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Contratti in generale

IL PROVVEDIMENTO
DEL TRIBUNALE DI ROMA
SULLE CLAUSOLE VESSATORIE
NEI CONTRATTI BANCARI
Tribunale di Roma, sez. II, 21 gennaio
2000 - Giud. Lamorgese - Movimento Federativo Democratico c. Associazione
Bancaria Italiana, Banca popolare di Milano soc. coop. a.r.l. e Banca Fideuram
s.p.a., con lintervento del Comitato consumatori Altroconsumo
Contratti in generale - Clausole vessatorie Condizioni generali di contratti utilizzati dalle banche - Azione inibitoria
riconosciuta la possibilit di chiedere al giudice linibizione delle clausole da considerarsi
vessatorie, anche in costanza dei parametri
stabiliti dalla legge n. 281/98, a tutte le associazioni che il giudice ritenga rappresentative
senza limitazioni particolari, nella particolare
materia dei contratti stipulati con i consumatori.

Contratti in generale - Clausole vessatorie Condizioni generali di contratti utilizzati dalle banche - Natura bilaterale della clausola di
recesso - Superamento dello squilibrio delle
parti - Esclusione
La caratteristica di bilateralit della clausola, in
sede di preventivo rimedio inibitorio, non comporta il superamento dello squilibrio tra le parti.

Contratti in generale - Clausole vessatorie Condizioni generali di contratti utilizzati dalle banche - Chiarezza della clausola - Mancanza
La mancanza di trasparenza della clausola pu
mascherare la funzione che determina il prezzo,
in modo tale da impedire laccesso alla valutazione del significativo squilibrio.

Contratti in generale - Clausole vessatorie Condizioni generali di contratti utilizzati dalle banche - Azione inibitoria - Estensione
Va estesa anche agli effetti perduranti dei contratti conclusi ante legem n. 52/96 lazione inibitoria, ci al fine di evitare una ingiusta disparit
di trattamento tra clienti con identici rapporti.

Svolgimento del processo


Con atto di citazione notificato il 17 dicembre 1997,
il Movimento Federativo Democratico (MFD) ha
convenuto in giudizio lAssociazione Bancaria Italiana (ABI), la Banca Popolare di Milano (BPM) e la
Banca Fideuram (BF) e chiesto al giudice di accertare, ai sensi degli artt. 1469 bis ss. c.c., la vessatoriet
e, di conseguenza, di inibire lutilizzazione - tanto
nei rapporti futuri che in quelli gi in essere - di ottantasei clausole contenute nelle condizioni generali
di contratto utilizzate, raccomandate, auspicate o
suggerite dallABI (elencate dai nn. 72 a 86) ed
utilizzate dalla BPM (nn. 1-42) e dalla BF (nn. 4371), di ordinarne la rettifica mediante lettera circolare con la menzione degli estremi del presente giudizio, da indirizzare, quanto alle predette banche, alla
clientela e, quanto allABI, alle associate e di disporre la pubblicazione integrale o per estratto dellemananda sentenza, a cura e spese dei convenuti, sui
quotidiani nazionali Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Il
Corriere della sera, con rifusione delle spese processuali.
I convenuti, costituitisi separatamente, hanno
chiesto il rigetto delle domande attoree, con rifusione delle spese processuali, deducendo: la carenza di legittimazione attiva del MFD, passiva
dellABI, linammissibilit ed infondatezza delle
domande.
Con ordinanza in data 18 giugno 1998 il g.i. ha rigettato il ricorso cautelare proposto dal MFD, ai
sensi degli artt. 1469 sexies, comma 2, c.c. e 669
bis ss. c.p.c., al fine di far accertare con urgenza
la vessatoriet di alcune delle clausole gi impugnate e di inibirne ai convenuti lutilizzazione.
Alludienza del 3 marzo 1999, fissata per i provvedimenti ex art. 184 c.p.c., ha proposto intervento volontario nel processo il Comitato difesa consumatori Altroconsumo (CCA) che ha chiesto
laccoglimento delle domande proposte dal MFD
e la rifusione delle spese processuali.
Alludienza del 7 luglio 1999, cui seguita la discussione orale il 18 novembre 1999, le parti hanno precisato le conclusioni:
1) il MFD ha confermato le conclusioni iniziali
riducendo (anche rispetto a quelle indicate in sede di precisazione delle domande ex art. 183,
comma 4-5, c.p.c.) il numero delle clausole impugnate a quelle (in totale quarantadue) identificate con i nn. 72-77-78, 83-84 dellABI, nn. 2, 48, 14-17, 23-24, 30-31, 32, ,35, 37-42 della BPM
e nn. 44, 46-52, 56-59, 62 e 66 della BF e confermando la richiesta (gi precisata in corso di cau-

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sa) di ordinare alle banche la eliminazione e la


rettifica mediante eliminazione dei motivi di vessatoriet nonch, in secondo luogo ed ove ci sia
ritenuto necessario, la positiva rettifica delle condizioni generali di contratto con lettera da indirizzare (...);
2) i convenuti hanno confermato le conclusioni
iniziali e riproposto le eccezioni di inammissibilit dellintervento del CCA e della domanda attorea, considerata nuova, di positiva rettifica
delle condizioni generali di contratto;
3) linterventore ha aderito alle conclusioni del
MFD.
Motivi della decisione
1) Lammissibilit dellintervento del CCA.
Il CCA ha proposto, ai sensi dellart. 105 c.p.c.,
intervento volontario, qualificato in via autonoma e litisconsortile, alludienza fissata per i
provvedimenti di cui allart. 184 c.p.c. (dopo la
presentazione delle memorie autorizzate delle
parti ex art. 183, ultimo comma, c.p.c.) e chiesto
laccoglimento delle domande del MFD.
I convenuti hanno eccepito la tardivit e, quindi,
linammissibilit dello stesso.
Bench lart. 268, comma 1, c.p.c. - a norma del
quale Lintervento pu aver luogo sino a che
non vengano precisate le conclusioni - non sia
stato modificato dalle recenti novelle processuali, una parte della dottrina, alla quale i convenuti
fanno riferimento a sostegno della propria eccezione, ha ritenuto che il sistema di preclusioni semirigido, qual quello introdotto dal legislatore
degli anni 90, abbia inciso anche sul regime
dellintervento in causa. Secondo questa dottrina,
il citato art. 268, comma 1, c.p.c. riguarderebbe
soltanto il cosiddetto intervento adesivo dipendente, che quello nel quale non viene fatto valere un diritto proprio ma si vogliono sostenere le
ragioni di una delle parti del processo: il terzo, in
tal caso, non proponendo una domanda autonoma, potrebbe intervenire sino alludienza di precisazione delle conclusioni e subirebbe soltanto
le limitazioni alla propria attivit processuale
previste nel successivo comma 2 (Il terzo non
pu compiere atti che al momento dellintervento
non sono pi consentiti ad alcuna altra parte...);
gli interventi adesivo autonomo (o litisconsortile), con il quale viene fatto valere un diritto autonomo ma solo nei confronti di una delle parti del
processo, ovvero principale, con il quale viene
affermata lesistenza di un diritto incompatibile
rispetto a quello di cui sono portatrici tutte le parti originarie del processo, concretandosi proprio
nella formulazione di domande nuove rispetto a
quelle introdotte dalle parti originarie, incorrerebbero nelle preclusioni operanti nei confronti
delle parti originarie, con la conseguenza che, se
linteresse del terzo sorge dalla domanda attrice,
egli deve intervenire (e proporre le domande) nel
termine fissato dagli artt. 166 e 167 c.p.c. per la
costituzione del convenuto (o quanto meno nei
venti giorni prima della prima udienza di trattazione ex art. 183 c.p.c.), analogamente a quanto
disposto dallart. 419 c.p.c. nel rito del lavoro.
Rilevante ai fini della soluzione del problema la

qualificazione dellintervento del CCA, che


condivisibile ritenere come autonomo-litisconsortile: leffetto processuale della domanda del
CCA, bench limitata allaccoglimento delle domande del MFD, d luogo indubbiamente, nonostante la sostanziale identit delle azioni (del
MFD e del CCA) nel petitum e nella causa petendi, allampliamento del tema decisorio, il quale dovr riguardare anche la valutazione del fatto
costitutivo dellazione ex art. 1469 sexies c.c. sotto il profilo soggettivo, con riferimento al requisito della rappresentativit dellassociazione intervenuta, cio della titolarit in capo alla stessa
dellinteresse ad agire nellinteresse dei consumatori e degli utenti.
La tesi pocanzi riassunta non condivisibile. Si
osserva, infatti, che: a differenza di quanto stabilito nel rito del lavoro (v. art. 419 c.p.c.), lart.
268 c.p.c. non prevede affatto che lintervento
debba avvenire entro il termine stabilito per la
costituzione del convenuto ma, al contrario, ammette lintervento di terzi, senza alcuna distinzione, fino al momento della precisazione delle conclusioni; lasserita inammissibilit dellintervento principale e litisconsortile, in quanto avvenuto
oltre il termine per la costituzione del convenuto
ovvero dopo la prima udienza di trattazione, sembra porsi in contrasto anche con la qualit di parte che il terzo acquista per effetto della mera costituzione in giudizio, ai sensi dellart. 267 c.p.c.
( significativo che, con riguardo allart. 419
c.p.c., si sia ritenuto che linterventore tardivo resta pur sempre parte del giudizio, tanto da essere
legittimato a proporre regolamento di giurisdizione: v. Cass. n. 3097/1985, Giur. it., 1987,
354); se lart. 344 c.p.c. consente finanche in appello lintervento dei terzi (tra i quali rientrano
gli interventori principali ed adesivo autonomo)
che potrebbero proporre opposizione ai sensi
dellart. 404 c.p.c., ancorch tale intervento costituisca indubbiamente una domanda nuova, inammissibile in sede di gravame ex art. 345 c.p.c.,
non si vede per quale ragione lo stesso intervento
non debba essere consentito anche in primo grado; dubbi potrebbero sorgere, al pi, per lipotesi
in cui il terzo debba svolgere anche unattivit
istruttoria e probatoria, mentre, qualora lunica
attivit sia quella assertiva (che coessenziale
allintervento principale e litisconsortile: v. Cass.
14 maggio 1999, n. 4771), nessuna preclusione
pu dirsi operante nei confronti dellinterventore,
verso il quale non vale infatti il divieto, che vincola le parti originarie, di proporre domande nuove (la citata sent. n. 4771/99 ha stabilito che la
preclusione sancita dallart. 268, comma 2, c.p.c.
riguarda soltanto lattivit istruttoria che linterventore non pu svolgere qualora, per la fase
avanzata del procedimento, la stessa non sia pi
consentita alle parti originarie, v. Trib. Milano, 1
luglio 1997, Giur. it., 1998, 1156, in motiv., che
ha stabilito lammissibilit dellintervento adesivo autonomo sino alludienza di precisazione
delle conclusioni).
Lintervento del CCA, pertanto, deve ritenersi
ammissibile, anche in considerazione del fatto
che stato pienamente rispettato il diritto di dife-

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sa del convenuti (ai quali stato concesso,


sullaccordo delle parti, il termine per memorie
di replica) e che nessuna attivit istruttoria/probatoria stata chiesta e svolta dallo stesso interventore.
2) La legittimazione attiva del MFD e del CCA.
2 a) La rilevanza della legge 30 luglio 1998, n.
281 (Disciplina dei diritti dei consumatori e degli
utenti).
I convenuti hanno eccepito il difetto di legittimazione ad agire del MFD, per mancanza dei requisiti di rappresentativit stabiliti dallart. 5 della
citata l. n. 281/98 (che ha attuato la dir. 98/
27/CE), a norma del quale stato costituito presso il Ministero dellindustria un elenco (nel quale
il CCA stato iscritto con d.m. industria del 13
settembre 1999) delle associazioni dei consumatori e degli utenti (in possesso di determinati requisiti: avvenuta costituzione da almeno tre anni,
ordinamento a base democratica, scopo esclusivo
della tutela dei consumatori e degli utenti, attivit
continuativa nei tre anni precedenti, numero di
iscritti non inferiore a determinati limiti parametrati in misura percentuale sulla popolazione nazionale ecc.) ritenute rappresentative sul piano
nazionale ed alle quali stata attribuita la legittimazione ad agire a tutela degli interessi collettivi
di tali categorie (v. art. 3).
Tale legge, quindi, avrebbe interpretato in modo
autentico e con effetti retroattivi la norma di cui
allart. 1469 sexies cit., che attribuisce, invece,
senza ulteriori specificazioni, alle associazioni ritenute di volte in volta dal giudice rappresentative dei consumatori (...) la legittimazione ad
agire in giudizio per far inibire luso di clausole e
condizioni di cui sia accertata la vessatoriet, secondo i parametri stabiliti dalla legge 6 febbraio
1996, n. 52 (attuativa della dir. 93/13/CE).
Lentrata in vigore successivamente allintroduzione del presente giudizio sarebbe argomento
sufficiente per escludere la rilevanza della legge
n. 281/98 ai fini della valutazione della rappresentativit e, quindi, della legittimazione del
MFD ma tale conclusione sostenuta anche da
altre considerazioni.
Loperativit dellelenco previsto dal citato art. 5
della l. n. 281/98, cui consegue lasserito effetto
costitutivo della legittimazione ad agire, non ha
coinciso con lentrata in vigore della l. n. 281/
98 ma stata differita al 31 dicembre 1999, data
successiva anche alludienza di discussione della
presente causa, sicch non possibile affermare a
priori la carenza di legittimazione del MFD per la
mancata iscrizione a tale elenco.
Nonostante la contraria affermazione del Consiglio di Stato (v. ord. sez. VI, 15 dicembre 1998, n.
1884, Codacons c. Ministero trasporti, Foro it.,
1999, III, 74), ragionevole ritenere che la partecipazione al Consiglio nazionale dei consumatori
e degli utenti per effetto della norma transitoria di
cui allart. 8 (in forza della quale, fino al 31 dicembre 1999, tale organo avente funzioni consultive e propulsive in materia, istituito dallart. 4
della l. n. 281 cit., composto dai membri della
Consulta dei consumatori istituita presso il Ministero dellindustria) sia sintomatica anche della

legittimazione del MFD ad agire, in fase transitoria, per la tutela dei diritti e degli interessi dei
consumatori.
La contestazione dei convenuti circa la partecipazione del MFD alla Consulta dei consumatori e
poi al Consiglio nazionale, contraddetta dal
d.m. 11 novembre 1994 (v. doc. 4/attore) nel quale risulta che Giustino Trincia, vicesegretario nazionale del MFD (v. verbale notarile allegato allo
statuto del MFD in data 16 luglio 1993 ed atto costitutivo in data 3 aprile 1981, docc. 2-3), componente della Consulta.
Ulteriore argomento, di carattere generale, a sostegno dellaffermata irrilevanza, nella presente
controversia, dei parametri stabiliti dalla l. n.
281/98 in punto di legittimazione delle associazioni dei consumatori, deriva dal principio (che
pertinente richiamare data la premessa dei convenuti secondo cui la nuova legge sarebbe votata a
regolamentare lintera materia degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti) espresso dal
brocardo lex posterior generalis non derogat
priori speciali, in considerazione della specialit
della precedente normativa introdotta dallart.
1469 bis ss. (v. sexies), che, nella particolare materia dei contratti di cui siano parti consumatori,
ha attribuito a qualunque associazione, di cui il
giudice possa apprezzare la rappresentativit senza particolari limitazioni, il potere di chiedere al
giudice di inibire luso di clausole di cui sia accertata labusivit (a differenza della tutela inibitoria generale ed atipica azionata dalle associazioni rappresentative ex lege, ai sensi dellart. 3
della l. n. 281/98).
Una diversa interpretazione, che limitasse la legittimazione ex art. 1469 sexies cit. solo alle associazioni iscritte nellelenco di cui allart. 5 l. n.
281/98, finirebbe per frustrare lo spirito della
riforma introdotta dalla legge n. 52 del 1996 che
di tutelare il consumatore rispetto alle pratiche
negoziali illecite, obiettivo al quale ben pu contribuire lazione di associazioni non iscritte in
quellelenco, e porrebbe dubbi di costituzionalit
(in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.) in quanto finirebbe per incidere sfavorevolmente su situazioni giuridiche soggettive preesistenti, quali sono
quelle degli enti esponenziali che, pur essendo
rappresentative secondo parametri diversi, verrebbero ad essere private della tutela giurisdizionale, con ripercussioni sullinteresse dei singoli
associati; inoltre, sarebbe contraddittoria rispetto
alla stessa l. n. 281/98 che, allart. 1, comma 2,
lett. f), ha riconosciuto il fondamentale diritto
alla promozione e allo sviluppo dellassociazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti.
Si pu aggiungere che, nel nostro ordinamento, il
riconoscimento della legittimazione ad agire consegue direttamente alla titolarit di un interesse
giuridico in capo al soggetto, sia esso individuale
o soggettivo, che intende impugnare latto di cui
trattasi (v. gli artt. 26 del r.d. 26 giugno 1924, n.
1054, che attribuisce al Consiglio di Stato di decidere sulle impugnative contro atti o provvedimenti che abbiano per oggetto un interesse di
individui o di enti morali giuridici..., e 9 della l.

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7 agosto 1990, n. 241, che nel prevedere lazionabilit degli interessi diffusi nellambito del
procedimento amministrativo estende la loro tutela a qualunque specie...: in tal senso, v. Tar Puglia, 19 maggio 1994, n. 958, Foro amm., 1994,
2209); anche significativo che, sulla base di
questa implicita premessa, il Consiglio di Stato
(sez. VI, 7 febbraio 1996, n. 182, Foro it., 1996,
496; conf. Tar Sardegna, 25 maggio 1992, n. 610,
in Rep. Foro it., 1994, voce Ambiente, n. 122),
annullando la sentenza di primo grado che aveva
ritenuto il difetto di legittimazione ad agire di
unassociazione di tutela dellambiente che,
allepoca del ricorso, non era riconosciuta in sede
amministrativa, abbia stabilito il seguente principio: Lart. 18, l. 8 luglio 1986 n. 349 ha introdotto un duplice sistema di accertamento della legittimazione ad agire in giudizio delle associazioni ambientaliste, nel senso che lesistenza di
un potere di individuazione del ministro dellambiente, ai sensi dellart. 13 l. cit., non esclude il
concorrente potere del giudice di accertare, caso
per caso, la sussistenza della legittimazione di
una determinata associazione ad impugnare
provvedimenti lesivi di interessi ambientali.
2 b) La rappresentativit del MFD.
Per decidere sulla legittimazione ad agire del
MFD e del CCA occorre aver riguardo alla loro
rappresentativit, secondo quanto stabilito
dallart. 1469 sexies c.c, che, tuttavia, non precisa i criteri da adottare a tal fine ma rimette allinterprete il compito di effettuare tale valutazione
caso per caso.
La giurisprudenza ha elaborato i criteri sulla base
dei quali, come gi ritenuto da questo tribunale in
analoghi giudizi promossi dal MFD (in tal senso,
v. ord., 8 maggio 1998, Foro it., 1998, 1989; 27
luglio 1998 e 29 luglio 1998, ivi, 3331), pu essere affermata la legittimazione ad agire della
suddetta associazione, avendo riguardo, in particolare: alle previsioni statutarie, i cui artt. 2 e 43
evidenziano la tutela degli interessi dei consumatori tra gli scopi del MFD (il Movimento promuove e sostiene azioni individuali e collettive
dirette a prevenire, a limitare o a rimuovere posizioni di soggezione e di sudditanza, situazioni di
sofferenza, di disagio e di discriminazione, pericoli per le libert individuali e collettive, attentati allintegrit fisica e psichica e alla dignit delle
persone, che si producono, in particolare, negli
ambiti dei servizi pubblici e sociali, dellinformazione, dei consumi privati; Il Movimento pone
la sua azione nel contesto europeo e internazionale e allinterno del pi vasto movimento consumerista. Esso agisce per la tutela dei diritti dei
consumatori e degli utenti e a salvaguardia
dellambiente, del territorio e della salute individuale e collettiva), non potendosi attribuire rilievo negativo alla concomitanza con quello consumeristico di altri scopi, strettamente connessi
con quelli tradizionali di tutela del consumo, funzionali alla tutela dei diritti di cittadinanza in senso lato e di libert (anche economica) del cittadino; alla partecipazione ad organismi pubblici (si
detto della presenza del movimento alla Consulta dei consumatori e poi al Consiglio naziona-

