeo di via Livenza a Roma


Diana cacciatrice

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Dafne Ninfa di cui si invaghisce Apollo e a cui sfugge tramutandosi in una pianta di alloro.
Attributi: arco, faretra (Apollo); mani in forma di rami dalloro, rami sulla testa, piedi in forma di
radici (Dafne)

Paolo Veronese
Apollo e Dafne

Antonio Pollaiolo
Apollo e Dafne

Bernini
Apollo e Dafne

Ercole Eracle nella mitologia greca, met uomo e met dio, un eroe
della mitologia greca, personificazione della forza fisica e del coraggio.
Famose sono le sue dodici fatiche che, dopo aver affrontato grandi avversit,
supera trionfando sul male. Liconografia greca e romana del dio insiste sugli
attributi della clava e della pelle leonina e talvolta compaiono anche larco e
la faretra; in alcuni tipi arcaici e italici indossa la corazza. I due tipi barbato e
imberbe coesistono fino dallarcaismo; la muscolatura del corpo sempre
vigorosa. Particolari figurazioni sono lErcole banchettante, quello che suona
la cetra, quello ebbro, quello in abiti di Onfale.
Prospero Sogari Spani
Ercole

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Paolo Pagani
Ercole cattura Cerbero

Rubens
Ercole e Onfale

Pollaiolo
Ercole e lIdra

La dodicesima fattica
George Petel
Eracle e il Leone di Nemea

Erinni

Furie nella mitologia


romana. Esse sono chiamate anche
Dire da Virgilio, sono, nella religione
e nella mitologia greca, le
personificazioni femminili della
vendetta soprattutto nei confronti
di chi colpisce i parenti o i membri
del proprio clan. Liconografia
quella di una divinit cacciatrice
munita di serpi, talora alata.

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William-Adolphe Bouguereau
Il rimorso di Oreste

Oreste inseguito dalle Erinni. Rappresentate


come geni alati, con la bocca spalancata
nell'atto di cacciare urla terribili, con serpenti
invece di capelli, recanti in mano torce o fruste
o carboni e tizzoni ardenti. Il loro aspetto era
quindi di tre donne alate con capelli di serpenti
che recavano tra le mani delle armi che
usavano per torturare il malcapitato.

John Singer Sergent


Oreste inseguito dalle Furie

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Giove

(in greco, Zeus): la suprema divinit


dellOlimpo. Dio del cielo, presiede i mutamenti
atmosferici. sposato con la dea Giunone, che per
tradisce con numerose fanciulle divine e mortali. I suoi
simboli sono la folgore, il toro, l'aquila e la quercia.
Nelliconografia classica la figura di Zeus caratterizzata
da folta barba, capelli lunghi coronati dalloro, torso
nudo e mantello sulle gambe. I suoi elementi distintivi
sono lo scettro e il fulmine. Numerosi sono i miti
rappresentati anche in cicli pittorici.

J. A. D. Ingres
Zeus e Teti

Antoine Coypel
Hera e Zeus

Raffaello. Loggia di Psiche


Giove e Psiche

Giunone e Giove, secondo i romani

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Giunone

Moglie di Giove (Zeus), la


principale dea dellOlimpo. Tutela il matrimonio e il
parto. L'iconografia della dea ripete comunemente
quella della greca Era, ma l'origine del culto di
Giunone come divinit italica documentata dalla
statua di Iuno Sospita proveniente da Lanuvio
(Musei Vaticani), con gli attributi della veste di
pelle di capra, asta, scudo, serpente, e da antefisse
laziali e falische dei sec. VI-V, con elmo di pelle
bovina. La dea frequentemente rappresentata
sopra un carro tirato da due pavoni, con lo scettro
in mano, e la fronte coronata di gigli e di rose. I
pittori le pongono sempre ai piedi un pavone, e la
cingono talora dell'arcobaleno, emblema d'Iride.
Carracci
Giove e Giunone

Rubens
Giunone e Argo

De Ferrari Gregorio
Giunone applica gli occhi di
Argo sulla coda del pavone

Lastman Pieter Pietersz


Giunone sorprende Giove con Io

Le Tre Grazie Sono divinit che fanno parte del seguito di Apollo e di Venere. Sono
abbracciate, nude o vestite di veli. Nel Rinascimento simboleggiano castit, bellezza e amore.
Chiamate dai greci Cariti, erano figlie di Zeus e della ninfa Eurinome ed erano tre dee portatrici di
gioia e bellezza. I loro nomi erano Aglaia (splendore), Eufrosine (gioia e letizia) e Talia
(prosperit); presiedevano ai banchetti e alle danze, accompagnavano Afrodite ed Eros, le
divinit dellamore, e con le muse danzavano per gli dei al suono della lira di Apollo.

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Nelliconografia greco- romana le tre donne, totalmente nude, sono disposte in modo che quella
centrale sia vista da dietro e le altre la affiancano con posture simmetriche.

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Nel Medioevo scompaiono,


perch raffigurazioni pagane
ed con il Rinascimento che
tornano alla ribalta, in primis
con linterpretazione di
Sandro Botticelli.
Tuttavia e altre opere del
Rinascimento,
,
non
presentano loriginalit della
versione
di
Botticelli,
riprendendo, al contrario, il
modello antico in modo
molto fedele.

