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INTENTO DELL'OPERA

La fede vien definita dall'apostolo, la sostanza delle cose che speriamo, e l'argomento
delle cose che non vediamo: Est autem fides sperandarum substantiam rerum,
argumentum non apparentium1. Si chiama sostanza delle cose che speriamo, perch la
fede il fondamento della nostra speranza: senza la fede non vi sarebbe la speranza. Si
dice poi argomento di cose che non appariscono, perch la fede chiara per una parte, e
per un'altra oscura. chiara per i contrassegni che la rendono ben certa alla nostra
credenza, come vedremo. oscura all'incontro per le verit che insegna, le quali son
celate agli occhi nostri.
Cos conveniva all'onore divino ed al nostro bene. Conveniva all'onor divino che Dio
ci guidasse alla salute eterna per via di fede: essendo ben giusto che l'uomo non
solamente soggettasse a Dio la sua volont coll'ubbidire a' suoi precetti, ma anche
l'intelletto col credere a' suoi detti. Quale onore mai darebbe l'uomo a Dio, se credesse
le sole cose che vede o comprende? l'onora bens e molto l'onora col credere quel che
non vede e non comprende; credendo tutto non per altra ragione, se non perch Dio l'ha
detto. Ma ci fa che la fede sia una scienza che supera ogni altra scienza: Ecce Deus
magnus vincens scientiam nostram2. S, perch'ella una scienza, che viene infusa in noi
dalla luce divina, la quale avanza tutti i lumi della natura umana ed angelica. Che per
ci, quantunque gli oggetti della nostra fede nella vita presente sono a noi nascosti, son
nondimeno cos certi, che la lor certezza supera la certezza di tutte le cose che vediamo
cogli occhi e di tutte le verit che conosciamo colle nostre menti; poich queste verit
che conosciamo, noi non le apprendiamo se non per mezzo dei sensi che spesso
c'ingannano, o per mezzo de' nostri intelletti, secondo i quali spesso noi stessi
c'inganniamo; ma le verit della fede vengono a noi manifestate da Dio, che non pu
ingannarsi n pu ingannare.
Conveniva ancora al nostro bene che le cose della fede fossero a noi oscure; perch
se fossero evidenti la fede non sarebbe pi fede, ma evidenza che ci forzerebbe a
crederla vera senza nostra elezione; sicch nel darvi il nostro assenso non ci avremmo
alcun merito, il quale consiste nel credere, non necessariamente, ma volontariamente
cose che non comprendiamo. Fides amittit meritum, scrisse san Gregorio, cum humana
ratio praebet experimentum. Perci disse il Signore: Beati qui non viderunt et
crediderunt3.
All'incontro son cos chiari i contrassegni della verit di nostra fede, che (come dicea
il gran Pico della Miranda) non solo imprudenza, ma pazzia il non volerla
abbracciare. Testimonia tua credibilia facta sunt nimis4. E cos avviene per la bella
disposizione della divina provvidenza, che da una parte le verit della fede sieno a noi
oscure, affinch meritiamo nel crederle; ed all'incontro i motivi di credere ch'ella sia
l'unica vera fede, siano evidenti, affinch gl'increduli non abbiano scusa, se non
vogliono crederla. Qui vero non crediderit, comdemnabitur5. Onde ben disse Ugone di
s. Vittore: Iuste et fidelibus pro fide datur praemium, et infidelibus pro infidelitate
supplicium.
Per tanto dobbiamo noi cattolici da

