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Alma Mater Studiorum - Universit di Bologna

Facolt di Lettere e Filosofia


Corso di Laurea in Storia Contemporanea

UNA FONTE SUL CONFINO: IL FONDO BETTI-GIACCAGLIA


Tesi di Laurea in Archivistica

Relatore Prof.ssa MARIA GIOIA TAVONI

Presentata da VECCHINI SILVIA

Correlatore Prof. PAOLO TINTI

Prima Sessione Anno accademico 2009/2010

INDICE
INDICE.......................................................................................................................................2 INTRODUZIONE.......................................................................................................................3 1. STORIA E ORDINAMENTO DEL FONDO BETTI-GIACCAGLIA..................................6 2. I CONIUGI BETTI-GIACCAGLIA: CENNI BIOGRAFICI..............................................17 3. INTRODUZIONE AL CONFINO DI POLIZIA..................................................................29 4. LA VITA AL CONFINO.....................................................................................................45 5. AL CONFINO SI LEGGE....................................................................................................59 CONCLUSIONI........................................................................................................................70 Bibliografia...............................................................................................................................72 Sitografia...................................................................................................................................75

INTRODUZIONE Quando venni a conoscenza del Fondo Betti-Giaccaglia, costituito in parte dall'epistolario ed in parte dal biblioteca dei due coniugi, rimasi in principio colpita dall'incontro fra archivio e biblioteca, due istituti ancora oggi al centro di grandi dibattiti, sulla natura e diversit delle rispettive discipline, nel corso dei quali limiti e termini di delimitazione diventano sempre pi confusi, passibili di revisione; a ci si aggiungono sempre nuove questioni, man mano che si procede nello studio del mondo contemporaneo 1. Il fondo in buona parte composto dalla corrispondenza intercorsa tra la coppia di comunisti bolognesi Paolo Betti e Lea Giaccaglia negli anni compresi tra il 1922 e il 1935, trascorsi dai coniugi fra clandestinit, carcere e confino; in questo contesto la biblioteca appare pi un archivio di libri, nel quale risulta importante la relazione fra le singole entit di quei complessi librari, da mantenere nel loro contesto e preservarne il vincolo che le unisce2. Ho cercato quindi di approfondire la conoscenza del fondo, della sua storia e dei suoi proprietari, incontrando interessanti spunti per ulteriori ricerche, ma, visti i limiti posti da una tesi di laurea triennale, ho deciso di trattare principalmente il periodo trascorso da Lea Giaccaglia al confino (1931-1934), condizione da sempre messa in secondo piano rispetto a molteplici ricerche incentrate su altri strumenti di repressione utilizzati dal regime fascista, come il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Appare sempre pi importante colmare tale lacuna soprattutto per raggiungere una pi completa conoscenza del reale peso che la fascistizzazione delle istituzioni e della societ arriv ad assumere nel corso del ventennio. Non a caso, mi sembra doveroso sottolineare che Dal Pont arrivato a sostenere che il confino rappresenti la chiave di volta
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Isabella ZANNI ROSIELLO, A margine del lavoro del bibliotecario e dell'archivista, in Belle le contrade della memoria. Studi su documenti e libri in onore di Maria Gioia Tavoni, a cura di Federica Rossi e Paolo Tinti, Bologna, Patrn Editore, 2009, p. 387-395. Arnaldo D'ADDARIO, Archivi e biblioteche. Affinit e differenze, Rassegna degli archivi di Stato, XXXVI, 1976, 1, 1977, p.9-20 3

dellintero sistema repressivo3. Il limitato interesse storiografico verso tale forma di controllo stato influenzato anche dallaffermazione di una sorta di gerarchia degli strumenti repressivi servili al regime fascista, che poneva al primo posto le condanne detentive o a morte ordinate dal Tribunale speciale e soltanto subito dopo il provvedimento amministrativo dellassegnazione al confino. Ma evidente che il confronto delle sofferenze che possono derivare da unesperienza in carcere o in confino rendono sterile lanalisi storica che invece guadagnerebbe molto nel confrontare le differenze istituzionali e di concreta applicazione delle due procedure. Mi preme sottolineare che i risultati da me ricavati devono essere considerati nella loro parzialit in quanto la mia ricerca si basata principalmente sullutilizzo dei dati proposti nel fondo, supportata nella loro comprensione da altri studi generali e memorie di confinati politici, con la volont di svolgere una ricerca d'archivio. Nella prima parte ho ripercorso la storia del fondo, la sua composizione ed alcune particolarit insite nell'archivio, anche a livello di difficolt incontrate e "mancanze" (come ad esempio lo stato dell'archivio e del servizio). Successivamente ho cercato di confutare ed arricchire i cenni biografici appresi attraverso l'Annale dell'Istituto Gramsci dedicato, possibile solo attraverso la lettura dell'intero carteggio, per comprendere meglio i nostri protagonisti e le loro problematiche: funzionari di un partito fuorilegge in un momento cruciale della loro vita, il decennio che vede l'affermazione del fascismo come regime, durante il quale si trovarono alle prese con scelte imposte dalla lotta politica, decisioni queste che condizionarono ogni aspetto delle loro esistenze. Alla luce di quanto appreso dalle lettere, con l'intento di entrare ancora di pi nel vivo di quell'esperienza, ho voluto prima ripercorrere la storia
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Celso GHINI, Adriano DAL PONT, Gli antifascisti al confino: 1926-1943 (d'ora in poi DAL PONT), Roma, Editori riuniti, 1971. 4

dell'istituzione confinaria, cercando di far emergere quelli che sono da considerarsi i tratti peculiari della misura preventiva. Per seguire con una descrizione della vita al confino, le caratteristiche principali che tante memorie ricordano, partendo dall'esperienza personale dei due coniugi, che nella loro singolarit ritengo dei degni rappresentanti del partito comunista del periodo.

1. STORIA E ORDINAMENTO DEL FONDO BETTI-GIACCAGLIA Il fondo costituito da 1795 pezzi, suddivisi in 17 raggruppamenti, che coprono larco cronologico che va dal 1922 al 1935. I raggruppamenti sono quindi stati ordinati in base a due criteri: singoli destinatari e singoli mittenti della corrispondenza di e a Paolo Betti e Lea Giaccaglia. Solo in tre casi (per esempio 8, 10, 11) un solo raggruppamento accorpa pi mittenti, possibile in quanto questi scriventi erano individuabili come un soggetto collettivo (famiglia, un gruppo di confinati); questa ripartizione si ritenuta opportuna anche perch ai singoli componenti del gruppo non erano attribuibili pi di uno o due documenti4. Tale scelta li ha guidati soprattutto quando si sono trovati di fronte alle lettere inviate dalla famiglia a due dei reclusi. Per alcuni membri dei due nuclei familiari stato scelto un criterio differente: ad esempio le lettere di Maria Giaccaglia non sono state accorpate in un raggruppamento a mittente collettivo5. Caso significativo quello della madre di Lea, che compare come mittente e destinatario di ben tre raggruppamenti (3,4,5), risultando protagonista della vicenda quasi al pari di Lea e Paolo. Lo stesso criterio stato seguito per altri soggetti e alcuni raggruppamenti minori in cui i mittenti, che sarebbero potuti essere accorpati secondo un criterio pi logico, sono stati isolati proprio per dare risalto al loro ruolo all'interno del mondo di relazioni dei coniugi Betti (riferito in particolare ai raggruppamenti 9, 11, 12). I primi due raggruppamenti, i pi cospicui, contengono le lettere, le cartoline e i biglietti postali di Lea Giaccaglia al marito Paolo Betti (1, 741 pezzi), e di Paolo Betti alla moglie Lea Giaccaglia (2, 480 pezzi). Questa la parte pi utilizzata nella mia tesi, per trarre conferme in merito alle varie biografie consultate e non spesso concordanti per date e contesto di
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Fondo Betti-Giaccaglia, Inventario analitico, (d'ora in poi FBGI), Archivio Istituto Gramsci, Bologna, [linventario costituito da una serie di fogli senza rilegatura e numerazione]. Annali Istituto Gramsci Emilia-Romagna (d'ora in poi AIGER), 1/1997, Bologna, Clueb, 1997, p.171-180. 6

incarcerazione e confino, e per la situazione al confino di Lea, a Lipari e poi a Ponza, interrotte da qualche mese di carcere a Longobucco. Pi specificatamente la parte maggiormente presa in considerazione comprende:
1.serie, Lea Giaccaglia a Paolo Betti. 1931, 39 pezzi; 1932, 81 pezzi; 1933, 89 pezzi; 1934, 32 pezzi6.

Sono inoltre consultabili lettere di amici confinati a Lea Giaccaglia, per un totale di 72 pezzi, provenienti da varie colonie o case di pena, e una parte denominata miscellanea, comprendente anche 17 documenti di Lea Giaccaglia, riguardanti la sua vita al carcere e al confino, come ad esempio mandati di comparizione, decreti di citazione, avvisi di pagamento di pena pecuniaria e spese di giustizia, la carta di permanenza personale. Unulteriore sezione dell'appena citata serie contiene documenti d'importanza non secondaria circa la sua permanenza al confino, quali ad esempio la cartella clinica. Il fondo, di propriet degli eredi Betti, stato da questi custodito e provvisoriamente ordinato. Un primo riordinamento parziale era gi stato fatto dallo stesso Betti, che lo tenne con s tutta la vita, per poi lasciarlo in eredit ai figli, in particolare a Rosa, figlia sua e di Laura Dozza, la quale lo doner all'Istituto Gramsci e si dimostrer sempre disponibile a fornire qualsiasi tipo di informazione in merito al carteggio e pi in generale sulla vita del padre e della sua prima moglie. Le lettere erano state conservate da Betti principalmente in due pacchi, divisi tra le lettere indirizzate e spedite da lui, e quelle invece da e per la moglie. In merito alla originaria suddivisione cronologica si hanno solo ipotesi, in quanto Paolo non permise a nessuno di prender visione del carteggio. Fra il 1939 e il 1945, a causa del periodo di guerra, le carte rimasero a lungo sotterrate, creando dubbi circa la completezza del fondo, ma stando ai ricordi di Laura Dozza, oltre che al buon stato in cui ci sono giunte le lettere grazie anche
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FBGI, cit. . 7

al nascondiglio escogitato, fortemente ipotizzabile che poco sia andato perduto; non sono per possibili accertamenti in quanto gli eredi non sono a conoscenza del luogo tenuto sempre segreto dal Betti 7. Forse con ulteriori ricerche sar possibile trovare qualche lettera in Archivi di Stato o archivi delle carceri e colonie di confino, perch trattenute dal direttore della colonia. stato comunque possibile mantenere traccia del primo ordinamento, per il numero relativamente esiguo di pezzi contenuti, solo nei raggruppamenti 14, 15 e 16, relativi alla corrispondenza con i figli e la documentazione carceraria dei coniugi. Successivamente intervenuta la figlia, Rosa Betti, che ha diviso le carte per destinatari. Nel caso del corposo carteggio fra il padre e Lea Giaccaglia, Rosa ha suddiviso cronologicamente le lettere fra i due, gi distinte in due plichi separati. Questo primo ordinamento ha fatto s che il fondo giungesse gi con parametri precisi di utilizzo e riordino all'Istituto Gramsci, il quale provvedendo all'ordinamento finale e all'inventariazione, ha potuto seguire le linee guida tracciate da Paolo ed eredi, specificando di volta in volta gli interventi effettuati, avviando il fondo verso una piena facilit e velocit di consultazione. Mantenendo quindi l'iniziale ripartizione data dai vari membri della famiglia Betti, l'istituto ha organizzato soprattutto la corrispondenza fra i due coniugi e i familiari, partendo dalla verifica dell'esatta datazione delle singole lettere, raccolte dal Betti senza busta, operazione possibile da una lettura e confronto del materiale, riuscendo nelle maggioranza dei casi a desumerne la data e il luogo. Nelle lettere da me prese in esame ho potuto riscontrare sempre la presenza di un'intestazione contenente il nome del mittente e la sua qualifica (ad esempio di confinata politica), la data in cui stata scritta, il timbro carcerario della colonia o carcere di destinazione, utile per una prima identificazione del periodo, oltre che il numero di matricola, diverso a seconda
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AIGER, cit., p.171-172. 8

del luogo di reclusione; questo ha permesso di identificare se non la data esatta, almeno il periodo, nei casi di mancanza o illeggibilit del timbro carcerario. Non mi stato quindi difficile contestualizzare le lettere prese in esame, ma anzi mi sono state utili per fare chiarezza riguardo a determinati passaggi della loro biografia. Nella quasi totalit delle lettere, a sopperire a ulteriori mancanze, vi era quello chiamato cappello introduttivo: un preambolo che i coniugi utilizzavano in apertura delle proprie lettere, e nel quale elencavano le missive ricevute dal consorte nell'ultimo mese e la data di spedizione. Ai due ci serviva per controllare il flusso della posta e l'intervento della censura, poich accadeva facilmente che molte lettere fossero trattenute dai censori e mai consegnate ai destinatari. Fornisco un esempio della loro prassi di controllo della corrispondenza:
Lea Giaccaglia -confinata politicaMio amatissimo, avevo appena consegnato la lettera scritta a te, quando mi stata consegnata la tua del 23.2. Vedo che tu non hai ancora ricevuto le mie del 17-24-27 del 28

Non dobbiamo immaginare sempre una rigida introduzione alle lettere. Soprattutto Lea spaziava e si perdeva tra le mille cose delle quali avrebbe voluto tenere informato il marito. Ma l'esigenza, la necessit di tenere regolare conto delle missive spedite e ricevute era sempre mantenuta, per l'ansia e la nostalgia del compagno, per non soccombere alla censura, per capire che notizie erano giunte o meno; per questo motivo nelle lettere troviamo molte ripetizioni anche a livello di argomenti, per essere sempre coscienti del sistema col quale dovevano venire a patti per comunicare, per l'esigenza di rendere partecipe
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 5.3.1933, Fondo Paolo Betti e Lea Giaccaglia: 1922-1935, Istituto Gramsci Emilia-Romagna (d'ora in avanti FBG), sez. 1. 9

l'altro, quasi fosse l con lei, dell'interezza della vita quotidiana. Leggiamo quindi non solo data e luogo, ma talvolta l'ora, e si specificava pure se veniva interrotta e ricominciata il giorno dopo.
Hai ricevuto le mie del 5-8-10-14-XI? gi ora tarda. Ho scritto anche alla mamma, a Vero e ad Umbertino. Interrompo questa mia inviandoti il carezzevole mio saluto di buona notte [] 19-XII ore 3. Sono ritornata proprio ora dall'appello.9

Questo riassunto puntiglioso, presente in tutta la posta carceraria, ha permesso di ricollocare all'interno di una sequenza cronologica singoli pezzi di dubbia datazione, procedendo sempre valutando la sequenza delle lettere presenti e quanto elencato di volta in volta dai due mittenti. Ci stato estremamente utile anche per i pezzi datati in modo errato dagli stessi corrispondenti. Nell'inventario analitico anche specificato per mezzo di simboli quando la datazione era prodotta dai coniugi, o desunta al momento di riordino non dalla intestazione della lettera ma dal timbro; a volte stato possibile segnalare solo una data probabile, quindi incompleta, per questo motivo indicata e lasciata in fondo alla sequenza. In altri casi un'attenta lettura del carteggio mi ha permesso di rilevare cambiamenti di luogo che non si potevano verificare altrimenti, sfuggiti anche allarchivista o chi ha compilato linventario:
Ad ogni modo sempre sereni, e avanti! Certo che finch la mia corrispondenza reca il timbro della Colonia, facile ingannare la mamma. Poi si vedr come presentarle la cosa.10

Quando Lea viene incarcerata per un breve periodo, le lettere che questa
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 18.11.1933, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.12.1932, FBG, sez. 1. 10

manda alla madre recano sempre l'intestazione e il timbro della colonia di Lipari, ma dalla corrispondenza col marito apprendiamo che incarcerata in attesa di giudizio nel carcere della colonia. Allo stesso modo la lettera del 17 aprile 1925 di Paolo a Lea dal carcere di Regina Coeli posta in fondo alla sequenza della serie perch la datazione poco leggibile; un'altra per l'anno 1924 con intestazione presente solo nell'inventario analitico, perch desunto l'anno dal tipo di carta e di inchiostro, periodo in cui Betti pare essere ancora in viaggio. Ogni telegramma segnato da una data di partenza, tranne quello del 7 settembre 1934, con solo la data di arrivo. A quanto mi risulta solo per una lettera specificato se iniziata e poi conclusa in un secondo momento, forse per il rilevante lasso di tempo trascorso (dal 5 dicembre viene ripresa il 20 dicembre dello stesso anno). Altrimenti la prassi comune di Lea lasciare e riprendere in uno stesso giorno o il giorno dopo uno scritto, una volta appresi i giorni di invio e consegna della posta, che avveniva regolarmente solo determinati giorni, generalmente due per settimana. Nel caso di incertezze, non potendo seguire ipotesi differenti, si lasciato il frammento come destinato da Paolo:
(?) l'uomo d'onore, 193411

Altro caso pu essere quello di frammenti non identificabili come lettera o cartolina, cos trascritti:
Ventotene, 18.2.33 da Rossi Emilio12

Ogni elenco riproduce l'ordine dallalto verso il basso, da destra verso sinistra e la forma con cui compaiono nelle cartoline, che siano nomi di battesimo, diminutivi, nomi completi, mentre tra parentesi quadra indicato il cognome quando attribuibile, e allo stesso modo per ortografie poco chiare.
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Lea Giaccaglia a Maria Giaccaglia, [Lipari], 1934, FBGI, sez. 5. Amici confinati a Lea Giaccaglia, 1933, FBGI, sez. 10. 11

