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SISTEMI ENERGETICI (11CINDK)

2007/2008

Prof. S. Manc Dipartimento di Energetica Politecnico di Torino

Riproduzione totale o parziale vietata senza il consenso scritto dellautore

CAPITOLO 1

TERMODINAMICA

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI 10 PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI 19 SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA 27

CAPITOLO 2

RICHIAMI DI TERMOCHIMICA 49 ESPANSIONE COMPRESSIONE

CAPITOLO 3

57

A. ESPANSIONE E COMPRESSIONE CON SCAMBIO DI LAVORO 57 B. ESPANSIONE E COMPRESSIONE SENZA SCAMBIO DI LAVORO. 62

CAPITOLO 4 CAPITOLO 5

IMPIANTI MOTORI A GAS IMPIANTI MOTORI A VAPORE 83 IMPIANTI A CICLO COMBINATO GAS/VAPORE

65

CAPITOLO 6

95

CAPITOLO 7

IMPIANTI COGENERATIVI 99
IMPIANTI MOTORI A GAS COGENERATIVI 100 IMPIANTI COGENERATIVI A VAPORE 100

CAPITOLO 1

TERMODINAMICA

SISTEMI CHIUSI E APERTI

esterno Un sistema termodinamico, o semplicemente un sistema, definito come una quanconfine sistema tit di materia o una regione nello spazio. La massa o la regione esterne al sistema viene chiamato esterno. La superficie reale o immaginaria che separa il sistema dallesterno si chiama confine. sistema Il sistema pu essere considerato chiuso o aperto, a seconda che si scelga una massa fissa o un volume fisso. Un sistema chiuso (chiamato anche massa di controllo) conchiuso lavoro siste di una quantit fissa di massa, e nessuna massa pu attraversare il suo confine. energia Ma lenergia, sotto forma di calore o lavoro, pu attraversare il confine, e il volume energia del sistema chiuso non necessariamente deve essere fisso. Un sistema aperto, o un volume di controllo, come viene spesso chiamato, unopportuna regione scelta nello spazio. Sia la massa che lenergia possono attraversistema massa sare il confine del volume di controllo, che viene chiamato superficie di controllo. massa Le relazioni termodinamiche applicabili ai sistemi chiusi e aperti sono differenti. aperto

FORME DI ENERGIA
Lenergia pu esistere sotto forme diverse come energia termica, meccanica, cinetica, potenziale, elettrica, magnetica, chimica e nucleare e la loro somma rappresenta lenergia totale E di un sistema. Lenergia totale di un sistema riferita allunit di massa si indica con e ed definita come E e = --m (kJ/kg) lavoro

La termodinamica non fornisce informazioni sul valore assoluto dellenergia totale di un sistema. Essa si occupa solo di variazioni di energia perch ci che serve nei problemi ingegneristici. Cos allenergia totale di un sistema si pu assegnare un valore nullo ( E = 0 ) in un conveniente punto di riferimento. La variazione di energia di un sistema indipendente dal punto di riferimento scelto. Per esempio, la diminuzione di energia potenziale nella caduta di un grave dipende solo dalla differenza di quota e non dalla quota di riferimento scelta. Nellanalisi termodinamica pu essere utile distinguere le varie forme di energia in macroscopiche e microscopiche. Le forme di energia macroscopiche sono quelle che un sistema possiede nel suo insieme rispetto a un sistema di riferimento esterno, come lenergia cinetica e lenergia potenziale. Le forme microscopiche di energia sono quelle legate alla struttura molecolare di un sistema e al grado di attivit molecolare e sono indipendenti da sistemi di riferimento esterni. La somma di tutte le forme microscopiche di energia si chiama energia interna di un sistema e si indica con U. Le forme macroscopiche di energia di un sistema sono legate al movimento e allinfluenza di effetti esterni come la gravit, il magnetismo, lelettricit, la tensione superficiale. Lenergia che un sistema possiede come risultato del moto relativo a un

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TERMODINAMICA

riferimento esterno si chiama energia cinetica E c . Quando tutto il sistema si muove alla stessa velocit lenergia cinetica espressa da mc 2 E c = --------2 (kJ)

oppure, riferita allunit di massa, c2 e c = ---2 (kJ/kg)

dove c rappresenta la velocit del sistema relativa a un sistema di riferimento fisso. Lenergia che un sistema possiede come risultato della sua posizione in un campo gravitazionale si chiama energia potenziale e si esprime come E g = mgz (kJ)

oppure, riferita allunit di massa e g = gz (kJ/kg)

dove g laccelerazione di gravit e z la quota del centro di gravit di un sistema rispetto a un piano di riferimento arbitrariamente selezionato. Gli effetti magnetici, elettrici, ecc., sono significativi solo in alcuni casi specifici e verranno considerati solo quando necessario. In assenza di questi effetti lenergia totale di un sistema rappresentata dalla somma delle energie interna, cinetica e potenziale E = U + Ec + Eg (kJ)

oppure, riferita allunit di massa c2 e = u + e c + e g = u + ---- + gz 2 (kJ/kg)


(1)

Lenergia interna pu essere vista come la somma delle energie potenziale e cinetica delle molecole. La parte dellenergia interna di un sistema associata allenergia cinetica delle molecole (traslazionale, rotazionale e vibrazionale) viene chiamata energia sensibile. In un gas la velocit media e il grado di attivit delle molecole sono proporzionali alla temperatura. Quindi, a pi alte temperature le molecole possiederanno pi alte energie cinetiche e il sistema avr energia interna pi alta. Lenergia interna anche associata alle forze intermolecolari fra le molecole di un sistema. Queste sono le forze che legano le molecole tra di loro e, come ci si potrebbe aspettare, esse sono pi forti nei solidi e pi deboli nei gas. Se energia sufficiente viene fornita alle molecole di un solido o di un liquido le forze intermolecolari vengono superate e il sistema si trasforma in un gas. Questo un cambiamento di fase. Lenergia interna associata al cambiamento di fase di un sistema si chiama energia latente (nascosta). Chiamiamo energia interna termica la somma dellenergia sensibile e dellenergia latente U ter . Le variazioni descritte possono avvenire senza variazioni della composizione chimica di un sistema. Molti problemi di termodinamica cadono in questa categoria e non bisogna quindi preoccuparsi delle forze che legano gli atomi allinterno delle molecole. Lenergia interna associata con i legami atomici nelle molecole si chiama energia chimica E ch . Durante una reazione chimica, come in un processo di combustione, alcuni legami chimici vengono distrutti mentre altri vengono formati e lenergia interna varier. Occorre anche menzionare le grandi quantit di energia interna associata con i legami allinterno del nucleo stesso. Questa energia chiamata energia nucleare E nu e viene rilasciata con le reazioni nucleari. Ovviamente non bisogna preoccuparsi dellenergia nucleare in termodinamica se non ci occupa di reazioni di fusione o fissione nucleari. Le forme di energia discusse sopra che costituiscono lenergia totale di un sistema possono essere contenute o immagazzinate in un sistema e cos possono essere viste

come forme statiche di energia. Le forme di energia che non sono immagazzinate in un sistema possono essere viste come forme dinamiche di energia o come interazioni energetiche. Le forme di energia dinamiche si evidenziano al confine del sistema perch lattraversano e rappresentano lenergia ricevuta o perduta da un sistema durante una trasformazione. Le uniche due forme di interazione di energia associate a un sistema chiuso sono lo scambio di calore e il lavoro. Una interazione energetica calore scambiato se la forza motrice una differenza di temperatura, altrimenti lavoro. Lenergia sensibile e latente di un sistema si chiama energia termica o calore da non confondere con il calore scambiato, che una energia in transito, mentre la prima posseduta dal sistema.

PROPRIETA DI UN SISTEMA
Qualsiasi caratteristica di un sistema si chiama propriet. Alcuni esempi familiari sono la pressione p , la temperatura T , il volume V e la massa m . Continuando con termini meno familiari, la viscosit, la conducibilit termica, il modulo di elasticit, il coefficiente di espansione termica, la resistivit elettrica, e anche la velocit e laltezza. Alcune propriet dipendono da altre. La densit la massa per unit di volume m = --V kg ----m3

mentre il volume specifico, che linverso della densit, il volume per unit di massa V v = --m
m ----- kg
3

Le propriet di un sistema possono essere intensive o estensive. Le propriet intensive sono quelle indipendenti dalla dimensione del sistema come la temperatura, la pressione e la densit. Le propriet estensive sono quelle i cui valori dipendono dalla dimensione - o estensione - del sistema. La massa m , il volume V e lenergia totale E sono alcuni esempi di propriet estensive.

STATO E EQUILIBRIO
Consideriamo un sistema che non soggetto a cambiamenti. A questo punto tutte le propriet possono essere misurate o calcolate ottenendo un insieme di propriet che descrivono completamente le condizioni, o lo stato, del sistema. In un dato stato tutte le propriet del sistema quindi hanno dei valori costanti. Se anche una sola propriet cambia il sistema evolve verso un altro stato. La termodinamica si occupa di stati di equilibrio. Equilibrio implica uno stato di bilanciamento e manca una forza motrice allinterno del sistema. Un sistema che in equilibrio non subisce variazioni quando isolato dallambiente circostante. Ci sono molti tipi di equilibrio e un sistema non in equilibrio termodinamico se non sono soddisfatti tutti. Si pu avere equilibrio termico (uguaglianza delle temperature), equilibrio meccanico (costanza delle pressioni), equilibrio delle fasi (costanza della massa di ogni fase), equilibrio chimico (costanza della composizione: no reazioni chimiche). Il numero minimo di propriet richiesto per definire lo stato di un sistema due, per esempio, p e T , oppure T e v , ecc. Il numero effettivo dipende dagli effetti che si desidera considerare. Se, per esempio, gli effetti gravitazionali vanno considerati occorre specificare come ulteriore propriet la quota del sistema termodinamico rispetto a un sistema di riferimento. Le due propriet richieste per definire lo stato devono essere indipendenti. Indipendenti vuol dire che una propriet non dipende dallaltra. Temperatura e volume specifico rispettano sempre questo requisito mentre pressione e temperatura sono indipendenti solo nei sistemi monofase. Infatti, nei sistemi in cui c un cambiamento di fase, come evaporazione e condensazione, pressione e temperatura sono legati fra di loro.

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TERMODINAMICA

PROCESSI E CICLI
Qualunque cambiamento che il sistema subisce da uno stato di equilibrio ad un altro viene chiamato processo o trasformazione e la serie di stati che il sistema attraversa si chiama percorso della trasformazione. Per descrivere un processo completamente occorre specificare gli stati iniziale e finale nonch il percorso che segue e le interazioni con lesterno. Quando la trasformazione procede in maniera tale che il sistema rimane infinitamente vicino a uno stato di equilibrio la trasformazione si chiama di quasi-equilibrio. Una tale trasformazione pu essere vista come un trasformazione sufficientemente lenta da permettere al sistema di adattarsi internamente in maniera che le propriet si mantengano uniformi. Va detto che una trasformazione di quasi equilibrio una trasformazione ideale e non la vera rappresentazione di trasformazioni reali. Lingegnere 2 comunque interessato a questi processi per due motivi. Innanzi tutto sono pi facili da analizzare rispetto ai processi reali, poi, molti dispositivi presentano il massimo delle prestazioni quando il processo di quasi-equilibrio e ci rappresenta un riferimento con cui confrontare i processi reali. V Le trasformazioni possono essere rappresentate graficamente in diagrammi che utilizzano come assi coordinati alcune propriet termodinamiche come temperatura T, pressione p e volume V (o volume specifico). In alcune trasformazioni una particolare propriet pu rimanere costante. Si possono cos avere trasformazioni isoterme (T=cost), isobare (p=cost), isocore (v=cost), ecc. Un sistema percorre un ciclo se la trasformazione percorsa ritorna al suo stato iniziale. Un ciclo pu essere costituito da trasformazioni di tipo diverso (isobare, isocore, ecc).

1 2 V 3 2 4 1 V

PRESSIONE
La pressione la forza esercitata da un fluido per unit di area. Parliamo di pressione quando abbiamo a che fare con un gas o un liquido. Nei solidi parliamo di tensione. Per un fluido in quiete la pressione in un punto la stessa in tutte le direzioni. La pressione in un fluido aumenta con la profondit a causa del peso del fluido sovrastante. La pressione varia in direzione verticale per effetto del campo gravitazionale, ma non c nessuna variazione nella direzione orizzontale. La pressione in un recipiente contenente un gas pu essere considerata uniforme poich il peso del gas troppo piccolo per generare una differenza significativa. Poich la pressione definita come forza per unit di area, essa si misura in newton (simbolo N) per metro quadrato, che viene chiamato pascal (Pa) N 1 Pa = 1 ----m2 Lunit di misura pascal in genere molto piccola per le pressioni che si incontrano nella pratica; perci, i suoi multipli kilopascal (1 kPa =103 Pa) e megapascal (1 MPa =106 Pa) vengono comunemente utilizzati. Altre unit ancora utilizzate sono 1 bar = 10 5 Pa = 0.1 MPa = 100 kPa 1 atm = 101325 Pa = 101.325 kPa = 1.01325 bar La pressione in un punto viene chiamata pressione assoluta se riferita al vuoto assoluto, cio alla pressione dello zero assoluto. Molti dispositivi che misurano la pressione (manometri), comunque, vengono calibrati per leggere zero in condizioni ambiente, e cos essi indicano (misurano) la differenza tra la pressione assoluta e la pressione dellambiente. Questa differenza viene chiamata pressione relativa. Una pressione inferiore allambiente viene chiamata pressione del vuoto e viene misurata da dispositivi (vacuometri) che indicano la differenza tra la pressione ambiente e la pressione assoluta. Pressioni assolute, relative e di vuoto sono tutte quantit positive e sono legate tra di loro p rel = p ass p am b p vuo = p amb p ass

z p

In termodinamica viene utilizzata quasi sempre la pressione assoluta.

MANOMETRI A U
Pressioni relativamente modeste possono essere misurate utilizzando un dispositivo noto con il nome di manometro, che costituito da un tubo trasparente, di vetro o di plastica, a forma di U, contenente un liquido, chiamato manometrico, come mercurio, acqua, alcool o olio. Per mantenere le dimensioni del manometro a valori ragionevoli i liquidi pi pesanti (mercurio) vengono utilizzati per le pressioni pi elevate. .Consideriamo il manometro ad U illustrato in figura. Poich gli effetti gravitazionali del gas sono trascurabili, la pressione in ogni punto del recipiente e nella posizione 1 hanno lo stesso valore. Inoltre, poich la pressione non varia in direzione orizzontale allinterno del liquido, la pressione nella posizione 2 la stessa che nella posizione 1, cio p 2 = p 1 . La colonna differenziale di liquido manometrico, di altezza h e sezione A , in equilibrio statico, e ci significa che le forze che su di essa agiscono si devono fare equilibrio Ap 1 = Ap amb + P Essendo P = mg = Vg = Ahg si ha p 1 = p amb + gh Nelle precedenti relazioni, P il peso della colonna di liquido, la densit del liquido manometrico, supposta costante, g laccelerazione di gravit locale, A la sezione trasversale del tubo, e p amb la pressione atmosferica. La differenza di pressione pu quindi essere espressa con p = p 1 p amb = gh Da notare che la sezione trasversale del tubo non ha effetto sullaltezza differenziale h e quindi sulla misura della pressione.
A A

gas h 1 2

p amb A

P p1

TUBO DI BOURDON
Su un principio di funzionamento diverso rispetto a quello dei manometri a liquido (manometri a U) si basa il tubo di Bourdon, che appartiene alla categoria dei manometri a deformazione. Il rivelatore di pressione costituito da un tubo di metallo a forma di spirale e a sezione ellittica chiuso a unestremit, il cui interno posto in comunicazione con il fluido di cui si vuol misurare la pressione. Al variare della differenza di pressione tra interno e esterno, si produce una deformazione che per la forma schiacciata del tubo si traduce in un arrotolamento o in uno svolgimento della spirale e quindi in una variazione della posizione dellestremo libero. Questultimo collegato per mezzo di un sistema di leve ad un indice mobile che segnala su un'apposita scala le deformazioni della spirale al variare della pressione. La taratura avviene mettendo in comunicazione il manometro con fluidi a pressione nota; si segna di solito lo zero sulla scala quando la pressione del fluido uguale a quella atmosferica, per cui in genere questi manometri indicano il valore della sovrappressione del fluido rispetto a quella atmosferica (pressione relativa).

Sezione AA pressione incognita

C h A h P

BAROMETRO
La pressione atmosferica viene misurata dal barometro ed infatti la pressione atmosferica viene spesso chiamata pressione barometrica. B

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TERMODINAMICA

Come Torricelli (1608-1647) scopr, qualche secolo fa, la pressione atmosferica pu essere misurata invertendo un tubo riempito di mercurio in una bacinella di mercurio aperta allambiente. La pressione nel punto B uguale alla pressione atmosferica mentre la pressione in C pu essere considerata nulla perch sopra il punto C ci sono solo vapori di mercurio che esercitano una pressione molto bassa. Scrivendo una equazione di equilibrio nella direzione verticale si ha p amb = gh dove la densit del mercurio. Al livello del mare e a 0 C la colonnina di mercurio raggiunge unaltezza di 760 mmHg , a cui corrisponde una pressione p amb = 13595 9.80665 0.76 = 101325 Pa che rappresenta la pressione atmosferica in condizioni standard. La pressione atmosferica cambia dal livello del mare al variare dellaltitudine.
altezza [m] 0 1000 2000 5000 10000 20000 kPa 101.325 89.88 79.50 54.05 26.50 5.53

Da ricordare che la pressione atmosferica in un luogo semplicemente il peso dellaria sopra quel luogo per unit di superficie, perci, essa cambia non solo con laltitudine ma anche con le condizioni meteorologiche.

TEMPERATURA
Al fine di misurare la temperatura di un corpo si sfrutta la variazione, prevedibile e ripetibile, di diverse propriet che presentano molti materiali al variare della temperatura. Per esempio, il termometro a mercurio sfrutta la dilatabilit del mercurio con la temperatura. Utilizzando alcuni stati facilmente riproducibili, come il punto di congelamento e il punto di ebollizione dellacqua, quindi possibile costruire una scala, convenzionale, delle temperature. Nel sistema SI si usa la scala Celsius generata assegnando il valore 0 alla temperatura del ghiaccio fondente e il valore 100 alla temperatura di ebollizione dellacqua, sempre alla pressione atmosferica, e suddividendo questo intervallo in 100 parti. Lunit su questa scala viene definita grado Celsius che gas A ha il simbolo C . Il problema con questa scala che per temperature esterne a questo intervallo non vi sono stati riproducili dellacqua per cui la misura verrebbe determinata per estrapolazione. Un miglioramento si ottiene con il termometro a gas. Si tratta di un recipiente a volume costante, riempito di gas, usualmente idrogeno o elio, a bassa pressione. Si sfrutta il principio che a bassa pressione la temperatura di un gas proporzionale alla gas B pressione se il volume costante, cio si ha T = a + bp in cui le costanti a e b vengono determinate sperimentalmente. Utilizzando diversi gas e gli stessi punti di riferimento del ghiaccio fondente e di ebollizione dellacqua T [C ] si ottengono i risultati presentati nella figura. Al si sotto di una certa temperatura non si riesce ad andare, a causa della condensazione del gas, ma per estrapolazione si individua la temperatura a cui si azzera la pressione e quindi rappresenta la minima temperatura che il termometro a gas sarebbe in grado di misurare se il gas fosse ideale. Si individua cos una scala assoluta di temperatura e per individuarla basterebbe quindi un solo punto di riferimento, essendo laltro fisso. Convenzionalmente si

273.15

scelto come riferimento il punto triplo dellacqua (lo stato in cui coesistono in equilibrio tutte e tre le fasi) cui stato assegnato il valore 0.01 C . Da quanto esposto emerge che sarebbe desiderabile una scala delle temperature che fosse indipendente dalle sostanze usate. Il gas infatti condensa a bassissime temperature e si dissocia ad altissime temperature. Una scala delle temperature che indipendente dalle propriet delle sostanze usate viene chiamata scala termodinamica delle temperature, e verr introdotta con il secondo principio della temodinamica. La scala termodinamica delle temperature nel sistema SI la scala Kelvin. Lunit su questa scala il kelvin, indicato con K. La temperatura pi bassa nella scala kelvin 0 K , che corrisponde a 273.15 C

PROPRIETA DELLE SOSTANZE PURE


Una sostanza pura si caratterizza per avere una composizione chimica definita e stabile. Pu essere anche costituita da una miscela di sostanze diverse, come per esempio laria atmosferica, purch sia omogenea. Una sostanza pura pu essere monofase o multifase, cio pi fasi che coesistono contemporaneamente, come nellevaporazione dellacqua. Molte sostanze vengono utilizzate nei sistemi energetici per via delle loro propriet fisiche. Per esempio lacqua spesso utilizzata nei sistemi di riscaldamento per trasferire energia termica dalla caldaia ai corpi scaldanti, laria impiegata nei sistemi di ventilazione di locali, il vapor dacqua utilizzato nelle turbine per produrre energia elettrica, ecc. E quindi importante caratterizzare, da un punto di vista energetico, le varie sostanze utilizzate negli impianti tecnici. Macroscopicamente possiamo suddividere queste sostanze in liquidi, vapori e gas. Per quanto riguarda i liquidi, poich il modello comunemente adottato quello di fluido incompressibile, anche se in realt debolmente compressibile, baster indicare la densit o, in alternativa, il volume specifico. Quando richiesto si considerer la variazione della densit con la temperatura, impiegando tabelle. Per i vapori le propriet termodinamiche vengono fornite tradizionalmente attraverso diagrammi e tabelle. Per luso di questi strumenti necessario aver chiaro i vari stati in cui pu esistere una sostanza pura e le principali trasformazioni energetiche. Per questo scopo consideriamo la trasformazione termodinamica che un liquido, per esempio acqua, subisce per effetto del riscaldamento alla pressione atmosferica ( il classico esempio dellacqua posta in una pentola sul fuoco), e illustriamo su un diagramma termodinamico, per esempio T - v , gli stati via via percorsi. Partendo dallo stato 1, in cui presente acqua allo stato liquido (detto anche liquido compresso o sotto raffreddato), e somministrando calore si osserva un innalzamento della temperatura a pressione costante essendo la pentola in comunicazione con lambiente. Come sappiamo dallesperienza, quando lacqua, al livello del mare, raggiunge 100 C inizia a bollire cio parte dellacqua evapora. Quando un liquido si trova nello stato 2 in cui inizia levaporazione si chiama liquido saturo.

vapore surriscaldato miscela satura 3 4 5 p = 100 kPa

2
liq u id o

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TERMODINAMICA

Una volta iniziata lebollizione laumento di temperatura si arresta finch non evapora tutto il liquido, cio quando si raggiunge lo stato 4. Il vapore in questo stato si chiama vapore saturo e secco. In un punto intermedio, stato 3, si ha una miscela di liquido e vapore che prende il nome di vapore saturo umido. Il vapore saturo e secco nuovamente monofase, come il liquido. Fornendo ancora calore, sempre a pressione costante, la temperatura ritorna a salire, raggiungendo, per esempio, lo stato 5. Il vapore in queste condizioni si chiama surriscaldato. Da notare come il volume specifico dellacqua sale continuamente nelle tre fasi in cui possiamo suddividere la trasformazione e cio riscaldamento del liquido (1-2), evaporazione del liquido (2-4) e surriscaldamento del vapore (4-5). Durante il cambiamento di fase necessario conoscere le proporzioni delle fasi liquida e vapore nella miscela. Si introduce una nuova propriet, chiamata titolo, definita dal rapporto tra la massa di vapore e la massa totale m vap x = -------------------------m vap + m liq Il titolo pu variare tra 0 (liquido saturo) e 1 (vapore saturo e secco). La trasformazione descritta reversibile nel senso che possibile sottrarre calore, sempre a pressione costante, per tornare allo stato iniziale 1. Lesperienza pu essere ripetuta cambiando la pressione, si pensi per esempio ad una pentola a pressione, ottenendo delle curve di trasformazione analoghe alle precedenti.

T Tc

vapore

pc

c liquido

gas

liquido+vapore

v Unendo i vari stati 2 e 4 si ottengono due rami di curva che confluiscono nel punto c , chiamato punto critico, caratterizzato dal fatto che si passa dallo stato liquido allo stato di vapore direttamente, senza transitare nella zona di miscela bifase in cui coesistono liquido e vapore. I due rami della curva si chiamano curva limite inferiore (c.l.i.) quella che separa il liquido sotto raffreddato dal vapore saturo umido e curva limite superiore ( c.l.s.) quella che separa il vapore saturo umido dal vapore surriscaldato. I valori delle propriet nel punto critico sono caratteristici di ogni sostanza, per lacqua si ha p c = 22.09 MPa e Tc = 374.14 C . Per lelio p c = 0.23 MPa e T c = 267.85 C . Quando un vapore si trova a una temperatura ben al di sopra della temperatura critica e/o a pressioni molto basse prende il nome di gas. Ci significa, per esempio, che lelio alle condizioni ambiente un gas perch la temperatura ambiente, circa 25 C , ben al di sopra della sua temperatura critica. Analogamente il vapor dacqua pu essere considerato un gas a temperatura ambiente solo se la sua pressione molto bassa. Ci accade, per esempio, nellaria atmosferica dove presente una piccola quantit di vapor dacqua (umidit dellaria). Poich la pressione a cui si trova questo vapore corrisponde alla sua pressione parziale nella miscela (ovvero la pressione a cui si porterebbe il vapore in un dato volume se venisse

estratta tutta laria) ed essendo questa pressione molto bassa, il vapor dacqua contenuto nellaria atmosferica pu essere considerato un gas. Il distinguere se un una sostanza si trova sotto forma di vapore o di gas non solo per ragioni accademiche ma ha un importante risvolto pratico. Infatti, mentre per i vapori necessario ricorrere a tabelle e diagrammi per ricavare le propriet termodinamiche, per i gas possibile utilizzare, con buona approssimazione, una semplice relazione fra alcune propriet, che come vedremo, evita di ricorrere a diagrammi e tabelle. Qualunque equazione che lega pressione, temperatura e volume specifico di una sostanza si chiama equazione di stato. In realt, esistono equazioni di stato di sostanze valide per qualsiasi stato di aggregazione, sia liquido che vapore o gas, ma queste relazioni sono molto complesse e richiedono luso di un computer. Di gran lunga pi semplice lequazione di stato del cosiddetto gas ideale, che a dispetto del nome trova applicazione nella grande maggioranza di problemi ingegneristici.

EQUAZIONE DI STATO DEI GAS IDEALI


Una mole una quantit di sostanza che ha una massa numericamente uguale alla sua massa molecolare. Una kgmole o kmole di ossigeno ha, per esempio, una massa di 32 kg. Se indichiamo con M la massa molecolare e con n il numero di moli, la massa di una sostanza sar m = nM Sia V il volume totale occupato da una sostanza. Sar: - volume specifico = volume per unit di massa V v = --m m3 ----kg

- volume molare = volume per mole V v = -n m3 -------------- . kmole

Supponiamo di condurre una serie di esperimenti con diversi gas. Se misuriamo la pressione, il volume e la temperatura di 1 kmole di ciascun gas sottoposto a varie pressioni e temperature, riportando i risultati su un diagramma si trova che, indipendentemente dal gas, le linee a temperatura costante convergono tutte in un punto quando la pressione tende a zero. Questo valore viene definito costante universale dei gas

pv J = lim ----- = 8314.14 --------------------kmole K p0 T

Con buona approssimazione molti gas si comportano in accordo allequazione pv =

R
(2)

pv ----T T

per un campo abbastanza esteso di temperature e pressioni. Questa equazione chiamata equazione di stato di un gas ideale. Il termine equazione di stato significa che essa stabilisce una relazione tra le propriet termodinamiche necessarie a definire lo stato del sistema. In particolare, note due propriet tra le tre necessarie a definire lo stato del sistema p, v, T la terza determinata univocamente dallequazione di stato. Si osservi che si sono indicate con p la pressione assoluta e con T la temperatura assoluta del gas. V Si pu scrivere lequazione di stato in molti modi diversi. Poich v = -- abbiamo n pV = n

RT

(3)

n Ancora, poich V = mv , abbiamo pv = --m

RT
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TERMODINAMICA

ma m = nM , cosicch pv = ----- T = RT M in cui il rapporto ----- = R chiamato costante del gas. M Per laria, ad esempio, si pu considerare M = 28.97 ----------- da cui R = 287 -----------. Possiamo anche scrivere pV = mRT m 1 oppure ancora, essendo = --- = -v V P -- = RT
(6) (5)

(4)

kg kmol

J kg K

Si chiama gas quasi-ideale un gas che soddisfa lequazione di stato pv = RT ma che ha le capacit termiche massiche dipendenti dalla temperatura (vedere oltre). Un gas reale, oltre che essere viscoso, soddisfa una equazione di stato del tipo pv ------ = Z ( p, T ) RT in cui Z il fattore di comprimibilit. Z = 1 per un gas perfetto o quasi-perfetto.