le dei consumatori e degli utenti); al riconoscimento ottenuto da autorit pubbliche (la Direzione generale XXIV della Commissione europea
ha accordato al MFD il sostegno al progetto di
azioni giurisdizionali a tutela dei consumatori di
cui espressione anche la presente controversia:
v. docc. b, g, h); alla seriet, dimostrata anche
dallorganizzazione di convegni sui temi in questione, dellattivit di monitoraggio e controllo
svolta dal movimento a tutela degli utenti in vari
settori (postale, ferroviario, sanitario, del catasto
ecc.: v. docc. a, d, e, f), alla capillarit dellorganizzazione, al radicamento su gran parte del territorio nazionale e, seppur non vi sia prova del numero di iscritti, al numero consistente dei simpatizzanti (circa 350 mila il numero dei partecipanti alle elezioni primarie del movimento) (v.
doc. a).
2 c) La rappresentativit del CCA.
La generica contestazione al riguardo svolta
dallABI non condivisibile.
La legittimazione ad agire ex art. 1469 sexies cit.
stata riconosciuta al CCA in analoghi giudizi (v.
Trib. Torino, 4 ottobre 1996, 16 agosto 1996, 14
agosto 1996, in Foro it., 1997, 287 ss.; 7 giugno
1999, CCA c. Autoset s.a.s. e Citroen Italia s.p.a.;
16 aprile 1999, CCA c. Fiat Auto s.p.a. e Progetto s.p.a.); lo scopo di promuovere e difendere gli
interessi dei consumatori e degli utenti di beni e
servizi (...) espresso nello statuto (v. art. 2 doc. 1/CCA); si gi detto che la suddetta associazione stata recentemente iscritta nellelenco
delle associazioni rappresentative dei consumatori, di cui allart. 5 della citata l. n. 281/98; ha
fatto parte della Consulta dei consumatori ed attualmente del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti presso il Ministero dellIndustria; ha un numero rilevante di iscritti (300 mila); componente di importanti organismi internazionali competenti in materia di difesa degli interessi dei consumatori e degli utenti (es. il Bureau European des Unions de Consommateurs di
Bruxelles, lEuropean Consumer Law Group di
Bruxelles, il Consumers International - v. docc.
3, 4, 5).
3) La legittimazione passiva dellABI.
LABI ha eccepito la propria carenza di legittimazione passiva sul presupposto che le banche
associate sarebbero del tutto libere di utilizzare
gli schemi contrattuali da essa elaborati e diffusi
mediante circolari; difettando, quindi, il rapporto
con i consumatori, lABI non avrebbe interesse
rispetto a quellutilizzazione e non rappresenterebbe unassociazione di professionisti nei cui
confronti sia possibile pronunciare linibitoria di
cui allart. 1469 sexies c.c.
Leccezione infondata. Lart. 7, n. 3, della direttiva CE individuava come legittimati passivi
dellazione inibitoria in materia di condizioni
vessatorie i professionisti o le associazioni di
professionisti che utilizzano o raccomandano
linserzione delle clausole; lart. 1469 sexies cit.
ha stabilito che possono essere convenuti in giudizio il professionista o lassociazione di professionisti che utilizzano condizioni generali di
contratto....

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In applicazione del noto principio secondo cui il


diritto interno, specie se di derivazione comunitaria, devessere interpretato in modo conforme alla lettera ed allo scopo della norma comunitaria,
facendo optare per soluzioni ermeneutiche che
portino a conseguire il medesimo risultato di questultima (v. Corte Giust., 13 novembre 1990,
causa C-106/89, Marleasing c. la Comercial Internacional, Racc., 1990, I, 4135), la formula
espressa dal legislatore italiano (che utilizzano) devessere interpretata in senso conforme a
quella del testo della direttiva (utilizzano o raccomandano), anche in considerazione del fatto
che, a norma dellart. 8 della direttiva, lo Stato
italiano non poteva stabilire disposizioni pi restrittive nella tutela dei consumatori rispetto a
quelle previste dalla stessa direttiva.
La ragionevolezza di tale soluzione si evince anche dal rilievo che qualora il legislatore italiano
avesse voluto effettivamente intendere che solo
le associazioni di professionisti che utilizzano le
clausole (cio che stipulino contratti individuali
sulla base di condizioni generali predisposte)
possono essere destinatarie di un ordine inibitorio, non avrebbe avuto senso far espresso riferimento nellart. 1469 sexies c.c. alle associazioni
di professionisti (le quali, infatti, non concludono
contratti con i consumatori), essendo stato sufficiente, a questo fine, il riferimento alla sola categoria dei professionisti.
Nel concetto di utilizzazione devono farsi rientrare anche i comportamenti che indirettamente e
mediatamente sono funzionali allinserzione delle condizioni generali nei moduli e formulari usati dai terzi professionisti nei contratti individuali
con i consumatori, cio ogni attivit di predisposizione di condizioni che siano destinate ad essere utilizzate nelle negoziazioni delle imprese associate con i singoli consumatori (v. Trib. Roma,
8 maggio 1998, cit., che ha affermato la legittimazione passiva dellassociazione nazionale delle imprese di assicurazione, e Trib. Torino, 4 ottobre 1996, 7 giugno 1999 e 16 aprile 1999 cit.,
che ha ritenuto ammissibile linibitoria nei confronti tanto del concessionario in qualit di diretto utilizzatore delle condizioni generali quanto
della casa costruttrice che ne raccomanda lutilizzazione).
Una diversa interpretazione (gi paventata dalla
commissione europea che, con lettera n. SG-98D/2844 del 6 aprile 1998, ha avviato una procedura di infrazione, n. 98/2026, nei confronti del
Governo italiano, ai sensi dellart. 169 Trattato
CE) determinerebbe un contrasto della norma italiana rispetto a quella comunitaria e ne giustificherebbe la disapplicazione.
Nel caso in questione, non pu esservi dubbio sul
valore di raccomandazione o di suggerimento dei
testi contrattuali predisposti dallABI. Infatti, come risulta dalla decisione della Commissione comunitaria del 12 dicembre 1986 (in GUCE L 43
del 13 febbraio 1987, n. 51), lABI unassociazione di imprese che raccomanda alle banche associate di adottare le norme uniformi elaborate in
comune con (e vincolanti per) le stesse banche al
fine di determinarne un comportamento unitario,

con il conseguente notorio effetto che per il cliente non esiste pratica possibilit di sottrarsi alle
condizioni generali che gli sono sottoposte, attesa luniformit delle condizioni proposte dalla totalit (o quasi) delle imprese bancarie ( significativo che tali condizioni generali siano adottate
dalle aziende di credito sotto gli auspici dellAssociazione bancaria italiana: v., ad es., i contratti di deposito titoli della BPM e di conto corrente
di corrispondenza e servizi connessi della BNL docc. 6, 16 MFD); la Banca dItalia ha invitato
lABI (v. provv. in data 3 dicembre 1994, n. 12, in
Banca e Borsa, 1995, II, 393) a modificare talune
disposizioni contenute nei contratti tipo che integravano gli estremi delle intese limitative della
concorrenza, con ci riconoscendo che le raccomandazioni rivolte alle imprese associate producono effetti sul mercato e, quindi, direttamente
nei confronti dei consumatori (n rilevante, per
negare la natura di raccomandazione delle norme
bancarie uniformi, che la Corte di Giustizia CE,
con sent. del 21 gennaio 1999, Foro it., IV, 130,
pur in realt implicitamente riconoscendo lesistenza nel caso di specie di unintesa tra imprese,
abbia negato la violazione degli artt. 85, n. 1, e 86
del Trattato CE da parte di alcune di queste norme riguardanti determinate operazioni bancarie);
lABI, inoltre, come riferito dalla convenuta
BPM, ha promosso un protocollo dintesa con alcune associazioni di consumatori e cio negoziazioni collettive per conto e nellinteresse delle
imprese bancarie, il che dimostra che trattasi di
schemi negoziali destinati ad essere recepiti dalle
imprese associate nella propria attivit negoziale
con i consumatori e gli utenti.
4) Il controllo di vessatoriet delle clausole impugnate (riguardanti il recesso unilaterale della
banca, lindividuazione del foro competente ed il
trattamento dei dati personali) nei contratti non
stipulati da consumatori, identificate dallattore
con i nn. 5 (art. 6, lett. c, delle norme BPM per i
conti correnti di corrispondenza e servizi connessi - mod. 2873, ed. 10/96 - doc. 5 MFD), 17 (art.
19 delle norme BPM citate), 30 (art. 19, erroneamente indicato come 18, dei contratti BPM di negoziazione, sottoscrizione, collocamento e raccolta ordini concernenti valori mobiliari - mod.
3785, ed. 9/96 - doc. 7), 38 (art. 28 delle norme
BPM per il servizio delle cassette di sicurezza mod. 3018, ed. 6/96 - doc. 9), 42 (punto 4 della
domanda BPM di finanziamento a medio termine
- mod. 5057, ed. 11/96 - doc. 11), 47 (art. 8, comma 1, delle norme BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari - mod. 072N01, dal 16 settembre 1996 - doc. 12), 57 (art. 17 delle norme
BF citate).
Ad avviso del MFD e del CCA la tutela generalepreventiva, qual quella inibitoria prevista
dallart. 1469 sexies c.c. rispetto alle condizioni
generali abusive, sarebbe ammissibile anche indipendentemente dalle limitazioni soggettive stabilite per la tutela individuale dallart. 1469 bis
ss. c.c. che riferita, formalmente, solo ai contratti di cui siano parti il consumatore (persona
fisica che agisce per scopi estranei allattivit imprenditoriale o professionale eventualmente svol-

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

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I CONTRATTI
n. 6/2000

ta) ed il professionista (persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che, nel quadro della sua
attivit imprenditoriale o professionale, utilizza il
contratto...).
Tale assunto, a prescindere dal profilo concernente la legittimazione del MFD e del CCA ad
agire nellinteresse anche dei professionisti, non
condivisibile in considerazione dellintitolazione (dei contratti del consumatore) della disciplina in esame (v. capo XIV bis, tit. II, libro IV
c.c.), delle ragioni ispiratrici della direttiva
93/13/CE e della lettera dellart. 1469 sexies c.c.
che consente al giudice di inibire luso delle
condizioni di cui sia accertata labusivit ai sensi
del presente capo (v. Trib. Palermo, 22 ottobre
1997, in Foro it., 1997, 3387).
Seguendo la diversa interpretazione, laccoglimento dellazione inibitoria collettiva nei rapporti endocommerciali produrrebbe effetti anche sul
piano individuale, rispetto al quale, contraddittoriamente, non sarebbe invece ammessa la tutela
per il singolo professionista.
Si sostiene anche che non avrebbe avuto senso,
altrimenti, lattribuzione della legittimazione
allazione collettiva in questione alle associazioni rappresentative dei consumatori e dei professionisti e (...) Camere di Commercio... (art.
1469 sexies, c.c.).
Si pu replicare, tuttavia, come gi rilevato dalla
dottrina, che la legittimazione attiva delle associazioni di categoria dei professionisti allazione
collettiva si giustifica in considerazione dellinteresse ad ottenere la cessazione degli atti di concorrenza sleale tra professionisti concorrenti che,
per compensare luso di clausole inique nei confronti dei consumatori, potrebbero essere indotti
ad una sleale riduzione dei prezzi, cos come linteresse ad esercitare unattivit di stimolo e controllo sullo svolgimento dei rapporti concorrenziali giustifica la legittimazione delle camere di
commercio.
Si sostiene anche che la nozione di consumatore
dovrebbe essere valutata con riferimento alleffettiva debolezza del soggetto nel rapporto contrattuale, sicch dovrebbe essere considerato tale,
ed essere ammessa la tutela sia individuale che
collettiva, anche colui che, pur essendo professionista, non lo sia nello specifico ramo di attivit
cui si riferisce la contrattazione, cosa che si verifica normalmente nei rapporti con le banche.
La denuncia di vessatoriet in esame con riguardo a condizioni generali nellambito dei rapporti
contrattuali tra le imprese bancarie ed altri professionisti, non ammissibile neanche da tale
punto di vista, perch contraddittoria ed irrilevante: se presuppone, come sembra, i concetti di
professionista/consumatore e la loro reciproca distinzione, sarebbe volta ad ottenere uninterpretazione della nozione di consumatore (inteso come soggetto debole e meritevole di tutela contro
le pratiche negoziali abusive a prescindere da
qualificazioni formali) che potr essere rilevante
se effettuata caso per caso nellambito del giudizio individuale-successivo (nel quale si potr
controvertere sulla sussistenza delle condizioni
soggettive stabilite dallart. 1469 bis, commi 1-2,

c.c. per lammissibilit della tutela contro le pratiche negoziali abusive) ma non in quello collettivo ex art. 1469 sexies c.c., nel quale la qualificazione soggettiva del consumatore (rectius, della categoria dei consumatori) come parte sostanziale del rapporto (e beneficiaria dellordine di
inibitoria) effettuata a livello generale ed astratto e precede il giudizio di vessatoriet delle singole condizioni; qualora invece la denuncia in
esame miri ad eliminare la distinzione soggettiva
in questione, allora linfondatezza di tale prospettazione deriva dalle considerazioni gi fatte.
Pertanto, la domanda di inibitoria riguardante le
clausole sopra menzionate riguardanti rapporti
negoziali in cui siano parti soggetti non consumatori devessere rigettata.
5) La prova della vessatoriet con riguardo alle
altre clausole impugnate (nei contratti in cui sia
parte un consumatore).
I convenuti hanno eccepito linammissibilit della domanda sotto il profilo della mancanza di
prova in ordine alla vessatoriet delle clausole
impugnate, cio alla sussistenza a carico del
consumatore [di] un significativo squilibrio dei
diritti e degli obblighi derivanti dal contratto
(art. 1469 bis, comma 1, c.c.).
Leccezione infondata. Si premette che la denuncia del MFD e del CCA riguarda un numero
rilevante di clausole contrattuali standard (identificate con sufficiente chiarezza) considerate dal
punto di vista delloggetto e degli effetti con specifico ed argomentato riferimento alle ragioni per
le quali fatta valere la presunzione di vessatoriet stabilita dagli artt. 1469 bis, comma 3, e
1469 quinquies, comma 2, c.c. ovvero dedotta
caso per caso la violazione del principio di trasparenza (artt. 1469 ter, comma 2, e 1469 quater
c.c.) ovvero richiamato, non essendo il giudice
vincolato allelenco (indicativo e non esauriente): art. 3, n. 3, dir. 93/13/CE) delle clausole che
si presumono abusive, il significativo squilibrio
tra le parti dei diritti ed obblighi derivanti dal
contratto (art. 1469 bis, comma 1, c.c.).
Tale riferimento consente di ritenere assolto, in
via generale (salvo che per le clausole nn. 83-84),
lonere di allegazione che incombe allattore in
sede inibitoria ex art. 1469 sexies c.c., nel cui particolare ambito, trattandosi di una forma di tutela
generale-preventiva, la vessatoriet espressione
di un giudizio di carattere astratto pi che un fatto che deve essere dimostrato in concreto con riguardo alla dinamica e specificit del singolo
rapporto (a tale riguardo, la dottrina non ha mancato di rilevare la sostanziale inutilizzabilit nel
giudizio ex art. 1469 sexies c.c. dei medesimi parametri previsti e modellati con riferimento al
giudizio individuale e, in particolare, di quelli indicati nellart. 1469 ter, comma 1, c.c. - secondo
cui la vessatoriet valutata facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della (...)
conclusione [del contratto] -, nonostante che in
detto giudizio il giudice inibisca luso delle condizioni di cui sia accertata labusivit ai sensi del
presente capo). Inoltre, la rilevabilit dufficio
dellinefficacia della clausola a vantaggio del
consumatore (art. 1469 quinquies, comma 3,

PARTE PRIMA
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566
I CONTRATTI
n. 6/2000

c.c.) introduce un principio volto a facilitare


ladempimento dellonere probatorio da parte del
singolo consumatore ma anche dellente collettivo che agisce nellinteresse della categoria dei
consumatori: in questo senso, eventuali carenze
nellallegazione dei profili di abusivit con riferimento alle ipotesi tipiche considerate negli elenchi contenuti negli artt. 1469 bis, comma 3, e
quinquies, comma 2, c.c. potranno essere colmate dal giudice, fermo restando limprescindibile
onere di parte di identificare con precisione le
clausole impugnate.
6) Le clausole impugnate. Premessa di metodo.
Si ritiene opportuno, per comodit di esposizione, di individuare le clausole impugnate secondo
lordine e la numerazione seguita dal MFD e di
esaminarle, anzich in base alla provenienza ovvero allordine numerico, per gruppi omogenei
(ma talune sono riconducibili a pi gruppi), in base alloggetto, agli effetti ed alle censure proposte.
Si premette che dallelenco delle clausole impugnate devessere espunta la clausola n. 35 (art.
10, comma 3, delle norme BPM riguardanti il
servizio delle cassette di sicurezza), alla quale
lattore e linterventore (che, rispettivamente, nel
riepilogo a pagg. 4-17 della comparsa conclusionale e nella conclusionale del CCA, non vi avevano fatto riferimento) hanno rinunciato nel corso della discussione orale.
7) Clausole sul recesso (nn. 8, 31, 48, 49, 78, 83,
84).
7 a) Cl. n. 8: art. 7, comma 6, delle norme BPM
per i conti correnti di corrispondenza e servizi
connessi (mod. 2873, ed. 10/96 - doc. 5 MFD).
Salvo diverso accordo, e fermo restando quanto
disposto nellarticolo precedente per lipotesi di
apertura di credito o di sovvenzione, ad ognuna
delle parti sempre riservato il diritto di (...) recedere, in qualsiasi momento, con preavviso di 1
giorno, dal contratto di conto corrente e dalla inerente convenzione di assegno.
Il richiamato articolo precedente, nellambito di
varie disposizioni relative allapertura di credito,
dispone anche che: la banca ha la facolt di recedere in qualsiasi momento, anche con comunicazione verbale, dallapertura di credito, ancorch concessa a tempo determinato (...); per il pagamento di quanto dovuto sar dato al correntista, con lettera racc., un preavviso non inferiore a
1 giorno. Qualora il correntista rivesta la qualifica di consumatore (...) la banca ha la facolt di recedere dallapertura di credito a tempo indeterminato, di ridurla o di sospenderla, al ricorrere di
un giustificato motivo, ovvero con un preavviso
non inferiore a 15 giorni; nel caso di apertura di
credito a tempo determinato la banca ha facolt
di recedere, di ridurre o di sospendere laffidamento al ricorrere di una giusta causa. Per il pagamento di quanto dovuto sar dato al correntista, con lettera racc., un preavviso di almeno 15
giorni (art. 6, lett. c).
Il primo problema che si pone di comprendere
il senso del richiamo alla norma sullapertura di
credito, stante la diversit della disciplina sul recesso (che, nellart. 7, ad nutum mentre nellart.

