Sei sulla pagina 1di 7

TRASPORTO DEI FLUIDI

Le apparecchiature per il trasporto dei fluidi (liquidi o aeriformi) sono costituite essenzialmente da: 1. I tubi, propriamente detti, costituenti le pareti che delimitano la corrente fluida in movimento; elementi indispensabili sono le congiunzioni e i raccordi che vanno sotto il nome di raccorderia. 2. Gli organi di intercettazione che permettono di regolare o interrompere il flusso. 3. Le macchine per la propulsione, che conferiscono al fluido lenergia necessaria a vincere tutte le perdite di carico dovute allattrito connesse al movimento ed a superare gli eventuali livelli geodetici o di pressione fra le apparecchiature collegate alla tubazione: pompe, compressori, eiettori, ecc.

TUBAZIONI E RACCORDI
SPESSORE E DIAMETRO NOMINALI DEI TUBI La produzione di tubi di largo impiego regolata da norme, quelle UNI italiane, le DIN tedesche, le americane ASTM, ecc. Le norme UNI prevedono le seguenti definizioni e prescrizioni, valide per tutti i componenti delle tubazioni: Lo spessore di un tubo viene stabilito in base alla pressione nominale, PN, la quale tiene conto della pressione di esercizio, PE, e delle condizioni di lavoro della tubazione. La PN esprime convenzionalmente la pressione massima di esercizio, in bar. In base ad essa, vengono calcolati gli elementi della tubazione, tenendo conto delle specifiche condizioni di esercizio. Cos, PN40 indica che il fluido nella condotta pu assumere la pressione massima di 40bar in condizioni normali di esercizio. La A.N.C.C. (Associazione Nazionale per il Controllo della Combustione) ha fissato tre condizioni di esercizio per quanto riguarda la PN: 1. Fluido non pericoloso a temperatura fino a 120 C: PN = PE. 2. Fluido non pericoloso a temperatura compresa tra 120 e 300 C oppure fluido pericoloso a temperatura fino a 120 C: PN = 1.25 PE. 3. Fluido pericoloso a temperatura compresa tra 120 C e 300 C oppure fluido molto pericoloso: PN = 1.57 PE. La serie delle pressioni nominali segue la tabella UNI1283. Per diametro nominale, DN, si intende un valore convenzionale del diametro del tubo che generalmente non coincide n con quello esterno n con quello interno, ma corrisponde ad una progressione geometrica nota con il nome di serie di Renard. La serie dei diametri nominali, secondo UNI1282 ed aggiornamenti : 1 - 1.5 - 2 2.5 3 4 5 6 8 15 20 25 32 40 50 60 70 80 100 125 150 200, ecc. In pratica, con buona approssimazione, lo si fa corrispondere al diametro interno. Il concetto base dellunificazione del diametro dei tubi quello di mantenere fisso, per ovvie ragioni di collegamento, il valore del diametro esterno, per ogni diametro nominale, variando il diametro interno in relazione allo spessore. La scelta del diametro di una tubazione dipende da criteri variabili caso per caso. Fissata la portata del fluido, pi grande il diametro della tubazione minori sono le perdite di carico (attrito) e quindi i costi di esercizio, ma maggiori le spese di impianto.

Si giunge ad un compromesso e il diametro viene stabilito in base alle velocit ottimali del fluido. In tabella vengono date le velocit consigliate per vari tipi di fluido per impianti che funzionano in continuo. tipo di fluido velocit consigliata, m/s liquidi a bassa viscosit 1 - 2 (in pressione) 0.5 - 1 (in aspirazione) liquidi viscosi gas e vapori 0.2 - 0.4 10 - 30