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI


Lenergia non pu essere creata n distrutta; essa pu solo cambiare forma. Questo principio basato su osservazioni sperimentali ed noto come primo principio della termodinamica o principio di conservazione dellenergia. Il primo principio pu essere espresso nella maniera seguente: durante una interazione tra un sistema e lesterno la quantit di energia ricevuta dal sistema deve essere esattamente uguale alla quantit di energia ceduta dallesterno. Lenergia pu attraversare i confini di un sistema chiuso in due forme distinte: Calore e lavoro. E importante distinguere queste due forme di energia.

CALORE
Lesperienza ci dice che una lattina ghiacciata di coca lasciata su un tavolo si riscalda e che una tazza di caff caldo lasciata sullo stesso tavolo si raffredda. Cio, quando un corpo viene lasciato in un mezzo a temperatura diversa si ha un trasferimento di energia tra il corpo e lambiente fino a quando non si raggiunge un equilibrio termico, ovvero il corpo e lambiente raggiungono la stessa temperatura. La direzione della trasmissione di energia sempre dal corpo a pi alta temperatura a quello a temperatura pi bassa. Nei processi descritti energia viene trasferita sotto forma di calore. Si definisce calore la forma di energia che viene trasmessa tra due sistemi (o tra il sistema e lesterno) in virt di una differenza di temperatura. In assenza di una differenza di temperatura non pu esserci un trasferimento di calore tra due sistemi. Nel linguaggio comune indichiamo le forme di energia sensibile e latente dellenergia interna con il termine calore (sensibile e latente) e parliamo anche di calore contenuto in un corpo. In termodinamica si indicano queste forme di energia come energia termica in maniera da evitare confusioni con il calore scambiato o trasmesso, che energia termica in transito. Un processo che si svolge senza trasmissione di calore viene chiamato processo adiabatico. Ci sono due modi per rendere adiabatico il processo: o il sistema bene iso-

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PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI

lato oppure la differenza di temperatura tra il sistema e lesterno nulla. Ci non implica che il processo sia anche isotermo. Infatti il contenuto di energia di un sistema, e quindi la temperatura, pu cambiare per effetto di altre interazioni energetiche diverse dal calore (per esempio per scambio di lavoro con lesterno). Essendo una forma di energia, il calore Q ha la stessa unit di misura dellenergia e cio J o kJ . Il calore scambiato per unit di massa o calore massico Q q = --m kJ ---- kg

Talvolta desiderabile conoscere il calore scambiato nellunit di tempo Q che si kJ misura in ---- che equivalente a kW e rappresenta quindi una potenza termica scams biata. La potenza scambiata, che una grandezza istantanea, pu poi essere ricondotta a una quantit di calore integrando nellintervallo di tempo del processo. Il calore una grandezza direzionale ed necessario adottare una convenzione di segno per stabilirne la direzione. La convenzione universalmente accettata di considerare il calore positivo se ricevuto dal sistema e negativo se ceduto dal sistema. Il calore pu essere trasmesso in tre modi diversi: conduzione, convezione e irraggiamento e verranno trattati pi avanti.

LAVORO
Il lavoro, come il calore, una interazione tra un sistema e lesterno. Come detto prima, lenergia attraversa i confini di un sistema sotto forma di calore e lavoro. Perci, se lenergia che attraversa i confini di un sistema chiuso non calore, allora deve essere lavoro. Pi specificatamente il lavoro lenergia trasmessa con una forza che agisce per una distanza (spostamento). Lo stelo di uno stantuffo, un albero rotante e i fili elettrici che attraversano i confini del sistema sono tutti associati con scambi di lavoro. Il lavoro L anche una forma di energia come il calore e si misura in J . Il lavoro per unit di massa L l = --m J ---- kg

kJ Il lavoro scambiato nellunit di tempo si chiama potenza P e lunit di misura ---s o kW . Anche per il lavoro necessaria una convenzione del segno. Utilizziamo inizialmente la stessa convenzione utilizzata per il calore: il lavoro positivo se ricevuto dal sistema, negativo se fatto dal sistema sullesterno. Calore e lavoro sono interazioni tra un sistema e lesterno e ci sono alcune similarit tra i due:
1. 2. 3.

Entrambi si evidenziano al confine del sistema e lattraversano I sistemi possiedono energia ma non calore o lavoro. Cio, calore e lavoro sono fenomeni in transito. Entrambi sono associati a una trasformazione e non a uno stato del sistema. Diversamente dalle propriet di un sistema, calore e lavoro non hanno significato in uno stato.

4.

Entrambi sono funzioni di linea (cio essi dipendono dal percorso della trasformazione, compresi gli stati iniziale e finale). Le funzioni di linea hanno differenziali inesatti che vengono indicati con il simbolo . Cos, una quantit differenziale di calore e lavoro viene indicata con Q o L , rispettivamente, invece di dQ o dL . Le propriet, comunque, sono funzioni di punto o di stato (cio, essi dipendono soltanto dallo stato, e non da come il sistema raggiunge quello stato) ed hanno differenziali esatti indicati con il simbolo d . Una pic-

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11

TERMODINAMICA

cola variazione di volume, per esempio, viene rappresentata da dV e la variazione totale di volume lungo una trasformazione tra gli stati 1 e 2
2

dV = V 2 V 1 = V

Cio, la variazione di volume in una trasformazione 1 2 sempre il volume nello stato 2 meno il volume nello stato 1 , indipendentemente dal percorso seguito. Il lavoro totale durante la trasformazione 1 2 , comunque,
2

L = L 12

Cio, il lavoro totale si ottiene seguendo la linea di trasformazione e sommando le quantit differenziali di lavoro ( L ) fatte via via. Lintegrale di L non L 2 L 1 (cio, il lavoro nello stato 2 meno il lavoro nello stato 1 ), che senza significato perch il lavoro non una propriet del sistema e i sistemi non possiedono lavoro in uno stato.

LAVORO MECCANICO
Ci sono diversi modi di fare lavoro, ciascuno in qualche modo legato a una forza che agisce per un certa distanza. Nella meccanica elementare il lavoro fatto da una forza costante F su un corpo che viene spostato per una distanza s nella direzione della forza dato da L = Fs ( kJ )

Se la forza non costante, il lavoro si ottiene sommando (cio integrando) le quantit differenziali di lavoro (forza moltiplicata per lo spostamento differenziale ds ):
2

F ds

( kJ )

1 L = pdV 2 dV V1 p V2 V

Ovviamente occorre conoscere come la forza varia con lo spostamento per poter effettuare lintegrazione. Affinch un sistema termodinamico abbia una interazione energetica sotto forma di lavoro quindi necessario che una forza sia applicata sul confine del sistema e che quella parte del confine si sposti di una certa distanza s . Una forma di lavoro meccanico che si incontra frequentemente in pratica associata con lespansione e la compressione di un gas in un dispositivo stantuffo-cilindro. Durante questo processo parte del confine (la faccia interna dello stantuffo) si muove avanti e indietro. Considerando il gas racchiuso nel dispositivo, sia p 1 la pressione iniziale del gas, V 1 il volume totale e A la sezione dello stantuffo. Se lo stantuffo si muove molto lentamente, senza attriti e in maniera che il sistema sia sempre in equilibrio, per una distanza ds il lavoro fatto durante questa trasformazione sar L = Fds = pAds = pdV Cio il lavoro scambiato con lesterno in forma differenziale uguale al prodotto della pressione per il volume dV . Poich la pressione sempre positiva il segno del lavoro verr determinato dal segno di dV . Se il volume aumenta, come nel caso della figura, dV positivo e il lavoro anche. Per rispettare la convenzione stipulata precedentemente necessario anteporre un segno meno al prodotto pdV in maniera da ottenere un lavoro negativo perch il sistema che fa lavoro sullesterno:

12

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI

L = pdV

(7)

Il lavoro totale fatto durante lintera trasformazione 1 2 si ottiene integrando il lavoro elementare dallo stato iniziale a quello finale
2

L = p dV

Lintegrale pu essere calcolato solo se si conosce la relazione funzionale tra p e V durante la trasformazione. Cio la funzione p = f ( V ) deve essere disponibile. Da notare che p = f ( V ) semplicemente lequazione della trasformazione in un diagramma p V . Su questo stesso diagramma p dV rappresenta larea sottesa dalla curva di trasformazione (area V 1 1 2 V 2 ) e quindi anche il lavoro scambiato con lesterno, anche se in un processo idealizzato come quello descritto.

I PRINCIPIO SISTEMI CHIUSI


Il I principio esprime una relazione tra lenergia posseduta da un sistema e le interazioni energetiche che il sistema ha con lesterno sotto forma di calore e lavoro. Il primo principio o principio di conservazione dellenergia, non pu essere dimostrato matematicamente ma nessun processo in natura ha mai violato il I principio e ci deve essere considerato come prova sufficiente. Il I principio si basa quindi su osservazioni sperimentali. Q = E se L = E se L = 0 Q = 0 E2 Q

E1

E2

Individuato un sistema termodinamico, come una porzione di massa che scambia energia, sotto forma di calore e di lavoro, con lesterno passando dallo stato termodi- L namico I a II, il principio di conservazione dellenergia afferma che Q + L = E = E fi nal e E i ni zi ale
(8)

Il sistema che subisce la trasformazione chiuso nel senso che esso non scambia massa con lesterno. Chiariamo la natura della funzione energia interna E. Chiaramente essa comprende lenergia gravitazionale Eg e cinetica E c , ma comprende anche lenergia interna termica U ter , cio quella che risulta dallenergia cinetica delle molecole della sostanza che compone il sistema e viene usualmente evidenziata da una maggiore o minore temperatura del sistema. Ma potremmo anche considerare lenergia chimica intrinseca di una sostanza E ch o lenergia nucleare E nu , ecc. In conclusione quindi E = U + E g + E c = U ter + E ch + E nu + E g + E c + Q
(9)

E iniziale I

dove sottinteso che le energie elettrica, magnetica, ecc., possono anche essere incluse quando il caso. Le lettere maiuscole indicano le propriet totali di un intero sistema mentre quelle minuscole (e ed u) verranno usate per indicare le propriet per unit di massa del sistema. Supponiamo adesso che il sistema percorra un ciclo, cio una continua serie di trasformazioni, cosicch il sistema ritorni periodicamente al suo stato iniziale. Se consideriamo una trasformazione elementare del sistema, allora il primo principio pu essere scritto in forma differenziale dQ + dL = dE
(10)

E f inale II

Chiaramente, poich lenergia interna E una funzione di stato, la sua variazione deve essere nulla in un ciclo completo, e abbiamo

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13

TERMODINAMICA

dQ + dL = 0

(11)

dove il segno di integrale indica un processo ciclico. Si deve rilevare che, in generale, calore e lavoro sono funzioni di linea e, cos, per valutare la loro grandezza dobbiamo considerare il tipo di trasformazione seguita. Daltra parte, lenergia interna una funzione di stato ed caratterizzata matematicamente da dE = 0 Quindi dE pu essere descritto, in linguaggio matematico, come un differenziale esatto, mentre dQ e dL sarebbero chiamati differenziali inesatti. Utilizzeremo i simboli modificati Q e L per indicare il fatto che i differenziali calore e lavoro sono, in generale, funzioni di linea Q + L = dE E importante notare che il calore solamente quello scambiato dal sistema attraverso i suoi confini, per effetto di una differenza di temperatura, e il lavoro quello dovuto allazione di forze esterne sul sistema. Per queste ragioni introdurremo il pedice e, per esterno, a Q e L Q e + L e = dE
(12)

LAVORO ESTERNO L e
Il lavoro effettuato sul sistema dalle forze superficiali esterne dato, nel caso pi generale, da L e = p dV + E c + L w + Eg +

(13)

come potrebbe dimostrarsi applicando la seconda legge della dinamica ad un elemento di fluido, e in cui l w rappresenta lincremento di lavoro che le forze di superficie compiono su ciascun elemento del sistema a causa delle resistenze passive. Il primo principio della termodinamica per un sistema chiuso assume allora la forma Q e p dV + E c + L w + Eg + = U + Ec + E g +

ovvero Qe + Lw = U + pdV e, ancora, in forma differenziale, cio per una trasformazione elementare Q e + Lw = dU + pdV Riferendoci allunit di massa q e + l w = du + pdv
(15) (14)

Il termine l w rappresenta lenergia persa e non convertita in lavoro a causa di attriti, cio azioni viscose, che si manifestano allinterno del fluido e tra fluido e pareti. Occorre pensare al fluido dotato di moti interni che portano le molecole a muoversi con velocit diverse fra di loro generando quindi degli scorrimenti delle une rispetto alle altre. Questo strisciamento dissipa energia che viene convertita in calore. E come se ci fosse una sorgente interna di calore. Il calore netto che un sistema riceve per questa ragione dato dalla somma algebrica tra il calore scambiato con lesterno q e , e che attraversa i confini del sistema, e il calore conseguente allenergia persa per attrito, chiamato lavoro di attrito l w , cio il lavoro fatto dalle forze di attrito. Indicando con q il calore netto che il calore riceve la (15) diventa

14

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI

q = du + pdv

(16)

A questo punto introduciamo una nuova propriet che useremo pi avanti e che molto utilizzata nella pratica. Si tratta dellentalpia che definita come: H = U + pV oppure in unit massiche h = u + pv J ----kg
(17)

[J]

Differenziando questa relazione otteniamo dh = du + pdv + vdp da cui si evince che il secondo membro della (16) equivale a dh vdp per cui q = du + pdv = dh vdp
(18)

CALORE E CALORE SPECIFICO


Abbiamo visto che il calore uninterazione energetica tra il sistema termodinamico e lesterno; attraverso questa interazione il sistema pu aumentare o diminuire la sua energia interna termica e quindi la sua temperatura. Ci domandiamo allora quanto calore necessario introdurre per aumentare di una certa quantit la temperatura di un sistema. Dallesperienza sappiamo che per aumentare la temperatura di 1 kg di ferro da 20 C a 30 C sono necessari circa 4.5 kJ di energia mentre servono 41.8 kJ di energia per aumentare della stessa quantit la temperatura di 1 kg di acqua. E quindi necessaria una propriet che sia in grado di esprimere la capacit di immagazzinare energia delle varie sostanze. Questa propriet il calore specifico. Definizione: se una quantit di calore q viene ceduta a un sistema, che varier la sua temperatura di dT , allora il calore specifico c viene definito come q c = ----dT kJ --------kgK
(19)

in cui q non il differenziale di una funzione che non esiste, ma semplicemente la piccola quantit di calore occorrente ad ottenere il piccolo aumento dT di temperatura. C da osservare che per ottenere un dato incremento di temperatura possono occorrere quantit di calore molto diverse secondo le circostanze nelle quali la trasformazione avviene. Pu, per esempio, lincremento di temperatura ottenersi in una trasformazione a volume costante o a pressione costante (fornendo nei due casi quantit di calore diverse) oppure mediante una compressione adiabatica (senza fornitura di calore!) oppure ancora con una compressione refrigerata (con sottrazione di calore). Il calore specifico acquista significato soltanto quando si definisce la trasformazione percorsa dal sistema nel variare di temperatura. Nello studio degli aeriformi sono di particolare interesse i calori specifici (o capacit termiche massiche) a pressione costante ed a volume costante q q c p = ----- , c v = ---- dT dT p v Se si utilizza lequazione dellenergia, scritta nella forma q = du + pdv = dh vdp si ottengono delle relazioni per i calori specifici a volume costante e a pressione costante molto utili nelle applicazioni q du u c v = ----- = ----- o meglio c v = dT dT T v v v
(21) (20)

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15

TERMODINAMICA

in quanto, in generale, u non solo funzione della temperatura. Analogamente cp = q ---- dT =


p

dh ---- dT

o meglio c p =
p

h T p

(22)

Risulta in tal modo che i calori specifici rappresentano propriet del sistema. I calori specifici, al pari di altre propriet termodinamiche, possono variare fortemente con la temperatura e la pressione di una sostanza, e devono essere impiegati dati sperimentali per ottenere risultati affidabili. Per variazioni di temperature modeste i valori possono essere assunti costanti in calcoli di prima approssimazione. Nei liquidi e nei solidi c p e c v sono circa uguali, mentre c unapprezzabile differenza per i gas
kJ c p --------kgK Al Cu Fe H2 O Olio minerale Hg Aria H2 CO 2 0.896 0.383 0.452 4.18 1.9 0.14 1.005 14.32 0.846 0.718 10.17 0.653

cv

CALORI SPECIFICI DEI GAS IDEALI


Si dimostra che, se un gas obbedisce allequazione di stato pv = RT allora lenergia interna e lentalpia risultano funzioni della sola temperatura, per cui si pu scrivere u = u 2 u 1 =
T2

c v dT h = h 2 h 1 =

T2

T1

c p dT
T1

Inoltre, se i calori specifici sono costanti, si hanno i seguenti risultati u 2 u1 = cv ( T 2 T 1 ) h2 h1 = c p ( T2 T1 )

Per gas a basse pressioni i calori specifici sono circa costanti e non variano, per ristretti campi di temperatura. Spesso, nelle applicazioni, ci si riferisce ad un gas ideale, che obbedisce allequazione di stato pv = RT , con calori specifici costanti. Una utile relazione tra c p e c v per un gas ideale si pu derivare nel modo seguente. Poich dh = c p dT e du = c v dT sottraendo queste espressioni dh du = ( c p c v ) dT ma dh = du + d ( pv ) = du + RdT cosicch e R = c p cv .
(24) (23)

RdT = ( c p c v ) dT

Una analoga relazione si ottiene se si utilizzano grandezze molari, infatti moltiplicando tutti i termini per la massa molecolare M si ha

16

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI CHIUSI

R=c
cp = ---cv

cv

A questo punto introduciamo unaltra propriet dei gas ideali chiamato rapporto dei calori specifici , definito come
(25)

Anche il rapporto dei calori specifici varia con la temperatura anche se in maniera contenuta. Per i gas monoatomici vale = 1.667 . Molti gas biatomici, inclusa laria, hanno un rapporto dei calori specifici pari a = 1.4 a temperatura ambiente.

LE TRASFORMAZIONI TERMODINAMICHE
Un fluido, inizialmente in un certo stato termodinamico (I), si porta ad uno stato termodinamico diverso (II), mediante una trasformazione termodinamica. TRASFORMAZIONE POLITROPICA. la trasformazione pi generale che si pu avere. Dal 1 principio q = dh vdp si ha cdT = c p dT vdp q = du + pdv cdT = c v dT + pdv

Dividendo membro a membro si ottiene il rapporto cp c vdp n = -------- = -----------pdv cv c mediante il quale si pu scrivere dv dp n pdv + vdp = 0 n ----- + ----- = 0 v p e, se n costante o tale pu ritenersi quale valore medio in una ristretta gamma di temperature, integrando n ln v + ln p = cos t ossia pv n = cos t
(26)

Lequazione ottenuta lequazione di una generica trasformazione, la quale, se c p e c v sono costanti, o possano considerarsi tali nellescursione di temperatura interessata, ha la prerogativa di congiungere due diversi stati del fluido (caratterizzanti lesponente n e la cos t ) mantenendo invariato il calore specifico durante levoluzione. A siffatta trasformazione si d il nome di politropica. La relazione (26), qualora fosse noto lesponente della politropica n , pu essere utilizzata per determinare la capacit termica massica n c = cv ----------n1
(27)

Se il fluido obbedisce allequazione di stato pv = RT , lequazione della politropica si pu anche esprimere come segue RT RT n p = ------ ------ v = cos t T v n 1 = cos t v v RT RT n T v = ------ p -----= cos t - = cos t ----------n1 p p ----------n p Osservazione. La trasformazione politropica consente di calcolare il calore complessivo che un sistema riceve q = cdT , e un termine importante del lavoro p dv

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17

TERMODINAMICA

n = pv n si pu esplicitare p = p v n v n che sostituita nellinteInfatti, essendo p 1 v 1 1 1

grale consente di risolverlo:


2 2 n p dv = p 1 v 1 1

1 n ---------------v n dv = p 1 v 1 v n + 1 n + 1 1

2 1 2 ---v 1

1 1 n + 1 ] = -----------p v nv n + 1 = -----------p v n[ v n + 1 v1 n1 1 1 1 n1 1 1 2 1 -p v = ----------n1 1 1


1 ---v 2

n+1

n1

1 1 = ----------- RT n1 1

1 ---v 2

n1

Forme alternative della soluzione dellintegrale si ottengono facendo intervenire il rapporto delle pressioni 1 p dv = ----------- RT n 1 1 1
2

p 2 n ---p
1

n1 -----------

(28)

oppure il rapporto delle temperature


2

1 p dv = -----------R [ T2 T1] n 1 1

(29)

In modo analogo possibile risolvere lintegrale v dp , che incontreremo pi avanti.


n = pv n si ricava v = p 1 / n v p 1 / n , da sostituire nellintegrale: Dalla p 1 v 1 1 1 --+1 1 1 / n v ---------------v 1 p 1 / n dp = p 1 -p n 1 1 1 --+1 n 2 n1 ----------2 1 2 ----------n 1/n = ----------- p1 v1 p 1 n n1 1 n1

1/n p1

p 2 n ---p
1

n1 -----------

n v dp = -----------p v n 1 1 1 1

p 2 n ---p
1

(30)

Se il fluido un gas perfetto, si pu scrivere


p 2 ----------n v dp = ----------- n 1 - RT 1 --- n1 p1 1 2 n1

(31)

Facendo intervenire il rapporto delle temperature si ottiene lespressione alternativa


2

n v dp = ----------- R [ T2 T 1 ] n 1 1

(32)

TRASFORMAZIONE ADIABATICA REVERSIBILE . In questo caso risulta cp c cp q c = ----= - = ---- = 0 per cui n = -----------cv c cv dT Lequazione caratteristica dunque p pv = ---- = cos t = 1.6 Inoltre, sostituendo semplicemente ad n risulta v dp = ---------- RT 1 1 1
2

(33)

Per laria e per molti gas poliatomici = 1.4 mentre per i gas monoatomici vale

p 2 ---p
1

1 ----------

(34)

18

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI

calcolato lungo unadiabatica reversibile Altri casi particolari di politropica sono i seguenti - isobara p = cos t c = cp n = 0 - isocora v = cos t c = c v n = - isoterma T = cos t pv = cos t c = n = 1

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI


Abbiamo visto che il sistema chiuso non ammette trasferimenti di massa attraverso i suoi confini; il sistema pu solo scambiare energia come esso passa da uno stato ad un altro. Adesso consideriamo il sistema aperto, nel quale la massa pu entrare ed uscire da un certo volume nello spazio. IL VOLUME DI CONTROLLO. Per studiare i sistemi aperti, introduciamo il concetto di volume di controllo. Questo volume una regione dello spazio da osservare rispetto alla materia e allenergia che attraversano i suoi confini. Consideriamo dapprima il principio di conservazione della massa, che si pu scrivere massa entrante in = massa uscente da + incremento di massa in + dm = m m i e d la massa entrante nellunit di tempo nel volume di controllo, m la dove m i e massa uscente nellunit di tempo dal volume di controllo e
dm d

m i
dm ------ d

me

indica laccu-

mulo di massa nellunit di tempo allinterno del volume di controllo. Nel caso di ingressi e uscite multiple, occorre eseguire una sommatoria estesa a tali flussi per determinare il bilancio di massa = dm + m i m i e e d
(35)

Prima di passare allanalisi energetica di un volume di controllo, consideriamo qualitativamente cosa accade a una data quantit di massa che attraversa il volume di controllo, cio, il comportamento di un sistema termodinamico chiuso che subisce un processo che lo porta ad attraversare il volume di controllo. Il sistema termodinamico chiuso potr subire effetti di pressione dalle vicinanze, trasmettere calore attraverso i suoi confini, e subire lazione di forze che producono lavoro. Lenergia interna E del sistema chiuso potrebbe cambiare come risultato del suo spostamento da una posizione ad unaltra e, forse, per una variazione della sua velocit. Indipendentemente da ci, possiamo certamente analizzare il sistema mediante il principio di conservazione dellenergia. Inoltre la massa totale entrante e uscente dal volume di controllo pu essere pensata come un gruppo di elementi di massa dm , ovvero, un gruppo di piccoli sistemi termodinamici chiusi. Possiamo perci considerare che le masse entrante e uscente dal volume di controllo trasportino energia interna attraverso i con- Q e -------fini del volume di controllo. d Cos il principio di conservazione dellenergia per questo tipo di sistema energia interna entrante in + = calore scambiato da con l esterno + lavoro fatto su tutti gli elementi che attraversano incremento di energia interna in + energia interna uscente da

L e ------d

m i ei

dE ------ d

m e ee

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19

TERMODINAMICA

dm e Q e Le dE dm i e i + -------- + ------- = ------ + --------- e e d d d d d

(36)

e ed m e rappresentano lenergia trasportata nellunit di tempo dove m i i e e allingresso e alluscita, rispettivamente, e allinterno di LAVORO DI SPOSTAMENTO DEL FLUIDO. Lequazione precedente pu essere utilizzata per analizzare i sistemi aperti, ma il termine lavoro viene usualmente espresso in una forma pi utile. Come passo intermedio per sviluppare tale espressione, consideriamo di nuovo il volume di controllo. da notare che, affinch la massa attraversi il volume di controllo, ci deve essere una forza che la spinga. Questa forza fornita dalla pressione del sistema. Immaginiamo una massa contenuta in un volume di area A e lunghezza s . Per spostare questa massa, dentro e fuori il volume di controllo, dobbiamo esercitare una forza pA per la distanza s . Indipendentemente dalla quantit di massa, s sar dato da V s = -A cosicch il lavoro di spostamento V L = F ds = F s = pA -- = pV A Il lavoro netto fatto sul sistema che si sposta dalla sezione di ingresso i a quella di uscita e , a meno del lavoro esterno, L net to = p i V i p e V e
(37)
dE ------ d

indica la variazione di energia

pA V s A

dove il termine p i V i il lavoro fatto sul fluido per forzarlo dentro il volume di controllo e il termine p e V e il lavoro per forzare il fluido fuori dal volume di controllo. Il termine pV viene chiamato lavoro di spostamento, ed prassi considerarlo separatamente dal lavoro scambiato con oggetti esterni al volume di controllo. Il lavoro di spostamento nel tempo d esercitato sul confine del volume di controllo dalle forze di pressione vale: L ds ds dV d m dm ----- = F ----- = pA ----- = p ------ = p ----- --- = pv -----d d d d d d perch le propriet, in questo caso v , si ritiene costante nellintervallo di tempo d . Lequazione dellenergia pu allora essere scritta nella forma Q e L i dE (e + p v ) (e + p v ) + m -------- + ------ = ------ +m i i i i e e e e d d d dove Li il lavoro fornito al volume di controllo da forze esterne. Questa quantit viene anche chiamata lavoro interno (oppure shaft work) ed frequentemente scambiata attraverso un albero rotante (ad esempio una turbina). Ricordiamo ancora una volta che lenergia interna e si compone dellenergia interna termica u , dellenergia potenziale gravitazionale, dellenergia cinetica, ecc. Per convenienza introduciamo lentalpia, definita come h = u + pv per cui lequazione generale dellenergia per un sistema aperto si pu scrivere Q e L i dE ( h + e + e + e + .... ) ( h + e + e + e + .... ) + -------m - + ------ = ------ +m i g c ch e g c ch i e d d d e nel caso di ingressi e uscite multipli

20

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI

Q e L i dE ( h + e + e + e + .... ) + ( h + e + e + e + .... ) i m -------- + ------ = ------ + e m i g c ch e g c ch i e d d d Per fortuna in molti problemi questa formulazione generale si semplifica notevolmente. FLUSSO STAZIONARIO. Se il sistema aperto si trova in condizioni stazionarie, allora non ci sono variazioni allinterno del volume di controllo con il tempo; cos dm = 0 e ------ = 0 . In questa circostanza la portata in massa non cambia con d = m e lespressione del I principio diventa il tempo, per cui m i e
dE ------ d

( h + e + e + e + .... ) m ( h + e + e + e + .... ) (38) Qe + P i = e m e g c ch i i g c ch e i Se, in particolare, abbiamo un solo flusso in ingresso e in uscita allora = m = m , cosicch m i e [ ( h + e + e + e + .... ) ( h + e + e + e + .... ) ] Qe + Pi = m g c ch g c ch e i , si ha Dividendo, entrambi i membri, per la portata in massa m q e + l i = h + e g + e c + ... Per una trasformazione elementare q e + l i = dh + de g + de c + ... possibile trovare ancora una espressione del primo principio, che mette in evidenza le perdite che si hanno in una trasformazione, ricorrendo di nuovo al principio di conservazione dellenergia in un sistema chiuso. Si gi visto che q e + l w = du + pdv ma, per la definizione di entalpia, dh = d ( u + pv ) = du + pdv + vdp per cui q e + l w = dh vdp Eliminando il termine dh si ottiene l i = l w + vdp + de g + de c + ... e integrando li =

(40) (39)

v dp + l w + e g + e c + ...

