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numero 9 anno VI 5 marzo 2014


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EXPO: N DIO, N RENZI, N POTERI SPECIALI, N MINISTRI


Luca Beltrami Gadola
N Dio, n Renzi, n poteri speciali
n ministri daranno una mano per
finire in tempo i lavori di Expo2015.
Se riavvolgiamo e guardiamo il film
di Expo dal momento in cui il BIE
accettava la candidatura di Milano,
non si sa se piangere, fare del sarcasmo o dire lo avevamo detto.
Ecco alcuni spezzoni. Siamo nel
marzo 2009, Paolo Glisenti candidato fortissimamente voluto dalla Moratti alla guida di Expo, si dimette
dal consiglio di amministrazione della Soge, la societ che allora aveva
la gestione di Expo. Non piace a
Berlusconi ma soprattutto non piace
a Tremonti, il ministro delle finanze
che tiene in mano i cordoni della
borsa dalla quale devono uscire i
soldi per Expo che per altro, come
tutti i leghisti di allora, non ama l'esposizione.
Gli succede Lucio Stanca, gradito ai
due e gi ministro con Berlusconi
nel 2001: si dice che lincarico in
Expo sia stato un risarcimento per il
mancato reincarico ministeriale. Intanto tra Regione, Moratti, Fondazione fiera e la famiglia Cabassi inizia il balletto delle aree, dietro il
quale si nascondono giganteschi
interessi immobiliari in una torta che
fa anche gola alla Compagnia delle
Opere. Intanto Stanca lotta selvaggiamente per mantenere il doppio
incarico di parlamentare e di consigliere delegato di Expo con i relativi
doppi stipendi. Alla fine, dopo 14
mesi molla, dopo aver incassato
450.000 euro e senza aver combinato nulla, come disse allora Penati
aggiungendo Restituisca almeno i
soldi!. Uno che ci capiva.
Intanto sono passati due anni e due
mesi dalla vittoria di Expo. Ma
prima che vi dimentichiate di lui voglio citarvi brani di suo pugno al
momento dellinsediamento (dal
Vademecum di Expo 2015):
LExpo , probabilmente, uno dei
progetti pi complessi con cui misurare la capacit dellItalia lExpo
stata definita la grande metafora
di cosa dovr essere la Milano del
2015. Se Expo 2015 sar solo
unoccasione espositiva, allora avr
perso met del suo potenziale valore ecco perch dobbiamo avere
una visione di lungo periodo: per
lExpo, ma in particolare oltre
lExpo. Si tratta di costruire intorno

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al tema dellExpo, nutrire il pianeta, un modello per Milano e


unopportunit per diventare un centro di cooperazione e riferimento
internazionale
in
tale
ambitolExpo di Milano non si pu
limitare a essere una vetrina mondiale di novit tecnologiche, ma diventa luogo di interpretazione ed
elaborazione di grandi temi mondiali. Anche qui non si sa se sorridere:
linferno lastricato di buoni propositi.
Via lui arriva Giuseppe Sala e nel
frattempo in Comune arriva anche
la Giunta Pisapia. I guai non sono
finiti, anzi, al poco tempo si aggiungono l'incertezza dei finanziamenti e
la grana dei Nocanal. All'apertura di
Expo mancano 421 giorni da oggi,
mercoled 5 febbraio 2014.
N Dio ci sta dando una mano:
Giuseppe Sala si lamenta, piove,
piove, piove. Eppure se andiamo a
guardare le statistiche meteorologiche degli ultimi ventanni posiamo
dire che s non siamo nella media,
per questo un inverno praticamente senza giornate sotto zero
che per ledilizia sono la vera paralisi. La verit: quando non si prevede
nemmeno un giorno per imprevisti,
comera il cronoprogramma che ho
visto un anno fa, la pioggia semina il
panico. Dice Sala: Lavoriamo 20
ore su 24. Sono contento per chi
riuscir, magari a scapito della salute, a farsi i turni di notturno forse
festivi, assai meglio pagati delle ore
ordinarie, ma i costi vanno alle stelle. Chi paga?
N Renzi sembra avere a cuore
Expo. Giuliano Pisapia se ne lamenta: non abbiamo rappresentanza
politica nel Governo adeguata
allimportanza di Milano e nel programma del primo ministro non vi
traccia di Expo. Succede ma forse
non a caso: forse non siamo ritenuti
affidabili o forse la sinistra milanese
ha giocato male le sue carte o non
aveva uomini. A dire il vero, per,
guardando ai sottosegretari, meglio
di quelli nominati ora forse a Milano
ne abbiamo mille e tre. Le lamentele poi di Maroni, quelle fanno veramente ridere. Dove stava prima di
diventare governatore, quando la
Lega non amava Expo? Quando
comunque erano in Regione insieme a Formigoni che sceneggiava

per la propriet delle aree a tutela


degli interessi immobiliari non certo
per il bene comune perdendo tempo
prezioso?
N poteri speciali che sono pannicelli caldi. Non solo ma sono la rappresentazione perfetta dei malanni
italiani. Si chiedono per accelerare i
tempi che, detto in volgare, vuol dire
richiedere la licenza di operare in
dispregio di leggi e regolamenti posti a tutela dei cittadini, della libert
di concorrenza, della trasparenza,
della tutela del suolo e dellambiente. Sono la premessa per ogni forma di abuso. LItalia un Paese
giocato tutto tra emergenze - i problemi lasciati marcire - poteri speciali e decretazioni durgenza, qualche volta, ma solo raramente, giustificati da un proliferare di leggi caotiche e contraddittorie, pascolo della
burocrazia. Forse qualcuno se ne
sta accorgendo.
N ministri. Sono arrivati, ci hanno
ripetuto le stesse cose dette da chi li
ha preceduti salvo il ministro Lupi:
A Milano uffici del ministero. Siamo salvi, in arrivo lefficiente burocrazia romana. Si parlato dei soliti
tavoli. Meno tavoli e seggiole (poltrone) e pi teste capaci.
Unamara constatazione. Lo abbiamo detto fin dallinizio: ci siamo
buttati in unavventura per la quale il
Paese e la sua classe dirigente, al
netto delle liti politico/spartitorie, sono sostanzialmente inadeguati perch quandanche la politica cerchi
manager nel privato i risultati li vediamo. Come ha detto Eugenio
Scalfari su Repubblica di domenica
scorsa, il nostro un Paese da ricostruire dalle fondamenta e che proprio per questo prima di lanciarsi in
operazioni come Expo avrebbe dovuto guardarsi addosso per benino.
Se malauguratamente Expo non
riuscisse ad aprire i battenti in tempo o se li aprisse malamente, i responsabili di quei ritardi sono lontani, non tutti, anzi qualcuno calca ancora le scene della politica, incurante di procedimenti giudiziari o di
condanne emesse.
Se invece ce la faremo decorosamente, come speriamo tutti, ricordiamocelo per il futuro: la fortuna
bacia una volta sola.

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RIVEDERE LARCOBALENO IN PIAZZA DEL DUOMO


Anita Sonego
Credo che la proposta lanciata da
Laura Cima: fare un bilancio di met
mandato delle giunte arancioni in
relazione alle politiche di genere sia,
anche per Milano, una opportunit
da non perdere. Pu diventare infatti loccasione per riprendere il discorso e le riflessioni sulla rappresentanza e la partecipazione democratica con unottica che contesti la
visione del mondo e della politica
fondate su parametri neutromaschili. Pu essere un contributo
attivo, uno stimolo nel confronti della giunta ad accogliere positivamente critiche e istanze che ne usciranno da valorizzare nei due anni che
abbiamo davanti.
Proprio Laura Cima prima e Adriana
Nannicini la scorsa settimana, ne
hanno scritto su ArcipelagoMilano.
Dal mio punto di osservazione (Presidente della Commissione Pari
Opportunit del Comune di Milano)
voglio indicare dei problemi strutturali che possono ostacolare lattuazione di quel programma (e specialmente la sua parte intitolata La
citt delle donne) che ha portato un
grandissimo numero di donne a votare e far votare per Giuliano Pisapia.
Se ogni cambiamento presuppone
una
messa
in
discussione
dellesistente ovvio che per cambiare si deve agire una qualche
forma di conflitto. Fatta questa premessa c da chiedersi se le regole
che si data la politica nelle amministrazioni comunali permettano la
possibilit di un conflitto. Mi spiego:
se lordinamento comunale prevede
che il sindaco scelga i suoi/le sue
assessori/e sar possibile, pena
gravi tensioni, che i/le prescelti/e
agiscano, eventualmente, un qualche tipo di conflittualit? Se, come
ci ha insegnato il femminismo, il
conflitto uomo-donna sta alla base
dei nostri rapporti sociali, le donne
nominate da un uomo avranno la
possibilit di farlo emergere? Attenzione: sto parlando di conflitto non
di contrapposizione, duello, guerra!
Se passiamo poi a considerare le
donne elette in consiglio comunale,
quelle che fanno parte della maggioranza come potranno agire quel
fecondo conflitto (inevitabile se avranno uno sguardo di genere sulle

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decisioni politiche) senza risultare


alleate dellopposizione? Non di
rado mi sono trovata a riflettere su
quel senso di protezione, su quel
maternage che nasce quasi spontaneo nei confronti della mia parte;
quel maternage che ha chiesto,
spesso, di essere meno inflessibile
di quanto lo sarei stata di fronte a
una amministrazione governata da
forze politiche avversarie.
Lasciando al dibattito affrontare i
due nodi irrisolti evidenziati, vorrei
riflettere sul ruolo di una commissione Pari Opportunit che amo
chiamare senza portafoglio perch
diversamente dalle altre, priva di un
assessorato di riferimento pur esistendo una delegata del Sindaco a
questa tematica. La mancanza di un
assessorato specifico per le politiche di genere potrebbe essere una
scelta ottimale se presupponesse
che la questione uomo/donna, che
non pu essere rinchiusa in un settore a parte, sia programmaticamente trasversale a tutti gli ambiti
della politica comunale. Posso dire
che, finora, questa trasversalit fatica ad emergere e che, forse, spetta
alle donne politicamente impegnate
nella cos detta societ civile porla
con maggiore forza.
Abbiamo tentato, attraverso la nascita dei tavoli delle donne di promuovere nuove forme di democrazia partecipata. Lesperienza stata
faticosa perch difficile dare corpo
a una reale partecipazione che non
venga intesa come disponibilit
allascolto piuttosto che una comune
ricerca di conciliare i bisogni rappresentati con i vincoli istituzionali
e/o economici. Il successo maggiore, come noto, stato ottenuto dal
Tavolo Spazi che ha lavorato in
sintonia con una richiesta che ha
atteso decine di anni per venire accolta: la Casa delle Donne, tanto
attesa, che in poche settimane ha
raggiunto il numero di ben 2.000
iscritte e che sar inaugurata l8
marzo. un grande segnale per Milano che, pur ricca di associazioni
femministe, era priva di un luogo
simbolico aperto a tutte.
Dal Tavolo Lavoro stata portata
in commissione Pari Opportunit la
richiesta di affrontare quel bilancio
di genere presente nel programma

di Pisapia. Ne abbiamo discusso


con Antonella Picchio e altre esperte ma poi il passaggio alla sua, anche parziale, realizzazione si arenato e, piuttosto di un rifiuto esplicito, stato steso quel velo di silenzio
inattaccabile da qualunque richiesta. Le donne, per, hanno uno
sguardo su tutta la citt e non un
caso che uno dei tavoli abbia elaborato una articolata proposta per riconvertire unenorme area di una ex
caserma abbandonata da decenni,
in un Parco Agropastorale Urbano.
La proposta, frutto di un lavoro fatto
di ricerche, incontri, studi durato pi
di due anni, si ricollega ad esperienze analoghe di New York, Parigi
e altre grandi citt.
Le donne pensano in grande e si
impegnano per realizzare i loro sogni. Proprio a questi sogni far riferimento la quinta assemblea delle
donne convocata a Palazzo Marino
per il 25 marzo che ha come tema:
Sogni realizzati/sogni da realizzare.
Bene, il sogno collettivo di questo
bilancio fra donne, finalizzato a una
ripresa
di
interlocuzione
con
lamministrazione, mi sembra la
formula che potenzialmente pu
racchiudere tutti i sogni individuali,
che siano espressi da singole o da
associazioni.
Per rispondere alla domanda: che
metodo di lavoro darci per questo
bilancio? propongo a tutte le donne
che intendono aderire al progetto di
inviare testi di massimo due cartelle
e video di massimo un minuto in cui
far emergere non solo le critiche ma
anche idee che, tenendo conto della
grave difficolt finanziaria, sappiano
mettere a frutto forze e risorse che
gi esistono. Tenendo docchio, per
seguire i dibattiti e intervenire direttamente, il blog milanese della politica femminile.
Questo bilancio si profila come
unoccasione da non perdere: mi
impegno dunque personalmente a
raccogliere il materiale che sar inviato per organizzarlo in un libro
come in una serie di racconti. Se la
mia idea sar condivisa potremmo
presentare il libro e i video a maggio, terzo anniversario di quella magnifica serata con arcobaleno in
piazza Duomo.

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RENZI E LA VOGLIA DI NUOVA RAPPRESENTANZA


Franco DAlfonso
Lavvento di Renzi e delle sue giovani ministre avvenuto rimuovendo senza troppi complimenti il quasi
coetaneo Enrico Letta, che appariva
come un giovane precocemente invecchiato sia per laspetto fisico sia
per metodi di gestione ossequiosa e
rallentate di un potere ereditario.
Matteo Renzi si pone come il rappresentante politico di una nuova
generazione che chiede senza troppe cerimonie spazio come portatore
di valori di rottura, dalla rottamazione alla sfrontatezza dei modi e del
linguaggio, alfiere, per dirla con Sartori, del velocismo molto pi che
del decisionismo di stampo craxiano. Ma davvero cos, dietro
Renzi c una generazione, un
gruppo di riferimento o il suo non
un brillante tentativo individuale?
La critica al sistema politico parlamentare, alle lentezze burocratiche,
alla mancata sintonia tra politica e
societ, la voglia di pensionare una
classe politica al potere molto simile, nella diversit delle epoche, a
quella che animava il Bettino Craxi
che arriva da outsider assoluto a
essere Primo ministro con un Parlamento che si piega a dargli il passo ma che resta sempre ostile e in
attesa di cogliere loccasione per
prendersi una rivincita. La similitudine, a mio parere, si ferma qui.
Limmagine di outsider del premier
essenzialmente basata su un esibito
vitalismo e sulluso ostentato di
tweet, web, blog, che fa tanto modernit e rinnovamento ma soprattutto in sintonia con una generazione che ha basi e riferimenti culturali veramente diversi, formatesi pi

con la rete che con i libri, pi con le


sensazioni che con le meditazioni.
La faglia che esiste tra la generazione politica dei trentenni - quarantenni e quelle precedenti profondissima, pi profonda di quanto non
sia, per esempio, tra la mia di cinquanta - sessantenni e quelle precedenti. La lotta generazionale sempre esistita! - di noi postsessantottini stata ed tutta politica contro un potere che prima era
autoritario e conservatore e che adesso autoreferenziale e conservatore, con una dose di ingenerosit
rilevabile negli ottantenni che resistono abbarbicati alle presidenze
effettive od onorarie e che si ritrovano alla prima della Scala attorno
a signore di fuggita belt cui il silicone rovina un glorioso passato e
che solo la buona educazione che i
nostri genitori ci hanno comunque
dato impedisce di rimetterli al centro
del mirino almeno del lancio di uova
e pomodori. Con presunzione e coscienza di s non inferiore a quella
di Renzi, abbiamo iniziato a chiedere spazio e potere sin dalla pi giovane et (ottenendolo peraltro poco
e tardi ...) , con metodi spesso ben
pi tragicamente violenti, in nome di
una pretesa maggiore capacit e
purezza di ideale politico , ma leggendo gli stessi libri e utilizzando gli
stessi codici comportamentali dei
nostri avversari .
La nostra generazione non stata e
non diversamente innovativa rispetto allattuale: Steve Jobs e Bill
Gates sono i simboli del cambiamento proprio perch hanno favorito
e indicato il salto culturale verso il
mondo virtuale partendo dalla critica

radicale alla realt che conoscevano e vivevano (stay hungry, stay


foolish). Abbiamo cercato il nuovo
modo di fare impresa, di lavorare, di
avere relazioni, ma soprattutto abbiamo cercato di avere una visione
globale, di avere un quadro di assieme, di ricondurre tutto a una razionalit complessiva, quasi mai
trovata ma sempre inseguita, il pi
delle volte con risultati quantomeno
rivedibili.
La generazione web-nativa, di cui
Renzi si pone come volto politico,
ha parametri diversi. I creatori di
start - up web, tipo Zuckerberg di
Facebook, non hanno cultura o visione di impresa, di obiettivi collettivi, come i fondatori di Apple e
Microsoft: sono dei gambler, dei
giocatori geniali che puntano alla
fortuna individuale. difficile trovare
giovani provenienti da esperienze di
questo tipo disponibili a impegni sociali e politici collettivi in prima persona, non fa parte della loro cultura
e del loro modo di essere: per questo non si curano di avere una rappresentanza politica e geniali imprenditori di se stessi come il nostro
Matteo possono ambire a dargliela,
magari loro malgrado .
E cos il mazzo in mano a Matteo
Renzi e a lui tocca ora distribuire le
carte. Sono certo che sa e si ricorda
che seduto a un tavolo al quale,
volenti o nolenti, siamo seduti insieme con qualche decina di milioni
di italiani, che per troppe volte hanno sperato invano nelluomo solo al
comando .

FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO CON STRUMENTI ECONOMICI


Marco Percoco*
Il consumo di suolo sembra un fenomeno inarrestabile, che caratterizza le citt contemporanee e a cui
ormai non prestiamo forse pi attenzione. La dispersione urbana ha,
per, una serie di costi sociali che
non ci consentono pi di ignorare la
questione. Una citt che aumenta la
superficie costruita, a parit di popolazione (come nel caso italiano), diventa meno densa e con uno sviluppo pi sparso sul territorio.
Queste citt, tipicamente quelle padane e della Lombardia in particolare, incorrono in maggiori costi di gestione di servizi di polizia, igiene urbana, istruzione, illuminazione, ma

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anche in maggiore inquinamento, a


causa dellaumento delle distanze
percorse. Inoltre, citt meno densamente abitate sono anche i luoghi
in cui i rapporti interpersonali si fanno pi rarefatti e il senso di appartenenza civica a una comunit pi
flebile.
La Lombardia una delle regioni
italiane in cui pi forte stato il consumo di suolo negli ultimi anni e poco hanno potuto gli strumenti, pur
innovativi, proposti dalla Legge regionale n. 12/2005 per il governo
del territorio. Questo quadro normativo regionale necessita ora di una
revisione ed probabilmente il mo-

mento di integrare una disciplina


strettamente urbanistica con degli
strumenti di carattere economico
che disincentivino i consumo di suolo.
Alcuni punti appaiono di particolare
criticit. La perequazione territoriale,
ovvero sovracomunale, una realt
in diverse regioni dItalia (Toscana,
Veneto, Emilia Romagna, Lombardia). Secondo la letteratura urbanistica, un piano perequativo ha due
caratteristiche: equit (ovvero tutti i
proprietari dei suoli devono essere
trattati similmente in condizioni simili) e fattibilit (ovvero la perequazione deve poter attivare il mercato).

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Stupisce come la nozione di equit
di riferisca esclusivamente alle possibilit di sviluppo e non gi agli utilizzatori della citt. Si parla, inoltre,
di fattibilit senza mai richiamarsi al
concetto ben pi importante di efficienza nelluso dei suoli. La Legge
12 prevede delle compensazioni
monetarie tra comuni in caso di effetti negativi legati allo sviluppo immobiliare tra aree. Da questo punto
di vista, necessario verificare
leffettiva dimensione del danno
provocato ai comuni limitrofi, non
solo in termini di impatto sulla fiscalit locale. In particolare, qualora tali
compensazioni monetarie sottostimassero il valore di non-uso di terreni non sviluppati, lo strumento della perequazione territoriale non sarebbe un argine adeguato.
Il Comune di Milano, con la precedente Giunta Moratti, ha previsto la
costituzione di un mercato dei diritti
edificatori con indice unico di edificabilit. Tale strumento, come ampiamente dimostrato dalla letteratura, incrementa il consumo di suolo.
La rimozione di tali previsioni di legge e lideazione di strumenti simili,
ma legati al riuso dei vuoti urbani
potrebbe, invece, garantire un pi
elevato benessere sociale.
Ho dimostrato in diverse sedi (1)
che gli oneri di urbanizzazione troppo bassi costituiscono un incentivo
perverso per i comuni e per gli sviluppatori in quanto, nel breve periodo, migliorano le finanze dei comu-

ni, mentre nel lungo si ha un peggioramento a causa dei servizi pubblici che devono essere necessariamente offerti. Gli oneri di urbanizzazione devono tenere conto di tutti
i costi, monetari e non, presenti e
futuri, che comporta lo sviluppo del
territorio. bene ricordare come in
tale materia la competenza regionale sia significativa nel fissare gli oneri di riferimento.
In altri termini, sarebbe importante
considerare gli oneri di urbanizzazione come uno strumento economico di regolazione delluso e del
consumo dei suoli, ma perch ci
avvenga necessario che la loro
definizione sia funzione dei costi
che lo sviluppo immobiliare impone
alla collettivit.
Lidea che vorrei trasmettere con
questa nota che il suolo dovrebbe
essere trattato alla stessa stregua di
qualsiasi altra risorsa naturale esauribile, con un costo di sviluppo che
dovrebbe tenere conto di tutti i costi,
privati e sociali, legati alloperazione. Prescindere dalla dimensione
economica e finanziaria della questione rischia di rendere sterile
qualsiasi iniziativa di governo del
territorio e di consumo di suolo.
Va, per, segnalato in maniera esplicita come gli strumenti qui posti
in rassegna possono essere variamente efficaci, ma potrebbero contemporaneamente rappresentare un
serio problema in termini di equit.
Questo perch il contenimento del

consumo di suolo pu comportare la


limitazione dellofferta immobiliare,
ovvero un aumento dei prezzi degli
immobili, comportando, a cascata,
la fuoriuscita dal mercato delle famiglie con una minore disponibilit a
pagare e, di conseguenza, un aumento della domanda di housing
sociale.
A tale inevitabile e rinvigorita domanda di alloggi a basso costo,
lente Regione deve rispondere non
gi attraverso una legge per il governo del territorio, ma con strumenti altri e pi propri di sostegno al
reddito, allincremento dellofferta di
edilizia popolare ed eventualmente
allerogazione di mutui agevolati per
quelle famiglie che vedranno il proprio benessere significativamente
ridotto a seguito dellintroduzione
degli strumenti economici.

*Dipartimento di Analisi delle


Politiche e Management Pubblico, Universit Bocconi
1 M. Percoco e A. Zanardi, Fiscalit urbanistica e consumo di suolo,
in Vedaschi (a cura di), Verso una
nuova urbanistica, NIS. M. Percoco
Le relazioni pericolose: finanza locale e dispersione urbana, in E.
Anessi Pessina, M. Sicilia, I. Steccolini (a cura di), Bilanci pubblici tra
riforma e prassi: quali sfide per il
futuro?, Egea, 2011.

IL MODELLO LEGGERO DI CITT METROPOLITANA. PU FUNZIONARE ?


Ugo Targetti
Per governare larea metropolitana
di Milano, la pi complessa del Paese, sarebbe necessaria una istituzione forte. Pi forte della dismettenda provincia, pi forte del comune capoluogo. Riconosciuta dallo
Stato e dalla Regione come strumento straordinario per una situazione straordinaria (come ho gi
avuto modi di scrivere su ArcipelagoMilano).
Non la pensa cos il legislatore. La
Citt Metropolitana (CM) nasce
come istituzione leggera, per non
dire debole, di secondo grado, cio
non eletta direttamente dai cittadini
ma dagli amministratori comunali,
come strumento dei comuni. Milano
e gli altri 319 comuni restano i decisori politici, oltre alla Regione. Gli
organi della CM sono il Sindaco
metropolitano e il Consiglio metropolitano. Il Sindaco metropolitano,
che per legge il sindaco del capoluogo, lunico organo di governo
della CM. Non c giunta; non ci

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sono assessori. Il Sindaco pu, se


vuole, assegnare deleghe a membri
del Consiglio metropolitano. Il Consiglio metropolitano composto da
amministratori comunali e ha funzioni di indirizzo e controllo (per le
CM con oltre 3 milioni di abitanti i
membri sono 28). Qualsiasi impegno politico - amministrativo per il
governo della CM deve essere gratuito.
Questo il modello che dovrebbe
entrare in vigore entro pochi mesi:
un istituzione leggera. Ma le funzioni correnti trasferite dalla Provincia alla CM sono consistenti (oggi
impiegano 1.728 dipendenti e 132
collaboratori a tempo determinato)
e bisogner governarle. E daltra
parte larea metropolitana di Milano
ha anche bisogno di interventi straordinari, non solo di gestione corrente delle funzioni sovracomunali.
Chi lo far? Come ottimizzare il
modello previsto dalla legge?

La CM potrebbe articolarsi in due


campi dazione: da una parte
lazione strategica, che impegner
gli organi politici, il Sindaco e il
Consiglio metropolitano; dallaltra la
gestione delle funzioni correnti che
dovr essere affidata a dirigenti di
alta professionalit e di fiducia del
Sindaco. Questa impostazione potrebbe essere introdotta nello Statuto della CM che, per legge, deve
essere approvato entro giugno.
Lazione strategica si concretizza
nel Piano strategico del territorio
metropolitano, previsto dalla legge
e nei Progetti di attuazione del Piano, non previsti dalla legge ma che
potrebbero essere previsti dallo
Statuto. Il Piano strategico dovrebbe avere un orizzonte temporale
lungo (la legge non stabilisce termini ma ne prevede laggiornamento
annuale) e sar oggetto delle decisioni politiche del Sindaco e del
Consiglio. I Progetti di attuazione
del Piano strategico potrebbero a-

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vere un orizzonte di legislatura e
avere carattere intersettoriale.
I contenuti dei Progetti di attuazione
del Piano strategico potrebbero, ad
esempio, essere i seguenti. I cinque
grandi parchi agricoli metropolitani,
previsti dal Parco Sud nei Piani di
cintura di Milano. Interventi di rigenerazione (urbana, edilizia e funzionale) di quartieri popolari, a Milano e nei comuni dellhinterland.
Organizzazione dei nodi interscambio sulla rete del ferro come centralit metropolitane. Riuso delle aree
Expo, ecc. Ma anche il contenimento del consumo di suolo, il riuso dei
grandi immobili pubblici. Ogni Progetto dovrebbe avere un bilancio
economico e una gestione finanziaria che preveda la distribuzione di
costi, benefici e vincoli di bilancio
del patto di stabilit, tra i comuni
dellarea metropolitana.
La direzione politica per lattuazione
dei Progetti del Piano strategico
metropolitano potrebbe essere delegata a membri del Consiglio (che
ne abbiano le capacit e il tempo)
una sorta di assessori intersettoriali.
I Progetti infatti richiedono: competenze amministrative di diversi settori (pianificazione, infrastrutture,
mobilit, edilizia pubblica e housing
sociale, parchi, ambiente, grande
distribuzione, ecc..); risorse finanziarie di diversa provenienza (europea, statale, regionale, dei comuni
e del bilancio metropolitano); professionalit di diversa natura. Dunque non deleghe settoriali, come
per gli assessori della provincia, ma
deleghe su progetto. Una condizione che assicura coerenza e sinergia allazione della CM, ci che
spesso mancato alla Provincia per
ragioni di divisione cencelliana dei
poteri e per luso degli assessorati
come strumenti di promozione politica dei singoli assessori.

Anche la gestione delle funzioni


correnti della Provincia ha un contenuto politico non indifferente. Ottimizzare il funzionamento dellamministrazione e della spesa compito tecnico di dirigenti capaci, ma
lindirizzo sulluso delle risorse, per
le strade, le scuole superiori,
lambiente, i rifiuti, ecc. compito
della politica, di una buona politica.
Il che spiega la presenza nella provincia degli assessori di nomina politica, anche se il numero (12 per la
provincia di Milano) era eccessivo e
rispondeva a esigenze di spartizione del potere pi che di coerenza
con lattuazione del programma
amministrativo. Ma la CM non ha
assessori e pertanto queste funzioni dovranno essere governate dai
dirigenti. Compito del Sindaco metropolitano sar la loro selezione.
Compito del Consiglio metropolitano sar il controllo del loro operato.
Il modello cos ipotizzato presuppone che anche la struttura amministrativa e il bilancio della CM siano
impostati su due comparti: lattuazione dei Progetti del Piano strategico e la gestione corrente dei settori di competenza.
Tutto ci pu aver senso, cio la
CM sar unistituzione utile, se il
Piano strategico sar efficace, ovvero se vi saranno le condizioni per
attuarne gli obbiettivi. Il Piano strategico del territorio metropolitano e i
Progetti dattuazione, una volta approvati dai sindaci del Consiglio
metropolitano, dovrebbero poi avere carattere sovraordinato rispetto a
chiunque operi sul territorio: comuni, consorzi di comuni, tecnostrutture partecipate locali (ATM, MM,
ALER, CAP Holding, ecc) tecnostrutture pubbliche nazionali (ANAS), tecnostrutture partecipate
pubblico private (Societ autostradali) propriet fondiarie e operatori

privati, ecc ... . Il carattere di atto


sovraordinato riguarda le scelte di
pianificazione territoriale e urbanistica dei territori coinvolti nei singoli
progetti: ma anche gli impegni di
bilancio degli enti e dei comuni
coinvolti, sia in termini di investimenti che di redistribuzione delle
entrate; e infine le regole di gestione, ecc.. Tutto ci non esclude luso
di Accordi di programma come
strumenti di decisione condivisa
degli interventi.
Lascio ai giuristi il compito di definire la natura giuridica del Progetto
strategico come atto sovraordinato,
come sopra descritto e di individuarne la corretta fonte di diritto.
Penso in ogni modo che la Regione, che per legge partecipa alla definizione del modello istituzionale,
debba delegare i poteri necessari
alla CM. La composizione politica
della maggioranza del Consiglio
regionale lombardo e del Consiglio
comunale di Milano rendono difficilmente praticabile questa ipotesi.
Tuttavia il principio di una concreta
efficacia del Piano strategico potrebbe ancora essere introdotto nella legge nazionale, dal Senato.
Post scriptum dellultima ora. Province sprecone, aboliamole! Il debito pregresso del solo comune di
Roma, antecedente al 2008, oggetto della Gestione commissariale per
il piano di rientro ammonta a 10 miliardi!! (sbilancio tra debiti e crediti).
Il costo di funzionamento di tutte le
province italiane in un anno di 11
miliardi. Lo sbilancio del comune di
Roma per il 2013 di 800 milioni. Il
costo degli amministratori provinciali per un anno di 34 milioni. Ripianare il debito di Roma per il 2013
coster come 23 anni di compensi
agli amministratori provinciali.

