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Capitolo 1

LE GRANDI DIGHE ITALIANE

1.1
1.1.1

Concetti Introduttivi
La Risorsa Acqua

Negli ultimi anni la materia di gestione e conservazione delle risorse idriche ha attirato
sempre pi lattenzione a livello mondiale, stante la consapevolezza che ha ogni cittadino
oggi della limitatezza del bene acqua. Lacqua stata sempre vista come una risorsa da
sfruttare per il benessere socio-economico il suo utilizzo nel corso del tempo si ampliato
coinvolgendo, oltre alle attivit tradizionali, quali irrigazione ed approvvigionamento,
anche le attivit industriali come la produzione di energia elettrica. Le svariate attivit di
sfruttamento richiedono una sempre maggiore necessit dacqua che spesso non pu essere
soddisfatta in maniera naturale. Infatti, la risorsa idrica limitata nello spazio e nel tempo:
su circa 500 milioni di chilometri cubi dacqua sulla terra, solo il 2% sono acque dolci, e di
queste solo l1-2% controllato. Inoltre importante anche la qualit dell'acqua in
relazione allo scopo, approvvigionamento idrico potabile o irriguo delle coltivazioni [1].
Tuttavia, le acque dei corpi idrici costituiscono ecosistemi nei quali abitano e si sviluppano
diverse specie viventi: un deterioramento della qualit delle acque determina conseguenze
anche sullequilibrio ecologico dellintero ecosistema fluviale.
Unidea di uso razionale delle acque di impedire che le onde di piena siano
convogliate rapidamente in mare, per essere invece trattenute sul territorio e quindi
sfruttate ad uso antropico, oppure per ricaricare gli acquiferi con lespansione in zone
esondabili. In Italia con la legge 183/89 sulla difesa del suolo, viene disposto un quadro
normativo di riferimento importante proprio ai fini di un uso razionale dellacqua. Da qui
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Capitolo 1

lesigenza di rendere concreta la nozione di uso sostenibile delle risorse idriche ovvero la
necessit di trovare un giusto equilibrio tra le esigenze di sviluppo economico, legato allo
sfruttamento di tali risorse, e gli imperativi della loro protezione e conservazione, in
maniera che luso attuale non comprometta il loro impiego futuro.
Se da un lato lacqua una risorsa inestimabile per la societ, esistono situazioni,
quali le inondazioni e le frane causate dalle piene, che fanno dellacqua una vera e propria
minaccia. allora compito della societ provvedere ad una gestione ottimale dellacqua
tanto come risorsa, quanto come fonte di rischio.
Un buon connubio tra difesa e sfruttamento rappresentato dalla costruzione di
sbarramenti fluviali, la cui corretta pianificazione e gestione non pu che essere realizzata
nellambito di una pianificazione strategica dello sviluppo socio-economico di tutto il
territorio, volta a valutare il rapporto costi-benefici degli usi plurimi della risorsa acqua [2].

1.1.2

Le Opere di Sbarramento

Gli sbarramenti permanenti di un corso dacqua si distinguono in dighe e traverse.


Indipendentemente dallimportanza dellopera, la distinzione tra i due tipi essenzialmente
funzionale:
x Con il termine diga sintende uno sbarramento destinato alla creazione di un
invaso artificiale a monte, che accumula temporaneamente una parte delle
acque defluenti nel fiume;
x La traversa uno sbarramento che regola principalmente il livello dacqua a
monte, solitamente di volume modesto. Tale regolazione generalmente
necessaria per il funzionamento ottimale di unopera di presa, realizzata
direttamente nello sbarramento stesso.
Pertanto le opere di presa possono essere definite come sbarramenti finalizzati alla
formazione di uno o pi utilizzatori dellacqua[3].
Le legislazione italiana divide le dighe in funzione dellaltezza e della capacit
dinvaso, in particolare quelle con altezza superiore ai 15 metri e con volume dinvaso
superiore a 1  di metri cubi sono definite grandi dighe [4]. Attualmente sul suolo
Italiano sono presenti 541 dighe, tra strutture: in esercizio, in costruzione e fuori servizio.

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Figura 1.1 Esempio di diga e traversa.

Tutte le grandi dighe sono di competenza statale, lautorit preposta al loro


controllo la Direzione Generale per le Dighe le Infrastrutture Idriche ed Elettriche,
facente capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ai fini della tutela della
pubblica incolumit tale autorit provvede allapprovazione tecnica dei progetti delle
grandi dighe, tenendo conto anche degli aspetti ambientali e di sicurezza idraulica
derivante dalla gestione del sistema costituito dallinvaso, dal relativo sbarramento e da
tutte le opere complementari e accessorie. Inoltre hanno il compito di vigilare sulle
operazioni di controllo e gestione delle dighe, spettanti al concessionario, e la
predisposizione della normativa tecnica.

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In Italia le dighe sono piuttosto diffuse nelle diverse regioni, concentrandosi nelle
zone alpine, sub-alpine ed appenniniche, ovvero dove le caratteristiche geo-morfologiche
del territorio sono favorevoli alla costruzione di opere di sbarramento. Nella figura
seguente sono mostrate tutte le dighe sul suolo Italiano e la loro disposizione, inoltre sono
riportati gli uffici periferici, di competenza territoriale[5].

Figura 1.2 Dighe di Competenza del R.I.D.

Delle 541 sopracitate dighe, presenti in Italia, la maggior parte sono in muratura,
circa 370, le restanti in terra, questultime sono localizzate maggiormente al sud.
I dati appena riportati sono forniti dai rapporti tecnici emanati dal Comitato
Nazionale Italiano per le Grandi Dighe (ItCOLD), associazione culturale e scientifica che
si propone di promuovere ed agevolare lo studio dei problemi connessi alle dighe presenti
sul territorio nazionale, alla loro realizzazione e al loro esercizio [6]. Tali rapporti risultano
molto utili per tutti coloro che si occupano di sbarramenti fluviali, quali gestori degli
impianti elettrici, autorit di controllo, ingegneri progettisti, etc.. Inoltre il comitato
ItCOLD partecipa a gruppi di lavoro internazionali organizzati dallInternational
Commission on Large Dams (ICOLD) [7].

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1.1.3

Funzioni delle Dighe

In passato le dighe venivano costruite soltanto per raccolta dacqua e lirrigazione,


successivamente, con lo sviluppo delle civilt, nata lesigenza di rendere i fiumi
navigabili e gestirne le piene; inoltre, con la richiesta di acqua potabile e di energia
elettrica, le dighe hanno assunto unimportanza sempre maggiore sia a livello sociale che
economico. La diga diventata uno strumento multifunzione, fondamentale per lo sviluppo
di un paese. Nel seguito vengono riportate le caratteristiche di alcune tra le funzioni pi
diffuse nel mondo.
1.1.3.1 Irrigazione
Questa funzione stata la maggior fonte di sviluppo delle dighe in passato, basti pensare
che ad oggi i terreni irrigati coprono circa 277 milioni di ettari di terreno nel mondo, che
corrispondono al 18% delle terre arabili disponibili. Con laumento della popolazione
prevista per le prossime decadi, lirrigazione dovr senzaltro crescere, infatti, stato
stimato che l80% della produzione aggiuntiva di cibo, entro lanno 2025, dovr provenire
da terreni irrigati [8].

Figura 1.3 Diga Cantoniera, utilizzata a scopo irriguo.

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1.1.3.2 Energia Idroelettrica


Lenergia generata negli impianti idroelettrici facenti uso delle dighe da sempre la forma
di energia rinnovabile pi utilizzata al mondo. Pi del 90% dellenergia rinnovabile del
pianeta proviene dalle dighe, inoltre nelle centrali idroelettriche vengono prodotti 2,3
trilioni di kW/h di elettricit ogni anno, corrispondenti al 24% dellenergia totale [8].
Ovviamente negli ultimi decenni il numero delle dighe costruite con lo scopo di
produrre energia cresciuto in maniera esponenziale, portando alla realizzazione di opere
incredibili anche per i nostri tempi, basti pensare alla diga di Itaip sul fiume Paran sul
confine tra Paraguay e Brasile. Questincredibile opera ha una struttura a gravit
alleggerita in calcestruzzo, lunga pi di 7 km ed ha unaltezza massima di 196 m, ha un
bacino di circa 29 000 000 000 m3 e produce circa 90 600 GW/h ogni anno. Opere di
questo genere, ed anche pi modeste, hanno un notevole impatto socio-economico ed
ambientale [9].

Figura 1.4 Diga Itap.

1.1.3.3 Raccolta dellAcqua per Uso Domestico ed Industriale


La maggior parte dellacqua utilizzata per scopi civili ed industriali, per esigenze che
vanno dalluso potabile, a lutilizzo nel ciclo produttivo delle industrie di ogni genere. Data
limportanza economica e sociale dellacqua non possiamo affidarci soltanto al ciclo
idrogeologico, in quanto in primo luogo la domanda dacqua maggiore dellofferta
fornita dal solo ciclo naturale; in secondo luogo la distribuzione dacqua discontinua
nello spazio e nel tempo, alternando periodi di grandi precipitazioni a periodi di siccit ed

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individuando zone pi piovose e zone pi aride, per tutti questi motivi nasce lesigenza di
aumentare la quantit dacqua disponibile, e conservarla per i periodi di siccit, tramite la
creazione di bacini artificiali [8].

Figura 1.5 Diga di Mhleberg, serve sia una centrale idroelettrica sia una centrale nucleare.

1.1.3.4 Navigazione nellEntroterra


Spesso le condizioni naturali di un canale creano enormi problemi alla navigazione
nellentroterra, soprattutto per quanto riguarda il traffico di merci pesanti e di grandi
dimensioni. Per questo, nellottica di una progettazione integrata delle dighe, in alcuni casi
la zona di ubicazione della struttura stata scelta in maniera da poter creare un bacino
navigabile o aumentare il livello idrico del corso dacqua per renderlo navigabile. Inoltre
un corso dacqua sviluppato attraverso dighe e serbatoi per la navigazione pu anche
provvedere al controllo delle piene, alla riduzione dellerosione del bacino e alla
stabilizzazione dei livelli della falda freatica [8].

Figura 1.6 Diga e Chiusa di Maxwell a Pittsburgh, rendono il fiume Monongahela navigabile.

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1.1.3.5 Controllo delle Inondazioni


Le dighe ed i serbatoi vengono utilizzati anche per la regolazione dei deflussi ed evitare
cos alluvioni, immagazzinando acqua nei periodi pi piovosi, per poi in parte
immagazzinarla per i periodi di siccit ed in parte rilasciarla dopo il passaggio dellonda di
piena. Il metodo di controllo dei deflussi pi efficace, si realizza tramite una gestione
integrata delle risorse idriche di regolazione del deposito e degli scarichi di ognuna delle
principali dighe situate nel bacino idrografico. Ogni diga gestita da uno specifico piano,
attraverso il governo di bacino, che comporta labbassamento del livello idrico prima della
stagione delle piogge, cos da creare pi spazio utile, eliminando cos il pericolo di piene. Il
numero di dighe ed i loro piani di gestione delle piene vengono stabiliti dalla
pianificazione globale per lo sviluppo economico dei singoli territori [8].

Figura 1.7 Diga di Pedra 'e Othoni a Nuoro, concepita in


particolare per la laminazione del fiume Cedrino.

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1.2
1.2.1

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Ricognizione delle Dighe in Italia


Classificazione delle Dighe Secondo il D.M. 24 Marzo 1982 n.44.

La normativa in materia di dighe attualmente in vigore in Italia il D.M. 24 Marzo 1982


n.44: Norme Tecniche per la Progettazione e la Costruzione delle Dighe di
Sbarramento, nella quale troviamo la classificazione delle dighe riportata nelle pagine
seguenti, con le relative spiegazioni ed esempi.

1.2.1.1 Dighe a Gravit


Le dighe a gravit di ogni tipo sfruttano il peso proprio per opporsi alla spinta idrostatica
esercitata dallacqua invasata nel lago artificiale. Leffetto del peso proprio quello di
deviare la risultante delle forze agenti, verso il basso, in maniera tale che la verifica allo
slittamento sia soddisfatta. Landamento planimetrico generalmente rettilineo o
comunque caratterizzato da raggi di curvatura molto ampi e con concavit verso valle. La
sezione delle dighe a gravit si presenta come un triangolo in cima al quale collocato il
coronamento, entrambi i paramenti sono inclinati, ma mentre quello di mote pressoch
verticale, quello di valle ha pendenze elevate[10].

1)
2)
Figura 1.8 Esempi di Dighe: 1) Diga di Alpe-Gera, con struttura a gravit massiccia, in provincia di
Sondrio; 2) Diga di Ancipa, con struttura a gravit alleggerita, in provincia di Enna,

Le dighe a gravit vengono suddivise in [11]:


x ordinarie (a gravit massicce);
x a speroni o a vani interni (a gravit alleggerite).

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Le dighe a gravit massicce, costruite


solitamente in muratura o in calcestruzzo non
armato, sono costituite da elementi detti conci.
Questi imponenti elementi sono separati
tra loro da giunzioni permanenti secondo piani
verticali [10].
Nel caso delle dighe alleggerite i conci
sono sagomati in maniera tale da ricavare
allinterno della struttura dei vani. Spesso i conci
diventano dei veri e propri contrafforti con
Figura 1.9 Schema di Diga a Gravit
Massiccia.

espansione a monte e/o a valle. Questa tipologia


di dighe rappresenta unevoluzione di quelle
massicce, vi infatti uno sfruttamento maggiore
dei materiali ed un ottimizzazione degli spazi. Il
profilo teorico di ogni sperone deve rendere
stabile la struttura al ribaltamento e allo
slittamento,
ovviamente

contemporaneamente
soddisfare

le

verifiche

deve
tenso-

deformative. importante notare come il minor


peso proprio della struttura sia compensato dalla
diminuzione delle sottospinte, che in molti casi
diventano trascurabili, dovuta alla notevole
Figura 1.10 Schema di Diga a Gravit
Alleggerita.

riduzione di spessore della sezione nel passaggio


da una diga massiccia ad una alleggerita. Inoltre

la diminuzione di peso viene in parte compensata da un aumento della pendenza del


paramento di monte, portando ad un aumento della componente verticale della spinta
idrostatica, e contemporaneamente una riduzione di quella orizzontale, che contribuisce
allequilibrio traslazionale. Infine le dighe alleggerite possono essere a speroni o a vani
interni, nelle prime i conci sono sagomati in modo da formare dei contrafforti con il
paramento di monte. Nelle seconde i conci sono alleggeriti da cavit che formano dei vuoti
interni [10].

Capitolo 1

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1.2.1.2 Dighe a Volta


Nelle strutture con funzionamento a volta, pur non mancando la trasmissione della spinta
idrica lungo le sezioni verticali (funzionamento a mensola), prevale la trasmissione degli
sforzi lungo le sezioni orizzontali, o inclinate, fino alle imposte, in questultima
trasmissione la struttura viene impegnata con le sollecitazioni e deformazioni tipiche
dellarco. Dighe di questo genere hanno un andamento planimetrico arcuato, inoltre ancor
pi delle dighe di altro genere, la possibilit di realizzarle legata non solo alla morfologia
del territorio, in particolare sar necessario trovare una zona caratterizzata da una gola
stretta ma con una capacit dinvaso a monte molto grande, ma anche alle caratteristiche
geologiche della roccia dimposta. Gli sforzi trasferiti dalla struttura alla roccia su cui
verranno fondate le imposte saranno notevoli, quindi dovr avere resistenza elevata, oltre a
non presentare fessurazioni diffuse o problemi macroscopici nella propria struttura [10].
Le dighe a volta vengono suddivise in [11]:
x dighe ad arco;
x dighe ad arco-gravit;
x dighe a cupola (o a doppia curvatura).

1)

2)

3)
Figura 1.11 Esempi di Dighe: 1) Diga del Vajont, con struttura ad arco, in Provincia di Pordenone;
2) Diga di Place Moulin, con struttura ad arco-gravit, ad Aosta; 3) Diga di Neves, con struttura a
cupola, in provincia di Bolzano.

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Capitolo 1

Nelle dighe ad arco semplice leffetto arco nettamente


prevalente su quello a mensola, precedentemente descritto, per
cui il peso proprio della struttura ha scarsa importanza sul
regime statico e le dimensioni possono essere commisurate alla
funzione di trasmissione in orizzontale della pressione
dellacqua. La struttura potr quindi essere assimilata ad un
insieme darchi orizzontali fra loro connessi, una situazione del
genere accettabile solo nel caso in cui le sezioni verticali
radiali della struttura risultino molto snelle, il che pu
verificarsi solo in opere nelle quali le corde orizzontali della
sezione di sbarramento risultano piccole rispetto allaltezza
totale, cio in opere che chiudono gole molto strette per cui
sono consentite curvature molto accentuate dalle sezioni
Figura 1.12 Schema di
Diga ad Arco Semplice.

orizzontali [10].

Nelle dighe ad arco-gravit non vi una netta


prevalenza delleffetto arco su quello di mensola, a condizione
che gli spessori si mantengano piccoli rispetto allaltezza, alle
corde, ai raggi di curvatura, il regime statico della struttura
assimilabile a quello di lastra curva. Nella maggior parte dei
casi opere di questo genere hanno raggi di curvatura delle
sezioni orizzontali varianti verticalmente, curvatura delle
sezioni verticali non nulla e spessori varianti verticalmente e
talora anche orizzontalmente. Si ammette in generale la
deformabilit elastica della roccia di fondazione e lincastro
Figura 1.13 Schema di
Diga ad Arco-Gravit.

della struttura lungo il contorno il quale ha forma assai diversa


da caso a caso [10].

Nelle dighe a cupola, o a doppia curvatura, presentano in buona parte le stesse


caratteristiche delle strutture ad arco semplice, se non fosse che sono dotate di curvatura
sia nelle sezioni orizzontali che nelle sezioni verticali, riducendo notevolmente gli sforzi di
taglio e i momenti flettenti sul corpo della diga. In tal modo la struttura sar soggetta quasi

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esclusivamente a sforzi di compressione, tendendo quindi ad un


comportamento a membrana sottile, con la possibilit di ridurre
ulteriormente gli spessori e quindi contenere i costi. Gli
accorgimenti precedentemente descritti per le strutture ad arco
semplice valgono anche per questo tipo di dighe [11].
Lutilizzo delle dighe ad arco si notevolmente diffuso
nel corso degli ultimi anni, in Italia maggiormente nella
seconda met del XX secolo, grazie allo sviluppo dei metodi di
calcolo e allesperienza accumulata in passato. Rispetto alle pi
diffuse dighe a gravit le dighe ad arco richiedono una mole di
calcoli maggiore, per questo in passato a supporto della teoria e
Figura 1.14 Schema di
Diga a Cupola.

dei modelli analitici, per la progettazione di queste struttura

venivano costruiti modelli fisici in scala molto accurati.


Altro aspetto particolare di questa tipologia di diga sono i giunti, che non saranno
soltanto su piani verticali, ma saranno su piani orizzontali, inoltre vengono utilizzati giunti
temporanei durante la messa in opera, in maniera tale da consentire le dilatazioni termiche.
Una volta terminate le fasi di costruzione i giunti temporanei vengono chiusi ripristinando
la continuit della struttura [12].

1.2.1.3 Dighe a Volte o Solette, Sostenute da Contrafforti


Le dighe con struttura a volte o solette sostenute da contrafforti funzionano in modo simile
alle dighe a gravit alleggerite, sono infatti caratterizzate dalla presenza di contrafforti,
posti ad un certo interasse, i quali hanno il compito di trasmettere le sollecitazioni,
derivanti dalla spinta dellacqua, al terreno. I contrafforti sono collegati tra loro da solette o
da volte, le quali hanno solo il compito di trasmettere gli sforzi, il paramento di monte
inoltre ha una pendenza tale da far si che la componente verticale della spinta idrostatica
contribuisca alla resistenza allo scorrimento [10].

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Capitolo 1

Figura 1.15 Diga di Molato, con struttura a volte e contrafforti, in provincia di Piacenza.

1.2.1.4 Dighe in Materiali Sciolti


Le dighe in materiali sciolti sono costituite da un corpo di terra o di pietrame,
fondamentalmente permeabile, e di una zona interna in terra praticamente impermeabile,
chiamata nucleo, ovvero di un dispositivo di tenuta, sul paramento di monte o interno di
materiali artificiali diversi, cio manto o diaframma. Rispetto ad unequivalente struttura
muraria, questa tipologia di diga induce sulle fondazioni sollecitazioni minori, a ragione
dellampiezza trasversale conseguente a necessit proprie di stabilit. Il loro
comportamento meccanico tipicamente plastico-viscoso, esse pertanto sono in grado di
eseguire senza rottura deformazioni notevoli della fondazione. Sono quindi compatibili con
formazioni dappoggio lapidee anche ampiamente alterate, diffusamente fessurate e
disomogenee, nonch con formazioni sciolte, escluse ovviamente quelle tipicamente
argillose [10]. Le dighe di materiali sciolti non sono differenziabili in sottospecie sulla base
della forma o per il loro funzionamento statico; lo sono invece sulla base dei materiali di
cui sono costituite, proprio cos vengono classificate dalla norma [11]:
x in terra omogenea;
x in terra e/o pietrame con nucleo di tenuta in terra;
x in terra e/o pietrame con manto di tenuta a monte o con nucleo di tenuta in materiali
artificiali.

Capitolo 1

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1)

2)

3)
Figura 1.16 Esempi di Dighe: 1) Diga di Olivo, con struttura in terra omogenea, in provincia di
Enna; 2) Diga di Occhito, con struttura in terra con nucleo di tenuta, in provincia di Foggia; 3) Diga di
Redisole, con struttura in terra e manto di tenuta, in povincia di Cosenza.

Le dighe in terra omogenea sono


costituite totalmente da terra caratterizzata da
permeabilit uniforme e tale da garantire da sola
la tenuta. Normalmente simpiega tale tipologia
Figura 1.17 Schema di Diga in Terra
Omogenea.

per altezze del rilevato non superiori ai 30m[13].

Le dighe in terra e/o pietrame con


nucleo di tenuta in terra, sono costituite da
materiali naturali di varia tipologia, organizzati
Figura 1.18 Schema di Diga in Terra con
Nucleo di Tenuta in Terra.

e disposti in zone ben precise della sezione in


funzione delle caratteristiche di permeabilit,

disponendo le zone permeabili all'esterno e quelle impermeabili all'interno per la tenuta


[13].

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Capitolo 1

Le dighe in terra e/o pietrame con manto


di tenuta a monte o con nucleo di tenuta in
materiali artificiali sono costituite da materiali
Figura 1.19 Schema di Diga in Terra con
Manto di Tenuta in Materiale Artificiale.

naturali di vario tipo e granulometria, dove la


tenuta viene garantita mediante un manto di

rivestimento, in materiale artificiale, posto sul paramento di monte, oppure tramite un


nucleo interno sempre di materiale artificiale [13].
Qualsiasi sia il materiale costituente la diga in terra, la forma della sezione
trasversale si presenta prossimamente trapezia, con inclinazioni dei due paramenti
esattamente o approssimativamente uguali. Lasse planimetrico rettilineo, salvo casi in
cui la curvatura opportuna per particolari condizioni geologiche o morfologiche della
stretta. La caratteristica meccanica dei materiali sciolti che interessa la stabilit dei rilevati
la resistenza al taglio, riassunta dai due parametri: angolo di attrito limite e coesione
limite. La caratteristica idraulica dei materiali stessi che interessa nelle dighe la
permeabilit. La stabilit dei rilevati in materiali sciolti, siano essi in terra o pietrame, si
riassume nella loro resistenza ai movimenti dinsieme cio al franamento, ma essa dipende
anche dalla conservazione dellintegrit dei nuclei o manti o diaframmi, giacch
fessurazioni di questi e conseguenti filtrazioni possono condurre al sifonamento e quindi
alla distruzione dellopera [10].
In fine doveroso osservare che queste non sono strutture tracimabili, in quanto
sono facilmente erodibili, quindi la tracimazione, anche se straordinaria, potrebbe
comportare pericoli di stabilit, a causa delle questioni appena trattate [13].

1.2.1.5 Sbarramenti di Vario Tipo


Rappresentano tutte le strutture di sbarramento diverse da quelle definite precedentemente,
sia per caratteristiche costruttive che per funzionalit e impiego, ma possedenti comunque
certe particolarit in comune, esse sono [11]:
x dighe di tipo misto;
x dighe in subalveo;
x sbarramenti per la laminazione delle piene.

Capitolo 1

19

1)

2)

Figura 1.20 Esempi di Dighe: 1) Diga di Almendra, in Spagna, struttura varia; 2) Sbarramento per la
laminazione delle piene.

Le dighe di tipo misto possono essere formate da materiali diversi o da tipologie


strutturali differenti, ad esempio possono essere a gravit ma in parte in calcestruzzo ed in
parte in parte in muratura di pietrame. Oppure ad esempio strutture totalmente in
calcestruzzo ma con tratti a gravit massicce, tratti a gravit alleggerite e tratti ad arco. La
tecnica costruttiva talmente evoluta che a seconda delle esigenze possibile adattare pi
tipologie strutturali per ottenere il risultato pi conveniente [10].
Le dighe in subalveo sono costituite da uno sbarramento affondato nel subalveo
fino a raggiungere ed intercettare la falda sotterranea di una valle, in modo da farla
emergere e accumularne la risorsa all'interno dell'invaso che si crea a monte.
Gli sbarramenti per la laminazione delle piene sono caratterizzati da una luce a
battente per i normali deflussi che pu essere completamente impegnata durante gli eventi
di piena in modo da far defluire dalla luce, soltanto le portate per cui stata progettata
l'opera di regimazione e invasare temporaneamente a monte dello sbarramento il surplus di
piena che rappresenta il volume idrico di laminazione, o colmo dell'onda di piena [14].

1.2.1.6 Traverse Fluviali


Rappresentano opere di sbarramento di un corso d'acqua di modesta entit, in particolare
per quanto riguarda l'altezza, che risulta mediamente inferiore ai 10m e che determinano
un innalzamento idrico a monte, contenuto all'interno dell'alveo [14]. Vengono realizzate
per creare piccoli accumuli idrici al fine di rendere possibile la derivazione di portate o

20

Capitolo 1

permettere attingimenti grazie al locale incremento del livello idrico. In relazione all'entit
dell'opera e alla funzione che le traverse devono svolgere possono essere suddivise in [11]:
x fisse;
x mobili;
x briglie.
Le traverse fisse sono costituite prevalentemente da strutture murarie massicce, ma
anche mediante scogliere, al principale scopo di rialzare il livello idrico di monte per
molteplici obiettivi: derivazioni, attingimenti, fruizione della risorsa idrica [14].

Figura 1.21 Esempi di traverse fluviali.

Le traverse mobili sono costituite da opere murarie trasversali, anche di notevoli


entit, al solito scopo delle precedenti, ma dotate di organi di regolazione. Tali apparati
possono essere costituiti da semplici paratoie di tenuta a sollevamento manuale fino alle
enormi paratoie meccaniche che consentono le regolazioni a scopi idroelettrici o di
regimazione delle portate di piena di un corso d'acqua [14].
Le briglie sono costituite anch'esse da opere murarie trasversali ma con lo scopo
della stabilizzazione dell'alveo, dette infatti briglie di consolidamento. Sono opere
trasversali al torrente, sporgenti dall'alveo nel quale sono fondate, costruite per fissare con
il coronamento sommitale la quota dell'alveo e determinare, a seguito dell'interrimento
conseguente all'accumulo del materiale a monte di essa, la modifica della pendenza
originaria del corso d'acqua. La funzione primaria della briglia risulta quella di contrastare
l'erosione del letto del torrente e quindi del trasporto solido a seguito della riduzione della
pendenza; contribuisce inoltre alla stabilizzazione delle sponde a seguito del riempimento
che si origina a monte [14].

Capitolo 1

1.2.2

21

Definizioni Secondo D.M. 24 Marzo 1982

Il D.M. 24 Marzo 1982 fornisce le definizioni dei parametri fondamentali di una diga, con
il quale possibile classificarle. Di seguito vengono riportati brevemente con le relative
spiegazioni [11]:
x Altezza della diga: dislivello tra la quota del piano di coronamento e quella
del punto pi basso della superficie di fondazione.
x Altezza di massima ritenuta: dislivello tra la quota di massimo invaso e
quella del punto pi depresso dellalveo naturale in corrispondenza del
paramento di monte.
x Fetch: massima lunghezza dello specchio liquido del serbatoio alla quota
del massimo invaso.
x Franco: dislivello tra la quota del piano di coronamento e quella di massimo
invaso.
x Franco netto: dislivello tra la quota del piano di coronamento e quella di
massimo invaso, aggiunta a questa la semi ampiezza della massima onda
prevedibile nel serbatoio.
x Impianto di ritenuta: insieme dello sbarramento, delle opere complementari
e accessorie, dei pendii costituenti le sponde e dellacqua invasata.
x Opere complementari e accessorie: opere direttamente connesse alla
sicurezza e alla funzionalit degli impianti di ritenuta, compresi gli
interventi di sistemazione, impermeabilizzazione e consolidamento delle
sponde del serbatoio, la casa di guardia, la viabilit di servizio, le opere di
adduzione e di derivazione del serbatoio.
x Opere o organi di scarico o scarichi: opere civili e impiantistiche necessarie
per lo scarico, libero o volontario, dellacqua invasata.
x Quota di massimo invaso: quota massima a cui pu giungere il livello
dellacqua dellinvaso, ove si verifichi il pi gravoso evento di piena
previsto.
x Quota massima di regolazione: quota del livello dacqua al quale ha inizio
lo sfioro degli appositi dispositivi.
x Sponde del serbatoio: complesso di pendii naturali o artificiali costituenti il
serbatoio e i pendii a quota superiore a quella di massimo invaso.

22

Capitolo 1

x Volume dinvaso: volume del serbatoio compreso tra la quota massima di


regolazione e la quota del punto pi depresso del paramento di monte.
x Volume di laminazione: volume compreso tra la quota di massimo invaso e
la quota massima di regolazione.
x Volume morto: volume del serbatoio compreso tra la quota del punto pi
depresso del paramento di monte e la pi bassa tra: la quota dellimbocco
dellopera di ripresa o dello scarico di fondo.
x Volume totale dinvaso: capacit del serbatoio compresa tra la quota di
massimo invaso e la quota minima di fondazione.
x Volume utile di regolazione: volume compreso fra la quota massima di
regolazione e la quota minima del livello dellacqua alla quale pu essere
derivata lacqua invasata.

Capitolo 1

23

Figura 1.22 Esempi di parti costituenti una Diga.

Figura 1.23 Definizioni delle Caratteristiche di una Diga.

24

1.2.3

Capitolo 1

Ricognizione delle Dighe Italiane

1.2.3.1 Funzioni
Come accennato nei capitoli precedenti, in Italia sono presenti 540 dighe, svariatamente
diffuse e con funzione principalmente di tipo idroelettrico, secondariamente destinate ad
uso irriguo e per il supporto di acquedotti ed in minima parte per il controllo dei deflussi
[5].

Tabella 1.1
Grafico
Funzioni
1.1 Funzioni
delle Dighe
delle
Italiane.
Dighe Italiane.

Le motivazioni per il quale la maggior parte delle dighe Italiane sono destinate a
scopo Idroelettrico ed Irriguo, risiedono nelle caratteristiche geomorfologiche del paese.
Per quanto riguarda lenergia, in Italia, viene acquisita principalmente in tre modi:
x Energia prodotta da fonti non rinnovabili, quali principalmente combustibili
fossili;
x Energia prodotta da fonti rinnovabili, principalmente idroelettrico;
x Energia comprata allestero.

Capitolo 1

25

Grafico 1.2 Riepilogo Storico della Produzione di Energia in Italia.

Dal grafico precedente possibile osservare come la produzione di energia


idroelettrica sia da sempre una quota importante e costante della totalit dellenergia
acquisita dallItalia; questo perch la conformazione del nostro paese tale da essere
particolarmente predisposto alla costruzione dimpianti idroelettrici. Infatti grazie alle Alpi
e alla catena Appenninica, le zone montuose sono diffuse in tutta la penisola, essendo
inoltre queste zone percorse da numerosi corsi fluviali, creano le condizioni ottimali per la
costruzione dimpianti idroelettrici. Dal grafico successivo notiamo come tra le energie
rinnovabili sia la fonte di produzione pi diffusa in Italia [15] [16].

Grafico 1.3 Produzione di Energia Tramite Fonti Rinnovabili.

26

Capitolo 1

La seconda funzione pi diffusa quella legata allagricoltura, basti pensare che la


superficie agricola italiana pari a 17,8 milioni di ettari, di cui il 45,7% si concentrano nel
mezzogiorno [17]. Si rende dunque necessario fornire una riserva dacqua costante nel
tempo e diffusa in tutto il territorio. Diventano quindi indispensabili le opere di
sbarramento atte alla formazione di bacini artificiali a scopo irriguo.

Grafico 1.4 Composizione del P.I.L. Trimestre 2013.

1.2.3.2 Uffici Tecnici Territoriali


Come precedentemente accennato, la competenza in materia di dighe, ovvero
lapprovazione tecnica dei progetti, vigilanza e controllo sulla costruzione e sullesercizio,
divisa in:
x &RPSHWHQ]D6WDWDOHVH+PR9 m3;
x Competenza Regionale: se H<15m e V< 1 m3.
Nello specifico lautorit statale competente la Direzione Generale per le Dighe
e le Infrastrutture Idriche ed Elettriche, che a livello territoriale si divide in uffici tecnici,
elencati di seguito:

Capitolo 1

27

x Cagliari: competente sui bacini con foce al litorale della Sardegna;


x Catanzaro: competente sui bacini con foce al litorale calabrese dal Sinni,
escluso, al Lao, incluso;
x Firenze: competente sui bacini idrografici su una fascia di territorio
dell'Italia centrale dal litorale tirrenico, bacini idrografici del Magra incluso,
Fiora escluso, a quello adriatico, bacini con foce a sud del Po fino al Conca
incluso;
x Milano: competente sul bacino del Po da valle della confluenza col Ticino
alla foce;
x Napoli: competente sui bacini con foce al litorale tirrenico dal Tevere,
escluso, al Lao, escluso, bacini con foce al litorale adriatico a sud del
Pescara, escluso, e bacini con foce al litorale jonico a nord del Sinni,
incluso;
x Palermo: competente sui bacini con foce al litorale della Sicilia;
x Perugia: competente sui bacini con foce al litorale tirrenico dal Fiora,
incluso, al Tevere, incluso, e bacini con foce al litorale adriatico dal Conca,
escluso, al Pescara, incluso;
x Torino: competente sui bacini con foce al litorale ligure dal confine italofrancese al Magra, escluso, e bacino del Po fino alla confluenza del Ticino,
incluso;
x Venezia: competente sui bacini con foce al litorale adriatico a nord del Po.
Approssimativamente si spartiscono le dighe in modo piuttosto omogeneo. Nel
seguente grafico viene mostrato come sono suddivise le dighe per uffici tecnici territoriali
[5].
Gli uffici tecnici territoriali svolgono funzioni di controllo e vigilanza sulla
sicurezza delle dighe, a nome della Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture
Idriche ed Elettriche, svolgono, sulle dighe di competenza, periodici sopraluoghi ed
espletano attivit di raccolta di dati e dinformazioni, relative alle misure di controllo
condotte sugli impianti. Gli uffici forniscono anche supporto tecnico in occasione di
scenari di emergenza che coinvolgano la sicurezza delle dighe, nonch consulenze ad altri
Enti Pubblici in merito al controllo di dighe di altezza o volume dinvaso inferiori ai
suddetti limiti [5].

28

Capitolo 1

Grafico 1.5 Suddivisione delle Dighe per Uffici Tecnici Territoriali.

1.2.3.3 Tipologia
Nei paragrafi precedenti sono state brevemente illustrate le pi diffuse tipologie di dighe,
in Italia troviamo una forte concentrazione di dighe a gravit massicce e, specialmente al
sud, un elevato numero di dighe in terra. Nel grafico successivo viene illustrato il numero
di dighe relativo a ciascuna tipologia [5].

Grafico 1.6 Classificazione delle Dighe per Tipologia.

Capitolo 1

29

1.2.3.4 Anno di Inizio Lavori


Altra classificazione interessante, in prospettiva dello studio evolutivo della normativa,
quella rispetto allanno di costruzione. Sar utile per capire sia la normativa di riferimento
con la quale una certa diga stata progettata, sia quali accorgimenti tecnici sono stati
adottati, in causa dellesperienze maturate fino allanno di costruzione [5].

Grafico 1.7 Classificazione delle Dighe in Funzione dell'anno di Inizio dei Lavori di
Costruzione.

Gli intervalli di tempo per la classificazione sono stati scelti seguendo le date di
emanazione delle pi importanti normative in materia di dighe, le quali verranno analizzate
dettagliatamente nel capitolo secondo.

Grafico 1.8 Andamento della Costruzione di Dighe nel Tempo.

30

1.3
1.3.1

Capitolo 1

Le Dighe a Gravit
Introduzione

In precedenza abbiamo gi accennato alle dighe a gravit, elencando e chiarendo la


classificazione effettuata dallattuale normativa, ed introducendo qualche nozione riguardo
al funzionamento; adesso verranno analizzate nel dettaglio le caratteristiche tecniche
dimpianto, i materiali utilizzati, levoluzione delle tecniche costruttive, i dettagli pi
importanti e le opere accessorie e complementari necessarie a rendere operative limpianto.
Una diga muraria classificabile come a gravit se ha le seguenti caratteristiche:
planimetricamente rettilinea, o ha curvatura delle sezioni orizzontali assai limitata;
costituita di elementi verticali, che da ora chiameremo conci, staticamente indipendenti, di
modesta lunghezza in direzione dellasse; ed infine il suo funzionamento legato solo al
peso proprio. Come precedentemente descritto reagiscono alla spinta dellacqua grazie ad
un elevato peso, che devia quindi la risultante delle azioni, soddisfacendo lequilibrio allo
scorrimento.
Si dividono inoltre in:
x dighe a gravit massicce;
x dighe a gravit alleggerite.
In questultime vengono ricavati dei vani nel corpo diga, tali da poter alloggiare ad
esempio limpianto di produzione di energia idroelettrica, oppure sono formate da veri e
propri speroni posti ad un certo interasse e collegati da tratti di struttura molto pi snella
rispetto a dighe massicce paragonabili. Questultime rappresentano unevoluzione delle
dighe a gravit e compensano la riduzione di peso con una minor intensit della
sottospinta, in quanto la sezione degli speroni limitata dunque lacqua non ristagna al
disotto di essi, e grazie ad una maggior inclinazione del paramento di monte, tale da
aumentare laliquota di spinta idrica verticale, che contribuisce allequilibrio globale.
Strutture di tal genere sono, fra quelle di muratura, le prime impiegate per la
formazione dinvasi idrici. Molti muri di sostegno dellacqua, come in passato erano
chiamate le dighe, sono stati costruiti in Spagna tra il XVI e il XVIII secolo per la
formazione di laghi artificiali. Di quelli costruiti anteriormente al 1900, di altezza superiore
a 10 metri, sono tuttora in esercizio una ventina; fra essi, solo tre, di cui costruiti nel 1850 e
laltro successivamente, hanno la sezione quasi trapezoidale caratteristica del periodo in

Capitolo 1

31

cui vengono utilizzate le prime nozioni della statica delle strutture. Tutte le altre dighe
sono costituite da un muro con sezione verticale poco diversa dalla rettangolare, talora a
gradoni, con proporzioni fra altezza e spessori assai diverse da caso a caso. In alcune di
esse il muro contrastato a valle da un rilevato di terra, in una da un rilevato di pietrame,
in molte da una serie di speroni murari. Planimetricamente sono talora rettilinee, talora
poligonali, le maggiori hanno quasi tutte forma pi o meno arcuata.
Altrettanto interessanti sono le dighe del Messico, costruite anteriormente al 1900,
una trentina con altezze oltre 50 metri sono costituite generalmente in muri sottili a sezione
rettangolare o trapezia o a riseghe, con paramento di monte verticale, sussidiati da ampi
contrafforti a valle.
Limmaturit delle concezioni statiche, e ancor pi dei problemi relativi alle
fondazioni, si prolunga fino a tutta la prima met del XIX secolo, lo indicano ad esempio la
diga di Puentes in Spagna, costruita nel 1785 e la diga di Gros Bois in Francia, costruita
del 1830. Le loro sezioni non rilevano traccia di criteri direttivi e la prima, fondata per una
breve lunghezza su terreno sciolto, con lausilio di pali in legno, crolla per sifonamento di
questo tratto quando dietro di essa raggiunto il massimo livello dinvaso. La seconda,
fondata su argilla, subisce nelle fasi dinvaso regolari movimenti dinflessione
longitudinali, di spostamenti e di rotazioni trasversali, che inducono nel 1842 a rinforzarla
con nuovi contrafforti sul paramento di valle e pi tardi, nel 1896, a limitare il carico,
rigurgitandola da valle, con un invaso creato da una diga in terra [10].

Figura 1.24 Diga di Puentes.

32

Capitolo 1
Figura 1.25 Dighe Spagnole Precedenti
al 1900.
a)Diga Almansa, costruita sul corso
dacqua Belen Grande. Lopera
precedente al 1586, ha andamento
planimetrico a spezzata superiormente
e curvo inferiormente, le due parti sono
state probabilmente costruite in tempi
diversi. Ha unaltezza massima del
coronamento pari a circa 25 m.. Il
materiale utilizzato la muratura di
pietrame con pietra da taglio ai
paramenti, salvo i superiori 6m. del
paramento di valle. Il valore massimo
delle sollecitazioni raggiunge 14 kg/cm2.
b)Diga Elche, sul corso dacqua
Vinalop, risalente al 1632 e modificata
nel 1842, ha andamento curvo, con
raggio di 62,60 m. e altezza di 23,20 m.
costituita in muratura di pietrame
con paramenti di pietra da taglio.
c)Diga di Alicante, sul Monegre,
costruita nel 1580 e modificata nel
1943. Ha andamento planimetrico
curvo, con raggio di 107,13m. ed
altezza di 46m., la diga fondata su
calcari duri e compatti. Il materiale
muratura di pietrame con pietra da
taglio ai paramenti, le sollecitazioni
massime sono dellordine di 11 kg/cm2.
d)Diga di Valdeinfierno, sul corso
dacqua Luchensa, costruita nel 1806
ha andamento poligonale prossimo al
circolare, con altezza massima di 48m..

Capitolo 1

33

Figura 1.26 Diga di Gros-Bois.

I casi trattati in questo paragrafo riguardano gli antenati delle dighe in muratura
cos come le concepiamo noi oggi, ma possono essere utili per capire a fondo levoluzione
tecnica e delle metodologie di calcolo. Questultima verr trattata nel capitolo secondo.

34

1.3.2

Capitolo 1

Funzionamento dellImpianto Idroelettrico

1.3.2.1 Introduzione
Nei paragrafi precedenti stato messo in luce come la funzione pi diffusa in Italia per le
dighe a scopo idroelettrico, in particolare nel grafico seguente possibile osservare come
si specializzano le dighe a gravit.

Grafico 1.9 Funzioni delle Dighe a Gravit.

Dal grafico precedente possibile osservare come la funzione maggiormente svolta


anche dalle dighe a gravit quella a scopo idroelettrico, che verr analizzata nel dettaglio
nel presente paragrafo [6].

1.3.2.2 Idroelettrico in Italia


In Italia la produzione di energia idroelettrica corrisponde a circa il 74% della produzione
complessiva lorda di fonti rinnovabili, lindagine ha considerato levoluzione della
capacit installata secondo la classe di potenza, da cui risultato che gli impianti di
maggiore dimensione, quelli con potenza superiore a 10 MW, costituiscono la pi alta
quota percentuale della potenza idroelettrica totale. Inoltre, anche lanalisi della potenza
installata, secondo tipologia dimpianto (bacino, serbatoio, acqua fluente), ha mostrato,
negli ultimi anni, variazioni non significative. Per il grande idroelettrico, principalmente
per impianti con grandi invasi e dighe, poco ipotizzabile uno sviluppo futuro

Capitolo 1

35

significativo. Considerando let media delle dighe italiane, superiore ai 60 anni, per molte
delle quali il periodo di vita residuo stimabile in alcune decine di anni, ragionevole
attendersi una sensibile riduzione della producibilit da fonte idroelettrica. Il quadro
generale pi articolato per gli impianti mini-idroelettrici, dove i minori problemi di
sicurezza e il vantaggio di una tipologia distribuita di generazione, rende opere e
macchinari pi facilmente inseribili sul territorio [18].

1.3.2.3 Tipologie e Funzionamento


Per energia idroelettrica sintende lenergia potenziale e cinetica posseduta dallacqua, che
possibile convertire in energia elettrica tramite apposite turbine e alternatori.

Figura 1.27 Funzionamento di Impianto Idroelettrico.

Questo tipo di energia stata la prima fonte rinnovabile ad essere utilizzata su


larga scala, ed attualmente il suo contributo alla produzione mondiale di energia elettrica
di circa il 20% [18]. La disponibilit di energia idraulica conseguenza dinterventi
delluomo volti a modificare il naturale corso di un fiume attraverso la costruzione di una
condotta forzata che dvi lacqua del fiume in una centrale idroelettrica allinterno della
quale avviene la trasformazione di cui sopra. La prima trasformazione avviene nelle
turbine idrauliche dette HPRT (Hydraulic Power Recovery Turbine) che sono messe in
rotazione dalla massa stessa di acqua che transita al loro interno. Sfruttando lenergia

36

Capitolo 1

potenziale posseduta dalla massa dacqua tra un dislivello, detto salto, si ottiene energia
meccanica allasse che, se non utilizzata per compiere direttamente lavoro, si pensi ai
mulini ad acqua, viene trasformata a sua volta in energia elettrica collegando lasse della
turbina, tramite opportuni riduttori, ad un alternatore. Non realizzando alcun processo di
combustione, gli impianti idroelettrici contribuiscono alla riduzione delle emissioni di gas
ad effetto serra associate alla produzione di energia elettrica. In questo modo si ha una
riduzione di 670 g di CO2 per ogni kWh di elettricit prodotto, nonch di 668 g/kWh di
diossido di azoto e 282 mg/kWh di particolato [19].
Gli impianti idroelettrici si dividono principalmente in impianti a bacino, o a
serbatoio, e ad acqua fluente; in entrambi i tipi di impianto le turbine sfruttano un salto
geodetico, da cui dipender lenergia producibile, che realizzato in modo diverso: in
quello a serbatoio, le acque di un dato bacino idrografico sono raccolte mediante uno
sbarramento solitamente artificiale, diga; nellimpianto ad acqua fluente, il dislivello
ottenuto mediante lo sbarramento di un corso dacqua, traversa.

Figura 1.28 Schematizzazione d'Impianti a Bacino e ad Acqua Fluente.

Gli impianti a bacino, sono muniti di un serbatoio che consente di regolare in


maggiore o minore misura la produzione della centrale in relazione alle esigenze del carico
e sono caratterizzati da salti molto elevati, i maggiori sono in Canada e toccano i 2000
metri. Secondo la capacit relativa del serbatoio, ovvero il grado di regolazione, si possono
distinguere impianti a regolazione parziale, a regolazione totale, impianti di integrazione o
di punta.
Gli impianti a regolazione parziale sono impianti provvisti di modesti bacini che
consentono di regolare la produzione in relazione alle variazioni di carico giornaliere e
settimanali. Ad essi si affida un servizio prevalentemente di base nei periodi di morbida e

Capitolo 1

37

un servizio di punta giornaliera nei periodi di magra: lutilizzazione della potenza


efficiente dellordine di 20003000 ore annue.
Gli impianti a regolazione totale sono dotati di serbatoio di notevole capacit, che
permette una completa regolazione dei deflussi annuali in modo tale da adattare il
diagramma della disponibilit a quello del consumo. Tale risultato non si ottiene di solito
da un unico impianto ma da un insieme dimpianti, che utilizzano razionalmente una o pi
vallate. Ad essi si affida prevalentemente un servizio di punta, salvo nei periodi di forte
richiesta nei quali il carico erogato pu avere piccole variazioni nelle 24 ore; la potenza
efficiente ha unutilizzazione dellordine di 15002000 ore annue.
Gli impianti dintegrazione o di punta sono impianti provvisti di serbatoi di volume
sufficiente a trattenere integralmente i deflussi nei periodi di morbida e destinati a
funzionare soltanto nei periodi di magra: sono destinati al servizio di punta e la potenza
installata prevista per utilizzazioni dellordine di 1000 ore annue.
La richiesta di energia elettrica nei Paesi industrializzati, per, molto variabile,
con massimi nelle ore lavorative dei giorni feriali e minimi nelle ore notturne e nei giorni
festivi: questo dovuto ai grandi consumatori di energia elettrica, quali le industrie, che
sono fermi. In queste ore, le centrali termoelettriche costrette a lavorare a carico nominale,
per evitare perdite di rendimento, rendono disponibile in rete uneccedenza di energia
elettrica che non pu essere n utilizzata n conservata come tale. Viene allora
immagazzinata sotto forma di energia potenziale gravitazionale di masse dacqua che
vengono sollevate nelle ore vuote da un serbatoio inferiore ad uno superiore, con dislivelli
tra 200 e 1000 m, mediante motori elettrici alimentati dallenergia elettrica in esubero e a
basso costo. Lenergia gravitazionale dellacqua viene poi convertita in energia elettrica
restituendo lacqua al serbatoio inferiore attraverso una turbina che muove un generatore
che produce energia elettrica da immettere nella rete nelle ore piene o di punta a costi pi
elevati e quindi con vantaggio economico. Tali sono gli impianti reversibili di pompaggio,
o impianti ad accumulo, pi complessi di quelli a serbatoio e con maggiori perdite, il
rendimento complessivo delloperazione si aggira intorno al 70-80%: ci significa che
durante le ore di punta il 30-20% di energia elettrica prodotta nelle ore vuote si dissipa.
La potenza elettrica che un impianto idroelettrico in grado di erogare dipende
dalla portata, ovvero dalla massa dacqua per unit di tempo che fluisce attraverso la
turbina e dal salto compiuto dallacqua, determinato dal dislivello tra la quota cui

38

Capitolo 1

disponibile la risorsa idrica e il livello cui la stessa viene restituita dopo il passaggio in
turbina. In base al salto disponibile, gli impianti possono essere divisi in tre categorie:
x Alta caduta: al di sopra di 100 m;
x Media caduta: 30-100 m;
x Bassa caduta: 2-30 m.
Gli impianti a medio ed alto salto utilizzano sbarramenti per avviare lacqua verso
lopera di presa, dalla quale viene convogliata alle turbine attraverso una tubazione in
pressione. Le condotte forzate sono opere costose e quindi uno schema di progetto come
quello descritto di solito antieconomico per i piccoli impianti.
Gli impianti a bassa caduta sono realizzati presso lalveo del fiume. Si possono
scegliere due soluzioni tecniche. La prima di derivare lacqua fino allingresso delle
macchine mediante una breve condotta forzata come negli impianti ad alta caduta; la
seconda di creare il salto mediante una piccola diga equipaggiata con paratoie a settore e
nella quale inserita lopera di presa, la centrale e la scala dei pesci.

1.3.2.4 Fisica dellEnergia Idroelettrica


La corrente liquida di un corso naturale dacqua si dirige sempre nel verso dei livelli
decrescenti per effetto della forza di gravit. Allefflusso sono connesse trasformazioni di
energia che possono essere imposti tramite il Teorema di Bernoulli applicato tra due
sezioni della condotta forzata. Considerando due sezioni, il Teorema di Bernoulli applicato
allunit di massa dacqua e sotto lipotesi di moto unidimensionale :

Formula 1.1 Teorema di Bernoulli.