I tubi commerciali hanno lunghezze generalmente comprese tra i cinque e i sette metri e vengono collegati tra loro per saldatura o mediante raccordi filettati, flangie, giunti. ELEMENTI DI GIUNZIONE Gli elementi di giunzione sono di quattro tipi fondamentali, che si differenziano per forma e funzione: 1) giunti saldati, 2) raccordi filettati, 3) raccordi a flangia, 4) giunti a bicchiere. 1. Giunti saldati. Il pi semplice tipo di giunto saldato si ottiene tagliando gli estremi di due tubi con un angolo di 30e riempiendo lincavo cos ottenuto con il materiale di saldatura. La soluzione a giunti saldati si impiega in genere solo su tubazioni che non richiedono in genere frequenti manutenzioni. In tubazioni di medie dimensioni si adottano a raccordi saldati intervallati con raccordi a flangia. 2. Raccordi filettati. Costituiscono il sistema pi semplice e pi rapido per collegare due tubi, specie se di piccolo diametro. Constano di un manicotto filettato, ricavato direttamente per fusione, al quale si avvitano le estremit di due tubi. 3. Raccordi a flangia. Le flangie sono delle corone circolari con fori. Le pi comuni sono in ghisa o in acciaio secondo dimensioni unificate. LUNI classifica le flangie in sette tipi fondamentali per quanto riguarda il sistema di collegamento delle stesse con i tubi. Laccoppiamento tra due flangie avviene generalmente mediante bulloni a passare e dadi. Dato che le superfici delle flangie, anche se lavorate con cura, presentano inevitabili rugosit, si rende necessaria linterposizioni di materiali di guarnizioni. Queste possono essere in teflon, elastomeri, metalliche (es. piombo, rame). 4. Giunti a bicchiere. Sono generalmente adottati per tubi di grosso diametro in ghisa, cemento, ceramica, materiali plastici. La tenuta viene effettuata con stoppa e piombo o con paste agglomeranti ed avviene per dilatazione dei materiali di riempimento. Questi tipi di giunto sono usati per tubazioni che normalmente non vanno al di sopra delle 4 atm, con opportuni accorgimenti possibile arrivare a 30 atm.

VALVOLE
Le valvole sono organi di intercettazione del flusso. Sono formate dal corpo della valvola, dallotturatore, che il sistema che regola la sezione di passaggio, e dalla tenuta dallinterno allesterno della valvola. Si distinguono tra loro a seconda che lotturatore si muove nel corpo 1) sollevandosi, 2) ruotando, 3) strisciando. A seconda della funzione che svolge, una valvola pu essere di:

interruzione, se ammette od esclude il fluido; regolazione, se permette il dosaggio del fluido; ritegno, se ammette il flusso in una sola direzione; sicurezza, se scarica, in genere a pressione atmosferica, il fluido contenuto nella tubazione o nel contenitore, quando la pressione di esercizio supera il valore per il quale era stata tarata la valvola. I materiali con cui vengono costruite le valvole possono essere vari e dipendono dalle condizioni di esercizio. Tra i materiali ferrosi largamente impiegata la ghisa, adatta per solo per pressioni non superiori a qualche atmosfera e per temperature poco diverse da quella ambiente. Per condizioni di esercizio pi gravose si ricorre allacciaio. Per diametri non molto elevati specie nelle tubazioni di acqua calda e vapore saturo diffuso limpiego del bronzo. Particolare diffusione sta avendo in questi tempi la costruzione di valvole in materiali plastici, soprattutto PVC, PTFE (teflon), da impiegare nelle tubazioni di acqua od altri prodotti fluidi a condizione di pressione e temperatura ambiente. Il collegamento tra valvole e tubazioni o parti di macchine pu essere realizzato con raccordi flangiati o filettati, questi ultimi vengono impiegati generalmente solo per piccoli diametri. ORGANI DI INTERRUZIONE 1) Rubinetti a maschio o a sfera. Servono per linterruzione rapida. Lorgano di intercettazione un otturatore tronco-conico (maschio) o una sfera rotante entro una apposita sede e recante una luce (a sezione cilindrica, ovoidale, rettangolare) per il passaggio del fluido. Per rotazione del maschio di 90 si ha limmissione o lintercettazione del flusso; il comando avviene mediante chiave o volantino applicato sul quadro terminale del gambo del maschio. Pur essendo costruttivamente semplice, il rubinetto a maschio richiede una buona lavorazione in modo da assicurare la tenuta tra le due parti coniche. Se le luci di passaggio del maschio sono a T si ha la possibilit di convogliare il fluido in arrivo in due direzioni diverse, oppure di interrompere il flusso, questo tipo di rubinetto si chiama a tre vie. 2) Valvole a saracinesca ed a farfalla. Sono di larghissimo impiego nellindustria chimica soprattutto per tubazioni di notevole diametro. Presentano il vantaggio di non dar luogo a variazioni nella direzione del flusso e di non causare restringimento di sezione. Ne consegue che quando queste valvole sono completamente aperte, le perdite di carico sono trascurabili. Nelle valvole a saracinesca lorgano di ritegno rappresentato da un disco o da un diaframma, a forma di cuneo, che scorrono normalmente alla direzione di flusso e si alloggiano nel corpo della valvola, assicurandone la chiusura. Se la tubazione sotto pressione questa, agendo sullotturatore, pu causare una certa difficolt di apertura soprattutto nelle valvole di grandi dimensioni. Per ovviare a questo inconveniente si inserisce nella tubazione una piccola valvola di by-pass (della valvola) in modo da poter equilibrare la pressione delle due parti dellotturatore prima di cominciare a sollevarlo. Nelle valvole di grandi dimensioni, il disco pu girare invece che scivolare dentro la sede: si ha allora la valvola a farfalla. Sia le valvole a saracinesca che quelle a farfalla, oltre che essere comandate manualmente, possono essere azionate tramite motori elettrici. 3) Valvole a membrana. Sono basate sulla possibilit di deformazione di una piastra elastica, che funge da otturatore. Il fatto di non avere organi in movimento in contatto con il liquido le rende idonee allimpiego in condotte di liquidi corrosivi. In queste valvole la stessa pressione che in fase di apertura solleva la membrana.

1. 2. 3. 4.

ORGANI DI REGOLAZIONE 1) Valvole a sede conica. Sono costituite da un albero filettato, che ruotando solleva o abbassa un otturatore su di una sede fissa, generalmente circolare. La conicit dellotturatore diversa da quella della sede in modo da poter realizzare la tenuta lungo una circonferenza pi facile che su una superficie. Lotturatore costituito in modo da poter ruotare indipendentemente dallalbero; ci evita allotturatore stesso di consumarsi troppo rapidamente strisciando sulla sede in fase di chiusura. Il diametro della sede generalmente coincide con quello della tubazione a cui la valvola va raccordata. Nel caso che i fluidi convogliati siano gas o vapori, la valvola pi impiegata quella a sede Jenkis: lanello di tenuta costruito in materiale deformabile. 2)Una modificazione delle valvole a sede conica sono le valvole a spillo. La tenuta in queste realizzata dallo stesso stelo il quale nella parte che funziona da otturatore a punta conica con un piccolo angolo. Sono valvole molto indicate per fluidi ad alta pressione. Il grado di apertura si legge solitamente sul volantino in corrispondenza di una taratura eseguita sul tipo di fluido che lattraversa. Sono molto delicate e quindi necessario montarle ed ispezionarle con cura particolare. ORGANI DI RITEGNO Valvole a battente e a sfera. Sono valvole che permettono il passaggio del fluido in una sola direzione e vengono aperte per azione della pressione del fluido in moto. In quelle a battente, un semplice disco di chiusura incernierato nel corpo della valvola in modo tale che solo il flusso in un senso ne permette lapertura. Nelle valvole a sfera la funzione del disco di chiusura assunto in queste da una sfera che poggia su una apposita sede in guida cilindrica. Un impiego molto comune di queste valvole come organi di fondo nelle tubazioni di aspirazione o di mandata delle pompe in modo da mantenere le tubazioni piene di liquido anche durante le fermate. ORGANI DI SICUREZZA Valvole a contrappeso, a molla. Dischi di rottura. Gli organi di sicurezza sono necessari sui circuiti di tubazioni e su serbatoi allo scopo di garantire lintegrit degli stessi da aumenti di pressione. In effetti le valvole di sicurezza sono automaticamente azionate quando la pressione del fluido supera il valore di taratura della valvola. In tutte le valvole di sicurezza lorgano otturatore viene sollevato dalla propria sede per mezzo dello stesso fluido in pressione, che agisce in opposizione alla forza esercitata sullotturatore da parte di un disco o di una molla. Nel caso che si richieda un ingombro limitato o che la valvola possa essere sottoposta a vibrazioni preferibile limpiego della valvola a molla. Inoltre questa preferita a quella a contrappeso quando il fluido sotto pressione tossico e non lo si pu sfiatare direttamente; mentre la valvola a molla una costruzione chiusa, in quelle a contrappeso c una tenuta a premistoppa la quale non dovr essere mai troppo stretta e quindi pu essere causa di perdite. Nei dischi tarati leccesso di pressione provoca la rottura del disco e quindi la fuoriuscita del fluido. I dischi di rottura trovano impiego in parallelo alle valvole di sicurezza specie negli impianti in cui vi siano fluidi polimerizzabili che tendono ad intasare le valvole.