ARREDO URBANO E SPAZIO PUBBLICO: TROPPI ATTORI SENZA REGIA


Paolo Mazzoleni
Ho avuto loccasione di essere
membro della prima Commissione
per il paesaggio del Comune di Milano, presieduta da Pierluigi Nicolin,
e presidente della seconda. In quattro anni abbiamo esaminato alcune
migliaia di progetti, principalmente
relativi alledificazione: nuovi edifici addirittura interi quartieri- ma soprattutto interventi pi modesti e
tanti, troppi, sottotetti e piani-casa.
In un articolo in uscita su Urbanistica ho provato a trarre alcune incerte
conclusioni a partire da questa esperienza, privilegiando il punto di
vista della qualit del costruito.

n. 09 VI - 5 marzo 2014

In molti casi abbiamo per espresso


pareri anche su progetti di spazio
pubblico: opere di urbanizzazione
dei nuovi interventi, da un lato, ma
anche progetti pi minuti, quando
rientrano nei molti ambiti variamente
vincolati della nostra citt. Riporter
qui alcuni pensieri maturati osservando questi progetti: quanto di corretto potr esserci nei ragionamenti
che seguono si deve in gran parte
alle interessanti discussioni che ho
avuto il privilegio di intrattenere in
questi anni con i colleghi commissari, mentre strafalcioni e bizzarrie sono di mia esclusiva responsabilit.

I progetti di spazio pubblico esaminati negli anni sono stati molti e di


livelli qualitativi molto diversi. Verrebbe per da notare come i casi
pi convincenti tendessero ad avere
motivazioni contingenti: bravi progettisti (interni o esterni allAmministrazione), committenti oculati, occasioni particolarmente felici. La
sensazione, invece, che le maggiori criticit avessero origine sistemica: la convivenza sul suolo pubblico di troppi attori (poco coordinati
tra loro), il sovrapporsi delle norme
e le loro conseguenze spesso irragionevoli, le ragioni economiche (di

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manutenzione, pi che di realizzazione), la rigidit della macchina burocratica, lo scarso uso di risorse
progettuali adeguate. Un quadro, in
generale, non rassicurante, non solo sul presente, che conosciamo,
ma anche sul prossimo futuro, degli
spazi pubblici della citt.
Da quello che ho potuto osservare,
credo di poter dire che lAmministrazione milanese sta facendo molto e in molte direzioni per affrontare
il problema. Razionalizzando, con
importantissimi
investimenti,
lilluminazione pubblica, come gi si
detto in queste pagine. Inducendo
gli operatori privati a farsi carico di
porzioni anche vaste di spazio pubblico, in uno scambio pi equo tra la
citt e chi ne trae vantaggio. Costruendo percorsi condivisi e partecipati nel disegno degli spazi, migliore premessa a un loro uso corretto nel tempo. Osservando i nuovi
usi e adeguando a essi ampie porzioni della nostra citt. Tutto questo,
peraltro, in un momento molto difficile per le finanze di tutti gli enti locali.
Nonostante gli encomiabili sforzi,
rimangono per attuali le problematiche descritte negli interventi che si
sono susseguiti su ArcipelagoMilano, tanto negli spazi pubblici esistenti quanto in molti di quelli progettati. La pi evidente quella relativa alleccesso e alla ridondanza
degli oggetti presenti nello spazio e
al loro faticoso coordinamento e disposizione. Questo forse anche per
la difficolt di trovare un approccio
corretto al progetto degli spazi pubblici e, soprattutto, degli oggetti che
li popolano: in definitiva del loro arredo.

Non sono mancate, nel ricco dibattito su queste pagine, le critiche - anche aspre - al termine arredo urbano. Le condivido ampiamente. Tra
le molte, sceglierei per quella riabilitativa di Pierluigi Nicolin che,
con Carlo Scarpa, ci incita, tornando
alle origini della parola arredo, ad
aver cura e a provvedere del necessario nel nostro farci carico dello spazio pubblico urbano. Lavorando soprattutto per sottrazione.
Provando a radicalizzare questo
punto di vista, verrebbe da fare una
osservazione. Oggi si chiede troppo, credo, allarredo urbano. Si
chiede a sfilze infinite di paletti (le
famigerate parigine) di impedire il
parcheggio selvaggio; si chiede a
castellane, dossi e gimcane di rallentare la corsa dei nostri bolidi; si
chiede a cestini e cassonetti di farsi
carico dei nostri prodotti di scarto. Si
chiede a dehors sempre pi ingombranti di supplire alla nostra tramontata capacit di goderci le stagioni.
Si chiede a improbabili oggetti in
stile di rinfrancare la nostra incerta
identit. Si chiede a orde di cartelli
di ogni foggia e colore di ricordarci
le molte cose che, con ogni evidenza, non dovremmo fare in citt. Si
chiede a materiali pregiati e costosi
di salvare le periferie da troppo
tempo abbandonate. Si chiede a
modesti alberelli, risicate aiuolette e
maldestre fioriere di compensare la
congenita mancanza di verde di Milano.
In sostanza, si chiede a poveri oggetti inanimati di farsi carico delle
fatiche del nostro stare in citt e dalla nostra crescente incapacit di
usarne gli spazi. Un cosa, mi pare,
poco ragionevole.

Forse occorrerebbe ripartire da qui,


dagli abitanti, da noi: dai nostri valori e dalle pratiche che ne discendono. Educandoci a guardare agli
spazi pubblici della citt come al
bene comune per antonomasia dei
cittadini, da preservare prima di tutto attraverso pratiche corrette e rispettose. Si potrebbe avviare in
questo modo lindispensabile opera
di alleggerimento dellapparato di
segni che affollano i nostri spazi
pubblici eliminando per primi i molti
oggetti utili solo a impedire comportamenti inadeguati: questo gi basterebbe, credo, a migliorare radicalmente laspetto delle nostre strade e delle nostre piazze. E lascerebbe lo spazio per meglio disporre
ci che davvero necessitiamo.
Continuando a concederci, quando
il caso e se se ne hanno le risorse, la soddisfazione di nuovi, qualitativi interventi: praticando il progetto di suolo caro a Secchi e richiamato in questo dibattito da Gregotti e
Battisti (che ha lasciato in citt alcuni degli esempi pi convincenti di
spazi pubblici degli ultimi anni), ma
anche attraverso progetti innovativi
e di rottura (Luciano Crespi ci ricorda come questo sia normale nelle
citt europee, dove spesso normale anche, aggiungo io, che vi si
arrivi con concorsi pubblici di progettazione, aperti e inclusivi). E lasciando alla citt la libert di interpretarsi: con gli usi temporanei, istituzionali o spontanei, con le pratiche reali, tradizionali o multietniche,
con Pao che sovrascrive Mari.
Partendo per da una citt che costruisce la qualit dei suoi spazi
pubblici diffusi a partire dai suoi valori condivisi. Verrebbe da dire: dalla
sua urbanit.

ACCERTAMENTI FISCALI. UNA PROPOSTA PER IL COMUNE


Giovanni Agnesi
A fronte dei 130 miliardi di euro annui di evasione fiscale (dati della
Corte dei Conti) una legge della met del 2010 promuove una forte collaborazione della Guardia di Finanza, lAgenzia delle entrate e i Comuni per una pi efficace lotta
allevasione fiscale sia statale che
comunale. Infatti i Comuni per la
loro vicinanza al cittadino sono il
migliore conoscitore della realt economica locale. Proprio al fine di
dar vita a un deciso contrasto
allevasione fiscale, lAgenzia delle
Entrate chiede la collaborazione dei
Comuni allaccertamento dei tributi
mettendo a disposizione la propria
esperienza e le proprie banche dati

n. 09 VI - 5 marzo 2014

dei contribuenti residenti nel Comune.


Inoltre ai Comuni che partecipano
allaccertamento, per promuovere
ulteriormente liniziativa, viene assegnato il 100% delle riscossioni sia
dei tributi sia delle sanzioni. Fondi
utili anche per rimpolpare, un poco, i
bilanci comunali sempre pi magri,
compreso quello milanese oltretutto
gravato dai debiti accumulati dalle
precedenti amministrazioni. Su queste basi il Comune di Milano nel
Novembre del 2011 ha deliberato
una convenzione con lAgenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza
per insediare il Consiglio Tributario
Milanese.

Per combattere levasione fiscale


in arrivo il nuovo redditometro che
prende in considerazione circa cento voci, le quali messe insieme con
una serie di parametri verificher se
il reddito dichiarato coerente con il
tenore di vita del dichiarante. Voci
che vanno dal possesso della barca
al cavallo, dal pezzo di antiquariato
alliscrizione al circolo sportivo,
dallautomobile di lusso ai gioielli,
dalle spese per listruzione ai possedimenti, ecc. Anche in questo caso ogni comune verr messo in
grado de poter comunicare direttamente con lAgenzia che metter a
disposizione le dichiarazioni dei
redditi dei contribuenti residenti, i
dati degli stessi inseriti nellAnagrafe

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Tributaria e con lINPS, realizzando
cos una reale fiscalit di prossimit,
nuovo sviluppo dellesperienza di
federalismo fiscale comunale.
A proposito di case fantasma un
provvedimento sempre dellAgenzia
dispone che i dati e le notizie concernenti le utenze di gas, luce e acqua devono essere trasmesse
allAnagrafe Tributaria. Le comunicazioni devono contenere i dati catastali aggiornati dellimmobile su
cui vengono attivate le utenze nuove e se variate va fatta una comunicazione di variazione. Con questo
metodo si gioca anche sugli affitti in

nero (per unevasione di circa un


miliardo a livello nazionale) e sulla
tassa rifiuti quando incrociando i dati, lutente non risulti proprietario.
Infatti in Grecia le tasse sugli immobili sono pagate con i bollettini
dellenergia elettrica e del gas.
Sappiamo che a Milano su un milione di dichiarazioni dei redditi circa
540.000 sotto la soglia della povert relativa, cio con un reddito
pari a un reddito annuo di 9.700 euro. Su queste basi invito la nostra
Giunta Comunale a sviluppare questa importante collaborazione, organizzando nellambito dei 16.000

dipendenti comunali gruppi di operatori specializzati negli accertamenti fiscali e nella revisione e aggiornamento del catasto che da decenni sottostima i valori degli immobili. bene ricavare fondi da destinare al miglioramento dei servizi
alla cittadinanza, colpire gli evasori
serve anche a ridurre le tasse, perch chi paga meno di quanto dovrebbe lo fa a scapito di altri che
sono costretti a corrispondere pi
del dovuto.

LA VERA STORIA DELLE FINTE VIE D'ACQUA. IN BREVE


Lorenzo Lipparini e Francesco Spadaro
La parabola della cosiddetta via
dAcqua Expo nasce e muore nel
campo degradato della politica.
Questa lunica spiegazione di
quanto avvenuto in questi anni.
Formigoni la volle nel dossier di
candidatura Expo, tutto a vantaggio
degli interessi del Consorzio Villoresi. Nel dossier di candidatura la via
dacqua era una (al singolare!) ed
era presentata come un progetto
paesaggistico, fatto per riunire i parchi della zona ovest in un unico
grande sistema simile a Tiergarten,
Hyde Park e Central Park!.
Come ulteriore rassicurazione, nel
2009, ai cittadini contrari veniva addirittura presentata come una delle
vie daccesso al sito, navigabile in
alcune delle sue parti. La strategia
comunicativa dell'intera vicenda Expo sempre stata la stessa: evocare cose fatte bene da altri per
tranquillizzare i cittadini e muovere
montagne di soldi senza alcun supporto progettuale serio, al massimo
qualche furbo rendering come quello tragicomico con le tendine e le
barchette prodotto dalla cos chiamata Consulta Architettonica.
Arriv poi Pisapia, e il progetto fu
presentato alla citt il 5 febbraio
2012 al Teatro Dal Verme da Formigoni, Pisapia e Sala. Titolo: La
Darsena ritrovata, le Vie Dacqua.
La Darsena, che mezzo milione di
cittadini avevano chiesto di recuperare insieme ai Navigli milanesi con
il referendum del 2011, viene quindi
affiancata allopera che dovr fare
defluire le acque dalle fontane di
Expo. Le vie diventano plurali, si fa
richiamo ai Navigli, il cui rilancio aspetta da decenni e non avverr
nemmeno questa volta, e a un percorso ciclabile di 125 km affiancato
dallacqua. Fotografie di imbarcazioni e biciclette vengono presenta-

n. 09 VI - 5 marzo 2014

te con approvazione nei consigli di


zona.
Il sette febbraio dello stesso anno i
responsabili del comitato promotore
dei referendum, Cappato, Croci e
Rosti, incontrano i dirigenti Expo
con il rappresentante del sindaco
Confalonieri, in un estremo tentativo
di fermare l'opera per sostituirla con
un progetto alternativo, dieci volte
meno costoso, dove l'acqua (necessaria sia per gli usi geotermici dei
padiglioni che per le scenografie del
sito) sarebbe stata prelevata da
semplici pozzi, in parte esistenti.
Niente. Le nuove finte vie d'acqua
non si toccano. Sono un elemento
imprescindibile del progetto voluto
dal BIE. Senza Vie d'Acqua, hanno
detto allora i responsabili, non ci
pu essere Expo. Infatti arrivano i
primi progetti per conferire i primi
appalti: La Via, perch di una sola
Via si tratta, per un quarto interrata in tubatura e trasporta solo due
metricubi di acqua al secondo. Impossibile navigarla.
in cemento, in alcuni tratti in superficie assomiglia a una trincea di
8 metri che spappoler i parchi che
attraversa e divide. E costa oltre 2
milioni di euro al chilometro. In giugno partono quindi le diffide alla
Corte dei Conti del Comitato MilanoSMuove per danno erariale: Il
Consiglio Superiore dei lavori pubblici e poi la Corte dei conti confermano tutte le criticit del progetto,
dal suo nome alla realizzazione, fino
ai costi. La via dacqua in realt
un costoso fosso irriguo.
La politica deve per difendere un
progetto su cui ha messo la faccia.
Serve dimostrare che lamministrazione in grado di mantenere
gli impegni nei tempi, realizzare opere. Poco importa se discutibili. E
per fare digerire la cosa si creano
crescenti mistificazioni: il BIE che

ce lo chiede, impossibile una nuova


Darsena senza la Via d'Acqua,
lagricoltura di Milano Sud aspetta
questa opera, non possiamo pi
tornare indietro. Nulla di vero. Ma
un accordo politico tra i soci di Expo
e i tempi stretti (costruire emergenze e ritardi appare sempre pi
come una disciplina specifica della
politica) giustificavano questa linea.
La cosa rimasta rubricata tra ironia e sufficienza fino a che le prime
ruspe non hanno allarmato i residenti dei quartieri interessati, che le
hanno subito bloccate. Solo allora
sono arrivati i negoziati, con i responsabili dei partiti di maggioranza che tentavano di dare rassicurazioni ai cittadini su un progetto a loro sconosciuto e i furbi passati nel
frattempo allopposizione che scaricavano quella che era stata una loro
primogenitura.
La politica del fatto compiuto, la mistificazione per ragion di stato il
predominio dellimmagine sugli atti
concreti si sono dimostrati, ancora
una volta, una costante per la politica di palazzo. Questo, prima di altro, ha generato il disastro delle cosiddette vie dacqua. La verit
che si sono persi due anni, un sacco di soldi, realizzato opere inutile e
comunque incompiute e nessuno si
sente responsabile. Si poteva dare
ascolto a chi proponeva progetti alternativi quando c'era tutto il tempo
per realizzarli.
E intanto, le vie d'acqua vere, cio i
navigli da riscoprire, le conche da
restaurare, le sponde da consolidare, il porto e la navigazione da Locarno a Venezia da rilanciare, in
sintesi la nostra storia e il nostro futuro, aspettano finanziamenti che
forse non si troveranno mai. Peccato.