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una parte continuamente ringraziare Iddio per averci dato questo gran dono della
vera fede aggregandoci tra' figli della s. chiesa cattolica. E dall'altra parte dobbiamo con
umilt sottomettere le nostre menti alle verit della fede, quali umili e semplici bambini,
come ne avverte s. Pietro: Sicut modo geniti infantes, rationabile sine dolo lac
concupiscite1. I misteri della fede non sono gi opposti alla ragione, ma sono bens
superiori alla nostra ragione umana; onde non dobbiamo cercare di voler comprenderli
col nostro discorso, come cercano i superbi, che non potendo poi giungere colle loro
deboli menti a capirli, s'intricano in molte difficolt, da cui non possono indi da s
sbrigarsi. Non est fides superborum, sed humilium, scrisse s. Agostino2. Quindi dicea s.
Teresa, che quanto meno colla ragion naturale ella capiva de' misteri divini, con
maggior divozione li credeva; anzi che sentiva un singolar piacere di non poterli
comprendere. E stando vicina a morte non cessava di ringraziare il Signore di averle
concesso il dono della fede, con averla fatta figlia della chiesa: In somma, Signore (cos
pi volte s'intese moribonda replicare) io son figliuola della chiesa, son figliuola della
chiesa.
Diceva poi la medesima santa, che tutti i peccati de' fedeli nascono dalla mancanza
della fede. Ed in verit cos : chi tiene continuamente avanti gli occhi le verit della
fede, la grandezza di Dio, l'amore che ci porta, i beneficj che ci ha fatti, e specialmente
l'opera dell'umana redenzione, la sua passione, il dono del ss. sagramento dell'altare: chi
spesso mira la morte che gli sta destinata, il giudizio divino in cui un giorno s'ha da
ritrovare, l'eternit felice o infelice che gli ha da toccare; non possibile che viva
lontano da Dio. E perci bisogna spesso rinnovare la fede, con ricordarci delle massime
eterne. Cos han fatto i santi, ed hanno acquistata la loro eterna corona. A tal fine ho
voluto dar fuori questa operetta, dove in breve esporr i contrassegni che ci rendon certi
della verit di nostra fede. Avvertendo qui nonper che non gi per questi motivi noi
dobbiam credere le cose che c'insegna la fede, poich la sola veracit infallibile di Dio,
che queste cose ha rivelate a noi per mezzo della s. chiesa cattolica, quella sulla quale
dobbiam fondare la credenza di tutte le verit rivelate; i contrassegni ch'esporremo,
debbono solo a noi servire per vedere e giudicare che l'unica vera fede quella che da
questa cattolica chiesa ci viene insegnata.
Tralascio in questo libretto di confutare gli atei col provare l'esistenza di Dio, perch
di ci ne ho parlato nell'altra opera fatta contra i materialisti3. Solo qui dico contro di
questi empj: cosa certa e necessaria che vi sia Iddio, principio eterno da cui hanno
avuto l'essere tutte le cose create nel tempo; altrimenti senza questo eterno principio non
vi sarebbe alcuna cosa creata nel mondo. Falsamente poi ricorrono gli atei alla materia
eterna, dicendo che da questa materia hanno il lor essere tutte le creature, perch questo
insussistente sistema gi l'abbiam confutato con evidenza nell'opera mentovata; e
qualche cosa ne diremo in breve nel dialogo aggiunto in questa operetta. N serve il
ricorrere alla natura, col dire che tutte le cose sono effetti della stessa natura, perch
rispondiamo: O questa natura priva di mente, ed una natura priva di mente non ha
potuto mai dare un ordine cos ben regolato e cos stabile alle cose create di questo
mondo, come vediamo; giacch per istabilire un tal ordine vi bisognava una mente di

somma sapienza. O diciamo all'incontro, che questa natura sia una pura mente; e questa
natura noi diciamo ch' Dio. Se dunque v' Dio, vi ha da esser necessariamente
religione, perch questo Dio, come supremo signore e creatore del tutto, giustamente
vuol esser riconosciuto
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ed onorato dalle sue creature. Or vediamo tra tutte le religioni, quale sia la vera, e
qual'altra abbia tanti contrassegni d'esser creduta vera, quanto la nostra cattolica
romana. Andiamo dunque esaminando questi contrassegni o sieno motivi della verit di
nostra santa fede.

1 Hebr. 11. 1.

2 Iob. 36. 26.

3 Io. 20. 29.

4 Ps. 92. 7.

5 Marc. 16. 16.


1 Pietr. 1. ep. 2. 2.

2 Ser. 36. de verb. Dom.

3 Si legga la dissertazione contra i materialisti e deisti.

CAP. I. Contrassegno primo.


