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ATTUALITÀ DEI PARADOSSI tale fatto, l’idea della corpuscolarità fotonica


DI COPENHAGEN appare quindi suggerita dal fatto che, quando
A. Orefice si opera su radiazioni di altissima frequenza,
Università di Milano le porzioni di spazio entro cui vanno applicate
R. Giovanelli le consuete regole di conservazione di mo-
Università di Parma mento ed energia sono (rispetto allo speri-
mentatore) piccolissime. Nessun fenomeno
d’apparenza puntiforme si osserva, in effetti,
Il filo che, nel labirinto della Fisica moder- per lunghezze d’onda elevate.
na, collega i successivi stadi di sviluppo della La fase successiva della teoria dei quanti fu
Meccanica Quantistica (MQ) ha un fascino quella «matriciale», proposta nel 1925 da
ipnotico che induce la maggior parte degli Heisenberg. Questi, influenzato dallo Zeit-
scienziati ad accettarlo come l’unica sequenza geist mitteleuropeo dei primi decenni del se-
logicamente possibile. colo, sostenne che, non avendo senso parlare
Vorremmo ripercorre qui, in modo obietti- di ciò che non può essere osservato sperimen-
vo, i «nodi» principali di tale filo logico. talmente, conviene limitarsi a raccogliere i
Ricordiamo, per cominciare, che la prima dati empirici in tabelle (le «matrici», appun-
teoria dei quanti cercava di non scostarsi to), senza tentarne ulteriori e fuorvianti in-
troppo dalla fisica classica, cui si limitava ad terpretazioni. Il suo pensiero si precisò nel

74 associare alcune «ricette» nonclassiche. Essa


era basata, sostanzialmente, sulla discretizza-
zione spettrale di Planck, sull’atomo di
1927 con la formulazione del Principio d’In-
determinazione, che si riferiva, originaria-
mente, alla perturbazione apportata dall’os-
Bohr-Sommerfeld e sull’ipotesi dei quanti di servatore stesso al sistema osservato. Quan-
luce formulata da Einstein per spiegare l’ef- do si misura la posizione (x) d’una particella,
fetto fotoelettrico. La descrizione dello spet- infatti, se ne perturba e rende parzialmente
tro del corpo nero richiedeva, di per sé, solo indeterminata la quantità di moto (p), e vice-
l’emissione di «fiotti» energetici hn; e anche versa; e il prodotto delle due indeterminazio-
le transizioni orbitali previste dall’atomo di ni risulta non inferiore alla costante di
Bohr apparivano spiegabili senza concepire Planck, secondo la famosa relazione:
tali «fiotti» come particelle. Per l’interpreta-
zione dell’effetto fotoelettrico, però, data (1) Dp Dx F h .
l’evidenza di eventi fortemente localizzati, fu
ipotizzata l’esistenza di «granuli» puntiformi Benché, sulle prime, Heisenberg non inten-
di energia elettromagnetica (che, nel 1926, desse porre in dubbio l’esistenza di una preci-
vennero battezzati fotoni); e l’effetto Comp- sa realtà fisica sottostante, il suo approccio
ton, scoperto nel 1923–24, fu decisivo per portò ben presto (per la prima volta nella
l’adozione generale di tale punto di vista. Va storia della Fisica, ma marchiandola per sem-
per altro osservato che le onde elettromagne- pre) all’idea, accettata dalla maggioranza dei
tiche trasportano energia e quantità di moto, fisici, di un limite intrinseco di conoscibilità
e vengono emesse (e/o assorbite) da oggetti del reale.
di dimensioni minori, o dell’ordine di gran- Possiamo notare sin d’ora che la relazione
dezza, della loro lunghezza d’onda. Benché (1) è figlia della sua epoca. Mentre, infatti, ad
già la fisica classica sia in grado di prevedere esempio, il limite teorico di risoluzione di un
A. OREFICE e R. GIOVANELLI: ATTUALITÀ DEI PARADOSSI DI COPENHAGEN

microscopio era ritenuto, all’epoca di Heisen- di informazione, ma a quella stessa indetermi-