6 deve essere preceduto, nellambito dei contratti con i consumatori, dal preavviso, salvo che sussista un giustificato motivo): il rinvio richiama
anche la disciplina sul recesso di cui allart. 6 lett.
c) e la distinzione ivi contenuta tra i contratti stipulati con i consumatori ed i professionisti?
Lequivocit e non trasparenza della clausola (art.
1469 quater c.c.), accentuata dalla difesa BPM
(che, con considerazioni che attengono al contenuto intrinseco dellimpugnato art. 7, comma 6,
difende la clausola contestando la vessatoriet
del recesso ad nutum: v. pag. 37 della conclusionale), essa stessa fonte di squilibrio tra le parti
ed iniquit sostanziale aggravando lasimmetria
informativa gi presente nei contratti per adesione: la conseguenza che se ne deve trarre nellambito del procedimento collettivo, finalizzato ad
una tutela di carattere essenzialmente preventivo,
linibitoria delluso della stessa.
N pu obiettarsi che effetto dellintrasparenza
dovrebbe essere solo quello di dare ingresso ad
una valutazione dello squilibrio, con la possibilit per il consumatore di compensare, mediante
uninterpretazione adeguatrice (art. 1469 quater,
comma 2, c.c.), lo svantaggio determinato
dalloscura redazione della clausola con altri
vantaggi derivanti dallintero programma negoziale, avendo riguardo alla natura del bene o del
servizio oggetto del contratto, ad altre circostanze del caso concreto ovvero alla stessa contrattazione della clausola (art. 1469 ter, comma 1 e 4,
c.c.).
Tale orientamento pu essere condiviso nellambito del giudizio individuale-successivo, nel quale il consumatore pu far valere il suo interesse
alla conservazione della pur oscura clausola in
forza di uninterpretatio contra proferentem ma
non in quello collettivo ex art. 1469 sexies c.c., il
cui scopo, realizzato dallinibitoria preventiva,
di contrastare la diffusione delle clausole abusive, potenzialmente dannose nei confronti di tutti
i consumatori, anticipatamente rispetto alla loro
inserzione nei contratti individuali (si detto in
dottrina che, ai fini della valutazione di vessatoriet, la comprensibilit del testo contrattuale
devessere dal giudice considerata in modo diverso nel giudizio individuale ed in quello collettivo: nel primo avendo riguardo al consumatore
medio, nel secondo a quello meno avveduto).
Tale conclusione rende irrilevante lesame dei
motivi di censura della clausola con riferimento
agli altri parametri di valutazione della vessatoriet, indicati nellart. 1469 bis, comma 1 e 3, n.
8, c.c.
7 b) Cl n. 31: domanda BPM di concessione di fido (mod. 3385, ed. 3/94 - doc. 8).
Il sottoscritto (...) dichiara di accettare integralmente le seguenti clausole: (...) 2) facolt della
banca di revocare in qualsiasi momento la concessione con conseguente immediata sospensione dellutilizzo e con il diritto di pretendere limmediato rimborso di quanto dovuto per capitale,
interessi e spese (v. p. 6, n. 2, della domanda in
questione).
Il parametro di riferimento per la valutazione

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I CONTRATTI
n. 6/2000

concernente la vessatoriet o meno della clausola


visto nel significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto nei confronti
del consumatore (art. 1469 bis, comma 1, c.c.) e
nella violazione dellart. 1469 bis, comma 3, n. 8,
c.c. (che presume la vessatoriet delle clausole
che consentono al professionista di recedere da
contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa).
Trattandosi di recesso ad nutum della banca senza preavviso ed a prescindere da un giustificato
motivo, la clausola vessatoria senza possibilit
di invocare utilmente la previsione dellart. 1469
bis, comma 4, n. 1, c.c. che, nei contratti aventi
ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a
tempo indeterminato (quali, in gran parte, sono
quelli bancari), in deroga al citato art. 1469 bis,
comma 3, n. 8, c.c., consente al professionista di
recedere, qualora vi sia un giustificato motivo,
senza preavviso, dandone immediata comunicazione al consumatore, n condivisibile il tautologico e generico rilievo della difesa BPM secondo cui la vessatoriet dovrebbe essere esclusa
in considerazione della natura del servizio prestato dalla banca.
7 c) Cl. n. 48: art. 8, comma 2, delle norme BF
sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari
(mod. 072N01 del 16 settembre 1996 - doc. 12).
[Le aperture di credito che la banca ritenesse
eventualmente di concedere al cliente sono soggette alle seguenti statuizioni: (...) la banca ha la
facolt di recedere in qualsiasi momento (...)].
Qualora il cliente sia un consumatore ai sensi del
secondo comma dellart. 1469 bis c.c. (...) per il
recesso, la riduzione o la sospensione dellapertura di credito a tempo indeterminato dovr essere dato un preavviso non inferiore a due giorni,
salvo che ricorra un giustificato motivo; in tutti i
casi dovr essere data immediata comunicazione
al consumatore.
Il parametro di riferimento indicato ancora
nellart. 1469 bis, commi 1, 3 n. 8, 4 n. 1, c.c. La
censura fondata. Lalternativa (che a fondamento della legittima facolt di recesso della banca, ai sensi dellart. 1469 bis, comma 4, n. 1, c.c.)
tra preavviso e giustificato motivo qui solo apparente, in considerazione delleccessiva ristrettezza del termine (due giorni) entro il quale pu
essere dato il preavviso senza motivazione (lart.
1845, comma 3, c.c. stabilisce che, in mancanza
di contrattazione, il termine di preavviso di
quindici giorni e, nel caso dei contratti per adesione, non pu ravvisarsi alcuna contrattazione
che giustifichi la predetta riduzione del termine
n pu ravvisarsi un uso normativo in tal senso).
Il formale rispetto della lettera della norma sopra
citata non esclude la vessatoriet in considerazione dellincongruo svantaggio che ne deriva al
consumatore e, quindi, del significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, ai sensi dellart. 1469 bis, comma 1, c.c.
7 d) Cl. n. 49: art. 9 delle norme BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari (doc. 12).
Salvo diverso accordo, e fermo restando quanto
disposto nellarticolo precedente per lipotesi di

apertura di credito o di sovvenzione, ad ognuna


delle parti sempre riservato il diritto di recedere
da tutti o da singoli rapporti, in qualsiasi momento, con il preavviso di un giorno oppure per un
giustificato motivo dandone immediata comunicazione alla controparte.
Identico il parametro di riferimento della censura di vessatoriet (art. 1469 bis, comma 1 e 3,
n. 8, c.c.). Anche qui la clausola, la cui equivocit
nel richiamo alla norma sullapertura di credito
accentuata dalla difesa della BF (v. pag. 42 della
conclusionale), vessatoria per le ragioni espresse sia al punto 7a) che al punto 7c) (ove esaminato lart. 8 richiamato dallart. 9 in commento).
N a diverse conclusioni pu condurre il rilievo
che il recesso consentito ad entrambe le parti:
lirragionevolezza del termine di preavviso (in
mancanza di un giustificato motivo) rende inoperante la deroga ex art. 1469 bis, comma 4, n. 1,
c.c. ed automaticamente vessatoria la clausola;
inoltre, la bilateralit del recesso non sufficiente, in sede di rimedio inibitorio generale-preventivo, a superare lo squilibrio tra le parti che accentuato dalla previsione della facolt di recesso
del professionista modellata nei modi previsti
dalla clausola in esame.
7 e) Cl. n. 78: art. 7, comma 7, delle norme ABI
relative al conto corrente di corrispondenza a
servizi connessi (v. contratti bancari tipo, p. 15 doc. 15 MFD) che, nel nuovo testo, corrisponde
allart. 7, comma 6 (doc. 2 all. ABI).
La clausola qui impugnata pu essere cos identificata nel senso proposto dallABI (a pagg. 23/24
della comparsa di risposta e 17 della conclusionale) e non contestato dal MFD n dal CCA, anche in considerazione del fatto che il MFD ha distinto questa ipotesi (riguardante il recesso della
banca nei contratti di conto corrente) da quella
successiva del recesso nel contratto di apertura di
credito in conto corrente (v. cl. n. 83).
La norma stabilisce che: Salvo diverso accordo,
e fermo restando quanto disposto nellarticolo
precedente per lipotesi di apertura di credito o di
sovvenzione, ad ognuno delle parti sempre riservato il diritto di (...) recedere, in qualsiasi momento, con preavviso di un giorno, dal contratto
di conto corrente e dalla inerente convenzione di
assegno; il precedente art. 6 contiene, tra le varie disposizioni, anche la seguente: la banca ha
la facolt di recedere in qualsiasi momento, anche con comunicazione verbale, dallapertura di
credito, ancorch concessa a tempo determinato
(...); per il pagamento di quanto dovuto sar dato
al correntista, con lettera raccomandata, un
preavviso non inferiore a ... giorni. Qualora il
correntista rivesta la qualifica di consumatore
(...), la banca ha facolt di recedere dallapertura
di credito a tempo indeterminato secondo le modalit sopra indicate; nel caso di apertura di credito a tempo determinato la banca ha facolt di
recedere (...) al ricorrere di una giusta causa. Per
il pagamento di quanto dovuto sar dato al correntista, con lettera raccomandata, un preavviso
di ... giorni (...) (v. lett. c, modif. con circ. ABI
del 23 febbraio 1996/serie legale n. 17 - doc.
13/MFD).

PARTE PRIMA
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I parametri di valutazione sono identici a quelli


indicati a proposito delle clausole precedenti (art.
1469 bis, comma 1, 3 n. 8, 4 n. 1, c.c.).
Si deve premettere che per effetto della citata circolare ABI del 1996 venuta meno la distinzione
tra il recesso nel contratto a tempo determinato
(per il quale ora prevista la necessit della giusta causa, conformemente allart. 1845, comma
1, c.c., il che fa escludere la vessatoriet trattandosi di norma riproduttiva di disposizioni di legge, ai sensi dellart. 1469 ter, comma 3, c.c.) ed in
quello a tempo indeterminato.
Con riguardo a questultimo, la clausola non pu
superare positivamente il vaglio ex art. 1469 bis e
ss. c.c. Il richiamo allart. 6 rende la clausola
equivoca per le ragioni e con le conseguenze
spiegate nel punto 7a). Ad identica conclusione
di vessatoriet si giunge anche interpretando il richiamo come recettizio, cio ritenendo operante
per il recesso dal contratto di conto corrente la distinzione (introdotta per lapertura di credito dalla lett. c del cit. art. 6) tra contratti in cui sia parte un professionista ovvero un consumatore.
La tesi dellABI secondo cui essa sarebbe riproduttiva dellart. 1845, comma 3, c.c., che autorizzerebbe il recesso ad nutum, non condivisibile.
Tale norma condiziona il recesso al preavviso
(nel termine negoziato dalle parti ovvero di quindici giorni) ma questo necessario e non pu essere omesso, come invece fa la clausola impugnata (ove il preavviso riferito al diverso effetto del pagamento di quanto dovuto dal correntista), tranne il caso in cui sussista un giustificato
motivo, ipotesi di cui la nuova formulazione della predetta clausola (riportata in neretto tra virgolette nella circolare del 1996 cit.) non fa espressa
menzione.
Sullirrilevanza della bilateralit del recesso, si
rinvia alle considerazioni espresse al punto 7 d).
7 f) Cl. n. 83: art. 4, comma 1, delle norme ABI
relative allapertura di credito in conto corrente
(contratti bancari-tipo del 1986, p. 113 - doc. 1
5).
7 g) Cl. 84: art. 6 delle norme ABI relative
allapertura di credito in conto corrente (contratti bancari-tipo del 1986, p. 114 - doc. 15).
LABI ha dedotto (in tal senso vedi anche la circ.
28 dicembre 1994 - doc. 3/ABI) che tali clausole
(concernenti, rispettivamente, il recesso della
banca immotivato e quello determinato dallinadempimento del cliente) riguardano condizioni
generali relative al contratto di apertura di credito in conto corrente non pi in vigore da molti anni, essendo lapertura di credito completamente
disciplinata nel citato art. 6 delle norme sul conto
corrente (v. clausola n. 78). Nulla hanno obiettato il MFD ed il CCA, sicch limpugnazione
devessere rigettata, in mancanza di un dimostrato interesse attuale allazione. Generico ed inidoneo ad identificare con sufficiente chiarezza ulteriori clausole impugnante il riferimento del
MFD, nellambito della clausola n. 83, ad altri
(cio diversi rispetto allart. 4, comma 1 cit.) articoli corrispondenti negli altri contratti di apertura di credito (v. p. 30 della citazione e 41 della conclusionale MFD).

8) Clausole che hanno per oggetto o producono


leffetto di esonerare o limitare la responsabilit
della banca (nn. 16, 24, 32, 39, 41, 42, 51, 52, 72)
e in caso di smarrimento di assegni (nn. 2, 58).
8 a) Cl. n. 16: art. 18, comma 2, delle norme
BPM per i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi (doc. 5).
La clausola - In assenza di particolari istruzioni
del correntista, le modalit di esecuzione degli
incarichi assunti sono determinate dalla banca tenendo conto della natura degli stessi e delle procedure pi idonee nellambito della propria organizzazione - impugnata perch avrebbe lindiretto effetto di determinare una potenziale limitazione di responsabilit dellazienda di credito nei
confronti del cliente, rilevante ai sensi dellart.
1469 bis, comma 1 e 3, nn. 2 (che esclude o limita le azioni del consumatore in caso di inadempimento del professionista: v. art. 1469 quinquies,
comma 2, n. 2, c.c.), 4 (che subordina lesecuzione della prestazione del professionista a condizioni il cui adempimento dipende dalla sua volont), 15 (che limita la responsabilit di
questultimo), 16 (che limita o esclude lopponibilit delleccezione di inadempimento da parte
del consumatore), 18 (che limita i poteri difensivi di questultimo nei confronti del professionista) e, si pu aggiungere, n. 14 (che riserva al
professionista il potere di accertare il proprio
adempimento o di interpretare il contratto).
La censura fondata. La norma, nella sua equivoca formulazione (che ne autorizza lo scrutinio
anche ai sensi dellart. 1469 quater c.c.) ha leffetto di rimettere genericamente allo stesso debitore la determinazione del parametro di riferimento per la valutazione del proprio comportamento (in termini di adempimento/inadempimento della prestazione). La genericit del riferimento alla natura degli incarichi ed alla organizzazione interna della banca non consente di ritenere
conferente il richiamo, effettuato dalla difesa
BPM, alla natura del servizio bancario, ai sensi
dellart. 1469 ter, comma 1, c.c.
8 b) Cl. n. 24: art. 1, comma 4, del modulo di domanda allegata ai contratti BPM di negoziazione, sottoscrizione, collocamento e raccolta ordini concernenti valori mobiliari (mod. 3785, ed.
9/96 - doc. 7).
La norma, la cui censura fondata, la seguente:
facolt della banca non eseguire lordine conferito dal cliente, dandone immediata comunicazione al cliente stesso.
Il parametro di riferimento indicato nellart.
1469 bis, comma 1 e 3, nn. 4 e 11 (che riguarda la
clausola che consente al professionista di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali
senza un giustificato motivo), oltre ai gi citati
nn. 15, 16 e 18 e 1469 quinquies, comma 2, n. 2,
c.c.
La clausola affida allunilaterale volont della
banca ladempimento del contratto, nellambito
del quale essa assume lincarico di negoziare i
valori mobiliari di cui agli ordini di compravendita ... sottoscrivere i valori mobiliari ... di cui
agli ordini ... raccogliere (...) ordini di acquisto e
di vendita di valori mobiliari (v. premessa dello

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

569
I CONTRATTI
n. 6/2000

schema di contratto in questione) e, inoltre, difetta di chiarezza (art. 1469 quater c.c.) non specificando in quali condizioni, per quali motivi ed in
virt di quali criteri la banca possa decidere di avvalersi della facolt di non eseguire gli ordini. N
condivisibile il rilievo della difesa BPM, secondo cui nessun preesistente obbligo contrattuale vi
sarebbe per la banca e la predetta facolt altro
non sarebbe che espressione del generale principio di libert contrattuale. Il vincolo contrattuale
dal quale sorge lobbligo della banca di negoziare, sottoscrivere e raccogliere gli ordini, nasce
nel momento in cui il cliente le ha affidato lincarico, come si evince dal seguente testo contrattuale: premesso che (...) ho/abbiamo preso completa cognizione delle norme contrattuali qui di
seguito riportate che dichiaro/dichiariamo di accettare integralmente; vi conferisco/conferiamo
lincarico di (...) Prendo/Prendiamo atto che un
esemplare del presente contratto mi/ci viene rilasciato debitamente sottoscritto).
8 c) Cl. n. 32: art. 3, comma 2, delle norme BPM
per il servizio delle cassette di sicurezza (mod.
3018, ed. 6/96 - doc. 9).
8 d) Cl. n. 39: dichiarazione integrativa allegata
al contratto BPM per il servizio delle cassette di
sicurezza (doc. 9).
8 e) Cl. n. 72: art. 3, comma 2, delle norme ABI
per il servizio delle cassette di sicurezza (circ.
ABI serie legale n. 40 del 27 novembre 1995 doc. 14).
Nel caso in cui, per qualsiasi ragione, la banca
fosse tenuta ad un risarcimento verso lutente, essa non lo rimborser che del danno comprovato
ed obiettivo, escluso ogni apprezzamento del valore di affezione e tenuto conto di quanto disposto allart. 2, a norma del quale: Lutente tenuto a dichiarare il massimale assicurativo adeguato a coprire il rischio della banca medesima
per il risarcimento dei danni che dovessero eventualmente derivare allutente dalla sottoscrizione,
dal danneggiamento o dalla distruzione delle cose contenute nella cassetta; dichiarazione integrativa: Prendo atto che avrete titolo per richiederci il risarcimento di eventuali danni da voi subiti in conseguenza della mancata corrispondenza del massimale da me indicato alleffettivo valore delle cose contenute nella cassetta.
La clausola - censurata con riferimento ai parametri di cui allart. 1469 bis, comma 1 e 3, nn. 2,
16, 18 (e, si pu aggiungere, allart. 1469 quinquies, comma 2, n. 2) c.c. - stata in tal senso
modificata dallABI nel 1995 allo scopo di adeguarla allindirizzo giurisprudenziale (v. Cass. 7
maggio 1992, n. 5421 e 12 maggio 1992, n. 5617,
Foro it., 1993, 879; 1 luglio 1994, n. 6625, ivi,
1994, 3422) che aveva affermato il seguente principio: Con riguardo al contratto bancario inerente al servizio delle cassette di sicurezza, la
clausola, che contempli la concessione delluso
della cassetta per la custodia di cose di valore non
eccedente un determinato ammontare, facendo
carico al cliente di non inserirvi beni di valore
complessivamente superiore, e che, correlativamente, neghi oltre detto ammontare la responsabilit della banca per la perdita dei beni medesi-

mi, lasciando sul cliente gli effetti pregiudizievoli ulteriori, integra un patto limitativo non
delloggetto del contratto, ma del debito risarcitorio della banca, in quanto, a fronte dellinadempimento di essa allobbligo di tutelare il contenuto della cassetta (obbligo svincolato da quel valore, alla stregua della segretezza delle operazioni
dellutente), fissa un massimale allentit del
danno dovuto in dipendenza dellinadempimento
stesso. Tale clausola, pertanto, soggetta alle disposizioni dellart. 1229, comma 1, c.c. in tema
di nullit dellesclusione o delimitazione convenzionale della responsabilit per i casi di dolo o
colpa grave.
La nuova norma, secondo lABI, avrebbe leffetto di porre a carico del cliente, il quale sarebbe
pur sempre libero di utilizzare senza limiti la cassetta ed avrebbe diritto al risarcimento integrale
del danno ai sensi dellart. 1839 c.c., lobbligo di
dichiarare la misura della copertura assicurativa
che, a suo avviso, la banca dovrebbe attivare per
garantirsi nel caso fosse tenuta al risarcimento
dei danni conseguenti alla sottrazione, danneggiamento o distruzione delle cose contenute nella
cassetta; qualora la banca fosse tenuta a pagare
importi maggiori di quelli per i quali si era assicurata, potrebbe rivalersi in via riconvenzionale
nei confronti del cliente per la differenza fra il
danno quantificato dal giudice ed il massimale
assicurato individuato secondo le erronee informazioni rese dal cliente.
A parte i dubbi sulla conformit del nuovo testo
della clausola (la quale premette che la banca risarcir il danno comprovato ed obiettivo ma precisa tenuto conto di quanto disposto allart. 2
cio della dichiarazione del cliente in ordine al
massimale assicurato) allintento espresso dalla
circolare ABI cit., il che ne autorizzerebbe la censura anche sotto il profilo del difetto di trasparenza (art. 1469 quater c.c.), non sembra, tuttavia,
che tale modifica possa far superare i profili di illiceit gi evidenziati dalla giurisprudenza. Non
pu essere negato, infatti, che identico leffetto
di realizzare una limitazione convenzionale dei
danni e della responsabilit della banca nei confronti del consumatore (nellambito di un servizio, qual quello delle cassette di sicurezza, al
cui schema legale tipico estraneo il collegamento tra il corrispettivo ed il rischio assunto dalla banca: nel modulo della predetta dichiarazione
integrativa si prevede invece una variazione del
canone in relazione al massimale dichiarato) e di
determinare a carico del consumatore, con riferimento ai parametri normativi sopra citati, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi
contrattuali che, indipendentemente dalleventuale invalidit della clausola, sufficiente a farla considerare vessatoria.
8 f) Cl. n. 41: punto 3 dello schema di domanda
BPM di finanziamento ipotecario (mod. 3618, ed.
11/96 - doc. 10).
il/i sottoscritto/i (...) autorizza/no irrevocabilmente la Banca Popolare di Milano al trattamento dei dati relativi sia a tutti i rapporti di affidamento/finanziamento, nonch eventuali carte di
credito (...) Acconsente altres che a tali dati ac-