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EXPO 2015: CINQUE PROMESSE NON MANTENUTE


Edoardo Croci*
EXPO 2015 diventato una specie
di placebo per tutti i malanni
dellItalia. Il debito pubblico aumenta, la disoccupazione da record e
rischiamo di uscire dal G8? S, ma
hanno aderito ad EXPO anche Capo Verde, il Rwanda e la Liberia tanto per citare alcuni dei pi recenti
dei 141 Paesi che hanno annunciato la loro partecipazione, con grande enfasi dei giornali.
In compenso linformazione assai
scarsa sui benefici e sul lascito di
EXPO. Sono forse giudicati temi
troppo tecnici per essere condivisi
con i cittadini? Eppure per un grande evento di riconosciuto successo
come le Olimpiadi di Londra del
2012 stata seguita una strada del
tutto diversa. Fin dallinizio sono state considerate come unoccasione
per rilanciare leconomia londinese
e come uno strumento di rigenerazione urbana dellEast End di Londra. Trasparenza e partecipazione
non sono stati slogan, ma
larchitrave su cui si retto il processo di realizzazione dellevento e
delle attivit post-evento.
Nel caso di Milano, invece, la comunicazione e lattenzione si focalizza su quello che succeder nei
sei mesi dellevento allinterno del
recinto dellEXPO. Solo da poco si
sta lavorando sulla creazione di
pacchetti turistici per portare i visitatori in altre citt italiane, ma il fulcro
rimane il recinto.
chiaro che la realizzazione degli
spazi espositivi e lattrazione dei visitatori sono aspetti rilevanti per il
successo dellEXPO -e su questo la
Societ EXPO sta lavorando con
impegno - ma c, o ci dovrebbe essere, ben di pi - e su questo le istituzioni, nazionali e locali, oltre che
la Societ EXPO, sono state latitanti.
Sembra quasi che nellavvicendamento delle persone ai vertici delle
istituzioni e della Societ EXPO si
siano perse progressivamente molte
delle finalit iniziali della candidatura di Milano a ospitare levento. La
rinuncia di Letizia Moratti dopo la
sconfitta elettorale a mantenere il
ruolo di Commissario EXPO e poi le
dimissioni del sindaco Giuliano Pisapia da quel ruolo hanno comportato la perdita di visione e relazioni
che la stessa Moratti aveva apportato e la responsabilizzazione diretta
del vertice dellamministrazione comunale sullEXPO.

n. 09 VI - 5 marzo 2014

Chi scrive stato assessore alla


mobilit e allambiente nella giunta
Moratti e ha quindi partecipato direttamente all'impostazione dellevento, soprattutto per la parte relativa
alla mobilit e allambiente, e ha avuto modo di presentarla in varie
sedi internazionali, compresa quella
dellassemblea del BIE, lorganizzazione internazionale che assegna
lEXPO. Ecco le cinque promesse
iniziali che non saranno mantenute.
1) La realizzazione di infrastrutture
chiave per la mobilit sostenibile.
Tra le opere definite essenziali per
lEXPO e come tali cofinanziate dallo Stato con oltre 1 miliardo di euro
a condizione del loro completamento prima dellevento, ce ne sono due
che sono in grado di dare un contributo decisivo alleconomia e alla
qualit della vita di Milano: le nuove
metropolitane M5 (da Zara a Garibaldi fino a San Siro) ed M4 (da Linate al Policlinico fino a S. Cristoforo). Nonostante nel novembre 2009
il governo avesse approvato i progetti definitivi e stanziato le risorse
necessarie, la costruzione della M4
non ancora iniziata (e intanto i costi sono levitati), mentre la M5 in
ritardo ed in dubbio che venga
completata prima dellEXPO. Eppure non si cercano le responsabilit
politiche e amministrative e non si
pone rimedio ai ritardi, come se si
trattasse di fatti inevitabili, anzi si
chiesto al governo di poter rinviare a
fine anno il termine per la definizione dei contratti con le imprese costruttrici della M4.
2) La realizzazione di unEXPO diffusa. Al di l del recinto EXPO, i visitatori dovrebbero trovare una citt
aperta e vivace, ricca di proposte
culturali e di intrattenimento. Le Vie
di terra, uno dei primi progetti fatti
saltare, dovevano essere, pi che
percorsi per raggiungere lEXPO,
itinerari tematici in cui riscoprire la
Milano di altre epoche, dalla romana
alla napoleonica, mostrare i nuovi
sviluppi urbanistici, a partire da Garibaldi - Repubblica e City Life, mettere in rete i poli culturali e museali,
far conoscere i luoghi della movida
milanese. Pi in generale era
loccasione per trasformare il territorio con piccoli e grandi interventi
(straordinario quello progettato da
Alvaro Siza per creare una grande
rambla pedonale su Corso Sempione) e mobilitare istituzioni culturali e
associazioni. Di questa idea di fiori-

tura, in senso letterale e simbolico


di Milano rester ben poco.
3) La trasformazione sostenibile di
Milano. EXPO dovrebbe essere
loccasione per realizzare tutti gli
interventi di miglioramento ambientale di cui Milano ha bisogno e che
oggi la penalizzano sia a livello di
immagine internazionale, che di
qualit della vita per chi ci vive e
lavora. Si tratta degli interventi chiesti dai milanesi con i cinque referendum promossi da Milanosimuove
e approvati a larga maggioranza nel
giugno 2011. Di questa agenda sono stati portati avanti alcuni elementi importanti, come la trasformazione
di Ecopass in Area C e lo sviluppo
del bike sharing e del car sharing,
ma in assenza della visione complessiva di trasformazione urbana
portata dai referendum. Quanto alla
Societ EXPO non ha neppure istituito la Consulta ambientale, prevista sin dal dossier di candidatura,
che avrebbe dovuto coinvolgere esperti e associazioni ambientaliste
nella valutazione ambientale di tutti i
piani. Si cos evitata la partecipazione e trascurata proprio la componente ambientale dei piani e degli
interventi, fino a scontrarsi con i cittadini nel caso delle cosiddette Vie
dacqua (in realt un canale in cemento che se fosse realizzato taglierebbe i parchi milanesi). Si poteva cogliere loccasione per destinare quei fondi alla progressiva riapertura e alla navigabilit delle vere Vie
dacqua, cio i Navigli, e a realizzare un altro progetto dimenticato, i
Raggi Verdi, percorsi alberati e ciclabili che si irradiano dal centro citt.
4) La cooperazione internazionale.
Nella fase di candidatura era stata
data grande enfasi a un piano di
cooperazione internazionale per sviluppare, attraverso un apposito fondo EXPO di circa 20 milioni di euro,
progetti di sostenibilit urbana nei
Paesi in via di sviluppo, riguardanti
lenergia, lacqua, il verde, la mobilit sostenibile. Questa disponibilit
rappresentava una leva per ottenere
il voto di quei Paesi e allo stesso
tempo una opportunit per creare
opportunit di lavoro per il sistema
della ricerca e delle imprese italiane
nel mondo. I risultati di quei progetti
dovevano essere mostrati allinterno
di EXPO nel 2015. Erano state
coinvolte nellelaborazione delle
proposte tutte le universit milanesi
e sottoscritto un accordo con la

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Banca Mondiale che avrebbe decuplicato quei fondi. Se si fosse andati
avanti, quella di Milano sarebbe s
stata la prima EXPO non centrata
sugli stand dei Paesi, ma su progetti
duraturi. Purtroppo le aspettative
sono andate deluse e nulla di questo si realizzer.
5) La legacy. Leredit di EXPO
sempre stata richiamata come la
principale ragione per ospitare
lEXPO. Nei grandi eventi di successo, come le Olimpiadi di Londra,
si progettato levento sulla base di
quello che si intendeva lasciare dopo levento. A Milano ancora non si
sa cosa si far sullarea dellEXPO
dopo il suo svolgimento. Il bel progetto del parco tematico agroali-

mentare, con grandi biosfere che


riproducono i diversi climi della Terra ideato da un gruppo di grandi architetti internazionali, stato abbandonato un po' in sordina. Molte
le proposte che si sono succedute,
senza reali approfondimenti: un
centro di produzione RAI, lo spostamento del carcere, dellOrtomercato, del Tribunale e da ultimo un
nuovo stadio (tra tutte lidea pi assurda, visto che con larrivo della
M5 a San Siro si dovrebbe realizzare una vera e propria cittadella dello
sport con al centro lo stadio). Mentre si discute la Societ Arexpo - ai
pi sconosciuta, ma il vero soggetto
decisore - ha emanato un bando per
individuare cosa si costruir. Quello

che certo che si tratta di volumi


enormi e che quasi tutto quello che
verr costruito per lEXPO verr
demolito, anzich essere riutilizzato.
EXPO resta una grande opportunit
per Milano e per il Paese, ma nel
poco tempo che rimane bisogna
cercare di ritrovarne lo spirito originario. Sar probabilmente la societ
civile, i centri scientifici e culturali, la
rete dellassociazionismo, il sistema
delle imprese che potranno supplire
almeno ad alcune delle omissioni e
dimenticanze della politica.

*presidente di Milanosimuove

PD PIOLTELLO: LE VOCI DI UNA CONTESA


***
Franco Marras*
Egregio Direttore, per ragioni di et,
passione e quindi di lunga frequentazione di ambienti della politica, ne
ho viste parecchie ma non mi era
mai capitato di imbattermi in un esercizio di giornalismo difficilmente
catalogabile. Inchiesta? Cronaca
politica? Prima di tutto scatta
linterrogativo: perch? Cosa spinge
Diego Corrado e Gaetano Nicosia
ad occuparsi di Pioltello e snocciolare, con dovizia di particolari, una
serie di fatti e situazioni troppo fitte
per non indurre il sospetto che nella
buca ci sia un suggeritore interessato? Il blog , come molti altri, fatto
bene. Dopo due clic il mistero svelato e si capisce che larticolo frutto del collega di redazione, guarda
un po, Mario de Gaspari. Mi spiace
per i due sopracitati giornalisti, ma
fidarsi bene, per controllare in
questi casi non solo meglio ma
eticamente e professionalmente doveroso, soprattutto se si affrontano
temi di questa portata. Non avrei
mai pensato di dover ricordare ad
un giornale che si occupa di cultura,
di temi sociali e istituzionali, di democrazia e dei suoi rapporti nella
grande e colta Milano, che i processi sommari non si fanno, soprattutto
se fondati sulle falsit. Ci voleva poco ai firmatari, bastava, ed la prima regola del giornalismo, verificare
la fonte, sentire laltra campana.
Seguiamo lordine, tralasciando il
delirio sulla frode in commercio elettorale, sui free riders e sul
franchising, ci che in pieno
svolgimento a Pioltello, questo si,
un difficile, complesso e responsabile tentativo di rimediare ai danni

n. 09 VI - 5 marzo 2014

provocati dallo sciagurata vicenda


che ha visto coinvolto Antonello
Concas. questa una questione
che riguarda gli attori coinvolti sulla
quale sar la magistratura a dare il
giudizio finale.
C stata fin dallinizio da parte del
PD, del suo gruppo dirigente e dei
suoi iscritti, seguendo un percorso
democratico, la definizione di una
linea, in stretto contatto con il livello
provinciale, per individuare il futuro
candidato sindaco attraverso le primarie per mantenere intatto il valore
della coalizione. Lo stato dellarte
noto, alle primarie si misureranno
Saimon Gaiotto per il PD e Rosario
Berardi per il P.S.I. con SEL partecipante senza un candidato e l'IDV
con un atteggiamento di attenzione.
Difficile comprendere perch queste
primarie sarebbero bonsai. Gaiotto, che non delfino, un giovane
democratico che ha maturato una
buona esperienza amministrativa,
conosciuto e stimato, ha un percorso politico di tutto rispetto per quanto giovane, tuttora segretario di
zona del PD e il PD di Pioltello,
senza padroni, lo ha indicato. Rosario Berardi il vice sindaco uscente
e il suo partito lo ha legittimamente
proposto. Certo, avremmo voluto
che partecipasse anche la Lista per
Pioltello con il suo candidato Giuseppe Bottasini, anche lui assessore uscente, ma hanno deciso diversamente.
Ma veniamo al punto che sappiamo
essere il centro di tutta la storia. Mario De Gaspari, perch lui no? Francamente nessuno sa perch. Non
uno scherzo, nessuno lo sa e que-

sto il fatto inquietante. Il Mario,


partendo dal nulla, con una salda
amicizia e un ancor pi saldo sodalizio con Antonello Concas, ai tempi
segretario PDS, diventa, senza
nessuna tessera, Sindaco di Pioltello, sorretto e acclamato da un partito forte e unito, assieme a tutta la
coalizione di centrosinistra. Dopo
quattro anni viene naturalmente riproposto e si rivince alla grande: lui
continua ad essere senza tessera
e il sodalizio con Concas si rafforza
sempre pi a met mandato quando
il Mario convola a nozze con Antonello testimone. A met mandato
finalmente si lascia convincere e fa
la prima tessera della sua vita. Nel
frattempo diventata dei DS. Si avvicina il momento in cui la sindrome
da fine mandato comincia manifestarsi. Tutti o quasi tutti i sindaci ne
sono colpiti, passano dal delirio di
onnipotenza al fremito dellimpotenza: oddio, cosa far dopo? Fin che
ci sar una Provincia, non c problema e infatti viene sedato con la
candidatura. Naturalmente si vince.
Si capir allora perch prese la tessera.
Manca un anno alla fine del mandato: comincia linferno. Al Mario non
va pi bene niente, ogni riunione di
maggioranza un problema, e lui
ricomincia con il delirio di onnipotenza. Nessuno capisce cosa succede e ogni mese ha una proposta
nuova per la sua successione, rigorosamente da fuori, perch a Pioltello non esiste nessuno degno di succedergli. Ma la questione, per tornare al punto, che rompe con Concas e sono dolori per tutti: altro che

10

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padroni di partito. In quella situazione, il partito ha superato con
grande senso di responsabilit un
prova durissima. Ecco, nessuno ancora oggi sa su cosa si rotto il sodalizio. Il resto scorre con un crescendo di colpi bassi, denunce o
minacce di querele sono allordine
del giorno.
Fine del mandato: Concas candidato sindaco, Mario, contrario, fa
campagna per Il socialista Berardi
che si candida in solitaria contro il
nostro partito. Lo stesso Berardi che
oggi risulterebbe, ai sopra citati
giornalisti, impresentabile. Concas
vince al primo turno. Poco dopo, il
lingotto di Veltroni: nasce il PD. Poi
ancora, primarie per eleggere i coordinamenti di circolo e io mi candido a fare il portavoce con la dichiarata intenzione di trovare il modo di
far fare pace ai contendenti. Divento
segretario e metto in atto il progetto
di portarli davanti a Giovanni Bianchi, primo segretario provinciale del
PD. Concas mi da la disponibilit e
anche il Mario, dopo una lunga discussione infarcita di per, di se e di
ma, sembra convinto. Soltanto una
settimana dopo veniamo a sapere,
da un volantino, della nascita di un
sedicente circolo tematico del PD,
Territorio e Societ, promosso dal
Mario. Questo spiega il rapporto che
si instaurato tra il PD di Pioltello e

Mario De Gaspari: nessuno ha cacciato nessuno, ha fatto tutto da solo.


