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Contropiano

Contropiano (1968-1971)
A cura di Marco Ciuffi e Enrico Sitta

Premessa:
Contropiano, esperienza che trova sbocco editoriale nel 1968 e si protrae fino al 1971, ed in cui confluiscono le competenze maturate nellambito di precedenti pubblicazioni, per vari motivi si inserisce con difficolt nel panorama delle riviste di matrice espressamente politica pubblicate a cavallo di quegli anni. In una breve introduzione proveremo ad elencare quali sono questi motivi e tenteremo di dimostrare come la straordinaria particolarit ed eterogeneit della formazione e del patrimonio intellettuale di coloro che presero parte al progetto di Contropiano abbiano rappresentato, sotto molti aspetti, un humus culturale ed ideologico che si indicizza in una sorta di asintoto verso unavanguardia politicomorale del tutto estranea alle logiche di conflittualit tout-court ampiamente diffuse allepoca. Contropiano assurge decisamente allo status di un unicum politico e culturale, se relazionato ad analoghe esperienze di quel periodo, non soltanto per la preparazione poliedrica dei suoi direttori e collaboratori (Alberto Asor Rosa, Massimo Cacciari, Antonio Negri, Mario Tronti, solo per citarne alcuni) e per la vastit e variet degli argomenti trattati, ma anche e soprattutto per la critica distaccata ed assolutamente epica (in senso brechtiano) degli eventi contingenti, che sembrano essere stati filtrati ed in qualche modo gi metabolizzati. In definitiva le riflessioni di carattere soprattutto riformista e progressista espresse in Contropiano hanno tutto il sapore di quelli che furono spesso i giudizi espressi soltanto a posteriori sul 1968. La mole culturale ed intellettuale delle argomentazioni e delle tesi che accompagnano e sostengono le riflessioni e le posizioni espresse in Contropiano ha spesso rappresentato motivo di difficolt e di particolare attenzione nellambito della nostra analisi; ad ogni modo riteniamo che la nostra ricerca, modesta ma organica, abbia fiutato qua e l i picchi salienti di una produzione tanto vasta e

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complessa - nonostante larco di tempo relativamente breve in cui si sviluppa e che possa rappresentare un valido contributo al lavoro presentato in questo volume.

Introduzione:
Come accennato, la componente dialettica base di Contropiano una componente eminentemente culturale. Le tematiche ed i contenuti presentati raramente vengono esposti nelle forme ortodosse di riviste dello stesso periodo afferenti ad aree politiche analoghe. Pur non potendo quindi in ogni caso prescindere da questa considerazione, bisogner per chiarire da subito che ad una forma e ad un taglio tendenzialmente elitario corrispondono in genere contenuti largamente divulgati ( se non addirittura inflazionati ) dalla sinistra degli anni 60 e 70. Accanto a saggi di estetica o di architettura trovano infatti ampio spazio argomentazioni sulla congiuntura economica o sulle direttive della classe operaia, sul partito, il sindacato, gli obiettivi e le forme di lotta. A partire dagli stessi editoriali della rivista si noter come alcuni o anche tutti questi elementi costituiscano in effetti la base strutturale di Contropiano: Quando, allincirca un anno fa, questa rivista fu pensata e voluta, una precisa previsione di classe ne ispirava la genesi e le motivazioni. Certo, nessuno avrebbe potuto allora presagire nei particolari ci che sarebbe accaduto in Europa e nel mondo nei mesi successivi: dallesplosione della violenza studentesca alla Francia alla Cecoslovacchia. Tuttavia, qualcosa cera che cindusse a credere possibile e necessario un organo di riflessione teorica come questo.La catena di lotte operaie, che ininterrottamente avevano scosso lEuropa dal 1960 in poi, costringendo il capitale ad un affannoso inseguimento e a paurose convulsioni, mai un momento di stasi, mai un periodo di effettivo controllo ed equilibrio, rendeva facile e fondato il nostro convincimento che la situazione si sarebbe sviluppata in nuovi, pi avanzati livelli di scontro e che la stessa maturazione delle forze politiche soggettivamente impegnate nella lotta avrebbe conosciuto un processo di rapida accelerazione. Il tentativo di dare un contributo di

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orientamento e di ripensamento a quanti fossero spinti dentro questo processo dai movimenti materiali della lotta di classe ha dato origine a Contropiano.1 Molto marcata quindi la tendenza a relazionare gli avvenimenti di carattere regionale o nazionale all ambito internazionale contingente; frequenti sono soprattutto i paragoni e le considerazioni riguardanti lUnione Sovietica e la Francia ad esempio, con un acuto spirito critico ed, in alcuni casi, illuminata veggenza. Mario Tronti in particolar modo esprime in effetti considerazioni e posizioni lungimiranti abbastanza inusuali per lepoca, che si riveleranno invece la prassi per intellettuali e non della sinistra anni 80. Costante, seppur complesso, anche il dialogo ed il rapporto con gli interlocutori delegati classici del movimento operaio: sindacato e partito. Molteplici sono infatti, nellambito della rivista, i momenti di riflessione dedicati ai rapporti e le occasioni di compenetrazione fra i soggetti politici in lotta per lemancipazione del proletariato. Entrambi Alberto Asor Rosa e Massimo Cacciari rivestiranno d altronde di l a qualche anno ruoli istituzionali significativi, come deputati del P.C.I. , assurgendo poi a ruolo di veri e propri leaders teorici del partito. Come gi detto, parimenti costante e marcata lattenzione dedicata alla societ intesa come gruppi, come classi. La classe operaia (peraltro titolo di una rivista precedente Contropiano, curata da Mario Tronti con la partecipazione di Alberto Asor Rosa), in assoluto oggetto di interesse preponderante per gli autori, che molto spesso finiscono per indentificarcisi : [] lesplosione della contrattazione salariale, , dovrebbe essere da parte operaia, soltanto il modo per agitare unarma, cio una minaccia consapevole, e espressa in modo consapevole, una specie di ricatto perch il capitale assuma quelliniziativa politica moderna di cui si diceva prima. Perch dovrebbe assumere quelliniziativa politica moderna? Perch serve pi a noi che a loro, serve pi agli operai che ai capitalisti.2 Obiettivo ultimo rimane quindi, al di l di quelli contingenti, lemancipazione della classe operaia in senso riformista:

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Contropiano, Primo bilancio, 1968 n.2, pag. 237. Mario Tronti, , Classe operaia e sviluppo in Contropiano, 1970 n.3, p. 467.

