Sei sulla pagina 1di 9

Roberto Mancini, Universit degli Studi di Macerata

LIBERT UMANA ED ESPERIENZA RELIGIOSA.


UNA PROSPETTIVA CRISTIANA

Relazione presentata al Convegno Internazionale Dignit umana e libert di scelta


religiosa: le prospettive delle grandi tradizioni religiose, Centro di Studi Religiosi
Comparati Edoardo Agnelli, Torino, 22-23 novembre 2001

Premessa
Lo scopo del mio intervento quello di delineare il profilo dellidea della libert
umana, non soltanto della libert religiosa o di coscienza, secondo una riflessione che si
radica nella tradizione evangelica e cristiana. La mia sar naturalmente una delle
interpretazioni possibili della libert secondo il cristianesimo e, inevitabilmente, del
cristianesimo come tale. Gi il dato storico per cui anche rispetto alla natura e ai modi
della libert i cristiani si divisero nel XVI secolo indica la complessit di questo tema e,
daltra parte, il suo carattere fondamentale. Daltra parte, la cautela che qui uso per
avvertire della legittimit di uneventuale dissenso nei confronti della mia lettura gi in
ambito cristiano non autorizza a ritenere equivoca lidea cristiana di libert. Cercheremo
quindi di riassumerne il profilo e, quindi, di trarne indicazioni che siano rilevanti per il
cammino del dialogo interreligioso.
Devo precisare che il punto di sintesi e langolatura del mio discorso non
saranno di genere esegetico n teologico in senso tecnico, ma di tipo filosofico. Per
questo parlo di idea cristiana di libert e non di un testo specifico o di una particolare
teologia.

1. La libert nella luce della creazione


Com tipico dellintera tradizione biblica, nel cristianesimo la libert non n
un fondamento autosufficiente della condizione umana, n una facolt sovrana che
legittimi larbitrio degli individui, n solo il privilegio di un popolo che non schiavo di
potenze straniere. Si pu dire piuttosto che una forma di vita, la forma di vita
alternativa allidolatria. Questultima, a sua volta, si realizza come una forma di vita
nella schiavit, nelloppressione, nella menzogna.

Si nella libert come si prende parte ad un bene pi grande. La si riceve come


un dono. In questo senso la libert umana fondata, ci data allinterno di una relazione
costitutiva per noi. La libert deriva dalla creazione di Dio, che ha voluto liberi tutti gli
esseri umani e che porta a compimento tale volont in modo irreversibile, tanto che mai,
nemmeno per un attimo, Dio la revoca o la toglie a qualcuno. Mentre in unantropologia
monologica posso pensare che la libert sia una mia caratteristica tra altre,
nellantropologia relazionale emergente dalla tradizione biblica io sono libero non
perch autofondato, ma precisamente perch il mio essere e la libert stessa sono fondati
da un radicalmente Altro, il Dio vivente che per me radice, fonte della vita, futuro
assoluto. Il Dio che padre e madre di infinito amore, il Dio creatore. Proprio la
creazione divina in quanto creazione, per Dio, di un altro da s che libero attesta che
qui ha luogo una comunicazione o una condivisione, certo in forma finita e non
assoluta, di una qualit dellessere di Dio. Solo Dio pu, appunto, creare, cio non
fabbricare o produrre un ente qualsiasi, ma generare un soggetto dotato di personalit,
originalit, libert, ragione e di una incondizionata dignit. La nostra libert
lespressione prima del mistero della dignit umana, lunico valore incondizionato e
universale che noi troviamo nella finitezza dellesistenza e del mondo e da cui nessuno
pu essere escluso. La dignit un mistero di trascendenza, giacch eccede le nostre
possibilit di fondazione e di comprensione. Noi infatti possiamo solo riconoscerla, non
istituirla, e, nel cristianesimo, ne cogliamo la radice nellazione creatrice di Dio. Questi
non ci conferisce la dignit come fosse un dato puramente oggettivo o da contemplare.
Infatti non solo abbiamo la dignit, ma siamo la nostra dignit, che quella di figli/e di
Dio. La portiamo nellesistere e nellagire. La libert tradurre fedelmente e in modo
originale la nostra dignit umana. Siamo liberi quando viviamo allaltezza di essa.
Tale dignit di ascendenza divina, per un verso, il valore incondizionato
incarnato nellessere insostituibile e originale di ciascuno. Per altro verso, il legame
interumano fondamentale e originario, preliminare anche allappartenenza alla famiglia
biologica. Proprio in quanto radicata in questa dignit, la libert ci impegna a vivere
secondo una duplice responsabilit: quella di assicurare il rispetto dellessere e delle
scelte di ciascuno e quella di costruire una convivenza fraterna e sororale, che
rappresenta lunica via per realizzare tale rispetto. La persona e la comunit intesi come
valori mai antagonisti, non gerarchizzabili tra loro, sono le coordinate della traduzione
esistenziale e storica della libert. Proprio come accade in una famiglia piena damore,
in cui ogni figlio o figlia come se fosse figlio/a unico quanto al suo irriducibile valore,
ma in cui nessuno oscura il valore degli altri e della famiglia nel suo insieme. La libert
cristiana va al di l della falsa (ma di fatto frequente) alternativa tra individualismo e
collettivismo.
La libert generata da unappartenenza a questAltro radicale, che lunica
appartenenza che non mi renda schiavo n di fronte agli uomini n di fronte a Dio
stesso. E questa appartenenza originaria, intima, ininterferibile, tanto che nessun altro
pu frapporsi come barriera tra Dio e ogni suo figlio o figlia. Ed universale tanto che
nessuno pu essere detto estraneo a tale appartenenza.