Napoli, avvocato Francesco Paglietta, 10.7.193313

La lettera di Francesco Paglietta a Lea, pur se non confinato, si deciso di lasciarla nella carpetta amici confinati assegnata da Paolo. Alcune lettere del figlio Vero al padre non sono datate perch originariamente accompagnavano quelle di Lea a Ponza, sono arrivate all'istituto gi riordinate dal Betti. La datazione dei pezzi appartenenti ad altri raggruppamenti stata relativamente pi semplice: in molti casi, forse la maggior parte, si trattava di cartoline, biglietti postali, telegrammi, nei quali il timbro postale non lasciava dubbi (si scelto per, nell'inventario analitico, di contrassegnare ogni pezzo datato in base al timbro postale con un simbolo caratteristico, allo scopo di differenziarli dai pezzi datati dai mittenti). Diverso il procedimento seguito per ordinare e inventariare le fotografie allegate al fondo e contrassegnate dai timbri carcerari (17). La gi menzionata assenza di buste impedisce di ricostruire un legame fra lettere e fotografie, inizialmente allegate. Com ovvio si dovuto procedere a formare un raggruppamento apposito, per evitare eccessivi azzardi, non bastando i riferimenti nelle lettere a supportare tale scelta. Un ulteriore problema hanno creato le lettere indirizzate ai due destinatari contemporaneamente. Era prassi dei carcerati, che avevano solitamente diritto alla quindicina (cio un massimo di due lettere mensili), scrivere contemporaneamente a due persone14: era quindi frequente che Paolo scrivesse prima alla sorella Nahir pregandola poi, allo scopo di aggirare le strettoie del regolamento carcerario, di mandare una lettera a Lea (alle restrizioni erano sottoposte solo le lettere inviate dai carcerati, non quelle ricevute). Eccezioni si
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Amici confinati a Lea Giaccaglia, 1933, Ivi, sez. 10. Ora io posso scrivere due volte alla settimana, e perci i sar difficile accontentare tutti Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 17.11.1932, FBG, sez. 1. 12

trovano: sono le cosiddette straordinarie, autorizzate per malattie o lutti, o consentite per buona condotta. Capitavano raramente, ma venivano di volta in volta segnalate, dal mittente al destinatario, nell'intestazione della missiva. Oppure capitava che Lea decidesse di dare notizie alla madre incaricandola di mandare a Paolo un biglietto, che ella stessa allegava alla lettera per casa, un secondo pezzo datato per il secondo destinatario: in questo caso l'archivista ha deciso di separare le due missive, inserendole nella serie di loro competenza; molte missive datate e inviate da uno dei due coniugi all'altro, ma contenute in lettera per altri, sono quindi state inserite nei primi due raggruppamenti e considerati documenti a s stanti; si provveduto poi, nella versione analitica dell'inventario, a segnalare l'intervento e l'originaria collocazione. Altra scelta arbitraria stata compiuta nell'ordinare e inventariare i compiti di scuola spediti da Vero Betti al padre (sezione 14), giunti separatamente dalle lettere in cui erano originariamente inseriti, quelle che Lea inviava al marito dal confino (1), o a quelle che Maria Giaccaglia invia alla figlia Lea (lettere di cui non ci rimasta alcuna traccia), o al genero Paolo Betti (3). Scelta dell'archivista suggerita dello stesso Paolo Betti, il quale aveva gi raccolto parte di questi documenti in una busta separata. Nonostante varie soluzioni potevano e potrebbero ancora essere previste, possiamo notare la buona volont e sincerit dell'archivista nello sforzo di interpretare la volont di ordinamento suggerita dal proprietario, manifestata con i pur sporadici interventi. Occorre segnalare anche che i raggruppamenti 15 e 16 (carteggio Luce Betti a Paolo Betti, miscellanea) sono stati inventariati secondo l'ordinamento originario, proprio perch si tratta dei soli documenti, accanto al raggruppamento 14 (lettere di Vero Betti, compiti di scuola spediti al padre), in cui si vede l'intervento del Betti. In questo caso non viene rispettato un ordine cronologico, anche se tendenzialmente lo realizza. Se i problemi di datazione sono stati parzialmente risolti, non stato cos
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per il luogo di provenienza delle lettere. L'assenza delle buste e in alcuni casi l'assenza del luogo di provenienza nell'intestazione delle lettere hanno obbligato a ricostruire questo dato tramite l'ausilio di altre fonti, segnatamente la documentazione proveniente dal Casellario Politico Centrale e le fonti orali: le interviste agli eredi, utilizzate come elementi di controprova in appoggio alla documentazione ufficiale, hanno contribuito a colmare le lacune. Ove ci non sia stato possibile, l'assenza del luogo di provenienza delle lettere stata segnalata nell'inventario analitico da sigla apposita, a fianco dei singoli pezzi in elenco. Fortunatamente queste mancanze non hanno inficiato la mia ricerca: tutte le lettere da me prese in considerazione recavano le sperate indicazioni. L'ultima parte del fondo costituita da ancora diverso tipo di materiale: la Biblioteca di Paolo Betti e Lea Giaccaglia (18), che conta 171 pezzi, tutti relativi al periodo in questione, contrassegnati dal timbro carcerario. Come si pu riscontrare dalla corrispondenza, questo materiale bibliografico non rappresenta la totalit delle letture fatte dai coniugi al carcere e al confino15: molti dei libri citati nelle lettere appartenevano alla biblioteca del luogo di detenzione, erano prestati da altri compagni o sono andati perduti. Senza contare tutta la parte di organizzazione clandestina della vita di reclusione, dalle mense alle biblioteche, di cui possiamo avere notizia in memorie successive, ma per ovvie ragioni non palesemente riferito dalle lettere, se non per qualche accenno indiretto, per riferimenti variamente interpretabili non rilevati dagli organi di censura o per derivazione dalla presenza di determinati personaggi nello stesso luogo dei due coniugi. Dalla nota in inventario analitico sembrava fosse possibile comprendere quali libri erano appartenuti a Lea e quali a Paolo, e quali ad entrambi: ma non ho trovato nessun'altra indicazione a riguardo. Passando in rassegna i libri possiamo riscontrare il timbro carcerario o della colonia di confino, la firma del proprietario, Lea Giaccaglia o Paolo Betti, la firma del direttore incaricato del
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Biblioteca di Paolo Betti e Lea Giaccaglia, FBGI, sez. 18. 14

vaglio per la censura, e il numero di matricola. L'archivista auspica che in un secondo tempo, attraverso una lettura delle lettere, sia possibile definire meglio la propriet del libro; dalla mia esperienza sul fondo trovo sia comunque un'impresa ardua capire anche solo se un determinato libro sia stato letto da entrambi i coniugi, o ad esempio solo Paolo lo abbia studiato e poi riassunto a mezzo lettera alla moglie. Nonostante queste premesse, la consultazione e comprensione del carteggio a una prima analisi non mi stata semplice. Prima di iniziare con la lettura del carteggio ho creduto fosse utile rivedere la legislazione archivistica in merito a inventariazione e consultazione, informarmi sulle modalit di scrittura dei tempi, comprendere meglio attraverso altre memorie e ricerche la realt della situazione del confino, ritenendo la presa in visione del fondo un onore e una responsabilit notevole, in quanto donna e cittadina italiana oltre che aspirante ricercatrice. Forse le aspettative hanno rovinato il momento: innanzitutto il buono stato delle lettere non mi parso tale; le lettere per ogni faldone sono divise semplicemente da un foglio di carta recante l'anno, e al loro interno non erano nell'ordine seguito dall'inventario analitico. Nelle lettere prese in esame manca un ordine cronologico: inoltre ci voluto del tempo per abituarmi all'ortografia dei due coniugi, anche a causa delle operazioni di censura che arrivano a inficiare la lettura del pezzo sull'altro lato della facciata (il pi delle volte per l'utilizzo di carta di bassa qualit e di una scrittura serrata); tutto ci ha reso la lettura eccessivamente lunga e stancante. La mancanza di ordine interno a ogni singola busta mi risulta sia dovuta a precedenti studiosi che come me hanno utilizzato il fondo; prima di iniziare la consultazione mi stato chiesto di firmare un regolamento per la consultazione dell'archivio, costituito da circa sei punti, riguardanti i diritti dell'istituto e la non riproducibilit dei documenti16. Non ho mai avuto l'occasione, pi volte richiesta, di parlare con l'archivista. Sono state le bibliotecarie che si sono fatte
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Regolamento dellArchivio Istituto Gramsci Emilia-Romagna attualmente in revisione. 15

carico di darmi in consultazione il materiale; personale di infinita disponibilit e competenza, a cui va il mio pi sentito ringraziamento.

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2. I CONIUGI BETTI-GIACCAGLIA: CENNI BIOGRAFICI Paolo Betti nacque il 9 ottobre 1894 a Juiz de Fora (Brasile), da padre calzolaio e madre operaia tessile. Di professione ferroviere, una delle tante personalit degne di rappresentare la componente antifascista italiana; ha portato avanti la lotta comunista durante il ventennio, nonostante i vari ostacoli posti dal regime fascista, sia a livello di nuove o risuscitate istituzioni, sia a livello di violenza con ogni mezzo, tutto al fine di epurare il nascente stato italiano dal seme del comunismo, socialismo, e tutto ci che dissentiva dalla dottrina fascista. Ha continuato il suo progetto di ricostituzione del partito comunista 17 nonostante la clandestinit e la prigione e, dopo l'8 settembre 1943, collabor per la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale per l'Emilia Romagna. Il contesto familiare fu molto importante per la sua prima formazione socialista: come lui stesso ammette, in ci ebbe un ruolo importante soprattutto il padre, uno dei fondatori della sezione socialista di Conselice (RA), che aveva lasciato l'Italia dopo aver partecipato allo sciopero agrario che sfoci nell'eccidio del 21.5.1890, con l'assassinio di un bracciante e di due mondine; anche la madre, operaia tessile, fu un'attivista politica che aveva alle spalle unesperienza militante in quanto aveva diretto alcuni scioperi in terra brasiliana. La famiglia Betti torn in Italia nel 1910, prendendo residenza a Bologna. Qui Paolo si diplomer come disegnatore meccanico alla scuola d'arti e mestieri Aldini e Valeriani, diventando dipendente delle Ferrovie dello Stato. Nel 1911 si iscrisse alla Federazione Giovanile Socialista, con la quale nel 1913 partecip a iniziative pubbliche contro la guerra di Libia svoltesi a Roma nel 1913, citt dove era stato trasferito dalle ferrovie per un triennio. Visse quindi da socialista i fatti che portarono all'avvento del fascismo. nell'ambito della Fgsi che conoscer Lea Giaccaglia, iscritta alla Federazione dal 1915, nata il 17 ottobre 1897 ad Ancona da una famiglia di ceto
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Testimonianza di Paolo Betti, in Luciano BERGONZINI, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti (d'ora in avanti BETTI), Bologna, Istituto per la storia di Bologna , voi. I, (1967), p. 47. 17

medio (il padre funzionario delle ferrovie, anarchico dichiarato ma non attivista; la madre casalinga di fede socialista, come il fratello Aldo). Diplomata maestra nel 1915, fino al 1916 fece parte attiva dell'organizzazione del Partito Socialista Italiano. Segu regolarmente i corsi all'Universit Popolare Garibaldi, e, fonti non certe, la segnalano nel novembre del 1920 (14.11.1920) tra i firmatari della circolare Marabini-Graziadei18, appello per una collaborazione fra i massimalisti e gli aderenti alla frazione comunista del PSI, che fu realizzato con lintento di impedire il minacciato disgregamento delle forze comuniste in vista del futuro congresso del partito. Gi nel 1914, tornato a Bologna, Paolo viene qualificato come intransigente antibellico e rivoluzionario19 dalla direzione ferroviaria, probabilmente per la sua attivit di propaganda per la Fgsi, di cui diventer componente dell'esecutivo. Tra il 1917 e il 1918 grazie all'equiparazione della sua condizione di ferroviere di 3^ categoria all'arruolamento nell'esercito, gli fu possibile proseguire il suo lavoro e anche l'attivit politica. Nel 1919 fu fermato in occasione delle feste di piazza, e lo status di antifascista e pacifista gli comporter la revoca della militarizzazione e l'invio per un breve periodo di stanza alla 55 fanteria a Siena, in quanto ritenuto pericoloso 20. Una volta tornato, il 1 maggio 1919, spos Lea. Paolo nel frattempo lasci la Fgsi per conflitto ideologico riguardo la posizione neutralista del partito, avvicinandosi alla corrente di sinistra, e precisamente alla minoranza comunista. Fino al 1921 partecip alle attivit del partito socialista: allo Sciopero internazionale di protesta del 20/21 luglio 1919 contro le potenze capitalistiche e le loro azioni contro la Russia e l'Ungheria, all'azione di boicottaggio dei ferrovieri per l'invio di armi agli eserciti schierati contro i sovietici. Gi dal 1919 era entrato a far parte del PSI e la prima iniziativa come membro del partito fu
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AIGER, cit., p.168. BETTI, cit, p. 53. Alessandro ALBERTAZZI, Paolo Betti, in Dizionario Biografico: Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese 1919-1945, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1985-2005, p.659. 18

la campagna per la riappropriazione da parte della sinistra dell'Universit Popolare Garibaldi, che da tempo vedeva i riformisti al vertice. Nello stesso anno, Paolo prese parte alla Camera confederale del lavoro e nel Sindacato dei ferrovieri italiani, per il quale segu la commissione del 1920 che tratt la vertenza sindacale con il governo presieduto da Francesco Saverio Nitti, oltre che il massiccio sciopero generale ferroviario; diventer membro permanente del Sindacato, prendendosi l'incarico di organizzare i gruppi di ferrovieri. Dopo la vittoria dei socialisti alle amministrative del Comune di Bologna e provincia nel 1920, e il conseguente assalto del municipio da parte degli squadristi il giorno dell'insediamento del Consiglio comunale il 21 novembre 192121, il partito bolognese si trovava ormai spaccato. Gi qualche giorno prima, a una riunione dell'unione socialista nel salone della camera del lavoro, in via d'Azeglio, vi erano due correnti: una minoranza comunista, sostenuta anche dal Betti, propensi per affrontare i fascisti e rispondere alla provocazione; un'ala riformista, i destri, invece convinta che nessuna violenza sarebbe accaduta, se la folla avesse riempito la piazza22. Tuttavia i fatti successivi diedero loro torto. In seguito, la corrente alla quale aderiva Paolo Betti, i bordighisti, sar rappresentata al Congresso di Livorno, dall'amico Gnudi, e da Tarozzi, Marabini e Graziadei, e in quella occasione nascer il Partito Comunista Italiano, per il quale Betti stesso curer la costituzione della Federazione di Bologna, che terr il suo primo congresso il 20.3.1921, e della quale sar nel novembre eletto segretario e membro dell'esecutivo provinciale cittadino. Nel biennio successivo si occuper infatti dell'organizzazione delle sezioni di provincia. Queste le sue parole a commento degli eventi che incalzavano anche a Bologna:

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Qualche giorno prima [] si era svolta una riunione dell'Unione [socialista bolognese] a seguito del fatto che vi erano ormai chiare notizie che i fascisti avrebbero tentato il tutto per impedire l'elezione a sindaco di Gnudi e della giunta di sinistra. Un mio compagno di scuola [] mi aveva detto che sarebbe scorso molto sangue nella piazza [] Del resto i fascisti avevano gi chiaramente annunciato le loro intenzioni, persino affiggendo manifesti nella citt. BETTI, cit., p.46. Ibidem, p. 146. 19

Il 21 novembre io ero nella piazza e vidi quando il sindaco Gnudi, appena eletto, si affacci al balcone della Sala Rossa. In quel momento cominci la sparatoria dei fascisti dalla parte del caff Grande Italia, all'angolo di Piazza Nettuno con via Rizzoli. [] Ricordo solo che in seguito ci riunimmo e formammo una commissione da inviare a Roma, alla direzione del partito [] e ricordo che Serrati disse che bisognava assolutamente insediare il consiglio provinciale a costo di qualsiasi cosa. Del consiglio faceva parte il prof. Enrico Leone, [] il quale nel 1920, come base elettorale, aveva steso un manifesto dove proponeva di trasformare in Soviet l'amministrazione comunale eletta, come primo esempio di Soviet in Italia. Il manifesto fu affisso nella citt.23

Bisogna considerare che in questo periodo, pur se i partiti non erano ancora ufficialmente sciolti, si viveva comunque in una situazione di semiillegalit, per sottrarsi a ogni pretesto di accusa o incarcerazione. In data 14 aprile 1921 il sicuro di s Paolo Betti, come venne lapidariamente ricordato24, venne arrestato per la prima volta a Udine, mentre accompagnava verso l'Austria la moglie e il figlio di Bla Kun, ospitato dai socialisti a Bologna per la sua decisione di esilio dopo la fine della Repubblica ungherese dei consigli, e ora in fuga dalle minacce dei fascisti. Intanto continuava il suo impegno nell'ambito provinciale del Partito Comunista d'Italia, motivo per cui sar licenziato dalle ferrovie il 22.6.1922. Il 5 febbraio 1923 inizi la vera e propria odissea carceraria del Betti, fra trasferimenti, amnistie, rilasci e nuove condanne. lui stesso a ricordare gli eventi di quellanno:
Da quel momento inizia praticamente la fase pi dura e aspra
23 24

ALBERTAZZI, Paolo Betti, cit., p.47. Cos lo ricorda Irn Gl, mentre Betti aiutava lei e il figlio appena nato a fuggire dall'Italia, Ibidem, cit., p. 48. 20

della mia vita. Nel febbraio del 1923, quando i partiti non erano ancora ufficialmente sciolti, ma noi vivevamo egualmente nella semi-illegalit, fui arrestato a Bologna25

Venne infatti arrestato per associazione sediziosa, cos comera accaduto a molti altri suoi compagni, tra cui l'amico Gnudi, e in altre federazioni (Dozza e Bordiga furono arrestati a Roma). La denuncia era di complotto contro i poteri dello stato, e il primo dei grandi processi nazionali si svolse a Roma: fu assolto e rilasciato nell'ottobre dello stesso anno per insufficienza di prove. Dagli atti del processo risulta che Betti rispose in questo modo all'accusa:
Nego di appartenere a una associazione sediziosa [...]. Sono membro della federazione provinciale bolognese e faccio parte del partito comunista fin dalla sua formazione. Sono altero di aver dato per esso, disinteressatamente, tutte le mie energie26.

