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Laboratorio per la cultura democratica

IL PD CHE VOGLIAMO*
Idee per il dibattito congressuale

Maggio 2010

Un partito della partecipazione è un partito in dialogo costante con la


società, in cui anche i simpatizzanti, e non solo gli iscritti, fanno sentire
la propria voce, animano il confronto di idee, contribuiscono alle scelte
di programma. La partecipazione è un requisito democratico essenziale
per una militanza attiva e un radicamento vero nelle città, nei quartieri.
E contribuisce in modo determinante alla selezione dei dirigenti.
Bilancia il rischio, sempre presente in un’organizzazione, della
cooptazione e della gestione oligarchica. (Rosy Bindi, Quel che è di
Cesare, Editori Laterza, 2009, p. 117)

Il nostro Partito è fondato sulla volontà di un rinnovamento della politica


progressista, basato sulla centralità dei cittadini, iscritti ed elettori.

La storia dei primi due anni e mezzo di vita del PD è stata caratterizzata da
straordinari momenti di innovazione, incentrati sul coinvolgimento di milioni
di elettori e centinaia di migliaia di iscritti nei processi di scelta. A questa
grande spinta democratica non è tuttavia corrisposta una forma-partito
capace di valorizzarla sul piano politico ed elettorale. La dialettica interna al
PD si è ridotta spesso a uno sterile scontro per il potere tra correnti.
Qualsiasi momento di democrazia interna (e non solo) è stato ridotto a una
“conta”, impedendo discussioni di merito e mortificando i meccanismi di
decisione e il ruolo della base. È troppo spesso prevalso l'interesse personale
o di corrente rispetto al bene del Partito.

*Questo documento propone alcuni punti di discussione a quei militanti e simpatizzanti del
PD che intendano contribuire a realizzare con le proprie idee e il proprio impegno il percorso
politico del PD padovano nel prossimo triennio. Per informazioni e per partecipare
all’iniziativa del Laboratorio per la cultura democratica, con idee, contributi e proposte,
contattare: demlab2010@gmail.com.
Laboratorio per la cultura democratica

Si tratta di un male che pervade il PD a tutti i livelli. Tuttavia, alla


dimensione territoriale del Partito va attribuita probabilmente la maggiore
responsabilità del tradimento della grande promessa di rinnovamento fatta
ai cittadini e ai militanti. La sistematica sottovalutazione delle motivazioni,
dei valori e dell’impegno di chi rende vivo il Partito, costituisce il principale
ostacolo all’affermazione di un'alternativa di centrosinistra in Italia e in
Veneto.

Il più grave sintomo (o causa?) dell’impasse del PD è probabilmente


l’espropriazione del potere decisionale degli organismi dirigenti territoriali: le
decisioni strategiche vengono prese all'esterno degli organi legittimi, ai quali
spetta solamente la ratifica. Infatti, nonostante le buone intenzioni e le regole
scritte (statuto nazionale, regionale e regolamenti), si è affermato un modello
di partito “ibrido” (formalmente democratico, sostanzialmente oligarchico) nel
quale i rappresentanti eletti nelle istituzioni pubbliche, pur assumendo
limitate responsabilità formali di fronte ai militanti, determinano di fatto le
decisioni del Partito. I militanti prendono spesso atto delle decisioni
attraverso i media, senza possibilità di discussione politica.

Le analisi dei risultati elettorali tra il 2008 e il 2010 evidenziano l’incapacità


del PD (e delle altre forze di sinistra) di parlare, convincere e rappresentare le
fasce più “deboli” della società, che dovrebbero essere l’interlocutore naturale
di un partito progressista. Si tratta di un fenomeno ormai strutturale e
particolarmente preoccupante in quanto pare accentuarsi proprio quando
più acuto diventa il disagio sociale, come nella fase attuale di crisi.

Come può un Partito focalizzato solamente sugli equilibri di potere interni


creare una proposta politica credibile e vincente per il Veneto e per l'Italia?
Come può il PD, così ripiegato sul proprio “ombelico”, percepire e valorizzare
istanze e esperienze provenienti dai circoli e dalla società, trasformandole in
proposta e identità politica culturalmente corrispondente al contesto in cui
opera?