berg, pari a l/2, e fu da lui utilizzato in modo nazione intrinseca della realtà fisica che già
essenziale nel più importante dei ragionamenti Heisenberg aveva suggerito. Di certo, il Teore-
che conducono alla (1), la risoluzione spaziale ma di Von Neumann (contenuto in un poco ac-
ottenuta in anni recenti ( 1) è inferiore a l/50, il cessibile volume ( 3) scritto –– in tedesco –– in
che riduce notevolmente le limitazioni imposte anni politicamente agitatissimi) riuscì a soggio-
da tale relazione. Nel 1955, inoltre, Mössbauer gare un’intera generazione di fisici, che forse ri-
scoprì un effetto fisico in cui un nucleo di un cri- nunciò a verificarlo. Che il Teorema fosse alme-
stallo radioattivo può emettere un quanto di ra- no in parte infondato cominciò a palesarsi nel
diazione g senza rinculare (dimostrando che un 1952, quando Bohm costruì una teoria perfetta-
evento misurabile, e quindi una misura, può la- mente coerente ( 4) ove il concetto di trajettoria
sciare invariato lo stato del sistema osservato) e delle particelle veniva recuperato in pieno, in-
senza che tale radiazione presenti alcuno spo- troducendo così delle variabili nascoste che
stamento Doppler (segnalando l’apparente im- contraddicevano, nei fatti, le asserzioni di Von
mobilità dei nuclei emittenti, difficilmente con- Neumann. Tutte le teorie di variabili nascoste
ciliabile con il principio di indeterminazione). Le risultarono però, per lungo tempo, incapaci di
implicazioni dell’effetto Mössbauer ( 2) rimango- prevedere fenomenologie diverse da quelle già
no pertanto, nonostante le spiegazioni correnti, previste dalla teoria ufficiale. Il fatto, quindi,
uno dei problemi cruciali della fisica d’oggi. che tali teorie fossero possibili, e intuitivamen-
Una svolta fondamentale avvenne negli stessi te più accettabili, fu ritenuto irrilevante.
anni 1924–27, come sviluppo dell’intuizione di Ricordiamo, a questo punto, che il Principio
de Broglie delle onde di materia: onde ambien- d’Indeterminazione può esser messo ( 5) nella
tate nello spazio fisico (presto osservate negli forma
esperimenti di diffrazione di Davisson e Ger-
mer) che ben si prestavano, tra l’altro, ad inter- (2) DN DF F 1 ,
pretare la quantizzazione orbitale dell’atomo di
Bohr, presentandola come la semplice richiesta ove DN, DF sono le indeterminazioni, rispetti-
di un numero intero di lunghezze d’onda elet- vamente, del numero N di particelle componen-
troniche lungo le orbite «lecite». L’idea di de ti il sistema fisico studiato e della fase F del-
Broglie venne subito raccolta e sviluppata da l’onda ad esso associata. Secondo la (2), se N è
Schrödinger, ma le difficoltà concettuali ripre-
sero ad aumentare quando si passò all’interpre-
tazione probabilistica di Born, divenuta nota co-
noto con esattezza (e quindi DN 4 0) dev’esse-
re DN 4Q, il che fa perdere di vista completa-
mente, a causa della totale indeterminazione
75
me interpretazione di Copenhagen. Nell’ambito della fase, la natura ondulatoria del sistema de-
di tale interpretazione la soluzione, C, del- scritto. Quando, viceversa, si vogliano descrive-
l’equazione di Schrödinger, priva (di per sé) di re fenomeni di interferenza o diffrazione, le fasi
ogni significato fisico diretto, è ambientata in delle onde dovranno essere note con precisione,
uno spazio astratto –– quello delle configurazio- rendendo, così, altamente indeterminato il nu-
ni. Nonostante ciò, è proprio la C che, nello spa- mero di particelle del sistema.
zio fisico, propaga, interferisce, diffrange e tra- Tenendo presente la (2), ci si può chiedere se
sporta ogni informazione di cui sia lecito parla- sia lecito ritenere, come normalmente si fa nel-
re: tipicamente, non è possibile parlare di tra- l’ambito dell’ interpretazione di Copenhagen,
jettoria delle particelle, dato che la C non pre- che l’equazione di Schrödinger possa descrive-
vede nulla del genere. Tale concetto fu ribadito, re il comportamento ondulatorio di una parti-
nel 1932, dal Teorema di Von Neumann, la leg- cella singola (N 4 1; DN 4 0). La cosa è d’im-
gendaria impossibility proof secondo cui non portanza fondamentale: se si ha a che fare, in-
può essere costruita alcuna teoria coerente ba- fatti, con molte particelle, l’uso dell’equazione
sata sull’esistenza di parametri fisici che la C di Schrödinger permette, semplicemente, di
non conosca, e quindi nascosti (quali sarebbero, prevedere quale frazione di esse sarà trovata in
ad esempio, quelli richiesti dalla descrizione di ognuno degli autostati possibili. Se invece si ha
una ben precisa trajettoria). a che fare con una sola particella l’interpreta-
Secondo l’interpretazione «ortodossa», in- zione ortodossa ci dice che tale particella vive
somma, da Born a Von Neumann, la natura pro- (se non osservata) in una sovrapposizione di
babilistica della C non corrisponde ad un deficit tutti i suoi autostati, ed è l’osservatore il re-
IL NUOVO SAGGIATORE