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Vi una esigenza conoscitiva, scientifica delle condizioni entro cui elaborare un discorso teorico per la classe operaia. [] Allinizio, ci muoveva soprattutto unesigenza: quella di contribuire a creare una situazione intellettuale e teorica per la classe operaia che non fosse subalterna alla problematica storicamente espressa dalle classi dominanti, che non fosse soltanto o fondamentalmente rivendicazione di valori, difesa attardata di posizioni erose dallo sviluppo capitalistico,ma conoscenza delle realt pi avanzate, riflessione critica ed autocritica. [] Lo sforzo di tornare alla classe operaia con un patrimonio di conoscenze fresche da utilizzare assumeva per noi in prima istanza la forma di una critica a fondo della ideologia e della cultura. [] Cultura e ideologia ci si presentavano allora come forme chiuse.[] La critica della ideologia e della cultura non era che una premessa (sia pure strettamente interna) della conoscenza. La critica comportava dunque per noi la critica della critica: il ritorno ad un uso concreto della scienza, separato, cio, da ideologia e valori.3 Il proletariato, contestualmente a quanto espresso in Contropiano, non pu muoversi su un campo e non pu far uso di una dialettica che non siano espressamente borghesi. La cultura stessa borghese, ogni forma di cultura non pu che esserlo quando si accetta che i sistemi di produzione restino invariabilmente borghesi, e tutto quello che la classe operaia pu fare per riuscire a contrastare il capitale con armi analoghe, anche se non alla pari, trascinare la sua lotta su un piano politico. Altro nodo fondamentale in Contropiano rappresentato dal rapporto che intercorre tra intellettuali e classe operaia; come poter arrivare a un rapporto tra ricerca intellettuale e politica e far s che non si rimanga in un ambito prettamente borghese (inconsapevolmente o coscientemente)? Proprio la consapevolezza del fatto che il nesso tra classe operaia ed intellettuali si presentava di per s come un nesso conflittuale (ed era probabilmente destinato a restare tale), poteva dar luogo per noi ad unimpostazione corretta del problema. Non cera niente, cio che giustificasse oggettivamente tale rapporto, che lo rendesse necessario ed ineluttabile. Dunque, doveva e poteva esserci qualcosa di

Alberto Asor Rosa, Intellettuali e classe operaia: saggi sulle forme di uno storico conflitto e di una possibile alleanza, La Nuova Italia, Firenze 1973, pp. 2-6.

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soggettivo, anzi di altamente soggettivo, che lo rendeva utile e praticabile per ambedue i contraenti. Questo qualcosa, questa terza cosa, ben distinta anchessa dalle prime due, era la politica, intesa non come attivit sostitutiva dellinsieme delle funzioni intellettuali in quanto tali n come prodotto spontaneo dei movimenti di classe operaia, ma come sfera di attivit autonoma e creativa volta alla trasformazione complessiva del reale sociale. [] Per poter diventare operativo cio per realizzare un incontro effettivo il nesso fra intellettuali e classe operaia doveva dunque farsi politico, cio investire i nodi condizionanti della struttura, i modi di produzione della cultura e della scienza, in ultima analisi lorganizzazione sociale che rendeva obbligato e necessario lessere intellettuale in un certo modo.4 Questo pu avvenire per eminentemente per vie pacifiche (anche se non pacifiste), di aperta contrapposizione morale e culturale, di diniego e defezione dei codici borghesi ed del sistema capitalista in generale, ma non tramite il ricorso alla violenza, che, in effetti, non viene in realt neanche condannata apertamente, ma semplicemente poco discussa. Si prende spesso una posizione sui singoli avvenimenti, ma lesercizio pi frequente e proficuo partire dal dettaglio per giungere al macroscopico, atteggiamento assolutamente compatibile in effetti con le suddette posizioni di analitico distacco, di empirismo scientifico quasi, nei confronti della contingenza conflittuale studentesca e non, da Parigi a Praga, di cui si parla come guardando attraverso un vetro, con i toni e lemotivit di chi tutto sommato non sta sentendo un evento. Lo sta ascoltando, filtrando. Non quindi per compiacere o celebrare uneuforia di palingenesi proletaria divulgata a buon mercato, ma per estrapolare da singoli ed inediti avvenimenti del periodo che in qualche modo rappresentano uno scarto formale, quasi mai sostanziale, nuove strategie e direttive spendibili nellorganizzazione del movimento operaio in un prossimo futuro. Rarissimo infatti limpiego spontaneo di termini come conflittualit o rivoluzione; quasi sempre luso che ne viene fatto inerente al discorso affrontato, imprescindibile.

Ivi, pp. 12-13.