Poco dopo il suo rientro alle ferrovie sar licenziato proprio a causa della sua attivit nel partito comunista. Il suo impegno nell'organizzazione dei comunisti bolognesi si faceva sempre pi intenso, soprattutto nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1924, durante la quale gli fu impedito di votare: fu aggredito e bastonato da una squadraccia fascista all'entrata del seggio. Nel luglio del 1924, di ritorno da Mosca in qualit di delegato italiano al V congresso dell'Internazionale comunista (17.6.1924-8.7.1924), fu fermato al confine e trattenuto 10 giorni agli arresti a Bologna per espatrio clandestino. Fu proprio in quel periodo che si allontan dal bordighismo e si avvicin ad orientamenti gramsciani. Continuava intanto la sua collaborazione col partito, curando l'esportazione in Russia di generi alimentari e materiale di propaganda
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BETTI, cit., p. 48. ALBERTAZZI, Paolo Betti, cit., p. 659. 21

ai compagni emigrati. Dal 21 gennaio al luglio del 1925, nuovamente in stato di arresto fu deferito al Tribunale speciale per attentato alla sicurezza dello stato (oltre all'accusa di detenzione e diffusione di materiale di propaganda), dopo essere stato coinvolto nel grande processo che vide imputati Turati, Gnudi e parte della direzione del partito. Fu tuttavia prosciolto a seguito dell'amnistia per l'anno santo. Dato che i fascisti bolognesi lo stavano seguendo con una certa attenzione, il partito decise di impiegarlo in diversi scali (principalmente Genova e Milano), alla direzione dei lavori dei trasporti, al fine di sottrarlo al pericolo di arresto; in tutti i vari spostamenti fu sempre accompagnato dalla moglie. Quando fu scoperto a Genova pass a Milano, dove fu aggregato nel 1926 al Comitato sindacale nazionale del partito. Nello stesso anno fu poi segretario regionale del PCI in Lombardia, Milano esclusa. Il 29 novembre 1926 fu condannato dalla Commissione Provinciale a cinque anni di confino per organizzazione del Pcd'I. Non scont la pena, e venne quindi successivamente condannato dal Tribunale Speciale. Fu arrestato a Milano nel maggio del 1927 e, prima di arrivare nel carcere di Brescia, venne sottoposto a torture da parte della milizia fascista per circa venti giorni. Lui stesso ne d testimonianza nella sua autobiografia descrivendo le condizioni di soggezione in cui era tenuto, e le violenze volte al logoramento per estorcere informazioni e far ravvedere l'antifascista:
a causa della luce fortissima della lampada, mi era impossibile anche il pi breve sonno, gli interrogatori si fecero meno frequenti, ma in compenso pi feroci e torturanti. Ero tenuto a pane e acqua e di notte venivo bastonato, preso a calci negli stinchi, mi schiacciavano le unghie, mi morsicavano e mi producevano bruciature27
27

BETTI, cit., p. 48. 22

ma io non dissi nulla, nonostante minacciassero anche la mia famiglia28

Trasferito in carcere, trascorse 13 mesi in isolamento. A quel punto Lea, che durante i primi anni di matrimonio si era dedicata soprattutto ai figli Luce e Vero (nati nel 1921 e nel 1925) e al suo lavoro di insegnante, da buona moglie e compagna, quasi in sostituzione del marito, collabor con il centro interno del partito in Lombardia, per i contatti fra Italia e Francia. Il suo compito era principalmente di attivit volta all'organizzazione sindacale e politica delle donne, progetto che persegu con pi o meno efficacia, per tutta la vita. Il 27 ottobre 1927 venne arrestata a Torino con altri antifascisti (denunciati dal famoso delatore Jonna, che rivel l'esistenza di materiale di propaganda a Torino)29. Fu costretta a stancanti viaggi fra Bologna, Roma e Perugia; nel carcere umbro trascorse due mesi di segregazione e digiuno, pene inflittele allo scopo di indebolirla ed estorcerle notizie e nomi, ma che le provoc solamente la tubercolosi. Il 5 febbraio 1929 con sentenza istruttoria venne rinviata al Tribunale Speciale. Con sentenza del 1 maggio 1928 anche Paolo fu deferito al Tribunale Speciale e tradotto a Roma, processato con altri 21 antifascisti per ricostruzione, cospirazione e propaganda comunista30; condannato il 3 luglio a 12 anni di reclusione e 3 di sorveglianza, fu mandato due anni in isolamento nel carcere di Portolongone (Isola d'Elba). Nel marzo del 1929 anche Lea ricevette la comunicazione definitiva della propria condanna: quattro anni e sei mesi per ricostruzione del PCI e propaganda comunista, e anche di azione antinazionale per aver affidato, dopo l'arresto del

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Ibidem. Paolo SPRIANO Storia del partito comunista italiano. Gli anni della clandestinit, Torino, Einaudi, 1967, vol. II, p. 91. ALBERTAZZI, Paolo Betti, cit., p. 659. 23

marito, la propria figlia a una famiglia di comunisti francesi31. I famigliari dei coniugi tentarono di posticipare la comunicazione della scomparsa della figlia Luce, data in custodia ai coniugi Dozza di partenza per l'Urss nel 1927, proprio al fine di non esporla a pericoli. Ma prima Paolo, poi la moglie, appresero della tragedia avvenuta il 3 giugno 1928: lui ricever la sconvolgente notizia da un compagno in carcere a Portolongone, che involontariamente fece accenno al fatto, mentre a lei la comunicher il figlio Vero. Nel 1931 Paolo fu trasferito al carcere di Castelfranco Emilia, dove per la prima volta partecip alla vita comunitaria di camerata. Il 27.10.1931, concluso per Lea il periodo al carcere veneziano della Giudecca, torn a Bologna e come da prassi, oltre che in considerazione che la Giaccaglia, irriducibile comunista, elemento capace di dedicarsi proficuamente ad opera di riorganizzazione e propaganda comunista e che i vincoli della libert provvisoria sarebbero insufficienti a contenere la irriducibile tendenza di svolgimento di attivit sovversiva32, viene assegnata al confino per cinque anni dalla Commissione provinciale.
Mio compagno tanto amato, valga a scusarmi presso di te per non aver pi a lungo scritto, l'ansiosa attesa di recuperare la libert. Questa speranza ora molto velata perch sembra che non siano stati sufficienti i quattro anni di carcere, n sia sicura garanzia la sorveglianza inflittami dal tribunale speciale33.

Il 18 novembre 1931, prima di partire verso l'isola di Lipari (ME), le fu consentito di visitare il marito a Castelfranco Emilia.

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33

Lea Giaccaglia, in Antifascisti nel casellario politico centrale, a cura di Simonetta Carolini e Adriano Dal Pont, Roma, ANPPIA, 1989, vol.IX, p.249. Luigi ARBIZZANI, Lea Giaccaglia, in Dizionario Biografico: Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese 1919-1945, cit., p. 359-360. Lettera di Lea a Paolo, Venezia (Carcere della Giudecca), 10.11.1931, FBG, sez.1. 24

ancora in me il commosso palpito del nostro abbraccio in cui era la disperazione di doverci ancora lasciare e tutta la forza del nostro amore, che c'indicava la meta radiosa che raggiungeremo dopo tante sofferenze e tante lacrime: saremo riuniti e le braccia del nostro ometto ci riunir in un unico bacio34

Come si apprende dalla scheda di polizia riguardante tale colloquio, la Giaccaglia tenne a precisare al marito che a seguito degli addebiti per l'assegnazione al confino, non aveva dichiarato all'autorit di essere pentita dell'attivit antinazionale svolta35. Il 24 dicembre 1931 inizi il viaggio di Lea verso Lipari36, dove vi rimarr fino al 27 gennaio del 1933, trascorrendo anche un periodo in stato di arresto (28.11-21.12.1932), perch accusata di ricostituzione del partito comunista, secondo
l'art. 270 del C.T., cio di ricostituzione di un partito disciolto nel primo capoverso e di appartenenza, ecc, nel secondo37.

Fu comunque prosciolta per insufficienza di prove. Il resto del periodo di confino lo trascorrer principalmente nella colonia di Ponza (LT), trasferimento avvenuto il 27 gennaio 1933 per la chiusura di Lipari, considerata poco sicura a ospitare i detenuti politici, i pericolosi38.. Del trasferimento ne d notizia essa stessa:
stato comunicato il mio trasferimento di nuovo a Ponza. Altro che sanatorio! Bench la traduzione sia straordinaria, risentir enormemente di questo strapazzo. Inoltre ci sar l'inevitabile
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez.1. ARBIZZANI, Lea Giaccaglia, cit., p.359-360 Avrei dovuto essere tradotta solo dopo le feste, ma furono fatte pressioni insistenti finch avvenisse con sollecitudine Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 12.11.1932, FBG, sez.1. DAL PONT, cit., p.49. 25

sosta al carcere di Napoli!39

Fra aprile e maggio del 1933 la Giaccaglia trascorse inoltre un periodo a Longobucco40. Lo apprendiamo da una lettera al marito:
Ho una novit da comunicarti. Sono trasferita a Longobucco, Cosenza.[] paese di pastori! Andr quindi a fare una visita romantica! Debbo essere lieta di questo provvedimento che mi dar modo di riparare la falla ai polmoni41.

In realt Lea non dovrebbe proprio trovarsi al confino: le sue condizioni di salute non la renderebbero idonea a sopportare tale regime, ma il non aver inoltrato adeguate richieste a riguardo, unito al totale disinteressamento delle autorit preposte, produsse il risultato detto. In cambio trascorrer invece un periodo in un comune dell'interno, a Longobucco appunto, per poi venir rispedita a Ponza non appena la situazione si fosse ristabilita.

Proprio non ho alcuna intenzione di fare pratiche personali per un riconoscimento di un certo diritto di ritornare a casa. Risulta che io sono ammalata e in condizioni da non poter rimanere al confino, quindi come mi hanno mandato debbono ritogliermi. Non sono sola [] vi chi sta peggio di me, quindi bisogna capire e non perdere tempo inutilmente42

Altri quattro mesi soggiorn nel carcere di Poggioreale, da condanna dell'8 giugno 1933 a cinque mesi di arresto per contravvenzione alle norme confinarie, secondo le quali, per ordinanza emanata dal direttore della colonia il 18 febbraio
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 22.5.1933, FBG, sez.1. Luigi ARBIZZANI, Soggiorno di una detenuta politica antifascista a Longobucco nel 1933 , Bollettino dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea. Rivista calabrese di storia contemporanea, n. 1, fasc. 8, 1990, pp.37-50. Lettera di Lea a Paolo, 21.3.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 31.3.33, FBG, sez.1. 26

1933, era proibito alle donne l'accesso ai locali demaniali in cui erano alloggiati gli uomini43. L'11 luglio 1934 il restante periodo di confino venne commutato in biennio di ammonizione. Nel frattempo Paolo fu trasferito a Civitavecchia dove rimarr per altri 7 anni, fino alla nuova amnistia dell'8 giugno 1934; compreso nell'elenco delle persone da vigilare in determinate circostanze, sar vigilato fino al 1943 44. Rientrato a Bologna riallacci i contatti con i comunisti attivi. A seguito del patto di Parigi del 1934 per l'unit d'azione fra comunisti e socialisti italiani, si dedic al lavoro nell'ambito forense. La storia dei due coniugi, che nelle loro lettere mai persero la speranza di un futuro ricongiungimento fuori dall'ostile ambiente carcerario e di confino, finir appena quaranta giorni dopo il proscioglimento di Lea dai vincoli e obblighi dell'ammonizione (in occasione della vittoria delle armi italiane in Etiopia), e precisamente il 10.7.1936, quando mor per setticemia.
Quando Paolo potremo liberamente chiacchierare senza sottomettere le nostre espressioni a tanti giudizi? Spero fermamente di poter averti vicino al pi presto; ma questa ardente brama non deve assorbirci, ma anzi dobbiamo sempre tener presente che qualunque sia la nostra sorte sapremo tenacemente resistere e attendere. Il nostro ometto e la nostra mammetta sono l che attendono quanto di meglio possiamo loro dare45

In queste parole si avverte tutta l'ansia e lattesa del giorno in cui sarebbero stati finalmente liberi di poter parlare senza osservatori terzi, questi
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Adriano DAL PONT, I lager di Mussolini, l'altra faccia del confino nei documenti della polizia fascista , Milano, La Pietra, 1975, p.86-87. Betti Paolo, in Antifascisti nel casellario politico centrale, cit., vol. IV, p.209. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 5.3.1934, FBG, sez. 1. 27

ultimi sempre pronti a censurare anche il lecito secondo il regolamento46, Il marito fu incarcerato altre due volte: un mese nel gennaio del 1936 quando fu assolto grazie a una perizia calligrafica dimostrante la sua innocenza e nel 1943, prosciolto per insufficienza di prove.
Incredibile il fatto che nel mio certificato penale, risultante agli atti, c'era scritto: Nulla!47

Paolo si risposer il 9.9.1939 con la sorella del compagno e futuro sindaco di Bologna Giuseppe Dozza, Laura Dozza, e continuer durante la guerra i contatti per la costruzione di organismi unitari antifascisti. Come lui stesso afferma proprio questo l'obiettivo che lo ha accompagnato per tutta la sua vita: la ricostituzione della trama organizzativa del PCI48 (e motivazione per la quale era stato nuovamente incarcerato anche nel gennaio del 1935, e segnalato dalla polizia nel luglio dello stesso anno proprio per il sospetto di tale trama cospirativa). Inoltre fu tra i fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale per l'Emilia-Romagna (1943-1945) e contribu alla creazione del C.U.M.E.R. Designato dal PCd'I nel primo consiglio comunale di Bologna dopo la liberazione, rimase nell'ambito comunale come Assessore al Personale. Mor nel 1972, lasciando in eredit alla figlia di seconde nozze, Rosa, il prezioso carteggio che mi ha permesso di ricostruire le vicende dei due militanti uniti da profondo affetto e da analoghe vicende persecutorie.

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non so proprio cosa vi sia da censurare, con attenzione cerco di evitare ogni spunto scabroso. Si vede che non sono ancora abile. pero difficile capire cosa si pu e non si pu dire. In tanti anni di vita galeotta e deportata non l'ho ancora appresa quest'arte Lettera di Lea a Paolo, [Ponza], 31.3.1933, FBG, sez. 1. BETTI, cit., p.51. Ibidem 28

3. INTRODUZIONE AL CONFINO DI POLIZIA Listituzione del confino di polizia per motivi politici avvenne ufficialmente a partire dallapprovazione da parte della Camera e del Senato tra il 9 e il 20 novembre 1926 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 6.11.1926 n.1848), che pi comunemente vengono ricordate come le leggi eccezionali per la difesa dello Stato. Tuttavia, ritengo necessario precisare che la pratica di mandare al confino gli avversari politici non fu generata improvvisamente dal fascismo, bens aveva alle proprie spalle un precedente ben radicato quale quello del domicilio coatto 49. Difatti, il governo fascista non fece altro che riprendere e modellare sulla sua politica di repressione una legislazione e una pratica che in Italia avevano resistito nel tempo. Prima di tutto fondamentale chiarire chi poteva essere ufficialmente assegnato al confino, oltre ai vecchi coatti che possono essere considerati come confinati comuni. Secondo larticolo 184 del Testo unico del 193150 :
coloro che (avessero) commesso o manifestato il deliberato proposito di commettere [il corsivo mio] atti diretti a sovvertire violentemente gli ordinamenti nazionali, sociali o economici costituiti nello Stato, o a menomarne la sicurezza ovvero a contrastare od ostacolare lazione dei poteri dello
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Nella legislazione italiana, il domicilio coatto venne introdotto gi con le leggi del 15-8-1863 e con la legge Pica dellanno successivo, dirette alla repressione del brigantaggio. Con la legge Peruzzi del 20-3-1865, esso assumer il carattere di una effettiva deportazione amministrativa e da allora venne pi volte rinnovato e perfezionato, con linganno che si sarebbe trattato di misure provvisorie necessarie a fronteggiare dei momenti di crisi interna. Difatti, nel 1866, sfruttando limminente guerra contro lAustria, Crispi propose di estenderlo alle persone indiziate di voler restaurare lantico ordine di cose e nuocere in qualunque modo allunit dellItalia. Con la legge del 6-7-1871 il provvedimento venne ulteriormente aggravato aumentando da uno a cinque anni la durata massima della pena; e con la legge del 19-7-1894 si stabil che il domicilio coatto potesse essere applicato anche a coloro che avessero manifestato il deliberato proposito di commettere vie di fatto contro gli ordinamenti sociali.DAL PONT, cit., p.36. Leonardo MUSCI, Il confino fascista di polizia. Lapparato statale di fronte al dissenso politico e sociale (d'ora in poi MUSCI), in Adriano DAL PONT, Simonetta CAROLINI, LItalia al confino: 1926-1943, Milano, Editore La Pietra, 1983. Le leggi di Pubblica Sicurezza vennero riordinate nel 1931 (RD 18 giugno 1931, n.773) in occasione dellentrata in vigore del nuovo Codice Rocco. Le disposizioni riguardanti il confino non furono oggetto di modifica, Cfr. DAL PONT, cit., p.35. 29