Tutto lelenco delle nefandezze, descritte successivamente dagli articolisti, sono figlie del livore
delluomo, livore spinto al limite dello sciacallaggio.
Pioltello stato, a partire dagli anni
'60, un esempio di molte cose negative. Speculazione edilizia, in quegli
anni passa da 6.000 a 27.000 abitanti (CENS. 71). Quindi grande
raccoglitore di migrazione. I TG del
'64 mostravano, cronometro alla
mano, quanto tempo impiegava a
morire un pesce immerso nellacqua
prelevata dai canali irrigui intorno al
polo chimico, nelle scuole si facevano i doppi turni, quando andava
bene. A causa delle tensioni sociali,
Pioltello era oggetto di servizi sulla
piccola e grande criminalit sia in
TV che sulla stampa nazionale. Negli ultimi quaranta anni, salvo la parentesi Lega dal '93 al '96, prima la
sinistra poi il centrosinistra hanno
governato Pioltello partendo proprio
da quei problemi. Oggi Pioltello, che
pur mantiene la caratteristica di paese povero (reddito medio pro capite pi basso della provincia), non
distinguibile dai comuni a pi alto
reddito (la Regione ci colloca al 6
posto per qualit e offerta scolastica). La qualit e la diffusione dei
servizi in ogni settore da eccellen-

za, il bilancio consolidato da comune virtuoso e, dulcis in fundo, il


Parco delle Cascine, che ha subito
innumerevoli assalti in tutti questi
anni, ancora l, intonso e a disposizione del futuro dei pioltellesi e il
PGT prevede il consumo zero di territorio con buona pace di chi vede
orride speculazioni dietro ogni angolo.
In ogni caso e per chiarire in via definitiva il punto, lo spazio per la
partecipazione alle primarie ci sarebbe stato se ci fosse stata la richiesta formale e la reale disponibilit politica dell'interessato, possibilit sollevata come ipotesi realizzabile proprio da chi scrive nellultima
assemblea degli iscritti, possibilit
poi ripresa anche sui giornali locali
dalle parole del Segretario cittadino.
Che ci fosse possibile farlo solo a
mezzo stampa pare per un po
troppo. Ci rimane da capire se ad
impedire la forma della richiesta diretta sia stato un sentimento di vergogna oppure un senso di ribrezzo
verso questi possibili alleati. Forse
non lo sapremo mai e si aggiunger
al mistero della rottura con Antonello.
*Gi Segretario del PD (aim)

Risponde Mario De Gaspari


Caro Direttore, solo poche parole
sulla polemica infinita che riguarda
Pioltello, me e il Pd locale, con la
doverosa premessa che, non collaborando con Arcipelago dal luglio
2012, non vedo come possa esserne catalogato tra i redattori anche
se per errore sono rimasto nel colophon di Arcipelagomilano. Corrado
e Nicosia, chiamati in causa da Marras, sono adulti e, se lo riterranno,
risponderanno a dovere.
Da parte mia, invece, qualche precisazione alla lettera di Marras, anche qui con una premessa: Marras
credo sia persona specchiata sotto
il profilo dellonest. Questo non
poco, di questi tempi nel nostro comune, per chi fa politica. Lo dico
solo perch la mia risposta sia intesa sotto il giusto profilo e perch
Marras sappia che se parlo di corruzione, ad esempio, non mi riferisco a lui: si pu discutere, a muso
duro se occorre, in questo partito?
Marras, ripeto, onesto secondo
me ma, politicamente, sbaglia di
grosso.
I fatti che ricostruisce contengono
diversi errori, date, tessere, riferimenti, ma su questo magari gli ri-

n. 09 VI - 5 marzo 2014

spondo in privato. Non cos importante.


Primo. Marras dice che la ragione
della mia rottura con Concas un
mistero. Non lo per niente, cos
non rende giustizia n a me n a
Concas. Lho spiegato mille volte:
certo, ero amico di Antonello, abbiamo collaborato, abbiamo anche
litigato per diverso tempo finch
qualcosa successo. Quando Concas, sul finire del mio mandato nel
2005, mi confid la sua intenzione
di candidarsi a sindaco gli risposi
con queste testuali parole: Ripensaci. Non sei adatto perch non sai
distinguere dove finisce la soglia di
casa tua e comincia il partito e non
sai distinguere dove finisce il partito
e comincia il comune. Combinerai
un sacco di pasticci. E, infatti
Concas non me lha perdonata nonostante gli suggerissi di ritagliarsi
un ruolo diverso, magari nel partito,
dove potesse valorizzare certe sue
capacit senza mischiare capra e
cavoli.
Che avessi ragione io, almeno su
questo punto visto quanto sta accadendo, mi pare acclarato. Non vero che poi alle elezioni abbia soste-

nuto il candidato socialista. vero


invece che rimasi freddino per tutta
la campagna elettorale di Concas,
limitando la mia partecipazione alla
rituale fotografia in cui sindaco uscente ed entrante si stringono la
mano, per la quale mi presero per
sfinimento (Gaiotto sembrava il muro del pianto, neanche fossi George
Clooney).
Secondo. La sindrome di fine mandato. Certo mi dispiaciuto lasciare
il comune in quelle mani, ma ho
cercato di farmene una ragione. Ero
in consiglio provinciale, mi sono iscritto al PD in un circolo fuori comune, ho scritto quattro libri e una
quantit di articoli sugli argomenti
che minteressano. Insomma, mi
sono dato da fare, come mia abitudine. Ricordo anche che, nel
2007, quando mi resi conto che pure in provincia le mie argomentazioni contro la speculazione edilizia, la
fioritura di centri commerciali, eccetera, riscuotevano scarso successo
(si fa per dire, quando ne parlavo
cera il vuoto attorno), chiusi
laspettativa e tornai al mio lavoro di
dipendente comunale. Ma ai miei
amici di Pioltello non andava bene

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neppure, mi inseguirono anche l e


me ne combinarono delle belle. Sarebbe un altro capitolo, lasciamo
stare.
Terzo. Territorio e Societ non ha
nulla di sedicente e questo Marras
lo sa bene. nato come circolo tematico del PD nel 2007, riconosciuto ufficialmente dal Segretario Giovanni Bianchi. Lo costituimmo proprio perch nel partito non cera
nessuna possibilit di discutere, a
tal punto che a me non venne consegnata la tessera e chi era ritenuto
vicino alle mie posizioni non veniva
convocato alle riunioni di direttivo.
Ricordo bene che Marras mi disse
che non lavrebbe mai riconosciuto
quel circolo (almeno in questo coerente) e ricordo bene che gli risposi che erano problemi suoi.
Quarto. Parco delle Cascine. Intonso mica tanto, dal momento che le
cascine le hanno abbattute tutte. Si
sono messi daccordo col prefetto
Lombardi (sic!), cos gli zingari non
ci rientrano pi (speriamo che non
vadano a dormire in duomo!). Il sindaco ha assicurato per che prima
le hanno fotografate, cos le posso-

no ricostruire 175.000 metri cubi


pi premialit varie: questo il consumo di suolo zero? Che i beneficiari siano stati processati e condannati a diversi anni di carcere in
un memorabile processo, cui non
estranea una mia denuncia, inoltrata attraverso lavvocato Nicosia,
solo unaggravante. Non sarebbe
meglio discutere se il caso di inserire nel programma un ripensamento sul PGT invece di farne il pilastro? (cos hanno scritto nel programma elettorale). Cosa diranno
quando si scoperchier anche questo pentolone, che si annuncia ben
pi grosso dellaffare Sangalli? Comunque in arrivo un piccolo dossier e siccome Marras e il Pd se ne
fregano, lo portiamo direttamente in
via Freguglia.
Quinto. Le primarie. Ma quali primarie? Se Marras lo desidera gli faccio
un elenco delle porcherie che hanno
fatto nei miei confronti Concas,
Gaiotto e compagnia. Mi sarebbe
piaciuto fare una battaglia politica,
se solo fosse stato possibile. Non
saranno mafiosi, ma almeno i metodi di lotta politica che hanno usato

nei miei confronti sono di quel genere l. Insinuazioni, calunnie, mai una
cosa diretta. Sono arrivati al punto
di boicottare la mia presenza alla
festa cittadina del partito perch era
in calendario la presentazione di un
mio libro sulla speculazione immobiliare (ironia della sorte, il libro
sintitolava Malacitt). Sono persino andati a tampinare il mio datore
di lavoro perch facesse rappresaglia. Li ho definiti familistici, e ci sono andato leggero.
Per chiudere, penso che Marras,
Gaiotto e compagnia non abbiano
ancora ben realizzato in quale marasma siano finiti. Qualcuno ci marcia, qualcuno fa il finto tonto e qualcuno proprio non capisce. Mi spiace
ricadere nel luogo comune, ma
laffare Sangalli solo la punta
delliceberg.
Non si faccia trascinare troppo
dallAmarcord, Marras, ricordando la
vecchia speculazione edilizia pioltellese e i servizi televisivi su criminalit e inquinamento. Sempre l siamo
tornati.

Rispondono Diego Corrado e Giancarlo Nicosia


Cosa spinge Diego Corrado e Gaetano Nicosia a occuparsi di Pioltello,
ovvero spingitori di Diego e Gaetano? Questo il sagace quesito posto da Franco Marras, gi segretario
del PD testimone del tempo (aim),
come si firma in calce al pungente
articolo che ha inviato alla redazione di Arcipelagomilano. Forse la libert di espressione garantita dalla
Costituzione caro Marras? La stessa domanda potrebbe essere rivolta
a Marras. Quantomeno per par
condicio. Ma qui non interessa a
nessuno chi spinge chi. Marras,
sgomberato il campo dai soldatini
(Corrado e Nicosia) si rivolge al
bersaglio grosso.
Con tale strategia il Marras elude le
questioni politiche poste nel nostro
articolo e, pensando di aver distratto
il lettore parte a snocciolare una serie di accuse al Mario. Accuse cui
non intendiamo rispondere, perch
riguardano il Mario, e il Mario sar
ben capace di difendersi da solo. Il
Diego e il Gaetano anche per. Non
ci interessano le beghe di partito, il
pettegolezzo spoliticante, queste
sono questioni private. Noi abbiamo
parlato di sostanza politica. Gradiremmo che Marras ci rispondesse
sulle questioni poste nel nostro articolo.

n. 09 VI - 5 marzo 2014

Per trasparenza. Siamo due liberi


cittadini che hanno deciso di impegnarsi nel sostenere la candidatura
del Mario alle elezioni di Pioltello,
senza suggeritori, in piena autonomia. Da anni lavoriamo con Mario
sul territorio facendo politica attiva.
A Pioltello in particolare abbiamo
assistito in giudizio i lavoratori delle
cooperative Esselunga (siamo entrambi avvocati), abbiamo costituito
unassociazione, La societ degli
Eguali, che ha svolto varie iniziative
dintegrazione culturale, tra gli altri,
con gli amici del Centro Islamico La
fratellanza, abbiamo messo la nostra professionalit a disposizione
della battaglia di Mario De Gaspari
contro la speculazione edilizia, aiutandolo a preparare le denunce che
hanno portato alle inchieste che
hanno scoperchiato il malaffare
dellArea Sisas. Diego poi iscritto
al PD, Circolo Aniasi di Milano Centro, e tra i fondatori di Adesso Milano, associazione di cultura politica.
Gaetano vorrebbe molto iscriversi,
ma intanto lavora da fuori perch il
PD diventi un partito pi appetibile
per quelli come lui che chiedono sostanza, in termini di solidariet, partecipazione, trasparenza, non solo
forma (e le vicende di Pioltello sono
un ottimo laboratorio per lavorare in
questa direzione)

Come abbiamo spiegato nel nostro


pezzo su Arcipelagomilano. La impegnativa attivit svolta sul territorio
da chi si riconosceva in certi valori,
che dovrebbero essere quelli del
PD, era la diretta conseguenza del
fatto che a Pioltello, secondo noi, il
PD non faceva il PD. Caro Marras,
le chiediamo di rispondere alle questioni sostanziali. Ma forse dovrebbero rispondere i diretti interessati.
Le questioni di partito e personali
con De Gaspari, se le risolva con il
diretto interessato. Veniamo ai punti.
Lamministrazione Comunale capeggiata dal fine stratega Concas
(dove non dimentichiamo che Gaiotto era assessore) sgomberava indebitamente il Centro della Fratellanza Islamica. Il fatto che lo sgombero fosse effettuato in barba ad
ogni legge della Repubblica, e quindi rappresentasse di per s un atto
violento, certificato da una sentenza del TAR di Milano. Abbiamo
difeso i cittadini musulmani per vedere rispettati i loro diritti. I nostri
concittadini sono potuti tornare a
professare nel centro che Concas
aveva chiuso. Perch il PD, maggiore azionista della Giunta, non ha
posto una questione politica su
questo sgombero illegale?

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Sempre quellamministrazione Comunale manganellava dei lavoratori


delle cooperative che lavorano per
Esselunga. Lavoratori che manifestavano contro il licenziamento dei
loro colleghi, licenziati per aver organizzato, udite udite, una assemblea sindacale per lamentarsi di
condizioni di lavoro disumano. Li
abbiamo aiutati. Il Tribunale di Milano ha deciso che i lavoratori avevano ragione. Ad oggi tutti i licenziati
sono stati reintegrati, ma soprattutto
erano legittimati a manifestare pacificamente. Perch il PD non ha fatto
autocritica anche su questo punto?
Magari anche solo incontrando i lavoratori reintegrati? Capisco che la
cosa potrebbe apparire assurda per
una giunta di sinistra, ma i tempi
cambiano. Suvvia.
Perch la Giunta Concas ha regalato 180 mila metri cubi di volumetrie
allinterno del Parco delle Cascine a
immobiliaristi gi indagati per essere stati i responsabili di una opera-

zione immobiliare speculare a Segrate, confine con Pioltello? Abbiamo denunciato insieme a Mario i
fatti alla procura della Repubblica.
Le risultanze processuali sono chiare. I Siano sono stati condannati,
insieme agli altri attori delloperazione, e una banca, truffata, fallita.
Perch Gaiotto ritiene che il PGT,
che mantiene le volumetrie in concessione ai privati, non debba essere rivisto? Giusto ieri su presa diretta
se
ne

parlato:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programm
i/media/ContentItem-f3e2a141-f2c74509-8ed4-1dbcfbfceb8a.html, portate il cursore a 1h e 07 e vedrete il
Mario che denuncia per lennesima
volta alla stampa (dopo averlo fatto
alla magistratura), tale scempio. Il
PD davvero vuole che il suo marchio venga associate a tale operazione?
Perch la Giunta Concas ha deciso
di regalare ulteriori volumetrie
dellex Area Sisas, allimmobiliarista

Grossi, che ha gonfiato i costi della


bonifica per avere in cambio di pi?
In quelloperazione sono stati tutti
condannati. Ma la questione per noi
rimane politica. Perch una giunta
del PD regalava volumetrie a immobiliaristi senza scrupoli consentendo
loro di depredare i cittadini del loro
territorio dietro il paravento di operazioni immobiliari avveniristiche?
Dove sono quelle operazioni? Il PD
le fa proprie?
Il PD, per bocca di Marras, o di
Gaiotto, per il semplice fatto che il
candidato alle prossime comunali,
vuole cortesemente risponderci sui
singoli punti invece di buttarla in rissa con accuse e insinuazioni infondate? Perch una delle strane caratteristiche della politica pioltellese
questa, poni delle questioni politiche e ti rispondono vomitandoti addosso insulti. Non tempo di talk
show, ma di fare politica. Grazie.