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Gli estratti da Contropiano che seguono figurano raggruppati per tematiche, in ordine cronologico di pubblicazione. Luso del corsivo una scelta degli autori. Essendo il nostro lavoro e la nostra ricerca maturati nellambito della Facolt di Lettere e Filosofia dell Universit La Sapienza di Roma , abbiamo fortuitamente e fortunatamente potuto agevolarci della presenza e della disponibilit del professor Alberto Asor Rosa, - allepoca direttore di Contropiano - docente di Letteratura Italiana, direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari della nostra facolt, dal quale abbiamo potuto sia apprendere direttamente alcuni dati meramente editoriali della rivista, sia avere conferme ed approfondimenti riguardo a nostri dubbi e curiosit inerenti la sua esperienza personale in Contropiano. Il suo contributo viene pubblicato in conclusione del nostro intervento - e come parte integrante del lavoro svolto - sotto forma di intervista. A lui inoltriamo i nostri pi sentiti ringraziamenti e cordiali saluti.

Estratti:
Contesto nazionale / internazionale
Oggi la prolungata assenza di uniniziativa politica moderna del capitale al livello mondiale ha prodotto una radicalizzazione della lotta politica in generale. Il Vietnam il punto che ha tenuto nella rete del movimento operaio internazionale. La rivoluzione culturale cinese stato il momento che ha rilanciato un certo tipo di iniziativa rivoluzionaria di base e di massa. [] LU.R.S.S., solido meccanismo di autoregolamentazione dei propri squilibri, si trova di fronte al dilemma: o riforme di struttura o crisi. [] Dellesistenza storica dell U.R.S.S. dobbiamo prendere non la costruzione del socialismo in un paese solo, ma la rottura dellequilibrio mondiale del capitalismo, periodo ormai finito. (Mario Tronti, Internazionalismo vecchio e nuovo, 1968 n.3.) Dopo la prima met del 68, non a caso dopo il Maggio francese e dopo la lotta del luglio di Porto Marghera, anche se ancora episodicamente le nuove lotte

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operaie sulla spinta delle nuove leve operaie incominciano ad articolarsi in nuove forme organizzative. (Giorgio Franchi, La linea delle lotte, 1969 n.2, p.367.) Il 68 segna, al livello non solo nazionale, il momento in cui un complessivo equilibrio istituzionale, su cui si retto uno specifico periodo dello sviluppo del capitale, entra rapidamente in una crisi irreversibile.2 (Paolo Perulli, Note sui delegati, 1970 n.2, p.351.) Agli inizi degli anni 50 risale, in Italia, la prima grande offensiva padronale per ladattamento della mano dopera alle condizioni imposte da una moderna tecnologia di lavoro. [] Questo tipo di passaggio tecnologico annovera tra i suoi fini quello di spezzare la vecchia struttura della classe operaia italiana, ancora organizzata intorno ai criteri dominanti della professionalit a del mestiere. [] Riassumendo brevemente questa prima fase del dibattito sindacale e di partito sul tema della composizione di classe, alla sua origine c lequazione fra qualificazione professionale autonomia della classe operaia in fabbrica dalle politiche aziendali e padronali consapevolezza di classe e partecipazione allavanguardia politica e sindacale; alla sua conclusione (cio esattamente quando sta per cominciare lo scontro di classe degli anni 60) c lequazione fra dequalificazione professionale integrazione aziendale- abbassamento dei livelli di coscienza della classe e suo scollamento dalle avanguardie tradizionali . (Alberto Asor Rosa, Composizione di classe e movimento operaio, 1970 n.3.)

Forze politiche (partiti, movimenti, sindacati)


Il partito non ha, non pu, non deve avere autonomia rispetto alla classe:questo lunico punto teorico fermo, che pu essere elaborato, ma mai, in nessun caso, n rivisto n tanto meno negato. [] Il partito come funzione della classe non basta: questa funzione deve ora diventare una struttura elastica, agile, moderna, aggiornata, facile da usare, maneggevole cio nel suo meccanismo

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consapevolmente provvisorio, e soprattutto ricca di complesse articolazioni. [] Il sindacato il primo degli alleati del partito. Il rapporto tra i due, le reciproche competenze, la diversit dei compiti ed al tempo stesso il terreno di classe che li unisce e talvolta li confonde, sono questi i problemi di sempre che oggi hanno avuto un decisivo e speriamo fecondo ritorno di attualit. (Mario Tronti, Il partito come problema, 1968 n.2, pp. 299-301.) Il tentativo che fanno oggi i partiti comunisti delloccidente di distanziarsi dall Unione Sovietica giusto sacrosanto. Ma bisogna sapere che per questa via si arriver molto lontano, senzaltro a cambiare nome e cognome al partito, e forse, se andr bene, a rinnovare forme di lotta, contenuti organizzativi, strumenti tattici e obiettivi strategici . (Mario Tronti, Internazionalismo vecchio e il nuovo, 1968 n.3.) Il movimento studentesco , allorigine, una rivolta intellettuale, che ha trovato una forza materiale per esprimersi.[].Nelluniversit esistono tutti i presupposti e le anticipazioni della futura subordinazione, ma non la sua forma concreta, che lo sfruttamento sul lavoro.[] Quando il partito risulta in pratica assente allappello, allora anche un movimento specifico di massa, come quello studentesco, collocato in un punto vitale del sistema di riproduzione capitalistico, pu coprire provvisoriamente lo spazio lasciato libero dal partito ed esercitarvi una funzione autonoma di rottura e insieme di stimolo. (Alberto Asor Rosa, Dalla rivolta culturale alla lotta di classe, 1968 n.3.) Dopo il XX congresso del P.C.U.S. lestinzione del partito in fabbrica fu messa allordine del giorno dal P.C.I. e la pratica di questa scelta port sempre pi a scaricare dentro al sindacato lazione politica dei quadri di partito nella fabbrica. [] Il rapporto positivo tra classe e sindacato si spezza nel 1962. Non che cessi luso operaio del sindacato, cessa piuttosto la corrispondenza diretta tra classe e sindacato. [] Quando la lotta operaia prosegue la sua radicalizzazione, il sindacato non regge pi, non risponde pi alle esigenze politiche operaie. [] Il sindacato solo un veicolo della lotta. [] Il sindacato deve servire per avere una