POMPE
Si definisce pompa ogni macchina destinata a trasferire liquidi attraverso tubazioni. Questo trasferimento dovuto a trasmissione di potenza al fluido ed generalmente associato ad un aumento di livello e di pressione. Le pompe si possono suddividere in due categorie:

pompe volumetriche: il liquido fluisce per effetto di aumenti e diminuzioni di volume allinterno della pompa; pompe cinetiche: il liquido fluisce in modo continuo per effetto dellenergia trasmessa. Ogni categoria si pu dividere a sua volta in classi e tipi: 1) Pompe volumetriche: classe: alternative - tipi: a stantuffo (normale o tuffante), a membrana. classe: rotative - tipi: a ingranaggi, a lobi, a vite, a paletta, ad eccentrico, ad anello liquido. 2) Pompe cinetiche: classe: centrifughe - tipi : a flusso radiale, a flusso assiale, a flusso misto. classe: a turbina (non le abbiamo viste a lezione). Per il trasferimento o la compressione di fluidi gassosi si usano i termini compressore, soffiante, ventilatore, i primi sono simili alle pompe volumetriche alternative, i secondi a quelle rotative, i terzi alle pompe centrifughe. Le caratteristiche fondamentali di una pompa sono la portata e la prevalenza. La portata, G, la quantit in volume di liquido (m3/h) che la pompa eroga nellunit di tempo. G(a) la portata assoluta o portata teorica; G(eff) = G(a) *r(p) la portata effettiva. Il rendimento della pompa, r(p), dovuto ad eventuali fughe di liquido, a bolle daria che si possono creare allinterno della pompa, allinerzia delle valvole di aspirazione e di mandata. La prevalenza, H, il lavoro fornito dalla pompa per unit in peso del fluido ed equivale al dislivello che la pompa riesce fare guadagnare al fluido. La prevalenza pu anche essere espressa in termini di differenza di pressione tra luscita e lentrata espressa in Kg/m2: P = H * densit del fluido POMPE VOLUMETRICHE ALTERNATIVE Nelle pompe volumetriche alternative lo spostamento del liquido provocato da un organo che si muove con moto alternativo. Il principio di funzionamento basato sullo spostamento di uno stantuffo o di una membrana che fanno aumentare o diminuire alternativamente la capacit del corpo della pompa. Allaumento di volume corrisponde unaspirazione del fluido dallesterno attraverso una o pi valvole di aspirazione in serie, mentre alla diminuzione di volume corrisponde una compressione del fluido che attraverso una o pi valvole di mandata fuoriesce nel condotto. Le valvole di mandata o di aspirazione sono valvole unidirezionali. Queste pompe hanno alte prevalenze e basse portate. Portate e prevalenze sono tra loro indipendenti. La regolazione della portata del fluido viene attuata normalmente mediante bypass. Le pompe alternative a stantuffo hanno un rendimento elevato costante al variare della prevalenza e della portata. Le pompe a stantuffo sono usate negli impianti di estrazione del petrolio, nelle raffinerie per liquidi non volatili o viscosi, per lalimentazione di caldaie e nei servizi generali. Le pompe a membrana sono invece indicate per fluidi corrosivi, abrasivi o molto costosi per i quali non sono ammesse perdite. I materiali impiegati per le pompe a stantuffo a comando alternativo sono la ghisa, lacciaio inox e il bronzo. Nelle pompe a membrana questa viene di solito costruita in gomma (naturale o sintetica) o in acciaio inox, mentre la carcassa costruita con i materiali sopra indicati. Per il trasporto dei gas si usano i compressori che hanno molte analogie con le pompe volumetriche, ma presentano portate minori e prevalenze maggiori.