Santit della dottrina.
Il primo motivo che ci dimostra la verit della nostra fede la santit della
dottrina, che ci viene insegnata dalla santa chiesa cattolica, cos in quanto ai
misteri da credere, come in quanto alle virt da esercitare. E qui bisogna
considerar le cose dai suoi principj. Noi vediamo il genere umano cos
sconcertato: specialmente prima della venuta di Ges Cristo gli uomini
(eccettuati quei pochi che se ne stavano in un cantone della terra, nella
Giudea) non conosceano il lor creatore. Altri adoravano per Dio i pianeti, altri
gli elementi, altri i bruti (sino a' serpi e topi), altri l'erbe degli orti, come le
cipolle e gli agli. Altri adoravano uomini morti che in vita eran gi stati
conosciuti da per tutto per empj e ripieni di vizj. Erano adorati per Dei un
Giove ed un Marte adulteri, una Venere impudica, un Apollo incestuoso, un
Vulcano vendicativo. Di pi furono adorati per Dei un Nerone, un Caligola,
un Domiziano, uomini che in vita eran tenuti per mostri d'impudicizia e di
crudelt. Il senato romano giunse a consecrar per Dea una certa Flora che fu
una pubblica meretrice, perch morendo ella gli avea lasciata la sua eredit
acquistata col turpe mestiere. Offerivano poi gli uomini a questi finti Dei
sacrificj i pi crudeli ed abbominevoli che possan pensarsi. Scrive Filone che
il re Aristomene sacrific in un giorno a Giove trecento uomini: giungeano ad
offerire in sacrificio ai demonj sino le vite dei loro figli. Lascio poi di narrare i
sacrificj turpi che faceano, perch ho rossore anche di accennarli. Questa fu
l'invenzione del demonio, far tenere per Dei gli uomini pi viziosi, acciocch i
loro vizj fossero poi senza ripugnanza, anzi con onore imitati dagli altri. Ipsa
vitia (scrisse Lattanzio) religiosa sunt; non modo non vitantur, sed etiam
coluntur1.
Vediamo inoltre anche al presente che tutto il genere umano inclinato agli
appetiti malvagi, alle vendette, alle invidie, alle ambizioni ed alle impudicizie,
cose tutte contrarie alla retta ragione. Tutte le opere di Dio sono perfette, onde
non poteva egli creare l'uomo cos disordinato. Donde dunque nato tanto
disordine? cerchiamone l'origine. Eccola: Adamo che fu il primo uomo, egli fu
creato da Dio colla rettitudine originale, cio co' sensi soggetti alla ragione, e
colla ragione soggetta a Dio; ma Adamo disubbid a Dio col cibarsi del pomo
vietato; ed ecco perch cos egli, come tutti i suoi discendenti restaron privi
della divina grazia e disordinati, ribellandosi il senso contra la ragione e la
ragione contra Dio.
Questo gran male avea bisogno d'un gran rimedio, e Dio che fece? Avendo
egli compassione degli uomini, acciocch non si perdessero, determin di
mandare il proprio figlio a redimerli da tanta ruina, disponendo che questo