sponsabile del suo collassare (secondo probabi- stato di Rydberg (in cui l’elettrone più esterno è
lità ben precise e calcolabili) su un solo autosta- lontanissimo dal resto dell’atomo), viene lancia-
to –– quello osservato. to in una cavità speculare (tra le cui pareti su-
C’è chi, come De Witt ed Everett ( 6), prende perconduttrici rimbalza un fotone con lunghez-
questa sovrapposizione alla lettera, e afferma ze d’onda di 6 mm) ad una velocità tale da tra-
che l’Universo è, in realtà, un «Multi-verso» di versarla in un tempo pari al periodo del fotone
realtà parallele in continua biforcazione. C’è intrappolato. L’impiego di pareti supercondut-
poi chi ha elaborato la teoria della decoeren- trici introduce un fattore essenziale di annulla-
za ( 7), secondo cui l’Universo è permeato da di- mento di ogni perdita resistiva, e la suddetta
sturbi che, comportandosi come osservatori eguaglianza dei tempi fa sì che il fotone venga
quantici, fanno incessantemente collassare «sondato» senza alcuno scambio netto di ener-
ogni sistema fisico su uno solo dei suoi autosta- gia. La fase dell’atomo, inteso nella sua natura
ti, dando alla realtà la rassicurante unicità clas- ondulatoria, varia però in modo verificabile tra-
sica cui siamo abituati. mite la sua interferenza con un secondo atomo
Ma torniamo ora, più in dettaglio, all’inter- spedito successivamente. Questa sarebbe la
pretazione di Copenhagen relativa al compor- prova sia dell’esistenza autonoma, sia dell’os-
tamento delle particelle singole. Secondo tale servabilità con modalità QND, di un fotone sin-
interpretazione, un nucleo radioattivo vive, se golo. Ma la convinzione che l’entità «osservata»
non osservato, in una miscela di due stati possi- abbia natura corpuscolare è assicurata solo dal-
bili: di nucleo decaduto, o non decaduto. Se il la fede nell’interpretazione di Copenhagen, e la
nucleo può attivare, decadendo, un meccanismo stessa idea che il fotone possa rimbalzare tra le
che immette del gas velenoso nella scatola ov’è pareti della cavità e interagire con l’atomo di
racchiuso il famoso gatto di Schrödinger, la po- rubidio senza alterare la sua individualità appa-
vera bestia rimane (se non osservata) in uno re alquanto sconcertante.
stato misto morto/vivo, e sarà l’osservatore, Il più importante tra i paradossi generati
guardando nella scatola, a far collassare il nu- dalla trattazione di particelle singole è il ge-
cleo nello stato di decaduto o no, e quindi il danken experiment proposto da Einstein, Po-
gatto nello stato di morto o di vivo. dolsky e Rosen nel 1935 ( 9), e divenuto famoso
Nello stesso ordine di idee, si considerino le come paradosso EPR.
frange d’interferenza generate su uno schermo Consideriamo due particelle correlate, cioè