La natura di un simile dono speciale, non si tratta affatto di un dono qualsiasi.


Intanto perch la conseguenza pi diretta della nostra dignit di figli/e. Poi perch la
libert rimane la condizione di autenticazione della qualit di ogni responsabilit e di
ogni amore, quindi anche della nostra risposta a Dio e del nostro modo di vivere da
fratelli e sorelle con gli altri. Ed cos la condizione dellesistere condividendo,
donando, amando sino a dare la vita.
Come tutti i doni, la libert, per realizzarsi, devessere accolta. Vive in noi sempre
solo come libert assunta e confermata dalle nostre scelte. Ma anche qui lazione, anzi
direi la creazione di Dio continua, suscita il desiderio di vivere la libert, apre sempre di
nuovo la possibilit che essa diventi un percorso di fedelt a Dio stesso.

2. La libert nella luce dellincarnazione


Il Dio cristiano, rivelato nelleredit biblica ed evangelica, illuminato dalla
vicenda storica di Ges di Nazareth, entra nella storia. Forse soprattutto per questo, e
non solo per la creazione del mondo, i cristiani lo riconoscono come Amore (1 Gv, 4,
8). Infatti lamore, anche nella comune esperienza umana, non mai solo intenzione,
gesto senza seguito, sentimento senza azione, trasformazione, condivisione. Lamore
sempre trascendenza e incarnazione: la sovrabbondanza del bene e la sua traduzione
creativa. Ha scritto Soren Kierkegaard che la differenza qualitativa tra lessere umano e
Dio si manifesta nel fatto che il primo pecca, ossia compie il male, il secondo perdona,
ossia risponde al male con il bene. Ma per perdonare Dio si fa perdono vivente, ama
lumanit al punto di farsi uomo per condividere la finitezza, la gioia, il dolore, il
tradimento, la fede, la libert stessa. Dallincarnazione di Dio in Ges Cristo la libert
umana non solo fondata, donata, accolta, confermata; libert condivisa da Dio stesso
e percorsa come un ritorno al Padre-e-Madre dinfinito amore. Direi, del resto, che non
solo perch il perdono si realizzi che lincarnazione ha avuto luogo e tempo nella
storia. E, pi radicalmente e universalmente, per amore. Perch lamore vuole giungere
allamato. Perch sostituisce al giudizio la prossimit. Perch non c amore se non
nella condivisione della vita. E quanto ha colto a suo modo Borges, un poeta che pure
non si dice cristiano, immaginando che Dio riveli cos il perch dellincarnazione: volli
giocare con i miei figli.
Proprio alla luce dellincarnazione di Dio in Cristo si fa chiaro dove possano
essere trovati il criterio e la misura della libert. Questa, infatti, non ha il proprio criterio
in se stessa ed ha bisogno di una misura, di un riferimento che la inveri. Nel
cristianesimo il criterio e la misura della libert risiedono nellamore oblativo,
nellamore che si attua come un irrevocabile essere-per-laltro, per la sua libert, per il
suo bene, per la sua felicit.