Con let barocca il tema


delle Grazie di nuovo
accantonato. Il Seicento e la
Controriforma esigono temi a
carattere religioso. Tra le
poche eccezioni il
fiammingo Rubens che
raffigura pi volte le Grazie
come opulenti matrone dalle
carni tremolanti.

Bisogner attendere quasi


due secoli, con
laffermazione del
Neoclassicismo, perch le
tre Grazie abbiano una
seconda rinascita.

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Marte In greco Ares, secondo la mitologia romana del I secolo a.C.,


il dio della guerra e dei duelli. Secondo la mitologia romana pi arcaica, era
anche il dio del tuono, della pioggia, della natura e della fertilit. figlio di
Giove e Giunone, una delle dodici divinit dellOlimpo. Quasi sempre
Marte raffigurato con indosso l'elmo, la lancia o la spada e lo scudo,
raramente con uno scettro talvolta ritratto nudo, altre volte con
l'armatura e spesso ha un mantello sulle spalle. A volte rappresentato con
la barba ma, nella maggior parte dei casi, sbarbato. raffigurato a piedi o
su un carro trainato da due cavalli imbizzarriti, ma ha sempre un aspetto
combattivo.
Musei Capitolini a Roma
Statua colossale di Marte

Velasquez
Marte

Veronese
Marte che spoglia Venere
con amorino e cane

Canova
Venere e Marte

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Medea

Figlia di Eete, re
della Colchide, e di Idia. Era inoltre
nipote di Elio (secondo altre fonti
di Apollo) e della maga Circe, e
come quest'ultima era dotata di
poteri magici. Sposa di Giasone,
da lui tradita, uccide i propri figli
per vendetta. Viene rappresentata
come divinit o come maga che fa
incantesimi e malie.
Anthony Frederick Augustus
Sandys
Medea mescola le sue pozioni

Eugene Delacroix
La furia di Medea

Medusa (detta anche Gorgone): un mostro temuto dagli


uomini ma anche dagli dei. raffigurata con la testa tagliata,
circondata da serpenti. Chiunque la guarda trasformato
in pietra. Secondo il mito, Medusa era una delle tre Gorgoni, l'unica
mortale, e abitava con le sorelle in una caverna nel giardino delle
Esperidi, vicino al regno dei morti.

Caravaggio
Testa di Medusa
Benvenuto Cellini
Perseo con la testa di Medusa

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Nellarte romana troviamola testa della


Medusa al centro di grandi mosaici
pavimentali.

Affreschi pompeiani
Perseo e la testa della Medusa

Come tutti i personaggi mitologici Medusa rester in disparte per almeno mille anni aspettando che
finisca il Medioevo. La ritroviamo rappresentata da Baldassare Peruzzi sulla volta della Villa Farnesina
a Roma.

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Mercurio

In greco, Hermes, il messaggero


degli dei. Indossa calzari alati per spostarsi con rapidit e
tiene in mano il caduceo, una verga magica con due serpi
intrecciate, sormontato da ali. Nella raffigurazione di
Mercurio protettore dei mercanti l'iconografia etruscoitalica e poi quella romana ripetono le caratteristiche
dell'Ermete greco: corpo nudo o rivestito di un corto
mantello, caduceo nella mano, petaso (caratteristico
cappello alato) e calzari alati. Mercurio per anche la
guida delle anime dei defunti nei sotterranei recessi
dell'Ade e il caduceo lo qualifica in questo compito come
messaggero di Giove al dio dell'Averno. Come dio della
ricchezza la sua testa compare su monete in bronzo e
argento; la sua figura trionfa sulle insegne delle botteghe,
auspicio di buoni affari. In epoca imperiale divenne un
motivo ricorrente in rilievi, pitture e mosaici e gli scultori ne
fecero vivaci bronzetti. Spesso rappresentato o ricordato
inserendo nelle opere d'arte i suoi tipici simboli, la borsa, il
gallo o la tartaruga.
Giambologna
Mercurio

Il Caduceo,
simbolo di Mercurio

Gregorio De Ferrari
Incontro di Mercurio e Minerva

Palazzo Perelli, Arezzo


Mercurio (col caduceo)

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DocArtis

Attribuito a Giulio Romano, su disegno di Raffaello,


1517. Roma, Farnesina.
Mercurio

Giovanni Antonio Burrini Mercurio

Minerva In greco Athena, nata dalla testa di Giove, una


delle divinit dellOlimpo. Dea della guerra, combatte per la giusta
causa e non per scopi distruttivi, come Marte. anche dea del
sapienza, protettrice delle istituzioni, delle scienze e delle arti.
L'iconografia di Minerva analoga a quella della greca Atena. In
bronzetti, sculture, rilievi, monete la dea infatti rappresentata
con una lunga veste e con i suoi attributi specifici (egida, elmo)
L'iconografia classica di Atena prevede che sia ritratta in piedi
mentre indossa l'armatura e l'elmo, tenuto alto sulla fronte;
porta con s una lancia e uno scudo sul quale fissata la testa
della Gorgone Medusa. Spesso, poggiata sulla sua spalla, si trova
la civetta, simbolo di saggezza.
La civetta di Minerva quella che
accompagna la dea nei miti dellantica Roma
e, da Omero in poi, Atena glaucopide nei miti
dellantica
Grecia.
Questo
animale
rappresenta il simbolo della filosofia e della
saggezza. Atena compariva sulle monete
ateniesi, civette, sul cui rovescio appariva
appunto una civetta.
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Giorgio Vasari
Atena e Vulcano

Andrea Mantegna
Trionfo della Virt (particolare)

Rembrandt
Atena

Minotauro
Essere mostruoso con il corpo

umano e la testa di toro.