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visione complessiva della classe, deve servire a portare la lotta come lotta generale di tutta la classe operaia, deve servire al processo di omogeneizzazione delle rivendicazioni, al processo di omogeneizzazione della classe operaia stessa. [] Il P.S.I. non rappresenta nulla sul piano dei rapporti di classe. [] Il movimento studentesco la cassa di risonanza della classe operaia. [] Lotta operaia e lotta sindacale divengono sempre pi due momenti distinti. Il sindacato ridefinito come istituto della contrattazione, istituto che deve svolgere questa funzione tecnica. [] I processi dentro al Partito (comunista n.d.r.) sono troppo lenti e la sua struttura organizzativa risulta impenetrabile al nuovo. [] Dalla classe il Partito deve derivare la propria linea e servire cos, per la classe, come strumento di generalizzazione della lotta e di individuazione tattico strategica, volta per volta, dagli elementi politici che rendono tale generalizzazione possibile sul piano sociale. Generalizzazione della lotta, articolazione sociale della lotta, rapidit organizzata dalle decisioni possono servire da prima (transitoria) definizione dei compiti del partito oggi. [] Ma compito del partito negare la dimensione particolaristica in cui sono rimaste chiuse pressoch tutte le nuove esperienze: compito del partito fornire una forma generale alle lotte, riconnettere materialmente tutte le situazioni in un tutto unico.7 (Giorgio Franchi, La linea delle lotte, 1969 n.2.) Se al livello studentesco del 68 il P.C.I. si inserito in qualche maniera nel discorso della contestazione, al livello operaio odierno si pu dire che non ci riesce pi. (Arturo Vada, Quando il sindacato va a sinistra,1969 n.2, p. 391.) Il sindacato come istituzione porta diritto, da una parte, allaccettazione delle coordinate fisse del sistema, dallaltra allesasperazione totalizzante del momento economico su quello politico e viceversa. A partire, infatti, da questa impostazione, la variante di destra e quella di sinistra veramente si equivalgono. [] Nessuno pu chiedere (la classe non chiede) al sindacato di fare il mestiere del sindacato, ma s, certo, si pu chiedere al sindacato e al partito di fare i loro

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mestieri fino in fondo. Se allora il sindacato si muove nel e per lo sviluppo, come abbiamo detto, esso dovrebbe assumere il concetto di sviluppo come punto di riferimento teorico e politico costante della propria azione, incalzando incessantemente il capitalismo a superare i nodi della propria arretratezza con unazione rivendicativa e sociale senza soste. [] Nessuna garanzia formale ci assicurer che il sindacato non funzioni come un dei motori del sistema. La presenza di un partito forte e saldamente ancorato alla classe rappresenta questa garanzia. [] Un partito non di governo perch cos sta scritto da sui suoi documenti da ventanni a questa parte, ma perch, nel senso migliore, riesce a corrispondere ad una vasta esigenza delle masse sociali di una diversa, anzi contrapposta gestione del potere. (Alberto Asor Rosa, Sindacato e partito dopo i contratti, 1970 n.1, pp.382-386.) La posizione comunista riflette, in tutti i suoi termini, unirrefrenabile nostalgia per le condizioni di lotta esistenti allinterno di un mercato concorrenziale puro; dove, appunto, lorganizzazione operaia non si scontra ancora direttamente, e ad ogni livello, con la classe intera dei capitalisti. [] Il sindacato si presenta come organo fondamentale della politica di piano, soltanto in quanto organo della subordinazione sistematica del salario alle condizioni generali dello sfruttamento, in quanto ricerca di una dinamica salariale nello e per lo sviluppo. (Massimo Cacciari, Integrazione capitalistica e movimento operaio, 1970 n.1, p.38.) Il partito scompare dalla scena, spaventato dalle responsabilit di una sua presenza politica nelle lotte e dal vuoto politico e organizzativo che grava sulle sue spalle dopo anni di distacco dalla realt di classe. (Romolo Gobbi, Quattordici mesi di scioperi alla Fiat Mirafiori (maggio 1969luglio 1970), 1970 n.2, p. 319.) La disgregazione dellavanguardia professionale in fabbrica

contemporaneamente la disgregazione dellavanguardia politica, pi precisamente P.C.I. e C.G.I.L. [] Il partito non si pone neanche il problema di seguire la

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classe sulla strada delle sue trasformazioni strutturali [] le due strade si separano nettamente, anche se questo non significa che larco del partito non possa pi avanti incontrarsi di nuovo con quello altrettanto lungo ed autonomo della classe operaia. (Alberto Asor Rosa, Composizione di classe e movimento operaio,1970 n.3, p.430 e 441.)