Stato, per modo da recare comunque nocumento agli interessi nazionali, in relazione alla situazione, interna od internazionale, dello Stato51

sarebbero stati puniti con il confino, divenendo pertanto confinati politici. Quel manifestare il proposito di rende in maniera molto evidente il fatto che si trattava di un controllo repressivo dellopposizione soprattutto potenziale, pi che reale. E infatti non bisogna sottovalutare che mentre i provvedimenti repressivi veri e propri dipendevano dal magistero penale, quelle che potremmo definire misure preventive come la diffida, lammonizione e il confino, erano di competenza della polizia. Non serve neppure evidenziare che la terminologia utilizzata lasciava aperta la porta agli abusi e che ci rendeva il margine di discrezionalit molto alto nellintervento. proprio per questa ragione che i motivi che potevano causare linvio al confino erano praticamente illimitati, insignificanti o addirittura comici52. Come detto precedentemente, i coniugi Betti Giaccaglia erano realmente implicati nell'attivit del partito comunista, praticamente nato e votato all'illegalit o alla semilegalit, nato quando alle porte c'era gi il fascismo 53. Ma questo non elimina l'assurdit e l'ingiustizia delle accuse, semmai le amplifica: Lea fu accusata di azione anti italiana, classificandola all'opinione pubblica come madre snaturata, che affida la figlia inconsciamente a due comunisti e la lascia partire per la Russia; in questo senso la giurisdizione delle leggi di pubblica sicurezza entravano prepotentemente anche nell'ambito del privato. A giustificare a livello teorico quella che era la natura di classe del regime e la sua sostanza liberticida veniva chiamato in causa un interesse sociale astratto, a
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MUSCI, cit., p. LIII. impensabile farne un elenco, ma possibile, per rendere lidea, fare qualche esempio: aver raccontato una barzelletta o aver fatto delle scritte contro il regime; non aver interrotto il proprio lavoro per ascoltare un discorso di Mussolini alla radio; laver issato un panno rosso in occasione di ricorrenze sovversive o addirittura laver fischiettato Bandiera rossa. Tutti questi atti venivano intesi come reati da classificare per mezzo di pompose circonlocuzioni accusatorie come sentimenti antipatriottici o critiche alloperato del capo del governo o vilipendio del regime. Il Pc fra tradizione e rinnovamento, a cura di Marcello Flores, Problemi del socialismo, 6 n.s., sett.-dic. 1985, La questione comunista, p.23. 30

difesa del quale era concesso anche andare contro l'interesse dell'individuo, solo uno strumento utile nella misura in cui serve allo scopo dello Stato nazionale54. Il compito di stabilire chi sarebbe stato inviato al confino venne posto nelle mani di commissioni provinciali, ciascuna costituita da quella che Umberto Terracini definisce una grottesca galleria delle cere nei suoi personaggi goffamente rivestiti della livrea del regime 55, ovvero il prefetto (che la presiedeva), il questore, il procuratore del Re, un ufficiale superiore della milizia volontaria per la sicurezza nazionale e il comandante dei carabinieri della provincia. Come si vede, tutto preparato in famiglia 56: la scelta di cinque autorit derivava dalla volont di dare una apparente commistione tra la rappresentanza civile militare e giudicante, ma in verit il vero motore dellorganismo erano esclusivamente il prefetto e il questore 57. Liter procedurale era sempre lo stesso. La Commissione era tenuta a giudicare una pretesa pericolosit avallata o dal rapporto del questore o da informazioni riservate provenienti dai fasci locali58. Una volta emessa lordinanza di arresto del confinando, qualora non fosse stata emessa in precedenza, si notificava la decisione e si inviavano i relativi documenti al Ministero degli Interni che avrebbe fissato la destinazione. Dalle decisioni dellorgano giudicante venne escluso ogni diritto alla difesa da parte del confinante 59 e lunica possibilit di modificare la pena era quella di rivolgersi entro dieci giorni dalla notifica dellordinanza alla Commissione di appello (C.A.) 60, ma in ogni caso non veniva arrestata l'esecuzione dell'ordinanza.

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Cit. Alfredo ROCCO, La dottrina del fascismo nella storia del pensiero filosofico, in DAL PONT, cit., p.26. Cit. U. Terracini, in DAL PONT, cit., p.10. Emilio LUSSU, La catena, Milano, Baldini e Castoldi, 1997, p.45. MUSCI, cit., p.LV. Perch un antifascista sia ritenuto pericoloso per l'ordine nazionale dello stato basta l'indicazione della voce pubblica [] siccome il pubblico in Italia non ha nessun diritto, neppure quello della parola, facile capire che il pubblico di cui parla la legge, quello fascista LUSSU, La catena, cit., p.42. Al contrario, la difesa era ammessa presso il Tribunale speciale anche se dal 1928 fu obbligatorio che gli avvocati difensori fossero iscritti al partito fascista. Generalmente le decisioni prese dalle commissioni provinciali non venivano modificate dalla C.A. Tuttavia, per pressioni di qualche personalit o per altri motivi, in alcuni casi ordin la riduzione del periodo di assegnazione e, molto raramente, il proscioglimento dellassistito. 31

Sono ormai in attesa di essere trasportata alla mia non desiderata nuova residenza. Non si tenuto alcuno conto di quanto avevo esposto nel ricorso, ed naturale perch non avevo prodotto alcun certificato61.

Avveniva raramente che la Commissione modificasse la condanna: essa era costituita presso il Ministero, assicurando cos conformit di giudizio, semplicemente confermando l'assegnazione. Anni da minimo di uno a massimo di cinque (art.185), in base ai capi d'accusa: quelli di presunta attivit comunista o antinazionale raggiungevano la quota massima. Comunque l'esistenza di un regolamento non escludeva la possibilit di una lettura arbitraria, o anche opportunit di adattarlo di volta in volta alle strutture nelle quali i vari direttori ed ufficiali di PS si trovarono ad operare 62. Senza contare anche i possibili contrasti fra le forze in campo, due corpi di diversa formazione, Pubblica Sicurezza e MVSN, costretti a coabitate, pur avendo talvolta orientamenti inconciliabili nel gestire una colonia di confinati politici63. Fino al 1983, data di pubblicazione di LItalia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, era difficile ipotizzare il numero di quanti furono effettivamente i confinati politici nel corso di quei diciassette anni. E difatti, la ricerca che venne affrontata da Simonetta Carolini e Adriano Dal Pont ancora oggi assai utile e soprattutto insuperata. Il loro lavoro nacque dalla consultazione dei 16.786 fascicoli personali del fondo Confinati politici depositati presso lArchivio Centrale di Stato. Adottando degli specifici criteri di selezione e di classificazione64, essi hanno stilato un elenco di 12.330 confinati politici
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 5.12.1931, FBG, sez.1. Alessandra PAGANO, Il confino politico a Lipari: 1926-1933, Milano, Franco Angeli, 2007, p.27-28. Ibidem, p. 30. Di questi 16.786 fascicoli, 1883 appartengono a persone che poi non sono state assegnate o (97 fascicoli) di cui difficile stabilire le generalit, pertanto non sono stati considerati. Dei 14.903 fascicoli rimasti ne sono stati esclusi 2575 (di persone appartenenti a una di queste categorie: funzionari di enti pubblici e del partito fascista, colpevoli di reati comuni e mandati al confino come politici per evitare loro il carcere; omosessuali; medici e ostetriche accusati di procurato aborto e quindi di attentato alla stirpe; bancarottieri; strozzini; sospette spie, ecc.). I confinati politici che risultano alla fine sono 12.330 per un totale di 13.157 32

antifascisti per un totale di 13.157 assegnazioni. Di ognuno di essi stata realizzata una scheda di identificazione. Un altro dato molto interessante che ci viene fornito la qualifica politica con cui ciascun confinato veniva etichettato e che impressa sulla copertina di ogni fascicolo personale 65. Inoltre, alla professione e alla connotazione politica si possono aggiungere anche il dato dellet e della provenienza geografica. Lindicazione delle motivazioni del provvedimento ci permettono di indagare pi specificatamente le innumerevoli forme cui ricorrevano questi imputati per manifestare la non adesione al regime e lavversione ad esso. Come gi accennato, infinito poteva essere il numero delle ragioni per cui si poteva essere inviati al confino, tanto pi che molto spesso venivano inventate sul momento per giustificare una condanna che doveva essere assegnata. Infine, seguendo il grafico delle assegnazioni per anno possibile seguire landamento del rapporto opposizione-repressione. Grazie alla snellezza procedurale del provvedimento, fu operativo gi dal 22 novembre 1926: immediatamente dopo la promulgazione del decreto legge che istituiva il confino di polizia le commissioni provinciali emettevano ogni giorno una media di ordinanze molto elevata, tanto che, per rendere il loro operato pi centralizzato e meno arbitrario, si introdusse nelliter procedurale il necessario nullaosta da parte del Ministero degli Interni. Non bisogna dimenticare che le leggi eccezionali vennero promosse in un momento in cui, sfruttando il susseguirsi degli attentati al Duce, il fascismo sferr un duro attacco sia dallalto
assegnazioni, dato che 756 persone sono state confinate due volte, 63 persone tre volte, 6 persone quattro volte, 2 persone cinque volte. Tuttavia, dal fondo manca il 5% dei fascicoli (poich distrutti o smarriti, ecc.), quindi il numero reale di confinati dovrebbe aggirarsi intorno ai 13.050 per 13.950 assegnazioni. Adriano DAL PONT, Simonetta CAROLINI, LItalia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943 (d'ora in poi DAL PONT-CAROLINI), Milano, La Pietra, 1983. Lo stesso Dal Pont sottolinea che la classificazione politica spesso arbitraria, pertanto egli propone degli elementi di interpretazione: comunisti: sotto questa voce appaiono anche confinati appartenenti ad altri partiti o movimenti politici, per esempio quegli antifascisti della Venezia Giulia e dellIstria che non sono stati esplicitamente classificati come irredentisti, antinazionali, filoslavi, anti italiani, ecc.; sovversivi: si tratta di appartenenti a vari partiti politici, compresi i comunisti, o anche di elementi senza partito; socialisti: delle varie correnti; antifascisti: per lo pi si tratta di appartenenti al movimento di Giustizia e Libert, ma anche di antifascisti generici, di massoni, di Testimoni di Geova, di appartenenti ad altri gruppi non identificati; apolitici: si tratta di confinati non conosciuti come antifascisti prima dellarresto. In genere venivano condannati a pene pi lievi e beneficiavano pi facilmente di condoni DAL PONT-CAROLINI, cit., p. XVI. 33

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che dal basso allopposizione politica. Tuttavia possibile fare delle riflessioni rispetto al nostro caso di studio.
La mia partenza da Bologna stata improvvisa. Avrei dovuto essere tradotta solo dopo le feste, ma furono fatte pressioni insistenti finch avvenisse con sollecitudine.66

Una volta arrivati a destinazione, chiaro come questo istituto non sia altro che un'articolazione del potere poliziesco. La concentrazione nella polizia fascista di autorit e competenze vaste, per non dire illimitate, in materia di sicurezza, il tutto legittimato dalla storia della legislazione italiana 67, nella quale avevano sempre avuto un ruolo importante le misure di prevenzione e i provvedimenti eccezionali: qui per si autorizza a tramutare l'eccezionale in permanente, il provvisorio in sistematico, con il pretesto di dover assicurare l'ordine pubblico. Inquadramento del singolo, controllo sociale, libert personale che da diritto passa a concessione dello stato, dove i suoi organi hanno larghissimo potere discrezionale, senza avvalersi di sensate basi teoriche o giuridiche, se si pensa che arrivavano a contemplare anche la punibilit di reati non inclusi nel testo unico. Emerge anche tutta l'ambiguit dei tre istituti di prevenzione, primo quello del confino nella sua realizzazione pratica. Teoricamente misura preventiva, di fatto possiamo riscontrare molti punti di contatto con il sistema penitenziario, di repressione, deportazione, e invece di raggiungere quegli effetti di prevenzione pretestualmente detti, raggiunge il risultato opposto68. Oltre alle norme delle leggi eccezionali di pubblica sicurezza, potevano essere violate anche quelle contenute nella carta di permanenza 69, una sorta di tesserino identificativo sostitutivo della carta d'identit (trattenuta dalla
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28-29.12.31, FBG, sez.1. Vediamo gi quanto siano labili i confini fra l'idea di libert di circolazione e libert personale, gi genericamente fuse in ambito costituzionale nello statuto albertino. Nuovo digesto Italiano, a cura di M. D'Amelio, vol. VII, Torino, 1938, parte II, s.v. Colonie Penali. Carta di permanenza di Lea Giaccaglia, FBG, sez. 15. 34

direzione), che il confinato era tenuto a portare sempre con se, pronto ad esibirla ad ogni richiesta degli ufficiali o degli agenti di PS. Come da prassi, questo documento era consegnato a ciascun confinato all'entrata in colonia 70, e conteneva una lunga serie di norme di comportamento del confinato, limitazioni che andavano a sommarsi alle gi generica ed estensiva regolamentazione dettata dalle leggi di pubblica sicurezza, nella pratica progressivamente aggravate. Le condizioni di detenzione previste da tale libretto del confinato rasentavano l'assurdit: dal divieto di comunicare per via epistolare senza autorizzazione, al parlare di politica o in lingua straniera, fino a possedere un mazzo di carte71. Era del direttore della colonia la facolt di consentire o meno una certa attivit ai confinati, come ad esempio di abitare a proprie spese in alloggi privati, ed il regolamento completava il tutto con una descrizione minuziosa delle modalit da seguire per la sistemazione presso i cameroni.
Per le contravvenzioni di cui dovevo rispondere dinanzi all'Ill.mo Signor Pretore, mi stata comunicata la sospensione perch si adotta il criterio di fare un unico processo, dovendo ogni individuo rispondere di pi contravvenzioni, e sempre per lo stesso motivo. Inoltre per un'analoga sentenza del Pretore di Ponza, la cosa dovrebbe risolversi con una punizione disciplinare, perch l'inosservanza ad una nuova ordinanza emessa dal Direttore della Colonia non perseguibile penalmente. Quindi non per tale ragione che io sono in stato di arresto, ma per rispondere all'art. 270 del C.T., cio di ricostituzione di un partito disciolto nel primo capoverso e di appartenenza, ecc, nel secondo. Io ancora pero non so proprio niente perch non ho subito interrogatorio alcuno. Si spera

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Alla Direzione, ove fui consegnata, il gelo m'invase, mi parve di penetrare nuovamente in una galera. Poi dopo essere stata munita dei documenti regolamentari fui lasciata libera Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez.1.
Joel KTEK, Pierre RIGOULOT, Il secolo dei campi. Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000, Milano, Mondadori, 2001, p. 103-104. 35

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molto di conoscere la nostra sorte entro la prossima settimana. 72

La contravvenzione alle norme confinarie prevedeva una serie di misure disciplinari (regolamento d'esecuzione del Regio Decreto del 6 maggio 1940, n.635), procedura diversa da quella prevista dalle leggi di PS, con le quali per non mancavano di entrare in contatto ed in contrasto: data la situazione giuridica fondamentalmente aperta ad ogni possibile arbitrio, con procedure e norme cos astratte e contorte, poteva senza sorpresa accadere che un determinato comportamento fosse punito da un organo e concesso dall'altro, fino al peggiore dei casi, quello di scontare anni in carcere e poi al confino per lo stesso reato. Questo clima di condanne multiple e retroattive generava nei confinati una sensazione di estrema incertezza circa ogni ambito della vita.
Vorrei appagata una curiosit. Ti avesti consegnato 5 anni di confino nel 1926. ora tale provvedimento viene per te estinto con la successiva condanna? A qualcuno gli anni di assegnazione al confino sono stati computati nel carcere sofferto. Credo che pero non sia una regola, ma che sia facolt del ministero deliberare in merito, un po' presto parlare di questo, ma ritengo che qualche mese prima della liberazione sia bene tu cerchi di conoscere la precisa posizione onde, eventualmente, fare pratiche per raggiungermi direttamente, senza fare altro periodo di detenzione in attesa.73

Lea cerc di far fronte a questo disorientamento tenendosi continuamente informata, aggiornandosi sui precedenti casi e sulle minime possibilit di difesa di cui poteva avvalersi. Del resto era lo stesso partito che consigliava di utilizzare ogni mezzo legale per difendersi dalle accuse, se non al fine di
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 12.11.32, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 1.12.33, FBG, sez.1. A Ponza fu condannata a 5 mesi di carcere per contravvenzione delle leggi confinarie: con altre sette confinate erano entrate nei locali demaniali maschili loro vietati, dove si trovava la biblioteca comune. 36

ritornare in libert, almeno di vedere rispettati i propri diritti nella colonia di confino.
Il 10 p.m. Dovr comparire davanti al Pretore per la seguente imputazione: del reato previsto dall'art. 17 T.U. Legge T.S. e 81 Caso cod. pen., per avere in Ponza e col medesimo disegno criminoso, pi volte violata l'ordinanza del Direttore della colonia, in data 17.2.1933, che loro vietava l'accesso nei locali adibiti ad alloggio dei confinati, in Ponza il 18-20-21-23-25 febbraio [] di contravvenzione al confino per aver trasgredito alla specifica prescrizione della carta di permanenza che loro imponeva di tenere buona condotta. Questa seconda imputazione balorda in quanto la cattiva condotta appunto di non aver osservato l'ordinanza, quindi o l'una o l'altra. Io spero molto che le compagne che sono partite per la nuova destinazione siano qui per il 10, e cos sia definitiva la cosa. Tutto procede bene! il caso di ripetere. Quanto tu dici circa la questione giuridica da sostenersi a nostro favore, esatto. In base ad essa le contravvenzioni contestate a Lipari, per lo stesso reato, sono cadute per la dichiarazione di incompetenza formulata dal Pretore di col, che dichiar, in base all'art. 185 T.U. che il fatto non costituisce reato poich sono perseguibili, a termine di legge, solo quelle mancanze riferentesi agli art. inseriti nella carta di permanenza. Tutte le altre disposizioni emesse dal Direttore hanno valore disciplinare e quindi punibili disciplinarmente quando non vengono osservate. Questo sar quanto l'avvocato sosterr. A nostro favore sta anche la contraddizione che nell'ordinanza [] Solo pap ha voluto turbarmi esortandomi a compiere una atto che, finch avr coscienza e dignit, mai potr fare74