Rinchiuso nel labirinto dellisola di
Creta, fu ucciso da Teseo con
laiuto di Arianna. Il Palazzo di
Cnosso,con le sue innumerevoli
sale associato a questo mito.
Vaso attico
Il Minotauro

Vaso greco
Teseo uccide il Minotauro

Antonio Canova
Teseo uccide il Minotauro

W. Russell Flint
Theseus and the Minotaur

George Frederic Watts


Il minotauro

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Mire

I romani le chiamavano Parche e, come le Ore, erano figlie di Zeus e di Temi: sono le
dee del destino. Da alcuni erano rappresentate come vecchie, ma da la maggior parte, come
giovani dall'aspetto severo, vestite con dei lunghi pepli bianchi trapunti di stelle. Le tre dee
filavano la vita degli uomini. Sono spesso raffigurate mentre filano e tagliano il filo della vita
umana, secondo la lunghezza corrispondente al numero dei giorni spettante ad ognuno. Possono
essere raffigurate sole, negli Inferi, o in complesse scene allegoriche in cui si scorge, talvolta,
anche limmagine della Morte. Le Parche (come erano chiamate dai romani) sono rappresentate
sui sarcofagi, in relazione a scene legate alla nascita o alla creazione degli uomini da parte di
Prometeo. Su raffigurazioni sepolcrali a Ostia (II e III sec. d.C.) sono ritratte, sole o insieme, con i
loro attributi tipici: il filo, il fuso e le cesoie.
John Strudwick
A Golden Thread
(Un filo prezioso)
Cloto e Lachesi intente a
tessere il filo del fato mentre
Atropo siede nell'attesa del
momento ineluttabile di
reciderlo.

Marco Bigio
Le Parche

Incisione
Le Moire

Bernardo Strozzi

Lopera raffigura le tre Parche intente a filare il destino degli uomini accompagnate da una folta
schiera di personaggi allegorici. Sulla destra, Cloto, che presiede alla nascita, svolge il filo dal fuso;
a sinistra, Lachesi tesse il filo diventato rosso a significare lamore fisico dellet matura, al quale
allude anche la giovane nera con quattro mammelle, simbolo di fecondit. Atropo, la Parca al
centro, recide il filo della vita decretando il momento della morte. Sullo sfondo si scorgono lalbero
di Adamo ed Eva, un altro albero secco con un rapace appollaiato, e uno scheletro con la falce,
simbolo di vanitas.
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Le Ore

Le Ore erano sorelle delle Moire e venivano considerate le custodi dell'Olimpo. In


origine erano tre e simboleggiavano il regolare scorrere del tempo nell'alterna vicenda delle
stagioni (primavera, estate e autunno fusi insieme, inverno); poi ne fu aggiunta una quarta
(allusione all'autunno); in epoca romana finirono col personificare le ore vere e proprie, divenendo
12 e da ultimo 24. Irene la personificazione e la divinizzazione della pace (entrata
successivamente nel pantheon romano - a partire dal regno di Augusto - con il nome di Pax). In
Esiodo una delle tre Ore (Eunomia=buon Governo, Dike=Giustizia e Irene=Pace). L'arte tratt
spesso il soggetto d'Irene: una gran quantit di monete appartenenti ai pi svariati paesi greci ne
recarono l'effige, ma particolare fama raggiunse la statua d'Irene col bambino Pluto (la ricchezza)
in braccio, che sorgeva nell'agor di Atene

Imagini di Cartari-Zaltieri
Fortuna Nemesi
In Grecia abbiamo in realt due
Giustizie: Nemesi e Dike. La dea
greca Nmesis era detta la
giustizia compensatrice: nemesis
infatti
significa
distribuire.
Originariamente la dea greca
distribuiva gioia o dolore secondo
il giusto. L'idea che soggiace al
termine che il mondo risponda
ad una legge di armonia per cui il
bene debba essere compensato
dal male in egual misura. Dike
invece viveva sulla terra al tempo
in cui era Saturno il re degli dei.
Quando prese il potere Giove gli
uomini scoprirono la violenza.
Dike allora lasci la terra e and
in cielo nella costellazione della
Vergine,
che

l'unica
costellazione femminile dello
zodiaco.

L'arte tratt spesso il Ambrogio Lorenzetti


soggetto d'Irene: una gran Personificazione della Pace
quantit
di
monete
appartenenti ai pi svariati
paesi greci ne recarono
l'effige, ma particolare fama
raggiunse la statua d'Irene
col bambino Pluto (la
ricchezza) in braccio, che
sorgeva nell'agor di Atene
(queta una copia romana).

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DocArtis

Leipzig
Dike - Giustizia in trono
rapprentata col braccio alzato e la spada; talvolta col
(bacchetta). Nel Medioevo e nel corso del
Quattrocento l'iconografia mut: Dike fu sostituita
dall'arcangelo Michele, i cui attributi sono la spada e la
bilancia. Ricorda anche la pesa e la punizione dell'anima
dopo la morte, tipica dell'iconografia egizia. Viene
presentata come "vergine" e Platone considera questa
condizione come incorrotta, perch tale deve essere la
"giustizia".
Louvre
Dioniso e le Ore
Gli antichi le rappresentavano come leggiadre fanciulle
stringenti nella mano un fiore o una pianticella,
immaginandole peraltro brune e invisibili con riferimento
alle ore della notte.