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

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I CONTRATTI
n. 6/2000

cedano (...) in genere i soggetti economici che ne


facessero richiesta (...).
La censura fondata nellambito dei contratti con
i consumatori. La clausola ha leffetto di obbligare il cliente a consentire, ed in modo irrevocabile,
il trattamento dei propri dati personali (qualunque siano e per qualunque scopo) a pena di non
poter concludere il contratto: leffetto di determinare un significativo squilibrio ai danni del
consumatore (art. 1469 bis, comma 1, c.c.) e di limitare potenzialmente i diritti del consumatore e
la responsabilit dellimpresa bancaria (art. 1469
bis, comma 3, nn. 2, 14, 15, 16, 18, 1469 quinquies, comma 2, n. 2 c.c.), anche in violazione
delle disposizioni contenute nel d.lgs. n. 675 del
31 dicembre 1996 (v. art. 11 ss.).
8 g) Cl. 51: art. 11 delle norme contrattuali BF
sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari
(doc. 12).
La clausola - Le comunicazioni e gli ordini del
cliente hanno corso a suo rischio, per ogni conseguenza derivante da errori, disguidi o ritardi nella trasmissione. La banca non assume alcuna responsabilit per ogni conseguenza derivante da
esecuzione di ordini o di operazioni che sia causata da fatto di terzi o comunque non direttamente imputabile a dipendenti della banca - introduce, quanto alla prima parte, lesonero della banca
da responsabilit (che attribuita sempre al cliente) al ricorrere di eventi dannosi e, quanto alla seconda, una limitazione di responsabilit, in violazione degli artt. 1228, 1229, comma 2, e 1717,
comma 1, c.c. che stabiliscono la responsabilit
del debitore per i fatti dolosi o colposi dei terzi di
cui si avvale nelladempimento dellobbligazione
anche se non sono suoi dipendenti. La fondatezza
della censura si giustifica con riferimento ai parametri di cui agli artt. 1469 bis, comma 1 e 3, nn.
2, 14, 15, 16, 18 e, si pu aggiungere, n. 17 (riguardante la clausola che consente al professionista di sostituire a s un terzo qualora risulti diminuita la tutela dei diritti del consumatore) e 1469
quinquies, comma 2, n. 2, c.c. La stessa ABI,
inoltre, ha invitato le banche ad eliminare dai
propri schemi contrattuali le clausole che producono leffetto di escludere la propria responsabilit per ogni conseguenza derivante genericamente da eventi ad essa non imputabili, in contrasto con il pi rigoroso principio espresso
dallart. 1218 c.c. che richiede, a quel fine, limpossibilit della prestazione derivante da causa
non imputabile (v. circ. n. 739 del 3 febbraio
1995 e del 1996 cit.).
8 h) Cl. n. 52: art. 12, comma 1-4, delle norme
contrattuali BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari (doc. 12).
in facolt della banca assumere o meno gli incarichi del cliente: la vessatoriet della clausola,
in considerazione anche della generalizzata applicabilit a qualsiasi operazione bancaria, si giustifica per le ragioni espresse a proposito della
clausola n. 24 (v. p. 8 b).
In relazione agli incarichi ricevuti dal cliente, la
banca autorizzata, ai sensi e per gli effetti
dellart. 1717 c.c., a farsi sostituire nellesecuzione dellincarico da un proprio corrispondente, an-

che non bancario, non rispondendo delloperato


del corrispondente a meno che non sia stata in
colpa nella scelta di questultimo: la vessatoriet si giustifica a causa della limitazione di responsabilit della banca (rilevante con riferimento allart. 1469 bis, comma 1 e 3, nn. 2, 15, 16,
17, 18, c.c.) per linadempimento della persona
che la sostituisce al solo caso di colpa nella scelta di questultima; n pu ritenersi che la clausola riproduca disposizioni di legge (v. art. 1469
ter, comma 3, c.c.), atteso che lautorizzazione
che il mandante pu dare al mandatario di farsi
sostituire, con la conseguente limitazione di responsabilit di questultimo (ai sensi dellart.
1717, comma 2, c.c.), presuppone che la relativa
previsione sia stata negoziata, il che non in caso di condizioni generali di contratto unilateralmente predisposte.
In assenza di istruzioni particolari del cliente, il
sistema di esecuzione degli ordini di pagamento
o di bonifico sar determinato dalla banca in relazione alle procedure utilizzate nellambito della
propria organizzazione; Col valersi dei servizi
della banca si intendono senzaltro accettate dal
cliente le norme e le condizioni da essa stabilite
per singoli servizi (...): la vessatoriet si giustifica per le ragioni gi espresse a proposito della
clausola n. 16 (v. p. 8 a) e, quanto al secondo capoverso, con riferimento anche agli artt. 1469
bis, comma 3, n. 10 (che riguarda il diverso caso
in cui il consumatore vincolato a clausole che
non ha avuto la possibilit di conoscere prima
della conclusione del contratto) e 1469 quinquies, comma 2, n. 3, c.c.
8 i) Cl. n. 2: art. 3, comma 2, delle norme BPM
per i conti correnti di corrispondenza e servizi
connessi (doc. 5).
8 l) Cl. n. 58: art. 18, comma 2, delle norme contrattuali BF sulla prestazione dei servizi bancari
e finanziari (doc. 12).
La clausola identica: Il correntista tenuto a
custodire con ogni cura i moduli di assegni ed i
relativi moduli di richiesta, restando responsabile
di ogni dannosa conseguenza che potesse risultare dalla perdita, dalla sottrazione o dalluso abusivo od illecito dei moduli stessi, della cui perdita o sottrazione deve dare immediata comunicazione alla banca (...).
La censura di vessatoriet, con riferimento ai parametri di cui allart. 1469 bis, comma 1 e 3, nn.
2 (v. art. 1469 quinquies, comma 2, n. 2), 16, 18
c.c., fondata. La clausola collega la responsabilit della banca alladempimento dellonere del
cliente di comunicare la perdita o la sottrazione
dei moduli di assegno, con leffetto di limitarla
qualora conseguenze dannose per il consumatore
derivino da eventi alla stessa banca imputabili,
nel qual caso (come, ad esempio, quello del pagamento di assegni contraffatti) nessuna rilevanza diretta pu assumere la mancata comunicazione immediata, la cui generica previsione, peraltro, intrasparente (art. 1469 quater c.c.) in
quanto lascia alla stessa banca di determinare il
tempo utile entro il quale la comunicazione
tempestiva ed efficace e si presta ad essere interpretata nel senso di disconoscere preventivamen-

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GIURISPRUDENZA

571
I CONTRATTI
n. 6/2000

te la rilevanza di circostanze che possano giustificare il ritardo nella comunicazione da parte del
cliente.
9) Cl. n. 23 di deroga alla competenza giurisdizionale (territoriale): art. 19 delle norme BPM
relative al contratto di deposito titoli (mod. 3657,
ed 7/95 - doc. 6).
Per qualunque controversia foro elettivo per
chiamare in giudizio la banca quello nella cui
circoscrizione si trova la dipendenza della banca
che ha effettuato loperazione mentre questultima potr chiamare in giudizio le altre parti a propria insindacabile scelta, sia dinanzi al foro di cui
sopra sia dinanzi al Foro di Milano.
La vessatoriet della clausola in questione, che
stabilisce come foro esclusivo della controversia
tra la banca ed il consumatore un luogo potenzialmente diverso da quello nel quale il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, si giustifica con riferimento allart. 1469 bis, comma 2,
n. 19, c.c., alla cui disposizione anche lABI, nella circ. del 1996 cit., ha invitato le banche ad adeguarsi (in senso conf., v. Trib. Palermo, 3 febbraio 1999, Foro it., 1999, 2085; 2 giugno 1998,
ivi, 358).
10) Clausole sulle modificazioni unilaterali (n. 7,
15, 37, 50, 52) o che vincolano il consumatore a
norme che non conosce (n. 40).
10 a) Cl. n. 7: art. 7, comma 3, seconda parte,
delle norme BPM per i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi (doc. 5).
Qualora linteresse sia indicizzato, la modifica
sfavorevole al correntista derivante dalla modifica del parametro pattuito, non soggetta allobbligo di comunicazione al cliente (...).
La clausola stata censurata e la vessatoriet si
giustifica per lesclusione dellobbligo di comunicazione al consumatore delle variazioni sfavorevoli del tasso indicizzato di interesse. Non si discute qui dellammissibilit (riconosciuta, peraltro a condizione che le modalit di variazione
siano espressamente descritte, dallultimo comma dellart. 1469 bis c.c.) della modifica del tasso di interesse per effetto delle variazioni dellindice di riferimento cui sia agganciato (nel qual
caso la modifica non subordinata alla sussistenza di un giustificato motivo, com invece previsto in generale, in materia di tassi e condizioni
economiche del rapporto, dallart. 1469 bis, comma 5, c.c.). Tuttavia, la mancata comunicazione
aggrava a carico del consumatore lo squilibrio
delle posizioni contrattuali delle parti (art. 1469
bis, comma 1, c.c.), in considerazione del vantaggio di cui indubbiamente gode lazienda di credito nella possibilit di venire a conoscenza delle
variazioni dellindice di riferimento: tale squilibrio, dal quale pu risultare una compressione
(rilevante con riferimento anche ai parametri di
cui ai nn. 12, 13 - che riguardano le clausole che
consentono al professionista di modificare unilateralmente il prezzo del bene o servizio - e 18 gi
citato della lista) dei diritti di difesa del cliente
(che voglia, ad esempio, muovere contestazioni
ovvero recedere tempestivamente dal rapporto),
devessere compensato dallobbligo di informazione che espressione del principio generale di

buona fede ben conosciuto dal legislatore in materia bancaria (v. artt. 118, comma 1, del t.u. n.
385 del 1 settembre 1993 e 1469 bis, comma 5,
c.c.; significativo che la Corte di giustizia CE,
21 gennaio 1999 cit. al punto 3, con riguardo alla
clausola che, nellapertura di credito in conto
corrente, consente alle banche di modificare il
tasso dinteresse mediante affissione nei propri
locali, ha considerato opportuno che le banche
prevedano forme di comunicazione pi idonee).
10 b) Cl. n. 15: art. 16 delle norme BPM citate
sub 10 a).
La banca si riserva la facolt di modificare le
presenti Norme nel caso in cui si rendesse necessario adeguarle a nuove disposizioni di legge
ovvero a proprie necessit organizzative. Le comunicazioni relative saranno validamente fatte
dalla banca mediante lettera semplice allultimo
indirizzo indicato dal correntista ed entreranno in
vigore con la decorrenza indicata in tale comunicazione, fermo restando la possibilit da parte del
correntista di recedere dal contratto entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione. La banca si riserva la facolt di modificare le condizioni
economiche applicate ai rapporti regolati in conto corrente, rispettando, in caso di variazioni in
senso sfavorevole al correntista, le prescrizioni
del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385
e delle relative disposizioni di attuazione.
La clausola vessatoria sia nella prima parte, che
disciplina le modifiche unilaterali da parte della
banca delle condizioni giuridico-normative del
rapporto, che nella seconda, che riguarda le modifiche economiche (cio il tasso di interesse e
limporto originariamente convenuto degli altri
oneri relativi alla prestazione finanziaria).
La prima parte, nel consentire la modifica incondizionata, senza un giustificato motivo, in contrasto con lart. 1469 bis, comma 4, n. 2, c.c., che,
in deroga al n. 11 della lista, per i contratti aventi
ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a
tempo indeterminato, stabilisce che il professionista pu modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le condizioni del contratto (...);
inoltre, censurabile per le ragioni gi espresse
(v. p. 8 a, 8 h/3) a proposito del generico riferimento alle proprie necessit organizzative.
La seconda, nel subordinare la modifica alle sole
prescrizioni formali (peraltro non specificamente
richiamate) del d.lgs. n. 385 del 1993 - i cui artt.
117, comma 5 e 118, comma 2 e 3, stabiliscono
che il ius variandi deve essere previsto nel contratto con clausola specificamente approvata e
che le variazioni sfavorevoli devono essere comunicate al cliente il quale ha diritto di recedere
entro quindici giorni (cfr. artt. 124, comma 2 e 4,
del d.lgs. cit.) - in contrasto con lart. 1469 bis,
comma 5, c.c. che, in deroga ai nn. 12 e 13 della
lista, consente al professionista finanziario di
modificare, senza preavviso, semprech vi sia
un giustificato motivo (...) il tasso di interesse o
limporto di qualunque altro onere relativo alla
prestazione finanziaria originariamente convenuti, dandone immediata comunicazione al consumatore (...) (anche lABI, del resto, ha invitato
le aziende di credito ad espungere dai propri for-

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GIURISPRUDENZA

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I CONTRATTI
n. 6/2000

mulari le clausole che riservano alla banca la facolt meramente potestativa di modificare le norme che disciplinano il rapporto contrattuale: v.
circ. del 1995 e 1996 cit.).
10 c) Cl. n. 37: art. 27, comma 1-2, delle norme
BPM per il servizio delle cassette di sicurezza
(doc. 9).
La vessatoriet di tale clausola, che identica alla precedente (v. p. 10 b), risulta con riferimento
ai parametri di cui ai nn. 11 (che colpisce la clausola che consente al professionista di modificare
unilateralmente le clausole del contratto senza
un giustificato motivo indicato nel contratto stesso), 12 e 13 (che colpiscono quelle che consentono al professionista di modificare unilateralmente il prezzo del bene o servizio) della lista
contenuta nellart. 1469 bis c.c. A tale conclusione si giunge senza necessit di richiamare qui le
deroghe stabilite dallart. 1469 bis, comma 4 e 5,
c.c. per il professionista finanziario, qualora si ritenga che il servizio offerto dallazienda di credito nel contratto inerente al servizio delle cassette
di sicurezza non rientri nella nozione di prestazione di servizi finanziari (che sarebbe invece
quella destinata a procurare al soggetto un finanziamento, tramite lerogazione del credito, linvestimento in prodotti finanziari od operazioni
analoghe); interpretando, invece, la nozione di
operazione finanziaria come equivalente allattivit bancaria in genere, labusivit della clausola
n. 37 si giustifica per le stesse ragioni gi dette (v.
p. 10 b) a proposito della clausola n. 15 (a sostegno di tale interpretazione lart. 10, comma 3,
del t.u. n. 385/93: Le banche esercitano, oltre
allattivit bancaria, ogni altra attivit finanziaria
(...) nonch attivit connesse o strumentali, il riferimento generico, contenuto nel capo I del titolo VI del d.lgs. n. 385/1993, alle operazioni e
servizi bancari e finanziari e lart. 1, comma 2,
lett. f, del d.lgs. cit. che, nellelencare le attivit
ammesse al mutuo riconoscimento, comprende
la locazione di cassette di sicurezza.
10 d) Cl. n. 50: art. 10 delle norme contrattuali
BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari (doc. 12).
La clausola vessatoria per le ragioni espresse al
punto 10 b) a proposito della clausola n. 15), alla
quale analoga (con la differenza che per la modifica delle condizioni normative del rapporto
non richiamata la necessit di adeguamento alle modifiche legislative ovvero alle esigenze organizzative della banca e, quanto alla comunicazione al cliente, ammessa la forma, che peraltro
non garantisce il raggiungimento dello scopo,
dellesposizione dellavviso nei locali della banca).
10 e) Cl. n. 40: punto 2 dello schema di domanda
BPM di finanziamento ipotecario (doc. 10).
La vessatoriet della clausola - Il/i sottoscritto/i
prende/ono atto che loperazione sar regolata
secondo le norme e le modalit in vigore presso
la banca (...) - si giustifica per intrasparenza (art.
1469 quater c.c.) e con riferimento ai parametri
di cui ai nn. 10 e 18 della lista contenuta nellart.
1469 bis, comma 3, c.c. (v. p. 8 h/cl. n. 52).
11) Clausole che introducono rinunce, limitazio-

ni di eccezioni, inversioni donere o decadenze


per il consumatore (n. 32, 54, 56, 62, 66), anche
sotto forma di clausole contenenti dichiarazioni
del consumatore (n. 32, 39, 72) o attraverso lefficacia delle scritture contabili contro il consumatore (n. 56, 66).
11 a) Cl. n. 32: v. p. 8 c).
11 b) Cl. n. 54: art. 15 delle norme contrattuali
BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari (doc. 12).
Gli eventuali reclami in merito alle operazioni
effettuate dalla banca per conto del cliente dovranno essere fatti da questo, per lettera o telegramma, appena in possesso della comunicazione di esecuzione, a seconda che lavviso gli sia
stato dato per lettera o telegramma. Trascorso il
tempo ordinariamente occorrente per la ricezione
della lettera o del telegramma di reclamo, loperato della banca si intender approvato.
La vessatoriet della clausola si giustifica, in relazione ai possibili effetti indiretti considerati dai
nn. 2, 14, 15, 16 e 18 della lista contenuta
nellart. 1469 bis c.c. (cfr. art. 1469 quinquies,
comma 2, n. 2, c.c.), a causa del significativo
squilibrio che determina a carico del consumatore, il quale deve inoltrare reclamo immediato, ed
a vantaggio della banca, la quale gode di un termine discrezionale (ordinariamente occorrente) trascorso il quale il proprio operato considerato come approvato. La stessa ABI ha censurato le clausole che indicano un termine discrezionale per un adempimento a carico della banca
o per leffetto di comunicazione alla stessa (v.
circ. del 1995 e 1996 cit.).
11 c) Cl. n. 56: art. 16, ult. comma, delle norme
BF citate sub 11 b).
Gli estratti dei libri e delle altre scritture contabili della banca fanno piena prova nei confronti
del cliente.
La vessatoriet della clausola, censurata anche
dallABI (v. circ. del 1995 e 1996 cit.) e contraria
allart. 2709 c.c. (secondo cui le scritture contabili dellimpresa fanno prova contro limprenditore), si giustifica con riferimento allevidente significativo squilibrio contrattuale che realizza tra
le parti ed ai parametri di cui ai nn. 2, 16 e 18 della lista. N condivisibile il rilievo secondo cui si
tratterebbe di clausola riproduttiva di norma di
legge, cio dellart. 50 del d.lgs. n. 385 del 1993
(La Banca dItalia e le banche possono chiedere
il decreto dingiunzione previsto dallart. 633
c.p.c. anche in base allestratto conto, certificato
conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca (...): evidente che altro la
prova scritta con efficacia limitata ai fini della
pronuncia di un decreto ingiuntivo, altro la prova legale costituita nei confronti del consumatore
da documenti di provenienza unilaterale dalla
banca.
11 d) Cl. n. 62: art. 27 delle norme BF citate sub
11 b).
La banca non provvede ad inviare gli avvisi di
mancata accettazione o di mancato pagamento
degli effetti e degli assegni, ma si limita a restituire i titoli non appena in grado. Il correntista rinuncia a detti avvisi nonch allosservanza dei