(41)

Questa formulazione del 1 principio, valida per i sistemi aperti in moto stazionario, ha il pregio di presentare un bilancio di grandezze tutte meccaniche. N.B. La somma dei termini q e calore massico scambiato con lesterno, e lw lavoro dissipato in attrito e quindi in calore, rappresenta il calore netto che un sistema riceve qe + l w = q e + qw = q .
(42)

Nel caso in cui il sistema si trovi allo stato liquido lespressione (41) si pu semplificare. Infatti i liquidi, in prima approssimazione, si possono considerare incompressibili cio v = cost oppure = cost . In tal caso il volume specifico pu essere portato fuori dal segno di integrale e lequazione (41) diventa l i = v p + l w + e g + e c + ...
(43)

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

21

TERMODINAMICA

2 c2 c2 1 l i = v ( p 2 p 1 ) + l w + g ( z 2 z 1 ) + --------------- + ... 2

(44)

CICLO TERMODINAMICO
una sequenza di trasformazioni (con scambio di calore e lavoro con lesterno) che riportano una data massa di fluido al suo stato iniziale. Applicando il 1 principio per i sistemi chiusi allunit di massa che percorre il ciclo ritornando al suo stato iniziale q e + l e = e = 0 Se invece si applica il 1 principio per i sistemi aperti, a un volume di controllo che contenga limpianto che realizza il ciclo, dallinizio alla fine del ciclo si ottiene q e + l i = h + e c + e g = 0 Risulta quindi che il lavoro esterno e quello interno coincidono l e = l i in quanto il lavoro di spostamento nullo. Scriveremo q e + li = 0
(45)

Se ora, contrariamente alla convenzione adottata, consideriamo positivo il lavoro ottenuto dal sistema termodinamico, si ha q e li = 0
(46)

Le sommatorie vanno estese a tutte le fasi del ciclo in cui si ha scambio di calore e di lavoro. In generale in un ciclo vi una somministrazione di calore da una sorgente esterna q 1 e una cessione di calore ad unaltra sorgente esterna a temperatura pi bassa q 2 . Per cui il lavoro netto ottenuto in un ciclo termodinamico per unit di massa che lattraversa l i = q1 q 2
(47)

Se si moltiplica per la portata in massa che percorre il ciclo si ottiene la relazione fra q fornita e m q sottratta la potenza ottenuta dal ciclo e le potenze termiche m 1 2 ( q q ) ovvero P = Q Pi = m 1 Q2 1 2 i
(48)

ESEMPI DI SISTEMI APERTI


Vengono di seguito introdotti alcuni dei componenti pi comuni nei sistemi energetici. Sono tutti sistemi aperti. Scambiatore di calore a un fluido. Uno scambiatore di calore a un fluido un componente che serve per riscaldare o raffreddare il fluido che lo percorre mediante lo scambio (somministrazione o sottrazione) di potenza termica. E detto riscaldatore se la potenza termica scambiata con lesterno entrante nel sistema, raffreddatore se uscente. = m = m m i e
& Q e

( h + e + e ) Qe + P i = m c g Pi = 0 eg 0
Se e c = 0

h oppure q = h Qe = m e

22

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI

Scambiatore di calore a due fluidi. Lo scambio di potenza termica avviene tra due fluidi: luno si riscalda a spese dellaltro che si raffredda. Si tratta di uno scambiatore a superficie: il contatto tra i due fluidi solo di tipo termico (non c miscelazione delle masse). = m = m m fi fe f

= m = m m ci ce c ( h) + m (h) Qe = m f f c c
essendo P i = 0 , e g 0 e se

ec = 0
Se il sistema adiabatico verso lesterno allora Q e = 0

Scambiatore di calore a miscela. Il fluido caldo e il fluido freddo in ingresso si miscelano. Vi ununica uscita, avente condizioni termodinamiche intermedie che dipendono da quelle dei flussi entranti e dal rapporto in cui stanno le due portate. +m = m m i1 i2 e

(h ) m (h ) = 0 Qe = m e 0 e i 0 i (h h ) + m (h h ) = m (h h ) m i1 i 1 0 i2 i2 0 e e 0 +m ) (h h ) = (m i1 i2 e 0 (h h ) + m (h h ) = 0 m i1 e i1 i2 e i2

Lentalpia h 0 rappresenta lentalpia di uno stato di riferimento comune per i due fluidi. Turbina. In una turbina si realizza unespansione, il cui scopo la produzione di lavoro. Allalbero deve essere collegato un utilizzatore che raccolga il lavoro pro-

p 1

2
p2 < p1

dotto, es: alternatore. La trasformazione con buona approssimazione adiabatica, poich il tempo di permanenza del fluido nella turbina molto breve. Si distingue tra turbine a gas e turbine a vapore, a seconda che il fluido di lavoro sia un gas oppure un vapore. Non solo nella rappresentazione grafica ma anche nella realt le turbine sono a sezione crescente. Infatti sono generalmente progettate per lavorare con velocit lungo lasse costante perch altrimenti ci sarebbero perdite fluidodinamiche troppo elevate. Procedendo dal punto 1 al punto 2 il volume specifico v aumenta. Dallequazione di conservazione della massa:

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23

TERMODINAMICA

= Ac = Ac -----m v costante), al fine di si osserva come per un sistema stazionario (portata in massa m mantenere costante la velocit, allaumentare di v debba aumentare anche la sezione di passaggio del fluido A .

( h + e + e ) Qe + Pi = m c g In base allipotesi di adiabaticit e considerando e g 0 , vera con buona approssimazione se il fluido compressibile tipo gas o vapore, e se e c = 0 , perch in generale non detto che lo sia, si ha

( h h ) essendo h < h risulta P < 0 Pi = m 2 1 2 1 i In alternativa, per ottenere una potenza positiva, poich chiaro che si tratta di una turbina che fornisce lavoro allesterno, si pu cambiare convenzione del lavoro nellespressione del primo principio e scrivere ( h + e + e ) Qe Pi = m c g In questo risulter, infatti (h h ) > 0 . Pi = m 1 2 Essendo il sistema, oltre che in condizioni stazionarie, con un solo ingresso e una sola uscita si poteva scrivere il primo principio riferendosi allunit di massa. Compressore. Un compressore realizza la compressione di un fluido, utilizzando lavoro fornito dallesterno. Allalbero deve quindi essere collegato un motore (es.

1 v
p2 > p1
motore elettrico, motore termico) per lintroduzione del lavoro necessario. La trasformazione pu essere supposta adiabatica. Nei compressori la sezione diminuisce con il procedere della trasformazione affinch la velocit si mantenga costante al diminuire del volume specifico v . Analogamente al caso della turbina avremo ( h + e + e ) Qe + Pi = m c g che semplificata fornisce (h h ) Pi = m 2 1 positiva perch h 2 > h 1 Ugello. Per ugello si intende un condotto di sezione variabile che aumenta la velocit di un fluido. Se comunque la velocit del fluido rimane al di sotto della velocit del suono (vedi capitoli successivi) la forma del condotto convergente, cio, a sezione

24

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI APERTI

decrescente. Non deve meravigliare il fatto che un condotto che riduce la sua sezione

p1 c1 p2 < p1 c2 > c1

2 v
di passaggio, acceleri il flusso, perch, infatti, bisogna pensare allipotesi di stazionariet del moto che impone che la portata si mantenga costante lungo il condotto. In un ugello il fluido che lo attraversa si espande senza scambiare lavoro con lesterno, e infatti nessun albero attraversa i suoi confini. La diminuzione di pressione si traduce in un incremento dellenergia cinetica del fluido, che esce ad una velocit superiore a quella di ingresso. Il calore scambiato con lesterno si pu supporre trascurabile dato che il tempo di permanenza allinterno del condotto modesto. Utilizzando il primo principio e riferendosi allunit di massa che entra e esce dal volume di controllo q e + l i = h + e g + e c + ... in base alle ipotesi fatte risulta h + e c = 0 avendo supposto e g 0 . In dettaglio
2 c2 c2 1 h 2 h 1 + --------------- = 0 2

da cui c2 =
2 + 2( h h ) c1 1 2

Diffusore. Un diffusore un condotto divergente, se in nessuna sezione si raggiunge la velocit del suono. In esso avviene una compressione senza scambio di lavoro.

p p1 c1 p2 > p1 c2 < c1 1 v
Laumento di pressione si verifica a spese dellenergia cinetica del fluido, che presenta quindi in uscita una velocit minore di quella di ingresso. Si pu assumere che la trasformazione avvenga senza scambio di calore con lesterno. Lapplicazione del primo principio in forma termica conduce ad una espressione analoga al caso precedente.

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25

TERMODINAMICA

Possiamo utilizzare anche laltra espressione del I principio, quella in forma meccanica (ovviamente ci vale anche per gli ugelli) li =

v dp + l w + e g + e c + ...

che si semplifica nella

v dp + l w + e c = 0

Vale la pena ricordare che lintegrale si pu risolvere solo se conosce il percorso della trasformazione, cio lesponente n della politropica. Se, in particolare, la trasformazione fosse oltre che adiabatica anche reversibile ( n = e l w = 0 ) si avrebbe

is

v dp + e c = 0

che in base alla (34) fornisce lincremento di pressione nel diffusore a fronte della riduzione di velocit.
2 c2 c1 2 ------------------------ 1 2 + -------------------- ---------- RT 1 1

p2 ---- = p1

p2 > p1
M

p1

Pompa. Una pompa un dispositivo che serve per comprimere un liquido. E quindi simile al compressore. Il liquido si differenzia dal gas perch praticamente incompressibile. Di conseguenza la densit del liquido si considera costante e quindi non necessaria una equazione di stato, come nel caso dei gas. La pompa deve essere azionata da un motore. La freccia che compare nel simbolo indica la direzione del flusso. Vale lipotesi di assenza di scambi termici con lesterno. Normalmente gli effetti termici nelle macchine idrauliche non vengono considerati, quindi si ignora la variazione di temperatura nelle trasformazioni. Si preferisce allora utilizzare il primo principio scritto in forma meccanica (cfr. equ. (43) e (44)). Valvola di laminazione o strozzamento. Le valvole di strozzamento sono dei dispositivi, di sezione fissa o variabile, inseriti in un condotto causando un caduta di pressione significativa. Diversamente dalle turbine, le valvole causano una caduta di pressione (espansione) senza produrre lavoro. La caduta di pressione nel fluido spesso accompagnata da una diminuzione di temperatura, e per questa ragione le valvole di laminazione vengono impiegate nelle macchine frigorifere. Le valvole sono generalmente di piccole dimensioni (in senso relativo), e il flusso pu essere assunto adiabatico ( q e = 0 ) poich non c n tempo sufficiente n unarea abbastanza grande perch ci sia un effettivo trasferimento di calore. Inoltre, come detto, non c lavoro ( l i = 0 ) e la variazione di energia gravitazionale trascurabile ( z = 0 ). Per quanto riguarda lenergia cinetica, occorre osservare che lespansione produce unaccelerazione della corrente e quindi un aumento della velocit. Tuttavia, questenergia cinetica si estingue rapidamente in vortici nel condotto a valle della valvola. Ponendo quindi la sezione di uscita al volume di controllo sufficientemente a valle della valvola si pu supporre che la velocit del flusso sia dello stesso ordine di grandezza di quella in ingresso e considerare, perci, e c 0 . Lequazione di conservazione dellenergia conduce quindi alla conclusione h e = hi

26

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

e per questa ragione che una valvola di laminazione viene spesso detta isentalpica. q e + l i = h + e g + e c + ... qe = 0 li = 0 z = 0 ec 0 Nel caso che fluido strozzato sia un gas ideale, per il quale lentalpia solo funzione della temperatura, la trasformazione oltre che isentalpica anche isoterma. Te = T i = T

DIAGRAMMI TERMODINAMICI I
DIAGRAMMA DI CLAPEYRON. pressione - volume massico Consente di rappresentare il lavoro scambiato con lesterno lungo una trasformazione. Consideriamo una compressione reversibile 1-2. Larea sottesa dalla trasfor2

p A

mazione sullasse delle ascisse pari a p dv , per cui rappresenta il lavoro esterno
1 2

l e . Larea sottesa dalla trasformazione sullasse delle ordinate pari a v dp , per cui
1

rappresenta il lavoro interno l i . La differenza tra i due lavori il lavoro di spostamento del fluido le = li + p1 v1 p 2 v2
2 2

(49)

p v dp + p 1 v 1 p 2 v 2 C 21 D = A 21 B + OB 1 D OA 2 C

p dv =
1

Nel caso in cui la trasformazione ritorna alle condizioni iniziali, percorrendo un ciclo, il lavoro di spostamento si annulla ed l e coincide con l i pdv = vdp
(50)

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


INTRODUZIONE
Finora abbiamo applicato il I principio della termodinamica, o principio di conservazione dellenergia, a trasformazioni di sistemi chiusi e aperti. Come sappiamo, lenergia una propriet che si conserva (pu trasformarsi da una forma allaltra) e nessun processo pu aver luogo in violazione del primo principio. Perci, si dice, ragionevolmente, che affinch una trasformazione avvenga deve soddisfare il primo principio. Comunque, come vedremo subito, soddisfare solamente il primo principio non assicura che una trasformazione abbia effettivamente luogo. Lesperienza comune che una tazza di caff caldo posta in una stanza pi fredda alla fine si raffredda. Questa trasformazione soddisfa il primo principio perch la quantit di energia persa dal caff uguale alla quantit guadagnata dallaria circostante. Adesso consideriamo il processo inverso - il caff caldo diventa sempre pi caldo in una stanza pi fredda per effetto della trasmissione di calore dallaria della stanza alla

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27

TERMODINAMICA

tazza. Sappiamo che questo processo non avr mai luogo. Tuttavia, facendo cos non si violerebbe il primo principio fintantoch la quantit di energia perduta dallaria uguale alla quantit guadagnata dal caff. Come altro esempio, consideriamo il riscaldamento di una stanza mediante il passaggio di corrente attraverso una resistenza elettrica. Di nuovo, il primo principio detta che la quantit di energia elettrica fornita alla resistenza sar uguale alla quantit di energia trasmessa alla stanza come calore. Adesso tentiamo di invertire il processo. Non sar una sorpresa scoprire che trasferendo del calore alla resistenza non generer unequivalente quantit di energia elettrica, anche se non viene violato il primo principio. chiaro dagli esempi riportati che le trasformazioni avvengono in una certa direzione e non in direzione opposta. Il primo principio non pone restrizioni sulla direzione di una trasformazione, ma soddisfare il primo principio non assicura che quella trasformazione si realizzer. Questa inadeguatezza del primo principio a identificare se un processo pu aver luogo viene rimediata introducendo un altro principio generale, il secondo principio della termodinamica. Comunque lutilit del secondo principio non sono nellidentificare la direzione delle trasformazioni ma, come vedremo, anche nello stabilire che lenergia possiede qualit e non solo quantit. Il I principio si occupa di quantit di energia e delle trasformazioni di energia da una forma a unaltra senza riguardo alla loro qualit. Il II principio anche utilizzato per determinare i limiti teorici delle prestazioni dei sistemi ingegneristici come le macchine termiche e le macchine frigorifere.

RISERVE DI ENERGIA TERMICA


Nel trattare il II principio della termodinamica conveniente disporre di un corpo ipotetico con una grande capacit termica che sia in grado di fornire o assorbire quantit finite di calore senza cambiare di temperatura. Tale corpo viene chiamato una riserva (reservoir) di energia termica. In pratica, grandi masse di acqua, come il mare, i laghi, i fiumi, come pure laria atmosferica possono essere considerate delle riserve di energia termica. Una riserva che fornisce energia sotto forma di calore viene chiamata sorgente termica mentre una riserva che riceve energia sotto forma di calore si chiama pozzo termico. La traduzione di reservoir con riserva non molto felice, sarebbe pi corretto tradurre con serbatoio che per non utilizzato nel nostro linguaggio con questo significato. Si preferisce riferirsi a queste grandi capacit termiche con il termine di sorgente, intendendo sia la sorgente vera e propria che il pozzo, e distinguendo tra le due come sorgente termica ad alta temperatura e sorgente termica a bassa temperatura.

MACCHINE TERMICHE
Il lavoro pu essere convertito facilmente in altre forme di energia ma convertire altre forme di energia in lavoro non cos facile. Per esempio, se introduciamo un frullatore in un liquido, il lavoro fatto sul liquido andr ad aumentare la sua energia interna. Viceversa se aumentiamo lenergia interna del liquido attraverso un trasferimento di calore dallesterno non per questo il frullatore si metter a girare. La conclusione che il lavoro si pu convertire direttamente e completamente in energia termica mentre per convertire questultima in lavoro occorrono dispositivi speciali. Questi dispositivi sono le macchine termiche. Le macchine termiche sono molto diverse tra di loro ma tutte possono essere caratterizzate nella maniera seguente:
1. 2. 3.

Ricevono calore da una sorgente ad alta temperatura (energia solare, combustione di un combustibile, reattore nucleare) Convertono parte di questo calore in lavoro (usualmente nella forma di un albero rotante). Scaricano il calore rimanente a una sorgente a bassa temperatura (latmosfera, un fiume, ecc.)

28

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

4.

Operano in un ciclo. Le macchine termiche usualmente fanno uso di un fluido, che opera nel ciclo, che viene chiamato fluido di lavoro. Come esempio consideriamo un impianto motore a vapore. Il fluido di lavoro acqua che passa dallo stato liquido a quello di vapore e viceversa. Una pompa fornendo lavoro dallesterno L 1 comprime il liquido inviandolo al generatore di vapore dove appunto avviene il cambiamento di fase introducendo il calore Q 1 per mezzo di una sorgente esterna. Il vapore ad elevata temperatura e in pressione si espande in una turbina che fornisce allesterno il lavoro L2 . Il vapore scaricato dalla turbina deve essere inviato al condensatore, che sostanzialmente uno scambiatore di calore, dove il vapore viene appunto condensato sottraendo il calore Q 2 utilizzando come pozzo termico laria atmosferica o lacqua, per esempio, di un fiume. Da notare che la direzione delle interazioni calore e lavoro sono state indicate con 1 per quelle in ingresso e 2 per quelle in uscita e quindi sono grandezze positive. Il lavoro netto che il sistema esegue sullesterno dato dalla differenza L = L2 L1 Applichiamo il primo principio. E indifferente applicare il I principio per i sistemi aperti o per i sistemi chiusi. Entrambi, trattandosi di un ciclo, portano alla stessa conclusione: L = Q1 Q2 e generatore di vapore d c Q1 T turbina f b pompa a L1 condensatore Q2 e
(51)

Sorgente di alta temperatura

T1 Q1 Macchina termica Q2 L

Sorgente di bassa temperatura

T2

L2 alternatore

Rendimento termico
Q 2 rappresenta il calore trasferito allesterno, e quindi dissipato, per completare il ciclo ed sempre diverso da zero. Quindi il lavoro ottenuto sempre minore dellenergia termica ricevuta, cio solo una parte del calore trasmesso dalla sorgente termica pu essere convertito in lavoro. La frazione del calore ricevuto che viene convertita in lavoro una misura della prestazione della macchina termica e viene chiamato rendimento termico ter . Il rendimento, in generale, il rapporto tra luscita desiderata e lingresso richiesto. Nelle macchine termiche luscita desiderata il lavoro netto e lingresso necessario il calore introdotto. Quindi L ter = ----Q1 che si pu anche scrivere Q2 ter = 1 ----Q1
(53) (52)

Il rendimento termico nei moderni impianti motori al massimo arriva al 60% e ci significa che nei casi migliori si dissipa il 40% dellenergia introdotta.

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29

TERMODINAMICA

Si pu risparmiare Q 2 ?
Purtroppo no. Per rendersene conto lo dimostriamo utilizzando una macchina termica semplice. Consideriamo il sistema chiuso contenuto nel cilindro illustrato in figura. Il gas si trova inizialmente a 30 C . Successivamente viene posto in contatto con una sorgente termica a 100 C ricevendo 100 kJ di calore. Il sistema si espande, perch aumentata la sua energia interna, sollevando lo stantuffo con il peso e compiendo, quindi, lavoro sullesterno, nella quantit di 15 kJ . Tolto il peso se si riesce a far tornare nelle condizioni iniziali il sistema si pu ripetere il ciclo e sollevare un altro peso. Per raggiungere lo scopo si potrebbero trasferire 85 kJ alla sorgente esterna a 100 C facendo cos ritornare il sistema a 30 C . Ci, sappiamo dallesperienza, impossibile per cui per tornare alle condizioni di partenza occorre allora introdurre unaltra sorgente, a temperatura pi bassa, per esempio a 20 C , a cui cedere gli 85 kJ .
15 kJ

GAS GAS SI GAS

30 C
100 kJ

90 C

30 C

85 kJ

20 C
NO

100 C
GAS 85 kJ

30 C

100 C

Limpossibilit nelle macchine di utilizzare tutto il calore ricevuto forma la base del postulato di Kelvin-Planck del II principio della termodinamica:

Postulato di Kelvin-Planck
impossibile che una macchina, che operi in un ciclo, scambi calore con una singola sorgente termica e produca una quantit netta di lavoro. Un altro modo per esprimere questo postulato che nessuna macchina termica pu avere un rendimento del 100% Da notare che tale limitazione non dovuta ad attriti o altri effetti dissipativi e si applica quindi anche alle macchine termiche ideali.
Sorgente di alta temperatura

T1 Q1

MACCHINE FRIGORIFERE
Lesperienza ci dice che il calore si trasmette spontaneamente da un mezzo ad alta temperatura ad un altro a bassa temperatura. Il processo inverso, che non pu svolgersi da solo, richiede dispositivi speciali chiamati frigoriferi. I frigoriferi, come le macchine termiche, sono delle macchine cicliche. Il fluido di lavoro utilizzato nel ciclo frigorifero si chiama refrigerante. Il ciclo frigorifero pi

Macchina frigorifera Q2
Sorgente di bassa temperatura

T2

30

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

usato il ciclo frigorifero a compressione, costituito da 4 elementi: un compressore, un condensatore, una valvola di espansione e un evaporatore
aria ambiente

Q1

800 kPa 30 C

condensatore

800 kPa 60 C
compressore

valvola espansione L

120 kPa 25 C

evaporatore Q2
ambiente refrigerato

120 kPa 20 C

Il refrigerante entra nel compressore sotto forma di vapore dove viene compresso fino alla pressione di condensazione. Il vapore lascia il compressore ad una temperatura relativamente alta ed attraversa il condensatore dove scambiando calore con lambiente esterno viene raffreddato e condensato. La condensa viene quindi espansa in un tubo capillare (valvola di espansione) subendo una drastica riduzione di temperatura. Il refrigerante a bassa temperatura entra quindi nellevaporatore dove evapora ricevendo calore dallambiente refrigerato. Lasciando levaporatore e rientrando nel compressore il refrigerante completa il suo ciclo. Nel frigorifero domestico, il comparto del ghiaccio dove il calore viene estratto dal refrigerante, funge da evaporatore, e la serpentina dietro il frigorifero, dove il calore viene trasmesso alla stanza, funge da condensatore. Q 2 la quantit di calore rimossa dallo spazio refrigerato alla temperatura T 2 mentre Q 1 la quantit di calore scaricata nellambiente caldo alla temperatura T 1 . L il lavoro fornito al ciclo.

Coefficiente di prestazione
Il rendimento di un frigorifero viene espresso mediante il coefficiente di prestazione ( COPR ). Il compito del frigorifero di rimuovere il calore Q 2 dallo spazio raffreddato ricevendo dallesterno il lavoro L . Il COP del frigorifero si pu esprimere come:
Q2 uscita desiderata COP R = ------------------------------------------------- = ----ingresso richiesto L
(54)

Il principio di conservazione dellenergia richiede che in un ciclo ( Q 2 Q 1 + L = 0 )


L = Q1 Q2

per cui il COP si pu anche scrivere


Q2 1 - = --------------COP R = -----------------Q1 Q2 Q1 -----1 Q2
(55)

Da notare che COP pu essere maggiore di uno, cio la quantit di calore rimosso dallo spazio refrigerato pu essere pi grande del lavoro assorbito. Questa la ragione per cui si utilizza la dizione COP invece di rendimento, per non avere il caso singolare di un rendimento maggiore di uno.

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31

TERMODINAMICA

Pompe di calore
Un altro dispositivo che trasferisce calore da un mezzo a bassa temperatura a un altro ad alta temperatura la pompa di calore. I frigoriferi e le pompe di calore utilizzano lo stesso ciclo ma hanno obiettivi diversi. La pompa di calore ha lobiettivo di mantenere uno spazio riscaldato ad alta temperatura assorbendo calore da una sorgente a bassa temperatura, come acqua di pozzo o aria fredda esterna, e fornendo questo calore a un ambiente ad alta temperatura come unabitazione. Un frigorifero posto sulla finestra di una casa con la sua porta aperta allaria fredda esterna funzioner come una pompa di calore perch cercher di raffreddare lesterno sottraendogli calore e trasferendolo allabitazione. Anche le prestazioni di una pompa di calore vengono espresse attraverso il coefficiente di prestazione COP HP definito come:
Q1 uscita desiderata COP HP = ------------------------------------------------- = ----ingresso richiesto L
(56)

che si pu anche esprimere come


Q1 1 COP HP = ------------------ = --------------Q1 Q2 Q2 1 ----Q1
(57)

Dal confronto con la (55) risulta


COP HP = COP R + 1
(58)

per valori costanti di Q 1 e Q 2 . Ci implica che il COP di una pompa di calore sempre maggiore del COP di un frigorifero in quanto COPR una quantit positiva.
Postulato di Clausius.

L Q1

Q2 Q1

impossibile costruire un dispositivo, che operi in un ciclo, che abbia come unico effetto di trasferire calore da un corpo a pi bassa temperatura a un corpo a pi alta temperatura. Si pu dimostrare lequivalenza tra il postulato di Kelvin e quello di Clausius e quindi entrambi possono essere considerati come espressione del secondo principio della termodinamica che, in quanto principio, non viene dimostrato. Ma, al pari del primo principio, nessuna osservazione sperimentale lha mai negato. Riprendendo lesempio della macchina termica semplice il ciclo, oltre a presentare un rendimento del 100%, produrrebbe lavoro scambiando calore con una sola sorgente termica e inoltre trasferirebbe calore dal sistema a temperatura pi bassa alla sorgente a temperatura pi alta senza aver speso nulla. Vengono quindi contraddetti sia il postulato di Kelvin che quello di Clausius. Sono stati brevettati nel passato, anche se non mancano esempi recenti, motori con rendimenti del 100%, come ad esempio limpianto motore a gas seguente La pretesa che, una volta avviato il sistema, fornendo energia elettrica alla resistenza R per introdurre il calore Q 1 al ciclo, limpianto in grado di funzionare autonomamente (perpetuum mobile). In realt limpianto non pu creare energia e quindi non pu funzionare. Applicando il primo principio Q2 L = E
L

che impossibile in quanto E = 0 in un ciclo. Si tratta, quindi, di un perpetuum mobile di I specie perch viola il I principio della termodinamica. Un altro esempio di perpetuum mobile rappresentato in figura Il calore scambiato con lesterno questa volta positivo per cui risulta verificato il I principio
Q1 L = 0

32

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

che fornisce L = Q 1 , ma viene violato il II principio perch il ciclo scambia calore con una sola sorgente termica. Si parla allora di perpetuum mobile di II specie.

TRASFORMAZIONI REVERSIBILI E IRREVERSIBILI


Il secondo principio della termodinamica stabilisce che nessuna macchina termica pu avere un rendimento del 100%. Allora ci pu chiedere qual il rendimento pi alto che si pu ottenere. Prima di rispondere a questa domanda necessario definire cos una trasformazione ideale o reversibile. Una trasformazione (o processo) reversibile quella trasformazione che pu svolgersi in senso inverso senza lasciare traccia sullesterno (surroundings). Cio, sia il sistema che lesterno ritornano al loro stato iniziale alla fine della trasformazione inversa. Ci possibile solo se il calore e il lavoro netti scambiati con lesterno sono nulli per la trasformazione combinata (diretta e inversa). Una trasformazione che non reversibile si dice irreversibile. Occorre sottolineare che un sistema pu essere riportato al suo stato iniziale a seguito di una trasformazione reversibile o irreversibile, con la differenza che nel primo caso non si verifica alcuna variazione netta sullesterno, mentre nel secondo caso lesterno scambia normalmente del lavoro con il sistema e perci non ritorna al suo stato di origine. Le trasformazioni reversibili non si verificano in natura. Sono semplicemente idealizzazioni di processi reali. Possono essere interpretate come limiti teorici per le corrispondenti trasformazioni irreversibili. I fenomeni che rendono un processo irreversibile si chiamano irreversibilit. Essi includono lattrito, il mescolamento di due gas, la trasmissione del calore con differenze finite di temperatura, il riscaldamento di una resistenza elettrica, la deformazione anelastica dei solidi, le reazioni chimiche, le onde durto nei gas, ecc. Facciamo alcuni esempi.
ATTRITO. Lattrito una familiare forma di irreversibilit associata a corpi in movimento (solidi, liquidi o gassosi).

GAS

attrito ( calore )

attrito ( calore )

TRASMISSIONE DEL CALORE. Il sistema si pu riportare alla temperatura di origine ma occorre fornire del lavoro dallesterno. Poich solo il sistema, e non entrambi, il sistema e lesterno, stato riportato alla sua condizione iniziale, la trasmissione del calore attraverso una differenza finita di temperatura un processo irreversibile. La trasmissione di calore pu solo avvenire quando c una differenza di temperatura tra il sistema e lesterno

5C

20 C

5C

20 C 20 C 20 C Perci fisicamente impossibile un processo di trasferimento del calore reversibile. Pu per essere pensato come un processo ideale in cui la differenza di temperatura tende al limite ad annullarsi per dT 0 .