Societ (classi, gruppi etc.) e Stato


Da questo momento (1966, n.d.r.) c da un lato la classe operaia e dallaltro il movimento operaio: il rapporto organico, diretto, finisce, anche se occasionalmente possono ancora realizzarsi momenti di incontro. [] Funziona dentro la lotta degli anni 60 una articolazione di classe, una polarizzazione di classe, che vede nelloperaio qualificato lelemento trainante nei confronti della massa operaia. [] La classe operaia (durante le lotte del 1968-69, n.d.r.) stata ulteriormente unificata [] come prodotto della massificazione del lavoro. (Giorgio Franchi, La linea delle lotte, 1969 n.2, p.350-363.) Si sa che quando la classe operaia lotta contro il capitale lotta anche contro se stessa in quanto parte variabile di quello, elemento essenziale del meccanismo. Solo la consapevole separazione della classe operaia da se stessa in quanto forzalavoro, in quanto parte variabile del capitale allinterno del processo di produzione, possono aprire (sono una condizione necessaria, anche se non sufficiente) una fase effettivamente rivoluzionaria. (Alberto Asor Rosa, Sindacato e partito dopo i contratti, 1970 n.1.) Il discorso sulla coscienza di classe, come vedremo in seguito meglio, il perfetto pendant ideologico del rapporti soggettivo, professionale operaio macchina - funzione, cos come si presentava negli strati pi alti della forzalavoro. La coscienza attributo soggettivo per eccellenza, esattamente come la mansione. Non si trover mai una coscienza senza una mansione relativamente stabile, una forma di professionalit del lavoro. Intelligenza di classe, formatasi

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nella fabbrica socializzata e nella societ della fabbrica, una qualit di massa del lavoro operaio, tratto essenziale delloriginalit e del grado attuali della composizione organica. (Massimo Cacciari, Qualificazione e composizione di classe: problemi generali, 1970 n.2, p.200) La classe operaia e diventa sempre di pi una necessit politica del capitale. Senza classe operaia niente sviluppo capitalistico. Non il lavoro al centro del capitale e come molla del capitale , ma la lotta degli operai; non il lavoro come fermento che fa crescere il capitale, ma la lotta operaia come fermento vivo del capitale. Questa la modificazione che noi possiamo ora, oggi, introdurre tranquillamente nel discorso classicamente marxiano. Nei punti pi alti dello sviluppo, noi vediamo che il capitale probabilmente si trover addirittura a combattere contro la propria tecnologia per salvare lesistenza storica della classe operaia. Non possiamo escludere un processo paradossale di questo tipo. (MarioTronti, Classe operaia e sviluppo,1970 n.3, p. 471.)

Obiettivi
Le ideologie vanno fatte cadere. [] Linternazionalismo di oggi deve essere un fatto pratico, concreto, non ideologico, non umanitario, soprattutto non dato per scontato, come se esistesse innato nella mente delloperaio. [] Linternazionale nuova, proposta dal partito, non sar pi linternazionale dei partititi, ma della classe. (Mario Tronti, Internazionalismo vecchio e nuovo, 1968 n.3.) La grande battaglia democratica del movimento studentesco potrebbe sortire un esito effettivamente democratico, cio strettamente inerente al consolidamento e allo sviluppo del sistema.[] Al limite, c il blocco del piano, che lobiettivo su cui convergono, allinterno di una unitaria strategia di classe, sia la lotta studentesca sia la lotta operaia [] che riesca a collegare in un contropiano strategico generale le spinte convergenti dei diversi movimenti di massa. []

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Attraverso la riforma si arriva diritti al cuore del piano. Chi batte la riforma, aiuta la classe operaia a battere il piano. (Alberto Asor Rosa, Dalla rivoluzione culturale alla lotta di classe, 1968 n.3.) La classe operaia non vuole il potere, ma potere quanto gli basta per sconfiggere il suo avversario, cio per ottenere da lui pi di quanto esso sarebbe disposto a concederle. (Asor, Il medio periodo della lotta di classe in Italia, 1969 n.1, p.392.) Ci che lega materialmente tutto il ciclo (1959-1966, n.d.r.) la lotta sul salario, sul salario inteso in senso molto ampio, come obiettivo che arriva a raccogliere in s pluralit delle rivendicazioni e, nella sua pi immediata accezione, come richiesta di pi soldi. [] Le esigenze attuali della lotta operaia, si esprimono in due direzioni: la prima nel ricomporre con e attraverso la lotta le varie articolazioni che legano il lavoro produttivo al lavoro salariato, e la seconda nel sollevare questa articolazione ad un livello politico generale, di attacco complessivo al sistema. [] Qual , oggi, la primaria necessit allinterno della crescita delle lotte? [] a) ricomposizione di classe a livelli notevolmente alti. b) chiarezza e omogeneizzazione degli obiettivi della lotta, lotta contro il lavoro come rifiuto del lavoro. [] c) uso del sindacato come puro organo di contrattazione e smitizzazione di ogni suo possibile attributo politico. d) problema dellorganizzazione politica in primo piano. [] Estremismo e riformismo del movimento operaio vanno insieme battuti violentemente ritrovando nella prassi non una fasulla teoria del partito ma una giusta teoria della classe e delle sue lotte. (Giorgio Franchi, La linea delle lotte,1969 n.2.) Abbiamo di fronte questo tipo di obiettivo che ancora lontano: quello di una ricomposizione teorico-strategica del movimento. (Mario Tronti, Classe operaia e sviluppo, 1970 n.3, p.476.)