Questo amore originale e non mimetico nel senso che non si muove per una
pura reazione speculare nei confronti di ci che fa lamato. Questo amore sorge invece
liberamente e non si fa condizionare dalla risposta che trova, se non nel permanente
rispetto della libert dellamato. Lamante non ama qualcuno se e solo se viene riamato
dallaltro a sua volta; un amore che, pur desiderando una risposta damore, non pone
condizioni, non esclude, non chiude mai il tempo dellaltro dicendo ora troppo tardi.
Mentre lamore mimetico risponde al bene con il bene e al male con il male, lamore
originale, fontale, risponde con il bene in ogni caso. Perci lamore che misura della
libert, nel cristianesimo, non solo lamore oblativo, ma, in ultima istanza, lamore dei
nemici. Lamore che vede nel nemico un fratello o una sorella: ecco la vera conversione
dallodio, dalla violenza, dallidolatria che vedono nel fratello e nella sorella un nemico.
Se pensiamo a quanto gli esseri umani si ostinino, tramite le loro molte idolatrie e
ingiustizie, a porsi come nemici di Dio, allora, proprio alla luce dellincarnazione si
comprende come lamore del nemico sia in questo senso praticato anzitutto da Dio
stesso. Se il suo fosse un amore mimetico e speculare, tutti noi saremmo gi stati
distrutti. Si giustamente osservato da tempo che ogni violenza, compresi la guerra e il
terrorismo, sempre, in tutte le epoche e in tutte le culture, un processo mimetico, una
reazione a catena in cui ben presto tutti si assomigliano nellodio, nel desiderio di
vendetta, nel credere che la propria sia violenza giusta e guerra santa. Nelluccidersi in
nome di Dio. Al contrario, lamore di Dio, che misura e lievito della libert umana,
rompe questo sortilegio mimetico, spezza la catena della giustizia vendicativa e pianta
nel cuore della storia la giustizia dellamore e del perdono.
Ebbene, questo amore giusto proprio perch perdona, illumina e apre gli occhi
degli accecati dallodio, questo amore che spera, che d tempo, che non si vanta e non si
gonfia, che non esclude e non condanna il criterio della libert in quanto essa si
conferma e sinvera appunto quando si giunge ad amare cos. La libert invece si
tradisce e va sprecata quando si ritrae dinanzi a questo modo di esistere. Quando
Agostino dice ama, e fa ci che vuoi condensa in una formula la fondazione agapica
della libert.
Nellaffermazione di Ges la verit vi far liberi (Gv 8, 32) si manifesta non
una verit concettuale, neutra o astratta, ma la verit di questo amore incarnato, fattosi
uomo: io sono la via, la verit e la vita (Gv 14, 6). E la verit di questo amore fa luce
sia sulle nostre possibilit di conversione e di bene, sia sulle menzogne con cui
cerchiamo di negarci a questo amore e di legittimare loppressione degli altri, prima tra
tutte la menzogna che si possa uccidere qualcuno nel nome di Dio: vi uccideranno
credendo di rendere culto a Dio (Gv ). In questo siamo ben oltre la sfrontatezza, in
fondo ancora ingenua, di Caino quando, alla domanda dov tuo fratello ? risponde
semplicemente sono forse io il custode di mio fratello ? (Gn 4, 9). Nei tempi
successivi, purtroppo sino ad oggi, la risposta pi frequente sarebbe invece: lho ucciso
nel Tuo nome.