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

33

TERMODINAMICA

PROCESSI INTERNAMENTE E ESTERNAMENTE REVERSIBILI


Un processo uninterazione tra un sistema e lesterno e un processo reversibile non presenta irreversibilit associate a ciascuno di essi. Una trasformazione si chiama internamente reversibile se non si manifestano irreversibilit allinterno dei confini del sistema durante la trasformazione. Una trasformazione esternamente reversibile se non si manifestano irreversibilit allesterno dei confini del sistema durante la trasformazione. Una trasformazione si dice totalmente reversibile o semplicemente reversibile se non vi sono irreversibilit allinterno del sistema e allesterno durante la trasformazione. 4

3
Q1 T1

IL CICLO DI CARNOT
2
T2 Q2

T 3 4

1 s

A questo punto proviamo a riprendere in considerazione il problema di individuare qual il rendimento massimo del ciclo percorso da una macchina termica. In base a quanto detto il ciclo che presenta il massimo rendimento sar un ciclo reverv sibile cio composto da trasformazioni tutte reversibili e quindi senza perdite. Probabilmente il ciclo reversibile pi noto il ciclo di Carnot eseguito in una macchina teorica chiamata macchina termica di Carnot. Il ciclo di Carnot costituito da quattro trasformazioni reversibili: due isoterme e due adiabatiche. In particolare abbiamo due trasformazioni di compressione: la 1-2 isoterma e la 2-3 adiabatica; e due di espansione: la 3-4 isoterma e 4-1 adiabatica. Il lavoro netto fatto dal ciclo pari alla differenza tra i lavori di espansione e quelli di compressione e corrisponde allarea, nel piano p-v, interna al ciclo. Il ciclo essendo reversibile pu essere percorso anche in senso inverso (antiorario anzich orario) che quindi diventa il ciclo frigorifero di Carnot.

I PRINCIPI DI CARNOT
Partendo dai postulati di Kelvin e Clausius si possono trarre due conclusioni circa il rendimento di cicli reversibili e cicli irreversibili. Queste conclusioni sono conosciute come principi di Carnot e sono espressi nella maniera seguente: Il rendimento di un ciclo irreversibile sempre minore del rendimento di un ciclo reversibile che operi tra le stesse sorgenti termiche. 2. I rendimenti di tutti i cicli reversibili che operino tra due stesse sorgenti termiche sono gli stessi. Questi due enunciati possono essere provati dimostrando che la violazione delluno o dellaltro porta a violare il secondo principio della termodinamica.
1.

LA SCALA TERMODINAMICA DELLE TEMPERATURE


Nellintrodurre una scala delle temperature era emerso che sarebbe desiderabile che essa fosse indipendente dalle sostanze usate. Una scala delle temperature che indipendente dalle propriet delle sostanze usate viene chiamata scala termodinamica delle temperature. Deriviamo tale scala utilizzando delle macchine termiche reversibili. In base al secondo principio di Carnot, due macchine termiche purch reversibili, hanno lo stesso rendimento se lavorano tra due uguali sorgenti termiche. Cio, il rendimento indipendente dal fluido di lavoro e dal modo in cui il ciclo viene eseguito. Poich le sorgenti termiche sono caratterizzate dalla loro temperatura, il rendimento termico delle macchine termiche reversibili funzione soltanto delle temperature delle sorgenti. In formule
ter = g ( T 1, T 2 )

ovvero
Q1 ----- = f ( T 1, T 2 ) Q2

con il solito significato dei simboli.

34

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

Si dimostra, utilizzando delle macchine termiche reversibili, che la funzione f ( T1, T2 ) si pu ulteriormente specificare separando le variabili
( T1) f ( T1, T 2 ) = ------------( T2)

Diverse funzioni delle temperature delle sorgenti soddisfano questa relazione e la scelta completamente arbitraria. Kelvin propose semplicemente ( T ) = T per definire una scala termodinamica delle temperature tale che
1 ----Q

2 rev

T1 = ---T2

(59)

Questa scala viene chiamata scala Kelvin e la temperatura su questa scala viene chiamata temperatura assoluta. Su questa scala il rapporto delle temperature dipende solo dal calore scambiato e non dalle propriet delle sostanze. Su questa scala la temperatura varia tra 0 e infinito. Poich determinato solo il rapporto delle temperature occorre definire il valore di un kelvin. Nel sistema di misura SI si assegnato il valore 273.16 K al punto triplo dellacqua ( 0.01 C ), definendo il kelvin come 1/273.16 dellintervallo di temperatura tra zero e il punto triplo dellacqua. Da notare che lunit di temperatura sulle scale Kelvin e Celsius sono identiche e che le due scale differiscono di una costante pari a 273.15

RENDIMENTO DEL CICLO DI CARNOT


Il rendimento termico di qualsiasi motore termico, reversibile o irreversibile, dato da
Q2 ter = 1 ----Q1
(60)

Per motori termici reversibili (motore di Carnot) in base alla (59)


T2 C = 1 ---T1
(61)

che rappresenta il pi alto rendimento di un motore termico operante tra due sorgenti di energia termica a temperature T 1 e T 2 .

Qualit dellenergia
Supponendo che il calore Q 2 venga scambiato con una sorgente a temperatura
T2 = 300 K al variare di T 1 si ottengono i rendimenti indicati in tabella T 1 [K]
1000 800 700 500 350

70 62.5 57.1 40 14.3

i quali mostrano che allenergia pu essere associata una qualit, oltre che una quantit. Infatti, pi alta la temperatura pi lenergia termica pu essere convertita in lavoro. Perci, pi alta la temperatura pi elevata la qualit dellenergia.

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35

TERMODINAMICA

DISEGUAGLIANZA DI CLAUSIUS E ENTROPIA


Sempre Clausius stabil la seguente disuguaglianza
Qe --------0

(62)

Qe Lintegrale ciclico di -------- sempre minore o uguale a zero. Il segno di uguaglianza T si ha per cicli totalmente reversibili e la disuguaglianza per cicli irreversibili. Si dimostra che negando questa disuguaglianza, cio che lintegrale ciclico sia maggiore di zero, viene violato il postulato di Kelvin e quindi il secondo principio. Qe - rappreClausius scopr che per un processo internamente reversibile la quantit -------T senta una propriet del sistema, nel senso che non dipende dal tipo di trasformazione ma solo dallo stato del sistema. Questa propriet si chiama entropia Qe dS = --------- T int re v kJ ---K
(63)

La variazione di entropia di un sistema durante una trasformazione si pu determinare integrando


2

S = S 2 S1 =

T int 1

e --------

rev

kJ ---K

Per calcolare lintegrale necessario conoscere Q e in funzione di T lungo la trasformazione. Questa relazione spesso non disponibile e lintegrale si pu calcolare solo in pochi casi. Qe Lintegrale di -------- fornisce lentropia solo se la trasformazione internamente reverT sibile.
T

Qe -------- in una trasformazione irreversibile non una propriet. Perci per tra-

sformazioni irreversibili la variazione di entropia si pu calcolare ricorrendo a qualche conveniente trasformazione immaginaria internamente reversibile. Se la trasformazione internamente reversibile isoterma
2

S = S 2 S1 =

e -------- T 0

int rev

2 Qe 1 = ---- ( Q e )int rev = ----T0 1 T0

dove T0 la temperatura assoluta costante del sistema e Q e la quantit di calore scambiata. Da notare che la variazione di entropia di un sistema durante un processo internamente reversibile pu essere positiva o negativa in ragione della direzione della trasmissione del calore.

IL PRINCIPIO DELLINCREMENTO DI ENTROPIA


T

Consideriamo un ciclo fatto di 2 processi: 1-2 qualsiasi e 2-1 internamente reversibile. Dalla disuguaglianza di Clausius 2
1 Qe Q e -------- + ------- T T 2 1 2

i nt rev

int rev

ma il secondo integrale la variazione di entropia S 1 S 2

Qe -------- + ( S 1 S2 ) 0 T 1
2

da cui segue

36

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

2 Qe S = ( S 2 S 1 ) --------T 1

(64)

questa equazione pu essere vista come la formulazione matematica del II principio. In forma differenziale
Qe dS -------T

dove luguaglianza vale per processi internamente reversibili e la disuguaglianza per processi irreversibili. La variazione di entropia di un sistema chiuso in una trasformazione irreversibile Qe - . Nel caso limite di trasformazione reversibile le 2 maggiore dellintegrale di -------T quantit si uguagliano. Da sottolineare che T la temperatura assoluta al confine dove il differenziale calore
Q e viene trasmesso tra il sistema e lesterno (surroundings).

La quantit S = S 2 S 1 rappresenta la variazione di entropia del sistema. Per un


2

processo reversibile uguale a con il calore.

T int, re v 1

e --------

che rappresenta lentropia trasferita

ANALOGIE CON IL PRIMO PRINCIPIO. Q E = Qe Le

S =
variazione entropia

e -------- T int rev

entropia trasmessa

variazione energia qualsiasi processo

energia trasmessa

solo processi reversibili lentropia viene trasmessa solo con il calore il calore scambiato sempre accompagnato da un trasferimento di entropia al lavoro scambiato non associato un trasferimento di entropia

lenergia si pu trasmettere sotto forma di lavoro e calore

Il segno di disuguaglianza sta a ricordare che la variazione di entropia di un sistema chiuso in un processo irreversibile sempre maggiore dellentropia trasmessa. Cio dellentropia viene generata o creata in un processo irreversibile ed solo dovuta alle irreversibilit.

BILANCIO ENTROPICO SISTEMA CHIUSO


Lentropia generata in una trasformazione si chiama generazione di entropia S gen, sist
2 Qe S 2 S 1 = --------- + S gen, sist T 1

in cui S gen, sist una quantit positiva


S gen, sist = S

Qe --------0 T 1
2

Qe In un sistema isolato (sistema chiuso adiabatico) essendo -------- = 0 si avr T

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

37

TERMODINAMICA

S gen, sist = S i sol 0

Lentropia di un sistema isolato durante una trasformazione aumenta sempre o, al limite, rimane costante (processo reversibile). Le relazioni viste possono essere scritte facendo riferimento a sistemi chiusi e aperti. Per esempio, per un sistema aperto il bilancio entropico espresso dalla Qe dS s m s ( S gen ) = ----- + m --------0 e e i i d T
(65)

Rimandando a corsi successivi tale studio, che prelude allanalisi di secondo principio o exergetica dei sistemi, concludiamo questa parte sul secondo principio con delle relazioni, note come equazioni di Gibbs, molto utili per introdurre i diagrammi entropici, quali il diagramma di Gibbs e quello di Mollier, di frequente uso nello studio dei sistemi termodinamici.

EQUAZIONI DI GIBBS
Per determinare la variazione di entropia di un sistema occorre risolvere lintegrale
2

S = S 2 S1 =

T int 1

e --------

rev

Se la trasformazione anche isoterma lintegrazione semplice, ma se la temperatura varia occorre avere una relazione tra Q e e T per calcolare lintegrale. Per questo fine consideriamo lequazione in forma differenziale della conservazione dellenergia applicata ad una trasformazione di quasi equilibrio internamente reversibile
Q e, int
rev

+ Le, i nt

rev

= dU

ma Q e, int

rev

= TdS e L e, i nt rev = pdV e quindi

TdS = dU + pdV

oppure
Tds = du + pdv
(66)

per una unit di massa. Questa la prima equazione di Gibbs. La seconda equazione si ottiene eliminando du utilizzando la definizione di entalpia
Tds = dh vdp
(67)

Queste equazioni sono molto importanti perch legano la variazione di entropia di un sistema alla variazione di altre propriet del sistema. A differenza della (63), che vale solo per un processo internamente reversibile, le equazioni di Gibbs sono relazioni fra propriet e perci sono indipendenti dal tipo di trasformazione. Quindi, sebbene la variazione di entropia sia stata valutata lungo una trasformazione reversibile, i risultati ottenuti sono validi sia per processi reversibili che irreversibili poich lentropia una propriet e la variazione di una propriet tra due stati indipendente dal tipo di trasformazione che il processo subisce. Le equazioni di Gibbs sono relazioni tra propriet dellunit di massa di un sistema comprimibile che subisce un cambiamento di stato ed esse sono applicabili sia che il sistema sia chiuso sia che il sistema sia aperto. Ricordando le equazioni (15) e (18) q e + l w = du + pdv = dh vdp si ha
Tds = q e + l w
(68)

che mostra come la variazione di entropia di un sistema dipenda dal calore scambiato con lesterno e dal calore conseguente a fenomeni irreversibili interni al sistema

38

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

VARIAZIONI DI ENTROPIA DEI GAS IDEALI


Utilizzando le equazioni di Gibbs si possono esprimere le variazioni di entropia quando il sistema un gas ideale. Utilizzando la prima equazione di Gibbs si ha:
dT dv ds = cv ----- + R ----v T

e integrando tra stati estremi


2

s2 s1 =

v2 dT c v ----- + R ln ---. T v1 1

(69)

Utilizzando la seconda equazione si perviene al risultato


2

s2 s1 =

p2 dT c p ----- R ln ---T p1 1

(70)

nel caso in cui si possano ritenere costanti c v e c p e pari a opportuni valori medi il calcolo degli integrali immediato.

DIAGRAMMI TERMODINAMICI II
DIAGRAMMA DI GIBBS. Temperatura - entropia

Si presta bene a rappresentare le quantit di calore in quanto q = T ds . Una caratteristica del diagramma entropico che la sottotangente in un punto alla curva della trasformazione rappresenta la capacit termica massica, infatti
T T Tds q c = -------- = ------ = -------- = ----dT tg dT dT ----ds
(71)

La trasformazione isoterma rappresentata da una retta parallela allasse delle entropie e una adiabatica isentropica da una retta parallela allasse delle temperature. Lisocora e lisobara del gas perfetto sono invece rappresentate da curve logaritmiche la cui pendenza pertanto aumenta al crescere della temperatura
v = cos t q du pdv dT ds = ----- = ----- + -------- = c v ----T T T T q dh vdp dT ds = ----- = ----- -------- = c p ----T T T T T2 s = c v ln ---T1 T2 s = c p ln ---T1
T s v T s p

T = --cv T = ---cp

p = cos t

A parit di temperatura le isocore mostrano pendenza maggiore delle isobare, dovendo essere la sottotangente delle prime c v inferiore a quella delle seconde c p Giacch per i gas, anche se reali, ma lungi dallisoterma critica, i calori specifici c p e
c v sono pressoch indipendenti dalla pressione, lintera famiglia delle isobare - cos

c s

come quella delle isocore - incontra una stessa isoterma con una pendenza uguale per T tutti gli elementi della famiglia. Ne consegue che tutte le curve isobare sono tra loro congruenti (vale a dire sovrapponibili per semplice traslazione) e cos pure tutte le curve isocore. In alcuni casi, sul diagramma T, s , si pu rappresentare anche il lavoro scambiato lungo una trasformazione. Consideriamo una compressione adiabatica reversibile, e trascuriamo, per semplicit, la variazione di energia cinetica. Il 1 principio ci informa che il lavoro allora pari alla variazione di entalpia
q e + l i = h

p2

2
p1

1
2

che essendo una funzione di stato dipende solo dagli estremi della trasformazione e non dal percorso. Infatti, abbiamo visto che comodo esprimere h come

li =

T ds
1

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

39

TERMODINAMICA

h2 h 1 = c p ( T 2 T 1 )

cio, come la quantit di calore che occorre fornire allunit di massa, in una trasformazione a pressione costante, per aumentare la sua temperatura da T 1 = T 1 a T 2 . Nulla vieta di supporre inoltre che la trasformazione sia anche reversibile, per la
2

quale q = T ds che rappresenta larea cercata. Infatti, riassumendo, larea sot1

tesa dal tratto di isobara compreso tra le temperature T 1 e T2 , rappresenta la quantit di calore che occorre fornire a p = cos t per aumentare la temperatura dellunit di massa da T1 a T 2 . Questa stessa quantit di calore equivalente allincremento di entalpia tra T 1 e T 2 , e, per il 1 principio della termodinamica al lavoro di compressione. Si procede in maniera del tutto analoga nel caso di compressione adiabatica non reversibile.
IL DIAGRAMMA h, s. Un altro diagramma comunemente utilizzato il diagramma entalpia-entropia, che molto utile nellanalisi di sistemi in moto stazionario come turbine, compressori, ugelli, ecc. Le coordinate di un diagramma h, s rappresentano due propriet di grande interesse: lentalpia, che una propriet primaria nellanalisi secondo il 1 principio di sistemi in moto stazionario e lentropia che la propriet che tiene conto delle irreversibilit nei processi adiabatici. Nellanalizzare il flusso stazionario di vapore attraverso una turbina adiabatica, per esempio, la distanza verticale tra gli stati di ingresso e di uscita ( h ) una misura del lavoro

v = cos t

della turbina e la distanza orizzontale ( s ) una misura delle irreversibilit associate al processo. Il diagramma h, s viene anche chiamato diagramma di Mollier dallo scienziato tedesco (triestino?) R. Mollier. Il diagramma di Mollier per lacqua si presenta come nella figura a lato. Le curve limiti individuano la zona del vapore saturo. La curva limite inferiore (c.l.i.) separa la regione del liquido da quella del vapor saturo; la curva limite superiore (c.l.s.) separa la regione del vapore saturo da quella del vapore surrip = cos t scaldato. Le due curve confluiscono nel punto critico a p c = 221.3 bar e T = cos t T = 647.4 K . Nella regione del vapore saturo sono tracciate linee a titolo x
c

c.l.s. c.l.i.
p = cos t T = cos t x = cos t

costante
m vap x = -------------------------m vap + m liq
(72)

Le isobare nel piano h, s hanno una pendenza che pari alla temperatura. Infatti
h Tds = dh vdp per cui ----- = T s p
(73)

Nella regione del vapor saturo le isobare sono quindi rette (in quanto anche isoterme) con pendenza tanto pi elevata quanto maggiore la temperatura (e quindi anche la pressione). Nella regione del vapore surriscaldato, invece, esse piegano verso le entalpie crescenti, perch allaumentare dellentalpia (vale a dire con cessione di calore dallesterno) il fluido aumenta la sua temperatura a pressione costante. In corrispondenza della curva limite inferiore le rette isoterme-isobare del vapore saturo si raccordano dolcemente alle isobare della regione del liquido. A causa della scarsa comprimibilit del liquido, questultime si confondono praticamente con la curva limite inferiore, fino a che la pressione non assume valori elevati. Tranne che in prossimit del punto critico, dunque, la famiglia delle isobare, nella regione del vapor saturo, inviluppa con ottima approssimazione la c.l.i. Altra caratteristica del piano di Mollier che il punto critico non si trova nel punto di ordinata massima della curva limite, come avviene evidentemente nei piani p, v e T, s , ma notevolmente pi in basso. Ci appare logico se si pensa che lisobara e lisoterma critiche devono ammettere tangente comune (il punto critico appartiene

40

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

anche alla regione del vapor saturo) e che tale tangente, che ha la massima pendenza e pari alla temperatura critica, deve essere tale per entrambe le curve limiti.
IL DIAGRAMMA p-h PER I FLUIDI REFRIGERANTI. Per la rappresentazione delle trasformazioni termodinamiche dei fluidi refrigeranti si soliti utilizzare il diagramma di stato pressione-entalpia specifica (p-h). Nella figura che segue ne riportato un esempio qualitativo per una data sostanza.
p (log) T = cost C
saturo

LIQ.
saturo x=c ost

vapore

s=

co

st

VAP.

LIQ.+VAP. v = cost

liquido

La zona delle miscele bifasiche delimitata dalle curva limite: il vertice di tale regione il punto critico C. La lunghezza del tratto di isobara nella regione bifasica rappresenta il calore di evaporazione corrispondente a quella pressione di saturazione. La lunghezza di questi segmenti decresce allaumentare della pressione. Le isoterme hanno andamento praticamente verticale nella zona del liquido, in quanto la dipendenza dellentalpia di un liquido dalla pressione trascurabile. Nella regione bifasica le isoterme sono ovviamente orizzontali (dovendo essere anche isobare), mentre nella zona del vapore surriscaldato assumono pendenza negativa e tendono a diventare verticali nel campo delle basse pressioni in quanto lentalpia di un aeriforme funzione solo della temperatura. Le isentropiche, le isocore e le isotitolo sono anchesse rappresentate. N.B. Pu succedere che i diagrammi p-h che si utilizzano nella pratica non riportino landamento delle isoterme nella zona del liquido (che, come si detto, pressoch verticale): in questo caso come determinare lentalpia di un generico punto A in condizioni di liquido sotto raffreddato (non saturo) di cui si conoscano pressione e temperatura? La posizione del punto A non determinabile con esattezza, ma la sua
p (log) T = cost

pA

A (?) B

hA hB

entalpia pu essere approssimata con quella del punto B che si trova sulla curva limite inferiore alla stessa temperatura.

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

41

TERMODINAMICA

POLITECNICO DI TORINO - DIPARTIMENTO DI ENERGETICA ESERCITAZIONE N. 1 DI SISTEMI ENERGETICI


1.

Sia un manometro a molla (tubo di Bourdon) che un manometro a U sono collegati ad un recipiente per misurare la pressione del gas allinterno. Se la lettura del manometro a molla 80 kPa , determinare la distanza tra i due livelli del liquido del manometro ad U se il fluido (a) mercurio ( = 13600 kg m 3 ) o (b) acqua = 1000 kg m 3 . [ ( a ) 0.6 m, ( b ) 8.155 m ] Un manometro ad U contenente olio ( = 850 kg m 3 ) attaccato a un recipiente contenente aria. Se la differenza di livello dellolio tra le due colonne 45 cm e la pressione atmosferica 98 kPa determinare la pressione assoluta dellaria nel recipiente. [101.75 kPa] La met inferiore di un contenitore cilindrico alto 10 m contiene acqua ( = 1000 kg m 3 ) mentre la met superiore olio ( = 850 kg m 3 ). Determinare la differenza di pressione tra il fondo e la sommit del cilindro. [90.7 kPa] Una pentola a pressione cuoce pi velocemente di una pentola normale perch mantiene allinterno una pressione e una temperatura pi elevate. Il coperchio della pentola ben sigillato e il vapore pu fuoriuscire solo attraverso unapertura praticata sul coperchio. Un pezzo separato, di una certa massa, la valvola, siede su questa apertura e impedisce al vapore di sfuggire fino a quando la forza della pressione supera il peso della valvola. La fuoriuscita di vapore previene in tal modo aumenti di pressione potenzialmente pericolosi e mantiene la pressione allinterno della pentola a un valore costante. Determinare la massa della valvola di una pentola a pressione la cui pressione di funzionamento relativa 100 kPa ed ha una sezione di apertura sul coperchio di 4 mm 2 . Assumere una pressione atmosferica di 101 kPa . [ 40.77 g ] Un tubo trasparente verticale e aperto allambiente collegato a un condotto in cui fluisce acqua. Se la pressione dellacqua di 115 kPa e la pressione atmosferica di 92 kPa determinare laltezza a cui si porter la colonna dacqua nel tubo trasparente. Assumere g = 9.8 m s 2 e = 1000 kg m 3 . [ 2.347 m ]

2.

3.

4.

5.

6.

La pressione in un pneumatico automobilistico dipende dalla temperatura dellaria contenuta nel pneumatico. Quando la temperatura dellaria 25 C la pressione relativa allambiente 210 kPa . Se il volume del pneumatico 0.025 m 3 determinare laumento di pressione quando la temperatura dellaria nel pneumatico sale a 50 C . Determinare anche la quantit di aria che deve essere spillata per ripristinare la pressione al suo valore originale a questa temperatura. Assumere che la pressione ambiente sia 100 kPa . [ 26 kPa, 7 g ]

7.

Laria in un pneumatico di automobile con un volume di 0.015 m 3 e a 30 C e 150 kPa di pressione relativa. Determinare la quantit di aria da introdurre per aumentare al valore raccomandato di 200 kPa relativi. Assumere che la pressione atmosferica sia 98 kPa e che la temperatura e il volume rimangano costanti. [0.0086 kg]

8.

La pressione relativa in recipiente di 1.2 m 3 contenente ossigeno di 500 kPa . Determinare la quantit di ossigeno nel recipiente se la temperatura di 24 C e la pressione atmosferica 97 kPa . [ 9.25 kg ]

9.

Un recipiente di 1 m 3 contenente aria a 25 C e 500 kPa collegato attraverso una valvola a un altro recipiente contenente 5 kg di aria a 35 C e 200 kPa . Aperta la valvola si attende che lintero sistema raggiunga lequilibrio termico con lambiente esterno a 20 C : Determinare il volume del secondo recipiente e la pressione di equilibrio finale dellaria. [284.1 kPa]

42

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

10.

Un contenitore rigido contiene aria a 500 kPa e 150 C . A seguito di uno scambio termico con lesterno la pressione e la temperatura si riducono a 65 C e 400 kPa . Determinare il lavoro scambiato con lesterno assumendo una trasformazione di quasi-equilibrio. [ L e = 0 ]

11.

Un dispositivo stantuffo-cilindro contiene aria inizialmente a 150 kPa e 27 C . In questo stato lo stantuffo poggia su degli arresti, come mostrato in figura, e il volume racchiuso V 1 = 200 l . La massa dello stantuffo tale che una presp sione di 350 kPa richiesta per muoverlo. Laria viene quindi scaldata fino a raddoppiarne il volume V 3 = 2 V 1 . Determinare la temperatura finale, il lavoro fatto dallaria e la quantit di calore introdotto considerando la trasformazione reversibile. Assumere per laria i seguenti valori medi: R = 287 J kgK ,
c p = 1.1 kJ kgK . [ T 3 = 1400.7 K , L e = 70 kJ , Q e = 381.6 kJ ]

1
V1 V3 V

12.

Una stanza di 4x5x7 metri viene riscaldata da un radiatore del sistema di riscaldamento. Il radiatore trasferisce una potenza termica di 10 MJ h , e un ventilatore che assorbe una potenza di 100 W viene utilizzato per distribuire laria calda nella stanza. La potenza termica persa dalla stanza verso lesterno stimata pari a 5 MJ h . Se la temperatura iniziale della stanza di 10 C , e la pressione 100 kPa , determinare quanto tempo occorre per innalzare la temperatura dellaria fino a 20 C . Assumere R = 287 J kgK , c p = 1.005 kJ kgK . [ 831 s ]

13.

Aria a 80 kPa e 10 C entra nel diffusore adiabatico di un motore a reazione con una velocit di 200 m s . La sezione di ingresso del diffusore di 0.4 m 2 . Laria lascia il diffusore con velocit trascurabile. Determinare (a) la portata in = 78.8 kg s , T = 303.1 K ] massa dellaria e (b) la temperatura di uscita. [ m 2

14.

Aria a 100 kPa e 280 K viene compressa in condizioni stazionarie a 600 kPa e = 0.02 kg s e il calore ceduto 400 K . La portata in massa dellaria m allesterno ammonta a q e = 16 kJ kg . Assumendo trascurabili le variazioni di energia potenziale e cinetica, calcolare la potenza assorbita dal compressore. [ P i = 2.732 kW ]

15.

16.

Una portata di 40 kg/min di acqua a 40 C (densit 992 kg/m3) viene compressa adiabaticamente e reversibilmente da 7 bar a 70 bar in un processo stazionario. Calcolare la potenza assorbita dalla pompa assumendo che lacqua sia allincirca incompressibile, trascurando le variazioni di energia cinetica e potenziale. {P = 4.234 kW} Un compressore aspira aria a 1 atm e 20 C e la invia, a 3.5 atm e 7 m/s, in un condotto di 1 cm di diametro. Assumendo la compressione reversibile e adiabatica, calcolare la potenza assorbita dal compressore. [Velocit in ingresso al compressore trascurabile. Massa molecolare dellaria = 28.97] {P = 205.3 W} Elio viene espanso adiabaticamente e reversibilmente in una turbina da 400 kPa e 260 C a 100 kPa. La velocit in ingresso alla turbina trascurabile e la velocit di uscita 200 m/s. Calcolare il lavoro massico fornito.[ c p = 5.234 kJ kgK
= 1.667 ] { l i = 1.163 MJ kg }

17.

18.

Aria [ R = 287 J kgK = 1.4 ] viene espansa adiabaticamente e reversibilmente in un condotto convergente da 1.5 MPa e 150 C a 0.75 MPa. La velocit di ingresso molto piccola, e il processo avviene in condizioni stazionarie. Calcolare la velocit di uscita dal condotto. {c = 390.8 m/s}.

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

43

TERMODINAMICA

19.

Una turbina espande elio [ c p = 5.234 kJ kgK = 1.667 ] adiabaticamente da 400 kPa e 260 C a 100 kPa e 60 C. La velocit di ingresso alla turbina trascurabile, quella di uscita 200 m/s. Calcolare il lavoro delle resistenze passive l w .{ l w = 187.24 kJ kg }. Una turbina espande aria [ R = 287 J kgK = 1.4 ] dalle condizioni 10 bar, 150 C e 30 m/s alle condizioni 3 bar e 2 C. Il diametro del condotto in cui sono state effettuate le misure di 0.15 m, tanto per lingresso che per luscita. Ammettendo il flusso stazionario attraverso la macchina calcolare (I) la quantit di calore scambiata con lesterno, sapendo che la potenza sviluppata di 500 kW. Valutare inoltre (II) lentit delle resistenze passive. { q e = 32.58 kJ kg
l w = 2.6 kJ kg }

20.

