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Sessione

4. Una grammatical per la morale - I

Sessione 4 (12 marzo): Una grammatica per la morale - I


L'etica cristiana al servizio dei cambiamenti che si verificano quando il Dio di Ges
Cristo si fa presente nella nostra vita. Nel corso del tempo e contando con la nostra
cooperazione, lo Spirito ci configura ad immagine di Ges. Questa trasformazione non
avviene solo a livello emotivo o intellettuale. Ha suo asse nel corpo.
La neuroscienza moderna chiama 'neuroplasticit' ad una propriet intrinseca del
cervello umano di cambiare le connessioni sinaptiche che collegano i neuroni per
abilitare nuove competenze in risposta a nuove esigenze. Questa potenzialit del nostro
cervello di cambiare il suo cablaggio e di acquisire nuove competenze il caso pi
estremo della 'architettura aperta' che ha il corpo umano. I membri della nostra specie
non siamo legati ad un solo tipo di cibo. Il nostro desiderio sessuale non limitato ai
periodi di zelo come la maggior parte degli animali, n i nostri protocolli di
corteggiamento sono fermamente stabiliti. Gli esseri umani siamo sistemi aperti che
possiamo sfruttare il nostro potenziale in direzioni diverse e raggiungiamo il nostro
vero potenziale solo attraverso l'educazione e la formazione.
Siamo anche esseri sociali. Nella nascita siamo il pi deprivato degli animali. Abbiamo
bisogno di ricevere le attenzioni di una madre per sopravvivere e sviluppare le nostre
competenze di base. La nostra capacit sociale pi fondamentale, il linguaggio, pu
essere acquisita solo in contatto con altre persone che fin dall'infanzia ci prendono
abbastanza sul serio per parlarci. La nostra fase di immaturit la pi lunga tra le specie
animali e in societ complesse come la nostra, i periodi di formazione si estendono oltre
la maturit fisica. Anche da adulti, non siamo in grado di vivere una vita piena da soli:
abbiamo bisogno di una vasta rete sociale.
Queste due idee, la necessit di formazione e delle relazioni sociali, per raggiungere il
nostro pieno potenziale come uomini e donne, sono a la base della tradizione di
riflessione morale che parte da Aristotele (384-322 aC) e che si chiama "etica della
virt".

Il ritorno sorprendente di Aristotele


Gli ultimi trenta anni hanno visto, sia nel campo della filosofia che della teologia
cristiana, un crescente interesse per l'etica della virt.
Abbiamo visto come il Concilio di Trento (1545-1563) aveva promosso l'adozione del
paradigma casistico nella morale cattolica; questa forma di fare teologia morale eera
foccalizata sulla legge e la sua applicazione in casi specifici. Due secoli dopo Trento, e in
modo indipendente, si ha cominciato a sviluppare in Europa una filosofia morale con lo
scopo di comprendere l'etica entro i limiti della pura ragione. Questi filosofi, con nomi
come David Hume (1711-1776) e Immanuel Kant (1724-1804), hanno cercato di
stabilire la legittimit delle leggi morali in termini puramente razionali, indipendente da
qualsiasi argomento relativo alla rivelazione cristiana.