(Iconografia della)

Morte o del Macabro

Compare spesso in
raffigurazioni a partire dal medioevo, il pi delle volte nella forma di uno scheletro animato.
Soggetti macabri ebbero diffusione anche in et controriformistica o barocca.

Iconografia del
mietitore

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DocArtis

Un esempio perfetto di Trionfo della Morte in pittura quello dellOratorio dei Disciplini di
Clusone. Originariamente i Trionfi erano processioni festose e dirompenti dedicate a Dioniso,
basate su canti, litanie e processioni. Nel mondo romano, il Trionfo divenne essenzialmente la
marcia celebrativa degli imperatori che ritornavano a Roma vittoriosi, assisi su un carro (il carro
dei vincitori, appunto) e circondati dai simboli delle loro imprese vincenti: lo scettro e la corona
dalloro. La Morte al centro della scena, con mantello e corona, secondo il senso di caducit
medievale: non era pi Dioniso, non era pi lImperatore che avanzano incedendo in pompa
magna, ostentando la loro grandezza, ma la Morte.
Lorenzo Lotto
Putto con Teschio

Per alcuni una raffigurazione di Cupido, o di


Amor, che trionfa sulla morte, una sorta di Eros e
Thanatos. Mentre per altri la celebrazione della
vita eterna. Il puer della rinascita, incoronando il
teschio non vuole esprimere una riflessione sulla
morte come conclusione di tutto, ma piuttosto
sulla morte intesa come sonno temporaneo, oltre il
quale c ancora vita. Il trionfo quindi non quello
della morte sulla vita, ma esattamente lopposto.
la vita che vince sulla morte. Lipotesi pi diffusa
quella che suole vedere in questa tavoletta una
raffigurazione della vanitas umana.

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DocArtis

Muse Sono nove sorelle figlie di Giove e Memoria, governano lispirazione poetica e tutte le
attivit intellettuali. Abitano sul monte Parnaso. L'importanza delle muse nella religione greca era
elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verit del "Tutto"
ovvero l'eterna magnificenza del divino. le Muse vengono rappresentate avvolte in lunghi
chitoni dai morbidi drappeggi, alcune con gli attributi propri (come la cetra, la lira, il rotolo scritto,
il globo, ecc.) Il tema delle nove Muse raffigurate come fanciulle in vesti vaporose e veli, per lo
pi danzanti attorno ad Apollo ma anche in altri atteggiamenti, fu ripreso dall'arte rinascimentale
e manieristica

Le nove Muse rappresentano lideale supremo dellArte, coloro che allietavano le feste degli dei con canti
e danze. La loro presenza nel mito si ha fin dalle origini; figlie di Zeus e protette di Apollo, avevano la loro
dimora sul monte Elicona. Fino ad Esiodo le muse erano molte di pi, ma nella sua Teogonia fiss il loro
numero a nove, pur non definendo i loro specifici compiti. Erano considerate le depositarie della memoria
e del sapere. Chi osava sfidarle veniva punito severamente, come le sirene che volendo dimostrare la loro
supremazia sulle Muse, persero le ali.

Giulio Romano
Le muse danzano con Apollo

Baldassarre Tommaso Peruzzi


Danza di Apollo con le Muse

Eustache le Sueur
Clio, Euterpe e Talia

Andrea Mantegna
Il Parnaso
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Narciso

Eroe della mitologia greca.


Bellissimo figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa
Liriope, rifiuta le gioie d'amore per un eccessivo
amore di s; muore prematuramente di vana
passione, per essersi innamorato della propria
immagine riflessa in una fonte, e viene mutato nel
fiore omonimo. Tra le amanti da lui rifiutate,
ricordata la ninfa Eco

Caravaggio
Narciso

J. W. Waterhouse
Eco e Narciso

Arazzo del XV-XVI secolo (part.)


Narciso si specchia nell'acqua

Jan Cossiers
Narciso alla Fonte

Nereidi e Mostri marini

Luso del repertorio mitologico in senso non


narrativo, diffuso gi in precedenza nellarte romana, prosegue nel periodo costantiniano; molto comuni
sono le scene acquatiche, popolate di Nereidi, tritoni e mostri marini: questo tema particolarmente
amato per la decorazione delle stanze termali, come il frigidario ottagonale della villa di Piazza Armerina.
Amiche e confortatrici dei naviganti, le Nereidi personificavano le lente e molli onde del mare in bonaccia.
Le pi famose di tutte furono Anfitrite, consorte di Posidone, e Tetide (madre di Achille), la massima delle
Nereidi e direttrice delle loro danze. Tritone veniva raffigurato con la met superiore umana e quella
inferiore a forma di pesce, tutta la pelle era verde. Gli schemi e le forme, fissati nell'arte ellenistica,
resteranno immutati nelle numerose rappresentazioni dell'arte decorativa romana, quali musaici e rilievi di
sarcofagi, di grandi vasi, di fontane.

Museo del Bardo, Tunisi


Mosaico con tritone

Mosaico, Terme via Terracina Napoli.