21.

Aria [ R = 287 J kgK = 1.4 ] viene compressa da 100 kPa e 22 C a 1 MPa in un compressore refrigerato (calore sottratto pari a 16 kJ kg ). La portata in volume allingresso del compressore 150 m 3 min e la potenza interna 500 kW . Determinare (a) la portata in massa dellaria e (b) la temperatura alluscita del compressore. [(a) 2.95 kg s (b) 174 C ]

22.

In un riscaldatore daria [ R = 287 J kgK = 1.4 ], ammettendo il flusso stazionario, le condizioni dingresso sono 5 bar e 210 C con velocit di 50 m/s. Supponendo politropica la trasformazione, note le condizioni di uscita pari a 4.5 bar, 850 C e velocit di 120 m/s, trovare il calore massico fornito al fluido, lentit delle resistenze passive { q e = 648.8 kJ kg l w = 17 kJ kg } Una pompa solleva acqua da un pozzo fino ad un serbatoio aperto posto 20 m sopra il pelo libero dellacqua del pozzo. Il condotto in cui inserita la pompa ha diametro di 10 cm e lacqua vi presenta la velocit di 2 m/s. Ammettendo che le resistenze passive complessive circuito/pompa ammontino a 4 m in colonna dacqua, calcolare la potenza del motore che aziona la pompa (rendimento meccanico m = 0.97 ). { P a = 3.8 kW } 10 kg/s di vapor dacqua entrano in una turbina a 40 bar e 400 C con una velocit di 250 m/s. Il vapore lascia la turbina a 2 bar e 150 C con una velocit di 30 m/s. La trasformazione si pu assumere adiabatica. Calcolare la potenza della turbina nellipotesi che il flusso sia stazionario. {P = 4.78 MW} In un impianto motore a vapore il fluido di lavoro riceve una potenza di 280 GJ h nel generatore di vapore. Le perdite di calore dal vapore allambiente esterno ammontano a 8 GJ h . Se la potenza termica trasmessa nel condensatore allacqua di raffreddamento ammonta a 145 GJ h determinare (a) la potenza netta fornita dallimpianto e (b) il rendimento termico dellimpianto. [(a) 35.5 MW , (b) 45.4 %]

23.

24.

25.

26.

Un impianto motore a vapore fornisce una potenza di 150 MW consumando 60 t h di carbone che ha un potere calorifico di H i = 30 MJ kg (il potere calorifico indica la quantit di energia termica liberata dalla combustione dellunit di massa del combustibile). Determinare il rendimento termico di questo impianto. [ 30 %].

27.

Il motore di unautomobile consuma 20 l h di combustibile e sviluppa una potenza di 60 kW . Se il combustibile ha un potere calorifico di
H i = 44 MJ kg e una densit di 800 kg m 3 , determinare il rendimento del

motore. [ 30.7 %]
28.

Un condizionatore daria rimuove da una abitazione calore che nellunit di tempo ammonta a 750 kJ min mentre assorbe una potenza di 6 kW . Determinare (a) il COP del condizionatore e (b) il calore scaricato nellunit di tempo allambiente esterno. [(a) 2.08 , (b) 1110 kJ min ].

44

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

29.

Un frigorifero domestico, che assorbe una potenza di 450 W e ha un COP di 2.5 , deve raffreddare 5 angurie, di 10 kg ciascuno, fino a 8 C . Se le angurie sono inizialmente a 20 C determinare quanto tempo impiegher il frigorifero a raffreddarli. Le angurie, per il loro elevato contenuto dacqua, possono essere assimilate allacqua il cui calore specifico c p = 4.2 kJ kgK . [ 2240 s la risposta

30.

realistica o ottimistica?] Una abitazione viene scaldata per mezzo di radiatori elettrici consumando 1200 kWh di energia elettrica in un mese invernale. Se labitazione venisse riscaldata da una pompa di calore con un COP medio di 2.4 calcolare il risparmio conseguibile sulla bolletta. Assumere un costo di 10 c/kWh. [ 70 euro mese ] Una macchina termica di Carnot ha un rendimento del 55%. Il calore nellunit di tempo ceduta a lago a 15 C di 800 kJ min . Determinare (a) la potenza fornita dalla macchina e (b) la temperatura della sorgente ad alta temperatura. [(a) 16.3 kW , (b) 640 K ] Un inventore pretende di aver scoperto una macchina termica che riceve 800 kJ di calore da una sorgente a 400 K producendo 250 kJ di lavoro netto e cedendo calore ad una sorgente a 300 K . E una pretesa ragionevole? [No]

31.

32.

33.

Durante unesperimento condotto in una stanza a 25 C , un assistente di laboratorio misura che un frigorifero, che assorbe 2 kW di potenza, ha rimosso 30000 kJ di calore dallo scomparto refrigerato, che viene mantenuto a 30 C . Il tempo di funzionamento del frigorifero durante lesperimento stato di 20 min. Stabilire se queste misure sono ragionevoli. [No]

34.

Le prestazioni di una pompa di calore si degradano (cio il suo COP diminuisce) al diminuire della temperatura della sorgente di calore esterna. Ci rende luso della pompa di calore nei climi molto rigidi non favorevole. Si consideri una casa che viene riscaldata e mantenuta a 20 C da una pompa di calore durante linverno. Qual il massimo COP della pompa di calore se il calore viene estratto dallaria esterna a (a) 10 C , (b) 5 C e (c) 30 C ? [ a ) 29.3, b ) 11.7, c ) 5.8 ] Due macchine termiche di Carnot operano in serie. La prima riceve calore da una sorgente a 1200 K e cede calore a unaltra sorgente alla temperatura T . La seconda riceve il calore scaricato dalla prima, ne converte una parte in lavoro, e cede il rimanente a una sorgente a 300 K . Se il rendimento termodinamico delle due macchine lo stesso determinare la temperatura T . [ 600 K ] Un cilindro, chiuso da uno stantuffo senza attrito, contiene acqua in equilibrio con il suo vapore a 100 C . Durante una trasformazione a pressione costante 600 kJ di calore vengono trasmessi allaria esterna che a 25 C . Come conseguenza parte del vapor dacqua condensa. Determinare (a) la variazione di entropia dellacqua, (b) la variazione di entropia dellaria e (c) se la trasformazione reversibile, irreversibile o impossibile.

35.

36.

600 kJ

100 C

T surr = 25 C
kJ K

[ a ) S acqua = 1.608 ----, b ) S aria = +2.012 ----- , c ) Irreversibile ]

kJ K

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

45

TERMODINAMICA

37.

Un compressore da 8 kW comprime aria da p 1 a p 2 . Durante la trasformazione la temperatura dellaria si mantiene costante a 40 C per effetto dello scambio termico con lambiente circostante a 10 C . Determinare la variazione di entropia nellunit di tempo (a) dellaria e (b) dellambiente circostante. Rispetta questa trasformazione il secondo principio?
[a ) S -, b ) S surr = +28.254 ----, c ) S ] aria = 25.547 ---W K W K

38.

Un compressore comprime aria da 100 kPa e 17 C a 700 kPa . Determinare il minimo lavoro richiesto dal compressore nel caso che la trasformazione sia (a) adiabatica (b) isoterma. [ a ) l i
mi n

kJ kJ mi n = 216.74 -----, b ) l i = 162.04 -----] kg kg

39.

Aria entra in un compressore bistadio (due compressori in serie) a 100 kPa e 27 C e viene compressa a 900 kPa . Il rapporto delle pressioni uguale nei due stadi. Alluscita del primo stadio laria viene raffreddata nuovamente a 27 C prima di rientrare nel secondo stadio. Assumendo che le trasformazioni di compressione sono adiabatiche e reversibili determinare la potenza interna se la portata in massa 0.02 kg s . Determinare la potenza nel caso che la stessa compressione venga effettuata utilizzando un solo stadio. [ 4.44 kW , 5.26 kW ]

40.

Un impianto motore a vapore opera tra i due livelli di pressione di 1 MPa e 20 kPa . Il fluido di lavoro entra nella pompa come liquido saturo ed esce dalla turbina come vapore saturo. Determinare il rapporto tra il lavoro fornito dalla turbina e il lavoro richiesto dalla pompa. Assumere che il ciclo sia interamente reversibile e che pompa e turbina possano essere considerate adiabatiche.
t [ --- = 983.2 ]

lp

41.

Una portata di 15 kg s di vapore a 7 MPa e 500 C entra in una turbina bistadio (due turbine in serie) adiabatica. Dieci percento del vapore viene estratto alluscita del primo stadio a una pressione di 1 MPa per altri usi. La parte rimanente viene ulteriormente espansa nel secondo stadio e lascia la turbina a 50 kPa . Determinare la potenza interna della turbina assumendo trasformazioni reversibili. [ 14.9 MW ] Un compressore daria adiabatico collegato meccanicamente, attraverso un albero, ad una turbina a vapore adiabatica che fornisce potenza anche ad un generatore elettrico. Una portata di 25 kg s di vapore a 12.5 MPa e 500 C entra in turbina ed esce alle condizioni 10 kPa e x = 0.92 . Una portata di 10 kg s di aria a 98 kPa e 22 C entra nel compressore e esce a 1 MPa e 377 C . Determinare la potenza interna netta fornita dalla turbina al generatore e la generazione di entropia nellunit di tempo allinterno della turbina e del compressore durante queste trasformazioni stazionarie. [ Pi
net ta

42.

W C kW T = 20309 kW, S gen = 26250 ----, S = 1.27 -------] K gen K

43.

Fluido refrigerante R12 viene espanso adiabaticamente attraverso una valvola dallo stato di liquido saturo a 800 kPa fino alla pressione di 140 kPa . Trascurando la variazione di energia gravitazionale e cinetica determinare la diminuzione di temperatura subita dal fluido. [ T = 55 K ] Fluido refrigerante R12 deve essere raffreddato mediante acqua in un condensatore. Il refrigerante entra nel condensatore con una portata di 6 kg min a 1 MPa e 70 C ed esce a 35 C . Lacqua di raffreddamento entra a 300 kPa e 15 C ed
o o o

44.

46

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

esce a 25 C . Trascurando le cadute di pressione, determinare (a) la portata in massa dellacqua di raffreddamento e (b) la potenza termica trasmessa dallR12
allacqua di raffreddamento. [ m H 2 O = 0.377 kg s , Q = 15.8 kW ]
45.

Refrigerante R12 a 1 MPa e 80 C viene raffreddato con aria a 1 MPa e 30 C in un condensatore. Laria entra a 100 kPa e 27 C con una portata in volume di
800 m min ed esce a 95 kPa e 60 C . Determinare la portata in massa del refri gerante. [ m R 12 = 3.06 kg s ]
3 o o

46.

Refrigerante R12 a 140 kPa e 20 C viene compresso fino alle condizioni di


700 kPa e 60 C in un compressore adiabatico che assorbe una potenza di 0.5 kW . Trascurando la variazione di energia gravitazionale e cinetica determio

nare (a) il rendimento isentropico del compressore (b) la portata in volume del
= 0.072 m 3 min ] refrigerante allingresso del compressore. [ is = 0.65 , V 1

Sito consigliato http://thermal.sdsu.edu/testcenter/testhome/index.html

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47

TERMODINAMICA

48

CAPITOLO 2

RICHIAMI DI TERMOCHIMICA

ARIA TEORICA DI COMBUSTIONE


Una reazione di combustione risulta completa se il combustibile ha ossigeno sufficiente per ossidarsi completamente. Si ha combustione completa quando tutto il carbonio presente nel combustibile si trasforma in CO 2 e lidrogeno in H 2 O . Se il comburente aria sar necessaria una determinata quantit minima di aria per ossidare, con lossigeno in essa presente, completamente il combustibile. Laria costituita da circa il 21% in volume di O 2 e dal 79% di N 2 , per cui per ogni mole di ossigeno saranno presenti 3.76 moli di azoto. Lazoto, per, se la temperatura non molto elevata, si comporta come un gas inerte e non partecipa, quindi, alla reazione. Per esempio per la reazione di combustione del metano con aria:
CH 4 + O 2 + 3.76 N 2 CO 2 + H 2 O + 3.76 N 2

bilanciando la reazione si ottiene:


CH 4 + 2 ( O 2 + 3.76 N 2 ) CO 2 + 2 H 2 O + 2 3.76 N 2

Si stabilisce quindi quanta aria necessaria affinch vi sia la combustione completa del metano.
( nM ) O2 + ( nM ) N2 ma 2 32 + 2 3.76 28 ----- = ----------------------------------------- = --------------------------------------------------- = 17.16 mb ( nM ) CH4 1 16 m a : massa di aria m b : massa di combustibile n : numero di moli M : massa molecolare Per ogni unit di massa di metano sono necessarie almeno 17 unit di massa di aria affinch si realizzi una combustione completa. La quantit daria in relazione al combustibile che prende parte alla reazione chiamata rapporto aria-combustibile o dosatura: ma = ----mb

La dosatura stechiometrica se la quantit daria utilizzata esattamente pari a quella minima richiesta per avere la combustione completa st ; se laria in eccesso si parla di dosature povere (di combustibile) mentre se essa in difetto le dosature risultano ricche. E importante osservare come ogni combustibile abbia un suo valore di st ; per esempio lisottano C 8 H 18 e molte benzine commerciali hanno st 15 . Si definisce eccesso daria la massa daria utilizzata in pi rispetto a quella stechiometrica, in termini relativi:

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49

RICHIAMI DI TERMOCHIMICA

m a ( m a )st ma e = --------------------------- = -------------- 1 = ------1 st ( m a ) st ( m a ) st

PRIMO PRINCIPIO PER I SISTEMI REAGENTI


Con riferimento ad un sistema aperto reagente in condizioni stazionarie il primo principio [cfr. equazione (36)]
Q e L i (h + e + e + e ) m (h + e + e + e ) -------- + ------ = e m e g c ch e i i g c ch i d d
(74)

in cui le condizioni e rappresentano quelle dei prodotti della reazione e le condizioni i quelle dei reagenti. Normalmente lenergia cinetica e lenergia gravitazionale vengono trascurate
Q e L i (h + e ) m (h + e ) -------- + ------ = p m p ch p r r ch r d d
(75)

Durante la reazione la composizione del sistema varia in quanto alcune sostanze, i reagenti, si combinano fra di loro per dar luogo ai prodotti della reazione. Lenergia associata ad ogni sostanza la somma dellenergia chimica ( e ch ) e dellenergia legata al livello termico h (energia sensibile). E necessario, al fine di calcolare correttamente le sommatorie espresse nella (75), che lenergia di ogni sostanza venga riferita ad uno stato di riferimento comune. Convenzionalmente si scelto lo stato di riferimento standard di 25 C e 1 atm . Lenergia chimica di una sostanza nelle condizioni di riferimento standard viene chiamata entalpia di formazione h f perch corrisponde allenergia liberata (o assorbita) nella reazione di formazione della sostanza a partire dagli elementi fondamentali stabili (come O 2 , N 2 , H 2 e C ) a cui stato attribuito convenzionalmente un livello energetico nullo. Lenergia sensibile rispetto alle condizioni di riferimento standard viene espressa da
( h h 0)
0

Il primo principio per i sistemi aperti reagenti si scrive pertanto ( h0 + ( h h 0)) m ( h0 + ( h h0 ) ) Q e + Pi = p m p f p r r f r


(76)

Nel volume di controllo in condizioni stazionarie avremo in ingresso i reagenti (per es. CH 4 , O 2 , N 2 ) che daranno luogo, a reazione avvenuta, ai prodotti (per es. CO 2 ,
H 2 O , N 2 ). Le sommatorie vanno estese ai singoli componenti dei reagenti e dei pro-

dotti. In luogo della (76) pu, talvolta, essere conveniente utilizzare lequazione similare seguente ottenuta facendo intervenire grandezze molari (cio riferite allunit di mole) piuttosto che massiche. Infatti, poich si pu scrivere = n M m la portata molare [ kmole s ] e M la massa molecolare, e in cui n
h h = ---M

con h entalpia molare [ kJ kmole ] si ha Qe + Pi =


0 0 ( h0 0 n p f + ( h h ) )p nr ( hf + ( h h ) ) r

50

ENERGIA MASSIMA DI UNA REAZIONE CHIMICA


Per determinare la quantit massima di calore rilasciata dalla reazione a partire dai reagenti alle condizioni standard di riferimento di p 0 = 1 atm e T 0 = 25 C occorre estrarre dal sistema una quantit di calore tale da riportare i prodotti della reazione alle condizioni iniziali dei reagenti (in tal modo i termini ( h h 0 ) risultano nulli)
reagenti

( h0 + ( h h 0 ) ) m f

prodotti

1 2 Qe 1T T0 Tg T

m ri
p 0 T0

p 0 T0

m pj Qe

Tenendo conto che il lavoro scambiato con lesterno nullo Qe = ( h0 ) m ( h0 ) m p f p r f r ( h0 0 n p f )p nr ( hf )r


(77)

Oppure utilizzando grandezze molari Qe =


(78)

Dividendo questa quantit per la portata massica o la portata molare della sostanza che reagisce (combustibile) si ottiene il cosiddetto potere calorifico Qe H = ----m b
kJ ----kg
0 Nr ( h0 f )r Np ( hf )p

(79)

(h0 0 n p f ) p nr ( hf )r H = --------------------------------------------------- = n b

kJ ----------kmol

(80)

in cui N p e N r rappresentano il numero di moli dei prodotti e dei reagenti per ogni mole di combustibile. Il potere calorifico massico pu essere ricavato da quello molare dividendolo per la massa molecolare del combustibile:
H H = -----Mb

kJ ----kg

(81)

Quando il combustibile un idrocarburo tra i prodotti di reazione sempre presente lacqua. Il massimo rilascio di energia si otterr quando tutta lacqua contenuta nei prodotti della combustione allo stato liquido. In tal caso si avr il potere calorifico superiore H s . Viceversa si avr il potere calorifico inferiore H i se lacqua si trova allo stato di vapore. Il caso pi frequente lultimo. Conoscendo quindi la composizione del combustibile, utilizzando lequazione (80), si pu determinare il potere calorifico, sia inferiore che superiore. In alternativa, occorre misurare il potere calorifico del combustibile impiegando un calorimetro. Il calorimetro a volume costante, o bomba calorimetrica, costituito da un recipiente sferico, per via delle alte pressioni che si possono raggiungere, allinterno del quale viene posto il combustibile e il comburente. La bomba viene immersa in acqua a 25 C contenuta in un recipiente adiabatico. Innescata la combustione, mediante mezzi esterni, al raggiungimento dellequilibrio si misura il modesto incremento di temperatura subito dallacqua che proporzionale alla quantit di calore rilasciata dalla quantit nota di combustibile. Il calorimetro a pressione costante, a differenza del precedente, un sistema aperto in cui il combustibile insieme al comburente viene introdotto con continuit. I prodotti

agitatore

accenditore

O2

H2O

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51

RICHIAMI DI TERMOCHIMICA

della reazione vengono raffreddati alla stessa temperatura dei reagenti da un flusso dacqua refrigerante che subisce un lieve incremento di temperatura.

accenditore
H2O 25C

reagenti p0 = 1 atm T0 = 25 C

prodotti p0 = 1 atm T0 = 25 C

H2O

25.1C

TEMPERATURA ADIABATICA DI COMBUSTIONE


La combustione ovvero la reazione esotermica di ossidazione di un combustibile genera una quantit di calore che, se non viene ceduta allesterno, innalza la temperatura del sistema. Studiamo la combustione adiabatica di un sistema reagente a pressione costante, proponendoci di determinare la temperatura a cui si porteranno alla fine della reazione i prodotti della combustione. Tale temperatura si chiama temperatura adiabatica di combustione o anche temperatura teorica di fiamma e si pu determinare applicando il primo principio della termodinamica alla miscela aria combustibile (76) In base per alle assunzioni fatte si ha che Q e = 0 , perch la trasformazione adiabatica, e P i = 0 poich non c scambio di lavoro. ( h0 + ( h h 0 ) ) m ( h0 + ( h h0 ) ) = 0 p m p f p r r f r che pu anche scriversi ( h0 ) + m ( h h0 ) p m ( h0 ) m ( h h0)r = 0 p m p f p p p r r f r r r ovvero ( h0) m ( h0 ) ] = m ( h h 0) m ( h h0 ) [ p m p r p f p r r f r p p r r In base alle (77) e (79) si ottiene H = m ( h h0 )p m ( h h 0 )r m b p p r r Ipotizzando un comportamento da gas ideale tanto per i reagenti che per i prodotti della combustione, con capacit termiche massiche costanti, e supponendo che lacqua contenuta nei prodotti sia allo stato di vapore si ha H = (m +m )c ( T T ) m c (T T ) m c (T T ) m b i a b pg g 0 a pa a 0 b pb b 0 in cui c p g , c p a e c p b sono le capacit termiche massiche a pressione costante dei gas combusti, dellaria e del combustibile, rispettivamente. Dividendo per la portata in massa di combustibile si ottiene
H i = ( 1 + ) c pg ( T g T 0 ) c p a ( T a T 0 ) c pb ( T b T 0 )

che si semplifica nella


H i = ( 1 + ) c pg ( T g T 0 ) c p a ( T a T 0 )
(82)

52

se il combustibile viene introdotto alla temperatura T 0 . Lespressione (82) valida se il combustibile reagisce completamente, la reazione perfettamente adiabatica e non si ha dissociazione dei prodotti della reazione. Per tener conto di tutto ci si introduce un rendimento della combustione b , minore e prossimo a uno
b H i = ( 1 + ) c p g ( T g T 0 ) c pa ( T a T 0 )
(83)

Da questa relazione si pu finalmente calcolare la temperatura di combustione


b H i + c pa ( T a T 0 ) T g = T 0 + ---------------------------------------------------( 1 + ) c pg
(84)

In modo del tutto analogo si procede nel caso in cui la reazione di combustione avviene a volume costante
b H i = ( 1 + ) c vp ( T 2 T 0 ) c v a ( T 1 T 0 )
(85)

FORMULAZIONE GENERALE DEL 1 PRINCIPIO PER SISTEMI APERTI REAGENTI


Il primo principio per i sistemi aperti reagenti secondo lequazione (76) pu essere scritto come: Qe + P i =

( h0 ) + m p f p

( h h0)p m p

( h 0) m r f r

( h h 0 )r m r

Tenendo conto delle equazioni (77) e (79) si arriva a: H = Qe + P i + m b

( h h0 )p m p

( h h0 )r m r

Supponendo che lacqua contenuta nei prodotti sia in fase gassosa - il che accade quasi sempre - si ha: H = Qe + P i + m b i

( h h0)p m p

( h h0 )r m r

Se la combustione non ideale vale: H = Qe + P i + b m b i

( h h 0 )p m p

( h h0)r m r

Pi in generale, se non tutti i flussi di massa che attraversano i confini del sistema sono reagenti o prodotti: H = Qe + P i + b m b i

( h h0)e m e

( h h0)i m i

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

53

RICHIAMI DI TERMOCHIMICA

DIPARTIMENTO DI ENERGETICA - POTECNICO DI TORINO ESERCITAZIONE N. 2 - SISTEMI ENERGETICI


1.

Determinare il potere calorifico inferiore e superiore delle seguenti sostanze: metano, idrogeno, metanolo, carbonio.

Sostanza

Potere calorifico inferiore H i (kJ/kg)

Potere calorifico superiore H s (kJ/kg)

Metano Idrogeno Metanolo (l) Carbonio

50146 120909 19953 32792

55647 142915 22703 32792

2.

Determinare la dosatura stechiometrica e il : potere calorifico del gas combustibile avente la H2 seguente composizione volumetrica percentuale. [ st = 14.256 , H i = 43360 ----- )] ( H s = 48439 ----kJ kg kJ kg

45% 30% 15% 10%

CH 4 C 2 H6 N2

3.

Gas propano a 25 C ( C 3 H 8 Potere calorifico inferiore H i = 46455 kJ/kg) entra in una camera di combustione e brucia con il 50% di eccesso daria ( = 1.5 st ) (composizione dellaria: 21% di O 2 e 79% di N 2 in volume).

Sapendo che anche la temperatura dellaria di 25 C calcolare la temperatura adiabatica teorica della combustione. Valutare inoltre la temperatura raggiunta con un eccesso daria del 300%. { c p a = 1.006 kJ/kgK (aria) c pg = 1.150 kJ/kgK (gas combusti)} [ T g = 1953.7 K , T g' = 935.3 K ]
4.

Determinare la dosatura e leccesso daria in : base allanalisi dei prodotti della combustione CO 2 del metano con la seguente composizione volumetrica percentuale dei gas combusti anidri. CO [ = 18.875 , e = 10 %] O2
N2

10% 0.53% 2.37% 87.1%

54

5.

La macchina termica a vapore dello schema produce 10 MW di potenza utilizzando come sorMJ H i = 45 ------gente di calore ad alta kg temperatura un combustibile che ha un potere calorifico di 45 MJ kg . Le 100 t h di vapore scaricate dalla turbina a

100 t h

10 MW

140 C

f 0.2 MPa

a 140 C e 0.2 MPa liquido saturo attraversano il condensatore uscendo come liquido saturo. Determinare la portata di combustibile,
= 1.61 -----] nellipotesi di poter trascurare la potenza assorbita dalla pompa. [ m b kg s

6.

Un impianto cogenerativo (generazione contemporanea di potenza termica e meccanica/elettrica) fornisce una potenza meccanica P u = 342 kW
b = 1 ) e una portata

( m = 1 ,

= 15.5 m 3 h V h = 4186 J kgK

di acqua che viene scaldata da ). Limpianto riceve la portata e

70 C a 90 C ( = 1784 kg h m a

cpH

2O

di aria alle condizioni ambiente ( p a = 100 kPa

T a = 25 C ) e utilizza gas naturale come combustibile

( H i = 9.5 kWh Nm 3

e massa molecolare M = 17.4 ------------ ). Sapendo che

kg kmol

limpianto scambia con lesterno una potenza termica di 99 kW (che non pu essere utilizzata) e che scarica i gas combusti ( c p = 1.1 kJ kgK ) al camino alla temperatura di 120 C determinare la portata di combustibile consumata. N.B. Nm 3 o Normal-metro cubo riferito alle condizioni
p 0 = 101.325 kPa
= 13 -----] [m b kg h

e T0 = 0 C

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RICHIAMI DI TERMOCHIMICA

PROPRIETA TERMODINAMICHE DELLE SOSTANZE PURE


(p = 1 atm; T = 298 K)
specie chimica formula Ar C C C CO CO2 CH4 C2H2 C2H4 C2H6 C3H6 C3H8 C4H10 C5H12 C8H18 CH3OH CH3OH C2H5OH C2H5OH CH3COOH C6H6 C6H6 C6H12 H2 H2O H2O O2 g c,graphite c,diamond g g g g,methane g,ethyne g,ethene g,ethane g,propene g,propane g,n-butane g,n-pentane g,octane g,methanol l,methanol g,ethanol l,ethanol l,acetic acid g,benzene l,benzene l,cyclohexane g g l g stato fisico hf
o o o

gf

cp

kJ/kmol 0 0 1895 716682 -110525 -393509 -74810 226730 52250 -84680 20200 -104500 -126500 -146500 -208500 -200660 -238660 -235100 -277690 -484510 82900 49000 -156300 0 -241818 -285830 0

kJ/kmol 0 0 2900 671257 -137168 -394359 -50720 209200 68120 -32820 62720 -23400 -17150 -8370 16400 -162000 -166360 -168490 -174780 -389900 129700 124700 26700 0 -228572 -237129 0

kJ/kmol K 154.843 5.740 2.377 158.096 197.674 213.740 186.264 200.940 219.450 229.600 266.900 269.900 310.100 348.900 466.700 239.700 126.800 282.700 160.700 159.800 269.200 172.000 204.400 130.684 188.825 69.910 205.138

kJ/kmol K 20.786 8.527 6.113 20.838 29.420 37.110 35.309 43.930 43.560 52.630 64.000 7.000 97.400 120.200 189.000 43.890 81.600 65.440 111.460 124.300 81.600 132.000 157.700 28.824 33.577 75.291 29.355

Copyright 1995 James A. Plambeck (Jim.Plambeck@ualberta.ca). Updated July 14, 1997

56

CAPITOLO 3

ESPANSIONE COMPRESSIONE

Nei sistemi di conversione dellenergia le trasformazioni di espansione e compressione hanno un ruolo rilevante perch attraverso lespansione e la compressione del fluido di lavoro si riesce a realizzare lo scambio energetico necessario alla produzione e trasformazione dellenergia. In base agli scopi che si vogliono raggiungere nelle trasformazioni energetiche si distinguono i seguenti casi: A. espansione e compressione con scambio di lavoro; B. espansione e compressione senza scambio di lavoro. Affrontiamo quindi lo studio termodinamico delle trasformazioni di espansione e compressione facendo riferimento a un sistema termodinamico aperto in moto stazionario, oltre che unidimensionale, in cui il fluido si comporti come un gas perfetto. Ammetteremo trasformazioni adiabatiche (reversibili o meno) perch ci che si verifica nella quasi totalit dei casi. Infatti, gli scambi termici con lesterno sono estremamente modesti rispetto allammontare delle altre forme di energia. Trattandosi di un gas, riterremo trascurabile la variazione di energia gravitazionale.