Dove:

x H distanza tra le due sezioni;


x u velocit media della corrente;
x p pressione media dellacqua;
x densit dacqua;
x energia dissipata lungo il percorso.

Capitolo 1

39

Le pressioni nelle due sezioni coincidono con le pressioni sul pelo libero dei bacini;
si tratta di pressione atmosferica che funzione della quota dei bacini stessi. Lesperienza
mostra che sia la differenza di pressione che quella delle velocit sono praticamente
trascurabili rispetto le altre grandezze in gioco. Quel che resta quindi gH= che mostra
come, in assenza di opere derivative, lenergia potenziale relativa alla caduta geodetica H
integralmente dissipata in calore, per attriti e urti. Se, invece, mediante opportune condotte
forzate si deriva nel rispetto del DMV, una certa portata dacqua che viene restituita alla
quota di scarico facendole percorrere un tragitto con delle perdite energetiche minori
delle prime, si ottiene una differenza positiva E che rappresenta lenergia trasformabile in
energia meccanica prima, e in energie elettrica dopo, per mezzo di turbine idrauliche
adeguatamente dimensionate:
Formula 1.2 Energia Potenziale Trasformabile in Energia Meccanica.

Un impianto s fatto ma privo di perdite sarebbe un impianto perfetto che


consentirebbe di pro-durre con una portata volumetrica Q e un salto geodetico H una
potenza pari a:
Formula 1.3 Potenza di un Sistema Privo di Perdite.

Dove:
x H dislivello geodetico, ovvero differenza di quota tra il pelo libero dellacqua del
bacino a monte dello sbarramento e quella nel canale di scarico a valle;
x Q portata dellacqua;
x densit dellacqua;
x g accelerazione gravitazionale.

Nella realt per non si pu prescindere dalle perdite che sono di varia natura: nelle
condotte, nella macchina idraulica, nellalternatore, e perdite dovute a ipotesi
semplificative fatte in questa sede (le velocit nelle due sezioni sono simili ma non
identiche). Quello che si ottiene una potenza elettrica ai morsetti dellalternatore Pe
minore P0. Quindi quanto definito con P rappresenta la potenza che idealmente ottenibile
dalla trasformazione dellenergia gravitazionale del liquido erogato dal bacino a monte

40

Capitolo 1

nellunit di tempo, e quindi fornisce valori maggiori di quelli relativi ad un impianto reale
funzionante con stessa portata Q e stesso salto geodetico H. Per calcolare dunque la
potenza effettiva si fa riferimento non pi al salto geodetico ma al salto utile Hu minore del
precedente perch diminuito delle perdite di carico Hp; per cui si ottiene:
Formula 1.4 Salto Geodetico Utile.
Formula 1.5 Potenza Effettiva di un Impianto Idroelettrico.
Formula 1.6 Rendimento di un Impianto Idroelettrico.

Il rapporto tra la potenza elettrica effettiva e quella ideale inevitabilmente


inferiore allunita e rappresenta il rendimento globale dellimpianto, in genere molto
elevato: parte da un 60% nei casi meno virtuosi e sale fino a valori superiori all80%, se le
condotte sono brevi e ben proporzionate e le macchine ben costruite e opportunamente
dimensionate.
Dallultima espressione della potenza elettrica facile ricavare lenergia in kWh
prodotta da 1 m3/s di portata dacqua considerando lo stesso salto geodetico [20]:

Formula 1.7 Energia Elettrica di un Impianto.

1.3.2.5 Turbine: Definizioni e Alloggiamento


Una turbina una macchina che estrae energia da un fluido in possesso di un carico
idraulico sufficientemente elevato generato dal dislivello esistente tra la quota a cui opera
la turbina e la quota a cui viene prelevato il fluido che deve lavorare nella turbina. In
campo idroelettrico le pi diffuse tipologie di turbine sono:
x Pelton;
x Francis;
x Kaplan o a elica.
Elementi essenziali di una turbina sono il distributore e la girante.

Capitolo 1

41

Il distributore, ricavato nella parte fissa, anche detta statore, costituito da condotti
in cui lacqua, proveniente dallimpianto motore a monte, assume una velocit prestabilita
adatta ad entrare nella girante con i minimi urti. Qualora i condotti fissi del distributore
siano costruiti in forma di uno o pi ugelli in modo da generare uno o pi getti di acqua
che colpiscono la girante, abbiamo il distributore a getto, caratteristico della turbina Pelton.
Nella turbina Francis, invece, i condotti fissi del distributore sono generati da pale di adatto
profilo, ovvero le pale direttrici e il distributore consiste in una camera a spirale. Variando
la sezione delle luci di passaggio del distributore, e per le turbine a reazione anche la
velocit di uscita dellacqua, si regola la portata utilizzata: pertanto sul distributore che
agiscono gli organi di regolazione.

Figura 1.30 Dettaglio dei Condotti Fissi del Distributore a Getto


di una Turbina Pelton.

Figura 1.29 Dettaglio, in giallo, del distributore


con pale direttrici della turbina Francis.

42

Capitolo 1

La girante, o rotore, la parte mobile della turbina. Praticamente una ruota sulla
cui periferia sono riportate delle pale che, percorse dallacqua inviata dal distributore,
permettono di trasformare lenergia posseduta dallacqua in energia meccanica resa
disponibile allalbero della girante. Le pale della girante, portate da un disco oppure
collegate direttamente al mozzo dellalbero, generano condotti che assumono forma
diversa a seconda del tipo di turbina. In base al modo in cui viene convertito il carico
idraulico disponibile, si distinguono due tipi di turbine: ad azione e a reazione.
Nelle turbine ad azione, in contenuto energetico del fluido dovuto alla variazione di
quota piezometrica viene trasformato interamente in energia cinetica allinterno del
distributore; nelle turbine a reazione lenergia potenziale viene trasformata in energia
cinetica in parte nel distributore e in parte nella girante. Pertanto si definisce grado di
reazione R il rapporto fra laliquota di carico idraulico gH che viene trasformato in
energia cinetica nella girante e lintero valore del carico idraulico gH stesso.
Indicando con gH lenergia potenziale gravitazionale di 1 kg di acqua e con 1
la velocit di uscita dellacqua dal distributore della turbina, risulta quindi che il grado di
reazione R :

Formula 1.8 Grado di reazione di una Turbomacchina.

Le turbine vengono scelte e installate in base alle caratteristiche della risorsa e,


quindi, principalmente in base al salto e alla portata per garantire il massimo rendimento
dellimpianto [19].
Le turbine vengono posizionate nellimpianto di trasformazione, per quanto
riguarda il caso degli impianti che si avvalgono delluso di dighe a gravit, dovremo
distinguere due casi: se vengono utilizzate dighe a gravit massicce la centrale di
trasformazione, e quindi le turbine, si trova a valle del bacino, dunque lacqua dopo il salto
geodetico viene incanalata in una condotta forzata fino allimpianto.

Capitolo 1

43

Figura 1.31 Schema di funzionamento Impianto Idroelettrico con centrale a valle.

Qualora invece siano presenti dighe a gravit alleggerite, del tipo con vani interni,
sono possibili due soluzioni, o la centrale viene posizionata a valle, come nel caso
precedente, oppure vengono sfruttati gli spazi presenti nel corpo diga. Dunque troviamo
allinterno degli spazi nella struttura le sale macchine con le turbine. La scelta in ogni caso
non dipende soltanto dalla struttura utilizzata, ma anche dalle esigenze tecniche e dalla
possibilit di realizzare o meno una soluzione [19].

1.3.2.5.1

Conclusioni

In questo paragrafo sono state affrontate le pi importanti tematiche riguardanti gli


impianti idroelettrici, in particolare pu essere utile riepilogare i criteri che determinano la
scelta di una tipologia di turbina anzich unaltra:
x turbina Pelton: utilizzata per grandi salti, solitamente tra i 300 ed i 1400m, e
basse portate, nellordine dei 1500 m3/s;

44

Capitolo 1

x turbina Francis: utilizzata per salti compresi tra 10 e 300-400 m, e portate


nellordine da 23 m3/s a 4050 m3/s;
x turbina Kaplan: utilizzata per salti di piccola entit, nellordine di qualche
decina di metri, ed elevate portate, da 2-3 m3/s in su.

Capitolo 1

1.3.3

45

I Materiali

1.3.3.1 Introduzione
Levoluzione della tecnica delle dighe a gravit port alliniziale predominio della
muratura di pietrame a quello del calcestruzzo. La muratura di pietrame ebbe infatti
numerose applicazioni nelle dighe in alta montagna costruite nel decennio fra il 1923 e il
1932. A determinare questo orientamento contribuirono da un lato la buona disponibilit di
pietrame per muratura e di manodopera addestrata a questi lavori, dallaltro la difficolt di
approvvigionamenti dinerti alluvionali e la scarsit di mezzi dopera e di trasporto.
Con i progressi nella tecnologia dei cementi e nella conoscenza del comportamento
dei conglomerati e con il contemporaneo sviluppo e perfezionamento dei macchinari per
impianti di cantiere, limpiego del calcestruzzo veniva via via estendendosi nella
costruzione delle dighe. Venivano utilizzati calcestruzzi semplici e calcestruzzi ciclopici,
cio con laggiunta nei getti, per economia, di una percentuale, intorno al 20%, di
pietrame. In un primo periodo sono stati mantenuti i paramenti di conci di pietra lavorata.
Luso del calcestruzzo ciclopico, generalmente abbandonato intorno agli anni 20, ha avuto
nuovo impiego, particolarmente in Germania, poco dopo lultima guerra, con la comparsa
sul mercato di potenti vibratori a piastra, atti ad ovviare ai difetti di compattezza e
permeabilit delle precedenti realizzazioni con quel tipo di materiale. Ma esso, pur
consentendo una sensibile economia di cemento, complica notevolmente le operazioni di
cantiere, in relazione allapprovvigionamento e posa in opera del pietrame ed accresce
limpiego di mano dopera.
Il

calcestruzzo

ordinario

offre

le

qualit

della

resistenza

elevata

dellimpermeabilit; pu essere preparato e posto in opera con elevatissimo grado di


meccanizzazione, quindi con modesto impiego di mano dopera e in grandi volumi per
unit di tempo. Inoltre si presta meglio di qualsiasi altro materiale alla realizzazione delle
dighe a gravit di tipo alleggerito, che sono andate gradualmente sostituendo ai tipi
massicci; esso divenuto pertanto, anche in Italia, materiale pressoch esclusivo delle
moderne dighe. Per contro limpiego del calcestruzzo nelle dighe pone alcuni particolari
problemi che danno alla composizione, alla confezione e alla posa in opera di questo
materiale, per tali specie di opere, fisionomia del tutto specifica [10;12].

46

Capitolo 1

Per tutti questi motivi, nella presente tesi, la trattazione sui materiali ed aspetti
costruttivi, riguarder principalmente i calcestruzzi, la loro esecuzione e le loro modalit di
impiego nella costruzione delle dighe.

1.3.3.2 Caratteristiche del Calcestruzzo


1.3.3.2.1

Compattezza

Al calcestruzzo per dighe non viene mai richiesta unelevata resistenza alla brevi
stagionature in quanto i carichi esterni entrano in azione in tempi ampiamente differiti
rispetto ai momenti di esecuzione delle parti pi sollecitate dellopera. Nelle dighe a
gravit le sollecitazioni sono di norma modeste rispetto alle resistenze che possono essere
correntemente raggiunte dal calcestruzzo. Ma in quanto il peso per unit di volume
qualit fondamentale nei riguardi della stabilit dellopera, dovr ottenersi il valore di esso
il pi elevato possibile, il quale si aggira, a seconda della natura petrografica degli
aggregati, fra 2,42 e 2,45 t/m3.
In ogni caso il calcestruzzo deve essere in grado elevato non permeabile. In
argomento da tener presente che le permeazioni: inducono pressioni interstiziali, o
sottopressioni, le quali influiscono sul funzionamento statico delle dighe a gravit; in ogni
caso costituiscono il mezzo conduttore nellinterno della massa, delle azioni di
degradazione, sia chimiche che fisiche, come il gelo.
Peso per unit di volume e grado di permeabilit sono due aspetti di una sola
caratteristica del materiale, la compattezza [10;12].

1.3.3.2.2

Calore dIdratazione

Le reazioni didratazione del cemento sono esotermiche. Lemissione del calore inizia
insieme alla presa, prosegue con quantit per unit di tempo per mesi. La rapidit dello
sviluppo di calore e la quantit totale di questo, emessa, variano ampiamente con la
composizione del cemento. Mentre nei getti sottili il calore sviluppato pu raggiungere
rapidamente le facce di essi per poi disperdersi nellambiente, nei getti di forte spessore, in
relazione allelevata resistenza del materiale al flusso termico, nascono forti gradienti
termici, e quindi forti sopraelevamenti interni di temperatura, necessari a che il calore
possa raggiungere le superfici esterne. Ci avviene gi nel periodo di prima maturazione,

Capitolo 1

47

in una fase cio di plasticit del materiale, per cui lespansione corrispondente al
riscaldamento non induce sollecitazioni. Nella fase di raffreddamento successiva, ridotta o
cessata lemissione del calore, il calcestruzzo gi indurito e la corrispondente tendenza
alla contrazione si risolve in sollecitazioni di trazione che possono raggiungere il limite di
resistenza e determinare fessurazioni.
Effetti analoghi risultano dalla tendenza propria del calcestruzzo al ritiro,
conseguenza del suo prosciugamento; il fenomeno differito nel tempo pi di quello di
specie termica, per la maggior difficolt e quindi lentezza del flusso dellacqua dallinterno
alla pareti esterne.
La divisione della struttura, in fase costruttiva, in conci con relativi giunti,
permanenti nel caso di dighe a gravit, con sfalsamento a quote progressive delle superfici
di getto, per cui una delle facce del giunto resta per un certo tempo a contatto con laria,
amplia le superfici esterne, anche se solo per periodi di tempo limitati, ma soprattutto
interrompe la continuit della struttura e cos consente ritiri senza sollecitazioni; ma
efficace solo in parte, relativamente a quanto sopra accennato, giacch le dimensioni
longitudinali e soprattutto trasversali dei singoli conci, restano ancora tali da determinare
disuniformit di temperatura notevoli e quindi coazioni.
Quando lopera ha dimensioni normali allasse planimetrico elevate, talora
adottata la divisione dei conci anche su piani paralleli allasse predetto. Ma con ci,
nonostante i provvedimenti di saldatura dei conci, resta dubbia la continuit statica.
Linsufficienza di provvedimenti di tal genere nei riguardi dei fenomeni sopra
segnalati, particolarmente nelle opere di maggiori dimensioni, ha indotto ad accorgimenti e
provvedimenti di attenuazione delle cause e cio: impiego di cementi studiati e preparati
per getti di grandi masse, il cui sviluppo di calore didratazione lento, nonch
globalmente ridotto; refrigerazione del calcestruzzo durante la fase di presa del cemento;
posa in opera del calcestruzzo con temperature proprie inferiori a quelle ambientali. Per
mantenere moderata la temperatura in fase dindurimento vengono annegate delle
serpentine allinterno del getto, cui viene fatto circolare dellacqua a temperatura ambiente
o refrigerata, per tutto il tempo della maggiore emissione del calore didratazione, con che
viene asportata una frazione notevole di esso e di conseguenza viene moderata la tendenza
al riscaldamento della massa.

48

Capitolo 1

Per la posa in opera del calcestruzzo a temperature inferiori a quella ambientale,


come pu essere particolarmente opportuno nelle regioni tropicali, gli inerti vengono
preliminarmente raffreddati e talora lacqua dimpasto viene mischiata con ghiaccio. Nella
costruzione della diga di Itaip, la diga pi grande del mondo, che si trova al confine tra
Brasile e Paraguay, a causa dellelevate temperature ambientali, gli inerti sono stati
refrigerati e la temperatura di questultimi, e del calcestruzzo, stata mantenuta accettabile
grazie ad un getto costante di acqua fredda vaporizzata [10;12].

1.3.3.2.3

Lavorabilit

La lavorabilit di un calcestruzzo un insieme di sue caratteristiche per cui un


mescolamento omogeneo dei vari componenti ottenibile in tempo breve e per cui,
principalmente, il getto trattato con vibrazione, con apparecchi ad immersione, raggiunge
in breve tempo la maggior possibile compattezza e la totale omogeneit, senza refluimento
in superficie dei componenti fluidi e sottili. La lavorabilit una caratteristica essenziale
del calcestruzzo fresco, da cui dipendono il peso di volume e la permeabilit del
calcestruzzo indurito; essa pu essere diversa per gli aggregati alluvionali e per quelli di
frantumazione; dipende dalla natura petrografica degli aggregati, dal loro assortimento
granulometrico e in particolare dalla dose delle particelle fini e dalla loro natura
petrografica, dalla dose di cemento e dalla dose di acqua ed infine dal tipo, potenza e
frequenza delle apparecchiature di vibrazione. Pu essere accresciuta con limpiego di
speciali additivi. La lavorabilit legata alla consistenza del calcestruzzo [10;12].

1.3.3.2.4

Ritiro e Rigonfiamento

I prodotti dellidratazione del cemento dopo lindurimento sono soggetti al fenomeno del
rigonfiamento, aumento di volume, ovvero del ritiro, diminuzione del volume, correlativi
rispettivamente ad assorbimento o perdita dacqua.
La pasta di cemento o il calcestruzzo mantenuti continuamente bagnati aumentano
di volume e di peso, in conseguenza alla tendenza dei gel ad assorbire molecole dacqua;
tale tendenza induce una pressione relativa dellacqua esterna che dilata gli interspazi fra le
lamelle dei prodotti solidi dellidratazione e ne riduce cos le forze di coesione.
Lallungamento lineare unitario della pasta di cemento, a partire da 24 ore dallimpasto,

Capitolo 1

49

raggiunge valori di 1,3x10-3 dopo 100 giorni, 2x10-3 dopo 1000 giorni, 2,2x10-3 dopo 2000
giorni, mentre nel calcestruzzo lallungamento pi ridotto: valore a 12 mesi dallimpasto,
fra 0,10,15 x 10-3 per contenuto di cemento di circa 300 kg/m3. Laumento relativo del
peso dellordine dell1% maggiore dellaumento di volume.
Il cemento indurito conservato in aria non satura di umidit soggetto a ritiro per
perdita dacqua, anche noto come ritiro da disseccamento. La perdita solo in parte
reversibile. Una pasta prosciugatasi in atmosfera a bassa umidit, posta poi in acqua o in
atmosfera ad alta umidit, rigonfia ma non raggiunge il volume che avrebbe avuto in
assenza di disseccamento iniziale; la parte irreversibile si aggira intorno al 60% e il 30%.
Lirreversibilit pu essere attribuita al formarsi di nuovi legami fra i gel nel periodo di
prosciugamento. Durante il disseccamento la pasta indurita perde dapprima lacqua libera
senza per questo variare sensibilmente di volume. Successivamente perde lacqua di
assorbimento e se non esistono vincoli, si verifica riduzione di volume corrispondente alla
perdita di uno strato dacqua assorbita nella superficie del gel, di spessore pari a quello di
una molecola dacqua. Gli aggregati delle malte e dei calcestruzzi, in quanto costituiscono
un vincolo al ritiro della pasta, riducono lentit del ritiro complessivo.
Lentit del ritiro non varia sostanzialmente qualunque sia la lunghezza di un
periodo iniziale in cui il materiale mantenuto umido. Ne variano peraltro gli effetti: in
generale, giacch col tempo cresce la resistenza meccanica della pasta, pi facile che il
ritiro determini fessurazioni se esso si verifica dopo pi breve periodo dindurimento.
Ovviamente questo un aspetto fondamentale, in quanto uneventuale fessurazione,
anche se di limitata estensione, potrebbe compromettere la tenuta dellopera provocando
perdite in termini economici [10;12].

1.3.3.2.5

Modulo Elastico e Modulo Dinamico

Il comportamento del calcestruzzo indurito a fronte delle azioni meccaniche trova


spiegazione nella sua struttura. Il calcestruzzo indurito un materiale eterogeneo, costituito
da un insieme di elementi aggregati con propria struttura, di norma cristallina e di bassa
porosit, chimicamente stabili, connessi tra loro da un legante a struttura fibrosa e porosa,
in evoluzione chimica per molto tempo, con acqua fissa di assorbimento nei pori del gel, e
con pori capillari che possono contenere anchessi acqua, la quale per soggetta a
migrazioni verso lesterno o viceversa.

50

Capitolo 1

Le caratteristiche di un corpo solido complesso derivano dai legami interni di


natura chimica del gel, dei legami di natura fisica fra fibre, dei legami di specie
difficilmente precisabili e probabilmente complesse fra gel e superfici degli aggregati; e
mentre alla minuta distribuzione interna sotto carico di deformazioni e sollecitazioni
partecipa lelasticit propria degli aggregati, agli effetti della resistenza non hanno di
norma influenza i legami interni di questi, perch forti di quelli interni dei gel e di quelli
fra gel e superfici sovraccennate. Nella figura seguente mostrato il legame costitutivo del
calcestruzzo compresso, caratterizzato da una prima parte pressoch rettilinea ed una
seconda parte curva, con curvatura volta allasse delle deformazioni; in alcuni casi si
presenta una curvatura risvolta dalla parte delle tensioni, dovuta al chiudersi di piccole
fessure di ritiro.
Nella parte di curva relativa alla fase di
carico possono essere individuati, un modulo
iniziale, moduli tangenti e moduli secanti, il
recupero delle deformazioni allo scarico non
totale per cui una parte deformazioni di
natura plastica. Col diminuire della velocit di
applicazione delle sollecitazioni cresce la
curvatura della linea della fase di carico e
insieme cresce la deformazione per uguali
sollecitazione; ci indicativo della consistenza
di una deformazione immediata e di una
deformazione viscosa. Per carichi applicati in
tempi dellordine del centesimo di secondo, le
Figura 1.32
Calcestruzzo.

Legame

Costitutivo

del deformazioni sono assai piccole e la linea

retta. Leffetto del tempo sulla grandezza delle

deformazioni e sulla curvatura assai sensibile quando i carichi vengono applicati in tempi
fra qualche secondo ed un paio di minuti; assai poco sensibile invece passando da tempi
di carico dellordine di secondo a quello delle prime decine di minuti. La viscosit e quindi
la curvatura della curva attribuita ad un insorgere progressivo di microfratture
nellinterfaccia tra gel del cemento e inerti e conseguente concentrazione delle
sollecitazioni locali nei legami residui. La pendenza della retta fra i punti estremi della

Capitolo 1

51

linea relativa alla fase di scarico spesso uguale al modulo tangente iniziale. A causa della
curvatura e del suo variare preaccennato, i moduli tangente e secante risultano per uno
stesso materiale diversi a seconda delle modalit di applicazione del carico.
Ripetuti pi volte i cicli di carico e
scarico

si

riduce

progressivamente

la

componente viscosa della deformazione e si


riduce la curvatura delle linee in questione; in
tal modo possibile definire ed individuare il
modulo elastico.
Spesso viene considerato come modulo
elastico caratteristico del materiale, il modulo
secante della prima fase di carico, ma a causa
Figura 1.33 Comportamento a rottura del
della
calcestruzzo.

curvatura

del

diagramma

tenso-

deformativo, necessario che sia precisato con il valore della sollecitazione, il punto
estremo superiore assunto a definire la retta secante.
Se la fase di carico progressivo non interrotta da una fase di scarico, il diagramma
tenso-deformativo raggiunge un massimo e successivamente, se viene mantenuta costante
la velocit di deformazione, il carico decresce, mentre cresce la deformazione. Per la
sollecitazione di trazione i rapporti tensione-deformazione sono sostanzialmente analoghi a
quelli

per

sollecitazioni

di

compressione, e sostanzialmente
uguali sono i valori dei moduli
elastici.
Considerati calcestruzzi di
diversa resistenza a compressione,
i diagrammi delle deformazioni
rispetto

ai

sollecitazioni

rapporti
di

carico

tra
e

resistenze, mostrano che per valori


intermedi

di

tali

rapporti

le

Figura 1.34 Relazione tra deformazioni e rapporto deformazioni sono tanto maggiori
sollecitazione/resistenza per calcestruzzi di diversa classe.

quanto maggiore la resistenza,

52

Capitolo 1

mentre a sollecitazioni prossime a questultime lordine delle deformazioni invertito.


Quindi i moduli secanti a met della resistenza sono maggiori per calcestruzzi di classe
minore; viceversa invece i moduli secanti alla sollecitazione di rottura. largamente
provato che il modulo elastico di calcestruzzi non soggetti ad azioni di degrado, ha un
progressivo incremento nel corso degli anni.
La deformazione plastica ha nelle strutture di massa un effetto negativo nel primo
periodo. Durante la fase del riscaldamento che ha origine dallo sviluppo del calore
didratazione, con il calcestruzzo ancora di breve et, le sollecitazioni di compressione
conseguenti alla tendenza alla dilatazione vengono quasi annullate dalla deformazione
plastica. Durante la successiva fase di raffreddamento per eliminazione del calore dalle
superfici esterne, che si svolge con il calcestruzzo maturo, le sollecitazioni di trazione
derivate dalla tendenza al ritiro, non hanno compensazione dalle scomparse, o ridotte,
precedenti sollecitazioni di compressione.
I moduli a compressione o a flessione quali risultanti dai rapporti fra sollecitazioni
e deformazioni in prove di carico monoassiali su provini di prestabilita forma, soggetti a
sollecitazioni progressivamente crescenti, si dicono statici [10;12].
Si definiscono invece moduli dinamici quelli derivanti dalla misura della frequenza
propria di vibrazione longitudinale, flessionale o torsionale del provino, dedotta dalle
espressioni che legano la frequenza predetta al modulo elastico. Quando le vibrazioni
inducono sollecitazioni piccolissime, i moduli dinamici sono approssimabili ai moduli
statici iniziali. Il modulo dinamico pi semplice da determinare sperimentalmente, ed
ricavato con un carico impulsivo. In questo modo si applica al provino una tensione non
significativa e nessuna microfessurazione viene indotta nel calcestruzzo durante la prova;
di conseguenza, la viscosit non si manifesta ed il modulo dinamico si riferisce quasi
esclusivamente ad effetti puramente elastici [21]. Per questa ragione il modulo dinamico
considerato approssimativamente uguale al modulo tangente iniziale alla curva di legame
costitutivo, determinata da una prova statica [23, 24] ed pi alto del modulo secante.
Purtroppo, il rapporto fra modulo di elasticit statico e dinamico non si mantiene
costante, ma sincrementa con let e la resistenza del calcestruzzo [21]. Dalla variabilit di
tale rapporto deriva la difficolt di ottenere il modulo elastico statico, la cui conoscenza
indispensabile nella progettazione strutturale, da una semplice conversione del valore del
modulo elastico dinamico. Sia Es che Ed aumentano con la resistenza e, anche se il loro

Capitolo 1

53

rapporto pu variare, sono entrambi calcolati in quello che si considera il ramo elastico del
comportamento stress-strain del calcestruzzo.
La variabilit del rapporto fra i due moduli sar comunque inferiore a quella che si
ottiene dalla relazione fra modulo elastico e resistenza. In realt, diverse relazioni
empiriche, anche se valide in intervalli limitati, sono richiamate in letteratura [21, 25, 26,
27]; lEN 1992-1-1 suggerisce un legame semplice fra modulo secante e tangente,
ammettendo per il modulo tangente un incremento del 5% rispetto al modulo secante [22].
Anche il Bollettino Ufficiale CNR Norme Tecniche n. 195 [24] ammette la possibilit
di legare i valori dei due moduli elastici, assumendo Es inferiore ad Ed del 10%. Altre
differenze percentuali o valori del tutto simili si riscontrano in letteratura [25, 26].
Il modulo dinamico ha una stretta correlazione con la compattezza del calcestruzzo.
Per la valutazione del modulo dinamico pu essere utilizzata la procedura descritta
nelle UNI 9771, ovvero attraverso la vibrazione del provino, applicando una tensione
trascurabile. La frequenza di risonanza estensionale per il calcolo di Ed acquisita con
accelerometro, rigidamente fissato su una base del provino. Infine il modulo Ed, espresso in
Pa, ricavato tramite la seguente relazione:
Formula 1.9 Modulo Elastico Dinamico.

Dove:
x fe la frequenza di risonanza estensionale espressa in Hertz;
x h laltezza del provino in metri;
x la massa volumica del materiale espressa in kg/m3;
x C1 un fattore di correzione pari a:
Formula 1.10 Fattore di Correzione C1.

Dove:
x coefficiente di Poisson;
x A area della sezione;
x J momento dinerzia della sezione.

54

Capitolo 1

Da numerose campagne di prove si mette in luce come il valore del modulo Ed


pi elevato rispetto al valore del modulo Es.
Per quanto riguarda invece il coefficiente di Poisson, generalmente determinato
con procedimenti diretti. Il suo valore dedotto da metodi statistici risulta compreso tra 0,11
e 0,21, con maggior frequenza fra 0,15 e 0,2. La determinazione con metodi dinamici, d
invece valori maggiori, specialmente alle medie maturazioni, con media intorno a 0,24. Il
valore del coefficiente stesso nelle paste di cemento 0,25, mentre quello degli aggregati
inferiore, per cui il valore del calcestruzzo tanto minore di 0,25 quanto minore il
rapporto cemento/aggregati.

1.3.3.2.6

La Deformazione Viscosa

Un carattere meccanico di grande rilievo del calcestruzzo la deformazione viscosa, o


creep, intesa con questa qualifica la deformazione progressiva nel tempo, del materiale,
sottoposto a sollecitazione costante. Essa una deformazione differita irreversibile, dovuta
al fluage che dipende, come il ritiro, dallumidit dellambiente e dalla superficie esposta
allaria. Ha fondamentale importanza nelle strutture in quanto pu raggiungere entit
notevolmente superiori a quella della deformazione istantanea; ha daltra parte un notevole
effetto nelle strutture vincolate sia internamente che al contorno, giacch essa trasforma
gradualmente le coazioni in deformazioni, quindi equivalente ad un cedimento di
vincolo, con riduzione delle sollecitazioni relative. Per capire il fenomeno consideriamo un
provino sul quale agisca un carico monoassiale di compressione, trascurando leffetto delle
deformazioni da ritiro, avremo il seguente andamento nel tempo:
Allatto dellapplicazione del carico il calcestruzzo manifesta una deformazione
finita istantanea, tratto a della precedente figura; mantenendo poi il carico costante, la

Figura 1.35 Andamento delle deformazioni nel tempo.

Capitolo 1

55

deformazione aumenta con il tempo, da principio rapidamente e poi sempre pi


lentamente, con tendenza a stabilizzarsi, tale deformazione progressiva a carico costante
costituisce la deformazione viscosa, tratto b della precedente figura. A titolo
dinformazione generale il 1835% della deformazione viscosa totale si verifica nelle
prime due settimane, il 4070% si sviluppa nei primi tre mesi e il 6481% nel primo anno.
Nel tratto di scarico poi, tratto c, abbiamo il recupero immediato della
deformazione istantanea, mentre la deformazione viscosa viene recuperata solo in piccola
parte, mostrando quindi la natura plastica di tale deformazione.
da sottolineare che linfluenza dellumidit sulla deformazione viscosa di natura
diversa rispetto allinfluenza sul ritiro, anche se, in genere, un calcestruzzo di cui elevata
lentit di ritiro ha anche elevata deformabilit viscosa. La differenza di natura dei due
fenomeni provata fra laltro del fatto che la deformazione viscosa non accompagnata da
perdita dacqua n il recupero dassorbimento non accompagnato da variazioni di peso.
Circa linfluenza della temperatura sulla deformazione viscosa da segnalare solo
che la rapidit di questa cresce con la temperatura fino ad un massimo raggiunto a circa
70. Le dipendenze a temperature maggiori non interessano il campo della tecnica delle
dighe.
Esistono diverse metodologie per tener conto della natura viscosa del calcestruzzo
in fase di progettazione, lapproccio pi semplice quello del modulo di elasticit ridotto.
Volendo esprimere la deformazione allistante t, dovuta al carico applicato allistante t0,
avremo:
Formula 1.11 Deformazione all'istante t, dovuta al carico applicato
all'istante t0.

Dove:
x 0 la tensione istantanea dovuta allapplicazione del carico;
x Er il modulo di elasticit ridotto;
Avremo inoltre:
Formula 1.12 Deformazione Viscosa.

Ipotizzando una funzione di viscosit (t,t0) tale da poter scrivere:

Formula 1.13 Deformazione Totale.

56

Capitolo 1

Otteniamo:

Formula 1.14 Modulo Elastico Ridotto.

Questo metodo applicabile nel caso di carichi costanti, quali il peso proprio, ed
particolarmente utile quando interessano le sollecitazioni e le deformazioni a tempo
infinito [10;12;28].

1.3.3.2.7

Permeabilit

Limportanza dellimpermeabilit del calcestruzzo nel suo uso per le dighe fondamentale
per garantire la tenuta della struttura.
Il calcestruzzo risulta grossolanamente permeabile se non ha compattezza totale.
Nel calcestruzzo totalmente compatto, a meno di 24% di contenuto daria, la permeabilit
limitata a quella derivante dalla porosit capillare della pasta indurita e in minor misura
da quella degli aggregati. Del tutto trascurabile la permeabilit dei pori del gel, giacch vi
contenuta lacqua dassorbimento, dotata di pi elevata viscosit dellacqua normale.
Nonostante che la porosit del gel sia dellordine del 28%, in dipendenza delle dimensioni
assai piccole dei pori il relativo coefficiente di permeabilit dellordine di 10-13 cm/sec,
relativamente alla legge di Darcy. Permeabilit dello stesso ordine hanno le rocce pi
compatte, mentre quella di altre scende allordine di 10-8.
La permeabilit del calcestruzzo totalmente compatto deriva quindi in misura
prevalente dalla porosit capillare della pasta idratata; in conseguenza dipende dal rapporto
acqua/cemento, in quanto da questo che dipende la porosit capillare. Di fatto si constata
che al decrescere del rapporto acqua/cemento vi un rapido decremento della permeabilit,
posto che la lavorabilit del calcestruzzo ed i mezzi di costipamento consentano di
raggiungere la compattezza totale.
La capillarit della pasta decresce rapidamente con il tempo di maturazione e
parallelamente decresce la permeabilit; il relativo coefficiente pu ridursi, fra 5 e 28
giorni di et, nel rapporto 100 ad 1. Tale riduzione conseguenza del progressivo sviluppo
dei gel, il cui volume maggiore di quello del cemento; pertanto la riduzione della
permeabilit varia con la diversa rapidit propria dindurimento dei diversi cementi, e
quindi, in particolare, con la loro finezza di macinazione.

Capitolo 1

57

In merito allordine di grandezza della permeabilit dei calcestruzzi di dighe, di


ottime caratteristiche generali, possono essere ricordati valori dei coefficienti, secondo la
legge di Darcy, di qualche unit per 10-10 cm/sec, i quali dal punto di vista tecnico possono
considerarsi equivalenti ad impermeabilit [10].

1.3.3.2.8

Coefficiente di Dilatazione

Il coefficiente di dilatazione del calcestruzzo ha un ruolo fondamentale nella statica delle


strutture giacch il suo prodotto per il modulo elastico costituisce il parametro degli stati di
sollecitazioni indotti dalle variazioni termiche in conseguenza ai vincoli interni od esterni.
Con riferimento al coefficiente lineare, esso ha valori intermedi fra quelli della
pasta di cemento idratata e quelli degli aggregati; questultimi sono notevolmente diversi a
seconda della specie petrografica, ma di norma inferiori a quelli della pasta. La differenza
tra i coefficienti dei due componenti induce, con le variazioni di temperatura, tensioni
interne che possono risolversi in microfessurazioni; e quando la differenza di essi
maggiore di 5,4 10-6 lentit delle microfessurazioni fa temere una scarsa resistenza al gelo.
Il valore del coefficiente di dilatazione della pasta idratata dipende dal grado dei
saturazione dei pori capillari e quindi dallumidit ambientale; il massimo valore si ha per
lo stato interno dumidit, che in equilibrio con lumidit relativa ambientale del 70% per
paste giovani e 50% per paste di lunga et. Inoltre, indipendentemente dallo stato
dumidit, il coefficiente di dilatazione cresce secondo MITCHELL, con let di maturazione,
ma in misura modesta; lo stesso autore attribuisce elevata influenza alla finezza di
macinazione del cemento.
Nelle numerose ricerche sulle malte e sui calcestruzzi con diverse specie di
aggregati, alcuni sperimentatori hanno riscontrato anche in campo abbastanza ampio,
560, la costanza del coefficiente di dilatazione e valori tanto pi prossimi a quelli degli
aggregati e tanto pi ridotti rispetto a quello della pasta di cemento quanto pi elevate
erano le dosi dellaggregato [10].

58

Capitolo 1

1.3.3.2.9
Il Coefficiente di Conduttivit, il Calore Specifico e il Coefficiente di
Diffusivit
Lo sviluppo del calore didratazione del cemento e le variazioni di temperatura esterne
determinano nei punti interni delle strutture variazioni di temperatura. I parametri fisici
propri del calcestruzzo che intervengono negli scambi termici in tali circostanze sono: il
coefficiente di conduttivit, il calore specifico, il peso di volume e pi sinteticamente il
coefficiente di diffusivit, rapporto fra il coefficiente di conduttivit e il prodotto del calore
specifico per il peso di volume, che riassume i precedenti.
I valori nel calcestruzzo di questi parametri variano con la specie petrografica degli
inerti, con il tipo di cemento, con rapporti di miscela, con il contenuto dumidit, con la
temperatura. Negli anni sono state condotte numerose campagne di sperimentazione in
materia, si denota in maniera diffusa come a fronte di una variazione assai piccola del
calore specifico, dellordine dell8%, sta una variazione ampia del coefficiente di
conduttivit, dellordine del 42%, che porta ad unoscillazione notevole del coefficiente di
diffusivit, dellordine del 47%.
Si rileva inoltre che al variare della temperatura variano i parametri specifici del
calcestruzzo: per incremento da 10 a circa 65 la conduttivit ha, in taluni casi incrementi
dellordine del 12%, in altri decrementi dellordine del 6%; il calore specifico cresce di
circa il 24% e la diffusivit decresce di circa il 21%.
Nessuna sensibile variazione di tutti i parametri stata osservata per diverse et di
maturazione.
TOWNSEND indica i valori delle tre caratteristiche termiche dei calcestruzzi di 26
dighe costruite dallUSBR, per temperature di 50, 70, 90 F, cio 10; 21,1; 32,2 C; i
relativi valori estremi sono di seguito riportati:

Tabella 1.2 Coefficiente di Conduttivit, Calore Specifico, Diffusivit, rilevati da


TOWNSEND.

Dalle osservazioni sulle vicende delle temperature interne nella diga di Cignana,
CONTESSINI ha tratto il valore del coefficiente di conduttivit di 2,87 Cal m/m2 h C ed in

Capitolo 1

59

una seconda ricerca del 1942 giunge a valori da 1,35 a 6,28 con intervallo di maggiore
attendibilit 2,233,02, valori a cui con calore specifico 0,21 Cal/ kg C e peso di volume
di 2350 kg/m3 corrispondono valori del coefficiente di diffusivit di 0,4520,612 10-2 m2/h
[10].

1.3.3.2.10

Gelivit

Discesa la temperatura del calcestruzzo al di sotto di 0C, il congelamento dellacqua


contenuta nei pori della pasta e degli aggregati provoca pressioni interne pericolose pe la
conservazione della struttura del materiale.
Il processo graduale, per varie ragioni. Anzitutto, labbassamento di temperatura
sotto 0C ha sempre origine esterna e procede con gradualit dalle superfici esposte verso
linterno. Inoltre, di mano in mano che lacqua dei pori si congela si separano da essa i sali
in soluzione dei quali si arricchisce lacqua ancora liquida, la cui temperatura di
congelamento, per questo, diminuisce.
Giacch la tensione superficiale del ghiaccio tanto maggiore quanto pi piccola
la dimensione del corpo formato da esso, il congelamento inizia nei capillari pi larghi e si
estende gradualmente a quelli pi piccoli. Ma non sono interessati al congelamento i pori
del gel la cui acqua dassorbimento pu solidificare solo per temperatura notevolmente al
di sotto di C; tuttavia essa partecipa al fenomeno limitatamente al suo spostarsi, per
labbassamento di temperatura, verso i pori capillari. Non sono interessate al fenomeno le
grosse porosit dovute alle accidentali occlusioni di aria durante il getto, in quanto non
contengono acqua.
Il congelamento determina aumento di volume dellacqua di circa il 9% per cui una
parte di essa contenuta nei pori capillari spinta a migrare attraverso il reticolo capillare
verso cavit libere; per questo insorge una pressione che tanto maggiore quanto pi
rapidamente procede la formazione del ghiaccio e quanto maggiore la resistenza idraulica
del flusso nei canalicoli capillari. Le pressioni suaccennate dilatano il reticolo capillare e se
superano la resistenza a trazione dei gel inducono microfessure. Con le ripetizioni del
fenomeno esse si ampliano e si diffondono progressivamente fino a provocare la
disgregazione.
Nelle dighe i danni da gelo colpiscono particolarmente i paramenti nelle parti
esposte allaria, pi soggette alle basse temperature, particolarmente se queste sono

60

Capitolo 1

concomitanti con la saturazione dellaria e quindi con elevato grado di saturazione del
calcestruzzo.
dimostrato che il calcestruzzo danneggiato dal gelo tanto meno quanto minore
il suo grado di saturazione al momento della discesa di temperatura; daltra parte il
calcestruzzo che ha subito un notevole, anche non totale, disseccamento difficilmente
raggiunge successivamente la saturazione. Da ci unattenuazione della dannosit delle
basse temperature in genere e un minor pericolo di danno al paramento di valle delle dighe.
Il pi importante fattore che ha influenza sul danneggiamento dal gelo il rapporto
acqua/cemento: constato che la resistenza al gelo cresce assai rapidamente col diminuire
del rapporto accennato il che dattribuire alla riduzione col fattore stesso, della porosit
capillare e dellattitudine allassorbimento dacqua. Naturalmente la resistenza al gelo
minore alle pi basse stagionature, sia per la maggiore porosit che per la minore
resistenza meccanica, luna e laltra derivanti dallincompleta idratazione del cemento.
Daltro canto, con il tempo di maturazione cresce la concentrazione degli alcali nellacqua
e con questo diminuisce di alcuni gradi la sua temperatura di congelamento.
La composizione del cemento ed il grado di finezza, salvo gli effetti della diversa
rapidit didratazione, non influiscono sulla resistenza al gelo del calcestruzzo.
Unimperfetta compattezza del calcestruzzo rende possibile, attraverso la
macroporosit, laccesso dellacqua o dellumidit in profondit; rende quindi possibile la
saturazione delle porosit capillari su forti volumi del materiale che divengono quindi
deperibili insieme per effetto del gelo.
La resistenza al gelo grandemente aumentata, a condizione che la costipazione sia
pur sempre totale e basso il valore del rapporto acqua/cemento, da additivi areanti.
Essi hanno la qualit dincludere nellimpasto un qualche percento di aria,
suddivisa in piccolissime bollicine, racchiuse da pellicole dacqua e disperse
uniformemente nella massa della pasta. Laria cos inclusa si differenzia per queste
caratteristiche da quella che accidentalmente resta incorporata nei getti [10;12].

1.3.3.3 Acqua
La qualit delle acque oggetto di accurate valutazioni ed indagini preliminari, sia che si
tratti delle acque che vengono a contato con le opere finite, acque dinvaso, che di quelle
impiegate per la confezione dei calcestruzzi e delle malte, acque dimpasto.

Capitolo 1

61

1.3.3.3.1

Acque dInvaso

Le acque dinvaso vengono analizzate per determinare il pericolo che esse possono
rappresentare agli effetti dellaggressione del calcestruzzo: si considerano aggressive per i
cementi normali, e quindi impongono la scelta di speciali tipi di cemento, quando:
x il contenuto di solfati, espressi in SO3, supera i 50 mg/l;
x il contenuto di sali di magnesio, espressi in MgO, supera i 300 mg/l;
x la concentrazione idrogenionica, cio il pH, sia inferiore a 7;
x la durezza temporanea, espressa in gradi francesi, sia inferiore a 4.
Tuttavia sono considerati tollerabili valori di pH inferiori a 7, a condizione che la
durezza temporanea presenti valori decisamente superiori a quello sopra indicato. Vengono
considerate aggressive le acque estremamente pure, durezza temporanea in gradi francesi
inferiore a 0,5, in presenza di valori di pH anche notevolmente superiori a 7 [10;12].

1.3.3.3.2

Acque dImpasto

Lacqua daggiungere ai componenti secchi del calcestruzzo allatto del mescolamento


dicasi dimpasto. Nei riguardi della sua qualit si pu affermare che tutte le acque allo stato
naturale sono utilizzabili per tale impiego. Le specie chimiche in esse disciolte,
inorganiche ed organiche e il normale contenuto di sostanze in sospensione non
influenzano in misura rilevabile i fenomeni chimico-fisici della presa e dellindurimento
del cemento. Convergono su questa conclusione sia considerazioni di ordine chimico, sia il
risultato di lunga esperienza, nella quale non sono mai emersi danni dei calcestruzzi
attribuibili alla qualit dellacqua dimpasto.
di norma escluso luso di acqua di mare per i calcestruzzi armati per la possibile
influenza degli ioni cloro sulla corrosione del ferro. Ma questa una specie di
approvvigionamento che non si prospetta nel campo delle dighe.
Come regola generale dorientamento consigliato per lutilizzazione di acque
dolci come acqua dimpasto per calcestruzzi, senza timori per la qualit di essi, il limite
superiore di 3000 p.p.m. di materie disciolte, e in esse il limite di 1000 p.p.m. di carbonati
e bicarbonati.

62

Capitolo 1

Tali contenuti sono rarissimamente raggiunti nelle acque naturali. In casi di


concentrazioni maggiori consigliabile un esame delle specie del contenuto ad una
sperimentazione preliminare.
I cloruri ed i solfati sono tollerabili anche in elevate concentrazioni, fino all1% in
peso, salvo lazione dei primi sulle eventuali armature.
invece da diffidare di acque naturali che hanno ricevuto a breve distanza scarichi
urbani e industriali.
Tenuto conto che in un cantiere di diga si provvede con unico approvvigionamento
alle svariate diverse necessit dacqua e che il personale ha con lacqua frequentissimi
contatti diretti, escluso il ricorso ad acque ad elevato inquinamento organico ed
inorganico. Pertanto il predetto problema dellinfluenza di questa specie di acque sul
calcestruzzo, nella realt tecnica non si pone [10;28].

1.3.3.4 Aggregati
Gli aggregati del calcestruzzo per le dighe vengono approvvigionati, a seconda delle
circostanze, da depositi alluvionali o morenici ovvero per abbattimento di roccia lapidea in
posto.
Hanno rilievo nellimpiego per calcestruzzi, alcune caratteristiche di ordine fisico e
meccanico degli aggregati che sono proprie della specie mineralogica e geologica della
roccia di origine, precisamente: peso di volume secco, porosit, modulo elastico, resistenza
a rottura e coefficiente di dilatazione; e alcune delle caratteristiche acquisite nelle vicende
svariate subite dal materiale fino al momento dellimpasto, cio forma degli elementi,
tessitura delle superfici e attitudine di queste al legame con i gel didratazione del cemento
e umidit contenuta.
Ogni elemento degli aggregati si compone di una fase solida costituita dai cristalli o
pi in generale dai granuli minerali componenti la roccia, di una fase liquida costituita
dallacqua di evaporazione che occupa totalmente o parzialmente i pori, e di una fase
gassosa che occupa la parte dei pori non occupati dallacqua.
La porosit degli aggregati influenza le caratteristiche del calcestruzzo in maniera
complessa.
La porosit, se derivante da vuoti piccoli e diffusi, determina rugosit delle
superfici degli elementi, la quale introduce difficolt nella costipazione del calcestruzzo,

Capitolo 1

63

riduce quindi la lavorabilit, ma aumenta la resistenza meccanica perch offre pi


sviluppate aree e migliore aderenza per il legame di superficie dei gel del cemento. Se gli
inerti sono impiegati asciutti, le predette porosit assorbono acqua dellimpasto fino ad un
diverso grado di saturazione a seconda della velocit del fenomeno, la quale dipende dalle
dimensioni dei canalicoli; lassorbimento infatti limitato ad un breve tempo giacch esso
cessa non appena laccesso ai meati viene ostruito dalla deposizione dei gel di idratazione
del cemento.
Le caratteristiche meccaniche degli aggregati influenzano sicuramente, ma entro
qualche limite, le analoghe caratteristiche del calcestruzzo, co dipendenza peraltro anche
dalla forma degli elementi, dalla tessitura delle superfici e dalle attitudini di queste al
legame con i gel didratazione del cemento. Queste richiamate influenze risultano gi
singolarmente complesse e il modo di partecipare di ciascuna di esse alla caratteristiche del
calcestruzzo non precisabili.
Ma posto che gli elementi degli aggregati stiano, per la natura petrografica, poco
deformabili e di alta resistenza e che non siano effetti da fissilit o alterazioni, prevalgono
di norma sul comportamento del calcestruzzo alle azioni meccaniche, sia come
deformabilit che come rottura, il comportamento della struttura dei gel e quello dei legami
di superficie fra gel ed aggregati. Ladesione della malta agli aggregati, la quale uno dei
fattori della resistenza, indubbiamente dipende dalla tessitura delle superfici ma anche
ritenuto, pur in assenza di giustificazioni teoriche, che dipenda da propriet chimiche e
fisiche delle specie mineralogiche che costituiscono gli aggregati e dalle condizioni
elettrostatiche delle superfici. ammesso da alcuni autori che qualche legame di natura
chimica con il cemento si abbia specificamente con aggregati calcarei.
Comunque, se la rugosit della superficie degli aggregati se da un lato diminuisce
la facilit di costipazione, daltra parte, fattore positivo importante della resistenza.
Relativamente alla resistenza propria degli aggregati alle sollecitazioni opportuno
richiamare che, a parit della specie petrografica, essa pi elevata per quelli alluvionali,
in quanto in essi di norma si esaurita durante il trasporto, la potenziale frammentabilit,
rispetto a quelli morenici o approvvigionati da roccia lapidea in posto.
Di contro se essi hanno superficie liscia, la resistenza del legame con la malta
risulta piuttosto debole e ci in particolare se non sono totalmente eliminate dalle superfici

64

Capitolo 1

sostanze inquinanti quali le materie argillose che, pur in veli estremamente sottili, sono
spesso presenti.
Circa i rapporti tra forma degli aggregati e qualit dei calcestruzzi da richiamare
che le forme tendenzialmente rotondeggianti favoriscono lisotropia di struttura e quindi
delle diverse caratteristiche del prodotto, favoriscono la costipazione e lespulsione, allatto
del costipamento, dellaria inglobata durante limpasto e il getto. Le forme scagliose e
allungate, di contro, apportano grosse difficolt di costipazione, determinano anisotropie e
facilitano la permeazione secondo le direzioni preferenziali di giacitura che gli elementi
assumono nellassestamento [10;28].