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

573
I CONTRATTI
n. 6/2000

termini di cui agli artt. 52 della legge sulla cambiale e 47 della legge sullassegno, anche nei
confronti degli eventuali portatori successivi.
La vessatoriet si giustifica per leffetto della
clausola, non negoziata, di aggravare lo squilibrio delle parti e di limitare i diritti del consumatore (v. comma 1 e 3, n. 18, dellart. 1469 bis
c.c.), sotto il profilo, ad esempio, della conseguente rinuncia imposta al cliente allazione
(prevista dallultimo comma degli artt. 52 del r.d.
14 dicembre 1933, n. 1669 e 47 del r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736) di responsabilit verso la
banca, nonch per la discrezionalit del termine
per la restituzione dei titoli (v. p. 11 b).
11 e) Cl. n. 66: art. 35 delle norme BF citate sub
11 b).
Laddebito in conto delle somme prelevate viene eseguito dalla banca in base alle registrazioni
effettuate automaticamente dallo sportello automatico abilitato presso il quale stato effettuato
il prelievo e documentate dal relativo giornale di
fondo, le cui risultanze fanno piena ed esclusiva
prova nei confronti del correntista, anche nel caso di eventuale rilascio di comunicazione scritta
contestuale a ciascun prelievo.
La clausola in questione conferisce a determinate
scritture contabili della banca (il giornale di fondo degli apparecchi automatici) il valore di prova
legale nei confronti del cliente: la vessatoriet si
giustifica per le ragioni gi dette (v. p. 11 c/cl, n.
56).
11 f ) Clausole nn. 32, 39, 72, 56, 66: si rinvia, rispettivamente, ai punti 8 c), 8 d), 8 e), 11 c), 11 e).
12) Clausole sullanatocismo (n. 6, 59, 77).
12 a) Cl. n. 6: art. 7, comma 2-3, delle norme
BPM per i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi (doc. 5).
I conti che risultino, anche saltuariamente, debitori vengono chiusi contabilmente con periodicit trimestrale e cio a fine marzo, giugno, settembre e dicembre di ogni anno applicando agli
interessi dovuti dal correntista ed alle spese e
commissioni previste dal comma precedente valuta data di regolamento del conto, fermo restando che a fine danno, a norma del precedente
comma, saranno accreditati gli interessi dovuti
dalla banca e operate le ritenute fiscali di legge.
Gli interessi (...) sono riconosciuti al correntista o
dallo stesso corrisposti (...) e producono a loro
volta interessi nella stessa misura.
La vessatoriet della clausola argomentata, in
modo condivisibile, nello squilibrio (rilevante ex
art. 1469 bis, comma 1, c.c.) che la diversit, non
negoziata dalle parti, dei termini di chiusura del
conto (trimestrale per i conti debitori ed annuale
per quelli creditori) determina nei confronti del
cliente, il quale tenuto a corrispondere interessi
anatocistici capitalizzati trimestralmente mentre
riceve dalla banca interessi capitalizzati annualmente, squilibrio destinato ad aggravarsi per effetto della maggior crescita che nel tempo subisce il debito per interessi del consumatore rispetto a quello della banca.
N condivisibile il rilievo che si tratterebbe di
clausola insuscettibile di sindacato, ai sensi
dellart. 1469 ter, comma 2, c.c., perch attinente

alla determinazione del corrispettivo, cio del


prezzo del servizio. Il controllo del giudice invece ammissibile (v. Trib. Monza, 2 marzo 1999,
Foro it., 1999, 1340) perch riguarda non la determinazione delloggetto del contratto ovvero
la adeguatezza del corrispettivo (come invece
si avrebbe se ad essere sindacata fosse, ad esempio, lentit del tasso dinteresse ovvero la discrepanza tra tassi attivi e passivi) ma solo gli effetti
determinati sul piano dellequilibrio delle prestazioni da un elemento accessorio, qual quello riguardante la determinazione delle modalit anche temporali di pagamento in relazione al momento della capitalizzazione degli interessi.
Qualora, invece, si ritenesse il contrario, allora la
clausola dovrebbe essere censurata per intrasparenza (artt. 1469 ter, comma 2 e quater c.c.) e ritenersi per ci stesso vessatoria (non essendo
possibile salvarla mediante uninterpretazione
adeguatrice, ai sensi dellart. 1469 quater, comma 2, c.c.), in quanto ne risulterebbe mascherata
la funzione di determinazione del prezzo, con
leffetto di aggirare il principio, strumentale a
quello di trasparenza, della necessaria determinazione nel contratto di tutte le condizioni economiche delloperazione finanziaria (v., in tal senso, lart. 117, comma 4 e 6, del d.lgs. n. 385/
1993). Infatti, come stato detto in dottrina, bench leffetto pratico sia in ogni caso quello di far
conseguire alla banca gli interessi al medesimo
tasso annuo x1 (dove x1 il valore risultante per
leffetto combinato del tasso annuo pattuito x e
della capitalizzazione trimestrale), non si pu negare che per il cliente la formula contrattuale sottopostagli dalla banca gli interessi sono computati al tasso x in ragione di anno e i conti si chiudono ogni tre mesi ben diversa da quella, molto pi chiara, gli interessi sono computati al tasso x1 in ragione di anno.
Levidente squilibrio determinato dalla clausola
in esame stato riconosciuto anche dal legislatore che, nel comma 2 dellart. 120 del d.lgs. cit.
(introdotto dallart. 25 del d.lgs. 4 agosto 1999, n.
342), ha disposto che: Il CICR stabilisce modalit e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere
nellesercizio dellattivit bancaria, prevedendo
in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la
stessa periodicit nel conteggio degli interessi sia
debitori che creditori (a nulla rileva poi che lo
stesso legislatore, al comma 3 del nuovo testo
dellart. 120 cit., abbia in via transitoria stabilito
la validit ed efficacia delle clausole contenute
nei contratti stipulati sino alla data di entrata in
vigore della delibera del CICR, atteso che, alla
scadenza di tale termine, determinato in centoventi giorni dallentrata in vigore del decreto, le
suddette clausole debbano essere adeguate al disposto della menzionata delibera e, in mancanza, divengano inefficaci).
Laffermazione di nullit della clausola in esame
da parte della Cassazione - che ha negato lesistenza di un uso normativo che giustifichi, ai sensi dellart. 1283 c.c., la deroga al principio secondo cui gli interessi scaduti possano produrre ef-

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

574
I CONTRATTI
n. 6/2000

fetti solo dal giorno della domanda giudiziale o


per effetto di convenzione posteriore alla loro
scadenza e sempre che si tratti di interessi dovuti
per almeno sei mesi (v. sent. 16 marzo 1999, n.
2374, in Guida al diritto, 1999, n. 13, 43; 17 aprile 1999, n. 3845, Foro it., 1999, 1429; 11 novembre 1999, n. 12507) - non esclude e, anzi, in considerazione della perdurante esecuzione della
clausola (inserita in condizioni generali di contratto in vigore ad ampia diffusione), aggrava il
giudizio di vessatoriet che si dato, rendendo
quindi necessario lordine di inibitoria, ai sensi
dellart. 1469 sexies c.c.
In considerazione della rilevanza indiretta che, ai
fini del giudizio di abusivit, assume la questione
inerente alla nullit della clausola in esame, opportuno dar conto di quellorientamento (espresso da Trib. Roma 14 aprile 1999 e 26 maggio
1999, Foro it., 1999, 2370) che, discostandosi
dalle conclusioni della giurisprudenza di legittimit, la ritiene valida in quanto in tema di conto
corrente bancario, la capitalizzazione trimestrale
degli interessi dovuti dal cliente alla banca, ponendosi quale naturale conseguenza della periodica chiusura del conto alle scadenze pattuite,
legittima fino allestinzione del rapporto.
Pur sorvolando sulla discutibile trasposizione nel
conto corrente bancario (e nelle operazioni bancarie regolate in conto corrente) delle norme sul
conto corrente ordinario (e, in particolare,
dellart. 1831 c.c. riguardante la chiusura del
conto, nonostante che lart. 1857 c.c., nel richiamare le norme del conto corrente ordinario applicabili nel conto corrente bancario, ometta di
menzionare proprio lart. 1831), anche in considerazione delle differenze strutturali tra i due
contratti (nel primo, le partite di dare ed avere si
compensano progressivamente, il correntista pu
disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito e ciascuna parte pu recedere
in ogni momento se il contratto a tempo indeterminato, nel secondo la chiusura periodica del
conto necessaria per rendere esigibile il saldo e
consentire il recesso unilaterale), non si pu negare che leffetto (ottenuto mediante un meccanismo censurabile anche sotto il profilo della frode
alla legge, ex art. 1344 c.c.) della pattuizione relativa alla chiusura del conto ogni tre mesi di
eludere (almeno nella parte in cui consente di andare al di sotto del limite minimo semestrale)
lapplicazione di una norma pacificamente ritenuta imperativa, qual quella dellart. 1283 c.c.,
secondo cui, in mancanza di usi normativi difformi, la cui esistenza ormai affermata solo dalle
aziende di credito, la convenzione anatocistica
pu essere conclusa soltanto dopo la maturazione
degli interessi ai quali essa si riferisce.
12 b) Cl. n. 59: art. 20, comma 2, delle norme BF
sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari
(doc. 12).
La clausola, analoga alla n. 6), vessatoria per le
ragioni espresse al punto 12 a).
12 c) Cl. n. 77: art. 7, comma 1-2, delle norme
ABI relative al conto corrente di corrispondenza
(v. contratti bancari-tipo del 1986, p. 11 ss.).
La clausola censurata dal MFD e dal CCA stata

modificata dallABI con circolare in data 3 febbraio 1995 ed il nuovo testo, rispetto al quale
devessere effettuato il giudizio di vessatoriet,
il seguente: 1. I rapporti di dare e avere relativi
a conti creditori vengono chiusi contabilmente
con la periodicit pattuita ed indicata nel modulo
allegato (...) 2. I conti che risultino anche saltuariamente debitori vengono chiusi contabilmente
con la periodicit pattuita ed indicata nel modulo
allegato (...) 3. Gli interessi (...) sono riconosciuti al correntista o dallo stesso corrisposti nella misura pattuita ed indicata nel modulo allegato e
producono a loro volta interessi nella stessa misura.
Nonostante il riferimento alla periodicit pattuita, che farebbe escludere lesistenza di una raccomandazione o suggerimento dellABI alle banche nel senso di prevedere un termine diverso di
contabilizzazione degli interessi ed a prescindere
dallesistenza del predetto modulo allegato (non
prodotto in giudizio), la citata nota 2) richiama
(con pieno effetto di raccomandazione nei confronti delle associate) il punto 12) della Raccolta degli usi e consuetudini del settore del credito
accertati su base nazionale, revisione 19901995 nel quale prevista la capitalizzazione trimestrale degli interessi relativi ai conti correnti
debitori.
Pertanto, le ragioni di vessatoriet espresse al
punto 12 a) valgono anche per la presente clausola limitatamente al contenuto della predetta nota
2) al comma 3 dellarticolo in esame.
13) Clausole sulla garanzia patrimoniale della
banca sui beni personali dei coniugi (nn. 14, 44).
13 a) Cl. n. 14: art. 13, comma 3, delle norme
BPM per i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi (doc. 5).
13 b) Cl. n. 44: art. 5, comma 4, delle norme BF
sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari
(doc. 12).
In deroga allart. 190 c.c. la banca espressamente autorizzata ad agire in via principale, anzich sussidiaria, e per lintero suo credito, sui beni personali di ciascuno dei coniugi cointestatari.
La vessatoriet risulta dalla mancata negoziazione di una clausola che determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e
degli obblighi contrattuali (rilevante ai sensi
dellart. 1469 bis, comma 1 e 3, n. 18, c.c.), in
considerazione dellinversione della regola legale, stabilita dallart. 190 c.c., che consente al creditore di agire sui beni personali dei coniugi solo
in via sussidiaria (in caso di incapienza di quelli
comuni) e nella misura della met del credito.
14) Clausole sul trattamento dei dati personali
(n. 41) e che consentono la compensazione unilaterale (n. 4, 46).
14 a) Cl. n. 41: si rinvia al punto 8 f).
14 b) Cl. n. 4: art. 5, comma 3-4, delle norme
BPM per i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi (doc. 5).
Al verificarsi di una delle ipotesi di cui allart.
1186 c.c., o al prodursi di eventi che incidano negativamente sulla situazione patrimoniale, finanziaria o economica del correntista, in modo tale

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

575
I CONTRATTI
n. 6/2000

da porre in pericolo il recupero del credito vantato dalla banca, questultima ha altres il diritto di
valersi della compensazione ancorch i crediti,
seppure in monete differenti, non siano liquidi ed
esigibili e ci in qualunque momento senza obbligo di preavviso e/o formalit fermo restando
che dellintervenuta compensazione - contro la
cui attuazione non potr in nessun caso eccepirsi
la convenzione di assegno - la banca dar prontamente comunicazione al correntista. Se il conto
intestato a pi persone, la banca ha facolt di valersi dei diritti suddetti, sino a concorrenza
dellintero credito risultante dal saldo del conto,
anche nei confronti di conti e di rapporti di pertinenza di alcuni soltanto dei cointestatari.
La vessatoriet risulta dalla mancata negoziazione di una clausola, qual quella in esame, che determina a carico del consumatore un significativo
squilibrio dei diritti e degli obblighi contrattuali
(rilevante ai sensi dellart. 1469 bis, comma 1 e 3,
nn. 2 e 18, non invece del n. 3 che riguarda la
clausola che vieta lopponibilit della compensazione da parte del consumatore), atteso che la deroga alla compensazione legale (che, a norma
dellart. 1243 c.c., pu operare solo tra debiti
ugualmente liquidi ed esigibili) ammissibile ai
sensi dellart. 1252 c.c. ma presuppone una negoziazione tra le parti che, nei contratti standard,
assente ( significativo che lart. 14, lett. c, delle
stesse norme consenta alla BPM di non onorare
gli assegni emessi successivamente alla ricezione
della dichiarazione con cui la banca d comunicazione al cliente di avvalersi della facolt della
compensazione tra crediti illiquidi ed inesigibili).
14 c) Cl. n. 46: art. 7, comma 4-5, delle norme
BF sulla prestazione dei servizi bancari e finanziari (doc. 12).
La banca ha altres il diritto di valersi della
compensazione ancorch i crediti non siano liquidi ed esigibili ed anche qualora il credito del
cliente derivi da rapporti di mandato, in qualunque momento senza obbligo di preavviso e di formalit, fermo restando che dellintervenuta compensazione, contro la cui attuazione non potr in
nessun caso eccepirsi la convenzione di assegno,
la banca dar prontamente comunicazione al
cliente (...) Per effettuare la compensazione la
banca altres autorizzata irrevocabilmente dal
cliente a chiedere in suo nome e per suo conto la
liquidazione, il riscatto od il rimborso di tutte le
attivit del cliente (...).
La vessatoriet si giustifica per le considerazioni
espresse al p. 14 b) a proposito della cl. n. 4).
15) Linibitoria.
A norma dellart. 1469 sexies, comma 1, c.c.
devessere inibito allABI, alla BPM ed all BF
luso delle trentadue clausole, contenute negli
schemi contrattuali unilateralmente predisposti e
riassuntivamente elencate in dispositivo, di cui
stata accertata labusivit: a tale ordine le convenute dovranno ottemperare rinunciando alluso di
tali clausole ovvero modificandole nel senso di
eliminare i profili di abusivit.
Non pu essere accolta, invece, la domanda
(svolta dal MFD nella memoria ex art. 183, comma 5, c.p.c.) di positiva rettifica delle condizio-

ni generali di contratto. Ci non per le ragioni


(dedotte dalle convenute) inerenti alla novit della stessa: sotto questo profilo, infatti, la domanda
ammissibile, essendo finalizzata allattivazione
di poteri tipicamente ufficiosi del giudice, quali
sono quelli, discrezionali, inerenti alla determinazione delle modalit e delle forme di attuazione del provvedimento inibitorio ( significativo il
riferimento della dottrina alla tecnica di tutela offerta dallart. 2599 c.c. secondo cui la sentenza
che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce
la continuazione e d gli opportuni provvedimenti affinch ne vengano eliminati gli effetti), ma
per ragioni di merito. La positiva rettifica, implicando una necessaria opera di sostituzione,
adattamento o abrogazione del testo negoziale,
determinerebbe, infatti, unimpropria invasione
del giudice nellambito negoziale riservato alle
parti (nel caso specifico, alla parte predisponente
le condizioni generali), la cui autonomia negoziale deve invece liberamente esplicarsi con il solo
divieto di riproporre la clausola interdetta in versioni che nella forma e, soprattutto, nella sostanza non rispettino linibitoria giudiziale.
16) La divulgazione della sentenza.
Al fine di informare la collettivit dei consumatori, nei cui confronti laccertamento della vessatoriet compiuto nel presente giudizio collettivo
produce effetti (anche se, secondo una parte della
dottrina, non vincolanti nellambito delle successive controversie individuali) e di scongiurare
linserzione delle clausole abusive nei contratti
individuali, opportuno, ai sensi dellart. 1469
sexies, comma 3, c.c., ordinare la pubblicazione
del dispositivo della presente sentenza su tre quotidiani a diffusione nazionale.
Strumentale rispetto a detti scopi e, soprattutto,
alleliminazione degli effetti dannosi derivanti
dalla perdurante applicazione di condizioni generali di contratto abusive, lordine che, in accoglimento del MFD e del CCA, opportuno rivolgere allABI di dare notizia dellesito del presente giudizio a tutte le imprese bancarie associate
che quegli effetti concretizzano recependo le raccomandazioni contenute negli schemi contrattuali predisposti dallassociazione. invece da rigettare la richiesta di ordinare alla BPM e alla BF
linvio di analoga lettera informativa alla propria
clientela.
17) Gli effetti temporali della sentenza.
I convenuti eccepiscono linapplicabilit dellinibitoria ai contratti in corso (la cui fase esecutiva
si dispieghi a cavallo della variazione del quadro
normativo) ma solo a quelli futuri, conclusi cio
dopo lentrata in vigore della legge n. 52 del 1996
che ha dato attuazione alla dir. 93/12/CE.
Tale orientamento, per effetto del quale dovrebbero trovare applicazione le norme vigenti il giorno in cui il contratto stato stipulato, ispirato ad
una visione monolitica del rapporto contrattuale e
non convincente, essendo, invece, condivisibile
lopinione (in tal senso, v. Trib. Palermo, 7 aprile
1998, in Foro it., 1998, 1624) secondo cui gli effetti di un rapporto contrattuale sorto prima
dellentrata in vigore dellart. 1469 bis ss. c.c. devono essere disciplinati dalla legge vigente nel

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

576
I CONTRATTI
n. 6/2000

tempo in cui quegli effetti si realizzano, in applicazione del principio dellefficacia immediata
della legge in vigore (art. 11 disp. prel. c.c.), cui
fa eccezione quello, che pertanto avrebbe dovuto
essere espressamente previsto, dellultrattivit
della legge previgente. Tale soluzione coerente,
oltre che con la ratio della direttiva sopra citata, il
cui art. 8 conferiva agli Stati membri di adottare
disposizioni pi severe e protettive per i consumatori di quanto non lo fossero quelle contenute
nella stessa direttiva, con lorientamento giurisprudenziale secondo cui il principio di irretroattivit delle leggi non impedisce che la norma innovatrice disciplini gli effetti di un fatto generatosi anteriormente quando gli stessi effetti continuano a perdurare al momento della sua entrata in
vigore (in materia di fideiussione omnibus, a seguito della riforma dellart. 1938 c.c., v. Corte cost. 27 giugno 1997, in Foro it., 1997, 204, in motiv., e Cass. 28 gennaio 1998, n. 831, ivi, 1998,
779; in materia di intese restrittive della concorrenza derivanti da convenzioni concluse anteriormente allentrata in vigore dellart. 2 della l. n.

287 del 10 ottobre 1990, v. Cass. 1 febbraio


1999, n. 827, ivi, 1999, 831; in materia di rinvio
agli usi per la determinazione degli interessi bancari prima della legge n. 154 del 17 febbraio
1992, v. Trib. Catania, 29 luglio 1998 e Trib. Roma, 19 febbraio 1998, ivi, 1998, 2997). Una soluzione diversa produrrebbe invece uningiustificata disparit di trattamento tra clienti che intrattengono con la banca rapporti finanziari identici solo perch hanno stipulato il contratto in data precedente o successiva allentrata in vigore della
nuova legge e, soprattutto, sarebbe irragionevole
in considerazione del tipo di inibitoria da adottare ai sensi dellart. 1469 sexies c.c. che riguarda
non linserzione di clausole vessatorie nelle condizioni generali di contratto ma luso delle
stesse, sicch al predisponente deve ritenersi impedito non solo la stipulazione di nuovi contratti
contenenti le clausole dichiarate abusive ma anche lesercizio dei poteri che da quelle clausole
derivano in tutti i rapporti contrattuali in essere
anche se stipulati anteriormente.
... Omissis ...

IL COMMENTO
di Vincenzo Mariconda

Dei molteplici motivi di interesse proposti dalla decisione in


commento mi pare che meritino
approfondimento soprattutto tre
aspetti: a) anzitutto quello relativo agli argomenti con cui il
Giudice romano ha affermato la
legittimazione ad agire di una
delle due associazioni e cio del
Movimento Federativo Democratico (essendo laltra associazione, Comitato Consumatori
Altro Consumo, intervenuta nel
corso del giudizio presumibilmente al fine di superare la questione di legittimazione del
MFD); b) in secondo luogo
quello relativo ad alcune enunciazioni di carattere generale
che il Giudice romano ha dedicato al fine di sostenere le proprie conclusioni in ordine alla
abusivit delle clausole oggetto
della domanda inibitoria; c) infine il collegamento esistente
tra queste enunciazioni di carattere generale e la loro applicazione alle singole clausole denunciate.
Poich sono state dichiarate
abusive ben 32 clausole utilizzate dalle banche convenute,
non pu sfuggire al lettore la seguente alternativa: o si ritiene
che il sistema bancario sia rimasto del tutto passivo di fronte alla entrata in vigore della legge

sui contratti dei consumatori,


nel senso che non abbia provveduto ad adeguare le proprie
condizioni generali di contratto
alla nuova disciplina (1); oppure le conclusioni del Giudice romano presentano ampi margini
di opinabilit e costituiscono,
quindi, linevitabile risvolto dei
rischi connessi ad una legislazione per clausole generali (2).