Sessione 4. Una grammatical per la morale - I

All'origine di questo progetto sono i gravi conflitti armati che hanno devastato l'Europa
nel corso dei secoli XVI e XVII; il pi grave dei quali la Guerra dei Trent'anni, iniziato in
1618 e finito con la Pace di Westfalia in 1648. Dopo queste guerre, era chiaro che l'idea
di un'Europa unita sulla comune eredit cristiana appariva come impossibile. Alcuni dei
pi brillanti pensatori del continente hanno intrapreso il progetto di fondare l'etica e la
politica su una base pi sicura che una rivelazione i cui diversi interpretazioni aveva
causato tante disgrazie.
I pensatori del Illuminismo hanno sostenuto che era possibile giustificare la moralit
degli atti, sia privati che pubblici, senza alcun riferimento a uno scopo trascendente.
Questo silenzio sulla finalit caratterizza il progetto etico dell'Illuminismo nelle sue
varie forme ed la principale differenza con rispetto a la morale cristiana medievale;
per pensatori cos diversi come Kant, Hume e Locke l'oggetto della riflessione morale
l'atto, non l'agente.
Sia nella sua versione cattolica che laica, letica occidentale negli ultimi secoli si
concentrata sullo studio della legge morale: Cos, si verifica una curiosa coincidenza.
Oggi, quando si parla di etica, spesso tacitamente capito che ci riferiamo alle leggi e
obblighi, ai decisioni che dobbiamo prendere, in particolare quando siamo in situazioni
difficili.
Siamo cos abituati a trattare a questa maniera di fare etica che sorprendente scoprire
che nelle origini della tradizione filosofica occidentale, la morale no si occupava appena
di regole o casi.
Per Aristotele, autore dei primi trattati di etica di nostra tradizione culturale -Ethica
Nicomachea ed Ethica Eudemia- lo scopo della filosofia morale quello di aiutare gli
uomini a raggiungere la felicit attraverso una vita virtuosa. La parola legge (nomos)
appena appare in queste opere. Aristotele non parla di casi di coscienza o di decisioni;
suo interesse focalizzato non su azioni specifiche astratte dal contesto, ma nelle
attivit abituali che modellano il carattere della persona.
Negli ultimi decenni del XX secolo e l'inizio del XXI, con lesaurimento di quel periodo
della civilt che chiamiamo Modernit la tradizione morale di Aristotele ritornato
dopo secoli di dimenticanza.
All'inizio di questo ritorno alla virt, troviamo il pensiero critico e innovativo del
filosofo Alasdair MacIntyre (1929- ). Soprattutto il suo libro Dopo la virt, pubblicato nel
1981. La sua idea fondamentale che non possiamo avere una conversazione razionale
su etica se lasciamo fuori la questione della fine delle azioni.
Oggi non tutti sentono che la loro vita ha un senso trascendente; e trascendente qui
non significa necessariamente religioso. Basterebbe capire che punta verso un bene
comune che va oltre la volont del individuo.
Per molti oggi, la vita non ha altro significato che quello di accumulare beni materiali ed
esperienze gratificanti. Aristotele non esiterebbe a definire come irrazionale quel modo

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di pensare e di agire. La tradizione morale aristotelica ritiene che le persone agiscono


razionalmente quando la loro vita tornata verso un bene comune condiviso con altri.
Secondo McIntyre, la cultura liberale contemporanea, con il suo silenzio sullo scopo e
destino della vita umana, crea un vuoto morale e intellettuale che ci rende incapaci di
raggiungere accordi razionali sulle questioni etiche. Secondo lui, ci sono solo due
possibili soluzioni: lo scivolo verso il nichilismo di Nietzsche o un ritorno a un'etica
teleologica come quella di Aristotele.

Felicit
La differenza fondamentale tra le etiche della Modernit e Aristotele la teleologia: Ogni
attivit ha senso per un fine, e tutte le attivit nel loro complesso devono convergere
verso un obiettivo finale, perch altrimenti, il processo continuerebbe all'infinito, in
modo che ogni desiderio sarebbe vuoto e assurdo (Aristotele, Etica Nicomachea 1094,
21-22 ).
La vita umana pu essere significativa solo se orientata verso un fine, che Aristotele
chiama eudaimonia, felicit. Nel linguaggio greco classico eudaimona non era un
termine tecnico, ma apparteneva al linguaggio della strada. Aristotele ha preferito
riflettere su una parola che si usava normalmente in vece di inventare un neologismo.
La societ attuale tende a concepire la felicit come uno stato emotivo positivo o come il
godimento di esperienze piacevoli. Secondo questo pensiero, la felicit fragile, quasi
effimera, perch soggetto ai capricci dei sentimenti.
Aristotele dice chiaramente ci che non la felicit, scartando identificarla con il
godimento del piacere, il possesso di ricchezze o di onore. Il piacere, la ricchezza o
lonore sono cose esterne per l'uomo e la felicit che vuole proporre il Filosofo
qualcosa interiore che appartiene a ci che la persona .