Prima di considerare le implicazioni della natura personale della verit


liberatrice, che Ges stesso, va subito sottolineato come la libert sia sempre ridonata
come liberazione dallidolatria, dalla menzogna, dalla violenza, dallimpulso di
vendetta, dalla guerra. Ed rispetto allevento di liberazione costituito da Ges che
Paolo dice non siete stati resi liberi per tornare ad essere schiavi. Si tratta di una
liberazione piena. La verit che rende liberi non solo sociale e politica, ma in ogni
caso la verit come unica fonte di senso per lesistenza e che, in quanto tale, si offre
come Parola a noi umani. Per questo convoca tutti allincontro e al dialogo: perch si
dona come Parola vivente, incarnata, in dialogo con ogni uomo e ogni donna. Nel
cristianesimo la libert umana si sperimenta come libera corrispondenza alla libert
della Verit. Questa corrispondenza chiede che lintero essere della persona sia
coinvolto: il cuore, il pensiero, il corpo, lo spirito. Nulla di tutto questo mai
disprezzabile agli occhi di Dio. In tal senso la libert, pi che una dote gi compiuta,
un cammino di armonizzazione del nostro essere nella correlazione agli altri e nella
conversione a Dio. Latto primo della libert assunta, riconosciuta, confermata dunque
la conversione. Questultima laprirsi della nostra vocazione nella vita, limprevedibile
manifestarsi della strada di ciascuno verso la propria pienezza umana, quindi verso la
totale fedelt alla propria condizione di figlio o figlia di Dio.
Consideriamo ora gli aspetti salienti della testimonianza di libert realizzata da
Ges. Il primo di essi viene presentato dai Vangeli nella situazione delle tentazioni nel
deserto (Mt 4, 1-11; Mc 1, 12-13; Lc 4, 1-13). Qui Ges resiste al tentatore; rifiuta di
trasformare le pietre in pane, di gettarsi dal pinnacolo del tempio per farsi sorreggere
dagli angeli, di adorare Satana in cambio di tutti i regni del mondo. Con ci egli opera
rinnova la fondazione della libert umana iniziata con la creazione. E dimostra che Dio
ha voluto condividere sino in fondo la condizione umana. E da essa che Ges illumina
come la nostra libert in s non sia n cattiva, n ambigua. La libert umana, pur
tentabile dal male, si realizza come forza di bene, come scelta indomabile, come
sguardo critico che sa discernere la menzogna dalla verit. Il modo in cui Ges si
comporta in questa situazione rivela inoltre che il Dio cristiano non una qualunque
divinit della potenza, ma il Dio dellamore. Mentre il culto della potenza, nelle varie
forme prospettate da Satana, il nucleo di ogni idolatria, Ges mostra che la vera
alternativa alla potenza e allimpotenza i due vicoli ciechi in cui gli esseri umani
possono andarsi a cacciare quando dimenticano di essere figli di Dio precisamente la
libert. Ges resiste alle tentazione con la forza della libert. Di una libert che
evidentemente non mero arbitrio, ma libert dallamore e per lamore. Perch questa
libert deriva dal legame con Dio e si traduce come scelta damore, scelta di
condivisione del bene.
Da questa rinnovamento della creazione della libert umana emerge il carattere
irrevocabile e definitivo del dono rivolto allumanit e a ciascuno, in ogni momento
della sua vita. Si comprende allora che la libert di coscienza, anche nellatto specifico
della scelta religiosa, fondata e sempre riconosciuta da Dio a ogni essere umano. Una
divinit della potenza, un sacro numinoso e tremendo (R. Otto) o anche un Dio che