1.3.3.5 Cementi Maggiormente Diffusi


1.3.3.5.1

Cemento Portland

Il legante idraulico che ha la denominazione di cemento portland ottenuto dalla


calcinazione a temperature fra 1300 e 1500 C di materie naturali, in genere calcari ed
argille, contenenti gli ossidi CaO, SiO2, Al2O3, Fe2O3, in proporzioni comprese entro
determinati limiti; a differenze di proporzioni, pur entro tali limiti, corrispondono prodotti
che differiscono tra loro per alcune caratteristiche.
Per raggiungere le necessarie proporzioni fra gli ossidi occorre normalmente
integrare le materie prime di base con dei correttivi: minerali di ferro o ceneri di piriti,
bauxite, caolinite, loppe dalto forno, pozzolane.
Le materie prime contengono di norma, in diverse proporzioni, degli altri elementi i
quali costituiscono le impurit: MgO, TiO2, Mn2O3, K2O, Na2O. la presenza nel cemento di
MgO, K2O, Na2O tollerabile entro ristretti limiti in quanto ne sono sfavorevolmente
influenzate le propriet tecniche del prodotto.
Le materie prime, frantumate, mescolate e macinate, subiscono nel forno di cottura
una parziale fusione e poi, appena estratte, un raffreddamento veloce. Il prodotto dicesi
clinker ed costituito di piccole sfere, mediamente 1 cm di diametro, di una sostanza
molto coerente e dura.
Il cemento portland il prodotto della macinazione, fino ad elevata finezza, del
clinker e di una piccola quantit di gesso biidrato cha ha funzione sostanzialmente di
regolare la presa. La finezza di macinazione, che una caratteristica importante agli effetti

Capitolo 1

65

della rapidit del fenomeno didratazione, di norma espressa come superficie totale dei
grani contenuti nellunit di peso del prodotto, superficie specifica, ed determinata sulla
base della misura della permeabilit allaria di un campione, condotta con specifiche
modalit, ad esempio il metodo di Blaine.
Prescindendo dai composti conseguenti alle impurit della materia prima, il clinker
costituito di quattro compositi fondamentali: silicato tricalcico C3S, mediamente il 47%;
un silicato bicalcico C2S, mediamente il 24%; un alluminato tricalcico C3A, mediamente
l11%; un alluminio-ferrito tetracalcico C3A, mediamente il 9%. Questultimo non di
fatto uno specifico composto: una soluzione solida ternaria di ossido ferrico, ossido di
calcio e alluminia, compresa fra gli estremi C6A2F e C6F2A, ma di norma assai prossima al
C4AF.
La presa e lindurimento del cemento sono fasi successive e progressive, non
nettamente distinte, di processi chimico-fisici evolutivi irreversibili verso forme stabili,
alcuni simultanei, del sistema instabile costituito dei componenti anidri del clinker, del
gesso biidrato e dellacqua.
Le evoluzioni dei diversi componenti del clinker possono considerarsi indipendenti
luna dallaltra; alcune interazioni si verificano peraltro in dipendenza degli ioni e gruppi
ionici contenuti nella fase acquosa, provenienti dalle trasformazioni dei costituenti anidri.
Nello stato finale a cui si giunge, la pasta indurita di cemento portland costituita
in prevalenza da un gel di silicati di calcio idrati si varia composizione, indicati
globalmente con CSH, che ha la struttura di un aggregato poroso di particelle lamellari
sottili, con superficie specifica dellordine di 200 m2/g, circa 500 volte quella dei grani del
cemento, e che pu trattenere nei pori una notevole quantit dacqua, fino alla saturazione.
Il secondo costituente, 1015% in peso, lidrossido di calcio, in cristalli,
provenienti dallidrolisi dei silicati. Sono presenti infine i prodotti di reazione
dellalluminato e ferrito di calcio: in parte soluzioni solide solfatiche, in parte soluzioni
solide silico-alluminati e silico-ferriti di calcio.
I processi reattivi fra cemento portland ed acqua sono esotermici e la quantit di
calore sviluppata nellunit di tempo indice del tipo e velocit delle reazioni che si
svolgono nei vari momenti.

66

Capitolo 1

Grafico 1.10 Andamento dello sviluppo del calore d'idratazione.

Daltro canto la celerit delle reazioni stesse cresce col crescere della temperatura;
leffetto della temperatura notevole sullidratazione del -C2S mentre modesto sul C3S.
Se presa e indurimento avvengono in condizione di difficile flusso del calore verso
lesterno la rapidit di tali processi risulta pertanto accentuata.
Ne consegue che, pur avendo i valori del calore didratazione a temperatura
costante, significato quali indici di qualit del cemento, per le opere di grossa mole, ove la
dispersione del calore allesterno assai lenta, hanno invece significato le temperature
progressivamente raggiunte nel corso del processo in condizioni adiabatiche, temperature
che dipendono naturalmente anche dai calori specifici degli inerti e dellacqua presenti
[10;12;28].

Capitolo 1

1.3.3.5.2

67

Cemento Pozzolanico

Dicesi cemento pozzolanico un materiale naturale od artificiale che alla temperatura


ordinaria ad in presenza dacqua reagisce con lossido di calcio e forma composti i quali,
anche in assenza daria e in particolare in stato dimmersione in acqua, induriscono
sensibilmente, ed hanno tutte le propriet di un legante. Sono materiali pozzolanici naturali
in primo luogo alcune rocce di origine vulcanica molto diffuse nelle regioni laziale e
campana, come pozzolane e tufi pozzolanici, il trass dellEiffel, alcuni depositi silicei
derivanti da profondo dilavamento di rocce preesistenti o costituiti di scheletri dalghe
microscopiche.
Hanno la caratteristica di pozzolanicit anche i prodotti della torrefazione di alcune
argille e le ceneri vetrose contenute nei fumi della combustione del polverino di carbone.
Limpiego come leganti dimpasti di pozzolane naturali e didrato di calcio era
molto diffuso allepoca romana e ne sono ben note le caratteristiche di resistenza ed ottima
conservazione, anche in ambienti ad alta aggressivit chimica quale lacqua di mare.
Riconosciuto che laggiunta di pozzolana al cemento portland migliorava la
resistenza chimica del prodotto, dopo un breve periodo in cui la miscelazione col cemento
veniva eseguita allatto dellimpiego, si passati alla produzione dei cementi pozzolanici
che sono definibili come prodotto della macinazione di miscugli, in opportune proporzioni,
di clinker, pozzolana e gesso. Giacch essi possiedono stabilit chimica anche a fronte di
ambienti aggressivi e qualit meccaniche non inferiori a quelle del portland, nei paesi in
cui la loro produzione economica, se ne diffuso luso ad ogni genere di opere; per
lulteriore caratteristica di pi lento sviluppo di calore didratazione, anche se
accompagnata da minor rapidit dindurimento, essi sono stati poi, ovunque, nettamente
preferiti per a costruzione delle strutture a grandi spessori, sottoposte al pieno carico solo
dopo tempi lunghi, quali le dighe, di opere cio ove la caratteristica del minor aumento
iniziale della temperatura ha assai pi rilevante interesse che il ritardo dacquisizione delle
resistenze [10].
1.3.3.5.3

Cementi di Loppa

Diconsi cementi di loppa o metallurgici o daltoforno i prodotti di macinazione di miscele


di loppa granulata vetrosa, clinker tipo portland (in proporzioni largamente diverse), gesso
biidrato e talora pozzolana naturale o artificiale.

68

Capitolo 1

Ad essi vengono talora assegnate denominazioni diverse a seconda del rapporto di


quantit fra loppa e clinker, rapporto che dipende dalla diversa idraulicit della loppa. La
loppa daltoforno il sottoprodotto della fabbricazione della ghisa generato dalla reazione
del fondente con la ganga del minerale e con le ceneri del coke. Essa costituita
principalmente di calce, silice, allumina, ossido di magnesio, ma in proporzioni molto
differenti da quelle del clinker.
La loppa, galleggiante nel tino sulla ghisa fusa, viene estratta dal forno allo stato
liquido e durante il suo efflusso, raffreddata rapidamente sotto 800 C, con getti dacqua;
ne risulta un materiale costituito di grani porosi di dimensioni varie ma di norma non
superiori a 30 mm, ovvero loppa granulata. dotata di attivit idraulica tanto maggiore
quanto maggiore in esse la fase vetrosa, derivata dallimpossibilit degli ioni di assumere
una posizione ordinata allatto del brusco raffreddamento; la relativa quantit dipende, a
parit del processo di granulazione, dalla composizione chimica della loppa. Ma una
precisa correlazione fra la composizione e lidraulicit non ancora stata stabilita
sicuramente. Alla maggiore o minore porosit dei grani corrisponde lo sviluppo di
resistenza a breve o a lungo termine.
Affinch la loppa granulata, macinata, reagisca con lacqua necessaria la presenza
di un attivatore: hanno azione del genere lidrossido ed il solfato di calcio, gli idrossidi, i
carbonati ed i solfati alcalini. attivatore energico anche il cemento portland per
lidrossido di calcio che viene liberato dallidrolisi dei silicati.
Prodotti di reazione del cemento daltoforno ricco di loppa sono il gel di silicato di
calcio idrato CSH, una soluzione solida trisolfatica C3(AF).3CaSO4.aq, una soluzione
solida solfatica esagonale C3(AF)CaSO4.Ca(OH)2.aq, e lidrossido di calcio.
Le caratteristiche tecniche dei cementi daltoforno non si differenziano da quelle
del portland se la percentuale di loppa non supera il 35%. Con percentuali superiori tali
caratteristiche dipendono dalla caratteristica della loppa, in particolare dal rapporto
CaO/SiO2 e della finezza di macinazione, con la tendenza generale allo spostamento degli
incrementi di resistenza meccanica alle pi lunghe stagionature, con superamento talvolta
delle resistenze finali del portland, fatto che potrebbe anche dipendere dalla minore finezza
che raggiunge la loppa macinata insieme con il clinker rispetto al quale ha maggior
durezza. Con alte percentuali di loppa, le resistenze alle brevi stagionature sono
particolarmente ridotte alle basse temperature.

Capitolo 1

69

Notevolmente moderato il calore didratazione e lenta la sua liberazione quando il


tenore di loppa maggiore del 60%.
I cementi daltoforno ad alta percentuale di loppa con clinker e basso tenore di C3A
hanno resistenze chimiche a fronte delle acque aggressive, superiori a quelle del portland
[10].

1.3.3.5.4

La Strutture del Cemento Idrato

La struttura del cemento idrato d spiegazioni di molte caratteristiche tecniche del


calcestruzzo, in particolare del comportamento meccanico, del ritiro, della permeabilit,
della gelivit.
Va preliminarmente richiamato in proposito: che i prodotti delle reazioni
didratazione hanno un volume superiore a quello del cemento anidro ma inferiore alla
somma dei volumi del cemento e dellacqua che hanno reagito; che una pasta pu essere
confezionata con quantit dacqua superiore a quella che reagisce nel processo
didratazione; che allaria pu essere inglobata nella pasta.
Per queste tre cause, la prima sempre ricorrente e le altre accidentali, la pasta
indurita sicuramente porosa.
I pori sono peraltro da distinguere in due specie: pori le cui dimensioni non
superano allincirca dieci volte il diametro della molecola dellacqua, 2,7 , che sono
quelli interposti tra le singole lamelle del silicato idrato; pori di dimensioni maggiori, che
possono raggiungere qualche decimo di micron. Trattasi invero di una differenza
imprecisa, convenzionale, ma utile per unanalisi qualitativa dei fatti. Essa importante nei
riguardi del diverso stato e del diverso comportamento che lacqua ha nelle due specie di
pori. Le superfici dei pori della prima specie, pori del gel, hanno forte attivit e pertanto
assorbono molecole dacqua; queste sono quindi da considerare parte della struttura dei
prodotti didratazione. Lacqua che riempie tutti i pori di tale specie, i quali costituiscono
circa il 28% del volume appartenente al gel, ha propriet fisiche diverse dallacqua
ordinaria, viscosit maggiore, tensione di vapore e temperatura di congelamento inferiori,
ed fortemente trattenuta in essi.
I pori della seconda specie, pori capillari, sono saturi dacqua solo se la quantit
dacqua dimpasto in eccesso sulla somma di quella di reazione e di assorbimento dei
gel; altrimenti ne contengono in gradi diversi a seconda dellambiente in cui avviene

70

Capitolo 1

lidratazione. Infatti tale acqua libera, pu essere perduta sotto forma di evaporazione o
pu essere acquisita per assorbimento.
poi subito chiaro che le propriet tecniche della pasta sono strettamente
dipendenti dal rapporto fra il volume assoluto dei gel e il volume totale in cui essi sono
contenuti; la relativa differenza costituita da pori del gel e dai pori capillari. Dicesi indice
gel/spazio il rapporto tra i due predetti volumi [10].
intanto immediato che questo indice anche rapporto fra il volume assoluto di
materia dotata di reattivit meccanica e il volume entro cui essa compresa; daltra parte,
in quanto esiste una relazione pressoch costante fra volume assoluto e volume apparente
del gel, il rapporto stesso anche indice della porosit capillare della pasta. Ma i rapporti
fra volume del gel e volume della pasta idratata sono piuttosto complessi: dipendono dal
rapporto, in peso, fra lacqua e il cemento della miscela e dalle condizioni di maturazione,
nel senso che se lacqua in quantit superiore a quelle necessarie per lidratazione e per
lassorbimento relativa a tutto il cemento della miscela, lacqua in eccesso determina una
porosit capillare, in aggiunta a quella propria del prodotto idratato, mentre se lacqua in
quantit inferiore alla preaccennata, essa pu idratare solo una parte del cemento presente,
con che alla porosit propria del prodotto didratazione si aggiunge, quale componente
meccanicamente inattivo, il cemento non idratato.
Se la pasta matura con presenza esterna dacqua, quella mancante per le reazioni
didratazione pu essere assorbita attraverso il sistema di porosit capillare. In tal modo
possibile lidratazione anche del cemento non idratato per insufficienza dellacqua
dimpasto, per, soltanto in via teorica, nella quantit per cui i relativi prodotti occupino
tutto lo spazio capillare; nella realt solo fino a quando i prodotti stessi ostruiscono, anche
isolatamente, le vie capillari, con che bloccano lassorbimento dallesterno ancor prima che
tutti i pori capillari siano riempiti o che tutto il cemento presente abbia reagito [10].

Capitolo 1

71

1.3.3.6 Getto Continuo e Calcestruzzo Rullato nella Costruzione delle Dighe


1.3.3.6.1

Introduzione

Con lo sviluppo delle macchine di movimentazione terra la costruzione delle dighe in


questo materiale esplosa, in quanto favorevole dal punto di vista economico e tecnico.
Ovviamente la costruzione di dighe a gravit in calcestruzzo divent sempre meno
frequente, mentre le dighe a volta, alleggerite, etc. grazie allottimizzazione delluso di
materiale continuarono ad essere costruite, ma con enorme dispendio di manodopera e con
particolari accorgimenti tecnici, legati allimpermeabilizzazione delle fondazioni.
Lo sviluppo delle tecniche di messa in opera del calcestruzzo riport ad essere
competitive le dighe a gravit in calcestruzzo, un primo esempio fu quello della diga di
Alpe Gera, dove venne per la prima volta utilizzata la tecnica del getto continuo, su idea
delling. Gentile.
Questa nuova tecnica comportava diversi problemi in particolare:
x Termico, esaltato dal fatto che linnalzamento rapido e continuo dellopera
riduce la dispersione di calore verso lesterno;
x Problema relativo ai giunti orizzontali di ripresa, lallungamento dei tempi
di ricoprimento per effetto dellaccresciuta superficie di getto e allaumento
di questi ultimi.
A questi problemi si ovviato agendo sulle caratteristiche del materiale e sulle
tecnologie operative.
Fondamentale per lo sviluppo di questa tecnologia stata lintroduzione delle
ceneri leggere nellimpasto del calcestruzzo, questo materiale economico in quanto
prodotto di scarto industriali, se aggiunto allimpasto comporta benefici a breve termine in
quanto rende il calcestruzzo pi lavorabile ed aumenta i tempi di presa ed a lungo termine
sviluppando un comportamento pozzolanico e riducendo il calore didratazione.
In seguito sono state introdotte e sviluppata nuove tecniche per la messa in opera
del calcestruzzo, come la compattazione mediante rullatura, internazionalmente Roller
Compacted Concrete, da ora RCC, ed inoltre il taglio dei giunti trasversali, limpiego di
elementi preconfezionati per il confezionamento dei getti.
Impressionanti sono i risultati ottenuti con queste nuove metodologie, basti pensare
che per la diga di Willow Creek, realizzata nel 1982 negli USA fu proposta una soluzione
in materiali sciolti per un costo complessivo stimato di 25milioni di dollari USA e 3 anni di

72

Capitolo 1

lavoro, la soluzione in RCC ha comportato un costo di 16 milioni USA e un solo anno di


lavoro.

1.3.3.6.2

Uso del RCC nella Costruzione delle Dighe

La tecnologia del RCC ha trovato largo impiego nella costruzione delle dighe, il sistema,
che assume diverse denominazioni a

seconda dei paesi in cui viene impiegato, si

caratterizza sostanzialmente per luso del calcestruzzo come materiale da costruzione, ma


impiegando le tecniche di stesa per strati uniformi orizzontali e di compattazione mediante
rulli tipiche della realizzazione delle dighe in materiali sciolti.
Proprio da questi due aspetti derivano i principali vantaggi del sistema che sono di
natura sia tecnica che economica. Si unisce, infatti, il vantaggio dellutilizzazione di un
ottimo materiale da costruzione, quale il calcestruzzo, allimpiego dei metodi costruttivi di
alta produttivit e rendimento delle dighe in materiali sciolti. Se si considera inoltre che il
calcestruzzo utilizzato a basso contenuto di cemento, il vantaggio economico risulta
doppiamente sensibile sia per il minor costo dei materiali sia per la maggior resa
produttiva. Anche in confronto alle dighe in terra, le dighe in RCC comportano grandi
vantaggi economici.
I minori volumi in gioco diminuiscono i problemi di ricerca e diponibilit delle
cave, mentre la possibilit di inserire sfioratori di fondo e di superficie nel corpo diga
consente di evitare opere in gallerie e sfioratori sempre molto costosi e spesso di difficile
inserzione morfologica ed ambientale.
Sotto laspetto della sicurezza la diga in calcestruzzo tradizionale, presenta vantaggi
soprattutto in quanto pu essere tracimata, in caso di eventi eccezionali, senza pregiudicare
la sua stabilit.
Sempre riguardo alla sicurezza, la riduzione del tempo di esecuzione pu consentire
la costruzione dellopera in periodi meteorologicamente pi sicuri: e questo porta
ovviamente anche al vantaggio dello sfruttamento anticipato dellimpianto.
Dal punto di vista ambientale si sottolinea ancora la riduzione dei volumi in gioco,
rispetto ad una soluzione in materiali sciolti, con conseguenze positivi sulle cave e sulle
discariche. Altrettanto positivo poi delleliminazione delle opere fuori diga, in particolare
gli scarichi di superficie, spesso causa di ampie ferite sulle sponde della valle per
linserimento della soglia e soprattutto del canale di scarico.

Capitolo 1

1.3.3.6.3

73

Caratteristiche del Calcestruzzo

Il calcestruzzo da utilizzare per questo tipo di tecnologie deve avere, ovviamente, propriet
adatte allutilizzo per le dighe, quindi in particolare: buona lavorabilit, tenuta allacqua,
resistenza ai cicli di gelo, bassa emanazione di calore didratazione; inoltre essendo
utilizzato per questa tecnologia specifica la sua consistenza deve essere tale da non causare
eccessivi cedimenti sotto il peso dei rulli e, al contempo, da permettere una completa
compattazione del calcestruzzo sotto lazione dei rulli. Per questo necessario ricorrere ad
una miscela con un basso contenuto dacqua e con una lavorabilit definita a slump nullo o,
meglio, a consistenza secca, in contrapposizione alla consistenza plastica del calcestruzzo
tradizionale. Il completo riempimento dei vuoti tra gli aggregati con della pasta cementizia
richiede peraltro un adeguato quantitativo di parti fini e di umidit.
Inoltre la contemporanea esigenza di un calcestruzzo con basso calore didratazione
impone, compatibilmente con le resistenze da ottenere, la scelta di bassi contenuti di
cemento e rende quindi indispensabile il ricorso ad ulteriori contributi di parti fini di natura
non cementizia.
Un altro aspetto fondamentale per la scelta ed il proporzionamento del calcestruzzo
da rullare riguarda la riduzione del rischio di segregazione. La scelta di una ridotta
dimensione massima dellaggregato costituisce in genere una possibile soluzione, ma ci
comporta, visti i bassi dosaggi di cemento della miscela, ancora una notevole presenza di
parti fini in grado di svolgere unadeguata azione lubrificante tra gli aggregati.
Un sufficiente contenuto di cenere leggera o materiale pozzolanico nel calcestruzzo
ed un elevato rapporto sabbia/aggregato consentono, nella maggior parte dei casi, di dare
unadeguata risposta ai problemi accennati.

1.3.3.6.4

Cenere Leggera

Fondamentale per i precedenti scopi lutilizzo della cenere leggera, essa un


sottoprodotto della combustione del carbone polverizzato nelle centrali termo-elettriche ed
costituita da particelle di forma sferica, di natura silico-alluminosa, di cui gran parte
inferiori ai 45 micron.
Essa pu essere distinta in: cenere a basso o ad alto contenuto di calcio, la
produzione italiana tuttavia principalmente a basso contenuto di calcio, entrambi le
ceneri sono caratterizzate da propriet pozzolaniche, reagiscono cio con la calce che si

74

Capitolo 1

sviluppa durante lidratazione del cemento formando composti stabili con propriet
leganti..
Nei calcestruzzi per le dighe la cenere pu essere utilizzata oltre che come
materiale pozzolanico, in parziale sostituzione o in aggiunta al cemento, anche come filler,
in sostituzione od integrazione del finissimo degli aggregati. Per i calcestruzzi rullati
particolarmente efficace sia per il miglioramento della consistenza e compatibilit che per
la riduzione dello sviluppo di calore. Infatti grazie alla forma sferica delle sue particelle, la
cenere consente di ottenere la stessa densit e compattazione di un analogo calcestruzzo
senza cenere, con minori quantitativi dacqua.
Inoltre con la presenza di cenere, si rende disponibile un maggior quantitativo di
pasta cementizia che va ad occupare lo spazio tra aggregati e migliora la lavorabilit
dellimpasto, in sua assenza tale spazio sarebbe occupato da acqua o da cemento, nel primo
caso si avrebbe una minor resistenza e nel secondo un maggior sviluppo di calore
didratazione. La frazione di cenere che sviluppa calore pari circa al 50% di quello di un
equivalente massa di cemento Portland. Un consistente impiego di cenere combinato con la
messa in opera per strati sottili consente di dissipare efficacemente il calore, limitando
quindi leffetto dellinnalzamento termico, da sempre uno dei principali problemi nella
costruzione di dighe.
Il dosaggio di cenere non dipende soltanto dal calore didratazione, ma sar
determinato in base allesigenze progettuali ed alle caratteristiche richieste al prodotto
ultimo, cos potremo avere calcestruzzi con rapporto ponderale tra cenere e insieme di
cemento e cenere pari a 0,2-0,3, se consideriamo la cenere solo come elemento
pozzolanico fino a 0,6-0,7 se la consideriamo anche come filler. Nella tecnologia del RCC
vengono utilizzati calcestruzzi ad elevati tenori di cenere, i quali con un basso rapporto
acqua/cemento raggiungono valori di resistenza accettabili ma scarsa lavorabilit,
problema comunque trascurabile per questa tecnologia.
Concludendo quindi la cenere per i calcestruzzo da RCC non pu essere
considerata solo un elemento aggiuntivo, ma fondamentale tanto quanto cemento,
aggregati ed acqua e come tale deve essere adeguatamente dosata e controllata.

Capitolo 1

1.3.3.6.5

75

Aggregati

Per quanto riguarda gli aggregati non vi sono particolari prescrizioni, per quanto riguarda
le dimensioni massime la tendenza generale quella di non eccedere i 70-80mm, in quanto
durante la fase di scarico e stesa del calcestruzzo si pu verificare la segregazione
dellaggregato con la formazione di grossi vespai e la conseguente diminuzione di
resistenza, impermeabilit ed aderenza ai giunti tra i vari strati. Questo fenomeno tanto
pi accentuato quanto maggiori sono le dimensioni degli strati di calcestruzzo steso.
Daltra parte anche legato alla massima dimensione dellaggregato, ma diventa
trascurabile quando la dimensione dello strato maggiore di 3 volte la dimensione
massima dellaggregato.
Spesso suggerito luso di aggregato a granulometria discontinua che tende a
minimizzare i problemi di segregazione del getto, di filtrazioni lungo i giunti orizzontali e
di fessurazione di origine termica e da ritiro.

1.3.3.6.6

Proporzionamento del Calcestruzzo per RCC

Il proporzionamento del calcestruzzo per RCC fondamentale e presenta qualche


differenza rispetto al consueto proporzionamento utilizzato per i normali calcestruzzi, a
causa della natura particolarmente plastica del calcestruzzo e dellimportante presenza
della cenere.
I metodi principalmente utilizzati sono quelli basati sulle prove di consistenza e
quelli basati sui metodi di compattazione dei suoli.
Per quanto riguarda le prove di consistenza, esse sono prove di laboratorio atte a
determinare la consistenza del calcestruzzo. le prove si basano sul determinare il tempo
necessario affinch la pasta cementizia penetri allinterno dei vuoti una volta vibrato il
composto. In Giappone viene utilizzato un macchinario corrispondente ad una variazione
di un normale vebe. La composizione della pasta viene scelta in modo empirico prendendo
come riferimento curve granulometriche standard e variando il quantitativo di acqua e
cenere fino a d ottenere il prodotto desiderato.
In alternativa la progettazione del calcestruzzo rullato pu essere condotta facendo
ricorso ai metodi della meccanica dei suoli. Questo nuovo approccio consiste nel
considerare il calcestruzzo come un aggregato stabilizzato e nel trattarlo come tale, almeno
nella fase di progettazione, posa in opera e controllo. In questottica il parametro

76

Capitolo 1

fondamentale nella fase di progettazione non pi la densit totale, come nella teoria
classica del calcestruzzo, ma bens la densit secca dei materiali solidi. Per un dato
aggregato e fissata lenergia di compattazione, la massima densit ottenibile in presenza
di un certo contenuto ottimale dacqua. A energie di compattazione crescenti
corrispondono valori di densit secca pi elevati e corrispondentemente contenuti dacqua
inferiori.
Nella teoria della compattazione dei suoli la funzione dellacqua i una miscela
granulare solo quella di lubrificare le particelle, in modo da assicurare maggiori densit.
Cio, contrariamente alle teorie del calcestruzzo, per ottenere pi elevate densit e
resistenze necessario fornire allimpasto quantitativi dacqua ben definiti, quelli ottimali,
che possono risultare anche superiori a quelli richiesti dallidratazione del cemento.
Per determinare la massima densit secca del calcestruzzo si possono utilizzare
metodi e procedure standardizzate impiegate per la compattazione dei suoli,
principalmente il metodo Proctor Standard ed il Proctor Modificato; la differenza
fondamentale lenergia di compattazione trasmessa, inferiore nel Proctor Standard
rispetto al Proctor Modificato.
Concludendo lattuale tendenza quella di orientarsi verso calcestruzzo con
maggiori contenuti di pasta cementizia e di cenere.

1.3.3.6.7

Propriet del RCC

Le notevoli differenze nella composizione del calcestruzzo rullato, ancor pi che nel
calcestruzzo normale, rendono estremamente difficile quantificarne le propriet sia pure
per valori medi. In particolare giocano un ruolo considerevole sia il tipo e la qualit
dellaggregato che il contenuto di pasta cementizia. Inoltre una variabile estremamente
importante per tutte le propriet lenergia di compattazione messa in gioco e la
conseguente densit raggiunta dopo la rullatura. La seguente figura mostra i rapporti tra la
densit reale e quella teorica trovati sui calcestruzzo di alcune dighe giapponesi in funzione
del numero di passaggi dei rulli e della corrispondente energia di vibrazione. In generali
valori di densit del calcestruzzo sono uguali se non maggiori di quelli di un normale
calcestruzzo vibrato. Ci non risulta pi vero quanto maggiore il contenuto di pasta
cementizia nel calcestruzzo.

Capitolo 1

77

Figura 1.36 Correlazione tra la densit del calcestruzzo rullato e l'energia


di vibrazione dei rulli vibranti, per alcune dighe Giapponesi.

La permeabilit forse la caratteristica pi significativa del calcestruzzo rullato,


soprattutto nella zona dinterfaccia tra uno strato e laltro. Infatti, anche se la permeabilit
della massa del calcestruzzo pu raggiungere valori sufficientemente bassi, per lo meno
simili a quelli del calcestruzzo tradizionale, pu risultare difficoltoso garantire la tenuta ai
giunti orizzontali. Sembra che la permeabilit sia legata al contenuto di pasta di cemento
del calcestruzzo. La seguente figura raccoglie i risultati della permeabilit in situ di 24
dighe in RC di 11 paesi diversi, a confronto con i valori ottenuti da dighe in calcestruzzo
tradizionale, la differenza significativa solo per dosaggi di inferiori a 150 kg/cm3.

Figura 1.37 Relazione tra la


permeabilit dei calcestruzzi rullati
di 24 dighe ed il loro contenuto di
cemento e cenere.

78

Capitolo 1

1.3.3.6.8

Metodologie Costruttive

Uno dei vantaggi pi significativi derivanti dalladozione del RCC rispetto al calcestruzzo
convenzionale, consiste nella riduzione del periodo di costruzione dellopera conseguente
alla maggiore facilit e velocit di esecuzione dei getti, lobiettivo ottimale quello di
conseguire linnalzamento dei getti per strati orizzontali continui su campi delle pi ampie
dimensioni, compatibili con la produttivit del cantiere e le caratteristiche del materiale.
Per quanto riguarda la produzione degli aggregati e la confezione dellimpasto del
tutto tradizionale, a meno dellincremento di produttivit necessario, data lelevata velocit
di messa in opera dovuta alla tecnologia. Inoltre rispetto al calcestruzzo classico
importante il giusto dosaggio della cenere come precedentemente descritto. Le operazioni
di distribuzione nella zona di getto sono ovviamente legate a quelle di trasporto. Specie
quando per queste ultime vengono impiegati mezzi discontinui, si dovranno curare
particolarmente le scelte dei mezzi dopera e le loro metodologie dimpiego per assicurare
la miglior omogeneizzazione del getto per il rispetto in opera delle caratteristiche
dimpasto previste.
La stesa deve avvenire per strati sottili, 30-40 cm, prima di ricevere la
compattazione. Strati ancora di minor spessore previsti dalle metodologie giapponesi,
RCD, che prevedono la successiva compattazione di pi strati, 3 o 4, si pu considerare
una variante del RCC classico.
Come in tutte le strutture in calcestruzzo le operazioni compattazione del getto
debbono conseguire il duplice obiettivo di assicurare densit ed omogeneit al getto finito
e la migliore qualit del riprese fra strato e strato di posa. Inoltre nelle dighe realizzate a
getto continuo lincremento della velocit dinnalzamento della struttura e delle minori
altezze degli strati di getto che vengono compattati comportano un aumento del numero di
riprese.
Queste considerazioni non privilegiano la compattazione con vibratori ad
immersione per la loro azione puntiforme, per la minor efficacia nel trattamento del
contatto con lo strato sottostante, per il caratteristico effetto di provocare la risalita alla
superficie dello strato dellacqua e delle componenti pi fini dellimpasto, per la loro
produzione specifica.
Per tutti questi motivi oggi al getto continuo degli strati associato luso dei rulli
per la compattazione, che danno maggiori garanzie nel trattamento delle ripreso di getto.

Capitolo 1

79

Per inciso proprio la compattazione con rulli ha dato il nome alla metodologia del
calcestruzzo rullato.
La compattazione del getto deve avvenire il pi velocemente possibile dopo la
stesa, una buona regola che la compattazione avvenga entro dieci minuti dalla stesa ed
entro 30 minuti dal confezionamento dellimpasto. Normalmente vengono utilizzati rulli
vibranti semoventi con doppio tamburo liscio del peso di circa 10t. solo in alcune
applicazioni sono stati usati rulli di peso maggiore o combinazioni di rulli vibranti e rulli
gommati. Comunque la scelta del rullo ed il numero di passate sono strettamente legate
allo spessore degli strati da vibrare ed ala qualit dellimpasto. A titolo puramente
informativo, strati di 70cm in dighe realizzate in RCD, sono stati compattati con due
passate senza vibrazione, seguite da un minimo di sei passate vibranti, con rulli da 7t.
I tempi di ripresa sono ovviamente da determinare in relazione alle caratteristiche
del calcestruzzo impiegato ad a quelle del giunto orizzontale di ripresa. La produttivit del
cantiere, la dimensione dei campi di getto, laltezza dello strato sono definiti in modo da
rispettare i tempi di ripresa stabiliti.
La metodologia Giapponese RCD prevede la compattazione di 3-4 strati, anche
questo metodo adotta il trattamento totale: pulizia, ravvivamento, betoncino, della
superficie di ripresa, che cos operando viene ridotta di 1/3, 1/4.
La compattazione per singolo strato, RCC, considera per contro la giunzione dei
due strati conseguita con la rullatura eseguita nei tempi dovuti e quindi in generale non
richiede trattamento specifico delle superfici di ripresa: alcuni progettisti lo richiedono
limitatamente alla fascia prossima al paramento di monte.
In caso del cosiddetto giunto freddo o di un particolare danneggiamento
superficiale sempre richiesto il trattamento delle riprese di getto su tutta la superficie. Le
condizioni per cui si viene a costituire il giunto freddo sono in genere definite nelle
specifiche tecniche.
La questione dei giunti di ripresa rappresenta, evidentemente, uno dei punti
qualificanti nelle dighe gettate per strati ed interviene, come visto, anche nella definizione
del calcestruzzo da impiegarsi. Essenzialmente sono due gli aspetti del problema connessi
alla formazione dei giunti di ripresa: la continuit strutturale dellopera e la tenuta
idraulica. Al primo si assolve, lumidificazione durante la maturazione e la pulizia

80

Capitolo 1

precedente la nuova stesa. Per la tenuta il classico betoncino viene spesso sostituito con
sistemi dimpermeabilizzazione e drenaggio a monte.
Lincremento della velocit dinnalzamento della struttura della diga richiede la
massima funzionalit e rapidit nella gestione dei sistemi di confinamento e getto. Si
preferisce distinguere, nel trattare questo tema, i paramenti dai giunti trasversali.
Per i paramenti la metodologia dei casseri rampanti di 2-3 m daltezza, non trovano
impedimenti, con due considerazioni:
x in una struttura con paramento di valle inclinato, i casseri riducono
laccessibilit dei mezzi, in particolare di quelli di compattazione, nelle
vicinanze del paramento;
x i

casseri

tradizionali

richiedono

un

tempo

lungo

per

il

loro

riposizionamento: risulta pertanto opportuno suddividere le aree di getto in


zone differenziate, adibite alla posa del calcestruzzo e allinnalzamento
della casseratura.
Possibili soluzioni alternative sono:
x blocchi prefabbricati da allineare al paramento ;
x cordoli in calcestruzzo estruso, da allineare ai paramenti;
x pannelli prefabbricati opportunamente sagomati.
Recentemente sono stati utilizzati anche pannelli con telo impermeabile sul lato
interno.
Specificamente per il paramento di monte sono state adottate soluzioni che non
richiedono elementi di confinamento; in questo caso sono due le soluzioni:
x la superficie non viene trattata: la linea di paramento viene traslata verso
valle in modo da considerare come sovraspessore aggiuntivo il tratto che
non pu essere efficacemente compattato;
x la superficie viene compattata a mezzo di placca vibrante, sostenuta da un
mezzo dopera che si muove lungo il bordo di valle della diga.
Per quanto riguarda i giunti sono molte le tecniche utilizzabili: la metodologia
dimpiego pi usuale il taglio del calcestruzzo fresco con lama vibrante, viene
generalmente eseguita sul calcestruzzo steso e livellato non compattato; spesso viene
inserito un elemento separatore a perdere che eviti la richiusura del giunto nella successiva
fase di compattazione.

Capitolo 1

81

Altra metodologia quella del taglio del calcestruzzo indurito: limpiego di cordoni
diamantati permette di eseguire con buona resa il taglio del calcestruzzo indurito. Il
vantaggio di tale metodologia sta nella totale separazione con la fase di getto.
Elementi prefabbricati di confinamento a perdere: in questa linea ci sono esempi di
soluzioni estremamente varie, in generale laltezza dellelemento di 2-3 strati.
Unaltra soluzione quella di prevedere la messa in opera di lame metalliche
sorrette da cavallotti e foderati di fogli di polietilene conformati, pluriball. Una volta
eseguito il getto, le lame vengono sollevate e messe in posizione per la nuova alzata. La
presenza del foglio di polietilene riduce lattrito per il sollevamento della lama.
Considerazioni diverse possono imporre la suddivisione della diga in zone da
assoggettare alternativamente alle operazioni di getto: in questi casi la superficie di
separazione fra queste zone coincider con un giunto trasversale della diga, da realizzarsi
tradizionalmente con casseri rampanti.

1.3.3.6.9

Accorgimenti Particolari

Accorgimenti particolari dovranno essere presi per le zone della struttura immediatamente
vicine ai paramenti, finalizzati soprattutto alla durabilit, tenendo conto delle diverse
aggressioni che i paramenti subiranno durante gli anni di esercizio.
Allesecuzione del paramento di monte demandata anche la funzione di tenuta nel
riguardo delle acque dinvaso. Solitamente per una fascia fi opportuna larghezza viene
effettuato il getto tradizionale, in questo caso solitamente, le opere dimpermeabilizzazione
dei giunti trasversali, sono pure tradizionali, water sop e canna di drenaggio, tuttal pi
realizzate con elementi prefabbricati della stessa altezza della casseratura, il getto a strati
del corpo diga successivo a quello tradizionale al paramento.
Sono state realizzate impermeabilizzazioni con membrane posate al paramento di
monte della diga. Queste sono in generale realizzate a sandwich, con telo impermeabile
protetto da un geotessile che ha pure la funzione di garantire il drenaggio fra telo e
struttura. Linsieme tra telo e geo-tessile si chiama geo-membrana.
Sistemi di diversa concezione assicurano poi lo scarico di questo tappeto
drenante, suddividendo il paramento in campi e convogliando le acque in zone
ispezionabili che permettono anche lindividuazione della parte del telo soggetta a predite.

82

Capitolo 1

Impermeabilizzazioni di questo tipo potrebbero essere utilizzate in dighe realizzate


con RCC, indipendizzando le funzioni di tenuta e drenaggio da quelle statiche, sempre in
questottica si sono sviluppate nuove soluzioni, tra cui:
x pannelli prefabbricati con membrana in PVC incollata sulla faccia interna
del pannello: alla posa del pannello segue la fase di saldatura della
membrana assicurante la tenuta fra pannello e pannello. Il getto del corpo
diga al paramento prevede un primo tratto di circa 1m in calcestruzzo
poroso con effetto drenante;
x getto tradizionale della parete costituente il paramento di monte, circa 1m,
con immediatamente a valle pannelli prefabbricati di calcestruzzo poroso
per il drenaggio.
Per quanto riguarda il getto dimposta a contatto con la roccia di fondazione, sia in
alveo che lungo le imposte, viene realizzato in forma tradizionale, con calcestruzzo a
maggior dosaggio di cemento, costipato con vibratori ad immersione.
In modo del tutto analogo a quanto si realizza nelle dighe in calcestruzzo
tradizionali, i getti allimposta sono preceduti dalle normali operazioni di pulizia,
regolarizzazione, eventuale scalpellatura della roccia, ove liscia, trattamento fessure,
umidificazione, collegamento.
La possibilit di realizzare scarichi profondi e superficiali in corpo diga rappresenta
uno dei vantaggi degli sbarramenti in calcestruzzo rispetto a quelli in materiali sciolti.
Lesecuzione della diga con calcestruzzo gettato per strati permette senzaltro questa
vantaggiosa disposizione degli scarichi. Per gli scarichi profondi sono del tutto tradizionali
e prevedono getti di seconda fase per la tenuta a monte e limmorsamento del condotto,
parziale o totale lungo lo sviluppo monte-valle.
Per quelli superficiali, al getto con calcestruzzo tradizionale della soglia conformata
secondo il profilo idraulico richiesto dal carico massimo, si abbinano varie soluzioni per lo
scivolo lungo il paramento di valle. Tra queste, pi originali e caratteristiche delluso del
rcc sono quelle che prevedono la realizzazione di una gradinatura su cui la corrente,
saltando, dissipa parte della propria energia.
evidente che la soluzione da scegliere sia da mettere in relazione allentit, alla
frequenza ed alla durata degli eventi di piena previsti.

Capitolo 1

83

Osservazione di carattere generale nellottica realizzativa della diga costruita per


strati, che il sistema cunicoli-pozzi allinterno della struttura debba essere il pi semplice
possibile, in quanto la realizzazione ovviamente con la continuit e la rapidit delle
operazioni attinenti al getto della diga.
Per quanto riguarda le metodologie costruttive:
x Cunicoli: con la raccomandazione di privilegiare i percorsi orizzontali e di
eliminare appena possibile quelli inclinati, vi sono esempi dimpieghi delle
tradizionali casserature, di elementi prefabbricati, di cordoli in calcestruzzo
estruso, di strutture metalliche ARMCO e di combinazioni fra le tipologie
ricordate.
Caratteristica del tipo di costruzione per strati la conformazione del cunicolo
orizzontale mediante limpiego di sabbia, che viene stesa in fase in fase di getto lungo la
traccia del cunicolo e per tutta la sua altezza. La chiusura dellestradosso del cunicolo
viene di solito eseguita o con leggera armatura, o con un elemento tipo ARMCO o in
calcestruzzo prefabbricato. Completato lindurimento del calcestruzzo la sabbia viene
asportata dallinterno del cunicolo con mezzi meccanici leggeri o anche per via idraulica.
x Pozzi: per quelli di dimensione maggiori sono applicabili le metodologie
ricordate per i cunicoli.
Per quelli di minor diametro: canne di drenaggio, condotti per linstallazione degli
strumenti di misura, per il cablaggio necessario alla centralizzazione delle misure, per i
cavi elettrici, per ventilazione, etc., la metodologia esecutiva senzaltro pi consona al
getto per strati, quella che prevede la loro perforazione nel calcestruzzo indurito.
Per quanto riguarda il raffreddamento del calcestruzzo il basso dosaggio che
caratterizza il RCC riduce notevolmente i problemi termici connessi ai getti massicci.
Tuttavia in casi particolari pu rendersi necessario il contenimento della temperatura
massima: lobiettivo viene conseguito mediante il pre-raffreddamento dellimpasto. Il postraffreddamento dei getti tramite circuiti a serpentine annegati nel corpo della struttura di
fatto incompatibile con la posa in opera del calcestruzzo a strati.

84

Capitolo 1

1.3.3.6.10

Conclusioni

Il sempre maggior interesse suscitato nel mondo da questa metodologia per la costruzione
degli sbarramenti in calcestruzzo, strettamente connesso ai vantaggi temporali ed
economici derivanti dalla sua applicazione. A questi se ne aggiungono altri, in particolare
per lutilizzazione e per lambiente, cave e discariche di volumi ridotti, eventuali scarichi
in corpo diga.
Nel mondo sono ormai molte le dighe realizzate con questa tecnica: diverse tra loro
per i metodi costruttivi impiegati e per le dimensioni, alcune di esse hanno superato i 100
m, mentre sono allo studio dighe ancora pi alte.
Tutto questo possibile in quanto le caratteristiche di resistenza del calcestruzzo
rullato sono del tutto paragonabili a quelle del calcestruzzo tradizionale, mentre la
permeabilit conseguibili sono dellordine del 10-11 m/s. naturalmente lottimizzazione
della qualit essenzialmente legata, come visto, al dosaggio di pasta cementizia, per la
quale risulta praticamente indispensabile limpiego di cenere leggera che permette ad un
tempo la soluzione dei problemi inerenti alla consistenza, lavorabilit e sviluppo di calore.
La definizione del calcestruzzo senzaltro legata alle scelte metodologiche e
progettuali, particolare fra queste la decisione se mantenere o meno distinte le due funzioni
di tenuta e continuit meccanica. Di qui le specifiche relative alle modalit di ripresa dei
getti ed allesecuzione dei paramenti di monte e di valle.
La realizzazione di sperimentazioni in situ in grande scala non solo auspicabile,
ma addirittura indispensabile in certi casi: le indicazioni ottenibili attengono soprattutto
alle modalit di compattazione e ripresa, anche in funzione dei tempi esecutivi, alla
formazione dei giunti, oltre che alla correlazione fra i dati sperimentali di laboratorio e
quelli rilevati soprattutto per gli aspetti meccanici e termici [29].

Capitolo 1

85

1.3.3.7 Muratura di Pietrame e Malta


1.3.3.7.1

Caratteristiche Generali

Questo tipo di muratura ebbe diffusione, come si visto, prevalentemente dalla costruzione
delle prime dighe, al 1934, con risultati pi soddisfacenti sotto laspetto economico che
non sotto quello tecnico.
Gli inconvenienti riscontrati specialmente nelle opere anteriori al 1930, sono da
porre in relazione, oltre a che con alcune deficienze strutturali, quali lassenza o leccessiva
distanza dei giunti, anche con la granulometria delle malte e la qualit dei leganti.
I progressi intervenuti nella tecnica del cemento e delle malte consentirono la gi
accennata sopravvivenza della muratura di pietrame nel campo delle dighe di ritenuta.
Le norme fondamentali alle quali venne uniformandosi lesecuzione, possono
essere cos riassunte [12]:
x buona resistenza ed impermeabilit delle malte, conseguita mediante elevato
dosaggio di cemento, sui 400 kg per m3 di malta, ed attraverso appropriate
composizioni granulometriche delle sabbie;
x fluidit della malta ed eccesso di questa rispetto al volume dei vuoti, onde
facilitare il riflusso ed il riempimento dei vani nel pietrame, nelle dighe
italiane il volume della malta dellordine di un terzo del volume totale
dellopera;
x impiego di elementi di pietrame di forme pressoch parallelepipede e di
dimensioni il pi uniformi possibile;
x accurata posa in opera del pietrame su letto di malta onde ottenere il riflusso
di questa ed il completo riempimento dei vuoti; in particolare, perfetta
stilatura dei giunti, soprattutto dei paramenti di monte, con malte pi ricche
per ottenere una miglior impermeabilit dellopera.

1.3.3.7.2

Pietrame per Murature

Fra i requisiti che deve presentare il pietrame per murature, rivestono particolare
importanza lelevato peso di volume, il peso specifico apparente, un ridotto coefficiente di
imbibizione, lelevata capacit termica, una buona resistenza meccanica alla compressione,
non inferiore a 400 500 kg/cm2, ed unelevata resistenza al gelo ed agli attacchi delle

86

Capitolo 1

acque aggressive. Particolare importanza riveste il coefficiente di dilatazione termica, e in


alcune recenti dighe non si trascurato di accertare le possibili differenze nel valore di
questo coefficiente nelle varie direzioni.
Assai importanti poi ai fini pratici costruttivi sono la facile lavorabilit, lo
sfaldamento naturale a facce piane e la possibilit di ottenere monoliti sufficientemente
grandi in relazione alle caratteristiche strutturali dellopera.
Una pi rigorosa rispondenza alle qualit suddette si richiede ai materiali a contatto
con lacqua e, specialmente, per i rivestimenti dei paramenti di monte, nei quali limpiego
del pietrame squadrato o lavorato ha trovato frequente applicazione anche per dighe in
calcestruzzo [10;12].

Capitolo 1

1.3.4

87

Tecniche Costruttive

1.3.4.1 Organizzazione del Cantiere


1.3.4.1.1

Introduzione

Lesecuzione di una diga in calcestruzzo ha varie caratteristiche specifiche che la


differenziano da ogni altro tipo di lavoro anche di grande massa. In primo luogo il lavoro si
svolge, di norma, lontano dai centri abitati, spesso in localit ad elevate altitudini ed
inizialmente prive di vie di comunicazione. Inoltre le specie di lavoro da eseguire sono
varie e precisamente: scavi allaperto, in roccia sciolta e in roccia lapidea; scavi e
rivestimenti di gallerie e di pozzi; iniezioni; approvvigionamento degli aggregati;
preparazione e getto del calcestruzzo; montaggio di apparecchiature metalliche; nelle zone
montane il lavoro deve essere interrotto nella stagione invernale e talora, nelle zone di forte
innevamento, fino alla tarda primavera; lopera deve essere compiuta in tempi il pi
possibile brevi giacch in tal modo minore il gravame degli interessi passivi sulle somme
spese fra il momento dinizio della costruzione ed il momento in cui lopera comincia a
dare reddito o benefici. Conviene spingere il pi possibile la meccanizzazione delle
operazioni costruttive, compatibilmente con gli oneri di interessi, ammortamento,
manutenzione dei macchinari, giacch in tal modo, da un lato ridotto limpiego della
mano dopera, la quale grava sul bilancio economico non solo con i salari ma con i servizi
necessari, quali ad esempio: alloggi, mensa, etc.. Daltro lato pu essere ottenuta assai pi
facilmente luniformit del prodotto, ovvero una maggiore uniformit del getto di
calcestruzzo.
Per tutto ci indispensabile laccurato studio tecnico ed economico
dellorganizzazione del cantiere.
Punti base di esso sono: la scelta delle cave per gli aggregati, del processo e delle
macchine di produzione e posa in opera del calcestruzzo.
Punti assai importanti sono ancora i metodi e mezzi di esecuzione delle gallerie,
pozzi e cunicoli e delle altre opere di completamento della struttura.
Il tutto deve essere poi armonizzato in esatto programma di ripartizione nel tempo
delle varie specie di lavoro [10;12].

88

Capitolo 1

1.3.4.1.2

Vie dAccesso, Mezzi di Trasporto e Servizi Speciali

Lubicazione dellopera rende in molti casi complesso il problema degli accessi e


rifornimenti ai cantieri: spesso i dislivelli da superare sono elevati e considerevoli sono
pure le accidentalit del terreno, anche se in parecchi casi le distanze in linea daria dalle
ordinarie vie di comunicazione non sono rilevanti.
In passato per le prime realizzazioni italiane fu tratto profitto dalla diretta
accessibilit da strade esistenti, o dalla vicinanza di queste, collegate da brevi tronchi
carreggiabili o da mulattiere.
Soluzioni come queste potevano rispondere ad un numero relativamente limitato di
situazioni favorevoli e la possibilit di creazione di molti serbatoi rimanevano condizionate
al superamento delle difficolt di trasporto.
Tali difficolt vennero affrontate mediante opportuni mezzi, quali i piani inclinati,
le teleferiche e le ferrovie di servizio, oppure con la costruzione di nuovi tronchi stradali.
Gi nel primo ventennio del secolo, teleferiche e pinai inclinati avevano collegato
cantieri situati a quota elevata rispetto alle normali vie di comunicazione, ad esempio nel

Figura 1.38 Teleferica della diga del Lumiei: a) Planimetria; b) Profilo

Capitolo 1

89

1909 per la costruzione delle diga al Lago Delio una teleferica superava un dislivello di
700m.
Dopo le prime applicazioni le teleferiche trovarono sempre pi largo impiego per la
loro possibilit di adattamento alla configurazione topografica, la loro facilit di montaggio
e reimpiego. stato in generale adottato, per collegamenti di qualche importanza ed in
particolare per il trasporto del cemento, il tipo trifune con carrelli ad agganciamento
automatico.
In alcuni casi sono state istallate pi vie di trasporto; cos nel 1925 per la diga di
Cigagna una teleferica della capacit di trasporto di 10 t/h destinata al cemento
fiancheggiava il piano inclinato permanente, ed entrambe superavano un dislivello di 850
m.
In altri casi come per la diga di Morasco, sono stati creati nuovi tronchi stradali,
oltre ad essere istallate teleferiche adibite al trasporto del cemento ed altra adibite al
trasporto di persone.
Fra i numerosi sistemi daccesso meritano particolare menzione la rete ferroviaria,
stradale e funiviaria di servizio realizzata tra il 1923 ed il 1931 per la costruzione degli
impianti della Sila, con base logistica a Crotone, quasi al livello del mare.