A. ESPANSIONE E COMPRESSIONE CON SCAMBIO DI LAVORO


Per lespansione e la compressione, con scambio di lavoro, di un gas supporremo inizialmente nulla la variazione di energia cinetica.

ESPANSIONE
In questo caso lo scopo della trasformazione la produzione di lavoro, e quindi di potenza, e si realizza in una turbina. Esaminiamo, con lausilio dei diagrammi termodinamici, una espansione reale applicando il primo principio della termodinamica
p A C B p1 v A B D

1
n<

1
li s li

2 is 2is 2
p2 E F

2 2i s
p1 s p2

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

57

ESPANSIONE COMPRESSIONE

li =

v dp + l w
1

l i = h2 h 1

Cambiando di segno a l i , per avere quantit positive


2

li =

v dp l w
1 2

li = h 1 h2 = cp ( T 1 T 2 )

area A 12 B =

v dp = l i + l w
1

area BD 1 E = l i

Nel piano T, s possibile mettere in evidenza l w


2 2 2 2

q =
1

T ds =
1

q e +
1

l w = l w = area E 12 F
1

Nasce allora spontaneo, essendoci delle perdite di lavoro, definire un rendimento della conversione energetica come rapporto tra il lavoro ottenuto realmente rispetto al lavoro massimo che potrei ottenere in assenza di perdite:
li = --------------( l i ) m ax
(86)

Poich nella realt lespansione adiabatica, possiamo adottare come trasformazione ideale di riferimento ladiabatica reversibile che si svolge tra gli stessi limiti di pressione 1 2is
2i s

l is =

v dp = area A 12 is B
1

l is = h 1 h 2 is = area AC 1 E

Ragionando in termini di aree sui diagrammi p, v e T, s possiamo mettere in evidenza che


l i + l w = l i s + area 12 is 2 l i = l i s l w + area 12is 2 l is = l i + l w area 12is 2 l i = l i s l w + area 12is 2

da cui si deduce che per passare dal caso ideale a quello reale non basta detrarre il lavoro delle resistenze passive l w dal lavoro ideale l is ma occorre aggiungere il lavoro corrispondente allarea del triangolo mistilineo 12is 2 , che pertanto rappresenta un parziale ricupero delle perdite. Fisicamente il fenomeno il seguente: le perdite, che si convertono in calore lungo lespansione, operano come una sorgente interna di calore che tende ad aumentare lenergia potenziale del fluido ( v dp e

h ) che pu essere parzialmente convertita in lavoro. Il fenomeno prende il nome di ricupero termico (R.T.). Ritornando al rendimento della trasformazione, definiamo rendimento isentropico (perch riferito alla trasformazione isentropica)
p 2 ----------1 ---- n p li h1 h 2 T1 T2 1 - = ------------------ = ---------------------------- = ----------------- i s = ---1 l i s h 1 h 2 is T 1 T 2i s ---------p 2 1 ---p 1 n1

(87)

Risulta pertanto che is funzione del rapporto delle pressioni: a parit di n , poich
p1 n < , is aumenta con ---- ; ci per il fenomeno del ricupero. p2

58

A. ESPANSIONE E COMPRESSIONE CON SCAMBIO DI LAVORO

Allo scopo di avere un rendimento della trasformazione indipendente dal rapporto delle pressioni, che altrimenti creerebbe difficolt, soprattutto in sede di confronto tra processi che si svolgono in macchine diverse o, addirittura nella stessa macchina, stata introdotta unaltra definizione di rendimento, alternativa alla precedente. Poich la dipendenza dal rapporto delle pressioni dovuta al manifestarsi del fenomeno del ricupero, si assume come trasformazione di riferimento quella trasformazione in cui tale fenomeno non si manifesta. Prima, nella definizione di is , il lavoro di riferimento o limite era l is = l i + l w RT , ora, senza considerare il ricupero, avremo
p 2 ---------- - n 1 ---------------------RT p 1 li h 1 h2 1 1 1 - = ------------------------------------------------ y = ------------= --------------------= ----------2 li + lw n n n1 ------------------------------RT p 2 n v dp n 1 1 1 ---n1 p 1 1 n1

(88)

p2 Espressione, come si voleva, indipendente da ---- , e che vale, ricordiamolo, nellipop1

tesi che q e = 0 e e c = 0 . Tale rendimento prende il nome di rendimento idraulico perch tipica delle macchine idrauliche lassenza, o meglio, la trascurabilit del ricupero termico, essendo poco influenti gli effetti termici. Ma prende anche il nome di rendimento politropico perch si assume come trasformazione di riferimento una politropica reversibile di pari esponente medio n della politropica reale. interessante notare come il rendimento idraulico non sia che quello isentropico portato al limite per p 2 p 1 tendente allunit, tanto che diversi autori cos lo definiscono, parlando di rendimento di una espansione infinitesima
p 2 ----------d n1 ---------------------- 1 ---- n 1 ----------p d ( p2 p1 ) 1 n 1 - = y = lim ---------------------------- = lim --------------------------------------------------------- = ----------1 1 p2 p1 1 p2 p 1 1 1 ---------p ------------------2 p 2 d 1 --- ---------------------- 1 ---p p d ( p 2 p1 ) 1 1

p 2 p1 1

lim i s

p 2 n ---p

n1 -----------

n1

In questa prospettiva, dunque, il rendimento idraulico da considerarsi il rendimento isentropico di uno qualunque degli infiniti stadi infinitesimi nei quali si pu pensare 1 di suddividere unespansione (gli anglosassoni lo chiamano small stage efficiency). Per quanto visto, e anche se solo per trasformazioni adiabatiche con variazione di energia cinetica nulla, il rendimento idraulico consente di legare lesponente della 0.9 politropica reale n a quello delladiabatica reversibile is Il legame tra il rendimento isentropico e quello idraulico , in queste circostanze,
y --------- 1 ----- p1 - ---1

ESPANSIONE

0.8

y = 0.7
0.7
(89)

p2 is = ---------------------------------1

--------- 1 - --- p1 ---p


2

0.6

0.5

rappresentato nella figura a lato, in cui per ogni valore di y = cos t si osserva laumento di is allaumentare del rapporto delle pressioni. Laumento tanto pi forte quanto pi basso il rendimento idraulico perch, evidentemente, aumentando le perdite con il diminuire di y , aumenta pure il calore ricuperato.
0.4 0 5

p 1 p2

10

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

59

ESPANSIONE COMPRESSIONE

COMPRESSIONE
Lo scopo della trasformazione , ora, la compressione di un fluido e si realizza in un compressore fornendo lavoro dallesterno. Esaminiamo, con lausilio dei diagrammi termodinamici, una compressione reale applicando il primo principio della termodinamica
p B

2 is

2 2is
B n> p1

2 2is
lis

p1

li

p2

1
p2

1
v A
2

1
s

C D

li =

v dp + l w
1 2

l i = h2 h 1

area A 12 B =

v dp = l i l w
1

area AB 2 D = l i = c p ( T 2 T 1 )

Nel piano T, s possibile mettere in evidenza l w


2 2 2 2

q =
1

T ds =
1

q e +
1

l w = l w = area C 12 D
1

Essendoci delle perdite di lavoro, definiamo quale rendimento della conversione energetica, analogamente al caso dellespansione, il rapporto tra il lavoro minimo che si fornirebbe al sistema in assenza di perdite e il lavoro della compressione reale:
( l i ) m in = -------------li

Adottiamo, come trasformazione ideale di riferimento, ladiabatica reversibile che si svolge tra gli stessi limiti di pressione 1 2 is
2i s

li s =

v dp = area A 12 is B
1

l is = h 2is h 1 = area AB 2 i s C

Ragionando in termini di aree sui diagrammi p, v e T, s possiamo mettere in evidenza che


l i l w = l is + area 12is 2 l i = l i s + l w + area 12 is 2 l i = l i s + l w + area 12 is 2

Rispetto alla compressione isentropica, per la quale il lavoro minimo per la macchina adiabatica, nel caso reale occorre fornire in pi il lavoro dovuto alle resistenze passive, come logico, ma anche un lavoro extra corrispondente allarea del triangolo mistilineo 12is 2 . Questo lavoro in pi nasce da una causa, che la stessa dellespansione, ma che qui ha conseguenze opposte. Infatti il calore generato dagli attriti lungo la compressione tende a contrastare la compressione stessa perch tende ad espandere il gas. Tale fenomeno prende il nome di controricupero termico (C.R.T.) Ritornando al rendimento della trasformazione, definiamo rendimento isentropico (perch riferito alla trasformazione isentropica)

60

A. ESPANSIONE E COMPRESSIONE CON SCAMBIO DI LAVORO

1 T 2 is T 1 l is h 2 is h 1 1 - = ------------------- = --------------------------- i s = ---- = -----------------n1 li h2 h 1 T 2 T1 p 2 ---------- ---- n 1 p 1

p 2 ---p

1 ----------

(90)

Risulta pertanto che is funzione del rapporto delle pressioni: a parit di n , poich
p2 n > , is diminuisce con ---- ; ci per il fenomeno del controricupero. p1 Anche nel caso della compressione si definisce un rendimento idraulico per avere un rendimento della trasformazione indipendente dal rapporto delle pressioni.Poich la dipendenza dal rapporto delle pressioni dovuta al manifestarsi del fenomeno del controricupero, si assume come trasformazione di riferimento quella trasformazione in cui tale fenomeno non si manifesta. Prima, nella definizione di is , il lavoro di

riferimento o limite era l is = l i l w CRT , ora, senza considerare il controricupero, avremo


p 2 ---------- ---n n - n 1 v dp --------------------RT l i lw n 1 1 p1 n1 1 - = --------------------- = ---------- y = ------------ = --------------- --------------------------------li h2 h 1 n1 ---------- RT1 p 2 -------------------1 1 ---- n 1 p 1 2 n1

(91)

p2 Espressione, come si voleva, indipendente da ---- , e che vale, ricordiamolo, nellipop1

COMPRESSIONE
1

tesi che q e = 0 e e c = 0 . Tale rendimento prende anche il nome di rendimento politropico perch si assume come trasformazione di riferimento una politropica reversibile di pari esponente 0.9 is medio n della compressione reale. Analogamente al caso dellespansione, e anche se solo per trasformazioni adiabatiche 0.8 con variazione di energia cinetica nulla, il rendimento idraulico consente di legare lesponente della politropica reale n a quello delladiabatica reversibile 0.7 Il legame tra il rendimento isentropico e quello idraulico , in queste circostanze, ---1 1 = --------------------------------1 1 ----- ---------p 2 ---- y 1 p 1
p
1 p ---------- 2

y = cos t

0.6
(92)

is

0.5

rappresentato nella figura a lato, in cui per ogni valore di y = cos t si osserva la diminuzione di is allaumentare del rapporto delle pressioni. La riduzione tanto pi forte quanto pi basso il rendimento idraulico perch, evidentemente, aumentando le perdite con il diminuire di y , aumenta pure il calore generato.
0.4 0 5

p 2 p1

10

LAVORO DI COMPRESSIONE MINIMO


Abbiamo fatto lipotesi fin qui di trasformazioni adiabatiche. Pi in generale, consideriamo la compressione di un gas ideale e proponiamoci di determinare il minimo lavoro di compressione nellipotesi di trasformazione reversibile, non necessariamente adiabatica, e con variazione di energia cinetica trascurabile. Lespressione del I principio in forma meccanica
2

li =

v dp + l w + e c
1

diventa

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

61

ESPANSIONE COMPRESSIONE

2 rev

p p2 2 iso

2pol 2 is

l rev =

v dp
1

p1

1
v

Dallesame di questa equazione si deduce che per ridurre il lavoro di compressione necessario che il volume specifico del gas sia il pi piccolo possibile durante la compressione. Ci si pu ottenere mantenendo il pi basso possibile la temperatura del gas durante la compressione perch il volume specifico proporzionale alla temperatura. Perci, per ridurre il lavoro di compressione necessario che il gas venga raffreddato man mano che viene compresso. Per comprendere meglio leffetto del raffreddamento durante la compressione, confrontiamo il lavoro di tre diverse trasformazioni, tutte reversibili:

isentropica (senza refrigerazione) pv = cos t


T

2is 2pol 2 iso


p2 n< n = 1 n = p1

2is 1

p 2 --------- - RT ---v dp = ---------- 1 1 1 p 1

politropica (con raffreddamento) pv n = cos t


2 pol

n - RT v dp = ----------n1 1

p 2 n ---p
1

n1 -----------

isoterma (con forte refrigerazione). pv = cos t


2 i so 2 iso

2i so
p2 p 2'

2 2 1

v dp =
1

p1 v1 p2 --------- dp = RT 1 ln ---p p1

p1

p2

2 iso 2 1 2 1

Ricordando che sul piano p-v larea a sinistra della curva di trasformazione rappresenta il lavoro scambiato si evince che tanto maggiore il calore sottratto tanto pi basso il lavoro di compressione. Il lavoro minimo di compressione si ottiene quindi nella compressione isoterma reversibile. Dal punto di vista pratico la sottrazione di calore si pu realizzare ricavando una intercapedine, nella carcassa che racchiude il compressore, allinterno della quale un 1 fluido refrigerante possa circolare raffreddando il gas. La pratica efficace se la velocit del gas che attraversa il compressore bassa, come nei compressori volumetrici, v ma inutile nei turbocompressori perch la velocit del gas qui elevata e quindi lipotesi di adiabaticit pi realistica. Quindi, quando non possibile avere una efficace refrigerazione attraverso linvolucro del compressore si utilizza la tecnica della compressione multistadio con interrefrigerazione che consiste nel suddividere il salto di pressione tra compressori (stadi) posti in serie collocando, tra uno stadio e laltro, scambiatori di calore che riportano la temperatura del gas alluscita di ciascuno stadio al valore iniziale o leggermente p1 superiore. La figura mostra il caso di una compressione bistadio. Si pu dimostrare che il minimo lavoro si ottiene quando il rapporto di compressione uguale nei due stadi. In questo caso si parla di compressione uniforme interrefrigerata. Da notare che aumentando il numero di stadi si approssima sempre di pi la compressione isoterma. s

B. ESPANSIONE E COMPRESSIONE SENZA SCAMBIO DI LAVORO.


Le trasformazioni di compressione e espansione si possono anche realizzare allinterno di condotti, opportunamente sagomati, senza scambio di lavoro con lesterno. Il calore scambiato con lesterno si pu supporre trascurabile dato che il tempo di permanenza del gas allinterno del condotto modesto.
ESPANSIONE. Lespansione di un fluido attraverso, per esempio, un condotto convergente, produce di solito una accelerazione del fluido che fuoriuscir ad una velo-

62

B. ESPANSIONE E COMPRESSIONE SENZA SCAMBIO DI LAVORO.

cit maggiore di quella di ingresso. Gli ugelli (tale il nome dato ai condotti espansori) non scambiano lavoro con lesterno perch nessun albero attraversa i suoi confini e il fluido subisce una piccola o nessuna variazione di energia potenziale ( e g ) nellattraversare il condotto. Se, inoltre, la velocit di ingresso del fluido piccola rispetto alla velocit di uscita, lequazione dellenergia per i sistemi aperti in moto stazionario si riduce a
20 c2 0 = ( h 2 h 1 ) + ------------2

p1 c1

p2 < p1 c2 > c1

da cui

2 c2 ---- = ( h 1 h2 ) 2

h
2 c2 is -----2

Per unespansione adiabatica priva di perdite, che possiamo assumere come trasformazione reversibile di riferimento
2 0 c2 is 0 = ( h 2 is h 1 ) + --------------2

1
2 c2 ---2

da cui

2 c2 is ------ = ( h 1 h2i s ) 2

2 2 is

con c 2 is evidentemente maggiore di c 2 Il rendimento isentropico dellugello viene definito come il rapporto tra lincremento di energia cinetica del fluido prodotto dallugello alla variazione di energia cinetica subita in un ugello isentropico con le stesse condizioni di ingresso e pressione di uscita, cio:
2 c2 2 c2 c2 1 is = ----------------- -----2 2 2 c 2 is c 1 c 2 is

(93)

che pu essere espresso in funzione dei rispettivi salti entalpici


h 1 h2 is = -----------------h 1 h 2 is
(94)

I rendimenti isentropici degli ugelli sono tipicamente al di sopra del 90%, e spesso oltre il 95%.
COMPRESSIONE. In assenza di lavoro scambiato con lesterno la compressione del gas pu avvenire a spese della sua energia cinetica. Applicando il 1 principio al volume di controllo che contiene un condotto opportunamente sagomato, che viene chiamato diffusore, in cui il gas si presenta con velocit c 1 e pressione p 1 e che lascer ad una velocit c 2 minore e pressione p 2 maggiore,

p1 c1

p2 > p1 c2 < c1

si ha 0 = ( h 2 h 1 ) + --------------2
2 c2 2 c1

Quale trasformazione ideale di riferimento, per definire il rendimento della compressione, si assume ladiabatica reversibile che si svolge a partire dalle stesse condizioni iniziali della trasformazione reale e con la stessa pressione finale
2 c2 c2 1 is 0 = ( h 2 is h 1 ) + -----------------2

2
h
2 c2 c1 2 is -----------------2

2 is
2 c2 c1 2 --------------2

Si definisce pertanto rendimento isentropico del diffusore il rapporto tra la riduzione di energia cinetica che si ha nel diffusore ideale rispetto alla riduzione subita in quello reale
2 c2 c1 h 2 is h 1 2i s ----------------- is = -----------------= 2 c2 h2 h 1 c1 2

s
(95)

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

63

ESPANSIONE COMPRESSIONE

DIPARTIMENTO DI ENERGETICA - POLITECNICO DI TORINO ESERCITAZIONE N. 3 DI SISTEMI


1.

ENERGETICI

Un espansore presenta un rendimento idraulico dell'86%, un rapporto delle pressioni di 4.5 a 1 e un valore medio di di 1.333. Calcolare il rendimento isentropico dell'espansione. [ is = 0.88 ].

2.

In una turbina si espande aria (assumendo il comportamento di gas perfetto, con

= 1.4 , e R=287 J/kgK) dalla temperatura di 1100 K e con rapporto delle pressioni di 6 a 1. Calcolare le temperature di scarico e il lavoro massico scambiato nei seguenti casi: a) espansione adiabatica reversibile;

b) espansione adiabatica irreversibile ( y = 0.85 ). Valutare inoltre l'entit delle resistenze passive e del ricupero termico nel caso b). { T 2 is = 659.3 K ,
l w = 68.8 ,
3.

T 2 = 711.9 K

li s = 442.7 kJ kg

l i = 389.8 ,

RT = 15.9 kJ kg

In una turbina si invia del vapor d'acqua a 5 MPa e 500 C. Sapendo che la pressione di scarico 500 kPa e che il rendimento isentropico pari al 75%, valutare il lavoro di espansione. {
l i = 460 kJ kg

4.

Un compressore aspira aria ( = 1.4 , e R=287 J/kgK) da un ambiente a 100 kPa e 25 C comprimendola a 300 kPa con una temperatura di 150 C. Calcolare il rendimento della macchina. { y = 0.896 , is = 0.879 } Un compressore aspira aria (assumendo il comportamento di gas perfetto, con

5.

= 1.4 , e R=287 J/kgK) a 100 kPa e 25C con rapporto delle pressioni di 1 a 6. Calcolare le temperature di mandata e il lavoro massico scambiato nei seguenti casi: a) compressione adiabatica reversibile;

b) compressione adiabatica irreversibile ( y = 0.85 ). Valutare, inoltre, l'entit delle resistenze passive e del controricupero termico nel caso b). {
6.

l i s = 200.1 kJ kg

, l i = 247.3 , l w = 37.1 ,

CRT = 10.12 kJ kg

Aria viene compressa reversibilmente da 100 kPa e 300 K a 900 kPa . Calcolare il lavoro di compressione nel caso di a) compressione adiabatica b) politropica con n = 1.3 c) isoterma e d) compressione uniforme bistadio interrefrigerata politropica con n = 1.3 . [ l is = 263.2 kJ kg , lpol = 246.4 kJ kg , l iso = 189.2 kJ kg , l inter = 215.3 kJ kg ]
7.

Una turbina a gas adiabatica fornisce una potenza interna di 5 MW quando le condizioni di ingresso e di uscita sono, rispettivamente:
Ingresso
p 1 = 2 MPa T 1 = 1200 K c 1 = 50 m s z 1 = 10 m

Uscita
p 2 = 100 kPa T 2 = 600 K c 2 = 180 m s z2 = 6 m J c p = 1147 -------------, kg K

Calcolare la portata in massa del gas (gas ideale con

= 1.333 costanti) che attraversa la turbina e il rendimento isentropico della turbina.

64

CAPITOLO 4

IMPIANTI MOTORI A GAS

Tra i sistemi di conversione dellenergia gli impianti motori a gas sono quelli che hanno avuto uno sviluppo maggiore negli ultimi decenni. Il settore trainante sempre stato quello aeronautico ma, oggigiorno, anche nelle applicazioni terrestri questi impianti occupano una posizione rilevante. I moderni impianti per la produzione di energia elettrica utilizzano sempre di pi impianti motori a gas, che in passato venivano utilizzati esclusivamente per coprire il carico di punta (grazie alla loro flessibilit di esercizio), per via dei bassi rendimenti che allora presentavano. Limpianto nella soluzione pi semplice, ma anche pi comune, costituito da un compressore, da un combustore e da una turbina (CCT). Come si gi avuto modo di osservare, per produrre unespansione in una turbina occorre generare una differenza di pressione tra ingresso e uscita e quindi il primo passo necessario in un ciclo motore a gas quello di comprimere il fluido di lavoro, a cui provvede, per lappunto, il compressore. Se dopo la compressione il gas fosse fatto espandere direttamente nella turbina, in assenza di perdite, la potenza prodotta sarebbe uguale a quella assorbita dal compressore. quindi necessario elevare la temperatura del gas compresso, e ci avviene nel combustore, al fine di avere la potenza della turbina maggiore di quella richiesta dal compressore e realizzare un impianto motore.

CICLO IDEALE
Il ciclo ideale di riferimento il ciclo Joule (o ciclo Brayton) che opera con un fluido di lavoro che un gas ideale. Esso composto da due adiabatiche reversibili, la compressione e lespansione, e da due isobare lungo le quali si realizza lo scambio di calore con le sorgenti di alta e bassa temperatura. T

q1

q1

q2
s

q2
Le condizioni ideali in cui opera il ciclo implicano che: a) le trasformazioni di compressione e espansione sono reversibili ed adiabatiche e quindi isentropiche b) la variazione di energia cinetica del fluido di lavoro fra ingresso e uscita di ogni componente trascurabile

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

65

IMPIANTI MOTORI A GAS

c) non ci sono cadute di pressione nel condotto di aspirazione, nelle camere di combustione, negli scambiatori di calore, nel condotto di scarico e nei condotti di collegamento dei componenti d) il fluido di lavoro ha la stessa composizione in ogni punto del ciclo ed un gas perfetto con calori specifici costanti e) la portata in massa costante in ogni punto del ciclo f) il calore viene scambiato reversibilmente cio con differenze di temperature infinitesime tra fluido caldo e fluido freddo Applicando il primo principio della termodinamica allunit di massa di gas che compie il ciclo risulta
l id = l t l c = q 1 q 2 PRESTAZIONI DEL CICLO IDEALE. Rendimento ideale id lt lc q1 q2 q2 cp ( T4 T1 ) id = ------------ = ------------- = 1 ---- = 1 -------------------------cp ( T3 T2 ) q1 q1 q1

Semplificando c p
T4 ----1 T1 T1 = 1 ---- -------------T2 T3 ----1 T2

id

ed osservando che
T2 p 2 ---- = ---p T1 1
1 ---------

1 ---------

per la compressione, ma anche che


T3 p 3 ---- = --- T4 p 4
1 ---------

1 ---------

T2 T3 per lespansione, perch p 2 = p 3 e p 1 = p 4 , per cui ---- = ---- , si pu scrivere T1 T4 T4 T3 ---- = ---T1 T2

Da ci risulta che
T1 1 id = 1 ---- = 1 ----------. 1 T2 ---------
1
(96)

0.75

id
0.5

0.25

0 0 25 50 75

100

66

Il rendimento ideale del ciclo Joule dipende soltanto dal rapporto di compressione e dalla natura del gas . Il lavoro l id funzione oltre che del rapporto delle pressioni della temperatura massima del ciclo
---------1 l i d = id q 1 = i d c p ( T 3 T 2 ) = 1 ----------c T3 T1 1 p
1

----------

1 1 ---------li d 1 T3 1 --------- = t 1 --------- 1 ---------- = 1 ------------ 1 T 1 cp T1 ---------- ---------- 1

(97)

Il lavoro si annulla per = 1 perch manca lespansione e per l im = t quale T 2 = T3 , e q 1 = 0 . T


q1 = 0 1 l id = 0

--------- 1,

per il

1 s Il massimo del lavoro si ottiene per un ot t ottenuto derivando la (97) rispetto a

1 ---------

e ponendo tale derivata a zero. Si ottiene

l id d ---------1 ---------cp T1 t = da cui ------------= ------------ 1 = 0 ot t 1 1


---------d 2 ---------

t.

Poich

1 ---------

T2 T3 = ---- = ---- ci equivale a scrivere T1 T4

T2 T3 T3 T2 ---- ---- = t = ---- da cui ---- = 1 T1 T4 T1 T4


1.6

l id ---------cp T1
1.2

0.8

4
0.4

t = 3
0 0 25 50 75

100

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

67

IMPIANTI MOTORI A GAS

In conclusione si pu osservare come il lavoro ideale sia funzione del rapporto T3 t = ---- ; la temperatura T 1 varia relativamente poco, poich coincide con le condiT1 zioni ambiente, quindi in ultima analisi il lavoro ideale dipende dalla temperatura T 3 di ingresso in turbina. Questo significa che possibile ottenere un maggiore lavoro specifico aumentando T 3 . Sebbene non esistano limiti al ciclo ideale, occorre tener conto che nella pratica la temperatura di ingresso in turbina limitata dalla resistenza dei materiali con cui la turbina costruita. Il parametro t assume attualmente valori compresi tra 4 per impianti industriali e 5.5 per impianti di tipo aeronautico anche se la distinzione diviene sempre pi meno netta.

CICLO REALE
Il ciclo ideale quello compiuto da un gas ideale con componenti, compressore, espansore, scambiatori di calore, tutti ideali. Il ciclo reale quello compiuto da un gas reale utilizzando componenti reali. Una prima distinzione viene fatta a seconda che la fase di somministrazione di calore venga fatta utilizzando uno scambiatore di calore a superficie in cui un fluido ad elevata temperatura cede calore al fluido di lavoro, oppure facendo avvenire una combustione in seno al fluido di lavoro stesso. Nel primo caso il ciclo pu essere chiuso e il gas pu essere qualsiasi. Nel secondo caso dovendo avvenire una reazione chimica di ossidazione del combustibile necessario che il gas sia aria e che il ciclo sia aperto. Si indicano i primi anche cicli, o meglio, impianti, a combustione esterna e i secondi a combustione interna (al fluido).
CICLO APERTO. Il compressore aspira aria dallambiente esterno e la manda nel combustore in cui viene anche inserita una certa quantit di combustibile. I gas combusti, provenienti dalla camera di combustione, vengono fatti espandere in turbina e poi scaricati nellambiente esterno.

3 T

4 2 C T

1
s

Per semplicit, ma anche perch, con buona approssimazione, cos nella realt, si suppone che la combustione avvenga senza scambi di calore con lesterno cos come le trasformazioni che avvengono nella turbina e nel compressore.
CICLO CHIUSO. Tra compressore e turbina presente uno scambiatore di calore di alta pressione al posto del combustore ed in uscita dalla turbina collocato uno scambiatore di bassa pressione per il raffreddamento del fluido motore da reimmettere nel compressore. Il fluido di lavoro di solito un gas chimicamente stabile alle alte temperature come lelio. In entrambe le tipologie di impianto sono presenti delle perdite tramite le quali risulta possibile valutare le prestazioni reali del ciclo. Poich di gran lunga pi diffusi degli impianti a ciclo chiuso si far quasi esclusivamente riferimento agli impianti a ciclo aperto.