76 da un’onda che vi incida passando, previamente,


attraverso due sottili fenditure. Se la sorgente
luminosa è così debole da emettere solo una
che abbiano tra loro interagito anche una sola
volta. Secondo la MQ tali particelle sono de-
scritte da un’unica funzione d’onda, che le cor-
particella alla volta, come può tale particella sa- rela per sempre (è il famoso quantum entan-
pere, passando attraverso una sola delle due glement). Diamo ad esse il tempo di allontanar-
fenditure, che esiste anche l’altra fenditura, e si quanto si voglia l’una dall’altra, e misuriamo
andarsi a disporre sullo schermo in una delle una grandezza fisica (nella proposta originaria
frange luminose dovute proprio alla presenza di di EPR, la quantità di moto) relativa allo stato
due fenditure? È possibile che la particella, in- di una sola delle due particelle. Prima della mi-
divisibile, passi per entrambe le fenditure, in- sura, tale stato è indefinito: è la misurazione
terferendo con sé stessa? Secondo l’interpreta- che costringe la particella ad «optare», collas-
zione di Copenhagen, è proprio ciò che accade. sando su un solo autostato. Ma dopo la misura-
Tali paradossi, però –– il gatto di Schrödinger e zione la seconda particella, fosse anche giunta
l’autointerferenza di una particella –– potrebbe- lontana anni-luce, dovrà farsi trovare, istanta-
ro forse essere evitati se si tenesse conto della neamente, in uno stato correlato, cioè prevedi-
(2), che pare escludere la liceità di trattare on- bile una volta rilevato lo stato della prima.
dulatoriamente particelle singole. È interessan- «Spooky action at distance», come ironizzava
te citare, a questo proposito, una serie di esperi- Einstein? Davvero la Natura può ammettere
menti effettuati presso l’Ecole Normale Supé- fenomeni nonlocali, cioè effetti che si propaga-
rieure di Parigi da Haroche et al. ( 8) sull’osser- no con velocità infinita? Pur potendosi dimo-
vabilità di singoli fotoni, in modo tale da non di- strare (con sollievo dei relativisti) che questa
struggerli per assorbimento, cioè mediante propagazione istantanea avverrebbe senza con-
esperienze dette «di QND» (Quantum Non-De- sentire alcuna trasmissione di energia, la cosa
molition). Un atomo di rubidio, eccitato ad uno è, quanto meno, imbarazzante.
A. OREFICE e R. GIOVANELLI: ATTUALITÀ DEI PARADOSSI DI COPENHAGEN