Lea entra al confino in un momento, per cos dire, di passaggio o


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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 26.3.33, FBG, sez. 1. 37

transitorio. La situazione di vita al confino era certamente gi peggiorata: nel 1929 la celebre fuga da Lipari di Rosselli, Lussu e Nitti, aveva portato conseguenze in materia di sistemi di vigilanza e repressione. In quell'occasione il fallimento delle forze di vigilanza port Bocchini a decidere per la concessione dei pieni poteri alla milizia contro ogni tentativo reale o presunto di protesta, creando molto velocemente un clima insostenibile, fatto di arresti e provocazioni continue. I comandanti della milizia imponevano i loro ordini agli stessi direttori delle colonie. Successivamente, a seguito della crisi economica, dalla fine del 1930 si riscontra uno scadimento dei livelli di esistenza, dovuto principalmente ad una diminuzione del sussidio governativo, per molti unica speranza da quando la situazione generale aveva impoverito anche le famiglie che si trovavano in libert75. Scorrendo il carteggio per credo si debba tenere conto anche di altri fattori: Lea fu assegnata al confino direttamente dal carcere, luogo dove non era facile comunicare con altri compagni di sorta su argomenti quale il nostro, oltre alle difficolt causate dalla censura sulla corrispondenza e sui libri, che rendevano impossibile tenersi aggiornati anche solo sui fatti salienti, figuriamoci sulle condizioni di confino. Da ricordare inoltre il dispiegamento di forze da parte della propaganda di regime, volta a far tacere ogni possibile opinione ed informazione che poteva mettere in dubbio quella facciata di umanit, quell'idea di villeggiatura76 che si voleva dare alla situazione delle isole di confino: l'idea del confino-villeggiatura inizi a circolare sin dall'istituzione della colonia di Ponza, attraverso canali non ufficiali soprattutto, in quanto il regime per tutto il ventennio si impegn affinch fossero rarissime le comunicazioni ufficiali sul confino ed ancora pi rare le notizie apparse sulla stampa italiana. Solo Mino Maccari, ai tempi vicedirettore della Stampa diretta da Curzio
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MUSCI, cit. L'idea del confino come villeggiatura fu concepita per la prima volta il 12 gennaio del 1928, giorno in cui il capo della polizia Bocchini illustr a Mussolini i motivi che l'avevano indotto ad indicare Ponza come sede di una colonia di confinati. Oltre ad una convenienza economica, si proponeva Ponza per "sfatare la leggenda" dell'inumano trattamento usato ai confinati politici. Silverio CORVISIERI, La villeggiatura di Mussolini, il confino da Bocchini a Berlusconi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004, p. 16-30. 38

Malaparte, ebbe la possibilit di visitare le colonie di Lipari e Ponza nel 1929. Ma il suo scritto un resoconto pittoresco ed estremamente personale, di chi guarda pi con uno sguardo di artista che giornalista. L'orrore delle condizioni di vita solo accennato, e gli articoli saranno pubblicati nel novembre del 1930 dopo aver apportato le modifiche richieste dalla censura 77. In questo ed altri modi Mussolini diede il via ad un'imponente campagna stampa volta a smentire le denunce, mosse dai tre fuggitivi, che avevano raggiunto anche l'opinione pubblica estera. Se i veri carcerieri erano quindi la milizia, la polizia svolgeva compiti principalmente amministrativi, mentre i carabinieri erano addetti principalmente a compiti di vigilanza generica sulla popolazione locale e di traduzione dei confinati. I direttori, i commissari di pubblica sicurezza, spesso insofferenti delle sedi disagiate a cui erano stati assegnati, finivano talvolta per fare da mediatori fra le intemperanze della milizia e quelle dei confinati 78. Erano loro a procedere a tutte le denunce contro i confinati, partecipavano alla Commissione di disciplina, presiedevano all'attivit di controllo e censura della corrispondenza e dei libri. Quindi erano il punto di riferimento quotidiano dei confinati per una serie di autorizzazioni e richieste.
La direzione della colonia si presa il gusto di non inoltrare alcun mio scritto [] Ho rivolto al [] Signor Pretore (direttore del carcere) una viva preghiera finch mi indichi come debbo fare per riavere la fotografia e le affrancature! Sono certa che con la consueta prontezza, correttezza, terr conto della mia richiesta e mi aiuter per quanto gli compete. Ora che la corrispondenza viene direttamente smistata da lui, abbiamo la speranza che essa avr un ritmo regolare, e che alcun abuso sar compiuto79
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Mino MACCARI, Visita al confino: a Ponza e a Lipari nel 1929, Marina di Belvedere, Cultura Calabrese Editrice, 1985. PAGANO, cit., p. 31. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 20.11.1932, FBG, sez. 1 [non presente nell'Inventario Analitico]. 39

Per ottenere un qualsiasi tipo di permesso, per ogni minima occorrenza, era d'obbligo rivolgere domanda scritta al direttore o chi lo rappresentava, con il regolamentare incipit chiedo rispettosamente. Questi rispondeva a suo piacimento, in ogni caso facendo attendere parecchi giorni o addirittura settimane per la risposta, favorevole o negativa che fosse.
Il ricorso mi stato oggi respinto, o meglio restituito dalla locale Direzione con l'autorizzazione della questura di Napoli, d'inviarlo direttamente al Ministro di Grazia e Giustizia. una semplice esposizione delle vicende dell'arresto, condanna, ecc, per dimenticar in realt che il mese gi stato scontato, per quanto non si sia fatto figurare degli atti processuali. Dico, per, che non si avr il risultato che si desidera, e che da un momento all'altro il mandato di cattura sar spiccato80.

L'obiettivo di questo comportamento era naturalmente quello di umiliare, facendo intendere che ogni aspetto della vita nell'isola dipendeva non tanto dal regolamento, quanto dalle decisioni inappellabili del direttore.
Ti ho gi riconosciuto il diritto di dolerti della mia corrispondenza. Il certo rallentamento, e l'interruzione di argomenti a noi cari, sono stati provocati dall'irregolarit della nostra corrispondenza, dall'impossibilit di poter scrivere liberamente. Quando ti feci la promessa di fare per te una specie di diario non conoscevo ancora il confino. Hai visto che pur rimanendo in una linea molto equa ho incappato pi di una volta nelle inesorabili cesoie, quindi a corto di possibilit le mie lettere sono pi stereotipate di quelle che ti scrivevo dal carcere. Non serio tu dica : non senti il desiderio di concentrarti con me. Impegni, nel vero senso della parola, non ne ho alcuno, e
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 28.11.33, FBG, sez. 1. 40

quei pochi doveri sono subordinati a ci che pi mi preme.81

Allo stesso modo la corrispondenza, generalmente quella in uscita, era regolata e controllata dalla direzione della colonia di confino. Ed anche in questo caso, oltre alle regole, entrava in campo l'azione vessatoria del censore. Diritto in partenza gi estremamente limitato: non era possibile inviare pi di due lettere a settimana, ristretta ai soli famigliari, erano inoltre previsti una serie di argomenti di cui si poteva o meno parlare82.
Il diritto di comunicarti i particolari circa la mia vita all'isola riconosciuto da qualsiasi Autorit, quindi mi sembra strana la restrizione che ti viene fatta. Non solo sei il mio compagno liberamente scelto, ma tale unione stata legalizzata con i relativi art. del C.C. e che potrei ripeterti perch ancora in parte ricordo le lezioni del Prof. Di diritto...Lasciamo gli scherzi! Quello che serio il fatto che dover conoscere come vivo, con chi sono, cosa faccio, quale insomma il tenore di vita che conduco all'isola. E questo per soddisfare il prepotente bisogno di sentirci sempre vicini spiritualmente83

Ovviamente anche qui stava alla discrezionalit del censore, il quale in caso di dubbio o difetto d'intelligenza, poteva rendere un intero foglio illeggibile o sequestrare direttamente la lettera 84, invece di cancellare solo alcune righe o utilizzare il metodo della scoloritura85 come a Ponza, preferibile perch almeno, per quanto deformate, arrivano!86. Questo atteggiamento creava confusione nel confinato che non trova corrispondenza fra la norma e la prassi, o fra una lettera e l'altra.

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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 26.3.32, FBG, sez.1. Ada GOBETTI, Camilla Ravera: vita al carcere a al confino, Parma, Guanda, 1969, p. 91-92. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 5.3.33, FBG, sez.1. Cartolina Lea a Paolo, Lipari, 18.10.32, FBG, sez.1.[completamente censurata]. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 15.2.1932, FBG, sez.1.. Lettera di Lea a Paolo, Ponza,12.1.33, FBG, sez.1. 41

Ogni giorno alla risposta negativa uscivo dall'ufficio della Direzione con l'animo oppresso. Non sapevo n potevo spiegare la mancanza di un tuo scritto, ovvero per essere pi sincera, la spiegazione che mi offrivo, la pi avvilita e deprimente. evidentissimo che qualche tua affondata, la lacuna troppo palese. Non c' una continuit di risposta e troppo grande la distanza dei tuoi scritti. Per l'importanza che ha per me ogni tua parola, il rimpianto per i preziosi foglietti che si debbono considerare definitivamente perduti, molto vasto. Da tempo ero abituata alla puntualit e regolarit delle tue lettere, ed ora non posso abituarmi a riceverle deturpate o non averle affatto. [] rigacce nere appaiono una profanazione al nostro libero diritto di scambiare ogni pensiero, ogni sensazione e ogni impressione? In tutto il lungo periodo di vita carceraria mi accaduto raramente di vedere inesorabilmente mutilati i miei scritti dalle inesorabili cesoie censorie. Lo spirito di adattabilit che in me sempre potente, mi fa filosoficamente accettare lo stato di fatto. Come vedi ho accettato il tuo consiglio, trovandolo praticissimo, e scrivo da una sola parte, sperando cosi che quella parte che sar risparmiata rimanga leggibile.87

Lo stesso servizio postale non dava affidamento, a Lipari definito da Lea di una celerit da secolo XV! 88, ed anche a Ponza, nonostante la maggiore regolarit e sollecitudine dellarrivo del piroscafo due volte alla settimana, il cui viaggio era per condizionato dalla situazione climatica. La difficolt nella corrispondenza per chi gi escluso dalla societ e dagli affetti crea sofferenze ed ansie continue, nonostante Lea sia forte nell'accettare la situazione e perseverare nella speranza dell'arrivo delle lettere, l'unico mezzo attraverso il quale pu intrattenere un rapporto seppur a distanza con i famigliari. Il cappello introduttivo, e la larga parte riservata a tale argomento, denota l'importanza
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 23.12.1932 (1), FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 11.7.32, FBG, sez.1. 42

rivestita dal mezzo epistolare. Senza arrendersi, Lea e Paolo si adeguano ed escogitano vari espedienti per evitare le continue mutilazioni, come scrivere solo su una facciata per foglio per evitare che la cancellazione di una parte renda illeggibile anche il lato posteriore, oppure utilizzare una calligrafia inconsuetamente larga 89, dopo che gli era Stato fatto notare il loro difetto galeotto di scrivere molto e minutamente 90. Verso il comportamento estremamente persecutorio da parte delle autorit, che cos facendo non permettevano nemmeno quel poco di intimit idealizzata e sognata dai due coniugi, questi non mancano di ironizzare, anche se talvolta Lea perdeva la calma di fronte alle continue privazioni
non sapevo trovare una forma calma per scrivere. Cosa scrivere quando constato che solo una minima parte delle mie ti sono recapitate? Perch tale trattamento quando non esprimo mai nulla di estraneo a me e ai nostri cari? In tali condizioni mi sento avvilita e contrariata, molto nervosa ben sapendo che per te agitazione non ricevere da me
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Cedimento solo momentaneo, pronta a continuare nella battaglia quotidiana, sempre supportata dal ricordo e dall'affetto che nonostante tutto riusciva a trasparire dalle lettere.
Non so dirti nulla sul mio conto. Spero presto di sapere io stessa cosa si accumula sul mio capo. Sono tranquillissima, nessun rimprovero ho da rivolgermi, e questo deve esserti di consolazione. [] Il 15 c.m. Dovr comparire, con altri, davanti al Pretore per contravvenzione ad un'ordinanza. Te ne
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 20.2.1933, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 20.2.1933, FBG, sez.1.

Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 21.11.1933; FBG, sez.1.


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parler dopo la sentenza92

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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 8.10.1932. 44

4. LA VITA AL CONFINO Con particolare riferimento alle colonie dove Lea ha trascorso la gran parte dei 4 anni di confino, dopo aver preso coscienza della volont da parte del regime, coadiuvato dal puro sadismo dei suoi uomini, di mettere a tacere ogni possibile opposizione, cercher ora di comprendere quella che poteva essere la quotidianit di una confinata in isole dalla superficie ristretta, che tendevano a reprimere l'avversario politico in ogni modo costringendolo a vivere in una comunit appositamente costituita o ricostituita 93, connotata da ambienti volutamente inospitali ed alienanti. Prima destinazione Lipari, capitale dell'arcipelago eolico, pi grande rispetto a Ponza, ma in entrambe lo spazio in cui potevano circolare i confinati durante le ore diurne era limitato a circa un trentesimo del territorio 94, nella parte meno abitata, lungo il mare 95. Limiti bloccati da posti di sbarramento, anche al fine di ridurre al minimo ogni possibilit di contatto con la popolazione locale, che soprattutto a Lipari aveva accolto l'arrivo dei politici con simpatia96.
Qui sempre il clima buono, per l'isola in generale, specie nelle colline e particolarmente sul monte S. Angelo. Ma noi dobbiamo rimanere seppelliti nel paese, e allora il caldo vi insopportabile. Ci che nuoce anche il vento che spesso soffia
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Lipari era gi stata utilizzata quale sede di confino prima del periodo fascista, quale destinazione per i coatti comuni. DAL PONT, cit., p.74. Lipari dopo fuga 27 luglio 1929 intensificati e ristretti i limiti di confino che non si potevano varcare pena arresto e condanna a reclusione da 3 mesi a 1 anno. DAL PONT, cit., p.76. Questo luogo offrirebbe il modo di fare bellissime passeggiate, tutta montuosa, ma la zona che si pu percorrere limitata al solo paese. Ad ogni modo offre molte distrazioni Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 23.4.1932, FBG, sez.1. Quando, prima del varo delle leggi eccezionali, Lipari apprese dell'intenzione del governo di fondare nuovamente una colonia di deportati comuni, ancora remore della precedente esperienza di criminalit e degrado portata da questo tipo di deportati, la popolazione insorse, distruggendo tutti i locali che li avrebbero dovuti ospitare nuovamente; fatto sta che i coatti comuni non vennero pi, e in loro vece vennero i politici. Per noi non solo la popolazione non fece opposizione, ma accolse la notizia con piacere Fausto NITTI, Le nostre prigioni, la nostra evasione, Napoli, 1946, p.156. Allo stesso modo per Ponza: Pisacane vi liber i relegati dall'impresa di Sapri, e da allora gli abitanti, da padre in figlio, vi guardarono con simpatia anche i coatti comuni. Perci il servizio di vigilanza, fatto dai fascisti, opprimente. Sognano trame, spedizioni e congiure, e si difendono dai loro fantasmi con la persecuzione speciale. LUSSU, La catena, cit., p. 64. 45

impetuoso, ma quello soffocante del sud 97

Lea sar successivamente trasferita a Ponza, in seguito alla decisione da parte del Ministero dell'Interno di chiudere la colonia di Lipari. Varie sono le motivazioni date e ipotizzate riguardo a questa chiusura98: primo fra tutti la diminuzione del numero dei confinati per i numerosi atti di clemenza emessi da Mussolini nel corso del 1932 a favore dei confinati considerati meno pericolosi, in particolare quello in occasione del decennale della marcia su Roma (4 novembre 1932)99; ma anche la necessit di ridurre le spese, accorpare le tre colonie allora esistenti (Lipari, Ponza e Ventotene) sotto un'unica autorit provinciale di Pubblica Sicurezza, ed avvicinare i confinati pi pericolosi a Roma per motivi di sicurezza100. Lea che era riuscita ad ambientarsi e finalmente anche a trovare una sistemazione adeguata, deve
lasciare la conquista! Stamane mi stato comunicato che per lo scioglimento della Colonia saremo concentrati a Ventotene e Ponza, e che quindi io sono destinata a questa seconda isola. Non so ancora quando partir, ma entro il 10 p.m. Indubbiamente. Non meravigliarti quindi, ne impressionarti, se rimani qualche giorno senza i miei scritti. Questa prospettiva di un nuovo viaggetto non mi alletta, ma...bisogna fare buon viso!101