La legittimazione attiva
del Movimento Federativo
Democratico
Come emerge dalla motivazione
della pronuncia, il MFD non solo non stato iscritto nellelenco
istituito presso il Ministero
dellIndustria a seguito della entrata in vigore della legge 30 luglio 1998, n. 281 e del suo regolamento attuativo (D.M. 19 gennaio 1999, n. 20); ma, a quanto
eccepito dai convenuti, carente dei requisiti di rappresentativit stabiliti dallart. 5 della
menzionata legge n. 281/98.
Essendo la controversia decisa
con la pronuncia in commento
sorta prima della entrata in vigore della legge 30 luglio 1998,
n. 281 ed avendo i convenuti
sostenuto la natura interpretativa della stessa legge e la sua ef-

ficacia retroattiva in relazione


alla disciplina della legittimazione ex art. 1469 sexies Codice
civile, il provvedimento in esame ha anzitutto ritenuto inapplicabile la legge n. 281/98, tanto
pi che loperativit dellelenco
previsto nel relativo art. 5 era
stata differita al 31 dicembre
1999, data successiva anche
alludienza di discussione. Sulla base di detta premessa si
quindi ritenuto la legittimazione del MFD ad agire, in via
transitoria, per la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori in considerazione della
partecipazione del MFD, peraltro contestata, alla Consulta dei
Consumatori, e ci ai sensi e
per gli effetti di cui allart. 8
della legge n. 281/98.
A questi argomenti di diritto

Note:
(1) In tal senso pare orientato, da ultimo, De Poli, Libero Mercato e controllo legale nei contratti del consumatore, in Riv. dir. civ., 1999, II, 757 ss., in
particolare, 798 ss..
(2) Fa riferimento a una vera e propria
mannaia per le condizioni generali di
contratto elaborate dallABI A. di
Majo, Trasparenza e squilibrio nelle
clausole vessatorie, a commento della stessa sentenza, in Corr. giur.,
2000, 527.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

577
I CONTRATTI
n. 6/2000

transitorio la sentenza ne ha fatto seguire altro, definito di carattere generale e sintetizzabile con il richiamo, espressamente operato dalla pronuncia,
al brocardo lex posterior generalis non derogat priori speciali: mentre le associazioni rappresentative ex lege, ai sensi
dellart. 3 legge n. 281/98,
avrebbero la possibilit di agire
per richiedere la tutela inibitoria generale ed atipica, la legittimazione ad agire nella materia
dei contratti di cui siano parte i
consumatori sarebbe attribuita
a qualunque associazione di
cui il giudice possa apprezzare
la rappresentativit senza particolari limitazioni risultando
altrimenti frustrato lo spirito
della riforma introdotta dalla
legge n. 52 del 1996 ed essendo la contraria interpretazione
contraddittoria rispetto alla
stessa legge n. 281/98 che,
allart. 1, secondo comma, lett.
f), ha riconosciuto il fondamentale diritto alla promozione e
allo sviluppo dellassociazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli
utenti. La sentenza del giudice romano ha quindi affermato
la legittimazione ad agire del
MFD fondandosi: a) sulle previsioni statutarie del Movimento, che enunciano, tra gli altri,
lo scopo di tutela degli interessi
dei consumatori; b) sulla relativa partecipazione ad organismi
pubblici e su ulteriori dati di
fatto, tra i quali la capillarit
della organizzazione e il suo radicamento su gran parte del territorio nazionale.
Analoghe, anche se pi sintetiche valutazioni, sono state dedicate allaltra associazione CCA,
la cui iscrizione nellelenco delle associazioni rappresentative
contemplato dallart. 5 della
legge n. 281/1998 vale per a
superare gran parte dei problemi
inerenti alla posizione del MFD.
Dei riportati argomenti, con i
quali stata riconosciuta la legittimazione del MFD, ce n
uno che merita particolare attenzione dal momento che va
oltre il problema di diritto transitorio collegato alle iniziative
sorte prima ma decise dopo
lentrata in vigore della legge n.
281/98: della quale difficile
sostenere la natura meramente

interpretativa e, quindi, la efficacia retroattiva, con la conseguenza che pare corretto rivendicare, cos come fatto dal Tribunale di Roma, lautonomia
del giudizio in ordine alla rappresentativit dellassociazione
che abbia promosso un procedimento ex art. 1469 sexies Codice civile prima dellentrata in
vigore della menzionata legge
o, secondo una tesi che d rilievo costitutivo alla istituzione
dellelenco di cui al citato art. 5
legge n. 281/98, prima del 31
dicembre 1999.
Pi difficile appare sostenere
che il giudizio sulla rappresentativit delle associazioni possa
prescindere del tutto, con riferimento alle azioni promosse prima dellentrata in vigore della
legge sui diritti dei consumatori
e degli utenti, dai criteri introdotti dalla menzionata legge.
In effetti la nozione di associazioni rappresentative dei consumatori e dei professionisti, in
mancanza di altre indicazioni
da parte dellart. 1469 sexies
Codice civile, si presenta palesemente vaga e tale, pertanto,
da riproporre, enfatizzandole, le
numerose incertezze che hanno
caratterizzato gli interventi giurisprudenziali, sia del giudice
ordinario sia del giudice amministrativo, a far tempo dagli anni 70 e che si sono poi concentrate in particolare, dopo lentrata in vigore della legge 8 luglio 1986, n. 349, sulle disposizioni di cui agli artt. 13 e 18 di
detta legge (3).
Pare, in particolare, che non si
possa prescindere quanto meno
dal requisito gi enunciato nella
definizione di associazioni dei
consumatori e degli utenti,
quale emerge dallart. 2 della
legge 30 luglio 1998, n. 281,
che fa riferimento alle formazioni sociali che abbiano per
scopo statutario esclusivo la tutela dei diritti e degli interessi
dei consumatori e degli utenti.
Lesclusivit dello scopo di tutela degli interessi dei consumatori costituisce pertanto, nella
disciplina della legge 30 luglio
1998, n. 281, oltre a uno dei requisiti espressamente richiesti
dallart. 5, lett. a), ancor prima,
un connotato identificativo che
il legislatore ha ritenuto imprescindibile ai fini della qualifica-

zione di una associazione quale


associazione dei consumatori.
Non altro senso pare attribuibile al contenuto della definizione, quale leggesi nellart. 2: gli
articoli successivi richiamano
la categoria delle associazioni
dei consumatori e degli utenti
presupponendo la relativa identificazione con quella definita
allart. 2 cosicch ben difficile
immaginare che anche le altre
norme emanate prima della legge n. 281/98, e tra esse lart.
1469 sexies Codice civile, nel
fare riferimento alle associazioni rappresentative dei consumatori, possano essere interpretate
prescindendo dal connotato
identificativo emergente dal pi
volte citato art. 2 (4). Ne deriva
che gi sotto questo primo profilo non pare condivisibile la
conclusione cui pervenuto il
Giudice romano in ordine alla
legittimazione del MFD (5).

Note:
(3) Nella stessa sede (Corr. giur.
2000, 513) si trova lampio ed articolato commento di A. Orestano al quale
si rinvia per linquadramento generale
della problematica affrontata dal provvedimento. Detto commento per
dichiaratamente limitato allesame
delle linee guida emergenti dalla
pronuncia. Ritengo di maggior interesse legare le affermazioni di ordine
generale ad alcune delle clausole ritenute abusive potendo emergere solo
in virt di detto collegamento una pi
significativa presa di posizione delle
critiche che, a mio avviso, si possono
formulare nei confronti della sentenza.
(4) Quanto meno entro questi limiti
pare pienamente condivisibile quanto
scrive De Nova, I contratti dei consumatori e la legge sulle associazioni, in
questa Rivista, 1998, 545, in ordine al
fatto che i requisiti di cui allart. 5 ben
potrebbero essere utilizzati, al fine di
applicare lart. 1469 sexies, ad azioni
inibitorie promosse prima della nuova
legge, al fine di accertare se lassociazione attrice possa dirsi rappresentativa dei consumatori.
(5) ben vero che nello stesso senso,
della legittimazione dellMFD, si era
gi pronunciato il Tribunale di Roma
con le ordinanze in data 8 maggio
1998, in Foro it., 1998, I, 1989 ss. e in
data 27 e 29 luglio 1998, in Foro it.,
1998, I, 3331 ss.: ma facile constatare che queste pronunce sono tutte
precedenti lentrata in vigore della legge n. 281/1998 (29 agosto 1998) e
che non dedicano particolare sforzo
argomentativo al fine di fare emergere
la rappresentativit dellMFD quale
associazione dei consumatori.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

578
I CONTRATTI
n. 6/2000

Ma la critica pi rilevante al
provvedimento romano concerne lulteriore argomento con cui
si vorrebbe sostenere che, pur
con riferimento ai giudizi successivi al 29 agosto 1998, la
legge 30 luglio 1998, n. 281 sarebbe da considerare irrilevante
ai fini di risolvere il problema
della legittimazione della associazione che agisca ex art. 1469
sexies. Largomento legato al riportato brocardo lex posterior
generalis non derogat priori
speciali non presenta anzitutto
il pregio della chiarezza: non
chiaro in particolare se il riferimento alla specialit della disciplina previgente alla legge n.
281/98 sia fatto avendo riguardo allintera legge che ha introdotto il capo XIV bis nel titolo
II del libro IV del codice civile
in relazione allintera legge n.
281/98; ovvero se detto riferimento sia limitato al solo art.
1469 sexies in rapporto al solo
art. 3 della legge n. 281/98.
Sotto il primo profilo, che prenda in considerazione le due discipline complessivamente attuate dalla novella che ha introdotto gli artt. 1469 bis ss. Codice civile e dalla legge n. 281/98,
non pare corretto valutare luna
come speciale rispetto allaltra:
ed infatti la prima delle due leggi contiene la normativa generale dei contratti dei consumatori; e la seconda, cos come
emerge dalla stessa intitolazione, costituisce la disciplina generale dei diritti dei consumatori e degli utenti. Sicch pare
corretto affermare lesistenza di
un evidente rapporto di interferenza e di complementariet del
complesso delle due previsioni
normative. Quanto poi alla specifica disposizione di cui allart.
1469 sexies, vero che essa
contempla una inibitoria specifica, quella avente ad oggetto
luso delle condizioni di cui
sia accertata labusivit ai sensi
del presente capo; e ci a fronte della pi generale previsione
dellart. 3 della legge n. 281/98
che prevede la possibilit, per le
associazioni legittimate, di agire chiedendo tra laltro di inibire gli atti ed i comportamenti
lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti: ma non si
vede su quali argomenti di carattere sostanziale possa far le-

va la tesi della autonomia del


giudizio di legittimazione
allesercizio dellazione inibitoria ex art. 1469 sexies Codice
civile rispetto a quello ancorato
sulle disposizioni della legge n.
281/98, e ci pur a fronte della
sostanziale omogeneit di ispirazione delle due leggi, entrambe di origine comunitaria e finalizzate ad introdurre tutele di
carattere generale nei confronti
dei consumatori.
Non certo questa la sede per
approfondire la natura della legittimazione, ordinaria o straordinaria, contemplata dallart.
1469 sexies Codice civile nei
confronti delle associazioni di
categoria (6); nonch le complesse questioni dei rapporti tra
linteresse tutelato dalla menzionata norma e quelli cui si riferisce la legge n. 281/98 (7).
Pare peraltro difficile sostenere
che la richiesta di inibitoria
delluso delle clausole abusive
ai sensi dellart. 1469 sexies
Codice civile e le domande di
inibitoria degli atti e comportamenti lesivi degli interessi dei
consumatori e degli utenti ai
sensi dellart. 3 della legge n.
281/98 abbiano diverso fondamento, tanto da confortare la tesi della autonomia dei giudizi in
ordine alla rappresentativit
della associazione ai fini della
legittimazione ad agire ex art.
1469 sexies Codice civile ed ex
art. 3 legge n. 281/98 (8). Pare
daltro canto che, a volere condividere questa tesi, dovrebbe
pervenirsi al risultato che come
il Giudice adito ai sensi dellart.
1469 sexies Codice civile potrebbe affermare la rappresentativit di una associazione che
non presenti i requisiti di cui
allart. 5 della legge n. 281/98 e
non sia iscritta nellapposito
elenco cos potrebbe concludere per la non rappresentativit
di una associazione che compaia tra quelle iscritte nellelenco: risultato, questo, che non
Note:
(6) In relazione a questo complesso
problema cfr. in particolare Giussani,
Considerazioni sullart. 1469 sexies
cod civ., in Riv. dir. priv., 1997, 321
ss. al quale si rinvia per gli ampi riferimenti dottrinari. Questo Autore ritiene
che alla base della previsione dellart.
1469 sexies Codice civile vi sia, con

pieno parallelismo rispetto allart. 28


dello statuto dei lavoratori, un diritto
soggettivo proprio (delle associazioni
di categoria) ad operare in un ambiente scevro di prassi commerciali abusive nei contratti standard ed esprime
perplessit nei confronti di una scelta
volta a legare la rappresentativit a
qualificazioni operate sulla base di un
provvedimento legislativo o amministrativo per poi concludere che si potrebbe considerare rappresentativa
qualsiasi associazione di consumatori
che non risulti gravata da conflitti di interesse rispetto allinteresse superindividuale dei consumatori da tutelare
indirettamente. Conclusioni, quelle
ora sinteticamente richiamate, che
pur essendo ampiamente argomentate con particolare riferimento ai profili
di diritto comparato paiono difficilmente condivisibili in un sistema nel quale
la rappresentativit delle associazioni
legata non allattribuzione di specifiche situazioni di diritto soggettivo ma
al fenomeno della tutela degli interessi collettivi: per i riferimenti generali alla problematica della tutela degli interessi collettivi e diffusi cfr. Mandrioli,
Corso di diritto processuale civile, X
ed., I, 54 ss., in particolare n. 6, ove
ampi riferimenti dottrinari e giurisprudenziali.
(7) Lo stesso Autore citato nella nota
precedente (Giussani, La tutela di interessi collettivi nella nuova disciplina
dei diritti dei consumatori, in Danno e
resp., 1998, 1061 ss.), dopo avere richiamato la propria tesi in ordine
allinquadramento delle situazioni
soggettive alla base dellart. 1469
sexies Codice civile, ritiene che le disposizioni della legge n. 281/98 siano
senzaltro omologabili nella prospettiva della tutela, da parte delle associazioni, degli interessi collettivi dei consumatori. inutile sottolineare che in
relazione alle iniziative degli enti associativi questione oltremodo delicata
e complessa quella relativa ai limiti
soggettivi del giudicato che si sia formato in relazione alla iniziativa di una
delle associazioni: trattandosi da un
lato di verificare se il giudicato eventualmente sfavorevole alla associazione attrice possa essere opposto
dalla controparte nei confronti di iniziative di altre associazioni; e dallaltro lato di verificare lincidenza della
pronuncia di inibitoria nei rapporti tra il
soggetto soccombente ed i singoli
consumatori.
(8) Il Consiglio di Stato ha ad esempio
dato rilievo alla iscrizione nellelenco
contemplato dallart. 5 legge n.
281/98 al fine di risolvere i problemi di
legittimazione avanti al Giudice amministrativo: unassociazione che non
sia iscritta nellelenco previsto nellart.
5 L. 281/98, ancorch i suoi rappresentanti siano presenti nel Consiglio
nazionale dei consumatori e degli
utenti, non legittimata a chiedere al
giudice amministrativo provvedimenti
cautelari a tutela dellinteresse degli
utenti ad una corretta organizzazione
dellerogazione dei pubblici servizi, s
da garantirne la sicurezza e la qualit
(cos Cons. Stato ord., 15 dicembre
1998, in Foro it., 1999, III, 74).

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

579
I CONTRATTI
n. 6/2000

pu non apparire aberrante, tanto da imporre la soluzione di


compromesso - che per non si
giustifica dal punto di vista della ipotizzata autonomia dei due
giudizi di rappresentativit che pure ai sensi dellart. 1469
sexies Codice civile sarebbero
legittimate le associazioni
iscritte nellelenco, ma oltre ad
esse potrebbero agire anche le
altre che il giudice ritenga comunque rappresentative dei
consumatori.
A questultimo proposito pare
inoltre che vadano tenuti distinti due profili emergenti dalla
normativa di cui alla legge n.
281/98: a) quello relativo alla
presenza dei requisiti sostanziali necessari al fine di ottenere
liscrizione nellelenco istituito
presso il Ministero dellIndustria; b) quello relativo alla effettiva iscrizione nellelenco.
Le critiche mosse ad un sistema
che subordini la rappresentativit dellassociazione al previo
riconoscimento ad opera di un
provvedimento amministrativo
non possono essere riferite in
modo automatico pure ai requisiti richiesti dalla legge al fine
di ottenere liscrizione: in un
settore tanto importante e delicato qual quello della difesa
degli interessi collettivi, non si
possono trascurare i rischi inerenti alla mancanza di criteri
certi sui quali fondare il giudizio di rappresentativit. Sono
ad esempio stati sottolineati i
pericoli di iniziative strumentali volte a pregiudicare imprese
concorrenti (9) o dirette, pi che
a tutelare gli interessi della categoria, allattesa di un ritorno
in termini di immagine (10).
Ora, a prescindere dal fatto che
lassociazione che aspiri alliscrizione nellelenco ministeriale
ben potr reagire con gli strumenti di giustizia amministrativa e/o
ordinaria nel caso in cui ritenga
ingiusta la mancata iscrizione,
sempre possibile che il giudice
ordinario proceda allaccertamento incidentale della illegittimit del provvedimento che ha riconosciuto o escluso la iscrizione
al fine della relativa disapplicazione (11): e peraltro la valutazione del giudice non potr non essere condotta alla stregua dei requisiti sostanziali di rappresentativit quali emergono dalla legge

n. 281/98, essendo altrimenti del


tutto disancorata da precostituiti
criteri normativi pur a fronte della esistenza di una disciplina organica dei requisiti di legittimazione quali enunciati nellart. 3
legge n. 281/98.
Non si vede pertanto come la
complessa e coordinata disciplina di questi requisiti di legittimazione possa essere superata, cos come ha fatto il provvedimento in commento, mediante il semplice riferimento alla
specialit della previsione
dellart. 1469 sexies Codice civile rispetto a quella emergente
dalla successiva legge n.
281/98.

Inibitoria e contratti
in corso
Sotto un ulteriore profilo al
provvedimento annotato pu
essere rivolta la medesima critica di avere sottovalutato la rilevanza dei rapporti tra la disposizione dellart. 1469 sexies Codice civile e la legge n. 281/98.
Nella parte finale della motivazione, il giudice, dopo avere
escluso la possibilit di procedere a positiva rettifica delle
condizioni generali di contratto, ha poi ritenuto estensibili
gli effetti della inibitoria pure ai
contratti in corso.
Non chiaro, dalla lettura della
sentenza, se leccezione dei
convenuti di inapplicabilit del
provvedimento richiesto ai contratti in corso si riferisse ai soli
contratti conclusi prima dellentrata in vigore della legge n.
52/96 o, pi in generale, a tutti i
contratti stipulati fino al momento delladozione del provvedimento. La motivazione del
Giudice romano prende in considerazione solo il primo dei due
profili e d quindi per scontato
che la sentenza di inibitoria contemplata dallart. 1469 sexies
Codice civile comprenda la possibilit di incidere sui contratti
stipulati prima della adozione
del provvedimento, limitandosi
ad affermare, a questo proposito, che la previsione normativa
riguarda non linserzione di
clausole vessatorie nelle condizioni generali di contratto ma
luso delle stesse, sicch al
predisponente deve ritenersi im-

pedito non solo la stipulazione


di nuovi contratti contenenti le
clausole dichiarate abusive ma
anche lesercizio dei poteri che
da quelle clausole derivano in
tutti i rapporti contrattuali in essere anche se stipulati anteriormente.
Ora non si vede anzitutto come
una affermazione del genere si
possa giustificare alla luce del solo argomento letterale che fa leva
sul riferimento alla inibitoria
delluso: sfuggito allestensore della pronuncia che linibitoria
, per sua natura, un provvedimento a contenuto essenzialmente negativo che non pu pertanto
implicare lo svolgimento di una
complessa e neppure determinata
attivit quale quella che si richieda allimprenditore cui venga
imposto di neutralizzare gli effetti di una clausola contrattuale posta nei contratti gi stipulati (12).