avesse atteso la creatura umana al varco delle sue debolezze e della morte (D.
Bonhoeffer) non avrebbero non dico fondato, ma neppure concesso alcuna libert. Il
Dio che, nel Figlio, rivela che la sua forza non la potenza di un mago o di un demonio,
ma la libert dellamore incondizionato invece la garanzia permanente dellintegrit
della libert umana. La libert di Dio la pi forte scaturigine della nostra. Se Cristo
ha rifiutato di mutare le pietre in pane, se ha rifiutato di scendere dalla croce, fu per
stabilire in modo definitivo la nostra libert. () La fede non soltanto ci libera dalla
paura, dalla morte, dalle potenze e dai potenti del mondo, ma latto supremo della
libert. Seguo Cristo perch lo amo. Niente mi obbliga, se non la testimonianza del suo
amore. E lamore non obbliga, lamore libera (O.Clment, Dialoghi con Athenagoras,
pp.285-286). Infatti la libert testimoniata da Ges nel deserto non una sua prerogativa
esclusiva. E invece esplicitamente da lui riconosciuta come spettante a tutti i figli e le
figlie di Dio; inscritta nella dignit di tutti: non vi chiamo pi servi, vi chiamo miei
amici (Gv 15, 15).
Il secondo passaggio essenziale per la storia della libert nella vita di Ges ha
luogo nel Discorso della Montagna, dove la libert stessa si presenta come il passo
fondamentale che apre alle Beatitudini. Beati i poveri in spirito, perch di essi il
regno dei cieli (Mt 5, 3; Lc 6, 20: beati voi poveri, perch vostro il regno di Dio).
Questa povert la figura stessa della libert cristiana. Tra le molte, e spesso
discordanti, interpretazioni delle parole di Ges ormai emerso con chiarezza che qui
non si tratta del distacco puramente interiore dalla ricchezza, ma della scelta di
affidamento a Dio di chi lo riconosce come Padre-e-Madre, di chi lo preferisce a
qualsiasi forma di potenza. I poveri in spirito sono allora tutte le persone realmente
libere perch non ripongono la loro sicurezza e la ragione della loro vita in qualche
genere di ricchezza, dunque non sono neppure ricattabili dalle seduzioni del denaro, del
potere politico, della religiosit idolatrica. Per questo sono realmente poveri per scelta e
condividono la condizione dei poveri. Il che non significa n esaltare la miseria, n
perpetuarla. Nella povert evangelica c tutta la dignit di un atto di libert e non
labbrutimento cui costretto chi viene tenuto in miseria. Ma non basta nemmeno dire
che i beati cui Ges si riferisce sono poveri per scelta. Il criterio di autenticazione di tale
atto non dato n dalla povert in s, n dalla libera scelta. E dato dal riconoscimento
della condizione di fili e figlie, che necessario a quello della condizione di fratelli e
sorelle. Povert spirituale significa infanzia spirituale, una nozione centrale nel
vangelo. Si tratta della piena disponibilit davanti al Signore, del riconoscimento che il
nostro nutrimento la volont del Padre (). E latteggiamento di coloro che si sanno
figli e figlie di Dio e fratelli e sorelle degli altri. Povero di spirito dunque sinonimo di
discepolo di Cristo (G.Gutierrez, La verit vi far liberi, p.219). In breve: davvero
libero chi sceglie di essere povero e povero significa figlio/figlia di Dio. Se la libert
umana fondata sulla nostra appartenenza a Dio, allora tale libert si realizza giorno per
giorno nel tradurre questa appartenenza vivendo da figli/figlie e da fratelli/sorelle.
La misura della libert dallamore e per lamore incarnata in Ges viene
illuminata dalla croce. Levento della croce manifesta come tale misura sia in realt una

dismisura: lamore incondizionato, senza riserve. Qui non si tratta del risarcimento di
sangue che un Figlio obbediente offre a un Padre adirato affinch questi si riconcili con
lumanit peccatrice. Qui sfolgora lidentit damore assoluto di Dio, il quale in Ges si
fa perdono vivente, porta lamore nel cuore dellodio e della menzogna, inaugura nella
storia il cammino della piena riconciliazione con chiunque, porta a definitivo
compimento la parola che annunciava misericordia io voglio, e non sacrificio (Mt
9,13; 12, 17; cfr. Os 6, 6). La libert della croce totalmente liberatrice: libera dalla
violenza e dalla paura, dalla menzogna e dal desiderio di vendetta, libera perch
lamore giunga ad ognuno e muti il volto stesso della storia, liberante per i singoli
come per i popoli. E lingresso della libert dalla morte.
La resurrezione, passaggio fondativo determinante nella storia della libert
umana configuratasi in Ges, non il lieto fine dopo il terrore e la sconfitta. La
resurrezione non una magia pi o meno tardiva. La resurrezione la realizzazione e la
rivelazione della forza della libert dallamore e per lamore, lirrompere della vita
nuova che sgorga direttamente da Dio nel centro dellesistenza umana. Infatti la
resurrezione non riguarda solo lultimo giorno della vita. E invece lattraversamento di
ogni forma di morte: la resa al male, lindifferenza, loblio, lodio, la menzogna, la
violenza, la disperazione, il dolore, il nulla. Chi diventa figlio o figlia di Dio, chi attua la
sua libert secondo questa dignit, assume una qualit di vita extraterritoriale alla
morte e giunge semmai alla propria morte fisica come allultima soglia dincontro,
come allultimo atto della propria nascita a Dio. La libert cristiana la libert della
resurrezione. Dunque non riguarda solo i morti, ma irrompe nella condizione umana
come resurrezione dei vivi (A.Maggi). Cos, a chiunque cerchi la propria libert nel
possesso e nella competizione, nellisolamento dagli altri o nel dominio su di loro
tutte dinamiche di morte pu risuonare come una voce che risveglia e riporta alla
realt la domanda che le donne si sentirono rivolgere dinanzi al sepolcro vuoto di Ges:
perch cercate tra i morti colui che vivo ? (Lc 24, 5). Perch cercare la forza viva
della libert tra cose morte e prive di valore, anzich nella vita cui sono chiamati tutti i
figli e le figlie di Dio ?
Allora la libert umana, compresa la libert di coscienza e di scelta religiosa, non
solo fondata, nel cristianesimo, da Dio. Non solo non viene condizionata, ristretta,
ipotecata. Ad essa viene conferita una vita irriducibile alla morte. Non pi nemmeno
soltanto libert di scelta, anche se Dio attende sempre e sempre rispetta la scelta umana.
E la libert della salvezza.