POMPE VOLUMETRICHE ROTATIVE Appartengono a questa categoria quelle pompe volumetriche nelle quali lo spostamento del liquido provocato da organi che si muovono con moto rotatorio in modo tale da creare un aumento del volume disponibile nella zona in cui situata lapertura di entrata del liquido, provocando cos laspirazione; successivamente si avvicinano alla zona in cui situata lapertura di scarico trascinandosi il liquido e il volume viene man mano ridotto cos che il liquido costretto ad uscire sotto pressione. In queste pompe non esistono n valvole n guarnizioni. La portata delle pompe rotative proporzionale alla velocit di rotazione. Allaumentare della prevalenza si hanno dei ritorni di liquido e quindi, a velocit costante, si ha una progressiva diminuzione di portata. Come materiali da costruzione si usano i comuni metalli e leghe lavorabili allutensile, gomme naturali e sintetiche, resine e materie plastiche rigide, grafite, polietilene. Tra le principali pompe rotative vi sono le pompe ad ingranaggi, a lobi, ad alette. Pompe ad ingranaggi. Sono costituite da una coppia di comuni ruote dentate di cui una sola motrice a denti diritti contenute dentro una carcassa che ne segue perfettamente il profilo. Sono impiegate per il movimento di oli pesanti e di combustibili. Pompe a lobi. Sono simili alle precedenti sia costruttivamente, sia per il principio di funzionamento. Le due giranti hanno generalmente tre lobi, esistono tuttavia anche pompe con pi lobi. Le giranti sono mosse in questo caso separatamente mediante ingranaggi esterni, ci permette di eliminare lattrito e lusura dei profili. Pompe ad alette. Si fondano su un principio di funzionamento diverso dalle precedenti. La carcassa cilindrica e contiene un rotore, anche esso cilindrico posizionato eccentricamente. Nel corpo del rotore sono ricavate delle scanalature in cui vengono alloggiate delle alette piane scorrevoli. Durante il moto del rotore le alette sono spinte dalla forza centrifuga fuori dalla loro sede fino a toccare la parete interna della carcassa. Si vengono cos a creare delle concamerazioni che, per la posizione eccentrica del rotore, in un primo tempo si allargano permettendo laspirazione del liquido, poi si restringono spingendo il liquido nella tubazione di mandata. POMPE CENTRIFUGHE Le pompe centrifughe sono pompe cinetiche nelle quali lenergia data al fluido principalmente dovuta alla forza centrifuga. Il liquido accelerato converte poi parte della sua velocit in pressione. Questa trasformazione (cio da energia cinetica ad energia di pressione) avviene principalmente per due motivi: a) perch la pompa presenta una chiocciola con grande sezione di uscita; b) perch la pompa dotata di diffusori che sono orientati in modo diverso alle palette e quindi il fluido costretto a cambiare direzione. La classificazione delle pompe centrifughe quella che tiene conto della direzione del flusso; si suddividono in: a) pompe a flusso radiale (a girante), pompe a flusso assiale (ad elica), pompe a flusso misto, combinazione dei due gruppi precedenti (non le abbiamo viste a lezione). Nelle pompe centrifughe la prevalenza, la potenza assorbita ed il rendimento sono funzione della portata. Le curve corrispondenti sono dette curve caratteristiche della pompa. La prevalenza effettiva data dalla prevalenza teorica, funzione della portata, della velocit della girante e del tipo di palettatura, diminuita delle perdite dovute alla resistenza. Queste sono: a) effetto di inerzia del fluido a ricevere lenergia dalla paletta, b) attrito allinterno della pompa tanto maggiore quanto maggiore la portata, c) perdite volumetriche, dovute alla cortocircuitazione del fluido dalla mandata allaspirazione, tanto maggiore quanto maggiore la prevalenza, d) turbolenza, se la pompa funziona con portate diverse da quella di progetto.