Figura 1.39 Accessi ai cantieri degli Impianti della Sila.

90

Capitolo 1

Col progresso dei trasporti motorizzati si preferito in parecchi casi ricorrere alla
costruzione di nuove strade, adattando e prolungando talvolta preesistenti tronchi stradali.
Questa soluzione rende possibile, fra laltro, limpiego di automezzi pesanti per i trasporti
interni di cantiere. La convenienza della costruzione di nuove strade, o delladattamento
delle preesistenti, limitata, oltre i 1800 m s. m. circa, dallintervento, che determina
elevati costi per lapertura primaverile e pu rendere aleatori i trasporti allinizio e al
termine della stagione lavorativa. Quindi lestendersi delle strade daccesso non ha
rallentato limpiego di mezzi funiviari, date le necessit di regolarti trasporti di sempre pi
ingenti quantitativi di materiali, specialmente si cemento, in relazione con le alte
produzioni di calcestruzzo richieste dallaccrescersi della mole delle opere.
Per quanto riguarda il trasporto del cemento, va accennato al sistema dei recipienti
cilindrici in lamiera, che dal 1940 si venuto diffondendo. Tali recipienti, che hanno
capacit di circa 400 450 kg, vengono riempiti in stabilimento e trasportati con appositi
carri ferroviari, attrezzati per 44 recipienti, oppure con autocarri della portata pure di una
quarantina di recipienti, i quali ultimi possono cos giungere in cantiere i alla stazione di
partenza della teleferica per il cantiere. Il trasferimento dei recipienti dagli autocarri ai sili
di deposito in cantiere viene effettuato a mezzo di speciali attrezzature meccaniche: i
pianali con vie di corsa munite di rulliere, elevatori, rovesciatori, etc. con i quali le
operazioni di carico-scarico del cemento vengono notevolmente facilitate, eliminando fra
laltro le non indifferenti perdite dovute a rottura dei sacchi.
Nei casi in cui il trasporto di cemento possa venir effettuato per via stradale sino a
pi dopera, vengono frequentemente impiegate le autocisterne di vario tipo che
alimentano i sili di cantiere con sistemi pneumatici, usati anche per il trasferimento del
cemento sfuso nellambito dei cantieri.
I cantieri di costruzione delle dighe richiedono dei servizi generali di varie specie.
necessaria in primo luogo lenergia elettrica per alimentare le macchine, per
lilluminazione dei luoghi di lavoro quando, come di norma, questo si svolge anche nelle
ore notturne, per lilluminazione e il riscaldamento dei locali. Vi si provvede in genere con
una linea alimentata dalla rete pubblica; talora con doppia linea per ovviare alle
conseguenze di interruzioni accidentali.
Laria compressa costituisce il fluido motore nelle perforazioni per gli scavi, siano
essi quelli delle gallerie e pozzi, quelli allaperto per la fondazione della struttura e per le

Capitolo 1

91

cave di roccia lapidea, ha inoltre altre varie utilizzazioni. Essa viene prodotta in
unapposita centrale di compressione.
Il cantiere richiede notevoli quantit dacqua, impiegata per il raffreddamento di
compressori, per limpasto del calcestruzzo, per la lavatura e le prove dei fori di sondaggio
e diniezione, per la preparazione della boiacca diniezione, per il raffreddamento di
eventuali getti, per la loro umidificazione, per la lavatura della roccia di fondazione, per la
lavatura delle riprese di getto ed altro. Il suo approvvigionamento di norma facile,
giacch si pu attingere allo stesso corso dacqua da sbarrare, con sollevamento o con
ruscelli prossimi, a gravit. Nel primo caso occorre un serbatoio di riserva rispetto alle
accidentali interruzioni del sollevamento.
Lenergia elettrica, laria compressa e lacqua, debbono essere disponibili in tutti i
vari punti di lavoro; per questo sono necessarie apposite reti distributive.
Ha fondamentale importanza per il regolare funzionamento del cantiere il rapido
ricambio dei pezzi di macchine accidentalmente rotti o che hanno raggiunto il limite
dusura.
Il cantiere deve quindi essere dotato di pezzi da cambiare con maggior frequenza e
di quelli approvvigionabili con maggior difficolt dalle case costruttrici, sia per le
macchine fisse che per quelle mobili ed in particolare per gli autocarri di trasporto. Tali
pezzi dono conservati in appositi magazzini.
Oltre il ricambio dei pezzi, altre riparazioni di macchine come ad esempio:
saldature, riavvolgimenti di motori elettrici, vengono eseguite in cantiere con il vantaggio
di spesa e rapidit. Per questo il cantiere viene dotato delle relative officine e del personale
specializzato.
In ogni cantiere infine necessario un laboratorio di prova dei materiali, per
lanalisi degli aggregati, in particolare granulometrie e umidit propria, e per il controllo
continuo della qualit del calcestruzzo prodotto dallimpianto. Per le prove pi delicate si
utilizzano di norma laboratori specializzati.
Sono da citare ancora come opere di servizio, la riservetta per il deposito degli
esplosivi, il magazzino del cemento per le iniezioni, i depositi dei carburanti e dei
lubrificanti [10;12].

92

Capitolo 1

1.3.4.1.3

Approvvigionamento degli Aggregati

Gli aggregati per i calcestruzzi possono essere approvvigionati da formazioni sciolte, o da


roccia lapidea in posto.
Di norma unindividuazione di massima della cava o delle cave p stata gi
compiuta in fase progettuale. Durante lo studio della fase esecutiva dellopera vengono
esaminate con molto dettaglio tutte le caratteristiche tecniche ed economiche delle cave
stesse. Confermata la rispondenza del materiale alle qualit richieste, sono oggetto di
migliore accertamento in primo luogo la sufficienza della formazione prescelta a fornire i
volumi necessari, tenuto conto degli scarti e delle perdite; in particolare poi il di
omogeneit delle caratteristiche del materiale, e sono da individuare in posizione e volume
le eventuali zone difettose per qualit, che non potranno essere sfruttate o il cui prodotto
sar da scartare. Per questo esame sono di norma necessarie perforazioni, cunicoli e trincee
di riconoscimento e di saggio.
Notevole importanza economica, e ne verr fatta unaccurata valutazione
preventiva, ha il volume della cos detta scopertura del terreno superficiale e dello strato di
roccia alterata che nella coltivazione della cava occorre preliminarmente asportare perch
di caratteristiche non adatte alla confezione del calcestruzzo.
Le formazioni alluvionali, e ancor pi moreniche, raramente sono omogenee nel
dettaglio; occorrono quindi numerosi prelevamenti di materiale su ampia superficie per
accertarne le caratteristiche medie.
Spesso le formazioni alluvionali sono sede di falde idriche; giacch la presenza
dacqua pu costituire difficolt per la corretta coltivazione della cava, sono necessari i
relativi accertamenti preliminari. Altrettanto vale nei riguardi della probabilit
dinondazione dellarea di cava.
Giacch i materiali sciolti, alluvionali o morenici, richiedono sempre per limpiego
come aggregati per il calcestruzzo, unabbondante lavatura, e questa entrata in largo uso
anche per gli aggregati approvvigionati da roccia lapidea, fa parte dello studio della cava la
possibilit di economico approvvigionamento dellacqua per tale operazione.
La cava viene poi analizzata nei suoi rapporti topografici con il luogo dimpiego del
materiale: in particolare nei rapporti di distanze e dislivelli; e giacch raramente esiste una
strada fra la prima e il secondo, vengono valutate le eventuali difficolt tecniche e lonere

Capitolo 1

93

per la costruzione di essa, ovvero la possibilit e gli oneri per limpiego dei mezzi speciali
di trasporto sopracitati.
Dopo la scelta della cava, del suo metodo di coltivazione, dei modi e mezzi di
trasporto del prodotto, si procede allo studio degli impianti di preparazione del
calcestruzzo ed alla realizzazione del programma di lavoro [10;12].

1.3.4.1.4

Gli Impianti di Preparazione degli Aggregati e di Confezione dellinerte

Il materiale di cava viene trasportato agli impianti di preparazione degli aggregati, ubicato
in prossimit dellopera, senza preliminare selezione nel caso delle cave di roccia lapidea,
talora lavati e parzialmente o totalmente divisi in classi nel caso di cave da formazioni
alluvionali o moreniche.
Negli impianti suaccennati il materiale passa nel primo caso attraverso frantoi
primari e secondari, vagli rotativi o vibranti primari, granulatori, vagli vibranti con getti
dacqua per la selezione delle minori dimensioni, molini, recuperatori e prosciugatori delle
sabbie. Gli eccessi di produzione delle maggiori dimensioni vengono rimesse in circolo e
la produzione delle singole classi granulometriche deve risultare nelle proporzioni
corrispondenti alla prestabilita curva granulometrica. La disposizione altimetrica delle
macchine richiede spesso sollevamenti intermedi dei materiali.
Gli aggregati delle varie classi, divise, provenienti direttamente da un impianto di
selezione di una cava alluvionale ovvero restituiti dallimpianto di cantiere, vengono infine
trasportati e sollevati a mezzo di nastri trasportatori alla sommit dei cumuli di deposito
allaperto o dei sili.
Questi debbono avere capacit sufficiente per sopperire ad eventuali punte nel
ritmo dei getti e, soprattutto, ad eventuali irregolarit di produzione, per manutenzioni e
riparazione del macchinario dellimpianto, ad irregolarit di trasporto dalla cava, ad
irregolarit di produzione di questa. Il deposito dei cumuli allaperto usato solo, e non
sempre, per le classi di maggiori dimensioni. Per la sabbia e gli altri elementi fini sono
impiegati sili coperti; altrimenti la ritenzione dacqua di pioggia o da umidit atmosferica
induce contenuti dacqua nel materiale molto variabili, il che provoca difficolt nella giusta
dosatura dellimpasto. Inoltre gli elementi sottili, se deposti allaperto, sono trasportati dal
vento e arrecano disagio al personale e usura delle macchine. Per le stesse ragioni ed anche
per la sicurezza del personale, i nastri di trasporto del materiale di tal genere sono racchiusi

94

Capitolo 1

fra pareti di legno. Il materiale viene prelevato da cunicoli predisposti al disotto dei cumuli
e dal fondo dei sili attraverso bocchette, quindi trasportato, di norma con nastri, alla torre
di confezione del calcestruzzo, torre a bton.
Il cemento viene trasportato dalle fabbriche al cantiere in contenitori, ovvero
cisterne, istallati su telai di autocarri e rimorchi.
Esso in cantiere viene estratto dalle cisterne e inviato ai sili principali con
dispositivi pneumatici, sili che hanno capacit sufficienti a compensare le eventuali
irregolarit della fornitura e del trasporto. Il cemento viene poi prelevato dai sili principali
ed inviato al silo della torre di confezione del calcestruzzo, con coclee o con dispositivi
pneumatici.

Figura 1.40 Prospetto altimetrico e schema planimetrico dell'impianto per la


produzione degli inerti e la confezione del calcestruzzo.

Capitolo 1

95

La torre di confezione del calcestruzzo, interamente metallica, costituita di tre


sezioni. La sezione superiore occupata da piccoli sili, uno per ciascuna delle classi
granulometriche degli inerti ed uno per il cemento e da un serbatoio per lacqua, tutti di
capacit sufficiente a compensare la discontinuit dei prelevamenti da essi rispetto alla
continuit dellafflusso.
Nella sezione intermedia sono ubicate le bilance dosatrici; esse, aperte le bocche di
prelevamento dai sili in prestabilita successione, provvedono a richiuderle non appena
defluita la stabilita quantit di materiale, la quale viene poi versata nelle impastatrici,
betoniere, nella posizione di carica, disposte nella sezione inferiore della torre. Le
impastatrici in numero di due o tre, si alternano nelle diverse fasi del processo: carica,
mescolamenti, per due o tre minuti, versamento dellimpasto in una tramoggia, al disotto
della quale vengono caricate le benne di trasporto.
Le manovre, dallapertura delle bocchette dei sili al versamento del calcestruzzo
nelle impastatrici, sono automatiche e controllate a mezzo di segnalazioni elettriche da una
cabina di sorveglianza e comando.

Figura 1.41 Diga del Sabbione, impianto per la produzione degli inerti e per la
confezione del calcestruzzo.

96

Capitolo 1

Le benne cui viene versato il calcestruzzo, al piede della torre di confezione, sono
portate da piattine mobili su rotaie, frequentemente da mezzi automotori su pneumatici,
silobus, i quali trasportano nei punti in cui esse possono essere agganciate e sollevate da
mezzi di trasporto in opera, del tipo aereo.

1.3.4.1.5

Trasporto e Posa in Opera dei Materiali

criterio di base per il trasporto del calcestruzzo che esso, dalla tramoggia
dellimpastatrice alle superfici di getto, sia rapido, al fine di evitare inizi di presa ed
evaporazione dellacqua, e diretto, cio senza travasi o rimescolamenti, per non alterare
luniformit dellimpasto ottenuto dalle impastatrici.
I mezzi per il trasporto e la posa in opera dei materiali per la costruzione delle
dighe hanno subito una graduale evoluzione determinata dal variare delle caratteristiche
dei materiali, in specie del calcestruzzo, accompagnata da perfezionamento dei macchinari
disponibili. Si nota tuttavia una sovrapposizione nel tempo dellimpiego di mezzi di tipo
diverso, alcuni dei quali oggi praticamente abbandonati, mentre gi nel passato si ebbero
esempi sporadici di utilizzazione di attrezzature che successivamente hanno avuto pi
vasta diffusione. Ad esempio, il primo sistema di disporre vie di corsa sulla muratura in
elevazione, adottato in passato specialmente per le dighe in muratura di pietrame, trov
applicazione, con opportuni adattamenti, in tempi relativamente recenti, per la costruzione
delle dighe in calcestruzzo del Salto e del Turano, negli anni tra il 1936 ed il 1940.
Nel complesso non sono quindi facilmente individuabili epoche caratterizzate dalla
maggior diffusione delluno o dellaltro tipo dinstallazioni.
La tendenza generale, allo stato attuale, di ricorrere a mezzi atti a trasportare e
porre in opera il materiale, oggi si tratta quasi esclusivamente di calcestruzzo, mediante
benne, utilizzando quelle installazioni che la conformazione delle zone di sbarramento ed il
tipo di diga rendono pi adatte; spesso ha avuto grande importanza nella scelta la
disponibilit di attrezzature da parte dellimpresa costruttrice. Inoltre in molti cantieri ha
luogo limpiego contemporaneo di mezzi di tipo diverso nelle varie parti dellopera.
Nelle prime realizzazioni il calcestruzzo veniva posto in opera mediante cassoni
ribaltabili: ben presto anche con questi dispositivi, come pi tardi in maggior misura con
luso delle canalette di distribuzione, si riscontrano le note di discontinuit nei getti, dovuti
alla separazione allatto dello scarico degli elementi del calcestruzzo. Perci, col ritorno al

Capitolo 1

97

trasporto del calcestruzzo con recipienti, benne, questi furono dotati di dispositivi per
lapertura dal fondo, particolarmente adatti a garantire la regolarit e lomogeneit dello
scarico. I dispositivi dapertura sono stati oggetto di particolari studi, in quanto debbono
essere a tenuta dacqua e garantire una perfetta sicurezza di funzionamento, e la massima
rapidit di scarico.

Figura 1.42 Benna con fondo apribile.

Le benne riempite alla tramoggia delle impastatrici e trasportate nel punto di


aggancio, vengono sollevate e portate sullarea di getto con percorso aereo, da mezzi atti ai
movimenti orizzontali in due direzioni ed al movimento verticale.
Il mezzo pi usato oggi il blondin, in passato erano diffusi anche altri impianti di
distribuzione.
Nel periodo compreso tra il 1920 ed il 1934 hanno incontrato favore i calcestruzzi
colati, posti in opera con torri alte per lo pi una cinquantina di metri, che in alcuni casi
hanno raggiunto i 70-80 m, e canali a sezione circolare, con pendenze del 40-50 %,
giungendo a raggi di azione di 100m.
Presto cominci a palesarsi lopportunit di ridurre la lunghezza dei canali
aumentando il numero delle torri; in seguito le canalette vennero limitate a brevi tronchi in

98

Capitolo 1

modo da ridurre la possibilit di separazione dei composti del calcestruzzo, alimentando


ciascun tronco direttamente con altri mezzi di trasporto. Nellambito delle opere costruite
con questi sistemi si possono menzionare, fra le prime applicazioni, la diga di Pontefiume,
del 1920-1925; la diga a volta di Gurzia, del 1922-1925. La maggior opera costruita con
questo sistema la diga di Suviana, 1928-1932, per la quale furono installate tre torri, due
a sinistra alte 82 m ed una a destra alta 73m.

Figura 1.43 Cantiere delle Diga di Suviana.

Per queste opere sono state raggiunte potenzialit di getto relativamente elevate,
come i 1250 m3 giornalieri e 59300 m3 nella stagione lavorativa alla diga del Careser, ed i
100 m3 orari alla diga di Suviana.
Fra i mezzi adottati per il trasporto del calcestruzzo ai sistemi di canalette di
distribuzioni, i pontili, cui verr accennato pi innanzi, ebbero un cero numero di
applicazioni. Ricordiamo a questo proposito la diga di Ceresole Reali, del 1927-1930, per
la quale il calcestruzzo fu portato in opera con vagoncini che percorrevano vie di corsa
disposte a varie quote su un pontile costruito parallelamente al paramento di monte e
distribuito con canalette; la diga di Suetta, del 1928-1932, ove il calcestruzzo fu trasportato
in opera a mezzo di vagoncini su pontile che rovesciavano in un sistema di canalette.

Capitolo 1

99

I pontili, derivanti dagli usuali ponteggi impiegati nelledilizia, hanno trovato


applicazione anche nella costruzione delle dighe, e sono impiegate con diverse funzioni,
per numerosi cantieri, anche recenti. Nelle costruzioni dei primi periodi, pontili in legno, o
metallici, generalmente addossati al paramento di monte, e sopraelevabili per piani col
crescere dellopera, costituivano laccesso alla zona di lavoro ed il sostegno alle vie di
corsa dei vagonetti. Tale sistema si prestava sia alle dighe in muratura di pietrame si alle
dighe in calcestruzzo.
Per queste ultime com stato dinnanzi accennato, i pontili trovarono impiego
quali vie di trasporto a sistemi di canalette di distribuzione per calcestruzzi di tipo colato e,
ad un tempo, mezzi di sostegno per questi dispositivi. Unapplicazione notevole si ebbe
alla diga di Cignana, 1925-1928.

Figura 1.44 Diga di Agaro: Impianto di distribuzione in opera del pietrame e della
malta nelle due fasi di avanzamento dei lavori.

100

Capitolo 1

Nelle costruzioni attuali i pontili vengono impiegati in particolari situazioni


topografiche per laccesso dei mezzi che riforniscono il calcestruzzo agli impianti di
trasporto e posa in opera. In altri casi costituiscono il sostegno alle vie di corsa di gru
mobili, dispositivi, a seconda dei casi, sia a monte, sia a valle dellopera, e talora
appoggiandosi su parti dellopera stessa.
Le gru a ponte hanno trovato applicazione per dighe rettilinee o al pi leggermente
arcuate, fra il 1929 ed il 1950. Su stilate metalliche a traliccio sono state poste fino a
quattro gru a ponte, come nella diga di L. Goillet, il ciclo di trasporto delle benne stato
organizzato in vari modi, per lo pi con piattine dandata su una via di corsa corrente lungo
una delle unghie della diga, al ritorno dellaltra.

Figura 1.45 Distribuzione del calcestruzzo alla diga a gravit massiccia del Lago
Goillet.

Interessante derivazione del sistema la gru a ponte inclinato, impiegata per un


tronco di modesta altezza, dello sviluppo di 250 m, alla diga di Morasco, del 1936-1940.
Vantaggi del sistema, che si presta bene per dighe di media altezza, sono: copertura
completa della zona di lavoro, adattabilit alla promiscuit di materiali costituenti le
murature, possibilit di concentrazione di pi ponti; per contro queste istallazioni
richiedono forte investimento di primo impianto, creano qualche intralcio ai lavori con

Capitolo 1

101

stilate lungo le unghie della diga e non si adattano alle opera a pianta accentuatamente
arcuata.

Figura 1.46 Diga di


Morasco:
Impianto
di
distribuzione del calcestruzzo
con due gru a ponte inclinate.

Il sistema blondin, consiste di una torre fissa ubicata su u lato della stretta, di una
torre mobile sullaltro lato della stretta, entrambe a quote elevate, tali da poter servire
lintera opera per tutta la sua altezza. La torre mobile si muove su binari disposti secondo
un arco di cerchio che ha il centro nella torre fissa ed unampiezza angolare tale da poter
coprire lintera area di getto. Fra torre fissa e torre mobile tesa la fune portante su cui
scorre un carrello che a mezzo di funi di trazione ed argani pu essere spostato su tutta la
lunghezza della campata; altre funi facenti capo al carrello ed a propri argani provvedono
al movimento verticale di una puleggia con gancio al quale viene appesa la benna. Tutti i
comandi sono centralizzati in una cabina di manovra collegata con le aree di getto in modo
che il personale addetto a questo possa guidare la fase di discesa e avvicinamento della
benna.

102

Capitolo 1

Figura 1.47 Esempi di Blondin.

Capitolo 1

103

Talora, dipendentemente dallestensione e dalla forma dellarea di getto, la torre


fissa sostituita da una seconda torre mobile. In rari casi sono stati impiegati blondins a
torri oscillanti.
Per ritmi di getto elevati e lunghi percorsi della benna, dighe alte e lunghe, vengono
istallati due blondins lavoranti in parallelo.
Per dighe di forma notevolmente curva di medio volume ed in condizioni
topografiche sfavorevoli allistallazione di blondins vengono impiegate talora torri a
braccio rotante e pi frequentemente derricks, in genere pi di uno per lato della stretta.
Sono costituiti di un traliccio metallico verticale, comunemente denominato ritto,
poggiato su una piattaforma rotante e cos girevole intorno al suo asse e da un altro
traliccio inclinato poggiato allestremo inferiore sulla piattaforma e sostenuto allestremo
superiore da funi che passano per la sommit del ritto. In tal modo il braccio pu ruotare
insieme al ritto intorno allasse verticale di questo, assumere varie inclinazioni e la
verticale per il suo estremo superiore pu coprire un largo settore circolare. Dalla sua
sommit discendono le funi del movimento verticale di una puleggia portante il gancio al
quale viene affidata la benna.

Figura 1.48 Esempi di Derrick.

104

Capitolo 1

Figura 1.49 Derrick.

Il ritto mantenuto in posto da una serie di funi ancorate al terreno, stralli o venti, o
da tralicci inclinati. Spesso il ritto e la piattaforma sono disposti sopra una gamba fissa.
Le benne, raggiunta larea di getto, scaricano il calcestruzzo dal fondo apribile. Nel
caso di trasporto con blondins necessario evitare con opportune manovre che, mentre la
benna so svuota del calcestruzzo e cos diminuisce il peso, la correlativa riduzione della
freccia delle funi portanti la sollevino; se ne avrebbe la caduta del calcestruzzo da posizioni
gradualmente pi alte il che determinerebbe la segregazione granulometrica del materiale.
Il mucchio del calcestruzzo uscito dalla benna viene grossolanamente spianato da
mezzi a lama, cingolati, semoventi e subito vibrato. I vibratori sono montati a batteria su
piccoli mezzi cingolati, semoventi.
Per risolvere il problema di servire ampie superfici di getto ha trovato applicazione,
per dighe a gravit alleggerite, un particolare sistema costituito da dispositivi di
distribuzione sospesi a funi tese fra le due sponde della valle. Tali dispositivi sono dotati di
moto di traslazione e di sollevamento e vengono riforniti di calcestruzzo mediante blondins
a piloni fissi.

Capitolo 1

105

Nelle figure seguenti mostrata la soluzione adottata per la costruzione della diga
di Ancipa, la gru sospesa prelevava la benna da unestremit del ponte e la riportava
allaltra dopo averla scaricata.

Figura 1.50 Distribuzione del calcestruzzo alla diga ad arco del Vajont.

106

Capitolo 1

Figura 1.51 Costruzione della Diga di Ancipa.

Capitolo 1

107

1.3.4.2 Esecuzione dei Getti di Calcestruzzo


Le modalit di esecuzione dei getti di calcestruzzo dipendono, ovviamente, sia dal tipo di
attrezzatura disponibile, sia dalle caratteristiche della diga da costruire. Lo spessore
massimo del getto giornaliero in relazione col programma di lavoro prestabilito ed
determinante del tipo di casseforme da impiegare: attualmente si procede su spessori di 1,5
2,5 m costituiti da 3 a 6 strati di calcestruzzo.

1.3.4.2.1

Casseforme

Le casseforme attualmente in uso sono esclusivamente del tipo metallico, negli anni
successivi al 1936, ad ancora pi dopo il secondo conflitto mondiale, il diffondersi delle
dighe a volta a doppia curvatura ed a gravit alleggerite e la necessit di esecuzione rapida
e razionale dei getti hanno fatto preferire questo tipo al classico cassero in legno. Le
casseforme metalliche avevano avuto unimportante applicazione gi nel 1937-39 alla diga
a volta a doppia curvatura di Osiglietta; lo stesso tipo era stato impiegato, fra il 1942 ed il
1947, anche alla diga di Lumiei, pure a cupola. 7
Per le superfici a sensibile curvatura si adottano pannelli di dimensioni ridotte 1,00
x 0,50 m oppure 0,50 x 0,50 m, ancorati al getto a mezzo di tiranti e collegati da profilati o
pezzi tubolari, che facilitano la rapida trasposizione dellassieme con il progredire della
costruzione.
Negli sbarramenti a gravit, ed in genere in quelli in cui la curvatura non molto
sentita, si possono usare pannelli di grandi dimensioni: lancoraggio della struttura in tal
caso ottenuto con mensole di collegamento portanti, per lo pi a traliccio, ancorate
mediante bulloni e zanche filettate, murate nel getto; questo sistema si presta
allapplicazione di passerelle necessarie per le operazioni di smontaggio e montaggio.
Lo spostamento verso lalto di tali casseforme realizzato mediante capre con
verricello a mano, o pi recentemente, mediante piccole autogru.
In taluni casi i getti sono stati eseguiti fra paramenti costituiti da pannelli o blocchi
di calcestruzzo o da rivestimenti in pietra da taglio.

108

Capitolo 1

Figura 1.52 Cassaforma metallica con tiranti.

Figura 1.53 Cassaforma metallica nervata.

Capitolo 1

109

Negli ultimi anni le casseforme pi utilizzate sono, come precedentemente


accennato, quelle metalliche; il sistema, come per altre tipologie di costruzioni quali silos,
torri, pile da ponte etc., si evoluto nel sistema di casseforme rampanti. Il procedimento
consiste nel gettare il calcestruzzo a conci successivi dellaltezza di 1 3 m, entro
casseforme appese a barre metalliche che fuoriescono dal concio sottostante gi gettato.
Il sollevamento della cassaforma avviene per mezzo di martinetti idraulici che si
arrampicano sulle barre trascinando la cassaforma.

Figura 1.54 Utilizzo di casseforme rampanti per la costruzione


di una diga a gravit.

Il pregio del procedimento descritto quello di svincolarsi completamente da terra


e quindi di essere indipendente dallaltezza dellopera da costruire, una volta assicurato il
trasporto del calcestruzzo alla quota voluta con le metodologie viste in precedenza.
Lintroduzione delluso delle casseforme rampanti nella costruzione delle dighe, ha
comportato una maggior velocit di messa in opera della struttura in quanto la
movimentazione delle casseforme tra le varie fasi di getto in termini di tempo incidono

110

Capitolo 1

notevolmente sulla durata della costruzione dellopera, comportando quindi anche un


risparmio economico abbattendo i tempi morti.

1.3.4.2.2

Esecuzione dei Getti e Vibrazione

I getti hanno inizio dopo terminati gli scavi e le iniezioni sul fondo della gola, tali tecniche
verranno approfondite in seguito.
Le superfici di fondazione dei singoli conci della struttura vengono anzitutto
energicamente lavate con getti dacqua ed aria; sono cos asportati, e poi allontanati, gli
elementi di roccia non totalmente connessi alla massa, le scaglie, gli elementi anche sottili
caduti dalle sponde degli scavi.
Eliminata lacqua della lavatura, viene distribuito preliminarmente sulla superficie
uno strato di malta di cemento che penetra in tutte le piccole irregolarit della roccia;
subito appresso viene iniziato il getto del calcestruzzo. Il calcestruzzo viene posto in opera
in pi strati consecutivi dello spessore di 30-60 cm, come si vedr in seguito. Il numero di
questi strati legato alle dimensioni ed alla rigidezza delle casseforme adottate.
Come cifre medie si pu dire che con i tipi ancorati a mezzo di tiranti si pu
raggiungere uno strato di 1,50 m, che generalmente viene posto in opera in tre strati
successivi; con tipi a mensole esterne portanti, cos come per le casseforme rampanti, si
raggiunge uno spessore massimo di 3 m, che generalmente viene realizzato con 5, 6 strati
successivi.
Lo stendimento del calcestruzzo sino ad epoca recente veniva effettuato con mezzi
manuali, attualmente, specie se il calcestruzzo trasportato in opera con benne di elevata
capacit, viene eseguito spesso con lausilio di bulldozers.
Lo spessore dello strato legato ovviamente al tipo di vibrazione che sintende
adottare. Infatti il pilonamento manuale ormai un ricordo, e la messa in opera dimpasti
fluidi che non richiedono vibrazione risale al tempo dei calcestruzzi colati, caduti del tutto
un disuso.
Oggi la pratica universalmente accettata quella della vibrazione per immersione e,
com stato precedentemente esposto, le caratteristiche dei calcestruzzi vengono appunto
studiate in funzione di tale procedimento.
Vibratori esterni a piatto sono impiegati in rari casi; eventualmente soltanto per
lavori di finitura.

Capitolo 1

111

I vibratori correntemente usati possono distinguersi fra tipi a massa eccentrica


rotante per frequenze fino a 6 0008 000 vibrazioni al minuto, e tipi a pendolo rotante per
frequenze fino a 12 000 vibrazioni al minuto. Le tensioni in esercizio di questi apparecchi,
una volta comprese tra i 220 ed i 280 V, sono oggi unificate al valore di 50 V per eliminare
ogni pericolo dinfortunio.
In alternativa vengono utilizzati vibratori pneumatici, quando in cantiere
disponibile una grande scorta di aria compressa, vengono impiegati su casseri di varie
dimensioni, in particolare quando i capitolati richiedono elevata qualit di calcestruzzo,
specialmente su manufatti di grandi dimensioni. Questi strumenti hanno frequenze variabili
da circa 7 000 a 15 000 vibrazioni al minuto, coprendo quindi un elevato intervallo.
Nellapplicazione specifica alle dighe spesso vengono costruite particolari machine
vibranti idrauliche o pneumatiche, montate su escavatrici, cos da ottenere una migliore
qualit della vibrazione del getto massiccio.
Sono oggetto di particolare studio, per le applicazioni delle singole opere, la durata
e la frequenza di vibrazione, in relazione con le esigenze della granulometria del
conglomerato e, specialmente, delle dimensioni massime degli inerti. Per quanto riguarda
la durata, con i calcestruzzi attualmente in uso i tempi dapplicazione si aggirano fra i 15
e 45 in rapporto al raggio dazione; per quanto riguarda le frequenze alcuni costruttori
tendono ad elevare il numero delle vibrazioni al minuto, sino a 12 00015 000, mentre
altri preferiscono non superare le 7 0008 000 vibrazioni al minuto.
Le superfici dei getti hanno comunemente pendenza verso monte variabile dal 2 al
10%. La posa in opera del calcestruzzo si esegue per strisce contigue, parallelamente ai
paramenti.
In corrispondenza delle riprese di getto orizzontali la superficie viene ravvivata con
getti dacqua e di aria compressa. Questa operazione viene talvolta eseguita in due tempi:
un primo lavaggio leggero effettuato poco dopo finita la vibrazione; un secondo, avente
lo scopo di mettere a nudo la met superiore degli elementi pi grossi, segue a qualche ora
dal primo; il pi delle volte viene tralasciata la prima di queste fasi. Generalmente il
calcestruzzo deve restare indisturbato per un certo numero di ore; poi si procede allo
spostamento delle casseforme, e se del caso, alla messa in opera di eventuali armature
metalliche, tubi diniezione, serpentine di raffreddamento, apparecchi di misura, etc..

112

Capitolo 1

Figura 1.55 Esempi di macchine vibratrici utilizzate nella


costruzione di dighe.

La messa in opera del calcestruzzo viene ripresa dopo aver completato tutte queste
operazioni e lasciato passare il tempo prescritto, che ovviamente in relazione col tipo di
cemento e con la temperatura esterna.
La superficie viene nuovamente pulita mediante acqua ed aria compressa, aspirando
lacqua depositata nelle piccole cavit, e la messa in opera di altro calcestruzzo preceduta
dalla posa di qualche centimetro di malta o di calcestruzzo con dimensioni ridotte degli
inerti: tale straterello, grazie alla vibrazione, viene incorporato nello strato di calcestruzzo
successivo.
Le riprese stagionali dei getti, invece, vengono preparate asportando con martello
demolitore uno strato corticale che pu variare da 4 a 70 cm, a seconda dello stato della

Capitolo 1

113

superficie del calcestruzzo gettato nella stagione precedente, ed effettuando con particolare
cura la posa dello straterello di ripresa e la vibratura del primo strato di calcestruzzo.
talvolta prossimamente al lembo a monte delle superfici di ripresa stagionale si predispone
un nastro di gomma o si materia plastica con funzione di coprigiunto rispetto alla
superficie predetta. Altre volte vengono predisposti su tutta la superficie deli spezzoni di
tondino piegati a gancio con funzione di legame tra i due getti.
Con clima caldo ed asciutto necessario provvedere a tener costantemente bagnate
le superfici dei getti effettuati di recente, per evitare levaporazione dellacqua del
calcestruzzo e consentire cos una regolare idratazione del cemento.
Per contro, speciali cautele vengono prese durante le stagioni fredde; in generale
dinverno le costruzioni in alta montagna vengono sospese anche per ragioni di carattere
logistico. Tuttavia per proseguire di alcune settimane i getti, al sopraggiungere dei primi
freddi, si preferisce proteggere mediante teloni od altro la zona del getto ed impiegare
lacqua ed inerti riscaldati piuttosto che adoperare anticongelanti, i quali a distanza di
tempo potrebbero influire negativamente sulle caratteristiche del calcestruzzo.

1.3.4.3 Opere di Fondazione


Il concetto di unit fra sbarramento e terreno dimposta era ben presente fin dagli inizi ai
tecnici che operavano nel campo delle dighe. La necessit di esaurienti operazioni nel
sottosuolo in sede di studio del progetto, che aveva trovato conferma in difficolt
incontrate nelle fondazioni di qualche struttura o nella tenuta di qualche serbatoio in tempi
in cui non si disponeva degli attuali mezzi dindagine, stata da tempo del tutto
riconosciuta da progettisti e da costruttori.
Si venuti cos determinare una stretta collaborazione fra gli ingegneri progettisti, i
geologi, i geotecnici, i geofisici, che ha reso possibile la preventiva conoscenza delle
condizioni di fondazione. Lesperienza formatasi attraverso questa collaborazione consente
di ottenere il pi razionale impiego dei vari mezzi dindagine.

114

Capitolo 1

1.3.4.3.1

I Mezzi Ausiliari delle Indagini Geognostiche

Le osservazioni di superficie sono in ogni caso del tutto insufficienti a risolvere i numerosi
problemi di ordine geotecnico, relativi alla fondazione di unopera di sbarramento. Le
indagini sono quindi sussidiate da svariati mezzi di rilevamento in profondit: trincee,
pozzetti, cunicoli, pozzi, sondaggi, prospezioni geofisiche, prove di permeabilit, prove
meccaniche.
Ciascuno di essi fornisce informazioni su caratteri singoli o parziali delle rocce, per
cui di norma necessario il loro impiego multiplo. Ove esista la possibilit di ubicare lo
sbarramento in sezioni diverse lungo una sola gola, opportuno che le indagini di cui sopra
siano svolte secondo programmi organici diretti ad acquisire rapidamente i risultati pi
significativi nei riguardi della scelta della sezione, riservando le indagini di maggior
dettaglio ad una fase successiva.
Nel presente paragrafo verranno fornite le principali informazioni riguardanti i
sopraccennati metodi, rimandando a testi specializzati il loro studio approfondito.
Le trincee ed i pozzetti sono scavi a cielo aperto impiegati principalmente per
lidentificazione della roccia di base al disotto della copertura detritica ed in particolare per
la ricerca di eventuali superfici di contatto fra formazioni diverse e dellandamento di
eventuali accidentalit tettoniche. Nei materiali sciolti sono eseguibili rapidamente ed
economicamente, a mezzo di piccoli escavatori a cucchiaio rovescio fino a profondit di 56 m, spesso senza necessit di sostegno delle pareti.
I cunicoli, gallerie delle dimensioni minime di praticabilit, di norma orizzontali e
con direzione perpendicolare ai fianchi della stretta, talora anche parallelamente,
penetrando nella roccia di base per lunghezze da caso a caso diverse, consentendo le
osservazioni diretta del grado e della profondit delle alterazioni, del grado di apertura
delle diaclasi, dellandamento delle stratificazioni; permettono il prelevamento di campioni
freschi della roccia per eventuali indagini di laboratorio. Talora sono impiegati per la
determinazione dellandamento sotterraneo delle accidentalit tettoniche.
I pozzi consentono le stesse osservazioni dei cunicoli ma i loro tempi desecuzione
ed i loro costi sono assai maggiori; si ricorre ad essi si norma per esplorazioni al di sotto
del livello salveo. Sono stati impiegati talora pozzi e cunicoli trasversali e longitudinali
sviluppati al disotto dellalveo per risolvere importanti dubbi sullomogeneit della
formazione di base e sulla presenza di accidentalit tettoniche in profondit.

Capitolo 1

115

Il rilevamento del profilo della roccia di base sul fondo delle valli, sotto notevoli
cumuli di materiali sciolti, ha costituito per molto tempo una difficolt notevole. Ha
interesse storico il procedimento impiegato dal LUGEON nel 1909-1910 e nel 1920 nella
stretta di Gnissiat sul Rodano, consistente nellinfissione nelle alluvioni di rotaie fino a
raggiungere il fondo roccioso; frequentemente si ricorso al sistema di pozzi nelle spalle e
cunicoli orizzontali entro la formazione di base. Sono stati successivamente impiegati per
lo stesso problema sondaggi verticali a percussione; oggi sono preferite, con vantaggio di
costo e di tempo, le prospezioni geofisiche.

Figura 1.56 Riconoscimento a mezzo di pozzi e cunicoli, del


profilo, della formazione di base in presenza di potente
deposito alluvionale.

I sondaggi costituiscono oggi il mezzo pi largamente impiegato per le indagini


sulla struttura geologica in profondit.
Le diverse tipologie si sondaggi vengono classificati in due categorie:
x Sondaggi Diretti: Quando si utilizzano attrezzature che permettono di
raccogliere materiale dal sottosuolo;
x Sondaggi Indiretti: Quando si utilizzano attrezzature che rimanendo in
superficie analizzano la composizione del sottosuolo.
I sondaggi diretti vengono classificati in due categorie:
x percussione;
x rotazione (rotary).

116

Capitolo 1

Trattasi di perforazioni di diametro variante di norma fra 45 e 200mm,


eccezionalmente maggiore , fino a 1500mm, eseguite con tecniche varie. Le lunghezze dei
sondaggi sono assai diverse da caso a caso, da alcuni metri a molte decine, a seconda delle
informazioni che si desidera trarre da essi.
Ambedue i metodi estraggono frammenti di roccia e permettono di costruire profili
litostratigrafici del sottosuolo. Con questi metodi, escludendo la perforazione con carotaggi
e rotary inverso a parte, si possono avere difficolt di identificazione delle ruditi, brecce,
ghiaie, puddinghe, conglomerati. Se serve materiale roccioso non alterato si dovr
effettuare in sondaggio con metodo di carotaggio continuo.
Nella perforazione a secco, o a percussione, larmatura del pozzo permette di
realizzare pozzi di grande diametro, 1,00-1,50 m, utili nel caso di pozzi per emungimento
di acqua dalla falda acquifera, in quanto permettono il collocamento di due o pi pompe;
per sfruttare in maniera selettiva diverse falde o semplicemente per aspirare quando laltra
non funziona.
Motore collegato a filo dacciaio che passa per il derrick. Il motore impone il
movimento cadenzato filo apparecchiatura regolata dal trivellatore che permette di dare
una diversa angolazione dello scalpello ad ogni battuta(o ad ogni x battute), creando cos
un pozzo circolare. La cadenza delle battute regolata dal trivellatore.
x asta pesante: La perforazione avviene per caduta libera dellasta pesante;
x scalpello: Punta tagliente, dipende dal tipo di roccia in frantumazione. Le
scorie che si vengono a creare vengono tolte dal perforo con uno scalpello
chiamato cucchiaia (togliendo lo scalpello). Se bisogna cambiare lo
scalpello bisogna sollevare lultima asta, e sostituirlo.
x Tubazione: semplice, telescopica
I vantaggi di questo sistema sono:
x Strumentazione semplice e di facile manutenzione, non richiede lintervento
di personale specializzato, al pi il trivellatore;
x Assenza di fluidi di perforazione, quindi nessun pericolo di danneggiare le
falde;
x Possibilit di sospendere lopera per riprenderla in qualsiasi momento;
x Il materiale frantumato di dimensioni facilmente osservabili, e si conosce
con esattezza la profondit dalla quale proviene;

Capitolo 1

117

x Costi inferiori rispetto al metodo rotary, anche includendo i costi delle


tubazioni;
x In terreni a granulometria grossolana, fessurati, carsici o fragili non si ha
perdita di circolazione.
Gli svantaggi di questa metodologia sono:
x velocit di avanzamento dipende dal grado di coerenza della roccia;
x Metodo adatto fino a profondit di 150 metri, oltre non economicamente
conveniente;
x Servono tubi per armare le pareti nel caso ci sia del terreno incoerente che
potrebbe crollare
Nelle perforazioni con il metodo rotary le apparecchiature utilizzate sono molto pi
complesse. Il problema tipico quello di assicurare la verticalit delle aste cave, pena la
rottura, specie a profondit considerevoli. La perforazione avviene tramite la rotazione di
uno scalpello, che ha necessariamente una forma diversa rispetto a quelli da percussione.
La tavola rotary fa girare lasta cava. La perforazione non avviene a secco ma necessario
un fluido di perforazione, solitamente costituito da acqua e bentonite con densit pari a 1,1
g/cm3, che circoli nel perforo trasportando dal fondo pozzo in superficie i detriti di
perforazione e raffreddando le corone dello scalpello. Dopo avere sostato nei pozzetti di
decantazione, il fluido di perforazione viene rimesso in circolo. Tale fluido inoltre, penetra
per alcuni centimetri nel materiale e velocemente formando un pannello impermeabile
chiamato cake.
Deriva dalla propriet tissotropica dalle argille diluite nel fango come colloidi: una
volta arrestatasi la circolazione del fluido, il fango assume una certa consistenza che deve
trattenere in sospensione i detriti di perforazione non ancora giunti in superficie.
In caso di rocce dure, comunque dove non c pericolo di crollo, sar opportuno
utilizzare laria, come fluido di perforazione. Si ricorre in tal caso alla tecnica con martello
a fondo foro. Lo scalpello dotato di un insieme di scalpelli, globalmente molto grosso, al
cui interno presente un foro da cui esce aria in pressione. Le aste non vengono mosse, per
cui non si ha rischio di rottura delle stesse si muove solo la testa. un metodo veloce, ma
costoso in quanto richiede grandi apparecchiature di pompaggio dellaria.
x Normale: la testa di iniezione fa entrare il fluido di perforazione nellasta
cava, il fluido esce dallo scalpello sul fondo di perforazione e risale il

118

Capitolo 1

perforo portando in superficie le scorie pi leggere. Il fluido passa in un


primo pozzetto di decantazione dove le scorie si depositano sul fondo e
successivamente in un secondo dove la pompa di aspirazione lo rimette in
circolo;
x Invertito: il circolo del liquido di aspirazione inverso. la testa di
aspirazione fa s che lasta cava (con diametro pi largo per far passare i
ciottoli) risucchi il fluido e le scorie. La pompa quindi fa risalire il fluido e
lo scarica in un pozzetto di decantazione dove le scorie si depositano. Il
fluido pulito ridiscende quindi nel perforo.
Questo si fa quando la risalita di frammenti grossi potrebbe asportare il cake,
invece facendoli salire dal mezzo possiamo aspirare anche frammenti grossi e
maggiormente analizzabili.
I vantaggi di questa metodologia sono:
x si raggiungono grandi profondit, grazie a velocit di avanzamento elevate,
in terreni sciolti, anche decine di m al giorno;
x si possono perforare tutti i tipi di terreni e rocce cambiando solo il tipo di
scalpello;
x Assenza di armature nel pozzo;
Gli svantaggi di questa metodologia sono:
x richiede la disponibilit' di quantitativi di volumi d'acqua;
x impossibilit di arrestare la perforazione per lunghi periodi causa propriet
tissotropica dellargilla, viene immesso un fluido chimico che ne impedisce
la solidificazione;
x non possibile perforare pozzi di grande diametro;
x operando con fango, c il rischio di intasare le falde acquifere attraversate
se si prosegue la perforazione senza tubare il pozzo;
x non facile riconoscere e analizzare la natura dei terreni attraversati;
x a volte succede che la pressione della colonna di fango bilanci la pressione
di unipotetica falda incontrata, quindi c il rischio che le falde a bassa
pressione non vengano riconosciute;

Capitolo 1

119

x dato che i frammenti di perforazione arrivano in superficie con un certo


ritardo facile sbagliare nel definire le quote, ovvero la profondit,
dincontro degli strati rocciosi nel sottosuolo;
x Vi il rischio di perdite di circolazione del fluido di perforazione in caso di
terreni a granulometria grossolana, in aree carsiche e in terreni fessurati;
Velocit dei fluidi di perforazione:
x Acqua 36 m/min.;
x Fango normale 24 m/min.;
x Fango molto leggero 12 m/min.
Il carotaggio continuo serve per effettuare prove di resistenza o costruzioni
stratigrafiche/litologiche, in quanto si ottengono campioni integri e indisturbati. La
lunghezza standard di circa un metro. Per l'attivit petrolifera si arriva anche a comporre
carotieri che permettono di recuperare circa 18 metri continui di carota in una sola discesa
di carotiere.
Il carotaggio pu essere di due tipi:
x Semplice, costituito da una camera di raccolta e da uno scalpello in testa.
Nel carotiere semplice, scalpello e camera agiscono nello stesso modo.
Questo porta ad avere campioni integri ma disturbati, dal movimento di
rotazione. I granuli messi cos in movimento tendono a riposizionarsi a
granulometria decrescente, procedendo verso lo scalpello;
x Doppio, ci sono una parte esterna ed una interna. La parte esterna armata
con lo scalpello, la parte interna fissa. Avremo campioni integri e
indisturbati. In presenza di roccia fratturata si valuta la percentuale di carota
recuperata.
Assai

spesso

le

perforazioni

dindagine

vengono

utilizzate

per

prove

dimpermeabilizzazione. Queste consistono nelliniettare in alcuni fori di sondaggio


miscele dacqua e cemento ed altre sostanze, come verr spiegato in seguito, e nel rilevare
successivamente, in altre perforazioni vicine, la diminuzione di permeabilit che si
ottenuta. Si giunge in tal modo a configurare le tecniche da seguire nella fase esecutiva per
limpermeabilizzazione dellimbasamento della struttura.

120

Capitolo 1

Figura 1.57 Tipi di Carotieri: a)Semplice; b)Doppio; c)Doppio tipo


Shelby.

Tra i sondaggi di tipo indiretto troviamo la prospezione sismica, un metodo


geofisico, originario delle ricerche minerarie ad applicato oggi largamente negli studi
geognostici per le opere civili. Essa fornisce informazioni della struttura del sottosuolo in
base alle caratteristiche elastiche delle formazioni rocciose e pi precisamente in base ai
fenomeni di propagazione di perturbazioni elastiche generate da un urto.
Si pu profittare del fenomeno di riflessione delle vibrazioni elastiche che si
verificano nei passaggi fra diverse specie di rocce aventi valori diversi della celerit di
propagazione: se ne hanno due diversi metodi di prospezione sismica detti rispettivamente:
x a riflessione;
x a rifrazione.
Nelle indagini geognostiche relative ad opere civili generalmente questultimo
che viene impiegato, laltro usato soprattutto per ricerche a grandi profondit, e solo di
esso ci occuperemo in seguito.
Di norma le vibrazioni elastiche vengono generate da unesplosione in superficie.
Lungo un opportuno allineamento su questa, del quale fa parte il punto desplosione,

Capitolo 1

121

vengono disposti da 6 a 12, talora 24, geofoni; essi traducono le vibrazioni in variazioni di
corrente in un circuito elettrico, le quali amplificate, vengono addotte ad un apparecchio
registratore. Listante di scoppio segnalato al registratore per linterruzione di un
conduttore elettrico disposto entro la carica.
Gli elementi della registrazione che interessano sono gli intervalli di tempo
intercorrenti fra lesplosione e gli arrivi delle perturbazioni ai vari geofoni. Giacch alcune
specie di perturbazioni generate dallesplosione si propagano in modo simile alle onde
luminose, possibile determinare, sulla base dei principi dellottica geometrica, le relative
celerit nelle varie formazioni del sottosuolo.
La prospezione geosismica non fornisce informazioni di ordine petrografico, ma
attraverso le celerit predette, dipendenti soprattutto dai moduli elastici dei mezzi di
propagazione, indica lo stato di compattezza delle diverse formazioni del sottosuolo, con
chiara discriminazione di quelle sciolte, da quelle lapidee, con indicazioni per questultime
dello stato di conservazione in ordine allallentamento, alle alterazioni chimiche e quelle di
origine meccanica, come fessurazioni, frantumazioni, etc..
Pur limitate agli accennati caratteri, le informazioni sismiche possono fornire un
quadro geometrico di grande dettaglio della struttura sotterranea; ed esse raggiungono
elevata attendibilit se di tale struttura sono conosciuti i caratteri generali, rilevabili con
qualche pozzo o con qualche sondaggio diretto. In tale condizione le informazioni sono
pressoch equivalenti a quelle raggiungibili con numerosi sondaggi, con vantaggio di assai
maggiore rapidit e assai minor costo.
Altro metodo dindagine geofisica impiegato nel campo delle opere civili quello
basato sulla conduttivit elettrica del sottosuolo. La prospezione consiste nel rilevamento
della distribuzione superficiale del potenziale elettrico indotto da una corrente immessa in
un punto ed estratta in altro punto della superficie.
da premettere che la conduttivit elettrica della maggior parte delle formazioni
rocciose di natura elettrolitica, derivante dallacqua interstiziale che contiene sempre sali
disciolti, mentre i grani costituenti la roccia non sono di norma conduttori, hanno resistivit
dellordine di 104 a 109 ohm/m, ad eccezione dei solfuri metallici e delle argille. La
resistivit di una formazione dipende quindi fondamentalmente dalla resistivit
dellelettrolita contenuto negli interstizi, dalla porosit e grado di fessurazione e del grado

122

Capitolo 1

di saturazione. Perci essa varia largamente da luogo a luogo e di tempo in tempo per una
stessa specie litologica.