3. Libert cristiana e dialogo interreligioso


Se questo il profilo della libert nel cristianesimo, allora il contributo cristiano
al cammino comune delle religioni verso la Verit, verso la pace e la salvezza mi
sembra essenziale e imprescindibile, il che non vuol dire egemonico. Vorrei sintetizzare
i termini di tale contributo in punti:
a. lesperienza religiosa in genere, quando autentica, nasce dalla correlazione
fondante, positiva e liberatrice del divino e dellumano. Quando si fa appello al
primo per mortificare il secondo siamo gi in presenza di una distorsione della
religione;
b. cos ogni cammino religioso non pu presentarsi come condizione esclusiva di
accesso a Dio o al divino, perch cos offende luniversale paternit-e-maternit
di Dio e fa violenza alla coscienza e alla libert umane, cosa che Dio stesso non
fa mai;
c. le religioni sono chiamate a vivere e a testimoniare il loro essere vie di
attuazione, di conferma e di partecipazione della relazione con Dio. In quanto
vie esse sono cammini aperti, tuttora in dialogo con leccedenza e la novit della
Verit vivente. Per questo non possono chiudere se stesse in una forma assoluta,
cosa che produrrebbe fatalmente, come di fatto accaduto e accade, le guerre di
religione e, con ci, il completo oblio del Dio cui si crede di rendere culto;
d. la libert di coscienza e di scelta religiosa quindi espressione naturale,
conseguente e irrevocabile non di una concessione fatta da qualche autorit
mondana, ma della fedelt alla volont di Dio;
e. il dialogo tra le religioni in vista del bene comune dellumanit e della ricerca
della verit non una possibilit opzionale o addirittura pericolosa, ma un
nucleo del modo autentico di vivere la fede e deriva da quella stessa fedelt alla
volont di Dio. Quando vissuto in spirito di fraternit-sororit tale dialogo non
affatto antitetico allidentit e alla tradizione di una religione, le quali invece
vivono e si sviluppano grazie a questo cammino comune con gli altri. Del resto,
per molte religioni, il dialogo non anzitutto una ricerca umana, ma il modo in
cui Dio stesso si rivela allumanit e instaura la relazione con essa. Per ognuno
di noi, e nel contempo per le stesse religioni, lesistenza dialogica e solidale ha
la profondit di un movimento incessante di conversione: ritorno a Dio e
abbraccio a ogni essere umano, figlio/figlia unico/unica in una fraternit e
sororit senza confini;
f. il cristianesimo mostra a suo modo, dalla croce di Ges, come la libert dei figli
e delle figlie di Dio possa anche attraversare e guarire gli inevitabili conflitti che
sorgono nella storia non solo per ragioni sociali, politiche e ideologiche, ma
anche e proprio a causa di fedi religiose che ritengono intollerabile lesistenza di
altri modi di vivere la relazione con Dio stesso. La libert cristiana non mai
senza o contro laltro ed , in ultima istanza, la libert dellamore per i nemici,

la libert di non uccidere, di avere il tempo di disinnescare la spirale accecante


della violenza, la libert della sostituzione alle vittime se questa spirale ormai
dilaga come persecuzione, terrorismo e guerra.
Quando i credenti di ogni onesta fede, oltre i fanatismi e le proiezioni deliranti in
cui possiamo invocare un dio che in realt un idolo, vivranno allaltezza di questa
libert, il volto della terra torner ad essere un sorriso, lopera pi meravigliosa di un
Dio che a nessuno nega il suo amore.