Redentore coi suoi meriti e morte loro ottenesse la salute. Quindi prima della
venuta di questo Salvatore mand Iddio i profeti che l'annunziassero al
mondo, acciocch gli uomini procurassero di salvarsi colla speranza dei di lui
meriti; e tutte le loro profezie le fece registrare nelle sacre scritture con tutte le
circostanze della venuta, delle opere, della vita e della morte del Redentore,
affinch dopo la di lui venuta non potessero gli uomini pi dubitarne. Indi
stabil nella Giudea la sua chiesa, ed ivi promulg ancora le sue leggi,
acciocch gli uomini, non solo col lume naturale, ma anche con l'aiuto di esse
intendessero meglio quello che doveano fare, e quello da cui doveano
astenersi. Ecco finalmente come
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venne in terra il Verbo eterno, prese carne umana, nacque e promulg la sua
legge di grazia, ch' stata poi scritta negli evangelj, e che non gi distrugge
l'antica, ma l'adempie. Quindi, acciocch i fedeli non errassero nei dubbj che
sovra questa divina sua legge doveano insorgere, stabil la sua nuova chiesa, la
quale da Dio stesso illuminata insegnasse poi ai fedeli tutto ci che doveano
credere e praticare circa i costumi. Questa chiesa egli l'ha stabilita come
colonna e base della verit, e le ha promesso che tutte le forze dell'inferno non
mai potranno contra lei prevalere, secondo scrisse l'apostolo: Ecclesia Dei
vivi, columna et firmamentum veritatis 1. E come disse Cristo a s.
Pietro: Aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt
adversus eam2.
Questa chiesa poi quella che ci fa conoscere il vero Dio; il quale l'ultimo
nostro fine. Ci fa intendere la sua natura divina e ch'egli possiede tutte le
perfezioni. Ci fa sapere il premio eterno apparecchiato ai giusti e l'eterno
castigo destinato ai peccatori. Ella poi in quanto ai costumi c'insegna una
legge tutta santa, piena di carit e di rettitudine, che c'istruisce a vincere gli
appetiti disordinati, ad amare il prossimo come noi stessi, e Dio sovra ogni
cosa. La chiesa in somma ci propone le leggi cos divine, come umane, che
dobbiamo e ben possiamo osservare coll'aiuto della divina grazia. Ci propone
ancora i divini concilj, che ci rendon pi facile l'osservanza dei precetti e ci
fan pi grati a Dio. Ella ancora ci fa sapere, con quali mezzi dobbiamo
conservarci nella divina grazia, e come ricuperarla, se mai per disgrazia
l'abbiamo perduta: questi mezzi sono i santi sacramenti istituiti da Ges
Cristo, per li quali egli ci rimette i peccati e ci comunica le grazie a noi
procurate per li meriti della sua passione. Ella ancora ci fa sapere che noi
siamo troppo deboli per osservare colle nostre forze i divini precetti e per
vincere i nemici che ci tentano a trasgredirli; e che perci dobbiam sempre
ricorrere a Dio colle preghiere per ottenere da esso l'aiuto ad osservarli.

Vedasi pure se fra tutte le leggi pu mai trovarsi o pensarsi una legge pi
santa, pi retta e pi ordinata. Ed all'incontro si osservi quel che insegnano le
altre false religioni. La religione dei giudei un tempo fu retta e santa; ma dopo
ch'essi han rifiutata la nuova legge di grazia, sono rimasti ciechi, e son caduti
in mille inezie ed empiet. Gli odierni ebrei (i quali oggid son chiamati
talmuldisti, poich hanno abbracciata la credenza del Talmuld, libro, ossia
legge piena di favole, di errori e di bestemmie) dicono che questa un'altra
legge, la quale fu data a Mos a voce; pertanto gl'inventori del Talmuld nel
pubblicarlo ordinarono che tutte le cose ivi comandate si osservassero come
leggi divine, ed imposero pena di morte a chi le negasse. In quanto ai misteri
divini insegnano i talmuldisti che Iddio in una parte della notte rugge come un
lione e dice: Oim che distrussi la mia casa e bruciai il mio tempio e rendei
schiavi i miei figli! Dicono che nel giorno poi parte si mette a studiar la legge
ed anche il Talmuld: parte ad insegnar ai fanciulli che morirono bambini: e
parte a giudicare il mondo; e nell'ultime tre ore si pone a divertirsi con un
dragone chiamato Leviatan. Dicono che Dio prima di creare il mondo, molti
mondi faceva e li disfaceva; dopo averlo creato poi egli cavalca la notte sopra
un cherubino, e visita 18 mila mondi che ha creati. Dicono che Dio disse una
menzogna una volta, per metter pace tra Abramo e Sara. Dicono ch'egli per
aver diminuita la luce alla luna a confronto di quella data al sole, impose a
Mos che offrisse un bue in sacrificio, acciocch gli fosse perdonata questa
colpa.
In quanto poi ai costumi dicono che chi adora gl'idoli per amore o timore non
pecca. Di pi dicono che non pecca chi maledice i suoi genitori e lo stesso
Dio, purch non proferisca i nomi
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di Dio, come Adonai, Eloin, Sabaoth. Di pi dicono che se uno liga il