Tritone e Nereide
Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

25

DocArtis

P. De Matteis
Carro marino trainato da Tritone e Nereidi davanti al Dio
Sebeto

Arnold Bcklin
Tritone e Nereide

Nettuno

Poseidone per i greci, dio mare, invocato dai marinai per ricevere protezione
durante la navigazione. Riconoscibile per il suo tridente, talvolta accompagnato dal figlio Tritone.
Nell'iconografia romana Nettuno non differisce dal Posidone greco e compare spesso nelle
raffigurazioni di cortei marini, sul carro tirato da ippocampi fra Nereidi e Tritoni. La raffigurazione
del dio fu in seguito ripresa dalla scultura manieristica e barocca, soprattutto a ornamento di
monumentali fontane.

Bronzino
Nettuno

John Singleton Copley


Il ritorno di Nettuno

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

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DocArtis

Pandora e Epimeteo La prima donna mortale, l'"Eva" della mitologia greca,


consorte del titano Epimeteo. Pandora viene rappresentata mentre apre il vaso (pithos, in
greco antico) era un dono fatto a Pandora da Zeus, lasciandone uscire tutto il contenuto, a danno
degli uomini. Vi rimane la sola speranza.

J. Alaux
Pandora condotta da Hermes

John William Waterhouse


Pandora

Dante Gabriel Rossetti


Pandora

Henry Howard
Hermes conduce Pandora da Epimeteo

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DocArtis

Andr Van Loo


Nettuno e Amimone

Nicola Salvi
Fontana di Trevi
Nettuno

Pegaso

Cavallo alato nato dalla testa di Medusa,


aiuta alcuni eroi a sconfiggere i mostri. Compare in varie
raffigurazioni mitologiche nellantichit, e dal Medioevo al
XVIII sec. anche in cicli o dipinti a carattere religioso. Il
cavallo alato ha ispirato artisti di ogni tempo; dal VI secolo
a.C. ai giorni nostri, le opere si sono susseguite su un arco
di tempo di 2500 anni e in tutte le forme dellarte, dalla
pittura alla scultura alla numismatica.
Affresco pompeiano
Pegaso

Vaso greco
Pegaso

Fontana a Villa dEste


Pegaso

G. B Tiepolo
Bellerofonte su Pegaso(
part.)

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DocArtis

Perseo Con laiuto di Minerva e con la


spada donatagli da Mercurio, trova il covo di
Medusa e la uccide. Dona poi la testa di
Medusa a Minerva che la pone come effigie sul
suo scudo. Perseo raffigurato come un
giovane (completamente armato o con un
abito corto) che tiene in mano una spada
ricurva, dono di Ermes. Talvolta indossa calzari
alati o viene raffigurato in sella al cavallo
Pegaso.
Francesco Maffei
Perseo e Medusa

Rubens
Perseo libera Andromeda

Giorgio Vasari
Perseo e Andromeda

Antonio Canova
Perseo trionfante

Plutone e Proserpina

Ade per i Greci: il dio degli Inferi. aiutato da


numerose creature tra cui: Caronte, che traghetta le anime agli Inferi, e Cerbero, il mostruoso
cane a tre teste che sorveglia lingresso del regno.

Franois Perrier, detto il


Borgognone
Orfeo davanti a Plutone e
Proserpina

Plutone in trono con le principali


divinit dell'Ade: Le Furie,
Cerbero, Proserpina, le Arpie, la
Morte

Luca Giordano
Il ratto di Proserpina

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

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DocArtis

Plutone, veniva spesso raffigurato come un uomo maturo, dallo sguardo severo, barbuto, con
folta capigliatura e con in mano uno scettro, o delle chiavi, o della terra. Sovente assiso su di un
trono d'ebano e con ai piedi Cerbero, il cane tricefalo, o dei serpenti. Viene talvolta rappresentato
anche con una cornucopia o sopra un carro trainato da quattro cavalli neri. I suoi copricapi sono il
diadema d'ebano, l'elmo (che dona l'invisibilit) forgiato per lui dai Ciclopi e il cappuccio (per
celarsi). Le piante a lui sacre sono il cipresso ed il narciso.

Prometeo

Nelle opere artistiche, il Titano Prometeo generalmente raffigurato nudo e


legato a una roccia, mentre un'aquila gli divora il fegato. Nella scena si pu scorgere una fiaccola
accesa, simbolo della sua colpa e della sua punizione. Meno frequentemente l'eroe ritratto
davanti a una statua dalle fattezze umane, che talvolta poggia su di un piedistallo. In un'altra
versione iconografica l'eroe, dopo aver rubato il fuoco, avvicina una torcia accesa alla statua per
darle la vita. La commistione dei due episodi, in realt indipendenti tra loro, stata letta in chiave
allegorica: la figura della statua rappresenta l'uomo toccato dalla grazia divina.

Piero di Cosimo
Prometeo plasma l'uomo

Battista Zelotti, Villa Godi,


Lonedo di Lugo
Sala dei Trionfi
Personaggi: Prometeo,
Minerva, Ercole, Mercurio,
Attributi: nudit, vincoli,
ferita, aquila, barba
(Prometeo); lancia, elmo,
scudo, corazza (Minerva);
clava, pelle del leone nemeo
(Ercole); caduceo, petaso
(Mercurio).