Note:
(9) In tal senso Bellelli, in C.M. Bianca, Busnelli ed altri, Commentario al
capo XIV - bis del codice civile: dei
contratti del consumatore, in Nuove
leggi civ. comm., 1997, sub art. 1469
sexies, 1270.
(10) In tal senso, Giussani, La tutela,
cit., 1064.
(11) Possibilit che viene definita remota da Giussani, op. cit., 1064 ma
che vale, in linea di principio, a salvaguardare il momento della giurisdizione rispetto ai possibili abusi della amministrazione.
(12) La collocazione della tutela inibitoria quale tutela preventiva comune alla dottrina processuale: cfr.,
Mandrioli, op. cit., 72 che ricorda
lorientamento quasi unanime della
dottrina che fa riferimento alla tutela
preventiva come caratteristica funzionale comune a diversi tipi di tutela e
tra essi a quella attuata mediante le
inibitorie; cfr. altres C. Rapisarda, Inibitoria, in Dig. disc. priv., Sez civ., IX,
Torino, 1993, 474 ss. che, dopo avere
chiarito che linibitoria si distingue in
primo luogo dalle tutele di tipo successivo, che intervengono cio in seguito al verificarsi dellillecito per ripararne o rimuoverne le conseguenze
lesive, affronta poi il problema della
attuazione coattiva della condanna
inibitoria per sottolineare la necessit,
a tal fine, di specifici interventi legislativi che realizzino lattuazione coattiva
indiretta mediante limpiego di sanzioni civilistiche o pubblicistiche.
Pare orientata nel senso, condivisibile, della riferibilit della pronuncia inibitoria ex art. 1469 sexies ai soli contratti futuri, Trib. Torino 16 aprile
1999, in Danno e resp., 2000, 74, che
(segue)

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

580
I CONTRATTI
n. 6/2000

Il Giudice romano non si anzitutto posto il problema di come


la conclusione espressa da ultimo sia compatibile con la precedente conclusione in ordine al
fatto che lautonomia negoziale
del singolo professionista
debba liberamente esplicarsi
con il solo divieto di riproporre la clausola interdetta in versioni che nella forma e, soprattutto, nella sostanza non rispettino linibitoria giudiziale.
Inoltre il provvedimento annotato ha trascurato, anche sotto
questo profilo, di approfondire i
rapporti tra lart. 1469 sexies
Codice civile e lart. 3 legge n.
281/98: infatti le associazioni
dei consumatori e degli utenti
inserite nellelenco di cui
allart. 5 della legge n. 281/98
non sono legittimate solo a
chiedere linibitoria degli atti e
dei comportamenti lesivi degli
interessi dei consumatori e degli utenti (lett. a) dellart. 3 della legge); ma anche a chiedere
ladozione delle misure idonee
a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate. Se vero che, come
stato puntualizzato (13), la legge non ha contemplato un regime di misure coercitive idoneo
ad assicurare lottemperanza alla pronuncia giudiziaria, per
innegabile la diversa portata
che presentano le iniziative
consentite ai sensi del menzionato art. 3 rispetto a quella di
cui allart. 1469 sexies Codice
civile.

Difetto di trasparenza
delle clausole
e relativa inibitoria
Passando al secondo e terzo ordine di problemi che ho menzionato allinizio di queste brevi note, le affermazioni di principio di maggior rilievo che si
ritrovano nella sentenza impugnata sono nel senso che:
a) lequivocit e non trasparenza della clausola essa stessa fonte di squilibrio tra le parti
ed iniquit sostanziale, aggravando lasimmetria informativa
tra le parti, gi presente nel contratto per adesione, e ci massimamente nel giudizio collettivo
ex art. 1469 sexies ove non pu
ipotizzarsi lo interesse del con-

sumatore alla conservazione


della clausola pur oscura, imponendo nel procedimento collettivo linibitoria della clausola;
b) il formale rispetto della lettera (art. 1469 quarto comma, n.
1, Codice civile) della norma
non esclude la vessatoriet in
considerazione dellincongruo
svantaggio che ne deriva al consumatore;
c) la bilateralit del recesso
non sufficiente in sede di rimedio inibitorio generale - preventivo, a superare lo squilibrio
tra le parti;
d) la clausola sugli interessi anatocistici suscettibile del sindacato di vessatoriet non attenendo alla determinazione del corrispettivo, dovendo altrimenti
essere censurata per intrasparenza e ritenersi perci stesso
vessatoria. La relativa nullit,
quale valutata dal pi recente
orientamento della Cassazione,
non esclude e, anzi, in considerazione della perdurante esecuzione della clausola aggrava il
giudizio di vessatoriet.
In relazione alla prima delle riportate enunciazioni, essa si inserisce in una problematica
estremamente delicata qual
quella della rilevanza del difetto
di chiarezza della clausola nel
giudizio di relativa vessatoriet:
com infatti noto, molto discusso in dottrina se la mancanza di chiarezza e trasparenza
delle clausole possa determinare per ci solo, nei procedimenti ex art. 1469 sexies Codice civile, lemanazione del provvedimento di inibitoria (14).
Anche a questo proposito non
pare priva di rilievo la formulazione della legge 30 luglio
1998, n. 281 che riconosce come diritto fondamentale dei
consumatori e degli utenti, tra
gli altri, il diritto alla correttezza, trasparenza ed equit nei
rapporti contrattuali ... consentendo alle associazioni legittimate ai sensi dellart. 3 di agire
al fine di ottenere linibitoria
degli atti e comportamenti lesivi (anche) di detti diritti. Atti e
comportamenti che possono ovviamente consistere proprio
nella stipulazione di contratti e
nella loro esecuzione in modo
da violare i menzionati diritti.
Ma queste pi ampie articola-

zioni delle possibili richieste di


inibitoria si inseriscono nel contesto della legge sui diritti dei
consumatori che prevede, come
accennato in precedenza, oltre
ad una azione preventiva delle
associazioni, anche le iniziative
di cui alla lettera b) dellart. 3,
che presuppongono lavvenuta
violazione dei diritti tutelati
dalla legge e sono volte a correggere o eliminare gli effetti
dannosi delle violazioni accertate.

Note:
(segue nota 12)
attribuisce alla norma dellart. 1469
sexies Codice civile la finalit della
tutela del mercato commerciale, attuata attraverso linibitoria allutilizzo
delle clausole riputate vessatorie e ci
per prevenire e quindi limpedire il sorgere di rapporti contrattuali viziati da
uno squilibrio di forze. In precedenza
lo stesso Giudice aveva puntualizzato
che con lart. 1469 sexies Codice civile il legislatore ha disciplinato in attuazione dellart. 7 della direttiva
(93/13/CEE del 5 aprile 1993) (il) rimedio di carattere general preventivo
finalizzato a prevenire il futuro inserimento, nelle condizioni generali di
contratto predisposte ed utilizzate dal
professionista, di quelle clausole di
cui stata accertata labusivit (Trib.
Torino ord., 14 agosto 1996, in Foro
it., 1997, I, 287 ss., 304); ed ancora
che si tratta di un rimedio di tipo generale preventivo, che viene ad incidere sui formulari contrattuali considerati in modo generale ed astratto,
quale fonte normativa privata ed indipendentemente dal loro impiego concreto e dalla stipulazione di contratti
individuali con singoli consumatori
(Trib. Torino, 4 ottobre 1996, in Foro
it., 1997, I, 293). A sua volta il Tribunale di Roma fa riferimento a due forme di tutela, la seconda delle quali
avente la funzione di tutela dellinteresse collettivo della generalit dei
consumatori a che vengano preventivamente eliminate dai contratti che
verranno conclusi con il professionista o i professionisti le clausole, contenute in condizioni generali utilizzate
da questi ultimi, che risultino abusive (Trib. Roma ord., 28 maggio
1997, in Foto it., 1997, I, 2296).
(13) Ha scritto di grande occasione
mancata dal legislatore Giussani,
proprio in considerazione della mancata previsione di misure coercitive
idonee a dare maggiore effettivit a
pronunce quasi mai suscettibili di esecuzione in forma specifica.
(14) Per unampia analisi della problematica cfr. Rizzo, Trasparenza e contratti del consumatore, Napoli, 1997; e
id. in Commentario cit., Nuove leggi
civ. comm. 1997, sub art. 1469, quater, 1194 ss., ove ampi riferimenti dottrinari.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

581
I CONTRATTI
n. 6/2000

Non pare per contro che il difetto di chiarezza della clausola


possa giustificare per ci solo la
pronuncia di inibitoria ai sensi
dellart. 1469 sexies Codice civile:
a) anzitutto una conclusione del
genere deve essere coordinata
con il combinato disposto degli
artt. 1469 sexies e 1469 bis, primo comma Codice civile che
impongono di considerare vessatorie le clausole (ma solo esse) che determinano a carico
del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli
obblighi derivanti dal contratto. Affermare che la mancanza
di chiarezza essa stessa fonte
di squilibrio, senza fornire alcuna spiegazione del perch e
del come dello squilibrio, significa cadere in una petizione di
principio tanto pi grave se rapportata alla lacunosit della motivazione sulla intrasparenza
della clausola (15);
b) in secondo luogo, lart. 1469
quater, primo comma, nellimporre la redazione delle clausole in modo chiaro e comprensibile, non prevede, come ci si sarebbe potuti attendere se questa
fosse stata lintenzione della
norma, la inefficacia delle clausole prive di detti requisiti;
c) inoltre, di fronte ad una
clausola asseritamente priva di
chiarezza e comprensibilit sarebbe pur sempre necessario
far emergere quali sarebbero i
risultati applicativi cui si perverrebbe per effetto della ambiguit del testo. Risultati applicativi che dovrebbero per
contro essere evitati solo che
clausola non presentasse la denunciata ambiguit (altrimenti
mancherebbe alcun rapporto di
causa ed effetto tra mancanza
di chiarezza della clausola e
sua applicazione a danno dei
consumatori);
d) infine non pare presenti rilievo, a sorreggere la conclusione
del Giudice romano, la inapplicabilit del secondo comma
dellart. 1469 quater nei giudizi
di inibitoria ex art. 1469 sexies
Codice civile: inapplicabilit
gi ritenuta imposta, secondo
una tesi, dalla lettura della novella di cui agli artt. 1469 bis,
ss. Codice civile conforme alla
direttiva comunitaria (16), ed
ora espressamente sancita dal

comma aggiunto allart. 1469


quater (17).
Ed infatti il ricorso al metro
della interpretatio contra stipulatorem non porta in nessun caso, neppure nei giudizi individuali, a conservare una clausola che altrimenti dovrebbe essere considerata vessatoria ai sensi dellart. 1469 bis Codice civile. Il menzionato metro viene
in considerazione, nei giudizi
individuali o, meglio, nelle
controversie interpretative su
singole clausole, anzitutto allorch non sorgano questioni di
possibile vessatoriet della
clausola di dubbio significato;
o, in secondo luogo, se tra i
contrapposti significati ve ne
fosse uno che porterebbe ad inficiare la clausola, ad esso occorrerebbe aver riguardo come
a quello pi favorevole al non
predisponente: ma ci non solo
nel raccordo tra lart. 1469 quater, secondo comma e 1469 bis
Codice civile, bens anche nei
rapporti tra artt. 1370 e 1367
Codice civile (18).
Deve aggiungersi che i frequenti riferimenti alla intrasparenza
di clausole, quali contenuti nel
provvedimento annotato, suscitano peraltro un interrogativo
ulteriore che non trova risposta
nel provvedimento: viene infatti da chiedersi quale sia la intrasparenza di clausole che, almeno ad una prima lettura, si presentano connotate da un buon
livello di chiarezza, tanto da
non avere originato almeno da
quanto si ricava dalla lettura
della motivazione della sentenza, alcuna questione interpretativa.

Le clausole dichiarate
vessatorie per mancanza
di chiarezza: i) la clausola
di rinvio in materia
di recesso; ii) la clausola
anatocistica
infatti logico affermare che il
primo segnale della mancanza
di chiarezza e trasparenza dovrebbe essere lesistenza di un
contrasto, nella lettura della
clausola, tra lente predisponente e lassociazione dei consumatori che chiede linibitoria: per contro, con specifico

riferimento ad alcune tra le


clausole disciplinanti il recesso
dal contratto di conto corrente,
il relativo senso complessivo
pare del tutto comprensibile se
vero che le clausole iniziano
prevedendo la salvezza di
quanto disposto nellarticolo
precedente per lipotesi di
apertura di credito o di sovvenzione e poi stabiliscono che
ad ognuna delle parti sempre riservato il diritto di recedere, in qualsiasi momento,
con previsione di un giorno,
dal contratto di conto corrente
e dalla inerente convenzione di
assegno.
Larticolo precedente a quello
ora riportato, quale del resto
compare testualmente enunciato dal Giudice romano, prevede
un diverso regime del recesso

Note:
(15) Rizzo, op. ult. cit., perviene alla
conclusione che il passaggio attraverso la vessatoriet appare ineliminabile al fine dellapplicazione del procedimento di inibitoria ai casi intrasparenza. Conforme, Cesaro, (cur),
Clausole vessatorie e contratto del
consumatore, Padova, 1996, 449 e
450.
(16) noto che secondo lart. 5 della
Direttiva la regola dellinterpretazione
pi favorevole al consumatore non
applicabile nei giudizi promossi ai
sensi dellart. 7, secondo comma, della stessa Direttiva (cio ai sensi
dellattuale art. 1469 sexies Codice civile). Si poteva sostenere che al medesimo risultato si dovesse pervenire
in Italia sia per una interpretazione
della nostra legge conforme alla Direttiva sia perch la regola della interpretatio contra stipulatorem riguarda per
sua natura un dubbio interpretativo
relativo ad un concreto contratto.
(17) Per i primi commenti sulla legge
21 dicembre 1999, n. 526 cfr. Maffeis,
in questa Rivista, 2000, 271 ss.; v.
Carbone, in Corr. giur., 2000, n. 4 in
corso di pubblicazione; De Cristofaro,
in Studium Iuris, 2000, 393 ss..
(18) Cfr., in tal senso, Bigliazzi Geri,
Linterpretazione del contratto, in,
Commentario cod. civ. diretto da Schlesinger, Milano, 1991, 347, ove leggesi che: carattere dominante dovrebbe invece essere assegnato alla
norma in esame rispetto allart. 1367
e ad unesigenza di conservazione
che dovrebbe quindi cedere di fronte
al significato che la prima impone che
sia adottato. Sicch tra due soluzioni,
luna che condurrebbe allefficienza,
laltra allinefficienza della clausola, la
scelta dovrebbe cadere, contro la regola dellart. 1367, sulla seconda tutte
le volte in cui tale soluzione dovesse
risultare pi favorevole alladerente.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

582
I CONTRATTI
n. 6/2000

nella ipotesi di apertura di credito a seconda che il cliente della Banca sia o non sia consumatore; e per la prima evenienza,
stabilisce che la banca ha la facolt di recedere dallapertura
di credito a tempo indeterminato, di ridurla o di sospenderla, al
ricorrere di un giustificato motivo, ovvero con un preavviso
non inferiore a quindici giorni;
ed aggiunge che nel caso di
apertura di credito a tempo determinato, la banca ha la facolt
di recedere, di ridurre o di sospendere laffidamento al ricorrere di una giusta causa.
Non si riesce francamente a
comprendere sulla base di quali elementi il provvedimento
annotato si ponga il seguente
quesito: il rinvio richiama anche la disciplina sul recesso di
cui allart. 6 lett. c) e la distinzione ivi contenuta tra i contratti stipulati con i consumatori ed i professionisti?. Ma,
vien fatto di chiedersi, chi mai
aveva sostenuto il contrario e
sulla base di quali argomenti?
E evidente che il solo senso
letterale e logico attribuibile
alla clausola che quando la
banca ha concesso credito o
sovvenzione al cliente e il
cliente un consumatore il recesso disciplinato in conformit della previsione espressamente richiamata.
Sicch: i) non pare che la clausola fosse di dubbia interpretazione; ii) non emerge dalla motivazione della sentenza quali
fossero le due interpretazioni
alternativamente proposte e non
si capisce pertanto come si sia
potuta dichiarare vessatoria una
clausola che, nella parte richiamata, addirittura riproduttiva
di una disposizione di legge; iii)
non pare che leliminazione
dellinciso fermo restando
quanto disposto nellarticolo
precedente per lipotesi di apertura di credito o di sovvenzione determini un mutamento
sostanziale della disciplina
complessiva della clausola, che
chiaramente finalizzata a dettare differenti condizioni per il
recesso dal contratto di conto
corrente a seconda che esso si
innesti o no su un affidamento
(apertura di credito o sovvenzione) operato dalla banca a favore del cliente.

Un secondo richiamo alla non


trasparenza quale ragione della
vessatoriet della clausola, si ha
in materia di clausola anatocistica.
Va premesso che linteresse
per la clausola anatocistica in
relazione al giudizio di vessatoriet duplice. Viene in primo luogo in considerazione il
problema dei criteri cui il Giudice si deve attenere, nel giudizio collettivo - preventivo, al
fine di accertare se la clausola
di cui la legge non presume la
vessatoriet, realizzi il significativo squilibrio dei diritti e
degli obblighi derivanti dal
contratto a carico del consumatore. Ci perch detta clausola non rientra in nessuna delle ipotesi di vessatoriet presunta in base allart. 1469 bis,
terzo comma: sotto questo profilo la clausola pu essere esaminata unitamente ad altre di
cui stata affermata la vessatoriet direttamente ai sensi
dellart. 1469 bis, primo comma, Codice civile.
In secondo luogo la stessa clausola stata ritenuta non chiara e
perci stesso vessatoria, sulla
base di un complesso ordine argomentativo, quale di seguito
sintetizzato, che ha dovuto dare
conto della suscettibilit di sindacato della clausola stessa
malgrado essa investa il regolamento economico del rapporto:
a) pur investendo la clausola
anatocistica la concreta determinazione del tasso di interessi
dovuto dal correntista, il controllo del giudice ammissibile
perch si concentra sullesame
degli effetti determinati sul
piano dellequilibrio delle prestazioni da un elemento accessorio, qual quello riguardante
la determinazione delle modalit anche temporali di pagamento in relazione al momento
della capitalizzazione degli interessi;
b) altrimenti la clausola dovrebbe essere censurata per intrasparenza e ritenersi per ci
stesso vessatoria perch nasconderebbe la vera funzione di
determinazione del prezzo;
c) levidente squilibrio della
clausola stato riconosciuto anche dal legislatore con la previsione di cui allart. 25 del
D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342

modificativa del secondo comma dellart. 120 del T.U. bancario;


d) essendo irrilevante che lo
stesso legislatore al comma 3
del nuovo testo dellart. 120 cit.
(rectius: al terzo comma del citato art. 25, non trasfuso nel
T.U.) abbia stabilito la validit
ed efficacia delle clausole contenute nei contratti stipulati sino
alla data di entrata in vigore
della delibera del CICR ...;
e) e ben potendosi procedere alla inibitoria di una clausola da
ultimo dichiarata nulla dalla
Cassazione ma nondimeno tuttora eseguita.
Dei menzionati passaggi argomentativi quelli che, a mio avviso, meritano una verifica congiunta sono i primi due: posto
infatti che la clausola censurata
si presenta, in s considerata,
del tutto chiara sia nel suo contenuto normativo sia nella sua
indubbia incidenza sul calcolo
complessivo degli oneri economici a carico del cliente nei
conti passivi, non pare che la
clausola possa essere censurata
per difetto di chiarezza per il
solo fatto che introduce un ulteriore momento, oltre a quello
relativo alla fissazione del tasso
degli interessi passivi, del quale
il cliente deve tenere conto al fine della determinazione degli
oneri economici connessi ai
conti passivi per il cliente. Daltro canto il ragionamento che fa
leva sul fatto che per il cliente
la formula contrattuale sottopostagli dalla banca gli interessi sono computati al tasso x
in ragione di anno e i conti si
chiudono ogni tre mesi ben
diversa da quella, molto pi
chiara, gli interessi sono computati al tasso x in ragione di
anno, nulla toglie al fatto che
qualunque consumatore, alla
lettura della clausola, in grado
di rendersi conto del suo significato normativo; per cui lincertezza sulle conseguenze economiche della capitalizzazione
trimestrale non pare diversa da
quella, consentita ai sensi del
secondo comma dellart. 1469
bis Codice civile, in relazione ai
prezzi collegati alle fluttuazioni di un corso o di un indice di
borsa o di un tasso di mercato
finanziario non controllato dal
professionista ....

