dimensione (area) e tipologia della copertura captante
La norma UNI/TS 11445:2012 introduce criteri di dimensionamento specifici per le località
italiane in base
alle caratteristiche pluviometriche.
Stimato il valore delle precipitazioni annue, occorre valutare la quota percentuale di queste che
possono venir catturate dal tetto dell’edificio. La normativa, in base alla tipologia di copertura
(piana, a giardino, spiovente), ci restituisce un corrispondente coefficiente di deflusso, variabile da
un minimo di 0,4 per il tetto verde a un massimo di 0,9 per il tetto spiovente a tegole levigate.
Infine, occorre calcolare la superficie di raccolta della copertura. Questa sarà equivalente alla
proiezione sul piano orizzontale del suo perimetro, indipendentemente dalla forma e complessità
dell’edificio.
Esempi di calcolo della superficie captante delle acque piovane o meteoriche (fonte: Sangale et al.)
Ora abbiamo tutti i dati a disposizione. Moltiplicando tra loro il valore delle precipitazioni, la
superficie di raccolta ed il coefficiente di deflusso [(precipitazione media annua) x (superficie di
raccolta) x(coefficiente di deflusso)] possiamo ottenere il valore dell’apporto di acqua piovana che
- assieme al fabbisogno di servizio – ci permetterà di dimensionare correttamente l’impianto. Per il
calcolo del volume del serbatoio sarà poi utile tener conto del periodo secco medio (numero dei
giorni in assenza di pioggia), generalmente considerato pari a 21 giorni. Il volume risultante sarà
pari a [(volume utile medio)x(periodo secco medio)/(giorni dell’anno)].
Componenti del sistema di recupero delle acque piovane
Un impianto di recupero e riutilizzo delle acque meteoriche è generalmente costituito dai seguenti
componenti base:
serbatoio
filtro
pompa
integrazione con acqua potabile e seconda rete di condotte
scarico di troppo pieno
Schema di raccolta e utilizzo delle acque meteoriche (Fonte: Hafner E., Naturnahe
Regenwasserbewirtschaftung, 2000; modificato)
I filtri hanno la funzione di purificare l’acqua dalle impurità ivi contenute dovute in buona parte
all’inquinamento e ai detriti che incontra dal momento in cui tocca il tetto fino ad arrivare nel
serbatoio di raccolta. A seconda dell’utilizzo dell’acqua raccolta, il sistema può essere più o meno
complesso e costituito da più elementi. Può essere assente se lo scopo del riuso è esclusivamente
l’irrigazione del giardino.
Ma se il recupero delle acque piovane è anche per uso domestico (wc e lavatrice), l’impianto può
essere dotato, oltre che di serbatoio di accumulo e by-pass per troppo pieno, di filtro a cestello
estraibile per grigliatura in PVC, elettropompa centrifuga sommersa per la distribuzione dell’acqua,
inverter di comando, filtro multi-stadio, debatterizzatore con lampada a raggi UV per la
disinfezione e sistema di reintegro dell’acqua di rete.
Impianto di raccolta delle acque piovane (Sistema Riusa Plus REDI)
I filtri possono essere installati direttamente sul pluviale, nel serbatoio, oppure in una centralina di
filtraggio.
Esistono del tipo:
Anti foglie
Autopulente
Non Autopulente
Per le tubazioni, il materiale più diffuso è il tubo in ferro zincato anche se i materiali sintetici -
gerberit, polietilene, pvc, polipropilene -, che non temono la ruggine e sono facili da lavorare, hanno
ormai invaso il mercato del settore.
Serbatoi di raccolta: interni, interrati o esterni
I serbatoi per l’accumulo delle acque piovane hanno generalmente una capienza che oscilla tra i
1.000 ed i 10 mila litri. La forma più diffusa è quella cilindrica poiché consente, a parità di
superficie esposta all’aria, di contenere più acqua. I serbatoi sono solitamente realizzati in
polietilene ad alta densità (HDPE o PE-HD), materiale riciclabile che rispetta le normative circa lo
stoccaggio di acque destinate al consumo umano ma possono essere anche fatti di acciaio o
cemento.