Secondo EPR l’esistenza di opportuni para- della loro emissione (come sostengono EPR),
metri nascosti consentirebbe di ritenere che sia nel caso che essa venga decisa al momento
le due particelle siano sin dall’inizio in stati della rilevazione eseguita su uno dei due fotoni
ben precisi, e viaggiando si portin dietro, (come asserisce la MQ), i due detectors, finché i
semplicemente, tale informazione. La Mecca- polarizzatori rimangono tra loro paralleli, for-
nica Quantistica, quindi –– non essendo in niscono risultati sempre coincidenti. Se però il
grado di descrivere tale fatto –– sarebbe una polarizzatore P2 viene ruotato di un angolo U, i
teoria incompleta. risultati dei due detectors non saranno più ne-
Secondo la MQ, invece, entrambi i valori cessariamente coincidenti. La frazione di coin-
vengono fissati (in modo nonlocale) solo al mo- cidenze, F(U), sarà del 100% se U 4 0, e si ri-
mento della misura, e non occorre alcun ulte- durrà a zero se U tende a p/2. Secondo una
riore chiarimento. versione semplificata datane da Pagels ( 11) il
La questione fu ritenuta non verificabile, e Teorema di Bell consiste nella dimostrazione
perciò di scarso interesse, per 30 anni: e in ef- che, nel caso che la polarizzazione dei due foto-
fetti la generazione di fisici la cui vita scientifi- ni venga decisa al momento della loro emissio-
ca si svolse nel primo ventennio del secondo ne (come sostengono EPR), dovrà sempre ri-
dopoguerra la ignorò completamente. sultare
Nel 1965, finalmente, scese in campo
Bell ( 10). (3) F(2U) F 2F(U) 2 1 ;
Il suo primo exploit fu la dimostrazione for-
male che il teorema di Von Neumann era basa- se, invece, il valore di entrambe le polarizzazio-
to su ipotesi troppo restrittive: tali ipotesi, tau- ni viene deciso al momento della rilevazione
tologicamente valide in MQ, non lo sono neces- eseguita su uno dei due fotoni (come asserisce
sariamente in generale –– il che compromette e la MQ), la (3) potrà essere, come si suol dire,
rende inaccettabile la famosa impossibility violata.
proof. Aperta così, in modo rigoroso, la strada Fra i non molti Bell tests realmente effettua-
alla possibilità di costruire teorie di variabili ti, quelli di Aspect e coll., eseguiti negli anni
nascoste, Bell passò ad esaminare il caso più 1981–83 ad Orsay, sono di gran lunga i più fa-
illustre in cui una tale teoria veniva sollecitata mosi. Il resoconto dettagliato delle esperienze
(il paradosso EPR, per l’appunto) pervenendo di Aspect (nel quale non ci inoltreremo) è con-
ad un’importante conclusione, impropriamente
nota come Teorema di Bell, che rese per la pri-
ma volta possibile una verifica sperimentale.
tenuto nella sua Tesi di Dottorato. I risultati
resi pubblici sono contenuti, invece, in due bre-
vi Physical Review Letters ( 12), in cui si asseri-
77
Per darne un’idea approssimativa, supponia- sce l’esistenza di un pieno accordo tra dati spe-
mo di avere una sorgente luminosa, S, che rimentali e previsioni quantistiche ortodosse.
emette in direzioni opposte due fotoni, A e B, Al lavoro di Aspect sono state mosse le criti-
con la stessa polarizzazione, verso due polariz- che più svariate. Ci limitiamo qui a citare quel-
zatori eguali, P1 e P2, tra loro, inizialmente, le (basate sull’esame dettagliato della Tesi di
paralleli. I due fotoni, se riescono ad attraver- Dottorato, ben più esplicita dei lavori pubblica-
sare i polarizzatori, giungono su due fotomolti- ti) avanzate recentemente dalla Thompson ( 13)
plicatori eguali, che agiscono come detectors: e da Selleri ( 14).
D1 e D2, sistemati in modo da agire l’uno dopo Secondo la Thomson, l’analisi dei dati mostra
l’altro, con un intervallo di tempo così breve da che i risultati sarebbero in perfetto accordo con
impedire ogni comunicazione tra loro. la classica realtà locale einsteiniana, se solo i
«fotoni» venissero interpretati come estesi tre-
HJ `l`*`l` KH ni d’onda, e non come oggetti puntiformi. Inol-
tre, pur avendo Aspect scelto, tra la gran mas-
D1 P1 A S B P2 D2 sa di dati ottenuti, solo i più favorevoli alla sua
tesi, la curva da lui ottenuta per la funzione
Quando il polarizzatore P1 lascia passare (o F(U) non violava affatto la diseguaglianza di
arresta) il fotone A, il polarizzatore P2, ovvia- Bell. Egli suppose allora che alcune delle coin-
mente, lascia anch’esso passare (o arresta) il cidenze osservate fossero spurie (i cosiddetti
fotone B: sia nel caso che la (eguale) polarizza- accidentals), e andassero quindi ad aumentare
zione dei due fotoni venga decisa al momento illecitamente il valore di F(U). Ne valutò il nu-
IL NUOVO SAGGIATORE