compagno, e cos lo fa morire di fame o lo gitta dinanzi ad un lione, libero
dalla morte; altrimenti poi, se lo fa morir di fame senza ligarlo, o se lo gitta
avanti le mosche. Di pi, che se un reo condannato da tutti i giudici, libero
dalla morte; altrimenti poi, se parte di loro lo condanna e parte no. Dicono
ancora che si salva certamente chi non lascia di mangiare almeno tre volte in
ogni sabato. Chi volesse sapere altre sciocchezze ed errori dei presenti giudei,
legga i Granata1 e 'l Segneri2.
La setta maomettana poi in vece del Talmuld tiene l'Alcorano per sua legge e
regola di fede. Quest'Alcorano approva ogni religione che adora Dio,
promettendo salute a chiunque vive secondo la legge da s eletta, bench
dall'una passasse all'altra a suo capriccio. In quanto a' misteri da credere,

insegna che anche i dannati, i quali credono all'Alcorano, son liberati


dall'inferno. E perci i maomettani si radono il capo, ma vi lasciano una
chiocchetta, sperando che per quella potr Maometto cavarli dall'inferno.
Sperano che almeno nel giorno del giudizio egli colle sue preghiere salver
tutti i suoi seguaci. Per gli altri dannati poi dice l'Alcorano che l'inferno non
durer pi di mille anni, rinnovando l'errore di Origene. Il paradiso poi che
promette l'Alcorano un paradiso di cui si vergognerebbero le stesse bestie, se
avessero ragione: paradiso di piaceri sensuali. Tanto che Avicenna
maomettano, vergognandosi di tal promessa, dice che Maometto in ci aveva
parlato allegoricamente; ma l'Alcorano in niun luogo ammette questa
spiegazione di Avicenna.
In quanto a' costumi l'Alcorano permette a ciascuno di rubare a suo piacere.
Permette ad ogni uomo aver tante mogli quante ne pu alimentare; e permette
il divorzio a proprio arbitrio. Permette ogni sorta d'impudicizia colle schiave o
suddite. Comanda la guerra e la vendetta, come cose gloriose. Comanda che si
uccida chi non crede ad esso Alcorano. Vuole che tengasi comunicazione coi
demonj, affin di divinare per via d'incantesimi e sortilegi.
Lascio di parlare delle altre sette eretiche, delle quali ciascuna tiene i suoi
particolari errori e disordini. Ma bisogna qui dire qualche cosa dell'ultime
eresie del settentrione, che vengono chiamate tutte sotto il nome di religion
riformata. Questa religione pretesa riformata (di cui furono capi Lutero,
Zuinglio e Calvino) insegna tra gli altri due empj dogmi fondamentali che
tolgono la bont e 'l merito a tutte le opere buone, ed aprono il campo a tutti i
vizj. Il primo dogma che tutti gli uomini nascono egualmente infetti dal
peccato originale: ma in modo tale, che tutte le opere dell'uomo, o buone o
male, anche dopo il battesimo sono perverse e degne delle pene eterne. Il
secondo dogma che la sola fede, senza bisogno d'altra virt, rende l'uomo
giusto e lo salva; poich (come dicono) non gi si rimettono all'uomo i peccati
per la carit o per la grazia; ma la fiducia ch'egli ha nella divina misericordia
per li meriti di Ges Cristo, fa che le sue colpe non gli vengano imputate, ma
gli s'imputi la giustizia del Redentore; e cos diventa giusto e si salva. In
seguito poi di questi due errori ne insegnano molti altri, cio che l'uomo dopo
il peccato di Adamo ha perduto il libero arbitrio, ond' costretto a volere e non
volere quel che da Dio sta predeterminato; che Iddio non gi dona a noi la
virt di fare il bene, n solamente permette il male; ma egli quello che opera
in noi tutte le azioni buone e cattive; che i divini precetti a noi non
appartengono punto, mentre sono impossibili ad osservarsi: che a niente ci
vagliono i sacramenti per ottenere la divina grazia: che solo ai predestinati
donata la grazia della giustificazione, e che tutti gli
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altri sono da Dio predestinati al male: che chi ha la fede in Ges Cristo,
infallibilmente persevera in grazia e certamente si salva, quantunque