Poich la prevalenza, H, la stessa per qualsiasi fluido pompato, la pressione di mandata varia al variare della densit del fluido. Se in una pompa che tratta acqua entra aria, la pressione di mandata diminuisce, laria non capace di scacciare lacqua nel tubo di mandata, interrompendo il flusso. E questo il fenomeno del disinnesco. La potenza data dal prodotto della portata per la prevalenza (potenza teorica, potenza effettiva). Il rendimento il rapporto tra lenergia ceduta al fluido e lenergia assorbita dalla pompa. La regolazione della portata nelle pompe centrifughe si pu fare variando il diametro della girante, il numero di giri della girante, con una valvola di regolazione in mandata. La portata di queste pompe pu variare da qualche litro a qualche decina di metri cubi al minuto. Le prevalenze sono di 5-10 atm; mettendo pi centrifughe in serie si possono raggiungere pressioni anche molto elevate. Queste pompe si prestano per i servizi generali, antincendio, rifornimenti dacqua per raffinerie e processi chimici, per trasporto di liquidi contenenti solidi abrasivi, per prelievo da pozzi, alimentazione caldaie, trasporto di petrolio in condotti. Come materiali da costruzione si possono usare tutti i materiali lavorabili allutensile. Poich la velocit angolare a cui fatta ruotare la girante in genere piuttosto elevata, essa costruita con materiali metallici che resistono alla forza centrifuga; oggi si realizzano anche pompe in materia plastica, in porcellana dura, in grafite per liquidi aggressivi. Ventilatori. Le pompe centrifughe per gas vengono chiamate ventilatori. Questi sono caratterizzati da portate molto elevate, 1000-50000 m3/h e da prevalenze molto basse, 50-150 mm H2O e questo per il fatto che la densit tra liquidi e gas varia di un fattore 1000. I ventilatori hanno dimensioni molto grandi ed alte velocit di rotazione, 2800 giri/min. Per ottenere prevalenze pi elevate bisogna aumentare sia il numero dei giri che il diametro della girante, che in questi casi assume una forma piatta. Questi tipi di ventilatori vengono impiegati in modo particolare negli impianti di trasporto pneumatico dei solidi.

BILIOGRAFIA
Pompe: http://www.savinobarbera.com/articoli-tecnici.html Dischi di rottura: www.elfab.com Valvole di sicurezza: www.besa.it Tubazioni (piping) www.oppo.it www.tenaris.com (Dalmine) A. Guadagni Prontuario dellIngegnere , Hoepli editore, Milano ,2003. G.G. Brown Le operazioni fondamentali DellIndustria Chimica Hoepli editore, Milano ,1966.