Per costruire un’alternativa vincente, il PD deve essere il veicolo del dialogo


con i cittadini e della partecipazione alle scelte: radicamento nel territorio

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non significa soltanto fare più banchetti o più propaganda politica, significa
soprattutto essere un interlocutore credibile dei cittadini nell’affrontare
grandi e piccole questioni. Significa inoltre avere la capacità culturale e il
coraggio politico di elaborare proprie scelte e posizioni comuni anche su
argomenti particolarmente controversi.

“Entrare nel merito delle questioni”, “parlare di programmi”, “proporre


soluzioni ai problemi dei cittadini” sono parole d'ordine che spesso sentiamo
ripetere nel PD. Sono indubbiamente queste le chiavi per realizzare
l’alternativa progressista anche in un territorio politicamente difficile come il
Veneto. Per farlo, tuttavia, è necessario un progetto culturale, che renda
l’identità democratica definita e competitiva rispetto alle altre proposte
politiche. La costruzione della cultura democratica, individuata giustamente
come priorità dallo stesso Pierluigi Bersani alla vigilia della nascita del PD, è
ancora sostanzialmente un progetto morto.

L'analisi qui sviluppata non è una sterile critica, ma l’invito a prendere


coscienza di una situazione politica della quale, seppur in diverse misure,
tutti nel PD sono responsabili, al fine di elaborare collettivamente le risposte
migliori per il Partito e per il Paese. Il primo congresso locale del PD
costituisce una concreta opportunità per invertire le tendenze evidenziate,
costruendo la base politica, programmatica e organizzativa per realizzare il
rinnovamento del fare politica atteso dal PD, e per costruire un chiaro
progetto culturale.

Il rinnovamento: regole e responsabilità

Il PD appare oggi disgregato e disorganizzato. Per mancanza, da un lato, del


contatto con il territorio e, dall’altro, di una piena sovranità dei legittimi
organi dirigenti. Sebbene il senso di responsabilità di tutti sia il fattore più
importante per migliorare questa situazione, alcuni cambiamenti del sistema
delle “regole” del Partito sono essenziali per imprimere un forte cambiamento
rispetto agli anni passati nell’equilibrio dei ruoli tra elettori, rappresentanti-
eletti, militanti e dirigenti.

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Selezione dei candidati alle cariche istituzionali e dei dirigenti del Partito.
L’attenzione alla questione morale è cruciale per assicurare al PD la
credibilità e l’autorevolezza necessarie a forgiare l’alternativa per il
cambiamento del Paese. Le regole e la trasparenza dei meccanismi di
selezione e di ricambio della classe dirigente sono fondamentali per garantire
quest’obiettivo. Infatti, la qualità morale e politica del PD dipende in maniera
cruciale dalla credibilità, dall’autorevolezza e dalla competenza dei suoi
dirigenti, candidati e rappresentanti-eletti.

Inoltre, la definizione delle regole di selezione e ricambio dei candidati alle


cariche istituzionali e dei dirigenti è garanzia del corretto funzionamento
democratico del nostro Partito. Nell’esperienza degli ultimi due anni e mezzo,
gli ampi spazi di discrezionalità su questa materia si sono tradotti in
continui scontri di potere a detrimento del bene del Partito. Per ridurre le
tensioni interne, è necessario decidere una volta per tutte i meccanismi di
selezione di candidati e dirigenti, per poter finalmente passare dalla
discussione continua sulle regole di voto ad un serio dibattito politico.

Lo strumento delle primarie è l'elemento fondante del nostro Partito. È


necessario chiarire che le primarie saranno sempre impiegate, eliminando
ogni discrezionalità, per scegliere i candidati a elezioni per incarichi
monocratici o nelle quali non vi sia il voto di preferenza. Comunque, i
candidati a qualsiasi incarico istituzionale, qualora non selezionati mediante
primarie aperte agli elettori, dovranno essere scelti dagli iscritti con
meccanismi atti a garantire la libera determinazione degli stessi.
Analogamente, per l’attribuzione di incarichi interni al Partito, la scelta dovrà
essere affidata agli iscritti.

È necessario, inoltre, uscire dalla retorica delle pari opportunità realizzando


la parità innanzitutto là dove non entra in conflitto con il principio del voto
democratico. In quest’ottica, è opportuno intervenire in maniera decisa a
modificare la composizione “di genere” degli organismi sui quali si esercita
un potere di nomina politica basato esclusivamente sulla “competenza” (per
esempio, introducendo la prassi di una presenza tendenzialmente paritaria

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delle donne nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali degli enti a
partecipazione pubblica). Peraltro, occorre ricordare che la parità delle
opportunità nel PD non può esaurirsi con quella di genere (si pensi alle
barriere architettoniche delle nostre sedi di Partito).