Scrive Giorgio Origlia a Francesco Spadaro


Sono totalmente daccordo con le
osservazioni di Spadaro sul nuovo
regolamento edilizio, in particolare
quando sottolinea la necessit di
recuperare a usi abitativi ledilizia
terziaria abbandonata senza pi altra
speranza
di
riuso.
Da
uninchiesta del quotidiano britannico Guardian lItalia uno dei due
paesi europei (laltro la Spagna)
nei quali gli effetti perversi della vi-

sione paleocapitalista secondo la


quale ledilizia il primo motore
delleconomia ha fatto pi danni.
NellArcipelago Milano ci troviamo
sul gobbo migliaia di uffici grandi e
piccoli, vecchi e nuovi, che non troveranno mai inquilini, una metastasi
del tessuto urbano favorita da una
forma grave di miopia che ha accomunato banche e imprese per decenni. Convertirli anche coercitiva-

mente in residenze per le quali la


domanda alta e insoddisfatta (giovani coppie, anziani, residenze
temporanee) non solo possibile,
ma ormai una priorit, molto di pi
che il rispetto di visioni arcadiche
della qualit della vita portate avanti
da chi ignora persino lesigenza altrettanto prioritaria di non sprecare
energia.

Scrive Adriana Grippiolo a Diego Corrado e Gaetano Nicosia


Bravi. Chiari. Documentati. Capaci
di ironia.Continuate per favore a seguire la "Cosa" anche per me, colle-

ga emigrata in Emilia, ma sempre


milanese fino all'osso, e che segue

l'ArcipelagoMilano con estremo interesse.

Scrive Claudio Cristofani a LBG


Caro Direttore, non dannarti inutilmente con la tua fotocamera
(che bello quando usavamo la
macchina fotografica e ci preoccupavamo della qualit di ogni
singolo scatto, per non sciupare
costose pellicole in rulli 120!). Ci
sono, a prezzi accessibili a noleggio, favolosi droni completi di videocamera. Basta un nipote abile
con il joystick ed il gioco fatto!
Non credo che i vigilantes si metteranno a giocare al tiro al piatteln. 09 VI - 5 marzo 2014

lo. Se fai tutto mentre albeggia hai


la luce sufficiente e i vigilantes
distratti.
Cos, grazie ad ArcipelagoMilano,
tutti potremo sapere con un certo
anticipo che: a) moltissime opere
civili appartenenti al progetto non
potranno essere completate in
tempo e quindi saranno stralciate
adducendo qualche scusa: sommosse di piazza, lettere minatorie,
epidemie legate al cibo ecc. b)
nessun albero avr una vera ra-

gione di essere in quanto trapiantato poche settimane prima dell'apertura, di costosissima fornitura
perch trasportato con apparato
radicale gi sviluppato. Sar affidato alla benevolenza del dio Eolo che potrebbe usarne le chiome
fogliose per ribaltarlo sui malcapitati visitatori (ricordarsi di stipulare
polizza inclusa nel prezzo del biglietto di ingresso) oppure trattenuto da cavi di acciaio segnalati
da bindella bianco-rossa (ovvero
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multicolore sponsorizzata Expo);
segnalo che quasi primavera e
che ora non si trapianta fino al
prossimo
novembre-dicembre,
sperando che nessuno pensi di
trapiantare a febbraio marzo 2015
quando quasi tutto dovr essere
quasi collaudabile; c) qualche nazione partecipante inizier a pentirsi perch si render conto che
gli unici a poter ridurre il budget in

corso d'opera siamo noi organizzatori; d'altronde se non c' pi


tempo, cosa possiamo fare? Ma
possibile che nei contratti non abbiano inserito garanzie reciproche
del tipo: tu fai il tuo padiglione, ma
noi prepariamo per te un ambiente perfetto dove collocarlo.
Aspetto di vedere i tuoi filmati e
non ritardare. A te non possiamo
concedere che la pioggia (che pa-

re non cessare mai cosicch il


fango la faccia da padrone) sia
causa di forza maggiore per attivare la clausola contrattuale connessa al meteo. Dimenticavo:
manda il drone anche sul viale
Forlanini e poi dimmi se ti pare
possibile che tra un anno qualcuno possa infilarci un convoglio
della linea 4. Ma dai!

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
La grande bellezza
di Paolo Sorrentino [Italia/Francia, 2013, 142]
con: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi
Sono belli i trenini che facciamo
alle nostre feste, perch non vanno
da nessuna parte, dice Jep Gambardella (Toni Servillo, magnifico).
Lo dice con lo sguardo disincantato
di uno che sa che, nella vita, nonostante tutte le roboanti distrazioni
alla fine non cambier nulla. Proprio come quei trenini. Jep, giornalista e scrittore arrivato a 65 anni,
cammina per le vie di Roma, osserva e incontra; fa da Virgilio alla
macchina da presa di Paolo Sorrentino che seguendolo guarda,
con lo stesso disincanto, il superficiale e il profondo che saturano la
citt.
Noi, in sala, attraverso gli occhi di
Jep (e di Sorrentino) godiamo La
grande
bellezza
[Italia/Francia,
2013, 142] e partendo da una citazione del grande Louis-Ferdinand
Cline viviamo lesperienza del viaggio (sia fisico che mentale):
lunica cosa che conta, tutto il resto
delusione e fatica [Viaggio al
termine della notte, 1932].
La delusione e la fatica di vivere di
un uomo di 65 anni che non riesce
pi ad appagarsi di nulla, nemmeno

del sesso. Eppure la sua vita rutilante, mondana: io non volevo essere semplicemente un mondano,
volevo diventare il re dei mondani, e
ci sono riuscito, dice Jep. Sorrentino strepitoso nel raccontare la
Bellezza della fatica di vivere: il
film ricco, carico di personaggi,
straripante di domande esistenziali.
Ma la cosa pi bella lironia. Quel
prendersi poco sul serio che contraddistingue il cinema di Sorrentino. La capacit di inventare un
mondo surreale e grottesco che
sempre riesce a mettere in imbarazzo la ridicola seriet della vita.
Ironico, il mondo di Sorrentino, tanto
quanto il cinico Jep-Servillo che sottopelle nasconde il sentimento di
recuperare la sua vita passata (da
brividi la narrazione della sua prima
volta). Jep, anche lui superficiale e
profondo, che da un lato non pu
pi perdere tempo a fare cose che
non gli va di fare, e dallaltro alla
domanda cosa ti piace di pi nella
vita? risponde lodore delle case
dei vecchi.
Jep, scrittore napoletano trapiantato
a Roma, e Paolo, regista napoleta-

no trapiantato a Roma, ci accompagnano attraverso La grande bellezza della vita, conciliando in maniera
sublime i rutti delle nottate romane
con Moravia e Proust. E il nostro
viaggio fatto di immaginazione e
fantasie, ma evitando la pesantezza
dei giudizi morali. Tutto sommato,
quei mondi deformi ed esagerati
trasudanti di alcol e sesso, quei seni
danzanti tenuti vivi dal guru del
botulino e quella vuota mediocrit,
sono irresistibilmente attraenti. Tanto quanto il trucco di un prestigiatore
che fa sparire una giraffa.
Alla fine, tutto sedimentato sotto
il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio, il sentimento, lemozione e la
paura, gli sparuti incostanti sprazzi
di bellezza e poi lo squallore disgraziato
e
luomo
miserabile.
Limportante per ricordarsi di
prendersi in giro, perch andando
a recitare la propria parte sul palco
della vita troppo spesso ci dimentichiamo che, come dice il prestigiatore, solo un trucco. E a volte
serve limmaginazione e la fantasia
di Sorrentino per ricordarcelo.
Paolo Schipani

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
I luoghi della musica
Dal Teatro alla Scala (con le stagioni dellOpera, delle Orchestre Sinfonica e Filarmonica e con recital e
cicli vari) allAuditorium (con le Orchestre laVerdi e Barocca, e i cicli
Crescendo in musica e Made in Italy), dal teatro Dal Verme (con

n. 09 VI - 5 marzo 2014

lOrchestra dei Pomeriggi Musicali)


al Conservatorio (con la sua Orchestra e con le Serate Musicali, le Societ del Quartetto e dei Concerti, di
cui ospita i programmi settimanali),
dalla Palazzina Liberty (con i concerti
della
domenica
mattina

dellOrchestra Milano Classica) e


dal teatro degli Arcimboldi alle Universit, dalle Chiese ai Circoli ed
Associazioni varie, Milano offre tutte
le sere musica classica quanta se
ne vuole e - come pi volte ho ricordato - uno dei pochi luoghi al

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mondo in cui si possono ascoltare
con ragionevole continuit interpreti
(orchestre, solisti, direttori) provenienti dallintero pianeta. I teatri e gli
auditorium dedicati usualmente alla
musica offrono quotidianamente
programmi musicali di qualit mediamente elevata e di considerevole
interesse.
Colpiscono, in questo quadro, alcuni
aspetti della vita musicale cittadina
che prover sommariamente a esplorare. Prima di tutto il pubblico,
che fatto in gran parte da abbonati
e da studenti, molto abitudinario,
cambia poco da un luogo allaltro,
non trasmigra volentieri per ascoltare un particolare programma o un
nuovo interprete: chi va alla Scala
non frequenta lAuditorium o il Dal
Verme ed molto difficile che il
pubblico della Verdi si interessi ai
Pomeriggi Musicali. Ma persino allo
stesso Conservatorio il pubblico del
Quartetto nulla ha a che vedere con
quello della Societ dei Concerti.
Ogni luogo e ogni stagione ha il
proprio pubblico che abitualmente
rinnova labbonamento di anno in
anno e accetta di buon grado il programma che gli viene offerto.
Altro tema quello della scarsit di
musicisti importanti residenti in citt.
A parte qualche nota ed eclatante
eccezione, la maggior parte dei direttori e solisti ospiti delle sale cittadine, non risiede a Milano, viene da
fuori, vi si trova in tourne. Nel caso
dei direttori dorchestra ci comporta che vi sia un gran turnover e che
normalmente si provino troppo poco

i programmi; un tema poco noto


ma di gran peso, le prove costano e
i direttori - anche quando vorrebbero farne di pi - le ottengono con il
contagocce.
I solisti, e cos i piccoli organici,
spesso sono stressati dai trasferimenti; se si tratta di pianoforte hanno appena il tempo di saggiarlo prima del concerto (e cara grazia se
trovano a loro disposizione un accordatore che glielo sistemi come
desiderano), ma per tutti i musicisti
il tempo per provare la resa acustica
della sala spesso limitato; talvolta
la sala occupata per altre recite o
altre prove e viene messa a disposizione dei concertisti solo allultimo
momento.
Tutto dunque si svolge troppo velocemente e allinsegna di una sostanziale superficialit; ovviamente
si tratta di un male molto diffuso, in
ogni arte o mestiere, ma la musica proprio per essere cos intimamente
legata al tempo - ne avrebbe particolare bisogno e non bisognerebbe
ridurglielo sempre allosso. Quanti
concerti, anche di ottimi interpreti,
deludono per la scarsa preparazione e per esecuzioni poco accurate e
paradossalmente pi probabile
trovare attenzione e impegno da
artisti giovani e poco noti che non
da interpreti celebri e riconosciuti
che peccano per eccesso di sicurezza o si fidano troppo del loro carisma.
Tornando al tema iniziale - la grande offerta di musica nella citt e
lassenza di grandi musicisti, com-

positori compresi, che ci vivano abitualmente - dobbiamo immaginare


che solo un ottimo Conservatorio
pu aggregare una intensa vita produttiva musicale e non solo creare
grandi esecutori e interpreti ma anche attrarli e trattenerli per
linsegnamento e soprattutto valorizzarli offrendo loro opportunit di
esecuzioni e prestazioni.
Ha detto bene Riccardo Muti a Napoli la settimana scorsa, che i Conservatori sono luoghi straordinari
che rappresentano la storia, che
devono essere aperti a tutto il
mondo e che il governo deve
prendersi cura di questi luoghi e dare tutte le risorse possibili e non
devono essere luogo di sofferenza
per alunni ed insegnanti: Milano ha
un magnifico Conservatorio, traboccante di storia, con una ricca biblioteca e una straordinaria capacit
didattica. Non per, purtroppo,
quel luogo di aggregazione e di attrazione anche internazionale che
potrebbe essere. Maria Grazia
Mazzocchi che ne il nuovo presidente unottima organizzatrice e
promotrice culturale (figlia del grande editore Gianni Mazzocchi, colei
che dal nulla ha creato la Domus
Academy e lha resa una delle pi
famose scuole di design del mondo)
e ha tutte le qualit necessarie per
trasformare il nostro Conservatorio
in un luogo di eccellenza. Noi le auguriamo di tutto cuore di riuscirci e
di restituire con esso alla citt il cuore musicale che le manca e di cui
ha bisogno.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Marta Morazzoni
Il fuoco di Jeanne
Guanda, 2014
pp186, euro 15
Luned 10 marzo, ore 18,15, il libro
verr presentato a Palazzo Sormani, sala del Grechetto, via F. Sforza
7, con Luigi Brioschi, Danela Pizzagalli, Marilena Poletti Pasero, a cura
di Unione Lettori Italiani Milano
Quando Vittorio Sereni,negli anni
Sessanta ricevette dallo scrittore
varesino Guido Morselli il manoscritto del romanzo Roma senza papa,
(mai pubblicato in vita) cerc di definirlo per capire in quale collana
editoriale avrebbe potuto collocarlo:
Narrative non fiction, diremmo oggi.
Ecco, prima di entrare nel libro di
Marta Morazzoni, utile capire, di
che si tratta al di l della copertina

n. 09 VI - 5 marzo 2014

ingannevole, saggio storico, testo


scolastico, biografia? Il fuoco di Jeanne solo in parte un ritratto di
Giovanna dArco, soprattutto un
viaggio nei luoghi che la videro protagonista, la Loira, terra di campi e
acqua.
Dal momento che lautrice (esordio
in Longanesi nel 1986, La ragazza
col turbante; premio Campiello
1997, Il caso Courrier) ha sempre
amato le storie, ed anche una
grande viaggiatrice, proprio dalla
dimensione del viaggio che prende
le mosse, senza mai nascondere se
stessa al lettore, in una sorta di giallo investigativo popolato dai perso-

naggi di un autentico mistero della


storia del XV secolo. Il piano sequenza di Marta trascorre su di loro
prima di farli agire: leroina Giovanna dArco, il re Carlo VII di Valois, la
suocera Jolanda dAragona, il vescovo Pierre Cauchon. Tutti sanno
che, se dovesse cadere il baluardo
dOrlans, la Francia intera rischierebbe di diventare feudo inglese.
E per lappunto da Orlans parte il
viaggio di Marta, nella memoria le
immagini del celeberrimo film di
Dryer (1928), dove Giovanna
dArco, ha i tratti di una mistica ispirata da voce divina. E quando subisce il taglio dei capelli, il martirio