Figura 1.59 Schema di sondaggio elettrico su semispazio


omogeneo.

Figura 1.58 Schema di sondaggio elettrico su semispazio a


due strati.

Capitolo 1

123

Un sondaggio elettrico in un punto X della superficie consiste normalmente in una


serie di misure delle differenze di potenziale fra i due elettrodi di misura P disposti
equidistanti da X sulla stessa retta dei P; le diverse misure riguardano posizioni diverse ma
simmetriche dei due C e dei due P.
Nel procedimento WENNER le distanze C1P1, P1P2, P2C2 vengono mantenute uguali
fra loro facendone variare il valore da misura a misura; nel procedimento SCHLUMBERGER
vengono variate alternativamente, da misura a misura, le distanze P1P2 e C1C2. Si assume
quindi a base il valore a della resistivit apparente misurata per il tendere a zero sulla
distanza P1P2 DVVLPLODELOHDOODUHVLVWLYLWj1 dello strato superficiale, dopo di che vengono
costruite per ogni punto X GL VRQGDJJLR OH FXUYH GHL UDSSRUWL a/  LQ IXQ]LRQH GL XQD
distanza a fra gli elettrodi C1P1, P1P2 e P2C2, uguali fra loro nel sistema WENNER. Tale
grafico d uninformazione generale sullandamento della resistivit lungo la verticale; il
limite per il tendere di a ad infinito viene assunto come valore relativo per gli strati pi
profondi.
Deduzioni del numero e degli spessori dei vari strati di diversa resistivit sono
possibili solo se tale numero limitato a due, tre e quattro e le interfacce sono piane,
parallele o inclinate rispetto a quella di superficie, ammesso che gli strati singoli siano
omogenei ed isotropi.
Linterpretazione quantitativa dei profili di resistivit apparente basata sulle
soluzioni teoriche della distribuzione del potenziale ottenibili, per disposizioni semplici
degli strati quali quelle sopraccennate, col metodo delle immagini elettriche.
Per limpiego interpretativo, le funzioni teoriche sono state tradotte in serie di
grafici; ad essi viene confrontato quello costruito con il rilievo in sito; la struttura del
mezzo ed i valori dei parametri relativi al grafico teorico meglio assimilabile a quello di
rilievo, sono assunti a caratteri reali del sottosuolo. Ma linterpretazione cos condotta non
manca dincertezze, sia perch a strutture e valori dei parametri diversi corrispondono
andamenti dei profili elettrici assai simili, sia perch le svariate e numerose cause che
allontanano le caratteristiche reali da quelle teoriche. Di tali cause vanno in particolare
citate le maggiori complessit di strutture rispetto a quelle ipotizzate dalla teoria, gli effetti
laterali che deformano la distribuzione delle linee di corrente e del potenziale, lanisotropia
della conduttivit elettrica di qualche formazione per distribuzione prevalente delle
fessurazioni e delle porosit secondo particolari direzioni o piani.

124

Capitolo 1

Ne discende che, salvo accurati controlli con altri mezzi, linterpretazione dei
sondaggi elettrici fornisce solo informazioni sui caratteri qualitativi generali del sottosuolo;
in particolare essi possono indicare luniformit o meno della struttura da luogo a luogo e
ancor pi in particolare, sulla base di eventuali anomalie della conduttivit elettrica,
possono rilevare accidentalit locali di essa.
Altra categorie di prove per la caratterizzazione meccanica dei terreni quella delle
prove in sito. Il comportamento del terreno, soggetto ad una certa perturbazione, dipende
dalle caratteristiche meccaniche proprie delle unit litologiche alla stato intatto, quali
rilevabili sui campioni, ma ancora pi dalla densit e dalle caratteristiche delle
discontinuit stratigrafiche, dei giunti e diaclasi da cui la formazione affetta.
Limportanza relativa dei due predetti fatti dipende fondamentalmente dal rapporto
fra le dimensioni delle superfici di scavo, ovvero sollecitate, e le distanze da tali superfici e
reciproche delle varie discontinuit sovraccennate. Se le superfici perturbate dello stato
naturale sono notevolmente grandi quali quelle di scavo e dappoggio di una diga, le
influenze delle discontinuit sul comportamento meccanico della formazione sono di
norma molto pronunciate.
Sono quindi scarsamente significativi sul comportamento meccanico in grande le
caratteristiche rilevate sui campioni della roccia. Questi indicano sempre qualit migliori di
quelle reali delle unit litologiche, in rapporti che sono stimati sempre superiori da cinque
a venti volte.
Ne deriva lestremo interesse della conoscenza delle caratteristiche in sito,
necessaria una scelta di specie, ubicazione e di tecnica si conduzione delle prove assai
accurata affinch ai loro risultati possa attribuirsi la pi ampia possibili rappresentativit
del complesso delle formazioni interessate.
In questo ambito importanti sono le prove di deformabilit, un sistema di pressioni
applicate su una superficie di roccia in sito determina deformazioni in parte permanenti ed
in parte elastiche. Quei rapporti fra sollecitazioni e deformazioni che nei corpi elastici
diconsi moduli elastici, prendono in tal caso il nome di moduli di deformazione.
Le normali prove in sito riguardano la deformabilit della roccia sottoposta a
compressione o la sua resistenza al taglio.
Le prove della prima specie vengono eseguite con metodi diversi.

Capitolo 1

125

Un primo procedimento si riassume nella compressione, a mezzo di martinetti, di


una superficie limitata di roccia, di norma circolare, e nel rilevamento dei relativi
spostamenti. Di norma la prova viene eseguita nellinterno di un cunicolo, fra le
contrapposte pareti verticali, ovvero orizzontali, delle quali una costituisce la superficie di
prova e laltro quella di contrasto.

Figura 1.60 Prova di deformabilit in cunicolo.

fondamentale che il cunicolo venga scavato con il minor impiego possibile di


esplosivo, in ogni caso, le pareti dapplicazione del carico dovranno essere rifinite con
utensili a mano fino allasportazione di tutto il materiale che stato alterato dallo scavo.
Per ottenere luniformit delle pressioni sulla roccia, la superficie di questa, nella zona di
carico, viene rivestita di un sottile strato armato di malta di cemento, a volte, allo stesso
scopo, al posto della malta vengono posti strati di gomma, o di legno duro, in alternativa
ancora una busta di lamiera metallica ripiena dolio o un martinetto piatto FREYSSINET.
Durante il corso della prova conveniente rilevare sia gli spostamenti al di sotto
della piastra di carico, in pi punti se possibile cos da poterne fare la media, sia quelli di
un certo numero di punti circostanti, simmetrici rispetto alla piastra. Tali misure di
spostamento vengono eseguite a mezzo di comparatori portati da un telaio rigido fissato
alla parete del cunicolo a fronte di quella caricata o a zone della parete caricata distanti
dalla piastra di carico non meno di tre o quattro volte il diametro di questa.
Affinch la prova abbia sufficiente analogia con il caso di mezzo semi-definito,
utile riferimento teorico, occorre che la parete o le pareti del cunicolo siano libere e
sufficientemente piane per un raggio, intorno allasse del martinetto, non inferiore a cinque

126

Capitolo 1

o sei volte il raggio della piastra di carico; occorre inoltre che questa disti dallinizio lungo
il cunicolo della roccia sana non meno di dieci volte laltezza del cunicolo stesso.
La prova comprende di norma pi cicli di carico e scarico fra due limiti estremi di
pressione, di cui il superiore crescente da ciclo a ciclo. Le variazioni singole del carico
saranno graduali; fra luna e laltra dovranno intercorrere opportuni intervalli di tempo per
lesaurimento delle deformazioni viscose.
in ogni caso di grande interesse la ripetizione di prove del genere in pi tronchi
del cunicolo aventi direzioni assiali diverse, le cui pareti tagliano quindi la formazione
rocciosa secondo piani di diverso orientamento.
Esistono diverse varianti della prova appena descritta, ed altri approcci atti alla
determinazione delle caratteristiche di deformabilit della roccia, come ad esempio il
metodo denominato idraulico. Nella zona pi rappresentativa delle condizione medie della
roccia viene scavato e rivestito di calcestruzzo semplice un cunicolo di sezione circolare
che poi munito allestremit di due testate a cupola, pure di calcestruzzo, una delle quali
con passo duomo. Nellinterno vengono disposti su pi sezioni ed in ogni sezione secondo
almeno tre diametri, degli apparecchi di misura, con trasmissione elettrica, degli
allungamenti dei diametri. A mezzo di un tubo incluso in una testata, il cunicolo viene
riempito dacqua mentre laria evacuata da un altro analogo tubo. Successivamente la
pressione viene aumentata e diminuita ciclicamente, fino a prescelti limiti, con gli stessi
criteri di lentezza e gradualit accennate precedentemente.

Figura 1.61 Prove di deformabilit in cunicolo: a)Disposizione generale delle


tubazioni; b)Disposizione degli estensimetri; c)Disposizione del sacco di gomma.

Capitolo 1

127

I risultati dei rilevamenti delle deformazioni diametrali, che possono essere


considerati scevri dallinfluenza dei vincoli delle testate se la lunghezza del cunicolo non
minore di dieci volte il diametro, potranno essere confrontati con quelli teorici.
Il vantaggio del sistema la possibilit di rilevare le deformazioni radiali in pi
direzioni ed in pi sezioni, con la possibilit di dedurre le caratteristiche medie della roccia
e leventuale anisotropia, almeno normalmente allasse del cunicolo.
Giacch i sistemi di prova sopraccennati impegnano tutti tempi e spese
considerevoli, il loro impiego per una stessa opera lungi dal poter essere moltiplicato fino
ad avere risultati rappresentativi dellintera
fondazione. Sono rari infatti i casi di assoluta
uniformit della roccia. Daltra parte i sistemi di
prova descritti non sono esenti dallinfluenza dei
disturbi della roccia derivanti dai necessari
scavi. Per tutto ci sono entrati in uso prove in
sito che impegnano zone assai piccole della
roccia ma che per la rapidit ed il basso costo di
esecuzione

possono

essere

ampiamente

moltiplicate pertanto consentono di acquisire


una

conoscenza

delle

caratteristiche

assai

dettagliata anche in una fondazione estesa. Le


prove di tale specie vengono eseguite entro un
foro ottenuto con sonda. Nel foro pu essere
introdotto a profondit anche grande una
apparecchio

cilindrico

che

esercita

delle

pressioni su una certa lunghezza del foro e


insieme misura le relative deformazioni.
Altrettanto importanti sono le prove di
resistenza al taglio, tali prove in sito si
prefiggono di determinare la resistenza al taglio
Figura 1.62 Disposizione i carico per la di una roccia secondo un determinato piano.
prova di taglio entro cunicolo: a)Carico
laterale parallelo; b)Carico laterale inclinato;
Un blocco parallelepipedo, dellampiezza
c)Schema delle forze.

orizzontale non meno di un metro quadrato,

128

Capitolo 1

viene isolato su cinque facce dalla massa della roccia, per escavazione, e viene poi
racchiuso entro una camicia rigida metallica o di calcestruzzo armato in modo da evitare
durante la prova, dilatazioni laterali e rotture locali per compressione; vengono poi
applicati sulla faccia superiore e su una faccia laterale forze ripartire il pi uniformemente
possibile sulle relative superfici.
Mantenendo costante, ad un prestabilito valore, la forza verticale, quella laterale
viene aumentata gradualmente fino alla rottura lungo il piano di radice del blocco. Le
deformazioni verticali e quelle orizzontali vengono osservate a mezzo di comparatori
portati da telai fissati alla roccia circostante.
Notevole

difficolt

presenta

lindividuazione

sulle

curve

sollecitazione-

deformazioni orizzontali il punto di rottura; occorre per questo assumere qualche regola
convenzionale.
Assunta la validit della relazione di COULOMB fra sollecitazione di taglio a rottura max e
sollecitazione normale n:
Formula 1.15 Relazione di Coulomb.

la ripetizione delle prove su due o pi blocchi in condizioni il pi possibile uguali e con


valori diversi di n consente di determinare i valori dei due parametri c e .

Figura 1.63 Disposizione di carico per una prova di taglio in superficie.

Capitolo 1

1.3.4.3.2

129

Opere di Deviazione delle Acque

Il problema della deviazione delle acque dalla zona di esecuzione dei lavori in alveo,
assume in alcuni casi importanza notevole, sia per lentit che per la repentinit delle
piene, che sono particolarmente elevate nei bacini idrografici di caratteristiche pi
spiccatamente pluviali.
Si tende in linea teorica a dimensionare le opere di deviazione con larghezza in
modo da garantire la continuit dei lavori in ogni evenienza.
Peraltro, lo smaltimento delle piene di carattere eccezionale pu richiedere opere di
costo assai elevato: di qui lopportunit, in molti casi, di limitarsi a fronteggiare eventi di
piena normali ed ammettere la possibilit di inondazione della zona di lavoro. Raramente,
nel campo delle dighe in muratura, si ricorsi, in previsione della presenza di acque nella
zona di scavo, a fondazioni ad aria compressa, al fine di ridurre lentit delle opere di
deviazione.
Leventualit dellinondazione della zona di lavoro pu intervenire nella scelta
dello sbarramento, indicando en elemento preferenziale per le tipologie meglio atte a
subire la tracimazione in fase esecutiva. Anche la possibilit di smaltimento dei deflussi
attraverso speciali aperture lasciate nel corpo della struttura ha avuto numerose
applicazioni. La relativa facilit di smaltire le acque attraverso gli elementi strutturali
stata sistematicamente e vantaggiosamente messa a profitto in quasi tutte le strutture a
gravit alleggerite ad elementi cavi, eliminando o riducendo le gallerie di deviazione e le
avandighe.
A soluzioni come queste, come leventuale tracimazione, si presta, a differenza
delle altre strutture adatte a terreni compressibili, la diga in calcestruzzo: tipico esempio
quello della diga di Pozzillo sul Salso, in Sicilia, per la quale il programma di costruzione
in alveo degli elementi strutturali, la disposizione di cunicoli devacuazione delle piene
nella struttura ed il fatto che questa pu subire senza inconvenienti eventuali tracimazioni,
ha consentito di ridurre notevolmente le opere di deviazione, che si presentano assai
onerose dati i caratteri di accentuata irregolarit del Salso e la possibilit di piene
dellordine di 2 000 m3/s.
Nei casi pi frequenti in cui le acque vengono allontanate dalla zona di lavoro con
opere di deviazione provvisoria, le caratteristiche e le dimensioni di queste variano in
funzione delle condizioni topografiche e del regime del corso dacqua. La costituzione

130

Capitolo 1

delle avandighe quindi assai varia ed abbraccia opere in muratura, rilevati in materiali
sciolti, gabbioni ed anche traverse mobili. Le condizioni locali, talvolta, creano una certa
affinit fra il tipo di sbarramento e quello dellavandiga: cos troviamo spesso avandighe
arcuate per dighe ad arco, argini in materiali sciolti per dighe di questo tipo.
Le gallerie di deviazione, di
dimensioni per lo pi notevoli, sono
in genere atte a funzionare in regime
forzato. Per quanto le esigenze
funzionali siano diverse, frequente
la successiva utilizzazione di esse
con opportuni adattamenti per le
opere definitive di scarico del
serbatoio,

alla

diga

di

Santa

Giustina lultimo tratto della galleria


di deviazione costituisce il tronco
terminale della galleria di scarico di
superficie.
Queste soluzioni, dettate da
evidenti

ragioni

economiche,

comportano spesso la realizzazione


di

tamponi

linstallazione

strozzature
degli

per

organi

dintercettazione connessi con la


Figura 1.64 Diga di Boazzo: scarico provvisorio nuova funzione.
attraverso un elemento cavo in corrispondenza dell'alveo
delle Chiese.

I cunicoli devacuazione delle acque attraverso il corpo delle dighe, specialmente di


quelle a gravit alleggerite, si prestano meglio per la sistemazione definitiva a scarichi di
esaurimento o di fondo, com documentato nella descrizione delle opere.

Capitolo 1

131

Figura 1.65 Avandiga per la costruzione della Diga di Ca' Zul.

1.3.4.4 Scavi
Gli scavi per le dighe di ritenuta vengono effettuati quasi esclusivamente allaperto o, in
alcuni casi, per pozzi o cunicoli, possono assumere importanza assai notevole in relazione
alle condizioni geomorfologiche della zona dimposta ed al tipo dello sbarramento.
Fra le prime sono da annoverarsi le condizioni in cui si trovano gli strati superficiali
delle formazioni rocciose e leventuale presenza dammassi alluvionali o detritici di
copertura da rimuovere per limpostazione delle strutture nelle formazioni stesse.
Nellesecuzione di questi scavi i procedimenti di abbattimento della roccia e di
trasporto in uso nei normali lavori di sbancamento trovano opportuna applicazione. Nella
creazione della sede di fondazione in formazioni rocciose, specialmente per le dighe a
gravit, vengono formati opportuni corrugamenti evitando, peraltro, angolosit e
smussando quindi gli spigoli, mentre per le strutture ad arco prevale il criterio di evitare
discontinuit nella superficie dappoggio.
Particolari cautele vengono poi poste nelluso di mine negli strati immediatamente
adiacenti alla superficie dappoggio della struttura. Sono considerate buone norme:
limpiego di esplosivi di limitata potenza, non dirompenti; lesecuzione di fori da mina, di
lunghezza limitata, in direzione il pi possibile parietale; in fase finale, lo sbancamento con

132

Capitolo 1

martelli demolitori, anzich con esplosivi, nonch, per lasportazione del materiale smosso,
luso di comuni attrezzi manuali e limpiego di getti dacqua e daria compressa.
Particolare cura vien posta nella scarificazione del materiale di riempimento di eventuali
fessure, che viene effettuata immediatamente prima dellinizio del getto, previo
collocamento di tubi per lintasamento con boiacca di cemento.
Segnaliamo, per le difficolt inerenti alla ripidit dei fianchi della profonda gola,
quasi 300 m, gli scavi per la diga del Vajont, effettuati allaperto, con impiego di fori di
lunghezza variabile da 30 m nella zona pi esterna a 1,80 m in vicinanza delle imposte.
In alcune strette scoscese il metodo di scavo per pozzi e cunicoli risultato
vantaggioso ai fini della riduzione del costo e della rapidit desecuzione, in quanto la
spesa per lapertura dei pozzi e cunicoli pi essere compensata da minori oneri di
caricamento e trasporto dei materiali e dalla possibilit di attaccare lo scavo
contemporaneamente a varie quote.
Scavi in sotterraneo di notevole entit sono stati inoltre intrapresi per raggiungere
formazioni rocciose sepolte da ammassi incoerenti, per il vuotamento di sacche, nonch
per limmorsamento di diaframmi nei fianchi delle sezioni di sbarramento; questi scavi
hanno assunto in alcuni casi notevole importanza.

Figura 1.66 Diga del Vajont: diagrammi dei volumi di scavo in roccia e dei getti di
calcestruzzo con riferimento alle aree delle sezioni orizzontali.

Capitolo 1

133

Gli scavi allaperto tendenti alla


stessa finalit, raggiungimento di roccia
compatta, approfondimento di taglioni,
bonifica

di

irregolarit

dislocazioni
in

ed

formazioni

altre

rocciose,

hanno pure raggiunto in alcuni casi


notevole

entit

specialmente

in

complessit,

formazioni

poco

coerenti, in presenza di venute dacqua,


tali da richiedere ausilio di procedimenti
speciali, ture, armature, consolidamento
delle formazioni o delle pareti di scavo
con speciali procedimenti.
La variet di questi lavori, sia in
sotterraneo, sia allaperto, grande,
nelle formazioni in rocce fratturate,
compressibili, cui associano sbarramenti
in pietrame a secco o blocchi di
calcestruzzo, le operazioni di scavo, in
relazione

specialmente

lapprofondimento
taglioni

di

talvolta

con

diaframmi
anche

con

e
la

preparazione

delle

superficie

dappoggio,

possono

presentare

problemi complessi ed una certa variet


di soluzioni.
Per
prescindendo

le

dighe
dalle

in

terra,

sottostrutture,

taglioni, etc., per la tenuta del serbatoio,


lo scavo si limita alla rimozione dello
Figura 1.67 Diga ad arco del Vajont: scavo per
strato superficiale.
l'imposta della diga in sponda destra.

134

Capitolo 1

Speciale importanza, anche nellesecuzione degli scavi per queste opere, riveste
levacuazione delle acque di permeazione affidata ad opportuni dispositivi di drenaggio,
che si connettono e sinquadrano nei sistemi cui sono dotati i rilevati per lallontanamento
ed il controllo delle acque di filtrazione.

1.3.4.5 Fondazioni ed Opere dImpermeabilizzazione


Nella costruzione di uno sbarramento fluviale, che esso sia una diga, unavandiga od
unopera

minore,

la

progettazione

delle

fondazioni,

delle

tecniche

dimpermeabilizzazione ricoprono un ruolo fondamentale. stato infatti osservato negli


anni che la maggior parte delle dighe, circa il 40% [7], che hanno subito danni pi o meno
gravi, in alcuni casi talmente gravi da dover determinare la chiusura e la relativa messa in
sicurezza dellimpianto, sono stati causati da problemi legati alle fondazioni.
La stabilit e dunque la sicurezza delle fondazioni legata, oltre che al buon
collegamento tra terreno e struttura, allimpermeabilizzazione delle stessa, per diversi
motivi. In primo luogo unadeguata impermeabilizzazione fa si che diminuiscano lentit
delle sottopressioni, migliorando quindi la stabilit globale dellintera opera, In primo
luogo unadeguata impermeabilizzazione fa si che diminuiscano lentit delle
sottopressioni, migliorando quindi la stabilit globale dellintera opera, inoltre unadeguata
impermeabilizzazione fa si che le eventuali diaclasi, che si trovano nel terreno, non
vengano continuamente sollecitate, in particolare dai cicli di gelo-disgelo, che porterebbero
ad un allargamento delle stesse minando la stabilit dellopera.
Altro aspetto importante legato allimpermeabilizzazione quello economico,
infatti la presenza di uneventuale infiltrazione porterebbe una costante perdita dacqua
dinvaso con una conseguente perdita economica.
Lo sviluppo delle tecniche costruttive ha fatto si che si possano fondare dighe
praticamente su qualsiasi tipologia di terreno, solo alcuni decenni fa era considerato
impossibile elevare dighe su formazioni calcaree e su alluvioni e in cui le poche opere
sorte in tali condizioni non come anticipazione del progresso, ma in conseguenza della
scarsa conoscenza del problema, si sono risolte in insuccessi. Un esempio di questo tipo
la diga Camarasa sul Rio Noguera Pallaresa, in Spagna, tale struttura a gravit misura di
103 m daltezza e 145 m di lunghezza di coronamento, stata costruita nel 1920. fondata
su una formazione di calcare dolomitico cavernoso del giurassico medio, spesso molto

Capitolo 1

135

fratturata, sovrastante ad una formazione di calcari marmosi impermeabili del Lias. La


prima formazione affiora nel bacino di ritenuta su unarea di 0,5 0,6 km2.
Durante il primo invaso si manifestarono a valle della diga, su un fronte di 1200 m,
delle risorgive la cui portata superm11 m3/s con tendenza allaumento nella misura del
5% per anno; in un sol punto era concentrata la portata di 3 m3/s. Tra il 1927 ed il 1931 fu
eseguito dalla sommit della diga, da due gallerie laterali e da una strada a valle, uno
schermo diniezione inferiore: lunghezza solo dello schermo 1200 m circa, altezza da 112 a
394 m, 224 fori, con uno sviluppo di circa 50 km.

1.3.4.5.1

Schermo dImpermeabilit nelle Rocce Lapidee

Limpermeabilizzazione di rocce lapidee costituenti la base di una diga si ottiene con il


riempimento, per una conveniente profondit, tuttintorno al perimetro di fondazione della
struttura, di tutte le diaclasi, fessure e vuoti della roccia, salvo le microporosit del tessuto
petrografico, per immissione in esse di sostanze fluide che in tempo relativamente breve, si
trasformano, senza ritiro, in una materia solida, impermeabile, chimicamente stabile a
fronte dellacqua e dei Sali del sottosuolo, sufficientemente rigida, intendendosi con
questo che essa non soggetta ad espulsione o migrazione sotto le pressioni dellacqua
dinvaso.
Relativamente alle rocce lapidee, la sostanza fluida impiegata una sospensione di
cemento in acqua, boiacca, talora con laggiunta di materia inerte e talora con stabilizzanti
della sospensione, come argilla o bentonite. Essa viene introdotta a pressione nelle predette
discontinuit, attraverso serie di perforazioni nella massa rocciosa.
La regione della roccia i cui meati vengono riempiti con il materiale diniezione
costituisce lo schermo o velo dimpermeabilit.
I parametri che determinano le caratteristiche dello schermo dimpermeabilit sono:
x la composizione della boiacca;
x la lunghezza, il diametro, la distanza reciproca, lorientamento delle
perforazioni;
x le modalit esecutive delle iniezioni, ed in particolare: la pressione
diniezione, la ripartizione dei fori in tratte da iniettare distintamente e

136

Capitolo 1

relativo ordine desecuzione, lordine desecuzione delle iniezioni nelle


diverse perforazioni.
Prima di ogni intervento dovranno essere pianificati i predetti parametri, sulla base
delle caratteristiche del terreno in esame, in particolare deve risultare preliminarmente noto
il carattere della fessurazione, generale o differenziato nelle diverse zone, inteso con
carattere linsieme delle giaciture, della densit, delle dimensioni e forme geometriche
medie delle diaclasi, delleventuale contenuto di materia dalterazione od estranea. Tali
informazioni devono essere determinate tramite sondaggi in sito, studi geologici
approfonditi e dalle prove dacqua.
Quando i voti della roccia hanno carattere di cavit o grandi fessure cosicch sono
elevate le quantit di cemento richieste per il loro intasamento, per ragioni economiche,
alla boiacca viene aggiunta della sabbia da normale a finissima, a seconda dellampiezza
dei vuoti. La finezza della sabbia deve essere comparabile con quella del cemento per
evitare segregazioni della miscela entro le perforazioni o nelle diaclasi.
La consistenza della sospensione, data dal rapporto tra la quantit di materia secca e
la quantit dacqua, deve essere commisurata alle dimensioni alle dimensioni della
fessurazione della roccia; a fronte di meati assai sottili sono richieste fluidit assai elevate,
per ottenere la penetrazione in essi senza ricorrere a pressioni eccessive; le basse fluidit
sono richieste dai meati grandi, affinch la diffusione della boiacca non sia eccessiva
rispetto alla necessit per la formazione dello schermo.
Tale consistenza pu, per i predetti motivi, variare notevolmente, di norma varia tra
1/10 a 1/1. Le predette miscele non sono stabili, e lo sono tanto meno quanto minore il
rapporto di consistenza, ci in quanto i grani di cemento e di sabbia sedimentano non
appena le velocit e lagitazione scendono sotto determinati limiti. Dopo la penetrazione
dal foro dimmissione nei meati della roccia, la velocit e lagitazione decrescono
rapidamente con il crescere della distanza e quindi cresce la tendenza alla segregazione.
Un altro fenomeno di segregazione si manifesta allingresso delle fessure pi
piccole, dove i grani di cemento e di sabbia formano arco e, contrastandosi, non penetrano
e lasciano filtrare tra essi la sola acqua. Per tutto ci risulta difficoltoso il riempimento con
materia solida di fessure di apertura inferiore ad alcuni decimi di millimetro.

Capitolo 1

137

A fronte di queste ultime vengono impiegate sospensioni di solo cemento di finezza


di macinazione molto spinta, riservando il cemento ordinario e la sabbia, con elevati
rapporti di consistenza, al trattamento delle diaclasi maggiori.

Figura 1.68 Schermo d'iniezioni della diga di La Maina di Sauris.

Sono spesso impiegate anche sospensioni di cemento ed argilla, le quali sono pi


stabili, pi economiche e pi penetrabili delle sospensioni in cemento puro. Le
caratteristiche di queste iniezioni saranno illustrate in seguito durante la trattazione delle
iniezioni su fondi alluvionali.
La profondit dello schermo da stabilire caso per caso in funzione dei caratteri
della roccia e delle fessurazioni presenti, che dallaltezza dellinvaso del serbatoio.
Nessuna regola pu essere stabilita in proposito, si pu solo indicare che lampiezza
dello schermo al di sotto del contorno della fondazione, non dovrebbe essere minore di
circa 20 m sia in orizzontale che in verticale, daltra parte, nei casi ordinari, non viene
superata la anche al piede dellopera, una profondit pari a quella dellaltezza massima
dinvaso sopra la fondazione.

138

Capitolo 1

Le rocce assai permeabili richiedono che il velo sia abbondantemente esteso sui
fianchi, fino alla sommit, viene comunemente chiamato ala del velo.

Figura 1.69 Schermo d'iniezioni della Diga di Santa Giustina.

Lomissione del velo, che potrebbe essere suggerita da un giudizio generale


dimpermeabilit della roccia, una rinuncia, non solo ad unimportante cautela, ma anche
ad un mezzo di conoscenza in dettaglio delle caratteristiche della formazione acquisibile
sia con le perforazioni che con lentit degli assorbimenti delle iniezioni.
I fori, partenti dal contorno della fondazione, vengono disposti comunemente su
due file parallele a distanza fra loro dello stesso ordine di grandezza di quella fra i fori di
una stessa fila. Nelle ali del velo invece, i fori dono disposti di regola su di una sola fila.
Lorientamento dei fori spesso subverticale passante a suborizzontale verso la
sommit dellopera, ma con netta tendenza verso la normalit alle superfici di giunto o di
stratificazione o di fessurazione principale della roccia, tale modalit consente
dintersecare a pari lunghezza di perforazione, il maggior numero di discontinuit. Non
mancano peraltro casi di disposizioni diverse, ad esempio, orientati verso monte costanti e
paralleli, orientati doppi alterni da cui deriva un sistema incrociato.
Nella scelta delle pendenze della verticale della superficie del velo debbono entrare
anche considerazioni di ordine statico relativamente allammasso di fondazione in quanto
sulla roccia immediatamente a valle viene a gravare la spinta idrostatica dello sbarramento
sotterraneo costituito dal velo.

Capitolo 1

139

La linea o le linee di perforazione lungo il perimetro della fondazione seguono di


norma il piede a monte della struttura se essa del tipo murario o lasse della superficie
dappoggio del nucleo o del diverso dispositivo dimpermeabilizzazione nel caso di
materiali sciolti. Se, a ragione dellelevata permeabilit della roccia, il velo deve essere
assai esteso sui due fianchi, le perforazioni delle ali vengono eseguite da cunicoli
orizzontali, verticalmente verso il basso e talora anche verso lalto. Le perforazioni
eseguite dal basso verso lalto non possono peraltro raggiungere grandi altezze per la
difficolt di manovrare, a regione del peso proprio, la colonna delle aste.
Il velo viene esteso anche alle gallerie delle opere complementari traversanti le
spalle dello sbarramento, con perforazioni a raggera eseguite dalle gallerie stesse.
Il diametro delle perforazioni varia di norma tra 45 e 100 mm. I diametri minori
sono talora preferiti perch le corrispondenti maggiori velocit della boiacca lungo il foro
ostacolano la sedimentazione delle miscele instabili; con i diametri maggiori sono daltra
parte pi lunghi i perimetri delle fessure intersecate, con vantaggio per la penetrazione
della boiacca. Le distanze duso tra i fori contigui sono pur esse assai varie,
dipendentemente dal carattere della fessurazione, come pure al grado di diffusibilit della
boiacca intorno al foro. Possono considerarsi valori limiti di tali distanze cinque e un
metro. I valori maggiori sono usati nelle rocce a fessure rade, prevalentemente parallele e
suborizzontali, di grande apertura, con modesti contenuti di prodotti dalterazione; i valori
minori sono caratteristici delle rocce con fessure secondo direzioni multiple ed irregolari,
di piccola apertura e ricche di prodotti dalterazione, ove quindi la boiacca pu circolare
assai lentamente, per cui il cemento pu raggiungere su pi brevi percorsi le condizioni di
sedimentazione.
Le perforazioni vengono eseguite o con il procedimento a rotazione o con quello a
percussione, impiegando in questo secondo metodo super-martelli perforatori, wagon drill,
e macchine simili. Il primo procedimento utilizzabile per qualsiasi inclinazione dei fori
mentre le possibilit del secondo in tal senso sono assai pi limitate.
Il primo sistema pi lento e costoso del secondo, ma questo ha il difetto dintasare
cin la polvere di frantumazione della roccia, il perimetro delle fessure sboccanti nel foro e
quindi rendere pi difficile la successiva penetrazione nella boiacca.
Con entrambi i sistemi possono essere eseguiti fori di qualsiasi lunghezza entro il
campo dinteresse dei veli dimpermeabilit delle fondazioni delle dighe; peraltro, sia con

140

Capitolo 1

luno che con laltro sistema, si verificano su forti lunghezze sensibili deviazioni
progressive dellasse, con la conseguenza che in profondit i fori risultano irregolarmente
distanziati e non pi allineati, dal che insorge una maggiore difficolt di saturazione delle
fessure della roccia.
La boiacca viene preparata e mantenuta, per tutto il tempo dimpiego entro vasche
munite di agitatore al fine di evitare la sedimentazione dei componenti solidi, da queste si
alimentano pompe a pistone con motore ad aria compressa, gli iniettori, che inviano la
boiacca alle bocche dei fori, tramite delle tubazioni.
Liniezione pu dunque essere condotta seguendo due diverse procedure. Nella
prima la perforazione viene eseguita per lintera lunghezza prevista, segue liniezione dal
fondo verso la sommit, su tratti singoli di lunghezza intorno ai 5m, limitati superiormente
da un pistoncino a tenuta, portato da aste forate, attraverso le quali viene immessa a
pressione la boiacca e che viene sollevato dopo completata liniezione delle singole tratte.
Tale sistema viene eseguito di norma nelle rocce dure e scarsamente fessurate nelle
quali non vi pericolo di franamenti del foto e in cui questo ha superficie molto regolare
che consente buona tenuta del pistoncino; in condizioni diverse pu verificarsi la perdita
del pistoncino per impossibilit della sua estrazione a seguito di franamento del foro o per
passaggio della boiacca al di sopra del tratto in corso diniezione. Se in conseguenza non
sono estraibili neppure le aste p anche impossibile lulteriore utilizzazione del foro.
Il secondo procedimento tipico delle rocce di scarsa compattezza e densamente
fratturate. Consiste nellesecuzione della perforazione pre ratti successivi discendenti di
circa 5 m di lunghezza, alternata con liniezione attraverso un tubo metallico infisso nella
sommit del foro per conveniente lunghezza e ivi cementato. Dopo la perforazione di
ciascun tratto occorre estrarre la colonna daste e dopo liniezione occorre riperforare
giacch la boiacca ha riempito il foro per lintera altezza, per cui il sistema richiede un
tempo complessivo desecuzione maggiore rispetto al metodo precedente, ma evita i
pericoli precedentemente descritti. Inoltre, le pressioni diniezione delle varie tratte,
specialmente pi superficiali, possono essere elevate pi che nel primo sistema, in quanto
risulta ridotta, per la gi eseguita cementazione di tutta la roccia sovrastante, la possibilit
di fughe di boiacca in superficie.
Le iniezioni sono di norma precedute da prove dacqua in un certo numero di fori,
per tratti. I relativi risultati costituiscono una guida di larga massima per la scelta dei

Capitolo 1

141

parametri diniezione, solo di larga massima in quanto la permeabilit rilevata alla prova
dacqua e quantit di boiacca assorbita allatto delliniezione nello stesso foro risultano
molto spesso largamente discordi.
Liniezione viene sempre omessa nel tratto di foro superficiale, della lunghezza
intorno a 5m, in quanto assai facile che da piccole profondit si verifichino fughe di
boiacca in superficie attraverso gli sbocchi delle maggiori diaclasi, particolarmente in
vicinanza del foro. Perdite del genere possono essere ridotto ramponando le fughe in
superficie con carta o zeppe di legno, ma viene a mancare la penetrazione nelle fessure pi
sottili. Daltra parte le iniezioni a lieve profondit possono provocare sconnessioni e talora
sollevamento della roccia superficiale. Laccennato strato superiore della serie viene
iniettato in un secondo tempo quando la struttura muraria, cio che sopra di esso si
elevata tutta o parte di questa, la cui presenza impedisce la fuga superficiale di boiacca ed i
sollevamenti della roccia. Le relative iniezioni, di norma da perforazioni intestate sul
paramento di monte della struttura ed inclinate, ovvero da cunicoli della struttura,
provvedono anche allintasamento dei piccoli vuoti del contatto tra la struttura stessa e la
roccia, normalmente chiamate iniezioni di saldatura. Le eventuali perforazioni di schermo
intestate in cunicoli o pozzi laterali rivestiti possono invece essere iniettate con continuit
per lintera lunghezza giacch il rivestimento impedisce le fughe superficiali di boiacca.
Quando il tipo di struttura non consente le iniezioni di saldatura quali qui
accennate, come le strutture in materiali sciolti, lo strato di roccia pi superficiale, in cui
non possibile lintasamento delle fessure, dasportare dopo lesecuzione dello schermo.
Gli assorbimenti di boiacca, espressi in contenuto di materia secca e distinti per
tratte, vengono rappresentati, per ogni foro, con il sistema a bandiera.
Normalmente nelle diaclasi, salvo talora le pi sottili, contenuto del materiale
sciolto, generalmente sabbia, limo, argilla. Per la sua rimozione si pratica talvolta la
lavatura; essa consiste nellimmissione in uno dei fori di un gruppo gi eseguito, dacqua
in pressione o acqua ed aria, insieme od alternativamente, lasciando aperti i fori vicini.
Dopo un certo tempo lacqua fuoriesce da qualcuno di essi trasportando i materiali sciolti
delle fessure; limmissione viene proseguita finch lacqua in uscita non diviene chiara.
Chiuso con un tappo il foro di fuga, loperazione viene ripetuta su di un altro foro e
cos via. Si opera generalmente per tratti limitati del foro dimmissione impiegando per

142

Capitolo 1

questo un pistoncino doppio. Lasportazione del materiale sciolto presente nelle diaclasi
raggiungibile con la lavatura per soltanto parziale.
Loperazione andrebbe spinta il pi possibile a fondo quando con le iniezioni
successive sintende ottenere anche il consolidamento della roccia. Quando lo scopo delle
iniezioni solo limpermeabilizzazione, la lavatura viene limitata a quanto utili per
lapertura di pi lunghe ed ampie vie alla diffusione delle boiacca, senza mirare ad una
vera e propria rimozione dei materiali sciolti. Ma tenuto presente che pur cos limitata,
loperazione lunga e costosa, spesso viene omessa.
Circa la successione delliniezione nei vari fori si seguono regole diverse. Se la fila
unica ed notevole la distanza fra i fori come, ad esempio, nelle ali del velo, essi
vengono iniettati secondo il loro ordine di posizione. Successivamente vengono intercalate
delle perforazioni di controllo nelle quali viene misurata la permeabilit: sulla base dei
relativi risultati potr essere decisa lintercalazione di nuovi fori d0iniezione sulla stessa
linea o su di una linea parallela.
Le decisioni di raffittamento e dintercalazione di nuovi fori sono guidate dalle
misure di permeabilit e non dagli assorbimenti di boiacca, in quanto di norma non si
riscontrano chiare correlazioni delluna con gli altri.
Conviene tener presente che molto difficile giudicare allatto delle esecuzioni
delle iniezioni, il grado generale dellimpermeabilit della roccia raggiunto; non conviene
quindi, per ragioni di tempo ed economiche, moltiplicare in tale fase, oltre ragionevoli
limiti, le perforazioni e le iniezioni quando esiste la possibilit di rilevare le perdite dopo il
riempimento dellinvaso e quando, com consigliabile, la struttura viene dotata di cunicoli
atti allesecuzione, in tempi successivi, di perforazioni e di iniezioni dintegrazione del
velo.
Nei riguardi delle pressioni, fermo restando che devono essere determinate caso per
caso, vi la tendenza a preferire valori limiti superiori elevati, circa 3070 kg/cm2, perch
con questi valori le fessurazioni vengono dilatate, e con ci facilitata la penetrazione
della miscela, e sono maggiori a parit di altre condizioni, le velocit di flusso di questa nei
meati e quindi minori le possibilit di prematura sedimentazione.
Le pressioni vengono controllate durante tutta loperazione a mezzo di manometri
registratori e valvole automatiche di scarico, di volta in volta regolate, impedendo che
vengano superati i valori di pressione prestabiliti. peraltro mantenere le pressioni

Capitolo 1

143

rigorosamente costanti durante tutta loperazione; salti bruschi si verificano per aperture
brusche di fessure e per irregolarit del moto di penetrazione della miscela nella roccia. Le
pulsazioni delle pressioni quali quelle derivanti dal moto alternativo delliniettore
favoriscono il disintasamento dimprovvisi blocchi della boiacca nelle fessure.
regola comune iniziare le iniezioni con pressioni limitate, circa 5 kg/cm2, poi
aumentarla fino al raggiungimento di un prestabilito valore limite e proseguire poi a
pressione costante fino al punto in cui gli assorbimenti diventano insignificanti.
Nel caso di rocce ad ampi meati, al fine di evitare irraggiamenti della boiacca
troppo ampi, che costituirebbero uno spreco di materiale, si inizia con miscele dense; poi di
mano in mano che diminuisce lassorbimento, da ridurre la consistenza e se con una
consistenza di boiacca e con un assorbimento mantenuto costante, dopo circa 20 minuti la
pressione non inizia ad aumentare regolarmente, bisogna passare ad una boiacca pi densa.
Nelle rocce a sottili meati invece conviene iniziare con miscele molto fluide ed
aumentare il pi possibile il raggio dazione di ciascuna iniezione cos da diminuire il
numero delle perforazioni.
Le tecniche sopra descritte se adeguatamente dimensionate, comportano anche il
consolidamento del terreno, con immensi vantaggi dal punto di vista della sicurezza della
struttura. Ad oggi le opere diniezione nella costruzione delle dighe, sia per
limpermeabilizzazione che per il consolidamento del terreno, sono irrinunciabili in quanto
comportano i vantaggi sopra descritti. Il buon risultato di tali tecniche ormai molto
affermato in quanto vengono utilizzate da molti anni.

1.3.4.5.2

Muri di Taglione

I muri di taglione in calcestruzzo, previo scavo con metodi ordinari, sono impiegati per
dighe murarie in luogo degli schermi, quando essi debbono assumere una funzione statica
in stretta connessione con la struttura, in alternativa per dighe in materiali sciolti quando la
roccia di fondazione inizialmente lapidea stata profondamente sconnessa da fatti
tettonici, per cui uno schermo diniezioni potrebbe avere scarsa efficacia o risultare molto
costoso.
Strutture del genere presentano, oltre al delicato problema dello scavo, quello della
saldatura tra i pannelli in cui esse sono suddivise per ragioni esecutive e per ovviare alla

144

Capitolo 1

conseguenze del ritiro del calcestruzzo. Spesso sono munite di una serie di cunicoli
dispezione e di drenaggio.

Figura 1.70 Taglione ad arco, nella gola sepolta, della diga Barrea: a) Roccia calcarea; b)
Roccia alluvionale; 1) Giunti di Costruzione; 2) Pulvino d'imposta; 3) Giunto Perimetrale.

1.3.4.5.3

I Diaframmi nelle Formazioni Sciolte

Le formazioni sciolte tipicamente granulari, hanno qualit meccaniche che permettono di


norma il sicuro appoggio in esse di dighe in materiali sciolti. Ma, giacch esse sono
permeabili e spesso largamente, occorre provvedere per la loro tenuta idraulica. Si ricorre
pre questo a dispositivi particolari, verticali, che si estendono dalla base dei dispositivi di
tenuta propri della struttura, fino alla roccia di fondo.
Nel passato, per le strutture poggiate su formazioni sciolte granulari, sono stati
impiegati per la tenuta idraulica, diaframmi costituiti da una serie di palancole metalliche
infisse nel terreno, in alternativa da una serie di pali in calcestruzzo affiancati, gettati in
opera previa trivellazione con sistemi tradizionali: in altri casi sono stati utilizzati muri di
calcestruzzo costruiti entro scavi armati, spesso eseguiti per pozzi, con eventuale

Capitolo 1

145

aggottamento, ovvero con lausilio di cassoni aperti o pneumatici. Tutti i sistemi precedenti
sono compatibili solo con granulometrie sottili, della formazione dattraversare, e
applicabili per profondit non superiori a 20-30 m; inoltre sono accompagnati da costi
elevati e si pone il problema della tenuta fra i singoli elementi affiancati in cui linsieme
suddiviso; sono per questo, di norma, necessarie molte iniezioni di saldatura.
Attualmente sono invece in uso quali dispositivi di tenuta idraulica dei materiali
sciolti ed in particolare delle alluvioni fluviali, diaframmi in calcestruzzo a pali o pannelli,
gettati entro scavi presidiati da fanghi bentonici e schermi diniezione.
Va precisato che non sempre con queste opere necessario raggiungere la tenuta
idraulica totale, dal punto di vista della stabilit interessa che essi determinino un
allungamento delle linee di flusso della filtrazione nella formazione di base in misura tale
che le relative pendenze piezometriche, non superino in nessun punto quelle critiche nei
riguardi dellequilibrio del materiale. Dal punto di vista economico il confronto tra la
perdita di prodotto o di servizio dellacqua dellinvaso conseguente alle filtrazioni nella
formazione di base della diga e la spesa necessaria a raggiungere una tenuta totale pu
talvolta consigliare soluzioni che realizzano solo tenute parziali.
Oltre ai diaframmi e schermi, estesi allintera superficie trasversale della
formazione alluvionale, esempi di analoghe strutture che non raggiungono la roccia di base
nella zona pi profonda, in questi casi lestensione verticale della struttura di tenuta si
approssima allaltezza massima di ritenuta dello sbarramento sopra la formazione
alluvionale.
Nella costruzione dei diaframmi molto interessante la modalit di scavo, dove
vengono utilizzati sospensioni di bentonite in acqua per stabilizzare lo scavo.
La bentonite unargilla ad alto tenore di montmorillonite che viene impiegata
dopo una finissima macinazione ed un trattamento che introduce ioni sodio come ioni di
scambio. Ha un elevatissimo limite liquido ed un forte rigonfiamento, circa 10-15 volte il
proprio volume.
Come precedentemente accennato i diaframmi vengono costituiti con pali affiancati
e compenetranti oppure con pannelli. Nel primo caso viene eseguita una serie di fori
verticali, a tuttaltezza, allineati e con diametro variabile tra 0,4 e 1,5 m, a distanza poco
minore del doppio del loro diametro, mentre una corrente di fango di bentonite immessa
attraverso lasta dellutensile e risalente lungo lo scavo, provvede, oltre che al sostegno

146

Capitolo 1

delle pareti, allasportazione dei detriti. La miscela emergente dalla sommit, prima di
rientrare in circolo viene fatta sedimentare in vasche, oppure filtrata attraverso vagli, per
leliminazione dei detriti dello scavo. Terminato il singolo foro, la cavit viene riempita di
calcestruzzo, deposto progressivamente sul fondo a mezzo di una piccola benna cilindrica,
oppure addotto da un tubo la cui estremit inferiore immersa nel getto.

Figura 1.71 Procedimento d'esecuzione dei Diaframmi a pali compenetranti: a) scavo di un'elemento
primario; b) getto di un'elemento primario; c) scavo e getto di un secondo elemento primario; d) scavo
dell'elemeto intermedio; e) getto dell'elemento intermedio.

Nel secondo caso possibile armare i pali inserendo unarmatura nel foro prima
dellesecuzione del getto.
Realizzata cos la prima serie di pali, a distanza, come accennato, poco meno che
doppia del diametro, viene eseguito in modo analogo lo scavo ed il riempimento negli
interspazi. Con procedimenti di questo genere sono stati realizzati diaframmi dotati di
continuit su grandi sviluppi e per profondit massime prossime ai 100 m.
Il tipo di diaframma a pannelli trova applicazione quando le profondit del
dispositivo non debbano superare i 30-40 m. Lo scavo con larghezza da 40 a 80 cm, viene
eseguito ancora con il cavo riempito di fanghi bentonici, per tratte orizzontali singole da 4
a 6 m, mediante benna mordente, o a cucchiaio. Allo scavo fa poi seguito il getto del
calcestruzzo, immesso dal basso mediante tubi ad estremit sommersa.
Lesecuzione di pannelli del genere procede secondo la loro successione
planimetrica. Disponendo al momento del getto, tubi-forma agli estremi verticali, si
ottengono giunti regolari tra panello e pannello, con incastro semi-circolare.

Capitolo 1

147

Figura 1.72 Procedimento d'esecuzione di diaframmi a pannelli.

Anche nel sistema a pannelli possibile linserimento di unarmatura,


completamente montata essa viene calata nello scavo prima del getto del calcestruzzo.
Di norma a fine lavoro la parte in sommit del diaframma, delluno o dellaltro
tipo, viene asportata in quanto contenente impurit.

Figura 1.73 Vari tipi di giunti fra pannelli.

Se sintende realizzare la tenuta totale, i diaframmi devono essere incastrati lungo il


perimetro inferiore nella roccia di base per una profondit di 1-1,5 m. Per questo, se la
roccia lapidea, nellultima fase di scavo richiesto luso di uno scalpello appropriato.
Daltra parte possibile eseguire delle iniezioni attraverso perforazione del diaframma,
prolungate nella roccia di base, per migliorare la tenuta del contatto e della roccia stessa.
Esse, nel caso di elevate profondit della base del diaframma, vengono omesse
perch limpermeabilizzazione totale pu non essere necessaria, in conseguenza anche al

148

Capitolo 1

fatto che il risultato di tali operazioni aleatorio date le difficolt relative alla verticalit
delle perforazioni. Le iniezioni eseguite da perforazioni attraverso il diaframma sono in
grado di correggere anche eventuali difetti, come franamenti locali del foro, inoltre
necessario osservare che la tenuta idraulica dei diaframmi si giova non solo
dellimpermeabilit del calcestruzzo, ma anche dellimpregnazione di bentonite delle pareti
dello scavo.

Figura 1.74 Diaframma a pali della Diga di Vodo.