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Forme di lotta/Strategie
Il partito nuovo della classe operaia deve nascere qui da noi avendo chiaro in testa: 1) il disegno di un determinato evolversi delliniziativa politica del capitale internazionale; 2) il progetto di spostare con la sua stessa esistenza e con le sue proprie azioni il rapporto di forza tra le classi in lotta su scala mondiale; 3) la previsione strategica del continuo ricambio di forze rivoluzionarie fresche che vengono dai paesi del sottosviluppo man mano che diventano secondo la dizione borghese paesi in via di sviluppo ; 4) la fredda capacit tattica di utilizzare la presente divisione del mondo ai fini di una futura unit di classe (Mario Tronti, Internazionalismo vecchio e nuovo, 1968 n.3.) Una spinta anticapitalista non pu e non deve aspettare, per esprimersi, che intorno ad essa si sia fatta, quanto ai metodi di lotta e agli obiettivi da raggiungere, una perfetta chiarezza teorica.[] La lotta politica contro le istituzioni del sistema oscilla in questa fase tra la protesta puramente umanitaria, la rivendicazione astratta di princip e labbozzo, spesso incompiuto, di una battaglia democratica.[]Per battaglia democratica(sintende - n.d.r. - ) lidea che la riforma socialista della societ possa partire dalla revisione dellapparato istituzionale del potere. Appuntare il proprio interesse sulle istituzioni in questa forma significava dunque rovesciare la realt del sistema capitalistico dalle sue fondamenta, mettere alle radici del problema qualcosa che andava invece conquistato lentamente attraverso un lungo processo di scavo e diniziativa pratico-teorica, perdere di vista, dunque, la possibilit di un reale rapporto di lavoro politico tra movimento studentesco e classe operaia.[] La lotta pu essere violenta, anche se i suoi contenuti restano puramente democratici.[] Perch lo sforzo riformistico sia battuto, necessario colpire a valle, e non a monte, dellattuale livello di sviluppo del sistema, cio prefigurare, nel quadro ovviamente di una pi ampia strategia di classe, la prossima mossa del capitale ed a questa prepararsi a dare una risposta.[] Non si batte con lattacco frontale, o, meglio, non soltanto con questo [] bens anche con una lotta estenuante e difficilissima per linceppamento quotidiano del meccanismo.[] La contestazione diventer veramente efficace, riallacciandosi a spinte reali prodotte

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dalla massa studentesca, solo se metter lideologia da parte per concentrarsi sui nodi decisivi del sistema da combattere.[] Sono dunque due le operazioni da tener sempre presenti e da praticare insieme. La prima quella che determina la lotta sul terreno oggettivo dellarretratezza universitaria rispetto al livello di sviluppo socio-economico del sistema []. Dietro questa zona di attrito elementare (ma non trascurabile, dal momento che incide in forma massiccia sulla condizione studentesca), si apre, su taluni punti gi intrecciata con la prima, la zona degli attriti profondi, che si verificano l dove universit e sviluppo capitalistico tendono ad integrarsi e a corrispondersi reciprocamente. Far marciare contemporaneamente queste due facce reali della prospettiva studentesca lunico modo, oggi, per dar corpo concreto alla strategia, per dar respiro e spazio alla lotta. (Alberto Asor Rosa, Dalla rivoluzione culturale alla lotta di classe, 1968 n.3.) Il primo comandamento resta sempre lo stesso: togliere le lotte operaie al loro isolamento, rovesciarle con movimento possente sullintera societ, e dunque anche sui partiti e sui sindacati. Autonomia operaia non vuol dire: classe operaia separata e chiusa in se stessa; ma: classe operaia pervenuta a padroneggiare lintero universo sociale e a muoverlo come vuole. (Alberto Asor Rosa, Il medio periodo della lotta di classe in Italia, 1969 n.1, p.391.) Forme di autodeterminazione operaia nella lotta e per la lotta,

autorganizzazione sul breve periodo in funzione esclusiva della lotta: questa la definizione che ci pare possa essere data dei comitati di base. (Giorgio Franchi, La linea delle lotte, 1969 n.2, p. 375.) Io credo che noi oggi ci troviamo a scegliere fra due grandi strategie possibili del movimento operaio: la strategia del rifiuto e la strategia dello sviluppo. [] Dobbiamo scegliere quella che secondo noi intanto pi praticabile, in secondo luogo quella che probabilmente vincente. E facile vedere la strategia del rifiuto come strategia rivoluzionaria per eccellenza. [] Strategia rivoluzionaria e

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strategia riformista diventano sempre pi una sorta di arcaismi della lingua e del pensiero anche operaio, un modo primitivo, primigenio di pensare e di parlare. [] Se noi andiamo a guardare a livello direttamente operaio, che poi quello che ci interessa, e quello che riteniamo decisivo in queste questioni, noi vediamo che strategia del rifiuto e strategia dello sviluppo coesistono. [] Proprio dalla coesistenza di questi due aspetti contraddittori allinterno della classe operaia si pu cominciare ad elaborare un tipo di strategia che possiamo chiamare provvisoria. Una strategia provvisoria che deve riuscire oggi a legare insieme proprio queste due facce, che sono una la faccia direttamente operaia e laltra la faccia indirettamente operaia, la faccia capitalistica della classe operaia. (Mario Tronti, Classe operaia e sviluppo, 1970 n.3, pp. 473-474.) La lotta sul salario si configura come lotta eminentemente politica: [] ad essa compete in misura cospicua la modificazione non solo della struttura del capitale, ma anche della concreta fisionomia del suo avversario di classe, la classe operaia. (Alberto Asor Rosa, Composizione di classe e movimento operaio, 1970 n.3, p.425.)

Rivoluzione/Riforme
Il socialismo caduto come forma di societ alternativa al capitalismo, caduto come obiettivo rivoluzionario della lotta di classe operaia, caduto come mito ideologico di organizzazione delle masse oppresse. (Mario Tronti, Internazionalismo vecchio e nuovo, 1968 n.3.) Quello che in questo modo andiamo riscoprendo lestrema potenzialit di un discorso culturale borghese: e quando diciamo potenzialit rivoluzionaria, intendiamo riferirci alla capacit di mobilitare masse e di produrre azione reale di contestazione. (Alberto Asor Rosa, Dalla rivoluzione culturale alla lotta di classe, 1968 n.3.)