68

PRESTAZIONI DEL CICLO REALE. Il ciclo reale differisce da quello ideale per le seguenti ragioni: a) la variazione di energia cinetica tra ingresso e uscita di ogni componente non sempre trascurabile; b) i processi di compressione e di espansione non sono isentropici. q e = 0 ma s > 0 ; c) le perdite di carico nei condotti, nel combustore, negli scambiatori di calore, ecc.; d) gli scambiatori di calore non hanno superficie infinita per cui la differenza di temperatura tra fluido freddo uscente e caldo entrante non nulla; e) c p e cambiano in funzione della temperatura e della composizione del fluido di

lavoro; f) la combustione non completa; g) la massa che opera nel ciclo non costante

per laggiunta del combustibile per eventuali spillamenti di aria dal compressore per refrigerare le palette della
turbina. h) le perdite per attrito nei cuscinetti e per effetto ventilante dei dischi; m b m m a as 2
pb

3 m as

G
1
pa pa ps

+m m a b
pa

a) Si pu tener conto implicitamente dellenergia cinetica ricorrendo alle grandezze di ristagno o totali. b) I lavori di compressione e di espansione, mantenendo lipotesi di adiabaticit, possono essere calcolati facendo riferimento alle rispettive trasformazioni isentropiche utilizzando il rendimento isentropico oppure, in alternativa, il rendimento idraulico. Con riferimento alle grandezze totali risulta per il lavoro di compressione
1 cp cp T 1 --------- 1 lc = cp ( T ( T T ) = ----------- 2 T 1 ) = -------2 1 c c c is i s is

oppure
lc = cp T 1 c

1 1 ---------- ------ c
y

p 2 in cui c = ------p 1 mentre per il lavoro di espansione si ha, rispettivamente

1 t t lt = cp ( T 3 T 4 ) = i s cp ( T 3 T 4 is ) = i s c p T 3 1 ----------1

----------

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

69

IMPIANTI MOTORI A GAS


1 lt = cp T - 3 1 -------------------t
1 t ---------- y

p 3 in cui t = -------. p 4 opportuno ricordare che i rendimenti dipendono dalle condizioni di funzionamento delle turbomacchine. c) Il passaggio del fluido di lavoro genera nei componenti dellimpianto - combustore, tubazioni, scambiatori di calore, ecc. - delle cadute di pressione che fanno si che il rapporto di espansione sia diverso, e minore, del rapporto di compressione. Allaspirazione del compressore solitamente posto un filtro per intrattenere le polveri presenti nellaria e che ridurrebbero, depositandosi sulle palette, il rendimento del compressore. Se la caduta di pressione introdotta dal filtro p a la pressione di

ingresso al compressore sar


p 1 = p a pa

perch per gli impianti terrestri, diversamente da quelli aeronautici, le condizioni di aspirazione sono p a e T a essendo nulla la velocit dellaria ambiente. Il rapporto di compressione sar pertanto dato da
p 2 c = ------p1

Delle perdite di carico allinterno del compressore e della turbina se ne tiene gi conto nel rendimento di questi componenti (perdite fluidodinamiche). Nel combustore e nei relativi condotti di collegamento alle turbomacchine si ha una perdita di pressione che chiameremo p b cosicch la pressione di ingresso in turbina risulter pari a
p 3 = p 2 pb

Allo scarico della turbina presente un silenziatore per ridurre la rumorosit. Alla perdita di carico nel silenziatore occorre per aggiungere la contropressione dellapparato di scarico (tubazione pi camino). Indicando queste perdite con p s la pressione di scarico della turbina risulter maggiore della pressione ambiente di questo termine
p 4 = p a + p s

N.B. Si scritto p 4 e non p 4 perch si fatta lipotesi che lenergia cinetica di scarico della turbina venga praticamente tutta convertita in energia di pressione in un diffusore posto immediatamente a valle della girante. In impianti pi complessi possono essere presenti degli scambiatori di calore le cui perdite di pressione occorrer tener in conto. e) Il fluido di lavoro un gas reale di composizione variabile per la presenza della combustione ed necessario tener conto della variazione delle propriet c p e perch giocano un ruolo importante nel calcolo delle prestazioni del ciclo. In generale, per i gas reali nel campo usuale di impiego, c p funzione della sola temperatura. Lo stesso vero per perch legato a c p da
1 R ---------- = -------- Mc p

dove R la costante universale dei gas ed M la massa molecolare. La variazione di c p e con la temperatura dellaria mostrata in figura dalle curve pi spesse corrispondenti ad = . Nelle turbine degli impianti a ciclo aperto il fluido di lavoro una miscela di gas combusti. Il combustibile usato nelle turbine a gas , a sua volta,

70

una miscela di idrocarburi, liquidi o gassosi, approssimabili con la formula C x H y ed quindi possibile calcolare la composizione dei prodotti della combustione per dato valore della dosatura. Conoscendo i calori specifici e le masse molecolari dei costituenti si possono calcolare i valori medi di c p e della miscela. La figura mostra che
c p aumenta e diminuisce allaumentare della quantit di combustibile cio al dimi-

nuire di .
valori di equilibrio p = 1 bar

1.4 1.3
kJ --------kgK

35 70

1.2 1.1 1.0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600 1800
70 35

cp

TEMPERATURA { K }

Per calcoli preliminari inerenti i cicli di turbine a gas si trovato che sufficiente assumere i seguenti valori per laria e i gas combusti
c p kJ/kgK
aria gas combusti 1.005 1.147

1.4 1.333

---------1
3.5 4.0

f) Studiando la combustione a pressione costante di un combustibile con aria si era ottenuta la seguente relazione nellipotesi di poter trascurare lentalpia del combustibile
b H i = ( 1 + ) c p ( T 3 T 0 ) c p ( T2 T0 )
(98)

la quale consente di calcolare la quantit di combustibile, in relazione alla quantit daria che giunge al combustore, necessaria per raggiungere una determinata temperatura di ingresso in turbina e viceversa. g) La portata in massa nel ciclo variabile sia per laggiunta del combustibile che per lestrazione dellaria di refrigerazione. Le temperature massime che riescono a raggiungere le odierne leghe metalliche di cui sono fatte le palette delle turbine a gas difficilmente superano gli 800 900 C , mentre le temperature dei gas combusti sono in genere superiori. Per esempio, le turbine dellultima generazione operano a temperature dei gas di 1300 1400 C . Ci viene reso possibile adottando dei sistemi di refrigerazione delle palette che necessitano di un fluido pi freddo. La tecnica maggiormente utilizzata quella di spillare aria compressa dal compressore e di inviarla allinterno delle palette che risultano, quindi, cave. La portata daria di refrigerazione viene estratta durante la compressione ad un livello di pressione superiore a quello che regna nello stadio di espansione a cui laria destinata. Una volta assolto il suo compito, laria refrigerante si unisce ai gas combusti. Per semplicit di trattazione supporremo che tutta laria aspirata dal compressore giunga al combustore, ignorando, quindi, gli spillamenti. La conseguenza che la temperatura di fine combustione, cos calcolata, sar pi bassa di quella reale, in cui sono presenti gli spillamenti, a parit di potenza del turbogas. La portata di gas che si espande in turbina sar, comunque, diversa dalla portata di aria compressa per via del combustibile introdotto nel combustore.

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71

IMPIANTI MOTORI A GAS

h) Perdite meccaniche. In tutti gli impianti motori a gas, la potenza necessaria al comando del compressore trasmessa direttamente dalla turbina senza ingranaggi intermedi. Le uniche perdite presenti sono, quindi, solo quelle di attrito nei cuscinetti e quelle di attrito del gas (aria e gas combusti) sulle parti rotanti. Queste perdite sono molto piccole e ammontano a circa l 1% della potenza assorbita dal compressore. A volte tra lalbero del turbogas e quello dellutilizzatore (per esempio lalternatore) pu essere interposto un riduttore di velocit le cui perdite occorre considerare nel bilancio complessivo di potenze. La potenza utilizzata per comandare componenti accessori dellimpianto come la pompa o il compressore del combustibile, qualora presenti, o la pompa dellolio di lubrificazione pu essere prelevata direttamente, per via meccanica, dallalbero motore oppure indirettamente per via elettrica. Poich non possibile, in modo semplice, tener conto di tutte le possibili configurazioni impiantistiche, tutte le perdite citate e le potenze necessarie al comando degli accessori dellimpianto verranno riunite e conteggiate in un rendimento meccanico, inteso come rapporto tra la potenza utile prodotta dal turbogas e la potenza generata senza tener conto di tali perdite e accessori, vale a dire la potenza P i
Pu m = ----. Pi

Nel rendimento meccanico potranno, ancora per semplicit, essere incluse le perdite meccaniche nella eventuale macchina elettrica e, in questo, caso P u rappresenta la potenza elettrica generata.

PRESTAZIONI DELLIMPIANTO
Considerate tutte le perdite che caratterizzano un impianto, se ne possono valutare le prestazioni. , la portata daria che giunge al Se non viene considerata la portata daria spillata m as . Poich la portata di combustibile introdotto m , la dosatura combustore sar m a b
della reazione di combustione

m a = ----m b La potenza interna fornita dallimpianto dato dalla differenza tra la potenza della turbina e quella del compressore +m ) l m l Pi = (m a b t a c si ottiene il lavoro interno massico (riferito allunit di massa di Dividendo per m a aria)
Pi 1 l i = ----l lc - = 1 + -- t m a
(99)

e moltiplicando per il rendimento meccanico il lavoro utile


lu = mli
(100)

da cui la potenza utile l Pu = m a u


(101)

Il rendimento globale dellimpianto il rapporto tra la potenza utile ottenuta e la potenza introdotta con il combustibile
Pu g = ----------- mb H i
(102)

A volte, in alternativa al g , si d il consumo specifico di combustibile definito come rapporto tra la portata di combustibile e la potenza utile ottenuta

72

m b q b = ----Pu

(103)

ed indica quante unit di massa di combustibile sono necessarie per ottenere lunit di H il consumo specifico di combustibile risulta inversapotenza. Poich P u = g m b i mente proporzionale al rendimento globale dellimpianto. 1 q b = ----------g H i Unaltra espressione utile di q b m 1 b q b = ----------. - = ------lu m lu a A questo punto si in grado di calcolare le prestazioni di un impianto motore a gas. Con riferimento ai dati dellesercizio n. 3 dellesercitazione possibile ottenere i risultati diagrammati nelle figure seguenti.
0.25 250
(104)

g
0.2 200

lu
0.15 150

0.1

kJ --------kgK
50

100

0.05

t = 4.3
0 0 5 10 15 20 0

25

30

In questo diagramma si osserva che mentre il lavoro utile presenta un andamento simile al caso ideale il rendimento globale dellimpianto se ne discosta molto. Infatti, il rendimento del ciclo reale g dipende, oltre che dal rapporto delle pressioni, dalla temperatura massima del ciclo. Inoltre, per ogni temperatura ( t = 4.3 nella figura) il rendimento raggiunge un massimo per un particolare valore di . Infatti, esister un 3

4 2

+ -

rapporto di compressione che rende nullo il lavoro utile con una portata di combustibile e, quindi, di calore introdotto, maggiore di zero. Graficamente sul piano T, s questa condizione si raggiunge quando larea marcata con il segno + uguaglia quella

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73

IMPIANTI MOTORI A GAS

con segno - il che corrisponde allannullarsi del lavoro del ciclo. Infatti larea sottesa dallisobara 2 -3 pari al calore introdotto mentre quella sottesa dallisobara 4 - 1 pari al calore sottratto e la loro differenza al lavoro al ciclo Annullandosi il rendimento per un rapporto di pressioni prossimo a uno, per il quale la turbina appena in grado di far girare il compressore e vincere le perdite senza produrre lavoro utile, e per , esso dovr presentare un massimo. Si individua cos un campo di rapporti di compressione, compresi tra il punto di massimo rendimento e quello del massimo lavoro, allinterno del quale si sceglieranno le condizioni di progetto dellimpianto. Se la preferenza verr data alleconomia di esercizio, cio bassi consumi di combustibile, si sceglieranno le condizioni di massimo rendimento. Se, viceversa, interessa produrre pi potenza, a discapito dei consumi, si opter per il rapporto di pressioni che d il massimo lavoro. Limportanza della temperatura di ingresso in turbina (TIT) sulle prestazioni del ciclo reale rilevante
0.3 300

0.25

250

g
0.2

lu

200

0.15

150

0.1

100

0.05

50

0 800

= 12.5
900 1000 1100 1200 1300

T3

1400

0 1500

Il lavoro utile (circa linearmente) e il rendimento globale aumentano entrambi con la TIT perch a costante cresce il lavoro di espansione mentre quello di compressione rimane costante. Da notare come esista una TIT minima per la quale sia l u che
g sono nulli. Questa temperatura si chiama di autosostentamento perch in questa

condizione la turbina sviluppa la potenza necessaria a comprimere il gas e a vincere le perdite senza produrre alcun effetto utile. Si comprende, quindi, come sia necessario raggiungere la condizione di autosostentamento prima che limpianto sia in grado di funzionare autonomamente. Tale condizione si raggiunge, nella fase di avviamento, per mezzo di un motore di lancio esterno che fornisce la potenza per accelerare il turbogas ad una velocit in cui il compressore, il combustore e la turbina siano in grado di autosostenersi. Come si pu rilevare dal diagramma alle temperature pi elevate laumento di rendimento risulta pi modesto perch il ciclo, diminuendo limportanza delle perdite, tende al ciclo ideale e quindi ad essere funzione solo del rapporto delle pressioni. C da rilevare, infine, che oltre una certa TIT, in realt, c da attendersi un minore aumento sia del rendimento che del lavoro. Infatti, se il metodo di raffreddamento delle palette della turbina rimane quello attuale che fa uso di crescenti portate daria spillate dal compressore allaumentare della TIT, oltre un certo limite laumento del lavoro di espansione viene vanificato dalla riduzione di portata di gas che compie lavoro. Nella soluzione a ciclo semplice (CCT) un impianto motore a gas raggiunge, di norma, rendimenti dellordine del 25-30%. Passi notevoli sono stati compiuti negli ultimi anni sia nel miglioramento dellefficienza delle turbomacchine che nella tecnica di refrigerazione delle palette delle turbine consentendo di raggiungere nei turbogas dellultima generazione, spesso aeroderivativi, rendimenti, sempre in ciclo semplice, dellordine del 40%.

74

CICLI COMPLESSI
Anche se a scapito della semplicit costruttiva sono state proposte, soprattutto in passato, soluzioni impiantistiche pi complesse con un numero maggiore di componenti rispetto al ciclo semplice CCT allo scopo di migliorare il rendimento o di aumentare il lavoro ad unit di massa o entrambi.
CICLO RIGENERATIVO. Gli impianti motori a gas rilasciano i gas combusti al camino ad una temperatura di circa 500 C , con un contenuto entalpico ancora elevato. Se la temperatura del gas compresso prima di entrare nel combustore inferiore a questo livello si pu effettuare un ricupero o rigenerazione del calore contenuto nei gas di scarico trasferendolo allaria compressa in uno scambiatore di calore a superficie.

T 1
C T

5 2 5 6 3 4 2 1 6

Idealmente i gas combusti possono essere raffreddati da T4 a T6 = T 2 mentre laria compressa da T 2 a T 5 = T4 . Lintroduzione di calore si riduce cos al tratto compreso tra T5 e T 3 . Poich il lavoro del ciclo rigenerativo non muta si ottiene un aumento del rendimento. Tutto ci naturalmente ha senso finch T 4 > T 2 . Con temperature di ingresso in turbina elevate ( T 3 1500 K ) si riescono a raggiungere rendimenti dellordine del 40%.
COMBUSTIONE RIPETUTA. Si ottiene un aumento del lavoro interrompendo lespansione e riscaldando nuovamente il gas, in un secondo combustore, tra la turbina di alta e bassa pressione. Che la combustione sia possibile nel secondo combustore risulta garantito dal fatto che la dosatura dei gas combusti alluscita dal primo combustore abbastanza elevata da contenere ancora ossigeno sufficiente.

4 2 3
T AP

3 4

3 4 4

TBP

2 1 4 1 s

Che il lavoro di espansione risulta aumentato ovvio quando si rammenta che la distanza verticale tra due isobare aumenta con la temperatura perch le isobare sono divergenti sul piano T, s
( T3 T4 ) + ( T 3 T 4 ) > ( T 3 T 4 )

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IMPIANTI MOTORI A GAS

Laumento cospicuo e viene ottenuto senza la necessita di aumentare la temperatura massima del ciclo. Se si calcola il rendimento si osserva per che laumento di lavoro stato ottenuto a scapito del rendimento. Questo risultato non sorprende perch si sommato al ciclo base 1234 un ciclo addizionale 4 4 3 4 di minor rendimento perch di inferiore Il danno modesto se t elevato.
RICOMBUSTIONE CON RIGENERAZIONE. La ricombustione ha linconveniente di scaricare i gas a temperature pi alte rispetto al ciclo semplice. Abbinando la rigenerazione si utilizza completamente questo calore ottenendo, oltre allincremento della potenza dellimpianto, anche laumento del rendimento

T 5

3 4

3 6 4 2
C

5 3
T AP

2 6 1 s 1

T BP

COMPRESSIONE INTERREFRIGERATA. Un aumento del lavoro ottenuto, analogamente alla ricombustione, si pu raggiungere riducendo il lavoro di compressione a parit di lavoro di espansione. Ci si ottiene interrompendo la compressione e interrefrigerando il gas tra il compressore di bassa pressione BP e quello di alta pressione AP.

T 3 2 4 2 1 2 1 s 1 4
C BP

1
CA P

3
T

Gli interrefrigeratori vengono utilizzati solo quando si dispone di un fluido refrigerante, generalmente acqua, in grande quantit. Sebbene meno marcati, laumento di lavoro e la riduzione di rendimento analogo al caso della ricombustione. Ancora in analogia con la ricombustione, linterrefrigerazione aumenta il rendimento solo se presente la rigenerazione.

76

T 2 1
C BP CA P

6 2

5 3
T

4 5 2 1 2 1 4 6

COMBUSTIONE E COMBUSTORI
La combustione di un combustibile liquido implica che le goccioline, nebulizzate da un iniettore, evaporino, per effetto dellalta temperatura, e si mescolino con laria affinch le molecole di idrocarburi incontrino quelle di ossigeno per iniziare le reazioni chimiche. necessario che questi processi siano sufficientemente rapidi affinch la combustione possa completarsi in una corrente daria in movimento e in uno spazio limitato. Ci possibile se vi una adeguata turbolenza nella camera di combustione, per consentire il contatto tra combustibile e aria, e se la dosatura prossima al valore stechiometrico, perch le velocit di reazione risultano le pi elevate. La combustione di un combustibile gassoso presenta minori problemi ma quanto descritto nel seguito tuttavia applicabile.

Poich la dosatura , in genere, elevata per limitare la temperatura di ingresso in turbina, e dellordine di 50-100, mentre la dosatura stechiometrica circa 15, il primo aspetto fondamentale che laria deve essere introdotta nel combustore in stadi. Si possono distinguere tre stadi. Circa 15-20 per cento dellaria viene introdotta intorno al getto di combustibile nella zona primaria per raggiungere elevate temperature necessarie per una rapida combustione. Circa il 30 per cento dellaria totale viene successivamente introdotta, attraverso dei fori sul tubo di fiamma, nella zona secondaria per completare la combustione. Per avere elevati rendimenti di combustione, laria secondaria deve essere immessa con gradualit e uniformit per evitare di raffreddare eccessivamente la fiamma a livello locale provocando una riduzione della velocit di reazione. Infine, nella zona di diluizione o terziaria, laria rimanente viene miscelata con i prodotti della reazione per raffreddarli alla temperatura richiesta allingresso della turbina. Contemporaneamente deve essere assicurata una sufficiente turbolenza per evitare che flussi troppo caldi possano localmente danneggiare le palette della turbina. Lintroduzione dellaria in stadi non pu da sola garantire la stabilit della fiamma in una corrente daria che si muove ad una velocit che un ordine di grandezza supe-

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IMPIANTI MOTORI A GAS

riore a quella di avanzamento del fronte di fiamma. Il secondo aspetto essenziale perci la diminuzione della velocit di avanzamento assiale della miscela reagente. Nella soluzione della figura ci si ottiene dotando laria primaria di un moto elicoidale impresso da palette attraverso cui costretta a passare. Il risultato deve essere che la velocit del fronte di fiamma sia uguale ed opposta a quella di avanzamento dei reagenti in maniera che la fiamma rimanga stabile e non venga trascinata via dalla corrente. Il tubo di fiamma, linvolucro forato attraverso cui passa laria, esposto alle temperature elevate della combustione. La sua integrit viene salvaguardata dalleffetto refrigerante dellaria che lo lambisce esternamente. Il compito di resistere alla differenza di pressione esistente tra linterno del combustore e lambiente esterno affidato allinvolucro pi esterno che quindi pi robusto. Le forme delle camere di combustione sono molto variabili ma possono essere ricondotte a tre tipologie principali: cilindriche o tubolari, anulari e miste, tubolari-anulari.

Le cadute di pressione nel combustore sono dovute a due cause diverse: (i) attrito e turbolenze (ii) aumento di temperatura dovuto alla combustione. La caduta di pressione totale dovuta a questultima causa dovuta allaumento di temperatura che determina una diminuzione di densit e quindi un aumento di velocit con corrispondente diminuzione di pressione.

78

POLITECNICO DI TORINO - DIPARTIMENTO DI ENERGETICA

ESERCITAZIONE N. 4 DI SISTEMI ENERGETICI


1. In un ciclo ideale Brayton ad aria le condizioni di inizio compressione sono
p 1 = 0.1 MPa

e T 1 = 300 K . Il rapporto delle pressioni vale 6 mentre la tem-

peratura massima 1200 K. Determinare a) pressione e temperatura nei vari punti del ciclo; b) lavori di compressione e di espansione; c) rendimento del ciclo. { l c = 201.6 kJ kg l t = 482.9 kJ kg = 0.40 } 2. Ripetere l'esercizio precedente introducendo, come perdite, unicamente quelle della compressione e dell'espansione nei seguenti casi: i)
c = 0.65

t = 0.8 ; ii) c = 0.85 e t = 0.9 . {i) = 0.12 ii) = 0.29 }

3. Una turbina a gas monoalbero, in condizioni di progetto, presenta


condizioni ambiente caduta di pressione filtro rapporto delle pressioni del compressore rendimento idraulico compressore perdite di pressione nel combustore rendimento di combustione temperatura di ammissione in turbina rendimento idraulico turbina caduta di pressione silenziatore + camino rendimento meccanico Potere calorifico inferiore combustibile Portata di gas combusti 1 bar, 288 K 10 mbar 12.5 0.85 4% 0.99 1250 K 0.85 35 mbar 0.95 47400 kJ/kg 10.7 kg/s

Calcolare la potenza utile e il consumo { P u = 2028.5 kW , q b = 292 g/kWh }

specifico

di

combustibile.

4. Una turbina a gas bialbero, con turbina di potenza alla bassa pressione, sviluppa una potenza utile di 20 MW. Si conosce inoltre
rapporto delle pressioni del compressore rendimento isentropico compressore perdite di pressione nel combustore rendimento di combustione temperatura di ammissione in turbina rendimento isentropico turbina alta pressione rendimento isentropico turbina di potenza rendimento meccanico (di ciascun albero) condizioni ambiente Potere calorifico inferiore combustibile 11 0.82 0.4 bar 0.99 1150 K 0.87 0.89 0.98 1 bar, 288 K 43100 kJ/kg

Calcolare la portata in massa e il consumo specifico di combustibile. = 114.4 kg/s , q = 316 g/kWh } {m a b

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IMPIANTI MOTORI A GAS

Turbina a gas Nuovo Pignone

Turbina a gas Nuovo Pignone PGT 5

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Turbina a gas Fiat Avio TG50D5 da 120 MW

Combustori tubolari di turbina a gas Turbotecnica

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81

IMPIANTI MOTORI A GAS

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CAPITOLO 5

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

Gli impianti a vapore, antecedenti a quelli a gas, sono nati nella seconda met del XIX secolo ed hanno subito continui miglioramenti sia dal punto di vista termodinamico che tecnologico. Oggigiorno trovano la loro applicazione pi diffusa nell'azionamento di generatori elettrici, con grande variet di tipi, da 100 kW fino a 1200 MW; questi ultimi costituiscono i cosiddetti impianti termoelettrici di grande potenza, di importanza fondamentale per la produzione di energia di base nelle reti dei Paesi fortemente industrializzati; i primi invece, denominati impianti per produzione industriale, presentano caratteristiche funzionali differenti sia per i valori delle potenze, almeno di un ordine di grandezza inferiori, sia per il fatto che molto spesso hanno lo scopo di produrre, oltre all'energia elettrica, anche un'importante quantit di vapore a bassa pressione per usi tecnologici (cogenerazione). Entrambe le tipologie di impianti verranno di seguito analizzate. Ci sembra comunque doveroso iniziare la trattazione evidenziando alcune fondamentali differenze rispetto agli impianti a gas. Con gli impianti a vapore si ottengono discreti rendimenti ( 40%), senza ricorrere ad elevate temperature di ingresso in turbina (generalmente inferiori ai 600 C). Negli impianti a gas richiesto un compressore che presenta un lavoro dello stesso ordine di grandezza di quello di espansione in quanto il fluido utilizzato un gas, sicuramente pi difficile da comprimere rispetto ad un liquido; quindi, affinch il lavoro della turbina l t sia maggiore di quello del compressore l c , necessaria una TIT elevata. Ricorrendo alla formulazione del I principio in forma meccanica (trascurando l w, e c e e g ) per un sistema aperto
li =

v dp

pi facile evidenziare il grande vantaggio degli impianti a vapore, in cui: - si comprime un liquido (avente un v ridotto) e si spende, quindi, un l c molto piccolo; - si espande un vapore (avente un v elevato) e si raccoglie, di conseguenza, un l t grande.

CICLO TERMODINAMICO E COMPONENTI DELL'IMPIANTO.


Il ciclo di riferimento quello Rankine, per studiare il quale bisogna tenere conto della curva limite che, come gi illustrato nei precedenti capitoli, il luogo dei punti del diagramma di stato in cui si ha solo liquido saturo o solo vapore saturo; al suo interno si ha la zona bifasica.

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

83

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

e d
surriscaldatore evaporatore

caldaia

T turbina
f

alternatore

economizzatore

pompa
a

condensatore

Le fasi del ciclo sono le seguenti: (a-b) compressione adiabatica, ma non reversibile del fluido di lavoro sino alla pressione regnante nel generatore di vapore; si realizza attraverso una turbopompa quasi sempre centrifuga; (b-c) riscaldamento a pressione costante, sino al raggiungimento della temperatura di vaporizzazione; viene effettuato nell'economizzatore; (c-d) vaporizzazione dell'acqua (fluido di lavoro) a pressione e temperatura costante sino all'ottenimento della condizione di vapore saturo; viene effettuata nell'evaporatore; (d-e) surriscaldamento del vapore sino alla TIT, realizzato nel surriscaldatore;
e d c b a f

s (e-f) espansione adiabatica, ma non reversibile del vapore all'interno di una turbina, attraverso la quale avviene la conversione dell'energia termica in energia meccanica disponibile su un albero rotante. Le turbine utilizzate sono simili a quelle a gas, ma hanno molti pi stadi: possono arrivare anche a 100. Da notare che il punto (f) si trova al disotto della curva limite, quindi all'uscita della turbina si ha un vapore leggermente umido; cos possibile sfruttare un maggiore salto entalpico, compatibilmente per con un titolo - vedi relazione (39) - che non sia troppo piccolo, cosa poco tollerabile dalla turbina, in quanto la presenza di una frazione di liquido nel vapore modifica i triangoli di velocit e contribuisce all'erosione delle pale della stessa turbina, per l'elevata velocit contro le quali le goccioline sbattono; (f-a) condensazione effettuata sottraendo calore, a pressione e temperatura costanti, al vapore scaricato dalla turbina; viene realizzata in un condensatore a superficie, che utilizza acqua come fluido refrigerante; esso costituito da un involucro contenente fasci di tubi al cui interno scorre l'acqua di refrigerazione, mentre all'esterno sono a contatto con il vapore che condensatosi si raccoglie nel pozzetto e da l viene prelevato mediante pompa di estrazione. Il condensatore collegato direttamente alla tur-

84

T d c b a

bina con un'apertura molto grande per evitare che ci siano delle perdite di carico, le quali diminuirebbero il rendimento. L'impianto rappresentato in figura a ciclo chiuso, sicuramente pi vantaggioso di quello a ciclo aperto, per un motivo ben preciso: - l'acqua contiene impurezze, che ad elevate temperature tendono a formare delle incrostazioni nello scambiatore, riducendo i coefficienti di scambio e, conseguentemente, la trasmissibilit, oltre che a generare degli attacchi chimici. Tali incrostazioni si depositano anche sulle pale della turbina diminuendone il rendimento in conseguenza di una variazione dei triangoli di velocit. Dato che una apparecchiatura destinata alla purificazione dell'acqua ha un costo elevato, si ricorre ad un ciclo chiuso, di modo che il fluido di lavoro, depurato una sola volta, rimanga sempre lo stesso.

PRESTAZIONI DELL'IMPIANTO
COMPRESSIONE. Ricorriamo al I principio in forma meccanica per un sistema aperto li =
b

v dp + l w

anche qui, come effettuato per gli impianti a gas, potremmo non trascurare il e c e tenerne conto implicitamente, utilizzando le grandezze totali. Ricordando che i liquidi sono all'incirca incompressibili e che quindi hanno un v con buona approssimazione costante, e facendo riferimento alla prima uguaglianza dell'espressione (46), possiamo scrivere: 1 p b p a l p = l i = ---- -------------- y a I principio in forma termica
qe + l i = h + ec
(105)

eliminiamo q e in quanto abbiamo supposto che la trasformazione fosse adiabatica.


lp = li = hb ha hb = lp + ha SOMMINISTRAZIONE DI CALORE. qe + l i = h + ec
(106)

possiamo elidere il termine l i poich durante tale fase non avviene nessuno scambio di lavoro tra il sistema in questione (generatore di vapore) e l'esterno.
q1 = he hb
(107)

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

85

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

dove q 1 il calore introdotto nel ciclo.