1.3.4.5.4

Lo Schermo di Iniezioni nei Terreni Sciolti

Altro dispositivo di tenuta idraulica molto utilizzato nel campo della costruzione di dighe
lo schermo diniezioni, consiste nellimpermeabilizzazione diretta attraverso perforazioni
di tutta larea verticale della sezione di fondazione dello sbarramento e per conveniente
spessore longitudinale, ottenuta con la penetrazione nei meati di una miscela fluida o di un
liquido, i quali successivamente divengono rigidi e con ci impermeabili e resistenti
allestrusione che le pressioni dellacqua dellinvaso tendono a determinare.
Lesecuzione di schermi del genere ha caratteri tecnici ed economici propri e
delicati, diversi da quelli, pi semplici, dei veli diniezione delle rocce lapidee, e ci sia
relativamente alla scelta delle materie da iniettare, sia per varie altre caratteristiche
desecuzione delloperazione. In particolare, nessuna delle caratteristiche di base del
procedimento esattamente ripetibile in situazioni anche poco diverse, il che significa che

Capitolo 1

149

ogni opera singola richiede una propria scelta e massa a punto, con prove di laboratorio e
prove in sito, della relativa tecnica.
Nelle formazioni alluvionali il volume dei vuoti costituisce il 20-30% del volume
totale mentre nelle normali rocce lapidee lanalogo rapporto si aggira fra il 3-5%, il che
significa, che a parit di volume da trattare, la materia da iniettare molto maggiore nel
primo che caso rispetto al secondo. Daltro canto, mentre nelle rocce lapidee le litoclasi
sono costituite da canali di varie dimensioni ma di forma abbastanza regolare, nei materiali
sciolti i vuoti sono costituiti

da meati di dimensioni trasversali continuamente e

rapidamente variabili. Nel secondo caso avremo una maggiore facilit di sedimentazione
delle sospensioni e quindi un minor raggio dazione di efficacia delle iniezioni di cemento.
Data la variabilit della natura delle sedimentazioni di materiali sciolti si pone in
primo luogo unadeguata scelta della sostanza, o pi spesso delle diverse sostanze da
iniettare; in particolare giocheranno un ruolo fondamentale: la viscosit, che
rappresentativa del raggio di diffusione della sostanza nel terreno per ogni specifica
granulometria e per ogni pressione diniezione, la stabilit, da intendersi come assenza di
separazione di componenti della miscela per sedimentazione in tempi inferiori a quello
necessario allesecuzione delliniezione, la dimensione delle pi grosse particelle solide
contenute nelle sospensioni, che un parametro della penetrabilit della sostanza senza
segregazione nei pi piccoli meati di terreno. Molto importanti sono anche i tempi di presa
e indurimento intesi come tempo entro cui le caratteristiche reologiche della sostanza poco
si differenziano da quelle iniziali, cosicch nel tempo stessi risulti poco alterato il grado di
penetrabilit ed il raggio di diffusione, la resistenza meccanica finale e laderenza agli
elementi della formazione, che quando si vuole ottenere solo limpermeabilit e non anche
il consolidamento, debbono raggiungere valori tali da impedire che avvenga lestrusione
della sostanza da parte delle pressioni dellacqua dinvaso, la plasticit, cio lattitudine a
deformarsi senza fessurazioni, la resistenza chimica, a fronte degli eventuali agenti di
corrosione, inoltre il costo.
Ad oggi i prodotti utilizzati per limpermeabilizzazione possono essere raggruppati
in alcune classi, avremo delle sospensioni di cemento puro o cemento e argilla.
In alternativa possono essere usate dispersioni colloidali, esse conferiscono al
materiale trattato resistenze a compressione, che a parit di sostanza, sono tanto maggiori
quanto minori le dimensioni granulari del materiale.

150

Capitolo 1

A volte vengono anche usate soluzioni acquose di monomeri organici che


polimerizzano a temperatura e pressione ordinaria ed hanno bassa viscosit.
Alle tre citate classi di materiali corrispondono costi notevolmente crescenti, la
scelta andr condotta caso per caso sulla base delle caratteristiche del materiale da trattare
e dalle finalit che si vogliono raggiungere, ed ovviamente dai risultati ottenibili
relativamente alla natura dellintervento e dei relativi costi.
Come indicazione possibile dire che per terreni con una granulometria
caratterizzata da dimensioni elevati, circa 5-10 mm, altrimenti vanno tralasciate; le
sospensioni di cemento e argilla sono utilizzabili per dimensioni dei grani superiori ai 0,81mm, mentre per dimensioni ancora minori occorre utilizzare resine organiche.
Per lesecuzione di schermi nelle fondazioni di dighe di materiali sciolti, come per
quelli nei materiali lapidei, si ricorre per ragioni economiche, di norma solo ai prodotti
della prima delle classi suaccennate; il campo delle altre piuttosto il consolidamento di
fondazioni di edifici, limpermeabilizzazione ed il consolidamento di piccoli tratti di
terreni a granulometria sottile imbibiti dacqua a pressioni elevate da attraversare nello
scavo delle gallerie e dei pozzi e, in termini pi generali, per lavori speciali interessanti
piccoli volumi di terreno.
Ne consegue che si ricorre agli schermi diniezioni per la tenuta delle fondazioni
degli sbarramenti imbasati su formazioni sciolte, solo nei casi di granulometrie
prevalentemente medie. Ma visto che solitamente nei terreni a granulometria
prevalentemente media sono compresi strati o lenti o zone a granulometria sottile,
rinunciando al loro specifico trattamento non si raggiuge la tenuta idraulica totale.
La tecnica esecutiva delle iniezioni nei materiali sciolti granulari differisce molto
da quelle nelle rocce lapidee. I due elementi principali della tecnica esecutiva delle
iniezioni, pressione e distanze fra i fori, dipendono, relativamente ai materiali sciolti, dalla
profondit diniezione, dalla struttura del terreno e dalle caratteristiche reologiche del
materiale da iniettare.
La naturale tendenza alle pressioni elevate, le quali inducono maggiori rapidit e
maggiori raggi di diffusione della sostanza iniettata e quindi consentono maggiori distanze
trai fori, frenata dal verificarsi nel terreno di fessurazioni secondo superfici di minor
resistenza da cui deriva una diffusione della sostanza a foglie e lingue, talora sboccanti in
superficie; frenata ancora nelle zone a forte permeabilit dalla diffusione della sostanza

Capitolo 1

151

su distanze eccessive. Le pressioni basse aumentano, daltra parte, il tempo necessario ad


impregnare il terreno sulle necessarie distanze e tale tempo non pu essere superiore a
quello in cui la sostanza inizia la presa. Le pressioni basse richiedono quindi piccole
distanze di fori anche perch i tempi lunghi desecuzione possono talora risultare pi
onerosi della moltiplicazione delle fessurazioni.
Di norma le basse pressioni sono impiegate per gli strati pi superficiali della
formazione, dove le fughe di boiacca in superficie sono pi temibili, alle maggiori
profondit, dove le perforazioni possono avere pressioni maggiori, si adottano maggiori
distanze.
In via generale conviene iniziare le iniezioni negli strati pi grossolani

con

sostanze pi viscose e poi passare ad impregnare le zone e gli strati a granulometria pi


sottile con sostanze meno viscose. In tal modo si realizza economia di queste seconde
sostanze, di norma pi costose, in quanto vengono evitate le fughe nelle zone pi
permeabili, e loperazione pu essere limitata allimpregnazione delle zone permeabili, se
con questo viene raggiunto un grado di tenuta adeguato allo scopo dellopera.
Le iniezioni negli strati superficiali vengono eseguiti, di norma, da tubi infissi che
vengono gradualmente sollevati di mano in mano che liniezione procede.
Per le iniezioni profonde possono essere seguite procedure diverse. Seguendo un
primo procedimento, liniezione, successiva alla perforazione, eseguita a tuttaltezza, viene
condotta dal basso verso lalto. La sostanza da iniettare immessa in pressione nel tubo di
presidio della perforazione e passa nel terreno allestremit inferiore di esso, il quale viene
sollevato gradualmente, per altezze di 20-30 cm alla volta. Questo procedimento
difficilmente viene utilizzato per grandi altezze, sia per il rischio che si verifichino entro il
tubo prematuri indurimenti della boiacca, sia per il rischio di fughe di questa tra la parte
esterna del tubo e terreno, il che pu avere come conseguenza limpossibilit dei successivi
sollevamenti del tubo stesso.
Un inconveniente del genere diviene particolarmente grave quando, a causa della
lunghezza del foro, sono stati impiegati nella perforazione per il presidio pi tubi
concentrici, giacch le fughe di boiacca possono indurre il blocco di pi o di tutti i tubi.
Il pericolo del blocco della colonna dei tubi di presidio viene evitato se si usa per
liniezione un tubo distinto, esternamente liscio, munito allestremit inferiore di valvola
che pu aprirsi verso lesterno. Tale tubo viene introdotto entro i tubi di presidio,

152

Capitolo 1

dopodich questi vengono estratti e lo spazio tra tubo e terreno viene riempito con una
miscela di argilla e cemento colata dallalto. Dopo che questa ha fatto presa la sostanza da
iniettare viene immessa a pressione nel tubo e da esso esce attraverso la valvola
destremit; rotta la guaina provvisoria la boiacca si diffonde nel terreno e
contemporaneamente il tubo viene sollevato.

Figura 1.75 Procedure d'iniezione: 1) Fine della perforazione; 2) Iniezione in


ritorno; 3) Iniezioni in ritorno da un tubo sigillato nel foro precedente.

Liniezione pu anche essere condotta dallalto verso il basso se la perforazione


eseguita a rotazione, in tal caso non richiesto il tubo di presidio.
Allestremo superiore del foro viene infisso e cementato per conveniente altezza un
tubo di testata a tenuta, entro il quale passano le aste di perforazione. La perforazione viene
eseguita con perforazione di nucleo e, dopo lavanzamento per una tratta di conveniente
lunghezza, viene immessa a pressione la miscela attraverso la colonna di aste ed il
carotiere, i quali nel frattempo vengono gradualmente sollevati. Tale sistema in via
generale pi economico e rapido, ed particolarmente vantaggioso quando le alluvioni
contengono blocchi che sarebbero difficili da attraversare col sistema a percussione.
Altro sistema molto usato impiega per liniezione un tubo di 50-60 mm di diametro
che viene introdotto nel tubo di presidio della perforazione dopo che questa stata eseguita
per tutta laltezza. Il tubo dotato di gruppi di tre fori per ogni metro di lunghezza e
ciascun gruppo ricoperto esternamente da un manicotto in gomma con ufficio di valvola.
Viene inizialmente estratto il tubo di presidio e contemporaneamente viene colata
dallalto nello spazio fra il terreno ed il tubo, una miscela fluida di cemento ed argilla, che

Capitolo 1

153

poi solidifica al punto di assumere uno stato semiplastico con debole resistenza meccanica. Si esegue
liniezione attraverso un gruppo di fori alla volta, con
il sussidio di un otturatore doppio a cavallo tra i fori.
La pressione diniezione provoca la dilatazione del
manicotto di guardia dei fori e la rottura della guaina
di cemento e argilla esterna, a cui fa seguito la
penetrazione nel terreno della sostanza diniezione. Il
tubo non recuperabile.
Con

tale

sistema

possibile

iniettare

indipendentemente livelli diversi della formazione


con impiego per ciascuno di essi delle sostanze pi
opportune; in particolare possibile eseguire prima le
iniezioni deli strati pi permeabili e successivamente
quelli degli strati meno permeabili. Si ha ancora la
Figura 1.76
valvole.

Tubo d'iniezione a

vantaggiosa possibilit di riprendere successivamente

le iniezioni in qualsiasi zona, senza nuova perforazione.


Le pressioni diniezione utilizzate sono molto variabili, generalmente tra 10 e 30
kg/cm2 ma a volte scendono fino a 5 o salgono fino a 80-100 kg/cm2.
Di norma uno schermo di tenuta idraulica nelle alluvioni consta di pi file di fori
diniezione, con distanze, sia delle file che dei fori, da 3 a 5 m; le profondit delle varie file
sono diverse, maggiori nelle file centrali e progressivamente ridotte in quelle laterali.
pratica conveniente iniettare in primo tempo, a pressioni limitate, i fori delle file
esterne; si ottiene cos il contenimento entro la larghezza prevista della diffusione del
materiale iniettato nei fori interni con miglioramento dellimpregnazione.
Con gli schermi diniezione nei materiali sciolti possibile ridurre fortemente la
permeabilit media della formazione trattata, ma sono praticamente impossibili le
impregnazioni totali ed uniformi che possono dare la tenuta idraulica totale. Lesperienza
indica che un trattamento dimpermeabilizzazione di una formazione di boiacca iniettata,
esclusa lacqua che da essa si separa, raggiunge un volume pari al 50% dei vuoti.

154

Capitolo 1

Figura 1.77 Schermo d'iniezione della Diga Mision.

1.3.4.5.5

Consolidamento delle Fondazioni

Negli ultimi anni il numero di dighe murarie realizzate su rocce di fondazione


meccanicamente difettose, corrette e migliorate con procedimenti e sistemi diversi, che nel
complesso costituiscono i consolidamenti, sono moltiplicate, tanto che oramai tali tecniche
di consolidamento sono considerate una prassi nel campo della tecnica costruttiva delle
dighe.
I difetti di struttura delle formazioni lapidee che si riflettono in grado elevato sulle
caratteristiche meccaniche e che sono suscettibili di correzioni possono essere raggruppati
sotto tre specie: fitte e munite fessurazioni contenenti in tutto od in parte elementi sciolti
fini, interessanti zone pi o meno ampie dellimbasamento della struttura e pi o meno
estese in profondit; grosse diaclasi e faglie che tagliano la superficie dimbasamento o che
interessano la formazione in prossimit della superficie stessa; eterogeneit petrografica
della formazione dimbasamento e conseguente eterogeneit di caratteristiche meccaniche.

Capitolo 1

155

In ogni caso necessaria una conoscenza approfondita delle caratteristiche


strutturali e meccaniche della roccia che richiede consolidamento. Per la conoscenza
dellestensione sono sufficienti in generali sondaggi, mentre nei riguardi delle
caratteristiche suaccennate necessario ricorrere a cunicoli o pozzi, oppure prove sismiche
in foro, o in alternativa prove in sito.
Il consolidamento di una zona affetta da fitta fessurazione pi essere raggiunto con
iniezioni di boiacca di cemento puro, a condizione che le fessure non siano troppo minute
n troppo ricche di materiali sciolti.
Attraverso una serie di perforazioni assai ravvicinate su tutta larea e per la
profondit che sar sensibilmente interessate dalle azioni meccaniche della struttura, si
procede alla lavatura sistematica e ripetuta delle fessure della roccia con le procedure pi
efficaci, al fine di asportare i materiali sciolti in esse inclusi; seguono, attraverso gli stessi
fori, le iniezioni, dirette a riempire il pi possibile i meati della roccia con la boiacca.
Un risultato limitato viene peraltro raggiunto se notevole il grado di riempimento
delle fessure con materiali sciolti ed in particolare argillosi giacch la lavatura, pur eseguita
con la maggior cura, asporta solo parte dei materiali stessi. Un risultato limitato da
attendersi se la proporzione delle fessure sottili elevata, a ragione della difficolt di
penetrazione in esse della boiacca.
Quando difetti della roccia del genere interessano la superficie dimbasamento, e si
estendono pi o meno in profondit, le operazioni sopra indicate vengono eseguite dalla
superficie predetta. in tal caso difficile raggiungere le pressioni di migliore efficacia sia
della lavatura che delle iniezioni senza che si verifichino fughe dacqua e di boiacca in
superficie, ovvero sollevamenti e sconnessioni della parte superficiale della formazione.
Per evitare tali inconvenienti si pu procedere ad entrambe le operazioni per strati
successivi discendenti, con in necessari riperfori, ovvero le operazioni stesse possono
essere eseguite al disotto di una copertura di roccia di qualche metro da asportare in
secondo tempo. Pu talora convenire invece raggiungere gi inizialmente la superficie
definitiva di scavo e gettare su di essa una platea di calcestruzzo, armata, ed eseguire
perforazioni, lavature ed iniezioni con la protezione di questa; la platea andr ancorata alla
sottostante roccia, in profondit a mezzo di tiranti, realizzati con tondini di ferro di grande
diametro disposte entro perforazioni e ad esse cementati con iniezioni. Disponendo nella
platea opportuni ferri sporgenti, essa potr poi essere incorporata nella struttura.

156

Capitolo 1

Figura 1.78 Fasi del trattenuto di consolidamento: 1) Lavatura prima


sezione; 2) Iniezione prima sezione; 3) Lavatura seconda sezione; 4)
Iniezione seconda sezione; 5) Lavatura terza sezione; 6) Iniezione terza
sezione.

In ogni caso conviene dividere la zona da trattare in aree parziali ed iniziare le


iniezioni dai fori di perimetro di ciascuna area; con ci la zona interna risulta protetta da
fughe di boiacca verso lesterno ed i fori interni possono essere trattati con miscela pi
fluida e pressioni maggiori. Spesso sono necessarie od utili pi serie di fori da eseguire e
trattare in fasi successive con miscele progressivamente pi fluide e pressioni maggiori.
Durante le lavature e particolarmente durante le iniezioni sono da controllare gli
eventuali sollevamenti della roccia.
Le grosse diaclasi e faglie che ricadono nella superficie di fondazione vengono di
norma liberate da tutto il materiale sciolto, per la maggiore profondit possibile, operando,
in quanto ne ricorrano le condizioni, dalla superficie esterna, altrimenti da cunicoli e pozzi;
le superfici vengono poi lavate e riempite di calcestruzzo gettato preferibilmente con

Capitolo 1

157

pompe; fanno seguito iniezioni di saldatura fra calcestruzzo e roccia. Le diaclasi a faglie
pi sottili e quelle a profondit non raggiunta con la bonifica diretta vengono
accuratamente iniettate. In esse molto spesso la lavatura attraverso le perforazioni ha scarsa
efficacia.
Anche in tali circostanze il trattamento con iniezioni a pressioni elevate pu
risultare pi economico ed efficace.
Gli interventi sulle diaclasi e faglie vanno estesi a monte e a valle, per conveniente
lunghezza, oltre i tratti ricadenti entro limpronta della diga.
Quando la giacitura delle superfici delle faglie e diaclasi subparallela ad una
pendice della stretta cosicch le pressioni diniezione vi potrebbero determinare crolli,
occorre in primo luogo assicurare la stabilit e si ricorre in genere a sistemi dancoraggi
ortogonali, in tensione.

Figura 1.79 Consolidamento della fondazione della Diga Casoli.

In alcuni casi a mezzo di spine, spalle o contrafforti costruiti in sotterraneo, le


azioni statiche della struttura vengono riportate nella roccia sana al di l delle zone
fessurate od alterate. Quando la superficie dimbasamento costituita da successioni di
strati disomogenei petrograficamente e meccanicamente, conviene optare verso la loro
omogeneizzazione meccanica ottenibile con tondini in fero di grande diametro disposti

158

Capitolo 1

entro perforazioni, a brevi distanze tra loro, successivamente iniettate, opportunatamente


estese in profondit ed orientate in modo da collegare il pi efficacemente possibile i vari
strati della formazione. Talora di grande aiuto, particolarmente nei passaggi bruschi fra
due formazioni a contatto, meccanicamente diverse, una soletta di qualche metro si
spessore fortemente armate con tondini o rotaie, formante un pulvino della struttura. Se da
una soletta del genere si irraggia nella roccia sottostante un fitto sistema di perforazioni
armate, si ottiene unefficace solidarizzazione alla struttura con il blocco di roccia
interessato dal provvedimento.
Lefficacia dei trattamenti di consolidamento della roccia, basati sulle iniezioni,
viene controllata dopo lesecuzione con prove meccaniche con martinetti, da cunicoli, o col
sistema sismico da cunicoli o da coppie di perforazioni.
Il controllo significativo se le misure vengono eseguite prima e dopo i trattamenti
con gli stessi mezzi e negli stessi punti. Il sistema con i martinetti, a parte la validit locale
delle relative indicazioni,, tende a segnalare incrementi delle qualit meccaniche della
roccia superiori alla realt; ci in quanto le deformazioni non reversibili provocate dalla
prima misura, equivalenti ad una costipazione locale della roccia, allatto della seconda
misura risultano conglobate nei reali effetti del trattamento [10;12].

Capitolo 1

159

1.3.4.6 I Giunti
1.3.4.6.1

Premessa

Con la definizione classica di giunto nella tecnica delle opere di sbarramento, intendiamo
quei dispositivi che rispondono alle esigenze di assecondare le variazioni di volume della
struttura, interrompendone la continuit con la suddivisone in conci.
A seconda che i giunti siano prevalentemente destinati a localizzare gli effetti delle
variazioni periodiche della temperatura esterna, di carattere quindi permanente, o quelli
conseguenti il processo di presa del calcestruzzo, di carattere temporaneo, si ha la nota
distinzione fra giunti permanenti o di dilatazione e giunti temporanei, di ritiro o di
costruzione.
I giunti permanenti sono tipici delle dighe a gravit massicce ed alleggerite, inoltre
sono molto frequenti, se non addirittura necessari, in quanto tali strutture sono poste in
zone dove si hanno elevate escursioni termiche.
I giunti temporanei, che vengono chiusi e sigillati quando il processo di contrazione
della massa del calcestruzzo in fase di esaurimento, interessano specialmente le dighe ad
arco, in relazione con il funzionamento statico della struttura.
Si hanno inoltre altre tipologie di giunti legate a particolari tipologie costruttive,
come i giunti lubrificati delle dighe in blocchi di calcestruzzo. Inoltre, lo sviluppo delle
tecniche costruttive delle dighe, come il RCC, ha comportato la variazione delle classiche
tipologie di giunzione cos da poterle adattare a tali opere. In ultimo non vanno dimenticati
i giunti attivi, tecnologia sviluppata alla fine degli anni 70 ed utilizzata per il risanamento
delle dighe esistenti.

1.3.4.6.2

Giunti di Dilatazione o Permanenti

Le opere pi antiche, specialmente in muratura di pietrame non presentavano giunti,


successivamente, sempre in realizzazione molto antiche, furono adottati giunti parziali,
estesi dal coronamento a 10-15 m sulla fondazione. In altre realizzazioni, pi vicine a noi,
si trovano dei giunti a tuttaltezza, ma molto distanti tra loro, dellordine di 30 m, come nel
caso della Diga di Cignana; successivamente fra questi giunti furono intercalati giunti
secondari parziali, provvedimento determinato dal manifestarsi di lievi inclinature

160

Capitolo 1

subverticali in prossimit della met del tratto compreso tra due giunti totali, che non trov
seguito in opere successive in quanto furono ridotte le distanze tra i giunti totali.
Ecco dunque che la necessit di inserire dei giunti a tuttaltezza permanenti nelle
dighe a gravit dimostrata dallesperienza, a maggior ragione allaumentare delle altezze
raggiunte, lesperienza dimostr che le vicende termiche stagionali, in concomitanza con
fenomeni di ritiro della malte, possono provocare variazioni sensibili di volume nelle
strutture

conseguenti

fessurazioni.

Tali

inconvenienti

si

sono

manifestati

sistematicamente nelle realizzazioni del passato, risalenti a periodi antecedenti al 19101920.


In definitiva la presenza dei giunti permanenti nelle dighe a gravit, che esse siano
massicce o a speroni, necessaria per consentire le contrazioni volumetriche durante la
messa in opera e lesercizio della struttura, tali variazioni sono dovute essenzialmente ai
fenomeni di presa ed indurimento, con il relativo calore didratazione, durante le fasi di
costruzione; mentre durante le fasi di normale esercizio sono essenzialmente dovuti ai
fenomeni di variazione termica.
Ad oggi i giunti permanenti sono distanziati tra loro di 15-20 m a seconda della
tipologia della diga e delle particolari esigenze tecniche, hanno in generale dimensione di
qualche centimetro.
Nel trattare i giunti la caratteristica pi importante la tenuta idraulica, infatti
costituiscono un ponte naturale per il passaggio dacqua. Negli anni le tecniche
dimpermeabilizzazione sono evolute, non tanto nella tecnica quanto nei materiali.
La tenuta garantita grazie alladozione di un coprigiunto, ne esistono di
PROWLVVLPLWLSLLSLFODVVLFLVRQRODPLHULQLGLUDPH]LQFDWLVDJRPDWLDVWUHWWRRSSXUH
a Z e parzialmente annegati nel calcestruzzo. In epoca pi recente a tergo dei lamierini
sono stati aggiunti pozzetti riempiti di materiali bituminosi, riscaldabili con resistenze
elettriche oppure circolazione dacqua calda, cos da mantenere la plasticit del materiale,
ovvero lasciati aperti come drenaggi di eventuali infiltrazioni.
Altro metodo, adatto per sbarramenti di modesta altezza, si avvale dellutilizzo di
nastri di materiale plastico-bituminoso di larghezza intorno ai 40 cm e saldati dunque a
cavallo della giunzione. Questa metodologia semplifica notevolmente le fasi di messa in
opera, ma al contempo non fornisce garanzia di tenuta per grandi opere.

Capitolo 1

161

Figura 1.80 Esempi di giunti permanenti per dighe a gravit massicce.

162

Capitolo 1

Una tecnica molto diffusa sfrutta la spinta dellacqua per garantire la tenuta del
giunto, in pratica vengono lasciate delle losanghe a cavallo tra i giunti, e successivamente
riempite con blocchi in calcestruzzo armato, questultimo spinto dallacqua impedisce alla
stessa dinfiltrarsi.

Figura 1.81 Giunto con losanga chiusa da trave in calcestruzzo.

Una variante del giunto precedentemente descritto prevede unapertura poligonale


chiusa con materiali bituminosi.

Figura 1.82 Giunto con losanga chiusa da materiale bituminoso.

Capitolo 1

163

Figura 1.83 Esempi di giunti permanenti per dighe a gravit alleggerite.

164

Capitolo 1

Le metodologie appena descritte vengono utilizzate singolarmente fintato che


laltezza dellopera modesta, quando invece inizia ad essere importante vengono
combinate in maniera tale da ottenere una maggior tenuta senza compromettere il buon
funzionamento del giunto stesso.

Figura 1.84 Schema della distribuzione in pianta dei giunti permanenti.

Negli ultimi anni, dai primi anni 2000, hanno preso il sopravvento, soprattutto
allestero, i giunti con coprigiunto in PVC, grazie al loro bassissimo costo, facilit di messa
in opera ed efficacia.
Come per i giunti precedenti anche questi vengono installati in adiacenza al
paramento di valle, come nella figura sottostante. Molte normative internazionali
consigliano ladozione di tali giunti, come le Indian Standards.
Nel piano verticale il water-stop deve essere esteso dalla fondazione fino alla
massima quota dinvaso e prolungato per un altro metro almeno.

Capitolo 1

165

Figura 1.85 Schema d'applicazione di un giunto in PVC.

Figura 1.86 Sezione di un giunto in PVC. Misure in mm.

166

Capitolo 1

Figura 1.87 Sezione del corpo diga ed esempio d'inserimento del giunto in PVC.

Figura 1.88 Prolungamento del water-stop in PVC.

Capitolo 1

167

Figura 1.89 Dettagli sezione di chiusura giunto in PVC.

1.3.4.6.3

Giunti di costruzione o temporanei

Questo tipo di giunti, presente, naturalmente in tutte le strutture, il solo praticamente


applicato per le dighe ad arco e la sua funzione quella di localizzare leffetto conseguente
al ritiro di presa, evitando il formarsi di lesioni. Non possibile nelle dighe ad arco
prevenire gli effetti delle variazioni termiche interrompendo in modo permanente la
continuit della struttura, in quanto il loro funzionamento statico legato alla connessione
dei conci che le compongono. Questi giunti debbono essere sigillati quando sia avanzato il
processo di esaurimento del calore didratazione e si altres massima la contrazione dei
tronchi dovuta alle vicende termiche esterne.

168

Capitolo 1

In realizzazione del passato tali giunzioni erano sigillate con lapplicazione di


armatura e getto di completamento, ad oggi invece si preferisce gettare malta in pressione
nella zona da giuntare, lasciando quindi un piccolo spazio provvisorio tra due conci
successivi.
Dunque come su accennate i giunti a facce combacianti prevalgono su quelli a
facce discoste, la sigillatura, nelle maggiori dighe ad arco, avviene per anelli orizzontali,
anzich per singoli giunti a tuttaltezza, tale pratica del resto inevitabile quando la
sigillatura precede lultimazione dei getti. Le iniezioni sono precedute da unintensa
lavatura del giunto con acqua; per il quale occorre un foro superiore di sfiato ed uno
inferiore di scarico dellacqua.
In alcuni casi per le iniezioni simpiegano delle
perforazioni che attraversano il giunto, eseguite con
sonde o martelli di mano in mano col procedere delle
iniezioni. In altri casi viene predisposta sulla superficie
del giunto una serie di tubazioni orizzontali o inclinati
aventi un estremo

sul paramento di valle e con

diramazioni al centro di varie aree, uguali,

della

superficie di giunto. Ogni diramazione chiusa da una


valvola

che

ha

il

compito

di

proteggere

dallintasamento da parte della boiacca gli estremi dei


tubi contigui a quello in corso diniezione. Sono
insieme predisposti tubi di sfiato e di scarico dellacqua
di lavatura, di norma di diametro maggiore di quelli
diniezione, ottenendo dunque un vero e proprio
impianto idraulico per liniezione della boiacca.
Il serraggio dei giunti viene eseguito dopo il
raffreddamento interno dei conci e con temperature
Figura 1.90 Disposizione delle esterne basse. Tuttavia spesso utile ripetere le
valvole e dei tubi d'iniezione dei
giunti di costruzione della diga iniezioni dopo qualche tempo.
Talvacohia.

Capitolo 1

169

Per
Pe
P
er evitare
eevvitar
ittaarre laa fuoriuscita
fuori
uoriiu
uo
ussci
citaa di boiacca
bo
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che
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trav
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tali coprigiunti
copri
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rigi
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son
no
o costituiti
cossti
titu
tuit
tu
iti di
iti
di lamierini
lamieeri
rini
ni in
ni
in ferro.
ferr
fe
rro
o..

Figura 1.91 Giunti radiali di costruzione per dighe ad arco e ad arco-gravit.

170

Capitolo 1

In generale hanno dimensioni di circa 1,5-2 m, variabili comunque da caso a caso, e


si trovano ad interassi di 25-30 m, in funzione comunque delle deformazioni valutate in
fase di progetto.

Figura 1.92 Schema della distribuzione in pianta dei giunti temporanei.

Figura 1.93 Giunto radiale di costruzione della diga ad arco-gravit di Valle di Lei.

Capitolo 1

171

Figura 1.94 Giunti perimetrali per dighe ad arco.

172

Capitolo 1

1.3.4.6.4

Giunti Stagionali o per Fasi

Nei paragrafi precedenti sono gi stati trattati i giunti stagionali riguardanti la tecnologia
del RCC, che non verranno dunque ripetuti in questo paragrafo. In ogni caso i giunti
stagionali per le dighe in calcestruzzo classiche sono molto simili a quelli precedentemente
trattati nel paragrafo del RCC.
Le dighe per ovvi motivi vengono costruite in zone molto particolari, lontane dai
centri abitati, quando vengono costruite in montagna, cosa che accade molto spesso, le
operazioni di getto vengono effettuate fin tanto che il clima lo concede. In molti casi
utilizzando additivi e proteggendo i getti dal freddo nelle ore pi rigide, possibile
prolungare questo periodo, ma quando si opera in condizioni estreme il lavoro, ad un certo
punto, deve essere necessariamente sospeso e ripreso dopo linverno.
Alla ripresa dei lavori anche se sono state prese dovute precazioni necessario
effettuare lavorazioni e/o opere tali da ripristinare la continuit strutturale e garantire la
tenuta.
Le motivazioni climatiche non sono le uniche ragioni che possono indurre la
sospensione dei lavori, in altri casi pu succedere che una diga sia costruita per fasi dopo
considerazioni di carattere socio-economico. Ad esempio prevedendo un certo sviluppo
urbano in una certa zona, pu essere progettato uno sbarramento di medie dimensioni che
dopo qualche anno viene ampliato, anche in questo caso dovranno essere predisposti giunti
di ripresa, le problematiche e quindi le tipologie di giunzione, sono le stesse dei giunti
stagionali.
Le tipologie di giunzione utilizzate sono numerose e molto diverse tra loro, in ogni
caso possono essere raccolte in una serie di opere o interventi di base che caso per caso si
adattano meglio alle esigenze tecniche ed economiche dellopera, in funzione soprattutto
della tipologia della struttura, materiali utilizzati e fattibilit dell'intervento, spesso in oltre
tali interventi vengono combinati tra loro per ottenere buoni livelli di continuit e tenuta.
Prima di qualsiasi intervento, per garantire la continuit strutturale e la tenuta, la
superficie del getto viene scarificata, in modo tale da eleminare la parte esterna e
danneggiata o alterata chimicamente del calcestruzzo, dopodich si passa ad una pulizia
della superficie molto accurata, effettuata con getti dacqua in pressione o di aria
compresa.

Capitolo 1

173

Una volta che la superficie stata accuratamente trattata possono essere effettuate
le operazioni che costituiranno il getto vero e proprio. Le opere pi diffuse sono:
x trave coprigiunto in c.a.: il dispositivo di tenuta formato da una trave
coprigiunto in c.a., solitamente disposta a monte, e da un lamierino di rame
retrostante, inoltre spesso viene disposto un sistema drenante orizzontale.
x giunto circonferenziale: adottato spesso anche come giunto provvisorio, le
due superfici che verranno a contatto vengono lisciate e vengono lasciati
degli spezzoni di ferri atti non tanto ad evitare eventuali scorrimenti, quanto
necessari per evitare distaccamenti durante le successive fasi di getto.

Figura 1.95 Giunto circonferenziale di costruzione per la diga ad arco-gravit di Frera.

174

Capitolo 1

Figura 1.96 Realizzazione per fasi successive della diga ad arco-gravit di Cancano II.

Fra le strutture di tipo diverso e quindi le soluzioni pi particolari, interessante


analizzare il caso della diga in blocchi di calcestruzzo di Pian Pal, dove la difficile
situazione geologica consigli la realizzazione dellopera per fasi successive, subordinando
lesecuzione di ciascuna fase al risultato delle precedenti.
Nelle fasi intermedie le colonne dei blocchi vennero costruite con le pendenze che
competevano allopera ultimate: dato il tipo della struttura, fu facile limitare il numero di
blocchi gettato a quello necessario per la stabilit della diga in ogni singola fase. Si ottenne
cos una soddisfacente proporzionalit tra il volume di calcestruzzo ed il volume invasato
nel serbatoio.

Capitolo 1

Figura 1.97 Realizzazione per fasi successive della diga in blocchi di calcestruzzo di Pian Pal.

175

176

Capitolo 1

1.3.4.6.5

Giunti lubrificati nelle dighe in blocchi di calcestruzzo

Le dighe in blocchi di calcestruzzo vengono utilizzate, in particolare, quando la zona


dintervento caratterizzata da un terreno con caratteristiche geologiche non molto buone.
In queste condizioni gli elevati cedimenti che si sviluppano non sarebbero
compatibili con le strutture a gravit o ad arco tradizionali che si fessurerebbero, mentre le
strutture a gravit in blocchi, data la loro natura, riescono ad adattarsi perfettamente a tali
cedimenti, in quanto i blocchi stessi, che la compongono, non sono legati tra loro.
Nasce, per queste particolari strutture, la necessit di costituire dei giunti
particolari, i quali devono garantire la tenuta idraulica ma senza ostacolare i piccoli
spostamenti relativi tra i blocchi.
Vengono a questo scopo utilizzati i giunti lubrificati, sono formati da intercapedini
di 12-20 cm, tra una colonna di blocchi ed unaltra, i quali vengono riempiti di ghiaia. I
blocchi di calcestruzzo lungo il perimetro della sezione trasversale sono provvisti
dingrossamento per il contatto tra gli speroni e per il contenimento della ghiaia. Per
leventuale rifornimento di questultima opportuno disporre un foro per ogni giunto in
corrispondenza del coronamento.
Per ovvi motivi ogni giunto lubrificato deve essere drenato al piede. A tale scopo
lungo le fondazioni sono disposti dei cunicoli per le normali ispezioni e leventuale
drenaggio del terreno di fondazione, muniti talvolta di filtri inversi [10;12;30].

1.3.4.6.6

Giunti Attivi

I giunti attivi sono una categoria particolare di giunzione, che con quelli appena descritti
hanno poco a che fare, se non che anche quelli attivi devono garantire unadeguata tenuta.
I giunti attivi vengono utilizzati per il risanamento di dighe esistenti e nonostante la
tecnologia della precompressione del calcestruzzo venga utilizzata nei ponti e nelle
strutture civili gi da molto tempo, in questo campo ha trovato limitato impiego.
Sostanzialmente viene effettuata una precompressione con martinetti piatti azionati
meccanicamente o idraulicamente. Questa precompressione ha lo scopo di realizzare una
collaborazione tra due strutture, vecchia e nuova, fra di loro indipendenti. I martinetti
piatti, sono disposti di carico dotati di elevata deformabilit in grado di assorbire elevate
deformazioni conseguenti alle aperture del giunto. La messa in opera di un giunto attivo ha

Capitolo 1

177

il vantaggio di neutralizzare le deformazioni irreversibili della roccia di fondazione,


fornendo nel contempo una spinta stabile nota.
Lunico esempio italiano quello della diga di Corbara, sul fiume Tevere, lo
sbarramento in questione ha uno sviluppo planimetrico di 640 m ed costituita da due
diversi tipi di struttura, parte in terra e parte in calcestruzzo.
Fina dallepoca dellultimazione dei lavori di costruzione, sulla superficie di alcuni
speroni della struttura in calcestruzzo si manifestarono fessurazioni capillari che partivano
dalla base e si sviluppavano con andamento subverticale. A seguito dello sviluppo di tali
fessure e alla comparsa di nuove, fu deciso di abbassare il livello dinvaso e
dintraprendere, da parte dellaziende concessionaria della struttura, una campagna di
prove atte a determinare la sicurezza dellimpianto. Questa campagna dindagini mise in
luce come la struttura non avesse grandi margini di sicurezza rispetto alle azioni
tangenziali e come lorigine delle fessure fosse da imputare ai fenomeni di aumento del
calore dovuti al processo didratazione del calcestruzzo.

Figura 1.98 Vista prospettica parziale della struttura progettata per il risanamento della
diga di Corbara.

178

Capitolo 1

Il progetto di risanamento consistito nella realizzazione di una nuova struttura


gettata nel vano tra due speroni attigui e collegata ad un basamento longitudinale di
contrasto realizzato al piede di valle degli speroni stessi. In tal modo si ottenuto il duplice
scopo di assicurare un appoggio alla struttura esistente nellipotesi limite di uninstabilit
causata dalle fessure esistenti e di aumentare il coefficiente di sicurezza del complesso nei
riguardi dello scorrimento.
Il contatto tra le due strutture durante la fase di presa di carico dellintero
complesso stata realizzata mediante martinetti piatti integrati in cunei di sicurezza in
calcestruzzo. La scelta di un giunto attivo stata dettata dalla necessit ed opportunit di:
x Assicurare la trasmissione di una forza di valore certo;
x Neutralizzare il ritiro ed il fluage del calcestruzzo;
x Mettere in carico il pi presto possibile la roccia di fondazione della nuova
struttura, compensandone le deformazioni irreversibili.
Il comportamento delle due strutture e della relativa roccia di fondazione in fase di
costruzione, di presa di carico e desercizio controllato da unapposita strumentazione,
dotata di sistema automatico di acquisizione ed elaborazione dati [31].

Capitolo 1

179

1.3.4.7 Sistemi di Tenuta ed Opere dimpermeabilizzazione


1.3.4.7.1

Introduzione

Le dighe a gravit richiedono, per ragioni statiche, il drenaggio della fondazione e del
corpo dellopera. Ladozione dei giunti sopraccennati, con i quali si cerca di localizzare la
formazione di discontinuit nei corpi murari, costituisce di per s anche un valido
provvedimento contro le infiltrazioni: inoltre considerato essenziale, in base
allesperienza acquisita, assicurare ai corpi murari, attraverso ladozione di materiali di
caratteristiche fisiche rispondenti e la buona esecuzione, i dovuti requisiti di compattezza
ed impermeabilit, requisiti che i dispositivi di protezione dei paramenti verso acqua, cui
verr accennato, sono per lo pi destinati ad integrare.
Altro importante accorgimento rappresentato dai dispositivi atti a drenare le
eventuali infiltrazioni ed allontanarle dal corpo murario, considerati indispensabili per le
strutture che presentino spessori non esigui.

1.3.4.7.2

Protezione dei Paramenti di Monte

In passato, quando criteri e metodi di posa in opera dei calcestruzzi erano meno avanzati
degli attuali, la mancanza di mezzi di costipazione obbligava

la posa in opera di

calcestruzzi molti fluidi, detti colati, ed i sistemi di trasporto in opera con tubi e canale ne
provocavano facilmente la segregazione, era assai difficile ottenere la loro permeabilit. Si
provvedeva allora a questa con sistemi di cui parleremo in seguito, ad oggi, con lo sviluppo
delle tecnologie di messa in opera e delle caratteristiche del calcestruzzo, sono queste
tecniche sono ormai cadute in disuso. Siamo infatti capaci di ottenere calcestruzzi con
elevata tenuta e resistenza alla gelivit, grazie alla presenza di additivi e di curve
granulometriche che garantiscono tali requisiti, nei casi in cui si pensi che la sola
permeabilit del calcestruzzo non basti o che laggressione degli agenti chimici, contenuti
nellacqua, a lungo andare possano creare problemi alla stabilit dellopera, si ricorre ad un
rivestimento di materiale bituminoso.
Altra questione quella dellRCC, come precedentemente ampiamente descritto,
con questa tecnologia si tende a gettare a parte il paramento di monte, utilizzando cos
calcestruzzi meno adatti al RCC ma sicuramente con migliori qualit di tenuta.

180

Capitolo 1

comunque interessante analizzare i metodi che venivano utilizzati in passato,


principalmente possono essere raggruppate nelle seguenti categorie:
x Intonachi;
x Rivestimenti in conci di pietra;
x Rivestimenti in sostanze bituminose;
x Manti in lamiera metallica;
x Paramenti in calcestruzzo.
Per quanto riguarda leconomia dellopera la scelta di utilizzare materiali pi
scadenti e quindi pi permeabili, a fronte di un rivestimento del paramento di monte, non
sempre la scelta pi economica, infatti tali tecnologie sono molto onerose, anche per
questo sono cadute in disuso.

Figura 1.99 Diga di Fontanaluccia vista da monte, il paramento rivestito


con uno spesso strato di intonaco e cemento.

Gli intonachi di malta cementizia gettata e lisciata a mano, o di gunite, ebbero una
diffusione assai larga nel passato; un esame della casistica ha rilevato che in molti casi la
rete metallica migliora lefficienza della gunite, specialmente nei confronti dei distacchi,
purch lintonaco abbia spessori tali da consentire che la maglia metallica sia sollevata dal
paramento e disposta in un primo strato di gunite. Gli elementi raccolti su questi intonaci e
sul loro comportamento a distanza di molti anni permettono di concludere che essi sono
atti a dare qualche risultato soddisfacente, purch assai ben eseguiti, su opere in condizioni

Capitolo 1

181

climatiche non del tutto sfavorevoli e preferibilmente in calcestruzzo. Generalmente per si


notato come il difficile legame dellintonaco con il sottostante calcestruzzo , i ritiri del
primo e le condizioni ambientali , ne provoca la fessurazione a cui seguiva, per le azioni
stesse e la penetrazione dellacqua, il distacco.

Figura 1.100 Diga di Valle di Cadore, vista da monte del rivestimento in conci di pietra.

I rivestimenti in conci di pietra ebbero largo impiego, tanto che li troviamo in molti
degli sbarramenti italiani prevalentemente in quelli dalta montagna sia in calcestruzzo che
in muratura di pietrame. Alle pietre per questi rivestimenti si richiede particolare durezza e
compattezza, limitato coefficiente di dilatazione termica, in vista della loro funzione, si
prestano bene dunque pietre di natura silicea. In alcuni casi sono stato utilizzati blocchi di
calcestruzzo gettati a pi dopera. Nonostante laccuratezza e gli accorgimenti nella posa in
opera e nella sigillatura dei giunti, si manifestarono in molti casi delle incrinature nei
collegamenti stessi, con conseguente penetrazione dacqua; questi inconvenienti si
manifestarono prevalentemente nelle opere sprovviste di giunti, o con questultimi troppo
distanziati. In generale lesperienza ha dimostrato come anche quando i commenti del
rivestimento siano fatti ad opera darte, la resistenza allazione dellacqua e sempre
piuttosto limitata, questo ha portato in alcuni casi a combinare questo sistema con una
cavit di 15-20 cm lasciata tra il paramento stesso ed il rivestimento, riempita di
calcestruzzo o sostanze bituminose. Buoni invece sono i risultati di protezione dai
fenomeni gelivi. Dal punto di vista tecnico, un vantaggio nel loro utilizzo, sta nel fatto che

182

Capitolo 1

la levatura del rivestimento precede quella della struttura di qualche metro cos che non
necessario predisporre casseformi a monte. Ma nonostante questa economia, il
provvedimento assai oneroso quanto la posa in opera dei bolognini in pietra manuale.
Inoltre il ritmo dei getti viene a risultare in questo modo totalmente legato alla posa in
opera del rivestimento. Tenuto anche conto che limpiego di areanti costituisce oggi una
difesa dallazione del gelo sul calcestruzzo, i rivestimenti non sono pi adottati.
Anche questi rivestimenti, vernici, emulsioni, strati di materiali bituminosi, furono
usati con una certa frequenza in passato, essi sono da considerarsi come mezzi integrativi
di altri accorgimenti. In generale le loro caratteristiche sono risultate poco rispondenti
allesigenze delle dighe e lesperienza ha anche dimostrato che questi rivestimenti, se
inizialmente presentano elasticit ed aderenza, raramente sfuggono allinvecchiamento
rapido, allasportazione, agli effetti del raschiamento del ghiaccio, per cui si rendono
necessarie periodiche operazioni di manutenzione.

Figura 1.101 Diga di Gilgel Gibe, Etipia, diga in terra completamente rivestita di materiale
bituminoso.

I rivestimenti in lamiera metallica hanno avuto poco seguito in Italia


nellapplicazione in dighe in muratura con malta. Questo provvedimento si dimostrato
ottimo quale radicale soluzione per ottenere limpermeabilizzazione di strutture il cui
risanamento era risultato impossibile per altre vie, la sua adozione in sede di costruzione
pu far realizzare qualche economia, purch la muratura a tergo del rivestimento non

Capitolo 1

183

richieda particolari doti dimpermeabilit: naturalmente, a questa economia posto un


limite dai requisiti di resistenza meccanica e di durevolezza che il calcestruzzo deve in
ogni caso possedere.

Figura 1.102 Rivestimento di monte della diga a volte multiple del lago Venina: 1)Soletta in
calcestruzzo; 2)Rete ondulata; 3)Giunto in lamierino catramato; 4)Listelli di gomma-butile; 5)Strato
di gomma bitume; 6)Spalmatura di sostanza incollante; 7)Lamierino; 8)Fori per zanche.

184

Capitolo 1

Figura 1.103 Rivestimento metallico di monte della diga a gravit massiccia dell'Alpe Gera.

I paramenti in calcestruzzo compatto di per s praticamente impermeabili, privi


quindi di particolari rivestimenti, come visto, si sono decisamente affermati nelle dighe pi
recenti. Gi in passato, quando le tecnologia del calcestruzzo per le dighe era
prevalentemente quella del calcestruzzo colato, paramenti in calcestruzzo confezionato con
particolare cura avevano dato risultati soddisfacenti. Come visto nei paragrafi precedenti,
riguardanti il materiale da costruzione, la buona tenuta idraulica del calcestruzzo legata
non solo alle caratteristiche della curva granulometrica e di eventuali additivi, ma anche
alla buona messa in opera, con particolare attenzione alla vibratura ed al costipamento.

1.3.4.7.3

Manti tipo Levy

I manti tipo Levy costituiscono la un sistema di drenaggio, ma essendo anche un vero e


proprio rivestimento del paramento di monte verranno trattati in questo paragrafo, si

Capitolo 1

185

costituiscono di una serie di voltine di cemento armato, con raggio generalmente inferiore
al metro e spessore di circa 20-30 cm, protette da un intonaco di tenuta, impostate sulla
superficie del paramento di monte del corpo diga. Si realizza cos unintercapedine che
isola il corpo diga dal serbatoio.
I manti di copertura tipo Levy hanno dunque la duplice funzione: protettiva e di
drenaggio. In Italia hanno avuto poco seguito, in generale nel mondo sono rarissime le
applicazioni di questa tecnica, in quanto lesperienza ha dimostrato che non sono adatti a
resistere alle forti variazioni termiche ed alleffetto del ghiaccio ed al gelo accentuati dalle
oscillazioni del livello liquido.
In alcuni casi per far fronte alle rotture delle voltine le intercapedini sono state
riempite di calcestruzzo, unitamente a canne drenanti per smaltire le acque dinfiltrazione,
in altri casi invece non vi stata la possibilit di recuperare tali situazioni per cui si
proceduto alla demolizione di tuto il manto e al ripristino con diverse tipologie
impermeabilizzanti.

Figura 1.104 Diga di Ceresole, vista delle voltine del paramento di monte.

186

Capitolo 1

1.3.4.7.4

Protezione del Paramento di Valle

In generale i paramenti di valle delle dighe in calcestruzzo, specialmente del tipo plastico
vibrato, non hanno bisogno di rivestimenti protettivi, lesperienza dimostra che in questo
senso si sono conservati bene.

1.3.4.7.5

Dispostivi di Drenaggio

Le dighe a gravit richiedono per ragioni statiche il drenaggio della fondazione e del corpo
dellopera. Il primo viene realizzato mediante delle perforazioni verticali di diametro non
minore di 200 mm e profondit in roccia non minore di 10 m. Ad evitare lintasamento
necessario che esse vengano eseguite successivamente alle iniezioni di saldatura.
Infine, esse devono avere sbocco libero ed accessibile per il controllo dei livelli
dacqua interni.

Figura 1.105 Schema di posizionamento del sistema di drenaggio.

Capitolo 1

187

Per tutto ci, a piccola altezza sulla fondazione, circa 4-5 m, e a piccola distanza dal
paramento di monte della struttura, circa 3-4 m ma crescente con laltezza dellopera, viene
lasciato nella struttura un cunicolo praticabile e di dimensioni sufficienti per le manovre
delle aste delle sonde, almeno 2,20 x 2 m, che segue tutto il perimetro di fondazione; da
esso che vengono perforati i drenaggi.
Ciascun foro viene munito in sommit di un corto tubo di ferro o di PVC, forzato e
cementato al foro, al quale pu essere applicata una cuffia che porta un manometro ed un
rubinetto per le eventuali misure rispettivamente delle pressioni e delle portate.
Il cunicolo perimetrale longitudinale sussidiato da piccoli cunicoli trasversali,
luno nel punto pi depresso per lo scarico dellacqua dinfiltrazione e di condensazione,
altri, di accesso, a quote intermedie e poco sotto il coronamento.
Il cunicolo suddetto ha anche la fondamentale funzione di sede di eventuale
esecuzione diniezioni dimpermeabilizzazione della roccia nel caso che allatto
dellinvaso quelle precedenti si dimostrassero insufficienti. Molte volte esso viene anche
utilizzato, a fine costruzione, per eseguirvi iniezioni di saldatura.

Figura 1.106 Dettaglio del cunicolo di drenaggio di fondazione.