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DocArtis

Heinrich Friedrich Fger


Prometeo ruba il fuoco

Rubens
Prometeo

Salvator Rosa
Supplizio di Prometeo

Proserpina

la versione romana della dea greca Persefone o Kore. Figlia di Cerere,


dea dellagricoltura, fu rapita da Plutone che si innamor di lei e la trascin nel suo regno degli
Inferi. La madre rese sterile la terra, ma a Proserpina fu concesso di tornarvi ogni anno in
primavera, quando il suolo rifiorisce e offre i suoi frutti. La dea viene raffigurata come regina,
quindi in trono vicina ad Ade o in scene di banchetto, ma sempre riccamente vestita e con
numerosi gioielli. Gli attributi della dea sono simboli regali come lo scettro, ma anche torce, luce
nellOltretomba, le spighe di grano dei misteri eleusini, oppure il frutto del melograno ed il gallo,
che annuncia lalba e rappresenta una rinascita. Un soggetto iconografico che ha avuto grande
fortuna il Rapimento di Proserpina (Persefone).

Dante Gabriel Rossetti


Proserpina

Pinakes, Museo Nazionale della Magna


Grecia di Reggio Calabria.
Persefone
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DocArtis

Bernini
Il ratto di Proserpina

Alessandro Turchi
Il Ratto di Proserpina

Psiche

Rappresenta talvolta con una farfalla, una fanciulla cos bella da far ingelosire
Venere che invia Amore per farla innamorare di un uomo spregevole, ma Amore si innamora a sua
volta di Psiche. Quando Amore labbandona, Psiche vaga nel mondo alla sua ricerca e poi cade in
un sonno profondo dal quale si risveglia con un bacio di Amore. La favola di Amore e Psiche, tratta
dalle Metamorfosi di Apuleio, quella che Voltaire defin la pi bella fiaba che gli antichi ci abbiano
lasciato, un soggetto che ha affascinato generazioni di artisti. Il mito di Amore e Psiche,
raffigurati mentre danzano o intrecciano ghirlande, fu il pi frequente simbolo pagano di
immortalit che pass nell'iconografia paleocristiana. Venne ripreso poi nel Seicento e Settecento,
come pretesto per scene galanti, nel tipo di Psiche che illumina Amore.
Canova
Amore e Psiche
Psiche pone nella mano di
Amore una farfalla.

Canova
Amore e Psiche
La scena del bacio con il
quale Amore sveglia Psiche

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DocArtis

William Bouguereau
Amore e Psiche

Francois Gerard
Amore e Psiche

Rappresentati come due


bambini, lei con le ali di farfalla.

La farfalla sul capo di Psiche.

Satiri, Fauni e Sileni

Figure mitologiche fra le pi diffuse nella letteratura,


nell'arte, nelle credenze popolari della Grecia antica. I Satiri, partecipanti della natura caprina, hanno
perci corpo e membra umane, ma orecchie (e spesso anche corna) e coda caprine, orecchie cio lunghe
e appuntite, capelli arruffati, naso rincagnato. Si vedeva nei satiri la personificazione della vita della
natura, cos come nelle ninfe, delle quali si consideravano i corrispondenti maschili, viventi anch'essi nelle
solitudini dei monti o dei boschi, cacciando, danzando e sonando la zampogna, il flauto o le nacchere.
Insieme con le ninfe stesse e con le baccanti si associavano al corteo (o tiaso) di Dioniso ( Bacco). I Sileni
sono di natura equina, con le orecchie e la coda di cavallo e spesso anche il caratteristico zoccolo degli
equini. Piuttosto che dei monti e dei boschi, i sileni venivano riguardati come gen dell'acqua corrente che
irriga e feconda, amanti d' intrattenersi nelle umide praterie, spesso in compagnia delle ninfe, con le quali
solevano congiungersi nella fresca ombra delle caverne. Nell'antica religione romana il satiro noto come
"fauno. i Fauni, corrispondenti italici di Pan e Satiri greci, sono descritti come esseri met caprini con
zoccoli e corna di capra.

Cesare Fracanzano
Baccanale

William Adolphe Bouguereau


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DocArtis

Laspetto di Pan quello di


un uomo dai piedi caprini,
barbuto e peloso, con
corna di capra Suoi
attributi sono la siringa e
talvolta un corto mantello.

rappresentato
in
atteggiamenti fallici, in
rapporto
con
lorgia
dionisiaca e con gli aspetti
pi istintivi della natura, a
met tra lumano e
lanimale. Molto presente
nellarte greca e romana,
associato spesso a satiri,
sileni, e fauni nelle scene
erotiche e pastorali.

Incisione
Le Ninfe e il Satiro

Affresco allegorico con la figura di Pan e


il flauto alla Reggia di Caserta: Dio dei
boschi dell'antica religione greca
raffigurato come un essere selvaggio,
villoso, cornuto e con le zampe caprine;
in effetti una potenza che si rivela nei
luoghi selvaggi, fuori della civilt. Pan
era venerato, ma anche temuto, dai
pastori (timore dal suo nome detto
panico).; la sua presenza, comunque,
era pericolosa per tutti. I Romani lo
identificarono con il loro dio Fauno.

Affresco pompeiano
Priapo

Bellini, Tiziano e Dosso Dossi.


Il "Festino degli Dei"

Presumibilmente Priapo una divinit minore di


origini relativamente tarde e popolaresche - non
appare per esempio in Esiodo - originario di
Lampsaco e di altri centri della Propontide. Di qui si
diffuse per tutta la Grecia e poi per il mondo
romano, sostituendosi indubbiamente a oscure
divinit falliche regionali.