ESPANSIONE. Cambiando il segno per ottenere una quantit positiva si ha l t = li = h e h f
(108)

e dalla definizione di rendimento isentropico


l t = is, t ( h e h f i s )
(109)

CONDENSAZIONE. Anche qui per lo stesso motivo - indicato in ESPANSIONE cambiamo il segno al I principio q 2 = h f ha
(110)

che la quantit di calore sottratta al vapore scaricato dalla turbina. E' da notare che, nell'effettuare tali calcoli, non possiamo utilizzare la relazione h = c p T in quanto il fluido di lavoro non un gas ideale. Definiamo l i lavoro netto del ciclo
l i = lt lp

e conseguentemente
li CICLO = ---q1
(111)

l Pi = m i la portata di vapore transitante nell'impianto. dove m Per passare dalla potenza interna P i a quella utile P u bisogna tenere conto di: - perdite; - lavoro necessario agli accessori. Inglobando tutto nel rendimento m risulta:
lu = mli

l Pu = m u dove l u il lavoro utile. q , posConsiderando che il vapore per generare la P u riceve la potenza termica m 1 sibile definire il rendimento utile l lu m u u = ---- = -------- q1 m q1 Anche se non evidenziato nello schema dell'impianto, nel generatore di vapore viene che d origine a dei gas combusti, i quali, introdotta una portata di combustibile m b venendo a contatto con i fasci di tubi dell'economizzatore, del surriscaldatore e dell'evaporatore, cedono parte del loro calore ed infine vengono espulsi al camino. proprio quello che noi paghiamo, definiamo come rendimento gloEssendo la m b bale dell'impianto:
Pu g = ----------- mb H i

e come rendimento del generatore di vapore: q m 1 b = ----------- mb H i

86

il quale tiene conto delle perdite dovute all'incompletezza della combustione, alla disomogeneit del fluido, all'irraggiamento termico, ma soprattutto delle perdite al camino. Possiamo inoltre scrivere l Pu m i m q1 g = -----------= m --------- -----------= m CICLO b m b Hi m q 1 m b H i
(112)

Il consumo specifico di combustibile, che la quantit di combustibile necessaria per produrre un'unit di potenza utile, risulta essere: m m 1 b b q b = ----- = ----------------- H- = ----------Pu g m b i gHi Effettuiamo ora alcune importanti considerazioni applicando il I principio in forma termica al condensatore (h h ) = m c T m f a h ph h
(113)

la portata di vapore scaricata dalla turbina, m la portata di acqua refrigedove m h rante nel condensatore, c p h il calore specifico a pressione costante dell'acqua e T h l'incremento di temperatura che subisce l'acqua refrigerante all'interno del condensatore. Per renderci conto dell'entit del consumo di acqua refrigerante assumiamo h f h a 2500 kJ kg , T h 10 C , ed essendo c p h = 4186 J kgK , dalla (113) m 60 , questo significa che per ogni kg di vapore che circola ne risulta che m h occorrono all'incirca 60 di acqua refrigerante; ed ecco spiegata la necessit di collocare le centrali termoelettriche in prossimit di corsi d'acqua. Il fatto che al secondo membro della (113) abbiamo utilizzato la relazione dh = c p dT pur non trattandosi di un gas perfetto ma di acqua, risulta chiaro se ricorriamo all'espressione generale dell'entalpia:
v dh = c p dT T ----- v dp T p

nella quale poniamo dp = 0 , visto che siamo a pressione costante.

METODI PER MIGLIORARE IL RENDIMENTO


Come abbiamo evidenziato attraverso la relazione (112) il rendimento globale di un impianto a vapore dipende a sua volta da tre altri rendimenti fra i quali quello del ciclo assume i valori pi bassi. Su di esso, pertanto, rivolgeremo la nostra attenzione, tenuto conto anche della scarsa migliorabilit di m ed b . Consideriamo il ciclo ideale Rankine ed effettuiamone una suddivisione in tre cicli

T Tv

II I Tc s III

Il rendimento complessivo del ciclo termodinamico evidenziato pu essere visto come media pesata dei rendimenti dei singoli cicli, dove il peso dato dal calore introdotto nel rispettivo ciclo

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

87

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

I q 1 I + II q 1 II + III q 1 III = -----------------------------------------------------------q 1 I + q 1 II + q 1 III

Il ciclo II un ciclo di Carnot che opera tra la temperatura di condensazione e quella di vaporizzazione e pertanto il suo rendimento risulta essere
TC II = 1 ----TV

Il ciclo I la somma di infiniti cicli elementari di Carnot che hanno come temperatura inferiore la T C e come superiore valori tutti al di sotto della T V ; ogni ciclo infinitesimo ha quindi un rendimento minore di II e pertanto anche quello medio risulta inferiore: I < II . Procedendo nella stessa maniera risulta che II < III . Da queste considerazioni emergono i metodi atti a migliorare il rendimento del ciclo e conseguentemente quello globale.

DIMINUZIONE DELLA TEMPERATURA DI CONDENSAZIONE. In maniera possibile migliorare i rendimenti di tutti e tre i cicli

tale

Tc T' c

s Conseguentemente a tale pratica deve diminuire anche la temperatura dell'acqua refrigerante; risulta per difficile il mantenimento della pressione nel condensatore, ora ancora pi bassa (al di sotto di quella ambiente) a causa delle infiltrazioni dall'esterno.

AUMENTO DELLA TEMPERATURA DI VAPORIZZAZIONE. Non ci si deve spingere oltre un certo limite altrimenti si rischia di ottenere un effetto contrario a quello desiderato, in quanto variano i pesi dei rendimenti: aumenta il peso di I e diminuisce quello di II e, come abbiamo gi visto, I < II

e p' v pv

88

Altro tipo di inconveniente connesso a tale metodo la diminuzione del titolo del punto di fine espansione, problema di cui si gi trattato nelle pagine precedenti.
RISURRISCALDAMENTO. Il vantaggio di tale pratica deriva essenzialmente dal fatto che aumenta il peso del ciclo III, quello con rendimento maggiore. e e Te

f f

AUMENTO DELLA TEMPERATURA FINALE DI SURRISCALDAMENTO. Anche in questo caso si incrementa il peso del ciclo III. e

T e' Te

RIGENERAZIONE. E' un ulteriore metodo per aumentare il rendimento di un ciclo Rankine. Analizziamo prima il caso ideale e poi quello reale. Dalla suddivisione in tre cicli, precedentemente vista, si osserva che quello che ha un rendimento minore di tutti il ciclo di riscaldamento, se lo potessimo eliminare sarebbe meglio. Con la rigenerazione si cerca di trasferire con continuit del calore dal vapore che si espande all'acqua che deve essere riscaldata; affinch questo processo sia reversibile le differenze di temperature devono essere infinitesime. Facciamo riferimento ad un ciclo limite Rankine a vapore saturo
T b Tv c

Tc

s i h g f

ed effettuiamo l'espansione non secondo l'isentropica (c-d) ma secondo la trasformazione (c-e) che isodiabatica con la (a-b), cio scambiano uguali quantit di calore.

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

89

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

Risultando quindi identiche le aree (i-a-b-h) e (g-e-c-f) sfruttiamo il calore equivalente a quest'ultima per riscaldare l'acqua dalla temperatura TC alla TV e non forniamo pi calore lungo la trasformazione (a-b) in quanto avviene uno scambio interno al ciclo. Il ciclo di Carnot (l-b-c-d) ed il ciclo rigenerativo (a-b-c-e) sono termodinamicamente equivalenti, dal momento che scambiano le stesse quantit di calore con l'esterno; il loro rendimento risulta perci il medesimo. Le principali limitazioni risiedono nella difficolt di realizzare praticamente uno scambio continuo nella turbina; se anche ci fosse possibile, il titolo del vapore raggiungerebbe valori troppo bassi per gran parte dell'espansione. La rigenerazione, pertanto, a livello pratico si effettua in maniera diversa: si spilla una parte di vapore dalla turbina e lo si manda in uno scambiatore rigenerativo a miscela, dove si unisce con la condensa che, quindi, arriva in caldaia ad una temperatura pi elevata, con un conseguente risparmio di combustibile.
e

d c

T m m s

b s j

m s

a b'

scambiatore a miscela Utilizzando uno scambiatore a miscela necessario che le pressioni dei flussi che vi confluiscono siano le medesime; occorre a tale scopo aggiungere una pompa tra (a) e (b'). Possono comunque essere utilizzati anche degli scambiatori a superficie, nei quali condensa e vapore spillato, percorrendo dei fasci di tubi, non vengono a contatto direttamente, ma attraverso delle apposite superfici di scambio termico.
e

d c b b' a j

m
s

m s m m s
f

s Se si aumenta il numero degli scambiatori rigenerativi, e quindi degli spillamenti, si ottiene un rendimento pi elevato, perch ci si avvicina al caso ideale. Si pu arrivare ad un massimo di dieci perch oltre non si hanno sensibili miglioramenti, dato che diminuisce troppo la portata elaborata in turbina e conseguentemente la P u .

90

CALCOLO DELLE PRESTAZIONI. Applichiamo il I principio in forma termica allo scambiatore rigenerativo

m ) h' + m h = m h (m s b s s j rappresenta la portata spillata e dalla quale solitamente ricaviamo h j ; m s ( m m ) quella che attraversa il condensatore.
s

Bisogna prestare attenzione al fatto che con lo spillamento la portata varia nel ciclo, perci (h h ) + (m m ) (h h ) [ m (h h ) + (m m ) ( h' h ) ] } P u = m { m e s s s f b j s b a (l l ) P u = m m t p dove
lt = h e h s + ( 1 y ) ( hs h f ) l p = ( h b h j ) + ( 1 y ) ( h' b h a )

m s y = ----- la frazione di portata spillata. m

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

91

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

e d c c T1 T2 T3

m A af
T4

40 bar 425 C

2 bar
f f

m F
Tw x = 0.2

3 bar
ac

92

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

93

IMPIANTI MOTORI A VAPORE

POLITECNICO DI TORINO - DIPARTIMENTO DI ENERGETICA

ESERCITAZIONE N. 5 DI SISTEMI ENERGETICI


1.

In un impianto a vapore le condizioni del vapore al generatore sono 50 bar e 400 C. La turbina, che ha un rendimento isentropico pari a 0.8, scarica alla pressione di 1 bar. La pompa dell'acqua di alimentazione ha y = 0.8 . Assumendo

m = 0.98 , b = 0.9 H i = 43.1 MJ kg calcolare il titolo del vapore all'uscita dalla turbina, il rendimento del ciclo, il rendimento utile, il rendimento globale dell'impianto e il consumo specifico di combustibile. Calcolare inoltre il rapporto tra la portata di acqua refrigerante nel condensatore e la portata di vapore nell'ipotesi che l'acqua di raffreddamento subisca un aumento di temperatura di 10 C nel condensatore. { x f = 0.95 , = 0.225 , u = 0.221 , g = 0.20 , q b = 420 g kWh ,

m = 51.4 } m h v
2.

Ripetere l'esercizio precedente con gli stessi dati tranne che per la pressione di condensazione che viene abbassata a 0.05 bar. Per semplicit la pompa viene inserita tra gli accessori dellimpianto per cui il m scende a 0.97.
= 0.305 , u = 0.2965 , g = 0.267 , q b = 313 g kWh ,

{ x f = 0.88 ,

m = 50.8 } m h v Ripetere l'esercizio precedente con gli stessi dati tranne che per le condizioni al generatore di vapore: 100 bar e 500 C . { x f = 0.89 , = 0.337 , u = 0.327 , g = 0.294 , q b = 283 g kWh ,
3.

m = 51.25 } m h v
4.

Ripetere l'esercizio precedente con gli stessi dati con in pi un risurriscaldamento, dopo una 1a espansione, a 20 bar e 500 C .
= 0.3575 , u = 0.347 , g = 0.312 ,

{ x f = 0.98 ,
q b = 268 g kWh
5.

m = 56.6 } , m h v

Di un impianto a vapore si conosce


1.3785 kg/s 40 MJ/kg 0.95 60 bar, 520C 0.90 46 C 795 kg/s 4.2 kJ/kgK 10 C 0.96

portata in massa di combustibile potere calorifico del combustibile Rendimento del generatore di vapore condizioni del vapore ingresso turbina rendimento isentropico della turbina temperatura di condensazione portata di acqua condensatrice calore specifico dellacqua di raffreddamento incremento di temperatura dellacqua di raffreddamento rendimento meccanico (comprendente la potenza assorbita dalla pompa)

Calcolare il rendimento globale dellimpianto e il consumo specifico di combustibile

94

CAPITOLO 6

IMPIANTI A CICLO COMBINATO GAS/VAPORE

Gli impianti a ciclo combinato ICC (ICC) che si sono affermati sono 40 VAPORE quelli gas/vapore cio quelli otteGAS nuti dalla combi20 nazione di un impianto turbogas 0 con un impianto a 1900 1920 1940 1960 1980 2000 vapore dacqua. ANNI Levoluzione che si avuta soprattutto nelle turbine a gas in questi ultimi decenni ha consentito a questi impianti di superare in prestazioni i grandi impianti a vapore rigenerativi. Rappresentano oggigiorno la tecnologia pi efficiente, nel settore termoelettrico, per la produzione di energia elettrica su larga scala
60 RENDIMENTO [%]

F W

3 T

G
T4

4 2
d c b e

f s

Ts

Q NU

Il rendimento globale dellimpianto dato dal rapporto tra la somma delle potenze utili del turbogas e dellimpianto a vapore e la potenza termica introdotta con il combustibile nel solo impianto a gas. ( P u ) TG + ( P u ) TV g = ------------------------------------- H m b i

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

95

IMPIANTI A CICLO COMBINATO GAS/VAPORE

96

POLITECNICO DI TORINO - DIPARTIMENTO DI ENERGETICA

ESERCITAZIONE N. 6 DI SISTEMI ENERGETICI


1.

Un impianto motore a ciclo combinato gas/vapore viene impiegato per produrre energia elettrica. Le condizioni di funzionamento sono le seguenti: 101.3 kPa, 288 K 118 kg/s 20 0.9 3% 0.995 827 K 448 K 37 mbar 0.96 42200 kW 47400 kJ/kg

condizioni ambiente portata in massa di aria rapporto di compressione rendimento isentropico del compressore perdita di pressione nel combustore rendimento di combustione temperatura di scarico della turbina temperatura dei gas di scarico alluscita del generatore di vapore a recupero (GVR) perdita di pressione allo scarico della turbina (silenziatore, camino) rendimento meccanico turbogas Potenza utile turbogas Potere calorifico del combustibile

Condizioni del vapore prodotto dal GVR e di ingresso alla turbina a vapore (TV) Condizioni del vapore alluscita della TV e ingresso condensatore rendimento idraulico della pompa di alimentazione rendimento meccanico della pompa di alimentazione ( v = 1 )

6 MPa, 520 C 0.1 bar, 319 K, x=0.89 0.85 0.95

Calcolare il rendimento globale dellimpianto e il consumo specifico di combustibile { c p = 1005 J kgK = 1.4 ; c'p = 1148 J kgK ' = 4 3 }
2.

I gas scaricati da un impianto motore a gas a ciclo semplice vengono utilizzati in un generatore di vapore a recupero (GVR) per produrre vapor dacqua per un impianto motore a vapore (Impianto a ciclo combinato gas/vapore). Utilizzando i dati forniti e trascurando il lavoro della pompa, e tutte le perdite di calore, calcolare: (i) la portata in massa di gas (ii) la portata in massa di vapore generata (iii) il rendimento globale dellimpianto combinato DATI Impianto a gas: potenza utile, 15 MW; condizioni ambiente, 1.013 bar e 15 C; rapporto di compressione, 10; rendimento isentropico del compressore, 0.82; rendimento isentropico della turbina, 0.88; rendimento di combustione, 0.99; temperatura dei gas alluscita del combustore, 1200 K; temperatura dei gas alluscita del generatore di vapore a recupero, 200 C; perdita di pressione nel combustore, 0.2 bar; perdita di pressione nel GVR, 0.05 bar; rendimento meccanico, 0.98; per laria, c p e , 1.005 kJ / kg K e 1.4; per i gas combusti, c p e , 1.15 kJ / kg K e 4/3. Potere calorifico inferiore del combustibile
H i = 43.1 MJ/kg

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

97

IMPIANTI A CICLO COMBINATO GAS/VAPORE

Impianto a vapore: pressione al generatore, 30 bar; temperatura del vapore alluscita del surriscaldatore, 450 C; pressione al condensatore, 0.1 bar; rendimento isentropico della turbina, 0.85; rendimento meccanico, 0.97; trascurare tutte le cadute di pressione ed assumere che il condensato proveniente dal condensatore sia saturo.
3.

Limpianto a ciclo combinato gas/vapore schematizzato presenta le seguenti caratteristiche:

G G
1 4 5

potenza utile impianto a vapore rendimento meccanico impianto motore a vapore

41.72 MW 0.95

portata di acqua di condensazione


aumento di temperatura dellacqua di condensazione rendimento meccanico impianto motore a gas rapporto di compressione del compressore rendimento idraulico del compressore rendimento del combustore caduta di pressione nel combustore temperatura di ingresso in turbina a gas rendimento idraulico della turbina a gas potere calorifico inferiore del gas naturale a 25C

2041.5 kg/s
10 C 0.96 15.5 0.870 0.99 2% 1475 K 0.85 46.214 MJ/kg 165 C 100 kPa, 25C

temperatura dei gas all'uscita del generatore di vapore a recupero


condizioni ambiente

Il lavoro della pompa compreso nel rendimento meccanico dellimpianto a vapore. Determinare il rendimento globale dell'impianto combinato gas-vapore. Assumere cp = 1008 J/kgK, cp' = 1168 J/kgK, R = 287 J/kgK, R' = 293 J/kgK. cph (acqua condensatrice) = 4200 J/kgK

98

CAPITOLO 7

IMPIANTI COGENERATIVI

INTRODUZIONE
Per cogenerazione si intende la produzione combinata di energia meccanica/elettrica e calore. La combinazione significa contemporaneit nella produzione di potenza meccanica/elettrica da parte dellimpianto di cogenerazione. La cogenerazione, sebbene abbia riscontrato un notevole interesse in anni recenti, soprattutto nel nostro paese, una pratica antica. La storia remota ancora tutta da scrivere, ma agli inizi del nostro secolo molte aziende che utilizzavano impianti termoelettrici a vapore per la produzione di energia elettrica dirottavano gi parte del vapore scaricato dalle motrici a vapore per utilizzarlo in usi tecnologici. La spinta allutilizzo della cogenerazione, oggi, trova motivazioni, in parte, diverse rispetto al passato. Infatti, oltre agli aspetti di economicit, cari ai nostri padri, le motivazione di interesse sono il risparmio energetico, volto alla riduzione del consumo delle materie prime energetiche, e la salvaguardia dellambiente, inteso come riduzione delle emissioni inquinanti conseguenti ad attivit antropologiche, settori, tutti, in cui la cogenerazione pu dare un valido contributo. Normalmente le esigenze di energia elettrica e calore vengono soddisfatte in maniera separata. Lenergia elettrica viene acquistata dalla rete di distribuzione, pubblica o privata, che esiste in tutti i paesi sviluppati. Il calore, che, diversamente dallenergia elettrica, non pu essere trasportato per lunghe distanze viene, invece, prodotto localmente. Nella soluzione cogenerativa, un impianto, che necessariamente deve essere ubicato nelle vicinanze dellutilizzatore termico, provvede in tutto o in parte alle richieste delle utenze, termica ed elettrica. I vantaggi che si ottengono con questa soluzione possono essere illustrati, in via esemplificativa, dal seguente esempio.

60 100
W = 0.40

W = 40

40

= 0.40 IC

144.4 44.4
Q = 0.90

100

Q = 40

60 40 20

4.4 Rendimento totale produzione separata 40 + 40 - = 0.55 tot = ----------------144.4 Rendimento produzione combinata

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

99

IMPIANTI COGENERATIVI

40 + 40 IC = ----------------- = 0.80 tot 100 Risparmio di energia primaria 144.4 100 --------------------------- = 30.7 % 144.4

IMPIANTI MOTORI A GAS COGENERATIVI


F W

G
T4

QU

Ts

Q NU

P u + Qu IU = ----------------- H m b i

IMPIANTI COGENERATIVI A VAPORE


Come gi accennato all'inizio del capitolo, con questi impianti possibile generare potenza termica oltre che potenza elettrica. C' una vera e propria produzione combinata e contemporanea - da cui il termine di cogenerazione - che risulta efficiente da un punto di vista termodinamico ed economicamente vantaggiosa. Tali impianti vengono ad esempio utilizzati in grandi stabilimenti industriali, per produrre almeno una parte dell'energia elettrica consumata e fornire il calore necessario a diversi processi industriali, oppure negli impianti destinati al riscaldamento urbano. Le tipologie di impianti solitamente utilizzate sono due.

IMPIANTI A CONTROPRESSIONE O A RICUPERO TOTALE.


In questo schema di impianto scarichiamo l'intera portata di vapore che ha lavorato in turbina all'utenza termica, la quale, per problemi di dispersione, non deve essere situata ad una distanza superiore ai 30 km.

100

IMPIANTI COGENERATIVI A VAPORE

caldaia turbina
b

alternatore

pompa
a a

utenza termica

L'utenza riceve vapore e restituisce una condensa che alimenta il generatore tramite una pompa. La diversit sostanziale di tali impianti, rispetto a quelli precedentemente analizzati, risiede negli ordini di grandezza. L'impianto a condensazione presenta una pressione di condensazione bassa, visto che cos migliora il rendimento; si arriva a p c 0, 05 bar nel caso l'acqua refrigerante sia a temperatura sufficientemente ridotta. Alle utenze serve per vapore ad una pressione che varia tra i ( 5 20 ) bar , pertanto la p allo scarico della turbina deve raggiungere tali valori (da cui il termine contropressione), con conseguente penalizzazione del rendimento del ciclo. e h

d f c ab

s Tuttavia i rendimenti di conversione dell'energia, a partire dal combustibile introdotto, sono elevati; questo perch in un impianto di cogenerazione solo la potenza persa nel generatore di vapore non va nel ciclo; essa comunque ammonta 10% della H ): potenza rilasciata dal combustibile ( m
b i

H ( 1 b) m b i In effetti si ha un "ricupero totale" della potenza termica inviata all'utilizzazione, che in un normale impianto a condensazione verrebbe dispersa al fiume.

CALCOLO DELLE PRESTAZIONI


(l l ) P u = m m t p (h h ) Qu = m f a questa la potenza termica destinata all'utenza.
Pu g = -------- Hm i

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

101

IMPIANTI COGENERATIVI

lu m = --li li CICLO = ---q1

Introduciamo inoltre un nuovo parametro denominato indice di utilizzazione del combustibile e definito come P u + Qu IU = ----------------- H m b i il quale ci mostra come viene utilizzato il combustibile, anche se compara due forme di energia diverse, non confrontabili dal punto di vista del II principio (la P u pregiata), ma solo dal punto di vista del I principio della termodinamica. L'inconveniente maggiore di questa tipologia d'impianti che presenta una notevole rigidit; se si richiede, ad esempio, un aumento della P el ed una diminuzione della Q u , non possibile farlo in quanto tutta la portata di vapore attraversa sia la turbina aumenta s la P , ma anche la Q che l'utenza, quindi aumentando m u el In sostanza si hanno dei problemi di regolazione quando la P el e la Q u variano indipendentemente; in tal caso preferibile utilizzare l'altro schema di impianto cogenerativo.

IMPIANTI A RICUPERO PARZIALE.


L'espansione divisa in due corpi, una turbina di alta pressione AP ed una di bassa pressione BP. Il vapore che esce dalla AP pu continuare ad espandersi nella BP o andare all'utenza termica. Se si chiude la valvola V, la BP esclusa e si ottiene l'impianto a contropressione, visto prima; se la valvola tutta aperta viene esclusa l'utenza, la portata confluisce tutta alla BP e si ha un impianto a condensazione. Tra queste due situazioni estreme ve ne sono infinite intermedie.
e

AP V s b s

BP

m m u

m u
j r

a b' L'utenza termica riceve il vapore alla pressione di scarico della AP e lo restituisce a tale pressione, la cosiddetta p s di estrazione.

Con tali impianti possibile rendere in buona misura indipendenti le produzioni di energia elettrica e termica in risposta alle specifiche esigenze.

CALCOLO DELLE PRESTAZIONI.


Scriviamo un'equazione di I principio al nodo (r, b', j), dove arrivano portate a diverse temperature e dunque diverse entalpie h + (m m ) h' = m h m u r u b j

102

IMPIANTI COGENERATIVI A VAPORE

d c b b' a j r

m
s

m u m m u
f

s (h h ) + (m m )( h h ) m (h h ) ( m m ) ( h' h ) } P u = m { m e s u s f b j u b a (h h ) Qu = m u s r L'IU dell'impianto a ricupero parziale assume valori intermedi tra quello dell'impianto a ricupero totale e quello dell'impianto a condensazione, quest'ultimo ovviamente pari ad g .

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

103

IMPIANTI COGENERATIVI

POLITECNICO DI TORINO - DIPARTIMENTO DI ENERGETICA

ESERCITAZIONE N. 7 DI SISTEMI ENERGETICI


1.

Un impianto motore a gas viene utilizzato per la produzione combinata di energia elettrica e calore. Le caratteristiche operative al punto di progetto sono le seguenti.
Temperatura ambiente Pressione ambiente portata di aria rapporto di compressione rendimento isentropico compressore Potere calorifico inferiore metano Rendimento del combustore Temperatura di ingresso in turbina Rendimento isentropico turbina Rendimento meccanico 15 100 2.86 6. 0.87 47400 0.99 1000 0.9 0.98 K kJ/kg

C
kPa kg/s

I gas scaricati dalla turbina a gas vengono inviati in uno scambiatore di calore (generatore di vapore a recupero) al fine di produrre vapor dacqua saturo e secco a 0.8 MPa da inviare allutenza termica. Sapendo che i gas combusti vengono scaricati al camino a 140 C e che lutenza termica restituisce la condensa a 80 C calcolare la potenza meccanica generata, il consumo specifico di combustibile e la portata di vapore prodotta. [ c p = 1005 J kgK
2.

, = 1.4 ,

c p = 1148 J kgK

, = 1.333 ]

In un impianto a vapore a ricupero totale il generatore produce 200 t/h di vapore a 50 bar e 500 C . Sono estratte 100 t/h di vapore a 5 bar e le rimanenti a 1 bar. La condensa del vapore utilizzato a fini di riscaldamento viene rinviata in caldaia. Le turbine fra cui avviene la prima estrazione hanno lo stesso rendimento isentropico pari a 0.82. Determinare: potenza utile, rendimento globale dell'impianto, lindice di utilizzazione e consumo di combustibile. [ m = 0.97 , b = 0.88 ,
H i = 9500 kcal kg

= 4.6 kg s } { P u = 33.8 MW , g = 0.184 , IU = 0.874 , m b


3.

Un impianto a vapore a ricupero parziale presenta le seguenti caratteristiche di funzionamento:

= 150 t h ; - portata di vapore prodotta in caldaia, m

- condizioni del vapore prodotto, p O = 80 bar , t O = 530 C ; - rendimento isentropico della turbina AP, fra il generatore e l'utilizzazione termica, 0.82;

- la portata m 1 = 50 t h di vapore per uso industriale viene estratta a 2 bar e la


rimanente continua ad espandersi nella turbina BP ( is = 0.85 ) fino alla pressione p f = 0.05 bar , previo surriscaldamento fino a 250 C; m = 0.96 ,
b = 0.9 .

Calcolare la potenza utile, il rendimento globale dell'impianto, lindice di utilizzazione nonch la portata di combustibile ( H i = 9500 kcal kg ) al generatore, sapendo che la condensa del vapore estratto viene rinviata al generatore in condizioni di liquido saturo alla stessa pressione di 2 bar.

104

IMPIANTI COGENERATIVI A VAPORE

= 3.91 kg s } { P u = 43.2 MW , g = 0.278 , IU = 0.478 , m b


4.

Nellimpianto motore a vapore a recupero totale con doppia estrazione di vapore a 30 e a 6 bar, rappresentato nello schema sottostante, le utenze termiche U i e
U 2 ricevono vapore saturo e restituiscono liquido saturo.

7 MPa 385 C
MJ H i = 41.5 ------kg is = 0.65 b = 0.88

30 bar

is = 0.7

6 bar 3 MPa 100 t h 200 t h

U1

U2

Trascurando le cadute di pressione nellimpianto e il lavoro di compressione delle pompe (perch inglobato nel rendimento meccanico) determinare: i) la potenza utile; ii) il rendimento globa le d ell im pia nto e lin di ce d i ut ilizz azio ne ; iii) la p orta ta d i co m bus tibi le ( H i = 41.5 MJ kg )

SISTEMI ENERGETICI (11CINDK) - A.A. 2007-2008

105

IMPIANTI COGENERATIVI

106