Appena arrivata a Lipari, l'isola le era apparsa una residenza incantevole dal punto di vista naturale, ma priva di ogni modernit102 Riesce a scorgere il fascino particolare di un luogo dove gli stessi liparesi non sono sensibili a ci
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 12.7.1932 , FBG, sez.1. PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit., p.105-115. Tanti dei nostri cari sono liberi! [] la Ferrero,[] . Anche dal Confino partono a scaglioni di 60-70 ogni giorno. Pochi rimarranno Lettera di Lea a Paolo, Lipari [penitenziario], 12.11.1932, FBG, sez.1. PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit., p. 115. Lettera di Lea a Paolo, 25.12.1932, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 31.12.1931, FBG, sez.1. 46

che per me meraviglia103, conducono una vita d'altri tempi, connotata da situazioni di incuria ed ignoranza. Emerge l'immagine di una comunit bloccata in un passato non molto lontano, alla quale non stato possibile recepire alcuni dei progressi fondamentali della societ, come la luce elettrica o l'acqua corrente. Il desiderio di far progredire, di valorizzare la loro terra non mancato da parte dei cittadini liparesi, ad esempio da un punto di vista turistico e naturalistico; possiamo tuttavia comprendere come la decisione di adibirla a destinazione per confinati, ribadita dai vari governi succedutisi, abbia concorso a farla rimanere nelle condizioni di estrema arretratezza in cui la trova Lea.
Qui non ancora penetrato alcun concetto di modernit se togli la radio che rallegra qualche ricco del luogo. Di strade praticabili ve ne sono poche, la maggior parte sono vicoli tortuosi, stretti sudici, puzzolenti. Un rigagnolo fetido scorre i questi vicoli. Ogni rifiuto viene gettato dalle finestre, parecchie case sono prive di gabinetti. L'acqua potabile non c', viene portata da Messina di tanto in tanto [] Si usa..l'acqua del barile da cisterna. Io che non bevevo vino, ora bisogna che ne metta un po' nell'acqua per evitare qualche infezione. Sciocche precauzioni igieniche diranno i liparesi abituati a consumare l'acqua piovana. Indolenza degli abitanti? Certo che l'isola deve avere qualche sorgente [] Una cosa curiosa. Il servizio del latte viene fatto a domicilio con le capre...I primi giorni non mi piaceva, ma ora sono abituata allo strano sapore104

Queste colonie di confino erano localit non attrezzate ad accogliere centinaia di confinati, a cui vanno aggiunti poliziotti e militi spesso con famiglie al seguito, talvolta superiori al numero stesso dei confinati. Ci creava domanda per tutta una serie di attivit artigianali
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alle quali provvedevano

tradizionalmente i confinati, i comuni e ora anche i politici. Di fronte a tale


Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.1.1932, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 9.1.1932, FBG,sez. 1. 47

prospettiva, anche Lea inizialmente era fiduciosa di trovare un'occupazione, una volta migliorate le sue condizioni di salute105. Da un primo bilancio Ponza appare quindi residenza pi sopportabile rispetto alla precedente, nonostante le deficienze dell'ambiente e la mancanza di tante cose che fanno rimpiangere Lipari 106, come un clima pi rigido, la maggiore difficolt nel trovare una sistemazione 107, ed un ambiente pi ristretto, tanto che l'unico spazio disponibile per leggere, chiacchierare, prendere un po' di sole, quasi svagarsi rispetto alla monotonia del camerone, il capo della miseria. Lea alla ricerca di un momento di pace e solitudine per leggere o scrivere al marito, deve tornare a casa dato il grande affollamento e la confusione che trov in quel piccolo angolo di Ponza108 Dal 1933 lisola di Ponza fu destinazione preferenziale di tutti i confinati pericolosi, comportando una maggiore possibilit per Lea di incontrare vecchi e nuovi amici109. L'isola arriv ad ospitare un maggior numero di donne rispetto a Lipari sebbene rimanessero comunque una minoranza. Qui avr modo di condividere lappartamento con vari partigiani, fra i quali spicca Gino Giovetti, con il quale aveva lavorato durante il periodo di attivit clandestina, ed il cui arrivo a Lipari rappresent linizio di un processo di bonificazione e di aggiornamento della nostra organizzazione che ideologicamente e politicamente era rimasta arretrata per la carenza di dirigenti e per il lungo distacco dal centro del partito110. Siamo nel 1932, quando lorganizzazione comunista era tesa a perfezionare i propri quadri, utili alla causa lasciata la colonia

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Molti confinati hanno trovato lavoro, sar facile anche a me, non appena mi sar ristabilita, fare qualcosa Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 1.2.1933, FBG, sez. 1.

Aria e sole ne ho, un balcone rivolto a sud-est, sul Corso Vittorio Emanuele, la migliore strada di Lipari, mi offre lo spettacolo del paesaggio [] Ho la luce elettrica e con la possibilit di leggere un po' alla sera senza stancare la vista Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 16.2.1932, FBG, sez.1.
Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 18.11.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 13.1.1933, FBG, sez. 1. Giovanni DE LUNA, Donne in oggetto : l'antifascismo nella societ italiana 1922-1939, Torino, Bollati Boringhieri, 1995, p.217. 48

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Del resto quasi ogni sera faccio la stessa cosa. Rientro alle 19 dopo una passeggiata nel corso per digerire la cena, passeggiata fatta in preferenza con Maria e Nella [Baroncini], o con qualche buon amiconon temere, non ho freddo! Gino [Giovetti] mi ha ceduta una soffice imbottita e un materasso di lana111

Nell'insieme per sempre la solita vita 112

Nonostante le differenze formali, la sostanza non cambia:

possiamo

trovare similitudini a livello di ritmi di vita, nella gestione eccessivamente violenta e repressiva da parte delle autorit fasciste, come nell'organizzazione estremamente efficiente da parte della comunit comunista, che si distinse per efficienza e qualit di coordinamento della vita al confino, una vera e propria alternativa alla gestione da parte delle autorit fasciste. Lea Giaccaglia si trova in una situazione particolare rispetto alla maggioranza dei confinati: era entrata nell'isola quale pericolossisima 113, condizione che prevede vigilanza speciale da parte di un uomo della milizia 114, oltre alle gi dure condizioni di movimento e vita previste per gli altri confinati, come ad esempio i continui controlli notturni115 eseguiti dai militi il cui comportamento era pari alla loro moralit 116. Era la condizione peggiore che vede coinvolti soprattutto i comunisti, verso i quali anche l'atteggiamento della polizia fascista, dentro e fuori dal confino, era particolarmente avverso 117. Di
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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 20.2.1933, FBG, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 13.1.33, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.12.1932, FBG, sez. 1. Il giorno 23 mi fu tolto il piantonamento e [] sera mi stato riconsegnato il libretto, cosicch sono nuovamente libera Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 26.3.1933, FBG, sez. 1. Trovare una stanza per mio conto non una cosa facile, anzi impossibile perch non potrei essere tranquilla dato che debbo dormire a porta aperta per i continui controlli notturni Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 11.6.32, FBG, sez. 1.

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Giovanni FERRO, Noviziato tra le isole : socialisti senza divisa, 1929-1945 , Milano, [1963], p. 64.
Al momento dell'arresto, un ispettore dell'OVRA volle darmi un consiglio: di non iscrivermi mai al partito comunista, perch loro consideravano I comunisti nemici dello Stato, mentre gli altri antifascisti nemici del governo. E, siccome loro si consideravano funzionari dello Stato, il loro compito era quello di difendere lo 49

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questa condizione ce ne informa la stessa Lea gi dall'intestazione presente in ogni lettera: oltre alla data, talvolta anche lora se scritta a pi riprese, il timbro del luogo di partenza e la destinazione, troviamo sempre lintestazione Lea Giaccaglia, confinata politica. Ma la nostra protagonista anche una donna, e per giunta in precarie condizioni di salute: questo comporta la possibilit di alloggiare presso famiglie private, o prendere in affitto a spese dello Stato una stanza. Quale malata ha diritto anche ad assistenza e cure mediche, a richiedere una quota di sopravitto, una porzione di cibo eccedente il normale vitto quotidiano che i carcerati o i confinati potevano chiedere in caso di malattia, debolezza congenita o infermit accertata dal medico della colonia. Tutto questo teoricamente, perch nella pratica, come abbiamo gi visto per altri generi di necessit, era un percorso lungo e tortuoso, che mette ulteriormente alla prova Lea, tenuta ad informarsi sulle modalit e formalit di inoltro delle richieste che rimangono sospese, senza certezza di essere soddisfatta. Inizialmente era la Commissione d'Appello che svolgeva un ruolo di cernita dei casi pi urgenti; politica di clemenza che controbilanciava quella delle commissioni provinciali, che si interruppe nel 1931, quando anche l'attivit di segnalazione fu esperita direttamente dal Ministero dell'Interno118. Per il sopra-vitto, Lea far richiesta al suo arrivo a Lipari, ma
Il sopra-vitto non ancora stato accordato, attendo ancora una decina di giorni, dato l'avvertimento avuto che tale genere di pratiche sono un po' lunghe, poi far una sollecitazione.119

Dopo mesi ricever risposta favorevole, il pi delle volte limitata per


stato dai comunisti Intervista a Giovanni Ferro, in PAGANO, cit., p 272. Luciano PREVIATO, L'altra Italia: carceri, colonie di confino, campi di concentramento durante il ventennio fascista, Bologna, Edizione della Presidenza del consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, 1995 , p. 12-13. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.1.1932, FBG,sez. 1. 50

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somma e mesi di concessione120, e di conseguenza seguire costantemente questo tipo di pratiche al fine di non incappare in cavilli giuridici e non percepire il sussidio. Le stesse peripezie burocratiche le dovette affrontare anche per avere medicinali gratuiti e laffitto pagato, concessi non si sa secondo quale criterio, ma certamente il richiedente doveva trovarsi in gravi condizioni fisiche.
C' un'assistenza medica deficientissima sotto ogni aspetto, anche fra i civili.[] andai all'ambulatorio. Dopo due buone ore d'attesa dovetti ritornarmene perch il medico non venne. L'indomani fui pi fortunata, ma mi si disse che non avendo lo specchietto, ecc, sarebbe venuto il mattino dopo in casa. Il mattino divenne pomeriggio. Poi oltre alle cure che io facevo mi prescrisse di far uso di gocce di Otol. Feci richiedere dall'infermiere tali medicinali e mi fu risposto che essendo una specialit dovevo prenderlo a mie spese!...Chiesi anche che, come gi avevo ottenuto dal medico che precedentemente occupava il posto, mi fosse data una scatola di coccodilato (che nella tabella) per alternarlo con il tricalcico che ho sempre preso a mie spese, e mi stato rifiutato. Immagini tu, in tali condizioni, come si debba pensare seriamente a prendere qui vero e la mamma?!121

I sanitari mancavano del tempo e delle possibilit necessarie a gestire una tale situazione. Non vi erano attrezzature per radiografie, radioscopie o analisi,e nei casi pi gravi, che richiedevano visite specialistiche o interventi chirurgici, l'ammalato veniva spedito, previo nullaosta dal ministero dell'interno, in un ospedale
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della

terraferma,

dov'era

sistemato

in

una

stanza

vigilata

ininterrottamente dalla polizia122. Tutto ci sempre confidando nella buona fede


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Ho ottenuto anche, con decorrenza 1 febbraio, per tre mesi, una quota sopra-vitto di una lira al giorno. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 8.20.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 8.7.1932, FBG, sez. 1. DAL PONT, cit., p. 80. 51

del medico. A Ponza per parecchi anni, tale compito fu svolto da un uomo della milizia che era stato chirurgo nell'esercito: un tipo sporco, professionalmente ignorante, che si dedicava ai piccoli traffici per arrotondare lo stipendio 123. A Lipari Lea era stata pi fortunata, incontrando un medico condotto, che pur non essendo uno specialista, faceva il suo lavoro con coscienza, ed infatti Lea lo ricorder come uomo valente e premuroso124.
In merito al sopra-vitto ti prego di non fare alcuna pratica personale. Ho dei dubbi sulla sua concessione. Per il momento attendo una risposta definitiva, poi vedr cosa sar il caso di fare [...] Per fare una cura razionale bisogna farla a proprie spese e con la mazzetta un problema insolubile. Per il momento ho profittato del grande sacrifizio dei miei, ma dovr pure cercare di diminuirli! Chieder allo zio Peppino, perch pu fornirmele a minor prezzo, una cura completa d' iniezioni
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Se il medico prescriveva specialit medicinali occorreva comprarle a proprie spese, come far Lea, in quanto l'attesa per una risposta da parte del Ministero tardava ad arrivare. Licenza poteva essere richiesta anche per malattia grave del coniuge, genitore o parente stretto: difatti Lea in previsione dell'operazione del figlio Vero, inizier ad inoltrare la richiesta molti mesi prima. Ricevette un permesso di dieci giorni: fu tradotta alla questura di Bologna che provvide ad accompagnarla a casa, scortata e vigilata continuamente da un agente fin nella camera da letto126 Tutti i confinati che non avevano altro mezzo di sostentamento avevano diritto ad un sussidio giornaliero, dato a seconda della localit di deportazione, giornalmente, oppure ogni tre giorni come avveniva nella colonia di Ponza; nel
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PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit., p. 46-49. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1932, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.2.1932, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.1.1932, FBG, sez. 1. 52

linguaggio confinario chiamato mazzetta, con le sue 5 lire non era sufficiente per un adeguato sostentamento. Talvolta negato per pura malvagit, rivelava tutta l'ipocrisia della disposizione di darsi a stabile lavoro prescritta per luoghi dove il lavoro mancava anche per i veri abitanti127. Nonostante quelle che noi definiremmo condizioni pessime, parlando col marito delle rispettive condizioni di salute, si sente umiliata nei confronti del marito per la posizione di privilegio128, in quanto si ritiene fra le poche assistite con maggiore continuit129, rendendo bene l'idea sullo stato di igiene e salute per gran parte dei confinati. Fortunatamente Lea non era sola ad affrontare i costi materiali ed umani che tale segregazione comportava. Nelle colonie c'era maggiore sorveglianza, ma anche minimi spazi di movimento, pur definiti da precisi limiti spaziali e temporali. Appena arrivata le sembra che la differenza fra la nuova vita e quella trascorsa in carcere sia
enorme. Poter parlare liberamente e non dover muoversi a suon di campanello e dover continuamente ascoltare le monotone preghiere un gran sollievo. Si deve anche qui sottostare a infinite norme, ma cosa ben diversa. Ogni mattina debbo presentarmi per ritirare la quota che mi assegnata: 5 lire! Poi sono libera sino alla sera alle 7, ora in cui devo essere in casa130.

Alla Giudecca il ritmo delle giornate era rigidamente scandito da orari ed attivit essenziali, come l'orario di sveglia, pulizie personali, ora d'aria, pasti; Nelle case di pena femminili erano le suore incaricate di vigilare sull'attivit delle confinate, come le letture devozionali ad alta voce, letture "edificanti", che non soddisfano la vera sete131 di conoscenza ed approfondimento delle nostre
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MUSCI, cit., p. LXXV. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 30.10.1932, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 28.11.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez. 1. ch quella per noi la vera sete, prepotente forse come laltra ed i mezzi per soddisfarla sono pochi! Alberto JACOMETTI, Ventotene, Padova, Marsilio, 1974, p. 27. 53

eroine132. Questo non poteva avvenire in una colonia di confino, dove la presenza di intere famiglie di confinati ed i buoni rapporti stretti con la popolazione, favorivano piuttosto relazioni di interscambio, e nel caso in esame, di vera e propria integrazione133. Il carteggio sembra suggerirci anche una certa unione su base regionale134, vista la facilit a comunicare e solidarizzare con concittadini quando ci si incontra in territorio straniero ed ostile.
Nell'avvicinamento al luogo in cui dovr trascorrere tanti anni lontano dalla famiglia, sentivo una certa apprensione nell'animo, ch pensavo di dovermi trovare fra persone estranee. Quindi toccai terra alquanto avvilita, le bellezze naturali che si offrivano al mio sguardo non potevano cancellare quel senso di scoramento. [] Una giovane moglie di confinato mi offerse [] Il mio linguaggio mi fece [] che era una romagnola [] palpito famigliare che veniva a riscaldare il mio cuore. Il piccolo Giorgio diventato subito il mio amico. Decisi di rimanere con loro e sono molto contenta. Con noi una giovane coppia, pure romagnola [] Temevo di sentirmi sola, invece tra il gruppo di confinati ho trovato dei vecchi amici bolognesi e molti che avevano con te trascorso il tempo in carcere. Dovrei trasmetterti una lunga lista di nomi di confinati che mi hanno incaricato di salutarti, ma per evitare una fatica ti dico che sono tanti.135

Ho gi detto del ruolo rivestito dai coniugi Betti Giaccaglia prima di entrare al carcere e al confino, impegno che invadeva necessariamente ogni parte della loro vita, comprese amicizie e quotidianit 136. Ma dallincontro fra
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Laura MARIANI Quelle dell'idea: storie di detenute politiche 1927-1948, Bari, De Donato, 1982. DE LUNA Donne in oggetto: lantifascismo nella societ italiana 1922-1939, cit., p. 155. Molti scritti di antifasciste confermano le possibilit che il confino poteva offrire rispetto al carcere. Inizialmente per i confinati comunisti fu adottato questo metodo di raggruppamento, ma poco dopo ci si rese conto che non era molto efficace, data la grande maggioranza di certe regioni rispetto ad altre, con le conseguenti difficolt di mantenimento per le minoranze, oltre che alla non omogenea distribuzione dei dirigenti di partito. Antonio GRAMSCI, Lettere dal carcere, a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, Torino, Einaudi, 1968, p. 36. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 7.1.1932, FBG, sez. 1. Debbo farti i saluti di Bruno che ti ricorderanno il nostro soggiorno nell'incantevole casa di salita Melegari 54