Realizzato nello Studio privato di Alfonso d'Este,


duca di Ferrara, uno dei capolavori della pittura
rinascimentale, noto per i suoi molteplici contenuti
iconografici. Gli dei sono riuniti in olimpico convito,
un lungo banchetto durato tutta la notte: adesso,
verso l'alba, mentre alcuni sono colti dal sonno,
sfiancati dal vino e dalle libagioni, Nettuno pu
prendersi qualche libert, con la destra nell'intimit
di Cibele con la sinistra sul fondo schiena di Cerere
mentre Priapo solleva furtivo la veste di Lotis.

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34

DocArtis

Urano e Gea

(Gaia) Urano la personificazione del Cielo in quanto elemento


fecondo. Nell'opera di Esiodo, Teogonia, egli figlio e coniuge di Gea (la Madre Terra). una
divinit primigenia (con Gaia, la Terra) all'origine delle generazioni degli di. La ricostruzione
dell'iconografia di Urano non certa, per la scarsit di documentazione relativa all'arte greca. La
sua immagine stata inoltre ricostruita nell'ara di Pergamo dove appare come figura alata.
Nell'arte romana Urano invece pi frequentemente rappresentato, anche perch diventa molto
spesso la personificazione della volta celeste. riprodotto sulla corazza della statua di Augusto di
Prima Porta.

Giorgio Vasari
La mutilazione di Urano da parte di Crono

Mosaico pavimentale romano


Urano e Gea (Gaia)

Giorgio Vasari
Gea offre le primizie della Terra a Crono.

Gea stesa a terra circondata da un gruppo


di Carpi divinit infantili che simboleggiano i
frutti della terra.

Crono o Saturno il figlio di Gea e Urano ed colui che


spodesta il padre e libera i fratelli dal Tartaro.

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35

DocArtis

Sirene Sono le pi celebri e le pi rappresentate tra le creature fantastiche. Sono un ibrido


di donna e di pesce, le cui origini si ricollegano ai Tritoni della mitologia greca. Il busto alquanto
seducente, con seni prominenti, mentre il resto del corpo si allunga in una coda di pesce, singola
o doppia. Simboleggiano tutte le seduzioni femminili e le tentazioni demoniache che queste
ispirano. In origine, erano alate, il loro canto ammaliatore.

Pieve di San Giorgio (Ganaceto)


Acquasantiera in marmo con sirene
opera del celebre Wiligelmo, fra i maggiori artisti medievali,
ed datata intorno al 1100
Otranto, Cattedrale, mosaivo pavimentale
Sirena bicaudata

Herbert James Draper


Ulisse e le Sirene
La sirenetta, simbolo della citt di Copenaghen.
Nel secolo scorso le sirene sono riapparse sempre a
fianco di Ulisse e nelle fiabe per bambini. La sirenetta
della favola di Andersen buona ed innamorata di
un essere umano.

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36

DocArtis

Teti

Era la pi bella delle Nereidi, le ninfe dei mari figlie di Nereo e Doride, discendenti da
Oceano. Aveva il dono della metamorfosi che contribuiva ad aumentarne il suo fascino. Una
profezia della titanide Temi predisse come Teti fosse destinata a dare alla luce un figlio, Achille,
che sarebbe divenuto pi potente, pi intelligente e pi ambizioso del padre Pelide.
Antoine Borel
Teti immerge Achille
nello Stige
Le acque del fiume
Stige, mitico fiume
infernale, avevano il
potere di rendere
immortali. La donna
viene aiutata dalle
altre sorelle, mentre il
piccolo
Achille,
immerso
nell'acqua
con lesclusione del
tallone, diventer il
leggendario eroe dal
tallone vulnerabile.

Vaso attico a figure nere


Teti che consegna al figlio Achille
le armi forgiate da Efesto

Rubens
Teti immerge Achille nello Stige.

Mosaico
Teti (Tethis)

Uno degli episodi pi rappresentati


dagli artisti di ogni epoca.

rappresentata laltra figura mitologica, Teti (da non


confondere con lomonima madre di Achille), qui con lo sposo
Oceano. La rappresentazione di Tethys rara; appare sui
mosaici assieme al suo coniuge e con due piccole ali sulla fronte
certamente per il suo ruolo di madre delle nuvole.

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37

DocArtis

Thanatos

Nella mitologia greca, Thanatos


() la personificazione della morte. Secondo
Esiodo, figlio della Notte, che l'aveva concepito senza
l'aiuto di nessun altro dio. Omero ne fa il fratello gemello
di Hypnos, la personificazione del sonno. I greci lo
rappresentavano sotto la figura di un bambino nero con
piedi torti. A volte i suoi piedi, senza essere difformi, sono
soltanto incrociati, simbolo dell'imbarazzo dei corpi che si
trovano nella tomba. Altre volte era rappresentato come
un giovane o un vecchio barbuto con le ali. Questa
divinit appare anche, nelle antiche sculture con un viso
dimagrito, gli occhi chiusi, coperto da un velo, e mentre
tiene una falce in mano. Questo attributo sembra
significare che la vita viene raccolta come il grano. Gli
attributi comuni tra Thanatos e la madre Nyx (la Notte)
sono le ali e una torcia spenta e rovesciata. I Romani lo
chiamavano Mors, e se lo raffiguravano come un Genio
alato e silenzioso.
Tempio di Artemide a Efeso
Thanatos
Riprodotto come un giovane alato

Titani

Nome degli dei precedenti a quelli venerati dai Greci. Figure puramente mitiche, i
Titani erano figli di Gaia (Terra) e Urano (Cielo). Erano 12, 6 maschi e 6 femmine. Dall unione di
due di questi, Crono e Rea, come spiegato nella titanomachia, nascono i grandi dei dell'Olimpo.