Impianto di riciclo acque Redi-
In base alla posizione rispetto all’edificio, i serbatoi per la raccolta delle acque piovane si
distinguono in:
interrati
esterni
interni
Un serbatoio interno all’edificio deve prevedere un locale apposito nell’abitazione, ma godrà di
vantaggi quali la facilità di installazione e l’immissione in circolo. Un serbatoio interrato invece,
prevede costi e consumi maggiori dovuti all’uso di pompe, tipicamente ad immersione, di
sollevamento dell’acqua.
Aspetti normativi, bonus e agevolazioni fiscali
Per quanto riguarda gli aspetti normativi legati alla realizzazione di impianti di recupero della
acque meteoriche, l’art. 96 comma 4 del [Link].n.152/06, prevede che “La raccolta di acque
piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici ad uso civile o
industriale è libera e non richiede licenza o concessione di derivazione d’acqua, pur rimanendo la
realizzazione dei relativi manufatti regolata dalle leggi in materia di edilizia, di costruzioni delle
zone sismiche, di dighe e sbarramenti ed a altre leggi speciali”.
Gli impianti di raccolta delle acque piovane sono compresi tra gli impianti idrosanitari domestici
(DM 37/08).
La progettazione è regolata dalle seguenti normative:
UNI/TS 11445:2012 – Impianti per la raccolta e utilizzo dell’acqua piovana per usi diversi
dal consumo umano – Progettazione, installazione e manutenzione
UNI 10724:2004. Sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche. Istruzioni per la
progettazione e l’esecuzione con elementi discontinui
UNI EN 120563:2001 Sistemi di scarico funzionanti a gravità all’interno degli edifici.
Sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche, progettazione e calcolo.
Il Superbonus 110%, allo stato attuale, non prende in considerazione i sistemi di recupero e
riuso delle acque domestiche (piovane o grigie). Il massimo che il Governo ha saputo fare rispetto
al tema è il neonato bonus idrico, un contributo di 1.000 euro per la sostituzione di vasi sanitari con
apparecchi a scarico ridotto, rubinetteria sanitaria, soffioni e colonne doccia con apparecchi a
limitazione di flusso.
Peccato perché una vera riqualificazione edilizia, una progettazione sostenibile attenta all’ambiente
non può prescindere dal prendere in considerazione, oltre all’efficienza energetica, anche gli aspetti
legati al risparmio idrico.
Acqua, energia e rifiuti (tra cui l’amianto) sono componenti essenziali dell’economia circolare, di
edifici NZEB costruiti secondo i più rigorosi principi della bioedilizia, la chiavi di volta per il
raggiungimento di un impatto zero nel settore delle costruzioni, in prospettiva del raggiungimento
degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 dell’Unione Europea. Speriamo che questa ed altre
voragini normative (come la bonifica dell’amianto), vengano presto recepite in un provvedimento
ad hoc e strutturale su scala nazionale.
Per approfondire:
Ambrosetti, Valore acqua per l’Italia, 2021
Fiori M., Cecconi F., Impianti idrico-sanitari, di scarico e di raccolta delle acque
nell’edilizia residenziale. Progetto, esecuzione e collaudo, Maggioli Editore, 2018
Finanziaria 2008, LEGGE 24 dicembre 2007, n. 244
Montin P., Acque meteoriche di dilavamento: Principi di progettazione e dimensionamento
degli impianti di trattamento, 2014
Ispra, Le risorse idriche nel contesto geologico del territorio italiano, luglio 2020
Istat, Le statistiche dell’Istat sull’acqua: anni 2018-2020, marzo 2021
OMS, Unicef, Progress on household drinking water, sanitation and hygiene, 2021
Sangale et al., Rain water harvesting potential for different locations the state of
maharashtra, 2016
Unesco, Acqua e cambiamenti climatici, 2020
UNI/TS 11445:2012, Impianti per la raccolta e utilizzo dell’acqua piovana per usi diversi
dal consumo umano – Progettazione, installazione e manutenzione
UNI EN 12056-3:2001, Sistemi di scarico funzionanti a gravità all’interno degli edifici –
Sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche, progettazione e calcolo
UNI 10724:2004, Coperture – Sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche –
Istruzioni per la progettazione e l’esecuzione con elementi discontinui
Codice dell’Ambiente, Dlgs 152/06 e s.m.i.