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delleretica sul rogo, nelle sequenze
in bianco e nero, retoricamente
drammatico. Nulla a che vedere con
la sobriet di una autrice che ci ha
abituati a una scrittura di rigore nitido.
Litinerario ripercorre ogni tappa di
un cammino trionfale della guerriera, della pulzella Jeanne, i suoi passaggi a Reims, Saint Denis, Bourges, Compigne, Rouen, il Castello
di Bouvreuil, dove fu imprigionata, e
la meta finale tragica, Saint Ouen,
ammesso che fosse il corpo vero di
Jeanne a finire l, al cimitero, tra le
fiamme.
Sono gli anfratti in ombra a incuriosire lautrice, per mettere in scacco la storia, pur non essendo una
storica o anzi, forse proprio per
questo. Come lettrice dotata di sensibilit speciale, libera da pregiudizi
in grado di romanzare le vicende,
tra realt e immaginazione. La sua

eroina, monellesca nelle azioni, sorretta da una energia sconosciuta,


dorme nei boschi, veste le sue forme androgine di abiti maschili. Nel
primo colloquio nel Castello di Chinon, quando si presenta al cospetto
del re, un Carlo VII senza mordente,
dallespressione perennemente disgustata e diffidente, Jeanne non ha
nulla dellinvasata e neppure della
contadina in abiti umili: elegante,
emana magnetismo. In fondo la sua
storia mostra una curiosa coincidenza con la vicenda del Cristo, da
permettere allautrice la licenza di
una elaborazione fantasiosa.
Se poi viaggiare anche piacere e
vacanza, ecco che Marta Morazzoni
non dimentica gli aspetti legati al
gusto della buona tavola francese,
larte della conversazione: curiosit
di sapore autobiografico, che ci
permettono di conoscerla meglio,
come in un suggestivo colloquio di-

retto con il lettore (Pensate davvero


che Jeanne dArc sia una contadina,
ignara della guerra e delle armi, in
grado di condurre con la sola forza
della fede lesercito del re alla vittoria, mentre il re rimane rintanato nel
suo castello sulla Vienne ...?)
Con la complicit di un ottimo Calvados, certo che Jeanne, strega o
santa, da subito poco amata dalla
nostra scrittrice (Ma coshai da
spartire con Jeanne dArc? le chiede unamica, Niente), resta per
tutti un autentico enigma (mor sul
rogo nel 1431 o nel suo letto nel
1450?).
Il segreto di questo libro consiste
forse nel fatto che Marta non abbia
sposato in toto il suo personaggio,
ma sappia raccontare con abile curiosit uno dei nodi cruciali della estenuante guerra dei centanni tra
Francia e Inghilterra.
Valentina Fortichiari

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Teatro oggi: intervista ad Alberto Oliva
Nel 2014 sei gi stato in scena
con due spettacoli al Litta e con
uno al Libero, e dal 12 al 30 marzo sarai allOut Off con Il giocatore. Se continui con questo ritmo a
fine anno avrai stabilito un record. Come nascono i tuoi spettacoli? Non mi piace stare fermo.
Mi piace fare tanto, mettere in gioco
il pi possibile, quindi i progetti nascono dalla mia voglia di fare. Poi a
volte un progetto lo puoi far partire
da zero, controllando tutte le variabili, altre invece incontri una produzione o una commissione, che pu
essere pi o meno vincolante. Nel
caso della trilogia di classici che abbiamo fatto a Ivrea, gli autori sono
stati scelti dal Teatro di Ivrea e io
dal secondo anno ho avuto solo la
libert di scegliere il testo. Devo dire
che lincontro con la committenza a
me piace, mi stimola molto perch
mi fa conoscere autori e testi che
magari non farei di mia iniziativa. La
cosa che mi ha stupito di pi successa con Il ventaglio di Goldoni,
che io assolutamente non volevo
fare, ma poi leggendolo, provando
con gli attori, lavorandoci, mi sono
innamorato di quel testo, follemente,
e adesso sono felicissimo che sia
stato quello, perch non lavrei mai
scoperto e mi sarei perso uno degli
autori pi straordinari che esistono e
che pu raccontare molto della nostra societ senza farlo direttamente. Questanno con Pirandello mi
sono trovato meno bene, nel senso
n. 09 VI - 5 marzo 2014

che a me piace meno Pirandello,


per stato bellissimo il confronto.
un autore che sento pi ostico,
pi lontano da me, quindi lho un po
adattato. Invece Goldoni non lho
toccato perch, dopo averlo studiato, lho trovato perfetto. La nostra
generazione spesso vede male
lidea di incontrare una produzione o
un committente, viene vissuto come
un compromesso con accezione
negativa, invece sono opportunit
da cui si pu provare a ottenere il
massimo, e non vero che si perde
libert. Anzi, bello incontrare gli
altri e aprirsi a un confronto, senza
chiudersi nella propria poetica immacolata.
Con Il giocatore invece stato un
percorso diverso? S, questo spettacolo porta avanti un progetto su
Dostoevskij che io e Mino Manni
stiamo facendo da diverso tempo.
Abbiamo fatto La confessione da I
demoni, Ivan e il diavolo da I fratelli
Karamazov e adesso ci buttiamo su
un
romanzo
intero,
cio
sulladattamento di un romanzo preso in tutta la sua trama, anche se
poi abbiamo cercato di stringere il
fuoco sul protagonista e sul tema
del gioco. Lo faremo con Exen Media, che una casa di produzione di
video diretta da Maurizio Losi, un
giovane video maker molto stimato
allestero e di conseguenza poco
conosciuto in Italia, che ha deciso di
inaugurare una produzione teatrale
allinterno della Exen, e hanno scel-

to noi e il progetto Dostoevskij per


unire le forze e fare un lavoro insieme. Quindi abbiamo la possibilit
di affiancare al nostro lavoro una
scenografia multimediale composta
appositamente per lo spettacolo,
che per il teatro Out Off adattissima e che secondo me funziona bene per raccontare questo vortice
che il gioco, il perdersi allinterno
della tentazione, la roulette, la pallina che gira. Quello che ci piace raccontare che il protagonista conteso fra le due tentazioni pi forti
che possono contendersi lanimo
umano: la donna e il gioco
dazzardo, che alla fine dello spettacolo finiscono per essere la stessa
cosa. Il giocatore non lo solo nel
momento in cui gioca, ma una
condizione di vita.
Volendo trovare un percorso poetico nei tuoi primi anni di carriera
io vedo una certa propensione
per i classici, sia del teatro che
della letteratura. S, vero. In questi anni mi sono orientato prevalentemente sui classici. Sempre con
unidea di riscrittura e attualizzazione. A me piace molto cercare di interpretare la nostra societ con
locchio di chi non cera. Mi piace
riprendere i classici per dire qualcosa oggi. Loro mettono le parole, bellissime, e io ci metto la chiave di lettura. Faccio pi fatica con i testi
contemporanei perch credo che
proprio il mestiere del regista sia
diverso: il classico esiste gi, l in
16

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libreria e te lo puoi comprare, e
quindi sei autorizzato se non obbligato a dire la tua, autorialmente,
devi fare il tuo Enrico IV. Mentre invece quando fai il teatro contemporaneo quel testo l deve venir fuori,
non che puoi permetterti di cambiarlo o interpretarlo quando la gente ancora non lo conosce. Cio, ci
sono di fatto due autori e io credo
che l il regista debba farsi un po
pi indietro, perch lautore
lautore del testo. Per questo trovo
molto pi stimolo nel prendere un
classico e farlo parlare alloggi. Ad
esempio quando ho fatto le Baccanti, senza cambiare una parola di Euripide, ho fatto uno spettacolo su
Berlusconi e sulla comunicazione di
massa.
Com secondo te la scena teatrale italiana e in particolare quella milanese? Io credo che ci sia
una vitalit pazzesca, che stiamo
vivendo uno dei momenti pi belli
della storia del teatro, per non lo

sappiamo. E Milano e lItalia sono


una testimonianza straordinaria di
come si pu essere sempre negativi
e diffidenti nonostante le cose vadano bene. Abbiamo appena vinto
lOscar, con un film che secondo me
bellissimo, un capolavoro assoluto, uno dei film pi belli che io abbia visto nella mia vita. Negli ultimi
due anni lItalia cinematografica ha
vinto tutti i premi pi importanti del
mondo: Lorso doro a Berlino con i
fratelli Taviani, Il festival di Venezia
con un documentario - bello o brutto
chi se ne frega, abbiamo vinto il festival di Venezia - il Golden Globe e
lOscar con La grande bellezza e
Cannes con Reality di Garrone. Abbiamo vinto tutto, in due anni. Possibile che non si possa riconoscere
che il cinema italiano forte nel
mondo, rinato e sta vivendo una
nuova primavera? Anche se non ci
piacciono i film che hanno vinto, ma
chi se ne frega! A me piace solo La
grande bellezza, gli altri no, ma chi

se ne frega, dovremmo riconoscere


che stiamo vivendo un buon momento. La stessa cosa vale per il
teatro: sta vivendo una stagione
strepitosa, di fermento, di variet, di
ricchezza, di giovani proposte, di
spettacoli stupendi, di teatri che aprono, piccoli spazi che cercano di
dare modo ai giovani di esprimersi.
Milano in particolare, secondo me
piena di teatri con bellissime stagioni. Per noi vediamo solo laspetto
negativo. Perch vero che purtroppo istituzionalmente e culturalmente lItalia un paese che si
piange addosso. Perch se noi valorizzassimo quello che gi c saremmo alla pari del mondo che tanto invidiamo, Berlino, Londra, eccetera. S, le istituzioni sono sorde, ma
sono lo specchio di una nostra diffidenza.
Come vorresti che fosse fra venti
anni? Vorrei che fosse cos ma che
tutti ne fossimo contenti.
Emanuele Aldrovandi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Aaf: la fiera a prova di crisi
Anche questanno ritorna la fiera a
portata di portafoglio: Affordable Art
Fair, quarta edizione. Dal 6 al 9
marzo, nel consueto spazio del Superstudio Pi di via Tortona, AAF
presenta 85 gallerie, italiane e straniere, che esporranno le loro opere
a prezzi abbordabili. Ogni galleria
presenter almeno tre artisti viventi
e avr lobbligo di esporre il cartellino con il prezzo. Tutto quello che
passer dalla fiera sar assolutamente originale e con un costo tra i
100 e i 5.000 IVA inclusa. Una
fiera che non intimorisce, insomma.
In particolare i futuri collezionisti
darte, magari giovani e con poco
capitale, potranno farsi una prima
idea su cosa comprare guardando
la sezione dedicata allarte sotto i
500 euro, che, seguendo la filosofia
del fondatore di AFF, Will Ramsay,
propone una selezione di opere a
buon mercato ma non per questo da
sottovalutare.
Pittura, scultura, stampe, fotografia,
ogni tipo di tecnica artistica avr libert despressione allinterno dei
padiglioni. Per i giorni della fiera
previsto anche un calendario di eventi in cui saranno proposti laboratori, conferenze e attivit pratiche e
teoriche. Tutti i giorni, alle 17, un
ospite deccezione sar presente

n. 09 VI - 5 marzo 2014

per un approfondimento sul mondo


dellarte e del collezionismo:
Gioved 6 Marzo, ore 17 Comprare Vendere Arte: introduzione al mercato dellarte, ai suoi profili organizzativi, finanziari e fiscali. Antoh
Mansueto, analista finanziario con
la passione per larte spiega il come, dove, quando e quanto del
mercato dellarte.
Venerd 7 Marzo, ore 17 Creazione
artistica e plagio nel contesto digitale. LAvvocato Massimiliano Patrini,
specializzato in diritto della propriet
intellettuale, si rivolge ai giovani artisti per discutere del rapporto tra
tutela dellopera darte, libert
dellartista e utilizzo degli strumenti
digitali.
Sabato 8 Marzo, ore 17 Bacon,
Warhol, Koons: i nuovi super record
del mercato dellarte e la diversa
situazione generale di gallerie e artisti. Giacomo Nicolella Maschietti,
giornalista ed editore di Chooze.it,
con Pietro Ripa, Senior Art Finance
Advisor, e Roberta Olcese, giornalista di Vanity Fair e il Secolo XIX,
svelano i retroscena degli ultimi stupefacenti record nei mercati darte.
A seguito, una visita guidata accompagnati da Giacomo Nicolella
Maschietti e da Benedetta Bottarelli
Bernasconi, giornalista esperta
darte e design.

Domenica 9 Marzo, ore 17 La valutazione e la protezione delle opere


darte: chi, quando, come e perch
gli oggetti darte andrebbero valutati
e protetti in modo adeguato. Vittorio
Scala, Presidente iO Broker e Lorenzo Bruschi, esperto del settore,
spiegano come proteggere le opere
darte.
Affordable Art Fair questanno si
rinnova con spazio relax ispirato ai
temi green, che non solo sar allestito con pezzi di design sostenibile,
ma soprattutto sar una delle zone
espositive delle opere darte delle
85 gallerie partecipanti, ispirate alla
Green Art. Dalle bustine da the riciclate e utilizzate come tela, alle resine e alle plastiche di recupero, fino a tessili e materiali organici: le
opere esposte presso il Garden
Floor Lounge mostreranno la seconda vita - artistica - di molti insospettabili materiali. Lesposizione
continua anche nello Sculpture
Garden, con installazioni artistiche
allaperto.
Affordable Art Fair Superstudio
Pi, Via Tortona, 27 Orari dapertura
Gioved 6 Marzo12:00 18:00 Venerdi 7 Marzo12:00 20:30 Sabato
8 Marzo11:00 20:30 Domenica 9
Marzo11:00 19:30 Biglietti Adulto
13,00 allingresso Ridotto 10,00
allingresso Ragazzi sotto i 16 anni

17

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Van Gogh Alive


Appassionati di Van Gogh? In attesa, forse, della retrospettiva dedicata allartista prevista per lautunno
2014, si potr prender confidenza
con le opere del grande maestro
olandese gi da oggi, attraverso
una esperienza sensoriale che ha
gi avuto un incredibile successo di
pubblico.
Van Gogh Alive un progetto ambizioso e itinerante. Chiamarlo mostra
sicuramente fuorviante perch di
dipinti, disegni, carte o creazioni originali non ce ne sono. Ci sono per grandi megaschermi che proiettano oltre tremila immagini in altissima definizione grazie al sistema
Sensory4, e che permettono una
visione ravvicinata di dipinti, lettere,
disegni, appunti e particolari di opere, in alcuni casi non facilmente godibili con la classica esposizione
museale.
Quello che si compone davanti agli
occhi del visitatore un museo im-

possibile nella realt, che raggruppa


per nuclei tematici le fasi della vita
dellartista, con i suoi viaggi e i suoi
periodi: dagli esordi contadini di
Van Gogh, agli autoritratti, dalla
passione per le stampe giapponesi
alle lettere scambiate con lamato
fratello Theo, fino naturalmente ai
capolavori pi noti, amati e soprattutto sofferti durante la creazione
stessa.
Alcuni effetti sono di grande impatto: le luci delle finestre della Terrazza del caff di notte che si accendono pian piano, le stelle meravigliose della Notte stellata che
prendono vita, i rami di mandorlo in
fiore che scorrono tutti intorno allo
spettatore come in un rullo continuo,
i corvi che prendono il volo e scappano dopo lassordante sparo nei
campi di grano, segno della parabola finale della vita di Van Gogh.
Musiche, luci e proiezioni, per la durata di unora circa, serviranno per

suggestionare lo spettatore, che


magari digiuno dellopera di Van
Gogh, potr gradatamente avvicinarsi al suo mondo, cos tormentato
e a volte infelice, ma dal quale, grazie anche alle citazioni proiettate,
potr scoprire un uomo turbato ma
vitale, amante della pittura, innamorato della sua arte e a volte sognatore.
Certo che il biglietto dingresso
non tra i pi economici. Forse,
una maggiore oscurit della sala e
unatmosfera pi raccolta nel complesso, avrebbe reso il tutto ancora
pi suggestivo.
Van Gogh Alive. The experience,
Milano Fino al 9 Marzo, presso la
Fabbrica del Vapore via Procaccini
Orari: luned, marted, mercoled,
venerd e domenica dalle 10:00 alle
20:00; gioved e sabato dalle 10:00
alle 23:00 Costo del biglietto: intero
12, ridotto 10, scuole 6

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti
in maniera permanente dopo un
lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e
collezionare disegni su carta di molti
significativi maestri, italiani e non,
mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse
la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata pres-

so lo stesso Diocesano, che Sozzani decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di
Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,
Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.
Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento
francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, E-

dgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,


Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.
Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai
saggi introduttivi sulla storia e sullo
studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale
dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)
Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Kandinsky e la nascita della pittura astratta


Che cos lastrattismo? Che significato hanno cerchi, linee, macchie di
colori a prima vista casuali ma di
gran impatto visivo? C qualcosa
oltre la superficie del quadro? Per

n. 09 VI - 5 marzo 2014

rispondere a questi leciti interrogativi arriva a Milano una grande retrospettiva dedicata a uno degli artisti
pi significativi del secolo scorso:
Vassily Kandinsky.