Charles Lamy
Zeus sconfigge i Titani

Rubens
Crono divora
Poseidone

C. C. Van Haarlem
La caduta dei Titani

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38

DocArtis

Giovanni Lanfranco
Norandino e Lucina scoperti dal Ciclope

Villa di Tiberio - Sperlonga


Accecamento del ciclope Polifemo

Venere

In greco, Afrodite, nata dalla schiuma del mare, la dea dellamore passionale,
della bellezza, della fecondit. La conchiglia il suo simbolo. madre di Cupido e le sono ancelle le
Grazie. Suoi attributi sono le colombe o i cigni, la conchiglia, i delfini, la cintola magica che rende
seducente chi la indossa, la torcia che desta amore, il cuore fiammeggiante, la rosa, il mirto
sempreverde come lamore. Altro attributo convenzionale pu essere lo specchio. Dal punto di
vista iconografico Venere pu essere rappresentata come anadiomene, cio che sorge dalle
acque, che giunge alla riva di Cipro, giacente o dormiente, in trionfo, o associata ad altri soggetti
mitologici.

Affresco pompeiano
Venere
Adagiata sulla conchiglia marina

Botticelli
La nascita di Venere

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DocArtis

Velzquez
Venere allo specchio

Bronzino
Allegoria del Trionfo di Venere

Il tema tratto dalla mitologia romana e rappresenta Venere in primo piano (identificata dal pomo
Venere adagiata mollemente su un letto tra lenzuola d'oro del giudizio di Paride e dalle due
di raso, mentre Cupido, riconoscibile per la faretra e le
colombe in basso), bacia sensualmente il
ali, le regge uno specchio.

figlio Cupido,
il
quale, mostrando
vistosamente la sua nudit attraverso le
natiche, le solletica un capezzolo.

Vittoria

In greco, Nike, linviata dagli dei per incoronare il vincitore di una gara sportiva,
poetica o un combattimento. Raffigurata come una donna alata, una divinit di tipo precosmico:
ha come padre il titano Pallas e come madre Stige, una dea infera. Il culto di Nike assume
particolare importanza in epoca ellenistica. Ellenistiche sono la Nike di Samotracia (Parigi, Louvre),
che avanza impetuosamente ad ali spiegate, e la Nike che incorona Atena vittoriosa nel rilievo
dell'altare di Pergamo. Attributi: ali spiegate, ramo di palma, corona di lauro.

Apollo e la Nike
Nike di Samotracia
Posto al centro tra i due vi
l'Omphalos
delfico,
ovvero
l'ombelico del mondo (il centro
della terra voluto da Zeus)

Affresco pompeiano
Dea Vittoria

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

40

DocArtis

Nike con una coppa e una brocca


che offre libagioni su un altare da
un vaso attico del V secolo

La colonna della Vittoria oggi il simbolo della comunit gay


di Berlino ed il punto di arrivo dell'annuale "Christopher
Street Parade".

Vulcano

Antico dio romano, poi identificato con il dio greco Efesto, di cui prese il
carattere e gli Attributi: incudine, martello, tenaglie, pileo; al solito vestito di una semplice tunica
che lascia nuda la spalla destra; anche se tale identificazione con Efesto non da tutti accettata,
il dio del fuoco terrestre, manifestantesi nei vulcani, e come protettore di quelle arti umane che
trovano nel fuoco la loro base ed elemento (metallurgia). In et classica ne assunse anche la
mitologia ritrovandosi cos ad essere considerato figlio di Giove e di Giunone e sposo di Venere.
Comunque le raffigurazioni di Vulcano sono ispirate all'arte greca: il greco Efesto che vediamo
come Sthlans sui monumenti etruschi e come Vulcano su quelli romani, ma mentre sui primi
raffigurato sia barbuto che imberbe, a Roma, tranne un affresco pompeiano, si prefer il tipo
barbuto. L'identit di Vulcano con Efesto riconoscibile nelle numerose rappresentazioni di
Vulcano nell'arte rinascimentale e moderna. Era fabbro e aveva la fucina con la forgia dentro
l'Etna. Era zoppo.

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

41

DocArtis

Mosaico pavimentale romano al Affresco romano della Casa del


Museo del Bardo a Tunisi.
Triclinio a Pompei
Fucina
Teti attende le armi di Achille

Rubens
Vulcano forgia le folgori
per Giove

nella fucina di Efesto

Velasquez
La fucina di Vulcano

Luca Giordano
La forgia di Vulcano

Alessandro Tiarini
Vulcano fabbrica le frecce ad
Amore

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

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DocArtis

Zefiro Personificazione del vento di primavera. Secondo Ovidio, quando si un alla ninfa
Clori questa fu trasformata in Flora. presente nelle raffigurazioni di Venere.

Botticelli
Zefiro e Clore

Tiepolo
Zefiro e Flora

Claude Michel Clodion


Zefiro e Flora

Particolare nella Nascita di


Venere:
in
realt
la
compagna di Zefiro potrebbe
essere Psiche. Nel mito
raccontato da Apuleio Zefiro
presente in molte parti,
agli ordini di Amore. In uno
degli episodi in cui compare
trasporta Psiche.

Rielaborazione di materiale edito per uso interno a fini didattici

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