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In una societ dove la classe operaia massa e il capitale compenetra profondamente si s tutte le strutture economiche e politiche, pensare di arrivare allefficienza rivoluzionaria attraverso il carbonarismo o un rapporto informale tra gruppi, semplicemente folle: solo ci che si svolge alla luce del sole, audacemente sfidando il controllo del capitale, e si sviluppa in dimensioni massicce, suscitando un quoziente immediatamente elevato dinteresse operaio, pu portare ad un risultato positivo, ad una inversione della tendenza. (Alberto Asor Rosa, Il medio periodo della lotta di classe in Italia, 1969 .1, p.393.)

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Bibliografia
Testi - Alberto Asor Rosa, Intellettuali e classe operaia: saggi sulle forme di uno storico conflitto e di una possibile alleanza, La Nuova Italia, Firenze 1973. - Alberto Asor Rosa, Gli intellettuali dalla Grande Guerra ad oggi in LItalia unita nella storiografia del secondo dopoguerra, a cura di Nicola Traufaglia, Feltrinelli, Milano 1980. - A cura di Antonio Negri, Scienze politiche 1, Enciclopedia Feltrinelli Fischer, Giancarlo Feltrinelli Editore, Milano 1970. - Alberto Asor Rosa, Gli intellettuali in LItalia unita: problemi ed interpretazioni storiografiche, Marzonati Editore, Milano 1981. - Alberto Asor Rosa(et al.), PCI, Classe operaia e movimento studentesco, a cura di Gregorio Paolini e Walter Vitali, Rimini, Firenze 1977. - A cura di Fabrizio Billi, Gli anni della rivolta, 1960-1980: prima, durante e dopo il 1968, Edizioni Punto Rosso, Bologna 2001. - Alberto Asor Rosa, Movimento studentesco e movimento operaio, in La rivolta studentesca in Italia, Stati Uniti, Germania Federale da Problemi del socialismo, suppl. n.12, Franco Angeli, Milano 1988.

Riviste - Contropiano (1967-68). - Classe operaia (1964 - 67 mensile).

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Intervista ad Alberto Asor Rosa, 16 maggio 2001.


Perch la rivista stata intitolata Contropiano? La rivista stata intitolata Contropiano perch lidea venne a quella che allora era mia moglie, la quale sugger di riprendere il titolo di un film sovietico degli anni Venti o Trenta, in cui si descrivevano le imprese e gli sforzi per realizzare un piano di sviluppo dellUnione Sovietica diverso da quello tradizionale; il suggerimento fu raccolto perch sembrava che esprimesse al meglio questa esigenza di realizzare dal punto di vista teorico e programmatico una specie di contropiano a quello del capitale. Come mai la scritta Contropiano sulla copertina si legge nel verso giusto solo mettendola davanti ad uno specchio? Perch il grafico de La Nuova Italia ebbe questa fortunata invenzione che poi stata ripresa da uninfinit di altre testate, nel senso che tradusse graficamente il senso della parola. Diciamo che si opponeva allesistente anche dal punto di vista della lettura, (ch)e si poteva leggere solo specularmene. Quando incominciaste a lavorare, come ed in base a quali precedenti esperienze? La rivista, se non mi ricordo male, uscita tra il 68 ed il 72. Abbiamo cominciato a lavorare un paio di anni prima in base alle precedenti esperienze fatte, che per noi erano fondamentalmente Quaderni Rossi e Classe Operaia poi; dunque, le date, se non ricordo maleClasse Operaia smette di uscire nel 66. Subito dopo, io in modo particolare, ridisseppellisco lidea di fare una rivista pi teorica, meno di intervento di Classe Operaia, e quindi la porto avanti con alcuni di quelli che avevano gi fatto Classe Operaia, ed avevano gi partecipato allesperienza di Quaderni Rossi, ma con questa differenza: che mentre Quaderni Rossi e Classe Operaia erano state lespressione di gruppi, di collettivi, di comunit abbastanza vaste, la struttura redazionale di Contropiano era molto pi semplice, si poteva ricondurre a non pi di tre o quattro

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persone. In merito ai rapporti allinterno della redazione, come nacque il nucleo? Il nucleo nato molto spontaneamente, in questo modo: Mario Tronti declin una responsabilit pi diretta, perch, come dire, con la direzione di Classe Operaia considerava conclusa la sua esperienza. Garant la collaborazione ma non si occup della costruzione redazionale. Che tipo di diffusione aveva la rivista? Che tiratura? Dunque le domande sulla tiratura e sulle vendite possono anche restare senza risposta perch tutto era gestito direttamente da La Nuova Italia, che allora era diretta con pugno fermo da Tristano Colignola, luomo che aveva fatto Unit Popolare, insomma socialista di sinistra diciamo, il quale non ci consentiva pi di tanto di mettere becco nelle questioni amministrative. La rivista era venduta in un gran numero di librerie; io credo che vendesse intorno alle mille milleduecento copie. Perch nel primo numero non figurava un editoriale, unintroduzione? Questo non me lo ricordo bene, mi pare che lidea fosse quella di unautopresentazione della rivista medesima, che in quanto rivista di studi e di riflessione in teoria aveva meno bisogno di un programma esplicito delle riviste precedenti. Daltra parte secondo me non ha un editoriale introduttivo neanche Quaderni Rossi, e diciamo Classe Operaia ha come introduzione il famoso articolo di Mario Tronti Lenin in Inghilterra che tuttavia un articolo che entra gi nel merito pi che presentare la rivista. Perch dopo il primo numero si interruppe la collaborazione con Antonio Negri? La collaborazione con Toni Negri si interrotta per un motivo importante e profondo. La rivista era stata pensata e progettata prima del 68 e naturalmente nessuno poteva indovinare prima di quella data che cosa sarebbe accaduto nel 68 69. Quindi la rivista uscita con aspirazioni teoriche nel momento in cui si