Lea e gli altri confinati emerge soprattutto la donna e madre di famiglia, amorevole e decisa, che nonostante le condizioni fisiche e le sofferenze ovvie delle privazioni e per la lontananza dei propri cari, continua ad essere donna e madre nella nuova famiglia per gran parte impostale dal regime fascista. Un nucleo famigliare in mancanza, per condividere il peso e la monotonia delle giornate, per ricreare una pseudo quotidianit, un rifugio che riesca a proteggere ed incoraggiare ad affrontare le avverse situazioni senza demoralizzarsi. Grazie ai sacrifici condivisi da questo nuovo gruppo, ad esempio, Lea potr sostenere un regime alimentare adeguato nei momenti di maggiore malessere. Molti dei confinati Lea e Paolo li avevano conosciuti prima di entrare al confino, ora divenivano occasione per parlare di chi mancava, come la figlioletta Luce 137 e lo stesso Paolo, tanto grande era la confidenza che riusciva a crearsi. Lea contraccambiava per quanto le era possibile, diventando spesina ed amministratrice della famigliola138, ed ironizzando col marito, chiamandosi vicendevolmente dottore e dottoressa139, per la grande considerazione di cui godeva Lea nella colonia, conseguenza della sua capacit di ascolto e disponibilit verso gli altri140.
Mi trovo bene con loro, mi sembra proprio di essere in famiglia, specie alla sera! La mamma di Sante [] lavora alla maglia. Io e Alfonso leggiamo mentre la mite Amelia apparecchia qualche cosetta per la piccola. Durante il giorno i due sposi sono in bottega per il loro lavoro di sartoria, e solo alla sera ci ritroviamo riuniti. Durante il giorno ho la piccola, ed ora la
Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28/29.12.1931, FBG, sez. 1. Tutto ci che riguarda Luce non pu darmi che tristezza. Non passa giorno che io non parli di Lei con chi l'ha conosciuta, e ricordi qualche episodio della sua vita Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28.4.1932, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 24.2.1932, FBG, sez. 1. Esaltazione della mia maternit?! [...] Il cuore mi si stringe [] angoscioso rimprovero e spietata invettiva. Sorrido costatando che anche tu mi diventi un dottore, come io fra gli amici ho fama di dottoressa a cui si ricorre per un consiglio in ogni momento. Per ho anche quella di suorina! Qualcosa si attaccato nel lungo contatto, quel qualcosa che non nuoce ed la parte migliore Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 25.6.32, FBG, sez. 1. FERRO, Noviziato fra le isole, cit., p. 79-80. 55

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mamma di Sante. [] si molto affezionata a me141

La presenza di intere famiglie al confino era dovuta alla possibilit prevista nei primi tempi dal regolamento di ottenere permesso per farsi raggiungere da moglie e figli, autorizzati ad alloggiare a proprie spese in casa privata, e la moglie assoggettata a stesse regole e limitazioni dei confinati142. Lea pu inoltre giovarsi della gi collaudata esperienza del collettivo comunista, che raggiunse risultati di tutto rispetto nonostante le difficolt obiettive e gli ostacoli frapposti dalle autorit di polizia. Solo per il gruppo comunista possiamo parlare di attivit clandestina organizzata, che teneva conto di ogni aspetto della vita, dalle primarie condizioni materiali a quelle politicointellettuali, considerati al pari dei bisogni primari.143 Una cassa comune era destinata alle attivit intraprese al confino e ad aiutare chi non poteva disporre di aiuti da casa o del sopra-vitto. Chiunque potesse contribuire era tenuto a versare una percentuale: cos anche gli artigiani, che erano riusciti ad avviare un'attivit propria nella colonia, dovevano versare una parte del ricavato al partito.
Dalle informazioni che avevo, venendo qui, prezzi bassi accessibili alle nostre possibilit. Invece tutti i manufatti contano pi che all'interno, primo la produzione locale ha un prezzo fantastico. Per fortuna alla mensa creata dai confinati, ove ognuno ha il suo turno di servizio, si pu avere due discreti pasti. Io mangio appunto quanto alla mensa preparato, ma in casa con i miei ospiti. L'alimentazione che ho iniziato intensa e fatta bene. Il cuoco speciale, essendo bolognese, soddisfa in pieno il mio gusto, e certo sarebbe la stessa cosa per te144

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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 7.12.[s.d.], FBG, sez. 1. DAL PONT, cit., p. 36. MUSCI, cit., p. XC-XCII. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 20.2.1933, FBG, sez. 1. 56

Per sopperire agli alti costi della vita e garantire un vitto dignitoso a tutti, i confinati politici organizzarono mense collettive, contraddistinte per efficienza, oculatezza ed onest nella gestione tali da suscitare l'ammirazione anche di osservatori esterni145
Alla mensa, per una quota di lire 3,25 si hanno due pasti, ben preparati e variati a seconda delle possibilit. Ci si potrebbe chiedere come possibile ci dati i prezzi della piazza. Ma quando si sa che lo spaccio, esente da spese, acquista la merce direttamente dai fornitori, si spiega molte cose. Vado alla mensa perch conveniente, e perch veramente la cucina curata meticolosamente, anche per i malati, che hanno tutto a parte per l'osservanza igienica. A Lipari per gran tempo ho fatto da mangiare in casa. Eravamo in quattro e si suddivideva la spesa. Bisognava fare un vitto speciale per Gino e la soluzione era la pi conveniente. Qui per l'alto prezzo dei generi alimentari non potrei farlo per me sola, e non avendo un aiuto come quello di Ermelinda, sarebbe una fatica che non voglio affrontare.146

L'acquisto dei generi alimentari all'ingrosso e il lavoro gratuito a turno da parte dei confinati nei vari servizi, permise tre abbondanti pasti al giorno, oltre che l'acquisto delle suppellettili necessarie ed il pagamento del canone d'affitto. Sempre su basi cooperative furono organizzati negozi e laboratori, e lo spaccio, aperto a tutti indistintamente 147. Gli spazi per svolgervi tali attivit, quando non fossero stati messi a disposizione dalla direzione della colonia, venivano affittati da abitanti del luogo, il che rappresentava una delle poche attivit veramente remunerative disponibili nell'isola; abbiamo l'impressione si
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MACCARI, Visita al confino, cit. p. 36. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 1.2.1933, FBG, sez. 1. Ma poi chiusi dautorit a seguito proteste negozianti locali per i prezzi vantaggiosi che potevano permettersi rispetto le loro botteghe a gestione famigliare, oltre che dal timore delle autorit di vigilanza che quello fosse il centro del partito: i continui controlli fiscali non avevano fatto emergere nulla, costringendo cos a chiudere d'autorit queste prosperose attivit, PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit., p. 157-165. 57

trattasse di un vero e proprio mercato del confinato, in quanto i proprietari affittavano a prezzi esosi locali e case ai nuovi arrivati 148, e le conseguenti difficolt per i malcapitati di prendere privatamente in affitto anche solo una stanza149. Le autorit di vigilanza si fecero sempre pi sospette verso tutte le attivit che riguardavano il collettivo, man mano che lesperienza progrediva con successo: era loro compito limitare ed ostacolare ogni possibile relazione fra confinati, come fra confinati e popolazione del luogo, con il malvagio intento di ridurli ad uno stato di solitudine e trascuratezza, dovuto all'ozio forzato, diventando cos inoffensivi, per la salvezza e prosperit dello Stato fascista; le forze preposte avevano il preciso incarico di concorre alla disgregazione del gruppo politico dei confinati di cui si intuiva sin nei primi tempi la grande unit e collaborazione. Ma la resistenza e la collaborazione del partito comunista, dai vertici ai quadri di base, fu tale che i mille pretesti e tentativi non si riuscirono mai a fermare le loro attivit, salvo in modo esplicito.

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LUSSU, La catena, cit., p. 68. case belle, pulite, ariose e soleggiate, come quella in cui ora sto, non se ne trovano in Lipari disponibili per i confinati, o altrimenti hanno prezzi proibitivi Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 11.6.1932, FBG, sez. 1. 58

5. AL CONFINO SI LEGGE Insegnante di economia domestica, Lea aveva sempre svolto con interesse e passione la sua professione. Questo tratto di educatrice sembra plasmare la sua identit anche al confino. Per lei e per tutte le donne come lei l'impegno politico significava non tanto ribellione alle funzioni tradizionali, quanto l'assunzione di una 'cultura del materno' nella quale individuavano il loro modo per esprimere la loro presenza nel sociale150. In questo senso, pur mantenendo al centro del suo universo emotivo la famiglia lontana, insiste sui suoi doveri di rivoluzionaria nella realt confinaria151, cercando di creare una certa armonia fra la volont e l'azione e non rendere anche pi sterile la mia vita qui152.

Col mese entrante comincer a svolgere un certo programma, e allora forse sar pi pronta a trattenermi di svariate, interessanti cose. Studio per Vero, s! Ma non perdo di vista, dopo tale scopo principale, l'altro di pi vasta ampiezza: essere sempre la tua compagna e la tua collaboratrice. Ecco perch questo fatto non pu significare voler disporre di s stessa. Di me stessa ho gi disposto da tempo e non ci torno sopra perch non ho alcun rimpianto in alcun senso153.

Il lavoro si profila come un momento di relazione e distrazione, che arriva ad occupare la maggior parte del tempo libero di Lea, anche quello che avrebbe dovuto dedicare alla corrispondenza. Tutto ci suscitando i rimproveri di Paolo, che si lasciava travolgere dalla gelosia per la sua fama di crocerossina, dovere al quale Lea sente di non potersi esimere.
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Patrizia GABRIELLI, Lunga sar la nostra attesa, in AIGER, cit., p. 44-51. Patrizia GABRIELLI, Mondi di carta: lettere, autobiografie, memorie, Protagon Editori Toscani, 2000, 157-158. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 7.12.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 20.4,1932, FBG, sez. 1. 59

p.

Non mi hai sempre ritenuta la tua libera compagna'? Il vincolo l'amore e la fede! Tale vincolo non pu e non deve diventare una catena [] Io ho la colpa di non ascoltare i tuoi consigli prodigandomi, a mio scapito, troppo ad altri. Quando vi la necessit, nelle condizioni eccezionali di vita, non si deve mancare al pi elementare sentimento di fraternit. Non lo facevo forse anche in carcere, in un luogo ove non avevo l'obbligo che sboccia da un'identit di sacrifizio?154

Nonostante le precariet della sua salute, ragione per cui era stata dispensata dal pesante turno alla mensa, Lea trov il modo di collaborare all'avviata esperienza del collettivo comunista, curandosi non solo dell'assistenza fisica, ma anche intellettuale dei suoi compagni di sorta: cos a Ponza gestiva corsi di cultura per le detenute, generalmente tenuti dalle personalit pi colte e preparate, le quali operavano come una sorta di ufficio studi, facendo circolare pubblicazioni o piccole dispense da studiare in vista di future discussioni:

Oh non credere che i nostri studi siano di natura elevata non sarebbe possibile. Oltre alla grammatica e a una serie di esercizi per scrivere e parlare con chiarezza, diamo una scorsa alla storia. Lentamente scorriamo il Barbagallo L'oro e il fuoco. Un'occhiata al libro di Michels 155. Il tutto completato con una qualche sana lettura. A tua consolazione ti d un'altra prova del mio miglioramento. In principio non potevo leggere pi di 20 o 30 minuti senza avere un abbassamento di voce. Ora lo posso fare senza disturbo o stanchezza156

Si era provveduto ad organizzare corsi scolastici a diversi livelli, per i


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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 1.9.1932, FBG, sez. 1. Non presente in FBG, sez. 18. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 18.9.1933, FBG, sez. 1. 60

confinati e per i loro figli. Data leterogeneit del gruppo di studenti, i corsi erano divisi per livelli ed argomenti: da quelli di istruzione generale ad altri pi specifici come di lingua francese, di economia politica e ragioneria. Istituiti con il consenso della direzione delle colonie, dopo l'arresto dei confinati dell'isola di Ustica all'inizio del 1927, si dovette sempre ricorrere a camuffamenti. A volte potevano mancare i testi e materiale didattico, problema al quale si ovviava incaricando alcuni confinati di comporli, come ad esempio quelle di Giorgio Amendola e Nicoletto sulla storia del movimento operaio157. Quando non si riusciva a ricevere il materiale in modo legale, ovviamente si mettevano in atto mille iniziative e sotterfugi per procurarsi pubblicazioni di ogni genere158. Persone di varia estrazione sociale arrivavano sull'isola con un'istruzione meno che elementare, per poi lasciarla dopo aver acquisito la piena capacit di leggere criticamente libri e riviste.
Ti dir mi sono anche un po' troppo assorbita nella mansione di donna unicamente curante della casa, trascurando ogni altra cosa. Ti basti che esco pochissimo, per non dire niente, e non posso disporre di un minimo di tempo per le lettere o altri lavori prediletti. Per a ci pongo termine pensando, egoisticamente, un po' pi a me stessa. Cosi a giorni comincer a prendere lezioni di tedesco da un buon amico, e intraprender lo studio dell'economia. Vedremo come profitter. Ti consulter per molti dei punti che mi sembreranno oscuri e cosi mi sarai di grande aiuto.159

Lea, con il valido aiuto di alcuni confinati oltre che della guida di Paolo, riusc a proseguire i suoi studi personali, nonostante la gran mole di attivit alle quali si prestava giornalmente.
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Pietro GRIFONE, Il capitale finanziario in Italia, testimonianza in DAL PONT, cit., p. 186. Pietro SECCHIA Una parentesi: carcere e confino, in Il partito comunista italiano e la guerra di liberazione, Milano, Feltrinelli, 1975, p. 77. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 5.5.1932, FBG, sez. 1. 61

Paradossalmente proprio nella segregazione del carcere e soprattutto del confino che Lea trov un autonomo spazio d'azione, mentre prima al fianco di Paolo era assorbita da mille mansioni, grandiose, preferite, ma che non mi lasciavano il tempo per i libri160

Certe antinomie sono inspiegabili. Quante volte mi hai invitata a studiare libri barbosi?! Ed oggi che ho la possibilit di acquistare una certa conoscenza vuoi che indirizzi altrimenti la mia attivit. Fine pratico? Un po' di cultura generale, proposito di familiarizzarmi con qualche lingua, prendere nozione di nuovi metodi pedagogici (ne ho avuto [] manuale del Gentile) e didattici.161

Grazie a questo Lea acquis progressivamente una sempre maggiore disinvoltura nello scambio intellettuale col marito, da sempre suo mentore 162 e punto di riferimento, in una condizione di superiorit rispetto a Lea quando si trattava di studio. Ricorrenti sono le informazioni sulle letture svolte, tipico di tanti carteggi163, i quali hanno in comune anche l'atteggiamento assunto in tal senso da soggetti appartenenti alla stessa formazione ed appartenenza politica. La lettura per il gruppo antifascista non rappresentava solo una piacevole distrazione: alla pari dei corsi, era fonte di ispirazione ideale e rivendicazione della propria appartenenza164. Leggere diventa un processo attivo, che se fatto coscientemente pu portare a plasmare il proprio futuro, dei loro figli e della societ in generale.

La nuova generazione che si forma, marcer con passo pi


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Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 15.8.1933, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 18.7.1932, FBG, sez. 1. Lettera di Lea a Paolo, Ponza, 29.1.1934, FBG, sez. 1. Si veda a titolo di esempio: Vittorio Foa, Camilla Ravera, Pietro Secchia. GABRIELLI, Mondi di carta, cit., p. 145. 62

sicuro, ella non alza il capo con gesto meravigliato verso il velivolo che passa, ascolta senza sorpresa la radio, per l'esperienza che gli viene trasmessa vede con pi chiarezza nel domani e sapr raggiungere la meta. Noi, che per l'et e per i dolori siamo dei territoriali della vita, dobbiamo illuminare il cammino dei piccoli, perch il loro passo sia sicuro, saldo sia il loro cuore, fermo il loro proposito.165

Queste attivit sono allora ben altro che semplici supporti al proprio credo politico, ma divengono strumenti per costruire un domani migliore. Paiono traversie e sono opportunit diceva Vico e Foa con lui: il travaglio, le privazioni, la sofferenza del presente non erano situazioni da sopportare stoicamente o religiosamente; erano invece delle possibilit e, quindi, delle scelte, come del resto lo era quella del carcere o del confino, che spingeva a dare un senso alle cose che si vedevano e studiavano 166. In questi luoghi separati e totalizzanti, questa comunit elabora e pratica nuove strategie di sopravvivenza, forme di solidariet e stili di vita che hanno un profilo tutto particolare, soprattutto per i comunisti. Il partito regolava anche e soprattutto questo ambito, al pari degli altri caratterizzato da un forte, quasi esasperato egualitarismo e collettivismo, riproducendo una struttura gerarchica mutuata dall'organizzazione del partito. Il confino costituiva appunto uno dei tre elementi essenziali dellasse cospirativo, oltre al centro estero e le regioni di provenienza dei confinati167.