commetta tutte le scelleraggini del mondo. Ed ecco la bella religione riformata
che ha trasformato l'uomo in un mostro d'inferno, giacch l'ha esentato da
ogni legge e gli ha data licenza d'immergersi in tutt'i peccati pi enormi,
fuorch nelle infedelt. Ecco come parla Lutero, e non si arrossisce di
scriverlo:Vides, quam dives sit homo christianus! nulla peccata possunt eum
damnare nisi sola incredulitas. Caetera omnia, si stet fides, absorbentur per
eamdem fidem1. Ma Calvino pass pi innanzi, e disse che le opere buone non
solo non giovano, ma ripugnano alla fede: Tum fidei iustitiae locus est, ubi
nulla sunt opera quibus debeatur merces.
Dunque secondo le loro massime di fede, tutti i cristiani fino alla venuta di
questi novelli maestri di religione sarebbero dannati; mentre tutti i veri
cristiani, e specialmente i santi ed i martiri avrebbero errato nella fede:
giacch tutti han creduto non bastare i soli meriti di Ges Cristo a salvarsi, ma
esser necessarie, oltre la fede, anche le loro buone opere. Di pi essi,
quantunque speravano la salute, fidando ne' meriti di Ges Cristo, non han
creduto per per fede di essere predestinati, anzi sono stati sempre con timore
sino alla morte; n han creduto di peccare, operando bene affine di acquistarsi
il paradiso; cose tutte opposte alla credenza de' novatori. Ma no, che ben dice
il p. Segneri, che la loro credenza e dottrina peggiore dell'ateismo, poich
l'ateo fa il male sempre con timore, per la difficolt che trova a persuadersi
con fermezza, che non vi sia Iddio nel mondo; laddove questi riformati
operano con minor timore lusingandosi di operare secondo la religione da Dio
voluta.
All'incontro una delle gran prove della nostra religione cattolica l'essere
esente da qualunque minimo errore. I misteri ch'ella insegna a credere, bench
sieno (come di sovra si disse) alti e superiori alla ragione, non sono per alla
ragione contrarj. I precetti poi che impone ad osservare, son tutti santi e giusti.
Che cosa pi giusta, che amare Iddio sommo bene pi degli altri beni, che a
confronto di Dio sono ombra e fumo? Amare noi stessi, ma con amore
ordinato, che non c'inganni con piaceri apparenti e passeggieri, ma ci conduca
a quella felicit che non avr mai fine? ed amare il prossimo come noi stessi,
giacch tutti siam chiamati a convivere in questa terra, affin di sovvenirci gli
uni cogli altri con buoni esempi e colle opere di carit, come compagni di
viaggio all'eternit, per ritrovarci un d insieme giunti al paradiso, dove esser
dovremo compagni e concittadini eterni di quella patria beata?
vero che i precetti della divina legge sono per s difficili alle forze umane,
ma son facili col divino aiuto; e quest'aiuto Dio l'ha promesso e lo concede a

chiunque glielo dimanda. Petite (cos egli ha detto) petite, et


accipietis. Quindi il sagro concilio di Trento c'insegna: Deus impossibilia non
iubet, sed iubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et
adiuvat ut possis. Pertanto non pu negarsi che nella chiesa cattolica vi sono
stati sempre molti uomini santi che hanno dati tanti belli esempi di umilt, di
distacco, di castit, di giustizia e di tutte le virt; e colla loro buona vita a
niuno si sono renduti molesti ed esosi, se non solamente a coloro che odiavano
il lor vivere, come un rimprovero de' loro mali costumi. certo che niun
cattolico mai, che ha menata buona vita, passato ad essere eretico o infedele.
All'incontro molti eretici ed infedeli, che facean vita, se non buona, almeno
men disordinata degli altri, son passati ad abbracciare la nostra fede, a fine di
trovar salute: segno evidente, che solamente nella nostra chiesa si ritrova vera
santit e vera salute.

1 L. 1. c. 13.
1 1. Tim. 3. 15.
2 Matth. 16. 18.
1 Simbolo par. 4. trat. 2. c. 22.
2 Incredulo senza scusa p. 2. c. 24. n. 12.
1 Luther. de votis monach.