Altro fondamentale utilizzo del cunicolo di drenaggio in fondazione quello di


poter essere usato come galleria dispezione, sar quindi necessario inserire dei cunicoli di
collegamento a vari livelli. Il cunicolo dispezione viene utilizzato sia per osservare il buon

188

Capitolo 1

funzionamento del sistema di drenaggio, che per verificare il corretto funzionamento delle
eventuali opere di regolazione degli scarichi di fondo.
Un aspetto molto importante riguardo alle opere da drenare quello della roccia di
fondazione, infatti essenziale drenare anche questultima cos da inibire il pi possibile il
fenomeno delle sottopressioni, soprattutto nel caso delle dighe a gravit massicce. Il
drenaggio avviene con fori effettuati dopo aver gettato la fondazione, come quelli spiegati
precedentemente, la dimensione, profondit e spaziatura dipenderanno dalle caratteristiche
geofisiche della roccia di fondazione e dallaltezza dellinvaso, una volta a regime. Molte
norme internazionali per questi drenaggi della roccia consigliano diametri non minori di
75mm, con un interasse inferiore ai 3 m, e profondit compresa tra il 20-40% della
massima

quota

dinvaso

tra

il

30-75%

della

profondit

dello

scudo

dimpermeabilizzazione. Un tipico esempio di drenaggio di fondazione in terreni poco


coesivi mostrato nella figura sottostante.

Figura 1.107 Dettaglio del drenaggio della roccia di fondazione per terreni poco coesivi.

Capitolo 1

189

Figura 1.109 Andamento della galleria di drenaggio di fondazione.

Figura 1.108 Fori di drenaggio della roccia di fondazione e fori


di iniezione dello scudo impermeabilizzante in malta.

Il drenaggio nel corpo diga ottenuto mediante una serie di tubi in calcestruzzo
poroso, quindi permeabile, ottenuto con una miscela senza aggregato fine, con dimensione
dellaggregato intorno ai 20 mm. Vengono posti in opera durante il getto, verticali, a

190

Capitolo 1

distanza di circa 2,5 m, su tutta laltezza dal piede fino al coronamento e su tutto lo
sviluppo della struttura.
Vengono disposti anche cunicoli orizzontali a quote intermedie, longitudinali,
praticabili, che facilitano il controllo e soprattutto la localizzazione di eventuali filtrazioni
raccolte dai tubi di drenaggio.

Figura 1.110 Gallerie di drenaggio in una sezione non tracimabile della diga.

Nelle dighe a speroni il drenaggio di fondazione costituito da perforazioni


analoghe a quelle sopra descritte, ma con la bocca allaperto intorno al perimetro a valle
della testa degli elementi. Nelle stesse tipologie di dighe viene spesso omesso il drenaggio
interno allelemento, in quanto non imposto da ragioni statiche. Pertanto tali strutture sono
spesso prive di cunicoli.
Nelle dighe ad arco, le quali, agli effetti statici, non richiedono drenaggio,
disposto, quando lo spessore lo consente, il cunicolo perimetrale, al solo fine

Capitolo 1

191

dellesecuzione di eventuali iniezioni integrative dello schermo impermeabilizzante


iniziale; esso talora utilizzato per le iniezioni di saldatura.
In tali strutture sono disposti anche cunicoli intermedi, pozzi e camerette per il
collocamento di apparecchi di misura di spostamenti e deformazioni [10;12;31;32].

Figura 1.111 Gallerie di drenaggio in una sezione tracimabile della diga.

192

1.4

Capitolo 1

Opere di Scarico e di Presa

1.4.1

Organi dIntercettazione

1.4.1.1 Introduzione
Il controllo delle portate da un serbatoio verso lo scarico o verso lutilizzazione svolto
rispettivamente dalle opere di scarico e di presa. La loro disposizione, collocazione e
dimensionamento, dipende principalmente dal tipo di diga, cio tipologia strutturale e
materiali utilizzati, dalle portate da smaltire, quindi dallestensione del bacino, e dalle
portate da utilizzare, cio dalla funzione dellopera di sbarramento.
Gli organi di controllo sono:
x Scarico di superfice;
x Scarico di fondo;
x Scarico di mezzo fondo, solo per le dighe di nuova costruzione;
x Opere di presa.
Lo scarico di superficie viene realizzato per poter smaltire verso valle, e senza
danni alle opere, la portate che, esaurita la capacit del bacino, giunga al serbatoio stesso.
Lo scarico di fondo serve per il vuotamento del serbatoio: per emergenza, per la
manutenzione delle opere, per leventuale allontanamento del materiale sedimentato, per
svasi preventivi allannuncio di una piena, per integrare talvolta lo scaricatore di superficie
durante le piene. Nelle dighe in calcestruzzo esso spesso inserito nel corpo murario,
suddiviso eventualmente in due scarichi in parallelo. Nelle dighe in materiali sciolti deve
essere collocato al di fuori del corpo diga, utilizzando talvolta la deviazione provvisoria,
opportunamente adattata, con ununica eccezione: quando lo scarico possa essere
cementato in una trincea scavata in roccia, in quanto la roccia stessa sia presente, al di sotto
della diga.
Lo scarico di mezzo viene inserito nelle grandi opere per garantire una maggiore
affidabilit nel processo di vuotamento, esso , infatti, sotto un minore carico, pu essere
aperto con maggiore facilit anche in emergenza, consentendo di scaricare una frazione
significativa del volume dinvaso.
Le opere di presa da serbatoi hanno forma e dimensioni che dipendono, oltre che
dalla portata derivabile e dalla sua destinazione, dal tipo di diga e dalle condizioni del sito.

Capitolo 1

193

La presa posta pi in basso possibile per sfruttare al massimo linvaso, riservando


per al disotto un volume per laccumulo del materiale sedimentato nellipotesi che il suo
riempimento non avvenga prima di un numero prefissato di anni. opportuno che il
manufatto di presa possa prelevare acqua, oltre che in prossimit del fondo, anche alle
quote intermedie fino in prossimit del massimo invaso. Questultima disposizione
raccomandata per due ragioni: una legata alle piene e alle relative portate di materiali,
anche in sospensione. Questi, infatti, specie se il lago non molto esteso in lunghezza,
possono giungere a depositarsi in prossimit dellopera di presa. In queste condizioni
appare evidente lopportunit di poter attingere anche a quote pi elevate e prossime alla
superficie.
La seconda ragione riguarda la temperatura e le sue variazioni stagionali, cos da
consigliare al variare delle stagioni lattingimento a quote differenti, con lobiettivo di
distribuire acqua ad una temperatura che sia pi vicina possibile alle temperature
desiderate.
Lopera di presa di solito collocata in prossimit dello scarico di fondo, lapertura
saltuaria consente lo smaltimento del materiale depositato nei pressi dellimbocco,
liberando quindi anche limbocco dellopera di presa.
La chiusura degli scarichi e delle derivazioni avviene tramite dispositivi mobili
detti paratoie. Nella maggior parte dei casi le sezioni delle opere da chiudere sono
rettangolari, per cui vengono utilizzate paratoie rettangolari, ma sezioni diverse da
questultime vengono utilizzate per piccole paratoie, una delle pi diffuse quella
circolare. Spesso vengono utilizzate in serie, ad esempio la parte superiore realizzata con
una paratoia rettangolare, che consente lo scorrimento nei gargami, e quella inferiore a
forma di semicerchio.

1.4.1.2 Paratoie
Le paratoie sono strutture mobili che servono a chiudere parzialmente o completamente
una struttura fissa per ritenuta dacqua.
I tipi fondamentali sono:
x Paratoia piana;
x Paratoia a ventola;

194

Capitolo 1

x Parta vinciana o porta a vento;


x Paratoia a settore.
Alcune di queste possono comporsi tra loro dando luogo ai seguenti tipi principali:
x Paratoia piana su piana;
x Paratoia piana con ventola sovrapposta;
x Paratoia a settore con ventola sovrapposta.
Le paratoie sono generalmente realizzate con strutture saldate in acciaio al
carbonio. Piccole paratoie di serie sono a volte realizzate con ghisa sferoidale. Mentre
quelle di piccole dimensioni per impianti di depurazione sono spesso costruite in acciaio
inossidabile o alluminio. Fino all800 venivano realizzate in legno con inserti in acciaio.
Per le paratoie in acciaio la dimensione minima degli elementi di 6-8 mm, cos da
garantire la saldabilit e per limitare la riduzione percentuale di spessore dovuta
allossidazione.
Frequentemente paratoie piane e metalliche sono manovrate con adeguati
dispositivi, la struttura essenzialmente costituita da una lamiera dacciaio a monte con
lufficio di tenuta, fissata ad una serie di travi con funzione di resistere. I bordi della
paratoia sono rinforzati da travi metalliche e spesso, anche allinterno, sono posti profilati
metallici dirrigidimento.
La paratoia piana scorre entro due incavi laterali detti gargami. Il sollevamento
meccanico, ed prevista la manovra manuale. Nei canali il movimento generalmente
trasmesso, con unasta, da unapparecchiatura collocata su un piano di manovra. Le
paratoie larghe pi di 1,5m sono dotate di due aste comandate dallo stesso meccanismo.
Poich il bordo superiore della paratoia molto superiore al massimo livello dellacqua,
laltezza del piano di manovra sul fondo canale di circa 2,5 volte il tirante dacqua.
Le azioni che sollecitano una paratoia sono di due tipi:
x Carichi permanenti;
x Carichi accidentali.
Alla prima categoria appartengono: il carico idrostatico, se pur variabile con
lesercizio dellopera pur sempre la maggior fonte di sollecitazione per cui accreditabile
a questa categoria, il peso proprio della struttura, importante insieme al carico idrostatico
per dimensionare gli organi di manovra, leventuale spinta di galleggiamento per paratoie a
struttura, in tutto o in parte chiusa.

Capitolo 1

195

Le azioni accidentali sono essenzialmente due: quelle dorigine sismica e quelle


dovute a possibili urti provocati dal materiale trasportato dalla corrente, considerando di
norma trascurabili le azioni ondose di varia natura.
Le paratoie e le loro parti accessorie, possono essere esposte allazione del
materiale solido trasportato: con qualche sofferenza per le manovre o per danni alla soglia:
problemi da considerare con attenzione per impianti posti sui corsi dacqua naturali o per
gli scarichi di fondo.
Oltre alla resistenza ai carichi le paratoie devono garantire una tenuta totale,
saranno dunque, sotto questo aspetto, dei punti critici quelli di raccordo della paratoia con i
margini della struttura, ed i gargami. Saranno dunque protetti con guarnizioni in gomma, o
in alcuni casi, soprattutto utilizzati in passato, con dei lamierini in rame zincato o in
acciaio.

1.4.1.3 Getti per la Posa delle Paratoie


La progettazione di queste opere deve essere una progettazione integrata da parte del
progettista civile e di quello elettro-meccanico, sia per la definizione dei carichi, ma
soprattutto per la determinazione degli aspetti tecnici, dimensioni, passaggio delle
tubazione e degli impianti.

Figura 1.112 Predisposizione dei gargami di una paratoia piana sul getto di prima fase.

196

Capitolo 1

Di solito il getto della struttura muraria attorno alla paratoia viene fatta in pi fasi,
nella prima devono essere gettate la parti pi propriamente resistenti, inglobando i bulloni
di collegamento o lasciando i fori necessari per il loro inserimento e disponendo di
opportuni spazi per consentire le varie manovre di presentazione, allineamento,
assemblaggio e rettifica in sito delle varie parti elettro-meccaniche: fori e spazi che poi
vengono bloccati nel calcestruzzo con il definitivo fissaggio.
La seconda fase consiste nei getti di completamento che garantiscano unadeguata
coesione tra il calcestruzzo e le zanche o ganci delle opere metalliche.
In questa fase il progettista deve tener conto delle operazioni di montaggio e di
trasporto, garantendo adeguati spazi di manovra.

1.4.1.4 Paratoie Piane


Le paratoie piane, che chiudono luci a superficie libera, nella pi semplice forma
strutturale, con travi orizzontali costituite da profilati, sono utilizzate per luci L ed altezze
H di ritenuta relativamente modeste. Il prodotto LH pu spingersi fino a valori di 30m2:
quindi, per L=10 m, pu assumersi H=3 m, ad esempio, con un peso dellacciaio
dellordine di circa 250 N/m2. Luci maggiori richiedono strutture con travi orizzontali
composte e pesi specifici dellordine di 250-300 N/m2. A questi pesi sono daggiungere
quelli relativi ai gargami, ai modi di sollevamento e agli organi di manovra.
da ricordare, come a parit di lunghezza da sbarrare, il costo della traversa non
sia molto influenzato da una diversa modulazione delle luci; essendo, per contro, notevoli i
vantaggi, costruttivi e desercizio, legati ad un ridotto numero delle pile. In questa
prospettiva, luci spinte fino a valori compresi tra 20-40 m sono da considerarsi con
interesse, i maggiori valori applicati, ovviamente, alle traverse dampiezza relativamente
notevole.
Un metodo per pre-dimensionare velocemente le paratoie piane irrigidite quello di
disporre gli irrigidimenti orizzontali in maniera tale da avere campi sollecitati nello stesso
modo, cos da ottimizzare limpiego del materiale. Tale risultato pu essere facilmente
raggiunto andando a suddividere il prisma di spinta in un certo numero, pari al numero di
campi che vogliamo ottenere, di poligoni con aree uguali.

Capitolo 1

197

Figura 1.113 Paratoia piana: suddivisione in zone di uguale spinta.

198

Capitolo 1

Le travi cos posizionate saranno quelle secondarie che andranno a scaricare su


quelle primarie poste in corrispondenza dei gargami ed ortogonali a quelle
precedentemente descritte. Questultime sono dunque caricate da un numero discreto di
forze derivanti da un carico triangolare. Le travi principali, in corrispondenza dei gargami,
sono a loro volta poggiate su due o pi ruote, la collocazione di questultime deve essere
tale da dar luogo, a paratoia chiusa, allo stesso carico sulle ruote, ma anche tale da rendere
molto prossimi tra loro i momenti positivi e negativi sulla trave di supporto.

Figura 1.114 Schema di Paratoia piana su ruote con sollevamento ad argano tramite catena.

Capitolo 1

Figura 1.115 Ruota di scorrimento di una paratoia piana entro un gargame con
indicati i getti di prima e seconda fase.

Figura 1.116 Tenute superiori di una paratoia piana sotto battente con indicata la
soluzione da preferire.

199

200

Capitolo 1

1.4.1.5 Paratoia Piana su Paratoia Piana


Per controllare lo scarico di superficie con elevati battenti, e anche per lo scarico da una
cassa di laminazione, talvolta impiegata una paratoia composta da due elementi: la
cosiddetta paratoia piana su piana.

Figura 1.117 Schema di funzionamento di una paratoia piana su piana.

La paratoia composta in altezza da due elementi, dei quali quello superiore pu


abbassarsi affiancandosi a quello inferiore: il deflusso avviene a stramazzo; da questa
posizione la paratoia pu poi essere sollevata dando luogo ad un deflusso sotto battente.
La spinta durante il sollevamento circa 1/4 di quella a paratoia chiusa e massimo
invaso: con notevole riduzione dello sforzo, apprezzabile specie per una manovra
demergenza.
Unulteriore vantaggio costituito dal fatto che il piano di manovra, collocato poco
sopra il bordo superiore della paratoia aperta, si viene a collocare ad unaltezza di poco
superiore alla met del valore della massima ritenuta, anzich dellintera ritenuta come
avviene per la paratoia piana, con significativa riduzione degli ingombri fuori terra.

Capitolo 1

201

Figura 1.118 Paratoia piana su piana allincile del canale Battaglia a Padova.

In realt si tratta di unopera elettro-meccanica, per cui molto pi onerosa delle


semplici paratoie piane.
Le paratoie piane ad elementi sovrapposti, hanno il vantaggio, che proprio anche
delle paratoie con ventola, di potersi abbassare nella loro parte superiore consentendo
anche levacuazione degli elementi galleggianti; e di potersi sollevare nella parte inferiore
per scaricare dal fondo. Queste paratoie si trovano spesso installate negli sbarramenti in cui
laltezza di ritenuta degli organi mobili circa uguale allaltezza della diga.

202

Capitolo 1

1.4.1.6 Paratoie a Ventola


Le paratoie a ventola sono paratoie piane, incernierate sul fondo, che regolano il livello di
un canale o di una diga. La paratoia generalmente sostenuta con tiranti a formare con
lorizzontale un angolo di circa 60; la portata viene fatta defluire abbassando, per
rotazione, la cresta della paratoia, la vena sfiorante viene areata al disotto con aeroforo per
evitare fenomeni di cavitazione. La paratoia non necessita quindi di gargami, esercitando la
tenuta laterale con una pipetta che scorre su di una superficie rivestita con una lamiera di
acciaio inossidabile.
Per aprire tutta la luce, la paratoia viene abbattuta sul fondo; questa particolarit
comporta che la struttura sia sempre a contatto con lacqua, ma anche esposta al
danneggiamento da parte del materiale solido eventualmente trasportato sul fondo.
La struttura solitamente costituita da due travi laterali principali, che sostengono
una serie di travi secondarie trasversali, distribuite con la consueta regola di sopportare lo
stesso carico, dopodich travi dirrigidimento sul bordo libero ed il mantello di tenuta
completano lopera. In alternativa pu essere composta al contrario, cio un sistema di
travi principali orizzontali che sostengono un sistema di travi secondarie verticali soggette
ad un carico triangolare. La scelta dei due schemi dipende dalle dimensioni dellopera.
La struttura si presta particolarmente automatizzata per mantenere costante il livello
a monte della stessa, in questa versione spesso impiegata sulla cresta delle dighe o nei
canali.
La ventola automatica dotata di bilanciere contrappesato che consente, entro certi
limiti la regolazione ed in regime di regolazione, di mantenere costante il carico a monte.
Il contrappeso infatti dimensionato per essere in equilibrio con la ventola quando
la spinta sulla stessa corrisponde ad un carico a monte fino al labbro sfiorante.
Allaumentare

del

carico

monte

aumenta

la

spinta

sulla

paratoia,

contemporaneamente si sposta verso lalto il baricentro della stessa, il che comporterebbe


la rottura dellequilibrio con sollevamento del contrappeso e labbassamento completo
della ventola; le possibili condizioni dequilibrio sarebbero quindi quelle di ventola tutta
sollevata o tutta abbassata. Per consentire un abbassamento della paratoia che tenga,
almeno fino ad un certo punto, relativamente costante il livello a monte, il perno
realizzato a cremagliera in modo da spostarsi in avanti con la rotazione: allaumentare del
carico aumenta la spinta sulla paratoia, il che comporta labbassamento parziale della

Capitolo 1

203

stessa, il sollevamento del contrappeso ed il congruente avanzamento del centro di


rotazione, con diminuzione del braccio del momento ribaltante.
Il dispositivo consente di avere, fino a circa la met della massima portata, per ogni
valore del carico a monte, una sola condizione dequilibrio, con la ventola tanto pi
abbassata quanto pi elevato il carico a monte.
Oltre un certo valore si ha labbattimento completo della ventola, che si risolleva
poi quando diminuisce il carico a monte. Un martinetto predisposto per labbattimento
della ventola, anche con carico a monte inferiore al bordo superiore della ventola stessa.

Figura 1.119 Ventola automatica.

204

Capitolo 1

Figura 1.121 Schema di ventola sostenuta sulla cresta di uno sfioratore.

Figura 1.120 Ventola sostenuta sullo sfioratore di una diga.

Capitolo 1

205

Figura 1.122 Ventola della diga Cantoniera.

206

Capitolo 1

Figura 1.124 Tenute laterali di una paratoia a ventola o di un


settore con carico da monte e un carico sia da monte che da valle.

Figura 1.123 Tenuta di soglia di una paratoia a ventola con carico a


monte.

Capitolo 1

207

1.4.1.7 Paratoia Piana con Ventola Sovrapposta


Talvolta impiegata una paratoia con ventola sovrapposta: la ventola automatica ha la
funzione precedentemente descritta, mentre la paratoia piana pu essere sollevata a
comando, per far defluire dalla sezione controllata pi portata di quella ammessa dalla
ventola.

Figura 1.125 Paratoia piana con ventola automatica sovrapposta.

208

Capitolo 1

1.4.1.8 Paratoie Piane per Scarichi di Fondo, Mezzofondo e Opere di Presa


Sono paratoie piane a strisciamento, talvolta su ruote, in grado di manovrare sia in apertura
che in chiusura sotto i massimi carichi idrostatici. In dipendenza dal battente sulla paratoia
e della disposizione generale dellopera, il comando pu essere realizzato in due modi:
x per paratoie sotto carichi significativi la paratoia collocata entro una cassa
metallica, analogamente a quanto avviene per le saracinesche in acquedotto;
la manovra affidata ad un cilindro a doppio effetto, alimentato con olio in
pressione, al quale collegato il diaframma mobile;
x per paratoie piane con carichi limitati collegando il diaframma mobile al
cilindro tramite una catena di aste rigide e prolungando le guide fino al
piano di manovra.
Lintercettazione realizzata, di norma, con paratoie in serie, una di guardia a
monte, e laltra desercizio a valle. Per gli scarichi con il comando sul piano di manovra
sufficiente prevedere un pancone a monte della paratoia di servizio.
Le casse di contenimento ed i rivestimenti del raccordo degli scarichi di fondo e
delle opere di presa devono poter sopportare carichi dallesterno della cassa verso linterno
della galleria pari al carico idrostatico massimo che pu infiltrarsi a paratoia chiusa contro
lo zero assoluto allinterno, assunto per tener conto di possibili fenomeni di depressione.
Poich queste paratoie restano normalmente chiuse necessario tener conto di un
adeguato coefficiente per il calcolo dello sforzo di sollevamento. Devono inoltre essere
valutate pressioni o depressioni dovute alla vena defluente che possono produrre
incrementi degli sforzi di manovra.
Le superfici di tenuta sono anche piani dappoggio e di scorrimento della paratoia:
tenuta e coefficiente dattrito dipendono dalle qualit dei materiali impiegati e dallo stato
di conservazione delle superfici stesse.
Le superfici di contatto sono di ottone o bronzo, le controbattute sulla gargamatura
sono dacciaio inossidabile; quando lacqua trasporta sabbia le superfici di tenuta devono
essere fissate con viti per poterle sostituire.
Gli scarichi devono essere facilmente manovrabili e permettere un efflusso il pi
possibile regolare della corrente idrica, e ci sia con unapertura totale che parzializzata; ed
anche offrire una resistenza allusura in presenza di portata solida. Inoltre i dispositivi
devono essere facilmente ispezionabili, e riparabili in tutte le loro parti.

Capitolo 1

209

La manovra deve essere ancora garantita da due distinte sorgenti di energia.


Negli scarichi di fondo la paratoia a monte munita di by-pass per consentire di
riempire il vano tra le due paratoie, equilibrando cos il carico e consentendo unapertura
pi agevole delle due paratoie anche dopo un lungo periodo dinattivit.

1.4.1.9 Paratoie a Settore


1.4.1.9.1

Generalit

Le paratoie a settore sono costituite da un settore circolare, che costituisce la ritenuta,


supportato da una struttura che scarica su bracci laterali, incernierati alle pile.

Figura 1.126 Schema di paratoia a settore.

La struttura costituita da un paramento cilindrico impermeabile in lamiera


opportunatamente centinato ed irrigidito da travi orizzontali, collegato ai due bracci laterali
di spinta. Il paramento a volte viene realizzato con struttura autoportante a cassone e con
bracci dello stesso tipo.
I bracci sono disposti in maniera tale da sopportare tutti lo stesso carico, possono
essere paralleli alle pile od obliqui, questultimi consentono di avere lorditura orizzontale
con due sbalzi, riducendo quindi il momento massimo; tuttavia aumentano i problemi per i
perni di rotazione.

210

Capitolo 1

Figura 1.127 Paratoie a settore con bracci paralleli ed obliqui.

Le strutture a cassone vengono utilizzate per opere di dimensioni maggiori, la


struttura, per quelle classiche, pu essere realizzata con travi principali subverticali dal
profilo curvo sul lato del mantello, sulle quali vanno a poggiare le travi secondarie disposte
orizzontalmente in modo da sopportare ciascuna allincirca lo stesso carico.
Le paratoie a settore rappresentano una soluzione classica per gli sbarramenti
fluviali: essenzialmente per lampiezza delle luci e laltezza della ritenuta che consentono,
eventualmente associate ad una ventola superiore per suddividere i compiti di regolazione
ed esercizio, oppure con soluzioni che possono essere tracimate.
Inoltre lassenza di gargami non espone la paratoia a fenomeni di danneggiamento
a causa del materiale in sospensione, anche lenergia necessaria alla manovra inferiore a
causa dellassenza dattrito tra la paratoia ed i gargami.
Lunico limite alluso delle paratoie a settore lo sforzo al quale soggetto il
perno, infatti questultimo lelemento maggiormente sollecitato.

1.4.1.9.2

Elementi Metallici, Murati ed Organi di Manovra

Per le paratoie a settore di piccole e medie dimensioni sono due i tipi dargani utilizzati:
x argani a catene galle;
x argani a cilindri oleodinamici.

Capitolo 1

211

Raramente una paratoia di questo tipo richiede luso di spinta verso il basso per la
chiusura, dato il basso valore degli attriti in gioco, normalmente necessario frenarla
durante la discesa fino alla completa chiusura anche sotto carico.

Figura 1.128 Schema di paratoia a settore con bracci inclinati.

Questo tipo di paratoie non richiedono alcuna gargamatura sulle pile o sulle pareti
laterali, necessario per, per garantire una buona tenuta e conservazione delle
guarnizioni, murare nelle pareti in corrispondenza delle zone di lavoro delle tenute,
profilati in acciaio inox sagomati ad arco di circonferenza, e sulla soglia un profilato
rettilineo con la stessa funzione. Tutti i profili devono essere annegati nei getti di seconda

212

Capitolo 1

fase dopo un accurato posizionamento in modo che risultino con la superficie vista a filo
della muratura. Dallaccurato posizionamento delle superfici metalliche di riscontro delle
tenute non dipende solo la tenuta dellopera, ma anche la scorrevolezza della paratoia nel
suo movimento.

1.4.1.9.3

Paratoia a Settore per Scarico di Fondo

Gli scarichi devono essere facilmente manovrabili e permettere un efflusso il pi possibile


regolare sia con apertura totale che parzializzata. Oltre a ci si cerca di rendere i dispositivi
facilmente ispezionabili e riparabili.
Quando il carico sullo scarico di fondo sia limitato e possa tollerarsi una tenuta non
perfetta, il presidio con una paratoia a settore offre numerosi vantaggi.
Il principale la facilit di manovra sotto carico, per la limitata forza di
sollevamento richiesta, inoltre lassenza di gargami evita il problema della possibile
infiltrazione, attraverso di essi, del materiale solido in sospensione.
Nella proposta di aggiornamento delle norme indicato di prevedere il doppio
dispositivo, a monte del settore deve essere quindi disposta una paratoia piana di guardia.

Figura 1.129 Opera di presa a doppia paratoia e panconatura.

Capitolo 1

1.4.1.9.4

213

Settori Autolivellanti

Questo dispositivo costituito da una paratoia a settore di tipo classico, ad un braccio


collegato un cassone cavo collocato in un vano laterale alla paratoia stessa. Il vano ha una
finestra posta verso linvaso, ad una quota corrispondente circa al livello da controllare,
unapertura regolabile inserita sul lato di valle infondo al vano.

Figura 1.130 Settori Autolivellanti.

Quando dalla finestra entra una certa portata, ed essa superi quella che pu essere
smaltita dalle luci di fondo, aumenta il livello nel vano, imprimendo al cassone una spinta,
il momento generato da questultima si compone con quello dovuto dalla spinta idrostatica
sulla paratoia e del peso della stessa, dando luogo, superato un certo valore, al graduale
sollevamento del settore.
Quando la portata che defluisce a battente fa diminuire il carico a monte, inizia la
chiusura del settore. Una condotta dotata di saracinesca posta tra la cresta della soglia
sfiorante ed il vano per il sollevamento del settore per poter sollevare la paratoia anche con
carico ridotto a monte.
Le paratoie a settore ruotano di norma attorno ad un asse orizzontale posizionato
sulla direttrice della risultante, ossia sulla direzione che contiene il centro del settore.

214

Capitolo 1

1.4.1.10

Paratoie Cilindriche ad Asse Orizzontale

Le paratoie cilindriche ad asse orizzontale sono state ampiamente impiegate nelle traverse
allinizio dell900.
Sono cilindri di alcuni metri di diametro, alla cui estremit sono poste ruote dentate
che ingranano su un gargame inclinato con cremagliera.
La catena avvolta ad una dellestremit consente di sollevare od abbassare la
paratoia.
In alcuni casi per non aumentare il diametro oltre le necessit strutturali, poter
aumentare la ritenuta, contenendo quindi il peso della struttura, stato aggiunto un becco
al bordo inferiore.

1.4.1.11

Protezione delle Tenute in Gomma dalla Formazione del Ghiaccio

La formazione del ghiaccio in corrispondenza delle tenute in gomma comporta la


possibilit di rottura delle tenute stesse in caso di manovra della paratoia.
Un dispositivo antighiaccio pu essere realizzato disponendo elementi scaldanti,
dotati di termostato, a tergo della piastra su cui scorrono le tenute. I dispositivi scaldanti
vanno ovviamente isolati sulle parti non a contatto con la piastra di scorrimento.

1.4.1.12

Saracinesche e Valvole

Lintercettazione di condotte in pressione di dimensioni contenute avviene con


saracinesche o valvole di vario tipo.
Questi organi sono di serie per diametri e pressioni limitati, quando si hanno invece
valori particolarmente elevati dei due, tanto che le valvole e saracinesche commerciali non
sono pi utilizzabili, vengono progettate appositamente cos come avviene con le paratoie.

1.4.1.12.1

Saracinesche

Forma e funzionamento sono analoghe a quelle impiegate negli acquedotti o negli impianti
chimici, sono tuttavia costruite con elementi saldati, con un progetto specifico per adeguare
le dimensioni e le pressioni in esercizio alle esigenze richieste.

Capitolo 1

215

Figura 1.131 Esempio di paratoia piana inserita in un impianto di pompaggio.

1.4.1.12.2

Valvole

La categoria di valvole comprende alcuni tipi atti a funzionare nelle posizioni estreme di
apertura e chiusura come:
x Valvole a farfalla;
x Valvole rotative;
ed altri che possono scaricare in posizioni intermedie, come:
x Valvole a fuso classiche o LARNER-JOHNSON;
x Valvole a fuso a dispersione o HOWELL-BUNGER.
Questi organi vengono inseriti nelle tubazioni metalliche che costituiscono i
condotti di scarico, e perci hanno trovato il loro impiego pi frequente negli scarichi
attraversanti il corpo diga. Le valvole sono generalmente costruite con fusioni o con
lamiere saldate. Le dimensioni delle luci non raggiugono di solito quelle delle paratoie

216

Capitolo 1

piane, inoltre nella maggior parte delle applicazioni si trovano pi organi accoppiati con
distinte funzioni di tenuta e regolazione.

1.4.1.12.3

Valvole a Farfalla

Le valvole a farfalla si presentano vantaggiose per la semplicit meccanica e le dimensioni


limitate rispetto agli altri organi dintercettazione.

Figura 1.132 Schema di valvola a farfalla con chiusura a 90.

Hanno presentato peraltro, in passato, alcune deficienze nella tenuta e difficolt di


manovra allapertura, cui si ovviato con opportuno dimensionamento degli organi ed
accorgimenti costruttivi. Hanno inoltre dato luogo ad inconvenienti connessi allefflusso ad
alta velocit, legati a fenomeni di cavitazione e vibrazioni, specialmente sotto carichi
elevati. Anche a questo inconveniente si ovviato inserendo coni riduttori, con diverso
grado di strozzamento, a seconda del valore del carico, da applicare al termine della
tubazione. Nonostante ladozione di questi dispositivi, le valvole a farfalla non hanno
avuto largo impiego negli scarichi profondi da serbatoio.

Capitolo 1

1.4.1.12.4

217

Valvole a Fuso Classiche

Le valvole a fuso classiche o LARNER-JOHNSON sono costituite da un corpo fisso esterno,


cilindrico nella parte meridiana, di diametro superiore di quello della tubazione nel quale
inserita, e gradualmente passante, ai due estremi, con due tratti troncoconici al diametro
della condotta. Internamente disposto un corpo coassiale fusiforme con la parte di monte
e quella centrale, di forma cilindrica, fisse, e quella di valle mobile. Il corpo della valvola
sagomato in modo da evitare le perdite di carico con qualunque grado di apertura.

Figura 1.133 Schema di valvola a fuso classica.

La parte mobile che costituisce lotturatore, in posizione di chiusura aderisce al


tratto convergente di valle del corpo esterno. Tramite dispositivi meccanici motorizzati, o
anche manuali, si pu spostare lotturatore verso monte o verso valle, determinando cos il
grado di apertura della valvola.
Il profilo interno sagomato in maniera tale da ottimizzarne il comportamento nei
confronti della cavitazione, in condizioni di esercizio molto spinte, quali dissipazioni di
carichi idraulici elevati, per evitare danneggiamenti alla valvola dovuti alla cavitazione,
questa pu essere dotata di un dispositivo anti cavitazione, formato da un cestello forato in
acciaio inox, fissato al termine dellotturatore mobile. Le bolle di vapore che si dovessero
formare allinterno della corona circolare, passano attraverso i fori e giungono allinterno
del cestello dove avviene limplosione; in questo modo si preserva la struttura.

218

Capitolo 1

Queste valvole sono idonee alla regolazione dellefflusso anche in presenza di alte
pressioni e possono essere applicate anche a condotte di grandi dimensioni in quanto
modesta la spinta sulle parti mobili. Esse per contro sono dostacolo allallontanamento dei
materiali grossolani depositati sul fondo del serbatoio, tendono quindi a deteriorarsi in
presenza di trasporto solido.
1.4.1.12.5

Valvole a Fuso a Dispersione

La valvola a fuso a dispersione o a getto cavo di tipo HOWELL-BUNGER costituita da un


tratto di tubazione in acciaio, alla cui estremit, opportunamente distanziato, collegato un
cono dacciaio, aperto a circa 90 con la punta verso monte; il cono saldato alla tubazione
tramite alette radiali interne. Coassiale al tubo dacciaio, esternamente a questo, disposto
un secondo tubo il cui diametro interno pari al diametro esterno del primo tubo, il tubo
esterno costituisce lotturatore che, mosso da un sistema oleodinamico, pu scorrere sul
tubo fisso fino a chiudere completamente la luce anulare tra il primo tubo ed il cono.

Figura 1.134 Valvola a dispersione a getto cavo.

Capitolo 1

219

Nella sua posizione dapertura dalla luce periferica defluisce il getto, molto
frantumato, che si diffonde a forma di cono cavo nellaria. Per contenere leccessiva
diffusione del getto nellaria, alla valvola talvolta aggiunta una cuffia cilindro-conica
dacciaio disposta intorno alla luce defflusso.

1.4.1.12.6

Valvole di non Ritorno

Queste valvole vengono montate sulle tubazioni nelle quali si vuole consentire il deflusso
in una sola direzione, per esempio negli impianti di sollevamento consentono solo il
deflusso dalla vasca di pescaggio alla vasca superiore; allarresto delle pompe impediscono
il ritorno dellacqua ed il vuotamento dellimpianto. Come per le saracinesche ed altri tipi
di valvole sono fabbricate in serie fino a determinati diametri e pressioni desercizio
[10;12;33].

Figura 1.135 Esempio di valvola di non ritorno.

220

Capitolo 1

1.4.2

Organi di Scarico e di Presa

1.4.2.1 Generalit
Le dighe, cos come la maggior parte delle opere idrauliche sono dotate di organi di scarico
e di utilizzo, il dispositivo di alimentazione, presente in molte opere idrauliche, , nelle
dighe, sostituito dai fiumi che alimentano linvaso. Gli organi di scarico sono:
x Scarico di superficie;
x Scarico di fondo;
x Scarico di mezzofondo;
x Scarico di esaurimento.
Unitamente a questi organi sono da considerare le opere di dissipazione.
Gli organi di utilizzo sono:
x Opera di presa per lutilizzazione;
x Opera di presa per il minimo deflusso vitale, DVM.
La funzione per la presa del DVM talvolta svolta dallo scarico di fondo, ma anche
da una derivazione dellopera di presa.

1.4.2.2 Scaricatori di Superficie


Le portate che affluiscono al serbatoio, quando il livello abbia raggiunto la quota di
regolazione, vengono smaltite dagli scaricatori di superficie. Le dimensioni dei manufatti
devono assicurare che la quota di massimo invaso non venga superata: adottando per la
piena un valore della sua frequenza probabile dipendente dalle caratteristiche dellopera di
ritenuta.
Gli scaricatori che devono intervenire gradualmente in modo da evitare piene
improvvise nellalveo a valle, possono essere a deflusso libero, quando lo scarico inizia
appena il livello superi la quota della soglia sfiorante; regolato, se presidiato da paratoie,
automatiche o manovrabili manualmente.
Le dimensioni dassegnare al manufatto dipendono dalla forma, durata e intensit
dellevento di piena assunto per il progetto e dal volume che pu essere ritenuto tra la
quota di massima regolazione e quella di massimo invaso.

Capitolo 1

221

Figura 1.136 Diga di Frera e relative opere di scarico e di presa.

1.4.2.2.1

Ubicazione degli Scaricatori

La collocazione planimetrica degli scaricatori dipende dalla morfologia e dalla geologia


della valle e dello stato del terreno nellintorno della quota di sfioro, dal tipo di struttura e
dalla portata massima.

222

Capitolo 1

Viene generalmente considerata con favore la possibilit che offrono le dighe in


muratura di ospitare, in una parte del coronamento, lo scaricatore di superficie per tutta, o
parte, della portata massima: con sfioro a scivolo per le dighe a gravit; con lama
stramazzante e vena libera per quelle ad arco.
invece da escludersi per una diga di materiali sciolti che lo sfioratore possa essere
collocato sul corpo della struttura. In questo caso, o quando non sia possibile utilizzare il
coronamento per inserire lo sfioratore, questultimo posto o lateralmente nel corpo diga o
fuori di esso su uno dei fianchi della valle; oppure quando manchi, per ragioni
morfologiche o costruttive, una zona adatta, si ricorre alluso di sfioratori a calice, in un
luogo che sia, oltre che corretto dal punto di vista idraulico, geologicamente adatto ad
ospitare una struttura verticale e la successiva galleria di scarico.

Figura 1.137 Sfioratori di superficie della diga di Ca' Zul.

Lo scaricatore posto in zona laterale pu assumere essenzialmente due disposizioni


rispetto allo scivolo: quella nella quale lasse del canale perpendicolare alla soglia, come
accade nelle dighe a gravit tracimabili; e quella nella quale, lo sviluppo della soglia
essendo cospicuo, fa si che le portate simmettano in un canale collettore ad essa parallelo,
il quale precede lo scivolo vero e proprio.

Capitolo 1

223

raccomandabile che lo scivolo sia il pi possibile rettilineo, per evitare la


formazione di onde permanenti tipiche delle correnti rapide.
Quando limportanza dellopera porterebbe a dimensionare sfioratori si superficie
troppo grandi rispetto alle dimensioni dellopera possibile contenerle integrando dei
sifoni autolivellanti oppure utilizzando scaricatori regolati con paratoie, tali da poter
regolare lo scarico. Le paratoie che meglio si prestano a questo ruolo sono quelle piane.

1.4.2.2.2

Sfioratori Fusibili

Uno sfioratore fusibile consiste in un argine in terra, eventualmente zoonato o di rockfill,


con piccola pezzatura, realizzato in modo da essere immolato per tracimazione: cio
asportato quando il livello dellacqua superi la sommit.
La tracimazione avviene in un tratto prestabilito dellargine tenuto diserbato per
facilitarne lasportazione.
Questi sfioratori sono talvolta usati, per il loro minor costo, in aggiunta ad una parte
presidiata da paratoie: la parte con paratoie destinata a funzionare per le piene frequenti,
il crollo della parte fusibile destinata agli eventi pi rari.
La parte esterna del tratto in uscita dellargine ove posto il canale costruita con
materiale facilmente erodibile dalla corrente di sfioro e non inerbita. Iniziato lo sfioro, esso
subisce pertanto un rapido abbassamento, allargandosi il varco sui bordi laterali, questi
vengono progressivamente erosi anche senza essere sormontati.
La velocit di erosione dipende dai materiali con il quale costruito e rivestito
largine e dalla geometria della sezione.
Quando necessario uno sfioratore molto esteso, esso viene sezionato in pi
tronchi separati da muri in calcestruzzo.
La massima portata evacuabile dipende, non solo dalla larghezza della breccia, ma
anche dalla quota di massima erosione sul fondo.
La velocit a valle dello sfioratore deve essere tale da allontanare il materiale eroso:
un eventuale deposito in prossimit della sezione erosa ne limiterebbe la portata.

224

Capitolo 1

Figura 1.138 Sfioratore Fusibile e schema delle modalit di erosione.

1.4.2.2.3

Scaricatore a Sifone

Uno scaricatore a sifone, o autolivellante, costituito da una canna verticale o quasi,


alimentata da uno speciale imbocco che si abbassa fin sotto il massimo livello a monte.
Il piede del sifone sagomato a vasca in modo da impedire, durante il
funzionamento, lingresso daria, da valle, nella canna.
Quando la quota della superficie libera, nel canale o nel lago, supera la soglia, la
vena stramazzante, battendo sul lato opposto della canna, crea una chiusura per laria, che

Capitolo 1

225

intrappolata nella sommit, trascinata dalla corrente, dando origine al deflusso pieno con
il completo innesco del sifone.
Spesso dispositivi di questo genere sono stati impiegati come integrazione di soglie
fisse riducendone la lunghezza. Una controindicazione che ne limita lutilizzo la
possibile ostruzione della bocca per opera di corpi galleggianti, quali tronchi o anche, nei
serbatoi in alta quota, lastre di ghiaccio.

Figura 1.139 Sifoni autolivellanti.

1.4.2.2.4

Sfioratore a Calice

Precedentemente sono state elencate le condizioni che portano allesecuzione di uno


sfioratore a calice, in ogni caso la condizione che pi ne limita lutilizzo e la progettazione
la necessit di inserire un canale di scarico.
A differenza degli scarichi rettilinei, il calice soggetto ad ingolfamento, il quale
interviene quando la portata defluente a stramazzo eguaglia quella ottenuta con il deflusso
sotto battente.
La corrente in uscita dallo sfioratore, subisce un incremento di volume dacqua
dovuto allassorbimento dellaria, questo comporta una depressione con richiamo dellaria
dallesterno, che percorre il canale in controcorrente, dando luogo ad increspature che
possono mandare in pressione la galleria. Per evitare tutto ci, allo sbocco del canale della
galleria destinata a funzionare a pelo libero, deve essere collocato un aeratore che preleva
aria dallesterno in quantit adeguata.
Il condotto di areazione deve comunque avere pendenza verso lo scarico, cos da
non poter essere intercluso da uneventuale entrata in pressione o dacqua piovana. Deve

226

Capitolo 1

Figura 1.140 Sfioratore a calice della Diga di Pontesei.

Figura 1.141 Funzionamento di uno sfioratore a calice.

Capitolo 1

227

essere portato fino ad una quota tale da non dar luogo a fuoriuscita dacqua nel caso di
entrata in pressione. Deve essere in ogni caso portato almeno 3 m sopra il piano di
campagna in maniera tale da non interessare, con il trascinamento daria, persone o
animali.

1.4.2.2.5

Scaricatori a Vortice

Per lo scarico di superficie dei serbatoi talvolta utilizzato lo scaricatore a vortice. Trattasi
di un dispositivo che realizza una corrente dacqua aderente alle pareti del pozzo, grazie al
moto verticale impresso alla corrente dalla forma a spirale dellimbocco, cosicch rimane
libero uno spazio centrale imbutiforme che consente lareazione della corrente evitando
irregolarit nel moto.

Figura 1.142 Esempio dimmissione in un canale di gronda con scaricatore a vortice.

Lo scaricatore a vortice viene spesso impiegato per limmissione in galleria di


gronda a pelo libero delle acque captate dallopera di presa [10;12;33].

228

1.4.3

Capitolo 1

Scarichi di Fondo

1.4.3.1 Generalit
Lo scarico di fondo serve per il vuotamento del serbatoio: per emergenza; per la
manutenzione delle opere; per leventuale allontanamento del materiale sedimentato; per
integrare talvolta lo scaricatore di superficie durante le piene; ma anche per uno svaso
preventivo in previsione di una piena eccezionale.
I dispositivi di chiusura dello scarico sono:
x Saracinesche di serie;
x Valvole a farfalla;
x Paratoie a strisciamento;
x Valvole a fuso;
x Paratoie a settore.
Nelle dighe di calcestruzzo lo scarico di fondo spesso inserito nel corpo murario,
suddiviso eventualmente in due scarichi in parallelo. Nelle dighe in terra deve essere
collocato fuori dal corpo diga, utilizzando talvolta la deviazione provvisoria, con ununica
eccezione: quando lo scarico possa essere cementato in una trincea scavata in roccia, in
quanto sia presente al di sotto della diga.
Gli organi dintercettazione degli scarichi profondi, siano essi costituiti da paratoie
o valvole, devono assicurare una perfetta tenuta; devono essere facilmente manovrabili e
permettere un efflusso il pi possibile regolare della corrente, sia con apertura totale che
parzializzata; fornire unadeguata resistenza allusura. Inoltre si deve cercare di rendere i
dispositivi facilmente ispezionabili e sostituibili nelle loro diverse parti. Il funzionamento
di norma oleodinamico, la manovra deve essere assicurata almeno da due fonti denergia,
oltre alleventuale manovra di soccorso manuale.
Lo scarico di fondo solitamente viene dimensionato per la massima portata che pu
condurre lalveo a valle. Le dimensioni dello scarico e delle opere di chiusura devono
essere tali da consentire il passaggio di macchinari per la pulizia e manutenzione, tenendo
conto anche della possibilit di ostruzione da parte di materiale trasportato dalla corrente.
In ogni caso deve essere garantita la possibilit di accesso di una persona, per cui almeno
un diametro di 1200 mm circa, quando il tratto sia breve, mentre almeno 2000-2200 mm
per tratti lunghi.

Capitolo 1

229

La sezione circolare a monte dellorgano dintercettazione e circolare o


policentrica a valle. Il tratto che contiene le paratoie solitamente rettangolare, con
raccordi verso monte e verso valle realizzati con una cassa dacciaio fissata al getto.
Solitamente il fondo del condotto rivestito con acciaio per evitare lusura dovuta
allabrasione del materiale solido, inoltre spesso per impedire lingresso di materiale solido
eccessivamente grande viene predisposta una griglia allimbocco.

1.4.3.2 Intercettazione con Paratoie


Lintercettazione solitamente realizzata tramite due paratoie in serie: per una pi facile
apertura.
La paratoia di monte tenuta di riserva, comunemente chiamata di guardia, si
affida invece a quella di valle la manovra sotto carico. La paratoia di monte munita di bypass per consentire di riempire il vano tra le due paratoie, equilibrando quindi il carico e
consentendo una pi agevole apertura dopo i lunghi periodi dinattivit.
La realizzazione degli scarichi di fondo in gallerie indipendenti dalla diga consente
una maggiore libert nella disposizione delle opere, in particolare limbocco pu essere
dislocato in prossimit delle opere di presa, con evidenti vantaggi nei riguardi delle
possibilit di sghiaiamento, sino a formare talvolta un unico manufatto.
In qualche caso, un secondo scarico di fondo viene derivato dalla galleria di presa,
tale disposizione consente qualche risparmio ma non priva dinconvenienti: quali una
minore efficacia dello sghiaiamento e maggiori perdite di carico durante il funzionamento
dellimpianto. In qualche caso le gallerie degli scarichi di superficie vengono unite a quelle
degli scarichi di fondo.
Le paratoie a settore sono usate per i serbatoi di piena quando, non richiesta la
tenuta perfetta, sia da assicurare la loro agevole manovrabilit, al pari delle paratoie piane,
funzionano bene anche a luce parzializzata. Spesso, in aggiunta al settore, impiegata
anche, a monte del settore, una paratoia piana di guardia.

230

Capitolo 1

Figura 1.143 Scarico di fondo con doppia paratoia piana.

Capitolo 1

231

Figura 1.144 Modalit di manovra di uno scarico di fondo con due paratoie.

232

Capitolo 1

Figura 1.145 Montaggio della cassa dello scarico di fondo di una diga.

Figura 1.146 Scarico di fondo presidiato da un settore con paratoia di


guardia piana e, a monte, gargami per la panconatura.

Capitolo 1

233

1.4.3.3 Scarichi di Fondo dei Serbatoi di Piena


Lo scarico di fondo dei serbatoi ad uso di piena pu essere realizzato in due modi.

Figura 1.147 Schema di serbatoio di piena.

Figura 1.148 Schema di serbatoio di piena con scarico di fondo presidiato e libero.

234

Capitolo 1

Un primo modo quello classico: uno scarico di fondo presidiato da paratoie. Se il


serbatoio vuoto allinizio della piena, lo scarico viene aperto completamente fino al
momento in cui la portata affluente ecceda quella massima tracimabile a valle; negli istanti
successivi esso viene parzializzato in modo graduale per mandare a valle una portata che
sia, nel tempo, quando pi vicina, e non superiore, a quella tollerabile, invasando nel
serbatoio leccedenza.
Il secondo modo di realizzare lo scarico di fondo comporta la realizzazione di luci
fisse a scarico libero che, con il massimo carico nel serbatoio, consenta il deflusso di una
portata pari alla massima consentita a valle.
Unelementare considerazione daffidabilit comporta che il numero dei dispositivi
di scarico sia almeno due, nel caso di luce presidiata. Inoltre per serbatoi di notevole
capacit o alta ritenuta si deve prevedere la dotazione di uno o pi scarichi intermedi.

1.4.4

Scarichi di Mezzofondo

Per alte ritenute, maggiori di 50 m, e grandi capacit, maggiore di 50 000 000, spesso
adottato uno scarico intermedio anche detto di mezzofondo o di alleggerimento; per
garantire una maggiore affidabilit del sistema nel processo di vuotamento. Esso infatti,
con un minor carico, pu essere aperto con maggiore facilit, anche in emergenza,
consentendo di scaricare una frazione significativa del volume invasato. Ridotto cos il
carico sullo scarico di fondo questo pu essere pi facilmente aperto. A differenza dello
scarico di fondo, a ridosso del quale possono depositarsi ed accumularsi materiali
ostacolandone lapertura, gli scarichi superiori non hanno di fatto soggezioni. Raggiunta
una quota prossima a quella di mezzofondo, si provvede allapertura dello scarico di fondo
in condizioni assai pi agevoli.
Il presidio si questi scarichi avviene con gli stessi manufatti per gli scarichi di
fondo, con la precisazione che non sono sottoposti ad usura per i materiali solidi
trasportati.

Capitolo 1

1.4.5

235

Scarichi dEsaurimento

Lo scarico desaurimento adottato quando limbocco dello scarico di fondo sia tenuto,
per ragioni di sicurezza di funzionamento, o per altra ragione, pi alto del fondo dellalveo.
Allo scarico desaurimento demandato il compito di provvedere al vuotamento
completo del serbatoio. La sua sezione solitamente circolare con diametro non inferiore a
1200 mm: il diametro va ovviamente scelto anche in base alla lunghezza del manufatto per
consentirne lispezionabilit. Il buon funzionamento assicurato da una grigli allimbocco
per prevenire lingresso di materiale grossolano di trasporto, inoltre frequenti manovre
consentono di liberare gli organi di movimentazione facendo si che il materiale in
sospensione non si accumuli a ridosso di tale scarico. Il presidio dello scarico di
esaurimento di solito fatto con paratoie in serie.
Lo scarico desaurimento anche utile, durante il completamento della costruzione,
per allontanare le acque di magra e consentire il montaggio delle paratoie dello scarico di
fondo ed altre finiture nella parte bassa. Sono spesso manovrabili solo quando la quota
liquida sia scesa circa fino alla quota dello scarico di fondo, per essere il dispositivo di
manovra posto poco sopra lo scarico desaurimento stesso.