Rafforzamento del ruolo della base nel Partito. Gli iscritti devono poter
svolgere una funzione più incisiva nella definizione della linea politica:

- mediante assemblee periodiche, per discutere le posizioni da adottare in


materia di alleanze, questioni amministrative e altri temi di fondamentale
rilevanza sociale;

- mediante maggiore concertazione dei circoli con i dirigenti provinciali e i


rappresentanti-eletti in merito alle scelte più importanti, al fine di
stimolare il dibattito ed acquisire il consenso;

- mediante la consultazione formale degli iscritti (votazione nei circoli o


referendum interni), nei casi previsti dalle regole del Partito ed evitando
strumentalizzazioni.

Elemento fondamentale per l'attività del Partito e il coinvolgimento di


cittadini e militanti è senza dubbio la presenza nel territorio. È necessario
predisporre un “piano straordinario” finalizzato ad ampliare il numero delle
sedi, la cui mancanza è oggi elemento di freno per l'attività e il radicamento
del PD. Il Piano straordinario di radicamento dovrebbe prevedere l’apertura,
entro un biennio, di una sede per ciascuno dei quartieri del Comune di
Padova e per ciascun mandamento del territorio provinciale, da situare nel
Comune più popolato del mandamento. La realizzazione di un simile Piano
potrebbe essere sostenuta da un “Fondo per il radicamento territoriale”
finanziato da mediante contributi mensili a carico dei rappresentanti eletti
nelle istituzioni.

I circoli del PD devono costituire centri multifunzionali aperti e vissuti,


finalizzati alla discussione politica, all’elaborazione di iniziative culturali e
solidaristiche, al servizio verso i cittadini. Anche per supportare questa
rinnovata vitalità, è necessario garantire maggiore autonomia finanziaria
portando la quota delle risorse derivanti dalle sottoscrizioni delle tessere di

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spettanza dei circoli dall’attuale 20% al 40%, rafforzando al contempo gli


incentivi dei singoli circoli a far crescere i contributi degli iscritti.

Il progetto culturale

Il Nord-Est è l’area geopolitica dove l’incapacità del PD di rappresentare le


fasce sociali deboli è più accentuata rispetto al resto del Paese. Per questa
ragione, il nostro territorio costituisce il laboratorio in cui il PD deve
sperimentare, mettendo a frutto con la sua configurazione federale, le
formule politiche e culturali che possono condurre a un cambiamento
strutturale della politica e della società.

È necessario elaborare e sperimentare nuovi percorsi politici e culturali,


funzionali ad abbattere il muro tra il PD e una parte della società italiana,
fondando una nuova cultura democratica. In questo contesto, è essenziale il
ruolo dei militanti e dei circoli, protagonisti del dialogo con il territorio e
centri della rete di rapporti con associazioni, fondazioni e centri culturali
finalizzata ad aggregare e organizzare risorse intellettuali ed economiche per
l’elaborazione culturale.

L’ampio coinvolgimento dei militanti e dei circoli in questo “laboratorio


culturale” consentirà il superamento delle linee di demarcazione che
appartengono alle radici (ma non al futuro) del PD, contribuendo a definire
l’identità democratica. Inoltre, l’organizzazione del progetto dovrà consentire
l’attivo coinvolgimento di diversi soggetti (associazioni, movimenti, comitati
ecc.) nella concezione e realizzazione delle iniziative.

Le più importanti priorità per la costruzione di un progetto culturale, capace


di alimentare l’elaborazione e il dialogo con la società e, quindi, rendere
competitiva la proposta politica del PD sul territorio, sono:

- la ricerca di nuovi strumenti e formati culturali con diverse finalità; in


particolare, per migliorare la capacità di comunicazione dal Partito ai
cittadini, ma anche per rendere il PD sensibile alle istanze e all’esperienze
provenienti dai gruppi sociali che intendiamo rappresentare;

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- la sintesi di nuovi contenuti e momenti di dibattito finalizzati


all’elaborazione di proposte politiche e amministrative in sintonia con le
istanze del territorio;

- il supporto, mediante iniziative e documenti, alla formazione politica e


amministrativa di rappresentanti politici, amministratori, dirigenti e
militanti del PD;

- la promozione culturale ad ampio spettro, finalizzata a veicolare e


rafforzare nel senso comune i valori fondamentali della politica
democratica.