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

583
I CONTRATTI
n. 6/2000

Ne deriva che, non contenendo


la clausola anatocistica alcuna
ambiguit in ordine al suo significato letterale, la motivazione della vessatoriet della
stessa clausola collegata alla
sua non trasparenza non pare
condivisibile e resta il dubbio
che lassoggettamento della
stessa clausola al giudizio di
vessatoriet abbia inciso sulla
adeguatezza del corrispettivo
dei beni e dei servizi che
lart. 1469 ter Codice civile
sottrae al menzionato sindacato (19).
Ulteriori riferimenti alla
equivoca formulazione (che
ne autorizza lo scrutinio anche
ai sensi dellart. 1469 quater
Codice civile) si rinvengono
in materia di clausola che autorizza la banca a determinare
le modalit di esecuzione degli incarichi in assenza di particolari istruzioni (sulla quale
in prosieguo); ed ancora, in
materia di clausola che autorizza la banca a non eseguire
lordine conferito dal cliente,
dandone immediatamente comunicazione al cliente stesso; e di clausola che pone a
carico del correntista lobbligo di custodire i moduli di assegni e di denunciare tempestivamente eventuali sottrazioni o smarrimenti (sulla quale in seguito). Anche in relazione a queste clausole si possono formulare osservazioni
analoghe a quelle gi anticipate in via generale: i dubbi interpretativi prospettati paiono
facilmente risolvibili e si presentano, in mancanza di condotte imputabili agli istituti di
credito, sostanzialmente immotivati. Poich difficile immaginare condizioni generali
di contratto che non diano luogo ad alcun problema interpretativo, sar sempre possibile,
qualora dovesse prendere consistenza lindirizzo interpretativo secondo cui la mancanza
di chiarezza comporta di per
s la vessatoriet della clausola, ottenere la pronuncia inibitoria ex art. 1469 sexies Codice civile in relazione a clausole che non sono mai state eseguite dal predisponente in modo conforme alla interpretazione consentita dalla lamentata ambiguit.

Il criterio del significativo


squilibrio: la mancata
enunciazione delle ragioni
dello squilibrio
Unulteriore motivo di perplessit in ordine al modo in cui il
Giudice romano pervenuto alla affermazione della vessatoriet di numerose clausole, investe in particolare le clausole
che non rientravano in alcuna
delle ipotesi ricomprese nella lista di quelle che si presumono
vessatorie fino a prova contraria (art. 1469 bis, secondo
comma Codice civile).
Lelenco di queste clausole, per
le quali la vessatoriet stata
affermata a norma dellart.
1469, primo comma, Codice civile, non di poco rilievo e non
pare che si possa condividere
laffermazione per cui nelle
azioni inibitorie ex art. 1469
sexies Codice civile, lonere
della prova della vessatoriet si
presenterebbe attenuato per il
fatto che la vessatoriet
espressione di un giudizio di carattere astratto pi che un fatto
che deve essere dimostrato in
concreto con riguardo alla dinamica e specificit del singolo
rapporto.
A me pare per contro che laccertamento del significativo
squilibrio debba essere, nei
giudizi collettivi pi che in
quelli individuali, legato a fatti
che si presentano maggiormente impressivi proprio perch investono rapporti futuri e prescindono da concreti comportamenti tenuti dalle parti dei singoli rapporti contrattuali, tali da
fare emergere, nella fase della
esecuzione del rapporto, il significativo squilibrio in cui si
sostanzia leffetto proprio delle
clausole vessatorie.
Daltro canto, nel sistema italiano conseguente al modo in cui la
direttiva comunitaria stata recepita dagli artt. 1469 bis, ss. Codice civile, la previsione della lista
delle clausole che si presumono
vessatorie presenta il duplice rilievo di imporre laffermazione
della vessatoriet delle clausole
rientranti nella lista fino a prova
contraria; e di imporre lesclusione della vessatoriet delle
clausole non rientranti nella lista
a meno che il consumatore o la

relativa associazione non fornisca la prova della sussistenza del


significativo squilibrio (20).

Note:
(19) Qualora si ritenga che la finalit
dellart. 25, terzo comma, D.Lgs. 4
agosto 1999, n. 342 sia stata quella di
salvare retroattivamente le clausole
bancarie anatocistiche, cos come tutto
lascia ritenere malgrado la infelice formulazione della norma e la deprecabile tecnica legislativa di intervenire su
un contenzioso giudiziale in corso, non
pare che la precisione della validit ed
efficacia delle clausole, normativamente sancita, consenta di sottrarre le
stesse al giudizio di vessatoriet in
virt del disposto dellart. 1469 ter, terzo comma. Infatti difficilmente sostenibile che le clausole siano riproduttive
di una disposizione di legge avente efficacia retroattiva, cos come forse era
nellintenzione del legislatore, dovendosi in ogni caso ritenere che la disciplina anatocistica pur sempre negoziale e non deriva da una disposizione
di legge. Su tutta la problematica
dellanatocismo e sui riferimenti giurisprudenziali e dottrinari conseguenti al
revirement della Cassazione, cfr. Dolmetta, Le nuove modifiche al Testo
Unico Bancario, Commentario al
D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342, 92 ss.;
cui adde Cass. 11 novembre 1999, n.
12507 e Trib. Palermo 17 dicembre
1999; Trib. Roma 17 dicembre 1999;
Trib. Brindisi 8 novembre 1999, in Foro
it. 2000, I, 451 (confermativa, la prima,
del nuovo corso giurisprudenziale; ed
espressive, le pronunce di merito, delle incertezze e dei dubbi di costituzionalit originanti dalla emanazione
dellart. 25, terzo comma, D.Lgs. n.
342/99. Cfr., per la manifesta infondatezza di ogni questione di legittimit
costituzionale sollevata in relazione al
citato art. 25, Trib. Milano 23 dicembre
1999, in Giur. mil., 2000, 130 ss.
(20) In tal senso si esprime, Roppo, La
definizione di clausola vessatoria nei
contratti dei consumatori, in questa Rivista, 2000, 83 ss., in specie 86, che,
nel ricordare il dibattito nel Workshop
3, sottolinea che nel sistema italiano
risultante dallattuazione della Direttiva
il senso della lista trasposta dallAllegato riguarda propriamente la distribuzione dellonere della prova. Se la clausola sotto esame corrisponde a una clausola della lista, essa non necessariamente abusiva, ma soltanto si presume abusiva: possibile che essa risulti in concreto non abusiva (dunque in
Italia la lista grigia); ma lonere di
provare che essa non presenta i caratteri dellabusivit grava sul professionista. Se invece la clausola sotto esame
non compresa nella lista, questo non
impedisce che essa sia dichiarata abusiva: ma questa volta spetta al consumatore lonere di provare che essa
presenta i requisiti dellabusivit. In relazione a queste puntualizzazioni lAutore aggiunge che i partecipanti alla
discussione hanno sostanzialmente
concordato con questa impostazione.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

584
I CONTRATTI
n. 6/2000

Alla luce di questa premessa


non pu non apparire priva di
riscontri effettivi e concreti la
conclusione cui il Giudice romano pervenuto in ordine alla
vessatoriet, direttamente in
virt dellart. 1469 bis, primo
comma, Codice civile delle seguenti clausole: a) la clausola
anatocistica gi richiamata (dove il solo squilibrio prospettabile e concretamente prospettato
investe un aspetto inerente alla
adeguatezza del corrispettivo);
b) la clausola del recesso bilaterale (laddove la bilateralit
esclude la presunzione di vessatoriet di cui al n. 7 dellart.
1469 bis, secondo comma Codice civile); c) la clausola che
pone a carico del consumatore
lobbligo di dichiarare il massimale assicurativo adeguato a
coprire il rischio connesso agli
obblighi di custodia e conservazione della banca in relazione al
contenuto delle cassette di sicurezza; d) la clausola che pone a
carico del consumatore lobbligo di custodire i moduli di assegni e i relativi moduli di richiesta nonch di denunciare fatti di
sottrazione o smarrimento degli
stessi; e) la clausola che esclude
lobbligo di comunicazione al
cliente della modifica sfavorevole, conseguente alla indicizzazione degli interessi; f) la
clausola che prevede la possibilit per la banca di recuperare il
credito vantato avvalendosi della compensazione ancorch i
crediti, seppure in monete differenti, non siano liquidi ed esigibili; g) la clausola che prevede
che in assenza di particolari
istruzioni del correntista le
modalit di esecuzione degli incarichi assunti sono determinate dalla banca tenendo conto
della natura degli stessi e delle
procedure pi idonee nellambito della propria organizzazione; h) la clausola che in deroga
allart. 190 Codice civile autorizza la banca ad agire in via
principale, anzich sussidiaria,
e per lintero suo credito, sui
beni personali di ciascuno dei
coniugi cointestatari.
Per ciascuna delle richiamate
clausole il provvedimento annotato tende a confermare il
giudizio di vessatoriet, ancorato alla previsione di cui allart.
1469 bis, primo comma, Codice

civile, mediante il riferimento o


al difetto di trasparenza e chiarezza oppure a qualcuna delle
ipotesi di vessatoriet presunta.
Peraltro i richiami si presentano
per lo pi immotivati e comunque non pertinenti.
Cos, ad esempio, non dato
comprendere il perch della
vessatoriet della clausola che,
senza escludere le eventuali responsabilit della banca, pone
a carico del cliente lobbligo di
custodire i moduli di assegni e
di comunicare eventuali fatti di
sottrazione o smarrimento: anche se mancasse una previsione contrattuale in tal senso, gli
obblighi di correttezza imporrebbero comunque al cliente di
custodire gli assegni e di denunciarne le eventuali sottrazioni.
Ancora, nella tormentata vicenda delle cassette di sicurezza, la
previsione dellobbligo del
cliente di dichiarare il massimale assicurativo adeguato a coprire il rischio della banca medesima, non interferisce con
lobbligo della banca di risarcire lintero valore dei beni contenuti nella cassetta, anche se superiore al massimale assicurativo indicato dal cliente: nei confronti del quale, pur se consumatore, valgono gli ordinari
principi in materia di obblighi
di correttezza e buona fede e,
tra essi, di obblighi di informazione. Sicch la previsione di
uno specifico obbligo di informazione non pare possa di per
s determinare lo squilibrio rilevante ai fini dellart. 1469, primo comma, Codice civile. Neppure si pu considerare vessatoria la stessa clausola nella parte
in cui prevede il risarcimento
del danno comprovato ed
obiettivo, escluso ogni apprezzamento del valore di affezione: detta clausola infatti riproduttiva, da un lato, della norma sullonere della prova di cui
allart. 2697 Codice civile e,
dallaltro della previsione
dellart. 2059 Codice civile che
ammette il risarcimento dei
danni non patrimoniali nei soli
casi previsti dalla legge.
Quanto poi alla clausola che rimette alla banca di stabilire, in
mancanza di particolari istruzioni del correntista, le modalit di esecuzione degli incari-

chi, essa non pare contenere alcuna limitazione di responsabilit e costituisce per contro applicazione dei principi in materia di mandato.
Pare in conclusione che dal
provvedimento annotato emerga una linea argomentativa in
virt della quale ogni clausola
che non sia oggetto di trattativa
individuale o, secondo lespressione pi volte ricorrente, di
specifica negoziazione e che sia
modificativa del diritto dispositivo perci solo vessatoria se i
suoi effetti siano sotto qualche
profilo anche marginale potenzialmente peggiorativi della posizione dei clienti della banca:
pu anche darsi che la giurisprudenza si orienter in modo
conforme a questo criterio di
valutazione ma a me pare che
esso non riproduca le linee di
orientamento cui si attenuto il
legislatore italiano nel dare attuazione alla direttiva comunitaria in materia di clausole abusive.

La ritenuta irrilevanza
della bilateralit
della clausola di recesso
Una sottolineatura specifica
meritano, sotto il profilo da ultimo evidenziato, le conclusioni
in materia di vessatoriet della
clausola di recesso bilaterale e
di ius variandi.
Va premesso che la tecnica argomentativa seguita dal Giudice romano, col raggruppare tutte le clausole relative alla stessa
materia e motivare, con riferimento a ciascuna di esse, il profilo di abusivit ritenuto assorbente (tanto pi in dichiarata assenza di un potere di rettifica o,
il che fa lo stesso, di inibitoria
parziale), rende difficile una
analisi che proceda dallinizio
alla fine a verificare le applicazioni concrete delle enunciazioni di principio di carattere generale.
Cos, a voler continuare nella
lettura della clausola in materia
di recesso gi dichiarata abusiva per difetto di chiarezza e di
cui mi sono occupato in precedenza, essa si caratterizza, a differenza di altre riportate nel
provvedimento, per la sua bilateralit e per la previsione di un

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

585
I CONTRATTI
n. 6/2000

termine minimo di preavviso


(un giorno).
Il provvedimento in esame ha
negato rilievo alla bilateralit
esaminando unaltra delle clausole denunciate; ma la motivazione espressa al riguardo appare del tutto evanescente se vero che si risolve nellenunciato
secondo cui detta bilateralit
non sufficiente, in sede di rimedio generale e preventivo, a
superare lo squilibrio tra le parti.
La bilateralit vale per contro a
escludere la presunzione di vessatoriet di cui al n. 7 del terzo
comma dellart. 1469 bis, con la
conseguenza che, non potendo
il Giudice accrescere la lista
delle clausole la cui vessatoriet
presunta, il provvedimento
doveva dar conto delle ragioni
che avevano orientato verso la
conclusione positiva in ordine
al significativo squilibrio, a carico del consumatore, dei diritti
ed obblighi derivanti dal contratto.
ben vero che la soluzione ancorata al principio della bilateralit non idonea di per s a
tutelare il consumatore che ha
ben diverse ragioni per temere
lesercizio del recesso ad opera
del professionista di quanto
questi ne abbia per temere il recesso del consumatore: ma ripetesi che nel complesso equilibrio tra clausola generale di
cui al primo comma dellart
1469 bis ed elenco di presunzioni normative di vessatoriet, il giudice non pu fare
come se questo elenco non ci
fosse allorch viene in considerazione una clausola rispettosa di una delle relative previsioni. Per contro nella specie si
ragionato come se anche la
previsione di recesso bilaterale
determini, in mancanza di giustificato motivo o di un preavviso ritenuto congruo, la presunzione di vessatoriet non
superabile in sede di rimedio
generale - preventivo.
A mio avviso la situazione si
pone in termini esattamente
contrari: la mancanza di una
delle ipotesi normative di vessatoriet presunta impone al
giudice di respingere la domanda di inibitoria che non sia fondata su elementi tali da far
emergere, gi a livello generale,

uno squilibrio ai danni della categoria dei consumatori.


Uno squilibrio che andava ovviamente valutato con riferimento ai rapporti di conto corrente bancario non collegati a
contratti di apertura di credito o
ad affidamenti in genere a favore di clienti: tutti sanno, infatti,
che ben diversa la situazione
che si verifica, per il cliente della banca, nel caso di recesso da
un rapporto passivo per il cliente, rispetto a quella collegata ad
una posizione attiva per lo stesso cliente. Questultimo infatti
non ha alcuna difficolt di trovare altro istituto di credito in
luogo di quello eventualmente
recedente qualora non ambisca
a ricevere sovvenzioni di sorta.
Ne deriva che in un giudizio
collettivo-preventivo, una clausola di recesso di cui non si presuma la vessatoriet a norma
dellart. 1469 bis, secondo comma, Codice civile, in tanto pu
essere giudicata vessatoria ai
sensi del primo comma dello
stesso art. 1469 bis Codice civile in quanto, in relazione ad essa, siano prospettabili squilibri
significativi ai danni dei consumatori in relazione al modo in
cui si verifica la cessazione del
rapporto e alle conseguenti difficolt di instaurarne immediatamente altri del medesimo tipo
(21).

Le clausole relative al ius


variandi
La pronuncia ha ritenuto vessatoria la clausola contrattuale
che prevede il diritto della banca di modificare le condizioni
normative del contratto al fine
di adeguarle a nuove disposizioni di legge ovvero a proprie
necessit organizzative e le
condizioni economiche applicate ai rapporti regolati in conto
corrente, rispettando, in caso
di variazioni in senso sfavorevole al correntista, le prescrizioni del decreto legislativo 10
settembre 1993, n. 385 e delle
relative disposizioni di attuazione.
A mio avviso questultima previsione non si sottrae alla presunzione di vessatoriet contemplata dai numeri 12 e 13
dellart. 1469 bis, terzo comma,

Codice civile. Infatti la disposizione di legge che consente di


derogare ai menzionati numeri
presuppone lesistenza di un
giustificato motivo che per contro non richiamato nella riportata clausola.
Daltro canto, com noto, secondo la tesi di gran lunga dominante e sicuramente condivisibile, si sottrae al giudizio di
vessatoriet la sola clausola riproduttiva di disposizione di
legge e perci superflua; ma
non pure la clausola semplicemente consentita da una disposizione di legge e, cos, nella
specie, dal T.U.B. (22).
A diversa conclusione mi pare
si debba pervenire con riferimento alla prima parte della
clausola dal momento che essa
individua due categorie di motivi idonei a giustificare la modifica delle condizioni normative:
anzitutto le eventuali variazioni
normative ed in secondo luogo
lesistenza di esigenze organizzative della banca.
La contraria conclusione enunciata nel provvedimento, secondo cui la clausola sarebbe vessatoria perch consentirebbe la
modifica incondizionata, senza
un giustificato motivo, non

Note:
(21) Su tutta la problematica delle
clausole vessatorie nei contratti bancari cfr. Sirena, La nuova disciplina
delle clausole vessatore nei contratti
bancari di credito al consumo, in Banca, borsa e tit. credito, 1997, I, 354
ss.. Con specifico riferimento al servizio di cassette di sicurezza cfr. da ultimo, Cass. 10 settembre 1999, n.
9640, in Foro it., 2000, 532 ss. con
nota di Bellantuono, e in questa Rivista, 2000, 387 ss., con nota di Ambanelli, ove ampi riferimenti, in particolare, al problema della assicurazione
contratta dalla banca.
(22) Non manca chi, in dottrina, ha sostenuto che in materia possa continuare a trovare applicazione la disciplina dettata dal T.U.B. (cos Sesta,
Commentario cit., Le nuove leggi civili, 1997, 1105); ma la tesi di gran lunga dominante in senso contrario ed
argomentata dal fatto che il T.U.B.
non prevede un diritto legale di variazione delle clausole economiche del
rapporto ma consente semplicemente
la possibilit della previsione di clausole di variazione ponendo specifici
requisiti di forma (cfr. in tal senso Sirena, op. cit., 357; Gaggero, La modificazione unilaterale dei contratti bancari, Padova, 1999, in specie, 291
ss.).

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

586
I CONTRATTI
n. 6/2000

condivisibile: da un lato essa


non spiega perch le esigenze
collegate a modifiche normative non potrebbero costituire,
cos come invece costituiscono,
giustificato motivo; dallaltro,
la censura per le ragioni gi
espresse (v.p. 8a, 84/3) del riferimento alle proprie necessit organizzative pare evanescente risolvendosi nellindimostrata affermazione che
avrebbe leffetto di rimettere

genericamente allo stesso debitore la determinazione del parametro di riferimento per la


valutazione del proprio comportamento.
Se la clausola avesse fatto riferimento ad un non meglio identificato giustificato motivo
essa sarebbe stata riproduttiva
del disposto dellart. 1469 bis,
quarto comma, n. 2 Codice civile: lavere circostanziato il
giustificato motivo con riferi-

mento alle proprie necessit


organizzative non vale a rimettere alla banca la determinazione del parametro di riferimento pi di quanto avverrebbe
se detto criterio fosse quello del
giustificato motivo. In ogni
caso rimarrebbe al giudice, nel
conflitto individuale e successivo, il sindacato in ordine alla
sussistenza concreta dei presupposti per loperativit della
clausola.

PARTE PRIMA
GIURISPRUDENZA

587
I CONTRATTI
n. 6/2000

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