Virt
Per Aristotele, chiaro cosa non la felicit, ma molto pi cauto nel descrivere il
profilo delluomo felice; ma anche senza definire le caratteristiche precise, afferma
categoricamente che la strada verso la felicit la coltivazione della virt (aret).
Questa una qualit, un aspetto della personalit che acquisiamo attraverso la
formazione e la pratica. Gli esseri umani non siamo nati virtuosi, ma possiamo diventare
virtuosi.
E 'importante notare che Aristotele, come altri pensatori dell'antichit, capisce la
filosofia non come l'esposizione di un sistema di idee, ma come un modo di vita; il
direttore della scuola filosofica era un maestro spirituale che lavorava con ogni studente
per guidarlo verso la vita buona. Le opere filosofiche dell'antichit non sono stati
scritti per informare il lettore su un contenuto dottrinale, ma per formarlo come
persona, di fare andare un determinato percorso sul quale si verifica un progresso
spirituale (P. Hadot, Philosophy as a way of life: spiritual exercises from Socrates to
Foucault, Oxford 1995, 64.)

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Nella nostra cultura, tendiamo a comprendere l'etica come disciplina filosofica o


teologica che ci aiuta a prendere decisioni difficili in situazioni complesse. Quale regola
di condotta dovrebbe applicarsi in questa situazione? E questo comportamento etico?
La morale appare cos come una scienza che mi assiste in certi momenti di emergenza. Il
contenuto della morale per Aristotele, era lesercizio quotidiano della virt.
Per comprendere correttamente il concetto aristotelico di virt, importante capire il
rapporto sottile che collega felicit e virt. La felicit un modo di essere, acquisire una
certa personalit. Felicit consiste nell'avere quell'insieme di virt che compongono il
carattere delluomo realizzato. Cos, per Aristotele, essere felice essere virtuoso;
l'uomo che ha raggiunto la virt ha compiuto nella sua persona le possibilit di
realizzazione della sua natura.
Aristotele anche riconosce qualcosa che dolorosamente ovvio a tutti: disgrazie
accadono anche agli uomini buoni. Il Filosofo dice che essere virtuoso una condizione
necessaria per essere felice, ma non sufficiente. Tuttavia, il massimo che possiamo fare
come uomini per raggiungere la nostra pienezza sforzarsi per proseguire il sentiero
della virt.

Amicizia
L'ideale aristotelica della felicit non un nirvana di benessere individuale. Aristotele
consapevole del fatto che senza amici non possibile essere felici. L'uomo un zoon
politikon, un animale sociale, che per sua natura pu raggiungere la sua pienezza
soltanto nella polis. Le virt devono essere coltivate nella vita reale delle persone che si
relazionano tra di loro. L'uomo non pu raggiungere la sua fioritura isolato; possiamo
essere felici soltanto formando con altri una comunit, idealmente una citt in cui gli
uomini virtuosi sono amici che lavorano insieme per il bene comune.
La vera amicizia pu fiorire soltanto tra le persone che coltivano le virt che richiedono
la costruzione sociale; possono essere amici solo quelli che condividono lo stesso
obiettivo, quelli che vivono impegnati per il bene comune

Bibliografia
Fondamentali:

Aristotele, Etica Nicomachea


Alasdair MacIntyre, Dopo la virt (Armando Editore, 2007). Originale in inglese di
1981, ci sono traduzioni ai principali lingue

Studi su Etica della virt e Nuovo Testamento

D. S. Cunningham, Christian ethics: the end of the law, London 2008;


D. J. Harrington - J. F. Keenan, Jesus and virtue ethics: building bridges between
New Testament studies and moral theology, Lanham 2002;
N. T. Wright, Virtue reborn, London 2010.
W. C. Spohn, Go and do likewise: Jesus and ethics, New York 1999