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riapriva inaspettatamente un forte livello dello scontro politico di classe. Quindi in un certo senso la rivista stata presa in contropiede dallo sviluppo del resto positivo di quegli avvenimenti. La rottura avvenne esattamente intorno alla valutazione di ci che stava accadendo, nel senso che, per riassumere sommariamente la cosa, emersero due interpretazioni: una, diciamo quella di Toni, che attribuiva a ci che stava accadendo il carattere di apertura di un vero e proprio processo rivoluzionario, e gli altri, pi o meno a seconda dei casi, i quali pensavano che gli avvenimenti, importantissimi, si sarebbero intersecati con la situazione politica preesistente, lavrebbero influenzata, e quindi il problema era quello di determinare il livelli e la natura di questa influenza. Quindi erano due ipotesi strategiche molto divaricate. Nello specifico la rottura venne intorno allopportunit o meno di pubblicare un articolo di Mario Tronti che mi pare poi sia apparso sul secondo numero della rivistami pare che sia larticolo sul partitoil partito come problema, bravi. Questo articolo un articolo che esprime la seconda linea, quella appunto dellintersezione, dellintreccio tra fenomeni di movimento e fenomeni politici di ordine organizzativo e punta a far funzionare i primi in funzione dei secondi. Laltra, ovviamente, liquida il discorso sulle organizzazioni esistenti, si parla del Partito Comunista, ipotizza una riorganizzazione di classe totalmente altra. Questa differenza di opinioni si manifest concretamente nella richiesta di Toni Negri di non pubblicare larticolo di Tronti e nella posizione degli altri di invece pubblicarlo. Siccome la seconda posizione risult prevalente ma, insomma, non che ci fosse una discussione di massa - la cosa si svolgeva tra cinque o sei persone e Negri usc dalla redazione. Queste cinque o sei persone eravate Lei, Cacciari, Tronti e? Io, Cacciari, fondamentalmente Tronti e collaboratori di Classe Operaia come Roberto Coltagelli, Claudio Grippi e cos via. Contropiano era oggetto di discussioni, di incontri, di convegni? Cerano degli interlocutori privilegiati?

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No. Aveva la sua normale diffusione; la rete dei collaboratori era in gran parte quella di Classe Operaia, e i due terminii di riferimento diventiamo ad un certo punto fondamentalmente io e Cacciari. Cacciari aveva il suo dinamico attivismo, una rete di giovani diciamo nelle tre Venezie, in Lombardia e cos via, e questa divenne fino alla fine la struttura della rivista. Lei ritiene che la rivista abbia avuto unevoluzione dal 68 al 71? Luscita di Negri certamente rende meno presente, anche se non lontana del tutto, quella che allora si chiamava analisi di classe. Forse si potrebbe dire che la rivista si culturalizza, anche in virt di alcune collaborazioni importanti ma di tipo decisamente teorico culturale, come quella di Manfredo Tafuri, che sarebbe da ristudiare anche per le prospettiva disciplinari. Che rapporti politici avevate allepoca con partiti e sindacati? Nessuno. Perch avete smesso ed in che modo avete continuato questa esperienza? Dunque, abbiamo smesso perch fra il 68 ed il 72 dicevo prima non cerano rapporti con partiti e sindacati, in realt ce ne erano pochi si verifica un fatto che per alcuni di noi ebbe una certa importanza: lo scioglimento del P.S.I.u.p., che determin il ritorno, oppure landata, nel P.C.I. di una serie di forze tra cui una parte consistente di questo piccolo gruppo. E il ritorno ad un lavoro politico e culturale pi direttamente interno al Partito Comunista. Intorno a questo avvenimento, generalmente condiviso da tutti, si apr una discussione sullopportunit o meno di mantenere in piedi una rivista diciamo in qualche modo di gruppo. Io ero favorevole alla chiusura, Cacciari per esempio no. La rivista stata chiusa consapevolmente e volontariamente invece che per esaurimento del suo pubblico diciamo. La continuazione dellesperienza sicuramente quella di Laboratorio Politico, che viene per dopo qualche anno: il gruppo che aveva fatto Contropiano in gran parte si ritrova in Laboratorio Politico, anni Ottanta grosso modo, con una diversa apertura verso forze che non avevano partecipato a Contropiano. Laboratorio Politico ha una redazione molto vasta e significativa; credo che sia stata lultima esperienza in cui il ceto

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politico ed intellettuale di sinistra ha provato a recitare una parte autonoma, nel contesto politico generale. E quindi questa senza dubbio la continuazioneCacciari, Tronti, Coldagelli, io stesso, pi altri che invece non cerano prima, come Rusconi, Rodot, Ceccarini. Come ha vissuto il compromesso storico? Dunque, io sul compromesso storico ho scritto un articolo lungo in Laboratorio politico, che poi stato raccolto in un volume intitolato: La Repubblica Immaginaria. Noi eravamo contrari, e a posterioriper come dire, contrari con il senso della considerazione di un evento di grandi dimensioni e non ignobile... insomma, per lo meno per le motivazioni dei suoi maggiori protagonistipoi forse sbagliavamoma non saprei dire. Il fatto che nel 1973, nellintroduzione a Intellettuali e classe operaia lei abbia usato noi pensavamo implicava lidea che il periodo fosse esaurito, concluso? S. La raccolta di gran parte dei saggi di Contropiano in Intellettuali e classe operaia in quel libro voleva significare che questa fase era, per lo meno per alcuni, conclusa e se ne apriva unaltra, come dicevo prima, di pi diretta presenza di ritorno pi esplicito dentro il P.C.I. Per concludere Contropiano aveva lambizione, pi di Classe operaia, che era un giornale di analisi e di intervento politico, di rifondare certi settori disciplinari, che poi erano quelli che potevano essere praticati dai collaboratori.

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