mero a modo suo, e lo sottrasse, punto per pun- trasporto dello stato quantico sia realmente av-
to, dalla curva grezza. Solo a questo stadio il venuto è assicurata, una volta di più, da un atto
grafico ottenuto violava, finalmente, la disegua- di fede nell’interpretazione di Copenhagen.
glianza di Bell! Di qui il suggerimento, da parte Ricordiamo infine che il medesimo Haroche
della Thompson, di usare flussi fotonici così citato in precedenza ( 8) va studiando da vari
bassi da ridurre a zero il numero degli acciden- anni, presso l’Ecole Normale Supérieure di
tals. Parigi, la correlazione EPR (per usare i suoi
Secondo Selleri, la situazione effettivamente termini, la generazione di «Schrödinger cat
affrontata da Aspect era complicata dal fatto superposition states») e la successiva «decoe-
che l’efficienza di contatori e polarizzatori reali renza» tra atomi di Rydberg in cavità super-
è (e tanto più era nel 1982) molto bassa. Questo conduttrici.
fatto richiese ad Aspect tutto un insieme di ipo- Possiamo concludere, nel complesso, che le
tesi addizionali (del tutto inverificabili) relative esperienze sinora eseguite sul quantum entan-
ai possibili comportamenti dei fotoni. Tali ipo- glement non possono (e, in fondo, non vogliono)
tesi furono adottate in accordo con la MQ uffi- essere intese come test di validità dell’interpre-
ciale, ed esclusero quindi a priori la possibilità tazione di Copenhagen rispetto ad altre di tipo
di scelte teoriche differenti. Le ipotesi che infi- «realista», essendo sempre basate su ipotesi
ciano l’interpretazione dei risultati di Aspect garantite solo dall’accettazione preventiva di
furono insomma dello stesso tipo di quelle che tale interpretazione.
portano al Teorema di Von Neumann: la validi- Siccome, però, già si pensa (anche da parte
tà dell’interpretazione di Copenhagen viene di corporations avvedute come la IBM e la
semplicemente postulata, e non può ritenersi At&t) allo sfruttamento del quantum entangle-
quindi convalidata dai risultati ottenuti. ment per il teletrasporto (addirittura) della
In epoca assai più recente (1998) un’esperi- materia e per la realizzazione dei cosiddetti
mento concettualmente analogo a quello di calcolatori quantistici (di potenza quasi infini-
Aspect è stato compiuto da Tittel et al. ( 15) ta, data il propagarsi istantaneo dell’informa-
presso il Group of Applied Physics di Ginevra. zione quantica), l’asserzione fideistica che in-
Interessante ed esplicito il titolo del lavoro controllabili «risultati sperimentali» sono in ac-
pubblicato: «Experimental demonstration of cordo con l’interpretazione di Copenhagen po-
quantum correlations over more than 10 km». trebbe essere ben presto sostituita da evidenze

78 Oltre ad incorrere in obiezioni simili a quelle di


Selleri, tale esperimento è basato sull’ipotesi
che i fotoni A e B di Aspect viaggino non già
inequivocabili, come sempre sono le realizzazio-
ni tecnologiche di larga diffusione.

nel vuoto, ma lungo molti chilometri di fibre


Referenze
ottiche, mantenendo, pur tra innumerevoli inte- (1) H. HEINZELMANN e D.W. POHL, Appl. Phys. A, 59, 89
razioni, la loro individualità e la loro iniziale (1994).
(2) R. GIOVANELLI e A. OREFICE, Nuovo Cimento D, 20, 1451
correlazione. (1998).
È il caso di ricordare che il quantum entan- (3) J. VON NEUMANN, Mathematische Grundlagen der Quan-
tenmechanik (Springer, 1932).
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1984).
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pienza di Roma l’anno successivo ( 17)), descrive ty Press, 1987).
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maniera istantanea il suo spin su un altro, ap- (1982).
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partenente ad una coppia di fotoni arbitraria- edited by F. Selleri (Apeiron, 1998), p. 351.
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