Cosa buonissima la biblioteca pure creata dai confinati, ben fornita in ogni campo. Anzi, poich alla biblioteca fatto dalle Case Editrici un prezzo eccezionale, tu mi farai sapere quali libri desideri perch io possa farteli avere. Ho gi pronti vari volumi da spedirti e perci attendo una tua ordinazione per fare un
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 23.12.1932, FBG, sez. 1. Vittorio FOA, Lettere della Giovinezza. Dal carcere 1935-1943, Torino, Einuadi, 1998. LUSSU, La catena, cit., p. 68. 63

unico pacco.168

Complementare ai corsi, la creazione di una biblioteca fu tra le esperienze pi importanti e di successo per la popolazione al confino. Aperta a tutti indistintamente, come per il servizio di mensa prevedeva una quota associativa o mensile (a Lipari era di 2 lire al mese). Era gestita interamente dai confinati, anche se il Ministero non consentiva di usare la dicitura biblioteca dei confinati politici ma tutte le mansioni erano soltanto devolute al direttore della colonia169, che in realt esercitava solo una funzione di censura. Accanto a questa biblioteca, ne esisteva solitamente un'altra clandestina, costituita da opere giunte illegalmente o sfuggite al controllo della censura. Infatti ci era tutto fuorch straordinario, dato il basso grado d'istruzione e di conoscenza della cultura comunista dei censori, e la fretta che presiedeva queste operazioni riguardanti la presa in visione dellinimmaginabile mole di materiale. Messe a punto grazie agli utensili ed al lavoro degli artigiani coinvolti nell'organizzazione, sistemate nei doppi fondi ricavati nei muri o in buche scavate nel pavimento, contenevano 50 libri e pi, ed una volta chiuse non lasciavano scorgere nulla170. Non posso esimermi dal considerare prima di tutto la biblioteca personale dei coniugi: oltre a riflettere quella che stata la loro crescita personale, (come il manuale di economia domestica di Lea) ed il percorso politico, partito dalla frequentazione dell'Universit Popolare e della Fgsi (a testimoniarlo almeno un libro, Resurrezione di Tolstoj, edito dalla Tipografia dell'Universit Popolare, con la firma di Lea Giaccaglia), il vasto panorama di autori, temi ed editori richiederebbe uno studio a s. Da un primo confronto fra biblioteca del fondo Betti-Giaccaglia, i libri citati nella corrispondenza ed altre testimonianze del
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Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 6.1.1932, FBG, sez. 1. Lettera Ministero dell'Interno at Alto Commissariato di Napoli, 20.3.1934, in Adriano DAL PONT, I lager di Mussolini: l'altra faccia del confino nei documenti della polizia fascista, Milano, La pietra, 1975 p. 90-91. SECCHIA, Il partito comunista italiano e la guerra di liberazione, cit., p.77. 64

periodo171, possiamo farci un'idea dell'offerta libraria presente nelle colonie di confino. Nel fondo possiamo trovare svariate pubblicazioni che potevano o furono in altre colonie dichiarate sovversive 172. Questo accadeva ad esempio con libri in lingua straniera, come i russi Tolstoij e Dostoevskij; seguendo la stessa logica un libro come Crisi Meridiana173 o Le tre sorelle di Cechov venivano invece sequestrati.
Ha gi interessato Zanichelli per l'invio dei cataloghi e non appena sapr dalla Casa il prezzo d'abbonamento per la Rivista, tu l'avrai regolarmente174

Incontriamo anche una Lea spedizioniera di libri per il marito, una parte dei quali sono andati a comporre la loro biblioteca personale, che lo informa circa le case editrici, segnalate nelle lettere in quanto era possibile consultare i cataloghi ed ordinarli per posta, pagando un prezzo scontato del 10 o 20 % sul prezzo di copertina; nel fondo spicca per numero di pubblicazioni presenti la Sonzogno, che tiene banco in quegli anni, a testimoniare che la tradizione socialista aveva ancora una forte influenza sui nostri protagonisti. Sono soprattutto classici della letteratura italiana ed internazionale, e del pensiero latamente filosofico. Altre case di area sono presenti, come Mongini, fino al 1909 editore ufficiale del partito. Queste pubblicazioni, come molte nell'elenco delle sequestrate, appartengono all'area socialista secondinternazionalista, in cui pedagogismo, intenzione educativa e positivismo sono prevalenti 175. Anche
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Primo fra tutti, lo studio condotto sulla biblioteca legale e clandestina di Lipari di Alessandra Pagano, ricco di dati e tabelle. Quando il gennaio del 1933 la colonia di Lipari venne chiusa, la gran parte del materiale librario and ad infoltire la biblioteca di Ponza. PAGANO, op. cit. La direzione si accontent, dicevo, dapprima di sorvegliare gli acquisti e di confiscare, in un secondo tempo, alcune delle opere autorizzate in un primo tempo JACOMETTI, Ventotene, cit., p. 20. il libro interdetto Crisi Meridiana. Rimango un po' perplesso. L'ho letto; pura letteratura, senza ombra di politica [...] do un'occhiata al titolo, che abbiano letto crisi meridionale? MACCARI, Visita al confino, cit., p. 78. Lettera di Lea a Paolo Lipari, 20.4.32, FBG, sez.1. Simona D'URSO, Scriversi, leggersi, leggere (1923-1934). pratiche comunicative e carcere nel fondo BettiGiaccaglia, in AIGER, p.131. 65

per questo motivo possiamo percepire come i due coniugi abbiano una cultura pi ricca rispetto al lettore medio, data la possibilit di ordinare da un catalogo costantemente aggiornato, oltre al passato di studio e tradizionali letture politiche dai tempi del loro incontro alla Fgsi176. Esprimono un modello di militanza nuovo, in cui l'autodisciplina viene estesa alla pratica dell'autoformazione177. Tra i libri proibiti troviamo ad esempio alcuni volumi, solo citati dalla nostra Lea nelle conversazioni epistolari con Paolo, che appartengono a questa temperie particolare: come ad esempio La donna e il socialismo di Bebel, tra i maggiori pensatori della socialdemocrazia tedesca, scritti autobiografici di Trotzkij e Gorkij (presenti anche nel fondo), Juares e Malon con il suo Il socialismo. Anche la letteratura americana legata a temi sociali ben rappresentata, uno fra tutti Jack London con Il tallone di ferro; vero mito per il proletariato mondiale, autore censurato ancora prima de Il manifesto di Marx, in quanto dietro al titolo era sottesa la formazione di uno stato totalitario, con tutte le connotazioni di violenza e privazione di libert che vi derivavano, sullo sfondo dei democratici Stati Uniti d'America 178. Tale romanzo vantava il numero pi elevato di copie sequestrate, sette delle quali in possesso di Lea Giaccaglia 179. Il resto della produzione di London era invece permessa, soprattutto i romanzi come Zanna Bianca180, utilizzati soprattutto per la letteratura dei ragazzi, insieme a De Amicis (anche se nella biblioteca dei coniugi si trova Lotte civili, che risente delle influenze sociali che si facevano strada in quegli anni), Kipling e Dickens. Su questa linea incontriamo anche una sezione didattica, composta da manuali e pubblicazioni antologiche, quale il gi citato Barbagallo con L'oro ed
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Lea lo ricorda spesso con affetto nelle sue lettere, un altro modo per avvicinarsi spiritualmente al marito. A titolo di esempio si veda, Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 7.7.1932, FBG, sez. 1. D'URSO, cit., p. 99-101. Goffredo FOFI, Prefazione in Jack LONDON, Il tallone di ferro, Milano, Feltrinelli. Elenco dei libri trattenuti ai confinati a Lipari, in PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit., p. 290-291. In FBG sono conservati Zanna Bianca e Prima di Adamo, entrambi romanzi di Jack London, traduzione Gian Duli, Mondadori, Collana Modernissima. 66

il fuoco: capitale e lavoro attraverso i secoli ed altri manuali di storia e scienze, tutti presenti nel fondo. Qualche lettura poteva essere appartenuta ai figli di Lea e Paolo, utili in quanto la biblioteca era largamente frequentata anche dai figli dei confinati e da molti ragazzi del posto. Ampio spazio dedicato alla letteratura straniera ottocentesca, soprattutto francese e russa, come Hugo e Tolstoj 181, quest'ultimo molto famoso in Italia sia come romanziere che come scrittore politico, e per questo motivo la sua lettura era bandita al confino. Solo fra gli anni venti e trenta iniziarono a circolare una moltitudine di generi letterari, grazie a traduttori capaci, come ad esempio Gian Duli per le opere di London e Schnitzler, edite Mondadori, la prima a comprendere l'importanza di proporre narrativa straniera, anche se non sempre era facile farle recapitare a Lipari. Non manca un sezione letteraria e storica nutrita, ad esempio con opere di Croce182, accettato dal regime perch utilizzato da un ristretto gruppo di intellettuali che non affrontavano direttamente tematiche politiche, mentre la sua stessa rivista La Critica, non fu mai recapitata alla biblioteca dei confinati perch dono di antifascista183: la direzione di pubblica sicurezza esigeva che ogni rivista venisse trattenuta, per poi fare una cernita allo stesso modo dei libri, e con gli stessi insensati criteri e pregiudizi. Possiamo incontrare anche testi di letteratura d'evasione o comunque per un pubblico pi giovane, soprattutto a Lipari. A Ponza probabilmente il dibattito sulla scelta dei libri come sulle materie di studio fu pi acceso; ai tempi di Lea vi era un direttore della biblioteca molto competente, Giorgio Amendola, il quale nelle sue memorie oltre a ricordare la nostra Lea, ci rende partecipi delle novit introdotte a livello di studio: prevaleva la concezione di una cosiddetta cultura sociale, che orientava le letture esclusivamente verso i libri di storia e verso la conoscenza della grande letteratura ottocentesca [...] mi sembrava
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Entrambi presenti in FBG, sez. 18. FBG, 18. DAL PONT, I lager di Mussolini, cit., 134. 67

necessario che i compagni, in prevalenza giovani, aprissero le loro conoscenze e facessero proprie, come indicava Lenin, tutte le pi alte tradizioni del pensiero umano184. Nonostante il settarismo imperante 185, nessuno del partito ostacol il suo operato, caratterizzato dalla volont di ampliare l'offerta e la variet di generi letterari, riviste e piani di studio consigliati. La professoressa Maria Gioia Tavoni, in un suo intervento sulla figura del bibliotecario nell'esperienza contemporanea186, mette il bibliotecario nel primo dei due gruppi di scrittori da lei individuati: quelli che erano autobiograficamente consapevoli che il mestiere del bibliotecario ha tracciato una linea di demarcazione nella loro scrittura ed esistenza187, quasi una missione quella del bibliotecario, da portare avanti con seriet e precisione. La sua apertura mentale lo rende una figura sempre originale nel mondo bibliotecario, visti i dibattiti che ancora oggi animano tante riviste del settore sulla gestione delle biblioteche carcerarie e non solo, trovando spesso pareri discordi su concetti quali educare e censura: a seconda della percezione che ogni biblioteca ha del suo ruolo e dei suoi obiettivi, ne consegue una diversa offerta libraria 188. In questo senso Amendola diventa una figura molto importante, a contatto con persone arrivate al confino spesso con una minima istruzione, quindi facilmente plasmabili dal mentore pi esperto. Esperienza che potrebbe illuminarci sotto molto aspetti, ad esempio per latteggiamento assunto dal militante al confino, per la necessit vitale di letture, di acculturarsi, tanto da far diventare il nostro bibliotecario una figura importantissima per questa comunit, al quale la stessa Lea chiedeva consigli. Personalit ancora pi competente se pensiamo che solo nel 1930 nasce l'associazione Bibliotecari Italiani (poi Associazione Italiana Biblioteche), ma non sono ancora stati raggiunti risultati innovativi a livello di organizzazione o
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Giorgio AMENDOLA, Un'isola, Milano, Rizzoli, 1980, p. 116. Ibidem Maria Gioia TAVONI, Biblioteca e bibliotecario nell'esperienza di alcuni scrittori contemporanei, in Rossana MORIELLO, Michele SANTORO, La biblioteca e l'immaginario: percorsi e contesti di biblioteconomia letteraria , Milano, Edizione Bibliografica, 2004, p. 207-221. Ibidem, p. 209. Si veda ad esempio Carlo REVELLI, Libert vincolata, subordinata, relativa, assoluta? I volti scoperti e nascosti della censura, Osservatorio Internazionale, Biblioteche Oggi, n. 7, settembre 1999, p. 48-54. 68

pensiero contemporaneo, ma appunto solo a livello associativo 189. Questo in quanto l'organizzazione del congresso come emerge dagli atti era dovuta pi alla volont degli organi e del personale tecnico bibliotecario che dagli organi del regime. Numerose erano anche le riviste presenti, spesso annate complete se si trattava di giornali fascisti, per le quali provvedeva la stessa direzione della colonia, come ad esempio Critica Fascista. Era inoltre permessa la stampa periodica che arrivava con regolarit mentre L'Unit e Stato Operaio arrivavano con modi e mezzi molteplici, in piccolo formato, su carta di riso. Venivano riassunti in quaderni, variamente mascherati, che circolavano fra i compagni190. Anche un quotidiano come Il Sole, poteva servire per leggervi il trafiletto sempre presente di attualit, per tenersi aggiornati e sentirsi al pari dei loro compagni fuori dal carcere e dal confino.
Sono veramente lieta ti siano ridati i libri. Cos ti penso meno solo. Senza di essi non possibile concepire la vita. Qui specialmente chi non ha la passione dello studio si abbruttisce191

Questa credo sia l'obiettivo principale di tutte le attivit organizzate al confino: per non rimanere soli, esclusi dal mondo e dagli affetti; e soprattutto perseverare col loro progetto, considerare la condanna nelle colonie di confino un momento da sfruttare per migliorare se stessi oltre che non regredire, ed essere sempre pronti ad affrontare ogni nuova battaglia 192. Grazie a questa salda organizzazione i pi vi arriveranno indeboliti certo, ma pieni di forza morale, la vera spinta di ogni attivit umana193.

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Paolo TRANIELLO, Storia delle biblioteche in Italia: dall'Unit a oggi, Bologna, il Mulino, 2002, cap. IV, p. 167-209. GOBETTI, Camilla Ravera. Diario di trent'anni, cit., p. 602. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 18.9.1932, FBG, sez. 1. Ogni qualvolta veniva leso un "diritto del confinato" la comunit era unita nel reclamare quanto gli era dovuto. Per questo motivo e per l'atteggiamento delle forze addette alla sorveglianza e controllo, molte furono le agitazioni e lotte, ogni anno dei 17 di esistenza delle colonie di confino. DAL PONT, cit., 111-119. DAL PONT, cit., p. 189. 69

CONCLUSIONI Attraverso il carteggio ho potuto seguire l'evoluzione politica e personale dei due coniugi, ed allo stesso tempo guardare alla realt confinaria dalla prospettiva di chi ne ha fatto parte. Ho ripercorso con Lea quello che chiamerei il disincanto del confino. Da notizie avute194 prima di arrivare a Lipari, nonostante la coscienza della condanna, l'isola appare a Lea luogo pi sopportabile rispetto al carcere, primo per il clima e la sistemazione pi adatte ad una malata di tubercolosi; inoltre le sembra possibile un margine maggiore di libert d'azione: dalla possibilit di intrattenere una corrispondenza pi coerente con Paolo, allo studio, al portare Vero e la madre con s. Le norme vi sono certo, ma tutto appare in una prospettiva migliore se confortata dalla nuova famiglia del confino. In poco tempo per l'attivit di repressione e coercizione fascista restituisce Lea alla realt confinaria, fatta di ritardi per la posta e le licenze, di censura; inoltre gli impedimenti dati dall'insufficiente quota prevista per il sostentamento, uniti all'alto costo della vita ed alle condizioni fisiche di Lea, la porteranno presto a comprendere che questo istituto misura preventiva solo per chi non lo ha vissuto.
Ho provato a chiedere, a protestare [censurato] Ti ho ripetutamente detto che all'infuori del fatto che qui posso uscire ripetutamente di casa quando mi aggrada durante il giorno, per molte cose stavo meglio in galera195

In questa frase credo sia racchiuso il vero senso del confino: misura tanto pi avvilente e demoralizzante del carcere in quanto non prevista, messa a tacere all'esterno. Emerge anche l'altra caratteristica unica nel suo genere:
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Lettera di Lea a Paolo, Civitavecchia, 5.12.1931, sez.1. Lettera di Lea a Paolo, Lipari, 28.9.1932, FBG, sez.1. 70

l'organizzazione ed unit del gruppo comunista al confino, che nonostante l'orrenda repressione esercitata senza tregua dalle autorit fasciste, ha saputo resistere e cogliere come opportunit una condizione che era volutamente di degrado. Il confino di polizia, nato con lo scopo di annientare lantifascismo, si trasform quindi, paradossalmente, in una scuola dalla quale fuoriuscirono i quadri che avrebbero poi diretto la lotta di liberazione nazionale e permisero agli uomini politici pi preparati di apprendere sul campo le diverse realt della societ italiana favorendo cos la formazione di una pi consapevole coscienza nazionale196. Dovendo trarre delle conclusioni, posso dirmi soddisfatta del risultato. L'obiettivo era principalmente quello di esporre, nel modo pi vario ed allo stesso tempo conciso, quelle che a mio avviso possono essere le potenzialit del fondo, degli spunti, augurandomi di poter in futuro approfondire anche solo una delle molteplici questioni che la mia ricerca ha sollevato. Credo potrebbe essere utile uno studio ampio ed approfondito sul confino di polizia, mancante anche per ovvie ragioni di ampiezza, con una comparazione fra le varie colonie di deportazione, o ad esempio su Ponza, alla quale non stato dedicato uno studio completo alla pari di altre colonie, come abbiamo visto per Lipari con l'eccellente lavoro di Pagano Alessandra197.

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DAL PONT, cit., p. 74. PAGANO, Il confino politico a Lipari, cit. 71

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Alla mia famiglia, sempre al mio fianco. Ai veri amici, che hanno creduto nella sottoscritta tanto e pi di me. A Bologna, seconda casa. Alla professoressa Maria Gioia Tavoni, per la fiducia e il rispetto nella studentessa e nel suo lavoro. Grazie

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