Sono oltre 80 le opere in mostra,


tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e tutte firmate dal padre dellastrattismo. Una esposizione che offre una panoramica com-

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pleta dellevoluzione dellartista, partito da una figurazione semplice e
legata alla tradizione, ma che arrivato a concepire alcune delle teorie
artistiche pi interessanti del 900.
Un percorso di ricerca lungo e fatto
di molte sperimentazioni, che caratterizza larte di Kandinsky come
qualcosa di complesso ed estremamente affascinante.
Lapertura di grande impatto, con
la ricostruzione, per la prima volta
portata
fuori
dalla
Francia,
dell"ambiente artistico totale" ricreato nel 1977 dal restauratore Jean
Vidal, ovvero pitture parietali eseguite riportando fedelmente i cinque
guazzi originali con cui Kandinsky
decor il salone ottagonale della
Juryfreie Kunstausstellung di Berlino, esposte tra il 1911 e il 1930.
Il percorso prosegue poi in ordine
cronologico, esaminando le tante
fasi vissute da Kandinsky. Gi dalle
prime opere lartista russo dimostra
una passione per il colore, le atmosfere di gusto impressionista e fauve con unattenzione ai temi leggendari e legati al passato, come ad
esempio i cavalieri, soggetti che si
trova ad affrontare allinizio del 900.
Abbandonata la Russia, Monaco
sembra offrire una vita migliore a
Kandinsky, che frequenta lAccademia di Belle Arti e si lega ad artisti
che sperimentano con lui un tipo di

arte ancora di gusto Art Nouveau:


il momento del gruppo Phalanx.
Dopo viaggi che lo conducono in
giro per il mondo insieme alla nuova
compagna, la pittrice Gabriele Munter, Kandinsky si trasferisce a Murnau, in Baviera, ed l che, passo
dopo passo, nascer lastrattismo.
Gradatamente i disegni si fanno
piatti, il colore prende piede e nel
1910 vedr la luce il primo acquerello astratto, dipinto con i colori primari che hanno, agli occhi dellartista,
una valenza e un significato unico e
fondamentale.
Nel 1912, in compagnia dellamico
Franz Marc, nascer il celebre
Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro protagonista degli esordi di Kandinsky e che diverr anche un fortunato almanacco artistico. Seguir a
breve Lo spirituale nellarte, trascrizione del pensiero e della dottrina di
Kandinsky sullarte astratta.
Con lo scoppio della guerra Kandinsky costretto a tornare in Russia, momento in cui torner a una
fugace figurazione e in cui conoscer la futura moglie Nina. Nel 1922
accetta il prestigioso invito del Bauhaus di Gropius e si trasferisce a
Dessau come insegnante. Dopo la
chiusura nazista di questa prestigiosa scuola, Kandinsky decide di recarsi a Parigi, sua ultima meta e citt allora pervasa dalle grandi novit
del cubismo e del surrealismo, cor-

rente questultima, che influenzer


fortemente gli ultimi lavori dellartista.
Figure biomorfe sembrano galleggiare leggere e impalpabili su cieli
blu, diagonali di colore, griglie e colori pastello. Il cielo e la luce tanto
amata della ville lumiere lasceranno
unultima suggestione nelle grandi
composizioni cos come nei piccoli
dipinti su cartone che Kandinsky
cre durante la Guerra.
In mostra sono presenti alcune delle
opere pi significative dellartista,
quelle che tenne per s costantemente appese in casa o che don
allamata moglie Nina, e che danno
quindi il resoconto esatto di unarte
che si rivelata fondamentale anche per i pittori moderni. Molto dovettero a Kandinsky Pollock e i suoi
irascibili, cos come, larte astratta
e lInformale ebbero un debito enorme nei confronti di questuomo
che ebbe il coraggio di dire che le
forme e i colori sono fondamentali,
spirituali, e che la pittura deve trasmettere lessenza pi profonda di
chi la crea e di chi la guarda.
Kandinsky: la collezione del Centre Pompidou fino al 4 maggio
2014 Orari: luned:14.30 - 19.30 dal
marted alla domenica: 9.30 - 19.30
gioved e sabato: 9.30 - 22.30 Biglietti: intero 11,5, ridotto 9,5

La genesi dellopera di Pellizza da Volpedo


Il Quarto Stato, opera che inizia
simbolicamente il percorso del Museo del 900, viene ora studiato e
indagato nella sua genesi lunghissima, dieci anni, che ha portato al
suo compimento definitivo. A cura di
Aurora Scotti, la mostra presenta
circa trenta opere tra disegni e dipinti di Pellizza da Volpedo allestiti
nello spazio mostre al piano terra
del museo e una radiografia a grandezza naturale dellopera.
Cos come fu per l'acquisto dell'opera - nel 1920 tramite una pubblica
sottoscrizione - il Museo chieder ai
cittadini e ai visitatori di esprimere il
loro parere in merito a un eventuale
spostamento del capolavoro di Pellizza, trasformando cos l'atrio in sala museale.
Lartista, partendo da una formazione filosofico - storica, sente la necessit di trattare temi allora attuali
come le problematiche sociali e politiche dellItalia unita, in particolare
quelle dello sciopero e della protesta popolare, temi che affronta in
disegni e bozzetti ad olio realizzati
dal 1890, assecondando la convinzione che la pittura di storia doveva

n. 09 VI - 5 marzo 2014

trattare temi di assoluta contemporaneit.


Il lungo iter progettuale dellopera
segnato da due tappe fondamentali:
Ambasciatori della fame (1892) e
Fiumana (1895-96). Una lunga elaborazione che rese lartista consapevole della propria missione intellettuale. A ogni fase corrisponde infatti una peculiare sperimentazione
compositiva e tecnica, il cui sviluppo
pu essere seguito lungo le tre sezioni della mostra, dove sono esposti i bozzetti, i disegni preparatori e
alcune analisi radiografiche.
La prima versione dellopera Ambasciatori della fame, e gi da questa versione Pellizza sceglie il luogo
e il tempo dell'azione: la piazza davanti a palazzo Malaspina, a Volpedo, simbolo del potere signorile di
antica data. Nella luce di un mattino
primaverile - il 25 aprile sullimbocco di Via del Torraglio,
Pellizza fece avanzare un gruppo di
lavoratori guidati da due portavoce
dal piglio deciso in primo piano e
affiancati da un ragazzo pi giovane.

Nel corso del 1893-94 decise di riproporre il tema in un nuovo quadro


di pi grandi dimensioni, cercando
di mettere meglio a fuoco il gruppo
centrale dei personaggi. Abbandonata la tecnica a larghe pennellate,
adotta una tecnica divisionista a
piccoli punti e linee di colori disposti
in modo puro sulla tela, per raggiungere effetti di luminosit ed espressivit. Nel nuovo bozzetto, eseguito nel 1895, Pellizza elimin il
punto di vista dallalto per una presa
diretta frontale dei suoi protagonisti:
numerose figure di artigiani e contadini che avanzano guidati dai due
capi della rivolta affiancati ora da
una donna con un bimbo in braccio,
ritratto di Teresa, moglie dellartista.
Di l a poco vedr la luce Fiumana, il
cui titolo allusivo allingrossarsi
della schiera dei lavoratori, paragonabile ad un fiume in piena, puntando sulla diffusione del messaggio
idealmente rivolto a tutti i lavoratori
e sulladesione di massa ad esso.
Nel 1898 Pellizza decise di riaffrontare il tema su una tela ancora pi
grande, ricominciando a eseguire
disegni per tutte le figure e facendo

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nel 1899 un nuovo bozzetto dalle
cromie calde e intense a cui diede
per titolo Il cammino dei lavoratori.
Ancora una volta alla rielaborazione
pittorica il pittore accompagn letture sempre pi attente alle problematiche sociali. Il risultato fu un nuovo
cambio dimpostazione, sostituendo
alla massa indistinta di lavoratori
una sequenza di uomini e qualche
donna disposti su pi file a occupare tutta la scena.

A questa tela Pellizza lavor incessantemente dal 1898 al 1901,


quando scelse di intitolarla Il Quarto
stato. La tela divenuta dunque il
simbolo della fiducia che il cammino
di lavoratori avrebbe portato ad un
futuro migliore, anticipando e incarnando una delle forze motrici del
Ventesimo secolo. Una mostra per
ripercorrere gli studi, i disegni e i
tentativi che hanno preceduto
lopera, divenuta un simbolo univer-

sale e che ora diventer uno dei


simboli di Expo 2015.
Giuseppe Pellizza da Volpedo e il
Quarto Stato. Dieci anni di ricerca
appassionata Museo del '900 Spazio mostre fino al 9 marzo 2014 Costo: intero 5, ridotto 3 Orari: lun.
14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e dom.
9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 - 22.30

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

Autunno Americano parte 2: Andy Warhol


Dopo la grande mostra in Triennale
del 2004, e una monografica di
stampe al Museo del Novecento
questa primavera, Andy Warhol torna a Milano con una super esposizione: le opere della collezione di
Peter Brant. La mostra si presenta
subito come una grande retrospettiva del lavoro dellartista originario di
Pittsburgh, comprendente alcune
delle sue opere pi famose e conosciute a livello mondiale, per un totale di oltre 150 opere darte, tra dipinti, serigrafie, sculture e fotografie.
La mostra, curata da Francesco
Bonami e dallo stesso Peter Brant,

n. 09 VI - 5 marzo 2014

sar unoccasione interessante per


approfondire la figura, a torto ritenuta spesso solo superficiale e frivola,
di Andy Warhol, artista invece ben
pi complesso e tormentato. Peter
Brant, magnate americano, fu intimo
amico di Warhol, e ad appena
ventanni inizi a comprare i lavori
dellartista, partendo proprio dalla
famosa lattina di zuppa Campbell
riprodotta da Warhol.
Sar un legame lungo tutto una vita
quello che accompagner lavventura di Brant e Warhol, che vissero
e segnarono insieme i pazzi anni
60 e 70 della scena newyorchese.

Un sodalizio di vita e lavoro il loro,


che sfocer nella collaborazione
tramite la rivista Interview, fondata
dallo stesso Warhol nel 1969 e acquistata da Brant e dalla sua casa
editrice dopo la morte dellamico,
avvenuta nel 1987 in seguito ad
unoperazione chirurgica finita male.
La mostra presenta capolavori assoluti, che caratterizzano la collezione Brant come una delle pi importanti e significative a livello internazionale rispetto alla produzione
warholiana. Attraverso un percorso
cronologico si potr ricostruire a tutto tondo la figura di Warhol, parten-

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do dai suoi inizi come grafico e
pubblicitario, famoso gi allepoca
per rivoluzionari e particolarissimi
disegni di calzature femminili e per il
suo atteggiamento irriverente.
La pubblicit per era solo linizio.
Warhol voleva far parte dellelite artistica, ecco perch si rivolse sempre pi allarte e al mondo pop, ovvero a quel substrato culturale che
coinvolgeva tutti gli americani, dal
Presidente alluomo comune. Il suo
universo si popola di lattine di zuppa, di Coca-Cola, di scatole di detersivo Brillo; dalle sue tele si affacciano Liz, Marilyn, Elvis, Jackie e
tanti altri divi osannati dallAmerica,
e che per ebbero anche, quasi
Warhol fosse stato un profeta, fini
tragiche o destini infelici. Come a
dire, lapparenza, nonostante i colori
e i sorrisi smaglianti, inganna.
Una presa di coscienza di quello
che lamericano medio aveva sotto
gli occhi tutti i giorni, visto al supermercato o sui giornali, e che Warhol
ripropose ingrandito, ripetuto fino
allo sfinimento, disarticolato, sovrapposto e modulato, ma senza

mai criticare. Anzi. La pop art di


Warhol lontanissima dal voler lanciare invettive contro il consumo
smodato o il capitalismo. Warhol
stesso ci era cresciuto, e la cosa pi
naturale per lui era proprio partire
da quello che conosceva meglio e
che poteva riguardare tutti. Senza
messaggi nascosti o significati troppo profondi.
Oltre ai famosi Flowers multicolor e
ai ritratti di Mao, paradossale vera
icona pop, la mostra propone anche
le rielaborazioni che Warhol fece di
un grande classico come lUltima
Cena di Leonardo; cos come stupiranno una serie di Portraits, di autoritratti che lartista si fece grazie alle
polaroid che amava tanto, e che usava per riprendere anche i suoi
amici Mick Jagger, Diana Ross e
Jane Fonda. Tutti presenti in mostra.
Emerge cos un Warhol non solo
mondano e padrone del suo palcoscenico, la celeberrima Factory, in
cui numerosi assistenti producevano effettivamente le sue opere, ma
anche un Warhol pi introverso,

spaventato forse da quella celebrit


raggiunta e cercata, ma che era diventata perfino pericolosa. Fu infatti
vittima di un tentato omicidio, per
mano di una femminista, e dal quale
si salv per miracolo nel 1968.
Vittima di un diverso colpo di arma
da fuoco fu invece una delle opere
pi famose di Warhol, una Marilyn
blu che venne colpita da un proiettile in piena fronte, sparato senza
motivo da unamica dellartista nel
1964. Da quella data lopera venne
chiamata, per lappunto, Blue Shoot
Marilyn. Ennesimo esempio del circo che circondava lartista e che lui
osservava quasi in disparte, dietro i
suoi occhiali da sole e al riparo di
una parrucca argentata.

Warhol, dalla collezione Peter


Brant Palazzo Reale fino al 9 marzo 2014 Orari: Luned: 14.3019.30
Dal marted alla domenica: 9.3019.30 Gioved e sabato: 9.30-22.30
Prezzi: Intero 11 euro, ridotto 9,50
euro.

GALLERY

VIDEO

LASSESSORE CRISTINA TAJANI: LA MILANO ATTRATTIVA


http://youtu.be/2zXcCpGSR1A

n. 09 VI - 5 marzo 2014

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