1.4.6

Dissipatori

Gli scivoli o le gallerie che seguono soglie sfioranti o sfioratori a calice o canali collettori
sono di regola a forte pendenza, percorsi da correnti di stato ipercritico. Il loro tracciato
deve essere rettilineo o con curve ad ampio raggio, queste correnti sono caratterizzate da
speciali fenomeni: onde frangenti; onde stazionarie per variazione di direzione; areazione
spontanea. Questi fenomeni, uniti alla necessit di un franco adeguato, comportano
ladozione di pareti relativamente alte.
Analogamente correnti ipercritiche si hanno a valle di paratoie, di traverse e canali,
con apertura sotto battente o tracimate.
Al termine del canale di fuga disposto un dissipatore per il raccordo idraulico tra i
manufatti ed il corso dacqua nel passaggio da una corrente ipercritica ad una lenta. Il
dissipatore , per lo pi, a sezione rettangolare, con base maggiore di quella del canale di
fuga percorso a maggior velocit. Il raccordo avviene con un tratto divergente di canale,
talvolta con uno o due setti per meglio ripartire la portata.

236

Capitolo 1

Figura 1.149 Esempio di vasca di dissipazione.

Capitolo 1

237

Figura 1.150 Esempio di vasca di dissipazione.

238

1.4.7

Capitolo 1

Opere di Derivazione

1.4.7.1 Generalit
Le opere di derivazione o di presa da serbatoi hanno forma e dimensioni che dipendono,
oltre che dalla portata derivabile, dal tipo di diga e dalle condizioni del sito.
La presa posta pi in basso possibile per sfruttare al massimo linvaso, riservando
per al disotto un volume per laccumulo del materiale sedimentato nellipotesi che il suo
riempimento non avvenga prima di un numero prefissato di anni; qualche volta disponendo
un imbocco panconabile per elevare nel tempo la soglia della derivazione.
Lopera di presa solitamente ubicata al di sopra o vicino agli scarichi di fondo per
favorire la rimozione dei materiali sedimentati davanti alla bocca di presa. La disposizione
rende anche possibile lunificazione degli accessi alle rispettive camere di manovra.
Lopera di presa non richiede, di norma, disposizioni particolari: solo una griglia di
sicurezza ed idonei organi dintercettazione. Le grigli sono in genere del tipo fisso,
realizzate con profilati metallici dacciaio inox e sezione idrodinamica. La distanza tra le
barre stabilita dal tipo di utilizzazione: per esempio per le turbine a reazione dalle
dimensioni del distributore; nel caso di turbine Pelton si usano griglie a maglie strette. La
dimensione dellimbocco deve tener conto della possibile ostruzione parziale della griglia.
Gli organi dintercettazione sono di norma saracinesche, o paratoie piane. Le
paratoie sono si solito manovrate a carico equilibrato, utilizzando un by-pass per il
riempimento della galleria a valle.
Gli organi di controllo delle opere di presa sono simili a quelli visti per gli scarichi
di fondo. Nelle prese con gallerie forzate, che costituiscono il caso pi comune, si hanno
alcune differenze dovute alle diverse condizioni di funzionamento a regime:
x moto in pressione anche a valle;
x velocit della corrente relativamente bassa;
x scarso trasporto solido;
x esclusione del funzionamento ad apertura iniziale.
Nelle realizzazioni degli ultimi decenni si spesso optato per un unico organo
dintercettazione, munito di gargami anteposti allimbocco per panconatura di riserva.
Da sottolineare che la proposta daggiornamento delle norme impone per le opere
in pressione la doppia paratoia. Per serbatoi con volumi significativi la paratoia di guardia

Capitolo 1

239

piana a saracinesca con servomotore oleodinamico pu essere dotata di un apposito


congegno dintercettazione, a tiretto orizzontale, che consente di estrarre ed ispezionare, di
riparare ed eventualmente rimuovere lintero corpo del diaframma senza interrompere
lesercizio dellimpianto; la paratoia detta paratoia a tiretto.

Figura 1.151 Esempio di scarico di fondo ed opera di derivazione con torre daccesso.

240

Capitolo 1

La seconda ragione riguarda la temperatura e le sue variazioni stagionali, cos da


consigliare durante lestate il suo attingimento dal fondo, con lobiettivo di distribuire
acqua ad una temperatura che sia pi prossima possibile ai valori di guida o che si discosti
da essa il meno possibile. Analogamente per le stesse ragioni nella stagione invernale.

Figura 1.152 Opera di presa con paratoia a tiretto.

Lopera di presa generalmente realizzata con una torre nella quale sono disposte
prese a varie quote. Laccesso alla torre pu avvenire da una galleria esterna oppure da un
ponte o passerella che parte dalla sponda.

Capitolo 1

241

Figura 1.153 Esempio di torre di presa.

Il diametro della torre di presa solitamente superiore ai 4-5 m, nella torre si


dispongono: la condotta verticale, con le prese presidiate a varie quote; la scala daccesso,
in aggiunta ad uno spazio per calare saracinesche; tubi; etc.. Nei casi pi importanti e con
torri alte si provvede allinstallazione di un ascensore per le persone. Per garantire la
stabilit al galleggiamento la torre di presa viene a volte ancorata con tiranti.

242

Capitolo 1

Per motivi di sicurezza pu essere necessario disporre, nella condotta di


derivazione, un dispositivo automatico di chiusura che interviene al superamento di una
certa velocit, quale pu prodursi, ad esempio, per la rottura della condotta dadduzione.
Un dispositivo largamente impiegato si costituisce di una palmola oscillante
collocata allinterno della condotta e collegata ad un meccanismo di sgancio dellorgano
dintercettazione.
Una diversa soluzione per il comando dello
sgancio per eccesso di velocit ottenuta con un
dispositivo che utilizza la differenza di pressione tra
due sezioni del condotto di area differente.
generalmente adottata una paratoia piana
su ruote in grado di chiudersi a gravit anche in
presenza di flusso ed in tempi ridotti, 15-20 s. Il
dispositivo dotato di sistema di frenatura in
discesa ampiamente regolabile.
Non mancano opere di presa con tramogge
che scaricano a monte della paratoia materiali di
opportuna granulometria e peso specifico prossimo
allunit per migliorare, quando la paratoia chiusa,
le condizioni di tenuta, analogamente a quanto visto
Figura 1.154 Paratoia di sicurezza con per gli scarichi di fondo.
dispositivo a palmola.

Le opere di presa per portate significative,

quali si hanno per esempio negli impianti idroelettrici, sono talvolta sottoposti a prove su
modello fisico per ottimizzarne il progetto [10;12;33].

Capitolo 1

1.5
1.5.1

243

Sismica
Le Strutture ed il Sisma

1.5.1.1 Introduzione
Fin dai tempi pi remoti gli esseri umani hanno testimoniato il verificarsi di eventi sismici
descrivendone, in modo pi o meno fantastico, gli effetti.
Anche i primi metodi di misurazione dellintensit dei terremoti non erano basati
sulla misurazione del fenomeno in se, ma piuttosto sulla gravit degli effetti, delle
conseguenze prodotte su costruzioni e persone.
Poich gli effetti dei terremoti consistevano prevalentemente nella distruzione o nel
danneggiamento delle costruzioni, dalle osservazioni dopo ogni evento sismico si traevano
insegnamenti per edificare strutture pi resistenti a fronte di tali eventi.
Considerando lItalia, si nota che nelle zone con pi frequenti eventi sismici, fin
dallantichit, sono state adottate tipologie costruttive efficaci riguardo la sismoresistenza.
Diversamente nelle zone a bassa sismicit si trovano costruzioni vulnerabili dal
punto di vista sismico, anche per terremoti di piccola intensit.
Nel corso dei secoli, gli insegnamenti ricavati dagli effetti sismici si tramutarono in
regole del buon costruire, una specie di buon senso edilizio.
Solo in tempi recenti si arrivati a codificare tali regole attraverso trattati e
disposizioni normative. Generalmente, era in seguito al verificarsi di un evento sismico
catastrofico che venivano emanate nuove disposizioni, inizialmente sotto forma di regole
costruttive ed in seguito limposizione di verifiche di sicurezza delle strutture per
sollecitazioni derivanti dallo scuotimento del terreno.
In Italia dopo il disastroso terremoto di Messina del 1908, fu emanato il Regio
Decreto n 193 del 18 Aprile 1909, contente, oltre alla consuete norme, specifiche
indicazioni costruttive da rispettarsi nelle zone sismiche:
x Oculata scelta del tipo di terreno e quindi divieto di costruzione su terreni
franosi, in forte pendio, etc.;
x Limitazione dellaltezza degli edifici;
x Limitazioni sulle fondazioni;
x Prescrizioni sui materiali.

244

Capitolo 1

Nello stesso R.D. si trovavano le zone del territorio Italiano da considerarsi


sismiche e pertanto soggette al rispetto delle relative indicazioni: una prima classificazione
sismica che fu progressivamente aggiornata con linserimento delle zone che di volta in
volta venivano colpite dai terremoti.
Col tempo si appreso come tale prassi non sia appropriata per la salvaguardia del
patrimonio strutturale e delle persone, infatti ladozione di nuove tecnologie costruttive
rappresenterebbero un fattore di rischio non potendo contare su regole del buon costruire
dettatati dallesperienza. Inoltre ormai assodato che terremoti di elevata intensit possono
verificarsi anche in zone non considerate sismiche.
Di qui la necessit di reindirizzare gli studi, da una parte lindividuazione delle
zone soggette al verificarsi di eventi sismici di una certa intensit, dallaltra alla strategie
tese a proteggere persone e beni. Poich gli effetti sulle persone sono prevalentemente
imputabili agli effetti sulle costruzioni, sono queste che devono essere realizzate in modo
da limitarne gli effetti.
negli anni 50-60 del XX secolo che lingegneria sismica comincia a svilupparsi
come disciplina scientifica indipendente, grazie soprattutto ad alcune situazioni:
x In tutto il mondo sono state installate fitte reti sismometriche con stazioni
accelerometriche per registrare lampiezza dei movimenti del terreno;
x Si sono sviluppati programmi di calcolo in grado di analizzare la risposta
dinamica delle strutture, sia in campo plastico che elastico;
x possibile eseguire complesse sperimentazioni sulle costruzioni, sia in
laboratorio che in sito, per studiarne la risposta alle azioni sismiche.
Nel corso di questi anni, grazie ai risultati delle ricerche rese possibili dai nuovi
mezzi a disposizione, ma anche in seguito alle nuove esperienze maturate in occasione dei
pi recenti eventi sismici, diversi concetti sono stati rivisti e riconsiderati totalmente.
Recenti terremoti distruttivi, come quello in California del 1994, a Kobe in
Giappone nel 1995 ed in Turchia nel 1999, che hanno avuto la loro zona epicentrale in
agglomerati urbani, con molte costruzioni edificate secondo le pi moderne teorie, hanno
mostrato che:
x La severit delle azioni sismiche era stata sottostimata, sono state registrate
accelerazioni maggiori delle massime previste nelle diverse zone,
addirittura, in alcuni casi, maggiori dellaccelerazione gravitazionale;

Capitolo 1

245

x Costruzioni anche ben realizzate a livello generale, sono entrate in crisi a


causa dei dettagli costruttivi.
Il fatto che, anche in tempi recenti ed in zone in cui molte costruzioni erano
realizzate secondo moderni criteri di sismoresistenza, si siano registrati ingenti danni, ha
dimostrato la necessit di ulteriori studi e ricerche in questo campo.

1.5.1.2 La Situazione Italiana


In Italia la situazione notevolmente complessa.
Considerando lambito specifico, la ricerca ha avuto notevole impulso dopo i
terremoti in Friuli, del 1976, e in Irpinia, del 1980, e molto stato fatto. Si pu affermare
che attualmente il livello di ricerca, gli strumenti di misura ed i mezzi a disposizione non
sono inferiori ad altri paesi, caratterizzati da una pi elevata sismicit e allavanguardia nel
campo dellingegneria sismica.
La normativa riguardante la costruzione in zona sismica, in vigore fin dal 2003 era
decisamente arretrata, sia a confronto dei risultati della ricerca, che riguardo ad altre
normative internazionali, in particolare lEC8.
In seguito allordinanza, per recepire le prescrizioni di carattere innovativo e per
armonizzare i diversi documenti normativi esistenti, si resa necessaria lelaborazione di
una normativa armonizzata per le costruzioni, che ha portato allemanazione, nel Gennaio
2008, delle Norme Tecniche per le Costruzioni, NTC 2008, che attualmente
costituiscono lunica normativa di riferimento per le costruzioni.

1.5.1.3 Rete Sismica Nazionale Centralizzata, RSNC


Il controllo dellattivit sismica su tutto il territorio nazionale e nelle regioni limitrofe
svolto dallIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV, attraverso una rete di
sensori collegati in tempo reale al centro dacquisizione di Roma.
Lo scopo di tale controllo duplice:
x Comunicazione tempestiva agli organi di Protezione Civile della
localizzazione e dellentit di ogni evento sismico;
x Produzione dinformazioni scientifiche di base, localizzazione ipocentrale,
meccanismo focale, magnitudo, per una migliore conoscenza dei fenomeni

246

Capitolo 1

sismici, con particolare riguardo alla comprensione dei processi


sismogenetici della penisola italiana.
La RSNC stata potenziata nel corso degli anni fino alla configurazione attuale,
che di circa 90 stazioni sismiche di cui 4 tridirezionali, dotate cio di 3accelerometri che
misurano le accelerazioni del terreno in verticale e in due direzioni orizzontali ortogonali.
Viene effettuata una registrazione continua: quando le oscillazioni superano una
certa soglia, scatta lallarme. I dati vengono elaborati per localizzare lepicentro, per
misurare la magnitudo, per tracciare le isosisme e per valutare sia lintensit macrosismica
che lattenuazione in funzione della distanza.
La RSNC consente di registrare gli eventi sismici sul territorio nazionale e gli
eventi telesismici, che avvengono, cio, in altri continenti, oltre che imponenti eventi
franosi o artificiali, quali esplosioni nucleari.

1.5.1.4 Parametri di Severit del Moto Sismico


Al fine di realizzare strutture in grado di resistere ai terremoti ai terremoti previsti nella
zona dintervento, importante sintetizzare la severit di un terremoto, in termini di effetti
sul territorio e sulle costruzioni, in un unico parametro, ricavabile dagli accelerogrammi. Il
problema alquanto complesso e tuttora oggetto di studio e dibattito.

1.5.1.4.1

Valori di Picco del Moto

Storicamente laccelerazione di picco amax, o Peak Ground Acceleration (PGA), stato, ed


tuttora, il parametro pi usato nellingegneria sismica per indicare la severit del moto.
Questo, in primo luogo, perch il valore si legge direttamente dallaccelerogramma e non
comporta elaborazioni e quindi introduzione di errori; inoltre essendo laccelerazione
legata alle forze dinerzia, dal valore dellaccelerazione di picco si possono ricavare le
forze massime, da cui dipendono lo stato tensionale e le deformazioni massime delle
costruzioni.
Peraltro, nel campo della ricerca, stato osservato che la correlazione di amax con il
livello di danno e con leffettiva violenza del terremoto piuttosto modesta.
Prendiamo come esempio i terremoti di Catania del 1990 e dIrpinia del 1980, il
secondo molto pi distruttivo del primo. Dai dati della seguente figura, si osserva che:

Capitolo 1

247

x La magnitudo del terremoto siciliano molto pi bassa rispetto a quello


irpino;
x amax di Catania circa l80% di quello irpino, quindi di poco pi bassa;
x gli accelerogrammi sono molto diversi per durata e periodo delle
oscillazioni nella fase pi intensa;
x vmax e smax di Catania risultano circa 6 e 13 volte pi bassi rispetto a quello
dellIrpinia.

Figura 1.155 Accelerazioni, velocit e spostamenti registrati in due stazioni della rete accelerometrica
Italiana durante due eventi sismici.

248

Capitolo 1

In definitiva, seppure caratterizzati da valori di amax non troppo discosti, i due


eventi hanno caratteristiche notevolmente diverse in quanto a durata, spostamenti e
velocit massime, e soprattutto ad effetti sulle strutture e sul territorio.
In conclusione, il parametro amax non sempre rende ben conto dei danni provocati
dal sisma, mentre sembra proprio si smax ad esprimere al meglio la correlazione.
Queste osservazioni hanno originati, in tempi recenti, lo sviluppo della
classificazione dei terremoti dal punto di vista degli spostamenti massimi e lelaborazione
di metodologie di valutazione della risposta delle costruzioni basate direttamente sugli
spostamenti anzich sulle forze.

1.5.1.5 La Mitigazione del Rischio Sismico


1.5.1.5.1

Pericolosit Sismica

Per pericolosit sismica, sintende la probabilit che un evento con determinate


caratteristiche, ad esempio accelerazione massima al suolo superiore ad un certo valore, si
verifichi in una certa zona e in un certo lasso di tempo.
Tale parametro rappresenta una misura della scuotibilit del suolo di un certo
territorio; per indipendente dagli effetti che levento atteso pu provocare.
Nelle normative moderne, si assume, quale pericolosit di riferimento, il valore del
10% in 50 anni, ovvero, che rappresenta un intervallo di ricorrenza, o periodo di ritorno, di
475 anni, ovviamente allaumentare dellimportanza della struttura aumenter anche il
periodo di ritorno.
Statisticamente il periodo di ritorno di un determinato evento, definito come
linverso della probabilit di accadimento di tale evento nellunit di tempo. Infatti
assumendo che ogni anno levento abbia la stessa probabilit di verificarsi, se esistono
10/100 probabilit che un evento si verifichi in 50 anni, esisteranno 100/100 probabilit
che si verifichi in 500 anni; per cui 500 anni il periodo in cui levento si verifica una
volta, ci inteso in senso statistico.
La relazione fra periodo di ritorno e probabilit di superamento espressa in questa
forma vale, a rigore, per grandezze con distribuzione gaussiana. Poich laccadimento egli
eventi sismici descritto pi appropriatamente dalla distribuzione poissoniana

Capitolo 1

249

esponenziale, la relazione fra probabilit daccadimento e periodo di ritorno leggermente


diversa:

Formula 1.16 Tempo di Ritorno per distribuzione Poissoniana.

Porta come risultato che il periodo di ritorno corrispondente ad una probabilit di


accadimento del 10% in 50 anni pari a 475 anni.

1.5.1.5.2

Rischio Sismico

Per rischio sismico sintende la probabilit che, in un certo sito, un livello prefissato di
perdite, in ordine di vittime e danni diritti ed indiretti, causate da terremoti sia superato
entro un dato periodo di tempo. Il rischio sismico legato quindi, anche agli effetti oltre
che alla pericolosit.
Si possono fare alcune osservazioni:
x per effetto di tale definizione, il rischio sismico una grandezza cumulativa,
cio mette in conto le perdite complessive generate dai terremoti che si
verificano in un certo periodo di tempo, eventualmente riportate su base
annua;
x il rischio sismico legato sia al fenomeno fisico naturale che alla presenza
antropica sul territorio.
In conseguenza, il rischio sismico dipende dalla pericolosit sismica, intesa come
scuotibilit del sito, dalla vulnerabilit, cio la suscettibilit di ci che esiste sul territorio
a subire danni per causa di un ceto sisma, ed infine dellesposizione o dal valore di ci che
esiste sul territorio: presenza di via umana, di patrimonio edilizio, di attivit produttive, di
patrimonio storico-artistico, etc..

250

Capitolo 1

1.5.1.6 Classificazione Sismica


1.5.1.6.1

Evoluzione Storica

La prima classificazione sismica del territorio nazionale risale al 1909 e riguarda i comuni
di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, colpiti dal terremoto del 1908.
Fino al 1974, valeva il criterio di classificare una zona sismica solo in seguito ad un
importante evento sismico, in base ai danni subiti, secondo una suddivisione netta in due
categorie, una con coefficiente sismico 0,10 e laltra con 0,07.
Di conseguenza la classificazione procedeva lentamente e a sbalzi, senza un piano
organico, e zone in cui le condizioni fisiche potevano far temere futuri eventi distruttivi
non erano considerati a rischio.
Inoltre, pressioni politiche, anche contrastanti, portavano ad una classificazione
ingiustificabile: cos avveniva che, in seguito ad un evento, comuni pur poco colpiti
facessero di tutto per essere classificati in zona sismica in modo da attingere a cospicui
finanziamenti per la ricostruzione; poi, a distanza dallevento, cercavano di ottenere la
declassificazione per non sostenere i maggiori oneri.
Di conseguenza la mappa delle zone classificate presentava anomalie evidenti: zone
altamente sismiche completamente isolate, o viceversa buchi, cio zone non classificate,
completamente circondate da zone considerate ad alto rischio.

1.5.1.6.2

Criteri Moderni di Classificazione Sismica

La mitigazione del rischio simico passa attraverso alcune fasi fondamentali.


In primo luogo bisogna definire quali siano le zone pi o meno sismicamente
pericolose di un certo territorio. Si parla in questo caso di zonazione sismica o
macrozonazione: classificazione del territorio basata sulla pericolosit sismica. Quindi va
stabilito il livello di protezione che si vuole assicurare, e, per finire, vanno predisposti gli
strumenti per assicurare la protezione stabilita, in ordine della progettazione antisismica,
alla Protezione Civile, etc..
La prima una fase tecnica, che d luogo alla produzione di mappe di pericolosit
sismica, necessarie per la classificazione sismica del territorio.
La seconda e la terza sono fasi in cui si devono fare scelte di tipo politico, anche se
basate su conoscenze tecniche.

Capitolo 1

1.5.1.6.3

251

Analisi di Pericolosit, Zonazione Sismica

La zonazione sismica ha come scopo principale la determinazione della pericolosit di un


sito, per conoscere la severit dei terremoti attesi nel detto sito in un certo periodo di
tempo.
Una prima operazione la definizione delle sorgenti sismogenetiche. Per ciascuna
sorgente si ricava la frequenza di accadimento di terremoti di una data intensit. Per
ciascun sito, quindi, si stabiliscono quali siano le sorgenti dinfluenza e, per ciascuna di
esse, si determina lattenuazione dovuta alla distanza del sito dalla sorgente.
Infine attraverso unanalisi di tipo probabilistico, si arriva a stabilire, per ogni sito,
lintensit dellevento sismico associato a vari valori della probabilit di accadimento.
Da studi dellINGV stata ricavata in primo luogo la mappa di pericolosit sismica
MPS04 dei valori di ag con probabilit di superamento del 10% in 50 anni.
Essa costituisce il riferimento principale per lindividuazione della cosiddetta
pericolosit sismica di base di qualsiasi sito del territorio Italiano.
Successivamente, sempre dallINGV, sono state elaborate ulteriori mappe dei valori
dei valori di ag per il territorio nazionale, aventi valori del periodo di ritorno compresi tra
30 e 2475 anni; tali dati sono necessari per la progettazione antisismica in accordo con la
filosofia del Performance Based Design.
I dati di scuotibilit attesa rappresentati in queste mappe sono riportati nelle NTC
2008 in corrispondenza dei nodi del reticolo di riferimento, con maglia quadrata di lato 510 Km. Per ognuno di tali nodi sono tabulati i valori di ag corrispondenti ai diversi periodi
di ritorno, pi altri parametri che definiscono la forma dello spettro di risposta elastico
associato al terremoto di riferimento per la progettazione, che cos risulta compiutamente
definito sia in termini dintensit massima che di contenuto in frequenza. Mediante
opportune regole dinterpolazione fornite nelle stesse NTC possibile ricavare gli stessi
parametri per ogni sito a partire dalle coordinate geografiche.

252

Capitolo 1

Figura 1.156 Mappa MPS04.

Capitolo 1

253

1.5.1.6.4

Criteri per la Definizione di Requisiti Prestazionali

I requisiti prestazionali, cio il livello di protezione sismica che si vuole assicurare alle
costruzioni, si definiscono attraverso unanalisi costi-benefici.
In generale, una corretta progettazione deve tener conto dellimpatto economico
globale, cio dei costi collegati allintero ciclo vitale della costruzione. Ci
particolarmente importante nel caso di strutture in zona sismica, per le quali, oltre al costo
di costruzione e manutenzione, ci si attende anche loccorrenza di danni conseguenti agli
eventi sismici che possono verificarsi nel corso della vita della struttura.
Il costo totale di una costruzione quindi pari a:

Formula 1.17 Costo Totale di una costruzione.

Dove:
x CT il costo totale dellopera;
x CC il costo di costruzione;
x CM il costo di manutenzione ordinaria e straordinaria;
x CS il costo di riparazione del danno sismico.
Altrimenti pi semplicemente:

Formula 1.18 Costo Totale di una costruzione semplificata.

Dove oltre ai termini gi noti troviamo:


x

costi ordinari.

Al crescere del livello di protezione antisismica, C0 cresce, mentre CS diminuisce:


infatti, se cresce il livello di protezione sismica, aumenta il costo di costruzione, ma i danni
attesi da eventuale sisma sono via via minori.
Non ultima unaltra considerazione: c spesso, in conseguenza di un evento
sismico, un costo in termine di perdite di vite umane, che non direttamente sommabile
agli altri costi, ma che diminuisce al crescere del livello di protezione sismica.

254

Capitolo 1

Figura 1.157 Costi e numero di vittime attese in relazione al livello di protezione


sismica.

Dal grafico precedente si pu notare come, al di sotto di Cmin, aumentando il livello


di protezione sismica, si determini un risparmio sia in termini economici che una
diminuzione del numero di vittime: pertanto assumere valori di livello di protezione minori
a quello corrispondente a Cmin certamente un errore, anche in termini puramente
economici.
Si osserva che, al crescere del livello di protezione sismica, a parit dincrementi di
spesa, si ottengono sempre minori vantaggi in termini di riduzione del danno atteso e del
numero di vittime: in definitiva, oltre un certo livello, non conveniente aumentare il
livello di protezione, perch a fronte di un eccessivo costo si otterrebbero esigui vantaggi.
Su queste basi tecniche si possono operare le scelte, tenendo conto delle risorse
globali a disposizione e dei vantaggi che ciascun investimento pu offrire.
In generale, sono scelte di tipo politico, che riguardano tutta la comunit e che
quindi sono effettuate a livello nazionale; tali scelte portano alla definizione dei livelli di
verifica e dellentit delle azioni sismiche corrispondenti.
La scelta del livello di protezione sismica non univoca per tutte le strutture:
dipende anche dal valore della costruzione [34].

Capitolo 1

1.5.2

255

Valutazione della Sicurezza Sismica delle Dighe

1.5.2.1 Introduzione
I casi riportati in letteratura internazionale di crolli o di danni a dighe causati da eventi
sismici sono piuttosto rari. Essi riguardano in particolare rilevati in materiali sciolti, non
compattati meccanicamente, realizzati per sedimentazione idraulica, suscettibili, allorch
saturi, di repentine riduzioni della resistenza al taglio in presenza di sollecitazioni
dinamiche.
Nonostante la statistica confermi quindi un buon comportamento di fronte a
terremoti anche violenti, la verifica della sicurezza sismica delle dighe costituisce uno dei
problemi di maggior interesse in considerazione dellimportanza socio-economica di
queste opere e della gravit di un possibile crollo con conseguente rilascio incontrollato
dellacqua invasata.
Il problema assume poi una rilevanza del tutto particolare nel caso di dighe
esistenti, per le quali si rende a volte necessario eseguire una nuova verifica, ad esempio a
seguito di una rivalutazione della sismicit del sito o per modifiche intervenute nella
configurazione strutturale dellopera, etc..
In questo caso lopera, progettata quando le conoscenze sul comportamento sismico
e la disponibilit di mezzi di calcolo erano scarse o senza tener conto di possibili
sollecitazioni dinamiche perch il sito non era classificato fra le aree sismiche al momento
della costruzione, potrebbe non risultare pienamente rispondente ai criteri daccettabilit
richiesti dalla normativa vigente per la progettazione di nuove dighe, senza peraltro che,
alla luce delle conoscenze pi avanzate, debba essere considerata pericolosa e debba quindi
essere sottoposta ad interventi di ricondizionamento.
Per le dighe esistenti, come per ogni altra opera dingegneria, dunque lecito porsi
il problema se sia corretto invocare una sorta di validit retroattiva della normativa, oppure
se, in considerazione del rapido sviluppo delle conoscenze in campo sismico, non sia pi
opportuno far riferimento allo stato dellarte, privilegiando quindi il principio di una
garanzia sostanziale e documentata della sicurezza a quello di un rispetto formale della
normativa.
infatti noto che i continui progressi degli ultimi anni per ci che riguarda
linquadramento concettuale del problema sismico, basato sui risultati di osservazioni del
reale comportamento di dighe sotto lazione di eventi sismici e di studi effettuati in settori

256

Capitolo 1

paralleli, quali ad esempio quello degli impianti nucleari, la messa a punto di metodi di
calcolo in grado di tener conto del comportamento non lineare dei materiali e
dellinterazione con il terreno e il serbatoio e, pi in generale, ladozione di un approccio
probabilistico, tipico di unanalisi di rischio, hanno superato gli approcci di valutazione
tipicamente previsti dalle normative esistenti.
Questa situazione del resto confermata dallItCOLD e dagli enti di controllo e di
gestione pi attenti alla problematica sismica, che di recente hanno emesso una serie di
raccomandazioni in cui vengono recepite le metodologie pi aggiornate sulla scelta del
terremoto di progetto, sui criteri di calcolo e di verifica della sicurezza dellopera.

1.5.2.2 Aspetti Fenomenologici e Metodi di Calcolo per le Dighe Murarie a Gravit


Le dighe murarie hanno mostrato in passato un buon comportamento allazione sismica.
Sulle dighe di muratura e di calcestruzzo stata riscontrata una vulnerabilit
relativamente modesta, pi specificamente sulle dighe ad arco non stato riscontrato alcun
danno particolarmente significativo e qualche danno modesto stato riscontrato nelle
dighe a gravit ed in quelle sostenute da contrafforti; queste ultime sono risultate talvolta
sensibili alle azioni perpendicolari ai contrafforti.
I principali danneggiamenti da attendersi nel corpo diga, stante il modesto valore
delle tensioni di compressione tipico di queste opere, sono da ricercare nelle fessurazioni
per trazione ed in fenomeni di scorrimento su piani preferenziali anche per la presenza
delle pressioni dellacqua. Va inoltre tenuto presente che linvecchiamento pu portare al
degrado dei leganti in particolare nelle dighe di muratura; peraltro possono presentarsi
diminuzioni di qualit dei materiali anche nelle dighe di calcestruzzo.
Fenomeni di crisi locale a compressione possono verificarsi in genere a seguito di
aperture di lesioni dovute a fessurazioni per trazione. E inoltre necessario valutare la
stabilit globale o parziale dellopera ed il possibile caso di cinematismi che possono
coinvolgere lammasso roccioso di fondazione.
Le analisi della risposta sismica di una diga muraria devono essere precedute dalla
determinazione delle azioni sismiche di riferimento, in termini di parametri significativi del
moto sismico atteso su affioramento rigido e in termini di risposta del sito alle azioni
suddette.

Capitolo 1

257

Le analisi devono riguardare la stabilit dei manufatti e dei terreni, la valutazione


del campo di spostamenti e, pi in generale, linterazione tra corpo diga e terreno
circostante.
I metodi di calcolo oggi disponibili permettono uno studio sufficientemente
rigoroso del comportamento dinamico dellopera e della sua interazione con la fondazione
e con il serbatoio: ovviamente con un aumento degli oneri di calcolo allaumentare del
grado di complessit dellanalisi. Per questo motivo, anche nelle raccomandazioni pi
aggiornate, vengono ancora accettati metodi semplificati, che in molti casi forniscono
risultati accettabili dal punto di vista ingegneristico.
In generale viene suggerito che la scelta del metodo sia fatta sulla base del rischio
sismico associato allopera: quanto maggiore il rischio tanto pi rigoroso dovr essere il
metodo adottato: evidente che i metodi pi rigorosi richiedono un grado di definizione
dellevento sismico di progetto e delle propriet dei materiali assai maggiore; non sempre
per i dati occorrenti sono disponibili o reperibili con precisione.
Le procedure di calcolo possono fare riferimento a metodi pseudostatici, ad analisi
dinamiche semplificate e ad analisi dinamiche complete.
I modi di collasso di una diga a gravit sono riconducibili allo scorrimento lungo la
superficie di contatto fra calcestruzzo e fondazione o lungo le superfici di discontinuit
critiche in fondazione e alla fessurazione del calcestruzzo per trazione o ancora allo
schiacciamento delle zone compresse; viene invece esclusa la possibilit del ribaltamento
date le caratteristiche dei carichi sismici, cio breve durata e continua alternanza di segno.
Per lo studio di tali meccanismi vengono proposti i metodi di seguito descritti.

1.5.2.2.1

Metodo Pseudo Statico

Consiste nellapplicare alla diga le forze dinerzia e le pressioni idrodinamiche generate dal
sisma sotto forma di carichi statici equivalenti, determinati nellipotesi di struttura rigida.
Le forze dinerzia vengono calcolate come prodotto di un coefficiente sismico per il peso
della diga, mentre le pressioni idrodinamiche vengono determinate con le note formule di
WESTERGAARD o di ZANGAR, che verranno meglio spiegate in seguito. Va sottolineato che
non sempre facile mettere in relazione il coefficiente sismico suggerito dalla norma con i
sismi di progetto determinati con le considerazioni esposte in precedenza.

258

Capitolo 1

I carichi dovuti al sisma dovranno essere combinati ai carichi statici: peso proprio,
spinta idrostatica, etc.. Generalmente il calcolo viene eseguito su di un singolo concio,
modello piano, eseguendo unanalisi tridimensionale soltanto per le dighe arcuate, o
quando i conci siano tra di loro interconnessi.
Il modello di calcolo pu essere un semplice modello rigido, o meglio un modello
elastico per tener conto della cedevolezza in fondazione.
Se le sollecitazioni cos calcolate superano i limiti ammissibili, si pone la necessit
di approfondimento del calcolo che permetta di tener conto della formazione di possibili
lesioni.

1.5.2.2.2

Metodo Pseudo Dinamico

Il metodo pseudo dinamico basato sulla stima, realizzata tramite semplici formule tarate
empiricamente, della frequenza e della forma modale del modo fondamentale di vibrare
della diga, tenendo conto della presenza dacqua e della deformabilit della fondazione.
cos possibile effettuare unanalisi semplificata con il metodo dello spettro di risposta.

1.5.2.2.3

Metodo Dinamico

Il metodo dinamico consiste nel calcolo delleffettiva risposta sismica, utilizzando


generalmente modelli ad elementi finiti, nei quali si pu tener conto della deformabilit del
terreno mediante lintroduzione nel modello di una parte della fondazione, ovvero
introducendo elementi discreti, come molle e smorzatori, che ne approssimano la
deformabilit. Si pu inoltre tener conto delle sovrappressioni idrodinamiche considerando
lacqua incomprimibile o compressibile a seconda del livello di approfondimento richiesto.
Va peraltro sottolineato che sono presenti ad oggi codici di calcolo del sistema
accoppiato diga-serbatoio che non ricorrono a schematizzazioni semplificative.
La risposta viene poi valutata attraverso unanalisi a spettro di risposta o attraverso
lintegrazione passo-passo dellequazioni del moto a fronte di un dato accelerogramma di
input. In questultimo caso, per tener conto della scarsa rappresentativit statica di un
singolo accelerogramma, pu essere necessario ripetere il calcolo con diverse time history.

Capitolo 1

259

Il ricorso allanalisi time history indispensabile quando si voglia effettuare


unanalisi non lineare o quando il numero di cicli di sollecitazione nel calcestruzzo sia
importante per valutare il comportamento finale.
Il metodo dinamico pi oneroso dei metodi semplificati richiamati in precedenza
non solo per gli aspetti numerici, infatti, affinch lanalisi sia adeguatamente accurata, il
metodo esige una conoscenza pi approfondita della propriet dei materiali, calcestruzzo e
roccia di fondazione, e delle caratteristiche del moto da imprimere alla struttura.

1.5.2.3 Rischio Sismico per le Dighe a Gravit


Lesperienza acquisita in occasione di eventi sismici di particolare gravit ha dimostrato
che le dighe sono strutture relativamente sicure nei riguardi di terremoti e che molte di esse
possono ritenersi in grado di superare eventi sismici anche molto violenti senza gravi
danneggiamenti; tuttavia le dimensioni, limportanza economica e sociale ed i possibili
danni conseguenti ad un crollo possono variare notevolmente da caso a caso.
Sembra dunque opportuno che la verifica sismica di una diga non debba
rigorosamente seguire il procedimento pi rigoroso, ma possono essere di volta in volta
adottate metodologie pi semplici, compatibilmente con lesigenza di garantire i requisiti
di sicurezza.
In base a tale considerazione stato introdotto nelle normative pi evolute un
indice di rischio sismico in funzione del quale viene effettuata la scelta della metodologia
di analisi pi appropriata.
Lindice di rischio sismico viene costruito tenendo presente numerose
caratteristiche del sito e delle strutture; allo stato attuale non esiste un unico metodo per
definirlo, ma in linea di principio si possono individuare due categorie di parametri che,
variamente pesati, danno luogo a due fattori che a loro volta portano a definire lindice di
rischio sismico:
x Parametri relativi alla scuotibilit del sito: come precedentemente
accennato i parametri pi significativi sono lintensit sismica prevista al
sito, rappresentata in prima approssimazione dallaccelerazione massima,
PGA, e la vicinanza di faglie attive.
x

Parametri relativi al rischio potenziale a valle: il fattore di rischio

potenziale si basa sulla stima delle perdite di vite umane, dei danni alle

260

Capitolo 1

propriet, delle perdite di servizi, dei danni di tipo socio-economico ed


ambientale, risultanti dal crollo parziale o totale della diga; tale stima deve
essere fatta tenendo conto non solo dellattuale situazione, ma anche i piani
di sviluppo futuri dellarea. Fattori importanti saranno volume dinvaso e
altezza della diga, in quanto ad essi saranno proporzionali i danni
conseguenti al crollo, si possono tenere in considerazione facendo un
calcolo della propagazione dellonda che si genera a valle in seguito al
crollo e determinare le aree sommerse. Fondamentale sar la stima della
perdita di vite umane, tenendo presente la possibilit di adottare efficaci
piani di evacuazione della popolazione con riferimento al cosi pi
sfavorevole e quindi tenendo presente non soltanto la popolazione residente
ma anche la popolazione temporaneamente presente. Andr valutata la
perdita economica stimando i danni a beni privati, infrastrutture, nonch i
danni associati alla perdita della diga stessa. Andr valutato limpatto socioeconomico come perdita di benessere causato dalla distruzione di centri
turistici, beni artistici, centri di ricreazione, etc.. Infine sar necessario
valutare limpatto ambientale, includendo i danni alla fauna ed al suo
habitat, i danni al paesaggio, etc..

1.5.2.4 Dighe Esistenti


Per le dighe esistenti la verifica sismica viene condotta con unottica differente rispetto al
caso delle dighe di nuova costruzione.
In questo caso infatti, considerati gli elevati oneri, non ha in genere significato
cercare di adeguare lopera , qualora fosse inadeguata, per garantire la funzionalit anche
in seguito ad un terremoto di modesta entit, mentre diviene obbiettivo prioritario
dimostrare la capacit di superare un terremoto di elevata intensit senza crollo e rilascio
incontrollato dacqua. Per tale motivo di norma le verifiche per le dighe esistenti si
limitano ai soli SLV e SLC.
Nel caso in cui i metodi semplificati fornissero risultati soddisfacenti, opportuno
ricorrere ad analisi pi approfondite che mettano in evidenza le effettive risorse dellopera.

Capitolo 1

261

Nel caso specifico di dighe esistenti sarebbe doveroso avvalersi dindagini


sperimentali e di osservazioni fatte sullopera stessa per accrescere la precisione ed
incrementare lattendibilit dei modelli di calcolo.
In particolare possibile: eseguire indagini in laboratorio ed in sito per
caratterizzare nel dettagli le caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali; utilizzare le
misure del comportamento reale dellopera nel tempo, fornite dal sistema di monitoraggio
statico, per derivarne tutte le informazioni utili alla realizzazione di un affidabile modello
di calcolo; effettuare una verifica del comportamento dinamico, ed eventualmente la
calibrazione del modello, effettuando, almeno per bassi valori di eccitazione, una
determinazione sperimentale diretta delle caratteristiche dinamiche fondamentali
dellopera.
Il diverso livello di approfondimento delle indagini rivolte allacquisizione delle
conoscenze deve essere correlato allimportanza economica e sociale dellopera ed al
rischio potenziale a valle ed assume un ruolo di fondamentale importanza nel definire il
grado di dettaglio e di attendibilit dei risultati ottenibili dalle analisi numeriche.

1.5.2.5 La Verifica Sismica delle Opere Accessorie


1.5.2.5.1

Concetti Generali

Precedentemente si parlato del comportamento della diga durante levento simico, come
caratteristica fondamentale, sia per dighe esistenti che per quelle di nuova costruzione,
che non vi sia rilascio incontrollato durante un terremoto particolarmente violento, SLV, e,
in particolare per le dighe di nuova costruzione, non vi siano interruzioni di operativit
durante eventi sismici di modesta natura. Diventa fondamentale, quindi, anche il
comportamento delle opere accessorie durante levento sismico.
Il livello dimportanza che ciascuna opera assume in caso di terremoto dipende
dallimpiego per essa previsto nel contesto generale dellopera. Linsorgere di avarie che
impediscano o riducano la funzionalit di un organo di controllo del flusso pu
pregiudicare la sicurezza dellopera principale e avere conseguenze di tipo diverso sul
rischio potenziale a valle.
Tipici esempi di avaria a cui possono essere soggetti gli organi di controllo del
flusso sono:

262

Capitolo 1

x Impedimento della manovra di apertura o chiusura, a causa ad esempio di


unintelaiatura che si deforma.
x Possibilit di apertura incontrollata, ad esempio una paratoia a ventola al
quale si sia danneggiato il sistema di sostegno.
x Possibilit di chiusura incontrollata, ad esempio una paratoia a settore o a
ruote al quale si rompa il sistema di sostegno.
La scelta dei tipi di apparecchiature pi idonei nei vari casi ed i provvedimenti
costruttivi atti a migliorarne la sicurezza dimpiego devono tener conto del comportamento
specifico di ogni struttura nei riguardi delle possibili avarie.
Sulla base del livello dimportanza possibile suddividere le opere accessorie in
due gruppi principali:
x Opere di Prima categoria: sono le opere il cui danneggiamento o mancato
funzionamento pu comportare la perdita di controllo dellinvaso. In
particolare deve essere valutato il rischio di eventuale rilascio incontrollato
del serbatoio, come pure il pericolo insito nel possibile impedimento dello
scarico durante le fasi successive allevento sismico. Possono essere
considerate appartenenti a questa categoria anche singole parti di strutture di
organi di controllo.
x Opere di Seconda categoria: sono quelle che devono garantire la gestione
del bacino in condizione di emergenza e la cui sostituzione o riparazione
pu essere eseguita nei tempi necessari, senza indurre potenziali pericoli.
Le considerazioni riportate in seguito sono prevalentemente finalizzate alle opere
appartenenti alla prima categoria.

1.5.2.5.2

Analisi e Verifica

Le opere accessorie sono normalmente parte di un pi ampio contesto di opere civili, quale
ad esempio il corpo diga. Nel caso di apparecchiature elettro-meccaniche, la struttura
metallica le rende solitamente meno sensibili delle parti di calcestruzzo alle azioni di
massa e quindi ai fenomeni sismici.
Per alcune di queste, in modo particolare le paratoie, pu per diventare molto
importante linterazione con la struttura in cui sono inserite. Cos ad esempio,

Capitolo 1

263

considerando il sisma desercizio, opportuno verificare che le deformazioni del corpo


diga permettano alle paratoie di restare in campo elastico.
Nel caso invece del sisma di progetto, potendosi ammettere danni permanenti
allopera civile, le opere accessorie devono essere valutate nellottica di evitare avarie che
impediscano il funzionamento previsto in emergenza.
Linput sismico relativo alle opere accessorie pu essere assegnato nella forma di
un fattore di carico, di uno spettro di risposta o di una time history; comunque essenziale
che le opere ausiliarie di prima categoria siano progettate e costruite per resistere al
massimo terremoto potenzialmente risentibile in sito. opportuno sottolineare che il moto
impresso alla base di unopera accessoria in generale diverso da quello impresso alla base
della diga in dipendenza della posizione e delle condizioni di elasticit del supporto.
La frequenza propria delle opere metalliche di norma superiore alle frequenze pi
pericolose del sisma. Per questo motivo vengono generalmente accettati, dai codici
normativi, calcoli strutturali eseguiti col metodo pseudo statico. Qualora non si rientri in
questo campo, e ci pu accadere per opere di grandi dimensioni, opportuno valutare la
possibilit e la convenienza economica di ricorrere a pi precise analisi dinamiche.
Per le opere in calcestruzzo unanalisi pseudo-statica pu fornire risultati qualora la
frequenza fondamentale della struttura in esame abbia un valore superiore al campo di
frequenza tipico dei sismi. Lanalisi pseudo statica pu essere utilizzata anche se la
frequenza fondamentale minore, purch si introduca nei calcoli laccelerazione spettrale
corrispondente.
In alternativa, per evitare soluzioni progettuali troppo conservative, possono essere
svolte analisi dinamiche.
Per valutare le sovrappressioni sismiche sono utilizzabili le formule normalmente
proposte per il corpo diga.
I codici normativi pi evoluti inoltre forniscono indicazioni specifiche per le
diverse tipologie di opere, qui si riportano le pi importanti:
x Sfioratori: ogni parte componente le strutture degli sfioratori deve essere
verificata, quando possibile, per un appropriato moto di input in dipendenza
della criticit e della posizione dellelemento. Se la rottura comporta il
manifestarsi di un SLU dovr essere considerato il sisma di progetto allo
stato limite ultimo. Il metodo danalisi dipende dallimportanza dellopera,

264

Capitolo 1

dal livello di dettaglio richiesto e dalla complessit dellopera. Unanalisi


pseudo-statica pu essere utilizzata per valutazioni preliminari, mentre
analisi 2D o 3D possono essere utilizzate per le verifiche definitive.
x Linee di tubazioni e gallerie: queste opere svolgono un ruolo importante nel
garantire la sicurezza dellimpianto, dal momento che pu essere richiesto, a
seguito di un sisma, un rapido svaso del serbatoio per motivi precauzionali o
per consentire ispezioni. Per tali opere le verifiche devono essere eseguire
adottando le stesse modalit previste per le dighe. Poich lubicazione delle
condotte molto varia, nella valutazione della risposta sismica di queste
opere si devono considerare attentamente, oltre alle strutture di sostegno che
rivestono comunque un ruolo dimportanza primaria ai fini della sicurezza,
anche le reali condizioni di vincolo presenti tra i supporti. Per quanto
possibile, le tubazioni e le condotte forzate dovrebbero essere fondate su
materiali o assestamenti dovuti al moto sismico. Tenendo presente la
possibilit di cedimento della fondazione possono essere previsti punti di
articolazione e zone ad elevata flessibilit concentrata. Le valutazioni di
carattere sismico relative alle gallerie hanno, in generale, rilevanza minore,
dal momento che queste sono realizzate in profondit e non risentono delle
forti amplificazioni del moto riscontrabili nelle opere in superficie.
Unattenzione particolare, comunque, meritano i portali daccesso che
essendo realizzati in superficie possono essere esposti a fori scuotimenti e
ostruiti facilmente da frane.
x Torri di presa e di scarico: la grande variet tipologica delle opere di presa e
scarico fa si che le caratteristiche dinamiche delle strutture di questo tipo
differiscano molto tra loro. Torri corte e tozze si comportano come corpi
rigidi e rendono utilizzabili metodi di verifica pseudostatici, mentre opere
molto alte e snelle richiedono analisi dinamiche. Alcune torri sono
circondate dallacqua per cui sono soggette allinterazione idrodinamica,
talvolta la loro risposta dinamica influenzata anche dallacqua contenuta
allinterno. Lapparente semplici delle torri nasconde molto spesso
complicazioni considerevoli, come aperture, cambi di spessore delle pareti,
ponti daccesso, lestrema variabilit dei dettagli costruttivi di queste opere

Capitolo 1

265

rende necessario considerare ogni struttura separatamente, tenendo presente


le possibilit dinterazione tra i diversi componenti strutturali.
Molti componenti o particolari non sono verificabili direttamente dal punto di vista
sismico con procedimenti di calcolo. il caso di molti componenti degli organi di
comando, controllo, strumentazione; in generale, tutte le apparecchiature elettriche ed
oleodinamiche. In effetti non risulta che alcun tipo di analisi venga compiuto su di esse.
Per qualificare sismicamente questo tipo di componenti si pu far ricorso alla
combinazione di analisi numeriche e di prove dinamiche su piastra vibrante.
In prospettiva sembra quindi lecito ipotizzare una regolamentazione che tenda a
qualificare sismicamente i vari elementi standard ed in particolare la componentistica di
comandi e segnalazioni degli impianti, in modo analogo a quanto gi praticato in altri
settori dellingegneria.

1.5.2.5.3

La Verifica della Stabilit delle Sponde

Gli aspetti inerenti la stabilit delle sponde dellinvaso sono sempre ritenuti di
fondamentale importanza, anche nella documentazione pi recente in materia, ai fini della
valutazione e della verifica delle condizioni di sicurezza di un serbatoio. In particolare,
sempre sottolineata la necessit di integrare gli studi sul comportamento della diga con
accurate verifiche di stabilit dei pendii che costituiscono le spalle dello sbarramento ed il
limite idrografico del bacino imbrifero. Si deve rilevare che a questultima tematica viene
comunamente dedicata, nella maggior parte dei casi, unattenzione al quanto ridotta
rispetto a quella riservata allanalisi del comportamento del corpo diga.
I criteri di verifica di stabilit delle sponde sono sostanzialmente analoghi a quelli
suggeriti per lanalisi della sicurezza delle dighe in materiali sciolti; per quanto riguarda la
definizione della sismicit del sito, sono ritenute valide le considerazioni gi segnalate per
la diga, mentre per le verifiche di stabilit si trovano molti metodi in letteratura,
essenzialmente basati sul metodo dellequilibrio limite; questi metodi differiscono fra loro
per le ipotesi sulla geometria della superficie di rottura, sulla distribuzione degli sforzi
nella porzione di terreno interessata dalla rottura e per il numero dincognite e delle
equazioni che compaiono nel metodo di calcolo.
Come noto tali metodi risultano molto approssimati, in particolare nel determinare
levoluzione del distaccamento della frana, inoltre a complicare il problema leventuale

266

Capitolo 1

presenza di moti di filtrazione comporterebbe un decadimento delle caratteristiche del


terreno che viene mal rappresentato da tali metodi. Va inoltre sottolineata la natura
aleatoria delle caratteristiche del terreno, che pur essendo determinate con analisi
approfondite, non godono di un grado di affidabilit elevato a causa soprattutto delle
repentina variabilit di tali caratteristiche nello spazio.
Alla luce di queste considerazioni, e delle conseguenze disastrose al quale pu
portare il distaccamento di una frane in una sponda,

nei casi in cui la natura geo-

morfologica del terreno non garantisca un adeguato margine di sicurezza doveroso


intervenire migliorando la resistenza del terreno, e quando questo non sia sufficiente,
provvedere al riposizionamento dello sbarramento [35;36].